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LIMPERATORE E LA SUA CORTE STORIA BIZANTINA ANNO ACCADEMICO 2011/12

Introduzione

La storia di Bisanzio fu in buona parte storia di Costantinopoli e della sua corte. Per pi di mille anni i sovrani della Roma dOriente si circondarono di una corte destinata a celebrare unautorit assoluta che si riteneva voluta da Dio e superiore a ogni altra. Lo splendore e la ricchezza di questa variarono nel corso del tempo, seguendo di pari passo le vicissitudini dellimpero, ma in ogni momento fu sottolineata la straordinariet del potere del signore di Costantinopoli. Alla figura dellimperatore di Bisanzio si leg una complessa ritualit, che mescolava elementi di diversa provenienza, e che tendeva essenzialmente a esprimere in forma visiva lomaggio dovuto a chi era ritenuto contemporaneamente lerede dei cesari romani e il sovrano del mondo cristiano. Lidea di romanit fu alla base del sistema politico dei Bizantini. Per tutto il Millennio limpero venne considerato come la continuazione di Roma con diritto imprescrittibile alla sovranit su tutti i territori a questa appartenuti. Leventuale dominazione straniera nei confini del mondo romano era ritenuta illegale e frutto di unusurpazione. Solo i sudditi dellimpero erano Romani e cos i Bizantini si definivano in contrapposizione agli stranieri. A questa concezione, propriamente politica, si aggiunse fin dalla prima epoca un aspetto religioso, che la completava formando un tutto omogeneo: limpero era voluto da Dio, che aveva eletto il popolo cristiano come depositario della sua volont. Ne conseguiva che era eterno, in quanto espressione divina, e universale, in quanto romano. Non poteva esistere inoltre un altro imperatore dopo quello di Costantinopoli, che da Dio riceveva il potere perpetuando lautorit delegata a Costantino I, il primo imperatore cristiano. Questa idea sopravvisse tenacemente nel mondo bizantino, anche quando la realt dei fatti la rese improponibile e fu sempre lispiratrice di una diffusa pretesa alla diversit. 1

Il potere del sovrano era assoluto e, almeno in teoria, non esistevano limiti a questo, se non il limite soggettivo del rispetto delle leggi che lo stesso emanava o, anche, dellautonomia della chiesa in materia di fede. Pur essendo fonte della legge, limperatore era formalmente tenuto a rispettarla come qualsiasi altra persona. Il suo ruolo nella chiesa era notevole, ma doveva limitarsi a un ambito definito. Poteva presiedere i concili e di tradurre in legge o quanto meno farne rispettare i deliberati, vigilando sul mantenimento dellortodossia; poteva inoltre legiferare in materia ecclesiastica, creando vescovadi, modificando le circoscrizioni ecclesiastiche o il calendario liturgico o anche disciplinando la vita del monachesimo. Limite a questa ampia autorit era considerato normalmente il divieto di esprimersi in materia di dogmi, per cui doveva soltanto rimettersi alle decisioni del clero. Nella pratica i limiti teorici al potere imperiale furono talvolta superati secondo le diverse contingenze del momento, ma in linea generale il principio fu osservato e, per quanto riguarda i rapporti con la chiesa, valse il rispetto della mutua collaborazione. La trasgressione, ad esempio, fu evidente in et iconoclastica, tra VIII e IX secolo, quando i sovrani presero liniziativa di decidere in materia di religione, o ancora su scala minore nella cosiddetta disputa della tetragamia originata dal fatto che Leone VI (886-912) pretese di sposarsi per quattro volte, in spregio alle leggi ecclesiastiche e civili. Lautorit imperiale trovava inoltre un limite reale nei gruppi di potere che direttamente o indirettamente gravitavano sulla corte, da cui spesso questa veniva condizionata. Un esempio significativo, a questo proposito, dato dallo strapotere dellaristocrazia fondiaria, contrastato dai dinasti del X secolo ma decisamente affermatosi nel successivo, tanto che questa divenne arbitra del potere supremo. Nella tarda antichit, al contrario, lostacolo pi serio allassolutismo fu rappresentato dai demi, o fazioni del circo, che tra IV e VII secolo rappresentarono la forma pi vivace di opposizione. Nati come associazione sportiva, sul modello romano, i demi assunsero una chiara fisionomia politica e furono spesso causa di disordini. I sovrani di norma si appoggiavano alluna o allaltra delle principali fazioni, che erano i Verdi e gli Azzurri, ma quando Giustiniano I (527-565) pretese di riportarle entrambe allobbedienza suscit (nel 532) una disastrosa rivolta che fu 2

sul punto di fargli perdere il trono. Limperatore inoltre era talvolta condizionato nellesercizio delle sue funzioni, soprattutto nei frequenti casi di minorit, per cui potevano affermarsi consigli di reggenza pi o meno eterogenei. E ancora, su un versante religioso ma spesso anche politico, data la frequente confusione tra religione e politica tipica di Bisanzio, i sovrani dovevano misurarsi con le sette ereticali, che non ne riconoscevano lautorit, o ancora con il potente monachesimo organizzato, da cui spesso si ebbe unopposizione tenace alla politica di Costantinopoli. I sudditi del sovrano della Roma dOriente erano considerati suoi servi, che dovevano avere dinanzi a lui lo stesso rapporto di soggezione esistente fra servo e padrone. Questa concezione, di matrice orientale, si afferm con gli ultimi imperatori pagani e, sia pure occasionalmente criticata, fu costante nel mondo bizantino. Nei confronti dei sudditi, tuttavia, egli doveva esercitare la benevolenza, latteggiamento che un padre ha nei confronti dei figli e che consiste essenzialmente nel saper perdonare. Unaltra qualit propria del sovrano, secondo la visione politica dei Bizantini, era limpassibilit, in forza della quale non doveva lasciare trasparire alcun turbamento dando di s unimmagine stereotipa, capace di fornire lesempio ai sudditi in ogni circostanza. La benevolenza e limpassibilit erano qualit che gli derivavano dallimitazione di Dio, un altro atteggiamento che si riteneva indispensabile corredo del potere supremo. Limpero terrestre, infatti, doveva imitare nelle forme quello celeste di cui si riteneva fosse espressione e chi in terra deteneva lautorit doveva a sua volta imitare Dio. Imitare per essere imitato dai sudditi e condurli cos verso la perfezione. Come gi a Roma, non si ebbe a Bisanzio un preciso sistema di successione al trono e nel corso dei secoli ci si regol secondo la consuetudine e le contingenze del momento. Un tentativo serio per fissare una prassi successoria nella tarda antichit era stato fatto da Diocleziano con la Tetrarchia. Secondo questo sistema ai due imperatori anziani, gli Augusti, dovevano subentrare automaticamente i due cesari da essi scelti. I nuovi augusti dovevano eleggere a loro volta altri due cesari per assicurare la continuit. Il meccanismo, teoricamente perfetto, si rivel tuttavia fallimentare nellapplicazione pratica e diede 3

origine ben presto a interminabili guerre civili, venendo meno gi con Costantino I. Sopravvisse, nella prima epoca bizantina, soltanto nella forma svuotata da ogni sostanza, perch i sovrani in carica erano definiti augusti, mentre i loro presumibili successori ricevevano in genere il titolo di cesare. Il titolo di Augusto, di origine romana, fu poi soppiantato nel VII secolo, quando a Bisanzio si smise di parlare latino, da quello greco di basileus, che rest nelluso ufficiale fino alla caduta dellimpero. La dignit imperiale era teoricamente elettiva e, nel tardo antico, si ebbero effettivamente alcuni casi di una simile forma di successione. Il collegio elettorale in questo caso era costituito dal senato e dai principali dignitari di stato, anche se in realt la scelta era spesso favorita dai gruppi di pressione che agivano a corte. Notevole, sotto questo profilo, poteva essere il ruolo delle imperatrici che riuscivano talvolta a legittimare un successore. Al principio elettivo si opponeva la tendenza naturale dei sovrani a costituirsi una discendenza, rendendo ereditario il potere. In questa prospettiva limperatore in carica si associava un collega, destinato a succedergli automaticamente alla sua morte. Sebbene di pari grado al sovrano pi anziano, di fatto per lassociato era di rango inferiore e entrava nella pienezza dei diritti soltanto dopo la scomparsa del predecessore. La coreggenza non implicava comunque la divisione del territorio, una concezione estranea alla mentalit dei Bizantini, che si fece strada soltanto occasionalmente nellultima epoca. Vi era poi un terzo modo per acquisire il potere supremo, naturalmente confinato allillegalit ma che non di meno ebbe notevole fortuna: prenderlo cio con la forza deponendo limperatore in carica. In questo caso contavano ovviamente soltanto i rapporti di potere che potevano instaurarsi nei complessi meccanismi della politica bizantina. La tendenza a istituire dinastie presente fin dalle origini. La prima di queste si deve a Costantino (324-337), alla cui morte subentr il figlio Costanzo (337-361) seguito dal nipote Giuliano (361-363). Alla morte di Giuliano si ebbe il breve regno di Gioviano (363-364), eletto dallo truppe in assenza di altri eredi di Costantino. Una nuova dinastia fu successivamente istituita da Teodosio I (379-395) e questa dur fino al 450 quando mor Teodosio II. Si ebbero poi ebbero poi la dinastia di Leone I (dal 457 al 474) e di Giustino I (dal 518 al 578). Se mancava un 4

erede maschio, una volta fissatasi la dinastia, si riteneva che anche le donne della famiglia imperiale fossero adatte a trasmettere i diritti sovrani e, pi tardi (a partire da Irene nel 797), anche a esercitare direttamente il potere, una prassi che non trova riscontro nella tradizione romana. Ad esempio la vedova di Zenone, Ariadne, nel 491 fece cadere la scelta su Anastasio I, che subito dopo spos. Fino al IX secolo la successione ereditaria fu spesso superata dagli avvenimenti, ma poi and progressivamente affermandosi. A partire da Michele II (820-829) si susseguirono infatti sette dinastie quasi senza interruzione: gli Amoriani (820-867), i Macedoni (867-1056), i Doukas (1059-1078), i Comneni (1081-1185), gli Angeli (1185-1204), i Lascaridi di Nicea (1204-1261) e i Paleologi (1261-1453). Contemporaneamente si andava rafforzando lidea legittimista, di larga presa sulla popolazione, che gi si era radicata nella mentalit comune nel IX-X secolo e che tale rester anche in seguito. Il trono divenne un bene familiare e il potere prese forma collegiale, con imperatore e coimperatori. significativo in proposito che al tempo della dinastia macedone si cominci a parlare di porfirogeniti per indicare i principi nati nella porpora e come tali appartenenti alla famiglia regnante. Malgrado ci si ebbero numerose usurpazioni, favorite dallinstabilit politica e dalla minorit degli eredi, ma altrettanto significativo che gli usurpatori non ebbero lautorit per soppiantare la dinastia legittima. Ci vale ad esempio per Romano I (920-944), Niceforo Foca (963-969) e Giovanni Zimisce (969-976), che governarono al posto dei macedoni Costantino VII Porfirogenito, Basilio II e Costantino VIII. La forza del sentimento legittimista in questo periodo dimostrata con chiarezza da due episodi: la deposizione di Michele V nel 1042 quando cerc di disfarsi dellimperatrice Zoe e lesercizio diretto del potere in linea femminile con Zoe e Teodora quali ultime rappresentanti della dinastia macedone, che fu accettato senza riserve a Bisanzio. Non si ebbe mai, comunque, un meccanismo rigido di avvicendamento al trono: la scelta del successore dipendeva unicamente dalla volont sovrana e limperatore che entrava in carica, a sua volta, doveva patteggiare il proprio riconoscimento con il patriarca di Costantinopoli e le forze pi rappresentative della societ. In linea di principio lesercizio del potere spettava al primogenito che formalmente 5

ereditava il trono assieme ai fratelli coimperatori. Nella pratica la decisione ultima spettava per al sovrano e si hanno esempi, anche se rari, di mancato rispetto dellordine successorio. Nel 1143, ad esempio, Giovanni II Comneno lasci il trono al figlio cadetto Manuele a detrimento del primogenito Isacco e, nel Trecento, Giovanni V Paleologo (1341-1395) scart dal trono il primogenito associandosi il fratello di questo. Sappiamo anche che, nel 1118, limperatrice Irene e Anna Comnena cercarono di convincere Alessio I morente a nominare successore Niceforo Briennio, marito di Anna, al posto del figlio Giovanni. Qualunque fosse il modo con cui otteneva il potere, il nuovo sovrano veniva proclamato con una cerimonia solenne e con tale atto iniziava la sua vita ufficiale. Linvestitura imperiale traeva origine dalla tradizione romana, come gran parte della vita pubblica dei Bizantini, ma si arricch nel corso del tempo con lintroduzione progressiva di nuovi elementi. Nel V-VI secolo, quando pi forte era il legame con le origini, aveva ancora un carattere essenzialmente militare, mentre a partire dal VII prevalse laspetto religioso, che anche in seguito sarebbe stato determinante. Per la proclamazione si avevano due diverse procedure, a secondo che fosse ancora in vita oppure gi deceduto il predecessore. Nel primo caso la cerimonia era molto semplificata e si limitava ad alcuni atti essenziali. Nel secondo, al contrario, si articolava in tre passaggi essenziali: il rito militare di proclamazione, lincoronazione religiosa da parte del patriarca di Costantinopoli e la presentazione ai sudditi del nuovo eletto. Il rito militare comportava la sollevazione sullo scudo, unusanza di origine germanica, e la consegna del torques (o, in greco, manikis), una decorazione portata al collo da alcuni soldati che veniva posta in capo al neo eletto da un sottufficiale istruttore. In termini simbolici significava la delega dellautorit di comando allimperatore, in cui lesercito riconosceva il proprio capo. Alla sollevazione sullo scudo si accompagnava in origine la consegna delle insegne del potere, fra cui la corona, che era effettuata in genere da un alto funzionario. A partire dal V secolo, per, si fece strada lincoronazione religiosa, dapprima un atto accessorio, ma che in seguito avrebbe relegato in secondo piano il rito militare. Il primo sovrano a essere cos incoronato 6

fu Leone I nel 457. Dopo aver ricevuto il diadema secondo il rito consueto, si rec a S. Sofia deponendo la corona sullaltare. Qui il patriarca pronunci una preghiera e lo incoron nuovamente. La proclamazione in questepoca aveva luogo in uno spazio pubblico, in genere lippodromo di Costantinopoli. Il cerimoniale mostrava piccole varianti da un sovrano allaltro e alla cerimonia vera e propria si accompagnavano di norma le acclamazioni del popolo, spesso mescolate a richieste politiche, e un discorso rivolto ai sudditi, con la promessa di buon governo e di donativi alla truppa. La cerimonia proseguiva quindi con una processione a S. Sofia e terminava in un banchetto solenne offerto ai dignitari di corte. La sollevazione sullo scudo perse progressivamente 1essenzialit delle origini quale rito di legittimazione da parte delle truppe, ma si conserv come formalit tradizionale. Lo ritroviamo ancora nel XIV secolo: in questepoca precedeva lincoronazione e si svolgeva al primo piano del palazzo patriarcale, che dava sulla piazza in cui si radunava il popolo per assistervi. Lo scudo non era pi sollevato dai soldati, come nel periodo antico, ma dal patriarca e dai principali dignitari. Lincoronazione da parte del patriarca introdusse a sua volta un elemento di novit, anche se il rito non perse il carattere delle origini fino a Foca. Nel 602, infatti, questo sovrano fu proclamato dalle truppe in rivolta con il consueto rito della sollevazione sullo scudo; la cerimonia fu poi ripetuta con la stessa prassi a Costantinopoli e, infine, si ebbe lincoronazione da parte del patriarca in una chiesa cittadina. Da accessorio, tuttavia, il cerimoniale religioso divenne preminente e in seguito gli imperatori vennero regolarmente incoronati in chiesa, che a partire dal 641 fu sempre S. Sofia, in significativo parallelo con la maggiore importanza acquisita dalla chiesa nella vita pubblica. In epoca pi tarda la cerimonia militare fu soltanto un ricordo del passato conservato in omaggio alla tradizione. Lincoronazione del patriarca divenne unindispensabile sanzione dellavvento al trono e, come tale, destinata a mettere in luce gli aspetti religiosi dellistituzione imperiale. La principale dimora dei sovrani di Costantinopoli fu per parecchi secoli il Gran Palazzo o Palazzo Sacro. Era cos definito un complesso di costruzioni, che sorgeva in prossimit di S. Sofia. Si estendeva su unenorme superficie tra il foro Augusteon, la principale 7

piazza della citt, e il Mar di Marmara comprendendo edifici di vario genere, corti, terrazze e giardini, ed era cinto di mura. Il primo nucleo fu edificato da Costantino I e, nel corso dei secoli, vi si aggiunsero numerose costruzioni destinate sia alla vita pubblica che a quella privata dei sovrani. Il Gran Palazzo inizi a declinare verso la fine dellXI secolo, quando i sovrani lo abbandonarono a poco a poco per quello delle Blacherne situato lungo le mura terrestri. Quando i Turchi presero Costantinopoli, nel 1453, era in rovina e da tempo i materiali venivano usati per altre opere o sottratti dai privati. In seguito vi si costru sopra cancellandone ogni traccia. La perdita delle vestigia architettoniche per compensata dalle testimonianze scritte, in particolare la letteratura sul cerimoniale, che hanno consentito una ricostruzione abbastanza precisa del complesso e della forma dei principali edifici. Sulla base soprattutto del Libro delle cerimonie di Costantino VII Porfirogenito (913-959) si tentato, a partire dallOttocento, di ricostruirne la topografia, con esiti pi o meno felici ma superiori a quanto si potuto appurare attraverso le ricerche archeologiche. Vi si trovano infatti molti riferimenti che consentono di stabilire nelle linee essenziali la disposizione, la funzione e, talvolta, la struttura interna delle diverse costruzioni. A ci si aggiungono i risultati degli scavi condotti a varie riprese dopo gli incendi che nel secondo decennio del Novecento distrussero i quartieri a ovest di S. Sofia, facendo emergere le fondamenta di alcuni edifici e, tra laltro, un ampio mosaico pavimentale di una corte interna. Limperatrice bizantina aveva lo stesso titolo del marito al femminile: augusta (in greco sebast) nel tardo antico e, in seguito, basils, baslissa o autokratrissa. Gi dal tempo di Costantino portava il diadema e in seguito la sua incoronazione ebbe luogo a palazzo con la partecipazione del patriarca e dei grandi dignitari. Le venivano inoltre tributati onori ufficiali. Per influsso dei costumi orientali, che a Bisanzio si affiancarono costantemente a quelli di origine romana, limperatrice non godeva per di grande libert e viveva nei ginecei fra le ancelle e gli eunuchi, anche se ci non comportava una completa segregazione. La sovrana non partecipava infatti alle cerimonie pubbliche, ma a corte godeva comunque di una certa libert e talvolta prendeva parte allamministrazione dello stato. significativo in proposito lesempio di 8

Teodora, moglie di Giustiniano I (527-565), che riceveva senatori e ambasciatori, corrispondeva con principi stranieri e si occupava di affari di governo. Si avevano inoltre circostanze in cui le sovrane potevano disporre dellimpero o anche esercitare direttamente il potere senza che questo loro diritto fosse messo in discussione. Oltre alla possibile influenza nel meccanismo di successione, questo fenomeno si verificava in particolare durante le minorit dei titolari del trono: vediamo, ad esempio, Pulcheria salutata come augusta alla morte del padre Arcadio (395-408) che resse limpero per il fratello Teodosio II (408-450) in minore et. Cos pure Teodora assunse la reggenza per il figlio Michele III (842-867). La stessa Pulcheria, dopo la morte del fratello, trasmise il potere a Marciano (450-457) sposandolo. La figlia di Costantino VIII, Zoe, nel 1028 port al governo Romano III sposandolo per volont del padre e lo stesso fece con Michele IV quando questo mor. Rese quindi possibile lascesa di Michele V nel 1041 adottandolo e, quando fu deposto da una rivolta popolare, si spos per la terza volta con Costantino IX Monomaco (1042-1055) che divenne imperatore. Limpero fu inoltre governato da donne per tre volte senza che si esigesse da queste un matrimonio: da Irene (797-802), Zoe e Teodora (1042) e di nuovo Teodora (1055-1056). Nel primo caso vi era stata unusurpazione, dato che Irene si era liberata del figlio per governare al suo posto; nei due successivi, al contrario, la successione avvenne senza traumi in forza del principio di legittimit. La scelta della moglie del sovrano era considerata come un importante atto politico. Le usanze matrimoniali variarono nel corso del tempo: fino al secolo X gli imperatori si unirono in genere alle figlie dei loro sudditi, senza preclusioni sociali ma generalmente in base alle caratteristiche fisiche e morali. I matrimoni con straniere furono limitati ai casi di Giustiniano II (685-695 e 705-711) e Costantino V (741-775) che sposarono due principesse cazare. Simili unioni erano per guardate ancora con sospetto al tempo di Costantino VII Porfirogenito (913-959), il quale affermava che esisteva una disposizione di Costantino I per cui era vietato il matrimonio con stranieri, particolarmente se non erano cristiani, a tutti i membri della famiglia imperiale, con eccezione per i Franchi. Malgrado ci lo stesso Costantino VII, su pressione del suocero, aveva permesso che il proprio figlio Romano sposasse Berta, figlia 9

illegittima di Ugo di Provenza. Dopo la prematura morte di questa, per, Romano II (959-963) si un con Anastaso, che da imperatrice assunse il nome di Teofano, figlia di un oste di Costantinopoli, una donna destinata ad avere un peso notevole sulle vicende del tempo. Qualche tempo pi tardi, nel 968, venne rifiutata allimperatore Ottone II la mano della porfirogenita Teofano, figlia di Romano II, che era stata chiesta da Liutprando ambasciatore del sovrano germanico. Nel 972 il matrimonio fu per concluso ma incerto se Ottone II abbia sposato questa Teofano o unomonima parente dellusurpatore Giovanni Zimisce. In questo caso la resistenza dei Bizantini si legava anche a motivi di ordine politico, ma la diffidenza verso lunione con stranieri dei membri della famiglia regnante era un principio consolidato nella mentalit corrente. Una trentina di anni pi tardi, tuttavia, si ebbe una deroga rilevante, allorch Basilio II (976-1025) fu costretto a dare in sposa la sorella Anna a Vladimiro principe di Kiev, che lo aveva aiutato a riconquistare il trono insidiato dagli usurpatori. Allavvenimento si leg comunque un evento di portata mondiale perch i Russi accettarono di convertirsi al cristianesimo ortodosso. Limportanza connessa alla scelta della sposa imperiale significativamente messa in luce dalla pratica del concorso di bellezza, ampiamente attestato tra VIII e IX secolo ma che doveva avere origini molto pi antiche, dato che gi la troviamo nel V secolo per le nozze di Teodosio II. Alcuni emissari della corte percorrevano le province scegliendo le fanciulle pi belle e, dopo essersi assicurati che appartenevano a famiglia onesta e che le loro forme rispondevano al canone imperiale, le portavano a corte per la selezione definitiva. La prima testimonianza dettagliata in proposito ci viene dalla Vita di S. Filareto il Misericordioso, un ricco proprietario terriero del borgo di Amnia in Paflagonia (una regione nel nord-est dellAsia Minore), la cui nipote Maria spos nel 788 limperatore Costantino VI (780-797). In seguito si ebbe un nuovo concorso di bellezza al tempo di Niceforo I, che nell807 se ne serv per le nozze del figlio Stauracio con Teofano, una donna gi maritata e costretta a divorziare. Lesempio fu poi seguito nell821 da Teofilo (829-842) con Teodora, nipote di un generale dellOriente e da Michele III (842-867) che nell855 prese in moglie Eudocia Decapolitissa. Nell881, infine, Leone VI fu fatto sposare in questo modo dal padre Basilio I con Teofano appartenente a una famiglia 10

