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DELL'ISTITUTO

PUBBLICAZIONI
DI SCIENZE GIURIDICHE, ECONOMICHE, POLITICHE

~
E SOCIAL1

DELLA UNIVERSIT DI MESSINA

N. 1062

GUIDO

LANDI

ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO DEL REGNO DELLE DUE SICIL


(1815-1861)

Tomo Il

MILANO

DOTT.

A.

GIUFFR

EDITORE

1977

CAPITOLO

IV

L'AMMINISTRAZIONE CIVILE E LA BENEFICENZA

I.

L'AMMINISTRAZIONE

PROVINCIALE

96. Oggetto e metodo del capitolo. - La materia della 1. 12 dicembre 1816, sull'Amministrazione civile , e dei testi normativi che l'integrano o modificano, corrisponde, sostanzialmente, a quella della legge comunale e provinciale del regno di Sardegna e poi del regno d'Italia, confluita, attraverso successive elaborazioni, nei due t.u., ambo pro parte vigenti, 4 febbraio 1915, n. 148, e 3 marzo 1934, n. 383. La legge borbonica conteneva, per, anche norme attinenti allo stato giuridico ed al trattamento economico di impiegati dello Stato, ed all'ordinamento di regi uffici dislocati in periferia, che nella legislazione attuale trovano sede in altri testi. Trattavasi, in sostanza, d'una legge che di. sciplinava anche l'organizzazione periferica del Ministero, detto in tempi successivi degli affari interni , e dell'interno (supra, 59). Detto Ministero soprintendeva altres agli stabilimenti di beneficenza, ed ai luoghi pii laicali , cui s'estendevano norme e principi propri dell'amministrazione comunale: d'essi quindi qui tratta si per connessione (in/ra, 128 ss.). La nozione di amministrazione civile accolta nella 1. cito non coincide dunque con quella con cui noi talora indichiamo tutto l'apparato amministrativo dello Stato, tolto quello

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che sovrintende alle Forze armate; e talaltra, restrittivamene, la competenza di quella direzione generale del Ministero dell'interno prefetti, (r.d. 14 aprile 1940, n. 452) che sovrintende ai cigenespeservizi elettorali, ed alla vigilanza, localmente esercitata dai

sui comuni e sulle provincie. L'Amministrazione

vile esprimeva piuttosto il concetto dell'amministrazione rale periferica, in contrapposto con le amministrazioni

ciali , che ad essa, come al tronco principale, si collegavano (l). E perci la legge organica dell'amministrazione civile era prima base di tutte le amministrazioni la prosperit nazionale (2). dello Stato e del-

Non sarebbe opportuno cedere alla suggestione d'utilizzare le partizioni teoretiche dell'attuale dottrina del diritto amministrativo, esponendo separatamente le norme relative all'amministrazione locale governativa, ed all'amministrazione locale autarchica. Certo, intendenze e sotto intendenze erano uffici dello Stato, mentre i comuni erano persone giuridiche dichiarazione provincie (art. dell'art. 172 l. per espressa

lO ll.cc., e tali erano considerate le


12 dicembre 1816) (3). Ma sarebbe per un tempo in cui erano tuttora d'autarchia, d'autogoverno (4);

metodo anacronistico,

ignote le nozioni d'autonomia,

ed anche estraneo ad una concezione politica in cui si ravvisava nel Governo il principio dell'amministrazione e la facol-

(l) DIAS, a), p. l; b l, pp. 347~348. (2) DIAs, a), I, p. 7. (3) Rocco, I, p. 134: ... vere societ formanti persone civili . (4) Il concetto di e autonoma , come autolegislazione non illimitata n sovrana, appare, nella dottrina tedesca, nella seconda met del secolo XIX (ROMANO, p. 17). Alla stessa epoca appaiono nella dottrina tedesca i cone), cetti d'autarchia (sempre di significato controverso) e d'auto governo (che il britannico seljgooernment) trasferiti nel diritto italiano con l'ampia recezione della scienza giuridica germanica, verificata si verso la fine del secolo XIX (vedi per es. ROMANO, f).

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civile

e beneficenza

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t pensante che la dirigeva, e gli stessi enti territoriali levavano che come strumento per attuare la divisione ritorio (5), e per consentire una certa rappresentanza re ed esaminare attraverso degli amministrati

non ridel ter-

i propri Consigli nel sorveglia. restando

gli agenti locali del Governo (6), governativa.

per sempre soggetti alla tutela All'altro polo dell'alternativa, la trattazione, intitolata al personale

sarebbe la scelta d'articolare l'una (artt. ciMa in sistematie sottoinde' Comuspese civile,

cos come la legge citata, in due parti, dell'Amministrazione e rendite dell'Amministrazione (artt. 159.315). in modo

3.158), l'altra alle spese

vile, e metodo di amministrazione camente ineccepibile; ti sia i funzionari tendenze,

verit il testo non attua tale partizione

le norme sul personale

, riguardano

ed impiegati delle intendenze onorari e gli impiegati non materia

sia i funzionari

ni, contengono altres disposizioni relative ne degli uffici, mentre e rendite quella della polizia amministrativa

alla organizzazio(artt. 277.297). seguire un cr i-

concernente

In definitiva, abbiamo ritenuto preferibile

terio descrittivo, che consiste nell'esaminare successivamente le autorit operanti nelle tre circoscrizioni concentriche, della provincia, del distretto e del comune (7). Ci occuperemo, infine, degli stabilimenti di beneficenza capitolo le contene dei luoghi pii laicali. Restano escluse da questo disposizioni concernenti le attribuzioni zio so amministrativo esercitate strazione civile, quelle dell'intendente dai funzionari

di giudici del

delf'Ammni-

in tema di conflitti di

(5) Dras, b), p. 346347 e 376377. (6) DlAs, b), p. 373. (7) Il circondario era una circoscrizione esclusivamente corrispondente al nostro e mandamento s . infra, 134 e U2.

giudiziaria,

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attribuzioni, nonch la garenta de' pubblici funzionari (infra, 159 ss.). 97. Le circoscrizioni provinciali. - Il regno di Napoli, nel 1806, era diviso in dodici provincie, la cui circoscrizione risaliva al tempo d'Alfonso I (1442-1458) (8), ma che erano in maggior parte di pi antica origine: Terra di Lavoro (Napoli); Contado di Molise (Campobasso); Principato Citeriore (Salerno); Principato Ulteriore (Montefusco); Basilicata (Potenza); Abruzzo Citeriore (Chieti); Abruzzo Ulteriore (Aquila); Capitanata (Lucera); Terra di Bari (Trani); Terra d'Otranto (Lecce); Calabria Val di Crati, o Citeriore (Cosenza); Calabria Ulteriore (Catanzaro) (9). I rispettivi capiluoghi erano centri amministrativi e giudiziari: vi risiedeva il preside, capo della provincia, con poteri civili e miltari, ed il tribunale della regia udienza con giurisdizione d'appello sui giudici inferiori. Erano, tali provincie, tanto vaste da potersi dire, piuttosto, regioni: il loro territorio corrisponde a 21 delle odierne provincie della Repubblica italiana, costituenti sei delle regioni autonome previste dall'art. 131 costo (Abruzzi; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria), oltre una vasta zona della provincia di Terra di Lavoro trasferita alle provincie laziali di Frosinone e Latina; ed altra d'Abruzzo Ultra tra(8) DlAs, a), I, p. 14; SCHIPA,I, pp. 58 S8. (9) La Calabria era un tempo divisa nei due giustizierati ~ di Val di Crati e Terra Giordana (capoluogo Cosenza}, e Calabria (capoluogo Reggio). Nel 1443 il capoluogo di Calabria (detta Ulteriore , in contrapposto alla Calabria a nord del Neto e del Savuto, detta Citeriore s ) fu tolto da Reggio (in pena d'avere seguito le parti di Renato d'Angi) ed assegnato, da Alfonso d'Aragona, a Catanzaro. La regia udienza fu restituita a Reggio nel 1584, e vi rimase fino al 1594, quando, per ragioni di sicurezza, fu riportata a Catanzaro. Per queste vicende, confusamente e tendenziosamente rielaborate da scritti di dubbio valore in occasione della recente, notissima controversia sul capoluogo regionale, vedi FIVI\IARA, 15 S8. pp.

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sfcrita alla provincia di Rieti . Lo stesso Molise era pi vasto di oggi, avendo poi perduto parte del territorio, onde formare nel 1860 la nuova provincia di Benevento. Malgrado la difficolt delle comunicazioni, che impediva lo sviluppo d'una vera e propria vita amministrativa a livello provinciale (lO), queste immense provincie possono considerarsi, in Italia, le sole circoscrizioni propriamente storiche , assai pi delle artificiose regioni create dalla Costituzione della Repubblica (11). Simile rjpartizione, perch anch'essa rimontante a' tempi aragonesi, et ultra, avea il regno di Sicilia, diviso nelle tre valli , dopo le riforme del 1816 ricordate come maggiori : la Val Demone (V allis N emorum) estesa in direzione estovest dal Faro al fiume Grande (corrente tra Campofelice e Termini Imerese), in direzione nord-sud dalla punta del Faro a Taormina, e limitata a sud dallo spartiacque de' monti Nehrodi e delle Madonie; la Val di Noto (Sicilia citra flumen Salsum), che a sud del limite della Val Demone stendeasi da est
(lO) GHISALBERTI, 17 8S. pp. (11) Risulta dagli atti dell'assemblea costituente (FERRARI,a), pp. 40 ss.) che le regioni enumerate dall'art. 131 costo (modificato dalla 1. cost. 27 dicemhre 1963, n. 3), non erano altro che quei raggruppamenti di provincie, detti talora compartimenti, e nel linguaggio comune anche regioni, utilizzati per la elaborazione dei dati dei censimenti. Cos per esempio, il Molise, che prima del 1860 gravitava piuttosto verso il Tavoliere di Puglia, fu, sino al 1963, considerato una sola regione con gli Abruzzi. Da qui la conseguenza che in quelle regioni dove nessuna citt aveva caratteri d'incontestata supremazia sulle altre, sorsero contrasti non lievi per la scelta del capoluogo (tra L'Aquila e Pescara, in Abruzzo; tra Catanzaro e Reggio, in Calabria), risolte con compromessi (art. 2 Statuto Abruzzo, 1. 22 luglio 1971, n. 480; art. 2 Statuto Calabria, 1. 28 luglio 1971, n. 519) ma con preminenza accordata agli antichi centri giudiziario Si pu anche ricordare che il progetto di Costituzione della Repubblica napoletana del 1799 prevedeva (art. 3) la formazione di 17 dipartimenti, con nomi geografici all'uso di Francia: Gran Sasso, Aterno, Majella, Liri, Vesuvio, Biferno, Gargano, Sele, Palinuro, Bradano, Vulture, Leuca, Polino, Crati, Lacinio, Leucopetra (AQuARONE, D'ADDIO, NEGRI,p. 272).
l. LANDI -

Il.

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CUI

97 verso

ad ovest sino al fiume Salso; la Val di Mazara (in

il secolo XVI era stata assorbita la Valle di Girgenti), che comprendea tutto il rimanente dell'isola, confinata ad est, in direzione da nord a sud, dal fiume Salso. Centri amministrativi e giudiziari erano, rispettivamente, Messina (che pretendea a seconda capitale del regno) (12), Catania (che in un certo momento il favore della dinasta aragonese pareva voler elevare a capitale del regno insulare), e Palermo, prima sedes coronae regis et regni caput (13). Anche qui, dunque, niuna vita amministrativa locale, bens la rivalit di tre centri aspiranti ognuno ad un primato (14). Il riordinamento delle circoscrizioni provinciali, operato

nel regno di Napoli da Giuseppe Bonaparte, era giudizioso, sulle circoscrizioni tradizionali:

si fond, come con qualche

variante, tuttavia, determinata dalla mutata importanza de' centri abitati, o da ragioni politiche, o da esigenze militari (r.d. 8 agosto 1806). Dalla provincia di Terra di Lavoro, il cui capoluogo fu stabilito in Santa Maria di Capua, fu distaccata la provincia di Napoli, per poter dare alla capitale un ordinamento particolare, secondo il costume di Francia. Il capoluogo di Principato due provincie: tanata, riunita Ulteriore pass dalla vecchia MonteI", capoluogo Teramo, ed fusco alla crescente Avellino. L'Abruzzo Ulteriore fu diviso in Abruzzo Ulteriore Abruzzo Ulteriore 2, capoluogo Aquila. Il capoluogo di Capial Contado di Molise, fu stabilito in Foggia; per l'esigenza militare di meglio Bari quello di Calabria Ulteriore trasferito da Catanzaro a Monteleone, oggi Vibo Valentia, vigilare il pericolo anglo-siculo lungo le coste tirreniche.

(12) LANDI, h), p. 137. (13) Epigrafe alla porta del Duomo di Palermo. (14) Sono curiose le considerazioni sul temperamento DIAs, a), Il, pp. 305306.

dei siciliani in

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e beneficenza

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riacquist il rango di capoluogo della provincia cui dava nome, e fu poi oggetto di particolari la rese il maggiore porto cure di Gioacchino Murat, che (r.d. orientale del regno. Pi tardi

4 maggio 1811) il capoluogo di Terra di Lavoro fu trasferito a Capua, e furono separate la Capitanata (Campobasso). Su questa base territoriale (Foggia) ed il Molise si assise la nuova

amministrazione di modello napoleonico (L 8 agosto 1806): aboliti i prsidi, e separati gli organi d'amministrazione da quelli di giurisdizione, intendente, fu posto a capo d'ogni provincia un e vi fu in ed un la fendafu suddivisa la provincia assistito da un Consiglio d'intendenza,

istituito un Consiglio generale; Consiglio distrettuale;

distretti, ed in ciascuno fu posto un sottointendente abolita contemporaneamente

lit con tutte le sue attribuzioni, sparve ogni differenza tra le terre infeudate e le citt di demanio regio (art. 2 L 2 agosto 1806: Tutte le citt, terre e castelli, non esclusi quelli ane vi fu in ogni nessi alla corona, abolita qualunque Comune (salve alcune uniforme, disposizioni differenza, saranno goverspeciali per Napoli), un e timida apertura di

nati secondo la legge comune del regno), ordinamento e decurioni

con un sindaco, assistito da eletti

, e qualche rudimentale

auto governo (Il. 18 ottobre 1806, e 20 maggio 1808). Il che era, come si accennato, poco pi che la traduzione della legge francese 28 piovoso, anno VIII; ma la facilit con cui la riforma si radic nel regno dimostra, al di l d'ogni diatriba politica e sociale, la sua intrinseca razionalit (15).
(15) Circa la terminologia, si noti che fu conservato il nome provincia in luogo di dpartement ; si chiam distretto l'arrondissement; si chiamarono intendenti e sottintendenti i prefetti e sottoprefetti (i capi delle province, sotto l'antico regime, erano detti e prsidi ) probabilmente non per una reminiscenza dell'intenden/, della monarchia francese, ma ricordando piuttosto un progetto predisposto tra il 1800 ed il 1805 da Giuseppe Zurlo, e non attuato per i sopravvenuti eventi, che dava questo nome ai funzionari regi

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Bene dunque la saggezza del re Ferdinando I e de' suoi illuminati ministri volle, con l. JO maggio 1816, conservare con limitati emendamenti le dette circoscrizioni. Immutate in tutto il resto le divisioni territoriali dell'occupazione militare, fu ripartita la Calabria Ulteriore in due provincie: Calabria Ulteriore I", capoluogo Reggio, e Calabria Ulteriore 2\ capoluogo Catanzaro, con che il numero delle provincie continentali del regno fu elevato a quindici (16). Poi, con r.d. 15 dicembre 1818, l'intendenza e le altre amministrazioni provinciali di Terra di Lavoro che trovavansi rono trasferite in Caserta. Effimera, ma tipica manifestazione di certe nostalgie clasdei siche proprie della cultura meridionale, fu il mutamento stabilite in Capua, fu-

nomi delle provincie, disposto con l'art. lO della costituzione

preposti alle provincie (GHISALBERTI, p. 17; COMERCI, 235); si conserv c), p. il nome francese di Consigli generali a quelli che la restaurazione chiam pi propriamente Consigli provinciali . (16) Tra il 1806 ed il 1816, il capoluogo di Calabria Ulteriore, come si detto, era stato fissato in Monteleone (Vibo Valentia); Reggio era capoluogo di distretto; Catanzaro sede del tribunale d'appello con giurisdizione sulla Calabria. Pietro Colletta, intendente a Monteleone negli anni 18101812, si era molto impegnato per dare al capoluogo della sua provincia lustro ed impor. tanza . Secondo lui (COLLETTA, p. XLII) Monteleone diveniva in venti e), anni la pi grande e felice citt delle due Calabrie; ma la incivilt degli abitanti opponevasi a' miglioramenti, e perci dopo pochi anni quella citt, trovata rozza, non pot contendere colle superbe bellezze di Reggio, e le grandi memorie di Catanzaro; e da prima, qual era, divenne serva. per tale la di lei naturale superiorit, che se desse effetto alle opere nel mio tempo immaginate, vincerebbe in pochi lustri l'emula Catanzaro, gi vecchia e decadente . Monteleone fu capoluogo d'un distretto di 1" classe (art. 6 l. l maggio 1816) e rimase capoluogo di circondario fino alla soppressione delle sottoprefetture (l. 2 gennaio 1927, n. l). Reggio manifest la sua riconoscenza al re Ferdinando erigendo gli un monumento (FIUMARA, 39), opera pregep. vole di Tito Angiolini (1828), nella centrale piazza dei Gigli: distrutto stupidamente (come narra TRIPODI, 164) il 20 agosto 1860, malgrado un vano p. tentativo di Nino Bixio d'impedirlo, e poi sostituito dall'odierna statua dell'Ita lia risorta.

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Amministrazione

civile

e beneficenza

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del 1820, nel testo rielaborato ro); Marsia (Abruzzo

dal Parlamento

napoletano. (Abruzzo

provincie si chiamavano di Napoli; Campania (Terra di LavoUltra 2); Pretunziana

ID-

tra r); Frentania

(Abruzzo Citra); Sannio (Molise); Daunia

(Capitanata); Peucezia (Terra di Bari); Salento (Terra d'Otranto); Lucania Orientale (Basilicata); Irpino (Principato Ultra); Lucania Occidentale (Principato Citra); Calabria Cosentina (Calabria Citra); Calabria Brezia (Calabria Ultra 2a); Calabria Reggina (Calabria Ultra la). Non fu privata riluttava, de' lumi del secolo la Sicilia, che pur vi sotto mentite spoglie d'anglica libert sospirando

desuete forme di feudale oligarchia (17). Le tre valli maggiori, rimaste (come detto nel preambolo del r.d. 11 ottobre 1817) nelle antiche loro forme amministrative fondate su principi dell'abolita feudalit per la pi gran parte

, furono divise in sette provincie, dette anch'esse valli ( minori , nell'uso comune), che presero nome dai rispettivi capiluoghi: sina, Catania, Caltanissetta Girgenti (oggi Agrigento), inizialmente Palermo, MesSiracusa, Trapani,

(art. 4 r.d. cit.), divise in distretti (art. 5 r.d. cit.). incostanti. Parve ad un

Le vicende ne furono

certo momento opportuno, per meglio assicurare quella unit di servizio che si richiede per lo bene della civile amministrazione , ridurre le valli a quattro Caltanissetta), sopprimendo (Palermo, Messina, Catania, 1824); le altre (r.d. 26 settembre

ma era rimesso alla prudenza del nostro luogotenente generale de' nostri domini oltre il Faro di dare esecuzione al presente decreto in quell'epoca e furono che creder opportuna per abolite in Sicilia le (art. sot18 r.d. cit.). Invece, mento fu revocato, tintendenze. col r.d. 8 marzo 1825, tale provvediil motivo espresso era di

Anche questa volta,

(17)

PALMIERI,

pp. 306 S8.

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volere riordinare

l'Amministrazione

civile ne' nostri domini

al di l del Faro, onde la medesima si renda pi concentrata e gli affari abbiano un pi celere andamento lier de' Medici, per riparare

, ma, in verit,
ed i

si tratta d'una di quelle misure d'economia praticate dal cavagli sperperi del 1820-21, debiti verso il governo austriaco (18). Non ebbe mai esecuzione il r. d. 12 giugno 1828, che novamente diceva abolita la valle di Girgenti, pani. I distretti assegnando i distretti di Girgenti siciliani furono ristabiliti e Bivona alla valle di Caltanissetta, e quello di Sciacca alla valle di Tracol r. d. 31 otto1817; e con r.d. indussero poi la da Sira-

bre 1837, come previsti dal r.d. 11 ottobre to d'Aci Reale. Fatti atroci giustizia del re a trasferire sopravvenuti

3 febbraio 1838 fu creato, nella valle di Catania, il distretin Noto l'intendenza,

cusa, divenuta oggetto di nazionale orrore (r.d. 25 agosto 1837) (19). Consent peraltro la regia clemenza (r.d. 5 ottobre 1838) che in Siracusa fosse stabilita una sottointendenza, lito primo distretto della valle di Siracusa (20). Col citato r.d. 11 ottobre 1817, la alle particolari dipendente da Noto, con circoscrizione uguale a quella dell'abo-

L 12 dicembre 1816

era estesa ai reali domini oltre il Faro con gli adattamenti circostanze dello stato attuale degli anzidetti comuni , avvisati dalla Commessione costituita in Palermo con r.d. 20 febbraio 1817 (21). La completa unificazione,
(18) (19) tribuita pp. 33
ACTON,

CAL ULLOA, b), pp. 1617. Sui moti di Siracusa, avvelenatori


a), I, p.

in (vedi

concomitanza anche
supra,

con l'epidemia cap. II, nota


S8.;

colerica

at68.;

a supposti
8S.;

320), GALDI,

DE Srvo,

58; CAL ULLOA, a), pp. 69


provincia torn a Siracusa e composta d. Vincenzo Merlo

Nrsco, pp. 43 1865.


Gaspare

b), pp. Il

128 65. della nel dal duca di Gualtieri, del marchese generale, di d. Ferreri, Leo(art. l

(20) (21)

capoluogo

Era presieduta

ne, del duca

di Serra di Falco, Segretario 1817).

del principe

di Campofranco.

d. Giuseppe

e Splendore

r.d, 20 febbraio

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Amministrazione

civile

e beneficenza

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salvi gli onorifici privilegi de' corpi amministrativi delle tre citt maggiori, ebbe effetto col r.d. 7 maggio 1838. La circoscrizione provinciale de' domini di qua del Faro, rimasta invariata fino al 1860, fu modificata per la prima volta dal governo italiano nel 1861 per formare la nuova provincia di Benevento. Quella della Sicilia fu modificata solo nel 1926-27, per creare le due nuove provincie di Enna e di Ragusa. E' pure da ricordare che quando il regio governo si trasfer in Gaeta, fu disposto, con r.d. 29 settembre 1860, il trasferimento in Mola del capoluogo della provincia di Terra di Lavoro, considerandosi necessario un centro comune al di qua del Volturno alle diverse amministrazioni di questa provincia , e si decise d'affidare provvisoriamente le funzioni di consiglieri d'intendenza a consiglieri provinciali e distrettuali in luogo dei titolari assenti. E' dubbio se e come tali uffici civili abbiano funzionato, in territorio dichiarato in stato di guerra con r.d. Il settembre 1860; e comunque Mola, bombarda ta dalla flotta piemontese il 3 novembre 1860, fu definitivamente abbandonata il giorno dopo. 98. Le intendenze e gli archivi provinciali. - L'Amministrazione civile, ne' domini di qua del Faro, era nell'immediata dipendenza del Ministero dell'interno (art. 2 l. 12 dicembre 1816); di l del Faro dipendeva dal luogotenente generale, e dal Ministero di Stato presso la luogotenenza (supra, 59 e 65) (22).
(22) Le modeste differenze tra il sistema amministrativo del continente .e della Sicilia (consistenti, soprattutto, in alcune norme transitorie, necessarie in Sicilia per agevolare il trapasso, gi verificatosi di qua del Faro, dal 'vecchio al nuovo regime) ci autorizza normalmente a non trattare espressamente della legislazione in vigore di l del Faro, salvo per qualche disposi. zione di maggiore interesse.

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Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Nel capoluogo della provincia risiedevano (art. 3 1.

98 cit.)

l'intendenza,

cio il principale

ufficio del Governo,

ed il nei alla

Consiglio provinciale, organo rappresentativo

della provincia.

Le provincie, e le rispettive intendenze, erano divise, domini di qua del Faro, in tre classi: appartenevano

prima Napoli, Terra di Lavoro, e Principato Citeriore; alla seconda, Basilicata, Principato Ulteriore, Capitanata, Terra di Bari, Terra d'Otranto, Calabria Citeriore, Calabria Ulteriore 2a ; alla terza, Calabria Ulteriore 1 Molise, Abruzzo Citerioa, re, Abruzzo Ulteriore consiglieri d'intendenza

2, Abruzzo Ulteriore 1 (art. 5 r.d. l


(art.

maggio 1816). La classifica aveva interesse per il numero dei

21 1. cit.) e dei consiglieri pro-

vinciali (art. 341. cit.); per il trattamento economico del personale (art. 142 1. cit.; r.d. 27 maggio 1844, 7 aprile 1851,

24 maggio 1852; reg. 31 luglio 1840); per l'annuo assegnamento delle spese di segreteria dell'intendenza (art. 144 1. cit.,
e r.d. e reg. cit.), e per altri effetti amministrativi. Provincie ed intendenze in Sicilia erano invece d'una sola classe (art. 4 r.d. 11 ottobre 1817) che considerava si parificata di regola alla terza (23), e quindi le classi di retribuzione degli impiegati erano personali (artt. 1 e 2 r.d. 3 settembre 1838; art. 57 r.d. 24 maggio 1852). Tuttavia, la valle di Palermo aveva come la provincia di Napoli za di Palermo avea il trattamento

20 consi-

glieri provinciali (art. 48 r.d. cit.); il personale dell'intendendi quello dell'intendenza di Napoli, e gli assegnamenti per le segreterie eran diversi per Palermo, per Catania e Messina, e per le altre quattro intendenze (art. 5 r.d. 3 settembre 1838). L'intendenza era, come oggi si direbbe, un organo complesso , formato cio da una pluralit di organi diretti da un organo superiore, ma presentantisi, per taluni effetti, come
(23)
COMERCI,

p. 83.

98 individualit

Amministrazione

civile e beneficenza

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distinte, con proprie prima autorit

attribuzioni (24). Ne era della provincia (art. 4

capo l'intendente,

L cit.], da cui dipendeva direttamente il segretario general e, suo principale collaboratore , con funzioni vicarie (art. 19
l. cit.), quando la legge diversamente l'intendente legiale presieduto da lui stesso d'un segretario: non disponesse. Con organo coldi prima collaborava il Consiglio d'intendenza, il Consiglio era giudice ordinario (artt. 20-27

(in/ra, 99) con l'assistenza (in/ra, 163) ed aveva L cit.). Dal segretario

istanza del contenzioso amministrativo anche funzioni consultive generale dipendevano vinciale (artt.

gli uffici di segreteria, e l'archivio pro-

io, 28, 29, L cit.).


e

L'art. 29 L cito prevedeva che, con apposito regolamento, tosse determinato il piano delle segreterie delle intendenze degli archivi provinciali, nonch la pianta degli impiegati,

divisi in capi ufficio, vice-capi, ed ufficiali, con l'indicazione dei soldi rispettivi. Questo regolamento, che avrebbe dovuto essere emanato tra sei mesi , fu emanato, dal ministro la divisione per gli affari interni, il 31 luglio 1840, ed era applicabile in ambo le parti del regno (25). Esso prevedeva della segreteria, qualunque cinque uffici: segretariato, fosse la classe dell'intendenza, in che corrispondeva col Ministero

della Presidenza e con quello degli Affari esteri, e si occupava di tutte le altre incombenze non pertinenti ad alcun altro ufficio; affari interni; polizia generale, guerra e marina; finanze, giustizia ed affari ecclesiastici; contabilit provinciale e comunale. Ogni ufficio era diviso in pi carichi o sezioni. L'archivio provinciale dipendeva dal segretariato, ed il 3 carico del 2 ufficio era destinato alla segreteria del Consiglio d'intendenza.
(24) (25)
LANDI PETITTI,

e POTENZA, p. 75.

I, p. 178.

616

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

98 rispondeva

Si vide per che tale organizzazione

mal

alle esigenze degli svariati rami di servizio , epper il detto regolamento fu sostituito con altro, approvato con r.d. 7 aprile 1851. Esso. divide le segreterie in quattro uffici (segretariato generale, strazione munale; giustizia e polizia, guerra e marina; e lavori pubblici; amminiprovinciale amministrazionecodagli

amministrazioni

speciali), ciascuno suddiviso in tre regolamento fu con r. 26 aprile per la quale

carichi, e separ la segreteria del Consiglio d'intendenza altri uffici. Questo nuovo 1851 (26) temporaneamente con quelle modifcazioni, esteso alla Sicilia,

poi fu emanato, con r.d. 24 maggio 1852, altro regolamento, che i bisogni, e le condizioni locali della Sicilia avessero potuto richiedere uffici per identica a quella prescritta del Faro. In verit, pi che l'organizzazione l'interesse dei regolamenti del 1851

. La partizione degli
ne' domini di qua

del servizio, con innoe 1852 consiste in ci,

vazioni i cui motivi facilmente sfuggono al lettore moderno, che la maest del re aveva trovato utile al servizio dell'Amministrazione civile, ed insiememente giusto - come detto nel preambolo del r.d. 7 aprile 1851 - di migliorare la condizione degl'impiegati nelle dette Segreterie, uguagliandola a quella di tutti doppio riguardo gli altri impiegati dello Stato, sotto il

e della prospettiva degli ascensi, e della sicuiscritti per la prima

rezza di un onesto ritiro dopo gli anni di servizio voluti dalla legge . Cos i detti impiegati furono volta in due ruoli generali , presso il Ministero dell'interno (art. 43 r.d. cit.) e presso il Luogotenente generale de' reali domini. di l del Faro (art. 43 r.d,

24 maggio 1852) (in-fra,

100).
(26)
PETlTTl,

V, p. 162.

99

Amministrazione

civile

e beneficenza

617

Gli archivi provinciali destinati (tranne che in Napoli) al deposito delle carte di tutte le amministrazioni della provincia (art. 28, comma 1, L cit.) erano stati ordinati con L 18 dicembre 1818, che, ne' reali domini di qua del Faro, aveva istituto, presso il Ministero degli affari interni, il sopraintendente generale degli archivi (27), da cui dipendevano il Grande archivio di Napoli (28), gli archivi della Cava, di Montecasino e Montevergine (29), ed i detti archivi provinciali. Questa legge era stata integrata da un regolamento per il Grande archivio di Napoli (r.d. 12 novembre 1818), e da un altro, di pari data, per gli archivi provinciali. Ne' reali domini di l del Faro, dove vigeva un real dispaccio 11 febbraio 1814, fu parimenti istituito, con r.d, 10 agosto 1843, il sopraintendente generale degli archivi, dipendente dal Luogotenente generale, che provvedeva al servizio del Grande archivio di Palermo e degli archivi provinciali, e, con la medesima data, fu emanato il relativo rego-lamento. 99. Intendente, segretario generale, Consiglio d'intendenza. - L'intendente, come si detto, era la prima autorit della provincia. La L 12 dicembre 1816 (artt. 4-18) conteneva le norme fondamentali relative alle attribuzioni dell'intendente, che sono, in sostanza, quelle de' nostri prefetti,
(27) La Soprintendenza generale sostituiva la Commessione degli archivi istituita con r.d. 3 dicembre 1811. (28) La direzione del Grande archivio di Napoli fu, con r.d. 16 dicembre 1826, riunita alla carica di soprintendente generale. Presso il Grande aro chivio era inoltre costituita (art. 22 1. 18 dicembre 1818) una Commessione di tre membri della Reale Societ Borbonica, incaricata della compilazione del codice diplomatico, e della raccolta delle memorie che servir debbono alla formazione della storia patria . (29) Tali archivi provvedevano solo alla conservazione delle carte iVl esistenti, senza riceverne altre (art. 32 1. 18 dicembre 1818).

618

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

99
regioimdel delle

prima dello svuotamento verificato si con l'ordinamento plicherebbe l'esame di tutto il diritto amministrativo periferici

nale. Ma una. rassegna completa delle dette attribuzioni regno, perch, amministrazioni uffici (intendente che, provveditore mancando spesso gli organi

speciali , si concentravano nell'intendente di finanza, provveditore alle opere pubbliaveva anche

competenze d'ogni sorta, che oggi sono distribuite fra diversi agli studi, etc.). L'intendente

ingerenza nell'esercizio della giurisdizione, sia come presidente del Consiglio d'intendenza messario ripartitore in sede contenziosa, sia qual Comde' demani comunali, sia, infine, quale

autorit competente ad elevare i conflitti d'attribuzioni

(in/ra,
oc-

162, 178 ss., 187 ss.). L'intendente dell'interno

era perci nella pro-

pria provincia un potente chio del ministro te dipendeva. comunicazioni,

e temuto personaggio (30),

(31), da cui particolarmen-

Si consideri poi che per la distanza della magl'intendente dovea spesso agire d'iniziativa,

gior parte de' capiluoghi dalla capitale, e per la lentezza delle senza attendere ordini o istruzioni dal centro; e che la mancanza d'ogni garanzia giuridica nei confronti del Governo (art. 89 l. cit.) doveva fatalmente indurre questi alti funzionari a comportarsi come docili strumenti del re e dei suoi ministri. L'intendente esercitava poteri d'amministrazione attiva, vigilava, con o senza il parere del Consiglio d'intendenza;

come autorit di tutela , sui comuni e gli stabilimenti pubblici; svolgeva funzioni di alta polizia tranne che nella provincia di Napoli e nella valle di Palermo, era gestita rispettivamente dal ministro dell'interno, dove la polizia dal prefetto di polizia, dipendente e dal direttore di polizia dipendente

(30) DE CESARE, a), II, p. 130. (31) Dus, a), I, p. 164. L'intendente definito da Rocco, I, 111, agente superiore di tutta la pubblica amministrazione nella provincia.

99

Amministrazione

civile e beneficenza

619 ammi-

dal luogotenente generale. Nell'esercizio delle funzioni nistrative d'interesse provinciale, l'intendente il conto morale al Consiglio provinciale,

doveva rendere ed il conto mate-

riale al Consiglio d'intendenza (in/ra, 183 e 184). Egli dipendeva gerarchicamente dal Ministero dell'interno, ma corrispondeva direttamente con tutti i ministeri vigilava alla pubblicazione (art. 5 L cit.), delle leggi, decreti e regolamenti,

provvedendo alla loro esecuzione con istruzioni od ordinanze (art. 6 l. cit.) (32); pubblicava a stampa un giornale che dovea riunire tutti gli atti ed operazioni del Governo e dell'ammistabilinistrazione pubblica (art. 7 L cit.)

(supra, 35); provvedeva


competenza, rifecompetenti

sulle domande e doglianze dei comuni, dei pubblici menti e de' particolari nelle materie di sua rendo ne' casi dubbi al ministro o ai ministri

per la soluzione della quistione, ed in caso di contrasto tra i ministri per la sovrana decisione (artt. 8 e 9 l. cit.); visitava nel corso del biennio tutti i comuni ed i pubblici stabilimenti della provincia, e risolveva le controversie, riferendo infine al ministro dell'interno, e formulando le opportune proposte (art. 13 1. cit.) (33); presiedeva ogni Commessione o Consiglio fisso o temporaneo stabilito nella provincia, per qualsivoglia ramo d'amministrazione, qualunque fosse la dignit e il grado degli individui che lo componevano (art. 14 l. eit.}; segnalava per mezzo del ministro dell'interno alla maest del re i nomi dei sudditi meritevoli di sovrana

(32) Per l'art. 6, comma 2, 1. 12 dicembre 1816, concernente il richiamo in vigore di leggi e regolamenti caduti in desuetudine, supra, 2l. (33l Queste visite erano tanto pi importanti, in quanto le comunicazioni mediocri o cattive tenevano la maggior parte de' comuni in condizioni d'isolamento. Sul metodo che deve osservare l'intendente, come padre che visita la sua numerosa famiglia, che ne vede da per s stesso lo stato di prosperit e le cagioni che vi si oppongono , Dus, bl, p. 409; ID., a), I, p. 175.

620

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

99

benevolenza per travagli e per azioni utili alla societ (art.

17 L cit.). L'intendente era presidente del Consiglio provinciale di leva (art. 7l r.d. 19 marzo 1834); direttore del servizio sanitario della provincia (art. 2 L 20 ottobre 1819), autorit provinciale di vigilanza sulla riscossione delle contribuzioni dirette (artt.

7 e 8 r.d. 26 novembre 1807; art. 33 reg. 20 dicembre 1826); organo provinciale dell'Ammini strazione delle acque e foreste (art. 2 1. 21 agosto 1826), etc. Eco d'antichi disordini era l'art. 18: E' vietato espressamente
agli intendenti di stabilire alcuna imposizione per qualunalcuna al di l delle somme e del senza da noi, que motivo, ripartirne esservi autorizzati:

tempo fissato dalla legge, e di fare alcun imprestito, potranno bens farsi autorizzare

o dai nostri ministri, secondo i diversi casi, allo stabilimento de' mezzi propri a procurare impreveduti ed urgenti . L'intendente assente o impedito era sostituito dal segrenella provincia, senza tario generale, che aveva facolt di convocare e presiedere le Commessioni ed i comitati stabiliti grado che vi poteano intervenire prendere la precedenza ed il rango sulle autorit di maggior (art. i fondi necessari per bisogni

19, commi 5 e 6, L

cit.): il Consiglio d'intendenza, per, non poteva essere presieduto dal segretario generale, ed in assenza dell'intendente presiedeva il consigliere pi anziano in ordine di nomina (art.

23 1. cit.). Il segretario generale vigilava all'adempimento


le disposizioni dell'intendente, denza, ed autenticava

del-

custodiva il sigillo dell'inten-

le copie degli atti che si estraevano dell'intendente era consentito il (art.

dalla segreteria (art. 19, commi 3 e 4, l. cit.). Contro i provvedimenti ricorso gerarchico al ministro competente

lO l. cit.:

injra, 160 e 161).

99

Amministrazione

civile e beneficenza

621

I Consigli d'intendenza,

in ogni provincia o valle, erano

organi collegiali, presieduti dall'intendente, e composti di 5, 4 o 3 consiglieri, a seconda si trattasse d'intendenza di l a, 2\ o 3 classe. L'intendente
R

assente o impedito era sostituito dal siciliane erano d'una tre soli consiglieri sola (art. 41

consigliere anziano. Le intendenze classe, ed avevano generalmente

r.d. 11 ottobre 1817). I Consigli d'intendenza zioni contenziose e consultive (artt. 20-27 I Consigli d'intendenza funzionavano,

avevano fun-

1. 12 dicembre 1816).
di

di regola, con una sola seconda ca-

camera , o sezione: tuttavia,

al Consiglio d'intendenza

Capitanata la L 25 febbraio 1820 aggiunse una mera, per il contenzioso del Tavoliere denza d'Abruzzo citeriore

di Puglia, soppressa

con legge 9 gennaio 1827 (in/ra, 180); al Consiglio d'intenil r.d. 18 agosto 1852 aggiunse per la discussione dei conti gravami. Segretario del Conuna seconda Camera provvisoria comunali arretrati e dei relativi

siglio di intendenza era un capo ufficio, o vice capo ufficio, destinato dall'intendente (art. 27 1. 12 dicembre 1816). Le funzioni di pubblico ministero nei giudizi di contravvenzioni erano esercitate dal segretario generale dell'intendenza (art. 210 1. 25 marzo 1817) L'intendente, quando fosse nell'impossibilit di costituire il collegio in numero legale, scelto poteva surrogare il consigliere assente o impedito con un supplente

tra i consiglieri provinciali che non sono membri d'un


qualunque: il servizio era gratuito, ma se il consisoldo. Le deliberazioni del Consiglio

tribunale

gliere provinciale era destinato a supplire una piazza vacante, aveva diritto al relativo d'intendenza sioni quelle pronunciate Nell'ordine in sede consultiva diceansi avvisi , e deciin sede contenziosa (art. 26 1. cit.). (r.d. della seguiva il comandante della Gran Corte di precedenza nelle" cerimonie pubbliche il presidente

18 maggio 1819) l'intendente divisione militare,

civile, e

622

Istituzioni

d el Regno delle Due Sicilie

99

l'arcivescovo (34), ed era accompagnato dal segretario generale, e dal capo del I" ufficio dell'intendenza (artt. 14 e 15 r.d. cit.). Quando le autorit intervenivano in corpo, marciavano nell'ordine i membri della Gran Corte civile, i generali ed ufficiali superiori senza truppa appartenenti alla divisione, i membri delle Gran Corti criminali, i membri de' tribunali civili e giudici d'istruzione criminale, i Consigli d'intendenza, etc. (art. 17 r.d. cit.). Nelle cerimonie civili e religiose, l'intendente era compreso tra le autorit che si collocavano a destra di chi presiedeva (art. 19 r.d. cit.). Gli intendenti non avevano diritto al trattamento di eccellenza , accordato con molta parsimonia (art. 9 r.d. 24 marzo 1817). Gli intendenti, sottintendenti e segretari generali avevano un grande uniforme ed un piccolo uniforme (r.d. 2 gennaio 1822, e r.d. lO febbraio 1824). Pi tardi, i segretari generali, in virt delle funzioni di pubblico ministero esercitate nei Consigli d'intendenza (art. 210 1. 25 marzo 1817), ottennero una propria collocazione, dopo i direttori provinciali, e, camminando in corpo, dopo il Consiglio d'intendenza, e, nelle cerimonie, a sinistra del regio procuratore del tribunale (r. 22 settembre 1855 e 30 aprile 1858 per i domini di qua del Faro; r. 25 gennaio 1856 per la Sicilia) (35). Il prefetto di polizia di Napoli (r.d. 16 giugno 1824) ed il direttore generale di polizia ne' reali domini di l del Faro

(34) La carica di comandante di divisione militare, venuta meno, nel 1821, con lo scioglimento dell'esercito, non fu pi ristabilita (supra, 78), dimodocch quando non fosse presente un comandante di divisione eventuale (r.d, 17 dicembre 1830: supra, 79), l'autorit militare pi elevata era di regola il comandante della provincia o valle che prendeva posto dopo I'intendente (art. 14 r.d. 18 maggio 1819). In assenza del presidente della Gran Corte civile, ne prendeva il posto il procuratore generale, che perci precedeva l'intendente (r. l dicembre 1851, in P'ETITTI, V, p. 217). (35) PETITTI, VI, pp. 509 e 560.

100

Amministrazione civile e beneficenza

623

(r.d. lO ottobre 1822) avevano il trattamento degli intendenti delle provincie di prima classe e ne indossavano l'uniforme (36). Nella prefettura di polizia di Napoli fu istituito,con r.d. 23 novembre 1827, un segretario generale col trattamento d'annui ducati 1800; poi, con l'art. 2 r.d. lO maggio 1836, fu stabilito che tale posto fosse affidato ad un commissario di polizia di I" rango, col trattamento speciale, durante la missione , di 1560 ducati (37). 100. I rapporti d'impiego del personale d'intendenza. Intendenti, segretari generali, sottintendenti (38), consiglieri d'intendenza, e dipendenti delle segreterie delle intendenze, erano impiegati dello Stato. Gli impiegati delle prime quattro qualifiche erano, come oggi diremmo, i dirigenti , che esercitavano funzioni politico-amministrative, e del contenzioso amministrativo. Il personale di segreteria, nelle qualifiche di capo ufficio,vice capo, ufficiale ed alunno, attendeva al lavoro burocratico, ivi compreso quello contabile (39), e comprendeva inoltre gli uscieri , cio ufficiali giudiziari addetti al Consiglio d'intendenza, ed il personale che oggi diciamo ausiliario , composto di portieri, guardiaporte e spazzatori.

(36) COMERel, p. 592. (37) Gli artt. 138141l. 12 dicembre 1816, concernenti la garanta de' funzionari dell'amministrazione civile, furono integrati dalla l. 19 -ottohre 181!! (in/ra, 190.192). (38) Alcune notizie sullo stato giuridico ed il trattamento economico dei sottintendenti e degli impiegati di segreteria della sottintendenza (in/ra, 108) vengono anticipate qui, per la sostanziale identit di regime col personale dell'amministrazione provinciale. (39) La classe dei razionali , prevista dall'art. 13 reg. 31 luglio 1840, fu abolita con r.d. 7 aprile 1851, e 24 maggio 1852 (art. 45, identico), i quali stabilirono che il lavoro della liquidazione dei conti fosse affidato a coloro, tra gli uffiziali di qualunque classe, che ciascun intendente reputasse pi idonei.
2. LANDI

Il.

624

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie L'art. 89, comma 1, l. 12 dicembre 1816,

100

disponeva:

Sono di nostra nomina assoluta ed amovibili a nostra volont gli intendenti, i sottintendenti, Questi ultimi i segretari generali, i saranno da noi scelti consiglieri d'intendenza.

nelle rispettive provincie, e, per quanto sar possibile, fra gli abitanti di ciascun distretto. I detti funzionari non potranno in verun caso essere sospesi dalla loro carica le dell'ordine giudiziario (art. senza un nostro ordine espresso . Dette funzioni erano incompatibili con quel97 L cit.), ed i funzionari suddetti, nella stessa provincia, non potevano nominarsi tra' congiunti sino al quarto grado di parentela civile inclusivamente (art. 98 l. cit.). Tutti avevano l'obbligo della residenza (art. 96 L cit.) (40). Tutti erano nominati su proposta del ministro degli affari interni, e per le nomine degli intendenti, segretari generali e sottintendenti, (supra, il re provvedeva in Consiglio di Stato, previa deliberazione del Consiglio de' ministri

25 e 28).
dunque, di personale la cui scelta era incondiv'era un qual-

Trattavasi,

zionatamente discrezionale, e che non godeva nei confronti del Governo di nessuna garanzia di stabilit. N siasi ordinamento di carriera; sol che, con l'art. 56, rispettie sottin-

vamente, r.d. 7 aprile 1851, e r.d. 24 maggio 1852, fu previsto che quelli fra gli impiegati nelle intendenze tendenze che si, fossero distinti per probit, per istruzione, e per servigi renduti , sarebbero stati tenuti in particolare considerazione intendenza nella provvista delle cariche di consiglieri di e di sottintendenti

.
nel-

Certo, era probabile che le scelte del Governo cadessero a preferenza su funzionari che avessero gi un'esperienza

(40) I congedi, per tutti gli impiegati civili, giudizi ari ed amministrativi s , erano regolati dal r.d. 22 gennaio 1832 (supra, 41).

100

Amministrazione

civile e beneficenza

625

l'amministrazione d'intendenza;

civile, e cos

accadeva che gli intendenti nominate all'or-

fossero attinti dai segretari generali, e questi dai consiglieri ma non era escluso che venissero ad altre categorie: persone appartenenti per esempio,

dine giudiziario (41). Non sembra poi fosse rigorosamente osservata quella scelta dei consiglieri tra gli abitanti della provincia e dei singoli distretti, che, nell'intenzione tore, avrebbe dovuto dare ai Consigli d'intendenza tere moderatamente rappresentativo (42). Gli impiegati di segreteria, nel sistema della vano uno stato giuridico esclusivamente locale, denza o la sottintendenza di nomina. del legislaun carat-

1. cit., ave-

presso I'intened i

cui erano stati destinati col decreto erano nominati con decreto del rispettivamente, dell'inten-

I capi ufficio e vice capi delle intendenze,


su proposta,

segretari delle sottintendenze, ministro dell'interno,

dente o del sottointendente, i quali potevano sospenderli dalle loro funzioni, ma non rimuoverli se non previa autorizzazione del ministro o sottintendente dessero su rapporto motivato dell'intendente; che gli altri uffiziali di segreteria erano nominati dall'intendente che avean facolt di rimpiazzarfi, sempre

giusto motivo a questa misura (artt. 91 e 92 1. cit.).

(41) Provenivano dall'ordine giudiziario, per esempio, Francesco Nicola de Mattheis, giudice del tribunale civile di Napoli, nominato intendente di Calabria Citra nel 1821 (supra, cap. II, nota 346); Nicola Intonti, procuratore generale della Gran Corte criminale di Lucera, poi intendente di Capita nata. di Principato Ultra, ed infine 08221831) ministro della polizia generale; Raf. faele Longobardi, presidente di tribunale, poi intendente di Calabria Citra, prefetto di polizia, ed infine (18481854)ministro dell'interno e poi di grazia e giustizia (PASANISI, ), pp. 22 e 26; vedi anche supra, 61); Nicola Santanb gelo, che da intendente di Calabria Ultra 1" era stato nominato nel 1822 giudice della Gran Corte civile di Napoli, ma nel 1824 fu inviato intendente in Capitanata, con !'incarico del riordinamento del Tavoliere i supra, 57), e fu ministro degli affari interni dal 1831 al 1847 (Biografia). (42) DE SIVO, a), I, p. 74.

626

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

100 col

Queste disposizioni furono una prima volta integrate reg. Min. aff. int. 31 luglio 1840, il quale

dispose che le

proposte dei sottintendenti fossero inoltrate al ministro per il tramite gerarchico dell'intendente (art. 35). Per le cariche inferiori dovevasi provvedere me, sia per conoscenze L'ammissione d'impiegati

a' regolari ascensi, sia per esa(art. 36). doveva avvenire

di servizi e di antichit in soprannumero

previo esame su quesiti stabiliti inteso il segretario generale, al quale gli aspiranti non potevano La situazione essere ammessi se non provmigliorata veduti de' necessari documenti di buona morale (art. 37). appare sostanzialmente

(supra,
del

98) con i due r.d. 7 aprile 1851 (per i domini di qua


Faro) e 24 maggio 1852 numerazione fu ordinato,

(per i domini di l del Faro): la intendenze e sottintendenze

degli articoli identica, e pressocch identico per ciascuna parte del regno, in un sol Corpo, della Luogotenenza in Sici-

il contenuto. Il personale delle

iscritto in due ruoli generali, l'uno presso il Ministero dell'interno, l'altro presso il Ministero lia, distinti in quadri per ciascun grado ed in ogni quadro gli impiegati erano disposti secondo l'anzianit di nomina nel grado (art. 43, comma 1). Per la prima formazione dei ruoli, gli elementi dovevano essere forniti dagli intendenti, e, prima dell'approvazione, se ne doveva dare comunicazione a giorni, reclatutti gli interessati, i quali potevano, entro trenta

mare al Ministero competente (art. 43, comma 2). Veniva meno, cos, il carattere locale dell'impiego, e tutti gli impiegati potevano essere trasferiti, tenente un'altra, generale, dal ministro dell'interno o o dal luogoad da un intendenza sottintendenza

quando si trovasse tale misura utile per il servizio

(art. 53) (43).


(43) DE SIVO,a), II, pp. 910, giudica questo decreto una spada a due tagli: la nomina ministeriale rendeva gli impiegati e men dipendenti da' su-

100

Amministrazione

civile

e beneficenza

627

Le ammissioni d'impiegati di alunni -

di regola con la qualifica relativi alle Il. 12

dovevano essere precedute da un e same su

quesiti stabiliti dal Consiglio d'intendenza,

dicembre 1816, e 21 e 25 marzo 1817. Gli aspiranti dovevano essere in possesso della cedola di belle lettere, cio della maturit classica (44), e dei necessari documenti di buona morale (art. 51). Anche l'avanzamento aveva avuto una pur generica discisarebbero stati regoesame sia plina, stabilendosi che gli ascensi per conoscenza della attitudine di requisiti

lati in ragione del merito di. ciascuno ... sia per sar data sempre la preferenza

e morale ... ; ma in parit al pi antico

(art. 50). Si era aperta pure, come si accennato, la prospettiva della nomina a consigliere d'intendenza o sottintendente (art. 56), cio dell'accesso alla carriera superiore. La condotta degli impiegati delle intendenze era esaminata ogni tre mesi, sotto il triplice rapporto della probit, della laboriosit e dell'istruzione, l'intendente, da una Commessione censoria presieduta dale formata dal segretario generale e da un conLa Commes-

sigliere d'intendenza

designato dall'intendente.

sione indicava in verbale per ciascun impiegato una nota di merito o di biasimo, e trasmetteva il verbale al Ministero dell'interno, insieme ai rapporti dei sottintendenti sugli im-

periori del luogo, e riottosi e baldanzosi; per protezioni ministeri ali potevano sfuggire le punizioni: ma per contrario se avean l qualche nemico, per un nulla eran traslocati lontano, costretti a viaggiare con famiglie e mobili appresso, con pochi ducati di soldo. Vedevi visi nuovi arrivati da lungi, ignari delle costumanze, sparuti e miserrimi s , n passo meritava d'essere r iportato perch riflette ricordi personali dell'autore, consigliere d'intendenza in Caserta. (44) In Sicilia, venivano dispensati dal produrre il titolo di studio, puro ch dessero prova d'una corrispondente istruzione, i candidati delle provino cie dove non v'era l'Universit (r. 20 aprile 1858, in PETlTTI, VI, p. 902).

628

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

100

piegati delle sottintendenze, La giubilazione Ministero dell'interno Il trattamento zione provinciale

sui quali la Commessione poteva

formulare le proprie osservazioni (artt. 54 e 55).

, cio il collocamento a riposo degli


grado, doveva essere autorizzata (art. 49, comma 2). dell'Amministraalla comune vicenda segretari era stata dal

impiegati di qualunque

economico del personale non si era sottratto

(supra, 41) della riduzione imposta per conseguire economie di bilancio. La retribuzione degli intendenti, generali, sottointendenti e consiglieri d'intendenza, che gli intendenti retribuita.

fissata dall'arto 142 1. 12 dicembre 1816, con tanta larghezza, appaiono la categoria di funzionari meglio 1817 aveva stabilito, Per di pi, il r.d. 11 ottobre

per il personale de' reali domini di l del Faro, un trattamento ancor pi favorevole; zioni annue ed in conseguenza le originarie retriburiducendel detto personale erano le seguenti,

dosi in duca ti i valori espressi in onze siciliane (r.d. 6 marzo

1820: supra, 55):


Reali domini di qua del Faro: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. lO. Intendente della provo di Napoli Intendenti delle provincie di la cl. Intendenti delle provincie di 2a cl. Intendenti delle provincie di 3a cl. Segretario generale dell'Intendenza di Napoli Segretario generale d'Intendenza di P cl., e sottintentendente della stessa classe Idem, di 2& cl. Idem, di s- cl. Consiglieri dell'Intendenza di Napoli Consiglieri d'ogni altra Intendenza d. 4.400 3.600 3.300 3.000 1.300

1.100 1.000

940 700 500

Reali domini di l del Faro: 1. Intendente della Valle di Palermo 2. Intendenti delle altre valli 4.500

3.300

100

Amministrazione

civile

e beneficenza

629 1.350 1.050 750 600

3. Segretario generale della Intendenza di Palermo . 4. Segretari generali delle altre Intendenze, e sottintendenti. . . . . . . . . . . . 5. Consiglieri dell'Intendenza di Palermo . 6. Con siglieri delle altre Intendenze.

Ma questi trattamenti furono sottoposti alla vessatoria ritenuta dei primi sei mesi di soldo (art. 2 r.d. 5 dicembre 1825), ed alla ritenuta progressiva stabilita dal r.d. Il gennaio 1831, ed abolita col r.d. 16 gennaio 1836 (supra, 41). Le indennit di missione, previste dall'art. 143 l. cito in due terzi del soldo in ragione del tempo trascorso fuori resi. denza, furono, col r.d. 6 novembre 1821, cos determinate: l) all'intendente, d. 7 al giorno; 2) al sottintendente, d. 2 al giorno; 3) al sottintendente incaricato di sostituire I'intendente, d. 6.66 al giorno; 4) al consigliere d'intendenza, d. 1.50 al giorno. Lo stesso decreto aveva stabilito le indennit per i periodi d'esercizio delle funzioni di grado superiore, e cio: l) al sottintendente o segretario generale, supplente dell'intendente, d. 6.66 al giorno; 2) al consigliere d'intendenza, supplente dell'Intendente, d. 3.35 al giorno; 3) al consigliere d'intendenza, supplente del segretario generale in residenza, d. l al giorno dopo 2 mesi; e fuori residenza d. 2 per tutto il periodo. Il r.d. 4 giugno 1831 oper le seguenti riduzioni: l) agli intendenti, d. 4 al giorno per i giri fuori residenza; 2) ai sottintendenti e segretari generali incaricati di supplire l'intendente, d. 2 al giorno in residenza, e d. 3 fuori residenza;

630

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

100

3) la stessa indennit era dovuta ai consiglieri d'intendenza che rimpiaszavano l'intendente, ed ad ogni autorit modiinferiore che rimpiazzasse la superiore. Il trattamento del personale siciliano fu nuovamente ficato in conseguenza dell'entrata in vigore del r.d. gio 1838, che estendeva integralmente alla Sicilia la cembre 1816. Poich, tintendenze distinto in classi come si detto, le intendenze

7 mag1. 12 die sot-

siciliane erano d'una sola classe, il personale fu personali, secondo l'organico sotto indisalvo quello conservato

cato, e con i relativi trattamenti, che gi ne godevano uno maggiore:


l. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

ad personam, fino a promozione o vacanza del posto, a coloro

Intendenti di l" cl. (n. 2) d. Intendenti di 2" cl. (n. 2) Intendenti di s- cl. (n. 3) Segretari generali (n. 2) e sottintendenti (n. 4) di P cl. Id. (n. 2 e n. 6) di 28 cl. . . . . . Id. (n. 3 e n. 7) di 3a. cl. . . . . . Consiglieri dell'Intendenza di Palermo Consiglieri d'altre Intendenze

3.600 3.300 3.000 1.100 1.000 940 700 500

Infine, il r.d. 27 maggio 1844 stabil un trattamento co, di annui d. 1800, per tutti gli intendenti quel d in avanti, integrato per da un'indennit d. 1.800 per la prima classe, d. 1.500 per la

UnI-

promossi da annua di seconda, e

d. 1.200 per la terza: con che, il trattamento complessivo di attivit degli intendenti rimaneva invariato, ma la Tesoreria generale realizzava un'economia sui trattamenti t (45). di quiescenza, che venivano liquidati sul soldo soltanto, escluse le indenni-

(45)

DlAs, a), I, p. 267.

100

Amministrazione

civile

e beneficenza

631

I soldi del personale di segreteria - rimasti sostanzialmente invariati nella sostituzione del reg. Min. aff. interni 31 luglio 1840 con i due r.d. 7 aprile 1851~ e 24 maggio 1852 - erano stabiliti in modo da non superare il trattamento del consigliere d'intendenza, secondo i seguenti eriteri:
la classe L Capo ufficio dell'Intendenza di Napoli e di Palermo. 2. Capi Ufficio 3. Segretari di sottintendenza 4. Vice Capi d'Ufficio 5. Uffiziali 6. Portieri. 7. Guardaporte 8. Spazzatori per le Intendenze 9. Id. per le sottintendenze d. 600 480 360 300 216 144 120 2a classe d. 3a classe d. 420 300 240 180 72

. . .

360 240 216 120 36 48 24

Gli alunni non avevano soldo, ma partecipavano al riparto della gratificazione (art. 59 rr. dd. cit.), costituita da una somma pari ad l/IO dell'ammontare annuo degli stipendi degli impiegati di ciascuna intendenza o sottintendenza, che era ripartita tra gli impiegati, dall'intendente o sottintendente, previa approvazione del ministro dell'interno o del luogo. tenente generale, in ragione composta, cio diretta della quantit e qualit del lavoro eseguito da ciascuno di essi, ed inversa dei soldi rispettivi , con speciale riguardo per gli alunni ed i liquidatori dei conti. Anche gli uscieri non avevano soldo, ma percepivano, per gli atti loro attributi dalla 1. 25 marzo 1817, gli stessi diritti spettanti agli uscieri dei trio bunali civili. Il diritto a pensione dei funzionari ed impiegati statali dell'amministrazione civile (artt. 154 ss. 1. 12 dicembre 1816) era regolato dalle norme comuni (di qua del Faro, r.d. 3 mag-

632

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

101

gio 1816; di l del Faro, r.d. naio 1823: supra,

27 novembre 1819 e 25 gen-

42).
Il Consiglio provm30 1. 12 dicemprovincia. In della

101.
bre

Il Consiglio provinciale.

ciale, come detto espressamente

dall'art.

1816, era l'organo

rappresentativo pi rilevante fondiaria,

origine, la manifestazione gente della contribuzione all'ineguaglianza

di tale rappresentatidel contin-

vit consisteva nella ripartizione,

tra i distretti,

e nella decisione dei ree dai comuni

clami presentati dai consigli distrettuali della ripartizione

intorno

32 e 33 1. cit.). Ma tale funzione venne meno gi con l'anno 1817, essendosi stabilito (r.d. 14 settembre 1816) che il contintra essi (artt. gente assegnato alla provincia fosse ripartito le dei rispettivi catasti (supra, ad una ragione uniforme tra i comuni, in proporzione della materia imponibi-

50).
R

Il Consiglio provinciale si componeva del presidente, di 20 consiglieri nelle provincie di l a e 2 classe ed in quella di Palermo, dal presidente (art. e di 15 consiglieri nelle provincie di 3a classe, ed in tutte le altre valli di Sicilia. Il segretario era nominato tra i consiglieri, sentito l'avviso del Consiglio

34 1. cit.; art. 48 r.d. 11 ottobre 1817). Il Consiglio


(art. 35 1. cit.) (46). Gli atti del Consiseparatamente all'inizio da quelli dell'intendenza, di ciascuna sessione (r.

deliberava a maggioranza di voti, con la presenza di due terzi dei suoi componenti glio provinciale rale dell'intendenza, dovevano essere custoditi dal segretario gene-

e consegnati al presidente

7 luglio 1841, e 18 settembre 1841) (47).

(46)
in luogo strettuale

Il numero (r.

legale

veniva

completato, mancanti

in

caso di necessit, qualche

chiamando di-

dei consiglieri

provinciali

o assenti

consigliere

(47)

21 giugno 1844, in PETITTI, IV, p. 469). PETITTI, IV, pp. 429 e 435.

101

Amministrazione civile e beneficenza

633

Il presidente del Consiglio provinciale era nominato ogni anno dal re, tra i proprietari poli, o in Palermo, idonei della provincia (art. 89, comma 2, 1 . cito ). Se il presidente nominato risiedeva in Naprestava giuramento nelle mani del ministro dell'interno (o del luogotenente) prima di partire per la propria provincia, e quivi giunto riceveva in presenza dell'intendente il giuramento dei consiglieri; se risiedeva in proassievincia, prestava giuramento nelle mani dell'intendente, me ai consiglieri. I consiglieri erano ugualmente nominati per decreto reale sulle proposte decurionali (a~t. 89, comma 3, 1. cit.), e venivano rinnovati ogni anno per un quarto (art. 129 1. cit.) (48), in modo che niuno potesse permanere in ufficio pi di quattro anni, salvo la rieleggibilit due anni dopo l'uscita d'esercizio (art. 107 1. cit.). Ogni decurionato, sulla propria lista d'eleggibili (in/ra, 111), designava i propri candidati, una terna nei comuni con meno di 3000 abitanti, l. cit.), scelti tra i proprietari minore di quattrocento con rendita formando due nei

comuni fino a 6000 abitanti, e tre negli altri (artt. 68 e imponibile ducati (art.

124
non

125 l. cit.). In mancanza

di eleggibili poteva sceglierli sulla lista d'altro comune del distretto (art. 126 l. cit.) (49). L'intendente, previo parere

(48) L'art. 129 stabiliva che, nei primi tre anni d'applicazione della legge, i consiglieri che dovevano ogni anno uscire d'ufficio erano designati dal re su proposta del ministro dell'interno; poi uscivano d'ufficio di diritto, ogni anno, quei che avevano esercitato le funzioni per un quadriennio. La circo Min. Aff. interni, 30 agosto 1843 (PETITTI, IV, p. 457), argomentando dall'art. 118, stabiliva che i consiglieri, nominati in rimpiazzo d'altri che per qualunque ragione non avessero compiuto il quadriennio, uscivano d'ufficio all'epoca in cui sarebbe cessato l'esercizio della persona cui erano surrogati. (49) Minuziose istruzioni furono in proposito diramate con circo Min. Aff. interni, 24 maggio 184,3 (PETITTI, IV, p. 453). Con r.d. 24 maggio 1852, furono estese ai Consigli provinciali e distrettuali le cause d'incompatibilit previste per i decurionati (divieto d'appartenenza al medesimo collegio d'ascendenti e

634

Istituzioni

del Regno delle Due

Sicilie

101

del Consiglio d'intendenza, dell'interno,

rimetteva

gli atti al ministro

che sottoponeva al re le proposte, regolandosi

in modo che ogni distretto avesse un numero di consiglieri provinciali proporzionato alla popolazione (art. 128 1. cit.). La carica di consigliere provinciale era incompatibile con quella di consigliere distrettuale, o di consigliere d'intendenza; mentre poteva essere chiesta dai consiglieri provinciali l'esenzione dalle cariche comunali, o l'esenzione dall'ufficio nel caso di compimento di 70 anni d'et (art. 1301. cit.). In conclusione, questi uffici elettivi concetti democratici decurionati

non erano davvero tali secondo i nostri


, perch le candidature proposte dai

erano tanto numerose, a causa della vastit delle

provincie, in rapporto al piccolo numero delle nomine cui doveva si provvedere ogni anno, che, praticamente, l'intendente ed il ministro potevano scegliere con latissima discrezionalit, ed occorreva godere dell'incondizionata pari, del resto, dei Consigli distrettuali fiducia del Governo e dei decurionati: per essere prescelti. ovvio che un Consiglio cos composto (al

injra, 109 e 116) non poteva esprimere alcun indirizzo


politico. In Consiglio di Stato dei Consigli provinciali de' ministri), Palermo erano nominati dal re i presidenti (previa deliberazione del Consiglio di Napoli e

nonch i consiglieri provinciali

(reg. lO maggio 1826, tab. Min. aff. int.).

Il Consiglio provinciale si riuniva una volta l'anno, nella data stabilita con decreto reale (50), e la sessione non poteva durare pi di venti giorni (art. 31 1. cit.). La sessione era
discendenti in linea retta, dello zio e del nipote, o di due fratelli) dall'art. 110, comma l, l. 12 dicembre 1816; nonch l'estensione del medesimo divieto agli adottivi, disposta con r.d. 20 dicembre 1827. (50) DIAs, a), I, p. 193; PETlTTl, I, p. 12. Erasi in tal modo consuetudlnariamente modificato l'art. 31, che stabiliva il quinto giorno dopo la chiusura de' Consigli distrettuali s ,

101

Amministrazione

civile e beneficenza

635

aperta pubblicamente dall'intendente le istruzioni su cui deliberare

(art. 36 1. cit.), che dovei lumi e

va rimettere al presidente i documenti, i materiali,

(art. 37 1. cit.). In un certo

periodo, pare fosse invalsa la consuetudine di solennizzare la riunione del Consiglio con un pranzo, offerto dal presidente all'intendente, ai consiglieri provinciali, ed alle autorit della provincia, e dall'intendente in ugual modo contraccambiato:

ma un r. 26 marzo 1825 definisce tale prassi un abuso , e la vieta: forse non tanto per le considerazioni di austerit

come oggi si direbbe, ivi richiamate, ma, piuttosto, per venire incontro alla parsimonia degli intendenti (i quali, invitati dal presidente, si trovavano in certo modo nella necessit di fare altrettanto ), e pi ancora per il timore che, nella festosit del convito, potessero esprimersi propositi non consentanei al prudente riserbo che doveano i funzionari mantenere sui pubblici affari (51). Costituita l'unione , cio aperta la sessione, il Consiglio poteva procedere a porte chiuse, o aperte al pubblico, come meglio stimasse, ma sempre a voti palesi (art. 36 1. cit.). L'intendente doveva dare al Consiglio tutti gli schiarimenti che gli fossero richiesti dal presidente, e poteva essere invitato alle adunanze, senza diritto di voto (art. 39 1. cit.). Nel caso che il presidente fosse impedito, lo sostituiva il consigliere per nomina pi anziano (r. 22 di(art. cembre 1857) (52). La chiusura della sessione era proclamata dal presidente, che ne dava subito avviso all'intendente 40 1. cit.). Il presidente rimetteva direttamente delle finanze gli atti relativi al riparto al ministro

della contribuzione

diretta, ed al ministro degli affari interni tutti gli altri (art. 40 1. cito ) (53). Sui voti de' Consigli provinciali provvedeva
(51) PETITTI, IV, p. 126. (52) PETITTI, VI, p. 857. (53) Il r. 29 marzo 1828

(PETITTI,

IV, p. 189) revoca il precedente,

8 marzo

636

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

101

il re soltanto (art. 41 l . cit.) sentito il parere della Consulta (art. 1, n. 5, atto sovrano 18 gennaio 1848: nale dell'intendenza (55). potevano

supra, 72) (54).

Le risoluzioni sovrane venivano di regola pubblicate nel giorI consiglieri provinciali potevano essere temporaneamente investiti di funzioni giurisdizionali o amministrative: intervenire come supplenti in Consiglio d'intendenza (supra, 99); potevano sostituire temporaneamente i sottintendenti (art. 45 L cit.), ed anche il segretario generale dell'intendenincarichi speciali, anche da

za (56), e ricevere dall'intendente

disimpegnare fuori residenza. In tutti questi casi, i consiglieri

1824, che prescriveva la trasmissione per mezzo dell'intendente. I r. 19 maggio e 15 giugno 1852 (PETITTI,V, p. 304 e p. 319) prescrivevano che gli affari di competenza dei Ministeri dei lavori pubblici e della pubblica istruzione Iossero rimessi al Ministero dell'interno il quale doveva provvedere ad inviarli ai ministeri competenti per materia. (54} A proposito di tali voti, il Rocco, I, p. 130, rilevava che le funzioni de' Consigli provinciali, in quanto rappresentavano la provincia, ed erano destinati a farne conoscere al Governo i bisogni, erano del tutto diverse da quelle degli agenti diretti dell'amministrazione, e da quelle de' giudici del contenzioso amministrativo. I voti dovevano essere rassegnati alla maest del re, e da questi giudicati meritevoli della sovrana approvazione; non potevano essere diretti agli intendenti, n potevano costoro riceverli, o emettere su di essi alcun provvedimento, n poteano i Consigli ingiungere o commettere cosa al. cuna all'intendente (Min. Interno, circo 17 luglio 1852; e r. 25 gennaio 1853, in PETiTTI,V, p. 322 e 442). Tale riserva al re dell'esame e risoluzione dei voti era necessaria, secondo Rocco, I, p. 135, perch le autorit provinciali non avrebbero potuto intervenire senza menomare l'indipendenza del Consiglio, e~ i singoli ministri ne erano impediti dalla molteplicit degli oggetti. (55) Su voto del CP di Calabria citeriore, S.M. erasi degnata disporre che in tutte le provincie fossero inserite ne' giornali d'intendenza tutte quelle sovrane risoluzioni provocate da' Consigli provinciali, relative ai conti morali, alle opere pubbliche, alle industrie e manifatture delle provincie, alla pubblica istruzione, ed ai pubblici stabilimenti (r. 7 aprile 1835, in PETITTI, IV, p. 346), e confermava tale ordine con altro r. I" aprile 1842, ivi, p. 443. (56) Tale facolt risulta dalla tabella allegata al reg. 6 novembre 1821, che prevede l'indennit pari a quella dovuta per la supplenza del sottintendente (supra, 100).

101

Amministrazione

civile e beneficenza

637

provinciali novembre trimenti,

avevano diritto alle indennit, la carica era gratuita, e poteva

fissate con reg. 6 solo, se l'esatto

1821, modificato dal r.d. 4 giugno 1831 (57). Al-

esercizio era congiunto alle altre qualit necessarie, costituire titolo onorifico per meritare la sovrana vista degli impieghi consiglieri provinciali ed a quanto settembre titori de' demani di Stato (art. attenzione nella prov-

136 1. cit.). Inoltre,

erano stati utilizzati, per breve

tempo

pare con esito negativo, come commissari riparex-feudali (r. d. 30 giugno 1818, e r.d. I" che senza legittime ragioni non considerati fosse tanto

1819) nei domini di qua del Faro (in/ra, 178).


nelle sessioni del Consiglio erano sembra

I consiglieri provinciali intervenivano e distrettuali,

dimissionari (58). Ma l'assenteismo dei consiglieri, provinciali e perfino de' presidenti, scandaloso, che il Consiglio provinciale rese diligente ad esprimere cassati, inoltre, di Terra di Lavoro si voto accolto dal sta-

un voto, perch costoro fossero o rifiuto

dalla lista degli eleggibili:

re, il quale dispose (59) che in vista d'inobbedienza

a recarsi alle sessioni, le dette misure di rigore sarebbero

te applicate inesorabilmente essendo spiacevol cosa che prescelti da S.M. a cos onorevoli funzioni, facciano per loro colpa svanire tutte le utilit che la M.S. si ripromette sessioni de' Consigli . dalle

(57) I consiglieri provinciali o distrettuali incaricati d'affari amministra. tivi fuori dell'ordinaria residenza ricevevano un'indennit giornaliera di 15 caro lini (r. 4 ottobre 1831, in PETITTI, IV, p. 262), pari a quella de' consiglieri d'intendenza (r.d. 4 giugno 1831); e nulla era loro dovuto dai Comuni, se per incarico del Consiglio provinciale si fossero recati a Napoli per sollecitare i provvedimenti sulle deliberazioni del Consiglio (r. 21 novembre 1821, ivi, p. 85). (58) R. 17 agosto 1830, su cfp. CR, in PETITII, IV, p. 236. (59) R. 18 aprile 1846, in PETITTI, IV, p. 512.

638

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

102 Le attri-

102.

Attribuzioni

de' Consigli provinciali. -

buzioni de' Consigli provinciali erano enumerate dall 'art. 1. 12 dicembre 1816, col correlativo divieto (art. scutere o deliberare su altre materie.

30

31) di di-

bene rilevare che, sebbene la provincia fosse persona giuridica, essa non aveva un organo esecutivo proprio, e le funzioni relative erano esercitate dall'intendente, che riuniva quindi la duplice veste di rappresentante del governo e d'amministratore provinciale. Il presidente del Consiglio provinciale aveva, semplicemente, le funzioni di capo del detto organo collegiale; ed il Consiglio, pur qualificato organo rappresentativo della provincia, aveva, come ora si vedr, funzioni deliberative abbastanza limitate. Tuttavia, un certo progresso amministrativo rispetto ai metodi praticati durante l'occupazione militare (60) si ebbe col r.d. I" febbraio 1816, che separ la Cassa provinciale da quella della Tesoreria generale, ed istitu le deputazioni provinciali (r.d.

20 settembre 1816,
del-

ed art. 167 1. 12 dicembre 1816) per l'amministrazione le opere pubbliche (in/ra, 104). Le attribuzioni del Consiglio provinciale, secondo l'art.

30

1. cito (la cui massiccia enumerazione,


seguenti:

contenuta

in un sol erano le

comma, viene qui scissa per comodit d'esposizione),

a) esaminava e discuteva i voti de' consigli distrettuali

(mfra, 109);
b) votava la quantit
della sovraimposta Tale sovrimposta, facoltativa, sulla contri2 grani

che credeva necessaria per le spese particolari della provincia, e ne proponeva l'impiego. buzione fondi aria, non poteva di regola oltrepassare

addizionali (2%), ma il Consiglio poteva proporre, per la costruzione o riparazione di edifici o strade provinciali, una
(60)
COMERel, p.

237.

102

Amministrazione

civile e beneficenza

639

sovrimposta straordinaria,

da determinarsi

dal re su proposta oppure un ratizzo con de-

dei ministri delle finanze e dell'interno,

sulle rendite disponibili de' comuni, che si imponeva

creto reale su proposta del ministro dell'interno, dovendo concorrere per in tal caso il voto dell'intendente e del Consiglio d'intendenza (artt. 164 e 165 l. cit.) (61); c) formava, su proposta dell'intendente, lo stato discusso provinciale, da sottoporre all'approvazione del ministro dell'interno; ti) discuteva il conto morale il progetto deldella spesa) (cio dello stato di previsione

del re su proposta

(in/ra, 183) dell'inten20 mag-

dente sull'impiego de' fondi provinciali, ed il conto morale del Consiglio degli ospizi (art. 84, commi l e 2, istr. gio 1820); e) dava il suo parere

sullo stato della provincia e del.

l'amministrazione pubblica, particolarmente sulla condotta e sull'opinione generale de' pubblici funzionari, e proponeva i mezzi che credeva pi conducente a renderla migliore. Era questo, in sostanza, l'unico caso in cui il Consiglio esprimeva un voto che poteva avere qualche contenuto politico, sia pure a livello d'amministrazione locale: ma se e come venisse effettivamente esercitata questa facolt, potrebbe soltanto mediante una ricerca d'archivio; lanza sulle opere pubbliche per le opere medesime; provinciali; essere stabilito e la vigii fondi

f) nominava la deputazione per la direzione


proponeva

discuteva il conto morale dell'impiego

di tali fondi; dava il suo avviso sui progressi delle opere e sugli espedienti da adottarsi per migliorarne l'esecuzione; g) destinava, ove lo credesse opportuno, uno o due deputati, scelti nel suo seno o fuori, per sollecitare presso l'in-

(61) Vedansi anche le istr. sulla formazione de' ratizzi, diramate col r. 19 febbraio 1852, in PETITTI, V, p. 251.
3.
LANDI -

Il.

640

I stituzioai del Regno delle Due Sicilie

103

tendente o presso i ministeri to delle sue deliberazioni. Le provincie

la risoluzione

ed il compImenper acquistare un

non potevano contrarre

diritto o per sciogliere una obbligazione, sia collo Stato, sia con particolari se non vi precedesse una deliberazione del Consiglio provinciale, approvata dal re su proposta del ministro dell'interno, sotto pena di nullit (artt. 172 e 173 L cit.). questa la disposizione da cui pi lucidamente sonalit delle provincie, risulta la percome soggetti di rapporti nei quali

l'altra parte pu essere anche lo Stato, e quindi la loro distinta soggettivit nei confronti di quest'ultimo. 103. Le spese provinciali.

La L 12 dicembre

1816

non enumerava direttamente i compiti delle provincie, ma, secondo un metodo che derivava dal diritto amministrativo francese (e che infatti, del regno di Sardegna attraverso la L comunale e provinciale d'identica derivazione,
t.u,

si

perpe-

tuato in Italia fino ad oggi: artt. 143 ss.

3 marzo 1934,

n. 383) stabiliva le spese , distinguendole in comuni a tutte le provincie, e particolari a ciascuna di esse (art. 159). Alle prime, tribuzione diretta, la detta imposta, visto si sopperiva su proposta con un'addizionale del ministro della condel(art. fissata dal re ogni anno col riparto dell'interno

163 L cit.). Alle spese particolari naria, o col ratizzo

provvedeva si, come gi si ordinaria o straordide' comuni, deli-

(supra, 102) con l'addizionale

sulle rendite disponibili 160

berati dal Consiglio provinciale vano:

(artt. 164 e 165

L cit.).

Le spese comuni, elencate dall'art.

L cit., concerne-

l) Il casermaggio della gendarmeria


za pubblica provinciale dia. Secondo l'art.

e di ogni altra forde' corpi di guardall'intendente

compresa la pigione

Il, L cit., dipendevano

103

Amministrazione

civile e beneficenza

641

la gendarmeria, interna forza

la legione provinciale e la forza pubblica

sotto qualsiasi denominazione pubblica interna patentati,

(in/ra,

106). La

(62) comprendeva la gendarmeria,

le guardie di polizia, le guardie forestali, i guardiani urbani e rurali la forza armata dell'Amministrazione i guardacoste, i guardamari, di dei dazii indiretti urbane. pubblica con r.d. (doganieri),

i capitani di lancia, le guardie e i custodi sanitari, le guardie La gendarmeria reale, trasformata in Guardia sicurezza con r.d. 15 marzo 1848, e ricostituita 16 dicembre 1852,. non aveva reparti in Sicilia

(supra, 79). Le provincie dovevano provvedere altres gli


alloggi degli ufficiali, quando essi non potessero provvedersene merc l'indennit d'alloggio (63). Le legioni provinciali erano una forza territoriale, che, costituita da Giuseppe Bona-

parte (r.d. 15 maggio 1806), aveva reso buoni servizi contro il brigantaggio (64), ed era stata mantenuta dalla restaurazione, ma divenuta strumento organizzativo e diffusivo della setta carbonara, fu sciolta nel 1821. Avevano avuto breve vita le guardie civiche e le guardie comunali (r.d. 7 aprile 1827), ed in Sicilia i rondieri comunali per i servizi di gendarmi ausiliari e la ronda di notte (r.d. 17 giugno 1828) ed i sorvegliatori (r.d. 2 giugno 1833). Tutti furono sostituiti da un'istituzione che rimase tipica del regno delle Due Sicilie, la Guardia domini di qua del Faro con r.d. urbana , costituita nei

24 novembre 1827, e di l del Faro con r.d. 24 novembre 1838 (in/ra, 106). Questa
(62) COMERCI, 498. Erano per spese comunali quelle relative alle pio p. gioni, lume e fuoco dei posti di polizia (r. 15 luglio 1853, in PETITTI,V, p. 522). (63) Supra, cap. III, nota (224). Il r. lO dicembre 1853 (PETITTI,V, p. 430), accogliendo un voto del CP di Principato Citra, che doleva si d'abusi introdotti nel servizio, richiama la rigorosa osservanza degli artt. 256 e 418 dell'ordinanza sull'amministrazione militare, r.d. 29 giugno 1824. (64) PASANISI, ), p. lO. Vedi supra, 77. a

642

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

103

forza pagana

, cio civile, non era accasermata perch gli

individui che la componevano prestavano servizio a turno, ma doveva esservi in ogni Comune il posto di guardia (art. 8 reg. 24 novembre buon ordine

1827), detto in Sicilia posto di (art. 8 r.d. 4 novembre 1838), ed era a carico
La forza pubblica provinciale compagnie d'armi

del Comune la fornitura dei letti da campo, dell'olio, del fuoco, e degli utensili indispensabili. comprendeva 2) L'istruzione universit, pubblica, inoltre in Sicilia le

(65).
do-

escluse le spese di prima

tazione gi stabilita de' licei e collegi, e quelle delle regie e delle scuole primarie

(supra, 47). Erano, in


alla superiore era a carico

altri termini, a carico delle provincie le spese relative istruzione media; mentre l'istruzione

dello Stato, e quella elementare a carico de' Comuni (art. 211 1. cit.). Derivava da questa disposizione che i conti morali di detti istituti di tre individui, la liquidazione

(infra, 183) venivano discussi nel Consiglio


anche estranei al Consiglio (66); e che per de' conti materiali, di competenza del Con-

provinciale, che poteva delegarne l'esame ad una Commessione

siglio d'intendenza (in/ra, 184), ciascuno stabilimento, ai sensi dell'art. 144, comma 2, 1. cit., dovesse corrispondere all'ufficio di contabilit dell'intendenza un diritto pari a 0.50% dell'annua rendita ordinaria, non eccedente per 50 ducati (67), diritto poi abolito (r.d. 7 aprile 1851 e 24 maggio 1852). 3) La statistica. tali, (r.d. dipendeva Tale servizio, nei domini continenstadal Ministero dell'interno, presso il quale

21 agosto 1851) fu istituita

la Commessione di

(65) Per la gendarmeria, le legioni provinciali e le compagnie d'arme, in quanto elementi dell'esercito, supra 76-80. (66) R. 26 agosto 1826, in PETlTII, IV, p. 150. (67) R. 6 aprile 1842, in PETlTII, IV, .p. 443.

103 tisnca

Amministrazione

civile

e beneficenza

643 v' era una Il sistedi

generale;

presso ogni societ economica generale,

Giunta di statistica ma fu integrato

che per mezzo dell'intendente

trasmetteva le informazioni

al Ministero dell'interno.

(r.d. 20 dicembre 1852) con l'istituzione

una Giunta statistica in ogni circondario

(68). In Sicilia (r.d. alle cui didiret-

13 marzo 1832, e reg. della stessa data), fu istituita la Direzione centrale di statistica, con sede in Palermo; pendenze ra degli intendenti, da cui ulteriormente i lavori statistici, nelle valli, erano eseguiti a cudipendevano La spesa della Direzione centrale

tori provinciali e redattori.

fu posta per d. 3.000 annui a carico della Tesoreria generale, per d. 600 annui a carico del fondo comune delle valli, e per altri d. 1.200 sul fondo speciale, da ripartire tra le singole provincie a seconda della popolazione. le provincie siciliane contribuivano spesa dell'organo centrale (69). La vaccinazione contro il vaiolo, 4) Le vaccinazioni. dal dottor Marshall, In altri termini, anche alla parzialmente

secondo la dottrina del dottor Jenner, fu introdotta in Napoli inglese, nell'anno 1800, e diffusa in tutto IV, che la rese obbligache in Sicilia (70). Nel il regno col favore del re Ferdinando toria nel 1802, tanto in continente

(68) DIAs, b), pp. 405 ss., afferma che dopo le leggi amministrative, la statistica la conoscenza la pi necessaria all'amministratore , e lo dimostra attingendo ampiamente all'opera del Peuchet. La circo Min. interno, 15 settembre 1852 (PETlTTI,V, p. 358), vietava agli intendenti di fornire notizie statistiche ad alcun particolare che, forse per speculazione od altro privato motivo, venisse a richiederne , dovendo le medesime fornirsi solo alla Commessione, per l'organo del Ministero. (69) Gli impieghi di soprannumero erano conferiti per concorso, cui poteva essere ammesso qualunque individuo che abbia gli opportuni requi-sit di morale , e quelli di commesso di 3" classe per concorso tra i soprano 'numeri. La Commessione giudicatrice era sempre formata dal direttore di statistica, e dai professori universitari di economia pnbblica e d'agricoltura (art. 4 reg. 13 marzo 1832). (70) COLLETTA, II, p. 144. a),

644

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

103

periodo dell'occupazione militare furono creati il Comitato centrale di vaccinazione in Napoli, e le Commession provinciali e distrettuali (71). Con r.d, 27 gennaio 1831, fu fondato in Napoli l'Istituto Sicilia con alcune centrale vaccinico. Con r.d. 11 modificazioni (r. 17 dicembre settem1838, e di norme erano a bre 1838 fu approvato il regolamento vaccinico, r.d. lO agosto 1839) (72), che in sostanza, mente si dice nel preambolo, fini dell'Istituto esteso alla

come espressa-

un testo unico

emanate in diverse epoche. Nei domini di qua del Faro, la pratica dell'inoculazione

vaccinica, la

promozione di questa interessante scoperta, il guarentirla i progressi

tutto potere dalle calunnie, e dagli ostacoli, che ne limitano (art. 8 r.d. 11 settembre 1838). L'Istituto dipene le spese erano per d. deva dal Ministero dell'interno,

1574.80 a carico della Tesoreria generale, e per d. 9.000 a carico dei fondi comuni provinciali (art. 39 r.d. cit.). V'erano poi Commessioni provinciali (tranne in Napoli dove tive attribuzioni distrettuali nali, erano esercitate dall'Istituto), (art. (artt. 9 e 65 r.d. cit.), le relaCommessioni 94 r.d. cit.).

e Giunte vacciniche comucon le stesse fina50, 57, r.d .. nonch con le

ed in Napoli Giunte di quartiere

In Sicilia, v'era una Commessione centrale, Commessione della valle di Palermo cit.), ed aveva corrispondenza Commessioni provinciali

lit dell'Istituto centrale, che esercitava anche le funzioni di (artt. 42, con l'Istituto,

(art. 67, comma 2, r.d. cit.); ma tan(art.

to le Commessioni provinciali, quanto la Commessione centrale, potevano in casi urgenti provvedere direttamente li delle Commessioni vacciniche erano 79, comma 2, ed art. 82, comma 2, r.d. cit.). I conti morasottoposti al Consi,

(71)

COll'IERCI, PETJTTI,

p.

253.

(72)

III, p. 451.

103.

Amministrazione

civile e beneficenza

645

glio provinciale, za (73).

e quelli materiali de'

al Consiglio d'intenden-

5) Il mantenimento

proietti (74). In tal senso di-

sponeva il reg. Min. interno, 30 aprile 1810 (art. 48), rimasto in vigore, nei domini di qua del Faro, sino all'entrata in vigore del r.d. 21 settembre 1826. Le premesse fu parzialmente la previsione di tale modifidi speauultimo decreto, con cui il precedente cato, dichiarano sa sui fondi provinciali essendo pervenute,

che, essendo aumentata da varie provincie,

comuni fino ad annui d. 215 mila, ed istanze d'ulteriori

menti, il sovrano erasi convinto che il deficit sempre crescente non debba imputarsi all'irregolare ripartizione alla scarsezza de' mezzi, ma piuttosto dell'indicato fondo, ed alla inossergli abusi fosse de' fondi desti-

vanza delle istruzioni , e che per distruggere unico mezzo ... associare all'amministrazione

nati al mantenimento de' proietti l'interesse dei Comuni . Pertanto, dal I" gennaio 1827, il mantenimento de' proietti fu posto a carico de' comuni (art. l r.d. 21 settembre 1826), ed il Ministero degli affari interni ripart loro in ragione del coacervo del numero degli esposti di ciascun comune nel periodo di un decennio fondi provinciali comuni assegnamento (art. d'annui l'annua somma di d. 202.000 de' (art. 2 r.d. cit.). Fu confermato un di Napoli pi della spesa era esclusiva-

d. 13.000 alla Annunziata

3 r.d. cit.) (75). Il di


Circo luogo gen, 25 maggio La tassa pel mantenimento anime ogni mille cespiti

(73) (74) gione

1853, in PETITTI, V, p. 509. de' proietti in venan che il anche sebbene ciascun

s, istituita
comune,

nel 1802 in ra. con 1. 8 trar-

di d. 20 per secondo

fu abolita

agosto 1806: fondiaria. (75) nei

COMERCI,p. 253, perch fiscali che era, prima utilizzato dopo

erroneamente

era si ritenuto

tarsi d'un di quei

sostituiti Governo

dalla nuova incominciasse provincie, decimi

contribuzione ad occuparsi carenti de' d'idoricoverati animale,

Questo ospizio

efficacemente vi perissero;

del problema, dimodocch,

da molte

stabilimenti

(COllIERCI, p. 253);

circa nove di nutrizione

l'esperimento

con latte

646

Istituzioni de l Regno delle Due Sicilie

103

mente a carico del Comune (art. vinciale comune, integrato soro, fosse, nel macchinoso, multe (art.

l, istr. 14 ottobre 1826) (76).

