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Parabola

Assegnati nel piano un punto F e una retta d, si chiama parabola la curva


piana luogo geometrico dei punti equidistanti da F (il fuoco) e da d (la
retta d è la direttrice).

Parabola con asse coincidente con l’asse y

a
-
f
e

l’apertura della parabola


Se a cresce f diminuisce, quindi all’avvicinarsi delle navi Archimede restringeva gli specchi parabolici così f
diminuiva ed a aumentava.
Equazione della Parabola con asse parallelo all’asse y
La parabola con asse parallelo all’asse y si ottiene mediante la traslazione dei punti della parabola con asse
coincidente con l’asse y in particolare il vertice e due punti presu sugli archi.

Le equazioni della traslazione sono:

x ' =x+ x V
{ y '= y + y V

Sostituiamo nell’equazione y=ax2 x e y ricavate dal sistema e si


punta al ricavare y ottenendo equazione:

y=a x2−2a x V x+ a x2V + y V

A−2 a x V sostituiamo b e a a x 2V + y V invece c ottenendo


l’equazione della parabola con asse parallelo all’asse y e le
relative coordinate circa il fuoco, il vertice e l’equazione
dell’asse e della direttrice.
Casi particolari di parabola

Rette e parabole
Per carpire il rapporto che è presente tra una retta e una
parabola, supponendo ovviamente che la retta non sia
parallela all’asse y e con ciò che possa esser scritta come y=
mx + q;

mettiamo a sistema l’equazione della parabola e l’equazione


della retta, eguagliando le scritture uguali a y e svolgendo i
calcoli otterremo un’equazione, il cui numero di soluzioni
ovvero le ascisse dei punti di intersezione della parabola con la
retta, dipendono da delta:

 Se ∆ > 0, la retta è secante alla parabola in due punti;


 Se ∆ = 0, la retta è tangente alla parabola in un punto;
 Se ∆ < 0, la retta è esterna alla parabola;
Rette tangenti a una parabola
 Se un punto P è esterno alla parabola, si possono tracciare due retti tangenti.
 Se un punto P è sulla parabola, una sola retta tangente.
 Se un punto è interno alla parabola, non è possibile tracciare rette tangenti, ossia non esistono rette
tangenti.

Per determinare le equazioni delle eventuali rette tangenti urge un sistema tra l’equazione del fascio di
rette passanti per P e l’equazione della parabola, svolgendo i calcoli e giungendo all’equazione risolvente di

secondo grado, si pone il ∆=0 e si risolve rispetto a m l’equazione ottenuta e si sostituiscono nell’equazione
del fascio gli eventuali valori ottenuti.

Area del segmento parabolico


Si definisce segmento parabolico la parte di piano compresa tra la retta secante alla parabola e l’arco di
parabola stessa.

Per calcolare l’area del segmento parabolico, l’eclettico Archimede dimostrò che l’area di questo è pari ai
2/3 del rettangolo che delimita e racchiude l’area del segmento parabolico stesso.

Come primo passo si pongono a sistema le equazioni note, ovvero quella della parabola e della retta t
secante ad essa, da taluno si ottengono i punti d’intersezione della retta e consequenzialmente la base del
rettangolo. Ora si procede con il sistema tra l’equazione della parabola e della retta parallela t’ alla retta
iniziale t così da poter trovare q ponendo la condizione di tangenza ovvero il delta uguale a 0, nota
l’equazione della retta parallela, bisogna trovare il secondo lato del rettangolo ovvero la distanza tra la
prima retta e la seconda retta, la distanza la si trova mediante la formula nota:

|a x 0 +b y 0 +c|
AA '=
√ a2 +b 2
Calcolato questo, l’area del segmento parabolico come inizialmente detto sarà uguale al prodotto tra i due
lati per 2/3.