aristocratica di Costantinopoli. Subito dopo, per, lusanza sembra caduta in desuetudine, con ogni probabilit per lo scandalo suscitato dai quattro matrimoni di Leone VI. A giudicare dalle fonti (per lo pi agiografiche), la scelta rispondeva a criteri puramente estetici, ma in realt il carattere tendenzialmente romanzesco di tali opere potrebbe celare i risvolti politici e la sostanziale formalit dei concorsi di bellezza. Cos, ad esempio, il matrimonio fra Maria e Costantino VI pu prestarsi a essere interpretato come il desiderio da parte dellimperatrice-madre Irene di assicurarsi il favore delle regioni orientali, in cui doveva essere ancora forte il movimento iconoclasta. Il matrimonio con donne straniere, da occasionale come era stato in precedenza, divenne la regola con i sovrani di epoca comnena, che considerarono queste unioni un importante mezzo di azione diplomatica. Abbiamo cos le nozze di Giovanni II Comneno (1118-1143) con Irene di Ungheria figlia del re Ladislao, di Manuele I (1143-1180) con Berta di Sulzbach parente di Corrado III e, in seconde nozze, con Maria principessa normanna di Antiochia. Il fenomeno si accentu con i Paleologi e accanto a principesse occidentali, come Anna di Savoia moglie di Andronico III (1328-1341), si ebbero anche come consorti degli imperatori le figlie di sovrani ortodossi, ad esempio Anna, figlia del principe di Mosca, che spos Giovanni VIII (1425-1448) in prime nozze. In questepoca lunione di un porfirogenito con una straniera pareva cos naturale che il despota Demetrio, fratello di Giovanni VIII (1425-1148), fu criticato dalla famiglia per aver voluto sposare la figlia di un nobile del Peloponneso. La decadenza di Bisanzio, gi nel secolo precedente, aveva daltronde modificato i tradizionali schemi sociali e lusurpatore Giovanni VI Cantacuzeno (1347-1354) non aveva esitato a far sposare la propria figlia a un sultano turco, dal quale aveva ottenuto appoggio militare. Il cerimoniale e la gerarchia palatina variarono notevolmente nel corso dei secoli, come anche la ricchezza e lo splendore della corte, in parallelo al corso degli avvenimenti politici. Bisanzio fu a lungo una grande potenza, ancora capace nel X secolo di una notevole estensione territoriale; nel corso del successivo si fecero per avvertire i primi sintomi di una lenta e inesorabile decadenza, in gran parte dovuta alla crisi interna. I sovrani comneni, fra XI e XII secolo, cercarono di 11

risollevare le sorti dellimpero, ma la crisi si accentu dopo la loro dinastia arrivando al culmine con la IV crociata, che port nel 1204 alla conquista occidentale di Costantinopoli e alla spartizione del territorio bizantino fra i vincitori. Costantinopoli torn in mano greca nel 1261, ma lestensione dellimpero si era notevolmente ridotta e continu a decrescere in seguito. La decadenza politica si ripercosse negativamente anche sulla corte, con una notevole contrazione del tono e dello splendore di un tempo. A met del XIV secolo i lussi del passato erano soltanto un ricordo e, alla cerimonia di proclamazione di un sovrano, veniva usato vasellame di piombo e di terracotta al posto dei materiali preziosi dei giorni migliori. Le mutate condizioni di vita non incisero tuttavia sulle concezioni fondamentali del potere: limperatore continu a essere considerato dai suoi sudditi al vertice della gerarchia degli stati cristiani. Allinizio come alla fine, infatti, si ritenne che il sovrano di Bisanzio fosse lunico depositario del potere supremo per volont divina. Il santo imperatore scriveva verso la fine del Trecento il patriarca di Costantinopoli al granduca di Mosca non affatto come gli altri regnanti e signori di paesi e aggiungeva, citando la sacra scrittura, che egli doveva essere considerato lunico imperatore universale, quando ormai una simile affermazione era in stridente contrasto con la rovina del mondo bizantino. La straordinariet che si riteneva connessa alla figura del sovrano di Bisanzio ne fece loggetto di un culto particolare, in parte si connesso alle origini pagane del suo potere, ma su cui si erano ampiamente inserite le concezioni del cristianesimo. Alla nozione dellimperatore-dio, occasionalmente presente nel modo romano e tipica dellultima et pagana, si era infatti sostituita per influsso del cristianesimo quella pi sfumata di eletto da Dio, una sorta di tredicesimo apostolo a capo dellecumene romana. Come gi quella dellimperatore pagano, la figura del sovrano di Bisanzio fu ritenuta sacra, sacro e divino tutto quanto gli si connetteva e sacrilegio offenderlo in qualsiasi modo, anche trasgredendo i suoi ordini. A questa sorta di religione imperiale si accompagnavano lesistenza di un luogo di elezione per la manifestazione del culto e di una vera e propria liturgia. Il primo pu essere identificato nel Gran Palazzo, almeno finch fu al centro della vita di corte, e la seconda nellassieme di riti che in questo si svolgevano. Le 12

sale del palazzo destinate alla vita ufficiale, spesso a forma basilicale, ricordavano intenzionalmente larchitettura delle chiese con il trono al posto dellaltare. Un esempio significativo, a questo proposito, viene dal Chrysotriklinos o salone doro, che doveva essere di forma simile alla chiesa di S. Vitale in Ravenna. Il trono dellimperatore sorgeva nellabside sotto il mosaico raffigurante il Cristo in trono, con evidente simbologia dello stretto legame fra il regno celeste e quello terrestre. Ogni sala palatina aveva inoltre una precisa funzione nel cerimoniale e cos anche lippodromo, dove tutto il popolo era associato al culto del sovrano. I riti del Palazzo avevano per oggetto la manifestazione esteriore del culto e la venerazione dovuta alla maest imperiale. Tutto ci si manifestava attraverso la txis cio letichetta, che consisteva nella determinazione dei posti in ordine di importanza secondo il grado rivestito, negli atteggiamenti da tenere di fronte al sovrano, nei gesti e nelle formule. Ogni infrazione alletichetta era considerata un sacrilegio e attraverso il ripetersi formale di atteggiamenti consoni a questa si riteneva di poter manifestare, in termini tangibili, lossequio dovuto al sovrano. Di qui un cerimoniale complesso e regolato fin nei minimi dettagli, le cui forme variarono nel corso dei secoli ma che sempre ebbe un unico principio ispiratore. Attraverso una rigida osservanza di questo si riteneva di poter manifestare in modo tangibile lossequio dovuto al basileus, regolando in maniera rituale ogni aspetto della vita di corte. La rigida formalit era ritenuta adatta a dare dellistituzione imperiale unimmagine di armoniosa perfezione: possa il potere imperiale scrive Costantino VII esercitandosi con ordine e regolarit riprodurre il movimento armonioso che il Creatore d a tutto luniverso e limpero apparire ai nostri sudditi pi maestoso e perci pi gradito e ammirabile. Un concetto che si adatta particolarmente al mondo bizantino, in cui molto spesso forma e sostanza tendevano a identificarsi. Attraverso la ripetizione delle forme, in altre parole, si riteneva che potessero manifestarsi la potenza dellimpero e il lealismo dei sudditi. Una regola fondamentale delletichetta era il silenzio da osservare in presenza del sovrano. Le stesse assemblee imperiali avevano preso il nome di silentia fin dai tempi pi antichi. A sua volta limperatore, come una specie di idolo, non doveva manifestare alcuna passione umana mantenendo una rigida impassibilit durante le udienze solenni 13

che si svolgevano a Palazzo. Era inoltre accompagnato costantemente da eunuchi che, come angeli in terra, lo assistevano e soltanto in presenza di eunuchi indossava gli abiti da cerimonia. Non calcava il terreno comune, ma soltanto lastre di porfido o tappeti di porpora ed era lunico ritenuto degno di calzare scarpe di porpora. Chi riceveva da lui un dono o uninsegna del potere doveva prenderli nascondendo le mani sotto un lembo del mantello. Una qualsiasi cerimonia palatina, quale ad esempio il ricevimento di ambasciatori, si svolgeva come una sorta di celebrazione religiosa. I dignitari ammessi ad assistere dovevano presenziare secondo il protocollo e rivestiti degli abiti dapparato che indossavano a palazzo. Lassemblea veniva introdotta quando il basileus, circondato dal suo seguito, aveva preso posto in trono. I dignitari non entravano tutti assieme, ma in successione e divisi per classi. Ogni volta che un corpo di dignitari entrava nella sala in cui si svolgeva la cerimonia, veniva tirata una portiera, come se fossero ammessi in un luogo di culto, ed essi si disponevano nei posti loro assegnati dal protocollo. Limperatore, immobile in trono, faceva cenno agli eunuchi addetti al servizio e, questi, con una complicata successione di gesti, introducevano uno alla volta i diversi corpi di spettatori. A ci si accompagnavano le rituali acclamazioni al sovrano e, spesso, la musica degli organi, che facevano da indispensabile corredo allatto diplomatico vero e proprio. Altro rito essenziale del cerimoniale era ladorazione (in greco prosknesis), gi presente nellultima epoca pagana, con un evidente significato cultuale nei confronti dellimperatore divinizzato. Si svolgeva secondo modalit diverse a secondo dei tempi e del rango delle persone tenute a farla e andava dal semplice inchino alla prosternazione. Ladorazione si estendeva anche alle immagini imperiali, che erano oggetto di un culto ugualmente di derivazione pagana. Questa forma di omaggio, oggetto di riserve da parte del clero nel IV-V secolo, divenne meno intensa nel corso del tempo ma non fu abolita e ancora in epoca tarda vigeva la consuetudine di far figurare le immagini del sovrano fra le icone dei santi portate in processione durante le solennit religiose. La vita di corte era inoltre scandita da un rigido sistema di precedenze, che fissava il rango e la posizione dei dignitari nelle cerimonie, dando a queste laspetto di una sorta di rappresentazione rituale. Anche questa concezione faceva parte a pieno titolo del bagaglio 14

ideologico dei Bizantini per i quali la corte terrestre, come copia di quella celeste, doveva dare di s unimmagine di ordine e perfezione. Imitando limmagine delluniverso, il sovrano cristiano adempiva a un suo preciso obbligo devozionale e, a sua volta, chi veniva direttamente a contatto con lui doveva sottostare ai rigidi meccanismi che ne celebravano la potenza. Al rango dei dignitari, perci, si accompagnava una collocazione precisa nel sistema delle precedenze, che ne fissava i diritti e i doveri. I primi consistevano essenzialmente nella dimensione sociale; gli altri nellobbligo di partecipare alle cerimonie occupando un posto determinato. La differenza di rango comportava materialmente una diversa disposizione dei dignitari, come cio si collocavano a tavola, stavano in piedi o potevano avvicinarsi al sovrano. Lassimilazione del rituale palatino alle celebrazioni religiose reso evidente anche dalluso di ceri, di canti o di vesti appropriate. In molti casi, anzi, fu sicuramente la liturgia palatina che forn il modello a quella ecclesiastica. Ceri e incensieri erano di uso ricorrente. I primi erano gi stati presenti nel mondo romano nei cortei in cui comparivano magistrati e senatori e ugualmente si bruciava incenso nei templi davanti alle statue. In origine la chiesa respinse queste usanze ma poi le accett, a imitazione della liturgia palatina. Anche gli abiti da cerimonia portati da imperatori e dignitari avevano il carattere di veste liturgica, variando di forma e colore secondo le feste. Prima della cerimonia il sovrano si cambiava gli abiti comuni o, a volte, lo faceva anche durante la celebrazione stessa dietro un paravento teso dagli eunuchi. Ogni classe di dignitari aveva i propri abiti, che indossava secondo regole precise. Anche in questo caso le usanze ecclesiastiche furono influenzate da quelle palatine. Era assai diffuso, infine, luso di acclamazioni ritmiche, ugualmente gi presenti nel mondo romano e di qui passate a Bisanzio dove, come altre manifestazioni di origine spontanea, furono ritualizzate inserendole nel culto imperiale. Le acclamazioni erano laccompagnamento obbligatorio di ogni cerimonia e prendevano talvolta la forma di dialogo fra primo cantore e coro. Vi si univano inni e canti, accompagnati da musica, e ci accentuava la somiglianza con un ufficio religioso. I canti erano di soggetto vario, ma sempre a esaltazione del sovrano. Il compito di acclamare limperatore spettava essenzialmente ai dignitari e alle fazioni dellippodromo (i demi), che 15

avevano svolto questo ufficio fin dalla prima et bizantina. Le loro acclamazioni consistevano in frasi corte, che esprimevano voti di lunga vita e vittoria. Fino a quando inoltre i demi ebbero una rilevanza politica vi si univano anche lagnanze o richieste di vario genere. La perdita di questa caratteristica non li fece comunque passare in secondo piano e, al contrario, essi assunsero un ruolo sempre pi centrale nellesaltazione del basileo attraverso la formazione di cori e la presenza costante alle cerimonie. Levoluzione della gerarchia palatina nel corso del tempo comport la creazione, la scomparsa o la modifica del valore dei diversi gradi, ma ebbe sempre due costanti: la non ereditariet dei titoli e la prevalenza di una nobilt di funzionari, determinata dalla corrispondenza fra lesercizio di una carica pubblica elevata e un rango nella gerarchia, per cui un funzionario entrava automaticamente a far parte di una classe di nobilt. In parallelo alla nobilt dei funzionari si avevano tuttavia anche titoli isolati (non legati cio allesercizio di una funzione pubblica) e unaristocrazia permanente, una sorta di nobilt del sangue basata sulla tradizione e non necessariamente legata al possesso di titoli. Funzionari civili e militari ottenevano gradi di nobilt fissi in rapporto al posto occupato nella gerarchia, sia che fossero in servizio attivo (in actu, agentes), a disposizione (vacantes) o semplicemente onorifici (honorarii). Al tempo di Giustiniano al gradino pi basso si trovava la classe dei clarissimi; venivano poi gli spectabiles e gli illustres. Facevano parte di questultima i pi alti dignitari dello stato, suddivisi a loro volta secondo il rango, con al vertice i gloriosi o gloriosissimi, introdotti dallo stesso imperatore per sopperire alleccessivo allargamento dellillustrato. Come titolo isolato si aveva poi il patrizio, che era al vertice della gerarchia e veniva concesso dal sovrano a persone di particolare importanza. Giustiniano lo confer con molta larghezza, favorendone cos il processo di svalutazione che era daltronde gi in atto da tempo. tipica infatti di Bisanzio una continua mobilit dei titoli, per lo pi dovuta allabuso nella concessione che costringeva i sovrani a creare continuamente nuovi gradi per compensare la decadenza di quelli esistenti. Oltre al patriziato esistevano inoltre altre dignit speciali, pi elevate, riservate per ai membri della famiglia imperiale. Queste erano, in ordine ascendente, il curopalate, il nobilissimo e il cesare. 16

Il pi alto riconoscimento cui potesse aspirare un privato cittadino era il consolato, sopravvivenza dellantica magistratura romana e a met fra la semplice dignit e la carica pubblica. Al tempo di Giustiniano si distinguevano due tipi di consoli: ordinari o effettivi che realmente rivestivano la dignit e onorari (honorarii, codicillarii) che la esercitavano in modo fittizio ottenendo per il diritto di fregiarsi delle insegne distintive. A questi si aggiungeva poi il consolato imperiale, che si aveva allorch il sovrano in persona assumeva la dignit di console. Il consolato onorario venne istituito nel V secolo e, come precisa una legge di Zenone, poteva essere ottenuto con il pagamento di cento libbre doro destinate al fondo degli acquedotti di Costantinopoli. Il consolato ordinario era assai pi oneroso perch comportava lorganizzazione di spettacoli pubblici nella capitale. Era tuttavia assai ambito per lenorme prestigio che comportava. In primo luogo, infatti, il detentore si poneva sullo stesso piano dellimperatore-console, di cui diventava un collega sia pure fittizio. I consoli avevano poi il privilegio di dare il proprio nome allanno di carica, secondo lantica consuetudine romana. In terzo luogo raggiungevano il grado pi alto dellaristocrazia occupando i ranghi pi elevati dellillustrato. Dopo la divisione dellimpero si ebbe un console in Occidente e uno in Oriente e lusanza venne mantenuta anche sotto le dominazioni barbariche fino al 534. In Oriente il consolato ordinario inizi a declinare nel V secolo fino a sparire sotto Giustiniano a causa, soprattutto, dei costi enormi che comportava. Una legge di Giustiniano dellagosto 537 ne affrett la decadenza attraverso labolizione del diritto di dare il proprio nome allanno (o, se non vi era console, di contare gli anni dallultimo consolato) e introducendo lobbligo di datare gli atti secondo lanno di regno del sovrano e il ciclo di indizione. Veniva cos a cadere lunico compenso reale accordato ai consoli per le spese che dovevano sopportare durante lesercizio della carica. Nel corso dello stesso anno (il 28 dicembre) Giustiniano tent tuttavia di rianimare il consolato, riducendone notevolmente i costi con una nuova legge, ma la riforma non ebbe successo e d a poco listituto ordinario fin per sparire. Lultimo console in Oriente si ebbe nel 541 con Flavio Anicio Fausto Albino Basilio, un discendente dallantica aristocrazia romana. Sopravvissero al contrario il consolato imperiale e quello onorario: il primo venne meno nel corso del VII secolo, mentre il 17

secondo continu a mantenersi ancora a lungo (fino allXI-XII secolo) con il nome greco di ypatos. Il console ordinario entrava in carica il primo gennaio con una cerimonia solenne. Allalba rivestiva in casa propria le insegne e distribuiva a parenti e amici i dittici e altri doni. I dittici erano tavolette doppie ripiegabili attorno a una cerniera, per lo pi di avorio, simili a quelle di cui ci si serviva per scrivere. Contenevano le partecipazioni e, nel lato esterno, si vedeva spesso limmagine del console rivestito delle insegne e con in mano la mappa, il drappo con cui allippodromo avrebbe dato il segnale dellinizio dei giochi. Seguiva il processus consularis, il corteo di inaugurazione, durante il quale il console era portato a braccia su una gestatoria spargendo denaro alla folla. Le liberalit offerte dai consoli variavano secondo i mezzi di ognuno. Nel 521 Giustiniano, allora principe ereditario, fece sensazione con un programma splendido pi ricco di quello di tutti i precedenti consoli orientali. Vennero infatti spese 4.000 libbre doro (la libbra equivaleva al peso di 327 grammi), sia per donazioni al popolo che per organizzare gli spettacoli e, nel 535, Belisario fu ugualmente in grado di celebrare sontuosamente il consolato servendosi del tesoro dei Vandali. Per un paio danni, in seguito, non si ebbero pi candidati, sicuramente perch nessuno era in grado di poter competere con tanta magnificenza. La legge del 537 ridimension notevolmente la portata degli obblighi del nuovo console, al quale si chiedevano soltanto sette spettacoli. Il primo, non specificato, doveva aver luogo per linaugurazione. Altri cinque durante lanno e lultimo il 31 dicembre al momento di uscire di carica. Anche lultimo non specificato, mentre del secondo e il sesto si sa che erano mappae o corse di carri, il terzo una caccia alle belve nellippodromo, il quarto un combattimento di atleti professionisti assieme ad altri combattimenti con le belve per unintera giornata e il quinto uno spettacolo con buffoni, cantanti e danzatrici. Questo programma ridotto veniva a costare non di meno 2.000 libbre doro. In et macedone la gerarchia palatina si era notevolmente complicata e i cortigiani si dividevano in due categorie distinte: i semplici dignitari senza compiti amministrativi, i cui titoli erano vitalizi e teoricamente irrevocabili, e quelli incaricati di assolvere una funzione, sia militare che civile, a tempo determinato. I primi, secondo la 18

terminologia del in uso nel X secolo, ricevevano dignit per insegne, cio contraddistinte da un brevetto o insegna della carica, mentre i secondi ottenevano dignit a voce o per editto conferite con una semplice nomina verbale. In questepoca le dignit a voce erano sessanta e investivano delle funzioni effettive di comando nei vari servizi dello stato, con alle dipendenze un ufficio amministrativo pi o meno ampio. Le dignit per insegne erano diciotto, suddivise in senatoriali e processionali, e davano il diritto rispettivamente di assistere a tutte le cerimonie di corte o soltanto alle processioni. Potevano implicare funzioni palatine effettive oppure corrispondere a semplici titoli onorari e si aggiungevano di regola al predicato dei sessanta titolari delle cariche superiori, variando a secondo del grado rivestito. Tra le dignit per insegne la pi elevata era quella di cesare, ereditata della tradizione pi antica; seguivano quindi in ordine discendente quelle di nobilissimo e di curopalate, conferite di norma ai membri della famiglia imperiale. Si arrivava quindi alla patrizia con cintura, lunica dignit femminile esistente a corte, e sempre in ordine discendente, ai titoli di magistro, antipato, patrizio, protospatario, disipato, spatarocandidato, spatario, ipato e altri ancora di minore rilievo. Le dignit a voce si ripartivano a loro volta in sette classi a cui si aggiungeva un gruppo a parte di cariche speciali. A questa gerarchia si accompagnava una gerarchia parallela degli eunuchi, la cui importanza a corte fu sempre notevole, comprendente cariche e titoli speciali diversi da quelli dei barbuti, cio dei dignitari non eunuchi che portavano la barba per distinguersi. I gradi di nobilt degli eunuchi erano otto, le dignit a voce nove. La distinzione fra cariche e gradi di nobilt in questo caso era pi nominale che reale, dato che gli eunuchi di qualsiasi rango avevano normalmente incarichi a corte; potevano inoltre esercitare quasi tutte le funzioni pubbliche dei barbuti, con soltanto alcune limitazioni. Le dignit a voce riservate agli eunuchi si riferivano a servizi assai vicini al sovrano: si avevano cos il parakoimomenos che ne sorvegliava la camera da letto, laddetto alle vesti e alla tavola imperiale, il portiere del Gran Palazzo e il suo vice, i portieri di due altri importanti edifici palatini e i coppieri del sovrano e dellimperatrice. Un altro aspetto rilevante della vita imperiale in ogni epoca fu dato dalle cerimonie. La liturgia imperiale comprendeva infatti una serie di 19

feste, fisse e mobili, a carattere religioso e profano, alle quali il sovrano prendeva parte con la sua corte. Potevano svolgersi allinterno del palazzo o al di fuori di questo. Nel secondo caso le celebrazioni pi solenni comportavano una processione alla chiesa di S. Sofia, che si svolgeva con un grande apparato e una serie di fermate rituali nei punti previsti dal cerimoniale, per atti di devozione o per laccoglienza da parte dei demi e dei dignitari. Le cerimonie erano normalmente concluse da banchetti, che avevano ugualmente un andamento rituale ed erano parte integrante della cerimonia stessa. Nel X secolo, a quando risalgono le nostre migliori informazioni, i banchetti imperiali ebbero un grande sviluppo, tant che esisteva una vera e propria dottrina per regolarli. La maggior parte di questi aveva luogo nel Gran Palazzo nel cosiddetto Triclinio dei XIX letti, una sala con diciannove tavole intorno alle quali gli invitati si sdraiavano alla maniera romana per consumare il pasto. Attorno a ogni tavola prendevano posto dodici persone e il sovrano, a sua volta, pranzava circondato da dodici amici che ricordavano simbolicamente gli apostoli. Alle altre mense si disponevano i dignitari, gli ospiti stranieri o anche i prigionieri di guerra e i popolani invitati secondo il protocollo. Landamento del banchetto, come tutto a Bisanzio, obbediva a rigide regole. Esistevano funzionari appositi, gli atriklnai, addetti allorganizzazione e questi dovevano provvedere a compilare le liste degli invitati, come previsto dal cerimoniale per ogni festivit, a introdurli nelle sale di apparato chiamandoli uno per uno in ordine di precedenza e a farli accomodare nei posti loro assegnati. Lo stesso banchetto era poi spesso interrotto da precisi obblighi cerimoniali cui dovevano sottostare i presenti seguendo i funzionari che li disciplinavano. La partecipazione a un banchetto solenne a Bisanzio era comunque unesperienza unica, capace di destare la meraviglia degli invitati, soprattutto se questi erano stranieri e occasionali osservatori dei rituali complessi in uso a corte. Ce lo attesta con chiarezza il vescovo di Cremona Liutprando, che nel 949 fu ospite di Costantino VII appunto nel Triclinio dei XIX letti assistendo con meraviglia ai giochi che vi si svolsero per allietare gli ospiti. La letteratura di Bisanzio si sofferma spesso sulla corte, che impressionava fortemente limmaginazione dei contemporanei sia ovviamente per le vicende politiche che per quelle legate al cerimoniale 20

e alla vita di ogni giorno. Procopio di Cesarea, uno dei pi noti storici bizantini, nella sua celebre Storia Segreta, ci offre ad esempio un quadro vivace della corte di Giustiniano e Teodora. Un altro autore dellepoca, un modesto poeta africano di nome Corippo, ci racconta in versi la proclamazione di Giustino II nel 565 e la sua assunzione dellufficio di console lanno successivo. Andando avanti nel tempo, si possono ricordare la Cronografia di Michele Psello, un erudito del secolo XI, addentro alle vicende politiche, con la storia di numerosi sovrani di cui fu lautore fu testimone e, ancora, lopera di Anna Comnena, figlia di Alessio I (1081-1118), che nella sua monumentale Alessiade racconta la vita del padre. Ma soprattutto la letteratura cerimonialistica, che ebbe grande fortuna a Bisanzio, a portarci direttamente a contatto della vita pubblica dei sovrani. Un posto di rilievo, in questo campo, spetta al Libro delle cerimonie di Costantino VII Porfirogenito, scritto fra il 938 e il 959 da questo imperatore erudito per fissare un canone al cerimoniale. Lopera contiene una grande quantit di materiale antiquario relativo a cerimonie religiose, civili o profane cui si aggiungono testi di vario argomento, fra i quali anche relazioni storiche. Cos come ci giunto, il Libro delle cerimonie ha un aspetto caotico e discontinuo, ma non di meno una miniera di informazioni, ancora utilizzate soltanto in parte, che volendo potrebbe consentire addirittura una rappresentazione scenica della vita palatina. Sulla base soprattutto del Libro delle cerimonie, ad esempio, stata possibile una ricostruzione abbastanza accurata dellaspetto del Gran Palazzo, utilizzando i continui riferimenti agli edifici in cui si svolgevano molti atti del rituale. A pochi anni prima di questopera data inoltre un altro testo singolare, il Trattato sui banchetti (in greco Kletorolghion) scritto da un funzionario palatino di nome Filoteo. Appartiene al genere letterario dei Taktik, cio degli scritti relativi allordine di precedenza, di cui ci sono giunti alcuni esemplari. A differenza dei normali testi del genere, di regola limitati alla semplice elencazione dei titoli, lopera di Filoteo ha per la struttura di un vero e proprio manuale e riguarda in particolare lordine di precedenza da seguire in occasione dei banchetti. Egli era infatti un atriklnes, addetto quindi a questa incombenza e, come tale, scrisse unopera destinata ai suoi colleghi di lavoro che lo avevano sollecitato a redigerla. 21

