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Landi - Istituzioni Di Diritto Pubblico Del Regno Delle Due Sicilie - Parte1

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PUBBLICAZIONE DELL'ISTITUTO DI SCIENZE GI URIDICHE, ECONOMICHE, POLITICHE E SOCIALI DELLA UNIVERSITÀ DI MESSINA

GUIDO LANDI, ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO DEL REGNO DELLE DUE SIUILIE (1815-1861) Tomo I

MILANO - DOTT. A. GIUFFRÈ EDITORE - 1977
PUBBLICAZIONE DELL'ISTITUTO DI SCIENZE GI URIDICHE, ECONOMICHE, POLITICHE E SOCIALI DELLA UNIVERSITÀ DI MESSINA

GUIDO LANDI, ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO DEL REGNO DELLE DUE SIUILIE (1815-1861) Tomo I

MILANO - DOTT. A. GIUFFRÈ EDITORE - 1977

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DELL'ISTITUTO

p U B B L I C A Z I O N 1 __
DI SCIENZE GI URIDICHE, ECONOMICHE, POLITICHE DELLA UNIVERSITÀ DI MESSINA

------,
E SOCIALI

N. 1061

GUIDO

LANDI

ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLIUO DEL REGNO DELLE DUE SIUILIE
(1815-1861)

Tomo I

MILANO

- DOTT.

A.

GIUFFRÈ

EDITORE

- 1977

PUBBLICAZIONI
DELL'ISTITUTO DI SCIENZE GIURIDICHE, DELL'UNIVERSITÀ ECONOMICHE, DI MESSINA POLITICHE E SOC'IALI

l. 2. 3. 4.

5.
6. 7.

S. 9.
lO. 11. 12. 13. 14. 15. 1'6. 17. 19. 20. 211'. 22. 23. 24. 25.

is.

26.
27. 28. 29. 30. 3l. 3,2. 33. 34. 35. 36. 37. 3S. 39. 40. 41'. 42>. 43. 44. 45. 46. 47. 48. 49. 50. 51. &2.

5~.
54. 55. 56. 57.

MONACCIANI LUIGI, La tutela del credito navale, So, p. 32. PELLICANO PAOLO, Gli organi di collegamento nell'ordinamento corporativo italiano, So, p. 112. BODDA PIETRO, Lo Stato di diritto (a proposito di alcune recenti opinioni), SP, p. 416 (esaurito). ARENA ANDREA, La cessione della c.d. provvista cambiaria, So, p. 135 (esaurito}. ALBERTI ALBERTO, Ricerche su alcune gl08se alle «Istituzioni» e sulla « Summa Inatitutionum» pseudoirneriana, SO, p. 152 (esaurito}. VOCI PASQUALE, Risarcimento del danno e processo formulare nel diritto romano, SP, p. VI-lOl. LANDI GUIDO, La requisizione civile, So, p. IX-139. SCISCA Rocco, I contratti per persona da dichiarare, So, p. 59 (esaurito). PENSO GIROLAMO, La difesa legittima, 8°, p. 261 (esaurito). FALZEA ANGELO, Il soggetto nel sistema dei fenomeni giuridici, So, p. 204 (esaurito). BACCARI RENATO, L'efj!cacia civile nel matrimonio canonico, So, p. XII-1S7 (esaurito). TRIMARCHI V. MICHELE, Atto giuridico e negozio giuridico, So, p. 141 (esaurito). FALZEA ANGELO, Le condizioni e gli elementi dell'atto giuridico, 8°, p. 3.33 (esaurito). SILVESTRI ENZO, Le gestioni coattive, So, p. 149. LANDI GUIDO, La concessione amministrativa con clausola di esclusiva, 8°, p. 172 (esaurito ). BACCARI RENATO, La volontà dei sacramenti, SP, p. lS8 (esaurito). D'EUFEMIA GIUSEPPE, L'autonomia privata e i suoi li1"iti nel diritto corporativo, So, p. VII-S5. FALZEA ANGELO, La separazione personale, 8°, p. VII-217 (esaurito}. N ATOLI UGO, Il diritto soggettivo, So, p. 138 (esaurito). LANDI GUIDO, Ooncessioni di terre incolte ai contadini, So, p. 96. FALZEA ANGELO, L'offerta reale e la liberazione coattiva del credito re, 8p, p. XII-408 (esaurito). DE .sTEFANO GIUSEPPE, Il notorio nel proce880 civile, So, p. BS (esaurito l. NATOLI UGO. Il confiitto dei diritti e l'art. 1380 del cod. civ., SP, p. 192. SILVESTRI ENZO, L'attività interna della pubblica amministrazione, SO, p. 274 (esaurito). DD STEFANO GIUSEPPE, Oollisione di prove civili, So, p. IS2. MONACCIANI LUIGI. Azione e legittimazione, SO, p. X-408. LANDI GUIDO, Profili e problemi della giustizia amministrativa in Sicilia, So, p. 156. DE STEFANO RODOLFO, Per un'etica sociale della cultura. VoI. I. Le basi fil080fiche dell'umanesimo moderno, So. p. IV-349. ID., VoI. n, La cultura e l'uomo, 8°, p. IV-516. ID., Legge etica e legge giuridica. SO, p. IV-124. TRIMARCHI V. MICHELD, La clausola penale, So, p. IV-16B. FDRRARI GIUSEPPE. Gli organi ausiliari, 8°, p. XXIV-4'54. TRIMARCHI V. MICHET~E, L'eredità giacente, Bo, p. 96. GRAZIANI ERMANNO. Volontà attuale e volontà p1'ecettiva del negozio matrimoniale canonico, So, p. IV-20S. TRTMARCHI V. MICHELE, La legittimazione dei figli naturali, So, p. 12S,. NATOLI UGO, Limiti costituzionali dell'autonomia privata nel rapporto di lavoro, SO, p. 1&2. SILVESTRI ENZO, Il riscatto delle concessioni amministrative, SO, p. IV-31'G. PANUCCIO VINCENZO, La ces8ione volontaria dei crediti nella teoria del trasferimento, So, p. IV-230. DD STEFANO RODOLFO, Il problema del Diritto non naturale, So, p. IV-272. GAZZARA GIACOMO, Oontributo ad una teoria generale dell'accrescimento. SP. p. 234. MONACCIANI LUIGI, Il problema del processo in frode alla legge (in preparazione). DD STEFANO GIUSEPPD, La revocazione, SP, p. 269. MARTINES TEMISTOCLE, Oontributo ad una 'teoria giuridica delle forze politiche, So, p. IV-336. GAZZARA GIACOMO, La vendita Obbligatoria, So, p. IV-244. VILLARI SALVATORE, Il proce8SO costituzionale - Nozioni preliminari, SP, p. 160. BUCCISANO ORAZIO, La surrogazione per pagamento, 1, So, p. IV-H6. BDNTIVOGLIO M. LUDOVICO, La funzione interpretativa nell'ordinamento internazionale, So, p. IV-152. TRIMARCHI V. MICHDLE!, Appunti in tema di responsabilità precontrattuale (In preparazione ). CAMPAGNA LORENZO, I «negozi di attuazione» e la manifestazione dell'intento negoziale, So, p. VIII-264. DD STEFANO GIUSEPPD, Studi sugli accordi proces8uali, So, p. IV-I68. DD STEFANO GIUSEPPE, Oontributo alla dottrina del componimento proceBBuale, So, p. IV-212. Russo ENNIO, Evizione e garanzia (in preparazione). PANUCCIO VINCENZO, L e dichiarazioni non negoziali di volontà, So, p. VII-3S4. PANUCCIO VINCDNZO, La confessione stragiudiziale, So, p. IV-1212. DD STEFANO RODOLFO. Il problema del potere, SP, p. IV-ISO. NIGRO MARIO, L'appello nel processo ammini8trativo, I, So, p. XXII-56S. Non pubblicato. (Segue a pag. 3 dI oopertina)

r--DELL"ISTITUTO

PUBBLICAZIONI
DI SCIENZE GIURIDICHE, ECONOMICHE, POLITICHE

~
E SOCIALI

DELLA UNIVERSITÀ DI MESSINA

N. 1061

GUIDO

LANDI

ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE
(1815-1861)

Tomo I

MILANO·

DOTT.

A.

GIUFFRÈ

EDITORE·

1977

ABBREVIAZIONI
(Non sono indicate le abbreviazioni d'uso comune o intuitive)

Aff. ASN. Casso C.contr. cfp. circo CN Comm. Conco Costo CP CPGCC CR CSG CSi CStN

Affari.

= =

Archivio di Stato di Napoli. Corte suprema di cassazione (italiana). conforme parere.

= Consiglio delle contribuzioni.
(

= circolare.
Consulta de' reali domini di qua del Faro (di Napoli).

= = = =

Commessione (commissione). Concordato. Costituzione. Consiglio provinciale. Commessione de' presidenti della Gran Corte de' conti. Consulta generale del Regno. Corte suprema di giustizia.

=

Consulta de' reali domini di là del Faro (di Sicilia). reali domini di qua del Faro, tra il 17 febbraio 1848 ed il 9 dicembre 1852, e dopo il 13 luglio 1860).

= Consiglio di Stato di Napoli (denominazione della Consulta de'

d. d.P.R. GCCN GCCP istr. l., 11. ll.cc. ll.comm. Il.p.c. ll.pp. ll.p.p.

= =

ducato, ducati (moneta). decreto del presidente della repubblica italiana.

Gran Corte de' conti di Napoli.

=
=

Gran Corte de' conti di Palermo. istruzioni. legge, leggi.

= leggi civili. = leggi di eccezione per gli affari di commercio = leggi della procedura ne' giudizi civili. = leggi penali. = leggi della procedura ne' giudizi penali.

)
J

Codice per lo Regno delle Due Si. cilie

IV

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

Luog.gen. min. r. r.d. reg. SCC st.a.m. st.f.c. st.p.mil. st.pr.c. st.p.san. t.u,

=

Luogotenente generale ne' reali domini di là del Faro. ministeriale rescritto. real decreto talia). regolamento. Supremo Consiglio di cancelleria. (regno delle Due Sicilte) ; regio decreto (regno d'I(atto normativo o interpretativo).

= Statuto penale per l'armata di mare (1. 30 giugno 1819 e r.d. 2
luglio 1819). Statuto penale pe' reati commessi da' forzati e loro custodi (1. 30 giugno 1819 e r.d. 2 luglio 1819). Statuto penale militare per lo regno delle Due Sicilie (l. 30 gennaio 1819 e r.d. 5 marzo 1819).

= Statuto penale pe' reati de' presidiari e loro custodi (1. 29 maggio
1826). Statuto penale per le infrazioni delle leggi e de' regolamenti sanitari (1. 13 marzo 1820).

= testo unico.

PRESENTAZIONE

Questo libro espone le linee fondamentali del diritto pubblico vigente nel Regno delle Due Sicilie, dal 20 maggio 1815 al 14 febbraio 1861. La prima data è quella dell'atto sovrano di Messina, con cui, essendo venuto a fine il governo di Gioacchino Murat, il re Ferdinando IV riassumeva l'effettiva sovranità sui domini continentali. La seconda, è quella dell' ordine del giorno indirizzato dal re Francesco II all'Armata di Gaeta, nel momento in cui egli lasciava definitivamente il territorio del regno. È vero che, nella tradizione giuridica del regno d'Italia, gli atti del governo borbonico di Napoli furono riconosciuti efficaci soltanto fino al 7 settembre 1860, cioè fino al dì della partenza da Napoli del re e del governo, per raggiungere l'esercito operante tra Gaeta e il Volturno. Ma non ci pare che l'estinzione per debellatio dell'antico reame possa considerarsi consumata, finchè l'autorità sovrana continuava ad esercitarsi, riconosciuta dalle straniere potenze, su un lembo pur minimo di territorio, ciò che, del resto, implicitamente riconoscevano le stesse autorità del regno di Sardegna, che mai rifiutarono ai combattenti di Gaeta e di Messina la qualifica di legittimi belligeranti. Il che significa, malgrado i plebisciti dell'ottobre 1860, essere molto dubbio se, fino alla proclamazione del regno d'Italia (legge 17 marzo 1861, n. 4671), le autorità «garibaldine» o «piemontesi» operanti nel regno possano qualificarsi « legittime », o non debbano considerarsi piuttosto autorità di fatto insurrezionali,

VI

I stituzioni

del Regno delle Due Sicilie

oppure organi d'occupazione militare i cui atti furono convalidati ex post dallo Stato unitario, pur con non poche riserve e limitazioni. Definiti così i limiti cronologici della trattazione, è opportuno considerare che di nessun ordinamento giuridico si potrebbe dire, come si esprime l'Apostolo a proposito di Mel chisedec re di Salem, « sine patre, sine matre, sine genealogia, neque initium dierum neque finem vitae habens ». Ogni ordinamento, al contrario, affonda le sue radici nel passato, e contiene la premonizione d'un avvenire. Si comprende, quindi, che più volte vengano ricordate norme ed istituzioni anteriori al 1815 - particolarmente, dei governi di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, tanto benemeriti del rinnovamento amministrativo del regno - oppure si proietti innanzi lo sguardo, verso l'ordinamento unitario italiano. Chi scrive queste pagine ritiene opera di giustizia rimettere in luce quel monumento di sapienza giuridica - qual che sia poi l'apprezzamento politico - che fu l'ordinamento del regno delle Due Sicilie, obliato e dispregiato per faziosità d'indigeni e boria di forestieri. Tuttavia, in questo tempo ove son di moda le « dissacrazioni », l'aurore non si è proposto di scrivere un libro «dissacrante »: del resto, altri lo hanno fatto, ed è discutibile se ne abbiano tratto vantaggio la verità e la giustizia. Unità nazionale e libertà costituzionali erano, alla metà del secolo XIX, ineluttabili necessità storiche; e se esse si realizzarono nella forma della monarchia unitaria di Savoia, e non nella struttura federalista neo-guelfo, o in quella repubblicana unitaria mazziniana, o in quella federalista repubblicana propugnata da Carlo Cattaneo, dipese dalla circostanza che solo la prima era in grado di coagulare attorno a sè la maggioranza dei consensi, ed era quindi la sola veramente democratica. Chi si

Prefazione

VII

duole della mancata interpellanza delle masse popolah, ignora che, nel 1860, interpellate le medesime, la maggioranza sarebbe andata (se scorrette manovre non avessero, come fu per i plebisciti unitari; alterata la sincerità de ,l voto) alla Santa Fede. Ed in conclusione, i più « sinistri» dei nostri odierni « sinistri» debbono rallegrarsi che la monarchia di Savoia abbia schiuso la via per raggiungere, attraverso il suo «placido» (tranne che per pochi popolani di Napoli) «tramonto », la via ad altre concezioni politico-sociali. Questo significa, inoltre, che l'autore deve, per parte sua, dare atto dello stato di necessità in cui il governo unitario agì per la repressione d'un brigantaggio, degenerato da moto «partigiano» legittimista in anarchia delinquenziale, e rendere incondizionato omaggio al valore delle forze militari (in parte rilevante, tratte dallo stesso Meridione) che gli furono opposte, anche se devesi deplorare (dopo più d'un secolo) che il problema del mezzogiorno sia tuttora non risolto, nemmeno sotto il profilo della crescente delinquenza. Questo libro, perciò, non è «dissacrante », bensì «riconsacrante ». Non è mio proposito velare errori e colpe del governo borbonico (ma qual governo può esserne immune?); o riprendere gli scontati temi della polemica municipalista ed anti-piemontese; o negare che accanto ai faziosi ed ai profittatori, delle cui opere nefaste abbiamo tuttora tanto vive e rinnovate esperienze, vi fossero, tra i nemici della Real Casa di Borbone ed i fautori d'unità e libertà, uomini di gran cuore e d'alto ingegno, degni d'incondizionato rispetto. Vuolsi invece dimostrare che, se il regno doveva perire, ciò accadeva perchè esso rappresentava un elemento storicamente e politicamente superato; e non perchè fosse un congregato barbaro, degno d'essere assorbito e colonizzato da quei beoti d'Italia, che, come i

VIII

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

beoti dell'antica Tebe, erano però portatori d'alte virtù civili e militari. Il libro è costituito soltanto su fonti stampate, cioè sulle leggi e decreti pubblicati in raccolte ufficiali, sui reali rescritti e gli altri atti di governo contenuti nelle compilazioni del tempo, e sui testi giuridici prodotti da giureconsulti, il cui nome, immeritatamente, fu oscurato dal tempo, ma che dimostrano il grado di civiltà (europea, non municipale) del paese in cui nacquero, studiarono, scrissero, ed operarono. L'autore non ha potuto, soprattutto perchè impegnato da doveri pubblici, integrare le fonti con ricerche d'archivio; ma si augura che tali ricerche, sui documenti fin oggi sfuggiti ai cataclismi tellurici ed alle vicende dell' ultima guerra, possano essere da altri intraprese: il che consentirebbe di trasformare molti paragrafi in monografie. Devesi infine chiedere venia delle lacune e delle disuguaglianze inevitabili in così vasto e complesso disegno, e, soprattutto, di quelle che sono effetto di preferenze soggettive dell'autore per l'uno piuttosto che per l'altro argomento. L'autore, d'altra parte, ha curato di collegare la storia giuridica con la storia politica, come si avvertirà soprattutto dalle note, in modo da rendere (gli sia perdonata la presunzione) un utile servizio ai cultori dell'una come a quelli dell' altra.

INDICE-SOMMARIO
pago III
v

Abbreviazioni. Presentazione .

INTRODUZIONE FORMAZIONE E DISGREGAZIONE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE L Il territorio. 1. Origine e formazione del Regno delle Due Sicilie 2. Le frontiere 3. L'estensione, e le caratteristiche geofisiche II. La popolazione. 4. 5. 6. 7. 8. 9. II!. Consistenza, sviluppo e distribuzione della popolazione I caratteri regionali La nobiltà . li clero . li ceto medio Il proletariato del regno 12 14 18 24 28 31
1

4 8

Il governo. lO. Dal regime vicereale al congresso di Vienna del 1815 11. La forma istituzionale dello Stato . 36 42

IV. La disgregazione. 12. I fattori della disgregazione del regno 13l L'assorbimento del regno delle Due Sicilie nel regno d'Italia '48 57

CAPITOLO I IL POTERE SUPREMO DI GOVERNO I. Premessa. 14. Le norme fondamentali nelle monarchie assolute

65

x

Istituzioni del Regno delle Due Sicili e
pago
15.

Norme fondamentali dell'ordinamento del regno delle Due Si. cilie .

7l

II.

Le fonti del diritto.

16. Il Codice per lo regno delle Due Sicilie .
17.

18. 19. 20. 21. 22.

L'unificazione della legislazione amministrativa dopo il 1815 La gerarchia delle fonti . L'efficacia delle norme. I regolamenti delle autorità amministrative La consuetudine L'interpretazione

80 92 98 1()3 108 110 112

111. Il re. 23. La persona del re . 24. La successione al trono 25. I poteri del re come capo dello Stato 26. La nohiltà e gli ordini equestri .

116
125

130
142

IV. Il Consiglio di Stato ordinario ed il Consiglio de' ministri.
Consiglio di Stato ordinario e Consiglio de' ministri Ordinamento e funzioni del Consiglio di Stato . 29. Ordinamento e funzioni del Consiglio de' ministri .
27. 28. V.

