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A proposito della prima nota di Hilbert sui

fondamenti della sica


1 2
F. Klein
Comunicazione presentata nella seduta del 25 gennaio 1918.
1
Queste Nachrichten, Math.-Phys. Klasse, 1915, p. 395-407 (comunicazione
del 20 novembre 1915).
2
Zu Hilberts erster Note uber die Grundlagen der Physik, Nachrichten von der
Koniglichen Gesellschaft der Wissenschaften zu Gottingen, Math.-phys. Klasse
1917, 469-482.
2
I. Da una lettera di F. Klein a D. Hilbert.
....studiando accuratamente la Sua nota, mi sono accorto che `e possibile
abbreviare considerevolmente i calcoli intermedi da Ella eettuati mediante
lutilizzo dellusuale principio variazionale di Lagrange, e come conseguenza
si ottiene una visione pi` u esatta del signicato del teorema di conservazione,
che Ella ha stabilito per il Suo vettore dellenergia. Nella seguente esposi-
zione delle mie considerazioni mi attengo il pi` u possibile alla Sua notazione,
salvo che per coerenza denoto il parametro duniverso w con indici alti :
w
I
, w
II
, ...w
IV
e contrassegno sempre gli indici indeterminati mediante caratteri greci. In
tal modo rendo pi` u agevole il confronto con gli sviluppi paralleli di Einstein,
sui quali parimenti ho da fare alcune osservazioni.
1. Comincio proprio con lintrodurre, come a pag. 10 della Sua nota, i
due integrali, che chiamo I
1
e I
2
,:
I
1
=
_
Kd, I
2
=
_
Ld; (1)
con d si intende lelemento di volume invariante
d =

g.dw
I
...dw
IV
.
Qui K `e linvariante fondamentale di posizione del ds
2
posto a fondamento,
che si scrive cos`:
K =

,,,
(, )(g

), (2)
usando il simbolo di Riemann a quattro indici, mentre per L, poiche non
mimporta della generalit`a delle ipotesi siche, scrivo lespressione pi` u sem-
plice ammissibile secondo la pagina 13 della Sua nota:
L = Q =

,,,
(q

)(q

)(g

). (3)
In essa, secondo le idee di Einstein, `e da porre uguale alla costante gravi-
tazionale moltiplicata per 8/c
2
, quindi nelle unit`a in uso presso i sici un
numero molto piccolo:
= 1, 87.10
27
;
riporto esplicitamente questo valore numerico, in modo che si veda come
la vecchia teoria di Maxwell degli elettroni nello spazio vuoto, che pone
3
= 0 e non parla aatto di K, pu`o essere considerata una approssimazione
suciente, per le misure usuali, della nuova impostazione della quale qui si
discuter`a. Si veda inoltre in seguito al Nr. 5.
2. Innanzitutto eseguo ora in modo puramente formale la variazione
degli integrali I
1
, I
2
che corrisponde a una variazione arbitraria di g

, q

dellammontare g

, q

, e la scrivo abbreviandola cos`:


I
1
=
_

,
K

d (4)
I
2
=
_
_

,
Q

_
d. (5)
Qui indico con K

, Q

i ben noti tensori controgredienti rispetto al pro-


dotto dw

dw

:
K

=
_
_
_

gK
g

gK
g

_
w

2
_

gK
g

_
w

_
_
_ :

g, (6)
Q

=
_

gQ
g

_
:

g, (7)
Q

indica il vettore controgrediente rispetto a dw

:
Q

=
_
_

gQ
q
_
w

_
_
:

g. (8)
Le equazioni
Q

= 0 (9)
scritte nelle coordinate w, sono le equazioni di Maxwell corrispondenti alle
nostre ipotesi siche; i Q

sono invece, come Ella osserva a pag. 10 della


Sua nota, le componenti dellenergia del campo elettromagnetico.
3. Inoltre per chiarezza distinguer`o in primo luogo tra la divergenza
scalare di un vettore p

e la divergenza vettoriale di un tensore t

Nelle
nostre coordinate generali w

la prima si esprime, come noto, mediante la


somma

gp

g, (10)
la seconda invece sar`a un po pi` u complicata; le sue quattro componenti si
scrivono:
_

