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Quantizzazione

ome problema agli autovalori1


E. S hrodinger
(se onda omuni azione)2

x1. L'analogia di Hamilton tra me ani a ed otti a.


Prima di dedi ar i a trattare il problema agli autovalori della teoria dei quanti
per ulteriori sistemi parti olari hiariremo meglio la onnessione generale he sussiste tra l'equazione di erenziale alle derivate parziali di Hamilton di un problema
me ani o e la \ orrispondente" equazione d'onda, ioe nel aso del problema di Keplero l'equazione (5) della prima omuni azione. Avevamo des ritto questa onnessione provvisoriamente solo in breve nella sua struttura analiti a esterna mediante
la trasformazione (2) di per se in omprensibile e on l'altrettanto in omprensibile
passaggio dal porre a zero una espressione all'ingiunzione he l'integrale spaziale
della suddetta espressione debba essere stazionario3 .
La onnessione interna della teoria di Hamilton on il pro esso di propagazione
ondosa non e per niente nuova. Non solo era ben nota ad Hamilton stesso, ma ha
ostituito per lui il punto di partenza della sua teoria della me ani a, he e sortita dalla sua otti a dei mezzi disomogenei 4 . Il prin ipio variazionale di Hamilton
puo essere inteso ome prin ipio di Fermat per una propagazione ondosa nello
spazio delle on gurazioni (spazio-q), ioe l'equazione di erenziale alle derivate
parziali di Hamilton esprime il prin ipio di Huygens per questa propagazione ondosa. Purtroppo questo ambito di idee di Hamilton, potente e gravido di onseguenze, nella maggior parte delle ripresentazioni moderne viene spogliato della
sue veste intuitiva ome di un a essorio super uo a favore di una rappresentazione
piu in olore delle relazioni analiti he5 .
Consideriamo il problema generale della me ani a lassi a di sistemi onservativi. L'equazione di erenziale alle derivate parziali di Hamilton ompleta si s rive:
(1)

W
W
+ T qk ;
+ V (qk ) = 0:
t
qk

1 Quantisierung als Eigenwertproblem, Annalen der Physik 79, 489-527 (1926).


2 Vedi questi Annali 79, 361, 1926. Per la omprensione non 
e in ondizionatamente

ne essario
leggere la prima omuni azione prima della se onda.
3 Questo pro edimento di al olo non sar
a pi
u seguito nella presente omuni azione. Esso
doveva servire solo per un'orientazione grossolana provvisoria sulla onnessione esterna tra l'equazione d'onda e l'equazione di erenziale alle derivate parziali di Hamilton. Rispetto alla funzione
d'azione di un determinato moto la non sta realmente nella relazione assunta nell' equazione
(2) della prima omuni azione. - Inve e la onnessione tra l'equazione d'onda e il risultato della
variazione e evidentemente assai reale: l'integrando dell'integrale stazionario e la funzione di
Lagrange per il pro esso ondulatorio.
4 Vedasi per esempio E.T. Whittaker, Analitis he Dynamik (edizione tedes a presso Springer,
1924) Cap. 11, pp. 306 e seguenti.
5 Felix Klein dall'estate 1891 nelle sue lezioni sulla me ani a ha riproposto la teoria di Ja obi
sviluppandola da onsiderazioni quasi-otti he in spazi superiori non eu lidei. Vedasi F. Klein,
Jahresber. d. Deuts h. Math. Ver. 1, 1891 e Zts hr. f. Math. und Phys. 46, 1901. (Ges.
Abh. pp. 601 e 603). Nella se onda nota Klein a erma on un leggero rimprovero he la sua
presentazione alla riunione degli s ienziati ad Halle, nella quale egli die i anni prima aveva esposto questa onnessione e aveva sottolineato il grande signi ato delle onsiderazioni otti he di
Hamilton, \non aveva ri evuto tutta l'attenzione he mi sarei aspettato". - Devo l'indi azione
riguardo a Klein ad una ami hevole omuni azione per lettera del Prof. Sommerfeld. Vedi an he
\Atombau", IV ed., pag. 803.
1

W e la funzione d'azione, ioe l'integrale rispetto al tempo della funzione di Lagrange T V lungo un ammino del sistema in funzione della posizione nale e del
tempo. qk rappresenta le oordinate di posizione, T e l'energia ineti a in funzione
delle oordinate di posizione e di quelle d'impulso, una funzione quadrati a delle
se onde, al posto delle quali se ondo la pres rizione sono state introdotte le derivate
parziali di W rispetto a qk . V e l'energia potenziale. Per risolvere l'equazione si fa
l'ipotesi

W = Et + S (qk ) ;

(2)
per la quale la stessa diventa
(1')

W
2T qk ;
= 2 (E
qk

V ):

E e una prima ostante d'integrazione arbitraria e notoriamente signi a l'energia

del sistema. In ontrasto on l'uso omune abbiamo las iato nella (1') la funzione

W stessa, inve e di introdurre al suo posto, ome d'abitudine, la funzione delle


oordinate S indipendente dal tempo. Questa e una pura esteriorita.

Il ontenuto dell'equazione (1') si puo esporre ora in modo assai sempli e se si


utilizza il modo di esprimersi di Heinri h Hertz. Esso risulta, ome tutte le asserzioni
geometri he nello spazio delle on gurazioni (spazio delle variabili qk ), parti olarmente sempli e e hiaro se si introdu e in questo spazio per mezzo dell'energia
ineti a del sistema una metri a non eu lidea. Se T e l'energia ineti a in funzione
delle velo ita q_k , non degli impulsi ome prima, si pone per l'elemento di linea
(3)

ds2 = 2T (qk ; qk ) dt2 :

Il se ondo membro ontiene dt solo esteriormente; esso indi a (mediante q_k dt = dqk )
una forma quadrati a di dqk .
 noto he on questa de nizione si puo, di on etti ome: angolo tra due eE
lementi di linea, ortogonalita, divergenza e rotore di un vettore, gradiente di uno
s alare, operatore di Lapla e (= div grad) per uno s alare, ed altro, fare lo stesso
sempli e uso ome nello spazio eu lideo tridimensionale, si puo impunemente utilizzare nei ragionamenti la rappresentazione eu lidea tridimensionale; soltanto le
espressioni analiti he per questi on etti saranno un tantino piu ompli ate, poi he
in generale al posto dell'elemento di linea eu lideo deve omparire l'elemento di
linea (3). Assumiamo he nel seguito tutte le a ermazioni geometri he nello spazio

delle q vadano intese in questo senso non eu lideo.

