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N. 00229/2014 REG.PROV.COLL.

N. 00262/2012 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 262 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Forest Cmi Spa, rappresentata e difesa dagli avv. Rosaria Arancio, Giannalberto Mazzei, Arcangelo
Pecchia, con domicilio eletto presso Marina D'Orsogna in Pescara, via Catania 12;
contro
Regione Abruzzo (Direzione Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie,
Valutazioni Ambientali, Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto
Ambientale CCR-VIA), rappresentata e difesa dall'Avvocatura Distrettuale, presso la sede della
stessa domiciliata in L'Aquila, via Buccio di Ranallo C/ S.Domenico; ;
nei confronti di
Wwf Italia Ong Onlus-Wwf Abruzzo, rappresentato e difeso dall'avv. Herbert Simone, con
domicilio eletto presso Gianni Piscione in Pescara, via Parco Nazionale D'Abruzzo N.5;
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dello Sviluppo Economico, ;
e con l'intervento di
ad opponendum:
Comitato Gestione Partecipata del Territorio, rappresentato e difeso dagli avv. Claudio Di Tonno,
Matteo Di Tonno, con domicilio eletto presso Claudio Di Tonno in Pescara, viale della Riviera,
N.39;
per l'annullamento
con il ricorso introduttivo
del giudizio n. 1929 del 10 aprile 2012 con cui il Comitato di coordinamento regionale per la
valutazione di impatto ambientale ha espresso parere non favorevole sull'istanza presentata dalla
ricorrente societ forest cmi per la concessione di coltivazione di idrocarburi finalizzata alla
realizzazione del proprio progetto denominato "monte Pallano" che prevede la perforazione e messa
in produzione di ulteriori tre pozzi, realizzazione nel territorio del comune di bomba di una centrale
di raccolta e trattamento gas estratto e la costruzione di un metanodotto di allacciamento alla rete
Snam;
di ogni altro atto precedente e consequenziale, ivi compreso la d.g.r. 22 marzo 2002 n. 119 di
approvazione dei criteri ed indirizzi in materia di procedure ambientali; nonch per il risarcimento
dei danni subiti;
con i motivi aggiunti
del giudizio n. 2315 del 20 novembre 2013 con cui il Comitato di coordinamento regionale per la
valutazione di impatto ambientale ha ribadito il suddetto parere non favorevole;
del giudizio n. 2139 del 21 febbraio 2013 del medesimo Comitato avente ad oggetto Piano
regionale per la tutela della qualit dellaria. Applicazione delle misure MD e MP. Presa datto e
del presupposto Piano regionale approvato con d.g.r. 861/c del 13,8.2007 e d.c.r. 79/4 del
25.9.2007.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Abruzzo e di Wwf Abruzzo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 aprile 2014 il dott. Alberto Tramaglini e uditi per le
parti i difensori lavv. Giannalberto Mazzei e lavv. Arcangelo Pecchia per la societ ricorrente,
l'avv. Distrettuale dello Stato Generoso Di Leo per lamministrazione regionale resistente, lavv.
Matteo Di Tonno e lavv. Claudio Di Tonno per il comitato controinteressato,l'avv. Herbert Simone
per l'associazione controinteressata;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con il ricorso introduttivo la societ ricorrente, ripercorse le pregresse vicende relative a programmi
di estrazione di idrocarburi nellarea Monte Pallano nel territorio del Comune di Bomba -risalenti al
D.M. 2.8.1967 di concessione di coltivazione poi rinunciata da AGIP per valutazioni di ordine
economico legate allalto costo dei trattamenti nonch a problematiche relative a fenomeni di
subsidenza che potevano interessare il bacino artificiale ivi esistente (diga di Bomba)- espone di
essere titolare di permesso di ricerca (d.m. 13 febbraio 2004) finalizzato a verificare la possibilit di
coltivazione del giacimento nella prospettiva di ottenere la relativa concessione. Espone di avere
cos effettuato ingenti investimenti per studi e ricerche pervenendo alla conclusione che le suddette
problematiche potessero essere superate e che lesistente giacimento di gas (riconosciuto
dallUNMIG con atto 21 febbraio 2008) potesse essere quindi sfruttato, cosicch presentava
listanza di concessione (20.2.2009).