,
(

gt

)
w

+
1
2

,
t

_
:

g, (11)
4
per = 1, 2, 3, 4.
4. Svilupper`o ora le quattro semplici equazioni dierenziali alle deriva-
te parziali soddisfatte da I
1
e rispettivamente da I
2
(perche entrambi sono
invarianti per trasformazioni arbitrarie di w). A questo scopo naturalmente
si calcolano, come ha fatto Lie nelle sue numerose e importanti pubblica-
zioni, le variazioni formali che risultano da una trasformazione innitesima
arbitraria
w
I
= p
I
, ....w
IV
= p
IV
(12)
(con p

intendiamo un vettore innitesimo, le cui potenze pi` u alte posso-


no essere trascurate). Questo Ella ha fatto per lintegrale I
1
alle pp. 4,
5, 6 della Sua nota nel modo seguente: prima prende in considerazione le
relativamente complicate variazioni di K, per poi risalire per integrazione
alla variazione di I
1
. Tutta la mia semplicazione del procedimento consiste
nel fatto che io inizio dalla formula (4), vale a dire calcolo la variazione di
I
1
direttamente dalla derivata lagrangiana. La variazione di I
1
deve esser
nulla se io sostituisco (nella (4)) al posto dei g

quelle espressioni che cor-


rispondono alla trasformazione innitesima (12). Poiche g

`e cogrediente
rispetto a dw

dw

, si trova facilmente che


g

(g

). (13)
Si ha quindi
_

,
K

_
d = 0.
Qui trasformiamo i termini con p

, p

nel modo noto mediante integrazione


per parti, poiche sottoponiamo i p

, altrimenti arbitrari, alla condizione che


si annullino ai conni dintegrazione. Otteniamo allora
_

,
K

+ 2

gK

_
w

_
dw
1
...dw
IV
= 0
e quindi, per larbitrariet`a dei p

, le quattro equazioni dierenziali soddisfatte


dal tensore K

, ricavate anche da Ella (e da Einstein):

,
K

+ 2

gK

_
w

= 0 ( = 1, 2, 3, 4), (14)
che possiamo evidentemente interpretare dicendo: la divergenza vettoriale
del tensore K

`e nulla.
5
Proprio nelle stesso modo si potr`a trattare lintegrale I
2
. Oltre allin-
cremento (13) di g

compare allora ancora solo il seguente incremento di


q

1
:
q

(q

+ q

). (15)
Otteniamo cos` le seguenti quattro equazioni dierenziali per Q

, Q

,
_

gQ

+ 2

gQ

_
w

_
+

gQ

gQ

_
w

_
= 0, (16)
per = 1, 2, 3, 4.
Non `e aatto necessario esprimerle ancora in dettaglio a parole. Vale
la pena invece di ricordare una trasformazione che esse ammettono data la
forma particolare del nostro Q (e che mutatis mutandis appare anche in
diversi punti della Sua nota). Q dipende solo dalle dierenze q

ed
ha quindi, come mostra unocchiata alla (8), una divergenza scalare nulla:

gQ

_
w

= 0.
Di conseguenza possiamo porre le equazioni dierenziali (16) nellaltra for-
ma:

,
_

gQ

+ 2

gQ

_
w

_
+

gQ

(q

)) = 0, (17)
per = 1, 2, 3, 4.
5. Ed ora introduco lipotesi fondamentale della teoria di Einstein, pre-
feribilmente certo nella forma scelta da Ella nella Sua Nota, che si esprime
nel fatto che la variazione
I
1
+ I
2
(18)
devesser nulla per g

, q

arbitrari.
Ci`o fornisce per mezzo delle (4), (5) le ben note 14 equazioni di campo,
vale a dire le 10 equazioni:
K

+ Q

= 0 (19)
1
I miei g

(13) e q (15) non sono altro che le quantit`a indicate da Ella con p

e
p a pag. 4 della Sua nota.
6
e le 4 equazioni
Q

= 0. (20)
Ella osserva nella Sua nota, che tra queste 14 equazioni devono esistere
4 relazioni di dipendenza, e mostra a pag. 12 mediante un calcolo speci-
co, come in particolare le 4 equazioni (20) - le equazioni di Maxwell - si
possano derivare dalle 10 equazioni (19). Per me ci`o `e naturalmente gi`a
contenuto nelle formule del numero precedente. Infatti basta soltanto som-
mare alle equazioni (14) le equazioni (17) moltiplicate per , per riconoscere
direttamente che dalle equazioni (19) deriva lannullarsi dei Q