Per il al olo uno dei ambiamenti piu importanti e he si deve distinguere


s rupolosamente tra omponenti ovarianti e ontrovarianti di un vettore o di un
tensore. Ma questa ompli azione non e piu grave di quella he si ha gia nel aso
di un sistema di assi artesiani obliqui.
I dqk sono il prototipo di un vettore ontrovariante. I oe ienti dipendenti da qk
della forma 2T hanno quindi arattere ovariante, essi ostituis ono il tensore fondamentale ovariante. Se 2T e la forma ontrovariante orrispondente a 2T, e noto
he allora le oordinate d'impulso ostituis ono il vettore ovariante orrispondente

al vettore velo ita q_k ; l'impulso e il vettore velo ita in forma ovariante. Il primo
membro della (1') non e nient'altro he la forma fondamentale ontrovariante, nella
quale si sono introdotte ome variabili le W=qk . Queste ultime ostituis ono le
omponenti del vettore
grad W
per sua natura ovariante. (Questo signi ato ha quindi la ride nizione dell'energia
ineti a on gli impulsi inve e he on le velo ita, he in una forma ontrovariante
possono intervenire solo omponenti vettoriali ovarianti, se deve risultare qual osa
di sensato, ioe invariante).
L'equazione (1') oin ide quindi on la sempli e a ermazione
(1")

(grad W )2 = 2 (E

V)

ovvero
(1"')

j grad W j =

2 (E

V ):

Questa pres rizione e fa ile da analizzare. Supponiamo he si sia trovata una funzione W [ della forma (2) he soddisfa questa pres rizione. Allora si puo sempre
rappresentare questa funzione per un t determinato in modo intuitivo, tra iando
nello spazio delle q la famiglia di super i W = ost. e apponendo su ias una di
esse il orrispondente valore di W .
Ora da un lato, ome subito dimostreremo, l'equazione (1"') da una pres rizione
esatta per ostruire da una qualsiasi super ie di questa famiglia, quando essa e il
suo valore di W siano noti, passo passo tutte le altre ed il loro valore di W . D'altro
anto il solo dato ne essario per questa ostruzione, ioe la singola super ie ed
il suo valore di W , si puo assegnare in modo del tutto arbitrario e poi se ondo la
regola ostruttiva si puo integrare in due modi in una funzione W he soddis la
pres rizione. In tutto io onsideriamo provvisoriamente il tempo ome ostante.
- La pres rizione ostruttiva esauris e quindi il ontenuto dell'equazione di erenziale, si puo ottenere ias una delle sue soluzioni da una super ie opportunamente
s elta piu il valore di W .
E adesso la pres rizione ostruttiva. Sia quindi assegnato, ome in Fig. 1, ad una
super ie arbitraria il valore W0 . Per trovare la super ie he orrisponde al valore
W0 + dW0 , si ontrassegni a pia ere un lato della super ie data ome positivo,
si ostruis a in ogni punto della super ie la perpendi olare e si prenda su di essa
(tenendo onto del segno di dW0 ), il tratto

(4)

ds =

dW0
:
2 (E V )

I punti d'arrivo delle perpendi olari riempiono la super ie W0 + dW0 . Pro edendo os passo passo si puo ostruire la famiglia di super i su entrambi i lati.

W+dW
W
W-dW

Fig. 1

La ostruzione e dupli e, infatti nel


ompiere il primo passo si sarebbe potuto indi are an he l'altro lato ome quello
positivo. Per i passi su essivi questa ambiguita non 'e piu, ioe in un qualsiasi
stadio su essivo del pro esso non si puo ambiare ad arbitrio il segno del lato della
super ie alla quale si e giusto pervenuti, infatti io omporterebbe in generale una
dis ontinuita delle derivate prime di W . Per il resto le due famiglie di super i
sono identi he, soltanto i valori di W apposti su di esse pro edono in versi opposti.
Se onsideriamo ora la sempli issima dipendenza dal tempo, l'equazione (2)
mostra he an he in un qualsiasi istante su essivo (o pre edente) t + t0 l'andamento
di W individua la stessa famiglia di super i, solo sulle singole super i sono apposti degli altri valori di W , e pre isamente ad ogni valore di W apposto per il
tempo t va sottratto Et0 . Per os dire i valori di W viaggiano on una erta legge
sempli e da super ie a super ie, e pre isamente per E positiva nel verso dei valori di W res enti. Inve e di questo i si puo ragurare he siano le super i a
viaggiare, ias una assumendo la forma e la posizione di quella subito su essiva,
e nel far io portando on se il suo valore di W . La legge di propagazione delle
super i e data dal fatto he per esempio la super ie W0 al tempo t + dt deve aver
raggiunto la posizione he al tempo t o upava la super ie W0 + Edt. Se ondo la
(4) io risultera se si fa avanzare ogni punto della super ie W0 di
(5)

ds =

Edt
2(E V )

nella direzione della perpendi olare on verso positivo. Cioe le super i si spostano
on una velo ita normale
(6)

u=

ds
=
dt

E
;
2 (E V )

he, assegnata la ostante E , e una pura funzione della posizione.


Ora si ri onos e he il nostro sistema di super i W = ost. si puo intendere ome
il sistema di super i d'onda di un moto ondoso progressivo ma stazionario nello
spazio delle q, per il quale il valore della velo ita di fase in ogni punto dello spazio
e dato dalla (6). Allora la ostruzione delle perpendi olari si puo evidentemente
sostituire on la ostruzione delle onde elementari di Huygens [ on il raggio (5)
e del loro inviluppo. L'\indi e di rifrazione" e proporzionale al re ipro o della
(6), dipende dalla posizione ma non dalla direzione. Lo spazio delle q e quindi

otti amente disomogeneo ma isotropo. Le onde elementari sono sfere, ma - ome


qui si e gia detto espressamente - sfere nel senso dell'elemento di linea (3).
La funzione d'azione W gio a per il nostro sistema di onde il ruolo della fase.
L'equazione di erenziale alle derivate parziali di Hamilton e l'espressione del prin ipio di Huygens. Se si formula il prin ipio di Fermat
(7)

0=

Z P2
P1

ds
=
u

Z P2
P1

ds 2(E
E

V)

Z t2
t1

2T

dt =

Z t2
t1

2T dt;

si e portati direttamente al prin ipio di Hamilton nella forma di Maupertuis (nel


quale l'integrale sul tempo va inteso ome al solito um grano salis, ioe T +V = E =
ost. an he durante la variazione). I \raggi", ioe le traiettorie ortogonali alle
super i d'onda sono quindi ammini del sistema per il valore E dell'energia, in
a ordo on il ben noto sistema d'equazioni

pk =

(8)

W
;
qk

he a erma he da ogni funzione d'azione parti olare puo essere derivata una
famiglia di ammini del sistema, ome una orrente dal suo potenziale delle velo ita6 . (L'impulso pk ostituis e sempli emente il vettore velo ita ovariante, e le
equazioni (8) a ermano he esso e uguale al gradiente della funzione d'azione).
Sebbene nelle onsiderazioni presenti si parli di super i d'onda, di velo ita di
propagazione, di prin ipio di Huygens, esse non vanno tuttavia veramente onsiderate ome relative a un'analogia della me ani a on l'otti a ondulatoria, bens
on l'otti a geometri a. Infatti il on etto di raggio, al quale per la me ani a fondamentalmente si perviene, appartiene all'otti a geometri a, e il suo solo on etto
pre iso. An he il prin ipio di Fermat si puo intendere in termini di pura otti a
geometri a on il solo uso del on etto di indi e di rifrazione. E il sistema di super i W , inteso ome super i d'onda, e per il momento in una relazione alquanto
las a on il moto me ani o, poi he il punto immagine del sistema me ani o non
pro ede a atto lungo il raggio on la velo ita dell'onda u, ma all'opposto la sua
velo ita (per E ostante) e proporzionale ad1=u. Essa risulta direttamente dalla
(3) ome
(9)

v=

p
ds p
= 2T = 2(E
dt

V ):

