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Nel 568 d.c.

L'unità spirituale dell'italia venne definitivamente incrinata dall'incedente invasione


longobarda che conquistando il settentrione creò in seno alla penisola un'antitesi di civiltà
contrapponendo due italie: quella che ancora soggiaceva ai barbari e quella che rimaneva superstite
della dominazione dell'impero d'oriente.
Nel 643 Rotari emanò il suo editto dove trascriveva norme che in realtà erano giò presenti. Tuttavia
nella società longobarda si era già affermata un'organizzazione sociale che prevedeva il rex che
emava leggi e il l'assemblea che le confermava tramite il gairethinx (cerimonia solenne delle lance
sugli scudi).
La teoria della statualità del diritto parte dalla premessa Hegeliana dello stato come realtà dell'idea
etica. Lo stato inteso come attività politica degli individui e dei popoli.
La concezione ad essa opposta era la teoria espressa attraverso Ehrlich che il punto critico
dell'evoluzine giuridica non è lo stato ma la società.
Quando si analizza la storia del diritto non si devono prendere in considerazione solo le norme ma
anche le organizzazioni da esse regolate.

Gli elementi costitutivi del diritto italiano sono: il diritto romano, quello canonico e quello
germanico. La fusione tra tre civiltà che vedeva i vincenti invasori germanici contro i vinti romani e
il tutto inserito nel contesto della cristianità permanente nel territorio italico. (concezione superata?)

Odoacre, fu re investito dalle popolazioni barbariche, che però non aveva gli attributi collegati a
siffatta posizione. Egli lo sapeva e si dimostrò rispettoso del diritto romano e lo dimostrò
consengando a zenone, regnante a costantinopoli, le insegne sottratte a romolo, il precedente re
d'occidente e fregiandosi del nome di Flavius (solitamente denotava il figlio adottivo di un
imperatore) e il titolo di patricius.
Teodoricom re dei goti, seguì l'esempio del suo predecessore proponendosi come magristrato
dell'imperatore ed emanando un editto che dovevano rispettare romani e barbari.
Il regno di teodorico rappresentò un recupero della romanità, egli infatti si fregiò del titolo di
Augusto e delle insegne dell'imperatore.
Ma ancora più importante fu la ripresa delle attività del senato, in seguito alla concessione da parte
di teodorico di potere decisionale.
Ad esso teodorico infatti annunciò la propria ascensione al trono e di esso si servì per la
pubblicazione di editti, per regolare i rapporti con la chiesa e per altre mansioni.
Questo denota come teodorico ci tenesse a tenere il senato in considerazione.
Dopo la già ricordata invasione longobarda si venne a creare una continuazione sul piano
organizzativo della penisola che venne definito regnum ma che comunque non comprendeva
pienamente la penisola.

Nell'ambito dell'età imperiale romana, una svolta cruciale la svolse il periodo che portò da
diocleziano a costantino, con l'emanazione del relativo editto nel 313, momento in cui ai cristiani
venne concesso di professare liberamente la propria fede ed in cui si ebbe il passaggio da
imperatore-dio (idea tipicamente pagana) all'imperatore inviato da dio.

Il superamento quindi dell'idea di imperatore-magistrato, valse ad inquadrare due nuove idee: le


leges (norme approvate dai comizi) erano le costiruzioni imperiali, opposta agli iura (complesso di
altre onti di produzione del diritto).
Una ulteriore manifestazione fu il superamento dell'idea di princeps legibus solutus in favore della
concezione del princeps come lex animata in terris.

Si parla di un periodo in cui la quantità di fonti normative romane calò drasticamente. Da un punto
di partenza iniziale che contava: comitia plebiscita auctoritas prudentium, ius respondendi, senatus
consulta. Il tutto venne eliminato o ridotto in favore dell'imperatore come unica fonte del diritto.
La permanenza di una componente dell'antico impero romano in alcune parti dell'italia ha un
risvolto molto importante in quanto consente alle vecchie istituzioni romane di estrinsecarsi in un
nuovo contesto socio politico, cominciato con la dominazione barbarica.