Si, pu ritenere che il metodo di ripartizione del fondo proda altro fondo a carico del te1810, alquanto di amministrala comminatoria la buona sistema del reg. 30 aprile

e fosse difficile, malgrado 59 reg. cit.) controllarne dominante

ZIOne. Ma, tenuto conto del momento politico, probabile che la preoccupazione riabile del r.d. 21 settembre 1826 rendendo invafosse stata quella di realizzare un'economia, requazioni, provincie Consulta,

la spesa. Malgrado ci, continuarono a verificarsi speche giustificarono un voto di tutti gli intendenti, e Consigli generali degli ospizi delle con istr. di qua del Faro, accolto, su conforme parere della con r. 6 giugno 1854 (77). E pertanto,

Consigli d'intendenza

17 giugno 1854 (78), fu introdotto un metodo di ripartizione,

che non di buoni risultati, si prefer dare i fanciulli a nutrire fuori dello stabilimento. Attorno al 1836, v'erano ricoverati oltre 400 esposti, alimentati da circa 200 nutri ci, e v'era stabilito un e educandario s per oltre 600 proiette adulte (COMERCI, 247). Un nuovo regolamento per la lattazione interna p. fu approvato con r.d. 17 gennaio 1852. (76) PETITII, I, p. 321. L'aumento dei fondi assegnati alle provincie (sol. lecitato, in particolare, dai CP d'Abruzzo citeriore e d'Abruzzo ulteriore I") fu rifiutato, raccomandandosi invece agli intendenti, sottintendenti ed amministratori comunali d'invigilare attentamente per contenere la spesa eliminando gli abusi e le frodi, e non facendo nutrire a spese de' comuni quei che non Iossero proietti nel senso della legge (r. 16 luglio 1845 e 29 settembre 1847, in PETITTI,I, pp. 325 e 326). Proietti erano gli c nfanti che, non conoscendo il loro padre e respinti dal seno della madre, sono raccolti dall'altrui misericordia (COMERCI, 602), ed erano alimentati a spese pubbliche quelli racp. colti nelle ruote comunali (art. 62 ll.cc., artt. 5 ss. reg. 30 aprile 1810, ed in Sicilia artt. l ss. istr. 19 settembre 1816). In precedenza, il Ministero degli affari interni, con pi largo criterio, aveva consentito l'aggregazione al ruolo dei proietti di fanciulli affidati ad estranei, le cui madri non esistessero nel Comune, o fossero tanto misere da non poterli nutrire (circ, lO ottobre 1827, in PETITTI,I, p. 324). (77) PETITII,V, p. 607. (78) PETITII,V, p. 610.

103

Amministrazione

civile

e beneficenza

647

in ciascuna provincia, tale da porre a carico di ciscun comune la spesa d'un numero di proietti sempre proporzionale finanziario dall'intendente, alla popolazione. Il conguaglio era eseguito a chiusura dell'esercizio che poneva a raffronto la spesa effettiva sostenuta da ciascun comune, con quella a debito del medesimo in ragione di popolazione, e provvedeva ad esigere le differenze dai Comuni che erano stati meno gravati, e ad accreditarle a quelli pi gravati, operando le compenprovinciali. Di tali rendeva il conto morale al Consiglio dei fondi per il mantefigli dello Stato (80), sazioni sui ratizzi per opere pubbliche operazioni, l'intendente d'intendenza. nimento

In Sicilia, dove rimasero in vigore le istr. 19 esseri infelici,

ottobre 1816 (79), l'amministrazione di questi

era rimasta sempre di competenza de' sindaci, sotto la vigilanza degli intendenti (81); ed era stato altres precisato che, come sotto l'antico regime i detti fondi erano amministrati dal corpo municipale, e non dalla deputazione dei proietti ministrative comunali

cos nessuna ingerenza dovevano avervi le Commessioni am-

(in/ra, 132), pur dovendo, ai sensi


e sul pagamento delle nutrici, sottintene sottin-

dell'art. 88 istr. 20 maggio 1820, vigilare sulla nutrizione buona esistenza dei proietti, etc. (82). 6) Le segreterie denze. L'art. 144

delle intendenze

e delle

1. 12 dicembre 1816 stabiliva l'annuo asseper, la spesa per il perso.

gnamento per la segreteria di ciascuna intendenza tendenza (83), comprendendovi,

(79) PETITTI, I, p. 327. (80} Risoluzione del Luog, gen, lO gennaio 1832, in PETITTI, I, p. 324. L'espressione tratta dall'art. 29 reg. 30 aprile 1810, che esorta i maestri delle scuole primarie ad usare una cura particolare per questi fanciulli, come figli dello Stato. (81) R. 17 agosto 1831, in PETITTI, I, p, 324, (82) Risoluzione lO gennaio 1832, cito supra, nota (80). (83) D. 9.500 per l'Intendenza di Napoli; d. 6.600 per quella di Terra di

648

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

103 l'un dei

nale di segreteria. Le intendenze,

inoltre, percepivano

per cento delle annue rendite ordinarie de' conti comunali: r.d. Il diritto che fu ridotto a

comuni (art. 144,

comma 2, 1. cit.) per supplire alle spese di liquidazione gennaio 1831, prescrivente

0.50% con l'art. 4

una generale economia

nelle spese a carico de' comuni di qua del Faro

, e poi riportato al primitivo importo dall'art. l reg. 9 aprile 1838, il quale per stabiliva che solo il 50% della somma doveva
mettersi a disposizione dell'Intendente per il servizio di con. a disposizione del

tahilit, ed il rimanente

doveva restare

Ministero degli affari interni, per essere liberata quando fossero stati ultimati tutti i conti dei comuni, ne' termini prescritti dagli artt. 268 e 276 1. cit., per essere distribuito titolo di gratificazione (vedi l'art. 42, n. a

l e lO, reg. 31

luglio 1840). Il r.d. 11 gennaio 1831 non fu mai applicato in Sicilia, dove invece, con r. 26 maggio il reg. 9 aprile ma carattere

1838 (84), fu esteso

1838. Il citato rescritto attribuiva al detto regolamento carattere provvisorio, fino al 31 dicembre 1840;
definitivo, in deroga al titolo VIII 1. cit., gli fu attribuito con r. 3 ottobre 1840 (85).. Comunque, l'art. 41 reg. 31 luglio 1840 mostra come alle spese di segreteria delle intendenze fossero applicati molteplici introiti: assegno sui fondi provinciali comuni; ratizzi l % sulle rendite comunali, per la contabilit, il giornale d'intendenza, gli atti e registri di contabilit, i registri di stato civile; assegni per l'ufficio di leva e per le spese di polizia; assegni sui fondi provinciali per l'esame dei conti della provincia e suoi stabiliLavoro; d. 4.500 per quella di Principato citeriore; d. 4.000 e d. 3.000 rispettivamente per le intendenze di 2" e 3" classe. L'assegnamento delle sottintendenze (divise in 2 classi, con implicita modificazione dell'art. 6 l. I" maggio 1816) era di d. 900 per la l" classe, e di d. 800 per la 2" classe. (84) PETITII, I, p. 164. (85) PETITTI, I, p. 190.

103

Amministrazione

civil e e beneficenza

649

menti. etc. Le sottintendenze, invece, non avevano che l'assegno sui fondi provinciali comuni (artt. 44 e 45 reg. cit.). Tutta questa materia fu riformata con i r.d. 7 aprile 1851 e 24 maggio 1852. Per il pagamento de' soldi, fu stabilito (art. 64) che si provvedesse mediante ordinativi emessi sulla Tesoreria generale dal ministro dell'interno o dal luogotenente generale, a fine di ciascun mese, sugli stati di servizio trasmessi dalle intendenze, o dalle sottintendenze per via gerarchica. Per le spese di scrittoio, registro, stampe, lume, fuoco, ed altre spese minute, fu stabilito un annuo assegnamento sui fondi provinciali comuni, rispettivamente di d. 1.000, d. 700, e d. 500 per le intendenze di 1 a, 2 e 3 classe, e di
R R

d. 144, 120 e 96 per le sottintendenze fu consolidata in d. 170.654,

delle

stesse classi (86). siciliane in

La spesa complessiva annua, per le provincie di qua del Faro, e per le provincie d. 77.876 (transitoriamente, d. 138.834: art. 62 r.d. 24 maggio 1852). Tutti i precedenti ratizzi, assegnamenti, etc., furono revocati ed aboliti per sempre (art. 63), e le spese di stampa a carico de' Comuni ridotte a quella effettiva risultante dai contratti. La gratifica si continuava a corrispondere su un assegno (di cui si detto supra, 100) pari al decimo dell'ammontare annuale de' soldi degli impiegati di ciascuna intendenza o sottintendensa, soldi delle due parti che, in relazione alla somma de' (continente, d. 141.540; in d. 14.154, del regno

Sicilia d. 64.680) era consolidato, rispettivamente,

e 6.480. Per la resa del conto, erano rimaste in vigore le disposizioni del titolo VII reg. 31 luglio 1840: il conto morale era reso dall'intendente al Consiglio provinciale, e dal sottintendente al Consiglio distrettuale ; il conto materiale era pre-

(86) In Sicilia v'erano 2 sottintendenze .cusa); tutte le altre erano di 3" classe.

di 1"

classe

(Caltagirone

Sira-

650

Istituzioni

del Regno dell e Due Sicilie

103 dal cassiere

sentato al Consiglio d'intendenza, rispettivamente dell'intendenza dall'intendente) (obbligato a prestare

la cauzione stabilita

e dal sottintendente, e giudicato come i conti elencate dall'art. 161 l. cit., concerdei lo-

comunali (87). Le spese particolari, nevano:

l) La costruzione, riparazione e manutenzione


cali addetti agli stabilimenti provinciali, collegi (88), e delle strade provinciali 2) Le societ economiche,

compresi i licei e provinciali,

(in/ra, 104).

le biblioteche

ed ogni altro istituto addetto al vantaggio particolare di ciascuna provincia. Le societ economiche (r.d. 26 marzo 1817, e 9 novembre 1831) esistevano in tutti i capiluoghi di provincia o di valle (salvo Napoli e Palermo, dove con r.d. 25 settembre 1821 e 9 novembre 1831, era stato istituito il rispettivo reale istituto d'incoraggiamento funzioni provinciali).

, che vi esercitava le
le societ

della societ economica, e coordinava della pubblica industria

Le societ economiche dovevano occuparsi del

promovimento

, inteso generica-

mente come miglioramento dell'economia pubblica e privata, dimodocch, come era nell'indole del paese, incoraggiavano e svolgevano principalmente alla pastorizia, d'incoraggiamento, studi relativi all'agricoltura ed corrispondendo tra di loro e con gli istituti annualmente al Con-

nonch con le Commessioni economiche

comunali (89). Le societ presentavano

(87) Il cassiere dell'intendenza, come preposto ad una cassa contenente denaro pubblico, era in caso di malversazione giudicabile dal Consiglio d'intendenza in linea amministrativa, e dalla Gran Corte criminale in linea penale, salva la responsabilit dell'intendente per culpa in eligendo (r. 20 novembre 1829, su cfp. CN, in PETITTI,IV, p. 226). (88) R. 14 settembre 1849, in PETITTI,I, p. 565; nonch r. 6 novembre 1852, e circo Min. Lavori pubblici, 28 gennaio 1854, in PETITTI,V, pp. 368 e 576. (89) COMERCI, p. 113.114; DEMARCO; ARACCIOLO, 590591. Le sop C pp.

103

Amministrazione

civile e beneficenza

651

siglio provinciale il conto morale dell'esercizio precedente, ed il progetto di stato discusso del successivo (90). Per quanto riguarda le biblioteche e gli altri istituti, la competenza provinciale derivava ovviamente dai provvedimenti che le concernevano: tra tali istituzioni dovevansi annoverare certamente i collegi e licei, salvo le disposizioni speciali per quelli affidati ad istituti, religiosi (91). 3) L'acquisto ed il rimpiazzo di mohili autorizzati per le intendenze e le sottintendenze. Intendenti e sottintendenti erano provveduti d'alloggio a carico della provincia, che era anche tenuta, ai sensi dell'art. 145 degli intendenti e

1. cit., a fornire

il grosso mohile necessario alle segreterie ed alle ahitazioni sottintendenti . Inoltre, l'art. 4 r.d. 24 essere considerati l'andare settembre 1835 avea disposto che i comandanti di provincia dovendo, a simiglianza degl'intendenti, siccome autorit provinciali, e non convenendo alla decenza della loro carica, n alla sicurezza de' loro archivi, essi soggetti a cangiamenti di casa , sarebbe stato a carico della rispettiva provincia di fissare stabilmente per essi decorosi e comodi alloggi con la corrispondente

mobiglia,

La

consistenza del grosso mohile per le ahitazioni degli intendenti e sottintendenti e per le officine ossia uffici, fu fs-

ciet economiche, secondo il r.d, 26 marzo 1817, erano composte della 1" se zione, economia rurale, che si interessava dell'agricoltura e della pastorrzia, e della 2" sezione, economia civile, che si interessava di manifatture e di commercio. (90) R. 14 luglio 1841, in PETITTI, IV, p. 430. (91) R. l settembre 1852, in PETITTI, IV, p. 369. Con r.d. 22 novembre 1852 fu approvato il regolamento relativo all'amministrazione economica dei reali licei affidati ad istituti religiosi, che riservava al Ministero della puhblica istruzione l'approvazione dello stato discusso e del conto annuale, predisposti dalla Commessione amministrativa composta dal rettore e da due padri nominati dal padre provinciale, e faceva obbligo al segretario contabile di rendere il conto materiale alla Gran Corte de' conti (in/ra, 184).

652

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

103

sata con i r.d. cit., 7 aprile 1851, e 24 maggio 1852, con l'avvertenza (art. 67) che dovevasi avere riguardo per la decorazione e pel bisogno di una casa degna del funzionario che l'abita, ma tutto sul modello d'una decente semplicit dimodocch, per esempio, i candelieri a cera e da olio ed i lampieri dovevano essere decenti, la manutenzione ed il rimpiazzo ma non d'argento . Per (art. 69), erano assegnati salvo alcune pi e la relativa amcui era affidata

sul fondo speciale della provincia annui d. 120 per le intendenze, ed annui d. 60 per le sottintendenze importanti cui erano assegnati d. 90 (92); ministrazione, spettava approvare

sotto la vigilanza del Ministro dell'interno le perizie delle riparazioni,

a deputazioni presiedute dall'intendente o dal sottintendente, e scelte dal Consiglio provinciale (93). Per quanto concerneva i comandanti militari delle provincie, che avevano grado diverso (colonnello, brigadiere o maresciallo di campo) fu disposto, con r. 19 dicembre guagliato 1836 (94) che l'assegno dovesse essere esecondo le mimma. alla spettanza del grado di brigadiere,

norme osservate dal Ministero della guerra. In conclusione, l'autonomia della provincia era

Il fondo per le spese comuni, come si detto, era fissato e ripartito tra le provincie dal governo, e non era lecito provvedere fondi per spese particolari senza la sovrana approvaerano disconzione. Le ingerenze del Consiglio provinciale

tinue. Esso poteva fare osservazioni sul progetto delle stato discusso annuo delle rendite e spese provinciali, cio sullo
(92) Queste disposizioni/ l:ecepiscono, in maggior parte, il r. 25 gennaio 1823 (PETlTTl, IV, p. 102). In Sicilia, l'assegno era uguale per tutte le sottintendenze. (93) un tipico esempio di diffidenza amministrativa la riserva ad approvazione ministeriale di spese che anche in relazione ai valori del tempo appaiono minime. (94) PETlTTI, IV, p. 370.

103

Amministrazione

civile e beneficenza

653

stato di previsione della spesa, da sottoporre all'approvazione del re su proposta del ministro dell'interno (art. 166 1. cit.), e poteva, in sede d'esame de' conti morali, rilevare tutto ci che (credeva) conveniente in ordine all'impiego de' fondi, ed al progresso delle opere a cui (erano stati) destinati, e (propo-

neva) ogni misura che (stimasse) opportuna


lare : ma tali deliberati le dcliberazioni su proposta del ministro dell'interno in tema di contratti (art.

su tale

particodal re

dovevano essere approvati

170 1. cit.). Anche

erano sottoposte ad ap-

provazione, con espressa comminatoria che ogni contratto concluso contro tali disposizioni era nullo di diritto ( artt. 172 e 173 l. cit.). Non esisteva alcun margine per oggi si dice, facoltative, mate da qualunque spese, come le perch oltre le spese enunciate, a concorrere

provincie non potevano farne altre, n potevano essere chiaautorit a qualsivoglia al. tra spesa, che era pertanto dichiarata estranea alla loro amministrazione (art. 162 1. cit.). Quanto al funzionamento di tali Consigli, non era molto facile che, anchilosati no tra una legislazione restrittiva come eraed un rigoroso controllo

governativo (95), e riuniti per una brevissima sessione annua, potessero esser molto efficienti: tuttavia, a qualche funzione rappresentativa adempivano, facendo pervenire voti non di rado accolti (96).
(95) Con r. 9 febbraio 1825
(PETITTJ,

al Governo

IV, p. che

127:

lo riproduce

anche

DIAS, a), I, p.

14), S.M. si era nuove strade

degnata se non non

ordinare quando

i Consigli sugli

provinciali: o prossime oggetti risoprima opee aver

1) non proponessero a compiersi luti, a meno nuovi ben basato tenimento re comunali, nesso quelle

fossero compiute rivenissero

in costruzione; di beneficenza, necessari opere; queste dalla

2) che non d'educazione 4) che non

che nuove circostanze i fondi per le

lo dettassero; od altri, dovessero de' quando

3) che non proponessero se non avessero stabilimento, immischiarsi rispettivi tali opere e pel mano nelle decurionati, potessero

stabilimenti

spese di primo deliberazioni

successivo delle dipendendo

dalle

secondo le regole stabilite con quelle (96)

legge, eccetto

della provincia.

DE SIVO, a), I, p. 74:

... i consigli provinciali

e distrettuali,

dagl'in.

654

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

104

104. Le opere pubbliche regie e provinciali: a) organi amministrativi e tecnici. - Le opere pubbliche eran dette
di conto regio quando erano d'interesse dell'intero regno, ed erano a carico della Tesoreria quando interessavano un'intera nali generale; provinciali o parte di essa, e provincia

gravavano sui fondi particolari della provincia stessa; comuquando si eseguivano per il vantaggio d'un comune, connesso (97); delle ed a sue spese. Qui si tratta delle opere regie e provinciali, il cui regime giuridico-amministrativo opere comunali si dir infra,

123. 102) istitu, per i foncasse particolari separate

Il r.d. i- febbraio 1816 (supra, di destinati alle opere provinciali,

da quella della real tesoreria generale, affidate a cassieri nominati dall'intendente su proposta del Consiglio provinciale, oppure, per le opere concernenti cia, su proposta della rispettiva aveva le funzioni d'ordinatore, insieme alla deputazione, una parte sola della provindeputazione. L'intendente e vigilava l'amministrazione,

rendendo annualmente il conto mo-

tendenti fatti e disfatti, avevano libert di parola illusoria a giudicar gli atti di quei governatori: n molto potean sapere e voler fare in quei quindici giorni ch'andavano assembrati nell'anno. Era una chiaccbierata. Dall'altra non vero il governo non li udisse, ch tutte le loro proposte giuste venivano accolte; rigettavansi quelle contrarie alla legge ed inopportune s. esatto che molti importanti rescritti in materia d'amministrazione civile traggono ori. gine da voti di Consigli provinciali. N manca traccia di qualche reclamo: per esempio, su doglianze espresse dal CP di Molise, avverso c l'abuso Introdotto delle forzate o raccomandate associazioni di libri, S.M. ... si (era) degnata ordinare, rescriversi per massima agl'intendenti: 1) di non disporre associazione forzosa a carico de' comuni, se non sovranamente ordinata; 2) di non raccomandare a' Comuni medesimi l'associazione volontaria; 3) e quante volte i Comuni stessi ne (facessero) la richiesta, non permetterla, se non in. teso il Consiglio d'intendenza, e provocata la superiore approvasone s (r. 27 aprile 1841, in PETITTI, IV, p. 430). (97) Per l'organizzazione centrale dell'amministrazione de' lavori pubblici, supra, 64. Un elenco d'opere pubbliche, statali o provinciali, intraprese o completate dalla restaurazione (in maggior parte, strade), in COMERCI, 256258. pp.

104

Amministrazione

civile e beneficenza

655

rale al Consiglio provinciale. Il cassiere rendeva il conto materiale al Consiglio d'intendenza. Il r.d. 20 settembre 1816 stabil (art. naio 1817 le opere pubbliche costituire due rami separati, rispettivamente di ponti e strade), e per l'amministrazione pravigilanza per l'esecuzione

l) che dal P gendovessero per la formazione de' fondi e la soin ciascuna

regie e provinciali

ed esecuzione de' piani e lavori d'arte (confidati al real Corpo de' lavori, confidata esclusiva-

mente ad una deputazione per le opere pubbliche vembre di ciascun anno, d'uno ai bisogni d'ogni provincia; dell'interno putazioni vigilavano tanto le

provincia. Le opere di conto regio formavano oggetto, nel no-

stato ragionato , predisposto


con riguardo cit.). Le deed in base ad esso il Ministro (art. 5 r.d. opere di conto regio, quanto gli appalti, veri-

dalla Direzione generale dei ponti e delle strade ripartiva le disponibilit

quelle provinciali, salva sempre la separazione dei fondi (art. 6), ed avevano anche il compito di formare ficare e certificare presiedute dall'intendente i lavori eseguiti, etc. (art. 7). Esse erano (o, in sua vece, dal segretario genecomposte da tre depu-

rale o da un consigliere d'intendenza),

tati scelti dal Consiglio provinciale, nel suo seno o fuori, tra i soggetti i pi intelligenti e zelanti per il bene della provincia, approvati dal ministro dell'interno (art. 8); si dovevano da segretario riunire almeno una volta al mese, funzionando il capo ufficio dell'intendenza

incaricato del ramo lavori pub-

blici (art. 9) e deliberavano col numero legale di almeno tre presenti compreso il presidente, prevalendo, a parit di voti, l'avviso di quest'ultimo stessa su proposta (art. lO). La deputazione provinciale nominate dalla (art. dei Comuni attraversati era eseguita si poteva fare coadiuvare da deputazioni locali, dei decurionati dalle strade in costruzione, o dove l'opera
4. LANDI -

Il.

656

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

104 r.d. P feb-

13) (98). Era prevista

inoltre, in base al citato

braio 1816, la costituzione di deputazioni speciali per le opere eseguite volontariamente da pi comuni riuniti: gli amministratori ed il cassiere erano su terne scelti dall'intendente, in dei che Consiglio d'intendenza, fu da ultimo proposte dai decurionati 3 novembre

comuni interessati (99). Il cassiere percepiva un'indennit, stabilita con r.d.

1855. Le depu-

tazioni rendevano il conto morale al Consiglio provinciale, ed i cassieri il conto materiale al Consiglio d'intendenza che decideva definitivamente, per i conti provinciali, salvo l'appello (art. alla Gran Corte de' conti, mentre per i conti delle opere

regie v' era la r~visione d'ufficio della stessa Gran Corte 14 r.d. 20 settembre 1816: vedi in/ra, 184).

Queste disposizioni non sono, a dire il vero, ben coordinate con l'art. 167 1. 12 dicembre 1816, da cui parrebbe che la costituzione delle deputazioni per le opere pubbliche fosse facoltativa; ma certo che dal I" gennaio 1817 furono appli-

(98) R. 19 gennaio 1822, in PETITI'I,111, p. 592. (99) La formazione di casse separate per singole opere interessanti una parte sola della provincia era stata disposta con r. 5 maggio 1841 (PETITTI, 11, 1 p. 584), su voto del CP d'Abruzzo citeriore. Poi, con r. 19 luglio 1848, su cfp. CN, si torn alla cassa unica, ma furono ricostituite le casse separate col r. 24 aprile 1849 (PETITTI, 11, p. 604) cbe, su cfp. CStN, accoglieva un reclamo 1 dei comuni interessati alla strada della costiera d'Amalfi. Le modalit per l'elezione delle deputazioni e dei cassieri delle opere pubbliche speciali furono stabilite con r. 21 marzo 1843 (PETITTI,111, p. 591). Le casse ausiliarie istituite nei capiluoghi dei distretti della Basilicata dal Ministero degli affari interni (27 maggio 1820) furono abolite, a causa delle malversazioni verifcatesi a Melfi (1826) e Lagonegro (1829); quella di Matera funzionava ancor nel 1846 (r. 29 aprile 1846, in PETITTI,111,p. 600). I voti del CP di Basilicata e d'alcuni comuni di Molise, che alcuni anni dopo sollecitavano I'autortazazione di stabilire casse distrettuali furono respinti (r. 5 febbraio 1855, in PETITTI,V, p. 645), perch l'iniziativa oltre di complicare senza scopo l'azione della maccbina amministrativa, avrebbe per risultamento di scindere contro il dettato della legge la responsabilit cui tenuto il cassiere delle opere provinciali s ,

104

Amministrazione civile e beneficenza

651

cate le disposizioni del r.d. 20 settembre 1816 (100). L'art. 167 cito prescriveva per che il cassiere della deputazione fosse nominato dal Consiglio provinciale, e che la deputazione proponesse all'intendente le precauzioni da prendersi in or1816~ n dine al cassiere . Le disposizioni relative alla misura della cauzione non erano stabilite dal r.d. 10 febbraio dalla legge citata; e l'entit ne fu rimessa alla prudenza

ed al giudizio dei Consigli provinciali e delle deputazioni, col r. 10giugno 1826, adottato su conforme parere della Commessione de' presidenti della Gran Corte de' conti, che dett varie direttive in proposito (101). Cos pure, nulla dicevasi circa la permanenza in ufficio dei membri delle deputazioni, ma il r. 29 maggio 1819 (102) prescriveva che uno dei tre dovesse essere mutato ogni anno, salva la facolt del Consiglio provinciale di proporre la conferma di tutti, quante volte la qualit degli individui e l'interesse delle opere lo suggerissero. Il sistema delle deputazioni rimase in vigore sino alla fine del regno. Tuttavia, il direttore generale di ponti e strade, adducendo vari argomenti (ritardo di lavori per formalit dette superflue; diminuita responsabilit degli ingegneri; enorme spesa per le indennit di viaggio de' deputati provinciali) provoc un r. 9 luglio 1839 (103), che, argomentando (un p arbitrariamente) dall'art. 20 delle istruzioni delriapprovate con r.d. 25 febbraio 1826 sulle attribuzioni gegneri , secondo cui gli intendenti ed i sottintendenti

le deputazioni delle opere pubbliche provinciali e degli in-

(00) DIAS, a), I, p. 37. (101) PETITII, 111, p. 518. Le disposizioni concernenti la verifica della cassa delle opere puhhliche provinciali furono dettate con reg. I" fehhraio 1826, d'accordo tra il Ministro degli affari interni e il Ministro delle finanze (PE. TITTI, III, p. 502). (102) PETITII, 111,p. 598. (103) PETITTL, III, p. 565.

658
marranno andamento

Istituzioni

del R egno delle 'Due Sicilie

104

strettamente

responsabili

verso di S.M. del buon delle la vigilanza sulle opere

de' lavori pubblici,

e della buona tenuta

strade , sottraeva alle deputazioni

di conto regio, affidandola agli intendenti, ed ai sindaci. Questo rescritto fu revocato vembre 1850; ma un nuovo intervento vori pubblici circoscrisse l'intervento del

ai sottintendenti con r.d. 11 noministro de' la-

si tradusse in un r. I" febbraio 1851 (104), che delle deputazioni alla vigilanza, alla i pagamendei lavori, mentre Tesoreria

verifica ed alla certificazione de, e farsi direttamente dalla

ti dovevano ordinarsi dalla Direzione generale di ponti e stragenerale agli appalpi unitatori, il che avrebbe dovuto rendere pi regolare,

forme e pi semplice la contabilit delle opere di conto regio. Il servizio tecnico, che il r.d. 20 settembre rezione generale di ponti e strade, che le fu surrogata col r.d. Durante 1816 affidava al real Corpo di ponti e strade, venne poi svolto dalla Diacque, foreste e caccia, 26 novembre 1821, e, nei domi-

ni di l del Faro, da una simile organizzazione il regno di Ferdinando resse fu dimostrato per le opere di bonifica 1839), e fu anche istituita, l'Amministrazione ticolari norme Ministero de' lavori pubblici relative generale di bonificazione, (r.d. a tali opere

(supra, 64).
inte(r.d. 13 agosto dipendente dal

Il, un particolare

per i domini di qua del Faro, 11 maggio 1855). Le parsono state esaminate

supra, 64 (105).

(04)

PETI'ITI,

V, p. 118.

opere di bonifica, molto numerosi dal 1855 in poi, sono pubblicati nella Collezione; ma, salvo la localizzazione dell'opera, non danno altra utile indicazione (che potrebbe solo acquisirsi con ricerche d'archivio), perch non esprimono nemmeno I'ammontare della spesa prevista.

(l(}5) I decreti d'approvazione degli stati discussi di

105 105.

Amministrazione

civile e beneficenza

659

Segue: b) progettazione ed esecuzione delle opere Un'organizzazione tanto complessa ed evoluta

pubbliche. -

implicava una adeguata elaborazione normativa per garantirne l'efficace funzionamento; e tali disposizioni non solo non mananche se per a carono, ma furono forse fin troppo minuziose,

tal uni profili, messi a raffronto con la legislazione pi moderna, impossibile non ravvisare certe lacune. Inconvenienti, quanto pare, ve n'erano, che veramente il male non era ne' provvedimenti, ma nella e non pochi, anche se poteva dir si

esecuzione (106). E certo, alcuni di questi inconvenienti erano davvero singolari, come lo zelo di certi architetti nel predisporre progetti e disegni che erano loro pagati, mentre le opere non erano eseguite, talch il Direttore generale di ponti e strade (circ. 19 dicembre 1821) diffidava gli ingegneri dipendenti a non fondi provinciali, permettersi in verun caso compilare prode' getti per opere, la cui costruzione a carico del Tesoro, e senza ordine espresso settembre Infatti, l'art. 3 r.d. 20

(da lui) firmato ,

1816 faceva obbligo agli

ingegneri di ponti e strade d'eseguire tutte le operazioni professionali previste dall'art. 2, ivi comprese quelle relative ad opere pubbliche intendente, comunali quando ne fossero richiesti dallo che percepiscono dalla mediante il trattamento o comunali;

Tesoreria generale ... abolito ogni compenso particolare per le opere provinciali, non abusivo (107).
(106) DE SIVO, a), I, p. 75. (107) DE SIVO, a) loc. ult, cit., dice gentilmente che gli architetti in ogni parte eran come bruchi su' comuni s , La circo 19 dicembre 1821 in PETITTI, III, p. 496. Con r. 23 aprile 1846 (ivi, p. 601), fu confermato che gli ingegneri di ponti e strade non avevano diritto a compenso alcuno, oltre le spese, per Incarichi straordinari, salvo qualche compenso rapportato al merito e non al valore del progetto. A considerazioni d'economia si deve certamente I'urihzaa-

dimodocch tanto zelo non

avrebbe potuto essere spiegato da avidit di guadagno, se

660

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie L'intrapresa

105

di qualunque opera pubblica per conto della stato estimativo

real Tesoreria generale, e .delle provincie, doveva essere sempre preceduta dal progetto, e dal corrispondente (art. l r.d. 25 febbraio 1826): le disposizioni sul contenuto e sul metodo di formazione delle perizie risultavano dagli artt. 94 S8. r.d. 11 dicembre 1811. Il direttore generale di ponti e strade (a richiesta del ministro dell'interno o dell'intendente, se trattava si d'opera provinciale) affidava la progettazione all'ingegnere direttore della provincia (o anche ad un ispettore, o ispettore generale, per opere di particolare importanza, previa autorizzazione del ministro), e gli dava le opportune istruzioni (artt. 1-5 r.d. 16 febbraio 1841). I progetti delle opere di conto regio erano eseguiti dagli ingegneri direttori, e sottoposti al visto dell'ispettore di ripartimento, che lo apponeva dopo averlo esaminato, ed avervi fatto apportare dall'autore le opportune modifcazioni (art. l istruzioni 20 dicembre 1839) (108). Il progetto, nonch le condizioni d'appalto, erano, per il tramite dell'intendente, opere pubbliche provinciali, per l'approvazione tiva dell'autorit che vi aggiungeva le proprie osservazioni, e quelle della deputazione delle inviate alla direzione generale, 1841). Per i e poi, previo parere del Consiglio degli ingegneri, al ministro (artt. 6-8 r.d. 16 febbraio lavori urgenti ed indilazionabili,_era consentito che, ad inizia-

amministrativa locale, o dell'ingegnere d'ac-

que e strade, si formasse un verbale d'urgenza, da rimettersi subito alla direzione generale, dando corso intanto ai lavori,
zione de' detti ingegneri per le opere comunali, con compenso discresionalmente fissato dal Ministero dell'interno (Min. Aff. interni, circo 15 settembre 1841, ivi, p. 588), che il re volle si continuasse a praticare, malgrado che il direttore generale, ad istanza de' propri dipendenti, avesse reclamato osservando che cos distraevansi gli ingegneri dall'attendere alle opere della regia tesoreria e delle provincie (r. 25 novembre 1850, ivi, p. 618). (08) PETITTI, I1I, p. 570.

105

Amministrazione

civile

e beneficenza

661 e

e quindi si procedeva

normalmente

a formare il progetto,

lo si sottoponeva all'approvazione (art. 2 r.d. 25 febbraio

secondo le norme ordinarie

1826 ed art. 2 istr. cit.). L'approva-

zione in linea tecnica ed economica, dopo la istituzione del Ministero de' lavori pubblici, era d'esclusiva competenza di questo, mentre al Ministero dell'interno spettava soltanto la provvista dei fondi per le opere provinciali e comunali (109). Il r.d. 11 maggio 1855 affid all'Amministrazione rale di bonificazione le attribuzioni della Direzione di ponti e strade in materia d'opere di bonificamento guite per ratizzi genegenerale

a carico
o eseespri-

tanto della Tesoreria generale quanto delle provincie (art. 3). Sui progetti e sui contratti ingegneri (r.d. mevano parere il Consiglio d'amministrazione, tecnica, il Consiglio degli che esaminava anche i collaudi e le liquidazioni.

ed, in linea

16 marzo 1857);

Il progetto approvato veniva restituito all'intendente per la celebrazione degli incanti (art. 8 r.d. 16 febbraio 1841), secondo le disposizioni della 1. 12 dicembre 1816 (110), cio col metodo della subasta (artt.

234 ss. 1. cit.). L'incanto, (111), e vi potevano

anche per le opere di conto regio, era celebrato nell'intendenza, innanzi alla deputazione provinciale partecipare tutti gli intraprenditori che offrissero idonea cau-

(109) ministri Istruzioni strade, afferma sicch (lIO)

I reciproci dell'interno per

limiti

di competenza della

erano

stati definiti interno,

d'accordo 25 maggio

tra

e dei lavori pubblici urgenti furono 365. per

(circ, Min. costruzione diramate

1853, e

in PETlTTl, V, p. 509), in occasione i lavori 27 ottobre che 1852, ivi, p.

del porto

di Salerno. gen. ponti

con circo Dir.

R. 26 febbraio quando

1819, in PETlTTl, 111 p. 495. DE SIVO, a), loc. ult. cit.. incanti, e vi si dettavan speculavan estendersi gravit condizioni, condizioni favoriti tempi dure, o li. s, e Iuoonesto, (e pochi, ad altri

si procedeva

fuggiva

l'intraprenditore troppo stabilire generica qual

tigiosi, che trovavan L'affermazione ghi) per poter

modo da non eseguire fosse l'effettiva pubblici,

quelle

e arricchivano

potrebbe

del fenomeno.

(UD

Circo Min. Lavori

4 gennaio

1851, in PETlTTl, 111, p. 618.

662

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

105

zione, e la morale dei quali fosse conosciuta dagli intendenti dalle deputazioni, anche se non patentati dalla direzione generale o dall'ingegnere provinciale, cio iscritti nei relativi

elenchi (112). Un r. 13 marzo 1835 (1l3) aveva raccomandato che la base d'asta fosse fissata al prezzo corrente dei lavori sul luogo d'esecuzione, aumentato dal 12% al 15% come esca ed incitamento della concorrenza , e che le grandi opere fossero divise dalla deputazione, d'accordo con l'ingegnere, in competenti porzioni , cio in lotti, onde escludere i grandi appalti, ed ammettere tori alla concorrenza i piccoli intraprendireali domini olluglio 1854) impartito l'accesso all'asta

. Il luogotenente generale di S.M. ne'

tre il Faro aveva a sua volta (circ. II

istruzioni perch, con opportuna pubblicit, fosse incoraggiato un maggior concorso d'offerenti, e non fosse difficultato da eccessiva cauzione, somma prudenzialmente l'appalto, che, riconosciutane zio:rie ministeriale, indispensabile da limitarsi quindi alla

(1l4). Aggiudicato
all'approval'intendente

gli atti venivano restituiti alla Direzione generale, la regolarit, li sottoponeva e quindi veniva autorizzato (art. 9 r.d. 16 febbraio

a stipulare il contratto

1841). ma-

nifesto qui il vizio del sistema, che esasperava nare gli abusi (115).

l'accentramento,

senza, a quanto pare, stabilire un controllo sufficiente ad elimi-

(112) R. 6 maggio 1838 (su voto conforme del CP d'Abruzzo Ultra l), in PUlTTI, 111, p. 563. (113) Su voto conforme del CP di Terra di Bari (PETITTI,liI, p. 554). (114) PETITTI,V, p. 626. Le cauzioni in beni immobili si valutavano sulla base dell'imponibile fondiario scemato di 1/5, moltiplicato per 1~ se trattavasi di fondi urbani, e per 15 se di fondi rustici (circ, Direz. gen. Ponti e strade, 26 febbraio 1834, in PETITTI,111, p. 551). (115) Cos DE SIVO,a), loc. ult, cit., il quale degli eccessi dell'accentramento d colpa a Nicola Santangelo (ministro degli affari interni dal 1831 al 1847) il quale 4: uomo d'ingegno, cadde nel fallo ch'ei si credea buono a tutto; per tirare a s tutte attribuzioni, sopraccaric la legge con prescrizioni nuove,

105

Amministrazione

civile

e beneficenza

663

Potevano essere eseguite in economia le opere stradali e quelle di bonificazione, e specialmente i movimenti di terre , i tagliamenti, i trasporti, i muri a secco, le formazioni del capostrada e partico(cio della zona centrale della carreggiata), le piantagioni ed eccettuati i ponti, le grandi fabbriche, larmente quelle in acqua e tutti quei lavori pei quali si richiede capacit nei costruttori che ne debbono rispondere per effetto della legale garanzia (art. l r.d. 12 ottobre 1830) (116). I lavori in economia dovevano essere autorizzati dal ministro delle finanze, poi dei lavori pubblici, o degli affari interni, (art. 3 r.d. a seconda si trattasse d'opera regia o provinciale

cit.), e la direzione de' lavori affidata agli ingegneri d'acque e strade era interamente distinta dall'amministrazione dei fondi, cui attendeva la deputazione provinciale coadiuvata dalle deputazioni locali (artt. 2 e 6 r.d. cit.). da notare che questi lavori potevano essere ordinati anche come sollievo della disoccupazione, poich era previsto che la direzione generale, circa la specie e la quantit dei lavori da eseguirsi, dovesse mete di s lungo giro alle faccende, che passando per molte mani riuscivan di leggieri a mercato s , Del Santangelo esprime un giudizio pienamente Iavorevole CALULLOA, ), p. 258; ed notoriamente frutto calunnioso di livor a partigiano quel che ne dice il SETTEMBRINI, per esempio, p. 51, a proposito b): d'asserite collusioni con appaltatori, e d'appropriazione d'opere d'arte prove. nienti dagli scavi d'Ercolano e Pompei. Lo stesso autore, infatti" (a), p. 52) ridimensiona l'affermazione a semplice voce , concordando con Cal Ulloa che il Santangelo non lasci alcuna ricchezza; ed ivi, p. 150, dice che pur fece molte cose buone e sarebbe ingiustizia dmenrcarle e , In conclusione, probabilmente esatto il giudizio di de Sivo, nel senso che il Santangelo aveva costruito procedure troppo complesse, che rendevano difficile il controllo delle responsabilit, e facevano nascere a carico dell'autorit centrale sospetti per ritardi ed abusi che verificavansi, piuttosto, ne' passaggi intermedi. (116) Vedi, ancora una volta, DE SIVO, a), loc. ult. cit., secondo il quale dai lavori in economia nasceva che si davan gli appalti a designate persone s , e che con metodi di economie, sovente non si faceva economia, per frode o ignavia de' decurioni preposti alla sorveglianza; ma confronta supra, nota (110).

664

Istituzioni del Regno delle Due

Sicilie

105

tersi d'accordo con l'intendente il quale poteva ove in preferenza

indicare i siti,

sia necessario apprestar mezzi di sussisten-

za alla gente di campagna (art. 5 r.d. cit.). Il citato decreto minuziosamente prescriveva gli adempimenti da compiersi, tanto dall'ingegnere direttore dei lavori (117) quanto dall'ine conclusivamente (art. tendente (118) e dalla deputazione, ro

48) prescriveva che gli ispettori ed ispettori generali dovesse-

con ragionati rapporti far rilevare il merito degli ingegnedi

ri nella direzione e condotta dei lavori, ed il risultamento risparmio che si sono conseguiti

, affinch la direzione geneed ispettori generali, e

rale potesse fare rapporto ai ministri competenti sul merito distinto degl'ingegneri e degl'ispettori ne remunerazioni Quando era sui risultamenti che se ne sono ottenuti per impetrare le sovra-

.
stato stipulato l'appalto, incaricato la direzione dei attesentidel progetto (art. che si fossero rese generale,

lavori era affidata all'ingegnere 3 r.d. 25 febbraio 1826), il quale nersi al medesimo. necessarie erano approvate

doveva rigorosamente

Le eventuali varianti

dalla Direzione

(1I7) Il direttore de' lavori stabiliva alla fine d'ogni settimana per la successiva il numero dei travagliatori da impiegare; questi potevano essere ricercati nei comuni vicini solo quando non riuscisse a trovarsene nel comune interessato; per certi lavori poteva stabilire dei cottimi; comprava gli strumenti di lavoro che i travagliatori non portavano con s non essendo d'uso abituale, etc., procedendo di regola di concerto con la deputazione locale. (1I8) L'intendente doveva accordarsi col ricevitore generale o col caso siere provinciale affinch i pagamenti si eseguissero in vicinanza del travaglio onde evitare il trasporto del denaro da siti distanti; approvava la nomina del pagatore proposto dalla deputazione e ne stabiliva la gratificazione; approvava la nomina dei soprastanti e capi d'opera e le relative mercedi, su proposta del direttore de' lavori, etc. Per le opere comunali, quest'ultima incombenza spettava al sottintendente. La vigilanza sui lavori spettava agli iritendenti e sottintendenti, e gli intendenti facevano le opportune proposte alla Direzione generale, che, ove non concordasse, o fossero di molto rilievo, provocava la decisione del ministro competente.

105

Amministrazione

civile

e beneficenza

665

to il Consiglio, quando non importavano modificazioni sostanziali del progetto, o la maggiore spesa non superasse 200 ducati; altrimenti occorreva l'approvazione ministeriale (art. 4 r.d. cit.). Eccessi ed abusi si erano per ugualmente verificati; e perci Sua Maest, con un r. 7 gennaio 1846 (119), erasi degnata di comminare la sospensione del soldo o la destituzione degli ingegneri, salva sempre la responsabilit patrimoniale, per le spese di lavori nonch d'occupazione e danni a propriet private eccedenti le previsioni del progetto, ed aveva anche stabilito che la direzione dei lavori fosse affidata ad ingegnere diverso dal progettista. Per tali opere e spese in eccesso, voleva inoltre il re che i creditori non avessero azione contro le provincie e corpi morali, a spese dei quali l'opera si eseguiva, ma soltanto verso l'ingegnere dimodocch opportunamente direttore in proprio: generale nelil luogotenente

l'estendere il citato re scritto alla Sicilia

(120) prescrisse che

nei capitolati d'appalto si inserisse un patto espresso, per cui gli appaltatori non avevano diritto ad essere pagati dalle provincie o corpi morali, per opere nuove che non fossero ordinate dall'ingegnere direttore citando l'autorizzazione avu-

(119) l'eccesso rezione eseguire getto

PETITTI, 111, p.

599. Il citato r. simili abusi circolari, erano aveva

7 gennaio costruzione dovuto quando

1846 fu occasionato della strada da e la

dalAvelDidi

di lavori generale, gli ordini

e di Ma con

spesa avuto si nella varie

lino a Montesarchio.

stati altre volte rilevati, vietare integrare, si allontanassero con che esso

agli appaltatori

degli ingegneri spiacevole clausola impose apposito dei

direttori espediente s ,

dal provero rinformasse 1841). AnUltra) personale la

(circ, 7 dicembre

1829); e poi aveva dovuto contratti d'appalto

crescimento

tale

disponendo

oggetto d'esplicita cora, in esecuzione Direzione cui era (120) generale d'un responsabilit, precedenti,

(circ. 27 gennaio sotto la loro dell'opera 1844, che

del r. 14 agosto 1844 (voto del CP di Principato agli ingegneri certificato p. 595). 1851, in
PETITTI, V, p. 195.

l'emissione, di conformit 7 settembre

al progetto, richiama le

condizionato

il pagamento

(crc.

in PETITTI, III, Circo 29 settembre

666

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

105 di riparti-

tane dall'intendente mento.

per il tramite dell'ispettore

L'esecuzione de' lavori era vigilata dalla deputazione provinciale. Le varie istruzioni (r.d. 25 febbraio 1826, per le opere di regio conto e provinciali; r.d. lO ottobre 1832, per il mantenimento delle strade regie; r.d. 20 dicembre 1839, per le strade ed opere regie; r.d. 16 febbraio 1841, per le opere pubbliche provinciali; reg. luogo 21 giugno 1850, per li lavori pubblici in Sicilia), estremamente minuziose, difettano tuttavia nella regolamentazione fetti del collaudo: istituto, del resto, del regno tardivamente delle forme e degli efdi cui nella legislazione

appare il nome (r.d. 16 marzo 1857,

istitutivo del Consiglio degli ingegneri della bonificazione) e che molto sommariamente regolato ( verificazione) negli artt. 1633 ss. Il.cc. In tutte queste norme, bens gli scandagli adempimenti si distinguono tecnici, dagli stati d'avansi

, cio gli accertamenti


o di taglio (cio

amministrativi;

ma non esiste una precisa dif-

ferenza tra misure parziali,

zamento), e misure finali; e lo scandaglio in corso d'opera era consentito in via generale per lavori che non cuzione, come sarebbero le fondazioni e gli esaurimenti . Comunque (art. 5 r.d. 25 febbraio 1826) le deputazioni delle opere pubbliche, dovendo invigilare, verificare ed attestare i lavori che si eseguivano, dovevano prendere piena conoscenza delle specie de' materiali adoperati, e delle dimensioni de' lavori, ed intervenire, o direttamente (121), o facendosi possono riconoscere e valutare esattamente dopo la loro ese-

(121) R. 15 aprile 1839 CPF.TITTI, I1I, p. 569), sul voto del CP di Basilicata, il qual lamentava che gli ingegneri della provincia, allorch dehbono recarsi sopra luogo per misurare, e valutare i lavori, vadano per lo pi soli, o accompagnati da quegli fra i deputati che loro pi torni a grado . S.M. consentiva che l'operazione si svolgesse alla presenza d'un sol deputato, nel caso

105 rappresentare

Amministrazione

civile

e beneficenza

667

dalle deputazioni locali, nelle misure di taglio

e diffinitive, e negli scandagli che ne formavano gli elementi, assicurandosi e convincendosi che i lavori fossero esattamente descritti riguardo alla specie de' materiali, ed alle dimensioni in generale. In queste operazioni, le deputazioni rappresentavano le parti del committente (regio erario, provincia o comune), mentre gli ingegneri direttori dei lavori, che eseguivano gli scandagli, dovevansi riguardare come periti, che esattamen-

te descrivano e valutano i lavori eseguiti . Per i reali domini di l del Faro, le deputazioni provinciali erano disciplinate dal r.d. 7 febbraio

1850, e dal d.

luogo 21 giugno 1850 (supra, 64). Esse erano presiedute dagli intendenti; e vigilavano, inoltre, il servizio delle acque e foreste, mancanza per cui era consentito i guardia-generali che v'intervenissero (con Le voto puramente consultivo) gli ispettori forestali, ed in loro del capoluogo di provincia. proposte dal decurionato, nel raffronto con la di collaudo (art. ed appro-

deputazioni locali erano facile constatare, o d'una commissione

vate dalla deputazione provinciale. successiva legislazione, la mancata previsione d'un ingegnere collaudatore,

362 1. 20 marzo

1865, n. 2248, allo F, e successive modificazioni), indipendente


dalla direzione dei lavori. Il documento tecnico-amministrativo libretto, dove venivano distintamente loro dimensioni. direttore, Esso fondamentale era il descritti i lavori con le presso l'ingegnere dall'appaltatore,

veniva conservato

e firmato, dopo ogni scandaglio,

dall'ingegnere, e dalla deputazione (art. 6 r.d. 25 febbraio 1826; artt. 3 e 4 r.d. 20 dicembre 1839, etc.). Gli scandagli eseguiti senza l'intervento della deputazione provinciale

soltanto preveduto dall'art. 12 reg. 20 settembre 1816, che era quello di di. strbuirs fra i deputati i tratti delle strade per la sola vigilanza de' lavori.

668

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

105

o della deputazione erano illegali

locale, oppure non trascritti sul libretto, (art.

e di niun valore

lO r.d. 25 febbraio

1826). Le discrepanze di parere nel descriversi o determinarsi la natura de' lavori , ossia, come noi diremmo, le riserve , erano annotate nel libretto con la relativa motivazione, e le controversie Direzione venivano generale decise in sede amministrativa trattavasi di oggetti dalla quando d'arte

cio di quistioni tecniche, e da una Commessione d'ingegneri, con l'assistenza della deputazione, quando trattavasi di qui stioni di fatto (art. 8 r.d. cit.) (122). Firmati comune accordo, I'appaltatore gli scandagli di non aveva diritto a reclamare;

ma, in casi eccezionali, la Direzione generale poteva aceordargli, a sua istanza ed a sue spese, una revisione da eseguire da uno o pi ingegneri, con l'assistenza della deputazione, sulla quale si esprimeva l'ispettore di ripartimento, o un altro ispettore, o un'apposita l'intendente Commessione d'ingegneri d'acque e strade (art. 9 r.d. cit.). I pagamenti venivano disposti, dalper le opere provinciali, e dalla direzione generale per le opere di conto regio (123), in base ai certificati degli scandagli ed ai calcoli dell'importo di lavoro eseguiti dall'ingegnere (art. 14 r.d. cit.). Compiuta la quantit di lavori che dava diritto a pagamento, l'appaltatore aveva diritto

allo scandaglio, restando le conseguenze del ritardo a carico di chi aveavi dato causa (art. 11 r.d. cit.); ma le deputazioni e gli ingegneri poteano eseguire scandagli anche pi spesso, secondo il bisogno (art. 12 r.d. cit.). Il r. d. 6 ottobre 1832 tarie pe' contratti di mantenimento

( patti e condizioni regolamendelle regie strade ) attri-

(122) Queste disposizioni erano state parzialmente modificate col r. 9 Iuglio 1839 escludendo gli interventi della deputazione provinciale nel servizio delle strade ed altre opere, che furono per ristabiliti col r.d. Il novembre 1850 (supra, 104). (123) R. I" febbraio 1851, cito supra, nota (104).

106

Amministrazione

civile e beneficenza

669

buiva ai Consigli d'intendenza, di strade

con appello alla Gran Corte

de' conti, le controversie relative ai contratti di manutenzione

(in/ra, 169), e disponeva che in pendenza del


o per mezzo del-

giudizio la Direzione generale direttamente

l'intendente poteva stipulare i contratti d'urgenza, per fare eseguire a danno e spese dell'appaltatore i lavori trascurati o male eseguiti (art. 59 r.d. cit.). La direzione teva chiedere la risoluzione tore, quando in occasione d'una verificazione generale poavesse constadel contratto in danno dell'appalta-

tato mancanze di valore superiore ai 3/4 del primo semestre d'estaglio, cio del compenso forfetario (art. 60, in relazione agli artt. 53 e 54 r.d. cit.). A sospendere il mantenimento ritardato di tre trimestri sua volta, l'appaltatore poteva quando, malgrado protesta scritta

alla Direzione generale, il pagamento delle rate d'estaglio fosse successivi (art. 61 r.d. cit.). La gendarmeria, la le-

106. La guardia urbana. denominazione dell'intendente era confidata; erano nella

gione provinciale, e la pubblica forza interna dipendenza

sotto qualunque ed a disposizione che gli

per lo servizio dell'amministrazione

restando per l'una e le altre per la discirispettivi loro superiori della provincia 1816:

plina militare sotto il comando de' (art. 11 l. 12 dicembre poteva richiedere

supra, 103). L'intendente

in iscritto al comandante

la forza militare delle truppe del regio esercito che si trovavano sotto i di lui ordini nella provincia medesima, semprecch il servizio pubblico l'esigesse, ed il comandante verun caso negargliela (art. 12 l. cit.). poteva contare per il mantenimento e di guardie, concentrata dell'ordine non poteva in

In verit, la forza su cui la maggior parte degli intendenti pubblico era tutt'altro che consistente. La polizia, composta di funzionari prevalentemente in Napoli ed in

670

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

106

Palermo, non era forza militare, ed il reclutamento

delle guar-

die dava risultati piuttosto mediocri (supra, 61). La Gendarmeria (supra, 77-79), era, secondo l'ordinamento tipico di tale Arma, disseminata capillarmente su tutto il territorio (124). Gli intendenti non ebbero mai nella propria provincia pi d'una compagnia di gendarmi a piedi e d'un plotone a cavallo, e solo con l'ordinamento del 1859 disposero di due compagnie e mezzo squadrone, che il deteriorarsi della situazione politica rese praticamente inutili. La situazione era peggiore in Sicilia, dove i focolai sediziosi non erano mai del tutto non fu ristabilita nell'isola estinti. Dopo i moti del 1848, la gendarmeria

(supra, 79), e

l'unica forza disponibile era costituita dalla polizia, mediocre ed invisa alla popolazione, e dalle formazioni locali dei pagni d'arme , numericamente Certo, l'intendente chiedere l'intervento esigue (supra, 80). la facolt di avea, come si detto,

com-

dell'esercito, e non di rado se ne serviva;

ma le truppe, a lor volta, erano per la maggior parte concentrate nei grandi presidi di Napoli e Palermo, e nelle piazzeforti, dimodocch spesso il comandante pena i mezzi per provvedere rigorosamente subordinata Sorse quindi l'esigenza di costituire provinciale aveva apagli ordinari servizi di presidio. una forza ausiliaria e composta di

al Governo,

gente fida, affinch non divenisse, come le legioni provinciali (supra, 78), un pericoloso ricetta colo di faziosi - che potesse dare man forte alla gendarmeria nei servizi di polizia e d'ordne pubblico (125). Dopo alcune esperienze effimere (supra,

(124) DE SIVO,a), II, p. 11. (125) Le condizioni dell'ordine pubblico nel regno avevano lasciato sempre a desiderare, a causa delle grandi distanze tra i centri abitati, delle vaste foreste, delle lunghe carenze governative, della inefficiente amministrazione Ieudale, delle condizioni socio-economiche di alcune provincie, etc. La sapienza di regno di Carlo di Borbone (COLLETTA, I, p. 121), non pot guarire il male, a),

106

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671

103), venne istituita quella forza interna (art. 3 r.d. 2 4 novembre 1827) cui, in memoria d'una antica milizia cittadina, disciolta dal governo dell'occupazione militare, fu dato il nome di Guardie urbane (126). Le guardie urbane, nella storia del risorgimento, godono, ahim! d'una leggenda nera; n senza motivo, che tale corpo fu davvero una colonna del regime borbonico. Furono gli urbani di S. Giovanni in Fiore, che il 18 giugno 1844 affrontarono e catturarono Attilio ed Emilio Bandiera, ed i loro compagni (127). Durante le rivolture di Calabria, nel settembre 1847, le guardie urbane del distretto di Gerace collaborarono lealmente con la colonna del brigadiere Ferdinando Nunziante, e gli urbani di Pedavoli (oggi Delianova) e di Scido circondarono sopra Podargoni la banda di Domenico Romeo, lo uccisero e catturarono la maggior parte de' gregari (128). Ad Arce, il 26 maggio 1849, gli urbani (anche se in quel momento chiamavansi guardie nazionali) aprirono il fuoco sulla colonna di Garibaldi, che avea sconfinato al ponte di Ceprano (129). Negli ultimi giorni
recidivante per vicende politiche: abbattimento del governo legittimo ed impotenza della sedicente repubblica nel 1799; guerriglia legittimista tra il 1806 ed il 1810, al tempo dell'occupazione militare; rinnovati disordini tra il 1815 ed il 1820, nel conflitto tra carbonari -Iiberali e calderari reazionari; insorgenze faziose nel Cilento (1828), in Sicilia ed Abruzzo col pretesto del colera (1836-1837), in Calabria (1844, 1847, 184.8), etc. L'ultima esplosione (1860) interess il nuovo regno d'Italia, con la rinnovata guerriglia legittimista, presto degenerata in brigantaggio. Una sintesi del fenomeno in PASANISI,c). (126) PASANISI, p. 23; c), p. 22. a), (127) DE SIVO,a), I, pp. 80 66.; NISCO,pp. 67 6S. (128) DE SIVO, a), I, pp. 92.93; TRIPODI, p. 48-50. In premio della fep delt, il regio governo trasfer la sede del giudice di circondario da S. Eufemia (d'Aspromonte) a Pedavoli, e da Bianco a S. Luca; finch, con suo decreto 27 agosto 1860 (TRIPODI, . 174), il governatore e garibaldino s di Reggio, Anp tonino Plutino, restitu le vecchie sedi, dove tuttora trovasi la pretura di Bianco, mentre pi non esiste quella di S. Eufemia d'Aspromonte. (129) DE SIVO,a), p. 334: la colonna Garibaldi rientr nel territorio ro5.
LANDI -

Il.

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del Regno delle Due Sicilie

106

di grugno 1857, la spedizione di Carlo Pisacane, sbarcata a Sapri, era stata quasi dovunque affrontata dagli urbani, e quei di Sanza avevano avuto parte decisiva nell'annientamento (130). N va dimenticato che gli ex-urbani furono presenti in tutte le reazioni borboniche degli anni 18601861 (131), prima che degenerassero in criminalit. Il che bene spiega come taluno ne abbia detto, per contro, che le guardie urbane furono la pi utile istituzione nostra... Resero di fatto servigi grandi alla sicurezza della propriet e
mano, non appena il generale seppe che la divisione Nunziante era si mossa da S. Germano per affrontarlo, Secondo LOEVINSON, pp. 201 ss., non tarI, darono a presentarsi al cosiddetto eroe dei due mondi deputazioni dei paesi vicini per incoraggiarlo a continuare l'impresa su Napoli; sta di fatto per che il soggiorno del prelodato sul territorio del regno fu di poche ore, dal mattino alla sera del 27 maggio 1849, e che il giorno successivo il prode Condottiero era in Frosinone, tanto se siasi ritirato per prudenza, quanto se siasi ritirato per replicati ordini del Mazzini. (130) DE SIVO,a), I, pp. 433-434; CASSESE, 51 S8. In quella occasione. p. peraltro, il Governo adott misure disciplinari verso urbani di vari comuni che avevano mancato di zelo, o s'erano comportati in modo sospetto (CASSESE, p. 76). Vi fu, contemporaneamente, una larga distribuzione d'onorificenze, e fu nominato cavaliere dell'Ordine di Francesco I il capo urbano lI. di Sanza, Sabino Laveglia (CASSESE, 75 ed 89), cui per male incolse, dacch 1'8 setpp. tembre 1860 i garibaldini lo misero a morte, con certi Domenico Laveglia e Giuseppe Citera, de' quali nulla risulta, e con d. Filippo Greco Quintana, il cui torto era stato quello d'avere, in qualit di primo eletto, ordinato I'allarme con campane a martello, e poi provveduto alla ricognizione e cremazione de' cadaveri (CASSESE, 72.73). La verit che vi furono eccessi e ruberie, pp. di cui gli ufficiali dei gendarmi respinsero energicamente l'accusa mOS8aai loro uomini (CASSESE, pp. 72 e 82.93), rtorcendola sulla popolazione di Sanza, che non ne risulta immune neanche nel racconto del DE SIVO, a), I, p. 434, in cui v' qualche compiacimento nel descrivere quei liberatori di popolo cacciati dal popolo come belve per le campagne . (131) Per esempio, DE SlVO,a), II, p. 411: A Melfi ogni ordine di cito tadini si solleva il 12 aprile (1861l... i Nazionali si rifanno Urbani ... . Ovviamente, furono oggetto di persecuzioni politiche: abbiamo ricordato (supra, nota 130) la tragica fine dei Laveglia a Sanza; e non sorprende trovare una ex-guardia d'onore (Giacinto Sacco) e due ex-capi urbani (Paolo Morisani e Francesco De Nava) nel decreto di fuorbando, 25 agosto 1860, del governatore garibaldno di Reggio, Antonino Plutino (TRIPODI.pp. 169 88.).

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Amministrazione

civile

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dello Stato; senza remunerazione, servian la patria per amore ... tenevano gli occhi su' latenti maneggi della setta ... erano la vera rappresentanza armata del popolo ... Erano l'antidoto della rivoluzione, anzi la controrivoluzione ridimensionato. in potenza (132).

ovvio che quanto hinc inde se ne disse, va opportunamente Non si pu ravvisare nulla di tirannico in una forze regie dell'ordine pubblico, in un tempo nel quaun elemento di democrazia legge che chiamava i cittadini a cooperare con le nel mantenimento le guardie nazionali, erano comunemente

guardie civiche, milizie comunali, etc., riconosciute

e di progresso civile: andrebbe anzi riconosciuto merito al governo borbonico, d'avere saputo utilizzare come sostegno del trono un concetto organizzativo solito come l'antitesi. che venane concepito di Ed era null'altro che regola di dovere

e d'onore, lo zelo con cui in pi rincontri le guardie affrontarono i ribelli e gli invasori. Ma non si pu escludere che in certi ambienti ristretti e primitivi, gli urbani abbiano considerato s stessi fiduciari del governo, e siansi trasformati quasi in milizia di partito, perseguendo per s non leciti favori, e sottoponendo altri a vessatori a e faziosa vigilanza. Il che, probabilmente, pi spesso pot accadere in Sicilia, dove l'opinione politica prevalente rendeva meno agevole il reclutamento d'individui

di buona morale e di buona opinione

(art. 12, a tran-

n. 3, r.d. 4 novembre 1838), e poteva quindi indurre

(32) DE SIVO,a), Il, p. 12. In Calabria, nel 1850, le guardie urbane in breve quasi nettarono i territori del distretto di Crotone, ed altre terre Iimitrofe, dove il numero de' banditi era tale da indurre il maresciallo Nunziante a proclamarvi lo stato d'assedio (DE SIVO,a), I, p. 362). Sembra dunque eccessivamente sprezzante il giudizio di DE CESARE, ), II, p. 128, che la dice a Il: una caricatura di milizia, huona a nulla , ma a questi giudizi sprezzanti non si sottrasse poi nemmeno la guardia nazionale del regno d'Italia, Pal ladio della libert (vedi per esempio PALMA, 1I, p. 15), che ebbe non poche I henemerenze nella lotta contro il brigantaggio meridionale.

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

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sigere sulla buona morale quando era garantita la buona opinione: infatti, non pare che le guardie urbane di l del Faro abbiano reso al governo servizi tanto segnalati, quanto quelle dei domini di qua del Faro, anche se furono spaventosamente odiate (133). Le Guardie urbane furono istituite ne' domini di qua del Faro con r.d. 24 novembre 1827, e regolamento di pari data; e ne' domini di l del Faro con r.d. 4 novembre 1838, ed analogo regolamento. La detta forza era costituita in tutti i comuni, eccezion fatta, ne' domini di qua del Faro, per i capiluoghi di provincia e distretto, per i comuni di S. Maria di Capua, Lucera e Trani perch residenze di tribunali, per le piazze militari (art. 4 r.d. 24 novembre e 1827); e,

ne' domini di l del Faro, per i capiluoghi di provincia, salvo la facolt del ministro di polizia generale di consentirne l'organizzazione l dove ne fosse il bisogno (art. 2 r.d. 4 novembre 1838). In sostanza, venivano esclusi quei comuni dove l'esistenza di presidi militari, o di reparti di gendarmeria reale, rendeva inutile la forza ausiliaria (134). In ciascun comune, le guardie erano sotto gli ordini de' propri capi e sottocapi (135), e dipendevano eran poi tutti subordinati per l'impiego nei capiluoghi di ed al sottintendente; circondario dal giudice regio, negli altri comuni dal sindaco: all'intendente

(l33} DE CESARE, II, pp. ]28129. Le guardie urbane del distretto di li), Cefal, negli ultimi di novembre 1856, dispersero presso Lercara Friddi la banda del mazziniano barone Francesco Bentivegna; ma nei giorni stessi altra banda cooperante col Bentivegna era entrata in Cefal, ed aveva aperto le prigioni, saccheggiato alcune abitazioni, e disarmato la guardia urbana (DE SIVO, a), I, p. 425). (134) DE CESARE, ), Il, p. 129, ricorda che Trani riusc, nel 1849 (con a una istanza del decurionato al ministro di polizia, di cui riporta il testo), ed ancora nel 1859, ad evitare l'istituzione della guardia urbana, che giudicava di nocumento piuttosto alla pubblica quiete , per mancanza di disciplina. (135) Sono detti comunemente e cap-urbani s e sottocapi urbani .

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Amministrazione

civile

e beneficenza

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nella provincia di Napoli, al prefetto di polizia ed ai sottintendenti di Casoria, Castellammare e Pozzuoli; in quella di Palermo al direttore di polizia ed ai sottintendenti di Termini, Corleone e Cefal (artt. 9 e lO r.d. 24 novembre 1827; artt. 5 e 6 r.d. 4 novembre 1838). Il numero delle guardie era stabilito in rapporto alla popolazione del Comune, ed era pi elevato in Sicilia (art. 6 r.d. 24 novembre 1827; art. 3 r.d. 4 novembre 1838) (136). Il servizio delle guardie urbane era gratuito ed obbligatorio (artt. 5 e 8 r.d. 24 novembre 1827; art. 4 r.d. 4 novembre 1838). Erano obbligati al servizio i proprietari, sti , cio le persone che vivevano di rendita, i professori d'arti liberali, i capi artefici, i capitali. i negozianti,

gli intraprenditori

di opere, i maestri di bottega, e, solo nei domini di qua del Faro, gli impiegati compresi quelli di nomina regia; in mancano za, il numero poteva essere completato, gradatamente, agricoltori che teneano in fitto fondi altrui, con gli ed infine con (tra le

operai. Gli urbani dovevano essere in et da 24 anni compiuti a 50, ed essere esenti da reit politiche e comuni e scusabili); il requisito della buona quali non erano per da comprendere gli omicidi involontari morale e buona opinione era previsto espressamente in Sicilia, ma era certamente implicito nelle informazioni che era prescritto doversi assumere anche in continente (artt. 2 e 4 reg. 24 novembre 1827; artt. 12 e 14 r.d. 4 novembre 1838) (137). Non vi potevano

(136) Ne' domini continentali, il massimo era di 40 guardie ne' comuni sino a 1.000 anirne ; di 90 sino a 2.000; di 120 fino a 5.000 e di 200 nei comuni da 5.001 anime in su; oltre una riserva pari ad 1/5 del detto numero. In Sicilia, erano previste 60 guardie ne' comuni da 1.000 a 1.500 abitanti; 90 fino a 2.500; 120 fino a 3.500; 160 fino a 4.500; 200 fino a 5.500 e 250 nei comuni con popolazione superiore. (137) Gli impiegati ed altri addetti a pubblici servizi, peraltro, erano stati ammessi ad esenzioni, in vari casi giustificate con l'esigenza di non sottrarli

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

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essere inquadrati i militari della riserva, dovendo restare a disposizione esclusiva dell'autorit militare (138); ma veniva raccomandato d'ammettervi gli individui dal di buona condotnaziota congedati definitivamente sostanza, la guardia urbana, servizio militare (139). In

al pari d'ogni guardia

naIe o simile organismo di quel tempo, era una milizia di piccola e media borghesia, comandata da notabili locali. Pi tardi (r.d. 30 maggio 1833) furono istituite le Guardie d'onore

(supra, 80), dove erano tenuti a servire i possidenti,


di cavallo da urbana sella, esentati perci dal servizio e nella Guardia di sicurezza di Napoli

proprietari

nella Guardia

e Palermo (140).

alle incombenze di servizro: cos, i ricevitori del registro e bollo, gli impiegati dei dazi indiretti e delle regie, i venditori prvilegiati di generi di privative, i postieri de' regi lotti (circ. Min. polizia generale, 23 aprile 1832, 28 gennaio 1839, 16 agosto 1839, 16 ottobre 18'tO, in PETITII,111,pp. 220, 222, 223). Per contro, in caso di necessit il numero di guardie prescritto per il comune poteva essere supplito inquadrandovi individui di et dai 21 ai 24 anni (r. 12 febbraio 1828, in PETITTI,VI, p. 138). (138) R. 9 settembre 1842, in PETITTI,111, p. 224. Circa la ferma di leva ed il servizio di riserva, vedi supra, 80 e 90. (139) R. 12 dicembre 1849, in PETITTI,IV, p. 559. Non erano esenti dal servizio nella guardia urbana gli individui che non avevano prestato servizio militare per avere goduto del rimpiazzo a pagamento (circ. Min. polizia gen., 29 gennaio 1850, in PETITTI, I, p. 289). Gli individui appartenenti alla banda V musicale del Comune, dove venisse formata, erano obbligati a far parte della Guardia urbana, ed erano autorizzati a vestire l'uniforme, d'un modello unico, approvato dal re (Min. Polizia gen., circo 15 febbraio 184.1 e reg. 22 aprile 1841, in PETITTI,III, p. 276). (140) Le Guardie d'onore dipendevano dal Ministero di guerra e marina. Nel periodo (184849) in cui Guardie urbane e Guardie d'onore erano state trasformate rispettivamente in Guardie nazionali a piedi ed a cavallo, si erano verificati passaggi dalla guardia a cavallo a quella a piedi (quasi certamente per sottrarsi all'onere di mantenere la cavalcatura); ma quando la Guardia d'onore riprese l'onorevole denominazione che gli venne data sin dalla istallazione , questi passaggi, d'accordo tra i ministri della guerra e dell'interno, su dubbio elevato dal comandante generale della Guardia d'onore, furono vietati (crc. Min. Interno, 17 ottobre 1849, in PETITTI,111, p. 230).

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Amministrazione

civile e beneficenza

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Ne' domini di qua del Faro, le proposte di nomina a guardia urbana erano formulate conferite in provincia per ciascun comune dal decuriodelle informazioni, erano i nato; le nomine, previa l'assunzione

di Napoli dal prefetto di polizia per

comuni del distretto del capoluogo, e dai sottintendenti negli altri distretti; nelle altre provincie, le nomine spettavano all'intendente (artt. 1-5 reg. cit.). Le stesse autorit nominavano, per ogni comune, il capo e sotto capo (art. 6 reg. cit.). Fu poi disposto (r. 16 agosto 1853) che tutte le nomine dovessero essere approvate rale (141). Ne' domini di l del Faro, dal ministro della polizia genele liste delle guardie urbane di poli-

erano formate, nel distretto di Palermo, dal direttore zia, e negli altri distretti dall'intendente capovalle, e dai sottintendenti, lizia generale i primiguardie r.d. 4 novembre minati dal ministro dalle dette autorit, ta in tutti i tempi (graduati per l'approvazione;

per il distretto del

e trasmesse al ministro di poda tale lista erano tratti solo in Sicilia: art. 5 noesistenti

1838); mentre i capi e sottocapi erano su terne tra individui biografiche segrete che, oltre ai requisiti forniti della

formate comucondot-

ni, dovean possedere la notoriet della loro regolare

, ed essere

convenevole sindaci capo

attitudine, ed influenza (artt. Il, 13 e 14 r.d. cit.). Ne' domini di qua del Faro, gli urbani eletti continuavano ad appartenere obbligati a prestarvi

alla guardia, senza per essere con quelle di sindaco, eletto, delle fun-

servizio. In Sicilia, le funzioni di

e sottocapo erano incompatibili

esattore comunale, supplente giudiziario e cancelliere comupale (art. 14, comma 2, r.d. cit.). L'incompatibilit zioni di capo e sotto capo urbano con quelle di sindaco ed esat-

(141)

PETITTr,

VI, p. 399.

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Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

106

tore era stabilita, in continente, dalla circo Min. Polizia generale, 28 settembre 1831 (142). Le guardie urbane non potevano allontanarsi art. 12 reg. 4 novembre 1838). Le in servizio erano punite dal comu1827;

ne senza permesso del capo (art. 13 reg. 24 novembre

assenze o le mancanze

col raddoppio del turno di guardia,

o con la detenzione nel corpo di guardia, o nel carcere pubblico, ne' casi pi gravi, e tali sanzioni venivano inflitte dal capo (143). Ai recidivi poteva essere inflitta la depennazione (dalle autorit competenti per la nomina), che aveva l'effetto di decadenza perpetua dai permessi di porto d'armi e di caccia (artt. 1012 reg. 24 novembre 1827; artt. 911 reg. 4 novembre 1838). Le guardie urbane prestavano servizio nel corpo di guardia comunale, nel numero e 15 r.d. 24 novembre stabilito secondo la forza del rispetti. di lO giorni (art. 14 stessa data; sin. 1827; artt. 7 e 8 reg. vo corpo, in turni di 24 ore, intervallati art. 8 r.d. 4 novembre 1838; artt.

3 e 8 reg. stessa data). Le

guardie dovevano prestare assistenza ai giudici regi ed ai

daci; eseguire gli ordini d'arresto; eseguire in caso di bisogno le altre disposizioni delle autorit; arrestare e tradurre innanzi all'autorit locale coloro che si trovassero in flagranza di reati; custodire i detenuti, coadiuvare le operazioni della gendarmeria reale (art. 12 r.d. 24 novembre 1827; art. 7 r.d. 4 no(142) PETITTI, I, p. 161. I sindaci, esenti dal servizio, continuavano ago V dere i privilegi del corpo (circ. Min. Polizia gen., lO maggio 1834, in PE TITTI,111, p. 221), come quello del permesso di porto d'armi gratuito (crc, Min. Polizia gen., 20 giugno 1832, ivi), (143) Circo Min. Polizia gen., l dicembre 1828, in PETITTI,III, p. 217, per gli individui che ricusavansi di presentarsi in servizio; r. 12 novembre 1831, e circo Min. Polizia gen., 14 dicembre 1831 (ivi, pp. 219 e 220) che raecomandano particolare severit verso le mancanze relative al servizio del coro done sanitario, e stabiliscono le autorit competenti per infliggere le punizioni di detenzione nel corpo di guardia e nel carcere pubblico.

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Amministrazione

civile e beneficenza

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vemhre 1838). Le domande d'intervento

dovevano da' giudi-

ci essere rivolte al capo per iscritto (144); la stessa norma valeva per i sindaci, salvo l'obbligo di prendere gli ordini dall'intendente o sottintendente fuor dei casi d'urgenza (145). era consentito chiamare il comando Solo in casi urgenti ed indispensabili le guardie a prestare

servizio fuori del proprio comune (146).

Nei servizi misti di gendarmeria e guardia urbana, spettava alla prima (147). baionetta (148), e, facoltativamente,

Le guardie urbane in servizio erano armate di fucile con di cangiarro (art. 16 r.d, 24 novembre 1827; art. 9 r.d. 4 novembre 1838); i uniforme, bens speciali distintivi,

capi e sottocapi aveano facolt di portare la sciabola o la spada (149). Non portavano obbligatori in servizio (150), cio la coccarda rossa al cappello, ed i capi e sottocapi potevano sostenerla con un gallon-

(144) Circo Min. Polizia gen., 14 luglio 1830, in PETlTTI,111, p. 219. (145) Circo Min. Aff. interni, 18 dicembre 1833, in PETlTTI,111, p. 22]_ (146) Circo Min. Polizia gen., 6 gennaio 1830, in PETITTI,111, p. 218. -(147) R. 7 giugno 1857, in PETTTl,VI, p. 755. In Sicilia, le guardie urbane dovevano, a spesa dei Comuni, attendere alla custodia dei posti telegrafici (circ, Luog. gen., 25 maggio 1850, in PETITTI,V, p. 103). Si tratta, come risulta dalle successive circo 22 novembre 1850 e 21 maggio 1851, ivi, pp. 107 e 161, di telegrafi a segnali, siti in localit elevate, e spesso isolate. (148) Dopo la ricostituzione del corpo, superata la crisi del 184849, i Iucili della guardia urbana furono di propriet del Governo, e le spese per gli accomodi e le munizioni furono messe a carico de' Comuni (r. 13 febbraio 1850, in PETITTI,VI, p. 292), onde fu prescritto dalla M.S. piazzarsi all'uopo un articolo discretissimo negli stati discussi comunali: la spesa doveva essere autorizzata caso per caso dal Ministero dell'interno, e doveva aversi cura che si trattasse sempre di lievissima somma (r. 25 maggio 1850, in PETlTTI, IV, p. 578). (149) R. Il dicembre 1830, in PETlTTl,111, p. 219. (150) Circo Min. Polizia gen., 27 novembre 1840, in PETITTI, 111, p. 223. Il Ministro di grazia e giustizia aveva segnalato che agl'insulti, e vie di fatto, contro gli agenti della guardia urbana in servizio non dato talora il carattere grave, che gli conviene, per la qualit degli offesi, giacch non appariva la medesima nella attualit del servizio s.

680

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

106

cino d'argento,

e portare la giamberga con collaretto rosso

ornato da due gigli d'argento (151). Non volevasi per che le guardie assumessero connotati militari, dimodocch si vietava che facessero uso di montura militare, e dovevano portare il cappello tondo (152); non potevano fare uso di tamburi, o d'altre insegne militari (153); dovevano in chiesa stare a capo scoperto anche se di servizio (154), etc. Corpi con composizione e funzioni analoghe a quelli della guardia urbana erano la Guardia d'interna sicurezza di Napoli (r.d. 19 settembre 1833) e di Palermo (r.d. 13 novembre in capo, 1833). La prima era agli ordini d'un comandante

assistito da un generale in ritiro con funzioni d'ufficiale al dettaglio; v' era in ogni quartiere un comandante da cui dipendevano cinque sezioni, ciascuna composta d'un capo-sezione, e capi-sezione erano nominati dal re; i 2 sotto capi-sezione, 4 capi-brigata, 8 sotto capi-brigata, e 120 guardie. Comandanti comandanti di quartiere di concerto con i capi-sezione proponevano le guardie al comandante in capo. La Guardia palermitana aveva un comandante in capo, 6 comandanti di quartiere, ed ogni quartiere 8 sezioni con un proprio capo. I comandanti e capi sezione erano di nomina regia; le guardie erano
(151) R. 21 luglio 1829 e 18 settembre 1829, in PETITTI, III, pp. 217 e 218; circo Min. Polizia gen., 5 marzo 1850, in PETITTI, VI, p. 292. (152) R. 18 settembre 1829, cito Pi tardi per (circ, Min. Polizia gen., V 7 novembre 1857, in P ETITTI, I, p. 837) i capi e sottocapi furono autorizzati a portare il bonnet bleu ornato di cordoncini d'argento, della foggia in uso nell'esercito, e ad applicarvi, in argento, un giglio sormontato dalla corona reale sovrapposto ad un cerchietto portante le lettere G.U. in campo rosso. (153) Circo Min. Polizia gen., 5 settembre 1829, in PETITTl, VI, p. 147. I reparti di guardie urbane, che entrassero per servizio in una piazza chiusa, dovevano presentarsi anzitutto al comandante militare (circ. Min. Polizia gen., 14 luglio 1830, ivi, p. 153). (154) Circo Min. Polizia gen., 24 giugno 1854, in PETlTTI,V, p. 616. Potevano tenere il cappello in testa solo se armate di fucile (cire, Min. Polizia gen., 2] febbraio 1855, in PETITTI,VI, p. 436).

106

Amministrazione

civile

e beneficenza

681

scelte da Commessioni di sezione, presiedute dal senatore ( eletto) della sezione, e composte dai parroci della stessa, dal commessario di polizia, e da due decurioni designati dal decurionato. Le guardie di sicurezza, al contrario delle guardie urbane, assunsero apparenze di corpi militari, con uniformi, tamburi, parate, rassegne, senza tuttavia superare l'efficienza d'una milizia municipale (155). L'organizzazione della Guardia urbana e della Guardia di sicurezza entr una prima volta in crisi con la concessione della Costituzione del lO febbraio 1848, la quale (art. 12), al pari di tutti gli statuti costituzionali del tempo, prevedeva una Guardia nazionale per tutto il regno, organizzata per legge, e con gradi elettivi sino a quello di capitano. Fu perci emanata la legge organica provvisoria , 13 marzo 1848, dove erano anche contenute le norme speciali per Napoli, la cui Guardia nazionale, per r.d. 15 marzo 1848, veniva prudentemente messa sotto la protezione, di cui avea tanto bisogno, della Vergine Santissima del Carmine. Le Guardie d'onore, divennero Guardie nazionali a cavallo . Con r.d. 19 aprile 1848, fu stabilito lo statuto disciplinare (156). La Guardia nazionale di Napoli and in pezzi nella giornata del 15 maggio 1848 (157), e perci fu sciolta col r.d. 16 mag(155} NISCO,p. 27. Il primo comandante della guardia di Napoli fu I,.)(}. poldo di Borbone, principe di Salerno, zio del re. (156) DE SIVO,a), I, pp. 144 ss. Il comando della Guardia nazionale Iu affidato al tenente generale Francesco Pignatelli, principe di Strongoli, richiamato in servizio dal congedo in cui era stato collocato dopo gli avvenimenti del 1821; capo di stato maggiore fu il colonnello Gabriele Pepe; comandante della Guardia nazionale a cavallo il maresciallo di campo Giuseppe Ruffo di Scilla, gi comandante delle Guardie d'onore (CORTESE ., I, pp. LIILXVIII). N (157) La Guardia nazionale, nella giornata del 15 maggio 1848, non di contributo alcuno al mantenimento dell'ordine (DE SIVO, a), I, pp. 186 ss.}; alcune centinaia di militi si unirono anzi a' ribelli (CORTESE I, p. LXVII!), e N., poco manc non uccidessero il col. Pepe (SETTEMBRINI, p. 192); secondo a), DI GIACOMO, 48, una cinquantina circa ne perirono difendendo le barricate. p.

682 gio 1848;

Istituzioni

del Regno delle Due

Sicilie

106 della

indi ricostituita

(utilizzando

gli elementi

Guardia d'interna

sicurezza, fin nell'uniforme)

col r.d. 8 giu-

gno 1848 (158). Segu lo scioglimento, ne' modi costituzionali, delle Guardie nazionali che s'eran mostre avverse o ribelli (159). Ed infine, in conformit delle norme anteriori, rono ricostituite La Guardia le guardie urbane (160). urbana de' reali domini di l del Faro era fu-

venuta meno con la ribellione del febbraio

1848. La Guardia

nazionale era prevista nello statuto approvato dal cosiddetto parlamento siciliano il lO luglio 1848 (artt. 76 e 77) come istituzione costituzionale, cutivo (161). La Guardia in cui tutti i gradi erano elettivi, e urbana ritorn in vita dopo il che non poteva mai essere disciolta o sospesa dal potere ese-

1849 (162).

(158) DE SIVO, ), I, p. 235. a (159) DE SIVO,a), I, pp. 249, 280, 343, 365. (160) Un regolamento, sostanzialmente conforme alle disposizioni in vigore prima dell'istituzione della Guardia nazionale, fu predisposto dal Mi nistro della polizia generale, e diramato con circolare 29 ottobre 1849 (in PETITTI,VI, p. 286) dove si avvertia che si era determinato di dar definitivamente nome di guardie urbane alle forze che (andavano) ad organizzarsi . (161) La Costo siciliana del 1812 non prevedeva la Guardia nazionale, probabilmente perch tale istituzione era ignota al diritto inglese, donde traevano esempio gli insulari. La Guardia nazionale prevista dallo statuto parla. mentare del 1848 (artt. 78 e 79) doveva presidiare i forti, con facolt del comandante locale di chiedere l'ausilio delle truppe in linea; queste non potevano in tempo di pace eccedere complessivamente un sesto della guardia nazionale di tutto il regno (AQUARONE, D'ADDIO, NEGRI,p. 586). (162) La Guardia nazionale fu sciolta dal generale Filangieri il 19 dicembre 1849; e fu riorganizzata la' Guardia urbana dal direttore di polizia Maniscalco (DE SIVO,a), I, pp. 341 e 401). Non sembra che i siciliani debbano avere molto rimpianto la Guardia nazionale, se esatto ci che ne dice il GEMELLI, os come lo cita e conferma RAFFAELE, 131: ... si davano con c p. questo statuto alla guardia nazionale tanti diritti, privilegi ed esenzioni da farne quasi uno dei poteri dello Stato; fu fin anco inibito al potere esecutivo di scioglierla, sicch si carezz e si adul tanto questo Corpo, che in breve si elev alle pi esagerate ed ncomportabl pretensioni; e si vide as-

106

Amministrazione

civile

e beneficenza

683

La seconda crisi che colp la Guardia urbana, fu quella finale del regno. Richiamata 1848 (atto volte con trascrizioni l'organizzazione in vigore la Costituzione furono letterali) riprodotte del sovrano 25 giugno 1860), pressocch (il pi delle disposi-

zioni di quel tempo. Ebbesi perci una legge della Guardia nazionale, anche le guardie consentiva d'ammettervi

provvisoria sulurbane che non espressio-

5 luglio 1860, che

avessero demeritato per la loro riprovevole condotta, ne ambigua per consentire l'epurazione

di chi non fosse gra-

dito alla fazione ora dominante. Con r.d. 19 luglio 1860, e 27 agosto 1860, fu aumentato l'organico; ed i limiti d'et, prima fissati fra i 30 e i 55 anni, approvato il regolamento furono ridotti, nel minimo da 25 anni, e nel massimo a 50. Con r.d. 30 agosto 1860 fu di disciplina. Ma questa guardia, (r.d. 8 che pur avea giurato fede al re ed alla Costituzione

luglio 1860), si affrett dovunque a passare al nemico, tranne dove, disgregata si, i suoi militi si unirono chi alla reazione, chi alla rivoluzione (163).
sumere faele: volont do, ben confine, la iniziativa Dapprima e voltandosi il sacrifizio delle istigata contro gli della pi alte faccende dallo governative Stabile

. E

continua

il Raf.

a ci fare eccessi fu

(Mariano), protetto consumato Mondio milizia

poi di propria

coloro che pi l'aveano di questa marchese patria materna, miseramente Pietro della Guardia 7l ss.).

e adulato.

E quanogni tutta(1824. cbe ri-

dice lo Gemelli,

cittadina

varcarono

. Ricordo
di Navarri di Messina, 1860 fu della gli fu

via il mio bisavo in linea 1879), 2 tenente prese (163) Francesco Russia tenente molto tale grado nel 1860 Pinto

nel 4 battaglione

nazionale

(MONDlO,pp. principe della

DE SIVO, a), II, p. 105. Comandante y Mendoza, ministro Roberto per guerra.

dal 13 luglio veterano II, nel e Il 3 settembre in Sicilia a Salerno,

il ten. gen, campagna sostituito di il

d'Ischitella,

del 1812, gi generale discusso

de Sauget

(DE CESARE, a),

p. 399), personaggio 1848, che il lo accompagn 7 dello a Na. in del. oc-

il suo comportamento ad incontrare Il, fu il di Capua, Garibaldi

stesso mese si rec Gaeta dal re l'art. 67 cost., dei nonch

poli (DE CESARE, a), II, pp. 426 ss.). Uno dei primi Francesco scioglieva circondari

provvedimenti 1860, con cui, ai distretto (cio

emanati sensi

r.d, lO settembre
nazionale Teano

la Guardia

dell'intero

di Gaeta,

e Pignataro

del territorio

684

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

107

Nella Sicilia, praticamente perduta con l'armistizio di Palermo (7 giugno 1860), nessuna delle ricordate norme ebbe attuazione. Con un decreto del dittatore, 14 maggio 1860, fu istituita una milizia nazionale divisa in tre categorie, delle quali la 2 (da 30 a 40 anni) e la 3a (da 40 a 50 anni) dovevano essere regolate dalla legge piemontese sulla Guardia nazionale (164). La sola memoria di rilievo concernente questo corpo, prima dell'unione della Sicilia alla monarchia sabanda, fu la sua totale carenza nel prevenire e impedire, il 2 agosto 1860, il massacro di Bronte (165), onde in quelcomune fu meritamente sciolta da Nino Bixio (166).
R

II.

L'AMMINISTRAZIONE

DlSTRETTU ALE

107. Le circoscrizioni distrettuali. - Tra l'amministrazione provinciale e quella comunale, inserivasi in posizione intermedia l'amministrazione distrettuale (art. l l. 12 dicembre 1816), che si esprimeva nel sottintendente, e nel Consiglio distrettuale (art. 42 l. cit.). Ma i distretti non costituivano, come le provincie ed i comuni, delle societ civili , cio delle persone giuridiche; erano semplicemente delle isti. tuzioni destinate a riunire con vincoli certi e determinati i comuni delle provincie (167). La circoscrizione distrettuale, ed i suoi organi, travasati nel diritto del regno, si portaron

cupato dalle regie truppe}, ed ordinava che le armi fossero consegnate alle autorit competenti. (164) COMITATO CITTADINO, p. 77. (165) RADICE, p. 49. (166) RADICE, pp. 110, 131. Il decreto di ricostituzione della Guardia nazionale di Bronte, del gen. Bixio, ivi, p. 154, non ha data, ma deve porsi non prima dell'8 e non pi tardi del 12 agosto 1860. (167) Rocco, I, p. 135.