Questa dis ordanza e lampante. In primo luogo se ondo la (8): la velo ita del
sistema e grande quando grad W e grande, ioe quando le super i W si addensano
ttamente, ossia quando u e pi olo. In se ondo luogo, dal signi ato di W ome
integrale sul tempo della funzione di Lagrange: questa ambia naturalmente durante
il moto [di (T V )dt nel tempo dt , quindi il punto immagine non puo restare
ontinuamente in ontatto on la stessa super ie W .
E inoltre on etti an he importanti della teoria delle onde, ome ampiezza,
lunghezza d'onda, frequenza - o parlando piu in generale la forma d'onda - non
6 Vedasi in parti olare A. Einstein, Verh. d. D. Physik. Ges. 19, 77, 82 , 1917. L'interpretazione delle ondizioni quanti he ivi data e di gran lunga preferibile a tutte le interpretazioni
pre edenti. An he de Broglie si e rifatto ad essa.

ompaiono nell'analogia, man a per essi un orrispettivo me ani o; neppure della


funzione d'onda stessa si puo parlare: W ha per le onde solo il signi ato di fase invero alquanto nebuloso a ausa dell'indeterminatezza della forma d'onda - .
Se si vede nell'intero parallelo niente piu he un feli e modo per visualizzare,
questo difetto non disturba a atto, e si avvertira il tentativo di rimuoverlo ome
un gio o ozioso: l'analogia sussiste on l'otti a geometri a o, se proprio si vuole,
on un'otti a ondulatoria assai primitiva, e non on l'otti a ondulatoria nella sua
ostruzione ompleta. Che l'otti a geometri a ostituis a per la lu e solo un'approssimazione grossolana non ambia nulla. Per l'ulteriore ostruzione dell'otti a dello
spazio q nel senso della teoria delle onde si dovrebbe, per onservare l'analogia,
badare proprio a he non i si allontani sensibilmente dal aso limite dell'otti a
geometri a, ioe he si s elga su ientemente pi ola la lunghezza d' onda 7 , pi ola
rispetto a tutte le dimensioni dei ammini. Ma allora l'ingrediente non insegna
niente di nuovo, esso de ora l'immagine on roba super ua.
Cos si potrebbe intendere a prima vista. Ma gia il primo tentativo di una
trasformazione nel senso della teoria delle onde porta a ose os sorprendenti, he
sorge un sospetto del tutto diverso: oggi sappiamo he la nostra me ani a lassi a
fallis e per dimensioni dei ammini assai pi ole e per urvature dei ammini assai
forti. Forse questo fallimento e ompletamente analogo al fallimento dell'otti a geometri a, ioe dell'\otti a per lunghezze d'onda in nitamente pi ole", he avviene
notoriamente quando gli \s hermi" o le \aperture" non sono piu grandi rispetto alla
lunghezza d'onda reale, nita. Forse la nostra me ani a lassi a e ompletamente
analoga all'otti a geometri a e ome tale e falsa, non e in a ordo on la realta,
fallis e quando i raggi di urvatura e le dimensioni del ammino non sono piu grandi
rispetto ad una erta lunghezza d'onda, he nello spazio delle q assume signi ato
reale. Allora vale la pena di er are una \me ani a ondulatoria"8 - e la via piu
naturale per questo e erto lo sviluppo nel senso della teoria delle onde dell'idea di
Hamilton.

x2. Me ani a \geometri a" e \ondulatoria".


Fa iamo subito l'ipotesi he una ostruzione piu adeguata dell'analogia onsista
nell'assumere il sistema di onde prima onsiderato ome onde sinusoidali. Essa e
la piu fa ile e la piu naturale, tuttavia si deve sottolineare l'arbitrarieta he in
essa e ontenuta, di fronte al signi ato fondamentale di questa ipotesi. La funzione d'onda deve quindi ontenere il tempo solo nella forma di un fattore sin(: : : ),
l'argomento del quale e una funzione lineare di W . Poi he W e un'azione, ma la
fase di un seno e un numero puro, il oe iente di W deve avere la dimensione del
re ipro o di un'azione. Assumiamo he esso sia universale, ioe indipendente non
solo da E , ma an he dalla natura del sistema me ani o. Lo possiamo ben indi are
subito on 2=h. Il fattore temporale si s rive quindi
(10)
7 Vedi

sin(

2W

+ ost.) = sin(

2Et

2S (qk )

+ ost.):

per il aso otti o A. Sommerfeld e Iris Runge, Ann. d. Phys. 35, 290, 1911. Ivi si
mostra (sviluppando un'osservazione verbale di P. Debye), ome l'equazione del prim'ordine e di
se ondo grado per la fase (\equazione di Hamilton") si possa derivare esattamente dall'equazione
del se ond'ordine e di primo grado per la funzione d'onda \equazione d' onda") nel aso limite di
lunghezza d'onda he si annulla.
8 Vedi an he A. Einstein, Berl. Ber. p. 9 segg., 1925.

Allora la frequenza delle onde risulta essere

 = E=h:

(11)

Quindi senza palese arti io la frequenza delle onde nello spazio delle q risulta
proporzionale all'energia del sistema9 . Certamente io ha senso solo quando E e
ssato in modo assoluto, non, ome nella me ani a lassi a, solo a meno di una
ostante additiva. Indipendente da questa ostante additiva e la lunghezza d'onda,
se ondo la (6) e la (11)
(12)

=

u
=


h
;
2(E V )

infatti il radi ando e il doppio dell'energia ineti a. Se fa iamo un onfronto


grossolano e del tutto provvisorio on le dimensioni dell'orbita di un elettrone
dell'idrogeno, ome le da la me ani a lassi a, si deve osservare he in onseguenza
della (3) un \segmento" nel nostrop spazio delle q non ha la dimensione di una
lunghezza, ma di una lunghezza  massa. Le stesse dimensioni ha . Abbiamo
quindi ( ome si vede fa ilmente) da dividere  per la dimensione dell'orbita, di iamo a ( m), moltipli ata per la radi e quadrata della massa m dell'elettrone. Il
rapporto e dell'ordine di grandezza

h
;
mva
dove v e per il momento la velo ita dell'elettrone ( m/se ). Il denominatore mva
ha l'ordine di grandezza del momento angolare me ani o. Che questo, per orbite
di Keplero di dimensioni atomi he, raggiunga almeno l'ordine di grandezza 10 27 ,
dis ende dai noti valori della ari a e della massa dell'elettrone prima di qualsiasi
teoria dei quanti. Otteniamo quindi in e etti per i on ni del dominio di validita
approssimativo della me ani a lassi a il giusto ordine di grandezza, se identi hiamo la nostra ostante h on il quanto d'azione di Plan k. - Questo solo per un
orientamento provvisorio.
Se si esprime nella (6) E mediante  se ondo la (11), si ottiene
(6')

u=

h
:
2(h V )

La dipendenza della velo ita dell'onda dall'energia del sistema diviene quindi
una dipendenza d'un erto tipo dalla frequenza, ioe una legge di dispersione per
le onde. Questa legge di dispersione o re grande interesse. Abbiamo rammentato
nel x1 he la super ie d'onda he si propaga ha solo un rapporto las o on il moto
del punto del sistema, poi he le loro velo ita non sono e non possono essere uguali.
Ma se ondo le (9), (11) e (6') la velo ita v del sistema ha an he per le onde un
signi ato assai on reto. Si veri a immediatamente he
9 Nella

prima omuni azione questa relazione era risultata nell'ambito di una pura spe ulazione
solo ome un'equazione approssimata.

