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Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli

Analisi Matematica 2
a
edizione
Dimostrazioni richiamate nel testo
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
1 Dimostrazioni del Capitolo 1 2
2 Dimostrazioni del Capitolo 2 8
3 Dimostrazioni del Capitolo 3 9
4 Dimostrazioni del Capitolo 4 12
5 Dimostrazioni del Capitolo 5 18
6 Dimostrazioni del Capitolo 6 19
7 Dimostrazioni del Capitolo 7 21
8 Dimostrazioni del Capitolo 8 28
9 Dimostrazioni del Capitolo 9 35
10 Dimostrazioni del Capitolo 10 39
11 Dimostrazioni del Capitolo 11 41
12 Dimostrazioni del Capitolo 12 51
13 Dimostrazioni del Capitolo 13 56
14 Dimostrazioni del Capitolo 14 58
15 Dimostrazioni del Capitolo 15 65
16 Dimostrazioni del Capitolo 16 68
17 Dimostrazioni del Capitolo 17 70
18 Dimostrazioni del Capitolo 18 75
19 Dimostrazioni del Capitolo 19 87
Dimostrazioni del Capitolo 1 2
1 Dimostrazioni del Capitolo 1
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 1.3 (propriet` a di densit` a di R), pag. 9 . . . . 2
Dimostrazione del Teorema 1.10 (propriet` a di completezza di R), pag. 14 2
Dimostrazione del Teorema 1.11 (esistenza e unicit` a della radice n-esima),
pag. 15 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
Dimostrazione del Teorema 1.13 (esistenza e unicit` a del logaritmo), pag.
17 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
Dimostrazione del Teorema 1.15 (propriet` a elementari dei numeri com-
plessi), pag. 20 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Dimostrazione del Teorema 1.3 (propriet` a di densit` a di R), pag. 9
Dobbiamo dimostrare che se x, y R sono tali che x < y, allora linsieme z R : x <
z < y contiene inniti numeri razionali e inniti numeri irrazionali.
Consideriamo prima il caso in cui y < 0. Per la positivit` a di y x e per la propriet` a 19
del Paragrafo 1.2, esiste n
0
N tale che
y x > 10
n
0
= 10 10
(n
0
+1)
> 2 10
(n
0
+1)
. (D1.1)
Sia y = p.
1

2
. . . . Per la (1.2)
p.
1

2

n
0
+1
10
(n
0
+1)
< y p.
1

2

n
0
+1
. (D1.2)
Posto
p.
1

2

n
0
+1
:= p.
1

2

n
0
+1
+ 10
(n
0
+1)
,
si ha:
x
(D1.1)
< y 2 10
(n
0
+1)
(D1.2)
p.
1
. . .
n
0
+1
2 10
n
0
+1
= p.
1

2

n
0
+1
10
(n
0
+1)
< p.
1

2

n
0
+1
(D1.2)
< y.
Allora ogni allineamento decimale della forma z = p.
1

n
0
+1

n
0
+2

n
0
+3
verica
x < z < y. Variando i valori di
j
, j n
0
+ 2, si ottengono inniti allineamenti limitati
o periodici (numeri razionali) e inniti allineamenti non limitati e non periodici (numeri
irrazionali) che vericano x < z < y.
Se 0 y = p,
1

2
. . . , si pone y = y p 1 e x = x p 1, cosicch e x < y < 0. Per
quanto appena dimostrato, esistono inniti numeri razionali e inniti numeri irrazionali z
tali che x < z < y: ponendo z = z + p + 1 si ottengono inniti numeri razionali e inniti
numeri irrazionali che vericano x < z < y.
Dimostrazione del Teorema 1.10 (propriet` a di completezza di R), pag.
14
Dimostriamo il Teorema 1.10 nel caso in cui A ` e limitato superiormente (il caso in cui A
` e limitato inferiormente ` e del tutto analogo). Dobbiamo cio` e dimostrare che se A R ` e
non vuoto e limitato superiormente, allora esiste sup A R.
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Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 1 3
Per denizione A ammette un maggiorante, ovvero un numero reale m tale che a m
per ogni a A. Osserviamo preliminarmente che ` e suciente dimostrare il Teorema nel
caso in cui m < 0. Se infatti il Teorema ` e vero in quel caso, allora dato un insieme A
superiormente limitato da m 0, operiamo una traslazione ponendo A

:= y R : y =
x m 1, x A: poich e 1 ` e un maggiorante per A

, esiste sup A

, e per la denizione
di A

si ha sup A

= sup A = + m + 1.
La dimostrazione si divide in due parti:
(a) si costruisce un candidato ad essere estremo superiore di A, nel senso che si prova
che esiste = p.
1

2
< 0 tale che
n N :
_

_
p.
1

n
` e maggiorante di A
p.
1

2

n
10
n
non ` e maggiorante di A,
(D1.3)
(b) si dimostra che eettivamente = sup A; per la (1.10), ci ` o ` e equivalente a di-
mostrare che:
(b1) x A : x ;
(b2) > 0 x A : x > .
(a). Per provare (a) osserviamo che, poich e A ammette maggiorante negativo, esiste
p N tale che
_

_
p ` e maggiorante di A
p 1 non ` e maggiorante di A;
quindi

1
0, 1, , 9 :
_

_
p.
1
` e maggiorante di A
p.
1
10
1
non ` e maggiorante di A.
Ripetendo il ragionamento si ha

2
0, 1, , 9 :
_

_
p.
1

2
` e maggiorante di A
p.
1

2
10
2
non ` e maggiorante di A
e cos` procedendo si costruisce il candidato := p.
1

2
che verica la propri-
et` a (D1.3).
(b1). Per provare (b1) procediamo per assurdo e supponiamo che (b1) sia falsa; allora
esiste x A tale che x > , ovvero x > 0. Per la propriet` a 19 del Paragrafo 1.2, ci ` o
implica che esiste n N tale che x > 10
n
, da cui segue che
x > + 10
n
= p.
1

2
+ 10
n
(1.2)
> p.
1

2

n
+ 10
n
10
n
= p.
1

2

n
.
Quindi p.
1

2

n
non ` e maggiorante di A, in contraddizione con la (D1.3). Perci ` o
(b1) ` e vera.
(b2). Per provare (b2) procediamo ancora per assurdo e supponiamo che (b2) sia falsa,
ovvero che esista R
+
tale che x p.
1

2
per ogni x A. Poich e > 0, per
la propriet` a 19 del Paragrafo 1.2 esiste n N tale che 10
n
; quindi si ha
x p.
1

2
10
n
per ogni x A.
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Dimostrazioni del Capitolo 1 4
Daltra parte
p.
1

2
p.
1

2

n
,
da cui segue che
x p.
1

2

n
10
n
per ogni x A,
ovvero p.
1

2

n
10
n
` e maggiorante di A, in contraddizione con la (D1.3). Ci ` o
prova (b2) e completa la dimostrazione del teorema.
Dimostrazione del Teorema 1.11 (esistenza e unicit` a della radice n-
esima), pag. 15
Dimostriamo il Teorema 1.11 nel caso particolare in cui n = 2 e y = 2, ovvero proviamo
che
esiste un unico x [0, ) tale che x
2
= 2
(il caso generale ` e del tutto analogo; lo studente ` e invitato a vericarlo per esercizio).
Lunicit` a segue immediatamente dal fatto che se 0 x
1
< x
2
, allora
x
2
1
= x
1
x
1
< x
2
x
2
= x
2
2
.
Per dimostrare lesistenza, siano A = s R : s
2
< 2 e x = sup A. Segue dal Teorema
1.10 che x ` e ben denito: infatti A ` e limitato superiormente (2 ` e maggiorante di A) e A
(1 A). Inoltre 1 < x < 2: infatti 1
2
= 1 < 2 < 4 = 2
2
. Per dimostrare che x
2
= 2 basta
provare che
(a) x
2
2 e (b) x
2
2.
(a). Per provare (a) procediamo per assurdo. Se (a) ` e falsa, allora x
2
> 2 e quindi esiste
> 0 tale che x
2
> 2 + . Dimostreremo che da ci ` o segue che
n
0
N :
_

_
x 10
n
0
> 0
(x 10
n
0
)
2
> 2,
(D1.4)
ovvero che x 10
n
0
` e un maggiorante di A, in contraddizione con x = sup A. Resta
dunque da dimostrare (D1.4). Poich e x > 1, ` e evidente che
x 10
n
> 0 n N.
Poich e x
2
> 2 + , x < 2 e 10
2n
> 0, si ottiene
(x 10
n
)
2
= x
2
2 10
n
x + 10
2n
> 2 + 4 10
n
,
quindi (x 10
n
)
2
> 2 se
4 10
n
0 ovvero 4 10
n
.
Per la positivit` a di e per la propriet` a 19 del Paragrafo 1.2, ` e possibile scegliere n
0
N
tale che 10
n
0


4
, e (D1.4) ` e provata.
(b). Per provare (b), procediamo ancora per assurdo e supponiamo che x
2
< 2; quindi
esiste > 0 tale che x
2
< 2 . Basta dimostrare che da ci ` o segue che lesistenza di
n
1
N tale che
n
1
N : (x + 10
n
1
)
2
< 2; (D1.5)
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Dimostrazioni del Capitolo 1 5
infatti in tal caso x + 10
n
1
A, ovvero x non ` e maggiorante di A, in contraddizione con
x = sup A. Sia quindi n
1
N (da determinare); si ha
(x + 10
n
1
)
2
= x
2
+ 2x10
n
1
+ 10
2n
1
< 2 + 4 10
n
1
+ 10
2n
1
< 2 + 5 10
n
1
.
Se si sceglie n
1
N tale che 10
n
1


5
, il che ` e possibile per la positivit` a di e per la
propriet` a 19 del Paragrafo 1.2, risulta 2+5 10
n
1
2, ovvero la (D1.5). Ci ` o conclude
la dimostrazione.
Dimostrazione del Teorema 1.13 (esistenza e unicit` a del logaritmo),
pag. 17
Dobbiamo dimostrare che per ogni a, y (0, ) con a 1 esiste un unico x R tale che
a
x
= y.
Lunicit` a segue dalla propriet` a 9 delle potenze. Per lesistenza si distinguono alcuni
casi.
(I) Se y = 1, allora x = 0 ` e ovviamente soluzione dellequazione a
x
= 1.
(II) Se a > 1 e y > 1, si pone
x := sups R : a
s
< y,
(si pu` o facilmente vericare che linsieme s R : a
s
< y ` e limitato superiormente,
quindi, per la completezza di R, ammette estremo superiore in R; lo studente spieghi
lidea della denizione di x come estremo superiore!) e si dimostra che a
x
= y
(omettiamo questa parte poich e i ragionamenti sono analoghi a quelli usati nella
dimostrazione del Teorema 1.11).
(III) Se 0 < a < 1 e y > 1, allora si ha, per le propriet` a delle potenze, che
a
x
= y
_
1
a
_
x
= y,
quindi essendo
1
a
> 1 risulta
log
a
y := log1
a
y.
(IV) Se a R
+
, a 1 e 0 < y < 1, allora, per le propriet` a delle potenze,
a
x
= y a
x
=
1
y
,
e, essendo
1
y
> 1, si pone
log
a
y := log
a
_
1
y
_
.
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Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 1 6
Dimostrazione del Teorema 1.15 (propriet` a elementari dei numeri com-
plessi), pag. 20
La dimostrazione si basa sulla denizione della somma e del prodotto di numeri complessi
e sulle propriet` a elementari vericate dai numeri reali. Utilizzeremo sempre le notazioni
z = x + iy, z
k
= x
k
+ iy
k
(k N) ecc., dove x, y, x
k
, y
k
R.
1. z
1
+ z
2
= z
2
+ z
1
per ogni z
1
, z
2
C.
Per la denizione di addizione di numeri complessi,
z
1
+ z
2
= (x
1
+ x
2
) + i(y
1
+ y
2
) e z
2
+ z
1
= (x
2
+ x
1
) + i(y
2
+ y
1
).
Poich e laddizione di numeri reali verica la propriet` a commutativa, x
1
+ x
2
= x
2
+ x
1
e
y
1
+ y
2
= y
2
+ y
1
, quindi z
1
+ z
2
= z
2
+ z
1
.
2. (z
1
+ z
2
) + z
3
= z
1
+ (z
2
+ z
3
) per ogni z
1
, z
2
, z
3
C.
Per la denizione di addizione di numeri complessi,
(z
1
+ z
2
) + z
3
= ((x
1
+ x
2
) + i(y
1
+ y
2
)) + (x
3
+ iy
3
) = ((x
1
+ x
2
) + x
3
) + i((y
1
+ y
2
) + y
3
)
e
z
1
+ (z
2
+ z
3
) = (x
1
+ iy
1
) + ((x
2
+ x
3
) + i(y
2
+ y
3
)) = (x
1
+ (x
2
+ x
3
)) + i(y
1
+ (y
2
+ y
3
)).
Poich e laddizione di numeri reali verica la propriet` a associativa, (x
1
+ x
2
) + x
3
= x
1
+
(x
2
+ x
3
) e (y
1
+ y
2
) + y
3
= y
1
+ (y
2
+ y
3
), quindi (z
1
+ z
2
) + z
3
= z
1
+ (z
2
+ z
3
).
3. Esiste un unico numero complesso, indicato con 0, tale che z + 0 = z per ogni z C.
Cerchiamo z
0
= x
0
+ iy
0
C tale che z + z
0
= z per ogni z = x + iy C, cio` e tale che
per ogni x, y R
(x + iy) + (x
0
+ iy
0
) = x + iy ovvero (x + x
0
) + i(y + y
0
) = x + iy.
Allora x + x
0
= x e y + y
0
= y per ogni x, y R ovvero x
0
= y
0
= 0. Perci ` o z
0
= 0 + i0 ` e
lunico numero complesso che verica la propriet` a richiesta.
4. Per ogni z C esiste un unico numero complesso, indicato con z, tale che z+(z) = 0.
Dato z = x+iy C, cerchiamo w = +i Ctale che z+w = 0 ovvero (x+)+i(y+) =
0 + i0. Allora x + = 0 e y + = 0, per cui = x e = y, quindi z = (x) + i(y) ` e
lunico numero complesso che verica la propriet` a richiesta.
5. z
1
z
2
= z
2
z
1
per ogni z
1
, z
2
C.
Per la denizione di moltiplicazione di numeri complessi,
z
1
z
2
= (x
1
x
2
y
1
y
2
) + i(x
1
y
2
+ y
1
x
2
) e z
2
z
1
= (x
2
x
1
y
2
y
1
) + i(x
2
y
1
+ y
2
x
1
).
Poich e la moltiplicazione di numeri reali verica la propriet` a commutativa, x
1
x
2
y
1
y
2
=
x
2
x
1
y
2
y
1
e x
1
y
2
+ y
1
x
2
= x
2
y
1
+ y
2
x
1
, quindi z
1
z
2
= z
2
z
1
.
6. (z
1
z
2
)z
3
= z
1
(z
2
z
3
) per ogni z
1
, z
2
, z
3
C.
Per la denizione di moltiplicazione di due numeri complessi,
(z
1
z
2
)z
3
= ((x
1
x
2
y
1
y
2
) + i(x
1
y
2
+ y
1
x
2
))(x
3
+ iy
3
)
= ((x
1
x
2
y
1
y
2
)x
3
(x
1
y
2
+ y
1
x
2
)y
3
) + i((x
1
x
2
y
1
y
2
)y
3
+ (x
1
y
2
+ y
1
x
2
)x
3
)
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
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Dimostrazioni del Capitolo 1 7
e
z
1
(z
2
z
3
) = (x
1
+ iy
1
)((x
2
x
3
y
2
y
3
) + i(x
2
y
3
+ y
2
x
3
))
= (x
1
(x
2
x
3
y
2
y
3
) y
1
(x
2
y
3
+ y
2
x
3
)) + i(x
1
(x
2
y
3
+ y
2
x
3
) + y
1
(x
2
x
3
y
2
y
3
)).
Poich e i numeri reali vericano le propriet` a commutativa e associativa,
(x
1
x
2
y
1
y
2
)x
3
(x
1
y
2
+ y
1
x
2
)y
3
= x
1
(x
2
x
3
y
2
y
3
) y
1
(x
2
y
3
+ y
2
x
3
)
e
(x
1
x
2
y
1
y
2
)y
3
+ (x
1
y
2
+ y
1
x
2
)x
3
= x
1
(x
2
y
3
+ y
2
x
3
) + y
1
(x
2
x
3
y
2
y
3
),
quindi (z
1
z
2
)z
3
= z
1
(z
2
z
3
).
7. Esiste un unico numero complesso, indicato con 1, tale che z 1 = z per ogni z C.
Cerchiamo z
1
= x
1
+ iy
1
C tale che zz
1
= z per ogni z = x + iy C, cio` e tale che per
ogni x, y R
(x + iy)(x
1
+ iy
1
) = x + iy ovvero (xx
1
yy
1
) + i(xy
1
+ yx
1
) = x + iy
ovvero
xx
1
yy
1
= x e xy
1
+ yx
1
= y per ogni x, y R.
La scelta di x = 0 e y = 1 nella prima uguaglianza implica che y
1
= 0, quindi rimane da
dimostrare che esiste un unico x
1
R tale che xx
1
= x e yx
1
= y per ogni x, y R. Per
la propriet` a 7 dei numeri reali x
1
= 1 ` e lunica possibilit` a, quindi z
1
= 1 + i0 ` e lunico
numero complesso che verica la propriet` a richiesta.
8. Per ogni z C, z 0, esiste un unico numero complesso, indicato con z
1
, tale che
z z
1
= 1.
Dato z = x + iy 0, cerchiamo w = + i C tale che zw = 1 ovvero (x y) +
i(x + y) = 1 + i0. Si deve quindi risolvere il sistema
_
x y = 1
x + y = 0.
rispetto a , R. Se x 0, per la seconda equazione = y/x, e sostituendolo nella
prima equazione, si trova
x +
y
2
x
= 1 ovvero =
x
x
2
+ y
2
.
Allora =
y
x
=
y
x
2
+y
2
, quindi, se x 0, w =
x
x
2
+y
2
i
y
x
2
+y
2
` e lunico numero complesso
tale che zw = 1. Se invece x = 0, necessariamente y 0 e partendo dallugualianza
= x/y si ragiona in modo analogo per giungere alla stessa conclusione.
9. Per ogni z
1
, z
2
, z
3
C, (z
1
+ z
2
)z
3
= z
1
z
3
+ z
2
z
3
.
Dati z
k
= x
k
+ iy
k
(k = 1, 2, 3) si ha che
(z
1
+ z
2
)z
3
= ((x
1
+ x
2
) + i(y
1
+ y
2
))(x
3
+ iy
3
)
= ((x
1
+ x
2
)x
3
(y
1
+ y
2
)y
3
) + i((x
1
+ x
2
)y
3
+ (y
1
+ y
2
)x
3
)
e
z
1
z
3
+ z
2
z
3
= (x
1
x
3
y
1
y
3
) + i(x
1
y
3
+ y
1
x
3
) + (x
2
x
3
y
2
y
3
) + i(x
2
y
3
+ y
2
x
3
)
= ((x
1
x
3
y
1
y
3
+ x
2
x
3
y
2
y
3
) + i(x
1
y
3
+ y
1
x
3
+ x
2
y
3
+ y
2
x
3
)).
Chiaramente (x
1
+x
2
)x
3
(y
1
+y
2
)y
3
= x
1
x
3
y
1
y
3
+x
2
x
3
y
2
y
3
e (x
1
+x
2
)y
3
+(y
1
+y
2
)x
3
=
x
1
y
3
+ y
1
x
3
+ x
2
y
3
+ y
2
x
3
, quindi (z
1
+ z
2
)z
3
= z
1
z
3
+ z
2
z
3
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 2 8
2 Dimostrazioni del Capitolo 2
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione che Q ` e numerabile, pag. 51 . . . . . . . . . . . . . . . . 8
Dimostrazione che Q ` e numerabile, pag. 51
Si elencano i numeri razionali seguendo le frecce indicate nella tabella sottostante, saltan-
do quei numeri razionali che si sono gi` a elencati in precedenza:
1
1
,
2
1
,
1
2
,
1
3
,
3
1
,
4
1
,
3
2
,
2
3
,
1
4
,
1
5
,
5
1
,
6
1
,
5
2
,
4
3
,
3
4
,
2
5
,
1
6
, . . . .
In tal modo si determina una funzione biunivoca tra N e Q.
1/1 1/2 1/3 1/4 1/5 . . .
, , ,
2/1 2/2 2/3 2/4 2/5 . . .
, ,
3/1 3/2 3/3 3/4 3/5 . . .
, ,
4/1 4/2 4/3 4/4 4/5 . . .
,
5/1 5/2 5/3 5/4 5/5 . . .
,
6/1 6/2 6/3 6/4 6/5 . . .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
. . . .
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 3 9
3 Dimostrazioni del Capitolo 3
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Lemma 3.6, pag. 78 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
Dimostrazione del Teorema 3.7 (Teorema di Bolzano-Weierstrass), pag.
78 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
Dimostrazione del Teorema 3.20 (aritmetica parziale di R

), pag. 89 . . 11
Dimostrazione del Lemma 3.6, pag. 78
Dobbiamo dimostrare che se x
0
R

` e un punto di accumulazione per E R, un


qualunque intorno 1 di x
0
contiene inniti punti di E.
Per denizione, esiste x
1
x
0
tale che x
1
E 1. Quindi, per il principio di
induzione, basta dimostrare che dati n punti (n 1, n N) x
1
, . . . , x
n
appartenenti ad
E 1 e diversi da x
0
, esiste un punto x
n+1
E 1 tale che x
n+1
x
k
per k = 0, 1, . . . , n.
Per la propriet` a di separazione della topologia di R

, per ogni k = 1, . . . , n esiste un


intorno 1
k
di x
0
tale che x
k
1
k
. Sia + := 1
1
1
2
1
n
1. Allora x
k
+
per ogni k = 1, . . . , n e, per la propriet` a (ii) della topologia, + ` e un intorno di x
0
. Per la
denizione di punto di accumulazione, + 1 contiene un punto x
n+1
di E diverso da x
0
,
quindi x
n+1
E 1 e x
n+1
x
k
per ogni k = 0, 1, . . . , n.
Dimostrazione del Teorema 3.7 (Teorema di Bolzano-Weierstrass), pag.
78
Dobbiamo dimostrare che se E R ` e un insieme limitato e innito, allora esiste almeno
un punto di accumulazione per E in R.
La dimostrazione ` e costruttiva e procede nel modo seguente:
(a) si determina un punto x candidato ad essere punto di accumulazione;
(b) si prova che x soddisfa tale propriet` a.
(a). Essendo per ipotesi E limitato, esistono a
0
, b
0
R tali che a
0
< b
0
ed E I
0
:=
[a
0
, b
0
]. Dividiamo lintervallo I
0
in due intervalli di uguale lunghezza:
_
a
0
,
a
0
+ b
0
2
_
e
_
a
0
+ b
0
2
, b
0
_
.
Poich e E contiene inniti punti e E I
0
, almeno uno dei due intervalli contiene inniti
punti di E; indichiamo con I
1
= [a
1
, b
1
] tale intervallo. Si osservi che
a
0
a
1
b
1
b
0
e b
1
a
1
=
b
0
a
0
2
.
Suddividendo, in modo analogo, I
1
in due intervalli, si determina un intervallo
I
2
= [a
2
, b
2
]
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 3 10
che contiene inniti punti di E e risulta
a
0
a
1
a
2
b
2
b
1
b
0
e b
2
a
2
=
b
1
a
1
2
=
b
0
a
0
2
2
.
Cos` procedendo, si costruisce per ogni n N un intervallo
I
n
= [a
n
, b
n
]
che contiene inniti punti di E e tale che
a
0
a
1
a
2
a
n
b
n
b
2
b
1
b
0
,
b
n
a
n
=
b
0
a
0
2
n
.
Detti
A = a
n
: n N e B = b
n
: n N,
tali insiemi risultano limitati in R (sono contenuti in I
0
) e quindi, per la propriet` a di
completezza, esistono
sup A e inf B.
Si osservi che, per costruzione, si ha a
k
< b
m
per ogni k, m N; ci ` o signica che per ogni
m N b
m
` e maggiorante di A: quindi
sup A b
m
m N,
perci` o
sup A inf B.
Inoltre si ha
0 inf B sup A b
n
a
n
=
b
0
a
0
2
n
n N,
cosicch e, data larbitrariet` a di n,
inf B sup A = 0,
ovvero
x := inf B = sup A.
(b). Dimostriamo che x ` e punto di accumulazione per E, cio` e che
> 0, B

(x) contiene inniti punti di E.


Si noti che, per costruzione, x I
n
per ogni n N. Inoltre, per la propriet` a di Archimede,
esiste n
0
N tale che
b
n
0
a
n
0
=
b
0
a
0
2
n
0
< .
Perci ` o si ha
I
n
0
B

(x),
quindi anche B

(x) contiene inniti punti di E.


Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 3 11
Dimostrazione del Teorema 3.20 (aritmetica parziale di R

), pag. 89
Sia x
0
R

un punto di accumulazione per X = dom f domg.


