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Introduzione

Questo lavoro descrive un fenomeno che sembra racchiudere, a parere di chi scrive, linsieme degli aspetti propri del corso di studi da me frequentato: quello delle scienze politiche. Queste ultime sono caratterizzate proprio dallinterdisciplinarit, fondamentale per capire fenomeni cos ampi e cos complessi, come quelli riguardanti lo studio dei fenomeni politici. Il tema che sar trattato quello riguardante la corruzione diffusa che investe parte delle istituzioni alla base degli ordinamenti di tutto il mondo e, in particolare, quella che si determina nei legami, sempre pi stretti e sempre pi in vista, fra le istituzioni politiche e quelle economiche. In questo periodo la questione oggeto di grande attenzione, soprattutto in seguito alla recente crisi finanziaria e, poi economica, scoppiata dopo il fallimento della banca Lehman Brothers. Negli USA il termine per sintetizzare questo fenomeno di corruzione diffusa fra le varie sfere di potere Crony Capitalism. Il Crony Capitalism il termine usato per definire e criticare il mercato dei capitali emerso nella Russia di Eltsin dopo le privatizzazioni, dove intrecci tra manager e politica, incertezza delle regole, assenza di trasparenza e di tutela per azionisti e creditori hanno generato oligarchie e enormi arricchimenti, a scapito dello sviluppo e del mercato. Da allora il termine stato usato per tutti i casi perversi di intrecci tra politica, banche e imprese1. Nel primo capitolo verr dapprima fornita una traduzione del termine, provando anche a definirlo meglio, in ragione del fatto che da poco in letteratura ci si occupati con precisione di questo tema. Il fenomeno verr analizzato inoltre selezionando nello specifico i soggetti che prendono parte a questi circoli di corruzione che molto spesso vengono descritti come piaghe della societ. Nel secondo capitolo verr messa in evidenza unanalisi economica del
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D. Siniscalco (17/01/2006), La Stampa, p. 1.

fenomeno e verranno forniti alcuni dati sulla corruzione. Questa analisi mostrer come ormai, anche leconomia, si sia avvicinata alla ricerca di una spiegazione e di possibili soluzioni al problema della corruzione. In particolare verr analizzato il lavoro di Gary Becker e la sua analisi dei comportamenti criminali e delle possibili scelte che lo Stato, nella condizione di repressore, potrebbe eventualmente adottare per contrastare tale fenomeno. Nel terzo capitolo verranno invece esposti due casi di Crony Capitalism, pi specificatamente, quello negli USA di Enron, e quello in Italia di Parmalat, due autentici modelli di corruzione/compenetrazione fra sfere politiche e sfere economiche. Verranno inoltre messe in rilievo le responsabilit e le differenze dei soggetti istituzionali implicati nelle due vicende. Nel quarto capitolo verr applicato il modello esposto da Gary Becker ai due casi analizzati in precedenza, cercando di sottolineare le possibili soluzioni ma, soprattutto, descrivendo come, a nove anni da tali scandali, i governi dei due paesi in causa, si siano adeguati affinch non vi sia un reiterarsi di tali, spiacevoli, situazioni. Nellultima parte infine verranno esposte delle riflessioni conclusive.

Capitolo 1.

Il Crony Capitalism: definizione e descrizione dei soggetti partecipanti al fenomeno.

1. Cos il Crony Capitalism? Il Crony Capitalism lespressione con accezione negativa che descrive uneconomia capitalistica in cui il successo negli affari dipende da stretti rapporti tra ufficiali di governo e uomini daffari. Pu manifestarsi nel favoritismo della distribuzione dei permessi legali, delle concessioni di governo, delle riduzioni delle imposte speciali, ecc. Nonostante che in Italia si parli poco nello specifico di tale fenomeno, questa espressione stata tradotta con il termine capitalismo degli amici o capitalismo basato sulle amicizie strumentali2. Una traduzione pi appropriata potrebbe essere capitalismo cronico, in modo tale da porre laccento sulle forme, perverse, che il capitalismo pu raggiungere nelle societ, inducendo, sia i proprietari di grosse imprese, sia uomini di governo, a cercare di aumentare il proprio patrimonio creando situazioni illecite che, alla lunga finiscono per provocare, come minor male, fallimenti di grosse imprese, ma molto spesso, anche crolli finanziari a discapito di tanti piccoli risparmiatori. Nella maggior parte dei casi di frodi finanziarie che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni, le classi dirigenti hanno fatto in modo, forse implicitamente, di creare, alle suddette, un volto poco sporco, facendole apparire come atti illeciti non gravissimi, o consentendo ai malfattori di ritornare alla guida di altre importanti imprese o istituti di credito3. Questo forse perch, molto spesso, gli ideatori di
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P. Ginsborg (2006) p. 40. In puglia, ad esempio, Vincenzo De Bustis ha diretto per anni la Banca del Salento (poi ribattezzata Banca 121). Tra il 1999 e il 2000 raccoglie quasi 3miliardi di euro vendendo i prodotti My Way e For You. Risultato: 90mila risparmiatori si ritrovano in mano dei contratti dai quali impossibile recedere senza rimetterci tutto il capitale. Per questo, nel dicembre 2006, De Bustis verr condannato a

queste colossali truffe si trovano a ricoprire alte cariche aziendali o politiche, quindi, posizioni sociali di rilievo, che difficilmente si possono accostare, nellimmaginario collettivo, alla figura del delinquente. Tante volte abbiamo assistito in Italia, nel cprso della Prima e della Seconda Repubblica, al libero dispiegarsi di queste situazioni. Ad esempio uno dei partiti italiani pi rappresentativi dellepoca contemporanea, che affondava le sue radici addirittura a prima della creazione dellattuale sistema partitico (il Partito Socialista), ha pagato a caro prezzo il comportamento illecito degli allora leader, con la quasi totale perdita di consenso nei confronti degli italiani. il caso di Mani Pulite, la sconcertante inchiesta giudiziaria che ha portato alla scoperta di un imponente sistema, in cui senatori e deputati ricevevano bustarelle da speculatori in cambio dellaffidamento di redditizi appalti. O ancora: il caso Parmalat, che ha coinvolto la famiglia Tanzi, le scalate Unipol e BNL, o ancora, il caso americano della Enron. Si potrebbe citare molti altri esempi, ma si finirebbe in unanalisi vuota che non coglie la portata profonda di queste vicende. Nei successivi paragrafi verranno analizzati i siggetti che prendono parte in questi circoli della corruzione, in modo tale da comprendere la realt economica e sociale del fenomeno trattato e di creare una base concettuale per lanalisi del modello Beckeriano sulleconomia criminale.

2. I partiti politici: dalla societ ai gruppi di potere. Come detto nel paragrafo precedente, inizier ad analizzare la situazione dei Teramo con decreto penale del gup Giovanno Cirillo a sei mesi per truffa contrattuale (poi convertiti in pena pecuniaria). La Consob gli infligger una sanzione di 144mila euro. Una sanzione rimasta solo sulla carta, a causa di una clamorosa svista del Ministero del Tesoro, che attende pi di novanta giorni previsti tra la proposta della Consob e lirrogazione del provvedimento. Inoltre De Bustis, nel 2003, in pieno scandalo finanziario per My Way e For You, lascia la Montepaschi di Siena, che aveva inglobato la Banca 121 e della quale era direttore generale, e viene nominato numero uno di Deutsche Bank in Italia. G. Barbacetto, P. Gomez, M. Travaglio (2007) pp. 221-222.

soggeti che prendono parte alla corruzione, cominciando, per lappunto, con i partiti politici. Comunemente, i partiti politici sono considerati come espressione delle preferenze e della volont delle classi sociali nelle moderne democrazie. Ma cos una democrazia? Essa stata pi volte teorizzata, ma certamente difficile accostare il suo aspetto reale a quello puramente teorico. In teoria essa viene descritta facendo riferimento a otto punti: 1. libert di costruire organizzazioni e di aderirvi; 2. libert di espressione; 3. diritto al voto; 4. eleggibilit alle cariche pubbliche; 5. diritto dei capi politici di competere per il consenso; 6. fonti alternative di informazione; 7. elezioni libere e corrette; 8. istituzioni che rendano il governo dipendente dal voto e dalle altre forme di preferenza politica4. Se ci soffermiamo anche solo su alcuni punti, notiamo che alcuni di essi non sono rispettati a pieno nei paesi considerati democratici. Perci viene spontaneo chiedersi La democrazia qualcosa di reale o ideale?. O ancora unutopia?. A queste domande esistenziali ha dato una risposta Robert A. Dahl, professore emerito di Scienze Politiche presso luniversit di Yale, che ci propone un modello depotenziato, ma incredibilmente reale, di regime democratico, ovvero la Poliarchia. Come osserva Dahl la Poliarchia un regime relativamente (ma incompletamente) democratizzato5. Questa al contrario dellutopica democrazia, ci permette di comprendere in maniera empirica tutte le complessit sociali che avvengono nei regimi democratici. Come sostiene Angelo Scivoletto (nellintroduzione del libro del professor Dahl, tradotto in italiano) la visione dello Stato
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Robert A. Dahl [1986] (1973) p. 29. Ibidem p. 32.

come organizzazione di gruppi e non di individui si va affermando anche in societ politiche diverse da quella nord americana. Nelle democrazie europee, in particolare, alla rousseauiana volont generale si va sostituendo una visione che assimila sempre pi il bene comune al compromesso tra i leader dei vari gruppi politici e sociali, portatori di valori e interessi presenti in quelle complesse organizzazioni che sono le societ industriali e post-industriali6. Secondo Charles E. Lindblom il nucleo centrale della poliarchia costituito da un nuovo, specifico modello di comportamento richiesto da un particolare e complesso insieme di norme autoritarie. () Sono le norme che limitano la lotta per lautorit, specificando un processo ordinato e pacifico particolare che sostituisce il conflitto armato, la minaccia della forza e altre rozze contese () laurotit massima viene nominata in risposta di unindicazione regolare dei desideri dei cittadini vale a dire attraverso le elezioni () non c da sorprendersi se gli uomini che creano le poliarchie preserveranno anche i sistemi di mercato (), gli uomini non ricercano altro che la libert di impegnarsi nel commercio; quindi la libert di spostarsi, di tenere i propri beni e guadagni, di essere al sicuro da estorsioni arbitrarie7. In sostanza la poliarchia riflette la peculiarit delle contemporanee democrazie occidentali, ovvero, quella di avere un sistema partitico profondamente influenzato dai poteri economici, in particolare, dalle grosse imprese e dal mondo della finanza. Ci potrebbe derivare dal passaggio storico-politico, che si avuto con la progressiva scomparsa dei partiti di massa (in cui la societ civile concorreva nel finanziamento e nellappoggio delle idee di partito), allemersione di nuovi partiti che, per continuare a sopravvivere, in mancanza del suddetto appoggio, hanno bisogno di trovare nuovi finanziatori. Giulio Sapelli, in un suo libro, spiega che Lindblom, ci fa notare nel suo famoso libro, Politics and Markets, le contraddizioni che il rapporto tra
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Ibidem p. 10. Charles E. Lindblom (1977) pp. 143-144-174.

politica e mercato porta con s allorch lo si intenda come un rapporto di potere e tra poteri. Il centro di queste contraddizioni risiede nel ruolo svolto dallimpresa. Infatti in qualsiasi sistema poliarchico una vasta area di decisioni affidata agli imprenditori, piccoli o grandi che siano, che operano essendo sottratti in misura pi o meno grande al controllo governativo, a differenza di quanto accadeva nellera degli stati assoluti. Una vasta sfera di decisioni, che hanno spesso pubblica rilevanza, vengono in tal modo sottratte al controllo poliarchico, che si limita o a ratificare tali decisioni o a emendarle attraverso la prassi della pubblica regolamentazione. Questo perch tra controllo poliarchico e controllo delle imprese c uno stretto rapporto che si configura come una predominanza deo controlli delle imprese rispetto a quelli della poliarchia. I gruppi dinteresse, lattivit elettorale finanziata dagli imprenditori, sono strumenti di influenza delle imprese sul governo, attraverso cui i controlli poliarchici vengono adattati ai controlli privilegiati degli imprenditori8. Riguardo ci Lindblom afferma che i fondi che passano nelle () mani dei dirigenti delle imprese possono essere devoluti, senza grandi sforzi, alle attivit di partito, dai gruppi di interesse ed elettorali per perseguire qualsiasi obiettivo i dirigenti stessi si propongono. La facilit con cui i dirigenti possono usare dei beni delle societ per sostenere questa attivit una caratteristica della politica nelle poliarchie basate sul mercato, che non trova nessun fondamento razionale nella teoria democratica9. In questottica i partiti sono, almeno in parte, nelle mani dei finanziatori (imprenditori, dirigenti di istituti di credito) e non al servizio degli elettori. Scrive Ginsborg, illuminandoci in un suo recente libro la politica democratica diventata sempre pi dipendente dal grande o grandissimo capitale. () Le competizioni elettorali moderne non si combattono a pari livello e le spese elettorali in quasi tutte la democrazie sono aumentate vertiginosamente senza alcun controllo. In presenza di enormi sovvenzioni private, il processo democratico fortemente esposto a quello che viene
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G. Sapelli (1994) p 46. Charles E. Lindblom (1977) p.205.

chiamato crony capitalism un capitalismo basato sulle amicizie strumentali. Si vincono le elezioni cos da poter assegnare redditizi appalti o per collocare gli amici e, in molte democrazie, i familiari, in posizioni di potere e di prestigio. Il sistema dei partiti incontra grande difficolt a restare immune da questi processi, n in molti paesi riesce a sviluppare anticorpi sufficienti a resistere alla corruzione10. Tutto ci viene confermato da Raffaella Coppier che sostiene che il legame tra politica e corruzione tanto pi forte quanto maggiori sono i costi della politica, e in questo caso i politici possono cercare di ottenere dagli imprenditori finanziamenti con cui sostenere le sempre pi onerose campagne elettorali, finanziamenti che devono essere ricambiati con favoritismi da parte del politico rieletto11. 2.1. Limpresa come gruppo dinteresse: il potere di influenzare lagenda politica. A questo punto, dopo aver analizzato la questione sotto il profilo di coloro che gestiscono le risorse pubbliche, vale a dire i partiti, la nostra attenzione non pu non cadere sul ruolo svolto, nei sistemi di corruzione, dalle aziende. Per comprendere a pieno la funzione svolta, nel tema di tesi, dalle aziende, mi sembra necessario inquadrare questi soggetti sotto il punto di vista di poteri economici, che organizzano i loro interessi. Come molte teorie e correnti sociologiche sostengono, la societ, specialmente quella industriale e post-industriale, organizza i suoi interessi configurandosi come un insieme di gruppi che concorrono allaccaparramento di risorse, facendo pressione sui decisori pubblici. proprio per questa pressione che viene esercitata sui leader politici, che i gruppi dinteresse vengono anche chiamati gruppi di pressione o, in inglese, lobby. Baumgartner e Leech hanno sostenuto che i gruppi rappresentano allo stesso tempo la libert di unirsi ad altri per presentare domande ai
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Ginsborg (2006) p. 40. R. Coppier (2005) p. 31.