(13)

v=

d 

u

ioe he la velo ita del punto del sistema e quella di un gruppo d'onde, he oprono
un pi olo intervallo di frequenze (velo ita del segnale). Si ritrova qui una legge he
de Broglie, fa endo riferimento in modo essenziale alla teoria della relativita, aveva
derivato per le \onde di fase" dell'elettrone, nelle belle ri er he10 alle quali devo lo
spunto per questo lavoro. Si vede he si tratta di un teorema di grande generalita,
he non deriva dalla teoria della relativita, ma vale an he per ogni sistema onservativo della me ani a onsueta.
Questa ir ostanza si puo ora utilizzare per stabilire un legame assai piu profondo
di prima tra propagazione ondosa e moto del punto immagine. Si puo provare a
ostruire un gruppo d'onde he in tutte le direzioni abbia dimensioni relativamente
pi ole. Un tale gruppo d'onde seguira allora prevedibilmente le stesse leggi del
moto del singolo punto immagine del sistema me ani o. Esso potra fornire per
os dire un surrogato del punto immagine, pur he lo si possa onsiderare approssimativamente puntiforme, ossia pur he si possa tras urare la sua estensione rispetto
alle dimensioni del ammino del sistema. Cio a adra altres solo quando le dimensioni del ammino, in parti olare i raggi di urvatura del ammino, saranno assai
grandi rispetto alla lunghezza d'onda. Allora per l'analogia on l'otti a onsueta e
a priori evidente he le dimensioni del gruppo d'onde non solo non si possono omprimere al di sotto dell'ordine di grandezza della lunghezza d'onda, ma he anzi
il gruppo si deve estendere in tutte le direzioni per un gran numero di lunghezze
d'onda, se esso e approssimativamente mono romati o. Ma questo lo dobbiamo
ri hiedere per he il gruppo d'onda deve propagarsi ome un tutto on una erta
velo ita di gruppo e orrispondere ad un sistema me ani o d'energia determinata
(vedi equazione 11).
Per quanto vedo, tali gruppi d'onde si possono ostruire, e proprio on lo stesso
riterio ostruttivo ol quale Debye11 e von Laue12 hanno risolto nell'otti a onsueta il problema di dare la rappresentazione analiti a esatta d'un ono di raggi
o d'un fas io di raggi. Risulta inoltre una relazione assai interessante on una
parte della teoria di Ja obi-Hamilton an ora non dis ussa nel x1, ioe la ben nota
derivazione delle equazioni di moto in forma ompatta per derivazione di un integrale ompleto dell'equazione di erenziale alle derivate parziali di Hamilton rispetto
alle ostanti d'integrazione. Come si vede subito, il suddetto sistema di equazioni
di Ja obi oin ide on l'a ermazione: il punto immagine del sistema me ani o
oin ide ostantemente on quel punto nel quale i treni d'onda appartenenti ad un
erto ontinuo si in ontrano on ugual fase.
Nell'otti a la rappresentazione esatta nella teoria delle onde di un \fas io di
raggi" on sezione nita \nettamente" delimitata he viaggia da un fuo o ad un altro
si ottiene se ondo Debye nel modo seguente: si sovrappongano onde piane, ias una
delle quali per onto suo riempirebbe l'intero spazio, e pre isamente si sovrapponga
un ontinuo di si atti treni d'onda, fa endo variare la normale d'onda entro un
assegnato angolo solido. Le onde si an ellano allora quasi ompletamente per
10 L. de Broglie, Annales de Physique (10)
11 P. Debye, Ann. d. Phys. 30, 755, 1909.
12 M. v. Laue, ibidem 44, 1197 (x2), 1914.

8, p. 22, 1925. (Theses, Paris 1924.)

interferenza all'esterno d'un erto ono doppio; esse rappresentano in modo esatto
se ondo la teoria delle onde il fas io delimitato di raggi he si er ava, on tutti i
fenomeni di di razione ne essariamente imposti dalla delimitazione. - Allo stesso
modo di uno nito, si puo os rappresentare an he un ono di raggi in nitesimo,
se si las ia variare la normale d'onda del gruppo solo all'interno di un angolo solido
in nitesimo. Questo ha utilizzato v. Laue nella sua famosa dissertazione sui gradi di
liberta dei fas i di raggi13 . Inve e di lavorare, ome nora ta itamente assunto, on
onde esattamente mono romati he, si puo in ne las iar variare an he la frequenza
entro un intervallo in nitesimo, e on opportuna distribuzione delle ampiezze e
delle fasi si puo restringere l'e itazione ad una regione he an he nella direzione
longitudinale sia relativamente pi ola. S'ottiene os la rappresentazione analiti a
di un \pa hetto d'energia" di dimensioni relativamente pi ole he si propaga on
la velo ita della lu e o, se e presente dispersione, on la velo ita di gruppo. Inoltre
la posizione via via o upata dal pa hetto d'energia - quando non si venga alla sua
struttura dettagliata - e data in modo assai plausibile ome quel punto dello spazio
dove tutte le onde piane sovrapposte si in ontrano on fase esattamente oin idente.
Trasporteremo ora questa trattazione alle onde nello spazio delle q. S egliamo ad
un determinato tempo t un erto punto P dello spazio delle q, dove dovra passare
il pa hetto d'onde al tempo t in una direzione assegnata R. Sia inoltre pres ritta
la frequenza media  ovvero il valor medio di E per il pa hetto d'onde. Queste
assegnazioni orrispondono esattamente, per il sistema me ani o, a pres rivere
he esso debba partire ad un dato tempo t da una data on gurazione on date
omponenti della velo ita (energia piu direzione uguale omponenti della velo ita).
Per trasferire ora la ostruzione otti a abbiamo bisogno in primo luogo di una
famiglia di super i d'onda della frequenza ri hiesta, ioe di una soluzione delle
equazioni di erenziali alle derivate parziali di Hamilton (1') per il valore assegnato
di E , he hiamiamo W , la quale abbia la proprieta seguente: la super ie he al
tempo t passa per il punto P , di iamo

W = W0 ;