Potenze con Esponente reale

Definizione di potenza
Si definisce la potenza ax di un numero reale a > 1, che abbia esponente reale x > 0, come quell’unico
numero reale:

 Maggiore di tutte quelle potenze di a con


esponenti razionali che approssimano x per
difetto;
 Minore di tutte le potenze di a con esponenti
razionali che approssimano x per eccesso;

Si definisce la potenza a x di un numero reale a, con 0 < x <


1, che abbia esponente reale x > 0, come quell’unico
numero reale:

 Maggiore di tutte quelle potenze con esponente


reale che approssimano x per eccesso;
 Minore di tutte le potenze di a con esponenti razionali che approssimano x per difetto;

Proprietà delle potenze

Teorema delle potenze


All’aumentare dell’esponente reale x, la potenza a x:

 Aumenta se a> 1:a> 1→ x1 < x 2 ↔ a < a


x1 x2

 Diminuisce se 0< a<1: 0<a<1 → x 1 < x 2 ↔ a > a


x1 x2
Funzione esponenziale
Si chiama funzione esponenziale ogni funzione del tipo:

y=a x , con a ∈ R+¿ ¿

Si distinguono tre casi di funzione esponenziale: 1) strettamente crescente con a >1; 2) strettamente
decrescente con 0 < a < 1 3) funzione costante con a = 1; i due grafici iniziali sono simmetrici rispetto
all’asse delle ordinate.

Funzioni del tipo: y=[f (x )]g (x)


Si distinguono tre casi:

1) y=af (x) la quale esiste ∈tutto il dominio di f ( x), se e solo se a> 0


2) y=[f (x )]a esiste per f (x) ≥0 se a∈ R+¿ , per f ( x)>0 se a ∈¿ R
−¿ ¿

3) y=[f (x )]g (x) esiste nel dominio di g ( x)se e solo se f (x)>0

Equazioni esponenziali
Un’ equazione esponenziale contiene almeno una potenza con l’incognita nell’esponente.

Essa è del tipo: a x =b , con a >0.

Se ne distinguono tre casi:

1) Impossibile quando b ≤ 0 oppure quando a = 1 e b ≠ 1;


2) Indeterminata quando a = 1 e b = 1

L’equazione esponenziale ax = b, con a e b reali positivi e a ≠ 1, ammette sempre una e una sola soluzione.
Infatti, poiché y =
ax è una funzione
monotòna (In
matematica, di funzione che in un dato intervallo si mantiene sempre non decrescente o sempre non
crescente), è anche biunivoca, quindi per ogni x esiste una sola immagine y e viceversa.

Disequazioni esponenziali
Una disequazione esponenziale contiene almeno una potenza con l’incognita nell’esponente.

È bene ricordare che quando a, ovvero la base è maggiore di 1, non si apportano cambiamenti al segno
della disequazione mentre quando la base è compresa tra 0 e 1 il segno della potenza dovrà cambiare nel
suo opposto.

Logaritmi
Definizione

Dati due numeri reali e positivi con a ≠ 1 e b > 0, si definisce logaritmo in base a di argomento b,
l’esponente x da assegnare ad a per poter ottenere b.

log a b

Teorema dei logaritmi


All’aumentare dell’argomento b, il logaritmo log a b :

 Aumenta se a > 1;
 Diminuisce se 0 < a < 1

Proprietà dei logaritmi


Logaritmo di un prodotto

Il logaritmo del prodotto di due numeri positivi è uguale alla somma dei logaritmi dei due fattori:

log a ( b∗c )=log a b+log a c

Logaritmo di un quoziente

Il logaritmo del quoziente di due numeri positivi è uguale alla differenza fra il logaritmo del dividendo e il
logaritmo del divisore:

b
log a =log a b−log a c
c

Logaritmo di una potenza

Il logaritmo di una potenza di un numero positivo elevato ad un esponente reale è uguale al prodotto
dell’esponente in questione ed il logaritmo del numero positivo
log a b n=n∗log a b