(i) Dimostriamo che se f (x) +e g(x) ` e denitivamente limitata inferiormente per
x x
0
, allora f (x) + g(x) +per x x
0
(laltro caso ` e analogo).
Sia M R qualunque. Per lipotesi su g, esiste K R tale che g(x) K denitiva-
mente per x x
0
. Per lipotesi su f , f (x) > M K denitivamente per x x
0
.
Perci ` o, per (3.17)-(3.19),
f (x) + g(x) > M K + K = M denitivamente per x x
0
.
(ii) Dimostriamo che se f (x) + e g(x) (0, +) per x x
0
, allora
f (x)g(x) +per x x
0
(i casi in cui = +o [, 0) sono analoghi).
Sia M R qualunque. Per lipotesi su g e il Lemma 3.14, g(x) >

2
> 0 denitiva-
mente per x x
0
. Per lipotesi su f , f (x) > 2M/ denitivamente per x x
0
.
Perci ` o, per (3.17)-(3.19),
f (x)g(x) >
2M



2
= M M denitivamente per x x
0
.
(iii) Dimostriamo che se f (x) 0 e g(x) ` e denitivamente limitata per x x
0
, allora
f (x)g(x) 0 per x x
0
.
Sia > 0 qualunque. Per lipotesi su g, esiste K > 0 tale che g(x) < K deniti-
vamente per x x
0
. Per lipotesi su f , f (x) < /K denitivamente per x x
0
.
Perci ` o, per (3.17)-(3.19),
f (x)g(x) 0 = f (x)g(x) <

K
K = denitivamente per x x
0
.
(iv) Dimostriamo che se f (x) 0
+
per x x
0
, allora 1/ f (x) + per x x
0
(il
casi in cui f + ` e analogo).
Sia M R qualunque. Per lipotesi su f , 0 < f (x) < 1/M denitivamente per
x x
0
. Perci ` o
f (x) > M M denitivamente per x x
0
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 4 12
4 Dimostrazioni del Capitolo 4
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 4.3 (il numero di Nepero), pag. 113 . . . . . 12
Dimostrazione del Teorema 4.6, pag. 115 . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
Dimostrazione del Teorema 4.7, pag. 115 . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
Dimostrazione del Teorema 4.9 (Criterio di Cauchy), pag. 116 . . . . . 13
Dimostrazione del Teorema 4.18 (Teorema del confronto asintotico),
pag. 127 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
Dimostrazione del Teorema 4.28 (Teorema di Riemann), pag. 142 . . . . 15
Dimostrazione del Teorema 4.30 (prodotto di Cauchy di due serie), pag.
144 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
Dimostrazione del Teorema 4.3 (il numero di Nepero), pag. 113
Dobbiamo dimostrare che la successione a
n
= (1 +
1
n
)
n
per n = 1, 2 . . . ` e strettamente
crescente e limitata.
Proviamo prima che a
n
` e strettamente crescente. Per n 2, si ha:
a
n
a
n1
=
_
1 +
1
n
_
n
_
1 +
1
n 1
_
n1
=
_
n + 1
n
_
n
_
n 1
n
_
n1
=
_
n + 1
n
_
n
_
n 1
n
_
n
n 1
n
=
_
n
2
1
n
2
_
n
1
1
n
=
_
1
1
n
2
_
n
1
1
n
.
Per la disuguaglianza di Bernoulli (si veda la (1.37)) (1
1
n
2
)
n
1
n
n
2
= 1
1
n
, quindi
a
n
a
n1
1 ovvero a
n
` e crescente.
Per provare che a
n
` e limitata, si consideri la successione b
n
denita da
b
n
=
_
1 +
1
n
_
n+1
= a
n
_
1 +
1
n
_
> a
n
. (D4.1)
Per ogni n 2 si ha:
b
n
b
n1
=
_
1 +
1
n
_
n+1
_
1 +
1
n 1
_
n
=
1 +
1
n
_
n
n + 1
_
n
_
n
n 1
_
n
=
1 +
1
n
_
n
2
n
2
1
_
n
=
1 +
1
n
_
n
2
1 + 1
n
2
1
_
n
=
1 +
1
n
_
1 +
1
n
2
1
_
n
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 4 13
Per la disuguaglianza di Bernoulli,
_
1 +
1
n
2
1
_
n
1 +
n
n
2
1
> 1 +
n
n
2
= 1 +
1
n
,
quindi
b
n
b
n1
< 1, ovvero b
n
` e decrescente. Allora, per la (D4.1), 0 < a
n
< b
n
< b
1
= 4 e
a
n
` e limitata.
Dimostrazione del Teorema 4.6, pag. 115
Dobbiamo dimostrare che le seguenti due aermazioni sono equivalenti:
(i) lim
n+
a
n
= R

;
(ii) per ogni sottosuccessione a
k
n
si ha che lim
n+
a
k
n
= R

.
(i) (ii). Sia a
k
n
una sottosuccessione e sia > 0; per (i), esiste N N tale che
a
n
< per ogni n > N. Poich e k
n
n, anche a
k
n
< per ogni n > N, quindi
lim
n+
a
k
n
= .
(ii) (i). Basta osservare che a
n
` e sottosuccessione di s e stessa.
Dimostrazione del Teorema 4.7, pag. 115
Data una successione limitata a
n
R, dobbiamo dimostrare che esiste una sottosucces-
sione convergente.
Se uno stesso valore, a, compare innite volte nella successione, la sottosuccessione
a, a, . . . converge ad a. Quindi resta da considerare il caso in cui la successione contiene
inniti valori distinti, cio` e il caso in cui limmagine A = a
n
: n N R della
successione ` e un insieme innito. Per la limitatezza della successione, A ` e anche un
insieme limitato e quindi, per il teorema di Bolzano-Weierstrass (Teorema 3.7), possiede
almeno un punto di accumulazione R. Per il Lemma 3.6, ogni intorno sferico 1
n
:=
(
1
n
, +
1
n
) contiene inniti punti di A diversi da . Quindi esiste k
1
N, k
1
> 0 tale che
a
k
1
1
1
, esiste k
2
N, k
2
> k
1
tale che a
k
2
1
2
e cos` via: per ogni n N esiste k
n
N,
k
n
> k
n1
tale che a
k
n
1
n
. La successione a
k
1
, a
k
2
, a
k
3
, . . . ` e una sottosuccessione di
a
n
che, per costruzione, converge a : infatti a
k
n
1
n
1
m
per ogni n m, e quindi
per ogni si ha a
k
n
< per ogni n > n

, dove n

` e tale che n

1/ (per esempio
n

= [1/] + 1).
Dimostrazione del Teorema 4.9 (Criterio di Cauchy), pag. 116
Sia a
n
R una successione. Dobbiamo dimostrare che le due seguenti aermazioni
sono equivalenti:
(i) a
n
` e convergente;
(ii) a
n
` e fondamentale.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 4 14
(i) (ii). Poich e lim
n+
a
n
= R, dato > 0 esiste n N tale che
a
n
<

2
n N.
Quindi per ogni n, m N si ha
a
n
a
m
= (a
n
) (a
m
) a
n
+ a
m
<

2
+

2
= .
(ii) (i). Poich e a
n
` e fondamentale, per la (4.13) a
n
` e limitata e quindi, per il
Teorema 4.7, possiede una sottosuccessione a
k
n
convergente a un certo valore R.
Ci` o signica che preso > 0, esiste N
1
N tale che
a
k
n
<

2
n N
1
.
Inoltre, poich e per ipotesi a
n
` e fondamentale, esiste N
2
N tale che
a
n
a
m
<

2
n, m N
2
.
Scegliendo m = k
n
, si ottiene
a
n
a
k
n
<

2
n N
2
(si noti che la condizione m N
2
` e vericata: m = k
n
n N
2
poich e k
n
` e strettamente
crescente). Quindi, per la disuguaglianza triangolare,
a
n
a
n
a
k
n
+ a
k
n
<

2
+

2
= n N := maxN
1
, N
2
.
Dimostrazione del Teorema 4.18 (Teorema del confronto asintotico),
pag. 127
Dobbiamo dimostrare che se a
k
0, b
k
0 e a
k
= b
k
(1 + o(1)) denitivamente per
k +, allora le corrispondenti serie hanno lo stesso comportamento.
Segue dallipotesi che esiste k
0
N tale che
1
2
b
k
a
k
2b
k
per ogni k > k
0
,
quindi
1
2

k=k
0
+1
b
k

k=k
0
+1
a
k
2

k=k
0
+1
b
k
per ogni k > k
0
.
Poich e (si veda la 4.25) le due serie hanno lo stesso comportamento delle rispettive
code, segue dal criterio del confronto (Teorema 4.17) che le due serie hanno lo stesso
comportamento.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 4 15
Dimostrazione del Teorema 4.28 (Teorema di Riemann), pag. 142
Dobbiamo dimostrare che se

_
k=0
a
k
converge semplicemente ma non assolutamente, allo-
ra:
(i) per ogni s R esiste un riordinamento,

_
k=0
b
k
, di

_
k=0
a
k
tale che

_
k=0
b
k
= s;
(ii) esiste un riordinamento di

_
k=0
a
k
che diverge;
(iii) esiste un riordinamento di

_
k=0
a
k
che ` e irregolare.
(i). Siano P
k
e M
k
le sottosuccessioni di a
k
che contengono, rispettivamente, tutti gli
elementi non negativi e tutti gli elementi negativi di a
k
, presi nellordine in cui appaiono:
P
k
0 e M
k
< 0 per ogni k N.
Poich` e

_
k=0
a
k
` e convergente ma non assolutamente convergente,

k=0
P
k
= + e

k=0
M
k
= . (D4.2)
Siano infatti s

n
=
n
_
k=1
P
k
e s

n
=
n
_
k=1
M
k
; le due successioni sono monotone, quindi ammet-
tono limite, e s
n
=
n
_
k=1
a
k
= s

n
+s

n
. Perci ` o, se per assurdo una delle due ` e convergente, al-
lora lo ` e anche laltra; daltra parte
n
_
k=1
a
k
= s

n
s

n
, e quindi la serie risulta assolutamente
convergente, in contraddizione con lipotesi. Ci` o prova la (D4.2).
Deniamo la successione b
k
per ricorrenza. Lidea ` e la seguente: a ciascun passo,
valutiamo la somma dei n termini gi` a selezionati, s
n
= b
0
+ b
1
+ + b
n
, e scegliamo
come successivo, b
n+1
, il primo non gi` a selezionato tra quelli non negativi se s
n
< s, il
primo non gi` a selezionato tra quelli negativi se s
n
s. Per far questo, a ciascun passo
aggiorniamo due indici, p(n) e m(n), che segnalano il primo elemento non gi` a selezionato
delle due sottosuccessioni.
Inizializziamo il sistema ponendo
b
0
= 0, p(0) = 0, m(0) = 0.
Al primo passo, poniamo
_

_
b
1
= P
p(0)
p(1) = 1
m(1) = 0
_

_
se 0 < s,
_

_
b
1
= M
m(0)
p(1) = 0
m(1) = 1
_

_
se s 0.
Procedendo in questo modo, al passo n poniamo s
n
= b
0
+ b
1
+ + b
n
e
b
n+1
= P
p(n)
p(n + 1) = p(n) + 1
m(n + 1) = m(n)
_

_
se s
n
< s,
b
n+1
= M
m(n)
p(n + 1) = p(n)
m(n + 1) = m(n) + 1
_

_
se s s
n1
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 4 16
Osserviamo che
p(n) + e m(n) + per n +. (D4.3)
Per costruzione p(n) ` e crescente; se per assurdo p(n) ` e limitata, allora esiste n
0
tale che
s s
n
= s
n
0
+
n
_
k=n
0
+1
M
k
per ogni n > n
0
; passando al limite per n + si ottiene
s , che ` e impossibile poich e s R.
Segue da (D4.3) che la successione b
k

k1
contiene tutti gli elementi di P
k
e di M
k
;
perci` o

_
k=1
b
k
` e un riordinamento di

_
k=0
a
k
. Resta da dimostrare che s
n
s per n +.
Da (D4.3) segue anche che il segno di s
n
s cambia innite volte; quindi esiste una
sottosuccessione s
j
n
tale che s
j
2n
s s
j
2n
+1
e s
j
(2n+1)
+1
s s
j
(2n+1)
. Si ha
0 s
n
s b
j
2n
+1
per ogni n [ j
2n
+ 1, j
(2n+1)
]
0 s s
n
b
j
(2n+1)
+1
per ogni n [ j
(2n+1)
+ 1, j
(2n+2)
]
Infatti, se ad esempio n [ j
2n
+ 1, j
(2n+1)
] allora per costruzione 0 s
n
s s
j
2n
+1
s
s
j
2n
+1
s
j
2n
= b
j
2n
+1
(la seconda si verica allo stesso modo). Poich e (per la convergenza
semplice) b
n
0 per n +, (i) ` e dimostrato.
(ii). Procediamo come prima, denendo b
n
invece come
b
n+1
:=
_

_
M
m(n)+1
se s
n
=
n
_
i=0
b
i
n
P
p(n)+1
se s
n
< n.
In questo caso si dimostra che s
n
n cambia segno innite volte, utilizzando, oltre alla
(D4.2), il fatto che P
k
0 per k +; ragionando come sopra, da ci ` o segue facilmente
che

_
k=0
b
k
= +.
(iii). Per la (D4.2) si pu` o costruire un riordinamento tale che le sue somme parziali s
n
vericano la seguente propriet` a: per ogni N N esisto n
1
, n
2
> N tali che s
n
1
0 e
s
n
2
+1. Tale riordinamento ` e chiaramente irregolare.
Dimostrazione del Teorema 4.30 (prodotto di Cauchy di due serie),
pag. 144
Dobbiamo dimostrare che se

_
k=0
a
k
e

_
k=0
b
k
sono convergenti e una delle due ` e assoluta-
mente convergente, allora la serie prodotto ` e convergente e

k=0
_

_
k

j=0
a
j
b
kj
_

_
=
_

k=0
a
k
_

_
_

k=0
b
k
_

_
.
Supponiamo per esempio che

_
k=0
a
k
sia assolutamente convergente; siano A
n
, B
n
e C
n
le seguenti somme parziali:
A
n
:=
n

k=0
a
k
, B
n
:=
n

k=0
b
k
, C
n
:=
n

k=0
_

_
k

j=0
a
j
b
kj
_

_
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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Dimostrazioni del Capitolo 4 17
Allora risulta
C
n
= a
0
b
0
+ (a
0
b
1
+ a
1
b
0
) + + (a
0
b
n
+ + a
n
b
0
)
= a
0
(b
0
+ + b
n
) + a
1
(b
0
+ + b
n1
) + + a
n
b
0
= (a
0
+ a
1
+ + a
n
)(b
0
+ b
1
+ + b
n
) R
n
= A
n
B
n
R
n
dove abbiamo posto
R
n
= (b
1
+ b
2
+ + b
n
)a
n
+ (b
2
+ + b
n
)a
n1
+ + b
n
a
1
. (D4.4)
Poich e A
n
B
n

_

_
k=0
a
k
_ _

_
k=0
b
k
_
per n +, resta da dimostrare che
R
n
0 per n +. (D4.5)
Preso > 0, per il criterio di Cauchy esiste N

N tale che

k=m
b
k

< n m > N

.
Si osservi che, se n > N

, nella (D4.4) soltanto i coecienti di a


n
, a
n1
, . . ., . . . , a
nN

+1
contengono b
k
con k N

, quindi
R
n
b
1
+ + b
n
a
n
+ + b
N

+ + b
n
a
nN

+1
+
nN

k=1
a
k

M
1
n

k=nN

+1
a
k
+ M
2
,
dove
M
1
:=

k=1
b
k

e M
2
:=

k=1
a
k
.
Per il criterio di Cauchy esiste N

tale che
n

k=nN

+1
a
k
< n > N

,
quindi
R
n
(M
1
+ M
2
) n > N

e la (D4.5) segue dallarbitrariet` a di .


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Dimostrazioni del Capitolo 5 18
5 Dimostrazioni del Capitolo 5
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 5.5 (teorema ponte), pag. 160 . . . . . . . . 18
Dimostrazione del Teorema 5.5 (teorema ponte), pag. 160
Sia f : X R e sia x
0
un punto di accumulazione per X. Dobbiamo dimostrare che le
due seguenti aermazioni sono equivalenti:
(i) lim
xx
0
f (x) = R

;
(ii) per ogni successione a
n
X \ x
0
tale che a
n
x
0
per n +, si ha
lim
n+
f (a
n
) = .
Consideriamo solo il caso in cui x
0
e R (gli altri sono analoghi).
(i) (ii). Se vale (i), preso > 0 esiste > 0 tale che
f (x) < se x X e 0 < x x
0
< . (D5.1)
Daltra parte, se a
n
x
0
, esiste per questo > 0 un N N tale che n > N si ha
a
n
x
0
< ; inoltre per ipotesi a
n
X e 0 < a
n
x
0
(a
n
x
0
!); quindi, per la (D5.1),
f (a
n
) < n > N
e abbiamo trovato la (ii).
(ii) (i). Per assurdo, supponiamo che valga la (ii) ma sia falsa la (i). Allora
non ` e vero che: per ogni > 0 esiste > 0 tale che
x X, 0 < x x
0
< f (x) <
ovvero
esiste > 0 tale che non ` e vero che: esiste > 0 tale che
x X, 0 < x x
0
< f (x) < ,
ovvero
esiste > 0 tale che per ogni > 0 non ` e vero che:
x X, 0 < x x
0
< f (x) < ,
ovvero
esiste > 0 tale che per ogni > 0 esiste x

X tale che
0 < x

x
0
< e f (x

)
(D5.2)
(lo studente confronti la denizione di limite e la sua negazione (D5.2)!).
Visto che la (D5.2) ` e valida per ogni > 0, possiamo dare a i valori 1,
1
2
,
1
3
,
1
4
, . . . e
chiamare i valori corrispondenti x

nella (D5.2) a
1
, a
2
, a
3
, a
4
, . . . Allora abbiamo trovato
un valore > 0 e una successione a
n
X tali che
0 < a
n
x
0
<
1
n
e f (a
n
) n = 1, 2, 3, . . .
Quindi a
n
x
0
per n +e f (a
n
) , 0 per n +, in contraddizione con (ii).
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Dimostrazioni del Capitolo 6 19
6 Dimostrazioni del Capitolo 6
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 6.13 (continuit` a della funzione inversa nel
caso in cui X ` e compatto), pag. 173 . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Dimostrazione del Teorema 6.19, pag. 177 . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Dimostrazione del Teorema 6.20, pag. 177 . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Dimostrazione del Teorema 6.13 (continuit` a della funzione inversa nel
caso in cui X ` e compatto), pag. 173
Per denizione di funzione inversa, dom f
1
= f (X). Quindi dobbiamo dimostrare che,
preso un elemento y f (X), f
1
` e continua in y. Supponiamo per assurdo che non lo sia.
Ci` o signica (negando la denizione di limite, lo studente verichi) che esiste > 0 tale
che
> 0 y

f (X) : 0 < y y

< e f
1
(y

) f
1
(y) .
Scegliendo = 1/n (n 1) e scrivendo y
n
al posto di y
1/n
, si ottiene una successione
y
n
f (X) tale che y
n
y per n +e

f
1
(y
n
) f
1
(y)

per ogni n N . (D6.1)


Ponendo x
n
= f
1
(y
n
) X, la compatezza di X implica che x
n
ammette una sottosuc-
cessione x
k
n
convergente in X:
x
k
n
x X per n +. (D6.2)
Essendo f continua in x X, anche y
k
n
= f (x
k
n
) f (x) per n +. Daltra parte, tutta
la successione y
n
converge a y, quindi y = f (x). Ma allora x = f
1
(y) e la (D6.1) diventa
x
n
x per ogni n N. Ci ` o contraddice la (D6.2) e completa la dimostrazione.
Dimostrazione del Teorema 6.19, pag. 177
Sia f : X R R uniformemente continua in X, e sia A X limitato. Dobbiamo
dimostrare che f
A
` e limitata.
Ragioniamo per assurdo e supponiamo che f non sia limitata in A. Allora per ogni n
N esiste x
n
A tale che f (x
n
) > n. La successione x
n
: n N A ` e limitata (poich e
lo ` e A); quindi, per il Teorema 4.7, esiste una sottosuccessione x
k
n
convergente a un
elemento x R. Poich e f ` e uniformemente continua, esiste > 0 tale che f (x) f (y) < 1
se x y < (si ` e scelto = 1 nella (6.13)). Per il criterio di Cauchy (Teorema 4.9)
applicato alla successione x
k
n
con = /2, esiste N N tale che x
k
n
x
k
N
< /2 per
ogni n N. Quindi
f (x
k
n
) f (x
k
N
) + f (x
k
n
) f (x
k
N
) < f (x
k
N
) + 1 per ogni n N.
Daltra parte, per denizione di x
k
n
, f (x
k
n
) + per n + e abbiamo trovato una
contraddizione.
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Dimostrazioni del Capitolo 6 20
Dimostrazione del Teorema 6.20, pag. 177
Dobbiamo dimostrare che se f : X R ` e uniformemente continua nellintervallo X R,
esistono , > 0 tali che f (x) x + per ogni x X.
Per la continuit` a uniforme di f in X esiste > 0 tale che f (x) f (y) < 1 se x y <
(x, y X), quindi
f (x) f (y) 1 se x y , x, y X. (D6.3)
Sia x
0
X. Dimostreremo che
f (x) f (x
0
) + 1 + x x
0
/ per ogni x X, (D6.4)
da cui segue la tesi con = f (x
0
) + 1 + x
0
/ e = 1/:
f (x) f (x
0
) + 1 + x
0
/ + x/ per ogni x X.
Per la (D6.3) (con y = x
0
),
f (x) f (x
0
) + 1 se x X e x x
0
.
In particolare f (x
0
) f (x
0
) + 1; quindi, sempre per la (D6.3) (con y = x
0
),
f (x) f (x
0
) + 2 se x X e x x
0
2.
Ripetendo questo procedimento (o, pi ` u precisamente, ragionando per induzione), si trova
che per ogni n N
f (x) f (x
0
) + n + 1 se x X e n x x
0
(n + 1). (D6.5)
La (D6.5) vale per n x x
0
/, quindi sostituendolo in f (x) f (x
0
) +n +1 si ottiene
la (D6.4).
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Dimostrazioni del Capitolo 7 21
7 Dimostrazioni del Capitolo 7
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 7.4 (derivabilit` a e retta tangente), pag. 182 21
Dimostrazione del Teorema 7.12 (algebra delle derivate), pag. 188 . . 21
Dimostrazione del Teorema 7.13 (regola della catena), pag. 188 . . . . . 22
Dimostrazione del Teorema 7.21 (monotonia e derivata), pag. 199 . . . 23
Dimostrazione del Lemma 7.27, pag. 208 . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
Dimostrazione del Teorema 7.28, pag. 208 . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
Dimostrazione del Teorema 7.29, pag. 208 . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
Teorema 7.30, pag. 209 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
Dimostrazione del Teorema 7.36 (formula del resto di Lagrange), pag.
229 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
Dimostrazione del Teorema 7.4 (derivabilit` a e retta tangente), pag. 182
Sia I un intervallo, f : I R e x
0
I. Dobbiamo vericare che f ` e derivabile in x
0
se
e solo se esiste la retta tangente non verticale al graco di f in (x
0
, f (x
0
)), ovvero che le
seguenti due aermazioni sono equivalenti:
(i) esiste nito f

(x
0
) = lim
xx
0
f (x) f (x
0
)
x x
0
;
(ii) esiste m R tale che f (x) = f (x
0
) + m(x x
0
) + o(x x
0
) per x x
0
.
(i) (ii). Si ha
f (x)f (x
0
)
xx
0
f

(x
0
) = o(1) per x x
0
, ovvero
f (x) f (x
0
) f

(x
0
) (x x
0
) = o(1) (x x
0
) per x x
0
e (ii) segue da o(1) (x x
0
) = o(x x
0
) per x x
0
(si vedano le propriet` a algebriche
degli o-piccolo a pag. 143) scegliendo m = f

(x
0
).
(ii) (i). Ancora utilizzando o(1) (x x
0
) = o(x x
0
), si ha
f (x) f (x
0
)
x x
0
m = o(1) per x x
0
,
per cui il limite in (i) esiste nito e f

(x
0
) = m.
Dimostrazione del Teorema 7.12 (algebra delle derivate), pag. 188
Siano I un intervallo, x
0
I, f , g : I R derivabili in x
0
e R. Dobbiamo dimostrare
che:
(i) la funzione f ` e derivabile in x
0
e (f )

(x
0
) = f

(x
0
);
(ii) la funzione f + g ` e derivabile in x
0
e ( f + g)

(x
0
) = f

(x
0
) + g

(x
0
);
(iii) la funzione f g ` e derivabile in x
0
e ( f g)

(x
0
) = f (x
0
)g

(x
0
) + f (x
0
)g

(x
0
);
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 7 22
(iv) se g(x
0
) 0, la funzione f /g ` e derivabile in x
0
e ( f /g)

(x
0
) = ( f

(x
0
)g(x
0
)
f (x
0
)g

(x
0
))/(g(x
0
))
2
.
(i), (ii). Seguono immediatamente dalla denizione di derivata e dalle propriet` a dei limiti.
(iii). Utilizziamo lequivalenza tra la (7.6) e la (7.8): per x x
0
,
f (x)g(x) = ( f (x
0
) + f

(x
0
)(x x
0
) + o(x x
0
)) (g(x
0
) + g

(x
0
)(x x
0
) + o(x x
0
))
= f (x
0
)g(x
0
) + ( f

(x
0
)g(x
0
) + f (x
0
)g

(x
0
))(x x
0
) + o(x x
0
) .
Perci ` o m = f

(x
0
)g(x
0
) + f (x
0
)g

(x
0
) ` e il coeciente angolare della retta tangente ad f g
in x
0
, che sappiamo (per il Teorema 7.4) coincidere con la derivata.
(iv). Per provare la (iv), invece, utilizziamo direttamente la denizione (7.6) di derivata
e la (iii) (che abbiamo appena dimostrato). Si noti innanzitutto che, se g(x
0
) 0, g(x) ` e
denitivamente non nulla per x x
0
e
_
1
g
_

(x
0
) = lim
xx
0
1
x x
0
_
1
g(x)

1
g(x
0
)
_
=
= lim
xx
0
g(x) + g(x
0
)
x x
0

1
g(x)g(x
0
)
=
g

(x
0
)
(g(x
0
))
2
.
Quindi applicando la (iii) alle funzioni derivabili f e 1/g, la f /g ` e derivabile in x
0
e vale
_
f
g
_

(x
0
) = f

(x
0
)
_
1
g
_
(x
0
) + f (x
0
)
_
1
g
_

(x
0
) =
f

(x
0
)g(x
0
) f (x
0
)g

(x
0
)
(g(x
0
))
2
.
Dimostrazione del Teorema 7.13 (regola della catena), pag. 188
Siano I, J intervalli, x
0
I, g : I J derivabile in x
0
ed f : J R derivabile in g(x
0
).
Dobbiamo dimostrare che la funzione composta f g ` e derivabile in x
0
e ( f g)

(x
0
) =
f

_
g(x
0
)
_
g

(x
0
); si vuole cio` e dimostrare che
f (g(x)) = f (g(x
0
)) + f

(g(x
0
))g

(x
0
)(x x
0
) + o(x x
0
) per x x
0
.
Per ipotesi,
g(x) = g(x
0
) + g

(x
0
)(x x
0
) + o(x x
0
) per x x
0
, (D7.1)
f (y) = f (g(x
0
)) + f

(g(x
0
))(y g(x
0
)) + o(y g(x
0
)) per y g(x
0
). (D7.2)
Se g(x) g(x
0
) denitivamente per x x
0
, possiamo sostituire y con g(x) nella (D7.2):
f (g(x)) = f (g(x
0
)) + f

(g(x
0
))(g(x) g(x
0
)) + o(g(x) g(x
0
)) per x x
0
. (D7.3)
Quindi, utilizzando la (D7.1), si ottiene
f (g(x)) = f (g(x
0
)) + f

(g(x
0
))g

(x
0
)(x x
0
) + o(x x
0
) per x x
0
che prova lasserto. Nel caso generale, in cui pu` o accadere che g(x) = g(x
0
), utilizzando
la denizione di o piccolo riscriviamo la (D7.2) come
f (y) = f (g(x
0
)) + f

(g(x
0
))(y g(x
0
)) + (y g(x
0
))h(y), (D7.4)
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Dimostrazioni del Capitolo 7 23
con
lim
yg(x
0
)
h(y) = 0,
ed estendiamo (se necessario) h con continuit` a in y = g(x
0
) ponendo h(g(x
0
)) = 0. In tal
modo:
luguaglianza (D7.4) ha senso ed ` e vera anche se y = g(x
0
); perci ` o si pu` o sostituire
y = g(x), da cui
f (g(x)) = f (g(x
0
)) + f

(g(x
0
))(g(x) g(x
0
)) + (g(x) g(x
0
))h(g(x));
si pu` o applicare il Teorema 6.4 (continuit` a di funzione composta); perci` o h(g(x))
0 per x x
0
, ovvero h(g(x)) = o(1) per x x
0
, ovvero (g(x) g(x
0
))h(g(x)) =
o(g(x) g(x
0
)) per x x
0
.
Abbiamo cos` ritrovato la (D7.3), e a questo punto la dimostrazione si conclude come
sopra.
Dimostrazione del Teorema 7.21 (monotonia e derivata), pag. 199
Non ` e restrittivo supporre che f

(x) 0 (altrimenti basta scambiare f con f ). Dobbiamo


quindi dimostrare che se f : (a, b) R ` e derivabile in (a, b), allora
(i) f

(x) 0 x (a, b) f ` e crescente in (a, b);


(ii) f

(x) > 0 x (a, b) = f ` e strettamente crescente in (a, b).