(14)

dovra avere nel punto P la sua perpendi olare nella direzione pres ritta R. Ma io
non e tuttavia su iente. Inve e dobbiamo ora poter variare in nitamente po o la
famiglia di onde W on moltepli ita n (n = numero dei gradi di liberta), in modo
he la normale d'onda nel punto P riempia un angolo solido ad n 1 dimensioni
in nitamente pi olo, e la frequenza E=h un intervallo monodimensionale in nitamente pi olo; nel far io si deve aver ura he tutti i membri di questo ontinuo
n-dimensionale in nitamente pi olo di famiglie d'onde si in ontrino al tempo t nel
punto P on fasi esattamente oin identi. Si dovra dimostrare poi dove si trovi in
un qualsiasi altro istante quel punto per il quale ha luogo questa oin idenza di
tutte le fasi.
Per far io bastera he disponiamo di una soluzione W delle equazioni di erenziali
alle derivate parziali di Hamilton, he oltre he dalla ostante E , he d'ora in poi
indi heremo on 1 , dipenda da altre n 1 ostanti 2 ; 3 : : : n in modo tale
he essa non possa essere s ritta ome una funzione di meno di n ombinazioni di
queste n ostanti. Allora infatti possiamo in primo luogo impartire ad 1 il valore
pres ritto per E , e possiamo in se ondo luogo determinare 2 ; 3 : : : n in modo he
13 luogo

itato.

10

la super ie della famiglia he passa per il punto P abbia nel punto P la direzione
assegnata R. Intendiamo d'ora in poi on 1 , 2 : : : n questi valori, e la (14) sia
la super ie di questa famiglia he al tempo t passi per il punto P . Consideriamo
allora il ontinuo di famiglie he appartiene ai valori k di una regione in nitesima
degli k . Un membro di questo ontinuo, ioe una famiglia, sara dato da
(15)

W+

W
W
W
d 1 +
d 2 +    +
d = ost.
 1
 2
 n n

per una sequenza di valori d 1 , d 2 : : : d n ssi, e al variare della ostante. Quel


membro di questa famiglia, ioe quindi quella super ie singola, he al tempo t
passa per il punto P , sara determinato dalla seguente s elta della ostante:


W
W
W
(150 ) W +
d +    +
d = W0 +
 1 1
 n n
 1

W
d 1 +    +

n
0


0

d n ;

dove (W= 1 )0 e etera sono quelle ostanti he si ottengono quando si introdu ono nelle derivate orrispondenti le oordinate del punto P e il valore t del
tempo (del resto quest'ultimo interviene realmente soltanto in W= 1 ).
Le super i (15') per tutte le possibili sequenze di valori d 1 , d 2 : : : d n ostituis ono per onto loro una famiglia. Tutte queste al tempo t passano dal punto
P , le loro normali d'onda riempiono on ontinuita un pi olo angolo solido ( on
n 1 dimensioni); inoltre il loro parametro E varia in un intervallo pi olo. La
famiglia di super i (15') e os fatta he ognuna delle famiglie di super i (15) ha
nella (15') un rappresentante, ioe quel membro he al tempo t passa per il punto
P.
Assumeremo ora he gli angoli di fase delle funzioni d'onda he appartengono alle
famiglie (15) oin idano proprio per questi rappresentanti inviati alla (15'). Essi
quindi oin idono al tempo t nel punto P .
Ci hiediamo adesso: an he ad un tempo qualsiasi esiste un punto nel quale tutte
le super i della famiglia (15') si taglino e quindi nel quale tutte le funzioni d'onda
he appartengono alle famiglie (15), oin idano in fase? La risposta e: il punto di
oin idenza delle fasi esiste, ma non e il punto omune d'intersezione delle super i
della famiglia (15'), infatti ad un tempo arbitrario un punto si atto non esiste piu.
Inve e il punto di oin idenza delle fasi si realizza in modo tale, he le famiglie (15)
ambiano ontinuamente il rappresentante he mandano nella (15').
Lo si ri onos e os. Per il punto d'intersezione omune a tutti i membri della
(150 ) ad un erto tempo dev'essere simultaneamente
(16)

W
W
=
W = W0 ;
 1
 1

W
W
;
=
 2
0  2

W
W
;:::
=
 n
 n
0


0

mentre i d 1 sono arbitrari all'interno d'un pi olo intervallo. In queste n + 1


equazioni vi sono a se ondo membro ostanti, a primo membro funzioni delle n + 1
quantita q1 , q2 : : : qn , t. Le equazioni sono soddisfatte per il sistema di valori iniziali,
ioe per le oordinate del punto P e per l'istante iniziale t. Per un altro valore
arbitrario di t non ammettono nessuna soluzione in q1 : : : qn , ma sovradeterminano
il sistema di queste n quantita.
Si puo an he pro edere nel modo seguente. Si las ia provvisoriamente da parte
la prima equazione, W = W0 , e si determinano le qk in funzione del tempo e delle

11

ostanti on le n equazioni restanti. Chiamiamo questo punto Q. Per esso la prima


equazione naturalmente non sara soddisfatta, ma il suo primo membro sara diverso
dal se ondo di un erto ammontare. Se si ritorna alla genesi del sistema di equazioni
(16) dalle (15'), quanto ora detto signi a he Q non e un punto omune per la
famiglia di super i (15'), ma piuttosto per una famiglia di super i he si ottiene
dalla (150 ) se si varia il se ondo membro della (15') di un ammontare ostante per
tutte le super i della famiglia. Chiamiamo (1500 ) la famiglia os ottenuta. Per essa
quindi Q e punto omune. Essa si ottiene, ome prima anti ipato, dalla famiglia
(15') quando ias una delle famiglie (15) ambia il suo rappresentante inviato nella
(15'). Questo ambiamento avviene on la variazione della ostante nella (15) dello
stesso ammontare per tutti i rappresentanti. Ma in questo modo l'angolo di fase
sara ambiato dello stesso ammontare per tutti i rappresentanti. Come i ve hi,
os an he i nuovi rappresentanti, ioe i membri della famiglia he hiamiamo (15"),
e he si interse ano nel punto Q, oin idono nell'angolo di fase. Cio signi a quindi:
Il punto Q, determinato in funzione del tempo dalle n equazioni
(17)