.
Risulta parimenti del tutto chiaro ci`o che `e stato detto sul carattere delle
vecchie equazioni di Maxwell come caso limite della nuova teoria. Quando
trattiamo la vecchia teoria di Maxwell in coordinate curvilinee arbitrarie
w
I
, ...w
IV
, abbiamo sempre a che fare tuttavia con un ds
2
la cui curvatura
riemanniana `e identicamente nulla, per il quale quindi i K

sono senzaltro
zero. Si assuma daltronde = 0. Allora le 10 equazioni (19) sono soddi-
sfatte automaticamente; le componenti dellenergia Q

del campo elettro-


magnetico non sono da esse pi` u sottoposte ad alcun legame. Non restano
che le 4 equazioni (20), vale a dire proprio le equazioni di Maxwell. Come
conseguenza di queste i Q

per le (16) hanno una divergenza vettoriale


nulla.
Certo prima di Einstein noialtri abbiamo introdotto in sica le coor-
dinate curvilinee w solo in modo tale da trasformare arbitrariamente le tre
coordinate spaziali e lasciare invariato t. Lintroduzione di t nella trasforma-
zione di coordinate appare come un grande contributo di Einstein. Laltro
`e poi evidentemente quello che si possa tener conto della gravitazione met-
tendo al posto del ds
2
con curvatura riemanniana nulla un ds
2
pi` u generale.
Daltra parte, e questo `e anche da sottolineare, lattrezzatura matematica
per lelaborazione di queste nuove idee siche era gi`a pronta da molto tem-
po, perche n dal tempo di Riemann ci sono familiari spaz con un numero
arbitrario di dimensioni con elemento darco arbitrario. Non `e questo il luo-
go per inserire una digressione storica, che dovrebbe iniziare con i metodi
della Mecanique analytique di Lagrange; altrimenti ci sarebbe da parlare
soprattutto dei lavori di Beltrami e di Lipschitz.
6. Ora, senza usare le equazioni (19), (20), sommer`o tra di loro le
equazioni (14), (16), dopo aver moltiplicato le seconde per . Si ottengono
cos` per = 1, 2, 3, 4 le identit`a:

g (K

+ Q

) g

gQ

7
= 2

g (K

+ Q

) g

gQ

. (21)
Moltiplico queste equazioni per p

(dove per p

sintenda un qualunque
vettore cogrediente rispetto a dw

) e sommo su . Qui posso, al secondo


membro, inserire i p

sotto il simbolo della derivata, pur di aggiungere al


primo membro i corrispondenti termini di completamento. Quindi scam-
bier`o nel primo membro gli indici e , e inoltre sostituir`o a 2g

la
combinazione simmetrica g

+g

, equivalente nel contesto. Si ottiene


in tal modo:

,,

g (K

+ Q

) (g

)
+

gQ

(q

+ q

)
= 2

,,
_

g (K

+ Q

) g

gQ

_
w

, (22)
che `e naturalmente solo un altro modo di scrivere la (21). In considera-
zione dellespressione particolare che io ho assunto dallinizio per il Suo H
(H = K + Q), compare ora al primo membro proprio ci`o che Ella d`a
come espressione della divergenza scalare del Suo vettore dellenergia e

moltiplicato per

g (pag. 8 della Sua nota), ossia

ge

.
Si deduce che il Suo vettore dellenergia e

dierisce da
2

g((K

+ Q

) g

gQ

)p

,
solo per un termine la cui divergenza scalare si annulla identicamente.
Se ora sostituiamo le 14 equazioni (19),(20), e

si riduce a questo termine


aggiuntivo e il risultato a pag. 8 della Sua nota, che si ha

ge

= 0 (23)
appare come una identit`a matematica. Il suddetto risultato non pu`o aatto
esser visto come analogo alla legge di conservazione dellenergia, come vale
nella meccanica solita. Infatti quando in questultima scriviamo:
d(T + U)
dt
= 0,
8
questa relazione dierenziale non vale identicamente, ma solo in conseguenza
delle equazioni dierenziali della meccanica.
7. Naturalmente sarebbe desiderabile scrivere esplicitamente il termine
aggiuntivo, per distinguere il Suo e

dai termini che si annullano in conse-


guenza delle equazioni di campo. Ma trovo le Sue formule cos` complicate,
che non ho tentato il calcolo. Ora `e chiaro che esso comprende delle parti
che sono lineari in p

