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Fenestrelle, i lager dei Savoia [produzione RAI- 2

tempi]
N: Narratore
FI: Fulvio Izzo
LDF: Luigi Di Fiore
Martucci

RM: Roberto

LC: Luca Costanzo


Pietro Crocioni

PC:

GM: Giuseppe Monsagrati


Bevilacqua

PB: Piero

GDC: Gennaro De Crescenzo

N: La chiamano la grande muraglia piemontese, la pi grande fortezza


alpina dEuropa. Si allunga per oltre 3 Km per quasi 1800m daltezza sulle
montagne che dominano la valle del Chisone. E la fortezza di Fenestrelle,
dal latino fenestella, il luogo dove inizia e finisce una storia dimenticata
del nostro Risorgimento. Quelle di decine di migliaia di italiani, prigionieri
di altri italiani, deportati in veri e propri campi di concentramento:
la storia dei prigionieri di guerra delle Due Sicilie.
N: A partire dal Novembre del 1860 nei campi di prigionia dellItalia
Settentrionale sarebbero stati deportati almeno 32mila soldati
appartenenti al vecchio Regno delle Due Sicilie. 32mila italiani che
avevano giurato fedelt a un altro re, rinchiusi in condizioni spesso
durissime in attesa di un passaggio in quellesercito italiano che doveva
ancora nascere. Passaggio che nella gran parte dei casi non avverr mai.
E una vecchia, brutta storia censurata per un secolo e mezzo, che solo di
recente la storiografia ufficiale sta iniziando a prendere in considerazione
rileggendo, in alcuni casi, e riscoprendo le carte che la raccontano.
Venendo al piccolo borgo sulle Alpi Cozie ad appena 70km da Torino verso
il confine francese, la prima immagine di Fenestrelle limponente
massiccio del Forte San Carlo, corrispondente a meno di un quarto dello
sviluppo complessivo della fortezza, che poi si aggrappa per 3km e mezzo
lungo il costone della montagna attraverso una serie di ridotte
fortificazioni collegate da una lunghissima scala coperta di 4mila gradini,
che conducono fino allultimo baluardo, il Forte delle Valli, a quasi 2000m
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daltezza. Il ponte levatoio era, ed tuttora, lingresso principale che si


apre sulla Piazza dArmi, su cui si affacciano il Palazzo degli Ufficiali, la
chiesa, il Palazzo del Governatore alle cui spalle si sviluppano i quartieri:
tra i grandi edifici sovrapposti con bassi e seminterrati. E qui, in grandi e
gelide camerate, che i prigionieri venivano reclusi, incatenati luno
allaltro a grossi ceppi di pietra.
FI: Nel campo di San Maurizio Canavese venivano raccolti i soldati che
erano stati chiamati alla leva e che erano refrattari alla leva. Fu chiamato
Campo di rieducazione: campo per rieducare i soldati napoletani.
Rieducare il termine usato proprio in alcuni dispacci.

LDF: Fenestrelle era invece un vero e proprio campo di detenzione dove


andavano gli irriducibili, i soldati ribelli, gli sbandati che avevano aderito
alle bande di briganti nel Sud Italia o in compagnia anche dei briganti.
N: quella che alcuni hanno ribattezzato la Tratta dei Napoletani(?) poneva
dei problemi logistici non indifferenti, attraverso i quali per la prima volta
la notizia arriv a Cavour.

RM: In un dispaccio il ministro Fanti chiede a Cavour di poter noleggiare


diversi vapori sul mercato internazionale (probabilmente vapori francesi)
per poter tradurre questa massa di soldati prigionieri a Genova e l fargli
prendere la strada dei campi dinternamento militare. Questa notizia
coglie di sorpresa Cavour, che si ritrova due patate bollenti: questa massa
di soldati semplici, trasportati dalla madrepatria in terre sconosciute (a
Genova sostanzialmente) e da l in direzione di Fenestrelle, San Maurizio,
Canavese e altri campi dinternamento militari. In pi si ritrova gli ufficiali
superiori borbonici i quali, in base alle capitolazioni, dovrebbero essere
liberi di rientrare a casa loro e invece sono stati arrestati per unalzata
dingegno di un ex emigrato, Silvio Spaventa (il fratello del filosofo
Bertrando che, diventato inopinatamente consigliere di luogotenenza agli
affari degli interni, si diverte a fare il poliziotto, come ha ricordato suo
nipote Benedetto Croce in una bellissima pagina autobiografica.