leader politici e la minaccia che coloro che gi possiedono risorse importanti possano mobilitarsi pi efficacemente di altri, rafforzando cos le disuguaglianze nel potere politico12. Il tema dei gruppi anche terreno di conflitto tra due diverse visioni dellinteresse generale. A questo proposito Fisichella sostiene che vi la visione pluralista del bonum commune che assume che questultimo possa derivare dallinterazione dei gruppi, i quali perci partecipano sia alla piena realizzazione dellindividuo, sia alla formazione del bene comune; una seconda visione giudica gli interessi dei gruppi e delle associazioni particolari come altrettanti ostacoli e pericoli per linteresse generale13. Lintervento dei gruppi sul/i Partito/i, secondo M. Cotta, D. della Porta e L. Morlino, pu avvenire concretamente nei seguenti modi: a livello elettorale (ad esempio nel momento delle candidature, della campagna vera e propria e dellappoggio a certi candidati); a livello interno del partito (ad esempio con la presenza di esponenti del gruppo negli organi o nelle assemblee de partito); a livello delle dichiarazioni programmatiche (magari attraverso informazioni e posizioni suggerite dai gruppi ai relativi organi del partito); a livello decisionale, sia parlamentare, in aula e in commissione, che governativo (ad esempio con interventi diretti di esponenti del gruppo su parlamentari e ministri)14. Questa situazione, che molto spesso viene a crearsi nei moderni sistemi partitici, il pi delle volte, porta alla creazione di clientele strumentali. Questo fenomeno, stato brillantemente descritto in passato da Vilfredo Pareto, ingegnere, economista e sociologo degli inizi del XX secolo: abbiamo ora, sotto diversa forma, una nuova feudalit che, in parte riproduce la sostanza dellantica. Ai tempi di questi, i signori adunavano i vassalli per fare la guerra, e, se conseguivano vittoria, li ricompensavano con il bottino. Oggi i politicanti, i capi dei sindacati, operano allo stesso modo e adunano le loro truppe per le elezioni, () e conseguire per tal modo utili che la parte vittoriosa si gode. () I privilegi di cui godevano i
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Baumgartner e Leech (1998) p. 44. Fisichella (1994) p. 443. 14 M. Cotta, D. della Porta, L. Morlino [2001] (2004) p. 156.

quel tempo i nobili hanno riscontro nei privilegi finanziari, fiscali, e altri di cui godono ora i deputati, e in piccola, ma non trascurabile parte, anche i loro elettori15. A fronte di questa breve introduzione sul tema dei gruppi dinteresse, bisogna per capire perch, proprio le aziende, allinterno di questo complesso sistema, sono fra i soggetti pi frequentemente interessati nel giro della corruzione. 2.2. Mercati come comunit chiuse e monopoli illegali. Comunemente siamo portati, pensando alle teorie liberiste di Adam Smith, a considerare il mercato come un sistema perfetto, capace di autoregolarsi e in cui vige la concorrenza e non il monopolio. Questa visione del mercato pu essere condivisibile ma, come per la concezione della democrazia perfetta descritta nel 2 paragrafo, non sempre rispecchia la realt. Infatti, se le aziende ricorrono a mezzi illegali per accrescere il proprio capitale, ci perch, molto spesso, non riescono a farsi strada utilizzando gli ordinari canali dingresso nei mercati. Come ci fa notare Sapelli la protezione di comportamenti illegali gestita e regolata da organizzazioni criminali, pu essere paragonata alla creazione di un monopolio. Esso consente di dar vita a un vero e proprio sistema fiscale di prelevamento metodico di regolari tributi, limitando protezionisticamente laccesso a nuovi potenziali imprenditori criminali. Le quote di tassazione giungono ad essere standardizzate e costituiscono il pegno da pagare per lammissione al mercato regolato, che diviene in tal modo auto amministrato e autogestito, ossia garantendo una pace di mercato altrimenti impossibile da raggiungersi16. E ancora gli imprenditori, trovandosi ad agire nei mercati in condizioni svantaggiate, richiedono luso della forza per superare le barriere allentrata e aumentare il
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V. Pareto [1917] (1964) pp. 277-278 M. Weber (1964) p. 623 citato da Sapelli (1994).

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proprio potere competitivo17. Come sostengono Della Porta e Vannucci gli episodi di corruzione coinvolgono almeno due attori: un attore pubblico che offre accesso privilegiato allo Stato e un agente privato che lo riceve, fornendo in cambio risorse di cui dispone, in genere denaro18. A questo proposito mostrer un esempio in cui si presuppone che un attore B (individuato in un pubblico funzionario) controlla in forma monopolistica la distribuzione di risorse che dovrebbero essere assegnate attraverso gare di mercato che impegnano le imprese C, D ed E. Queste ultime possono o decidere, tutte o in parte, di competere per evadere la gara di mercato attraverso lofferta di premi a B, che cos distribuisce in forma monopolistica le risorse. Oppure C, D ed E possono concordare lerogazione di un premio per B, suddiviso tra tutti e tre, a fronte di una consensuale ripartizione dellutilizzo delle risorse che B controlla (e ci pi probabile che accada quando il rapporto con B si prevede sia non occasionale ma continuativo e altrettanto lo sia lerogazione delle risorse). Come sottolineava Weber i soggetti capitalisticamente interessati, continuano ad essere interessati al progressivo ampliamento del mercato libero finch alcuni di essi riescono, per via di acquisto di privilegi dal potere politico oppure semplicemente grazie alla forza del loro capitale, a conquistare monopoli per il loro smercio o anche per lacquisizione dei loro mezzi di produzione materiali, chiudendo cos a loro volta il mercato19. A volte, gli imprenditori, entrano quasi involontariamente a far parte di questi monopoli allargati, non avendo altre alternative, ma soprattutto non essendo tutelati dalle istituzioni di competenza che dovrebbero impedire il crearsi di queste situazioni di assenza di concorrenza. Ci avviene proprio perch, i controllori, non espletano al meglio il loro dovere, oppure come nel caso Enron, non lo fanno semplicemente perch facenti parte, anche loro, del sistema corrotto.

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G. Sapelli (1994) p. 32. D. Della Porta, A. Vannucci (1994). 19 M. Weber (1964) p. 622.

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2.3. Il ruolo delle banche nel sistema della corruzione. Allinterno del quadro della corruzione, fin qui descritto, c bisogno di aggiungere il ruolo svolto dal mondo della finanza e pi in particolare, dalle banche e dai grandi gruppi finanziari. Infatti, le grosse Imprese che hanno compiuto colossali truffe finanziarie nel corso degli anni, erano quotate in borsa. Il pi delle volte la loro situazione di bilancio era drammatica ma, nonostante tutto, hanno continuato a tenere alto il valore del titolo in borsa, facendosi anche aiutare dagli istituti di credito. I bilanci venivano sistematicamente truccati (come nei casi Enron e Parmalat), ma chi avrebbe dovuto manifestare preoccupazione per la situazione della/e societ, non si pi di tanto allarmato. Come pu uno specialista del settore non accorgersi che qualcosa non va nei bilanci di una societ, investendo capitale su di essa? Ma soprattutto, come pu un istituto tranquillizzare i risparmiatori, vendendo loro azioni e sapendo gi che queste in realt non rispecchiano il valore delle quotazioni? Semplice: mentendo. Ecco che allora si unisce al quadro finora delineato, un altro soggetto, che prende parte nel fenomeno fungendo da finanziatore sia per i partiti, sia per le imprese. Questi gravi atti illeciti sono avvenuti in entrambi i casi che verranno analizzati in seguito. Sia negli U.S.A., con Enron, che in Italia, con Parmalat, troviamo casi in cui, le societ di revisione dei bilanci e le banche, garantivano sostanzialmente a queste due imprese, la presenza sul mercato finanziario a danno dei risparmiatori. Riguardo al caso Enron, Paul Volcker, presidente, in passato, della Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti), ha commentato il predominio delle attivit bancarie dinvestimento ha corrotto la professione legale e quella contabile: le loro retribuzioni erano salite a livello tale da esercitare pressione sulle categorie professionali degli avvocati e dei revisori dei conti20.
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Finacial Times (2002) p. 21.

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O ancora, lex direttore finanziario di Parmalat, Fausto Tonna, raccont ai magistrati che il gruppo Parmalat otteneva spesso dalle banche crediti non assistiti da garanzie reali o di firma. Lunica garanzia era rappresentata dalla societ che esibiva i relativi bilanci alle banche che effettuavano le loro valutazioni. I bilanci da noi presentati alle banche, pur contenendo dati non veritieri, non erano sufficientemente idonei a ingannare una persona esperta in quanto sarebbe bastato che questultima confrontasse il debito lordo con quello reale, ricavabile dai dati pubblici (tutte le emissioni di bond sono rese pubbliche) o comunque accessibili alle banche attraverso la Centrale Rischi, per rendersi conto delle differenze e quindi delle falsit contenute nei bilanci medesimi (). Nessuno ha mai manifestato preoccupazioni. Le banche, al contrario, proponevano molto spesso alla Parmalat le emissioni di bond sulle quali percepivano laute commissioni, con conseguenti bonus a fine anno ai funzionari che partecipavano alloperazione21. Da notare che, tra il 2001 e il 2003, sono state vendute 130mila obbligazioni della Parmalat, che alla fine sono risultate essere solo carta straccia. A fronte di queste dichiarazioni, possiamo quindi concludere che necessario includere nelle responsabilit generali di questo tipo di vicende, anche quella dei soggetti finanziari.

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G. Barbacetto, P. Gomez, M. Travaglio (2007) p. 237.

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Capitolo 2. La corruzione nellanalisi economica.

Dopo aver descritto i soggetti che prendono parte nel fenomeno denominato Crony Capitalism, passiamo ora ad unanalisi economica dello stesso. Nel seguente capitolo verranno forniti alcuni dati sulla corruzione nel mondo e verr sottolineato che la letteratura di stampo economico, solo da poco tempo ha iniziato a studiare questo fenomeno, concentrandosi sulle possibili soluzioni che potrebbero concorrere ad arginare il problema. Gli economisti infatti hanno sviluppato negli anni una forte attenzione rispetto al tema della corruzione, ritenandola sempre pi un elemento di notevole impatto sulle condizioni economiche di un paese. In seguito verranno descritti alcuni approcci sullo studio della corruzione e saranno elencate alcune importanti agenzie che forniscono datri sulla corruzione.

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Questi dati, a quanto afferma Raffaella Coppier hanno permesso di evidenziare che il fenomeno della corruzione non riguarda solo i paesi in via di sviluppo e che anche i paesi sviluppati non ne sono immuni22. Infine verr analizzata la teoria di Gary Becker della scelta di compiere un atto criminale e la possibili misure che lo Stato Pu adottare per aumentare la deterrenza verso il fenomeno.

1. Alcuni dati sulla letteratura riguardante la corruzione. La corruzione uno dei fenomeni chiave a cui associata la qualit delle istituzioni e dai cui dipende la dinamica economica di crescita di un paese. Negli anni recenti lanalisi della rilevanza delle istituzioni come determinante della crescita economica ha trovato un crescente spazio, sia a livello teorico che. empirico e, con lattenzione alla qualit delle istituzioni, la letteratura attribuisce alla corruzione una importanza economica cruciale. Il fenomeno cessa dessere oggetto esclusivo degli studi sociologici ed entra allinterno della moderna analisi economica. Poich pu produrre o distorcere lazione delle istituzioni, la corruzione stata sottoposta a un vaglio crescente da parte degli studiosi. Nellagosto del 2000 stata fatta da Transparency International una raccolta di tutti gli articoli scientifici e tutti i testi (riferiti al periodo 1990-1999) che avevano per oggetto la corruzione : sono stati individuati 4.000 titoli di libri e giornali23. Da questa classifica emerso che il 74% del materiale era diretto allanalisi dellamministrazione pubblica, il 10% era di carattere storico, il 9% legato allambito giuridico, il 2% ad analisi etnico-culturali, l1% alletica degli affari e solo il 4% allambito economico (vedi la Figura 1).
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R. Coppier (2005) p. 15. Ibidem

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Figura 1. Fonte: Transparency International, Global Corruption Report (2001) p. 229.

Quindi lambito economico nel decennio passato era un settore non ancora molto indagato in quanto non veniva data una grande rilevanza alla corruzione come fenomeno economico, mentre oggi la maggior parte degli studiosi economici consapevole che la corruzione, come rilevato dei dati, ha un notevole impatto sulle condizioni economiche di un paese. Come afferma Mauro, un paese che riduce il suo livello di corruzione passando da un indice di corruzione 6 a 8 (0 il pi corrotto, 10 il meno corrotto) sperimenter un incremento di quattro punti percentuali del tasso di investimento e di mezzo punto percentuale nel suo tasso di crescita economica24. Questa maggiore consapevolezza del ruolo della corruzione nellinfluenzare le condizioni economiche di un paese attribuibile secondo Raffaella Coppier, anche ad altri fattori quali una crescita del fenomeno che ha raggiunto un picco negli anni Novanta, un incremento dei paesi democratici, un maggior peso della libera stampa nel determinare un clima favorevole alla diffusione dellinformazione e un processo di globalizzazione economica che ne ha amplificato la risonanza e gli effetti internazionali25. Inoltre bisogna aggiungere che la maggiore attenzione rivolta alla corruzione da attribuire al fatto che oggi sono disponibili su di essa dati completi che permettono un confronto sia temporale sia tra diversi paesi (vedi il Corruption Perception Index, CPI, fornito da Trasparency International). Tuttavia, il primo
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P. Mauro (1998) pp. 263-279. R. Coppier (2005) p. 15.

