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LE MASCHERE DEL POTERE:

AUTORIT, REPRESSIONE,
MANIPOLAZIONE
DOMANDA Da prospettive diverse, ma in un certo senso complementari, Marx e Freud hanno indagato a fondo
la natura polimorfa e avvolgente del potere. Luomo, infatti, non sottoposto soltanto al dominio materiale
dellaltro uomo, come ha chiarito Marx, ma anche a una potenza psichica inconscia che ne condiziona desideri
e azioni, e su cui chi detiene il potere pu far leva: quanto ha mostrato Freud, gettando luce con la sua
riflessione sulle dinamiche psicologiche del rapporto individuo-autorit.

F R EU D In virt delle mie indagini sociopsicologiche posso essere considerato il fondatore


della psicologia sociale, vale a dire di quella disciplina
che studia le motivazioni psichiche, per lo pi
inconsce, dei comportamenti collettivi, o di massa.
Il precursore di questa indagine letnologo e
psicologo francese Gustave Le Bon (1841-1931),
autore della Psicologia delle folle (1895). Analizzando
i frequenti eventi insurrezionali della storia francese,
Le Bon individua una forma di suggestione quasi
ipnotica esercitata dagli agitatori carismatici, che
determina nella folla un abbassamento del livello di
coscienza e una regressione alla condizione di orda
primitiva.
Nel tentativo di ricondurre lintuizione di Le Bon alla
prospettiva psicoanalitica, sono arrivato alla
conclusione che ci che tiene unite le masse
^investimento libidico, da parte degli individui che le
compongono, nei confronti del capo, il quale amato
e odiato, ammirato e temuto a un tempo, proprio come
il padre amato e odiato dal bambino vittima del
complesso edipico. I membri del gruppo sono dunque
uniti dalla condivisione di questo identico amore
regressivo e infantile verso il capo-padre:
La massa viene evidentemente tenuta insieme da
qualche potenza. A quale potenza potremmo attribuire
meglio questo risultato se non a Eros, che tiene unite
tutte le cose nel mondo? [... ]
.
DOMANDA La civilt rappresenta dunque limposizione
del diritto della comunit contro listinto naturale del
singolo?
FR E U D cos. In questo senso ho parlato di
disagio della civilt: anche nellopera di istituzioni
apparentemente benefiche o neutrali (come la famiglia

Nella chiesa - lesempio migliore fornito dalla chiesa


cattolica - come nellesercito e per grandi che possano
altrimenti essere le differenze, vige la medesima
illusione, in base a cui esiste un capo supremo - nella
chiesa cattolica il Cristo, nellesercito il comandante in
capo - che ama di amore eguale tutti i singoli
componenti della massa.
(Psicologia delle masse e analisi dellIo, pp. 88-91)

La relazione affettiva tra il capo e lindividuo


massificato pertanto uno di quei legami erotici,
basati sulla deviazione della libido dalla meta sessuale,
spiegati dalla psicoanalisi con il ricorso alla nozione di
Super-io. Questultimo si forma quando il bambino
rinuncia a soddisfare le proprie pulsioni edipiche
(lavversione per il padre e lamore per la madre), che
avverte come colpevoli, e quando ne interiorizza il
divieto. Allo stesso modo ladulto interiorizza le
norme e il senso dellautorit sociale. Quindi,
innestandosi sul Super-io e sfruttandone la forza
censoria e repressiva, lautorit esterna si trasforma in
controllo interiore, proseguendo lopera paterna.
questo ci che chiamiamo civilt: il conflitto tra il
principio di piacere, che domina lapparato
psichico del singolo fin dalla nascita, orientando le sue
azioni al soddisfacimento individuale, e il principio
di realt, che impone la rinuncia alle pulsioni
egoistiche
e il lavoro), si possono intravedere forme di
restrizione e di dominio gerarchico che producono
disagio. Ad esempio, la famiglia (con il suo
carattere monogamico volto alla propagazione della
specie, pi che al perseguimento del piacere) non
che il frutto del desiderio delluomo di tenere
permanentemente presso di s la donna.
Analogamente, nel lavoro si pu scorgere la
sublimazione e la deviazione della libido verso opere

socialmente utili. In altri termini, sfruttando loscuro


bisogno di punizione connesso al senso di colpa
degli individui maturato nella fase edipica, il potere ne
reprime le pulsioni e ne orienta le energie verso
attivit che favoriscono la conservazione dellordine
sociale.