L'ordinamento barbarico.

Sono due i grandi periodi di influenza barbarica vissuta dalla nostra penisola, la dominazione
longobarda (568-774) e quella franca (774-888).
i longobardi arrivano in italia come popolo nomade, rozzo e molto bellicoso, conquistando il
territorio “in fara”.
I franchi invece si proponevano come filii ecclesiae per liberare la santa sede dai longobardi.
Un popolo primitivo come i longobardi abbisognava dell'oragnizzazione romana come base per il
loro regno. Difatti essi usarono l'ossatura teodoriciana per la prima organizzazione stato-esercito.
Tuttavia gli ordinamenti provinciali e locali romano vennero presto accantonati, i primi soggetti al
continuo cambio di dominazione, i secondi perchè poco comprensibili ai longobardi.
Entrambi i sistemi comunque non si adattavano all'impostazione militare della civiltà longobarda.
Essa era basata su un re, capo dell'esercito che per quanto venga eletto su base ereditaria, riceveva
comunque un'investitura da parte dell'assemblea attraverso la cerimonia della sollevazione degli
scudi e della percussio armorum.
L'assemblea aveva poteri di natura amministrativa. Ad essa spetta di legittimare la nomina del re,
deliberare sulla guerra e sulla pace, gestire ogni affare pubblico importante, giudicare i reati gravi.
In breve essa è la vera depositaria del potere sovrano.
L'assemblea era composta da tutti gli uomini liberi e in armi. Proprio per questo motivo, con il
prosperarsi degli stanziamenti sul suolo italiano, divenne sempre più arduo riunirla.
Non ci volle molto perchè l'assemblea perdesse potere in favore del re.
Le cose man mano cambiarono, perchè i longobardi vennero influenzati dalla cultura romano-
bizantina prima e da quella cattolica poi.
Impostarono l'idea del re come superiore a tutti gli uomini e si fregiarono del titolo di flavius.
In definitiva i longobardi instaurarono una monarchia più che uno stato, avendo notevoli difficoltà
nello strutturare gli ordinamenti locali e nel farli riferire al potere centrale.
Avevano diviso il regno in grandi circoscrizioni territoriali affidandone via via il controllo a capi
detti duces.
Tuttavia essi si comportavano più che come vassalli del re, come re a loro volta, disposti a difendere
la propria sovranità sul ducato con le armi.
A parte alcuni poteri che il re conservava accentuatamente sui ducati, come quello di destinare ad
essi uomini liberi anche contro la loro volontà, i ducati mantennero notevoli spinte autonomistiche.
I duces avevano nei confronti del re dei doveri, come comandare dei reparti dell'esercito e
amministrare la giustizia assumendo funzioni di polizia.
La limitazione del potere regio si evince analizzando la figura del gastaldo: un ufficiale al servizio
del re destinato ad esercitare nel ducato funzioni di controllo.
La dominazione dei franchi apportò dei notevoli cambiamenti nell'organizzazione territoriale,
anzitutto con l'elimnazione dei duces e quasi totalmente dei gastaldi, sostituiti dai conti. I gastaldi
rimasero in minima parte e solo nell'ambito amministrativo dei beni del re.
L'assicurazione del rispetto del potere e della volontà del re era data da due fattori: la provvisorietà
dell'ufficio del conte e dai messi dominici. Gli ispettori di fiducia del re mandati ogni anno o due
nelle contee a tenervi assemblee dove venivano esaminati l'operato dei funzionari pubblici e i
reclami dei sudditi nonché dell'amministrazione della giustizia, conoscendo sia delle cause di
competenza del tribunale regio (il palatinum) sia di quelle di competenza comitale.