107

Amministrazione

civile e beneficenza

685

dietro le polemiche non ancor oggi sopite nel diritto francese donde traevano origine, e che accompagnarono le sottopresoppresvigeva poteasi fetture ed i circondari del regno d'Italia fino alla loro sione (1. 2 gennaio l'ordinamento cia l'intendente

1927, n. l). Si rilevava,

mentre

borbonico,

che della detta ripartizione

forse fare a meno, poich nel distretto del capoluogo di provinfaceva benissimo le funzioni di sottintendente; ma obiettava si il bisogno capoluogo del distretto,

della presenza di un'autorit nel


de' sindaci de' piccoli comuni

e delle osservazioni della medesima,

molto pi per la manoduzione razioni negative parrebbero (r.d.

scelti per lo pi tra la classe meno istruita

(168). Le conside-

avere prevalso allorch in Sicilia

26 dicembre

(ricostituite,

1824) furono abolite le sottintendenze per, col r.d. 31 ottobre 1837): ma c' piuttoche, come in tanti altri provvedimenti di

sto da supporre

quell'epoca, esigenze di finanza siano state le vere determinanti (169). Potrebbe tuttavia considerarsi che, mentre un'utilizzazione delle sottintendenze era assai poco probabile, intendenti per finalit di decentramento che, come si rispetto agli lente dovevaanche se scrittore in un ordinamento

visto, manteneva anzi un rigoroso accentramento ed ai consigli provinciali,

le comunicazioni

e spesso difficili, in provincie quasi tutte assai vaste, ni, l'esistenza di trasmissione d'un organo governativo intermedio, e d'informazione. Cos, infatti, uno

no rendere ben pi utile a quel tempo, che non ai nostri giorle sue funzioni si riducevano, in maggior parte, ad un canale

BENOIT,

(168) Drxs, a), I, p. 16. Si mettano a raffronto i citati scrittori napoletani con p. 107, dove tuttora riconosce ai sottoprefetti un rle trs utile de conseiller des maires de leur arrondissement , e p. 175, dove detto che l'arrondissement ... n'est ... aucun titre une collectivit locale . (169) In tale periodo, le attribuzioni dei Consigli distrettuali furono in Sicilia esercitate dai Consigli provinciali delle rispettive valli (r.d. 18 ottobre 1827).

686

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

108 nell'atto

del tempo spiega che la presenza del sottintendente che rende pi attiva la vigilanza del Governo di pubblica amministrazione, vare a poca distanza in una dimenti che dovrebbero cia

su tutti i rami

d il comodo ai cittadini di trogran parte di affari que' provvenella capitale della provindel sottintenden-

cercare

(170). In questo giudizioso ragionamento v' solo ci di


di competenza

viziato, che i provvedimenti

te non costituivano una gran parte di affari , e che degli altri, molti dovevano sollecitar si nemmeno nel capoluogo di provincia, ma addirittura co Consiglio distrettuale raltro, in un ordinamento nella sede del Governo. dare per l'anemidi rappresentan(171). Esso poco poteva, o nulla; pedel tutto carente Una giustificazione analoga si dovrebbe

ze elettive, non era forse inutile l'esistenza d'un organismo, non elettivo, ma tuttavia rappresentativo, che potesse esprimere ne' confronti del Consiglio provinciale e dell'intendente i voti di gruppi omogenei di comuni della provincia. Anche

a questo proposito, va ricordata la vastit delle circoscrizioni, per cui oggi taluni antichi distretti (Matera in Basilicata, Taranto e Brindisi in Terra d'Otranto, Isernia nel Molise, ne di Abruzzo Ulteriore Nicosia e Piazza Armerina rispettivamente Castrogiovanni) sono divenuti provincie. 108. tendente, nella valle Pendi CaI" col capoluogo trasferito in Pescara,

tania ed in quella di Caltanissetta col capoluogo in Enna gi

Le sottintendenze ed i sottintendenti. e l'ufficio (segreteria) di sottintendenza,

Il sottinerano sta-

biliti in ogni capoluogo di distretto, tranne

che in quello co-

(70) COMERCI, 237. p. O 71) A proposito degli analoghi e Conseils d'arrondissement , BENOIT, p. 175, dice che e sans utilit effective, ces Conseils ont t suspendus pendant la dernire guerre et n'ont pas t rlus depuis .

1M

Amministrazione civiie e beneficenza

687

incidente col capoluogo di provincia ( primo distretto) dove non v'era sottintendente, e l'intendente medesimo ne faceva le funzioni (artt.

42 e 44 L cit.) (172). Il sottintendenera sostituito tempora-

te, in caso d'assenza o d'impedimento,

neamente da un consigliere d'intendenza, o da un consigliere provinciale o distrettuale, secondo veniva determinato dall'intendente, con l'approvazione del ministro dell'interno (art.

45 1. cit.). V'era per ogni segreteria di sottintendenza


gretario, ed un numero adeguato d'ufficiali, stabilita, come quella delle segreterie d'intendenza, previsto dall'art. 29 1. cito (art. 46 1. cit.).

un se-

secondo la pianta nel modo

Molto di quel che si dovrebbe dire a proposito del sottintendente e della segreteria di sottintendenzacoincide con quanto a suo luogo si disse a proposito del personale e degli uffici d'intendenza, e ci si pu quindi limitare a brevi rinvii. Le sottintendenze, secondo l'art. 6 1. r maggio 1816, erano ne' reali domini di qua del Faro di tre classi; ma l'art. 144 1. 12 dicembre 1816 le distinse, a seconda dell'annuo assegnamento per la segreteria, in due classi soltanto; dimodocch il reg. 31 luglio 1840 stabil la pianta organica degli uffici (art. 31-33) dando al segretario delle sottintendenze di I" classe il grado e il soldo di capo ufficio d'intendenza di 3a classe, ed ai segretari delle altre sottintendenze il grado e il do di vice-capo ufficio d'intendenza di sol.

1 classe. La ripartia zione in tre classi fu ristabilita col r.d. 7 aprile 1851, che attribu ai segretari delle sottintendenze il grado ed il soldo di (art. vice capo ufficio d'intendenza della classe corrispondente

44, e tabella), e stabil l'assegnamento secondo la classe (art. 60; vedi supra, 103).

(I72)

Sulle attribuzioni
S8.

dei sottintendenti,

Rocco, I, pp. 137 ss.;

DIAs,

a), I, pp. 16 e 198 6. Il.

LANDI

688

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Nei domini di l del Faro l'art.

108

5 r.d. 11 ottobre 1817


vigendo il

prevedeva una sola classe di sottintendenze,che,

reg. 31 luglio 1840, era equiparata alla seconda del continente. Il r.d. 24 maggio 1852 classifica le sottintendenze in tre classi come in continente (art. 60), ma la tabella di seguito
R R

all'art. 44 indica che si consideravano di l classe le sole sottintendenze di Caltagirone e Siracusa, e di 3 mancava, in fatto, la 2
R

classe tutte le altre:

classe. sempre identica (art. 49

Queste classificazioni non aveano alcun riflesso sulla composizione del Consiglio distrettuale, 1. cit.: in/ra, 109).

Le sottintendenze avevano una struttura burocratica estremamente semplice, constando d'un solo ufficio di segreteria, che fu poi articolato in tre carichi (artt. 32 e 33 reg. 31 luglio 1840; artt. 3 e 11 r.d. 7 aprile 1851 e r.d. 24 maggio

1852). Dal segretario dipendevano uffiziali di tre classi, alunni e personale ausiliario, nel numero previsto dai citati decreti. Dello stato giuridico e del trattamento economico di detto personale, analogo a quello del personale delle intendenze, si detto supra, 100. Norma fondamentale concernente le attribuzioni del sottintendente era l'art. 43 1. cit., che peraltro, come gi si rilevato a proposito dell'analoga norma relativa all'intendente (srztpra, 99), non esauriva la materia. L'art. 43 cito diceva che il sottintendente era la prima autorit del distretto, e vi faceva le veci dell'intendente, sotto gli ordini per e la dipendenza immediata del medesimo. Egli era quindi incaricato di eseguire e fare eseguire le leggi, i decreti e regolamenti, ugualmente che le istruzioni e gli ordini che gli venivano comunicati dall'intendente; di riferire col suo parere all'intendente sulle petizioni o doglianze de' comuni, e di proporre tutto de' pubblici stabilimenti e de' particolari;

108

Amministrazione

civile e beneficenza

689

ci che stimasse conducente al bene dell'amministrazione, e de' suoi amministrati. Questa norma, come evidente, era lungi dall'attribuire ca dell'intendente, al sottintendente altro carattere che non gerarchid'organo rigorosamente sottomesso alla superiorit

il cui dovere, nelle due direzioni dal cen-

tro provinciale alla periferia comunale e viceversa, non era che di trasmettere ordini, e di fornire informazioni. E sembra che, almeno in Sicilia, gli intendenti avessero ancor pi lutato i compiti dei sottintendenti, fatto diversa svatenendo una pratica af-

da quella prescritta dall'art. 43 cit., se, con circo

8 marzo 1853 (173), il luogotenente di S.M. ne' reali domini oltre il Faro senta necessit di ricordare il r. lO gennaio 1824 (174) con cui era si ordinato che gl'intendenti t'i loro rapporti, letteralmente le osservazioni ed il parere dei sottintendenti, stessi in cui sono si scritti dai sottintendenti, in tutrelativi ad oggetti per quali la legge richiede debbano inserire nei termini aggiungendosi

le osservazioni ed i pareri suddetti

poi il proprio motivato parere . Non diversamente, l'art. 43, comma 3, 1. cit., diceva che il sottintendente dispone della forza interna, e richiede la forza militare esistente nel distretto, nel modo stabilito negli artt. Il e 12 (supra, 106), sempre per sotto gli ordini dell'intendente, a cui dovr domandare le necessarie autorizzazioni, o dare subito conto de' movimenti, secondo le diverse circostanze . La storia politica del tempo dimostra che, con una certa frequenza, i sottintendenti trovaronsi nella necessit di prendere iniziative urgenti in materia d'ordine pubblico : cos, il sottintendente di Cotrone in giugno 1844 al momento dello sbarco de' fratelli Bandiera (175); cos il

(I73) PETlTTI, V, p. 428. (I74) PETlTTI, IV, p. m. (175) Era sottintendente d. Antonio Bonafede

(SPELLANZON,

II, pp. 860

66.);

690 sottintendente

Istituzioni

del Regno dell e Due Sicilie

108

di Gerace nei moti di

settembre

1847 (176);

cos quello di Cefal nel moto del Bentivegna in novembre 1856 (177); cos quello di Sala Consilina in giugno 1857 nella sventurata periferiche

quipe di Carlo Pisacane (178). Parrebbe che


abbiano reso principalmente come autorit quelle pre-

questi funzionari

di polizia. oltre

Era funzione propria del sottintendente,

viste dalla L cit., la vigilanza sulla percezione delle contribuzioni dirette nel proprio distretto (reg. Min. finanze, ro distrettuale delle contribuzioni dirette

25. feb-

braio 1810), e da lui dipendeva, per tale servizio, il controlo(reg. Min. fin. 5 giugno 1811, e r. 28 agosto 1816). A tal fine, il sottintendente verificava la cassa della ricevitoria distrettuale, ed erano previste riunioni mensili del sottintendente, del controloro e del ricevitore per esaminare la situazione, e promuovere (art. gli eventuali provvedimenti a carico dei percettori

12

ss. reg. 5 giugno 1811; artt. 26 e 27 reg. Min. fin. 10 febbraio


un cui scritto: Sui legati e luoghi pii loicali avulsi dalla soggezione de' vescovi e sulle opere di beneficenza in Sicili.a, era stato condannato dalla Sacra Congregazione dell'Indice con decreto 5 aprile 1842, ed era ancora iscritto nell'edizione 1930 dell'Index librorum. prohibitorum, p. 60. (176) Era lo stesso Bonafede, trasferito nel frattempo da Crotone a Gerace, (supra, nota 175). Imbarcatosi con un ufficiale di gendarmeria e tre gendarmi, alla marina di Siderno, per affrontare i ribelli di Bianco, fu da costoro catturato, poi rilasciato. n che pagarono con la vita, il 2 ottobre 1847, i cosddetti martiri di Gerace , Michele Bello, Pietro Mazzone, Gaetano Ruffo, Domenico Salvatori e Rocco Verduci (DE SIVO,a), I, pp. 9293). (177) DE SIVO,a), I, p. 125: Anche urbani per la via di Lercara col sottintendente Parise assalirono il Bentivegna . (178) DE SIVO,a), I, pp. 433434. n sottintendente Calvosa aveva riferito sul previsto sbarco due mesi prima che avvenisse. Avutane notizia dall'intendente di Salerno, Ajossa, adun i gendarmi e gli urbani ed avvert il collega di Lagonegro, barone Arnone (il quale invece, impaurito si fugg a Maratea ). Dopo il primo scontro, avvenuto a Padula, il sottintendente Calvosa rimand subito ai loro comuni gli urbani dei paesi ad occidente del Vallo di Diano, e cos accadde che quei di Sanza affrontassero ed annientassero i superstiti sbarcati (vedi anche supra, 106).

109

Amministrazione

civile

e beneficenza

691

1816) (179). Alcune attribuzioni in tema di contenzioso tributario sono ricordate injra, 182. 109. Il Consiglio distrettuole. - Il Consiglio distrettuale era composto di lO consiglieri; e del presidente che, sull'avviso del Consigl io, sceglieva un segretario tra' consiglieri (art. 49 1. 12 dicembre 1816). L'art. 50 1. cito dichiarava appli-

35-39 1. cit., relativi ai Consigli provinciali; ma con circo Min. interno, 24 maggio 1845, fu stabilito (in deroga all'art. 35, che prescriveva il
cabili ai Consigli distrettuali gli artt. numero legale di due terzi de' consiglieri, e secondo la consuetudine) che le adunanze si considerassero valide quando anche il numero de' presenti fosse minimo; rimanendo alla saggezza di S.M. il tener conto, o pur no, de' voti profferiti da un Consiglio composto da persone, che non formano un numero legale, dopo che i voti stessi sono stati trasmessi per mezzo dell'intendente al Consiglio provinciale (180). Molto probabilmente devesi in ci ravvisare una confessione dell'imdei consiglieri che potenza del Governo a prevenire vinciali I'assenteismo

malgrado le minacciate sanzioni, cos come per i Consigli pro-

(supra,

lO l). Bisogna tuttavia


della contribuzione

considerare fondiaria

la stabilita invariabilit

(art. 8

r.d. lO giugno 1817) aveva fatto venire meno la ripartizione annua del contingente a carico dei Comuni del distretto (artt.

32 e 33 L cit.), talch i deliberati del Consiglio distrettuale


eransi ridotti, come direbbe la dottrina attuale, a me re manifestazioni limitata. di desiderio

(181), di rilevanza giuridica molto

(79) Una minuziosa esposizione delle funzioni del sottintendente in materia di riscossione d'imposte in DIAs, a), I, pp. 198 ss. (80) PETlTTI, IV, p. 499 (81) ROMANO, g), pp. 235 e 257 ss.; L.~NDI e POTENZA, pp. 213214.

692

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Il presidente

109

ed i consiglieri del Consiglio distrettuale e prestavano giuramento secondo le stesse

erano nominati

disposizioni in vigore per i Consigli provinciali (supra, 101). La rendita imponibile dei candidati non doveva essere inferiore a 200 ducati. Per le nomine mo, il re provvedeva di quelli di Napoli e Palerin Consiglio di Stato (reg.

lO maggio
nella

1826, tab. Min. aff. int.). Il Consiglio distrettuale si riuniva una volta l'anno,

data stabilita con decreto reale, e la sessione non poteva oltrepassare 15 giorni (art. 48 1. cit.). La sessione era aperta dal sottintendente, dell'intendente il quale provvedeva agli incombenti propri rispetto ai Consigli provinciali (art. 50 1. cit.). gli atti delle deliche le presentava al Consiglio provindeliberazioni; queste erano poi conella sessione successiva temporaneainca-

Chiusa la sessione, il presidente rimetteva berazioni all'intendente, ciale per le corrispondenti

municate al Consiglio distrettuale (art. 52 l. cit.). I consiglieri distrettuali mente il sottintendente, richi amministrativi, stabilita dal r.d. 6 novembre

potevano sostituire

ed in tal caso godevano l'indennit 1821; potevano ricevere

da svolgere anche fuori residenza (182). cos come i consiglieri

Decadevano per assenze ingiustificate,

provinciali (183). La carica era gratuita ed onorifica come quella dei consiglieri provinciali (art. 136 l. cit.: supra, 101). Le principali attrihuzioni del Consiglio distrettuale del contingente (artt. 33 e 47 l. cit.) avrebbero dovuto essere di natura tributaria: reclami avverso la ripartizione fondiaria ripartizione dell'imposta de' reclami tra i distretti deliberata dal Consiglio provinciale;

del medesimo tra i Comuni; esame

(182) R. 4 ottobre 1831, in PETITTI, IV, p. 84, nota (1). (183) R. 18 aprile 1846, cito supra, nota (59).

110

Amministrazione

civile e beneficenza erano

693 supe-

de' comuni; ma, come si visto, queste procedure rate con l'entrata

in vigore del r.d. lO giugno 1817. Restava

la funzione di esaminare e proporre al Consiglio provinciale tutto ci che relativo allo stato, a' bisogni ed al benessere del distretto . Questa funzione, peraltro, alcun potere effettivo: discrezionalmente non si collegava ad erano n v'era del Coni voti del Consiglio distrettuale

esaminati dal Consiglio provinciale, o fosse necessaria l'audizione

materia alcuna in cui si attribuisse gatoria ai deliberati,

una qualche forza obbli-

siglio. Si trattava, come poco prima si detto, di semplici manifestazioni di desiderio , che pervenivano nelle sacre regie mani solo quando fossero trasfuse in un voto del Consiglio provinciale.

I1I.

L'AMMINISTRAZIONE

COMUNALE

110. Il Comune. ganismo unicellulare ministrazione pubblica comunale

Il Comune era, per dir cos, l'ore l'amera la base dell'amministrazione locale, sia puin rilievo le

della pubblica amministrazione,

(184). Nei comuni soltanto si svolgeva con ininesigui di notabili e di pos-

terrotta continuit una certa vita amministrativa re ristretta in gruppi numericamente sidenti. Gli scrittori del tempo tengono a porre aspetti democratici della loro primitiva

antiche origini delle istituzioni comunali (185), ed anche certi organizzazione (186), ma sta di fatto che esse, salvo in alcune grandi citt, ebbero sviluppo modesto e stentato, compresse come furono dall'accentramento politico del regno, dal prepotere feudale, ed

(184) (185) (186)

DIAs, a), I, p. 18. Rocco, I, pp. 162 88.; Drss, a), I, pp. 5, 19 Rocco, I, pp. 162, 163, 172.

55.,

204205.

694

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

110

oppresse da debiti per causa dei precedenti disordini, della peste e delle guerre (187). Le riforme introdotte da Giuseppe Bonaparte con la l. 8 agosto 1806, e continuate da Ferdinando I con quella del 12 dicembre 1816, non si proponevano, dati gli orientamenti politici dell'uno e dell'altro regime, di creare centri di vita democratica, ma, piuttosto, di perfezionare dal punto di vista tecnico-giuridico le strutture amministrative locali, in modo da potere utilizzare gli elementi della cittadinanza stimati pi idonei, in funzione ausiliaria dell'azione del Governo, e per la cura di beni ed interessi propri di ciascuna comunit (188). Il Comune era persona morale per espressa definizione dell'art. lO Il.cc., e poteasi definire aggregazione di cittadini, considerata nei rapporti che nascono dalla loro riunione nelle citt, ed in certi circondari del territorio delle campagne (189); oppure societ speciale con esistenza propria nell'ordine amministrativo e nel civile (190): o anche riunione di persone legate per una comunione di diritti e d'interessi, per la vicinanza delle abitazioni e delle propriet in una citt borgo o villaggio, nel circuito del territorio che
(187) Drxs, a), I, p. 5. Sui Comuni, o e unversitatee , dell'Italia meridionale e della Sicilia, dalla conquista normanna in poi, vedi CALASSO, 172 pp. ss.; sulla loro situazione agli inizi del sec. XVIII, SCHIPA,, pp. 36 ss. I (188) BLANCH, ), p. 66, rileva che le elezioni dei magistrati comunali b nel passato erano state pi democratiche, ma allora mancava il controllo sugli amministratori, e la Camera della sommaria era troppo debolmente organiz. zata per ben sorvegliare le spese dei Comuni, le cui finanze erano dilapidate da una oligarchia formata dai pi potenti e dai pi intriganti , ed aggiunge che per dimostrare che le libert comunali non sottoposte a controllo producono minore utilit pubblica che non la dittatura amministrativa, baster citare l'esempio della Sicilia, ove comuni ricchissimi come Caltagirone in ottanta anni di pace non hanno fatto nessun'opera n di utilit n di gusto pei cittadini . (189) COMERCI, p. 452. I, (190) Rocco, I, p. 155.

110

Amministrazione

civile e beneficenza

695

gli assegnato

(191). Queste definizioni dimostrano

come la

non vi fosse propriamente, nozione dell'ente territoriale

nel diritto pubblico del tempo,

minore, e la personalit giuridica

dei comuni fosse considerata di natura associativa o corporativa (192), come anche meglio emergeva dall'antica denominazione di universitas civium, o

universit

(193).

I Comuni erano classificati in tre classi (art. 8 1. I" maggio 1816, ed art. 8 r.d. 11 ottobre 1817): la classe: Comuni con popolazione di 6.000 o pi abitanti, o dove risiedesse un'intendenza, le o una Gran Corte ordinaria
a

una Gran Corte civi-

criminale,

o che avessero una rendita

di ducati 5.000; o dove risiedesse una sottintendenza;

2 classe: Comuni con popolazione al di sotto di 6.000,


fino a 3.000 abitanti, tanti. La classificazione era rilevante a vari effetti: per la composizione numerica del decurionato (art. 69 1. 12 dicembre

3a classe: tutti gli altri comuni con meno di 3.000 abi-

(191) DIAS, a), I, p. 203. (192) La nozione di ente territoriale , di cui il territorio un elemento costitutivo, e non un semplice oggetto di diritto, appare nella dottrina tedesca verso il 1880 (ALESSI) ed ebbe uno dei primi sostenitori in Santi RoMANO, h). Non era del resto chiara nemmeno la differenza tra persone morali c pubbliche e private , se DIAs, a), I, p. 385, poteva affermare che degli atti degli e uffzali municipali solo quelli posti in essere come agenti del governo erano atti amministrativi, mentre quelli stipulati nella qualit d'agenti del comune erano semplici atti privati (in/ra, 169). (193) CALASSO, pp. 173 5S. La denominazione di comune fu adottata non tanto per la reminiscenza del comune medievale dell'Italia del nord, la cui storia, peraltro, risulta ben nota ai giuristi napoletani, quanto piuttosto come traduzione del francese e commune s . ed infatti in testi dottrinali (per esempio, DIAs, a), I, p. 5) o legislativi, si trova detto la comune (tipico l'art. 5 r.d. 8. giugno 1807, sulla ripartizione de' demani, dove la parola usata prima al femminile, e poi al maschile).

696

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

110

1816); per i requisiti d'eleggibilit dei cittadini ivi domiciliati (art. 100 l.eit.); per le spese consentite, ed i relativi limiti (artt. 219 ss. 1. cit.), etc. Dalla concezione associativa del Comune, derivava che tale considerava si ogni nucleo urbano circondato da un'area rurale (194), cio una formazione naturale e non un ente giuridico: l'universitas era il sostrato materiale dell'organizzazione giuridica. Era estraneo alla legislazione l'istituto della frazione di comune (195), ed il legislatore, quando parla di comuni riuniti (artt. 3 e 9 l. I" maggio 1816; art. 54 l. 12 dicembre 1816), non si riferisce all'ipotesi di pi in passato godenti di personalit distinta, che enti, siansi poi fu-

si, ma, in genere, all'ipotesi d'un comune che, in fatto, sia articolato in pi nuclei, abbiano o non in passato costituito i medesimi altrettanti l'amministrazione diversi comuni. Quando ci verificavasi, municipale doveva risiedere nel comune stessa prendeva nome (art. 3 l.

donde l'amministrazione

l"

maggio 1816). I comuni che

si trovassero riuniti

potevano

domandare la separazione, ed una particolare

amministrazione

municipale, quante volte per situazione locale fossero. naturalmente separati dai comuni di cui formavano parte, avessero

(94) In Francia, il comune tuttora costituito e par un noyau urbain - ville, bourg, village - entour d'une frange rurale s , essendo stato nealmente concepito en fonction d'un groupe humain vivant autour d'un clocher s (BENOIT, p. 138 e 156). In Italia, specie tra il 1923 ed il 1943, si proceduto p invece a frequenti fusioni di comuni contermini, molte delle quali in lutto o in parte persistono: caso tipico, nell'Italia meridionale, quello di Reggio Calabria, costituita, nel 1927, in un immenso aggregato di quattordici comuni preesistenti (la Grande Reggio ) che cinque anni dopo fu per ripartito tra i due comuni, ora esistenti, di Reggio Calabria e Villa San Giovanni. (95) Le sezioni , in cui erano ripartiti i Comuni di Napoli, Palermo, Messina e Catania, erano quartieri per rendersene pi comoda I'amminstrazione , tra i quali erano ripartiti non solo il nucleo urbano, ma anche i borghi e casali (COi\'lERCI, pp. 8586).

110

Amministrazione

civile e beneficenza

697

popolazione di 1.000 abitanti, e mezzi sufficienti per e rinnovare il personale dell'amministrazione,

formare

e per supplire

alle spese comunali (196); similmente i Comuni con popolazione minore dei mille abitanti, e mancanti degli indicati mezzi per amministrar si, potevano domandare mere parere il sottintendente, stro dell'interno (art. la riunione ad altro Comune vicino (art. 9 l. cit.). Su tali domande dovean esprie poi il Consiglio d'intendenza, su proposta del Minie decideva il re in Consiglio di Stato,

lO 1. cit.), previo parere della Consulta (art. 15, n. 12, l. 14 giugno 1824). Quando, viceversa,
la riunione persisteva, era vietato che i singoli comuni riuniti fossero assegnati a diverso circondario (r.d. 28 febbraio 1811), e doveva esservi in ogni comune un eletto particolasotto la didella pore, il quale doveva concorrere all'amministrazione

pendenza del sindaco, ed era specialmente incaricato

lizia urbana e rurale e degli atti dello stato civile nel proprio territorio (art. 54 1. 12 dicembre 1816), mentre il personale dell'amministrazione comunale doveva essere composto in moalla sua popolazione nella stoltezza do che ciascuno de' comuni riuniti avesse, per quanto possibile, un numero di soggetti proporzionato (art. 55 1. cit.). La legislazione

del regno non incorreva

egualitaria del nostro vigente ordinamento, che pretende reggere con uguali norme citt con milioni d'abitanti e minimi villaggi. Il regno, orgoglioso d'una capitale che, nel 1854, era ancora la pi popolata citt d'Europa dopo Londra, Parigi e

(196) Per evitare la nascita di comuni senza mezzi sufficienti per formare una propria amministrazione, l'art. lO, comma 2, l. I" maggio 1816 viet che nei domini di qua del Faro tali domande potessero proporsi e discutersi prima dell'anno 1819. Qnindi, con r.d. 25 gennaio 1820, fu accolto un certo numero di tali domande, elevandosi il numero de' circondari da 494 a 517, e quello de' comuni da 1732 a 1784, ferma la circoscrizione delle province e dei di. stretti, e si ordin che nessuna ulteriore revisione dovesse farsi prima del 1827.

698

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

110

Costantinopoli , e cosciente dell'esigenza che nelle citt l'amministrazione aver un reggimento municipale particolare

grandi

presenta la necessit di (197), aveva adottato per speciali (artt. 74-88 legstato restituito il

il Corpo di citt di Napoli norme titolo di Senato,

ge cit.), e con r.d. 7 febbraio 1817 eragli

con le antiche sue onorificenze. Non diver-

samente in Sicilia, dove esistevano le tre maggiori citt del regno dopo Napoli, erano in vigore norme particolari, analoghe a quelle per Napoli, in Palermo, i sindaci, rispettivamente, pretore e di patrizio gio 1838) (198).
(197) DIAs, a), I, p. 237. (198) Gli scrittori napoletani non mancano quasi mai di ricordare le ano tiche istituzioni della Citt di Napoli (vedi, per esempio, Rocco, I, p. 168; DIA a), I, pp. 28 e 237), fondate su cinque sedili nohili (Capuana, MontaS, gna e Forcella, Nido, Porto, Portanova) ed un sedile popolare, che inviavano i loro eletti nel Tribunale di S. Lorenzo: SCHIPA, , pp. 29 ss. Ritiene peI raltro DORIA, . 87, che la funzione politica dei seggi, anche in un senso p strettamente municipale, sia stata sopravalutata da quegli scrittori che, accesi di orgoglio patrio, vollero vedervi il perpetuarsi della fantastica repubblica napoletana, i cui spiriti si sarebbero ostinatamente conservati al tempo della monarchia, e manifestati poi nelle occasioni - nvero assai rare - in cui si trov convivente con l'aristocrazia . Di tali occasioni, l'ultima si verific nel gennaio 1799, quando, partito il re, il principe di Canosa sostenne che il potere era ricaduto nella Citt, e non nel vicario regio; il che cost a lui, dalla restaurata monarchia, la condanna a cinque anni di castello (MATURI, p. p 15 ss.), ed al Corpo di Citt, gi praticamente estinto dalla repubblica, la soppressione (r.d, 25 aprile 1800), che come osserva BLANCH, ), p. 35, segn ano a che la fine della nobilt come corpo politico. L'amministrazione municipale fu con lo stesso decreto affidata ad un Senato, di nomina regia, composto d'un presidente e d'otto senatori, dei quali due nobili del libro d'oro , due di nobilt minore, iscritti nei registri nobili allora istituiti, due togati, due negozianti. Giuseppe Bonaparte (1806) form un Corpo di citt d'un presidente e sei membri, ed infine fu creata, nel tempo di Gioachino Murat, un'amministrazione non dissimile da quella prevista dalla l. 12 dicembre 1816, con un sindaco, 12 eletti, 12 aagiunti, 30 decurioni (DORIA, p. 223 66.). In Sicilia, p

Messina e Catania, dove i

Corpi di citt ritenevano il prestigio so nome di Senato, ed di Palermo e Catania, quello di (r.d. Il ottobre 1817; r.d. 7 mag-

111

Amministrazione

civile

e beneficenza

699
alla poera

111.

Le liste degli eleggibili. -

L'appartenenza

polazione stabile d'un Comune, cio l'avervi il domicilio, indispensabile politici

requisito per il pieno godimento dei diritti

(supra, 31), cio per l'accesso alle cariche civiche,

ed a' Consigli comunali, distrettuali e provinciali. Tali diritti, peraltro, erano condizionati per il loro effettivo esercizio all'esito positivo d'un accertamento discrezionale, che si concretava con l'iscrizione nella lista degli elegibili del Comune di domicilio (art. 99 1. 12 dicembre 1816). Ed bene avvertire subito che la qualifica di eleggibile , sebbene esprimesse un concetto analogo a quello di elettorato passivo (199), non aveva riferimento alcuno ad una procedura di conferimento elettivo , cio mediante operazioni di voto popolare, d'una o pi delle cariche civiche considerate, ed indicava, semplicemente, l'idoneit del cittadino a formare oggetto di proposte dei decurionati, sulle quali decidevano defnitivamente autorit governative, si d'informazioni o di scelte compiute direttamente da tali autorit, con discrezionalit piena, ed avvalendoriservate di polizia, come quelle risultanti dalle liste degli attendibili (200).
i consigli civici delle citt demaniali, sotto l'antico regime, erano costituiti da giurati s , ed il titolo di Senato, cui erano annessi particolari privilegi onorifici, era stato riconosciuto ai Corpi di citt di Palermo, Messina e Catania nel periodo vicereale (confermato nella Costituzione del 1812: AQUARONE, D'AD DIO,NEGRI, . 459). li Senato di Messina, che aveva attribuzioni particolarmente p ampie, e base elettiva salva l'approvazione sovrana (vedi anche CALASSO, p. 174) fu abolito nel 1679, nel quadro dei provvedimenti repressivi adottati dalla monarchia di Spagna contro la citt ribelle, e sostituito da un Consiglio degli eletti , di nomina regia, cui il titolo di Senato fu restituito nel 1714 dal re Vittorio Amedeo II. (199) Drxs, a), I, pp. 18 e 251 ss.; b), p. 375, dove rileva che la nomina dei rappresentanti degli amministrati non pu dipendere dalla sola scelta del principe, e che questi li deve scegliere fra' candidati designati dalle assemblee politiche locali. (200) Il contraltare delle liste d'eleggibili erano le liste di attendibili , non previste da alcuna norma, in cui la polizia (dal 1849) iscriveva coloro

700

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

111

Requisito primo per essere compreso nelle liste degli eleggibili d'un Comune, era d'avervi domicilio da cinque anni (art. 100 I. cit.). Domicilio era il luogo dove il cittadino
che per mostrata avversione al Governo avean da essere sorvegliati s , Si pu convenire con DE SIVO, a), I, p. 479, essere un'esagerazione dire che in esse fossero iscritti centomila cittadini; che la vigilanza era c natural cosa s, ed assai meno rigida di quanto si supponesse; che nelle liste non mancavano, come oggi si direbbe, artefici del doppio giuoco, che fornivano informazioni prezzolate al Governo. Ma esagera pure il citato autore quando vuoI tanto minimizzare gli effetti dell'iscrizione da presentarla quasi come un beneficio (c:Solo pativano talora qualche po' di ritardo ne' passaporti, ed eccezioni per uffizi municipali, che sendo onerosi n scevri di noie e pericoli, riuscivano piuttosto a privilegio che a danno ), e non certo una giustificazione che quelle liste, fatte in fretta nel 1849, avean pochi nomi di rei, e molti di inetti; i pi pericolosi stavan di fuori ed anche insigniti d'uffizi. Quelle liste, pi ridicole che minacciose, sara stato bene arderle molti anni innanzi . Sta di fatto, per, che l'esistenza e gli effetti delle dette liste furono legalmente confermati nel momento stesso in cui le si voleano abolire, e cio quando il re Francesco II, su proposta del direttore di polizia Francescantonio Casella (supra, 61), e volendo contrassegnare con atti di clemenza il suo c avvenimento al trono del regno delle Due Sicilie, e prender in benigna considerazione quelli tra i (nostri) sudditi che per le politiche turbolenze degli anni 1848 e 1849 si trovano compresi nelle liste degli attendibili s, dispose (art. 1 r .d. 16 giugno 1859): e D'ora innanzi ogni impedimento tolto perch i cennati attendibili conseguir possano carte itinerari e e fedi per ascendere a gradi dottorali. Come del pari permesso che i medesimi possano essere scelti a pubblici uffici s , Il direttore di polizia, peraltro, con una circolare segreta, 22 giugno 1859, c inculcava agli uffiziali di polizia di consultar quelle (liste) all'occorrenze, con che invece d'annientarle le rinvigor , e perch subito la setta divulg la cosa s , attaccato, come oggi si direbbe, da destra e da sinistra, diede le dimissioni, e fu sostituito da Luigi Ajossa (DE SIVO, ), loc. cit.; DE CESARE, a a), II, pp. 8 e 57). Queste vicende costarono poi al Casella (figlio del ten, gen, Francesco Angelo Casella, ultimo ministro della guerra di Francesco Il durante l'assedio di Gaeta), sostituto procuratore generale della Gran Corte eriminale di Napoli, l'esclusione, fino al 1879, dalla magistratura del regno d'Italia (PASANISI, p. 29). In realt il Casella, giovane e d'ingegno s , come ri b), conosce DE SlVO,a), loc. cito (era nato a Palermo il 19 maggio 1818), era di sentimenti liberali, e buon giuri sta, ma certamente inidoneo a sovrintendere alla polizia in s difficili momenti, se il 7 luglio 1859, allorch insorsero i reggimenti svizzeri (supra, 81), la polizia si trov colta alla sprovvista, malgrado vari sintomi premonitori, ed il Casella assicurava ingenuamente di non aver nulla preinteso della rivolta (DE CESARE,a), II, p. 18).

111

Amministrazione

civile e beneficenza

701

aveva il principale stabilimento (art. 107 Il.cc.), ed il cangiamento di domicilio seguiva con la traslazione effettiva dell'abitazione il proprio in altro luogo, unita all'intenzione stabilimento di fissarvi dei suoi principale (art. 108 ll.cc.), cio,

come noi diciamo (art. 43 c.c.) la sede principale affari e dei suoi interessi tava da una dichiarazione

. La prova di tale intenzione risulespressa, fatta cos alla municipacome a quella del luogo

lit del luogo che si abbandonava,

dove si era trasferito il domicilio (art. 109 Il.cc.), ed in mancanza la prova dell'intenzione dipendeva dalle circostanze (art. 110 Il.cc.), cio poteva essere data con ogni altro mezzo ;idoneo. La dichiarazione verbale redatto si compiva in forma di processo su carta bollata e da sottoporre a registraziodi due testimoni (201). Non e per-

ne secondo la L 21 giugno 1819, in presenza del sindaco o d'un eletto, e con l'intervento era invece prescritto un registro di tali dichiarazioni,

ci, quando per maggior comodit volesse all'uopo tenersi , non v'era necessit di farne vidimare i fogli dall'autorit giudiziaria o amministrativa (202). In sostanza, il Comune era della in possesso di atti formali solo concernenti gli immigrati che avevano reso la dichiarazione, popolazione, l'identificazione e, mancando l'anagrafe dei domiciliati da pi di cinque

anni non ,poteva farsi che sul notorio, o su informazioni di polizia, o su altri atti, come le liste di leva, etc. Gli altri requisiti d'iscrizione, erano di natura censitaria, secondo un criterio che divenia pi largo ne' Comuni minori, ove sarebbe stato meno agevole rinvenire (art. 100 L cit.): soggetti idonei. E cos, potevano essere compresi nelle liste degli eleggibili

(201) (202)

COMERCI,

pp. 480481. Circo Min. Aff. interni, 12 luglio 1828, in

PETITTI,

IV, p. 198.

702

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie ne' Comuni di l a classe, i proprietari

il1
di un'annua

rendita imponibile d'arti liberali; -

non minore di ducati 24, ed i possessori


8

ne' Comuni di 2

classe, anche i proprietari

di un'an-

nua rendita imponibile non minore di ducati 18, e tutti coloro che esercitavano da maestro un'arte o un mestiere, o che tenevano un negoziato ancorch di bottega; ne' Comuni di 3a classe, anche i proprietari di un'annua rendita imponibile non minore di ducati 12, e gli agricoltori che coltivavano per conto proprio l'altrui propriet a titolo di censo, affitto od altro. In questo modo, gli eleggibili de' Comuni maggiori erano, tutti, appartenenti ai livelli superiori della classe possidente, o liberi professionisti; mentre ne' Comuni minori gradualmente discendeva si fino alla borghesia minima d'artigiani, bottegai, fittavoli e coloni. N v'era alcun numero massimo per gli iscritti in ciascuna lista comunale. Peraltro, l'apparenza democratica del sistema subito resistita dal confronto tra il censo modesto previsto per l'ammissione in lista, e quello tutt'altro che trascurabile richiesto (art. 125, comma 2, l. cit.) per la nomina dei consiglieri distrettuali (200 ducati) e provinciali (400 ducati); nonch dalla disposizione (art. 108 l. cit.) che, nelle nomine alle cariche comunali, dente di fare tevoli, preferendo l'art. prescriveva all'inten-

cadere la scelta nelle persone elegibili pi meriper, in concorrenza di eguali requisiti e che avessero la rendita prescritta dal.

qualit, i proprietari

100 (203). Pi ancora, in Napoli, Palermo, Messina e

(203) Rocco, I, p. 171, spiega che la capacit per l'esercizio dei diritti politici non per le leggi imperanti un privilegio per nessuno, ma indistintamente conferita a tutti la facolt di poter ascendere ai pubblici uffici, e se richiedesi il requisito della propriet per alcuni incarichi, ci non per creare un privilegio sibbene per meglio assicurare il bene della societ a cui

111

Amministrazione

civile

e beneficenza

703

Catania il sindaco, patrizio o pretore doveva pagare una contribuzione fondiaria (anche per ritenuta) d'almeno d. 400, e gli eletti d'almeno 200 (r.d. 21 naturalizzati settembre 1824). Non potevano essere iscritti nelle liste gli esteri non legittimamente

(supra, 30); gli ecclesiastici, cio le persone

dedicate al culto ed al servizio della chiesa (204), senza alcuna distinzione; coloro che per legge erano esclusi dalle pubbliche cariche, cio le persone colpite da condanne criminali o correzionali, che implicavano I'interdizione dai pubblici zio , cio i domestici e gli operai perpetua o temporanea addetti al servi(artt. 1625, n. 1; 1626, uffici (205), ed i mercenari

1627, Il.cc.). Poteva si, per, essere eleggibile senza saper leggere e scrivere, come risulta implicitamente dall'art. 69, comma 2, L cit., che consente la composizione dei decurionati con due terzi di decurioni analfabeti (in/m, 116). Tolti i comuni di 3 classe, dove le possibilit di scelta
R

erano minime, la partecipazione

alla vita amministrativa

era

il dato uffizio va diretto . Il sistema censitario infatti - fino all'adozione dei nostri sistemi di suffragio universale - veniva considerato compatibile col principio d'eguaglianza, in quanto si riteneva consentisse la scelta dei pi capaci. Cos, ROMAGNOSI, p. 610, sostiene che con la restrizione del numea), ro degli elegibili si provvede meglio allo scopo dell'elezione rappresentativa. Infatti, i possidenti sono i procuratori naturali dei pi; perch procurando il loro privato interesse, procurano senza saperlo quello di tutti. Se non si pu dire lo stesso dei commercianti e degli industriosi sotto l'aspetto identico, essi giovano per per lo spirito di libert che infondono, e la diffusione delle ricchezze che promuovono . (204) COMERCI, 485. L'ineleggibilit colpiva tutti gli ecclesiastici; meno p. tre oggi, salvo che per l'eleggibilit all'ufficio di sindaco (art. 6 t.u. 16 mago gio 1960, n. 570), circoscritta agli ecclesiastici con giurisdizione e cura d'anime, ai loro vicari, ed ai membri dei capitoli e delle collegiate (art. 15 t.u. cit.). (205) DIAs, a), I, pp. 251 ss., tratta ampiamente delle cause d'esenzione, ineleggibilit ed incompatibilit. Alcune incompatibilit erano stabilite con di. sposizioni amministrative: per esempio, quella tra le cariche di sindaco e di medico condottato (circ. Min. Interno, 3 dicembre 1853,in PETITII,VI, p. 407).
7. LANDI -

II.

704

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

111

appannaggio dei maggiori proprietari, al cui ceto appartenevano pure, il pi delle volte, i possessori , cio esercenti, d'arti liberali, ossia i liberi professionisti, e dai quali sostanzialmente dipendevano le minori classi d'elegibili, artigiani, bottegai ed agricoltori, Gli amministratori locali non erano un'aristocraalla nobilt, agraria (tolti zia, sebbene una parte de' proprietari appartenesse ma, piuttosto, alcuni centri, una borghesia prevalentemente quasi sempre marittimi,

ove esisteva un ceto speculando de' demani

commerciale), che il pi delle volte erasi arricchita sull'eversione de' beni feudali e sulle spartizioni

comunali, e, sovente, con procedimenti tali da non conciliarle n stima n amore (206). Questa classe di notabili provinciali fu, in definitiva, di scarso sostegno al regime, proprio nel momento in cui questo ne avrebbe avuto maggior bisogno. Il governo era stato relativamente contenendo l'imposizione esentando praticamente bligatorio mediante largo di vantaggi materiali, diretta tributaria i possidenti

(supra,

90),
ob-

dal servizio militare

il sistema dei cambi

(supra, 89 e 93),

etc. Era stato, viceversa, intransigente nel negare qualsiasi partecipazione alla vita politica nelle forme elettive, il che era contrario allo spirito dei tempi, poco incoraggianti erano anche se tanto infelici e state le esperienze del 1820 e del

1848. Da qui il serpeggiare di spiriti, come diceva si, settari , cio di simpatie liberali che invero una pi accorta ed elastica politica avrebbe potuto convogliare, come andava accadendo in tutti monarchia gli Stati europei, nell'alveo d'una moderata (delle cui costituzionale. Non che questi notabili

famiglie si sente spesso, ne' paesi dell'ex-regno, ricordare anzi l'affezione borbonica ) fossero davvero democratici ed unitari: certo per che non potevano essere insensibili ad un

(206) Sulle speculazioni ampiamente verificatesi in Calabria al tempo dell'occupazione militare, CALDORA, 170 S8. pp.

111

Amministrazione

civile

e beneficenza

705

mutamento il cui risultato (anche per la lontananza del nuovo Governo, e l'ignoranza dei piemontesi nelle questioni locali ed ambientali) fu quello di rafforzare, con i metodi elettorali, la loro autorit nelle provincie, e di farne, ne' confronti del Governo, interlocutori pi autorevoli (e diversa cosa , se di ci siansi di solito serviti per finalit del tutto estranee agli interessi del paese) di quanto non fossero stati verso un re buon conoscitore d'uomini e cose del regno. Quando poi la guerriglia borbonica degener in brigantaggio, che colpiva i possidenti senza riguardo all'opinione politica, l'interesse leg definitivamente della sicurezza personale e patrimoniale

gli antichi eleggibili al governo italiano. La formazione delle liste degli eleggibili di ciascun Comune era compito del sottintendente, il quale, peraltro, predisponeva nient'altro l'intendente che un elenco provvisorio, riveduto poi dalerano (si ricordi che questa procedura era semplificata e pubblicato ed affisso ne' rispetproporre reclamo al sottinten-

nel primo distretto, dove le funzioni del sottintendente esercitate dall'intendente), tivi Comuni (art.

102 1. cit.). Ogni cittadino poteva, entro

un mese dalla pubblicazione,

dente circa le persone iscritte o omesse; il sottintendente rimetteva i reclami all'intendente col proprio parere, e questi li discuteva nel Consiglio d'intendenza (che aveva voto merale liste, le rimente consultivo), e, fissate definitivamente (art. 104 L cit.). Le liste avrebbero

metteva ai sindaci, affinch le comunicassero al decurionato dovuto essere formate ogni quadriennio, e pubblicate per tutto il mese di maggio (art. 103 L cit.). Ma, per lo scarso numero degli eleggibili, fu disposto con r. 13 marzo 1831 (207), su conforme parere della Consulta, che ne'domini di l del Faro le liste fossero

(207)

PETITTI,

IV, p. 250.

706

Istituzioni

del Regno

delle Due Sicilie

112

rinnovate ogni due anni;

poi, su conforme parere della Con-

sulta generale del regno, il r. 20 gennaio 1839 (208), dispose in via generale una revisione da compiere ogni anno nel mese di maggio, con la pubblicazione d'una lista suppletoria dei soggetti che per avere compiuto il 21 anno d'et o per
0

essere rientrati

nel Comune

di domicilio avevano

acquistato degli assen-

il diritto d'esservi iscritti, e con la depennazione ti o defunti. po parlino

Questa procedura dimostra che, malgrado i testi del temcon frequenza d'un diritto all'eleggibilit, non esisteva un diritto soggettivo all'iscrizione nella lista degli eleggibili (z'nifra, 160). Le relative controversie non erano risolte dall'autorit del contenzioso amministrativo, ma, come allora si diceva, in via economica , con provvedimento l'intendente indicazione sentito il Consiglio d'intendenza sui criteri che dovevansi dente del distretto. deled il sottintenformare

Per di pi, la legge non dava nessuna seguire nel con criterio meramente disolo alla comune buona Tutto ci, finiva per dei ceti diri-

le liste: le esclusioni avvenivano screzionale, avuto riguardo non condotta fine le liste cosiddette subordinare

, ma anche all'opinione politica, ed utilizzando a tal


degli attendibili. la formazione ed il rinnovamento

genti provinciali a valutazioni preminentemente di polizia, fornendo cos argomenti alla critica liberale, e tuttavia, come si detto, senza che si fosse riusciti d'incontestabile fedelt governativa. Eraa formare un ambiente

112. Gli organi dell' amministrazione comunale. -

no stabiliti in ogni Comune, per la sua amministrazione, un sindaco, un primo eletto (coadiuvato talora da un aggiun-

(208)

PETITTI,

IV, p. 4,07.

112

Amministrazione

civile

e beneficenza

707

to ), un secondo eletto, un cancelliere

archivario

con un

corrispondente ufficio, un cassiere, ed un Consiglio comunale (art. 53 L 12 disotto la denominazione di decur-ionato.

(supra, 1l0), v'era un eletto particolare per ciascun comune (art. 54 L cit.). Sindaco, eletti e decurionato erano il maire, gli adjoints, ed il Conseil municipal del diritto francese, ai quali erano stati attribuiti i nomi d'antichi uffici municipali, che ne esercitavano pi o meno le funzioni. Nell'antica legislazione del regno, i sindici erano stati in origine dei procuratori temporanei permanente,

cembre 1816). Nei Comuni riuniti

ad certa uni-

versitatis gerenda negotia, ma il loro ufficio era poi divenuto


e la loro competenza generale, come d'ammini-

(209)~ Gli eletti, o scelti , uffiziali, diciam cos, ausiliari de' sindaci , pare siano menzionati per la prima volta nel 1558, nella prammatica de administratione universitatum (210). I decurioni, che ripetevano il nome d'una magistratura municipale del tempo di Roma (ordo decurionum), erano sorti dalla consuetudine di convocare, anstratori dell'universit zicch tutti gli individui guardevoli dell'universit, alcuni cittadini ragdella medesima; e Carlo che deliberassero nell'interesse

ma v'era diversit di sistema tra le varie universit, V aveva autorizzato ta (211). La ricordata

che ciascuna si regolasse come era solilegislazione speciale per le citt mag-

giori (artt. 74-88 L cit.; r.d. 7 febbraio

1817; r.d. II ottobre


comunale patrizio a

1817; r.d. 7 maggio 1838) manteneva, pi o meno, il medesimo schema. V'era un capo dell'amministrazione (sindaco a Napoli e Messina; pretore a Palermo;

(20!}} Rocco, I, p. 147; DJAs, a), I, p. 204. Vedi ora CALASSO, pp. 174 88. Nel medioevo, v'erano state in alcune universit pi sindaci (per esempio, uno nobile ed uno popolare). (210) Rocco, I, p. 151 (che espressamente assimila gli eletti agli adjoints del diritto francese); DJAs, a), I, p. 215. (211) Rocco, I, pp. 162 55.; DJAS, a), I, p. 230.

708

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie di citt

112

Catania); un corpo no da aggiunti;

, col nome di Senato, compoassistiti ciascu-

sto di eletti , uno per sezione (quartiere),

ed un decurionato; nonch un

cancellie-

re maggiore ed un cassiere. Le attribuzioni dei ricordati organi del Comune possono cos individuarsi, con riserva d'analizzarle in seguito:

a) il sindaco (artt. 56 e 78 l . cit.) era la prima autorit del Comune ed il solo incaricato dell'amministrazione comunale , nonch il presidente del decurionato, A tali funzioni, le cui deliberazioni doveva eseguire dopo la superiore approvazione. cui il sindaco attendeva come strumento del Comune (212), cio come organo dell'ente, se ne aggiungevano altre statali, alcune amministrative, o, come oggi si dice, di ufficiale del Governo , svolte sotto la dipendenza e gli ordini immediati del sottintendente , particolarmente numerose in conseguenza d'un sistema, in cui erano relativamente pochi gli organi periferici dell'amministrazione statale con attribuzioni specializzate; ed altre giurisdizionali, come giudice del contenzioso amministrativo 21 marzo 1817: injra; 1816 attribuiva (artt. 20 e 21 l. locale

163 e 173). L'art. 57 l. 12 dicembre

inoltre al sindaco la giurisdizione

nei Comuni dove non risiedesse un giudice di pace, ma tale disposizione era venuta meno col r.d. 16 novembre 1819, che, in attuazione del principio di separazione delle funzioni giudiziarie ed amministrative, aveva stabilito i supplenti giudiziari in tutti i comuni non capoluoghi di circondario

(in/ra,

142 e 173);
b) gli eletti, normalmente in numero di due, erano col.
laboratori del sindaco, da cui dipendevano. Il primo eletto era incaricato particolarmente della polizia urbana e rurale.

(212)

DlAs, a), I, p. 212.

112

Amministrazione

civile

e beneficenza

709

esercitava il ministero pubblico nei giudizi di competenza del giudice di circondario, ed era giudice del contenzioso amministrativo per certe contravvenzioni (art. 58 l. 12 dicembre 1816; art. 19 l. 21 marzo 1817; in/ra, 163 e 173). Il secondo eletto suppliva il sindaco ed il primo eletto in assenza o impedimento e Catania, del primo (art. 59 l. 12 dicembre 1816). Nelle grandi citt gli eletti (12 in Napoli, 6 in Palermo, Messina ciascuno assistito da due aggiunti) amministravadel sindaco la sezione le funzioni o quartiere a d'ufficiale di no alla dipendenza

ciascuno confidata, v'esercitavano

stato civile, e quelle di membro di diritto nelle amministrazioni degli stabilimenti pubblici (art. 78 l. cit.). Infine (sebbene la l. cito non ne facesse cenno) era consueto, ne' Comuni ove apparisse opportuno, istituire, con decreto reale previo parere della Consulta, un aggiunto al primo eletto, per coadiuvarlo in tutte le attribuzioni della carica, meno quelle del pubblico ministero presso l'autorit giudiziaria (vedi, tra i pi recenti, i r.d. 16 giugno 1859 per Mola in Terra di Bari; 27 giugno 1859 per Atri in Abruzzo Ultra lO; 27 settembre 1859 per Moliterno in Basilicata; 2 aprile 1860 per Noja, oggi Noicattaro, in Terra di Bari); c) il decurionato era il corpo in cui risiedeva la rappresentanza del Comune, ed esercitava le funzioni deliberative stabilite dalla legge (art. 68 l. cit.), sempre sotto il controllo dell'intendente (art. 73 L cit.). I decurioni, ne'comuni di prima e seconda classe, erano 3 per ogni 1.000 abitanti, senza superare il numero di 30; ne' Comuni di 3a classe erano lO, ed anche 8 quando il ristretto numero degli eleggibili lo imponesse; un terzo almeno dei membri d'ogni decurionato doveva sapere leggere e scrivere (art. 69 e 85 l. cit.). Spettava al decurione casi d'assenza pi anziano in ordine di nomina supplire, o impedimento contemporanei del in sindaco e

710

Istituzioni del Regno d elle Due Sicilie

112

del primo e secondo eletto, i detti funzionari, tanto nelle fun-

21 novembre 1826), quanto in quelle del contenzioso (r.d. Il settembre 1825).


zioni amministrative (r.d. Manca tra gli organi sopra ricordati un collegio intermedio tra il sindaco ed il decurionato, che possa paragonarsi alla nostra Giunta municipale (artt. 137 ss. t.u. 4 febbraio 1915, n. 148). Nelle quattro grandi citt soltanto, un organo collegi ale funzionante tra una sessione e l'altra del decurionasettimanali degli eletti presso aggiunto e decurione erano di to era abbozzato nelle riunioni il sin daco (art. 79 L cit.). Gli uffici di sindaco, eletto, gratuiti; Stato (supra, e costituivano titolo per la provvista d'impieghi

101 e 109). Il sindaco era esente dal paga-

mento di diritti per la licenza di caccia (art. 136, comma 2, 1. cit.) e poteva ricevere certe indennit per l'esecuzione di determinati servizi (213). stato giuridico, vitalizia, stipenpi o Organo del Comune, ma con ben diverso poich trattava si d'un impiegato con nomina meno corrispondente

dio, e diritto a pensione, era il cancelliere-archivario,

al nostro segretario comunale (artt. 61, 132, 156, 157, 211 n. l, l.cit.), con questo in meno (cfr. artt. 300 e 301 t.u. 4 febbraio 1915, n. 148), che il cancellie-

re non verbalizzava le deliberazioni del decurionato, il quale sceglieva il segretario nel proprio seno (art. 70 l. cit.). Diversa ancora era la posizione del cassiere, il quale era incaricato privatamente

, come dice un'autore

del tem-

(213) I sindaci ricevevano un'idennit di carlini 8 giornalieri, allorch dovevansi recare in luoghi distanti dall'abitato per verbalizzare le contravvenzioni forestali previste dall'art. 173 l. 21 agosto 1826 (r. 5 ottobre 1938, su cfp, eR, in PETITTI, IV, p. 403; e, per le modalit della liquidazione, circo Min. fio nanze 11 dicembre 1852, in PETITTI, V, p. 381), che per non era dovuta se la contravvenzione erasi verificata in un bosco comunale (circ, Min. finanze, 5 ottobre 1838, in PETITTI, IV, p. 403).

112

Amministrazione

civile

e beneficenza

711 (art. cit.).

po (214), dell'introito e dell'esito delle rendite comunali 63 L cit.), per un triennio salvo conferma (art. 133 l. Questi, malgrado l'art. prestare cauzione

133 cito parli di impiego , parrebcit.), a fare anticipazioni

be piuttosto un concessionario di servizio pubblico, tenuto a (artt. 64 e 65 l. (art. 67 L cit.), e retribuito con un premio ed una indennit, proporzionali alle riscossioni (artt. 148-150 l. cit.). Nelle nomina di tutti gli organi comunali menzionati nel. l'art. 53, il principio elettivo era assente, o circondato da tante cautele e limitazioni, da renderlo praticamente illusorio.

a) I decurioni, nei Comuni di 1 a classe, ed in quelli di


2' classe che fossero sede di sottintendenza in base a terne formate dall'intendente o di tribunale, erano nominati dal re, su proposta del ministro dell'interno, per ogni piazza, ed accompagnate dalle sue osservazioni; negli altri comuni erano nominati dall'intendente su proposta del sottintendente (artt. 90, 93, 108 l. cit.). Il decurionato si rinnovava ogni anno per un quarto, anni d'ufficio re nominati uscendone i decurioni che avevano quattro cit.). (art. 106 l. cit.) (215), i quali potevano essenuovamente dopo due anni (art. 107 l.

Non potevano essere inclusi in terna o nominati i minorenni, i debitori del Comune, coloro che con esso avessero lite,

(214) COMERCI, 446. Che il cassiere non fosse propriamente un impiep. gato del comune riceve conferma anche dal non essere compreso nell'elenco (art. 157 1. 12 dicembre 1816) dei dipendenti comunali con diritto a pensione. (215) Nella prima applicazione della legge, si dispose la rinnovazione, totale o parziale, dei decuronat in carica, secondo che gli intendenti, col parere dei sottintendenti, avessero stimato pi conducente al bene dell'amministrazione (art. 105 1. cit.). Dopo il richiamo in vigore della Costituzione, il r.d. 23 luglio 1860, su proposta del ministro dell'interno Liborio Romano, dispose che gli intendenti procedessero, entro il 6 agosto dell'anno stesso, in tntti i comuni, salvo Napoli, alla rinnovazione straordinaria della met dei decurionati nonch dei sindaci e degli eletti, il che non fu altro che una vastissima operazione epurati va, nel quadro della divisata distruzione del regno (DE SIVO, a), II, p. 113).

712

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

112

coloro che non avessero reso i conti del Comune o d'altra opera comunale, ed i proprietari 1. cit.) (216);
III

domiciliati altrove (art. ascendenti

109

erano incompatibili

e discendenti

linea retta, zio e nipote, due fratelli,

e potevano chiedere

la dispensa dalla carica coloro che avessero superato il anno d'et (art. 110 1. cit.) (217).

70

b) L'art. 111 1. cito diceva che le nomine de' sindaci, eletti ed aggiunti appartenevano al decurionato, mentre gli artt. 90 e 93 riservavano rispettivamente alla approvazione del re o dell'intendente per
I

tali nomine,

negli stessi casi nel del-

previsti

decurioni.

Intendere

queste espressioni di conferimento

senso odierno,

di definitivo deliberato

l'ufficio, con efficacia subordinata

all'intervento

positivo d'un

(216) Un r. 16 dicembre 1821 dichiarava che i figli di famiglia viventi nella casa paterna (cio, come vi si spiega, i figli di proprietari quando non avessero una rendita propria) non potessero accettare cariche comunali, compresa quella di decurione, senza il consenso del padre (PETITTI, IV, p. 85). Accadeva, in conseguenza, che alcuni comuni escludessero, indistintamente, tali soggetti dalle liste degli eleggibili. Pertanto, un successivo r. 6 novembre 1849 stabil che il consenso non occorresse mai per coloro che avessero compiuto i 25 anni, anche se rimasti nella casa paterna come sovente accade nelle provincie , e fosse necessario solo per gli eleggibili a cariche di decurioni che fossero minori di tale et (supra, 31), sopperendosi cos alla difficolt di trovare, in certi comuni, un sufficiente numero d'eleggibili, tanto pi che non mancavano di quelli che si giovavano del convivere coi genitori al fine d'esi. mersene (PETITII, IV, p. 554). (217) Si riteneva tuttavia consentito il rapporto di parentela tra il sin. daco od eletto, ed uno o pi membri del decurionato, purch i detti decurioni si astenessero nelle deliberazoni (come quelle d'esame dei conti) dove potesse sorgere sospetto di parzialit (r. 2 giugno 1824, su cfp. CPGCC, in PETITTI.IV, p. 1I3; ed altro, 21 gennaio 1826, su efp, CN, ivi, p. 140). L'in. compatibilit tra zio e nipote investiva tutti i figli di fratelli e sorelle, o germani, o consanguinei, o uterini (r. 24 giugno 1826, su cfp, CN, in PETITTI, IV, p. 146). li r.d. 20 dicembre 1827, su cfp. CSi, estese il divieto di partecipa. zione, nello stesso decurionato, degli ascendenti e discendenti in linea retta, agli adottivi: tale decreto riferito all'art. 139 r.d. Il ottobre 1817, vigente allora in Sicilia, ma PETITII. I, p. 26, lo cita in nota all'art. 1I0 l. 12 dicembre 1816, il che fa ritenere che la regola fosse osservata anche di qua del Faro.

112 atto

Amministrazione

civile e beneficenza

713 sarebbe ciascuna e d'in-

di controllo

preventivo

susseguente (218),

un errore. In realt,

il decurionato proponeva per

carica una terna, senza potere compatibilit

mai scegliere i nomi nel pro-

prio seno, con l'osservanza delle cause d'ineleggibilit previste dagli artt. 109 e

no,

salva l'excusatio

che poteva essere invocata dai maggiori di 60 anni (artt. 111 e 112 1. cit.) (219). Le terne erano rimesse dal sindaco al sottintendente, e da questi con le proprie osservazioni all'inera di sua competenza, approvatendente, che, se l'affare

(218) dell'atto (219) modalit

Atto di controllo amministrativo, Con r.

che SI Inserisce

tra

la perfezione

e l'esecuzione

come condizione

sospensiva

ex lege dell'efficacia (LANstate stabilite le

DI e POTENZA,p, 250)_ l novembre 1817, previo cfp. SCC, erano per proporre 13 marzo fatta per che dovevansi seguire dal Decurionato, circo Min. Aff. proposta interni, e votare le terna terne

(PETITTI, I, p. 112); una p'. 311) ricordava proposte che una altra circo 26 luglio di persone, gare diritto. sindaco rioni

1834 (PETITTI, IV, era nulla; spesso nedal decunon ottedei citil il potevasi proposti pure, i sindaco aveva troppo

che non fosse motivi terna ma poteva Al terzo inclusi verbale scarso

1850 (ivi, p. 589) deplorava che eccepivano inclusi in votanti; se uno venivano di voti.

che si facessero cui non avere dei nomi Cos del

d'esenzione dovevano se nessuno

Gli individui ciascun

ottenuto

la met

pi uno dei voti dei decurioni l'otteneva, potevano fare proposte assoluta, numero dei

decurione

fare proposte. candidati scrutinio,

o due dei

conseguivano ottenuto tadini rinnovo

la detta maggioranza.

se nessuno

nuto la maggioranza il maggior per voti conseguiti prohlema delle

nella terna entusiasmo

coloro che avevano il numero dai grave dimostrato

TI

doveva indicare

da ciascun ternato.

Lo

l'assunzione

munera civica rendeva


eccepite nomina. il 60 anno di generi

particolarmente ed accolte,

excusationes, che, quando


per una nuova ugualmente prima della

imponevano

della procedura, permanere mansione

Il r. 9 agosto durante

1831, su cfp. d'esereserMin. de' da del triennio. purch (circ.

CN (ivi, p. 259), stabil che chi compisse cizio dovesse L'esenzione citassero lotti loro Aff. interni, tale era stata concessa ai venditori

il periodo

in ufficio, nomina

fino alla scadenza di privativa, municipale mansioni dalle 2 all'ufficio

9 maggio 1827, ivi, p. 170 e r.d, 19 luglio 1830) ed ai postier 1832, ivi, p. 281), semprecch (r. 11 marzo le dette fossero direttamente littorali 1837, previo cfp. CN,

(r. 27 giugno esercitate

ivi, p. 373). di sin1846,

Gli artiglieri ivi, p. 516).

(supra, 77 e 79) erano esenti

cariche settembre

daco ed eletto ma non di decurione

(circ. Min. Aff. interni,

714

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

112

va uno dei nominati dei proposti); altrimenti

(propriamente, nominava uno faceva proseguire la terna, con le il quale prendenominati (art.

proprie osservazioni, al Ministro dell'interno, va i sovrani ordini per approvarsi uno de'

113 1. cit.), Poteva inoltre l'intendente


soggetti idonei;

respingere una prima

ed una seconda volta al decurionato le terne ove non trovasse ed in questo secondo caso, previo motivato ed autorizzazione del Mipoteva nominare un sindaco fuori terna, al sovrano, ed in tal caso la avviso del Consiglio d'intendenza, nistro dell'interno, o formare una terna da proporre un decurione

scelta, sempre limitata agli eleggibili, poteva cadere anche su (art. 114 L cit.) (220). Le predette cariche erano triennali, e, di regola, non potevano essere riassunte dal medesimo individuo se non dopo un triennio ; poteva per avere luogo la conferma il voto decurionale, per un triennio (221) concorrendo dell'ufficio, e l'ap(art. 131 1. cit.). in terna dal decuil consenso del titolare

provazione regia o intendentizia minati

c) Il cancelliere archivario, ed il cassiere, erano no(nello stesso senso sopraddetto) rionato, sulla lista degli eleggibili, ivi compresi i decurioni in carica, che per, se nominati, ed il decurionato poteva dovean cessare da tale ufficio; sortire dalla lista sol quando man-

cassero nel Comune soggetti idonei. Erano approvati di regola dall'intendente, e dal re per i comuni di Napoli, Palermo, Messina e Catania. Era facolt dell'intendente respingere al

(220) Se l'individuo nominato c:fuori terna s veniva esentato per un'eco cezione prodotta dopo la comunicazione della nomina, anche quella dell'indi. viduo che lo rimpiazzava era fatta fuori terna , e non doveva si chiedere dall'intendente una nuova terna al decurionato (r. 13 ottobre 1832, su cfp. CN, in PETITTI, IV, p. 290). (221) n r. 22 giugno 1822 aveva precisato che il divieto di conferma prfma d'un trascorso triennio riguardava la sola carica esercitata in precedenza. e non le altre (PETITTI, IV, p. 96).

112

Amministrazione

civile e beneficenza

115

decurionato una terna dove non trovasse plausibile la prima (art. 115 1. cit.). Nei rapporti tra cancelliere, cassiere e

112, e per il cancelliere e cassiere era consentita l'excusatio a 60 anni (artt. 116 1. cit.). La carica di cancelliere, come si detto, era vitalizia; quella di cassiere triennale (artt. 132 e 133 L cit.) (222).
sindaco valevano le incompatibilit previste dall'art. L'esercizio di tutte le cariche comunali periodiche cominciava il primo e terminava l'ultimo giorno dell'anno i rimpiazzi in corso d'anno terminavano all'epoca in cui be cessato l'esercizio della persona civile; sareb-

surrogata (art. 118 1. cit.)

Il decurionato si riuniva di diritto la prima domenica d'agosto, per provvedere alla rinnovazione delle cariche periodiche: le terne erano affisse per otto giorni alla porta della casa comunale e nella cancelleria, e quindi rimesse dal sindaco all'intendente per mezzo del sottintendente. (art. 119 1. cit.). Ciascun cittadino poteva reclamare entro il 15 settembre, nel mese d'ottobre i
essere eletti tra i decurioni, 27 gennaio prevista 1832,

pronnon 1830,

ducendo il ricorso al sottintendente;


(222) risultando delle celliere l'art. I cancellieri tale divieto e cassieri dall'art. potevano

111 l. cit., ma non fuori

era consentito del cassiere

il cumulo e del can-

cariche

(r. 24 maggio di due stata

1817 e circo Min. Aff. interni, terna terne irregolari, legittima

in PETITTI, IV, pp. 25 e 227). La nomina dopo il rifiuto cit., era 115 l. ritenuta

non espressamente

dalsu

con due r. 13 febbraio nel primo

cfp, CN (ivi, pp. 269 e 271), dichiarati


ma per la nomina l'intendente, decurionato siere e quella caso eccezionale comunale, tevano proprio del cassiere il parere sentito

applica bili in ambo le parti d'intendenza, nuova terna. potesse

del regno; che il del obbligare

erasi ritenuto, del Consiglio d'una

de' cennati rescritti, le funzioni causa

a scegliere di primo

uno o due decurioni formazione

che esercitassero per

cassiere fino alla

legittima

Tra la carica salvo per (Crc.

di caso qualche cassiere non po-

eletto non era vi incompatibilit necessit

di parentela

(r. 9 e 25 novembre

1853, in PETlTII, V, p. 554). Era vietato, della Commessione di cassiere di beneficenza fossero

di riconosciuta

, il cumulo delle cariche di


viventi nella casa paterna

e di cassiere l'ufficio

Min. Interno, o dal

15 marzo 1854, ivi, p. 586). J figli di famiglia esercitare genitore, o da altra opulenta persona

se non quando

e guarentit
1822,

(r. 27 marzo

in PETITTI,

IV, p. 89).

716

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

112

corsi erano esaminati dall'intendente, col parere del Consiglio d'intendenza, e trasmessi al ministro dell'interno, che decideva definitivamente vi eletti entravano (artt. 120 e 121

L cit.). Le nomine

erano pubblicate nel Comune entro il 15 dicembre, ed i nuoin carica il I" gennaio, anche se non erasi ancora provveduto sulle loro eventuali domande d'esenzione (art. 122). Per i rimpiazzi in corso d'anno, l'affissione della terna era ridotta a tre giorni, ed il termine per reclamare ad otto giorni (art. 123 L cit.) (223). Dobbiamo infine qui ricordare alcune norme generali, che stabilivano i doveri, la disciplina e le responsabilit degli amministratori,cancellieri e cassieri comunali. a) I sindaci, eletti, aggiunti, cancellieri e cassieri avevano l'obbligo della residenza, e non potevano senza l'autorizzazione ne del ministro (art. dell'intendente, allontanarsene che poteva accordare

congedi fino ad un mese: altrimenti, occorreva l'autorizzazio96 L cit.). Il permesso dell'intendente occorreva pure per cambiare domicilio durante il periodo di esercizio della carica (224).

b) I sindaci, eletti, decurioni, cancellieri e cassieri potevano essere sospesi fino ad un mese, dall'intendente che doveva riferirne al ministro, e destituiti da re, su proposta del

(223) Secondo il reg. lO maggio 1826, delle nomine riservate al re su proposta del ministro dell'interno si facevano in Consiglio di Stato, previa deliberazione del Consiglio de' ministri, quella del sindaco di Napoli e del pretore di Palermo, e col solo parere del ministro degli affari interni quella degli eletti e senatori di Napoli e Palermo; venivano nominati dal re in conferenza i sindaci, eletti ed aggiunti di Messina e Catania, gli aggiunti di Napoli e Palermo, i sindaci de' capoluoghi di provincia, ed i decurioni di Napoli, Palermo, Messina e Catania; negli altri casi il ministro aveva facolt di provvedere nel real nome (supra, 27 e 28). In Sicilia (r.d, 20 febbraio 1817 ed 11 ottobre 1817) il luogotenente nominava i decurioni dei comuni con meno di 6.000 abitanti, che non fossero capiluoghi di distretto. (224) R. 2 novembre 1825, su efp, CN, in PETlTTl,IV, p. 135.

112

Amministrazione

civile e beneficenza

717

ministro dell'interno, previ rapporti motivati dell'intendente da cui doveva si prima l'imputato essere sentito nei suoi discarichi (art. 94 1. cit.). I sindaci, eletti, aggiunti per essere sospesi se non d'ordine regio (art. 87 1. e decit.). curioni di Napoli, Palermo, Messina e Catania non potevano c) I sindaci, eletti, aggiunti, decurioni, cancellieri e cassieri che mancassero all'esercizio della loro carica, o l'abbandonassero senza permesso (225), o si rendessero morosi ed alla resa de' conti, erano responsabili di qualunque danno interesse potesse soffrire il Comune per loro colpa

(in/ra,

184). Essi potevano essere chiamati in residenza dall'intendente, e ricevervi una seria ammonizione in Consiglio d'intendenza; e potevano inoltre essere sottomessi dal Consiglio stesso ad una multa, che secondo l'art. 137, comma l, 1. cit., era da 6 a 20 ducati, da raddoppiare in caso di recidiva. Ma l'esperienza dimostr che la tenuit delle multe sovente non raggiunge (va) lo scopo di superare la riluttanza zione delle cariche comunali all'accetta-

e perci, con r.d. 6 marzo e degli

1854, veduto il parere della Consulta de' reali domini di


qua del Faro, e su proposta de' ministri dell'interno suddette cariche, ricusavansi zioni legali per esimersene, affari di Sicilia, le multe a carico di coloro che, nominati alle d'esercitarle senza avere ecceerano elevate sino a d. 200, comunali erano altret-

a prudente arbitrio degli intendenti. evidente che gli amministratori tanto riluttanti ed assenteisti, quanto i consiglieri provinciali e distrettuali. Ma non parrebbe trattarsi di rifiuti e sotterfugi

(225) Per la rinnovazione delle cariche comunali, minuziose disposizioni, intese a prevenire periodi di vacanza degli uffici, furono impartite con circo Min. Aff. interni, 22 febbraio 1845, e con r. 22 gennaio 1853 (PETITII, IV, p. 487, e V, p. 406).

718

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

113

da attribuire a politica ostilit verso il Governo. Vero piuttosto che gli amministratori comunali andavano soggetti a non indifferenti responsabilit patrimoniali (in/m, 116): i sindaci e decurioni rispondevano, per esempio, solidarmente in proprio delle somme distratte dagli esattori, e delle quote divenute inesigibili per colpa degli stessi (art. 11 r.d. 19 dicembre 1811), nonch della fedelt e solvibilit del cassiere (art. 64 l. cit.). E, con mentalit che fu a lungo tipica del galantuomo meridionale, i benestanti non erano disposti a sottrarre tempo ai propri interessi di famiglia , e, meno ancora, ad esporli a detrimento, per rivolgersi all'interesse generale; anche se ben guardavansi dal rinunciare alla pretesa che dei loro interessi assumesse comunque debita cura il Governo. I proventi delle multe dovevano essere destinati ad uno stabilimento di beneficenza, ogni volta designato nella decisione (art. 137, comma 3, l. cit.). Contro i contabili morosi, il Consiglio, dopo l'applicazione della prima multa, poteva spedire coazione personale (art. 137, comma 2: in/m, 125). 113. Il sindaco e gli eletti. - Il sindaco (supra, 112) era la prima autorit del Comune... il solo incaricato dell'amministrazione comunale, assistito dal consiglio degli eletti e del decurionato, e sotto la dipendenza e gli ordini immediati del sottintendente , col quale corrispondeva. L'art. 56 l. 12 dicembre 1816 faceva seguire a tale definizione un elenco d'attribuzioni amministrative, in cui per non sono sistematicamente distinte quelle che il sindaco esercitava come capo dell'amministrazione comunale da quelle d'ufficiale di governo (questa espressione, del resto, non si trova nella legislazione del regno). Inoltre, di questo secondo gruppo d'at-

113

Amministrazione

civile

e beneficenza

719 comple-

tribuzioni l 'art. 56 cito non contiene un'enumerazione ta, ed altre risultano da numerose leggi speciali. Attribuzioni

nelle quali convergono le due qualit del

sindaco possono considerarsi quella d'eseguire e fare eseguire nel Comune le leggi, i decreti, i regolamenti, e gli ordini comunicati dal sottintendente (art. 56, comma 3). A lui venivano spediti la collezione delle leggi ed il giornale dell'intendenza, perch fossero tutti i cittadini a notizia delle disposizioni riguardanti l'amministrazione generale del regno (226). Il che menzionate nell'art. 56, comcol suo parere al sottintendenva pur detto delle attribuzioni ma 5 ( il sindaco riferisce

te su tutto ci che interessa il bene de' particolari cittadini del comune e de' pubblici stabilimenti che vi esistono, a qual effetto egli membro nato delle commessioni ed amministrazioni di tali stabilimenti

), essendo evidente che tali


del-

interessi potevano eccedere la competenza amministrativa l'autorit locale. Il sindaco, quale capo dell'amministrazione va le seguenti attribuzioni:

comunale, avecomunali, a

a) disponeva da ordinatore

delle rendite

norma dello stato discusso, ed era in conseguenza responsabile dell'amministrazione di cui doveva rendere ogni anno un conto morale, come determinato dagli artt. 262 ss, 1. cito (art. 56, comma 2: per il conto morale del sindaco,

injra; 183);

b) presiedeva il decurionato,

ed era il solo incaricato (art. 56, comma 8):

di fare eseguire le deliberazioni del medesimo, dopo che avessero ottenuto la superiore approvazione in caso d'assenza od impedimento del sindaco, la presidenza

era assunta da un eletto, e mancando anche questi, dal decurione anziano, il quale presiedeva sempre quando trattava si
(226}
8.
LANDI -

DIAS,

a), I, p. 207.

lI.

720 d'esaminare

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

113

il conto morale del sindaco (art. 56, comma 9;

r.d. 21 novembre 1826). Pi numerose e complesse erano, come or si accennato, le attribuzioni del sindaco quale autorit governativa locale: o militare

a) Il sindaco disponeva della forza interna

esistente nel Comune, e poteva richiederla, nel modo stabilito dagli artt. 11 e 12 L cito (supm, 106), sempre per sotto gli ordini del sottintendente, cui doveva domandare subito le necessarie autorizzazioni, movimenti, o dare subito conto de' (art. 56, comma pubsecondo le diverse circostanze

4). In aggiunta a dette disposizioni, concernenti l'ordine blico, il sindaco, con la collaborazione e 59) e del decurionato (art. 279)

degli eletti (artt. 58 regolamenti locali di poli-

esercitava le funzioni di

polizia urbana e rurale in conformit dei zia ordinaria

(artt. 277 ss. L cit.; injra, 127). Egli era autorit 22 gennaio 1817: vedi anche supra,

, cio di prevenzione de' reati (art. 3 istr.

33) alla dipendenza

degli intendenti, de' sottintendenti e de' giudici di circondario (artt. 15, 18 e 19 r.d. 16 giugno 1824), in tutti i comuni che non fossero capoluogo di circondario, e non fossero sede d'un ispettore di polizia (art. 20 r.d. cit.). Disposizioni analoghe vigevano in Sicilia (227). E poich ben noto quanto fosse minuziosa la normativa concernente la polizia del regno, ovvio che il sindaco sembri onerato, soprattutto, del genere: di compiti (reg. citando un po' a. caso, basta ricordare le attribusupra, 33); la vi-

zioni in materia di carte di sicurezza e di passaporti 30 novembre 1821, e 12 febbraio 1836:

gilanza sui figli delle concubine (228); quella sui fabbrica tori

(227) Per le attribuzioni di polizia del sindaco, vedi la minuziosa trattazione di DIAs, a), I, pp. 208-209 e 328-329_ (228) La circo Comm. gen. di polizia (sltpra, 61), 12 gennaio 1822, disponeva che tale vigilanza (intesa a prevenire casi d'aborto volontario, in-

lH

Amministrazione

civile e beneficenza

721

e artefici d'armi (229); i compiti attinenti alla sepoltura profana de' suicidi o pubblici impenitenti cui era negata la sepoltura ecclesiastica (supra, 34). Il sindaco autorizzava gli spettacoli pubblici (230); verificava le caratteristiche dei mortaretti usati nelle feste o solennit religiose (231), etc. b) Il sindaco era uffiziale dello stato civile del Comune (art. 56, comma 6) (232). Le disposizioni sugli atti dello stato civile erano contenute negli artt. 36-106 Il.ce., e le relative funzioni erano esercitate sotto la vigilanza dell'autorit giudiziaria, cio del presidente e del regio procuratore del tribunale civile, e del giudice di circondario. In particolare, i doveri degli ufficiali di stato civile erano stabiliti dal r.d. 29

fanti cidio, o abbandono di prole) dovesse esercitarsi sui figli delle prostitute e delle concubine (per le quali ultime, il sindaco doveva prendere nota anche del padre presunto s}; ma un'altra circo 16 marzo 1822 sospese l'esecuzione della prima, e dispose che, solo per le concubine, i sindaci dovessero avvio sare l'intendente o sottintendente della manifestata gravidanza (PETITTI, III, pp. 239 e 240). (229) La circo Comm. gen. polizia, 31 gennaio 1822 (in PETITTl,III, p. 240) affidava ai sindaci la formazione del registro dei fabbricanti d'anni, ed il rilascio delle relative licenze. (230) Nelle piazze d'armi, il permesso era esecutivo solo col visto del governatore o comandante (circ. Min. polizia gen., 14 novembre 1843, in PE. TlTTI,III, p. 279). (231) Circ. Min. Interno, 13 luglio 18S0, in PETlTTl,III, p. 281. (232) In San Leucio (comune di Caserta), le funzioni d'ufficiale di stato civile erano esercitate dal e senore s pi anziano in ordine di nomina (r.d, lO aprile 1820: si tratta della colonia di San Leucio, fondata da Ferdinando IV nel 1789, in cui si conservava l'autorit locale dei quattro seniori, eletti ogni anno dai capi-famiglia). Nel perimetro delle saline di Barletta, dove vigeva un regime particolarmente rigoroso (per esigenze fiscali), le funzioni di sindaco erano esercitate dal direttore, che designava un incaricato dello stato civile (r.d. I" settembre 1828). Nelle isole Eolie, le funzioni di stato civile erano esercitate dai cappellani o curati di ciascuna popolazione, sotto la direzione dell'ufficiale di stato civile del comune di Lipari (r.d, 11 agosto 182S). Nella colonia militare di Mongiana (supra, Introduzione, nota 17) era ufficiale di stato civile l'ufficiale di dettaglio della S" direzione d'artiglieria (r.d, 6 dicembre 18S2). Per lo stato civile della famiglia reale, supra, 63.

722

Istituzioni del Regno d elle Due Sicilie

113

ottobre 1808, e da altri provvedimenti, alcuni dei quali, rimasti sempre in vigore, risalivano al tempo dell'occupazione militare (233). c) Il sindaco facea funzioni di commessario di guerra (supra, 62), quante volte nel comune non risiedesse un agente dell'amministrazione militare (art. 56, comma 7). Trattavasi dei servizi degli alloggi, casermaggio e forniture, de' quali i sindaci si occupavano alle dipendenze del commessario titolare competente (234). Altre norme, di diverse leggi, attribuivano ai sindaci compiti di varia natura (235), dei quali alcuni ricordiamo adesso. a) Il sindaco esercitava diverse funzioni, per lo pi di certificazione, cio come strumento d'informazione e di verifica , in casi previsti dalle leggi civili e di procedura civile, e dalle leggi d'eccezione per gli affari di commercio (236): pubblicazioni matrimoniali, verbalizzazione delle promesse di matrimonio, trascrizione degli atti di matrimonio canonico (artt. 67-80 ll.cc.) 237); assistenza all'apertura forzosa di porte
(233) Una circo Luog. gen., 29 settembre 1851 (PETITTI,V, p. 194), diretta agli intendenti, segnala gravissime trascuratezze e disordini dei siculi uffiziali dello stato civile (ritardi nelle trascrizioni; omissione delle pubblicazioni matrimoniali; superficialit nel rilascio delle licenze di sepoltura, rese una formalit de' becchini ed una mera finzione s), il che esponeva a gravi pericoli la sicurezza delle famiglie e l'amministrazione della giustizia penale s, donde la minaccia di provvedimenti rigorosissimi a carico di coloro che ulteriormente incorressero in tali mancanze.. (234) Cire. Min. Aff_ interni, 11 luglio 1829, in PETITTI,IV, p. 219. (235) DIAs, a), I, pp. 206 ss. (236) Si ricordi quanto sviluppo trova in ROMAGNOSI, pp. 21 ss., il b), sistema probatorio , o diritto probatorio , definito (p. 22) il complesso sistematico delle forme e delle regole che osservarsi debbono per accertare la verit di fatto nell'esercizio dell'amministrazione pubblica e della giustizia s-, Questa trattazione ampiamente ripresa, e quasi plagiata, da COMERel, pp_ 286 ss. (237) Nel sistema del codice (artt, 67-81 lI.cc.) spettava al sindaco provvedere alla notificazione del futuro matrimonio (pubblicazione), prendere nota

113

Amministrazione

civile

e beneficenza

723

per procedere al pignoramento di mobili, e firma del verbale dell'usciere procedente (art. 677 Il.p.c.); vidimazione dei libri di commercio (art. 18 ll.comm.), e del libro di bordo (art. 211 ll.comm.); firma, insieme all'usciere, del processo verbale in cui il fallito dichiarava di cedere i beni ai creditori (art. 565 Il.comm.); etc. b) Il sindaco esercitava numerose attribuzioni teria di contribuzioni dirette in ma-

(supra, 50). Tra l'altro, promoveva le rettifiche generali del catasto (art. 18 r.d. lO giugno 1817), intervenendo (senza voto) alle relative operazio62 r.d. ni (art. 23 r.d. cit.); accertava i danni cagionati da disastri naturali ai fini dello sgravio d'imposta (artt. 57, 58, urbani (art. 67 r.d. cit.); autorizzava l'esattore cit.); accertava ai medesimi fini la non locazione d'immobili a coltivare di ossia in danno del contribuente propriet al fine delle moroso il fondo incolto o abban-

donato (art. 74 r.d. cit.); certificava veri i trasferimenti mutazioni o divisioni di quote, volture catastali le dichiarazioni costruzione, tributaria (artt. 127

ss. r.d. cit.). In Sicilia riceveva di case o fabbriche di nuova ai fini dell'esenzione 19 e 20 r.d. 8 agosto 1833), di fondi tassati (art. 15 ampliate,

dei proprietari (artt.

o nuovamente

quindicennale

rilasciava i certificati d'inesistenza

r.d. cit.), e rilasciava, insieme al parroco del quartiere, i cer-

delle eventuali opposizioni, e, quando non ve ne fossero, acqursire ulterormente gli atti di nascita degli sposi, e gli atti autentici di consenso paterno ove necessari; dopo di che, gli sposi, in presenza dell'ufficiale di stato civile, promettevano solennemente di celebrare il matrimonio avanti la Chiesa, secondo le forme prescritte dal Concilio di Trento; l'atto in cui la promessa era verbalizzata veniva consegnato agli sposi in due copie, che gli stessi dovevano presentare al parroco. Celebrato il matrimonio, questi restituiva una copia all'ufficiale di stato civile, certificandovi in calce gli estremi della celebrazione. Ai parroci era vietato celebrare il matrimonio senza l'esibizione dell'atto di promessa solenne, in mancanza del quale, comunque, il matrimonio ecclesastico non aveva effetti civili.

724

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

113

tificati di povert dei contribuenti (art. 43 r.d. cit.), esercitando inoltre funzioni analoghe a quelle attribuite nelle stesse materie ai sindaci dei Comuni di qua del Faro; interveniva senza voto nelle operazioni di rettifica del catasto fondiario di Sicilia disposte col r.d. 17 dicembre 1838; etc. Il sindaco rimetteva all'esattore i ruoli resi esecutori dall'intendente (art. 7 r.d. 26 novembre 1807); vidimava le intimazioni spedite dall'esattore ai contribuenti morosi (art. 7 r.d. 3 luglio 1809); vigilava sugli esattori e percettori, riceveva i reclami per abusi de' medesimi, e li istruiva ai fini delle decisioni dell'intendente o sottintendente (artt. 44 ss. r.d. cit.); autorizzava, ne' Comuni di l del Faro, le vendite di beni mobili pignorati per debito d'imposta (artt. lO ss. reg. 20 dicembre 1826); etc. Spettava inoltre al sindaco bollare i prodotti delle manifatture interne (r.d. 30 luglio 1826); custodire una delle chiavi de' depositi di generi di privativa (r.d. 23 maggio 1823); segnalare all'ispettore del demanio le eredit devolute allo Stato ai sensi dell'art. 684 ll .cc. (r.d. 18 ottobre 1819). 'c) Nelle materie attinenti la sanit pubblica (supra, 60) e le professioni sanitarie (supra, 48), il sindaco doveva vigilare per l'osservanza del regolamento di servizio sanitario interno (artt. 22 ss. reg. I" gennaio 1820); assisteva il vice protomedico e lo speziale verificatore nell'ispezione annuale, e firmava il registro degli esercenti dell'arte salutare (reg. protoniedico gen., 3 giugno 1823, tit. III e IV; artt. 37 e ss. reg. annesso al r.d. 24 aprile 1850); era membro della Commessioneprotomedicale comunale (art. 57 reg. cit.); era presidente della Giunta vaccinica comunale (art. 94 r.d. Il settembre 1838), e responsabile della vaccinazione (artt. 101 ss. r.d.cit.). Era responsabile, altres, della chiusura delle

113

--------------------

Amministrazione

civile e beneficenza

725
(art. 5 1.

sepolture preesistenti

in luogo diverso dai cimiteri

Il marzo 1817: infra; 123).

d) Il sindaco (supra, 64) predisponeva lo stato dei terreni da rinsaldare e rimboschire (artt. 22-25 1. 21 agosto 1826); autorizzava l'abbruciamento delle stoppie (artt. 8183 1. cit.}; provvedeva allo spegnimento degli incendi dei boschi, riunendo gli abitanti al suono delle campane (artt. 8488 1. cit.); era responsabile in proprio, assieme agli eletti, delle ammende per contravvenzioni dishoscamento quando sequestro dei seminati ai divieti di dissodamento dei rei e omettesse la denunzia (art. 96 1. cit.). ed il

e) Il sindaco (supra, 91) soprintendeva alla formazione delle liste di leva, alla decisione dei reclami, al sorteggio delle reclute, al loro avviamento al deposito del capoluogo di provincia (artt.