W
W
=
 1
 1

W
W
;:::
=
 n
 n
0


0

e ostantemente un punto di oin idenza delle fasi per l'intera famiglia di famiglie
di onde (15).
Delle n super i, per le quali Q risulta dalle (17) punto d'intersezione, solo la
prima e mobile, le altre stanno ferme [solo la prima delle equazioni (17) ontiene il
tempo. Le n 1 super i ferme determinano la traiettoria del punto Q ome loro
linea d'intersezione. Si puo dimostrare fa ilmente he questa linea d'intersezione
e una traiettoria ortogonale alla famiglia W = ost.. Infatti per ipotesi W soddisfa identi amente in 1 ; 2 : : : n l'equazione di erenziale alle derivate parziali
di Hamilton (1'). Se ora si deriva tale equazione rispetto ad k (k = 2; 3; : : : n)
si ottiene la proprieta, he la normale alla super ie d'una super ie W= k =
ost. e in ogni punto di questa super ie ortogonale alla normale alla super ie
della super ie W = ost. he passa per lo stesso punto, ioe he ognuna delle due
super i ontiene la normale dell'altra. Se la linea d'intersezione delle n 1 super i (17) ferme non e rami ata, ome erto a ade in generale, ogni elemento della
linea d'intersezione, essendo il solo elemento omune delle n 1 super i, oin ide
on la normale delle super i W he passano dallo stesso punto, ioe la linea di
intersezione e traiettoria ortogonale delle super i W , . v. d..
In modo assai piu breve, per os dire stenogra amente, le onsiderazioni alquanto prolisse he i hanno portato alle equazioni (17) si possono an he riassumere
nel modo seguente: W signi a, a meno di una ostante universale (1=h), l'angolo
di fase della funzione d'onda. Se si ha non solo uno, ma una varieta ontinua
di sistemi d'onda e se gli stessi sono ordinati in modo ontinuo da un qual he
parametro ontinuo i , le equazioni W= i = ost. esprimono il fatto he tutti
gli individui (sistemi di onde) in nitamente vi ini di questa varieta hanno fase
oin idente. Queste equazioni determinano quindi il luogo geometri o dei punti di
oin idenza delle fasi. Se le equazioni sono su ienti, questo luogo si ridu e ad
un punto, e allora le equazioni determinano il punto di oin idenza delle fasi in
funzione del tempo.
Poi he il sistema d'equazioni (17) oin ide ol noto se ondo sistema d'equazioni
di Ja obi, abbiamo quindi dimostrato he:

12

Il punto di oin idenza della fase per erte varieta in nitesime ad n parametri

di sistemi di onde si muove on la stessa legge del punto immagine del sistema
me ani o.

Ritengo he sia un ompito assai di ile dimostrare esattamente he la sovrapposizione di questi sistemi di onde dia davvero un'e itazione sensibile solo in un
intorno relativamente pi olo del punto di oin idenza delle fasi, mentre essa si
an ella ovunque per interferenza no ad essere imper ettibile, oppure he quanto
detto a ade almeno per un'opportuna s elta delle ampiezze, ed eventualmente per
una s elta parti olare della forma delle super i d'onda. Faro l'ipotesi si a, he
asso ero a quanto e da provare, senza addentrarmi oltre nel problema. La fati a
sara ompensata solo quando l'ipotesi risultera vera e quando la sua appli azione
ri hiedera quell'analisi.
Inve e si puo star si uri he la regione entro la quale si puo on nare l'e itazione
misura an ora almeno un gran numero di lunghezze d'onda in ogni direzione. Cio
e subito evidente; infatti n he i si sposta dal punto di oin idenza delle fasi
solo di po he lunghezze d'onda, la oin idenza delle fasi viene a malapena to ata,
l'interferenza e an ora quasi altrettanto favorevole ome in quel punto stesso. In
se ondo luogo basta il riferimento al aso eu lideo tridimensionale dell'otti a onsueta per esser erti he si ha questo omportamento, per lo meno in generale.
Cio he redo on grande determinazione e quanto segue:
Gli eventi me ani i reali vengono in modo opportuno ompresi ovvero rappresentati mediante i pro essi ondulatori nello spazio delle q e non mediante il moto
del punto immagine in questo spazio. Lo studio del moto del punto immagine, he
ostituis e l'oggetto della me ani a lassi a, e solo un pro edimento approssimato
e ome tale ha esattamente la stessa giusti azione he ha l'otti a geometri a o
dei raggi riguardo ai pro essi otti i reali. Un pro esso me ani o ma ros opi o
verra rappresentato ome un segnale ondulatorio del tipo sopra des ritto, he on
approssimazione su iente si possa onsiderare puntiforme se onfrontato on la
struttura geometri a della traiettoria. Abbiamo visto he allora per un segnale o
gruppo d'onde si atto valgono davvero proprio le stesse leggi del moto he la me ani a lassi a enun ia per il punto immagine. Questo appro io perde tuttavia
ogni senso quando la struttura del ammino non e piu assai grande rispetto alla
lunghezza d'onda, o addirittura e onfrontabile on essa. Allora deve intervenire la
trattazione rigorosa della teoria delle onde, ioe per farsi un'immagine della varieta
dei pro essi possibili si deve partire dall'equazione d'onda e non dalle equazioni
fondamentali della me ani a. Queste ultime sono altrettanto inutilizzabili per la
spiegazione della struttura mi ros opi a degli eventi me ani i quanto lo e l'otti a
geometri a per la spiegazione dei fenomeni di di razione.
Laddove una erta interpretazione di questa struttura mi ros opi a in onnessione on la me ani a lassi a, pero on ipotesi aggiuntive assai arti iose, e stata
sostanzialmente raggiunta, ed ha vantato risultati prati i del piu alto valore, mi
pare assai signi ativo he questa teoria - intendo la teoria dei quanti nella forma
preferita da Sommerfeld, S hwarzs hild, Epstein ed altri - sia nel rapporto piu
stretto proprio on l'equazione di erenziale alle derivate parziali di Hamilton e
on la teoria delle soluzioni di Hamilton-Ja obi, ioe on quella forma della me ani a lassi a he gia ontiene l'indi azione piu hiara riguardo al vero arattere
ondulatorio degli eventi me ani i. L'equazione di erenziale alle derivate parziali
di Hamilton esprime proprio il prin ipio di Huygens (nella sua ve hia forma intuitiva, non in quella rigorosa di Kir ho ). E ome questo, integrato on al une