151
159
170

La cittadinanza e i diritti fondamentali. 30. La cittadinanza 31. Persone fisiche e persone giuridiche 32. Le rimostranze de' Corpi giudiziari ed amministrativi 33. La lihertà personale e la circolazione delle persone 34. La religione 35. La stampa e gli spettacoli . 36. L'espropriazione per pubhlica utilità 37. Le contribuzioni generali di beni e di servizi
173

176
182 186

192

195
204 226

CAPITOLO

II

L'AMMINISTRAZIONE CENTRALE E GLI UFFICI DIPENDENTI I. Principi e norme generali dell'organizzazione amministrativa. 38. L'organizzazione amministrativa 39. I ministeri e la consulenza giuridico-amministrativa del Go· verno 229 23~

Indice-Sommario

XI

pago 40. Il personale amministrativo 41. Il rapporto d'impiego statale 42. Il trattamento di ritiro II. l Ministeri
e gli uffici

237 243 257

dipendenti. 263 267 270 272 281 289
297

43. La Cancelleria generale del regno ti la Presidenza del Consiglio de' ministri 44. Il Ministero degli affari esteri 45. Il Ministero di grazia e giustizia 46. Il Ministero degli affari ecclesiastici e della pubblica istruzione: a) gli affari ecclesiastici 47. Segue: b) la pubblica istruzione 48. Segue: c) il protomedicato 49. Il Ministero delle finanze: a) l'ordinamento 50. Segue: b) l'Amministrazione delle contribuzioni dirette. 51. Segue: c) l'Amministrazione del registro e bollo 52. Segue: d) l'Amministrazione de' dazi indiretti 53. Segue: e) la Tesoreria generale 54. Segue: f) il Banco delle Due Sicilie ed il Banco de' reali domini oltre il Faro . 55. Segue: g) l'Amministrazione delle monete 56. Segue: h} il Gran libro del debito pubblico e la Cassa d'ammortizzazione 57. Segue: i) il Tavoliere di Puglia 58. Segue: j} altre dipendenze del Ministero delle finanze 59. Il Ministero degli affari interni: a) Ordinamento ed attribuzioni 60. Segue: b) l'Amministrazione sanitaria 61. Il Ministero della polizia generale 62. Il Ministero della guerra e marina 63. Il Ministero della Real Casa, e l'Amministrazione della Real

300 318 330 340 347 353 357 364
372

376 381
387

396

~~
64. Il Ministero de' lavori pubblici 65. Il Ministero presso la luogotenenza generale di là del Faro, ed il Ministero per gli affari di Sicilia. • IIL Il Supremo Consiglio di cancelleria, e le Consulte.

~
414 429

66. Gli organi consultivi dell'antico regime e dell'occupazione militare 67. Il Supremo Consiglio di cancelleria: a) Ordinamento e funzionamento 68. Segue: b) AUribuzioni . 69. La Consulta generale del regno, e le Consulte de' reali domini di qua e di là del Faro: a) istituzione 70. Segue: b) ordinamento e personale

435 439 444 448 453

XII

Isti'tuzioni del Regno delle

Due Sicilie
pago

71. Segue: c) le riforme del 1848·1849 72. Segue: d) funzionamento ed attribuzioni

458 462

CAPITOLO

III

IL REALE ESERCITO E LA REAL MARINA I. L'ordinamento. 73. Dalla conquista di Carlo di Borbone all'invasione francese del 1799. 74. Dal ritorno di Ferdinando IV all'invasione francese del 1806 75. L'esercito regio di Sicilia dal 1806 al 1815 76. L'esercito e la marina di Giuseppe Bonaparte e di Gioachino Murat 77. Esercito e marina dal 1815 al 1820 78. Lo scioglimento dell'esercito e della marina nel 1821, e la ristrutturazione fino al 1827 . 79. Il comando generale del duca di Calabria, e l'ordinamento dell'esercito sotto Ferdinando Il . 80. Altri provvedimenti del regno di Ferdinando II: le compagnie d'armi in Sicilia, le guardie d'onore, la riserva del real esercito 81. Provvedimenti del regno di Francesco II 82. La real marina sotto Ferdinando II e Francesco II Il. Stato ed avanzamento degli ufficiali e de' souufficioli, 83. Dalla conquista di Carlo di Borhone alla restaurazione borbonica del 1815 84. La fusione degli ufficiali di Sicilia e di Napoli, e lo scrutinio del 1821 85. Ristrutturazione dei ruoli e delle carriere dal 1823 86. Trattamento economico d'attività 87. Trattamento di ritiro III. Il reclutamento de' Corpi nazionali dell'annata zione marittima. di terra, e l'ascri· 535 538 543 550 553

.469 477 485 488 494 503 510

520 527 533

88. Dalla conquista di Carlo di Borbone allo scioglimento dell'esercito e della marina nel 1821 . 89. L'ordinamento del 1823 90. L'ordinamento del 1834: a) organi del servizio di reclutamento, ferme, soggetti obbligati 91. Segue: b) operazioni di leva .

558 562 568 57~

Indice-Sommario

XIII

92. 93. 94. 95.

Segue: c) eccezioni dal marciare Segue: d) cambio . L'ascrizione marittima: a) ordinamento Segue: b) operazioni, eccezioni, cambi

pago 578 586 594 597

CAPITOLO

IV

L'AMMINISTRAZIONE CIVILE E LA BENEFICENZA I. L'Amministrazione provinciale. 96. Oggetto e metodo del capitolo 97. Le circoscrizioni provinciali 98. Le intendenze e gli archivi provinciali 99. Intendente, segretario generale, Consiglio d'intendenza 100. I rapporti d'impiego del personale d'intendenza 101. Il Consiglio provinciale . 102. Attribuzioni de' Consigli provinciali 103. Le spese provinciali . 104. Le opere pubbliche regie e provinciali: a) organi amministrativi e tecnici . 105. Segue: b) progettazione ed esecuzione delle opere pubbliche 106. La Guardia urbana Il. L'Amministrazione distrettuale. 107. Le circoscrizioni distrettuali 108. Le sottintendenze ed i sottintendenti 109. Il Consiglio distrettuale III. L'Amministrazione comunale. 110. 111. 112. 113. 114. 115. 116. 117. 118. 119. 120. 121. 122. Il Comune Le liste degli eleggibili Gli organi dell'amministrazione comunale Il sindaco e gli eletti . Il cancelliere archivario e i dipendenti del Comune Il cassiere . Il decurionato Disposizioni particolari per i comuni di Napoli, Palermo, Messina e Catania Le rendite del Comune: a) rendite patrimoniali Segue: b) proventi giurisdizionali Segue: c) dazi comunali . Segue: d) sovraimposizioni; e) privative Spese comunali 693 699 706 718 726 732 734 742 745 750 753 761 766 684 686 691 603 606 613 617 623 632 638 640 654 659 669

XIV

lstùueioni del Regno delle Due Sicilie
pago 770 779 785 787 788 797

123. 124. 125. 126. 127. 128.

Opere pubblicbe comunali Contratti comunali Riscossione delle rendite ed erogazione delle spese Lo stato discusso . La polizia urbana e rurale I Consigli edilizi . di beneficenza e luoghi pii laicali.

IV!. Gli stabilimenti

129. La beneficenza pubblica dall'antico regime alla restaurazione borbonica . 130. Stabilimenti di beneficenza e luoghi pii laicali . 131. I Consigli degli ospizi 132. Le Commessioni amministrative comunali 133. I monti frumentari

804 813 819 826 834

CAPITOLO

V

LA GIUSTIZIA I. La giurisdizione ordinaria. 841 844 850 852 855 861 862 865 868 874 876 878 888 890 895 897 899 902

134. Le leggi organiche dell'Ordine giudiziario 135. Le Corti supreme di giustizia 136. Le Gran Corti civili . 137. Le Gran Corti criminali 138. Le Gran Corti speciali 139. I giudici d'istruzione . 140. I Tribunali civili . 141. I Tribunali di commercio 142. I giudici di circondario 143. I conciliatori 144. I regi procuratori ed i regi procuratori generali 145. Lo stato giuridico dei magistrati 146. Doveri e garentìe dei magistrati . 147. L'esercizio della funzione giurisdizionale 148. Lo stato giuridico de' cancellieri 149. Gli uscieri . 150. Patrocinatori, avvocati e notai . 151. La giustizia nel regno delle Due Sicilie, in raffronto con l'organizzazione attuale II. La giustizia militare.

152. La competenza de' tribunali milìtarì 153. I Consigli di guerra .

905 909

Indice-Sommario

xv
pago

154. 155. 156. 157. 158.

L'Alta Corte militare . Il procedimento innanzi a' Consigli di guerra Il procedimento innanzi all'Alta Corte militare La Corte marziale marittima. Commessioni militari straordinarie

915 917 923 925 928

111. Il contenzioso amministrativo. 159'. La tutela de' diritti ne' confronti della pubblica amministrazione 160. La tutela ne' confronti degli atti amministrativi discrezionali 161. I reclami amministrativi . 162. Le leggi sul contenzioso amministrativo . 163. I giudici del contenzioso amministrativo 164. La Gran Corte de' conti nel sistema del contenzioso amministrativo 165. La Gran Corte de' conti di Napoli 166. La Gran Corte de' Conti di Palermo 167. Le attribuzioni de' giudici del contenzioso amministrativo 168. Oggetti di pubblica amministrazione: a) strade, acque e proprietà del demanio pubblico . 169. Segue: b) i beni dello Stato e degli enti pubblici, ed i contratti della pubblica amministrazione 170. Segue: c) opere e lavori pubblici. pubbliche contribuzioni, contenzioso militare, prede marittime, contabilità pubblica, diritti civici 171. Segue: d) Le autorizzazioni per stare in giudizio 172. Segue: e) tentativo di conciliazione tra privati ed amministrazioni pubbliche 173. Il contensioso di repressione 174. Il procedimento dinanzi a' Consigli d'intendenza ed alle Gran Corti de' conti 175. Il ricorso al Supremo Consiglio di cancelleria, o alle Consulte 176. Revisione d'ufficio di decisioni delle Gran Corti de' conti. 177. Esecuzione delle decisioni de' giudici del contenzioso 178. Ripartizione de' demani comunali: a) ne' domini di qua del Faro 179. Segue: b) ne' domini di là del Faro . 180. Il contenzioso del Tavoliere di Puglia 181. Il contenzioso della Sila . 182. Procedimento ne' ricorsi in tema di contribuzioni dirette. 183. I giudizi contabili: a) i conti morali 184. Segue: b) conti materiali de' comuni, province e pubblici stabilimenti 938

945
947

955
961 967 971 979 984 988

997

1013 1019 1024 1027 1033 1043 1047 1052 1059 1066 1070 1074 1076 1084 1089

XVI

Isticuxioni del Regno delle Due Sicilie
pago 1095 1100

185. Segue: c) conti materiali dello Stato 186. L'agente del contenzioso e la difesa delle Amministrazioni IV. I conflitti tra autorità giudiziarie ed amministrative. 187. Principi in tema di conflitti d'attribuzioni 188. Legislazione sui conflitti . 189. Procedimento per la soluzione de' conflitti V. La garentìa de' funzionari. 190. Legislazione sulla garentìa 191. I funzionari garentiti, ed i reati in officio 192. TI procedimento d'autorizzazione a procedere

1104 1107 1113

1117 1120 1126

CAPITOLO

VI

GLI ESPERIMENTI COSTITUZIONALI I. Influssi francesi e britannici agli inizi del secolo XIX. 193. 194. 195. 196. Premessa Il progetto di costituzione della Repubblica napoletana Lo statuto di Baiona e la costituzione di Gioachino Murat La costituzione siciliana del 1812 1129 1130 1134 1137

Il. La costituzione del 1820. 197. Costituzione di Spagna e costituzione di Napoli. 198. Caratteri della costituzione del 1820 199. n parlamento ed il potere legislativo 200. Il re, ed il potere esecutivo e giurisdizionale 1142 1144 1147 1150

In.

Le carte costituzionali del 1848. 201. Caratteri della costituzione del regno del 1848 . 202. La Costituzione del regno del 1848: a) il parlamento ed il potere legislativo 203.Segue: b) il re ed il potere esecutivo e giurisdizionale . 204. Lo statuto siciliano del 1848, e l'atto costituzionale di Gaeta tdel 1849 1153 1156 1161 1163 1167 1170 1195

Cronologia dei Sovrani regnanti nelle Due Sicilie Indice alfabetico degli scritti citati . Indice analitico aljobetico

INTRODUZIONE FORMAZIQNE E DISGREGAZIONE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

l. 1.

IL TERRITORIO

Origine e formazione del Regno delle Due Sicilie. -

La parte meridionale della penisola italiana, chiusa, tra il mare Tirreno ed il mare Adriatico, dalla selva di Terracina, dalle PaludiPontine, tano degli Abruzzi, dal fiume Liri, e dal robusto saliente monfino al fiume Tronto che lo separa dalle

Marche; le minori isole adiacenti; la Sicilia, non abbastanza unita con la terra ferma, nè abbastanza da essa divisa dallo stretto di Messina; ne d'Italia, talchè designò a lungo, denominava principato avevano raggiunto l'unità il nome di «regno nell'uso comune, di politica nel se· colo XII, sotto la monarchia normanna, prime tra ogni regio-

», senz'altro

attribuito, si e del ma-

quel che ufficialmente Puglia «regno

«regno

Sicilia, del ducato di estinzione

di Capua », e, più brevemente, rapida

di Sici-

lia» (l). La troppo

della discendenza

schile nella casa d'Altavilla trasferì il regno ad un'altra forte stirpe di governanti, gli Svevi della. casa di Hohenstaufen (1194); ma quando, con I'assolutismo illuminato di Federi-

(1) «Dei

Il titolo

completo

del

re di Sicilia, ducatus

al tempo Apuliae

di Carlo I ac principatus

d'Angiò,

era

:gratia

rex Ierusalem,

SiciIlae,

Capuae»:

AMARI, pp.

525, 561, 563, 564.
1.

1.

LANDI

.

2

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

1

co II, il regno si poneva tra gli Stati più progrediti d'Europa, nasceva la radice delle sue sventure, coinvolto, come fu, nella lotta tra Chiesa ed Impero. Al re Manfredi, (1266) la dinastia degli Angioini di Napoli. Avrebbe potuto tuttavia il regno avviarsi verso nuovi destini, che l'ambizione di Carlo ravvisava in una vasta espansione verso l'Oriente, se errori psicologici, forse più che politici, non avessero ravvivato, nosa rivolta, l'opposizione e poi fatto esplodere in sanguiforte in aliniziata per sostituire filo-sveva, particolarmente ultimo degli Svevi, la Santa Sede oppose Carlo d'Angiò: aveva inizio così

Sicilia. La guerra del Vespro -

l'angioino l'erede aragonese degli Svevi -

si concluse dopo che sanostili,

venti anni (1282-1302) con la pace di Caltabellotta, e l'altro Stato, dominati da dinastie irriducibilmente dovevano poi fronteggiarsi in lunghe guerre, nati i germi d'una discordia che ancora nel duceva amari frutti, nare (2). e che solo l'unità

zionò la divisione politica della Sicilia dal continente. L'uno e furono semisecolo XIX pro-

d'Italia potè elimi-

I due regni di Sicilia - poichè identica era la denominazione ufficiale, una volta che la dinastia aragonese ripudiava il titolo regio di « Trinacria

», e che la casa angioina non mu-

tava il titolo glorioso dei re normanni con quello, consuetudinario, di «re di Napoli» (3) - imbarbariti ed impoveriti
(2) AMARI,p. 7, vuole appunto prefigurare nella guerra del Vespro il conflitto tra Sicilia e monarchia horhonica, come risulta dalla sincera dichiarazione: «Il lihro che mi fo a ristampare, nacque dalle passioni che ferveano in Sicilia innanzi il 1848 s , (3) Il titolo di re di Sicilia, in luogo di quello di «re di Trinacria », riconosciuto gli con la pace di Caltahellotta (1302) e con la conseguente costituzione (12 maggio 1303) del papa Bonifacio VIII, fu riassunto da Federico II d'Aragona il 9 agosto 1314 (AMARI,p. 445), e perciò, nel medio evo, c rex Siciliae» viene detto tanto l'Aragonese di Palermo, quanto l'Angioino di Na· poli. Alfonso d'Aragona, allorchè riunÌ le due corone (1434) si disse c rex

1

Introduzione

3

dalle guerre esterne e dalle discordie intestine, caddero infine sotto dominio straniero. La Sicilia per prima, attratta nella sfera d'influenza aragonese, fu riunita alla corona iberica (1412); il reame di Napoli, conteso tra Francia e Spagna, rimase a sua volta in possesso della Spagna vincitrice (1504). l'inDell'antico regno di Ruggero e di Federico, si fecero due vicereami spagnuoli: l'isola ed il continente perdettero dipendenza, ma rimasero politicamente divisi.

Nè l'unità politica fu ristabilita quando la morte di Carlo II (1700) aprì la crisi della successione di Spagna, e segnò il definitivo declino della potenza spagnuola. Dopo il breve regno di Vittorio Amedeo II di Savoia in Sicilia (1714-1718), l'unione dell'isola con Napoli, assegnata dal 1714 all'imperatore Carlo VI, fu una semplice unione dinastica, che così rimase quando l'una e l'altro riebbero finalmente un re proprio, Carlo di Borbone (1734), il fondatore dell'ultima dinastia regnante nelle Due Sicilie. La crisi europea provocata dalla rivoluzione francese accentuò il distacco ed il conflitto. Nel 1799, Napoli si proclamò repubblica (4), mentre la Sicilia fu rifugio di Ferdinando IV

utriusque Siciltae s, e così i sovrani di Spagna, allorchè, dopo la e dehellatio s del ramo aragonese illegittimo di Napoli (1504), riunirono un'altra volta le due corone. La singolare duplicazione di titoli nuovamente si verificò tra il 1806 ed il 1815, allorchè Ferdinando IV di Borbone nell'isola, e Giuseppe Bonaparte, e poi Gioacchino Murat, nel continente, si intitolarono parimenti «re delle Due Sicilie» (ma i re francesi omisero tanto il richiamo alla e grazia di Dio », quanto i titoli «di pretensione» borbonici). Le espressioni «re di Napoli» e «regno» (o e reame ») di Napoli, sono (CROCE, a), p. 92) denominazione «spontanea e popolare, se anche non diplomaticamente giustificata s , ma non estranea all'uso ufficiale, se, per esempio, nel decennio francese si pubblica il Bullettino delle leggi del regno di Napoli. Rimase a lungo (e forse ancora rimane presso i ceti meno colti) nell'Italia settentrionale, la consuetudine di chiamare «napoletani» tutti gli italiani del sud. Nell'uso delle cancellerie diplomatiche, rimase invece, fino al 1861, l'espressione «Sua Maestà siciliana ». (4) n nome ufficiale, secondo i documenti del tempo ed il progetto di

4

lstùuzioni

del Regno delle Due Sicilie

2 felicemente

e della Real Famiglia,

e base della riconquista

conclusa dal cardinale Fabrizio Ruffo. Magistrati siciliani, destinati a tribunali d'eccezione, fecero mostra di spietato rigore verso i ribelli. Il 23 gennaio 1806, Ferdinando ancora una volta in Sicilia, mentre il continente IV riparò accoglieva i

re francesi, Giuseppe Bonaparte (1806-1808), e poi Gioacchino Murat (1808-1815): i due «regni », attratti l'uno nella sfera britannica, l'altro in quella napoleonica, furono di nuovo in guerra tra loro. E questo secondo, decennale soggiorno dei reali di Napoli in Sicilia, fu nefasto ai destini della monarchia meridionale, dando causa ad un groviglio d'incomche, esasperati dalle inframmettenze inprensioni e d'errori,

glesi, e non certo addebitabili ad una sola delle parti, scavarono tra la Sicilia e la dinastia, tra la Sicilia e Napoli, un abisso in cui il regno finì per precipitare in rovina. Perciò, la fusione dei due regni in uno solo, con il riconoscimento, nel congresso di Vienna (1815), del titolo di « Ferdinando I, re del Regno delle Due Sicilie» (1. 8 dicembre 1816) non riuscì a porre fine alla secolare divisione. Unione completa non vi fu mai sul piano giuridico-amministrativo. Sul piano politico, vi furono poi ininterrotti, aggregazione di territori rimasti estranei ed ostili. 2. Le frontiere. separati dal mare, e spesso drame reciprocamente matici, dissidi e contrasti, sicchè il regno apparve una forzata

-

Nel 1815, la frontiera

terrestre

del

Regno era sempre quella, antichissima,

segnata, da occidente

ad oriente, dalla selva di Terracina, dalle Paludi Pontine, dal Liri, dall'Appennino, e dal Tronto. Unico Stato confinante,
costituzione
COLLETTA, a), (AQUARONE, D'ADDIO,
IEGRI,

pp.