Il vassaticum (vassallagigo) era un fenomeno inizialmente sviluppatosi tra il re ed un suo suddito,


che prevedeva una protezione del primo nei confronti del secondo, senza alcuna privazione di
libertà.
Questo fenomeno conobbe una grande espansione a causa dei periodi di crisi, e così si creò un
fenomeno a piramide che prevedeva vassalli dei vassalli, allontanando sempre più il rapporto di
sudditanza col re.
Questo rapporto aveva carattere personale e come tale poteva essere piuttosto instabile. In questo
venne coadiuvato dal beneficium: la concessione di terra fatta dal senior al vassus.
In teoria la sorte del beneficium avrebbe dovuto seguire quella del vassaticum ed estinguersi
all'estinguersi del rapporto, ma nella realtà si venne a creare una situazione per la quale terra e
rapporti passavano per via ereditaria.
Un'ulteriore crisi del sistema venne a crearsi a causa dei detentori di officium pubblici che avevano
interesse a confondere officium con vassaticum e a legare il tutto al godimento del terreno.
Ultimo elemento indice della crisi dello stato fu l'immunitas concessa a questi territori.
Esenti i proprietari dagli oneri pubblici e divieto per i funzionari statali di eseguire sentenze in
quelle terre.
Si operò così il passaggio da beneficium a feudum. Esso venne ad esistere per la fusione di tre
fattori storici: il vassallaggio di derivazione germanica, il beneficio di origine ecclesiastica e
l'immunitas romana.
Il feudo è una istituzione politica nata in francia nel IX secolo e trapiantata in italia nei domini
franchi. Si passa da regnum longobardum a regnum italiae.
Nella parte italiana dominata da bisanzio il feudo non attecchì.
Nella parte franca, complice una situazione politica favorevole, il feudo ebbe possibilità di
svilpparsi. L'instabilità del governo centrale ed il bisogno di stabilire rapporti tra potenti signori e
potere pubblico.
Il feudo italiano tuttavia differisce da quello franco in tre punti: manca l'omaggio, vale a dire la
commendatio compiuta con l'atto delle mani dal vassus al senior; il feudo franco è indivisibile ed
eredita solo il primogenito, quello italiano alla successione viene diviso tra i figli maschi; il feudo
franco è inalienabile, il feudo italiano si.
Il feudo longobardo diventò un andazzo alla fine del IX secolo, durante le dominazioni carolinge e
ottomane.
Così cominciò la crisi dello stato.
L'istituto di matrice franca si fuse con la cultura e gli usi italici che ne mitigarono e modificarono
alcuni aspetti.
Prima di tutto l'organizzazione comitale. L'aggregato cittadino si poneva in antitesi con concetti
come l'immunitas, un esempio di ciò è la rottura dell'economia feudale basata sulla terra con
l'immissione della moneta.
Per la sempre crescente frammentazione del potere, lo stato subì sempre un maggior disgregamento
che trovò un culmine durante la dominazione ottomana.

Con la disgregazione dello stato prese piede un nuovo principio associativo, affidandosi le persone
non alla protezione politica ma a quella appunto della famiglia. Essa era organizzata da vincoli di
tipo agnatizio, avendo come capostipite e capo il padre, al quale erano sottoposti i membri della
famiglia. Su di essi si esercitava il mundio, simile alla manus romana, che dava al capofamiglia
pieni poteri su cose e persone.
Per quanto simile alla famiglia romana, da essa differiva per la qualità del vincolo associativo che
non si scioglieva se il capofamiglia moriva. Inoltre il mundio veniva esercitato sulle figlie femmine
ininterrottamente, mentre sui figlio maschi solo fino alla loro maggiore età.
La generazione si chiama fara o sippe, equivalente della genus romana.
Il vincolo associativo era talmente forte che coinvolgeva tutti i membri della famiglia in tutte le
questioni ed in tutti i negozi e ke questioni giuridiche.
Una italia falcidiata dalla disorganizzazione delle sovrastrutture: un re tedesco e organizzazione
feudale dilagante, pavia non più capitale e neanche sede del palatium. In questo periodo prende
piede un'organizzazione comunale.

