Sei sulla pagina 1di 40

I fondamenti della teoria della relativita generale1

A. Einstein
La teoria esposta nel seguito ostituis e l'estensione piu vasta pensabile della teoria indi ata in generale al giorno d'oggi ome \teoria della relativita"; quest'ultima
la hiamo nel seguito \relativita spe iale" per distinguerla dalla prima, e la assumo
per nota. La generalizzazione della teoria della relativita e assai fa ilitata dalla
forma he e stata data alla teoria della relativita spe iale da Minkowski, il matemati o he ha per primo ri onos iuto hiaramente l'equivalenza formale delle oordinate spaziali e di quella temporale, e l'ha resa utilizzabile per la ostruzione della
teoria. Lo strumento matemati o ne essario per la teoria della relativita generale
stava l bell'e pronto nel \ al olo di erenziale assoluto" he deriva dalle ri er he
di Gauss, Riemann e Christo el sulle varieta non eu lidee, he e stato portato in
un sistema da Ri i e Levi-Civita, ed e gia stato appli ato ai problemi della si a
teori a. Nella sezione B della presente dissertazione ho sviluppato nel modo piu
fa ile e diretto possibile tutti gli strumenti matemati i per noi ne essari, he non
si possano presumere noti al si o, di modo he per la omprensione della presente
dissertazione non e ne essario uno studio della letteratura matemati a. Un pensiero
ri onos ente va in ne a questo punto al mio ami o, il matemati o Grossmann, il
quale on il suo aiuto non solo mi ha risparmiato lo studio della letteratura matemati a relativa, ma mi ha an he sostenuto nelle ri er he sulle equazioni di ampo
della gravitazione.

A. Considerazioni di prin ipio sul postulato della relativita

x1. Osservazioni sulla teoria della relativita spe iale.


La teoria della relativita spe iale si fonda sul seguente postulato, soddisfatto
an he dalla me ani a di Galilei-Newton: se un sistema di oordinate K e s elto
in modo tale he relativamente ad esso le leggi si he valgono nella loro forma
piu sempli e, le stesse leggi valgono an he relativamente ad ogni altro sistema di
oordinate K 0 , assunto in moto di traslazione uniforme rispetto a K . Chiamiamo
questo postulato \prin ipio di relativita spe iale". Attraverso la parola \spe iale"
si allude al fatto he il prin ipio e ristretto al aso he K 0 ompia un moto di
traslazione uniforme rispetto a K , ma he l'equivalenza di K 0 e di K non si estende
al aso di moto non uniforme di K 0 rispetto a K .
La teoria della relativita spe iale si dis osta quindi dalla me ani a lassi a non
per il postulato di relativita, ma soltanto per il postulato della ostanza della velo ita della lu e nel vuoto, dal quale, in ongiunzione on il prin ipio della relativita spe iale, dis endono in modo noto la relativita della simultaneita, ome pure
la trasformazione di Lorentz e le leggi on questa asso iate sul omportamento in
moto dei orpi rigidi e degli orologi.
La modi azione he la teoria dello spazio e del tempo ha subito a ausa della
teoria della relativita spe iale e veramente profonda; ma un punto importante rimane intatto. Infatti an he se ondo la teoria della relativita spe iale le leggi della
geometria si devono interpretare direttamente ome le leggi sulle possibili posizioni
1 Die

Grundlage der allgemeinen Relativitatstheorie, Annalen der Physik 49, 769 (1916).
1

relative di orpi rigidi (a riposo), piu in generale le leggi della inemati a ome leggi
he des rivono il omportamento di regoli e orologi. A due punti materiali pre ssati
di un orpo (rigido) a riposo orrisponde per io sempre un segmento di lunghezza
ompletamente determinata, indipendente dalla posizione e dall'orientamento del
orpo, ome pure dal tempo; a due pre ssate posizioni delle lan ette di un orologio
a riposo rispetto ad un sistema di riferimento ( onsentito) orrisponde sempre un
intervallo temporale di lunghezza determinata, indipendente dalla posizione e dal
tempo. Si mostrera subito he la teoria della relativita generale non puo attenersi
a questa sempli e interpretazione si a dello spazio e del tempo.

x2. Sulle ragioni he ra omandano un'estensione


del postulato della relativita.

La me ani a lassi a e non meno la teoria della relativita spe iale ontengono
un difetto epistemologi o, he forse per la prima volta e stato esposto hiaramente
da E. Ma h. Lo spieghiamo on l'esempio seguente. Due orpi uidi di uguale
grandezza e tipo sono liberamente sospesi nello spazio vuoto a os grande distanza
l'uno dall'altro (e da tutte le restanti masse) he si deve tener onto soltanto di
quelle forze gravitazionali he le parti di uno per volta di questi orpi eser itano
l'una sull'altra. La separazione dei orpi sia invariabile. Non ompariranno moti
relativi delle parti di uno dei orpi l'una rispetto all'altra. Cias una delle masse,
pero - giudi ata da un osservatore a riposo relativamente all'altra massa - potra
ruotare on velo ita angolare ostante attorno alla linea ongiungente delle masse (si
tratta di un moto relativo onstatabile delle due masse). Pensiamo ora di misurare
le super i dei due orpi S1 ed S2 per mezzo di un regolo (relativamente a riposo);
risulta he la super ie di S1 e una sfera, quella di S2 un ellissoide di rotazione.
Chiediamo ora: per quale ragione i orpi S1 ed S2 si omportano diversamente?
Una risposta a questa domanda puo essere epistemologi amente soddisfa ente2
quando il fatto indi ato ome ausa sia una fatto sperimentale osservabile ; la legge
di ausalita ha il signi ato di un'asserzione riguardo al mondo dell'esperienza solo
quando ome ause ed e etti si hanno in ultima analisi soltanto fatti osservabili.
La me ani a di Newton non da a questa domanda al una risposta soddisfa ente.
Essa di e infatti quanto segue. Le leggi della me ani a valgono ben per uno spazio
R1 , rispetto al quale il orpo S1 e a riposo, ma non rispetto ad uno spazio R2 ,
rispetto al quale S2 e a riposo. Il legittimo spazio galileiano R1 , he viene os
introdotto, e tuttavia una ausa del tutto ttizia, non una osa osservabile. E'
quindi hiaro he la me ani a di Newton nel aso onsiderato soddisfa il requisito
della ausalita non realmente, ma solo in modo apparente, poi he rende responsabile
la ausa puramente ttizia R1 per i omportamenti osservabili distinti dei orpi S1
ed S2 .
Una risposta soddisfa ente alla domanda su enun iata puo soltanto suonare os:
il sistema si o ostituito da S1 e S2 non mostra di per se solo al una ausa pensabile, alla quale si possa ri ondurre il diverso omportamento di S1 ed S2 . La
ausa deve quindi stare fuori da questo sistema. Si arriva all'idea he le leggi del
moto generali, he determinano in parti olare le forme di S1 ed S2 , devono essere
di tipo tale he il omportamento me ani o di S1 ed S2 dev'essere ondizionato
2 Una

si atta risposta epistemologi amente soddisfa ente puo sempre naturalmente rivelarsi
si amente infondata, nel aso he essa sia in ontraddizione on altre esperienze.

in modo del tutto essenziale dalle masse lontane, delle quali non abbiamo tenuto
onto nel sistema trattato. Queste masse lontane (ed i loro moti relativi rispetto ai
orpi onsiderati) vanno quindi viste ome portatri i di ause in linea di prin ipio
osservabili per il omportamento diverso dei orpi da noi trattati; esse assumono il
ruolo della ausa ttizia R1 . Di tutti gli spazi pensabili in moto relativo arbitrario
R1 , R2 e etera, non se ne deve onsiderare al uno ome privilegiato, per non far
rinas ere la suddetta obiezione epistemologi a. Le leggi della si a devono essere
di natura tale da valere rispetto ad un sistema di riferimento in moto arbitrario.
Giungiamo per questa via ad un allargamento del postulato della relativita.
Ma oltre a questo grave argomento epistemologi o an he un ben noto fatto si o
parla a favore di un'estensione della teoria della relativita. Sia K un sistema di
riferimento galileiano, ioe tale he rispetto ad esso (per lo meno nella regione
tetradimensionale onsiderata) una massa abbastanza lontana dalle altre si muova
di moto rettilineo ed uniforme. Sia K 0 un se ondo sistema di oordinate, he sia
rispetto a K in moto di traslazione uniformemente a elerato. Relativamente a K 0
una massa su ientemente separata dalle altre esegue un moto a elerato in modo
tale he la sua a elerazione, e la direzione dell'a elerazione, sono indipendenti
dalla sua ostituzione materiale e dal suo stato si o.
Puo un osservatore in quiete rispetto a K 0 trarre da qui la on lusione he egli
si trova in un sistema di riferimento \realmente" a elerato? A questa domanda si
deve rispondere negativamente; infatti il suddetto omportamento di una massa in
moto libero relativamente a K 0 si puo interpretare an he nel modo seguente. Il sistema di riferimento K 0 e non a elerato; nella regione spaziotemporale onsiderata
regna tuttavia un ampo di gravitazione, he provo a il moto a elerato del orpo
relativamente a K 0 .
Quest'idea e resa possibile dal fatto he l'esperienza i ha insegnato l'esistenza
di un ampo di forze (ossia del ampo gravitazionale) il quale possiede la proprieta
notevole di impartire a tutti i orpi la stessa a elerazione3 . Il omportamento
me ani o del orpo relativamente a K 0 e identi o a ome si presenta l'esperienza
rispetto a sistemi, he siamo abituati a onsiderare ome \in quiete" ovvero ome
\legittimi"; per io an he dal punto di vista si o e naturale assumere he i due
sistemi K e K 0 si possono onsiderare entrambi on lo stesso diritto ome \a riposo", ossia he essi sono ugualmente legittimi ome sistemi di riferimento per la
des rizione si a dei pro essi.
Da queste ri essioni si vede he l'introduzione della relativita generale deve ondurre parimenti ad una teoria della gravitazione; si puo infatti \generare" un ampo
di gravitazione on il puro ambiamento del sistema di oordinate. E si vede an he
immediatamente he il prin ipio della ostanza della velo ita della lu e nel vuoto
deve subire una modi azione. Si ri onos e infatti fa ilmente he il ammino di un
raggio di lu e rispetto a K 0 in generale dev'essere urvo, mentre la lu e si propaga
rispetto a K in linea retta e on velo ita ostante determinata.

x3. Il ontinuo spaziotemporale. Postulato della ovarianza generale


per le equazioni he devono esprimere le leggi naturali generali.