, ed altre, che contengono i p

, e forse anche parti tali


da contenere i p

linearmente. Non devessere proprio dicile scrivere i


vettori pi` u generali con forma di questo tipo, la cui divergenza scalare si
annulli identicamente. In generale si ottengono vettori a divergenza nulla
se si parte da un qualunque esavettore (un tensore antisimmetrico)

e si
pone

gX

. (24)
Se si vorr`a avere linearit`a degli X

in p

e in p

, si potr`a per esempio


scegliere

=
_
(

)p

)p

_
. (25)
8. Devo qui aprire una parentesi importante. Ella sa che la sig.na
Noether ha continuamente discusso con me dei miei lavori, e che veramente
solo per suo tramite io sono stato introdotto alla materia presente. Poiche
ho parlato di recente con la sig.na Noether del mio risultato a proposito del
Suo vettore dellenergia, ella mi ha potuto comunicare che lei stessa gi`a da
un anno ha derivato lo stesso risultato dagli sviluppi della Sua nota (quindi
non dai calcoli semplicati del mio n. 4), e che laveva allora ssato in un
manoscritto (del quale poi ho preso visione); soltanto ella non laveva posto
in risalto con tanta decisione, come io ho fatto recentemente alla Societ`a
Matematica (22 gennaio).
9. Inne voglio ancora far notare che per il teorema di conservazione,
come lo ha formulato
2
Einstein nel 1916, vale evidentemente la stessa cosa
che per il Suo teorema (23). Egli stesso lha espresso in modo completamente
chiaro. Non entrer`o qui nei dettagli del suo calcolo, ma mi riallaccer`o al suo
2
Vedansi il testo apparso in forma autonoma: I fondamenti della teoria della rela-
tivit`a generale (Lipsia 1916), ed anche specialmente la comunicazione allAccademia di
Berlino del 29 ottobre 1916 Principio di Hamilton e teoria della relativit`a generale
(Sitzungsberichte, pp. 1111-1116).
9
risultato conclusivo, che egli scrive cos`:

(T

+t

) = 0, ( = 1, 2, 3, 4) (26)
dove egli indica T

e t

come le componenti miste dellenergia del campo


elettromagnetico e rispettivamente del campo gravitazionale. Inoltre egli
dimostra che, se si tiene conto delle equazioni di campo, questi T

+ t

si possono esprimere nel modo seguente mediante una funzione X

da lui
denita nei dettagli, e indipendente dalle coordinate:
T

+t

,
_

w

_
X

__
, (27)
e che per questa X

indipendentemente dal valore di vale lequazione


identica:

,,

2
w

_
X

_
= 0. (28)
Ci`o `e esattamente quello che succede qui.
Per esibire la relazione con la notazione da me usata, osservo che i T

di
Einstein sono uguali ai miei

gQ

, ma i t

di Einstein dieriscono
dai corrispettivi
1

gK

per un addendo che si ottiene confrontando


le equazioni (27) con le equazioni di campo
K

+ Q

= 0.
Dopotutto stento a credere che sia conveniente designare le quantit`a t

,
costruite in modo molto arbitrario, come componenti dellenergia del campo
gravitazionale. . . . . . . .
II. Dalla risposta di D. Hilbert.
. . . di fatto concordo totalmente con le Sue considerazioni sul teore-
ma dellenergia: Emmy Noether, il cui aiuto richiesi pi` u di un anno fa per
la chiaricazione di alcune questioni di analisi riguardanti il mio teorema
dellenergia, ha trovato allora che le componenti dellenergia da me propo-
ste, cos` come quelle di Einstein, per mezzo delle equazioni dierenziali di
Lagrange (4) e (5) nella mia prima comunicazione, possono essere trasfor-
mate in espressioni la cui divergenza si annulla identicamente, vale a dire,
10
senza lutilizzo delle equazioni di Lagrange (4) e (5). Poiche daltra parte
le equazioni dellenergia della meccanica classica, della teoria dellelasticit`a
e dellelettrodinamica sono soddisfatte solo in conseguenza delle equazioni
dierenziali di Lagrange del problema, `e giusto che Ella di conseguenza non
veda nelle mie equazioni dellenergia lanalogo delle equazioni dellenergia
di quelle teorie. Per` o io allora aermo che per la relativit`a generale, vale
a dire nel caso dellinvarianza generale della funzione di Hamilton, equa-
zioni dellenergia, che corrispondano nel Suo senso a equazioni dellenergia
delle teorie con invarianza per trasformazioni ortogonali, non esistono af-
fatto: anzi designer`o questa circostanza come un segno caratteristico della
teoria della relativit`a generale. Della mia aermazione si potrebbe portare
la dimostrazione matematica.
Ella mi consenta, riguardo a questa circostanza, di esporre in breve come
ho trattato nella mia lezione dellinverno scorso il problema delle equazioni
dellenergia delle teorie della sica invarianti per trasformazioni ortogonali
(elettrodinamica, idrodinamica e teoria dellelasticit` a).
Prendiamo per brevit`a come invariante ortogonale la funzione duniverso
H, che dipenda solo dalle componenti di un tetrapotenziale elettrodinamico
q
s
, e dalle derivate prime q
sk
di queste rispetto a w
k
(s, l = 1, 2, 3, 4) - i
metodi valgono ugualmente quandanche H contenesse la tetradensit`a r e
le sue derivate, o ancora altri parametri sici con le loro derivate; allora il
principio di Hamilton