Le partizioni topografiche della città antica erano: la città murarta (l'urbs); i continentia edificia,
addossatti immediatamente alle mura entro la distanza di mille passus (il suburbium) e il territorium
che cominciava oltre un miglio dalle portae (la campagna).
La città italiana mantiene questo tipo di organizzazione ed in base ad essa si sviluppa. Nell'urbs il
lavoro prolifera, arti ed industrie ripartono e s'infittisce la rete di scambi. Anche la campagna risente
di questo sviluppo, ma funzionalmente alla città.

La città assorbe il suburbium, luogo in cui vivevano i burgenses, la classe di mezzo tra nobili e
popolo, dove si registravano artigian ed impianti industriali.
I nobili erano costitutiti da proprietari terrieri attirati dalla vita di città che vivevano di rendita di
case e terre, ai quali si aggiunsero i nuovi ricchi, mercanti e industriali che spesso acquisivano il
titolo cavalleresco. Tutti insieme formavano quella classe dei magnati alla quale venne affidata
l'iniziativa della prima organizzazione comunale.
Ci sono poi tre categorie di persone esenti dagli oneri ma anche privi di diritti: il popoli minuto, i
contadini e gli stranieri.
Il comune, come prima organizzazione era un aggregato cittadino che voleva sostituirsi al potere del
comes.
Il primo governo comunale risultò quindi oligarchico di natura aristocratica.

La struttura interna dell'ordinamento comunale prevedeva: l'assemblea, il governo, gli uffici.


L'assemblea, variamente denominata, era composta originariamente da tutti i cives, in un secondo
momento si è ristretta ai capi di famiglia.
Essa delibera sugli affari di maggiore importnaza come guerra e alleanze.
Presto però venne alla luce la sua inadeguatezza ad affrontare questioni importanti, allora si passò
delegare alcune persone a consigli ancora più ristretti, detti dei savi o degli anziani, uomini degni di
fede.
Presto, conseguentemente alla crescita delle classi più basse, al consiglio di credenza venne ad
affiancarsi quello generale o della campana.
Il governo, comunemente designato col nome di regimen, è costituito dalla magistratura, alla quale
è affidato il potere esecutivo e giudiziario. I capi del comune furono chiamati consules e il loro
numero variava a seconda di tempi e luoghi.
Venivano solitamente eletti col sistema della cooptazione, l'assemblea fenerale sceglie un ristretto
numero di cittadini e questi hanno il compito di eleggere i consoli.
Pare ovvio che almeno inizialmente essi fossero di estrazione nobiliare anzi, sembra ci fossero le
cosidette famiglie consolari.
I consoli duravano in carica circa un anno ma poteano essere ri eletti. La carica inizialmente
gratuita, venne poi minimamente retribuita con il cosiddetto feudum. Furono gli amministratori del
comune, quando gli affari dello stesso si allargarono, divenne necessario istituire accanto ai
consules de communi anche i consules iustitiae e quelli de placitis.
Tutti giuravano regole di buon governio che avrebbero osservato durante il consolato (breve
consulum. Anche il popolo giurava fedeltà e obbedienza alla magistratura (breve populi)
i consoli infine nominavano i titolari degli officia: camerarius, aestimatores, gastaldi...
la lotta longobarda contro barbarossa culminata con la pace di costanza evidenziò come, seppur la
magistratura collegiale avesse degnamente affrontato il conflitto, era manchevole di quella unità di
comando necessaria e non aveva saputo essere imparziale.
Per questo in quegli anni spuntò una nuova forma di regimen: il potestà. Esso era un forestiero
eletto per brevi periodi e non essendo collegiale riusciva ad attuare quella unità direttiva.
Inizialmente eletto dal parlamento, ben preso si passò alla elezione di doppio grado, ma con
maggiori garanzie rispetto a quella prevista per i consoli.
Le sue attribuzioni furono militari giurisdizionali e amministrative con una tendenza evidente alla
unificazione dei poteri.
Il potestà era costretto a portare con se tutta una schiera di officiales.
Nacque il sindacato: alla fine del suo ufficio il potestà doveva sottostare ad un controllo del suo
operato.
Alla metà del duecento di fatto il podestà aveva concluso la sua non completamente vincente
missione storica. Non solo non era riuscito, il governo podestarile a spodestare completamente
quello consolare ma le sue pretese di imparzialità e unità si erano rivelate non attuabili.