Nella me ani a lassi a e an he nella teoria della relativita spe iale le oordinate dello spazio e del tempo hanno un signi ato si o immediato. Che un
3 Che

il ampo gravitazionale possieda questa proprieta on grande pre isione, l'ha dimostrato
sperimentalmente Eotvos.

evento puntuale abbia x1 per la oordinata X1 signi a: la proiezione sull'asse


X1 dell'evento puntuale eseguita per mezzo di regoli rigidi se ondo le regole della
geometria eu lidea si ottiene riportando x1 volte un regolo determinato, il regolo
unitario, dall'origine delle oordinate lungo l'asse X1 (positivo). Che un punto
abbia x4 = t per oordinata X4 signi a: un orologio ampione, he sia ostruito
se ondo pres rizioni determinate, posto a riposo rispetto al sistema di oordinate,
he (in prati a) oin ida spazialmente on l'evento puntuale, ha a umulato x4 = t
periodi al veri arsi dell'evento puntuale4 .
Quest'idea dello spazio e del tempo e sempre presente ai si i, an he se per lo
piu in modo in ons io, om'e ri onos ibile hiaramente dal ruolo he questi on etti
gio ano nella si a sperimentale; quest'idea il lettore la deve porre a fondamento
an he della se onda onsiderazione dell'ultimo paragrafo, an he si possa asso iare
un senso a queste argomentazioni. Ma mostreremo ora he bisogna abbandonarla
e sostituirla on una piu generale per poter introdurre il postulato della relativita
generale quando vale la relativita spe iale, per il aso limite dell'assenza di un
ampo di gravitazione.
Introdu iamo in uno spazio he sia libero da ampi gravitazionali un sistema di
riferimento galileiano K (x; y; z; t), e inoltre un sistema di oordinate K 0 (x0 ; y0 ; z 0 ; t0 )
he ruoti uniformemente rispetto a K . Le origini dei due sistemi e i loro assi Z
oin idano permanentemente. Mostreremo he per una misura spaziotemporale nel
sistema K 0 la pre edente determinazione del signi ato si o di lunghezze e tempi
non puo stare piu in piedi. Per ragioni di simmetria e hiaro he un er hio attorno
all'origine nel piano X Y di K puo ugualmente essere onsiderato un er hio nel
piano X 0 Y 0 di K 0 . Pensiamo ora he la ir onferenza e il diametro di questo
er hio siano misurati on un regolo unitario (in nitamente pi olo rispetto al raggio) e he si fa ia il rapporto dei due risultati delle misure. Sa si ompie questo
esperimento on un regolo a riposo relativamente al sistema galileiano K , si ottiene ome rapporto il numero . Il risultato della determinazione ompiuto on
un regolo a riposo rispetto a K 0 sara un numero maggiore di . Lo si ri onos e
fa ilmente, quando si giudi hi l'intero pro esso di misura dal sistema \a riposo"
K e si onsideri he il regolo disposto lungo la periferia subis e una ontrazione di
Lorentz, il regolo disposto radialmente inve e no. Rispetto a K 0 non vale quindi la
geometria eu lidea; il on etto di oordinate prima ssato, he presuppone la validita della geometria eu lidea, fa quindi ile a rispetto al sistema K 0 . Altrettanto
po o si puo introdurre in K 0 un tempo he orrisponda alle ne essita si he, he
sia indi ato da orologi a riposo in K 0 , ostruiti in modo uguale. Per ri onos erlo,
si pensi di disporre rispettivamente nell'origine delle oordinate e sulla periferia del
er hio due orologi ostruiti in modo uguale e di osservarli dal sistema \a riposo" K .
Se ondo un risultato noto della relativita spe iale l'orologio disposto sulla periferia
del er hio - giudi ato da K - ritarda rispetto all'orologio disposto nell'origine,
poi he il primo orologio e in moto, il se ondo no. Un osservatore he si trovi
nell'origine omune delle oordinate, he sia in grado di osservare an he l'orologio
he si trova sulla periferia mediante la lu e, vedra quindi ritardare l'orologio disposto sulla periferia rispetto a quello disposto presso di lui. Poi he egli non puo
risolversi a las iar dipendere espli itamente dal tempo la velo ita della lu e sul
4 Assumiamo la onstatabilit
a della \simultaneita" per eventi immediatamente prossimi in senso
spaziale, ovvero - detto piu pre isamente - per l'immediata prossimita spaziotemporale ( oin idenza), senza dare una de nizione di questo on etto fondamentale.

ammino onsiderato, interpretera la sua osservazione nel senso he l'orologio sulla


periferia rallenta \davvero" rispetto a quello disposto nell'origine. Egli non potra
quindi fare a meno di de nire il tempo in modo tale he la velo ita d'avanzamento
di un orologio dipenda dalla posizione.
Arriviamo quindi alla on lusione: nella teoria della relativita generale le quantita spaziali e temporali non sono de nite in modo tale he le di erenze di oordinate
spaziali possano essere misurate immediatamente on il regolo ampione unitario,
e quelle temporali on l'orologio standard.
Il mezzo pre edente per introdurre delle oordinate nel ontinuo spaziotemporale
in una maniera de nita quindi fallis e, e non pare he si o ra al un'altra via he
permetta di adattare delle oordinate al mondo tetradimensionale in modo tale
he on il loro impiego i si debba aspettare una formulazione parti olarmente
sempli e delle leggi naturali. Non resta quindi altra possibilita he assumere tutti i
sistemi di oordinate pensabili5 ome in linea di prin ipio ugualmente legittimi per
la des rizione della natura. Si arriva os al postulato:

Le leggi generali della natura sono da esprimersi on equazioni he valgano per


tutti i sistemi di oordinate, ioe he siano ovarianti rispetto alle sostituzioni arbitrarie (generalmente ovarianti).

E' hiaro he una si a he obbedis e a questo postulato soddisfa il postulato di


relativita generale. Infatti fra tutte le sostituzioni sono senz'altro omprese an he
quelle he orrispondono a tutti i moti relativi del sistema di oordinate (tridimensionale). Che questo postulato della ovarianza generale, he sottrae allo spazio ed al
tempo l'ultimo residuo di oggettivita si a, sia un postulato naturale, risulta dalla
seguente onsiderazione. Tutte le nostre onstatazioni spaziotemporali derivano
sempre dalla determinazione di oin idenze spaziotemporali. Se per esempio gli a adimenti onsistessero soltanto nel moto di punti materiali, in ultima analisi non
sarebbe osservabile nient'altro he gli in ontri di due o piu di questi punti. An he
i risultati delle nostre misure non sarebbero nient'altro he la onstatazione di in ontri si atti di punti materiali del nostro regolo on altri punti materiali, ovvero
oin idenze tra lan ette di orologio e ifre sul quadrante, e onsiderati ome eventi
puntuali he si veri ano nello stesso posto ed allo stesso tempo.
L'introduzione di un sistema di oordinate non serve a nient'altro he ad una
des rizione piu fa ile della totalita di tali oin idenze. Si asso iano all'universo
quattro variabili spaziotemporali x1 , x2 , x3 , x4 in modo tale he ad ogni evento
puntuale orrisponda un sistema di valori delle variabili x1 : : : x4 . A due eventi
puntuali oin identi orrisponde lo stesso sistema di valori delle variabili x1 : : : x4 ;
ioe la oin idenza e aratterizzata dalla on ordanza delle oordinate. Se al posto
delle variabili x1 : : : x4 si introdu ono funzioni arbitrarie delle stesse x01 , x02 , x03 , x04
ome nuovo sistema di oordinate, in modo he i sistemi di valori si orrispondano
univo amente, l'uguaglianza di tutte e quattro le oordinate e an he nel nuovo sistema l'espressione della oin idenza spaziotemporale di due eventi puntuali. Poi he
tutte le nostre esperienze si he si possono ri ondurre in n dei onti a oin idenze
si atte, non esiste nessuna ragione per preferire erti sistemi di oordinate ad altri,
quindi arriviamo al postulato della ovarianza generale.

5 Di

erte restrizioni, he orrispondono al requisito di un oordinamento univo o e a quello


della ontinuita, qui non diremo nulla.

x4. Relazione delle quattro oordinate on i risultati


delle misure spaziali e temporali.
Espressione analiti a per il ampo gravitazionale.

Non e mio s opo in questa dissertazione presentare la teoria della relativita generale on un minimo di assiomi ome un sistema logi o il piu sempli e possibile.
E inve e mio s opo prin ipale sviluppare questa teoria in modo tale he il lettore
avverta la naturalezza psi ologi a della via intrapresa, e he i postulati s elti a
fondamento appaiano il piu possibile onfermati dall'esperienza. In questo senso si
introdu e ora il postulato:
Per regioni tetradimensionali in nitamente pi ole la teoria della relativita nel
senso ristretto dev'esser vera in un opportuno sistema di oordinate.
Lo stato di a elerazione del sistema di oordinate in nitamente pi olo (\lo ale") va s elto in modo tale he non ompaia un ampo di gravitazione; io e
possibile per una regione in nitamente pi ola. Siano X1; X2 ; X3 le oordinate
spaziali; sia X4 la orrispondente oordinata temporale misurata on un opportuno
ampione6 . Per una determinata orientazione del sistema di oordinate queste oordinate hanno, quando si pensi dato un pi olo regolo rigido ome regolo di misura
unitario, un signi ato si o immediato nel senso della teoria della relativita spe iale. L'espressione
(1)

ds2 = dX12 dX22

dX32 + dX42

ha allora se ondo la teoria della relativita spe iale un valore, a ertabile mediante misura dello spazio e del tempo, indipendente dall'orientazione del sistema
di oordinate lo ali. Chiamiamo ds la lunghezza dell'elemento di linea he appartiene a due punti in nitamente vi ini dello spazio tetradimensionale. Se il ds2
he orrisponde all'elemento (dX1 : : : :dX4 ) e positivo, hiamiamo quest'ultimo on
Minkowski temporale, nel aso ontrario spaziale.
All'\elemento di linea" onsiderato, ovvero ai due eventi puntuali in nitamente
vi ini orrispondono an he determinati di erenziali dx1 : : : :dx4 delle oordinate
tetradimensionali del sistema di riferimento s elto. Se a questo, nella posizione
onsiderata, si asso ia an he un sistema \lo ale" del tipo di ui sopra, i dX si
potranno rappresentare on erte espressioni lineari omogenee dei dx :
(2)

dX =

 dx :

Se si sostituis ono queste espressioni nella (1), si ottiene


(3)

ds2 =



g dx dx ;

dove le g saranno funzioni delle x , he non possono piu dipendere dall'orientazione e dallo stato di moto del sistema di oordinate \lo ale"; dunque ds2 e una
quantita de nita indipendentemente da ogni s elta parti olare delle oordinate,
a ertabile mediante misure on regoli e orologi, he appartiene agli eventi puntuali
6 L'unit
a

temporale va s elta in modo tale he la velo ita della lu e nel vuoto - misurata nel
sistema di oordinate \lo ale" - sia uguale ad 1.

onsiderati, in nitamente vi ini in senso spaziotemporale. Le g sono da s egliersi


in modo tale he g = g ; la sommatoria va estesa a tutti i valori di  e  , di
modo he la somma onsiste di 4  4 addendi, dei quali 12 sono a oppie uguali.
Il aso della teoria della relativita onsueta risulta da quello trattato qui quando,
grazie al omportamento parti olare di g in una regione nita, sia possibile
s egliere in questa il sistema di riferimento in modo tale he le g assumano i
valori ostanti
0

(4)

B


1
0
0
0

0
1
0
0

0
0
1
0

01
0C:
0A
1

Vedremo in seguito he la s elta di tali oordinate per regioni nite in generale


non e possibile.
Dalle onsiderazioni dei xx2 e 3 risulta he le quantita g sono da intendersi dal
punto di vista si o ome quelle quantita he des rivono il ampo di gravitazione
rispetto al sistema di riferimento s elto. Assumiamo infatti he la teoria della relativita spe iale valga on un'opportuna s elta delle oordinate per una erta regione
tetradimensionale onsiderata. Le g hanno pertanto i valori dati nella (4). Un
punto materiale libero si muove allora rispetto a questo sistema di moto rettilineo
uniforme. Se si introdu ono mediante una sostituzione arbitraria nuove oordinate
spaziotemporali x1 : : : :x4 , le g in questo nuovo sistema non saranno piu ostanti,
ma funzioni dello spazio e del tempo. Parimenti il moto del punto materiale libero
si rappresentera nelle nuove oordinate ome urvilineo e non uniforme, e la legge
di moto sara indipendente dalla natura del punto materiale he si muove. Interpreteremo quindi questo moto ome un moto sotto l'in uenza di un ampo di
gravitazione. Vediamo l'apparire di un ampo di gravitazione asso iato alla variabilita spaziotemporale delle g . An he nel aso generale, quando non possiamo
ottenere on un'opportuna s elta delle oordinate la validita della teoria della relativita spe iale in una regione nita, i atterremo all'ipotesi he le g des rivano
il ampo gravitazionale.
La gravitazione, se ondo la teoria della relativita generale, gio a pertanto un
ruolo e ezionale rispetto alle restanti forze, in parti olare a quelle elettromagneti he, poi he le 10 funzioni g he rappresentano il ampo gravitazionale determinano allo stesso tempo le proprieta metri he dello spazio misurabile tetradimensionale.