(i). Se f

(x) 0 per ogni x (a, b) allora, per il teorema del valor medio, per ogni
a < x
1
< x
2
< b esiste c (x
1
, x
2
) tale che
f (x
2
) f (x
1
) = f

(c)(x
2
x
1
) 0,
quindi f (x
2
) f (x
1
) per ogni x
2
> x
1
.
Se viceversa f ` e crescente in (a, b), allora il rapporto incrementale ` e non negativo:
f (y) f (x)
y x
0 x, y (a, b), x y.
Perci ` o
f

(x) = lim
yx
f (y) f (x)
y x
0 x I.
(ii). Si procede esattamente come nella parte (i), osservando che in questo caso f

(c) > 0
e quindi f (x
2
) > f (x
1
).
Dimostrazione del Lemma 7.27, pag. 208
Sia f : (a, b) R e sia P(x, y) =
f (x)f (y)
xy
. Dimostriamo che le seguenti due aermazioni
sono equivalenti:
(i) f ` e convessa in (a, b);
(ii) P(x
2
, x
1
) P(x
3
, x
1
) P(x
3
, x
2
) per ogni a < x
1
< x
2
< x
3
< b
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 7 24
(nel caso di disuguaglianze strette e di stretta convessit` a la dimostrazione ` e identica).
Ricordiamo la (7.34):
(i) f (z) f (x) + P(y, x)(z x) per ogni x < z < y.
(i) (ii). Scegliendo x = x
1
, z = x
2
e y = x
3
si ottiene
f (x
2
) f (x
1
) + P(x
3
, x
1
)(x
2
x
1
) (D7.5)
da cui segue immediatamente la prima disuguaglianza. Per la seconda basta osservare che
la retta di equazione y(x
2
) = f (x
1
) + P(x
3
, x
1
)(x
2
x
1
) coincide con quella di equazione
y(x
2
) = f (x
3
) + P(x
3
, x
1
)(x
2
x
3
) in quanto entrambe passano per i punti (x
1
, f (x
1
)) e
(x
3
, f (x
3
)). Perci ` o (D7.5) ` e equivalente a
f (x
2
) f (x
3
) + P(x
3
, x
1
)(x
2
x
3
)
da cui segue immediatamente la seconda disuguaglianza.
(ii) (i).
`
E suciente scrivere la prima disuguaglianza con x
1
= x, x
2
= z e x
3
= y:
P(z, x) P(y, x) f (z) f (x) + P(y, x)(z x).
Dimostrazione del Teorema 7.28, pag. 208
Dobbiamo dimostrare che se f : (a, b) R ` e (strettamente) convessa in (a, b), allora
(i) per ogni x (a, b) esistono niti f

+
(x) ed f

(x);
(ii) f

+
(x) f

(x) per ogni x (a, b);


(iii) le funzioni f

+
ed f

sono (strettamente) crescenti in (a, b);


(iv) f ` e continua in (a, b).
(i). Sia h
0
tale che x + h
0
< b; dal Lemma 7.27 segue che il rapporto incrementale P(x +
h, x) ` e crescente rispetto ad h; inoltre ` e limitato dal basso, poich e ssato un qualunque
y (a, x) si ha
P(x + h, x) P(x + h, y) P(x, y) per ogni h (0, h
0
).
Perci ` o il limite h 0
+
esiste ed ` e nito, ovvero esiste nita f

+
. Per f

si procede allo
stesso modo.
(ii). Per il Lemma 7.27, per ogni h > 0 (tale che a < x h < x + h < b) si ha
f (x h) f (x)
h
=
f (x) f (x h)
h
= P(x, x h)
P(x + h, x) =
f (x + h) f (x)
h
,
quindi la (ii) segue passando al limite h 0
+
.
(iii). Sia x < y. Utilizzando il Lemma 7.27 si ottiene
f (x + h) f (x)
h

f (y + h) f (x)
y + h x

f (y + h) f (y)
h
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 7 25
Passando al limite h 0
+
si ottiene la monotonia di f

+
; quella di f

si prova allo stesso


modo. Se inoltre f ` e strettamente convessa, allora osserviamo che per x < z < y e h
sucientemente piccolo
f (x + h) f (x)
h
<
f (z) f (x)
z x
<
f (y) f (z)
y z
<
f (y + h) f (y)
h
.
Passando al limite h 0
+
si ottiene
f

+
(x)
f (z) f (x)
z x
<
f (y) f (z)
y z
f

+
(y)
che prova la stretta monotonia di f

+
. Quella di f

si dimostra allo stesso modo.


(iv). Segue da (i) che f ` e continua da destra e da sinistra per ogni x (a, b), quindi ` e
continua in (a, b).
Dimostrazione del Teorema 7.29, pag. 208
Sia f derivabile in (a, b). Dobbiamo dimostrare che le seguenti tre aermazioni sono
equivalenti:
(a) f ` e (strettamente) convessa in (a, b);
(b) f

` e (strettamente) crescente in (a, b);


(c) f (x)
(>)
f (x
0
) + f

(x
0
)(x x
0
) per ogni x, x
0
(a, b), x x
0
.
(a) (b). Poich e f ` e derivabile, f

= f

+
= f

in (a, b); quindi (b) segue immediatamente


dal Teorema 7.28 (iii).
(b) (c). Poich e f ` e derivabile in (a, b), si pu` o applicare il teorema di Lagrange (Teore-
ma 7.18) nellintervallo di estremi x
0
e x. Se per esempio x
0
< x, allora esiste c (x
0
, x)
tale che
f (x) = f (x
0
) + f

(c)(x x
0
)
e (c) segue dal fatto che f

(c)
(>)
f

(x
0
). Se viceversa x < x
0
allora esiste c (x, x
0
) tale
che
f (x
0
) = f (x) + f

(c)(x
0
x)
e la tesi segue dal fatto che f

(x
0
)
(>)
f

(c).
(c) (a). Siano x x
0
. Applicando due volte la disuguaglianza in (c), per ogni
a < x
1
< x
0
< x
2
< b si ottiene
f (x
1
)
(>)
f (x
0
) + f

(x
0
)(x
1
x
0
),
f (x
2
)
(>)
f (x
0
) + f

(x
0
)(x
2
x
0
).
Moltiplicando la prima per (x
2
x
0
), la seconda per (x
0
x
1
) e sommando, si ottiene
f (x
0
)(x
2
x
1
)
(<)
f (x
1
)(x
2
x
0
) + f (x
2
)(x
0
x
1
)
= f (x
1
)(x
2
x
1
) + ( f (x
2
) f (x
1
))(x
0
x
1
)
che, dividendo per x
2
x
1
e ponendo x
0
= x, coincide con la (7.34) e prova la (stretta)
convessit` a di f .
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 7 26
Teorema 7.30, pag. 209
Sia f due volte derivabile in (a, b); dobbiamo dimostrare che
(i) f ` e convessa in (a, b) se e solo se f

(x) 0 per ogni x (a, b);


(ii) se f

(x) > 0 per ogni x (a, b), allora f ` e strettamente convessa in (a, b).
(i). Per il Teorema 7.29, f ` e convessa in (a, b) se e solo se f

` e crescente in (a, b); per


il Teorema 7.21 (applicato ad f

) ci ` o accade se e solo se
d
dx
f

(x) = f

(x) 0 per ogni


x (a, b).
(ii). se f

(x) > 0 per ogni x (a, b), allora (per il Teorema 7.21 applicato ad f

) f

` e
strettamente crescente in (a, b); per il Teorema 7.29 ci ` o accade se e solo se f ` e strettamente
convessa.
Dimostrazione del Teorema 7.36 (formula del resto di Lagrange), pag.
229
Sia f C
n
([a, b]) derivabile n + 1 volte in [a, b] \ x
0
e sia x (x
0
, b] (il caso x [a, x
0
)
si tratta in modo analogo). Dobbiamo dimostrare che esiste y (x
0
, x) tale che, posto
u(x) := f (x) T
n
(x),
si ha
u(x) =
f
(n+1)
(y)
(n + 1)!
(x x
0
)
n+1
.
Segue dal Teorema 7.34 (e dal fatto che T
(n+1)
n
(x) ` e identicamente nulla) che
u(x
0
) = u

(x
0
) = = u
(n)
(x
0
) = 0 e u
(n+1)
(x) = f
(n+1)
(x). (D7.6)
Posto
v(x) := (x x
0
)
n+1
vale
v(x
0
) = v

(x
0
) = = v
(n)
(x
0
) = 0 e v
(n+1)
(x) = (n + 1)! . (D7.7)
Per il teorema di Cauchy (Teorema 7.20), applicato alle funzioni u e v, esiste y
1
(x
0
, x)
tale che
u(x)
(x x
0
)
n+1
=
u(x) u(x
0
)
v(x) v(x
0
)
=
u

(y
1
)
v

(y
1
)
.
Applicando una seconda volta il teorema di Cauchy, stavolta alle funzioni u

e v

, otteni-
amo che esiste y
2
(x
0
, y
1
) tale che
u(x)
(x x
0
)
n+1
=
u

(y
1
)
v

(y
1
)
=
u

(y
1
) u

(x
0
)
v

(y
1
) v

(x
0
)
=
u

(y
2
)
v

(y
2
)
.
Per la (D7.6) e (D7.7), si pu` o ripetere questo procedimento (n + 1) volte, perci ` o esistono
x
0
< y
n+1
< y
n
< y
n1
< < y
2
< y
1
< x
tali che
u(x)
(x x
0
)
n+1
=
u
(k)
(y
k
)
v
(k)
(y
k
)
k = 1, 2, . . . , n + 1.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 7 27
In particolare, posto y = y
n+1
, si trova
u(x)
(x x
0
)
n+1
=
u
(n+1)
(y)
v
(n+1)
(y)
=
f
(n+1)
(y)
(n + 1)!
che conclude la dimostrazione.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 8 28
8 Dimostrazioni del Capitolo 8
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Lemma 8.3 (confronto tra somme superiori e inferi-
ori), pag. 235 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
Dimostrazione del Teorema 8.5 (criterio di integrabilit` a), pag. 238 . . . 29
Dimostrazione del Teorema 8.8 (integrabilit` a di funzioni continue a trat-
ti), pag. 239 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
Dimostrazione del Teorema 8.9 (propriet` a elementari dellintegrale),
pag. 239 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
Dimostrazione del Teorema 8.19 (criterio del confronto per integrali
impropri), pag. 271 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
Dimostrazione del Corollario 8.20 (criterio del confronto asintotico per
integrali impropri), pag. 272 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
Dimostrazione del Lemma 8.3 (confronto tra somme superiori e infe-
riori), pag. 235
Siano f : [a, b] R limitata e 1
1
, 1
2
due suddivisioni di [a, b]. Dobbiamo dimostrare
che:
(i) Se 1
1
` e pi ` u ne di 1
2
, allora
s(1
2
, f ) s(1
1
, f ) S (1
1
, f ) S (1
2
, f );
(ii) s(1
1
, f ) S (1
2
, f ) (per ogni coppia di suddivisioni).
(i). Svolgiamo la dimostrazione nel caso in cui 1
1
possiede un solo punto in pi ` u rispetto
a 1
2
(ripetendo il ragionamento aggiungendo un punto per volta si perviene al risultato
generale in un numero nito di passi). Sia dunque 1
1
= 1
2
z, con z (a, b) \ 1
2
e 1
2
= x
0
, x
1
, , x
n
. Quindi esiste k 1, , n tale che z (x
k1
, x
k
) e possiamo
scrivere
s(1
2
, f ) =
n

i=1
m
i
(x
i
x
i1
)
=
k1

i=1
m
i
(x
i
x
i1
) + m
k
(x
k
z + z x
k1
) +
n

i=k+1
m
i
(x
i
x
i1
),
dove
m
k
= inf
(x
k1
,x
k
)
f inf
(x
k1
,z)
f := m
k
1
e m
k
inf
(z,x
k
)
f := m
k
2
.
Perci ` o
s(1
2
, f )
k1

i=1
m
i
(x
i
x
i1
) + m
k
1
(z x
k1
) + m
k
2
(x
k
z)
+
n

i=k+1
m
i
(x
i
x
i1
) = s(1
1
, f ).
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 8 29
Analogamente, essendo
M
k
= sup
(x
k1
,x
k
)
f sup
(x
k1
,z)
f := M
k
1
e M
k
sup
(z,x
k
)
f := M
k
2
,
si ha
S (1
2
, f ) =
k1

i=1
M
i
(x
i
x
i1
) + M
k
(x
k
z + z x
k1
) +
n

i=k+1
M
i
(x
i
x
i1
)

k1

i=1
M
i
(x
i
x
i1
) + M
k
1
(z x
k1
) + M
k
2
(x
k
z) +
n

i=k+1
M
i
(x
i
x
i1
)
= S (1
1
, f )
In conclusione, ricordando la (8.4), risulta
s(1
2
, f ) s(1
1
, f ) S (1
1
, f ) S (1
2
, f ).
(ii). Se 1
1
e 1
2
sono due arbitrarie suddivisioni di [a, b]. Se 1
1
= 1
2
non c` e niente da
dimostrare. Altrimenti, posto 1
3
:= 1
1
1
2
, 1
3
` e pi` u ne di 1
1
e 1
2
; quindi, per la
parte (i) di questo lemma, risulta
s(1
1
, f ) s(1
3
, f ) S (1
3
, f ) S (1
2
, f ).
Dimostrazione del Teorema 8.5 (criterio di integrabilit` a), pag. 238
Sia f : [a, b] R limitata. Dobbiamo dimostrare che
f F(a, b) > 0 suddivisione 1

di [a, b] : S (1

, f ) s(1

, f ) < .
(). Per denizione, se f F(a, b) allora
sup
1
s(1, f ) = J = inf
1
S (1, f ), J =
_
b
a
f (x) dx.
Per le propriet` a dellestremo inferiore e dellestremo superiore, preso > 0 esistono 1

e 1

, suddivisioni di [a, b], tali che


s(1

, f ) > J

2
e S (1

, f ) < J +

2
. (D8.1)
Posto 1

:= 1

, dal Lemma 8.3 (i) e dalla (D8.1) segue che


S (1

, f ) s(1

, f ) S (1

, f ) s(1

, f ) < J +

2

_
J

2
_
= .
(). Per ogni > 0 si ha
0 inf
1
S (1, f ) sup
1
s(1, f ) S (1

, f ) s(1

, f ) < ;
per larbitrariet` a di si ottiene
inf
1
S (1, f ) = sup
1
s(1, f ),
ovvero f F(a, b).
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
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Dimostrazioni del Capitolo 8 30
Dimostrazione del Teorema 8.8 (integrabilit` a di funzioni continue a
tratti), pag. 239
Dobbiamo dimostrare che se f : [a, b] R ` e limitata e ha un numero nito di punti di
discontinuit` a, allora f F(a, b).
Sia 1 la suddivisione di [a, b] che contiene tutti i punti di discontinuit` a e gli estremi
dellintervallo: 1 = a = x
0
< x
1
< < x
N1
< x
N
= b, dove per ogni i = 0, 1, . . . , N
x
i
` e un punto di discontinuit` a di f oppure un estremo. Sia inoltre M = sup
[a,b]
f inf
[a,b]
f .
Preso > 0, costruiamo un ranamento 1

di 1denendo:
y
i
= x
i1
+ e z
i
= x
i
, i = 1, . . . , N.
Per sucientemente piccolo si ha
a = x
0
< y
1
< z
1
< x
1
< y
2
< z
2
< < y
N
< z
N
< x
N
= b.
Poich e f C([y
i
, z
i
]) per ogni i = 1, . . . , N, per il Teorema 8.6 e il Teorema 8.5 esiste una
suddivisione 1
(i)

di [y
i
, z
i
] tale che
S (1
(i)

, f
[y
i
,z
i
]
) s(1
(i)

, f
[y
i
,z
i
]
) < .
Consideriamo allora la seguente suddivisione di [a, b]: 1

= 1

1
(1)

1
(N)

. Si
ha
S (1

, f ) s(1

, f ) =
N

i=1
_

_
sup
[x
i1
,y
i
]
f inf
[x
i1
,y
i
]
f
_

_
(y
i
x
i1
)
+
N

i=1
_
sup
[z
i
,x
i
]
f inf
[z
i
,x
i
]
f
_
(x
i
z
i
)
+
N

i=1
_
S (1
(i)

, f
[y
i
,z
i
]
) s(1
(i)

, f
[y
i
,z
i
]
)
_
2N
_
sup
[a,b]
f inf
[a,b]
f
_
+ N = N(2M + 1)
e (poich e N ed M sono costanti ssate) la tesi segue dal Teorema 8.5.
Dimostrazione del Teorema 8.9 (propriet` a elementari dellintegrale),
pag. 239
Siano f , g F(a, b), , R. Dobbiamo dimostrare che:
(i) f + g F(a, b) e
_
b
a
(f (x) + g(x)) dx =
_
b
a
f (x) dx +
_
b
a
g(x) dx;
(ii) se f g in [a, b], allora
_
b
a
f (x) dx
_
b
a
g(x) dx;
(iii) se c (a, b), risulta f F(a, c), f F(c, b) e
_
b
a
f (x) dx =
_
c
a
f (x) dx +
_
b
c
f (x) dx ; (8.8)
viceversa, se f F(a, c) e f F(c, b) si ha f F(a, b) e vale la (8.8);
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 8 31
(iv) f
+
, f

, f F(a, b) e

_
b
a
f (x) dx


_
b
a
f (x) dx. (8.9)
(i). Segue immediatamente dal Teorema 8.5 e dalle seguenti propriet` a generali del-
lestremo superiore e dellestremo inferiore: dato un qualsiasi sottoinsieme X del dominio
di f e g, risulta
sup
X
( f + g) sup
X
f + sup
X
g, inf
X
( f + g) inf
X
f + inf
X
g,
sup
X
(f ) =
_

_
sup
X
f se 0
inf
X
f se < 0
R,
inf
X
(f ) =
_

_
inf
X
f se 0
sup
X
f se < 0
R.
Proviamo per esempio che se f , g F(a, b), allora
f g F(a, b) e
_
b
a
( f (x) g(x)) dx =
_
b
a
f (x) dx
_
b
a
g(x) dx, (D8.2)
lasciando per esercizio i dettagli del caso generale.
Per il Teorema 8.5, per ogni > 0 esistono due suddivisioni 1

, 1

di [a, b] tali che


S (1

, f ) s(1

, f ) < e S (1

, g) s(1

, g) < .
Per il Lemma 8.3, posto 1

= 1

= x
i

n
i=0
, si ha
S (1

, f ) s(1

, f ) < e S (1

, g) s(1

, g) < .
Si ha
s(1

, f g) =
n

i=1
(x
i
x
i1
) inf
[x
i1
,x
i
]
( f g)

k=1
(x
i
x
i1
)
_
inf
[x
i1
,x
i
]
f + inf
[x
i1
,x
i
]
(g)
_
=
n

k=1
(x
i
x
i1
)
_
inf
[x
i1
,x
i
]
f sup
[x
i1
,x
i
]
g
_
= s(1

, f ) S (1

, g)
e analogamente
S (1

, f g) S (1

, f ) s(1

, g).
Perci ` o
S (1

, f g) s(1

, f g) S (1

, f ) s(1

, g) (s(1

, f ) S (1

, g)) < 2,
quindi f g ` e integrabile in [a, b]. Inoltre
_
b
a
( f (x) g(x)) dx
_
b
a
f (x) dx +
_
b
a
g(x) dx
S (1

, f g) s(1

, f ) + S (1

, g)
< S (1

, f ) s(1

, g) s(1

, f ) + S (1

, g)
< 2
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 8 32
e analogamente
_
b
a
( f (x) g(x)) dx
_
b
a
f (x) dx +
_
b
a
g(x) dx > 2.
Quindi (D8.2) segue dallarbitrariet` a di .
(ii). Grazie a (i), ` e suciente provare che
h(x) := g(x) f (x) 0 in [a, b]
_
b
a
h(x) dx 0.
Poich e h(x) ` e non negativa inf
[a,b]
h 0; perci ` o la tesi segue immediatamente dalla (8.4):
0 (b a) inf
[a,b]
h
_
b
a
h(x) dx.
(iii). Proviamo solo la prima parte e lasciamo per esercizio la seconda (largomento ` e del
tutto analogo). Poich e f ` e integrabile in [a, b], per ogni > 0 esiste una suddivisione 1

tale che
S (1

, f ) s(1

, f ) < . (D8.3)
Per il Lemma 8.3, la (D8.3) continua a valere se al posto della suddivisione 1

se ne
considera una pi ` u ne; quindi non ` e restrittivo supporre che c 1

. Dette 1

= 1

[a, c]
e 1

= 1

[c, b] si ottiene
S (1

, f ) s(1

, f ) + S (1

, f ) s(1

, f ) = S (1

, f ) s(1

, f ) < .
In particolare si ha
S (1

, f ) s(1

, f ) < e S (1

, f ) s(1

, f ) < .
Per il Teorema 8.5, ci ` o implica che f F(a, c) e f F(c, b). Inoltre
_
b
a
f (x) dx
_
c
a
f (x) dx
_
b
c
f (x) dx S (1

, f ) s(1

, f ) s(1

, f )
= S (1

, f ) s(1

, f ) <
e
_
b
a
f (x) dx
_
c
a
f (x) dx
_
b
c
f (x) dx s(1

, f ) S (1

, f ) S (1

, f )
= s(1

, f ) S (1

, f ) >
.
Per larbitrariet` a di , la (8.8) segue immediatamente da queste due disuguaglianze.
(iv). Proviamo che f
+
` e integrabile. Si osservi che dato un qualsiasi sottoinsieme X del
dominio di f si ha
sup
X
f
+
inf
X
f
+
sup
X
f inf
X
f .
Infatti, se f (x) 0 per ogni x X allora f
+
0 e la disuguaglianza ` e ovvia. Altrimenti
sup
X
f
+
= sup
X
f e, poich e f f
+
, inf
X
f inf
X
f
+
. Perci ` o, preso > 0 e una suddivisione
1

di [a, b] tale che S (1

, f ) s(1

, f ) < , si ottiene
S (1

, f
+
)s(1

, f
+
) =
n

i=1
(sup
X
f
+
inf
X
f
+
)(x
i
x
i1
)

i=1
(sup
X
f inf
X
f )(x
i
x
i1
) =S (1

, f )s(1

, f ) <,
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Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 8 33
ovvero f
+
` e integrabile.
Lintegrabilit` a di f

segue da quanto appena dimostrato poich e f

= (f )
+
e f
` e integrabile per la parte (i). Lintegrabilit` a di f segue dalla parte (i) ricordando che
f = f
+
+ f