13

pres rizioni del tutto in omprensibili all'otti o geometri o ( ostruzione delle zone
di Fresnel) gia rende onto in misura rilevante dei fenomeni di di razione, os
dalla teoria della funzione d'azione potrebbe venir lu e sui pro essi nell'atomo. Altrimenti i si dovrebbe invis hiare in ontraddizioni insolubili, se - ome pero era
assai naturale - si er asse di onservare direttamente il on etto di traiettoria del
sistema an he per questi pro essi atomi i; allo stesso modo ome i si perde in
ose in omprensibili, se nell'ambito d'un fenomeno di di razione si prova a seguire
l'andamento dei raggi di lu e.
Si pensi un po' quanto segue. Non daro on questo an ora nessuna immagine
appropriata dell'evento reale, he non si deve ottenere a atto in questo modo, ma si
deve ottenere solo dallo studio dell'equazione d'onda; illustrero solo la situazione in
modo puramente qualitativo. Si pensi quindi ad un gruppo d'onde on la proprieta
prima des ritta, posto in qual he modo su un'\orbita" pi ola, all'in ir a hiusa,
le ui dimensioni siano solo dell'ordine di grandezza della lunghezza d'onda, quindi
pi ole rispetto alle dimensioni del gruppo d'onda stesso. E hiaro he allora la
\traiettoria del sistema" nel senso della me ani a lassi a, ossia il ammino del
punto della oin idenza di fase esatta, perdera ompletamente il suo ruolo privilegiato, poi he davanti, dietro e a anto a questo punto si estende un intero ontinuo
di punti nei quali sussiste an ora oin idenza di fase quasi altrettanto ompleta, e
he des rivono \orbite" del tutto diverse. Detto altrimenti: il gruppo d'onde o upa l'intera regione dell'orbita non ome un tutto uni o, ma arriva in esso da fuori
da tutte le direzioni, an he distanti.
In questo senso interpreto, seguendo de Broglie, le \onde di fase" he a ompagnano l'orbita dell'elettrone, nel senso ioe he almeno nell'ambito atomi o la
traiettoria dell'elettrone non assume a atto un signi ato privilegiato, ed an or
meno la posizione dell'elettrone sulla sua traiettoria. E in questo senso interpreto il
onvin imento he oggi viene sempre piu sulla bre ia: in primo luogo, he alla fase
del moto dell'elettrone nell'atomo vada attribuito signi ato reale; in se ondo luogo, he non si possa nemmeno a ermare he l'elettrone si trovi ad un determinato
istante su una determinata orbita quanti a tra quelle selezionate dalle ondizioni
quanti he; in terzo luogo, he le leggi vere della me ani a quantisti a non onsistano in pres rizioni determinate per la singola orbita, ma he in queste leggi vere gli
elementi dell'intera varieta di orbite di un sistema siano legati tra loro da equazioni,
di modo he apparentemente sussista una erta interazione tra le diverse orbite14 .
Non e in omprensibile he un'analisi a urata dei risultati sperimentali debba
ondurre ad a ermazioni di questo tipo, se i risultati sperimentali sono la onseguenza di una struttura si atta degli eventi reali, ome noi la rappresentiamo qui.
Tutte queste a ermazioni impongono sistemati amente d'abbandonare i on etti
\posizione dell'elettrone" e \traiettoria dell'elettrone", e se si de ide di non abbandonarli, essi restano pieni di ontraddizioni. Queste ontraddizioni s'avvertono os
fortemente he i si hiede se gli eventi nell'atomo si possano in generale in orporare
nel modo di pensare spazio-temporale. Dal punto di vista loso o una de isione
de nitiva in questo senso la riterrei una ompleta resa delle armi. Infatti non possiamo ambiare realmente le forme di pensiero, e io he all'interno di noi stessi
non possiamo omprendere, non lo possiamo omprendere in generale. Esistono
ose del genere - ma non redo he la struttura dell'atomo sia tra queste. - Dal
14 Vedansi

in parti olare i lavori itati in seguito di Heisenberg, Born, Jordan, Dira ; inoltre N.
Bohr, Die Naturwissens haften, gennaio 1926.

14

nostro punto di vista non 'e ragione per un dubbio di questo tipo, sebbene o, per
meglio dire, poi he il suo aorare e assai omprensibile. Allo stesso modo an he un
otti o geometri o he, nelle esperienze da lui ondotte, ostantemente fallisse nello
spiegare i fenomeni di interferenza per mezzo del on etto di raggio, trovato valido
nell'otti a ma ros opi a, potrebbe, di o, forse arrivare da ultimo all'idea he le leggi
della geometria non siano appli abili ai fenomeni di interferenza, poi he egli sarebbe
ostantemente portato davanti al fatto he i raggi di lu e, a lui noti ome rettilinei
e mutuamente indipendenti, ora addirittura in un mezzo omogeneo mostrano le piu
strane urvature e palesemente si in uenzano tra loro. Ritengo quest'analogia assai stretta. Per no delle urvature immotivate non man a l'analogo nell'atomo - si
pensi alla \ ostrizione non me ani a" es ogitata per interpretare l'e etto Zeeman
anomalo.
In qual modo si dovra pro edere per la trasformazione in senso ondulatorio della
me ani a nei asi in ui essa si rivela ne essaria? Si deve partire, inve e he dalla
equazioni fondamentali della me ani a, da un'equazione d'onda per lo spazio delle
q, e trattare la varieta dei pro essi possibili se ondo questa. La funzione d'onda in
questa omuni azione non si e an ora utilizzata espli itamente, e soprattutto non la
si e an ora enun iata. Il solo dato riguardante la sua enun iazione e la velo ita delle
onde data dalla (6) o dalla (6') in funzione del parametro dell'energia me ani a
ovvero della frequenza, e da questo dato l'equazione d'onda evidentemente non
e ssata in modo univo o. Non e in parti olare garantito he essa debba essere
proprio del se on'ordine, solo la ri er a della sempli ita indu e a tentare in primo
luogo os. Si assumera allora per la funzione d'onda
1 
(18)
div grad
2 = 0;

valida per pro essi he dipendano dal tempo solo mediante un fattore exp [2it.
Cio vuol dire quindi, tenendo onto delle (6), (6') e (11)
(18')

div grad +

ovvero
(18")

div grad +

82

h2

82

h2

(h

V ) = 0;

(E

V ) = 0:

L'operatore di erenziale va evidentemente inteso in relazione all'elemento di linea


(3). - Ma an he sotto l'ipotesi del se ondo ordine, questa non e l'uni a equazione
ompatibile on la (6), sarebbe possibile la generalizzazione onsistente nel sostituire
div grad on
(19)

1
grad
f (qk ) div
f (qk )

dove f puo essere una funzione qualsiasi di qk , he pero plausibilmente dovrebbe


dipendere in qual he modo da E , V (qk ) e dai oe ienti dell'elemento di linea (3)
(si potrebbe per esempio pensare f = u). La nostra ipotesi e di nuovo dettata dalla
ri er a della sempli ita, tuttavia stavolta non ritengo es lusa un'e ezione15 .
15 L'introduzione

la posizione.

di f (qk ) signi a he non solo la \densita", ma an he l'\elasti ita" varia on

15

La sostituzione di un'equazione di erenziale alle derivate parziali al posto delle