Cambiamento di base

log c b
log a b=
log c a

Funzione
logaritmica
Una funzione logaritmica
è del tipo:

y=log a x con a> 0 e a ≠ 1

Il grafico della funzione logaritmica


Dato il rapporto inverso tra funzione logaritmica e funzione esponenziale, i grafici delle due saranno
simmetrici circa la bisettrice del primo e terzo quadrante.
La funzione logaritmica può essere strettamente crescente che strettamente decrescente, rispettivamente
quando a > 1 e 0 < a < 1 essi sono simmetrici sull’asse delle ascisse nel punto (1;0)

Nel primo caso allontanandosi dall’asse delle ascisse tenderà a + ∞, nel secondo caso allontanandosi
sempre dall’asse delle ascisse tenderà a −∞ , in entrambi i casi circa l’asse delle ordinate si avvicineranno
sempre di più allo zero senza mai toccarlo.

Equazioni logaritmiche
Un’equazione logaritmica è un’equazione
dove l’incognita x appare nell’argomento di
un logaritmo.

log a A ( x )=log a B ( x )
Per risolvere un’equazione logaritmica si procede per gradi:

1) Condizione del sistema basato su un sistema in cui vengono posti tutti gli argomenti presenti
nell’equazione maggiori di zero
2) Una volta determinata la C.E. si può procedere in due modi:
 Applicare le proprietà dei logaritmi e semplificare
 Sostituire il logaritmo che si ripete mediante un’incognita ausiliaria (t) e procedere poi alla sostituzione
finale per detrarne il risultato.

Disequazioni logaritmiche
Una disequazione logaritmica è del tipo:

log a A 2 ( x ) < log a B 4 ( x )

Distinguiamo due casi:

 a>1

Per esempio:

log 5 ( x−1 ) <log 5 25

Ove per la risoluzione si procede al sistema tra la condizione d’esistenza tra l’argomento, posto maggiore di
zero, del logaritmo e l’intera disequazione, prendendo ovviamente soltanto gli argomenti, senza porre
alcun cambiamento al segno

 0<a<1

Per esempio:

log 1 ( x−4 )=log 1 5 x


3 3

Ove per la risoluzione si procederà al sistema basato sulla condizione d’esistenza degli argomenti più
l’intera disequazione, prendendo ovviamente soltanto gli argomenti ma cambiando il segno della
disequazione per via di 0 < a < 1

I logaritmi possono essere applicati anche per risolvere equazioni esponenziali, nel caso in cui ti trovassi di
fronte ad una tipologia di esercizio così passa innanzitutto all’esplicitare gli esponenti, in seguito passa alla
messa in evidenza per poi moltiplicare ambedue i membri della disequazione per (log), in seguito applicare
la proprietà dei logaritmi circa le potenze così da trovare l’incognita x

Goniometria e Trigonometria
La goniometria e la trigonometria si occupano rispettivamente dello studio degli angoli e delle relative
funzioni e degli angoli, delle relative funzioni e i lati associati.
Definizione di radiante
Data una circonferenza goniometrica, di definisce radiante l’angolo al centro che insiste su un arco di
lunghezza uguale al raggio.

Sistema sessagesimale e
sessadecimale
Sistema sessagesimale in sessadecimale

32° 10’ 47’’ = 32° + ( 1060° )+( 4760° ) = 32,95°


Sistema sessadecimale in sessagesimale 151,28°= 151° (0,28⋅60)'= 151°
(16,8)'=151°16'(0,8⋅60)''=151°16'48''

Proporzione da gradi a radianti e viceversa


α ° :α radianti=360 °: 2 π

È bene ricordare che 180° sono uguali a π

Area del settore circolare e lunghezza dell’arco di una circonferenza


l=αr

1 1
A settore= αr oppure A settore = lr
2 2
Funzioni seno e coseno
Consideriamo una circonferenza goniometrica e un angolo associato α, sia B il punto della circonferenza
associato ad α, si definiscono seno e coseno di un angolo e si indicano con sinα e cosα, le funzioni che ad α
associano le coordinate del punto B, rispettivamente l’ordinata e l’ascissa.

sinα=x B cosα= y B

Se venisse messo in evidenza il triangolo rettangolo associato, il seno ed il coseno potranno essere calcolati
attraverso il rapporto dei cateti per l’ipotenusa:

cateto opposto(minore tra itre)


1. sinα=
ipotenusa
cateto adiacente(medio tra itre)
2. cosα=
ipotenusa

Entrambe hanno Codominio [-1;1] e Dominio R

Entrambe hanno periodo 2 π .

