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Versione al 4 novembre 2011

BREVE STORIA DELLE CASSEFORTI AD USO DEI COLLEZIONISTI ITALIANI Carlo Alfredo Clerici, Claudio Ballicu
Per approfondmenti si veda il volume di Claudio Ballicu e Carlo Alfredo Clerici, Casseforti a combinazione meccanica. Storia, tecnica e segreti a uso dei consumatori informati e degli studiosi. Youcanprint, Tricase 2011.

La protezione dei beni preziosi ha radici antichissime. Nell'antico Egitto i tesori dei faraoni erano protetti in luoghi deputati grazie a finte stanze del tesoro e trabocchetti. Nella Grecia antica i tesori erano collocati in stanze protette con pesanti porte di bronzo. Nella Roma antica erano in uso forzieri di legno e metallo per contenere il denaro. Nel corso del tempo sono stati sviluppati mezzi tecnici sempre pi raffinati e complessi per la protezione dei beni. Antenati delle casseforti erano contenitori di legno rinforzati con piastre metalliche fissate con chiodi. Questi oggetti erano prodotti artigianali realizzati da fabbri o falegnami in base allesperienza propria o della bottega di appartenenza. All'inizio dellOttocento, con laffermarsi della borghesia aument la richiesta di sistemi per la proteggere il denaro. Grazie al contemporaneo svilupparsi dell'industria diversi produttori iniziarono cos a realizzare e a mettere in commercio le prime casseforti moderne (fr. coffre fort; sp. caja de caudales; ted. Geld schrank ; ingl. safe). In questi prodotti industriali il legno fu sostituito dal metallo. Le tecniche metallurgiche ebbero quindi unimportanza crescente nella realizzazione di questi oggetti. Obiettivo della produzione industriale era ottenere un materiale abbastanza duro da resistere al taglio e alla perforazione ma abbastanza flessibile per resistere se sottoposto a percussione. Il ferro fu il materiale pi spesso usato allinizio, poi in combinazione con il carbone per ottenere l'acciaio. In Europa Occidentale si era diffusa allinizio del Seicento una tecnica di produzione artigianale dellacciaio, chiamata cementazione, basata sullarricchimento di carbonio del ferro battuto scaldando il metallo in presenza del carbone. Produrre industrialmente lacciaio richiedeva costosi altiforni e diverse tecniche per laffinazione della ghisa che per lungo tempo furono impraticabili. La tecnica del "puddellaggio" che fu in uso fino al 1860 prevedeva di versare la ghisa in un crogiolo riscaldato dal carbone posto in una camera di combustione separata. In questo modo il bagno di metallo contenuto era riscaldato e si poteva procedere all'affinazione della ghisa; la temperatura tuttavia non era sufficiente per mantenere la massa metallica fluida e fusa. Vi era quindi la necessit di scaldare e agitare continuamente il bagno

per evitarne il raffreddamento e la solidificazione (da qui il nome della tecnica, dal verbo inglese to puddle che significa mescolare). Nella prima parte dellOttocento l'acciaio continu ad essere fabbricato per lo pi tramite cementazione, seguita a volte dalla rifusione per produrre acciaio in crogiolo. Il problema di produrre industrialmente acciai economici fu risolto nel 1855 da Henry Bessmer con l'introduzione del convertitore che prese il suo nome. Con questa tecnica nata a Sheffield in Inghilterra la ghisa grezza fusa prodotta dall'altoforno era inserita in un crogiolo di grandi dimensioni. Era poi soffiata dellaria attraverso il materiale fuso, che bruciava il carbonio disciolto dal coke. Con la combustione del cocke, il punto di fusione del materiale aumentava, ma il calore proveniente dal carbonio in fiamme assicurava che il miscuglio restasse allo stato fuso. L'impiego dei convertitori ad aria, consent di abbandonare le precedenti tecniche di produzione dellacciaio troppo lente e dispendiose. Lacciaio, che prima era un metallo molto costoso ed era impiegato soltanto dove era necessario disporre di un metallo estremamente duro o flessibile, come negli attrezzi da taglio e nelle molle, divenne materia prima per la produzione indusriale di oggetti su larga scala. Lacciaio inizi anche ad essere miscelato con metalli diversi come il manganese e ci permetteva di ottenere caratteristiche particolari di resistenza, conduttivit termina e resistenza alla perforazione. Grazie alla prodiuzione industriale di acciai la fabricazione di casseforti ebbe importanti progressi. Nel 1860, Chatwood, fabbricante inglese di casseforti utilizz per la produzione luso di due fogli dacciaio entro cui era fuso del metallo con il risultato di ottenere lastre era estremamente difficili da perforare. Questa tecnica era pi efficace rispetto al semplice moltiplicare il numero di lamiere dacciaio. Lastre dacciaio ad alto tenore di carbonio poste attorno ad uno strato di acciaio meno duro permettevano di ottenere pareti resistenti al taglio e alla fiamma ossidrica. Lastre di rame poste fra le piastre dacciaio furono usate per disperdere il calore e impedire che la barriera dacciaio raggiungesse il punto di fusione.