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problema che si deve affrontare quando ci si avvicina a questo tema nellambito economico la difficolt di definire la corruzione. Il modo pi comune di definire la corruzione quello di un abuso del pubblico ufficio per un guadagno privato26. Come afferma R. Coppier, poich uno dei due agenti coinvolti nella transazione fa capo allo Stato e ad esso risponde del proprio operato, nasce lesigenza di studiare suo ruolo come possibile fonte, diffusore e repressore della corruzione nelleconomia in un paese27. Gli economisti, da Stiglizt, Dixit e altri, hanno sviluppato una teoria circa il funzionamento del mercato e circa il ruolo che lo Stato deve svolgere in questi mercati. Da questa analisi che poneva in evidenza i fallimenti di mercato, ne scaturito un ruolo normativo assegnato al governo, ruolo di correzione di tali fallimenti quali esternalit28, beni pubblici29, asimmetrie informative30, mancanza dei diritti di propriet ecc. Il governo, nello svolgere il suo ruolo di correzione dei fallimenti di mercato, controlla lassegnazione di benefici (sussidi ad esempio) e limposizione di costi onerosi (tassazione e imposte). La gestione di questi benefici e costi generalmente sotto il controllo di un pubblico ufficiale dotato spesso di un potere monopolistico e discrezionale. Individui e imprese private che vogliano godere di un trattamento pubblico privilegiato possono essere disposti a pagare per ottenerlo. Si commettono perci, atti di corruzione essenzialmente per due motivi: per
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A. Shleifer, R. Vishni (1993) pp. 599-617. R. Coppier (2005) p. 17. 28 Per esternalit si intende quando le azioni di un individuo producono un costo o un guadagno ad un altro individuo. Ad esempio: se la mia fabbrica inquina un corso dacqua, io impongo un costo a tutti coloro che desiderano utilizzare lo stesso corso dacqua a valle. R. Artoni [1999] (2007) p. 396. 29 Un bene pubblico caratterizzato da due propriet: la non rivalit, () ovvero che il consumo del bene pubblico da parte di un individuo non riduce la possibilit di consumo dello stesso bene da parte di altri individui; () la non escludibilit, () che si verifica quando impossibile (o estremamente costoso) impedire a un individuo di godere della presenza del bene pubblico una volta che esso sia stato prodotto. Ibidem p. 407. 30 Le asimmetrie informative si verificano quando gli agenti che operano sul mercato non hanno le stesse informazioni sul bene scambiato; esistono due tipi di asimmetria informativa: selezione avversa (o negativa) e azzardo (rischio) morale. Ibidem p. 412.

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ottenere un beneficio e/o per evitare un costo31. 2. Due approcci per la definizione economica della corruzione. Il fenomeno della corruzione pu essere studiato sia a livello di sistema, nel quale essa si sviluppa, sia a livello individuale. Il primo lapproccio funzionalista e il secondo lapproccio di Political Economy (Rose-Ackerman, 1978). Il primo approccio sviluppatosi negli anni Cinquanta e Sessanta, allinterno delle scienze sociali, rifiuta la corruzione come fenomeno patologico, come ostacolo allo sviluppo economico, ma ritiene che la corruzione abbia radici strutturali e debba essere spiegata nello sviluppo storico ed economico di un paese: la corruzione non deve essere vista come un problema morale, ma come una funzionalit del sistema sociale e politico. La corruzione piuttosto che da una specifica cultura politica, emerge qui come fenomeno naturale in determinate fasi dello sviluppo economico e politico di un paese. In questottica la corruzione disfunzione funzionale: infatti secondo i funzionalisti, la corruzione ha le sue radici strutturali nello sviluppo sociale, economico e politico e scompare quando lo sviluppo stato raggiunto. La corruzione pu avere un effetto positivo, in certe fasi del ciclo economico, permettendo agli imprenditori di superare gli ostacoli burocratici, stimolando gli investimenti e lattivit imprenditoriale. Questo approccio che ha dominato durante gli anni Cinquanta e Sessanta, ha successivamente subito notevoli critiche soprattutto per il ruolo non necessariamente negativo attribuito alla corruzione, e inoltre, per lidea che questa potesse scomparire spontaneamente con levolversi delle fasi di sviluppo economico e politico di un paese32. Diversamente da questo approccio, quello economico della Political Economy, basato sullindividualismo metodologico. Questo, infatti, vede la corruzione come il risultato di un calcolo razionale che soppesa costi e benefici. Secondo lapproccio economico singoli episodi di corruzione sono prodotti dallincontro di due individui che, sulla base di un calcolo di convenienza, decidono
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R. Coppier (2005) p. . Ibidem p. 26.

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se ricevere o pagare una tangente (vedremo in seguito in modello sviluppato in questo senso da Gary Backer per descrivere la scelta di compiere un crimine). Da un lato il pubblico amministratore cercher di massimizzare il proprio reddito e dallaltro le controparti private pagheranno una tangete, se questa pi che compensata dai benefici attesi33. Dai lavori di Rose-Ackerman (1975, 1978) emerge una delle principali definizioni di corruzione che analizza la transazione corrotta nellambito di uno schema di Principal Agent (principale-agente). Perch si possa parlare di corruzione, il corrotto deve essere lagente di un altro individuo o di unorganizzazione poich lobbiettivo della tangente di indurlo ad anteporre i suoi interessi personali rispetto a quelli del principale per cui lavora. Per essere idoneo ad una transazione corrotta, chi si lascia corrompere deve trovarsi necessariamente in una posizione di potere, creata da imperfezioni di mercato o in una posizione istituzionale che garantisce unautorit discrezionale. Quindi, afferma lautrice, per poter parlare di corruzione necessario che vi sia una relazione tra un soggetto delegato a prendere decisioni (agente) e il titolare degli interessi (principale), in rappresentanza del quale egli opera. inoltre necessario lintervento di una terza parte che influenzi a proprio vantaggio la decisioni discrezionali dellagente, offrendo risorse in suo possesso per favorire, tramite uno scambio illegale, il perseguimento degli interessi privati dellagente stesso, potenzialmente a discapito di quelli del principale. Tre attori sono coinvolti nella transazione corrotta: un principale (lo Stato), che delega il raggiungimento di alcuni obiettivi a un agente in cambio di un salario, un agente che pu non applicare le direttive del principale, e un terzo che, dietro il pagamento di una tangente, chiede a questi alcuni favori34. Nella pagina seguente la Figura 2 presenta lo schema che sintetizza la teoria di Rose-Ackerman.
33

Anche se lapproccio di Political Economy rappresenta un passo in avanti rispetto a quello funzionalista, esso stesso presenta alcuni limiti. Come notato da Della Porta (1996), nonostante questo approccio sia molto elegante nella sua formulazione, questi modelli analitici presentano difficolt nel trattare la diversit delle motivazioni individuali; infatti nonostante che venga inserita la variabile dei costi morali, la Political Economy continua a considerarla come una costante e quindi poco rilevante ai fini di unanalisi pi specifica. p. 350. 34 R. Coppier (2005) p. 25-26

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Figura 2. Il modello Principal-Agent di Rose-Ackerman. Fonte: R. Coppier (2005) p. 27.

3. I dati sulla corruzione: alcune importanti agenzie. Un ulteriore problema strettamente legato alla difficolt di definire la corruzione quello di misurarla. Essendo la corruzione illegale per sua natura, difficile da misurare in quanto si svolge sempre in maniera clandestina e in segretezza. Cercare dunque di dare una misura quantitativa della corruzione comporta prima di tutto individuare cosa debba essere incluso nella misurazione e poi cercare di quantificare ci che si ha in mente. Malgrado le notevoli difficolt ci sono stati numerosi tentativi, soprattutto negli ultimi anni, di misurare la corruzione. Di seguito vengono riportate alcune delle fonti pi frequentemente utilizzate dai ricercatori nelle verifiche empiriche. La Business International Corporation (BI) pubblica un indice del livello di corruzione per vari paesi. Questo indice ottenuto dai dati raccolti attraverso una rete di corrispondenti e di analisti sparsi nel mondo e sono stati pubblicati solo negli anni 1981-83. Questo indice cataloga i paesi da 1 a 10 in accordo con il grado con cui transazioni daffari implicano corruzione o pagamenti discutibili. Il Political Risk Service Inc. pubblica, a partire dal 1982, un resoconto annuale International Country Risk Guide (ICRG) che include un indice di

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corruzione. Questo indice basato sullopinione di esperti e cerca di catturare la facilit con cui alti funzionari pubblici chiedono pagamenti extra e con cui pagamenti illegali sono richiesti da funzionari di basso livello nella forma di tangenti legate a licenze per importare ed esportare, controlli cambi, accertamento fiscale, politiche protezionistiche o prestiti. Transparency International (TI) unorganizzazione non governativa finalizzata a combattere la corruzione nel mondo e misura la percezione della corruzione nei differenti paesi. Elabora dal 1995 un indice che oggi una media ponderata di 18 indagini. Il TI fornisce ogni anno il CPI (Corruption Perceptions Index, lindice di percezione della corruzione). Il CPI misura il livello di percezione della corruzione nel settore pubblico in 180 paesi e territori nel mondo. Il CPI , come descritto nellhome page del sito ufficiale, un survey of surveys (studi basati su indagini) basato su 13 differenti indagini di esperti35. Come si pu notare dalla Figura n.3 i paesi che sono vicini allo 0 (quelli pi scuri nella mappa) sono i pi corrotti, mentre quelli vicini al 10 (quelli meno scuri nella mappa) lo sono poco. LItalia questanno al sessantatreesimo posto, dietro la Turchia e Cuba. Transparency International chiarisce comunque che questa graduatoria non deve essere interpretata sostenendo che il paese con lindice pi basso sia il pi corrotto del mondo. Questi indici risultano da una valutazione soggettiva fatta da uomini daffari, tecnici e altri; essi non includono tutte le forme di corruzione e coprono solo 146 paesi. Chiaramente laffidabilit dellindice fortemente correlata al numero delle indagini disponibili per ciascun paese: la valutazione di un dato sulla base di 18 indagini sar pi affidabile rispetto a quella di un paese valutato sulla base di un numero minore di indagini. In pi, come afferma Raffaella Coppier il grado reale di affidabilit delle informazioni fornite dagli intervistati sconosciuto: gli intervistati direttamente implicati in atti di corruzione possono avere degli incentivi a sottovalutare la loro partecipazione mentre coloro che non ne sono partecipi direttamente possono avere informazioni non accurate36. Quanto detto finora riguardo allindice, pu portare
35 36

Transparency International (2009). R. Coppier (2005) p. 28.

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ad una distorsione dello stesso, in favore dei paesi pi sviluppati che probabilmente avranno a disposizione un numero pi ampio di indagini. Quindi paradossalmente lindice CPI pi affidabile per i paesi tipicamente meno corrotti.

Figura 3. Fonte: Transparency International.

Il Global Competitiveness Report Index basato su unindagine effettuata sui manager dimpresa a partire dal 1996. In questa analisi 2.381 imprese di 58 paesi rispondono alla domanda sulla corruzione fornendo un numero da 1 a 7 in accordo con lestensione di pagamenti illegali aggiuntivi, legati a permessi si importazione o esportazione, licenze daffari, controllo cambi, accertamento fiscale, politiche protezionistiche o richieste di finanziamenti. Infine lISTAT fornisce dal 1961, nellambito dellannuario giudiziario e statistico, un dato sui delitti denunciati dallautorit e per i quali lautorit giudiziaria ha intrapreso unazione penale. I delitti in oggetto sono delitti legati alla corruzione e in particolare riguardo le fattispecie considerate dagli articoli 314, 322 e 324 del Codice Penale.

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4. Il modello sulla scelta di compiere un crimine di Gary Becker. Uno dei modelli pi noti sullanalisi del comportamento criminale stato elaborato dalleconomista premio Nobel per leconomia 1992, Gary Becker. Il premio gli stato assegnato come scritto sul sito ufficiale per aver esteso il dominio dellanalisi microeconomica a un ampio raggio di comportamenti e interazioni umane, incluso il comportamento non legato al mercato37. Becker, attualmente docente alluniversit di Chicago nelle materie di economia e sociologia, nel corso dei suoi studi, inizia una ricerca sui comportamenti umani utilizzando strumenti propri delleconomia. Nella sua carriera accademica, infatti, scopre la passione per la microeconomia incontrando il professor Milton Friedman ma, in seguito si avvicina agli studi sociologici ed anche, fra gli altri temi, allanalisi del comportamento criminale. Egli sostiene che alla base della decisione di commettere un crimine ci sia in sostanza un elemento di calcolo, perci latto criminale viene visto come risultato di una decisione individuale basata su unanalisi costi-benefici, in cui il prezzo del crimine gioca un ruolo rilevante. Prima di analizzare il lavoro di Becker occorre introdurre due argomenti che stanno alla base dello stesso, ovvero, le teorie della scelta del consumatore e lavversione al rischio da parte dellindividuo. 4.1. Nozioni microeconomiche di base per lo studio del modello Beckeriano: La scelta del consumatore. La teoria del comportamento del consumatore ipotizza che questultimo compri dei beni per raggiungere un preciso obbiettivo: aumentare il suo benessere, ovvero la sua soddisfazione, vale a dire, lutilit. Per semplicit, in questo modello il consumatore viene posto di fronte a due o pi panieri, composti da due tipi di beni, e ne sceglie uno. Il paniere scelto lo pone su un gradino pi alto nella scala delle proprie preferenze rispetto allaltro paniere; se indifferente tra i due, se li ritiene ugualmente desiderabili, allora li
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Nobel Prize.org (1992).

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pone sullo stesso gradino. Nellordinare le preferenze nasce per, dal punto di vista pratico, lesigenza di rappresentare in qualche modo, i diversi gradini di preferenze. A tale scopo vengono utilizzate le curve di indifferenza (si veda la Figura 4).

Figura 4. "Le curve di indifferenza". Fonte: Erasmo Papagni.

Come si evince dallesempio nella figura 4, le curve di indifferenza possono essere dunque definite come il luogo delle combinazioni delle quantit dei beni Vestiario e Cibo che il consumatore ritiene indifferenti. Le curve (raffigurate come iperboli) U 1, U 2 e U 3, rappresentano i gradini di preferenze dei vari panieri che il consumatore ha di fronte a s. A questo punto, sappiamo che il consumatore (se razionale) sceglie un punto che massimizza la sua utilit nel punto di tangenza fra una delle curve di indifferenza e la propria linea di bilancio (detta anche vincolo di bilancio)38.
38

Il vincolo di bilancio corrisponde al reddito (R) del consumatore. Questultimo,

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Ma qual questo punto? Ci pu aiutare la seguente Figura 5.