31-56 r.d. 19 marzo 1834); doveva assicu-

rarsi che fosse pagato al sostituente il compenso dovuto dal sostituito per il cambio di numero di sorteggio (art. 64 r.d. cit., e r. 29 dicembre 1849 e 23 novembre 1850); presiedeva, nei comuni marittimi, la Commessone marittima incaricata dell'ascrizione marittima, teneva la matricola degli uomi(artt. ni di mare, e provvedeva alle operazioni della leva di mare, fino all'avviamento delle reclute al Consiglio di recezione

15-16 r.d. 20 gennaio 1840; ed artt. 22-48 dell'annesso regolamento: supra, 94 e 95).

I)

Esercitava

le funzioni

d'autorit

locale di marina,

in luogo degli aboliti sindaci marittimi, nei comuni dove non trovava si il capitano di porto o altro agente titolare (1. 25 febbraio 1826, e 19 giugno 1826; r. 18 giugno 1831) (238). g) Era vice-presidente del Consiglio edilizio nelle citt

(238)

PETITTI,

I1I, p. 398.

726

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie e di sottintendenza, e presidente

114 del me-

sedi d'intendenza

desimo nelle altre dove il Consiglio era istituito

(in/m, 127).

Questa enumerazione, certamente non completa, tuttavia sufficiente a dimostrare quanto il coscienzioso esercizio dell'ufficio di sindaco fosse assorbente ed oneroso, anche se la mole degli affari amministrativi era tanto pi tenue che oggi. da aggiungere a quanto Degli eletti, nulla d'importante

si gi detto supro; 112: i primi eletti, tuttavia, come si visto, non erano semplici organi vicari avendo attribuzioni proprie, tanto giurisdizionali. Il r.d. 4 dicembre 1839

, o secondari
quanto

amministrative,

(supra, 80) aveva

inoltre confidato al primo eletto il compito di tenere il ruolo degli uomini appartenenti alla riserva del reale esercito (art. 2), di prendere nota di quelli che in congedo provvisorio giungevano nel Comune (art. 5), di comunicare mandanti mutazione per tenerne conto nella matricola (art. 11). Tenuto (art. aicodelle provincie i matrimoni, le morti, ed ogni altra

lO), di pasdel

sare in rivista gli uomini di riserva chiamati per esercitazioni conto, per, dei gi gravosi impegni primo eletto, S.M., con r. 17 marzo 1844, si degn trasferire tali compiti, nonch quello di ricevere le dichiarazioni dei congedati che recavansi temporaneamente per lavoro nello Stato pontificio, al secondo eletto, surrogato in caso di impedimento dal decurione pi anziano, ed ove questi non fosse idoneo, da altro designato dall'intendente (239).

114. Il cancelliere archioario e i dipendenti del comuL'impiego di cancelliere archivario esisteva gi, per consuetudine, presso le universit (240). Egli era incaricato, sotto la dipendenza e gli ordini immediati del sindaco, dell'uf(239) PETITTI, 111, p. 136. (240) Rocco, I, p. 154.

ne. -

114

Amministrazione

civile e beneficenza

727

fzio e dell'archivio comunale, di cui era responsabile; formava tutti gli atti, i registri e la corrispondenza zio dell'amministrazione; ch'esigeva il servilegalizzava col visto del sindaco tut-

te le copie degli atti che si estraevano dall 'archivio comunale, apponendovi il suggello di cui era custode, ed accompagnava con la sua firma tutti gli atti che si pubblicavano dal sindaco (art. 61 1. 12 dicembre 1816). Il cancelliere era retribuito dal Comune (art. 221, n. l, 1. cit.), nella misura (art. 146 1. cit.) di d. 20 per ogni 1.000 abitanti, entro un minimo di d. 24, ed un massimo di d. 200 annui. Ma col r.d. 11 gennaio 1831 prescrivente una generale economia delle spese a carico de' comuni di qua del Faro per invertirla nella diminuzione de' pi gravosi dazi comunali , e col reg. 19 gennaio 1831, il compenso fu ridotto, per un quinquennio Quando poi, con reg. 9 aprile 1838, rigore, non si torn al pristino, dal I" gennaio 120. 1831, a d. 15 per 1.000 abitanti, fino al massimo di d.

si attenu alquanto il

ma si autorizzarono i Comu-

ni ad accordare gratificazioni straordinarie onde provveder cos ad un pi onesto sostentamento di questa classe, e toglierle ogni pretesto ad abusar della carica o a mostrarsi indolenti

Queste disposizioni, con r. 9 aprile 1838, e circo Min. Aff. interni, 26 maggio 1838, furono chiarite, e dichiarate applicabili anche in Sicilia (241); e poi, con r. 3 ottobre 1840 (242), rese permanenti, in deroga al tit. VIII

1. cito (243). Spettava-

(241) PETITII. I, p. 162. (242) PETITII, I, p. 190. (243) Le gratificazioni furono (r. 30 settembre 1848, e circo Min. Interno, 16 marzo 1853, in PETITTI, V, p. 429) sottoposte alla ritenute 2,50% per renderle pensionabili; e ne fu disposto il pagamento a rate mensili, con che, peraltro, i decurionati trasmettessero ogni tre mesi all'intendente una deliberazione in cui dovevano fare la censura s , cio il rapporto informativo, degli impiegati del Comune, per potere provvedere in via disciplinare, fino al rimo piazzo dove si scorger o svogliatezza nel travaglio, o altra pecca nel loro servizio . Senonch la c censura cadde in desuetudine, e si rese necessario

728

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

114

no inoltre al cancelliere i

diritti , nelle misure stabilite da


e certificati cata-

varie disposizioni, per il rilascio d'estratti

stali, di stato civile, e per gli atti del giudice conciliatore (244). Il cancelliere, pur dipendente dal sindaco, aveva nei suoi confronti una 'certa garanzia, perch poteva essere sospeso, fino ad un mese, dall'intendente soltanto, e destituito soltanto con decreto reale, su proposta del Ministro dell'interno, previo rapporto motivato dell'intendente (art. 94 1. cit.), dimodocch il sindaco non aveva nessuna possibilit direttamente d'applicare sanzioni disciplinari al cancelliere. I cancellieri

avevano diritto a pensione, a carico del Comune, secondo il r.d. 3 maggio 1816 ne' domini di qua del Faro ed il r.d. 25 gennaio 1823 in Sicilia, purch avessero rilasciato a favore del Comune la ritenuta 2.50%; e la liquidazione era deliberata dal Decurionato, discussa in Consiglio d'intendenza, ed approvata definitivamente dal Ministro dell'interno (artt.

154,

156, 157, 158,1. cit.).


Diverse attribuzioni no da altre norme. Il cancelliere comunale fungeva da cancelliere del giudice conciliatore del cancelliere archivario risultava-

(in/ra,

143). Se il cancelliere comunale non


l'intendente poteva destinare un

era in grado d'attendervi,

sostituto tra gli impiegati comunali, ed in mancanza tra


estranei, senza alcun soldo a carico del Comune, dovendo contentarsi de' soli diritti di cancelleria (245). Il cancelliere sostituto suppliva di diritto il cancelliere archivario (r.d. in tutte le sue funzioni

6 ottobre 1851), ed ove nel Comune

un richiamo a rigorosa osservanza (r. 22 settembre 1856, in PETITII, VI, p. 638). (244) DIAs, a), I, p. 222. (245) Circo Min. Aff. interni, 19 giugno 1819 e 7 maggio 1825, in PETITTI, IV, pp. 63 e 129.

114

Amministrazione

civile e beneficenza

729
del

non vi fosse un cancelliere sostituto, tutte le attribuzioni cancelliere archivario erano supplite di cancelleria (r.d. 16 dicembre Sicilia, r.d. 25 luglio 1854).

dal primo impiegato

1852, e, per i Comuni della a richiesta dei con-

I cancellieri comunali rilasciavano,


tribuenti, gli estratti catastali,

con la certficazione che i me-

desimi non possedevano altri beni nel Comune, oltre quelli risultanti dall'estratto (art. 44 r.d. lO giugno 1817; art. 28 r.d. 8 agosto 1833 sul contenzioso delle contribuzioni dirette in Sicilia), ed erano responsabili della custodia dei registri catastali conservati negli archivi del Comune (246).

I can-

cellieri assistevano inoltre i sindaci nell'esercizio delle funzioni relative alla riscossione della contribuzione fondiaria (art. 20 r.d. 3 luglio 1809; art. 8 reg. Min. finanze 25 febbraio 1810). La presenza del cancelliere del decurionato e de' parroci, era prescritta nell'adunanza

dove si formavano le liste della

leva di terra (artt. 34 ss. r.d. 19 marzo 1834) e dell'ascrizione marittima (artt. 25 ss, reg. 20 gennaio 1840), spettando a lui controllare le liste dei giovani in et di leva, col raffronto dei registri comunali e parrocchiali

(supra, 91 e 95).
per l'ese-

I cancellieri erano personalmente responsabili della trasmissione al direttore provinciale del registro e bollo, cuzione, degli estratti delle sentenze di condanna pronunciate dai sindaci in virt delle Il. 21 e 25 marzo 1817 (r.d. 18 agosto 1831).
(246} Con circo 18 settembre 1841, il Ministro delle finanze diffidava i cancellieri comunali a non prestarsi all'abuso dei controlori, d'asportare dall'archivio, per lavorar vi in casa propria, i registri catastali, e minacciava la sospensione dell'impiego ai controlori che vi insistessero (PETITTI, II, p. 96}. Provvedimenti disciplinari, e se del caso denunzie penali, erano minacciati, di l del Faro, ai cancellieri che rilasciavno certificati catastali incompleti (circ, Luog. gen., 17 giugno 1854, in PETITTI,V, p. 610).

730

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Il cancelliere doveva provvedere

114

alla spedizione ed alla


VI

distribuzione della corrispondenza fosse ufficio postale (supra, 58).

nei comuni dove non l'incompatibi-

Con r.d. 12 settembre 1853, fu dichiarata di notaio.

lit della carica di cancelliere archivario comunale con quella Oltre al cancelliere archivario, potevano essere addetti all'ufficio comunale uno o pi uffiziali cio impiegati subordinati al medesimo, secondo il bisogno. Il loro stabilimento doveva essere autorizzato dal ministro dell'interno, sta dell'intendente, previo parere motivato su propodel decurionato econo-

(art. 62 L 12 dicembre 1816), e nello stesso modo si stabilivano, nello stato discusso del Comune, i trattamenti cancelleria mici dei detti impiegati, i salari dei servienti, e le spese della (art. 147 L cit.). Il personale comunale comprendeva, inoltre, medici e cerusiei per l'assistenza gratuita a' poveri (non pi d'uno salvo speciali circostanze), con possibilit di cumulare in una sola persona arnho le funzioni (artt. 220-223 L cit.); maestri di scuola e maestre delle fanciulle (art. 226 L cit.); il regolatore dell'orologio pubblico, e i guardiani urbani, rurali e forestali ricevitrice de' proietti (art. 227, e 283 ss. L cit.): la 30 aprile (art. 5 reg. Min. interno

1810) detta in Sicilia ruotara (artt. 6 ss. istr. 19 settembre 1816). Su questa gente, gi con trattamenti stabiliti dalla legge citata in misura minima e massima ben modesta, si abbatt nel 1831 la ricordata raffica di finanziera austerit;
a

con

questo in pi, che si raccomandava, nei comuni di 2

e 3a clas-

se, d'utilizzare come maestro il parroco mediante un moderato compenso , e di fare a meno, se i bisogni del Comune non lo consentivano, 1831); di sopprimere necessari della maestra (art. 2 r.d. Il gennaio i guardiani dove non fossero giudicati

(art. 7 r.d. cit.), etc. Comunque, questo miserrimo

114

Amministrazione

civile

e beneficenza

731

personale aveva diritto a pensione, rilasciando al Comune la ritenuta del 2.50% (artt. 154 ss 1. cit.). I dipendenti comunali potevano essere sospesi d'esercizio senza l'autorizzazione espressa dell'inper un mese dal sindaco, inteso il decurionato, ma non potevano essere destituiti tendente, provocata dal sindaco con deliberazione decurionale motivata (art. 95 1. cit.). Non era un impiegato del Comune il predicatore e parimenti ni di 2
n

qua-

resimale , pur retribuito a spese del Comune (art. 2241. cit.), colpito dalla nota restrizione
a

(reg.

19 gennaio

1831), con raccomandazione


e 3

(art. 3 r.d. cit.) che ne' Comuclasse previa l'approvazione dell'ordinario, assumoderato compenso ... il peso delle prediche scandalose

... il parroco, o altro idoneo ecclesiastico del Comune messe mediante

quaresimali o degli esercizi spirituali . Per la nomina di tali ecclesiastici, che, a quanto pare, faceva nascere gare tra i dignitari della Chiesa, e i funzionari preposti alla civile Amministrazione, con positivo pregiudizio dell'istruzione evangelica de' popoli

(247), era stata richiamata l'osservanza (248) di re scritti anteriori al concordato del 1818 (249).

I decurionati dovevano formare, entro il mese di novembre, una terna; l'intendente sceglieva, e sottoponeva il candidato all'approvazione mente, del vescovo; se il Comune non formulava in il vescovo sceglieva il predicatore liberaSe l'ordinario tempo la proposta,

ed il Comune gli doveva l'onorario.

competente non provvedeva, la nomina veniva richiesta al metropolitano, ed in mancanza di questi al vescovo viciniore.

(247) Circo Luog. gen., 20 febbraio 1832, in PETITTI, IV, p. 269. (248) Circo Min. Aff. interni (d'intesa col Min. Aff. ecclesiastici), 14 giugno 1828, in PETITTI, IV, p. 197. (249) GILIBERTI, pp. 115-116.

732

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

115

115.

Il cassiere. -

Il cassiere era il solo incaricato dell'in-

troito e dell'esito delle rendite comunali, sotto gli ordini del sindaco, ed a norma dello stato discusso; e doveva in conseguenza dare ogni anno il conto materiale della gestione (art.

63 1. 12 dicembre 1816). Il cassiere non aveva stipendio, n diritto a pensione (supra, 112). Egli veniva retribuito con un premio fisso, a seconda della rendita del Comune (art. 148 1. cit.), anch'esso temporaneamente falcidiato dal reg. 19 gennaio 1831, ed un'indennit pari a 0.50% delle riscossioni (1.50% nei comuni riuniti, per i luoghi diversi dalla residenza del cassiere) fino ad un massimo esso pure temporaneamente ridotto (250), con cui il cassiere doveva provvedere rizzazione dell'intendente, za, anticipazioni alle spese d'ufficio (art. 151 1. cit.). Era inoltre tenuto, con l'autoa fare al Comune, in caso d'urgenrendita, fidi l % al mese, fino al l'anticipazione non eccedenti il 10% dell'annua su cui doveva ritenere

no al massimo di d. 500, con l'interesse d del primo introito, (art. 67 1. cit.).

Il cassiere era sottoposto alla vigilanza del decurionato; ed in esito alla verifica di cassa, cui poteva dal medesimo essere sottoposto in ogni tempo, malversazioni, il sindaco, ove si ravvisassero previa deliberazione decupoteva sospenderlo,

(250) Il premio s , secondo l'art. 148 L cit., era del 5% annuo nei comuni aventi una rendita fino a d. 600; poi progrediva per scaglioni graduali, da 40 ducati nei comuni con rendita fino a d. 3.000, a d. 140 nei comuni con rendita di d. 10.000 o pi. Il reg. 19 gennaio 1831, confermato dal reg. 9 aprile 1838, aveva aumentato a lO gli scaglioni graduali, che nella legge erano sei, e, confermando il premio del 5% nei comuni con rendita non superiore a d. 600, prevedeva il premio di d. 36 nei comuni con rendita fino a d. 1.500, ed un massimo di d. 120 nei comuni con rendita di d. 10.000 e pi. L'indennit che, secondo l'art. 149 L cit., non poteva essere minore di d. 2, n maggiore di d. 60, fu col reg. 19 gennaio 1831 ridotta al massimo di d. 40, ma poi restituita alla normalit.

115

Amministrazione

civile e beneficenza

733

rionale, dandone subito parte all'intendente determinazioni (art. 64 comma 2, L cit.). Il cassiere doveva prestare

per le ulteriori era

cauzione. Il decurionato

responsabile della sua fedelt e solvibilit, e stabiliva le modalit dalla cauzione come riteneva pi opportuno, salvo il divieto di versamenti in numerario (art. 64, comma l, L cit.), per tutta la durata dell'ufficio, anche se protratta oltre il triennio (251). La cauzione era documentata sazione riconosciuta amministrativamente) con un'obbligazione ricevuta dal sinda(che doveva prevedere l'arresto personale in caso di malverco in decurionato e dichiarata esecutiva dal Consiglio d'intendenza (art. 65 l. cit.), con gli stessi effetti di quelle de' contabili e loro fideiussori verso la tesoreria generale (art. 66 l. cit.). Le cauzioni dovevano essere prestate, in proporzione degli introiti (di solito, da un terzo alla met della rendita comunale), mediante iscrizioni d'ipoteca su beni immo-

bili o su rendita iscritta nel gran libro del debito pubblico (252). L'arresto personale dei contabili debitori aveva luogo nel modo previsto dagli (r.d. 2 dicembre l'ammenda artt. 21 e 22 r.d. 2 febbraio

1823, e 2 novembre

1818 1835: injra, 184).


e n minore

Ai medesimi erano applicabili la penale degli interessi 6%, non maggiore del debito principale,

(251) R. 29 luglio 1824, in PETITTI,IV, p. U5. (252) Numerosi provvedimenti (fin dal r.d. 3 febbraio 1809), rescritti e circolari concernenti le cauzioni dei cassieri comunali sono riassunti da PE TITTI, I, p. 18, in nota all'art. 64 1. cito Non poteva si ricevere a titolo di cauzione i biglietti di deposito delle societ anonime (l'. 19 ottobre 1835, in PETITTI,II, p. 471); n costituire cauzione sui beni del patrimonio sacro di chierici ordinati, perch beni fuori commercio, non suscettibili d'esecuzione forzata (circ, Min. Finanze, I" aprile 1840, ivi, p. 479). Per lo svincolo, vedi le istr. Min. interno, 13 gennaio 1849, previo parere del procuratore generale GCCN: contro il rifiuto dello svincolo era ammesso il ricorso del contabile al Consiglio d'intendenza, e l'eventuale successivo reclamo alla GCC (PETITTI,III, p. 484).

734

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

116

di 1/12, nel caso d'omissione o diminuzione d'articoli d'introito, o di supposizione, esagerazione dimostrata o duplicazione d'articoli d'esito (r.d. 21 agosto 1851, esteso alla Sicilia con r.d. 2 settembre 1851). I cassieri che divenivano debitori del Comune in corso di gestione dovevano essere rimossi dalla carica (253). Contro i cassieri morosi nei versamenti, era consentito spedire i piantoni, secondo la procedura prevista dagli artt. 67 ss. reg. 25 febbraio 1810 (254). Qualora il cassiere non assumesse l'ufficio, o lo abbandonasse della nomina del successore, il decurionato, ne dell'intendente, nominava un gestore, prima con l'approvazioche era obbligato poteva agire

alla resa del conto, ma in tal caso il cassiere rispondeva solidamente col gestore (255). Il cassiere, peraltro, ricato nella discussione del conto morale (256). Ne' domini di qua del Faro, il cassiere comunale provvedeva altres alla riscossione della tassa protomedicale degli esercenti le arti salutari tinue, a quanto pare, disservizio (257). a carico per il in regresso contro il sindaco, anche se questi era stato disca-

(supra, 48); ma erano con-

le doglianze del Protomedicato

116.

Il decurionato. -

Il decurionato,

organo collegia-

le deliberativo, composto d'un numero di decurioni variabile secondo la popolazione del comune

(supra, 122), e presie-

(253) R. 17 ottobre 1850, in PETITTI, I, p. 196. (254) R. 11 agosto 1825, in PETITTI, IV, p. 133. (225) R. 21 novembre 1849, su cfp. CStN, in PETITTI, IV, p. 555. (256) Circo Min. Aff. interni, 25 settembre 1839, in PETITTI, I, p. 174. (257) Nella circo Min. Aff. interni, 8 luglio 1826 (PETITTI, 111, p. 391) si lamenta il grave arretrato delle percezioni, per malizia degli obbligati, oscitanza de' cassieri, negligenza de' sindaci, etc. Altra, 31 gennaio 1841 (PETITTI, IV, p. 424), dice che i cassieri nel giorno della visita non si trovano ne' rispettivi paesi, altri si negano a far ci che devono, ed alcuni di essi non sanno neppure scrivere).

116

Amministrazione

civile e beneficenza

735

duto dal sindaco, era il corpo in cui risiedeva la rappresentanza del Comune (art. 68 l . 12 dicembre 1816). Il decurionato si costituiva in numero legale con la presenza di due terzi de' suoi componenti (258), e deliberava a maggioranza di voti (art. 69 l. cit.), a porte chiuse, ed a voti palesi (art. 72 l. cit.), in ordine inverso d'anzianit di nomina, a parit della quale votava per primo il pi giovane: a parit di voti, prevaleva il voto del presidente (259). Il decurionato nominava nel proprio seno il segretario (art. 70, comma l). Gli atti erano firmati da' decurioni presenti, ciascuno de' quali poteva chiedere che vi si facesse menzione del suo voto; gli estratti erano sottoscritti dal sindaco, o dall'eletto che lo sostituiva, e dal segretario (art. 70, commi 2 e 3). Il decurionato era convocato dal sindaco, o dall'eletto che lo sostituiva, in sessione ordinaria la prima domenica d'ogni mese, ed in sessione straordinaria dall'intendente, dal sottintendente, ed in casi urgenti dal sindaco (art. 71). Le attribuzioni del decurionato, elencate dall'art. 68 l. cit., erano le seguenti: a) Il decurionato proponeva al Consiglio provinciale il reclamo contro la rata di contribuzione diretta assegnata al Comune dal Consiglio distrettuale dove la trovasse eccessiva: questa funzione, come gi rilevato a proposito dei Consigli provinciali e distrettuali (supra, 101 e 109), era venuta meno con la determinazione della contribuzione fondiaria
(258) Durante l'anno 1850, erasi data autorizzazione ai decurionati di Palermo e Catania di deliherare, anzicch con la presenza di due terzi, con quella della met pi uno dei componenti (trattavasi d'una conseguenza dei disordini del hiennio precedente); ma la conferma di tale permesso per l'anno 1851 fu negata con r. 17 novembre 1850 (PETITTI, , p. 109) che richiam la r'iV gerosa osservanza della legge, e prescrisse d'applicare le previste sanzioni contro i decurioni assenti senza legittimo impedimento. (259) DIAs, a), I, p. 232, il quale richiama in proposito una min. 19 giugno 1826.
9. LANDI

Il.

736

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

116

mmisura invariabile lO giugno 1817).

(r.d. 14 settembre 1816, ed art. 8 r.d.

b) Interveniva, per mezzo di suoi comme ssari, nella verifica (istruttoria) de' reclami de' contribuenti. L'intervento dei decurioni era previsto dagli artt. 51 (reclami per discarico), 58 (reclami per disastri), 67 (reclami per non locazione), r.d. lO giugno 1817, che dava loro facolt (art.

54) d'inse-

rire in verbale le loro opposizioni, quando fossero in disaccordo col controloro. Disposizioni analoghe vigevano di l del Faro (artt. 44, 50, 58, r.d. 8 agosto 1833, sul contenzioso delle contribuzioni dirette). c) Imponeva, sotto l'approvazione dell'intendente, i grani provinciali facoltativi addetti alle spese comunali (vedi i successivi artt. 204 e 205; nonch

in/m, 121).

li) Proponeva l'imposta de' dazj di consumo per supplire alle spese civiche, deliberava il modo della riscossione, e ripartiva le quote tra i cittadini quando era autorizzata la riscossione in via di transazione i successivi artt. 197-203, nonch e) Formava, approvazione cio in abbonamento (vedi di

in/m, 120).

su proposta del sindaco, il progetto

stato discusso , cio di bilancio da sottoporre alla superiore (vedi i successivi artt.

252-261, nonch in/m,

125).

f)

Esaminava ogni anno il conto morale del sindaco, (vedi

e lo rimetteva con le proprie osservazioni all'intendente i successivi artt. 265-269, ed g) Deliberava

in/m, 183).

sopra ogni diritto da sperimentar si od

acquistarsi, e sopra ogni obbligazione da contrarsi o sciogliersi in nome del Comune (vedi i successivi tit. VIII, IX e X 1. cito ed

in/m, 124).
pubblica del Comune, e li proponeva al-

h) Deliberava, su proposta d'ogni decurione, su tutti


gli affari d'utilit

116

Amministrazione

civile e beneficenza

737

l'autorit superiore. A tale effetto, in ogni anno della sua prima sessione sceglieva due deputati nel proprio seno, perch assistessero il sindaco, e preparassero ci che potesse tendere cittadini. i) Nominava il sindaco, gli eletti, il cancelliere archiviario, il cassiere, ed ogni altro agente, impiegato o incaricato comunale, salva la superiore approvazione. Abbiamo visto (specialmente con lui le proposte di tutto e dei al bene dell'amministrazione

supra, 112) che le cosiddette nomine consialtres

stevano in realt nella proposta di terne. Ricordiamo

che il decurionato esprimeva parere al sindaco circa la sospensione dei dipendenti comunali diversi dal cancelliere e dal cassiere, e ne deliberava la destituzione salvo approvazione dell'intendente trasmettere gati comunali (art. 95 L cit.); e che ogni tre mesi doveva la censura (260) degli impieall'intendente

(supra, 114).

k) Proponeva le terne per le nomine de' consiglieri provinciali e distrettuali (supra, 101 e 109).
Altre attribuzioni risultavano da varie leggi. proponevano per In materia di beneficenza, i decurionati

terne ai Consigli degli ospizi i membri e cassieri delle Commessioni amministrative comunali, ed esaminavano il conto morale della Commessione Dovevano inoltre zione dei monti frumentari liste di ripartizione

(in/ra, 132).
promuovere la costitu(261), proporre gli amministra-

i decurionati

tori dove il monte esistesse, e discutere i reclami avverso le

(in/ra, 133).

(260 La continua vigilanza dei decurionati sulla condotta, in particolare, dei cancellieri comunali, era stata in precedenza inculcata col r. 6 marzo 1836 (PETITTI, V, p. 63) cui avean dato occasione non poche doglianze... inoltrate al real Trono circa i disguidi cui dan causa i cancellieri comunali col loro inadempimento ai propri doveri . (261) Circo Mio. Affari interni, 14 giugno 1845, in PETITTI, I, p. 357.

738

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

116

I decurionati nominavano, per biennio, l'esattore comunale delle contribuzioni dirette, nella lista degli eleggibili del d'annullare la nomiComune, salva la facolt dell'intendente

na di soggetto non idoneo; ed avevano facolt di iscrivere, a loro garanzia, ipoteca sui suoi immobili, o di chiedergli fdeiusSIOne (art. 4 r.d. 26 novembre 1807; r.d . 19 dicembre 1811) (262). L'esattore, ne' domini di qua del Faro, era nominato solo ne' Comuni de' circondari ove mancava il percettore a vita, di nomina regia (art. 9 r.d. 8 novembre 1809; art. l r.d. 19 dicembre 1811) (263). In Sicilia, invece, c'erano dei percettori comunali nominati dal luogotenente, e solo dove non si trovasse alcuno che adempisse ai requisiti previsti dal r.d. 30 novembre 1824 zione

(supra, 50) i decurionati,


nominavano un

con l'approvache non

dell'intendente,

esattore,

prestava cauzione, in luogo della quale stava la garanzia solidale de' decurioni (264). Il decurionato poteva rimuovere

(262) In seguito a proteste di decurioni, che, avendo votato contro I'esattore poi eletto a maggioranza, dichiaravano di non essere per lui responsabili, il Ministero delle finanze (circ. 6 marzo 1833, in PETITTI, Il, p. 363) raecomand agli intendenti di approvare la nomina di quegli esattori soltanto che erano stati designati all'unanimit, oppure a maggioranza col voto dei decurioni pi solvibili, ed altrimenti di chiedere la rinnovazione della terna. (263) Il r. 11 luglio 1829 (PETITTI, Il, p. 246) attribuiva facolt ai decurionati, nel caso di vacanza della percettoria, di sollecitare la nomina del percettore, oppure d'eleggere sotto la propria responsabilit l'esattore. Vedi ano che supra, 50. (264) L'indirizzo governativo sembrerebbe per favorevole alla nomina di esattori, piuttosto che di percettori. Tanto era stato dichiarato dal re in Consiglio di Stato, il 17 luglio 1833, su rapporto del ministro presso il luogotenente de' reali domini oltre il Faro, il quale segnalava le difficolt che in Sicilia si incontravano per la nomina degli esattori; ed il ministro delle fio nanze, nel comunicare al ministro suddetto il citato rescritto, spiegava la preferenza verso gli esattori col motivo che i medesimi, non dovendo prestare eauzione, ma agendo sotto la garanzia dei decurioni, erano meno propensi a vessare i contribuenti, ed anche perch, essendo l'esattore comunale sempre un

116

Amministrazione

civile e beneficenza

739

l'esattore comunale nio (265). Il decurionato,

dall'ufficio, anche nel corso del biencon l'intervento del sindaco, del cancel-

liere comunale e dei parroci del Comune, formava le liste di leva (supra, 91), ed i decurioni facevano parte della Commessione marittima per la formazione delle matricole degli uomini di mare (supra, 94). I decurionati, ne' comuni di qua del Faro, urbane proponevano e supdi noalle autorit competenti le guardie plenti, e ricevevano dalle autorit mina nelle singole guardie (artt. 1827; supra, 106). I decurionati deputati,
a

ordinarie

le patentiglie

1-5 reg. r.d. 24 novembre generale di di salute di

proponevano

al soprintendente

salute di Napoli, o di Palermo, le terne per le nomine dei cancellieri e medici delle Deputazioni
a

2\ 3 e 4 classe (supra, 60), scegliendoli anche tra i decurioni (266). V'erano poi facolt spettanti, in materia d'istituzioni locali, ai decurionati di certe citt; per esempio spettava al decurionato di Palermo la proposta dei governatori del Monte di piet (267). Se tante erano le attribuzioni teva per il Governo d'intervenire
paesano >, meglio concittadini (265) Parere conosceva CPGCC, della uomini 6 aprile

dei decurionati, non ometquando altre se ne arrogased evitava di rendersi odioso ai difio di

e cose,

(PETITTI, II,

p. 402). 1818, in PETITTI, II, p. del comune di Csoli il Masciarelli; 318. Il parere (Abruzzo di (che ministro delle tentare deliberazione Citra)

chiara la legittimit di rimozione nanze, dandone persuadere di buona in corso,

dell'esattore il decurionato

Francescantonio all'intendente, a conservare

comunicazione e garantito

gli raccomandava il Masciarelli cauzione)

in carica

vien detto dell'anno

condotta,

da idonea

fino al termine p. 498.

nell'interesse R. 3 agosto

del servizio. 1830, su cfp, CSi, in PETITTI, III, 1832, su cfp. CSi, in PETITTI, IV, p. 285.

(266) (267)

R. 2 settembre

740

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

116

sero: si vietava loro il rilascio dei certificati di buona spettando tale facolt ne dell'intendente o sottintendente

condotta,

soltanto al sindaco previa autorizzazio(268); si vietava che ma-

nifestassero soddisfazione o biasimo per la condotta di pubblici funzionari, e specialmente de' regi giudici (269); etc. Erano, inoltre, non patrimoniali responsabile poco preoccupanti le responsabilit L'art. cui solidalmente sottostavano i decurioni.

64, comma 1, L 12 dicembre tendevasi come un'obbligazione Comune, gravante sui decurioni dare essi soggetti all'arresto

1816 chiamava il decurionato principale e solidale verso il in carica al momento della

della fedelt e solvibilit del cassiere: il che in-

commessa malversazione (270). Ammettevasi tuttavia non anpersonale (271). Parimenti

n-

(268) In un primo tempo, era stato consentito ai decurionati di rilasciare tali certificati, previa autorizzazione dell'intendente o sottintendente (circ. Min. Aff. interni, lO marzo 1827 e 3 settembre 1828, in PETITII, IV, pp. 165 e 199); ma poi il Ministero degli affari interni, d'accordo col Ministero della polizia generale (circ. 22 ottobre 1828, ivi, p. 202) precis che, previe le dette autorizzazioni, i certificati fossero rilasciati dai sindaci, in esclusione de' Decurioni s , (269) Circ. Min. Aff. interni, 17 giugno 1829, su intervento del ministro di grazia e giustizia; id., 7 ottobre 1829, su intervento del ministro della polizia generale; circo Min. Interno, 7 settembre 1853, su nuovo intervento del ministro di grazia e giustizia (PETITII, IV, pp. 216 e 224; V, p. 534). (270) Un importante r. 9 novembre 1853 (PETITII, V, p. 557) emesso nel giudizio di responsabilit avverso il Decurionato, per malversazione commessa dal cassiere comunale di Cerignola, stabiliva su proposta del ministro dell'interno, dietro difformi divisamcnti della GCCN e della CN; a) che le decisioni del Consiglio d'intendenza che dichiaravano 'la responsabilit dei decurioni non erano impugnabili per difetto di citazione al Decurionato, quando i decurioni fossero intervenuti nel verbale di constatazione; b) che erano responsabili i decurioni in carica al momento del fatto, e non quelli in carica al momento della nomina del cassiere; c) che la detta responsabilit costituiva un'obbligazione principale del decurionato, e solidale col cassiere; d) che tutti i decurioni erano obbligati in solido verso il comune, salvo regresso verso i coobligati; e) che gli interessi eran dovuti al Comune dal giorno della legale domanda. (271) R. 18 novembre 1853, su cfp. CN (PETITTI, V, p. 559).

116

Amministrazione

civile e beneficenza

741

spendevano

delle cauzioni

dei cassieri delle Commession

comunali di beneficienza (infra, 132), salvo che il servizio fosse stato aggiudicato a seguito di suhasta, ed essi cio fossero rimasti estranei alla nomina

(272). I decurioni ed i sindaci

erano responsabili in solido delle somme distratte dagli esat-

11 r.d. 19 dicembre 1811; arto 35 r.d. 30 novembre 1824) (273).


tori, o divenute inesigibili per colpa de' medesimi (art. I decurioni, poi, oltre ad essere soggetti alle ricordate misure, previste dall'art. 137 1. cito (supra, 112), potevano essere puniti con multa dal Consiglio d'intendenza direttore delle contribuzioni sero agli incarichi ne fondiaria, ad istanza del dirette, quante volte si rifiutas-

loro spettanti in materia di contribuzio-

101, comma 3, r.d. lO giugno 1817; ed in Sicilia, art. 90, comma l, r.d. 8 agosto 1833, sul contenzioso delle contrihuzioni).
o si dimostrassero negligenti (art. Nessuna deliberazione decurionale poteva essere eseguita senza l'approvazione dell'intendente, che il sindaco doveva provocare (art. 73, comma l, 1. cit.): tale disposizione ritenuta applicahile a qualunque deliberazione, erasi anche riguar-

dante oggetti non considerati dalla legge sull'amministrazione civile (274). Questa funzione tutoria si esercitava, in e contrologni caso, con pieni poteri, e non risulta da nessuna disposizione la distinzione tra controllo di mera legittimit, lo esteso al merito. Quando l'intendente non trovasse plausi-

(272) Risoluzione 12 settembre 1833 del Luog. gen. (PETITTI, I, p. 273). (273) Il r. 21 giugno 1817 dichiarava solidalmente responsabili tanto il sindaco ed i decurioni in carica alla data della nomina dell'esattore, quanto quelli in carica alla data della malversazione; ma il r. 4 luglio 1817 (PETITII, li, p. 306) revoc il precedente, circoscrivendo la responsabilit ai secondi (cfr. .supra, nota 270). La responsabilit concerneva anche i residui divenuti inesigibili per colpa degli esattori (circ. Tesoreria generale, 9 maggio 1818, ivi, p. :320),nonch le somme da versare alla ricevitoria distrettuale per il dazio fscale sul mcino (circo Min. Finanze, d'accordo col Min. Affari interni, lO gennaio 1827, ivi, p. 351: vedi inlra, 120). (274) Circo Luog, gen, 27 settembre 1851, in PETITTI, V, p. 193,

742

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

117

bile la deliberazione, la respingeva con le proprie

osservazioni

al decurionato, perch la riesaminasse. Laddove il decurionato vi persistesse, e l'intendente la ritenesse capace di produrre inconvenienti, facendone egli aveva facolt di sospenderne giorni, rapporto cui doveva trasmettere l'esecuzione, motivato al per, entro quindici

ministro dell'interno,

copia conforme

della deliberazione per le risoluzioni superiori (art. 73, comma 2, 1. cit.). L'intendente non aveva quindi il potere di rifiutare definitivamente l'approvazione, il che spettava solo al ministro, ma si riteneva potesse annullare che sul reclamo d'un cittadino le decurionato

ex ofJicio ed anadottate dal

deliberazioni

senza conformarsi alle vigenti prescrizioni

(275).

117. Disposizioni particolari per i comuni di Napoli, Palermo, Messina e Catania. - Abbiamo ricordato (supra, 11 O e 112) che la 1. 12 dicembre 1816 conteneva (artt. 74-88) alcune disposizioni particolari per l'amministrazione del comune di Napoli , estese, col r.d. 7 maggio 1838, ai
comuni di Palermo, Messina e Catania, dove, peraltro, disposizioni analoghe venivano prima applicate in virt del r.d. vava il titolo di senato col r.d. 7 febbraio (confermato

11

ottobre 1817, che ai corpi di citt dei detti comuni risera quello di Napoli

1817) ed ai sindaci di Palermo e Catania

il titolo, rispettivamente, di pretore e di patrizio. Queste onorificenze furono confermate col r.d. 7 maggio 1838. TI Corpo- della citt di Napoli era costituito dal sindaco e da dodici eletti, uno per ciascuna delle sezioni (276) in
(275) DIAs, a), I, p. 165. Alcune volte l'autorit superiore vietava preven-, tivamente ai decurionati certe deliberazioni: vedi, per esempio, la circo Luog, gen, 17 dicembre 1857 (PETITrI, VI, p 851) che vieta ai comuni di delegare; propri agenti per la trattazione d'affari presso, le Amministrazioni centrali. (276) Erano, secondo il r.d. I" maggio 1816: San Ferdinando; Chiaia; San Giuseppe; Montecalvario; Avvocata; Stella; San Carlo all'Arena; Vicaria; San Lorenzo; Mercato; Pendi no ; Porto.

117

Amministrazione

civile e beneficenza

743

cui la citt era divisa (artt. 75 e 76 1. cit.). Questi funzionari, per l'art.

152 1. cit., godevano, a carico del Comune, un'indi d. 2.400 annui per il sindaco,

dennit di rappresentanza

e d. 720 annui per gli eletti; soppressa con

r.d, 24 ottobre
ine

1831, che pose le spese di rappresentanza


dispensabili

strettamente

sul fondo addetto alle spese imprevedute,

compens gli interessati con una vaga promessa di futuri eventuali benefici. Palermo, Messina e Catania, divise in sei sezioni, avevano sei eletti (art. 3 r.d. 7 maggio 1838). Ogni eletto aveva due aggiunti, come collaboratori e supplenti, tra i quali distribuiva gli incarichi, un cancelliere, ed un ufficio di cancelleria; v'era inoltre un aggiunto per ogni borgo (artt. 76 e 82 1. cit.). Dal sindaco dipendevano la cancelleria e l'archivio centrale, diretti dal cancelliere maggiore, ed il cassiere comunale (art. 77 1. cit.). Il 'Sindaco centralizzava e dirigeva tutta l'amministrazione, e gli eletti, sotto la sua immediata dipendenza, provvedevano per la rispettiva sezione, dove, inoltre, esercitavano le funzioni d'ufficiale di stato civile, ed erano membri di diritto delle amministrazioni degli stabilimenti pubblici che vi esistevano (art. 78 1. cit.). Il solo sindaco corrispondeva con I'intendente e col prefetto di polizia, e gli eletti col sindaco (art. 80 1. cit.). Il sindaco riuniva ordinariamente gli eletti, almeno una volta la settimana a giorno fisso, e poteva indire riunioni straordinarie; le deliberazioni erano valide con I'intervento di due terzi del Corpo, ed erano adottate a maggioranza di voti (art. 79 1. cit.). In caso d'assenza o impedimento, il sindaco era sostituito dall'eletto pi anziano in ordine di nomina, e gli eletti dall'aggiunto pi anziano (art. 81 1. cit.). La rappresentanza trenta membri, comunale risiedeva nel decurionato, di attribuzioni, sol che che aveva le ordinarie

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

117

per le nomine de'cancellieri te venivano dall'intendente

e cassieri le terne da esso formatrasmesse al ministro, cui spettava

sottoporre al re le proposte (artt. 85, 86, 88, 1 . cit.). I Corpi di citt non avevano competenza in materia di polizia, tolta la polizia annonaria: tali attribuzioni spettavano in Napoli al prefetto di polizia, ed in Sicilia al direttore di polizia, ed ai commissari dipendenti in Messina e Catania (r.d. 3 ottobre, 1822, ed artt. 74 e 83 1. cit.). Nelle contravvenzioni annonarie, provvedeva l'eletto della sezione, o l'aggiunto da lui incaricato (art. 84 1. cit.). Apparteneva inoltre al Corpo di citt la cosiddetta portolana pertura

, che implicava il potere di permettere o vietare l'adelle botteghe e dei macelli, o la loro chiusura; lo

stabilimento de' tavolati, tettoi o fabbriche dello stesso genere che sporgono sulla pubblica strada; lo stabilimento de' posti fissi o volanti pe' venditori sulle strade, piazze e mercati; tutto ci in quanto non reca nocumento al comodo ed alla sicurezza pubblica; e di riscuoterne per conto della citt i diritti di portolania e di piazza . In Napoli, la portolania comprendeva anche quella cosiddetta di fabbriche, fortificazione ,che certi diritti, le costruzioni, variazioni, riparazioni menti d'ogni specie, eseguiti dai proprietari legname e e migliorasubordinava a licenza, col pagamento di e possessori di

fondi rustici o urbani posti a fronte o a confine delle pubbliche strade (277). Queste licenze furono abolite con r.d.

lO

(277) Queste definizioni sono tratte da DIAs, a), I, p. 33; per i precedenti storici, ivi, p. 288. Nel regno esistevano, per lo meno dal tempo di Federico Il, ufficiali detti portulani (o anche portuzarii o portulari), che soprintendevano ai porti; al tempo di Carlo V, si parla di portulani terrestri , preposti alla cura delle strade ed edifici pubblici, della nettezza urbana, e della salubrit degli abitati. La portulania era una regala minore , che si concedeva dai sovrani tanto ad universit, quanto a baroni. Pertanto, l'art. 14 1. 2 agosto 1806 dispose che quelle possedute dalle universit eontinuas-

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Amministrazione

civile e beneficenza

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gennaio 1832, e relativo regolamento d'esecuzione. Indi, con r.d. 22 marzo 1839, fu istituito in Napoli un Consiglio edilizio, abolendosi la Giunta di fortificazione ed il Consiglio delle acque. Consigli edilizi furono poi istituiti in Palermo con r.d. 29 maggio 1842, ed in Messina e Catania con r.d. 2 settembre 1851. Di tali Consigli, istituiti anche in altri Comuni del re. gno, dicesi injra, 128. Infine, per l'osservanza dei regolamenti municipali nella strada di Toledo in Napoli, fu ivi istituito uno speciale coro po di guardie di citt (r.d. 15 marzo 1853), 118. Le rendite del Comune: a) rendite patrimoniali. Le rendite , ossia entrate, de' Comuni, erano ordinarie o straordinarie . Le prime traevansi da' fondi patrimoni ali e demaniali; da censi, canoni e prestazioni; da proventi giurisdizionali; da addizionali alla contribuzione diretta; da dazi di consumo, e da privative volontarie e temporanee. Le seconde derivavano da reste di cassa (cio avanzi) degli anni precedenti, da arretrati di qualunque specie, da restituzione di crediti o affrancazione di censi, e da qualunque altro cespite eventuale (art. 178 1. 12 dicembre 1816). Le rendite derivanti da affrancazione di censi o restituzione di capitali dovevano essere reimpiegate in capitale, a cura del sindaco, a preferenza in rendite del gran libro del debito pubblico, entro sei mesi, rispondendo il sindaco, in caso d'ingiustificato ritardo, del danno sofferto dal Comune (art. 179 L cit.], Proventi, da. zi, addizionali e privative erano consentiti sol quando il Cosero ad essere esercitate dalle medesime nel reale nome, e quelle infeudate ai baroni trasferite alle universit, contro pagamento d'un annuo canone corrispondente alla somma che i baroni ne percepivano, e con facolt d'affranco del capitale in ragione del 5%_ In Sicilia, i corrispondenti diritti furono aboliti con le disposizioni parlamentari del 1812, confermate con 1\1.{t, !l \, U dicembre 1816.

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

118

mune non traesse rendita sufficiente da' suoi demani e fondi patrimoniali (art. 193 1. cit.). I demani de' quali qui si fa menzione non sono i beni propriamente detti di demanio pubblico (artt. 463-467 Il. cc.), cio con una destinazione funzionale a pubblico servizio, detti piuttosto opere pubbliche comunali (art. 211, n. 4, 1. cit.: .. come edifici, ponti, strade, piazze, acquidotti, camposanti fuori dell'abitato, e simili... ), bens i demani di propriet dei Comuni, detti volgarmente universali (art. 5 1. l o settembre 1806), e quelli gi feudali o promiscui, destinati ad usi civici (art. l r.d. 8 giugno 1807), che formavano oggetto della 1. I" settembre 1806, e successive disposizioni (278). Di tali norme, per la loro attinenza a procedi(278) Secondo COMERCI, 474, il demanio distinguevasi anticamente in p. ' baronale s (composto di beni pubblici concessi ai baroni in feudo), e comunale , appartenente alle universit, e pubblico , che comprendeva i heni comuni non suscettivi di propriet. Rocco, II, pp. 9 ss., distingue i beni demaniali destinati all'uso generale della societ e posti sotto la tutela immediata della pubblica amministrazione dai beni patrimoniali e mere propriet private dello Stato soggetti alle leggi civili . Egli inoltre (I, p. 339) precisa che il demanio pubblico comprende tutte le cose che o per loro indole, o perch destinate dalla legge al servizio della societ in generale non poso sono formare obietto di propriet privata per alcuno. Essendo queste cose indistintamente nell'uso di tutti, non possono essere nella propriet di chicchessia e sono fuori commercio e per non compete alcun diritto esclusivo su di esse . Sulle cose pubbliche si distingue, secondo il Rocco, la propriet (dello Stato), l'uso (di tutti) e la giurisdizione (della pubblica amministrazione). In sostanza, il carattere demani aIe si faceva derivare non gi, come oggi ritiene la pi autorevole dottrina (ROMANO, pp. 173 ss.), dalla destinazione funzionag), le del bene, quanto, piuttosto, dall'uso generale della collettivit. Ed in questa linea concettuale, il Drxs, a) I, p. 379, distingue le cose demani ali per loro natura , come i mari, i lidi, i fiumi, da quelle che sono tali per destnazone ; e queste ulteriormente in terre demaniaIi pubbliche... su di cui tutti i sudditi di un regno' vantano gli usi civici; mentre se per questi usi si restringono agli abitanti di un solo o di pochi comuni, allora si ha il demanio comunale . Gli usi, nel secondo caso, sono i diritti di fida, di pascolo, di legnare, ecc. Sui beni patrimoniali che i comuni posseggono al pari de' pri, vati, i cittadini non esercitano usi civici,

118

Amministrazione

civile e beneficenza

741

menti del contenzioso amministrativo, preferiamo trattare in detta sede (in/ra, 178 ss.); mentre qui ricordiamo solo i procedimenti non giurisdizionali (279). La l. 12 dicembre 1816 confermava il divieto d'ogni promiscuit di propriet, di rendita o di diritti tra' Comuni e lo Stato, tra Comuni e particolari, e tra Comuni (art. 174), iraponeva lo scioglimento della promiscuit salvo eccezioni dovute a circostanze locali straordinarie dell'interno nulla ed improduttiva da riferire al ministro per le sovrane decisioni (art. 175), e dichiarava d'effetti qualsiasi occupazione o alienaepoca ri-

zione illegittima di demanio comunale, a qualunque

montante (art. 176). I demani comunali, come regola generale, dovevano essere divisi ed assegnati in libera propriet ai cittadini, mediante un annuo canone a favore del Comune (artt. 182-183 l.cit.). Le operazioni divisorie, nella fase amminicol parere del Consiglio strativa, erano affidate all'intendente,

d'intendenza (280) ed approvate dal re su proposta del ministro dell'interno (art. 186, comma l, l. cit.). Le quote demaniali abbandonate dagli assegnatari, cio quelle lasciate incolte per tre anni consecutivi, o quelle alienate o ipotecate con atti veri o simulati entro dieci anni dalla data del possesso tornavano al demanio comunale (art. 185 l. cit.) (281). Le istruzioni sul modo di procedere alla ripartizione, per le province di qua del Faro, erano contenute nel r.d. 3 dicembre 1808, il quale affidava ai decurionati la formazione delle quo(279) Rocco, I, 274, precisa che la suddivisione dei demani atto amo ministrativo, e non giurisdizionale. Per l'esecuzione giudiziaria su beni demaniali, in/ra, 177. (280) La natura meramente consultiva del parere del Consiglio d'ntendenza affermata nella circo Min. Aff. interni, 4 marzo 1818, su conforme parere del procuratore generale della GCCN (PETITTI,I, pp. 690-(91). (281) I contratti d'enfiteusi temporanea fatti infra i dieci anni dall'assegno erano uguagliati, in quanto agli effetti, alle alienazioni vietate, ed erano in conseguenza nulli (r. 12 febbraio 1851, su cfp. CStN, in PETITTI, IV, p. 60I).

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Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

118

te, che venivano assegnate per sorteggio. In Sicilia, vigevano analoghe istruzioni (r.d. 11 dicembre 1841) ma il divieto di vendita e d'alienazione, anche se erasi proceduto all'affranco del canone, e la relativa devoluzione al demanio comunale nel caso di trasgressione, o d'abbandono ultratriennale della quota, erano estesi a venti anni (artt. 49 e 50 r.d. cit.). Ogni diversit di regime tra le due parti del regno fu poi eliminata col r.d. 6 dicembre 1852, che unific il divieto d'alienazione in un ventennio, e conferm che le quote dei contravventori doveano ritornare al demanio comunale, per essere ripartite tra altri individui, senza dritto d'indennit a favore degli antichi concessionari ed acquirenti. Le terre demaniali addette all'uso civico di pascolo restavano per riservate a quest'uso (art. 188, comma l, l. cit.) (282). Ne potean godere i cittadini per gli animali addetti alla loro particolare industria , esclusi (salvo per gli animali a tale industria addetti) i negozianti di bestiame, ed i locati di Puglia (art. 189 I.cit.), cio gli affittuari delle locazioni del Tavoliere (SUP'Ta, 57). Il Comune, per supplire alle spese, e per pagare la contribuzione fondiaria, percepiva dagli
(282) La legge vietava la vendita in massa dell'erba. Il sistema d'amo ministrazione dei detti pascoli era, ab antiquo, quello dell'affitto del pascolo ai pubblici incanti (Drxs, al, I, p. 286); se non avveniva l'affitto, l'importo veniva ripartito, con ruoli di fida s , fra tutti i proprietari, compresi i forestieri che conducevano animali al pascolo nel comune. La fida tuttora percepita, sulle superstiti terre d'uso civico dell'Italia meridionale, dai comuni (art. 46 r.d. 26 febbraio 1928, n. 432), ed considerata un'entrata patrimoniale (Cass., 28 aprile 1955, n. 1181, in Giur. compl. Casso civ., 1955, 3 b., p. 468). Un voto del CP di Calabria citeriore, per l'abolizione dei ruoli di fida, e per la generalizzazione del sistema dell'affitto, anche a prezzo minore del giusto, fu respinto con r. 26 aprile 1834 (PETITTI, V, p. 317; vedi anche la circo InterpreI tativa del Min. Aff. interni, 12 ottobre 1836, ivi, p. 367), principalmente per il motivo che si sarebbe favorito in tal modo il monopolio dei grandi proprietari di bestiame. Istruzioni per la formazione dei ruoli di fida, previo verbale negativo d'affitto, furono Impartite con circo Min. interno, 14 agosto 1849, in PE TITTI,IV, p. 544.

118

Amministrazione

civile e beneficenza

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utenti il diritto

di fida

(art. 188, comma 2

1. cit.), ma se

le sue rendite erano sufficienti a pagar la fondiaria sui detti beni, non poteva esigerlo da chi avesse non pi di dieci animali piccoli, o non pi di uno grande (283), ed altrimenti la fida era per costoro ridotta a non pi della met imposta ai possessori d'industria maggiore (art. 190

1. cit.).

I prodotti dei boschi comunali potevano essere venduti a beneficio del Comune, escluso il caso in cui i cittadini poveri esercitassero l'antico diritto di raccolta (art. 192 1. cit.). Tali diritti erano fatti salvi anche dalla

1. forestale 21 agosto

1826 (art. 77). Quando i diritti concernevano la raccolta di legna da fuoco, o altri bisogni essenziali, era vietato al Comune esigere la fida, che poteva essere percepita solo per gli mai usi commerciali (284). In tal caso, perci, anche dove la rendita del bosco fosse insufficiente a pagare la fondiaria, l'onere poteva farsi gravare sugli utenti, ed il Comune doveva provvedervi con altre rendite (art.191 1. 12 dicembre 1816). I fondi patrimoniali dovevano essere concessi in affitto (285); dovevano essere invece censiti

, cio concessi in

(283) La qualit degli animali si doveva considerare separatamente l'una dall'altra, talch se uno possedeva meno di dieci animali piccoli, e due grandi, era esente per i primi, e pagava per i secondi (Min. Aff. interni, 25 gennaio 1826, in PETlTTI, IV, p. 139). (284) Gli usi essenziali erano definiti dagli artt. 1112 r.d. lO marzo 1810, come quelli che riguardavano lo stretto uso personale necessario al mantenimento dei cittadini , quali il pascere, l'acquare, il pernottare, il coltivare con una corrisposta al padrone, il 1egnare per lo stretto uso del fuoco e degli istrumenti rurali, il cavar pietre o fossili di prima necessit, l'occupare suoli per abitazioni. La vigente 1. 16 giugno 1927, n. 1766 (art. 4) defnisce usi essenziali quelli il cui personale esercizio si riconosca necessario per i bisogni della vita s , come i diritti di pascere e abbeverare il proprio bestiame, raccogliere legna per uso domestico o di personale lavoro, seminare mediante corrisposta al proprietario s , (285) Era vietato l'affitto complessivo de' cespiti di rendite comunali, che poteva tuttavia essere autorizzato dal Ministero degli affari interni quando trat-

750

Istituzioni

del Regno delle Due

Sicilie

119

commutazione d'un censo, o rendita perpetua (artt. 1781 ss. n.cc.), di regola i fondi urbani, quando non vi si opponesse il bisogno o l'utile del Comune; i fondi rustici non suscettibili d'affitto per la loro piccolezza o sterilit; e gli alberi solitari, esistenti su terre coloniche, a favore de' coloni (artt. 180,

181, 184, l. cit.). Per gli affitti, procedevasi all'aggiudicazione all'asta pubblica, nelle forme previste dagli artt. 230 ss.l, cito (in/ra, 124), salvo i casi di vantaggio evidente, ne' quali
poteva il re, su proposta del ministro dell'interno, previa deliberazione decurionale e parere del Consiglio d'intendenza, dispensare il Comune dalla solennit della subasta (art. 299 L cit.) (286). I termini massimi di durata di tali affitti erano di tre anni per le terre a solo pascolo; di sei anni per i terreni coltivati, oliveti, vigne, etc.; d'otto anni per gli edifizi urbani. Per i boschi cedui e selve cedue, si formavano delle porzioni o come diceva la legge forestale li comprendeva (artt.

71 e 72 l.
enil

21 agosto 1826) delle sezioni di taglio , ciascuna delle quagli alberi di cui era consentito il taglio tro ciascun anno, ed il totale delle porzioni determinava tempo massimo dell'affitto (art. 231 1. 12 dicembre 1816).

119.

Segue: b) proventi giurisdizionali. (art.

Proventi

giurisdizionali

194 l. 12 dicembre 1816) erano il prodetti an-

dotto delle multe per contravvenzioni ai regolamenti comunali di polizia urbana e rurale; i diritti di polizia urbana, che di portolania misura pubblica. Le multe per contravvenzioni

(supra, 117); ed il diritto sul peso e la


erano stabilite

tavasi di cespiti di tenue valore che non potevano essere agevolmente affittati separatamente (r. 12 aprile 1841, in PETlTTl, IV, p. 433). (286) Con r. lO luglio 1830, su cfp. CN (PETITTI, IV, p. 235), era stata estesa ai Comuni l'autorizzazione, concessa in via generale ai luoghi pii col precedente r. 9 febbraio 1828, d'affittare senza previa subasta i fondi con imponibile al di sotto di 30 carlini (d. 3). Vedi anche in/ra, nota (358).

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Amministrazione

cioile e beneficenza

751

nei regolamenti di polizia amministrativa (in/ra, 126), in misura non eccedente sei ducati (art. 282 1. cit.). I diritti di polizia urbana e di peso e misura pubblica, e le relative tariffe venivano deliberati dal decurionato, discussi in Consiglio d'intendenza, ed autorizzati dal ministro dell'interno (art. 195 L cit.). Le multe previste dall'art. 1941. cit., i cui proventi andavano al Comune, erano soltanto quelle inflitte con decisioni de' giudici del contenzioso amministrativo (in/ra, 173), e non quelle di competenza dei giudici ordinari (r.d. 2 gennaio 1822 e 3 ottobre 1825), che venivano riscosse dai ricevitori circondariali del registro e bollo (287). I diritti di polizia urbana (art. 194, n. 2, l.cit.) si stabilivano sulla concessione de' posti fissi e volanti a' venditori nelle strade, piazze e mercati del Comune, ed erano, in sostanza, una tassa d'occupazione del suolo pubblico (per Napoli, art. 6 r.d. lO gennaio 1832). Il diritto sul peso e la misura pubblica non era coattivo , ma poteva esigersi soltanto da coloro che volontariamente ne facessero richiesta, o vi fossero rinviati, in caso di controversia, dal giudice, il quale non poteva avvalersi che dell'ufficio comunale (art. 1961. cit.). In Napoli, col r.d. lO gennaio 1832 (artt. 7 ss.) la materia fu riordinata, riunendo i due preesistenti uffici, detti di campionatura e zecca di pesi e campionatura e zecca di legnami in un solo ufficio di campionatura e zecca di pesi e misure presieduto da un ispet(287) Il divieto, per gli impiegati del registro e bollo, d'ingerirsi nella riscossione delle multe per contravvenzioni ai regolamenti di polizia urbana e rurale era ribadito con circo Min. finanze 29 novembre 1820, ed 11 maggio 1822 (in TOMMASINI, II, pp. 24 e 25: supra, 51). Le multe per contravvenzioni di polizia riscosse dal ricevitore di Napoli venivano versate alla real Commessione di beneficenza della capitale (r. 21 maggio 1832 e reg. 13 maggio 1833, ivi, pp. 57 S8.).
lO. LANDI - Il.

752

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

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tore nominato dal sindaco tra gli eletti e gli aggiunti, e fu disposta una revisione delle tariffe, per eliminare vari abusi, che pare si fossero introdotti. Dopo l'entrata in vigore della l. 6 aprile 1840, che estendeva a tutte le provincie di qua del Faro i pesi e le misure di Napoli, il reg. 5 gennaio 1841 prescrisse la verifica annuale delle misure e dei pesi usati dai venditori pubblici, ed attribu al Comune l'importo delle multe inflitte dal primo eletto in caso di flagrante contravvenzione (artt. 9-12); conferm le disposizioni in vigore per Napoli (art. 13), ed autorizz i Comuni a riscuotere i diritti per la verifica e per il peso o misura a volont , cio a richiesta (art. 14). Il regolamento, inoltre, prescrisse (art. 15) che sul fondo de' proventi giurisdizionali i comuni dovessero annualmente provvedere alla spesa delle Commessioniprovinciali de' pesi e delle misure, e del soldo ed indennit degli ispettori verificatori (288). In Sicilia, la vigilanza sui pesi e misure, dopo che col r.d. 7 maggio 1838 fu ordinata l'integrale applicazione della 1. 12 dicembre 1816, rimase alle Deputazioni istituite con 1. 31 dicembre 1809, mentre per l'applicazione delle multe la competenza fu trasferita agli eletti, e fu dichiarata la facoltativit del peso, che era coattivo secondo la legge anteriore (289).
(288) Il r. 22 agosto 1846 (PETITTI, I1I, p. 64~) confermava il divieto d'esigere il diritto di peso e misura, quando il peso pubblico non fosse richiesto dalle parti o dal giudice, e richiamava la vigilanza delle autorit comunali su abusi che si asserivano commessi dagli affittatori del peso pubblico, mediante l'uso di pesi e misure illegali. La circo Min. Aff. interni 14 giugno 1843 (h TITTI, 111, p. 646) ribadiva che le spese del servizio di pesi e misure dovevano gravare sui proventi giurisdizionali, e non su altre rendite; un successivo r. 29 marzo 1849,su cfp. del procuratore generale della GCCN e del CStN chiariva che le dette spese potevano tuttavia gravare su qualunque provento giurisdizionale, tra quelli previsti dall'art. 194 l. 12 dicembre 1816, e quindi i comuni, quando potessero provvedere diversamente, avevano facolt di rendere gratuito il servizio (PETITTI, III, p. 650). (289) Circo Min. Aff. interni, 11 aprile 1840, in PETITTI, III, p. 668.

120

Amministrazione

civile e beneficenza

753

I contratti d'affitto (cio d'appalto) de' proventi giurisdizionali avean la durata massima d'anni quattro (art. 231 1. 12 dicembre 1816). 120. Segue: c) dazi comunali. I dazi comunali po-

tevansi imporre sui soli generi di consumo d'ogni specie, che si immettevano per consumarsi o vendersi nel Comune, esclusi quelli che si immettevano per semplice deposito o passaggio (art. 1971. 12 dicembre 1816), ed esclusa e vietata indistintamente ogni esenzione (art. 198 1. cit.). I dazi, e le loro variazioni, erano autorizzati per decreto reale, previa deliberazione del decurionato, e parere del Consiglio d'intendenza (art. 1991. cit.) (290). L'orientamento amministrativo era nel senso di contenere l'imposizione de' dazi nei limiti dello stretto necessario per la finanza comunale. Veniva perci raccomandato che in sede d'imposizione di nuovi dazi si precisasse l'entit del deficit, ed il motivo (291), e che tali proposte venissero inoltrate tempestivamente, di regola non pi tardi del mese di novembre dell'anno precedente a quello da cui il nuovo dazio dovea aver effetto (292). Se si fosse verificato, come accaduto in S. Co(290) L'osservanza rigorosa di tali disposizioni, e la necessit di motivare le richieste di sanatoria nel caso d'inosservanza, erano richiamate con circo Min. Aff. interni, 5 aprile 1824, in PETITTI, IV, p. 112. La necessit della sovrana autorizzazione, secondo Rocco, I, p. 280, dipende da ci, che i dazi dei Comuni debbono essere per quanto possibile fermati con uniformit, per non rendere una parte della popolazione gravata soverchiamente rispetto alle altre, ed anche debbono essere in accordo con le contribuzioni dello Stato, e per ove la legge conferisse ad autorit inferiore il poter d'imporre dazi, verrebbero questi ad essere posti con vedute disformi e non in armonia con la finanza dello Stato e con gli altri elementi di produzione della ricchezza pubblica . (291) Circo Min. Aff. interni, 9 dicembre 1826 e l dicembre 1827, in PE TITTI, IV, pp. 157 e 185. (292) R. 5 agosto 1838 e 22 dicembre 1841, su cfp. CN, in PETITTI, IV, pp. 400 e 436.

754

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

120 lo sconcio

stantino

(Basilicata)

ed Altino

(Abruzzo

Citra),

che il dazio secondo la tariffa maggiorata fosse gi in percezione prima della sovrana approvazione, doveasi procedere nei confronti degli amministratori ai sensi dell'art. 137 1. cito

(supra, 112), e chiamarli responsabili de' danni ed interessi


se fosse mancata l'approvazione. Se il ritardo fosse dipeso dagli uffici delle intendenze e sottintendenze di sospensione il capo ufficio competente dovevasi punire

(293).

Soggetto passivo dell'imposta era chiunque dimorava e consumava nel Comune (294). Non era altrettanto pacifico se sottoposto ai dazi fosse I'intero territorio comunale, o solo il centro abitato. Il re, accogliendo, su conforme parere della Consulta, una domanda della principessa di Gerace, aveva esentato i coloni della tenuta di Policoro dal dazio vigente nel comune di Montalbano Ionico, in ragione del carattere fluttuante della popolazione costituita da coloni ivi temporaneamente assunti, nonch della circostanza che Policoro non faceva parte dello aggregato delle case di Montalbano (295). Pochi mesi dopo, il r. I" dicembre 1831 (296) aveva stabilito che in Capitanata ove la maggior parte degl'industrianti vive in campagna l'intero tenimento del Comune . In Sicilia, della Consulta, di bestiame

, i dazi comunali dovessero esiger si nelil r. 7 giugno stabiliva che per

1826, su conforme parere


Comune si debba intendere

l'aggregato delle case che lo com-

pongono e non mai il suo territorio

(297); il successivo, 18
(fra-

aprile 1830, anch'esso previo parere della Consulta, precisava, tuttavia, che il dazio poteva applicarsi anche nelle sezioni

(293) R. 16 febbraio 1843, su cfp. Cft, in PETlTII, IV, p. 451. (294) Circo Min. Aff. interni, 14 novembre 1827, in PETlTII, IV, p. 184. (295) R. 26 gennaio 1831, in PETlTTl, IV, p. 245. (296) PETITII, IV, p. 264. (297) PETlTII, IV, p. 181.

120

Amministrazione

civile e beneficenza

755

zioni) comunali abbench segregate dal Comune, siccome i casali della citt di Messina , escluse le riunioni di case che non giungessero a superare il numero di 250 abitanti (298). circoQuando alcuni Consigli provinciali dell'isola, adducendo

stanze locali di comuni la cui popolazione era sparsa in borgate, proposero l'estensione dei dazi anche agli aggregati minori di 250 abitanti, il re, desideroso di vieppi incoraggiare e migliorare l'agricoltura, e la pastorizia nei suoi reali domini , conferm, con r. 16 marzo 1852 (299), il rescritto del 1830. Comunque, un r. 29 ottobre 1844, adottato sul parere della Consulta generale del regno (300), dichiarava che gli artt. 197 e 198 l. cito non prestavansi a consentire l'estensione del zio dall'abitato del Comune al suo territorio; do che pe' domini di Napoli non pi vit su quanto all'oggetto si pratica ne di que' dae, pur disponen-

si apporti veruna no-

, raccomandava all'atten-

zione de' Consigli provinciali e degli intendenti la presentazioprogetti che, tenute presenti le speciali circostanprovvedendo al ze locali, possono essere convenienti a liberare gli abitanti dal dazio di consumo de' generi nelle campagne corrispondente rimpiazzo per lo bilancio dei rispettivi scussi . stati di-

Sebbene la legge (art. 201) raccomandasse di preferire, nell'imposizione, que' generi che servono al lusso o al maggior

IV, p.232. Sempre per la Sicilia, il r. 28 gennaio 1835 (Dtss, dal dazio tutte le botteghe e posti di vendita al minuto entro il raggio d'un miglio dalla porta ne' comuni cinti di mura, e dall'ultimo abitato negli altri, 4: non compresi per i fondachi, le locande ed i molini per la vendita che fanno a' passeggeri, semprecch non tengano pubblica bottega . Erano ovviamente esenti le botteghe situate ad oltre un miglio dal comune, e quelle distanti meno d'un miglio, ma appartenenti ad altro Comune (r. 31 marzo 1856, su cfp. CSi, in PETITII, VI, p. 610). (299) PETITII, V, p. 304. (300) PETITII, IV, p. 471.
PETITII,

(298)

a), I, p. 290 e PETITII, I, p. 43) stahiliva che non erano esenti

756

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

120

comodo, agli altri de' quali si fa uso ne' bisogni ni ed ordinari della vita , pare abbastanza

pru comu-

evidente che

i generi colpiti dal dazio erano, piuttosto, quelli di pi largo consumo, specie i prodotti della molitura, e spesso il vino e l'olio. Era stato vietato, con r. 11 aprile 1847, su conforme parere della Consulta generale, stabilire tariffe differenziali per i generi prodotti nel Comune, e per quelli introdottivi da al. tri Comuni per essere ivi consumati (301); con lo stesso rescritto erasi vietato di colpire i generi prodotti nel Comune, che non vi fossero inoltre consumati, ci che avrebbe cagionato una doppia imposizione, nel luogo di produzione ed in quello di consumo; e, come balzello dalla legge riprovato, perch avrebbe gravato sulla produzione e non sul consumo, si viet ai Comuni della Sicilia, con r. 8 maggio 1853, d'imporre il dazio sull' olio prodotto nel loro territorio (302). Il dazio pi gravoso era quello sulla molitura (303), e perci la legge ne fissava la tariffa nel massimo d'un carlino a tomolo (304), stabilendo che, in quei comuni ove la tariffa fosse pi elevata, la si riducesse cos tosto che le circostanze lo permettessero (art. 200 L cit.): il che poi fu disposto, in via generale, a decorrere dal I" gennaio 1848, con l'atto sovrano 13 agosto 1847 (art. 3), il quale vietava, inoltre (art. 4), che il dazio sul macino si esigesse col metodo della

tran-

(301) PETlTTI, IV, p. 525. (302) PETlTTI, V, p. 542. (30,3) DIAs, a), I, p. 290. (304) Il tumulo di Napoli equivaleva a tre palmi cubi (art. 4 1. 6 aprile 1840), cd un palmo a metri lineari 0.26.455 (art. 2, ult. c., 1. cit.), dimodocch trattava si' di un'imposta di Ire-oro dell'epoca 0.425, al pi, su una misura cubica di circa metri 0.80 di lato. Il tumulo siciliano (1. 31 dicembre 1809) equi. valeva invece ad un palmo cubo, ed il palmo era di metri lineari 0.258; 4 tumoli formavano una bisaccia, e sedici tumoli una salma. La disposizione relativa al limite d'un carlino per tumolo concerneva solo i domini di qua del Faro.

120

Amministrazione

civile e beneficenza

757

sazione (305). Il limite d'un carlino determinava, grossolanamente, un effetto di regressione dell'aliquota limite fosse raggiunto, quando il detto ed il prezzo dello sfarinato aumentas-

se ancora. In niun altro caso v'erano tariffe di dazi stabilite comunque per leggi o decreti; sebbene la mancanza di consumi propriamente lo basso. Del resto, il Governo si trovava nell'impasse, a quell'epoca tanto frequente, di non rinunciare determinata dalla concorrenza dell'interesse indiretta larad una specie d'imposizione di lusso fuori dei centri maggiori, e le rigorose direttive del Governo, valessero acontenerle ad un livel-

ga ed agevole, e dell'esigenza di non infierire con un halzello che tra tutti pi direttamente gravitava su la classe pi povera delle popolazioni (cos il preambolo del r.d. 17 dicembre 1838) (306). La molitura, in effetti, era gravata non soltanto dal dazio comunale, ma anche, ne' domini di qua del Faro, da un dazio fiscale a carico del Comune, istituito con r.d. 28 maggio 1826, sul macino del grano e granone, in misura di grana 6 per tomolo (307), che fu ridotta a met col

(305) Vedi anche istr, Min. Aff. interni, 18 agosto 1847, in PETlTTI,IV, p. 523. (306) Vedi anche BIANCHINI, ), pp. 352.354, il quale raccomanda che b quando non si possono esentare i generi di stretta sussistenza del basso po. polo, conviene di andarli a mano a mano tassando leggiermente s , e che siano evitate le ripetute tassazioni per ogni passaggio, etc. (307) Trattavasi di misure di finanza straordinaria, intese a rpianare il deficit cagionato dai disordini del 182021 (DIAs, b), pp. 633 55.),. e dalle spese per il mantenimento del corpo d'occupazione austriaco. Detti provvedimenti comprendevano (r.d. 28 maggio 1826: supra, 41) la prosecuzione delle rtenute sui pagamenti della Tesoreria generale stabilite col r.d. 5 dicembre 1825, l'imposizione d'un dazio sui generi coloniali e sui pesci salati, secchi ed in salamoia d'estera produzione, che si consumavano nella citt di Napoli (rscosso dalla gran dogana); il dazio sul macino; ed un'imposta sui profitti e lucri dei capitalisti, degli impiegati e professionisti, e degli esercenti d'arti e mestieri concernenti oggetti di lusso o superflui. Il dazio sul macino era calo colato in d. 1.320.000annui, ripartiti su tutti i comuni, in ragione di grani 24

758

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

120

r.d. Il gennaio 1831. In quello stesso anno, con altro decreto della stessa data, veniva prescritta una generale economia nelle spese de' Comuni di qua del Faro per invertirla nella diminuzione de' pi gravosi dazi comunali , sul che insi steva il Governo con reiterate istruzioni (308). La residua met del dazio fiscale fu abolita con l'atto sovrano 13 agosto 1847, con che i Comuni furono complessivamente liberati d'un debito verso l'erario di d. 626.000 annui, ci che dovea metterli al caso di minorare i balzelli civici, e di far sentire alle popolazioni i benefici effetti delle paterne cure che il re Ferdinando II continuamente impiegava per esse (309). In Sicilia, invece, il dazio fiscale sul mcino ebbe sempre vigore, salvo il periodo 1848-1849, in cui era stato abolito dal governo separatista : sol che, dopo l'entrata in vigore del r.d. 27 luglio 1842, era fissato in misura comprensiva del dazio comunale; e dall'unico provento cos realizzato, la Tesoreria generale detraeva e distribuiva la quota spettante ai comuni (supra, 52). La percezione de' dazi di consumo era regolata dall'intendente, sull'avviso del decurionato e del sottintendente (art.202

per abitante (eccettuata Napoli), ed i Comuni dovevano provvedere all'imposi. zone, alla riscossione, ed al versamento in tesoreria. L'Amministrazione finanziaria non aveva in tali operazioni alcuna ingerenza, e corrispondeva un premio al cassiere comunale (circ. Min. Aff. interni, lO gennaio 1827, in PETITII, IV, p. 159). l proventi che superassero il debito del Comune erano a vantaggio del Comune stesso, che era, per contro, obbligato ad integrare sulle altre sue rendite i proventi insufficienti. Dimodocch, in sostanza debitore d'imposta verso lo Stato era il comune, che praticava la rivalsa verso i cittadini. In Napoli, il dazo sul macino era supplito da una sovrimposta sui cereali immessi nella capitale. (308) Istr, Min. Aff. interni, 19 gennaio ]831, 29 gennaio 1831, 2 febbraio 1831, 12 marzo 1831, 30 marzo 1831, 31 agosto 1831, in PETITTI, , pp. 138 58. I (309) Istr. Min. Aff. interni, 18 agosto 1847, in PETITII. IV, p. 523. Si noti che l'anno 1846 era stato contrassegnato, in tutta Europa, dalla scarsezza del raccolto, e dall'aumento dei prezzi (DE SIVO, a), I, p. 84).

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Amministrazione

civile e beneficenza

759

1. 12 dicemhre 1816), e, quando non poteva farsi assolutamente per appalto (con contratto al massimo biennale: art.

231 1. cit.), o in amministrazione

(cio in gestione diretta; ma per

non semhra che tale metodo fosse largamente praticato), era consentito (art. 203 1. cit.) il mezzo della transazione, individuo o per capo famiglia , cio la riscossione dell'imposta per ruoli. Il ruolo doveva essere proposto dal decurionato, discusso dal sottintendente, via autorizzazione ed approvato dall'intendente predel ministro dell'interno, cui doveva sotto-

porsi un rapporto motivato; doveva essere diviso in pi classi, nelle quali ciascun contribuente doveva essere annotato e tassato in ragione del suo comodo (cio della sua agiatezza), e del consumo presuntivo de' generi soggetti a dazio che si faceva nella sua famiglia; dovevano essere esentati gli indigenti ed i minori di cinque anni, per non pi d'un quinto della popolazione del Comune (310). La transazione era un mezzo del quale il legislatore (si ricordi che l'atto sovrano

13 agosto 1847 l'aveva vietata


decisamente diffi-

per il dazio sul macino) e l'amministrazione titi in un'imposizione diretta,

davano: si rilevava infatti che i dazi erano in tal modo convered in una vera capitazione,

(31~) PETITTI, I, p. 125, trascrive una circolare dell'intendente della provincia di Molise, 6 dicembre 1826, .ehe comunica ai sottintendenti le istruzioni, deliberate dal Consiglio d'intendenza, per la regolare compilazione de' ruoli di transazione. Il numero delle classi, secondo l'agiatezza delle famiglie, era stabilito dal decurionato, e quindi ne' comuni pi importanti poteva formarsi un maggior numero di classi. Il ruolo doveva indicare, per ogni famiglia, la classe, il numero dei componenti compresi i servi ed operai che vi si nutrivano, ed il consumo presunto per ciascun componente. La tariffa, invece, doveva essere unica per tutte le classi: ovviamente, per le famiglie delle basse classi dovevasi prevedere un minor consumo pro capite. Il ruolo doveva essere affisso per otto giorni, sotto la responsabilit del cancelliere archivario, ed i contribuenti potevano reclamare entro otto giorni al decurionato; indi, per il tramite del sottintendente, e previo esame dello stesso, che poteva respingerlo se irregolare, veniva trasmesso all'intendente.

760

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie pesava pi sui poveri che
SUl

120 ricchi, affin-

la quale ordinariamente

i quali ne facevano la ripartizione (311). Si raccomandava che i ruoli fossero predisposti prima dell'inizio dell'esercizio, ch potesse farsene la riscossione per dodicesimi, divenendo cos meno gravosa la percezione particolarmente alla gente povera (312). Con r. Il settembre 1829, e 23 aprile 1834, venne elevata ad un quarto della popolazione l'esenzione degli indigenti e minori di cinque anni (il che, peraltro, era in aperto contrasto con l'art. 203, comma 4, l. cit.}, e fu ridotta a met la proporzione della tassa per le donne, e pei fanciulli minori di lO anni (313). E tuttavia, il ripetersi delle circolari dimostra come tali pressanti interventi sere tuttaltro dovessero esche efficaci (314). Si comprende facilmente co-

(311) ribadito palto tembre torizzava, muni

Il Min. Aff. interni, che i ruoli gestione si potevano

circo 5 ottobre formare

1822 (PETITTI, IV, p. 98), aveva caso d'impossibilit 1827 dellapsetCodi fu confermato con r. 27 de'

solo in e ci

o della

in amministrazione; successivo e facessero le sempre quando

1826 (ivi, p. 152). Un tuttavia, delle pur anche volendo tenendosi e l'utile popolazioni

r. lO gennaio conoscere circostanze

(ivi, p. 159) li aucircostanze i ruoli

le particolari fossero

pi plausibili formati dei tassati,

transazione; della

S.M. che presenti

detti ruoli

con la mas-

sima imparzialit, (312) (313) dava zione

ed il prescritto 1829. 1834

legge, onde niuno

si aggravi,

e specialmente

la classe (311);

povera s,

R. 27 settembre Il r. 11 settembre alla dirsi sovrana odiosa,

1826, cito supra, nota

ed 11 settembre

in PETlTTI, I, p. 222. 1829, cito supra, nota che, secondo risoluzione, perch (312). li r. 23 aprile di Bari, del dazio di per (PETlTTI, IV, p. 319) ricorda occasione era da il CP di Terra la riscossione nell'umana rovinosa natura per il cui voto transaa tutto

di riluttare la difficolt i Comuni per

ci che sente il ruolo sorsa, zione . Il re e minori lO anni. (314) deplora corre quasi di

di forzoso; non ritenne a

impraticabile per che

per la impossibilit si potessero la riduzione 11 dicembre spedito eccezione privare

proporzionarne di tale

sull'effettivo

consumo confermare

presuntivo; l'ampliamento

dell'esaridi

e si limit

dell'esenzione

gli indigenti

5 anni, ed a consentire
Aff. interni, per

per le donne

ed i minori

La circo Min. per regola,

1847 (PETITTI, IV, mezzo di riscossione, le classi infime

p. 527) si risopra

che ai ruoli

come

a pi facile e

anzicch

, che

121

- Amministrazione

civile e beneficenza

761

me i ricchi , annidati nei decurionati, preferissero travasare il dazio in un rUGIGdi transazionecompilato secondo i IGrG interessi, anzicch pagarlo volta per volta in ragione sumo effettivo. Le pene per le contravvenzioni ai dazi comunali erano di regola quelle stabilite CGIr.d. 28 gennaio 1824 [esteso ai reali domini oltre il Faro CGnr.d. 13 aprile 1839) ed erano l'ammenda da uno a 29 carlini, ed il mandato in casa 00 la detensione da l a 29 gorni (315). 121. Segue: d) sooraimposizioni; e) privative. del CGn-

Altro

espediente di finanza comunale era la sovrimposta addizionale alla fondiaria, che poteva essere deliberata dal decurionato, CGn I'approvazione dell'intendente (art. 204, comma l, 1. 12 dicembre 1816). La sovrimposta non poteva eccedere due grani per ducato (316), cio il 2% (art. 204, comma 2,

1. cit.). La

le altre si chiaman caricate al di l del dovere , che per ritardi negli adempimenti vengano caricati in un anno i ruoli di pi esercizi, e per resa ineseguihile la riscossione . La circo Min. Interno, 14 agosto 1849 (PETITTI, IV, p. 544) precisa che dal 1831 a questa parte pu dirsi dimenticato in tutto e per tutto l'appalto, ed invalso, quasi per regola generale e per massima, il metodo della transazione . (315) Le pene erano fissate nel contratto d'appalto. Il r. 21 aprile 1849 (PETITTI, V, p. 543) su cfp. CStN, aveva disposto, accogliendo un voto del CP I di Napoli, che la sanzione della perdita intera del genere non rivelato, dando luogo a frodi e soprusi, fosse sostituita da una multa pari al doppio del dazio dovuto sul genere non rivelato. Il successivo r. lO novembre 1849 (ivi, p. 552) considera per che tale misura, sufficiente in Napoli, non efficace nei comuni privi di muro, e prescrive pertanto che dove il dazio si percepisce in appalto o in amministrazione si faccia sempre rinvio al r.d. 28 gennaio 1824. (316) L'art. 204, comma 2, dice che l'addizionale non pu oltrepassare due grana , Drxs, a), I, pp. 45 e 291, dice: grana due ad oncia , ma si tratta certamente d'un errore, stranamente ripetuto, perch la moneta coro rente nei domini di qua del Faro era il ducato, e non l'oncia, del valore di tre ducati, che ebbe corso in Sicilia fino all'unificazione della moneta (supra, 55). Non v' una norma in deroga nel r.d, 11 ottobre 1817, che adattava la legge sull'amministrazione civile alle temporanee esigenze de' domini di l del

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Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

121

sovrimposta era riscossa sui ruoli ordinari della contribuzione, e versata dal percettore a misura dell'esazione nella cassa comunale, a disposizione del sindaco secondo i vigore (art. 205 I.cit.). regolamenti in erano or-

Infine, le privative volontarie e temporanee rere per supplire alle spese civiche (art.

dinariamente gli ultimi mezzi cui i comuni potevano ricor209, comma l, l. cit.). Le privative consistevano nella concessione a qualche individuo di vendere uno o talaltro genere, privando gli altri di questo diritto (317), e potevansi stabilire soltanto sulla preparazione e la vendita de' commestibili; erano essenzialmente temporanee, ed a vantaggio del Comune, e non poteano accordarsi a profitto di particolari (art. 206 l. cit.). Erano per loro natura odiose

, e bisognava essere molto cauti nel per-

metterle, perch non bisognava dissimularsi che esse facevano ristagnare l'industria nelle mani d'un solo, e contenevano i germi di mille abusi (318). Potevano tuttavia essere preferite tavasi d'industria ad ogni altro mezzo (art. 209, comma 2, l. cit.): l) quando tratche per la natura della cosa, o per la posi-

Faro; n risulta siasi mai verificato che i comuni di qua del Faro potessero sovrimporre fino al 2%, e quelli di l del Faro solo fino a 0,66%. Comunque, il r. 9 maggio 1853, che concerne la sovrimposizione nei comuni della Sicilia (!>ETITTI, V, p. 446), dice, testualmente, che la medesima non pu oltrepassare grana due a ducato, cio i due centesimi). (317) Il venditore e prvilegiato s doveva porre il botteghino nel Iuogo che veniva fissato dall'intendente, secondo il comodo del pubblico (Min. finanze, 17 settembre 1836, in PETITTI, IV, p. 367). La privativa pi frequente, nei piccoli comuni, era la e panatica , che concerneva la sola vendita del pane, tutti potendo panizzare per uso proprio , e che poteva essere utile ai pi poveri, per assicurare il rifornimento, la buona qualit ed il giusto peso del pane (circ. Min. Aff. interni, 28 luglio 1832, in PETITTI, I, p. 159). Ma, come riconosciuto nei testi citati in seguito, le privative provocavano un aumento di prezzi, che gravava di pi sui poveri, perch al commercio dei generi alimentari attingevano i meno abbienti, e gli agiati erano di solito autoproduttori. (318) Circo Min. Aff. interni, 3l agosto 1831, in PETITTI, I, p. 151.

121

Amministrazione civile e 'beneficenza

763

zione del luogo, non potendosi esercitare da ciascun cittadino, desse luogo ad una privativa di fatto, come lo stahilimen.to di tonnaie quando il Comune avesse una concessione regia, e simili; 2) quando al beneficio della rendita si unisse la necessit d'adottarla quando potevano rimpiazzare lesti per la, popolazione. Lo stabilimento per il Comune, 3) per assicurare l'annona;

utilmente i piccoli dazi pi modoveva essere pre-

delle dette privative del Comune

ceduto da una deliberazione motivata del decurionato, il quale, come rappresentante doveva consentire che fosse momental'esercizio del diritto di ciascun cittadino

neamente sospeso a vantaggio della generalit della popolazione , e doveva proporre nel tempo stesso le basi della privativa da adottarsi; occorreva inoltre l'autorizzazione del ministro dell'interno, previo parere del Consiglio d'intendenza (art. 207 L cit.). La privativa doveva essere data in appalto, all'asta pubblica, di regola per un anno, ed eccezionalmente per non pi d'un triennio diritti di privativa bre 1831). Si detto che per stabilire un dazio di consumo cessaria la sovrana autorizzazione, va era sufficiente l'autorizzazione l'interno avvertiva perci avrebbe accordato autorizzazioni ministeriale. era nee per stabilire una privatiIl ministro delnon (art. 208 L cit.). Le contravvenzioni ai erano punite, come quelle ai dazi comunali,

con le pene previste dal r.d. 28 gennaio 1824 (r.d. 12 settem-

(circ. 19 gennaio 1850) che

in quei casi, dove si voleva sotto il nome

stabilire la riscossione d'un dazio, mascherato

di privativa onde evitare tutte le liturgie prescritte , come era accaduto in certi casi di pretese privative di cottura del pane, o di vendita del vino (319). E ritornava in argomento,

(319)

PETITTI,

IV, p. 564.

764

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

121

con circo 9 marzo 1850, insistendo,

questa volta, sul caratte-

re odioso dell'espediente: gravoso alla povera gente, e per nulla alle persone agiate, le quali non han bisogno di comprare in piazza que' generi su cui la privativa lesivo dei dritti dei cittadini, accordata , dritti i quali rimangono so-

spesi nel loro esercizio per creare un beneficio al Comune; e raccomandando che non si convertisse in mezzo ordinario quello che, o non dovrebbe giammai essere adottato, mente in casi ben rari (320). mentalit liberistica del tempo; ed importante o solaalla

La verit che le privative comunali erano ostiche

a tal proposi-

to il r. 24 febbraio 1851 (321), emanato su conforme parere dell'allora Consiglio di Stato , dacch sembra accogliere una interpretazione pubblico. L'occasione era nata dai deliberati di tre comuni d'Abruzzo Citra (Orsogna, Francavilla e S. Eusanio), che, col parere favorevole del Consiglio d'intendenza, si proponevano d'istituire una singolare specie di privativa della panizzazione (ossia cottura del pane), stabilendo un estaglio annuo (di cirevolutiva degli artt. 206 ss, 1. cit., che sposta le privative dal terreno fiscale a quello del servizio d'interesse

ca d. 300 in Orsogna), ma lasciando per libera ad ognuno la facolt di poter panizzare, purch paghi, come rata dell'estaglio, tre carlini per ogni infornata sulla cottura del pane . buon giuoco sensi della La sezione interni e finanze aveva ovviamente nel dimostrare che questo non era un dazio ai

legge, non ... una privativa ne' termini legali , e che intanto partecipava degli inceppamenti dell'uno e dell'altra, senza offrire vantaggio . Ma pi interessa quella parte della motivazione in cui la sezione, ritenuto irrilevante approfondire I'ana(320) (321)
PETITTI, PETITTI,

IV, p. 571. V, p. 134.

121

Amministrazione

civile e beneficenza

765

logia tra le priv.ative finanziere e quelle comunali (322), considera che nell'accordare una privativa per atto d'alta amministrazione viene a sospendersi l'esercizio di quel dritto naturale che ogni uomo ha di mettere a profitto la propria attivi. t, le proprie braccia, il proprio ingegno per un oggetto di pubblica utilit, alla quale sempre subordinato il vantaggio privato , ma che tale oggetto non uno solo n sempre lo stesso

. Stabilito cos che vi sono privative o monopoafferma che il fine pi importante

li non fiscali. la sezione

della privativa comunale quello di assicurare la panizzazione con la privativa del forno, di assicurare lo spaccio de' salami, salumi, olio, ed altri simili commestibili colla privativa della cos detta bottega lorda, e di simili generi di consumo. L'ultimo scopo secondario e di poca importanza quello di ritenere un piccolo introito pecuniario da colui che ottiene la privativa, non essendo raro il caso nel quale dal Comune si concede la privativa senza pagamento di somma alcuna, ma semplicemente con l'obbligo, assicurato da valida garentia, di non far mancare l'annona al Comune secondo i patti stabiliti dalle concessioni . L'autorit della sovrana risoluzione prescriveva, in sostanza, che l'utilit, che la popolazione poteva trarre dell'istituenda privativa, fosse valutata con priorit rispetto al mero interesse finanziario del Comune: il che parrebbe saggio e benefico, ma, probabilmente, non altrettanto conforme all'intento del (art. 209, comma l, 1. cit.) le delegislatore, che testualmente

(322) Il procuratore generale della GCCN aveva ritenuto che ogni privativa o monopolio contenesse un dazio; aveva per espresso il parere che la deliberazione del comune d'Orsogna fosse ugualmente illegittima, perch, essendo ciascuno libero di panizzare purch pagasse la prescritta rata, era violata la norma che prescriveva l'aggiudicazione della privativa ad asta pubblica.