Grafici delle funzioni y=sinα e y =cosα :


y=sinα

Ha punti d’intersezioni con l’asse x in π ,2 π , 3 π , 4 π ,5 π etc

La funzione seno è dispari, inoltre è simmetrica rispetto l’origine, una funzione è dispari se:

∀ x ,−x ∈ D → F (−x )=−F (x)

y=cosα
π 3 π 5π
Ha punti d’intersezione con l’assex in , ,
2 2 2

La funzione coseno è pari, pari in tutto il suo dominio ∀ x poiché comunque prendendo due numeri opposti
si ha che l’immagine dell’opposto è pari se:

∀ x ∈ D , ∀ x ,−x ∈ D → F (−x )=F ( x)

Essa inoltre è simmetrica rispetto l’asse delle ordinate

Funzione di una tangente


Consideriamo una circonferenza goniometrica, un angolo orientato α e chiamiamo B l’intersezione tra
l’angolo e la circonferenza stessa. Si definisce tangente di α e si indica con tan α, la funzione che ad α
associa il rapporto fra l’ordinata e l’ascissa del punto B.

Data la presenza di cosα al denominatore la tangente avrà significato

π
quando α ≠ +kπ
2

Tan (-a) = -Tan (a) la funzione tangente è una funzione dispari; Essa ha periodo π

Quando verrà messo in evidenza il triangolo che ne sussegue, la tangente sarà uguale al rapporto tra il
cateto opposto (il minore tra i tre) e il cateto adiacente (il medio tra i tre).

Nel caso in cui invece venisse messa in evidenza una retta, con coordinate associate, è bene sapere che il
coefficiente angolare di taluna è uguale alla tangente del suddetto angolo.

m=tan α
Funzione secante e cosecante
Dato un angolo α, chiamiamo:

 Secante, la funzione che associa ad α il reciproco del cos α purché il coseno sia diverso da 0 e
π
α≠ +kπ con k ∈ Z . Essa è una funzione pari e ha periodo 2π
2

1
secα=
cosα

 Cosecante, la funzione che associa ad α il reciproco del sinα purché il seno sia diverso da zero e che
α ≠ kπ con k ∈ Z . Essa è una funzione dispari e ha periodo 2π

1
cscα=
sinα

Dati i punti S e S’ dall’intersezione di assi e tangente in B, Sec(a) è OS, vista sull’asse X mentre CSC (a) è OS’,
visto sull’asse Y.
Funzione cotangente
Consideriamo una circonferenza goniometrica e un angolo associato α, sia B l’intersezione tra il lato
termine e la circonferenza stessa, si definisce cotangente di un angolo e si indica con cot α, la funzione che
ad α associa il rapporto tra l’ascissa e l’ordinata del punto B oppure il reciproco della tangente.

xB 1 π
cotα = con α ≠ kπ oppure cotα= con α ≠ k
yB tanα 2

Cot(-a) = -Cot(a) Essa è una funzione dispari con Periodo T = π misurata su una retta parallela all’asse x
Relazioni fondamentali
Funzione reciproca
Individuare sull’asse delle ordinate i punti 0; 1; -1: e tracciare sulla figura trovata i punti che si trovano in
corrispondenza di questi, determinare gli asintoti verticali circa la figura, essi vengono principalmente
indicati o già nella figura stessa oppure sono gli assi o ancora vengono a coincidere con i punti in
corrispondenza dei punti precedentemente accennati, i quali intersecano la figura in un determinato punto
localizzato. Inoltre individuiamo le parti della funzione in cui esse tendono a +∞ e -∞ ove il reciproco della
funzione possederà in corrispondenza dei punti tracciati precedentemente le proiezioni verso gli infiniti.

