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DISPENSE DI ANALISI MATEMATICA

1
Paolo Ghirardato Massimo Marinacci Elena Vigna
20 giugno 2013
1
Appunti ad uso esclusivo degli studenti di Matematica per le Applicazioni Economiche e Finanziarie, corso
E, Facolt`a di Economia, Universit`a di Torino.
AVVISO IMPORTANTE.
Le presenti dispense NON sostituiscono i libri di testo e sono intese soltanto come
supporto nello studio dellesame di Matematica per le Applicazioni Economiche e Fi-
nanziarie, corso E. Non sono pertanto sucienti per la preparazione dellesame.
Queste dispense sono in corso di stesura, si consiglia pertanto di scaricare sempre
la versione piu aggiornata.
1
PARTE 1 GLI INSIEMI R E R
n
.
1.1 Insiemi numerici
Gli insiemi numerici sono gli insiemi pi` u conosciuti ed usati nellAnalisi Matematica.
Tutti hanno la nozione di numeri naturali, indicati con N, che sono i numeri si impara
da bambini quando si inizia a contare: N = {0, 1, 2, 3, ..., n, n +1, ...}. Osserviamo che
N `e un insieme chiuso rispetto alloperazione di addizione. Siano infatti n, m N.
Allora, n + m N. Non `e invece chiuso rispetto alloperazione di sottrazione. Siano
infatti n, m N con n < m. Il numero n m, essendo minore di 0, non appartiene
ai naturali. Per avere un insieme chiuso anche rispetto alloperazione di sottrazione,
dobbiamo estendere i naturali allinsieme dei numeri interi relativi.
I numeri interi relativi, indicati con Z, sono una estensione dei naturali, considerando gli
stessi ed i loro opposti: Z = {0, 1, 1, 2, 2, 3, 3, ..., n, n, n+1, n1, ...}. Per tale
ragione, linsieme degli interi relativi `e chiuso rispetto alla operazione di addizione e di
sottrazione, laddove, come si `e visto, i naturali sono chiusi solo rispetto alloperazione
di addizione. Linsieme dei numeri interi relativi `e chiuso rispetto alloperazione di
moltiplicazione tra numeri. Infatti, siano w, z Z. Allora w z Z. Tuttavia, esso
non `e chiuso rispetto alloperazione di divisione tra numeri. Infatti, 1 Z e 2 Z
ma denendo a := 1/2 si ha a / Z. Per avere un insieme chiuso anche rispetto
alloperazione di divisione, dobbiamo estendere i numeri interi relativi allinsieme dei
numeri razionali.
I numeri razionali, indicati con Q, sono i numeri del tipo:
Q =
_
n
m
: n, m Z, m = 0
_
.
E di immediata verica che Q`e chiuso rispetto alle operazioni di addizione, sottrazione,
moltiplicazione e divisione. Esso `e perci`o un campo
1
.
Linsieme dei numeri razionali, pur essendo un campo, non soddisfa alcune propriet`a
che sono fondamentali nellAnalisi Matematica. Infatti, per esempio, non contiene
la maggior parte delle radici di numeri naturali. Come conseguenza, non soddisfa il
cosiddetto assioma di completezza di Dedekind (vedi prossima sezione). In altre
parole, in Q non tutti i sottoinsiemi limitati superiormente (inferiormente) possiedono
1
Si noti che quella data non `e la denizione rigorosa di campo, ma riporta la principali propriet`a che un campo deve
avere.
2
estremo superiore (inferiore), caratteristica irrinunciabile nellAnalisi Matematica. Il
classico esempio di incompletezza di Q `e dato dal seguente Teorema, che mostra che il
numero

2 (che `e la lunghezza della diagonale del quadrato di lato 1) non appartiene


ai numeri razionali. A tal proposito si parla di inadeguatezza di Q nel misurare la
lunghezza dei segmenti. La celebre dimostrazione `e la prima dimostrazione per assurdo
della storia della matematica.
Teorema 1

2 / Q.
Dimostrazione
Per assurdo sia

2 Q. Allora,

2 =
m
n
per qualche m, n Z. Supponiamo inoltre
che
m
n
sia gi`a ridotta ai minimi termini (cio`e che m e n siano coprimi tra loro). Allora,
m
2
n
2
= 2 m
2
= 2n
2
. (1.1)
Questo vuol dire che m
2
`e pari, e quindi m `e pari (questo `e dovuto al fatto, di facile
dimostrazione, che il quadrato di un numero dispari `e dispari). Quindi,
m = 2k, con k Z. (1.2)
Allora, usando (1.1) e (1.2), si ha:
4k
2
= 2n
2
n
2
= 2k
2
.
Allora, n
2
`e pari e quindi n `e pari. Ma questo `e assurdo perch`e m `e pari e m ed n sono
coprimi tra loro. Dunque,

2 / Q. 2
Il numero

2 `e detto irrazionale e fa parte della pi` u ampia classe di insiemi nu-


merici, che `e quella dei numeri reali. La denizione/costruzione rigorosa dei numeri
reali `e molto complessa, e non la riportiamo qui. Ci limitiamo a dire che i numeri
reali comprendono sia i numeri razionali sia i numeri irrazionali, di cui

2 `e solo un
esempio. Altri esempi di numeri irrazionali sono , e,

3... Da quanto descritto sopra,


si deducono le note inclusioni di insiemi numerici:
N Z Q R.
Pur non denendoli rigorosamente, sottolineiamo che i numeri reali soddisfano las-
sioma di completezza e quindi anche la fondamentale propriet`a che ogni loro sottoin-
sieme limitato possiede estremo superiore ed estremo inferiore. Nella prossima sezione,
3
daremo una denizione di numeri reali tramite gli assiomi che essi soddisfano (questo
risulta essere lapproccio pi` u soft per denire i numeri reali).
1.2 Linsieme R: assiomi dei numeri reali
Assioma 1: R `e chiuso rispetto a unoperazione binaria chiamata addizione che
associa ad ogni coppia x, y R il numero x + y R e soddisfa:
1. x + y = y + x x, y R (commutativit`a )
2. (x + y) + z = x + (y + z) x, y, z R (associativit`a )
3. 0 R t.c. x R x + 0 = x (esistenza dellelemento neutro)
4. x R y R t.c. x + y = 0 (y = x) (esistenza dellopposto)
Assioma 2: R `e chiuso rispetto a unoperazione binaria chiamata prodotto che
associa ad ogni coppia x, y R il numero x y R e soddisfa:
1. x y = y x x, y R (commutativit`a )
2. (x y) z = x (y z) x, y, z R (associativit`a )
3. 1 R t.c. x R 1 x = x 1 = x (esistenza dellelemento neutro)
4. x R, x = 0, y R t.c. x y = y x = 1 (y =
1
x
) (esistenza dellinverso)
Vale poi la
5. (x + y) z = x z + y z x, y, z R (propriet`a distributiva)
Proposizione 1 Gli elementi neutri 0 e 1 sono unici.
4
Dimostrazione
Supponiamo per assurdo che 0
A
, 0
B
R, 0
A
= 0
B
, tali che:
x R x + 0
A
= x () e x + 0
B
= x ()
Ma allora:
0
A
()
= 0
A
+ 0
B
commut.
= 0
B
+ 0
A
()
= 0
B
0
A
= 0
B
.
Supponiamo per assurdo che 1
A
, 1
B
R, 1
A
= 1
B
, tali che:
x R x 1
A
= x () e x 1
B
= x ()
Ma allora:
1
A
()
= 1
A
1
B
commut.
= 1
B
1
A
()
= 1
B
1
A
= 1
B
Assioma 3: Su R `e denita una relazione dordine, , che soddisfa:
1. x x x R (riessiva)
2. (x y) (y z) x z x, y, z R (transitiva)
3. (x y) (y x) x = y x, y R (antisimmetrica)
4. x y x + z y + z x, y, z R (additiva)
5. dati x, y R, vale una sola tra le tre possibilit`a : x < y, x > y, x = y
quindi d`a un ordinamento completo (o totale), cioe tutti gli elementi di R
sono confrontabili.
6. (x y) (z > 0) x z y z
5
Proposizione 2 Q soddisfa A1, A2, A3.
Assioma 4: Assioma di completezza di Dedekind: per ogni coppia di sottoinsiemi di
R, A R, B R tali che x y x A, y B, c R tale che x c y x
A, y B (c viene detto elemento separatore).
Osservazione 3 Lelemento separatore c R ma non necessariamente `e razionale,
cio`e non `e detto che c Q.
Osservazione 4 Lassioma di completezza ci dice che, preso un qualsiasi punto sulla
retta reale, individuato come elemento separatore di due sottoinsiemi possibilmente
contigui A e B, a questo punto viene associato un numero reale. Viceversa, a ogni
numero reale `e associato un punto sulla retta reale. Questa biunivocit`a si ha solo per
i numeri reali e non per i razionali. Si dimostra infatti che esistono punti sulla retta
reale che non sono razionali (si veda, per esempio, il Teorema 1).
Esempio 5 Consideriamo
A = {x > 0 : x
2
< 2} B = {x > 0 : x
2
> 2} (1.3)
Lelemento separatore `e c =

2.
Dimostrazione
Per lassioma A4 c R tale che x c y, x A, y B.
Per assurdo sia c <

2. Allora, per la densit`a dei razionali, q Q tale che 0 < c <


q <

2. Allora q
2
< 2 q A assurdo perch`e per ipotesi x c x A c

2.
Per assurdo sia c >

2. Allora q Q tale che c > q >

2. Allora q
2
> 2 q B
assurdo perch`e per ipotesi c y y B c

2.
Siccome c

2 e c

2, per la propriet`a antisimmetrica si ha c =

2.
Osservazione 6 Si osservi come nellesempio appena visto lelemento separatore ap-
partenga a R ma non a Q.
Proposizione 7 R soddisfa A1, A2, A3, A4.
6
Il fatto che R soddis lassioma 4 di completezza, si pu`o anche esprimere dicendo
che R possiede la propriet`a di continuit`a . Viceversa, per esplicitare il fatto che Q
non soddisfa tale assioma si dice che Q `e discontinuo. Per capire il concetto di conti-
nuit`a e discontinuit`a , si mettano in corrispondenza i punti della retta con i punti di
Q. E immediato vedere che, nonostante i punti di Q riempiano uninnit`a (numer-
abile!) di punti della retta, lasciano uninnit`a di buchi in corrispondenza dei numeri
irrazionali. In altre parole, a ogni punto di Q corrisponde un punto sulla retta, ma
non viceversa (per esempio, il punto della retta

2 non possiede il corrispondente nei


numeri razionali).
Per indicare invece la propriet`a di addensamento dei punti razionali allinterno dei
numeri reali si parla di propriet`a di densit`a . E utile, a tal proposito, la seguente
denizione:
Denizione 8 Un insieme A R `e denso in R se per ogni coppia di numeri reali
r
1
< r
2
esiste a A tale che r
1
< a < r
2
.
Si pu`o dimostrare il:
Teorema 2 Q `e denso in R.
Osservazione 9 Il teorema 2 dice che tra due numeri reali ce n`e sempre uno razionale.
E vero anche il viceversa: si pu`o dimostrare che tra due numeri razionali, esiste sempre
un numero reale irrazionale.
1.3 Cardinalit`a degli insiemi
Denizione 10 Un insieme A R si dice nito se `e vuoto oppure se esiste un numero
n N, n 1, tale che gli elementi di A possono essere messi in corrispondenza
biunivoca con i numeri {1, 2, 3, ..., n}.
Esempio 11 Sia dato linsieme dei colori della bandiera italiana: C = {verde, bianco, rosso}.
C `e un insieme nito. Infatti, il numero in questione `e n = 3, e una possibile
corrispondenza binunivoca tra elemendi di C e {1, 2, 3} `e
1 bianco 2 rosso 3 verde.
7
Denizione 12 Due insiemi hanno la stessa cardinalit`a (o potenza) quando `e pos-
sibile stabilire una corrispondenza biunivoca tra i loro elementi.
Osservazione 13 Si deduce che se i due insiemi di R A e B sono niti, essi hanno
la stessa cardinalit`a se e solo se hanno lo stesso numero di elementi.
Denizione 14 Un insieme A R `e innito se non `e nito.
Denizione 15 Un insieme A R `e numerabile (o innito numerabile) se A `e in-
nito e ha la stessa cardinalit`a di N, cio`e i suoi elementi possono essere messi in
corrispondenza biunivoca con gli elementi di N.
Denizione 16 Un insieme A R `e al pi` u numerabile se `e nito o numerabile.
Vale il teorema:
Teorema 3 Lunione di insiemi numerabili `e numerabile. Il prodotto cartesiano di
insiemi numerabili `e numerabile.
Esempi 17 Si possono fare molti esempi di insiemi numerabili.
N `e numerabile. Di banale dimostrazione.
Z `e numerabile. Una possibile corrispondenza biunivoca tra Z e N `e la seguente:
N: 0 1 2 3 4 5 6 7 ...
...
Z: 0 1 -1 2 -2 3 -3 4 ...
Q `e numerabile. Per dimostrarlo, si costruisca una matrice innita, dove
1. nella prima riga ci sono gli interi relativi (0,1,-1,2,-2,3...)(immaginandoli
come frazioni con denominatore pari a 1);
2. nella seconda riga ci sono le frazioni che al numeratore hanno gli interi relativi
e al denominatore hanno 2 (0, 1/2, 1/2, 2/2...)
3. nella terza riga ci sono le frazioni che hanno al numeratore gli interi relativi
e al denominatore hanno 3 (0, 1/3, 1/3, 2/3, ...)
8
Osserviamo che la matrice innita cosi costruita contiene (con innite ripetizioni)
tutti i numeri razionali. Un possibile modo per toccare sequenzialmente tutti gli
elementi di Q della matrice innita, `e quello di partire dallelemento in alto a
sinitra (lo 0) e spostarsi a destra di un posto (direzione E), poi in diagonale in
basso a sinistra (direzione SW), poi in basso di un posto (direzione S), poi in
diagonale in alto a destra (direzione NE) nch`e si raggiunge la prima riga, da cui
si riparte in direzione E di un posto e poi in direzione SW nch`e si raggiunge la
prima colonna, poi di nuovo in direzione S di un posto e ancora in direzione NE
nch`e si raggiunge la prima riga. Si procede cosi allinnito per toccare, prima o
poi, tutti gli elementi di Q. Gli elementi gi`a contati precedentemente si saltano.
La corrispondenza binunivoca tra N e Q dettata da questa sequenza `e :
N: 0 1 2 3 4 5 6 7 ...
...
Q: 0 1
1
2
1 2
1
2
1
3
1
4
...
Gli esempi elencati sopra danno luogo ad alcune riessioni. Osserviamo che, nonos-
tante evidentemente N Z, si ha che N e Z hanno la stessa cardinalit`a . Ancora
pi` u sorprendente, forse, `e scoprire che persino N e Q hanno la stessa cardinalit`a . Si
dimostra invece che linsieme dei numeri reali non `e numerabile.
Teorema 4 R non `e numerabile.
In particolare, la cardinalit`a dei numeri naturali `e minore della cardinalit`a dei numeri
reali, come `e facile intuire. Per esprimere la (diversa e maggiore) cardinalit`a di R, si
dice che R ha la potenza del continuo. Si ha inoltre la denizione:
Denizione 18 Un insieme A R ha la potenza del continuo se pu`o essere messo in
corrispondenza biunivoca con R.
Esempio 19 Lintervallo (0, 1) ha la potenza del continuo. Infatti, non `e dicile
mostrare che tutti i punti di (0, 1) possono essere messi in corrispondenza biunivoca
con i numeri reali.
Osservazione 20 Lesempio appena visto `e tutto tranne che intuitivo. Infatti, lin-
tervallo (0, 1) `e evidentemente strettamente contenuto nel (ben) pi` u ampio insieme dei
9
numeri reali. Ciononostante, esso ha la stessa cardinalit`a dei numeri reali. Non solo,
(0, 1) `e un insieme limitato, mentre N (ma anche Z, o Q) non lo `e . Ciononostante,
la cardinalit`a di (0, 1) `e (di gran lunga!) maggiore della cardinalit`a di N (e di Z, e di
Q).
Esempio 21 Sia I = (a, b), dove a, b R, a < b. I ha la potenza del continuo.
1.4 Linsieme R
n
R
n
`e il prodotto cartesiano di R con se stesso fatto n volte:
R
n
= RR... R
. .
n volte
, n N
Gli elementi di R
n
, detti vettori di R
n
o punti di R
n
, sono punti con n componenti,
ciascuna delle quali `e un numero reale:
x = (x
1
, x
2
, ...x
n
), x
i
R, i = 1, 2, ...n
Su R
n
si denisce la somma tra vettori:
x = (x
1
, x
2
, ...x
n
), y = (y
1
, y
2
, ...y
n
)
La somma si fa componente per componente:
x +y = (x
1
+ y
1
, x
2
+ y
2
, ...x
n
+ y
n
)
Si hanno assiomi simili a quelli che valgono su R:
Assioma 1
n
:
1. x +y = y +x x, y R
n
2. (x +y) + = x + (y + ) x, y, R
3. 0 = (0, 0, ...0) R
n
: x R
n
x + 0 = x
4. x R
n
y = x R
n
: x +y = x + (x) = 0
10
Prodotto per uno scalare
Dato x = (x
1
, x
2
, ...x
n
) e R deniamo il prodotto di x per lo scalare come il
vettore:
x = x = (x
1
, x
2
, ..., x
n
).
Assioma 2
n
:
1. ( x) = ( ) x , R, x R
n
2. Se = 1, 1 x = x x R
3. ( + ) x = x + y x R
n
, , R
4. (x +y) = x + y R, x, y R
n
Denizione 22 Dato un insieme X chiuso rispetto ad unoperazione di somma e
prodotto che soddisfano A1
n
e A2
n
, diciamo che X `e uno spazio vettoriale.
Su R
n
`e denita una relazione dordine, :
x y se (x
1
y
1
) (x
2
y
2
) ... (x
n
y
n
) (pi` u brevemente, x
i
y
i
i = 1, 2, ...n)
`e un ordinamento parziale: se per esempio x = (x
1
, x
2
), y = (y
1
, y
2
) e x
1
y
1
x
2
y
2
e x = y allora non si ha ne x y ne y x, cioe x e y non sono confrontabili.
Assioma 3
n
:
1. x x
2. (x y) (y ) x
3. (x y) (y x) x = y
11
4. x y x + = y +
5. (x y) ( > 0) x y
Notazione
x < y se x
i
y
i
i = 1, ..n e j : x
j
< y
i
(oppure: x < y (x y) (x = y))
x << y se x
i
< y
i
i = 1, 2, ...n
Denizione 23 Dati m vettori
1
,
2
, ...
m
R
n
e m numeri reali
1
,
2
, ...
m
R,
il vettore di R
n
:

1

1
+
2

2
+ . . . +
m

m
=

m
i=0

i
si dice combinazione lineare dei vettori
1
,
2
, ...
m
.
Denizione 24 Dato uno spazio vettoriale X e un suo sottoinsieme S X, S si dice
sottospazio vettoriale di X se x + y S, x, y S, , R
cio`e S `e sottospazio vettoriale se `e chiuso rispetto alla combinazione lineare.
Esempi 25 Dato lo spazio vettoriale X e il sottoinsieme S X, dire se S `e un
sottospazio vettoriale.
X = R
2
S = {x R
2
: x
2
= 0}
S `e sottospazio vettoriale
Infatti siano x, y S, x = (x
1
, 0) y = (y
1
, 0)
= x + y = (x
1
, 0) + (y
1
, 0) = ( x
1
, 0) + ( y
1
, 0) = ( x
1
+ y
1
, 0) S.
X = R
2
S = {x R
2
: x
1
= x
2
}
S `e sottospazio vettoriale, infatti siano x, y S, x = (x
1
, x
2
) = (x
1
, x
1
) y =
12
(y
1
, y
2
) = (y
1
, y
1
)
x+y = (x
1
, x
2
)+(y
1
, y
2
) = (x
1
, x
1
)+(y
1
, y
1
) = (x
1
+y
1
, x
1
+y
1
)
S
X = R
2
S = {x R
2
: x
1
0, x
2
0}
S non `e un sottospazio vettoriale, infatti sia = 1 e x S:
x = 1x = (x
1
, x
2
) / S
Denizione 26 Dati due vettori di R
n
, x = (x
1
, x
2
, ...x
n
) e y = (y
1
, y
2
, ...y
n
), si
chiama prodotto interno (o prodotto scalare) tra x e y il numero reale
(x|y) = x
1
y
1
+ x
2
y
2
+ . . . + x
n
y
n
=

n
i=1
x
i
y
i
Proposizione 27 R, x, y, R
n
, valgono le propriet`a :
1. (x|y) = (y|x)
2. (x +y|) = (x|) + (y|)
3. (x|y) = (x|y)
(Attenzione: (x|y) =
2
(x|y))
4. (x|x) 0 x R
n
5. (x|x) = 0 x = 0
Denizione 28 Due vettori x, y R
n
si dicono ortogonali se (x|y) = 0
Esempi 29 Dati x e y, dire se sono ortogonali.
13
x = (x
1
, x
2
) y = (x
2
, x
1
). x e y sono ortogonali, infatti: (x|y) = x
1
(x
2
) +
x
2
x
1
= 0
x = (1, 0, 0) y = (0, 0, 1) Siccome (x|y) = 0 x e y sono ortogonali
Se = (z
1
, z
2
, 0), x e non sono ortogonali, mentre y e sono ortogonali.
Proposizione 30 Sia v R
n
, v = 0. Allora linsieme S = {x R
n
: (x|v) = 0} `e
un sottospazio vettoriale di R
n
Dimostrazione
Siano x, y S. Allora x S (x|v) = 0, y S (y, v) = 0
Consideriamo x + y:
(x+y|v) = (x|v) +(y|v) = (x|v) +(y|v) = 0 + 0 = 0 x+y S.
Esempio 31 Sottospazi vettoriali di R
2
.
In R
2
i sottoinsiemi del tipo S = {x R
2
/(x|v) = 0} sono le rette per lorigine. Dato
v = 0, S `e la retta per lorigine perpendicolare a v. In realt`a ogni retta per lorigine si
pu`o scrivere come S = {x R
2
/(x|v) = 0}. Infatti lequazione della retta per lorigine
`e :
x
2
= mx
1
mx
1
x
2
= 0 mx
1
+ (1)x
2
= 0 (*)
Sia v = (m, 1): la (*) si pu`o scrivere come (v|x) = 0, quindi:
{x R
2
: x
2
= mx
1
} = {x R
2
: (v|x) = 0}
Attenzione: v = (m, 1) non `e lunico vettore adatto a descrivere la retta consider-
ata. Tutti i vettori del tipo v, con R, = 0, soddisfano la condizione.
Proposizione 32 Sia v R
n
, v = 0. Sia q R, q = 0. Allora linsieme S = {x
R
n
: (x|v) = q} non `e un sottospazio vettoriale.
14
Dimostrazione
Siano x, y S, , R. Allora:
(x + y|v) = (x|v) + (y|v) = q + q = ( + )q = q
La proposizione poteva anche essere dimostrata osservando che 0 / S. Infatti, se S `e
un sottospazio vettoriale, allora 0 S.
Quindi se si ha un sottoinsieme S e 0 / S, allora S non `e un sottospazio vettoriale.
Attenzione: lappartenenza di 0 a S non `e invece condizione suciente per dire che
S `e sottospazio vettoriale. Infatti, sia S = {x R
2
/x
2
= x
2
1
} R
2
. Si vede subito
che 0 S ma `e facile dimostrare (per esercizio, vericarlo) che S non `e sottospazio
vettoriale.
Tornando a R
2
, consideriamo una retta che non passa per lorigine: x
2
= mx
1
+q, q = 0.
`e facile vedere che S = {x R
2
/x
2
= mx
1
+q} non `e un sottospazio vettoriale. Infatti
0 / S.
Inoltre possiamo riscrivere S nel modo che segue:
x
2
= mx
1
+ q mx
1
+ x
2
= q
Se v = (m, 1), si ha S = {x R
2
: (v|x) = q}
Quindi, per la proposizione numero 10, {x
2
= mx
1
+ q} non `e uno spazio vettoriale.
Esempio 33 Sottospazi vettoriali di R
3
.
In R
3
sottoinsiemi del tipo S = {x R
3
: (x|v) = 0} = {x R
3
: x
1
v
1
+x
2
v
2
+x
3
v
3
=
0} R
3
sono piani per lorigine e sono sottospazi vettoriali. Invece, i sottoinsiemi del
tipo S = {x R
3
: (x|v) = q, q = 0} = {x R
3
: x
1
v
1
+ x
2
v
2
+ x
3
v
3
= q} sono piani
che non passano per lorigine e non sono sottospazi vettoriali.
1.5 Norma di vettori e distanze tra vettori in R
n
Notazione
La norma di un vettore x R
n
si denota con x.
15
Denizione 34 La norma di un vettore x = (x
1
, x
2
, ..., x
n
) R
n
e:
x :=

x
1
2
+ x
2
2
+ ... + x
n
2
1.5.1 Casi particolari
La norma di un vettore x R e il suo valore assoluto (o modulo). Infatti:
x =

x
2
= |x| x R
(la seconda eguaglianza scende dal lemma A.4).
La norma di un vettore x = (x
1
, x
2
) R
2
e:
x =

x
1
2
+ x
2
2
La norma di un vettore x = (x
1
, x
2
, x
3
) R
3
e:
x =

x
1
2
+ x
2
2
+ x
3
2
Proposizione 35 Valgono le seguenti propriet`a per la norma di vettori di R
n
:
1. x = 0 x = 0
2. x = ||x R
3. x +y x +y
Dimostrazione
1. Se x = 0, allora x =

0 + 0 + ...0 = 0.
Viceversa, se x = 0, allora tutte le componenti di x devono essere nulle. Infatti,
0 = x
2
= x
2
1
+ x
2
2
+ ... + x
2
n
. Daltra parte, x
2
1
+ x
2
2
+ ... + x
2
n
0 e quindi
0 = x
2
= x
2
1
+ x
2
2
+ ... + x
2
n
0
che implica x
2
i
= 0 per ogni i = 1, 2, ...n (una somma di numeri positivi o nulli
puo essere nulla solo se tutti i numeri sono nulli).
16
2. x = (x
1
, x
2
, ..., x
n
) =

2
(x
2
1
+ x
2
2
+ ... + x
2
n
) =
=

x
2
1
+ x
2
2
+ ... + x
2
n
= ||x
3. si rimanda alla dimostrazione dellAmbrosetti e Musu, pagg. 56-57.
Osservazione 36 Si puo facilmente dimostrare (applicando, quando occorre, il teo-
rema di Pitagora) che in R, R
2
e R
3
la norma di un vettore coincide con la distanza
del vettore stesso dallorigine.
Questa propriet`a vale in generale in R
n
(vedi Proposizione 40).
Esempi 37 Calcolare la norme dei vettori:
In R:
1) x = 4 x = |x| = |4| = 4;
2) x = 4 x = |x| = | 4| = 4
In R
2
:
3) x = (1, 1) x =

1
2
+ (1)
2
=

2
4) x = 2(1, 1) + 3(2, 1) = (4, 1) x =

(4)
2
+ (1)
2
=

17
5) x = (a, a
2
) x =

a
2
+ (a
2
)
2
=

a
2
+ a
4
= |a|

1 + a
2
In R
3
:
6) x = (0, 1, 2) x =

0 + (1)
2
+ (2)
2
=

5
7) x = (a, 2a, a) x =

a
2
+ (2a)
2
+ (a)
2
= |a|

6
In R
4
:
8) x = (1, 0, 2, 2) x =

(1)
2
+ 0 + (2)
2
+ (2)
2
=

9 = 3
17
Denizione 38 Si dice distanza tra due vettori di R
n
, x = (x
1
, x
2
, ..., x
n
) e y =
(y
1
, y
2
, ..., y
n
), la quantit`a :
d(x, y) := x y
E possibile dimostrare la seguente proposizione per distanze tra vettori di R
n
:
Proposizione 39 Valgono le seguenti propriet`a per la distanza tra due vettori x e y
di R
n
:
1. d(x, y) = 0 x = y
2. d(x, y) = d(y, x)
3. d(x, y) d(x, ) + d(, y) R
n
La dimostrazione `e immediata, usando la Proposizione 35.
Proposizione 40 La distanza di un vettore x R
n
dallorigine coincide con la sua
norma, cio`e: d(x, 0) = x.
Dimostrazione immediata, applicando le denizioni. Questa proposizione da una
giusticazione rigorosa di quanto gia osservato per R, R
2
, R
3
(Osservazione 36).
1.5.2 Casi particolari
La distanza tra due vettori (numeri) di R, x e y, e
d(x, y) = |x y|
La distanza tra due vettori di R
2
, x = (x
1
, x
2
) e y = (y
1
, y
2
), e
d(x, y) =

(x
1
y
1
)
2
+ (x
2
y
2
)
2
La distanza tra due vettori di R
3
, x = (x
1
, x
2
, x
3
) e y = (y
1
, y
2
, y
3
), e
d(x, y) =

(x
1
y
1
)
2
+ (x
2
y
2
)
2
+ (x
3
y
3
)
2
.
18
Esempi 41 Calcolare le distanze tra le seguenti coppie di vettori:
In R:
1) x = 1, y = 3 d(x, y) = d(1, 3) = |1 3| = | 2| = 2;
2) x =
1
3
, y =
1
3
d(x, y) = |
1
3

1
3
| = |
2
3
| =
2
3
3) x = a, y = a
2
d(x, y) = d(a, a
2
) = |a a
2
| =
_
a a
2
0 a 1
a + a
2
a < 0, a > 1
In R
2
:
4) x = (1, 3), y = (3, 1) d(x, y) =

(1 3)
2
+ (3 (1))
2
=

8 = 2

2
5) x = (

2, 10), y = (0, 2) d(x, y) =

2)
2
+ (10 2)
2
=

146
6) x = (a, b), y = (a, b) d(x, y) =

(a (a))
2
+ (b b)
2
=

(2a)
2
+ 0 =

4a
2
= 2|a|
7) x = (a, 0), y = (0, a) d(x, y) =

(a 0)
2
+ (0 (a))
2
=

a
2
+ a
2
=

2a
2
=
|a|

2
In R
3
:
8) x = (1, 1, 0), y = (0, 1, 2) d(x, y) =

(1 0)
2
+ (1 1)
2
+ (0 2)
2
=

5
9) x = (0, a, 0), y = (1, 0, a) d(x, y) =

(0 1)
2
+ (a 0)
2
+ (0 (a))
2
=

1
2
+ a
2
+ a
2
=
=

1 + 2a
2
In R
5
:
10) x = (1, 2, 3, 4, 5), y = (0, 1, 2, 3, 4)
d(x, y) =

(1 0)
2
+ (2 1)
2
+ (3 2)
2
+ (4 (3))
2
+ (5 4)
2
=
=

1
2
+ 1
2
+ 1
2
+ 1
2
+ (9)
2
=

85
19
1.6 Intorni sferici di vettori di R
n
Denizione 42 Si dice intorno sferico di centro x
0
R
n
e raggio r > 0, e si
denota con B
r
(x
0
), linsieme:
B
r
(x
0
) = {x R
n
/ d(x, x
0
) < r} (1.4)
Proposizione 43 In R lintorno sferico di centro x
0
R e raggio r e lintervallo
(x
0
r, x
0
+ r), cio`e:
B
r
(x
0
) = (x
0
r, x
0
+ r)
Dimostrazione
Si ha:
{x R/d(x, x
0
) < r} = {x R/|x x
0
| < r} = {x R/ r < x x
0
< r} =
= (x
0
r, x
0
+ r)
usando il fatto che |x| < a a < x < a (vedi lemma A.3).
Osservazione 44 Spesso, per indicare il raggio dellintorno sferico in R si usa il sim-
bolo invece di r.
Esempi 45 Scrivere i seguenti intorni di punti di R
n
:
In R:
1) B
2
(0) = (0 2, 0 + 2) = (2, 2)
2) B
3
(1) = (1 3, 1 + 3) = (4, 2)
3) B3
2
(1) = (1
3
2
, 1 +
3
2
) = (
1
2
,
5
2
)
4) B
1
(0) impossibile, perche deve essere r > 0 (raggio strettamente positivo)
5) B
0
(1) impossibile, perche deve essere r > 0
20
In R
2
:
6) B
3
((0, 0)) = B
3
(0) = {x R
2
/d(x, 0) < 3} = {x R
2
/

x
2
1
+ x
2
2
< 3} =
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
< 9}
7) B
2
((1, 1)) = {x R
2
/d(x, (1, 1)) < 2} =
= {x R
2
/

(x
1
1)
2
+ (x
2
+ 1)
2
< 2} = {x R
2
/(x
1
1)
2
+ (x
2
+ 1)
2
< 4}
In R
3
:
8) B
1
((1, 1, 1)) = {x R
3
/d(x, (1, 1, 1)) < 1} =
= {x R
3
/

(x
1
1)
2
+ (x
2
1)
2
+ (x
3
1)
2
< 1} =
= {x R
3
/(x
1
1)
2
+ (x
2
1)
2
+ (x
3
1)
2
< 1}
Il vettore (
1
2
,
1
2
,
1
2
) B
1
((1, 1, 1)). Infatti:
(
1
2
1)
2
+ (
1
2
1)
2
+ (
1
2
1)
2
=
3
4
< 1.
Il vettore 0 = (0, 0, 0) / B
1
((1, 1, 1)): vericarlo per esercizio.
In R
5
:
9) Dato x
0
= (0, 1, 1, 0, 2), B
2
(x
0
) = {x R
5
/d(x, x
0
)) < 2} =
= {x R
5
/

x
2
1
+ (x
2
1)
2
+ (x
3
+ 1)
2
+ x
2
4
+ (x
5
+ 2)
2
< 2} =
= {x R
5
/x
2
1
+ (x
2
1)
2
+ (x
3
+ 1)
2
+ x
2
4
+ (x
5
+ 2)
2
< 4}
Il vettore 0 = (0, 0, 0, 0, 0) / B
2
(x
0
). Infatti:
0 + (0 1)
2
+ (0 + 1)
2
+ 0 + (0 + 2)
2
= 6 > 4. (Equivalentemente, d(0, x
0
) =

0 + (0 1)
2
+ (0 + 1)
2
+ 0 + (0 + 2)
2
=

6 > 2).
Il vettore (0, 0, 0, 0, 1) B
2
(x
0
): vericarlo per esercizio.
1.7 Insiemi limitati, maggioranti, minoranti, estremo superi-
ore ed estremo inferiore
Denizione 46 Un insieme E R
n
si dice limitato se esiste un intorno sferico
dellorigine che lo contiene, cio`e se r > 0 tale che E B
r
(0).
21
Osservazione 47 Questo equivale a dire che E R
n
`e limitato se > 0 tale che
x x E. Come caso particolare, se n = 1, si ha che un insieme E R `e
limitato se R tale che < x < x E.
In R `e possibile denire maggioranti, minoranti, estremo superiore ed estrmo inferiore
di un insieme.
Denizione 48 Dato un insieme E R, si dice maggiorante di E un numero
M R, se esiste, tale che x M x E, si dice minorante di E un numero
m R, se esiste, tale che x m x E.
Osservazione 49 Osserviamo che se E possiede un maggiorante, ne possiede inniti e
se possiede un minorante, ne possiede inniti. Infatti, se M `e maggiorante di E, anche
M + lo `e , per ogni > 0. Analogamente, se m `e minorante di E, anche m lo `e ,
per ogni > 0.
Si deduce dalla denizione di insieme limitato in R che E R `e limitato se (e solo se)
possiede sia un maggiorante sia un minorante.
Denizione 50 E R si dice limitato superiormente se ha almeno un maggio-
rante, si dice limitato inferiormente se ha almeno un minorante.
Esempi 51
A = [0, 1]
2 `e un maggiorante di A, -10 `e un minorante di A. A `e limitato sia superiormente sia
inferiormente.
A = N
0 `e un minorante di A, A non ha maggioranti. N `e limitato inferiormente ma non
superiormente.
A = Z
Z non ha maggioranti e non ha minoranti, non `e limitato ne superiormente ne inferi-
ormente.
Denizione 52 Dato A R limitato superiormente, si dice che R `e lestremo
superiore di A e si scrive
= sup A
se `e il pi` u piccolo dei maggioranti di A, cioe se per ogni maggiorante di A.
22
Denizione 53 Dato A R limitato inferiormente, si dice che R `e lestremo
inferiore di A e si scrive
= inf A
se `e il pi` u grande dei minoranti di A, cioe se per ogni minorante di A.
Proposizione 54 Dato un insieme A R, un punto M R `e lestremo superiore di
A se e solo se valgono le due propriet`a :
1. M x per ogni x A (cio`e M `e un maggiorante di A);
2. per ogni > 0 esiste x
0
A tale che x
0
> M (cio`e M `e il piu piccolo dei
maggioranti).
Dimostrazione
Dimostriamo il solo se. Sia M = sup A. Vogliamo dimostrare che le propriet`a 1.
e 2. sono soddisfatte. Per denizione M `e un maggiorante di A, quindi M x per
ogni x A (punto 1.). Per il punto 2., sia dato > 0. Allora M < M. Siccome
M `e il piu piccolo dei maggioranti di A, M non puo essere un maggiorante di A.
Quindi esiste x
0
A tale che M < x
0
, quindi per ogni > 0 esiste x
0
A tale che
x
0
> M .
Dimostriamo il se. Sia M R tale che valgono 1. e 2. Vogliamo dimostrare che
M = sup A. Per il punto 1., M `e un maggiorante di A. Dobbiamo dimostrare che `e il
pi u piccolo dei maggioranti di A. Per assurdo supponiamo che esista un maggiorante
di A, , tale che < M. Sia = M > 0. Ma allora, per il punto 2., esiste x
0
A
tale che x
0
> M = M (M ) = , quindi non pu`o essere un maggiorante di
A M `e il pi` u piccolo dei maggioranti di A M = sup A.
In modo del tutto analogo si dimostra la proposizione (dimostrarla per esercizio):
Proposizione 55 Dato un insieme A R, un punto m R `e lestremo inferiore di
A se e solo se valgono le due propriet`a :
1. m x per ogni x A (cio`e m `e un minorante di A);
2. per ogni > 0 esiste x
0
A tale che x
0
< m + (cio`e m `e il pi` u grande dei
minoranti).
Esempi 56
23
A = (a, b] sup A = b; inf A = a.
A = [a, b) sup A = b; inf A = a.
A = {
1
n
, n N} sup A = 1; inf A = 0.
A = {1
1
n
, n N} sup A = 1; inf A = 0.
Vale inoltre la:
Proposizione 57 Se A R `e limitato superiormente, ha un solo estremo superiore.
Se A R `e limitato inferiormente, ha un solo estremo inferiore.
Osservazione 58 Se lestremo superiore di A appartiene ad A, si chiama massimo di
A, se lestremo inferiore di A appartiene ad A, si chiama minimo di A. Formaliziamo
nella denizione:
Denizione 59 Dato A R, si dice massimo di A e si indica con max A, il punto
M A, se esiste, tale che
M x x A,
si dice minimo di A e si indica con min A, il punto m A, se esiste, tale che
m x x A.
Il massimo di A, se esiste, `e unico. Il minimo di A, se esiste, `e unico.
Esempi 60
A = (a, b] max A = sup A = b; inf A = a; non esiste min A.
A = [a, b) sup A = b; non esiste max A; min A = inf A = a.
A = {
1
n
, n N} max A = sup A = 1; inf A = 0; non esiste min A.
A = {1
1
n
, n N} sup A = 1; non esiste max A; min A = inf A = 0.
1.8 Punti interni, esterni e di frontiera
Sia E R
n
, e sia x
0
R
n
.
Denizione 61 Il vettore x
0
si dice punto interno ad E se esiste un suo intorno
sferico tutto contenuto in E, cio`e se r > 0 tale che B
r
(x
0
) E.
24
Denizione 62 Il vettore x
0
si dice punto esterno ad E se `e interno a E
C
(dove
con E
C
si indica il complementare di E in R
n
, cio`e : E
C
= R
n
\E).
Denizione 63 Il vettore x
0
si dice punto di frontiera per E se non `e n`e interno
n`e esterno ad E.
Proposizione 64 Dato E R
n
e x
0
R
n
, x
0
e punto di frontiera per E se e solo
se ogni suo intorno sferico contiene sia punti di E sia punti di E
C
, cioe se e solo se
r > 0 si ha B
r
(x
0
) E = e B
r
(x
0
) E
C
= .
La dimostrazione, immediata utilizzando le Denizioni 61, 62 e 63, e lasciata come
esercizio.
NOTAZIONE
Dato E R
n
:
E
i
denota linsieme dei punti interni di E;
E
e
denota linsieme dei punti esterni di E;
E denota linsieme dei punti di frontiera di E. E e anche detto frontiera o bordo
di E.
Osservazione 65 Si ricorda che, quando linsieme E e particolarmente complicato,
e sempre possibile ricorrere alle leggi di De Morgan per calcolare il complementare di
E:
(A B)
C
= A
C
B
C
per il complementare di una unione di insiemi, e
(A B)
C
= A
C
B
C
per il complementare di una intersezione di insiemi. Si rammenta inoltre che valgono
le proprieta distributive per unioni e intersezioni di insiemi:
A (B C) = (A B) (A C)
25
e
A (B C) = (A B) (A C)
Esempi 66 Dato E R
n
, individuare punti interni, esterni e di frontiera di E, e il
complementare di E. Si consiglia sempre di disegnare gli insiemi, quando possibile.
In R:
1) E = (a, b) E
C
= (, a] [b, +).
E
i
= (a, b) = E. Infatti, preso un qualsiasi x (a, b) e possibile prendere su-
cientemente piccolo, tale che B