N: Un documento inedito che abbiamo ritrovato allarchivio di Stato di


Torino ci racconta dove finirono quei primi prigionieri del Volturno:
datato 11 Novembre 1860. Il comando del quinto dipartimento militare
scrive al ministro della guerra per comunicare la presa in consegna a
Fenestrelle di un grande numero di prigionieri. Nelloggetto si legge
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Prigionieri Napoletani. Sono 1182, in gran parte senza nome ma la


scrupolosa annotazione delle parti di provenienza, soprattutto lottavo, il
nono e il decimo reggimento di linea, ci rivela che sono tutti militari
borbonici, nessun ufficiale, che combatterono al Volturno. Un mese dopo
la battaglia, la lettera di Garibaldi: sono tutti rinchiusi nella fortezza
prigione di Fenestrelle. I primi di un lungo elenco.

LDF: Lambasciatrice americana Caroline Marsh, accreditata a Torino, nel


1861(alla fine del 1861) annotava sul suo diario qualche frase su questi
prigionieri che provenivano dal Sud, dalla bassa Italia. E parlava di 6000
prigionieri rinchiusi nel carcere di Fenestrelle.
RM: Di questi 2000 carcerati di Fenestrelle non escono vivi da l. Sono
anche protagonisti di un tentativo di evasione di massa nellAgosto del
1861 e la reazione dellautorit carceraria severissima. In pi muoiono
come mosche: Fenestrelle un sistema di fortificazioni posto a circa 2000
metri daltezza, sulle Alpi e, a un certo punto, per far capire che il rigore
rigore, la direzione del carcere fa sfondare le finestre in modo che, oltre al
freddo naturale di celle non riscaldate, ci fosse anche il salutare freddo
alpino.

N: Tra le cose che pi colpiscono nei documenti ritrovati ci sono le stesse


parole con cui i comodi piemontesi si riferiscono ai prigionieri di guerra.