Figura 5. "La scelta del consumatore". Fonte: Erasmo Papagni.

chiaro che, a parit di reddito, e di prezzi, i vari consumatori faranno scelte diverse. Questo perch ogni consumatore ha proprie preferenze, diverse, in genere, da quelle di tutti gli altri. Tuttavia, dato lordinamento delle preferenze, esiste un criterio generale che ci consente di identificare la scelta. Esse avr sempre la caratteristica di rendere massima lutilit del consumatore, cio di trovarsi sulla curva di indifferenza pi alta tra quelle raggiungibili. Il punto di tangenza (A) identifica il paniere scelto dal consumatore; esso contiene le quantit (40 di cibo e 20 di vestiti) dei due beni che sono appunto le quantit che il consumatore decide di acquistare col suo reddito. Qualsiasi altro nellimpostare la sua scelta (in termini di acquisto), di beni (siano V e C rispettivamente, vestiti e cibo) sul mercato, deve distribuire la sua spesa in modo tale da rispettare il seguente vincolo: R = Qv Pv + Qc Pc (dove Qv e Qc sono rispettivamente, la quantit di vestiti e la quantit di cibo e, Pv e Pc il prezzo dei vestiti e il prezzo del cibo). G. Rodano, E. Saltari [1989] (2006) p. 69.

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punto della retta di bilancio (come B) darebbe al consumatore unutilit minore, perch si trova su una curva di indifferenza pi bassa. Esistono ovviamente punti che darebbero al consumatore unutilit (soddisfazione) maggiore (come D) ma non sono raggiungibili, perch sono al di sopra della retta di bilancio39. 4.2. Lavversione al rischio.

A questo punto, dopo aver mostrato come lindividuo sceglie nel mercato, per migliorare la propria soddisfazione, passeremo a descrivere lassunto di Hirschleifer e Riley, ovvero, lavversione dellindividuo nei confronti del rischio. Si afferma che un individuo avverso al rischio allorch, dovendo scegliere fra un reddito certo e una prospettiva (o una lotteria) che garantisca a parit di valore atteso, o un reddito superiore o un reddito inferiore, sceglier il reddito certo40 (vedi la Figura 6 nella pagina seguente).

39 40

Ibidem pp. 80-81. R. Artoni [1999] (2007) p. 225.

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Figura 6. "L'avversione al rischio". Fonte: Erasmo Papagni.

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Nei grafici, supponiamo che un individuo guadagni 15.000 euro da un lavoro certo, e ne ricavi da esso unutilit pari a 13. Potrebbe per passare a unattivit che rende 30.000 euro con probabilit del 50%, ed avere unutilit pari a 10. Lindividuo quindi, secondo questo assunto, preferir non rischiare e mantenere il lavoro certo. Come vedremo, in base ai fatti accaduti nella realt, e nella teoria di Becker, non sempre ci vero, anzi molto spesso avviene proprio il contrario. A questo punto ci si pu chiedere: perch accade ci? Verr data una risposta al quesito utilizzando il modello messo a punto da Gary Becker che ha il pregio di riuscire a spiegare, in termini di calcolo alcune dinamiche dellagire umano con estrema semplicit, suggerendo fra laltro delle soluzioni che, per quanto possano risultare scontate, sono alla base di una prospettiva volta verso labbattimento radicale del fenomeno della corruzione. 4.3. La scelta di compiere un crimine di Gary Becker. In Crime and punishment: An economic approach41 Gary Becker, riesce ad elaborare una teoria economica sulla scelta criminale e, conseguentemente, della possibile scelta che lo Stato pu compiere per rinforzare la legislazione e le pene contro vari tipi di crimini. Per quanto riguarda la scelta di compiere un crimine, si utilizzer un esempio molto semplice tratto dallarticolo di Becker. Supponiamo che un individuo goda di un reddito legale certo pari a W e da cui ricava unutilit U(W). Se compie un reato pu ottenere in pi G e godere di unutilit pari a U(W + G), se non viene preso dalla polizia. Se viene scoperto, sar punito con una multa L e la sua utilit si riddurr a U(W L). Come si potr immaginare, il crimine unattivit incerta. Se si definisce P, la probabilit di essere arrestati e, 1 P, la probabilit di farla franca, lutilit attesa da un reato sar: EU = P * U(W L) + (1 P) * U(W + G).
41

G. Becker (1968).

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Quindi, come possiamo notare, lindividuo sar pi propenso a compiere un crimine se: EU > U(W). Se lutilit attesa del reato maggiore dellutilit senza il reato, lindividuo sceglier di commettere un reato42.

Figura 7. "La scelta di compiere un crimine". Fonte: Erasmo Papagni.

Come si evince dalla Figura 7, la scelta criminale dipende: innanzitutto dalla diversa attitudine al rischio di ciascun individuo; poi dallutilit attesa dal crimine. In particolare, questa utilit cresce se: si riduce la pena (L); si riduce la probabilit di essere arrestati (P)43; se cresce il ricavo del reato (G). 5. Il punto di vista dello Stato: come scegliere la severit della pena e la spesa nella investigazione.
42 43

Ibidem p. 184. Se poniamo P = 0 si avr: EU = U(W + G).

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Come sosteneva Becker, combattere la criminalit aumentando la probabilit di cattura (P) e la pena (L) presenta dei costi per la collettivit quindi occorre bilanciare benefici e costi della lotta al crimine44. Lo Stato sceglie i valori di P e L minimizzando la perdita di benessere sociale derivante dai reati che data dalla somma di tre elementi: 1. danno netto sociale dei reati (D)45; 2. costi di cattura e di condanna (C); 3. costo sociale delle punizioni (S)46; Si definisce R il numero dei reati commessi come funzione di P e di L, e Z la perdita del benessere sociale, avremo: Z = D + C + S. Allora: Z(P, L) = D(R) + C(P, R) + S(P, R, L). La scelta di P e L rende minima la perdita di benessere sociale. Bisogna aggiungere che, nella scelta ottimale, leffetto repressivo della probabilit di cattura maggiore di quello della severit della pena ma anche quello pi costoso, poich come si vede rientra nei costi di cattura e di condanna e nel costo sociale delle punizioni. Per concludere secondo il modello di Becker, sia la scelta criminale dellindividuo, sia le misure repressive dello Stato per impedire che vengano commessi crimini, dipendono entrambi da due variabili: la probabilit di essere arrestati e la severit della pena.
44 45

G. Becker (1968) p. 174. Per danno netto sociale dei reati si intende il danno causato alle vittime meno il guadagno. 46 Ad esempio le spese carcerarie. E. Papagni (2005)

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In seguito, dopo aver analizzato i casi Enron e Parmalat si cercher di verificare sulla base dei fatti, se gli stati in cui sono avvenute le truffe, abbiano preso in considerazione un incremento delle due variabili P e L per contrastare i fenomeni di corruzione47.

Capitolo 3. Il caso Enron.


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In particolare: la probabilit di essere arrestati (P), consisterebbe nellaumento delle spese di investigazione (e quindi tutti i mezzi necessari per tenere sotto controllo eventuali soggetti sensibili al fenomeno che ricoprono grossi incarichi e quindi grosse responsabilit nellinteresse di milioni di risparmiatori); la pena da pagare (L) (quindi le sanzioni).

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Nel presente capitolo verranno analizzate le vicende che si svilupparono pochi anni fa negli USA, con limpresa energetica Enron, e in Italia, con il crack Parmalat, due delle imprese pi quotate nei rispettivi paesi, che hanno causato gravi dissesti finanziari. Gli scenari che andremo a osservare hanno quasi dellincredibile, e forse ancora oggi ci si chiede come stato possibile che professionisti apparentemente qualificati, abbiamo potuto architettare a tavolino queste truffe colossali. Pe ognuno dei casi verranno descritte le responsabilit dei singoli soggetti istituzionali provando a far uscire fuori i guasti che si creano nei sistemi di governance delle grosse imprese, ma soprattutto degli stessi governi degli stati. Successivamente verranno analizzate le differenze fra le vicende Enron e Parmalat, terminando con lapplicazione alle stesse delle possibili scelte che lo Stato pu utilizzare in riferimento al modello di Becker. Non solo, verranno anche analizzati sinteticamente, gli eventuali provvedimenti che i governi dei due Stati in questione hanno provveduto a decretare successivamente per la risoluzione del problema della corruzione. Infine, verranno esposte alcune possibili soluzioni per arginare il Crony Capitalism in tutte le sue sfaccettature e forme, senza la presunzione di trovare una soluzione definitiva, ma provando piuttosto a fornire delle riflessioni che possano concorrere ad aumentare maggiormente lattenzione sul fenomeno.

1. I fatti.

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La Enron nasce nel 1985 a seguito della fusione tra la piccola Houston Natural Gas (fondata da Kenneth Lay, lo storico presidente della Enron) ed una delle maggiori societ mondiali di costruzione e gestione di gasdotti, la Internoth of Nebraska. Lattivit svolta principalmente dallimpresa , almeno in fase iniziale, quella di estrazione, raffinazione e trasporto/distribuzione di petrolio e gas naturale. In questi anni la Enron rileva a Houston la prima e unica societ privata creata dal giovane George W. Bush, la fallita Arbusto. Da questo momento in poi, si creer uno stretto rapporto fra Lay e Bush che nel 2001 si trasformer in un enorme conflitto dinteressi. Si deve infatti ricordare che, dora in poi Lay, e quindi Enron, finanzier le campagne elettorali di George W. Bush e costituir perci la cosiddetta Houston connection48. Lanno successivo alla fusione delle due societ, Kenneth Lay, CEO (Chief Executive Officer49) del Huston Natural Gas, scalzava Samuel Segnar, CEO della Internorth, assumendo la guida del nuovo gruppo, mentre a capo della presidenza Enron vi era Richard Kinder. Nello stesso anno di nascita della Enron, con lemanazione dellOrder 436, la Federal Energy Regulatory Commission (Ferc, commissione federale per la regolamentazione dellenergia), dava una forte spinta al processo di deregolamentazione dei mercati energetici: la revisione delle regole intensificava la concorrenza fra imprese, indebolendo la posizione delle societ di trasporto, e fra queste la Enron. I produttori di gas naturale avrebbero potuto contrattare direttamente con gli utilizzatori di gas naturale, senza quindi dover pi stabilire contratti di fornitura con le societ di trasporto. Queste ultime, di contro, avrebbero potuto cedere la propria capacit distributiva a tutti gli operatori che ne avessero fatto richiesta, a tariffe stabilite e sulla base del first-come first-served (chi prima arriva, prima alloggia), fino alla saturazione dei gasdotti. A questo punto, la Enron, decide di reinventare il proprio business
48

I dipendenti ricevettero una circolare che li invitava a contribuire alle casse del candidato Bush, 500 euro per gli impiegati, 5.000 per i manager. V. Zucconi (2002). 49 Lequivalente, in Italia, dellamministratore delegato.

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approfittando della deregolamentazione. Pian piano, sia Lay, che i vertici pi alti della Enron, iniziarono a far pressione sui politici negli U.S.A., cercando di liberalizzare il pi possibile il mercato energetico nel Nord America50. In tre anni (1985-1988), la societ decide di avviare un processo di spostamento/diversificazione del proprio business: dalla tradizionale attivit di produzione e distribuzione di energia, all immateriale commercio su contratti di approvvigionamento di elettricit, gas naturale ed acqua, proiettandosi dunque, verso il mercato globale. Tuttavia, i primi anni di vita della Enron non furono agevoli. Un audace speculatore di borsa di nome Irwin Jacobs, aveva acquisito una quota del capitale della Internorth prima della fusione, ed avanzava ora una minaccia di scalata ostile. Per salvare la societ, e anche la propria personale posizione di potere, Kenneth Lay non esit ad attingere al fondo pensione dei dipendenti per un ammontare di circa 230 milioni di dollari; non essendo tale somma sufficiente, ricorse anche a un forte indebitamento. Il 1990 lanno della svolta: Jeffrey Skilling dopo aver lasciato la McKinsey & Co., viene assunto alla Enron a capo di una nuova divisione, la Enron Capital and Trade, che si occuper di commercio e operazioni finanziarie. A questo punto, Skilling propose una nuova idea: la creazione di una banca del gas e di un nuovo modo di commerciare lenergia. Con lideazione di Gas Bank, la societ si poneva sul mercato come intermediario fra produttori e utilizzatori, offrendo contratti futuri e servizi finanziari di copertura, contro il rischio che emergeva dalla volatilit dei prezzi e dalla incertezza nelle forniture, due fenomeni molto critici nel mercato del gas naturale51. Come scrive Nicola Borzi, nel libro sulla storia di Enron, il progetto banca del gas rappresent una vera e propria rivoluzione per la Enron: la societ di Houston imboccava per la strada senza ritorno che lavrebbe trasformata radicalmente da impresa che gestiva metanodotti in un gigantesco intermediario, un vero e proprio broker52 che, oltre a commerciare commodities (materie prime di largo consumo come elettricit, gas e acqua), offriva anche vari servizi di logistica
50 51

N. Borzi (2002) p. 30. G. Farrel (2006). 52 N. Borzi (2002) p. 33.

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delle risorse energetiche in tutto il mondo. Dalleconomia reale si passava alleconomia di carta53. Infatti con la successiva creazione di Enron Online54 (1999), si pot addirittura acquistare risorse o concludere contratti per forniture energetiche in tempo reale tramite internet. Questo comport di riflesso, anche un altro tipo di evoluzione, una sorta di selezione naturale: insieme alla struttura industriale, sarebbero stati accantonati i protagonisti di quellattivit. Lera degli uomini della InterNorth stava per concludersi: i vecchi dirigenti sarebbero stati rapidamente soppiantati da nuovi voraci predatori55 ( tra cui Skilling e Fastow). Mentre al situazione si evolveva, Skilling venne nominato prima CFO (Chief Financial Officer56), e poi, CEO. Nel momento in cui la banca del gas prese il via, subito si present il problema legato al finanziamento e alla gestione del rischio che il progetto poneva. La soluzione, fu offerta dalla finanza. Scrive Borzi a trovare la mossa adeguata per rompere lo stallo in cui versava il piano Gas Bank fu Anrew Fastow, braccio destro di Skilling. () Il giovane manager cre uno schema innovativo. Il reperimento dei finanziamenti, per pagare pronta cassa lacquisto delle riserve di metallo alle societ estrattrici, fu realizzato attraverso una rete di entit societarie esterne al bilancio della Enron57. Queste societ erano le Special Purpose Entities (Spe, entit destinate a scopi speciali), chiamate anche col nome di veicoli per scopi speciali o Special Purpose Vehicles (Spv)58. Queste societ a orologeria presentavano caratteristiche che le rendevano estremamente attraenti agli occhi di Fastow e degli uomini della Enron. Proprio
53 54

Ibidem. Societ operante nelle-commerce (commercio elettronico). 55 N. Borzi (2002) p. 33. 56 Figura equiparabile, in Italia, al direttore finanziario. 57 N. Borzi (2002) p. 42. 58 Attraverso le Spe-Spv imprese di maggiori dimensioni possono associarsi in maniera non stabile per portare a termine un affare predeterminato: una volta che questo sia stato concluso, le Spe-Spv possono essere sciolte senza ulteriori complicazioni. Il paragone con i mezzi di trasporto rende bene le caratteristiche di queste societ che vengono usate come dei taxi: quando due imprese vogliono fare affari insieme senza essere notate gli basta salire su uno di questi veicoli; una volta a bordo, possono abbassare le tendine di questa sorta di auto pubblica e organizzare i propri scambi a riparo da occhi indiscreti; arrivati a destinazione dopo aver saldato i reciproci conti possono lasciarsi con una semplice stretta di mano. Ibidem p. 43.