. Inne, poich e f = f
+
f

, applicando la disuguaglianza triangolare risulta

_
b
a
f (x) dx

_
b
a
f
+
(x) dx
_
b
a
f

(x) dx

_
b
a
f
+
(x) dx

_
b
a
f

(x) dx

(ii)
=
_
b
a
f
+
(x) dx +
_
b
a
f

(x) dx
(i)
=
_
b
a
f (x) dx,
cio` e la (8.9).
Dimostrazione del Teorema 8.19 (criterio del confronto per integrali
impropri), pag. 271
Siano f , g : [a, b) R, b (a, +], tali che f , g F(a, ) per ogni (a, b). Sup-
poniamo che esista x
0
[a, b) tale che 0 f (x) g(x) per ogni x [x
0
, b). Dobbiamo
dimostrare che:
(i) se g ` e integrabile in senso improprio in (a, b) allora anche f lo ` e;
(ii) se f non ` e integrabile in senso improprio in (a, b) allora neppure g lo ` e.
Poich e (i) e (ii) sono equivalenti, ` e suciente provare la (i). Quindi sappiamo che
esiste nito lim
b

_

a
g(x) dx e dobbiamo dimostrare che esiste nito lim
b

_

a
f (x) dx. Per
le propriet` a degli integrali,
_
b
x
0
g(x) dx = lim
b

_

x
0
g(x) dx = lim
b

_

a
g(x) dx
_
x
0
a
g(x) dx < (D8.4)
e
_

a
f (x) dx =
_
x
0
a
f (x) dx +
_

x
0
f (x) dx.
Quindi basta dimostrare che esiste nito
lim
b

_

x
0
f (x) dx. (D8.5)
Poich e f ` e non negativa per x x
0
, la funzione integrale
F
x
0
() =
_

x
0
f (x) dx
` e crescente in , per cui il limite nella (D8.5) esiste. Daltra parte, per ogni x
0
risulta
F
x
0
() =
_

x
0
f (x) dx
_

x
0
g(x) dx
_
b
x
0
g(x) dx
(D8.4)
< +,
perci` o il limite ` e nito e la tesi ` e dimostrata.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 8 34
Dimostrazione del Corollario 8.20 (criterio del confronto asintotico
per integrali impropri), pag. 272
Siano f , g : [a, b) R, b R

, tali che f , g F(a, ) per ogni [a, b). Supponiamo


che f (x) e g(x) siano denitivamente positive per x b

e che f (x) = g(x)(1 + o(1)) per


x b

. Dobbiamo dimostrare che


_
b
a
f (x) dx ` e convergente (divergente)
_
b
a
g(x) dx ` e convergente (divergente) .
Dalle ipotesi segue che esiste x
0
(a, b) tale che
0 <
1
2
f (x) g(x) 2 f (x) per x
0
x < b.
Come nella dimostrazione del Teorema 8.19, ` e suciente dimostrare che
_
b
x
0
f (x) dx ` e convergente (divergente)
_
b
x
0
g(x) dx ` e convergente (divergente) .
Poich e f /2 e 2f sono integrabili in senso improprio in [x
0
, b) se e solo se lo ` e f , la tesi
segue dal criterio del confronto (Teorema 8.19).
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 9 35
9 Dimostrazioni del Capitolo 9
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 9.1 (criterio integrale per serie a termini
positivi), pag. 279 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
Dimostrazione del Teorema 9.8 (continuit` a della somma di una serie di
potenze), pag. 287 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
Dimostrazione del Teorema 9.9 (integrazione termine a termine di serie
di potenze), pag. 287 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
Dimostrazione del Teorema 9.10 (derivazione termine a termine di serie
di potenze), pag. 288 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
Dimostrazione del Teorema 9.1 (criterio integrale per serie a termini
positivi), pag. 279
Siano k
0
Z e f : [k
0
, +) R tali che f 0 ed f ` e decrescente in [k
0
, +). Dobbiamo
dimostrare che allora

k=k
0
f (k) ` e convergente (divergente)
_
+
k
0
f (x) dx ` e convergente (divergente)
e che nel caso di convergenza si ha
_
+
n+1
f (x) dx

k=k
0
f (k)
n

k=k
0
f (k) a
n+1
+
_
+
n+1
f (x) dx nk
0
.
A meno di una traslazione, ` e suciente considerare solo il caso k
0
= 0. Poniamo
a
k
= f (k) e deniamo le funzioni f (x) e f (x) come nella (9.1):
_

_
f (x) = a
k
se k x < k + 1 (k N)
f (x) = a
k+1
se k x < k + 1 (k N) .
Per la monotonia di f risulta
0 f (x) f (x) f (x) per ogni x 0
e
s
n
=
n

k=0
a
k
=
_
n+1
0
f (x) dx = a
0
+
_
n
0
f (x) dx (D9.1)
(si veda la Figura 9.2). Segue dal teorema del confronto per gli integrali impropri che
_
+
0
f (x) dx ` e convergente
_
+
0
f (x) dx ` e convergente,
quindi, per la (D9.1), la serie

_
k=0
a
k
` e convergente.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 9 36
Daltra parte, sempre per il teorema del confronto per gli integrali impropri, risulta
_
+
0
f (x) dx = +
_
+
0
f (x) dx = +
e in tal caso segue dalla (D9.1) che

_
k=0
a
k
= +.
Inne, si noti che

k=0
f (k)
n

k=0
f (k) =

k=n+1
f (k),
perci` o, sostituendo lintervallo [n + 1, +) a [0, +) nella (D9.1),

k=n+1
f (k) =
_
+
n+1
f (x) dx
_
+
n+1
f (x) dx
e

k=n+1
f (k) = a
n+1
+
_
+
n+1
f (x) dx a
n+1
+
_
+
n+1
f (x) dx.
Dimostrazione del Teorema 9.8 (continuit` a della somma di una serie
di potenze), pag. 287
Sia

_
n=0
a
n
x
n
una serie di potenze con raggio di convergenza r > 0. Dobbiamo dimostrare
che la sua somma
f (x) =

n=0
a
n
x
n
se x < r
` e continua nellintervallo (r, r).
Siano x
0
(r, r) ed r
0
(x
0
, r). Per il Teorema 9.6 la serie di potenze ` e assoluta-
mente convergente nel punto r
0
; perci ` o esiste N N tale che

n=N+1
a
n
r
n
0
<

3
e quindi anche

n=N+1
a
n
x
n
<

3
se x r
0
.
Perci ` o
f (x) f (x
0
) =

n=0
a
n
(x
n
x
n
0
) +

n=N+1
a
n
x
n

n=N+1
a
n
x
n
0

n=0
a
n
(x
n
x
n
0
)

n=N+1
a
n
x
n
+

n=N+1
a
n
x
0

n
<

n=0
a
n
(x
n
x
n
0
)

+
2
3
se x r
0
. (D9.2)
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 9 37
Ora, la funzione x
N
_
n=0
a
n
(x
n
x
n
0
) ` e continua in x
0
(` e un polinomio di grado al pi ` u N);
quindi esiste
1
> 0 tale che

n=0
a
n
(x
n
x
n
0
)

<

3
se x x
0
<
1
. (D9.3)
Scegliendo = min
1
, r
0
x, segue dalla (D9.2) e dalla (D9.3) che
f (x) f (x
0
) < se x x
0
< .
Abbiamo cos` provato la continuit` a di f in x
0
, che per larbitrariet` a di x
0
(r, r) conclude
la dimostrazione.
Dimostrazione del Teorema 9.9 (integrazione termine a termine di se-
rie di potenze), pag. 287
Sia r > 0 il raggio di convergenza della serie di potenze f (x) =

_
n=0
a
n
x
n
. Dobbiamo
dimostrare che f ` e integrabile in (r, r) e che
_
x
0
f (s) ds =

n=0
a
n
x
n+1
n + 1
per ogni x (r, r) .
Lintegrabilit` a di f segue immediatamente dal Teorema 8.6, poich e per il Teorema 9.8
f ` e continua. Sia x
0
(r, r). Allora per ogni > 0 esiste N

N tale che

n=N+1
a
n
x
n

n=N+1
a
n
x
0

n
< N N

, x [x
0
, x
0
]. (D9.4)
Quindi

_
x
0
0
_

n=N+1
a
n
x
n
_

_
dx

x
0
N > N

.
Daltra parte
_
x
0
0
N

n=0
a
n
x
n
dx =
N

n=0
a
n
n + 1
x
n+1
0
.
Perci ` o

_
x
0
0
f (x) dx
N

n=0
a
n
n + 1
x
n+1
0

_
x
0
0
_

n=N+1
a
n
x
n
_

_
dx

< x
0

per ogni N > N

. Quindi la serie

_
n=0
a
n
n+1
x
n+1
0
` e convergente e la sua somma ` e
_
x
0
0
f (x) dx.
Per larbitrariet` a di x
0
(r, r) il teorema ` e dimostrato.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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Dimostrazioni del Capitolo 9 38
Dimostrazione del Teorema 9.10 (derivazione termine a termine di
serie di potenze), pag. 288
Sia r > 0 il raggio di convergenza della serie di potenze f (x) =

_
n=0
a
n
x
n
. Dobbiamo
dimostrare che f ` e derivabile in (r, r) e che
f

(x) =

n=1
na
n
x
n1
per ogni x (r, r).
Proviamo anzitutto che il raggio di convergenza r
1
della serie di potenze

_
n=1
na
n
x
n1
coincide con r.
Se r
1
> 0 ed x < r
1
, allora per denizione di raggio di convergenza

_
n=1
na
n
x
n1
converge. Poich e a
n
x
n
na
n
x
n
n 1, segue dal criterio del confronto che

_
n=0
a
n
x
n
` e convergente e quindi r
1
r. Se r
1
= 0, allora r
1
r banalmente.
Per provare la disuguaglianza opposta, r
1
r, sia x tale che 0 < x < r. Scelto > 0
tale che 0 < (1 + )x < r, la serie

_
n=0
a
n
(1 + )
n
x
n
risulta convergente. Ricordando che
n/(1 + )
n
0 per n +, esiste N tale che na
n
x
n
a
n
(1 + )
n
x
n
per ogni n > N.
Dal teorema del confronto segue quindi la convergenza della serie

_
n=0
na
n
x
n
.
Poich e r
1
= r > 0, per x (r, r) ` e ben denita la funzione somma g(x) =

_
n=1
na
n
x
n1
.
Per il Teorema 9.9
_
x
0
g(s) ds =

n=1
a
n
x
n
=

n=1
a
n
x
n
+ a
0
a
0
= f (x) f (0).
Quindi
f (x) = f (0) +
_
x
0
g(s) ds, x < r,
ovvero f ` e derivabile in (r, r), e dal teorema fondamentale del calcolo integrale segue
che
f

(x) = g(x) per ogni x (r, r).


Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 10 39
10 Dimostrazioni del Capitolo 10
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 10.3 (Teorema di Bolzano-Weierstrass in
R
n
), pag. 307 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
Dimostrazione del Teorema 10.4 (caratterizzazione dei sottoinsiemi chiusi
di R
n
, pag. 309 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
Dimostrazione del Teorema 10.3 (Teorema di Bolzano-Weierstrass in
R
n
), pag. 307
Dobbiamo dimostrare se E R
n
` e limitato e innito, allora esiste un punto di accumu-
lazione di E in R
n
.
Consideriamo il caso n = 2: la dimostrazione per n > 2 ` e analoga
1
. Procediamo
in modo analogo al caso n = 1 (si veda la dimostrazione del Teorema 3.7). Poich e E ` e
limitato, ` e contenuto in un rettangolo: E R
0
:= [a
0
, b
0
] [c
0
, d
0
]. Dividiamo R
0
in 4
rettangoli:
[a
0
, (a
0
+ b
0
)/2] [c
0
, (c
0
+ d
0
)/2], [(a
0
+ b
0
)/2, b
0
] [c
0
, (c
0
+ d
0
)/2],
[a
0
, (a
0
+ b
0
)/2] [(c
0
+ d
0
)/2, d
0
], [(a
0
+ b
0
)/2, b
0
] [(c
0
+ d
0
)/2, d
0
].
Almeno uno di questi, che indichiamo con R
1
:= [a
1
, b
1
] [c
1
, d
1
], contiene un numero
innito di punti di E. Ripetendo la procedura, per ogni k N si ottiene un rettangolo
R
k
:= [a
k
, b
k
] [c
k
, d
k
] tale che:
(i) R
k
contiene un numero innito di punti di E;
(ii) b
k
a
k
= 2
k
(b
0
a
0
) e d
k
c
k
= 2
k
(d
0
c
0
);
(iii) a
0
a
k1
a
k
< b
k
b
k1
b
0
;
(iv) c
0
c
k1
c
k
< d
k
d
k1
d
0
.
Per (iii), le successioni a
k

kN
e b
k

kN
sono limitate e monotone, quindi convergono; per
(ii), il limite x
0
R ` e lo stesso. Analogamente, le successioni c
k

kN
e d
k

kN
convergono
ad y
0
R.
Per dimostrare che (x
0
, y
0
) ` e un punto di accumulazione per E basta osservare che, per
costruzione di (x
0
, y
0
), per ogni > 0 i rettangoli R
k
sono contenuti in B

(x
0
, y
0
) per ogni
k sucientemente grande; quindi B

(x
0
, y
0
) contiene inniti punti di E.
Dimostrazione del Teorema 10.4 (caratterizzazione dei sottoinsiemi
chiusi di R
n
, pag. 309
Dobbiamo dimostrare che se E R
n
, le seguenti tre aermazioni sono equivalenti:
1
Per esempio, se n = 3, E R
0
:= [a
0
, b
0
] [c
0
, d
0
] [e
0
, f
0
]; si divide R
0
in 9 rettangoli di cui almeno
uno contiene inniti punti di E, si itera il procedimento, si individua il candidato (x
0
, y
0
, z
0
) e si verica che ` e
un punto di accumulazione.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 10 40
(i) E ` e chiuso;
(ii) E E;
(iii) E contiene tutti i suoi punti di accumulazione.
(i) (ii). Dimostriamo, equivalentemente, che se x E allora x E. Poich e per
ipotesi E ` e chiuso, E ` e aperto e x E; perci ` o x ` e un punto interno a E, ovvero
esterno ad E; quindi x E.
(ii) (iii). Dobbiamo dimostrare che se x ` e punto di accumulazione per E allora x E.
Se per assurdo x E, allora x ` e esterno ad E oppure x E. Poich e x ` e di accumulazione
per E, non pu` o essere esterno; quindi x E. Ma per ipotesi E E e abbiamo ottenuto
una contraddizione.
(iii) (i). Dimostriamo equivalentemente che E ` e aperto (E aperto E chiuso). Se
x E, allora per ipotesi x non ` e punto di accumulazione per E e quindi x ` e esterno ad
E, ovvero x ` e interno a E. Quindi E ` e aperto.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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Dimostrazioni del Capitolo 11 41
11 Dimostrazioni del Capitolo 11
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 11.5 (Teorema del dierenziale totale), pag.
337 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
Dimostrazione del Teorema 11.9 (passaggio al limite sotto integrale),
pag. 339 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
Dimostrazione del Teorema 11.10 (derivazione sotto integrale), pag. 340 42
Dimostrazione del Teorema 11.11 (Teorema di Schwarz), pag. 342 . . . 42
Dimostrazione del Teorema 11.14 (polinomio di Taylor di ordine m),
pag. 345 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
Dimostrazione del Teorema 11.17, pag. 347 . . . . . . . . . . . . . . . . 45
Dimostrazione del Teorema 11.18, pag. 347 . . . . . . . . . . . . . . . . 48
Dimostrazione del Teorema 11.19, pag. 347 . . . . . . . . . . . . . . . . 48
Dimostrazione del Teorema 11.25 (convessit` a e natura dei punti critici),
pag. 351 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
Teorema 11.29 (regola della catena generale), pag. 356 . . . . . . . . . . 50
Dimostrazione del Teorema 11.5 (Teorema del dierenziale totale), pag.
337
Sia x R
n
, 1 un intorno di x ed f : 1 R. Dobbiamo dimostrare che se f ` e derivabile
in 1 con derivate parziali continue in x, allora f ` e dierenziabile in x.
Consideriamo il caso n = 2 (la dimostrazione ` e analoga se n > 2). Poich e f ` e
derivabile in x = (x, y), per la (11.16) f ` e dierenziabile in x se
Q(h, k) 0 per (h, k) 0
dove
Q(h, k) :=
f (x + h, y + k) f (x, y) f
x
(x, y)h f
y
(x, y)k

h
2
+ k
2
.
Per il Teorema del valor medio applicato alle funzioni h f (x+h, y+k) e k f (x, y+k),
per ogni (h, k) esistono (0, 1) ed (0, 1) tali che
f (x + h, y + k) f (x, y) = f (x + h, y + k) f (x, y + k) + f (x, y + k) f (x, y)
= f
x
(x + h, y + k)h + f
y
(x, y + k)k.
Quindi
Q(h, k) = ( f
x
(x + h, y + k) f
x
(x, y))
h

h
2
+ k
2
+ ( f
y
(x, y + k)k f
y
(x, y))
k

h
2
+ k
2
.
Per la disuguaglianza triangolare
h

h
2
+ k
2
1 e
k

h
2
+ k
2
1.
Quindi, per la continuit` a di f
x
e f
y
in (x, y), Q(h, k) 0 per (h, k) 0.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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Dimostrazioni del Capitolo 11 42
Dimostrazione del Teorema 11.9 (passaggio al limite sotto integrale),
pag. 339
Data f C([a, b] [c, d]), dobbiamo dimostrare che la funzione
g(y) =
_
b
a
f (x, y) dx, y [c, d],
` e continua in [c, d].
Poich e f ` e continua su un insieme chiuso e limitato, per il teorema di Heine-Cantor
(Teorema 10.13) f ` e uniformemente continua: dato > 0 esiste > 0 tale che f (x
1
, y
1
)
f (x
2
, y
2
) < se (x
2
x
1
)
2
+ (y
2
y
1
)
2
<
2
. Allora, se y
0
[c, d] e y y
0
< , risulta
g(y) g(y
0
) =

_
b
a
( f (x, y) f (x, y
0
)) dx


_
b
a
f (x, y) f (x, y
0
) dx

_
b
a
dx = (b a)
che prova la continuit` a di g in y
0
. Poich` e y
0
[c, d] ` e arbitrario, il teorema ` e dimostrato.
Dimostrazione del Teorema 11.10 (derivazione sotto integrale), pag.
340
Data f C([a, b] [c, d]) tale che f
y
C([a, b] [c, d]), dobbiamo dimostrare che la
funzione
g(y) =
_
b
a
f (x, y) dx, y [c, d],
` e derivabile in [c, d] e g

(y) =
_
b
a
f
y
(x, y) dx.
Sia y
0
[c, d] e sia h : [a, b] [c, d] R denita da
h(x, y) =
_
f (x,y)f (x,y
0
)
yy
0
se y y
0
f
y
(x, y
0
) se y = y
0
.
La funzione h ` e continua per y y
0
(poich e f ` e continua) e per y = y
0
(poich e f
y
` e
continua). Quindi h ` e continua in [a, b] [c, d] e le si pu` o applicare il Teorema 11.9
(passaggio al limite sotto integrale). Si ha quindi
lim
yy
0
g(y) g(y
0
)
y y
0
= lim
yy
0
_
b
a
f (x, y) f (x, y
0
)
y y
0
dx = lim
yy
0
_
b
a
h(x, y) dx
=
_
b
a
lim
yy
0
h(x, y) dx =
_
b
a
f
y
(x, y) dx.
Dimostrazione del Teorema 11.11 (Teorema di Schwarz), pag. 342
Svolgiamo la dimostrazione nel caso in cui n = 2 (il caso generale ` e analogo). Dobbiamo
quindi dimostrare che se f : X R, con X R
2
aperto, ` e due volte dierenziabile in
x = (x, y) X, allora f
xy
(x) = f
yx
(x).
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Dimostrazioni del Capitolo 11 43
Si osservi che
f
xy
(x) = lim
t0
f
x
(x, y + t) f
x
(x, y)
t
= lim
t0
_
lim
s0
f (x + s, y + t) f (x, y + t) f (x + s, y) + f (x, y)
st
_
;
analogamente
f
yx
(x) = lim
s0
_
lim
t0
f (x + s, y + t) f (x + s, y) f (x, y + t) + f (x, y)
st
_
,
ovvero la stessa espressione con i due limiti scambiati. Ci ` o fornisce lidea della di-
mostrazione, che consiste nello studio della funzione
F(s, t) = f (x + s, y + t) f (x, y + t) f (x + s, y) + f (x, y)
in un intorno di (0, 0).
Ricordiamo che per denizione f ` e dierenziabile in un intorno di x. In particolare la
funzione di una variabile
t g(s, t) := f (x + s, y + t) f (x, y + t),
` e continua e derivabile in un intorno di (0, 0). Possiamo quindi applicare il teorema del
valor medio, ovvero esiste = (s, t) (0, 1) tale che
F(s, t) = g(s, t) g(s, 0) = t( f
y
(x + s, y + t) f
y
(x, y + t)).
Poich e f ` e due volte dierenziabile in x, f
y
` e dierenziabile in x; quindi
F(s, t) = t
_
f
y
(x) + f
yx
(x)s + f
yy
(x)t + o
_
s
2
+
2
t
2
_
f
y
(x) f
yy
(x)t + o(t)
_
= f
yx
(x)st + o
_
s
2
+ t
2
_
per (s, t) (0, 0).
In particolare
lim
t0
F(t, t)
t
2
= f
yx
(x).
Ripetendo il ragionamento con la funzione di una variabile
s h(s, t) := f (x + s, y + t) f (x + s, y),
si ottiene
F(s, t) = h(s, t) h(0, t) = f
xy
(x)st + o
_
s
2
+ t
2
_
per (s, t) (0, 0),
da cui
lim
t0
F(t, t)
t
2
= f
xy
(x).
Perci ` o f
xy
(x) = f
yx
(x).
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Dimostrazioni del Capitolo 11 44
Dimostrazione del Teorema 11.14 (polinomio di Taylor di ordine m),
pag. 345
Siano X R
n
aperto, f : X R, x
0
= (x
01
, . . . , x
0n
) X e T
m
(x) il polinomio di Taylor
di ordine m centrato in x
0
:
T
m
(x) = f (x
0
) +
m

k=1
1
k!
n

i
1
,...,i
k
=1
f
x
i
1
x
i
2
...x
i
k
(x
0
)(x
i
1
x
0i
1
) . . . (x
i
k
x
0i
k
)
Dobbiamo dimostrare che:
(i) se f ` e m volte dierenziabile in x
0
, allora
f (x) = T
m
(x) + o(jx x
0
j
m
) per x x
0
(11.29)
e T
m
(x) ` e lunico polinomio di grado m che verica la (11.29);
(ii) se il segmento [x
0
, x] ` e contenuto in X, f ` e di classe C
m1
in [x
0
, x] ed ` e m volte
dierenziabile in (x
0
, x), allora esiste (x
0
, x) tale che
f (x) = T
m1
(x
0
) + E
m1
(x)
dove il resto E
m1
(x) ` e dato dalla formula
1
m!
n

i
1
,...,i
m
=1
f
x
i
1
x
i
2
...x
im
()(x
i
1
x
0i
1
) . . . (x
i
m
x
0i
m
) .
(i). Dimostriamo la (11.29). Se m = 1, la (11.29) ` e vericata per la denizione di
dierenziabilit` a di f in x. Quindi, procedendo per induzione rispetto a m, sia m 2 e
supponiamo che per ogni funzione g : X R (m 1) volte dierenziabile in x
0
risulti
g(x) = g(x
0
) +
m1

k=1
1
k!
n

i
1
,...,i
k
=1
g
x
i
1
x
i
2
...x
i
k
(x
0
)(x
i
1
x
0i
1
) . . . (x
i
k
x
0i
k
)
+o(jx x
0
j
m1
) per x x
0
. (D11.1)
Sia ora f m volte dierenziabile in x
0
. Posto
h(x) = f (x) T
m
(x),
dobbiamo dimostrare che h(x) = o(jx x
0
j
m
) per x x
0
.
Si noti che h ` e m1 volte dierenziabile in un intorno di x
0
, h e le sue derivate parziali
di ordine m si annullano in x
0
, e h
x
i
` e m 1 volte dierenziabile in x
0
. Quindi, per la
(D11.1),
h
x
i
(x) = o(jx x
0
j
m1
) per x x
0
(D11.2)
e, per il teorema del valor medio (Teorema 11.8), esiste = (x) (0, 1) tale che
h(x) =
n

i=1
h
x
i
(x
0
+ (x x
0
))(x
i
x
0i
).
Perci ` o, per la (D11.2),
h(x)
n

i=1
h
x
i
(x + (x x
0
))(x
i
x
0i
) = o(jx x
0
j
m
) per x x
0
.
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Dimostrazioni del Capitolo 11 45
La dimostrazione dellunicit` a del polinomio di Taylor ` e del tutto analoga a quella svolta
nel caso di una variabile, n = 1, e la lasciamo per esercizio.
(ii). Siano
v =
x x
0
jx x
0
j
, (t) = f (x
0
+ tv) per 0 t t
0
:= jx x
0
j.
Allora ` e m 1 volte derivabile in [0, t
0
] e m volte derivabile in (0, t
0
); inoltre per ogni
k = 1, . . . , m 1 risulta