Questa si articola essenzialmente in una sezione teorica, con lelenco di tutti i titoli e funzioni, informazioni su ognuno di questi e le indicazioni sulla collocazione nella gerarchia delle precedenze, cui fa seguito una parte pratica con la descrizione dei banchetti solenni che si svolgevano a corte. La letteratura specialistica sulla corte continu poi ad affascinare i Bizantini anche nellet della decadenza e, verso la met del Trecento, fu composto un Trattato sulle cariche, attribuito falsamente a un funzionario di nome Codino, che ci fornisce un quadro dettagliato della corte del tempo, soffermandosi sulla gerarchia, le uniformi dei dignitari, le feste e altri aspetti del cerimoniale. Lideologia politica, nei suoi legami con listituzione imperiale, ampiamente trattata nellampia letteratura parenetica (fa cui i cosiddetti Specchi dei principi, con un posto di rilievo alloperetta di Agapito di S. Sofia nel VI secolo), mentre un contributo notevole per la ricostruzione della vita di corte dato anche dalliconografia. A questa dobbiamo numerose immagini ufficiali di sovrani, frequenti soprattutto in mosaici, miniature e naturalmente nelle monete, nonch di dignitari di corte nelle vesti di apparato. Come molti aspetti della civilt del tempo, infine, anche liconografia religiosa fu influenzata dai modelli imperiali e spesso le immagini della devozione ci mostrano abbigliamenti che, in modo pi o meno diretto, possono essere ricollegati ai costumi della corte di Costantinopoli.

La proclamazione di Anastasio I
Anastasio I prepar la strada allet di Giustiniano con unampia attivit di rafforzamento dellimpero dopo la crisi in cui si trov per buona parte del quinto secolo. Prima di salire al trono, Anastasio I era stato un abile funzionario di stato e, anche in seguito, ebbe cura di assicurare nel modo migliore il funzionamento della macchina amministrativa. Lelezione di Anastasio I mostra la procedura che veniva seguita quando si interrompeva la successione dinastica, anche se la scelta alla fine venne demandata allaugusta Ariadne a causa del disaccordo fra gli elettori. inoltre un esempio interessante di come le vedove imperiali potevano esercitare la loro influenza per legittimare un sovrano, malgrado il ruolo del tutto secondario che a Bisanzio spettava alle imperatrici nella vita pubblica. La cerimonia di inaugurazione ebbe luogo allippodromo di Costantinopoli l11 aprile del 491. La relativa narrazione si deve a Pietro Patrizio, ministro di Giustiniano I e scrittore di temi politici, che utilizz verosimilmente un processo verbale.

Anastasio di pia sorte fu proclamato in questo modo allippodromo. La notte seguente la morte di Zenone di divina sorte, i dignitari, i senatori e 22

il vescovo si riunirono nel portico dinanzi al grande triklinos1, il popolo nellippodromo nei posti a questo destinati e i soldati ugualmente all'ippodromo nello stama2. Quando si furono riuniti gridarono tutti a gran voce mentre la salma (di Zenone) era ancora esposta. I dignitari convennero perci che laugusta Ariadne di divina sorte dovesse recarsi allippodromo e parlare al popolo. Ed essa vi and vestita con la clamide e accompagnata dai due prepositi3, dal magister4, dal kastrsios5, dal questore e da tutti gli altri che sono soliti seguire limperatore quando si reca ad assistere agli spettacoli dellippodromo. Andarono con lei allippodromo anche alcuni cubiculari6 della sua casa e anche larcivescovo di Costantinopoli Eufemio7. Gli altri dignitari stettero dinanzi a lei al cancello e sui gradini secondo letichetta, i civili a destra e i militari a sinistra. Quando laugusta si mostr in piedi al popolo, tutti gridarono: Ariadne augusta, vinci! o Signore santo, concedile lunga vita!8 e spesso ripetevano: Kyrie eleison, molti anni allaugusta! da un sovrano ortodosso allimpero!. Laugusta rispose loro tramite i libellenses9 che stavano sugli stessi gradini. Il libellensis disposto sui gradini allaltezza del cancello, dinanzi al trono, dove sono soliti stare i cursores10, cos parl:

1 Il Triklinos dei XIX letti, un edificio del complesso del Gran Palazzo di Costantinopoli, cos detto per la presenza di diciannove mense attorno alle quali prendevano posto gli invitati ai banchetti imperiali. 2 Una piattaforma esistente nellippodromo, in cui si schieravano i soldati. 3 I prepositi erano dignitari eunuchi. 4 Il magister officiorum, uno dei principali funzionari pubblici. 5 Il kastresios era un altro dignitario eunuco. 6 Dignitari eunuchi addetti allappartamento privato dei sovrani. 7 Eufemio, patriarca di Costantinopoli dal 489 al 495. 8 Auguri di vittoria e di lunga vita sono tipici delle acclamazione rivolte agli imperatori. 9 I libellenses erano impiegati alle dipendente del magister officiorum che si occupavano essenzialmente delle petizioni giudiziarie. In questo caso fungono da portavoce della sovrana. 10 I cursores dovevano essere messaggeri imperiali.

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La vostra generosit ha mostrato anche in questa circostanza un comportamento conforme alla fedelt allimpero e ha rafforzato il buon ordine manifestando gli onori dovuti alla maest imperiale.... Tutti gridarono: Noi siamo servi dellaugusta. O Signore santo, concedi a lei vita! Molti anni allaugusta Ariadne! Ariadne augusta, vinci! Un imperatore romano al mondo!. Risposta: Prevenendo le vostre richieste abbiamo ordinato agli illustri dignitari e al sacro senato di eleggere con il concorso dei valorosissimi soldati11 un uomo cristiano, di stirpe romana, dotato di ogni virt propria di un sovrano, in modo che non sia avido di ricchezze o soggetto ad alcuna altra umana passione per quanto ci possibile tra i viventi... Tutti gridarono: Molti anni allaugusta! Ariadne augusta, vinci! Molti anni allimperatrice amante del Cristo! Kyrie eleison. O imperatore celeste, da a noi un imperatore terrestre non avido di denaro che regga il mondo!. Risposta: Affinch poi lelezione sia regolare e gradita a Dio abbiamo ordinato agli illustrissimi dignitari e al sacro senato, ai quali si deve unire anche il voto dei fortissimi eserciti, di fare la scelta dinanzi ai santi Vangeli alla presenza del santissimo e venerabilissimo patriarca di questa citt imperiale e alla presenza, per cos dire, dei santi scrittori in modo che nessuno scelga in base allamicizia o allodio o con qualche scopo o in base alla parentela o con qualche altro interesse privato, ma con lanimo puro e rivolto soltanto al Signore Iddio. Poich dunque, come vede anche la vostra devozione, la cosa importante e si tratta della salvezza dellintero mondo, conviene che la vostra devozione attenda ancora un po cos che vengano compiute in modo conveniente le esequie di Zenone di divina sorte e non ci si debba poi pentire di unelezione affrettata. Tutti gridarono: Una bella festa al mondo, ordine e prosperit alla citt! Molti anni allaugusta! Rimuovi quel prefetto cittadino che un ladro. Molti anni allimperatrice! O Signore, dalle vita! Ogni bene sar sotto di

11 In teoria lelezione di una sovrano era fatta dal senato e dallesercito; nella pratica dal senato affiancato dai principali dignitari militari e civili. Il neo eletto, in seguito, si mostrava al popolo e ai soldati per la cerimonia di incoronazione e le acclamazioni rituali.

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te, o Romana, se nessuno straniero aumenter il numero dei Romani. Limpero tuo, Ariadne augusta, vinci!. Risposta: Rendiamo grazie al Signore Iddio poich prima delle vostre richieste induce nella nostra mente e fa s che sia compiuto quanto utile e desiderato da voi. E infatti prima di venire qui, rendendoci conto che alla vostra devozione necessitava un uomo prudente e sollecito del vostro benessere, abbiamo promosso con laiuto di Dio lillustrissimo Giuliano alla carica di prefetto prevenendo e anticipando le vostre richieste. Tutti gridarorono: Questa una buona magistratura. Molti anni allaugusta, molti anni ai magistrati!. Risposta: dunque proprio della vostra devozione mantenervi disciplinati anche in questa circostanza come sempre vi siete mantenuti. Al vostro benessere e a tutto ci che vi utile dapprima il Signore Iddio, poi noi abbiamo pensato in modo adeguato e immediatamente, deliberando con gli illustri dignitari e il sacro senato, cui si aggiunge anche il consenso dei valorosissimi eserciti, sceglieremo per limpero un uomo ortodosso e puro. Sia assente linvidia da questa bellissima deliberazione e dallimpero. Terminata questa allocuzione laugusta e i dignitari del suo seguito se ne andarono. Laugusta si rec all Augusteo12 mentre i dignitari si sedettero su sgabelli posti dinanzi al Delphax13 e cominciarono a deliberare sulla scelta. Ma essi si trovarono in forte contesa. Il preposito Urbicio sugger loro in modo pi opportuno: Fareste bene concedendo allaugusta la piena facolt di scegliere chi vuole. Il senato preg pertanto il vescovo di recarsi da lei e di pregarla di scegliere chi volesse. Essa scelse il silenziario14 Anastasio. I dignitari, quando lo seppero, ne furono lieti e subito incaricarono il magister di inviare a casa di Anastasio alcuni conti dei protettori e dei domestici15. Essi lo condussero a Palazzo e qui si trattenne nel Concistoro16. Nel frattempo
12 Allinterno del Gran Palazzo. 13 Un altro edificio del complesso palatino. 14 I silenziari erano impiegati palatini addetti al Concistoro. 15 Protettori e domestici erano reparti della guardia imperiali e i conti (comites) i loro ufficiali. 16 Il Concistoro, un edificio del Gran Palazzo.

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si svolsero le esequie di Zenone di divina sorte. Nel corso dello stesso giorno gli addetti alla veste imperiale, i pittori e i monetari fecero quanto previsto dalla consuetudine, come si detto, e a sera vennero inviate le convocazioni per un silenzio e convento17. Il giorno seguente arrivarono tutti con indosso i mantelli bianchi e vennero ricevuti in Concistoro. Qui, non allArma, ricevettero il saluto. Venne anche larcivescovo passando, come di consueto, attraverso le terme e, dopo che tutti si furono riuniti secondo luso, Anastasio si rec nel portico davanti al grande Triklinos18 e si ferm in mezzo a questo. Tutti i dignitari e i senatori si recarono da lui e gli chiesero che giurasse di non recare danno a nessuno di coloro con cui avesse rapporti e di governare limpero con animo retto. Quando ebbe fatto il giuramento, si rec allippodromo ed entr nella sala in cui i senatori rendono omaggio al sovrano in occasione dei giochi equestri. Qui indoss la tunica divitision a banda doro, la cintura, le brache e i calzari imperiali e and nel Kathisma senza le insegne19. I soldati stavano di fronte, nello stama, con le aste e le insegne piegate verso terra. Il popolo stava sui gradini e acclamava. Fu quindi sollevato in piedi sullo scudo20 e un campiductor dei Lanciarii, salitovi, gli pose in capo il proprio maniakis21. A questo punto le insegne vennero sollevate e i soldati assieme al popolo lo acclamarono. Dopo di ci scese dallo scudo e rientr nella sala dove vest le insegne imperiali. Qui il vescovo recit una preghiera e fu pronunciato il Kyrie eleison. Il vescovo lo rivest quindi della clamide e della corona gemmata. E di nuovo torn sul Kathisma e salut il popolo.

17 Silentium cum conventu: una riunione congiunta di concistoro e senato, i due consigli dellimperatore. 18 Il Triklinos dei XIX letti. 19 Il Kathisma era la tribuna, in comunicazione con il Gran Palazzo, dalla quale il sovrano assisteva agli spettacoli dellippodromo. 20 La sollevazione sullo scudo, rituale di origine germanica, era in questo periodo un atto essenziale della proclamazione di un nuovo imperatore. 21 Il campiductor, un sottufficiale istruttore, in questo caso del reparto dei Lanciarii. Questi pone in capo ad Anastasio una decorazione in forma di collana (il maniakis), simboleggiando una delega di potere da parte dellesercito. Si tratta ugualmente di un atto essenziale della cerimonia di intronizzazione del quinto-sesto secolo.

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Tutti gridarono: Auguste! sevast !22. Egli parl ai soldati e al popolo. Gli fu consegnato infatti il libellaris ed egli lo diede al libellesios23 e questi, stando in piedi sul Tribunale, parl loro e promise di dare a ognuno come augustiatika24 cinque monete doro e una libbra dargento. Lallocuzione fu la seguente: - Limperatore cesare augusto: chiaro che la potenza umana dipende dal cenno della gloria suprema. - Grida di tutti: Abbondanza di beni al mondo! Come hai vissuto, cos regna! Governanti onesti al mondo! e altre cose del genere. - Limperatore cesare augusto: Poich la serenissima augusta Ariadne per sua decisione, lelezione del gloriosissimo senato e degli illustrissimi dignitari, il consenso dei potenti eserciti e del devoto popolo, previa la clemenza della santa Trinit, hanno scelto me per reggere limpero dei Romani, sebbene non volessi ed esitassi... - Grida di tutti: Kyrie eleison. Figlio di Dio, abbi piet di lui! Anastasio augusto, vinci! Dio conserver un pio imperatore. Dio ti ha dato, Dio ti conserver e altre cose del gene re. Limperatore cesare augusto: non ignoro quale peso mi stato dato per la salvezza comune di tutti... - Grida di tutti: Degno dellimpero, degno della Trinit, degno della citt! Allontana i delatori! e altre cose del genere. Limperatore cesare augusto: ma supplico Dio onnipotente che mi conosciate dalle azioni quale avete sperato che fossi in questa comune elezione. - Grida di tutti: Colui nel quale hai fede ti salver. Come hai vissuto, cos regna! Hai vissuto piamente, piamente regna! Ariadne, vinci! Molti anni allaugusta! Solleva gli eserciti, abbi piet dei tuoi servi! Come ha regnato Marciano, cos regna! e molte altre cose del genere. - Limperatore cesare augusto: Per celebrare il nostro felice impero dar a ognuno di voi cinque monete doro e una libbra dargento. - Grida di tutti: Dio custodir limperatore cristiano. Questi sono i voti comuni, queste le preghiere del mondo, O Signore, conserva il pio! O
22 Sevast lequivalente greco di auguste. 23 Il libellensis, al quale formalmente consegnata una supplica per la richiesta di donativi. 24 Come donativo.

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santo Signore, solleva il tuo mondo! Vinca la fortuna dei Romani! Anastasio Augusto, vinci! Ariadne augusta, vinci! Dio vi ha dato, Dio vi conserver. - Limperatore augusto: Dio sia con voi!. Dopo aver parlato loro se ne and in processione alla chiesa25. Entr attraverso il nartece lasciando dapprima la corona nel mutatorio26. Il preposito la prese e gliela diede ed egli la deposit sullaltare. Il sovrano offr i doni ed entr nel mutatorio, prese la corona e se la mise in capo. Tornato indietro, promosse solennemente il prefetto, diede congedo allassemblea e trattenne a convito i dignitari.
Pietro Patrizio, Sulla scienza politica, 91. (in CONSTANTINI PORPHYROGENITI de cerimoniis aulae byzantinae, I, a cura di I. I. Reiske, Bonn 1829).

La proclamazione di Giustino I
Giustino I era un ex contadino che aveva abbandonato in giovane et il paese natale per recarsi a Costantinopoli e arruolarsi nella guardia imperiale. Percorse in seguito una brillante carriera e arriv al trono in maniera abbastanza casuale dopo la morte di Anastasio I. Con lui inizi lepoca pi significativa del primo periodo di storia bizantina, che sarebbe stata segnata dai successi del nipote e successore, Giustiniano I. La sua elezione, dopo la morte senza eredi di Anastasio I e per lassenza di una vedova imperiale, fu interamente rimessa al collegio elettorale, ma suscit notevoli contrasti.

Nellelezione di Giustino di pia e divina sorte si ebbe un certo disordine poich non vi furono n unaugusta n un imperatore che lo avesse designato, ma le cose si svolsero al di fuori di ogni previsione. Nella notte in cui mor Anastasio di divina sorte, infatti, i silenziari chiamarono a Palazzo il magister e il comes degli excubitores27. Vennero perci il magister Celere e Giustino di divina sorte che allora era comes degli excubitores. E subito il magister invi ordini alle scholae affinch i
25 S. Sofia. 26 Dove i sovrani si cambiavano dabito. 27 Magister officiorum e comes excubitorum comandavano rispettivamente i reparti della guardia palatina delle scholae e degli excubitores.

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candidati28 e gli altri scholares si presentassero. Anche Giustino di divina sorte ordin ai soldati, ai tribuni , ai vicari e ai graduati degli excubitores di presentarsi e cos parl loro: Il nostro sovrano, essendo un uomo, morto. Bisogna perci che noi tutti deliberiamo di comune accordo per scegliere un sovrano che piaccia a Dio e sia utile allimpero. Anche il magister parl allo stesso modo ai candidati e agli ufficiali degli scholares. Allalba arrivarono i dignitari abbigliati in parte con abiti scuri e in parte con abiti variopinti. Il popolo a sua volta si radun nellippodromo e acclam il senato gridando: Molti anni al senato! o senato dei Romani, vinci! Limperatore dato da Dio allesercito, limperatore dato da Dio al mondo! e molte altre cose del genere. Tutti i dignitari e larcivescovo si sedettero su sgabelli disposti nel portico dinanzi al grande Triclinio e cominciarono a contendere fra loro per la scelta dellimperatore opponendosi luno allaltro. Dato che il tempo passava, il magister Celere disse loro: Deliberiamo e agiamo fintanto che possibile. Se infatti eleggeremo in breve tempo il nuovo sovrano, tutti ci seguiranno e se ne staranno tranquilli. Tra poco, al contrario, non saremo pi padroni di decidere ma dovremo noi seguire le decisioni altrui. Ma poich i contrasti non vennero meno anche dopo il suo intervento, gli excubitores che si trovavano nella parte alta, allippodromo, proclamarono imperatore un certo tribuno Giovanni, un familiare di Giustino di divina sorte divenuto in seguito vescovo di Eraclea, e lo sollevarono sullo scudo. Ma gli Azzurri29 cercarono di impedirlo tirando pietre e alcuni di loro furono colpiti dalle frecce degli excubitores. Fu quindi la volta degli scholares che si dispersero e si impadronirono di un patrizio, con il grado di generale, conducendolo in mezzo al Triclinio con lintenzione di incoronarlo. Gli excubitores, per, si opposero e, recatisi sul posto, lo catturarono ed erano sul punto di ucciderlo. Ma si trov il nostro piissimo signore Giustiniano, allora un candidatus, che lo salv ordinando poi di condurlo sotto scorta nel quartiere degli excubitores. Tutti gli excubitores spinsero quindi il pio Giustiniano a
28 I candidati erano scholares scelti che indossavano ununiforme bianca. 29 Gli Azzurri, come i Verdi citati pi avanti, erano una fazione sportiva, che in questo periodo aveva assunto anche una fisionomia politica.

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divenire imperatore, ma egli rifiut. A ogni successiva scelta venivano percosse le porte davorio e si chiedevano ai cubiculari le insegne imperiali ma questi, sentendo i nomi degli eletti, non le concedevano. Alla fine il senato unanime scelse Giustino di divina sorte e in un modo o nellaltro lo costrinse ad accettare la designazione. Alcuni scholares, indispettiti, lo aggredirono e uno di questi giunse a dargli un pugno rompendogli un labbro. Prevalse tuttavia lopinione generale di senatori, soldati e popolani e Giustino fu condotto allippodromo dove venne acclamato dagli Azzurri e dai Verdi e i cubiculari portarono sollecitamente le insegne. Sal quindi sul Kathisma assieme allarcivescovo Giovanni30 e agli altri dignitari che sono soliti salirvi mentre i restanti stavano sotto. In piedi sullo scudo ebbe il maniakis da Godila campiductor dei Lanciarii e subito vennero risollevate da terra le insegne, come consuetudine in simili proclamazioni. Non entr tuttavia nella sala per cambiarsi, ma i soldati fecero una testuggine31 dietro la quale si vest. Il vescovo gli pose in capo la corona ed egli prese lancia e scudo e si mostr. Tutti gridarono: Giustino Augusto, vinci! . Parl quindi al popolo quando gli fu dato il libellarion che conteneva tra laltro la promessa di cinque monete doro e una libbra dargento per ogni soldato. Il libellarion venne letto dai libellesioi, dato che non si trov il questore e non si pot reperire il magister Celere che al momento si era allontanato a causa del suo disturbo ai piedi. Lallocuzione fu la seguente: - Limperatore cesare Giustino vincitore sempre augusto: Per decisione di Dio onnipotente e per la vostra comune scelta avendo ottenuto limpero, invochiamo la divina provvidenza... - Grida di tutti: Ogni bene allimpero! Cos come hai vissuto, regna! Ogni bene al governo! O sovrano celeste, salva quello terrestre! Giustino augusto, vinci! Molti siano gli anni del nuovo Costantino! Noi siamo servi dellimperatore! . - Limperatore cesare augusto: affinch per sua grazia ci dia la forza per compiere tutto quanto utile a voi e allo stato.
30 Giovanni II Cappadoce (518-520). 31 La testuggine consisteva in un riparo fatto con gli scudi.

