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Eleonora Trivellin

Tecnologia

La manualistica edilizia della rivoluzione tecnologica in Italia


Attraverso un percorso che parte dalla nascita del manuale, come strumento tecnico operativo moderno, fino alla fine del XIX secolo, si rintraccia in Italia il ruolo privilegiato del laterizio
Una tavola del testo di Giovanni Curioni.

e indagini su quello che, in modo volutamente generico, possibile definire il mondo del laterizio interessano, generalmente, per quanto riguarda le ricerche bibliografiche, due principali argomenti: quello dello studio dei materiali e della loro lavorazione e quello degli elementi costruttivi. La crescita di interesse verso il laterizio, uno dei pi antichi materiali, dallultimo ventennio dellOttocento in avanti, suscitata dal rinnovamento dei processi produttivi industriali avvenuti anche a seguito dellintroduzione di quei nuovi materiali che hanno trovato sviluppo e impiego dopo la rivoluzione industriale, e cio il ferro e il calcestruzzo. In Italia, quindi, dopo la lenta affermazione della produzione siderurgica legata alledilizia e a quella pi fiorente del cemento, si assiste ad una continua conversione della produzione del laterizio da artigianale ad industriale.

Si pu forse sostenere che lindustria del laterizio rappresenti addirittura un significativo esempio della generale evoluzione che ha subito tutta la produzione edilizia italiana. Se non in rarissimi casi, non si assiste allorganizzazione ex novo di industrie impostate su nuove procedure costruttive e, in generale, tecniche, ma ad un lento e progressivo adattamento dellesistente al processo edilizio in trasformazione. Nel caso del laterizio, i nuovi metodi di cottura permisero linizio di un controllo della qualit e dei costi e resero possibile una sempre pi alta integrabilit con altri materiali, in particolare con il ferro. Nel 1858 viene presentato per la prima volta in Italia, allesposizione nazionale di Torino, il mattone forato. Da questo momento si pu affermare che la versatilit del laterizio raggiunge, nel nostro Paese, il suo massimo livello e questo

permette il suo impiego nelle diverse parti delledificio, dalle fondazioni fino alle coperture, sia che si tratti di strutture portanti continue che puntiformi. I testi attraverso i quali si possono analizzare questi fondamentali passaggi nello sviluppo del materiale sono, in genere, rappresentati da pubblicazioni non molto voluminose che hanno come obiettivo quello di informare un pubblico qualificato di tecnici. Il processo tecnico si lega alle ricerche e alle richieste della produzione industriale e non raro trovare, anche in documentazioni a carattere scientifico, lindicazione delle ditte produttrici di macchine e materiali. Accanto a queste, numerosi sono i cataloghi delle aziende produttrici e quelli delle esposizioni, sia di carattere generale che tematico,(1) che cominciano a fiorire anche in Italia a partire dalla prima met dellOttocento.(2)

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Tavola tratta da La pratica del fabbricare di Carlo Formenti.

Ci sono poi i testi dal carattere manualistico, raccolte pi o meno complete del sapere costruttivo, dei quali ci si occuper in questa sede. Gli argomenti relativi al laterizio trattati riguardano in modo prevalente le strutture di fabbrica e in parte minore lanalisi dei singoli materiali. Seguendo lordine cronologico, il primo manuale moderno italiano senza dubbio da considerarsi quello di Nicola Cavalieri di San Bertolo, edito a Bologna nel 1826.(3) Il testo organizzato per soddisfare le nuove esigenze didattiche e sancisce, per la cultura italiana, il passaggio da una prevalente attenzione per le tematiche di ordine teorico-speculativo, che avevano caratterizzato i trattati del XVIII secolo, al nuovo interesse verso la tecnica e la produzione come anello fondamentale dei cambiamenti innescati dalla rivoluzione industriale. Si ricorda per che, gi nel 1629, Gio-

vanni Branca(4) dedica al signore Giulio Cesare Mammiani della Rovere, conte di SantAngelo, il suo Manuale dArchitettura pubblicato ad Ascoli per i tipi di Moffio Salvioni.(5) Il volume, di dimensioni limitate, paragonabile ad un pi moderno manualetto Hoepli, strutturato in sei libri trattanti i materiali da costruzione, gli ordini architettonici, alcuni elementi costruttivi, nozioni matematiche, regole compositive e geometriche.(6) Il manuale del Cavalieri, compilato da colui che fu il maestro di uno dei costruttori che in modo pi ardito seppe usare il laterizio, vale a dire Alessandro Antonelli, fu elaborato ad uso della scuola per ingegneri fondata a Roma da Pio VII. Lopera divisa in cinque libri che riguardano: lavori di terra, argini e strade, lavori di legname e ferro, lavori murali, macchine e manovre, principi e regole per le stime dei lavori, con alle-