(x) (a, b). Basta prendere =


1
2
min(b x, x a):
vericarlo per esercizio.
E
e
= (, a)(b, +). Infatti, preso un qualsiasi x (, a) e possibile prendere
sucientemente piccolo tale che B

(x) (a, b)
C
. Basta prendere < a x: vericarlo
per esercizio. Analoga dimostrazione per x (b, +).
E = {a, b}. Infatti, preso un qualsiasi intorno di a : (a, a+), tale intorno contiene
sia punti di (a, b) sia punti di (a, b)
C
: tutti i punti x (a, a) appartengono a (a, b)
C
,
inoltre tutti i punti x (a, a+) (a, b) appartengono a (a, b). Analoga dimostrazione
per b.
Osserviamo che E
C
= E
e
E.
2) E = [a, b) E
C
= (, a) [b, +).
Vericare per esercizio che:
E
i
= (a, b), E
e
= (, a) (b, +), E = {a, b}.
Osserviamo che (a, b) e [a, b) hanno gli stessi punti interni, esterni e di frontiera, ma
non sono gli stessi insiemi. Vericare, per esercizio, che anche (a, b] e [a, b] hanno gli
stessi punti interni, esterni e di frontiera di (a, b).
3) E = {x R/x > a} = (a, +) E
C
= {x R/x a} = (, a]
E
i
= (a, +) = E, E
e
= (, a), E = {a}.
26
Vericarlo per esercizio. Osserviamo che E
C
= E
e
E.
4) E = R E
C
=
E
i
= R = E, E
C
= E = .
5) E = Q E
C
= R\Q
E
i
= , E
e
= , E = Q (R\Q) = R.
Tutti i punti di R sono di frontiera per Q. Infatti, preso un qualsiasi razionale q Q e
preso un suo intorno (q , q +), inniti numeri non razionali cadono in tale intorno
(vista la densita di Q in R, vedi Ambrosetti Musu pag. 27), e quindi non esistono
punti interni a Q. Analogamente, tutti i punti non razionali sono di frontiera e percio
non esistono punti esterni a Q. Infatti, preso un qualsiasi punto irrazionale R\Q
e preso un suo intorno ( , + ), inniti numeri razionali cadono in tale intorno.
Quindi, ogni punto di R e di frontiera per Q.
6) E = (1, 3] E
C
= (, 1] (3, +)
E
i
= (1, 3), E
e
= (, 1) (3, +), E = {1, 3}
7) E = [0, 2) [1, 5]
Si verica facilmente che e E = [1, 2). Calcolare E
C
, E
i
, E
e
, E per esercizio.
8) E = {x R/1 < |x| < 2}.
Si verica facilmente che e:
E = (2, 1) (1, 2) E
C
= (, 2] [1, 1] [2, +)
E
i
= (2, 1) (1, 2) = E, E
e
= (, 2) (1, 1) (2, +)
E = {2, 1, 1, 2}.
Osserviamo che E
C
= E
e
E.
9) E = N E
C
= R\N.
E
i
= , E = E. Non esistono punti interni ad E e tutti i punti di E sono di frontiera
per E. Infatti, consideriamo n
0
N, e un suo qualsiasi intorno (n
0
, n
0
+ ), > 0.
In tale intorno cadono sia punti di N (n
0
stesso appartiene a ogni suo intorno), sia
punti di R\N (tutti i punti x (n
0
1, n
0
+ 1) (n
0
, n
0
+ ), x = n
0
).
27
E
e
= R\N = E
C
. Infatti, preso un qualsiasi numero non naturale x R\N, e
possibile costruire un suo intorno (x, x+) che non contenga numeri naturali. Sup-
ponendo che x (n
0
, n
0
+ 1), e suciente prendere =
1
2
min(x n
0
, n
0
+ 1 x)
(vericarlo per esercizio).
10) E = {x R/x
2
+ x < 2} Per esercizio, calcolare E, E
C
e vericare che:
E
i
= (2, 1), E
e
= (, 2) (1, +), E = {2, 1}
11) E = {x [0, 2]/ sin x >
1
2
}. Si verica che e: E = (

6
,
5
6
).
Calcolare E
C
, E
i
, E
e
e E per esercizio.
12) E = [0, 1] Q E
C
= (R\[0, 1]) ([0, 1] R\Q).
Dimostrare, per esercizio, che:
E
i
= , E
e
= (, 0) (1, +), E = [0, 1]
(vedere esempio 5 sopra).
13) E = (1, 3]\{2} E
C
= (, 1] (3, +) {2}
E
i
= (1, 2) (2, 3), E
e
= (, 1) (3, +), E = {1, 2, 3}.
Il punto 2 e di frontiera per E perche preso un suo qualsiasi intorno (2, 2+) in esso
cadono sia punti di E (per esempio, tutti i punti x (1, 2) (2 , 2), intervallo che e
diverso dallinsieme vuoto, essendo > 0, e anche tutti i punti x (2, 3) (2, 2 + )),
sia punti di E
C
(infatti, 2 E
C
e appartiene a ogni suo intorno).
14) E = (0, 2) {3} E
C
= (, 0] [2, 3) (3, +).
Vericare per esercizio che:
E
i
= (0, 2), E
e
= (, 0) (2, 3) (3, +), E = {0, 2, 3}.
In R
2
:
15) E = B
r
(x
0
) E
C
= {x R
2
/d(x, x
0
) r}.
E e un intorno sferico di un vettore di R
2
. Tutti i suoi punti sono interni. Infatti, preso
un qualsiasi punto x distante r

< r da x
0
, e quindi appartenente allintorno sferico,
e possibile costruire un intorno sferico di x tutto contenuto in B
r
(x
0
): e suciente
28
prendere il raggio di tale intorno di x pari a 0 < < r r

, per avere B

(x) B
r
(x
0
)
(infatti si puo facilmente dimostrare che per un qualsiasi punto y B

(x) si ha
d(y, x
0
) d(y, x) + d(x, x
0
) < + r

< r) (Vedi proposizione 39). Si ha quindi:


E
i
= B
r
(x
0
) = E, E
e
= {x R
2
/d(x, x
0
) > r}, E = {x R
2
/d(x, x
0
) = r}.
16) E = {x R
2
/1 < x
2
1
+ x
2
2
4}
E
C
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
1} {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
> 4}
Linsieme E consiste nella corona circolare delimitata dalle circonferenze di centro orig-
ine e raggio 1 e 2 rispettivamente, con la circonferenza interna esclusa e quella esterna
inclusa. Si verica che:
E
i
= {x R
2
/1 < x
2
1
+ x
2
2
< 4},
E
e
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
< 1} {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
> 4},
E = {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
= 1} {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
= 4}.
17) E = {x R
2
/x
1
= x
2
} E
C
= {x R
2
/x
1
= x
2
}
E
i
= , E
e
= {x R
2
/x
1
= x
2
} = E
C
, E = {x R
2
/x
1
= x
2
} = E.
Nessun punto di E e interno ad E: infatti preso un qualsiasi vettore di E e un qualsiasi
suo intorno sferico e facile vedere che in tale intorno cadono punti di E
C
: ogni punto di
E e pertanto di frontiera per E. Viceversa, preso un qualsiasi punto di E
C
, e sempre
possibile costruire un suo intorno sferico tutto contenuto in E
C
.
18) E = {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
> 1} {x R/x
1
x
2
= 0}
E
C
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
1, x
1
x
2
= 0}
Vericare che:
E
i
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
> 1},
E
e
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
< 1, x
1
x
2
= 0},
E = {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
= 1} {x R
2
/x
1
= 0, x
2
[1, 1]}
{x R
2
/x
2
= 0, x
1
[1, 1]}
19) E = {x R
2
/(x
1
+ 1)
2
+ x
2
2
1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
< 1} {(3, 1)}
E
C
= {x R
2
/(x
1
+ 1)
2
+ x
2
2
> 1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
1}\{(3, 1)}
Vericare che:
E
i
= {x R
2
/(x
1
+ 1)
2
+ x
2
2
< 1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
< 1}
29
E
e
= {x R
2
/(x
1
+ 1)
2
+ x
2
2
> 1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
> 1}\{(3, 1)}
E = {x R
2
/(x
1
+ 1)
2
+ x
2
2
= 1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
= 1} {(3, 1)}
In R
3
:
20) E = {x R
3
/x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
< 4} E
C
= {x R
3
/x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
4}.
E facile vericare che E = B
2
(0). Non e dicile dimostrare che tutti i punti di un
intorno sferico sono interni allintorno (vedi esempio 15 sopra).Quindi:
E
i
= B
2
(0) = E, E
e
= {x R
3
/x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
> 4}, E = {x R
3
/x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
= 4}.
21) E = {x R
3
/x
1
= x
2
= 0} E
C
= {x R
3
/x
1
= 0} {x R
3
/x
2
= 0}.
Si puo facilmente dimostrare che E coincide con lasse x
3
. Una retta in R
3
non ha
punti interni, in quanto ogni intorno sferico di punti sulla retta contiene anche punti
che non stanno sulla retta. Quindi: E
i
= .
Ogni punto che sta in E
C
e esterno ad E: dato x / E e possibile costruire un intorno
sferico con centro in x che non contenga punti dellasse x
3
. Quindi E
e
= E
C
.
E inoltre immediato vericare che ogni punto dellasse x
3
e punto di frontiera per E:
preso un vettore x che sta sullasse x
3
un qualsiasi suo intorno contiene sia punti che
stanno sullasse x
3
, sia punti che non stanno su tale asse. Quindi: E = E.
22) E = {x R
3
/x
1
> 0, x
2
0, x
3
> 0}
E
C
= {x R
3
/x
1
0} {x R
3
/x
2
< 0} {x R
3
/x
3
0}.
Si puo vericare che:
E
i
= {x R
3
/x
1
> 0, x
2
> 0, x
3
> 0},
E
e
= {x R
3
/x
1
< 0} {x R
3
/x
2
< 0} {x R
3
/x
3
< 0},
E = {x R
3
/x
1
= 0, x
2
0, x
3
0} {x R
3
/x
1
0, x
2
= 0, x
3
0}
{x R
3
/x
1
0, x
2
0, x
3
= 0}
23) E = {x R
3
/x
3
= 0} E
C
= {x R
3
/x
3
= 0}
Linsieme E coincide col piano x
1
x
2
. Non ci sono punti interni, perche ogni intorno
sferico di punti del piano contiene anche punti che non stanno sul piano, quindi: E
i
= .
I punti esterni a E sono tutti i punti che non stanno in E: infatti dato x E
C
, e
possibile costruire un suo intorno sferico che non contenga punti del piano x
1
x
2
, quindi:
30
E
e
= E
C
.
Ogni punto di E e di frontiera: infatti ogni intorno sferico di punti di E contiene sia
punti di E, sia punti di E
C
, e non esistono altri punti di frontiera, perche i punti che
non stanno in E sono esterni ad E, quindi: E = E.
1.9 Punti di accumulazione e punti isolati
Denizione 67 Dato A R
n
, un punto x
0
R
n
si dice punto di accumulazione
per A R
n
se ogni intorno sferico di x
0
contiene un punto di A diverso da x
0
, cio`e
se > 0 (B

(x
0
)\{x
0
}) A = .
Esempio 68 Sia A R
2
denito come:
A = B
1
(0) {(1, 1)}.
E evidente (p.es. si disegni linsieme A) che:
(
1
2
,
1
2
) A ed `e punto di accumulazione per A
(1, 0) / A ma `e punto di accumulazione per A
(1, 1) A ma non `e punto di accumulazione per A.
Osservazione 69 Questo esempio signicativo ci mostra i seguenti importanti fatti:
Un punto di accumulazione per un insieme A puo appartenere allinsieme (p.es.
(
1
2
,
1
2
)) ma puo anche non appartenere allinsieme (p.es. (1, 0)).
Non tutti i punti dellinsieme sono punti di accumulazione per linsieme (p.es.
(1, 1)).
Osservazione 70 Tutti i punti interni ad un insieme A sono punti di accumulazione
per A.
Denizione 71 Un punto x
0
R
n
si dice punto isolato di A se:
1. x
0
A;
2. x
0
non `e punto di accumulazione per A.
31
Osservazione 72 In altre parole, un punto x
0
R
n
`e punto isolato di A se > 0
tale che B

(x
0
) A = {x
0
}.
Proposizione 73 In virtu dellosservazione 70, un punto isolato di A `e necessaria-
mente un punto di frontiera di A.
Denizione 74 Linsieme dei punti di accumulazione per un insieme A si chiama
insieme derivato di A e si indica con A

. Quindi
A

= {x R/x punto di accumulazione per A}


Esempi 75 Dato A R
n
, trovare punti di accumulazione e punti isolati di A.
A = (0, 1)
A

= [0, 1]. A non ha punti isolati.


A = {numeri pari tra 2 e 8} = {2, 4, 6, 8}
A

= . A `e costituito da punti isolati e non esistono punti di accumulazione per A.


A = (1, 3) {5}
A

= [1, 3]. Il punto 5 A ed `e punto isolato di A.


A = [0.6]\{5}
A

= [0, 6]. Osserviamo che 5 / A ma `e punto di accumulazione per A. Osserviamo


inoltre che 5 `e punto isolato di A
C
.
A = {
1
n
, n N}
A

= {0}. Lunico punto di accumulazione per A `e 0 e 0 / A. Tutti i punti di A sono


punti isolati.
A = Q [0, 1]
A

= [0, 1]. Tutti i punti razionali e tutti i punti irrazionali di [0, 1] sono punti di
accumulazione per A (per la densit`a dei razionali nei reali).
1.10 Relazione tra punti interni/esterni/di frontiera e punti
di accumulazione/isolati
Dato A R
n
, che relazioni ci sono tra punti interni, esterni e di frontiera di A e punti
isolati e di accumulazione di A? Sappiamo che
A
i
A
e
A = R
n
32
Vale lo stesso per A

A
is
? La risposta `e no (cio`e non necessariamente), come vedremo
nel prossimo importante risultato per i punti esterni.
1.10.1 Punti esterni
Proposizione 76 Sia A R
n
e sia x
0
punto esterno ad A. Allora x
0
non `e punto
isolato di A e non `e punto di accumulazione per A.
Dimostrazione
x
0
non pu`o essere isolato perche, essendo esterno ad A, non appartiene ad A.
Inoltre, poiche x
0
`e esterno ad A, esiste uno suo intorno tutto contenuto in A
C
, cio`e
esiste > 0 tale che B

(x
0
) A
C
. Allora si ha
B

(x
0
) A =
e quindi x
0
non pu`o essere punto di accumulazione (perch`e la denizione di punto di
accumulazione non `e soddisfatta per tale > 0). 2
Limmediata conseguenza della Proposizione 76 `e che se x
0
`e punto di accumulazione
per A non pu`o essere punto esterno ad A; se `e punto isolato di A, non pu`o essere punto
esterno ad A.
1.10.2 Punti interni
Per i punti interni vale il seguente intuitivo risultato:
Proposizione 77 Sia A R
n
e sia x
0
punto interno ad A. Allora x
0
`e punto di
accumulazione per A.
Dimostrazione
Poiche x
0
`e punto interno ad A, esiste un suo intorno sferico tutto contenuto in A, cio`e
esiste
0
> 0 tale che B

0
(x
0
) A. Sia ora > 0 e sia 0 < min{,
0
}. Poiche
, si ha
B

(x
0
) B

(x
0
)
e poiche
0
, si ha
B

(x
0
) B

0
(x
0
) A.
33
Allora preso y B

(x
0
), y = x
0
, si ha
y B

(x
0
)\{x
0
}
ed anche
y
_
B

0
(x
0
)\{x
0
}
_
A.
Quindi
y
_
B

(x
0
)\{x
0
}
_
A
che implica
_
B

(x
0
)\{x
0
}
_
A = .
Siccome questo vale per ogni > 0, si ha che x
0
`e punto di accumulazione per A. 2
Quindi ogni punto interno `e di accumulazione. Chiaramente un punto interno non pu`o
essere isolato perche un punto isolato non `e di accumulazione per denizione. Veniamo
ai pi` u delicati punti di frontiera.
1.10.3 Punti di frontiera
Prima di analizzare i punti di frontiera, vediamo la natura dei punti isolati.
Proposizione 78 Sia A R
n
e sia x
0
punto isolato di A. Allora x
0
`e punto di
frontiera di A.
Dimostrazione
La proposizione si pu`o dimostrare in due modi diversi.
Dimostrazione 1) Se x
0
`e punto isolato di A, per la Proposizione 76 non pu`o essere
esterno. Se x
0
`e punto isolato di A, per la Proposizione 77 non pu`o essere interno: se
fosse punto interno sarebbe punto di accumulazione e quindi non isolato. Allora deve
essere punto di frontiera.
Dimostrazione 2) Per dimostrare che x
0
`e punto di frontiera di A devo dimostrare
che ogni suo intorno contiene sia punti di A sia punti di A
C
. Poiche x
0
`e isolato, si ha
che x
0
A. Siccome ogni intorno di x
0
contiene x
0
e quindi contiene un punto di A,si
ha che per ogni > 0 si ha
B

(x
0
) A = .
Inoltre, poiche `e isolato, esiste un suo intorno che interseca A solo nel punto stesso,
cio`e esiste
0
> 0 tale che
_
B

0
(x
0
)\{x
0
}
_
A =
34
cio`e
B

0
(x
0
)\{x
0
} A
C
Sia > 0 e sia 0 < min{,
0
}. Allora, detto = min{,
0
} si ha
B

(x
0
)\{x
0
} B

(x
0
)\{x
0
}
e
B

(x
0
)\{x
0
} B

(x
0
)\{x
0
} A
C
Quindi
y B

(x
0
)\{x
0
} y B

(x
0
)\{x
0
} A
C
che implica
B

(x
0
) A
C
=
Siccome questo vale per ogni > 0, si ha che x
0
`e punto di frontiera di A. 2
La Proposizione appena dimostrata ci dice che ogni punto isolato `e di frontiera. Non
vale per`o il viceversa, ovviamente, come il signicativo esempio 68 ha mostrato, dove
il punto (1, 0) `e contemporaneamente di frontiera e di accumulazione. Chiaramente,
per denizione, un punto di accumulazione non pu`o essere isolato e viceversa. Ma un
punto di frontiera pu`o essere isolato oppure pu`o essere di accumulazione. Si ha anzi il
seguente importante risultato:
Proposizione 79 Sia A R
n
e sia x
0
punto di frontiera di A. Allora x
0
`e punto di
accumulazione per A se e solo se non `e punto isolato di A.
Dimostrazione
Solo se Sia x
0
punto di frontiera e punto di accumulazione per A. Allora non pu`o
essere punto isolato di A perch`e altrimenti non sarebbe punto di accumulazione per A.
Se Sia x
0
punto di frontiera e punto non isolato di A. Devo dimostrare che `e
punto di accumulazione per A. Distinguiamo i due casi: 1) x
0
A; 2) x
0
/ A.
1) Se x
0
A, x
0
deve per forza essere di accumulazione per A, altrimenti, per
denizione sarebbe punto isolato di A.
2) Supponiamo x
0
/ A. Poiche per ipotesi x
0
`e punto di frontiera di A, ogni suo
intorno deve contenere punti di A e punti di A
C
. Allora, poiche x
0
/ A, ogni intorno
di x
0
contiene almeno un punto di A diverso da x
0
. Allora, per denizione, x
0
`e punto
di accumulazione per A. 2
35
1.11 Aperti e chiusi di R
n
Denizione 80 Un insieme E R
n
si dice aperto se ogni suo punto e interno ad
E.
Denizione 81 Un insieme E R
n
si dice chiuso se il suo complementare E
C
e
aperto.
E possibile dimostrare la seguente proposizione:
Proposizione 82 Un insieme E R
n
e chiuso se e solo se possiede la sua frontiera,
cioe se e solo se E = E
i
E. Equivalentemente, E R
n
e chiuso se e solo se
E E.
Dimostrazione
Per dimostrare che una bi-implicazione e valida, bisogna dimostrare le due implicazioni
separatamente.
Dim. di ().
E e chiuso x E, x E.
Supponiamo, per assurdo, che x
0
E/x
0
/ E. Allora x
0
E
C
. Questo e assurdo,
perche E e chiuso e quindi E
C
e aperto, e non puo contenere punti di frontiera.
Dim. di ().
E E E e chiuso.
Supponiamo, per assurdo, che E non e chiuso. Allora, E
C
non e aperto. Quindi esiste
almeno un punto di E
C
che non e interno a E
C
, e quindi E
C
deve contenere almeno
un punto di frontiera, cioe x
0
E
C
E. Ma questo e assurdo, perche per ipotesi
E E, e quindi E
C
E = .
Casi particolari: e R
n
Abbiamo visto prima (vedi esempio 4 sui punti interni ed esterni) che tutti i punti di R
sono punti interni, pertanto R e aperto. Analogamente, e immediato dimostrare che
36
tutti i vettori di R
n
sono interni, quindi anche R
n
e aperto. Applicando la denizione
81, si ha pertanto che = (R
n
)
C
e chiuso.
Esiste inoltre la seguente convenzione:
Convenzione
Per convenzione linsieme vuoto, , e aperto in R
n
, n.
Si ha quindi (applicando di nuovo la denizione 81) che R
n
= ()
C
e anche chiu-
so, n.
E possibile dimostrare la seguente:
Proposizione 83 Gli unici insiemi di R
n
(n = 1, 2, ...) che siano contemporaneamente
aperti e chiusi sono R
n
e .
Osservazione 84 Un insieme E R
n
, E = , E = R
n
, puo essere aperto, chiuso
oppure ne aperto ne chiuso, ma non puo essere contemporaneamente aperto e chiuso.
E possibile dimostrare le seguenti importanti e utili proprieta di aperti e chiusi:
Proposizione 85 Siano A
1
, A
2
R
n
, aperti di R
n
. Allora, gli insiemi A
1
A
2
e
A
1
A
2
sono aperti.
Dimostrazione
Dimostriamo che A
1
A
2
`e aperto. Sia x
0
A
1
A
2
. Supponiamo che x
0
A
1
.
Siccome A
1
`e aperto, esiste r > 0 tale che B
r
(x
0
) A
1
. Siccome A
1
(A
1
A
2
), si
ha B
r
(x
0
) (A
1
A
2
). Se x
0
A
2
, si arriva alla stessa conclusione. Allora, per ogni
x
0
A
1
A
2
, esiste r > 0 tale che B
r
(x
0
) (A
1
A
2
), cio`e x
0
`e interno a A
1
A
2
,
quindi A
1
A
2
`e aperto.
Dimostriamo che A
1
A
2
`e aperto. Sia x
0
A
1
A
2
. Siccome x
0
A
1
e siccome A
1
`e aperto, esiste r
1
> 0 tale che B
r
1
(x
0
) A
1
. Siccome x
0
A
2
e siccome A
2
`e aperto,
esiste r
2
> 0 tale che B
r
2
(x
0
) A
2
. Sia r = min(r
1
, r
2
). Siccome r r
1
e r r
2
, si
37
ha B
r
(x
0
) B
r
1
(x
0
) A
1
e B
r
(x
0
) B
r
2
(x
0
) A
2
, che implica B
r
(x
0
) (A
1
A
2
).
Quindi, per ogni x
0
A
1
A
2
, esiste r > 0 tale che B
r
(x
0
) (A
1
A
2
), cio`e x
0
`e
interno a A
1
A
2
, quindi A
1
A
2
`e aperto.
Corollario 86 Siano C
1
, C
2
R
n
, chiusi di R
n
. Allora, gli insiemi C
1
C
2
e C
1
C
2
sono chiusi.
Dimostrazione
Deniamo i complementari di C
1
e C
2
come A
1
e A
2
, cio`e : A
1
= (C
1
)
C
e A
2
= (C
2
)
C
.
Siccome C
1
e C
2
sono chiusti, A
1
e A
2
sono aperti. Applicando le leggi di De Morgan,
si ha:
C
1
C
2
= (A
1
)
C
(A
2
)
C
= (A
1
A
2
)
C
Siccome A
1
e A
2
sono aperti, anche A
1
A
2
aperto, cio`e C
1
C
2
= (A
1
A
2
)
C
`e chiuso.
Analogamente,
C
1
C
2
= (A
1
)
C
(A
2
)
C
= (A
1
A
2
)
C
Siccome A
1
e A
2
sono aperti, anche A
1
A
2
aperto, cio`e C
1
C
2
= (A
1
A
2
)
C
`e chiuso.
Usando la proposizione (85) e il corollario (86) `e facile dimostrare la seguente propo-
sizione:
Proposizione 87 Siano A
1
, A
2
, ..., A
n
R
n
, aperti di R
n
. Allora, gli insiemi

n
i=1
A
i
e

n
i=1
A
i
sono aperti. Siano C
1
, C
2
, ..., C
n
R
n
, chiusi di R
n
. Allora, gli insiemi

n
i=1
C
i
e

n
i=1
C
i
sono chiusi.
In altre parole, unioni e intersezioni nite di aperti (chiusi) sono aperti (chiusi). Per
quanto riguarda lunione e intersezione innita, si ha invece la seguente proposizione:
Proposizione 88 Siano {A
i
}
iN
R
n
, aperti di R
n
. Allora, linsieme

+
i=1
A
i
`e
aperto. Siano {C
i
}
iN
R
n
, chiusi di R
n
. Allora, linsieme

+
i=1
C
i
`e chiuso.
In altre parole, lintersezione innita di aperti non `e necessariamente un insieme aperto,
e lunione innita di chiusi non `e necessariamente un insieme chiuso, come mostra il
seguente esempio:
Esempio 89 Sia
A
n
=
_

1
n
,
1
n
,
_
n=1,2,3,....
.
38
Gli insiemi A
n
sono aperti e inoltre si ha:
+

i=n
A
n
= {0},
che non `e un insieme aperto. Viceversa, sia
C
n
= (A
n
)
C
=
_
,
1
n
_

_
1
n
, +
_
n=1,2,3,....
.
Gli insiemi C
n
sono chiusi, e inoltre si ha
+

i=n
C
n
= R\{0},
che non `e un insieme chiuso.
Vale inoltre la seguente importante proposizione:
Proposizione 90 Ogni intorno sferico di punti di R
n
, B
r
(x), e aperto.
Esempi 91 Considerare gli esempi visti prima nei punti interni, esterni e di frontiera
e stabilire se gli insiemi visti sono aperti, chiusi oppure ne aperti ne chiusi.
In R:
1) E = (a, b) E
i
= (a, b) = E.
E e aperto, poiche tutti i suoi punti sono interni. Quindi, E
C
= (, a] [b, +) e
chiuso (vedi def. 81). Vericare, per esercizio, che E
C
soddisfa la proprieta 82.
2) E = [a, b) E
i
= (a, b). E non e aperto, perche i suoi punti non sono tutti
interni, a e di frontiera. Bisogna stabilire se E e chiuso. Il complementare di E,
E
C
= (, a) [b, +) non e aperto, perche il punto b E
C
ed e di frontiera per
E
C
. Quindi, E non e chiuso, perche E
C
non e aperto.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
3) E = {x R/x > a} = (a, +) E
i
= (a, +) = E, quindi E e aperto. Il
suo complementare E
C
= {x R/x a} = (, a] e chiuso. Vericare, per eser-
cizio, che E
C
soddisfa la proprieta 82.
39
4) E = R E
i
= R
E e aperto e chiuso contemporaneamente (vedi 83).
5) E = Q E
i
= , quindi E non e aperto. Bisogna stabilire se e chiuso. Il
suo complementare e E
C
= R\Q e, come si e visto, tutti i punti di E
C
sono di fron-
tiera, quindi E
C
non e aperto. Quindi E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
6) E = (1, 3] E
i
= (1, 3), quindi E non e aperto. Bisogna stabilire se e chiu-
so. Il suo complementare, E
C
= (, 1] (3, +) non e aperto perche contiene il
punto 1 che e di frontiera, quindi E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
7) E = [0, 2) [1, 5] = [1, 2)
Vericare per esercizio che E non e ne aperto ne chiuso.
8) E = {x R/1 < |x| < 2} = (2, 1) (1, 2) E
i
= (2, 1) (1, 2) = E,
quindi E e aperto. Il suo complementare, E
C
= (, 2] [1, 1] [2, +), e
chiuso. Vericare, per esercizio, che E
C
soddisfa la Proposizione 82. Vericare, inoltre,
che soddisfa il corollario 86.
9) E = N E
i
= , quindi E non e aperto. Bisogna stabilire se e chiuso. Il
suo complementare e E
C
= R\N = E
e
. Tutti i punti di E
C
sono interni a E
C
, quindi
E
C
e aperto, e quindi E e chiuso. Infatti, N contiene tutta la sua frontiera (anzi,
coincide con la sua frontiera) e percio soddisfa la proprieta 82.
10) E = {x R/x
2
+ x < 2}. Per esercizio, vericare che E e aperto.
11) E = {x [0, 2]/ sin x >
1
2
}. Per esercizio, vericare che E e aperto.
12) E = [0, 1] Q E
i
= , quindi E non e aperto. Bisogna stabilire se e chiuso.
Il suo complementare e E
C
= (, 0) (1, +) ([0, 1] R\Q) e non possiede solo
40
punti interni, perche i punti di ([0, 1] R\Q) sono punti di frontiera, quindi E
C
non
e aperto. Quindi, E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
13) E = (1, 3]\{2} E
i
= (1, 2) (2, 3), quindi E non e aperto. Il suo comple-
mentare e E
C
= (, 1] (3, +) {2} che non e aperto perche contiene i punti
di frontiera 1 e 2. Quindi E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
Vericare che linsieme E = (1, 3)\{2} e aperto e soddisfa la Proposizione 85.
14) E = (0, 2) {3} E
i
= (0, 2), quindi E non e aperto (contiene il punto di
frontiera 3). Il suo complementare eE
C
= (, 0] [2, 3) (3, +), che non e aperto
perche contiene i punti di frontiera 0 e 2. Quindi E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
In R
2
:
15) E = B
r
(x
0
) E
i
= B
r
(x
0
) = E, quindi E e aperto. Il suo complementare
E
C
= {x R
2
/d(x, x
0
) r} e chiuso. E un caso particolare (con n = 2) della
Proposizione 90.
16) E = {x R
2
/1 < x
2
1
+ x
2
2
4} E
i
= {x R
2
/1 < x
2
1
+ x
2
2
< 4}, quindi
E non e aperto. Vediamo se e chiuso. Il suo complementare e
E
C
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
1} {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
> 4}, che non e aperto, in quanto
contiene i punti della circonferenza {x R
2
/x
2
1
+x
2
2
= 1}, che sono di frontiera, quindi
E
C
non e aperto e E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
17) E = {x R
2
/x
1
= x
2
} E
i
= , quindi E non e aperto. Il suo comple-
mentare eE
C
= {x R
2
/x
1
= x
2
} = E
e
, ed e aperto, in quanto contiene solo punti
interni. Quindi, E e chiuso (vericare che soddisfa la Proposizione 82).
18) E = {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
> 1} {x R/x
1
x
2
= 0} E
i
= {x R
2
/x
2
1
+ x
2
2
> 1},
41
quindi E non e aperto. Il suo complementare eE
C
= {x R
2
/x
2
1
+x
2
2
1, x
1
x
2
= 0},
che non e aperto, in quanto contiene i punti della circonferenza {x R
2
/x
2
1
+x
2
2
= 1},
che sono di frontiera, quindi E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
19) E = {x R
2
/(x
1
+ 1)
2
+ x
2
2
1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
< 1} {(3, 1)}
E
i
= {x R
2
/(x
1
+ 1)
2
+ x
2
2
< 1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
< 1}, quindi E non e
aperto.
Il suo complementare e
E
C
= {x R
2
/(x
1
+1)
2
+x
2
2
> 1} {x R
2
/(x
1
1)
2
+x
2
2
1}\{(3, 1)}. E
C
non e
aperto, in quanto contiene i punti di frontiera {x R
2
/(x
1
1)
2
+ x
2
2
= 1}, quindi E
non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
In R
3
:
20) E = {x R
3
/x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
< 4} = B
2
(0) E
i
= B
2
(0) = E, quindi E e
aperto. Questo e un caso particolare, n = 3, della Proposizione 90.
Il suo complementare E
C
= {x R
3
/x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
4} e chiuso.
21) E = {x R
3
/x
1
= x
2
= 0} E
i
= , quindi E non e aperto. Il suo com-
plementare e E
C
= {x R
3
/x
1
= 0} {x R
3
/x
2
= 0}. I punti di E
C
sono tutti
interni (infatti, E
e
= E
C
) e quindi e aperto. Osserviamo che, in particolare, E
C
e
lunione di due aperti. Quindi E e chiuso. Osserviamo che, coerentemente con la
Proposizione 82, E contiene la sua frontiera (anzi, si ha E = E, cioe E coincide con
la sua frontiera).
22) E = {x R
3
/x
1
> 0, x
2
0, x
3
> 0} E
i
= {x R
3
/x
1
> 0, x
2
> 0, x
3
> 0},
E non e aperto, in quanto contiene i punti del tipo (x
1
, 0, x
3
), con x
1
> 0, x
3
> 0, che
sono punti di frontiera (cioe, E contiene una parte del piano x
1
x
3
, che e di frontiera
per linsieme).
Il suo complementare e E
C
= {x R
3
/x
1
0}{x R
3
/x
2
< 0}{x R
3
/x
3
0}.
Si puo facilmente dimostrare che anche E
C
non e aperto. Infatti contiene, per esem-
42
pio, i punti del tipo (0, x
2
, x
3
), con x
2
> 0, x
3
> 0, che sono punti di frontiera (infatti,
ogni intorno sferico centrato in un punto (0, x
2
, x
3
), x
2
> 0, x
3
> 0, contiene punti di
E). Quindi E
C
non e aperto e E non e chiuso.
In denitiva, E non e ne aperto, ne chiuso.
23) E = {x R
3
/x
3
= 0} E
i
= , quindi E non e aperto. Bisogna stabilire
se e chiuso. Il suo complementare e E
C
= {x R
3
/x
3
= 0}, che e aperto. Infatti,
E
e
= E
C
, cioe tutti i punti di E
C
sono interni a E
C
.
Quindi, E
C
e aperto e E e chiuso.
Anche intuitivamente e facile da vedere: linsieme E coincide col piano x
1
x
2
ed e
possibile dimostrare che ogni piano e chiuso in R
3
. Osserviamo che la Proposizione
82 e soddisfatta: infatti E = E.
43
PARTE 2 LE FUNZIONI
2.1 Le funzioni: prime denizioni
Denizione 92 Dati due insiemi non vuoti, A e B, si dice funzione (o applicazione,
o corrispondenza) da A in B una legge che a ogni elemento x A associa uno e un
solo elemento y B. In simboli, una funzione si rappresenta nel seguente modo:
f : A B
.
Osservazione 93 Si noti che una funzione associa a ogni elemento x di A UNO E
UN SOLO elemento y di B. Le applicazioni tra insiemi che a un elemento di un in-
sieme associano, per esempio, due o piu elementi, non sono perci`o considerate funzioni.
In questo corso, considereremo solo funzioni numeriche, cioe funzioni in cui A `e un
sottoinsieme di R
n
e B `e un sottoinsieme di R, ossia
f : A R
n
B R
Una forma piu generale di funzioni sono quelle in cui B `e un sottoinsieme di R
m
, ma
noi ci limiteremo a considerare il caso m = 1.
Nel caso di funzioni numeriche, la denizione 92 assume la seguente forma:
Denizione 94 Dati due sottoinsiemi A R
n
e B R, si dice funzione (o appli-
cazione, o corrispondenza) da A in B e si indica con
f : A R
n
B R
una legge che a ogni elemento x = (x
1
, x
2
, ..., x
n
) A associa uno e un solo elemento
y B. Si scrive anche: y = f(x) = f(x
1
, x
2
, ..., x
n
).
Nel caso particolare di n = 1, si hanno le funzioni reali di variabile reale:
f : A R B R
44
che a ogni elemento x A associano un elemento y B, secondo la regola: y = f(x).
Esempi 95 Dire se le seguenti corrispondenze tra sottoinsiemi di R
n
e sottoinsiemi
di R sono o no funzioni.
1) A = B = R, f : R R, f(x) = x
2
.
La relazione f e una funzione. Infatti, a ogni elemento x R associa uno e un solo
elemento di R: il suo quadrato.
2) A = R
+
, B = R, f : R
+
R, f(x) = {