(k)
v
(t) = D
k
v...v
f (x
0
+ tv) se 0 t t
0
e

(m)
v
(t) = D
m
v...v
f (x
0
+ tv) se 0 < t < t
0
.
Quindi, per la formula del resto di Lagrange (Teorema 7.36), esiste 0 < < 1 tale che

v
(t
0
) =
v
(0) +
m1

k=1
1
k!
D
k
v...v
f (x
0
)t
k
0
+
1
m!
D
m
v...v
f (x
0
+ t
0
v)t
m
0
Dalla (11.26) e dalla denizione di v e di t
0
risulta che, per k = 1, . . . , m 1,
t
k
0
D
k
v...v
f (x
0
) =
n

i
1
,i
2
,...,i
k
=1
f
x
i
1
x
i
2
...x
i
k
(x
0
) t
k
0
v
i
1
v
i
2
. . . v
i
k
=
n

i
1
,i
2
,...,i
k
=1
f
x
i
1
x
i
2
...x
i
k
(x
0
)(x
i
1
x
0i
1
) . . . (x
i
k
x
0i
k
).
Analogamente, posto = x
0
+ (x x
0
),
D
m
v...v
f (x + (x x
0
))t
m
0
=
n

i
1
,i
2
,...,i
k
=1
f
x
i
1
x
i
2
...x
i
k
()(x
i
1
x
0i
1
) . . . (x
i
m
x
0i
m
)
e abbiamo dimostrato la parte (ii).
Dimostrazione del Teorema 11.17, pag. 347
Dobbiamo dimostrare che se f : A R ` e convessa in A R
n
, con A convesso e aperto,
allora:
(i) in ogni punto x A le derivate destre e sinistre esistono nite e D

e
i
f (x) D
+
e
i
f (x)
per ogni i = 1, . . . , n;
(ii) f ` e continua in A.
(iii) se f ` e derivabile in x
0
A, f ` e dierenziabile in x
0
.
Osserviamo preliminarmente che per ogni x A ed ogni versore v la funzione di una
variabile
s (s) := f (x + sv) ` e convessa in I = s R : x + sv A (D11.3)
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Dimostrazioni del Capitolo 11 46
(I ` e un intervallo aperto e non vuoto poich e A ` e aperto e convesso). Infatti, per denizione
di funzione convessa
f (tx + (1 t)y) t f (x) + (1 t) f (y) x, y A, t [0, 1]. (D11.4)
Ora, presi s, s
1
, s
2
I tali che s
1
< s < s
2
e posto t = (s
2
s)/(s
2
s
1
) (0, 1), si ha
1 t =
s s
1
s
2
s
1
, x + sv = t(x + s
1
v) + (1 t)(x + s
2
v)
da cui per la (D11.4)
(s) = (x + sv)
s
2
s
s
2
s
1
(s
1
) +
s s
1
s
2
s
1
(s
2
) = (s
1
) +
(s
2
) (s
1
)
s
2
s
1
(s s
1
)
che prova la convessit` a di in I.
(i). Segue immediatamente dalle parti (i) e (ii) del Teorema 7.28 applicato alle funzioni
di una variabile t f (x + te
i
), i = 1, . . . , n, che per la (D11.3) sono convesse.
(ii). Diamo la dimostrazione della (ii) solo per n = 2 (il caso generale pu` o essere
dimostrato procedendo per induzione sulla dimensione n dello spazio).
Sia dunque x
0
= (x
0
, y
0
) A R
2
, e sia r > 0 tale che R = [x
0
r, x
0
+r] [y
0
r, y
0
+
r] A. Mostriamo anzitutto che in R la funzione ` e superiormente limitata dai valori che
assume sui quattro vertici:
sup
R
f (x, y) M := max f (x
0
r, y
0
r). (D11.5)
Le funzioni di una variabile
t f (x
0
r, y
0
+ t), t f (x
0
+ r, y
0
+ t),
sono convesse in (r , r + ) per > 0 sucientemente piccolo, e perci ` o per ogni
y [y
0
r, y
0
+ r] si ha, scegliendo opportunamente t [0, 1],
f (x
0
r, y) t f (x
0
r, y
0
r) + (1 t) f (x
0
r, y
0
+ r) M, (D11.6)
f (x
0
+ r, y) t f (x
0
+ r, y
0
r) + (1 t) f (x
0
+ r, y
0
+ r) M. (D11.7)
Daltra parte, per ogni y [y
0
r, y
0
+ r] anche la funzione x f (x, y) ` e convessa in
(r , r + ); quindi utilizzando le (D11.6), (D11.7) si ottiene
f (x, y) t f (x
0
r, y) + (1 t) f (x
0
+ r, y)M (x, y) R
che prova la (D11.5).
A questo punto possiamo dimostrare che, posto = (M f (x
0
))/r, si ha
f (x) f (x
0
) jx x
0
j se jx x
0
j r, (D11.8)
che implica immediatamente (ii). Per provare la (D11.8) studiamo la funzione di una
variabile (t) = f (x
0
+ tv), dove v ` e un versore e t r: poich e
(r) (0)
r
=
f (x
0
) f (x
0
rv)
r

e il rapporto incrementale ` e crescente, risulta
(t) (0) t t (0, r);
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Dimostrazioni del Capitolo 11 47
daltra parte, poich e ` e convessa,
(t) (0) +
(r) (0)
r
t (0) + t t (0, r);
quindi, combinando le due espressioni
(t) (0) t t (0, r).
Ragionando allo stesso modo per t < 0 si ottiene la stessa stima: quindi
(t) (0) t t (r, r).
Scegliendo v = (x x
0
)/jx x
0
j e t = jx x
0
j si ottiene (D11.8).
(iii). Dimostriamo la (iii) per n = 2 (il caso generale si ottiene ragionando in modo
analogo, oppure per induzione su n). A meno di una traslazione possiamo supporre che
x
0
= 0. Sia
g(x, y) = f (x, y) f (0, 0) (f (0, 0), (x, y)).
Dimostreremo che
g(x, y)
j(x, y)j
o(1) per (x, y) (0, 0) (D11.9)
e che
g(x, y) 0 (x, y) A. (D11.10)
Combinando le due informazioni si ottiene la tesi:
lim
(x,y)(0,0)
g(x, y)
j(x, y)j
= 0.
Per ipotesi g ` e derivabile in (0, 0), e per denizione g(0, 0) = g
x
(0, 0) = g
y
(0, 0) = 0.
Inoltre anche g ` e convessa in A, in quanto (f (0, 0), (x, y)) ` e lineare.
Proviamo prima la (D11.9). Sia (x, y) (0, 0); assumiamo che (x, y) appartenga al
primo quadrante, ovvero che x 0, y 0 (gli altri tre casi sono analoghi). La retta per
(x, y) parallela a alla retta di equazione y = x incontra gli assi in due punti, (x + y, 0) e
(0, x + y). Scelto t = x/(x + y), poich e g ` e convessa si ha
g(x, y) = g(t(x + y, 0) + (1 t)(0, x + y))
x
x + y
g(x + y, 0) +
y
x + y
g(0, x + y).
Quindi
g(x, y)
j(x, y)j

x
j(x, y)j
g(x + y, 0) g(0, 0)
x + y
+
y
j(x, y)j
g(0, x + y) g(0, 0)
x + y

g(x + y, 0) g(0, 0)
x + y

g(0, x + y) g(0, 0)
x + y

e la (D11.9) segue passando al limite per (x, y) (0, 0).


Per provare la (D11.10) ragioniamo per assurdo. Sia dunque (x, y) A tale che
g(x, y) < 0. Posto v = (x, y)/j(x, y)j, la funzione t (t) = g(tv) ` e convessa in un
intervallo aperto I [0, 1] e soddisfa (0) = 0, (1) < 0. Per il Lemma 7.27, il rapporto
incrementale
(t)(0)
t
` e crescente; quindi

(0)

+
(0) < 0. Daltra parte
lim
t0

(t) (0)
t
= lim
t0
g(tv)
t
= lim
t0

g(tv)
jtvj
(D11.9)
0,
e abbiamo ottenuto una contraddizione. Ci ` o prova la (D11.10) e conclude la dimostrazione.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 11 48
Dimostrazione del Teorema 11.18, pag. 347
Sia f : A R dierenziabile in x
0
A, con A R
n
convesso e aperto. Dobbiamo
dimostrare che se f ` e (strettamente) convessa in A, allora
f (x)
(>)
f (x
0
) + (f (x
0
), x x
0
) per ogni x A, x x
0
.
Consideriamo prima il caso n = 1, ovvero A = (a, b) R (il risultato non ` e contenuto
nel Teorema 7.29 in quanto qui si richiede solo che f sia derivabile in x
0
). Per a < z <
x
0
< y < x < b, dal Lemma 7.27 segue che
P(x
0
, z)
(<)
P(y, x
0
)
(<)
P(x, x
0
),
ovvero
f (z) f (x
0
)
z x
0
(<)

f (y) f (x
0
)
y x
0
(<)

f (x) f (x
0
)
x x
0
.
Passando al limite per z x

0
si ottiene
f

(x
0
)
f (y) f (x
0
)
y x
0
(<)

f (x) f (x
0
)
x x
0
che prova lasserto se x > x
0
. Se x < x
0
largomento ` e speculare e lo lasciamo per
esercizio.
Sia ora n 1. La funzione t (t) = f (x
0
+ t(x x
0
)) ` e (strettamente) convessa per
la (D11.3), quindi per il risultato appena ottenuto verica
f (x) = (1)
(>)
(0) +

(0) = f (x) + (f (x
0
), x x
0
).
Dimostrazione del Teorema 11.19, pag. 347
Sia f : A R dierenziabile nellinsieme convesso e aperto A R
n
. Dobbiamo
dimostrare che f ` e (strettamente) convessa in A se e solo se
f (x)
(>)
f (x
0
) + (f (x
0
), x x
0
) per ogni x, x
0
A, x x
0
.
(). Segue immediatamente dal Teorema 11.18.
(). Ragioniamo in modo analogo al caso unidimensionale (Teorema 7.29, (c) (a)).
Per ogni t (0, 1) si ottiene
f (x)
(>)
f (x
0
+ t(x x
0
)) + (f (x
0
+ t(x x
0
)), (1 t)(x x
0
)),
f (x
0
)
(>)
f (x
0
+ t(x x
0
)) + (f (x
0
+ t(x x
0
)), t(x x
0
)).
Moltiplicando la prima per t, la seconda per (1 t) e sommando, si ottiene
f (x
0
+ t(x x
0
))
(<)
t f (x) + (1 t) f (x
0
) x, x
0
A, x x
0
, t (0, 1),
che prova la (stretta) convessit` a di f .
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 11 49
Dimostrazione del Teorema 11.25 (convessit` a e natura dei punti criti-
ci), pag. 351
Sia f : A R, con A R
n
aperto, e sia x A un punto critico di f , ovvero f ` e
dierenziabile in x e f (x) = 0.
`
E suciente provare le aermazioni (i), (iii), (v) e (vi),
ovvero:
(i) se f ` e (strettamente) convessa in un intorno 1 di x, allora x ` e un punto di minimo
(forte);
(iii) se f ` e due volte dierenziabile in x e D
2
f (x) ` e denita positiva, allora x ` e un punto
di minimo forte;
(v) se f ` e due volte dierenziabile in x e D
2
f (x
0
) non ` e semi-denita positiva n e semi-
denita negativa, allora x ` e un punto di sella di f ;
(vi) se D
2
f ` e semi-denita positiva o semi-denita negativa, non si pu` o concludere
alcunch e sulla natura di x.
Infatti la (ii) e la (iv) seguono rispettivamente dalla (i) e dalla (iii) scambiando f con f .
(i). Per il Teorema 11.18, se f ` e (strettamente) convessa nellintorno 1 di x, risulta
(poich e f (x) = 0)
f (y)
(>)
f (x) y 1 \ x
quindi x ` e un punto di minimo locale (forte).
(iii). Per il Teorema 11.12, risulta
f (y) = f (x) +
1
2
(D
2
f (x)(y x), (y x)) + o(jy xj
2
)
f (x) +
1
2
jy xj
2
(1 + o(1)) per y x,
dove > 0 ` e il pi ` u piccolo autovalore di D
2
f (x) (si veda la (36) dellAppendice di algebra
lineare). Perci ` o f (y) > f (x) per y appartenente a un intorno sucientemente piccolo di
x, ovvero x ` e un punto di minimo forte.
(v). Per ipotesi, esistono due versori v
1
e v
2
tali che
(D
2
f (x)v
1
, v
1
) > 0 e (D
2
f (x)v
2
, v
2
) < 0.
Per il Teorema 11.12, per i = 1, 2 risulta
f (x + tv
i
) = f (x) +
1
2
t
2
(D
2
f (x)v
i
, v
i
)(1 + o(1)) per t 0 ;
quindi f (x + tv
1
) > f (x) e f (x + tv
2
) < f (x) denitivamente per t 0, ovvero x ` e un
punto di sella.
(vi). Le funzioni f
1
(x, y) = x
4
+y
4
, f
2
(x, y) = x
4
y
4
e f
3
(x, y) = x
4
y
4
hanno un punto
critico di (0, 0) e la matrice hessiana di f
1
, f
2
e f
3
in (0, 0) ` e
_
0 0
0 0
_
. Daltra parte, (0, 0) ` e
un punto di minimo di f
1
, un punto di sella di f
2
e un punto di massimo di f
3
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 11 50
Teorema 11.29 (regola della catena generale), pag. 356
Poich e una funzione f : B R
k
` e dierenziabile se e solo se lo ` e ciascuna delle sue
componenti, non ` e restrittivo supporre k = 1. Siano dunque A R
n
e B R
m
aperti,
g : A B dierenziabile in x A ed f : B R dierenziabile in g(x). Dobbiamo
dimostrare che la funzione composta f g : A R ` e dierenziabile in x e
( f g)(x) = f (g(x)) J
g
(x) =
_
f
x
1
(g(x)), . . . , f
x
m
(g(x))
_
J
g
(x).
Svolgiamo la dimostrazione supponendo che g(x) g(x
0
) denitivamente per x x
0
;
il caso generale si tratta ricorrendo allo stesso articio utilizzato nella dimostrazione del
Teorema 7.13.
Osserviamo che (v, w) = v w
T
. Per ipotesi,
g(x + h) = g(x) + J
g
(x) h
T
+ o(jhj) per h 0,
f (g(x) + k) = f (g(x)) + (f (g(x)), k) + o(jkj)
= f (g(x)) k
T
+ o(jkj) per k 0.
Poich e abbiamo ipotizzato che g(x + h) g(x) denitivamente per x x
0
, possiamo
sostituire k = g(x + h) g(x):
f (g(x + h)) = f (g(x)) + f (g(x)) (g(x + h) g(x))
T
+ o(jg(x + h) g(x)j) per h 0.
Quindi
f (g(x + h)) = f (g(x)) + f (g(x)) (J
g
(x) h)
T
+ o(jhj) per h 0
che prova lasserto in quanto
f (g(x))(J
g
(x)h
T
)
T
= f (g(x))h(J
g
(x))
T
== ((f (g(x))J
g
(x)))
T
h = (f (g(x))J
g
(x))h
T
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 12 51
12 Dimostrazioni del Capitolo 12
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 12.8, pag. 363 . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
Dimostrazione del Teorema 12.10 (lunghezza di una curva di classe C
1
),
pag. 365 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
Dimostrazione del Teorema 12.22 (integrali di forme dierenziali chiuse
su curve omotope), pag. 379 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
Dimostrazione della Proposizione 12.23, pag. 387 . . . . . . . . . . . . . 54
Dimostrazione del Teorema 12.8, pag. 363
Dobbiamo dimostrare che se f : [a, b] R
n
` e integrabile in [a, b], allora jfj F(a, b) e
_
_
_
_
_
_
_
b
a
f(t) dt
_
_
_
_
_
_

_
b
a
jf(t)j dt.
Data una qualunque funzione g : [a, b] R integrabile (in particolare, limitata) in
[a, b] e un qualunque sottoinsieme X di [a, b], valgono le uguaglianze
sup
X
g
2
=
_
sup
X
g
_
2
, inf
X
g
2
=
_
inf
X
g
_
2
,
sup
X
_
g =
_
sup
X
g, inf
X
_
g =
_
inf
X
g, ,
dalle quali segue lintegrabilit` a delle funzioni g
2
e
_
g (lasciamo i dettagli per esercizio).
Ricordando anche che la somma di funzioni integrabili ` e integrabile, si conclude che
t jf(t)j =
_
f
2
1
(t) + + f
2
n
(t) ` e integrabile in (a, b).
Dimostriamo ora che
_
_
_
_
_
_
_
b
a
( f
1
(t), . . . , f
n
(t)) dt
_
_
_
_
_
_

_
b
a
jf(t)j dt (D12.1)
da cui la disuguaglianza segue in modo elementare, osservando che
_
b
a
f
k

_
b
a
f
k
per
ogni k = 1, . . . , n:
_
_
_
_
_
_
_
b
a
f(t) dt
_
_
_
_
_
_
=
_
_
_
_
_
_
_
b
a
( f
1
(t), . . . , f
n
(t)) dt
_
_
_
_
_
_

_
_
_
_
_
_
_
b
a
( f
1
(t), . . . , f
n
(t)) dt
_
_
_
_
_
_
(D12.1)

_
b
a
jf(t)j dt.
Per provare (D12.1) non ` e restrittivo assumere che f
i
(t) 0 in (a, b) per ogni i = 1, . . . , n.
Ricordiamo che per denizione
_
_
_
_
_
_
_
b
a
f(t) dt
_
_
_
_
_
_
=
_
_
_
_
_
_
_
sup
1
s(1, f
1
), . . . , sup
1
s(1, f
n
)
_
_
_
_
_
_
_
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 12 52
Siano quindi 1
1
, . . . 1
n
suddivisioni di (a, b); poich e la suddivisione 1 = 1
1
1
n
=
x
k
, k = 0, . . . , N ` e un ranamento di ciascuna, e le f
i
sono ipotizzate non negative,
risulta
L := j(s(1
1
, f
1
), . . . , s(1
n
, f
n
))j j(s(1, f
1
), . . . , s(1, f
n
))j
=
_
_
_
_
_
_
_
_

_
N

k=1
I
k
inf
I
k
f
1
, . . . ,
N

k=1
I
k
inf
I
k
f
n
_

_
_
_
_
_
_
_
_
=
_
_
_
_
_
_
_
N

k=1
I
k

_
inf
I
k
f
1
, . . . , inf
I
k
f
n
_
_
_
_
_
_
_
_
.
Per la disuguaglianza triangolare, si ottiene
L
N

k=1
I
k

_
_
_
_
_
_
_
inf
I
k
f
1
, . . . , inf
I
k
f
n
_
_
_
_
_
_
_
.
Osserviamo ora che
_
_
_
_
_
_
_
inf
I
k
f
1
, . . . , inf
I
k
f
n
_
_
_
_
_
_
_
2
= inf
I
k
f
2
1
+ + inf
I
k
f
2
n
inf
I
k
_
f
2
1
+ . . . f
2
n
_
= inf
I
k
jfj
2
.
Perci ` o
L
N

k=1
I
k
inf
I
k
jfj = s(1, jfj)
_
b
a
jf(t)j dt,
e per larbitrariet` a delle suddivisioni 1
1
, . . . , 1
n
il teorema ` e dimostrato.
Dimostrazione del Teorema 12.10 (lunghezza di una curva di classe
C
1
), pag. 365
Dobbiamo dimostrare che se C
1
([a, b]; R
n
), allora ` e retticabile e
L() =
_
b
a
j

(t)j dt.
Sia 1 = t
0
, t
1
, . . . , t
n
una suddivisione di [a, b]; utilizzando la (12.5) e la (12.6), si
ha
L(, 1) :=
n1

i=0
j(t
i+1
) (t
i
)j =
n1

i=0
_
_
_
_
_
_
_
t
i+1
t
i

(t) dt
_
_
_
_
_
_

n1

i=0
_
t
i+1
t
i
j

(t)j dt =
_
b
a
j

(t)j dt.
Per larbitrariet` a della suddivisione, segue che ` e retticabile e che L()
_
b
a
j

(t)j dt.
Per completare la dimostrazione si deve provare la disuguaglianza opposta, ovvero
che L()
_
b
a
j

(t)j dt. Osserviamo che, essendo

C([a, b]),

e j

j sono uni-
formemente continue in [a, b]: per ogni > 0 esiste > 0 tale che
t

, t

[a, b], t

<

(t

)j j

(t

)j

(t

(t

)j < .
Sia 1una suddivisione di [a, b] tale che 1 < ; allora
_
t
i+1
t
i
j

(t)j dt
_
t
i+1
t
i
(j

(t
i
)j + ) dt =
_
j

(t
i
)j +
_
(t
i+1
t
i
)
= j

(t
i
)(t
i+1
t
i
)j + (t
i+1
t
i
).
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 12 53
Osservando che

(t
i
)(t
i+1
t
i
) =
_
t
i+1
t
i

(t
i
) dt =
_
t
i+1
t
i
(

(t
i
)

(t)) dt +
_
t
i+1
t
i

(t) dt =
=
_
t
i+1
t
i
(

(t
i
)

(t)) dt + (t
i+1
) (t
i
))
risulta
j

(t
i
)(t
i+1
t
i
)j
_
t
i+1
t
i
j

(t
i
)

(t)j dt + j(t
i+1
) (t
i
)j,
da cui otteniamo
_
t
i+1
t
i
j

(t)j dt j(t
i+1
) (t
i
)j + 2(t
i+1
t
i
).
Sommando rispetto a i, troviamo
_
b
a
j

(t)j dt L(, 1) + 2(b a) L() + 2(b a)


e per larbitrariet` a di resta provata la tesi.
Dimostrazione del Teorema 12.22 (integrali di forme dierenziali chiuse
su curve omotope), pag. 379
Sia una forma dierenziale chiusa in un aperto connesso E R
n
, e siano
(0)
e
(1)
due
curve omotope contenute in E. Dobbiamo dimostrare che allora
_

(0)
=
_

(1)
.
Consideriamo per semplicit` a solo il caso E R
2
(il caso generale ` e del tutto analogo):
= F
1
dx + F
2
dy. Inoltre sotto le ipotesi del teorema ` e possibile dimostrare che esiste
unomotopia tra
(0)
e
(1)
che ` e di classe C
2
: anzich e fornirne la dimostrazione, per
semplicit` a supponiamo che tale propriet` a di regolarit` a sia vericata.
Lomotopia : [a, b] [0, 1] E tra
(0)
e
(1)
denisce per [0, 1] la famiglia di
curve
()
E date da

()
(t) := (t, ) = (x(t, ), y(t, )), a t b,
aventi gli stessi punti iniziali e nali. Posto
J() :=
_

()
,
proviamo che J() ` e costante in [0, 1]: da ci ` o segue in particolare che
_

(0)
= J(0) =
J(1) =
_

(1)
, ovvero la tesi.
Si ha, per denizione di integrale di una forma lungo una curva,
dJ
d
=
d
d
_
b
a
_
F
1
((t, ))
x(t, )
t
+ F
2
((t, ))
y(t, )
t
_
dt.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 12 54
Dal Teorema di derivazione sotto integrale (Teorema 11.10) segue che
dJ
d
=
_
b
a

_
F
1
((t, ))
x(t, )
t
+ F
2
((t, ))
y(t, )
t
_
dt.
Applicando la regola della catena e ricordando che ` e chiusa, ovvero che
F
1
y
=
F
2
x
, si
ottiene

_
F
1
((t, ))
x(t, )
t
_
=

_
F
1
(x(t, ), y(t, ))
x(t, )
t
_
=
_
F
1
x
x

+
F
1
y
y

_
x
t
+ F
1

2
x
t
=
_
F
1
x
x

+
F
2
x
y

_
x
t
+ F
1

2
x
t
e analogamente

_
F
2
((t, ))
x(t, )
t
_
=
_
F
1
y
x

+
F
2
y
y

_
y
t
+ F
2

2
y
t
.
Sommando le due espressioni si ottiene
dJ
d
=
_
b
a
_
x

_
F
1
x
x
t
+
F
1
y
y
t
_
+ F
1

2
x
t
+
y

_
F
2
x
x
t
+
F
2
y
y
t
_
+ F
2

2
y
t
_
dt
=
_
b
a
_
x

F
1
((t, ))
t
+ F
1

2
x
t
+
y

F
2
((t, ))
t
+ F
2

2
y
t
_
dt
e poich e C
2
, per il Teorema di Schwarz concludiamo che
dJ
d
=
_
b
a

t
_
F
1
((t, ))
x(t, )

+ F
2
((t, ))
y(t, )

_
dt
=
_
F
1
((t, ))
x(t, )

+ F
2
((t, ))
y(t, )

t=b
t=a
= 0
poich e
x

=
y

= 0 per t = a e t = b (lomotopia mantiene gli estremi ssati).


