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Telma 1 aprile 1997

una rete senza centro ma ci d un premio: la libert


Per la sua struttura non gerarchica, le dimensioni mondiali e l'autonomia di chi la usa, Internet sta facendo cambiare opinione a chi ha sempre avversato l'espansione della scienza e della tecnica temendone il crescente dominio sull'uomo e il potere omologante. Ora la telematica confuta questa paura
Non poi cos inverosimile, anche se niente affatto usuale, cercare proprio nei filosofi che pi sono sembrati nemici della civilt tecno-scientifica moderna, le ragioni teoriche per guardare con aspettative positive alla "rete", alle nuove possibilit che si aprono con la telematica. Gran parte degli atteggiamenti polemici dei filosofi novecenteschi nei confronti del mondo della razionalit tecnica sono stati dominati dall'immagine del motore, e cio della tecnologia meccanica. Era questa immagine, soprattutto, che sembrava riassumere i pericoli incombenti sull'autenticamente umano, sulla libert, a causa della razionalizzazione tecnoscientifica della societ, e anzitutto del lavoro. Si trattava purtroppo di un sospetto fondato, come, su piani diversi ma con lo stesso risultato "alienante", mostrarono il taylorismo e la propaganda nazista. Quest'ultima, come ogni propaganda del resto, era modellata esattamente sull'idea di un centro che muove e di una immensa periferia che agisce in base agli impulsi di quel centro. Se si guarda al fondo dell'atteggiamento antimoderno e antitecnico di filosofi, peraltro cos diversi fra loro, come Heidegger e Adorno, si trova ovunque questa paura: che le ragioni dell'esistenza, ossia il carattere imprevedibile, rischioso, ma soprattutto libero dell'esistere umano, siano dissolte dall'organizzazione razionale della societ, la

quale ha bisogno di prevedibilit, coordinazione, in un parola, del dominio incontrastato di un centro. Se e quando all'immagine e al modello del motore si sostituisce quello della rete, finalmente possibile che anche la filosofia cambi il suo atteggiamento verso la tecnologia e le sue applicazioni sociali ed esistenziali. E' in fondo questa la scommessa di quelle prospettive filosofiche che si sono chiamate post-moderne. Questo termine adoperato qui nel suo senso pi preciso e pregnante: per molte ragioni la modernit si pu pensare davvero come l'epoca del motore: sia perch determinata nella sua essenza da quella prima forma di globalizzazione che sono stati i viaggi e da una economia fondata sull'industria meccanica; sia perch caratterizzata anche filosoficamente dall'idea di un movimento centrale che mobilita le periferie: il progresso dell'Occidente che trascina con s le civilt pi primitive, la vera cultura umana (o la vera religione) che dal suo centro (l'Europa occidentale) si estende al resto del mondo unificandolo sotto il segno della vera umanit. Ebbene: se il termine post-moderno ha un senso (e, a mio parere, lo ha), esso si fonda nella dissoluzione del modello "centrale" del motore e sulla sua sostituzione, ancora semplicemente abbozzata e vaga, con la rete. Decisiva , in quest'ultimo modello, la presenza di nodi e incroci che non richiedono un nodo ultimo; e la reciprocit della comunicazione, che esclude la stessa idea di una istanza suprema o, in termini filosofici, di un fondamento. Tra i filosofi che sono apparsi, e sono stati effettivamente, nemici della modernizzazione, il solo che sembri intuire le possibilit positive della rete, o che almeno fornisca strumenti concettuali capaci di intendere queste possibilit, Martin Heidegger. In un saggio del 1938, su "L'epoca delle immagini del mondo" (compreso in Sentieri interrotti, trad. it. di Pietro Chiodi, La Nuova Italia, Firenze, 1968), egli prefigura il significato "esplosivo" di una scienza-tecnica che, nel complicarsi e moltiplicarsi delle sue rappresentazioni specialistiche di diversi settori e piani del reale, rende progressivamente impossibile qualunque immagine "centrale" del mondo. Adorno, il grande critico della cultura di massa, per il quale la societ della pubblicit e dei consumi eterodiretti non , in definitiva, niente di diverso dalla societ totalitaria nazista, non ha mai preso in considerazione questa potenzialit esplosiva della comunicazione, che si sempre configurata per lui come un movimento in una sola direzione, dal centro alla periferia. A voler ampliare l'ambito del discorso, si pu addirittura pensare che l'incapacit di Adorno di capire la rete la stessa che, in termini effettivi e con ben pi sanguinose conseguenze, si manifestata di recente nel fallimento della rivoluzione comunista in Urss: l sono cambiati bens i soggetti che occupavano il centro, il potere, le leve dello Stato; ma non cambiata affatto, con ogni evidenza, la struttura del potere stesso, la direzione del movimento rimasta sempre solo quella del motore, dal centro alla periferia. Se, come pare, uno dei problemi, o forse il problema determinante della filosofia del ventesimo secolo stato il rapporto tra libert e razionalizzazione tecno-scientifica del mondo (problema che si annuncia alla fine dell'Ottocento nella disputa sulla differenza tra "scienze della natura" e "scienze dello spirito", e che poi determina il sorgere dell'esistenzialismo e della fenomenologia, con tutte le loro conseguenze), si pu a buon diritto pensare che il tema che si propone alla filosofia della fine di questo secolo e dei decenni che la seguiranno quello di ripensare l'esistenza umana - ancora, la questione della libert e della storia - in relazione al delinearsi della rete. Heidegger non fornisce solo, per questo, l'indicazione dell'esplodere delle visioni centrali del mondo e della dissoluzione del fondamento ultimo; un altro aspetto della sua filosofia da cui il nostro pensiero non potr prescindere la critica dell'umanismo, inteso nel suo aspetto di concezione della struttura "centrale" del soggetto umano, definito dalla autocoscienza e dalle sue evidenze. Nietzsche e

Freud sono qui i precursori di Heidegger; e Nietzsche pi ancora di Freud, giacch non si tratta tanto di considerare la coscienza come superficie (con il rischio permanente di tentare il risalimento a un ennesimo "fondo" ultimo), ma di guardare a essa come a una pluralit strutturata per l'appunto nella forma di un sistema di rimandi senza centro. Prima ancora che determinare, del resto con implicazioni importanti, nuove modalit del lavoro intellettuale, e dunque anche filosofico, l'instaurarsi della rete rivolge alla filosofia un appello molto pi sostanziale, quello di ripensare l'esistenza e la stessa essenza del pensiero fuori dai modelli ereditati dalla modernit. GIANNI VATTIMO