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- Grida di tutti: Figlio di Dio, abbi piet di lui! Tu lo hai scelto, Tu abbi piet di lui! Giustino augusto, vinci! e molte altre cose del genere. - Limperatore cesare augusto: Sar infatti nostra premura farvi ottenere ogni benessere con laiuto della divina provvidenza e custodire ognuno di voi con affetto, cura e sicurezza. - Grida di tutti: Degno dellimpero, degno della Trinit, degno della citt! Molti siano gli anni dell'imperatore! Chiediamo per limpero governanti onesti! e molte altre cose del genere. - Limperatore: Per la celebrazione del nostro felice impero doneremo a ognuno di voi cinque monete doro e una libbra dargento. - Grida di tutti: Dio protegga limperatore cristiano: questi sono i voti di tutto limpero! e molte altre cose del genere. - Limperatore: Dio sia con voi. Il resto si svolse secondo il rito come gi per Anastasio di divina sorte.
Pietro Patrizio, Sulla scienza politica, 93. (in CONSTANTINI PORPHYROGENITI de cerimoniis aulae byzantinae, I, a cura di I. I. Reiske, Bonn 1829).

Lincoronazione di Leone II
In caso di associazione al trono la cerimonia di proclamazione del nuovo sovrano era meno solenne. Limperatore in carica incoronava il collega, proclamandolo augusto, alla presenza del patriarca che pronunciava le orazioni di rito. Aveva luogo comunque la presentazione del nuovo eletto ma non, a quanto pare, il rito militare di incoronazione. Pietro Patrizio ricorda come nel 473 venne incoronato il giovane Leone II dal nonno Leone I gravemente ammalato. Leone II (figlio di Ariadne e di Zenone) sopravvisse soltanto per alcuni mesi e nel 474 il trono pass a Zenone.

Riteniamo necessario illustrare come un imperatore creato da un altro imperatore. Sotto Leone di divina sorte Leone il giovane, che era cesare, divenne imperatore. Leone di divina sorte, che era suo zio, si ammal infatti di una malattia incurabile e fu pregato di creare imperatore il cesare. Il quindicesimo giorno prima delle calende di dicembre, sotto il consolato di Leone il giovane32, quando era magister Eusebio, convennero nellippodromo il popolo e gli ambasciatori (ve ne erano
32 Leone II.

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parecchi e di varie nazionalit) e tutti i soldati con le insegne nello stama e gridarono il popolo in greco, i soldati in latino invitando limperatore a mostrarsi. Arriv quindi limperatore accompagnato dal senato33. Il cesare rimase dentro, nel triklinos in cui limperatore riceve i senatori, e con lui era Acacio larchiepiscopo della citt. Limperatore si dispose in piedi dinanzi al trono e in questa posizione cominci a parlare ai soldati e al popolo ma tutti gridarono: Ti preghiamo di sedere. Egli ringrazi il popolo salutando benevolmente e si sedette. Il popolo grid Auguste e di nuovo sorsero molte voci che lo pregavano di incoronare limperatore e molti voti per questo ed egli promise di incoronarlo. Gridarono quindi che inviasse il magister e i patrizi a prendere il cesare. Limperatore ordin al magister e ad alcuni patrizi di andarlo a prendere e questi tornarono con il cesare, che disposero a sinistra dellimperatore, e con il vescovo che si ferm a destra dellimperatore e fece una preghiera, al termine della quale tutti dissero amen. Il preposito diede una corona allimperatore e questi la pose in capo al cesare che fu acclamato per tre volte: felicemente, felicemente, felicemente. Lepiscopo se ne and e limperatore Leone si sedette. Il giovane Leone salut il popolo e tutti gridarono: Auguste. Vennero poi il prefetto cittadino, da sinistra, e il senato e gli offrirono un modiolon (cio una corona) doro34, secondo la consuetudine. Limperatore, ricevutala, parl ai soldati promettendo di dare ad ognuno, come duso, cinque nomismata e una libbra di argento a titolo di augustiatika.
Pietro Patrizio, Sulla scienza politica, 94. (in CONSTANTINI PORPHYROGENITI de cerimoniis aulae byzantinae, I, a cura di I. I. Reiske, Bonn 1829).

Lincoronazione di Giustiniano I
Giustino I incoron il nipote il 4 aprile del 527 nel Delphax, che era unampia corte antistante al Triclinio dei XIX Letti. Per loccasione era stato convocato dal magister officiorum Taziano un silentium cum conventu (la riunione congiunta di senato e il concistoro) e i reparti militari avevano preso posto. La descrizione di Pietro Patrizio molto breve ma lautore aggiunge che 33 Nella tribuna del Kathisma. 34 Il modiolus era una corona doro di formato ridotta offerta dai dignitari allimperatore.

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tutto si svolse allo stesso modo della proclamazione da lui precedentemente illustrata, che quella di Leone II.

Giustino di divina sorte cre il nostro piissimo signore Giustiniano nel grande Triklinos. Anchegli infatti si era gravemente ammalato ed era stato pregato dal senato di farlo imperatore. Il giorno 4 aprile, indizione quinta, quando era magister Taziano, ordin un silenzio-convento e che le scholai e tutti i reparti militari fossero presenti nel Delphax. Era presente anche il vescovo che fece una preghiera e lo incoron e tutto si svolse allo stesso modo ma nel Delphax e non allippodromo.
Pietro Patrizio, Sulla scienza politica, 95. (in CONSTANTINI PORPHYROGENITI de cerimoniis aulae byzantinae, I, a cura di I. I. Reiske, Bonn 1829).

La rivolta di Nika
La rivolta di Nika ebbe luogo a Costantinopoli allinizio del 532, quando il popolo della capitale si sollev contro limperatore al grido di nika, con cui era solito incitare i propri campioni nelle corse di carri. La rivolta matur nellambiente dellippodromo ad opera delle fazioni sportive dei Verdi e degli Azzurri, che avevano assunto nella prima et bizantina una forte connotazione politica organizzandosi in una sorta di partiti, in parte militarizzati, con i quali doveva misurarsi lassolutismo imperiale. Azzurri e Verdi, tradizionalmente rivali, si coalizzarono contro la fiscalit giustinianea e, per cause occasionali, diedero lavvio a un moto durato alcuni giorni da cui fu causato lincendio della citt. Giustiniano, asserragliatosi nel suo palazzo, fu sul punto di abbandonare la partita, quando gi era stato nominato un nuovo imperatore, ma la situazione fu salvata dallintervento dellesercito, che assal i popolani facendone una grande strage. Il passo che segue relativo al rapporto che tradizionalmente il sovrano aveva con il suo popolo allippodromo, sia pure questa volta in una forma conflittuale: Mostra inoltre come anche nella concitazione del momento siano osservate le forme essenziali della proclamazione di un sovrano nella persona dellantimperatore Ipazio.

La domenica, diciotto dello stesso mese35, limperatore and allippodromo dopo una notte insonne sedendosi sul suo trono36 e portando con s il santo Vangelo. Quando si sparse la voce, tutto il popolo vi si rec e lippodromo fu riempito dalla folla. Il sovrano disse
35 Di gennaio, a cinque giorni dallinizio della rivolta. 36 Nella tribuna del Kathisma.

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loro sotto giuramento: In nome di questa potest vi condono loffesa che mi avete fatto e ordino che nessuno di voi venga arrestato. Calmatevi, dunque! Voi non avete alcuna colpa, essa soltanto mia. I miei peccati, infatti, mi hanno spinto a non concedere ci che mi avete chiesto allippodromo37. Molti popolani acclamarono: Augusto Giustiniano, vinci! ma altri gridarono: Giuri il falso, asino! . Limperatore smise di parlare e se ne and dallippodromo. Diede quindi congedo al personale di Palazzo dicendo ai senatori: Andate, ognuno custodir la propria casa. Quando uscirono il popolo and incontro al patrizio Ipazio e al patrizio Pompeo38 gridando: Ipazio augusto, vinci!. I popolani presero quindi Ipazio e lo portarono a braccia nel foro di Costantino, con indosso un mantello bianco, fino ai gradini della colonna che regge la statua dellimperatore Costantino. Prelevarono dal palazzo di Placillianae le insegne imperiali che vi si trovavano e decorarono il suo capo ponendogli inoltre un collare doro intorno al collo. Quando limperatore lo seppe, il palazzo venne chiuso. La moltitudine dei popolani, tenendo con s Ipazio, il patrizio Pompeo e Giuliano lex prefetto del pretorio, condusse Ipazio sul Kathisma imperiale con lintenzione di portar fuori da Palazzo la porpora sovrana e il diadema39 e incoronarlo imperatore. Tutto il popolo raccolto allippodromo gridava al suo indirizzo: Augusto Ipazio, vinci!. Ipazio, prevedendo che lindole della plebe mutevole e che di nuovo limperatore avrebbe prevalso, invi di nascosto da Giustiniano il candidatus Efraimios, nel quale aveva fiducia, per riferirgli: Ecco che tutti i tuoi nemici si sono raccolti nellippodromo: fa ci che ordini. Efraimios si rec a Palazzo per andare a riferire lambasceria allimperatore. Ma gli si fece incontro un certo a secretis 40Tommaso, medico del sovrano e a questo assai caro, che gli disse: Dove vai? dentro non c nessuno. Limperatore, infatti, fuggito. Efraimios torn indietro e disse a Ipazio: Signore, Dio vuole che sia tu a regnare
37 I popolani, allinizio della rivolta, avevano fatto una serie di richieste a Giustiniano. 38 Ipazio e Pompeo erano nipoti di Anastasio I. 39 Il mantello di porpora e la corona erano considerati come principali insegne della regalit. 40 Funzionario addetto alla segreteria imperiale.

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piuttosto che lui: Giustiniano infatti fuggito e a Palazzo non c nessuno. Udito ci, Ipazio parve stare con maggiore tranquillit nella tribuna imperiale dellippodromo e ascoltare le acclamazioni del popolo a lui rivolte e le voci ostili verso Giustiniano e laugusta Teodora. Arrivarono inoltre dal quartiere di Constantianae giovani armati di corazza appartenenti alla fazione dei Verdi, in numero di duecentocinquanta41. Questi giovani vennero in armi ritenendo di poter forzare laccesso del palazzo per introdurvelo. Quando il divinissimo imperatore Giustiniano seppe quanto avevano osato i popolani assieme a Ipazio e Pompeo, raggiunse immediatamente attraverso la scala a chiocciola il sito chiamato Pulpita, dietro alla tribuna dellippodromo, e di qui arriv alla sala con le porte di bronzo che al momento erano chiuse. Con lui si trovavano Mundo, Costanziolo, Basilide, Belisario e alcuni altri senatori. Aveva poi anche la guardia armata di Palazzo con i suoi spatari42 e cubiculari. Mentre accadevano queste cose, Narsete cubiculario e spatario usc di nascosto e, ricorrendo al denaro, si concili personalmente o tramite emissari alcuni membri della fazione degli Azzurri. Coloro che avevano cambiato partito iniziarono a gridare: Augusto Giustiniano, vinci! O Signore, salva Giustiniano e Teodora!. Tutto il popolo presente allippodromo mand alte grida e alcuni rivoltosi della fazione dei Verdi li aggredirono con il lancio di pietre. Alla fine gli assediati a Palazzo si decisero e radunarono le forze militari che si trovavano allinterno allinsaputa degli excubitores e degli scho1ares che erano passati dalla parte del popolo. Entrarono nellippodromo ognuno con i propri uomini, Narsete dalle porte, il figlio di Mundo attraverso la sphendone, altri attraverso la porta a un unico battente del Kathisma imperiale raggiungendo larena, altri ancora passando dalla porta di Antioco e da quella chiamata Nekra. Cominciarono a uccidere i popolani come capitava e nessuno fra i cittadini o gli stranieri che si trovavano allippodromo ebbe scampo. Mor fra questi anche Antipatro il vindix43 di Antiochia di Teopoli. Gli uomini del generale Belisario, aperte le porte, irruppero sul Kathisma
41 I demoti della fazione dei Verdi, in questo caso nelle vesti di milizia civica. 42 Un reparto della guardia palatina composto da eunuchi. 43 Un magistrato cittadino addetto alla raccolta delle tasse.

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imperiale con gli spatari catturando Ipazio assieme al patrizio Pompeo, suo cugino, e li portarono dallimperatore. Quando furono introdotti alla sua presenza, caddero a terra dicendo: Signore, abbiamo fatto molta fatica per radunare allippodromo i nemici della vostra maest. Limperatore rispose loro: Avete fatto bene; ma se essi ubbidivano ai vostri ordini, per quale motivo non lo avete fatto prima che tutta la citt bruciasse? . Disse quindi agli eunuchi, ai suoi spatari , a Eulalio il barbuto e ai candidati: Prendete costoro e incarcerateli. Essi li portarono nei sotterranei del palazzo e rinchiusero Pompeo e Ipazio da soli. In quel giorno vennero massacrate a Palazzo, a quanto dice chi ha fatto i conti, trentacinquemila persone fra cittadini e stranieri. E non si vide pi in giro neppure un popolano, ma vi fu calma fino a sera. Il giorno dopo, diciannove dello stesso mese di gennaio, i patrizi Ipazio e Pompeo furono uccisi e i loro corpi gettati in mare. Il cadavere di Ipazio fu ritrovato sulla spiaggia e limperatore ordin che fosse sepolto assieme agli altri condannati a morte e che sopra il suo corpo fosse posta una placca con su scritto: Qui giace limperatore della lupa. Dopo alcuni giorni, per, ordin ai parenti di prendere il corpo e seppellirlo. Questi lo portarono via deponendolo nella chiesa di s. Maura. Il corpo di Pompeo al contrario non fu pi ritrovato. I loro beni vennero confiscati. Gli altri patrizi passati dalla parte di questi fuggirono chi in monasteri chi in edifici sacri. Alcuni subirono la confisca dei beni e lesilio. Si ebbe grande paura del sovrano. Quando egli conobbe la risposta data da Tommaso 1a secretis al candidato Efraimios, fece tagliare la testa a Tommaso ed esili Efraimios ad Alessandria la grande.
Chronicon Paschale, pp. 623-628. (in Chronicon Pascale, I, a cura di L. Dindorf, Bonn 1832).

Limperatrice Teodora
La figura di Teodora, moglie di Giustiniano, una delle pi controverse della storia di Bisanzio. Limperatore riconosce a pi riprese la sua proficua collaborazione nella gestione dello stato e, sulla stessa linea, gli scrittori a lei favorevoli lodano i provvedimenti adottati a favore, soprattutto, delle classi pi deboli. I detrattori, e fra questi in primo luogo Procopio di Cesarea nella Storia Segreta, le rimproverano al contrario una giovinezza dissoluta e una condotta del tutto negativa sul trono di Bisanzio (A). A questa nota opera di Procopio si deve, tra laltro, la

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deformazione della figura di Teodora nei termini in cui giunta fino a noi nella mentalit collettiva; la critica pi recente tende per a rivalutarla, giudicandola sostanzialmente una vittima dello storico, mosso nei suoi confronti da risentimenti personali e di casta, date le origini popolari dellimperatrice. In occasione della rivolta di Nika, Teodora infuse coraggio negli uomini, incitandoli a resistere fino alla fine nel palazzo assediato (B).

(A) Tale, per quanto ci riuscito di tratteggiarlo, il carattere di Giustiniano. Spos una donna: penser io a chiarire quale ella fosse per origine e per educazione, e come, dopo il matrimonio con costui, abbia distrutto sino alle radici lo Stato romano. Cera in Bisanzio un tale Acacio, guardiano delle belve nel Circo: apparteneva alla fazione dei Verdi, il cosiddetto allevatore dorsi44. Costui mor di malattia ai tempi di Anastasio imperatore, lasciando tre figlie: Comit, Teodora, Anastasia. La primogenita non aveva neppure sette anni. La moglie, caduta in miseria, si un a un altro uomo, che doveva occuparsi di lei, in futuro, della famiglia e del lavoro. Accadde per che il coreografo dei Prasini45, Asterio, cedendo a denaro altrui, li rimosse da quella carica, e non si perit a installare al loro posto colui che laveva compensato. In effetti, i coreografi potevano dirimere tali questioni a piacimento. Quando la donna vide il circo gremito dal popolo, poste le corone sul capo e tra le mani delle figlie, le fece sedere a mo di supplici. Ma i Verdi non avevano intenzione di accogliere la supplica, gli Azzurri invece le reintegrarono nella carica: anche il loro guardiano, difatti, era mancato da poco. Quando le figlie divennero giovinette, subito la madre le avvi alla scena, poich erano davvero belle: per non tutte simultaneamente, bens a seconda che ciascuna le paresse matura al compito. La primogenita, Comit46, gi brillava tra le cortigiane della sua et; Teodora la seguiva vestita di una corta tunica con le maniche, come uno schiavetto. Tra gli altri servigi che le rendeva, portava sempre a spalla lo scanno sul quale laltra soleva star seduta nei suoi incontri. Allepoca Teodora non era affatto matura per andare a letto con uomini, n ad unirsi a loro come una donna; si dava invece a sconci accoppiamenti da maschio, con certi disgraziati, schiavi per di pi, che
44 Le belve venivano allevate per gli spettacoli dellippodromo. 45 I Verdi. 46 In seguito avrebbe sposato Sitta, uno dei pi importanti generali dellimpero.

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seguendo i padroni a teatro, in quellabominio trovavano sollievo al loro incomodo e anche nel lupanare dedicava parecchio tempo a questimpiego contro natura del suo corpo. Non appena giunse alladolescenza e fu matura, entr nel novero delle attrici e divenne subito cortigiana, del tipo che gli antichi chiamavano la truppa47. Non sapeva suonare flauto n arpa, n mai sera provata nella danza; a chi capitava, ella poteva offrire solo la sua bellezza, prodigandosi con lintero suo corpo. Poi si associ ai mimi per tutti gli spettacoli teatrali e partecip a ogni loro attivit, assistendoli in ogni loro scherzo e burla48. Era quanto mai spiritosa e salace; cos, ben presto seppe mettersi in evidenza. Era persona affatto ignara di quel che fosse il pudore; mai nessuno la vide tirarsi indietro, anzi, non esitava ad acconsentire alle pratiche pi svergognate, e quandanche fosse presa a pugni e a schiaffi, riusciva a scherzarci sopra, e se la rideva della grossa; si spogliava e mostrava nudo a chicchessia il davanti e il didietro, che devono invece restare nascosti, invisibili agli uomini. Con i suoi amanti, era maliziosa e finta tonta; snervandoli con sempre nuove tecniche di accoppiamento, riusciva a legarsi per sempre laffetto di quei dissoluti. Non pensava certo dessere abbordata da chicchessia, al contrario, ci pensava lei a provocare chiunque capitasse, con i suoi sorrisetti, con i suoi buffi ancheggiamenti: e soprattutto tentava i ragazzini. Mai vi fu persona pi succuba a qualsivoglia forma del piacere; spesso giungeva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di pi, tutti nel pieno delle forze e dediti al mestiere del sesso; trascorreva lintera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai loro servitori, che potevano essere una trentina; saccoppiava con ciascuno di loro, ma neppure cos riusciva a soddisfare la sua lussuria.
Procopio, Storia Segreta, IX (trad. it. in Procopio, Storie Segrete, a cura di F. Conca e P. Cesaretti, Milano 1996).

47 Cos erano definite le prostitute di infimo livello. 48 Il mimo era il principale spettacolo pubblico del tempo.

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(B) I consiglieri dellimperatore discutevano su quale linea di condotta fosse meglio adottare, se rimanere oppure fuggire con le navi, avanzando molte ipotesi a favore delluna o dellaltra soluzione. Limperatrice Teodora cos parl: Ritengo che nella situazione presente sia irrilevante tener conto della sconvenienza che una donna mostri coraggio fra gli uomini e proponga soluzioni ardimentose a chi ha paura, sia che si pensi cos sia in altro modo. Per coloro i quali sono giunti a un pericolo estremo, infatti, nullaltro pare essere pi utile se non risolvere nel modo migliore la situazione in cui si trovano. Personalmente ritengo che la fuga nella situazione presente sia inutile, ammesso e non concesso che talvolta non sia tale, anche se porta alla salvezza. Nessuna persona venuta al mondo pu infatti evitare di morire e a chi regna non deve essere consentito di fuggire. Che io non sia mai priva di questa porpora e che non veda mai il giorno in cui coloro nei quali mi imbatter non mi chiameranno imperatrice! Se tu, o imperatore, vuoi salvarti, non ci sono difficolt. Abbiamo infatti molte ricchezze, il mare l e le navi sono pronte. Ma stai attento che non ti capiti, una volta in salvo, di preferire la morte alla salvezza. A me infatti piace un antico detto, secondo il quale la veste regale un bel sudario.
Procopio, La guerra persiana, I, 24. (in Procopii Caes. Opera omnia, I, a cura di J. Haury-G. Wirth, Lipsia 1962).

La ricostruzione del Gran Palazzo


Lattivit edilizia un altro aspetto caratteristico dellepoca giustinianea. Limperatore dispose infatti un programma di costruzioni in tutto limpero, volto in particolare al consolidamento della difesa territoriale, con ledificazione o il restauro di citt fortificate e castelli, ma che non trascur ledilizia civile e religiosa. Si devono a lui numerose chiese di Costantinopoli, fra cui in particolare S. Sofia, che venne integralmente ricostruita dopo lincendio che segu alla rivolta di Nika. Un intervento si ebbe anche al Gran Palazzo, ugualmente danneggiato dalle fiamme, con ledificazione di un nuovo vestibolo, ornato di marmi e di mosaici che celebravano i trionfi dellimperatore. La testimonianza letteraria di questopera oggi scomparsa, pur nello stile celebrativo, richiama alla mente per una ricostruzione ideale i famosi mosaici ravennati.