270 88.)

era «Repubblica

napolein

tana s , La denominazione

«Repubblica

partenopea

s è letteraria

(CORTESE,

II, 1957, p. 4).

2

Introduzione

5

lo Stato pontificio. Era, questo, potenza non militare, porti di buon vicinato; per di più, le ripetute,

con cui

il Regno, salvo episodici contrasti, manteneva tradizionali rapcontrarie espedi una rienze, non avevano scosso la fiducia nell'improbabilità

aggressione minacciante Napoli attraverso i territori della Santa Sede. La difesa di tale confine non soleva perciò destare apprensione. Ma, in verità, si trattava di linea tutt'altro che invulnerabile: si poteva penetrare nel Regno varcando il Tronto, oppure dalla strada di Rieti, le invasioni tentate per quest'ultima o da quella di Ceprano; via erano spesso riuscite, dal Tronto i piemonte-

fin dal tempo di Carlo d'Angiò; da Rieti per il passo d'Antrodoco entrarono gli austriaci nel 1820; si nel 1860 (5). La frontiera si appoggiava ad oriente alla fortezza, piuttosto modesta (piazza di 2 classe, r.d. 21 giugno 1833), di CiR

vitella del Tronto; ad occidente a quella di Gaeta, ed a quella, più arretrata, di Capua; dell'una e dell'altra, tuttavia, malgrado la fiducia che vi si riponeva (erano piazze di 1" classe) le esperienze del 1799, del 1806, del 1815, dimostravano come potessero essere sorpassate da una ardito invasore (6). Il
(5) COLLETTA, (in particolare, sulle dieci invasioni dal 1261 al 1806, b) pp. 453-454); ed in O'AYALA, 60 ss., la « nota» del maresciallo di campo Franpp. cesco Costanzo al re Ferdinando I (luglio 1815)_ I confini con lo Stato pontificio furono definiti con trattato ·26 settembre 1840 (pubblicato con r.d. 5 aprile 1852), integrato da una «convenzione addizionale o regolamento legislativo> del 14 maggio 1852, resa esecutiva con legge l° luglio 1852. I conseguenti scambi di territori furono resi esecutivi con r .d. 7 agosto 1852. (6) Nel l ?99, la fortezza di Gaeta si arrese ai francesi. Invece, Capua, che opponeva una buona resistenza, fu aggirata dagli invasori, che poi se ne impadronirono per patto d'armistizio (COLLETTA, I, pp. 379, 381 88., 395 a), ss.). Ugual sorle ebbe Capua nel 1806, mentre Civitella del Tronto, sotto il comando del maggiore Matteo Wade, resistè tre mesi, e cedette per fame quando i francesi erano però già padroni del regno; Gaeta, sotto il comando del principe Luigi d'Assia Philipstahl resistette fino al 18 luglio 1806, quando Giuseppe Bonaparte aveva già assunto la dignità regia, e si arrese con l'onore c1elfe armi (CQLtETTA, ), II, pp. 215 55., 239). Nel 1815, ~li auetrìaeì entraa

6

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

2 ed e

maSSICCIO montuoso dell'Abruzzo,

offriva bensì numerosi

ardui elementi di naturale difesa, ma rendeva difficili le comunicazioni tra i settori occidentale ed orientale di frontiera, pressochè impossibile, se il nemico lo avesse occupato, la difesa del settore occidentale, che ne veniva minacciato di fianco. Anche di ciò si era fatta esperienza nel 1799, quando le cinque colonne parallele avviate dal gen. Mack ad invadere gli Stati romani avevano perduto il collegamento, Guglielmo Pepe al passo d'Antrodoco ed erano state battute ad una ad una; e nel 1821, quando la sconfitta del gen. aveva provocato la quasi immediata caduta delle difese del Garigliano e del Liri, affidate al gen. Michele Carrascosa. Dietro questa linea, erano state ricostituite, col trattato di Vienna, le antichissime enclaves pontificie di Pontecorvo e Benevento perduti (7). Con esso, invece, andarono della Toscana Porto S. Stefano, Port'Ercole, definitivamente Talamone, Porto Longoi «Presidi» (Orbetello,

Monte Argentario,

ne), che avevano seguito le sorti del Regno dal 1557 (8), e
rono in Napoli il 23 maggio (COLLETTA, II, p. 479), mentre la fortezza di a), Gaeta, sotto il comando del gen. Alessandro Begani, resistette ancora fino al1'8 agosto, e capitolò con l'onore delle armi (COLLETTA, III, pp. 15 ss.). a) È evidente che, anche quando i difensori delle fortezze si comportarono da prodi, la loro azione fu priva di risultati decisivi per le sorti della guerra. Il che avvenne pure nel 1860·61, per le memorabili difese di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto. (7) Pontecorvo, dopo varie vicende feudali, era divenuta dominio pontificio nel 1463; nel 1806 l'imperatore Napoleone ne aveva fatto un feudo imperiale, dandone l'investitura, col titolo di principe, al maresciallo Bernadotte. Benevento aveva riconosciuto la sovranità della Santa Sede dal 1501; anch'essa, nel 1806, era stata costituita in feudo, col titolo di principe, a Iavore del signor de Talleyrand. Nel territorio napoletano, l'imperatore Napoleone aveva altresì infeudato Reggio, col titolo di duca, al maresciallo Oudìnot (1808), e, con lo stesso titolo, nel 1809, Taranto al maresciallo Mac Donald, Otranto al ministro della polizia Fouché, e Gaeta al ministro delle finanze Gaudin. (8) I Presidi della Toscana erano stati ceduti alla Francia nel 1801, con

2

Introduzione

7

ne erano basi avanzate, di non trascurabile interesse militare: se ne era avuta prova nel 1799, quando la colonna del gen. Roger de Damas, sfuggita arditamente all'accerchiamento cese, aveva riparato in Orbetello, mare nel Regno (9). donde era rientrata franper

Tutte le altre frontiere erano marittime. Si trattava d'una immensa distesa di coste, la cui efficiente difesa navale avrebbe imposto un onere sproporzionato alle forze del Regno, dal rilievo pur se i pericoli di sbarchi ostili erano attenuati ficili vie tra marina e retroterra.

impervio o dalla natura malarica in molti tratti, e dalle difPorti di commercio internazionale erano Napoli e Messina; sotto i re france si, aveva acquistato importanza anche Bari; gli altri porti erano piuttosto modesti, sebbene la difficoltà delle vie terrestri facesse spesso accordare preferenza ai trasporti marittimi di persone e di cose, e desse quindi una certa vita a porti, o semplicemente ad approdi ed ancoraggi, che attualmente languono, o più non esistono. La difesa della Sicilia, ed il suo collegamento con la terra ferma, erano principalmente concentrati nella cittadella di (risaliva al 1647), e preMessina, e nel sistema di forti, marittimi e collinari, intorno alla città: opera potente, ma antiquata ordinata, più che a difesa esterna, a reprimere velleità insurrezionali degli isolani. Il trattato di Vienna privò inoltre il regno delle Due Sicilie della sovranità nominale sull'isola di Malta, concessa in feudo, nel 1530, da Carlo V ai cavalieri gerosolimitani. Vi si

la pace di Firenze, ma erano stati restituiti dagli stessi abitanti al re Gioac· chino Murat, quando nel 1814 i francesi si erano ritirati, e quindi consegnati agli austriaci per un colpevole errore del gen. Giuseppe Lechi, bresciano al servizio di Murat (PIGNATELLI DI STRONGOLI, pp. 149·150). (9) COI,Lt:TI'A, a), I, pp. 371·372.

8

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

3

costituiva la temibile base che assicurava alla Gran Bretagna la preponderanza nel Mediterraneo c entrale, rifugio e centro d'attività di esuli siciliani. e che fu spesso

In conclusione, il Regno delle Due Sicilie, per quanto chiuso, secondo una pittoresca espressione di Ferdinando II, tra «l'acqua santa e l'acqua salata », era, militarmente, uno
degli Stati meno difendihili d'Europa.

3. L'estensione, e le caratteristiche geofisiche. sto territorio d'Abruzzo, comprendeva, in terraferma,

Que-

le attuali regioni

Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria,

salvo le rettifiche determinate dalla istituzione delle provincie di Frosinone (1926), Rieti (1927) e Latina (1934), che di centri, la cui storia è tutta legata al regno di Napoli, come Cassino (S. Germano, fino al 1871), Gaeta o Cittaducale, hanno a circa centomila la Sicilia. fatto comuni del Lazio (lO). La superficie del Regno, ammontava chilometri quadrati, di cui 25.707 rappresentano

Le comunicazioni terrestri erano, nella maggior parte del paese, difficili, per il prevalere dei territori montuosi, e per la scarsezza e la mediocre manutenzione delle strade, donde il pratico isolamento di centri, anche d'una certa importanza. Tipica (anche perchè ha più o meno persistito fino ai nostri giorni) la situazione della Calabria, la cui configurazione geografica rendeva quasi impossibile, nel senso della latitudine, il collegamento per terra tra versante tirrenico e versante io(lO) Le regioni erano entità storiche o geografiche, e non circoscrizioni od enti amministrativi, salvo il Molise e la Basilicata, che costituivano, ciao scuna, una provincia. La Costituzione della Repubblica italiana (art. 131) in. dividuò le regioni dell'Italia meridionale, come del resto quelle d'ogni altra parte d'Italia, sulla base dei «compartimenti statistici », utilizzati per la classificazione dei dati dei censimenti della popolazione (FERRARI, p. 5 e 48 ss.), dal che derivava anche una sola regione «Abruzzi e Molise s, che fu poi scissa. (I, eost, 27 dicembre 1963, D. 3).

3

Introduzione

nico, ed interponeva, in senso longitudinale, distanze fino a tempi a noi prossimi ingenti fra i tre capiluoghi di provincia. La- rete ferroviaria - che costituiva un «primato» italiano del Regno, poichè il primo tronco era stato aperto al traffico nel 1839 - era di circa 100 chilometri (11), ed univa la capitale con Capua, Castellammare, Nocera e Sarno (il prolungamento fino a S. Severino fu completato nel 1861; quello sino a S. Germano, o Cassino, nel 1862) (12). Perciò si preferivano spesso i trasporti da cabotaggio, marittimi, od talora affidati a modeste unità bandiera estera, sebil e del Regno, a Napoli nel

li navi battenti

bene, per un altro dei singolari «primati» primo piroscafo italiano fosse stato costruito 1818 (13). Di ciò soffriva ovviamente

il servizio postale,

v'erano comuni dove la posta giungeva appena una volta per settimana. Migliori le comunicazioni telegrafiche: trica, iniziata nel 1852, collegava tutte 1858 era stato inaugurato il cavo sottomarino la rete elete nel tra Reggio e le provincie,

(Ll) CANDELORO,p. 36. I dati non sono uniformi in tutti gli scrittori, proV, babilmente perchè riferiti ad anni diversi. (2) DE CESARE, I, pp. 263 55., e 111, pp. 81 55., dà varie notizie sulla a), concessione, accordata nel 1855 all'ing. Emanuele Melisurgo, per la costruzione della ferrovia Napoli-Brìndisi, ma non attuata, e' pubblica anche il testo del capitolato di concessione. Non diversa sorte ebbe la concessione della ferrovia dell'Abruzzo, accordata lo stesso anno al barone Panfilo de Riseis. Un programma di nuove costruzioni ferroviarie nel continente ed in Sicilia, approcato con r.d, 28 aprile 1860, non fu attuato per la sopravvenuta unificazione (DE SIVO,a), II, pp. 50-51). Vedi anche inira, § 36. (13) Specie dal 1823, la marina mercantile era stata oggetto di panicolari misure di protezione da parte del Governo, con risultati positivi per l'incremento delle costruzioni navali, ed anche con l'accrescimento numerico della gente di mare (nel 1834, v'erano 26.853 addetti alla pesca ed al cabotaggio, e 9.414 addetti al commercio marittimo con l'estero), ma anche con qualche inconveniente per gli esportatori, dato che I'ìndustrìa della navigazione faceva capo prevalentemente a Napoli, dove i produttori delle provincie dovevano solitamente rivolgersi per ottenere I'ìmharco della merce sulle navi nazionali, Il godere le riduzioni dei dazi d'esportasìone (CINGARI,lf' 161 88.),_ l

lO

Istituzioni del Regno dell e Due Sicilie

3

Messina (14). Lo stato delle comunicazioni deve essere tenuto presente per comprendere perchè, se dovunque era sentito il rapporto, per dir così verticale, con l'autorità centrale, assai meno intensi erano i rapporti tra le provincie, ta addirittura tra i centri d'una e qualche volcon la constessa provincia,

seguente difficoltà di formazione d'una comune coscienza politica, ma anche con la singolare persistenza di vere e proprie isole di cospirazione o d'agitazione antigovernativa, come nelle Calabrie o nel Cilento. Ma non bisogna nemmeno supporre che di tali deficienze fosse solo responsabile il cosiddetto malgoverno borbonico: ministrativa, anche se vi furono carenze d'azione amriconoscere che, tenuti inoltre nel si deve pure

debito conto i mezzi tecnici del tempo, ben altra cosa era aprire strade e ferrovie nella pianura del Po, che condurle per gli anfratti dell'Appennino; e non vi riuscì nemmeno presto e erano, ancor più d'ora, molto facilmente il governo italiano. Le caratteristiche naturali varie. Il forestiero,

che, di solito, si recava a Napoli o a Pae della Conca d'Oro, ed era facilla povertà d'altre zone, che per del governo (il che in parte era (il che era in gran

lermo, e di poco se ne allontanava, ammirava le campagne feraci della Terra di Lavoro mente indotto ad attribuire avventura visitava, all'incuria vero) ed alla neghittosità

degli abitanti

parte errato). È ben noto quanto il pregiudizio della ricchezza inesplorata delle terre meridionali dopo l'unificazione. Ma di boschi (ingentissimi sia stato a lungo nefasto i tagli disordinati per esigenze nella montagna,

sotto Gioacchino Murat,

della Marina militare francese) avevano sconvolto il regime idrogeologico, in modo del quale non sono ancora eliminate le conseguenze (15). Qua<si dovunque, il difetto d'importanti
(14) DE CESARE, a), I, p. 271. (15) Tuttavia, lo stesso re Gioacchino,

CQU

l, ?Q ~en~i~

1811, tentò d,\

3 corsi d'acqua perenni ,

Introduzione

11

il regime torrentizio

della maggior

parte degli altri, la difficoltà della ricerca d'acque sotterranee, che avrebbe richiesto, come tuttora richiede, impegni ingenti di capitali e d'attrezzature, impedivano lo sviluppo di un'aeragricoltura razionale e progredita. La vite, l'olivo, il grano,

no le colture più diffuse. La Sicilia, tranne le provincie, o

« valli », orientali, e la Conca d'Oro, era coperta dal latifondo,
così come rimase fino al 1950. PIaghe malariche erano le Paludi Pontine, la Piana di Sibari, parte della Piana di Catania. Gli stabilimenti industriali cantieri navali, la rinomaerano ta fabbrica d'armi di Torre Annunziata, e pochi altri -

concentrati quasi esclusivamente attorno a Napoli. Altre attività, come le filande calabresi, erano a livello artigianale, Queste industrie, protette dal Governo, dovevano naturalmente, con l'unificazione, subire duramente gli effetti dellaconcorrenza settentrionale (16). Le miniere siciliane furono a lungo in testa della produzione dello zolfo, ma, coltivate con tecniche arretrate, non resistettero più tardi alla concorrenza estera, ed il duro sfruttamento dei lavoratori le rendeva, nell'isola, causa di miseria più che di benessere. La ferriera della Mongiana, presso Stilo in Calabria, produceva prevalentemente Forze armate (17). per i bisogni delle

mettere riparo allo scempio, ma non sembra con buoni risultati (COLLETTA, a), II, p. 364); e la materia fu riordinata dal re Ferdinando I con l. 19 ottobre 1819, e quindi sotto il regno di Francesco I, con la legge forestale 21 agosto 1826, estesa alla Sicilia col r.d. 24 marzo 1827 (in/ra, § 64). (16) Sulla struttura industriale del Regno delle Due Sicilie, v. CARACCIOLO, pp. 572 55.; ed in particolare per l'economia della Sicilia, ROMEo, a), pp. 203 58. (17) Sulle ferri ere della Mongiana, v. CALDORA, 276 55., il quale ripp. corda l'opera svoltavi, come direttore, dal ten. col. Niccolò Landi tra il 1814 ed il 1816 (v. anche D'AYALA, 232), e ne cita le varie memorie sull'argomento, p. una delle quali pubblicata in Antologia militare, 1837, pp. 76 58. Più tardi (r.d, 6 dicembre 1852), il .re Ferdinando II, con altri provvedimenti intesi

12

Istìtuzioni

d el Regno delle Due Sicilie

4

Il paese, che una superficiale retorica dipingeva come un paradiso abbandonato, era, per la maggior parte, una terra aspra, faticosa ed ingrata, in cui, più che porre rimedio passato abbandono, gli ostacoli d'una era necessario aggredire, natura ostile e sconvolta. ad un con una qualità

ed entità di mezzi che, del resto, il tempo scarsamente offriva,

II.

LA POPOLAZIONE

4. Consistenza, sviluppo e distribuzione della popolazione del regno. - La popolazione, negli ultimi due secoli, era
continuamente aumentata. Le provincie continentali, spagnuola), contavano nel 1669 (sotto la dominazione tanti. Nel 1734 (agli ne avevano 3.044.562. 2.718.330 abiera salita a

inizi del regno di Carlo di Borbone) Nel 1775, la popolazione

a 4.300:000 abitanti; nel 1815, a 5.060.000; nel 1836, 6.081.933; ma diminuì per la strage del colera (18). La Sicilia non consente dati altrettanto variabili ed irrazionali mero

sicuri, per i criteri fiscali. Il

usati nei censimenti, e per il gran nuda Vittorio Amedeo II dava

di

denuncie false provocate da preoccupazioni ordinato nel 1714

censimento

983.136 abitanti, ma era probabilmente errato, perchè nel 1681 erano stati calcolati 1.011.072 abitanti, esclusi gli ecclesiastici e la città di Palermo, e non basterebbero a spiega-

a dare in~ntivo allo stabilimento alquanto decaduto (DE CESARE, a) I, pp. 32 56.) diede al villaggio di Mongiana, distaccato dal comune di Fabrizia, un singolare ordinamento di «colonia militare»: il direttore della ferri era (ufficiale superiore, capo della S' direzione d'artiglieria) esercitava le funzioni di sindaco, nonchè di supplente del giudice di circondario; l'ufficiale di dettaglio, le funzioni d'ufficiale dello stato eivile ; due ufficiali della direzione, quelle di l° e 2° eletto; il Consiglio d'amministrazione dello stabilimento, q.ueUQ del decurlonato ; ed il parroco ~i M~lwiana quelle di conciliatore .. (la) PE SlV(l, (Il, I. p. 66, .

4

Introduxione

13

re tale ingente diminuzione le 56.800 vittime del terremoto del 1693. Un altro censimento, ordinato nel 1748 e concluso nel 1770, dava 1.176.004 abitanti (19). Infine, nel 1846 fu possibile numerare di 6.177.859 abitanti nel continente, una popolazione abitanti alquanto e di 2.245.727 territorio,

nell'isola, col totale di 8.423.316, che nel 1856 era aumentato a 9.177.050 (20). Oggi, sul medesimo ridotto per le recenti aggregazioni di comuni a provincie del Lazio, vivono, secondo il censimento 1971 (d.P.R. 5 marzo 1973, n. 45), 16.398.765 abitanti, di cui 11.719.751 nelle, provincie continentali, e 4.679.014 in Sicilia: .la popolazione, cioè, in poco più. di un secolo, è poco meno che raddoppiata, malgrado i vuoti provocati, tra la fine del secolo scorso e gli inizi del presente, dalla grande emigrazione transoceanica, ed oggi, inoltre, dagli ingenti trasferimenti so le città industriali del settentrione La popolazione era ripartita abitanti nazionali, e circa di mano d'opera ver-

(21).

in modo molto disuguale.