x, +

x}.
La relazione f non e una funzione. Infatti, a ogni elemento x R
+
associa due el-
ementi di R: +

x e

x, per essere una funzione dovrebbe associare uno e un solo


elemento.
3) A = R
+
, B = R, f : R
+
R, f(x) =

x.
La relazione f e una funzione. Infatti, a ogni elemento x R
+
associa un solo ele-
mento di R:

x (che, ricordiamolo, e considerato col segno +).
4) A = B = R, f : R R, f(x) = 10.
La relazione f e una funzione. Infatti, a ogni elemento x di R associa un solo elemento
di R (sempre lo stesso: il punto y = 10).
5) A = R
2
, B = R, f : R
2
R, f(x
1
, x
2
) = x
2
1
x
2
2
.
f e una funzione. Infatti, a ogni x R
2
associa un solo elemento di R.
6) A = R
5
, B = R, f : R
5
R, f(x
1
, x
2
, x
3
, x
4
, x
5
) = x 3x
1
x
2
.
f e una funzione. Infatti, a ogni x R
5
associa un solo elemento di R.
Per visualizzare una funzione reale di variabile reale, e spesso opportuno ricorrere al
graco della funzione y = f(x), che esprime gracamente come varia il valore di y al
variare di x. E possibile usare il graco della funzione anche nel caso di funzioni da
R
2
in R. Per funzioni da R
n
in R con n 3, non e possibile disegnare il graco di
45
funzione, che quindi perde gran parte della sua utilita immediata.
Denizione 96 Data una funzione f : A R
n
B R, il graco della funzione f,
indicato con Graf(f), e il sottoinsieme di R
n
R = R
n+1
costituito dalle coppie
Graf(f) = {(x, f(x)) R
n+1
/x A} =
= {(x
1
, x
2
, ..., x
n
, f(x
1
, x
2
, ..., x
n
)) R
n+1
/(x
1
, x
2
, ..., x
n
) A}
2.1.1 Caso particolare: funzioni reali di variabile reale
Per funzioni reali di variabile reale,
f : A R B R
il graco di f `e
Graf(f) = {(x, f(x)) R
2
, x A}
Osservazione 97
Ogni retta x = a, con a A (retta parallela allasse y), tocca il graco di f in uno e
un solo punto: nel punto (a, f(a)). Questa e una conseguenza immediata del fatto che
f e una funzione (dimostrare, per esercizio, che se la retta x = a incontra il graco di
f in due o piu punti, allora f non e una funzione).
2.1.2 Caso particolare: funzioni da R
2
in R e curve di livello
Per funzioni
f : A R
2
B R
il graco di f `e
Graf(f) = {(x, f(x)) R
3
, x A}
In questo caso il graco di f `e ancora possibile da disegnare, ma il modo migliore
di capire come `e fatto consiste nello studiare le curve di livello di f. Queste sono le
intersezioni di Graf(f) con piani orizzontali del tipo x
3
= c: al variare di c R si pu`o
46
capire come evolve la supercie Graf(f) in R
3
e rappresentarla. In particolare, si ha
la seguente denizione:
Denizione 98 Sia f : R
2
R una funzione. Si chiamano curve di livello di f
gli insiemi del tipo
S
c
(f) = {x R
s
: f(x
1
, x
2
) = c}
con c R.
In altre parole, la curva di livello S
c
(f) `e linsieme dei punti di R
2
su cui f assume il
valore costante c. Laddove la funzione f risulti ovvia, scriveremo S
c
in luogo di S
c
(f).
Esempi 99 Data la funzione f : R
2
R, scrivere e disegnare le curve di livello di f
al variare di c R.
f(x
1
, x
2
) = x
2
1
+ x
2
2
Se c < 0, S
c
= perche x
2
1
+ x
2
2
0.
Se c = 0, S
0
= 0 = (0, 0).
Se c > 0, S
c
= {x R
2
: x
2
1
+ x
2
2
= c} cioe la curva di livello `e una circonferenza
di centro lorigine e raggio

c.
f(x
1
, x
2
) = x
2
1
x
2
2
Se c < 0, S
c
= {x R
2
: x
2
1
x
2
2
= c} cioe `e liperbole con asintoti le rette x
2
= x
1
e x
2
= x
1
che interseca lasse x
2
in

c.
Se c = 0, S
0
= {x
2
= x
1
} {x
2
= x
1
}, cioe sono le due bisettrici.
Se c > 0, S
c
= {x R
2
: x
2
1
x
2
2
= c} cioe `e liperbole con asintoti le rette x
2
= x
1
e x
2
= x
1
che interseca lasse x
1
in

c.
f(x
1
, x
2
) = x
1
x
2
Se c < 0, S
c
= {x R
2
: x
1
x
2
= c} cioe `e liperbole equilatera con asintoti gli assi
il cui graco sta nel secondo e quarto quadrante.
Se c = 0, S
0
= {x
1
= 0} {x
2
= 0}, cioe sono i due assi.
Se c > 0, S
c
= {x R
2
: x
1
x
2
= c} cioe `e liperbole equilatera con asintoti gli assi
il cui graco sta nel primo e terzo quadrante.
`
E evidente che ogni punto x
0
= (x
0
1
, x
0
2
) del dominio di f appartiene ad una e una sola
curva di livello: essa `e S
c
0(f), dove c
0
`e tale che f(x
0
) = f(x
0
1
, x
0
2
) = c
0
. Volendo sapere
47
a quale specica curva di livello appartiene un determinato punto di R
2
, si segue la
semplice procedura illustrata dal seguente esempio:
Esempio 100 Data la funzione f : R
2
R denita da f(x
1
, x
2
) = 6x
1
+ x
2
8,
trovare la curva di livello di f passante per il punto (2, 4).
Per prima cosa, dobbiamo calcolare quale valore assume f nel punto desiderato: si ha
f(2, 4) = 8. Si tratta quindi di calcolare S
8
. Si ha: S
8
= {(x
1
, x
2
) R
2
: 6x
1
+x
2
8 =
8} = {(x
1
, x
2
) R
2
: 6x
1
+ x
2
= 16} sono cioe i punti della retta di equazione
x
2
= 6x
1
+ 16.
2.2 Dominio, codominio, immmagine, suriettivit`a, iniettivit`a
Denizione 101 Data una funzione f : A R
n
B R, il sottoinsieme A e
detto dominio (o insieme di denizione) della funzione f. Il sottoinsieme B e detto
codominio della funzione f. Il dominio di f si indica con Dom(f). Il codominio di
f si indica con Codom(f).
Dora in poi, per comodit`a , si prender`a B = R. Segue che il codominio delle funzioni
considerate sar`a sempre R.
Denizione 102 Data una funzione
f : A R
n
R
si dice immagine di f e si indica con Im(f), il sottoinsieme di punti y del codominio
R tali che esiste almeno un elemento x nel dominio tale che sia y = f(x). In simboli:
Im(f) = {y R / x A tale che y = f(x)}
Lelemento y tale che y = f(x) `e detto immagine di x mediante f e lelemento x A
tale che y = f(x) `e detto controimmagine di y mediante f.
48
In altre parole, limmagine di f `e linsieme dei punti del codominio che hanno almeno
una controimmagine in A, o, intuitivamente, linsieme di punti del codominio che ven-
gono colpiti da punti del dominio tramite la funzione f.
Limmagine di una funzione puo coincidere col suo codominio, R, oppure essere un
sottoinsieme strettamente contenuto in R. Quando limmagine coincide col codominio
si ha una funzione suriettiva. Si ha quindi la seguente denizione:
Denizione 103 Una funzione f : A R
n
R si dice suriettiva se Im(f) = R,
cio`e se:
y R x A tale che y = f(x)
Osservazione 104 NellAmbrosetti e Musu (pag. 80), limmagine e il codominio di
una funzione coincidono per denizione (coerentemente con tale denizione ogni fun-
zione sarebbe suriettiva). Tuttavia, di solito immagine e codominio vengono considerati
come insiemi distinti (possibilmente, ma non necessariamente, coincidenti) e quindi noi
ci adeguiamo alluso prevalente.
Vediamo alcuni esempi per calcolare limmagine di una funzione e studiarne la suriet-
tivit`a .
Esempi 105 Trovare limmagine di f e dire se `e suriettiva o no:
1) f : A R R, A = R, f(x) = x
2
.
Limmagine di f `e Im(f) = R
+
0
R (dove, con R
+
0
si intende: R
+
0
= {x R/x 0}).
Quindi f non `e suriettiva.
Intuitivamente, non ogni elemento di R ha una controimmagine, infatti tutti gli elemen-
ti y R, y < 0 non posseggono controimmagine in R: non esiste alcun numero reale il
cui quadrato sia un numero negativo. Lo stesso vale per ogni funzione y = f(x) = x
n
,
con n pari.
Notare che invece il numero 0 Im(f): qual `e la sua controimmagine?
49
2) f : A R R, A = R, f(x) = x
3
.
Limmagine di f `e Im(f) = R = R, quindi f `e suriettiva.
Infatti, preso un qualsiasi elemento y R, y ha una controimmagine in R: la sua
controimmagine `e quel numero il cui cubo `e y stesso, cio`e la controimmagine di y `e
x =
3

y.
Lo stesso vale per ogni funzione y = f(x) = x
n
, con n dispari, e in tal caso, la con-
troimmagine di y `e x =
n

y.
3) f : A R R, A = R, f(x) = 9.
Limmagine di f `e Im(f) = {9} R, quindi f non `e suriettiva. Infatti, preso un
qualsiasi elemento y = 9, x R/f(x) = y.
4) f : A R R, A = R, f(x) = sin x.
Limmagine di f `e Im(f) = [1, 1] R, quindi f non `e suriettiva. Lo stesso vale per
la funzione y = f(x) = cos x.
5) f : A R R, A = R, f(x) = |x|.
Limmagine di f `e Im(f) = R
+
0
R, quindi f non `e suriettiva.
6) f : A R R, A = R\{0}, f(x) =
1
x
.
Limmagine di f `e Im(f) = R\{0} R, quindi f non `e suriettiva.
7) f : A R R, A = R
+
0
, f(x) =

x = x
1
2
.
Limmagine di f `e Im(f) = R
+
0
R, quindi f non `e suriettiva.
Una caratteristica delle funzioni ancora piu importante della suriettivit`a `e liniettiv-
ita. Intuitivamente, una funzione `e iniettiva se ogni elemento dellimmagine di f ha
una sola controimmagine e non piu duna (sappiamo gi`a dalla denizione 102 che ogni
elemento dellimmagine di f ha almeno una controimmagine: se vale linieittivit`a ogni
elemento di Im(f) ha una e una sola controimmagine). In altre parole, se elementi
diversi del dominio vanno in punti diversi dellimmagine.
50
Denizione 106 Data una funzione f : A R
n
R la funzione si dice iniettiva se
x = y f(x) = f(y) x, y A.
Si ha il seguente lemma, che caratterizza le funzioni iniettive:
Lemma 107 Data una funzione f : A R
n
R, f `e iniettiva se e solo se
f(x) = f(y) x = y x, y A.
Dimostrazione
Dim. di ().
f `e iniettiva ( x, y A t.c. f(x) = f(y) x = y).
Supponiamo per assurdo che la tesi da dimostrare non sia vera. Allora, esistono
due elementi x, y A tali che f(x) = f(y) e x = y. Quindi, non `e vero che
x, y A, x = y f(x) = f(y), quindi f non `e iniettiva, ma questo `e as-
surdo (f `e iniettiva per ipotesi).
Dim. di ().
( x, y A t.c. f(x) = f(y) x = y) f `e iniettiva.
Di nuovo, lo dimostriamo per assurdo. Supponiamo che f non sia iniettiva. Allora,
negando la Denizione 106, si ha che x, y A, x = y tali che f(x) = f(y). Ma
per ipotesi, due elementi con la stessa immagine devono coincidere, cio`e x = y, quindi
siamo arrivati a un assurdo.
Osservazione 108 In molti testi, il Lemma 107 viene dato come denizione di iniet-
tivit`a di una funzione.
Denizione 109 Una funzione f : A R
n
R si dice biiettiva se `e sia iniettiva sia
suriettiva.
51
Ovviamente, se una funzione `e biiettiva, ogni elemento y R ha ununica controim-
magine nel dominio di f, cio`e y
0
R, x
0
A t.c. y
0
= f(x
0
).
Osservazione 110 Per funzioni reali di variabile reale esistono utili relazioni tra
la suriettivit`a , liniettivit`a o la biiettivit`a di una funzione e il suo graco. Sia
f : A R R una funzione e sia Graf(f) il suo graco.
Se f `e suriettiva, ogni retta (orizzontale) del tipo y = k, con k R, incontra Graf(f)
in almeno un punto x
0
(e in tal caso si ha f(x
0
) = k).
Se f `e iniettiva, ogni retta (orizzontale) del tipo y = k, con k R, incontra Graf(f)
in non piu di un punto. Se, inoltre, k Im(f), la retta y = k incontra il graco di f
in uno e un solo punto x
0
(tale che k = f(x
0
)).
Se f `e biiettiva, ogni retta (orizzontale) del tipo y = k, con k R, incontra Graf(f)
in uno e un solo punto (tale che k = f(x
0
)).
Esempi 111 Stabilire se le funzioni negli esempi 105 sono iniettive e biiettive, giusti-
cando.
1) f : A R R, A = R, f(x) = x
2
.
Ogni elemento di Im(f) ha due controimmagini (tranne 0, perche ?). Infatti, da-
to y R
+
0
, sia il punto

y sia il punto

y hanno y come immagine (infatti,
(

y)
2
= |y| = y, e (

y)
2
= |y| = y).
Alternativamente, dati x
1
=

y e x
2
=

y, si ha x
1
= x
2
(se y = 0), ma
f(x
1
) = f(x
2
) = y.
Quindi, f non `e iniettiva e non `e biiettiva.
La stessa conclusione vale per ogni funzione y = f(x) = x
n
, con n pari (dimostrazione
analoga).
2) f : A R R, A = R, f(x) = x
3
.
Ogni elemento y R ha una sola controimmagine in R, pari a x =
3

y.
Quindi, f `e iniettiva. E inoltre biiettiva.
Lo stesso vale per ogni funzione y = f(x) = x
n
, con n dispari.
52
3) f : A R R, A = R, f(x) = 9.
Tutti i punti x R hanno la stessa immagine, f(x) = 9, x R: elementi diversi
del dominio hanno la stessa immagine nel codominio.
Quindi, f non `e iniettiva e non `e biiettiva.
4) f : A R R, A = R, f(x) = sin x.
E facile vericare che elementi diversi del dominio hanno la stessa immagine. Con-
sideriamo, per esempio, x = 0, y = . Si ha x = y, ma f(x) = f(0) = sin 0 = 0 e
f(y) = f() = sin = 0, cio`e f(x) = f(y).
Quindi, f non `e iniettiva e non `e biiettiva.
Lo stesso vale per la funzione y = f(x) = cos x (per esercizio, trovare due punti x e y
di R tali che si abbia x = y e f(x) = f(y)).
5) f : A R R, A = R, f(x) = |x|.
Come nellesempio 1), anche qui elementi diversi del dominio vanno nello stesso ele-
mento del codominio, e anche qui ogni elemento dellimmagine ha due controimmagini
(tranne 0, che ne ha una sola, quale?). Infatti, preso un qualsiasi y R
+
0
, sia x = y
sia x = y hanno y come controimmagine.
Quindi, f non `e iniettiva e non `e biiettiva.
6) f : A R R, A = R\{0}, f(x) =
1
x
.
Ogni elemento y R\{0} = Im(f) ha ununica controimmagine in A. Infatti, dato
y = 0, la sua controimmagine `e x =
1
y
.
E possibile inoltre dimostrare che elementi diversi del dominio vanno in elementi di-
versi del codominio. Infatti, siano x
1
, x
2
A, x
1
= x
2
. Si ha: f(x
1
) =
1
x
1
=
1
x
2
= f(x
2
).
Alternativamente, `e possibile dimostrare che se due elementi hanno la stessa immag-
ine in Im(f), allora i due elementi devono coincidere in A. Infatti, siano x
1
, x
2

A t.c. f(x
1
) = f(x
2
), cio`e
1
x
1
=
1
x
2
. Allora, moltiplicando entrambi i termini per
x
1
x
2
, si ha: x
1
= x
2
.
Quindi, f `e iniettiva. Tuttavia non `e biiettiva, in quanto non `e suriettiva.
7) f : A R R, A = R
+
0
, f(x) =

x = x
1
2
.
53
Presi due elementi diversi del dominio di f, essi hanno immagini diverse. Infatti, siano
siano x
1
, x
2
R
+
0
, x
1
= x
2
. Le loro immagini sono f(x
1
) =

x
1
=

x
2
= f(x
2
).
Quindi f `e iniettiva. Tuttavia non `e biiettiva, in quanto non `e suriettiva.
2.3 Funzioni pari e dispari, funzioni periodiche
Denizione 112 Una funzione f : A R
n
R si dice pari se f(x) = f(x) per
ogni x A, mentre si dice dispari se f(x) = f(x) per ogni x A.
E facile vericare che una funzione pari ha il graco simmetrico rispetto allasse delle
ordinate, e una funzione dispari ha il graco simmetrico rispetto allorigine. Ovvia-
mente, una funzione puo essere pari, dispari oppure n`e pari n`e dispari.
Denizione 113 Una funzione f : A R R si dice periodica (di periodo p = 0)
se f(x + kp) = f(x) k Z.
Esempi fondamentali di funzioni che hanno una certa parit`a o periodicit`a , tra le fun-
zioni reali di variabile reale, sono i seguenti:
Esempi 114 La funzione f : R R, f(x) = x
n
per n pari `e pari. La funzione
f : R R, f(x) = x
n
per n dispari `e dispari. Vedere Ambrosetti e Musu, pagg. 101
102.
Le funzioni trigonometriche f(x) = sin x e f(x) = cos x sono periodiche di periodo
p = 2. Infatti: sin(x + k2) = sin(x) k Z e cos(x + k2) = cos(x) k Z.
Inoltre, f(x) = sin x `e una funzione dispari, in quanto sin(x) = sin x, e f(x) =
cos x `e una funzione pari, in quanto cos(x) = cos x. Si veda p.es. Ambrosetti e Musu
pagg. 104106 per una dimostrazione.
54
Esempi 115 Dire se le seguenti funzioni f : R R sono pari, dispari o n`e pari n`e
dispari:
1) f(x) = x
2
+ 1
Per vedere se f sia pari o dispari, si calcola f(x) e si verica se `e uguale a f(x) (in
tal caso, la funzione `e pari), a f(x) (in tal caso, la funzione `e dispari), oppure n`e a
f(x) n`e a f(x) (in tal caso, la funzione non `e n`e pari n`e dispari).
Si ha: f(x) = (x)
2
+ 1 = x
2
+ 1 = f(x), quindi la funzione `e pari.
2) f(x) =
x
3
x
x
2
+1
si ha: f(x) =
(x)
3
(x)
(x)
2
+1
=
x
3
+x
x
2
+1
= f(x), quindi la funzione `e dispari.
3) f(x) = sin x
2
Si ha: f(x) = sin(x)
2
= sin x
2
= f(x), quindi la funzione `e pari.
4) f(x) = sin x
Si ha: f(x) = sin(x) = sin x = f(x), quindi la funzione `e dispari.
5) f(x) = cos 3x
Si ha: f(x) = cos(3(x)) = cos(3x) = cos 3x = f(x), quindi la funzione `e pari.
6) f(x) = x ln(cos x).
Si ha: f(x) = x ln(cos(x)) = xln(cos x) = f(x), quindi la funzione `e dispari.
7) f(x) =
2
x
+2
x
3
.
Si ha: f(x) =
2
x
+2
(x)
3
=
2
x
+2
x
3
= f(x), quindi la funzione `e pari.
Vericare che invece f(x) =
2
x
2
x
3
`e dispari.
8) f(x) = ln
1x
1+x
= ln(1 x) ln(1 + x).
Si ha: f(x) = ln
1(x)
1+(x)
= ln
1+x
1x
= ln(1 +x) ln(1 x) = f(x), quindi la funzione
`e dispari.
9) f(x) =
sin x
x
.
Si ha: f(x) =
sin(x)
(x)
=
sin x
x
=
sin x
x
= f(x), quindi la funzione `e pari.
55
10) f(x) =
sin x
x2
.
Si ha: f(x) =
sin(x)
(x)2
=
sin x
x2
=
sinx
x+2
. f(x) non `e n`e pari a f(x) n`e a f(x), quindi
la funzione non `e n`e pari n`e dispari.
11) f(x) =
3
x
1
3
x
+1
.
Si ha: f(x) =
3
x
1
3
x
+1
=
1
3
x
1
1
3
x
+1
=
13
x
1+3
x
= f(x), quindi la funzione `e dispari.
12) f(x) =
x
2
x
1
.
Si ha: f(x) =
x
2
x
1
. f(x) non `e n`e pari a f(x) n`e a f(x), quindi la funzione non
`e n`e pari n`e dispari.
2.4 Funzioni elementari
Alcune funzioni elementari sono largamente discusse nellAmbrosetti e Musu (vedi
pag. 96 e seguenti). Qui richiamiamo solo alcune caratteristiche fondamentali, si ri-
manda al libro di testo per uno studio approfondito, compreso il graco di tali funzioni.
1) La funzione y = f(x) = x
n
con n N `e detta funzione potenza. Il dominio `e
Dom(f) = R per ogni n, limmagine cambia, a seconda che n sia pari o dispari. Tutte
le funzioni potenza hanno il graco che passa dal punto (1,1), infatti 1
n
= 1.
n N pari.
Limmagine `e Im(f) = R
+
0
. f non `e iniettiva, n`e suriettiva. Inoltre, f `e una funzione
pari (vedi sopra, Esempi 114).
n N dispari.
Limmagine `e Im(f) = R. f `e sia suriettiva sia iniettiva, quindi `e biiettiva. Inoltre, f
`e una funzione dispari (vedi sopra, Esempi 114).
2) y = f(x) = x
1
n
=
n

x, con n N. Il graco passa dal punto (1, 1). Dominio


e immagine cambiano, a seconda che n sia pari o dispari.
n N pari.
Il dominio `e Dom(f) = R
+
0
, limmagine `e Im(f) = R
+
0
. f `e iniettiva, e non `e surietti-
va. Inoltre, f non `e pari n`e dispari.
56
n N dispari.
Il dominio `e Dom(f) = R, limmagine `e Im(f) = R. f `e iniettiva e suriettiva, quindi
`e biiettiva. Inoltre, f `e dispari.
3) f(x) = x
n
=
1
x
n
, con n N.
Valgono tutte le cose dette per x
n
, con esclusione del punto 0 dal dominio e dallim-
magine (e con la dierenza che non si ha suriettivit`a per n dispari). Il dominio `e
Dom(f) = R\{0} per ogni n. Il graco passa dal punto (1, 1).
n N pari.
Limmagine `e Im(f) = R
+
. f non `e iniettiva, n`e suriettiva. Inoltre, f `e una funzione
pari.
n N dispari.
Limmagine `e Im(f) = R\{0}. f `e iniettiva, ma non `e suriettiva (perch`e 0 non appar-
tiene a Im(f)). Inoltre, f `e una funzione dispari.
4)f(x) = x

1
n
= (
1
x
)
1
n
= (
1
n

x
), con n N.
Valgono tutte le cose dette per x
1
n
=
n

x, con esclusione del punto 0 dal dominio e


dallimmagine (e con la dierenza che non si ha suriettivit`a per n dispari). Il graco
passa dal punto (1, 1).
n N pari.
Il dominio `e Dom(f) = R
+
= {x > 0}. Limmagine `e Im(f) = R
+
= {x > 0}. f `e
iniettiva, e non `e suriettiva. Inoltre, f non `e pari n`e dispari.
n N dispari.
Il dominio `e Dom(f) = R\{0} = {x = 0}. Limmagine `e Im(f) = R\{0} = {x = 0}.
f `e iniettiva ma non `e suriettiva. Inoltre, f `e dispari.
5) y = f(x) = a
x
con a > 0, a = 1. Si chiama funzione esponenziale.
Il dominio `e Dom(f) = R, limmagine `e Im(f) = R
+
= {y > 0}. f `e iniettiva ma non
`e suriettiva. Non `e n`e pari n`e dispari. Il graco passa dai punti (0, 1) e (1, a) (infatti,
a
0
= 1 e a
1
= a). Landamento del graco cambia a seconda che a sia maggiore o
minore di 1. Con a > 1 si ha un andamento crescente del graco, con a < 1 si ha
un andamento decrescente (per una maggiore rigorosit`a nella denizione delle parole
crescente e decrescente, si rimanda alla sezione sulla dierenziabilit`a ).
57
Esempio particolare e di fondamentale importanza di funzione esponenziale `e quello in
cui la base a `e il numero e (dove e = 2.718...).
6) y = f(x) = log
a
(x) con a > 0, a = 1. Si chiama funzione logaritmo.
Il dominio `e Dom(f) = R
+
= {x > 0}, limmagine `e Im(f) = R. f `e iniettiva e suriet-
tiva, quindi `e biiettiva. Non `e n`e pari n`e dispari. Il graco passa dai punti (1, 0) e (a, 1)
(infatti, log
a
(1) = 0 e log
a
(a) = 1). Landamento del graco cambia a seconda che a
sia maggiore o minore di 1. Con a > 1 si ha un andamento crescente del graco, con
a < 1 si ha un andamento decrescente (per una maggiore rigorosit`a nella denizione
delle parole crescente e decrescente, si rimanda alla sezione sulla dierenziabilit`a ).
Esempio particolare e di fondamentale importanza di funzione logaritmo `e quello in
cui la base a `e il numero e (dove e = 2.718...). In tal caso, il log
e
(x) si denota anche
con ln x e viene detto logaritmo naturale di x. Dora in poi, in tutti i casi in cui la
base del logaritmo non verr`a indicata esplicitamente, si intender`a base e (anche se la
scrittura sar`a del tipo lg x o log x).
7) y = f(x) = sin x e y = f(x) = cos x.
Per entrambe le funzioni, il dominio `e Dom(f) = R, limmagine `e Im(f) = [1, 1].
Sono funzioni periodiche di periodo 2. Non sono n`e iniettive n`e suriettive. Il sin x `e
una funzione dispari, il cos x `e una funzione pari (vedere anche Esempi 114).
8) y = f(x) = |x|. Si chiama funzione valore assoluto (vedere anche appendice).
Il dominio `e Dom(f) = R, limmagine `e Im(f) = R
+
0
= {y 0}. f non `e n`e iniettiva
n`e suriettiva. E una funzione pari.
2.5 Graco di trasformazioni di funzioni
Data una certa funzione f : A R R e dato il suo graco, `e possibile, in alcuni
casi, ricavare il graco di una trasformazione (o traslazione) di f, adottando opportune
regole, riportate qui di seguito e illustrate da un graco.
58
1) Graco di |f(x)|.
Si ribalta sopra lasse delle ascisse la parte di graco che sta sotto tale asse.
2) Graco di f(|x|).
Si ribalta a sinistra dellasse delle ordinate la parte di graco che sta a destra di tale
asse (cancellando la parte di graco che nella f originaria sta a sinistra dellasse delle
ordinate, cio`e la parte di graco corrispondente a {x < 0}).
3) Graco di f(x) + k, con k > 0.
Si trasla il graco in alto di k. (Se k < 0 lo si trasla in basso).
4) Graco di f(x l), con l > 0.
Si trasla il graco a destra di l. (Se l < 0 lo si trasla a sinistra).
5) Graco di f(x).
Si ribalta il graco rispetto allasse delle ascisse.
6) Graco di f(x).
Si ribalta il graco rispetto allasse delle ordinate.
59
Esempi 116 Disegnare i graci delle seguenti funzioni:
1) y = f(x) = |1 + lg x| 2) y = f(x) = | lg(1 +x)|
3) y = f(x) = lg |x| 4) y = f(x) = |1 + lg x|
5) y = f(x) =
1
|x2|
6) y = f(x) = lg(2x 1)
7) y = f(x) = |e
x
1| 8) y = f(x) = e
|x|
+ 1
9) y = f(x) = 4 x
4
10) y = f(x) = |x
3
| + 2
11) y = f(x) =

|x + 2| 12) y = f(x) =

1 x + 1
13) y = f(x) = |x 5| 14) y = f(x) = |x| + 3
15) y = f(x) = |x + 2| 16) y = f(x) = (x + 7)
2
17) y = f(x) = (x 1)
2
18) y = f(x) = (x + 3)
4
19) y = f(x) = 5
x+1
20) y = f(x) = 5
x
+ 1
21) y = f(x) =

x + 1 22) y = f(x) =

x + 1
60
23) y = f(x) =

x 4 24) y = f(x) = lg1


3
(x + 1)
2.6 Dominio di funzione
Ci sono sostanzialmente tre regole da seguire quando si deve calcolare il dominio di
una funzione f : A R
n
R.
1. ogni denominatore di una frazione deve essere diverso da zero;
2. ogni radice di indice pari deve avere radicando non negativo;
3. ogni logaritmo deve avere argomento strettamente maggiore di zero.
Queste regole, nel caso di una funzione f : A R R si traducono come segue:
1. se x compare al denominatore di una frazione, occorre porre il denominatore
diverso da zero; es. f(x) =
1
x6
x = 6;
2. se x compare sotto il segno di una radice di indice pari, bisogna richiedere che il
radicando sia non negativo; es. f(x) =

x + 2 x 2;
3. se x compare nellargomento di un logaritmo, bisogna porre largomento del log-
aritmo maggiore strettamente di zero; es. f(x) = log(1 x
2
) 1 x
2
> 0
1 < x < 1.
Esempi 117 Data una funzione f : Dom(f) R R, determinarne il dominio.
1) f(x) = ln

x
2
3
_
x
2
3 0

x
2
3 > 0
x
2
3 > 0 Dom(f) = {x <

3} {x >

3}
2) f(x) = e

x
2
3
x
2
3 0 Dom(f) = {x

3} {x

3}
3) f(x) = log

x
2
+ 3 x
2
+ 3 > 0 Dom(f) = R
4) f(x) = log
3

x
2
+ 5 x
2
+ 5 > 0 Dom(f) = R
61
5) f(x) =

ln(x
2
3)
_
x
2
3 > 0
ln(

x
2
3) 0

_
x
2
3 > 0
x
2
3 1
Dom(f) = {x 2} {x 2}
6) f(x) =
log(

x
2
3)
|x
2
4|
_

_
x
2
3 0

x
2
3 > 0
x
2
4 = 0
Dom(f) = ((,

3) (

3, +))\{2, 2}
7) f(x) =
1
x
+
1
x1
Dom(f) = (, 0) (0, 1) (1, +)
8) f(x) =

1
x1
_
x 1 = 0
1
x1
0
Dom(f) = {x > 1}
9) f(x) =

x(x 1)(x 2)(x + 3)


_

_
x 0
x 1 0
x 2 0
x + 3 0
Dom(f) = {x 3} {0 x 1} {x 2}
10) f(x) =
3

x
2
4 Dom(f) = {x 2} {x 2}
11) f(x) = log
a
(log
b
(x)) con a > 0, b > 1
_
x > 0
log
b
(x) > 0

_
x > 0
x > 1
Dom(f) = {x > 1}
Esempi 118 Data una funzione f : Dom(f) R
n
R, determinarne il dominio.
1) f(x
1
, x
2
) =
1
1+x
1
+x
2
1 + x
1
+ x
2
= 0 Dom(f) = {x R
2
: x
2
= 1 x
1
}
2) f(x
1
, x
2
) =
1
x
1
+
1
x
2
x
1
= 0 e x
2
= 0 Dom(f) = {x R
2
: x
1
= 0, x
2
= 0}
62
3) f(x) =
1
x
1
+x
2
+x
3
x
1
+ x
2
+ x
3
= 0 Dom(f) = {x R
3
: x
3
= x
1
x
2
}
4) f(x) =
1
x
1
x
2
x
3
x
1
= 0 e x
2
= 0 e x
3
= 0
Dom(f) = {x R
3
: x
1
= 0, x
2
= 0, x
3
= 0}
5) f(x) =

x
2
1 con x R
3
x
2
1 0 Dom(f) = {x R
3
: x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
1}
6) f(x) =

1 x
2
con x R
3
1 x
2
0
Dom(f) = {x R
3
: x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
1} = B
1
(0) {x R
3
: d(x, 0) = 1}
7) f(x) = ln(

1 x
2
) con x R
3
1 x
2
> 0
Dom(f) = {x R
3
: x
2
1
+ x
2
2
+ x
2
3
< 1} = B
1
(0)
8) f(x
1
, x
2
) =
x
1
x
2
2
x
1
ln x
2
_
x
2
> 0
x
1
ln x
2
= 0

_
x
2
> 0
x
2
= e
x
1
Dom(f) = {(x
1
, x
2
) R
2
: x
2
> 0, x
2
= e
x
1
}
9) f(x
1
, x
2
) =

1 +
4x
1
x
2
x
2
1
+x
2
2

_
_
_
x
2
1
+ x
2
2
= 0
x
2
1
+4x
1
x
2
+x
2
2
x
2
1
+x
2
2
0
Dom(f) = ({x
1
2x
2

3|x
2
|, } {x
1
2x
2
+

3|x
2
|})\{(0, 0)}
10) f(x, y) =

xy(xy 1) xy(xy 1) 0
_
xy 0
xy 1 0
o
_
xy 0
xy 1 0
xy 1 o xy 0
Dom(f) = {y
1
x
, x > 0} {y
1
x
, x < 0} {y 0, x 0} {y 0, x 0}
2.7 Funzione composta
Denizione 119 Siano date due funzioni, g : B R R e f : A R R. Se
Im(g) Dom(f) = A, risulta denita una funzione su B a valori in R, detta funzione
composta di f e g, e indicata con f g, denita nel seguente modo:
(f g)(x) = f(g(x))
63
Si ha quindi:
f g : B R Im(g) A R R
x g(x) f(g(x))
La funzione composta f g si legge f composto g.
E chiaro come la funzione composta sia denita su tutti gli elementi del dominio B
di g se e solo se tutti gli elementi dellimmagine di g appartengono al dominio A di f.
Infatti, se esiste un elemento x B la cui immagine g(x) / A, tale elemento non ha
immagine in R tramite f (in quanto, in tal caso, non `e possibile applicare la funzione
f a g(x)) e quindi c`e un elemento di B che non ha una immagine in R tramite f g,
contro la denizione stessa di funzione denita su B.
Viceversa, se tutti gli elementi di Im(g) appartengono al Dom(f), ogni elemento x B
va a nire in un unico elemento g(x) Dom(f) (per denizione di funzione, applicata
a g) e g(x) va a nire in un unico elemento f(g(x)) R (per denizione di funzione,
applicata a f), e quindi ogni elemento x di B va a nire in un unico elemento f(g(x))
di R mediante f g, e quindi f g `e una funzione.
Tuttavia, se risulta Im(g) Dom(f) (se cio`e limmagine di g risulta non contenu-
ta nel dominio di f), f g puo essere denita su un dominio piu ristretto di B,
escludendo gli elementi di B la cui immagine mediante g va a nire fuori da Dom(f).
Esempi 120 Date le funzioni f e g, trovarne dominio e immagine; scrivere f g e
g f e trovarne dominio e immagine.
1) f(x) = sin x, g(x) =
3

x
Dom(f) = R, Dom(g) = R, Im(f) = [1, 1], Im(g) = R.
(f g)(x) = f(g(x)) = sin(
3

x).
Si ha: Dom(f g) = R = Dom(g) (infatti, Im(g) Dom(f)). Im(f g) = [1, 1].
(g f)(x) = g(f(x)) =
3

sin x.
Si ha: Dom(g f) = R = Dom(f) (infatti, Im(f) Dom(g)). Im(g f) = [1, 1].
2) f(x) = cos x, g(x) =

x + 2
64
Dom(f) = R, Dom(g) = [2, +), Im(f) = [1, 1], Im(g) = R
+
0
.
(f g)(x) = f(g(x)) = cos(

x + 2).
Si ha: Dom(f g) = [2, +) = Dom(g) (infatti, Im(g) Dom(f)). Im(f g) =
[1, 1].
(g f)(x) = g(f(x)) =

cos x + 2.
Si ha: Dom(g f) = R = Dom(f) (infatti, Im(f) Dom(g)). Im(g f) = [1,

3].
2.8 Funzione inversa
Per capire cosa `e la funzione inversa, consideriamo un esempio molto semplice. Sia
A un insieme con due elementi: A = {a
1
, a
2
} e sia B un insieme con due elementi:
B = {b
1
, b
2
}. Sia f una funzione da A in B, f : A B tale che f(a
1
) = b
1
, f(a
2
) = b
2
.
Cio`e :
f : A B
a
1
b
1
a
2
b
2
Consideriamo ora la relazione che associa ad ogni elemento di B la controimmagine (o
le controimmagini) in A mediante f, e la chiamiamo f
1
:
f
1
: B A
b
1
a
1
b
2
a
2
La relazione f
1
`e in realta una funzione, infatti associa ad ogni elemento di B uno
e un solo elemento di A. Osserviamo inoltre che f `e una funzione iniettiva: infatti
elementi diversi di A vanno in elementi diversi di B. In questo caso, possiamo dire
che la funzione inversa esiste ed `e la funzione f
1
: B A, tale che f
1
(b
1
) = a
1
e
f
1
(b
2
) = a
2
.
Consideriamo ora un altro esempio, simile al precedente. Sia A un insieme con tre
elementi: A = {a
1
, a
2
, a
3
} e sia B un insieme con due elementi: B = {b
1
, b
2
}. Sia f
una funzione da A in B, f : A B tale che f(a
1
) = b
1
, f(a
2
) = b
2
, f(a
3
) = b
2
. Cio`e :
65
f : A B
a
1
b
1
a
2
b
2
a
3
b
2
Consideriamo ora la relazione che associa ad ogni elemento di B la controimmagine (o
le controimmagini) in A mediante f, e la chiamiamo f
1
:
f
1
: B A
b
1
a
1
b
2
{a
2
, a
3
}
Chiaramente, la relazione f
1
non `e una funzione, in quanto allelemento b
2
B
associa due elementi a
2
e a
3
di A. Quindi, in questo caso, non esiste la funzione inversa
della funzione f. Osserviamo che la funzione f non `e iniettiva, in quanto due elementi
diversi a
2
e a
3
vanno nello stesso elemento b
2
di B. Osserviamo inoltre che `e proprio
la mancanza di iniettivita della funzione f a impedirci di avere la funzione inversa (a
far si che la relazione inversa non sia una funzione). Come vedremo, liniettivit`a della
funzione f `e un requisito fondamentale (ed `e anzi lunico requisito) per lesistenza della
funzione inversa. Infatti, data una funzione generica
f : X f(X)
x y
anch`e la relazione inversa
f
1
: f(X) X
y x
che associa ad ogni elemento dellimmagine di f la/e sua/e controimmagine/i sia una
funzione, essa deve associare ad ogni elemento di Im(f) uno e un solo elemento di X,
cio`e ogni elemento di Im(f) deve avere una sola controimmagine, cio`e f deve essere
iniettiva.
66
Denizione 121 Sia f : A R R una funzione. Se f `e iniettiva, si dice che f `e
invertibile in A, e si chiama funzione inversa di f la funzione f
1
che ad ogni
elemento y dellimmagine di f associa la sua controimmagine x A, cio`e la funzione
f
1
: Im(f) A
cosi denita:
f
1
(y) = x f(x) = y
Si ha inoltre:
(f f
1
)(x) = x
e
(f
1
f)(x) = x
cio`e componendo una funzione con la sua inversa (e viceversa) si ottiene la funzione
identit`a I(x) = x, e si scrive anche
f f
1
= f
1
f = I
Esempi 122 Data la funzione f, dire se `e iniettiva, se `e invertibile, e, in caso aer-
mativo, trovare la funzione inversa. Quando la funzione inversa esiste, vericare che
(f f
1
)(x) = x e (f
1
f)(x) = x.
1) f : R R, f(x) =
3

x
f `e iniettiva e quindi `e invertibile. Si ha: Im(f) = R = Dom(f).
Per trovare la funzione inversa si deve ricavare la variabile x come funzione della vari-
abile y. Da y = f(x) =
3

x si ricava x = y
3
(elevando al cubo). Quindi f
1
manda un
generico elemento y nella sua controimmagine x = y
3
, cio`e f
1
(y) = y
3
, e vedendola
come funzione di x, si ha f
1
(x) = x
3
.
La funzione inversa `e : f
1
: R R, f
1
(x) = x
3
.
Si ha: (f
1
f)(x) = f
1
(f(x)) = (f(x))
3
= (
3

x)
3
= x.
67
E si ha: (f f
1
)(x) = f(f
1
(x)) =
3

f
1
(x) =
3

x
3
= x.
2) f : R R, f(x) = x
2
. Si ha Im(f) = R
+
0
e Dom(f) = R.
f non `e iniettiva (ogni elemento dellimmagine y R
+
0
ha due controimmagini nel
dominio R, pari a

x e

x) e quindi non `e invertibile.