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Non molto lontano da questa piazza49 si trova la dimora imperiale. Il Palazzo pressoch interamente nuovo e, come gi ho detto, stato costruito dallimperatore Giustiniano. impossibile descriverlo a parole, ma sar sufficiente che i posteri sappiano che tutto opera dellimperatore. Come si suole dire: conosciamo il leone dagli artigli, cos anche chi legger il mio scritto conoscer limponenza di questo palazzo dal vestibolo. Tale vestibolo ha nome Chalk50. Si hanno quattro muri diritti, alti fino al cielo, che formano un quadrato; sono uguali in tutto fuorch nella lunghezza dei lati nord e sud, che sono leggermente pi corti. Intorno a ogni angolo sporge una costruzione di pietre disposte con molta cura che si innalza insieme al muro dal pavimento fino alla cima, di forma quadrata , ma connessa al muro con un lato. Non turba la bellezza del posto, ma al contrario conferisce a questo un po pi di bellezza a causa dellarmonia che deriva dalla forma simile. Su questi poggiano otto archi: quattro sostengono la copertura centrale delledificio che si protende in alto a forma di cupola ; gli altri, di cui due si trovano nel lato sud e due in quello nord e si appoggiano sul muro vicino, reggono la copertura intermedia curvata a forma di volta. Tutto il soffitto decorato con figure realizzate non con la cera fusa e colata sulla superficie bens adattando pietruzze sottili e ornate con colori di ogni genere. La decorazione, fra laltro, mostra anche figure umane. Ne descriver il contenuto. Su entrambi i lati si vedono scene di guerra e di battaglia e la conquista di numerosissime citt sia in Italia che in Africa. Limperatore Giustiniano vince per mano del suo generale Belisario e il generale avanza verso limperatore, conducendo tutto lesercito intatto e gli offre come preda re, regni e tutto quanto considerato straordinario fra gli uomini. Nel mezzo si trovano il sovrano e limperatrice Teodora, entrambi con aspetto soddisfatto e in atto di celebrare il trionfo sul re dei Vandali e dei Goti che vengono verso di loro come supplici e prigionieri. Intorno a loro i senatori romani, tutti in
49 LAugusteon, una grande piazza cinta da portici, davanti allingresso principale del Gran Palazzo. 50 Chalk parola greca che significa bronzo. Ledificio, che formava il vestibolo del Gran Palazzo, era cos detto o per le tegole di bronzo dorato o, anche, per il cancello di bronzo che ne chiudeva laccesso.

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festa. Questo infatti mostrano le pietruzze che leggiadramente fioriscono sui loro volti. Esse esultano e sorridono rendendo allimperatore onori simili a quelli divini per lo splendore delle sue gesta. Linterno, fino alle pietruzze in alto, completamente rivestito con marmi magnifici, non soltanto le pareti ma anche tutto il pavimento congiunto a queste. Alcune lastre del marmo ivi esistente assomigliano allo smeraldo della pietra di Sparta, altre ricordano la fiamma del fuoco; la maggior parte per sono di colore bianco, non uniforme ma ondeggiante con venature centrali cerulee.
Procopio, Sugli edifici, I, 10. (in Procopii Caes. Opera Omnia, IV, a cura di J. Haury e P. Wirth, Lipsia 1964).

Il trionfo sui Vandali


Nel 534, dopo una breve campagna, Belisario ebbe ragione del regno dei Vandali, che si era costituito un secolo prima nellAfrica romana. Fu la prima delle grandi riconquiste giustinianee, seguita poi dal recupero dellItalia e di parte della penisola iberica sottratta ai Visigoti. Il generale vittorioso, tornato a Costantinopoli, ebbe lonore del trionfo che fu ornato anche da Gelimero, lultimo re dei Vandali. Il passo offre un esempio di cerimonia imperiale, che termina di fronte al trono di Giustiniano, con lofferta simbolica della Vittoria da parte del suo generale, un gesto che richiama i principi ideologici della vittoria perpetua del sovrano e dellimitazione di Cristo: come infatti limperatore si presenta come supplice dinanzi a Dio (ad esempio nel mosaico di S. Vitale), cos riceve il tributo dei vinti nella sua corte terrestre.

Quando Belisario giunse a Bisanzio con Gelimero51 e i Vandali fu giudicato ben meritevole di ricevere quegli onori che nei tempi antichi venivano conferiti ai generali romani che avessero riportato le vittorie pi importanti e pi degne di celebrit. Era gi passato un lasso di tempo di circa seicento anni senza che nessuno avesse ricevuto tali onoranze, eccetto Tito e Traiano e tutti gli altri imperatori che avevano mosso guerra a qualche popolazione barbarica e ne erano riusciti vincitori52. Belisario fece sfilare per il centro della citt tutte le spoglie di guerra e i prigionieri, in quella solenne processione che i Romani chiamano
51 Lultimo re dei Vandali, fatto prigioniero dai Bizantini nel 534. 52 Dal tempo di Augusto, infatti, il trionfo era riservato ai soli imperatori.

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trionfo, non per nella maniera antica ma andando a piedi da casa sua fino al circo e l percorrendo ancora il tratto dalle cancellate fino al punto dovera il seggio imperiale. Qui si trovavano disposti tutti gli oggetti preziosi del bottino che norma riservare per il servizio di un sovrano: sedili doro e cocchi sui quali costumanza che venga trasportata la moglie di un re, una grande quantit di gioielli costituiti di pietre rare, coppe doro e tutte 1e altre cose necessarie per una mensa reale. Cera inoltre dellargento, per un peso di molte migliaia di talenti, e limmensa ricchezza di tutto il tesoro regio, perch Gizerico53 aveva saccheggiato il Palatino54, come abbiamo narrato in un precedente capitolo, e tra il resto cerano anche i tesori degli Ebrei che Tito, figlio di Vespasiano, aveva portato a Roma con altri dopo la distruzione di Gerusalemme. Vedendo questi ultimi, un Ebreo, chera seduto vicino ad un conoscente dellimperatore, disse: Credo che sia pericoloso portare questi tesori dentro il palazzo reale di Bisanzio. Non possibile che essi stiano in altro luogo se non dove li aveva messi la prima volta Salomone, il re dei Giudei. Per causa loro, infatti, Gizerico riuscito ad espugnare la reggia dei Romani e adesso lesercito romano ha espugnato quella dei Vandali. Quando gli vennero riferite queste parole, limperatore fu preso da paura e subito mand ogni cosa ai templi cristiani di Gerusalemme. Nel trionfo, tra i prigionieri di guerra cera anche lo stesso Gelimero, il quale portava sulle spalle una specie di manto di porpora, con la famiglia e tutti i Vandali pi alti di statura e belli di corporatura. Gelimero, appena giunse nel circo e vide limperatore assiso su unalta tribuna, e il popolo dallaltra parte, guardandosi intorno e considerando in quale triste situazione egli invece si trovava, non pianse e non si lament, ma non cess di meditare la sentenza ebraica che dice: Vanit delle vanit, tutto vanit. Quando giunse sotto la tribuna imperiale, gli tolsero il manto di porpora e lo costrinsero a gettarsi prono ai piedi dellimperatore in atto di riverenza. Anche Belisario fece cosi, mettendosi con lui come supplice davanti allimperatore.
53 Genserico (428-477). 54 I Vandali avevano saccheggiato Roma nel 455.

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Limperatore Giustiniano e limperatrice Teodora fecero dono di discrete somme di denaro a tutti i figli e discendenti di Ilderico55, nonch ai familiari dellimperatore Valentiniano56, e a Gelimero concessero delle terre, non certo di poco valore, nella Galazia, permettendogli di vivere l con la famiglia. Per Gelimero non pot essere assolutamente ammesso tra i patrizi, perch non volle abiurare la religione ariana. Qualche tempo dopo Belisario celebr anche il trionfo secondo le antiche usanze. Infatti, essendo stato eletto console57, gli tocc di essere portato a spalle dai prigionieri di guerra; poi dal cocchio trionfale gett alla folla parte del bottino fatto nella guerra contro i Vandali. Cos il popolino guadagn dal consolato di Belisario coppe dargento, cinture doro, e svariati altri oggetti preziosi del tesoro dei Vandali, e parve che si fosse rinnovata dopo tanto tempo unantica consuetudine in disuso.
Procopio, La guerra vandalica, II, 9. (trad. it. in Procopio di Cesarea, Le guerre persiana vandalica gotica, a cura di M. Craveri, Torino 1977).

Il Kletorologhion di Filoteo
Il Kletorolghion di Filoteo risale all899, durante il regno di Leone VI secondo esponente della dinastia macedone (886-912), e riporta a unepoca di grande potenza dellimpero bizantino, durante la quale anche la corte di Costantinopoli raggiunse il massimo splendore. Il Kletorologhion appartiene al genere letterario dei Taktik, cio degli scritti relativi alla taxis che in questo caso lordine di precedenza dei dignitari di corte. I Taktik kletorolgia, in particolare, riguardano le precedenze da rispettare nei banchetti, che erano appunto detti kletoria. Dellautore si conosce poco. Aveva la dignit palatina di protospatario e ricopriva la carica palatina di atriklines, cio di funzionario addetto allorganizzazione dei banchetti imperiali. Scrisse lopera su invito di amici non precisati, evidentemente dei colleghi, per fornire in proposito un manuale chiaro e preciso. Il Kletorologhion ebbe successo e venne confermato con un decreto imperiale, che confer forza di legge allo scritto. diviso in due parti: la prima consta di quattro distinte sezioni seguite da due appendici e da un epilogo, mentre la seconda riguarda le precedenze del clero per quanto di competenza degli atriklinai. La prima sezione della parte prima tratta in particolare lenumerazione delle diverse dignit e funzioni pubbliche, mentre le seguenti riguardano lordine di precedenza vero e proprio. 55 Ilderico, re dei Vandali, deposto e fatto uccidere da Gelimero. 56 Valentiniano III. 57 Belisario fu console nel 535.

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Gli scopi dellopera

Esposizione esatta dellordine dei banchetti imperiali con il nome e il valore di ogni titolo redatta sulla scorta di antiche liste di precedenza da Filoteo protospatario imperiale e atriklines, sotto il regno del nostro sapientissimo imperatore Leone devoto del Cristo nel mese di settembre, indizione III, dellanno del mondo 6408 58. [...] Voglio che sappiate, amici, che ogni conoscenza di unarte ha un fine pratico nella vita. Ci che conoscono gli atriklinai non presenta altra utilit se non di definire le differenze fra i titoli per ci che ne concerne il rango, il contenuto e lesatto valore. E infatti tutta limportanza che si ha nella vita e la dignit connessa ai titoli non si manifesta agli spettatori in altre occasioni al di fuori della chiamata secondo lordine di precedenza alla tavola splendida e ai pranzi organizzati dai nostri sapientissimi imperatori. Se, per una nostra disattenzione, si verificasse confusione o errore ai banchetti imperiali, non solo in questo modo sarebbe rovinato il valore dei titoli, ma noi stessi diventeremmo ridicoli e inutili nel nostro compito. Per tale motivo, amici, noi, ai quali affidata questa incombenza, dobbiamo avere presente nella mente il valore esatto di questi titoli attraverso una conoscenza e uno studio attento e quindi enunciare ed esporre le divisioni, suddivisioni e contenuto preciso di questi. [...]
Le dignit

Le diverse dignit per insegne sono introdotte secondo lordine e il numero che dir qui sotto, e devono tutte fornire delle sportule 59. Alcune dignit sono attribuite per insegne, altre a voce e si accompagnano a quelle conferite per insegne. Le une sono permanenti; le altre, facilmente revocate, passano da una persona allaltra.

58 Settembre 899. 59 Le sportulae (sunhjeiai) sono i diritti pagati a diversi funzionari per ottenere la nomina.

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Le dignit accordate per insegne (dia brabei w n a\x i a i) sono complessivamente diciotto: una volta accordate, non sono pi revocate. Si dividono in due categorie: senatoriali e processionali. Le dignit accordate a voce (dia lo g ou a\x i a i) e che comportano un glorioso comando sono complessivamente sessanta: come abbiamo detto, possono essere ritirate e, per decisione imperiale, passare da una persona allaltra. Sono divise in sei classi: gli strateghi, i domestici, i giudici, i sekretiki, i demcrati e le cariche a parte.
Le dignit per insegne

I nomi esatti delle dignit propriamente dette, cio quelle accordate per insegne e per cui si devono dare sportule, sono i seguenti: 1. Prima fra tutte per rango e a introduzione delle altre dignit quella di strateltes ep themton60, chiamato anche ap eprchon61 la cui insegna, un diploma62, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 24 nomismata al protasekretis e 36 nomismata ai prepositi. 2. La seconda la dignit di silenziario63 la cui insegna, un bastone doro, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 6 nomismata al deuteros, 72 nomismata ai prepositi. 3. La terza la dignit di vestitor64 la cui insegna, il fiblatrion65, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 24 nomismata ai prepositi e 6 nomismata al deuteros.

60 Si tratta di unantica funzione militare subalterna esercitata nei temi, trasformatasi poi in dignit. 61 In lat. praefecturius: gi funzionari civili di modesto rilievo nellamministrazione dei temi. 62 Il diploma (e\ngegrammenov carthv) si presentava in forma di rotolo ed era emesso dallufficio del protasektretis. 63 Il silenziario (silentiariov) era un dignitario, gi esistente in epoca pi antica, con il compito di mantenere lordine e il silenzio in presenza dellimperatore. 64 Il vestitor (bestitwr) gi nel VI secolo era addetto alla sacra vestis, labito imperiale. 65 Il fiblatorion doveva essere un mantello di origine persiana tenuto fermo da una fibbia.

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4. La quarta la dignit di mandator imperiale66 la cui insegna, un bastone rosso, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 6 nomismata al protospatario degli imperiali e 6 nomismata ai prepositi. 5. La quinta la dignit di candidato67 la cui insegna, un collare doro a tre nodi che cade sul petto, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 2 nomismata al papias e al deuteros, 2 nomismata al papias di Dafne e 6 ai prepositi. 6. La sesta la dignit di strator68 la cui insegna, un frustino doro ornato di pietre preziose, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 2 nomismata al papias e al deuteros e 4 ai prepositi. 7. La settima la dignit di hypatos69 la cui insegna, un diploma, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 6 nomismata al protasekretis, 12 ai prepositi e 6 nomismata al papias e al deuteros. 8. Lottava la dignit di spatario70 la cui insegna, una spada chrysokanos71, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 6 nomismata al catepano, 4 al domestico degli imperiali, 12 agli spatari e 2 al papias e al deuteros. 9. La nona la dignit di spatarocandidato72 la cui insegna, un collare doro ornato di pietre che cade sul petto, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 4 nomismata al papias e al deuteros, 12 al preposto alle cerimonie, 3 al domestico degli imperiali e 12 agli spatarocandidati.

66 Il mandator imperiale era un messaggero del sovrano. 67 Il candidato era una guardia del corpo dellimperatore: vi erano a corte quaranta candidati in servizio e altri soprannumerari. Il loro nome veniva dalluniforme bianca che portavano. 68 Addetto ai cavalli del sovrano, gi attestato in epoca antica come funzionario palatino. 69 Lhypatos corrisponde al latino consul. Questa dignit la sopravvivenza del consolato onorario istituito nel V secolo. 70 Spatharios, letteraralmente portatore di spada: guardia del corpo dellimperatore. 71 Il termine forse significa dallelsa doro. 72 Il nome della dignit proviene dalla fusione fra quelle di spatario e di candidato.

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10. La decima la dignit di dishypatos73 la cui insegna, un diploma, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 12 nomismata ai prepositi, 6 nomismata al protasekretis e 6 nomismata al papias e al deuteros. 11. Lundicesima la dignit di protospatario74 la cui insegna, un collare rigido doro ornato di pietre preziose, posta intorno al collo dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 24 nomismata ai protospatari eunuchi, 24 nomismata ai protospatari barbuti, 18 nomismata al catepano (degli imperiali), 6 nomismata al domestico degli imperiali e 6 nomismata al papias e al deuteros. Se assegnato al Crisotriclinio, d 24 nomismata al papias. Se deve sapere anche che chi fra loro nominato anche demarco d al preposito 72 nomismata. Allo stesso modo colui che nominato preposto alle cerimonie d agli stessi preposti 72 nomismata. 12. La dodicesima la dignit dello spettabile patrizio75 la cui insegna, lamine di avorio ornate con codicilli in forma legge, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d due libbre ai koitonitai, se gli portano il messaggio; un apokombion76 di 8 libbre doro al preposito, al personale del cubicolo e agli altri (fa questa donazione se offikialos77 o stratego, se non ha cariche d 7 libbre), 12 nomismata al preposto alle cerimonie, senza contare il corteo, 80 nomismata per il corteo, 24 nomismata al deuteros per le lamine, 24 nomismata per i tabla della clamide78, 16 nomismata al preposto del kanikleion, 4 nomismata al deuteros e 24 nomismata ai prepositi.

73 Letterarmente due volte console, cio che ha ricevuto per due volte la dignit di console. La genesi di questo titolo, come quello di hypatos, si lega alla storia del consolato. 74 Letteralmente primo portatore di spada: la dignit attestata per la prima volta nel 718 o, forse, anche nel 692. 75 Il titolo di patrizio spectabilis (peribleptov patrikiov) era stato istituito da Costantino I 76 Letteralmente una borsa: unofferta. 77 Se cio ricopre una carica pubblica. 78 La decorazione a ricamo (tablion) sulla clamide.

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13. La tredicesima la dignit di anthypatos79 la cui insegna, codicilli80 scritti con inchiostro color porpora, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 8 nomismata al preposto del kanikleion, 4 nomismata al deuteros e 24 nomismata ai prepositi. 14. La quattordicesima la dignit di magistro gloriosissimo81 la cui insegna, un chitone bianco tessuto in oro con spalline doro e una cintura di cuoio rosso ornata di pietre preziose che si chiama baldtin, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula il suo kamision82 al preposto alle cerimonie, invita a pranzo i prepositi e i magistri e fa loro dono di abiti. Come sportula ai prepositi, ai magistri e agli altri d il doppio delle sportule del patrizio. 15. La quindicesima la dignit di patrizia con cintura83 la cui insegna, lamine di avorio simili a quelle dei patrizi, concessa dallimperatore con le sue mani. La titolare d come sportula 24 nomismata al clero imperiale, 24 nomismata al deuteros, 3 libbre ai koitonitai, 3 libbre doro al cubiculo con i soli prepositi essa d anche il proprio stichrion84 al preposito e 2 libbre al preposto della tavola dellimperatrice con la protovestiaria, la primicerissa, le koitonitissai e le cubicularie. 16 La sedicesima la dignit di curopalate85 la cui insegna, un chitone rosso con ornamenti in oro, una clamide e una cintura, solennemente concessa dallimperatore con le sue mani in una chiesa
79 Anthypatos (latino proconsul): la dignit compare nel IX secolo come probabile evoluzione dellantica carica di proconsole, governatore civile di una provincia. 80 Il brevetto di nomina. 81 Il titolo deriva dalla carica tardo antica di magister officiorum (uno dei principali funzionari civili), che nel VII secolo viene svuotata di ogni potere reale. 82 Il kamision era una tunica di uso comune. 83 La zost patrika (zwsth patrikia), lunica dignit femminile esistente a corte, attestata dal IX allXI secolo. La prima di cui si ha notizia fu Teoctista, suocera dellimperatore Teofilo. 84 Lo sticharion era un mantello. 85 Il curopalate (da cura palatii) nel VI secolo era un importante funzionario palatino, con il comando della guardia. Nel IX secolo si trasformato in una dignit, accordata di norma a membri della famiglia imperiale.

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del Signore. Il titolare d come sportula il doppio di quanto d il magistro con in pi una libbra al deuteros. Egli concede a tutti delle dignit e fa promozioni86. 17. La diciassettesima la dignit di nobilissimo87 la cui insegna, un chitone color porpora con ornamenti doro, una clamide e una cintura, solennemente concessa dallimperatore con le sue mani in una chiesa del Signore. Il titolare d le stesse sportule del curopalate. 18. La diciottesima la dignit di cesare88, paragonabile alla gloria imperiale, la cui insegna, una corona senza croce, collocata dallimperatore con le proprie mani in capo al candidato in una chiesa del Signore. Il titolare d le stesse sportule del nobilissimo.
Le dignit a voce

Gli onori accordati dalla parola imperiale a coloro che ne sono degni, e che comportano un comando su subordinati, sono in numero di sessanta. Sono concessi, come abbiamo detto, dalla parola imperiale e possono essere revocati e passare da una persona allaltra. La prima e pi grande fra tutte le cariche quella di basileopator89 accordata per la prima volta da Leone, nostro imperatore, devoto del Cristo. 2. la carica di rettore90; 3. quella di sincello91; 4. di stratego92 degli Anatolici;
86 Il passo verosimilmente corrotto, perch dignit e promozioni erano concesse soltanto dallimperatore. 87 Dignit di origine tardo antica, riservata alla famiglia imperiale e concessa raramente. 88 Il cesare un antico titolo imperiale e resta la prima dignit fino al sec. XI. 89 Carica creata da Leone VI (886-912) per il suocero Stiliano Zautzes. Significa alla lettera il padre dellimperatore e il titolare era considerato come un tutore del sovrano. 90 Il rettore era una carica spesso assunta da membri del clero, con funzioni imprecisabili, ma pi nominali che reali. 91 Il sincello era un ecclesiastico nominato dal sovrano, che aveva il compito di assistente e di consigliere del patriarca. 92 Gli strateghi erano i governatori militari delle province.

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5. di domestico delle scholai93; 6. di stratego degli Armeniaci; 7. di stratego dei Tracesi; 8. di conte dellOpsikion94; 9. di stratego dei Bucellarii; 10. di stratego di Cappadocia; 11. di stratego di Charsianon; 12. di stratego di Colonea; 13. di stratego di Paflagonia; 14. di stratego di Tracia; 15. di stratego di Macedonia; 16. di stratego di Caldia; 17. la carica di domestico degli excubiti95; 18. la carica di eparco della citt96; 19. di stratego del Peloponneso; 20. di stratego di Nicopoli; 21. stratego dei Cibirreoti; 22. di stratego dellEllade; 23. di stratego di Sicilia; 24. di stratego di Strymon; 25. di stratego di Cefalonia; 26. di stratego di Tessalonica; 27. di stratego di Durazzo; 28. di stratego di Samo; 29. di stratego del Mar Egeo; 30. di stratego di Dalmazia; 31. di stratego di Cherson; 32. di sacellario97;

93 Il domestico delle scholai (o semplicemente il domestico) comandava i pi importanti reparti militari di stanza a Costantinopoli. 94 Comandante del tema dellOpsikion (dal lat. Obsequium) in Asia Minore. 95 Comandante del tagma degli excubiti (gli antichi excubitores), che erano reparti militari di lite stanziati nella capitale o nelle immediate vicinanze. 96 Il governatore civile di Costantinopoli.

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33. di logotte del ghenikn98; 34. la carica di questore99; 35. di logotte dello stratiotikn100; 36. di drongrio della Vigla101; 37. la carica di logotete del dromos102; 38. di drongario dei plimoi103; 39. di protospatario degli imperiali104; 40. di logotete dei greggi105; 41. di domestico degli hikantoi106; 42. di domestico dei nmera107; 43. di domestico degli ottimati108; 44. di conte delle mura109; 45. di cartulario del sakllion110; 46. di cartulario del vestiario111;
97 Il sacellario nel VII secolo sostitu il comes sacrarum largitionum: era il responsabile delle finanze dello stato. 98 Il logotete del ghenikon ( o| logojethv tou% genikou%) era un funzionario del fisco. 99 Lantico quaestor sacri palatii, con competenze sullamministrazione della giustizia. 100 La carica compare nel VII secolo e il titolare era responsabile del reclutamento e dellapprovvigionamento dellesercito. 101 Dal lat. Vigilia: il drongario della Vigla era responsabile della sicurezza del sovrano e del Palazzo. 102 Responsabile del dromos (il cursus publicus): il sistema postale dellimpero. 103 Comandante della flotta di stanza a Costantinopoli. 104 Comandate della guardia degli imperiali, costituita da alcuni dignitari. 105 Responsabile degli allevamenti di animali in Asia Minore. 106 Gli Hikanatoi erano un reparto militare di lite istituito nell809 e comandato da un domestico. 107 A capo di un reparto di polizia nella prigione dei Noumera. 108 Il domestico degli Ottimati comandava i corpi di scudieri reclutati in Bitinia. 109 Inizialmente incaricato di custodire le mura del palazzo imperiale, poi della prigione della Chalk. 110 In origine subordinato dal sacellario: aveva la responsabilit del tesoro. 111 Il vestiario pubblico era una sorta di arsenale, in cui si conservava il materiale necessario per larmamento di una flotta.