Precisato che il rilascio della concessione da parte dello Stato tra laltro condizionato dallesito
positivo delle procedura di valutazione di impatto ambientale di competenza regionale, ha
evidenziato che il progetto di sfruttamento prevede la realizzazione di ulteriori tre pozzi di
estrazione (oltre ai due realizzati nellambito delle attivit di ricerca), la costruzione di una centrale
di raccolta e trattamento nonch la realizzazione di un metanodotto di collegamento con la rete per
un investimento di oltre 150milioni di Euro, segnalando che il progetto consente il superamento
delle problematiche di inquinamento atmosferico nonch di quelle legate ai fenomeni di subsidenza
(abbassamento verticale del piano di campagna) e di aver verificato con ACEA (gestore della diga)
gli eventuali rischi di tenuta dellinvaso connessi al programma di estrazione. Menziona in
particolare la relazione tecnica Marr-Jamiolkowski (Previsione della subsidenza indotta
dallestrazione di gas e valutazione delleffetto sulle strutture in superficie) in cui sono
compendiati i risultati dello studio effettuato da due consulenti esterni la cui competenza
riconosciuta a livello internazionale: in estrema sintesi, la relazione ha dimostrato che la
subsidenza potenzialmente indotta bassissima e non significativa (anche comparata a quella
dovuta a fattori naturali che durante lanno fanno oscillare larea tra i 20 e i 40 mm) e che, quindi,
non avr effetto sulle strutture di superficie presenti (tra le principali la diga di Bomba). Viene
precisato che il progetto prevede un sistema di monitoraggio che fornisce in tempo reale i dati dei
livelli di subsidenza, consentendo, nel caso di raggiungimento di valori soglia fissati in modo
prudenziale, di porre in essere tutte le misure mitigatrici e correttive, compresa linterruzione
dellestrazione, che consentano di rallentare o diminuire il fenomeno che comunque si
svilupperebbe nellarco di anni. Gli studi effettuati hanno tra laltro consentito al gestore della diga
di predisporre il programma di monitoraggio e di interventi, anche alla luce del quale la Direzione
generale delle dighe del Ministero infrastrutture e trasporti ha rilasciato (21.12.2010) il proprio
nulla osta sul presupposto della compatibilit dellattivit estrattiva con la diga esistente,
riservandosi una serie di misure nel caso emergessero fenomeni non compatibili con la sicurezza
dellinvaso.
Sopraggiungeva quindi il parere favorevole (5 luglio 2011) della Commissione per le risorse
minerarie sullistanza di coltivazione, con ulteriori prescrizioni in ordine ai monitoraggi e con la
previsione di una cabina di regia che garantisse il coordinamento degli interventi nellipotesi si
rendesse necessario il rallentamento o linterruzione dellestrazione. In ottemperanza alle suddette
prescrizioni la societ integrava il proprio piano di monitoraggio, ricevendone parere positivo dalla
Direzione dighe (29 maggio 2012).
Parallelamente si svolgeva in sede regionale la procedura di valutazione di impatto ambientale
avviata con istanza 15.3.2010.
La procedura si concludeva con il giudizio negativo n. 2139 del 10.4.2012 dellapposito Comitato,
fondato su tre motivi ostativi: il contrasto dellimpianto di trattamento con la Misura MD3 del Piano
di tutela della qualit dellaria; la mancata valutazione da parte dello studio di impatto ambientale
della quantit di acqua sottratta alle sorgenti a seguito dellestrazione; la circostanza che i sistemi
di controllo che la ditta propone sono finalizzati alla registrazione di fenomeni legati alla
subsidenza, che nel caso avvenissero innesterebbero un fenomeno irreversibile, con conseguenti
danni insostenibili sulla sicurezza della collettivit locale, circostanza questa che induce la
Commissione ad avvalersi del principio di precauzione.
Il provvedimento stato impugnato dalla societ in ordine a ciascuna ragione di diniego,
censurandosene vizi procedimentali, carenze istruttorie e motivazionali e segnalandosi lassoluta
mancanza di riferimento a valutazioni tecniche idonee a sostenere il giudizio finale.
Instauratosi il contraddittorio, con ordinanza 151 del 26 luglio 2012, considerati i motivi di parte
ricorrente, specie per gli aspetti tecnici collaborativi e/o oppositivi posti in procedendo si pone
come necessario un riesame da svolgersi in contraddittorio, questo TAR ha accolto la
domanda cautelare.
Lesito del riesame, di nuovo negativo, stato impugnato con due successivi ricorsi per motivi
aggiunti.
In particolare il Comitato VIA ha adottato il giudizio 2139 del 21 febbraio 2013 in cui ha espresso
lavviso sulle modalit di applicazione del Piano regionale per la qualit dellaria ed il giudizio
2315 del 20 novembre 2013 con cui, premesso che gli originari motivi ostativi sono stati
ampiamente esaminati e discussi in ottemperanza dellordinanza 151/2012, ha ribadito
lapplicabilit allimpianto della misura MD3 del Piano qualit dellaria confermando il predetto
giudizio 2139. Ha ulteriormente rilevato, in relazione al terzo punto, che le integrazioni fornite in
contraddittorio nelle sedute precedenti ed emerse nel verbale dellincontro tecnico con il
rappresentante del MIT rimangono incentrate su questioni di controllo e monitoraggio e procedure
autorizzative di competenza del Ministero e di ACEA, che non sono assorbenti della competenza di
questa commissione chiamata a valutare limpatto ambientale come definito allart. 5 comma 1 lett.
c del d.lgs. 152/2006 in applicazione del principio dellazione ambientale di cui allart. 3ter dello
stesso. Non quindi superato il motivo ostativo di cui al punto 3 relativo alleventualit di fenomeni
di abbassamento che potrebbero innestare eventi irreversibili con conseguenti danni insostenibili
sulla sicurezza della comunit locale.