DOMANDA Su questi temi, la distanza della


psicoanalisi dal marxismo non sembra cos radicale.
Per Freud possibile ricondurre i pi elevati ideali
morali delluomo a meccanismi di censura delle
pulsioni materiali, esattamente come per Marx gli ideali
e i valori erano riconducibili a interessi economici. In
questo senso la prospettiva freudiana condivisa
anche da Max Horkheimer, illustre esponente della
Scuola di Francoforte.

H OR KH E I ME R Quello marxista e quello


freudiano sono entrambi approcci materialistici, che
assumono come motore del comportamento umano
consapevole la concretezza di bisogni che rispondono
a forze (economiche o pulsionali) nascoste. Ma c di
pi.

Se superati nella loro unilateralit e tra loro integrati,


il marxismo e il freudismo aspirano a una liberazione
totale delluomo: mediante il superamento del
dominio di classe per quel che riguarda la dimensione
socio-economica, e mediante la liberazione della
coscienza dai suoi signori interni per quello che
concerne la dimensione psico- logico-affettiva.
proprio linnesto della psicoanalisi sul tronco del
marxismo a costituire il tratto pi originale della
Scuola di Francoforte. Si tratta di unoperazione
eterodossa, ma legittima, poich i meccanismi psichici
indagati da Freud consentono di comprendere meglio
la genesi di quella falsa coscienza su cui lo stesso
Marx aveva richiamato lattenzione quale strumento di
autoinganno, utilizzato dal potere a proprio vantaggio.
In altri termini, solo con gli strumenti della
psicoanalisi possibile comprendere perch gli
uomini, in un certo senso, desiderino ci che li
affligge, facendosi complici del potere che li opprime.
Del resto, per legittimare i rapporti di forza di una
societ necessario qualcosa di pi pervasivo e
persuasivo della costrizione materiale; occorre
qualcosa che operi nel fondo dellio attraverso le sue
pulsioni pi recondite, in modo da renderlo schiavo di
se stesso, prima che sottoposto al controllo esterno del
potere:
Che gli uomini mantengano in vita rapporti
economici che le loro forze e i loro bisogni hanno
superato, anzich sostituirli con una forma di
organizzazione superiore e pi razionale, un fatto
che possibile solo perch lagire di strati sociali
numericamente importanti non determinato dalla
conoscenza, ma da impulsi che falsificano la
coscienza. [...] Quanto meno lagire scaturisce dalla
conoscenza della realt, anzi, quanto pi contraddice
questa conoscenza, tanto pi necessario scoprire, a
livello psicologico, le potenze irrazionali che
determinano coattivamente gli uomini. [...] Nonostante
la maggiore urgenza che propria dei bisogni fisici
immediati, la loro mancata soddisfazione pu essere
sostituita, almeno in parte e per un certo periodo di
tempo, dal piacere per altre cose. I circenses di ogni
specie hanno sostituito in larga misura il panem in
molte situazioni storiche [...].
(Storia e psicologia, in Teoria critica. Scritti 1932-41, vol.l pp.