LDF: Farini parlava di vile canaglia, Thaon di Revel, che era il direttore del
ministero della guerra nella luogotenenza parlava di gente da cui non si
pu trarre alcun profitto. Quando il generale La Marmora, incaricato da
Cavour, and a fare unispezione al Castello Sforzesco di Milano, dove
cerano 6000 uomini provenienti deal Regno delle Due Sicilie, fece una
relazione tremenda, dicendo che non si poteva trarre alcun beneficio
dallarruolamento di quei soldati e che, su circa 1000 uomini, al massimo
un centinaio potevano essere utilizzati.
N: Cos il 18 Novembre 1860 il generale Alfonso La Marmora scriveva dopo
aver visitato i detenuti al castello sforzesco di Milano, che rifiutavano in
massa di passare dalla parte dellesercito piemontese:
I prigionieri Napoletani dimostrano un pessimo spirito. Su 1600 che si
trovano a Milano, non arriveranno su 100 quelli che acconsentono a
prendere servizio Sono tutti ricoperti di rogna e di vermina Non so per
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verit che cosa si potr fare di questa canaglia I giovani forse potremmo
utilizzarli, ma i vecchi, e son molti, bisogna disfarsene al pi presto.
N: La terribile durezza delle condizioni di vita per i detenuti di Fenestrelle e
il lungo silenzio della storiografia ufficiale hanno inevitabilmente
alimentato su questi temi una pubblicistica revisionistica in parte anche
decisamente neoborbonica, con cui pure bisogna confrontarsi.
RM: In realt non sono stati effettuati degli studi di settore, (quindi nel
foggiano, nel Vulture, a Cosenza). Larchivio di Stato di Cosenza ha un
fondo brigantaggio enorme: c una sola completamente foderata di
fascicoli. Non dimentichiamo che nel massiccio del Pollino ha operato la
guardia nazionale mobilizzata agli ordini del colonnello Pietro Fumel, che
ha applicato sistemi di tipo Sud Americano per la repressione del
brigantaggio. Dalle fucilazioni in massa alle false fucilazioni a tante alte
cose su cui potrebbero girare dei film. Tutta la documentazione
riguardante lattivit delle colonne mobili del colonnello Fumel, compreso
il pagamento delle diarie e dellarmamento, nellarchivio di Cosenza e
nessuno le ha studiate.
N: Per questo spesso liniziativa cade su storici non di professione, che
dedicano lintera esistenza allo studio di carte inesplorate.
FI: Facendo ricerche sul brigantaggio e sul Regno delle Due Sicilie mi sono
imbattuto in alcune piccole notizie, sia date da storici borbonici, quali il De
Sivo dellepoca, sia consultando la Civilt Cattolica, dove cerano degli
indizi un poco maggiori. Questo mi ha spronato ad allargare la ricerca che
poi stata effettuata allUfficio Storico SME, dove ho potuto trovare alcuni
documenti. E stata una ricerca totalmente in solitudine che per ha
portato a qualche frutto. Da questo momento in poi il problema dei soldati
napoletani stata conosciuto nella storiografia italiana.
N: Non pi invece verificabile la storia della morgue (termine francesepiemontese per dire obitorio o camera della morte), la fossa comune
addossata alle mura di cinta, dove sarebbero stati gettati centinaia di
soldati napoletani ricoperti con la calce viva. La struttura ancora ben
visibile alle spalle della chiesa della fortezza, da dove precipita lo scarico
di pietra lungo 26m, come visibile la grata su misura per far passare i
corpi. Ma in epoca fascista, quando Fenestrelle era ancora un carcere
duro, la morgue stata fatta saltare e ogni traccia svanita per sempre.
Restano per decine di certificazioni di morte, altri documenti inediti
ritrovati nei registri parrocchiali, redatti in parte in francese, e allarchivio
di Stato di Torino dove sono custodite le poche carte superstiti
dellospedale militare della Fortezza. Documenti che provano come a
Fenestrelle i prigionieri napoletani morissero sempre per le stesse ragioni,
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tisi polmonare, freddo, anche molto tempo dopo la proclamazione del


Regno di Italia.

LC: Sicuramente la cosa che si viene a sapere della vita, dei prigionieri
soprattutto, il patimento del freddo tanto che, qui a differenza di alte
fortezze sabaude, tutto quello che era considerato invernale, dalla
consegna della legna al cambio degli indumenti, veniva fatto almeno un
mese prima rispetto agli altri e posticipati di un mese rispetto gli altri.
Quindi pacifico che dei soldati che provenivano da localit del Sud Italia,
equipaggiati per quelle localit, trovandosi in queste condizioni
sicuramente non ci stavano troppo bene.

FI: Si pu prevedere che ne morirono moltissimi, sia per lo stato di


cattivit in cui vivevano, sia per il freddo in cui li facevano vivere, ma una
cifra esatta o anche una cifra approssimata gli storici penso che non sono
in grado di determinarla.

N: Buona parte dellalta ufficialit borbonica passer, in realt, nei ranghi


dellesercito italiano, attraverso il vaglio di unapposita commissione. Lo
stesso, per diverse ragioni, non avverr per la truppa, i sottufficiali e per
quasi tutti gli ufficiali subalterni, anche perch laltra faccia di questa
vicenda e ancora in gran parte da indagare, il cosiddetto brigantaggio e
la sua durissima repressione.

RM: Il brigantaggio un fenomeno complesso sia perch ci sono grossi


fatti di delinquenza comune, estorsioni, rapimenti ecc. sia c il
riconoscimento dei comandi briganti come comandi militari da parte del
governo borbonico, in esilio.

N: Un fenomeno complesso, in parte endemico, che coinvolse moltissimi


ex militari borbonici che caus alla nuova Italia forti imbarazzi
internazionali, costringendo il governo a sospendere la Costituzione nel
Mezzogiorno, prima con la legge di guerra e poi con la legge Pica, che
formalizz lo stato dassedio e la giurisdizione dei tribunali militari.