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47. di cartulario del kaniklion112; 48. di protostrtor113; 49. la carica di protaskrtis114; 50. di ek prospou dei temi115; 51. di conte della stalla116; 52. di idiks117; 53. di grande curatore118; 54. di curatore dei Mngana119; 55. di preposto alle petizioni; 56. di orfanotrofo120; 57. di demarco degli Azzurri121; 58. di demarco dei Verdi; 59. di preposto alle cerimonie; 60. di domestico degli imperiali122. Tutte queste cariche sono divise in sette classi: strateghi, domestici, giudici, sekretiki, democrati, stratarchi e cariche speciali e isolate. [...]
La gerarchia degli eunuchi

Le dignit degli eunuchi sono ugualmente concesse in due forme: alcuni eunuchi ricevono le dignit secondo la legge con un atto, mentre altre sono attribuite a chi le merita a voce. Queste ultime
112 Alla lettera preposto allo scrittoio: faceva parte della cancelleria e aveva la cura degli atti imperiali. 113 Capo delle scuderie. 114 Funzionario capo della cancelleria imperiale. 115 Carica di interpretazione incerta, forse il rappresentante dello stratego nei temi. 116 Responsabile delle scuderie. 117 Responsabile di un ramo del tesoro, detto anche logotete dellidikos dove il termine idiks significa speciale o privato. 118 Amministratore del dominio privato del sovrano. 119 Amministratore del palazzo imperiale dei Mangana. 120 Direttore dellorfanotrofio di S. Paolo a Costantinopoli. 121 Capo della fazione degli Azzurri. 122 Comandante in seconda degli imperiali dopo il protospatario.

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passano facilmente da una persona allaltra secondo le disposizioni dellimperatore. Le dignit per insegne concesse a questi sono otto: 1. la prima dignit di costoro che si conosce quella di nipsistiros 123, la cui insegna un kamision di lino su cui si trova un blatton in forma di bacino 124 e comporta una nomina fatta dallimperatore. Il titolare d come sportula 12 nomismata ai prepositi, 3 nomismata al deuteros, 2 nomismata al suo primicerio. 2. La seconda la dignit di cubiculario125 la cui insegna 1abito del kamision decorato tutto intorno di blattia126 e la veste detta paragaudion127 poich messa in presenza dei prepositi. Il titolare d come sportula 12 nomismata ai prepositi, 4 nomismata al deuteros e 2 nomismata al primicerio. 3. La terza la dignit di spatarocubiculario 128 la cui insegna, una spada chrysokanos 129, concessa dallimperatore con le sue mani allo stesso modo che per gli spatari. Il titolare d come sportula 18 nomismata ai prepositi, 2 nomismata al papias e al deuteros, 4 nomismata al primicerio. 4. La quarta la dignit di ostiario 130 la cui insegna, un bastone doro con elsa ornata di pietre preziose, concessa dallimperatore con le sue mani. Il titolare d come sportula 6 nomismata al papias e al deuteros, 24 nomismata ai prepositi, 4 nomismata al primicerio del cubiculo.

123 Incaricato di presentare al sovrano il bacino in cui si lavava le mani. 124 Una tunica con un ricamo a forma di bacino, simbolo della funzione. 125 Addetto alla camera del sovrano. 126 I blatta sono decorazioni color porpora. 127 Il paragaudion era un abito con frange, che pare essere stata tipico del cubicolo. 128 Derivante dalla fusione delle dignit di spatario e di cubiculario. 129 Probabile spada dallelsa doro, come per lo spatario barbuto (cfr. n. 71). 130 Letteralmente portiere: addetto alle porte nelle sale in cui si svolgeva il cerimoniale.

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5. La quinta la dignit di primicerio 131 la cui insegna, un chitone bianco con spalline e ornamenti in oro, gli concessa solennemente. Il titolare d come sportula 36 nomismata ai prepositi, 12 nomismata al deuteros (se gli dona una veste imperiale), 6 nomismata al primicerio. 6. La sesta la dignit di protospatari eunuchi la cui insegna, un collare doro ornato di pietre preziose e di perle, loro messa intorno al collo dallimperatore con le sue mani. Essi portano un chitone bianco laminato in oro del tipo del divitision e un mantello rosso a tablia tessuti in oro 132. Il titolare d come sportula 72 nomismata ai prepositi e ai patrizi eunuchi e ai protospatari eunuchi, 6 nomismata al papias e al deuteros. 7. La settima la dignit del chiarissimo preposito 133 la cui insegna, lamine di patrizio senza codicilli, consegnata dallimperatore con le sue mani durante una processione al Crisotriclinio. Il titolare d come sportula 1 libbra (se ha ricevuto nello stesso tempo la dignit di protospatario) e 24 nomismata al deuteros per le sue lamine; se onorato nello stesso tempo della dignit di patrizio, d le stesse sportule dei patrizi. 8. Lottava la dignit di patrizi eunuchi la cui insegna, lamine accompagnate da codicilli, loro consegnata come a tutti i patrizi. Il loro abito non differisce da quello dei protospatari se non per quanto concerne i loroi. I patrizi eunuchi danno le stesse sportule dei barbuti. [...] Le dignit a questi concesse a voce sono nove principali: il parakoimomenos dellimperatore 134; il protovestiario dellimperatore 135;
131 Primicerio (lat. primicerius, il primo): dignitario con non precisate funzioni di comando. 132 Una tunica di tipo chiamato divitision e un mantello con riquadri (tablia) tessuti in oro. 133 Lantico praepositus sacri cubiculi: nel IX-X secolo vi erano in carica due prepositi con funzioni amministrative e cerimoniali.
134

Capo servizio della camera imperiale: di notte aveva cura della sicurezza del sovrano.

135 Subentrato al comes sacrae vestis della tarda antichit: addetto al guardaroba dellimperatore.

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il preposto alla tavola dellimperatore; il preposto alla tavola dellimperatrice: il papas del Gran Palazzo 136; il duteros del Gran Palazzo 137; il pinkrnes 138 dellimperatore; il pinkrnes dellimperatrice; il papias della Magnaura 139; il papias di Dafne 140. A loro sono ugualmente accessibili tutte le dignit a voce dei barbuti, con leccezione di quelle di eparco, questore e domestico.
Le precedenze

Sezione II Ci siamo sforzati di darvi unimmagine chiara e precisa di tutte le dignit accordate con un atto o a voce ma abbiamo pensato, amici, che sarebbe ingiusto fermarsi qui. Ci accingiamo perci a trattare la questione che pi vi interessa, quella delle precedenze esatte, e la affronteremo fin nei dettagli, come avete chiesto. Mi affretto perci a delineare per voi, con chiarezza, lordine di convocazione di ogni dignit, riprendendo tutte le dignit (fin qui) enumerate. necessario infatti che latriklines che chiama le persone conosca con esattezza tutti i titoli, come gi si detto, e che inoltre organizzi convenientemente le cerimonie dei sacri banchetti imperiali: chiamer a voce il nome del titolo che hanno i partecipanti e con un gesto della mano destra indicher ad ognuno il posto che gli spetta. Inviter inoltre il primo chiamato a passare alla sua sinistra, in modo che limperatore possa facilmente consegnare una ricompensa a questo amico, e il secondo a passare alla sua destra e dir: il patriarca di Costantinopoli
136 Il portiere del Gran Palazzo. 137 Il sostituto del papias. 138 Il coppiere. 139 Il portiere del palazzo della Magnaura. 140 Il portiere del palazzo di Dafne (allinterno del Gran Palazzo).

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il cesare il nobilissimo il curopalate il basileopator la patrizia con cintura Bisogna tener presente che soltanto i detentori di questi sei titoli pranzano con gli imperatori nella tavola a parte. Tutti gli altri sono di seconda classe, e cio: il magistro il magistro141. Se uno di questi ha ottenuto una carica, passa davanti allaltro, anche se ultimo a essere stato promosso magistro. In seguito: il rettore il sincello di Roma il sincello di Costantinopoli Se sono presenti sincelli dei patriarchi di Oriente, passano davanti (ai seguenti) secondo la gerarchia dei loro patriarcati. In seguito: larcivescovo di Bulgaria patrizi eunuchi. Chi fra costoro detiene una carica passa avanti allaltro. Lanthypatos patrizio e stratego degli Anatolici Lanthypatos patrizio e domestico delle scholai Lanthypatos patrizio e stratego degli Armeniaci Lanthypatos patrizio e stratego dei Tracesi Lanthypatos patrizio e conte dellOpsikion Lanthypatos patrizio e stratego dei Bucellarii Lanthypatos patrizio e stratego di Cappadocia Lanthypatos patrizio e stratego di Charsianon Lanthypatos patrizio e stratego di Colonea Lanthypatos patrizio e stratego di Paflagonia Lanthypatos patrizio e stratego di Tracia Lanthypatos patrizio e stratego di Macedonia Lanthypatos patrizio e stratego di Caldia
141 La ripetizione si riferisce forse allesistenza di una specie di collegio formato da due magistri effettivi.

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Lanthypatos patrizio e domestico degli excubiti Lanthypatos patrizio ed eparco della citt Lanthypatos patrizio e stratego del Peloponneso Lanthypatos patrizio e stratego di Nicopoli Lanthypatos patrizio e stratego dei Cibirreoti Lanthypatos patrizio e stratego dellEllade Lanthypatos patrizio e stratego di Sicilia [...]
Filoteo, Kletorologhion, sez. I-II (da N. Oikonomides, Les listes de prsance byzantines, Paris 1972).

Liutprando di Cremona
Liutprando nacque forse a Pavia verso il 920 e mor nel 972. Studi alla scuola palatina di Pavia e fu cancelliere di Berengario II, marchese di Ivrea e dal 950 re dItalia, che nel 949 lo invi come ambasciatore a Costantinopoli. Abbandon in seguito Berengario per passare al servizio di Ottone I, dal quale nel 961 ottenne il vescovato di Cremona. Nel 968, mentre era in corso la guerra fra i Bizantini e Ottone I per il possesso dellItalia meridionale, si rec nuovamente a Costantinopoli per risolvere diplomaticamente il conflitto con le nozze fra la porfirogenita Teofano e Ottone II, ma and incontro a un rifiuto. Liutprando fu un buon conoscitore della lingua greca, di cui fa spesso sfoggio nelle sue opere, e almeno fino alla seconda legazione a Costantinopoli un ammiratore del mondo bizantino. Si deve a lui una cronaca dal titolo Antapodosis (letteralmente restituzione, con il racconto delle vicende italiane dall877 al 950, in cui mostra il suo temperamento polemico restituendo a Berengario le offese di cui sarebbe stato vittima. Scrisse inoltre un Liber de gestis Ottonis imperatoris, che narra la storia di Ottone I dal 960 al 964, e una Relatio de legatione constantinopolitana, destinato a narrare lambasceria a Costantinopoli del 968, con un contenuto fortemente avverso al mondo bizantino e allimperatore Niceforo II Foca. Lambasciatore di Berengario II venne solennemente ricevuto a corte da Costantino VII Porfirogenito e si trattenne per qualche tempo nella capitale imperiale prendendo parte anche a cerimonie palatine. La sua testimonianza sulle usanze palatine costituisce una fonte di grande rilievo per la ricostruzione della vita di corte, anche per la possibilit di confrontarla con opere coeve sul cerimoniale.

Uscendo da Pavia il l dagosto (949), giunsi in tre giorni lungo il corso del Po a Venezia, dove trovai leunuco Salemone kitonite142, ambasciatore dei Greci, che, di ritorno dalla Spagna e dalla Sassonia, desiderava tornare a Costantinopoli e conduceva con s il messo del
142 Dignitario eunuco di corte.

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signore nostro, allora re, ora imperatore143, con grandi doni, cio Liutifredo, ricchissimo mercante di Magonza. Partiti da Venezia il 25 agosto arrivammo il 17 settembre a Costantinopoli, dove in che modo inaudito e meraviglioso fummo accolti, non ci rincrescer di scriverlo. Vi a Costantinopoli una casa, contigua al palazzo, di meravigliosa grandezza e bellezza, che dai Greci detta Magnaura, quasi grande aura, con la v posta al luogo del digamma144. Costantino145 fece cos preparare questa casa sia per i messi degli Ispani, che allora erano appena arrivati, sia per me e Liutifredo. Innanzi al sedile dellimperatore stava un albero di bronzo, ma dorato, i cui rami erano pieni di uccelli ugualmente di bronzo e dorati di diverso genere, che secondo le loro specie emettevano i versi dei vari uccelli. Il trono dellimperatore era disposto con una tale arte, che in un momento appariva al suolo, ora pi in alto e subito dopo sublime, e lo custodivano, per dir cos, dei leoni di immensa grandezza, non si sa se di bronzo o di legno, ma ricoperti doro, i quali percuotendo la terra con la coda, aperta la bocca emettevano il ruggito con le mobili lingue. In questa casa dunque fui portato alla presenza dellimperatore sulle spalle di due eunuchi. E sebbene al mio arrivo i leoni emettessero un ruggito, e gli uccelli strepitassero secondo le loro specie, non fui commosso n da paura, n da meraviglia, poich di tutte queste cose ero stato informato da chi le conosceva bene. Chinatomi prono per tre volte adorando limperatore alzai il capo e quello che avevo visto prima seduto elevato da terra in moderata misura, lo vidi poi rivestito di altre vesti seduto presso il soffitto della casa; come ci avvenisse non lo potei pensare, se non forse perch era stato sollevato fin l da un ergalion (argano), con cui si elevano gli alberi dei torchi. Allora non disse nulla di sua bocca, giacch, anche se lo avesse voluto, la grandissima distanza lo avrebbe reso sconveniente, ma per mezzo del logoteta mi domand della vita e della salute di

143 Ottone I. 144 La Magnaura era un edificio del complesso del Gran Palazzo la cui costruzione veniva attribuita a Costantino I, cos chiamato probabilmente dal latino Magna Aula. 145 Costantino VII Porfirogenito.

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Berengario146. Avendogli risposto conseguentemente, ad un cenno dellinterprete uscii e mi ritirai subito nellostello concessomi. Ma non mincresca di ricordare neppure questo, che cosa allora io abbia fatto per Berengario, perch si conosca con quanto amore abbia prediletto costui e che razza di ricompensa abbia da lui ricevuto per le mie buone azioni. Gli ambasciatori degli Ispani ed il nominato Liutifredo, messaggero di Ottone nostro signore, allora re, avevano portato molti doni da parte dei loro signori allimperatore Costantino. Io invece da parte di Berengario non avevo portato nulla se non una lettera, per di pi piena di menzogne. Il mio animo ondeggiava non poco per questa vergogna e meditava attentamente che fare a questo proposito. Mentre ondeggiavo e fluttuavo assai, la mente mi sugger di conferire i doni, che da parte mia avevo recato allimperatore, come da parte di Berengario e di ornare, per quanto potevo, di parole il piccolo dono (Terenzio, Eunuch., 214). Offrii dunque nove bellissime corazze, sette bellissimi scudi con borchie dorate, due coppe dargento dorato, spade, lance, spiedi, quattro schiavi karzimasi, pi preziosi per limperatore di tutte le cose nominate. Infatti i greci chiamano Karzimasio il fanciullo reso eunuco per amputazione dei testicoli e della verga; il che i mercanti di Verdun sogliono fare per grande guadagno e li vendono in Spagna. Fatte queste cose, limperatore diede ordine di chiamarmi a palazzo tre giorni dopo e, rivolgendosi a me di sua bocca, mi invit a banchetto, dopo il quale don a me ed al mio seguito un grande regalo. Ma giacch si presentata loccasione di narrarlo, ritengo bene non tacere, ma descrivere quale sia la sua mensa, soprattutto nei giorni di festa e quali giochi si facciano a mensa. Vi una casa presso lippodromo rivolta a nord di meravigliosa altezza e bellezza, che si chiama Dekaenneakubita147, nome che ha preso non dalla realt, ma per cause apparenti; deka in greco dieci in latino, enna nove, kubita poi possiamo dire le cose inclinate o curvate dal verbo cubare. E questo pertanto, perch nella nativit secondo la carne del signor nostro Ges Cristo (25 dicembre) vengono apparecchiate diciannove mense. A queste limperatore e parimenti i convitati
146 Berengario II marchese di Ivrea. 147 Il Triklinos dei XIX Letti.

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banchettano non seduti, come negli altri giorni, ma sdraiati; in quei giorni si serve non con vasellame dargento, ma solo doro. Dopo il cibo furono recati dei pomi in tre vasi doro che, per lenorme peso, non sono portati dalle mani degli uomini, ma da veicoli coperti di porpora. Due vengono posti sulla mensa in questo modo. Attraverso fori del soffitto tre funi ricoperte di pelli dorate sono calate con anelli doro che, posti alle anse che sporgono nei vassoi, con laiuto in basso di quattro o pi uomini, vengono sollevati sopra la mensa per mezzo di un ergalion girevole, che sopra il soffitto, e allo stesso modo vengono deposti. Tralascio di scrivere, che sarebbe troppo lungo, i giochi che ho visto l; uno solo non mi increscer dinserire qui per la meraviglia. Venne un tale che portava sulla fronte senza aiuto delle mani un palo lungo ventiquattro piedi o pi, che aveva un altro legno di due cubiti per traverso ad un cubito pi in basso dalla sommit. Furono introdotti due fanciulli nudi, ma campestrati, cio con un cinto, i quali salirono sulla pertica, vi fecero evoluzioni e discesero poi a capo in gi, mantenendola immobile come se fosse infitta al suolo con le radici. Quindi, dopo la discesa di uno, laltro, che era rimasto e lass aveva fatto giochi da solo, mi rese attonito per ancor pi grande meraviglia. In ogni modo, finch entrambi avevano giocato, sembrava cosa possibile, perch, sebbene in modo mirabile, governavano con un peso uguale la pertica su cui erano saliti. Ma quel solo che rimase sulla sommit della pertica, poich seppe equilibrare il peso cos bene da giocare e discendere indenne, mi rese cos stupefatto che la mia meraviglia non pass inosservata anche allimperatore in persona. Perci, fatto venire linterprete, mi chiese che cosa mi paresse pi straordinario: il fanciullo che si era equilibrato con s gran misura che la pertica rimaneva immobile, oppure quello che sulla fronte aveva sorretto il tutto con tanta abilit che, n il peso, n le evoluzioni dei fanciulli lo piegarono neppure un po. Dicendo io di non sapere che cosa mi sembrasse thaumastteron, cio pi meraviglioso, egli, scoppiato in una gran risata, rispose che similmente non lo sapeva neppure lui. Ma nemmeno penso di dover tralasciare in silenzio questaltra cosa che col vidi di nuovo e straordinario. Nella settimana prima del baiophoron, che noi diciamo i rami delle palme, limperatore fa lerogazione di monete doro sia ai militari, sia a quelli preposti ai vari uffici, a seconda 60

del merito di ciascun ufficio (24-30 marzo 950). E poich volle che io partecipassi allerogazione, mi ordin di venire. Fu una cosa di tal genere. Era stata posta una mensa di dieci cubiti di lunghezza e quattro di larghezza, che aveva le monete poste in scatolette, secondo che era dovuto a ciascuno, col numero scritto allesterno delle medesime. Entravano alla presenza dellimperatore non alla rinfusa, ma in ordine secondo la chiamata di colui che recitava i nomi scritti degli uomini secondo la dignit dellufficio. Fra questi chiamato per primo il rettore della casa, al quale vengono posti non nelle mani ma sugli omeri le monete con quattro scaramangi (mantelli). Dopo di lui ho domestiks tes askalnes e ho deloggres tes plos, dei quali il primo capo dei soldati, laltro della flotta. Questi, siccome la dignit pari, ricevono monete e mantelli in pari numero e, per la gran quantit, non li portarono gi sugli omeri, ma se li trascinarono dietro a fatica con laiuto di altri. Dopo questi furono ammessi i magistri nel numero di ventiquattro, ai quali furono erogate libbre di monete doro, a ciascuno secondo lo stesso numero ventiquattro, con due mantelli. Dopo questi segu lordine dei patrizi, che ricevettero in dono dodici libbre di monete con un mantello. Non so il numero dei patrizi n quello delle libbre, ma soltanto ci che era dato a ciascuno. Dopo queste cose vien chiamata una turba immensa, dei protospathari, degli spathari, degli spatharokandidati, dei kitoniti, dei manglaviti, dei protokarabi, dei quali uno aveva preso sette libbre, altri sei, cinque, quattro, tre, due, una libbra, secondo il grado di dignit. Non vorrei tu credessi che questa cosa si sia compiuta in un sol giorno. Si cominci il gioved dallora prima del giorno fino allora quarta del venerd e al sabato fu terminata dallimperatore. A questi che prendono meno di una libbra, non gi limperatore ma il parakoimmenos distribuisce per tutta la settimana che precede la Pasqua. Assistendo io e considerando con meraviglia la cosa, limperatore per mezzo del logoteta mi domand che cosa mi piacesse di questa faccenda. E a lui dissi: Mi piacerebbe assai, se mi giovasse; come anche al ricco assetato e ardente il riposo di Lazzaro apparsogli sarebbe piaciuto se gliene fosse venuto pro; ma poich non gliene venne, come, di grazia, avrebbe potuto piacergli? Sorridendo limperatore, un po mosso da vergogna, accenn con il capo che andassi da lui e volentieri mi diede un grande pallio con una libbra di monete doro, che ricevetti ancor pi volentieri. 61

Liutprando di Cremona, Antapodosis, VI, 4-10. (trad. it. in Liutprando di Cremona, Italia e Bisanzio alle soglie dellanno Mille, a cura di M. Oldoni e P. Ariatta, Novara 1987).

Costantino VII Porfirogenito


Il Libro delle cerimonie di corte di Costantino VII Porfirogenito (913-959) la fonte pi importante per ricostruire il cerimoniale palatino in epoca macedone. Il passo che segue, relativo allaccoglienza solenne degli ambasciatori, pu essere confrontato con lopera di Liutprando.

CERIMONIALE PER IL RICEVIMENTO NEL GRANDE TRIKLINOS DELLA MAGNAURA CON I SOVRANI SEDUTI SUL TRONO DI SALOMONE Si deve sapere che, se deve aver luogo un ricevimento nella Magnaura, il palazzo non viene aperto per la processione quotidiana del mattino148. Tutto il senato si reca di buon mattino alla Magnaura e qui indossa gli abiti da cerimonia e al compimento della seconda ora, quando tutto pronto, i prepositi e tutti i membri del cubiculo entrano nella stanza dellimperatore attraverso la chiesa del Signore. Gli imperatori indossano il divitsion e il saghon chrysoperikliston149 ed escono attraverso il portico dei Quaranta Santi e il Sigma accompagnati dal cubiculo, dai manglaviti e dalletera150. Durante il cammino si fermano alla chiesa del Signore e accendono ceri; di qui , attraverso la Sakelle151, 1Oaton152 e il passaggio stretto raggiungono la terrazza
148 La processione quotidiana indica ludienza che ogni mattina il sovrano accordava ai principali ministri. 149 Il saghion chrysoperikleiston era un mantello pi corto della clamide a bande doro. 150 Reparti della guardia del corpo del sovrano: i manglaviti erano armati con un bastone (manglvion), ma portavano anche spada e ascia a doppio taglio; leteria era composta da mercenari stranieri. 151 Edificio che serviva per conservare il tesoro e gli archivi. 152 LOaton, costruito secondo la tradizione da Costantino I, prendeva nome dal latino Ovatum (a forma di uovo) probabilmente per la cupola che lo ricopriva. Era detto anche triklinos del trullos (trou%llov=cupola) e serv da sala di riunione per il VI Concilio ecumenico del 680-681.

