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Quantizzazione

ome problema agli autovalori1

E. S hrodinger
(prima omuni azione)

x1. In questa omuni azione posso anzitutto mostrare nel aso piu sempli e
dell'atomo di idrogeno (non relativisti o e imperturbato) he la onsueta pres rizione di quantizzazione si puo sostituire on un altro requisito, nel quale non si
parla piu di \numeri interi". Inve e l'interezza ompare nello stesso modo naturale,
ome l'interezza del numero dei nodi di una orda musi ale os illante. La nuova interpretazione e passibile di generalizzazione e, ome redo, giunge assai in profondo
nella vera essenza delle pres rizioni quanti he.
La forma onsueta di queste ultime e asso iata all'equazione di erenziale alle
derivate parziali di Hamilton:
(1)

S
= E:
H q;
q

Si er hera una soluzione di questa equazione he si rappresenti ome somma di


funzioni ias una di una delle variabili indipendenti q.
Introdu iamo ora per S una nuova in ognita in modo tale he risulti ome
un prodotto delle funzioni delle singole oordinate he intervengono. Poniamo ioe
(2)

S = K lg :

La ostante K si deve introdurre per ragioni dimensionali; essa ha le dimensioni


di un'azione. Si ottiene quindi
(1')

K
H q;
= E:
q

Ora non er hiamo una soluzione dell'equazione (1'), ma imponiamo il seguente


requisito. L'equazione (1') sempre, quando si tras uri la variabilita della massa, e
tenendo onto di questa almeno quando si tratti del problema a un elettrone, si puo
portare nella forma: espressione quadrati a di e delle sue derivate prime = 0.
Cer hiamo le funzioni reali nell'intero spazio delle on gurazioni a un sol valore,
nite e due volte ovunque di erenziabili, he rendono estremo l'integrale della forma
quadrati a suddetta2 esteso all'intero spazio delle on gurazioni. Sostituiamo le
ondizioni quanti he on questo problema variazionale.
Sostituiremo ad H la funzione di Hamilton del moto di Keplero e mostreremo he
il requisito proposto puo essere soddisfatto per tutti i valori positivi, ma soltato per
un insieme dis reto di valori di E negativi. Cioe il problema variazionale suddetto
ha uno spettro di autovalori dis reto ed uno ontinuo. Lo spettro dis reto orrisponde ai termini di Balmer, quello ontinuo alle energie delle orbite iperboli he.
Per he si abbia a ordo numeri o, K deve assumere il valore h=2.
1 Quantisierung als Eigenwertproblem, Annalen der Physik 79, 361-376
2 Non mi sfugge he questa formulazione non 
e del tutto univo a.

(1926).

Poi he per la formulazione delle equazioni variazionali la s elta delle oordinate e
irrilevante, s egliamo quelle artesiane ortogonali. Allora la (10 ) si s rive nel nostro
aso (e, m sono la ari a e la massa dell'elettrone):


(1")






 2
 2
 2
+
+
x
y
z



2m
e2 2
E+
= 0:
K2
r

r = x2 + y2 + z 2 :
Il nostro problema variazionale si s rive
(3) J =

dxdydz

"






 2
 2
 2
+
+
x
y
y



2m
e2 2
E+
= 0;
K2
r

l'integrale si estende sull'intero spazio. Da qui si trova in modo noto


(4)

1
J =
2


df
n

dxdydz



2m
e2
 + 2 E+
K
r

= 0:

Si deve quindi avere in primo luogo


(5)



e2
2m
=0
 + 2 E+
K
r

e in se ondo luogo si deve avere per l'integrale esteso ad una super ie hiusa
all'in nito
(6)

df


= 0:
n

(Risultera he se ondo quest'ultimo requisito il nostro problema variazionale va


ompletato on una pres rizione riguardo al omportamento di all'in nito, per
la quale lo spettro di autovalori ontinuo prima di hiarato esiste realmente. Su
questo vedi in seguito).
La soluzione della (5) si puo e ettuare (per esempio) nelle oordinate spaziali r,
#, ', assumendo he sia il prodotto di una funzione di r per una di # per una
di '. Il metodo e abbastanza noto: Per la dipendenza dagli angoli polari si ottiene
una funzione sferi a, per la dipendenza da r - indi heremo la funzione on  - si
ottiene fa ilmente l'equazione di erenziale:
(7)