Dimostrazione della Proposizione 12.23, pag. 387
Dobbiamo dimostrare che se : I R
3
` e una curva regolare (si ricordi lerrata corrige)
di classe C
3
(I) e (s) = (t(s)) ` e la sua parametrizzazione mediante lascissa curvilinea,
allora
T(t) := T(s(t)) =

(t)
j

(t)j
,
B(t) := B(s(t)) =

(t)

(t)
j

(t)

(t)j
,
N(t) := N(s(t)) =
T

(t)
jT

(t)j
= B(t) T(t)
(t) := (s(t)) =
j

(t)

(t)j
j

(t)j
3
,
(t) := (s(t)) =
(

(t)

(t),

(t))
j

(t)

(t)j
2
,
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 12 55
dove

indica la derivata rispetto a t.
Si ha (t) = (s(t)) e s

(t) = j

(t)j =: v. Utilizzando la regola della catena, si ha

=
d
ds
s

= v
d
ds
= vT,

= v

T + v
2
d
2

ds
2
= v

T + v
2
N,

= v
3
T N = v
3
B. (D12.2)
Pertanto (ricordando che jBj = 1)
T =

v
, B =

j
e =
j

j
v
3
.
Le formule per N seguono immediatamente dalla (12.29) e dalla denizione di B. Per
ricavare il valore della torsione, si osserva anzitutto che
dN
ds
=
d
ds
(B T) =
dB
ds
T + B
dT
ds
= N T + B N = B T (D12.3)
(questa relazione ` e anche nota come una delle formule di Frenet-Serret). Si osserva inoltre
che

= v
d
ds
_
v

T + v
2
N
_
.
Si vede facilmente che, in questa derivata, lunico termine che contiene B proviene dalla
derivata di N rispetto ad s. Quindi, segue dalla (D12.3) che

= T + N + v
3
B
per opportuni , R. Moltiplicando scalarmente per B e utilizzando la (D12.2) si
ottiene la formula desiderata:
=
1
v
3

(B,

) =
1
v
6

2
(

) =
(

)
j

j
2
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 13 56
13 Dimostrazioni del Capitolo 13
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 13.3 (Teorema delle funzioni implicite o di
Dini da R
2
a R), pag. 389 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
Dimostrazione del Teorema 13.3 (Teorema delle funzioni implicite o di
Dini da R
2
a R), pag. 389
Siano X R
2
aperto, f , f
x
C(X) e f
x
(x
0
, y
0
) 0. Dobbiamo determinare un intorno
1 = (y
0

2
, y
0
+
2
) di y
0
, un intorno + = (x
0

1
, x
0
+
1
) di x
0
e ununica funzione
g : 1 +, continua in 1, tali che + 1 X e
(x, y) + 1 : f (x, y) = f (x
0
, y
0
) = (x, y) + 1 : x = g(y) . (13.16)
Se inoltre f C
1
(X) allora g C
1
(1) e g

(y) =
f
y
(g(y),y)
f
x
(g(y),y)
per y y
0
<
2
.
Non ` e restrittivo supporre che f
x
(x
0
, y
0
) > 0. Per la propriet` a di permanenza del segno
esistono
0
,
1
> 0 tali che
f
x
> 0 in [x
0

1
, x
0
+
1
] [y
0

0
, y
0
+
0
] X.
La funzione x f (x, y
0
) ` e strettamente crescente in [x
0

1
, x
0
+
1
] e si annulla in x
0
,
quindi
f (x
0
+
1
, y
0
) > 0 e f (x
0

1
, y
0
) < 0.
Ancora per la propriet` a di permanenza del segno esiste
2
, (0,
0
] tale che
g(x
0
+
1
, y) > 0 e g(x
0

1
, y) < 0 se y
0

2
y y
0
+
2
.
Poich e per ogni y [y
0

2
, y
0
+
2
] la funzione x g(x, y) ` e strettamente crescente e
continua, per il teorema degli zeri esiste un unico valore
x

(x
0

1
, x
0
+
1
) in cui g(x

, y) = 0.
Ovviamente x

dipender` a da y; si denisce quindi x

= g(y). Per costruzione g soddisfa


la (13.16) e g ` e unica.
Per provare la continuit` a di g, sia y 1e sia > 0 tale che [g(y), g(y)+] +. Per
denizione f (g(y), y) = 0. Poich e f
x
> 0 in +1, si ha f (g(y), y) < 0 < f (g(y)+, y).
Utilizzando ancora una volta la propriet` a di permanenza del segno, si deduce lesistenza
di > 0 tale che
f (g(y) , y) < 0 < f (g(y) + , y) y [y , y + ].
Daltra parte, f (g(y), y) = 0 e tale g(y) ` e unico. Perci ` o, sempre per la monotonia di
x f (x, y),
g(y) < g(y) < g(y) + y [y , y + ]
che prova la continuit` a di g.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 13 57
Supponiamo ora che f C
1
(X), e siano y 1 e h 0 tale che y + h 1. Per il
teorema del valor medio esiste (, ) sul segmento di estremi (g(y), y) e (g(y + h), y + h)
tale che
0 = f (g(y + h), y + h) f (g(y), y) = f
x
(, )(g(y + h) g(y)) + f
y
(, )h.
Perci ` o
g(y + h) g(y)
h
=
f
y
(, )
f
x
(, )
(la divisione ` e lecita perch e f
x
> 0 in + 1). Passando al limite h 0 si ottiene la tesi.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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Dimostrazioni del Capitolo 14 58
14 Dimostrazioni del Capitolo 14
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 14.6 (formule di riduzione su rettangoli),
pag. 415 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
Dimostrazione del Teorema 14.9 (misura della frontiera di insiemi mis-
urabili), pag. 418 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
Dimostrazione del Teorema 14.10 (caratterizzazione degli insiemi di
misura nulla), pag. 418 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
Dimostrazione del Teorema 14.12 (propriet` a di insiemi misurabili), pag.
419 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62
Dimostrazione del Teorema 14.14 (integrabilit` a di funzioni continue
quasi ovunque), pag. 419 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
Dimostrazione del Corollario 14.20 (passaggio in coordinate polari),
pag. 429 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64
Dimostrazione del Teorema 14.6 (formule di riduzione su rettangoli),
pag. 415
`
E suciente dimostrare la parte (i), ovvero che se f F([a, b] [c, d]) e x f (x, y) ` e
integrabile in [a, b] per ogni y [c, d], allora la funzione g(y) =
_
b
a
f (x, y) dx ` e integrabile
in [c, d] e risulta

Q
f (x, y) dx dy =
_
d
c
__
b
a
f (x, y) dx
_
dy. (14.4)
Infatti la parte (ii) segue dalla (i) scambiando i ruoli di x e y.
Fissato > 0, per il Teorema 14.3 esiste una suddivisione 1

= 1
,1
1
,2
di
Q = [a, b] [c, d] tale che S (1

, f ) s(1

, f ) < . Per ssare le idee, scriviamo


1
,1
= x
i
: i = 0, . . . , n, a = x
0
< x
1
< < x
n1
< x
n
= b,
1
,2
= y
j
: j = 0, . . . , m, c = y
0
< y
1
< < y
m1
< y
m
= d,
e
A
i
= [x
i1
, x
i
], B
j
= [y
j1
, y
j
], i = 1, . . . , n, j = 1, . . . , m.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 14 59
Si ha
S (1
,2
, g) =
m

j=1
B
j
sup
yB
j
g =
m

j=1
B
j
sup
yB
j
__
b
a
f (x, y) dx
_
=
m

j=1
B
j
sup
yB
j
_

_
n

i=1
_
A
i
f (x, y) dx
_

j=1
B
j
sup
yB
j
_

_
n

i=1
A
i
sup
xA
i
f (x, y)
_

j=1
n

i=1
B
j
A
i
sup
yB
j
_
sup
xA
i
f (x, y)
_
=
m

j=1
n

i=1
A
i
B
j
sup
A
i
B
j
f (x, y) = S (1

, f ).
Analogamente si ottiene s(1
,2
, g) s(1

, f ), quindi S (1
,2
, g) s(1
,2
, g) < e g ` e
integrabile. Inoltre
s(1

, f ) s(1
,2
, g)
_
d
c
g(y) dy S (1
,2
, g) S (1

, f )
da cui segue (14.4).
Dimostrazione del Teorema 14.9 (misura della frontiera di insiemi mis-
urabili), pag. 418
Sia R
2
limitato. Dobbiamo dimostrare che le due seguenti aermazioni sono equiv-
alenti:
(i) ` e misurabile;
(ii) ` e un insieme di misura nulla.
(i) (ii). Utilizziamo il Teorema 14.10, la cui dimostrazione, data di seguito, non
utilizza il risultato che stiamo per provare. Dobbiamo quindi dimostrare che per ogni
> 0 esistono N

rettangoli, F

= Q
1
, . . . , Q
N

, tali che

N

_
k=1
Q
k
e
N

k=1
Q
k
< .
Sia > 0 e sia Q = [a, b] [c, d] un rettangolo contenente . Per il Teorema 14.3 esiste
una suddivisione 1

di Q tale che
2
S (1

, 1

) s(1

, 1

) =

i, j
Q
i j

_
sup
Q
i j
1

inf
Q
i j
1

_
<

2
. (D14.1)
2
Nelle seguenti dimostrazioni del Capitolo 14, data una suddivisione 1 di un rettangolo Q, si indicano con
Q
i j
i rettangoli individuati dalla suddivisione: in altri termini, se
1 = (x
i
, y
j
) : 0 i n, 0 j m,
allora
Q
i j
= [x
i1
, x
i
] [y
j1
, y
j
], i = 1, . . . , n, j = 1, . . . , m.
Si pone inoltre

i, j
a
i j
=
n

i=1
m

j=1
a
i j
,
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 14 60
Osserviamo che
sup
Q
i j
1

inf
Q
i j
1

=
_
1 se Q
i j
e Q
i j
,
0 altrimenti .
Quindi
sup
Q
i j
1

inf
Q
i j
1

i, j
Q
i j
F

Q
i j
,
dove
F

=
_
Q
i j
: Q
i j
e Q
i j

_
e per la (D14.1) risulta

i, j
Q
i j
F

Q
i j
<

2
.
Per costruire il ricoprimento F

selezioniamo anzitutto quei rettangoli di 1

il cui
interno ha intersezione non vuota con :
F

= Q
i j
:

Q
i j
.
Osservando che, per denizione di frontiera, ogni intorno di x contiene sia punti di
che punti di , risulta che F

. Perci ` o

i, j
Q
i j
F

Q
i j
<

2
.
Restano da ricoprire i punti di che intersecano la frontiera dei rettangoli Q
i j
. Per far
questo ` e suciente considerare i rettangoli
F
,x
= [x
i
, x
i
+ ] [c, d], i = 0, . . . , n,
F
,y
= [a, b] [y
j
, y
j
+ ], j = 0, . . . , m,
con cos` piccolo che larea complessiva non superi /2:
2(n + 1)(d c) + 2(m + 1)(b a) < <

2(n + 1)(d c) + 2(m + 1)(b a)
.
In tal modo linsieme F

= F
,x
F
,y
F

soddisfa le propriet` a richieste.


(ii) (i). Sia Q un rettangolo contenente . Per il Teorema 14.3, per ogni > 0 esiste
una suddivisione 1

di Q tale che S (1

, 1

) s(1

, 1

) < . Osserviamo che, come


sopra,
S (1

, 1

) s(1

, 1

) =

i, j
Q
i j
F

Q
i j

dove
F

= Q
i j
: Q
i j
e Q
i j
.
e, se F ` e un sottoinsieme di Q
i j
: i = 1, . . . , n, j = 1, . . . , m, la scrittura

i, j
Q
i j
F
a
i j
indica che la somma ` e
ristretta alle coppie di indici (i, j) tali che Q
i j
F.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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Dimostrazioni del Capitolo 14 61
Ogni rettangolo di F

contiene sia punti di che punti del suo complementare; quindi


contiene almeno un punto di . Daltra parte deve contenere anche almeno un punto
di () (altrimenti conterrebbe tutto il rettangolo e perci ` o avrebbe misura positiva).
Quindi
sup
Q
i j
1

inf
Q
i j
1

= sup
Q
i j
1

inf
Q
i j
1

= 1 per ogni Q
i j
F

,
da cui
S (1

, 1

) s(1

, 1

) =

i, j
Q
i j
F

Q
i j

_
sup
Q
i j
1

inf
Q
i j
1

_
=

i, j
Q
i j
F

Q
i j

_
sup
Q
i j
1

inf
Q
i j
1

_
S (1

, 1

) s(1

, 1

) <
e (i) segue dal Teorema 14.3.
Dimostrazione del Teorema 14.10 (caratterizzazione degli insiemi di
misura nulla), pag. 418
Dobbiamo dimostrare che un insieme limitato R
2
` e misurabile e ha misura nulla se e
solo se per ogni > 0 esistono N

rettangoli, F

= Q
1
, . . . , Q
N

, tali che
B :=
N

_
k=1
Q
k
e
N

k=1
Q
k
< . (D14.2)
Osserviamo preliminarmente che
in R
2
, un segmento S parallelo a un
asse ha misura (bidimensionale) nulla.
(D14.3)
Infatti, se per esempio S = (x, y) R
2
: x [a, b], y = y
0
, allora basta applicare il
Teorema 14.3 con Q = [a, b] [y
0
/(b a), y
0
+ /(b a)] e la suddivisione banale
di Q. I casi in cui S contenga uno o entrambi gli estremi o sia parallelo allasse y sono
identici.
Sia Q R
2
un rettangolo tale che B Q. Per denizione, ` e misurabile e ha
misura nulla se e solo se inf
1
S (1, 1

) = 0, ovvero se e solo se per ogni > 0 esiste una


suddivisione 1

di Q tale che
S (1

, 1

) < . (D14.4)
Ci` o premesso, se ` e misurabile e ha misura nulla si pone
F

= Q
i j
: Q
i j

cosicch e

_
i, j
Q
i j
F
Q
i j
e

i, j
Q
i j
F
Q
i j
=

i, j
Q
i j
F
Q
i j
sup
Q
i j
1

= S (1

, 1

) <
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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a
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Dimostrazioni del Capitolo 14 62
che coincide con la (D14.2).
Viceversa supponiamo che valga la (D14.2); non ` e restrittivo assumere che i rettangoli
Q
k
non abbiano punti interni in comune (altrimenti, per la (D14.3), basta aumentare il loro
numero). Prendendo su ciascun asse lunione degli estremi di tutti i rettangoli Q
k
si ottiene
una suddivisione 1 di Q con la seguente propriet` a: preso per ogni Q
k
il sottoinsieme
F
k
= Q
i j
: Q
i j
Q
k
, risulta
Q
k
=
_
i, j
Q
i j
F
k
Q
i j
. (D14.5)
Quindi
B =
_
k
_
i, j
Q
i j
F
k
Q
i j
(D14.6)
e per la (D14.3) e la (D14.5)
Q
k
=

i, j
Q
i j
F
k
Q
i j
. (D14.7)
Perci ` o
S (1, 1

)
(D14.6)

i, j
Q
i j
F
k
Q
i j

(D14.7)
=

k
Q
k

(D14.2)
< ,
ovvero la (D14.4), e il teorema ` e dimostrato.
Dimostrazione del Teorema 14.12 (propriet` a di insiemi misurabili),
pag. 419
Dobbiamo dimostrare che:
(i) se ha misura nulla e
0
allora
0
ha misura nulla;
(ii) lunione e lintersezione di un numero nito di insiemi misurabili ` e misurabile;
(iii) se R
2
` e limitato, f F() e
1
` e misurabile, allora f F(
1
).
(i). Segue immediatamente dal Teorema 14.10.
(ii).
`
E suciente provare che se A
1
e A
2
sono insiemi misurabili allora A
1
A
2
e
A
1
A
2
sono misurabili (il caso generale segue dalla propriet` a associativa dellunione
e dellintersezione).
Sia quindi A = A
1
A
2
oppure A = A
1
A
2
. Preso > 0 e Q tale che A Q, per
k = 1, 2 sia 1
k
una suddivisione di Q tale che S (1
k
, 1
A
k
)
s(1
k
, 1
A
k
) < /2; consideriamo
la suddivisione 1 = 1
1
1
2
. Essendo 1un ranamento di 1
1
e 1
2
, si ha S (1, 1
A
k
)
s(1, 1
A
k
) < /2. Si osserva che
S (1, 1
A
) s(1, 1
A
) =

i, j
Q
i j
1

Q
i j

_
sup
Q
i j
1
A
inf
Q
i j
1
A
_

_
=

i, j
Q
i j
F
Q
i j
,
dove
F =
_
Q
i j
: Q
i j
A e Q
i j
A
_
.
Si distinguono i due casi.
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Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 14 63
(I) A = A
1
A
2
. Se Q
i j
F, allora Q
i j
A
1
oppure Q
i j
A
2
; daltra parte
Q
i j
A
1
e Q
i j
A
2
. Perci ` o in ogni caso
1 sup
Q
i j
1
A
1
+ sup
Q
i j
1
A
2
.,,.
1
inf
Q
i j
1
A
1
.,,.
=0
inf
Q
i j
1
A
2
.,,.
=0
.
Sommando rispetto a i e j si conclude che
S (1, 1
A
) s(1, 1
A
) =

i, j
Q
i j
F
Q
i j

i, j
Q
i j
F
Q
i j

_
sup
Q
i j
1
A
1
inf
Q
i j
1
A
1
+ sup
Q
i j
1
A
2
inf
Q
i j
1
A
2
_

_
S (1, 1
A
1
) s(1, 1
A
1
) + S (1, 1
A
2
) s(1, 1
A
2
) = .
(II) A = A
1
A
2
. Se Q
i j
F, allora Q
i j
A
1
e Q
i j
A
2
; daltra parte
Q
i j
A
1
oppure Q
i j
A
2
. Perci ` o in ogni caso
1 sup
Q
i j
1
A
1
.,,.
=1
+sup
Q
i j
1
A
2
.,,.
=1

_
inf
Q
i j
1
A
1
+ inf
Q
i j
1
A
2
_
.,,.
1
.
Sommando rispetto a i e j si conclude come sopra.
(iii). Segue immediatamente dal criterio di integrabilit` a (Teorema 14.3) utilizzando le
seguenti propriet` a degli estremi superiore e inferiore: se
1
, allora
sup

1
f sup

f e inf

f inf

1
f .
Dimostrazione del Teorema 14.14 (integrabilit` a di funzioni continue
quasi ovunque), pag. 419
Sia f : Q = [a, b] [c, d] R una funzione limitata e continua in Q \ con = 0.
Dobbiamo dimostrare che f F(Q).
Sia > 0. Poich e = 0, per il Teorema 14.10 esiste un numero nito di rettangoli

Q
k
, k = 1, . . . , N

, tali che

N

_
k=1

Q
k
Q e
N

k=1


Q
k
< .
Consideriamo i rettangoli Q
k
= (2

Q
k
)Q, dove 2

Q
k
` e il rettangolo che ha lo stesso centro
di Q
k
e lato pari al doppio di quello di Q
k
. In tal modo
B :=
N

_
k=1
Q
k
Q, B
N

k=1
Q
k
< 4 e Q \ B = . (D14.8)
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 14 64
Poich e f ` e continua in Q \ , per la (D14.8) f ` e uniformemente continua in Q \ B e
quindi in Q \ B. Perci ` o esiste

> 0 tale che per ogni (x

, y

), (x

, y

) Q \ B con
j(x

, y

) (x

, y

)j <

si ha f (x

, y

) f (x

, y

) < .
Prendiamo la suddivisione 1

di Q che si ottiene prendendo su ciascun asse gli


estremi di tutti i rettangoli Q
k
, e sia 1

un suo ranamento tale che ogni rettangolo


corrispondente, Q
i j
, verica
Q
i j
<

per ogni i, j.
In tal modo resta individuato un ricoprimento di B: ricordando la (D14.3), si ha
F
B
:= Q
i j
: Q
i j
B , B =

i, j
Q
i j
F
B
Q
i j

(D14.8)
< 4.
Posto M = sup
Q
f , risulta allora
S (1

, f ) s(1

, f ) =

i, j
(sup
Q
i j
f inf
Q
i j
f )Q
i j

i, j
Q
i j
F
B
(sup
Q
i j
f inf
Q
i j
f )Q
i j
+

i, j
Q
i j
F
B
(sup
Q
i j
f inf
Q
i j
f )Q
i j

8M + Q,
e la tesi segue dal Teorema 14.3.
Dimostrazione del Corollario 14.20 (passaggio in coordinate polari),
pag. 429
A meno di una traslazione si pu` o assumere (x
0
, y
0
) = (0, 0). Ricordando lerrata corrige,
dobbiamo dimostrare che se ` e denita dalle 14.18, S [0, +) [0, 2) ` e misurabile e
limitato ed f ` e continua e limitata in (S ), allora

=(S )
f (x, y) dx dy =

S
f ( cos , sin ) d d.
Consideriamo la restrizione di a D = (0, +) (0, 2). In tale insieme, soddisfa le
ipotesi del Teorema 14.19; inoltre S D ` e misurabile e limitato. Quindi

(S D)
f (x, y) dx dy =

S D
f ( cos , sin ) d d.
Daltra parte,
S \ D (0 [0, 2]) [0, R] 0,
dove R ` e tale che S B
R
(0). Quindi S \ D ` e contenuto nellunione di due segmenti,
ovvero ha misura nulla, perci` o

S
f ( cos , sin ) d d =

S D
f ( cos , sin ) d d.
Analogamente
(S ) \ (S D) (x, 0) : 0 x R
ha misura nulla, quindi

(S D)
f (x, y) dx dy =

(S )
f (x, y) dx dy.
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Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 15 65
15 Dimostrazioni del Capitolo 15
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 15.4, pag. 457 . . . . . . . . . . . . . . . . . 65
Dimostrazione del Teorema 15.12 (bordo di una supercie composta
orientabile), pag. 467 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65
Dimostrazione del Teorema 15.13 (continuit` a della normale esterna),
pag. 467 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
Dimostrazione del Teorema 15.4, pag. 457
Dobbiamo dimostrare che se ` e una supercie elementare regolare in un punto x
0
allora
esiste un intorno 1 di x
0
tale che 1 ` e il graco di una funzione dierenziabile.
Per le denizioni 15.1 e 15.3 esiste un intorno 1
0
di x
0
= (x
0
, y
0
, z
0
) e una funzione
: D R
3
di classe C
0
(D) C
1
(D), iniettiva in D, tale che 1 = (D) e che

u
(u
0
, v
0
)
v
(u
0
, v
0
) 0, (u
0
, v
0
) =
1
(x
0
).
Supponiamo per esempio che la terza componente sia non nulla. Denotando le compo-
nenti di con (u, v) = (x(u, v), y(u, v), z(u, v)), ci ` o signica che
x
u
y
v
y
u
x
v
= det
_
x
u
x
v
y
u
y
v
_
0 in (u
0
, v
0
).
Perci ` o la funzione f : D R
2
denita da f (u, v) = (x(u, v), y(u, v)) soddisfa le ipotesi
del Teorema 13.1 (di invertibilit` a locale). Quindi esiste un intorno + di (u
0
, v
0
) tale che
f
1
: f (+) + ` e ben denita e dierenziabile in f (+); inoltre f (+) contiene un
intorno di (x
0
, y
0
). Utilizzando la dierenziabilit` a delle funzioni composte, si conclude
che la funzione F(x, y) = z( f
1
(x, y)) : + R ` e dierenziabile e ha come graco in
un opportuno intorno 1 di x
0
.
Dimostrazione del Teorema 15.12 (bordo di una supercie composta
orientabile), pag. 467
Sia =
1

n
una supercie composta orientabile. Dobbiamo dimostrare che il
bordo ` e il sostegno di N curve chiuse
1
, . . . ,
N
tali che il verso di percorrenza di
i
coincide con lorientazione di
+
j
su (im
i
)
j
.
Data una curva : [t
0
, t
1
] R
3
, chiamiamo punto iniziale, rispettivamente nale, del
suo sostegno i punti (t
0
), rispettivamente (t
1
). Utilizziamo le notazioni delle denizioni
15.10 e 15.11; in particolare, indichiamo con
g =
i, p
: i = 1, . . . , n, p = 1, . . . , m
i
, (D15.1)
linsieme dei sostegni della Denizione 15.10, ciascuno con il verso di percorrenza indot-
to dalla Denizione 15.11. Facciamo alcune osservazioni.
(1). Ciascun
i
` e il sostegno una curva semplice e chiusa.
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Dimostrazioni del Capitolo 15 66
Ci` o ` e diretta conseguenza del fatto che ciascun
i
` e una supercie regolare e invertibile
(perci ` o orientabile).
(2). Se g ` e tale che , allora il suo punto iniziale e il suo punto nale non
coincidono.
Altrimenti, per (1),
i
= =
i, p
, mentre per ipotesi ogni supercie elementare
i
ha in comune almeno un sostegno con unaltra supercie.
(3). Se ,

g non coincidono ma hanno lo stesso punto iniziale o lo stesso punto


nale, allora appartengono a due distinte superci elementari.
Ci` o segue immediatamente da (1) e dalla Denizione 15.11.
(4). Se g ` e tale che allora, detto x il suo punto nale, esiste

g,

,
tale che

e x ` e il punto iniziale di

.
Si ha =
i, p
per qualche indice (i, p). Per (2) esiste
i,q
(q p) tale che
i,q
non ` e chiusa
e ha x come punto iniziale. Poniamo
0
=
i,q
e
0
= i. Poniamo inoltre =
0
.
(a) Distinguiamo due casi:
(a1) Se , lasserto ` e provato con

= .
(a2) Altrimenti per la Denizione 15.10 esiste
j,r
tale che
j,r
= . Per la Denizione
15.11
j,r
ha x come punto nale, quindi per (2) si ha j i. Inoltre
j,r
non
` e chiusa perch e non lo ` e la parametrizzazione di , mentre
j
lo ` e per (1).
Perci ` o esiste
j,s
(s r) che ha x come punto iniziale.
Nel caso (a2) si pone
1
=
j,s
,
1
= j e si torna al passo (a) con =
1
. Cos`
procedendo restano denite le sequenze

per ogni = 1, . . . ,
0
, dove
0
N ` e
tale che

se 0 <
0
. Come osservato in (a2),


0
= i per ogni 1
0
ed


1
per ogni 2
0
. (D15.2)
Proviamo per induzione che
se 2
0
, allora

per ogni 1 < , (D15.3)


ovvero che ogni passo seleziona un sostegno che appartiene ad una supercie elementare
diversa dalle precedenti. Per = 2 laermazione segue immediatamente da (D15.2). Se
3,
1
, . . .
1
sono distinti e per assurdo

per qualche [1, 2], allora

appartiene alle tre superci elementari distinte (per (D15.2))