Napoli, secondo un censimento del 1742, contava 305.000

100.000 stranieri residenti, senza contare le truppe del presidio (22). Nel 1860, numerava 447.065 abitanti, ed era la più grande città d'Italia (23).' Nei
suoi dintorni era la maggior densità di popolazione. continente, nessun capoluogo di provincia superava Ma, nel

50 mila

PONTIERI, ), pp. 35 ss. a DE SIVO,a), loe. cit. (21) Nel confronto con i dati del censimento 1961 (d.P.R. 31 gennaio 1963" 'n. 18) la popolazione delle provincie continentali segna un' lieve aumento (da 11.535.638 a 11.719.751), mentre quella siciliana è in lieve diminuzione (da 4.719.841 a 4.679.014). In Calabria, però, la popolazione segna un regresso di 57 mila abitanti. (22) BOUVIER LAFFARGUE, 33, et p. (23) DORIA, . 233. La, popolazione di Napoli al 24 ottobre 1971 ,'era, di p 1.226.59'4 abitanti, e cioè la città prende il terzo posto, dopo Roma e Milano.
(20)

(l9)

------abitanti,

14

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie non raggiungeva i 20 mila (24). Alcu-

5

e qualcuno

ne zone erano addirittura spopolate. Eccezion fatta per la Puglia (25), naturalmente pianeggiante, e per alcuni centri marittimi, come la stessa Napoli, Salerno e Reggio, la popolazione, dai primi secoli del medioevo, per ragioni di sicurezza, o per sfuggire la malaria, aveva abbandonato le coste e le terre basse, e si era stabilita sulle alture. In Calabria, per esempio, specie lungo la riviera ionica, quasi tutti gli abitati marittimi sono sorti dopo il 1860, e debbono la loro origine alla ferrovia, che ha determinato anche il trasferimento sedi dei pubblici uffici verso la zona meglio collegata. In Sicilia, Palermo, centro storico e politico, e come pretendeva di chiamarsi, «capitale» dell'isola, contava 194.463 abitanti. Seguivano Messina - secondo centro marittimo e commerciale del Regno, dopo Napoli (ma la ricorrente con 203.324 abitanti fino a quello del calamità dei terremoti, delle

1783, li aveva più volte falciati); e Catania, con 68.841 abitanti. Nessun altro centro raggiungeva 50 mila abitanti; sebbene nelle zone occidentali, dominate dal latifondo, la popolazione stabile si addensasse in grossi borghi rustici, di parecchie migliaia d'abitanti (26). 5. 1 caratteri regionali. Se dovessimo applicare alla

popolazione del Regno delle due Sicilie il concetto di « nazionalità », di comunanza, cioè, d'origine, di lingua, di cultura e di storia, ignorando che essa apparteneva so preponderante tutta alla nazione italiana, dovremmo affermare che quel popolo, per l'influsdei fattori storici su quelli etnici, linguisti-

(24) CANDELORO, V, pp. 52·53. (25) Dove anzi Bari aveva avuto il più intenso sviluppo demografico, da 18.000 abitanti nel 1800 a 41.000 nel 1861: CANDELORO, V, p. 53. (26) PONTIERI, a), pp. 44 S5.

5

Introduzione (questi ultimi, ben poco differenti nelle parti

15

ci e culturali

continentale e insulare, e semplici specificazioni della stirpe, della lingua e della cultura italica), andava distinto in due « nazioni»: la «nazione napoletana» (un certo nazionalismo con intento poleminapoletano appare negli ultimi atti ufficiali del governo borbonico, e negli scrittori della stessa parte, co verso il movimento unitario) (27), e la «nazione siciliana », cui si rifà il separatismo insulare, quello politico estintosi solo dopo il 1860 (ed effimeramente rivissuto tra il 1943 ed il 1950), e quello letterario, di cui fu esempio, nel secolo XVIII, lo sforzo dell'abate Meli per l'affermazione della ciliana (28).

« lingua» si-

È certo, che la fusione di «napoletani» e siciliani nello Stato unitario, più rapida nelle classi colte, più lenta - come di solito avviene rate certe particolarità nelle altre, dimostrano che non di «nain cui si erano esaspedella Sicilia e noi zioni » si trattava, ma di settori etnici, fosse la distinta «coscienza nazionale»

regionali. Ma, bene o male fondata che

(27) N on era certo assente la coscienza nazionale italiana, nei limiti di quella tradizione culturale che risaliva al Petrarca; e se ne veda un esempio nella circo Min. Affari interni, 6 dicembre 1838, cit., in/ra, capo IV, nota (357), dove testualmente si afferma l'italianità della Sicilia. Ma, dopo gli eventi del 1848, queste manifestazioni venivano evitate, per l'equivoco politico cui potevano dare luogo. E così, nella gala per l'avvento al trono di Francesco II (26 luglio 1859) una tarantella del maestro Giaquinto fu presentata come «danza nazionale », eseguita nei costumi delle provincie del regno, dalle quali era rappresentata «la nazione» (DE CESARE, ), II, p. 38). Si veda, ancora, a nel proclama di Francesco II «ai popoli delle Due Sicilie» (Gaeta, 8 dicembre 1860: in QUANDEL, pp. 108 ss.) l'insistenza: « ... il mio cuore napolitano batte indignato... lo sono napolitano... i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua è la mia lingua •.. ». Ad una «nazionalità» napoletana si rtferiscono ancora gli scritti di DE SIVO, b); di CAVA;e vedi anche la professione di fede antiunitaria dello stesso DE SIVO, a), I, pp. 26 8S., e più tardi quella federali sta di INSOGNA, 315 S8. pp. (28) Il e regionaliemo s imposto dal governo repubblicano dopo il 1970 non ha nessuna affinità con le aspirazioni ad una restaurazione borbonica, in

16

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

: 5

riteniamo fosse in maggior parte male fondata, e retriva, ed illiberale, anche se la storiografia del risorgimento ne ha fatto spesso I'apologia, per ciò solo che si opponeva al governo horbonico·essa fu un dato di fatto, politicamente d'estrema cidella non vitalità - del nel 1814, era levanza, e forse la causa principale Regno.

A ben vedere, anche il Regno di Sardegna,

stato ricomposto con tre parti eterogenee: gli antichi domini sabaudo-piemontesi (anch'essi tanto vari, dalla Savoia al Novarese), i territori dell'estinta repubblica di Genova, e la

forma separati sta o federali sta (neo-guelfa), rimaste in vita dopo il 1860 (TESSITORE) molti decenni, se, fin verso il 1925, un periodico dal titolo Il neoper guelfo, con testata intrecciata di gigli, pubblicava si in Napoli (la stampa meridionale è ignota a SPRIANO: edi però CROCE, ) II, p. 400). Il legittimismo v b borbonico non potrebbe tendere che a ricostituire l'unità super-regionale dell'Italia meridionale, al più distinguendo i due -«domini », peninsulare ed insulare, come soggetti d'autonomia. Si può ricordare, a titolo di. semplice curiosità, l'opuscolo di MAZZIOTTA, proponeva un movimento di «azione cattolica Ieche gittimista », per riorganizzare l'Italia in «impero federale» (sic), nel cui quadro i discendenti della reai Casa di Borbone (vivevano allora Alfonso conte di -Caserta e suo figlio Ferdinando duca di Calabria) avrebbero regnato _ Napoli e su Sicilia, l'una e l'altra reciprocamente autonome. Per contro, il regionalismo odìerno nasce dalla disgregazione dello Stato unitario del 1861, e lo sgretola in minori entità, che nell'Italia del sud o non hanno tradizione politico-amministrativa, oppure hanno soltanto una tradizione provinciale (Basilicata e Molise). In sostanza, il regionalismo è un fenomeno di dissoluzione municipalistica, che si riporta a situazioni bene antertori al 1861. li regionalismo siciliano ha invece un'origine, tutta propria, nei movimenti -indipendentisti éd autonomisti svio luppatisi dalla fine del 1943, in concidenza con la occupazione angl.o-amerieana e con la fine del regime fascista, e nei primi tempi rassomigliò molto al separatismo del secolo XIX (anche nel legame con elementi torbidi e retrivi), pur se, -dopo il 1950, fu riassorbito dal regime repubblicano italiano. -È documentata nell'epigrafe marmorea apposta sulla facciata del palazzo reale di 'Palermo, ribattezzato dalla bigotteria repubblicana «palazzo dei- Normanni s ,: la pretesa- dell'assemblea regionale; d'essere l'erede del parlamento del regno di Sicilia, e gran parte della pubblicistica indipendenti sta e autonomista delle origini si richiama allo «inganno» dell'annessione. Vedi, per esempio, RAFFAELE, pp. 395 5S.; i documenti pubblicati da COSENTINO RONDÈ;nonchè- LA LOGGIA, DI p. 84, «antico autonornista s , ma, dichiaratamente, «antisèparatista» ed e antifederalista ».

5

Introduzione

17

Sardegna, che, per quanto· unita alla monarchia sabauda dal 1718, conservò fino al 1848 una propria individualità politica, e quasi nazionale. Ma le superstiti velleità repubblicane di Genova, ed il particolarismo sardo, rappresentavano ben poco, per. superficie e per popolazione, rispetto alla compatta organizzazione aristocratica e militare del vecchio Piemonte. La Sicilia rappresentava, invece, un quarto del territorio, ed un terzo della popolazione del Regno, chiusi dentro un confine naturale, che dava una realtà fisica alle secolari contrapposidello Stato, rimasta esclusa dai rivolzioni. Parte sì ingente

gimenti politici e sociali provocati dalla rivoluzione francese e dall'impero napoleonico, era ancora, nel 1815, un relitto del secolo XVIII, con la conseguenza che spettò al governo borbonico continente scuotere interessi, erano privilegi, preconcetti, che nel dei già superati, attirandosi l'avversione

conservatori per quel che in tale azione v'era di rivoluzionario, e quella dei progressisti per quel che aveva d'autoritario. E poichè il governo era in Napoli, e le nuove strutture tico-amministrative erano quelle introdotte nelle provincie continentali, La separazione polidai re francesi

i siciliani furono indotti a creil risultato di fattori

dersi vittime d'una estranea dominazione. era essenzialmente psicologici, anche se non era perciò meno grave ed effettiva. Non v'era differenza di diritto politico tra i due gruppi, ed anzi le leggi amministrative di Napoli furono il più delle volte estese alla Sicilia con adattamenti; mento amministrativo; pri privilegi, si attuò un certo decentrasi tennero separati, tranne che in certi dal servizio militare obbliga-

periodi, gli impieghi civili; si conservarono all'isola veri e procome l'esenzione torio (29), e dalla quasi totalità dei monopoli fiscali

(inlra,

(29) Il r.d. 19 marzo 1834 (in/ra, §§ 90 ss.) stabiliva (art. 8) che «la leva si farà sulla popolazione dei due reali domini di qua e di là del Faro », ma
2.
LANDI •

I.

18

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

6

§ 52). Nè si può dire che i benefici del governo si riversassero a preferenza sulle provincie continentali, o che vi fosse un disegno preordinato d'opprimere l'isola. Ci si aggirava, piuttosto, in un circolo vizioso, per cui i siciliani consideravano con diffidenza e con insofferenza facesse, mentre il governo, tutto quanto a Napoli si messo a sua volta in sospetto ed

m dispetto, reagiva spesso con maldestra durezza. Mancava quindi, nel Regno, una comune coscienza di popolo. Le forze che, dall'una e dall'altra parte, avrebbero potuto cooperare in vista d'un bene comune, si isterilivano in perpetui conflitti; si riproponeva in coincidenza d'ogni crisi politica il pericolo d'una scissione; e poichè, in pieno secolo XIX, lo Stato peninsulare non poteva rinunciare alla Sicilia, nè la Sicilia poteva vivere avulsa dalla penisola, il contrasto finì soltanto con l'assorbimento nell'unità italiana. di tutti i territori del Regno

6. La nobiltà. -

La struttura sociale presentava, nel connelle provincie continentali, gli

tinente ed in Sicilia, certi caratteri differenziati. Nel 1815, erano spariti, ultimi residui politici della feudalità, ed aveva pieno vigore

nessun contingente di leva fu mai chiesto alla Sicilia, dove il tentativo di procedere al reclutamento obbligatorio, negli anni 1818·1820, era stato causa non minore dei moti di quest'ultimo anno (Relazione dell'Arcivescovo di Palermo sui casi dal 15 al 22 settembre 1866, Firenze, 1866, p. 21, cito da NICOTRI, 131; p. DE STEFANO ODDO, . 231). Di questa disabitudine fu effetto l'insuccesso del e p decreto 14 maggio 1860 del dittatore Carrbaldi (BRANCATO, 139 ss.). Nè mepp. no deludente fu all'inizio, ed anzi fu non ultima causa della ricordata sommossa palermitana del 1866, il d.lgt. 17 febbraio 1861, n. 31, che, secondo NI· COTRI, . 127, «produsse una vera epidemia brigantesca. A Palermo si arrivò p ad avere in un anno 4.000 renitenti di leva ». Su tale fenomeno, vedi anche DE STEFANO ODDO, p. 231.233, i quali ridimensionano le cifre, e rilevano e p gli errori, psicologici, politici ed amministrativi, del governo italiano.

6 il principio d'eguaglianza

Introduzione

19 affermatosi

civile,

completamente

nelle leggi del decennio napoleonico. tuttavia, l'importanza Questa nobiltà, cui, per tradizione, pariva singolarmente numerosa.

Non era venuta meno, che, tra l'altro, ap-

sociale della nobiltà,

però, non era del tutto omogenea (30). erano riservati gli alti uffici di Corte (di-

V'erano, al vertice, gli eredi della grande feudalità del Regno, venuti privi di contenuto politico), della diplomazia, e che avevano base economica in proprietà fondiarie ancora consistenti, malgrado le leggi eversive dei feudi.
..
. ...• -:----:--.

erano della maggior parte dei casi relativamente

__ __ __ ._-----------

I suoi titoli, peraltro,
recenti, per-

chè concessi, dal secolo XVI in poi, dal governo spagnuolo, per il quale queste concessioni erano abituale strumento di p~Iiti~i:'~d ~-~~h;-dTfi;anza.-Sotto- il governo borbonico, erano state ancora acqusite insigni verso la dinastia, alla maggiore nobiltà per meriti famiglie nuove, come gli Acton, in-

(30) Sulla nobiltà del regno al tempo di Carlo di Borbone, SCHIPA, II, pp. 172 8S.; ed agli inizi del secolo XIX, BLANCH, pp. 31 ss, La nobiltà di cui a), si parla nel testo è quella ereditaria, o di prima classe, secondo la 1. 25 gennaio 1756 «dichiarativa dei vari gradi di nobiltà ». Essa consisteva C nella nobiltà che chiamano generosa; e si verifica allorquando nella continuata serie dei secoli una famiglia è giunta a possedere qualche feudo nobile, o che per legittime pruove consti ritrovarsi la medesima ammessa tra le famiglie nobili di una città regia, nella quale sia una vera separazione dalle civili, e molto più dalle famiglie popolari, o pure sempre che abbia l'origine da qualche ascendente, il quale per la gloriosa carriera delle armi, della toga, della chiesa o della corte avesse ottenuto qualche distinto e superiore impiego, o dignità, e che li suoi discedenti per corso di lunghissimo tempo si fossero mantenuti nobilmente facendo onorati parentadi senza mai discendere ad uffici civili, e popolari, nè di arti meccaniche ed ignobili». La stessa legge definiva la nobiltà di «privilegio », che era personale, e connessa all'esercizio di determinati uffici o professioni, e quella di terza classe, ossia «civile». Secondo CALÀ ULLOA, 253, Ferdinando II ebbe poca cura per la nobiltà, povera e nup. merosa, che perciò «spoglia di speranze, inclinò a nuove forme di stato s ,

20

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

6

glesi d'origine (31), ed i Nunziante (32). Vi era poi una numerosa nobiltà minore, specie nelle provincie, con mezzi economici spesso modesti, e che quindi si indirizzava non di rado alla magistratura, o alla professione legale, tenute in gran conin cui aveva cercato d'attrarla Carlo un'into, o serviva nell'esercito,

di Borbone (33), o nelle carriere civili più distinte. Essa quindi aveva una funzione di ceto medio, pur manifestando vincibile ripugnanza alle attività mercantili, parte i quadri dell'organizzazione no alla dinastia, e forniva in gran

civile e militare del Regno.

Tuttavia, la nobiltà meridionale non riuscì a creare, attoruna forza ed un sostegno, pari a quelli che diede alla casa di Savoia l'aristocrazia piemontese. Il che non significa che la nobiltà non ne fosse capace, o che la dinastia non lo meritasse. Non bisogna dimenticare di Borbone pretese cessione, parte della nobiltà aveva riconosciuto Nel che la casa legittime le regnava solo dal 1734. Durante le guerre di suc1799, non pochi di essa

della causa d'Austria.

avevano aderito alla repubblica, ed erano stati colpiti da una reazione improvvida e sanguinosa. Altri ancora, specie della nobiltà minore che viveva d'uffici civili e militari, avevano servito i re francesi, e nel 1820 si erano compromessi nel moto carbonaro, ed avevano soggiaciuto, a loro volta ad una repressione, se non sanguinosa, certo vessatoria. Si perpetuava in sostanza nella nobiltà del regno di Napoli un'irrequietezza
(31) Sir John Edward Acton (nei documenti italiani, il cavaliere Oiovanni Acton), dei baroni di Shropshire (ACTON,a), pp. 199 ss., ed in/ra, cap. III, nota 18). In questo caso, il re aveva dovuto superare la resistenza dei e sedili» (DORIA, p. 230). (32) Vito Nunziante, di Campagna, ammesso nell'esercito col grado di colonnello di fanteria, dopo aver comandato il reggimento di fanteria e Montefusco» nell'armata del cardinale Fabrizio Ruffo, fu tenente generale, ministro di Stato, e fu nominato marchese di San Ferdinando nel 1817 (o'AYALA. pp. 4.73 ss.). (33) Sui reggimenti di fanteria nazionale, injra, § 73.