B. Sussidi matemati i per la ostruzione di equazioni


generalmente ovarianti.
Poi he abbiamo visto in pre edenza he il postulato di relativita generale porta
all'ingiunzione he i sistemi di equazioni della si a debbano essere ovarianti rispetto a sostituzioni arbitrarie delle oordinate x1 : : : :x4 , dobbiamo onsiderare
ome si possano ottenere equazioni generalmente ovarianti di questo tipo. Ci
dedi hiamo ora a questo problema puramente matemati o; si mostrera he per la
sua soluzione l'invariante ds de nito nell'equazione (3), he per analogia on la
teoria di Gauss delle super i abbiamo designato ome \elemento di linea", gio a
un ruolo fondamentale.

L'idea di base di questa teoria generalmente ovariante e la seguente. Esistono


erti oggetti (\tensori") de niti rispetto a ias un sistema di oordinate mediante
un erto numero di funzioni dello spazio, he saranno hiamate le \ omponenti" del
tensore. Esistono erte regole se ondo le quali queste omponenti vengono al olate
in un nuovo sistema di oordinate, quando esse siano note per il sistema originario,
e quando la trasformazione he ollega i due sistemi sia nota. Gli oggetti designati
ome tensori sono inoltre aratterizzati dal fatto he le equazioni di trasformazione
per le loro omponenti sono lineari ed omogenee. Di onseguenza tutte le omponenti si annullano nel sistema nuovo se si annullano tutte nel sistema originario. Se
quindi una legge naturale viene formulata uguagliando a zero tutte le omponenti
di un tensore, essa e generalmente ovariante; studiando le leggi di formazione dei
tensori otterremo il mezzo per ostruire tutte le leggi ovarianti in senso generale.

x5. Tetravettore ontrovariante e ovariante.


Tetravettore ontrovariante. L'elemento di linea e de nito mediante le quattro
\ omponenti" dx la ui legge di trasformazione e espressa dall'equazione
X x0
 dx :
(5)
dx0 =

x



I dx0 si s rivono mediante un'espressione lineare ed omogenea in dx ; possiamo


quindi onsiderare questi di erenziali dx delle oordinate ome le omponenti di
un \tensore", he designamo in parti olare ome tetravettore ontrovariante. Ogni
oggetto de nito rispetto al sistema di oordinate mediante quattro quantita A ,
he si trasformano on la stessa legge
X x0
 A
(5a)
A 0 =
x


lo hiameremo sempre tetravettore ontrovariante. Dalla (5a) dis ende an he he le
somme (A  B  ) sono sempre omponenti di un tetravettore, se A e B  lo sono.
Il risultato orrispondente vale per tutti i sistemi he si introdurranno in seguito
ome \tensori" (regola dell'addizione e sottrazione dei tensori).
Tetravettore ovariante. Chiamiamo quattro quantita A le omponenti di un
tetravettore ovariante quando on s elta arbitraria del tetravettore ontrovariante
B  si ha
X

(6)

A B  = invariante:

Da questa de nizione dis ende la legge di trasformazione dei tetravettori ovarianti.


Se infatti al se ondo membro dell'equazione
X

si sostituis e

B

A0 B  0 =

A B 

on l'espressione he si ottiene invertendo l'equazione (5a)

x  0
0 B ;
x


risulta

X
x
A
=
B  0 A0 :

0

 x

0
Poi he in questa equazione i B  si possono s egliere liberamente in modo indipendente l'uno dall'altro, da qui risulta la legge di trasformazione

(7)

B0

A0 =

x
A:
x0 

Osservazione sulla sempli azione del modo di s rivere l'espressione.

Un'o hiata alle equazioni di questo paragrafo mostra he si somma sempre su


indi i he ompaiano due volte sotto un segno di sommatoria, per esempio l'indi e
 nella (5), e soltanto su indi i he ompaiano due volte. E quindi possibile, senza
pregiudi are la hiarezza, las iar perdere il segno di sommatoria. Introdu iamo
per io la regola: se un indi e ompare due volte in un termine di un'espressione,
bisogna sempre eseguire la somma su di esso, a meno he non si indi hi espressamente l'opposto.
La distinzione tra il tetravettore ovariante e quello ontrovariante sta nella legge
di trasformazione [rispettivamente (7) e (5). Entrambe le forme sono tensori nel
senso dell'osservazione generale pre edente; in io sta il loro signi ato. In onformita on Ri i e Levi-Civita si denotera il arattere ontrovariante on l'indi e in
alto, quello ovariante on l'indi e in basso.

x6. Tensori di rango se ondo e piu alto.


Tensore ontrovariante. Formiamo tutti i 16 prodotti A delle omponenti A

e B  di due tetravettori ontrovarianti


(8)

A = A B  ;

allora per le (8) e (5a) A soddisfa la legge di trasformazione


(9)

A 0 =

x0 x0 
A :
x x

Chiamiamo tensore ontrovariante di rango se ondo un oggetto he rispetto ad


un sistema di riferimento si s rive on 16 quantita (funzioni), he soddis no la
legge di trasformazione (9). Non tutti i tensori si atti si possono formare da due
tetravettori se ondo la (8). Ma e fa ile dimostrare he 16 A dati arbitrariamente si
possono rappresentare ome la somma degli A B  di quattro oppie di tetravettori
opportunamente s elte. Per io quasi tutte le regole he valgono per un tensore di
se ondo rango de nito dalla (9) si possono dimostrare nel modo piu sempli e a
partire dal fatto he esse valgano per tensori parti olari del tipo (8).
 hiaro he se ondo le (8) e (9) si
Tensore ontrovariante di rango qualsiasi. E
possono an he de nire tensori ontrovarianti di rango terzo e superiore on 43 o piu
omponenti. Risulta pure hiaro dalle (8) e (9) he in questo senso il tetravettore
ontrovariante si puo intendere ome tensore ontrovariante di rango uno.

10

Tensore ovariante. Se si formano inve e i 16 prodotti A di due tetravettori


ovarianti A e B

(10)

A = A B ;

per essi vale la legge di trasformazione


(11)

A0 =

x x
A :
x0 x0 

Il tensore ovariante di rango se ondo e de nito da questa legge di trasformazione. Tutte le osservazioni he sono state fatte pre edentemente sui tensori
ontrovarianti valgono an he per i tensori ovarianti.
 onveniente trattare lo s alare (invariante) ome un tensore di
Osservazione. E
rango zero sia ontrovariante he ovariante.
Tensore misto. Si puo an he de nire un tensore di rango se ondo del tipo
(12)

A = A B  ;

he sia ovariante rispetto all'indi e , e ontrovariante rispetto all'indi e  . La sua


legge di trasformazione e
(13)

A 0 =

x0 x
A :
x x0

Naturalmente esistono tensori misti on un numero a pia ere di indi i di arattere


ovariante e rispettivamente ontrovariante. Il tensore ovariante e quello ontrovariante possono essere onsiderati ome asi parti olari di quello misto.
Tensori simmetri i. Un tensore ontrovariante o ovariante di rango se ondo
o piu alto si hiama simmetri o quando siano uguali due omponenti he vanno
l'una nell'altra per s ambio di due indi i qualsiansi. Il tensore A o A e quindi
simmetri o, se per ogni ombinazione degli indi i si ha
(14)

A = A ;

ovvero
(14a)

A = A :

Va osservato he la simmetria os de nita e una proprieta indipendente dal


sistema di riferimento. (Infatti, tenendo onto della (14), dalla (9) dis ende
x0 x0
x0 x0
x0 x0
A 0 =   A =   A =   A = A 0 :
x x
x x
x x
La penultima uguaglianza deriva dallo s ambio degli indi i di somma  e  ( ioe
da un puro ambio di notazione).
Tensori antisimmetri i. Un tensore ontrovariante di rango se ondo, terzo o
quarto si di e antisimmetri o quando due omponenti, he vanno l'una nell'altra

11

per s ambio di due indi i qualsiansi, siano uguali ed opposte. Il tensore A o A
e quindi antisimmetri o, se si ha sempre

A = A ;

(15)
ovvero

A = A :

(15a)

Delle 16 omponenti A le quattro omponenti A sono nulle; le rimanenti sono
a oppie uguali ed opposte, si he solo 6 omponenti sono numeri amente diverse
(esavettore). Si vede parimenti he il tensore antisimmetri o A (rango terzo)
ha solo quattro omponenti numeri amente distinte, e he il tensore antisimmetri o
A ne ha una sola. Tensori antisimmetri i di rango superiore al quarto non
esistono in un ontinuo on quattro dimensioni.

x7. Moltipli azione dei tensori.


Moltipli azione esterna dei tensori. Dalle omponenti di un tensore di rango z e

di un tensore di rango z 0 si ottengono le omponenti di un tensore di rango z + z 0


se si moltipli ano a oppie tutte le omponenti del primo per tutte le omponenti
del se ondo. Si ottengono per esempio i tensori T dai tensori A e B di tipo diverso

T = A B ;
T = A B ;
= A B :
T

La dimostrazione del arattere tensoriale di T si ottiene immediatamente dalle
rappresentazioni (8), (10), (12) ovvero dalle regole di trasformazione (9), (11), (13).
Le equazioni (8), (10), (12) sono loro stesse esempi di moltipli azione esterna (di
tensori di rango primo).
\Contrazione " di un tensore misto. Da ogni tensore misto si puo formare un
tensore d'un rango di due piu pi olo, se si pongono uguali un indi e ovariante ed
un indi e ontrovariante e si somma su questo indi e (\ ontrazione"). Per esempio
dal tensore misto di rango quarto A
si ottiene il tensore misto di rango se ondo
A

= A

e da questo, an ora per ontrazione, il tensore di rango nullo A = A = A


.
La dimostrazione del fatto he il risultato della ontrazione ha davvero arattere
tensoriale si ottiene o dalla rappresentazione tensoriale se ondo la generalizzazione
della (12) assieme alla (6), o dalla generalizzazione della (13).
Moltipli azione interna e mista dei tensori. Esse onsistono nella ombinazione
della moltipli azione esterna on la ontrazione.
Esempi. - Dal tensore ovariante di rango due A e dal tensore ontrovariante
di rango uno B  formiamo mediante moltipli azione esterna il tensore misto
 = A B
D


12

Per ontrazione relativa agli indi i  ,  risulta il tetravettore ovariante


 = A B :
D = D


Questo lo si hiama an he prodotto interno dei tensori A e B  . Analogamente


dai tensori A e B  per moltipli azione esterna e doppia ontrazione si forma
il prodotto interno A B  . Mediante prodotto esterno e ontrazione sempli e si
ottiene da A e B  il tensore misto di rango se ondo D = A B  . Si puo
opportunamente designare questa operazione ome mista; infatti essa e esterna
rispetto agli indi i  e  , interna rispetto agli indi i  e .
Dimostriamo ora un teorema he e spesso utile per la veri a del arattere tensoriale. Per quanto mostrato prima A B  e uno s alare se A e B  sono tensori.
Ma a ermiamo an he quanto segue. Se A B  e un invariante per ogni s elta del
tensore B  , A ha arattere tensoriale.
Dimostrazione. - Per ipotesi per una sostituzione arbitraria si ha
A0 B  0 = A B  :


Ma per l'inversa della (9) si ha

x x  0
B :
x0 x0
Questa, sostituita nell'equazione pre edente, da
B  =

A0

x x
A B  0 = 0:
0
0
x x

Per una s elta arbitraria di B  0 questa equazione puo essere soddisfatta solo se la
parentesi e uguale a zero, e da qui tenendo onto della (11) segue l'asserto.
Questo teorema vale analogamente per tensori di rango e arattere arbitrari; la
dimostrazione si esegue sempre in modo analogo.
Il teorema si puo dimostrare an he nella forma: se B  e C  sono vettori arbitrari,
e se per ogni s elta di questi il prodotto interno

A B  C 
e uno s alare, A e un tensore ovariante. Quest'ultimo teorema vale an he quando
si ha a he fare on l'enun iato parti olare, he per s elta arbitraria del tetravettore
B  il prodotto s alare
A B  B 
e uno s alare, pur he si sappia he A soddis la ondizione di simmetria A =
A . Infatti per la via data prima si dimostra il arattere tensoriale di (A + A ),
e da qui per la proprieta di simmetria dis ende il arattere tensoriale dello stesso
A . An he questo teorema si generalizza agevolmente al aso di tensori ovarianti
e ontrovarianti di rango arbitrario.
Dis ende in ne da quanto provato prima il teorema parimenti estendibile a tensori arbitrari: se la quantita A B  per s elta arbitraria del tetravettore B  e
un tensore di rango primo, A e un tensore di rango se ondo. Se infatti C  e
un tetravettore arbitrario, per il arattere tensoriale di A B  il prodotto interno

13

A C  B  e uno s alare per s elta arbitraria dei due tetravettori C  e B  , e da qui
segue l'asserto.

x8. Al une proprieta del tensore fondamentale g .