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perch gli amministratori delle Spe-Spv potessero sciogliere a una data prefissata senza dover sottostare a procedure burocratiche, i legislatori avevano previsto che non fosse tenuto a inserirle nel bilancio consolidato della sua impresa chi, pur possedendo fino al 97% del loro capitale, potesse dimostrare comunque di non esercitare il controllo manageriale su di esse. Era la quadratura del cerchio: la societ di Houston avrebbe potuto condurre affari attraverso queste entit finanziarie senza riportarle nei propri conti purch avesse trovato un socio disposto a entrare in una Spe-Spv, della quale avrebbe avuto il controllo investendoci appena il 3% del capitale59. Fu proprio costruendo questo castello di carte che la Enron si dirigeva verso il tracollo. In pratica, i debiti della Enron venivano riversati nelle Spe e quindi non apparivano nei bilanci presentati alla societ di revisione. Inoltre, come spiega Sapelli: Enron contabilizzava non solo la quantit delle commodity, ma altres, i servizi resi, generalmente non valutabili con le stesse regole indiscutibili in uso per gli scambi di quantit fisiche. La loro sopravvalutazione gonfiava i profitti e induceva alla redazione di bilanci lontani da ogni fedelt contabile 60. Il meccanismo per sembrava funzionare a perfezione: nel 2001 i dirigenti avevano intascato bonus a profusione per decine di milioni di dollari e tutto sembrava andare per il meglio61. In verit come emerge dalle inchieste giudiziarie e giornalistiche, i revisori, in questo caso lArthur Andersen, avevano iniziato a manifestare preoccupazioni al consiglio damministrazione, riguardo ad alcune SPE. Il consiglio di amministrazione avvert la minaccia che incombeva, ma non diede luogo a uninchiesta autonoma dei revisori, come sarebbe stato dovere degli amministratori indipendenti, ma lasci al menagement lonere e la discrezionalit di svolgere i controlli interni senza esercitare quel potere di sanzione, che probabilmente avrebbe potuto salvare la societ e impedire lespandersi della corruzione62. Ma il ciclo economico mondiale entrava in una fase di stagnazione e il prezzo dei titoli delle societ quotate in Borsa iniziava il suo lento ma inesorabile
59

Ibidem. G. Sapelli (2004) p. 12. 61 Ibidem p. 13. 62 Ibidem.


60

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distacco da quelle valutazioni isteriche e senzaltro anomale che avevano caratterizzati gli anni precedenti. Se le azioni di Enron e delle SPE fossero cadute sempre pi il rischio di dover svelare larcano diveniva ineludibile. E larcano era il fatto che le SPE erano state create allo scopo di costituire un velo che evitasse liscrizione a bilancio di perdite sempre pi preoccupanti (superarono i cinquecento miliardi di dollari). Ma via via il rischio dellassunzione di future perdite sui corsi dei titoli tecnologici e sui derivati diveniva sempre pi insostenibile. Anche il complesso dinvestitori istituzionali (J.P. Morgan Chase e Citigroup in primo luogo, mentre la Mc Arthur Foundation e il fondo pensioni degli insegnanti dellArkansas esercitavano naturalmente un ruolo minore) fu interessato da questo turbine di operazioni al confine dellillecito e della creazione degli incentivi allillecito: gli investitori non solo partecipavano alla capitalizzazioni delle SPE, ma continuavano a occultare le difficolt in cui versava di fatto Enron dietro il velo del non consolidamento di bilancio. Con la caduta continua del prezzo delle azioni la situazione si fece drammatica. Lamministratore delegato Skilling, diede le dimissioni, pur pronunciando parole rassicuranti dinanzi alle platee degli investitori e degli azionisti minori. Tra i dipendenti cominci a diffondersi il panico, mentre le voci secondo cui numerosi dirigenti procedevano alle dimissioni previa vendita dingenti quote di pacchetti azionari iniziarono a farsi sempre pi insistenti. E, come emerse in seguito alle inchieste promosse dal Congresso e dal dipartimento della Giustizia, non si trattava di voci prive di fondamento. In questo contesto, lo storico presidente-fondatore di Enron, Kenneth Lay, assunse ad interim la carica di amministratore delegato e inizi un percorso di apparente trasparenza fondato sullappello diretto ai dipendenti e ai dirigenti che pu essere riassunto nella seguente battuta: Qualcosa non va? Rivolgetevi direttamente a me. Un appello senzaltro efficace, ma che tuttavia scavalcava gli organismi di controllo e sprofondava nel caos il delicato meccanismo di bilanciamento dei poteri che sempre dovrebbero esserne alla base. La conseguenza fu una valanga di lettere anonime. Tra queste spicca la dettagliatissima missiva scritta da Sherron S. Watkins. Otto anni prima Sherron aveva protestato contro la gestione creativa delle

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SPE ed era stata per questo indotta alle dimissioni. Nel giugno 2001 era stata per richiamata a ricoprire la carica di capo contabile di Enron, nel momento in cui la compagnia avvert la necessit di rimettere mano alla contabilit aziendale in modo meno avventuroso. Ma ormai era troppo tardi. La protesta di Sherron indusse Kenneth Lay a rivolgersi, su suggerimento dellufficio legale della societ, a uno studio di avvocati per procedere a unanalisi tanto della situazione della SPE quanto delloperato dei revisori63. Dagli avvocati vennero parole rassicuranti: non cerano problemi rilevanti e tutto andava per il meglio. Del resto la compagnia aveva nella grande societ di revisione, negli investitori istituzionali che sostenevano le SPE, nello stesso studio legale che ora lanciava messaggi cos tranquillizzanti, un interlocutore e un partner di fedelt indiscussa, oltrech di prima grandezza: dunque perch dubitare? Presto per, dubitare divenne necessario soprattutto quando le strategie di Andrew W. Fastow, il direttore finanziario che dal 1997 aveva dato vita alla precaria ma rifulgente costruzione delle SPE, iniziarono a sfarinarsi come un castello di sabbia (nellottobre 2002 Fastow stato arrestato dalla Corte di Giustizia per i reati di falso in bilancio e appropriazione indebita). Nellottobre 2001 il titolo ebbe un tracollo fortissimo e ci segn linizio della fine. Anche il fondo pensioni dei dipendenti era in pericolo. Si iniziarono le operazioni per vendere le azioni, ma il destino volle che proprio in quel periodo fossero in corso le operazioni assembleari necessarie per consentire il passaggio da un gruppo di amministratori del fondo a un altro e questo impose il congelamento dei conti dei dipendenti. Era alla fine; il titolo precipit ai suoi livelli pi bassi: quindici dollari (allinizio dello stesso mese ne valeva trenta). Nel frattempo il Wall Street Journal aveva evidenziato il fatto che ben 35milioni delle perdite Enron erano imputabili alle Spe e questo dopo che gli amministratori erano stati costretti, il 15 ottobre 2001, ad annunciare che, per la prima volta dopo quattro anni di folgoranti successi (Fortune ripetutamente indicava in Enron la compagnia di maggior successo nel mondo!), il bilancio si sarebbe chiuso con delle perdite. Il tentativo di mascherare in extremis i danni attraverso una fusione con la
63

Ibidem p. 16.

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Dynegy non diede i risultati sperati. Nulla si occult e tutto, invece, esplose: nei giorni in cui si siglava laccordo di massima per la fusione (che non avvenne) Enron bruci due miliardi di dollari di liquidit. Era la fine: il titolo crollava a 6,99 dollari. Il 1 dicembre 2001 il consiglio di amministrazione dichiarava il fallimento della societ, con una deliberazione che rimarr nella storia della governance e della bribery (corruzione) internazionale64. 2. Le responsabilit dei partiti politici nel caso Enron. Dopo aver ricostruito in breve, le vicende della bancarotta di Enron, si passer ad analizzare le responsabilit, ormai provate, dei soggetti istituzionali, vale a dire principalmente dei partiti e della classe politica in generale. Senza il loro apporto limponente liberalizzazione dei mercati energetici, che in modo non indifferente ha contribuito allespansione della Enron, non avrebbe potuto avere luogo. Dai fatti risulta che la classe dirigente statunitense, da una parte, e la FERC dallaltra, hanno approvato atti, sotto le pressanti dichiarazioni di Kenneth Lay e Skilling, che negli anni hanno agevolato enormemente la crescita del gruppo. Come ci racconta Borzi sulla deregulation dei mercati dellenergia negli Stati Uniti, sulle sue cause e i suoi effetti, sono stai versati fiumi dinchiostro. Vogliamo riportare solo qualche esempio riguardanti le pressioni dei lobbisti e dei dirigenti texani sul parlamento e sul governo di Washington per abbattere le barriere che separavano la Enron dal lucroso mercato al dettaglio dellelettricit, quello che riguarda le forniture a tutti i piccoli clienti, dalle famiglie agli esercizi commerciali65. Il 10 febbraio 1997 Kenneth Lay faceva diramare dallufficio stampa della Enron un comunicato con il quale salutava come opera meritoria la presentazione alla Camera e al Senato di disegni di legge gemelli per modernizzare il settore elettrico degli Stati Uniti: I commenti positivi dei leader di entrambi i partiti dimostrano il consenso crescente alla ristrutturazione del sistema obsoleto delle regole nazionali sul mercato elettrico. La legislazione in discussione consentir
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Ibidem pp. 14-18. N. Borzi (2002) p. 72.

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agli stati di entrare velocemente in una nuova era di concorrenza e di possibilit di scelta per i consumatori66. Il 6 Marzo seguente era la volta di Jeffrey Skilling: il manager tenne una relazione a un convegno realizzato dal comitato per lenergia e le risorse naturali del Senato degli USA. Il suo messaggio ai politici di Washington era semplice: occorreva fissare una scadenza precisa entro la quale liberalizzare completamente il mercato dellelettricit al dettaglio, consentendo ai consumatori statunitensi di risparmiare sulla bolletta 200 milioni di dollari al giorno, pari a un taglio dei costi del 30-40% sulla spesa elettrica complessiva, che negli Stati Uniti allepoca si aggirava sui 200 miliardi di dollari lanno. Per ottenere questo grande risultato i parlamentari avrebbero dovuto appoggiare i progetti di legge in materia, gi presentati in entrambi i rami del Congresso. Nella seconda met degli anni novanta, cos, il settore dellelettricit statunitense diventava un vero e proprio cantiere legislativo a ciclo aperto. Si susseguivano con un ritmo incalzante norme che accelerarono la liberalizzazione del mercato. La legge fondamentale, quel Pubblic Utility Holding Company Act (legge sulle societ di pubblici servizi, Puhca) che risaliva al 1935 fu completamente emendata nelle parti che potevano frenare la competizione. Si rivisito dalle fondamenta anche un altro testo fondamentale, il Pubblic Utility Regulatory Policies Act (legge sulle politiche regolatorie dei pubblici servizi, Purpa) del 1978. Nel 1992 veniva introdotto lEnergy Policy Act (Epact), la riforma del mercato dellenergia che apr alla concorrenza il mercato allingrosso. Nel 1996 lordine 888 della FERC, diede ai privati libero accesso alla rete di trasmissione dellelettricit; sempre nel 1996, il 24 aprile, un nuovo ordine della FERC introdusse nuove tariffe sulle riserve di capacit di energia destinate alla trasmissione sulla rete ad accesso libero, con un modello innovativo delle regole sulla trasmissione di elettricit su connessioni liberate che fu salutato con entusiasmo dalla Enron. Nel 1999 la Commissione federale per la regolamentazione dellenergia eman lordine 2000, il cosiddetto Ordine del Millennio, che dava il via alla
66

Ibidem.

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riorganizzazione della rete elettrica statunitense introducendo le Organizzazioni per la trasmissione di energia su scala regionale, che negli Stati Uniti significava su base interstatale. Lultimo diaframma per la piena competizione era stato abbattuto. I desideri della Enron, portati al Congresso di Washington dai lobbisti e, quando serviva, direttamente da Lay e Skilling, avevano trovato piena soddisfazione67. Su politici e amministratori pubblici i manager di Houston spinsero a fondo la loro influenza, grazie a crescenti e ininterrotte iniezioni di denaro, nelle forme consentite dalla lacunosa legge statunitense sulle attivit di lobbying. Il risultato finale fu quello di dare la scossa ai legislatori statunitensi e di sensibilizzare le autorit di controllo sulle necessit delle industrie del settore68. Infine, occorre sottolineare il fatto che, la maggior parte della squadra di governo di George W. Bush era fra gli azionisti della Enron, ci dimostra palesemente che si era in una situazione di enorme conflitto dinteressi. A questo proposito Vittorio Zucconi scrisse per La Repubblica nel 2002: Dagli anni 80, quando proprio la Enron rilev a Houston, comprandola a prezzi d'affezione, la prima e unica societ privata creata dal giovane Bush, la fallita "Arbusto" (bush, in spagnolo), il cavo si irrobustito, fino a diventare un cordone ombelicale. Il presidente e fondatore, Kenneth Lay, intu molto presto che puntare su quel giovanotto scapestrato, ma di eccellente famiglia avrebbe dato frutti succosi e la Enron divenne la sponsor, l'amica, la massima elemosiniera delle sue ambizioni politiche. Lo aiutarono a diventare governatore del Texas e, appena eletto, George Bush cambi le leggi del suo Stato esattamente come la Enron chiedeva fossero cambiate. Quando il figlio dell'ex presidente decise di puntare alla Casa Bianca, la Enron fu di nuovo al suo fianco, contribuendo quasi 800 mila dollari, un milione di euro, alla sua campagna e diventando, come scrive uno studio nonpartisan sulle elezioni del 2000, "il patron numero uno del candidato repubblicano". I dipendenti ricevettero una circolare che li "invitava" a contribuire alle casse del candidato Bush, 500 euro per gli impiegati, 5.000 per i managers.
67 68

Ibidem p. 73. Ibidem.