Di seguito si profilano gli esempi di casistiche incontrate in precedenza:


Angoli Particolari
Angoli associati
Funzioni goniometriche inverse
Una funzione è invertibile, ossia ammette la funzione inversa solo se biunivoca.

Se la funzione da noi considerata è, al tempo stesso, sia INIETTIVA che SURIETTIVA, la funzione si dice
BIIETTIVA o BIUNIVOCA:

INIETTIVA, se ad elementi diversi di X corrispondono elementi diversi di Y;

SURIETTIVA se, ogni elemento di Y è immagine di almeno un elemento di X.

Quindi, una funzione è BIUNIVOCA se ogni elemento di Y è immagine di uno e un solo elemento di X.

Arcoseno
La funzione seno non è biunivoca perché non è iniettiva. Essa può considerarsi invertibile se il dominio
−π π
della suddetta funzione viene ristretto all’intervallo [ ;
2 2 ]
Dati i numeri reale x e y, con x compreso tra -1 e 1 e l’intervallo precedentemente accennato, diciamo che y
è l’arcoseno di x se x è il seno di y.

Grafico ottenibile facendo la simmetria con la bisettrice del I e III quadrante.


Arcocoseno
Se consideriamo [0; π] come dominio della funzione coseno essa verrà considerata biunivoca.

Dati i numeri reali x e y, con x compresa tra -1 e 1 e l’intervallo precedentemente descritto, diciamo che y è
l’arcocoseno di x se x è il coseno di y.

Grafico ottenibile facendo la simmetria con la bisettrice del I e III quadrante.

Arcotangente
−π π
Se consideriamo come dominio della funzione tangente l’intervallo [ ]
; allora la funzione può
2 2
considerarsi invertibile.

Dati i numeri reali x e y, con x appartenente ad R e l’intervallo precedentemente accennato diciamo che y è
l’arcotangente di x se x è la tangente di y.

Grafico ottenibile facendola simmetria con la bisettrice del I e III quadrante.


Arcocotangente
Se consideriamo come dominio della funzione cotangente l’intervallo [ 0 ; π ]allora la funzione può
considerarsi invertibile. Essa prima di ciò non era biunivoca.

Dati i numeri reali x e y con x appartenente all’insieme dei numeri reali e l’intervallo precedentemente
descritto, diciamo che y è l’arcotangente di x se x è la cotangente di y.

Grafico ottenibile facendo la simmetria con la bisettrice del I e III quadrante.


Trasformazioni geometriche
Y= f2 (x)

Nel suddetto caso le gole del grafico della funzione originaria verranno capovolte divendo così creste e le
creste della funzione originaria subiranno una sorta di dilatazione verticale raggiungendo il doppio del loro
valore.

Y = √ f ( x)

Nel suddetto caso (f(x) > 1) il grafico della radice della funzione crescerà molto più lentamente circa
l’originaria inoltre sostanzialmente la curva della funzione radice si trova sotto la curva della funzione
originaria.

Equazioni goniometriche elementari


Un’equazione si dice goniometrica quando contiene almeno una funzione goniometrica dell’incognita.

Esse sono del tipo:


sinx=a ; cosx=b ; tanx=c ; con a , b , c ∈ R

sinx=a

−1 ≤ a≤ 1

In questo intervallo, l’equazione è risolvibile, questo è possibile semplicemente risalendo, in base alla a, al
π
seno dell’angolo associato. Nella maggior parte dei casi si risale ad un angolo noto come, a questo
3
corrisponderà un secondo angolo dato dalla differenza di π−l ' angolo che si va a considerare, così
facendo si otterrà la seconda soluzione dell’equazione.