gate numerose tavole illustrative in bianco e nero. La parte che qui interessa quella relativa al terzo libro dove si trovano le definizioni e le classificazioni dei muri rispetto alle modalit costruttive (a secco, in malta), al materiale (pietra, mattoni, misti), alle forme. Gi dallanalisi di questo primo testo pu essere messa in luce la preferenza della quale godeva il mattone rispetto alla pietra in territorio italiano: viene riportato il fatto che i Romani stimavano eterni i muri in laterizio dal momento che il loro valore si manteneva costante dal momento della costruzione, a differenza dei muri in pietra ai quali si attribuiva una vita media di ottanta anni e per cui il valore del muro diminuiva di un ottantesimo per ogni anno trascorso. molto probabile che le poche notizie di questo genere, dal carattere cio non pragmatico, derivino da un testo come

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Tavole tratte dal manuale di Giuseppe Musso e Giuseppe Copperi.

quello dei Principj di architettura civile di Francesco Milizia(7) nel quale lindicazione riportata in identica forma. Sei anni pi tardi esce a Mantova il Trattato teorico e pratico dellarte di edificare, tradotto dal testo francese di Jean Baptiste Rondelet.(8) Lopera, composta da cinque tomi, suddivisa in sette volumi, da considerarsi il pi importante testo architettonico della prima met dellOttocento, sia per quanto riguarda laspetto teorico che pratico costruttivo. Per la trasposizione dal francese allitaliano, il traduttore Basilio Soresina si avvalse del confronto con altri testi: ven-

gono citati Bolognini,(9) Bordoni,(10) Cavalieri,(11) Belidor,(12) Sganzin,(13) Perronnet,(14) Gauthey.(15) In merito al Cavalieri lunica opera in italiano al tempo confrontabile con il testo in questione il traduttore, anche forse nellintento di motivare la pubblicazione italiana del Rondelet, lo giudica arido e incompleto, frutto insomma di una mentalit troppo tecnicistica. Egli, nello spirito dellopera sulla quale ha lavorato, esorta larchitetto lettore a redimere larchitettura, prima fra le arti sociali, dalla cecit della pratica e dal prestigio dellimmaginazione fondandola nelle leggi fisiche e

della materia sole regolatrici delle forme e combinazioni costituenti il bello che non mai tale se non in quanto parte legittima del vero.(16) Pur se il testo del Rondelet costituir riferimento costante per le opere che verranno compilate negli anni seguenti, anche per le parti riguardanti gli elementi costruttivi in laterizio, da evidenziare tuttavia come sia la pietra ad essere considerato il materiale pi meritevole di attenzione. Gi nel primo volume, a seguito di un ampio primo capitolo dedicato ai materiali lapidei, si trova quello dedicato alle cosiddette pietre artificiali suddiviso in tre articoli: mattoni crudi, muri formacei e mattoni cotti. Si ha quindi la misura di come fossero forti le differenze costruttive nei diversi territori, anche geograficamente vicini, e con storia e cultura nelle quali possibile rintracciare diversi elementi di contatto. Anche nelle tavole relative allEnyclopedie si illustrano i procedimenti costruttivi relativi ai muri formacei ed notorio che in alcune zone della Francia questo metodo sia stato usato ancora per tutto lOttocento. Il laterizio sembra avere un importanza secondaria, dunque, e sicuramente, accanto alle ragioni della tradizione che portano a preferire la pietra, ci sono quelle della rappresentativit: pietra come segno eterno dei grandi popoli, in contrasto, anche, con le convinzioni dei Romani. La parte che ha avuto la maggiore influenza sulla successiva manualistica italiana senzaltro quella contenuta nel libro nono, ovvero quello riguardante la teoria delle costruzioni. In pi di un caso si riportano disegni e informazioni indicando la fonte di provenienza. Se prima si sostenuto che il testo del Cavalieri sancisce, per la cultura italiana, il passaggio da un prevalente interesse per le tematiche di ordine teorico-speculativo alla nuova concezione dal carattere scientifico, doveroso aggiungere che il testo del Rondelet, nei paesi di influenza francese e quindi anche in Italia , fu il testo del rinnovamento per eccellenza e questo anche