LAvvocatura distrettuale dello Stato si costituita in giudizio per la Regione Abruzzo ed ha
depositato gli atti del procedimento nonch relazione difensiva del dirigente regionale con cui
lamministrazione replica alle censure sollevate.
Resistono altres allimpugnazione WWF Italia e il Comitato Gestione Partecipata del Territorio.
DIRITTO
1 - Il Comitato interveniente ha eccepito linammissibilit del ricorso introduttivo poich la procura
speciale conferita per atto pubblico ai difensori della ricorrente non sarebbe idonea a conferire il
potere di rappresentanza processuale in quanto non annoverabile tra quelle di cui allart. 83 c.p.c. e
comunque perch non farebbe alcun riferimento al presente giudizio.
Il collegio ritiene di condividere sul punto la replica della ricorrente nella parte in cui evidenzia gli
effetti sananti prodotti dalla procura speciale conferita dallamministratore unico della societ, stesa
a margine del successivo ricorso per motivi aggiunti. Lart. 182, comma 2, c.p.c. [Quando rileva
un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la
nullit della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la
costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o lassistenza, per il rilascio delle
necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della
stessa. Losservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si
producono fin dal momento della prima notificazione] prevede infatti la sanatoria dei suddetti vizi
e quindi anche delloriginario difetto di rappresentanza in conseguenza della costituzione della
persona cui la medesima spetta.
Il collegio ritiene di disattendere altres listanza del Comitato di estendere il contraddittorio ad
ACEA, soggetto concessionario della diga che produce energia elettrica destinata a Roma. Si tratta
infatti di soggetto che non ha partecipato al procedimento conclusosi con gli atti impugnati, gli
effetti dei quali non coinvolgono direttamente la posizione giuridica del medesimo. Deve perci
ritenersi che ACEA versi in situazione analoga a quella di tutti gli insediati nel territorio che
subirebbe limpatto del nuovo insediamento, e in particolare di coloro che si troverebbero esposti a
taluno degli scenari disastrosi variamente prospettati dalle parti resistenti e dalle osservazioni
presentate nel corso del procedimento VIA. Pur non potendosi disconoscere il loro interesse a
intervenire in giudizio, tali soggetti non possono essere tuttavia considerati parti necessarie non
venendo in discussione atti che dispongano direttamente dei loro interessi.
Quanto alleccezione della ricorrente sul potenziale conflitto tra Regione e Ministero delle
Infrastrutture che precluderebbe lassistenza in giudizio della prima da parte dellAvvocatura dello
Stato, va rilevato che alle due amministrazioni fanno capo procedimenti autonomi perci inidonei a
determinare la situazione censurata.
Va ancora rilevato in via preliminare che loriginaria ragione ostativa riconducibile alle
conseguenze dellintervento sulle sorgenti di acqua della Majella non stata riproposta nel
provvedimento di riesame, il che porta a ritenere che i successivi approfondimenti sono stati
considerati idonei a superare loriginaria valutazione negativa. Il Comitato non si esprime
espressamente sul punto (come si ritiene dovesse invece fare, visto che qualunque determinazione
assunta a beneficio di uno degli interessi configgenti deve potere essere eventualmente sindacata dai
soggetti portatori di interessi opposti), ma non vi dubbio che lintegrale riedizione del
procedimento abbia coinvolto anche tale questione, come daltronde emerge dai verbali del
Comitato, e che la stessa non sia stata pi ritenuta impeditiva allintervento.
Sono perci improcedibili le doglianze del ricorso introduttivo che coinvolgono tale aspetto. E
daltro canto infondata per la stessa ragione leccezione di inammissibilit dei motivi aggiunti,
sollevata anchessa dal Comitato interveniente e fondata sullassunto che la mancata reiterazione
dellimpugnazione su tale questione avrebbe determinato il consolidamento del relativo motivo di
diniego, autonomamente in grado di sorreggere il provvedimento da ultimo impugnato. E evidente,
infatti, che non vi era alcun onere di censurare un contenuto totalmente assente visto che dal
provvedimento impugnato con gli ultimi motivi aggiunti non emerge alcun riferimento in grado di
fungere da rinvio alla negativa determinazione contenuta nel giudizio 1929/2012.