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della Magnaura. Si recano quindi nel grande triklinos in cui si trova anche il trono di Salomone153. Qui, nel lato destro verso oriente, allinterno della conca, si trovano i seggi doro con sopra le clamidi e le corone. I sovrani si recano nella camera che si apre nel lato sinistro e, quando tutto stato preparato come si conviene dal maestro di cerimonie, dai prepositi e dal logoteta del dromo, i prepositi entrano nella camera e avvertono i sovrani. I sovrani escono subito e si recano dove si trovano le clamidi e le corone e, dopo che sono stati rivestiti di queste dai prepositi, vanno a sedersi sui troni. A questo punto il popolo, che si trova fuori dalle due tende mobili rivolte a occidente, pronuncia a gran voce gli auguri di lunga vita. I prepositi, subito dopo, escono e introducono nella sala il personale del cubicolo dai due ingressi, a destra e a sinistra, come vuole la consuetudine. Quando questi hanno preso posto, il preposito fa cenno allostiario con la verga doro che esce e introduce la prima entrata154: i magistri. E nuovamente a un cenno del preposito esce un altro ostiario e introduce allo stesso modo la seconda entrata: i patrizi. E di nuovo a un cenno del preposito esce il primo ostiario e introduce allo stesso modo la terza entrata: i senatori e cos via per quante entrate sono previste dalluso e dal regolamento della cerimonia. Quando sono terminate, entrano il catepano con il domestico e i crisotricliniti e si dispongono a destra e a sinistra dinanzi alle due tende mobili rivolte a occidente e, quando hanno preso posto, il preposito fa cenno allostiario con la verga doro che esce e introduce lo straniero sostenuto dal catepano dei basilici o dal conte della scuderia o dal protostrator in compagnia dellinterprete e preceduto dal logotete del dromo. Quando entrato, cade a terra adorando i sovrani e nel frattempo
153 La Magnaura aveva forma basilicale a tre navate e terminava con unabside in cui si trovava il trono di Salomone. Del trono di Salomone la Bibbia ricorda che era fatto di avorio rivestito di oro puro e vi si accedeva da sei gradini. Poi prosegue che il sedile aveva due bracci laterali, ai cui fianchi si ergevano leoni. Dodici leoni si ergevano di qua e di l, sui gradini; non ne esistevano di simili in nessun regno. 154 Le entrate (i bh%la, dal latino velum) erano i diversi corpi di dignitari, che venivano introdotti in ordine di precedenza nelle sale in cui si svolgevano le cerimonie. A un cenno del preposito, lostiario scostava la tenda (il velum) che chiudeva gli ingressi alle sale, come in una celebrazione liturgica.

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suonano gli organi. Egli avanza quindi fino a una certa distanza dal trono imperiale e, quando si fermano, gli strumenti a percussione si fanno sentire. Si deve sapere che, mentre lamico si avvicina al sovrano, entrano le persone pi illustri del suo seguito: questi, dopo aver adorato, prendono posto in prossimit delle due tende mobili. Quando il logoteta rivolge le domande consuete allospite, i leoni cominciano a ruggire e gli uccelli sul trono e sugli alberi a cantare armoniosamente; gli animali che si trovano sul trono si sollevano dalle loro basi. Mentre ci ha luogo, il protonotario del dromo porta il dono dello straniero e, subito dopo, suonano di nuovo gli strumenti a percussione, i leoni tacciono, gli uccelli smettono di cantare e gli animali tornano nel posto che avevano in precedenza. Dopo la presentazione dei doni lo straniero viene invitato ad andarsene dal logoteta e, dopo aver adorato, esce dalla sala. Mentre egli si accinge ad uscire suonano gli organi, i leoni e gli uccelli fanno sentire le rispettive voci e tutti gli animali si sollevano dalle basi. Quando lo straniero uscito dalla tenda gli organi cessano di suonare, gli uccelli e le belve ritornano al posto precedente. Se c anche un altro amico e i sovrani ordinano di introdurlo, viene di nuovo osservato lo stesso cerimoniale al suo ingresso e alla sua uscita, secondo quanto si detto sopra. Lo stesso cerimoniale, in breve, viene ripetuto ugualmente per tutti gli amici che i sovrani vogliono introdurre, come si detto. Si deve sapere che, quando gli amici sono usciti, il preposito dice a gran voce: favorite! ed escono magistri, patrizi e senatori dopo aver augurato il per molti anni!. Dopo che questi sono usciti, il preposito dice di nuovo favorite! ed escono i crisotricliniti e il personale del cubicolo dopo aver augurato per molti anni!. Quando tutti sono usciti, i sovrani scendono dal trono, depongono le corone e le clamidi e indossano i loro sagia chrysoperik1eista. Si recano quindi in forma privata nel palazzo da Dio conservato attraverso lo stesso itinerario seguito allandata e accompagnati dai cubiculari; quando il corteo giunge al Crisotriclinio, essi lasciano il sovrano dopo aver augurato per molti anni! e ci che segue.
de cerim. II, l5, pp. 566-570 (in CONSTANTINI PORPHYROGENITI de cerimoniis aulae byzantinae, I, a cura di I. I. Reiske, Bonn 1829)

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La Relatio de legatione constantinopolitana


Liutprando descrive in maniera caricaturale la processione solenne del giorno della Pentecoste seguita, come da consuetudine, dal banchetto.

gi passata lora seconda, disse Niceforo: dobbiamo celebrare la proleusis, cio la processione. Facciamo ci che ora preme (Virgil., Bucol., 9, 66); a queste cose ti risponderemo al tempo opportuno. Non mi incresca farvi la descrizione della proleusis (processione) e a voi, miei signori, di udirla. Una moltitudine copiosa di bottegai e di gente ignobile, radunata in quella solennit per accogliere e lodare Niceforo, occupava dal palazzo fino a S. Sofia i margini della via a formare per cos dire un muro; era mal ornata di piccoli scudi assai leggeri e lance da poco. Ad accrescere questo brutto spettacolo si aggiunge il fatto che la maggior parte del volgo, a lode di lui, avanzava a piedi scalzi. Credo che in tal modo essi pensassero di essere piuttosto di ornamento alla proleusis stessa. Ma anche i suoi ottimati, che con lui passarono in mezzo a quella moltitudine di plebe scalza, erano rivestiti di tuniche ampie e tutte bucherellate per troppa vetust. Avrebbero potuto partecipare pi decorosamente indossando labito di tutti i giorni. Non vera nessuno fra loro il cui trisavolo avesse avuto nuova quella tunica. Col nessuno era ornato doro o di gemme, se non il solo Niceforo, che i paludamenti imperiali, confezionati a misura del corpo degli antenati, rendevano ancor pi brutto. Per la salvezza vostra, che mi pi cara della mia! (Cic., Pro Sestio, 45): una veste preziosa dei vostri maggiorenti pi preziosa di cento di queste e forse di pi. Condotto dunque alla proleusis, presi posto in un luogo elevato presso agli psaltai, cio i cantori. E mentre quel mostro avanzava, i cantori adulatori acclamavano: Ecco, viene la stella mattutina, sorge Eoo (Virgil., Eneid., 3, 588), riverbera con lo sguardo i raggi del sole, pallida morte dei Saraceni, Niceforo mdon, cio principe. Per cui si cantava anche: Mdonti, cio al principe, Niceforo poll te, cio siano molti anni. O genti, adorate, venerate, a lui solo piegate il collo! Quanto pi sinceramente allora avrebbero potuto cantare: O carbone spento, vieni, mele (mio caro) tu che sei come una vecchia nellincedere, Silvano nel volto, rustico 65

errante per le selve, piede di capra, cornuto, bimembre (come un satiro), setoloso, indocile, agreste, barbaro, rozzo, villoso, ribelle (Anthol. Latina, I, 2, n. 682), schiavo poltrone di Cappadocia (Cic., post red. Ad sen., 14)!. Rigonfio di superbia per quelle nenie menzognere, entra in S. Sofia, e lo seguivano a distanza gli imperatori suoi signori, che lo adoravano piegandosi fino a terra nel bacio della pace. Un suo armigero, infilata una freccia su una canna, tracci nella chiesa la data che segna da che tempo incominci a regnare, e cos chi non ha visto ci, capisce lanno del suo impero. Mi invit ad essere suo commensale per quello stesso giorno. Non mi ritenne per degno di aver la precedenza su chiunque dei suoi nobili, e cos sedetti al quindicesimo posto da lui senza tovaglia: nessuno dei miei compagni non dico solo che non sedette alla mensa, ma non vide nemmeno la casa in cui ero convitato. Durante quella cena turpe e stomachevole, secondo le usanze degli ubriachi, unta dolio e aspersa di un certo pessimo liquido di pesci, mi fece molte domande sulla potenza vostra, sui regni ed i soldati. E mentre gli rispondevo punto per punto con sincerit, disse: Tu menti: i soldati del tuo padrone non sanno andare a cavallo, sono inesperti di combattimenti a piedi; la grandezza degli scudi, il peso delle corazze, la lunghezza delle spade, il peso degli elmi non li lascia combattere in nessuna direzione. E sogghignando aggiunse: Gli dimpedimento anche la gastrimarga, cio la ghiottoneria del ventre: il loro dio il ventre, loro coraggio la crapula, loro fortezza lubriachezza, il digiuno invece li infiacchisce e la sobriet causa di paura. Nemmeno in mare il tuo signore ha flotte in abbondanza. Io solo posseggo il nerbo delle forze di mare e lo assalir con le flotte, distrugger con la guerra le sue citt sul mare e ridurr in cenere quelle che sono vicine ai fiumi.
Liutprando di Cremona, Relazione dellambasceria a Costantinopoli, 8-11. (trad. it. in Liutprando di Cremona, Italia e Bisanzio alle soglie dellanno Mille, a cura di M. Oldoni e P. Ariatta, Novara 1987).

Il Tattato sulle cariche dello pseudo Codino

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Il Trattato sulle cariche (de officiis), falsamente attribuito al curopalate Codino, ci porta agli anni fra 1347 e 1368. La corte di Bisanzio si profondamente trasformata dallet aurea, il cerimoniale si semplificato e ha perso molto delloriginario splendore, in parallelo con la decadenza dellimpero. Nel Trecento cambiata la gerarchia con la comparsa di nuovi titoli e il venir meno o la degradazione dei vecchi, molte cerimonie sono cadute in disuso o sono state modificate ma, soprattutto, se ne ridotto il tono e lampiezza. Il Trattato sulle cariche comprende capitoli sulla gerarchia di corte, sulle uniformi dei dignitari, sulle feste, i compiti dei capi militari, lincoronazione imperiale, la promozione dei dignitari civili ed ecclesiastici, sugli abiti dellimperatore e il fidanzamento del sovrano. Il passo che segue riguarda la nuova gerarchia delle dignit di corte.

Sullordine delle dignit e degli uffici: I figli dellimperatore, i despoti, hanno la precedenza sui fratelli e i generi dellimperatore, nel caso che anche essi siano despoti. Despota155 Sebastokrtor156 Cesare Protovestirio157 Limperatore Michele, il primo dei Paleologi, avendo tolto al protosebasto gli abiti verdi, li confer a suo nipote Michele Tarcaniota dopo avergli dato il titolo di protovestiario. Gran duca158 Gran domestico159 Limperatore Andronico, il primo dei Paleologi [Andronico II], avendo tolto alleparco gli ornamenti gialli che portava fin dallorigine, li confer a suo nipote Giovanni Paleologo figlio del Porfrogenito dopo averlo creato panipersbasto ponendolo al di sopra di tutti i suoi nipoti e inoltre del protovestirio, del gran duca, del gran domestico e degli altri. Il secondo imperatore Andronico [Andronico III] e limperatore suo nonno fecero il gran domestico Giovanni Cantacuzeno che divenuto
155 Titolo creato da Alessio I Comneno e riservato alla famiglia imperiale. Se non destinato al comando, il despota non aveva alcun incarico palatino. 156 Un altro titolo dovuto ad Alessio I, senza particolari funzioni palatine. 157 Il rango di provestiario era conferito a personaggi di alto rango non eunuchi, dopo essere stata per secoli riservata a questi. Il protovestiario aveva il compito di organizzare i ricevimenti del sovrano. 158 Comandante della flotta. 159 Comandante delle forze di terra.

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anche imperatore di rango uguale al panipersebasto. In seguito limperatore Andronico, dopo la morte di suo nonno imperatore, colloc il gran domestico Cantacuzeno, per rendergli onore, al di sopra di tutti: dei nipoti di suo nonno e imperatore, cos come di tutti gli altri, ivi compreso il panipersebasto e il protovestiario, e in questo modo il gran domestico fu il primo dopo il cesare, seguito dagli altri. Panipersbasto160 Protovestiario Gran duca Protostrator Grande stratopedrca161 Gran primicerio162 Gran connestbile163 Gran logotte164 Protosvasto165 Pinkrnes Curopalate166. Parakoimnenos del sigillo167 Parakoimmenos della camera168 Logotete del ghenikn169: limperatore primo dei Paleologi per onorare Teodoro Metochite, che era logotete del ghenikn, lo fece gran

160 Dignit introdotta al tempo dei Comneni, senza alcun compito. 161 Addetto al rifornimento dellesercito. 162 Durante le cerimonie consegnava lo scettro al sovrano. 163 Al comando dei mercenari occidentali. 164 Capo della cancelleria. 165 Dignitario senza alcun servizio. 166 Dignitario senza alcun servizio. 167 Addetto al sigillo imperiale 168 Direttore dei servizi nella camera imperiale. 169 Al tempo dello pseudo Codino si era persa la nozione del servizio prestato da questo antico ministro finanziario.

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logotete170: quello era al di sopra del grande stratopedarca ma al di sotto del protostrator. []
Fonti e bibliografia orientativa Liutprando: J. Becker, Die Werke Liudprands von Cremona, Hannover und Lepzig 1915 (Mon. Germ. Hist. in usum schol. ex Mon. Germ. Hist. separatim editi) e trad. it.: Liutprando di Cremona, Italia e Bisanzio alle soglie dellanno Mille, a cura di M. Oldoni e P. Ariatta, Novara 1987. La Storia Segreta di Procopio di Cesarea: Procopio, Storie segrete, introduzione, revisione critica del testo e note di F. Conca, versione italiana di P. Cesaretti, Milano 1996. Corippo: Corippe (Flavius Cresconius Corippus), loge de lempereur Justin II, texte tabli et traduit par S. Ants, Paris 1981. Costantino Porfirogenito: Constantini Porphyrogeniti de cerimoniis aulae byzantinae libri duo graece et latine e recens. I. I. Reiske, I, Bonnae 1829 (Corpus Scriptorum Historiae Byzantinae, 11); Constantin VII Porphyrognte, Le livre des Crmonies. Texte tabli et traduit par A. Vogt, I-II, Paris 19672 (edizione e traduzione parziale); Costantino Porfirogenito, Ibn Rosteh, Liutprando di Cremona, Il libro delle cerimonie, a cura di M. Panasca, Palermo 1993 (trad. it. parziale). Filoteo e le liste di precedenza: Les listes de prsance byzantines des IXe et Xe sicles. Introduction, texte, traduction et commentaire par N. Oikonomids, Paris 1972. Psuedo Codino: Pseudo-Kodinos, Trait des offices, introduction, texte et traduction par J. Verpeaux, Paris 1966. La storia di Bisanzio: G. Ostrogorsky, Storia dellimpero bizantino, trad. it., Torino 1968; F. Conca, U. Criscuolo e R. Maisano, Bisanzio. Storia e civilt, Milano 1994. Antologia di fonti storiche bizantine: Bisanzio nella sua letteratura, a cura di U. Albini e E. V. Maltese, Milano 1984. Ideologia imperiale: O. Treitinger, Die ostrmische Kaiser-und Reichsidee nach ihrer Gestaltung im hfischen Zeremoniell, Jena 1938 (rist. anast. Darmstadt 1956); G. Grabar, Lempereur dans lart byzantin. Recherches sur lart officiel de lempire dOrient, Paris 1936 (rist. anast. London 1971). Il palazzo e la topografia di Costantinopoli: R. Guilland, tudes de topographie de Constantinople byzantine, I-II, Berlin-Amsterdam 1968; R. Janin, Constantinople byzantine. Dveloppement urbain et rpertoire topographique, Paris 19642. La nobilt: R. Guilland, Recherches sur les institutions byzantines, I-II, Berlin-Amsterdam 1967; A. P. Kazhdan S. Ronchey, Laristocrazia bizantina dal principio dellXI alla fine del XII secolo, Palermo 1997. La vita a corte: J. Ebersolt, tudes sur la vie publique et prive la cour byzantine, in Revue de lhistoire des rligions 26 (1917), pp. 3-105 (= J. E., Constantinople. Rcueil dtudes darchologie et dhistoire, Paris 1951); M. McCormick, Limperatore, in Luomo bizantino, a cura di G. Cavallo, Roma-Bari 1992, pp. 339-379; G. Ravegnani, La corte di Bisanzio, Ravenna 1984; La corte di Giustiniano, Roma 1989. Abiti e insegne: A. Pertusi, Insegne del potere sovrano e delegato a Bisanzio e nei paesi di influenza bizantina, in Simboli e simbologia nellalto Medioevo, Spoleto 1976, pp. 481-568; E. Piltz, Kamelaukion et mitra. Insignes byzantins impriaux et ecclsiastiques, Uppsala 1977. Arte e cerimoniale: Ch. Walter, Art and Ritual of the Byzantine Church, London 1982; S. G. MacCormack, Arte e cerimoniale 170 Primo ministro. Teodoro Metochite (1270-1332), uomo di stato e letterato al tempo di Andronico II Paleologo: si deve a lui un restauro della chiesa di Cristo in Chora a Costantinopoli (Kariye Camii), dove si vede ancora un suo ritratto a mosaico.

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nellantichit, trad. it., Torino 1995. Iconografia imperiale: I. Spatharakis, The Portrait in the Byzantine Illuminated Greek Manuscripts, Leiden 1976.

ILLUSTRAZIONI

1. Teodosio I presiede i giochi dellippodromo Rilievo in marmo, sec. IV (390-ca.395) Istanbul, At Meydani, base dellobelisco di Teodosio I (lato sud-est). Lobelisco di Teodosio un monolito alto m. 18,54 proveniente da Heliopolis dove era stato eretto in onore del faraone Tutmosi III. Fu portato a Costantinopoli nel 390 e venne eretto nella spina, lasse centrale dellippodromo, su una base quadrangolare di marmo che reca una serie di rilievi e due iscrizioni. Nel lato nord-ovest si vede Teodosio I seduto nel Kathisma con Valentiniano II a destra e, a sinistra, Arcadio e Onorio. Si notano inoltre cinque dignitari raggruppati intorno ai sovrani e, dietro ai dignitari, la guardia del corpo dellimperatore. Nel riquadro sottostante alcuni barbari vestiti di pelli offrono doni allimperatore compiendo latto di proskynesis. Limmagine commemora simbolicamente il tema della vittoria imperiale e ricorda i trionfi celebrati allippodromo.

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2. Imperatore anonimo Statua di bronzo, sec. V (?) Barletta, chiesa del S. Sepolcro (altezza: m. 5) La statua faceva parte del bottino portato dai Veneziani da Costantinopoli nel 1204, ma la nave su cui era stata caricata naufrag in prossimit di Barletta. Mani e gambe del sovrano vennero restaurate nel 1491. Limperatore, in abiti militari con corazza e paludamento, regge un globo con la sinistra e la croce con la destra. In capo porta il diadema in uso nel tardo antico, formato da una banda di seta annodabile sulla nuca con una duplice fila di perle e una pietra preziosa allaltezza della fronte. stato variamente identificato con sovrani dei secc. IV-VII fra cui Valentiniano I imperatore di Occidente (364-375) e Marciano (450-457). Fino allottavo secolo fu praticata lusanza di erigere statue in onore di ogni nuovo sovrano. Le statue e, in genere, le immagini imperiali furono oggetto di un culto particolare, di derivazione pagana, che ancora assai intenso in et tardo antica. Le statue degli imperatori godevano, tra laltro, del diritto di asilo e la dedicazione di queste era solennizzata con festeggiamenti, che furono per limitati da Teodosio II e Valentiniano III con una legge del 425.

3. Imperatrice anonima (probab. Ariane) Avorio, tavoletta di dittico imperiale, fine V-inizio VI Firenze, Museo Nazionale del Bargello (altezza: cm. 30, 5; larghezza: cm. 10, 6). Si tratta probabilmente di Ariadne, moglie di Zenone e di Anastasio I, morta nel 515. Limperatrice raffigurata in abiti da cerimonia, con il globo crucigero nella destra e lo scettro nella sinistra, sotto una cupola sorretta da quattro colonne che ricorda il trono con baldacchino esistente a Palazzo nel VI secolo. Porta in capo una corona formata da un cerchio sottile con pietre preziose e sormontata da un pennacchio. Dalla corona scendono i prependlia, cio i lunghi pendagli che formavano il normale ornamento delle corone delle imperatrici. Al

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collo porta una stretta collana e, pi sotto, il manikis o manikion, un collare di stoffa ornato con pietre preziose e perle adottato dal costume persiano. Nella clamide ornata con una doppia fila di grosse perle si nota un riquadro (il tablon) con limmagine di un giovane sovrano in abiti consolari in cui si visto Leone (II), figlio di Zenone e Ariadne. Lusanza di riprodurre l'immagine imperiale sugli abiti da cerimonia delle sovrane e degli alti dignitari di corte attestata nei secoli V, VI e XIV.

4. Sportello del dittico consolare di Areobindo, a. 506 Parigi, Muse National du Moyen Age et des Thermes de Cluny (altezza: 38, 8 cm; larghezza: 13, 7 cm) Iscrizione: EX C(omite) SAC(ri) STAB(uli) et M(agister) M(ilitum) P(er) OR(ientem) EX C(onsule) C(onsul) OR(dinarius). Areobindo, console a Costantinopoli nel 506, raffigurato sulla sedia di parata (sella curulis) con lo scettro nella sinistra (scipio eburneus) sormontato da unaquila e da un busto dellimperatore Anastasio I (con in mano probabilmente un globo e una lancia la cui estremit spezzata) e nella destra la mappa, il drappo con cui dava il segnale dellinizio dei giochi del circo. Indossa inoltre la trabea, il lungo manto che gli avvolge le spalle e cade sul davanti dove unestremit tenuta sollevata con il braccio sinistro: nella banda verticale di questa si vedono due personaggi che potrebbero essere suoi parenti (forse il padre Dagalaifo e il suocero Olibrio). Lo stesso abbigliamento era usato dallimperatore allorch assumeva il consolato, ma la sua trabea era ornata con pietre preziose e, inoltre, aveva la corona in capo. Vicino ad Areobindo si notano i busti di due personaggi non identificabili e ai lati, sulla sella curulis, due figure femminili. In fondo si nota un arco sostenuto da due capitelli, che ricorda il tribunal, la loggia da cui il console assisteva ai giochi. Al di sotto scene del circo, con combattimenti fra animali e di uomini contro animali. Si vedono poi palmette, piatti e un oggetto a forma rettangolare, a ricordo verosimilmente dei premi concessi ai vincitori delle gare. Flavio Areobindo Dagalaifo Areobindo, appartenente a una famiglia di germani romanizzati (di cui alcuni membri erano stati consoli nel V secolo), spos Anicia Giuliana, figlia dellimperatore Olibrio. La sua carriera pass attraverso i gradi di comes sacri stabuli (sovrintendente alle scuderie imperiali), poi di magister militum per Orientem fra 503 e 505, quando fu uno dei comandanti della guerra contro i Persiani. Prima di diventare console ordinario, rivest inoltre il consolato onorario. Mor non molto dopo il 512.