3) f : R
+
0
R
+
0
, f(x) =

x. Qui si ha Im(f) = R
+
0
e Dom(f) = R
+
0
.
f `e iniettiva e quindi `e invertibile.
Da y = f(x) =

x si ricava x = y
2
(elevando al quadrato). Quindi f
1
manda un
generico elemento y nella sua controimmagine x = y
2
, cio`e f
1
(y) = y
2
, e vedendola
come funzione di x, si ha f
1
(x) = x
2
.
La funzione inversa `e : f
1
: R
+
0
R
+
0
, f
1
(x) = x
2
.
Si ha: (f
1
f)(x) = f
1
(f(x)) = (f(x))
2
= (

x)
2
= |x| = x (perch`e x 0).
E si ha: (f f
1
)(x) = f(f
1
(x)) =

f
1
(x) =

x
2
= |x| = x.
4) f : R R, f(x) = x
n
con n dispari.
f `e iniettiva e quindi `e invertibile. Si ha: Im(f) = R = Dom(f).
Per trovare la funzione inversa si deve ricavare la variabile x come funzione della vari-
abile y. Da y = f(x) = x
n
si ricava x =
n

y (estraendo la radice n-esima). Quindi f


1
manda un generico elemento y nella sua controimmagine x =
n

y, cio`e f
1
(y) =
n

y,
e vedendola come funzione di x, si ha f
1
(x) =
n

x.
La funzione inversa `e : f
1
: R R, f
1
(x) =
n

x.
Per esercizio, vericare che (f f
1
)(x) = x e (f
1
f)(x) = x.
5) f : R R
+
, f(x) = e
x
.
f `e iniettiva e quindi `e invertibile. Si ha: Im(f) = R
+
, Dom(f) = R.
Per trovare la funzione inversa si deve ricavare la variabile x come funzione della vari-
abile y. Da y = f(x) = e
x
si ricava x = ln y (applicando il logaritmo naturale a destra
e a sinistra). Quindi f
1
manda un generico elemento y nella sua controimmagine
x = ln y, cio`e f
1
(y) = ln y, e vedendola come funzione di x, si ha f
1
(x) = ln x.
La funzione inversa `e : f
1
: R
+
R, f
1
(x) = ln x.
Si ha: (f
1
f)(x) = f
1
(f(x)) = ln(f(x)) = ln(e
x
) = x (osserviamo che e
x
> 0).
E si ha: (f f
1
)(x) = f(f
1
(x)) = e
f
1
(x)
= e
ln x
= x.
68
6) f : R
+
R, f(x) = ln x.
f `e iniettiva e quindi `e invertibile. Si ha: Im(f) = R, Dom(f) = R
+
.
Per trovare la funzione inversa si deve ricavare la variabile x come funzione della vari-
abile y. Da y = f(x) = ln x si ricava x = e
y
(applicando lesponenziale a destra e a
sinistra). Quindi f
1
manda un generico elemento y nella sua controimmagine x = e
y
,
cio`e f
1
(y) = e
y
, e vedendola come funzione di x, si ha f
1
(x) = e
x
.
La funzione inversa `e : f
1
: R R
+
, f
1
(x) = e
x
.
Per esercizio, vericare che (f f
1
)(x) = x e (f
1
f)(x) = x.
69
PARTE 3 I LIMITI
3.1 I limiti: alcuni esempi introduttivi
Il concetto di limite nasce per formalizzare rigorosamente il concetto di come si com-
porta una funzione vicino a un certo punto x
0
. Vediamo alcuni esempi che aiutano a
capire che cos`e il limite di una funzione per x che tende a un punto, e rimandiamo a
dopo la formalizzazione rigorosa.
Esempio 123
Sia data la funzione y = f(x) =
sin x
x
, Dom(f) = R\{0}. Come si comporta f avvici-
nandosi al punto x
0
= 0? E sempre possibile studiare il comportamento di f nellin-
torno di 0 andando a prendere valori sempre piu vicini a 0 e vedendo che valori assume
la funzione in tali punti.
x -1 -0.5 -0.2 -0.1 -0.01 -0.001 0.001 0.01 0.1 0.2 0.5 1
sin x
x
0.84 0.9588 0.993 0.998 0.99998 0.9999999 0.9999999 0.99998 0.998 0.993 0.9588 0.84
Andando avanti con i valori, si puo vericare che per valori di x sempre piu vicini
a x
0
= 0 si hanno valori di f(x) =
sin x
x
sempre piu vicini al valore l = 1.
In questo caso si dice che il limite di
sin x
x
per x che tende a 0 `e 1, e si scrive:
lim
x0
sin x
x
= 1
Osserviamo che il punto verso il quale si fa il limite, x
0
= 0, non appartiene al dominio
della funzione f, ma il limite della funzione per x che tende a tale punto esiste.
Esempio 124
Sia data la funzione
y = f(x) =
_
x x 1
1 x > 1
70
Dom(f) = R. Come si comporta f avvicinandosi al punto x
0
= 1? Studiamo il com-
portamento di f nellintorno di 1 andando a prendere valori sempre piu vicini a 1 e
vedendo che valori assume la funzione in tali punti.
x 0.9 0.95 0.98 0.99 0.999 0.9999 1.0001 1.001 1.01 1.02 1.05 1.1
f(x) 0.9 0.95 0.98 0.99 0.999 0.9999 1 1 1 1 1 1
Andando avanti con i valori, si puo vericare che per valori di x sempre piu vicini
a x
0
= 1 si hanno valori di f(x) sempre piu vicini al valore l = 1.
In questo caso si dice che il limite di f(x) per x che tende a 1 `e 1, e si scrive:
lim
x1
f(x) = 1
Osserviamo che in questo caso il valore che la funzione assume nel punto 1 `e f(1) = 1,
e quindi si ha che il valore del limite `e uguale al valore della funzione.
Esempio 125
Sia data la funzione
y = f(x) =
_

_
x x < 1
2 x = 1
1 x > 1
La funzione `e quasi uguale al quella dellesempio precedente, tranne per il fatto che
nel punto x = 1 la funzione salta al valore 2 (si ha infatti f(1) = 2). Andando a
studiare per valori il comportamento di f nellintorno di x
0
= 1, si costruisce la stessa
tabellina di valori di prima (perch`e la funzione a sinistra e a destra di 1 `e identica a
quella dellesempio precedente), e quindi da li si deduce che anche in questo caso si ha
lim
x1
f(x) = 1
71
Osserviamo che stavolta il valore che la funzione assume nel punto 1 `e f(1) = 2, e
quindi si ha che stavolta il valore del limite non `e uguale al valore della funzione.
Finora ci si `e avvicinati al punto in questione sia da destra sia da sinistra. Supponiamo
ora di avvicinarci solo da destra o solo da sinistra.
Esempio 126
Consideriamo la funzione:
y = f(x) =
1
x 2
Si ha: Dom(f) = R\{2}. Andiamo a vedere cosa accade per valori prossimi a x
0
= 2
da destra. Avvicinarci al punto x
0
= 2 da destra vuol dire avvicinarsi considerando
valori x > 2.
x 2.0001 2.001 2.01 2.05 2.1 2.2 2.5
f(x) 10000 1000 100 20 10 5 2
Per valori sempre piu vicini a 2 da destra la funzione assume valori sempre pi` u
grandi. In questo caso si dice che la funzione f tende a piu innito per x che tende
a 2 da destra e si scrive:
lim
x2
+
f(x) = +
Vediamo cosa accade per valori prossimi a x
0
= 2 da sinistra. Avvicinarci al punto
x
0
= 2 da sinistra vuol dire avvicinarsi considerando valori x < 2.
x 1.5 1.8 1.9 1.95 1.99 1.999 1.9999
f(x) -2 -5 -10 -20 -100 -1000 -10000
Per valori sempre piu vicini a 2 da sinistra la funzione assume valori negativi sempre
pi` u grandi in valore assoluto. In questo caso si dice che la funzione f tende a meno
72
innito per x che tende a 2 da sinistra e si scrive:
lim
x2

f(x) =
Osserviamo che
lim
x2
+
f(x) = lim
x2

f(x)
cio`e limite destro e sinistro esistono, ma sono diversi tra loro. In questo caso, vedremo
che il limite di f(x) per x che tende a 2 non esiste, in quanto i limiti destro e sinistro
sono diversi tra loro (e diremo quindi che non esiste il limite globale o bilaterale).
Sempre in questo esempio, cosa succede se come x
0
consideriamo +? Vuol dire con-
siderare valori molto grandi di x. Si ha la seguente tabellina di valori:
x 100 1000 10000 100000 1000000
f(x) 0.0102 0.001002 0.0001 0.00001 0.000001
Per valori sempre piu grandi di x la funzione assume valori sempre piu vicini a 0.
Si dice che la funzione tende a 0 per x che tende a piu innito e si scrive:
lim
x+
f(x) = 0
Osserviamo inoltre che la funzione assume valori prossimi a 0 ma sempre strettamente
positivi, cio`e f si avvicina a 0 da sopra, e si puo anche scrivere:
lim
x+
f(x) = 0
+
(0
+
signica prossimo a 0 e strettamente > 0).
Cosa succede se come x
0
consideriamo ? Vuol dire considerare valori di x negativi
e molto grandi in valore assoluto. Si ha la seguente tabellina di valori:
73
x -100 -1000 -10000 -100000 -1000000
f(x) -0.0098 -0.000998 -0.0001 -0.00001 -0.000001
Per valori di x minori di 0 e sempre piu grandi in valore assoluto, la funzione assume
valori sempre piu vicini a 0. Si dice che la funzione tende a 0 per x che tende a
meno innito e si scrive:
lim
x
f(x) = 0
Osserviamo inoltre che la funzione assume valori prossimi a 0 ma sempre strettamente
negativi, cio`e f si avvicina a 0 da sotto, e si puo anche scrivere:
lim
x
f(x) = 0

(0

signica prossimo a 0 e strettamente < 0).


Esempio 127
Consideriamo di nuovo la funzione dellesempio 125
y = f(x) =
_

_
x x < 1
2 x = 1
1 x > 1
Avvicinarci al punto x
0
= 1 da destra vuol dire avvicinarsi considerando valori
x > 1. La tabellina dei valori `e :
x 1.0001 1.001 1.01 1.02 1.05 1.1
f(x) 1 1 1 1 1 1
Per valori (strettamente) maggiori di x
0
= 1 e sempre piu vicini a 1 da destra, la
funzione assume valori sempre piu vicini a 1 (anzi, coincidenti con 1). Si dice che il
74
limite di f per x che tende a 1 da destra `e 1 e si scrive:
lim
x1
+
f(x) = 1
Si dice anche che il limite destro di f per x che tende a 1 `e 1.
Analogamente, avvicinarci al punto x
0
= 1 da sinistra vuol dire avvicinarsi con-
siderando valori x < 1. La tabellina dei valori `e :
x 0.9 0.95 0.98 0.99 0.999 0.9999
f(x) 0.9 0.95 0.98 0.99 0.999 0.9999
Per valori (strettamente) minori di x
0
= 1 e sempre piu vicini a 1 da sinistra, la
funzione assume valori sempre piu vicini a 1. Si dice che il limite di f per x che tende
a 1 da sinistra `e 1 e si scrive:
lim
x1

f(x) = 1
Si dice anche che il limite sinistro di f per x che tende a 1 `e 1.
Poich`e in questo esempio si ha:
lim
x1

f(x) = lim
x1
+
f(x) = 1
si puo dimostrare (vedi teorema 5) che il limite esiste e coincide col valore comune di
limite destro e limite sinistro, cio`e
lim
x1
f(x) = lim
x1

f(x) = lim
x1
+
f(x) = 1
In generale, la scrittura
lim
xx
0
f(x) = L
signica che avvicinandosi a x
0
sia da destra sia da sinistra la funzione si avvicina
sempre di piu a L, cio`e
lim
xx
+
0
f(x) = lim
xx

0
f(x) = L.
75
3.2 Prime denizioni di limite
Come formalizziamo le espressioni usate negli esempi del tipo per valori sempre piu
vicini a..., la funzione si avvicina sempre piu a..., la funzione tende a...? Si for-
malizzano con il concetto di limite.
Consideriamo una funzione f : R R (come vedremo, il concetto di limite si puo gen-
eralizzare a funzioni denite su R
n
, ma lo faremo dopo), e consideriamo il suo graco.
Vediamo dal graco che per valori sempre piu vicini a x
0
la funzione assume valori
sempre piu vicini a L. Detto in altri termini, si `e in grado di avvicinarsi quanto si
vuole al valore L avvicinandosi abbastanza a x
0
, cio`e se si prende un intorno I(L)
di L si `e in grado di trovare un intorno U(x
0
) di x
0
tale che tutti i punti dellintorno
di x
0
, escluso x
0
, vanno a nire tramite f in punti dellintorno di L scelto. Se questa
propriet`a vale per qualsiasi intorno I(L) di L scelto, allora si ha che il limite di f(x)
per x che tende a x
0
`e L.
Denizione 128 (denizione con gli intorni)
Sia f : A R R, A aperto, x
0
A A, e sia L R. Si ha:
lim
xx
0
f(x) = L
se per ogni intorno I(L) di L esiste un intorno U(x
0
) di x
0
tale che x U(x
0
)A, x =
x
0
, si ha: f(x) I(L).
La scrittura lim
xx
0
f(x) = L si legge il limite di f(x) per x che tende a x
0
`e L.
Come si esplicita la nozione di intorno di L e x
0
? Siccome L R (lestensione al caso
L = verr`a analizzata piu avanti), un intorno di L `e semplicemente un intervallo
del tipo: I(L) = (L, L+). Stessa cosa vale per x
0
: un intorno di x
0
`e un intervallo
76
del tipo U(x
0
) = (x
0
, x
0
+). Quindi, considerando che dare un intorno di un punto
signica dare un raggio dellintorno (ogni intorno di un certo punto `e identicato in
modo univoco dal suo raggio), la denizione data con gli intorni si puo riscrivere nel
seguente modo:
I(L) diventa > 0
U(x
0
) diventa > 0
x U(x
0
) A, x = x
0
diventa x (x
0
, x
0
+ ) A, x = x
0
f(x) I(L) diventa f(x) (L , L + ).
Osserviamo che lappartenenza di x a un intorno di x
0
e lappartenenza di f(x) a un in-
torno di L si possono riscrivere in termini di distanza di x da x
0
e di f(x) da L. Quindi:
x (x
0
, x
0
+ ) A, x = x
0
diventa x A, 0 < |x x
0
| <
f(x) (L , L + ) diventa |f(x) L| < .
Si ottiene quindi la denizione di limite:
Denizione 129 (denizione )
Sia f : A R R, A aperto, x
0
A A, e sia l R. Si ha:
lim
xx
0
f(x) = L
se > 0

> 0 t.c. x A 0 < |x x


0
| <

|f(x) L| < .
In sostanza, si sta dicendo che dato un raggio arbitrariamente piccolo > 0, e quin-
di un intorno arbitrariamente piccolo di L, si puo trovare un raggio sucientemente
piccolo

> 0, e quindi un intorno sucientemente piccolo di x


0
, tale che tutti i punti
x che cadono nellintorno (x
0

, x
0
+

) di x
0
, tolto il punto x
0
stesso, andranno in
punti f(x) che distano meno di da L, cio`e andranno in punti f(x) (L , L + ).
Lintorno di x
0
trovato dipende ovviamente dalla scelta dellintorno di L, e questo si
esplicita scrivendo

(che signica dipende da ), con un raggio > 0 tanto piu


piccolo quanto piu piccolo si sceglie il raggio . Per brevit`a di notazione, nel seguito
ometteremo il pedice al raggio e al posto di

> 0 scriveremo semplicemente > 0.


77
Osservazione 130 (importante)
Sia data una funzione f : R R e sia
lim
xx
0
f(x) = L.
Se dato un certo raggio
0
> 0 si ha che
0
> 0 `e un raggio tale che
x (x
0

0
, x
0
+
0
), x = x
0
|f(x) L| <
allora anche per qualsiasi raggio 0 <
0
si ha
x (x
0
, x
0
+ ), x = x
0
|f(x) L| <
Infatti, se x appartiene allintorno (x
0
, x
0
+), allora appartiene anche allintorno
(x
0

0
, x
0
+
0
), poich`e (x
0
, x
0
+ ) (x
0

0
, x
0
+
0
).
Questa osservazione molto importante sar`a usata diverse volte nel corso delle di-
mostrazioni dei teoremi sui limiti.
3.3 Limite destro e limite sinistro, limite globale (o bilaterale)
A volte non esiste il limite di una funzione per x che tende a un certo punto x
0
, ma
puo esistere il limite destro o il limite sinistro (vedere esempio 126, nel caso di x
0
= 2).
Denizione 131 Sia f : A R R. Si dice che f ha limite L per x che tende a x
0
da destra e si scrive:
lim
xx
+
0
f(x) = L
se > 0 > 0 t.c x (x
0
, x
0
+ ) A f(x) (L , L + ).
Si dice anche che il limite destro di f per x che tende a x
0
`e L.
Analogamente, si puo denire il limite sinistro di una funzione:
Denizione 132 Sia f : A R R. Si dice che f ha limite L per x che tende a x
0
da sinistra e si scrive:
lim
xx

0
f(x) = L
78
se > 0 > 0 t.c x (x
0
, x
0
) A f(x) (L , L + ).
Si dice anche che il limite sinistro di f per x che tende a x
0
`e L.
Esiste un teorema che dice che se f ammette limite destro e sinistro in un punto e
i due limiti coincidono, allora esiste il limite in tale punto ed `e pari al valore comune
di limite destro e sinistro (e vale anche il viceversa).
Teorema 5 Sia f : A R R, A aperto, x
0
A A. Si ha
lim
xx

0
f(x) = lim
xx
+
0
f(x) = L
se e solo se
lim
xx
0
f(x) = L.
Dimostrazione
Dimostriamo il teorema per L R, `e possibile estendere il risultato anche per L = .
Dim. di ().
Bisogna dimostrare che se lim
xx

0
f(x) = lim
xx
+
0
f(x) = L allora lim
xx
0
f(x) = L.
Poich`e lim
xx
+
0
f(x) = L, dato un > 0 arbitrario, `e possibile trovare un
1
> 0 tale
che x (x
0
, x
0
+
1
) A si abbia: |f(x) L| < .
Poich`e lim
xx

0
f(x) = L, dato lo stesso > 0 considerato prima, `e possibile trovare
un
2
> 0 tale che x (x
0

2
, x
0
) A si abbia: |f(x) L| < .
Sia = min(
1
,
2
). Allora si ha (vedi osservazione 130):
x (x
0
, x
0
+ ) A |f(x) L| <
e
x (x
0
, x
0
) A |f(x) L| <
cio`e
x (x
0
, x
0
+ ) A, x = x
0
, |f(x) L| <
Quindi,
lim
xx
0
f(x) = L.
79
Dim. di ().
Bisogna dimostrare che se lim
xx
0
f(x) = L allora lim
xx

0
f(x) = lim
xx
+
0
f(x) = L.
Poich`e lim
xx
0
f(x) = L, dato > 0 arbitrario, esiste > 0 tale che x (x
0
, x
0
+
) A, x = x
0
|f(x) L| < . Ma quindi, dato > 0 arbitrario, esiste > 0 tale che
x (x
0
, x
0
+) A |f(x) L| < , cio`e lim
xx
+
0
f(x) = L. E dato > 0 arbitrario,
esiste > 0 tale che x (x
0
, x
0
) A |f(x) L| < , cio`e lim
xx

0
f(x) = L.
Per distinguere il limite per x che tende a x
0
dai limiti destro e sinistro, si parler`a
di limite globale o bilaterale quando entrambi i limiti destro e sinistro esistono e
coincidono.
Osservazione 133
Abbiamo visto che il punto x
0
verso cui si puo fare il limite deve appartenere a AA.
Poich`e il dominio della funzione `e A, con A aperto, si deduce che il limite si puo fare
anche verso punti in cui la funzione f non `e denita (tali sono tutti i punti della
frontiera di A). Un esempio visto `e lesempio 126, per x
0
= 2. La cosa importante nel
fare il limite `e che ci si possa avvicinare a x
0
quanto si vuole con punti del dominio di
f, cio`e con intorni sempre piu piccoli di x
0
che contengano punti di Dom(f), e questo,
siccome A `e aperto, si puo fare sia con punti interni di A sia con punti di frontiera di
A. Piu avanti vedremo come denire i limiti anche per funzioni denite su insiemi A
non necessariamente aperti: in tal caso, il requisito tecnico x
0
A A non sar`a piu
suciente.
Osservazione 134
Nei punti x
0
A, con A aperto, che sono quindi punti interni ad A, il limite esiste
se esiste il limite globale (`e infatti possibile avvicinarsi sia da destra sia da sinistra).
Tuttavia se x
0
A, il limite da destra o da sinistra potrebbe non esistere perch`e
potrebbe non essere possibile costruire intorni destri o sinistri di x
0
con punti del
Dom(f). Per esempio, data f : (1, 2) R, se x
0
= 1 il limite sinistro non puo
esistere, in quanto tutti i punti a sinistra di 1 non stanno nel dominio di f (cio`e ogni
intorno sinistro di 1 ha intersezione vuota con A = Dom(f)), e non puo che esserci
80
(se esiste) il limite per x che tende a 1 da destra. Analogamente, se x
0
= 2 il limite
destro non puo esistere, in quanto tutti i punti a destra di 2 non stanno nel dominio
di f (ogni intorno destro di 2 ha intersezione vuota con A = Dom(f)) e non puo che
esserci (se esiste) il limite per x che tende a 2 da sinistra. Pertanto, in casi particolari
come questo si dice che il limite esiste se esiste il limite destro (per x
0
= 1) oppure il
limite sinistro (per x
0
= 2).
3.4 Retta reale estesa
Finora quando si sono date le denizioni di limite, si `e sempre implicitamente supposto
l R e x
0
R . In realt`a , il valore del limite puo essere e si parla anche di limite
per x che tende a (vedi esempio 126). E quindi necessario considerare un nuovo
spazio, denito retta reale estesa, che include oltre ai reali, anche gli elementi ,
ed `e necessario considerarne le regole di calcolo e la topologia (in termini di intorni).
Denizione 135 Si chiama retta reale estesa e si indica con R linsieme dei numeri
reali e di e di +:
R := R {, +}
3.4.1 Regole di calcolo
Si hanno le seguenti regole di calcolo con (per i numeri reali valgono le solite
regole):
1. somma con un numero reale: a R a + = +, a =
2. somma tra inniti dello stesso segno: ++ = +, =
3. prodotto con un numero reale diverso da 0: a = 0
se a > 0 a (+) = +, a () = ,
se a < 0 a (+) = , a () = +
4. prodotto tra inniti:
(+) (+) = () () = +
(+) () = () (+) =
5. quoziente: a R
a
+
=
a

= 0
81
6. potenza di numero reale (con base > 0): a > 0
a

=
_

_
a
+
= + se a > 1
a
+
= 0 se a < 1
a

= 0 se a > 1
a

= + se a < 1
7. potenza tra inniti (con base > 0):
(+)

=
_
(+)
+
= +
(+)

= 0
3.4.2 Intorni di innito
Denizione 136 Un intorno di + `e una semiretta del tipo (K, +), con K R.
Un intorno di `e una semiretta del tipo (, K), con K R.
Osservazione 137 Osserviamo che non solo le semirette del tipo descritto nella denizione
136 sono intorni di , ma anche la retta reale R `e un intorno sia di + sia di .
Osservazione 138
Siccome in entrambe le denizioni K R, e siccome la scelta di K d`a la misura del
raggio dellintorno di innito, `e lecito aspettarsi che un intorno stretto di +
sia dato da un K molto grande e positivo. Analogamente, ci si aspetta che un in-
torno stretto di sia dato da un K molto grande (in valore assoluto) e negativo.
Per questo motivo, da questo momento in poi, per intorno di + considereremo una
semiretta del tipo (K, +), con K > 0 molto grande, e per intorno di consid-
ereremo una semiretta del tipo (, K), con K > 0 molto grande (`e equivalente a
considerare un raggio o molto piccolo per dare lidea di intorno di l o di x
0
stretto
attorno al centro).
3.5 Denizione di limite considerando gli inniti
Siamo ora in grado di dare la denizione di limite quando L = e quando x
0
= .
Iniziamo dallintuizione. Dire che f tende a L = + quando x tende a x
0
, vuol dire
che quando x si avvicina a x
0
la f `e sempre piu grande, cio`e assume valori sempre piu
grandi. In altri termini, f puo essere resa grande a piacere avvicinandosi quanto
82
basta a x
0
. Cio`e, scelto un numero reale M arbitrariamente grande, la f puo essere
resa piu grande di M avvicinandosi abbastanza a x
0
, cio`e per tutti gli x in un intorno
sucientemente piccolo di x
0
.
Denizione 139 Sia f : A R R, A aperto, x
0
A A. Si ha
lim
xx
0
f(x) = +
se M > 0 > 0 t.c. x A, 0 < |x x
0
| < f(x) > M.
Osserviamo che dando la denizione con gli intorni, otteniamo la stessa denizione.
Infatti, si ha:
Denizione 140 Sia f : A R R, A aperto, x
0
A A. Si ha
lim
xx
0
f(x) = +
se per ogni intorno di +, I(+), esiste un intorno U(x
0
) di x
0
tale che x U(x
0
)
A, x = x
0
f(x) I(+).
Considerando che un intorno di + `e una semiretta del tipo (M, +), con M > 0
(vedi osservazione 138), dire f(x) (M, +) equivale a dire f(x) > M e si vede quindi
come le due denizioni coincidano.
La denizione per L = `e analoga, considerando come intorno di la semiretta
I() = (, M) con M > 0 grande a piacere.
Denizione 141 Sia f : A R R, A aperto, x
0
A A. Si ha
lim
xx
0
f(x) =
se M > 0 > 0 t.c. x A, 0 < |x x
0
| < f(x) < M.
Consideriamo ora il caso in cui si ha x
0
= . Dire che f tende a L R per x x
0
vuol dire che man mano che si sceglie il valore x sempre piu grande, la funzione si
stabilizza attorno al valore L, cio`e vuol dire che per ogni intorno I(L) = (L, L+)
si puo scegliere un valore V cosi grande che per ogni x maggiore di tale valore V la
f(x) cade nellintorno scelto I(L).
83
Denizione 142 Sia f : R R. Si ha
lim
x+
f(x) = L
con L R, se > 0 V > 0 t.c. x > V |f(x) L| < .
Se x
0
= , si avr`a unanaloga denizione, considerando valori di x negativi e sempre
piu grandi in valore assoluto. Cio`e :
Denizione 143 Sia f : R R. Si ha
lim
x
f(x) = L
con L R, se > 0 V > 0 t.c. x < V |f(x) L| < .
Combinando L = e x
0
= si hanno le denizioni:
lim
x+
f(x) = + se M > 0 V > 0 t.c. x > V f(x) > M
lim
x+
f(x) = se M > 0 V > 0 t.c. x > V f(x) < M
lim
x
f(x) = + se M > 0 V > 0 t.c. x < V f(x) > M
lim
x
f(x) = se M > 0 V > 0 t.c. x < V f(x) < M
Per facilitare la memorizzazione e la comprensione, si `e deciso di considerare un raggio
dato da M > 0 nel caso dellintorno di L = e un raggio dato da V > 0 nel caso
dellintorno di x
0
= . Si osservi come il raggio K = M, V sia sempre positivo (vedi
osservazione 138) e come si ponga ... > K quando si `e in un intorno di + e ... < K
quando si `e in un intorno di .
Tutte le denizioni date nora si possono sintetizzare in ununica denizione generale
che ingloba tutti i casi. Tale denizione `e necessariamente data con gli intorni, in
quanto intorni di punti di R dieriscono da intorni di punti di R.
84
Denizione 144 Sia f : R R, e siano x
0
R e L R. Si ha:
lim
xx
0
f(x) = L
se per ogni intorno I(L) di l esiste un intorno U(x
0
) di x
0
tale che x U(x
0
), x =
x
0
f(x) I(L).
3.6 Estensione a R
n
La denizione di limite data con gli intorni per funzioni da R
n
in R `e formalmente
identica a quella per funzioni da R in R, con la dierenza che un intorno del punto x
0
verso cui si fa il limite `e ora un intorno sferico in R
n
e non un intervallo aperto della
retta reale.
Denizione 145 (intorni)
Sia f : A R
n
R, A aperto, x
0
A A e L R. Si ha:
lim
xx
0
f(x) = L
se per ogni intorno I(L) di L esiste un intorno B

(x
0
) di x
0
tale che
x B

(x
0
), x = x
0
f(x) I(L)
La denizione data con le distanze (cio`e i raggi degli intorni) e tiene conto del fatto
che la distanza in R
n
`e data dalla norma della dierenza di vettori (si osservi come
nella denizione che segue si `e posto L R):
Denizione 146 ( )
Sia f : A R
n
R, A aperto, x
0
A A e L R. Si ha:
lim
xx
0
f(x) = L
se > 0 > 0 t.c. x A, 0 < x x
0
< |f(x) L| < .
Per esercizio, scrivere le denizioni ( ) di lim
xx
0
f(x) = .
85
3.7 Estensione a insiemi di esistenza non aperti
Finora si `e sempre denita la funzione f su insiemi A aperti (o su R, che `e aperto)
e si `e considerato x
0
A A. Ovviamente, una funzione puo essere denita su un
qualsiasi insieme, aperto o chiuso o n`e aperto n`e chiuso. Il problema che potrebbe
nascere se il dominio di A `e un insieme qualsiasi, `e che, se non si applica opportuna
cautela nella scelta del punto verso cui si fa il limite, si potrebbe scegliere un punto x
0
sbagliato. Infatti, se si denisce la funzione su A generico, il punto x
0
verso cui si fa
il limite non puo essere un qualsiasi punto x
0
A A.
A titolo esemplicativo, consideriamo linsieme: A = (0, 1) {2} e consideriamo
f : A R. Si ha: A A = [0, 1] {2}. Se si disegna linsieme A, si vede subito
che il punto 2 `e staccato o isolato dagli altri punti di A. Supponiamo di voler fare
il limite di f verso x
0
= 2. Questa operazione risulta priva di senso, in quanto non `e
possibile avvicinarsi al punto 2 con punti del dominio A: infatti prendendo intorni
di 2 sucientemente piccoli ( < 1), lintersezione di tali intorni con A, escludendo il
punto 2 stesso, risulta vuota, e quindi non risulta possibile la denizione di limite (vedi
anche losservazione 134). In questo esempio, quindi, si ha che il punto 2 A A,
ma non si puo fare il limite per x 2.
In sostanza, il requisito fondamentale di un punto x
0
verso cui si fa il limite `e che
sia possibile avvicinarsi quanto si vuole a tale punto con punti del dominio della fun-
zione, cio`e non deve esistere un intorno del punto in cui non cadono punti del dominio
diversi dal punto stesso. Questa richiesta viene formalizzata con il concetto di punto
isolato.
Denizione 147 Dato un insieme A R
n
, un punto x
0
R
n
si dice punto isolato
di A se valgono le due propriet`a :
i) x
0
A;
ii) esiste un intorno di x
0
in cui non cadono punti di A al di fuori di x
0
stesso; cio`e
B

(x
0
) t.c. (B

(x
0
)\{x
0
}) A = .
Il secondo requisito si puo anche esprimere dicendo che esiste un intorno di x
0
la cui
intersezione con A `e data dal solo punto x
0
, cio`e : B

(x
0
) A = {x
0
}.
86
Osservazione 148 Un punto isolato di A se non appartenesse ad A sarebbe un punto
esterno ad A (infatti, esiste un suo intorno tutto contenuto in A
C
, escluso il punto
stesso).
E ora chiaro come il punto x
0
= 2 dellinsieme A descritto prima sia un punto isolato
di A. Il limite si puo fare per qualsiasi punto che non sia isolato. Deniamo quindi
linsieme dei punti isolati di un insieme A:
Denizione 149 Denotiamo con A
is
linsieme dei punti isolati di un insieme A R
n
:
A
is
:= {x A R
n
t.c. x punto isolato di A} A
Lemma 150 Dato un insieme A R
n
, si ha: A
is
A.
La dimostrazione `e immediata, osservando che per denizione un punto isolato non
puo essere punto interno allinsieme, e quindi deve necessariamente appartenere alla
sua frontiera.
Per denire il limite di una funzione denita su un insieme qualsiasi sar`a suciente
evitare che x
0
sia un punto isolato:
Denizione 151 Sia f : A R
n
R, x
0
(A A)\A
is
e L R. Si ha:
lim
xx
0
f(x) = L
se per ogni intorno I(L) di L esiste un intorno B

(x
0
) di x
0
tale che x B

(x
0
), x =
x
0
f(x) I(L).
Osserviamo che la denizione `e quasi identica alla denizione 161, con la dierenza che
si `e tolta lipotesi A aperto e si `e aggiunta lipotesi x
0
punto non isolato. Questo
`e facilmente spiegabile: se A `e aperto, lipotesi x
0
/ A
is
non `e necessaria, perch`e `e au-
tomaticamente soddisfatta: un insieme aperto A non puo avere punti isolati (perch`e
tutti i punti sono interni, e i punti isolati sono punti di frontiera dellinsieme: vedi
lemma 150). Un insieme A che non sia aperto puo invece avere punti isolati.
87
3.8 Teoremi sui limiti
Raccogliamo qui una serie di teoremi sui limiti, che risulteranno di grande utilit`a e
applicazione. Per semplicit`a di dimostrazione, i teoremi saranno enunciati e dimostrati
per funzioni da R in R. Occorre tuttavia sapere che i risultati sono validi anche per
funzioni da R
n
in R.
3.8.1 Teorema di unicit`a del limite
Teorema 6 (Teorema di unicit`a del limite) Sia f : A R R, A aperto, sia
x
0
A A\A
is
e sia L R. Se
lim
xx
0
f(x) = L
allora tale limite `e unico.
Dimostrazione
Per assurdo supponiamo che esistano due limiti diversi tra loro L
1
= L
2
. Si assume
cio`e che:
lim
xx
0
f(x) = L
1
e
lim
xx
0
f(x) = L
2
con L
1
= L
2
. Allora, esistono due intorni di L
1
e di L
2
distinti tra loro:
1
> 0 e

2
> 0 tali che (L
1

1
, L
1
+
1
) (L
2

2
, L
2
+
2
) = (`e suciente prendere p.es.