2 - Poich il ricorso introduttivo e i successivi motivi aggiunti mettono per il resto in discussione il
complessivo operato del Comitato VIA, e considerato che lultima impugnazione ripropone le
censure originarie aggiornandole ai successivi sviluppi procedimentali, nella successiva trattazione i
motivi di impugnazione saranno cumulativamente considerati.
La prima delle questioni poste riguarda il giudizio negativo sulle emissioni in atmosfera alla luce
della normativa del Piano della qualit dellaria della Regione Abruzzo.
Va preliminarmente disattesa leccezione di inammissibilit/irricevibilit dei relativi motivi (e
conseguentemente dellintera impugnazione), sostenuta dalla Regione (cfr. memoria Avv. Distr. e
Relazione difensiva) e dal Comitato interveniente sulla base della considerazione che il Comitato
VIA aveva espresso il suo convincimento negativo gi nel giudizio del 21 febbraio 2013, che quello
del successivo 20 novembre si limitato a ribadire. Limpugnazione contestuale dei due giudizi
negativi renderebbe manifestamente tardiva quella diretta contro il reale atto lesivo.
Il collegio in senso contrario rileva che, dopo avere espresso lavviso dellapplicabilit della Misura
MD3 (divieto di insediamento di nuove attivit industriali ed artigianali con emissioni in atmosfera
in aree esterne alle aree industriali), il Comitato tornato ad occuparsi di tale aspetto sia nella
seduta del 1 agosto che in quella in cui stato espresso il giudizio finale, che infatti contiene una
esplicita determinazione sul punto fondata sulle considerazioni contestualmente espresse. Vi stato
perci un nuovo esame della questione con rinnovate ed assorbenti valutazioni rispetto alle
precedenti, tali da rendere il diniego da ultimo adottato non meramente confermativo del primo.
Quanto al merito della questione, il Comitato ha ritenuto lintervento precluso dalla previsione del
Piano regionale sulla qualit dellaria che stabilisce il divieto di insediamento di nuove attivit
emissive industriali e artigianali in zone esterne alle aree industriali, quale non quella interessata
allintervento. La societ ricorrente ribadisce le censure di carattere procedimentale, segnatamente
quelle relative alla mancata considerazione delle osservazioni presentate nel corso delle sedute,
ampiamente sostenute da pareri di esperti, lamentando che il Comitato ha disatteso lassicurazione
di sollecitare linterpretazione autentica della norma e cos chiarire i dubbi interpretavi che erano
stati espressi. Deduce ulteriormente che un insieme di elementi (il carattere di pubblica utilit
dellattivit estrattiva, lappartenenza al patrimonio indisponibile dello Stato delle risorse minerarie
e la veste di concessionario assunta dal privato, il necessario adattamento degli strumenti urbanistici
ai relativi provvedimenti dellautorit statale, la localizzazione necessitata nellambito della zona in
cui presente il materiale da estrarre) depongono per sostenere linopponibilit a questo genere di
interventi di eventuali preclusioni scaturenti dalla pianificazione regionale.
Il collegio ritiene di condividere le suddette censure nei termini di seguito precisati.
E da ritenere innanzitutto condivisibile la tesi di parte ricorrente allorch evidenzia la diversa
natura dellintervento in questione rispetto agli impianti industriali e artigianali considerati dal
Piano. E indicativo di tale peculiarit il carattere recessivo delle previsioni urbanistiche rispetto al
titolo per la costruzione degli impianti necessari allesercizio della concessione (art. 1, comma 82
quater, l. 239/2004). Pur non condividendo le considerazioni della ricorrente, secondo cui larea di
insediamento sarebbe perci da ritenere a destinazione produttiva, non sembra dubbio che la
normativa prefiguri quantomeno una deroga alla normativa urbanistica locale tale da consentire la
realizzazione di tale tipo di impianto anche in zone in cui la pianificazione lo escluderebbe. Lo
sfuggire di tali opere alla pianificazione urbanistica evidenzia una loro caratteristica, assente invece
negli interventi normalmente soggetti agli strumenti settoriali di disciplina del territorio. Si tratta,
cio, di interventi non pianificabili in quanto la loro localizzazione non dipende da scelte
imprenditoriali ma invece determinata dalla posizione del giacimento e che perci non sono
destinati a essere necessariamente collocati nellambito delle zone produttive. Lessere ascrivibile
alla categoria dellimpianto industriale non vale, perci, a predeterminare la loro collocazione
nellambito delle zone produttive e per tale ragione non possono essere assoggettati alle suddette
preclusioni automatiche del PQA, che invece presuppongono la non necessaria inerenza di uno
stabilimento ad un determinato territorio.