Esempio:

√3
sin x=
2

√3 π
L’angolo associato al seno di è , quindi l’equazione diventa:
2 3

π
sin x=sin
3

π 2
x= +2 kπ ⋁ x= π + 2 kπ
3 3

a←1 ⋁ a>1

Poiché i valori del seno sono compresi tra -1 e 1, l’equazione è impossibile.

Casi particolari:

π
sin x=1 soluzioni : +2 kπ
2

π
sin x=−1 soluzioni :− +2 kπ
2

cos x=b

−1 ≤b ≤ 1

In questo intervallo, l’equazione è risolvibile, questo è possibile semplicemente risalendo, in base alla b, al
π
coseno dell’angolo associato. Nella maggior parte dei casi si risale ad un angolo noto come , a questo
3
corrisponderà un secondo angolo , il corrispettivo negativo, così facendo si otterrà la seconda soluzione
dell’equazione.

Esempio:

−1 2 2
cos x= → cos x=cos ± π → x=± π +2 kπ
2 3 3
b←1 ⋁ b>1

Poiché i valori del coseno sono compresi tra -1 e 1, l’equazione è impossibile.

Casi Particolari

cos x=1 soluzioni x=2 kπ

cos x=−1 soluzioni x=π +2 kπ

tan x=c

Data l’equazione relativa alla tangente, si risale alla tangente associata, in base al secondo membro
dell’equazione, la soluzione sarà uguale al secondo angolo +kπ.

Esempio:

√3 π π
tan x= → tan x=tan → x = + kπ
3 6 6

Particolari equazioni goniometriche elementari


sina=sin a'

sina=sin a' ↔a=a '+ 2kπ ⋁ a+ a' =π +2 kπ

sina=−sin a'

sina=sin(−a' )

sin a=cos a '

sin a=cos a ' → sin a=sin ( π2 −a' )


sin a=−cos a'

sin a=−cos a' → sin a=sin ( −π2 +a ' )


cos a=cos a'

cos a=cos a' → a=± a' +2 kπ

cos a=−cos a'

cos a=−cos a' → cos a=cos ( π −a ' )

tan a=tan a'

tan a=tan a ' →a=a '+ kπ


tan a=−tan a'

tan a=−tan a ' → a=−a' +kπ

Equazioni lineari in seno e coseno


Un’equazione lineare in seno e coseno è del tipo:

asin x+ bcos x+ c=0 con a , b , c ∈ R , a ≠ 0 e b ≠ 0

per risolvere talune, sono presenti 3 metodi, i quali sono riportati di seguito:

Metodo algebrico
Se c = 0

L’equazione si presenterebbe come asin x+ bcos x=0

In questo caso, innazitutto si procede con la condizione d’esistenza sostituendo nell’equazione al posto
dell’angolo di 90 gradi. In secondo luogo si procede con il dividere per cos x i termini dell’equazione, cosi
facendo si otterrà un’equazione in tan a, che potrà essere risolta con i metodi precedentemete accenati.

Se c ≠ 0

L’equazione si presenterebbe come asin x+ bcos x+ c=0

In questo caso, in primo luogo si procede cn la condizione d’esistenza sostituendo 180 gradi al posto
dell’angolo, in secondo luogo si passa alla risoluzione mediante la sostituzione del cos e del seno con le
formule parametriche.

2t 1−t 2 x
sin x= 2
e cos x= 2
con t=tan e x ≠ π +2 kπ
1+ t 1+t 2

Metodo grafico
In questo caso, si utilizza un sistema composto dall’equazione presa in esame e dalla prima relazione
fondamentale della goniometria, quindi:

{asin2
x +bcos x +c
cos x+ sin x=1 2

In secondo luogo si sostituisce il sin e il cos, rispettivamente con Y e X ottenendo il seguente sistema
algebrico:

{aYX+bX+Y+=1c=0
2 2

Una volta trovata la X e la Y si passa alla detrazione dell’angolo in base agli angoli noti e il gioco è fatto.
Metodo dell’angolo aggiunto
b
Dato che l’equazione asin x+ bcos x equivale a r sin( x+ a)Calcoliamo r: r =√ a2+ b2 e tan a: tan a=
a

−c
L’equazione asin x+ bcos x+ c=0 diviene rsin( x+ a)=c e ancora sin( x+ a)=
r

Risolvendo l’equazione si otterranno le soluzioni associate.