6

Introduzione

21

caratteristica fin dal medioevo, che, del resto, era effetto dei ripetuti mutamenti delle dinastie regnanti, determinati da forze esterne. Centoventisette vano essere sufficienti per rapporti, anni di regno fortunoso, stabilire -una tanto non potesolida rete di

come quella che, tra la monarchia

e la nobiltà pie-

montesi, affondava le sue radici in secoli remoti, specie in tempi nei quali andava svalutandosi l'importanza politica delle aristocrazie. E perciò, ancora una volta nel 1860, parte della nobiltà aderì ben presto al regno d'Italia, che altra parte continuò a dimostrare Borbone, fu soprattutto sentimentale rilievo politico quasi nullo (34). Se il contributo piuttosto, della nobiltà continentale non valse molto per il consolidamento della dinastia, la nobiltà siciliana fu, e l'attaccamento, ma di a lungo per la casa di e cavalleresco,

fonte di non lievi difficoltà (35). Già nella secon-

(34) La caratterizzazione politica del legittimismo, a Napoli come in altre parti d'Italia, fu del resto vietata dal /10/1 expedit, alla cui obbedienza i legittimisti, come cattolici osservanti, non erano in grado di sottrarsi. Nella stampa liberale, ed anche nei documenti ufficiali dei primi tempi dell'unità, sono il più delle volte nominati congiuntamente «clericali» e e borhonici >. Da ciò gli sforzi di movimenti clericali c integrali », come quello della e Società cattolica italiana per la libertà della Chiesa in Italia» (1865·66) per distinguersi dal legittimismo, e specialmente in Napoli dal borbonismo (SPADO. !,INI, pp. 50 55.). Il movimento clericale andò poi democratizzandosi sempre più (fino alla costituzione, nel 1919, del partito popolare italiano; e non è qui il caso di ricordare sviluppi più recenti), rompendo ogni legame col legittimismo, Vedi anche CROCE, ), II, pp. 309 55.; 393 55. b (35) DE SIVO,a), I, p. 99, dice che in Sicilia «la nobiltà ... scende quasi tutta dai conquistatori normanni, ed è ricca e potente per sangue e territorio. V'han 117 principi, 61 duchi, 217 marchesi, più che mille baroni, ed innumerevoli nobili senza titolo». Secondo PONTI ERI, b), pp. 92 55., alla lìne del secolo XVIII si contavano 142 principi, 95 duchi, 788 marchesi, 95 conti, 1274 baroni, oltre un numero imprecisato di persone che si fregiavano di titoli abusivamente : ma la maggior parte dei titoli più alti era stata accordata dal governo spagnolo, dimodocchè accadeva che titoli meno elevati (i re normanni non avevano conferito che quello di conte) fossero più pregiati, perchè più antichi. Tuttavia, ben poche famiglie potevano provare discendenza nor-

22

Istituzioni del Regno delle

Due Sicilie

6

da metà del secolo XVIII, il governo borbonico aveva dovuto impegnarsi a raffrenare stocrazia feudale certe insofferenze medievali che l'ari(36). per IV aveva dovuto ritirarsi dell'isola manifestava verso la Corona

Quando, nel 1806, Ferdinando

la seconda volta in Sicilia, i rapporti tra la dinastia e la nobiltà, che era ancora la classe incondizionatamente furono guastati da un groviglio d'incomprensioni. manifestando tatto il governo, dominante, Mancò di

maggior fiducia, e largendo che avevano seguito il re di considerare provincie la

più spesso benefici, ai fedelissimi

da Napoli, e dimostrando troppo palesemente continentali. Ma difettò di generosità

la Sicilia non più d'una base per il recupero delle stocrazia siciliana, danno l'aveva quando giudicò favori resi arbitraria

e di senso politico l'aria stranieri e con

doverosa protezione accordata

dal re a chi con rischio

accompagnato (37), ed

distrazione

delle risorse dell'isola lo sforzo militare cipazione alla coalizione antinapoleonica viva l'agitazione per mantenere

imposto dalla parte. (38), ed i tentativi

legittimi sta nei domini di qua

manna; gine. della pure

molte I dati nobiltà

provenivano aveva

dalla Spagna più d'una (come sono e per

o dall'Italia

peninsulare; personaggi perchè all'estero. stranieri al

per di più d'oscura v'erano orino-

il governo

spagnolo numerici, di più

volta nobilitato osserva feudi

peraltro titoli,

ScHIPA, II, significativi, residenti

p. 172, a proposito a città, op-

continentale),

scarsamente contro o a famiglie
a), pp.

bili insigniti (36) (37) al servizio de Bourcard, tria patria pieghevole (38) Settimo,

che appartenevano

ad enti laicali

o ecclesiastici, 213 ss.; donde siciliano brigadiere loro?

PONTIERI, b), pp. Il Parlamento regio dell'allora nell'isola;

74 ss, i napoletani generale una pae il non la bio lettera, comandante la fede siccome

nel la

1812 considerava nobile

Vito Nunziante: essi a maledire Napoletano dal nel

«E non avranno
l'onestà,

i miei figliuoli ..• ed avranno animo del padre mia, e qual forestiero Sull'ostruzionismo disastrosa ministro di guerra

io, tienmi alla

emigrato dei

la Sicilia!» opposto e marina delle

(D'AYALA,p. 484). parlamento forze armate, votazione denunciata da Ruggero

lanci, e sulla 64-65, 68-69.

situazione

1812-13, v. AVARNADI GUALTIERI,pp.

6

Introduzione

23

del Faro. L'inserzione della politica inglese in un ambiente consumato da suscettibilità e da malcontenti ebbe poi per effetto l'umiliazione vrano a concedere della ca sa regnante (39), e forzò il sol'effimera costituzione del 1812, la
CUI

rivendicazione, dopo il 1816, consentì ad una parte della nobiltà siciliana d'atteggiarsi a tutrice della libertà dell'isola, mentre si era trattato piuttosto d'uno strumento per consolidare, sotto un più o meno scoperto protettorato inglese, il predominio della classe privilegiata (40). La partecipazione che ebbero, nel secolo XIX, al governo borbonico alcune notevoli personalità dell'aristocrazia siciliana (41), non vale a contestare che, nel complesso, l'apporto che essa diede alla vita del regno fu prevalentemente focolaio d'opposizione negativo, in quanto si trasformò in un separatista, alla fine assorbito dal momunicipale, manifestantesi

vimento unitario e democratico. Ciò non toglie, che in essa non mancò un certo patriottismo ancora (42).
(39) Sulle ingerenze inglesi nell'introduzione del governo costituzionale, del resto notorie, e sul successivo abbandono della costituzione siciliana al suo inglorioso destino, v. anche ACToN, a), pp. 649 55., 701 ss., 708 55. (40) PONTI ERI, b), p. 375, osserva che «nella costituzione siciliana del 1812 i napoletani della restaurazione non vedevano ciò che di moderno e di buono vi si conteneva e che derivava da fonti inglesi; la giudicavano, al contrario, un prodotto feudale, avente lo scopo di perpetuare anacronistiche prerogative di caste, ed un particolarismo regionalistico di stampo affatto medievale, ma per nulla rispondente agli effettivi bisogni del paese ». Ma la verità è che quanto vi era di «inglese» era il prodotto d'astrazioni dottrinarie (cfr. POINTIERI, pp. 372-373), di dubbia vitalità, se, come afferma lo stesso PON· b), TIERI,b), p. 373, la condotta dei fautori del regime costituzionale fu «inetta, faziosa, turbolenta, e spesso, costituzionalmente, anche illegale ». (41) Per esempio, i due principi Statella del Cassero, Francesco, capi. tano generale e ministro di Stato sotto il regno di Ferdinando I, ed Anto· nio, ministro degli affari esteri dal 1830 al 1840, e presidente del Consiglio dei ministri nel 1860; il marchese Giovanni Battista Fardella di Torrearsa, tenente generale, e ministro della guerra nel 1821, e di nuovo dal 1830 al 1837. ("42) PONTIERI, b), p. 99.

in opere di civile munificenza, molte delle quali rimangono

24

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

7

7. -- Il clero. -

Il popolo delle Due Sicilie era tutto catil Cattolico fin dal 1493; la di fronte all'invalicabile
l

tolico: gli ebrei, abbastanza numerosi un tempo in Sicilia, erano stati espulsi da Ferdinando riforma protestante si era arrestata

muro oppostovi dal governo spagnuolo (43); dimodochè cattolici erano soltanto stranieri residenti

non

nel regno, dove,

beninteso, non era consentita nessuna attività di culto pubblico o di proselitismo. Sopravviveva il rito greco, con il pro· prio clero, nelle colonie albanesi (44).

(43) Carlo di Borbone, con editto 3 febbraio 1740, autorizzò gli ebrei a stabilirsi nel regno, ma l'ostilità del ceto dei negozianti, del basso popolo, e del clero, lo indussero poi (18 settembre 1746) a ristabilire il divieto (SCA. DUTO,I, p. 400; SCHIPA,II, pp. 104 ss.). Il tribunale del Santo Uffizio, cioè: l'inquisizione di Spagna, fu introdotto in Sicilia nel 1487 (DE STEFANO, 126; p. PITRÈ,p. 1), o comunque nei principi del secolo XVI (SCADUTO, p. 320). Ce. I, lebrò l'ultimo autodafè nel 1732 (PONTIERI, ), p. 123)' e non, come erroneaa mente ritiene COLLETTA, I, pp. 83 ss., nel 1724; ma questa data ha avuto a), maggior risonanza per l'opera del MONGITORE. soppresso con decreto del re Fu Ferdinando IV, 16 marzo 1782, essendo vicerè di Sicilia il marchese Caracciolo, che vi diede esecuzione con solennità, e ne informò l'amico d'Alembert, il quale vi dedicò un articolo entusiasta sul- Mercure de France (sulla soppressione del Santo Uffizio in Sicilia, PONTIERI, a), pp. 122 ss.), Invece, nel continente il tribunale del Santo Uffizio «al modo di Spagna» non fu mai introdotto, per l'opposizione dei napoletani, che più volte esplose in tumulti popolari; funzionava bensÌ l'inquisizione ordinaria «sufficiente ai bisogni d'ÙD paese in cui l'eresia non attecchì mai profondamente, e le cui sporadiche manifestazioni venivano con eguale rapidità e severità represse» (DORIA, p. 150 p e 152). Secondo SCADUTO, p. 309, i napoletani si opponevano «non tanto I, perchè si credesse un organo superfluo o perchè fosse dipendente da stranieri, da Roma o da Spagna; quanto principalmente perchè non adoperava la procedura ordinaria canonica, ma un'altra sommaria che privava d'ogni guarentigia e mezzo di difesa il giudicabile s, L'ultimo di tali conati fu compiuto verso il 1740, tentando l'autorità ecclesiastica di far presa sull'educazione spagnola del re Carlo di Borbone, ma suscitò la reazione delle autorità civili, specialmente manifestatasi con una coraggiosa consulta della real Camera di S. Chiara (ScHIPA,II, pp_ 138 66.). (44) La chiesa di rito greco era in parte un residuo della dominazione bizantina, sopravvissuto dopo la conquista mussulmana (sulla sua consistente presenza in Messina, ancora nel secolo XVII, SAMPERI, p. 181 88.), ed in p

7

Introduzione

25

Nel regno esistevano, 'verso il 1860, ventisei sedi arcrvescovili, settantotto sedi vescovili, dieci prelature nullius dioeceseos (45). Molte sedi erano di remota antichità; ma alcune erano state istituite sotto il regno di Ferdinando fidava nel contributo II, il quale dei vescovi per la conservazione della

moralità pubblica (46). Nei confronti di questo numeroso episcopato, e del clero, parimenti numeroso, che ne dipendeva, la tradizione amministrativa del regno non aveva del tuttoabbandonato i concetti giurisdizionalisti del tempo di Bernardo II furono accolte Tanucci, pur attenuati dal concordato del 1819; tuttavia, negli ultimi tempi del regno di Ferdinando alcune istanze, per una diminuzione delle ingerenze dell'autorità civile nelle materie ecclesiastiche (libertà di convocazione dei sino di provinciali, e di pubblicazione r.d. 18 maggio 1857) che, presentate dei relativi atti: in una conferenza epi-

parte guenti, rebbe Napoli,

(come - ancor Il culto grottesco

oggi)

raccoglieva altra non «Dittatore

le

popolazioni del regno,

albanesi,

immigrate

in se·

Sicilia, "in Calabria,

ed in qualche comunità del XIV

parte soffrì nullo

nel 1448, ed anni persecuzione, (GaribaldD, alla bolla chiesa

di tali

mai alcuna il regio

e -par-

il decreto Benedetto

dell'Italia la

meridionale)

26 ottobre

1860, che dichiara veniva «i la

exequatur
della

Etsi

Pastoralis 'di
scopato l'isola esercizio da Crispi, rava certo di attrarre

(concernente

disciplina contro i quali

cattolica dell'epìnel-

di rito greco, la latino), in tutte del

cui esistenza e proclama: le lotte

garantita tirannide,

gli empiètements si sono ogni libertà albanese, di rito il tentativo

greco-albanesi,

distinti

contro

godranno

pel pieno non ìgnogreco) (fallii~) es· e

culto

ortodosso-orientale come siciliano,

s , Ma poichè erano

il decreto «cattolici il

è controfirmato

il quale, che

e per di più d'origine

i greco-albanesi allo

di Sicilia

non e greco-ortodoesì sere pubblicamente tolinea il' ridicolo poichè la dittatura era implicitamente spiega bile cattolica. (45) (46) solo

s (SCADUTO, , pp. 700 ss.) è evidente I scisma orientale praticato professava (GILlBERTI, p. 1). Il DE la libertà allo le di coscienza,

le dette comunità

cui rito

non poteva infatti,

SIVO, a), II, p. 213, sotla perfidia: culto il greco-ortodosso

di quel decreto, autorizzato,

ma non ne ha compreso

e non era necessario scisma prelature e Siracusa

un provvedimento di politica

ad hoe,
anti-

come istigazione

cioè come atto allora esistenti.

COMERCI, p. 36, elenca Diocesi di Noto,

Trapani

(DE SIVO, a), I, p. 73).

26

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie e fu introdotta

7

scopale del 1850, erano state respinte (47),

l'autorizzazione degli ordinari diocesani per la stampa e pubblicazione dei libri (r.d. 27 maggio 1857). Era questa una conseguenza dell'isolamento politico del governo, il quale era indotto, contemporaneamente, ed a prevenire cause d'attrito a rafforzare nella gerarchia eccon la Santa Sede, con cui si era più numeroso di quanto infatti un'elevaclesiastica del Regno sentimenti di gratitudine e di devozione, trovava sempre più legato da comuni interessi. Il clero, secolare e regolare, ne. L'accesso agli ordini non fosse necessario per l'assistenza spirituale della popolaziosacri determinava zione sociale, che si estendeva, nella pubblica estimazione, alla famiglia dell'ecclesiastico; altre volte, i cadetti della nobiltà, o del ceto possidente, semplici considerazioni re le religiose, erano avviati a tale carriera per pusembrava il più decoroso È perciò geneeconomiche (48). Abbondavano

poichè tale stato

per le donne che non contraevano matrimonio. e di costumi non esemplari, talvolta, si macchiavano
(47)
(48) storico

ralmente notata la frequenza di ecclesiastici privi di vocazione, i quali finivano per partecipare È pure rilievo comuin/ra, § 46.
l'apprezzamento d'uno
a),

alle passioni ed ai disordini dell'ambiente in cui vivevano, e, di reati (49).

DE SIVO, a), I, pp. 368 s.; 440. Vedi anche
Tale è per il periodo non era stata
55.

di

cui

ci occupiamo in passato: aveva

contemporaneo

certo ancor

sospetto peggiore

d'anticlericalismo: vedi, anni curato, del e per i primi numerica di tutta

DE SIVO,
del nei secolo

I,
di

p. 73. La situazione Carlo di Borbone, BLANcH, a), I, pp. d'ottenere ricchezza fu colpita tistici, (pp. norme (calcolata dalla

per il regno

ScHIPA, II~ p. 156 ss.;

XIX,
cui

36

Il Governo, per una del re

peraltro, riduzione

concordati, la del regno)

opportune al tempo legge eversiva

clero;

Carlo un terzo

quella

(2 luglio
difficoltà rendita ci presenta in lire

più ricostituita

nell'antica

misura. la alla

SCADUTO, II, pp.

1806) di Giuseppe Bonaparte, e mai 107, riporta alcuni dati stadi soddisfacenti, ed arcivescovati nonchè d«:lle gema

sottolineando del regno,

tuttavia espressi

di reperirne dei vescovati del non pochi

114 58.) i dati relativi
(49) La storia

due parti

italiane

1865 (lire
campioni

4.25

=

l ducato),

meridionale

di tale

7

Introduzione

27

ne il modesto livello d'istruzione, che, nel contatto con i laici, li portava ad essere piuttosto veicoli di superstizioni e di pregiudizi, anzichè di vera religione e di rigore morale. Il governo fidava nel supporto del clero, e non facilmente resisteva alla tentazione di utilizzarlo come instrumentum re-

gni (49 bis) ma non sempre tale fiducia era bene riposta. In
tutti i moti che si erano succeduti, fin dal 1799, vi erano stati sacerdoti compromessi col partito rivoluzionario. Il clero siciliano (50) partecipava largamente dello spirito separatista dell'isola, ed alcuni suoi membri, nel 1860, si schierarono morosamente clacon Garibaldi (51). Alla fine del regno, fu in-

d'ecclesiastici. Si veda per esempio la non edificante vita d'uno dei protagonisti del moto del 1820', il sacerdote Luigi Minichini, narrata da MANFREDI, parin ticolare p_ 27. (49 bis) Vedi, per esempio, le disposizioni che facevano obbligo agli studenti di frequentare le «congregazioni di spirito» (in/ra, § 33), e quelle che ponevano a carico del comune le spese per il predicatore quaresimale e le feste religiose (in/ra, §§ 114 e 122). : (50) Il clero siciliano dipendeva sostanzialmente dal Governo, attraverso il tri-bunale della monarchia (SCADUTO, pp. 156 ss.; ed in/ra, § 46) fondato I, sulla legazione apostolica conferita dal papa Urbano II al re Ruggero I (1098), ed interpretata estensivamente dai sovrani spagnuoli, talchè essi venivano a ritrovarsi «in possesso di una superiorità, che non tiene alcun altro principe cristiano cattolico» (DE STEFANO, 193). Il DE SIVO, ), I, p. 73, esprime un giup. a dizio negativo sull'opera del detto tribunale. Il prodittatore Mordini (decreto 19 ottobre 1860) ristabilì i poteri del tribunale della monarchia quali erano prima del breve Peculiaribus di Pio IX (26 gennaio 1856) che ne aveva limitato alquanto i poteri; il papa Pio IX lo soppresse con lettere apostoliche 23 luglio 1868 (]EMOLO, p. 262); ed infine il Governo italiano (art. 15 l. 13 mago a), gio 1871, n. 214: cosiddetta legge «delle guarentigie s) dichiarò di fare rinuncia al diritto di legazia apostolica in Sicilia, il che era puntuale adempimento del proclamato principio di separazione tra Stato e Chiesa (MILANO). (51) Di tali sacerdoti e garibaldlni », il più noto è fra Giovanni Pantaleo, il cosìdetto cappellano dei Mille (Castelvetrano 1832 - Roma 1879), poi apostata, ed esponente del cosidetto anticoncilio convocato a -Napoli nel 1869 dalle sette anticristiane, morto fuori della Chiesa; il più illustre è il canonico Gregorio Ugdulena (Termini Imerese 1815 - Roma 1872), ministro del Governo dittatoriale, poi deputato al Parlamento italiano, cultore del greco e dell'ebraico. Opportunista fu il comportamento dell'arcivescovo di Palermo,

28

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

8

vece prevalentemente tinentali:

legittimista il clero delle

provincie con-

ma il suo contributo

fu di livello proporzionato Altri,

alla modesta qualità della maggior parte dei suoi componenti. Il clero rurale più istruiti, maldicenze, diede spesso appoggio al brigantaggio. largamente parteciparono a quella campagna di

di sospetti, di calunnie, in cui si disgregò la clas-

se dirigente del regno, e che rese impossibile qualsiasi efficace iniziativa diretta a salvarlo (52). Con tutto ciò, non mancavano elementi d'alta dignità per cultura e per costumi; nè bisogna dimenticare che il clero partecipava ampiamente sia al pubblico insegnamento, sia alla beneficienza pubblica. L'eversione della cosiddetta manomorta ecclesiastica, col trasferimento nè un- miglioramento delle proprietà immobiliari delle degli enti ecclesiastici alla borghesia, dell'agricoltura, (53). .condizioni di vita dei lavoratori non generò, di solito, nè un'elevazione

Condivideva con la nobiltà la funZIOne di classe dirigente un ceto medio, o, come si diceva,

8.