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grazie alla sua naturale grande diffusione. Solo nel 1869 esce una nuova opera articolata in sei volumi che, pur avendo un carattere assai diverso dal precedente francese, ha, comunque, degli elementi che permettono un confronto diretto. Si tratta de Larte del fabbricare di Giovanni Curioni,(17) i cui volumi si occupano di: opere topografiche, materiali da costruzione, lavori generali di architettura civile stradale e idraulica, resistenza dei materiali, geometria pratica applicata allarte del costruttore, costruzioni civili stradali e idrauliche. Si tratta quindi del primo manuale dellet post-unitaria che forse, non a caso, viene edito a Torino, citt italiana che pi delle altre, essendo in un orbita europea, accolse, almeno in parte, la necessit di ripensare al rapporto arte e industria. Alla data di pubblicazione del manuale la disputa tra architetti, rappresentanti della sola e vera arte , e coloro che, avendo studiato alla scuola di applicazione per ingegneri,(18) si sentivano i rappresentanti della sola e vera scienza, non affatto risolto. E il testo del resto non appare n specificatamente per speculatori, n per artisti e neppure, come in alcune sedi stato affermato, per gli esecutori: era uno strumento che si proponeva di connettere quelle che erano le peculiarit pragmatiche con quelle scientifiche. In particolare, per quanto riguarda i materiali si procede in modo sistematico alla descrizione di quelli che sono i metodi di produzione, la qualit dei prodotti ed il loro dimensionamento, argomentazioni che fino a quel momento non avevano trovato spazio in pubblicazioni di questo tipo. Testo che non ha avuto la fortuna del Curioni, pur contenendo degli elementi interessanti per quanto riguarda le informazioni sui materiali, e sul laterizio in particolare, Larte del costruttore ossia istituzioni teorico-pratiche per lingegnere dei lavori pubblici di Carlo Gabussi, edito nel 1869.(19) Lopera suddivisa in due libri, il primo

Tavole tratte dal manuale di Luigi Cattaneo.

dedicato ai lavori di terra, il secondo ai materiali delle opere darte, completati da un atlante composto di 144 tavole in bianco e nero molte delle quali contenenti la descrizione delle opere metalliche citate nel testo. Anche qui, come in altri casi, lautore evidenzia quelli che sono gli aspetti pi innovativi della conoscenza edilizia del tempo ed appare chiaro che, da Nicola Cavalieri di San Bertolo in avanti, alle realizzazioni in ferro viene riservata unattenzione pi che notevole. Ci non di meno importante segnalare che per la prima volta si parla di mattoni cavi e

nella descrizione che ne viene fatta possibile rintracciarne le diverse fasi evolutive. Altra opera monumentale quella di G. A. Breymann, Trattato generale di costruzioni civili, che mette in evidenza la diversa evoluzione esistente tra il mondo costruttivo tedesco e quello italiano. Lopera si sviluppa in cinque volumi di testo (costruzioni in pietra e strutture murali, costruzioni in legno, costruzioni metalliche, distribuzione generale degli edifici in conformit allo scopo) e quattro di tavole in bianco e nero. Si gi evidenziato come la cul-

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Tavola tratta da La pratica del fabbricare di Carlo Formenti.

tura costruttiva francese sembri preferire, tra i materiali tradizionali, la pietra al laterizio. Dalla consultazione del trattato del Breymann possibile affermare che anche in Germania, cos come in Italia, si preferisce il mattone alla pietra. Le ragioni che portano a questa preferenza hanno origine diversa. Per la Germania, la possibilit di avere un maggiore controllo sullelemento costruttivo a determinarne la scelta: una produzione, insomma, nella quale luomo pu seguire le diverse fasi per garantire una qualit costante. Le differenze delle due realt geografiche sono messe in piena evidenza dalle note del traduttore che sottolinea, ad esempio, la mancanza di una legislazione che, come gi avveniva in Germania, fissasse le dimensioni dei prodotti, da osservare allinterno di un certo territorio, oppure la scarsa abitudine da parte delle fornaci italiane a produrre sottomultipli del mattone. Nello stesso anno in cui appare in Italia