1
=
2
=
|L
1
L
2
|
4
> 0).
Poich`e per ipotesi lim
xx
0
f(x) = L
1
, dato il raggio
1
> 0 si puo trovare un raggio

1
> 0 tale che per x (x
0

1
, x
0
+
1
) A, x = x
0
f(x) (L
1

1
, L
1
+
1
) ().
Analogamente, poich`e per ipotesi lim
xx
0
f(x) = L
2
, dato il raggio
2
> 0 si puo
trovare un raggio
2
> 0 tale che per x (x
0

2
, x
0
+
2
) A, x = x
0
f(x)
(L
2

2
, L
2
+
2
) ().
Preso il piu piccolo dei due raggi = min(
1
,
2
) si ha che lintorno di x
0
con raggio
`e contenuto nei due intorni dati prima, cio`e in (x
0
, x
0
+ ) le propriet`a () e ()
valgono entrambe (vedi osservazione 130):
x (x
0
, x
0
+), x = x
0
f(x) (L
1

1
, L
1
+
1
) e f(x) (L
2

2
, L
2
+
2
)
88
cio`e :
x (x
0
, x
0
+ ), x = x
0
f(x) (L
1

1
, L
1
+
1
) (L
2

2
, L
2
+
2
)
ma questo `e assurdo, in quanto per ipotesi si ha che
(L
1

1
, L
1
+
1
) (L
2

2
, L
2
+
2
) = .
Quindi, il limite `e unico.
3.8.2 Teorema del confronto
Teorema 7 (Teorema del confronto) Date tre funzioni f, g, h : A R R, A
aperto, x
0
A A, se
f(x) g(x) h(x) x A
e se
lim
xx
0
f(x) = L e lim
xx
0
h(x) = L
allora
lim
xx
0
g(x) = L
Dimostrazione
Preso > 0 arbitrario, si deve dimostrare che > 0 tale che x (x
0
, x
0
+)A, x =
x
0
si ha g(x) (L , L + ).
Siccome lim
xx
0
f(x) = L, dato > 0 esiste
1
> 0 tale che
x (x
0

1
, x
0
+
1
) A, x = x
0
L < f(x) < L + ()
Siccome lim
xx
0
h(x) = L, dato > 0 esiste
2
> 0 tale che
x (x
0

2
, x
0
+
2
) A, x = x
0
L < h(x) < L + ()
Allora, preso = min(
1
,
2
) si ha che in (x
0
, x
0
+ ) A valgono sia () sia ().
Inoltre si ha f(x) g(x) h(x) in (x
0
, x
0
+) A. Quindi x (x
0
, x
0
+) A
si ha:
L < f(x) g(x) h(x) < L +
89
cio`e
g(x) (L , L + ) x (x
0
, x
0
+ )
e quindi, essendo arbitrario, si ha:
lim
xx
0
g(x) = L
3.8.3 Teorema di permanenza del segno
Questo teorema, molto importante nella teoria dei limiti, dice che se una funzione tende
a un limite L = 0 per x x
0
, allora esiste un intorno di x
0
in cui la funzione assume
valori diversi da 0 e dello stesso segno del limite verso cui tende. Questo risultato
`e molto intuitivo: se L = 0 `e sempre possibile considerare un intorno di L che non
contenga lo 0 e scegliere quello come intorno I(L) nella denizione di limite, trovando
il corrispondente intorno di x
0
.
Teorema 8 (Teorema di permanenza del segno) Sia f : A R R, A aperto,
x
0
A A. Se lim
xx
0
f(x) = L = 0, allora esiste un intorno di x
0
, U(x
0
) tale che
f(x) ha lo stesso segno di L per ogni x U(x
0
) A, x = x
0
.
Dimostrazione
Sia L > 0. Scegliamo =
L
2
> 0. Siccome lim
xx
0
f(x) = L, esiste un intorno di x
0
U(x
0
) = (x
0
, x
0
+ ) tale che
x U(x
0
) A, x = x
0
f(x) (L , L + ) =
_
L
L
2
, L +
L
2
_
=
_
L
2
,
3
2
L
_
cio`e
0 <
L
2
< f(x) <
3
2
L.
Cio`e f(x) > 0 per ogni x U(x
0
) A, x = x
0
.
La dimostrazione per L < 0 `e analoga ed `e lasciata per esercizio.
3.8.4 Algebra dei limiti
Prima di dimostrare gli importanti teoremi sullalgebra dei limiti, `e opportuno fare una
ulteriore osservazione, che aiuta a capire meglio alcuni passaggi delle dimostrazioni.
90
Osservazione 152 Losservazione (molto importante) `e divisa in due parti, speculari.
(I) Nella denizione di limite il valore di > 0 `e arbitrario. Quindi, anzich`e dare la
denizione con > 0 `e possibile darla anche con

2
> 0 o con k > 0 (con k > 0).
Cio`e , se lim
xx
0
f(x) = l allora non solo `e vero che > 0 > 0. t.c...... < ,
ma anche /2 > 0 > 0 t.c..... < /2 e anche k > 0 > 0 t.c..... < k (con
k > 0). E altresi vero che > 0 > 0 t.c..... < k con k dato, k > 0, proprio per
larbitrariet`a della vicinanza di f(x) da L.
(II) Viceversa, se si riesce a dimostrare che > 0 > 0 t.c..... < k con k dato,
k > 0, allora si `e dimostrato che lim
xx
0
f(x) = L, perch`e si `e dimostrato che si riesce
a rendere piccola a piacere la distanza |f(x) L|. Infatti, la presenza dellelemento
k > 0 dato non disturba larbitrariet`a della distanza |f(x) L|, in quanto `e lelemento
a permettere di rendere arbitrariamente piccola tale distanza.
Siamo ora in grado di dimostrare limportante teorema dellalgebra dei limiti.
Teorema 9 (Algebra dei limiti.) Siano f e g due funzioni tali che
lim
xx
0
f(x) = L
lim
xx
0
g(x) = M
Allora:
1. Il limite della somma `e uguale alla somma dei limiti:
lim
xx
0
(f(x) + g(x)) = L + M
2. Il limite del prodotto `e uguale al prodotto dei limiti:
lim
xx
0
(f(x) g(x)) = L M
3. Il limite del quoziente `e uguale al quoziente dei limiti:
se M = 0, lim
xx
0
f(x)
g(x)
=
L
M
()
Dimostrazione
Dimostriamo il teorema per L, M R. Il teorema vale in generale anche per L, M R
(con lavvertenza che non in tutti i casi le scritture L+M, L M e
L
M
hanno un senso,
come si vedr`a piu avanti nella sezione sulle forme di indecisione).
91
1. Si deve dimostrare che preso > 0 esiste > 0 tale che per ogni x con 0 <
|x x
0
| < si abbia: |f(x) + g(x) L M| < .
Siccome lim
xx
0
f(x) = L, preso

2
> 0 esiste
1
> 0 tale che per ogni x con
0 < |x x
0
| <
1
si ha: |f(x) L| <

2
.
Siccome lim
xx
0
g(x) = M, preso

2
> 0 esiste
2
> 0 tale che per ogni x con
0 < |x x
0
| <
2
si ha: |g(x) M| <

2
.
Ma allora, preso = min(
1
,
2
), si ha che nellintorno di x
0
: (x
0
, x
0
+), x = x
0
,
valgono entrambe (vedere osservazione 130): |f(x) L| <

2
e |g(x) M| <

2
.
Quindi, per x (x
0
, x
0
+ ), x = x
0
, si ha:
|f(x)+g(x)LM| = |f(x)L+g(x)M| |f(x)L|+|g(x)M| <

2
+

2
=
dove la prima disuguaglianza `e dovuta alla disuguaglianza triangolare (vedere Ap-
pendice A.2).
2. Prima di iniziare, osserviamo che siccome lim
xx
0
g(x) = M, in un intorno su-
cientemente piccolo U(x
0
) di x
0
si ha che |g(x)| < (|M| + 1). Infatti, scegliendo
= 1, in un intorno abbastanza piccolo di x
0
si ha |g(x) M| < 1 e quindi:
|g(x)| = |g(x) M + M| |g(x) M| +|M| < 1 +|M|. ()
Inoltre, dato arbitrario, in un intorno sucientemente piccolo di x
0
, V (x
0
), si
ha che |f(x) L| < e |g(x) M| < . ()
Dimostriamo ora che si puo rendere piccola a piacere la distanza |f(x)g(x)LM|.
In un intorno Z(x
0
) (U(x
0
) V (x
0
)) valgono le () e (), e, applicando di nuovo
la disuguaglianza triangolare A.2, si ha:
|f(x)g(x)LM| = |f(x)g(x)Lg(x)+Lg(x)LM| = |g(x)(f(x)L)+L(g(x)M)|
|g(x)(f(x) L)| +|L(g(x) M)| = |g(x)||f(x) L| +|L||g(x) M| <
< (|M| + 1) +|L| = (|M| + 1 +|L|)
Cio`e, in un intorno abbastanza piccolo Z(x
0
) di x
0
si ha:
|f(x)g(x) LM| < (|M| + 1 +|L|) cioe |f(x)g(x) LM| < k
con k = (|M| + 1 +|L|) > 0. Quindi, in virtu dellosservazione 152 (II), si ha:
lim
xx
0
(f(x) g(x)) = L M.
92
3. Osserviamo innanzitutto che siccome M = 0, esiste un intorno sucientemente
piccolo U(x
0
) di x
0
in cui la funzione g(x) assume lo stesso segno di M, quindi
non si annulla mai (per il teorema di permanenza del segno).
Per dimostrare la (), `e suciente dimostrare che
lim
xx
0
1
g(x)
=
1
M
Infatti, dimostrato questo, la () diventa immediata come caso particolare della
2), vedendo
f(x)
g(x)
come il prodotto delle funzioni f(x) e
1
g(x)
.
Supponiamo che sia M > 0 (se M < 0 la dimostrazione `e analoga). Allora, esiste
un intorno V (x
0
) in cui si ha
M
2
< g(x) M <
M
2
, cio`e
M
2
< g(x) <
3M
2
, cio`e
1
g(x)
<
2
M
, e quindi |
1
g(x)
| < |
2
M
|.
Ora, mostriamo che si puo rendere piccola a piacere la distanza |
1
g(x)

1
M
|. Ri-
cordiamo che preso > 0, in un intorno sucientemente piccolo di x
0
, W(x
0
), si
ha |M g(x)| < . Quindi in un intorno Z(x
0
) (U(x
0
) V (x
0
) W(x
0
)) si ha:

1
g(x)

1
M

M g(x)
Mg(x)

=
|M g(x)|
|Mg(x)|
<

|M||g(x)|
<

|M|

2
M

=
2
M
2

cio`e in un intorno sucientemente piccolo di x


0
si ha:

1
g(x)

1
M

< k
con k =
2
M
2
> 0. Quindi, in virtu dellosservazione 152 (II), si ha:
lim
xx
0
1
g(x)
=
1
M
e quindi
lim
xx
0
f(x)
g(x)
=
L
M
.
93
3.9 Calcolo di limiti
3.9.1 Limiti di funzioni elementari
Conoscendo il valore del limite per le funzioni elementari `e possibile calcolare il limite
di limiti piu complessi, applicando le regole date dal Teorema 9. Dimostriamo ora due
limiti fondamentali:
Teorema 10 Valgono i seguenti limiti elementari:
1. lim
xx
0
(c) = c
2. lim
xx
0
(x) = x
0
Dimostrazione
1. Si ha lim
xx
0
(c) = c se dato > 0 `e possibile trovare > 0 tale che per ogni
x (x
0
, x
0
+ ) si abbia |f(x) c| < . Ma questo vale per qualsiasi numero
reale > 0. Infatti dato un qualsiasi raggio > 0, per x (x
0
, x
0
+ ) si
ha f(x) = c (poich`e f(x) = c x R), quindi |f(x) c| = |c c| = 0 < , per
qualsiasi raggio .
2. Si ha lim
xx
0
(x) = x
0
se dato > 0 `e possibile trovare > 0 tale che per ogni
x (x
0
, x
0
+ ) si abbia |f(x) x
0
| < . Anch`e questo valga, `e suciente
prendere = . Infatti, per x (x
0
, x
0
+ ) si ha f(x) = x (poich`e f(x) = x
x R), quindi |f(x) x
0
| = |x x
0
| < = .
Da questi due limiti elementari `e immediato dimostrare che (farlo per esercizio):
lim
xx
0
(x
n
) = x
n
0
e che quindi, dato un polinomio in x, (x) = a
0
+a
1
x +a
2
x
2
+... +a
n
x
n
, il limite del
polinomio per x che tende a un punto x
0
`e pari al valore del polinomio in tale punto:
lim
xx
0
(x) = (x
0
) = a
0
+ a
1
x
0
+ a
2
x
2
0
+ ... + a
n
x
n
0
.
Si puo inoltre dimostrare che:
1. lim
xx
0
f(x) = f(x
0
) per f(x) = a
x
, log
a
x, sin x, cos x x
0
R
2. lim
x+
a
x
= + e lim
x
a
x
= 0 a > 1
3. lim
x+
a
x
= 0 e lim
x
a
x
= + a < 1
94
4. lim
x+
log
a
x = + e lim
x0
+ log
a
x = a > 1
5. lim
x+
log
a
x = e lim
x0
+ log
a
x = + a < 1
6. lim
x
sin x non esiste
7. lim
x
cos x non esiste
Si ha inoltre che, se lim
xx
0
f(x) = 0, per una qualche funzione f(x), e a = 0
lim
xx
0
a
f(x)
= =
_

_
+ se a > 0 e lim
xx
0
f(x) = 0
+
+ se a < 0 e lim
xx
0
f(x) = 0

se a > 0 e lim
xx
0
f(x) = 0

se a < 0 e lim
xx
0
f(x) = 0
+
3.9.2 Forme indeterminate
Ci sono casi in cui applicare le regole dellalgebra dei limiti non `e suciente per de-
terminare il valore del limite. Questi casi particolari sono detti forme indeterminate o
forme di indecisione. Esse sono:
1. se si ha lim
xx
0
f(x) = + e lim
xx
0
g(x) = non `e possibile applicare la
regola della somma di limiti al limite lim
xx
0
(f(x) +g(x)). Infatti, consideriamo
tre esempi, con x
0
= +: (i) f
1
(x) = x
2
, g
1
(x) = x: qui si ha
lim
x+
(f
1
(x) + g
1
(x)) = lim
x+
x(x 1) = +
(ii) f
2
(x) = x, g
2
(x) = x
2
: qui si ha
lim
x+
(f
2
(x) + g
2
(x)) = lim
x+
x(1 x) =
(iii) f
3
(x) = x, g
3
(x) = x + 1: qui si ha
lim
x+
(f
3
(x) + g
3
(x)) = lim
x+
x x + 1 = 1
Non `e pertanto possibile stabilire a priori, usando la regola della somma dei limiti,
il valore del limite e si ha la forma di indeterminazione + (oppure +
per lim
xx
0
(g(x) + f(x)).
2. se si ha lim
xx
0
f(x) = e lim
xx
0
g(x) = non `e possibile applicare la regola
del quoziente di limiti al limite lim
xx
0
f(x)
g(x)
. Infatti, consideriamo tre esempi, con
x
0
= +: (i) f
1
(x) = x
2
, g
1
(x) = x: qui si ha lim
x+
f
1
(x)
g
1
(x)
= +; (ii) f
2
(x) =
95
x, g
2
(x) = x
2
: qui si ha lim
x+
f
2
(x)
g
2
(x)
= 0; (iii) f
3
(x) = 2x, g
3
(x) = x: qui si ha
lim
x+
f
3
(x)
g
3
(x)
= 2. Non `e pertanto possibile stabilire a priori, usando la regola del
quoziente dei limiti, il valore del limite e si ha la forma di indeterminazione

.
3. se si ha lim
xx
0
f(x) = 0 e lim
xx
0
g(x) = 0 non `e possibile applicare la regola
del quoziente di limiti al limite lim
xx
0
f(x)
g(x)
. Infatti, consideriamo tre esempi,
con x
0
= 0: (i) f
1
(x) = x
2
, g
1
(x) = x: qui si ha lim
x0
f
1
(x)
g
1
(x)
= 0; (ii) f
2
(x) =
x, g
2
(x) = x
3
: qui si ha lim
x0
f
2
(x)
g
2
(x)
= +; (iii) f
3
(x) = 2x, g
3
(x) = x: qui si ha
lim
x0
f
3
(x)
g
3
(x)
= 2. Non `e pertanto possibile stabilire a priori, usando la regola del
quoziente dei limiti, il valore del limite e si ha la forma di indeterminazione
0
0
.
4. se si ha lim
xx
0
f(x) = e lim
xx
0
g(x) = 0 non `e possibile applicare la regola
del prodotto di limiti al limite lim
xx
0
f(x)g(x). Infatti, consideriamo tre esem-
pi, con x
0
= 0: (i) f
1
(x) =
1
x
3
, g
1
(x) = x: qui si ha lim
x0
f
1
(x)g
1
(x) = +; (ii)
f
2
(x) =
1
x
2
, g
2
(x) = x
3
: qui si ha lim
x0
f
2
(x)g
2
(x) = 0; (iii) f
3
(x) =
1
x
, g
3
(x) = 2x:
qui si ha lim
x0
f
3
(x)g
3
(x) = 2. Non `e pertanto possibile stabilire a priori, usando
la regola del prodotto dei limiti, il valore del limite e si ha la forma di indetermi-
nazione 0 (oppure 0 per lim
xx
0
g(x)f(x)).
Altre forme indeterminate sono: 1

, 0
0
, (+)
0
(con lavvertenza che si sottintende
0 = 0
+
).
Riassumendo, le forme indeterminate sono:
+, +,

,
0
0
, 0, 0 , 1

, 0
0
, (+)
0
.
Quando si incontrano limiti che si riconducono a una di queste forme, `e necessario
risolverli ricorrendo a metodi diversi da quelli visti nora. In particolare, vedremo i
seguenti metodi per (tentare di) risolvere le forme indeterminate:
1. inniti, innitesimi e loro confronto;
2. manipolazioni algebriche;
3. limiti notevoli.
96
3.9.3 Inniti, innitesimi e loro confronto
Inniti
Data una funzione f, se si ha:
lim
xx
0
f(x) =
si dice che f `e un innito per x che tende a x
0
. Siano f e g due inniti per x che
tende a x
0
. Per confrontarli, bisogna fare il limite del loro rapporto, che `e ovviamente
una forma indeterminata del tipo

. Si hanno quattro possibilit`a :


1. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
= , allora si dice che f `e un innito di ordine superiore a g;
2. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
= 0, allora si dice che f `e un innito di ordine inferiore a g;
3. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
= k = 0, allora si dice che f e g sono inniti dello stesso ordine;
4. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
non esiste, allora si dice che f e g sono inniti non confrontabili.
Osserviamo che se

tende a , vuol dire che prevale linnito del numeratore, cio`e


f, e quindi f `e piu forte, o di ordine superiore; se invece

tende a 0, vuol dire che


prevale linnito del denominatore, cio`e g, e quindi f `e piu debole, o di ordine
inferiore; se

tende a un limite nito diverso da 0, vuol dire che nessuno dei due
inniti prevale sullaltro, cio`e i due inniti sono dello stesso ordine.
Esempi 153 Date f e g, inniti per x che tende a x
0
, fare il loro confronto.
1) f(x) = x
2
, g(x) = x
3
, x
0
= +. E immediato vedere che f e g sono due inniti per
x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
xx
0
x
2
x
3
= lim
x+
1
x
= 0, quindi x
2
`e innito
di ordine inferiore a x
3
per x +. In generale, x
m
`e innito di ordine inferiore a x
n
per x + per ogni m < n.
2) f(x) =
1
x
4
, g(x) =
1
x
3
, x
0
= 0

. E immediato vedere che f e g sono due inni-


ti per x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
xx
0
1
x
4
x
3
= lim
x0

1
x
= , quindi
1
x
4
`e innito di ordine superiore a
1
x
3
per x 0

. In generale,
1
x
m
`e innito di ordine
superiore a
1
x
n
per x 0

(e anche per x
0
= 0
+
e 0) per ogni m > n.
3) f(x) = 2 + x
2
, g(x) = 3x
2
, x
0
= . E immediato vedere che f e g sono due
97
inniti per x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
x
2+x
2
3x
2
=
1
3
= 0, quindi 2 +x
2
`e innito dello stesso ordine di 3x
2
per x . In generale, +x
m
`e innito dello
stesso ordine di + x
m
per x per ogni m > 0.
4) f(x) = x(2 + sin x), g(x) = 2x, x
0
= +. E facile vedere (usando il teorema
del confronto) che f e g sono due inniti per x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
=
lim
xx
0
2+sin x
2
= 1 +lim
x+
sin x che non esiste, quindi x(2 +sin x) e 2x sono inniti
non confrontabili per x +.
Inniti e loro confronto
Vale il seguente utile teorema:
Teorema 11 Se f = f
1
+f
2
e g = g
1
+g
2
, con f
2
innito di ordine inferiore a f
1
e g
2
innito di ordine inferiore a g
1
per x x
0
, allora
lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
xx
0
f
1
(x) + f
2
(x)
g
1
(x) + g
2
(x)
= lim
xx
0
f
1
(x)
g
1
(x)
se questo limite esiste. In altre parole, nel calcolo dei limiti di inniti, gli inniti di
ordine inferiore si possono trascurare.
Dimostrazione
Si ha:
lim
xx
0
f
1
(x) + f
2
(x)
g
1
(x) + g
2
(x)
=
lim
xx
0
f
1
(x)
_
1 + lim
xx
0
f
2
(x)
f
1
(x)
_
lim
xx
0
g
1
(x)
_
1 + lim
xx
0
g
2
(x)
g
1
(x)
_ =
lim
xx
0
f
1
(x)
lim
xx
0
g
1
(x)
= lim
xx
0
f
1
(x)
g
1
(x)
poich`e f
2
`e innito di ordine inferiore a f
1
e g
2
`e innito di ordine inferiore a g
1
.
Innitesimi
Data una funzione f, se si ha:
lim
xx
0
f(x) = 0
si dice che f `e un innitesimo per x che tende a x
0
. Siano f e g due innitesimi
per x che tende a x
0
. Per confrontarli, bisogna fare il limite del loro rapporto, che `e
ovviamente una forma indeterminata del tipo
0
0
. Si hanno quattro possibilit`a :
1. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
= , allora si dice che f `e un innitesimo di ordine inferiore a g;
98
2. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
= 0, allora si dice che f `e un innitesimo di ordine superiore a g;
3. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
= k = 0, allora si dice che f e g sono innitesimi dello stesso
ordine;
4. se lim
xx
0
f(x)
g(x)
non esiste, allora si dice che f e g sono innitesimi non confrontabili.
Osserviamo che se
0
0
tende a , vuol dire che prevale linnito del denominatore,
cio`e g, e quindi f `e piu debole, o di ordine inferiore; se invece
0
0
tende a 0, vuol dire
che prevale linnito del numeratore, cio`e f, e quindi f `e piu forte, o di ordine
superiore; se
0
0
tende a un limite nito diverso da 0, vuol dire che nessuno dei due
innitesimi prevale sullaltro, cio`e i due innitesimi sono dello stesso ordine.
Esempi 154 Date f e g, innitesimi per x che tende a x
0
, fare il loro confronto.
1) f(x) = x
2
, g(x) = x
3
, x
0
= 0
+
. E immediato vedere che f e g sono due innitesimi
per x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
xx
0
x
2
x
3
= lim
x0
+
1
x
= +, quindi x
2
`e innitesimo di ordine inferiore a x
3
per x 0
+
. In generale, x
m
`e innitesimo di
ordine inferiore a x
n
per x 0 per ogni m < n.
2) f(x) =
1
x
4
, g(x) =
1
x
3
, x
0
= . E immediato vedere che f e g sono due in-
nitesimi per x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
xx
0
1
x
4
x
3
= lim
x
1
x
= 0,
quindi
1
x
4
`e innitesimo di ordine superiore a
1
x
3
per x . In generale,
1
x
m
`e in-
nitesimo di ordine superiore a
1
x
n
per x (e anche per x
0
= +) per ogni m > n.
3) f(x) = 7x
7
, g(x) = 3x
7
+ x
8
, x
0
= 0. E immediato vedere che f e g sono due
innitesimi per x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
x0
7x
7
3x
7
+x
8
= lim
x0
x
7
(7)
x
7
(3+x)
=
lim
x0
7
3+x
=
7
3
= 0, quindi 7x
7
`e innitesimo dello stesso ordine di 3x
7
+x
8
per x 0.
4) f(x) =
3
x
3
, g(x) =
cos x+2
x
3
, x
0
= +. E facile vedere (usando il teorema del
confronto) che f e g sono due innitesimi per x che tende a x
0
. Si ha lim
xx
0
f(x)
g(x)
=
lim
xx
0
3x
3
x
3
(cos x+2)
= lim
x+
3
cos x+2
che non esiste, quindi
3
x
3
e
cos x+2
x
3
sono innitesimi
non confrontabili per x +.
99
Innitesimi e loro confronto
Vale il seguente utile teorema:
Teorema 12 Se f = f
1
+ f
2
e g = g
1
+ g
2
, con f
2
innitesimo di ordine superiore a
f
1
e g
2
innitesimo di ordine superiore a g
1
per x x
0
, allora
lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
xx
0
f
1
(x) + f
2
(x)
g
1
(x) + g
2
(x)
= lim
xx
0
f
1
(x)
g
1
(x)
se questo limite esiste. In altre parole, nel calcolo dei limiti di innitesimi, gli innites-
imi di ordine superiore si possono trascurare.
Dimostrazione
Si ha:
lim
xx
0
f
1
(x) + f
2
(x)
g
1
(x) + g
2
(x)
=
lim
xx
0
f
1
(x)
_
1 + lim
xx
0
f
2
(x)
f
1
(x)
_
lim
xx
0
g
1
(x)
_
1 + lim
xx
0
g
2
(x)
g
1
(x)
_ =
lim
xx
0
f
1
(x)
lim
xx
0
g
1
(x)
= lim
xx
0
f
1
(x)
g
1
(x)
poich`e f
2
`e innitesimo di ordine superiore a f
1
e g
2
`e innitesimo di ordine superiore
a g
1
.
Osserviamo che per inniti e innitesimi valgono regole in un certo senso opposte: nel
confronto di inniti si trascurano quelli di ordine inferiore, nel confronto tra innitesimi
si trascurano quelli di ordine superiore. Questo si puo facilmente capire, pensando che
nel confronto tra inniti si considerano solo i piu grandi, cio`e quelli che vanno a
innito piu velocemente e si trascurano quelli che vanno a innito piu lentamente, che
sono gli inniti di ordine inferiore. Anche nel confronto tra innitesimi si considerano
quelli piu grandi, cio`e si trascurano quelli che vanno a 0 piu velocemente, che sono
gli innitesimi di ordine superiore.
o piccolo
Nellanalisi matematica e nella matematica applicata rivestono grande importanza i
confronti tra funzioni nellintorno di un certo punto (lo si vedr`a meglio piu avanti con
il concetto di dierenziale e lo sviluppo in polinomio di Taylor). Per questa ragione, si
riporta qui una denizione largamente usata nellesprimere tali confronti.
100
Denizione 155 Date due funzioni f e g, denite nellintorno di un certo punto x
0
(tranne al piu il punto x
0
stesso), se si ha:
lim
xx
0
f(x)
g(x)
= 0
si dice che f `e un o piccolo di g per x che tende a x
0
, e si scrive:
f(x) = o(g(x)) per x x
0
.
Osservazione 156
Se f `e un innito di ordine inferiore a g, allora f = o(g), se f `e un innitesimo di
ordine superiore a g, allora f = o(g).
Proposizione 157 (Confronto tra esponenziale, polinomio e logaritmo) .
a
x
`e un innito di ordine superiore a x
n
per x +, per ogni a > 1 e ogni n > 0.
x
n
`e un innito di ordine superiore a log
a
x per x + per ogni a > 1 e ogni n > 0.
Corollario 158 La proposizione 157 consente di dire che a
x
`e un innito di ordine
superiore a log
b
x, per ogni a, b > 1 per x +.
Osservazione 159
In altri termini, si ha:
log
a
x = o(x
n
), log
a
x = o(b
x
), x
n
= o(c
x
) a, b, c > 1 n > 0
Esercizi
1) lim
x0
+
x+
3

x+4x
3
2x
2
+

x+3x
= lim
x0
+
x
1
3
x
1
2
= lim
x0
+ x

1
6
= lim
x0
+
1
6

x
= +
2) lim
x0
+
x
4
+2x
3
6

x
x
3
+2x3

x
= lim
x0
+
6x
1
2
3x
1
2
= 2
3) lim
x+
2

x+5
3

x
2
+x
3+

x
3
+3x
= lim
x+
2x
1
2 +5x
2
3 +x
3+x
3
2 +3x
= lim
x+
x
x
3
2
= lim
x+
1

x
= 0
4) lim
x+
3
x
x
10
x
15
1e
x
+x
e
= lim
x+
3
x
e
x
= lim
x+
_
3
e
_
x
=
5) lim
x+
e
2x
x
3
+x
18
e
3x

xx
16
= 0
101
6) lim
x+
x
100
+ln x+2
x
3e
x
+sin x
=
1
3
lim
x+
_
2
e
_
x
= 0
7) lim
x+
(ln x)
150
sin x
3

x+cos x
= lim
x+
_
lnx
x
1/450
_
150
= 0
8) lim
x+
(2x + 3x
2

x) = lim
x+
x
2
_
2
x
+ 3
1
x
5
3
_
= lim
x+
(3x
2
) = +
3.9.4 Manipolazioni algebriche
Richiamo
Si richiamano i seguenti prodotti notevoli, che sono di grande utilit`a nella soluzione di
molti limiti.
a
2
b
2
= (a b)(a + b) (3.1)
a
3
b
3
= (a b)(a
2
+ ab + b
2
) (3.2)
Nelle manipolazioni algebriche, si usano le equazioni 3.1 e 3.2 per razionalizzare il nu-
meratore o il denominatore di una forma indeterminata.
Esercizi
1) lim
x5
5x
x
2
25
= lim
x5
5x
(x5)(x+5)
= lim
x5
1
x+5
=
1
10
2) lim
x+
(

x
2
+ 3

x
2
+ 7) = lim
x+
(

x
2
+3

x
2
+7)(

x
2
+3+

x
2
+7)
(

x
2
+3+

x
2
+7)
=
= lim
x+
(x
2
+3)(x
2
+7)
(

x
2
+3+

x
2
+7)
= lim
x+
4
(

x
2
+3+

x
2
+7)
= 0
3) lim
x+
(

x
3
+ 2x + 12

x
3
+ 6) = ... = 0
4) lim
x+

x(

x + 1

x) = lim
x+

x(

x+1

x)(

x+1+

x)
(

x+1+

x)
= lim
x+

x(x+1x)
(

x+1+

x)
=
= lim
x+

x
(

x+1+

x)
= lim
x+

x(

1+
1
x
+1)
=
1
2
5) lim
x0
1

1+x
2
x
2
= ... =
1
2
6) lim
x3
x3
x1

x+1
= ... =
4
3
102
7) lim
x+
(

x
2
+ 1 x) = ... = 0
8) lim
x+
(

1 + x + x
2

1 x + x
2
) = ... = 1
9) lim
x1
x
3
1
x
2
1
= lim
x1
(x1)(x
2
+x+1)
(x+1)(x1)
= lim
x1
x
2
+x+1
x+1
=
3
2
10) lim
x0
3

1+x1
x
= lim
x0
(
3

1+x1)(
3

(1+x)
2
+
3

1+x+1)
x(
3

(1+x)
2
+
3

1+x+1)
= lim
x0
1+x1
x(
3

(1+x)
2
+
3

1+x+1)
=
= lim
x0
1
(
3

(1+x)
2
+
3

1+x+1)
=
1
3
11) lim
x0
3

1+x
3

1x
x
= ... =
2
3
12) lim
x0

1+x1
x
2
x
= ... =
1
2
3.9.5 Limiti notevoli
Valgono i seguenti limiti notevoli:
1. lim
x0
sin x
x
= 1
2. lim
x0
1cos x
x
2
=
1
2
3. lim
x
_
1 +
1
x
_
x
= e
4. lim
x
_
1 +
k
x
_
x
= e
k
per k = 0
5. lim
x0
a
x
1
x
= ln a; nel caso a = e, si ha: lim
x0
e
x
1
x
= 1
6. lim
x0
log
a
(1+x)
x
=
1
ln a
nel caso a = e, si ha: lim
x0
ln(1+x)
x
= 1
7. lim
x0
(1+x)

1
x
=
8. lim
x+
x

a
x
= 0 per ogni > 0, a > 1 (vedi la proposizione 157)
9. lim
x+
log
a
x
x

= 0 per ogni > 0, a > 1 (vedi la proposizione 157)


10. lim
x0
+ xlog
a
x = 0 per ogni a > 1.
103
Osservazione 160 (importante)
Sotto certe condizioni tecniche sulla funzione f e sulla funzione g (qui non specicate)
`e possibile scambiare il segno di limite lim con quello di funzione, cio`e limf(g(x)) =
f(limg(x)). In particolare `e possibile fare tale scambio quando le funzioni f e g sono
funzioni elementari. Per esempio, se f `e una funzione elementare, o se esiste il limite
di f(x) per x che tende a x
0
, si ha:
lim
xx
0
log(f(x)) = log lim
xx
0
f(x)
lim
xx
0
e
f(x)
= e
limxx
0
f(x)
lim
xx
0
sin(f(x)) = sin lim
xx
0
f(x)
lim
xx
0
(f(x))
n
= ( lim
xx
0
f(x))
n
Queste e altre sostituzioni verranno utilizzate nel seguito.
In particolare, se f `e una funzione tale che f(x) 0 per x x
0
, allora il primo
limite notevole vale anche con f(x) al posto di x:
lim
xx
0
sin f(x)
f(x)
= 1 se f(x) 0 per x x
0
Analogamente, si possono riscrivere tutti i limiti notevoli sostituendo a x la funzione
f(x), assunto che f(x) 0, (valore che dipende dal limite in questione) per x x
0
.
Limiti notevoli riscritti:
1. lim
xx
0
sin f(x)
f(x)
= 1 se f(x) 0 per x x
0
2. lim
xx
0
1cos f(x)
f(x)
2
=
1
2
se f(x) 0 per x x
0
3. lim
xx
0
_
1 +
1
f(x)
_
f
(x) = e se f(x) per x x
0
4. lim
xx
0
_
1 +
k
f(x)
_
f
(x) = e
k
se f(x) per x x
0
, per k = 0
5. lim
xx
0
e
f
(x)1
f(x)
= 1 se f(x) 0 per x x
0
6. lim
xx
0
ln(1+f(x))
f(x)
= 1 se f(x) 0 per x x
0
7. lim
xx
0
(1+f(x))

1
f(x)
= se f(x) 0 per x x
0
104
8. lim
xx
0
f(x)

a
f(x)
= 0 per ogni > 0, a > 1 se f(x) + per x x
0
9. lim
xx
0
log
a
f(x)
f(x)

= 0 per ogni > 0, a > 1 se f(x) + per x x


0
10. lim
xx
0
f(x) ln f(x) = 0 per ogni a > 1 se f(x) 0
+
per x x
0
.
Esercizi
1) lim
x0
sin5x
x
= 5 lim
x0
sin5x
5x
= 5 1 = 5
2) lim
x0
sin3xsin7x
9x
2
= lim
x0
sin 3x
3x

sin 7x
7x

21
9
= 1 1
7
3
=
7
3
3) lim
x0
x
2
sin x
= lim
x0
x
sin x
x = 1 0 = 0
4) lim
x0
x
(sin x)
3
= +
5) lim
x0
xln(1+3x)
3x
= lim
x0
x
3x
lim
x0
ln(1+3x)
3x
=
1
3
1 =
2
3
6) lim
x+
_
x1
x+1
_
3x
= ... = e
6
7) lim
x+
x
2
ln
_
x
2
4
x
2
_
= lim
x+
ln
_
x
2
4
x
2
_
x
2
= ln lim
x+
_
1
4
x
2
_
x
2
=
= ln e
4
= 4
8) lim
x+
x
3
ln
_
1 +
3
x
2
_
= ... = +
9) lim
x
(x
4
7)e
x
; sostituendo t = x, si ha: lim
t+
(t
4
7)e
t
= 0
10) lim
x0
+ x(ln(3x + x
2
) = lim
x0
+ x(ln x + ln(3 + x)) =
= lim
x0
+ xln x + lim
x0
+ xln(3 + x) = 0 + 0 = 0
11) lim
x0
log(1+3x) sin(2x
2
)
x
5
7x
3
= lim
x0
_
log(1+3x)
3x

sin(2x
2
)
2x
2

6
x
2
7
_
= 1 1
6
7
=
6
7
12) lim
x0
1cos(x
2
)
x
3
= ... = 0
105
13) lim
x0
sin x

x
2
non esiste
14) lim
x0
1cos x
x
2
= ... =
1
2
15) lim
x0
(x+1)
7
1
7x
= ... = 1
16) lim
x0