Equazioni omogenee di secondo grado in seno e coseno


Un’equazione omogenea di secondo grado in seno e coseno è del tipo:

a sin2 x+ b sin x cos x +c cos2 x=0

Equazione di questo tipo, in base alle casistiche, possono essere risolte secondo tre metodi, i quali vengono
riportati di seguito:

 Primo caso

a=0 ⋁ c=0

Se a=0 o c=0 si prosegue mediante un semplice raccoglimento e una messa in evidenza con
consequenziale annullamento del prodotto e risoluzione di due equazioni separate. La prima in base alla
π
presenza del sin o del cos al primo termine avrà un risultato rispettivamente a pari a kπ o a +2 kπ
2

 Secondo caso

a≠0⋁ c≠0

π
Innanzitutto si procede con la condizione d’esistenza ponendo x= , in seguito si dividono i termini per
2
cos x 2, così facendo otteniamo un’equazione in tan x, ove questa, per la risoluzione, dovrà esser posta
come y. Risolta l’equazione, la y dovrà essere riconvertita e da questa conversione si otterrano le soluzioni
ovvero gli angoli.

 Terzo caso

Un’equazione omogenea di secondo grado in seno e coseno può anche essere convertita in un’equazione
lineare in base alle seguenti formule:

1−cos 2 x 1+ cos 2 x sin 2 x


sin x 2= ; cos x 2= ; sin x cos x=
2 2 2

Equazioni riconducibili a omogenee di secondo grado in seno e coseno


Un’equazione del tipo a sin x 2+ b sinx cosx+ c cos x 2=d con d ≠ 0 è riconducibile ad equazione omogenea
di secondo grado in seno e coseno. Questo è possibile moltiplicando il termine noto d per ( sin x 2+ cos x 2 )
che dalla prima relazione fondamentaleè uguale a 1. L’equazione diventa:

d ( sin 2 x+ cos2 x )
Sistemi di equazioni goniometriche
Per la risoluzione di un sistema di equazioni goniometriche si procede per sostituzioni mediante incognite.

Un esempio:

4 cos 2 x +3 cos 2 y=4


{ 2 cos x +5 cos y=6

Poniamo cos x = X e cos y = Y:

4 X 2+ 3Y 2 =4
{ 2 X +5 Y =6

Ricaviamo la X o la Y dall’equazione che ci sembra più semplice e la sostuiamo, una volta trovata l’altra
incognita sostituiamo nuovamente. Trovate X e Y, li riconvertiamo nelle funzioni originarie così da trovare i
rispettivi angoli.

Disequazioni goniometriche
Una disequazione goniometrica è del tipo:

sin x >a , cos x >b , tan x >c

Con questi o con altri segni come ≤ ≥ oopure il <.

Per risolvere una disequazione goniometrica ci sono due metodologie:

 Primo metodo

Data la disequazione, si risolve innanzitutto l’equazione associata disegnando la funzione come una
sinusoide, una cosinusoide o una tangentoide che sia, in secondo luogo si rappresenta la retta,
consideriamo nel caso della sinusoide, parallela all’asse x e con intersezione con l’asse x nel punto relativo
al termine noto dell’equazione. Giunti a questo punto dovremo considerare gli intervalli dalla sinusoide in
corrispettiva della retta, che rispettano la disequazione e detrarne i risultati aggiungendo ovviamente 2kπ
nel caso di un’espansione delle soluzioni all’intervallo R.