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E soldi arrivarono anche all'attuale ministro della giustizia John Ashcroft, che proprio ieri dovuto rendere noto di volersi tirare fuori dall'inchiesta disposta dal suo presidente, perch in presenza di un conflitto di interessi. Cos, mentre la California conosceva black out elettrici perch non era pi in grado di pagare i prezzi da riscatto chiesti dalla Enron, il presidente rifiutava di intervenire per calmierare il mercato e quindi danneggiare gli amici di Houston. E la riconoscenza di Bush non si fermata qui. Nel suo team di governo, gli "Enron Men" sono molti e in posizioni chiave. Sono ex dipendenti Enron il rappresentate commerciale internazionale di Bush, Robert Zoellick, il presidente del partito repubblicano Racicot, il sottosegretario alla difesa responsabile per l'Esercito, White, mentre il principale collaboratore e consigliere di Bush, Karl Rove, il Richelieu della Casa Bianca, possedeva 500 mila euro in azioni della societ. Questi molti "occhi di riguardo" alla Casa Bianca hanno permesso alla Enron di nascondere ai dipendenti, agli azionisti, alla Sec, le reali situazioni di bilancio69.

3. Le responsabilit dei revisori e delle bache dinvestimento. Nel caso Enron, anche la societ incaricata a redigere i bilanci di revisione contabile, la Arthur Andersen, stata riconosciuta complice, e quindi colpevole, della truffa organizzata dalla Enron. C da premettere che in uneconomia di mercato in cui le societ attingono al risparmio di milioni di risparmiatori per finanziare il loro sviluppo, la veridicit dei bilanci gioca un ruolo essenziale. Il ruolo delle societ di certificazione precisamente quello di fornire il necessario timbro di qualit che garantisca ai risparmiatori lacquisto di quel particolare prodotto che consiste nelle azioni emesse da una societ. Oggi la certificazione svolta da societ private in regime di concorrenza. Com stato notato da molti le norme sulle societ di revisione erano (e sono ancora in Europa) caratterizzate da unintrinseca debolezza in quanto hanno operato finora
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V. Zucconi (2002).

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in conflitto dinteresse, potendo offrire servizi di consulenza alle stesse societ di cui certificavano i bilanci: la tentazione di chiudere un occhio (o anche due) a fronte dirregolarit contabili era quindi insito nel disegno normativo delle societ di revisione70. Anche Sapelli ce lo fa notare sostenendo che i controlli tipici della balance of powers anglosassone non scattarono. I revisori, per esempio non insistettero nella loro analisi e di fatto si adeguarono ai voleri del management () tutto proteso alla valorizzazione del titolo della compagnia sui mercati borsistici71. Tuttavia, anche le banche dinvestimento furono complici del circolo vizioso innescatosi con lutilizzazione delle Spe. Contribuirono alla capitalizzazione di queste ultime e fecero in modo di occultare le condizioni di difficolt in cui era la Enron.

Capitolo 4. Il caso Parmalat.

1. I fatti. Il caso Parmalat ha fatto esplodere anche in Italia la consapevolezza dei pericoli interni in una struttura di governo delle imprese non trasparente. Si parla spesso del caso Parmalat in relazione al caso Enron; in realt si tratta di vicende ben diverse.
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L. Guiso (2002) www.lavoce.info. G. Sapelli (2002) p. 14.

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Non c dubbio infatti che il caso Parmalat, prima ancora di essere un esempio di cattiva governance, ovvero di inefficacia dei sistemi di governo delle imprese adottati internazionalmente per difendere i cittadini risparmiatori e azionisti, si configuri come un vero e proprio episodio criminale. Ci troviamo di fronte, cio, ad una serie di pratiche di occultamento di dati finanziari reali, che ha visto decine di persone impegnate per moltissimi anni a falsificare i bilanci e a truffare i risparmiatori. Come afferma Sapelli: Il punto che ci troviamo di fronte a un gruppo di imprese che gi alla fine degli anni ottanta versava in una crisi industriale assai grave72. Infatti, i tre pm milanesi, Francesco Greco, Carlo Nocerino ed Eugenio Fusco, che hanno indagato sul caso, scoprono durante gli interrogatori che Parmalat era fallita da almeno quindici anni. Agli inizi degli anni Sessanta a Collecchio nasce lazienda Dietalat ribattezzata in seguito, Parmalat S.p.a.. Tra il 1973 e il 1983 lazienda vede aumentare il proprio fatturato da 10milioni di euro a oltre 249milioni. Questo grazie a una duplice intuizione del patron Callisto Tanzi, che ha iniziato a utilizzare contenitori di cartone Tetrapak per la vendita del latte e a servirsi della tecnologia UHT, un sistema di conservazione che lascia inalterate qualit proteiche e i sali minerali del prodotto73. Limpresa era entrata in crisi una prima volta nel 1986, in seguito al disastro nucleare di Chernobyl che aveva fatto crollare le vendite di latte. Allora Parmalat era unazienda relativamente piccola. In quel periodo, in pi, stava finanziando il network televisivo Odeon Tv (societ presto fallita), voluto fortemente da Ciriaco De Mita (DC) per contrastare la crescita delle reti Fininvest di Silvio Berlusconi, che invece era legato, come finanziatore, a Bettino Craxi (PSI). In questo contesto, sinnesca lo stretto legame tra Tanzi e De Mita, ovvero, il legame tra il partito di riferimento del secondo e lazienda del primo. Infatti, De Mita fa da tramite tra Tanzi e il Monte Paschi di Siena, che concede prima a Parmalat un prestito-ponte di 120 miliardi, poi la fa approdare in Borsa chiedendo una mano al finanziere Giuseppe Gennari. Il gruppo di Collecchio (dove era nata
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G. Sapelli (2004) p. 79. www.borsaitaliana.it.

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lazienda) non aveva tre anni consecutivi di bilanci certificati che gli potevano permettere di quotarsi. Ma il problema viene aggirato facendo acquistare la maggioranza di Parmalat Spa dalla Finanziaria Centro Nord (FNC) di Gennari, che gi in borsa, e contemporaneamente cedendo le quote della FNC alla Coloniale, la finanziaria della famiglia Tanzi. Loperazione viene perfezionata nel secondo semestre del 1990, quando la FNC annuncia un aumento di capitale in Borsa e cambia il nome in Parmalat Finanziaria. I debiti di Parmalat, quindi, vengono ripianati dagli investitori che acquistano le azioni sul mercato in un collocamento curato dalla Banca Akros del finanziere Gianmario Roveraro (sequestrato e ucciso nel luglio 2006). Nel 1993 c un secondo aumento di capitale, che permette alla Parmalat Finanziaria di rilevare le quote di Parmalat Spa ancora in mano a Tanzi e quelle detenute dalla Banca Akros di Roveraro. Ma i soldi raccolti in Borsa non bastano al gruppo per riprendersi74. Nel 1996 necessaria una seconda ricapitalizzazione sempre con laiuto delle banche. La situazione, anche se il gruppo appare in piena espansione e continua ad acquistare imprese, disperata. Da allora i falsi in bilancio diventano sistematici. Essendo quotata in Borsa, Parmalat doveva presentare le cosiddette quattro trimestrali, vale a dire gli atti fondamentali di comunicazione finanziaria per il mondo degli investitori e per il mercato. Ebbene, ogni tre mesi, tutte le volte che si doveva rispondere a questi appuntamenti, si procedeva a verificare le criticit passive e a correggerle con dei falsi contabili che avevano come strumento fondamentale la societ Bonlat. Loperazione consisteva nellascrivere tali passivit al bilancio di Bonlat imputandole come costo che, nella costruzione di transazioni infragruppo (ossia tra Bonlat e Parmalat holding), era ricoperto con unoperazione attiva che consentiva di scrivere a libro, fittiziamente, dei ricavi.
74

G. Barbacetto, P. Gomez, M. Travaglio (2007) p. 235.

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La societ compensava le perdite tramite falsificazioni vere e proprie che venivano scientemente perseguite di volta in volta con sconcertante regolarit. Si falsificavano le fatture e si fingevano i ricavi75. Bonlat era una societ off-shore76, ossia costruita in modo da poter consentire falsificazioni contabili. Aveva sede alle Isole Cayman, nel Mar delle Antille, dove, alle societ che l hanno la loro sede legale consentito non redigere bilanci ma, semplici prospetti. Gi nel 1998, a quanto pare, Parmalat aveva costituito due societ off-shore: la Curcastle e la Zirpa. Nel 1999 si decise di agire con pi determinazione: ed ecco la costituzione di Bonlat. Le operazioni di falsificazione dovevano anche sostenere il titolo in borsa ed eludere le analisi di bilancio promosse dagli investitori, cos da poter accedere ai finanziamenti tramite bond77. Questi capitali consentivano di acquisire denaro senza emettere azioni che avrebbero compromesso il controllo sulla societ della famiglia Tanzi (detentrice del 51%). Il caso Bonlat ha pure un altro interessante risvolto. Come afferma Sapelli lalterazione dei bilanci diveniva un problema che coinvolgeva lintero gruppo dimprese e, credo, che non poteva non essere condiviso da unestesa corte di dirigenti. Le falsificazioni erano pertanto falsificazioni di gruppo, perch solo in questo modo era possibile impedire che da un controllo incrociato emergessero delle incongruenze e si svelasse il nodo della falsificazione78. Attraverso la falsificazione contabile di Bonlat si occultavano delle perdite e ci implicava che la falsificazione dellintera contabilit, anche quella del rapporto
75 76

G. Sapelli (2004) p. 81. Le societ off-shore sono imprese fittizie create in centri finanziari con un livello di imposte molto basso, che di solito si trovano su isole (dette paradisi fiscali). Queste societ sono spesso usate per nasconderne il beneficiario o il proprietario. 77 Il bond (o obbligazione) un titolo di credito. un prestito concesso dallinvestitore allemittente del bond: uno Stato, un Governo, unOrganizzazione Internazionale o una societ privata. Quando emette un bond lemittente si impegna a: restituire il capitale scritto sul titolo alla scadenza del prestito; effettuare una serie di pagamenti periodici (cedole) calcolate in base a un tasso sinteresse prestabilito. La differenza fondamentale tra un bond e unazione consiste nel fatto che linvestimento azionario ha dei rendimenti incerti; al contrario, quando un emittente emette unobbligazione si impegna formalmente a ripagarne il capitale a scadenza e gli interessi periodici. www.fineco.it. 78 G. Sapelli (2004) p. 82.

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con le banche italiane ed estere, soprattutto di una di questultime (Bank of America), avrebbe avuto un ruolo decisivo nellintera vicenda. Il tutto veniva artificialmente prodotto sui computer aziendali, che divennero in tal modo i contenitori delle prove delle falsificazioni e che per questo furono distrutti non appena prese avvio linchiesta giudiziaria. Di tali falsificazioni finora non si sono ritrovate tracce contabili, tanto stata precisa lopera di distruzione del materiale informatico. E si trattava di operazioni delle pi elementari. Tutto costruito utilizzando carte intestate fasulle e moduli fittizi. evidente che una simile opera di falsificazione doveva poter contare su una rete di protezione che andava ben oltre il perimetro amministrativo dellazienda. I massimi dirigenti non potevano essere i soli artefici di un meccanismo tanto complesso. Tuttavia, come spiega Sapelli le posizioni finanziarie iscritte nei bilanci della Bonlat divennero insostenibili, perch inesigibili a fronte dellesposizione in bond che dovevano essere rimborsati e per il cui rimborso non si disponeva di capitali, pur avendo iscritto a bilancio ingenti somme di liquidit79. A questo punto venne creato il Fondo Epicurum che, come spiegato in seguito dagli interrogatori, non consentiva di rendere liquidi i capitali ivi collocati e quindi costituiva un ostacolo al rimborso dei bond. Innescato ormai il circolo non virtuoso, divenne necessario creare artificialmente sempre nuovo denaro, oppure distrarlo dalle finalit giuridicamente stabilite dalle regole contabili e dalle leggi. Si ricorse in tal modo al deposito fiduciario regolato dal diritto nordamericano. Attraverso la Parmalat Finance Corporation, si ponevano su conti fiduciari statunitensi, diversi milioni di euro che venivano consolidati nel bilancio di gruppo80. Come si vedr in seguito, per, questi soldi in realt non esistevano, poich legati a un complesso sistema di finanziamenti fittizi attuati fra aziende di propriet della famiglia Tanzi (societ Coloniale, Sata SRL, Bonlat). Le operazioni di falsificazione e di distrazione finanziaria continuarono fino a che il meccanismo si incepp: a causa di un esposto presentato nel dicembre 2003
79 80

Ibidem pp. 83-84. Ibidem p. 84.

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da unassociazione di consumatori in occasione di un mancato rimborso di un bond di 150milioni di euro. La Consob81 avvi uninchiesta sulla Parmalat. Dalla relazione trimestrale del 2002 risultava che il gruppo disponeva di una liquidit assai consistente, a fronte della quale limpossibilit di rimborsare i bond appariva inspiegabile. Anzi, era la stessa emissione di nuovi bond, di fronte a tanta liquidit, ad apparire ingiustificabile. Dallinchiesta cominci a trapelare la verit: la grande massa di liquidit del gruppo era concentrata presso la Bonlat e, via via, tutte le altre pedine della complessa macchina finanziaria criminale vennero alla luce: il Fondo Epicurum, le liquidit fittiziamente depositate sui conti di Bank of America e via dicendo82. Come ci raccontano gli autori del libro-inchiesta Mani Sporche la sera del 17 dicembre 2003 un funzionario di medio livello della Bank of America di New York infila 4 fogli nel fax per rispondere a una richiesta di notizie appena giunta da Maurizio Bianchi, partner milanese della Grant Thornton, la societ di revisione della Parmalat. Questa, su sollecitazione della Consob, vuole conoscere lesatto ammontare dei fondi depositati da Parmalat a New York83. Ma la banca statunitense risponde che la Bank of America NY non ha alcun rapporto con Bonlat e lestratto conto del 6 marzo 2003 falso e non proviene dai loro uffici. Lepitaffio sul colosso di Collecchio giace incustodito per tutta la notte negli uffici della Grant Thornton, in Largo Augusto 7 a Milano. Poi al mattino Bianchi lo spedisce alla Consob e alle procure di Milano e Parma. () In un attimo tutto diventa chiaro. Quella che Parmalat sta patendo da mesi non una semplice crisi finanziaria: una truffa, la pi grande truffa degli ultimi centanni visto che coinvolge oltre 130mila risparmiatori. Un sistema corrotto fino al midollo ha permesso a Tanzi e ai suoi uomini di falsificare documenti, bilanci, estratti conto, senza mai alcun allarme.
81

Lattivit della Consob ha come obbiettivi la tutela degli investitori e lefficienza, la trasparenza e lo sviluppo del mercato mobiliare. Le sue funzioni si sono progressivamente sviluppate nel tempo in relazione sia allesigenza di estendere lambito della tutela del risparmio che al progressivo evolversi del mercato finanziario e della legislazione in materia. www.consob.it. 82 G. Sapelli (2004) p. 87. 83 G. Barbacetto, P. Gomez, M. Travaglio (2007) p. 233.