3x
3
+11
x
3
= ... =
3
2
17) lim
x0
1cos

x
7x
= ... =
1
14
18) lim
x0
+
x
x
x
1+x
2
= ... = 1
106
PARTE 4 CONTINUITA
4.1 Continuit`a: prime denizioni
Denizione 161 Sia f : A R R, A aperto e x
0
A. f si dice continua in x
0
se
lim
xx
0
f(x) = f(x
0
)
In altre parole, f `e continua in x
0
se > 0 > 0 tale che x (x
0
, x
0
+) A
si ha |f(x) f(x
0
)| < .
La denizione di continuit`a puo essere data anche per una funzione denita su un
insieme A qualsiasi. In tal caso, il punto x
0
non deve essere un punto isolato di A, si
deve cio`e avere x
0
A\A
is
.
Osservazione 162 Osserviamo che la denizione `e molto simile a quella di limite. La
dierenza con la denizione di limite `e che qui si ha L = f(x
0
) e non si ha piu la
richiesta x = x
0
. Infatti il requisito fondamentale per la continuit`a in un punto `e che la
funzione sia denita in quel punto. Se una funzione non `e denita in un certo punto,
non si puo parlare di continuit`a (o discontinuit`a ) in tale punto.
Denizione 163 Sia f : A R R. f si dice continua su A se `e continua in ogni
punto di A.
A livello intuitivo, una funzione `e continua se per disegnare il suo graco non si deve
mai staccare la penna dal foglio. Questa semplice regola, tuttavia, non `e sempre
valida. Per esempio, la funzione f(x) =
1
x
, il cui dominio `e R\{0}, `e continua sul
suo dominio (infatti, 0 non appartiene a Dom(f)!) ma il suo graco non puo essere
disegnato senza mai staccare la penna dal foglio.
4.2 Punti di discontinuit`a
Se f non `e continua in un punto x
0
A, allora `e discontinua in x
0
. Si hanno due tipi
di discontinuit`a :
107
1. x
0
`e una discontinuit`a eliminabile se lim
xx
0
f(x) = L = f(x
0
), con L R;
2. x
0
`e una discontinuit`a non eliminabile se lim
xx
0
f(x) non esiste o esiste innito.
Esempi 164
1) f(x) =
_
1 per x = 0
0 per x = 0
La funzione `e discontinua in x
0
= 0, ed `e una discontinuit`a eliminabile. Infatti
lim
x0
f(x) = 1, ma f(0) = 0, si potrebbe quindi eliminare la discontinuit`a sem-
plicemente ponendo articialmente f(0) = 1.
2) f(x) =
_
e

1
x
per x = 0
0 per x = 0
La funzione `e discontinua in x
0
= 0, ed `e una discontinuit`a non eliminabile. Infatti
lim
x0
f(x) = + e lim
x0
+ f(x) = 0, quindi il limite di f per x che tende a 0 non
esiste (limite destro e limite sinistro esistono ma sono diversi).
3) f(x) =
_
x + 1 per x 1
x 1 per x > 1
La funzione `e discontinua in x
0
= 1, ed `e una discontinuit`a non eliminabile. Infatti
lim
x1
f(x) = 1 e lim
x1
+ f(x) = 0, quindi il limite di f per x che tende a 1 non
esiste (limite destro e limite sinistro esistono ma sono diversi).
4) f(x) =
_
1
x
2
per x = 0
0 per x = 0
La funzione `e discontinua in x
0
= 0, ed `e una discontinuit`a non eliminabile. Infatti
lim
x0
f(x) = +, ma f(0) = 0, quindi, essendo il limite innito, non `e possibile
eliminare la discontinuit`a articialmente.
Osserviamo che le funzioni e

1
x
e
1
x
2
di per s`e sono continue nel loro dominio (R\{0}):
infatti 0 non appartiene al dominio e non `e dunque un punto di discontinuit`a (negli es-
empi 2) e 4) visti sopra, 0 diventa un punto di discontinuit`a in quanto `e stato aggiunto
al dominio, denendo la funzione anche in 0). Invece la funzione denita nellesempio 3)
`e un tipico esempio di funzione con salto (la denizione di salto diventa evidente dis-
egnando il graco di f e vedendo che in x = 1 il graco presenta un salto di ampiezza 1).
108
Vediamo ora un esempio (classico) di funzione non continua in alcun punto del dominio.
Esempio 165 La funzione di Dirichlet.
Sia data la funzione:
y = f(x) =
_
1 x Q
0 x / Q
Questa funzione, denita su R, non ammette limite in alcun punto di R. Infatti, per
assurdo sia q Q e sia lim
xq
f(x) = L. Allora per 0 < <
1
2
esiste > 0 tale che
per x (q , q + ), x = q |f(x) L| < <
1
2
. Ma, vista la densit`a di Q in R,
in ogni intorno di q esistono sia punti razionali, che vanno in 1 tramite f, sia punti
irrazionali, che vanno in 0 tramite f. Allora L dista meno di
1
2
sia da 1 sia da 0, che `e
assurdo. Quindi, non puo essere lim
xq
f(x) = L e non esiste il limite di f per alcun
punto razionale. Analoga dimostrazione per un punto R\Q.
Siccome il limite non esiste in alcun punto del dominio, la funzione non `e continua in
alcun punto del dominio (si puo immaginare il graco della funzione come un graco
con inniti salti tra 0 e 1).
Esempio 166
Per quali valori di b la funzione
f(x) =
_
2x + b x 2
x
2
+ 4 x > 2
denita in R, `e continua?
Bisogna trovare il valore di b (se esiste) per cui si abbia:
lim
x2

f(x) = lim
x2
+
f(x) = f(2)
Si ha:
lim
x2

f(x) = 4 + b = f(2)
lim
x2
+
f(x) = 0
Quindi f `e continua in x = 2 (e quindi in tutto il suo dominio) se e solo se 4 + b = 0,
se e solo se b = 4.
109
Esercizi
1) Dire per quale/i valore/i di b la funzione
f(x) =
_
3x
2
+ 5 x 0

x+1

2x+1
x
+ b x > 0
denita in R, `e continua.
(Soluzione: b =
11
2
.)
2) Dire per quale/i valore/i di b la funzione
f(x) =
_
1cos x
2
x
3
1 x < 0
3x
3
+ 2b x 0
denita in R, `e continua.
(Soluzione: b =
1
2
.)
3) Dire per quale/i valore/i di b la funzione
f(x) =
_
6x b
1
3
x 2
x
2
+ 4 x > 2
denita in R, `e continua.
(Soluzione: b = 1728.)
4.3 Teoremi sulla continuit`a
4.3.1 Funzioni continue su un intervallo chiuso [a,b]
Data una funzione f : [a, b] R, cosa vuol dire che la funzione `e continua su [a,b]?
Vuol dire che `e continua in ogni punto x (a, b) secondo la denizione 161, e inoltre `e
continua in a e in b, cio`e
lim
xa
+
f(x) = f(a)
e
lim
xb

f(x) = f(b)
110
osservando che il limite per x che tende ad a `e uguale al limite destro (se questo es-
iste), e il limite per x che tende a b `e uguale al limite sinistro (se questo esiste vedi
osservazione 134).
Denizione 167 Linsieme delle funzioni continue su [a, b] si denota con C[a, b]. Lin-
sieme delle funzioni continue su A R si denota con C(A).
4.3.2 Somma, prodotto, quoziente, composizione di funzioni continue
Un fondamentale teorema, conseguenza diretta del teorema sullalgebra dei limiti,
dice che combinazione lineare, prodotto e quoziente di funzioni continue `e ancora una
funzione continua.
Teorema 13 Siano f, g funzioni continue su A R (cio`e f, g C(A)). Allora
1. f + g `e continua su A per ogni , R
2. fg `e continua su A
3.
f
g
`e continua su A (se `e lecito fare il quoziente)
Dimostrazione
Immediata, applicando il teorema sullalgebra dei limiti.
Anche la funzione composta di funzioni continue `e continua, come mostra il seguente
teorema (di cui omettiamo la dimostrazione).
Teorema 14 Siano f e g due funzioni idonee a denire la funzione composta f g
e sia x
0
Dom(g) tale che g(x
0
) = y
0
. Se g `e continua in x
0
e f `e continua in
y
0
= g(x
0
), allora f g `e continua in x
0
.
Proposizione 168 Le funzioni elementari sono continue nel loro dominio.
I teoremi 13, 14 e la proposizione 168 ci consentono di dire che la somma, il prodotto,
il quoziente e la composizione di funzioni elementari `e ancora una funzione continua
nel suo dominio.
111
4.3.3 Teorema di esistenza degli zeri
Il teorema di esistenza degli zeri fa usa del concetto di estremo superiore, o sup, di un
insieme, che `e riportato in Appendice. Si basa anche sul teorema di permanenza del
segno per le funzioni continue, qui riportato.
Teorema 15 (Teorema di permanenza del segno) Sia f[a, b] R continua. Sia
c (a, b) tale che f(c) > 0. Allora, esiste > 0 tale che
f(x) > 0 x (c , c + ) (a, b).
Analogamente, se f(c) < 0,esiste > 0 tale che
f(x) < 0 x (c , c + ) (a, b).
In altre parole, se f(c) = 0, esiste un intorno di c, (c, c+) dove f assume lo stesso
segno di f(c).
Dimostrazione
Supponiamo f(c) > 0. Siccome f `e continua, si ha
lim
xc
f(x) = f(c) > 0.
Per il teorema di permanenza del segno per i limiti, si ha che esiste un intorno di c,
(c , c + ) tale che
f(x) > 0 x (c , c + ) (a, b), x = c.
Allora, siccome f(c) > 0, la tesi `e dimostrata. Se f(c) < 0 la dimostrazione `e identica.
Teorema 16 (Teorema di esistenza degli zeri) Sia f[a, b] R continua. Se f(a)f(b) <
0, allora esiste c (a, b) tale che f(c) = 0.
Dimostrazione
Supponiamo (senza perdere generalit`a ) che sia f(a) < 0 e f(b) > 0. Sia
c := sup{x (a, b) t.c. f(x) < 0} = sup A
con A = {x (a, b) t.c. f(x) < 0}.
Allora si puo facilmente dimostrare che f(c) = 0.
Supponiamo, per assurdo, che sia f(c) > 0. Siccome f `e continua, si ha lim
xc
f(x) =
112
f(c) > 0, e per il teorema di permanenza del segno esiste un intorno I(c) = (c, c+)
in cui la f `e positiva: x (c , c + ) si ha f(x) > 0. Ma allora preso =

2
non
esiste x
0
A tale che x
0
> c e quindi c non `e il sup A. Quindi non puo essere
f(c) > 0.
Supponiamo che sia f(c) < 0. Allora, per il teorema di permanenza del segno esiste
un intorno I(c) = (c , c +) in cui la f `e negativa: x (c , c +) si ha f(x) < 0.
Ma allora c non `e un maggiorante di A, in quanto il punto c +

2
A ed `e c +

2
> c.
Quindi c non `e il sup A. Quindi non puo essere f(c) < 0.
In denitiva, deve essere f(c) = 0.
4.3.4 Teorema dei valori intermedi
Un teorema fondamentale che caratterizza le funzioni continue `e che se una funzione `e
denita su un intervallo, assume tutti i valori compresi tra il pi` u piccolo e il pi` u grande.
Questo teorema si rivela essenziale per dimostrare il teorema fondamentale del calcolo
integrale.
Teorema 17 (Teorema dei valori intermedi) Sia f(a, b) R continua, e siano
m = inf
x(a,b)
f(x) = inf Im(f) e M = sup
x(a,b)
f(x) = sup Im(f).
Allora, f assume tutti i valori compresi tra m e M. Cio`e , dato z (m, M), esiste
c (a, b) tale che
f(c) = z.
Dimostrazione
Sia z (m, M). Siccome z > m, z non `e minorante di Im(f). Siccome z < M, non
`e maggiorante di Im(f). Quindi esistono x
1
, x
2
(a, b) tali che f(x
1
) < z < f(x
2
).
Deniamo la funzione
g(x) = f(x) z.
La funzione g `e continua su (a, b) poich`e lo `e f. Inoltre,
g(x
1
) = f(x
1
) z < 0 e g(x
2
) = f(x
2
) z > 0.
Allora g denita su (x
1
, x
2
) soddisfa le ipotesi del teorema di esistenza degli zeri e
quindi esiste c (x
1
, x
2
) (a, b) tale che
g(c) = 0.
113
Questo equivale a dire che esiste c (a, b) tale che
f(c) = z.
Nellimportantissimo caso in cui lestremo inferiore e superiore dellimmagine di
f siano, rispettivamente, il minimo e il massimo dellimmagine di f, lenunciato del
teorema dei valori intermedi diventa
per ogni z [m, M], esiste c (a, b) tale che f(c) = z.
Questo `e il caso in cui f continua sia denita su un intervallo chiuso e limitato [a, b]. In
questo caso si pu`o applicare limportante teorema di Weierstrass 26 che prova che sotto
certe ipotesi il sup e linf dellinsieme immagine sono rispettivamente il max e il min.
Tale centrale Teorema `e presentato nel capitolo sullOttimizzazione. Si invita pertanto
lo studente a leggere la sezione 6.1 nel capitolo sullOttimizzazione e il Teorema di
Weierstrass, prima di studiare il prossimo teorema.
Nel caso di dominio di Dom(f) = [a, b], il teorema dei valori intermedi diventa lim-
portante:
Teorema 18 (Teorema di Darboux dei valori intermedi) Sia f : [a, b] R con-
tinua, e siano
m = min
x(a,b)
f(x) = min Im(f) e M = max
x(a,b)
f(x) = max Im(f).
Allora, f assume tutti i valori compresi tra m e M. Cio`e , dato z [m, M], esiste
c [a, b] tale che
f(c) = z.
Dimostrazione
Poich`e f `e continua su un chiuso limitato, per il teorema di Weierstrass esistono
m = min
x(a,b)
f(x) = min Im(f) e M = max
x(a,b)
f(x) = max Im(f)
cio`e esistono x
1
, x
2
[a, b] tali che
f(x
1
) = m = min Im(f), f(x
2
) = M = max Im(f).
114
Sia m < M (altrimenti lenunciato del teorema diventa banale). Sia z [m, M]. Se
z = m si ha c = x
1
, se z = M si ha c = x
2
. Sia allora z (m, M). Senza perdere
generalit`a supponiamo sia x
1
< x
2
. Deniamo la funzione
g(x) = f(x) z.
La funzione g `e continua su [a, b] poich`e lo `e f. Inoltre,
g(x
1
) = f(x
1
) z = mz < 0 e g(x
2
) = f(x
2
) z = M z > 0.
Allora g denita su [x
1
, x
2
] soddisfa le ipotesi del teorema di esistenza degli zeri e quindi
esiste c [x
1
, x
2
] [a, b] tale che
g(c) = 0.
Questo equivale a dire che esiste c [a, b] tale che
f(c) = z.
Questo conclude la dimostrazione. 2
Osservazione 169 Il teorema di Darboux dei valori intermedi ci permette di dire che
per le funzioni continue limmagine di un intervallo chiuso e limitato `e a sua volta un
intervallo chiuso e limitato, che ha come estremi min
[a,b]
f(x) e max
[a,b]
f(x). In altre
parole, se f : [a, b] R `e continua, allora, detti
m = min
[a,b]
f(x), M = max
[a,b]
f(x),
si ha
Im(f) = f([a, b]) = [m, M].
115
PARTE 5 DERIVABILITA
5.1 Derivata: prime denizioni
Consideriamo una funzione f : A R R, A aperto, e un punto x
0
A (oppure
A insieme qualsiasi e x
0
punto interno ad A). Al centro dellanalisi matematica sta il
concetto di variazione del valore di una funzione al variare del valore della variabile
indipendente, cio`e come varia f nel passare dal punto x
0
a un generico punto x
0
+ h.
Cio che interessa maggiormente non `e la variazione assoluta del valore di f, f(x
0
+h)
f(x
0
), ma la variazione relativa, cio`e la variazione di f rapportata alla variazione della
variabile indipendente, cio`e il rapporto
f(x
0
+h)f(x
0
)
h
. Questultimo rapporto, che gioca
un ruolo fondamentale nellanalisi matematica, si chiama rapporto incrementale della
funzione.
Denizione 170 Data f : A R R, A aperto e x
0
A, si dice rapporto
incrementale di f a partire dal punto x
0
, la quantit`a:
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
=
f
h
Interpretazione geometrica del rapporto incrementale
Considerando il graco di f e i due punti del graco (x
0
, f(x
0
)) e (x
0
+ h, f(x
0
+ h)),
con considerazioni trigonometriche `e facile vedere che il rapporto incrementale
f
h
`e la
tangente dellangolo formato dalla retta che collega i due punti e la retta orizzontale
(lo si puo vedere considerando la retta orizzontale che passa dal punto (x
0
, f(x
0
)) e il
triangolo rettangolo formato dai due punti menzionati e dal punto (x
0
+ h, f(x
0
))).
Facendo tendere a 0 lincremento h della variabile indipendente, il limite del rapporto
incrementale (se esiste) esprime la variazione della funzione per un incremento in-
nitesimo, cio`e la sensibilit`a della funzione a una variazione innitesima della variabile
indipendente, partendo dal valore iniziale x
0
. Questo limite `e molto importante nelle
applicazioni, e, se esiste, `e detto derivata prima della funzione in x
0
.
Denizione 171 Data f : A R R, A aperto e x
0
A, se esiste nito il limite
del rapporto incrementale della funzione in x
0
, se cio`e si ha:
116
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= lim
h0
f
h
= L
con L R, allora si dice che la funzione `e derivabile in x
0
e il valore del limite L `e
detto derivata prima di f in x
0
. La derivata prima di f in x
0
si indica con f

(x
0
)
oppure con Df(x
0
) oppure con
df
dx
|
x=x
0
.
Interpretazione geometrica della derivata prima
Analogamente a quanto visto prima per linterpretazione geometrica della derivata
prima, analizzando il graco della funzione f e osservando il comportamento della
retta che congiunge i punti (x
0
, f(x
0
)) e (x
0
+h, f(x
0
+h)), si vede che al tendere di h
a 0 la retta tende alla retta tangente al graco di f nel punto (x
0
, f(x
0
)). Si ha quindi
che la derivata prima della funzione in un punto `e la tangente dellangolo compreso
tra la retta tangente al graco nel punto (x
0
, f(x
0
)) e la retta orizzontale. In altre
parole, la derivata prima `e il coeciente angolare della retta tangente al graco in x
0
,
o la pendenza di tale retta.
Esempio 172
Consideriamo f(x) = x e x
0
R. Calcoliamo la derivata prima (se esiste) in x
0
:
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= lim
h0
(x
0
+ h) (x
0
)
h
= lim
h0
h
h
= 1
La derivata prima di f(x) = x in x
0
R `e f

(x
0
) = 1 (osserviamo che in eetti la retta
tangente al graco di f `e la retta stessa y = x e il suo coeciente angolare `e 1).
5.1.1 Derivata destra e sinistra
Data una certa funzione, potrebbe non esistere la derivata prima della funzione in un
punto, ma potrebbe esistere il limite del rapporto incrementale destro e il limite del
rapporto incrementale sinistro. In tal caso (analogamente a quanto gi`a visto per limite
destro e sinistro) si parla di derivata destra e derivata sinistra.
Denizione 173 Data f : A R R, A aperto e x
0
A, se esiste nito il limite
destro del rapporto incrementale della funzione in x
0
, se cio`e si ha:
lim
h0
+
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= lim
h0
+
f
h
= L
117
con L R, allora si dice che la funzione `e derivabile a destra in x
0
e il valore del
limite L `e detto derivata destra di f in x
0
. La derivata destra di f in x
0
si indica con
f

+
(x
0
) o con D
+
f(x
0
).
Facendo tendere h a 0

, si ha unanaloga denizione per la derivata sinistra di f in x


0
,
che si indica con f

(x
0
) o con D

f(x
0
).
Usando la denizione di derivata `e facilmente dimostrabile il teorema:
Teorema 19 Data f : A R R, A aperto e x
0
A. La funzione `e derivabile in
x
0
A se e solo se esistono la derivata destra e sinistra di f in x
0
e coincidono, e in
tal caso si ha:
D

f(x
0
) = D
+
f(x
0
) = Df(x
0
)
Esempio 174
Consideriamo f(x) = |x|. Calcoliamo derivata destra e sinistra di f in x
0
= 0. La
funzione `e
f(x) =
_
x x 0
x x < 0
La derivata destra `e
D
+
f(x
0
) = lim
h0
+
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= lim
h0
+
(h) (0)
h
= lim
h0
+
h
h
= 1
(osserviamo che in eetti la retta tangente al graco di f a destra di 0 `e la retta y = x
e il suo coeciente angolare `e 1).
La derivata sinistra `e
D

f(x
0
) = lim
h0

f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= lim
h0

(h) (0)
h
= lim
h0

h
h
= 1
(osserviamo che in eetti la retta tangente al graco di f a sinistra di 0 `e la retta
y = x e il suo coeciente angolare `e 1).
La derivata destra e sinistra sono diverse e, in seguito al teorema visto, la funzione non
`e derivabile in x
0
= 0.
5.1.2 Derivate di funzioni elementari
E possibile dimostrare che le derivate delle funzioni elementari sono:
118
1. f(x) = c f

(x) = 0
2. f(x) = x

(x) = (x

= x
1
3. f(x) = a
x
f

(x) = (a
x
)

= a
x
ln a, per a = e, (e
x
)

= e
x
4. f(x) = log
a
x f

(x) = (log
a
x)

=
1
xlna
, per a = e, (ln x)

=
1
x
5. f(x) = sin x f

(x) = (sin x)

= cos x
6. f(x) = cos x f

(x) = (cos x)

= sin x
5.2 Derivabilit`a e continuit`a
Che legame c`e tra una funzione derivabile e una funzione continua? La risposta
dipende da dove `e denita la funzione, se `e denita su sottoinsiemi di R oppure su
sottoinsiemi di R
n
con n > 2. Qui consideriamo solo funzioni denite su sottoinsiemi
di R, e menzioniamo appena il fatto che la risposta non `e la stessa per funzioni denite
su R
n
con n > 2. Per funzioni denite su R (o suoi sottoinsiemi), derivabilit`a inmplica
continuit`a ma non vale il viceversa. Esiste limportante teorema:
Teorema 20 Sia f : A R R, e sia x
0
A. Se f `e derivabile in x
0
, allora `e
continua in x
0
.
Dimostrazione
Bisogna dimostrare che
lim
xx
0
f(x) = f(x
0
)
Siccome f `e derivabile in R, esiste nito e pari a f

(x
0
) il limite del rapporto incre-
mentale:
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= f

(x
0
)
Riscriviamo il limite ponendo x = x
0
+ h e quindi h = x x
0
, e osservando che per h
che tende a 0 si ha che x tende a x
0
:
lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
= f

(x
0
)
Si ha quindi:
lim
xx
0
(f(x) f(x
0
)) = lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
(x x
0
) =
119
= lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
lim
xx
0
(x x
0
) = f

(x
0
) lim
xx
0
(x x
0
) = f

(x
0
) 0 = 0
dove lultima eguaglianza deriva dal fatto che f

(x
0
) esiste ed `e nito. Si `e percio
dimostrato che
lim
xx
0
(f(x) f(x
0
)) = 0
Daltra parte si ha:
0 = lim
xx
0
(f(x) f(x
0
)) = lim
xx
0
f(x) lim
xx
0
f(x
0
) = lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
cio`e
lim
xx
0
f(x) = f(x
0
)
Osservazione 175 Abbiamo visto che se una funzione derivabile, essa `e continua, ma
non vale il viceversa. Infatti, per esempio f(x) = |x| in x
0
= 0 `e continua ma non
derivabile (vedi esempio 174).
5.3 Regole di derivazione
Se si conosce la derivata di due funzioni in un punto, `e possibile calcolare la derivata
della somma, del prodotto e del quoziente di funzioni applicando opportune regole.
Terminologia
Date due funzioni f e g, somma prodotto e quoziente si denotano nel seguente sintetico
modo:
(f + g)(x) = f(x) + g(x); (fg)(x) = f(x)g(x);
_
f
g
_
(x) =
f(x)
g(x)
.
Teorema 21 (Regole di derivazione) Siano f e g due funzioni derivabili in x. Al-
lora lo sono f + g, fg e
f
g
e si ha:
1. (f + g)

(x) = f

(x) + g

(x)
2. (fg)

(x) = f

(x)g(x) + f(x)g

(x)
120
3.
_
f
g
_

(x) =
f

(x)g(x)f(x)g

(x)
(g(x))
2
(assumendo che in un intorno di x, g sia diversa da
0).
Dimostrazione
1. (f + g)

(x) = lim
h0
(f+g)(x+h)(f+g)(x)
h
= lim
h0
f(x+h)+g(x+h)f(x)g(x)
h
=
= lim
h0
f(x+h)f(x)+g(x+h)g(x)
h
= lim
h0
f(x+h)f(x)
h
+ lim
h0
g(x+h)g(x)
h
=
= f

(x) + g

(x)
2. (fg)

(x) = lim
h0
(fg)(x+h)(fg)(x)
h
= lim
h0
f(x+h)g(x+h)f(x)g(x)
h
=
= lim
h0
f(x+h)g(x+h)f(x)g(x+h)+f(x)g(x+h)f(x)g(x)
h
=
= lim
h0
g(x + h)
f(x+h)f(x)
h
+ lim
h0
f(x)
g(x+h)g(x)
h
=
= lim
h0
g(x + h) lim
h0
f(x+h)f(x)
h
+ f(x) lim
h0
g(x+h)g(x)
h
=
= g(x)f

(x) + f(x)g

(x).
Qui si `e usato il fatto (vedi teorema 20) che una funzione derivabile `e anche
continua e percio g(x + h) tende a g(x) per h che tende a 0.
3. Si dimostra che
_
1
g
_

(x) =
g

(x)
(g(x))
2
e poi si applica la regola della derivata di
prodotto di funzioni (punto 2 sopra) al prodotto di funzioni f
1
g
=
f
g
.
_
1
g
_

(x) = lim
h0
(
1
g
)(x+h)(
1
g
)(x))
h
= lim
h0
1
g(x+h)

1
g(x)
h
= lim
h0
g(x)g(x+h)
hg(x+h)g(x)
=
=
1
g(x)
lim
h0
1
g(x+h)
lim
h0
(g(x+h)g(x))
h
=
1
(g(x))
2
_
lim
h0
g(x+h)g(x)
h
_
=
g

(x)
(g(x))
2
Si ha ora:
_
f
g
_

(x) =
_
f
1
g
_

(x) = f

(x)
_
1
g
_
(x) + f(x)
_
1
g
_

(x) =
f

(x)
g(x)

f(x)g

(x)
(g(x))
2
=
=
f

(x)g(x)f(x)g

(x)
(g(x))
2
.
Dal teorema si deduce che anche f + g (con , R) `e derivabile, e si ha:
(f + g)

(x) = f

(x) + g

(x)
(basta considerare le costanti e come due funzioni, applicare la derivata del prodot-
to di funzioni e ricordare che la derivata di una costante `e 0).
121
Forniti delle regole di derivazione viste al teorema 21 e considerando le derivate delle
funzioni elementari, `e possibile calcolare la derivata di molte funzioni.
Esempi 176 Data la funzione h(x), calcolare h

(x).
1) h(x) =
7x
3x2
. Si puo vedere h come h(x) =
f(x)
g(x)
, con f(x) = 7x e g(x) = 3x 2. La
derivata di un quoziente `e
_
f
g
_

=
f

gfg

g
2
, quindi restano da calcolare f

(x) e g

(x). Si
ha f

(x) = 7 e g

(x) = 3. Quindi h

(x) =
7(3x2)3(7x)
(3x2)
2
=
14
(3x2)
2
2) h(x) = (2x
2
+ 9)e
x
. Si puo vedere h come h(x) = f(x)g(x), con f(x) = (2x
2
+ 9) e
g(x) = e
x
. La derivata di un prodotto `e (fg)

= f

g + fg

, quindi restano da calcolare


f

(x) e g

(x). Si ha f

(x) = 4x e g

(x) = e
x
. Quindi h

(x) = 4xe
x
+ (2x
2
+ 9)e
x
=
= e
x
(2x
2
+ 4x + 9)
3) h(x) =
3
5

x
4
. Si puo vedere h come un quoziente, ma `e piu facile scriverlo nel
seguente modo: 3x

4
5
. Quindi h

(x) =
4
5
3x

9
5
=
12
5
5

x
9
5.3.1 Derivata di funzione composta
Per la derivata di funzione composta vale la seguente regola:
Teorema 22 Se g `e derivabile in x e f `e derivabile in g(x), allora f g `e derivabile
in x e si ha:
(f g)

(x) = f

(g(x))g

(x)
Esempi importanti
Gran parte delle derivate di funzioni composte si possono ricondurre ai seguenti casi:
1. D(x

) = x
1
D(f(x)

) = f(x)
1
f

(x)
2. D(e
x
) = e
x
D(e
f(x)
) = e
f(x)
f

(x)
3. D(ln x) =
1
x
D(ln(f(x))) =
1
f(x)
f

(x) =
f

(x)
f(x)
4. D(sin x) = cos x D(sin f(x)) = cos f(x)f

(x)
5. D(cos x) = sin x D(cos f(x)) = sin f(x)f

(x)
122
Esempi 177 Data la funzione h(x), calcolare h

(x).
1) h(x) = (1 cos x)e
sin x
= f(x)g(x) con f(x) = (1 cos x) e g(x) = e
sin x
. Si ha:
h

= f

g + g

f. Calcoliamo f

e g

. f

(x) = sin x, g

(x) = e
sinx
(sin x)

= e
sin x
cos x
(applicando la (2) sopra). Quindi h

(x) = e
sin x
(sin x + cos x (cos x)
2
)
2) h(x) = ln(1+e
x
3
9
) = ln(f(x)), dove f(x) = 1+e
x
3
9
. Si ha: f

(x) = e
x
3
9
(e
x
3
9
)

=
e
x
3
9
3x
2
. Quindi: h

(x) =
3x
2
e
x
3
9
1+e
x
3
9
=
3) h(x) = xsin x +e
1x
2
= f(x)g(x) +e
m(x)
con f(x) = x, g(x) = sin x, m(x) = 1 x
2
.
Si ha: h

= f

g + g

f + m

e
m
e bisogna calcolare f

, g

e m

. Si ha: f

(x) = 1, g

(x) =
cos x, m

(x) = e
1x
2
(2x), quindi: h

(x) = sin x + xcos x 2xe


1x
2
.
4) h(x) =

3x
2
+ 12 = (3x
2
+ 12)
1
2
= f(x)
1
2
. Si ha: h(x)

=
1
2
f(x)
1
2
1
f

(x) =
1
2
(3x
2
+ 12)

1
2
(6x) =
3x

3x
2
+12
. Calcolare h

(2). Si ha: h

(2) =
6

24
=

6
2
.
5) h(x) = ln
_
x+2
x1
_
= ln f(x), con f(x) =
x+2
x1
. Si ha: h

=
f

f
, e bisogna calcolare
f

. Si ha: f

(x) =
1(x1)1(x+2)
(x1)
2
=
3
(x1)
2
, quindi h

(x) =
3
(x1)
2
x1
x+2
=
3
(x1)(x+2)
.
6) h(x) =
ln(x+2)
x
=
f(x)
g(x)
con f(x) = ln(x + 2) e g(x) = x. Applicando la derivata di
quoziente si ha: h

=
f

gfg

g
2
e bisogna calcolare f

e g

. f

(x) =
(x+2)

x+2
=
1
x+2
, g

(x) = 1.
Si ha quindi: h

(x) =
x
x+2
ln(x+2)
x
2
.
7) h(x) = e
2x

1 4x = f(x)g(x) con f(x) = e


2x
e g(x) =

1 4x = (1 4x)
1
2
.
Si ha: h

= f

g + g

f. Si ha: f

(x) = 2e
2x
e g

(x) =
1
2
(1 4x)

1
2
(4) =
2

14x
, quin-
di: h

(x) = 2e
2x

1 4x
2e
2x

14x
= 2e
2x
(

1 4x
1

14x
). Calcolare h

(0). Si ha:
h

(0) = 2(1 1) = 0.
8) h(x) =
e
1
x
x2
=
f(x)
g(x)
con f(x) = e
1
x
e g(x) = x 2. Si ha h

=
f

gg

f
g
2
e bisogna
calcolare f

e g

. Si ha: f(x) = e
m(x)
, quindi f

(x) = e
m(x)
m

(x) = e
1
x
(
1
x
)

=
1
x
2
e
1
x
e
g

(x) = 1. Percio si ha: h

(x) =

1
x
2
e
1
x (x2)e

1
x
(x2)
2
=
e
1
x (x2+x
2
)
x
2
(x2)
2
=
e
1
x (x+2)(x1)
x
2
(x2)
2
.
9) h(x) = sin 3x cos x h

(x) = 3 cos 3x cos x sin 3x sin x


123
10) h(x) =

1x
x
h

(x) =
1
2x
2

x
1x
11) h(x) = xe
sinx
h

(x) = e
sin x
(1 + x cos x)
12) h(x) = 5 ln(sin x) h

(x) =
5 cos x
sin x
13) h(x) =
cos x
sin x
+ 4 h

(x) =
1
(sin x)
2
14) h(x) = 2
sin x
ln x
h

(x) =
sin x
x
cos xln x
(ln x)
2
5.4 Dierenziabilit`a e dierenziale
Denizione 178 Sia f : A R R e x
0
A, punto interno ad A. Si dice che f `e
dierenziabile in x
0
se esiste un numero a R tale che :
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
) ah
h
= 0
Osservazione 179 Ricordando la denizione di o piccolo (vedi denizione 155), si
vede che f `e dierenziabile in x
0
se f(x
0
+ h) f(x
0
) ah = o(h) per h 0, ossia
se f(x
0
+ h) = f(x
0
) + ah + o(h) (molti testi adottano questa come denizione di
dierenziabilit`a in un punto).
Cosa vuol dire che f `e dierenziabile in un punto interno al dominio? Vuol dire che
se lincremento della variabile indipendente h `e abbastanza piccolo, lincremento della
funzione f = f(x
0
+ h) f(x
0
) puo essere approssimato abbastanza bene dalla
quantit`a ah. Infatti, f ah 0 per h 0 (osserviamo infatti che se la frazione
fah
h
0 per h 0 il numeratore deve per forza tendere a 0 per h 0, e tende a
0 piu velocemente di h). Per valori grandi di h lapprossimazione di f ah non va
bene, funziona solo per valori piccoli di h.
124
Denizione 180 La funzione da R in R che associa ad ogni h R la quantit`a ah
che compare nella denizione di dierenziabilit`a viene chiamata dierenziale di f in
x
0
e viene indicata con df(x
0
) (o semplicemente df). In altre parole, il dierenziale di
f in x
0
`e la funzione df(x
0
) : R R data da df(x
0
) = ah.
Che relazione c`e tra derivabilit`a e dierenziabilit`a ? Per funzioni da R
n
in R con
n > 1, il concetto di dierenziabilit`a `e piu forte di quello di derivabilit`a, ma non `e
questa la sede per approfondire questa aermazione. Invece, per funzioni da R in R
dierenziabilit`a e derivabilit`a sono equivalenti. Si ha dunque il seguente importante
teorema:
Teorema 23 Sia f : A R R e x
0
A, punto interno ad A. Si ha che f `e
dierenziabile in x
0
se e solo se f `e derivabile in x
0
. In tal caso, a = f

(x
0
).
Dimostrazione
Dim. di ()
Dimostriamo che se f `e dierenziabile in x
0
allora `e derivabile in x
0
.
f dierenziabile in x
0
a R tale che lim
h0
f(x
0
+h)f(x
0
)ah
h
= 0. Allora:
0 = lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
) ah
h
= lim
h0
_
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h

ah
h
_
=
= lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
lim
h0
ah
h
= lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
a
cio`e
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= a R,
cio`e f `e derivabile in x
0
e si ha f

(x
0
) = a.
Dim. di ()
Dimostriamo che se f `e derivabile in x
0
allora `e dierenziabile in x
0
.
f derivabile in x
0
lim
h0
f(x
0
+h)f(x
0
)
h
= f

(x
0
), con f

(x
0
) R. Allora:
0 = lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
f

(x
0
) = lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
lim
h0
f

(x
0
)h
h
=
= lim
h0
_
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h

f

(x
0
)h
h
_
= lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
) f

(x
0
)h
h
125
cio`e esiste a R tale che
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
) ah
h
= 0
con a = f

(x
0
).
5.4.1 Importanza del dierenziale come strumento di approssimazione
Per il teorema 23, si ha:
df(x
0
) = f

(x
0
)h h R
Richiamando il concetto di approssimazione di incremento f con df(x
0
) si puo
scrivere:
f(x
0
) f

(x
0
)h
o anche:
f = f(x
0
+ h) f(x
0
) = f

(x
0
)h + o(h)
Da questultima equazione, si vede come lincremento f = f(x
0
+ h) f(x
0
) possa
essere approssimato abbastanza bene, per h piccolo, da una funzione lineare in h.
Sostituendo il punto x
0
+h con un generico punto x, e lincremento h con xx
0
, si ha:
f = f(x) f(x
0
) = f

(x
0
)(x x
0
) + o(x x
0
)
o anche
f(x) = f(x
0
) + f

(x
0
)(x x
0
) + o(x x
0
)
e si vede quindi che la funzione stessa, in un intorno abbastanza piccolo di x
0
, possa
essere approssimata dalla retta f(x
0
) +f

(x
0
)(x x
0
) (la dierenza essendo un o pic-
colo di x x
0
, cio`e andando a 0 per x che tende a x
0
).
Limportanza di tale approssimazione sta nel fatto che la funzione f puo essere di
per se molto complicata ma, sotto certe condizioni, puo essere approssimata da una
semplice retta. Non solo, sotto certe condizioni che vedremo, la funzione (o lincremen-
to della funzione) puo essere approssimato ancora meglio da un polinomio di grado
n in x, il cosiddetto polinomio di Taylor (vedremo che il dierenziale risulta essere il
polinomio di Taylor con n = 1). Per introdurre il polinomio di Taylor, occorre prima
introdurre le derivate di ordine superiore al primo.
126
5.5 Derivate di ordine superiore
Data f : A R R, se f `e derivabile in ogni x B A, allora la relazione che
a ogni x di B associa il valore della derivata prima di f in x risulta essa stessa una
funzione da B in R e si denota con f

:
f

: B R R
f

: x f

(x)
Se la funzione f

si puo derivare e se la sua derivata esiste su C B, allora risulta


denita unaltra funzione che associa a ogni x di C il valore della derivata seconda di
f in x, detta derivata seconda di f e denotata con f