_
Hd = 0 (1)
conduce al sistema delle quattro equazioni dierenziali di Lagrange
[H]
s
= 0, (s = 1, 2, 3, 4), (2)
dove in generale si `e posto
[H]
s
=
H
q
s

w
k
H
q
sk
.
Per arrivare alle equazioni dellenergia di questo problema, seguiamo la
strada indicata dalle considerazioni della mia prima comunicazione, vale a
dire la strada della teoria della gravitazione. Sia H un qualunque invariante
generale con gli argomenti
q
s
, q
sl
, g

, g

l
,
che per
g

= g

, g

l
= 0 (3)
11
si riduca ad H; otteniamo lo stesso risultato se sostituiamo in H al posto di
q
sl
le derivate covarianti
q
sl
= q
sl

h
_
s l
h
_
q
h
e introduciamo la contrazione con i g

. Se per esempio H contiene


Q =

m,n
(q
nm
q
mn
)
2
=
1
4

m,n
M
2
mn
, (4)
come termine dellespressione invariante per trasformazioni ortogonali, esso
va sostituito con
Q =
1
4

m,n,k,l
M
mn
M
kl
g
mk
g
nl
.
Lespressione
T =

s,h
q
2
sk
va trasformata in
T =

s,h,m,n
q
sh
q
mn
g
sm
g
hn
.
e cos` via.
Ora, per ogni invariante generale vale unidentit`a, che nella mia prima co-
municazione (teorema III) `e stata dimostrata solo per il caso che linvariante
dipenda da g

e dalle sue derivate; ma il procedimento di dimostrazione


adottato vale anche per il nostro invariante generale H. Usando le notazioni
della mia prima comunicazione, al posto dell equazione scritta allora
_
P
g
(J

g)d = 0
otteniamo adesso lequazione
_
_
P
g
(H

g) + P
q
(H

g)
_
d
_
P(H

g)d = 0,
unidentit`a, che ha immediatamente come conseguenza
_
_

,
_

gH
_

gH
_

_
d = 0.
Introducendo p

, p

e usando lintegrazione per parti `e possibile portare


lintegrale al primo membro a una forma nella quale lintegrando `e moltipli-
cato per p
s
; ma poiche p
s
`e un vettore arbitrario, laltro fattore sotto il segno
12
dintegrale deve annullarsi identicamente, e quindi si ottengono le identit`a
(s = 1, 2, 3, 4):

,
_

gH
_

s
2

w
m
_

gH
_
s
g
m
_
+

gH
_

q
s

_
_

gH
_

q
s
_
= 0. (5)
Proprio come Ella ha fatto prima notare, queste quattro identit`a sono
parimenti quelle la cui esistenza tra le 14 equazioni di Lagrange del nostro
problema `e stata aermata nel teorema I da me enunciato.
Se ritorniamo ora al problema originario dellequazione (1), nella quale
eliminiamo i potenziali gravitazionali in conformit`a alla (3), e teniamo conto
delle equazioni dierenziali di Lagrange (2), le identit`a (5) diventano

w
m
__

gH
_
ms
_
g=
= 0; (6)
se designamo inoltre le espressioni in parentesi

mn
= 2
__

gH
_
ms
_
g=
(7)
come le componenti del tensore dellenergia, otteniamo nelle equazioni della
divergenza (6) le equazioni dellenergia cercate per il problema sico (1).
Se prendiamo ora in particolare come H linvariante Q nella (4), gli