d2  2 d
2mE 2mE 2
+
+
+ 2
dr2 r dr
K2
K r

n (n + 1)
 = 0:
r2

n = 0; 1; 2; 3 : : : :
La restrizione a valori interi di n e notoriamente ne essaria, per he la dipendenza
dagli angoli polari sia univo a. - Abbiamo bisogno di soluzioni della (7) he risultino

nite per tutti i valori reali non negativi di r. Ora l'equazione (7) ha3 nel piano r
omplesso due singolarita, per r = 0 e r = 1, delle quali la se onda e un \punto di
indeterminazione" (punto singolare essenziale) per tutti gli integrali, la prima inve e
no (per nessun integrale). Queste due singolarita ostituis ono proprio gli estremi
del nostro intervallo reale. In un tal aso si vede he la ondizione di nitezza negli
estremi si tradu e per la funzione  in una ondizione al ontorno. L'equazione
non ha in generale nessun integrale he risulti nito in entrambi gli estremi, ma
un tale integrale esiste solo per erti valori parti olari delle ostanti he ompaiono
nell'equazione. Si tratta di determinare questi valori parti olari.
La ir ostanza ora menzionata e il punto di partenza dell'intera questione.
Trattiamo prima il punto singolare r = 0. La osidetta equazione fondamentale
risolvente, he determina il omportamento dell'integrale in questo punto e
(8)

 ( 1) + 2 n (n + 1) = 0

on le radi i
(8')

1 = n; 2 = (n + 1):

I due integrali anoni i in questo punto orrispondono quindi agli esponenti n e


(n + 1). Di questi, poi he n e non negativo, solo il primo e utilizzabile per
noi. Poi he orrisponde agli esponenti piu grandi, esso sara rappresentato on
una onsueta serie di potenze, he omin ia on rn . (L'altro integrale, he non
i interessa, puo, a ausa della di erenza intera tra gli esponenti, ontenere un
logaritmo). Poi he il punto singolare piu vi ino sta all'in nito, la suddetta serie di
potenze onverge uniformemente e ostituis e una tras endente. A ermiamo:
La soluzione er ata (a meno di un fattore ostante inessenziale) e una tras endente determinata univo amente, he in r = 0 orrisponde all'esponente n.
Si tratta ora di trovare il omportamento di questa funzione all'in nito dell'asse
reale positivo. Per io sempli hiamo l'equazione (7) mediante la sostituzione
(9)

 = r U;

dove sara s elto in modo tale he il termine on 1=r2 sparis a. Per questo deve
avere uno dei due valori n, (n + 1), ome si veri a fa ilmente. L'equazione (7)
assume la forma:


d2 U 2( + 1) dU 2m
e2
(7')
+
+
E+
U = 0:
dr2
r
dr K 2
r
I suoi integrali orrispondono per r = 0 agli esponenti 0 e 2 1. Per il primo
valore di , = n, il primo, per il se ondo valore di , = (n + 1), il se ondo
di questi integrali e tras endente e porta se ondo la (9) alla soluzione er ata, he
e proprio univo a. Non tras uriamo nulla se i restringiamo ad uno dei due valori
di . S egliamo
(10)

= n:

3 Per la guida nella trattazione dell'equazione (7) sono debitore di moltissimi ringraziamenti
a Hermann Weyl. Rimando per le a ermazioni nel seguito non dimostrate a L. S hlesinger,
Di erentialglei hungen (Collana S hubert Nr. 13, Gos hen 1900, in parti olare Cap. 3 e 5.)