Il tensore fondamentale ovariante. Nell'espressione invariante del quadrato
dell'elemento di linea
ds2 = g dx dx

dx gio a il ruolo di un vettore ontrovariante arbitrario. Poi he inoltre g = g ,
dalle onsiderazioni dell'ultimo paragrafo dis ende he g e un tensore ovariante
di rango se ondo. Lo hiamiamo \tensore fondamentale". Nel seguito deriviamo
al une proprieta di questo tensore, he sono proprie di ogni tensore di rango se ondo;
tuttavia il ruolo parti olare del tensore fondamentale nella nostra teoria, he ha
la sua base si a nella pe uliarita delle azioni gravitazionali, porta on se he le
relazioni he s'otterranno siano per noi signi ative solo per il tensore fondamentale.
Il tensore fondamentale ontrovariante. Se nello s hema del determinante dei
g si forma il minore orrispondente ad ogni g e lo si divide per il determinante
g = jg j dei g , si ottengono erte quantita g (= g ), riguardo alle quali
dimostreremo he ostituis ono un tensore ontrovariante.
Per una nota proprieta dei determinanti si ha
(16)

g g =  ;

dove il simbolo  signi a 1 o 0, a se onda he sia  =  oppure  6=  . Al posto


dell'espressione pre edente per ds2 possiamo an he s rivere

g  dx dx ;


ovvero per la (16) an he

g g g dx dx :

Ma per le regole di moltipli azione del paragrafo pre edente le quantita

d = g dx


ostituis ono un tetravettore ovariante, e in parti olare (poi he i dx si possono
s egliere a pia ere) un tetravettore arbitrario. Sostituendolo nella nostra espressione
otteniamo
ds2 = g d d :
Poi he questo e uno s alare per s elta arbitraria del vettore d e g e per
de nizione simmetri o negli indi i  e  , dai risultati del paragrafo pre edente
dis ende he g e un tensore ontrovariante. Dalla (16) dis ende an ora he an he
 e un tensore, he possiamo hiamare il tensore fondamentale misto.
Determinante del tensore fondamentale. Per la legge di moltipli azione dei determinanti si ha
jg g  j = jg jjg  j:
D'altra parte

14

jg g  j = j j = 1:
Ne dis ende quindi

jg jjg j = 1:

(17)

Invariante di volume. Studiamo in primo luogo la legge di trasformazione del


determinante g = jg j. Per la (11) si ha

x x

g0 = 0 0 g :
x x

Da qui appli ando due volte la regola di moltipli azione dei determinanti s'ottiene

x x
x 2
g0 = 0 0 jg j = 0 g;
x x
x

ovvero

x p
g0 = 0 g:
x
D'altra parte la legge di trasformazione dell'elemento di volume
p

d 0 =

dx1 dx2 dx3 dx4

e

0
x
0
d =  d
x
per il noto teorema di Ja obi. Moltipli ando le ultime due equazioni si ottiene
p
p
g0 d 0 = gd:
(18)

Al posto di g si introdurra nel seguito la quantita


g , he per il arattere
iperboli o
del ontinuo spaziotemporale ha sempre un valore reale. L'invariante
p gd e uguale
alla grandezza dell'elemento di volume tetradimensionale misurato
on regolo rigido e orologio nel senso della teoria della relativita spe iale nel \sistema
di riferimento lo ale".
Osservazione sul arattere del ontinuo spaziotemporale. La nostra ipotesi, he
nell'in nitamente pi olo valga la teoria della relativita spe iale porta on se he ds2
si possa sempre esprimere se ondo la (1) mediante le quantita reali dX1 : : : :dX4 .
Chiamiamo d0 l'elemento di volume \naturale" dX1 dX2 dX3 dX4 ; allora si ha
(18a)

d0 =

p gd:

Se
g si annullasse in un punto del ontinuo tetradimensionale, io signi herebbe he l ad un volume nito in oordinate orrisponderebbe un volume
\naturale" in nitamente pi olo. Cio non puo mai a adere. Infatti g non puo
ambiare di segno; assumeremo in onformita alla relativita spe iale he g ha sempre un valore nito negativo. Questa e un'ipotesi sulla natura si a del ontinuo
onsiderato ed insieme una ondizione sulla s elta delle oordinate.

15

Ma se g e sempre nito e positivo, e evidente he si puo arrangiare a posteriori


la s elta delle oordinate in modo he questa quantita sia uguale ad 1. Vedremo
in seguito he on questa restrizione della s elta delle oordinate si puo ottenere
una onsiderevole sempli azione delle leggi di natura. Al posto della (18) ompare
sempli emente

d 0 = d;
e quindi, tenendo onto del teorema di Ja obi, risulta
(19)

0
x


x

= 1:

Con questa s elta delle oordinate sono ammissibili solo sostituzioni delle oordinate
di determinante 1.
Sarebbe tuttavia sbagliato redere he questa pres rizione signi hi una parziale
rinun ia al postulato della relativita generale. Noi non hiediamo: \Come sono le
leggi di natura he siano ovarianti rispetto a tutte le trasformazioni di determinante
1?". Chiediamo inve e: \Come sono le leggi di natura a ovarianza generale "? Solo
dopo he queste sono state enun iate sempli hiamo la nostra espressione mediante
una s elta parti olare del sistema di riferimento.
Formazione di nuovi tensori on il tensore fondamentale. Per moltipli azione
interna, esterna e mista di un tensore per il tensore fondamentale si ottengono
tensori di arattere e rango diversi. Esempio:

A = g A ;
A = g A :
In parti olare si a ennera alle seguenti formazioni:
A = g g A ;
A = g g A
(\ omplemento" del tensore ovariante, o ontrovariante), e
B = g g A :
Chiamiamo B il tensore ridotto appartenente ad A . Analogamente

B  = g g A
Si noti he g non e altro he il omplemento di g . Si ha infatti

g g g = g  = g :

16

x9. Equazione della linea geodeti a (ovvero del moto del punto).
Poi he l'\elemento di linea" ds e una quantita de nita in modo indipendente
dalla s elta delle oordinate, an he la linea
tra iata tra due punti P1 e P2 del
R
ontinuo tetradimensionale, per la quale ds e un estremo (linea geodeti a) ha un
signi ato indipendente dalla s elta delle oordinate. La sua equazione e

(20)

(Z

P2
P1

ds = 0:

Da questa equazione si trovano in modo noto eseguendo la variazione quattro equazioni di erenziali totali, he determinano questa linea geodeti a; questa
derivazione trovera posto qui per ompletezza. Sia  una funzione delle oordinate
x ; questa de nis a una famiglia di super i, attraversate dalla linea geodeti a
er ata e da tutte le linee ad essa in nitamente vi ine, tra iate tra i punti P1 e
P2 . Ognuna di queste urve si puo quindi pensare de nita in modo tale he le sue
oordinate x siano espresse in funzione di . Il simbolo orrisponda al passaggio
da un punto della urva geodeti a er ata a quel punto di una urva vi ina, he
orrisponde allo stesso . Allora la (20) si puo sostituire on
Z 2

(20a)

1

Poi he

wd = 0; w2 = g

dx dx
:
d d

1 1 g dx dx


dx
dx
w =
x + g 
w 2 x d d
d
d
sostituendo w nella (20a) e tenendo onto he




dx
dx

=
;
d
d
si ottiene on integrazione per parti
(20b)

Z 2

d g dx
d x = 0;  =
d w d
1

1 g dx dx


:
2w x d d

Poi he x puo esser s elto in modo arbitrario, da qui dis ende l'annullarsi di  .
Quindi
(20 )

 = 0

sono le equazioni della linea geodeti a. Se sulla linea geodeti a onsiderata non si ha
ds = 0, possiamo utilizzare ome parametro  la \lunghezza dell'ar o" s misurata
lungo la linea geodeti a. Allora sara w = 1, e al posto della (20 ) si ottiene

g

d2 x g dx dx


+
ds2
x ds ds

1 g dx dx


= 0;
2 x ds ds

17

ovvero per puro ambio di notazione




d2 x
dx dx
g  2 +  
= 0;
ds
ds ds

(20d)

dove on Christo el si e posto


(21)



  = 1 g  + g 

2 x
x

g  
:
x

Se si moltipli a in ne la (20d) per g (moltipli azione esterna rispetto a  , interna


rispetto a ), si ottiene in on lusione ome forma nale dell'equazione della linea
geodeti a
(22)

d2 x
dx dx
+  
= 0:
2
ds
ds ds

Qui si e posto on Christo el


(23)

  = g   :


x10. La formazione di tensori per derivazione.


Appoggiando i all'equazione della linea geodeti a possiamo derivare fa ilmente
le leggi se ondo le quali da tensori si possono formare nuovi tensori per derivazione.
In tal modo saremo nalmente in grado di enun iare equazioni di erenziali generalmente ovarianti. Raggiungiamo lo s opo per appli azione ripetuta del seguente
sempli e teorema.
Sia data nel nostro ontinuo una urva, i punti della quale siano aratterizzati
dalla distanza s lungo l'ar o da un punto sso sulla urva, e sia inoltre ' una funzione invariante dello spazio, si he an he d'=ds e un invariante. La dimostrazione
dipende dal fatto he sia d' he ds sono invarianti. Poi he

d' ' dx


=
;
ds x ds
an he

' dx
x ds
e un invariante, e io per tutte le urve he es ono da un punto del ontinuo, ioe
per s elta arbitraria del vettore dx . Da qui dis ende immediatamente he
(24)

A =

'
x

e un tetravettore ovariante (gradiente di ').