.
f

: C R R
f

: x f

(x)
Iterando il procedimento di derivazione, si possono ottenere le funzioni derivate di f
di ordine n 1, che si indica con f
(n)
.
Notazione
Ci sono vari modi per denotare la derivata seconda:
f

= (f

o D
2
(f) = D(D(f)) o
d
2
f
dx
2
= (
df
dx
)
2
=
d
dx
(
df
dx
).
Analogamente, la derivata di ordine n si denota con
f
(n)
= (f
(n1)
)

o D
n
(f) = D(D
n1
(f)) o
d
n
f
dx
n
= (
df
dx
)
n
=
d
dx
(
d
n1
f
dx
n1
).
Esempi 181 Data f(x), calcolare, se esistono, f

(x), f

(x) e f

(x).
1) f(x) = ln x; f

(x) =
1
x
, f

(x) =
1
x
2
, f

(x) =
2
x
3
.
2) f(x) = e
7x
; f

(x) = 7e
7x
, f

(x) = 49e
7x
, f

(x) = 336e
7x
.
3) f(x) = xe
x
; f

(x) = e
x
+ xe
x
, f

(x) = 2e
x
+ xe
x
, f

(x) = 3e
x
+ xe
x
.
4) f(x) = 8x
5
3x
3
+ x + 2; f

(x) = 40x
4
9x
2
+ 1, f

(x) = 160x
3
18x,
f

(x) = 480x
2
18.
127
5) f(x) =
e
x
3x
2
; f

(x) =
e
x
(x2)
3x
3
, f

(x) =
e
x
(x
2
4x+6)
3x
4
, f

(x) =
e
x
(x
3
6x
2
+18x24
3x
5
).
5.6 Polinomio di Taylor
Supponiamo che una funzione f : A R in un intorno di un punto x
0
A, punto inter-
no, sia dotata di derivate successive no allordine n1 e in x
0
sia dotata della derivata
di ordine n, cio`e supponiamo che esistano f

(x), f

(x), ..., f
(n1)
(x) in un intorno U(x
0
)
di x
0
e che inoltre esista f
(n)
(x
0
). Allora nellintorno U(x
0
) di x
0
`e possibile approssi-
mare la funzione (e quindi anche lincremento della funzione f = f(x
0
+h) f(x
0
))
tramite un polinomio di ordine n.
Teorema 24 Sia f derivabile n 1 volte in un intorno U(x
0
) di x
0
e sia derivabile
n volte in x
0
. Allora per ogni punto x = x
0
+ h U(x
0
) vale il seguente sviluppo in
formula di Taylor:
f(x
0
+ h) =
n

k=0
f
(k)
(x
0
)
k!
h
k
+ o(h
n
) (5.1)
(dove si intende f
(0)
(x
0
) = f(x
0
) ). Il polinomio

n
k=0
f
(k)
(x
0
)
k!
h
k
`e detto polinomio
di Taylor di grado n o arrestato allodine n e la formula 5.1 `e detta formula di
Taylor.
(Ricordiamo che `e n! = 1 2 3 ..... (n 1) n).
E usuale sostituire il punto x
0
+h con il punto x e lincremento h con xx
0
. Riscriven-
do la formula di Taylor con tale sostituzione si ha lequivalente (e forse piu utilizzata)
formulazione:
f(x) =
n

k=0
f
(k)
(x
0
)
k!
(x x
0
)
k
+ o((x x
0
)
n
) (5.2)
Osserviamo che il polinomio di Taylor nella forma data dalla formula 5.2 `e un poli-
nomio in x di ordine n. E inoltre facile vedere che in un intorno di x
0
, cio`e per x che
tende a x
0
, la funzione `e approssimabile mediante un polinomio in x di ordine n (che
`e il polinomio di Taylor). Infatti, la dierenza tra f(x) e il polinomio di Taylor `e un
innitesimo per x x
0
e va a 0 piu velocemente di (x x
0
)
n
:
128
lim
xx
0
f(x)

n
k=0
f
(k)
(x
0
)
k!
(x x
0
)
k
(x x
0
)
n
= lim
xx
0
o((x x
0
)
n
)
(x x
0
)
n
= 0
Limportanza del polinomio di Taylor `e evidente: piu ci si avvicina a x
0
e migliore
`e lapprossimazione di f con un semplice polinomio (in quanto la distanza tra le due
funzioni va a 0 molto rapidamente). Questo risulta di grande utilit`a applicativa, in
quanto permette sotto certe condizioni di approssimare funzioni complesse con semplici
polinomi. Naturalmente vi `e un ovvio trade-o tra la bont`a dellapprossimazione e la
semplicit`a dellapprossimante. Infatti, tanto piu alto `e il grado, tanto piu complicato
il polinomio di Taylor (partendo da n = 1 con una semplice retta, si va al crescere di n
verso polinomi sempre piu complicati); daltra parte migliore diventa via via anche la
qualita dellapprossimazione, quando si aumenta il grado del polinomio. Questo trade-
o si risolve a seconda dellapplicazione che si ha in mente, scegliendo un opportuno
grado di approssimazione.
Osservazione 182
Osserviamo che lapprossimazione dellincremento della funzione nellintorno del punto
x
0
assume la seguente forma:
f = f(x
0
+ h) f(x
0
) = f

(x
0
)h +
1
2!
f

(x
0
)h
2
+ ... +
1
n!
f
(n)
(x
0
)h
n
+ o(h
n
)
e se si sceglie n = 1 si ottiene esattamente lapprossimazione del dierenziale gi`a vista.
Esempi 183
1) Scrivere la formula di Taylor arrestata al III ordine di f(x) = x
4
3x
3
in x
0
= 1,
indicando il resto.
Applicando la (5.2) si ha:
f(x) = f(1) + f

(1)(x 1) +
1
2
f

(1)(x 1)
2
+
1
3!
f

(1)(x 1)
3
+ o((x 1)
3
).
f(x) = x
4
3x
3
f(1) = 1 3 = 2
f

(x) = 4x
3
9x
2
f

(1) = 4 9 = 5
f

(x) = 12x
2
18x f

(1) = 12 18 = 6
f

(x) = 24x 18 f

(1) = 24 18 = 6
Quindi:
f(x) = 2 + (5)(x 1) +
1
2
(6)(x 1)
2
+
1
6
6(x 1)
3
+ o((x 1)
3
) =
129
= 2 5(x 1) 3(x 1)
2
+ (x 1)
3
+ o((x 1)
3
)
2) Scrivere la formula di Taylor arrestata al II ordine di f(x) = ln(x
3
+1)3 sin x+40x
2
in x
0
= 0, indicando il resto.
Applicando la (5.2) si ha:
f(x) = f(0) + f

(0)x +
1
2
f

(0)x
2
+ o(x
2
).
f(x) = ln(x
3
+ 1) 3 sin x + 40x
2
f(0) = 0 0 + 0 = 0
f

(x) =
3x
2
x
3
+1
3 cos x + 80x f

(0) = 0 3 + 0 = 3
f

(x) =
3x
4
+6x
(x
3
+1)
2
+ 3 sin x + 80 f

(0) = 80
Quindi:
f(x) = 3x + 40x
2
+ o(x
2
)
3) Scrivere la formula di Taylor arrestata al III ordine di f(x) = e
x
(ln(1 +x) 1) +1
in x
0
= 3, indicando il resto.
Si ottiene:
f(x) =
ln 41
e
3
+ 1 +
54 ln 4
4e
3
(x 3) +
16 ln 425
32e
3
(x 3)
2
+
6332 ln 4
192e
3
(x 3)
3
+ o((x 3)
3
)
130
PARTE 6 OTTIMIZZAZIONE ELEMENTARE
6.1 Denizioni di massimo e minimo di funzione
Data una funzione f : A R R uno dei principali problemi della Matematica
(applicata e non) consite nel trovare, se esistono, il massimo e il minimo della funzione
su A. In cosa consistono il massimo e e il minimo di f su A? Ricordiamo che linsieme
Immagine di f, Imf, `e un sottoinsieme di R, e quindi potrebbe possedere massimo e
minimo. In tal caso, il valore massimo di Imf `e il massimo di f su A e il valore minimo
di Imf `e il minimo di f su A. In altre parole, il massimo di f su A, se esiste, `e quel
valore M R tale che
M = max Im(f) = max f(A) = max
xA
f(x).
Analogamente, il minimo di f su A `e , se esiste, il minimo dellinsieme immagine di f,
Im(f). In altre parole, il minimo di f su A, se esiste, `e quel valore m R tale che
m = min Im(f) = min f(A) = min
xA
f(x).
Se f possiede massimo M su A, un punto di massimo `e denito come un punto x
0
A
tale che f(x
0
) = M. Analogamente, Se f possiede minimo m su A, un punto di minimo
`e denito come un punto x
0
A tale che f(x
0
) = m.
Chiaramente, se esiste, il massimo di f su A `e unico, e, se esiste, il minimo di f
su A `e unico. Viceversa, il punto di massimo e il punto di minimo non devono neces-
sariamente essere unici, anzi in generale non lo sono. Si prenda per esempio f : R R
denita da f(x) = sin x. Poich`e Imf = [1, 1], lunico massimo di f su R `e M = 1 e
lunico minimo di f su R `e m = 1. Tuttavia ci sono inniti punti di massimo (tutti
punti del tipo x =

2
+ 2k con k Z) e inniti punti di minimo (tutti punti del tipo
x =

2
+ 2k con k Z).
E altresi rilevante il dominio di denizione della funzione f per lindividuazione di
massimi e minimi. Infatti mentre la funzione
f : R R
f(x) = x
(6.1)
131
non possiede massimi e minimi su R, la funzione
f : [0, 1] R
f(x) = x
(6.2)
possiede massimo M = 1 e minimo m = 0 su [0, 1].
E chiaro che se x
0
punto di massimo, allora f(x
0
) f(x) per ogni x A. Analoga-
mente, se x
0
punto di minimo, allora f(x
0
) f(x) per ogni x A. Questo si formalizza
parlando di punto di massimo (minimo) globale, nel senso che la disuguaglianza vale
per tutti i punti x del dominio.
Formalizzando, le denizioni di massimo e minimo di funzione sono:
Denizione 184 Data f : A R R, il punto x
0
A si dice punto di massimo
globale (o assoluto) per f su A se:
f(x
0
) f(x) x A;
si dice punto di minimo globale (o assoluto) per f su A se:
f(x
0
) f(x) x A.
Non tutte le funzioni su un certo dominio posseggono massimo o minimo globale.
Data una funzione `e spesso utile sapere se tale funzione possiede massimo o minimo.
Il teorema di Weierstrass, centrale nellAnalisi Matematica, fornisce una condizione
suciente per lesistenza di massimo e minimo di una funzione.
Teorema 25 (Weierstrass) Sia f : [a, b] R funzione continua su [a, b]. Allora f
ammette massimo e minimo su [a, b], cio`e esistono x
0
, x
1
[a, b] tali che
f(x
0
) = min
x[a,b]
f(x) e f(x
1
) = max
x[a,b]
f(x).
Il teorema, enunciato per funzioni denite su R, vale in realt`a anche per funzioni
denite su R
n
, modicando in modo opportuno il concetto di intervallo chiuso e limitato
[a, b]:
Teorema 26 (Weierstrass) Sia f : C R
n
R funzione continua su C, dove C `e
chiuso e limitatano (cio`e compatto). Allora f ammette massimo e minimo su C, cio`e
esistono x
0
, x
1
C tali che
f(x
0
) = min
xC
f(x) e f(x
1
) = max
xC
f(x).
132
Il Teorema di Weierstrass `e largamente usato nelle dimostrazioni dellAnalisi matem-
atica. Una prima applicazione `e la riscrittura del teorema dei valori intermedi per una
funzione f continua denita su un intervallo chiuso e limitato [a, b] che abbiamo visto
nel capitolo sulle funzioni continue.
Il Teorema di Weierstrass indica lesistenza di massimi e minimi, ma non fornisce alcuna
metodologia per la ricerca degli stessi. In generale la ricerca di massimi (minimi) glob-
ali pu`o presentare dicolt`a . Se si indebolisce la nozione di massimo e minimo globale,
e si ipotizza che la propriet`a valga solo a livello locale, si possono avere metodologie
di ricerca di massimi e minimi. Si introducono quindi i massimi e minimi locali come
segue. Laggettivo globale o assoluto della denizione 184 implica che la propriet`a
di massimo o minimo vale in tutto il dominio di f. Se invece la propriet`a di massi-
mo o minimo vale soltanto a livello locale, cio`e in un intorno del punto x
0
si ha la
denizione di massimo o minimo locale o relativo (che non `e per`o il massimo minimo
di funzione denito come massimo minimo dellinsieme immagine):
Denizione 185 Data f : A R R, il punto x
0
A si dice punto di massimo
locale (o relativo) per f su A se esiste un intorno U(x
0
) di x
0
tale che:
f(x
0
) f(x) x U(x
0
) A;
si dice punto di minimo locale (o relativo) per f su A se esiste un intorno U(x
0
)
di x
0
tale che:
f(x
0
) f(x) x U(x
0
) A.
Le denizioni 184 e 185 hanno i segni di disuguaglianza debole, ammettono cio`e che
vi siano punti di A o dellintorno U(x
0
) A in cui la funzione assuma lo stesso valore
massimo o minimo. Se tale possibilit`a viene esclusa, se cio`e il massimo o minimo `e
unico (almeno in un suo intorno), si hanno i punti di massimo o minimo forti o
stretti. Le denizioni sono quasi uguali a quelle date, lunica cosa che cambia `e che
si hanno disuguaglianze strette e si deve porre x = x
0
(poich`e `e evidente che non si
puo avere f(x
0
) > f(x
0
) o f(x
0
) < f(x
0
)).
Denizione 186 Data f : A R, si ha:
x
0
`e punto di massimo forte assoluto per f su A se
f(x
0
) > f(x) x A, x = x
0
133
x
0
`e punto di minimo forte assoluto per f su A se
f(x
0
) < f(x) x A, x = x
0
x
0
`e punto di massimo forte relativo per f su A se esiste un intorno U(x
0
) di x
0
tale
che
f(x
0
) > f(x) x U(x
0
) A, x = x
0
x
0
`e punto di minimo forte relativo per f su A se esiste un intorno U(x
0
) di x
0
tale
che
f(x
0
) < f(x) x U(x
0
) A, x = x
0
E del tutto evidente che se x
0
`e massimo (minimo) globale, allora `e anche massimo
(minimo) locale. Vale il viceversa? Ovviamente in generale no, un massimo (minimo)
locale pu`o non essere massimo (minimo) globale.
Osserviamo inoltre che nella Matematica Applicata, e specialmente nellEconomia, la
nozione di massimo (minimo) locale `e di scarsa utilit`a . Infatti, lindividuo che voglia
massimizzare (minimizzare) la sua funzione obiettivo (sia essa la sua funzione utilit`a , la
sua funzione protto, la sua funzione costo ecc.) `e tipicamente interessato a trovare un
massimo (minimo) globale, e non si accontenter`a di un massimo (minimo) locale. Ci si
pu`o dunque chiedere, al di l`a dellimportanza teorica, quale possa essere limportanza
applicativa del massimo (minimo) locale. Si pu`o parzialmente rispondere a questa
domanda osservando che per unimportantissima e centrale classe di funzioni le due
nozioni globale e locale coincidono. Si tratta delle funzioni concave e convesse. Vediamo
i seguenti fondamentali risultati, di cui omettiamo la dimostrazione.
Proposizione 187 Sia f : A R
n
R concava e sia x
0
A punto di massimo
locale per f su A. Allora x
0
`e punto di massimo globale su A.
Proposizione 188 Sia f : A R
n
R convessa e sia x
0
A punto di minimo
locale per f su A. Allora x
0
`e punto di minimo globale su A.
Le Proposizioni 187 e 188 hanno una notevole conseguenza applicativa. Se si massimiz-
za (minimizza) una funzione concava (convessa) sar`a suciente andare alla ricerca di
un massimo (minimo) locale per avere la garanzia di trovare il massimo (minimo) locale.
Si noti che nelle Proposizioni 187 e 188 non si `e parlato di regolarit`a della funzione f:
134
tali risultati valgono indipendentemente dal livello di regolarit`a di f. In altre parole,
tali risultati sono validi per qualsiasi funzione concava o convessa: in particolare, f
potrebbe essere non derivabile e addirittura non continua su A.
Tuttavia, su intervalli aperti la concavit`a e la convessit`a implicano la continuit`a , come
mostra il seguente teorema, che non dimostriamo.
Teorema 27 Sia f : (a, b) R concava (o convessa) su (a, b). Allora f `e continua
su (a, b).
La richiesta di derivabilit`a `e invece indispensabile nei teoremi che seguono, che danno
condizioni necessrie e sucienti di I e II ordine per la ricerca di massimi e minimi locali
interni.
6.2 Condizioni del primo ordine
Il teorema di Weierstrass dice che se una funzione `e continua su un intervallo chiuso e
limitato, allora possiede massimo e minimo, ma non specica come trovarli. Esistono
dei teoremi che forniscono metodologie utili per calcolare massimi e minimi di funzioni.
Prima di enunciarli e dimostrarli, `e opportuno studiare il comportamento del rapporto
incrementale nellintorno di un punto di massimo o minimo.
6.2.1 Studio del rapporto incrementale intorno a un punto di massimo o
minimo locale
Data f : A R R e x
0
A punto interno. Supponiamo che x
0
sia un punto
di massimo locale. Allora esiste un intorno U(x
0
) = (x
0
, x
0
+ ) di x
0
tale che
f(x
0
) f(x) per ogni x U(x
0
). Analizziamo il rapporto incrementale nellintorno
U(x
0
).
Consideriamo
f
h
nellintorno sinistro (x
0
, x
0
):
f
h
=
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
0
perch`e h < 0 e f(x
0
) f(x
0
+ h), cio`e il rapporto incrementale
f
h
0 a sinistra di
x
0
.
Consideriamo
f
h
nellintorno destro (x
0
, x
0
+ ):
f
h
=
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
0
135
perch`e h > 0 e f(x
0
) f(x
0
+h), cio`e il rapporto incrementale
f
h
0 a destra di x
0
.
In modo analogo, si puo dimostrare che a sinistra di un punto di minimo locale si
ha
f
h
0 e a destra
f
h
0.
Basandoci su questa analisi, siamo ora in grado di enunciare e dimostrare il teore-
ma che fornisce una condizione necessaria anch`e si abbia un punto di massimo o
minimo locale.
Teorema 28 (Fermat) Sia f : A R, x
0
punto interno ad A e f sia derivabile in
x
0
. Se f ammette massimo o minimo locale in x
0
si ha:
f

(x
0
) = 0
Dimostrazione
Dimostriamo il teorema per x
0
punto di massimo (dimostrazione analoga per x
0
punto
di minimo).
Siccome f `e derivabile in x
0
, si ha:
f

(x
0
) = lim
h0
f
h
= lim
h0
+
f
h
= lim
h0

f
h
Consideriamo
f
h
per h 0
+
. Si ha:
f
h
0 per h > 0
(vedi analisi precedente).
Per il teorema di permanenza del segno (teorema 8) deve essere
lim
h0
+
f
h
0
(se fosse lim
h0
+
f
h
> 0 esisterebbe un intorno destro di x
0
in cui
f
h
> 0).
Analogamente, consideriamo
f
h
per h 0

. Si ha:
f
h
0 per h < 0
(vedi analisi precedente).
Per il teorema di permanenza del segno deve essere
lim
h0

f
h
0.
136
Quindi si ha:
0 lim
h0

f
h
= f

(x
0
) = lim
h0
+
f
h
0
Questo implica:
f

(x
0
) = 0
Osservazione 189 Il teorema visto fornisce una condizione necessaria anch`e un
punto interno x
0
sia di massimo o minimo relativo, non una condizione suciente. In
altre parole, se x
0
`e punto interno:
x
0
punto di massimo (o minimo) f

(x
0
) = 0
ma non vale il viceversa. Un classico esempio `e dato dalla funzione f(x) = x
3
: in
x
0
= 0 si ha f

(0) = 0 ma x
0
= 0 non `e n`e punto di massimo n`e punto di minimo.
Osservazione 190 Lipotesi x
0
punto interno ad A `e fondamentale perch`e il teorema
sia vero. Infatti, se x
0
`e punto di massimo o minimo ed `e un punto di frontiera per A
non `e necessariamente vero che f

(x
0
) = 0 (cio`e , potrebbe esserlo ma potrebbe anche
non esserlo). Consideriamo per esempio f : [0, 1] R, f(x) = x. Il punto di frontiera
x
0
= 0 `e un punto di minimo della funzione f su [0, 1], ma f

(0) = 1 = 0. Stesso
discorso per x
1
= 1, punto di massimo e tale che f

(1) = 1 = 0.
Osservazione 191 Il teorema non `e applicabile alle funzioni che, pur avendo punti
interni che sono punti di massimo o minimo, non sono derivabili in tali punti. Esempio
classico `e la funzione f : R R, f(x) = |x|: in x
0
= 0 si ha un punto di minimo
globale, ma f non `e derivabile in x
0
= 0, e percio non si puo avere f

(x
0
) = 0.
Prima di proseguire con le condizioni sucienti del secondo ordine per trovare punti
di massimo e minimo locale, `e necessario fermarsi e illustrare i principali teoremi del
calcolo dierenziale, che sono una immediata conseguenza del teorema di Fermat.
137
6.3 Teoremi fondamentali sul calcolo dierenziale
Raccogliamo in questa sezione due importanti teoremi sul calcolo dierenziale: il
teorema di Rolle e limportantissimo teorema di Lagrange.
Teorema 29 (Rolle) Sia f : [a, b] R continua su [a, b] e derivabile su (a, b). Sia
f(a) = f(b). Allora esiste c (a, b) tale che f

(c) = 0.
Dimostrazione
Per il teorema di Weierstrass, esistono x
0
, x
1
[a, b] tali che f(x
0
) = m = min
x[a,b]
f(x)
e f(x
1
) = M = max
x[a,b]
f(x).
Se m = M allora f `e costante f(x) = c(= m = M) e quindi f

(x) = 0 per ogni


x (a, b).
Se m < M, allora almeno uno tra x
0
e x
1
`e interno ad [a, b] (non possono essere
entrambi di frontiera perch`e f(a) = f(b) e invece si ha m = f(x
0
) < f(x
1
) = M). Sia
x
0
interno ad [a, b], allora x
0
(a, b) e x
0
punto di minimo locale. Allora per il teorema
28 si ha f

(x
0
) = 0 e quindi c = x
0
. Stessa cosa se fosse x
1
a essere interno: in questo
caso si avrebbe c = x
1
.
Teorema 30 (di Lagrange, o del Valor Medio del Calcolo Dierenziale) Sia f :
[a, b] R continua su [a, b] e derivabile su (a, b). Allora esiste c (a, b) tale che
f

(c) =
f(b) f(a)
b a
Prima di dimostrare il teorema facciamo qualche osservazione. La quantit`a
f(b)f(a)
ba
`e il
coeciente angolare della retta che passa dai punti (a, f(a)), (b, f(b)), mentre f

(c) `e il
coeciente angolare della retta tangente al graco di f nel punto (c, f(c)). Il teorema
aerma che sotto certe ipotesi (molto meno forti di quelle del teorema di Rolle, perch`e
queste sono solo ipotesi di continuit`a e derivabilit`a della funzione, mentre in Rolle si
richiede che il valore agli estremi dellintervallo sia uguale) esiste un punto c (a, b)
tale che la retta passante da (c, f(c)) tangente al graco di f `e parallela alla retta
passante per gli estremi dellintervallo.
Prima di dimostrare il teorema, scriviamo lequazione della retta passante dai pun-
ti (a, f(a)) e (b, f(b)): essa `e y = f(a) +
f(b)f(a)
ba
(x a). Osserviamo inoltre che il
graco di f tocca la retta almeno nei due punti (a, f(a)) e (b, f(b)).
138
Dimostrazione del teorema di Lagrange
Consideriamo la funzione G che d`a la dierenza tra f e la retta passante per i punti
(a, f(a)) e (b, f(b)). Lequazione di G `e :
G(x) = f(x)
_
f(a) +
f(b) f(a)
b a
(x a)
_
G `e continua su [a, b] e derivabile su (a, b) (poich`e lo `e f). Inoltre G(a) = 0 e G(b) = 0
(ricordiamo losservazione precedente la dimostrazione del teorema). Allora le ipotesi
del teorema di Rolle sono vericate per la funzione G e percio esiste un punto c (a, b)
tale che G

(c) = 0.
Ma
G

(x) = f

(x)
f(b) f(a)
b a
quindi
0 = f

(c)
f(b) f(a)
b a
cio`e esiste c (a, b) tale che:
f

(c) =
f(b) f(a)
b a
2
Provvisti del pontente teorema di Lagrange (di vastissima applicabilit`a ) possiamo ora
continuare con funzioni crescenti e decrescenti che sono strumentali per le condizioni
del II ordine.
6.4 Funzioni crescenti e decrescenti
Il concetto di funzione crescente e funzione decrescente `e molto intuitivo, osservando
il comportamento del graco della funzione. Se man mano che x aumenta si ha che
aumenta anche il valore di f(x) si ha una funzione crescente, se man mano che x
aumenta si ha che il valore di f(x) diminuisce si ha una funzione decrescente. Per
esempio, f(x) = x `e una funzione crescente, e cosi sono f(x) = e
x
e f(x) = ln x. La
funzione f(x) = x
2
`e decrescente a sinistra dellorigine e crescente a destra dellorigine.
Lidea si formalizza con le seguenti denizioni:
139
Denizione 192 Una funzione f : A R R si dice crescente in A se:
x
1
, x
2
A, x
1
< x
2
f(x
1
) f(x
2
)
Una funzione f : A R R si dice decrescente in A se:
x
1
, x
2
A, x
1
< x
2
f(x
1
) f(x
2
)
Se si considerano disuguaglianze strette, si hanno funzioni strettamente crescenti o
strettamente decrescenti: f si dice strettamente crescente se:
x
1
< x
2
f(x
1
) < f(x
2
);
si dice strettamente decrescente se:
x
1
< x
2
f(x
1
) > f(x
2
).
Ovviamente si ha:
strettamente crescente crescente
strettamente decrescente decrescente
ma non vale il viceversa.
Esempi 193
1) f(x) = x `e strettamente crescente, e quindi crescente;
2) f(x) = x
3
`e strettamente crescente, e quindi crescente;
3) f(x) = e
x
`e strettamente crescente, e quindi crescente;
4) f(x) =
_

_
x x 1
1 1 < x < 2
x 1 x 2
`e crescente su R ma non strettamente crescente.
5) f(x) = c, con c R `e crescente, ma non strettamente crescente; `e inoltre de-
crescente ma non strettamente decrescente.
6) f(x) = log
a
x con a < 1 `e strettamente decrescente.
140
6.4.1 Relazione tra funzioni crescenti e decrescenti e derivata prima
Che rapporto c`e tra la propriet`a di crescenza o decrescenza di una funzione e il com-
portamento del rapporto incrementale, o della derivata prima (quando esiste)? La
risposta `e fornita dal seguente intuitivo teorema:
Teorema 31 Sia f : A R R derivabile in A.
Se f

(x) > 0 per ogni x A allora f `e strettamente crescente su A.


Se f

(x) < 0 per ogni x A allora f `e strettamente decrescente su A.


Dimostrazione
Dimostriamo che se f

(x) > 0 allora f `e strettamente crescente (la dimostrazione di:


f

(x) < 0 f strettamente decrescente, `e analoga). Presi due punti x


1
, x
2
A, x
1
<
x
2
, restringiamo la funzione f allintervallo chiuso [x
1
, x
2
]. Le ipotesi del teorema di La-
grange sono soddisfatte su [x
1
, x
2
], quindi esiste c [x
1
, x
2
] tale che f

(c) =
f(x
2
)f(x
1
)
x
2
x
1
.
Per ipotesi si ha f

(c) > 0, e questo implica f(x


1
) < f(x
2
), poich`e x
1
< x
2
. Siccome
questo vale per qualsiasi coppia di punti x
1
, x
2
A, si ha che f `e strettamente crescente.
Osserviamo che qui siamo in presenza di una condizione suciente anch`e la fun-
zione sia strettamente crescente, ma non necessaria. Infatti, f(x) = x
3
`e strettamente
crescente su R, ma, come si `e visto (vedi osservazione 189), si ha f

(0) = 0, cio`e non


`e vero che f strettamente crescente su A f

(x) > 0 per ogni x A.


Tuttavia, si dimostra che, allentando le disuguaglianze, si ottiene una condizione nec-
essaria e suciente che lega il segno della derivata prima con la crescenza o decrescenza
di una funzione.
Teorema 32 Sia f : A R R derivabile in A.
(1) f

(x) 0 f crescente su A
(2) f

(x) 0 f decrescente su A
Dimostrazione Dimostriamo la (1) (la (2) `e analoga).
Dim. di ().
E uguale alla dimostrazione del teorema 31, allentando le disuguaglianze.
Dim. di ().
Bisogna dimostrare che se f `e crescente, allora f

(x) 0. Se fosse f

(x) < 0, per il


teorema 31 si avrebbe f strettamente decrescente, assurdo. Quindi, f

(x) 0.
141
Concludiamo con unimportante caratterizzazione delle funzioni costanti:
Teorema 33 Sia f : [a, b] R, continua su [a, b] derivabile su (a, b).
f `e costante su [a, b] f

(x) = 0 x (a, b)
Dimostrazione
Dim. di (). Ovvia.
Dim. di (). Sia x [a, b]. Applicando il teorema di Lagrange sullintervallo [a, x],
esiste c (a, x) tale che f

(c) =
f(x)f(a)
xa
. Poich`e f

(x) = 0 in [a, b], si ha f

(c) = 0
cio`e f(x) = f(a). Ma siccome il punto x `e arbitrario, si ha che f(x) = f(a) per ogni
x [a, b], cio`e f `e costante su [a, b].
6.5 Condizioni del secondo ordine
Per individuare massimi e minimi di funzioni, si sono viste le condizioni del primo
ordine, che sono condizioni necessarie. Vediamo ora le condizioni del secondo ordine,
che sono condizioni sucienti.
Teorema 34 Sia f : A R R, x
0
A punto interno, f derivabile due volte in A
e sia f

(x
0
) = 0. Se:
(1) f

(x
0
) > 0 x
0
`e un punto di minimo locale forte per f su A;
(2) f

(x
0
) < 0 x
0
`e un punto di massimo locale forte per f su A.
Dimostrazione Dimostriamo la (1) (la (2) `e analoga).
Se f

(x
0
) > 0, per il teorema di permanenza del segno esiste un intorno U(x
0
) in cui
f

(x) > 0. Siccome f

= (f

, applicando il teorema 31, si ha che f

`e strettamente
crescente in un intorno di x
0
. Quindi, siccome si ha per ipotesi che f

(x
0
) = 0, deve
essere f

(x) < 0 in un intorno sinistro di x


0
e f

(x) > 0 in un intorno destro di x


0
.
Quindi (applicando di nuovo il teorema 31) si ha che f `e strettamente decrescente in
un intorno sinistro di x
0
e strettamente crescente in un intorno destro di x
0
. Questo
implica che in x
0
c`e un minimo locale forte.
6.5.1 Individuare punti di massimo e minimo: procedura
Per individuare punti di massimo e minimo locale per una funzione f la procedura
consta di due parti:
142
1. selezione dei candidati, ossia risoluzione dellequazione f

(x) = 0. I punti che


annullano f

sono detti candidati a essere punti di massimo o minimo ;


2. verica dei candidati, ossia sostituzione dei candidati di cui al punto (1) nella
derivata seconda f

(x): se `e positiva, si ha un punto di minimo, se `e negativa, un


punto di massimo (vedi teorema 34).
Nella maggior parte dei casi, la procedura appena esposta ha successo. Quando in (2)
si ha f

(x) = 0, abbiamo una situazione ambigua, come dimostrano i seguenti esempi:


f(x) = x
4
e f(x) = x
3
. In questo caso, risulta necessario adottare una procedura piu
ranata, che coinvolge il calcolo delle derivate di ordine superiore:
Teorema 35 Sia f C

(A) e sia x
0
A un punto tale che
f

(x
0
) = f

(x
0
) = ... = f
(n1)
(x
0
) = 0 f
(n)
(x
0
) = 0
Allora:
se n `e dispari, non si ha n`e un massimo n`e un minimo
se n `e pari, si ha un massimo se f
(n)
(x
0
) < 0, un minimo se f
(n)
(x
0
) > 0
La dimostrazione di questo teorema (omessa) utilizza la formula di Taylor.
Lapplicazione del teorema 35 consiste nella seguente procedura: avendo trovato la
derivata prima e seconda pari a 0 nel punto x
0
, si va avanti a derivare f e a calcolare
le derivate di ordine successivo in x
0
nch`e si trova una derivata diversa da 0: se si
ha f

(x
0
) = ... = f
(n1)
(x
0
) = 0 e f
(n)
(x
0
) = 0 allora se n `e dispari non si ha n`e un
massimo n`e un minimo, se n `e pari si ha un massimo se f
(n)
(x
0
) < 0, un minimo se
f
(n)
(x
0
) > 0.
Per esempio, nel caso di f(x) = x
4
si ha f

(0) = f

(0) = f

(0) = 0, f
iv
(0) > 0,
quindi 0 `e un punto di minimo. Nel caso di f(x) = x
3
si ha f

(0) = f

(0) = 0 e
f

(0) > 0, quindi 0 non `e n`e punto di minimo n`e punto di massimo.
Una procedura alternativa per valutare se un x
0
punto candidato `e punto di massi-
mo o di minimo `e la seguente. Si studia il segno della derivata prima nellintorno di
x
0
: se f

`e negativa a sinistra di x
0
e positiva a destra di x
0
si ha un punto di minimo;
143
se viceversa f

`e positiva a sinistra di x
0
e negativa a destra di x
0
si ha un punto di
massimo.
Esempi 194 Data f(x) trovare massimi e minimi di f.
1) f(x) = 10x
3
(x 1)
2
.
Si ha: f

(x) = 10x
2
(x 1)(5x 3). I punti che annullano f

sono x = 0, x = 1, x =
3
5
.
Studiando il segno di f

si vede che f

(x) 0 per x
3
5
e per x 1, quindi
3
5
`e un
punto di massimo e 1 `e un punto di minimo. Il risultato `e confermato calcolando la
derivata seconda: si ha f

(x) = 20(10x
3
12x
2
+ 3x) e quindi f

(
3
5
) =
180
25
< 0 e
f

(1) = 20 > 0.
Il punto (
3
5
, f(
3
5
)) = (
3
5
,
216
625
) `e un massimo locale, il punto (1, f(1)) = (1, 0) `e un minimo
locale.
2) f(x) = x
2
e
2x
.
Sol.: (0, 0) `e un minimo locale, (1, e
2
) `e un massimo locale.
3) f(x) = 3x
3
4x.
Sol.: (
2
3
,
16
9
) `e un massimo locale, (
2
3
,
16
9
) `e un minimo locale.
144
PARTE 7 INTEGRALI
7.1 Lintegrale come limite di somme di aree
Consideriamo la seguente denizione:
Denizione 195 Sia [a, b] R un intervallo chiuso e limitato. Un insieme nito di
punti dellintervallo {x
i
}
i=0,1,...,n
tale che: a = x
0
< x
1
< ... < x
n
= b, si dice una
suddivisione o partizione di [a, b] ed `e indicata con (x
0
, x
1
, ...x
n
) o semplicemente con
.
Denizione 196 Consideriamo due partizioni
1
and
2
di [a, b].
2
`e detta pi` u ne
di
1
se
1

2
, cio`e se
2
contiene lo stesso numero di punti di
1
e almeno un punto
in pi` u .
Osservazione 197 Chiaramente, date due partizioni
1
e
2
, la partizione
3
=
1

2
`e pi` u ne sia di
1
sia di
2
.
Consideriamo una funzione f : [a, b] R, limitata. Siano m e M lestremo inferiore e
lestremo superiore di f su [a, b], cio`e
m = inf
x[a,b]
f(x) e M = sup
x[a,b]
f(x).
Sia = (x
0
, x
1
, ...x
n
) una partizione di [a, b]. Per ogni i = 1, 2, ...n, sia
m
i
= inf
x[x
i1
,x
i
]
f(x) and M
i
= sup
x[x
i1
,x
i
]
f(x).
Indichiamo la lunghezza del singolo intervallo con x
i
, cio`e x
i
= x
i
x
i1
.
Denizione 198 Chiameremo somma inferiore di f relativa alla partizione la seguente
somma nita:
I = I(f, ) =
n

i=1
m
i
x
i
Chiameremo somma superiore di f relativa alla partizione la seguente somma nita:
S = S(f, ) =
n

i=1
M
i
x
i
145
Osservazione 199 Il signicato geometrico di I(f, ) e S(f, ) `e immediato guardan-
do il graco. Infatti, si pu`o notare che la partizione divide larea F in n rettangoli
inferiori (dove il i
mo
ha base uguale a x
i
e altezza uguale a m
i
) e n rettangolari
superiori (il i
mo
ha base uguale a x
i
e altezza uguale a M
i
. Chiaramente, I(f, ) `e
la somma delle aree degli n rettangoli inferiori, mentre S(f, ) `e la somma delle aree
degli n rettangoli superiori.
Osserviamo che per ogni i,
m m
i
M
i
M.
Perci`o :
mx
i
m
i
x
i
M
i
x
i
Mx
i
,
n

i=1
mx
i

n

i=1
m
i
x
i

n

i=1
M
i
x
i

n

i=1
Mx
i
,
che implica
m(b a) I(f, ) S(f, ) M(b a)
per ogni partizione . Le due quantit`a
sup

I(f, ) and inf

S(f, )
dove `e linsieme di tutte le partizioni di [a, b], esistono e sono nite.
Theorem 200 (No dim.)
Se
1
e
2
sono partizioni di [a, b] t.c.
1

2
, allora per una funzione limitata
f : [a, b] R:
I(f,
1
) I(f,
2
) e S(f,
2
) S(f,
1
)
Osservazione 201 Il Teorema 200 mostra il fatto intuitivo che con partizioni pi` u ni
larea della regione sotto f `e approssimata meglio sia dalle somme superiori sia dalle
somme inferiori.
Corollario 202 Valgono i seguenti risultati:
1. Date due qualsiasi partizioni
1
e
2
, I(f,
1
) S(f,
2
)
2. sup
D
s(D, f) inf
D
S(D, f).
146
Abbiamo appena visto che sup