20-25)

DOMANDA Lallusione di Horkheimer alla possibilit di soddisfare illusoriamente i bisogni materiali mediante la
soddisfazione di bisogni di altro tipo ripresa e ulteriormente chiarita dallo psicoanalista e sociologo Erich
Fromm (1900-1980), anchegli membro, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, della Scuola di
Francoforte.
F R OM M La distinzione freudiana tra gli istinti di autoconservazione (come la fame), che non possono
essere differiti, e gli istinti sessuali, che possono essere deviati, sublimati e, in un certo senso, soddisfatti in
modo indiretto, consente in effetti di spiegare molte delle dinamiche del potere:
Parlando concretamente, questo significa che la fame degli uomini si pu soddisfare soltanto con il pane, ma
che per esempio i loro desideri di essere amati si possono soddisfare con la fantasia di un Dio benevolo e
amoroso, oppure le loro tendenze sadiche con qualche sanguinoso spettacolo popolare [...]. Questa
trasformabilit e permutabilit nellambito degli istinti sessuali [... ] rappresenta anche un fatto sociale di
somma importanza, in quanto consente che siano offerte alle masse, e da loro accettate, proprio quelle
soddisfazioni che per ragioni sociali sono disponibili oppure sono gradite alla classe dominante.
(Metodo e compiti di una psicologia sociale analitica, in AA.W., Psicoanalisi e marxismo, pp. 101-102)

DOMANDA I contributi di Horkheimer e di Fromm, uniti a quelli di Herbert Marcuse, confluiscono nei celebri
Studi sullautorit e la famiglia, del 1936.

H OR KH E I ME R In questopera abbiamo in effetti cercato di chiarire e ribadire che solo facendo riferimento
alla sfera psichica e pulsionale, che Marx aveva ignorato, possibile collegare la struttura socio-economica
(con le sue forme di dominio) a quellinclinazione ad accettare lordine esistente che spesso orienta lagire
soggettivo. Abbiamo gi visto che, per capire come mai alcuni assetti socio-economici, per quanto violenti e
degradanti, abbiano la forza di resistere, bisogna chiamare in causa, accanto alla nuda costrizione, cio alla
coercizione delle classi dominanti, anche linteriorizzazione della costrizione, ovvero quel processo in
virt del quale, attraverso lopera delle istituzioni sociali, lindividuo fa sua la costrizione stessa. Un ruolo
fondamentale in questo senso spetta alla famiglia, allinterno della quale lindividuo impara istintivamente a
subordinarsi al padre e a conquistarne lapprovazione, interiorizzando la forma dellautorit paterna. Ora, se la
famiglia resta unagenzia educativa che riproduce caratteri umani rassegnati gregari e inclini alla
glorificazione dellautorit, la sua azione si riveler funzionale a chiunque detenga il potere:
Tutti i movimenti politici, morali, religiosi coerenti che si sono proposti il rafforzamento di questa unit
[della societ] hanno avuto piena consapevolezza della fondamentale funzione della famiglia come
creatrice di una mentalit autoritaria, e si sono fatti un dovere di rafforzare la famiglia con tutti i suoi
presupposti, quali la condanna dei rapporti sessuali extra-coniugali, la propaganda della procreazione e
dellallevamento dei bambini, la limitazione della donna a casalinga.
(Autorit e famiglia, in Teoria critica.

Scritti 1932-41, vol. l, p. 335) ^

DOMANDA Lindagine collettiva di Horkheimer, Fromm non rispetto agli abusi di potere dello Stato (secondo la
e Marcuse sui rapporti tra listituzione familiare e
linteriorizzazione delle norme sociali segna, in un
certo senso, la presa di distanza della Scuola di
Francoforte dal marxismo ufficiale. Allidea marxista
della necessit di una rivoluzione proletaria per
scardinare il capitalismo, si sostituisce una prospettiva
liberale, volta alla tutela dellautonomia dellindividuo

lezione del liberalismo classico), ma rispetto allazione


di un potere pi avvolgente e capillare, che controlla gli
individui condizionandone l'immaginario e i desideri. A
questa posizione teorica strettamente collegata la
riflessione di Marcuse sulla personalit autoritaria.