La nostra soluzione orrisponde quindi per r = 0 all'esponente 0. I matemati i


indi ano l'equazione (7') ome equazione di Lapla e. Il tipo generale e
(7")

U 00 + (0 + 1 =r) U 0 + ("0 + "1 =r) U = 0:

Nel nostro aso le ostanti hanno i valori


(11)

0 = 0;1 = 2 ( + 1) ; "0 = 2mE=K 2 ; "1 = 2me2 =K 2 :

Questo tipo di equazione e relativamente fa ile da trattare per he la osidetta


trasformazione di Lapla e, he in generale da an ora un'equazione del se ond'ordine,
in questo aso porta ad una del prim'ordine, he e risolubile mediante quadrature.
Cio permette una rappresentazione delle soluzioni della (7") mediante integrali in
ampo omplesso. Riporto qui solo il risultato4 . L'integrale
(12)

U=

ezr (z 1 ) 1 1 (z 2 ) 2 1 dz

e una soluzione della (7") per un ammino d'integrazione L per il quale


(13)

d zr
[e (z 1 ) 1 (z 2 ) 2 dz = 0:
dz
L

Le ostanti 1 , 2 , 1 , 2 hanno i seguenti valori. 1 e 2 sono le radi i dell'equazione


quadrati a
(14)

z 2 + 0 z + "0 = 0

e
(14')

" +
" +
1 = 1 1 1 ; 2 = 1 1 2 :
1 2
2 1

Nel aso dell'equazione (7') sara per le (11) e (10)


s

(14")

s

2mE
2mE
1 = +
; 2 =
;
2
K
K2
me2
me2
 + n + 1; 2 =  p
 + n + 1:
1 =  p
K + 2mE
K + 2mE

La rappresentazione integrale (12) non permette soltanto di ogliere il omportamento asintoti o del omplesso delle soluzioni quando r va all'in nito in modo
determinato, ma an he di dare questo omportamento per una soluzione determinata, il he e sempre molto piu di ile.
4 Vedi

L. S hlesinger, l. .. La teoria si deve a H. Poin are e a J. Horn.

Es luderemo per ora il aso in ui 1 e 2 siano numeri reali interi. Il aso si


veri a, se si veri a, sempre per entrambe le quantita insieme e piu pre isamente
quando e solo quando
2
pme = numero reale intero:
(15)
K 2mE
Assumiamo quindi ora he la (15) non sia soddisfatta.
Il omportamento del omplesso delle soluzioni per un modo determinato di andare all'in nito di r - penseremo sempre ad un in nito da valori reali positivi e quindi5 aratterizzato dal omportamento di due soluzioni linearmente indipendenti, he si possono ottenere mediante le seguenti due spe ializzazioni del ammino
d'integrazione L, e he hiameremo U1 e U2 . Entrambe le volte z viene dall'in nito
e vi ritorna per lo stesso ammino, e in una direzione tale he
(16)

lim ezr = 0;

z =1

ioe la parte reale di zr dev'essere in nita negativa. In tal modo la ondizione (13)
e soddisfatta. In un aso (soluzione U1 ) si girera una volta attorno al punto 1 ,
nell'altro aso (soluzione U2 ) attorno al punto 2 .
Queste due soluzioni sono rappresentate asintoti amente (nel senso di Poin are)
per valori reali positivi molto grandi di r da

U1  e 1 r  r 1  ( 1) 1  e2i 1 1 ( 1 ) ( 1 2 ) 2 1 ;
(17)

U2  e 2 r  r 2  ( 1) 2  e2i 2 1 ( 2 ) ( 2 1 ) 1 1 ;
ove i a ontentiamo del primo termine dell'intera serie asintoti a di potenze di r
intere negative.
Dobbiamo ora distinguere i due asi E > 0, E < 0.
1. E > 0 Notiamo prima di tutto he in questo aso il non veri arsi della (15)
e eo ipso garantito, per he questa quantita e immaginaria pura. Inoltre se ondo la
(14") an he 1 e 2 sono immaginari puri. Le funzioni esponenziali nella (17) sono
quindi, poi he r e reale, funzioni periodi he nite. I valori di 1 e di 2 se ondo
la (14") mostrano he U1 e U2 vanno a zero entrambe ome r n 1 . La stessa osa
deve valere per la nostra intera soluzione tras endente U , il ui omportamento
er hiamo, per he essa si puo sempre ostruire per ombinazione lineare di U1 e
U2 . Inoltre la (9) tenendo onto della (10) mostra he la funzione , ioe l'intera
soluzione tras endente dell'equazione originariamente onsiderata (7), va sempre a
zero ome 1=r, poi he essa deriva da U per moltipli azione per rn . Possiamo quindi
a ermare:
L'equazione di erenziale di Eulero (5) del nostro problema variazionale ha soluzioni per ogni E positivo, he sono a un sol valore nite e ontinue sull'intero spazio
e he all'in nito vanno a zero ome 1=r on os illazioni ostanti. - Si dovra an ora
parlare della ondizione di super ie (6).
2. E < 0: In questo aso la possibilita (15) non e eo ipso es lusa, quindi i
atteniamo per il momento alla sua predetta es lusione. Allora U1 se ondo la (14")
5 Quando