Il Comitato non effettua daltronde alcuna considerazione diretta a evidenziare che limpianto
potrebbe essere realizzato anche in zona produttiva, in ipotesi anche a distanza dal luogo in cui
avviene lestrazione. Non rileva, cio, che si tratti di una infrastruttura indispensabile all'esercizio
dellattivit estrattiva (art. 1, comma 82quater, l. 239/2004), unica circostanza idonea a depotenziare
la suddetta argomentazione.
Inserendosi nellambito dei principi derivanti da norme statali, la disciplina regionale non pu
perci prevedere preclusioni assolute, e sul punto si condivide, quindi, quanto ritenuto della sede
dellAquila del Tribunale (5 aprile 2012 n. 217) secondo cui il Piano Regionale per la Tutela della
Qualit dellAria (DGR n. 861/c del 13.8.07 e D.C.R. n. 79/4 del 25.9.07), nel prevedere il generale
divieto di attivit industriali e/o artigianali in zona agricola, non si riferisce a strutture cos peculiari
in disparte ovviamente linidoneit di una simile pianificazione regionale a prevalere (nel caso di
effettivi conflitti) sui diversi ed inderogabili principi della legislazione statale. Evero che la
sentenza citata era riferita ad un impianto per la produzione di energia elettrica da biomasse,
disciplinato da specifica norma (dallart. 12 comma 7 del decreto legislativo 387/2003) ma
sembrano evidenti le comuni caratteristiche che collocano tali impianti in un ambito non
assimilabile alle iniziative imprenditoriali private.
Il motivo di diniego sul punto, in quanto esclusivamente incentrato sulla preclusione da parte del
PQA, pertanto illegittimo.
Va tuttavia avvertito, come messo in evidenza nella richiamata sentenza, che ci non postula che
gli impianti possano sempre essere ubicati in zona agricola, dovendosi nella appropriata sede
istruttoria verificare la compatibilit della localizzazione dellimpianto con le peculiari esigenze
legate alla vocazione del territorio. Va cio tenuto fermo il fatto che limpianto pur sempre
destinato a essere collocato nellambito di un territorio la cui vocazione va necessariamente
considerata. Se infatti irrilevante la destinazione impressa dallo strumento urbanistico, invece
presente lesigenza che sia verificato limpatto prodotto sulle caratteristiche ambientali del territorio
in cui lattivit destinata a collocarsi. Invece che preclusioni di carattere generale e astratto, che
lintervento in esame non tollera, viene perci in considerazione la pacifica (anche tra le parti)
natura discrezionale della valutazione di impatto ambientale, che non pu essere confinata
nellambito di un mero riscontro di dati obiettivi e di natura tecnica da raffrontare con i parametri
derivanti dalla normativa di riferimento. Al contrario, tale valutazione si esplica essenzialmente in
un giudizio di comparazione degli interessi emersi nel corso del procedimento, di cui le evidenze di
natura tecnica costituiscono la base conoscitiva che non esaurisce il ben pi ampio processo
valutativo tipico della funzione. Ritiene cio il collegio che, superata positivamente la verifica in
ordine al rispetto dei parametri dettati dalla normativa applicabile allintervento, resta ancora tutta
da effettuare la valutazione discrezionale che costituisce lessenza del procedimento VIA, il che
presuppone la rappresentazione dellassetto ambientale del territorio considerato e la
puntualizzazione dei relativi fattori, con gli interessi in esso radicati quali emersi dal procedimento,
e quindi ladeguata considerazione dellinteresse alla cui tutela il procedimento in questione
preordinato, vale a dire delloggetto della tutela quale delineato dalle definizioni preliminari del
d.lgs. 152/2006. Correlativamente (cfr. art. 21 e 22, comma 3 lett. c) vanno considerati i principali
impatti sull'ambiente e sul patrimonio culturale che il progetto pu produrre e quindi la
alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e
temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di
relazioni fra i fattori (art. 5, comma 1 lett. c, d.lgs. 152/2006). In tale prospettiva il momento
decisionale deve pertanto farsi carico di dar conto di come tali alterazioni sono state valutate e quale
peso stato dato ai vari interessi configgenti.
Lesclusione della portata preclusiva del PQA perci non comporta, come invece sembra sostenere
la ricorrente, un esonero da ogni ulteriore valutazione in ordine allimpatto indotto dalle emissioni
in atmosfera con i fattori indicati dallart. 4, comma 4, d.lgs. 152/2006.
3 - Sulla questione del rischio subsidenza.