Esempio:

1 1
y < → y=
2 2

 Secondo metodo

Data la disequazione, disegniamo la circonferenza goniometrica e su di essa disegniamo la retta che va ad


intersecare, secondo la funzione in esame, il termine noto posto al secondo membro, così facendo
mettiamo in evidenza gli angoli associati al secondo membro. Ora considerando la disequazione e quindi il
segno e il termine noto detrarremo gli intervalli o l’intervallo.

Esempio:
Disequazioni goniometriche non elementari
Un’equazione goniometrica non elementare è per esempio un’equazione di secondo grado in sin x, per
risolverla dovremo agire secondo una messa in evidenza, l’annullamento del prodotto e la risoluzione delle
due consequenziali equazioni elementari, in base al segno della disequazione in seguito si otterranno gli
intervalli.

Esempio:

Sistemi di disequazioni goniometriche


Un sistema di disequazioni goniometriche è l’insieme di sue o più disequazioni goniometriche nella stessa
incognita, le cui soluzioni soddisfano tutte.

Per la risoluzione si risolvono le due disequazioni separatamente, una volta detratti gli intervalli che
soddisfano le due disequazioni separatamente, si passa all’unione di queste.

Per la soluzione finale si disegna nuovamente la circonferenza goniometrica, si rappresentano gli intervalli
esterni o interni che siano, per i primi si disegnano gli angoli degli intervalli risultati dalle disequazioni ma
anche gli opposti collegandoli tramite un segmento per mettere in evidenza i risultati, per i secondi invece
si sottolineano sulla circonferenza. Una volta fatto questo, si leggono le soluzioni aggiungendo 2kπ.

Esempio:

Trigonometria
La trigonometria è lo studio delle relazioni metriche fra i lati e gli angoli di un triangolo.

Primo teorema dei triangoli rettangoli


In un triangolo rettangolo la misura di un cateto è uguale a quella dell’ipotenusa moltiplicata per il seno
dell’angolo opposto del cateto o per il coseno dell’angolo(acuto) adiacente al
cateto.

cateto=ipotenusa ∙ seno dell ' angolo opposto

cateto=ipotenusa ∙ coseno dell ' angolo adiacente

a=c sin α oppure a=c cos β

b=c cos α oppure a=c sin β


Secondo Teorema dei triangoli rettangoli
In un triangolo rettangolo la misura di un cateto è uguale a quella dell’altro cateto
moltiplicata per la tangente dell’angolo opposto al primo cateto o per la cotangente dell’angolo adiacente
al primo cateto.

cateto=altro cateto ∙ tangente del l' angolo oppostoal primo cateto

cateto=altro cateto ∙ cotangente dell ' angolo acuto adiacente al primo cateto

a=b tan α oppure a=b cot β

b=a cot α oppure a=a tan β

Applicazioni dei teoremi sui triangoli rettangoli


La misura dell’area di un triangolo rettangolo è uguale al semiprodotto delle misure di due lati e del seno
dell’angolo compreso fra essi.

1
Area= ∙lato1 ∙ lato2 ∙ seno dell ' angolo compreso
2

Teorema della corda


In una circonferenza la misura di una corda è uguale al prodotto della misura del diametro per il seno di uno
degli angoli alla circonferenza che insistono sulla corda.
Teorema dei seni
In un triangolo le misure dei lati sono proporzionali ai seni degli angoli opposti.

Per tre punti distinti e non allineati possa sempre una circonferenza quindi è possibile scrivere un triangolo
in una circonferenza.

Con 2-3 angoli e dovendo trovare 3 lati non posso applicare il teorema dei seni.

Con 2-3 lati e dovendo trovare l’altro o gli angoli posso applicare il teorema dei seni.

Teorema dei coseni


In un triangolo il quadrato della misura di un lato è uguale alla somma dei quadrati delle misure degli altri
due lati diminuita del doppio prodotto della misura di questi due lati per il coseno dell’angolo compreso fra
essi.

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