Il ceto medio. -

« civile », .costituito da proprietari,
so ben preparati

e da professionisti

tra i

quali, per antica tradizione, erano numerosi, autorevoli, e spesgli esercenti le professioni legali (54). Non

Giambattista Naselli, il quale, probahilmente, dati gli umori del clero (DE SI"O, a), II, p. 134) non ritenne di potere assumere l'atteggiamento che sarebbe certo stato più conforme al suo alto ufficio; come opportuniste furono, coro relativamente, le ipocrisie religlose di Garibaldi (DE SIVO,a), II, pp. 135 ss.), (52) Di questi ecclesiastici Iegittimisti, e della loro produzione Ietteraria, l'opera più degna di menzione è quella del cappellano del 9 battaglione cacciatori, BUTTÀ,narrazione in gran parte autobiografica, non priva di spontanea vivacità. (53) CANDELORO, p. 28. V, (54)· Sul ceto civile al tempo di Carlo di Borbone, SCHIPA,II, pp. 190 5S.; per i primi anni del secolo XIX, BLANcH,a), pp. 42 ss, (questi lo denemina, al modo di Francia, c:terzo stato ossia classe media >, e lo contrappone alle c:classi inferiori >, formate di piccoli industrianti, fiUaioli, coltiva0

8 era, propriamente,

Introduzione

29

una classe politica, perchè la struttura copersonale di Ferdinando i novatori del 1820; «liberali»

stituzionale del Regno (irrigidita si, per di più, tra il 1849 e il 1859, in una specie di dittatura II) non consentiva l'aperta (« giacobini» dialettica dei partiti:

del 1799; «carbonari»

del 1848) erano stati ogni volta eliminati dalla vita pubblica dalle successive reazioni, o vi erano rientrati a patto di una abiura, più o meno sincera. Si trattava, piuttosto, d'una classe di tecnici, che forniva alla magistratura, all'amministrazione ed alle forze armate elementi spesso pregevoli, ma la cui posizione verso il potere sovrano lasciava un ben ridotto margine d'iniziativa. Non si può dire tuttavia che in questa classe mancassero del tutto le idee politiche. Nel decennio francese, era stata profondamente permeata d'idee nuove, ed aveva fornito, con la nobiltà minore, i quadri della nuova organiz-

tori

a giornata,
4: terza

domestici classe

ed operai). legale,

La la

l. 25 gennaio nobiltà

1756

(supra,

nota

30) c di

diceva tutti

di nobiltà» chiamata costare e popolari uomini doveva ai «civili»

(dopo

«generosa nel qual e che

», e quella

privilegio») quelli vissuto l'idea versi

«quella

ossia civile, e comodità, sono stati e da bene (per

rango

si reputano .ed avo cari. neldi.

che facciano civilmente bassi per

avere così quelli

come il di loro padre gli uni ». Chi, cadetto

sempre del dai

con decore onorati

senza esercitare e gli altri peraltro, città

che nè impieghi ad un ufficio e regie, mento tate biltà della baroni strofe escluse più

stimati

pubblico

aspirava deritaniali

consentito

esempio, «che

in reggimenti

4: nazionali»)

giustificare proprie (perchè generosa,

in una

delle

le baronali, del ceto

sia vissuto civile

così il pretendente,

come il suo padre che costituivano legali erano l'accesso alla

ed avo, con mantenersi distinto anche da elementi

di rendite di nobiltà da Carlo parte dei

». I giuristi,
le professioni e schiudevano all'opera

I'elenolO ss.), ai nel

eserci-

di privilegio), monarchia

diedero

un apporto

positivo

di modernizzazione asserviti

intrapresa la maggior

di Borbone siciliani,

(GHISALBERTI, a), pp. ed avvocati,

tolta, tuttavia, ceto forense rivolta

magistrati

(PONTIERI, b), pp. 37 ss.), Ma anche ogni sorta di canaglia:

nel continente,

si era infiltrata pp.

v. COLLETTA, a),

I,

218 ss., e rapo. che provoca. voi meritate

da SETTEMBRINI, a), p. 196, ai legulei del 15 maggio 1848: «O avvocati,

inconcludenti anzi paglìeui,

rono la sommossa la servitù ».

30

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

8

zazrone dello Stato (55); passata al servizio borbonico con la restaurazione, aveva però dato un largo contributo al movimento costituzionale stati allontanati nuovamente del 1820; molti di coloro che erano per tale motivo, furono II; e la loro formazione dalla vita pubblica

utilizzati da Ferdinando

influiva su certi atteggiamenti,

che non erano, in realtà, se

non espressioni, come oggi si direbbe, «moderate» rispetto all'estremismo ultraconservatore e clericale, ma che erano sufficienti a farli qualificare di « settarismo dirittura di tradimento. di governo, di tale clasper

», e più tardi ad-

Un eccesso di rigidezza e diffidenza nell'azione determinò tuttavia da una parte I'invecchiamento se dirigente, i cui elementi erano mantenuti tardissima età, e dall'altra

in ufficio fino a

il suo scadimento qualitativo,

il distacco dei giovani dalle massime politiche tradizionali. La parte' più colta ed ambiziosa della classe media si aprì facilmente alle idee liberali ed unitarie. Altra parte, che, nelle provincie, costituiva i quadri delle amministrazioni neva il governo più per consuetudine consapevole fedeltà locali, sostee per interesse che per

(in/ra, § 111).

Quella parte del ceto medio che non esercitava le professioni intellettuali, o che non seguiva le carriere dello Stato, era quasi interamente una classe di proprietari fondiari, per lo più d'origine recente, poichè la formazione ne era stata agevolata, dopo il 1806, dall'abolizione dei feudi. Le attività commerciali erano praticate soltanto nelle maggiori città marittime: Napoli, Bari, Messina; ma, in generale, la borghesia del regno mancava d'iniziativa economica, e preferiva gli investimenti immobiliari (senza tuttavia dimostrare un vero interes-

(55) CROCE, a), pp. 234 ss., e sulla parte di primo piano assunta dalla borghesia, VILLANI, pp. 249 S6.

9

Introduzione e la tesaurizzazione .

31 Il

samento al progresso dell'agricoltura)

ceto medio siciliano condivideva i generali sentimenti avversi all'unione con Napoli, e da esso sorsero i più accesi sostenitori dell'unità nazionale, nelle due tendenze, mazziniana con Francesco Crispi, sabauda con Giuseppe La Farina. Esso era di regola più retrivo ed incolto di quello continentale, ad eccezione di Messina, dove, per la pratica del commercio internazionale, la vita locale assumeva un tono assai più vivace che nel rimanente dell'isola, e si stabilivano abbastanza spesso parentele con famiglie straniere (56).

9.

Il proletariato. -

Alla base dell'edificio sociale si troalla vita

va un numeroso « proletariato », la cui partecipazione -

pubblica era pressocchè nulla, anche se in qualche momento nella reazione del 1799, nei moti siciliani del 1848 e del le sue agitazioni ebbero gran peso. La sua presenza e la plebe rurale, confluendo nel movimento di guerriglia «parda1860 -

nella storia del regno si manifesta con esplosioni intermittenti, velleitarie ed irrazionali, cosiddetto «brigantaggio»

tigiana» rapidamente degenerato in criminale anarchia -

rà vita ad uno dei problemi più gravi del nuovo Stato italiano. Un carattere particolare aveva la plebe urbana di Napoli, afflitta da uno stato di disoccupazione e di sottoccupazione endemica, pronta all'osanna ed al crucifige, ieri manifestante la sua fede al re, oggi acclamante Garibaldi, sempre incapace d'esprimere null'altro che l'animo suo passionale e volubile, anche se generoso. Diverso era il carattere della plebe palermitana, che un residuo dell'antica organizzazione corporativa per «maestranze

», e l'orgoglio di popolo della «capitale»

(56) Sulla vita sociale e politica della classe media nei domini di qua e di là del Faro, conservano interesse, anche se non hanno il rigore delle odierne indagini sociologiche, le notizie di DE CESARE, a), Il, pp. 103 88.

32

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

insulare,

rendeva

politicamente

suscettibile,

specie quando

sembravano in giuoco i privilegi dell'isola, più compatto e cosciente nelle determinazioni, ed in definitiva più temihile.: Nelle città, il popolo minuto era costituito da modesti artigiani, piccoli commercianti, cavano i centri industriali, operai giornalieri; o erano di limitato poichè mansviluppo, non

esistevano aggregati rilevanti di proletariato operaio. È superfluo aggiungere che l'istruzione scarsamente diffusa, e le rigorose limitazioni della libertà d'associazione, determinavano l'inesistenza d'organizzazioni sindacali; il socialismo era praticamente ignoto (57); e quando in qualche scritto contemporaneo si parla di «comunismo» si vuole di solito intendere l'anarchismo o il nihilismo, e non già il movimento lanciato dal Marx col manifesto del 1848 (58). Nelle città marittime e

(57) di Carlo ottenere poli: chine 1848, dei da

Circa di

il basso

popolo

della pp. e

caj.Itale 197
85 ••

e delle e per scioperi e dei contro delle

province, i primi della

sotto il regno anni del d'Italia, secolo per in Namac-

Borbone,

SCHIPA, Il, di mercede 1848, in

XIX, BLANCH, a), pp. 46 ss. Tuttavia, «accrescimento nel febbraio tipografi stampa, che l'uno,

i primi

storia l'altro, nazionale

diminuzione anche operai

di Iavoro s , furono sarti; l'introduzione fabbriche peraltro, trionfali mai delle

dei muratori conflitto degli «pane

il 25 aprile (CORTESE, a Sarno e sociache «il 1851),

protestavano ancora grido il

e vennero col anni,

con la e lavoro!

Guardia ~: con

I, pp. LXIII I, p. listi» 177, «si

ss.), ed altri suscitava più

di tela di moti con

ed a Cava dei Tirreni, persistette

che, dice DE SIVO, a), cui l'articolo (è impl icita, 1852), nella ope-

socialismo

». Il timore, i toni 5 gennaio forse

e ne sono prova Napoli, per stesso n. 1 del di Stato giornale del

editoriale socialismo non

de L'Omnibus,

1852, proclama più» del 2 dicembre 26 maggio Sulle

è stato
con che

abbattuto cui lo

non risorgere (n.

espressa,

l'allusione «ormai

al colpo la società

bonapartista 42 del

e l'insistenza convinzione mostruosi raie (58) in vari serva d'una

è rassicurata
219·220. «comunisti»

», chiede:

e Ove sono i sogni agitazioni

e le abbominevoli anche

dottrine LEPRE, pp.

socialismo?».

del 1848, vedi comuni, LEPRE, pp. «spinta dei

DE SIVO, a), I, p. 176, dice per ottenere in tale 229 anno accenna

i moti

scoppiati

nel 1848 oso s,

la ripartizione si trattava

di terre di

demaniali;

ed a «bagliori

di comunismo»

anche

ROSSELLI, p. 171. Ma, come «comunismo ed alla scientifico delle ripartizione terre

ss., non

», bensì

contadini

all'occupazione

9

Introduzione

33

lungo le coste, buona parte della popolazione viveva della marineria e della pesca, e, sebbene la marina mercantile, costituita in prevalenza da legni modesti, praticasse sopratutto la navigazione mediterranea, Le plebi rurali alcune attività, come la pesca del vivevano coralli- e delle spugne, erano fonti d'un certo benessere. contadini, pastori, boscaioli il ,più delle volte in quasi completo isolamento, ed erano prive d'istruzione. Il servizio militare obbligatorio tivamente su troppo poca parte della gioventù, venne poi sotto il regno d'Italia, p~rtare alla terra d'origine, le rafferme, la formazione dall'ambiente incideva effete su questa av-

troppo a lungo; dimodocchè, piuttosto che costituire, come

un'occasione per fare acqui-

sire ai giovani esperienza d'altri paesi e d'altre genti, da rideterminava, per la frequenza deldi militari di mestiere, sradicati delle zolfare ebbero,

civile. I siciliani, poi, erano esenti da obblighi

militari. In Sicilia, inoltre, i minatori

ancora per molti .anni dopo il 1860, condizioni di vita e di lavoro tra le. più dure e le più basse d'Europa (59).

Le condizioni

economiche tuttavia,

(indipendentemente

da tali podopo

punte minime) erano generalmente modeste, vere. Si può ritenere, gli Stati d'oltremare,

o addirittura

che nei paesi donde,

l'unificazione, si manifestò il vastissimo flusso migratorio verso le condizioni fossero, prima del 1860,

Si tratta, mentalizzate
88.,

cioè, d'una

di quelle

ricorrenti colore. del

manifestazioni Infatti, Blanc il

di

«fame

di terre» sempre b), pp. stru-

che esploderanno parla

nel Mezzogiorno di vario delle dottrine» verso 42 58.

fino ai dì nostri,

e che furono
BIANCHINI,

da agitatori ampiamente

127

dottrine

e d'altri della

socialisti

francesi, socialismo sono

ma del Marx non fusione marxista posteriori (59)
3. LANDI -

ricorda
in Italia

nemmeno il

il nome, pur accennando 1870, e glì studi
d'Antonio

(p. 140) alla dif-

di «perverse appare al

in alcuni luoghi

Germania.

n

Labriola

1890.

COLAJANNI, pp.

1.

34

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

9

migliori che sotto il nuovo regno. Un regime fiscale mite (60) ed il protezionismo economico, da una parte contenevano i prezzi, dall'altra rendevano lucrative certe attività travolte più tardi dalla concorrenza dell'Italia settentrionale, e da quella estera cui gli impegni politici del nuovo regime dischiusero le porte. Non sembra dubbio che, in certe provincie meridionali, l'unità nazionale ebbe l'effetto di ridurre in una squallida miseria un popolo che viveva in una sopportabile e dignitosa povertà. Sorprende, bensì, il gran numero di mendicanti. Una statistica del 1832 ne indica, per le sole provincie continentali, 237.825, di cui 109.374 maschi, e 128.451 femmine, in continuo aumento dal 1824, sebbene circa 300.000 ducati (lireoro 1.275.000 dell'epoca) fossero erogati per la pubblica bea tenerne alto il numero neficienza (61). Ma contribuivano

la difficoltà delle comunicazioni, che impediva i trasferimenti dalle aree di maggior depressione verso quelle dove esistevano più ampie possibilità di lavoro, nonchè le mediocri condizioni della sicurezza pubblica, che consentivano ad individui di bassa moralità la scelta d'uno stato, dove era consentito al-

ternare il parassitismo al delitto. Il popolo minuto conosceva poco o nulla il maestro di scuola, ed identificava la pubblica autorità nel giudice e nel gendarme. Per ogni altro bisogno, esso incontrava il diaframma dei possidenti, rò da ascrivere che esercitavano le cariche d'amministratra popolo e Governo. È peall'abilità politica del Governo borbonico, identificazione col ceto dei possizione locale, e si interponevano avere rifiutato la propria

(60) Sugli effetti della finanza del regno d'Italia sulle condizioni delle classi rurali nel Mezzogiorno, CARANO DONVITO, pp. 145 S5. (61) CARANO DONVITO, pp. 53 S8. el 1854, secondo l'Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie (cit, da ALIANELLO, a), p. 122) v'erano 761 stabilimenti di beneficenza, e 1131 monti frumentari.

9

Introduzione

35 in menti

denti (62), ed essere invece riuscito ad inculcare

semplici il concetto del Sovrano come difensore del popolo contro gli abusi di costoro, e la configurazione d'ogni tentativo di ridurre l'autorità regia come attentato alla giustizia ed ai diritti del popolo. Da qui, « brigantaggio» del governo unitario, le «reazioni» del 1799, ed il al tempo dei re francesi, e nei primi anni

cioè quando ne permaneva l'ispirazione

legittimista; ma anche il conflitto che oppose la borghesia « liberale », o così reputata, al basso popolo, con l'adesione della prima al nuovo regime, e l'abbandono del secondo alla repressione (63)_ Diversa fu invece la vicenda della Sicilia, dove i proprietari terrieri, ex-feudatari o loro successori, eccitarono la plebe contro il Governo borbonico, anche quando questo rappresentava losi feudale. Perciò, il movimento novatore contro I'anchii moti popolari, come quello di Bronte

nel 1860, non furono provocati dai reazionari, bensì da ele(62) ALuNELLO, a), p. di «re come re dei una quelli ai ladri. Francesco, adottato «da 123, dice galantuomo» che, nell'opinione al re del popolo meridio-

nale, il soprannome lo identificava sembra tificato giunge: quelle piuttosto «Tutti provincie

attribuito

Vittorio

Emanuele

II,

« galantuomini
«una e da guerra

»,

cioè dei possidenti. contro

Ma questa », agin fa-

boutade
come

del MONNIE!l, p. 87, il quale, dei poveri una con un po' ciò risultava Vittorio di decenza

dopo avere ideni ricchi si chiamano d'idee

il brigantaggio

che sono vestiti

galantuomini:

confusione Dunque d'un

vorevolissime ben vestite: probabilità che l'agire

Il galantuomo,

Emanuele, è che poteva sovrano

era il re delle classi

il re de' proletari stesso re, come

e degli indigenti. sincera

Viva Franogni programnel senso contristrumento ai libe1848 «il

cesco Il, e si rubava
ma di lealtà politica, buiva alla propaganda della rivoluzione. (63) principe

senza scrupolo s , La verità dallo era però infelice, che rappresentava del terrore per naturale li saccheggio, in quanto quel fisico

l'epiteto,

secondo

espressione eccezionale come

intendersi uno

galantuomo»

fosse per un re cosa

e quindi

Una reminiscenza di Montemiletto,

che il popolo che d'animo,

incuteva

rali, è in SETTElIIBRINI,a), p. 195, il quale servire di rinfreschi: e mentre sorbivamo,

ricorda

il 15 maggio

gentilezza il grido

o per altro, ci fece grido sottolineato attenzioni,

udimmo per

viv'o rre, terribile
certe paterne

della plebe che faceva il come- quella ricordata

del '99 ». Va pure

come tale plebe non ne volesse al regio governo

injra, cap. II, nota (244).

36

Istituzioni del Regno d elle Due Sicilie

lO

menti ultra democratici, e furono però egualmente repressi nel sangue dalle forze garibaldine (64).

111.