,
1
ed
1
. Ci ` o
contraddice la Denizione 15.10 e prova (D15.3).
Da (D15.2) e (D15.3) segue che in al pi` u n passi (n e il numero di superci elementari)
si giunge a vericare il caso (a1), e (4) ` e dimostrato.
Siamo ora in grado di concludere la dimostrazione. Consideriamo un qualunque
sostegno
i, p
e sia x
0
il suo punto iniziale. Posto
1,1
=
i, p
, vogliamo costruire una
curva chiusa

1
=
1,1

1,s
1
che soddis le propriet` a richieste. Applicando (4) con =im(
1
) si ottiene

=
j,s
,

, e si pone
1,2
=
j,s
; si applica poi (4) con =im(
1,2
) ottenendo
1,3
, e cos` via.
Se im(
1,k
) ha x
0
come punto nale abbiamo nito. Altrimenti osserviamo che

1,k

1,
per ogni = 1, . . . , k 1. (D15.4)
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Dimostrazioni del Capitolo 15 67
Infatti, se per assurdo
1,k
=
1,
allora per (3) le due curve parametrizzerebbero due
distinte superci elementari, che ` e impossibile visto che im(
1,k
) . Poich e il numero
di curve ` e nito, in un numero di passi si ottiene x
0
come punto nale.
Se im(
1
) = abbiamo nito. Altrimenti esiste
i,p
\im(
1
). Poniamo
2,1
=

i,p
e ripetiamo la costruzione ottenendo
2
=
2,1

2,s
2
. Ragionando come sopra,
(3) implica che

2,k

1,
per ogni k = 1, . . . , s
1
e ogni = 1, . . . , s
2
.
Quindi ad ogni passo si selezionano sostegni diversi. Poich e essi sono un numero nito,
la dimostrazione ` e conclusa.
Dimostrazione del Teorema 15.13 (continuit` a della normale esterna),
pag. 467
Dobbiamo dimostrare che se =
n
_
i=1

i
` e una supercie composta regolare e orientabile,
allora ` e possibile estendere per continuit` a la funzione x n
+
(x) a

.
Sappiamo gi` a che n
+
(x) ` e ben denita e continua in

i
per ogni i. Resta perci ` o da
considerare il caso in cui x
i

j

per qualche coppia i, j. Poich e x

e
` e regolare, esistono una parametrizzazione regolare : D R
3
e un intorno 1 di x tali
che x D e (D) = 1. Sono quindi deniti e continui in 1 i versori normali
n

(x). Se per assurdo n

= n
+
su

i
1 e n

= n
+
su
j
1 (o viceversa), allora
le porzioni di bordo
i
1 e
j
1 sarebbero orientate in modo concorde (poich e
una tiene linterno a sinistra e laltra a destra). Ci ` o contraddice la Denizione 15.11 e
conclude la dimostrazione.
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Dimostrazioni del Capitolo 16 68
16 Dimostrazioni del Capitolo 16
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 16.9 (del rotore o di Stokes nello spazio),
pag. 480 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68
Dimostrazione del Teorema 16.9 (del rotore o di Stokes nello spazio),
pag. 480
Proviamo il risultato nel caso pi` u semplice. Anzitutto, supponiamo che
` e una supercie elementare regolare e invertibile.
Sia quindi : D R
3
una parametrizzazione di . Supponiamo inoltre che:
D ` e un dominio di Green e C
2
(D).
Dobbiamo dimostrare che se R
3
` e un aperto tale che e v = (A, B, C) : R
3
` e di classe C
1
in , allora

(rot v, n
+
) dS =
_

+
(Adx + Bdy + C dz).
Per ipotesi ` e iniettiva in D e tale che
n
+
(u, v) =

u
(u, v)
v
(u, v)
j
u
(u, v)
v
(u, v)j
0 per ogni (u, v) D.
Per denizione di integrale di supercie (si veda la (15.9))

(rot v, n
+
) dS =

D
(rot (v ),
u

v
) du dv.
Osserviamo che
rot v =
_
C
y
B
z
, A
z
C
x
, B
x
A
y
_
,
e che, posto
(u, v) = (x(u, v), y(u, v), z(u, v)),
si ha

u

v
= (y
u
z
v
y
v
z
u
, z
u
x
v
x
u
z
v
, x
u
y
v
x
v
y
u
).
Perci ` o
(rot v,
u

v
) = (C
y
B
z
)(y
u
z
v
y
v
z
u
)
+(A
z
C
x
)(z
u
x
v
x
u
z
v
)
+(B
x
A
y
)(x
u
y
v
x
v
y
u
).
Consideriamo ad esempio i termini che dipendono C. Si ha
N = C
y
(y
u
z
v
y
v
z
u
) C
x
(z
u
x
v
x
u
z
v
)
= z
u
(C
x
x
v
+ C
y
y
v
) + z
v
(C
x
x
u
+ C
y
y
u
).
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Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 16 69
Aggiungendo e togliendo C
z
z
u
z
v
si ottiene
N = z
u
(C )
v
+ z
v
(C )
u
ovvero, ponendo

C = C ,
N = z
u

C
v
+ z
v

C
u
.
Aggiungendo e togliendo

Cz
uv
si ottiene
N =
_

Cz
v
_
u

_

Cz
u
_
v
.
Perci ` o, applicando il Teorema della divergenza si ottiene

D
N du dv =
_
D
+

C(z
u
du + z
v
dv) =
_

+
C dz.
Procedendo allo stesso modo per le altre due componenti si conclude la dimostrazione.
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Dimostrazioni del Capitolo 17 70
17 Dimostrazioni del Capitolo 17
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 17.4 (di Cauchy per edo), pag. 492 . . . . . 70
Dimostrazione del Teorema 17.5 (esistenza globale), pag. 494 . . . . . . 73
Dimostrazione del Teorema 17.16 (stabilit` a per equazioni autonome),
pag. 521 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73
Dimostrazione del Teorema 17.4 (di Cauchy per edo), pag. 492
Sia f : (a, b) (c, d) R una funzione continua e localmente lipschitziana rispetto alla
secondo variabile y: per ogni rettangolo chiuso e limitato F (a, b) (c, d) esiste L
F
tale
che
f (x, y
1
) f (x, y
2
) L
F
y
1
y
2
se (x, y
1
), (x, y
2
) F. (D17.1)
Siano x
0
(a, b) e y
0
(c, d). Dobbiamo dimostrare che esiste un intervallo aperto
I = (a
0
, b
0
) (a, b) tale che:
(i) x
0
I ed esiste una soluzione y C
1
(I) del problema di Cauchy
_

_
y

= f (x, y) in I
y(x
0
) = y
0
;
(D17.2)
(ii) risulta y(x) c oppure y(x) d
_

_
per x a
+
0
se a
0
> a
per x b

0
se b
0
< b;
(iii) il problema di Cauchy (D17.2) non ha altre soluzioni in I.
Proviamo anzitutto la seguente aermazione:
esistono > 0 e una funzione y C
1
([x
0
, x
0
+ ])
che verica (D17.2) in I = (x
0
, x
0
+ ).
(D17.3)
Siano
0
> 0 e
0
> 0 ssati tali che R
0
= I
0
J
0
= [x
0

0
, x
0
+
0
] [y
0

0
, y
0
+
0
]
(a, b) (c, d), e siano M = max
R
0
f , L
0
= L
R
0
. Sia inoltre
< min
_

0
,

M
,
1
2L
0
_
(D17.4)
e I = [x
0
, x
0
+ ]. Per ogni funzione continua g : I J
0
, la funzione
G(x) = y
0
+
_
x
x
0
f (s, g(s)) ds, x I
` e a sua volta continua in I e verica
G(x) y
0
Mx x
0
M
(D17.4)
<
0
x I, (D17.5)
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Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 17 71
ovvero G : I J
0
. Perci ` o, posto y
0
(x) = y
0
, sono ben denite per ricorrenza le funzioni
y
n
: I J
0
date da
y
n
(x) = y
0
+
_
x
x
0
f (s, y
n1
(s)) ds, x I. (D17.6)
Si ha, per n 2,
y
n
(x) y
n1
(x)
_
x
x
0
f (s, y
n1
(s)) f (s, y
n2
(s)) ds
(D17.1)
L
0
_
x
x
0
y
n1
(s) y
n2
(s) ds
L
0

_
sup
I
y
n1
y
n2

_
(D17.4)
<
1
2
_
sup
I
y
n1
y
n2

_
per ogni x I. Perci ` o
sup
I
y
n
y
n1
<
1
2
sup
I
y
n1
y
n2
< <
1
2
n1
sup
I
y
1
y
0

(D17.5)


0
2
n1
per ogni n 2. Da ci ` o segue che per ogni x I la successione y
n
(x) ` e di Cauchy, quindi
convergente: infatti
y
m
(x) y
n
(x) y
m
(x) y
m1
(x) + + y
n+1
(x) y
n
(x)
<

0
2
m1
+ +

0
2
n
<

0
2
n

k=0
1
2
k
=

0
2
n
per ogni m > n, x I.
Quindi
y
n
(x) y(x) per n +.
Inoltre, passando al limite m +nella disuguaglianza precedente risulta
sup
I
y(x) y
n
(x)

0
2
n
per ogni n, x I, (D17.7)
da cui segue che y C(I): infatti, presi x, x
0
I e > 0, sia n (indipendente da x e x
0
!)
tale che
0
2
n
< ; allora
y(x) y(x
0
) y(x) y
n
(x) + y
n
(x) y
n
(x
0
) + y
n
(x
0
) y(x
0
)
(D17.7)
< 2 + y
n
(x) y
n
(x
0
)
e la continuit` a di y in x
0
segue dalla continuit` a di y
n
.
Proviamo ora che
lim
n+
_
x
x
0
f (s, y
n
(s)) ds =
_
x
x
0
f (s, y(s)) ds,
(lintegrale a destra ` e ben denito in quanto y C(I)). Infatti

_
x
x
0
f (s, y
n
(s)) ds
_
x
x
0
f (s, y(s)) ds

(D17.1)
x x
0
L
0
sup
I
y(x) y
n
(x)
(D17.7)
= o(1) per n +.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 17 72
Passando al limite n +nella (D17.6) si conclude che
y(x) = y
0
+
_
x
x
0
f (s, y(s)) ds x I
da cui segue la (D17.3) per il Teorema fondamentale del calcolo integrale.
Per la (D17.3), sono ben deniti
a
0
= infx (a, x
0
) : esiste una soluzione di (D17.2) in [x, x
0
] < x
0
,
b
0
= supx (x
0
, b) : esiste una soluzione di(D17.2) in [x
0
, x] > x
0
.
Proviamo la caratterizzazione (ii) di b
0
(quella di a
0
` e analoga) se b
0
< b (altrimenti non
c` e niente da dimostrare). Anzitutto si osserva che
lim
xb

0
y(x) = . (D17.8)
Se per assurdo ci ` o ` e falso, allora per il Teorema ponte esistono due successioni x

n
b

0
e x

n
b

0
tali che y(x

n
)

[c, d] e y(x

n
)

[c, d],

>

. Siano

<

<

<

. Poich e y ` e continua, per il Teorema dei valori intermedi esistono due successioni

n
b

0
e

n
b

0
con le seguenti propriet` a: per ogni n 1,

n
<

n
<

n+1
, y(

n
) =

, y(

n
) =

, y(x) [

] x (

n
,

n
).
Posto quindi M = sup
[

1
,b
0
][

]
f , risulta
+ =

n=1
(

) =

n=1
_

n
y

(s) ds =

n=1
_

n
f (s, y(s)) ds

n=1
M(

n
) M

n=1
(

n+1

n
) = M(b

1
)
che ` e assurdo. Perci ` o la (D17.8) ` e vera. Per completare la dimostrazione resta da stabilire
che = c o = d. Se ci ` o non ` e, applicando la (D17.3) si ottiene una soluzione y di
(D17.2) con x
0
= b
0
e y
0
= denita in [b
0
, b
0
+ ). A questo punto la funzione
y(x) =
_
y(x) x (x
0
, b
0
)
y(x) x [b
0
, b
0
+ )
_
` e anchessa soluzione di (D17.2), in contraddizione con la denizione di b
0
.
Resta da dimostrare la parte (iii), ovvero lunicit` a della soluzione. Siano y
1
e y
2
due
soluzioni e siano > 0 ed > 0 cos` piccoli che (x, y
i
(x)) R = [x
0
, x
0
+ ] [y
0

, y
0
+] (a, b) (c, d). Allora per il Teorema fondamentale del calcolo integrale risulta
y
1
(x) y
2
(x)
_
x
x
0
f (s, y
1
(s)) f (x, y
2
(s)) ds
L
R
x x
0
sup
[x
0
,x
0
+]
y
1
(x) y
2
(x) x [x
0
, x
0
+ ],
che per x
0
x sucientemente piccolo ` e possibile solo se y
1
= y
2
. Perci ` o le due soluzioni
coincidono in un intorno di x
0
; ripetendo il ragionamento in ogni punto si conclude che
y
1
coincide con y
2
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 17 73
Dimostrazione del Teorema 17.5 (esistenza globale), pag. 494
Sia (a, b) R e f : (a, b) R che soddis le ipotesi del Teorema 17.4. Dobbiamo
dimostrare che se esiste K C((a, b)) tale che
f (x, y) K(x)(1 + y) per ogni (x, y) (a, b) R,
allora lintervallo massimale di esistenza della soluzione del problema di Cauchy (D17.2)
` e (a, b).
Sia (a

, b

) (a, b) lintervallo massimale di esistenza della soluzione. Per x J, sia


w(x) =
1
2
y
2
(x).
Si ha
w

(x) = y(x)y

(x) = y f (x, y(x)),


quindi
w

yK(1 + y) = K(y + y
2
).
Per la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz
y
1
2
+
1
2
y
2
,
quindi
w

K
_
1
2
+
3
2
y
2
_
= K
_
1
2
+ 3w
_
3K(1 + w).
Da ci ` o segue che

d
dx
log(1 + w)

1 + w

3K.
Posto w
0
= w(x
0
) = y
2
0
/2, dal teorema fondamentale del calcolo integrale si ottiene

log
_
1 + w(x)
1 + w
0
_

= log(1 + w(x)) log(1 + w(x


0
)) =

_
x
x
0
w

(s)
1 + w(s)
ds

.
Se per assurdo (a

, b

) (a, b), per esempio b

< b, per la parte (ii) del Teorema 17.4 si


deve avere y(x) + per x (b

, ovvero w(x) + per x (b

. Daltra parte,
per la disuguaglianza precedente si ha che per ogni x
0
< x < b

log
_
1 + w(x)
1 + w
0
_

3(x x
0
)
_
sup
(x
0
,x)
K(s)
_
3(b

x
0
)
_
sup
(x
0
,b

)
K(s)
_
< +,
una contraddizione. Perci` o J = (a, b).
Dimostrazione del Teorema 17.16 (stabilit` a per equazioni autonome),
pag. 521
Sia J R un intervallo aperto, f C
1
(J) e a J tale che f (a) = 0. Dobbiamo dimostrare
che:
(i) se esiste
0
> 0 tale che f 0 in [a
0
, a) e f 0 in (a, a +
0
] allora y = a ` e
stabile;
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 17 74
(i)

se esiste
0
> 0 tale che f > 0 in [a
0
, a) e f < 0 in (a, a +
0
] allora y = a ` e
asintoticamente stabile;
(ii) se esiste
0
> 0 tale che f < 0 in [a
0
, a) oppure f > 0 in (a, a +
0
], allora y = a
` e instabile.
Sia y(t) lunica soluzione di y

= f (y) con dato iniziale y


0
(a
0
, a +
0
) \ a, dove

0
=
0
/2, e sia [0, T) lintervallo massimale di esistenza. Per simmetria, ` e suciente
provare gli enunciati per y
0
< a.
(i). Estendiamo f con continuit` a a tutto R:
f (y) :=
_

_
f (a
0
) y < a
0
f (y) a
0
y a +
0
f (a +
0
) y a +
0
Preso > 0, sia = min
0
, e y
0
(a , a). Poich e y
0
(a
0
, a), y

+
(0) = f (y
0
) 0
e quindi la soluzione ` e inizialmente crescente. Finch e y(t) a si ha y

(t) 0 e quindi
y(t) y
0
> a . Proviamo che y(t) < a per ogni t [0, T) supponendo per assurdo che
esista t
0
(0, T) tale che y(t
0
) = a. In tal caso, poich e il problema di Cauchy y

= f (y) con
dato iniziale y(t
0
) = a ammette come unica soluzione globale y = a, si ha y(t) = y(t) = a
per ogni t R, in contraddizione con y(0) = y
0
< a. Perci ` o a < y(t) < a, ovvero
y(t) a < , per ogni t (0, T). Per il Teorema 17.5 di esistenza globale, ci ` o implica
che T = +e prova (i).
(i)

. Se inoltre f (y) > 0 in [a


0
, a), allora y ` e strettamente crescente, perci ` o y(t) b

,
b (a
0
, a] per t +. Se per assurdo b < a allora y

(t) min
[a
0
,b]
f > 0 per ogni
t [0, +), una contraddizione. Perci ` o b = a e abbiamo dimostrato (i)

.
(ii). Segue dalla Denizione 17.15 che y = a ` e linearmente instabile se esiste > 0 tale
che per ogni > 0 esistono y
0
(a , a + ) e t (0, T
y
0
) tali che y(t; y
0
) a = .
Si ha y

+
(0) = f (y
0
) < 0, quindi la soluzione ` e inizialmente decrescente. Perci ` o y


min
[a
0
,y
0
]
f < 0 nch e y(t) [a
0
, y
0
]. Quindi esiste t (0, T) tale che y(t) = a
0
.
Poich e ci ` o vale per qualunque y
0
[a
0
, a), la tesi segue scegliendo =
0
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 75
18 Dimostrazioni del Capitolo 18
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 18.7 (integrabilit` a di funzioni complesse
continue), pag. 534 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75
Dimostrazione del Teorema 18.11 (formula per f
(n)
(z)), pag. 540 . . . . 76
Dimostrazione del Teorema 18.12 (teorema fondamentale del calcolo
integrale per funzioni complesse), pag. 541 . . . . . . . . . . . . . 78
Dimostrazione del Teorema 18.14 (caratterizzazione integrale delle fun-
zioni olomorfe), pag. 542 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
Dimostrazione del Teorema 18.15 (integrale e derivata di serie di poten-
ze), pag. 543 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
Dimostrazione del Teorema 18.16 (convergenza delle serie di Taylor),
pag. 544 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
Dimostrazione del Teorema 18.17 (sviluppo in serie di Laurent), pag. 546 82
Dimostrazione del Teorema 18.20 (Teorema dei residui), pag. 549 . . . . 84
Dimostrazione del Teorema 18.21 (Lemma di Jordan), pag. 552 . . . . . 85
Dimostrazione del Teorema 18.7 (integrabilit` a di funzioni complesse
continue), pag. 534
Utilizziamo le notazioni del paragrafo 18.3. Siano A C aperto, f : A C continua e
una curva contenuta in A di classe C
1
. Dobbiamo dimostrare che il numero complesso
Z =
_
b
a
f ((t))

(t) dt =
_
b
a
Re( f ((t)

(t)) dt + i
_
b
a
Im( f ((t))

(t)) dt ,
ha la seguente propriet` a: per ogni > 0 esiste > 0 tale che per ogni suddivisione
1 = t
0
, . . . , t
n
di ampiezza minore di e per ogni scelta dei punti
i
[t
i1
, t
i
] risulta
S (1,
i
, f ) Z < ,
dove
S (1,
i
, f ) :=
n

i=1
f ((
i
))((t
i
) (t
i1
)).
Scriviamo f ((t)) = f
1
(t) + i f
2
(t), (t) =
1
(t) + i
2
(t). Si ha quindi
Z =
_
b
a
f
1
(t)

1
(t) dt
.,,.
=Z
1

_
b
a
f
2
(t)

2
(t) dt
.,,.
=Z
2
+i
_
b
a
f
1
(t)

2
(t) dt
.,,.
=Z
3
+i
_
b
a
f
2
(t)

1
(t) dt
.,,.
=Z
4
e
S (1,
i
, f ) =
n

i=1
f
1
(
i
)(
1
(t
i
)
1
(t
i1
))
.,,.
=S
1
(1,
i
, f )

i=1
f
2
(
i
)(
2
(t
i
)
2
(t
i1
))
.,,.
=S
2
(1,
i
, f )
+ i
n

i=1
f
1
(
i
)(
2
(t
i
)
2
(t
i1
))
.,,.
=S
3
(1,
i
, f )
+i
n

i=1
f
2
(
i
)(
1
(t
i
)
1
(t
i1
))
.,,.
=S
4
(1,
i
, f )
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 76
Perci ` o ` e suciente dimostrare che Z
j
S
j
(1,
i
, f ) < /4 per ogni j = 1, . . . , 4.
Proviamo solo il caso j = 1 (gli altri si trattano allo stesso modo).
Sia C > 0 una costante che specicheremo successivamente. Poich e sia f
1
che

1
sono continue in [a, b], sono uniformemente continue: quindi per ogni > 0 esiste > 0
tale che
f
1
(t) f
1
(s) < e

1
(t)

1
(s) < C per ogni t, s [a, b] tali che t s < .
Per il Teorema del valor medio, per ogni i esiste
i
(t
i1
, t
i
) tale che

1
(t
i
)
1
(t
i1
) =

1
(
i
)(t
i
t
i1
).
Perci ` o
S
1
(1,
i
, f ) Z
1

n

i=1
_
t
i
t
i1
f
1
(
i
)

1
(
i
) f
1
(t)

1
(t) dt.
Sommando e sottraendo f
1
(
i
)

1
(t), si ottiene per ogni t [t
i1
, t
i
]
f
1
(
i
)

1
(
i
) f
1
(t)

1
(t)
_
sup
[a,b]
f
1

1
(
i
)

1
(t) +
_
sup
[a,b]

_
f
1
(
i
) f
1
(t)

_
sup
[a,b]
f
1
+ sup
[a,b]

_
.
Pertanto
S
1
(1,
i
, f ) Z
1

_
sup
[a,b]
f
1
+ sup
[a,b]

1
_
(b a).
da cui segue la tesi scegliendo C =
_
4
_
sup
[a,b]
f
1
+ sup
[a,b]

__
1
.
Dimostrazione del Teorema 18.11 (formula per f
(n)
(z)), pag. 540
Sia f olomorfa in A semplicemente connesso. Dobbiamo dimostrare che f ` e derivabile
innite volte in A e che se z A e ` e un cammino in A intorno a z orientato positivamente,
allora per ogni n risulta
f
(n)
(z) =
n!
2i

f (w)
(w z)
n+1
dw. (D18.1)
`
E suciente dimostrare il seguente risultato:
Lemma. Sia A C aperto, sia A una curva di Jordan di classe C
1
orientata
positivamente e sia : C continua, dove ` e il supporto di . Allora la
funzione g : A \ C, denita da
g(z) =

(w)
(w z)
n
dw per z A \ , (D18.2)
` e olomorfa in A \ e
g

(z) = n

(w)
(w z)
n+1
dw.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 77
Infatti, se f ` e olomorfa in A allora ` e continua in e si pu` o scegliere = f /(2i) e n = 1
nella (D18.2). Per la formula integrale di Cauchy g = f . Pertanto, applicando il Lemma
con n = 1 risulta che f

= g

` e olomorfa in A \ e vale la (D18.1) con n = 1. Iterando


lapplicazione del Lemma rispetto ad n si ottiene che f ` e derivabile innite volte in A \
e vale la (D18.1) per ogni n e ogni z A \ . La conclusione segue dallarbitrariet` a della
curva.
Nel seguito diamo la dimostrazione del Lemma. Preso z A \ , sia z
k
A \ una
successione convergente a z. Consideriamo il rapporto incrementale
g(z
k
) g(z)
z
k
z
=

(w)
z
k
z
_
1
(w z
k
)
n

1
(w z)
n
_
dw.
Si ha quindi
I
k
:=
g(z
k
) g(z)
z
k
z
n

(w)
(w z)
n+1
dw
=

(w)
_
1
z
k
z
_
1
(w z
k
)
n

1
(w z)
n
_

n
(w z)
n+1
_
dw.
Per passare al limite ci si basa su una identit` a algebrica relativa alla funzione razionale
che compare nellintegrale. Ponendo x = wz
k
, y = wz e osservando che y x = z
k
z,
si ha
1
y x
_
1
x
n