Per il nostro teorema an he la derivata eseguita lungo una urva

=

d
ds

18

e un invariante. Sostituendo

otteniamo immediatamente

=

 2 ' dx dx ' d2 x


+
:
x x ds ds x ds2

Da qui non si puo derivare subito l'esistenza di un tensore. Ma se stabiliamo he la


urva, rispetto alla quale abbiamo eseguito la derivazione, sia una urva geodeti a,
otteniamo dalla (22) sostituendo d2 x =ds2 :
(

'2
=
x x

  '

x

dx dx
:
ds ds

Dall'invertibilita dell'ordine di derivazione


rispetto a  e  , e per il fatto he



se ondo le (23) e (21) la parentesi 
e simmetri a rispetto a  e  , dis ende
he l'espressione entro la parentesi e simmetri a in  e  . Poi he da un punto
del ontinuo si puo tra iare una linea geodeti a in direzione arbitraria, e quindi
dx =ds e un tetravettore on rapporto tra le omponenti determinabile a pia ere,
dis ende per i risultati del x7 he
(25)

2'
A =
x x

  '

x

e un tensore ovariante di rango se ondo. Abbiamo quindi ottenuto il risultato: dal


tensore ovariante di rango primo

'
x
possiamo ostruire per derivazione un tensore ovariante di rango se ondo
A =

(26)

A
A = 
x

  A:



Chiamiamo il tensore A l'\estensione " del tensore A . Possiamo dimostrare


immediatamente he questa forma produ e un tensore an he se il vettore A non e
rappresentabile ome un gradiente. Per veder io osserviamo in primo luogo he

'
x
e un tetravettore ovariante se e ' sono s alari. Cio e vero an he per la somma
he onsiste di quattro termini si atti

S =

(1)

'(1)
+:+:+
x

(4)

'(4)
;
x

nel aso he (1) '(1) : : : : (4) '(4) siano degli s alari. Ma ora e hiaro he ogni
tetravettore ovariante si puo rappresentare nella forma S . Se infatti A e un

19

tetravettore, le omponenti del quale siano funzioni di x date a pia ere, basta
porre (rispetto al sistema di oordinate s elto)
(1)

= A1 ; '(1) = x1 ;

= A2 ; '(2) = x2 ;
(3)
= A3 ; '(3) = x3 ;
(4)
= A4 ; '(4) = x4 ;
per ottenere he S sia uguale ad A .
Per dimostrare he A e un tensore an he se al se ondo membro si sostituis e
al posto di A un tetravettore ovariante arbitrario i basta ora dimostrare he
io a ade per il tetravettore S . Ma per quest'ultimo basta, ome 'insegna uno
sguardo al se ondo membro della (26), eseguire la dimostrazione per il aso
'
A =
:
x
(2)

Il se ondo membro della (25) moltipli ato per

2'
x x
ha arattere tensoriale. Parimenti

 


'
x

 '
x x
e un tensore (prodotto esterno di due tetravettori). Per addizione dis ende il arattere tensoriale di

 


'
'
 
:

x
x
x
Pertanto, ome insegna uno sguardo alla (26), si e ottenuta la dimostrazione ri hiesta per il tetravettore
'
;
x
e quindi per quanto mostrato prima per ogni tetravettore A . - Per mezzo dell'estensione del tetravettore si puo ottenere fa ilmente l'\estensione" di un tensore ovariante di rango arbitrario; questa forma e una generalizzazione dell'estensione del
tetravettore. Ci limitiamo ad esporre l'estensione del tensore di rango se ondo,
poi he la legge di formazione di questa si puo gia omprendere hiaramente.
Come gia osservato, ogni tensore ovariante di rango se ondo si puo rappresentare7 ome una somma di tensori del tipo A B . Sara quindi su iente derivare
7 Per moltipli azione esterna di vettori on le omponenti (s elte arbitrariamente) A , A ,
11
12
A13 , A14 e 1, 0, 0, 0 si ottiene il tensore on le omponenti

A11 A12 A13 A14


0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
Per addizione di quattro tensori di questo tipo si ottiene il tensore A on omponenti assegnate
a pia ere.

20

l'espressione dell'estensione per un si atto tensore spe iale. Per la (26) le espressioni


A
  A;


x


B
  B


x
hanno arattere tensoriale. Per moltipli azione esterna della prima per B e della
se onda per A si ottiene ogni volta un tensore di rango terzo; la loro somma da il
tensore di rango terzo
(27)

A =

A
x

  A



  A ;



ove si e posto A = A B . Poi he il se ondo membro della (27) e lineare ed
omogeneo rispetto ad A ed alle sue derivate prime, una tale legge di formazione
non porta ad un tensore solo per un tensore del tipo A B ma an he per una somma
di tensori si atti, e quindi per un tensore ovariante arbitrario di se ondo rango.
Chiamiamo A l'estensione del tensore A .
E' hiaro he la (26) e la (24) sono solo asi parti olari della (27) (estensione del
tensore di rango primo e di rango zero). Tutte le leggi di formazione parti olari si
possono riassumere nella (27) unita a moltipli azioni tensoriali.

x11. Al uni asi parti olari di rilevante importanza.


Al une leggi ausiliarie riguardanti il tensore fondamentale. Deriviamo ora al une equazioni ausiliarie molto usate in seguito. Per la regola di derivazione dei
determinanti si ha

dg = g gdg = g gdg :

(28)

La se onda forma si giusti a mediante la pre edente, se si tien onto he g g  =


 , he quindi g g = 4, e di onseguenza
0

g dg + g dg = 0:


Dalla (28) dis ende
(29)

1 g

p1 g x g = 12  lgx( g) = 12 g g
= g
:
x
2
x



Da

g g = 
dis ende inoltre per derivazione
(30)

g dg = g dg ; ovvero g

g
g
= g  :
x
x

21

Per moltipli azione mista on g ovvero g si ottiene da qui ( on ambiamento
di nome di indi i)
(31)

dg = g g dg ;

g
g
= g g
x
x

ovvero
(32)

g
g
dg = g g dg ;  = g g
:
x
x

La relazione (31) onsente una trasformazione della quale dobbiamo fare un uso
an he piu frequente. Per la (21) si ha
(33)

g
=  +  :
x

Se questa si sostituis e nella se onda delle formule (31), si ottiene tenendo onto
della (23)
(34)

g
=
x

g

  + g  





Per sostituzione del se ondo membro della (34) nella (29) si ottiene
(29a)

p1 g x g =   :


Divergenza del tetravettore ovariante. Se si moltipli a la (26) per il tensore


fondamentale ontrovariante g (moltipli azione interna), il se ondo membro dopo
trasformazione del primo termine assume la forma

 
g
(g A ) A
x
x

1  g  g 
g
+
2
x
x

g  
g A :
x

L'ultimo termine di questa espressione se ondo la (31) e la (29) si puo portare nella
forma
p
1 g
1 g
1  g 
A +
A +p
g A :
2 x  2 x 
g x
Poi he il nome degli indi i non onta, i primi due termini di questa espressione si elidono on il se ondo della pre edente; l'ultimo si puo unire al primo dell'espressione
pre edente. Si ponga ora
g A = A ;
dove A ome A e un vettore arbitrario, e si ottiene in ne
(35)

=


p1 g x p gA :

Questo s alare e la divergenza del vettore ontrovariante A .

22

\Rotazione " del tetravettore ( ovariante). Il se ondo termine nella (26) e simmetri o negli indi i  e  . Pertanto A A e un tensore (antisimmetri o)
parti olarmente fa ile a ostruirsi. Si ottiene

B =

(36)

A
x

A
:
x

Estensione antisimmetri a di un esavettore. Se si appli a la (27) ad un tensore

antisimmetri o di rango se ondo A e si formano le espressioni he s'ottengono


per permutazione i li a degli indi i ,  , , e si sommano queste tre espressioni,
si ottiene il tensore di rango terzo
(37)

B = A + A + A =

A A A


+
+
;
x
x
x

per il quale e fa ile dimostrare he e antisimmetri o.


Divergenza dell'esavettore. Se si moltipli a la (27) per g g (moltipli azione
mista) si ottiene an ora un tensore. Il primo termine al se ondo membro della (27)
si puo s rivere nella forma

     g
g g A g
A
x
x 

g

g
A :
x 

 

Se si sostituis ono g g A on A
 , g g A on A , e si sostituis ono
nello sviluppo del primo termine

g g
e
x x
on la (34), risulta al se ondo membro della (27) un'espressione di sette termini,
dei quali quattro si elidono. Rimane
(38)

A


A
=
+   A +   A  :
x

Questa e l'espressione per l'estensione di un tensore ontrovariante di rango se ondo,


he analogamente si puo formare an he per tensori di rango piu alto e piu basso.
Osserviamo he in modo analogo si puo formare l'estensione di un tensore misto
A  :
(39)

A 

A
= 
x

  A +   A :




Per ontrazione della (38) rispetto agli indi i e  (moltipli azione interna per  )
si ottiene il tetravettore ovariante

A
=
+  A  +  A :
x

23


 rispetto agli indi i e  il terzo termine a se ondo


Per la simmetria di
membro e nullo se A e un tensore antisimmetri o, ome assumeremo; il se ondo
termine si puo trasformare on la (29a). Si ottiene os
(40)

1 
=p
g

p gA 
:
x

Questa e l'espressione della divergenza di un esavettore ontrovariante.


Divergenza del tensore misto di rango se ondo. Se eseguiamo la ontrazione della
(39) rispetto agli indi i e , tenendo onto della (29a) otteniamo
(41)


p gA =  p gA

x

 


p gA :


Se si introdu e nell'ultimo termine il tensore ontrovariante A = g A , esso


assume la forma


  p gA :

Se poi il tensore A e simmetri o, il termine si ridu e a
1 p g 
g
A :
2
x
Se al posto di A si fosse introdotto il tensore ovariante parimenti simmetri o
A = g g A , per la (31) l'ultimo termine avrebbe assunto la forma
1 p g
g
A :
2
x 
Nel aso della simmetria onsiderata la (41) si puo sostituire on entrambe le forme
(41a)
e
(41b)


p gA =  p gA 1 g p gA

x
2 x


p gA =  p gA + 1 g p gA


x
2 x

delle quali faremo uso in seguito.

x12. Il tensore di Riemann-Christo el.


Chiediamo ora quali tensori si possano ottenere dal tensore fondamentale dei
g uni amente per derivazione. La risposta appare sulle prime a portata di mano.
Si sostituis e nella (27) al posto del tensore A dato arbitrariamente il tensore
fondamentale dei g e si ottiene os un nuovo tensore, l'estensione del tensore

24

fondamentale. Si veri a tuttavia fa ilmente he quest'ultimo s'annulla identi amente. Si giunge tuttavia allo s opo nel modo seguente. Nella (27) si ponga


A


A ;
A =

x
ioe l'estensione del tetravettore A . Si ottiene allora il tensore di rango terzo
 2 A
A =
x x






  A
  A
  A



x
x
x


 

 


  








+
+
+
A :


x 
Quest'espressione invita a formare il tensore A A . Allora i seguenti termini
dell'espressione di A si elidono on quelli di A : il primo termine, il quarto,
ed an he l'ultimo termine entro le parentesi quadre; essi sono infatti simmetri i in
 e  . Altrettanto vale per la somma del se ondo e del terzo termine. Otteniamo
quindi

A

(42)
(43)
 =
B

 A ;
A = B

 



 



  
  
 
 +  
 :
+






x
x
Essenziale per questo risultato e il fatto he al se ondo membro della (42) ompaia
soltanto A e non le sue derivate. Dal arattere tensoriale di A A assieme

al fatto he A e un tetravettore arbitrario dis ende, per i risultati del x7, he B
e un tensore (il tensore di Riemann-Christo el).
Il signi ato matemati o di questo risultato e il seguente. Quando il ontinuo e
os fatto he vi e un sistema di oordinate rispetto al quale le g siano ostanti,
 sono nulle. Se inve e del sistema di oordinate originario se ne s eglie
tutte le R
uno nuovo a pia ere, le g riferite a quest'ultimo non saranno ostanti. Tuttavia
 porta on se he queste omponenti si annullino
il arattere tensoriale di R
tutte an he nel sistema di riferimento s elto a pia ere. L'annullarsi del tensore di
Riemann e quindi una ondizione ne essaria per provo are la ostanza delle g on
una s elta opportuna del sistema di riferimento8 .
Nel nostro problema io orrisponde al aso he per opportuna s elta del sistema
di oordinate valga la teoria della relativita spe iale in una regione nita. Per
ontrazione della (43) relativamente agli indi i  e  si ottiene il tensore ovariante
di rango se ondo
B = R + S ;

 


  




+
;
R =

(44)
x


p
p
 lg g
 lg g


S =
:

x x
x
8I

matemati i hanno dimostrato he questa ondizione e an he su iente.

25

Osservazione sulla s elta delle oordinate. Si e gia osservato nel x8 in relazione

all'equazione (18a)
o aggiustare vantaggiosamente la s elta delle oordinate
p heg =si pu
1. Un'o hiata alle equazioni ottenute nei due paragra
in modo he sia
pre edenti mostra he on una s elta si atta le regole di formazione dei tensori
onseguono una sempli azione signi ativa. Cio vale in parti olare per il tensore
B or ora sviluppato, he gio a un ruolo fondamentale nella teoria he esporremo.
La spe ializzazione della s elta delle oordinate onsiderata porta infatti on se
l'annullarsi di S , si he il tensore B si ridu e ad R .
Nel seguito daro tutte le relazioni nella forma sempli ata he la suddetta spe ializzazione della s elta delle oordinate produ e. E fa ile infatti ri ondursi alle
equazioni generalmente ovarianti, se io appare ri hiesto in un aso parti olare.