Dalla met dellOttocento gli scassinatori di casseforti disponevano di mezzi di scasso e di esplosivi ma contemporaneamente i fabbricanti di casseforti svilupparono difese sempre pi efficaci. Furono introdotte in quel periodo varie migliorie per proteggere le casseforti dagli incendi e dalle azioni di scasso. Nel 1857 John Chubb brevett un sistema contro le aggressioni con i trapani mediante piastre di acciaio a protezione dei meccanismi e diverse furono le migliorie negli anni successivi. Nel tempo divennero pi evolute le tecniche per unire le divrese parti metalliche delle casseforti. Viti, rivetti e saldature furono gradualmente sostituite dallimpiego di fusioni monoblocco. I fabbricanti di casseforti continuarono a sviluppare e impiegare diverse combinazioni di metalli per migliorare la sicurezza dei loro prodotti. Diverse industrie di casseforti sorte nell'Ottocento sono tuttora in attivit e occupano posizioni di leader nel mercato. La Sargent e Greenleaf fu fondata negli Stati Uniti nel 1857 by James Sargent and Hobart Greenleaf. Nel 1825 Alexandre Fichet apr a Parigi un atelier di serrature e nel 1840 cre la sua prima cassaforte incombustibile. Kaba costruisce casseforti dal 1862 e in Italia fu fondata nel 1870 la Parma Antonio & Figli. Nel ventesimo secolo divennero parametri essenziali per una cassaforte l'inviolabilit delle serrature, l'incombustibilit e la coibenza delle pareti; la resistenza assoluta ai cannelli ossidrico e ossiacetilenico e all'arco elettrico. Nelle casseforti di grandi dimensioni e i caveau si ricorse anche a doppie pareti in acciaio con intercapedini riempiti con diversi materiali. Il migliore si dimostr il calcestruzzo e i fabbricanti ne studiarono formule speciali con cementi fusi, al silicio e al quarzo si aggiunsero materiali diversi per ottenere inconbustibilit, indeformabilit a caldo e a freddo, durezza e resistenza a tutte le sollecitazioni meccaniche. Unevoluzione nelle tecniche di produzione delle casseforti vi fu utilizzando le lehe impiegate per la produzione delle corazzature militari e in particolari quelle navali negli anni a cavallo del Primo conflitto mondiale. Per resistere al cannello ossiactilenico furono adottate leghe complesse di rame, acciaio, manganese, carbonio, cromo, silicio e altri minerali. Per gli spessori pi grandi furono usate lastre formate da strati di acciai al cromo in cui si alternavano rame, amianto, mica, eternit, collegati fra loro da ghisa inserita in fori praticati entro gli strati. Negli anni Trenta la Chubb e altre societ introdussero i meccanismi a trappola nelle serrature come difesa contro luso degli esplosivi e il cannello ossiacetilenico e vi fu una crescita del numero di aziende produttrici di casseforti. In Italia nel periodo fino alla seconda guerra mondiale risultavano attive importanti case produttrici quali ad esempio Conforti, Focis, Juwel, Lips Vago e Viro. A partire dagli anni Settanta con lavvento della grande distribuzione anche nel settore della

carpenteria e del fai da te si diffusero modelli di casseforti di fascia molto economica.

Il collezionismo A differenza di altri settori tecnici in cui esiste tra l'altro la pratica degli studi storici e del collezionismo, rispetto alle casseforti non esistono testi divulgativi in italiano che ne illustrino levoluzione tecnica e le caratteristiche, a parte il gi citato di Ballicu e Clerici sulle casseforti a combinazione meccanica. Pu essere utile un elenco delle case produttrici di casseforti italiane: Bordogna, Cisa, Conforti, Dierre, Fiamca, Fumeo, Juwel, L'italiana casseforti, Lem, Lips Vago, Nuova co.m.a.r., Parma Antonio & figli, Silmec, Stark, Stedel casseforti, Technomax, Viro. Sono fabbricanti storici non pi attivi (o che non producono pi casseforti): Francesco Vago (Milano) poi Lips Vago, F.O.C.I.S. ("Fonderie Officine Casseforti Impianti di Sicurezza"), la Pistono (Torino), Stanzieri (Napoli) fondata da Luigi Stanzieri nel 1863, Vincenzo Toldi (Bologna), Zime.