Nell'età comunale si venne a creare il fenomeno corporativo. Nonostante l'incertezza delle sue
origini, e nonostante non si sappia con precisione se esso sia derivato da embrionali organizzazioni
feudali militari o religiose, si sa che è un movimento sviluppatosi dall'alto verso il basso, un
movimento POLITICO espressione di una classe sociale alta, (il popolo ancora non aveva forza
partcipativa nello scenario politico).
Esattamente questa è la novità. Il fatto che sia un fenomeno politico, inserito nella vita pubblica.
Le prime corporazioni a sorgere furono quelle dei mercanti, alle quali seguirono quelle delle
professioni maggiori. A livello strutturale esse ricoravano proprio i comuni, avendo una
magirstratura un'assemblea generale, un consiglio e uffici.
La corporazione però raccoglieva imprenditori maestri e datori di lavoro, non operai discepoli e
garzoni.
Questo sia per una questione politica ma anche economica.
Le corporazioni erano un ordinamento completo: innanzitutto hanno propri beni e una propria
volontà che si estrinseca attravesro i suoi organi costituzionali, ha quindi anche una propria
responsabilità.
Ha una sorta di monopolio sopra l'esercizio del mestiere e dell'arte in quanto solo le persone ad essa
iscritti possono esercitarlo. Per iscriversi occorre passare un periodo di prova e sostenere un esame e
pagare delle tasse.
La corporazione esercita inoltre la propria giurisdizione sugli iscritti i quali sono obbligati a
sottostare alle sentenze. A questo sono obbligati anche coloro che citino un membro della
corporazione.
Ha anche un potere di polizia economica, vale a dire di vigilanza e coordinazione sull'esercizio del
mestiere o dell'arte.
Le corporazioni erano aggregazioni che avevano come prima e più importante funzione, quella
politica, ma volgevano un occhio anche a scopi religiosi assistenziali e di beneficenza.
Lo scontro con le forze strutturali comunali era inevitabile, soprattutto quello che doveva portare
alla loro emancipazione politica. Sollevandosi dallo status di organizzazioni private a quello di enti
comunali ufficialmente riconosciuti.
Lo scontro non fu omogeneo: nella firenze artigiana e industirale le arti acquisirono nel XIII secolo
una parte preponderante nella vita comunale creando una costituzione comunale corporativa. A
venezia invece il carattere arittocratico della costituzione si era consolidato e gli interessi dei
commerci marini e coloniali premevano con le loro necessità direzionando inevitabilmente la
politica.
Nelle città in cui il gioco delle fazioni era più fervente il popolo, trascinato nella scena politica sulla
scia delle corporazioni, si organizzò in società militari denominate comuni del popolo ed
organizzati esattamente sulla falsariga: avevano un consiglio maggiore e minore, i vari officia ed un
capitano, modellato esattamente come il podestà. Anche esso era un ordinamento completo che
conviveva col comune delle podestà. Di norma ognuno amministrava autonomamente, tuttavia
quando era necessario un provvedimento di carattere gnerale, era necessaerio il benestare di
entrambi i comuni ed in assenza di questo non si procedeva.