1
y
n
_
=
y
n
x
n
(y x)x
n
y
n
=
1
x
n
y
n+1
n1

j=0
y
nj
x
j
.
Perci ` o
1
y x
_
1
x
n

1
y
n
_

n
y
n+1
=
1
x
n
y
n+1
_

_
n1

j=0
y
nj
x
j
nx
n
_

_
=
1
x
n
y
n+1
n1

j=0
x
j
(y
nj
x
nj
)
=
1
x
n
y
n+1
n1

j=0
x
j
(y x)
nj1

i=0
y
nj1i
x
i
= (y x)
n1

j=0
nj1

i=0
y
j2i
x
i+jn
.
Sostituendo, si trova
I
k
z
k
z

(w)
n1

j=0
nj1

i=0
w z
j2i
w z
k

i+jn
dw.
Posti
M := sup
w
(w) < +, d := distanza (z, ) = inf
w
z w > 0
(d > 0 poich e ` e compatto) e scegliendo k tale che z z
k
<
1
2
d, si ottiene
w z d e w z
k
w z z
k
z >
1
2
d per ogni w .
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 18 78
Di conseguenza, per una opportuna costante C > 0 si ha
n1

j=0
nj1

i=0
w z
j2i
w z
k

i+jn
Cd
n2
e quindi I
k
Cd
n2
z
k
z 0 per k +, che conclude la dimostrazione.
Dimostrazione del Teorema 18.12 (teorema fondamentale del calcolo
integrale per funzioni complesse), pag. 541
Siano A C aperto e connesso, f : A C continua, z
0
A e
z
0
,z
una curva semplice di
classe C
1
a tratti con sostegno contenuto in A, con punto iniziale z
0
e punto nale z.
(i) Se per ogni z A lintegrale
_

z
0
,z
f (w) dw
dipende solo da z
0
e z, la funzione
F(z) =
_

z
0
,z
f (w) dw
` e primitiva di f in A.
(ii) Se G ` e una funzione primitiva di f in A, allora
_

z
0
,z
f (w) dw = G(z) G(z
0
).
(i). Siano z A e h C, h 0. Per h sucientemente piccolo il segmento [z, z + h]
appartiene ad A, quindi
_

z
0
,z+h
f (w) dw =
_

z
0
,z
f (w) dw +
_
1
0
f (z + ht)h dt
dove w(t) = z + ht, 0 t 1, ` e una parametrizzazione del segmento tra z e z + h e
w

(t) = h. Allora
F(z + h) F(z)
h
=
1
h
_

_
_

z
0
,z+h
f (w) dw
_

z
0
,z
f (w) dw
_

_
=
1
h
_
1
0
f (z + ht)h dt =
_
1
0
f (z + ht) dt
=
_
1
0
f (z) dt +
_
1
0
( f (z + ht) f (z)) dt
= f (z) +
_
1
0
( f (z + ht) f (z)) dt f (z) per h 0
se
_
1
0
( f (z + ht) f (z)) dt 0 per h 0.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 79
Per la (12.6),

_
1
0
( f (z + ht) f (z)) dt

max
0t1
f (z + ht) f (z) 0 per h 0,
essendo f continua in z.
(ii). Trattiamo prima il caso particolare in cui A ` e semplicemente connesso. Poich e G
` e olomorfa in A, per il Teorema 18.11 anche la sua derivata f = G

lo ` e. Quindi si pu` o
applicare la prima parte del teorema e la funzione
z F(z) =
_

z
0
,z
f (w) dw
` e primitiva di f in A. Allora la funzione h(z) = F(z) G(z) ha derivata h

identicamente
nulla in A, da cui segue che h ` e costante in A (infatti si dimostra facilmente che le parti
reale e immaginaria di h, come funzioni di x e y, hanno derivate parziali nulle, quindi
sono costanti in A). Allora
_

z
0
,z
f (w) dw = F(z) = F(z) F(z
0
) = G(z) G(z
0
).
Se A non ` e semplicemente connesso si pu` o ripetere questo ragionamento se si dimostra
che
_

f (w) dw = 0
per ogni curva chiusa e regolare A. Per provare questa aermazione, ` e suciente
tagliare da un piccolo arco di curva, diciamo larco
z
1
,z
2
, e applicare (ii): nel limite
z
2
z
1
si ottiene che
_

f (w) dw =
_
lim
z
2
z
1
G(z
2
)
_
G(z
1
) = G(z
1
) G(z
1
) = 0.
Dimostrazione del Teorema 18.14 (caratterizzazione integrale delle fun-
zioni olomorfe), pag. 542
Siano A C aperto e connesso, f : A C continua in A. Dobbiamo dimostrare che f ` e
olomorfa in A se e solo se per ogni z
0
A esiste un intorno B
r
(z
0
) = z C : z z
0
< r
di z
0
tale che
_

f (z) dz = 0
per ogni curva di Jordan di classe C
1
a tratti con sostegno contenuto in B
r
(z
0
).
Sia f olomorfa in A, z
0
A e B
r
(z
0
) un intorno di z
0
contenuto in A. Per il Corollario
18.13 applicato in B
r
(z
0
), f ammette una primitiva F in B
r
(z
0
); perci ` o
_

f = 0 per la
parte (ii) del Teorema 18.12.
Viceversa, Sia z
0
A, e sia B
r
(z
0
) tale che B
r
(z
0
) A un intorno tale che
_

f = 0
per ogni curva semplice, chiusa e regolare B
r
(z
0
). Ne segue che, per ogni curva
contenuta in B
r
(z
0
),
_

f dipende solo dai punti iniziale e nale della curva . Quindi,


per la parte (i) del Teorema 18.12, f ammette una primitiva F in B
r
(z
0
). In particolare F
` e olomorfa in B
r
(z
0
) e, di conseguenza, anche f = F

lo ` e. Per larbitrariet` a di z
0
la tesi ` e
provata.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 80
Dimostrazione del Teorema 18.15 (integrale e derivata di serie di poten-
ze), pag. 543
Sia

_
n=0
a
n
(z z
0
)
n
una serie di potenze con raggio di convergenza r > 0 e con somma
f (z) =

n=0
a
n
(z z
0
)
n
se z z
0
< r.
Dobbiamo dimostrare che:
(i) f ` e continua in B
r
(z
0
) = z C : z z
0
< r;
(ii) per ogni curva semplice di classe C
1
a tratti con sostegno contenuto in B
r
(z
0
),
risulta
_

f (z) dz =

n=0
a
n
__

(z z
0
)
n
dz
_
;
(iii) f ` e olomorfa in B
r
(z
0
) e per ogni k = 1, 2, . . . la derivata f
(k)
(z) ` e somma della serie
delle derivate di a
n
(z z
0
)
n
:
f
(k)
(z) =

n=k
n(n 1) . . . (n k + 1)a
n
(z z
0
)
nk
se z z
0
< r . (D18.3)
(i). Analoga alla dimostrazione del Teorema 9.19.
(ii). Il sostegno di ` e un insieme chiuso, quindi esiste r
1
(0, r) tale che
z z
0
r
1
per ogni z .
Perci ` o per ogni > 0 esiste N

N tale che

n=N+1
a
n
(z z
0
)
n

n=N+1
a
n
r
n
1
< per ogni N > N

, z .
Allora

f (z) dz
_

_
N

n=0
a
n
(z z
0
)
n
_

_
dz

n=N+1
a
n
(z z
0
)
n
_

_
dz

< L()
per ogni N > N

, che ` e quanto dovevamo dimostrare.


(iii). Per la (ii),
_

f (z) dz = 0 su ogni curva chiusa , quindi per la (i) e per il Teorema


18.14, f ` e olomorfa. La serie
g(z) =

n=1
na
n
(z z
0
)
n1
ha anchessa raggio di convergenza r (il ragionamento ` e identico a quello svolto nella
dimostrazione del Teorema 9.10). Proviamo lasserto per n = 1, ovvero proviamo che
f

= g. Ripetendo il procedimento k volte si ottiene la formula per f


(k)
(t).
Sia
z
0
,z
(t) = z
0
+ t(z z
0
), il cui sostegno ` e il segmento da z
0
a z. Allora applicando
(ii) a g risulta
_

z
0
,z
_

n=1
na
n
(z z
0
)
n1
_

_
dz =

n=1
a
n
(z z
0
)
n
= f (z) f (z
0
);
perci` o, per il teorema fondamentale, f (z) ` e una primitiva di g, ovvero f

= g.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 81
Dimostrazione del Teorema 18.16 (convergenza delle serie di Taylor),
pag. 544
Siano A C aperto e connesso, z
0
A e f olomorfa in A. Dobbiamo dimostrare che
f (z) =

n=0
f
n
(z
0
)
n!
(z z
0
)
n
per ogni z B
r
(z
0
) se B
r
(z
0
) A
e che se in un intorno di z
0
risulta f (z) =

_
n=0
a
n
(z z
0
)
n
, allora a
n
=
1
n!
f
(n)
(z
0
).
Sia 0 < < r, dove r ` e la distanza tra z
0
e A (r = + se A = C) e sia

una
parametrizzazione regolare della frontiera B

(z
0
) del cerchio di centro z
0
e raggio ,
orientata positivamente. Allora, per la formula integrale di Cauchy,
f (z) =
1
2i
_

f (w)
w z
dz per ogni z B

(z
0
).
Scrivendo
f (w)
w z
= f (w)
1
w z
0
+ z
0
z
=
f (w)
w z
0

1
1
z z
0
w z
0
ed essendo z z
0
< e w z
0
= per w

, risulta

z z
0
w z
0

=
z z
0

< 1 per ogni z B

(z
0
) e w B

(z
0
)
e si pu` o applicare la formula per la somma della serie geometrica di ragione
zz
0
wz
0
:
1
1
z z
0
w z
0
=

n=0
_
z z
0
w z
0
_
n
per ogni z B

(z
0
) e w B

(z
0
).
Allora, supponendo per un momento che si possano scambiare lintegrale e la sommatoria,
risulta
f (z) =
1
2i
_

_
f (w)
w z
0

n=0
_
z z
0
w z
0
_
n
_

_
dw
=

n=0
(z z
0
)
n
1
2i
_

f (w)
(w z
0
)
n+1
dw
(D18.4)
e per la formula (18.26) per le derivate di f si conclude che
f (z) =

n=0
f
(n)
(z
0
)
n!
(z z
0
)
n
.
Inne, se
f (z) =

n=0
a
n
(z z
0
)
n
per z appartenente a un intorno di z
0
, segue dalla parte (iii) del Teorema 18.15 che
f
(k)
(z) =

n=k
n(n 1) . . . (n k + 1)(z z
0
)
nk
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 82
e perci` o
f
(k)
(z
0
) = k!a
k
.
Resta da giusticare lo scambio di integrale e sommatoria in (D18.4) (non si pu` o
utilizzare direttamente il Teorema 18.15 poich e lintegranda non ` e una serie di potenze,
ma il ragionamento ` e analogo). Per z B

(z
0
) ssato e w B

(z
0
),
f (w)
w z
0

n=0
_
z z
0
w z
0
_
n
=
f (w)
w z
0
N

n=0
_
z z
0
w z
0
_
n
+ E
N
(w),
dove
E
N
(w) =

f (w)
w z
0

n=N+1
_
z z
0
w z
0
_
n

_
sup
B

(z
0
)
f
_

_
_

n=N+1
_
z z
0

_
n
_

_
quindi per ogni > 0 esiste N

tale che
E
N
< per ogni N N

.
In conclusione, per ogni > 0 esiste N

tale che

f (z)
N

n=0
(z z
0
)
n
1
2i
_

f (w)
(w z
0
)
n+1
dw

1
2i
_

E
N
(w) dw


2
per ogni N > N

; ci ` o dimostra la (D18.4).
Dimostrazione del Teorema 18.17 (sviluppo in serie di Laurent), pag.
546
Sia f olomorfa in B
r
(z
0
) \ z
0
. Dobbiamo dimostrare che:
a) se 0 < z z
0
< r e ` e un qualunque cammino in B
r
(z
0
) che circonda z
0
, allora
f (z) =
+

n=
c
n
(z z
0
)
n
, c
n
:=
1
2i

f (w)
(w z
0
)
n+1
dw;
b) se
f (z) =
+

n=
d
n
(z z
0
)
n
per 0 < z z
0
< r, (D18.5)
allora d
n
= c
n
.
a) Dato z B
r
(z
0
) \ z
0
e un cammino in B
r
(z
0
) intorno a z
0
, siano 0 < < R < r
tali che z A = < z z
0
< R. Segue dalla (18.23) che

B
R
(z
0
)
f ()
( z
0
)
n+1
dz =

(z
0
)
f ()
( z
0
)
n+1
dz =

f ()
( z
0
)
n+1
dz. (D18.6)
Si taglia A con la retta r come in Figura.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 83
A
2
A
1
z
B
r
(z
0
)
B
R
(z
0
)
B

(z
0
)
z
0
Applicando la formula integrale di Cauchy (Teorema 18.10) in A
1
si ottiene
2i f (z) =

A
1
f ()
z
d
e applicando il Teorema integrale di Cauchy (Teorema 18.9) in A
2
si ottiene
0 =

A
2
f ()
z
d.
Sommando le due espressioni, gli integrali su r si cancellano e si ottiene

B
R
(z
0
)
f ()
z
d

(z
0
)
f ()
z
d = 2i f (z). (D18.7)
Valutiamo i due integrali. Per B
R
(z
0
) si ha
1
z
=
1
( z
0
)
_
1
zz
0
z
0
_ =
1
z
0

n=0
_
z z
0
z
0
_
n
,
dove abbiamo tenuto conto che

zz
0
z
0

< 1 su B
R
(z
0
). Pertanto, ricordando i caratteri di
convergenza della serie geometrica e il Teorema 18.15,

B
R
(z
0
)
f ()
z
d =

B
R
(z
0
)
f ()
z
0

n=0
_
z z
0
z
0
_
n
d (D18.8)
=

n=0
_
B
R
(z
0
)
f ()
( z
0
)
n+1
d
_
(z z
0
)
n
.
Se B

(z
0
) si procede allo stesso modo tenendo conto che in questo caso si ha

z
0
zz
0

<
1: pertanto
1
z
=
1
(z z
0
)
_
1
z
0
zz
0
_ =
1
z z
0

n=0
_
z
0
z z
0
_
n
,
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 84
da cui

(z
0
)
g()d =

n=0
_

(z
0
)
f ()
( z
0
)
n
d
_

_
(z z
0
)
n1
(D18.9)
=

n=1
_

(z
0
)
f ()
( z
0
)
n+1
d
_

_
(z z
0
)
n
.
In conclusione, combinando le (D18.6)(D18.9) si ottiene
f (z) =

n=
_

f ()
( z
0
)
n+1
dz
_
(z z
0
)
n
,
che per larbitrariet` a di z dimostra la rappresentazione in serie di Laurent di f .
b) Osserviamo preliminarmente che

(z
0
)
(z z
0
)
m
dz =
_
0 se m 1
2i se m = 1.
Infatti, posto z = z
0
+ e
i

(z
0
)
(z z
0
)
m
dz = i
m+1
_
2
0
e
i(m+1)
d
da cui le tesi per la periodicit` a dellesponenziale. Sia ora f (z) come nella (D18.5). Presa
una circonferenza B

(z
0
), 0 < < r, si ha (usando ancora il Teorema 8.15)

(r
0
)
f ()
( z
0
)
n+1
=
+

k=
d
k

(z
0
)
( z
0
)
kn1
d = 2id
n
.
Per la (18.23) e il Teorema 18.11

(r
0
)
f ()
( z
0
)
n+1
=

f ()
( z
0
)
n+1
,
ovvero d
n
= c
n
.
Dimostrazione del Teorema 18.20 (Teorema dei residui), pag. 549
Sia f olomorfa nellinsieme aperto e semplicemente connesso A C con leccezione
delle singolarit` a isolate z
1
, . . . , z
n
. Sia un cammino in A intorno a z
1
, . . . , z
n
orientato
positivamente. Dobbiamo dimostrare che
_

f (z) dz = 2i
n

k=1
Res f
z=z
k
.
Sia il sostegno di e sia B linterno di . Poniamo
r
1
= minz
i
z
j
: i, j = 1, . . . , n, i j,
r
2
= mind(z
i
, ) : i, 1, . . . , n,
r = minr
1
, r
2
.
In tal modo, per ogni (0, r) le curve
,k
(t) = z
k
+ e
it
, t [0, 2] hanno le seguenti
propriet` a:
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 85
(a)
,k
` e un cammino in B intorno a z
k
;
(b) B

(z
i
) B

(z
j
) = per ogni i j.
Sia = B \
_
B

(z
1
) B

(z
j
)
_
e f = u + iv. Per le formule di Cauchy-Riemann

div(u, v) dx dy =

(u
x
v
y
) dx dy = 0
e

div(v, u) dx dy =

(v
x
+ u
y
) dx dy = 0.
Quindi, per il Teorema della divergenza (Teorema 16.5),
_

+
u dy + v dx = 0 e
_

+
v dy u dx = 0
ovvero, ricordando la formula esplicita (18.16) per lintegrale curvilineo,
_

f (z) dz
n

k=1
_

,k
f (z) dz = 0
e la tesi segue dalla denizione di residuo.
Dimostrazione del Teorema 18.21 (Lemma di Jordan), pag. 552
Siano a R, R
0
> 0,
A = z C : z > R
0
, Imz > a
e sia f : A C continua in A tale che
lim
z
zA
f (z) = 0 .
Per R > R
0
, sia
R
una parametrizzazione regolare dellarco di cerchio di raggio R
contenuto in A (si veda Figura 18.12 (a)). Dobbiamo dimostrare che per ogni > 0
risulta
lim
R+
_

R
f (z)e
iz
dz = 0 .
Siano R > R
0
e A
R
:= z A : z R. Dalle ipotesi su f segue immediatamente che
M
R
:= max
zA
R
f (z) 0 per R +.
Posto
R
:= arcsin(
a
R
), la curva
R
` e parametrizzata da

R
= Re
i
= Rcos + iRsin ,
R
< <
R
+ .
Lungo
R
risulta e
iz
= e
iRcos
e
Rsin
= e
Rsin
e

R
(z) = R. Perci` o, utilizzando
la simmetria della funzione sin rispetto a

2
risulta

R
f (z)e
iz
dz

M
R
_

R
+

R
e
Rsin
Rd = 2M
R
_
2

R
e
Rsin
Rd
= 2M
R
__
0

R
e
Rsin
Rd +
_
2

R
e
Rsin
Rd
_
.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 18 86
Osservando che
sin se 0 e sin
2

se
_
0,

2
_
,
si ottiene

R
f (z)e
iz
dz

2M
R
__
0

R
e
R
Rd +
_
2
0
e
R
2

Rd
_
2M
R
_

_
_

e
R

_
0

R
+
_

e
R
2

2
_

2
0
_

_
2M
R
_
e
Rarcsin
a
R

2

e
R
2
_
.
Poich e Rarcsin
a
R
` e limitato per R +, la quantit` a in parentesi ` e limitata per R +
e il lemma di Jordan ` e dimostrato. Si noti che se
R
< 0 (ovvero se a < 0) la stima
dellintegrale nellintervallo [0,
R
] diviene superua.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 19 87
19 Dimostrazioni del Capitolo 19
Ultimo aggiornamento: settembre 2011
Indice
Dimostrazione del Teorema 19.2 (olomora della trasformata di Laplace),
pag. 558 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87
Dimostrazione del Teorema 19.3 (antitrasformata di Laplace), pag. 559 88
Dimostrazione del Teorema 19.7 (originale di una serie di Laurent), pag.
571 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89
Dimostrazione del Teorema 19.2 (olomora della trasformata di Laplace),
pag. 558
Dobbiamo dimostrare che la trasformata di Laplace F(p) = [[ f ] di f con ascissa di
convergenza a < + ` e olomorfa nel semipiano p C : Re p > a e
F

(p) =
_
+
0
xe
px
f (x) dx.
Fissato p, verichiamo che
I(h) :=
F(p + h) F(p)
h
+
_
+
0
xe
px
f (x) dx
=
_
+
0
_
e
hx
1
hx
+ 1
_
xe
px
f (x) dx 0 per h 0 (h C).
Osserviamo preliminarmente che, poich e Re p > a, esiste R
+
tale che p

= p2 > a.
Non ` e restrittivo supporre nel seguito che h < . Inne, poniamo
g(z) =
_
e
z
1
z
+ 1 se z 0
0 se z = 0.
Ricordando che (e
z
1)/z 1 per z 0, risulta g C(C) e I(h) si riscrive come
I(h) =
_
+
0
g(hx)xe
px
f (x) dx.
Proviamo anzitutto che, detta C una opportuna costante che specicheremo in seguito,
per ogni > 0 esiste K > 0 tale che

_
+
K
g(hx)xe
px
f (x) dx

C per ogni h < . (D19.1)


Si ha
g(hx)
_

_
M := sup
z<1
g(z) se hx < 1
1 +
e
hx
1
hx
2 + e
hx
se hx 1.
Perci ` o in ogni caso
g(z) M + 2 + e
hx
(M + 2)e
hx
(M + 2)e
x
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 19 88
e quindi

_
+
K
g(hx)xe
px
f (x) dx

(M + 2)
_
sup
x(K,+)
xe
x
_ _
+
K
e
(p2)x
f (x) dx
C,
avendo scelto C = (M + 2)
_
+
0
e
p

x
f (x) dx e K tale che sup
x(K,+)
xe
x
< . Ci ` o prova
la (D19.1). Daltra parte, per ogni K > 0 esiste h
0
> 0 tale che

_
K
0
g(hx)xe
px
f (x) dx

< . (D19.2)
Infatti la funzione integranda ` e continua rispetto ad (h, x) [, ] [0, K], quindi
ragionando come nella dimostrazione del Teorema 11.9 si pu` o passare al limite sotto
integrale:
lim
h0
_
K
0
g(hx)xe
px
f (x) dx =
_
K
0
_
lim
h0
g(hx)
_
xe
px
f (x) dx = 0
da cui segue la (D19.2) per denizione di limite.
Combinando la (D19.1) e la (D19.2) si conclude che per ogni > 0 esiste h

=
minh
0
, tale che I(h) < 2 per ogni h < h

, e il teorema ` e dimostrato.
Dimostrazione del Teorema 19.3 (antitrasformata di Laplace), pag.
559
Sia f : [0, +) C, localmente integrabile in [0, +), tale che
f (x) Me
s
0
x
se x 0 . (D19.3)
Siano a
0
> s
0
e F(p) = [[ f ] se Re p > s
0
. Dobbiamo dimostrare che
v.p.
1
2i
_
a
0
+i
a
0
i
F(p)e
px
dp =
_

_
f (x) se x > 0 e f ` e continua in x
0 se x < 0 .
(D19.4)
Estendiamo f a tutto R ponendo f (x) = 0 se x < 0. Dobbiamo calcolare, ssato x 0
tale che f ` e continua in x,
lim
b+
1
2
_
b
b
F(a + it)e
(a+it)x
dt
= lim
b+
1
2
_
b
b
e
(a+it)x
lim
M+
__
M
0
e
(a+it)s
f (s)
_
ds dt.
Ragionando come nella dimostrazione del Teorema 11.9, ` e possibile dimostrare che si
possono scambiare tra loro le operazioni di limite e di integrale. Perci` o
lim
b+
1
2
_
b
b
F(a + it)e
(a+it)x
dt = lim
b+
lim
M+
1
2
_
b
b
_
M
0
e
(a+it)(xs)
f (s) ds dt.
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
a
ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 19 89
Si ha
I(b, M) :=
1
2
_
b
b
e
(a+it)x
_
M
0
e
(a+it)(xs)
f (s) ds dt
=
1
2
_
M
0
f (s)
_
b
b
e
(a+it)(xs)
dt ds
=
1
2
_
M
0
f (s)e
a(xs)
e
it(xs)
i(x s)

t=b
t=b
ds
=
1

_
M
0
1
x s
f (s)e
a(xs)
sin(b(x s)) ds.
Ponendo y = b(x s) si ottiene
I(b, M) =
1

_
b(x+M)
bx
f
_
x +
y
b
_
e

ay
b
sin y
y
dy.
Passando al limite per M +si ottiene
I(b) := lim
M+
I(b, M) =
1

_
+
bx
f
_
x +
y
b
_
e

ay
b
sin y
y
dy,
che ` e ben denita per lipotesi di crescita su f . Passando al limite in modo formale per
b +si ottiene
lim
b+
I(b) =
_

_
f (x)
1

_
+

sin y
y
dy se x > 0
0 se x < 0,
ovvero, ricordando lEsempio 18.19,
lim
b+
I(b) =
_
f (x) se x > 0
0 se x < 0,
(D19.5)
da cui la tesi. Per giusticare rigorosamente il limite (D19.5) si procede come nellE-
sempio 18.19, utilizzando il Lemma di Jordan e il Teorema dei residui; omettiamo i
dettagli.
Dimostrazione del Teorema 19.7 (originale di una serie di Laurent),
pag. 571
Sia F(p) una funzione olomorfa per p > R con uno sviluppo in serie di Laurent del tipo
F(p) =

k=1
c
k
p
k
per p > R. (D19.6)
Dobbiamo dimostrare che la funzione
f (z) =

k=1
c
k
(k 1)!
z
k1
` e olomorfa in C e che [[Hf ] = F(p).
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011
Dimostrazioni del Capitolo 19 90
Posto q =
1
p
e
G(q) =

k=1
c
k
q
k
se q <
1
R
,
si ha che G ` e olomorfa per q < 1/R. Siano > R e M = maxG(q) : q =
1

. Poich e la
serie ` e assolutamente convergente per q = 1/, si ha in particolare
c
k
M
k
.
Di conseguenza

k=1
c
k

z
k1
(k 1)!
M

k=1
(z)
k1
(k 1)!
= M

n=0
(z)
n
n!
= Me
z
.
Ci` o prova che la serie
_

k=1
c
k
z
k1
(k1)!
converge assolutamente in C e la sua somma, f (z), ` e una
funzione olomorfa. Inoltre, poich e f (x) Me
x
per x 0, H(x) f (x) ` e originale per la
trasformata di Laplace. Inne, per Re p sucientemente grande,
_
+
0
f (x)e
px
dx =
_
+
0
_

k=1
c
k
x
k1
(k 1)!
e
px
_

_
dx
=

k=1
c
k
(k 1)!
__
+
0
x
k1
e
px
dx
_
=

k=1
c
k
1
p
k
= Y(p)
(lo scambio tra serie e integrale improprio pu` o essere giusticato rigorosamente, ma
omettiamo i dettagli).
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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Dimostrazioni del Capitolo 19 91
Michiel Bertsch, Roberta Dal Passo, Lorenzo Giacomelli
Analisi matematica, 2
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ed., MacGraw-Hill, 2011