IL

GOVERNO

lO. Dal regime uicereale al congresso di Vienna del 1815. Nel 1815, il Regno delle Due Sicilie, restituito alla dinastia borbonica dal congresso di Vienna, derivava, come abbiamo visto, dalla fusione dei due regni, di Napoli e di Sicilia (o di Sicilia « di qua del Faro », citra Pharum, e di Sicilia « di là del Faro », ultra Pharum: Regnum utriusque Siciliae), le cui corone, rimanendo però come da secoli divise,eransi concentrate, nel 1734, in capo a Carlo di Borbone, ed ai suoi successori (65). La novità politica e giuridica, era consistita
(64) I moti di Bronte sono definiti «reazione borbonica e brigantesca ~ da ORIANI,I1I, p. 159, presumihìlrnente derivando da GUERZONI, 215 S8., e pp. questi dalla viva voce dell'amico Bixio. Il che dimostra la superficiale conoscenza che degli eventi del sud avevano i politici del settentrione. Si trattava, in realtà, d'un conflitto agrario tra parte della popolazione capeggiata da un anziano demagogo, l'avv. Niccolò Lombardo, e l'amministrazione dei beni exfeudali del duca di Bronte (Nelson), che, nel momento in cui le truppe borboniche si erano ritirate verso Messina, e i liberatori non erano ancora giunti, esplose in un massacro atroce (descritto in una celebre novella del VERGA). Bixio, a sua volta, sopraggiunto con la sua brigata, diede prova della solita smodata violenza (di questo solo vorrei fargli addebito: circa l'ingiustizia di recenti giudizi, ha ragione MIL.~NI,pp. 138·139). Della immediata repressione fu vittima anche il Lombardo, il quale pare avesse fatto il possibile per impedire gli eccessi provocati dalla sua propaganda scriteriata (RADICE). certo che È il Lombardo era un liberale del 1848, ed apparteneva al Comitato che nei giorni di maggio 1860 aveva issato la bandiera tricolore sul c circolo dei civili»: borbonici erano, piuttosto, gli avversari, che furono trucidati nella sommossa, tra gli evviva a Garibaldi (ABBA, . 205), e non esiste quindi analogia tra questo p episodio, e le «reazioni ~ borboniche del continente. (65) Il titolo di rex utriusque Siciliae era stato adottato per la prima volta da Alfonso d'Aragona, in cui si erano concentrate (1442) la corona della Sicilia di là del Faro (unita, dal 1412, a quella d'Aragona) e quella di Napoli, ossia Sicilia di qua del Faro, lasciata gli per testamento da Giovanna II d'Ano giò-Durazao, Le due corone furono nuovamente scisse alla morte d'Alfonso

lO
nella trasformazione

Introduzione

37

m un solo Stato unitario

di due Stati,

collegati solo dal legame dinastico (L 8 dicembre 1816). A torto quindi si disse che conteneva un pleonasma il nuovo titolo di «re

del Regno delle Due Sicilie» (e non, come fin allora, di «re delle Due Sicilie») (66), che, del resto, t1"O«king of United Kingdom of

vava riscontro nel titolo ufficiale d'altri sovrani europei (per esempio, del re britannico, Great Britain and Ireland »), ed era giustificato, come apertura- d'una nuova serie di regnanti, il mutamento dell'attributo numerale che accompagnava il nome del sovrano: più Ferdinando III in Sicilia, e Ferdinando ma Ferdinando I nell'unico regno (67). L'unione, stabilita col trattato di Vienna del non IV in Napoli,

1738, tra

Sicilia e Napoli, era una unione dinastica, del medesimo genere di quella realizzata, tra il secolo XV ed i primi anni del secolo XVIII, tra le corone di Spagna, col trattato di Rastadt del di Napoli e di Sicilia; e

1714, tra la corona imperiale

quella regia di Napoli, e tra la corona ducale di Savoia e quella regia di Sicilia; col trattato di Londra del 1718 tra la corona imperiale e quelle regie di Napoli e di Sicilia. Nei limiti in cui gli schemi del diritto pubblico attuale possono essere utilizzati per chiarire rapporti d'anteriore origine,

è oppor-o

(14-58),che lasciò il regno insulare al fratello, Giovanni Il, e Napoli al figlio illegittimo, Ferdinando (o Ferrante) I; finchè furon riunite nel 1504 in capo a Ferdinando II d'Aragona, ed ai suoi successori spagnoli fino al 1714. (66) PALMIERI, . XL (la citazione è tratta dalla Introduzione, anonima, p che però risulta di Michele Amari: DE STEFANO, 375). p. (67) I re che in Sicilia avevano portato il nome di Ferdinando erano Ferdinando I (1412·1416) e Ferdinando II (1479.1516), della casa d'Aragona. Lo stesso nome avevano portato, in Napoli, Ferdinando I, o Ferrante (1458· 1494); Ferdinando II, detto Ferrandino (1495·1496), l'uno e l'altro del ramo aragonese di Napoli, e Ferdinando 111 d'Aragona, che è il medesimo regnante in Sicilia col nome di Ferdinando 11. Perciò, Ferdinando di Borbone assumeva l'ordinale In in Sicilia, e IV nel continente,

38

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

lO

tuno osservare, però , che, sebbene ancor dopo il 1738 esistessero per la Sicilia bandiera, armi araldiche, cittadinanza, distinte dalle napoletane, l'unione non era meramente «personale », cioè fondata sulla accidentale identità persona del monarca (Inghilterra e Hannover fisica della dal 1714 al

1837; Paesi Bassi e Lussemburgo dal 1815 al 1890) bensì del tipo cosiddetto «reale» (Svezia e Norvegia dal 1814 al 1905, Austria-Ungheria dal 1867 al 1908; Italia ed Albania dal 1939 al 1943), che presuppone l'unità giuridica della corona, e l'esistenza di organi comuni (68). Nel periodo spagnuolo ed in quello austriaco, Napoli e la Sicilia, pur decorate del titolo di regni, non erano nemmeno membri a parità di diritto d'una commomoealth; ma semplici dipendenze d'una corona lontana e straniera. Al sovrano, ed ai ministri presso di lui residenti, spettavano le supreme determinazioni, con l'assistenza del Consiglio d'Italia, costituito da tre consiglieri, rispettivamente per Napoli, la Sicilia,

ed il ducato di Milano (69). Il sovrano era rappresentato a Napoli ed a Palermo da un vicerè, alto funzionario nominato e revocato discrezionalmente dal monarca, da cui dipendeva gerarchicamente, e che fu quasi sempre straniero. Non esisteva quindi un governo napoletano o siciliano, e tanto meno una politica, o, semplicemente, una rappresentanza internazionale propria di tali domini. Nè fu diversa la situazione durante il

(68) Nella letteratura politica del tempo, l'unione per cui Vittorio Emanuele 111aveva assunto il titolo di «re d'Italia e d'Albania, Imperatore d'Etiopia» (L 16 aprile 1939, n. 580). è spesso detta «personale s, o per errore. o piuttosto per ménager la suscettibilità degli albane si, assoggettati di fatto all'Italia: ma erano state fuse le Forze armate (1. .13 luglio 1939, n. 115), ed accentrate le relazioni internazionali nel Ministero degli affari esteri del regno diltalia (l. 16 maggio 1940, n. 636), ciò che è tipico di una unione reale. (69) La Sardegna era invece rappresentata nel Supremo Consìglio d'AnI' gona (SOLMI, . (166), p

lO

Introduzione

39 illusasi

breve regno di Vittorio Amedeo II, quando la Sicilia,

per un momento di tornare ad avere un re proprio, si era ritrovata dipendenza non d'una potente monarchia, ma d'un povero ducato. L'individualità dei due regni persisteva tuttavia con la

sopravvivenza d'antiche istituzioni, alcune delle quali, come il Parlamento di Sicilia, pur profondamente esautorato, avevano natura costituzionale, nonchè di ordinamenti amministrativi e giurisdizionali propri. È poi da aggiungere che, malgrado le non rare durezze o negligenze della lontana autorità sovrana, e la tanto deplorata rapacità fiscale delle dominazioni straniere, sarebbe in errore chi supponesse che Napoli e situazione analoga Sicilia fossero rispetto alla corona, in una

a quella dei domini coloniali rispetto alle potenze dominanti fino a giorni a noi vicini (70). Il personale giudiziario ed amministrativo era quasi tutto locale, ed un sistema in cui il vincolo politico era dato dalla fedeltà al monarca, e non dalla nazionalità, permetteva, almeno in linea giuridica, ai sudditi italiani l'ascesa a qualunque ufficio anche fuori della regione natale: del che, infatti, non mancano esempi. Nel 1734, Napoli e Sicilia ebbero di nuovo un proprio re, nella persona di Carlo di Borbone; ma, mentre il continente così recuperava la propria sovrana indipendenza, si apriva, per la Sicilia, una pagina, in cui certi problemi divenivano anzi più acuti. Palermo era stata, sotto i re normanni e svevi, capitale dell'unico regno «di Sicilia e di Puglia

».

Carlo d'Angiò, nel breve periodo in cui regnò di qua e di

(70) Il giudizio durissimo espresso di solito dagli storici italiani sul governo spagnolo, è rettificato da CROCE, a), pp. 139 ss., il quale osserva che c la Spagna governava il regno di Napoli come governava sè stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza », e col massimo riguardo verso gli italiani.

40

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

lO

là del Faro, si stabilì in Napoli, città a lui ben più devota, e meglio adatta ai suoi disegni, perchè facilmente collegata per mare ai domini angioini di Provenza, e prossima a Roma (71). Carlo di Borbone pose la sua sede in Napoli; divenuta ormai la città più popolosa e ricca dell'Italia meridionale, e la Sicilia continuò ad avere un di Napoli. Si riproduceva così, più o meno, l'ordinamento che la Sicilia aveva avuto prima del 1734. Il Governo (il «Consiglio di· Stato », come si diceva) risiedeva presso il. sovrano, ed era comune all'uno ed all'altro regno. Il sovrano era rappresentato in Sicilia dal vicerè, residente in Palermo. La Sicilia conservava il parlamento, ed amministrative; sentanza diplomatica, e le proprie istituzioni giudiziarie erano invece comuni la Corte, la rapprel'esercito, la marina militare. si voleva salvaguardare vicerè, nominato dal re

È da notare che giuridicamente

la parità dei due regni, e perciò non esisteva un atto sovrano che attribuisse a Napoli la qualifica di capitale: il re poteva risiedere nell'uno o nell'altro regno, ed ivi dovevano accompagnarlo la Corte ed il Consiglio di Stato. Ma, in fatto, il re si trasferì in Sicilia solo nei. tempi in cui vi fu, costretto (1799, e 1806-1815), e la dipendenza dell'isola da Napoli risultò più rigorosa di quella dalla Spagna o dall'Austria. Ad un monarca lontano, e distratto da più vasti interessi politici, erasi sostituito un re vicino, con interessi esclusivamente italiani; un re, per di più, come Carlo di Borbone, che partecipava attivamente alle aspirazioni riformatrici tendeva realizzarle Queste tendenze innovatrici, del suo tempo, ed inin entrambo i suoi regni. nelle provincie continentali,

avevano trovato, in larga misura, favorevole apprezzamento:

(71)

CROCE,

a), p. 87.

lO
esse corrispondevano

Introduzione

4-1 abbastanza diffusi tra

ad orientamenti

la nobiltà ed il ceto medio, di cui una parte finì anzi per sospingersi su posizioni tanto estreme, da restare trav.olta nella tragedia della repubblica partenopea. Ma in Sicilia era impossibile costruire uno Stato moderno, senza infrangere la prepo<tente feudalità. L'attaccò energicamente il vicerè, marchese Domenico Caracciolo (1781-1786), malgrado gli ostacoli che tentava di creargli presso il governo il marchese della Samo. buca, ministro per gli affari di Sicilia in Napoli, e portavoce dei risentimenti delle famiglie siciliane. L'opera fu continuata (1786-1795) dal principe di Caramanico, mentre il marchese Caracciolo subentrava nel ministero di Sicilia (72). L'azione riformatrice fu poi interrotta dalle sopravvenute preoccupazioni per gli eventi di Francia, rafforzate dalle congiure velleitarie di Emanuele de Deo (Napoli, cesco Paolo di Blasi (Palermo, morte dello stesso Caramanico che se limitata: ma, probabilmente, prescindendo

1794) e di Fran-

1795), in coincidenza con la (1795). F!1 utile I'operavanla presunzione rese illuminiragione

stica, di volere risolvere ogni problema «secondo dai fattori storici ed ambientali, te il metodo dei riformatori.

»,

.irritan-

La nobiltà siciliana; sfruttando insulare, riuscì a mascherare-

l'orgoglio ed il tradizionalismo

interessi non sempre commendevoli con quella veste di patriottismo, o di rivendicazione delle libertà locali, che tuttora inganna certi superficiali narratori. Le singolari speranze, accesesi in Sicilia quando, nel stati costretti a rifugiarvisi, non potevano

1799

e nel 1806, il re, la real famiglia, la corte ed il governo erano essere condivise. dalla dinastia, da cui era ben temerario pretendere la rinuncia· ai due terzi dei propri domini, per consolidarsi nel regno in:

(7~)

PONTIERI,

a)

e

b),

42

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

11

sulare. Mentre, nelle provincie continentali, guerra ed usurpazione si accompagnavano tuttavia ad un vento fertile d'idee nuove, destinate a non più estinguersi, in Sicilia si esasperava il particolarismo, che trionfava nella Costituzione del 1812. Era frutto condannato alla sterilità, perchè non potevasi fondare un patto tra re e popolo (ed il popolo era ben poca cosa difronte agli intere ssi dei magnati) sull'umiliazione del sovrano e sulle armi straniere. Nè meritano davvero compianto i siciliani, abbandonati dalla Gran Bretagna, che, non avendo più interesse, debellato Napoleone, ad ingerirsi negli affari interni del regno delle Due Sicilie, si era data a professare una politica di non intervento (73). Ma lo Stato unitario, fondato nel 1816, portava perciò in sè stesso il germe della dissoluzione. 11. La forma istituzionale dello Stato. - Il regno delle Due Sicilie fu costituito, con L 8 dicembre 1816, in Stato
(73) n Governo borbonico aveva avuto successo nell'ottenere mano libera dal governo britannico per rendere inoperante la Costituzione del 1812, pei soliti contrasti fra le parti orientale ed occidentale dell'isola, che erano documentati da una petizione dei messinesi, contrari alla Costituzione, e perciò COLLETTA, III, p. 75, chiama la Gran Bretagna «ingannata ed ingannatrice >. a), In verità, il governo inglese si era riservato d'intervenire nel caso «che quegli individui, che agirono colle autorità britanniche nel corso degli ultimi difficili tempi in Sicilia, fossero esposti a cattivo trattamento o persecuzione, o che si facesse alcun tentativo per restringere i privilegi della nazione siciliana in . modo tale, da esporre il governo britannico al rimprovero d'avere contribuito ad un cangiamento di sistema in Sicilia>; ma il ministro plenipotenziario in Napoli, A' Court, non ritenne che nei provvedimenti del governo borbonico fosse da ravvisare tale ipotesi (PALMIERI, 290 56.). È certo, comunque, che pp. nel 1820 la Sicilia, tranne le provincie di Palermo e Girgenti (Agrigento), preferiva la costituzione di Spagna a quella siciliana, e che le due parti dell'isola furono in conflitto armato e sanguinoso (per le stragi organizzate da Palermo. contro le città che non aderivano al moto, SPELLANZON, pp. 819 58.). Oggi I, (dopo il 1947) il fulcro del regionalismo eìeìlìano è localizzato, con una sensibile accentuazione di centralismo palermi\l\lI.Q, pella Sicilia occidentale..

11

Introduzione

43

unitario, nella forma di monarchia assoluta, e tale carattere conservò fin quasi al giorno della sua estinzione. Nessun influsso diretto ebbero, sullo svolgimento delle sue istituzioni, le due parentesi costituzionali, del 1820-21, e del 1848-49. Il moto costituzionale del 1820 fu travolto dalle armi austriache, e seguito da una rigorosa epurazione, prattutto gli elementi, militari e civili, d'energie che colpì soche avevano servito -

sotto i due re francesi, e perciò ebbe a privare il regno d'un cospicuo apporto e d'esperienze

(73-bis), solo in

parte recuperato dieci anni dopo, cioè nei primi anni del regno di Ferdinando II. Il moto del 1848 terminò, praticamente, con l'assurda giornata del 15 maggio, anche se per breve tempo sopravvisse una larva di regime costituzionale, presto estinto per desuetudine, e sostituito, fino al 1860, da un regime assoluto, cui legittimità era per lo meno opinabile, in presenza d'una Costituzione mai formalmente revocata o sospesa, ma di fatto disapplicata. I liberali del 1848 pagarono in prigione e nell'esilio la loro impreparazione dimostrare le loro attitudini regno d'Italia. re dello statuto costituzionale e la loro leggerezza (74); e quei pochi tra loro che avevano capacità e merito poterono sol dopo il 1860, al servizio del la

Non vale la pena di ricordare il tardivo richiamo in vigodel 1848 (25 giugno 1860),

(73 bis) Le conseguenze di tale epurazione sull'organizzazione e sul funzionamento delle istituzioni del regno sono esaminate da CINGARI, pp. 103 ss, (74) Questo. giudizio concerne complessivamente gli uomini che tentarono d'imprimere un nuovo corso alla vita politica del regno nel 1848, non già le singole persone, tra cui furono taluni individui di grande cultura e di retto e generoso temperamento, sprecati nella massa di agitatori mediocri, e costretti alla compagnia malvagia e scempia di non pochi loschi avventurieri.

44

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

cui non seguì nemmeno la convocazione

del parlamento,

e

che fu un semplice episodio della finale dissoluzione del regno. La verità è che queste costituzioni rispondevano di minoranze: nenziale, nel 1820, degli ufficiali e funzionari tiani, che avevano trovato nella setta carbonara per i favori che la dinastia borbonica restaurata ai voti ex-murat-

l'ente esposembrava rr-

come oggi qualcuno direbbe, del loro malcontento

servare ai propri fedeli (75); nel 1848, degli intellettuali liberali, neo-guelfì spostatisi poi su posizioni unitarie, mazziniane o sabaude; nel 1860, degli esuli cui Ferdinando po fiducioso, aveva consentito l'opportunità II, tropin di riprendere

piena sicurezza le loro attività eversive, e che erano rientrati nel regno, tracotanti ed aggressivi, per consumare la loro vendetta contro il buon Francesco II (76). Quelle costituzioni, formalmente octroyées dal monarca al popolo, erano in un 'irriversibile state moto imposte, nel 1820 dal pronunciamiento, volgimento che sembrava inquadrarsi nel 1848 da un ri-

europeo cui non sfuggiva nemmeno il Sommo Pontefice, nel 1860 dal maturarsi del tempo dell'unità d'Italia. Per di più, le fasi costituzionali pre a rivolgimenti
(75) Diciamo
55.,

si accompagnarono

sem-

separatisti della Scilia, nei quali i novatori
perchè dal un un apprezzato scrittore militare, di egli vista di

«sembrava), ed allontanato in

stesso ex-murattiano,

servizio giudizio

per i fatti del 1820, il favorevole, per § 84. II il 27 ed ma, dal punto poca cura unificare

BLANCH,

b), pp. 55
tecnico, Sicilia morali, (76) 1858 avrebbero l'abile sportati tezione valsero

esprime di

sostanza

sui procedimenti con quello di tra Come cui dovuto cui si ignorò è noto, Carlo essere

e provvedimenti pur rilevando Vedi graziati nella come della l'importanza. i liberali Poerio, sbarcati acclamati Luigi

adottati injra,

l'esercito

Napoli,

che si ebbe da Ferdinando Silvio

dei fattori dicembre altri grazie furono altraFransi a,~~

Settembrini, Repubblica

Spaventa,

Argentina, Settembrini, eroi, e presi godettero, il rimpatrio, pp. 109 59.,

dirottamento in Inghilterra, del per governo

organizzato piemontese, nella la

dal capitano cui

Raffaele ed ospitalità

martiri

sotto finchè di cui

la pro-

cesco II concesse

loro,

crisi finale

del regno,

accelerarne

rovina.

Yç(H

ç1,l.«!CIf

m.).