PC: Le bande erano costituite inizialmente da soldati borbonici, poi al


soldato borbonico si sostituisce il renitente alla leva.

RM: Quando viene emanata la legge Pica, il 15 Agosto del 1863, da tre
anni il Mezzogiorno continentale in fiamme Due distinti fenomeni,
qualificati eversivi, dal governo italiano dellepoca, si sono saldati: una
gigantesca insurrezione contadina, finora mai studiati, e quello che stato
definito il grande brigantaggio.

GM: Ovviamente la stampa estera interviene con una certa attenzione


perch era appunto la scoperta di un mondo che ci credeva che non
esistesse pi.

RM: DallOttobre del 1860 in poi i comandi provinciali militari avevano


massicciamente usato le fucilazioni. Fino allentrata della legge Pica, noi
abbiamo circa 20000 fucilati nel Mezzogiorno continentale. Ecco che
diventare utile reintrodurre la pena di morte in modo surrettizio, senza
volerlo ufficialmente per i reati politici. In che modo? Inventando un nuovo
reato di brigantaggio, un reato politico comunizzato, cio ridiventato
comune.

N: Quando la legge Pica decade (il 31 Dicembre 1865) il bilancio al Sud


drammatico, destinato a peggiorare ancora fino alla fine del decennio.

RM: Tra repressione dellinsurrezione contadina, repressione del grande


brigantaggio e del piccolo brigantaggio (che lo stesso fenomeno per
per gli anni che dal 1866 vanno fino al 70) si oscilla tra un minimo di
17000 fucilati e un massimo di 78000.

PC: Nei rapporti iniziali non viene citato il numero: sono stati fucilati dei
briganti, ho catturato dei briganti e li ho fucilati

RM: Non abbiamo cifre esatte, perch lapplicazione della legge Pica
comportava anche la censura di guerra in tutti i territori proclamati in
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stato di brigantaggio. Per cui, vigendo la censura, i giornalisti italiani e


stranieri non potevano circolare in zona di operazioni militari. Addirittura
anche i deputati non potevano circolare.

GM: Effettivamente c una certa ferocia che colpisce: sono stati descritti
anche episodi di cannibalismo. La repressione del brigantaggio o delle
popolazioni che fiancheggiano il brigantaggio nel 61 non rivolta a
colpire il fenomeno del brigantaggio ma rivolta ad intimidire la
popolazione.

PC: La vita del contadino o la vita del soldato sullAppenino meridionale


erano qualche cosa che noi oggi difficilmente comprendiamo. Erano
abituati a vedere la morte e la crudelt.

N: Nel contesto in cui divampa questa che in molti hanno definito una vera
e propria guerra civile durata quasi 10 anni, un ruolo fondamentale lo ha il
tracollo delleconomia del Sud allindomani dellUnit nazionale. Perch
limpoverimento reale delle masse contadine nel Mezzogiorno, le
insorgenze armate, la diffusissima renitenza alla leva militare, che
prolung di fatto per anni, sotto diverso nome, la questione dei prigionieri
di guerra sono tutti fenomeni strettamente connessi, parti e frammenti di
uno stesso discorso che racconta il tramonto definitivo di unintera epoca
di tutto un mondo.

PB: La trappola da evitare a livello di rappresentazione del Mezzogiorno


dItalia alla vigilia dellUnit quello di rappresentare questa parte del
paese come una specie di terzo mondo dellepoca, unAfrica o un Inferno
di arretratezza.

N: Eppure proprio questa limmagine che la vulgata maggioritaria sul


risorgimento ha sempre tramandato: quella di un Sud arretrato e
dominato da una monarchia autoritaria e assolutista. Unimmagine che in
parte una forzatura, utile a giustificare la campagna del 1860-61: in
gran parte una costruzione voluta dagli stessi esuli meridionali.

RM: C tutto il ct (francesismo = lato o parte) degli ex emigrati del 48


che devono (secondo me) legittimare il fatto di sentirsi commissari
piemontesi in casa propria e quindi tendono a presentare a fosche tinte la
realt meridionale.