Loriginario giudizio negativo si esauriva nella seguente affermazione: i sistemi di controllo che la
ditta propone sono finalizzati alla registrazione di fenomeni di subsidenza che, nel caso si
verificassero, innesterebbero un fenomeno irreversibile, con conseguenti danni insostenibili sulla
sicurezza della collettivit locale, circostanza che induce la commissione ad avvalersi del principio
di precauzione e lordinanza cautelare mostra di essere essenzialmente funzionale alla
rinnovazione di tale giudizio, essendo tale contenuto provvedimentale quello pi esposto alle
censure motivazionali e in procedendo evidenziate in ricorso e di cui stato riscontrato il fumus.
Effettuato il riesame disposto con la suddetta misura cautelare, il Comitato ha rilevato che le
delucidazioni fornite rimangono incentrate su questioni di controllo e monitoraggio e procedure
autorizzative di competenza del Ministero e di ACEA che non consentono di ritenere superato il
motivo ostativo di cui al punto 3 relativo alleventualit di fenomeni di abbassamento che
potrebbero innestare eventi irreversibili con conseguenti danni insostenibili sulla sicurezza della
comunit locale.
La ricorrente, ribadendo le doglianze del ricorso introduttivo, lamenta la perdurante mancanza
dello svolgimento da parte dellAmministrazione resistente di una propria attivit che possa
qualificarsi come istruttoria e di un confronto con listante che possa dirsi effettivo,
evidenziando che nel giudizio finale assente qualsivoglia indicazione dello svolgimento da parte
del Comitato VIA di autonomi accertamenti e valutazioni tecniche dei presupposti di fatto e dei
documenti presentati su cui sia fondata la decisione negativa. Viene ribadito che il fenomeno
della subsidenza indotta dallestrazione di gas stato approfondito, esaminato e valutato sia dal
proponente che dallAutorit ministeriale specificamente competente a valutare i possibili effetti dei
progetti con le dighe esistenti, la quale giunta alla conclusione della piena compatibilit del
Progetto con la sicurezza della Diga di Bomba e la idoneit del Sistema di Monitoraggio e di
Interventi predisposto, cosicch linnescarsi di fenomeni incontrollabili ed i conseguenti eventi
catastrofici non trova alcun riscontro in dati tecnici o studi effettuati e deve pertanto attribuirsi a
mere congetture e/o supposizioni. Lo stesso richiamo al principio di precauzione non sarebbe
del resto correlato ad una rigorosa attivit istruttoria.
La relazione difensiva depositata dallAvvocatura distrettuale evidenzia che tanto laudizione del
Dirigente dellUfficio Dighe del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, sollecitata dalla
ricorrente ed effettuatasi nella seduta del 22 maggio 2013, quanto lautonoma istruttoria regionale
(concretatasi in visite di sopralluogo, acquisizione di valutazioni tecniche elaborate dal gruppo
lavoro coordinato dalla Provincia di Chieti e di osservazioni formulate sul punto dalle
associazioni ambientaliste e dai portatori di interessi) hanno portato a ritenere non superate le
criticit gi inizialmente rilevate posto che il monitoraggio della subsidenza non avrebbe
comunque fornito ex se adeguate e rassicuranti garanzie sulla reversibilit del fenomeno,
richiamando il principio secondo cui anche la semplice possibilit di unalterazione negativa va
considerata un ragionevole motivo di opposizione alla realizzazione di unattivit (con richiamo a
TAR Puglia 1341/2011 e TAR Toscana 986/2010), visto che la scelta discrezionale di non
sottoporre beni di primario rango costituzionale, qual quello dellintegrit ambientale, ad ulteriori
fattori di rischio che, con riferimento alle peculiarit dellarea, possono implicare leventualit, non
dimostrabile in positivo ma neanche suscettibile di esclusione, di eventi lesivi.
Nella memoria presentata in vista delludienza di discussione lAvvocatura distrettuale ha
sottolineato il punto segnalando lirrilevanza di un qualsiasi sistema di monitoraggio se, una volta
innescati fenomeni distruttivi, non vi comunque la possibilit di intervenire per fermarli.
WWF Italia ha da parte sua evidenzia che il principio di precauzione impedisce lapprovazione del
progetto in quanto coinvolgente unarea vincolata sotto diversi punti di vista: paesaggistico,
archeologico, idrogeologico sottoposta costantemente a gravi rischi per le numerose e importanti
frane attive e quiescenti, e i pericoli sono ampliati dalla presenza di una diga al di sopra del
giacimento. Evidenzia che le conclusioni tranquillizzanti degli studi depositati dalla proponente
sono basati su una metodologia che non convince, come ben dimostrato nelle Note del Gruppo di
Lavoro coordinato dalla Provincia di Chieti. Segnala ulteriormente che il progetto risulta
incompatibile con le pi ampie esigenze di tutela ambientale e con la vocazione del territorio
interessato.