Dopo le tribolate esperienze del XI secolo, durante il quale gli avventurieri nordici si erano
impossessati delle terre cristiane, come successo dopo la cattura di leone IX ad esempio, caduto
prigioniero dei normanni, la situazione si stabilizzò quando ruggero II nel XII secolo riunì l'isola e il
continente facendosi proclamare rex siciliae.
Quando i normanni vennero a creare il regno dell'italia meridionale, si trovarono di fronte alla
necessità di far coesistere in un unico organico popoli tra loro molto diversi. Dovendo dare a loro
un'unica legislazione, la loro bravura fu nel non sovrastare le convizioni locali ma anzi di includerle
e rispettarle, affinchè i popoli natii di quei luighi ritrovassero nelle sovrastrutture politiche un po'
della loro anima e tradizione.
L'incoronazione di ruggero II nel 1130 fu molto simile a quella avvenuta anni prima da carlo
magno, con la presenza di un alto prelato nelle parti del pontefice.
Un grande punto della maiestas del re fu la totale eliminazione della mediazione sacerdotale
nell'esercizio del potere politico-giuridico.
Dieci anni dopo la sua incoronazione ruggero promulgò un corpo di leggi che riferiva al re gli
attributi dell'imperatore romano. Attribuiano a se stessi la masestà e nelle loro legislaszioni si
coglieva universalità ed eternità, altri elementi tipici delle costituzioni imperiali romane.
Al re spetta il pieno potere giudiziario e i privilegi di avere un proprio fiscus.
Gli organi centrali del regno si affiancavano al re.
La magna regia curia, organo giurisdizionale supremo, aveva i caratteri del consiglio privato.
Ne facevano parte: il logoteta, con le funzioni di ricevere le petizioni di carattere privato indirizzate
al re e di dare il parere su di esse.
Il protonotario presiedeva la cancelleria regia.
Il grande ammiraglio aveva il comando delle forze di terra e mare, oiù tardi esclusivamente delle
seconde.
Il gran giustiziere istruiva le cause.
Il gran camerario presiedeva la camera del tesoro.
Il re mantenne sul regno un controllo molto importante attraverso due vie: alcune terre e città non
vennero infeudate, ma mantenute nel demanio reale, e la maiestas del re fu presente ovunque
attreaverso due ufficiali ai quali era affidata la giurisdizione: lo iustitiarus che consoceva delle cause
penali e feudali e il camerarius cjhe operava nel civile e nel fiscale.
Essi erano essenzialmente organi di controllo i quali non conobbero limiti di altre giurisdizioni
dicerse da quella regia.
Un secondo problema del regno normanno fu armonizzare le tradizioni locali con le finalità del
regno.
La politica normanna si adattò con estrema duttilità a tutte le situazioni locali, in cui si erano
formati veri e propri ordinamenti dovuti a città autonome versate nei traffici mercantili e marittimi.
Tuttavia pur mantenendo le sovrastrutture locali, con il consolidarsi del regno le cariche
premonarchiche si svuotarono di potere e incisività.
Il sistema di controllo delle universitas civium (le città) prevedeva le cariche premonarchiche, che
ora erano di nomina regia, affiancate da offici regi (capitaneus e baiulus).
Il iudex civitatis era una carica intermedia giurisdizionale che esercitava le funzioni con i cosiddetti
boni homines, una cerchia di cittadini scelti che collaboravano col giudice anche dal punto di vista
amministrativo.
Nel 1220 trent'anni dopo la morte di guglielmo II, federico II di svevia si insedia a palermo
incoronato da papa onorio III.
Molti feudatari e influenti personaggi della scena storica approfittarono di quel ventennio per
tentare di scrollarsi di dosso il giogo dell'ingerenza regia e strappare concessioni alla santa sede o
dagli effimeri governi pretendenti al trono.
Federico II promosse riforme costituzionali atte e asedare questi moti anarchici.
Il liber augustalis emanato dal parlamento di melfi del 1231 e valido solo per il regno di sicilia.
L'imperatore svevo negò qualsiasi consuetudine o norma contraria alle sue costituzioni.
Nel 1234 vennero istituite le curie provinciali con il sguente scopo: poiché la vita amministratica
del regno era tutta sotto il controllo dei suoi ufficiali, questa specie di parlamenti provinciali da
celebrarsi due volte all'anno presso i quali ciascuno possa presentare i suoi reclami.
Questo era un tentativo di federico non tanto di dare potere al comune, ma di istituire un
perfezionamento al suo assolutismo.
Nel 1266 s'infeudava, con la vittoria papale sulla casa sveva, in sicilia, il conte d'anjou.
Una dominazione questa che portò al prblema di inserire in un contesto strutturale forte e definto
come quello normanno-svevo, una ventata di novità dettata da nuovi dominatori francesi, con
conseguente rimpinguamento di potere per i signori feudali ed incertezza sulla giurisdizione.
Le città sviluppano una magistratura elettiva, ci sono consigli cittadini, molte funzioni passano a
funzionari locali.

