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"the whole design climate was permanently changed by the work of Charles and Ray Eames. By a few chairs and a house." (P.Smithson) Nel 1900 la popolazione della California del Sud cresce rapidamente. Los Angeles passa da 100000 a 15000000 di abitanti. Si susseguono numerosi programmi di sviluppo edilizio; dalle urbanizzazioni durante la depressione soprattutto nelle zone di immigrazione degli agricoltori, ai tardi interventi urbani a Los Angeles, soprattutto privati, come il Baldwin Hills Village, mentre gli insediamenti pubblici dell'F.H.A. di Roosevelt verranno completati insieme ai programmi del War Housing, l'intervento per far fronte alla necessita` di alloggi e servizi per i lavoratori delle industrie belliche dislocate attorno a Los Angeles, al Post-War Housing, destinato a rendere stabili i nuovi insediamenti ed a favorire uno sviluppo che puntava sull'incremento demografico, per il quale l'area angelena era stata dotata di infrastrutture esuberanti, dalla rete idrica (L.A. Acqueduct, diga "Hoover" e California Acqueduct) a quella viaria, con le grandi "freeways", dall'Arroyo Seco Parkway del 1934. Lo sviluppo dopo la guerra e` soprattutto una pacchia per la speculazione edilizia. Il territorio collinoso di Los Angeles viene spianato ed organizzato in successioni interminabili di piccoli lotti destinati ad ospitare la familiare "contractor house" adatta ad ogni gusto: il "platform" e` un sistema costruttivo duttile, adatto ai capricci dei clienti; e` cosi` possibile realizzare un ulteriore bovindo, una torretta, una finestra a cuore o un chiosco a forma di hamburger per "personalizzare" la propria casa. A tale processo speculativo i migliori architetti angeleni cercano di opporre programmi di "mass housing" di buona qualita`: le comunita` e le abitazioni modello progettate da Gregory Ain, il lavoro di Gordon Drake con le strutture in legno, di Quincy Jones, di Thorton Abell, di Neutra, i prototipi in metallo di Raphael Soriano. A tale scopo e` strutturato il programma "Case Study Housing", sponsorizzato dalla rivista "Arts & Architecture" che unisce la produzione di abitazioni modello alla promozione di nuovi criteri funzionali e progettuali della abitazione. Charles e Ray Eames nel 1949 progettano due abitazioni per il CSH, insieme ad Eero Saarinen, la Eames House ed una abitazione per John Entenza, direttore della rivista. La Eames House e` interamente realizzata con elementi standard, "off-theshelves", della produzione corrente. Gli Housing Programs puntavano ovviamente sulla standardizzazione della costruzione, ed sulla sfruttamento della produzione di massa, dopo il modello delle catene di montaggio dell'industria bellica. I sistemi americani per le costruzioni in legno rappresentano di per se gia` un primo passo verso la modularita` della costruzione: assemblaggio quasi interamente a secco, carpenteria, elementi unificati di grandi dimensioni, adatti ad un sistema telaio-pannello. Di fatto la razionalizzazione del processo progettuale/costruttivo e gia` evidente nell'architettura californiana e soprattutto angelena, dalla First Church of Christ Scientist di Bernard Maybeck a Berkeley (1909) al Women's club di Irving Gill a La Jolla (1913), a Schindler (Schindler Frame), ad Ain (esemplari i Dunsmuir Flats del 1936) e, per le strutture metalliche, in alcuni lavori di Neutra e di Soriano. D'altronde la prima "curtain wall" e` realizzata nell'Hallidie Building a San Francisco (1915). La stessa industria americana tende a favorire la produzione di componenti per la carpenteria metallica flessibili, ma non confrontabili ai tradizionali elementi semilavorati in metallo, essendo progettati per specifiche funzioni e predisposti per semplificare le operazioni di assemblaggio.

Una differenza profonda rispetto agli studi teorici sui sistemi di prefabbricazione, tendenzialmente chiusi, rivolti all'unificazione del prodotto piu` che dei materiali e dei metodi. Ed e` questo stesso il fattore che distingue la Eames House dagli studi (per lo piu` teorici) sulla meccanizzazione della architettura e dalle abitazioni modello. Piu` adocista che tecnicista, composta di tante parti utilizzate come scaricate dal camion ed ordinate per telefono dai cataloghi della Mc Callum, della Ferroboard, della Truscon, rende evidente il distacco del processo creativo da quello produttivo, nonostante la assoluta ricerca della possibilita` di meccanizzare il prodotto. Cioe` Eames non cerca alibi formali nel processo costruttivo. Questa e` anche la differenza fondamentale riscontrabile al confronto tra il carattere dei suoi oggetti di design e il freddo formalismo (perche` in effetti e` tale) della precedente produzione. Una ulteriore dimostrazione di questa sua originale filosofia progettuale e` la scelta di cambiare il progetto quando il materiale per la costruzione della struttura e` gia` stato recapitato: la iniziale "bridge House", sopraelevata per ottenere una migliore vista, aveva un rapporto decisamente sfavorevole tra volume interno e quantita` di acciaio impiegata; la seconda soluzione punta ad ottenere, con gli stessi materiali la massima ampiezza e flessibilita` interna: alla fine sara` necessario acquistare una sola ulteriore trave. Il nuovo progetto piu` che alla tradizione miesiana delle costruzioni in metallo, con la struttura ben distinta dalle tamponature,in contrasto, tende a realizzare la continuita` dell'involucro protettivo, enfatizzando la sensazione di leggerezza della costruzione, <each part resisting against another whithout any apparent support>, con riguardo quindi alla tanto ammirata lezione di Fuller; il confine tra interno ed esterno viene cosi` definito come in un disegno dalle sottili linee delle partizioni. Abitata da Ray Eames fino al 1988 la Eames House e` oggi sede della Eames Foundation. scheda tecnica abitazione mq 140 (1500sf) + studio mq 93 (1000sf) altezza m 5,18 (17 feet) struttura in acciaio composta da montanti ad "h" 101,6*101,6mm (4"*4") e travetti stirati da 305mm (12") su luce di 6,01 m (24') ad un interasse di 2,24m (7'4"), omessi dove le pareti perimetrali possono contrastare i carichi. la abitazione e` divisa in 8 campate (7+1), lo studio in 5, lo spazio di 4 campate e` occupato dal patio. la copertura e` realizzata con un deck d'acciaio. verso la collina il telaio poggia su un muro di contenimento lungo 54m (178') e spesso 200mm (8') in cemento armato. i pannelli sono in stucco, cemesto, asbesto e compensato, colorati bianchi, blu, rossi, neri o grigi. la struttura e` stata realizzata in un giorno e mezzo (16h) da 5 persone (80 ore lavorative). il costo della manodopera e` il 33% del costo totale. per una normale costruzione in legno sarebbe stato il 50%. la costruzione e` costata 1 dollaro per square foot (9 dollari*mq) oltre il lavoro prodotto dallo staff di eames, mentre la costruzione in legno sarebbe costata 10 dollari per square foot. sono impiegate 11,5 tonnellate d'acciaio. Francesco Ranocchi, 1988