Il Comitato intervenuto ad opponendum sottolinea che tutte le conclusioni cui sono pervenuti i
professionisti incaricati dalla ricorrente sono in chiave puramente probabilistica, cosicch qualora
la tesi della ricorrente dovesse essere inesatta o anche solo implicante delle conseguenze diverse
da quelle stimate, considerato che non stato citato alcun precedente ingegneristico paragonabile al
presente- i pregiudizi per lintera vallata del Sangro posta ai piedi della diga potrebbero riecheggiare
per intere generazioni, per cui in difetto di una simile prova sulla sicurezza della diga che
dovrebbe essere prossima alla certezza, non solo matematica ma anche fisica- deve
necessariamente applicarsi il principio di precauzione. Evidenzia che una simile incertezza
desumibile dalla stessa relazione tecnica di parte ricorrente, affermandosi in essa che rimane
comunque un ridotta possibilit che leffettiva subsidenza sia maggiore di quella calcolata in queste
analisi. Lincertezza nella previsione della subsidenza dovuta allincertezza nella stima dei
parametri di rigidit della roccia non pu essere eliminata senza un dispendio eccezionale di forze
per ulteriori test e campionamenti nella roccia, da cui emergerebbe come la stessa sia stata resa in
termini meramente possibilistici.
4 Il collegio ritiene che le considerazioni difensive delle parti resistenti meritano di essere in linea
di principio condivise. Il rischio considerato infatti talmente consistente, per la vastit del
territorio e della popolazione che ne subirebbe le ripercussioni (si paventa infatti il possibile
cedimento della diga descritta come tra le pi estese dEuropa, posta a monte della valle del fiume
Sangro densamente popolata e industrializzata) da giustificare linvocazione del principio di
precauzione qualora il soggetto proponente non fosse in grado di escluderlo con certezza. Non
spetta infatti allamministrazione, n ai soggetti coinvolti, prospettare la sussistenza di un rischio
reale ed immediato (e non meramente ipotetico) per la sicurezza e lambiente (come invece
sostiene la ricorrente: pag. 47 dei 2i m.a.), essendo invece onere del proponente fornire la prova che
esclude ogni situazione di pericolo, non potendo il dubbio, linsufficienza dei dati disponibili o
lincertezza scientifica risolversi a rischio del bene protetto (lambiente come sistema di relazioni
fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali,
agricoli ed economici, le cui alterazioni vanno considerate singolarmente che cumulativamente:
art. 5, co.1, lett. c, d.lgs. 152/2006), la cui consistenza nella fattispecie tale che la permanenza di
ogni margine di rischio determina la recessivit dellinteresse del soggetto proponente in misura
tanto maggiore quanto pi siano rilevanti i margini di incertezza e la gravit delle possibili
conseguenze. E perci onere del proponente dissipare ogni fattore di rischio, ma daltra parte
onere dellautorit procedente farsi carico di fornire adeguata motivazione delle ragioni che hanno
condotto a ritenere che dallattivit istruttoria emersa la persistenza di margini di incertezza tali da
rendere possibili gli scenari catastrofici e da giustificare il richiamo del principio di precauzione.
Risulta tuttavia evidente che anche la motivazione che sostiene il nuovo provvedimento negativo
presuppone un dato (il rischio dellinnescarsi di fenomeni irreversibili e comunque ingestibili) di
cui non d alcun conto. Non risulta infatti alcuna valutazione da parte del Comitato dello studio
presentato dalla societ, n dei contributi tecnico-scientifici depositati nel procedimento da vari
soggetti intervenuti, risolvendosi i provvedimenti in una premessa in cui sono richiamate le
osservazioni delle parti interessate presenti e nel dispositivo sopra trascritto.
In particolare nessuna delle deduzioni difensive delle parti resistenti (con ampi richiami ai rilievi
emergenti dagli atti acquisiti al procedimento, quali le osservazioni del gruppo coordinato dalla
Provincia di Chieti) in ordine ai limiti metodologici e alla inidoneit previsionale degli studi
presentati dalla ricorrente risulta dagli atti impugnati, ed appena il caso di richiamare il principio
dellimpossibilit di integrare in giudizio la valutazione discrezionale di cui il provvedimento
carente.
Deve infatti sul punto disattendersi la deduzione del Comitato interveniente (pag. 18, lett. c,
memoria del 27 marzo 2014) secondo cui nel parere 1.8.2013 n. 2273 il Comitato VIA avrebbe
puntualmente censurato lattendibilit dello studio proposto dalla ricorrente mettendo in evidenza
come fosse inverosimile ladozione dei parametri in base ai quali stata condotta la simulazione
su cui lo studio si basa e concludendo nel senso dellimpossibilit di effettuare una calibrazione del
modello per mancanza di dati reali, impedendo di comprendere la robustezza dei risultati ottenuti
dal modello. Si tratta, in effetti, di una critica radicale allo studio della ditta, ma il fatto che essa
non proviene dal Comitato VIA n dal suo presidente, trattandosi invece di intervento del
rappresentante di Legambiente, come specificato in verbale (pag. 3), a cui sono dedicati i cinque
capoversi successivi a quello iniziale, che fa unicamente riferimento alla relazione istruttoria
dellufficio che a sua volta si limita a ripercorre i passaggi procedimentali precedenti.