la prima traduzione del Breymann, esce il testo di Giuseppe Musso e Giuseppe Copperi. Non stato possibile reperire se non la seconda edizione del 1888, la cui impostazione, tuttavia, rimasta fedele alla prima edizione seppure arricchita e riveduta, come indicano gli autori gi dalla prima di copertina. bene forse dedicare qualche riga in pi a questopera che ha un carattere molto originale. In primo luogo gli autori sono costruttori: testi cronologicamente precedenti e successivi a questo erano compilati da professori e rivolti a tecnici o a studenti. Si legge invece nella prefazione a questo testo: Colla fiducia di fare cosa gradita ed utile a chi intraprende la carriera del costruttore presentiamo una serie di disegni dei particolari di costruzioni murali. E si pu dire che siano le tavole la parte dellopera pi importante: il testo, in qualche modo, si qualifica come un

completamento e una spiegazione per le stesse. Anche il fatto che il testo sia stato premiato allesposizione generale italiana di Torino del 1884 ma, soprattutto, allesposizione dei materiali da costruzione di Firenze del 1887, ribadisce il diverso tipo di pubblico al quale era rivolto almeno nelle intenzioni degli autori. Sempre dallintroduzione, nello spiegare quali siano i destinatari dellopera, i due autori aggiungono di essersi spesso serviti di termini e modi di dire pi volgarmente usati dai costruttori e dagli operai. Lopera divisa in tre parti ognuna delle quali risulta composta da un volume di testo e uno di tavole; ad ogni capitolo del testo corrisponde una o pi tavole e tale impostazione bene evidenziata negli indici. La prima parte dedicata alle opere muratorie, la seconda alle opere di finimento e affini, la terza alle costruzioni rurali. A questo punto sem-

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bra utile ricordare che ad un argomento spesso dimenticato, o divenuto assai marginale, venga dedicata per tutto il XIX e parte del XX secolo una grande attenzione: quello relativo alle costruzioni rurali. Numerose opere sono state dedicate a questo argomento, anche se allinteresse diffuso che le costruzioni rurali hanno saputo suscitare in modo sempre crescente negli ultimi anni non corrisposto un approfondimento storico adeguato. Lo spirito estremamente pragmatico del manuale di Musso e Copperi, quasi di matrice anglosassone, ribadito anche nelle successive edizioni accresciute di tutte le pi moderne applicazioni dellindustria in rapporto alledilizia e alligiene. Pur rimanendo inalterata la veste dellopera, nella quinta edizione del 1914, ad esempio, si nota una pi spiccata attenzione verso i primi componenti per ledilizia di produzione industriale. Vengono aggiunte cospicue parti dedicate al cemento armato, materiale che conquista un posto di rilievo nella trattatistica proprio a partire dal 900. Lintroduzione dei nuovi elementi non viene operata a danno delle informazioni sui materiali tradizionali: fornisce, invece, un quadro fedele sui rapporti di integrabilit tra vecchi e nuovi materiali. Impostazione simile ha Larte muratoria del 1889 di Luigi Cattaneo.(20) Pi sintetica e stringata del precedente manuale, con tavole e testo in un unico volume, la pubblicazione non viene introdotta neppure da una prefazione e anche qui lo scritto si presenta come strumento per la lettura delle tavole. Tra i manuali pi conosciuti della seconda met dellOttocento si ricorda La pratica del fabbricare di Carlo Formenti. Sicuramente la sua fama arrivata ai nostri giorni grazie alle ristampe che si sono susseguite fino al 1933 (anno nel quale esce la seconda edizione de La costruzione razionale della casa di Enrico Agostino Griffini). Il testo, in due volumi, corredato da un volume di 64 tavole in cromolitografia. Ci sono due elementi di