766

Istituzioni del Regno delle Du e Sicilie

122

finiva ultimi mezzi a cui i comuni possono rieorrere per supplire alle spese civiche . Ed inoltre, la novit non potea esser feconda, mancando il concetto del pubblico servizio comunale.

Spese comunali. - Come abbiamo rilevato a proposito delle provincie (supra, 103), anche per i Comuni la L 12 dicembre 1816 non elencava le funzioni, bens le
spese. Le spese comunali erano ordinarie, straordinarie, lite negli stati discussi , ossia bilanci preventivi, o impreper ogni vedute (art. 210 L cit.). Le spese ordinarie erano quelle stabiquinquennio (in/ra, 125); le spese straordinarie, nascenti da nuove ragioni non calcolate, erano iscritte in annui stati di variazione (art. 253 l.cit.); le spese imprevedute erano queled il fondo ad esse assegnale richieste da bisogni eventuali,

122.

to era diviso in due parti, di cui la prima era a disposizione del sindaco per le spese giornaliere ed urgenti (323),nentre la seconda poteva essere da lui utilizzata straordinarie, solo per '~sigenze previa autorizzazione dell'intendente (art. 218 L

cit.). Le spese ordinarie, in gran parte contenute in limiti massimi rigidi dalla legge citata, furono ulteriormente compresse da direttive di generale economia , come quelle del ricordato r.d. 11 gennaio 1831, pure parzialmente attenuate dal

(323) DIAs, a), I, p. 296. L'amministrazione del fondo delle spese imprevedute dava luogo ad abusi (<< la maggior parte di queste spese efimere comunemente si crede come un provento della carica de' sindaci} sui quali il Ministero degli affari interni richiamava l'attenzione degli intendenti, raccomandando, sopratutto, la vigilanza sulle frequenti richieste d'aumento del detto fondo (circ. lO settembre 1831, in PETITTI, IV, p. 261). Con r. 21 settembre 1839, su cfp, CN, era stabilita la necessit dell'autorizzazione dell'intendente o sottintendente per tutte le spese urgenti, quando fosse esaurito il fondo (PE' TITTI, IV, p. 414).

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Amministrazione

civile e beneficenza

767

regolamento 9 aprile 1838 (324); e, del resto, tale rigore era nel costante indirizzo del governo, con i correlativi freni ai tentativi d'espandere le entrate. Tolti perci i comuni maggiori, e quelli che avevano importanti rendite patrimoniali, si pu dire che le iniziative delle amministrazioni comunali fossero circoscritte alla minime esigenze della vita sociale. Le spese ordinarie (art. 211 l. cit.) concernevano gli stipendi, salari ed onorari dei dipendenti comunali, prestatori d'opere d'interesse del Comune gione per le case addette all'amministrazione ciliatore, del giudice di circondario e del supplente ed in genere dei comunale (325),

(supra, 114); la pi-

alle scuole primarie, alla ruota dei proietti, all'udienza del conse residente nel Comune, alla collezione delle a quel(artt. del giudice di circondario, ed al carcere che (art. 7 l. cit.), al giornale delvaccinica di Palermo

v'era assegnato; le spese d'abbonamento leggi, al giornale dell'intendenza l'Istituto lo della Commessione centrale 30 e 56 r.d. Il settembre 1838,

centrale vaccinico di Napoli, ed in Sicilia

modificato con r.d. lO agosto spese (art. 211

1839) (326), e le spese di cancelleria; infine le

(324) TI CStN, esaminando il reclamo d'un cassiere comunale avverso la liquidazione dell'indennit, afferm che le restrizioni introdotte nel 1831 erano in vigore solo nei limiti in cui erano state confermate col reg. 9 aprile 1838; parere accolto dal re con f. 12 gennaio 1850, in PETITTI, IV, p. 562. Peraltro, la spesa per le feste civili, consentita dall'art. 4 reg. cito ai soli capi. luoghi di provincia, in misura di non pi d'annui d. 30, salvo una spesa straordinaria d'altri d. 30 annui da autorizzarsi dal ministro degli affari interni sul fondo delle spese imprevedute, fu con i r. 19 maggio 1851, per i domini di qua del Faro, e 2 ottobre 1852, per la Sicilia (PETITTI, V, pp. 158 e 359) r istabilita nei limiti dell'art. 225, comma 2, l. 12 dicembre 1816, e cio di d. 40 annui nei comuni di l' classe, 25 in quelli di 2a e 15 in quelli di 3a (325) L'acquisto o la costruzione della casa comunale, per i comuni che ne avessero i mezzi, era segnalato come esigenza, come oggi si dice, prioritaria, nel r. 13 marzo 1837, in PETITTI, IV, p. 383. (326) La spesa per il giornale di vaccinazione fu soppressa, come concernente materia estranea all'amministrazione comunale, con circo Min. Interno, 3 agosto 1852, in PETITTI, V, p. 337. Supra, 103.
11. LANDI - Il.

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Istituzioni

del Regno dell e Due Sicilie

122

n. 41. cit.) di fondiaria sui beni comunali; d'interessi di debiti costituiti; del mantenimento del servizio della posta interna (327); della manutenzione de' fondi e delle opere pubbliche comunali come edifici, ponti, strade, piazze, acquidotti, camposanti fuori dell'abitato e simili; del diritto di contabilit per la liquidazione de' conti comunali (art. 144, comma 2, I. cit.: supra, 103); delle feste religiose e civili; delle messe mattutine dette pro populo; del mantenimento delle chiese di patronato comunale, delle caserme comunali per le truppe di passaggio, e d'ogni altro pubblico 'stabilimento comunale, e della illuminazione . La spesa delle feste religiose era consentita (art. 225 I. cit.), nei limiti di 60,40 e 20 duca ti secondo la classe del Comune, a titolo di oblazione e di elemosina , il che sembra da intendere bligatoria: intendenti nel senso che la spesa era consentita, ma non obl'art. 5 r.d. 9 aprile d'operare

1838 raccomanda infatti agli

tutta la loro influenza per introdurre

l'abitudine di sostituire alle spese per macchine, fuochi artificiali, musica, ed altre simili, i soccorsi a' poveri, i maritaggi, ed ogni altro atto di beneficenza verso la classe
R

bisognosa .

La spesa dell'illuminazione notturna era permessa ai soli Comuni di l a classe, ed a quelli di 2 classe che fossero residenza d'un tribunale o d'un sottintendente; doveva essere autorizzato motivato avviso del Consiglio d'intendenza
(327) sostenere mune marzo Il servizio la postale, comunale ne' co~uni e corrieri, 1855, in oggi in e nei dove 58). In che si
PETlTTI,

ogni altro Comune previo

dal Ministero dell'interno,

(328). V'erano poi


era uffizio recavano di posta, era

non

affidato al cancelliere ficio postale (328)

(Sllpra,

Sicilia,

i Comuni degli abitanti

dovevano del Co-

spesa dei postiglioni per consegnare

al pi vicino uf-

o ritirare

la corrispondenza vigore comuni, (art. pubblica

(circ, Luog. gen., 17 maggio Secondo le disposizioni sia gi

V, p. 461). 91, letto c, n. 6, t.u, 3

1934, n. 383) la spesa per l'illuminazione stabilita, la agglomerata superiore ai 1000 abitanti.

obbligatoria
e borgate per

solo

dove l'illuminazione polazione merati di men

frazioni In facoltativa

con pogli agglo-

sostanza,

che 1000 abitanti

spesa permane

(fu resa ohhli-

122

Amministrazione

civile e beneficenza

769

spese ordinarie previste da leggi speciali. Cos, i Comuni dovevano provvedere al posto di guardia per le guardie urbane (su-

pra, 106), con i letti da campo, olio, fuoco ed utensili indispensabili (art. 8 reg. 24 novembre 1827; art. 8 r.d. 4 novembre 1838). L'art. 2141. cito aveva mantenuto temporaneamente a carico de' Comuni i supplementi di congrua assegnati ai parroci ed economi parrocchiali secondo le disposizioni precedenti (r.d. 2 dicembre 1813); la materia fu nuovamente disciplinata con l'art. 7 del concordato reso esecutivo con

1.

21 marzo 1818, ma il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento avvenne con qualche difficolt (329). Infine, erano a
gatoria per gli altri solo con l'art. 4 t.u. 14 settembre 1931, n. 1175); il divieto di sopprimerla una volta stabilita deriva da una norma toscana, accolta nella 1. 20 marzo 1865, n. 2248, alI. A (LANDI, i). (329} La circo Min. Affari interni, 29 maggio 1819 (PETITTI,IV, p. 63) prescriveva che i comuni (i quali, secondo il conc., dovevano solo provvedere al mantenimento della chiesa parrocchiale e del sottoparroco, mentre di regola il parroco doveva ricevere il supplemento dal patrimonio regolare) continuassero a pagare i supplementi di congrua ai parroci, fino a nuova disposizione. Il r. 5 maggio 1841, su cfp. CN, autorizz i parroci che non avevano la congrua completa a continuare la riscossione delle decime sacramentali, sollectando i vescovi e gli intendenti a formare gli elenchi delle parrocchie cui era dovuto il supplemento di congrua, con che la riscossione delle decime do veva cessare (PETITTI,IV, p. 436). Il r. 8 luglio 1848 (PETITTI,IV, p. 53l), su cfp. CStN, riteneva legittimo il rifiuto del comune, di corrispondere I'assegno del sottoparroco, quando la popolazione fosse tanto poco numerosa da non giustificare la necessit del sottoparroco, ed il parroco godesse di rendita superiore alla congrua. L'approvazione dei pagamenti per supplementi di congrua, gi riservata al ministro dell'interno, fu decentrata agli intendenti con circo Min. Interno, 16 luglio 1849 (PETlTTI,IV, p. 544). Il r. 5 febbraio 1851 (nella causa dei fratelli Arranga contro la chiesa di S. Mercurio in Serracapriola) negava ai tribunali ordinari la competenza in tema di conversione delle decime in supplemento di congrua, come materia riservata ad accordi tra vescovo ed intendente da sottoporsi ad approvazione sovrana (PETITTl,IV, p. 600). Il r. 27 giugno 1853, su cfp. CN (PETlTTI,V, p. 526) disponeva che i Comuni provvedessero ai detti pagamenti sulle rendite municipali, e non gi ricorrendo ad un e testatico s che gravava le classi infime di un novello peso sovente intollerabile s , e, quando ci fosse indispensabile, dovevano di. stribuire il testatico per classi, secondo la diversa possidenza de' contribuenti.

170

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

123

carico de' Comuni le spese per l'alloggio delle truppe di passaggio, fino a quindici giorni di permanenza (330). Spese straordinarie (art. 212 l. cit.) erano quelle cagionate dal pagamento di debiti arretrati, di costruzione e restaurazione di edifici, strade, ponti, ed altre opere pubbliche comunali; dell'acquisto di qualche fondo necessario; della divisione dei demani; delle liti; e delle opere pubbliche provinciali autorizzate ai sensi dell'art. 165 l . cit., cio quelle per la cui esecuzione il Consiglioprovinciale poteva imporre l'addizionale straordinaria, oppure il ratizzo sulle rendite disponibili dei Comuni (supra, 102). Le spese straordinarie pi importanti erano, come ovvio, quelle relative alle opere pubbliche (in/ra, 123). 123. Opere pubbliche comunali. - Quali fossero le opere pubbliche comunali, cio quelle a carico dei Comuni, risultava, sia pure esemplificativamente, dai citati artt. 211, n. 4 e 212 1. 12 dicembre 1816, che classificavano, rispettivamente, spesa ordinaria la manutenzione de' fondi e delle opere pubbliche comunali, come edifici, ponti, strade, piazze, acquidotti, camposanti fuori l'abitato e simili , e spesa straordinaria la costruzione e restaurazione di edifici, strade, ponti, ed altre opere pubbliche comunali . Il Governo attribuiva importanza primaria a tali finalit del Comune, e perci nel momento stesso in cui prescriveva le rigorose ecnomie dell'anno 1831 raccomandava che la parziale abolizione dei dazi non dovea impedire che le opere pubbliche si facessero dentro i limiti delle risorse effettive di ogni Comune, sia che le opere si

(330) R. 23 febbraio 1825, in PETlTTI, IV, p. 128. Il Ministero dell'interno, circo 26 maggio 1849, in PETlTTl, IV, p. 542, aveva inoltre consentito ai Comuni la spesa per provvedere tavolini, scranne, tabelle e leggio per le scuole primarie ma non anche quella di somministrazione di libri e carta.

123

Amministrazione

civile e beneficenza ------

771

considerino come mezzo di civilizzazione e d'aumento dell'annua riproduzione, sia che si riguardi il vantaggio di accresce(331). E poco tempo dopo (332) re la circolazione e somministrare i mezzi di sussistenza ad un gran numero di lavoratori tornava a dire: Tra tutti gli esiti che possono fare li Comuni, senza dubbio li pi utili sono le opere pubbliche, quando non eccedono le proprie forze, ed hanno per iscopo non gi un lusso frivolo e malinteso, ma l'idea di favorire il commercio, di migliorare la salubrit dell'aria, o di mantenere in buono stato gli edifici pubblici. Sua Maest, sempre intenta a procurare ai sudditi suoi tutti li vantaggi possibili, attacca una grande importanza al progresso delle opere pubblichecomunali, poich esse sono un mezzo potente di civilt, e fan circolare il numerario tra le mani de' poveri travagliatori

. Tut-

tavia, tale indirizzo progressivo incontrava il solito limite nella preoccupazione di non aggravare le finanze comunali, e di non accrescere la pressione fiscale, donde per esempio la raccomandazione se principio che, come per le opere provinciali, non si desa nuove opere senza compiersi prima le in-

cominciate (333), appena attenuata da una circolare del Ministero dell'interno, 16 dicembre 1854, per quei Comuni che fossero in tali condizioni da poter menare innanzi diverse opere nel tempo medesimo, il che ben di rado ha luogo (334).
(331) Circo Min. Aff. interni, 30 marzo 1831, in PETITTI,I, p. 148. (332) Circo Min. Aff. interni, 31 agosto 1832, in PETITTI, I, p. 153. (333) R. 4 maggio 1840, su voto del CP di Principato ulteriore (PETITTI, JII, p. 580) che segnalava come, nella rotazione degli uffici comunali, accadesse che i nuovi amministratori abbandonassero le opere iniziate dai prede cessor o per ispirito di rivalit o per invertirne i fondi ad altri usi; circo 'Min. Aff. interni, 31 dicembre 1815, che parimenti rileva come un'opera progettata sotto un sindaco rimanga sospesa nell'amministrazione del successore, <cui va a grado forse d'intraprenderne una nuova s (PETITTI,V, p. 84). Queste Tegole andavano osservate anche in Sicilia (circ. Luog. gen., 15 novembre 1845, in PETITTI,111, p. 599). (334) PErITTI, V, p. 641.

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Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

123

V'erano, oltre le opere pubbliche d'interesse esclusivo d'un Comune, opere cosiddette speciali , che riguardavano un gruppo di Comuni (supra, 104). In altri casi, come si visto (supra, deliberazione contribuire provinciali

102), i Comuni potevano essere obbligati,


del Consiglio provinciale, alla costruzione o riparazione approvata d'edifici o di

con strade

dal re, a dove troritraeva, e

(art. 165 l. cit.); ed in tali casi il comune de' vantaggi che ne

vavasi l'edificio poteva

essere tassato fino ad un quarto deltra comuni dello stesso

la spesa, in considerazione circondario,

la stessa regola poteva applicarsi, per la ripartizione carcere (art. 228 I.cit.). Spesa obbligatoria, era certamente

delle spese del giudicato e del comunali, le altre

in tema d'opere pubbliche

quella delle strade e del camposanto:

opere potevano essere promosse o non, secondo la disponibilit de' mezzi, e lo zelo degli amministratori. La costruzione restaurazione e manutenzione delle strade, secondo l'art. 229 l. cit., erano a carico de' Comuni quando non fossero tratti di strada consolare: questa espressione non indica una classificazione amministrativa, bens la strada maestra , cio quella che collegava l'un centro all'altro, e donde transitavano le poste e le vetture pubbliche (335), tanto se fosse regia, quanto se fosse provinciale, ed a qualunque appartenesse delle classi formate dal reg. 27 giugno 1820. La condizione di dette strade, come noto, lasciava tecnicamente a desiderare, ed erano frequenti nistrativo: injra; 168) le usurpazioni: (come dimostrano anperci, fu necessario che le numerose liti dinanzi ai giudici del contenzioso ammiad un certo momento impartire severe direttive per l'esercizio

(335) DIA S, a), I, p. 382. Sulla classificazione delle strade, in/ra, cap. V, nota (222).

123

Amministrazione

civile e beneficenza

773

dei poteri di polizia municipale, e ricordare alle autorit comunali che per il carattere demaniale delle strade non ne era consentita l'alienazione in base al semplice asserto del disuso (336). In seguito, il r. 15 giugno 1852, accogliendo un voto del Consiglio provinciale d'Abruzzo Ultra I, ordin che tutti i Comuni dovessero formare pubbliche, a loro spese, a cura d'un consigliere distrettuale e di due decurioni, una pianta di tutte le strade indicando la larghezza e la situazione (337). I Coo ne toccasse qualche punto estremo, o il cose muni erano esenti da ogni spesa quando la consolare passasse fuori dell'abitato, mune non avesse pi di 1000 abitanti. Se la consolare traversava l'abitato, il Comune concorreva nella met della spesa aveva 4.000 o pi abitanti, e per un quarto no (art. 229 1. cit.), e le pavimentazioni maggio 1850) (338). Speciali disposizioni anche se ne aveva di meper le strade (r. 6

regie dovevan farsi d'accordo col Comune attraversato disciplinavano la piantagione e conservazione

(r.d. 25 genn. 1842) degli alberi lun-

go le strade provinciali e comunali, prescrivendo che tali operazioni fossero date in appalto, e comminando le multe per le contravvenzioni. Per i camposanti, una prima iniziativa era stata presa nel 1762, regnando Ferdinando IV, con la costruzione di quelsepollo di S. Maria del Pianto in Napoli, destinato, per, alla

(336) Il r. 13 aprile 1835 (PETITTI,III, p. 556), provocato da un voto del CP d'Abru.zzo Ulteriore 2, che rilevava come, mentre dappertutto si cercava di costruire nuove strade comunali, niuna cura aveva si delle esistenti, ordinava agli eletti di verificarne lo stato, ed agli intendenti di controllarlo, e d'imporre le opportune misure. L'inalienabilit delle strade comunali affermata nella circo Min. Interno, 17 ottobre l849, in PETITTI,IV, p. 546. In Sicilia i sindaci dovevano altres provvedere a reintegrare le usurpazioni delle trazzere avvenute al di l dell'anno (dispaccio 24 marzo 1811, e r. 31 marzo 1828, in PE TITTI,IV, p. 193; r. 18 gennaio 1832, su cfp. CSi, ivi, I, p. 546). (337) PETITTI, , p. 376. V (338) PETITTI,III, p. 609.

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123

tura degli infermi deceduti negli ospedali, perciocch i ceti maggiori, vergognandosi di quel luogo, interravano i loro morti nelle chiese della citt (339). In seguito, una legislazione speciale fu iniziata da Gioacchino Murat, col r.d. 23 febbraio 1813, che dispose la costruzione in Napoli del nuovo cimitero di Poggioreale, aperto nel 1814. L'iniziativa fu ripresa, in conformit de' voti espressi da' Consigli provinciali de' reali domini di qua del Faro, dalla restaurazione borbonica, con l. Il marzo 1817, che prescriveva, ne' detti domini, lo stabilimento, in ogni Comune, d'un camposanto fuori dell'abitato (art. l), a spese del Comune rispettivo (art. 3, comma 2). Per tal fine, potevano i Comuni occupare fondi di propriet pubblica o privata (art. 4: supra, 36). La costruzione doveva essere ultimata in tutto il regno entro la fine del 1820 (art. 3, comma l), e dall'apertura del camposanto era vietata l'inumazione in qualsiasi altro luogo (art.' 5) e le trasgressioni erano punite secondo le leggi di polizia sanitaria (art. 6). La legge era integrata da un regolamento d'esecuzione, 21 marzo 1817, che definiva le caratteristiche tecniche dell'opera (340), nonch le modalit dell'uso, e stabiliva (art. 16) che i progetti fossero predisposti sotto la vigilanza d'una deputazione comunale, composta di soggetti intelligenti, e ze(339) COLLETTA, a), I, pp. 212-213. Il progetto era dell'architetto fiorentino Ferdinando Fuga. (340) I campisanti dovevano essere circondati da un muro alto non meno di palmi II (circa m. 3) sopra terra (i'art. 61 del vigente reg. di polizia mortuaria, d.P.R. 21 ottobre 1975, n. 803, prescrive m. 2,50 dal piano esterno di campagna); dovevano avere una sola entrata chiusa da cancello; dovevano distare un quarto di miglio (circa m. 463) dall'abitato (l'art. 338 t.u, 27 luglio 1934, n. 1265, prescrive almeno duecento metri ); dovevano avere un'estensione calcolata su una mortalit del 3233 per mille annuo, senza che si dovessero fare esumazioni prima di dieci anni; potevano essere ornati di cipressi e di fiori a fine di rendere il luogo meno disgustoso, e conciliargli quella religiosa tristezza che tocca il cuore, e richiama alla memoria utili considerazioni .

123

Amministrazione

civile e beneficenza

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lanti , esaminati dal Consiglio d'intendenza, previo avviso dell'ingegnere di ponti e strade, ed approvati, con lo stato della spesa ed i mezzi onde supplirvi, dal ministro degli affari interni. Con r. 22 maggio 1819 (341), fu autorizzata la costruzione d'un sol camposanto per pi comuni, dove la riunione fosse utile, o necessaria per minorare la spesa, o vi concorresse il consenso de' comuni interessati. Tuttavia, difficolt tecniche ed economiche si opposero ad una sollecita ultimazione del programma, e le politiche vicende del 1820 determinarono non soltanto l'abbandono ma financo la distruzione delle opere e l'inversione de' fondi, d'alcuni camposanti gi costruiti.

Perci, il r.d. 12 dicembre 1828 prescrisse la piena ed intera esecuzione della l . 11 marzo 1817, e del reg. 21 marzo 1817, con alcune integrazioni e modificazioni, ed ordin che tutti i camposanti comunali dovessero essere completati pel d I" gennaio 1831, e nel tempo medesimo dovessero chiudersi tutte le sepolture non autorizzate col decreto stesso. piuttosto contraddittoriamente, Vero che, poi l'art. 8 r.d. 11 gennaio 1831

consentiva al ministro dell'interno di sospendere o rinviare i lavori per non pi di cinque anni, mentre le relative istr. 31 agosto 1831 tornavano a raccomandare che tale opera, reclamata dalla salute pubblica, venisse rianimata (342). Comunque, i r. 13 aprile e 21 settembre 1839 (343), e la circo Min. Aff. interni, 20 novembre 1839 (344) tornano a sollecita. re il completamento del programma, e si dice (anche se le ci-

(341) PETITl'I, 111, p. 433. (342) PETl1'1'I, I, p. 153. (343) PETl1'1'I, 111, pp. 440 e 443. (344} PETll'T1, 111,p. 444. La circo Min. Aff. interni, 31 dicembre 1845, esprime tuttavia ancora talune preoccupazioni: Mi giova poi richiamare I'attenzione su i Campisanti. Questi stabilimenti, pei quali da pi anni si sono riportati i fondi negli stati, debbono essere nella pi gran parte compiti Q presso ad esserlo s (PETITTI, Y, p. 85).

776

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

123

fre fornite dal Ministero degli affari ecclesiastici vengono stimate poco esatte dal Ministero degli affari interni) che e pi di 1641 comuni mancano assolutamente che 202 non sono per anco completi . Nei domini di l del Faro, l'integrale osservanza della legge Il marzo 1817 fu prescritta con circo Min. affari interni 6 dicembre 1838, la cui enfasi letteraria, intesa a scuotere pregiudizi, ed eccitare il civico amor proprio degli isolani, dimostra quante difficolt il Governo incontrasse per risolvere un problema, di cui tra l'altro un flagello desolatore cio il colera, aveva manifestato l'estrema urgenza (345). Le opere pubbliche dovevano essere deliberate dal decurionato, ed il relativo importo doveva essere iscritto nello stato discusso (346), ma era stato ordinato che nessuna opera fosse iniziata prima che i fondi fossero approntati, come, per esempio, in pendenza dell'approvazione tiva de' grani addizionali della deliberazione istitu(347). Alle spese urgenti e di modi campisanti,

(345} PETITTI,III, p. 438. Questa circolare meriterebbe d'essere interamente trascritta, se non vi si opponesse la sua lunghezza. In Sicilia, v'erano anche pregiudizi religiosi, onde opportunamente vi si richiama una bolla di Gregorio XVI, e l'iniziativa del detto pontefice (1837) per la costruzione in Roma del camposanto del Verano. Ma vale la pena di citare certe espressioni singolari, a proposito di costruzioni di campisanti, di e ital ianit s borbonica: E nell'Italia nostra una delle prime tra le sue cento superbe citt a darne l'esempio era la reale Palermo. Qui fin da' tempi del Caracciolo sorgeva maestoso il camposanto che ispirava perfino dei versi sublimi al Pindemonte... La Sicilia, questo suolo illustre, non si riInarr certamente indietro a tutta quanta l'Italia . li Caracciolo ricordato il vicer Domenico Caracciolo, rimasto in carica dal 1781 al 1786 (PONTIERI, p. 94; b), pp. 161 8S.) il quale poteasi a), vantare d'aver fatto costruire in Palermo un bel teatro per li vivi, ed un camposanto per li morti (PONTIERI, p. 211). I versi sublimi d'lppolito a), Pindemonte sono del carme l sepolcri, dove, di Palermo, si ricordano pure le celebri catacombe dei Cappuccini. (346) Circo Min. Aff. interni, 30 gennaio 1816, in PETITTI,111, p. 480. (347) R. 8 dicembre 1834, su voto del CP di Principato Citeriore (PE. TITII, 111, p. 557); e circo Min. Interno 16 dicembre 1854 (PETITTI,V, p. 641),

123

Amministrazione

civile e beneficenza

777

desto momento potevasi tuttavia sopperire con il fondo per le spese imprevedute, tessero concorrere, ed anzi un r. 2 marzo 1826 (348), consendelle strade interne gli abitanti POod'oessere astretdisposizioni anzicch COon denaro, con prestazioni tiva che per il riattamento

pere personali, nel qual caso i renitenti potevano ti al Iavoro con mezzi coattivi (349). Ma queste furono consentite dalla legge, e rievocatrici delle abolite Un r.

poi revocate, con r. 17 Iuglio 1841 (350), perch non

corves 25 gennaio

feudali, mentre furono antorizzate da riscuotersi alla costruzione

le sottoscrizioni volontarie,

come i crediti d'imposta.

1853 autor'izzava inoltre i Comuni che dovevano provvedere


di traverse ad imporre un concorso parziale di fondi Iimitrofi nella spesa ai proprietari

(351).
in una perie quantit di

Le opere comunali dovevano zia, donde dovevano risultare

essere descritte

la specie, qualit

ciascun lavoro, le condizioni e gli obblighi secondo cui I'appaltatore doveva eseguirli, ed il dettaglio della spesa ni e le perizie, previo parere dell'ingegnere de,
Q

(352). I pia-

de' ponti e strain Consi-

d'altro idoneo perito residente

nel capoluogo di provin-

cia (353), erano discussi ed approvati dall'intendente

dove inoltre si prescrive che nella previsione debbano andar compresi i fondi servibili all'indennizzazione de' danni che per avventura pagar si dovranno a privati, danni che saranno preventivamente e prudenzialmente calcolati . (348) PETITTI, 111, p. 516. (349} Mia Affari Interni, 8 dicembre 1838, in PETITTI, 111, p. 563. (350) PETITTI, 111, p. 586. Le prestazioni d'opera obbligatorie (sostitubili col pagamento dell'equivalente economico) furono introdotte poi dal regno d'Italia con la l. 30 agosto 1868, n. 4613, sulla costruzione e manutenzione di strade comunali obbligatorie, e con altre successive, richiamate dall'art. lO, n. 7, t.u, 14 settembre 1931, n. 1I75, sulla finanza locale, e furono abolite soltanto dal l gennaio 1961 (art. 15 l. 16 settembre 1960, n. 1014). (351) PETITTI, V, p. 518. (352) Artt. 94 S5. reg. Il dicembre 181I, allegati alla circo Min. Aff. interni 30 gennaio 1816, cito supra, nota (346). (353) Art. 3 circo cito supra, nota (346).

778

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

123

glio d'intendenza

(art. 251, comma 2, l . 12 dicembre 1816),

al quale spettava pure, sull'avviso de' decurioni, determinare se i lavori dovevano essere aggiudicati in appalto all'asta pubblica (art. 241 l. cit.), oppure, trattandosi di lavori urgenti, O non suscettibili d'appalto (354), farsi in economia (art. 251, comma l, l. cit.). La vigilanza sulla spesa competeva al sindaco, e l'intendente poteva, sull'avviso del decurionato, formare una deputazione per coadiuvare il sindaco (art. 251, comma che, inviata all'intendente,

l, l. cit.). Ter-

minata l'opera, doveva farsi la misura generale dei lavori, veniva da lui sottoposta all'esame d'un ingegnere de' ponti e strade, o altro perito idoneo residente nel capoluogo di provincia; la misura veniva quindi approvata dall'intendente in Consiglio d'intendenza, il quale dava gli ordini per la consegna dei lavori, e per il pagamento del saldo all'impresa (355). piuttosto deprimente, tuttavia, leggere nelle pi volte citate istr. 1831, che qualcheduno gl'intendenti, tra di cui la vigilanza merita li maggiori elogi, ha

verificato che mentre un'opera approvata si diceva eseguita, e si presentavano le misure finali, li lavori non si erano mai fatti. Possa questo esempio esser solo! (356). La citata circo Min. interno, 16 dicembre 1854, prescriveva che nella previsione delle spese dovessero essere calcolati gli indennizzi per danni ai privati, e quelli per le occupazioni di fondi privati, che fossero assolutamente indispensabili, e che tali indennizzi fossero soddisfatti innanzi all'occupazione de' fondi, per quanto pi presto possibile , onde evitare l'onere degli interessi i quali per una fatale esperienza spesso sorpassano il valore capitale dell'opera
(354) Art. 4 circo cito supra, nota (346). (355) Art. 6 circo cito supra, nota (346). (356) PETITTI, I, p. 153.

~>'. e ehe la ~rQ",

124

Amministrazione

civile e beneficenza

179

cedura di stima secondo il r. 2 settembre 1826 (supra, 36) si svolgesse nelle more dell'approvazione del progetto e dell'aggiudicazione dell'appalto. Si prescriveva, inoltre, che non fossero corrisposti compensi agli architetti senza autorizzazione ministeriale. Per le opere de' porti mercantili, per, anche eseguite a spese del Comune, il r. 18 settembre 1856 (357) stabil che dovessero osservarsi in ogni caso le disposizioni in vigore per le opere regie (supra, 103). La relativa competenza ne' domini di qua del Faro fu, col r.d. 18 febbraio 1858, attribuita alla Direzione del cavamento de' porti (supra, 64). Alcune disposizioni speciali, per i lavori pubblici d'interesse cittadino, furono poi dettate con le norme istitutive di Consigli edilizi (in/ra, 128). La misura e la valutazione delle opere pubbliche nella citt di Napoli fu affidata ad una Giunta di revisione , composta dapprima di tre architetti (art. 16 reg. 31 maggio 1840) e poi da cinque (art. 1 reg. 7 maggio 1851) nominati dal ministro degli affari interni (per un triennio, due volte confermabile) su terne proposte dal decurionato col parere dell'intendente e del Consiglio edilizio, e retribuiti dal Comune con una gratificazione proporzionale al lavori compiuti, ma non eccedente annui d. 300. 124. Contratti comunali. Era regola generale che ogni cespite di rendita comunale dovesse essere affittato a cura e diligenza del sindaco , normalmente previa asta pubblica, della quale la dispensa (358), in circostanze straordina-

(357) PETITTI, VI, p. 119. (358) Il r. lO luglio 1830, su cfp. CN (PETITTI, IV, p. 235), consentiva, in linea di massima, la dispensa per gli affitti dei fondi comunali con imponibile al di sotto di 30 carlini (3 ducati), come gi era stato consentito (r. 9 febbraio 1828) per i fondi de' luoghi pii. Un successivo r. 28 aprile 1832,

780

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

124

rie, poteva essere accordata dal ministro dell'interno sull'avviso motivato del Consiglio di intendenza (art. 230 L 12 dicembre 1816). In verit, con questo generico termine bero individuarsi d'affitto indipricavansi vari negozi, che, secondo l'effettivo contenuto, potrebcome appalto di servizio nel caso della vativa; appalto di riscossione a canone fisso nel caso de' dazi

di consumo e de' proventi giurisdizionali; affittanza agricola nel caso de' pascoli, terreni coltivati, boschi cedui, etc.; locazione per gli edifizi urbani. La durata di tali golata dagli artt. 208 e 231 (vedi anche

affitti era re-

supra,

118-121).

Solo per i grani addizionali non procedevasi all'affitto, perch si riscuotevano congiuntamente alla contribuzione fondiaria. Il sistema dell'affitto garantiva al Comune la regolare percezione del canone, e lo dispensava dall'organizzare la riscossione, addossandone il servizio deltutti i rischi al fittaiuolo (359).

Per converso, l'incuria e la scorrettezza di taluni amministratosu cfp. dei dazi (359) vato con r. ti Giova Vesuviana, cepiti CN (ivi, e delle Cos, e Raja, p. 276), privative per 1818 neg l'estensione la GCCN, privativa della dispensa 30 nel suddetta giugno all'affitto approdi cero Somma secondo pernon audove,

dei piccoli

comuni. con avviso del pane 1818, di introiti l'appello

esempio, della

29 agosto

(PE,TITTI, IV, p. 48}, respingeva del Consiglio d'intendenza in comuni (si noti della i detti (circ.

fittavoli

comune di Napoli, limitrofi polizia, acquirenti

contro la decisione avevano gli ahitanti

cui essi nulla perch essendovi torizzato tore

da pretendere compravano aveva sollecitato

dal comune il pane

per i minori

privativa,

il pane aveva l'aveva negato,

men caro prezzo ritenendo finanze nei mentre che (circ.

che il sindaco,

dall'intendente,

un intervento

ma I'ispetesercitasin PE di r icontro sulle quali vai 1832,

di circondario

sero un loro diritto). raccomandavano nunzia gata agli contribuenti tessero farne i detti ghe, a scanso contro de'

Tanto il Min. quello delle Peraltro,

Aff. interni

4 gennaio

TlTTI, IV, p. 265) quanto ad ogni escomputo. appaltatori morosi richiesta d'ogni (r.

3 ottobre

1832, ivi, p. 287) era stata neche po-

di inserire

espressamente

contratti di

d'affitto il patto tempo piantoni si permise sopra non

in un primo spedire

di dazi comunali 20 marzo agli agenti del abuso certi, e

la facolt

1822, ivi, p. 88) in seguito comune, con note non certe mai per quando 25 luglio (r. nascere

nominative,

funzionari debitori

potevano

autorizzarli, per somme

domande

che potrehbe

si accordasse

1827, ivi, p. 176).

124

Amministrazione

civile e beneficenza

781

ri, nonch la destrezza, l'arte e i mezzi messi in movimento dagli speculatori , influivano negativamente sul rendimento de' cespiti comunali, e consentivano la formazione di monopoli (360). E ci malgrado che, come ora si vedr, le norme sul procedimento d'aggiudicazione paiano perfino eccessive nella previsione dei successivi, molteplici esperimenti di subasta, che avrebbero dovuto eccitare la concorrenza. La procedura della subasta era regolata dagli artt. 233 ss. 1. cito (361), le cui disposizioni erano comuni ad ogni licitazione per appalto o vendite comunali ed approvate dall'intendente, e del Consiglio d'intendenza cancelliere (art. 234 (artt. 241 e 299 1. cit.). dal decurionato, Le condizioni dell'affitto erano deliberate

previo avviso del sottintendente (art. 233 1. cit.). Alle operazioni e dal per motivi d'in-

di subasta procedeva il sindaco assistito dal I" eletto

1. cit.), ma l'intendente,

teresse dell'amministrazione,

poteva presiedere personalmente,

(360) La preoccupazione del formarsi dei monopoli dei fitti comunali costante. Le parole citate nel testo sono delle istr. Min. Aff. interni, 31 agosto 1831, concernenti la formazione degli stati di variazioni per il 1832 (PETITTI, I, pp. 150 ss.), ma ritornano, pi o meno, nelle istr. 28 luglio 1832 per la foro mazione degli stati discussi del quinquennio 18331838(ivi, p. 158) e poi ancora in quelle, 24 settembre 1853, per la formazione degli stati di variazione 1854 (ivi, V, p. 538). Un famoso testo letterario, che riproduce qui certamente fatti veramente accaduti (VEIIGA, pp. 145 ss.), descrive un'asta di terreni comub), nali, in un innominato comune della Sicilia. Uno dei concorrenti fittuario da quarant'anni, ed il notaio tenta d'indurre mastro don Gesualdo, che si reso aggiudicatario al rialzo, ad accordarsi col primo, perch tale concorrenza a vantaggio altrui ... a vantaggio di chi, poi? .. del comune! VuoI dire di nessuno! Mandiamo a monte l'asta ... Il pretesto lo trovo io !... Fra otto giorni si riapre sul prezzo di prima; si fa un'offerta sola ... etc. (361) Il regolamento per la rinnovazione degli affitti, e per lo procedimento negli appalti , pubblicato tanto da Drss, a), II, p. 385, quanto da PETlTII, I, p. 128, senza indicazione dell'autorit di provenienza n data, , probabilmente, un'istruzione ministeriale, certamente non anteriore al 13 giugno 1818 (poich vi si cita una ministeriale di tale data), ma che, per la collocazione cronologica che trova in amho i citati autori (tra una circo 25 novembre 1829, ed il r.d. 11 gennaio 1831) parrebbe, pi o meno, dell'anno 1830.

782

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

124

o delegare la presidenza ad un dipendente, o farle celebrare in altro comune (art. 240 l. cit.). n procedimento doveasi iniziare quattro mesi prima della scadenza dell'affitto in corso (art. 233 L cit.). Anzitutto, il sindaco rendeva note, con avvisi al pubblico, le condizioni approvate dall'intendente, per provocare le offerte degli interessati, la cui ammissibilit era giudicata dal decurionato. Sull'offerta pi vantaggiosa si apriva la subasta, che era annunciata con due manifesti, coll'intervallo di tre giorni l'uno dall'altro. L'esperimento dovevasi celebrare non meno d'otto giorni dopo la pubblicazione del primo manifesto, e dava luogo ad un'aggiudicazione provvisoria, al maggiore offerente (art. 235 l. cit.). Indi, previa pubblicazione d'un altro manifesto, si teneva, cinque giorni dopo, un nuovo esperimento, e, se l'offerta era migliorata, si procedeva all'aggiudicazione definitiva: altrimenti diveniva definitiva l'aggiudicazione provvisoria (art. 236 l. cit.). Era anche consentito, entro cinque giorni dalla aggiudicazione definitiva, l'additamento di decima, e poi ancora l'additamento di sesta, su ciascuno dei quali si svolgeva un'ulteriore subasta, preannunciata tre giorni prima con apposito manifesto (art. 237 l. cit.). L'ultima aggiudicazione non necessitava d'approvazione, a meno che l'intendente l'avesse espressamente riservata a s, ponendola tra le condizioni della subasta (art. 239 l. cit.). Il verbale d'aggiudicazione aveva efficacia d'atto pubblico, anche ai fini dell'iscrizione d'ipoteca ai sensi dell'art. 39 r.d. 30 gennaio 1817, quando l'offerta base non oltrepassava 30 ducati, quali che fossero poi gli aumenti; negli altri casi il contratto dovevasi stipulare per atto notarile (362). Se l'aggiu(362) R. 25 giugno 1832, su cfp. CN (PETITTI, IV, p. 281). Nei domini di l del Faro, per non gravare i comuni delle spese notarili, il r.d. 13 novembre 1821, che attribuiva in ogni caso efficacia al verbale d'incanto steso dal cancelliere comunale, fu confermato con r.d. 6 giugno 1834, anche per le opere

124

Amministrazione

civile e beneficenza

783

dicazione era subordinata all'approvazione ne per la registrazione ne (363). Certo parrebbe, per,

dell'intendente,

il

cancelliere doveva apporvi la relativa annotazione,

ed il termi-

decorreva dalla data dell'approvazioche il legislatore non avesse gran

fiducia nei metodi amministrativi dei Comuni. Ci risulta abbastanza esplicitamente dal preambolo del r.d. 16 febbraio 1852, nel quale dichiarandosi alienabili ne' reali domini di l del Faro, tutti i beni di ogni natura del demanio pubblico, e di de' pubblici stabilimenti, e quelli de' luoghi pii laicali

ogni altro stabilimento dipendente dal real governo ... non che de' comuni , con reimpiego del prezzo in rendite iscritte nel Gran libro del debito pubblico di Sicilia (vedi anche injra, 129), si dice che di ci mentre ne avvantaggia l'agricoltura e la produzione territoriale, ne hanno pure notabile utilit e i corpi anzidetti, semplificandosi la loro amministrazione,

convertendosi in rendite certe ed invariabili le loro entrate attualmente esposte a tutte le vicende, cure, spese e determinazioni cui vanno d'ordinario soggetti i beni posti in mani amministrative . Queste vendite straordinarie dovevansi fare ai pubblici incanti, ed erano inoltre consentite le affrancazioni di canoni, censi, etc., dovuti agli enti proprietari. L'operazione era affidata all'intendente, e si svolgeva a cura d'una Commessione provinciale da lui presieduta, composta dal direttore provinciale de' rami e diritti diversi, dal procuratore regio del tri-

di beneficenza, e ai detti verbali fu attribuito carattere di titoli autentici ed esecutivi, al pari di quelli concernenti i reali cespiti, di cui al r.d. 16 agosto 1830. (363 Il Miuistro degli affari interni d'accordo col Ministro delle finanze aveva disposto (circ. 13 giugno 1818, in PETlTTI, IV, p. 44) che su tali atti venisse apposta la clausola il contratto avr esecuzione dal momento che sar approvato dall'intendente s , e che nel repertorio fosse inserita la nota maranaIe atto sottoposto all'approvazione dell'intendente s.
12. LANDI -

Il.

784
bunale

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

124 del

civile, dal vicario dioce sano o da un consigliere

Consiglio degli ospizi, e dal consigliere d'intendenza pi anziano per nomina. Un capo ufficio dell'intendenza funzionava da cancelliere, pellabilmente e l'amministratore del Corpo alienante poteva intervenire con voto consultivo. La Commessione decideva inapi reclami dei terzi, o liquidandone le pretese sul prezzo, o sospendendo la vendita o l'affrancazione. I verbali d'affrancazione o d'aggiudicazione erano esecutivi dopo I'approvazaone sovrana. I contratti de' Comuni dovevano essere assentiti gli altri casi, per decreto reale,

, in tutti

su proposta del ministro del-

I'interno, previa deliberazione del decurionato e parere del Consiglio d'intendenza (art. 2981. cit.). Per l'alienazione e censuazione di beni comunali, era necessario, salvo dispensa per decreto reale, l'esperimento Tale assenso una autorizzazione dell'asta pubblica le incertezze (art. 299 I. cit.). terminologiche, era, malgrado preventiva,

il che risulta dal r. 22 febbra-

io 1849 (364), che vieta alle autorit comunali di procedere alla stipulazione dei contratti pei quali necessaria la sovrana approvazione, prima di aver quest'ultima nei modi legittimi chiesta ed ottenuta . I Comuni non potevano, sui debiti che fossero autorizzati a contrarre, stipulare interessi maggiori del 5 %; e la deroga poteva essere accordata solo con decreto reale (art. 300 l. cit.): non sembra, tuttavia, che l'indebitamento dei Comuni fosse facilmente consentito (365). L'art. 301 l.

(364) PETIITI, IV, p. 540. (365) Il r. 8 aprile 1818, su cfp, CPGCC (PETITTI,IV, p. 39), autorizza, ai sensi dell'art. 300 l. cit., il comune d'Avellino a corrispondere gli interessi 6% all'appaltatore (d. Saverio Curcio) del tratto Belltzai-Avellmo della strada de' due Principati, sui due terzi del compenso dell'opera, di cui l'appaltatore accordava il pagamento dilazionato in quattro rate annuali, considerando I'Impossibilit per il comune d'ottenere un mutuo con minori interessi, ed il sommo vantaggio dell'opera, che in seguito era prevedible sarebbe risultata pi costosa.

t2S

Amministrazione

civile e beneficenza

cito dichiarava che qualunque atto comunale contenente in tutto o in parte violazioni delle forme prescritte dagli artt. 298, 299, 300, fosse nullo di diritto prescrizioni legittime .

, e la sua nullit

non poteva essere coverta n da sanatorie posteriori, n da

125.

Riscossione delle rendite ed erogazione delle spese.

- Il metodo per la riscossione delle rendite e l'erogazione delle spese comunali era stabilito dagli artt. 242-250 l . 12 dicembre 1816 (per l'art. 251, relativo alle spese per opere pubbliche, supra, 123). La riscossione delle rendite era affidata al cassiere comunale, sotto la vigilanza del sindaco, ed in conformit dello stato discusso (in/ra, 126); in caso di ritardo, i debitori morosi, otto giorni dopo la scadenza del debito, potevano essere astretti al pagamento col mezzo d'una coazione , spedita dal cassiere e vidimata dal sindaco (art. 242 l. cit.), e con lo ai Costesso sistema venivano riscosse le multe appartenenti muni (artt. 244-246 L cit.). Le coazioni preventivo

erano in sostanza delle ingiunzioni di pa-

gamento, o, come si esprime il r. 23 luglio 1826 (366), un precetto di pagamento

, intimato al domicilio

del debitore da un usciere o da un serviente del Comune, autorizzato dal sindaco: esse divenivano esecutive dopo 24 ore, e consentivano quindi il pignoramento, anche in pendenza d'opposizione del debitore, al che, peraltro, secondo il citato rescritto, doveva procedere l'usciere giudiziario (art. 243, comma l, L cit.). Era consentito tuttavia, a prudente arbitrio degli intendenti e de' sottintendenti (367), darsi luogo alla spedizione de' piantoni (artt. 67 ss. reg. Min. Finanze 25 feb-

(366) Drxs, a), II, p. 375. (367) R. 6 giugno 1830, in

PETl'rTl,

II, p. 357.

786

1stituzioni del Regno delle Due Sicilie

125

braio 1810: supra,

50),

secondo il r. 2 aprile 1817 (368),

senza intervento dell'autorit giudizi aria (369). L'efficacia della coazione, salva la facolt di procedere al pignoramento, era sospe sa se il debitore notificava al sinmotivata, con citazione a comparire competente (art. era stata identificata a daco un'opposizione

giorno fisso davanti all'autorit 2, 1. cit.). Tale autorit d'intendenza, concernenti

243, comma
atto amrmmfu

nel Consiglio

dacch la coazione consideravasi il procedimento

strativo (370). Il contrasto fra la citata disposizione, e quelle contenzioso amministrativo, eliminato, stabilendosi con r.d. 29 maggio 1851, reso comune alla Sicilia con r.d. 29 luglio 1851, che le opposizioni notificate ai sensi dell'art. 243 1. cito avessero effetto sospensivo per otto giorni, nel corso de' quali l'opponente reiterarle era tenuto a con le forme prescritte dagli artt. 34 ss. 1. 25 mar-

zo 1817, ed in mancanza l'opposizione aveasi per non avvenuta, e si procedeva all'esecuzione. Il cassiere che mancava di diligenza nelle riscossioni, e che non usava al riguardo i mezzi autorizzati, poteva essere dichiarato responsabile dal Consiglio d'intendenza, ed obbligato a portare per esatte, a suo rischio ed interesse, quelle partite di cui avesse' trascurato l'esazione; la stessa responsabilit poteva estendersi al sindaco che avesse mancato d'usare la vigilanza dovuta (art. 247 l. 12 dicembre 1816).

(368) PETITTI, IV, p. 18. La circo Min. Aff. interni, 11 giugno 1817 (vi, p. 26) interpreta il detto re scritto nel senso che possano i piantoni spedirsi anche contro gli eredi de' debitori, purch sia spirato il termine per I'accettazione o rinuncia dell'eredit, siano stati messi in mora, e l'esecuzione sia contenuta nei limiti della porzione virile. (369) R. 8 luglio 1832 (che consente inoltre l'uso de' piantoni, dianzi Iimitato alla riscossione di censi e canoni e de' dazi comunali, per qualsiasi creo dito de' comuni, luoghi pii e stabilimenti di beneficenza), in PETITTI, IV, p. 283. (370) Giurisprudenza cito in/ra, cap. V, nota (287).

126

Amministrazione civile e beneficenza

787

I pagamenti dovevano farsi dal cassiere, su mandati del sindaco (art. 248 l. cit.). Erano vietate le inversioni dei fondi assegnati agli articoli dello stato discusso, che potevano essere autorizzate solo, in caso d'urgenza, previa deliberazione rionale e parere del Consiglio d'intendenza, rit competente per approvare il detto stato (art. 249 l.

decucit.).

dalla stessa auto-

Delle infrazioni rispondeva il cassiere, salvo regresso contro il sindaco ordinatore (art. 250 l. cit.).

126.

Lo stato discusso. -.

Stato discusso

dicevasi

il notamento

dei crediti e dei debiti, o pesi, di qualunque e della

corporazione o persona morale la quale debb'essere amministrata (371), cio lo stato di previsione dell'entrata visse di norma inalterabile all'amministrazione spesa, che doveva essere formato per ogni Comune affinch serdelle sue rendite e spese (art. 252 1. cit.). Lo stato discusso per le rendite e spese ordinarie e fisse era quinquennale, mentre per le rendite e spese straordinarie e variabili si redigeva ogni anno uno stato di variazione (art. 253 l. cit.). La lunghezma comunale za dell'esercizio dimostra la stabilit dei valori monetari, anche la scarsa forza espansiva dell'attivit Le stesse disposizioni valevano per l'approvazione stati discussi, e per quella degli stati di variazione (art.

(372).
degli

256

l. cit.).
I decurionati erano convocati di diritto la prima domenica di settembre dell'ultimo anno d'ogni quinquennio (il primo quinquennio decorreva dal I" gennaio 1818, come stabilito
(371) La definizione di
e Rocco, I, pp. 289 ss,
DIAs,

a), I, p. 314. Vedi anche

COMERCI,

p. 664

(372) Non esiste nessuna differenza nell'esemplificazione delle spese Iscritte nel modello di stato discusso allegato alle istruzioni per il quinquennio 1818 1822, ed in quello allegato alle istruzioni per il quinquennio 18531857 (PE' TIITI, I, pp. 108 S8. e V, pp. 329 S8.), in un ciclo, cio, di 40 anni.

788 dall'art. 257

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

127

1. cit.) per formare il progetto dello stato discusso del quinquennio successivo (art. 258 1. cit.), e la prima domenica d'ottobre d'ogni anno per formare il progetto dello stato di variazione per l'anno seguente (art. 259 1. cit.). Il progetto veniva inviato all'intendente tintendente, 258 e 259 per mezzo del sotche vi apponeva le proprie osservazioni (artt. 1. cit.); e poi fissato dall'intendente in Con(art. 254

siglio d'intendenza

1. cit.), Gli stati discussi e gli

stati di variazione dei Comuni che avevano una rendita ordinaria di d. 5.000 o pi erano approvati dal re su proposta del ministro dell'interno; no approvati quelli di tutti gli altri Comuni era(art. 255 L cit.). In dal ministro dell'interno

seguito, l'art. l, n. 2, dell'atto sovrano 18 gennaio 1848, e l'art. 2, n. 14, dell'atto sovrano 27 settembre 1849, prescrissero il parere, rispettivamente, ne (supra, 71 e 72). In base allo stato discusso, il cassiere doveva tenere, sotto la vigilanza del sindaco, la contabilit, secondo norme analoghe a quelle sulla contabilit di Stato (artt. 262- 263 l'interno (art. 264 delle Consulte di Napoli e di Palermo, sugli stati discussi riservati alla regia approvazio-

1. cit.). Era

previsto all'uopo uno speciale regolamento del ministro del-

1. cit.), che non fu mai emanato, mentre

continuarono ad applicarsi il r.d. 2 marzo 1808, e le istr. min. 26 settembre 1811 (373). Non riteniamo d'esporre nei dettagli queste disposizioni, puramente contabili; per le norme attinenti alla reddizione del conto morale del sindaco e del conto materiale del cassiere, veda si injra; 183 e 184.

127. La polizia urbana e rurale. - Abbiamo ricordato (supra, 113) che il sindaco era autorit di polizia ordina(373) PETITTI, I, p. 97, ne riporta un testo aggiornato do la l. 12 dicembre 1816. (privatamente} secon-

127

Amministrazione

civile e beneficenza

789

ria nei comuni che non fossero capoluogo di circondario, o sede d'ispezione di polizia. Rientrava, inoltre, tra le attribuzioni proprie dell'amministrazione ministrativa locale, ossia urbana da appositi regolamenti la giurisdizione comunale la polizia ame rurale , disciplinata oggetto del-

(supra, 20) e formante 163 e 173).


1816,

degli eletti, de' sindaci, e de' Consigli d'inteni regolamenti di

denza (~ltp/ra, 113, ed in/ra, polizia urbana avevano

Secondo l'art. 278 L 12 dicembre tranquillit e dell'ordine pubblico,

per oggetto la conservazione la legittimit

della

ed esattezza e su i vendie la stabilimenti,

de' pesi e delle misure, la vigilanza sull'annona tori di generi annonari, e la pubblica nettezza delle strade, delle piazze e de' pubblici salute; quelli di polizia rurale e de' prodotti porsi la salubrit,

la vigilanza sulla conservazione

dovevano prodi esse, la riparaddettutta municiattribuita incaricati degli affa-

la sicurezza e la custodia delle campagne, e degli acquidotti

degli animali, degli istrumenti ti al pubblico pale , variava ai decurionati

tizione e gli usi delle acque pubbliche secondo era

comodo. Tale polizia essendo perci

le diverse circostanze locali di ciaesclusivamente degli intendenti,

scun comune , ed

sotto la vigilanza

dalla legge di rivestire che i decurionati

della sanzione

legale i regolamenti

progettavano , e del Ministero

ri interni al quale era attribuita tro citt maggiori) ogni ingerenza

la conoscenza diffinitiva dei del Ministero dei delitti della polizia [r. 19 set-

reclami che si elevassero , esclusa (salve le norme per le quat istituito per vegliare alla sicurezza dello Stato, alla tranquillit dei cittadini, ed alla prevenzione tembre 1818) (374).

(374)

PETITTI,

IV. p. 50.

790

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

127

In conformit di tali principi, i progetti dei regolamenti venivano deliberati dal decurionato, su proposta del sindaco, e con l'intervento del primo eletto; esaminati dall'intendente in Consiglio d 'intendenza, con le osservazioni del sottintendente; ed approvati, con le opportune modificazioni, dall'intendente stesso; venivano quindi inseriti nel giornale dell'intendenza, ed affissi per due domeniche consecutive nei luoghi consueti del Comune (art. 279 l. cit.). Essi di regola restavano in vigore per un quinquennio, nell'ultimo anno del quale il decurionato li riesaminava per deliberarne la conferma, o proporne le modificazioni da approvare nel modo suddetto (art. 280 l. cit.). Sui reclami avverso il tenore de' regolamenti di polizia amministrativa decideva esclusivamente il ministro dell'interno (art. 281 l. cit.), dacch, non essendovi collisione possibile tra tali regolamenti e diritti di privati, i reclami non potevano mai formar materia di contenzioso amministrativo (375). I regolamenti potevano comminare la multa fino a sei ducati, e la prigionia fino a tre giorni (art. 282

1. cit.),

per le contravvenzioni in materia di strade ed acque per cui, ai sensi degli artt. 6 e 7 l. 21 marzo 1817, erano competenti i giudici del contenzioso amministrativo. Negli altri casi potevano comminare pene non eccedenti quelle stabilite dalle leggi penali per le contravvenzioni (art. 467 Il.pp.); cio la detenzione da uno a 29 giorni, il mandato in casa da 3 a 29 giorni, e l'ammenda di polizia da 5 a 29carlini 0.50 a ducati 2.90). Il massimo dell'ammenda na, Catania, e loro borghi e subborghi (da ducati era di carliMessi-

ni 59 (ducati 5.90) nei comuni di Napoli, Palermo,

(artt. 36-39 Il.pp.;

r.d. 20 agosto 1840). In questi casi, la competenza spettava all'autorit giudiziaria (art. 136 Il.p.p.) (376).
(375) Rocco, I, p. 304. (376) Vedi i rescritti e le ministeriali per il coordinamento delle Il. 12

127

Amministrazione

civile e beneficenza

791
principal-

I regolamenti mente (377):

di polizia urbana concernevano

a) Incendi. -

I regolamenti locali stabilivano le pre-

cauzioni, le misure ed i m ezzi speciali atti a prevenire gli incendi o ad arrestarne gli effetti, e quelli intesi ad assicurare i soccorsi. La formazione di compagnie di pompieri veniva autorizzata dal re. La Compagnia Pompieri di Napoli: costituita con r.d. 13 novembre 1833, dipendeva per dal Ministero dell'interno ed era un corpo militare che faceva parte integrante della guarnigione di Napoli agli ordini del Comando della Real Piazza,con uno stato giuridico ed economico assimilato a quello dei militari dell'arma d'artiglieria

(378). L

b) Pesi e misure. -

Questa materia, dapprima rimessa de' pesi e misure ne' reali domi-

a molteplici e discordanti usi locali, era stata unificata dalla 6 aprile 1840, sull'uniformit bre 1809. Si gi visto ni di qua del Faro. In Sicilia vigeva una simile l. potevano imporre coattivamente

31 dicem-

(supra, 119) che i Comuni non


diritti sul peso e sulla miquindi il peso volon-

sura. I detti regolamenti concernevano tario, nonch, come chiarito dal r.

15 dicembre 1852 (379),

occasionato da querele pervenute fino a' piedi del real trono avverso la trascuranza delle autorit municipali, la vigilanza sull'esattezza venditori, e regolarit dei pesi e delle misure usati dai quanto se usassero nella vendita de' commestitanto se usassero gli antichi,

i nuovi, affinch, segnatamente bili, non si desse campo a frodi.

dicembre 1816 e 21 marzo 1817 col codice per lo regno delle Due Sicilie, PETITT4 I, p. 58 e p. 65 (in nota). (377) Vedi la diffusa esposizione di Drxs, a), I, pp. 335 ss, (378) ZEZON, p. 50. (379) PETITTI, V, p. 384.

in

IR

10"7' e

792

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

127

c) Annona e vendita di generi annonari. Gi SI e visto (supra, 119) che il Comune poteva percepire i diritti,
cosiddetti di portolana, sulla concessione de' posti di vendita fissi e volanti nelle strade, piazze e mercati. I regolamenti municipali potevano stabilire tutto quanto concernesse la salubrit dei commestibili esposti alla pubblica vendita, e prevedere la confisca e distruzione di quelli corrotti e nocivi (380). Era compresa in tali facolt quella di prevedere lo stabilimento di assise , ossia calmieri, che se giornalieri erano deliberati con l'intervento dal decurionato, su proposta venivano stabiliti dal primo eletto, e se invece di qualche durata del sindaco era stato del primo eletto (381). Peraltro,

soppresso, col r.d. 20 novembre 1825, il monopolio corporativo delle cosiddette arti annonarie nella citt di Napoli, e la correlativa competenza speciale dei giudici del contenzioso la salva la vigilanza esercitata dal Coramministrativo (art. 24 L 21 marzo 1817), ristabilendosi

libert di commercio,

po municipale e dalle autorit sanitarie. Era considerato, in particolare, doveroso per i Comuni stabilire le opportune disposizioni per la vigilanza sullo spaccio del pane e della farina, la macellazione, ed il commercio delle carni (382).

d) Polizia stradale, ed edilit. I regolamenti comunali


potevano stabilire l'obbligo d'illuminare le scale, i cortili e le facciate di pubblici locali; il divieto d'ingombrare le strade con materiali o altri impedimenti del passaggio; imporre il dovere di segnalare col lume gli scavi compiuti nelle strade o piazze; di mantenere riparare o nettare i forni, camini, etc.; imporre, dopo la debita intimazione, la riparazione o demolizione d'edifici pericolanti. Concernevano anche l'allineamento
(380) (381) (382) DIAs, a), I, p. 329. R. 15 giugno 1824, su cfp. CPGCC DIAs, a), loc. ult, cito

(PETITTI, IV, p. 114).

127

Amministrazione

civile e beneficenza

delle case, secondo i piani generali dove fossero stati approvati dalla regia autorit, la loro numerazione, le spese per il pavimento della citt, le quali in certi luoghi sono a carico de' comuni, in altri a carico de' proprietari. N qui vi altra regola, se non quella di doversi mantenere l'uso de' luoghi; il nettamento delle strade, il loro annaffiamento, lo sgombramento degli imbarazzi che vi si trovano, e le precauzioni da prendersi contro gli accidenti (383). I detti regolamenti per l'apertura potel'autorizzazione di cantine, e) Tranquillit pubblica. vano riguardare bettole, osterie, alberghi; piti o schiamazzi notturni, etc. (384).

i relativi orari; il divieto di stree delle mascherate fuori tempo, Venivano stabiliti il materiali nola legge

f) Igiene e nettezza urbana. -

divieto di gettare ed esporre innanzi alle case

cevoli per insalubri esalazioni, e si imponeva il sotterramento profondo degli animali morti (385). Si noti che sull'amministrazione sonale addetto alla nettezza urbana; civile non prevedeva l'assunzione di pernei capiluoghi di proalla reclusio-

vincia era consentito l'impiego di condannati della dovuta mercede (386).

ne ed alla prigionia, col loro consenso, e con la corresponsione

Materia de' regolamenti di polizia rurale erano il pascolo, in quanto non fosse regolato dalla 1. forestale 21 agosto 1826, e la caccia, ugualmente in quanto non fosse regolata dalla 1.
(383) DIAs, a), I, pp. 31 e 32. Sui frequenti crolli d'edifici, verificatisi in diversi comuni, con non pochi eventi mortali, richiamava l'attenzione il Min. interno, circo 16 ottobre 1850 e lO marzo 1852, in PETITTI, IV, p. 597 e V. p. 256). (384,) DIAs, a), loe. ult, cito (385) DIAs, a), loc. ult, cito (386) Circ, Min. Polizia gen., 12 agosto 1826, in PETITTI,111, p. 254.

794

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

127

19 ottobre 1819; la prevenzione delle epizoozie nel quadro delle disposizioni degli artt. 29 ss. del reg. generale di servizio sanitario interno, siti delle piante, I" gennaio 1820; la distruzione dei parasetc. (387). Maggiore importanza avevano certo sovrabhonda, talch do-

i regolamenti sull'uso e la ripartizione delle acque, in un paese in cui il prezioso liquido non veva la pubblica autorit costringere i comuni ove fosse maggiore disponibilit a cederlo a quei che ne difettavano (388), ed intervenire con provvedimenti d'urgenza a contenerne anzi, il Ministe1840 (390), sulla si adottasse l'uso immoderato (389). In questa materia, ro degli affari interni, distribuzione diram agli intendenti uno

con circo Il novembre perch

schema di regolamento-tipo

delle acque d'irrigazione,

(387) Da S, a), I, pp. 33 e 347 ss. (388) R. 15 dicembre 1819, su cfp. CPGCC (PETITTI,I, p. 707): 4: Considerando non esistere dubbio alcuno circa il diritto, onde un comune abbono dantemente provveduto di acque possa essere costretto a cederne parte ad un altro che ne- abbisogni... (con tale provvedimento si accoglie la proposta dell'intendente di Calabria Ulteriore 2', previo parere del Consiglio d'intendenza, d'ordinare al comune di Badia una cessione d'acqua al comune di Limbadi, e si rigettano le opposizioni del decuronato di Badia, e del parroco Lentini, al quale ultimo tuttavia si riconosceva il diritto all'indennit d'espropriazione, a carico del comune di Limbadi, per il mancato uso dell'acqua per un suo mulino, semprecch dimostrasse il legittimo titolo di godimento). Una riparo tizione autoritativa di acque, tra il comune d'Aci Catena che ne aveva dovizie, e quello d'Aci Reale che ne difettava, fu disposta con r. 2 settembre 1851, richiamato nelle premesse del r.d, 2 settembre 1851 (supra, capo I, nota 252). (389) Provvedimento Min. AlI. interni, 25 agosto 1819, che, su cfp. CPGCC, respinge il ricorso d'alcuni proprietari ai fontane in Aquila avverso un'or dinanza dell'intendente, regolante l'uso dell'acqua (PETITTI,I, p. 705). (390) Tale circolare precisava che e risguardandosl l'acqua come un elemento necessario alla vita degli uomini e degli animali, il di loro uso comune a tutti, e non restrittivo ad alcuno; e quindi per le leggi eversive della feudalit, e per il real decreto dei 19 dicembre 1838, debbono considerarsi aholiti tutti i diritti signorili rappresentati sui corsi delle acque, e nulle tutte le concessioni che precedentemente si trovassero Iatte s , Il regolamento-ripe era quello gi inviato il 22 agosto 1832 all'intendente di Reggio (PETITTI,I, pp. 718719).

127

Amministrazione

civile e beneficenza

795

in tutti i comuni un metodo uniforme. I regolamenti di polizia rurale, come era stabilito nel r. 9 settembre 1845, previo parere della Consulta generale del Regno (391), dovevano fare specifico obbligo ai guardiani rurali del Comune di denunziare al pubblico ministero ed alle autorit previsti dall'art. competenti i reati di danneggiamento binati potessero l'autorit 445 Il.pp., onde

evitare che, come accadeva in certe provincie,

individui com-

colla loro unione imporre a' danneggiati,

che, presi da timore, si astengono d'adire per le punizioni competente a dar cos freno alla frequenza de' dede' regolamenti di polizia amministrativa o guardiani litti enunciati. L'esecuzione

era affidata ad uno o pi guardiani urbani rurali (art. 283 l. 12 dicembre 1816). La nomina de' guardiani era deliberata col solito procedimento

dal decurionato,

della terna (392), sulla quale l'in-

tendente approvava e patentava il prescelto, che doveva avere 25 anni ed essere di probit conosciuta, stabilendo altres le armi che il guardiano poteva portare, e la parte di territorio commessa alla sua custodia (artt. 284 e 285 l. cit.) (393). Non era necessario che sapessero leggere e scrivere, e perci potevano o presentare all'eletto rapporti scritti,

(391) (392)
cembre sulte;

PETITrI.

IV, p. 507. R. 13 giugno 1850, in


a nomine l'avviso fuori

PETITTI,

te di procedere

terna

IV, p. 582. Sulla facolt dell'Intendenin applicazione dell'art. 114 l. 12 dicontrastanti le due Consenso che anche per detti destinate guardiani alle in-

1816 (supra, 112) avevano espresso pareri


il re segu della CSi, nel applicazione essere etc. (r. in e l'art. mai permesso servizio integrale pistole,

dovesse trovare

114 cito
il porto il fucile d'armi
PETITrI,

(393
sidie come

Non doveva stiletti,

6 maggio 1818, in

I, p. 59).

per.

messo di detenere per i guardiani e 359). (circ, Luog. gen.,

ed asportare

e la coltella

era gratuito privati

comunali,

soggetto alla tassa normale

per i guardiani
PETITrI,

13 maggio

1851 e 30 settembre

1852, in

V, pp. 157

796

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

121

da confermare con giuramento, oppure, se analfabeti, riferire i fatti a voce all'eletto, che li verbalizzava e faceva confermare con giuramento (art. 289 L cit.) (394). Erano obbligati a portare in servizio una placca di metallo o di panno al braccio sinistro, con ivi indicato il nome del Comune e la loro qualit (art. 286 L cit.): era vietato ogni altro distintivo (395). Oltre alle normali attribuzioni di polizia amministrativa (art. 288 L cit.), i guardiani potevano e ssere comandati dal sindaco per servizi d'ordine pubblico L cit.), ed i guardiani dell'intendente e la patente della amministrazione (art. 296 delle acrurali potevano, con l'autorizzazione

que e foreste, esercitare anche le funzioni di guardiaboschi comunali (art. 297 L cit.; artt. 166 ss. L 21 agosto 1826). I guardiani dipendevano disciplinarmente ne decurionale, o rimossi dall'intendente rionato (art. 295 L 12 dicembre dal sindaco, e potevasu proposta del decuper la custodia no essere sospesi fino ad un mese dal sindaco su deliberazio1816) (396). I corpi mo-

rali ed i privati potevano altres stipendiare,

delle loro propriet, guardiani, patentati dall'intendente su favorevole attestato del sindaco, nel numero stabilito dall'intendente stesso (artt. 293 e 294 L cit.), che, in caso d'assoluta urgenza, potevano essere anche richiesti dal sindaco per servizi d'ordine pubblico (art. 296 L cit.). Il proprietario che volesse sospendere o licenziare un guardiano doveva riti-

(394.) Vedi i modelli di processo verbale di guardiano scribente s, di dichiarazione di guardiano illetterato, e di conferma giurata di processo vero bale, in PETlTII, I, pp. 782 ss. (395) Circo Min. Polizia gen., 15 marzo 1826 (PETITTI,IV, p. 141), a proposito di guardiani rurali privati che si erano arbitrati a porre delle cifre o altri distintivi ne' loro cappelli a somiglianza de' guardiani dipendenti dalla Real casa >. (396) Il provvedimento dell'intendente non era sottoposto ad approvazione rninisteriale (r. 29 marzo 1852, su cfp. CN, in PETITTI,V, p. 266)_

128

Amministrazione

civile e beneficenza

797

rargli la patente, e rimetterla al sindaco perch la restituisse all'intendente (art. 295 1. cit.) (397).

128.

I Consigli edilizi.

Potrebbe

essere opinabile, opei

secondo gli schemi del nostro diritto pubblico, se organi di civica amministrazione, Consigli edilizi (398), sull'amministrazione rono istituiti, o non piuttosto organi di Stato ranti per la civica amministrazione, debbansi considerare

de' quali non cenno nella legge

civile, perch sol pi anni appresso fuqual palesavasi allorch fu dagli

e mai in tutti i Comuni del regno, abbench

l'evoluzione amministrativa,

eventi del 1860 stroncata, ne facesse prevedere la futura generalizzazione. Ed il dubbio pu derivare da non pochi elementi, quali la loro istituzione, Comune per Comune, con speciali atti di volont sovrana; la presidenza riservata nei capiluoghi di provincia o valle agli intendenti, ed in quelli di distretto ai sottintendenti, etc. Sarebbe tuttavia discussione priva di qualsiasi interesse storico, perch estranea al tempo in cui detti Consigli fiorirono, nel quale la soggettivit giuridica riconosciuta ai Comuni non escludeva ingerenze del potere le pi penetranti e le statale nel loro funzionamento,

stesse funzioni de' Comuni distinguevansi da quelle di Stato pi sotto il profilo del decentramento, l'autonomia. che sotto quello del-

Il primo Consiglio edilizio istituito nel regno fu quello della citt di Napoli (r.d. 22 marzo 1839). Secondo in ordine di data fu quello di Palermo, la cui istituzione fu preannuncia-

(397) Il r. 4 giugno 1818, su cfp. SCC, vietava d'accordare al peoprietario la patente di guardia rurale per la custodia del proprio fondo (PETITTI, IV, p. 45). (398) L'istituzione di tali consigli menzionata da DE Srvo, a), I, p. 55, tra i provvedimenti del buon governo ~ di Ferdinando II, prima che fosse turbato dalle sopravvenute mene settarie.

798

Istituzioni del Regno dell e Due Sicilie

128

ta col r. 23 dicembre 1840, decisa con r. 18 novembre 1841, trovandosi il re Ferdinando II nella detta citt (399), ed attuata con r.d. 29 maggio 1842. Altri, dal 1850 in poi, furono istituiti ne' principali Comuni del regno, di solito in accoglimento di voti de' Consigli provinciali (400). Il Consiglio edilizio di Napoli costituiva, in sostanza, uno sviluppo della riforma di quella civica amministrazione, iniziatasi col r.d. lO gennaio 1832,con cui era stata abolita la giurisdizione della portolania detta di fabbriche e legname e della fortif.cazione de' fondi urbani . Tale giurisdizione (supra, 117), come spiegato nelle premesse del citato decreto, dava luogo a gravi esazioni e molteplici molestie, derivanti dall'applicazione delle corrispondenti tariffe ... principalmente dirette a favorire la speculazione degli appaltatori ; dimodocch i proprietari subivano un peso di gran
(399) PETITTI, III, p. 633. (400) Dopo quelli di Napoli e Palermo, risultano COStItUItI, er reali dep creti, i Consigli edilizi di Caserta 02 dicembre 1850), Avellino (16 luglio 1851), Messina, Catania (2 settembre 185I), Melfi (2 febbraio 1852), Catanzaro (12 febbraio 1852), Venosa (22 novembre 1852), Gaeta (4 luglio 1853), Maddaloni (16 ottobre 1853), Foggia (18 novembre 1853), Chieti (17 gennaio 1854), Monteleone (22 maggio 1854), Trapani (14 settembre 1854), Matera (27 novembre 185M, Rionero (21 aprile 1855), Aversa (26 maggio 1855), Santa Maria (3 luglio 1855), Salerno, Sala, Campagna, Vallo (23 novembre 1855), Nola (18 aprile 1856), Lucera (22 aprile 1856), Cerignola (lO ottobre 1856), Pizzo (28 ottobre 1856), Campobasso (7 dicembre 1856), Sora (3 febbraio 1857), Isernia (27 luglio 185i), Capua, Lanciano (11 agosto 1857), Bitonto (20 ottobre 1857), Gioja in Calabria (l2 febbraio 1858), Barletta (15 marzo 1858), Altamura (27 marzo 1858), Mola di Gaeta (13 aprile 1858), Andria (4 giugno 1858), Sansevero, Lecce, Brindisi, Taranto, Polla, Corigliano (12 luglio 1858), Nicastro, Massafra (13 novembre 1858), Castrovillari, Paola, Rossano (13 novembre 1858), Cosenza (22. novembre 1858), Gallipoli, Vasto (17 marzo 1859), Brienza, Marsico, Saponara, Tramutola, Montemurro, Calvello, Sant'Arcangelo, Tito (16 giugno 1859), Montescaglioso, Montepeloso (10 agosto 1859), Modica, Acireale (12 settembre 1859), Reggio (6 ottobre 1859), Viggiano (10 dicembre 1859), Caggiano (10 dicembre 1859), Teramo (20 gennaio 1860), Avezzano, Aquila (8 giugno 1860).

128

Amministrazione

civile e beneficenza

799
La por-

lunga superiore alla rendita che la Citt ne ritraeva. tolania era conservata soltanto per le opere,

specificate nel

regolamento d'esecuzione della medesima data, che si facevano sul suolo pubblico e sull'area del suolo medesimo , a servizio di costruzioni private; e per queste, tassativamente elencate, occorreva la licenza del sindaco, gratuita e revocabile senza veruna indennit sempre che il comodo pubblico l'esigesse, il cui assentimento, dal ministro dell'interno. se trattavasi ferme di lavoro nella le disposizioni sui posti le strada degli Studi e corso di Chiaia, doveva essere autorizzato i diritti

Restavano

della l. 12 dicembre 1816, riguardanti

piazze ed i mercati, mentre ogni altra concessione doveva farsi nei modi stabiliti dalla legge citata, con decreto reale, e contro pagamento d'un canone. Il successivo r.d. 22 marzo 1839 Giunta di fortificazione e ed istitu in loro vece una cui fu presidente l'intendente abol le preesistenti Commessione delle acque , Giunta speciale col nome di si diranno

Consiglio edilizio, i di cui componenti sindaco, composta da tre

edili , di
il napo-

di Napoli, vice presidente ed un segretario,

fra' ... pi distinti cittadini

letani, da tre uomini d'arte

tutti di no-

mina regia. Gli edili erano nominati per sei anni, e potevano essere confermati; le loro funzioni erano gratuite; la sede, la segreteria e l'archivio erano stabiliti presso l'intendenza; il segretario aveva l'annuo soldo di 600 ducati a carico .del Comune, che provvedeva al personale occorrente, utilizzando i propri impiegati o pensionati. Doveva essere prima cura del Consiglio fare formare la pianta della: citt, compresi i corsi sotterranei. Di massima, zione (art.
13.
LANDI

il Consiglio esercitava funzioni

consultive,

ed i suoi atti dovevano essere sottoposti alla sovrana approva2 r.d. cit.). Facevano eccezione le attribuzioni

Il.

800

Istituzioni del Regno d elle Due Sicilie

128

previste dagli artt. 8, 11 e 14 r.d. cit., e cio l'esercizio della giurisdizione di portolania nel modo previsto dal r.d. lO gennaio 1832; l'approvazione dei disegni di ricostruzione o costruzione d'edifici pubblici o privati posti a fronte delle strade; nonch la definizione delle questioni nascenti dall'allineamento e dall'esecuzione eventuali, della pianta della citt, e di quelle, ed i privati che sorgessero tra l'amministrazione

per diritto ad indennit. Nelle dette materie, i provvedimenti del Consiglio edilizio erano soggetti soltanto al reclamo previsto dall'art.

io

l. 12 dicembre

1816

(in/ra, 161). Il

r.d. 22 marzo 1839 fu integrato dal reg. 31 maggio 1840, che conteneva anche norme sulle opere pubbliche della citt di Napoli, e questo, ulteriormente, dal reg. 7 maggio 1851, relativo alla Giunta di revisione per la misura e valutazione de' lavori pubblici comunali della citt di Napoli citava anche la vigilanza sulle condutture e sulle fognature. nuce una legislazione urbanistica: contrasto tra la progressivit

, parzial-

mente modificativo del reg. 31 maggio 1840. La Giunta eserd'acque potabili,

Nel r.d. 22 marzo 1839, e nei relativi regolamenti,

in

altro singolare esempio del del pensiero giuridico-ammi-

nistrativo napoletano, e le difficolt che tuttora una tale disciplina incontra sul piano della realt. La pianta geometrica del fabbricato distinzione di Napoli i miglioramenti (artt. perde' 5 e 6 r.d. eit.) era un vero e. proprio piano regolatore, ch dovevansi notare con

quali la citt potr essere suscettiva sotto i rapporti di saluhrit, sicurezza, comodo ed abbellimento, come sono l'ampliamento e l'allineamento delle strade; la formazione di nuove piazze, passeggiate e mercati; l'abolizione delle grondaie esterne, l'accrescimento delle acque, la loro migliore distribuzione, e simili ,

Amministrazione

civile

e beneficenza

801

I disegni, ossia progetti, di costruzione e ricostruzione d'edifici pubblici e privati dovevano essere esaminati dal Consiglio sotto il profilo della regolarit, della decenza, tettonica degli edifici, egualmente che della salubrit di Nessun lavoro poteva essere intrapreso tore alla demolizione provvedimento e 14 r.d. cit). Il Consiglio doveva esprimere parere blici d'importanza e formulare, affari interni che interessavano su tutti i lavori pubnonch sui delle strade, esprimere pala capitale, ed alla multa, della quelconvenienza, della solidit, e di tutta la forma esterna archila parte di essi che dovr essere adibita ad uso di abitazione prima dell'approvadando esecuzione (artt.ll al zione, e lo stesso Consiglio poteva condannare il contravvencol braccio dell'Amministrazione

regolamenti concernenti la salubrit e la nettezza di propria iniziativa, (artt. 12 e 13 r.d.cit.). Doveva

proposte al ministro degli

rere sui progetti delle opere da eseguire a cura e spese della citt di Napoli, nonch da esso dipendevano, sulle relative condizioni d'appalto, e per regole e metodi d'arte

, gli ar-

chitetti comunali e la Giunta di revisione 1840, e 7 maggio 1851).

(r.d. 31 maggio al

Infine, l'art. 25 r.d. 31 maggio 1840 aveva attribuito intorno alle occupazioni permanenti del pubblico

Consiglio edilizio la competenza per giudicare delle violazioni suolo, e delle pubbliche acque, alle regole di euritmia, decoro, salubrit della capitale, ed alle determinazioni il ricorso al ministro degli affari interni che, non sembra sia si trasformato del Consiglio

applicando altres le multe non maggiori di sei ducati,

e salvo

(in/ra, 173): con

il Consiglio in giudice del

contenzioso (pur dovendo udire le parti o i loro rappresentanti), ma, piuttosto, che si fosse degradato il procedimento

802

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

128

per queste multe

minori,

da contenzioso

ad economi-

co , cio amministrativo. Anche il Consiglio edilizio di Palermo era stato creato nel quadro d'una riforma settori ale di quella civica amministrazione, iniziata con r. 23 dicembre 1840, con cui, soppressa la cosiddetta Deputazione delle strade, ignorata dalla L 12 dicembre 1816, restituiva si la cura della costruzione, del mantenimento, e de' restauri delle strade interne di detta citt al pretore ed al senato; sopprimevasi parimenti come illegittimo il separato stato discusso di tali lavori, che passavano a carico dello stato discusso comunale; desimo si trasferivano sulle rendite del mele rendite della tassa comunale sui

carri e carrozze, disponendosene l'appalto nei modi della legge citata, e si preannunciava l'istituzione del Consiglio edilizio (401), cui, come gi si disse, seguirono il r. 18 novembre 1841 (402) ed il r.d. 29 maggio 1842. Il Consiglio edilizio di Palermo era formato dall'intendente, presidente; dal pretore, vice presidente; da due distinti cittadini; da due uomini d'arte , e da un segretario senza voto. Le attribuzioni erano in sostanza analoghe a quelle del Consiglio edilizio di Napoli, con qualche pio, i provvedimenti variante. Per esemsalubrit del Consiglio in materia di

erano suscettibili di ricorso al Magistrato supremo di salute (art. 16 r.d. 29 maggio 1842, ed art. 5, comma 2, 1. 20 ottobre 1819:

supra, 60); il Consiglio doveva esprimere

pare-

re sulla apposizione d'iscrizioni, tabelle, avvisi sul fronte delle


(401) PETITTI,III, p. 631. In Palermo, la tassa comunale sui carri e le carrozze risaliva all'antico regime: PONTIERI, ), p. 99. a (402) Cito supra, nota (399). I distinti cittadini s , designati con tale rescritto a far parte del Consiglio edilizio furono il duca di Serradifalco (Domenico Lo Faso Pietrasanta), noto archeologo, ed il marchese Forcella; gli c:uomini d'arte , d, Valerio Villareale e d. Carlo Giacchieri; segretario d. Salvatore Onufrio.

128

Amministrazione

civile e beneficenza

803

botteghe, e sulla costruzione di monumenti ed iscrizioni "lapi. darie (artt. 26 e 27 r.d. cit.), e poteva essere consultato sui progetti di tutti i lavori pubblici d'importanza che interessavano la citt, sul relativo servizio, e formulare anche proposte al riguardo (artt. 30 e 31 r.d. cit.). Il Consiglio per non si sostituiva in nessun caso alle autorit del contenzioso amministrativo (art. 32 r.d. cit.). Il Consiglio doveva inoltre provvedere all'aggiornamento della esistente pianta geometrica del fabbricato della citt tanto nel recinto delle sue mura che in quello di ampliazione (artt. lO ss, r.d. cit.). I Consigli edilizi degli altri comuni esercitavano analoghe attribuzioni, secondo regolamenti, particolari a ciascuno di essi, che erano pi o meno modellati su quelli del comune di Caserta (r.d. 12 dicembre 1850); ed erano presieduti dal. l'intendente ne' capiluoghi di provincia o valle, dal sottintendente ne' capiluoghi di distretto, essendo in ambo i casi vicepresidente il sindaco; e dal sindaco negli altri casi. Una particolare sollecitudine per l'edilizia urbana in Sicilia risulta da alcuni provvedimenti dettati esclusivamente per l'isola. Il r.d. 14 luglio 1857 previde che, nella citt di Palermo, potesse essere ordinata la demolizione, o la ricostruzione coattiva, dei prospetti degli edifici, cui si fossero recate novit senza l'autorizzazione del Consiglio edilizio. Queste disposizioni furono estese, con r.d. 21 dicembre 1857, alla citt di Messina, e con r.d. 4 giugno 1858 a tutti gli altri comuni della Sicilia, dove vi fosse il Consiglio edilizio. Il r.d. 21 dicembre 1857 stabil che, quando una casa avesse l'estero no decente, fosse necessario il consenso di tutti i proprietari per la rifazione; quando per fosse indecoroso, bastasse la volont d'un solo per obbligare tutti gli altri. Infine, un regolamento per gli edifizi della via Toledo (oggi, via Vittorio

804

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

129

Emanuele) della citt di Palermo, fu approvato con r.d. 17 marzo 1859.

IV.

GLI

STABILIMENTI

DI BENEFICENZA

ED I LUOGHI PII LAICALI

129. La beneficenza pubbli ca dall'antico regime alla resturazione borbonica. - Stabilimenti di beneficenza erano in genere le istituzioni addette al sollievo degli infermi, degli indigenti e dei proietti (403). Luoghi pii erano le isti-tuzioni di piet e di religione, che si distinguevano in ecclesiastiche e laicali (404); queste ultime erano assimilate al regime degli stabilimenti di beneficenza, e le une e gli altri erano parimenti assoggettati alla tutela del Governo. Le dette istituzioni avevano personalit giuridica, ai sensi dell'art. lO Il.cc., e potevano essere proprietarie di beni mobili ed immobili, ai sensi dell'art. 439 ll.cc. (supra, 31). E, secondo i nostri concetti, dovrebbero considerarsi persone giuridiche pubbliche, anche se tale classificazione non si rinviene espressamente nella dottrina di quel tempo. Se la natura pubblica dell'ente si vuol dedurre dal suo fine (405), risulta da ripetute dichiarazioni di scrittori giuridici (406) e non giuridici (407), e dagli atti legislativi ed amministrativi, che la beneficenza era da gran tempo oggetto di pubblica amministrazione (408), cui
(403) COMERCI, p. 438. (404) COMERCI, p. 535. (405) LANDI e POTENZA, p. 62. (406) C()MERCI, p. 243; Drxs, a), I, pp. 121 ss, In tale edizione, peraltro, il Dias soppresse le pagine che nell'edizione del 1843 erano dedicate alla esposizione delle istr. 28 maggio 1820, ed ai relativi testi (c), I, pp. 295.396). (407) DE SIVO, a), I, p. 55. (408) BlANCHINI, b), p. 220: ... non possibile come trova si la societ che lo Stato si sottragga o in uno o in altro modo dall'avere ingerenza nella

129 si rivolgevano

Amministrazione

civile e beneficenza

805 ed erano de-

particolari

cure del Governo,

stinate spese ingenti (409). Concorrono ti per l'identificazione ordinate

perci altri indizi, Infat-

da tale premessa derivati, secondo l'odierna dottrina rilevandella natura pubblica dell'ente. ti talune istituzioni erano a carico del tesoro regio, ed erano con atti d'autorit sovrana; tutte, poi, erano sottoe, quel che pi, l'art. poste alla tutela governativa;

15,

comma 2, 1. 21 marzo 1817, sul contenzioso amministrativo, estendeva alle istituzioni locali le norme della contabilit pubblica, dichiarando putati altrettante che detti stabilimenti dovevano essere risezioni dei comuni ove erano siti degli stabilimenti ecclesiastica;

(inlra,

170).
L'amministrazione di beneficenza e dei e l'indipendenza specie tra il del luoghi pii laicali era stata contesa, fin da epoca remota, tra il real governo e l'autorit potere politico fu energicamente spinse come inammissibili tutelata,

1570

ed il 1589, in lunghe controversie, nelle quali il governo rele pretese dei vescovi, fondate sugli atti del Concilio di Trento, di ingerirsi in tali istituti

(410).

La materia venne poi sistemata col concordato del 2 giugno

pubblica beneficenza; come altres indispensabile che sieno a suo carico alcuni stabilimenti pe' poveri e che dia soccorso in alcuni casi . (409) DIAs, a), I, p. 122, enfaticamente afferma: Il nostro regno gareggia, non senza qualche primazia, con tutti gli altri Stati ne' stabilimenti di pubblica beneficenza. Non si d passo nella capitale, e nelle provincie, che non porti a qualcuno di essi. .. . SETTEMBRINI, p. 53, dice: Ottime e sante b), sono le istituzioni di beneficenza s, e precisa che a tale finalit sono destinati annui ducati 800.000 nella provincia di Napoli. e 700.000 in Terra di Lavoro ; ma vi fa seguire la denuncia d'abusi e disordini amministrativi, di cattivi trattamenti ai ricoverati ed agli assistiti, etc., che, presentata col solito Ii'l'ore scriteriato, non pu essere accettata senza beneficio d'inventario. Lo stesso autore, per, riconosce che certi abusi nel Reale Albergo de' poveri furono rimossi per sovrano intervento; ed altri ancora se ne trovano rilevati in atti ufficiali: vedi, per esempio, nota (445). (410) COMERCI, 243 88. pp.

806

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

129

1741, tra il pontefice Benedetto XIV ed il re Carlo di Borbone (411), con cui fu stabilito (capo V) che gli ordinari diocesani potessero visitare i luoghi pii laicali, amministrati e governati da laici, quood spirualia tantum, e designare una persona per intervenire ogni anno,con i razionali o deputati competenti, nella revisione dei conti degli amministratori. Su tali amministrazioni doveva vigilare un tribunale misto residente in Napoli, composto di membri designati dalle alte parti contraenti (412). Era esclusa ogni ingerenza degli ordinari nelle chiese e luoghi pii sotto l'immediata regia protezione, sia perch di regia fondazione e dotazione, o perch in limine [undotionis fossero state messe sotto l'immediata protezione regia; ed era viceversa consentito che fossero visitati dai soli ordinari, tanto nello spirituale, quanto nel temporale , i luoghi pii amministrati e governati da sole persone ecclesiastiche , Parrebbe che, nei primi momenti dell'occupazione militare, tale regime sia stato fonte d'una certa confusione, in quanto i beni di istituzioni ritenute ecclesiastiche perch soggette al tribunale misto furono alienati in applicazione di leggi eversive dell'asse ecclesiastico (413). In seguito, per, con r.d. 31 luglio 1806, e 13 settembre 1808, fu attribuita a~ Ministero dell'interno la vigilanza sugli ospedali civili, i soccorsi, gli stabilimenti di mendicit, ed ogni stabilimento di

(411) regio editto 29 luglio 1741, che ordina l'esecuzione del e trat-tato di accomodamento tra la Santa Sede e la Corte di Napoli (denominazione ufficiale del concordato), ed il testo del trattato, compresi gli articoli segreti s , sono in GILIBER'II, pp. 253 ss. (412) GILmERTI, p. 277. Il tribunale misto era composto da cinque regnicoli, dei quali due ecclesiastici deputati dal Sommo Pontefice, e due laici o ecclesiastici deputati dal re; il quinto, sempre ecclesiastico, era scelto dal Sommo Pontefice in una tema propostagli dal re (Conc., cap. IX, 1). (413) COMERCI, p_ 244.