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Revisori dei conti, societ di rating, banche, Consob, Bankitalia, magistrati, politici: nessuno intervenuto per tempo84. Nella pagina successiva si pu osservare una tabella che descrive brevemente la vita di Parmalat e i debiti che aveva accumulato con le bache italiane ed estere.

84

Ibidem p. 234.

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50

2. Le responsabilit nel caso Parmalat. Qui di seguito, come fatto per il caso Enron si analizzeranno le varie responsabilit dei soggetti istituzionali anche per il caso che ha riguardato la multinazionale Parmalat. Come afferma Sapelli anche nel caso Parmalat crollato un sistema di potere, ma limpresa non fallita e non stata eliminata dal mercato come invece dovrebbe accadere in un sistema politico-economico equo e non colluso. A tale riguardo sufficiente ricordare come i presidenti di importanti istituti e fondazioni bancarie parmensi fossero legati da una rete di storiche relazioni al gruppo Parmalat, e come la loro stessa promozione sociale potesse contare anche sulle relazioni intrattenute dallimpresa con i partiti, attraverso una stupefacente opera di equilibrio tra le forze politiche che negli anni ottanta dominavano la politica italiana. Un intreccio che sarebbe proseguito anche nel decennio successivo, in una logica di apparentamento bipartisan. Anche Parmalat quindi, proprio come Enron, deve la sua ascesa a precise protezioni politiche85. Sulla scorta di ci che stato affermato da Sapelli, c effettivamente da rilevare lo stretto rapporto che legava il patron dellazienda, Callisto Tanzi, allonorevole De Mita, facente parte del partito che proprio negli anni Ottanta dominava la scena politica: la Democrazia Cristiana (DC). Tanzi infatti come detto precedentemente, era stato spinto proprio da De Mita a buttarsi nellaffare Odeon TV e proprio con laiuto di De Mita era riuscito pi volte a salvare lazienda dalla crisi, con lappoggio di banche anchesse legate al politico democristiano. Non solo, lo stesso salvataggio dellazienda dopo il crack, dimostra come ci sia un diffuso legame affettivo da parte della politica in generale, rispetto alla stessa. Passiamo ora ad analizzare cosa non funzionato nei controlli interni allimpresa ed esterni ad essa. Per quanto riguarda i controlli interni, in Italia prima della recente riforma del diritto societario, tutte le societ quotate e non quotate in Borsa avevano
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G. Sapelli (2004) pp. 88-89.

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lobbligo di affiancare al consiglio di amministrazione il collegio sindacale nelle vesti di controllore. Il collegio sindacale esercita un potere di controllo non solo sui bilanci e sulla loro formazione, ma anche sullarchitettura organizzativa della societ o sul gruppo di societ. Nulla di tutto questo, per, sembra sia avvenuto nel caso del gruppo Parmalat. Dunque: il collegio sindacale non ha svolto il proprio ruolo. Anche i mebri del consiglio di amministrazione non hanno agito al meglio. Pare, infatti, che non si proceduto alla separazione tra presidente e amministratore delegato, per affidare al primo la responsabilit degli organi di controllo. In altre parole, come spiega Sapelli un rapporto di tipo familiare o di sudditanza alla propriet assoluto e indiscusso pare abbia spinto alcuni amministratori e addirittura alcuni presidenti di societ del gruppo, a firmare a scatola chiusa atti societari di cui essi non avevano la bench minima idea del contenuto86. Gli organi di controllo, in definitiva, quando esistevano non agivano. Infine, anche il ruolo delle societ di revisione finito sotto inchiesta. Alcuni dirigenti di una di queste societ, che per lunghi anni ha proceduto al controllo dei bilanci del gruppo, sono stati arrestati. Il caso Parmalat, per, ha chiamato in causa anche i sovra controlli esterni alla societ e al gruppo: innanzitutto la Consob (lequivalente italiana della SEC), che dovrebbe verificare tutte le comunicazioni date al mercato e operare affinch vi siano meno asimmetrie informative possibili tra imprese, azionisti e risparmiatori. Quale che sia, il giudizio sulloperato della Consob in questo frangente non pu che essere profondamente preoccupato. Il macroregolatore ha clamorosamente manifestato tutta la sua debolezza nel caso Parmalat. Infatti, quando ha iniziato a indagare sulla multinazionale di Collecchio, era gi troppo tardi. Infine, passiamo ora ad analizzare il ruolo svolto dalle banche nella vicenda italiana. Abbiamo visto come negli anni successivi al crack della Parmalat, siano stati messi sotto accusa amministratori di importanti istituti di credito, nonch
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Ibidem p. 90.

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lallora governatore della Banca dItalia Antonio Fazio. La Banca dItalia deve occuparsi della stabilit e quindi della tutela del risparmio, pittosto che della difesa delle banche come organizzazione. La sua azione e quindi rivolta agli istituti bancari e non alle imprese87. In una celebre audizione parlamentare del 27 gennaio 2004, il governatore Fazio sostiene che, dalla legge bancaria del 1936 a oggi, nessun italiano ha mai perso una sola lira dei suoi depositi. Sempre, quando gli istituti di credito sono stati travolti da fallimenti o sono stati sul punto di saltare, intervenuta la Banca dItalia a imporre alleanze e salvataggi, tutelando il risparmio. In realt ci vero solo in parte. Negli ultimi ventanni le famiglie italiane hanno cambiato il modo di mettere al riparo i loro soldi. Su consiglio delle banche, hanno cominciato a investire. E cos tra il 2001 e il 2003, 130mila obbligazionisti della Parmalat e 35mila della Cirio, si ritrovavano in mano carta straccia88. In pi, come afferma nellinterrogatorio Fausto Tonna, ex direttore finanziario della Parmalat nei prospetti informativi di tutti i bond emessi da Parmalat vi un divieto al pubblico. I bond dovevano invece essere collocati presso investitori istituzionali e banche. Pertanto, se parte di questi bond sono finiti nelle mani di investitori privati, la responsabilit solo delle banche89. C da aggiungere che, erano le stesse banche a proporre molto spesso alla Parmalat lemissione di bond sulle quali percepivano abbondanti commissioni, con conseguenti bonus a fine anno ai funzionari che partecipavano alloperazione.

3. Le misure prese dopo Enron e Parmalat: confronto fra le leggi italiane e statunitensi.
87 88

Ibidem p. 92. G. Barbacetto, P. Gomez, M. Travaglio (2007) p. 221. 89 Ibidem p. 237.

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A questo punto, dopo aver esaminato a fondo i due casi, ci avviamo ad osservare quali misure abbiano preso gli stati, in cui le vicende pocanzi descritte sono accadute, per cercare di non permettere il perpetuarsi di tali crimini in futuro. Iniziamo con gli Stati Uniti. Dopo lo scandalo Enron nonostante lo stretto legame fra Washington e lazienda texana, le reazioni legislative furono clamorose: il 30 luglio 2002 fu emanato il Sarbanes-Oxley Act, che introduceva sanzioni severissime per colpire false informazioni e frodi nella gestione delle societ commerciali. Vediamo il contenuto della legge nello specifico. Il Sabanes-Oxley Act, cos denominato in quanto derivante dalla combinazione della Serbanes Bill e della Oxley bill, prevede modifiche normative in materia di consulenza e di revisione contabile delle societ quotate in borsa. Le modifiche riguardano: 1. la creazione di un board90 indipendente che si occupi del monitoraggio delle societ di revisione; 2. la separazione dellattivit di consulenza da quella di revisione; 3. la certificazione da parte del senior corporate management91della veridicit del bilancio annuale e delle relazioni finanziarie della societ quotata; 4. la piena discluosure (trasparenza) delle transazioni off-balance sheet92 e di altre obbligazioni che possano influenzare e mistificare le condizioni finanziarie della corporation; 5. la concessione di maggiori finanziamenti alla SEC93. A tal proposito, Eugenio Occorsio scriveva tre anni fa su Repubblica il SerbanesOxley Act la pi dura legge nella storia per reati finanziari. Pene durissime () (multe che arrivano a 5 milioni di dollari per gli individui e, 25
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Per board si intende una commissione o un comitato. Il Senior Corporate Management comprende presidente, amministratore delegato, direttore generale, segretario generale, ecc. 92 Le transazioni off-balance sheet sono caratterizzate dal fatto che non rientrano nel bilancio delle attivit dellimpresa e quindi, possono favorire la non trasparente visione delle reali condizioni finanziarie di unimpresa quotata in borsa. 93 www.irtop.com.

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milioni di dollari per le societ) () e galera fino a trentanni per chiunque manipoli i bilanci delle societ a danno dellerario, degli azionisti, della comunit dei risparmiatori. () Bernie Ebbers, capo della Worldcom, sta scontando una condanna per 22 anni, Martha Stewart appena uscita dopo tre anni di carcere per insider trading, Kennet Lay addirittura morto dinfarto nel luglio 2006 dopo essere stato riconosciuto colpevole di truffe sul bilancio della Enron lavrebbero portato ad una condanna di decine di anni94. Quindi, a fronte di quanto finora riportato, si pu affermare che il governo degli Stati Uniti, dopo il collasso di Enron, abbia dato una forte risposta alle frodi finanziarie, ci anche in relazione alle variabili prima analizzate nel modello di Becker (in particolare: maggiori controlli, e quindi, maggiore probabilit di essere arrestati (P), e poi, maggiori multe o pene (L), che come abbiamo visto sono da considerare fra la pi dure mai esistite, aventi perci una forte carica repressiva). Naturalmente, come sostiene Becker, ladozione di tali misure ha comportato imponenti costi sociali. Infatti come sostiene Occorsio la legge accusata di aver provocato smisurati aggravi dei costi a carico delle aziende perch introduce (come abbiamo visto) lobbligatoriet di istituire un nuovo board con funzioni di vigilanza e impone tali e tanti adempimenti da rendere obbligatoria lassunzione di decine di costosi avvocati95. In particolare, i costi sociali sono stati aumentati in entrambe le variabili beckeriane, rafforzando sia la pena/multa, sia i mezzi per aumentare la probabilit di essere arrestati (concessione di maggiori finanziamenti alla SEC). In Italia, pochi mesi prima del Sarbanes-Oxley Act (luglio 2002), veniva introdotta una riforma dei reati societari: il decreto legislativo 11 aprile 2002, n61, caratterizzata da una straordinaria indulgenza per la criminalit economica, con un affievolimento della reazione penale nei confronti delle falsit nei bilanci e nelle comunicazioni sociali spinta sino al limite della depenalizzazione di fatto. Riduzione generalizzata dei livelli sanzionatori, accorciamento dei termini di prescrizione, ulteriormente accentuato, a pochi anni di distanza, dalla riforma introdotta con la legge ex-Cirielli96, ampio ricorso alla procedibilit a querela,
94 95

che

E. Occorsio (2007) www.larepubblica.it. Ibidem. 96 L. 5 dicembre 2005, n. 251.

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postergazione97 dellintervento penale alleffettiva verificazione di un danno patrimoniale per i soci e i creditori e, soprattutto, linserimento di soglie di punibilit quantitative per le false comunicazioni sociali, sono solo alcune delle pi significative novit di una riforma che si muoveva tutta nel segno di una accentuata "patrimonializzazione" e "privatizzazione" della tutela penale, con tendenziale emarginazione delle esigenze di protezione degli interessi generali del mercato e dei risparmiatori. In questo clima paradossale esplose lo scandalo Parmalat, che rese finalmente evidente, a unopinione pubblica giustamente allarmata dalla gravit delle conseguenze degli illeciti societari, l"insostenibile leggerezza" della politica di contrasto alla criminalit economica seguita dal legislatore italiano degli ultimi anni98. A poco valeva sottolineare come frequentemente si udito affermare in quei giorni, a cominciare dallallora capo del governo Silvio Berlusconi che la riforma dei reati societari non poteva essere tacciata di responsabilit alcuna nellesplosione dello scandalo Parmalat, in quanto la radice del dissesto rimontava a patologie gestorie verificatesi in anni sicuramente antecedenti. Il punto, evidentemente, era ben altro, e cio che la riforma rendeva straordinariamente pi difficile perseguire penalmente gli autori di quelli e di consimili reati, tanto sul piano sostanziale per la quantit e la complessit dei requisiti introdotti dal legislatore per la punibilit di tali illeciti quanto sul piano processuale , per aver trasformato lesercizio dellazione penale e il conseguente accertamento giudiziario in una sorta di disperata corsa a ostacoli contro una prescrizione sempre pi incombente e inesorabile99. Il caso Parmalat segn dunque, un punto di svolta, reso manifesto dai primi cenni di risposta legislativa, concretizzatasi nelliniziale disegno di legge governativo per la tutela del risparmio, presentato nel febbraio 2004100. Sotto il
97

La postergazione si ha quando uno o pi creditoti, senza rinunciare al credito, permettono che il loro credito sar soddisfatto solo dopo lintegrale soddisfazione degli altri creditori che assumono, per effetto di ci, un carattere di privilegio indiretto. 98 L. Foffani (2006) www.lavoce.info. 99 ibidem 100 Atti camera, 16 febbraio 2004, n. 4705

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profilo sanzionatorio risaltava laccantonamento della linea morbida nei confronti degli illeciti societari. Cavallo di battaglia della nuova politica di rigore avrebbe dovuto essere lintroduzione di un delitto di nocumento al risparmio, contrassegnato da una pena draconiana (reclusione da tre a dodici anni) e da contorni normativi assolutamente indefiniti: unautentica mostruosit giuridica, peraltro puramente simbolica e concretamente inapplicabile (oltre che palesemente incostituzionale), che nascondeva dietro lapparente mano dura nei confronti della criminalit economica la reale volont di non toccare la nuova disciplina del falso in bilancio e degli altri reati societari, che difatti da questo primo progetto governativo non venivano minimamente sfiorati. Si trattava tuttavia di uniniziativa politicamente debole e di corto respiro, ben presto sovrastata, nel successivo e tormentato iter parlamentare della riforma,dal tentativo di costruire una soluzione politica bipartisan al problema di fornire nuove tutele giuridico-istituzionali agli interessi dei risparmiatoriinvestitori101. Il nodo del falso in bilancio giunse ben presto al pettine e fu proprio su questo scoglio oltre che sui ben noti problemi riguardanti la nomina e i poteri del governatore della Banca dItalia che si aren definitivamente il testo unificato della legge per la tutela del risparmio votato dalla Camera nel maggio 2004, che avrebbe comportato una significativa riforma della riforma102. Il consenso inizialmente raggiunto in sede di commissioni parlamentari riunite venne difatti ben presto travolto dalla constatazione, assolutamente ineccepibile dal punto di vista dei fautori della riforma dei reati societari del 2002, che una svolta cos radicale e clamorosa sarebbe equivalsa ad una sorta di implicita ammissione, da parte del legislatore, che lunico scopo perseguito con la precedente normativa fosse quello di cancellare con un colpo di spugna (provocando leffetto di una sorta di amnistia occulta) i procedimenti penali per i falsi in bilancio commessi in epoca anteriore al 2002 e non ancora giudicati con sentenza

101 102

L. Foffani (2006) www.lavoce.info. Commissioni riunite VI (Finanze) e X (Attivit produttive, commercio e turismo), seduta del 5 maggio 2004.