M A R CUS E Nel saggio del 1950 intitolato appunto


La personalit autoritaria ho cercato di delineare i
tratti psicologici del fascista potenziale, cio del
tipo caratteriale di cui i regimi totalitari si sono serviti
per attuare il loro disegno di sadico dominio sulle
coscienze. La mia inchiesta approdata a unamara
conclusione: un simile soggetto, capace di seguire in
perfetta buona fede e in qualsiasi direzione i dettami di
unistanza esterna, non presente solo nei regimi
apertamente totalitari, ma anche nelle societ
democratiche avanzate, che, nonostante limpronta
dichiaratamente liberale e individualistica del
capitalismo su cui si reggono, sono affette da un
autoritarismo latente che attenta dallinterno
allintegrit dellindividuo. Da sottoporre al tribunale
della critica, dunque, non tanto la struttura
economica
capitalistica,
quanto
lintera
organizzazione della societ, con i suoi apparati
simbolici, oltre che economici e produttivi; non
lindustria del capitale, ma quella che Horkheimer e
Adorno, nella Dialettica dellilluminismo (1947),
hanno chiamato industria culturale, vale a dire una
forma di subdola manipolazione che orienta
desideri e volizioni, in modo che ciascuno finisca per
identificarsi senza riserve con il potere che lo
opprime. A questo tema dedicato il mio saggio
Luomo a una dimensione (1964), che si imposto
come il manifesto ideologico del movimento
sessantottino e che con il suo incipit solenne e
perentorio ha orientato lo sguardo critico e ribelle di
unintera generazione:
Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica
non libert prevale nella civilt industriale avanzata,
segno di progresso tecnico.
(Luomo a una dimensione. Lideologia della
societ industriale avanzata, p. 21)

tratta di una pagina memorabile, in cui Tocqueville


denuncia il pericolo, nella nascente democrazia
statunitense, di una nuova forma di dispotismo,
pi tragica e totalizzante dellaperta violenza dei
regimi assolutistici: Se cerco di immaginarmi il
nuovo aspetto che il dispotismo potr avere nel
mondo, vedo una folla innumerevole di uomini
eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e
volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. [... ] Al
di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare,
che solo si incarica di assicurare i loro beni e di
vegliare sulla loro sorte. assoluto, particolareggiato,
regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe
allautorit paterna, se, come essa, avesse lo scopo di
preparare gli uomini alla virilit, mentre cerca di
fissarli irrevocabilmente nellinfanzia, ama che i
cittadini si divertano, purch non pensino che a
divertirsi. Lavora volentieri al loro benessere, ma
vuole esserne lunico agente e regolatore; provvede
alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni,
facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari,
dirige le loro industrie, regola le loro successioni,
divide le loro eredit; non potrebbe esso togliere
interamente loro la fatica di pensare e la pena di
vivere? Cos ogni giorno esso rende meno necessario
luso della libert (A. de Tocqueville, La democrazia
in America, a cura di G. Candeloro, Rizzoli, Milano
1999, pp. 732-733).
A pi di un secolo di distanza dalla lucida
analisi di Tocqueville, anche la democrazia
industriale avanzata svela il suo volto totalitario,
ovvero i meccanismi reconditi con cui condiziona non
soltanto la vita materiale e i rapporti socio- economici,
ma anche i bisogni e le aspirazioni interiori degli
individui, entrando nelle pieghe dei loro desideri,
generandoli e orientandoli al consumo:

Sotto il governo di un tutto repressivo, la libert pu

essere trasformata in un possente strumento di


DOMANDA Qualcuno ha accostato lincipit de dominio. [...] La libera elezione dei padroni non
Luomo a una dimensione a un passo de La abolisce n i padroni, n gli schiavi. [...] E la
democrazia in America di Alexis de Tocqueville...
riproduzione spontanea da parte dellindividuo di
bisogni che gli sono stati imposti non costituisce una
MA R CU SE vero, e ne sono orgoglioso. Si forma di autonomia:
comprova soltanto lefficacia dei controlli.