129

Amministrazione

civile e beneficenza

807

beneficenza, e si provvide a riparare in qualche modo, con sovvenzioni a carico dell'erario, le perdite sofferte in conseguenza dei provvedimenti eversivi (414). Gli stabilimenti della capitale, con r.d. 11 febbraio 1809, furono riuniti nella Amministrazione ministrativa generale degli ospizi (415), composta da tre composta di quindici tra e presieduta dall'intendendal grande persone, e sottoposta alla vigilanza della Commessione amdegli ospizi di Napoli, i principali impiegati e possidenti, un Comitato centrale le, del presidente

te. Era stato istituito inoltre in Napoli (r.d. 18 ottobre 1808). di beneficenza, presieduto elemosiniere, e composto dall'arcivescovo, dal vicario generadel corpo di citt, e da quattro proprietari (presieduti dal paro cittadini che eserconosciuti per la loro piet ed il loro interesse pe' poveri, il quale per mezzo di comitati parrocchiali roco, e composti da quattro proprietari,

citassero un'industria onorevole), distribuiva ai poveri della capitale i soccorsi largiti dalla sovrana o privata munificenza, e ne curava l'avviamento al lavoro, l'istruzione, l'assidella stenza sanitaria, etc. N elle provincie, l'amministrazione beneficenza pubblica era affidata agli intendenti,

assistiti da

(414) Con r.d. 24 dicembre 1806, furono assegnati, a carico del hudget del Ministero dell'interno, d. 5.544,66 mensili, complessivamente, ripartiti tra l'Ospedale degli incurabili, il Reale Albergo de' poveri, l'Ospedale dell'Annunciata, l'Ospedale e conservatorio di S. Eligio, ed il Conservatorio de' SS. Pietro e Gennaro, per compenso parziale degli arrendamenti perduti da tali stabilimenti di Napoli. (415) COMERel, p. 245 , e 246 ss. Gli stabilimenti riuniti erano I'Annunciata (per l'alimentazione dei proietti); l'Ospedale degli incurabili (per i malati cronici); l'Albergo de' poveri (deposito di mendicit), con l'ospizio di S. Francesco di Sales (per donne storpie) e l'Ospedale della Cesarea (per infermi di malattie acute); l'Ospizio di S. Gennaro de' poveri (per vecchi d'ambo i sessi); l'Ospedale e conservatorio di S. Eligio (che ospitava donne inferme di malattie acute, ed altre, di famiglie civili, dedite al servizio degli infermi); l'Ospedale della Pace (per infermi di malattie acute); l'Ospedale dei pellegrini e convalescenti {per feriti e Iratturati).

808

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

129

una Commessione amministrativa di pubblica beneficenza, o Commessione degli ospizi (r.d. 16 ottobre 1809), composta dal vescovo, e da tre probi cittadini della provincia; e con lo stesso decreto fu costituita in ogni comune una Commessione amministrativa di tre membri, per amministrare le istituzioni locali. A tali consessi furono altres sottoposti i luoghi pii laicali (r.d. 2 dicembre 1813) stabilendosi (art. 5 r.d. cit.) che in ogni comune del regno l'amministrazione de' luoghi pii laicali sar considerata come una sezione dell'amministrazione municipale, nel modo che si trova stabilito per gli ospizi col r.d. 30 aprile 1810. questo il precedente dell'art. 15, n. 2, 1. 21 marzo 1817, ricordato sopra. In conclusione, la legislazione di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat aveva dato all'amministrazione della beneficenza pubblica le fondamentali strutture, che pi o meno permarranno fino al 1860. La politica legislativa della restaurazione borhonica segu infatti il metodo che abbiamo in altre materie descritto, conservando, con opportuni adattamenti, quanto avea gi dato buona prova. Tal risultato pOSItIVO non sembra avesse dato l'Amministrazione generale degli ospizi di Napoli, dacchcon uno dei primi atti del nuovo governo (r.d. 14 settembre 1815) il re Ferdinando, penetrato dalla situazione infelice in cui aveva trovato gli ospedali e gli altri stabilimenti di piet della capitale, e persuaso che i disordini che presentavano erano il risultato delle perdite sofferte durante l'occupazione militare, e del sistema stabilito col r.d. Il febbraio 1809, volendo allontanare tutte le cagioni che hanno prodotto la loro decadenza, e porgli in istato di riacquistare l'antico splendore , scioglieva la detta Amministrazione, nonch la Commessione amministrativa, e stabiliva sei amministrazioni sepa~

129

Amministrazione

civile e beneficenza

809

rate (416), composte di tre governatori il primo dei quali aveva titolo e funzioni di soprintendente, nominati per triennio. Con lo stesso decreto, peraltro, veniva conservato il Consiglio provinciale degli ospizi, riducendosi per a funzioni di mera consulenza quelle relative ai predetti stabilimenti e si conservavano tutte le disposizioni, del r.d. Il febbraio 1809 ed altri posteriori, che non fossero espressamente revocate. Il r.d. 14 settembre 1815 conteneva, altres, vari provvedimenti intesi a risanare l'economia degli enti, ed assegnava ai medesimi una dotazione in . beni demaniali e numerario, a carico della Cassa d'ammortizzazione (supra, 56). L'adozione di tali misure, nel medesimo contesto con cui si riformava l'amministrazione, fa ritenere che i motivi espressi nel preambolo del decreto, sopra riferiti, fossero veridici, e che la rapida eliminazione dell'Amministrazione generale rispondesse ad esigenze seriamente valutate, di risanamento economico ed amministrativo. L'amministrazione dei detti stabilimenti fu vigilata direttamente dal ministro dell'interno, su cui proposta il re approvava i rispettivi stati discussi (art. 15 r.d. cit.], i primi dei quali, per l'esercizio 1817, formarono oggetto del r.d, 19 dicembre 1816, con cui era altres approvato il regolamento generale d'amministrazione per gli stabilimenti di piet di Napoli . Queste pie opere, con altre istituite in varie citt, anche dei reali domini di l del Faro, sono quelle dette talora regie , sovvenzionate regolarmente dallo Stato, e sottoposte all'amministrazione governati-

(416} Le amministrazioni istituite con l'art. 6 r .d. 14 settembre 1815 erano: 1) Annunciata; 2) Ospedale degli incurabili, S. Francesco di Sales, Cesarea; 3) S. Gennaro; 4) S. Eligio; 5) Ospedale della Pace, e conservatori della Maddalenella, de' SS. Giuseppe e Teresa, e delle Paparelle; 6) Ospedale de' pelo legrini e convalescenti, affidato all'arecoufraternita della SS. Tp~~~. dtJ' pel-, legrini.

810

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

129

va centrale (417). Dal regime previsto dal r.d. 14 settembre 1815 furono tuttavia eccettuate, con r.d. 14 febbraio 1816, e 29 febbraio 1816, le confraternite e pie adunanze con sede in Napoli, aventi regole corroborate da regio assenso, ed i ritiri e conservatori di donne della stessa citt, che, quando avessero conservato, dopo il 1805, le forme d'am.ministrazione anteriore, continuavano ad essere amministrate .nello stesso modo. Altrimenti, ritiri e conservatori erano confidati il commissioni di tre governatori, uno dei quali doveva essere un ecclesiastico nominato dall'arcivescovo. Continu a funzionare, come organismo autonomo dall'amministrazione della beneficenza, il Comitato centrale di beneficenza, per la distribuzione dei soccorsi regi agli indigenti della citt di Napoli, che, col r.d. 4 gennaio 1831, fu riordinata col nome di Real Commessione di beneficenza, dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, e poi (r.d. 21 aprile 1848) dal Ministero dell'interno. Vi affiuivano anche i proventi delle multe per contravvenzioni di polizia, riscosse nella citt di Napoli isupra, 43 e. 51). Utilissima .istituzione parvero, invece, i Consigli provinciali degli ospizi (418) e le Commessioni amministrative comunali. Questi collegi furono conservati col r.d. 10 febbraio .. 816, che conferm provvisoriamente le. norme che li con1 cernavano. Volle tuttavia il re fosse restituita ai confratelli l' amministrazione dei, beni delle congregazioni e pie adunan-

(417) Tali, per esempio, i reali ospizi di beneficenza di Palermo, Messina e Catania, istituiti con r.d. 7 agosto 1834, e riordinati con r.d. 16 maggio 1853, derivanti dalle tre case di .educazione per la bassa gente istituite con real dispaccio 3 agosto 1778, e delle quali quella di Messina (ora Ospizio Cappellini) era stata dotata sulle rendite della soppressa Compagnia di Ges (Cons, giusto amm. Reg. sic., parere 18 luglio 1950, I). 212, in Racc. compl, giuro CQns. St., 1950, p. 1372). (418) COMERCI, p. 245.

129

Amministrazione

civile e beneficenza

a11
1805, e diretta-

ze di qualunque natura, se ne erano in possesso nel parimenti agli ecclesiastici il diritto d'amministrare mente le pie istituzioni, dizione nel 1805 (artt. 3 e 4 r.d. cit.). Gli altri

quando lo esercitassero senza contradenti conti-

nuavano ad essere affidati alle Commessioni amministrative (art. 2) Fu stabilito inoltre, in conformit del concordato del 1741, che nella discussione dei conti innanzi al decurionato intervenisse un delegato ecclesiastico, nominato dal vescovo, per vegliare all'osservanza delle opere di religione (art. 7 r.d. cit.). Un regime speciale fu dettato, col r.d. 29 febbraio 1816,

gi ricordato, per i conservatori di donne siti cie (419). Rest immutato il regime di quelli erano amministrati dai Comuni

nelle provinche nel 1805

(art. 6) e furono restituiti

al regime in vigore fino al 1805 quelli che erano allora amministrati da ecclesiastici (art. 8). Quelli per che nel 1805 erano governati dalle proprie superiore, furono affidati a Commessioni particolari, formate ogni anno da un ecclesiastico deputato dall'ordinario diocesano, e due laici proposti dal decurionato e nominati dal Consiglio degli ospizi (art. 7) (420). Non fu accolto per senza opposizioni dei Consigli degli ospizi, e degli enti interessati, il r.d. 3 luglio 1818, disponeva la vendita di tutti i fondi, e l'affrancazioni nenti agli stabilimenti opere pie laicali, di beneficenza, di tutti i censi e rendite costituite, di qualunque il quale appartefosses rustici che urbani, agli ospedali, ed alle

specie ed istituzione

(419) PETITTI, I, p. 214, nota (1), osserva che i regolamenti relativi e spesso per sono rimasi ineseguiti, ed obliati s . (420) Tale disposizione, secondo la circo Min. Aff. interni, 29 settembre 1847 (PETITTI, I, p. 303) faceva eccezione all'art. 56 l. 12 dicembre 1816, secondo cui il sindaco era membro nato '>, cio di diritto, delle Commessioni ed Amministrazioni dei pubblici stabilimenti siti nel Comune, onde egli non aveva diritto ad intervenire nelle Commessioni dei conservatori di donne.

812

Istituzioni del Regno delle Du e Sicilie

129

ro (421). Si diceva infatti che tale provvedimento era lesivo dei patrimoni, dacch vendevansi i fondi migliori, e restavano invenduti gli altri; che il reimpiego in iscrizioni sul Gran libro del debito pubblico non era vantaggioso, perch sostituiva una rendita fissa alla rendita fondiaria che seguiva la progressione della spesa e dei prezzi; e che il decreto ispirava diffidenza, e faceva diminuire gli atti di liberalit a favore delle opere benefiche. Il Ministero delle finanze opponeva che la rendita spesso aumentava, e che al tempo medesimo si evitavano tutti i mali che l'esperienza ha sempre fatto conoscere sempre uniti all'amministrazione pubblica de' beni fondi, i quali esigono assolutamente la cura del proprietario; e che il risparmio della spesa e la facilitazione ne' conti era in ci un altro non leggiero vantaggio . Questo decreto fu, con altri relativi ad alienazioni di beni pubblici, abrogato con r.d. 18 luglio 1844, restando salva la facolt di francazione de' canoni, che i debitori potevano convertire con la cessione di un equivalente rendita iscritta nel Gran libro, o d'un corrispondente capitale calcolato sulla rendita 4%. certo che sfuggiva al legislatore del tempo il pericolo inerente alla conversione dei patrimoni immobiliari in titoli del debito pubblico, data la scarsa cognizione e la rara esperienza di fenomeni d'inflazione monetaria, ed un indirizzo politico-economico di rigoroso contenimento dei prezzi e dei salari (422). La ragione decisiva, per, che spingeva alla liquidazione dei patrimoni immobiliari, era la diffidenza verso gli amministratori. Infatti, in Sicilia, dove le disposizioni sopra citate non avevano avuto applicazione, la vendita dei beni d'ogni
(421) COMERCI, p. 25l. (422) giusto rilevare che rovinose alienazioni di patrimoni immobiliari di opere pie, con la conversione in titoli del debito pubblico, continuarono a verificarsi anche dopo i fenomeni inflazionistici del 1914 ed anni successivi.

130

Amministrazione

civile e beneficenza

813

natura del demanio pubblico, de' pubblici stabilimenti e quelli de' luoghi pii laicali, e di ogni altro stabilimento dipendente dal real governo , col reimpiego del corrispettivo in rendite iscritte nel Gran libro del debito pubblico siciliano bolo ripete la censura

(supra,

56) furono autorizzati dal r.d. 16 febbraio 1852, il cui preamdi scarsa efficienza dell'amministramanifestazioni di volont dei zione (vedi supra,

124), n si volle che costituissero osta-

colo alla vendita le contrarie dispositori (423). Il funzionamento messioni amministrative plinato con le istruzioni

dei Consigli degli ospizi, e delle Comcomunali, fu definitiva mente discidegli stabiper l'amministrazione

limenti di beneficenza e dei luoghi pii laicali del regno autorizzazione sovrana contenuta nell'art.

, ema-

nate dal ministro degli affari interni il 20 maggio 1820, per l r.d. I" febbraio 1816. Tali istruzioni, che sono in realt un ampio testo normativo di ben 158 articoli (424), rimasero in vigore, con minime integrazioni stanzialmente e modifiche, fino al 1860, e costituivano sola legge generale sulla beneficenza pubblica.

130.

Stabilimenti di beneficenza e luoghi pii laicali. di bene-

La sorveglianza, tutela e direzione degli stabilimenti

(423) La vendita di beni immobili lasciati ad opere pie con espressa condizione d'inalienabilit fu consentita con r. 15 giugno 1852, perch (come aveva rilevato il Consiglio degli ospizi di Catania a proposito della progettata alenazione dei lasciti Mod e Leonardi al Conservatorio delle Vergini d'Acireale) il r.d. 16 febbraio 1852 era <!: una legge di ordine pubblico, alla quale convien che sotto stiano tutti gli atti privati (PETITTI, V, p. 311). Era stata invece esclusa, in linea di massima, la vendita di parti di edifici in cui avean sede gli stabilimenti, non essendo convenevole che pubblici edifici divengano in parte privata propriet (r. 22 giugno 1852 a proposito della progettata alienazione di botteghe sotto stanti al palazzo del Monte di prestamo di Caltagirone, in PETlTII, V, p. 314). (424) Sono pubblicate in DIAs, c), I, pp. 295 S5., ed in PETITfI, I, pp. 204 S9.

814

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

130

ficenza e de' luoghi pii laicali che esistevano in tutti i Comuni, era affidata ai Consigli degli ospizi stabiliti in ogni capoluogo di provincia (art. l istr. cit.). L'amministrazione diretta degli stabilimenti era data alle Commessioni amministrative comunali, oppure a quegli individui che avevano legittimo diritto per governarli (art. 3 istr. cit.). L'art. 2 istr. cito chiariva che sotto la indicazione di stabilimenti di beneficenza e di luoghi pii laicali s'intendono gli ospedali, gli orfanotrofi, i conservatori e ritiri, i monti dei pegni, de' maritaggi, di elemosine, i monti frumentari, le arciconfraternite e congregazioni, le cappelle laicali, e finalmente tutte quelle istituzioni, legati ed opere, che sotto qualunque denominazione e titolo si trovano, o che saranno addette, al sollievo degl'infermi, degl'indigenti, e de' proietti (425).

(425) In questa enumerazione non figurano i (monti di famiglia s , che dovevano essere definitivamente disciolti, secondo il r.d. 17 marzo 1811, entro un anno dalla pubblicazione del decreto stesso, e divisi fra coloro che vi avevano diritto. In tale divisione, quindi, potevano inserirsi come aventi diritto stabilimenti di beneficenza e luoghi pii quando ci fosse previsto dagli atti costitutivi dei detti monti; mentre le quote spettanti ad individui la cui discendenza non risultava chiara erano assegnate al demanio come beni vacanti, secondo le leggi civili (r. 24 dicembre 1834, in PETITTI, I, p. 276; v. anche COMERCI, 550). Questi monti erano, in sostanza, istituzioni fdecomp. missarie (vedi le 11.abolitive 15 marzo e 18 giugno 1807) a pro' dei discendenti d'una famiglia. Per esempio, d. Tarquinio Landi, arcidiacono della Cattedrale di Campagna (Principato Citra), per testamento pubblicato in atti del notar Gre gorio Servillo di Napoli il 13 agosto 1735, aveva istituito un monte al suo nome, a favore dei discendenti del nipote ex [ratre d. Giovanni Landi, per fornire loro una rendita annua, oltre i sussidi ai maschi che entrassero nell'Ordine di Malta o in altro consimile, ed alle donne per monacazione, o per matrimonio con persone nobili da non meno di tre generazioni, con l'onere di celebrare una messa quotidiana. Il Monte esisteva ancora nel 1806, come risulta da una supplica umiliata alla Santa Sede dall'amministratore del tempo, d. Vincenzo Landi, per ottenere la riduzione dell'onere delle messe, in relazione ad un introito che non superava 600 ducati annui, e dal rescritto della Congregazione del Concilio Tridentino, 29 novembre 1806, che accoglie l'istanza. Trattasi della famiglia dell'autore di queste pagine.

130

Amministrazione civile e beneficenza

B15

Gli enti contenuti in questa ampia enumerazione, VISIbilmente esemplificativa, erano soggetti al regime delle citate istruzioni. Esse, tuttavia, non si applicavano agli enti che come le cosiddette opere pie regie (supra, 129) erano direttamente sottoposti all'amministrazione centrale (426); e si applicavano con varie deroghe a certe categorie di enti, quali i depositi di mendicit (427), i monti o banchi de' pegni, ed i monti frumentari (in/ra, 133). Restavano parimenti escluse quelle confraternite o pie adunanze, la cui rendita constava solo di prestazioni od oblazioni dei confratelli (art.
(426) I reali ospizi di Palermo, Messina e Catania, menzionati alla nota (417), avevano finalit provinciali (Messina) o interprovinciali (Catania e Palermo); godevano di un ratizzo a carico dei comuni interessati, in proporzione delle rispettive popolazioni; erano sottoposti direttamente al luogotenente generale ed al ministro di Stato presso di lui residente per quanto concerneva l'approvazione dei regolamenti e degli stati discussi, mentre per i conti si applicava la revisione ex ofiicio della Gran Corte de' conti (in/ra, 184); erano amministrati (art. 23 r.d. 16 maggio 1853) da una deputazione costituita da un soprintendente e due governatori, nominati dal re" e dipendenti direttamente dall'intendente, esclusa ogni ingerenza del Consiglio degli ospizi. Il riordnamento disposto col r.d. 16 maggio 1853 era stato preceduto da un r. 29 gennaio 1853 (PETITTI, , p. 420), che, per iniziativa del luogotenente, e su proV posta del ministro per gli affari di Sicilia, aveva imposto per tutte le opere esentate dalla vigilanza de' Consigli degli ospizi... l'obbligo ai rispettivi amministratori di formulare lo stato preventivo, e di far giungere in ogni anno al Real Governo il conto di loro gestione . (42.7) I quattro depositi di mendicit , istituiti col r.d. 18 giugno 1840 nelle provincie di Napoli, Terra di Lavoro (anche per Principato Ultra, Mo lise, Capitanata ed Abruzzi), Principato Citra (anche per Basilicata e Cala. bre), Terra di Bari (anche per Terra d'Otranto) avevano un ordinamento speciale, ma erano subordinati al Consiglio degli ospizi della provincia dove avevano la sede. Il Reale Albergo de' poveri, sorto per iniziativa di Carlo di Borbone nel 1751, e che nel 1819 ospitava ben 2.000 assistiti (SCHIPA, I, p. I 199; GHIRELLI, 123) fu riordinato con r.d. 21 settembre 1843. L'organo amo p. ministrativo era composto da un soprintendente e sei governatori, dei quali un ecclesiastico, un militare, ed un consigliere della Gran Corte de' conti, ed amministrava i soli stabilimenti della capitale dipendenti dal Reale Albergo, mentre tutti gli altri, compreso lo stabilimento di S. Lorenzo d'Aversa in Terra di Lavoro, erano amministrati dalle rispettive province.
14. LANDI II.

816

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie 1816); ma eventuali interessati

130 potevano

8 r.d. I" febbraio

ricorrere al Consiglio degli ospizi, che aveva facolt di provvedere in merito, o di provocare ordini superiori (art. 154 istr. cit.). Erano invece pienamente subordinate al regime comune, tuttoch la loro forma amministrativa fosse definita dalle proprie regole le arciconfraternite, confraternite e congregazioni laicali (art. 157, comma 2, istr. cit.), nei confronti delle quali l'autorit degli ordinari diocesani era circoscritta alle materie morali e disciplinari, Ma quell'autonomia organizzativa senza, per, che i Consigli che le istruzioni sembradegli ospizi potessero in ci prendere ingerenza alcuna (428). vano ancora riservare ai detti sodalizi, era in pratica limitata dal r. 8 marzo 1825 (429), con cui la real maest aveva diramato ai Consigli degli ospizi uno schema di regolamentotipo, la cui predisposisione era stata affidata alla Consulta de' reali domini di qua del Faro, per tenerlo presente nello esaminare le nuove regole delle congregazioni, non escludendo altra forma di regole, qualora la si trovi approvabile . Questo regolamento modellata era minuziosissimo, e scendeva perfino a precisare i particolari del sacco ossia veste della confraternita,

con la massima semplicit , nonch dei distintivi

del superiore, degli assistenti e degli uffiziali. Su tali esigenze di uniformit tornava il Ministro degli affari interni nella circo 26 febbraio 1842, con cui rendeva noto ai Consigli degli ospizi un parere della Consulta generale del regno, approvato dal re (430). Parrebbe, secondo il citato avviso, che di tali congregazioni se ne formassero fin troppe, n se ne ot-

(428) R. 21 ottobre 1837 su cfp. CN, in (429') PETITrI, I, p. 245. (430) PETIITI, I, p. 292.

PETITTI,

I, p. 243, nota (2).

130

Amministrazione

civile e beneficenza

817

tenesse alcun bene spirituale, ch anzi si promovevano viemaggiormente in tutti i comuni quelle gare di precedenza che spargono germi di divisione e di ostilit tra gli abitanti (431).
(431) Le gare di precedenza tra confraternite, degenerate talvolta in vere e proprie risse, erano antico fenomeno nelle due parti del regno: vedi, per esempio, in Messina, i ripetuti incidenti (particolarmente gravi nel 1487) tra la Compagnia dei Verdi del 55. Sacramento, e quella di S. Basilio degli Azzurri (LANDI, ), p. 133). Non dunque semplici interessi di cerimoniale, ma ragioni h d'ordine pubblico, inducevano la real maest a stabilire che nella processione del Corpus Domini avesse precedenza su tutte le altre la congrega del Sacramento, e nelle altre processioni le confraternite prendessero posto secondo l'antichit del regio assenso (r. 23 agosto 1843, su cfp. CR, in PETITTI,I, p. 294); disposizione reiterata con r. 11 ottobre 1845, previo parere della stessa Consulta (ivi, p. 299), dove si rilevava come una tale controversia, sorta in Torre Annunziata, per s stessa di leggera considerazione,... non pertanto ha diviso la popolazione in partiti, ha sparsa la dissenzione tra i cittadini, compromette la tranquillit fra' medesimi , e che per essa vengono distrutti i fondi destinati agli usi di piet, onde essere cos accanitamente sostenuta , dimodocch si consigliava disporre anche in questo caso il provvedimento di chiudersi la congrega che si mostrer renitente, come fu utilmente sanzionato per quelle del Comune di Policastro con r.d. 9 aprile 1842. Quando poi, con r.d. 16 dicembre 1853, per porre termine a tali continue dispute fu stabilito che la precedenza nelle pubbliche funzioni accordata alle arcconfraternite in concorso con le confraternite, e tra le prime la precedenza medesima sar regolata dalla data del decreto di elevazione alla dignit d'areconfraternita , fu ancora necessaria la circo Min. interno, 12 luglio 1854 (PE. TITTI,V, p. 627), per precisare che ci non incideva sulle precedenze accordate alle congreghe col titolo del 5S. Sacramento, anche se non godenti il rango d'arciconfraternita, nelle processioni del Corpus Domini, dell'ottava, e nelle altre indicate in precedenti rescritti. Il titolo d'arciconfraternita era partcolarmente ambito, e di ci si faceva carico il Ministero dell'interno (circ, 8 febbraio 1854, ivi, p. 579) per raccomandare che ogni congrega che vi aspirasse debba perci proporre delle opere di beneficenza che la faccian meritevole dell'onore cui aspira . La circo 24 marzo 1854 (ivi, p. 588) raccomandava che in tali casi il Consiglio degli ospizi accertasse che le aspiranti effettivamente attuassero le benefiche iniziative, provvedendo anche ai prescritti adempiment amministrativi. Infine, il r. lO gennaio 1855, su cfp. CN (ivi, p. 643) stabiliva: l) che la precedenza tra arciconfraternite dovesse essere regolata dalla data del decreto di concessione, e non da quella di presentazione della domanda di riconoscimento del titolo; 2) che il titolo non poteva essere riconosciuto in mancanza di regio assenso; 3) che potesse tale titolo essere concesso anche a confraternite meno antiche nel comune, che offrissero pi vistosi ed utili atti

818

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

130

Si raccomandava pertanto di non installare nuove confraternite nei comuni dove gi ve ne fossero in numero sufficiente, e che le medesime potevano erigersi sol quando fossero tenute

a speziali opere di piet, come sarebbero esercizi spirituali,


visite agli infermi, servizio agli ospedali, soccorso ai poveri, a ben morire, cappelle serodella pieritiro mensuale per prepararsi

tine, o altra lodevole pratica tendente all'aumento ficenza verso il prossimo .

t cristiana e del fervore di spirito, nonch degli atti di bene agevole constatare come si ponessero sullo stesso piano finalit meramente religiose, ed altre di pubblica beneficenza, dimodocch potevano sorgere dubbi circa la qualit, laicale od ecclesiastica, di certe pie istituzioni. Il r. 18 settembre 1839 (432), su conforme parere, ampiamente e dottamente motivato, della Consulta generale del regno, precisava che la qualit ecclesiastica in una fondazione o beneficio vien costituita dalla solenne erezione in titolo, la quale emanar dee da atto di giurisdizione episcopale nelle forme canoniche, cio con rito conveniente o sentenza; oltre a ci vi deve concorrere l'assenso del principe, e la erezione dev'essere espressa, e non presunta per qualche trascorrimento di tempo anche immemorabile , In difetto, appunto, del titolo canonico, veniva respinta la pretesa dell'arciprete d'Altavilla Milicia (valle di Palermo) d'amministrare cappella della Madonna le elemosine pervenute alla di Loreto, delle quali, vigendo le

di beneficenza, purch, in tal caso, venissero interpellate le pi antiche, se volessero serbare la precedenza con ottener il titolo d'arciconfraternita implorato dalla prima assoggettandosi ai medesimi o a maggiori atti di beneficenza e di religione; a Napoli, per, era sufficiente dato il gran numero di congreghe interpellare quelle pi antiche di 50 anni, salvo eccezioni per merito distinto su proposta dell'ordinario diocesano e conforme parere del Consiglio degli ospizi. (432} PETITl'I, I, p. 284.

131

Amministrazione

civile e beneficenza

819

antiche leggi, disponeva una deputazione comunale, a quanto sembra per remota consuetudine: la cappella veniva affidata ad una Commessione amministrativa vigilanza comunale, sotto la che o altro prodel Consiglio degli ospizi, pur concedendosi

della Commessione dovesse fare parte l'arciprete,

bo ecclesiastico del comune (433). Parimenti, con vari rescritti su conformi pareri della Consulta de' reali domini di l del Faro, si dichiar che l'esecuzione di legati di messe dovesse essere vigilata dai Consigli degli ospizi (434). ovvio che quando esi steva l'erezione canonica ed il regio assenso, nessuna ingerenza era consentita all'amministrazione civile. Parimenti era esclusa la competenza delle Commessioni comunali in ordine ai diritti rona (435). 131. di patronato laicale su enti soppressi, che ritornavano esclusivamente alla real co-

I Consigli degli ospizi. -

I Consigli degli OSpIZI


esclusivamencoerano considerati

(detti qualche volta generali) me corpi assolutamente

dipendevano

te dal Ministero degli affari interni;

distinti da tutte le altre amministra-

zioni , ed il loro ufficio era separato da quello dell'intendenza (art. 4 istr. 20 maggio 1820). Secondo gli artt. ne facevano parte l'intendente, l'ordinario capoluogo di provincia, tre consiglieri (indicati

5.7 istr. cit.,


talvolta co-

della diocesi del

(433) La motivazione (<< l'arciprete mal soffriva quella innovazione, per la quale le rendite erano state levate dalle sue mani, e messe in altre ben sorvegliate.. s) dimostra che la Consulta aveva in sospetto la correttezza del degno sacerdote. (434) R. 20 ottobre 1841 (PETITTI, I, p. 291) a proposito della renitenza di D. Michele Sagona da Naro (Girgenti) a render conto dell'adempimento d'un legato di messe del fu sacerdote Paci; vi sono richiamati vari precedenti conformi. (435) R. l novemhre 1829 (PETITTI,I, p. 260) riguardante quattro Iondazioni in Bucchri (Siracusa) ed un'altra in Mazzara (Trapani).

820

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie di beneficenza) ed un segretario;

131 i concon del cae le chi

me consiglieri

siglieri, nominati dal re su terne proposte dall'intendente rapporto motivato dovevano sceglier si tra i possidenti

poluogo i quali si distinguessero per grado, per carattere personale e per piet verso i poveri; l'ufficio era gratuito, nomine erano conferite per un triennio, salvo conferma; per usciva d'ufficio, poteva rientrarvi Queste disposizioni furono parzialmente

solo dopo due anni. modificate con r.d. elevato ad otmet di questi, dovevano es-

6 settembre 1852: il numero dei consiglieri fu to, e nella provincia di Napoli a ventiquattro; nominati sulle terne proposte dagli intendenti,

sere scelti tra i possidenti del capoluogo, che si distinguessero per probit, per sapere e per piet verso i poveri; l'altra met era nominata su terne proposte dagli ordinari diocesani, tra gli ecclesiastici di specchiata dottrina e di conosciuto zelo a favore delle opere di beneficenza; le deliberazioni erano valide se adottate in numero dispari di votanti, non minore di cinque, cio due consiglieri ecclesiastici e due laici, oltre il presidente. Il Consiglio era presieduto dall'intendente (art. 6, comma 3, istr. cit.), o da chi ne esercitava le funzioni per sovrano comando (436); vice presidente diocesano (art. 13, comma 2, ed art. 14 istr. era l'ordinario cit.), il quale fu

pi tardi autorizzato a delegare detta funzione ai propri vicari generali o ad altri distinti ecclesiastici (art. 2 r.d. 6 settembre 1852); nella contemporanea mancanza dell'intendente e dell'ordinario, le funzioni di presidente erano eser-

citate dal consigliere di beneficenza decano, cio dal pi anziano per nomina, ma dopo la riforma del 1852 la presidenza in tal caso fu affidata al vicario generale (437). da notare,

(436) Min. Interno, 6 dicembre 1849, in PETITTI, I, p. 309. (437) Il r. 15 febbraio 1832, in PETlTTI, I, p. 264, attribuiva la presidenza

131

Amministrazione

civile e beneficenza

821

nella riforma del 1852, l'accresciuta to ecclesiastico, in corrispondenza

ingerenza dell'elemen-

con l'indirizzo politico pi

clericale adottato, dopo il 1850, in conseguenza degli eventi politici del 1848-49 (s;upra, 7 e 46). Il Consiglio aveva un segretario, nominato dal ministro degli affari interni su proposta del Consiglio stesso, tra gli uomini di maggiore probit ed intelligenza (art. 9 istr. cit.). Questi era anche capo dell'ufficio di segreteria (art. 15 e 16 istr. cit.}, ed aveva alle proprie dipendenze uno o pi razionali per preparare la liquidazione dei conti delle Commessioni amministrative e dei loro cassieri (artt. 17 e 18 istr. cit.), (artt. 19 e 20 istr. cit.), ed il personale uno o pi archivari

nel numero e con le retribuzioni stabilite nella pianta approvata dal ministro degli affari interni su proposta del Consiglio (artt. 21 e 23 istr. cit.). Nelle provincie che avessero scarsa rendita di beneficenza, o ristretto numero di stabilimenti, le funzioni di segretario potevano essere affidate ad un consigliere, godendo una moderata prestazione annua a titolo d'indennit di spese, che sulla proposta dei Consigli sar stabilita con superiore approvazione (art. 22 istr. cit.). I Consigli erano, come si visto (supra,

129 e 130), or-

gani di vigilanza e di controllo, e le loro attribuzioni riguardavano tutta la parte amministrativa, economica e disciplinare degli stahilimenti messi sotto la loro sorveglianza (art. 24 istr. cit.). Dovevano vegliare sulla condotta degli amministratori degli stabilimenti, provocandone, ove conveniente, la destituzione (art. 25 istr, cit.), e sul funzionamento dei detti istituti, per eliminare gli abusi, e provocare dal ministro le utili riforme e le variazioni de' sistemi sulle basi delle disposizioni dei testatori (art. 26 istr. cit.). I Consigli degli ospizi
PETITrI,

al consigliere decano; altro, 8 febbraio 1856, in sce al vicario generale.

VI, p. 568, I'attrlbu-

822

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

131

dovevano altres vigilare sull'esecuzione

de' legati pii quando

fosse affidata agli eredi, ed esigere dai medesimi l'annuo rendiconto (438). Nessuna commuta di volont dei testatori poteva disporsi senza sovrana autorizzazione, pur se vi fosse stato provvedimento dell'autorit ecclesiastica, e l'oggetto della disposizione d'ultima to (439). volont fosse stato puramente di cul-

(438) Il r. 20 febbraio 1836, su cpf. CR (PETITII, I, p. 279), prendeva atto che, per giudizio del tribunale e della Gran Corte civile nella causa tra la Commessione di beneficenza di Ort (Calabria Ultra 1") e gli eredi di d. Filippo Sdari, l'esecuzione dei legati spettava a questi ultimi, e, dichiarando non essere il caso che la Commessione ricorresse per annullamento, stabiliva la vigilanza del Consiglio degli ospizi sull'esecuzione dei lasciti. Nel caso, per, d'un Iegato di maritaggi una tantum, disposto da d. Maria Silvestri, il r. 28 aprile 1852, su cfp. CN, disponeva che all'erogazione dovesse provvedere I'erede, ma affidava la vigilanza alla Commessione di beneficenza di Reggio, ritenendo, inoltre, che, non essendo indicato il comune nel testamento, i legati spettassero a donzelle del comune di nascita della testatrice (PETITTI, V, p. 273). Infine, il r. 20 giugno 1855, su cfp, CN (PEl'Il'TI, VI, p. 480) precis che i legati di limosine da dispensare ai poveri rimanevano tutti a coscienza degli eredi, senza che l'amministrazione di beneficenza vi potesse prendere ingerenza, mentre erano sottoposti a vigilanza della medesima i lasciti per cappellane e maritaggi. (439) R. 6 giugno 1840, su cfp. CSi (PETITTI, I, p. 28~): veniva negata efficacia; come ad abuso in danno della suprema potest del re nostro signore , ad un decreto dell'arcivescovo di Messina, che accordava alle sorelle Lorenza e Vita Genovese certi censi, dovuti dalla Casa de' dispersi (ora Convitto G. La Farina) di Messina all'eredit di d. Angela Saccano e Granata per un beneficio di messe fondato dalla Saccano. Una circo Min. interno, 12 ottobre 1850 (PETll'l'I, V, p. 105) richiamava i Consigli degli ospizi a guardar con tutta scrupolosit che non si frastorni bricciola di rendita dalla pia destinazione cui l'ha addetta la sana volont dei defunti e dei dotanti delle opere pie, e che si rigetti qualunque progetto, che comunque pio, e lodevole, possa di rimbalzo menomare l'adempimento dei pesi preesistenti sulla rendita che si vorrebbe in parte o in tutto far servire alla nuova opera . Le rendite delle confraternite estinte dovevano essere amministrate, secondo la destinazione, della Commessione amministrativa comunale, potendo continuare il cappellano in carica soltanto la riscossione di quelle destinate a celebrare messe (Min. Aff. interni, 12 giugno 1837, in PETITII, I, p. 281, a proposito delle turbolenze d'un 'certo sacerdote Amodeo, cappellano dell'estinta confraternita di San Carlo in Termini Imerese).

131

Amministrazione

civile e beneficenza

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Nell'esercizio di tale vigilanza, compito fondamentale del Consiglio era l'esame degli stati discussi di ciascuno stabilimento, che potevano essere anche unificati quando trattavasi di pi stabilimenti amministrati con analogia d'istituzioni e di spese

da una sola Commessione

(artt. 27 e 29 istr.

cit.). I progetti, predisposti dalle Commessioni, venivano trasmessi, con le osservazioni del Consiglio, al ministro degli affari interni per l'approvazione (artt. 27 e 31 istr. cit.). Gli stati discussi dovevano essere formati, per tutti i luoghi pii del ogni regno, entro l'anno 1820, e poi si dovevano rinnovare

cinque anni, quando la rendita non superava d. 3.000 annui, ed ogni tre anni negli altri casi (art. 35 istr. cit.), Le dette istruzioni contenevano particolari raccomandazioni per l'esame degli stati discussi degli ospedali e conservatori (art. 32), e raccomandavano altres di non vincolare eccessivamente, negli stalocali, ma d'essere ti discussi, le facolt degli amministratori

invece rigorosi allorch costoro avessero fatto abuso di potere , deviato dalle prescrizioni dello stato discusso , o quando fosse loro imputabile una dannosa negligenza (art. 34). Altre disposizioni riguardavano la vigilanza che i Consigli dovevano esercitare sull'esecuzione degli stati discussi. Cos raecomandavansi, nella distribuzione di soccorsi caritativi (artt. 40-45), speciali cautele perch le distribuzioni d'elemosine non fossero motivo d'abusi o disordini, o andassero a poveri d'altricomuni, e si vietava d'accordare circolari o commendatizie a favore di persone o famiglie che andassero mendicando; si impartivano direttive, particolarmente ispirate da criteri morali, per il regime interno degli stabilimenti destinati a mantenere ed educare le donne e fanciulle laiche (artt. 4649); si stabilivano i criteri per l'amministrazione dei monti di maritaggi (artt. 50-51) (440); si prescriveva che i Consigli des(440) Il r.d. 29 maggio 1816 aveva stabilito un certo numero di e ma-

824

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie vigilate,

131

sero norma alle amministrazioni

per quanto concer-

neva le locazioni, appalti, forniture, etc., in conformit della l. 12 dicembre 1816 sull'amministrazione civile (artt. 5260) (441). Le istruzioni raccomandavano dei contratti enfteutici e dei mutui pi , in quanto era stata scoperta un'attenta revisione stipulati nei passati tem-

l'illegittimit di diversi con-

tratti conchiusi a danno de' luoghi pii (art. 61) e prescrivevano il reimpiego de' capitali recuperati in rendite iscritte nel gran libro del debito pubblico toria: (art. 62). Sulle proposte di censuazioni di fondi, dovevasi procedere ad una minuziosa istrutsecondo prescriveva l'art. 64, dovevasi consultare il dee poi curionato, acquisire l'avviso del Consiglio d'intendenza,

il Consiglio degli ospizi doveva rimettere un rapporto motivato al ministro per l'approvazione sovrana previo parere del Supremo Consiglio di cancelleria, poi della Consulta. Qualunque alienazione di propriet o di diritti reali, e qualunque accetta-

ritaggi abbinati ai numeri del lotto, da assegnare per sorteggio alle alunne degli stabilimenti di carit della capitale. Altre disposizioni avevano carattere generale: cos, il r. 19 agosto 1826 (PETITTI, I, p. 255) stabiliva che i mari. taggi assegnati a donzelle che aveano compiuto il 40 anno d'et senza passare a nozze, tornassero disponibili, salvo ad essere restituiti su quelli dell'u, ..> no in corso, ove la prima assegnataria trovasse poi marito; il che conferma. vasi con r. 24 febbraio 1830 (ivi, p. 261), e con circo Min. Aff. interni, 8 mago gio 1830 (ivi, p. 262), eccezion fatta, tuttavia, per i casi diversamente regolati dai fondatori (circ. Min. Aff. interni, 4 aprile 1840, ivi, p. 288). Le donzelle che, nei comuni ove esistevano pi stabilimenti di maritaggi, fossero sorteggiate in pi estrazioni, dovevano scegliere una dote, e quelle rinunciate andavano alle estratte in supplemento. I maritaggi non erano cedibili n sequestrabili (r. Il agosto 1847, su cfp. CR, ivi, p. 302). Le somme disponibili per maritaggi doveano essere messe a frutto presso la Cassa di risparmio, o in altro modo (r. 23 agosto 1848, ivi, p. 306), etc. Vedi anche, in/ra, nota (445), a proposito di taluni abusi commessi in materia da cassieri di luoghi pii. (441) Vedi il reg. 9 gennaio 1850, formato dal Consiglio degli ospizi della provincia di Napoli per lo procedimento da osservarsi negli affitti de' fondi, negli appalti di fornitura, e ne' lavori dei pii stabilimenti Iaical s (PE' TITTI, V, p. 94).

131

Amministrazione

civile e beneficenza

825

zione di donazioni o legati, doveva essere preceduta dall'autorizzazione ministeriale, su rapporto motivato e documentato del Consiglio (artt. 67-68) (442), e cos pure per il detto tramite dovevano inoltrarsi i deliberati degli amministratori degli stabilimenti, relativi alle liti attive e passive (in/ra, 171 e 172). Alcune norme contenevano disposizioni limitative circa l'imposizione di ratizzi , cio di contributi a carico degli enti, per finalit di beneficenza concernenti l'intera provincia (artt. 77-83). Delle disposizioni speciali sui proietti , il cui mantenimento era a carico delle provincie, abbiamo detto supera, 103: le istruzioni (artt. 75-76) si limitavano a raccomandare ai Consigli la vigilanza sulle amministrazioni locali. Le spese d'ufficio dei Consigli degli ospizi erano sostenute con un ratizzo, ossia contributo, a carico dei luoghi pii della provincia (art. 77, n. 1, istr. cit.}, che veniva riscosso da cassieri (nelle provincie pi vaste, o dove fossero pi numerosi stabilimenti, centrali e distrettuali) nominati dal Consiglio, ed obbligati a prestare cauzione (art. 80 istr. cit.], ed a rendere il conto, del quale giudicava il Consiglio d'intendenza, previe le g"q"-ervazioni Consiglio degli ospizi (art. 84 istr. del cit.: vedi anche injra; 184). II conto morale del Consiglio degli ospizi era reso al Consiglio provinciale, nel modo pre(442) n rifiuto di legati o donazioni si considerava equiparato alf'alienazione, e perci subordinato al sovrano beneplacito (r. 14 settembre 1853, su cfp, CN, in PETITTI, V, p. 535). L'autorizzazione al rifiuto poteva essere chiesta quando la liberalit imponesse al pio luogo oneri insostenibili, o I'esponesse a liti con i terzi; mentre si raccomandava d'esaminare l'opportunit dell'accettazione se la largizione, pur non recando vantaggio allo stabilimento, non gli recava danno, o se gli oneri erano suscettibili di parziale esecuzione, rilevandosi che tale comportamento sarebbe edificante ed altres un forte stimolo all'anima di altri fedeli da renderli proclivi a beneficiare i luoghi pii, nella sicurezza che chiamando questi legatari troverebbero in essi zelanti e scrupolosi esecutori delle loro pie volont (crc. Min. interno, 4 gennaio 1854, ivi, p. 570).

826

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

132

visto dall'art.

30 l. 12 dicembre 1816 (supra, 102), ed i voti

del Consiglio provinciale sui conti morali, dopo la sovrana approvazione, dovevano essere pubblicati con le stampe (artt.

84, 85, 86 istr. cit.).


In conclusione, intemperanze minazioni i Consigli degli ospizi, malgrado talune

tracassires tipiche della legislazione amminiun

strativa borbonica, troppo propensa ad attrarre al vertice deterd'assai modesto rilievo, potevano considerarsi istituto amministrativo ben ideato e congegnato, tanto che and'assistenza e benefi-

cora nella legislazione del regno d'Italia essi possono considerarsi il modello dei Comitati provinciali l'amministrazione cenza, istituiti col d.l.vo. 19t. 22 marzo 1945, n. ~73. Che poi della beneficenza pubblica nell'antico regno siasi svolta con abusi ed inefficienze, vizio d'uomini, e non di leggi: tanto pi che tali carenze non furono eliminate dallo Stato unitario, voli clientelari mentare. e forse furono addirittura potenziate nei riin cui si riversa la nostra democrazia parla-

132. Le Commessioni omministratiue comunali. Le Commessioni amministrative comunali (supra, 130), secondo l'art. 87 istr. 20 maggio 1820, erano presiedute dal sindaco,
o da chi ne faceva le veci, e composte da due amministratori da scegliersi dalla classe de' cittadini possidenti, forniti di probit ed intelligenza , nominati dal Consiglio degli ospizi su terne formate dal decurionato.: l'ufficio era triennale (e poteva essere confermato per un altro triennio), e gratuito (art. 97 istr, cit.), Il che spiega come i cittadini dimostrassero la medesima riluttanza ad entrare nelle dette Commessioni, che abbiamo gi visto a proposito d'altri uffici d'amministrazione locale (443). Pi tardi (r.d. I" febbraio

1845) fu aggiunto ad
PETlTTl,

(443) Il Min. finanze (ciro. 12 ottobre 1816, in

I, p. 2()2) aveva

132

----------------------------------~---------------diocesano, con voto deliberativo in tutti

Amministrazione

civile e beneficenza

827

ogni Commessione amministrativa dall'ordinario

un .ecclesiastico, nominato gli afdi tutal pari degli altri comed il servizio delle chiesecon-

fari che riguardano l'amministrazione, to ci che concerne il mantenimento

ponenti , al quale era confidato il carico particolare se laicali e l'esecuzione dei legati pii . Le attribuzioni delle Commessioni amministrative, do l'art. 88 istr. cit., concernevano:

a) il mantenimento dei proietti

(supra, 103), cui, per


erano essenzialmente

altro, come si visto, provvedeva si con fondi provinciali, dimodocch i compiti della Commessione di vigilanza, salvo che non si trattasse d'individui ricoverati in ospizi amministrati dalla Commessione. Fu poi stabilito, con r.d. 7 aprile 1828, che per gli esposti e minori ammessi negli ospizi, oppure a carico di stabilimenti di beneficenza, fossero privi di tutore, glio di tutela, designando per le funzioni che la Commessione funzionasse da Considi tutore uno dei

propri membri, che poteva anche, col parere favorevole della Commessione, provvedere all'emancipazione (cfr. l'art. 354 c.c. ora in vigore);

b) tutti i luoghi pii, stabilimenti e cappelle che nel 1805


(cio prima dell'occupazione militare) si amministravano da deputati ed agenti comunali (cos gi disponeva l'art. 2 r.d. 10 febbraio 1816);
le) le istituzioni

governate nel 1805 da particolari indin garantiti nelle da regio da statuti o regole corroborate

vidui non chiamati o designati da' testatori, loro amministrazioni

assenso: si ricordi che il r.d. 4 febbraio 1816 aveva gi fatto eccezione per le convaternite e pie adunanze della citt di Napoli, quando vi fosse il regio assenso

(supra, 129);
consentite per coloro

disposto che avverso i renitenti si usassero le misure che si sottraevano alle funzioni comunali. .

828

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

132

lI) le istituzioni che, per essere estinte o disciolte le corporazioni che le ' rappresentavano, corpo rappresentativo. .. quanto concernesse: a) le arciconfraternite, confraternite e congregazioni, le cui regole fossero munite di regio assenso: gli amministratori erano nominati dai sodali, secondo le dette regole, e la nomina doveva essere mancassero d'un legittimo

Non erano competenti le Commessioni amministrative per

confermata (cio approvata) dal Con(art. 91 istr.

siglio degli ospizi (artt. 90 istr. oit.), salva la facolt degli interessati di ricorrere al Consiglio d'intendenza cit., e r.d. 18 dicembre 1832) (444);

(444) L'art. 91 istr. 20 maggio 1820 prevedeva che i reclami in materia d'elezioni degli uffiziali di tali congreghe fossero discussi economicamente , cio in via amministrativa, dai Consigli degli ospizi, ed aggiungeva: Nel caso di dissenso delle parti, rimane in libert delle medesime di sperimentar le loro ragioni innanzi ai Consigli delle intendenze . Il r.d. 18 dicembre 1832, inteso a dirimere conflitti di competenza tra Consigli degli ospizi e Consigli d'intendenza, in affari riguardanti le congregazioni laicali, precis che a questi ultimi spettava (oltre che giudicare inappellabilmente delle controversie contabili, sperimentare il tentativo di conciliazione di liti promosse da privati contro le confraternite - infra, 172 - ed approvare i contratti) conoscere le controversie che riguardano la nomina degli amministratori in grado di rtchiamo dalle disposizioni amministrative del Consiglio degli ospizi, ed ivi finire senza corso ulteriore (art. l, n. I). Ogni altra facolt amministrativa e disciplinare sulle congregazioni laicali apparteneva al Consiglio degli ospizi (art. 2}. Sorti dubbi interpretativi a proposito dell'art. l, n. l, r.d, cit., il r. 20 giugno 1840, su cfp, CR (PETITTI, I, p. 290) chiariva che i reclami in materia elettorale dovevano essere portati al Consiglio degli ospizi, prima della conferma ed approvazione delle nomine, per esservi discussi economicamente; se per vi fosse dissenso tra le parti (cio, come pare, se le medesime diehiarassero preventivamente di non volere una soluzione e economica s ), il Consiglio degli ospizi doveva astenersi dal pronunziare alcuna deliberazione ed emettere alcun provvedimento nel merito delle nomine, e dovevasi presentare il reclamo al Consiglio d'intendenza; i reclami presentati direttamente al Consiglio d'intendenza dopo la conferma delle nomine erano irrecettbl. Non erano eleggibili i confrati che, essendo gestori con soldo o senza, erano tenuti a dar conto della loro gestione ai superiori della confraternita (r. 7 ottobre 1835. su cfp.

132

Amministrazione

civile e beneficenza

829

b) le istituzioni laicali ed i luoghi pii laicali, ammimstrati fino al 1805 da ecclesiastici, e restituiti alla cura dei
medesimi dal r.d.

r febbraio

1816: gli amministratori

erano

nominati secondo le tavole di fondazione,

e le nomine con-

fermate dal Consiglio degli ospizi, e comunicate al Ministero degli affari interni (art. 93 istr. cit.); c) i conservatori e ritiri che nel 1805 erano governati dalle proprie superiore, o da particolari amministratori laici: questi enti erano amministrati da una Commessione speciale di tre persone, nominate ogni tre anni dal Consiglio degli ospizi, delle quali due erano proposte in terne del decurionato, e la terza era un ecclesiastico, scelto in una terna proposta dall'ordinario dio cesano (art. 95 istr. cit.). La Commessione amministrativa aveva un cassiere (art. 89 istr. cit.) nominato dal Consiglio degli ospizi in una terna proposta dal decurionato, che doveva prestare cauzione, ed al quale (come ai decurioni che se ne rendevano garanti) si applicavano le norme della 1. 12 dicembre 1816 (supra, 115 e 116). Un cassiere proprio avevano le congregazioni, ma di questi rispondevano i sodali (art. 92 istr. cit.) (445). La Commes-

CSi, in PETITII, I, p. 278). Mancato due volte il numero legale dell'assemblea elettorale, gli amministratori erano nominati dal Consiglio degli ospizi (r. 7 aprile 1835, in PETITTI, loc. cit.). (445) L'ufficio di cassiere d'uno stabilimento di beneficenza non era eumulabile con quello di cassiere comunale (circ. Min. Interno, 15 marzo 1854, in PETIITI, V, p. 586), n con quello di segretario o contabile dello stabilmento stesso (r. 7 febbraio 1857, su cfp, CN, in PETITTI. VI, p. 694). Qualora vi fossero persone che avessero facolt, secondo le fondazioni e la volont dei testatori, di designare gli amministratori (r.d. l febbraio 1816, ed art. 93 istr. 20 maggio 1820), le dette persone potevano designare anche il cassiere, ma, poich dal combinato disposto degli artt. 89 e 94 istr. cito risultava che i decurionati erano responsabili della cauzione, il r. 2 gennaio 1826, su cfp. CSi (PETITII, I, p. 254), aveva interpretato l'art. 94 istr, cit., effettivamente mal concepito , nel senso che il decurionato potesse rifiutare il cassiere cos designato, ma solo per difetto di cauzione . Non potevasi mai accordare eso-

830

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

132

sione poteva nominare un segretario ed un contabile (e, preferibilmente, una sola persona per le due funzioni), o affidare il lavoro di segreteria, quando la rendita non eccedeva mille ducati, ad uno degli amministratori, con una adeguata indennit: le deliberazioni erano approvate dal Consiglio degli ospizi (artt. 104 ss. istr. cit.). Le attribuzioni e i doveri delle Commessioni, secondo l'art. 98 istr. cit., erano l'amministrazione diretta ed immediata de' beni e delle rendite delle pie istituzioni, l'esercizio de' loro diritti e delle loro azioni, la cura di assicurare le loro percezioni, di regolare le spese, di adempire ai loro obblighi e di provvedere al buon ordine dell'interna disciplina; in una parola tutta la parte esecutiva del servigio (446). I commessari ponero dalla cauzione (circ, Luog. gen., 8 giugno 1853, previo parere dell'agente del contenzioso di Palermo, in PETITTI, , p. 512). In ogni caso, la sufficienza e V la validit della cauzione dovevano essere confermate dal Consiglio degli ospizi (r. 15 ottobre 1824, in PETITTI, , p. 245). L'ufficio di cassiere d'un pio stabiliI mento laicale era incompatibile in un sacerdote, perch implicava la dipendenza dagli amministratori laici, e l'esponeva alle coazioni ed alla prigionia per debiti (r. 9 settembre 1847, su cfp. CR, ivi, p. 303). Il compenso dovuto ai cassieri era stabilito dall'art. 111 istr. cit., n poteva mai superare annui ducati 220 (v. anche circo Min. Aff. interni, 11 dicembre 1839 ed 11 dicembre 1844, ivi, pp. 287 e 296). da ricordare pure la circo Min. Aff. interni, 2 dicembre 1835 (ivi, p. 279) dove si dice essere pervenuti diversi ricorsi, da' quali scorgesi che taluni cassieri di luoghi pii si permettono di far mercato de' maritaggi dovuti alle orfane, o con differirne a loro genio il pagamento, o soggettandole ad un rilascio, o in fine col cambiarne il contenuto in generi o altri oggetti di poco momento . Il ministro dicea di stentare a credere che un abuso cos detestabile avesse potuto verificarsi; ordinava per ai Consigli degli ospizi che un cassiere il quale siasi fatto lecito di commettere simili estorsioni dovr subito destituirai, e costringer si per le vie amministrative a restituire il mal tolto . Ancora in tema d'abusi dei cassieri di beneficenza, la circolare del Luog. gen., 18 febbraio 1852, su cfp. CPGCC di Palermo (PETITTI, VI, p. 357) dichiara che loro applieabile l'art. 216 ll.pp., cio la pena per malversazione de' funzionari pubblici . (446) L'autonomia che tale disposizione pareva attribuire alle Commessioni, era per limitata dalle frequenti ingerenze dell'autorit governativa. Cos, il Min. Aff. interni, il I" marzo 1835, disponeva l'osservanza d'un regolamento

C.

132

Amministrazione

civile e beneficenza

83.1

tevano ripartirsi i compiti, ma restava solidale la responsabilit, e perci firmavano tutti insieme (salvo legittimo impedimento di qualcuno) la corrispondenza, e deliberavano a maggioranza di voti (artt. 98-103 istr. cit.). Tali attribuzioni erano esercitate, secondo le istruzioni, in modi sostanzialmente conformi a quelli prescritti per le amministrazioni comunali, le cui prerogative, del resto, erano espressamente estese agli stabilimenti e luoghi pii dall'art. 157 istr .. cito Qualche attenzione meritano le norme sulla formazione degli stati discussi. Le dette previsioni di spese erano, come si visto (supra,

131), predisposte dalle Commessioni, esaminate dai Consigli degli ospizi, ed approvate dal ministro degli affari interni; erano triennali o quinquennali; ma se nell'intervallo si verificavano diminuzioni o incrementi di rendita, dovevano formarsi gli stati di variazione, da approvare nel modo stesso (art. 123 istr. cit.). Al deficit, potea supplir si con riforme, .riduzioni, o sospensioni di spese non urgenti, oppure utilizzando gli avanzi o risparmi d'altri stabilimenti laicali dello stesso comune, laddove per avessero interamente adempiuto alle obbligazioni a loro carico (art. 124 istr. cit.); oppure con soccorsi de' comuni che avessero mezzi sufficienti, avendosi in veduta che l'esercizio di tali opere, soprattutto se si tratti di ospedali, orfanotrofi, monti di Iimosine, e di maritaggi, tende al

circa le prescrizioni delle medicine negli ospedali ed ospizi civili , predisposto dal protomedico generale (PETITTI, I, p. 269), dove si prescrive, per esempio, che nell'esercizio dell'arte salutare con la classe indigente sia primo dovere il prescegliere quelle (medicine) che sono di poco costo; si raccomanda di preferire i medicinali indigeni, come pi freschi, a quelli esotici; si stahilisce la spesa massima di grani 20 giornalieri per infermi acuti, e grani lO per cronici, e si comminano ogni sorta di sanzioni (multa, riduzione del soldo, sospensione, destituzione) per i trasgressori, con finale promessa di e incoraggiamenti ed onori per decennali henemerenze.
15. LANDI - Il.

832

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

132

vantaggio de' cittadini indigenti

(art. 125 istr. cit.); ed infine

promovendo dalla piet de' fedeli delle offerte e limosine di qualunque natura, nel qual caso, ottenendo si vantaggi considerevoli, le Commessioni dovevano darne conoscenza ai Consigli degli ospizi, provocando a favore dei pii benefattori quelle onorificenze, delle quali avrebbero essi potuto rendersi meritevoli (art. 126 istr. cit.). Interessa tuttavia osservare che i galantuomini del sud, mentre erano tuttaltro che restii a dotare o promuovere con atti tra vivi o mortis causa benefiche istituzioni, erano parimenti propensi a gravare tali largizioni con oneri di culto (legati di messe ), che permettono oggi di sollevare ragionevoli dubbi circa i moventi di tale generosit, sulla quale, pi che i meriti cui evangelicamente aspirava si praticando l'amore del prossimo, parea influire il timore d'essere immeritevoli di eterna salvezza, e la speranza di riguadagnarla pratica di santi sacrifici propiziatori . attraverso la Ma il real governo retta-

mente rimetteva all'eterno giudice il consecutivo apprezzamento, e tutelava con idonei provvedimenti la volont dichiarata dai benefattori. La materia fu pertanto regolata con r.d. 7 dicembre 1832, il quale stabiliva che in ogni stato discusso di luogo pio laicale vi fosse un articolo separato per le spese di culto, fissato dal Consiglio degli ospizi d'accordo con l'ordinario dio cesano ; che i fondi a ci destinati fossero a disposizione di quest'ultimo; e che il cassiere potesse eseguire pagameno ti solo in base ad ordinativi di spesa emessi dall'ordinario,

da persona da lui delegata. Erano compresi nell'articolo spese di culto (art. 3 r.d. cit.) tutt'i legati pii di messe, e anniversari; le festivit, le novene e le altre pratiche di piet, e di religione, o prescritte nelle fondazioni, o stabilite per anticaconsuetudine; di tutt'altro, le spese di cera, di olio per le lampade, e che pu servire all'esercizio delle sacre funzioni;

132

Amministrazione civile e beneficenza

833

gli stipendi dovuti al clero per celehrazioni di feste, e di processioni, e di qualunque altro servizio divino; la manutenzione annuale degli arredi sacri, e de' locali addetti per lecappelle . Un po' troppo, perch non si possa temere che le spese di culto soverchiassero quelle di heneficenza: ed infatti gli artt. 7 ed 8 r.d. cit., e le istr. Min. Aff. interni 19 gennaio 1833 (447), prevedevano che l'ordinario diocesano potesse disporre la riduzione delle messe e legati pii, secondo le regole canoniche (448). Certo che vi fu una continua pressione dell'elemento ecclesiastico per acquisire sempre maggiori ingerenze nell'amministrazione della heneficenza puhhlica, fino ad ottenere, come abbiamo visto (supra, 131), col r.d. 6 settemhre 1852, la trasformazione dei Consigli degli ospizi in collegi paritetici di laici ed ecclesiastici. L'art. 9 r.d. 7 dicemhre 1832 prevedeva l'accordo con l'ordinario anche nella formazione degli stati discussi dei luoghi pii che per fondazione sono addetti a limosine , e l'art. lO confermava l'art. 41 istr. 20 maggio 1820, nel senso che le limosine andavano distrihuite in base
(447)
(448) si venuti
PETITTI,

I, p. 267.
in cui alcuni pii stabilimenti determinata da incerti erano ri per la variabilit della rendita

Dinanzi alle difficolt finanziarie, a trovare

colti o da abbassamenti tiva, d'accordo che durino di culto

di prezzi delle derrate ecclesiastico

, il Min. interno
che la Commessione al

(circ. 16 guamministrasopprisino a

gno 1851, in PETITTI, V, p. 164) raccomandava col deputato le messe o riducesse spese meno urgenti

o con l'ordinario non relative

diocesano, sacro culto,

le scarsit dell'entrata, che in qualunque specialmente

per modo che nulla manchi all'adempimento a quelli di messe e di altre opere debbono a tempo essere pienamente e tenere soddivoevento

de' legati dei pii fonda tori, e principalmente divino sfatti s , Ed ancora lere che le messe la mercede conforme l'esame dicembre

il r. 5 agosto 1854 (ivi, p. si celebrino di qualunque

632) dice essere sovrano


opportuno dovevano (circ.

se ne paghi un libro per 21

a preferenza

altra spesa, non escluse le tasse ora amministrative in santa visita che doveva essere presentato Min. Interno,

tizzi . Di tali messe, le Commessioni e la vidimazione 1850, ivi, p. all'ordinario

a quello in uso nelle parrocchie,

nm,

834

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

133

a certificati d'indigenza rilasciati dai parroci sotto la vigilanza dell'ordinario. Il r.d. P febbraio 1845, che, come si detto, aggiungeva a ciascuna Commessione un ecclesiastico, affidava agli ordinari una funzione ispettiva, stabilendo (art. 2) che i prelati delle diocesi per nostra speciale delegazione esige. ranno nel tempo della santa visita dalle Commessioni amministrative locali un conto morale della loro gestione, e dopo averlo esaminato faranno conoscere, per mezzo del Ministero degli affari interni, le loro osservazioni su di ci che abbiano potuto riconoscere di lodevole o di difettoso nello stato dellamministrazione . L'art. 3 r.d. cito aggiungeva al Consiglio d'inten. denza due consiglieri provinciali ed un ecclesiastico, specialmente addetti alla discussione de' conti materiali de' luoghi pii laicali. Le Commessioni non rendevano propriamente un conto morale, ma inviavano in suo luogo il proprio registro di contabilit aldecurionato, che lo discuteva con l'intervento d'un deputato ecclesiastico, e lo inviava con le proprie osservazioni al Consiglio degli ospizi (artt. 140141 istr. 20 maggio 1820: injra; 183). Il conto materiale era reso dal cassiere, col metodo de' conti comunali, e veniva prima esaminato dal Consiglio degli ospizi, e poi trasmesso al Consiglio d'intendenza con le relative osservazioni (artt. 146153 istr. cit.: in/m, 184). Gli amministratori rispondevano delle rendite non esatte per negligenza, salvo regressocontro 133. I monti [rumentori. i debitori (art. 144 istr. cit.). Una categoria di stabilimenti

di beneficenza (espressamente menzionata come tale dall'art. 2 istr. 20 maggio 1820) alla quale il Governo borbonico dedic particolari cure, e che ebbe un ordinamento in parte diverso dall'ordinario,
(449) DE

costituita dai monti frumentari

(449). Essi

SIVO, a),

I, pp. 7475: Dal (18)31 al (18)47, s'eressero nel regno

133

Amministrazione

civile e beneficenza

835

erano istituzioni comunali, e nulla avevano di comune col Monte frumentario, unico per tutto il regno di qua del Faro, cui un tempo affluivano i proventi dei benefici vacanti e degli spogli (450), definitivamente soppresso con l'art. 17 conco 1818, e sostituito dalle amministrazioni diocesane (supra, 46). I monti in oggetto avevano invece come finalit d'assicurare la semenza ai piccoli proprietari ed ai coloni, che non avessero mezzi di procurarsela (451), ed operavano accordando mutui in granaglie, a breve termine, e con tenui interessi. Trattavasi dunque di stabilimenti che trovavansi al confine tra gli istituti di beneficenza e quelli di credito agrario, e di ci sono prova le vicende legislative di cui furono poi oggetto, nel regno d'Italia, quelli che sopravvissero alla l. 3 agosto 1862, n. 752, sulle opere pie. Considerati bens istituzioni d'assistenza e beneficenza, ma assoggettati a revisione obbligatoria degli statuti e regolamenti dall'art. 93 l. 17 luglio 1890, n. 6972 (modificato dall'art. 42 r.d. 30 dicembre 1923, n. 2841) furono definitivamente trasformati in Casse comunali di credito agrario dall'art. 13 r.d.!. 29 luglio 1927, n. 1509 (452).
venti due nuovi ospedali, ritaggi, diciassette frumentarii s, Tale Monte frumentario fu istituito nel trenta quattro monti di pegno, ventidue monti di ma-

conservatorii,

ed altre case d'asilo, e pi centinaia

di monti soceorpp.

(450)

1781 c:per potere


di trovar di Foggia investito da

rere la povera

gente nell'inverno, consisteva

acci avesse il comodo dogana nei frutti,

grano per esatte o al re (ivi,

la semina s, ed aveva 90 ss.), Lo spoglio non esatte, e delle quali diritto del 2%

sede presso la real

(GILIBERTI,

e nelle rendite inventario

pendenti, sottoporre

che si ritrovavano il successore

alla morte del prelato

d'un beneficio,

doveva formare

pp. 86 e 107). Lo spoglio fu abolito annuo della rendita allo stesso Monte. lati, da versare

con r.d. 27 marzo

1806, e sostituito da un
e pre-

delle chiese dei vescovi, arcivescovi

(451) (452)
(perch

COMERCI, p.

275.
eran detti mutui da
ROMANO,

I monti

frumentari analoghi, e seguirono

d), p. 423, c:opere pie


e nummari in Sardegna s

1mproprie . Istituti abilitati dai tempi preunitari,

col nome di la

c:Monti in denaro)

frumentari esistevano

anche ad accordare

stessa sorte.

836

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

133

Molti di questi Monti erano stati costituiti fin dai tempi dell'antico regime, ed avevano resistito alle successive vicende. Quando a seguito dei disordini del 1820-21 furono presentate al Ministero degli affari interni petizioni di coloni, che imploravano l'annullamento o la riduzione ad equa ragione, per atto sovrano, di contratti troppo onerosi conclusi con negozianti di grani, la Gran Corte de' conti di Napoli (interpellata in carenza del soppresso Supremo Consiglio di cancelleria, e della non ancora istituita dappoich Consulta) espresse parer contrario, annullare con una legge posteriore i contratti gi

fatti ed abolire l'azione del credito violare il diritto di propriet , talch per un vantaggio momentaneo si aprirebbe il campo a mali gravissimi e di lunga durata , perch niun negoziante si sarebbe pi indotto a far credito ad un colono. Il r, 31 luglio 1821 (453) accolse detto parere, ma raccomand a tutte le autorit amministrative di vigilare gelosamente sulla conservazione de' monti frumentari, e di pegni, e del loro retto uso, di prendere in esame la ripristinazione di quelli malversati, o aboliti per incuria degli amministratori passati, ed infine di promuovere la istituzione degli altri, specialmente ove mancassero, essendo questi non solo un bene pei miserabili coloni da esimerli da detti onerosi contratti, ma un incoraggiamento il pi potente alla pubblica prosperit . Dal 1819 in poi, furono emanati una serie di regolamenti, per i monti frumentari ro, contenenti delle varie province di qua del Fasostanzialmente uniformi (454). disposizioni

(453) PETITTI, IV, p. 77. (454} In ordine cronologico, per Abruzzo Ultra l (2 luglio 1819), Molise (18 aprile 1820), Principato Ultra (8 novembre 1821), Calabria Citra (25 dicembre 1822), Terra di Bari (16 febbraio 1823), Principato Citra (9 settembre 1823}, Terra d'Otranto (9 febbraio 1825), Basilicata (8 marzo 1825), Abruzzo Ultra 2 (11 settembre 1825), Abruzzo Citra (23 giugno 1826), Capitanata l29 dicembre 1826). Calabria Ultra 2' (19 novembre 1829), Terra di Lavoro (5

133

Amministrazione

civile e beneficenza

837

Inoltre, la circoMin. Aff. interni, 6 giugno 1838 (455), impegn gli intendenti delle province della Sicilia a curare la trasformazione in monti frumentari comunali di ci che poteva con tutti gli sforzi salvarsi dai peculi annonari , cio da taluni depositi, esistenti in pi comuni, la di cui destinazione per meglio intesa economia erasi come per pratica invertita a soccorrere come semenza i poveri agricoltori mediante il compenso di tomoli due per ogni salma , ed impart al riguardo direttive d'organizzazione conformi ai regolamenti delle provincie continentali (456). I monti frumentari erano affidati a due amministratori (457), nominati per ciascun anno colonico (dal I" set-

agosto bilit sultano

1831). Questo elenco


del decurionato regolamenti nella

nel r. 7 febbraio scelta per degli amministrativo Napoli

1850, che afferma la responsade' Ultra monti l'. frumentari, (PETITTI, I, p. 358): non ri-

amministratori e Calabria

con la competenza

del contenzioso provinciali

(4Q5) PETiTTI, I, p. 348. Questa iniziativa si inquadra nel complesso di benefiche disposizioni adottate nel 1838 da Ferdinando II a favore della Si. cilia (PONTIERI, a), pp. 258 ss.); ma da un r. 15 giugno 1852 (PETnTI, V, p. 312) in cui si richiama tanto la circo 6 giugno 1838, quanto i r. 25 giugno 1838 e 19 gennaio 1840 (quest'ultimo su voto del CP di Caltanissetta, dove segnalava si come i denaro lizzato, dato coloni poveri le vanno agli soggetti intendenti agli usurai quando loro manca erasi il reada comperare emanarsi semenze s ), facile disposizioni siciliana, arguire che non molto dettagliatamente a tutelare della istituzioni misera

che si ordinava quelle all'agricoltura

di riferire

e perdi classe na-

ch possano tanto interesse de' coloni

che valgano

e create

in soccorso come,

(456)
zionale, cilia. favorevole,

, DE

STEFANOe ODDO, p. 220, osservano ancora che fossero create dissipati la solita e trasformati resistenza dell'ufficio esercitavano i monti

conseguita di un

l'unit

prima

le condizioni

credito esistenti le

agrario in Si e co-

furono V'era

frumentari ad assumere de' monti

(457)
perci o tre loro anni

degli indigeni d'amministratore cariche

cariche; per due

da una parte, che da sei anni agli

con r. 4 ottobre

1843 su cfp, CR,


amministrative

si esentavano

dall'esercizio

frumentari

(PETITTI, I, p. 354),

dall'altra applicabili

con r. 20 maggio

amministratori

1844, su cfp. CR (PETITTI, I, p. 355), si dichiaravano de' monti frumentari le sanzioni dell'art. 137

l. 12 dicembre

1816.

838

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

133

tembre fino al 31 agosto dell'anno se guente) dall'intendente in Consiglio d'intendenza, su due terne, proposte dal decurionato, e comprendenti sei cittadini della classe pi ricca del Comune ne' quali concorra anche la pi costante non equivoca opinione di probit . Pi tardi, con r. 22 dicembre 1846, le nomine furono fatte per triennio (458). Il grano doveva essere conservato in magazzino, chiuso con tre chiavi delle quali due tenute ognuna da uno dei due amministratori, ogni dieci giorni. La responsabilit, ministratori doveva vigilare come fiscale stribuzione peraltro, e la terza dal sindaco, e questi insieme dovevano ispezionare il deposito era solo degli amil sindaco e del decurionato che li aveva proposti:

, cio nell'interesse del servizio,

e segnalare ogni abuso al Consiglio degli ospizi (459). La didel grano agli agricoltori del comune (ed anche a che fossero domiciliati nel comune ove La lista degli quelli d'altri comuni,

era sito il monte) si faceva a cura d'una commissione composta dal sindaco, dal parroco, e dagli amministratori. agricoltori poveri, cos formata, era affissa pubblicamente per otto giorni; i reclami erano discussi dal decurionato nei quattro giorni successivi; e quindi la lista veniva trasmessa all'intendente per l'approvazione (460). Gli agricoltori ammessi a godere della distribuzione dovevano assumere un'obbligazioin un apposito regie sottoscritta dal conciera consentita l'esecuper cui in un primo 67 r.d. 30 gennaio

ne, che era documentata con l'annotazione stro, cifrato dal giudice del circondario, liatore, dal cancelliere se scrivere. In base a tali ohbligazioni zione forzata contro i debitori morosi, .tempo si osservavano le forme dell'art.

comunale, e dal debitore quando sapes-

(458) PETlTTI, I, p. 358. (459) R. 22 settembre 1838, su cfp. CN, in PETITTI, I, p. 35l. (460) R. 31 marzo 1846, su voto del CP d'Abruzzo Ultra l, in I, p. 357.

PETITII,

133

Amministrazione

civile e beneficenza

839

1817, sull'amministrazione dei beni dello Stato (supra, 56); ma poi parve opportuno, per maggiore semplicit, estendere le norme degli artt. 242 e 243 l. 12 dicembre 1816 (supTa, 125). Il sindaco e gli amministratori dovevano rendere il conto morale della gestione (461); gli amministratori dovevano rendere anche il conto materiale (462), che era discusso nel Consiglio d'intendenza, il quale era anche competente per le correlative responsabilit dei decurioni (in/ra, 183 e 184).

(461) R. 29 ottobre 1842, su cfp. CR, in PETITTl, I, p. 353. (462) R. 7 febbraio 1850, cito nota (454).

CAPITOLO

LA GIUSTIZIA

I.

LA GIURISDIZIONE ORDINARIA

134. Le leggi organiche deU' ordine giudiziario. nire dell'anno 1805, l'ordinamento delle giurisdizioni, le molte le Sicilie di qua e di l del Faro, mato pi o meno disorganicamente minazioni e legislazioni

Al fineldo-

era quello che si era forattraverso

succedutesi dall'alto medioevo alla Bonaparte, con la legge d'or-

vigilia della conquista napoleonica (l). Questo pittoresco groviglio fu sciolto da Giuseppe dinamento giudiziario 20 maggio 1808, nella Sicilia di qu

del Faro (2); mentre nell'isola, malgrado la velleitaria costituzione del 1812 contenesse un piano generale per l'organizzazione delle magistrature di questo Regno e per lo stabilimento del potere giudiziario , e proclamasse abolite in questo Regno tutte le magistrature attuali (3), la vita dell'antico ordinamento ebbe termine con la l. 22 dicembre

O) COLLETTA, II, p. 208 ss. Sull'ordinamento giudiziario napoletano a), !'inizio del secolo XVIII, e sulle riforme di Carlo di Borbone, SCHIPA,I, 49 ss.; Il, pp. 131 ss, (2) COLLETTA, II, pp. 278 ss. a), (3) AQUARONE, D'ADDIO, NEGRI,pp. 446 ss. Secondo PALMIERI,p. 168, fetto di tali disposizioni fu che i magistrati resi indipendenti dal potere cutivo ed emancipati dalla sferza ministeriale, divennero pi despoti, pi rotti, pi venali di prima .

alpp.

I'efesecor-

842

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

134

1818, cui, dopo un breve periodo transitorio, subentr la 1. 7 giugno 1819 (4). L'ordinamento giudiziario di Giuseppe Bonaparte era concepito come strumento d'attuazione del Codice Napoleone, proclamato legge del regno (r.d. 21 maggio 1808), e perci riproduceva nelle linee fondamentali il contemporaneo ordinamento francese (5). V'era in ogni ripartimento (circoscrizione giudiziaria minima, detta dalla restaurazione borbonica circondario , e corrispondente al nostro mandamento ) un giudice di pace, con giurisdizione civile e di .polizia; in ogni provincia un tribunale di prima istanza, con giurisdizione civile e correzionale, che giudicava anche gli appelli avverso le sentenze dei giudici di pace, nonch un tribunale criminale contro le cui sentenze non v'era appello; quattro tribunali d'appello (avverso le sentenze civili e eorrezionali dei tribunali di prima istanza), con sede in Napoli, Chieti, Altamura e Catanzaro (6); ed al vertice la Gran Corte di cassazione, giudice supremo d'annullamento, competente solo in linea di legittimit, con sede in Napoli (7). Era prevista l'istituzione di tribunali di commercio; mentre non fu

(4) ROMEO,a), p. 162. (5) GODECHOT, 615 S8. pp. (6) BLANCH, ) p. 51, ricorda le difficolt opposte al Governo, anche in b Consiglio di Stato, per stabilire, contro gli interessi della classe forense della capitale, i tribunali d'appello nelle province, ed i benefici risultati che, per contro, essi ebbero per la semplicit della giustizia e per lo sviluppo della civilt. (7) BLANCH,b), pp. 51 8S., rileva che questa istituzione fu poco compresa non solo dalla massa, ma anche da uomini illuminati e dal foro s, e ne trova conferma nel successivo stabilimento d'una Cassazione (Corte suprema} in Sicilia. Vedi anche supra, cap. I, nota (44). Tuttavia, una chiarissima definizione delle funzioni della Corte suprema come potere negativo, che sempre ... il baluardo delle istituzioni leggibile in COMERCI, 514. p.

134

La Giustizia

843

voluta, forse per ingerenza dell'imperatore Napoleone (8), la giura popolare nei processi criminali. Come la restaurazione horhonica recepiva, nel Codice per lo regno delle Due Sicilie, i principi fondamentali e la maggior parte delle norme del Codice Napoleone, cos fu anche recepito, con qualche variante, l'ordinamento giudiziario dell'occupazione militare nella legge organica dell'Ordine giudiziario , 29 maggio 1817, per i reali domini di qua del Faro, e nell'altra, 7 giugno 1819, per la Sicilia. Peraltro, mentre l'ordinamento del 1808 era ispirato al concetto rigorosamente unitario, mutuato dalla Francia, che faceva della Corte di cassazione l'unica e suprema interprete della legge, il perpetuo, inguarihile dualismo del regno condusse, contro ogni logica, all'istituzione di due Corti supreme di giustizia , indipendenti l'una dall'altra, stahilite l'una in Napoli, l'altra in Palermo (9).

(8) COllEITA, a), II, p. 280 S8. (9} L'art. 8 l. 11 dicembre 1816 disponeva: Le cause de' siciliani continueranno ad essere giudicate fino all'ultimo appello ne' tribunali di Sicilia. Vi sar perci in Sicilia un supremo tribunale di giustizia superiore a tutti i tribunali di quell'isola, ed indipendente dal supremo tribunale di giustizia de' nostri dominj di qua del Faro; siccome questo sar indipendente da quello di Sicilia, quando noi faremo la nostra residenza in quell'isola. Una legge par. ticolare determiner l'organizzazione di questi due tribunali supremi . La l. organica per l'Ordine giudiziario, 7 giugno 1819, per i reali dominj di l del Faro, in gran parte una trascrizione della l. 29 maggio 1817, per i domin] di qua del Faro, con qualche variante nella sistematica (per esempio, sono state raccolte in un tit. XV, artt. 195.204, le disposizioni del numero de' votanti necessarii in ciascun collegio e de' supplenti s ), e con certi adattamenti organizzativi, di non grande rilievo. Rappresenta, per, un testo pi evoluto della corrispondente legge continentale, essendo meglio coordinato col codice per lo Regno delle Due Sicilje, che nel 1817 non era ancora pubblicato. Sull'organizzazione giudiziaria dell'isola, utile il volume del regio giudice CApozzo. Abbiamo omesso la citazione della legge siciliana in vari casi, nei quali (salvo l'eventuale divergenza del numero degli articoli) le disposizioni coincidono con quelle della legge continentale.

844

Istituzioni del Regno delle Du e Sicilie I conflitti di competenza tra le autorit giudiziarie

135 dei supre-

reali domini di qua e di l del Faro, in mancanza d'un

mo organo di giurisdizione comune, venivano risolti dal re (lO), col parere del Supremo Consiglio di cancelleria, e poi della Consulta

(supra, 68 e 72). Il Ministro di gra-

zia e giustizia sul rapporto del pubblico ministero presso l'autorit giudizi aria che aveva sollevato il conflitto, poteva risolverli nel real nome (reg.

lO maggio 1826, tab. Min.

e r. segr. di St. di Grazia e giust.); ma se v'era contrasto tra i pareri delle Consulte, o i medesimi non erano adottati all'unanimit o a maggioranza, riferiva in Consiglio dei ministri, e quindi in Consiglio di Stato. Le relative norme, con r.d. 4 luglio 1817, erano state inizialmente dettate per i soli conflitti tra giudici penali, ma l r.d. 20 agosto 1825 e 16 novembre 1825 le avevano estese alla materia civile (11). 135. Le Corti supreme di giustizia. L'ordinamento giu-

diziario del regno si configurava dunque come due piramidi, i cui vertici erano rispettivamente rappresentati dalle Corti supreme di giustizia, di Napoli e di Palermo. I vertici non erano collegati che dalla comune regia autorit nel cui nome la giustizia delegata si amministrava, e che, come or ora si detto, dirimeva i conflitti, oppure, se ritualmente cata (supra, invo-

25), dava l'interpretazione

autentica della legge.

La Corte suprema di Napoli era divisa in due camere (sezioni), rispettivamente per gli affari civili e per gli affari

(lO) DIAS, a), I, p. 2Il: ... quando il conflitto avvenga fra due autorit giudiziarie, una de' domini continentali l'altra de' domini insulari, l'intervento del Re si rende necessario per decidere il conflitto, e ci per la ragione che ci sono due corti supreme di giustizia una per ciascuno dei detti domini indipendenti entrambe fra loro . (Il) TI codice (art. 455 Il.p.c., artt. 485 ss. Il.p.p.) non conteneva disposizioni relative ai conflitti tra autorit giudiziarie dell'una e dell'altra parte del regno.

135

La Giustizia

845

criminali. La magistratura giudicante era composta del presidente, di due vice-presidenti, e di sedici consiglieri. L'ufficio del pubblico ministero era costituito dal regio procuratore generale, e da tre sostituti (il terzo era stato aggiunto con r.d. 21 maggio 1832) col titolo di avvocati generali.

La Corte aveva un cancelliere, e due vice-cancellieri. La Corte suprema di Palermo aveva una sola camera, con competenza promiscua, civile e criminale, ed era costituta da un presidente, due supplenti; dal regio procuratore un vice presidente, otto consiglieri e era costituito generale; l'ufficio del pubblico ministero

generale e da un avvocato

v'erano un cancelliere ed un vice cancelliere. Pi tardi (r.d. 8 ottobre 1825) fu aggiunto un consigliere al seguito , che prendeva rango dopo i consiglieri ordinari supplenti. Le Corti supreme deliberavano di regola con nove votanti, sostituendosi in Napoli i titolari assenti ed impediti con i consiglieri dell'altra camera, ed in Palermo con i supplenti. La Corte di Napoli decideva a camere riunite nell'ipotesi cosiddetta ribellione del giudice di rinvio nel qual caso poteva essere presieduta dal ministro di della grazia e prima dei

(supra, 25)

e giustizia (art. 131, comma 3, L 29 maggio 1817), e doveva compor si d'un numero dispari di votanti, non minore di quindici (r.d. 30 aprile 1825). Il presidente prema di Napoli aveva facolt di presiedere mere (art. 144 l. 29 maggio 1817). della Corte le susingole ca-

Le Corti supreme, come la Corte di cassazione, erano istituite per mantenere l'esatta osservanza delle leggi, e per richiamare alla loro esecuzione le gran corti, i tribunali ed i giudici che se ne fossero allontanati (art. 112 L cit.), Esse dovevano giudicare, non nell'interesse dei litiganti, ma in quello della legge, ed in conseguenza non conoscevano del merito

846

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

135

delle cause, ma della conformit delle sentenze alla legge (art. 113 l. cit.), annullando le decisioni e sentenze inappellabili nelle quali fossero state violate le forme essenziali del rito, o si fosse manifestamente contravvenuto al testo delle leggi e dei decreti (art. 114 l. cit.). Le sentenze impugnabili innanzi alla Corte suprema erano quelle definitive, e con questa solo potevano impugnarsi le preparatorie ed interlocutorie; ma se statuivano sulla competenza dovevansi impugnare subito (art. 115 l. cit.). Avverso le sentenze inappellabili dei giudici di circondario, il ricorso era ammesso solo per incompetenza o per eccesso di potere (art. 116 l. cit.), intendendosi quest'ultimo vizio come difetto di giurisdizione (12). Il ricorso alla Corte suprema veniva proposto dall'interessato, nelle forme previste dagli artt. 581 ss. Il.p.p. e dagli artt, 305 ss. Il.p.p, Il procuratore generale, nell'interesse della legge, poteva sempre impugnare le sentenze, di propria iniziativa, o su richiesta dal ministro di grazia e giustizia (v. anche supra, 25). Nei giudizi criminali, potevano ricorrere il reo o il suo difensore (13), il ministero pubblico e la parte civile (art. 306 ll.p.p.) (14). La Corte doveva decidere in rela(12) COMERCI, p. 484, definisce l'eccesso di potere usurpamento di un potere che non si ha, o che sia riservato ad altro funzionario o gerarchia dversa. giudice eccede i suoi poteri quando, rompendo i limiti dell'autorit giudiziaria, si arroga le attribuzioni di un altro potere. Ne abusa quando viola la legge e si prevarica nell'esercizio' delle sue funzioni giudiziarie. Usa ncompetentemente del suo potere nello statuire su di un affare, la cui conoscenza appartiene ad un altro trbunale s. (13) Art. 308 Il.p.p.: Se la condanna di morte, il difensore non potr far a meno sotto la sua personale responsabilit di produrre il ricorso nel termine stabilito dalla legge quando anche il condannato per tedio della vita o del carcere noI volesse s. (14) I termini per ricorrere alla CSG erano, nei giudizi civili, di tre mesi dalla notificazione della sentenza impugnata (art. 582 Il.p.c.), salve le proroghe previste dagli artt. 549, 550, 551 Il.p.e.; di cinque e di tre giorni rispettvamen-

135

La Giustizia

847

zione al motivi del ricorso, ma poteva rilevare d'ufficio le nullit d'ordine pubblico e l'incompetenza per materia (art. 591 Il.p.c.; art. 326 ll.p.p.; art. 132 l. cit.). L'accoglimento del ricorso del pubblico ministero nell'interesse della legge non dava luogo a rinvio quando la sentenza fosse mal motivata, ma il dispositivo esatto: nel qual caso, la Corte si limitava a disapprovare i motivi (art. 124 1. cit.) (15). Pi spesso, la Corte annullava la sentenza impugnata, e rinviava l'affare ad altro giudice di pari grado, oppure al giudice dichiarato competente (art. 118 l.cit.). Giudici di rinvio per le sentenze delle Gran Corti civili e dei tribunali dei domini di qua del Faro erano la Gran Corte civile ed il tribunale civile di Napoli; per quelle delle Gran Corti civili e dei tribunali dei domini di l del Faro la Gran Corte civile e il tribunale civile di Palermo; per quelle delle Gran Corti civili e dei tribunali di Napoli e di Palermo, un'altra camera della stessa gran corte o dello stesso tribunale; per le sentenze annullate delle Gran Corti criminali, nonch delle Gran Corti civili di Messina e Catania giudicanti da Gran Corte (artt, 177 e 310 Il.p.p), a seconda si ricorresse avverso decisioni d'accusa o decisioni definitive, nei giudizi penali. (15) Questa interpretazione si applica anche all'art. 123, ricordato in seguito nel testo, e deriva dal r. 20 giugno 1818, che fissa l'intelligenza del. l'art. 118 l. cit., concernente il rinvio della causa nel caso d'annullamento della sentenza (COMERCI, 639): ma, se non si fosse cos espressa la maest del re, p. l'interpretazione sarebbe opinabile, perch gli artt. 123 e 124 seguono l'art. 122, che concerne C38i d'annullamento senza rinvio, e precedono gli artt. 125 ss., nei quali soltanto si tratta del ricorso nell'interesse della legge . L'interpretazione suddetta, invece, appare meglio fondata rispetto alla l. 7 giugno 1819, nella quale l'art. 136 corrisponde all'art. 122 della l. del 1817; il r icorso nell'interesse della legge previsto dagli artt. 137 e 138, e gli effetti del medesimo sono regolati dagli artt, 141 e 142: dimodocch parrebbe che le disposizioni siano state riordinate, per eliminare i dubbi sorti a proposito della l. del 1817. ovvio, comunque, che si tratta di 'norme rispondenti ad una eadem ratio, e da interpretare nello stesso modo. Confronta oggi gli artt. 384 c.p.c., e 538 c.p.p.
16. LANDI'

II.