Manca perci una qualsiasi presa di posizione del Comitato VIA sulle questioni introdotte nel
procedimento sia da parte della ricorrente che dei soggetti che hanno presentato osservazioni. Non
emerge in particolare alcuna valutazione in ordine ai dedotti limiti intrinseci della metodologia di
studio della societ ricorrente n sono richiamate considerazioni di carattere tecnico-scientifico
dirette ad evidenziare margini di opinabilit della conclusione secondo cui il fenomeno della
subsidenza sarebbe limitato e comunque gestibile attraverso le misure predisposte con lufficio
dighe del Ministero e il concessionario dellinvaso. E daltronde il rinnovo del procedimento non
risulta essere stato condotto nella direzione dellapprofondimento della tematica, vale a dire intorno
al metodo della stima del rischio e degli eventuali margini di incertezza che lo stesso implica,
essendosi invece sviluppato verso la predisposizione di un piano di messa in sicurezza idoneo
qualora si verifichino effetti irreversibili (seduta del 23.10.2012), attivit che tuttavia viene poi
ritenuta in buona sostanza irrilevante in presenza di un rischio tale escludere qualsiasi possibilit di
previsione, contenimento o gestione controllata.
Dallintera attivit procedimentale non emerge perci alcuna valutazione sui margini di rischio
riscontrati e non eliminabili, sulle osservazioni presentate, sulle controdeduzioni di carattere
tecnico-scientifico acquisite nel corso del procedimento, cosicch il difetto di motivazione su tutte
le questioni rilevanti sembra al collegio manifesto.
5 Da tali assorbenti considerazioni consegue lannullamento dei provvedimenti impugnati con
conseguente necessit di rinnovazione integrale del procedimento.
La ricorrente aveva chiesto (con istanza diretta ad ottenere una misura cautelare in tal senso) che,
alla luce delle reiterate carenze dellattivit del Comitato, i membri del medesimo fossero sostituiti
con uno o pi commissari ad acta, da individuarsi tra personalit autonome e indipendenti con titoli
e specializzazioni adeguati al progetto da esaminare e in subordine che ad un commissario venisse
quantomeno affidata la presidenza in modo da assicurare il rispetto dei principi finora disattesi.
Il collegio ritiene che tale richiesta vada in questa sede disattesa visto che dalla presente decisione
sono enucleabili parametri idonei a orientare lattivit dellorgano e a metterlo in condizione di
effettuare le valutazioni di competenza basandosi su adeguata istruttoria e fornendo congrua
motivazione delle decisioni assunte su ogni questione rilevante.
Va in tale contesto considerato che le parti resistenti (in particolare il Comitato interveniente e
WWF Italia) hanno prospettato elementi di valutazione e interessi non considerati in vario modo
emergenti dagli atti del procedimento e dagli stessi verbali del Comitato VIA. Tali questioni non
possono tuttavia essere qui esaminate visto che esse non hanno costituito oggetto del giudizio in
quanto estranee al contenuto degli atti impugnati. Spetter pertanto allorgano decisionale
individuare gli aspetti rilevanti rimessi alla sua valutazione tenendo conto della possibilit che i
titolari delle diverse posizioni soggettive coinvolte facciano a loro volta valere i propri interessi
oppositivi impugnando uneventuale determinazione che non abbia in ipotesi considerato talune
questioni ritenute invece significative ai fini del giudizio finale.
6 - Va infine respinta la domanda risarcitoria, essendo tanto lan che il quantum della pretesa
dipendente dallesito della rinnovazione del procedimento.
7 - Le spese di giudizio vanno interamente compensate tra le parti, salva la ripetizione del
contributo unificato carico della Regione soccombente.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo sezione staccata di Pescara, definitivamente
pronunciando sul ricorso in epigrafe, come integrato dai successivi motivi aggiunti, lo accoglie e
per leffetto annulla gli atti impugnati con le ulteriori conseguenze indicate in motivazione. Rigetta
la domanda risarcitoria. Spese compensate, salva la ripetizione del contributo unificato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa.
Cos deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 17 aprile 2014 con l'intervento dei
magistrati:
Michele Eliantonio, Presidente
Dino Nazzaro, Consigliere
Alberto Tramaglini, Consigliere, Estensore




L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE










DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 22/05/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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