la (15) e soddisfatta almeno uno dei due ammini d'integrazione des ritti nel testo
non e utilizzabile, poi he produ e un risultato nullo.

e la (17) res e oltre ogni limite per r = 1, mentre U2 si annulla esponenzialmente.


La nostra tras endente (e lo stesso vale per ) restera nita quando e solo quando
U e identi a ad U2 a meno di un fattore numeri o. Ma questo non su ede. Lo
si ri onos e os: si s elga nella (12) per il ammino d'integrazione L un ammino
hiuso he ir ondi entrambi i punti 1 e 2 , ammino he per l'interezza della somma
1 + 2 e realmente un ammino hiuso sulla super ie riemanniana dell'integrando,
dunque eo ipso soddisfa la ondizione (13), osi he si puo dimostrare fa ilmente he
l'integrale (12) rappresenta la nostra tras endente U . Esso si puo infatti sviluppare
in una serie di potenze positive di r, he onverge sempre per r su ientemente
pi olo, per io soddisfa l'equazione di erenziale (7'), quindi deve oin idere on
quella di U . Allora: U e rappresentato dalla (12), quando Le un ammino hiuso
attorno ad entrambi i punti 1 e 2 . Questo ammino hiuso si puo deformare in
modo he risulti ostruito per ombinazione additiva dei due ammini d'integrazione
he orrispondono a U1 e U2 , e in parti olare on fattori non nulli, ioe 1 e exp 2i 1 .
Pertanto U non puo oin idere on U2 , ma deve ontenere an he U1 . C.v.d..
La nostra tras endente U , he sola interviene nelle soluzioni della (7') per la
soluzione del problema, on le assunzioni fatte non rimane nita per r grandi. - Con
riserva della ri er a della ompletezza, ioe della prova he il nostro pro edimento
fa trovare tutte le soluzioni del problema linearmente indipendenti, possiamo quindi
a ermare:
Per E negativi, he non soddisfano la ondizione (15), il nostro problema variazionale non ammette soluzione.
Dobbiamo ora studiare solo quell'insieme dis reto di valori di E negativi he
soddisfano la ondizione (15). Allora 1 ed 2 sono entrambi interi. Dei due
ammini di integrazione, he i hanno prodotto prima il sistema fondamentale U1 ,
U2 , il primo deve essere si uramente mutato, per dar luogo a un risultato non
nullo. Poi he 1 1 e si uramente positivo, , il punto 1 non e ne un punto di
diramazione ne un polo dell'integrando, ma un normale punto di zero. An he 2
puo essere regolare, quando ioe an he 2 1 non e negativo. In ogni aso si possono
fa ilmente dare due ammini di integrazione adatti e l'integrazione si puo ri ondurre
a quella in forma hiusa di funzioni note, di modo he si puo ompletamente ogliere
il omportamento delle soluzioni.
Sia infatti
2
pme = 1; l = 1; 2; 3; 4 : : :
(15')
K 2mE
Allora se ondo la (14")
(14"')

1 = l + n; 2

1 = l + n:

Si hanno ora da distinguere i due asi l  n e l > n. Sia


a) l  n. Allora 1 e 2 perdono ogni arattere singolare, e a quistano la apa ita
di fungere da punto iniziale o nale del ammino d'integrazione per soddisfare
la ondizione (13). Un terzo punto adatto per questo e l'in nito reale negativo.
Ogni ammino tra due di questi tre punti produ e una soluzione, e di queste tre
soluzioni due sono linearmente indipendenti, ome si veri a fa ilmente, quando si
al oli l'integrale in forma hiusa. In parti olare l'intera funzione tras endente sara
data mediante il ammino d'integrazione tra 1 e 2 . Che questo integrale rimanga
regolare per r = 0 lo si ri onos e immediatamente, senza al olarlo. Osservo questo,

per he il al olo e ettivo e piuttosto adatto a nas ondere questa ir ostanza. Di
ontro esso mostra he l'integrale per r positivo in nitamente grande res e oltre
ogni limite. Resta nito per grandi r uno dei due altri integrali, ma quello he e
in nito per r = 0.
Nel aso l  n non otteniamo quindi nessuna soluzione.
b) l > n. Allora se ondo la (14"') 1 e un punto di zero, 2 un polo almeno
del prim'ordine dell'integrando. Si possono dare quindi due integrali indipendenti:
quello lungo il ammino he da z = 1, evitando per pre auzione il polo, porta al
punto di zero; l'altro attraverso il residuo nel polo. Quest'ultimo e la tras endente.
Daremo il suo valore al olato, moltipli ato per rn , di modo he otteniamo se ondo
le (9) e (10) la soluzione  dell'equazione (7) onsiderata originariamente. (La
ostante moltipli ativa irrilevante e aggiustata liberamente). Si trova
(18)

=f r



X
ln 1 ( 2x)k 
2mE

l
+
n
n
x
; f (x) = x e
k=0
l n 1 k :
K
k!

Si ri onos e he questa e veramente una soluzione utilizzabile, poi he essa resta
nita per tutti gli r reali non negativi. Inoltre mediante il suo andare a zero esponenzialmente all'in nito la ondizione di super ie (8) e garantita. Riassumiamo i
risultati per E negativo:
Per E negativo il nostro problema variazionale ha soluzione quando e solo quando
E soddisfa la ondizione (15). Al numero intero n, he da l'ordine della funzione
sferi a he ompare nella soluzione, si possono dare sempre solo valori minori di l
(di essi sempre almeno uno e disponibile). La parte della soluzione dipendente da
r e data dalla (18).
Contando le ostanti nelle funzioni sferi he (notoriamente 2n +1) si trova inoltre:
La soluzione trovata ontiene per una ombinazione (l; n) onsentita 2n + 1
ostanti arbitrarie; per un dato valore di l quindi l2 ostanti arbitrarie.
Abbiamo on questo onfermato nelle linee essenziali le a ermazioni fatte all'inizio, ma restano tuttavia delle la une.
In primo luogo la prova della ompletezza del sistema omplessivo di autofunzioni
trovato. Di io non mi o upero in questa Nota. Se ondo ulteriori esperienze si
puo supporre he non abbiamo tralas iato nessun autovalore.
In se ondo luogo bisogna ri ordare he le autofunzioni trovate per E positivo non
risolvono senz'altro il problema variazionale nella forma he e stata data all'inizio,
poi he esse vanno a zero all'in nito solo ome 1=r, e  =r va a zero su una sfera
grande solo ome 1=r2 . L'integrale di super ie (6) risulta quindi proprio dell'ordine
di all'in nito. Se si vuole quindi davvero tenere lo spettro ontinuo, si deve
aggiungere al problema una ondizione: he si annulli all'in nito, o almeno he
debba tendere ad un valore ostante, indipendente dalla direzione nella quale si va
all'in nito spaziale; in quest'ultimo aso le funzioni sferi he portano all'annullarsi
dell'integrale di super ie.
x2. La ondizione (15) da
me4
(19)
El = 2 2 :
2K l
Si hanno quindi i ben noti livelli d'energia di Bohr, he orrispondono ai termini di
Balmer, quando si attribuis a alla ostante K , he dobbiamo introdurre nella (2)

per ragioni dimensionali, il valore

K=

(20)

h
:
2

Allora risulta proprio

El =

(19')