MUSEI E COLLEZIONI In Italia conservato ed esposto al pubblico un certo numero di casseforti antiche o storiche. Ne riportiamo qui un elenco con la preghiera, a quanti fossero a conoscenza di errori o utili segnalazioni, di inviare una mail a carloaclerici@gmail.com LOMBARDIA - Milano: ristorante Labanque. Vecchio caveau trasformato in sala del locale. [da verificare]. - Tirano (Sondrio) Museo Etnografico Tiranese: cassaforte. [da verificare tipologia] - Sant'Angelo Lodigiano (LO), Museo Morando Bolognini: tre casseforti del Seicento. - Brescia (Bs), museo dell'industria e del lavoro. Due esemplari di casseforti antiche prodotte dalla Metalgoi Siderurgica s.p.a. (Luigi Goi) sono conservate presso la sede di Brescia del museo: http://www.musil.bs.it/web/patrimonio/Collezioni/Inventario/InventariMuseoIndustriaLavoro/index.ht

ml (digitare cassaforte). - Viadana. Cassaforte marcata 1822/ Zeffirino Caggi/ fece in Milano http://www.comune.viadana.mn.it/index.php?id=27 - Saronno: Museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese. Esposte alcune casseforti della ditta Parma di cui una costruita per proteggere laltare doro della basilica di SantAmbrogio http://www.museomils.it/index.php?it/94/museo TRENTINO - Trento: Caveau storico in un palazzo a Trento http://www.ladigetto.it/article.aspx?c=35&a=10085 FRIULI VENEZIA GIULIA - Palmanova (Ud) Civico Museo Storico: due casseforti del secolo XVII, provenenienti Palazzo Veneziano delle Finanze o Ragionato. Uno scrigno in rovere rivestito da resistenti piastre di ferro lavorate con ornamenti floreali richiede per lapertura una combinazione di sedici movimenti in precisa sequenza. LIGURIA - La Spezia, Museo Tecnico Navale di La Spezia Salone Superiore: nella vetrina n. 74 una lampadina tascabile (n. 6061) con la quale fu illuminata, nella notte tra il 25-26 febbraio 1917, la cassaforte del Consolato austriaco a Zurigo scassinata da un gruppo inviato dal Servizio Segreto italiano [non c'entra ma una cosa troppo curiosa per non parlarne...] TOSCANA - Rio nell'Elba (all'Isola d'Elba). Museo Minerario: Cassaforte Wertheim.

- Firenze: libreria Feltrinelli. Nel sotterraneo porta caveau delle banca prima esistente. - Lucca, Antico Uffizio della Zecca di Lucca, cassaforte del Settecento EMILIA ROMAGNA - Parma, museo della Fondazione Cassa Di Risparmio di Parma: una cassaforte antica Wertheim con 4 ante con chiavi completa di basamento in legno e una cassaforte Lips Vago di kg. 50 con forzierino. - Monterenzio, Bologna; Museo Comunale L. Fantini. Cassaforte non meglio specificata LAZIO - Roma; Fondazione Cassa di Risparmio di Roma: Caveau del Palazzo del Museo del Corso, l'accesso tuttora permesso da una grande porta-cassaforte. [da verificare tipologia] CAMPANIA - Pompei; Museo Villino Casa del Beato Bartolo Longo: Cassaforte XIX secolo SICILIA - Villapriolo (Enna) Casa dello Zolfato: Una cassaforte del 1850 [da verificare tipologia] SARDEGNA - Tuili (Medio Campidano) Villa Pitzalis: i locali della pro - loco furono utilizzati come "Casa di Credito Agrario", all'interno ancora presente la vecchia cassaforte [da verificare] - Museo Ferroviario Sardo. Antica cassaforte con meccanismo segreto. BIBLIOGRAFIA - Ballicu C, Clerici CA, Casseforti a combinazione meccanica. Storia, tecnica e segreti a uso dei consumatori informati e degli studiosi. Youcanprint, Tricase 2011.

Chi pu fornire segnalazioni di esemplari storici di forzieri e casseforti esposti in musei italiani, o pu mettere a disposizione fotografie di casseforti italiane antiche per completare questa pubblicazione pu inviare una mail a: carloaclerici@gmail.com