novit in questo manuale: una struttura agile che si riferisce in modo immediato a quelle che sono le diverse fasi costruttive delledificio e lintroduzione di nuovi elementi di studio relativi agli apparati impiantistici. La prima parte, relativa al rustico nelle fabbriche, comprende gli sterri e il cantiere, le opere di fondazione, le strutture elementari in genere, i particolari per le strutture rustiche e per i lavori sopra terra, i cementi armati. Nella parte seconda si tratta il finimento delle fabbriche e pi precisamente: strutture completive, provvista e distribuzione dellacqua, la fognatura, i camini, il riscaldamento, la ventilazione, lilluminazione, le applicazioni riassuntive. Si pu concludere questo breve excursus citando il testo di un personaggio che seppe guadagnarsi una notoriet discreta anche per la sua opera di architetto: Cimbro Gelati, attivo nel territorio torinese nellultima met del XIX secolo e personaggio assai attento alle caratteristiche dei materiali da costruzione. Si ricorda, infatti, che anche in occasione della realizzazione del Borgo medioevale al Valentino, in occasione dellesposizione del 1884, per la realizzazione degli elementi in pietra e in cotto furono presi in considerazione con esiti assai positivi i sistemi suggeriti da Gelati. Di lui si ricorda in particolare le Nozioni pratiche e artistiche di architettura.(21) Esponente delleclettismo torinese, nel testo dimostra uno spirito quasi funzionalista e non a caso si riferisce, pur giudicandolo schematico e talvolta ingenuo, a Carlo Lodoli. Senza affatto dimenticare la dimensione formale dellarchitettura, frequentemente ignorata da tanti altri testi precedenti, esprime in modo inequivocabile come debba essere ridimensionato il ruolo della decorazione la quale, scrive, dovrebbe essere coordinata e soggetta allossatura costruttiva, ne diventa invece la dominatrice e la maschera. Mi persuado essere nostro dovere affrettarci a riprovare queste pecche incompatibili col concetto darte non solo, ma della logica naturale(22).

Note 1. A tale proposito si ricorda lesposizione dei materiale da costruzione svoltasi a Firenze nel 1887. 2. Come giustamente scrivono Andreina Griseri e Roberto Gabetti I trattati e i libri di divulgazione per artisti, i periodici a puntate erano i mass-media tipici di quegli anni; il loro impegno era sostenuto dal clima delle esposizioni, contrassegnato da un fervore tipico del secolo XIX, tendente a legare lindustria e il progresso allarte, attraverso mediazioni diverse non filtrate nei laboratori accademici. Le esposizioni universali e i loro cataloghi consacravano la cultura e le ricerche degli autodidatti, il livello del loro mestiere fuori dalle scuole (A. Griseri, R. Gabetti, Architettura delleclettismo. Saggio su Giovanni Schellino, Einaudi, Torino, 1973, p. 85). 3. N. Cavalieri San Bertolo, Istituzioni di architettura statica e idraulica, Bologna 1826. 4. Architetto della Santa Casa di Loreto. 5. F. Branca, Manuale darchitettura, Moffio Salvioni, Ascoli, 1629. 6. Oltre allopera citata, si ricorda il testo di Lodovico Bolognini Il muratore italiano, edito a Bologna nel 1778. 7. F. Milizia, Principj di architettura civile, II edizione, Bassano, 1785. 8. G. Rondelet, Trattato teorico e pratico dellarte di edificare, Mantova, 1832. 9. L. Bolognini, cit. 10. Probabilmente agli studi di meccanica e di geometria di Antonio Maria Bordoni (17891860), professore alla scuola militare napoleonica di Pavia. 11. N. Cavalieri di San Bertolo, op. cit. 12. Bernard Forest de Belidor (1693-1741). Scrisse Science de lingnieur, Paris, 1739, tradotto in Italia nel 1832. 13. Mathieu Joseph Sgarzin (1750-1837). Nel 1849 viene tradotto in Italia il suo Nuovo corso completo di pubbliche costruzioni. 14. Jean-Rodolphe Perronnet (1708-1794). Architetto e primo direttore dellEcole des ponts et chausses. Autore della Description des projets et de la costruction des ponts de Neuilly de Nantes, dOrlan etc., Paris 1782-92. 15. Emiland-Marie Gauthey (1732-1806). Architetto e trattatista; probabilmente lautore fa riferimento alle Mmoires sur lapplication des principes de la mcanique la construction des votes et des dmes, del 1771. 16. B. Soresina, Cenni del traduttore, in G. Rondelet, Trattato teorico e pratico dellarte di edificare, Mantova 1832, tomo 1. 17. G. Curioni, Larte del fabbricare, A. F. Negro Editore, Torino, 1869. 18. Nacquero contemporaneamente quella di Torino dedicata alla costruzione e quella di Milano dedicata alla tessitura e alla meccanica. 19. C. Gabussi, Larte del costruttore ossia istituzioni teorico-pratiche per lingegnere dei lavori pubblici, Milano, 1869. 20. L. Cattaneo, Larte muratoria, Antonio Vallardi, Milano, 1889. 21. C. Gelati, Nozioni pratiche e artistiche di architettura, Torino 1897. 22. C. Gelati, op. cit.

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