C. Teoria del ampo gravitazionale.

x13. Equazione del moto d'un punto materiale nel ampo

di gravitazione.
Espressione per le omponenti di ampo della gravitazione.
Un orpo in moto libero, non soggetto a forze esterne, se ondo la teoria della
relativita spe iale si muove di moto rettilineo ed uniforme. Cio vale an he nella
teoria della relativita generale per una parte dello spazio tetradimensionale nella
quale il sistema di oordinate K0 si possa s egliere e venga s elto in modo he le
g abbiano i valori ostanti parti olari dati nella (4).
Consideriamo ora proprio questo moto da un sistema di oordinate K1 s elto a
pia ere. Il moto in K1 viene giudi ato, se ondo le onsiderazioni del x2, avvenire in
un ampo gravitazionale. La legge del moto rispetto a K1 si ottiene fa ilmente on
l'argomento he segue. Riferita a K0 la legge del moto e una retta tetradimensionale,
quindi una linea geodeti a. Poi he la linea geodeti a e de nita indipendentemente
dal sistema di riferimento, la sua equazione sara an he l'equazione del moto del
punto materiale riferita a K1 . Se poniamo
(45)




  ;


l'equazione del moto del punto rispetto a K1 si s rive


(46)

d2 x
dx dx
=    :
2
ds
ds ds

Fa iamo ora l'ipotesi molto naturale, he questo sistema di equazioni generalmente


ovariante determini il moto del punto nel ampo gravitazionale an he quando non
esista un sistema di riferimento K0 rispetto al quale la teoria della relativita spe iale
valga in uno spazio nito. A quest'ipotesi siamo tanto piu autorizzati, in quanto la
(46) ontiene solo derivate prime delle g , tra le quali an he nel aso dell'esistenza
di K0 non sussiste al una relazione9 .
Se le  si annullano il punto si muove di moto rettilineo ed uniforme; queste
quantita provo ano quindi la deviazione del moto dall'uniformita. Esse sono le
omponenti del ampo gravitazionale.
9 Se ondo

 = 0.
il x12, solo tra le derivate se onde (e prime) sussistono le relazioni B

26

x14. Le equazioni di ampo della gravitazione in assenza di materia.


Distinguiamo nel seguito tra \gravitazione" e \materia" nel senso he tutto
fuor he il ampo gravitazionale si indi hera ome \materia", quindi non solo la
\materia" nel senso ordinario, ma an he il ampo elettromagneti o.
Il nostro problema immediato e er are le equazioni di ampo della gravitazione
in assenza di materia. Nel far io appli heremo an ora lo stesso metodo usato
nel paragrafo pre edente per determinare l'equazione di moto del punto materiale.
Un aso parti olare, nel quale le equazioni di ampo er ate devono omunque
essere soddisfatte e quello della teoria della relativita originaria, nella quale le g
hanno erti valori ostanti. Sia questo il aso in una erta regione nita rispetto
ad un erto sistema di oordinate K0 . Rispetto a questo sistema sono nulle tutte
 del tensore di Riemann [equazione (43). Esse si annullano
le omponenti B
quindi nella regione onsiderata an he rispetto ad ogni altro sistema di oordinate.
Le equazioni er ate per il ampo di gravitazione in assenza di materia devono
 si annullano. Ma questa
quindi essere soddisfatte omunque quando tutte le B
e omunque una ondizione he si spinge troppo in la. E' hiaro infatti he per
esempio il ampo gravitazionale generato da un punto materiale nel suo ir ondario
non si puo \trasformar via" mediante nessuna s elta del sistema di oordinate, ome
a ade inve e nel aso di g ostanti. Per io e naturale ri hiedere per il ampo
di gravitazione privo di materia l'annullarsi del tensore simmetri o B derivato
 . Si ottengono 10 equazioni per le 10 quantita g , he sono
dal tensore B

 si annullano. Con la s elta del
soddisfatte in parti olare quando tutte le B
sistema di oordinate adottata da noi, tenendo onto della (44), queste equazioni
per il ampo privo di materia si s rivono
 
p g = 1:
+   = 0;
(47)
x
Si deve osservare in proposito he la s elta di queste equazioni omporta il minimo
di arbitrarieta. Infatti oltre a B non esiste nessun tensore di rango se ondo he
sia formato on g e on le sue derivate, he non ontenga derivate superiori alle
se onde e he sia lineare rispetto a queste ultime10.
Il fatto he queste equazioni he derivano per via puramente matemati a dal
postulato di relativita generale assieme alle equazioni di moto (46) produ ano in
prima approssimazione la legge di attrazione di Newton, in se onda approssimazione
la spiegazione dell'anomalia nel moto del perielio s operta da Leverrier ( he rimane
dopo l'appli azione delle orrezioni perturbative), deve se ondo me persuadere della
orrettezza si a della teoria.

x15. Funzione di Hamilton per il ampo gravitazionale,


legge dell'energia e dell'impulso.

Per dimostrare he le equazioni di ampo rispondono alla legge dell'energia


e dell'impulso, la maniera piu omoda e di s riverle nella forma hamiltoniana
seguente:
(47a)

Z

Hd = 0; H = g   ;

p g = 1:

io puo essere sostenuto soltanto per il tensore B + g (g B ), dove 
e una ostante. Ma se si pone questo tensore uguale a zero si ritorna alle equazioni B = 0.
10 Propriamente

27

Le variazioni si annullano ai on ni dello spazio d'integrazione tetradimensionale


onsiderato. Dobbiamo dimostrare in primo luogo he la forma (47a) e equivalente
alle equazioni (47). A tale s opo onsideriamo H ome funzione di g e di


g
x

g =

Si ha

H =   g + 2g   =
Ma


g 
 


+ 2  g  :



1   g g  g 

g g
+
:
2
x x
x
I termini he originano dai due ultimi addendi della parentesi tonda sono di segno
opposto e vanno l'uno nell'altro (poi he il nome degli indi i di somma e irrilevante)
per s ambio degli indi i  e . Essi si an ellano tra loro nell'espressione per H ,
poi he essi sono moltipli ati per la quantita  simmetri a rispetto agli indi i 
e . Rimane da onsiderare soltanto il primo termine della parentesi tonda, si he
tenendo onto della (31) si ottiene

g  =

g 
 

H =

g  :


Si ha quindi

H
=
g

(48)

;
 

H
=  :
g

L'ese uzione della variazione nella (47a) produ e il sistema di equazioni





H
x g 

(47b)

H
= 0;
g

he per la (48) oin ide on la (47), ome volevasi dimostrare. - Se si moltipli a la


(47b) per g , poi he
g g 
=
x
x
e di onseguenza



H

H
H g 
=
g 
;

x g
x
g
g  x
si ottiene l'equazione



H
H
g 
=0
x
g
x
ossia11
t
H
(49)
= 0; 2t = g   H;
x
g
g

11 La

ragione dell'introduzione del fattore 2 sara evidente in seguito.

28

ovvero, per la (48), la se onda delle equazioni (47) e la (34)


1
t =  g  
2

(50)

g   :

Va osservato he t nonpe un tensore; tuttavia la (49) vale in ogni sistema di


oordinate per il quale sia
g = 1. Questa equazione esprime la legge di onservazione dell'impulso e dell'energia per il ampo gravitazionale. Infatti l'integrazione
di questa equazione su un volume V tridimensionale produ e le quattro equazioni
(49a)

d
dx4

Z

t dV =
4

t1 1 + t2 2 + t3 3 dS

dove 1 , 2 , 3 indi ano i oseni direttori della normale interna di un elemento della
super ie di ontorno di area dS (nel senso della geometria eu lidea). Si ri onos e
qui l'espressione delle leggi di onservazione nella forma onsueta. Chiamiamo le
quantita t le \ omponenti dell'energia" del ampo gravitazionale.
Daro le equazioni (47) an ora in una terza forma, he si presta parti olarmente
ad una omprensione vivida del nostro oggetto. Per moltipli azione delle equazioni
di ampo (47) on g queste si ottengono nella forma \mista". Si osservi he

g

 
  
=
g 
x x

g
;
x 

quantita he per la (34) e uguale a

    
g  g 
x

g  

ovvero ( ambiando i nomi degli indi i di somma)

    
g  g 
x

g   :

Il terzo termine di questa espressione si an ella on il se ondo addendo delle


equazioni di ampo (47); al posto del se ondo termine di questa espressione, per la
relazione (50), si puo porre


1 

t ;
 t
2 
ove t = t . Al posto delle equazioni (47) si ottiene
(51)

  
g  =  t
x

p g = 1:
1 
 t ;
2

29

x16. Forma generale delle equazioni di ampo della gravitazione.


Le equazioni di ampo per lo spazio privo di materia vanno paragonate alle
equazioni
' = 0
della teoria di Newton. Dobbiamo er are le equazioni he orrispondono all'equazione di Poisson
' = 4;
dove  indi a la densita di materia.
La teoria della relativita spe iale ha ondotto al risultato he la massa inerziale
non e nient'altro he energia, he trova la sue espressione matemati a ompleta in
un tensore simmetri o di rango se ondo, il tensore dell'energia. Dovremo quindi
introdurre an he nella teoria della relativita generale un tensore T dell'energia
della materia, he ome le omponenti dell'energia t [equazioni (49) e (50) del
ampo gravitazionale avranno arattere misto, ma he orrisponderanno ad un tensore ovariante simmetri o12 .
Come questo tensore d'energia (analogamente alla densita  nell'equazione di
Poisson) vada introdotto nelle equazioni di ampo della gravitazione lo insegna il
sistema di equazioni (51). Se si tratta infatti un sistema ompleto (per esempio il sistema solare), la massa totale del sistema, quindi an he la sua azione gravitazionale
omplessiva, dipendera dall'energia totale del sistema, quindi dall'energia ponderabile e gravitazionale insieme. Cio si potra esprimere on il fatto he nella (51) al
posto delle omponenti dell'energia t del solo ampo gravitazionale si introdu a
la somma delle omponenti dell'energia della materia e del ampo gravitazionale
t + T . Si ottiene quindi inve e della (51) l'equazione tensoriale
(52)


  
g  =  t + T
x

1 
(t + T ) ;
2 

p g = 1;

dove si e posto T = T (s alare di Laue). Queste sono, in forma mista, le equazioni
di ampo generali della gravitazione he si er avano. Al posto della (47) risulta a
ritroso il sistema
(53)


 


+   =  T
x

1
g T ;
2 

p g = 1:

Si deve aggiungere he questa introduzione del tensore d'energia della materia non
e giusti ata mediante il solo postulato della relativita; infatti l'abbiamo ri avata
dal requisito he l'energia del ampo gravitazionale abbia un'azione gravitazionale,
ome ogni energia di tipo diverso. Ma il fondamento piu solido per la s elta delle
equazioni di ui sopra sta nel fatto he esse hanno per onseguenza he per le omponenti dell'energia totale valgono delle equazioni di onservazione (dell'impulso e
dell'energia), he sono in tutto analoghe alle (49) e (49a). Questo sara dimostrato
nel seguito.

12 g

 T = T e g  T = T dovranno essere tensori simmetri i.

30

x17. Le leggi di onservazione nel aso generale.