22 me4
:
h2 l 2

Il nostro l e il numero quanti o prin ipale. n + 1 e analogo al numero quanti o


azimutale; l'ulteriore suddivisione di questo numero on la determinazione piu pre isa delle funzioni sferi he si puo porre in analogia on la suddivisione del numero
quanti o azimutale in un quanto \equatoriale" e in uno \polare". Questi numeri
determinano qui il sistema delle linee nodali sulla sfera. An he il \numero quanti o
radiale", l n 1, determina proprio il numero di \sfere nodali", poi he i si persuade fa ilmente he la funzione f (x) nella (18) ha proprio l n 1 radi i reali. I valori di E positivi orrispondono al ontinuo delle orbite iperboli he, alle quali
si puo assegnare in un erto senso il numero quanti o 1. Cio orrisponde al fatto
he, ome abbiamo visto, le funzioni delle soluzioni orrispondenti si estendono
verso l'in nito os illando ostantemente.
E' interessante he la regione entro la quale le funzioni (18) sono sensibilmente diverse da zero, ed entro la quale avvengono le loro os illazioni, e sempre dell'ordine di
grandezza generale dell'asse maggiore della orrispondente ellisse. Il fattore, moltipli ato per il quale il raggio vettore ompare ome argomento della funzione f priva
di ostanti e - evidentemente - il re ipro o di una lunghezza, e questa lunghezza e
(21)

pK

2mE

h2 l
a
K 2l
=
= l;
2
2
2
me
4 me
l

dove al e il semiasse dell'orbita ellitti a l-esima. (Le equazioni derivano dalla (19)
assieme alla nota ondizione El = e2 =(2al )). La quantita (21) da l'ordine di
grandezza della regione delle radi i per l e n numeri pi oli; allora si puo assumere
he le radi i di f (x) abbiano ordine di grandezza uno. Naturalmente io non a ade
piu quando i oe ienti del polinomio siano numeri grandi. Non posso ora addentrarmi in una stima piu pre isa delle radi i, ma redo he l'a ermazione pre edente
sara sostanzialmente onfermata.
x3. E evidentemente assai naturale asso iare la funzione a un pro esso di
os illazione nell'atomo, he gli si adatta in maggior misura della oggi assai dubitata
realta delle traiettorie elettroni he. Avevo originariamente l'intenzione di fondare
la nuova forma della pres rizione quanti a in questo modo piu intuitivo, ma ho
presentato poi la forma matemati a neutrale di ui sopra, per he essa fa risaltare
l'essenziale in modo piu hiaro. E l'essenziale mi pare sia he nella pres rizione
quanti a non si abbia piu la misteriosa \ ondizione di interezza", ma he questa
sia per os dire onseguenza di un ulteriore passo: essa si fonda sulla nitezza e
sull'univo ita di una erta funzione spaziale.
Non posso an ora inoltrarmi nella dis ussione delle possibilita di rappresentazione riguardo a questo pro esso di os illazione, prima he asi abbastanza ompli ati siano trattati on su esso on la nuova idea. Non e erto he questi nei