saranno le componenti del noto tensore elettromagnetico dellenergia, e a


causa delle equazioni di Maxwell
__

gH
_
m
_
g=
= Div
m
M = r
m
- con r si intende la tetradensit`a elettrica - in questo caso le nostre identit`a
(5) danno
Div
s

m
r
m
q
ms
+

w
m
(r
m
q
s
) = 0
ovvero, poiche Div r = 0:
Div
s
= r.M
vale a dire, esse producono la nota espressione della divergenza per la forza
ponderomotrice.
Solo nel caso della relativit`a generale, ossia quando linvariante richiesto
H `e gi`a un invariante generale, la via indicata per costruire le equazioni
13
dellenergia fallisce per il problema (1). In relativit`a generale abbiamo in
sostituzione delle equazioni dellenergia mancanti nel Suo senso, il fatto che
le equazioni di Lagrange sono di quattro in soprannumero (teorema I della
mia prima comunicazione) come risulta dianzi espresso nelle quattro identit`a
(5). Inversamente il teorema dellenergia delle teorie invarianti per trasfor-
mazioni ortogonali appare come un residuo di quelle quattro identit`a della
teoria della gravitazione.
Si noti ancora che il tensore dellenergia (7), non solo, come si vede
immediatamente, ha le propriet`a di simmetria e di invarianza per trasfor-
mazioni ortogonali, ma oltre a ci`o soddisfa sempre ai requisiti delle teorie
siche particolari: cos` esso, nel caso dellelettrodinamica, dove H contiene
i q
sl
solo nella combinazione
M
ks
= q
sk
q
ks
,
dipender`a sempre solo da queste componenti dellesavettore M, e daltra
parte nel caso della teoria dellelasticit`a dipender`a solo dalle deformazioni
proprie, come avviene nei problemi di elasticit`a. . . . . .
III. Da una successiva lettera di F. Klein.
. . . Mi preme descrivere ancora da parte mia anche con poche parole
la dierenza tra la teoria dellelettrodinamica invariante per trasformazioni
ortogonali e quella che prende insieme in considerazione la forza di gravit`a.
A questo proposito si fa particolare chiarezza quando, come ho suggerito
gi`a prima (Nr. 5), si introduce come elemento intermedio il trattamento del-
lelettrodinamica classica in coordinate duniverso arbitrarie (curviline).
La Sua ipotesi fondamentale, che le componenti dellenergia del campo
elettromagnetico si rappresentino semplicemente mediante i Q

, appare
allora in primo piano gi`a nel suo pieno signicato; io preferirei quindi che
oltre a questa ipotesi non ci si appellasse a niente della moderna teoria della
gravitazione.
Trovo inoltre vantaggioso tenere separati nella rappresentazione gli inte-
grali
_
Kd e
_
Qd, e non fonderli dallinizio in un unico integrale
_
Hd.
Abbiamo quindi sia per i K

che per i Q

quattro identit`a (le equazioni


(14) e (16) - ovvero (17) - della mia prima lettera), in totale quindi otto,
e la contrapposizione tra la teoria precedente e quella attuale si pu`o allora
esprimere con proposizioni precise nel modo seguente:
1. In entrambi i casi abbiamo oltre alle otto identit`a 14 equazioni di
campo.
14
2. Queste nella vecchia teoria si scrivono
a) K

= 0, b) Q

= 0.
A causa delle dieci equazioni a) le quattro identit`a (14) sono automati-
camente soddisfatte, ma le identit`a (16) - ovvero (17) - si riducono a causa
delle quattro equazioni b) alle quattro asserzioni chiamate le quattro leggi
di conservazione (leggi dellenergia e dellimpulso).
3. Invece nella nuova teoria si hanno le equazioni di campo
a

) K

+ Q

= 0, con = 0, b

) Q

= 0.
Ora le equazioni Q

= 0, per le otto identit`a, appaiono come una


conseguenza delle dieci equazioni a

).
Dalle identit`a (16) seguono, quando si cancellano i Q

, ancora come
prima, leggi di conservazione per i Q

. Ma queste ora non hanno pi` u


signicato (sico) indipendente, perch`e, a causa delle dieci equazioni a

) si
riducono alle quattro identit`a (14); esse sono quindi gi`a contenute nelle dieci
equazioni di campo.
Tutto questo `e davvero in completo accordo con le considerazioni della
Sua lettera. Tuttavia mi interesserebbe molto vedere lesecuzione della di-
mostrazione matematica, che Ella prospetta alla ne del primo capoverso
della Sua risposta.
. . . . . . . .