(Luomo a una dimensione, pp. 27- 28)

possibile incrinare il sistema di dominio di questa societ unidimensionale - in cui le differenti esigenze
individuali sono schiacciate, o appiattite, su quelle del sistema produttivo - solo facendo nascere il bisogno
di un nuovo modello economico e culturale. Ma precisamente questo bisogno che la societ stessa si adopera
a reprimere, comprando con i suoi beni e la sua opulenza la complicit o la rassegnazione delle
coscienze:
A questo punto ci troviamo dinanzi a uno degli aspetti pi inquietanti della civilt industriale avanzata: il

carattere irrazionale della sua razionalit. La sua produttivit ed efficienza, la sua capacit di accrescere e
diffondere le comodit, di trasformare lo spreco in bisogno e la distruzione in costruzione [...]. Le persone si
riconoscono nelle loro merci; trovano la loro anima nella loro automobile, nel giradischi ad alta fedelt, nella
casa a due piani, nellattrezzatura della cucina.
(Luomo a una dimensione, pp. 28-29)

DOMANDA Questa condizione di repressione della libert individuale necessaria e connaturata alla specie
umana, la quale, come ritiene Freud, sopravvive solo grazie alla societ, oppure uno stato transitorio, che,
come ritiene Marx, si pu superare?

M A R CUS E Ho cercato di rispondere a questa domanda in Eros e civilt (1955), che vuole essere una
rilettura critica dellopera freudiana II disagio della civilt. A mio avviso, Freud non ha capito che il
meccanismo repressivo del principio di realt ha una portata e unintensit diverse a seconda delle
condizioni socio-economiche nelle quali si incarna. Questo significa che, se vero che esiste una forma
metastorica di repressione e controllo degli istinti (lautorit in senso generale), anche vero che gli assetti
sociali e le specifiche situazioni di dominio introducono di volta in volta una repressione addizionale, che
si aggiunge a quella necessaria per lesistenza stessa di una comunit civile. In questo senso nella societ
capitalistica avanzata, e in generale nellOccidente industrializzato, il freudiano principio di realt impone
condizioni disumanizzanti, diventando principio di prestazione, una forma di lavoro coatto che esige non
soltanto dal corpo, ma anche dallanima di ognuno, prestazioni funzionali allapparato della produzione e dei
consumi:
Il conflitto inconciliabile non si svolge tra lavoro (principio della realt) ed Eros (principio del piacere), ma
tra lavoro alienato (principio di prestazione) ed Eros.
(Eros e civilt, p. 90)
CONCLUSIONI Con Marcuse, ovvero con il tema della liberazione delleros (inteso come umanit non
alienata, creativa) dagli aspetti disumanizzanti non della civilt in generale, ma delle sue forme
oppressive, Marx e Freud tornano a dividersi. Il marxismo (a cui Marcuse, su questo punto, si ispira)
crede nella liberazione delluomo da quelle forme di controllo sociale e di sfruttamento che derivano dal
dominio di classe del regime capitalistico, mentre Freud, pi disincantato e pessimista, considera
unillusione infondata lidea che con labolizione della propriet privata si aboliscano, in generale, le
forme di dominio e di repressione. Per Freud il disagio della civilt, che affonda le sue radici nella
struttura della psiche e non in determinati assetti socio-economici, pu essere attenuato, ma non
eliminato. Del resto luomo per sua natura abitato, oltre che da una pulsione erotica (Eros), anche da
una pulsione distruttiva (Thanatos), ed proprio questa originaria ostilit delluomo nei confronti
dellaltro uomo che alla base di ci che chiamiamo potere. Essa minaccia dallinterno la civilt,
rendendo impensabile ogni sua palingenetica trasformazione.