loro risultati siano una pura opia della onsueta teoria quantisti a. Per esempio il
problema di Keplero relativisti o, quando lo si tratta esattamente se ondo la pres rizione data all'inizio, porta stranamente a quanti frazionari seminteri (quanto
radiale e azimutale).
Tuttavia siano permesse qui al une osservazioni sul pro esso di os illazione. Tra
l'altro non posso non menzionare he io devo ringraziare per lo spunto a queste
ri essioni in primo luogo la tesi geniale di Louis de Broglie6 e le onsiderazioni
sull'andamento spaziale di quelle \onde di fase", riguardo alle quali egli ha dimostrato he, se ontate lungo la traiettoria, se ne ha sempre un numero intero per
un periodo o quasiperiodo dell'elettrone. La di erenza prin ipale sta nel fatto he
de Broglie pensa ad onde progressive, mentre noi, quando attribuiamo alle nostre
formule il signi ato di un pro esso di os illazione, siamo ondotti a os illazioni
proprie stazionarie. Ho mostrato da po o7 he si puo fondare la teoria di Einstein
dei gas sulla onsiderazione di tali os illazioni proprie stazionarie, per le quali si
supponga la legge di dispersione delle onde di fase di de Broglie. La pre edente
trattazione per l'atomo si potrebbe onsiderare ome generalizzazione di al une
ri essioni sul modello dei gas.
Se si assume he le singole funzioni (18), moltipli ate per un'armoni a sferi a di
ordine n, des rivano il pro esso di os illazione propria, allora la quantita E deve
avere qual he osa a he fare on la frequenza del pro esso onsiderato. Ora e noto
he nei problemi di os illazione il \parametro" (di solito hiamato ) e proporzionale
al quadrato della frequenza. Ma in primo luogo una tale ipotesi nel aso presente
porterebbe per valori di E negativi a frequenze immaginarie, in se ondo luogo al
teori o dei quanti l'intuito di e he l'energia dev'essere proporzionale alla frequenza
e non al suo quadrato.
La ontraddizione si risolve nel modo seguente. Per il \parametro" E dell'equazione variazionale (5) non e ssato per ora nessun livello di zero naturale, in parti olare per he la funzione in ognita , oltre he per E appare moltipli ata per
una funzione di r he , per la orrispondente variazione del livello di zero di E ,
puo essere variata di una ostante. Di onseguenza l'\aspettativa dei teori i delle
os illazioni" si deve orreggere os, he i si aspetta he non E di per se - ome
l'abbiamo hiamato e ome ontinueremo a hiamarlo - ma E a res iuto di una
erta ostante sia proporzionale al quadrato della frequenza. Sia ora questa ostante
assai grande rispetto a tutti i possibili valori di E [ he sono ssati dalla (15). Allora in primo luogo le frequenze sono reali, e in se ondo luogo i nostri valori di
E , he orrispondono solo a relativamente pi ole separazioni in frequenza, sono
di fatto on grande approssimazione proporzionali a queste separazioni. Questo e
tutto quello he il \naturale intuito" dei teori i dei quanti puo pretendere, n tanto
he il livello di zero dell'energia non e ssato. L'idea he la frequenza del pro esso
os illatorio sia data all'in ir a da
(22)

p
p
p
 = C 0 C + E = C 0 C + C 0 E=2 C + : : :

dove C e una ostante assai grande rispetto a tutti gli E , ha tuttavia un'altra assai
notevole proprieta. Essa permette una omprensione della regola delle frequenze di
6 L. de Broglie, Ann.
7 Appare tra po o su

de Physique (10) 3, 22, 1925 (Theses, Paris 1924)


Physik. Zeits hr.