I(f, ) inf

S(f, ). Quindi si ha sup

I(f, ) <
inf

S(f, ) oppure sup

I(f, ) = inf

S(f, ). Nel primo caso, la funzione non


`e integrabile, nel secondo la funzione `e integrabile. Questo `e formalizzato dalla seguente
denizione.
Denizione 203 Una funzione f : [a, b] R `e integrabile nel senso di Riemann se
sup

I(f, ) = inf

S(f, ) = l.
Il valore comune l `e chiamato integrale denito di Riemann di f in I = [a, b] ed `e
indicato con

b
a
f(x)dx.
Lintervallo I = [a, b] `e detto dominio di integrazione. La funzione f `e detta funzione
integranda.
Altri modi possibili di indicare lintegrale sono:

I
f(x)dx or

b
a
f or I(I, f).
In ci`o che segue, indicheremo talvolta lintegrale semplicemente con I(f).
Linsieme di funzioni limitate che sono integrabili nel senso di Riemann sullintervallo
I = [a, b] `e indicato con R([a, b]) o con R(I). Vale la pena sottolineare che R([a, b]) non
`e linsieme vuoto ma non coincide con linsieme di funzioni limitate su [a, b]. Infatti, ci
sono esempi di funzioni limitate che sono integrabili nel senso di Riemann e funzioni
limitate che non sono integrabili nel senso di Riemann. Queste sono illustrate negli
esempi seguenti.
Esempio 204 Ogni costante c R `e integrabile nel senso di Riemann su ogni inter-
vallo [a, b] R. In pi` u ,

b
a
cdx = c(b a).
Infatti, per ogni partizione si ha m
i
= c = M
i
per ogni i. Perci`o per ogni partizione
si ha
I(f, ) =
n

i=0
m
i
x
i
= c
n

i=0
x
i
= c(b a),
e
S(f, ) =
n

i=0
M
i
x
i
= c
n

i=0
x
i
= c(b a).
147
Quindi,
sup

I(f, ) = inf

S(f, ) = c(b a) =

b
a
cdx.
Esempio 205 Sia f : [a, b] R la funzione di Dirichlet, denita come
f(x) =
_
0 se x / Q
1 se x Q.
(7.1)
Data la densit`a dei Q nei R, `e facile vedere che per ogni partizione e per ogni i, si
ha m
i
= 0 e M
i
= 1. Quindi,
I(f, ) =
n

i=0
m
i
x
i
= 0,
e
S(f, ) =
n

i=0
M
i
x
i
=
n

i=0
x
i
= (b a).
Perci`o
sup

I(f, ) = 0
e
inf

S(f, ) = b a.
Siccome 0 = b a, f non `e integrabile nel senso di Riemann su [a, b].
7.2 Caratterizzazione delle funzioni integrabili
Lidea alla base delle funzioni integrabili `e che sia sempre possibile migliorare la par-
tizione in modo tale che le somme inferiori e le somme superiori possano avvicinarsi
quanto desiderato. Questa `e una caratteristica che chiaramente la funzione di Dirichlet
non ha (vedi esempio 205). Questa propriet`a viene formalizzata nel seguente teorema.
Theorem 206 Una funzione limitata f : [a, b] R appartiene a R([a, b]) se e solo se
per ogni > 0 `e possibile trovare una partizione

t.c.
S(

, f) s(

, f) < .
Dimostrazione
()
Assumiamo che f R([a, b]). Allora, sia I(f) = sup

I(f, ) = inf

S(f, ).
148
Per la denizione di inf, dato > 0 esiste una partizione

1
tale che S(f,

1
) < I(f)+

2
.
Analogamente, per la denizione di sup, dato > 0 esiste una partizione

2
tale che
I(f,

2
) > I(f)

2
.
Consideriamo la partizione

2
. Allora,
S(f,

) I(f,

) S(f,

1
) I(f,

2
) < .
()
Per ogni > 0 si ha:
0 inf

S(f, ) sup

I(f, ) S(f,

) I(f,

) < .
Data larbitrariet`a di > 0, si ha
sup

I(f, ) = inf

S(f, )
che signica che f R([a, b]). 2
Denizione 207 Si consideri la partizione di [a, b]. La quantit`a positiva
0 < || = max
1in
(x
i
x
i1
)
`e detta ampiezza della partizione .
Denizione 208 Si consideri una partizione di [a, b] e per ogni intervallo (x
i
, x
i1
),
si consideri un punto arbitrario
i
t.c.
m
i

i
M
i
.
Le somme
(f, ) =
n

i=1

i
sono dette somme integrali alla Riemann.
Osservazione 209 Si notino due cose. Primo, per ogni i il punto
i
`e arbitrario,
lunica restrizione `e m
i

i
M
i
. Secondo, il punto
i
non deve necessariamente
essere limmagine di un punto in [a, b]. In altre parole, potrebbe non esistere alcun
t
i
[a, b] t.c. f(t
i
) =
i
, perch`e la continuit`a di f non `e unipotesi.
Per la denizione e losservazione, si ha
I(f, ) (f, ) S(f, ).
149
Denizione 210 Si dice che il numero l R `e il limite di (f, ) for || 0 and we
write
lim
||0
(f, ) = l
se > 0, > 0 t.c. per ogni partizione t.c. || < e per ogni scelta di numeri
arbitrari
i
si ha
|(f, ) l| < .
La caratteristica di integrabilit`a di una funzione f pu`o essere data con le somme di
Riemann in un modo equivalente, illustrato dal seguente teorema, di cui omettiamo la
dimostrazione.
Theorem 211 Una funzione limitata f : [a, b] R appartiene a R([a, b]) se e solo se
il limite
lim
||0
(f, )
esiste ed `e nito. In questo caso, si ha:
lim
||0
(f, ) =

b
a
f(x)dx.
7.3 Classi di funzioni integrabili
Una domanda rilevante che sorge `e : Quali sono le funzioni integrabili? Una risposta
parziale `e data dallelenco di alcune classi di funzioni integrabili. Classi importanti di
funzioni integrabili sono
funzioni continue;
funzioni monotone e limitate;
funzioni limitate con un numero nito di discontinuit`a .
In ci`o che segue, proveremo lintegrabilit`a solo della seconda delle tre classi elencate
sopra.
Theorem 212 (No dim.)
Ogni funzione f : [a, b] R continua `e integrabile. In altre parole, C
0
([a, b])
R([a, b]).
Theorem 213 Sia f : [a, b] R limitata e monotona. Allora, f `e integrabile.
150
Dimostrazione
Senza perdita di generalit`a , sia f crescente. Allora, per ogni i:
m
i
= f(x
i1
) and M
i
= f(x
i
).
Dato > 0, si consideri =

f(b)f(a)
e una qualsiasi partizione tale che || < .
Allora,
S(f, )I(f, ) =
n

i=1
(f(x
i
)f(x
i1
))x
i
||
n

i=1
(f(x
i
)f(x
i1
)) <

f(b) f(a)
n

i=1
(f(x
i
)f(x
i1
)) = .
Perci`o , grazie al Teorema 206, f `e integrabile. 2
7.4 Propriet`a dellintegrale
Loperazione di integrazione di funzioni denite e integrabili su un certo intervallo
[a, b] R pu`o essere considerata come un operatore funzionale I, che associa a ogni
funzione f R([a, b]) il numero reale I(f).
I : R([a, b]) R
f I(f)
(7.2)
Loperatore I soddisfa le seguenti propriet`a :
1. Additivit`a e omogeneit`a
1. Se f, g R([a, b]) f + g R([a, b]), e I(f + g) = I(f) +I(g).
2. Dato R f R([a, b]) e I(f) = I(f).
Le due propriet`a mostrate sopra indicano che I `e un operatore lineare.
2. Monotonicit`a
Se f, g R([a, b]) andf g I(f) I(g).
Dimostrazione
Sia h R([a, b]) e h 0. Allora, per ogni partizione , 0 m
i

i
M
i
per ogni
i = 1, 2, ...n. Questo implica che
0 I(h, ) (h, ) S(h, )
151
e quindi
0 lim
||0
(h, ) = I(h).
Si consideri la funzione h = f g 0. Allora
0 I(f g) = I(f) I(g)
per la linearit`a delloperatore integrale. Quindi si ha la tesi. 2
3. Valore assoluto
Se f R([a, b]) |f| R([a, b]) e |I(f)| I(|f|).
Inoltre, se M = sup
[a,b]
|f|, allora |I(f)| M(b a).
4. Additivit`a relativamente allintervallo di integrazione
Sia f R([a, b]) e sia c [a, b]. Allora, f R(a, c) e f R(c, b) e

b
a
f(x)dx =

c
a
f(x)dx +

b
c
f(x)dx. (7.3)
Viceversa, se f R(a, c) e f R(c, b), allora f R([a, b]) e (7.3) vale.
Osservazione 214 Finora abbiamo sempre ipotizzato a < b. Qual `e il signicato del-
lintegrale

b
a
f(x)dx se a > b o a = b? Consideriamo questi due casi.
Se a > b, deniamo:

b
a
f(x)dx =

a
b
f(x)dx.
Se a = b

a
a
f(x)dx = 0.
E importante osservare che tutte le propriet`a viste nora valgono quando a b.
7.5 Il Teorema del Valore Medio del Calcolo Integrale (o Teo-
rema della media integrale)
Ci sono due teoremi rilevanti che valgono per gli integrali che sono usati frequentemente
nel calcolo. Il primo `e il Teorema del Valor Medio del Calcolo Integrale (o Teorema
della media integrale), che vedremo ora.
152
Theorem 215 [Teorema del Valor Medio del Calcolo Integrale]
Sia f R([a, b]). Se m = inf
[a,b]
f e M = sup
[a,b]
f, allora esiste [m, M] tale che
=

b
a
f(x)dx
b a
. (7.4)
Inoltre, se f `e continua su [a, b], allora c [a, b] tale che:
f(c) = =

b
a
f(x)dx
b a
, (7.5)
cio`e esiste c (a, b) tale che

b
a
f(x)dx = f(c)(b a).
Dimostrazione
Per la monotonia delloperatore integrale, abbiamo
m f M I(m) I(f) I(M)
quindi
m(b a)

b
a
f(x)dx M(b a).
Dividendo per b a > 0 si ha
m

b
a
f(x)dx
b a
M
e, ponendo
=

b
a
f(x)dx
b a
si ottiene la tesi.
Se f `e continua, allora m = min
[a,b]
f e M = max
[a,b]
f e, per il teorema dei valori
intermedi, f assume tutti i valori in [m, M]. Quindi, siccome
m =

b
a
f(x)dx
b a
M,
esiste c [a, b] t.c.
f(c) = =

b
a
f(x)dx
b a
.
2
153
Osservazione 216 Il nome del Teorema 215 `e legato alla propriet`a (7.5) nel caso di
continuit`a di f, ed `e dovuto al fatto che in quel caso la propriet`a (7.5) pu`o essere
riscritta come: Esiste c [a, b] t.c.
f(c)(b a) =

b
a
f(x)dx.
Larea della regione sotto f e delimitata da a e b `e uguale a quella del rettangolo con
base b a e altezza f(c). Perci`o , f(c) pu`o essere interpretata come laltezza media di
f in [a, b].
7.6 Il Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale
Il secondo importante teorema che vale per gli integrali `e il Teorema Fondamentale del
Calcolo Integrale, che vedremo in questa sezione. Abbiamo bisogno di introdurre del
materiale preliminare.
7.6.1 La funzione integrale
Finora, lintegrale di f `e stato denito su un intervallo dato [a, b] di R. Per questa
ragione, lintegrale di f su [a, b]

b
a
f(x)dx
`e detto lintegrale denito di f su [a, b]. Usando lintegrabilit`a di f sui sotto-intervalli,
sappiamo che se f R([a, b]), allora f R(c, x) per ogni c [a, b] e per ogni x [a, b].
Quindi, data una funzione f R([a, b]) e dato c [a, b], deniamo
F(x) =

x
c
f(t)dt (7.6)
F(x) `e detto funzione integrale di f. Chiaramente, F `e una funzione che associa a ogni
punto x [a, b] lintegrale di f in [c, x] [a, b]:
F : [a, b] R
x

x
c
f(t)dt
(7.7)
Osservazione 217 Il limite inferiore c pu`o essere un qualsiasi punto ssato di [a, b].
Si noti che la funzione integrale denita con un limite inferiore c
1
si dierenzia da
quella con limite inferiore c
2
per una costante. Infatti,
F
c
2
(x) =

x
c
2
f(t)dt =

c
1
c
2
f(t)dt +

x
c
1
f(t)dt = F
c
1
(x) F
c
1
(c
2
),
154
dove F
c
1
(c
2
) R.
Osservazione 218 E immediato vedere che lintegrale denito pu`o essere trovato
come la dierenza tra due funzioni integrali. Infatti,

b
a
f(t)dt =

c
a
f(t)dt +

b
c
f(t)dt =

a
c
f(t)dt +

b
c
f(t)dt = F(b) F(a).
7.6.2 Funzione primitiva P di una funzione f
Denizione 219 Una funzione P(x) denita e dierenziabile su I = [a, b] R `e detta
una funzione primitiva di f(x) se
P

(x) = f(x) x I.
E chiaro che due qualsiasi primitive di una funzione dieriscono solo per una costante.
Questo `e formalizzato dal seguente teorema.
Theorem 220 Sia P(x) una primitiva di f(x) su I R. Allora, P
1
(x) `e unaltra
primitiva di f(x) se e solo se pu`o essere riscritta nella forma:
P
1
(x) = P(x) + k,
dove k R.
Dimostrazione
()
Sia P
1
(x) = P(x) + k. Allora,
P

1
(x) = P

(x) + 0 = f(x)
e quindi P
1
(x) `e una primitiva di f.
()
Sia P
1
(x) una primitiva di f. Sia G(x) = P(x) P
1
(x). G(x) `e chiaramente dieren-
ziabile su I e
G

(x) = f(x) f(x) = 0 x I.


Sia x + h I. Per il Teorema di Lagrange, [0, 1] t.c.
G(x + h) G(x) = hG

(x + h).
Il fatto che G

(x) = 0 x I implica che


G(x + h) = G(x) for all x I.
155
Questo signica che G(x) = k con k R su I, che `e la tesi.2
Osservazione 221 Il Teorema 220 mostra che se viene individuata una primitiva P
di una funzione f, vengono fornite tutte le primitive di f: esse si possono indicare
come {P + k}
kR
. Tale importante famiglia di funzioni ha un nome.
Denizione 222 Linsieme di tutte le funzioni primitive di una data funzione f `e
detto integrale indenito di f e si indica con

f(x)dx
7.6.3 Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale
Vale la pena ricordare che non c`e concordanza in letteratura relativamente al teorema
che prende il nome di Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale. Perch`e ci sono
una serie di teoremi che legano dierenziazione e integrazione e dimostrano diverse
propriet`a . Alcuni testi danno il nome a un teorema che `e considerato un corollario o
una propriet`a in altri testi e viceversa. Nel nostro libro diamo due teoremi fondamentali
del calcolo integrale. Il primo ha ipotesi pi` u deboli (f integrabile), il secondo ha ipotesi
pi` u restrittive (f continua). Poich`e il secondo `e di gran lunga il pi` u importante e
conosciuto partiamo da quello.
Theorem 223 (Secondo Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale) Sia f
una funzione continua denita su [a, b], e c [a, b]. Allora, la funzione integrale
F(x) =

x
c
f(t)dt `e dierenziabile su [a, b] e
F

(x) = f(x) x [a, b].


Dimostrazione
Sia x [a, b] e si consideri h R t.c. x + h [a, b]. Allora, usando il Teorema del
Valor Medio (Teorema 215),
F(x + h) F(x)
h
=

x+h
c
f(t)dt

x
c
f(t)dt
h
=

x+h
x
f(t)dt
h
= f(x + h)
dove [0, 1]. Allora h 0, x + h x. Allora, la continuit`a di f implica che
f(x + h) f(x). Cio`e :
lim
h0
F(x + h) F(x)
h
= f(x),
cio`e , F(x) `e dierenziabile in [a, b] e F

(x) = f(x). 2
156
Osservazione 224 Il Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale mostra che la fun-
zione integrale F(x) =

x
c
f(t)dt `e una primitiva di f(x). Per il Teorema 220 e losser-
vazione 221, possiamo aermare che sotto lipotesi di continuit`a di f la funzione inte-
grale di f fornisce tutta la famiglia di primitive di f. Per questa ragione, allinsieme
di primitive di una funzione si da il nome di integrale indenito di f, come abbiamo
visto nella denizione 222.
Il seguente corollario
1
, che caratterizza lintegrale indenito di funzioni continue,
pu`o essere dimostrato facilmente.
Corollario 225 Se f `e continua su [a, b], allora lintegrale indenito di f `e dato da

f(x)dx =

x
a
f(t)dt + k with k R.
Dimostrazione
E ovvia, dati i Teoremi 227 e 220. Osserviamo che il limite inferiore pu`o essere scelto
uguale ad a senza perdita di generalit`a , poich`e la dierenza tra due funzioni integrali
con limite inferiore diverso `e una costante, che pu`o essere inglobata in k (vedere osser-
vazione 217).2
Il seguente teorema
2
lega lintegrale denito alla funzione integrale.
Theorem 226 Sia f continua su [a, b] e sia F una funzione primitiva di f. Allora:

b
a
f(x)dx = F(b) F(a).
Dimostrazione
Per il Corollario 225, esiste k R tale che
F(x) =

x
a
f(t)dt + k
Sia x = a. Allora, k = F(a). Quindi,
F(x) =

x
a
f(t)dt + F(a).
Se x = b:
F(b) F(a) =

b
a
f(t)dt.
1
Molti testi considerano questo il Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale.
2
Molti testi considerano questo il Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale.
157
2
Questultimo risultato in realt`a vale anche senza continuit`a di f, e questo `e il contenuto
del primo teorema fondamentale del calcolo integrale (la cui dimostrazione si basa sul
teorema di Lagrange).
Theorem 227 (Primo Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale) Sia f :
[a, b] R una funzione limitata e integrabile [a, b] e sia P una sua primitiva qualunque.
Allora,

b
a
f(x)dx = P(b) P(a).
Dimostrazione
Sia = {x
0
, x
1
, ..., x
n
} una partizione di [a, b]. Si ha
P(b) P(a) = P(x
n
) P(x
0
) =
= P(x
n
) P(x
n1
) + P(x
n1
) P(x
n2
) + ... + P(x
2
) P(x
1
) + P(x
1
) P(x
0
)
=
n

i=1
(P(x
i
) P(x
i1
)) (7.8)
In ogni intervallino [x
i1
, x
i
] P `e dierenziabile, e possiamo applicare il teorema di
Lagrange. Quindi per ogni i = 1, 2, ...n esiste z
i
[x
i1
, x
i
] tale che
P(x
i
) P(x
i1
) = P

(z
i
)x
i
Poich`e P `e una primitiva di f si ha P

(z
i
) = f(z
i
) e quindi
P(b) P(a) =
n

i=1
(P(x
i
) P(x
i1
)) =
n

i=1
f(z
i
)x
i
x
i
per qualche z
i
[x
i1
, x
i
]. Poich`e m
i
f(z
i
) M
i
, si ha
n

i=1
m
i
x
i

n

i=1
f(z
i
)x
i

n

i=1
M
i
x
i
cio`e
I(f, ) P(b) P(a) S(f, )
Questo vale per ogni partizione di [a, b], quindi
sup

I(f, ) P(b) P(a) inf

S(f, )
ed essendo f integrabile si ha la tesi. 2
158
Mentre la dierenziabilit`a della funzione integrale richiede la continuit`a della funzione
integranda, poich`e ci sono funzioni che sono integrabili ma non continue che generano
una funzione integranda non dierenziabile, la continuit`a della funzione integrale non
necessita della continuit`a di f, come il seguente teorema mostra.
Theorem 228 (No dim.) La funzione integrale F(x) di una funzione limitata f
R([a, b]) `e continua su I = [a, b].
Osservazione 229 Per via del legame tra dierenziazione e integrazione evidenziato
dal Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale, si potrebbe essere tentati di vedere
loperazione di integrazione come linversa delloperazione di dierenziazione. Questo
non `e completamente corretto, poich`e data una funzione f la sua funzione integrale
F `e una famiglia di funzioni. Manca quindi la propriet`a di iniettivit`a delloperatore
di derivabilit`a , necessario per parlare propriamente di operatore inverso. Tuttavia,
vedere lintegrale come linverso della derivata aiuta sotto laspetto applicativo, e, con
le dovute cautele non `e del tutto sbagliato. Per questa ragione in ci`o che segue faremo
ampio uso di questo legame tra integrale e derivata per trovare gli integrali elementari.
159
7.7 Integrali elementari
La tabella seguente riporta la famiglia delle funzioni primitive di funzioni elementari
date.
Funzione f(x) Famiglia di primitive F(x)
x
a
, a = 1
x
a+1
a+1
+ k, a = 1
1
x
ln |x|+k
e
x
e
x
+ k
a
x a
x
ln a
+ k
sin x cos x + k
cos x sin x + k
1
(cos x)
2
tan x + k
1
(sin x)
2
cot x + k
1
1+x
2
arctan x
1

1x
2
arcsin x
Tabella 1.
Usando le propriet`a delloperatore integrale e la Tabella 1 sopra, `e possibile calco-
lare lintegrale di molte funzioni elementari. Per esempio, i polinomi sono facilmente
integrabili, come mostra il seguente esempio.
Esempio 230 Calcolare la funzione primitiva F(x) della funzione f(x) R(I) con
I R
f(x) = a
n
x
n
+ a
n1
x
n1
+ ... + a
1
x + a
0
with a
0
, a
1
, ...a
n
R
Applicando molte volte la propriet`a di linearit`a e il primo dei risultati mostrati in
tabella 1, si ottiene:
F(x) = a
n
x
n+1
n + 1
+ a
n1
x
n
n
+ ...a
1
x
2
2
+ a
0
x + k.
7.7.1 Integrali deniti
Si noti che se si deve calcolare lintegrale denito

b
a
f(x)dx, la procedura `e la seguente:
calcolare in qualche modo lintegrale indenito, cio`e la funzione primitiva F(x) =

f(x)dx
160
calcolare la dierenza F(b) F(a)
Osserviamo che ci sono molti modi tipici di scrivere lintegrale denito

b
a
f(x)dx,
una volta che si conosce la primitiva F(x):

b
a
f(x)dx = [F(x)]
b
a
= F(x)

b
a
= F(b) F(a)
per indicare che una volta che si `e trovata la funzione primitiva, F(x) il prossimo passo
consiste nel calcolarla in x = b e in x = a e nel calcolare la dierenza.
Lesercizio seguente pu`o aiutare ad acquistare familiarit`a con gli integrali elementari e
con la procedura descritta sopra.
Esercizi 231 Calcolare i seguenti elementari integrali deniti.
1.

1
0

xdx
2
3
2.

1
1
e
x
dx e
1
e
3.

/2
0
cos xdx 1
4.

1
0
dx
1+x
2

4
5.

1
0
dx

1x
2

2
6.

1
0
(x
2
3x)dx
7
6
7.

1
0
4

x
3
4
7
8.

1
2
dx
x
ln 2
9.

2
1
dx
x
3
dx
3
8
10.
1
2
0
_
x
1

1x
2
_
dx
1
8


6
Per una funzione generica f che non `e elencata nella Tabella 1 loperazione di inte-
grazione pu`o risultare dicile, se non impossibile. Ci sono delle metodologie di inte-
grazione che possono essere usate di volta in volta per arontare la dicile operazione
di integrazione.
161
7.8 Regole di integrazione: Metodo di sostituzione
Prima di illustrare il metodo di sostituzione, `e conveniente richiamare la derivata di
funzione composta. Sia
f : [a, b] R
una funzione integrabile e sia F(x) la sua primitiva. Sia
: [, ] [a, b]
t x
(7.9)
dierenziabile in [, ] e tale che ([, ]) = [a, b], cio`e preso ogni x [a, b], esiste
t [, ] tale che (t) = x. Preso un intervallo chiuso e limitato [c, d] [a, b] esiste
, [, ] t.c.
() = c and () = d. (7.10)
Siccome F `e una primitiva di f, allora
F(d) F(c) =

d
c
f(x)dx. (7.11)
Deriviamo la funzione composta (F )(t):
(F )

(t) = F

((t))

(t) = f((t))

(t) (7.12)
che signica che (F )(t) `e una primitiva di f((t))

(t). Usiamo questo fatto


nellintervallo [, ] per ottenere:
(F )() (F )() =

f((t))

(t)dt. (7.13)
Usando (7.10), (7.11) e (7.13) otteniamo:

d
c
f(x)dx =

f((t))

(t)dt. (7.14)
Si noti che la monotonicit`a di non `e unipotesi, quindi e possono in generale
essere non uniche. Tuttavia, se `e anche monotona in [, ], allora possiede una
funzione inversa e (7.14) pu`o essere riscritta come

d
c
f(x)dx =


1
(d)

1
(c)
f((t))

(t)dt. (7.15)
Nelle applicazioni pratiche che vedremo, la monotonia di sar`a tipicamente soddisfatta,
e quindi la formula principale che verr`a usata sar`a la (7.15).
162
Osservazione 232 Si noti che nella formula (7.15), si pu`o vedere una sostituzione
formale nellintegrale di x con (t) e dellincremento dx con il corrispondente incre-
mento

(t)dt. Anche gli estremi cambiano perch`e chiaramente se la variabile x varia


in [c, d], la corrispondente variabile t varia in [
1
(c),
1
(d)].
7.8.1 Metodo di sostituzione: Come usarlo
Il metodo di sostituzione dovrebbe essere usato quando `e possibile leggere lintegrale
che deve essere calcolato nella forma (7.15). In altre parole, quando `e possibile di-
videre la funzione integranda in un fattore

(x)dx e riscrivere la rimanente funzione


come f((x)). Se questa decomposizione `e possibile, allora lintegrale indenito di

f((x))

(x)dx `e proprio la funzione primitiva F di f calcolata in (x), cio`e

f((x))

(x)dx = F((x)).
Tuttavia, osserviamo che questa decomposizione non `e necessariamente immediata e
in generale non ci sono regole che aiutino a farla. Quindi, solo lesperienza e lesercizio
possono aiutare a diventare familiari con questa tecnica. Perci`o , qui presentiamo una
lista di esempi generali in cui questa tecnica dovrebbe essere usata. Sono generali nel
senso che la funzione () sar`a lasciata in forma generale, cos` che si possa chiaramente
vedere e capire la struttura di un integrale solvibile per sostituzione.
Esempi 233
1.

(x)
a

(x)dx =
(x)
a+1
a+1
if a = 1
2.

(x)
(x)
dx = ln |(x)|
3.

sin((x))

(x)dx = cos((x))
4.

cos((x))

(x)dx = sin((x))
5.

e
(x)

(x)dx = e
(x)
Esempi 234
1.

sin
4
x cos xdx =
1
5
sin
5
x + k
2.

tan xdx =

sin x
cos x
dx =

sin x
cos x
dx = ln |cosx| + k
3.

e
x
sin e
x
dx = cos e
x
+ k
163
4.

xe
x
2
dx =
1
2

2xe
x
2
dx =
1
2
e
x
2
+ k
5.

e
4x
dx =
1
4

4e
4x
dx = e
4x
+ k
Esercizi 235 Calcolare i seguenti integrali per sostituzione.
1.

e
x
1+e
2x
dx
2.

1
1sin x
dx
3.

sin x
cos
3
x
dx
4.

ln x
x
dx
5.

x
1+x
4
dx
6.

cos log x
x
dx
7.

dx
xln x
8.

1x
4
dx
9.

x
2
cos x
3
dx
10.

sin 2x(1 + cos


2
x)dx
11.

log x+log
2
x
x
dx
12.

log x
x(1+log x)
dx
Osservazione 236 Il metodo di sostituzione a volte pu`o essere usato anche quando la
funzione integranda `e una funzione composta di due funzioni elementari, f((x)), e la
derivata della funzione interna ,

(x) pu`o non apparire nellintegrale. In questo caso,


una volta essere stato trasformato con la sostituzione lintegrale pu`o essere risolto con
altri metodi, per esempio per parti. Presenteremo alcuni esempi dopo.
7.9 Regole di integrazione: Integrazione per parti
Questo metodo `e basato sulla regola di dierenziazione del prodotto di funzioni. Infatti,
richiamiamo che se f e g sono denite e derivabili su I R, allora
(fg)

(x) = f

(x)g(x) + f(x)g

(x).
164
Questo signica che fg `e una primitiva di f

g +fg

. Questo implica che se f e g sono


dierenziabili:
(fg)(x) =

(f

g + fg

)(x)dx
cio`e
f(x)g(x) =

(x)g(x)dx +

f(x)g

(x)dx.
Questo porta a

f(x)g

(x)dx = f(x)g(x)

(x)g(x)dx. (7.16)
Chiaramente, per integrali deniti, la formula (7.16) diventa:

b
a
f(x)g

(x)dx = f(x)g(x)

b
a

b
a
f

(x)g(x)dx.
7.9.1 Integrazione per parti: Come usarla
Lidea dietro questo metodo `e che se lintegrale

f(x)g

(x)dx non `e facile da risolvere,


forse lintegrale

(x)g(x)dx pu`o esserlo. Quindi, il metodo dovrebbe essere usato


quando la funzione integranda pu`o essere decomposta nel prodotto di un fattore nito
e di un fattore dierenziale in modo tale che lintegrale

g sia pi` u trattabile. Tut-


tavia, il modo di decomposizione non `e unico e il modo appropriato poterbbe non essere
immediato. Quindi, come nel caso del metodo di sostituzione, solo lesperienza e le-
sercizio possono aiutare a diventare familiari con questa tecnica. Una tecnica comune,
p.es., `e di considerare g

(x) = 1, cos` che g(x) = x.


Esempio 237 Calcolare

log xdx.
Qui si prende f(x) = log x e g

(x) = 1. Cos` che


f(x) = log x g

(x) = 1
f

(x) =
1
x
g(x) = x
Lapplicazione di (7.16) porta

log x 1 dx = x log x

1
x
xdx = xlog x

dx = x(log x 1).
Esempio 238 Calcolare

xe
x
dx.
165
Qui si prende f(x) = x and g

(x) = e
x
. Cos` che
f(x) = x g

(x) = e
x
f

(x) = 1 g(x) = e
x
Lapplicazione di (7.16) porta

xe
x
dx = xe
x

1 e
x
dx = xe
x
e
x
= e
x
(x 1).
Talvolta sono necessari alcuni artici, come lesempio seguente mostra.
Esempio 239 Calcolare


1 x
2
dx.
Qui si prende f(x) =

1 x
2
e g

(x) = 1. Cos` che


f(x) =

1 x
2
g

(x) = 1
f

(x) =
x

1x
2
g(x) = x
Lapplicazione di (7.16) porta


1 x
2
dx = x

1 x
2
+

x
2

1 x
2
dx.
Osserviamo ora che

x
2

1 x
2
dx =

x
2
+ 1 1

1 x
2
=


1 x
2
dx+

1 x
2
dx =


1 x
2
dx+arcsin x.
Quindi,


1 x
2
dx = x

1 x
2


1 x
2
dx + arcsin x
che signica
2


1 x
2
dx = x

1 x
2
+ arcsin x
cio`e


1 x
2
dx =
1
2
_
x

1 x
2
+ arcsin x
_
.
Esempio 240 Calcolare

x sin xdx.
Qui si prende f(x) = x e g

(x) = sin x. Cos` che


f(x) = x g

(x) = sin x
f

(x) = 1 g(x) = cos x


166
Lapplicazione di (7.16) porta

x sin xdx = xcos x +

1 cos xdx = xcos x + sin x.


Osservazione 241 Osserviamo che se nellesempio precedente (esempio 240), aves-
simo scelto f e g

in modo inverso, cio`e f(x) = sin x e g

(x) = x, la procedura non


aiuterebbe. Infatti, in questo caso, si avrebbe
f(x) = sin x g

(x) = x
f

(x) = cos x g(x) =


x
2
2
che implica

xsin xdx =
x
2
2
sin x

x
2
2
cos xdx.
La procedura ha persino peggiorato lintegrale da risolvere piuttosto che migliorarlo.
Perci`o , bisogna fare molta attenzione alla scelta di f and g. Questo esempio mostra
che se si deve calcolare

x
n
h(x)dx
dove h `e una funzione il cui integrale immediato non peggiora (p.es. h(x) = sin x, cos x, e
x
),
una buona scelta `e di porre f(x) = x
n
e g(x) = h(x). Infatti, derivando f(x) n volte,
il polinomio scompare e rimane solo g(x) or g

(x), immediatamente integrabili. Questa


scelta appropriata `e stata fatta nellesempio (238).
Esercizi 242 Calcolare i seguenti integrali per parti.
1.

sin xdx
2.

x
3
cos xdx
3.

xlog xdx
4.

x
2
e
x
dx
5.

(x
3
+ 1) log xdx
6.

e
x
cos xdx
7.

2xlog(x + 1)dx
8.

sin
2
xdx
167
9.

arctan xdx
10.

xe
3x
dx
11.

(x
2
+ 3x 1)e
x
dx
12.

e
x
(sin x)
2
dx
Example 243 Calcolare

4
1
e

x
dx.
Richiamando losservazione 236, possiamo prima operare una sostituzione, e poi inte-
grare per parti. Infatti, poniamo u = (x) =

x. Poi, du =
1
2

x
dx e siccome x = u
2
,
abbiamo

4
1
e

x
dx =

2
1
e
u
2udu.
Questo pu`o a sua volta essere integrato per parti, per ottenere

2
1
e
u
2udu = 2e
2
.
7.10 Regole di integrazione: Integrazione di funzioni razionali
Un altro metodo che pu`o essere usato se la funzione integranda `e una funzione razionale,
cio`e pu`o essere espressa come:
f(x) =
P(x)
Q(x)
(7.17)
dove P(x) e Q(x) sono funzioni polinomiali. Infatti, in alcuni casi `e possibile riscrivere
(7.17) nella somma di frazioni pi` u semplici:
P(x)
Q(x)
=
A
x a
+
B
x b
+
C
x c
+ ...
Z
x z
dove a, b, c, ..., z sono radici di Q(x). Dopo la trasformazione evidentemente lintegrale
originale pu`o essere calcolato immediatamente.
Esempio 244 Calcolare lintegrale

x 1
x
2
+ 3x + 2
dx
Notiamo che Q(x) = (x + 1)(x + 2), cos` che si devono trovare A e B tali che
A
x + 1
+
B
x + 2
=
x 1
x
2
+ 3x + 2
(7.18)
168
Il primo termine di (7.18) `e uguale a
A(x + 2) + B(x + 1)
(x + 1)(x + 2)
=
x(A + B) + (2A + B)
(x + 1)(x + 2)
(7.19)
(7.18) e (7.19) sono uguali se e solo se A se B soddisfano il seguente sistema:
_
A + B = 1
2A + B = 1
(7.20)
Quindi,
A = 2 B = 3
e

x 1
x
2
+ 3x + 2
dx =
_
2
x + 1
+
3
x + 2
_
dx = 2 ln |x + 1| + 3 ln |x + 2|
Quando ci sono radici multiple, la situazione `e dierente, come il seguente esempio
mostra.
Esempio 245 Calcolare lintegrale

1
x
2
(x + 1)
dx
Le radici sono x = 0 (radice doppia) e x = 1 (singola). per la radice doppia x = 0 si
devono introdurre i due termini
1
x
e
1
x
2
. Cos` che:
1
x
2
(x + 1)
=
A
x
+
B
x
2
+
C
x + 1
Questo porta al sistema
_

_
B = 1
A + B = 0
A + C = 0
(7.21)
Quindi,
A = 1 B = 1 C = 1
e

1
x
2
(x + 1)
dx =
_
1
x
+
1
x
2
+
1
x + 1
_
dx = ln |x|
1
x
+ ln |x + 1|
Esercizi 246 Calcolare i seguenti integrali di funzioni razionali.
1.

3x+2
x(x
2
1)
dx
2.

x
2
2
x(x
2
x2)
dx
169
3.

1
x
2
x
dx
4.

1
x(x+2)
dx
5.

x
(x3)(x+1)
dx
6.

x
2
+2
x
3
4x
dx
7.

2x1
2x
2
+x
dx
8.

1
x
2
4
dx
170
Appendice A
Il valore assoluto di un numero x R, indicato con |x|, `e :
|x| :=
_
x x 0
x x < 0
Si noti che |x| 0. Inoltre, come riportato nellAmbrosetti e Musu (pagina 28 e pagina
32), il valore assoluto ha le seguenti propriet`a :
Lemma 1 Si ha:
|x| = 0 x = 0 (A.1)
|x + y| |x| +|y| (A.2)
Lemma 2 Si ha:
|x| < c c < x < c (A.3)
Lemma 3 Si ha:

x
2
= |x| (A.4)
Denizione
Dato un insieme A R, un punto M R si dice maggiorante di A se M x per
ogni x A.
Denizione
Dato un insieme A R, un punto M R si dice estremo superiore di A, e si indica
con M = sup A se `e il piu piccolo dei maggioranti di A.
171
Si puo inoltre dimostrare la seguente proposizione, che caratterizza lestremo supe-
riore di un insieme.
Proposizione
Dato un insieme A R, un punto M R `e lestremo superiore di A se e solo se
valgono le due propriet`a :
1. M x per ogni x A (cio`e M `e un maggiorante di A);
2. per ogni > 0 esiste x
0
A tale che x
0
> M (cio`e M `e il piu piccolo dei
maggioranti).
Dimostrazione
Limitiamoci a dimostrare il solo se. Sia M = sup A. Vogliamo dimostrare che le
propriet`a 1. e 2. sono soddisfatte. Per denizione M `e un maggiorante di A, quindi
M x per ogni x A (punto 1.). Per il punto 2., sia dato > 0. Allora M < M.
Siccome M `e il piu piccolo dei maggioranti di A, M non puo essere un maggiorante
di A. Quindi esiste x
0
A tale che M < x
0
, quindi per ogni > 0 esiste x
0
A
tale che x
0
> M .
172

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