848

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

13S

ti criminali, giudice di rinvio era la Gran Corte criminale pi vicina (artt. 119 ss. 1. cit.; art. 129, comma 2, l. 7 giugno

1819). L'annullamento

senza rinvio si verificava in materia fosse pronunciato (art. per contra-

civile quando l'annullamento cato una sentenza inappellabile

riet di giudicati, o perch la sentenza annullata avesse revo-

122 l. 29 maggio 1817;


penale quando

art. 136 l. 7 giugno 1819), ed in materia

la legge non prevedesse il fatto come reato, oppure l'azione penale fosse prescritta o abolita (art. 123 l. 29 maggio

1817) (16).
Le pronuncie delle Corti supreme non vincolavano il giudice di rinvio, e quindi poteva verificarsi (supra, 25) la ribellione del giudice, che solo quando sopravvenisse una terza sentenza conforme a due in precedenza annullate po(art. teva essere eliminata in via di sovrana interpretazione 1~1 l. cit., ed art. 131 l. 7 giugno 1819). Erano inoltre attribuzioni delle Corti supreme (artt. ss. 1. 29 maggio 1817; artt. 119 ss. 1. 7 giugno 1819): -

133

la risoluzione dei conflitti di competenza fra Gran

Corti criminali, o Gran Corti civili, o tribunali civili non soggetti alla giurisdizione della stessa Gran Corte civile; la risoluzione dei conflitti di competenza tra i tribunali militari di terra e di mare, e le Gran Corti criminali (art. 77 ss. st.p.m., art. 96 st.p.a.m.}; i ricorsi per incompetenza e per eccesso di potere, proposti da non militari avverso le sentenze profferite da' tribunali militari di terra e di mare (art. 138 l. 29 maggio

1817; art. 125 l. 7 giugno 1819);


i giudizi sulle azioni civili contro le Gran Corti eri-

(16) Supra, nota

(15).

135

La Giustizia

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minali, O Civili, O contro uno o pi membri delle medesime (artt. 569 ss. Il.p.c.) (17); - la revisione d'ufficio, e sugli atti stessi, delle decisioni di condanna a morte, o a pene perpetue, profferite dalle Gran Corti speciali a sola maggioranza e senza il concorso di sei fra gli otto voti (art. 428 e 434 Il.p.p.), con facolt di raccomandare i condannati alla sovrana clemenza per mezzo del ministro di grazia e giustizia; - il giudizio, previa rimessione fattane dal re su rapporto del ministro di grazia e giustizia, de' delitti d'officio dei giudici, cio di quelli commessi a causa e nell'esercizio delle loro funzioni; nel qual caso poteva la Corte suprema di Napoli essere presieduta dal ministro di grazia e giustizia (art. 140 1. 29 maggio 1817) e quella di Palermo dal Ministro presso il luogotenente generale (art. 147 1. 7 giugno 1819) (18). Infine, le Corti supreme vigilavano sui tribunali e le gran corti, con diritto di farsi rendere conto della loro condotta,
(17) Questi giudizi, nell'art. 569 Il.p.c., erano detti di presa a parte s (prise partie: il PALMIERI, p. 307, giustamente rilevava il francesismo), e si potevano promuovere nel caso di dolo, frode o concussione del giudice, intervenuto nell'istruzione o nella sentenza; in caso di denegata giustizia (che doveva constare per due vane istanze notificate); e negli altri casi espressa. mente consentiti dalla legge. Secondo gli artt, 156 l. 29 maggio 1817 e 145 l. 7 giugno 1819 (v. anche art. 575 Il.p.c.) le azioni contro i giudici di circondario e di tribunale si svolgevano in un sol grado di merito, innanzi alla Gran Corte civile, ed era ammesso il ricorso alla CSG; quelle contro i giudici delle Gran Corti in unico grado innanzi alla CSG; nessuna disposizione prevedeva la presa a parte s di magistrati della CSG. Circa la garenta, o garanzia amministratva , vedi in/ra, 190 ss. (18) Non erano per di competenza della CSG, bens della Gran Corte criminale, i giudizi penali avverso i giudici di circondario, i cancellieri (salvo quello della CSG) e gli altri uffiziali inferiori dell'ordine giudisiario s (art. 520 Il.p.p.). Gli artt. 520 S8. Il.p.p. stabilivano alcune norme processuali speciali per i giudizi penali a carico di magistrati, ed in genere del personale giudiziario.

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

136 al re in Con-

e di censurarli , e presentavano

annualmente

siglio di Stato, per mezzo del ministro di grazia e giustizia, le osservazioni per il miglioramento della legislazione.

136. Le Gran Corti civili. -

Tribunali d'appello in ma-

teria civile erano le Gran corti civili. Nel continente, ve ne erano quattro, con circoscrizioni interprovinciali: Napoli (provincie di Napoli, Terra di Lavoro, Principato Citeriore, Principato Ulteriore, Molise, Capitanata, Basilicata) , Aquila (per i tre Ahruzzi ); Trani (Terra di Bari e Terra d'Otranto); Catanzaro (per le tre Calabrie ). In Sicilia ve n'erano tre: Palermo (valli di Palermo, Girgenti, Siracusa poi Noto, Trapani, Caltanissetta), Messina (valle di Messina) e Catania (valle di Catania). La Gran corte civile di Napoli era articolata in tre camere, e ne facevano parte un presidente (vice presidente della Corte suprema in missione: r.d. 28 giugno 1824), due vice presidenti, 21 giudici ordinari e quattro soprannumerari to, un procuratore generale, due sostituti procuratori li, un cancelliere e due vice-cancellieri. La Gran corte civile di Palermo era articolata camere, e ne facevano parte un presidente dici, due supplenti, procuratori un procuratore in due (vice presidente due sostituti con vogenera-

della Corte suprema in missione: r.d. 4 aprile 1827), 14 giugenerale, generali, un cancelliere ed un vice cancelliere. La

seconda camera esercitava (art. 114

1. 7 giugno 1819) le fun-

zioni di Gran corte criminale per la valle di Palermo, nonch di giudice di rinvio nelle cause civili in cui v'era stato annullamento da parte della Corte suprema; ma pi tardi (1. 27 dicembre 1840) fu istituita in Palermo una Gran corte criminale, formata d'un presidente, sei giudici, un procuratore generale ed un cancelliere, e le due camere della Gran corte

136

La Giustizia

851

civile, il cui organico fu lievemente ridotto con la soppressione dei posti di supplente, esercitarono solo funzioni civili. Le Gran corti di Aquila, Trani e Catanzaro erano formate da un presidente, sei giudici, un procuratore generale ed un cancelliere. Le Gran corti civili di Messina e Catania avevano un organico pi forte (un presidente, 7 giudici, due giudici supplenti, un procuratore generale, un sostituto procuratore generale, un cancelliere ed un vice-cancelliere civile, un cancelliere ed un vice-cancelliere penale) perch avevano competenza promiscua, ed esercitavano le funzioni di Gran corte criminale della valle rispettiva (19). Le Gran corti civili deliberavano con sette votanti.

giudici assenti o impediti venivano sostituiti, nelle Gran corti del continente con giudici della Gran corte criminale, fino al numero di tre in ordine di nomina, ed in quelle della Sicilia con i supplenti, fino al numero di due. Le Gran corti civili giudicavano delle sentenze appellabili profferite dagli arbitri, da' tribunali civili, e da' tribunali di commercio, nel modo stabilito dagli artt. 507 ss. Il.p.c., e dagli artt. 655 ss. Il. comm. Giudicavano inoltre dei conflitti di competenza tra' tribunali civili, o di commercio, sottoposti alla loro giurisdizione, nonch dell'azione civile, o presa parte a

, contro i giudici di circondario, contro i tribunali civi29 maggio 1817).

li o di commercio, e contro uno o pi componenti dei tribunali suddetti (artt. 105 e 106 l. Le decisioni delle Gran corti civili erano impugnabili soltanto col ricorso alla Corte suprema. Per, non erano sog(19) Nel rono unificate, Aquila, Trani 1832. Furono corti civili in organici. ben noto quadro di finanziera austerit (supra, 12 e 49) fucon r.d. 9 dicembre 1825, le Gran corti, civile e criminale, di e Catanzaro; ma furono di nuovo separate con r .d. 9 aprile soppressi, con r.d, 18 maggio 1855, i supplenti delle Gran Sicilia, non pi necessari, dato l'avvenuto completamento degli

852

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

137

gette a ricorso alla Corte suprema di giustizia di Palermo le sentenze della Gran corte civile di Messina, nell e cause di mercatura che a tenore dell'editto di portofranco (20) e delle istruzioni del 5 settembre 1784, erano di competenza del consolato di mare e di terra della detta citt, e del giudice privativo di scala e portofranco e r.d, 17 giugno 1819). 137. (art. 656, comma 2, Il. comm.,

Le Gran Corti criminali. -

In ogni provincia,

valle, e nella stessa sede del tribunale civile (che non sempre era il capoluogo della provincia o valle: stituita una Gran corte criminale: di Palermo

in/ra, 140) era co-

con l'eccezione, gi vista,

(fino al 1840), Messina e Catania, dove la Gran

corte civile funzionava da Gran corte criminale della rispettiva circoscrizione. Le Gran corti criminali erano giudici di primo ed unico grado dei misfatti , ossia dei reati puniti con pene criminali, ad eccezione di quelli che, dall'art. 426 ll.p.p., erano riservati alle Gran corti speciali; e giudici d'appello avverso le sentenze dei giudici di circondario in materia di delitti , cio di reati puniti con pene correzionali, st'ultimo caso, per, l'appello e di contravvenzioni , cio di reati puniti con pene di polizia (21). In queera concesso solo quando la di mandato o disponesse ammende resentenza contenesse una condanna di detenzione, in casa, o di pubblica reprensione,

(20) Si tratta dell'editto con cui il re Ferdinando III (IV) restitu alla citt di Messina il privilegio del portofranco. Vedi supra, cap. II, nota (163). (21) Le Il.pp. qualificavano pene criminali la morte, l'ergastolo, i ferri, la reclusione, la relegazione, l'esilio dal regno, l'interdizione dai pubblici ufo fici, e l'interdizione patrimoniale (art. 3); pene correzionali la prigionia, il confino, l'esilio correzionale' e le interdizioni a tempo (art. 21); pene comuni alla giustizia criminale e correzionale l'ammenda e la malleveria (art. 29); pene di polizia la detenzione, il mandato in casa, e l'ammenda di po lizia (art. 36).

137

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stituzioni od altre riparazioni civili per plU di d. 20. Le decisioni delle Gran corti criminali erano impugnabili solo con ricorso alla Corte suprema di giustizia, il quale, se la decisione impugnata era definitiva, o trattavasi di decisioni in sede d'accusa o di competenza nei casi previsti dall'art. 177 Il. p. p. (22), aveva effetto sospensivo del giudizio e del procedimento (art. 305 Il.p. p.). La conclusione era che, nei reati pi gravi, il giudizio di merito esauriva si inappellabilmente dinanzi alla Gran corte criminale, essendo la Corte suprema, inappelma qui come si detto, giudice di sola legittimit. Parimenti labili erano i giudizi delle Corti d'assise in Francia, la logica del sistema si fondava sulla distinzione dizio sul fatto, riservato zione della legge, penale strato; mentre, risultato alla giuria popolare, e processuale, riservata

tra il giue l'applicaal magi-

dove non era giuria, si otteneva il singolare garanzie minori, proprio quangiudi-

di dare all'imputato

do pi gravi potevano essere le conseguenze dell'errore ziario (23). sei giudici, un procuratore

Le Gran corti criminali avevano, di regola, un presidente, generale ed un cancelliere. La Gran corte di Napoli, e quella di Terra di Lavoro (con sede in S. Maria di Capua) erano divise ciascuna in due camere, ed avevano un presidente, un vice presidente, dodici giudici, un pro-

(22) La sentenza d'accusa e di competenza erano sentenze preparatorie, che noi chiameremmo di rinvio a giudizio: potevano essere impugnate, tanto dall'accusato quanto dal pubblico ministero, per motivi attinenti alla competenza ritenuta dal giudice, o per omessa audizione del pubblico ministero, o perch non pronunciate con numero di votanti non inferiore a 3 e non superiore a 5. (23) Da tale punto di vista, era parimenti non giustificato il sistema del r.d. 23 marzo 1931, n. 249, che, sopprimendo le giure, e sostituendole con un collegio misto di magistrati e d'estranei, giudicanti congiuntamente in fatto ed in diritto, non consentiva appello; le Corti d'assise d'appello furono poi istituite con 1. lO aprile 1951, n. 287.

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curatore generale, due sostituti procuratori generali, un cancelliere ed un vice cancelliere. Alle Gran corti criminali di Principato Citra (Salerno), Principato Ultra (Avellino) e Capitanata (con sede in Lucera) era addetto un sostituto del procuratore generale. Non ebbe mai esecuzione il r.d. 12 settembre 1828, che in conseguenza della parimenti decisa e mai eseguita soppressione della valle di Girgenti (r.d. 12 giugno 1828: supra, 97) sopprimeva la Gran corte criminale ed il tribunale civile di detta citt. La Gran corte criminale, nei giudizi d'accusa, pronunciava con un numero dispari di votanti, non maggiore di cinque, n minore di tre (art. 141 ll.p.p.; r.d. 12 dicembre 1850) la cui inosservanza determinava l'impugnabilit della decisione con ricorso alla Corte suprema (art. 177, comma 2, n. 3, Il. p.p.). Nelle cause criminali, il collegio veniva costituito con sei giudici, ed in quelle d'appello con quattro, prevalendo, a parit di voti, l'opinione pi favorevole al reo (artt. 79 ss. l. 29 maggio 1817; artt. 290 e 338 Il.p.p.): volevasi, in sostanza, offrire all'imputato l'alea dell'assoluzione quando i voti si dividessero in parti uguali (24). Se v'erano giudici assenti o impediti, li supplivano altrettanti giudici del tribunale civile, in ordine di nomina, ma in numero non superiore a due (art. 83 legge cit.). Ad ogni Gran corte criminale erano addetti un carnefice ed un aiutante, scelti, di solito, tra i detenuti, che prestavano volontariamente tale utile servizio per un modesto salario (supra, 51).
(24) Questo principio fu ripudiato per una concezione autoritaria, non troppo persuasivamente motivata (Relazione del Guardasigilli GRANDI l r.d. a 30 gennaio 1941, n. 12, sull'ordinamento giudiziario, in Le leggi, 1941, p. 385), durante il regime fascista. n sistema della parit fu ristabilito per le Corti d'assise (1. lO aprile 1951, n. 287), ma non per le Corti d'appello (art. 56 r.d. cit.).

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138. Le Gran Corti speciali. La competenza della Gran corte criminale soffriva eccezione, come si detto, nelle materie che l'art. 426 ll.p.p. riservava alle Gran corti spe. ciali (25) e cio: - nei misfatti contro la sicurezza esterna ed interna dello Stato, previsti nei capitoli I e II del titolo II, libro

II, Il.pp.;
- nei misfatti di falsit di monete, di carte, di bolli e di suggelli reali, previsti dalle sezioni I e II del capitolo I, titolo V, libro II, II.pp.; - nei misfatti d'associazione illecita, previsti dagli artt. 309, 310, 311, Il.pp. (successivamente modificati dagli artt. 9, lO, 11, l. 28 settembre 1822); - nei misfatti di pubblica violenza (artt. 137160 ll.pp.), come quello di comitiva armata, o quelli commessi da tali comitive (non meno di tre individui riuniti a fine di dedinquere, di cui due almeno portatori d'armi proprie); - nei misfatti d'evasione dai luoghi di pena e di custodia (art. 233 ss.ll.pp.); - in ogni recidiva di misfatto, quando nel giudizio del primo fosse stata competente una Gran corte speciale (e cio, anche quando il secondo misfatto non fosse compreso nella competenza ordinaria della Gran corte speciale) (26). La Gran corte speciale era la stessa Gran corte criminale, decidente con otto votanti (artt. 86 ss. 1. 29 maggio
(25)
FLORE.

(26) Un singolare provvedimento il r.d. 23 febbraio 1838, che conferisce speciale delegazione alla Gran corte speciale di Napoli per giudicare D. Fortunato Pace, imputato di percosse e ferite commesse lo stesso giorno in persona del commendatore d. Gaetano Tavassi, presidente della Gran corte civile, ne' locali della medesima. evidente che la necessit d'una esemplare repressione del delitto, lesivo della sicurezza e del prestigio dell'Ordine giudiziario, indusse il re a richiamare) la giustizia delegata, e a e delegarla s ad un organo diverso dal cosiddetto giudice naturale.

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1817; artt. 99 ss., e 198 1. 7 giugno 1819). Per completare


il numero dei votanti, i giudici, presso le Gran corti criminali di Napoli e Terra di Lavoro, composte di due camere, erano spostati da una camera all'altra; nelle altre Gran corti criminali, nonch nelle Gran corti civili di Palermo, Messina e Catania quando funzionavano si aggiungevano, nell'ordine, tribunale da Gran corte speciale, presso il il regio procuratore

civile, il presidente e i giudici dello stesso tribu-

nale, ma non in numero superiore a tre (art. dificato dal r.d. 9 settembre 1819). rito speciale , di cui agli artt.

428 Il.p.p., modi

La Gran corte speciale osservava il procedimento

429 ss. Il.p. p. L'investitura

della Gran corte speciale era determinata dalla dichiarazione di competenza speciale , che, secondo la 1. 29 maggio 1817 (art. 88), avrebbe dovuto farsi dalla Gran corte criminale con sei voti: ma l'art.

141 Il.p.p. prescrisse poi che, anche se

l'atto d'accusa avesse compreso materia di competenza speciale, la decisione fosse presa con il numero dispari di votanti, non maggiore di cinque e non minore di tre. Questa dichiarazione poteva intervenire solo contro l'imputato presente: contro gli imputati di misfatto, che fossero contumaci, la competenza spettava in ogni caso alla Gran corte criminale, che applicava lo speciale procedimento si fosse presentato spontaneamente, dichiarato pubblico previsto dagli artt.

459

ss. Il.p.p. Il condannato a morte, che nel corso d'un mese non o non fosse arrestato, era inimico , e poteva essere ucciso im-

punemente dalla forza pubblica per qualunque leggiera resistenza anche presunta (art. 473 Il.p.p.). In tutti i casi in cui il contumace condannato, pur se pubblico ed il nuovo giudizio, previsto dall'art. inimico

pervenisse nelle mani della giustizia, si rinnovava il processo,

475 ll.p.p., si svolgeva

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nelle forme del rito ordinario o del rito speciale , secondo la competenza. La dichiarazione di competenza speciale era impugnabile, nel termine di ventiquattro ore dalla notificazione, con ricorso alla Corte suprema, che giudicava della causa come urgentissima (art. 431 11.p.p.). Le modalit del procedimento speciale determinavano l'interesse dell'imputato a non esservi sottoposto. Divenuta inoppugnabile la dichiarazione il presidente, di compeomesse le tenza speciale, o respinto il ricorso,

altre formalit previste dal cap. II, tit. II, libro II Il.p.p., notificava al pubblico ministero, alla parte civile ed all'imputato l'ordinanza con cui fissava il termine di ventiquattro ore per la presentazione della lista testimoniale; in questo termine poteva chiedersi ogni altro adempimento istruttorio. La 'Gran corte deliberava con ordinanze non soggette a ricorso, con numero dispari di votanti, non minore di tre n maggiore di cinque, fino alla pubblica discussione. In tal sede il collegio si costituiva con otto votanti, e, qualora si prevedesse la protrazione del dibattimento per pi giorni, il presidente poteva aggiungere un altro giudice, della stessa corte o del tribunale civile, per fare le veci del giudice ordinario che per avventura fosse assente o impedito (artt. 228 e 232 Il.p.p.). La Gran corte decideva con otto votanti anche se nella pubblica discussione fosse svanito il misfatto di competenza speciale, o la circostanza che aveva dato luogo al procedimento (art. 433 ll.p.p.) (27). L'estrema durezza del rito speciale appariva nella negazione del ricorso alla Corte suprema contro le decisioni delle
(27) Questa disposizione in tal caso dovevansi ritirare il numero d'otto votanti. In che in tal caso la Gran corte corte criminale, ed applica la abroga l'art. 92 l. 29 maggio 1817, secondo cui i giudici che erano stati aggiunti per formare conformit, l'art. 105 l. 7 giugno 1819 stabilisce speciale dichiara d'assumere il carattere di Gran pena.

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Gran corti speciali (art. 435 cezione (art. 434 Il.p.p.):

ll.p.p.), Si faceva tuttavia ec-

- per le decisioni pronunciate ai sensi dell'art. 433, vale a dire per quelle che declassavano I'imputazione, dalla previsione di competenza speciale a quella di competenza ordinaria; esclusi, tuttavia, i motivi di nullit, per difetto di forme non previste per il rito speciale secondo cui il processo si era svolto; per le decisioni di condanna a morte, o a pene perpetue, profferite a sola maggioranza, e senza il concorso di sei fra gli otto voti, per la sola parte riguardante l'applicazione della legge, quante volte fosse stata fatta con la detta discrepanza (28). In questo secondo caso, la Corte suprema va raccomandare il condannato di giustizia per rivedeva per la decisione, d'ufficio e sugli atti stessi, e potealla sovrana demenza, mezzo del ministro di grazia e giustizia (artt. 91 e 137 l . 29 maggio 1817; art. 104 l. 7 giugno 1819). In ogni caso, poi, il condannato la Gran corte speciale poteva raccomandare -

alla sovrana clemenza, con processo verbale motivato e segreto, inteso il pubblico ministero, inviato al ministro di grazia e giustizia, previa sospensione dell'esecuzione della pena (art. 436 H.p.p.). Ci siamo soffermati tanto ampiamente e sul procedimento sulla competenza della Gran corte speciale, perch tale giudiziario del Regno deHe Due

istituzione costituisce una particolarit, e non certo la pi commendevole, dell'ordinamento Sicilie: in ogni caso, attraverso la storiografa risorgimentale, le Gran corti speciali anche a causa della loro denominazione

(28) FLORE, p. 511, riferisce in proposito l'opinione del par. 1309 8S.

NICCOLINI,

III,

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di colore oscuro , hanno contribuito alla leggenda nera del reame borbonico (29). Le Gran corti speciali non erano tribunali straordinari nel senso che fossero costituiti putati nominativamente ex professo identificati, o per fare temporanea

per giudicare im-

eccezione alle norme di competenza ordinaria; non lo erano nemmeno nel senso che fossero costituiti in tutto o in parte da elementi estranei alla magistratura, tivo potesse esercitare dei magistrati, chiamati in occasione o che il potere esecunella scelta o dell'altro dell'uno una specifica influenza

processo a comporre

il collegio (30). Anzi, le Gran corti

speciali (malgrado la denominazione, non felice, che pu far pensare a tribunali d'eccezione) non potrebbero considerarsi nemmeno organi di giurisdizione speciale; elementi cio d'una organizzazione esterna alla giurisdizione ordinaria, petenza concernesse materie la cui comAl sottratte ai giudici ordinari.

(29) Processi politici celebri, giudicati dalle Gran corti speciali, furono quello di Napoli (sent, l febbraio 1851) a carico di Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Nicola Nisco ed altri (PALADINO); quello di Salerno a carico di e Giovanni Nicotera ed altri (sent, 19 luglio 1858: CASSESE, p. 123 ss.). p (30) L'art. 83 Costo lO febbraio 1848 prescriveva che non potranno mai crearsi de' tribunali straordinari, sotto qualunque denominazione . FLORE, p. 515, ricorda che vi furono, in conseguenza, ben quattordici decisioni della CSG che dichiaravano l'illegittimit costituzionale delle Gran corti speciali. Ma l'opinione tradizionale (cui la stessa CSG ritorn dopo il 1850) era che le dette Gran corti fossero nient'altro che giudici ordinari (e Gran corti criminali, le quali assumono in certi casi il nome e le forme di Gran corti speciali : COMERe!, . 177; cfr. anche FLORE,p. 516). V' qui in sostanza un p equivoco terminologico, fra tribunale straordinario e tribunale speciale >, per cui molti anni dopo fu possibile sostenere (MANZINI, 107) che il e trip. bunale speciale per la difesa dello Stato (1. 25 novembre 1926, n. 2008) non era in contrasto con l'art. 71 dello Statuto del Regno (di Sardegna, poi d'italia) perch questo vietava di stabilire tribunali o commissioni straordinarie , e non giudici' speciali. Mentre, in sostanza, il detto tribunale speciale era proprio un giudice straordinario s , con funzioni temporanee (anche se furono pi volte prorogate, fino alla caduta del regime), e costituito da personale estraneo all'Ordine giudiziario.

860 contrario, determinate

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie le Gran corti speciali erano i giudici naturali ipotesi di reato; erano costituite

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di

interamente

da magistrati di carriera; non consentivano in via normale nessun arbitrio nella designazione dei medesimi; e si distinguevano dalle Gran corti criminali per il numero dei giudici votanti, e per talune particolarit processuali. Il carattere ordinario , se lecito il bisticcio, delle Gran corti

speciali, anzi confermato dalla circostanza che pi d'una volta la loro competenza soffr deroga in favore di tribunali che erano indiscutibilmente d'eccezione, per il carattere temporaneo, e per la composizione mista di militari e di magistrati, oppure addirittura in favore dei Consigli di guerra (31). E tuttavia, bisogna riconoscere che l'istituzione delle Gran corti speciali inevitabilmente ledeva la coscienza liberale, e, quel che peggio, senza che fosse data una giustificazione accettabile del concetto informatore, secondo cui, in giudizi estremamente gravi, per ci solo che l'interesse penalmente tutelato concerneva l'ordinamento politico o l'ordine pubblico, si toglieva all'imputato, nella soverchiante maggioranza della dei casi, la garanzia del riesame di legittimit della sentenza. 0, in altri termini, il legislatore, troppo preoccupato necessit d'una sollecita repressione, poneva sostanzialmente in non cale il pericolo che si commettesse ingiustizia. Ed in conclusione, anche se meriterebbe pi concreta prova I'asserto che la Gran corti speciali siano state una macchia dell'ordinamento giudiziario del regno (32), cio abbiano ri(31) Il carattere propriamente straordinario di tali giudici ben risulta dal COMERCI, 184: Per ragioni e circostanze passeggere, talune delle dette p" attribuzioni delle Gran corti speciali sono state provvisoriamente confidate alla Commessione di Stato in Napoli, ed ai Consigli di guerra di guarnigione di ciascheduna provincia, che in certi casi si eriggono in commissioni miltari . (32) FLORE,p. 518.

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petutamente commesso errori ed iniquit, esse rappresentano veramente un ramo morto, ed esprimono una concezione falsamente autoritaria, talch niuna traccia hanno lasciato nel nostro ordinamento. 139. I giudici d'istruzione. - Competenza esclusivamente penale avevano i giudici d'istruzione, i quali erano uffiziali di polizia giudiziale, ed in questa qualit raccoglievano le prove de' reati, e procuravano la scoperta e l'arresto de' rei, istruendo i processi, e perseguitando i colpevoli nel modo permesso dalla legge (art. 95 L 29 maggio 1817). Essi dipendevano dalle Gran corti criminali, e da' regi procuratori presso le medesime (art. 96 L cit.). Ne' reali domini di qua del Faro, v'era un giudice d'istruzione in ogni capoluogo di distretto, ed aveva alla propria dipendenza un cancelliere ed un usciere ( 148 e 149). Nel distretto del capoluogo di provincia, il giudice istruttore era designato dal ministro di grazia e giustizia tra i giudici del tribunale civile. Nella citt e distretto di Napoli, ve ne erano quattro, le cui funzioni, inizialmente cumulate con quelle di commissario di polizia (art. 94, comma 3, L cit.}, ne furono poi separate (r.d. 3 dicembre 1817 e 7 gennaio 1818). Ne' reali domini di l del Faro (artt. 51 e 52 L 7 giugno 1819) i giudici istruttori erano stati istituiti solo nei comuni capoluogo di valle, affidandosi la funzione ai giudici del tribunale civile, ed avevano alla propria dipendenza un cancelliere, un commesso, e due uscieri. Negli altri distretti, funzionavano da giudici istruttori i giudici di circondario del capoluogo di distretto; e tale ordinamento fu reso definitivo con r.d. 15 dicembre 1834, e 27 luglio 1842. In Palermo v'erano due giudici istruttori, nominati dal luogotenente generale tra i giudici del tribunale civile.

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140

I giudici istruttori potevano delegare l'istruzione dei processi ai giudici di circondario. Le disposizioni sull'istruzione delle prove nei processi penali erano contenute nel libro I delle 11. p.p. In sostanza, le attrihuzioni del giudice istruttore non differivano da quelle degli altri ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, ed egli dipendeva rigorosamente dal procuratore generale, che era il solo cui spettavano le iniziative (33). Era questi, in particolare, che valutava la compiutezza dell'istruttoria, e che, quando riteneva trattarsi di reati di competenza della Gran corte criminale o della Gran corte speciale, formava l'atto d'accusa, e lo sottoponeva alla Gran corte criminale (artt. 137 ss. ll.p.p.), L'art. 20 ll.p.p, stabiliva che, in ogni caso di concorrenza de' giudici istruttori co' giudici di circondario o altri agenti inferiori di polizia giudiziaria, i primi fossero sempre preferiti, anche nella compilazione degli atti generici, raccomandando per ai giudici istruttori d'evitare queste concorrenze, a meno che non vi fossero indotti da urgenti motivi, e soprattutto quando dovessero uscire dalla loro residenza. Il che era saggio principio, onde evitare quel disordinato sovrapporsi di competenze territoriali, cui oggi danno causa le iniziative non coordinate della bassa magistratura. 140. l Tribunali civili. - I tribunali civili esercitavano, come dice il nome, giurisdizione esclusivamente civile, ed erano costituiti in ogni provincia o valle, nella stessa citt in cui aveva sede la Gran corte criminale. Tale citt, come si accennato, non coincideva sempre col capoluogo amministrativo, perch il r.d. I" maggio 1816 aveva stabilito, per i reali
(33) COMERCI. p. 184 SS. Ne' reali domini di qua del Faro, le facolt de' giudici istruttori erano state disciplinate con reg. 18 novembre 1817.

140

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domini di qua del Faro , che le disposizioni dell'art. 2 1. r maggio 1816, sulla circoscrizione amministrativa, non portavano innovazione alla residenza dei tribunali di Terra di Lavoro, Capitanata e Terra di Bari. Perci in Terra di Lavoro (capoluogo dal 10maggio 1816 Capua, trasferito a Caserta con r.d. 15 dicembre 1818) il centro giudiziario era S. Maria di Capua; in Capitanata (capoluogo Foggia) era Lucera; ed in Terra di Bari (capoluogo Bari) era Trani. In Sicilia, una situazione simile si verific dopo il 1850. La sede degli ufficigiudiziari della valle di Siracusa, trasferita a Noto col r.d. 23 agosto 1837 (supra, 97) fu, nel quadro della politica distensiva perseguita dal luogotenente generale Carlo Filangieri, restituita a Siracusa, restando in Noto l'intendenza. Ogni tribunale civile era composto d'un presidente, tre giudici, un regio procuratore ed un cancelliere (art. 48 1. 29 maggio 1817). Il tribunale civile di Napoli era diviso in quattro camere, e, secondo l'organico modificato col r.d. 3 dicembre 1817, era composto d'un presidente, tre vice presidenti, sedici giudici (quattro dei quali con funzioni di giudici d'istruzione per la citt e distretto di Napoli), un regio procuratore, tre sostituti, un cancelliere ed un vice cancelliere. Il tribunale civile di Terra di Lavoro, diviso in due camere, era composto d'un presidente, un vice presidente, sei giudici, un regio procuratore, un cancelliere ed un vice cancelliere. Anche il tribunale di Principato Citeriore fu poi diviso in due camere (r.d. 8 giugno 1852). Il tribunale civile di Palermo, diviso in due camere, era composto d'un presidente, un vice presidente, otto giudici (due dei quali con funzioni di giudici d'istruzione per la citt e distretto di Palermo), un regio procuratore, un sostituto, un cancelliere ed un vice cancelliere.
17, LANDI -

Il.

864 I tribunali

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie civili deliberavano

140

con non meno di tre giu-

dici votanti (34); se alcuno fosse assente o impedito, veniva surrogato dal giudice di circondario residente nel capoluogo, o dal suo supplente. In Napoli, dove erano pi giudici di circondario, i giudici che potevano esercitare le funzioni di supplente in tribunale erano designati dal ministro di grazia e giustizia; ed in Palermo, Messina, e Catania dal luogotenente generale; fermo tuttavia che per ciascuna sentenza non poteva essere chiamato a votare pi d'un giudice di circondario. L'art. 211 Il.p.c. (applicabile, per richiamo degli artt. 531 e il 532, anche alle Gran corti civili) regolava minutamente

metodo delle votazioni in camera di consiglio, e prescriveva che la sentenza fosse resa a pluralit assoluta di voti; in caso di parit, veniva chiamato per dirimerla un altro giudice, ed in mancanza di questo il giudice del circondario, o il suo supplente, e la causa veniva nuovamente discussa (art. 212 Il.p.c.). I tribunali civili giudicavano in prima istanza tutte le cause personali, reali e miste, eccettuate quelle che erano particolarmente attribuite ai giudici di circondario, o ad altri tribunali (art. 54 l. 29 maggio 1817). Tali eccezioni concernevano le materie considerate dagli artt. 21, dall'art. 619 Il. comm., quelle che la l. 22, 26, 28 l. cit., dei dazi indi(art. 55 e 56 20 dicembre 1826 at-

tribuiva in prima istanza ai giudici particolari ministrativo. Giudicavano in ultima istanza

retti, ed infine quelle deferite ai giudici del contenzioso aml. cit.) degli appelli avverso le sentenze appellabili dei giudici di circondario in materia civile, nonch in materia commer-

(34) Cos l'art. 53 1. 29 maggio 1817; ma l'art. 199 1. 7 giugno 1819 dice che ogni tribunale civile pronuncier le sentenze col numero di tre votanti , e cos pure COMEReI, 42, dimodocch da ritenere che i tribunali p. deliberassero col numero invariabile di tre votanti, 'salvo nell'ipotesi prevista dall'art. 212 ll.p.c.

141

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ciale quando nella provincia non vi fosse un tribunale di commercio; delle sentenze dei giudici particolari dei dazi indiretti e di quelle degli arbitri, quando sarebbero state in prie delle ma istanza di competenza dei giudici di circondario, nella loro giurisdizione,

questioni di competenza tra i giudici di circondario compresi nonch delle ricuse prodotte avverso in prima istanza i medesimi (35). Le sentenze pronunciate ricorso alla Corte suprema di giustizia (art. bunali civili funzionavano da tribunali

erano soggette ad appello alla Gran corte civile; le altre al

57 l. cit.). I tri58 l. cit.).

di commercio nelle

provincie in cui tali collegi non erano costituiti (art. le Camere notariali (1. 23 novembre

Spettava infine ai tribunali civili la vigilanza sui notai e sul-

1819), e sui periti cal-

ligrafi (r.d. 25 maggio 1858).

I Tribunali di commercio. I tribunali di commercio (artt. 60 ss. L 29 maggio 1817; artt. 77 ss. L 7 giugno 1819) erano stati stabiliti, nei domini di qua del Faro, in Napoli, Foggia, Monteleone e Reggio (r.d. 20 giugno 1817, 29 luglio 1817, 6 aprile 1819, 15 giugno 1819) e nei domini di l del Faro (art. 77 l. 7 giugno 1819) in Palermo, Messina e Trapani. Fu poi istituito un tribunale di commercio in Bari (r.d. I" febbraio 1859) ed un altro in Catania (r.d. 20 luglio 1859). In tutte le altre provincie, erano suppliti dai

141.

(35) Poich l'esperienza aveva dimostrato che di frequenti producevansi ricuse nei giudizi civili presso i giudici di circondario od i supplenti comunali, nella sola idea di dilazionare le cause , fu stabilito, a rimuovere questo abuso cotanto pregiudizievole al sollecito andamento della giustizia ed all'interesse delle parti contendenti , che la parte la cui ricusa fosse dichiarata inammissibile o respinta venisse condannata ad un'ammenda da 6 a 12 ducati, se trattava si di ricusa di giudice di circondario o di supplente del capoluogo, e da 3 a 6 ducati se trattava si di supplente comunale ne' reali domini di l del Faro (r.d, 8 febbraio 1835).

866 tribunali

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie civili. Ogni tribunale

141

di commercio era composto supplen-

d'un presidente, I tribunali

di quattro giudici, di tre o cinque

ti, e d'un cancelliere. di commercio costituivano la ed erano speciale giurisdiperci formati inzione del ceto mercantile (36),

teramente da magistrati onorari (art. 71 L cit.) (37), nominati dal re sopra liste triple, formate da' rispettivi Consigli provinciali, e composte di negozianti, banchieri e manifatturieri che da cinque anni almeno fossero domiciliati ed esercitassero il commercio nel luogo di residenza del tribunale 206 L cit.). Di regola, i giudici ed i supplenti bili; in Napoli, per, i giudici e supplenti I tribunali (art. erano nomierano triennali

nati per un biennio, ed il presidente per un anno, conferma(r.d. 17 maggio 1819; 6 ottobre 1819; 8 giugno 1831). di commercio giudicavano col numero di cindi loro competenza que votanti (art. 70 L cit.). Nelle cause

nelle quali la legge richiedeva l'intervento del pubblico ministero, le funzioni ne venivano adempiute dall'ultimo dei giudici in ordine di nomina (art. 64 1. cit.). Nei tribunali di Napoli e di Palermo, potevano essere chiamati a comporre il (r.d. 27 agosto 1829, e 25 collegio, in assenza dei membri ordinari e supplenti, i giudici usciti d'ufficio l'anno precedente gennaio 1830). I tribunali di commercio, sebbene inseriti nell'ordinamento giudiziario attraverso la sottoposizione in appello alle Gran corti civili, erano detti tribunali d'eccezione... perciocch la giurisdizion loro non cade che sopra talune determinate
FERRI, p. 922. I presidenti e giudici de' tribunali di commercio di Napoli, Palermo, Messina e Trapani ricevevano, per ciascuna udienza, un gettone , rispettivamente di d. 3 e 2 (r.d, 30 giugno 1818, ed art. 219 1. 7 giugno 1819). Il cancelliere del tribunale di commercio di Napoli percepiva un diritto di 2 carlini per ogni spedizione di sentenza (r.d, 11 gennaio 1825).

(36)

(37)

141

La Giustizia

867

materie (38), come del resto era n dette leggi d'eccezione per gli affari di commercio quelle, attinenti alle dette materie, che costituivano la quinta parte del Codice. Queste leggi concernevano le persone de' commercianti, e gli atti di commercio fatti da qualunque persona anche non commerciante (art.

l 11. comm.). Commercianti

erano coloro inmer-

i quali esercitano atti di commercio, con farne la loro professione abituale (art. 2 11. comm.), pi analiticamente dicati nell'art. 610, n. l, negozianti, banchieri

11. comm., come negozianti,

canti e banchieri , e nell'art.

206 l . 29 maggio 1817 come (cio industria-

e manufatturieri

li ). Gli atti che si reputavano di commercio erano elencati nell'art. 3, e quanto al commercio marittimo nell'art. 4. Tra gli atti di commercio erano comprese tutte le obbligazioni tra negozianti, mercanti e banchieri, purch l'atto stesso non dimostri che l'oggetto del contratto fu puramente civile Ed a tale criterio erano ispirati gli art. 610-617

11. comm,

che, dopo avere enunciato, in linea generale, il principio che i tribunali di commercio giudicavano in tutte le controversie relative ad obbligazioni ed operazioni tra commercianti quando non fosse dimostrata la natura prettamente civile dell'affare, nonch delle controversie relative ad atti di commercio tra ogni sorta di persone, quando non fossero di competenza del potere amministrativo, minuziose elencazioni. facevano seguire lunghe e La procedura, regolata dagli artt. 691 ed era prescritta la prespeciali

ss. 11. comm., aveva carattere sommario, termini brevi, non esigeva ministero di patrocinatore, senza personale delle parti, o dei loro procuratori (art. 627 11. comm.).

(38)

COMERCl,

p. 177.

868 I tribunali

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

142

di commercio

giudicavano

inappellabilmente

(salvo il ricorso alla Corte suprema) quando la domanda non eccedeva la somma di d. 300 (39), o quando le parti, prevalendosi dei loro diritti, avessero dichiarato ler essere giudicate senza appellazione. za era inappellabile pronunciata re stata profferita ancorch per iscritto di vod'es sere (art. stata In tal caso, la senten-

non enunciasse d'appello

senza appello, ed anche quando enunciasse d'essecon ammissione 654 Il.

comm.). Negli altri casi, era dato appello alla Gran corte civile (art. 656 Il. comm.). Nei circondari dove non aveva sede il tribunale di commercio, il giudice di circondario conosceva di tutte le cause dipendenti da atti di commercio cos di terra che di mare, sino al valore di d. 300, e, senza limite di valore, le questioni e contrattati su' contratti seguiti nelle fiere o ne' mercati durante trasportati il loro corso, e purch versino sopra oggetti in dette fiere o mercati: le sentenze di com-

su domande non eccedenti il valore di d. 20 erano inappellabili, mentr~ negli altri casi era dato appello al tribunale mercio della provincia o valle, e, dove non fosse stato costituito, al tribunale civile (art. 609 Il. comm.), infine da ricordare che i tribunali di commercio non conoscevano dell'esecuzione delle loro sentenze (per cui, in conseguenza, dell'esecuzione occorreva rivolgersi ai giudici civili), mentre conoscevano civili di commercio, i giudici di circondario, come giudici ordinari,

delle loro sentenze in materia

fino alla somma di d. 300, salvo l'appello (art. 653 Il. comm.).

ai tribunali

142. I giudici di circondario. -

I giudici di circondario, non uffi-

che si trovano anche indicati con la denominazione,

(39) L'art. 66 l. 29 maggio 1817 prevedeva il limite di d. 200. L'art. 85 l. 7 giugno 1819, come posteriore al codice, indica invece il limite di d. 300.

142

La Giustizia

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ciale, di giudici regi, costituivano un'organizzazione capillare, essendo preposti a circoscrizioni (circondari) territorialmente piuttosto piccole, costituite da pochi comuni contermini, o da un solo comune, o addirittura da parte d'un comune (40). La citt di Napoli era infatti divisa in dodici circondari, corrispondenti alle sezioni del r.d. P maggio 1816 (supra, 117); la citt di Palermo in quattro circondari interni (Palazzo reale, Tribunali, Monte di piet, Castellammare), cinque esterni (Molo, Bajda, Orto botanico, Porrazzi, Villabate) ed uno della campagna (San Lorenzo); quella di Messina con i casali dipendenti (ora detti villaggi ) in sei circondari (Priorato, Arcivescovato, Pace, Gazzi, Gesso, Galati); quella di Catania in tre circondari (Duomo, S. Marco, Borgo). Il circondario, come circoscrizione giudiziaria, era in sostanza il nostro mandamento , ed il giudice di circondario un magistrato monocratico, con attrihuzioni civili , penali ( correzionali ) e di polizia, che corrispondevano, pi o meno, a quelle dei nostri pretori. Ma, senza garanzia d'inamovibilit (in/ra, 145), classificati giudici inferiori ed ammessi solo all'onore della mezza toga (art. 218 l. 29 maggio 1817), anteposti bens nelle pubbliche cerimonie ai sindaci ma posposti ai funzionari di polizia (41), oberati

(40) L'elenco dei giudicati di circondario de' domini di qua e di l del faro e relative circoscrizioni (nel 1836) in COMERCI, 44 55.; e quello repp. Iativo ai domini di l del Faro (nel 1845) in CApozzo,pp. 84 5S.; ma fino agli ultimi tempi si verificarono istituzioni o soppressioni di sedi, oppure rettifi che di circoscrizioni, per cui occorre rintracciare i relativi decreti reali nella Collezione. (41) R. 27 settembre 1828, e min. 14 gennaio 1829, in COMERCI, 506. p. TI dubbio se la precedenza sul giudice spettasse ai soli commessari ed ispettori -commessari, e non anche ai semplici ispettori, fu risolto a favore di questi ultimi dai ministri di grazia e giustizia e della polizia generale (min. Polizia gen., 28 aprile 1829, in PETITTI, IV, p. 212). La precedenza del giudice sul sindaco fu confermata con r. 7 settembre 1852, su cfp. CN (PETITTI,V, p. 355)

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di funzioni amministrative e di polizia giudiziaria e generale; sottoposti a rigorosa vigilanza del procuratore del re presso il trihunale,e del procuratore generale presso la Gran corte criminale, parrebbero piuttosto funzionari che magi strati. Si considerino, inoltre, le condizioni d'isolamento nelle quali essi erano costretti a vivere, in piccoli comuni male collegati con i maggiori centri, ed in ambienti rustici, dove a lungo andare si fossilizzavano in una routine di ben modesto livello (42). Il giudice di circondario risiedeva nel comune capoluogo del circondario (art. 14 l. cit.), ed era obbligato a visitare almeno in ogni trimestre tutti i comuni della circoscrizione, soprattutto allo scopo di controllare l'adempimento, da parte dei sindaci, delle funzioni di polizia giudiziaria (art. 46 l. cit.). In ogni comune, v'era un supplente del giudice scelto o confermato in ogni triennio tra i proprietari residenti nel Comune (art. 16 l. cit., art. 203 l. 7 giugno 1819, r.d. 16 novembre 1819) (43), che era, pi o meno, il nostro vice pretore onorario, cui il giudice titolare poteva commettere
anche nella fattispecie di cerimonie che si svolgevano in una collegiata di patronato comunale (nel comune di Somma). Il privilegio onorifico della toga intera spettava ai giudici della citt di Napoli (r.d, 22 dicembre 1818), ai loro supplenti (r.d, 25 gennaio 1854), ed ai giudici della citt di Palermo (art. 250 l. 7 giugno 1819). Per i giudici di Capua e Gaeta, injra, nota (64) . .(42) DE CESARE, a), I, p. 199. (43) In Sicilia, i supplenti del giudice di circondario furono istituiti in ciascun Comune, non capoluogodi circondario, dapprima per la sola giuri. sdizione penale, col r.d. 17 ottobre 1821, ed ebbero poi anche competenza civile, col r.d. 13 noveinbre 1821. Se nel Comune non vi fossero laureati, potevano essere nominati supplenti anche non laureati, non esclusi i notai, puro ch benestanti, e. dotati di probit e di sufficiente intelligenza (r. 19 gennaio 1822, in CAP07Z0, . 168). Se per nessuno 'offrsee sufficiente garanzia, la p supplenza era temporaneamente soppressa (r.d. 12 ottobre 1827). Nella e coIonia militare di Mongiana (r.d, 6 dicembre 1852: supra, Introduzione, nota 17) il direttore della ferri era esercitava le funzioni di supplente del giudice di circondario.

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la cognizione e decisione delle cause, con facolt di richiamarle al proprio giudizio prima della sentenza (art. 45 l. 29 mago gio 1817; art. 44 l. 7 giugno 1819). Ad ogni giudice era addetto un cancelliere (art. 17 l. 29 maggio 1817). Le spese per gli uffici, per il carcere circondariale, e per il soldo del giudice,erano a carico dei Comuni, ed il riparto di spesa tra i Comuni era fissato dall'intendente in Consiglio d'intendenza secondo le istruzioni del ministro degli affari interni (artt. 211, n. 2, e 228, comma 2, l. 12 dicembre 1816; art. 185 l. 29 maggio 1817; art. 209 l. 7 giugno 1819) il che, tuttavia, implicava una sgradevole dipendenza del giudice dall'autorit politica, nonch dall'autorit amministrativa locale (44). In materia civile, i giudici di circondario conoscevano e giudicavano tutte le cause di azioni reali e personali, inappellabilmente sino al valore di d. 20, ed appellabilmente sino al valore di d. 300 (art. 21 l. 29 maggio 1817). Le altre numerose materie, elencate nell'art. 22, costituivano, come oggi si di. ce, competenza funzionale del giudice, che decideva senza Iimiti di valore, e le cui sentenze, nelle liti di valore sino a d.

(44) I criteri per il riparto del soldo tra i comuni del circondario erano stabiliti dall'art. 5 istr. Min. Aff. interni, 3 luglio 1817 (PETITTI, I, p. 106). I giudici istruttori, giudici di circondario, e rispettivi cancellieri, avevano fa. colt d'occupare alloggi di servizio la cui pigione, se pi erano gli occupanti, era per un terzo a carico dell'Amministrazione provinciale, e per due terzi a carico degli occupanti che ripartivano l'importo tra loro; se l'occupante era un solo, questi sosteneva met della spesa (Min. Grazia e giustizia, 18 giugno 1817, 13 maggio e 6 giugno 1818, in PETITTI, IV, pp. 27, 42, 43). I giudici di circondario, nei giri per affari amministrativi, percepivano l'indennit stabilita per i consiglieri d'intendenza col reg. 6 novembre 1821 (Min. polizia gen., 25 settembre 1830, in PETITII, IV, p. 238). I giudici non avevano diritto at soldo quando erano in viaggio di trasferimento, o in congedo (Min. Aff. interni, 12 giugno 1841, in PETITTI, IV, p. 426), ed in tale periodo i relativi importi andavano ad economia del Comune, n potevano farsi pagamenti senza formali certificati di esistenza e di servizio dei detti giudici (Min. Interno, 18 settembre 1850 e 4 gennaio 1851, in PETITTI, IV, pp. 595 e 597).

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20, erano inappellabili.

Tali materie erano le azioni possesso-

rie, le denunzie per finita locazione, il pagamento di salari e mercedi ai lavoranti e domestici, i depositi necessari e le vertenze fra i viandanti e gli osti ed albergatori, le pigioni e gli estagli di fondi rustici ed urbani, i debiti ed obbligazioni nascenti da cambiali, polizze di carico e biglietti di deposito, purch non emergesse alcuna eccezione dalle dette scritture, o da altre che se ne esibissero, etc. Erano competenti inoltre in materia di sequestri di mobili e di crediti, nonch per la legge, e nelle materie di giurisdizione volontaria

Tappoprevi-

sizione, ricognizione e apertura di suggelli nei casi stabiliti dalste dalle leggi civili (artt. 26-29 L cito). Avverso le sentenze dei giudici di circondario, l'appello si portava al tribunale civile, o, nelle materie commerciali, al tribunale di commercio, se ne fosse stato costituito uno nella provincia (art. 23 art. 609 Il.comm.). Le sentenze pronunciate

L cit.;

in cause del va-

lore non eccedente d. 100 erano immediatamente esecutive; negli altri casi il giudice poteva ordinare l'esecuzione provvisoria previa cauzione (art. 25 L cit.). Disposizioni analoghe vigevano in Sicilia (artt. 19-47 L 7 giugno 1819). La competenza civile del giudice di circondario veniva derogata nelle cause di violazioni delle leggi concernenti i dazi indiretti ne' casi e nel modo dalle leggi in vigore prescritto, eccettuate quelle, per le quali vi ha luogo ad azion penale (art. 22, n. 17, l. 29 maggio 1817, ed art. 25, n. 17, l. 7 giugno 1819), le quali, per

L 20 dicembre 1826 (artt.

42 ss.) furono riservate ai soli giudici dei circondari dove esistesse una dogana di prima classe, e qualora nell'ambito del distretto non ve ne fosse alcuna, al giudice del capoluogo del distretto. Con la stessa legge furono stabiliti in Napoli due giudici di prima istanza, con giurisdizione su tutta la provincia, eccetto il distretto di Castellammare, l'uno per le cause di do-

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gana, navigazione e dazi di consumo, e l'altro per le cause di generi di privativa, ed altri due giudici dei dazi indiretti, con giurisdizione sulle rispettive valli, furono stabiliti in Palermo e Messina (45). Inoltre, se nel circondario aveva sede un trio hunale di commercio, questo giudicava di tutte le cause commerciali, di qualsiasi valore (art.

30 l. 29 maggio 1817). Il giudice di circondario come giudice di polizia , (art.

33 1. cit.) giudicava delle contravvenzioni di polizia, di qua lunque specie fossero (art. 399 ll.p.p., che aveva modificato l'art. 33 1. cit.); ed era inoltre il giudice ordinario dei reati pu niti con pena correzionale (art. 37 1. cit.); salvo l'appello alla Gran corte criminale nei casi consentiti (supra, 137). Ora
se si considera che pene correzionali erano la prigionia, il confino e l'esilio correzionale, e che di tali pene il terzo grado giungeva a cinque anni (46), bisogna riconoscere che era eccessivo il settore di competenza attribuito ad un giudice unico, ed assai poco garantito, in materie implicanti pene restrittive della libert personale. Nei reati concernenti i dazi indi. retti, valevano le deroghe di competenza di cui alla citata 1. 20 dicembre 1826. Infine, il giudice di circondario, come ufficiale di polizia giudiziaria, svolgeva le funzioni istruttorie sotto la dipendenza del giudice istruttore e del procuratore corte criminale; informative generale della Gran poteva spedire ordini d'arresto; e riceveva le

dei sindaci i quali potevano compiere gli atti

istruttori urgenti nei comuni diversi dalla residenza del giudice (artt. 42 ss. 1. 29 maggio 1817; artt. 41 ss. 1. 7 giugno 1819).
(45) In Sicilia, nelle altre valli, giudice dei dazi indiretti era il solo giudice di circondario del capoluogo di valle, tranne che a Caltanissetta, nella cui valle era competente il giudice di Terranova (oggi, Gela). (46) I c gradi della prigionia, del confino e dell'esilio erano tre: il primo, da uno a sei mesi; il secondo, da sette mesi a due anni; il terzo, da due anni e un mese a cinque anni (art. 26 Il.p.p.).

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Nei giudizi di polizia e correzionali, le funzioni di pubblico ministero erano esercitate in Napoli e Palermo dai commessari di polizia, in tutti gli altri comuni dal primo eletto (artt. 36 e 41 l. 29 maggio 1817; art. 39 l. 7 giugno 1819; art. 58 l. 12 dicembre 1816), salvo Messina e Catania, no al senatore 1819). I giudici di circondario disponevano della Guardia urbana di quartiere dove spettavao sezione (art. 39 L 7 giugno

(supra, 106), ed esercitavano la polizia ordinaria nei comuni ove non risiedesse un ispettore di polizia, nel qual caso dipendevano dal sottintendente, ed avevano sotto i loro ordini

i sindaci (artt. 18 e 19 r.d. 16 giugno 1824).


143. I conciliatori. con competenza Il giudice, per dir cos, mimmo, civile, era il conciliatore. Ve in Napoli, Pa-

esclusivamente

ne era uno in ogni Comune; uno per quartiere

lermo, Messina e Catania. Se assente o impedito, era sostituito dal sindaco o dal secondo eletto (art. 5 Il.p.c.). Giudici esclusivamente onorari, i conciliatori erano nominati, per ogni triennio confermabile per una volta (47), con decreto reale, su proposta del competente proprietari stici abitanti nel comune decurionato, tra i pi distinti per probit nella

pubblica opinione, non esclusi i decurioni stessi e gli ecclesia-

(48). Erano considerati parte dei rispettivi Corpi mun-

(47) Le funzioni dei conciliatori, prima annuali (art. Il 1. 29 maggio 1817; art. 12 1. 7 giugno 1819) divennero triennali nei domini, di qua del Faro con r.d. 3 novembre 1823, 'e di l~ 'del Faro con r.d. 14 novembre 1826. Inoltre, con circo Min. grazia e giustizia, 28 agosto 1841 (CAPOZZI, p. 75) fu disposto che alla scadenza, del triennio i conciliatort, anzicch essere sostituiti dal sindaco, proseguissero nelle loro funzioni (prorogatio) fino alla nomina del successore, salvo ordine speciale <t per circostanze ri guardanti il bene del real servizio. (48) Nelle Saline di Barletta e nella c colonia militare di Mongiana, il parroco pro-tempore era rivestito delle funzioni di conciliatore (r.d. l settembre 1828; r.d. 6 dicembre 1852).

143

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cipali, e ne avevano le onorificenze, prendendo posto Immediatamente dopo dei sindaci. In Napoli avevano lo stesso grado dei giudici di quartiere, e prendevano rango tra loro per antichit di servizio. L'esercizio delle funzioni di conciliatore era titolo di merito per ottenere i pubblici impieghi. Fungeva da cancelliere del conciliatore il cancelliere comunale, ed in Napoli quello della municipalit del quartiere (artt.

7-10 e 13 1.

29 maggio 1817). Disposizioni analoghe a quelle per Napoli (r.d. 7 maggio 1838) si osservavano in Palermo, Messina e Catania (supra, 114 e 117). Le funzioni del conciliatore, gi definite dall'art. 12 1. cit.,
furono meglio precisate nel libro I Il.p.c .. L'ufficio del conciliatore consisteva soprattutto nel procurare con ogni attivit che fossero spente le inimicizie e gli odi fra gli abitanti del Comune, e con ogni zelo adoperarsi, quando ne fosse richiesto, per comporre tra loro le liti insorte e temute, presumendo fra discendenti ed ascendenti in linea retta (artt. transigibile si la richiesta nei casi di separazione coniugale di fatto, e di liti

19-21 Il.p.c.).

Il verbale di conciliazione, sempre che si trattasse di materia (art. 22 ll.p.c.), qualora la controversia non eccedesse il valore di d. 6, poteva essere spedito in forma esecutiva (art. 39 Il.p.c.). Inoltre, il conciliatore procedeva inappelI abilmente nelle azioni personali relative a mobili (cio a somme esigibili, o a cose mobili per natura o determinazione di legge), che non eccedessero il valore di d. 6 (artt. 41 ss, ll.p.c.) (49). Il conciliatore non era giudice della propria competenza; ma quando le parti sollevassero tale eccezione, lo ricusassero, oppure egli stesso dubitasse della propria competenza, o intendesse astenersi, doveva formarne verbale, e o

(49) L'art. 12, n. 2, l. 29 maggio 1817, abrogava l'art. 57, comma l, l. 12 dicembre 1816, nella parte in cui affidava al sindaco, nei comuni in cui non risiedeva il giudice di pace (giudice di circondario: supra, 142) la cognizione delle azioni civili fino al valore di d. 6. Vedi in/ra, nota (364).

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trasmetterlo al regio procuratore;

e, senza che il giudizio doves-

se essere sospeso, la sentenza definitiva non poteva essere emessa finch il tribunale non avesse deciso (artt. 65 ss. Il.p.c.). Quando la verit dei fatti non fosse abbastanza provata, il conciliatore, pi che pronunciare da giudice, doveva arblitrare da amichevole compositore (art. 70 Il.p.c.). Per I'eseCUZIOnedelle sentenze dei concilia tori, era previsto un particolare procedimento d'esecuzione mobiliare (artt. 81 ss. Il.p.c.). 144.

I regi procuratori ed i regi procuratori generali. -

I magistrati incaricati del pubblico ministero erano qualificati


regi agenti presso i giudici, i tribunali, le Gran corti e le Corti supreme di giustizia (art. 148 l. 29 maggio 1817), con la funzione di vigilare per l'osservanza procuratore delle leggi ed alla regolare cit.) (50). V'era un regio cit.), ed un esecuzione dei giudicati (art. 149 l.

presso ogni tribunale civile (art. 4 l.

regio iprocuratore generale presso le Gran corti e le Corti supreme (art. 5 l. cit.). La corrispondenza fra i tribunali e le Gran corti, e le altre autorit costituite, si svolgeva esclusivamente per loro tramite (art. 162 l. cit.), Nei comuni dove non risiedeva il regio procuratore, i giudici di circondario lo supplivano per l'esecuzione dei giudicati (art. 158 l. cit.). Nelle cause civili, il pubblico ministero poteva intervenire sempre che lo credesse necessario, oppure essere interpellato
(50) Per la funzione ed i doveri del pubblico ministero, nell'interesse della societ e quale agente del sovrano, COMERCI, pp. 206207.Osserva AMODIO come da tale posizione del pubblico ministero derivasse che i discorsi naugurali dei procuratori generali (egli esamina in particolare il discorso di Nicola Nicolini, 7 gennaio 1833) avessero un contenuto di critica delle deviazioni ravvisate nella pratica giudiziaria, in cui il procuratore generale si poneva in posizione dialettica rispetto all'operato dei giudici; mentre nel sistema attuale il pubblico ministero, considerato magistrato e non rappresentante dell'esecutivo, si pone in un piano di solidariet con i giudici.

144

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d'ufficio dal tribunale o dalla Gran <corte (art. 152 l. cit.; art. 178, comma 2, ll.p.c.). Le cause nelle quali si ravvisava un interesse pubblico, elencate dall'art. 151 l. cit., e dall'art. 177 Il.p.c. (modificato dalla l. IO dicembre 1859) dovevano essere obbligatoriamente comunicate al pubblico ministero, il quale esponeva le sue conclusioni in udienza (art. 207 ll.p.c.), ma non poteva essere presente in camera di consiglio, tranne che presso le Corti supreme (art. 160 l. cit.) (51). Spettava inoltre ai procuratori regi e procuratori generali accordare il cosiddetto recipiatur alle carte estere (art. 161 l.cit., ed art. 167 l. 7 giugno 1819), cio autorizzare l'uso e la pubblicazione di atti o documenti provenienti dall'estero (52), salvo alle parti il ricorso, nel caso di rifiuto, al tribunale od alla Gran corte presso cui il procuratore esercitava il proprio ufficio, la cui decisione era inappellabile. Nelle materie criminali, correzionali e di polizia, i magi. strati del pubblico ministero esercitavano l'azione penale per la punizione dei rei in conformit della legge e vigilavano sulla regolarit delle forme prima del giudizio e per l'applicazione della legge (artt. 153 e 154 l. 29 maggio 1817; artt. 162 ss.
(51) COMEReI, 542, elenca le ipotesi nelle quali il pubblico numstero p. poteva agire per via di azione e come parte principale . Le citazioni al re, concernenti beni della real casa, dei siti reali, e suoi allodiali, dovevano essere notificate al procuratore regio della provincia o valle (art. 164, n. 4, Il.p.c.), (52) La formalit del recipiatur dipende dal principio della giurisdizione territoriale, e si rende necessaria per impedire il corso e la pubblicazione degli atti, o de' documenti cbe potrebbero offendere i diritti del Principe (CoMEReI, . 609). Tale formalit non era necessaria per i processi prop venienti dall'estero (r. 14 marzo 1818, in PEnTII, IV, p. 42), ed era preventiva alla sottoposizione degli atti alle formalit del hollo e del registro (r. 6 dicemhre 1843, in CAPOZZO, 253). Gli atti in lingua straniera p. dovevano, prima che si provvedesse sulla loro ammissione o rifiuto, essere tradotti in italiano da un interprete giurato, nominato dal presidente del trihunale (r.d, 31 marzo 1843), al quale competevano le vacazioni nella misura stahilita con e.d. 115giugno 1844.

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l. 7 giugno 1819). I regi procuratori generali presso le Gran corti criminali, come agenti primari della polizia giudiziaria, avevano sotto i loro ordini gli altri funzionari di polizia giudiziaria, e spedivano i mandati di deposito (mandati di cattura: artt, 104 ss. Il.p.p.) nei casi permessi dalla legge (art. 155 l. 29 maggio 1817). I regi procuratori, ed i regi procuratori generali, esercitavano poi la vigilanza sulla regolarit del servizio degli organi giudiziari presso i quali risedevano (artt. 156 e 159 l. cit.); i procuratori generali presso le Gran corti civili vigilavano sulla condotta de' giudici de' tribunali civili e di commercio, erifervano alla Corte suprema tutto ci che scoprivano contrario all'onore ed al bene della giustizia (art. 165 l. cit.); il procuratore generale presso la Corte suprema invigilava sulla condotta de' giudici delle Gran corti civili e criminali, e degli abusi scoperti faceva rapporto al ministro di grazia e giustiza (art. 166 l. cit.). Sulla condotta de' giudici di circondario (in/ra, 145), vegliavano i procuratori del re presso i tribunali civili, ed i procuratori generali presso le Gran corti criminali, i primi dei quali dovevano, nell'ultimo mese del triennio, invitare con circolare gli individui del circondario a dare loro notizia delle trasgressioni del giudice, per farne rapporto al ministro (art. 164 l. cit.; art. 171 L 7 giugno 1819). Tale circolare, se condo il r. I" aprile 1822, doveva essere affissain tutti i Comuni del circondario (53). 145. Lo stato giuridico dei magistrati. - Gli impieghi della magistratura subirono la ben nota vicenda della separazione, poi della riunione, poi di nuovo della separazione tra domini di qua e di l del Faro (supra, 40) dimodocch se
(53) CAPOZZO, pp. 256 55., dove trovansi anche le successive circo min., 4 maggio 1823, 4 giugno 1828, 16 maggio 1829, 25 novembre 1833.

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si vuole tentare di ricostruire, come oggi si direbbe , un organico , preferibile esporre distintamente i dati relativi all'una ed all'altra parte del regno. Indichiamo soltanto i magistrati con rapporto d'impiego stabile (magistratura dei collegi) o temporaneo rinnovabile (giudici di circondario), esclusi quindi gli alunni e soprannumerari di tribunale in servizio gratuito, ed i magistrati onorari (presidenti e giudici de' tribunali di commercio; supplenti de' giudici di circondario; conciliatori) (54).
REALI DOMINI DI QUA DEL FARO Abitanti 6.177.859

Corte suprema di giustizia: l presidente; 2 vicepresidenti; 16 consiglieri; l regio procuratore generale; 3 avvocati generali. Totale, 23. Gran Corti civili (4): 4 presidenti; 2 vicepresidenti; 39 giudici; 4 soprannumerari; 4 procuratori generali; 2 sostituti procuratori generali. - Totale, 55. Gran Corti criminali (15): 15 presidenti; 2 vice presidenti;
102 giudici; 15 procuratori generali; 2 sostituti procuratori rali. - Totale, 136. gene-

Tribunali civili (15): 15 presidenti; 4 vicepresidenti; 102 giudici; 15 procuratori regi; 4 sostituti procuratori. - Totale, 96. Giudici d'istruzione, 53. Giudici di circondario (compresi i giudici de' dazi indiretti),
569.

Totale dei magistrati dei reali domini di qua del Faro, 932.

(54) I dati della popolazione sono quelli del censimento del 1846. Il numero dei magistrati della Sicilia quello anteriore al J848, ma nel periodo dei torbidi il numero dei circondari, a dimanda di vari comuni mossi pi da spirito di emulazione, e di municipio, che da effettivo bisogno, fu elevato a 176, con risultati negativi per il funzionamento della giustizia, e perci fu prescritto che pi non si proponga l'elevazione di nuovi circondari, tranne che non vi abbiano potenti, ed irrecusabili ragioni di pubblico interesse, (r. 7 maggio 1851, in PETITTI, V, p. 149).
18. LANDI II.

880

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie


REALI DOMINI DI LA DEL FARO Abitanti 2.245.727

145

Corte suprema di giustizia: l presidente; l vice presidente; 8 consiglieri; 2 supplenti; l regio procuratore generale; l avvocato generale. - Totale, 14. Gran Corti civili (3): 3 presidenti; l vice presidente; 28 giudici; 4 supplenti; 3 procuratori generali; 2 sostituti procuratori generali. - Totale, 41. Gran Corti criminali (5): 5 presidenti; tori generali. - Totale, 40. 30 giudici; 5 procura-

Tribunali civili (7): 7 presidenti; l vicepresidente; 28 giudici; 7 procuratori regi; l sostituto procuratore. - Totale, 44. Giudici d'istruzione: Giudici di circondario 7. (compresi i giudici de' dazi indiretti):

165.
Totale dei magistrati dei reali domini di l del Faro, 311.

In conclusione,

i magistrati di carriera,

nelle due parti

del regno, erano 1243; e perci la Sicilia, con 311 magistrati, si trovava ad averne pi del quarto aritmetico l'eccesso d'una frazione decimale zione prescritta dall'art.

(310.07), con

(0.93) rispetto alla propor2 1. 11 dicembre 1816. 29 mag-

I magistrati erano distinti per gradi (tit. XV 1. comprendeva pi funzioni. I supplenti delle

gio 1817, e tit. XVI 1. 7 giugno 1819) ciascuno dei quali Gran corti civili siciliane (supra, 136) esercitavano le stesse funzioni de' titolari. Il quadro dei gradi e delle funzioni pu essere stabilito, in ordine discendente, come segue (artt. 184 ss, 1. 29 maggio 1817; artt. 206 ss. 1.7 giugno 1819):
1. - Presidente di Corte suprema di giustizia. - Regio procuratore generale di Corte suprema di giustizia. 2. - Vice presidente di Corte suprema di giustizia. - Avvoeato generale di Corte suprema di giustizia. - Presidente della Gran

145
Corte civile di Napoli aprile 1827).

La Giustizia (r.d, 28 giugno 1824) e di Palermo

881 (r.d, 4

3. - Consigliere di Corte suprema di giustizia. - Presidente di Gran Corte civile. - Regio procuratore generale di Gran Corte civile. 4. - Vice presidente di Gran Corte civile. - Sostituto procuratore generale di Gran Corte civile. 5. - Giudice di Gran Corte civile. - Presidente di Gran Corte criminale. - Regio procuratore generale di Gran Corte criminale. 6. - Vice presidente di Gran Corte criminale. - Sostituto procuratore generale di Gran Corte criminale. 7. - Giudice di Gran Corte criminale. - Presidente di Tribunale civile. - Regio procuratore di Tribunale civile. 8. - Vice presidente di Tribunale civile. - Sostituto procuratore di Tribunale civile. - Giudice di istruzione del distretto del capoluogo di provincia o valle. 9. Giudice di tribunale civile. - Giudice di istruzione.

I giudici di circondario, infine, erano distinti in tre classi, a seconda della residenza:
I classe. - Giudici residenti nei capiluoghi di provincia o valle, nonch (r.d. 22 luglio 1817) residenti in S. Maria, Lucera e Trani. II classe. - Secondo gli artt. 19 l. 29 maggio 1817, e 24 1. 7 giugno 1819, appartenevano a tale classe i giudici residenti nei capiluoghi de' distretti, o che amministrassero giustizia in un circondario con popolazione maggiore di 15 mila anime; poi, con r.d. 26 dicembre 1827 e 27 settembre 1828, furono elevati alla II classe i giudici dei circondari con pi di lO mila abitanti. III classe. - Giudici, non residenti in capiluoghi di provincia o valle, o distretto, il cui circondario avesse popolazione minore di quella suddetta.

L'annuo soldo (supra, 41) della magistratura collegiale (art. 186 l. 29 maggio 1817, ed art. 210 1. 7 giugno 1819),

882

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

145

a carico della regia tesoreria, sintetizzato, in rapporto al precedente quadro dei gradi e delle funzioni, nella tabella che segue.
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. - d. - - - 4.000 2.600 2.500 1.600 1.500 1.384 1.300 960 900.

-
- - - -

Il consigliere al seguito della Corte suprema di Palermo percepiva annui d. 2.000 (r.d. 8 ottobre 1825). I supplenti della Gran corte civile di Palermo percepivano annui d. 900, e quelli delle Gran corti civili di Messina e Catania annui d. 750 (r.d. 14 dicembre 1819). Erano previsti, inoltre, dei soprassoldi, pensioni , indennit, per la durata dell'esercizio di certe funzioni, e cio (artt. 188 ss. 1. 29 maggio 1817; artt. 213 ss. 1. 7 giugno 1819):
d. 100; ai presidenti e regi procuratori dei tribunali civili, annui

- ai presidenti e regi procuratori generali delle Gran corti criminali o civili, annui d. 200; - al presidente della Corte suprema di giustizia di Napoli, ed a quello della Corte suprema di Palermo, annui d. 2.000; - al presidente della Gran corte civile di Napoli, ed a quello della Gran corte civile di Palermo, annui d. 300; ai giudici del tribunale civile, della Gran corte criminale e della Gran corte civile di Napoli, ed a quelli del tribunale civile e della Gran corte civile di Palermo, annui d. 300 (55).
(55) L'art. 192 1. 29 maggio 1817 disponeva: I componenti dell'ordine

145

La Giustizia

883

Se il trattamento economico della magistratura collegiale era largo (56), e probabilmente, specie negli alti gradi, pi favorevole, tenuto anche conto del basso costo della vita oggi al mae dei pi modesti bi sogni, di quello attribuito

gistrati con sostanziale parit di funzioni, vivevano invece in ristrettezza i giudici di circondario, il cui soldo, rispettivamente per le tre classi, ammontava a 480, 300 e 240 ducati annui, acarico,come muni. Questo personale r.d. 8 agosto 1859, spettivamente
CI
R R

si visto (~Up11a, derelitto

142) dei col


R

ebbe grazia soltanto col

che aument il soldo dei giudici di

classe residenti nei capiluoghi di provincia e di distretto, riad annui ducati 540 e 480, quello dei giudidi 2 classe ad annui ducati 420, e quello dei giudici di 3 classe a dueati annui 360. Una carriera vera e propria esisteva parimenti magistratura collegi aie. Il titolo di studio prescritto per l'ammissione in carriera era la laurea in giurisprudenza, conseguita in una universit del regno (art. 209 1. 29 maggio 1817; art. 245 1. 7 giugno 1819) (57).
giudziario non potranno, sotto pena d'essere accusati come prevaricatori, ricevere o esigere dalle parli regali o somma alcuna sotto qualsivoglia titolo o pretesto, salvo ci che disposto nelle leggi per le indennit loro dovute a titolo di vacazioni. Conforme era l'art. 222 l. 7 giugno 1819, cui seguiva l'art. 223, che aboliva tutti i diritti di giustizia di qualsivoglia natura, che si sono riscossi nel passato sistema giudiziario s , Vedi gli artt. 196 ss. ll.pp. (56) DE CESARE, I, p. 198, lo dice, per i tempi, c piuttosto lauto , ma a), i soldi furono sottoposti alle ben nole ritenute e riduzioni (supra, 41). In Sicilia, coloro che erano stati togati perpetui, o giudici delle Gran corfi e del Concistoro, godevano, a titolo di gratificazione, un'annua indennit non maggiore del quinto del soldo semplice (art. 217 l. 7 giugno 1819). (57) I giudici in funzione, che non fossero in possesso della laurea, erano obbligati a prendere il diploma, senza essere tenuti ad esame, n a formalit alcuna, ma solo al pagamento (mediante ritenuta sul soldo) dell'intero diritto (Min. Grazia e giust., 6 dicembre 1817, in COMEReI, . 509; r. 24 ottobre 1849, p che richiama in vigore l'art. 14 reg. 27 dicembre 1815, in PETITTI,IV, p. 546).

solo per la

884

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Le leggi organiche sull'ordine giudiziario

145

non contene-

vano disposizioni relative all'ammissione in carriera, che perci si doveva ritenere rimessa alla piena discrezionalit sovranavsalvo la preferenza per gli emigrati nel tempo dell'occupazione militare, per quelli che erano rimasti esclusi durante la medesima, o che avessero sofferto persecuzioni per la causa del re, e per le persone di merito straordinario 31 ottobre settembre di 1825, 29 dicembre 1833, (r. 13 settembre 1815) (58). Pi tardi, per (r.d. 22 marzo 1824, 29 e 1828, 24 giugno 1833, 25 istituiti dei posti 7 marzo 1836) furono

alunni di giurisprudenza

presso le Procure generali delle

Corti supreme di Napoli e di Palermo, le Gran corti civili di Napoli, Trani, Palermo, Messina, Catania; le Gran corti criminali ed i tribunali civili di Napoli e di Terra di Lavoro. Questi alunni, che erano, in sostanza, i nostri uditori, erano nominati con decreto del ministro di grazia e giustizia, ed in Sicilia con decreto del luogotenente. Essi dovevano avere, nei domini di qua del Faro, l'et di non meno di 21 e non pi di 25 anni, ed in quelli di l del Faro di non meno di 22 (ridotti poi a 21 col r.d. 2 gennaio 1843); dovevano avere una rendita mensile, di qua del Faro di di l del Faro di 18 duca ti

20 ducati mensili, e

(6 once) mensili; e dovevano su-

perare un esame scritto di diritto e procedura civile, di diritto e procedura penale, e di diritto romano. Gli alunni non esercitavano funzioni giudiziarie, ma prestavano un servizio gratuito, nel quale si formavano un'esperienza borando all'attivit ti (59). assistendo e colladegli uffici e dei collegi cui erano addet-

(58) COMERCI, p. 516. (59) L'incompatibilit delle funzioni d'alunno con quelle d'avvocato o procuratore e di qualunque altro impiego, ed il divieto d'aspirare a cariche, e d'esporsi a concorsi ed esami, furono stabiliti con circo Min. Grazia e giu-

145

La Giustizia Dopo tre anni di lodevole e non interrotto

885 serVIZIO,l'a-

lunno poteva essere promosso giudice soprannumerario in un tribunale civile, dove esercitava funzioni giudicanti, avendo voto per sol quando sostituisse un titolare alle dipendenze del regio procuratore, impedito, o fo sse relatore; oppure funzioni di pubblico ministero escluso, comunque, l'esercizio delle funzioni di giudice supplente nella Gran corte criminale. Il servizio continuava ad essere gratuito, ed inoltre il giudice soprannumerario doveva costituirsi una rendita mensile vitalizia, iscritta nel gran libro del debito pubblico,

determinata dapprima in d. 50 (r.d. 3 marzo e 5 maggio 1827) e poi ridotta a d. 40 (r.d. 27 agosto 1829). Questa rendita, pari all'annuo soldo d'un giudice di circondario di prima classe, era garanzia d'indipendenza ra riservata ai possidenti. I giudici soprannumerari potevano essere nominati giudici effettivi, senza che fosse prescritta una durata minima di servizio, purch avessero compiuto i 25 anni d'et; i giudici delle Gran corti criminali venivano nominati tra i giudici di tribunale, e quelli delle Gran corti civili tra i giudici delle Gran corti criminali; ed i consiglieri della Corte suprema di giustizia tra i giudici delle Gran corti civili. Non eran fissati, per le promozioni, minimi di permanenza nel grado inferiore, bens minimi d'et, che erano di 30 anni per i giudici delle Gran corti e per gli avvocati generali della Corte suprema, e di 40 anni per i consiglieri della Corte suprema (artt. 207.209 e 220 l. cit.). A tali prescrizioni il re poteva derogare nel solo caso in cui concorra un merito sommamente economica del magistrato, ma una carrieaveva anche l'effetto di rendere la magistratura

stizia 2 dicembre 1824 (in gennaio 1843.

COMERCI,

p. 417), e confermati dall'art. 6 r.d. 2

886

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

145

distinto dell'individuo (art. 221 l. cit.; art. 248 l. 7 giugno 1819) (60). I magistrati erano nominati tutti con decreto reale, su proposta del ministro di grazia e giustizia (art. 217 l. 29 maggio 1817; art. 241 l. 7 giugno 1819). Per i magistrati delle Corti supreme e delle Gran corti civili il re disponeva in Consiglio di Stato, previa deliberazione del Consiglio de' ministri (reg. lO maggio 1826, tab. Min. Grazia e giustizia). I magistrati acquistavano l'inamovibilit dopo tre anni di lodevole esercizio in uno dei collegi giudiziari (61), trascorsi i quali ricevevano il decreto di nomina a vita, e non potevano essere privati delle loro funzioni che dietro un formale giudizio (art. 203 l. cit.). Secondo il contemporaneo modello francese, funzioni di Consiglio superiore della magistratura erano esercitate dalla Corte suprema (62) (art. 139 l. cit.) che vegliava su tutti i tribunali e su tutte le Gran corti; aveva diritto di farsi rendere conto della loro condotta e di censurarli; e giudicava, come tribunale delegato, de' delitti di officio de' giudici, dietro la rimessione che gliene veniva fatta dal re su proposta del ministro di grazia e giustizia (vedi anche injra, 192). L'inamovibilit dei giudici con(60) SETTEMBRINI, b), p. 66, accenna a nomine di magistrati per ingerenza del ministro di polizia, che, tra l'altro, avrebbe fatto nominare in magistratura (promoveatur ut amoveatur) qualche commissario a lui non gradito: ma non fa nomi. (61) L'art. 203 l. 29 maggio .1817 faceva decorrere il triennio a contare dalla data della presente Iegge s (cio, non valevano ai fini dell'inamovibilit i servizi precedenti); senonch con r.d, 13 marzo 1820, il triennio fu proregato di un altro anno. n corrispondente art. 234 1. 7 giugno 1819 (che si inseriva in un sistema in cui non v'erano giudici inamovibili) lo faceva decoro rere dalla data della loro elezione , cio dal decreto di nomina, successivo all'entrata in vigore (lo settembre 1819) della legge. (62) GODECHOT, p. 630. Con r.d. 22 ottobre 1817 fu chiarito che l'art. 139 1. 29 maggio 1817 (identico l'art. 146 1. 7 giugno 1819) non concerneva i giudici di circondario, ed il pubblico ministero presso di loro.

145

La Giustizia

887

cerneva soltanto l'impiego, e non anche la sede; l'art. 2041. cito (conforme l'art.

235 l. 7 giugno 1819) dichiarava

espres-

samente che i giudici anche nominati a vita potranno essere traslocati . I traslochi de' giudici delle Gran corti civili erano disposti dal re in Consiglio di Stato, su proposta del nistro di grazia e giustizia; giali, e de' giudici istruttori di Napoli, dal re in miquelli degli altri magistrati colleconferen-

za ; quelli degli altri giudici istruttori dal ministro nel real nome (reg. lO maggio 1826, tab. cit.), Non era previsto alcun limite d'et per la permanenza in servizio, ed il diritto a pensione era regolato dalle norme comuni (supra, 42). La cecit era motivo di disgravio , ossia dispensa dalla carica (r.d. 16 novembre 1825). I giudici di circondario erano nominati per tre anni, salvo conferme triennali (art. 15 e 205 l. 29 maggio 1817; art. 20 l. 7 giugno 1819), con decreto reale, su proposta del ministro di grazia e giustizia in conferenza (reg. lO maggio 1826, tab. cit.). Gli aspiranti dovevano sostenere un esame (r .d. 17 settembre

1817, e 15 ottobre 1817) (63). I giu-

dici di circondario non conseguivano perci mai l'inamovibi-

lit, ed erano sottoposti, alla fine d'ogni triennio, al sindacato pubblico (supra, 144) (64). La sola prospettiva di carrr e(63) Stranamente rigoroso , secondo SETTEMBRINI, p. 66, che non b), avrebbe mancato di censurarlo come stranamente indulgente nel caso opposto. Tuttavia, il Min. Grazia e giustizia, circo 23 novembre 1833, dispose, avvalendosi di una nonna del r.d. 17 settembre 1817, che consentiva di dispensare dagli esami coloro che per cariche o professioni esercitate, o per lette. rarie produzioni avessero acquistata la pubblica opinione di giurisperiti , che le Commessioni censorie, sulla base della buona condotta, delle sentenze profferite, etc., potessero proporre la nomina a giudici di circondario di supplenti dei giudici stessi aventi due trienni d'esercizio, e di conciliatori con tre trienni d'esercizio, in numero, per ciascuna provincia, non eccedente, per ciascun anno, tre supplenti e due conciliatori (PETITTI,IV, p. 302). (64) Ne era esente il giudice di Capua, che aveva lo stato giuridico di giudice di tribunale civile (r.d. 16 febbraio 1823, e Min. Grazia e giustizia, 16

888

Istituzioni

del Regno dell e Due Sicilie

146

ra, era il passaggio alla classe superiore, che implicava una sede pi importante, ed un trattamento economico pi elevato; ma la classe non era grado, e quindi poteva verificarsi anche il passaggio a classe inferiore a domanda del giudice (ovviamente, quando una certa sede fosse di suo maggior gradimento), nonch per castigo , cio per punizione disciplinare. Le traslocazioni de' giudici di circondario (65) erano disposte dal ministro di grazia e giustizia nel real nome

, tranne

quelle concernenti Napoli, e quelle a sede di classe inferiore per castigo , nel qual caso il ministro dovea farne proposta al re in conferenza (reg.

lO maggio 1826, tab. cit.). I

giudici di circondario potevano ottenere la pensione di ritiro (si noti che, sorgendo tale diritto con l'anzianit minima di 20 anni ed un giorno, occorrevano non meno di sette periodi triennali); e con r.d. e reg. 8 marzo 1824 era stato disciplinato il versamento da parte dei cassieri comunali alla Tesoreria generale della ritenuta del

1/2 per cento sul soldo, ed il

recupero delle ritenute non percepite per i precedenti anni di servizio.

146.

Doveri e garanzie dei magistrati. -

Varie dispo-

sizioni regolavano le incompatibilit

dei magistrati, i loro do-

ottobre 1824 e 13 agosto 1825, in COMERCI, p. 507). Pi tardi (r.d. 13 dicembre 1848), il re Ferdinando II, volendo accordare alla citt di Gaeta un duraturo contrassegno d'onorificenza pel fausto avvenimento della dimora in quel sito di Sua Santit il Pontefice Pio IX , accord al giudice del circondario di Gaeta grado ed onori di giudice di tribunale civile. (65) La circo Min. Grazia e giustizia, 2 luglio 1828 (CAPOZZO, p. 384), prescriveva che i trasferimenti avessero luogo solo quando un funzionario per se stesso buono si trova circondato da rapporti locali da cui riconosce compressa la imparzialit della giustizia (incompatibilit ambientale}; e quando la traslocazione chiesta dal funzionario stesso per circostanze personali, e si possa eseguire senza verun danno della giustizia, e senza menomo incomodo altrui .

146

La Giustizia

889

veri, le garanzie loro spettanti nell'esercizio dell'ufficio, ed i modi ed i limiti dell'esercizio delle funzioni giurisdisionali. L'ascendente, il discendente, il fratello, lo zio ed il nipote, ed i cugini in primo grado, non potevano essere simultaneamente addetti ad un tribunale, o ad una Gran corte, n come giudici, n come regi procuratori, o procuratori generali, o sostituti (art. 210 l. 29 maggio 1817). Il r.d. 7 luglio 1818, e l'art. 246 l. 7 giugno 1819, estesero l'incompatibilit ni nel medesimo grado appartenenti diziario. Nessuna incompatibilit agli affiallo stesso collegio giu-

implicava la presenza nella

circoscrizione stessa di parenti ed affini che esercitassero la professione legale; ma sopperivano per tali casi le disposizioni dei tit. XIX e XX, libro III, Il.p.c., concernenti la rimessione delle cause da un tribunale all'altro per motivo di parentela od affinit e la ricusazione dei giudici, applicabili anche nei giudizi penali per il rinvio contenuto nell'art. Altri doveri dei magistrati zioni quasi letteralmente Erano proibite generali e rispettivi erano stabiliti, identiche, dagli artt.

498 Il.p.p. 221 ss. 1. 29


procuratori

con disposi-

maggio 1817, e dagli artt. 238 ss. 1. 7 giugno 1819. ai giudici, regi procuratori, sostituti le funzioni sottintendente, di sindaco, primo consigliere o seavvo-

e secondo eletto, intendente,

gretario generale d'intendenza,

notaio, giudice di commer-

cio, ricevitore di dazi, cancelliere, usciere, patrocinatore, potevano essere arbitri, n accettare amministrazioni se non quelle deferite per legge. I magistrati avevano l'obbligo di risiedere

cato, anche fuori della propria circoscrizione. Gli stessi non o tutele,

nel Comune

sede del proprio ufficio, e non se ne potevano allontanare senza il consenso de' superiori. vano le norme comuni In materia di congedi si applica-

(supra, 41). Per i giudici di circon-

890

Istituzioni del Regno delle Due

Sicilie

147

dario, il r. 15 novembre 1826 (66) prescriveva che dovessero trascorrere i congedi nella propria residenza, ed ove contravvenissero una prima volta erano sospesi d'ufficio dal procuratore del re, ed una seconda volta dichiarati dimissionari; altre non favorevoli conseguenze (67) derivavano dalla circostanza che il loro soldo faceva carico ai Comuni (supra, 142). Mentre la garanzia d'inamovibilit, la tutela, cio, contro eventuali abusi del Governo e de' superiori, era piuttosto tenue (supra, 145), ben pi energica, in conformit della linea autoritaria del Governo, era la protezione accordata al magistrato che fosse oggetto, a causa del proprio del ufficio, di vessazioni giudiziarie promosse da terzi. I magistrati godevano, pertanto, come tutti i funzionari di nomina regia, della garenta , secondo la l. 19 ottobre 1818 (infra, 190 ss.). 147. L'esercizio della funzione giurisdizionale. - La funzione giurisdizionale ordinaria costituiva, salvo limitate eccezioni, esercizio di giustizia delegata (supra, 25). La giustizia civile, e la giustizia punitiva , o penale, erano amministrate nel real nome (68) dai giudici previsti dalle leggi organiche dell'ordine giudiziario (art. 1 l. 29 maggio 1817; art. 1 1. 7 giugno 1819). Alle sole giurisdizioni istituite dalle dette leggi, e nei limiti delle rispettive attribuzioni, era affidato l'esercizio del potere giudiziario (art. 193 l. 29 maggio 1817, ed art. 224
(66) COMEReI, . 461. p (67) La circo Min. Aff. interni 12 giugno 1841 (in PETITTI, IV, precisa che in materia di trattamento economico durante i periodi gedo non sono applicabili le disposizioni (pi favorevoli) del r.d. 22 1832, non potendosi gravare i Comuni d'una spesa, per un benefizio vizio del giudice) che non godevano. (68) MANNA, pp. 321 S5.

p. 427) di congennaio (il ser-

147

La Giustizia senza distinzione o privilegio

891
di

l. 7 giugno 1819). Tutti, persona,

dovevano essere sottoposti alle medesime giurisdi-

zioni, ed alle stesse forme di giudizi, salvo ci che era disposto dalle leggi del contenzioso amministrativo, e dalle leggi penali militari (art. 195 L 29 maggio 1817, ed art. 226 1. 7 giugno 1819) (69). Era stabilito, cio, il principio d'eguaglianza dinanzi alla legge, e quello della competenza del giudice naturale . Ma, se il primo fu sempre rispettato, il secondo, come si vide a proposito di rado derogato non delle Gran corti speciali, fu non di giudici d'eccesolo con l'istituzione

zione, ma financo per singoli processi. Trattavasi tuttavia sempre di materie penali, e le deroghe erano motivate da ragioni politiche; mentre non si trovano nella legislazione del regno deroghe alla competenza dei giudici ordinari ministrativi, civili ed amdel ed estraneo a tale legislazione il concetto

giudice tecnico speciale. Mancano, parimenti, nelle leggi del regno, quelle clausole, divenute cos frequenti nelle nostre leggi della prima met di questo ogni rimedio amministrativo secolo, che vietavano avverso certi o giurisdizionale

atti della pubblica autorit. Ci non dipende peraltro da liberalismo, bens dal sistema che riservava al re ed ai suoi ministri l'esame dei reclami avverso gli atti lesivi d'interessi dinanzi ai giudici del contenzioso o a italiae concedeva l'azione

quelli civili solo in ipotesi determinate

(in/ra, 159 ss.);


tutela giurisdi-

dimodocch non si verificavano, come nell'ordinamento no, situazioni che inducessero a rifiutare una

zionale, teoricamente illimitata, quando il potere legislativo voleva attribuire al Governo un'in controllata discrezionalit,

(69) Il conco1818 aveva conservato il fro ecclesiastico (con appello alla Santa Sede) nelle cause matrimoniali, ai sensi del Concilio di Trento, ed in quelle concernenti la disciplina degli ecclesiastici. Tutte le altre, anche se vi fossero interessati degli ecclesiastici, spettavano ai giudici ordinari.