GM: La vulgata retorica quella della patria che deve unire tutti: ci sono
queste immagini, limmagine dellItalia turrita, limmagine dellItalia delle
100 citt che sono tutte artifizi retorici che servono proprio a dare un
immaginario collettivo nel quale identificarsi, e quindi per portare poi a
termine questo processo di nazionalizzazione delle masse. Secondo alcuni
non la nazione a creare lo Stato ma lo Stato che crea la nazione.

N: Cos dal Maggio 1860 il Regno delle Sicilie inizia a pagare il prezzo di
una serie di scelte che si riveleranno fatali. Una politica interna
paternalistica con il popolo e miope con i ceti medi. Una politica troppo
isolazionistica per un paese cos piccolo, per di pi al centro di un
Mediterraneo, in cui si avvicina lapertura di Suez, e tornano ad incrociarsi
giganteschi interessi geopolitici. Eppure, alla vigilia dellUnit, il Regno
anche lo Stato italiano con leconomia probabilmente pi solida.

PB: Esisteva una disseminazione di imprenditorie di un certo interesse che


sar messa in crisi da una serie di processi e di scelte fatte dal nuovo
Stato. Il Sud aveva delle tradizioni produttive antiche e naturalmente
anche dei luoghi deccellenza: lindustria meccanica e cantieristica erano
avanzate come quella di Genova. I due grandi centri della cantieristica
italiana erano Napoli e Genova.

N: Il primo ponte sospeso dItalia, la prima ferrovia, il primo battello a


vapore, alcuni dei pi grandi insediamenti manifatturieri, le finanze
pubbliche pi in buona salute, i due terzi della moneta circolante in tutta
la penisola. Lelenco dei primati duosiciliani alla vigilia dellunit lungo,
spesso travisato, in parte abusato ma anche complesso da leggere in un
paese segnato da profonde fratture territoriali e sociali.

PB: Quando il Sud entra a fare parte della compagine nazionale


naturalmente il Nord che dirige le danze, nel senso che sono i ceti

dirigenti del Nord a pensare alla politica economica del paese. Una politica
che danneggia il Sud.
N: Ma a parte il gigantesco aumento della pressione fiscale, conseguente
allunione del paese meno indebitato dEuropa, il Regno delle Due Sicilie,
con quello pi indebitato, il Piemonte, allindomani dellUnit soprattutto
limmediata adozione delle misure liberiste sponsorizzate da Londra e
Parigi a far crollare la gran parte delle industrie nel Sud, non in grado di
reggere la concorrenza una volta perduto il sostegno delle politiche
protezionistiche borboniche.
PB: Mentre molte industrie del Nord si ripresero dopo la batosta liberista
degli Anni 60 e 70, molte imprese del Sud non si ripresero, se non
parzialmente, ma altre chiusero. Il grande problema del Sud questo: a
un certo punto, di fronte al fatto che lindustria del Nord si organizza e ha
capacit competitive, gli imprenditori meridionali si convertono
allagricoltura. Quindi il rafforzamento di un economia industriale, tra
laltro in area territoriale molto ristretta, il triangolo industriale, ha creato
le condizioni per una deindustrializzazione del mezzogiorno.
N: Un quadro ben sintetizzato dalla situazione dellex capitale del regno
subito dopo lUnit.

RM: Con lUnit una grande capitale europea, Napoli la terza citt
dEuropa (nellordine Londra-Parigi-Napoli), viene ridotta al rango di
capoluogo di provincia.

PB: Diventer un comune come tutti gli altri, perdendo tutta una serie di
realt economiche e sociali importanti: la zecca per fabbricare la moneta,
le industrie legate alla produzione di divise per lesercito.

RM: Spariscono i ministeri, spariscono le ambasciate, sparisce la societ di


corte, spariscono dalla sera alla mattina circa 30000 posti di lavoro
collegati allesistenza di una capitale.

N: E soprattutto un quadro che si andava coricando di fortissime


esplosive tensioni sociali che infiammarono tutto il decennio fino al 1870,
per poi sfociare in un interminabile flusso migratorio.