equazioni fondamentali della dinami a per i problemi atomi i appare ora a prima
vista sommamente spia evole a ausa dell'enorme varieta di soluzioni he una tale
equazione ammette. Gia la dinami a lassi a aveva portato non ad una varieta
ristretta, ma ad una assai ampia di soluzioni, ioe ad una famiglia ontinua, mentre se ondo ogni esperienza solo un insieme dis ontinuo di queste soluzioni appare
realizzato. Il ompito della teoria dei quanti e, se ondo l'idea dominante, proprio
quello di selezionare mediante le \ ondizioni quanti he", dalla famiglia ontinua
delle orbite possibili se ondo la me ani a lassi a, la famiglia dis reta di quelle he
si trovano realmente. Sembra un attivo inizio per un nuovo tentativo in questa
direzione, he esso omin i on l'a res ere il numero delle soluzioni, il suo ordine
di grandezza tras endente, inve e he diminuirlo.
Invero an he il problema della dinami a lassi a si puo ammantare nella veste
di un'equazione alle derivate parziali, ioe proprio nell'equazione di erenziale alle
derivate parziali di Hamilton. Ma la moltepli ita delle soluzioni del problema non
orrisponde alla moltepli ita delle soluzioni dell'equazione di Hamilton. Una qualsiasi soluzione \ ompleta" dell'equazione di Hamilton risolve interamente il problema me ani o; qualunque altra soluzione ompleta produ e le stesse traiettorie,
solo on un'altro modo di riassumere la varieta dei ammini.
Per quanto ora on erne il timore espresso riguardo all'equazione (18) ome
fondamento della dinami a atomi a, non sosterro a atto he ulteriori ondizioni
aggiuntive non debbano intervenire in questa equazione. Esse pero non hanno piu
presumibilmente un arattere os totalmente strano e in ompreso ome le pre edenti \ ondizioni quanti he", ma sono di quel tipo, he i aspetteremmo in si a
per un'equazione di erenziale: ondizioni iniziali o al ontorno. Esse non risultano in al un modo analoghe alle ondizioni quanti he. Pero si dimostra in tutti
i asi della dinami a lassi a, he io nora ho studiato, he l'equazione (18) porta
in se le ondizioni quanti he. In erti asi, e in parti olare in quelli per i quali
l'esperienza parla in questo senso, essa seleziona spontaneamente erte frequenze
o livelli d'energia ome i soli possibili per pro essi stazionari, senza nessun'altra
ipotesi aggiuntiva riguardo alla funzione oltre al requisito quasi ovvio per una
quantita si a: he essa sia in tutto lo spazio delle on gurazioni ad un sol valore,
nita e ontinua.
Il timore espresso si muta os nel suo opposto, tutte le volte he si ha a he
fare on i livelli d'energia o, di iamo piu autamente, on le frequenze. (Infatti
he osa si intenda on \energia delle os illazioni" e una questione a parte; non
i si deve dimenti are he solo nel aso del problema ad un orpo si ha a he
fare on qual osa he ammette direttamente il signi ato di os illazioni nello spazio
tridimensionale reale). La determinazione dei livelli quanti i non avviene piu in due
tappe sostanzialmente distinte: 1. determinazione di tutte le orbite dinami amente
possibili. 2. Rigetto di una stragrande parte delle soluzioni ottenute sub 1. e
selezione di al une po he mediante ondizioni parti olari; inve e i livelli quanti i
sono determinati in un olpo solo ome gli autovalori dell'equazione (18), la quale
porta in se le proprie ondizioni al ontorno naturali.
In he misura in tal modo nei asi ompli ati si ottenga an he una sempli azione
analiti a, an ora si sottrae al mio giudizio. Ma tendo a supporlo. La maggior parte
degli analisti ha la sensazione he nel pro edimento a tappe des ritto sopra sub
1. si dovrebbe ri hiedere he la soluzione di un problema ompli ato sia fatta in
vista del risultato nale: energia funzione razionale per lo piu assai sempli e dei

16

 noto he gia l'appli azione del metodo di Hamilton-Ja obi porta


numeri quanti i. E
una grande sempli azione, in quanto il al olo e ettivo della soluzione me ani a
viene aggirato. Basta valutare gli integrali he rappresentano gli impulsi, inve e
he on un estremo superiore variabile, solo per un ammino d'integrazione hiuso
in ampo omplesso, osa he ri hiede molta meno fati a. Se la soluzione ompleta delle equazioni di erenziali alle derivate parziali di Hamilton dev'essere pur
sempre nota, ioe rappresentata mediante quadrature, l'integrazione del problema
me ani o dev'essere fatta in linea di prin ipio per valori iniziali arbitrari.
- Nella ri er a degli autovalori di un'equazione di erenziale si pro ede altres
nella prassi per la maggior parte dei asi er ando in primo luogo la soluzione
senza tener onto di ondizioni al ontorno o di ontinuita, e dalla forma della
soluzione si desumono quei valori dei parametri per i quali la soluzione soddisfa le
ondizioni suddette. Un esempio al riguardo lo da la nostra prima omuni azione.
Ma si ri onos e an he in questo esempio - osa tipi a per i problemi agli autovalori
- he la soluzione, he in generale era data solo in forma analiti a assai di ile
da ottenere [Eq. (12), lo . it., per gli autovalori orrispondenti alle \ ondizioni
al ontorno naturali" si sempli a moltissimo. Non sono abbastanza informato sul
fatto se gia oggi siano stati elaborati dei metodi diretti per il al olo degli autovalori.
 noto he io a ade per la distribuzione degli autovalori on numero d'ordine
E
grande. Ma questo aso limite qui non 'interessa proprio, esso orrisponde alla
me ani a lassi a, ma ros opi a. Per la spettros opia e per la si a atomi a in
generale interessano proprio i primi 5 o 10 autovalori, gia il primo da solo sarebbe un
grande risultato, esso determina il potenziale di ionizzazione. Per l'idea a uta, per la
quale ogni problema agli autovalori si puo porre ome problema di massimo-minimo
senza un riferimento diretto all'equazione di erenziale, mi sembra assai probabile
he si debbano poter trovare metodi diretti per il al olo almeno approssimato
degli autovalori, qualora ve ne fosse la ne essita urgente. Quanto meno dovrebbe
esser possibile trovare in singoli asi se autovalori noti numeri amente on tutta la
pre isione desiderabile soddis no al problema oppure no. Non potrei a questo punto passare sotto silenzio il fatto he attualmente da parte
di Heisenberg, Born, Jordan e di qual he altro eminente s ienziato16 e in orso un
tentativo di rimuovere la di olta dei quanti, he ha gia portato a risultati os
notevoli, he sarebbe di ile dubitare he esso ontenga omunque una parte di
verita. Come tendenza il tentativo di Heisenberg e assai vi ino al presente, del
 diverso nel metodo os toto genere, he non
quale abbiamo gia parlato prima. E
sono rius ito nora a trovare l'anello di ongiunzione. Coltivo la speranza del tutto
determinata he questi due tentativi non si ombattano tra loro, ma he, proprio
a ausa dell'enorme diversita del punto di partenza e del metodo, si ompletino a
vi enda, di modo he l'uno aiuti a pro edere dove l'altro fallis e. La forza del programma di Heisenberg sta nel fatto he si propone di dare le intensita delle righe,
una questione he noi qui abbiamo nora tenuto lontano. La forza del tentativo
presente - se mi e onsentito esprimere un parere in proposito - sta nel punto di
vista si o di guida, he getta un ponte tra gli eventi me ani i ma ros opi i e
quelli mi ros opi i, e he rende omprensibile l'apparentemente diversa modalita
di trattamento he essi ri hiedono. Per me personalmente 'e un parti olare fa16 W. Heisenberg, ZS. f. Phys. 33, 879, 1925; M. Born e P. Jordan, ibidem 34, 858, 1925; M.
Born, W. Heisenberg e P. Jordan, ibidem 35, 557, 1926; P. Dira , Pro . Roy. So . London 109,
642, 1925.

17

s ino nell'idea delle frequenze emesse ome \battimenti", menzionata alla ne della
omuni azione pre edente, riguardo alla quale redo an he he permettera una omprensione intuitiva delle formule dell'intensita.

x3.Esempi di appli azione.

.
.
.
.

Zuri h, Physikalis he Institut der Universitat.


(ri evuto il 23 febbraio 1926)