892

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

147

e sarebbe forse anche apparso lesivo della real maest vietare a' sudditi di deporre i lor lagni su' gradini del real trono. Dell'art. 196 l. 29 maggio 1817 (art. 227 l. 7 giugno 1819), secondo cui niuno potr essere privato di una propriet, o di alcuno dei diritti che la legge gli accorda, che per effetto di una sentenza, o di una decisione passata in giudicato , bisogna parimenti riconoscere che plus dixit qumn voluit. Questa disposizione, infatti, non fu mai applicata all'espropriazione per pubblica utilit (supra, 36) che fu sempre compiuta per decreti reali e provvedimenti amministrativi; e nemmeno intendeva vietare che un diritto accordato per legge potesse essere ritolto con altra legge. Era bens inteso a negare effetto a turbative della propriet o d'altri diritti determinate da fatti antigiuridici di soggetti privati o di pubbliche autorit diverse da quelle giudiziarie. La stessa legge definiva i rapporti tra l'autorit giudiziaria, e le autorit del potere legislativo e della pubblica amministrazione. L'art. 197 l. 29 maggio 1817 (art. 230 1. 7 giugno 1819) vietava ai giudici di pronunciare per via di disposizioni generali o di regolamento , ed in altri termini d'emettere sentenze aventi contenuto normativo. L'art. 198 (art. 229) aggiungeva che i giudici, i tribunali e le Gran corti non avrebbero potuto n impedire n sospendere l'esecuzione delle leggi e de' decreti. Era cos vietata ogni ingerenza dei giudici nel potere legislativo, tanto nella forma d'assunzione di tale potere, quanto nella forma di disapplicazione, permanente o temporanea, d'atti normativi. L'indipendenza de' giudici dalle altre pubbliche autorit era proclamata dall'art. 194 (art. 225): L'ordine giudiziario sar subordinato solamente alle autorit della propria gerarchia. Niun'altra autorit potr frapporre ostacolo o ritardo al-

147

La Giustizia

893

l'esercizio delle funzioni giudiziarie, o alla esecuzione de' giudicati . Correlativamente, per, disponeva l'art. 199 (art. 230) che i giudici non potranno in alcun caso immischiarsi nelle funzioni amministrative, n citare direttamente ed avanti a loro gli amministratori e le amministrative per oggetti relativi alle loro funzioni, n conoscere dei conflitti tra le autorit giudizi arie

. Questa norma, pi che un'originaria

affermazione dell'assolutismo regio, che anzi aveva lungamente tollerato il groviglio delle attribuzioni giurisdizionali ed amministrative, fu veramente poteri: era retaggio giacobino, filtrato nella legislazione militare (70). E amministrativo norma fondamentale in tema di divisione de' borbonica attraverso quella dell'occupazione ad essa ricollegavasi il contenzioso

(in/ra, 159), la necessit della sovrana autorizzazione perch i giudici civili potessero decidere in tema d'indennit per
espropriazione di pubblica utilit o per danni derivanti da dalesecuzione o manutenzione d'opere pubbliche (supra, l'estensione alla materia civile della garanzia attribuita la L 19 ottobre 1818 ai pubblici funzionari (in/ra, la decisione dei conflitti d'attribuzione riservata al re Consiglio di Stato (in/ra, 187). Altre disposizioni riguardavano

36), 191),
nel suo

il modo d'esercizio della

giurisdizione, ed eran conformi ai lumi del secolo. Secondo l'art. 200 L 29 maggio 1817 (art. 231 L 7 giugno 1819), i giudici non potevano ricusarsi di giudicare, nelle materie civili, sotto pretesto di silenzio, di oscurit o

(70) Vedi, nella Costo francese del 3 settembre 1791, tit. I1I, cap. V, art. 3: e Les tribunaux ne peuvent, ni s'mmiscer dans I'exercice du poivor lgislatif, ni entreprendre sur les fonctions administratives, ou citer devant eux les administrateurs pour raison de leurs fonctions s , quasi letteralmente tradotto nell'art. 202 del progetto di Costituzione della Repubblica napoletana del 1799 (AQUARONE, D'ADDIO, NEGRI, p. 288).

894

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

147

di insufficienza della legge; e nelle materie criminali e di semplice polizia non potevano pronunciare altre pene all'infuori di quelle determinate dalle leggi, e ne' soli casi dalle medesime stabiliti. I giudici, poi, non potevano ordinare l'arresto di alcun cittadino, n farlo ritenere in carcere che ne' soli casi e nei modi dalla legge prescritti (art. art. 233 1. 7 giugno 1819). L'art.

202 1. 29 maggio 1817;

201 (art. 232) stabiliva che per ritardata o denesuperiore. Non esistevano, per, casi in perch

gata giustizia doveva si ricorrere al tribunale, o alla Gran corte immediatamente cui tali questioni fossero di competenza del tribunale,

gli artt. 569 ss. ll.p.c. avevano regolato il diniego di giustizia come azione civile di presa a parte , e perci le azioni contro i giudici di circondario, o contro i tribunali civili o i loro membri, erano di competenza della Gran corte civile; e quelle contro le Gran corti civili, le Gran corti criminali, suprema ed i loro membri erano di competenza della Corte

(SUPTa, 135 e 136). L'art. 219 (art. 236) prescriveva che tutte le sentenze
e tutti gli atti de' giudici, de' tribunali e delle Gran corti fossero scritti in italiano, e le sentenze motivate in fatto e in diritto (71). Infine, l'art. 218 (art. 249-251) stabiliva che tutti i magistrati dei tribunali e delle Corti, nonch il cancelliere della Corte suprema di giustizia, vestissero la toga nel disimpegno delle loro funzioni e nelle pubbliche cerimonie; e che gli altri giudici inferiori, i cancellieri e i vice cancellieri avessero
(71) L'obbligo di motivare le sentenze era stato introdotto da Carlo di Borbone con real dispaccio 23 settembre 1774; sulle resistenze della magistratura, sulla successiva abrogazione della detta disposizione (real dispaccio 26 novembre 1791), e sulla reintroduzione con 1. 8 agosto 1806, COLLETTA, I, a), pp. 220 5S. Il COMEReI, . 512, definisce la sentenza come un sillogismo conp tenente il fatto, la legge e la decisione.

148

La Giustizia

895

l'onore della mezza toga . Pi tardi fu accordata la toga ai giudici supplenti dei tribunali di commercio (r.d. 11 gennaio 1820), e la toga intera ai giudici di alcuni circondari (72). 148. Lo stato giuridico dei cancellieri. - Le leggi organiche dell'ordine giudiziario disciplinavano altres i cosiddetti uffiziali ministeriali (art. 152 ll.p.c.) (73), cio gli ausiliari e collaboratori della giustizia: cancellieri, uscieri, patrocinatori ed avvocati. I cancellieri, addetti alle Corti ed ai tribunali, nonch agli uffici dei giudici di circondario e dei giudici d'istruzione (art. 168 L 29 maggio 1817; artt. 176-178 L 7 giugno 1819; suora; 139), prestavano assistenza ai giudici nelle loro udienze e nell'esercizio delle loro funzioni, ne contrassegnavano le firme, registravano gli atti e li conservavano in deposito, e davano corso agli affari giudiziari (art. 169 L 29 maggio 1817; art. 180 L 7 giugno 1819). I cancellieri e vice-cancellieri delle Corti supreme, i cancellieri delle Gran corti civili e criminali e de' tribunali civili erano nominati dal re in Consiglio di Stato, su proposta del ministro di grazia e giustizia. Per i cancellieri delle corti supreme (che avevano toga e grado di giudici di Gran corte: r.d. 3 settembre 1817) occorreva il previo esame in Consiglio de' ministri. I vice cancellieri de' giudicati d'istruzione, erano nominati dal re su proposta del ministro in conferenza ; i cancellieri de' giudicati di circondario dal ministro nel real nome (reg. lO maggio 1826, tab. cit.).

(72) Supra, nota (41). (73) COMERel, p. 682. n nome deriva dal francese (oDiciers ministriels), e dal latino medievale (ministeriales), che designava le persone addette all'esercizio delle mansioni subalterne.
19. LANDI II.

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Istituzioni

del Regno delle Du e Sicilie

148

Il soldo annuo era per il cancelliere della Corte suprema di giustizia, di d. 1.800; per quelli delle Gran corti civili di d. 720; delle Gran corti criminali di d. 600; dei tribunali, nonch dei giudicati d'istruzione, di d. 400. I rispettivi vice cancellieri percepivano d. 800, 600, 450 e 360 (artt. 186187 L 29 maggio 1817; art. 210 l. 7 giugno 1819). Era dunque un soldo sufficientemente largo, e che reggeva il confronto con quello dei magistrati. I cancellieri dei giudici di CIrcondario erano a carico dei comuni. Il cancelliere presentava era addetto il vice-cancelliere con l'indicazione al tribunale o Gran corte cui se il col(uno per ogni camera,

legio era diviso in pi camere), e la pianta degli impiegati, dei rispettivi soldi (a carico del cancelliere, sotsui diritti di cancelleria); e la Gran corte o il tribunale

toponevano la pianta, le nomine ed i soldi all'approvazione del ministro di grazia e giustizia (artt. 170-171 l. 29 maggio 1817; artt. 181-1821. 7 giugno 1819; r.d. 13 gennaio 1817) (74). Al personale di cancelleria si riteneva applicabile l'art. 210 L 29 maggio 1817, circa l'incompatibilit dell'appartenenza allo stesso ufficio d'impiegati la (75). anche da ricordare che, con l'introduzione del nuovo nomine ordinamento giudiziario, si era avuto cura d'accordare la preferenza agli impiegati degli antichi tribunali, sero in possesso dei titoli necessari, nelle presso i nuovi uffici (76); e che tali impiegati, quando fospotevano essere propolegati da rapporti di parente-

(74) Le Il. dell'Ordine giudiziario non menzionano i sostituti cancellieri e commessi giurati , nominati dal regio procuratore presso il trio bunale civile su proposta del giudice di circondario e del suo cancelliere (r.d, 19 agosto 1819). (75) COMERCI, p. 4 U. (76) COMERCI, p. 445.
c

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La Giustizia

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sti per la nomina a giudice di circondario, oppure a cancelliere di tribunale (77). Ai cancellieri, compresi i cancellieri sostituti dei giudici di circondario, ed i cancellieri comunali quando funzionavano da cancellieri dei conciliatori (ma non anche agli altri impiegati delle cancellerie giudiziarie) spettava per i reati in ufficio la garanzia dei pubblici funzionari (78). Inoltre, per tali reati, se commessi dal cancelliere della Corte suprema di giustizia, era competente la stessa Corte (art. 521 Il.p.p.). Il trattamento di quiescenza era regolato dalle norme ordnarre,

149. Gli uscieri, Gli uscieri erano l nostri ufficiali giudiziari (79). L'art. 179 l. 29 maggio 1817, e l'art. 190 l. 7 giugno 1819, ne prevedevano l'istituzione presso i giudici di circondario, i tribunali e le Corti, e la nomina regia (che per il reg. lO maggio 1826, tab. cit., delegava al ministro di grazia e giustizia nel real nome ); il numero, presso ogni ufficio,era stato determinato con successivi provvedimenti, ed in particolare erasi stabilito che presso i giudici di circondario dovevano esservi non meno di due, e non pi di quattro uscieri (r.d. lO dicembre 1817, 12 agosto 1819, 26 luglio 1824, ed altri). Gli uscieri dovevano mantenere l'ordine e la regolarit nelle pubbliche sedute dei tribunali e delle Gran corti (art. 181
(77) COMEReI. p. 516. (78) Min. Grazia e giust., 5 gennaio 1820, e 13 maggio 1828, in COMEReI, p. 502. (79) COMEReI, p. 683, premesso che in senso proprio l'usciere custode o guardia dell'uscio chiarisce che molto pi importante si renduto questo uffizio dopo la militare occupazione, perch duplice incarico all'usciere venne affidato: o egli instrumenta, ed un uffiziale pubblico della classe degli ufo fiziali ministenali (supra, nota 73); o esegue i mandati, le sentenze, le decisioni, ed nella classe degli esecutori legali . Questa esaltazione dell'usciere deriva appunto dal diritto francese (c: huissier s),

898

Istituzioni del Regno d elle Due Sicilie

149

L 29 maggio 1817; art. 191 L 7 giugno 1819) (80). Avevano funzioni certificative ed esecutive (artt. 182 e 183 L 29 maggio 1817; artt. 192 e 193 L 7 giugno 1819), cio intimavano le citazioni, gli atti, le sentenze e le decisioni; pubblicavano ed affiggevanogli avvisi e gli editti; eseguivano le perquisizioni, i sequestri, e gli inventari giudiziari (81); proclamavano le offerte che venivano fatte nelle vendite ai pubblici incanti; e compivano tutti gli atti necessari per costringere le parti all'esecuzione dei giudicati, con facolt di chiedere il soccorso della forza armata in caso d'opposizione (82). Gli aspiranti alle cariche d'usciere sostenevano un esame dinanzi ad un'apposita Commessione, che doveva sottoporne l'esito all'approvazione del ministro di grazia e giustizia (r.d. 15 ottobre 1817 e 22 agosto 1827), e, se aspiranti alla nomina presso i giudicati di circondario, dinanzi al procuratore del re presso il tribunale civile, o il procuratore generale presso la Gran corte criminale, con l'obbligo, per, di sostenere in ogni casol'esame di procedura civile quando volessero strumentare in affari civili (83).

(8() La circo Min. Grazia e giustizia, 20 gennaio 1830, aveva riservato la chiamata delle cause, con la percezione dei relativi diritti, ai portieri del trio hunale civile di Napoli, e di quegli altri uffici ai cui portieri spettava tale attrihuzione secondo i precedenti ordinamenti (COMERCI, 684). La circo 11 p. gennaio 1823, vietava agli uscieri di prestare il loro ministero presso autorit estranee, come nelle cause ecclesiastiche (CAPOZZO, 286). p. (81) Con min. 9 ottohre Ii1l3, e 31 marzo 1830, era stato vietato agli uscieri d'eseguire notificazioni nei reali palazzi, senza l'autorizzazione del mago giordomo maggiore, e di ivi procedere ad atti d'esecuzione su mohili (COMERCJ, p. 684). La min. 18 fehhraio 1830 (CAPOZZO, 286) consentiva agli uscieri d'ep. seguire notificazioni d'atti civili nei quartieri, o in altre case e siti di milttari, purch si presentassero vestiti in costume, cio in abito nero completo con hacchetta nera in mano . (82) Le attrihnzioni ed i doveri degli uscieri erano disciplinati dal r.d. 17 agosto 1819, comune ai domini di qua e di l del Faro. (83) L'esame consisteva nel rispondere per iscritto a quattro quesiti, con-

150

La Giustizia

899

Gli uscieri potevano essere trasferiti dal ministro dall'una all'altra sede. Erano retribuiti dalle parti istanti, con i diritti spettanti ai sensi della tariffa giudiziaria approvata con r.d. 31 agosto 1819, o della tariffa per le esecuzioni per debito d'imposta fondiaria approvata con r.d. 3 luglio 1809 (84). Non godevano della garanzia dei pubblici funzionari (in/m, 191); e non percependo soldo dal Tesoro regio o dai Comuni, non avevano diritto al trattamento di quiescenza. 150. Patrocinatori, avvocati e notai. Il ministero di patrocinatore (categoria di professionisti sostanzialmente corrispondente ai nostri procuratori legali) era necessario per comparire innanzi ai tribunali civili ed alle Gran corti (85), ed essi soli avevano il diritto di compiere gli atti occorrenti per l'istruzione del processo, e per la pronuncia e l'esecuzione delle sentenze e decisioni (artt. 173 e 174 l . 29 maggio 1817; artt. 183 e 184 l. 7 giugno 1819). I patrocinatori erano nominati dal ministro di grazia e giustizia nel real nome (reg. lO maggio 1826, tab. cit.), nel numero stabilito, per ciascun tribunale civile o Gran corte, con decreto reale (art. 172 l. 29 maggio 1817, ed art. 183 l. 7 giugno 1819). I patrocinatori iscritti presso un'autorit giudiziaria superiore potevano esercitare il loro ministero presso tutte le autorit inferiori. I patroeinatori esercitavano anche la difesa penale (con l'obblicementi le attribuzioni degli uscieri, estratti a sorte tra quelli predisposti dai membri della Cornmessione, ognuno dei quali doveva formularne quattro. (84) La tariffa del 1809 era pi mite; e pertanto l'applicazione agli atti Ilsecutivi per debito d'imposta ne fu implorato dal CP della 2" Calabria Ulteriore, ed accordata con circo Min. grazia e giustizia lO agosto 1831 (PETITTI, JI, p. 371). (85) Non occorreva ministero di patrocinatore nei giudizi innanzi ai conciliatorr, ai giudici di circondario, ed ai tribunali di commercio, dinanzi ai quali le parti potevano comparire in persona propria, o di procu~a,tore spe ciale (arU. 8 e 111, Il.p.c.; art. 627 ll.comm.),

900

Istituzioni del Regno delle

Due Sicilie

150 com-

go d'assumere la difesa d'ufficio, se richiesti dall'autorit

petente) dinanzi alle Gran corti criminali (art. 170 ss. n.p.p.), alle Gran corti speciali (art. 431 ll.p.p.), ed ai giudici di circondario (art. 350, n. 6, ll.p.p.). Il titolo di studio richiesto per l'esercizio della ne di patrocinatore professioera la licenza in diritto , che potevasi

conseguire presso le Universit di Napoli, Palermo, Catania e Messina ed anche presso i licei di Salerno, Bari, Catanzaro ed Aquila. Gli aspiranti alla nomina a patrocinatore dovevano farne domanda al procuratore del re, o al procuratore generale, ed ottenere il parere favorevole dell'autorit giudiziaria

presso cui desideravano esercitare la professione; ma la Gran corte criminale non poteva esprimere parere favorevole, se il presidente ed il procuratore del re presso il tribunale civile non avessero prima attestato la perizia dell'aspirante nel ramo civile (86). La disciplina era di competenza delle autorit giudiziarie. I patrocinatori potevano esercitare la professione ambo le parti del regno, dovunque fossero nati (87). versit del regno, ed essere iscritti negli albi, istituiti tutti i tribunali e le Gran corti 1817; art. 187 L 7 giugno 1819). I ricorsi alla ma di giustizia, in materia civile in

Gli avvocati dovevano essere laureati in diritto in una Unipresso (artt. 176 ss. L 29 maggio Corte supre(art. 581 Il.p.c.), e quelli

alla Gran corte dei conti nelle materie di contenzioso amministrativo (art. 229 L 25 marzo 1817), dovevano essere firmati da un avvocato. La Camera di disciplina degli avvocati, ta in Napoli con r.d. 15 luglio 1809, era istitustata conservata un

provvisoriamente con r.d. 22 luglio 1817: composta di quindici avvocati, tra cui si eleggeva ogni anno un presidente,

(86) Min. 23 luglio 1831, in COMERCI, p. 585. (87) R. 23 settembre 1834, in CAPOZZO, p. 266.

150

La Giustizia

901

censore, un relatore, un segretario ed un tesoriere, esercitava la vigilanza sulla professione, concorreva nei giudizi d'idoneit degli aspiranti all'iscrizione materia di liquidazione all'albo, ed esprimeva parere in d'onorari. I provvedimenti disciplinari essere suppliti, a

dovevano essere omologati dal tribunale civile. Dove non esisteva Camera degli avvocati, i pareri potevano richiesta del tribunale, da quello di tre avvocati (88). In segui.

to, le Camere di disciplina degli avvocati furono istituite in tutte le sedi di Gran corte civile o criminale, o di tribunale civile, nei soli domini di l del Faro, con r.d. 2 dicembre 1841. Infine, altra categoria d'uffiziali ministeriali o agenti ausiliari di procedura (89) era costituita dai notai, al cui ordinamento, per i domini di qua e di l del Faro, avevano provveduto la L 24 novembre 1819, ed il r.d. 7 dicembre nonch il r.d. 12 settembre 1819, 1828. I notai erano funzionari

pubblici, nominati dal ministro di grazia e giustizia nel real nome (reg. lO maggio 1826, tab. cit.}, e dovevano essere licenziati in diritto; dovevano risiedere ta la provincia o valle. Parimenti In ogni sede di tribunale nel Comune loro asseessere trasferiti. gnato come sede, ma potevano esercitare il loro ufficio in tutpotevano civile, era costituita la Camera

notariale, formata in Napoli e Palermo di lO membri, e di sei nelle altre provincie, di cui un presidente ed un cancelliere. I membri delle Camere notariali erano nominati dal ministro

nel real nome , su liste doppie formate dal tribunale civile,


e venivano annualmente rinnovati per met. Le Camere manla vigilanza sui notai, ed tenevano la disciplina, esercitavano

(88) COMERCI, p. 442. Le norme per la liquidazione degli onorari, ne' domini di qua del Faro, erano nel r.d. 12 ottobre 1827. In caso d'opposizione del cliente, era previsto un tentativo obbligatorio di conciliazione innanzi al presidente del tribunale (artt, 32 e 33 r.d. cit.). (89) COMERCI, pp. 557 86.

902

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

151

esaminavano la probit e I'idoneit degli aspiranti al notariato ; curavano inoltre la tenuta dell'archivio notaio era incompatibile d'intendente, d'intendenza, sottintendente, di ricevitore segretario notarile. L'ufficio di con quelle generale o consigliere e sui notai, era con le cariche giudiziarie,

dei dazi, e col ministero di patroci-

natore. La vigilanza esercitata dai tribunali

sulle Camere notariali, civili.

151. La giustizia nel regno delle Due Sicilie, in raffronto con l'organizzazione attuale. - In conclusione, l' organizzazione giudiziaria del regno, qual fu ricostituita dalla restaurazione borbonica, presentava una complessit, e nel contempo una quali non sono state fino civile, stabilito, salvo geometrica limpidezza di struttura, ad oggi superate. L'ordinamento

della giurisdizione

poche eccezioni, su due gradi di merito, dopo i quali era consentito il ricorso per annullamento alla Corte suprema di giudella giurisdiziostizia, era in tutto simile a quello oggi in vigore. Maggiormente ne differiva l'ordinamento ne penale. L'appello era consentito solo nei giudizi concernenti

reati puniti con pene correzionali o pene detentive di polizia (giudice di circondario in primo grado, e Gran corte criminale in appello), mentre era negato nei giudizi relativi a misfatti, attribuiti in unico grado alla Gran corte criminale, od alla le sentenze delle Gran corti spealla CorGran corte speciale. Contro

ciali era di solito negato il ricorso per annullamento mento giurisdizionale bile. La diminuzione all'avvento

te suprema di giustizia. Era questo il settore in cui l'ordinadel regno appariva maggiormente criticadelle garanzie dell'imputato, infatti, non delle pene, se, fino

pare accrescesse l'efficacia intimidatoria al trono di Ferdinando volte ricorrere,

II, il Governo dovette pi

per sfollare le carceri sovraffollate, e per inco-

151

La Giustizia

903

raggiare la spontanea costituzione di latitanti, all'espediente del truglio (90). Pu essere interessante un raffronto statistico, tra la consistenza dell'organizzazione giudiziaria del regno, e quella attuale delle regioni meridionali e della Sicilia: esclusa, naturalmente, la magistratura delle Corti supreme, che, con I'istitusione dell'unica Corte suprema di cassazione dello Stato italiano, non pi territoriale. Se consideriamo come magistratura d'appello quella delle Gran corti civili e criminali, si pu osservare che secondo l'ordinamento borbonico v'erano nei domini di qua del Faro 191 magistrati, con una media di uno per poco pi di 32 mila abitanti, ed in Sicilia 81, cio uno per poco meno di 30 mila abitanti. Nel 1974 v'erano 316 magistrati d'appello nelle regio. ni meridionali, cio uno per 36 mila abitanti, e 145 in Sicilia, cio uno per circa 32 mila abitanti (91). Non pu avere diretto valore indicativo il raffronto numeri. co tra la magistratura dei tribunali civili borbonici, e quella
(90) n truglo s era definito (CoMEReI,p. 680) un giudizio che si fa in concordia col reo: la pena tutta arbitraria, calcolandovisi la probabilit di maggiori o minori argomenti di reit o d'innocenza, che avrebbero potuto acquistarsi se il processo fosse stato portato al suo termine s, Questa definzione, peraltro, meglio si adatta alle pratiche dell'antico regime. I provvedimenti posteriori alla codificazione, in cui per il nome di e truglio s non ufficialmente usato (r.d, 26 gennaio 1824, 30 marzo 1829, 15 settembre 1830, etc.), sono, in sostanza, atti di regia clemenza, con cui gli imputati di certi misfatti, in attesa di giudizio, vengono ripartiti in due classi , e quelli della seconda classe (tra i quali non erano mai compresi i e politici a) vengono sottoposti ad un processo sommario, da e commessioni s delle Gran Corti criminali, e godono d'una minorazione di pena. (91) Questi dati si riferiscono ai magistrati che esercitano effettivamente funzioni di giudici d'appello, esclusi quindi i magistrati d'appello che secondo l'attuale ordinamento continuano ad esercitare funzioni di giudice di primo grado (art. 6 l. 25 luglio 1966, n. 570), e compresi i magistrati di caso sazione s che continuano ad esercitare funzioni di giudici d'appello (l. 6 a~<!, sto 1967, n. 687).

904

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

151

dei nostri tribunali.

V'erano,

di qua del Faro, 149 giudici,

compresi i giudici istruttori, e di l del Faro, 51; nel 1974, erano 686 nelle regioni meridionali, e 364 in Sicilia. Come si

detto ( 140), i tribunali borbonici avevano la sola competeng;a

civile, mentre quelli italiani furono investiti anche

di com-

petenza penale (92). Con ci, la proporzione, tanti circa, e di l del Faro d'uno per 12 mila sensibilmente condario, trasformati meridionali, dipendente l'eliminazione in preture:

nel 1974, era, circa.

di qua del Faro, d'un magistrato di tribunale per 17 mila anidiminuito il numero dei giudicati di cirda 569 a 349 nelle regioni delle circoscrizioni con

e da 151 a 115 in Sicilia. Ma questo risultato, da un rimaneggiamento delle sedi minori, non si accompagna ad una di-

minuzione del personale di magistratura assegnato a tali uffici, che, anzi, il solo che abbia avuto un effettivo ampliamento, con l'assegnazione le sedi. Le circoscriaioni dei tribunali, ora dette circondari, non hanno nulla di comune con quelle borboniche, che erano provinciali: i tribunali sono perci aumentati, da 15 a 43 di qua del Faro, e da 7 a 16 in Sicilia. stata pure rimaneggiata la circoscrizione delle Corti di appello; e cos, trasferita la sede della Gran corte civile di Trani a Bari, sono state inoltre ricavate, di qua del Faro, le circoscrizioni di Lecce e di Potenza, Caltanissetta. riazioni dei reciproci rapporti ed in Sicilia quella di circa le vadi pi magistrati di carriera a quasi tutte

Infine, si potrebbero fare talune constatazioni d'importanza

tra diversi sedi

(92) nali, ed

La

competenza ai

penale

(sottratta

in

parte stabilito

alle

Gran

corti

in parte

giudici

di circondario) transitorio

fu attribuita,

nell'Italia

crirmmeridio-

nale, ai tribunali, con l'ordinamento 1861 (FLORE, pp. 517).

per d.lgt.

17 febbraio

152 giudisiarie. de dell'Italia

La Giustizia

905

Per esempio, se Napoli appare sempre la prima se. meridionale, Bari e Salerno di Catania hanno superato San. di

ta Maria Capua Vetere, ed in Sicilia, ferma la preminenza Palermo, la sede giudiziaria tante di quella di Messina,

divenuta pi impor.

II.

LA GIUSTIZIA

MILITARE

152. La competenza dei tribunali militari. zione militare costituiva eccezione alla giurisdizione (art. l st.p.m.), ed era esercitata l'Alta Corte militare,

La giurisdiordinaria

dai Consigli di guerra, dalapprovato di mare, e con 1.

dai Consigli di guerra di mare, e dalle

Corti marziali marittime (statuto penale militare con 1. 30 gennaio 1819; statuti penali per l'armata pe' reati commessi dai forzati

e loro custodi, approvati

30 giugno 1819; statuto penale pe' reati de' presidiari e loro custodi approvato con 1. 29 maggio 1826; r.d. 13 febbraio 1837) (93). Detta eccezione avea luogo sempre che si trattasse dicare i reati previsti dalle leggi citate, o comunque di giudefiniti

militari (art. l, comma 2 st.p.m.). Le infrazioni disciplinari, dette contravvenzioni di militare disciplina (supra, 85), erano statuto punite dai superiori, nel modo di disciplina previsto (artt. dal 61 citato e 368 e dai regolamenti

st.p.m.) (94).
(93) bunali Il carattere speciale del e fro 197 ss. tanto in uomini sede penale, (art. 379 quanto p oseno st.p.m.: in discipli368, n. l, come pena militare stando (art. militare era tra gi messo i giudici in rie trio lievo dal COLLETTA,). I tribunali f d'eccezione Certe (94) tevano tinella nare, sanzioni fino a mentre potevano quindici l'art. come militari sono classificati

da COl\lERCr, pp. per esempio, secondo superare

essere inflitte le bacchette giri per castigo

in sede disciplinare: giungere o vedetta) non potevano tanti ne spettavano,

duecento militare cento

485 st.p.m., a chi disertasse giri per uomini

s , cio punizione

cinque

906

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

152

Erano sottoposti alla giurisdizione penale militare i militari ed i civili assimilati (95) imputati di reati militari (art. 62, 74 e 75 st.p.m.) (96); nonch i pagani (cio gli estranei alle forze armate) per i reati commessinel recinto di castelli o piazze forti in tempo d'assedio, oppure, se abitanti di paesi nemici occupati dalle armate reali, per i reati contro la sicurezza delle armate o contro gli ordini speciali dei comandanti, e per ogni altro reato quando fosse sospesa la giurisdizione civile (art. 64 st.p.m.). In tempo di guerra quando l'armata o un corpo di essa fosse in marcia od accantonamento, ed in tempo di pace quando fosse formato un campo d'istruzione, la legge penale militare si applicava agli impiegati civili, vetturali, guardiani, operai, etc., al servizio dell'armata (art. 74 st.p.m.]. V'erano sottoposti altres i militari della real marina (97), gli impiegati civili di marina assimilati ai militari, i componenti degli equipaggi dei legni da guerra (esclusi i passeggeri), e gli artefici e lavoratori al servizio de' legni da guerra, de' porti, degli aro
st.p.m.); i servizi ignohili duravano da un mese ad un anno come pena (art. 384 st.p.m.), e da sei giorni ad un mese come castigo ~ (art. 368, n. 4,
st.p.m.),

(95) In tempo di pace, gli impiegati del Ministero della guerra e del Comando supremo nonch i e fliati s (operai permanenti) del real Opificio di Pietrarsa (art. 4 reg, Min. Guerra 30 marzo 1844, in PETITII, 111, p. 138); in tempo di guerra gli impiegati, e tutte le altre persone (vetturali, mulattieri, carrettieri, ete.) che seguivano le truppe (il cosiddetto treno civile s). Erano sottoposti alla giurisdizione militare gli individui della Gendarmeria reale, ano che per reati commessi mentre si trovavano in servizio d'amministrazione diversa da quella militare (r.d, 8 agosto 1826, che modifica l'art. 62, n. 2, comma 2, st.p.m.), (96) Secondo l'art. 62, n. l, st.p.m., caratteristica del reato militare la violazione di quelle regole e di quei doveri militari che obbligano soltanto lo stato delfe persone militari, non degli altri cittadini, e che interessano soltanto il buon ordine della milizia . (97) e Pe' reati della gente di mare sopra i bastimenti corsari, saranno osservate le disposizioni pe' militari di mare (artt, 88 st.a.m.). Il regno delle Due Sicilie non accett, ma nemmeno rifiut d'accettare, la dichiarazione abolitiva della guerra di corsa, adottata nella conferensa di Parigi il 16 aprile 1856.

152

La Giustizia

907

senali, e di qualunque stabilimento di marina (art. 85 st.a.m.). La giurisdizione militare marittima si estendeva, inoltre, ai delitti comuni commessi dai detti individui a bordo de' legni da guerra, e nell'interno de' porti, degli arsenali, de' quartieri, degli ospedali e de' bagni e di qualunque altro stabilimento di marina (art. 86 st.a.m.), nonch ai pagani per i reati commessi, nei detti luoghi, in complicit con individui della real marina (art. 87, comma 2, st .a.m.) (98). Erano sottoposte infine alla legge penale militare, soltanto, per, quando imputate di certi reati, le persone ristrette in stabilimenti di pena ( bagni penali e presidi ) affidati alla custodia dell'autorit militare marittima ( forzati: art. l st.f.vc.), o terrestre ( presidiari : art. 32 st.pr.c.). La giurisdizione ordinaria non soffriva eccezione nel caso di reati pagani, cio comuni, commessi da militari; ma in tempo di guerra, quando l'armata si trovasse fuori del regno, anche di tali reati, commessi da militari o da persone al servizio o al seguito dell'armata, giudicavano i tribunali militari (art. 63 st.p.m.). Erano parimenti attribuiti alla giurisdizione ordinaria i reati di cui fossero imputati, come complici, militari e pagani (art. 65 st.p.m.), i reati militari connessi a reati pagani (art. 66 st.p.m.), i reati commessi da pi militari, ma in modo che per un imputato dovesse procedere il tribunale militare, e per I'altro il tribunale ordinario (art. 67 st.p.m.), Se poi un militare fosse imputato contemporaneamente di reati militari e reati pagani (non connessi) procedeva prima il tribunale competente per il reato che meritava la pena pi grave (art. 69 st.p.m.). Venivano infine giudicati dai tribunali ordinari gli individui di marina, fuori del caso di reati militari, o di reati
(98) Per i reati commessi da passeggeri su navi da guerra, si compivano gli atti istruttori come per la gente di mare, e quindi il colpevole veniva rimesso al giudice competente (art. 89 st.a.m.).

908

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

commessi nei luoghi indicati dall'art. 86 st.a.m. (art. 87, comma l, st.a.m.). In sostanza, il sistema traeva tutte le conseguenze dal dichiarato carattere d'eccezione della giurisdizione militare, dando normalmente prevalenza al giudice ordinario su quello militare (99). I conflitti di giurisdizione tra tribunali ordinari e tribunali militari erano risolti dalla Corte suprema di giustizia, ai sensi degli artt. 77 ss. st.p.m.

(supra, 135). Il conflitto era eleva-

to con dichiarazione motivata del pubblico ministero presso il Consiglio di guerra (commessario del re) o del procuratore generale presso la Gran corte criminale, notificata all'autorit ritenuta dell'altra, incompetente. Questa, se non accoglieva la pretesa una dichiarazione responsiva, angli le comunicava

ch'essa motivata. Indi, nei tre giorni successivi, il procuratore generale, ed il pubblico ministero militare, trasmettevano atti, per mezzo del ministro di grazia e giustizia, alla Corte suprema, che decideva del conflitto, nonch della validit degli atti eventualmente compiuti dall'autorit dichiarata incompetente. Se la questione concerneva un Consiglio di guerra di corpo, o un giudice di circondario, il conflitto doveva essere elevato, rispettivamente, per il tramite del pubblico ministero presperalso il Consiglio di guerra di guarnigione, o del procuratore generale della Gran corte criminale, alle cui determinazioni tro dovevano uniformarsi i giudici che avevano elevato il conflitto, qualora tali autorit ritenessero infondata la questione di giurisdizione prospettata. Sulle declinatorie di competenza, invece, i tribunali ordinari o militari decidevano secondo le norme comuni. Le sentenze
(99) La regola sub eccezioni (COMERCI, pp. 205.206) per i reati di competenza delle Commessioni militari straordinarie, e per altri (r.d, 27 marzo 1849 e 27 dicembre 1858) di competenza dei Consigli di guerra (in/ra, 158).

153

La Giustizia

909

con cui i Con sigli di guerra dichiaravano la propria incompetenza venivano trasmesse, con gli atti relativi, a cura del commessario del re, al comandante della provincia o valle, le trasmettesse all'autorit competente, a cui disposizione putato rimaneva (art. 278 st. p.m.), La giurisdizione militare era ordinata su due gradi: i Consigli di guerra, giudici di merito in prima ed unica istanza, e l'Alta Corte militare perch l'im-

153.

I Consigli di guerra. -

(in/ra,

154), giudice di sola legittimit.


Non esisteva un corpo della giustizia militare, o una magidai dei stratura militare, e le funzioni giudiziarie erano esercitate te, ed erano nominati dal re, tra gli ufficiali, i presidenti Consigli di guarnigione, i commessari del re funzioni istruttorie e di pubblico ministero) ed i loro

militari delle varie armi e corpi. Avevano carattere permanen(che esercitavano sostituti.

Salvo, per, i commessari dei Consigli generali, tutti i detti ufficiali potevano disimpegnare un altro servizio, anche d'attivit. Gli altri presidenti e giudici erano nominati volta per volta dalla competente autorit militare: giudici erano, in certi casi, e, come vedremo, i scelti tra i sottufficiali militare ed anche stessa com-

tra i soldati. I cancellieri erano sottufficiali, prescelti dal commessario del re, ed approvati dall'autorit petente per la nomina dei membri del Consiglio (artt. 3-8 st.p.m.). Le nomine dei presidenti de' Consigli di guarnigione, e de' commessari del re e loro sostituti, erano conferite su proposta del presidente dell 'Alta Corte militare (art. 97 st.p.m.). superfluo rilevare che il personale de' Consigli di guerra restava integralmente sottoposto alla gerarchia ed alla disciplina militare, e non godeva, nell'esercizio delle funzioni affidategli, di nessuna speciale garanzia ne' confronti de' rIOrI. supe-

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153

I Consigli di guerra avevano tutti la medesima competenza per grado e per materia, ma si distinguevano per la sede, la composizione, e la competenza nei confronti dei giudicabili. Solo i Consigli di guerra di guarnigion~ erano organi territoriali permanenti; gli altri si costituivano secondo il bisogno. Il re aveva facolt in tempo di guerra ... di aggiungere altri giudici ed altri tribunali militari, a misura delle circostanze (art. 3, comma 2, st.p.m.). I Consigli di guerra parevano ispirati, pi che al concetto della giustizia di capi , accolto fino a tempi non remoti nelle Forze armate italiane, a quello della giustizia di pari (100), talch il principio della presenza dei pari grado dell'imputato nel collegio giudicante era osservato fino al livello del soldato semplice (art. 15 st.p.m.) (101), e venivano altres osservate certe regole, cavalleresche piuttosto che giuridiche, come quella (art. 219 st.p.m.) che consentiva all'accusato di ricusare uno dei giudici col solo giuramento in parola d'onore, senza addurre alcun motivo (102). Il collegio era sempre costituito in numero pari. I Consigli di guerra dell'esercito erano: a) Consigli di guerra di CQrpo (artt. 9-18 st. p. m.). Erano costituiti presso tutti i corpi dell'esercito composti di uno o pi battaglioni attivi o di divisioni di cavalleria (in questa
(100) La giustizia militare di capi s secondo VICO, pp. 303 55. Per il concetto di giustizia c di pari s , ARMANNI, 875. Vedi anche STELLACCI, p. pp. 503 S8. (101) Niun sotto ufiziale o soldato potr essere nominato giudice, se non sa leggere e scrivere, e se non conta tre anni di servizio> (art. 218, comma 2, st.p.m.), Il possesso di tali requisiti era agevolato dalle lunghe ferme, e dalle frequenti rafferme (supra, 90). (102) Le altre ricuse dovevano essere motivate, e su esse provvedeva il comandante militare competente per le nomine, sentito il commessaro del re, e, per i giudici dell'Alta Corte, il comandante in capo (il presidente dell'Alta Corte, dopo la soppressione di tale carica: supra, 79), sentito il segretario della medesima (artt, 220 e 221 st.p.m.),

153

La Giusti~ia

911

accezione, la divisione era un gruppo di squadroni, e non una grande unit) e ne prendevano il nome. V'erano perci Consigli di corpo dei reggimenti, e Consigli di corpo dei battaglioni non raggruppati in reggimenti (caso dei battaglioni cacciatori). I Consigli di corpo erano competenti a giudicare, gione o distaccamento, di fanteria, per i reati commessi nel luogo dove il reparto si trovava in guarnigli ufficiali suhalterni, sottuffciali, e sollO st.p.m.). Il dati presenti ai corpi di qualunque arma, ai battaglioni attivi e alle divisioni di cavalleria (art. presidente (un maggiore, o il pi anziano dei capitani presenti) ed i giudici erano nominati a turno (artt. Il e 14 st.p.m.). Per giudicare te, 4 capitani un tenente intervenivano, (uno dei quali poteva essere oltre al presidensostituito dal pi

anziano dei tenenti) e 3 tenenti;

per un sottotenente 2 capita-

ni, 2 tenenti e 3 sottotenenti ; per un sottufficiale 2 capitani, 2 tenenti, un sottotenente, e due sottufficiali del grado dell'imputato; per un soldato 2 capitani, un tenente, un sottotenente, un sottufficiale e due soldati (art. 15 st.p.m.). te del corpo nominava il presidente do prescritto), nonch i giudici (artt. 12 st.p.m.). Il comandan(e poteva presiedere per-

sonalmente, se gli spettasse per turno, o se era il solo del gra-

16 e 17 st.p.m.). Il com(art.

messario del re era un capitano, o un ufficiale subalterno

b) Consigli di guerra di guarnigione (artt. 19-27 st.p.m.).


Costituiti in ciascuna provincia o valle (da cui prendevaed i loro correi o comad no il nome) giudicavano i capitani, un corpo, o appartenenti

plici di qualsiasi corpo, nonch i militari non appartenenti

a corpi non formati in battaglione, superiore, ed o un capitano

o ai battaglioni di riserva o alle compagnie di deposito (artt. 19-20 st. p. m.). Erano presieduti da un ufficiale il commessario del re era un ufficiale superiore

(art. 20 st.p.m.). I giudici erano nominati dal comandante del.


20. LANDI - Il.

912

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153

le armi della provincia o valle, a turno d'anzianit tra tutti gli ufficiali residenti nella medesima (art. 23 st.p.m.] (103). Se l'imputato era un capitano, erano giudici quattro ufficiali superiori (uno dei quali poteva in caso di necessit vocazione), e tre capitani (art. 25 essere sostituito conseil coldal capitano pi anziano tra quelli residenti nel luogo di st.p.m.}; altrimenti legio era costituito come previsto per i Consigli di corpo, condo il grado dell'imputato del presidente titolare, presiedeva l'ufficiale

(art. 24 st.p.m.). In mancanza superiore pi ele-

vato in grado e pi anziano tra quelli residenti nel luogo di convocazione (art. 27 st.p.m.), I Consigli di guerra giudicavano, inoltre, dei reati contro la sicurezza interna de' presidi, ai sensi degli artt. 16-24 e 32 st.pr.c. (104). c) Consigli di guerra generali (artt. 28-37 st.p.m.), Erano detti in origine divisionari le divisioni militari dinamento

, perch costituiti presso

(supra, 77); ma dopo la loro abolizione

(supra, 78) ne fu mutata la denominazione, ed in parte l'or(r.d. 7 luglio 1821). I Consigli generali giudicavano (art. 28 st.p.m.). Il Conun tenente cogli ufficiali superiori ed i generali

siglio era presieduto da un colonnello quando dovevasi giudicare un maggiore, da un generale per giudicare lonnello o colonnello, e da un tenente generale per un generale ; i giudici erano, per giudicare un maggiore 4 tenenti co(03) II presidente del Consiglio di guerra di guarrngrone, secondo il r. 13 aprile 1828, su cfp. CR (PETITII, IV, p. 195), avrebbe dovuto prendere rango,
nelle pubbliche cerimonie, esercito del come erano destra, i dopo il presidente del tribunale duca incaricati uomini) d'un (artt. di civile, ed i giudel Comano fu didella per ferri quelli dici dopo i consiglieri do generale sposto Gran materie nel che, corte (04) presidio nella di ferro del real fermo criminale I presidiari s , Erano gamba d'intendenza; (cio ma di seguito di Ferdinando, a rimostranza seguissero p. 207). alla pena de' forte, con un cerchio

Calabria), di procedere

il rango

presidente,

i giudici
PETITTl, IV,

straordinariamente

criminali

(r. 9 gennaio obbligati

1828, in
condannati ai lavori

(solo interni

secondo

i regolamenti

810 lI.pp.).

153

La Giustizia i due maggiori pi an-

lonnelli (due dei quali sostituibilicon

ziani presenti nella provincia o valle) e 3 maggiori; per un tenente colonnello, 4 colonnelli (due dei quali sostituihili, come sopra, da tenenti colonnelli) e 3 tenenti colonnelli; per un colonnello, sette tra generali e colonnelli, procurando per quanto possibile che i primi fossero in numero superiore ai secondi; per un brigadiere
o. maresciallo di campo, sette generali; e

per un tenente generale, sette tenenti generali (artt. 30, 31, 33, 34, 35, st.p.m.]. Col r.d. 7 luglio 1821, la convocazione del Consiglio generale, e la nomina dei componenti, fu affidata ai comandanti delle armi nelle provincie o valli, quando si trattasse di giudicare maggiori o tenenti colonnelli; ed al re su proposta del ministro della guerra negli altri casi. Se non vi fossero in luogo gli ufficiali nel numero necessario, il comandante poteva farne richiesta ai comandanti delle provincie o valli vicine; e, se si dovevano nominare dei generali, potevano chiamarsi, secondo necessit, da qualunque luogo del regno (art. 32 e 36 st.p.m.). Icommessari del re erano ufficiali superiori o capitani (art. 28 st.p.m.), I comandanti delle piazze di Napoli e di Gaeta avevano, nelle rispettive circoscrizioni, i poteri dei comandanti di provincia (artt. 38 ss. st. p.m.), Per i militari della Guardia reale, le funzioni del comandante di provincia erano esercitate, per designazione sovrana, dal capitano delle Guardie del corpo, o da uno dei colonnelli ispettori generali (artt. 44 e 45 st.p.m.), e se, trovandosi nei reali domini di l del Faro, dovessero essere giudicati da un Consiglio di guarnigione, il presidente ed i giudici venivano scelti dal comandante generale delle armi, a preferenza tra i militari della Guardia reale col residenti (art. 47 st.p.m.). Si procurava inoltre che nei casi di reati commessi da militari della Guardia in concorso con militari d'altri corpi, vi fos-

914

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

153

se tra i giudici un numero proporzionato di militari della Guardia (art. 49 st.p.m.). I correi e complici di gradi diversi venivano tutti giudicati dal Consiglio di guerra competente a giudicare il pi elevato in grado tra essi (art. 90 st.p.m.). Le sentenze dei Consigli di guerra erano soggette soltanto al ricorso all'Alta Corte, per violazione di forme essenziali di rito, o per violazione di leggi o decreti (art. 54 st.p.m.}; quelle che dichiaravano l'imputato non colpevole erano per inoppugnabili (artt, 18, 26 e 37 st.p.m.), Nell'armata di mare v'erano Consigli di guerra di corpo per il Corpo dei cannonieri marinari e per il Reggimento Real Marina, Consigli di guarnigione in Napoli, Palermo e Messina, ed un Consiglio generale in Napoli (105). Essi funzionavano nella composizione prevista in relazione al grado dell'imputato per i Consigli dell'esercito (106). V'era poi su ogni legno da guerra un Consiglio di guerra di bordo, presieduto dal comandante, nel quale sedevano come giudici i cinque ufficiali pi elevati in grado; era procuratore del re (107) l'ufficiale meno elevato in grado e meno anziano, e cancelliere un basso ufficiale (sottufficiale).Il Consiglio di guerra di bordo giudicava dei delitti di bordo , cio commessi a bordo, con la stessa competenza dei Consigli di guarnigione (art. 93 st.a.m.). Se il legno faceva parte d'una squadra, i membri del Consiglio ~ bordo erano nominati dal comandante in capo, ma il presidente, il relatore ed il procuratore del re dovevano essere scelti tra gli ufficiali del legno dell'accusato (art. 95 st.a.m.). Se non era possibile formare il Consiglio per la mancanza a
204. loc. cito (07) Lo st.a.m, d tale nome (e non quello di e commessario del re all'ufficiale incaricato delle funzioni di pubblico ministero.
COMERCI, p. COMERCI,

(05)

(06)

154

La Giustizia

915

bordo d'ufficiali in numero sufficiente , e per l'impossihilit di completarne il numero aggregando ufficiali d'un altro legno, i due primi ufficiali di guerra (di stato maggiore, secondo la nostra terminologia) procedevano agli atti istruttori, ed il giudizio si svolgeva dinanzi al Consiglio di guarnigione, quando il legno faceva ritorno in porto. Tutti i casi non preveduti dallo statuto per l'armata di mare erano regolati dallo statuto penale militare. 154. L'Alta Corte militare. -. L'Alta Corte militare (artt. 51 ss, st.p.m.; art. 92 st.a.m.) era il trihunale supremo militare, consesso, come oggi si direbbe, interforze , cio comune all'esercito ed alla marina. I suoi membri erano tutti di nomina regia (art. 97 st.p.m.): il presidente era un tenente generale dell'esercito (108); i giudici, in numero di undici ordinari, cinque straordinari, ed un numero indeterminato di supplenti, secondo il bisogno, erano scelti tra i generali d'ogni classedell'esercito e della marina; v'erano poi un segretario generale relatore, che esercitava le funzioni del puhblico ministero, ed un sostituto segretario generale (artt. 51 e 55 st.p.m.). L'Alta Corte militare era una Corte suprema di giustizia, istituita per mantenere l'esatta osservanza delle leggi e per richiamare alla loro esecuzione i Consigli di guerra che se ne fossero allontanati (art. 53 st.p.m.). Aveva giurisdizione di mero annullamento sulle sentenze de' Consigli di guerra, nelle quali fossero state violate le forme essenziali del rito, o si fos(108) L'art. 51 st.p.m, disponeva che presidente dell'Alta Corte sarebbe stato il comandante in capo dell'esercito, o altro generale che il re nominer a farne le veci s, Dopo l'abolizione del Comando generale dell'esercito (supra, 79) presidente dell'Alta Corte fu, sino al 1860, il ten. gen, d. Luigi Nicola de Majo, duca di San Pietro (DE CESARE, I, p. 196}, proveniente dala), l'esercito di Murat, ma rimasto ininterrottamente in servizio malgrado gli eventi del 1820-21 (COLLETTA, III, p. 314). a),

916

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

154

se manifestamente contravvenuto alle leggi e decreti (art. 54 st.p.m.). Decideva inoltre, inappellahilmente, sui conflitti di giurisdizione (propriamente, di competenza) tra Consigli di guerra (art. 60 st.p.m.). L'Alta Corte militare, allorch annullava la decisione d'un Consiglio di guerra di corpo, rinviava la cognizione della causa al Consiglio di guarnigione della provincia o valle in cui era stata profferita la decisione annullata, costituito, a termini dell'art. 24 st.p.m., secondo il grado dell'imputato; se la decisione era d'un Consiglio di guarnigione, oppure d'un Consiglio generale, ad un altro Consiglio di guarnigione o Consiglio generale, composto di membri dello stesso grado di quelli che avevano prima giudicato, ma tutti diversi (art. 56 st. p.m.). Questa disposizione, peraltro, aveva dato luogo a qualche difficolt d'applicazione, e perci il r.d. 21 ottobre 1842 dispose che nel caso d'annullamento di sentenza d'un Consiglio di guarnigione, la causa fosse rinviata al Consiglio di guarnigione della provincia pi vicina a quella dove era stata pronunciata la sentenza annullata. L'Alta Corte militare aveva altres, come la Corte suprema di giustizia sui giudici ordinari, un potere di vigilanza sui Consigli di guerra. L'art. 59 st.p.m. disponeva: L'Alta Corte militare veglia su tutti i Consigli di guerra di qualunque specie, ha il diritto di censurarli e sindacarli, ad istanza dei commessari del re, delle parti, o di uffizio; e per tutti i reati che i membri de' Consigli di guerra potessero commettere nell'esercizio delle loro incombenze giudiziarie, potr l'Alta Corte ordinare che un intero Consiglio, o taluno de' suoi membri, sia tradotto in giudizio, destinando a questo effetto un Consiglio di guerra competente al grado degli accusati, anche fuori della divisione militare alla quale essi appartengono (109).
(109) Con r.d. 27 ottobre 1837, constatata la frequenza degli annulla.

155

La Giustizia

917

Nei ricorsi avverso decisioni dei Consigli di corpo o di guarnigione, nelle materie relative alla vigilanza sui Consigli di guerra, e nei conflitti di giurisdizione tra Consigli di guerra, l'Alta Corte giudicava con otto votanti (art. 57 e 60 st.p.m.); nei ricorsi avverso decisioni dei Consigli generali, i votanti dovevano essere dodici (art. 58 st.p.m.}; il presidente poteva essere (artt. sostituito dal giudice pi elevato in grado e pi anziano 57 e 58 st.p.m.). L'Alta Corte esercitava inoltre talune funzioni strative, in materie e l'anzianit concernenti il matrimonio dei degli ufficiali delle forze armate.

ammmimilitari,

155. Il procedimento innanzi a' Consigli di guerra. Il procedimento innanzi a' Consigli di guerra, e quello innanzi all'Alta Corte militare libro II st.p.m., applicabile atti e delle operazioni, erano Il rigore formale suppliva costoro tutti di uomini militari, di legge

(in/ra, 156) erano regolati dal


anche ai Consigli estremamente della marina per la forma degli minuziose (nO).

(art. 96 st.a.m.). Le disposizioni, specie

a certi difetti di garanzie; e l'opall'esercizio

portunit di dare chiara guida ai giudici derivava dall'essere chiamati incidentalmente delle funzioni giurisdizionali, e di regola privi dell'assistenza

(in/ra, 158).

La procedura innanzi ai Consigli di guerra poteva essere quella ordinaria, o quella subitanea.

menti di decisioni dei Consigli di guerra per vizi del procedimento, era stato disposto che l'Alta Corte, quando accoglieva il ricorso, proponesse al competente superiore, con rapporto riservato, la punizione proporzionata da infliggere ai giudici responsabili delle null'it. (llO) I giudici dovevano udire, prima dell'udienza, la messa dello Spirito Santo (art. 227 st.p.m.). Il modo di sistemare la sala d'udienza, e d'assegnare i posti, era regolato dall'art. 228 st.p.m.

918

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

155

Nella procedura ordinaria, il comandante del corpo, o quello della provincia o valle, oppure il ministro della guerra, cui perveniva la notizia di reato, dava ordine scritto al commessaro del re presso il competente Consiglio di guerra di procedere all'istruttoria; e se la competenza era d'un Consiglio di corpo o d'un Consiglio generale, che non avevano presidenti permanenti, l'autorit competente provvedeva contestualmente alla nomina del presidente del Consiglio di guerra (artt. 114121 st. p.m.), Il commessario del re istruiva il processo, nei modi prescritti dagli artt. 122 ss, st.p.m.; interrogava l'imputato che non avesse gi subito l'interrogatorio zie (con giuramento: da parte dell'autorit le peridi polizia militare o civile ; disponeva eventualmente art. 130 st.p.m.), ed intendeva comprendeva a prestare moni (senza giuramento:

i testisi altri nel

art. 197 st.p.m.). Se I'imputato

confessava colpevole, o confessando avventura fosse incorso, ed invitato

reato, veniva avvertito delle conseguenze del falso, in cui per giuramento era una od (artt. 188 e 189 st.p.m .). Il giuramento dell'imputato tribuiva alcun valore

singolarit della procedura penale militare (111), ma non atdi prova legale alla confessione alla chiamata di correo, ed anzi l'art. 206 st.p.m. precisava che la confessione dell'incolpato un elemento di convinzione valutabile col criterio morale (cfr. art. 222 st.p.m.], come ogni altro mezzo di prova del fatto che costituisce l'oggetto del giudizio . Il giuramento era, cio, un solenne richiamo alla coscenza dell'imputato, che avrebbe mancato all'onore accusandosi d'un delitto non commesso (112), oppure coinvolgendovi falsamente degli innocenti.
(111) L'art. 238 lI.p.p. disponeva che l'accusato in niun caso... dovr prestar giuramento sul suo detto . (112) Le leggi penali non prevedevano il reato di e autocalunnia s (oggi,

155

La Giustizia

919

Chiusa l'istruttoria, il presidente con l'intervento del eommessario del re, e con l'assistenza del cancelliere, procedeva al costituto (113) dell'inquisito, cio gli contestava l'accusa, e l'interrogava sui fatti, avvertendolo che ove si fosse rifiutato di rispondere 188 e 189 (art. 199-206 non sarebbe stato pi interrogato,

e facendogli prestare giuramento nei casi previsti dagli artt.

st.p.m.], Dopo il costituto, il comdel processo, ossia ru(artt. 207-208 st.

messario del re formava l'intestazione

brica, che teneva luogo dell'atto d'accusa

p.m.), e quindi l'imputato era tradotto in presenza del presidente e del commessario ed invitato a scegliere un difensore, tra gli ufficiali, oppure tra gli avvocati e patrocinatori delle Corti e dei tribunali esistenti nel luogo di convocazione del Consiglio; altrimenti il presidente gli nominava un difensore d'ufficio (artt. 209-2 Il). Al difen sore erano comunicati gli atti del processo, ed intimato un termine perentorio di cin-

que giorni per produrre le liste dei testimoni a difesa, i relativi capitoli di prova, e gli eventuali documenti, e sollevare eccezioni d'incompetenza, o di nullit di atti, o concernenti le (artt. 212216 st.p.m.). persone dei testimoni d'accusa. La decisione sulle eccezioni spettava al Consiglio nel dibattimento Nel terzo giorno del termine a difesa, il commessario del re chiedeva al comandante competente la nomina dei membri del Consiglio di guerra, che veniva pubblicata del giorno, e comunicata all'accusato; proporre, entro ventiquattro nell'ordine questi poteva quindi

ore, le ricusazioni, su cui deci-

art. 369 c.p.), n quello di simulazione di reato" (oggi, art. 367 c.p.I; dimodocch i relativi fatti potevano essere perseguiti solo se presentavano gli estremi di calunnia o falsa testimonianza (artt. 186195Il.pp.). (113) Nel processo penale comune, era detto e cosrtuto l'interroga. torio dell'imputato in stato d'arresto, da parte della Gran corte o d'un giudice delegato, in presenza del pubblico ministero, quando quest'ultimo aveva formato l'atto d'accusa (art. 131, ed artt. 138 ss. Il.p.p.),

920

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

155

deva, sentito il commessario del re, il comandante della provincia o valle, oppure il ministro quando trattava si di giudici di Consigli generali che dovevano essere nominati su posta (artt. 217-221 st.p.m.), Nel pubblico dibattimento, venivano anzitutto sua prodecise le

eccezioni d'incompetenza e nullit, poi interrogato l'imputato; indi il commessario del re leggeva la rubrica; ed erano intesi i testimoni (previo giuramento) ed i periti (senza rinnovare il giuramento ove l'avessero prestato in istruttoria), con i quali l'imputato ed il difensore potevano per mezzo delle vicendevoli domande e risposte aprire il dialogo la parola, nell'ordine, il querelante

, beninteso

per il tramite del presidente. Chiuso il dibattimento, avevano

(1l4), il commessario del


l'accusa),

re (il quale aveva facolt di modificare o ritirare no replicare,

ed il difensore; il querelante ed il commessario del re potevama l'accusato ed il difensore avevano il diritto del fatto secondo il ed d'essere gli ultimi a parlare (artt. 228-262 st.p.m.). I Consigli di guerra giudicavano esprimevano l'intima criterio morale , cio i giudici non adducevano motivo, COnVInZIOneprodotta dal complesso delle prove

nell'animo ...

(art. 222 st.p.m.). In questa par-

te del giudizio i Consigli funzionavano, in sostanza, come giurie, rispondendo ai quesiti proposti dal presidente (115).

(114) Erano reati militari (art. 62, n. 3, st.p.m.) tutti que' delitti e quelle contravvenzioni commesse da persone militari ne' limiti della propria guarnigione, per la persecuzione de' quali non si pu, a termini delle leggi, esercitare l'azione pubblica senza l'istanza della parte privata: tale istanza (<< querela) era necessaria nei casi previsti dagli artt, 3840 Il.p.p, n querelante aveva nel dibattimento la parola per sostenere i suoi diritti e per la riparazione de' danni ed interessi sofferti (art. 260 st.p.m.) ma il Consglio di guerra non liquidava i danni, e la parte lesa doveva rivolgersi al giudice civile (cfr. art. 298 ll.p.p.: cos oggi, espressamente, l'art. 373 c.p.m.p.). (115) Le risposte dovevano essere formulate nel modo previsto dagli

155

---------------------------------------------------

La Giustizia

921

Le decisioni erano prese a maggioranza di voti, e se l voti erano pari prevaleva il parere pi mite (116), ma non si poteva dichiarare l'imputato colpevole di reato che fosse punito con la morte, se per la colpevolezza non vi fossero stati almeno due voti in pi di quelli per l'insufficenza di prove e l'innocenza. Occorreva, cio, per giudicare l'imputato reo di morte, che cos pronunciassero almeno cinque giudici: supposto era che quattro si fossero dichiarati per la colpevolezza, due per l'insufficienza di prove, e due per l'innocenza, l'imputato assolto con la formula non consta abbastanza che sia colpevole (artt. 223 ss. st.p.m.). Se il Consiglio giudicava l'imputato colpevole, il presidente proponeva i quesiti concernenti l'applicazione della pena, e si votava in ordine inverso di sempre secondo il criterio che a parit di grado e d'anzianit,

voti prevalesse il parere pi mite (art. 274 st.p.m.). La sentenza era estesa dal cancelliere, in calce al verbale di dibattimento, sotto dettatura Se l'imputato bastanza del presidente, ed era motivata nella non consta abche per sola parte concernente questioni di diritto (art. 275 st.p.m.). era assolto con la formula

, si procedeva a pi ampia istruttoria,


l'imputato

non poteva superare sei mesi, durante i quali, secondo che il Consiglio riteneva opportuno, poteva essere rila-

artt. 267 ss. st.p.m. che sia colpevole; mere le circostanze premeditazione), sottolinea

(consta attenuanti

che l'accusato

consta che non e del presidente stessi il giur nei

colpevole; non consta abbastanza colpevole) con facolt dei giudici d'espri(es.: si colpevole dell'omicidio, ma non della
di proporle giudizi d'ufficio. del fatto la Il
COLLETTA,

Il,

p. 374, di

che i giudici giudizio

sono giudici

e del diritto, pericolosa

e che, non riunione

potendo si introdurre questo doppio separare (116l colpevole i votanti Se nessuna

militari,

stata evitata con la separazione


delle formule colpevole non

dei voti, non potendo colpevole che aveva sia

o non

la maggioranza

assoluta

dei voti,

si decideva:

consta abbastanza

(art.

225 st.p.m.),

922

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

155

sciato m libert provvisoria

semplice o vigilata, oppure trat-

tenuto ancora in custodia preventiva (art. 273 st.p.m.) (117). Le sentenze dei Consigli di guerra che dichiaravano l'imputato non colpevole non erano soggette a ricorso ta Corte il condannato ed il pubblico ministero, (artt. 18, 26 e 37 st.p.m.). In ogni altro caso, potevano ricorrere all'Alnei casi e modi previsti dagli artt. 302 ss. st.p.m. I Consigli di guerra osservavano la processura subitanea quando esigessero un pronto esempio quei reati che per la loro gravit e frequenza (cio per il numero di correi) come rivolte, sedizioni, diserzioni frequenti (cio collettive), ed altri, possono pi da vicino interessare la militar disciplina e la sicurezza delle truppe (art. 339 st.p.m.) (118). In tal caso, presidente e giudici venivano contemporaneamente nominati dall'autorit competente; le ricuse giudicate dallo stesso Consiglio, e le sostituzioni disposte dall'autorit competente per la ~omina (art. 342 st.p.m.). Premessa una sommaria informazione, il Consiglio invitava l'imputato a nominare il difensore, o vi provvedeva d'ufficio, ed assegnava poche ore per la preparazione della difesa. Indi, si procedeva al

(ll7) Era previsto (art. 328 st.p.m.) un procedimento contro gli assenti, analogo a quello contumaciale innanzi alle Gran corti criminali (supra, 138). (ll8) Dal Consiglio di guerra subitaneo del 3 battaglione cacciatori fu giudicato il 12 dicembre 1856 il cacciatore Agesilao Milano, che 1'8 dello stesso mese aveva attentato alla vita del re Ferdinando Il. Il Consiglio di guerra fece dignitosamente il suo dovere ' (relazione dell'incaricato d'affari di Sardegna conte di Gropello in DE CESARE, III, p. 65). La sentenza (pubblicata a), da MENDELLA, 66), constatata la flagranza e respinta la tesi difensiva della p. e monomania a dell'imputato, lo condann per reato di lesa maest (art. 120 ll;.pp.) alla pena di morte col laccio sulle forche e col quarto grado di pubblico esempio, previa degradazione, e giustizia fu eseguita il 13 dicembre 1856. Non venne fucilato, come era regola per le condanne a morte inflitte dai Con. sigli di guerra (art. 369 st.p.m.), perch trattavasi di misfatto sottoposto a giudizio militare, ma non previsto dallo statuto penale militare, per cui si applicavano le norme comuni (artt, 357 e 373 st.p.m.),
0

156

La Giustizia

923

dibattimento nelle forme ordinarie. Contro le decisioni dei Consigli di guerra subitanei non era dato richiamo all'Alta Corte (artt. 344 -347 st. p.m.), I Consigli subitanei venivano convocati dai comandanti militari con grado di generale, che avevano per il dovere di dimostrare l'urgenza all'Alta Corte militare (art. 348 st.p.m.).

156. Il procedimento innanzi all'Alta Corte militare. Il termine per preporre il ricorso all'Alta Corte militare era, tanto per il condannato, quanto per il pubblico ministero, di 24 ore, decorrenti dalla lettura della sentenza (art. 283 st.p.m.), durante le quali - semprecch non si trattasse di sentenze inoppugnabili 303 st. p.m.), na di decadenza, l'esecuzione restava sospesa (art. doveva produrre stesso, oppure i motivi, a peentro due giorIl ricorrente nell'atto

ni successivi, specificando gli articoli di legge che riteneva violati (art. 304 st.p.m.). Il commessario del re trasmetteva gli atti all'Alta Corte, per il tramite gerarchico dei comandi superiori (art. 307 st.p.m.). L'art. 319 st.p.m. disponeva che l'Alta Corte dovesse rigettare il ricorso che attaccasse direttamente mo, pi propriamente, il giudizio del il giudizio fatto riservato all'intima convinzione dei giudici: noi diremche i motivi concernenti di fatto erano inammissibili. Non sembrerebbe poi un'eccezione a tale regola, ma piuttosto un'ipotesi di revisione, la disposizione dell'art. 319, comma 2, secondo cui doveva ammetter si il ricorso contro le decisioni viziate d'ingiustizia manifesta, per errore indubitato, quando dopo la sentenza di condanna per omicidio fosse provata legalmente l'esistenza e l'identit della persona pretesa o quando uccisa, o quando due sentenze di condanna per lo stesso reato a carico di soggetti diversi fossero inconciliabili,

924

Istituzioni

del Regno delle Due 5iciUe

156

una sentenza di condanna fosse stata emessa in base a deposizioni di testimoni successivamente convinti di falso, oppure in base a documenti falsi. Il pubblico ministero doveva in tali casi portare d'ufficio il richiamo all'Alta Corte, o coadiuvare il ricorso dei condannati quando vi fosse (art. 320 st.p.m.), ed, del riovviamente, non vigeva il termine per la proposizione

corso, previsto dagli artt. 303 e 304 st.p.m. Queste disposizioni costituivano una singolarit del procedimento penale militare, ispirata ad un criterio pi liberale di quello applicato nel procedimento solo nel caso di ordinario, dove la revisione era consentita

due giudicati irrevocabili e contraddittori in

modo che ammettendo la giustizia della condanna per l'uno, deve per necessit trovarsi ingiusta per l'altro (art. 611 Il.p. p.), altrimenti unico rimedio era la regia clemenza. I giudizi d'annullamento pronunciati dall'Alta Corte implicavano di regola il rinvio ad altro Consiglio di guerra:

(supra, 154); ma la Corte annullava


za impugnata quando il fatto per delitto,

senza rinvio la sentencui era stata pronunciata come misfatto o o abolita (art. e

condanna non fosse qualificato dalla legge l'eccezione fosse stata dedotta prima

oppure l'azione penale fosse prescritta.

della decisione

317 st.p.m.); ed anche quando fosse provata l'esistenza In vita della supposta vittima d'omicidio (art. 321 st.p.m.). I ricorsi erano portati ordine del presidente, nominava uno d'ufficio ministero, ed il condannato all'udienza fosse dell'Alta Corte per gliene il quale, se ricorrente (art. 308 e 309 era il pubblico

privo di difensore,

st.p.m.). I difensori (art. 310 st.

potevano prendere visione degli atti in segreteria

p.m.). In udienza, non interveniva il condannato, e la presenza del difensore era facoltativa; riferiva sulla causa il segretario generale; parlavano quindi il difensore ed il pubblico ministero; la Corte deliberava in segreto, e subito dopo dava

157

La Giustizia

925 st.p.m.). La dal generale

lettura in udienza del dispositivo (artt. 311 e 312 presidente

decisione veniva estesa dal segretario generale, firmata e da tutti i giudici, nonch dal segretario per autentica, e trasmessa per l'adempimento comando militare (art. 327 st.p.m.).

al competente

157. La Corte marziale marittima. le marittima, istituita

La Corte marziaesercitava giun ap-

e regolata nel cap. IV st.f.-c., era un or-

gano giudiziario composto da militari, ma non

risdizione su militari, perch tali non erano i forzati,

parteneva propriamente alle forze armate il personale di custodia, anche se organizzato e disciplinato militarmente. Si trattava, piuttosto, di giurisdizione esercitata da giudici d'ecpersone in luoghi di marina (cos cezione, per reati commessi da determinate (bagni penali) sottoposti alla giurisdizione espressamente

definiti nell'art. 86, n. 2, st.a.m.) (119). I for-

zati , che scontavano la pena ne' bagni, erano i condannati all'ergastolo (120), ed i condannati alla pena de' ferri da espiare ne' bagni (121); i custodi erano il personale si uffiziali e truppa) destinati al servizio interno, (base non i mi-

(119) L'Amministrazione degli ergastoli e dei bagni penali era affidata al Ministero della guerra e marina, ramo Marina (si trattava di stabilimenti siti nelle isole o in localit marittime), che, secondo il r.d. 19 marzo 1835, vi provvedeva a mezzo della Ispezione dei rami alieni. Col r.d. 29 dicembre 1857, la competenza di detta Ispezione fu trasferito al Ministero dei lavori pubblici, restando invariate le norme sulla custodia degli stabilimenti, e fu costituito l'Ispettorato generale de' luoghi penali. Vedi supra, 62 e 64. (120) Interessanti notizie sull'ergastolo di Santo Stefano, con molti dati statistici, si trovano in SETTEMBRINI, pp. 270 ss. a), (121) La pena dell'ergastolo consisteva nella reclusione del condannato per tutta la vita nel forte di un'isola (art. 7 Il.pp.). La pena de' ferri, da espiare nei bagni (art. 8, comma 2 Il.pp.: da non confondere con la pena de' ferri nel presidio, ricordata supra, nota 104), importava che i condannati strascinassero a' piedi una catena, o soli, o uniti a due, secondo la natura del lavoro cui verranno addett s ,

926

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

157

litari della guardia esterna, che era di solito affidata a distaccamenti del reggimento reali veterani, o ad altri reparti del. l'esercito, per cui quindi valeva la giurisdizione dei Consigli di guerra. La competenza della Corte marziale marittima precrsare : a) Competenza pe' reati commessi da' forzati. dava i misfatti premeditazione, previsti dagli artt. 5-8 st. con la morte rivolta, che venivano puniti d'ergastolo, Riguarsi pu cos

f-c., cio quelli di


i

e, se commessi con

(art. 55 st.f.-c), ed inoltre

delitti previsti dagli artt. 9 ss. st.f.-c., cio i reati puniti con pene sostitutive di quelle comuni, secondo la scala di pene allegata al citato statuto (art. 56 st.f.-c.) (122). Peraltro: tutti i misfatti comuni dei forzati venivano giudicati dalla Gran corte speciale dal luogo dove erano stati commessi, secondo l'art. 426 ll.p.p. (art. 53 st.f-e.) (123); - tutti i delitti e le contravvenzioni dei forzati erano giudicati dal giudice ordinario, cio dal giudice di circondario, il quale per doveva applicare le pene commutate in conformit della detta scala (art. 54 st.E-c.); le contravvenzioni previste dagli artt. 9 ss. st.Lc., erano punite dall'ispettore generale dei rami alieni (poi, da

quello dei luoghi penali) con le pene di polizia previste dalla

(l22} La scala di pene ~ implicava che le pene di polizia fossero convertite in legnate; quelle correzionali e criminali implicavano un aumento della durata di pena, nonch un periodo di doppia catena> per i forzati dei primi tre gradi, ed inoltre un periodo di e puntale > ed un congruo numero di legnate per i forzati di 4' grado; la pena dei lavori forzati di 4 grado convertivasi in ergastolo, e quella d'ergastolo in pena di morte. (123) Secondo SETTEMBRlNI, pp. 277 e 282 S8., si sarebbero verificati a), negli ergastoli, tra il 1846 ed il 1852, ben 45 omicidi; le risse erano frequenti, e, malgrado la rigorosa vigilanza e l'estrema durezza delle pene, i detenuti erano spesso in possesso di coltelli, o d'altri arnesi atti ad offendere.

157

La Giustizia

927 (art. 56 Con-

detta scala, cio con un congruo numero . di legnate st.f.-c.] (124);

h) Competenza pe' reati commessi -ad custodi. -

cerneva i misfatti e delitti commessi da' custodi in servizio. e per ragioni di servizio. (art. 57 st.f.-c.), mentre gli altri reati erano. giudicati dai giudici ordinari, e le contravvenzioni, cio le trasgressioni disciplinari, erano. punite dall'autorit militare. Il citato. statuto. prevedeva tutti nominati una sola Corte marziale marittima, con sede in Napoli, composta di giudici permanenti, dal re su proposta del ministro. della marina: ambito, ma non sembra che l'incarico. fosse particolarmente

se parve opportuno comminare addirittura

la destituzione a chi

volesse esentarsi sotto qualche pretesto, purch non sia per causa di malattia ben comprovata (art. 49 st.f.-c.). Presidente era un capitano. di vascello ; giudici quattro. capitani di vascello.
Q

di fregata, un commessario di marina,


Q

ed un ingedi formare al reo.

gnere costruttore

idraulico ; il che faceva eccezione al prinrispettato. nelle leggi penali, pari, per facilitare

cipo, generalmente

i collegi con giudici in numero. na esercitava le funzioni ed un commesso di marina liere (art. 45 st. f.-c.).

il beneficio. della clemenza a parit di voti, Un ufficiale di maridi relatore e di pubblico. ministero, (impiegato. civile) quelle di cancelnell'art.

Pi tardi, un r. 25 agosto 1832 (che richiamato. ziale intervenisse un

r.d, 13 febbraio. 1837) stabil che nei giudizi della Corte mar-

uomo di legge , come previsto. per le Commessioni militari (mira, 158).


Una seconda Corte marziale marittima, con competenza 1837, territoriale sulla Sicilia, fu istituita Co.Ir.d. 13 febbraio.

(124) Le modalit in
21.
LANDI -

SETTEIIIBRINI,

a), p. 285.

Il.

928

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

158

ed ebbe sede in Palermo; ma il presidente ed i giudici erano tratti dal personale le di Napoli. Se il reato era stato commesso in luogo diverso dalla sede della Corte marziale, un ufficiale istruttore, comuni, e trasmetteva f.-c.) (125). La Corte procedeva secondo il rito dei Consigli di guerra. Le sue sentenze non erano soggette a ricorso all'Alta Corte militare, st.f.-c.). e venivano eseguite nelle ventiquattr'ore (art. 58 il comandante il quale del bagno destinava secondo le leggi procedeva dell'esercito, con gradi corrispondenti a quelli del personale di marina che componeva la Corte marzia-

infine gli atti alla Corte (art. 58 st.

158. Commessioni militari straordinarie. no necessario infine sui tribunali, In funzione

Qualche ceninteril

o Commessioni, militari,

di giudici de' reati contro la sicurezza d'eccezione, si protrasse meramente

na dello Stato; perch, sebbene tali Commessioni costituissero una giurisdizione loro funzionamento temporanea, per oltre un ventennio, tra nel 1858, sino al ristabil-

il 1821 ed il 1846, e riapparvero

(125) Secondo SETTEMBRINI, loc. ult, ci t., la Corte si riuniva in Procida. a), Ma non sembra si seguisse un criterio costante. In almeno due casi la Corte si trasfer a S. Stefano, per giudicare di misfatti col avvenuti (r.d, 9 maggio 1838: si trattava d'una rissa tra ergastolani, in cui v'erano stati 4 morti e 12 feriti, di cui 9 gravi; r.d. 9 ottobre 1842: si procedeva per tre omicidi, commessi da tre ergastolani). Altre volte, si derog alla competenza della Corte marziale, e contemporaneamente a quella della Gran corte speciale, conferendo speciale delegazione a Commessioni militari procedenti secondo il rito della Gran corte speciale: r .d. 26 luglio 1847, per il processo a carico dei servi di pena Giuseppe di Bella e Nicasio Gallo, imputati di ferite e detenzione d'armi vietate nel bagno di Milazzo; r.d. 22 marzo 1847, per il processo a carico del forzato Giuseppe Vetro, imputato di ferite ad Ignazio Buonfiglio nella cittadella di Messina.

158

La Giustizia

929
e

mento del regime costituzionale nel 1860, e ne frequente non sempre esatta la menzione nella storia politica. e non documentate le deprecazioni solite della pubblicistica

Di tali collegi bene rilevare che sono sempre generiche liberale, dacch, se essi furono rigorosi, furono sovente ispirati da equit (126), e non si rinviene mai prova che abbiano condannato a ragion veduta degli innocenti. Le decisioni delle Commessioni militari, come quelle d'ogni altro giudice, dehbono qualificarsi giuste od ingiuste a seconda che siano o meno conformi al diritto del tempo, e non alla valutazione politica, a posteriori, delle strutture che esse erano volte a difendere, o peggio a quella di magistrati allo stato brado, ducono la giurisdizione a mero arbitrio. Vero piuttosto che non pu non l'affidamento di compiti di giustizia punitiva che r'i-

stimarsi inopportuno ai detti giudici

d'eccezione, perch con ci si destinavano gli ufficiali dell'esercito a mansioni che non erano loro proprie, sottraendo temo po ed impegno ai servizi d'istituti, e facendoli apparire dinanzi all'opinione pubblica (specie a quella siciliana, diffusamente politica. Ed giudici d'eccezione ostile al governo) come strumenti pur grave che la persistenza di repressione

de' detti

abbia contribuito ad accreditare all'estero il convincimento che il regno vivesse in un regime d'emergenza, in cui l'intimi. dazione tenea luogo di nazionale consenso. I tribunali straordinari, per giudicare i pi gravi delitti che quattro appunto ne avea contro la sicurezza dello Stato e l'ordine pubblico, avean radice nella legislazione del decennio,

(126) quel che implicitamente riconosce SETTEMBRINI, p. 46, quando b), attribuisce la soppressione delle Commessioni militari per i delitti di Stato all'intento del ministro di polizia Francesco Saverio del Carretto, d'aver magi. strati pi docili in giudici giovani, ambiziosi; ed esplicitamente Silvio SPAVENTA, p. 152, dove afferma che i Consigli di guerra... si mostravano a), assai pi umani delle Corti criminali di diritto comune .

930

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

158

creati (1. 8 agosto 1806), composti d'otto giudici, tre dei quali militari, che giudicavano con rito sommario e senza appello, ma previo pubblico dibattimento, te sembrava ristabilita, nico restaurato, e con sentenze motivate

(127).

Soppresse dal re Gioacchino Murat allorch la pubbli ca quiefu giocoforza, per il governo borboin una situazione d'ordine dagli ultimi (disertori, pubeventi (r.d. 28 giurenitenti di leva, dericostituirle,

blico gravemente deteriorata gno 1815), soprattutto ridori armati di campagna

per reprimere

le comitive di scor-

tenuti evasi, etc.) dalle quali le provincie erano infestate Da una Commessioneconvocata

(128).

ai sensi del citato decreto

lo sfortunato Murat fu condannato a morte, come nemico pubblico, dopo il temerario sbarco alla manna di Pizzo, add

13 ottobre 1815 (129).


(127) COLLETTA, II, pp. 254 S8. a), (128) COLLETTA, III, pp. 3132. a), (129) La sentenza, motivata in fatto ed in diritto, pubblicata integralmente da GALLOIS, pp. 203 ss.; nonch da COLLETTA, pp. 243 ss., il quale g), tuttavia omette il nome dei giudici, perch creati, beneficati, ingranditi da Murat s (iv, p. 239). I nomi si trovano per nelle note di CORTESE a COLLETTA, N. a), 111, p. 49, nonch in DUMAS, fase. 16, p. 265. Pare che cinque giudici provenissero dall'esercito di Murat e tre da quello siciliano. La Commessione procedeva in base al r.d. 28 giugno 1815, per i delitti contro la sicurezza dello Stato previsti dagli artt. 87 e 91 del codice penale (il codice della occupa zione militare s , conservato in temporaneo vigore). Non si trattava dunque d'UI~ Consiglio di guerra, e non era fondata la protesta di Murat, che il collegio dovesse essere costituito da giudici adeguati al suo grado di maresciallo di Francia, o di generale. La verit che pu discutersi e biasimarsi la decisione dei ministri napoletani, di sottoporre Murat ad un giudizio del quale era prestabilito l'esito (COLLETTA,' III, p. 47), decisione alla quale resisteva a), lo stesso re Ferdinando (COLLETTA, p. 238). Ma, una volta deciso il giudizio, g), egli non poteva essere processato che come privato (il che detto espressamente nella sentenza), e come responsabile di delitti comuni, perch era venuta meno la sua qualit di militare dell'esercito napoletano con la perdita del trono, e, sebbene la sua professione fosse (come detto in sentenza) e generale francese s , parimenti certo che non faceva pi parte di quell'esercito, per non avere ripreso servizio all'avvento di Luigi XVIII, n v'era altro titolo per cui lo si potesse deferire ad un Consiglio di guerra. In fatto, esisteva il flagrante attentato, che implicava la pena di morte.

158

La Giustizia

931

Nel formare il Codice per lo regno delle Due Sicilie, certe esigenze di sollecita ed esemplare repressione potessero ordinari, soddisfarsi, senza sottrarre era sembrato competenza a' giudici

mediante le Gran corti speciali (supra, gli illuminati

138). Ma

gli eventi del 1820-21 travolsero la prima restaurazione; disordine, ro, con le preoccupazioni politiche,

disegni del.

ed al rinnovato assolutismo si propose. anche quelle d'un diffuso sfrenata criminalit. 1821),

in cui trovava alimento una

Donde la creazione in Napoli d'una Corte marziale con facolt di Consiglio di guerra subitaneo (r.d. 9 aprile e d'altre nelle provincie, che procedettero con estremo rigore, anche per i reati di setta per cui leggi ispirate dal principe di Canosa, ministro della polizia generale (130), comminavano sovente la pena di morte, ed anche pene esemplari bens ma non consentanee ai lumi del secolo, quali le pubbliche battiture (r.d. 7 maggio 1821) (131). Ma pi ancora preoccupava il governo l'esplosione di brigantaggio, nei domini di qua e di l del Faro, il che port a ristabilire le liste cosidette di bando (in Sicilia, r.d. 22 agosto 1821; in continente, agosto 1821) dove venivano iscritti, provinciali, di detenzione, ed i gi condannati

fuorr.d. 30

da apposite Commessioni a morte per qualunque

i membri di comitive armate, gli evasi da luoghi

misfatto, i quali, se catturati (ma non se spontaneamente costituitisi) venian condannati nel capo da Commessione mili-

(130) COLLETrA, a}, III, p. 293. (131) Fu per concessa amnistia con r.d. 28 settembre 1822; e, con 1. 28 settembre 1822, furono abrogate le ordinanze 28 marzo 1821, gli artt. 48 r.d. 9 aprile 1821, gli artt. 17 r.d. 7 maggio 1821, e le sanzioni previste dal cap. II, tit. VI, libro II, Il.pp.; con che la pena della frusta, ignota al codice, fu abolita, ma in definitiva le pene per i reati di setta furono aggravate, potendo giungere fino alla morte nei casi d'associazione segreta (art. 9 1. 22 settembre 1822), d'uso d'emblemi e diplomi settari (art. lO 1. cit.), di concessione di locali' per riunioni settarie (art. 11 1. cit.).

932

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

158

tare, sulla sola prova d'identit della persona. Alle stesse Commessioni era data competenza sfatti commessi da persone per giudicare analoghi minon iscritte nelle liste, ferma in

ogni caso la. pena di morte per coloro che si fossero battuti contro la forza pubblica (132). Meno giustificabili nuti quando ripartiva, furono altri provvedimenti, o stava per ripartire, sopravveil corpo d'occu-

pazione austriaco entrato nel regno nel 1821 a disfare il regime costituzionale (dalla Sicilia, nel 1826; da Napoli, nel febbraio 1827) (133). Essi avevano lo scopo di menare a quello spavento salutare che tenendo in soggezione il settario ed il rivoltoso rende indubitatamente rare le delinquenze di Stae non to (134); ma ci vero solo fino ad un certo punto, storico che si distinse per illuminata la partenza degli austriaci chi osavan pi incolparne Il re Francesco amministrazione

fu del tutto vero nel caso in esame. Anzi, come osserva uno fedelt alla dinastia (135), facea si che di tali rigori ben poVienna e la presenza de' Tedeschi . maggio 1826, volendo

I, con r.d. 24

provvedere secondo la differenza de' casi alla pronta ed esatta della giustizia ne' reati contro la sicurezza supreme pe' reati di con competenza terin ciascudello Stato , istitu due Commessioni Stato, l'una in Napoli, l'altra in Palermo, ritoriale rispettivamente

pe' domini di qua e di l del Faro 5 e 7 r.d. oit.) pei reati di setta, 1828, ma

(artt. l e 4 r.d. cit.], ed una Commessione militare na provincia o valle (artt. ne avrebbero

e ne approv i regolamenti di procedura. Tali istituti d'ecceziodovuto venir meno col 31 dicembre

(132) COLLETTA, a), UI, pp. 306 88. (133) DE SlVO, a), I, p. 48. (134) Sono parole d'un rapporto del nurustro tonti, 26 aprile 1826, cit., da CINGARI, p. 220. (135) CAL ULLOA, b), p. 31.

di polizia

d. Nicola In-

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La Giustizia

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furono invece pi volte prorogati, e ne fu anche ampliata la competenza (136), finch vennero meno col r.d. I" luglio 1846. La competenza delle Commessioni supreme, e delle Commessioni militari, era la medesima, e riguardava i reati contro la sicurezza interna dello Stato preveduti 146 delle leggi penali (definizione negli artt. 120 e esatta, non del tutto

perch il capo delle leggi penali cos intitolato comprende gli artt. 120-142, e gli artt. 143-146 sono raccolti nel cap. III del tit. II, del rivelamento de' reati contro lo Stato ) (137), certi reati militari previsti dagli artt. 2 e 3 r.d. 29 marzo 1826, nonch i reati in materia di setta proveduti negli artt. 9, lO 1822 (art. 8 r.d. 24 maggio procedevano quante o ed Il della legge 28 settembre volte I'incolpato quando in tempo

1826) (138). Le Commessioni militari il reato, o quando vien perseguitato effetti, colle armi, cogl'istrumenti, con qual si vogliano altri

sia sorpreso, o in atto che sta commettendo dal pubblico clamore, sia sorpreso con e luogo vicino al reato cogli

carte, con emblemi e presumerne

oggetti che facciano

(136) Pare che ci sia nella logica dei regimi giudiziari d'eccezione. Il tribunale speciale per la difesa dello Stato , istituito con l. 25 novembre 1926, n. 2008, avrebbe dovuto cessare dopo cinque anni, ma fu prorogato due volte per cinque anni (l. 4 giugno 1931, n. 674 e r.d.l, 15 dicembre 1936, n. 2136), e poi ancora a tempo indeterminato (r.d.l, 9 dicembre 1941, n. 1386), e fu abolito solo con la caduta del regime fascista (r.d.l. 29 luglio 1943, n. 668), il quale, per, si affrett a ricostituirlo nei territori sottoposti alla sedicente repubblica sociale italiana (d.lg. 3 dicembre 1943, n. 794). (137) Art. 143 Il.pp.: In tutti i reati preveduti dagli articoli 105 e seguenti (<< reati contro lo Stato ) va esente da pena chiunque fra' colpevoli, prima di ogni esecuzione o tentativo, e innanzi a qualunque procedimento, gli abbia svelati al Governo, o alle autorit amministrative o giudiziarie . E poi. ch i successivi artt. 144146 punivano il mancato rivelamento e la reticenza, si potrebbe dire che le leggi penali avessero codificato la delazione obbliga. toria, Ma la mancanza di efficienti organizzazioni di polizia investigativa indu'ceva quasi tutti i Governi del tempo ad utilizzare un tale tipo d'informazione, poco efficace e spesso inquinata. (138) Cio quelli punibili di morte: supra, nota (131).

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Istituzioni