GDC: Tra il 1870 e il 1913 5 milioni di persone vanno via. Non un caso:
c quel famoso slogan molto tragico O briganti o emigranti. Finisce la
storia del brigantaggio del 1870 grossomodo e inizia quella
dellemigrazione. E gente che partiva dal Sud fino al 60 non se ne conta
nessuno, non c un dato di un solo emigrante. Ho studiato i fasci della
polizia che controllava le entrate e le uscite dal Regno: cera gente che
veniva a lavorare da noi ma non cera gente che partiva dal Sud e dal
resto dellItalia e del mondo. Questo vorr pur dire qualcosa. Dicono i
professori universitari che mancavano le navi ( una delle cose pi
comiche che siamo stati costretti a sentire in questi anni). Le navi cerano:
cera una nave che in 26 giorni partiva da Napoli e arrivava a New York.
Solo che con i Borboni, con Ferdinando II, portava le nostre merci e subito
dopo lunificazione italiana la nostra gente.

N: E in questo tessuto sociale ed economico, devastato e segnato da una


repressione militare quasi decennale condotta contro briganti, ex soldati
borbonici, contro la stessa popolazione civile, che al Sud va formandosi la
nuova identit nazionale.

PB: La repressione cre un vulnus (latinismo = ferita) profondo e a lungo


rimasto non sanato tra lo stato e la popolazione meridionale. Questo ha
portato ad una fragilit del consenso del nuovo Stato in una parte stessa
dellItalia, condizionando anche le politiche. Lo Stato italiano nasce quindi
con questo grave deficit egemonico.

GM: LItalia impiega 30 anni per pacificare queste regioni e questo non va
dimenticato.

RM: Purtroppo Torino, che ha saputo vincere una guerra non dichiarata,
non ha saputo vincere la pace.

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PB: I massacri, le deportazioni, il carcere, la leva obbligatoria che toglieva


per 5 anni i giovani validi alle famiglie contadine. E stata una ferita
mortale, impressa nella carne della popolazione meridionale.

N: Ed in questo clima che la vicenda dei prigionieri di guerra non si


risolve affetto con il Marzo 1861, ma si trascina in forma diverse ancora
per anni, affollando le carceri italiane e spingendo il governo a progettare
una sorte di soluzione finale, per deportare allestero i detenuti. Un
progetto che cre qualche imbarazzo diplomatico e che rest sulla carta.

FI: Nel decennio che va dal 1860 al 70, fino a quando poi i sovrano
napoletani lasceranno Roma per andare in esilio a Parigi, il governo
piemontese ebbe sempre dei grossi problemi con questi soldati, anche se
poi il fenomeno va scemando. Nel 70 cerano ancora soldati napoletani in
questi due campi.

LDF: Quelli che resistettero continuarono ad essere detenuti nelle


strapiene carceri italiane. Si cerc addirittura una soluzione di
smistamento allestero, cercando accordi in altre nazioni. Gi nel 1877 con
il ministro Menabrea si cercarono degli accordi per portare nel Borneo
questi detenuti. Ci furono progetti per allontanarli ancora di pi questi
uomini, addirittura verso la Patagonia. Gli accordi per furono difficilmente
attuabili: cerano delle difficolt pratiche e soprattutto si teneva ben in
conto la possibilit di critiche da parte della diplomazia internazionale
degli stati amici. In fondo lo Stato italiano era stato riconosciuto soltanto
da pochi anni dalle grandi nazioni mondiali.

N: Quando l11 Maggio 1860 Garibaldi sbarca a Marsala ha subito dalla


sua parte i campieri, le milizie baronali, la borghesia urbana e persino una
parte importante del popolo. Ma appena 8 anni dopo, con ancora negli
occhi i fallimenti in Aspromonte e a Mentana e la stagione della durissima
repressione nel Mezzogiorno. Cos scriveva allanziana amica Adelaide
Cairoli:
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Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili.


Sono convinto di non aver fatto male. Nonostante ci non rifarei oggi la
via dellItalia meridionale, temendo di essere preso a sassate. Essendosi
col cagionato solo squallore e suscitato solo odio.

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