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5. Dittico del console Anastasio, a. 517 Parigi, Bibliothque Nazionale, Cabinet des Mdailles (altezza: 36 cm; larghezza: 13 cm) Iscrizione: FL(avius) ANASTASIVS PAVLVS PROBVS SABINIAN(us) POMPEIVS ANASTASIVS VIR INL(ustris) COM(es) DOMESTIC(orum) EQVIT(um) ET CONS(ul) ORDIN(arius). Il dittico, ancora integro, mostra in alto medaglioni con i busti di Anastasio I e Ariadne e del console Pompeo, padre di Anastasio. In basso scene dei giochi del circo. Anastasio, console a Costantinopoli nel 517, forse un pronipote dellimperatore Anastasio I e presumibilmente fratello del console dellanno successivo.

6. Sportello del dittico del console Magno, a. 518 Parigi, Bibliothque Nationale, Cabinet des Mdailles (altezza: 26, 2 cm; larghezza: 13 cm). Flavio Anastasio Paolo Probo Moschiano Probo Magno, console a Costantinopoli nel 518. La tavoletta stata tagliata in alto e in basso. Il console seduto nella sella curulis in abiti trionfali, con ai lati le allegorie di Roma e di Costantinopoli.

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7. Imperatore anonimo Tavoletta di dittico imperiale, sec. VI Parigi, Museo del Louvre (altezza: 34 cm; larghezza: 26 cm). Si tratta di una composizione trionfale che mostra un sovrano a cavallo, identificato con Anastasio I (491-518) o con Giustiniano I (527-565), in abiti militari e con in capo una corona rigida senza pendagli. Il sovrano accolto da una figura alata della Vittoria. Un barbaro gli regge la lancia, dietro al cavallo, e altri barbari nello scomparto sottostante gli porgono tributi. La personificazione della Terra regge il piede dellimperatore per significare in termini simbolici luniversalit del suo potere, mentre in alto un Cristo imberbe lo benedice. Si nota infine, a destra del cavaliere, un personaggio in abiti da generale romano che gli rende omaggio presentando una statuetta della Vittoria che regge una corona di alloro. La scena ricorda il ritorno di un imperatore da una campagna militare vittoriosa, un avvenimento che veniva celebrato con particolare solennit nel cerimoniale di corte. In termini simbolici sottolinea inoltre la concezione del sovrano sempre vincitore.

8. La corte celeste Ravenna, chiesa di S. Vitale, catino absidale, VI secolo. La costruzione della chiesa di S. Vitale di Ravenna fu iniziata dal vescovo Ecclesio probabilmente dopo il 526, quando al trono ostrogoto sal Amalasunta, figlia di Teodorico, che adott una politica conciliante nei confronti dei cattolici. I fondi per ledificazione (26.000 solidi) vennero forniti secondo la tradizione da Giuliano Argentario, un eminente personaggio ravennate che si ritiene essere stato un ricco banchiere locale e, forse, agente dellimperatore Giustiniano nella citt ancora in mano degli Ostrogoti. I lavori terminarono quando Ravenna era gi passata ai Bizantini (maggio 540) e la nuova chiesa fu consacrata nel maggio del 547 o, pi probabilmente, del 548 sotto lepiscopato di Massimiano, il presule nativo di Pola che per primo assunse il titolo di arcivescovo di Ravenna. Ledificio ha forma ottagonale e allinterno presenta una decorazione musiva in cui hanno particolare rilevanza la raffigurazione della corte celeste nel catino absidale e, nei due riquadri

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sottostanti in basso, quella della corte terrestre rappresentata dalle immagini di Giustiniano e di Teodora con i rispettivi seguiti. Nel mosaico con la corte celeste si vedono cinque personaggi su un prato cosparso di fiori e con quattro fiumi simbolici che scaturiscono da due strati di rocce. In mezzo, su un globo turchino, siede il Redentore affiancato da due arcangeli, vestito di porpora e con il nimbo crucesignato: con la sinistra regge il rotolo dai sette sigilli e con la destra porge la corona trionfale a S. Vitale, che avanza per riceverle con la mano sotto la clamide. Dalla parte opposta si nota il vescovo Ecclesio che reca in mano un modellino della chiesa. Si tratta di un esempio di iconografia religiosa mediata da aspetti della vita di corte: il Cristo ha la stessa posizione ieratica che doveva assumere il sovrano in trono, gli arcangeli compiono atti apparentemente rituali di presentazione come gli eunuchi di fianco allimperatore in trono e il santo che si presenta al Cristo corrisponde a un suddito che ottiene solennemente uninvestitura: secondo letichetta si dovevano nascondere le mani sotto il mantello quando si riceveva qualche cosa dallimperatore in trono. Labito di S. Vitale ricorda inoltre labbigliamento ufficiale di un dignitario.

9. Giustiniano e la sua corte Mosaico, sec. VI Ravenna, chiesa di S. Vitale Giustiniano raffigurato in atto di offrire una patena aurea chiesa. Il corteo, da destra, inizia con un suddiacono con il turibolo seguito da un diacono con levangeliario in mano. Vengono quindi il vescovo Massimiano - lunico personaggio il cui nome stato scritto - e un dignitario in cui si visto il banchiere Giovanni Argentario che finanzi la costruzione di S Vitale o anche il prefetto del pretorio di Italia. Dopo limperatore, in abiti ufficiali e con il capo nimbato, si vedono altri due dignitari, che potrebbero essere Belisario e Narsete, e alcuni soldati della guardia.

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Il volto di Giustiniano (che al tempo della consacrazione aveva circa sessantacinque anni) dovette essere riprodotto sulla scorta delle immagini inviate nelle province, mentre per quello del vescovo Massimimiano lartista si bas sicuramente sui caratteri fisionomici del vescovo. Il mosaico offre un esempio di abbigliamento civile dellimperatore. Giustiniano porta sandali. (kampaghia) di porpora ornati con pietre preziose; brache (tibialia) di porpora e, sopra, il divitision, che la tunica bianca con liste doro lunga fino al ginocchio e fermata con una cintura. Sopra la tunica indossa la clamide di porpora con tablion (il riquadro di stoffa a forma rettangolare) decorato con disegni di uccelli in cerchi rossi e che prosegue nella parte posteriore della clamide. Questa indossata, secondo la consuetudine, in modo da lasciare libero il braccio destro ed tenuta ferma sulla spalla destra da una fibbia (la fibula) da cui pendono tre catenelle terminanti ognuna in una grossa perla. La corona lo stemma formato da un cerchio rigido con perle e pietre preziose da cui scendono quattro pendagli. Corona, manto di porpora, fibbia e calzari di porpora erano considerati insegne della regalit. I dignitari a destra di Giustiniano portano una tunica bianca ornata con disegni geometrici, clamide con tablion e kampaghia neri. Si notano poi le spalline, diverse nelle due figure, probabili insegne del grado. Si tratta forse delluniforme dei patrizi nel VI secolo.

10. Teodora e la sua corte Mosaico, sec. VI Ravenna, chiesa di S. Vitale Teodora avanza portando in mano un calice doro tempestato di gemme. preceduta da due dignitari civili ed seguita da sette dame, di cui le prime due potrebbero essere Antonina e Giovannina, moglie e figlia di Belisario. Sopra una tunica bianca listata doro Teodora indossa la clamide purpurea con, in basso, la raffigurazione dellofferta dei Re Magi. Al collo porta collana e maniakis, mentre dalla corona scendono lunghi prependulia formati da una duplice fila di perle. Il dignitario eunuco a destra di Teodora indossa un abito simile a quello dei dignitari di Giustiniano. Le donne a sinistra dellimperatrice danno un'idea dellabito delle dame di corte nel VI secolo.

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11. S.Agnese Disegno dal mosaico della chiesa di S. Agnese a Roma Sec. VII, a. 625-638. Nelloriginale si vede la santa fra papa Onorio I in atto di offrire un modello della chiesa e un altro pontefice (Liberio o Simmaco). Si tratta di un esempio di iconografia non ufficiale che mostra la santa in abiti di imperatrice di Bisanzio.

12. S. Gregorio di Nazianzo e limperatore Teodosio I Parigi, Bibliothque Nationale, Cod. Paris. gr. 510, f. 239r, sec. IX (879 ca.). La miniatura illustra il testo del quarantaduesimo discorso di S. Gregorio di Nazianzo. Il santo, con il capo nimbato, manifesta il desiderio di poter lasciare Costantinopoli al fine di consentire a Teodosio I di ristabilire la concordia fra i padri del concilio (del 381). Limperatore, sceso dal trono, si intrattiene con il santo. Teodosio I, con il capo nimbato, porta una corona rossa con doppia fila di perle e uno smeraldo sulla fronte. Indossa una tunica azzurra e una clamide porpora con decorazioni geometriche, tablion e ornamenti di oro e di perle. Ai suoi piedi i calzari di porpora. Dietro al sovrano due dignitari con la spada appoggiata sulla spalla sinistra.

13. S. Elena Miniatura del Cod. Paris. gr. 510, f. 285r Il particolare della miniatura mostra santa Paraskeue e S. Elena, questultima in abito di imperatrice del IX secolo. Limperatrice porta un loros con frange e ornamenti quadrangolari che contengono alternativamente una pietra rotonda e una quadrata.

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13a. S. Elena Disegno dalla miniatura precedente.

14. Leone VI Smalto, particolare di corona votiva Venezia, Tesoro di S. Marco, sec. IX-X (900 ca.). La corona di Leone VI conservata al Tesoro di S. Marco reca sei medaglioni con smalti di santi e uno con il busto dellimperatore e liscrizione greca: Leon desp(otes). In origine la corona, in argento dorato, presentava quattordici medaglioni con immagini a solo busto. Attualmente, oltre a quella di Leone VI, si conservano le immagini dei ss. Andrea, Paolo, Giacomo, Bartolomeo, Luca e Marco. Le altre mostravano verosimilmente il Cristo e i restanti apostoli. Leone VI ha il capo nimbato, indossa tunica e loros e porta in capo lo stemma sormontato dalla croce e decorato da due file di perle che scendono ai lati del viso.

14 a. Particolare della corona di Leone VI

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15. Limperatore Alessandro (912-913) Mosaico, sec. X (912-913) Istanbul, S. Sofia. Alessandro raffigurato con gli abiti da cerimonia che ricordano quelli portati dallimperatore quando si recava in processione solenne a S. Sofia il giorno di Pasqua, con la variante dello scettro nella mano sinistra qui sostituito dal globo. Ai lati della figura quattro medaglioni con il nome dellimperatore (in alto a destra) e tre monogrammi cruciformi in cui si legge, iniziando da sinistra in alto: Signore aiuta il tuo servo sovrano ortodosso (e) fedele. Alessandro porta corona con croce e pendenti, nella destra ha lakakia e indossa un loros tempestato di perle e pietre preziose.

16. Leone VI ai piedi del Cristo Mosaico, sec. IX-X (886-910) Istanbul, S. Sofia. La figura dellimperatore in proskynesis dinanzi al Cristo ricorda probabilmente un atto del cerimoniale di corte, per cui entrando a S. Sofia il sovrano si genufletteva per tre volte.

17. Costantino VII incoronato dal Cristo Avorio, sec. X Mosca, Museo delle Belle Arti Limperatore simbolicamente incoronato da Cristo, da cui emana il suo potere. Costantino VII indossa una lunga tunica, il loros e porta la corona aperta con pendagli di perle. Liscrizione greca dice: Costantino in Dio autocrate (e) imperatore dei Romani.

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Limmagine ricorda il rito di investitura religiosa a S. Sofia durante il quale limperatore piegava il capo di fronte al patriarca che lo incoronava.

18. Romano II co-imperatore ed Eudocia incoronati da Cristo Avorio, sec. X (944-949) Parigi, Bibliothque Nationale, Cabinet des Mdailles Romano II, figlio di Costantino VII e imperatore dal 959 al 963, spos nel 944 Berta figlia illegittima di Ugo di Provenza, che fu incoronata con il nome bizantino di Eudocia. Mor nel 949. Sopra il capo dei sovrani si legge: Romano basileus dei Romani e Eudocia basilis dei Romani.

19. Il Gran Palazzo nel X secolo. Il Libro delle cerimonie di corte di Costantino VII Porfirogenito ha consentito agli storici di ricostruire laspetto del Palazzo, con esiti pi o meno felici, ma superiori a quanto si sia potuto trovare con gli scavi archeologici. Vi si trovano infatti numerosi riferimenti che consentono di stabilire nelle linee essenziali la disposizione, la funzione e, talvolta, la struttura interna dei vari edifici del complesso. La ricostruzione fatta da C. Vogt (pianta con lindicazione dei vari edifici e disegno) si trova in appendice alledizione del 1934 del Libro delle cerimonie.

20. Incoronazione di David Miniatura, sec. X (952?) Parigi, Bibliothque Nationale, cod. Paris. gr. 139, f. 6v. La miniatura a illustrazione di un Salterio proveniente forse dalla biblioteca imperiale di Costantinopoli mostra il re David, con uno scettro in mano, sollevato sullo scudo mentre una figura femminile gli pone in campo una corona ornata di pietre preziose.

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La cerimonia ricorda il rito militare di proclamazione degli imperatori di Bisanzio.

21. Esaltazione di David Miniatura del cod. Paris. gr. 139, f. 7v. David in abiti imperiali, con il capo nimbato, tiene in mano il libro dei Salmi aperto allinizio del salmo LXXI. Ai suoi lati due figure femminili che rappresentano la Saggezza (Sophia) e la Profezia. La Saggezza tiene un libro chiuso sotto il braccio sinistro, mentre la Profezia indica il libro del re e tiene nella mano sinistra un rotolo chiuso. Gli imperatori di Bisanzio erano spesso paragonati a Salomone o a David, per cui il modello delliconografia imperiale viene adattato anche a questi re biblici.

22. Leone patrizio Miniatura, sec. X Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. Reg. gr. 1, f. 2v. Maria, con il capo leggermente piegato, riceve con la destra la Bibbia offerta dal donatore e con la sinistra indica il Cristo in cielo. La miniatura contenuta in un codice della Bibbia che fu offerta al monastero di S. Nicola da Leone patrizio qui raffigurato in atteggiamento di proskynesis e vestito con clamide e tunica. Liscrizione alle spalle del donatore ne precisa il nome e il rango: Leone patrizio, preposito e sacellario presenta l'exekontabiblos alla santissima Madre di Dio. Si tratta di un funzionario eunuco (preposito) con il titolo nobiliare di patrizio e, in pi, la carica di sacellario (tesoriere). Liscrizione in margine alla miniatura precisa inoltre: La santissima Madre di Dio assieme al Cristo mentre ricevono il libro da Leone preposito patrizio e sacellario

23. Macario e Costantino Miniatura del Cod. Vat. Reg. gr. 1, f. 3r. Ligumeno Makar (a sinistra) e il protospatario Costantino ai piedi di S. Nicola, come precisano le iscrizioni: Il reverendissimo kathegumenos Makar che giace ai piedi di S. Nicola e Costantino di buona memoria che fu protospatario fratello del sacellario che con laiuto di Dio fond il monastero. A differenza di Leone, il fratello Costantino un dignitario barbuto del rango di protospatario.

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24. Limperatrice S. Teofano Disegno da miniatura, secc. X-XI (976-1025) Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1613, p. 249 Il manoscritto contiene un Menologio da settembre a febbraio appartenuto allimperatore Basilio II e arricchito con oltre quattrocento miniature. La miniatura mostra limperatrice e santa Teofano, prima moglie di Leone VI (m. 897). La sovrana, in atteggiamento di preghiera, porta una corona sormontata da triangoli e una clamide ornata con foglie di edera inscritte in cerchi. Teofano apparteneva alla famiglia dei Martiniakioi (dellaristocrazia della capitale) e, a quanto sappiamo, fu lultima a essere scelta con il concorso di bellezza.

25. Trionfo di Basilio II Miniatura, sec. XI (1020 ca.) Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, cod. Marc. gr. 17 (421), f. IIIr. La miniatura del noto Salterio di Basilio II mostra limperatore in abito militare in piedi su un suppdion (il cuscino o tappeto rotondo che stava sotto i piedi del sovrano) con la mano sinistra appoggiata su una spada e la lancia nella destra. Ai lati liscrizione: Basilio il giovane imperatore dei Romani fedele in Cristo. Larcangelo Gabriele gli mette in capo la corona mentre Michele gli sostiene la lancia. In alto, dentro a un mezzo cerchio di cielo, si vede il Cristo che protende la corona. La figura dellimperatore fiancheggiata da sei mezzi busti di santi guerrieri: Teodoro, Demetrio, Giorgio, Procopio, Mercurio e probabilmente Nestore.. Ai piedi di Basilio II alcuni personaggi in atteggiamento di proskynesis in cui sono da riconoscere con ogni probabilit i prigionieri bulgari. Secondo linterpretazione pi corrente, limmagine ricorda la cerimonia svoltasi a Costantinopoli nel 1018 dopo la sconfitta definitiva dei Bulgari.

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26. Abito di dama di corte nel sec. XI. Il disegno tratto da una delle due figure femminili presenti nella stoffa di Bamberga. Il tessuto di seta (attualmente assai deteriorato) si conserva nel tesoro della cattedrale di Bamberga ed stato rinvenuto nella tomba del vescovo Gnther (1057-1065), morto in Ungheria al ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa.

27. Costantino IX Monomaco e Zoe Mosaico, sec. XI Istanbul, S. Sofia. Il Cristo Pantokrator in trono fra Costantino IX e Zoe che offrono doni simbolici. Limperatore tiene in mano una borsa di monete doro che, secondo il cerimoniale di S. Sofia, veniva posta sullaltare durante particolari solennit.

28. Alessio I Comneno Miniatura, secc. XI-XII (1100 ca.) Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 666, f. 2r. Il manoscritto contiene undici titoli della Panoplia dogmatica, unopera contro le eresie che Alessio I commission al monaco Eutimio Zigabeno. Si vedono tre miniature in sequenza: la prima ( al f. 1v) mostra i padri della chiesa che consegnano al sovrano alcuni rotoli contenenti verosimilmente le loro opere. Alessio I, nella seconda miniatura le riceve nascondendo le mani sotto il mantello. Nellangolo sinistro in alto si nota il busto del Cristo che benedice limperatore. Alessio I, con il capo nimbato e corona con pendenti, sta in piedi sul suppedion e indossa una clamide di porpora decorata con palmette doro.

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29. Alessio I Comneno dinanzi a Cristo Miniatura del Cod. Vat. Gr. 666, f. 2v. La terza miniatura del codice completa la scena: Alessio I offre simbolicamente al Cristo la Panoplia dogmatica. Indossa qui un abito diverso composto da tunica di porpora con palmette doro stilizzate e loros, che ora portato come una specie di fascia aderente al corpo e con una foggia diversa rispetto allet macedone.

30. Limperatrice Irene Smalto, sec. XII (1105 ca.) Venezia, Chiesa di S. Marco, Pala dOro, particolare. Si tratta con ogni probabilit di Irene Dukas moglie di Alessio I Comneno. Labito dellimperatrice mostra chiaramente il thorkion, un capo di abbigliamento a forma ellittica, simile a uno scudo, che veniva portato sospeso alla cintura in modo da terminare con la punta in basso.

31. Giovanni II Comneno e la moglie Mosaico, sec. XII Istanbul, S. Sofia. Il mosaico raffigura la Vergine fra limperatore e la moglie Irene, figlia del re di Ungheria Ladislao. I sovrani offrono doni simbolici, come nel mosaico di Costantino IX e Zoe.

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32. Alessio Comneno co-imperatore Mosaico, sec. XII Istanbul, S. Sofia. Il mosaico raffigurante il principe Alessio fu aggiunto su un pilastro adiacente a quello dei genitori intorno al 1122, quando fu proclamato co-imperatore allet di diciassette anni. Figlio primogenito di Giovanni e di Irene di Ungheria, mor nel 1142 prima di salire al trono.

33. Giovanni II Comneno e il figlio Alessio Miniatura, sec. XII (1125 ca.) Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. Urb. gr. 2, f. 19v. Ritratto di Giovanni II Comneno e del figlio Alessio (m. 1142). Il Cristo, seduto fra la personificazione della Misericordia e della Giustizia, appoggia le mani sulle corone dei sovrani. Giovanni e Alessio, in piedi su suppedia, indossano entrambi uno skaramanghion porpora con motivi a palmette gi visti nellabito di Alessio I e il loros. Nella sinistra hanno lakaka e nella destra lo scettro. La corona chiusa da una calotta rigida il kamelukion che in et comnena diviene il copricapo ufficiale degli imperatori. Nel suppedion di Giovanni si notano infine decorazioni a soggetto animale. Ai lati dei sovrani le iscrizioni: Giovanni Comneno in Cristo Dio fedele basileus porfirogenito e autokrator dei Romani e Alessio Comneno in Cristo Dio fedele basileus porfirogenito.

34. Manuele I Comneno e la moglie Miniatura, sec. XII (1166 ca.) Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1176, f. IIr. Manuele Comneno, in piedi su un suppedion, ha alla propria sinistra la seconda moglie Maria, figlia di Raimondo di Poitiers e di Costanza di Antiochia. Maria porta corona con pendenti, maniakis, loros, clamide, thorakion e regge uno scettro diverso da quello del marito. Ai lati e al centro le iscrizioni: Manuele Comneno in Cristo Dio fedele basileus porfirogenito e autokrator dei Romani e Maria la piissima augusta.

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35. Costantino Raoul ed Eufrosine Miniatura, sec. XIV (1328-1344) Oxford, Bodleian Library, cod. Lincoln College 35, 6r. Nel codice sono contenuti i ritratti di Teodora Paleologina, fondatrice del monastero di nostra Signora di Certa Speranza a Costantinopoli, e di numerosi suoi familiari. Al f. 6r si vede la nipote di Teodora, Eufrosine, con il marito, il protosebastos Costantino Raoul. Costantino Raoul indossa una lunga tunica con cintura, il kabbdion, e un copricapo con limmagine di un imperatore in trono che era detto skarnikon. Abiti e colori corrispondono alluniforme che nel XIV secolo lo ps. Codino indica per il protosebastos, un alto dignitario di corte senza compiti specifici. Sopra la coppia si vede il Cristo bambino che benedice e, ai lati, si leggono le iscrizioni: Costantino Comneno Raoul Paleologo protosebastos e nipote della fondatrice e Eufrosine Ducena Paleologina protosebasta e nipote della fondatrice.

36. Il megas dux Alessio Apocauco Miniatura, sec. XIV (1341-1345) Parigi, Bibliothque Nationale, cod. Paris. gr. 2144, f. 11r. Il ritratto di Alessio Apocauco si trova in un manoscritto contenente le opere di Ippocrate. Apocauco vi appare vestito di skarnikon (con immagine di imperatore seduto) e di kabbadion decorato con leoni alati inscritti in cerchi. Siede su un trono ligneo sul quale si trova un cuscino e appoggia i piedi sul suppedion. Dietro al trono si nota una figura di giovane (la personificazione della Medicina?) che tiene aperto il libro indicato da Apocauco. Sopra il ritratto si legge: Apocauco megas dux. La miniatura riproduce il costume del Gran Duca, comandante della marina imperiale, cos come indicato nello ps. Codino.

37. Giovanni VI Cantacuzeno imperatore e monaco Miniatura, sec. XIV (1371-1375) Parigi, Bibliothque Nationale, cod. Paris. gr. 1242, f. 123v. Giovanni VI Cantacuzeno assunse labito monacale con il nome di Ioasaph dopo essere stato costretto ad abdicare (10 gennaio 1354). La miniatura lo ritrae nel duplice abito ma con tratti pi giovanili come imperatore. Cantacuzeno porta in capo il kamelaukion gemmato e indossa una lunga tunica nera, il sakkos, con sopra il diadema (che la denominazione del tempo dellantico loros, di cui unestremit ancora tenuta sollevata con il braccio sinistro. Limperatore sta in piedi su un suppedion e reca in mano scettro e akakia.

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