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definitiva103. Si giunti cos, nel 2005, al varo definitivo della legge per la tutela del risparmio (legge 28 dicembre 2005, n. 262), approvata dalla sola maggioranza. Dal punto di vista penalistico, come afferma Foffani la montagna ha partorito un topolino: nessuna significativa riforma sostanziale, se non un generico e indiscriminato aumento delle pene previste per gli illeciti penali e amministrativi dei testi unici bancario e finanziario. La legge conferma, nelle sue linee fondamentali, lassetto normativo uscito dalla riforma dei reati societari del 2002, aggiungendo nulla pi che un modesto ritocco delle norme chiave sul falso in bilancio, che si traduce in un insignificante aumento della pena massima prevista per la contravvenzione di false comunicazioni sociali ex articolo 2621 c.c. (da un anno e mezzo a due anni di arresto) e nella previsione di nuove sanzioni amministrative (peraltro in gran parte inapplicabili) per lomonimo delitto di cui allarticolo 2622 c.c.; la novit della prevista introduzione della fattispecie di nocumento di risparmio viene nettamente ridimensionata e trasformata in una mera circostanza aggravante di questultimo delitto104. Ancora oggi per, in Italia, non si riusciti a formulare una nuova legge per la tutela del risparmio. Il legislatore dovr fornire senza dubbio una risposta importante al fine di dare finalmente al nostro paese una disciplina penale , societaria ed economica ispirata a seriet ed equilibrio e al passo con le pi avanzate esperienze europee. In particolare, la richiesta di sanzioni adeguate , efficaci e proporzionate contro la falsit nei bilanci e nelle comunicazioni sociali, nellinteresse dei soci e dei terzi, gi stata solennemente enunciata dalla Corte di Giustizia delle Comunit Europee, con una fondamentale sentenza del 3 maggio 2005105, che ben lungi dal salvare nella sostanza le scelte operate dal legislatore italiano del 2002 afferma al pi alto livello della giurisprudenza europea una serie di esigenze di tutela rilevanti per lordinamento comunitario in materi a di trasparenza e veridicit dellinformazione societaria alla quale il nostro legislatore chiamato finalmente
103 104

L. Foffani (2006) www.lavoce.info. Ibidem. 105 CGCE, Grande Sezione, 3 maggio 2005, C 387/02, C 391/02 e C 403/02.

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a dare adeguata e tempestiva soddisfazione. Si deve sottolineare per, che provvedimenti come lo scudo fiscale porteranno allimpunit anche per i reati di falso in bilancio. Ci sembra essere confermato anche da Mario Sensini che afferma il pagamento della sanzione del 5% per il rientro o la regolarizzazione dei capitali e dei patrimoni illeciti allestero render non punibili anche alcuni reati penali ,fiscali e societari, compreso il falso in bilancio106. Non solo, anche la bozza di legge del processo breve, attualmente in discussione, porterebbe addirittura proprio Callisto Tanzi ad uscire pulito dalla vicenda Parmalat. A questo punto, dopo aver mostrato un quadro alquanto dettagliato della questione penale dei reati economici in Italia, si pu concludere, con cognizione di causa, che il governo italiano non ha per niente puntato su nessuna delle due variabili analizzate nel modello di Becker. Bisogna perci sottolineare le differenze fra le misure prese negli Usa dopo Enron, e in Italia dopo Parmalat, prima fra tutte il fatto che Parmalat stata salvata mentre ci non accaduto per Enron. Mentre la vicenda della compagnia di Houston si conclude con la distruzione dellimpresa in virt delle leggi di mercato, nel caso Parmalat, invece, limpresa viene risparmiata e al tempo stesso si procede allimmediata carcerazione dei suoi dirigenti107. Vediamo perch ci accaduto. La legislazione italiana sulle grandi imprese in crisi ha sempre preferito proiettarsi verso un aiuto concesso dallo Stato. Infatti, fu approvata durgenza nel 1979, la cosiddetta legge Prodi sullamministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (legge 95) che prevedeva la pura continuazione dellattivit delle imprese insolventi in vista di un miracolo da attendere per anni a spese dei creditori. E stata abrogata nel 1999 , dopo un lungo contenzioso con le istituzion europee, che a pi riprese avevano condannato lItalia per la violazione delle regole sugli aiuti di stato alle imprese, e sostituita con una normativa pi flessibile, comunemente definita Prodi-bis (decreto legislativo 270). La normativa del 1999 si applica alle imprese con almeno duecento dipendenti e prevede alternativamente:
106 107

M. Sensini (2009) www.corrieredellasera.it. G. Sapelli (2004) p. 89.

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la cessione dei complessi aziendali dellimpresa insolvente: in attesa di trovare un acquirente vengono mantenuti in attivit per un periodo massimo di un anno;

la ristrutturazione economica e finanziaria dellimpresa insolvente, da completare entro un periodo massimo di due anni. Quale obbiettivo debba essere perseguito viene deciso al termine di una fase di analisi che dura da due a cinque mesi. Se nessuno dei due obbiettivi sembra ragionevolmente raggiungibile (quando ad esempio lattivit distrugge irrimediabilmente ricchezza, s che non ragionevole sperare di trovare acquirenti), limpresa viene dichiarata fallita108.

Nel 2004, dopo il crollo di Parmalat, verr emanato con decreto un provvedimento che mira allaccelerazione dei tempi della procedura descritta nella normativa del 1999: il cosiddetto decreto Parmalat109. Ecco dunque spiegato come il legislatore italiano ha sempre preferito il salvataggio dellimpresa anche a costo di provocare grossi costi sociali.

Conclusioni.

A fronte dellanalisi sulla corruzione fin qui trattata, occorre cercare di teorizzare alcune possibili soluzioni al problema del Crony Capitalism.
108 109

L. Stanghellini (2004) www.lavoce.info. Ibidem.

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Si prover, a tal proposito, di scovare, per ognuno dei soggetti implicati, nelle vicende di corruzione fra sfere economiche e sfere politiche, le ragioni e gli ambienti sociali che portano tali individui a commettere crimini economici contro unampia fetta della societ. Innanzi tutto, le banche dovrebbero eliminare ogni forma di conflitto di interesse dovuto allattivit di raccolta del risparmio presso il pubblico e allattivit di finanziamento alle imprese, comprese lemissione e il collocamento dei titoli. Secondo Sapelli sarebbe sufficiente attivare nelle banche come nelle imprese, efficaci sistemi di controllo incrociato e di bilanciamento dei poteri. Naturalmente anche le pressioni sulla clientela per acquistare prodotti finanziari di ogni genere ad alto rischio andrebbero sanzionate implacabilmente o prevenute attraverso procedure di auto regolazione gestite dalle banche medesime in modo trasparente e diffuso in tutta la catena organizzativa110. Perci, in definitiva, per quanto riguarda gli istituti di credito, sarebbe pi auspicabile una maggiore trasparenza e un controllo interno soprattutto nei confronti dei cosiddetti stakeholders111. Per quanto concerne invece, il ruolo delle imprese, sono proprio queste spesso a causare il mal funzionamento dei mercati. Come sostengono Raghuram e Zingales sono i capitalisti che hanno pi da perdere allespandersi del libero mercato. Per questo esercitano la loro influenza per impedire ladozione di regole e leggi che ne permettano lo sviluppo corretto e per ottenere sussidi e protezioni dai governi. Contrastare gli interessi costituiti, salvare il capitalismo dai capitalisti, significa perci rafforzare la consapevolezza che il mercato il mezzo migliore per promuovere la crescita e ridurre la povert112. Come noto, un mercato libero per funzionare correttamente necessita di una infrastruttura di leggi e di regole . Il problema che nessuno ha gli incentivi giusti per sostenere politicamente queste infrastrutture. Tutti beneficiano dei mercati competitivi, ma nessuno trae profitti dal renderli o mantenerli tali. Ironia vuole che chi ha maggiormente da perdere dal promuovere il libero mercato siano
110 111

G. Sapelli (2004) pp. 93-94. Per stakeholders si intende: linsieme dei soggetti che hanno un interesse nei confronti di unorganizzazione e che con il loro comportamento possono influenzarne lattivit. In questo caso i clienti. 112 R.Raghuram, L.Zingales (2003) www.lavoce.info.

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proprio i capitalisti113. La conclusione al problema sollevato da Raghuram e Zingales appare piuttosto interessante, per salvare il capitalismo, la soluzione di trasformare le lite, da nemiche dei mercati a loro sostenitrici; far vedere loro che le opportunit offerte da un mercato competitivo compensano pi che mai il danno arrecato dallaccresciuta competizione. La verit che lapertura dei mercati internazionali dei beni e dei capitali ha allineato gli interessi delle lite con quelli del mercato. Quando la competizione viene da una diversa giurisdizione che le lite locali non possono influenzare, non c nessun vantaggio nel cercare di soffocarla distorcendo il mercato interno. Al contrario, sotto la minaccia della competizione internazionale, le imprese vogliono uninfrastruttura efficiente che permetta di competere ad armi pari114. In conclusione: il libero scambio di beni e capitali il meccanismo pi importante per promuovere mercati pi efficienti e pi competitivi. A fronte di quanto sostenuto da Raghuram e Zingales, c per da aggiungere, a mio avviso, una nota molto importante. Nel momento in cui le grandi imprese agiscono in tutto il mondo (da multinazionali), sfruttando quindi il mercato globale, nasce il bisogno, soprattutto da parte dei risparmiatori o degli investitori, della creazione di un sistema di regole globalmente riconosciuto. A sostegno di questa visione, Sapelli commenta se le societ si mondializzano perch leconomia diventa globale, allora anche le regole, tutte le regole che caratterizzano la trasparenza delle transazioni interne ed esterne alle popolazioni degli attori economici, devono essere globali. () Ci di cui abbiamo bisogno, infatti, un insieme di regole e procedure globali che valgano cio da una parte allaltra dell oceano, in una commistione crescente fra diritto privato di ascendenza romana e tedesca e diritto della common law da un lato e fra regole contabili europee e regole contabili anglosassoni dallaltro, poich solo le aree di non integrazione possono favorire gli occultamenti e le incomprensioni che incentivano lelusione e la frode115.
113 114

Ibidem. Ibidem. 115 G.Sapelli (2004) pp. 21-22.

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Infine, per quanto riguarda la politica, c da segnalare un imminente bisogno di tagliare lormai consolidato cordone ombelicale esistente fra gli interessi economici forti e i partiti, che rende questi ultimi regolatori in conflitto dinteresse. I partiti, come gi accennato nel capitolo 1, hanno sempre pi bisogno di finanziamenti privati per le campagne elettorali. Se un tempo ci si lamentava del finanziamento pubblico ai partiti, ora lo si fa anche per quello privato. C da dire che forse il problema un po pi complesso di quanto sembri, in quanto questi fenomeni, appaiono scaturire, invece, da una crisi interna ai partiti stessi. Molti giudicano i cambiamenti avvenuti nel modo di fare politica come un inevitabile percorso cui si doveva approdare nel corso della storia dei partiti politici, e in particolare di quelli europei116. Si assiste, infatti, a una propensione verso i modelli americani di competizione politica, caratterizzati proprio da enormi spese, e quindi finanziamenti, per le campagne elettorali. Il tentativo di imitare ci che culturalmente non appartiene al contesto italiano, non porta a niente di costruttivo poich, appropriarsi forzatamente di modelli sociali lontani da quelli europei (questi ultimi caratterizzati per esempio dalle lotte di classe), vuol dire solo perdere del tempo prezioso nella ricerca di una soluzione a noi pi appropriata. indubbio che cercare di riappropriarsi dei desideri dei cittadini, rendendoli partecipi realmente e non riducendoli a meri individui che hanno solo la facolt scegliere quale migliore prodotto elettorale sia pi conveniente ma, soprattutto, efficiente. Quale antidoto pi potente ai crimini verso migliaia di cittadini commessi da parte di chi dovrebbe rappresentarli ci sarebbe, se non quello di avere una popolazione informata, cosciente e impegnata nellazione politica? Solo dei cittadini con una buona cultura ma, soprattutto dotati di un forte senso civico, possono pi di tutti far pressione sulla politica sovrastando qualunque interesse forte, e denunciando, quindi, eventuali abusi.
116

Vedi O. Massari (2004) pp. 8-10.

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In definitiva, la partecipazione attiva alla vita politica dei cittadini uno strumento fondamentale per costringere, chi governa, a dare conto pi agli interessi diffusi che a quelli particolari di gruppi ristretti. Su tale punto, concludo citando un grande pensatore liberale dellOttocento, Benjamin Constant, che alla fine del suo intervento nel 1819 esort i cittadini a esercitare una vigilanza attiva e costante sui loro rappresentanti e ammon in tono profetico il rischio della moderna libert che, assorbiti nel godimento della nostra indipendenza privata e nel perseguimento dei nostri interessi particolari, rinunciamo con troppa facilit al nostro diritto di partecipazione al potere politico117.

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