E' fa ile trasformare l'equazione (52) in modo he al se ondo membro il se ondo
termine sparis a. Si ontragga la (52) rispetto agli indi i  e  e si sottragga dalla
(52) l'equazione os ottenuta, moltipli ata per 1=2 . Risulta
(52a)


g 
x


1  
 g  =  t + T :
2

Appli hiamo a questa equazione l'operazione =x . Risulta





2
1 2
g g 
g  =
g g 
+
x x
2 x x
x
x

g
x



Il primo ed il terzo termine delle parentesi tonde danno ontributi he si an ellano, ome si ri onos e se nel ontributo del terzo termine si s ambiano tra loro sia
gli indi i di somma e , he e . Il se ondo termine si puo trasformare on la
(31) e si ottiene
(54)


1  3 g
2
g  =
:
x x
2 x x x

Il se ondo termine a primo membro della (52a) da



1 2
g 
2 x x

ovvero



g g g
1 2
g g
+
:
4 x x
x x x
Il termine he deriva dall'ultimo addendo delle parentesi tonde si annulla per
la (29) on la s elta delle oordinate da noi adottata. Gli altri due si possono
ra ogliere e insieme danno per la (31)
1  3 g
;
2 x x x
si he tenendo onto della (54) vale l'identita
(55)

2
g 
x x

1  
g 
2 

 0:

Dalle (55) e (52a) dis ende




(56)

 t + T
= 0:
x

Dalle nostre equazioni di ampo della gravitazione risulta quindi he le leggi di


onservazione dell'impulso e dell'energia sono soddisfatte. Lo si vede nel modo piu

31

sempli e dall'argomento he porta all'equazione (49a); solo si hanno da introdurre


qui al posto delle omponenti dell'energia t del ampo gravitazionale le omponenti dell'energia omplessiva della materia e del ampo gravitazionale.

x18. La legge di onservazione dell'energia e dell'impulso per la materia


ome onseguenza delle equazioni di ampo.

Se si moltipli a la (53) per g =x si ottiene per la via intrapresa nel x15,
tenendo onto dell'annullarsi di
g
g
x
l'equazione
t 1 g
+
T = 0;
x 2 x 
ovvero tenendo onto della (56)
(57)

T 1 g
+
T = 0:
x 2 x 

Un onfronto on la (41b) mostra he questa equazione on la s elta adottata del


sistema di oordinate non a erma altro he l'annullarsi della divergenza del tensore
delle omponenti d'energia della materia. Dal punto di vista si o la omparsa del
se ondo termine a primo membro mostra he per la sola materia non valgono in
senso proprio leggi di onservazione dell'energia e dell'impulso, o meglio valgono solo
quando le g sono ostanti, ioe quando le intensita di ampo della gravitazione si
annullano. Questo se ondo termine e un'espressione per l'impulso e rispettivamente
per l'energia he vengono trasmessi dal ampo gravitazionale alla materia per unita
di volume e di tempo. Cio risulta piu hiaro se al posto della (57) tenendo onto
della (41) si s rive
(57a)

T
=
x

T :


Il se ondo membro esprime l'azione energeti a del ampo gravitazionale sulla materia.
Le equazioni di ampo della gravitazione impli ano quindi quattro equazioni he
il pro esso materiale deve soddisfare. Esse produ ono interamente le equazioni
del pro esso materiale quando quest'ultimo sia aratterizzabile mediante quattro
equazioni di erenziali mutuamente indipendenti13.

D. I pro essi \materiali".


Gli strumenti matemati i sviluppati in B i pongono senz'altro in ondizione
di generalizzare le leggi si he della materia (idrodinami a, elettrodinami a di
Maxwell) ome risultano formulate nella teoria della relativita spe iale in modo
tale da adeguarsi alla teoria della relativita generale. Il prin ipio di relativita generale non produ e al una ulteriore restrizione delle possibilita; esso insegna inve e
13 Vedasi

in proposito Hilbert, Na hr. d. K. Gesells h. d. Wiss. zu Gottingen, Math.-Phys.


Klasse, p. 3. 1915.

32

a onos ere esattamente l'in uenza del ampo gravitazionale su tutti i pro essi,
senza he si debba introdurre al una nuova ipotesi di qual he tipo.
Questo stato di ose porta on se he sulla natura si a della materia (in senso
stretto) non debbano introdursi ipotesi ne essariamente de nite. In parti olare
puo restare aperta la questione, se le teorie del ampo elettromagneti o e del ampo
gravitazionale ostituis ano o no insieme una base su iente per la teoria della materia. Il postulato della relativita generale in proposito non puo in linea di prin ipio
insegnare nulla. Deve risultare dallo sviluppo della teoria se l'elettromagnetismo
e la gravitazione insieme possano produrre io he prima da soli non potevano
ottenere.

x19. Equazioni di Eulero per uidi adiabati i non vis osi.


Siano p e  due s alari, dei quali hiameremo il primo \pressione", il se ondo
\densita" di un uido; tra di essi sussista un'equazione. Il tensore simmetri o
ontrovariante
dx dx
(58)
T = g p + 
ds ds
e il tensore ontrovariante dell'energia di un uido. Da esso deriva il tensore ovariante
dx
dx
(58a)
T = g p + g g ;
ds
ds
ed an he il tensore misto14
(58b)

T =  p + g

dx dx
:
ds ds

Se si sostituis e il se ondo membro della (58b) nella (57a) si ottengono le equazioni


idrodinami he euleriane della teoria della relativita generale. Queste in linea di
prin ipio risolvono ompletamente il problema del moto; infatti le quattro equazioni
(57a) assieme on la data equazione tra p e  e all'equazione

dx dx
=1
ds ds
bastano, per g dato, a determinare le 6 in ognite
g

dx1 dx2 dx3 dx4


;
;
;
:
ds ds ds ds
Se an he le g sono in ognite, si aggiungono le equazioni (53). Queste sono 11
equazioni per la determinazione di 10 funzioni g , si he esse appaiono sovradeterminate. Va pero osservato he le equazioni (57a) sono gia ontenute nelle (53),
e quindi queste ultime rappresentano solo 7 equazioni indipendenti. Questa indeterminazione ha la sua buona ragione nel fatto he l'a res iuta liberta nella s elta
p; ;

14 Per un osservatore omovente, he nell'in nitamente pi olo utilizzi un sistema di riferimento


ome nella relativita spe iale, la densita d'energia T4 4 e uguale a  p. Da qui deriva la de nizione
di . Quindi per un uido in omprimibile  non e ostante.

33

delle oordinate porta on se he il problema resta matemati amente indeterminato


in modo tale he si possono s egliere arbitrariamente tre funzioni dello spazio15 .

x20. Equazioni di ampo elettromagneti he di Maxwell per il vuoto.


Siano ' le omponenti di un tetravettore ovariante, il tetravettore del potenziale elettromagneti o. Da esse formiamo se ondo la (36) le omponenti F dell'esavettore ovariante del ampo elettromagneti o se ondo il sistema di equazioni
(59)

F =

'
x

'
:
x

Dalla (59) segue he il sistema di equazioni


(60)

F F F


+
+
=0
x
x
x

e soddisfatto; il suo primo membro, per la (37), e un tensore antisimmetri o di


rango terzo. Il sistema (60) ontiene essenzialmente 4 equazioni, he s ritte ome
segue sono:

F23 F34 F42


F
F
F
+
+
= 0; 34 + 41 + 13 = 0;
x4
x2
x3
x1
x3
x4
(60a)

F41 F12 F24


F
F
F
+
+
= 0; 12 + 23 + 31 = 0:
x2
x4
x1
x3
x1
x2

Queste equazioni orrispondono al se ondo sistema di equazioni di Maxwell. Lo si


ri onos e immediatamente ponendo
(61)

F23 = hx ; F31 = hy ; F12 = hz ; F14 = ex ; F24 = ey ; F34 = ez :

Allora al posto delle (60a) si puo porre, nella onsueta notazione dell'analisi vettoriale tridimensionale
(60b)

h
+ rot e = 0; div h = 0:
t

Otteniamo il primo sistema di Maxwell per generalizzazione della forma data da


Minkowski. Introdu iamo l'esavettore ontrovariante orrispondente a F
(62)

F  = g g F

ed il tetravettore ontrovariante J  della densita di orrente elettri a nel vuoto;


allora tenendo onto della (40) s riviamo il sistema di equazioni invarianti rispetto a
sostituzioni arbitrarie di determinante 1 (in onformita on la s elta delle oordinate
adottata da noi):
15 Rinun iando alla s elta delle oordinate se ondo g = 1 si possono s egliere a pia ere quattro
funzioni dello spazio, orrispondenti alle quattro funzioni arbitrarie delle quali si puo disporre
liberamente nella s elta delle oordinate.

34

F 
= J :
x

(63)
Se infatti poniamo
(64)

F 23 = h0x ; F 31 = h0y ; F 12 = h0z ; F 14 =

0 ; F 24 =

0 ; F 34 =

ex

ey

0;

ez

quantita he nel aso parti olare della teoria della relativita spe iale sono uguali ad
: : : :ez , ed inoltre

hx

J 1 = ix ; J 2 = iy ; J 3 = iz ; J 4 = ;
si ottiene al posto della (63)
rot h0

(63a)

 e0
= i; div e0 = :
t

Le equazioni (60), (62) e (63) ostituis ono quindi la generalizzazione delle


equazioni di Maxwell del vuoto per la determinazione da noi usata della s elta
delle oordinate.
Le omponenti dell'energia del ampo elettromagneti o. Formiamo il prodotto
interno

 = F J  :

(65)

Con notazione tridimensionale le sue omponenti per le (61) si s rivono

1 = ex + [i; hx : : : 4 = (i; e) :

(65a)

 e un tetravettore ovariante le ui omponenti sono uguali a meno l'impulso e


rispettivamente l'energia per unita di volume e di tempo he vengono trasmessi dal
ampo elettromagneti o alle masse elettri he. Se le masse elettri he sono libere,
ioe sotto la sola in uenza del ampo elettromagneti o, il tetravettore ovariante
 e nullo.
Per ottenere le omponenti T del ampo elettromagneti o abbiamo solo bisogno
di dare all'equazione  = 0 la forma dell'equazione (57). Dalle (63) e (65) si ottiene
 = F

F 

F
=
(F F  ) F   :
x
x 
x

Per la (60) il se ondo termine a se ondo membro ammette la trasformazione

F 

F
1
F
1
F
= F   = g g F  ;
x
2
x
2
x

espressione he per ragioni di simmetria si puo an he s rivere




1  
F
F
g g F  + g g F :
4
x
x

35

Ma quindi si puo porre


 1
1   
   
g g F F + F F
g g :
4 x
4
x
Il primo di questi termini si puo s rivere in forma abbreviata

1 
(F  F ) ;
4 x
eseguendo la derivazione, on qual he trasformazione, il se ondo da
1 
g
F F g  :
2
x
Se si ra olgono insieme i tre termini al olati si ottiene la relazione

 =

(66)

T
x

1  g 
g
T ;
2
x 

dove si e posto
(66a)

1
T = F F  +  F F :
4

Quando  e nullo l'equazione (66) per la (30) e equivalente alla (57) ovvero (57a).
Le T sono quindi le omponenti d'energia del ampo elettromagneti o. Per mezzo
delle (61) e (64) si mostra fa ilmente he queste omponenti dell'energia del ampo
elettromagneti o nel aso della teoria della relativita spe iale danno le ben note
espressioni di Maxwell-Poynting.
Abbiamo ora derivato le leggi piu generali he soddisfano il ampo gravitazionale
epla materia, se si utilizza in modo oerente un sistema di oordinate per il quale
g = 1. Otteniamo in tal modo una sempli azione onsistente delle formule
e dei al oli, senza dover rinun iare al requisito della ovarianza generale: infatti
troviamo le nostre equazioni spe ializzando il sistema di oordinate a partire da
equazioni generalmente ovarianti.
E' pur sempre non priva d'interesse formale la questione, se se ondo la de nizione
generalizzata delle omponenti dell'energia del ampo gravitazionale e della materia
valgano an he senza spe ializzazione del sistema di oordinate delle leggi di onservazione della forma dell'equazione (56) e an he equazioni di ampo della forma
(52) ovvero (52a), di modo he a primo membro vi sia una divergenza (nel senso
onsueto), a se ondo membro la somma delle omponenti dell'energia della materia
e della gravitazione. Ho trovato he su edono tutte e due le ose. Credo tuttavia
he non valga la pena di omuni are la mia trattazione abbastanza ponderosa su
questo fatto, poi he non ne viene nulla di sostanzialmente nuovo.