Le terre dell'esacrato e della pentapoli, rivendicate dalla comunità ecclesiastica fin dai tempi
carolingi, sono sempre state oggetto di contesa tra il potere secolare e religioso fino ad una
costituzione di Rodolfo d'Asburgo che ufficialmente rinunciava alla sua potestà su di esse.
Sotto innocenzo III avvennero importanti cambiamenti. L'imperatore romano germanico, con
l'annessione del regno di sicilia era diventato un nemico vicino e potente, per questo sorse la
necessità di ri-assoggettare le terre contese dal dominio pontificio e da storiche famiglie insediate
sul territorio.
Ai comuni che si sottomisero il papa promise il mantenimento delle libertà ma solo finchè esse non
intaccavano la signoria ecclesiastica.
Le cariche comunali pur rimanendo in vita avevano bisogno del crisma papale per la validità.
Il periodo sui primi del 300, la cosiddetta cattività babilonese, segnò il declino del regno papale,
salvato in extremis da efidio di albornoz, il quale fu inviato nel 1353 per risolvere la crisi di stato
papale.
Nel 1357 egli convocò un parlamento generale a Fano durante il quale vennero promulgate le
constitutiones sanctae matris ecclesiae.

Il regno sabaudo, costituitosi in piemonte tra il XII e il XII secolo grazie all'ascesa dei conti di
savoia, non ebbe caratteristiche proprie e dimostrò una vicinanza all'imperatore, grazie alla quale
essi ottennero prima il titolo di vicarii e poi quello di duchi.
Il conte era assistito da un consiglio. Il territorio era diviso in proviince presiedute da un baiulo o un
balivo. Ciascun baliato era suddiviso in castellanie.
Il controllo ammnistrativo era esercitato dalla “camera dei conti” antesignana della nostra corte dei
conti.

A cagliari c'è un arconte csucceduto all'antico stratego e divenuto carica ereditaria monopolizzata da
una famiglia,
scindendosi questa famiglia si scinde anche il territorio in quelli che vengono chiamati rennos o
giudicati.
Il regno sardo, staccato dal continente, mantenne per un certo periodo di tempo una organizzazione
semplice ed elementare.
Una curia assiste i giudici e fa da organo centrale, composta da officiali che riflettono i caratteri
essenziali della vita di un popolo basato su agricoltura e pastorizia.
Ciasun giudicato si divide in distretti dette curatorie, presiedute da un curatore che sovraintende a
tutta l'amministrazione locale. Entro queste ci sono le ville capeggiate da un maiore e organizzate
nella sculca o guardia giurata.
Questo embrionale sistema venne sicuramente influenzato dalle mire espansionistiche di potenti
città continentali come pisa e genova, che colonizzando creano nuove città importando la classica
impostazione comunale.

Sinibaldo de fieschi: l'universitas vive come una persona sola.


Bartolo di sassoferrato: l'imperator era dominus della universitas di res che appartenevano
singolarmente alla persona ma universalmente al re.

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