10

Bohr. Se ondo quest'ultima le frequenze di emissione sono proporzionali alle differenze di E , e quindi per la (22) an he alle di erenze tra le frequenze proprie  di
quell'ipoteti o pro esso os illatorio. E inoltre le frequenze proprie sono tutte assai
grandi rispetto alle frequenze di emissione, sono quasi a ordate tra loro. Le frequenze di emissione appaiono allora in sostanza ome \suoni di battimento" bassi
delle os illazioni proprie stesse he avvengono on frequenza assai piu alta. Che
durante il passaggio dell'energia da una ad un'altra os illazione normale qual osa
- intendo l'onda luminosa - appaia, he abbia ome frequenza quella di erenza di
frequenze, e assai omprensibile; e ne essario solo immaginare he l'onda luminosa
sia a oppiata ausalmente on i battimenti he ne essariamente si veri ano in ogni
punto dello spazio durante la transizione, e he la frequenza della lu e sia determinata dal numero di volte al se ondo on il quale si ripete il massimo d'intensita del
pro esso di battimento.
Si possono sollevare dubbi, poi he questa on lusione si fonda sulla relazione
(22) nella sua forma approssimata (mediante sviluppo della radi e quadrata), per
ui la regola delle frequenze di Bohr assume apparentemente il arattere di una
formula di approssimazione. Cio e solo apparente, ed e ompletamente evitato
quando si sviluppi la teoria relativisti a, mediante la quale e veramente onsentita
una omprensione piu profonda. La grande ostante additiva C in modo naturale si identi a strettamente on l'energia di riposo m 2 dell'elettrone. An he
l'apparentemente ripetuta e indipendente introduzione della ostante h [quella he
e stata introdotta mediante la (20) nella regola delle frequenze e hiarita o evitata
mediante la teoria relativisti a. Ma purtroppo il suo sviluppo rigoroso e provvisorio
per erte di olta prima ri ordate.
Non e ne essario rilevare quanto piu simpati a sarebbe l'idea he in una transizione quanti a l'energia passi da un modo di os illazione ad un altro, dell'idea
dell'elettrone he salta. La variazione del modo di os illare si puo seguire on ontinuita nello spazio e nel tempo, essa puo ben durare a pia imento, ome se ondo
l'esperienza (esperimento dei raggi anale di W. Wien) dura il pro esso di emissione: e tuttavia a ade he, se durante queste transizioni l'atomo e esposto per un
tempo relativamente orto ad un ampo elettri o, le frequenze proprie ambiano,
parimenti risultano ambiate le frequenze di battimento, e questo proprio n tanto
he il ampo agis e. Questi fatti sperimentalmente a ertati opponevano nora
alla omprensione le piu grandi di olta, si veda per esempio il noto tentativo di
soluzione di Bohr-Kramers-Slater.
D'altra parte, nella gioia per il fatto he l'uomo si avvi ini a tutte queste ose,
non si puo dimenti are he l'idea he l'atomo os illi, quando non irraggia, di volta
in volta nella forma di una os illazione propria, he quest'idea, di o, si dis osta
assai dall'immagine naturale di un sistema os illante. E noto infatti he un sistema
ma ros opi o non si omporta os, ma mostra un potpourri delle sue os illazioni
proprie. Ma non si puo de idere prematuramente la propria opinione su questo
punto. An he un potpourri di frequenze proprie nel singolo atomo non andrebbe
es luso, pur he non ompaiano altre frequenze di battimento he quelle della ui
emissione l'atomo se ondo l'esperienza e apa e in date ir ostanze. Inoltre nessun
esperimento ontraddi e la possibile emissione simultanea di piu d'una di queste
righe spettrali da parte dello stesso atomo. Si puo ben pensare he solo nello
stato fondamentale (e in modo approssimato in erti stati \metastabili") l'atomo
os illi on una frequenza propria e proprio per questo non irraggi, per he non si ha
al un battimento. L'e itazione onsisterebbe in una attivazione simultanea di una

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o piu ulteriori frequenze proprie, per ui si veri ano battimenti, he provo ano
l'emissione di lu e.
In ogni aso penso he le autofunzioni he appartengono ad una stessa frequenza
siano tutte e itate simultaneamente. La moltepli ita degli autovalori orrisponde
infatti nel linguaggio della teoria pre edente alla degenerazione. La riduzione della
quantizzazione di un sistema degenere potrebbe orrispondere all'arbitraria ripartizione dell'energia tra le autofunzioni he appartengono ad un autovalore.
Aggiunta alla orrezione il 28 II 1926.
Nel aso della me ani a lassi a di sistemi onservativi il pro edimento variazionale si puo formulare meglio di ome mostrato all'inizio, senza riferirsi allo
s opo all'equazione di erenziale alle derivate parziali di Hamilton. Siano T (q; p)
l'energia ineti a in funzione delle oordinate e dell'impulso, V l'energia potenziale,
d l'elemento di volume dello spazio delle on gurazioni \misurato razionalmente",
ioe non sempli emente il prodotto dq1 dq2 : : : dqn , ma questo diviso per la radi e
quadrata del dis riminante della forma quadrati a T (q; p). (Vedi Gibbs, Statistis he
Me hanik.) Allora dovra rendere stazionario l'\integrale hamiltoniano"
(23)


+ 2V
d K 2 T q;
q

sotto la ondizione aggiuntiva normalizzante


(24)

2 d = 1:

Gli autovalori di questo problema variazionale sono notoriamente i valori stazionari


dell'integrale (23) e fornis ono se ondo la nostra tesi i livelli quanti i dell'energia.
Riguardo alla (14") si osservi he nella quantita 2 si ha essenzialmente la nota
espressione B=A1=2 + C 1=2 di Sommerfeld (vedi \Atombau", IV ed., pag. 775).
Zuri h, Physikalis he Institut der Universitat.
(ri evuto il 27 gennaio 1926.)