E. x21. Teoria di Newton ome prima approssimazione.


Come gia piu volte ri ordato, la teoria della relativita spe iale ome aso parti olare di quella generale e aratterizzata dal fatto he le g abbiano i valori ostanti
(4). Per quanto detto prima io signi a tras urare ompletamente le azioni gravitazionali. Otteniamo un'approssimazione piu vi ina alla realta se onsideriamo il

36

aso he le g si dis ostino dai valori (4) solo per quantita pi ole (rispetto ad 1),
mentre tras uriamo le quantita pi ole di ordine se ondo e piu alto. (Primo punto
di vista dell'approssimazione).
Assumeremo inoltre he nella regione spaziotemporale onsiderata le g on
opportuna s elta delle oordinate tendano all'in nito spaziale verso i valori (4);
trattiamo ioe ampi gravitazionali he possono essere trattati ome generati es lusivamente da materia he si trovi al nito.
Si potrebbe assumere he queste approssimazioni debbano ondurre alla teoria
di Newton. Si ha tuttavia bisogno an ora della trattazione approssimata delle
equazioni fondamentali da un se ondo punto di vista. Prendiamo in onsiderazione
il moto di un punto materiale se ondo le equazioni (46). Nel aso della teoria della
relativita spe iale le omponenti
dx1 dx2 dx3
;
;
ds ds ds
possono assumere valori arbitrari; io signi a he si possono avere velo ita arbitrarie
"




 #1=2
dx1 2
dx2 2
dx3 2
+
+
;
v=
dx4
dx4
dx4
he devono essere inferiori alla velo ita della lu e nel vuoto (v < 1) . Se i si restringe
al aso he quasi es lusivamente si veri a nell'esperienza, he v sia pi ola rispetto
alla velo ita della lu e, io signi a he le omponenti
dx1 dx2 dx3
;
;
ds ds ds
si devono trattare ome quantita pi ole, mentre dx4 =ds e uguale ad 1 a meno di
quantita del se ond'ordine (se ondo punto di vista dell'approssimazione).
Osserviamo ora he se ondo il primo punto di vista dell'approssimazione le quantita  sono tutte quantita pi ole almeno del prim'ordine. Un'o hiata alla (46)
rivela quindi he in questa equazione per il se ondo punto di vista dell'approssimazione si devono ondiderare solo termini per i quali sia  =  = 4. Limitandosi
ai termini di ordine piu basso al posto della (46) si ottengono le equazioni

d2 x
= 44 ;
dt2
dove si e posto ds = dx4 = dt, ovvero limitandosi ai termini he per il primo punto
di vista dell'approssimazione sono del prim'ordine:


d2 x
d2 x
4 4 :
= 4 4 ( = 1; 2; 3) ; 24 =
2
4
dt
dt
Se si presuppone inoltre he il ampo gravitazionale sia quasi stati o, per he
i si restringe al aso he la materia he genera il ampo gravitazionale si muova
solo lentamente (in onfronto alla velo ita di propagazione della lu e), si possono
tras urare al se ondo membro le derivate rispetto al tempo se onfrontate on quelle
rispetto alle oordinate spaziali, e si ottiene quindi
(67)

d2 x
1 g44
=
( = 1; 2; 3) :
dt2
2 x

37

Questa e la legge del moto del punto materiale se ondo la teoria di Newton, pur he
g44 gio hi il ruolo del potenziale gravitazionale. E notevole in questo risultato he in
prima approssimazione solo la omponente g44 del tensore fondamentale determini
il moto del punto materiale.
Utilizziamo ora le equazioni di ampo (53). Va osservato in proposito he il tensore d'energia della \materia" sara quasi es lusivamente determinato dalla densita
 della materia in senso stretto, ioe dal se ondo termine al se ondo membro della
(58) [ rispettivamente (58a) o (58b) . Se si forma l'approssimazione he i interessa,
tutte le omponenti si annullano, meno la omponente

T44 =  = T:
Al primo membro della (53) il se ondo termine e pi olo del se ond'ordine; il primo
da nell'approssimazione he 'interessa


  
  
  
+
+
+
1
2
x1
x2
x3 3

  
:
x4 4

Per  =  = 4, tras urando i termini derivati rispetto al tempo, questo da




1  2 g44  2 g44  2 g44


1
+ 2 + 2 = g44 :
2
2 x1
x2
x3
2
L'ultima delle equazioni (53) da quindi
g44 = :

(68)

Le equazioni (67) e (68) insieme sono equivalenti alla legge della gravitazione di
Newton.
Per il potenziale gravitazionale risulta per le (67) e (68) l'espressione


8

(68a)

d
;
r

mentre la teoria di Newton, on l'unita di tempo s elta da noi, da

K
2
dove K e la ostante 6; 7:10
onfronto si ha
(69)

d
;
r

hiamata di solito ostante di gravitazione. Per

=

8K
= 1; 87:10
2

27

x22. Comportamento dei regoli e degli orologi in ampi


gravitazionali stati i. Curvatura dei raggi di lu e.
Moto del perielio delle orbite planetarie.

Per ottenere la teoria di Newton ome prima approssimazione, delle 10 omponenti g del potenziale gravitazionale i basta al olare g44 , poi he solo questa

38

omponente interviene nella prima approssimazione (67) dell'equazione di moto del


punto materiale in un ampo di gravitazione. Ma he an he altre omponenti di
g debbano s ostarsi in prima approssimazione dai valori dati nella (4) lo si vede
gia dal fatto he queste sono soggette alla ondizione g = 1.
Per un punto materiale generatore del ampo he si trovi nell'origine del sistema
di oordinate si ottiene in prima approssimazione la soluzione a simmetria radiale

xx
 3  ( e  tra 1 e 3)
r
g4 = g4 = 0 ( tra 1 e 3)

:
g44 = 1
r

g = 
(70)

 e 1 o 0 a se onda he sia  =  o  6= , r e la quantita


q

+ (x21 + x22 + x33 :


Per la (68a)
(70a)

M
;
8

dove on M si indi a la massa he genera il ampo. E fa ile veri are he on


questa soluzione le equazioni di ampo sono soddisfatte in prima approssimazione
(fuori dalla massa).
Studiamo ora l'in uenza he le proprieta metri he dello spazio subis ono da parte
del ampo della massa M . Tra le lunghezze e i tempi ds misurati \lo almente" (x4)
e le di erenze di oordinate sussiste sempre la relazione

ds2 = g dx dx :


Per un regolo ampione disposto \parallelamente" all'asse x si deve porre per
esempio
ds2 = 1; dx2 = dx3 = dx4 = 0;
quindi

1 = g11 dx21 :

Se il regolo gia e lungo l'asse x la prima delle equazioni (70) da

g11 =


1+ :
r

Dalle due relazioni dis ende in prima approssimazione


(71)

dx1 = 1


:
2r

Per la presenza del ampo gravitazionale il regolo ampione appare quindi a or iato dell'ammontare trovato rispetto al sistema di oordinate, quando esso sia
disposto radialmente.

39

Analogamente si ottiene la sua lunghezza in oordinate nella direzione tangenziale, ponendo per esempio

ds2 = 1; dx1 = dx3 = dx4 = 0; x1 = r; x2 = x3 = 0:


Si ottiene
1 = g22 dx22 = dx22 :

(71a)

Per gia itura tangenziale il ampo gravitazionale del punto materiale non ha quindi
in uenza sulla lunghezza del regolo.
Pertanto la geometria eu lidea non vale neppure in prima approssimazione, se si
assume un erto regolo ome realizzazione dello stesso intervallo indipendentemente
dalla sua posizione e dal suo orientamento. Un'o hiata alle (70a) e (69) mostra
altres ome le deviazioni attese siano troppo pi ole per poterle rendere osservabili
nella misura della super ie terrestre.
Studiamo poi la velo ita di avanzamento rispetto alla oordinata temporale di
un orologio ampione, he sia posto a riposo in un ampo stati o. Per un periodo
dell'orologio si ha
ds = 1; dx1 = dx2 = dx3 = 0:
Si ha quindi
1
g
1
1
= 1 44
dx4 = p = p
g44
2
1 + (g44 1)
ovvero
Z
 d
(72)
dx4 = 1 +
:
8
r
L'orologio ammina piu lentamente quando e posto in prossimita di masse ponderabili. Ne onsegue he le righe spettrali della lu e he i arriva dalla super ie
di stelle grandi i devono apparire spostate verso l'estremo rosso dello spettro16 .
Studiamo inoltre il ammino dei raggi luminosi in un ampo gravitazionale
stati o. Se ondo la teoria della relativita spe iale la velo ita della lu e e data
dall'equazione
dx21 dx22 dx23 + dx24 = 0;
e quindi nella teoria delle relativita generale dall'equazione

ds2 = g dx dx = 0:

(73)

Se la direzione, ioe il rapporto dx1 : dx2 : dx3 e dato, l'equazione (73) fornis e le
quantita
dx1 dx2 dx3
;
;
dx4 dx4 dx4
e quindi la velo ita
s

16 A

dx1
dx4

2

dx2
+
dx4

2

dx3
+
dx4

2

= ;

favore dell'esistenza di un e etto di questo tipo depongono se ondo E. Freundli h le osservazioni su stelle sse d'un erto tipo. Si attende una onferma de nitiva di questo risultato.

40

de nita nal senso della geometria eu lidea. Si ri onos e fa ilmente he i raggi di


lu e devono pro edere urvi rispetto al sistema di oordinate nel aso he le g non
siano ostanti. Se n e una direzione perpendi olare alla propagazione della lu e, il
prin ipio di Huygens da he il raggio di lu e [ onsiderato nel piano ( ; n) possiede
la urvatura  =n.
Studiamo la urvatura he subis e un raggio he passi alla distanza  da una
massa M . Se si s eglie il sistema di oordinate se ondo il disegno, la de essione
omplessiva del raggio di lu e ( onsiderata positiva quando e on avo rispetto alla
sorgente) e data on su iente approssimazione da

B=

1 
dx2 ;
1 x1

mentre la (73) e la (70) danno

g44
=1
g22


x2
1 + 22 :
2r
r

Il al olo da
(74)

B=

2 M
=
:
 4

Un raggio di lu e he passi rasente al sole subis e quindi una de essione di 1,7",


uno rasente al pianeta Giove una de essione di 0,02".
Se si al ola il ampo gravitazionale on approssimazione superiore di un ordine,
e quindi on la pre isione orrispondente il moto orbitale di un punto materiale
di massa in nitesima, si ottiene rispetto alle leggi di Keplero-Newton del moto dei
pianeti una deviazione del tipo seguente. L'ellisse dell'orbita di un pianeta subis e
nel verso del moto orbitale una lenta rotazione he ammonta a
(75)

" = 243

a2
T 2 2 (1 e2 )

per rivoluzione. In questa formula a indi a il semiasse maggiore, la velo ita della
lu e nelle onsuete unita, e l'e entri ita, T il periodo orbitale in se ondi17 .
Il al olo da per il pianeta Mer urio una rotazione dell'orbita di 43" per se olo,
he orrisponde esattamente alla onstatazione degli astronomi (Leverrier); essi
trovano infatti nel moto del perielio di questo pianeta un residuo della suddetta
entita, non spiegabile on le perturbazioni dovute agli altri pianeti.
(Ri evuto il 20 marzo 1916.)

17 Riguardo al al olo rimando alle dissertazioni originali: A. Einstein, Sitzsungsber. d. Preuss.


Akad. d. Wiss. 47, p. 831. 1915. - K. S hwarzs hild, Sitzsungsber. d. Preuss. Akad. d. Wiss.
7, p. 189. 1916.