11

Introduzione

45

delle due parti del regno si trovarono contrapposti, oppure, quelli delle provincie continentali dovettero subire, o condividere, indecorosamente le velleità separatiste degli isolani; nel qual contrasto, almeno per le prime due volte (nella terza, I'intervento esterno era divenuto prevalente) la volontà regia trovò agevolata la via per imporsi. Monarchia assoluta fu dunque, dal 1815 al 1861, quella delle Due Sicilie; e la maggior parte delle leggi, emanate nei primi anni della restaurazione, erano vigenti quarantacinsono quasi del tutto que anni dopo: per di più, dopo il 1848,

assenti le nuove leggi, ridotte a qualche modesta integrazione delle leggi civili, come la 1. 13 febbraio 1856 sulla successione dei militari morti in servizio, ed alle leggi d'esecuzione di trattati internazionali. La produzione normativa si svolge per decreti reali, il cui contenuto è quasi esclusivamente

tecnico-amministrativo. Nel re per grazia di Dio, ereditario nella dinastia di Bòrbone, si accentravano tutti i poteri, to dello Stato (infra, al vertice dell'ordinamencon l'assistenza

§§ 23 ss.). Il re esercitava personalmennominati e revocabili, e di Stato ordinario» o

te il potere legislativo ed il potere esecutivo, di ministri da lui discrezionalmente rilievo, si riunivano nel «Consiglio (infra,

responsabili solo verso di lui, i quali per gli atti di maggior nel «Consiglio dei ministri» dizionale era normalmente

§ 27). Il potere giurise circondati

esercitato nella forma di «giusti-

zia delegata », cioè da giudici nominati dal re,

da certe garanzie; ma, delle materie del contenzioso amministrativo, era in parte conservato il sistema di «giustizia ritenuta », cioè le controversie erano decise dal re, previo parere d'appositi corpi consultivi (infra, cap. V). Il re era comandante in capo dell'esercito, di mare (infra, cap. I1I). e dell'armata

46

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Dal re discendeva la g erarchia amministrativa

11

civile, co-

stituita al centro dai ministeri, ed in periferia da uffici cap. II), dei quali i più importanti, ed amministrative, per attribuzioni

(in/ra,

politiche

erano le intendenze delle provincie (delle

« valli» in Sicilia). Spettavano agli intendenti poteri d'amministrazione diretta, di vigilanza sugli enti locali, di polizia, ed anche di giurisdizione amministrativa. Nell'amministrazione locale, l'autonomia e l'autarchia degli enti erano gravemente infrenate dal rigore dei controlli governativi, e gli uffici elettivi si possono dire inesistenti

(in/ra, cap. IV).
amministrativo,

In Sicilia, una specie di decentramento

residuo dell'antica indipendenza dell'isola, si attuava con la esistenza in Palermo del luogotenente del re, che si frapponeva fra le autorità periferiche ed il governo centrale; ma era fonte di complicazioni e di conflitti l'esistenza in Napoli d'un per due volte abolito, ma ministero per gli affati di Sicilia,

infine ricostituito nel 1849, e conservato fino al 1860

(in/ra,
il «co-

§ 65).
La legislazione era in parte comune (specialmente, dice per lo regno delle Due Sicilie », che conteneva le leggi civili, commerciali, penali e processuali), in parte (specialmente nelle materie amministrative) distinta per le due parti del regno (in/ra, § 16 ss.). Vi furono dal 1849 due Consulte (in/ra,

§ 71) per la consulenza giuridico-amministrati(v'era

va del Governo, l'una in Napoli, l'altra in Palermo leria, e dal 1824 al 1849 ambo le Consulte Napoli, e riunivansi

stato dal 1816 al 1821 un solo Supremo Consiglio di cancelsedevano in in Consulta generale del regno:

in/ra;

§§ 66 ss.), e due Gran Corti de' conti, in Napoli ed in Palermo (in/ra, §§ 164 ss.). Questi consessi esercitavano altresì la giurisdizione amministrativa, rispettivamente mini di qua e di là del Faro. per i do-

11

Introduzione

47

L'ordinamento giudiziario conservava parimenti traccia dell'antica divisione politica, con l'esistenza di due Corti supreme di giustizia (di cassasione), in Napoli ed in Palermo (in/ra, § 135). Si è detto qualche volta che la monarchia borbonica fosse una proiezione settecentesca nel secolo XIX. In verità, i residui settecenteschi stanno nell'ostinata ricusazione della dinastia alla transazione costituzionale (77), nella pretesa che il bene del popolo possa essere realizzato dal sovrano soltanto, governando «per il popolo, ma senza il popolo» (78), e nei riguardi che si continuarono, malgrado tutto, ad usare alle suscettibilità indipendentiste della Sicilia. Peraltro, dopo il 1815, nelle provincie di qua del Faro, nulla, si può dire, rimane delle istituzioni e delle leggi anteriori al 1806, ed in Sicilia il Governo dà opera alla progressiva eliminazione delle istituzioni e delle leggi anteriori al 1815. Istituzioni e leggi della monarchia borbonica, tra il 1815 ed il 1860, sono nient'altro che la rielaborazione di quelle introdotte da Giuseppe Bonaparte e da Gioacchino Murat, in quel periodo (1805-1815) che gli storici meridionali chiamano « il decennio », e che nei testi ufficiali borbonici è detto «l'occupazione militare ». Si deve a quel periodo l'introduzione del codice Napoleone, principale fonte del codice per lo regno delle Due Sicilie, I'eversione della feudalità, l'organizzazione delle intendenze e delle amministrazioni locali, l'istituzione del contenzioso amministrativo, l'ordinamento giudiziario. È propria di quel sistema la rigorosa osservanza del principio della divisione dei poteri,
(77) «Transazione ~ è appunto la definizione del BLANCH,b), p. 356, a proposito del regime costituzionale del 1848. (78) «Re Ferdinando dicea con frequenza, se vogliono il bene, il farò io. I Borboni avean sempre voluto il ben del popolo, ma egli nol volea per mezzo del popolo ~ (C.~L'" ULLOA, ), p. 255). a

48

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

12

finchè non si riuniscano al vertic e nel capo dello Stato. Ed ha non diversa origine una concezione dei rapporti viduo e lo Stato, che si mantiene costantemente principio d'eguaglianza, tra I'indifedele al

ma cura ben poco il principio di li.

bertà (79).
Il regno delle Due Sicilie dopo il 1815, potrebbe quindi definirai, piuttosto, una proiezione della Francia napoleonica, che anzi l'assenza d'ogni istituzione elettiva rendeva forse più prossima al modello, di quanto contemporaneamente la vera Francia. lo fosse

IV. 12.

LA

DISGREGAZIONE

I fattori della disgregazione del regno. -

Il regno

delle Due Sicilie fu considerato, sino alla vigilia della sua rapi. da dissoluzione, una forte costruzione politica: Il Governo, rigorosamente accentrato, era pari, almeno, in grado di àl regno di Sardegna, superiore a tutti gli altri Stati italiani. trasmettere e d'imporre la sua volontà, attraverso la gerarchia così come poteva

degli uffici, in tutte le parti del territorio,

essere" consentito dai collegamenti del tempo. La legislazione, non sovrabbondante, e di solito tecnicamente e formalmente Francia napoleonica, accurata, si ispirava al modello della uno dei più progrediti del secolo, anche

se poco o nulla vivificata da spiriti di libertà. Il pareggio del bilancio era preoccupazione costante del Governo, ed il disavanzo era di regola tenue; il debito pubblico lieve, il regime tributario
(79) Il disegno
Canosa nel "1821, non l'interpretazione sonale giudiziario d'abrogare ebbe tale delle

non perfetto ma
legislazione, anche leggi, caldeggiato

sopportabile,
dal principe di sul-

seguito;

se il Governo attraverso"

tentò

d'operare

e l'applicazione ed amministrativo:

il mutamento

del per.

BUNCH. b); pp. "238 S8.; ClNGARI,pp. 3258.

--1-2-- -- --- ....

Introduzione

49

come'apparve n.elconfronto con quello più tardi introdotto dal regno d'Italia' (80); la produzione agricola ed industriale pro-

(80) V'era però, nella politica finanziaria del regno, l'aspetto negativo, costituito dalle limitazioni, che la preoccupazione del disavanzo, e la volontà di non aumentare, nè il' debito pubblico, nè la pressione fiscale, frapponeva alle iniziative del Governo. Le dimensioni dei preventivi di spesa, o «stati discussi », sono perciò relativamente modeste (ducati 30 milioni, in media, negli anni dal 1857 al 1860), e le spese produttive, come quelle per le opere pubbliche, sono abbastanza ridotte. Negli anni in questione, gli «stati discussi» pubblicati nella Collezione (r.d, 9 luglio 1857, 27 aprile 1858, 24 maggio 1859, 22 giugno 1860) espongono i seguenti dati:

1857

1858
32.138,877

1859

1860

ENTRATA~ SPESA: Preso Cons. min. Affari esteri Grazia e giusto Aff. eccl., p. istr. Finanze interno Lavori pubbI. Guerra Marina Polizia DISAVANZO:

. . d.
'

31.822.463

32.333.041

30.135.432

66.026 297.600 796.441 356.005 14.310.593 1.383.873 2.046.679 11.496.686 2.000.000 216.249 -1.l47.690

66.268 297.600 740.664 371.710 14.312.738 1.384.383 2.433.270 11.646.214 2.315.000 207.369 -1.680.050

66.278 297.600 . 784.008 368.320 14.850.557 1.384.083 2.496.608 11.657.493 2.303.721 209.841 -2.085.496

66.638 298.800 793.708 385.993 14.642.500 1.426.424 3.405.186 11.307.220 3.000.000 209.941 - 5.400.969

Sul metodo di formazione degli stati discussi, CINGARI,p. 180, e bìblìografia ivi citata. Il detto indirizzo di politica finanziaria era stato àdottato da Luigi de' Medici, quando dopo il 1821 era necessario restaurare l'erario devastato dai disordini del moto costituzionale e dalle spese dell'occupazione austriaca (CINGARI,pp. 149 S8.; ROME pp. 77·78), ma divenne poi permaO, nente Tvedine ancora una tarda apologia in INSOGNA, pp. 271ss.) e' fu argomento della celebre polemica tra SCIALOJA MAGLIANI. priva di fondamento e È l'affermazione di 'DORIA,p. 237, che gli stati discussi pubblicati fossero e artefatti secondo il buon costume dei governi assolutistici e tirannici ».
4, LANDI L

50

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

12

tetta contro la concorrenza esterna, e gli approvvigionamenti dei generi di largo consumo curati rialzi dei prezzi (81). L'organizzazione amministrativa era semplice e funzionaadeguato ai comavevano spesso e tecnica di notele; il personale impiegatizio numericamente piti da svolgere; i dirigenti, poco numerosi, una preparazione vole livello. La magistratura giureconsulti, verno. giuridica, amministrativa
sì da evitare gli eccessivi

aveva radice in una tradizione illustre di dal Go-

era onorata dal pubblico e rispettata

L'esercito, costituito da personale di leva con lunga ferma, ed in parte con volontari nazionali ed esteri, aveva un armamento buono, ed abbastanza moderno (82), ed una scuola militare che forniva ai Ferdinando

« corpi facoltativi» (artiglieria e geprofessionale e tecnica. di

nio) ufficiali con ottima preparazione Murat, rimettendo

II vi aveva richiamato i veterani dell'esercito così in onore la tradizione napoleonica.

L'armata di mare era la prima d'Italia, per il numero e la qualità delle navi, e per il valore degli ufficiali e degli equipaggi. Malgrado ciò, furono sufficienti poco più di 15 mesi, che si possono computare tra il dì della morte di Ferdinando II

(81) CANDELORO, IV, pp. 214.215, riferendo una dichiarazione di Diego Tajani, emigrato in Piemonte, del .1858, dice che esisteva un generico seno timento di paura, per i fenomeni che si temeva avrebbero potuto verificarsi quando tale equilibrio si fosse rotto, ma che non esisteva alcun programma politico per ovviarvi. In tale carenza dei liberali del 1860 sta la radice della questione meridionale. (82) Tuttavia l'esercito, nel 1860, era in ritardo nell'adozione dei cannoni rigati (MANGONE, pp. 51.52) il che ebbe risultati negativi nella difesa di Gaeta (QUANDEL, pp. 324 ss.), malgrado l'iniziativa del colonnello Vincenzo Afan de Rivera, il quale riuscì, con mezzi di fortuna, ad organizzare nella fortezza un'officina per la rigatura dei pezzi (QUANDEL, p. 168).

12

Introduzione

51

(22 maggio 1859) e quello della partenza da Napoli per Gaeta di Francesco II (6 settembre 1860), perchè questo massiccio edificio si disgregasse. La storiografia politica e militare hanno tanto studiato il detto periodo, che sarebbe qui superflua una narrazione, ed impossibile un giudizio approfondito. Ci sia però consentita qualche breve riflessione. Dopo la disgraziata insurrezione del 15 maggio 1848, in cui i rappresentanti del popolo avevano dato piena misura della loro irresponsabilità la Costituzione, (83), Ferdinando II non aveva revocato anche se, tra la fine del 1849 ed i primi mesi

del 1850, una petizione popolare con tale oggetto aveva raccolto migliaia di firme. Mutato il governo, fu sciolta, con r.d. 17 maggio 1848, la Camera, che, dopo nuove elezioni, si riunì nuovamente il 10 luglio. Una breve e tumultuosa si svolsero frattanto le elezioni sessione fu stesso, e una nuoprorogata dal 10 settembre al 30 novembre dell'anno luogo ad altre stravaganze e disordini, determinarono

suppletive, che, avendo dato

va proroga (r.d. 23 novembre 1848) sino al I" febbraio 1849. Riapertasi la sessione tra clamori ed intemperanze, narono in un voto di sfiducia al Governo, che culmiquesto propose lo

scioglimento della Camera, ed il re provvide con r.d. 12 marzo 1849, riservandosi la convocazione dei collegi elettorali, che però più non avvenne (84). Esattamente perciò, dopo il 25 giu-

(83) liberale,

È questa

l'impressione molti anni

che dopo,

si ricava quegli

leggendo avvenimenti

gli

scrittori

di parte

che narrano,

cui parteciparono: 1848 tra le bar-

SETTEMBRINI, i, pp. 195·196; Nrsco, pp. 155 S8.; L.•• CEClLlA, pp. 455 ss. (quello a stesso che il Nrsco, p. 169, ricorda ricate «giubilante preso l'iniziativa le premier (84) appareil di gioia d'erigere des quelle d'aver visto il 15 maggio che tutti che, come la liberté»: il menzionato satanica»); funérailles fu proprio
8S.;

e si noti de

ignorano

chi avesse

barricate,

dice PEPE, p. 122 « furent secondo La 289 DE SIVO, a), I,
S8.

p. 187, uno degli animatori dello Statuto fu eliminata,

Cecilia. La menzione funzionari:

DE SIVO, a), I, pp. 207, 252 nel

256; 281; 286.287;

1850, dal giuramento

dei pubblici

CALÀULLOA,a), p. 238.

52

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie del Consiglio dei ministri Antonio

12

gno 1860, il presidente

Spinelli, che aveva avuto incarico dal re Francesco II di predisporre il testo della costituzione, poteva rispondere «non ahbisognar nuovo statuto, dove quello del 1848 non mai abroga.io stava nel pubblico diritto del regno» (85). Lo statuto dellO febbraio 1848 non era stato « abolito », ma « abbandonato può anche essere giustificato politicamente l'abbandono, scinato il regno nell'anarchia, I'integrità. Sta di fatto, però,

», e
in un

momento in cui i fautori del regime costituzionale avevano trae ne avevano messo in pericolo che l'art. 64 dello statuto dava

facoltà al re di sciogliere la camera dei deputati «ma convocandone un'altra per nuove elezioni fra lo spazio improrogahile di tre mesi ». Questa disposizione non fu osservata dal re Ferdinando; che dimodochè uno storico, che pur caldamente lo difende dall'accusa liberalesca di « spergiuro

», deve ammettere

« fu grave fallo, chè tenne deste le speranze settarie, die'
». E,

presa alle calunnie, mise faccia d'illegalità al governo, e tenne il regno in un provvisorio lungo, che mise capo al 1860 quando pure si respinga, con Benedetto Croce, il metodo di fare la storia col «se », non è davvero certo che la monarchia borbonica «con la costituzione sarìa caduta prima

», e che

invece un'azione riformatrice, condotta con metodo cauto ad un tempo e fermo, non l'avrebbe meglio conservata (86). Il governo di Napoli fu dunque, dal 1848 al 1859, una specie di dittatura personale del re Ferdinando II, e non ebbe il tempo di trasformarsi quando all'esperto pilota subentrò un dell'unità italiana. Ecore di minore autorità ed esperienza, nel momento stesso in cui si sviluppava la crisi determinante

(85) fu SIVO, a), Il, pp. 103·104. (86) Le opinioni qui ricordate sono di

DI': SIVO, a),

I, pp. 366

55.

12
SÌ,

Introduzione Ferdinando II fu una delle personalità più immeritatamente

53

vituperate nella storia d'Italia (87). V'era nel re Ferdinando un altissimo concetto dell'ufficio regio; senso del dovere sorretto da sincera e ferma fede cristiana; volontà e capacità di lavoro; costumi morali e familiari d'universalmente prensione riconosciuta integrità; affetto e combene o male intesi verso il proprio popolo,

cui tanti sentimenti ed abitudini l'accomunavano. Egli fu forse, con l'imperatore ni che amarono Francesco Giuseppe, uno degli ultimi sovraprofondamente il «mestiere di re ». Ed II (che di Ferdinando

è penoso leggere della «ignoranza»

non aveva attrazione verso la cultura umanistìca, ma un sincero interesse per i progressi della tecnica), o dedurne la « trivialità» dall'uso del dialetto (in un tempo in cui l'italiano era soltanto lingua scritta ed aulica), specie nel raffronto con un sovrano, tanto esaltato quanto Vittorio Emanuele II, del quale non si ricorda un solo anedotto che dimostri un qualsiasi interesse di cultura, ed è certo che normalmente meva in dialetto piemontese o in lingua francese (88). si espri-

(87) Limiti e difetti dell'azione politica di Ferdinando II non sfuggono agli storici pur devoti alla causa borbonica, quali il DE SIVO,a), I, pp. 474-475, e II, p. 4; CALÀULLOA,a), pp. 253 ss. e 312 ss., ai quali si rifà MOSCATI, a), pp. 129 ss. Il giudizio di CROCE,a), pp. 250 ss., riecheggia la polemica antibor '. bonica degli anni del risorgimento, ripresa, per di più, con goffa boria intellettuale (. .. crassa religiosità ... ossequi ente al più rozzo pretume ...): tipico il rilievo che Ferdinando avrebbe rappresentato «il paese ... nelle sue cattive ten-. denze» e specificamente «il peggior paese ». Qui, invece si manifesta il peggior Croce. Una rivalutazione della personalità di Ferdinando II in ambiente non borbonico ebbe inizio dopo la prima guerra mondiale: ricordiamo, per esempio, uno studio di AMANTE, ecensito favorevolmente dal FILARETI. 'amr L mirazione dei legittimisti francesi per la sua condotta nel 1848-49 risulta dal raro libro di n'HERVEY·SAINT DENIS e MONTELIETO. (88) Non è una scoperta del MAcKSMITH, a), p. 23, che gli studi di questo sovrano fossero stati e scarsissimi e quasi esclusivamente di carattere militare». Ma non aveva nemmeno seguito forti studi, una generazione più tardi, Um-

54

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

12

La sventura di Ferdinando II, fu d'essere solo. Mentre Vittorio Emanuele II fu affiancato, o piuttosto dominato, da una personalità eccezionale Ferdinando come quella del conte di Cavour, non trovò, nella sua età e nel suo regno, nessun

nomo che avesse effettive qualità politiche (89). E non è a dire che lo avrebbe potuto trovare tra i liberali: perchè gli Spaventa, gli Scialoja, i Pisanelli, negativi nel 1848, nemmeno sotto il regno d'Italia rispettabili (in cui la sola personalità altro che fuor del comune era Cavour) si dimostrarono tudine, il suo temperamento al sospetto, specie dignitosi e

(90) personaggi di secondo piano. In questa solisi chiuse, si inasprì, si dispose l'attentato d'Agesegno; ed dopo che, nel 1856,

sila o Milano gli diede la misura dell'odio cui era

il suo temperamento autoritario ed accentratore l'indusse a trascurare la formazione d'una classe di collaboratori dotati d'iniziativa e di senso di responsabilità, essere da lui stesso ricercati, scoperti che avrebbero dovuto e valorizzati, ed asce-

berto

I (ALFASSIO GRIMALDI, pp. 22
che tanta influenza ed ebbe d'ortografia

S5.;

CASA LEGNO,p. llO), e la stessa del «una preparazione Emanuele affrettata

regina seri. fu

Margherita, ciale)

sulla vita intellettuale tra i sovrani

suo tempo,

veva con errori uomo colto ss.), anche gran parte, scaneggianti nè apprezzava Sull'istruzione (89) (90)

aveva

e superfi-

(CASALEGNO,pp. 106 ss.). li primo, (e di vasta e varia cultura) per merito opera della madre. di pedanti

di casa Savoia, che

fu Vittorio Ma i giudizi

III (VOLPE, pp. 33 su Ferdinando II sono, in
s e (. toricambiato. non comprendeva

e di legulei, intelligente

per di più e piemontestzzati ma presuntuoso, quali veniva parimenti

s , che Ferdinando, da lui ricevuta, Conforti

(MOSCATI, a), p. 106), e

dai

MOSCATI,a), pp. 98 ss. e Scialoja si ebbe non avevano dello ducati nel essere, resistito stipendio rinunciarono complesso, dal spirito alla tentazione 65 mila

MOSCATI, a), pp. 107 ss. Purtroppo dal Tesoro come Carlo della napoletano Poerio «destra specie alla gli arretrati 72 mila e Silvio di ministro, a qualsiasi il giudizio di vista

di percepire ducati; su questi della di taluni altri,

da 1848 al 1860, e così il primo risarcimento

ed il secondo

Spaventa, può

(DE SIVO, a), II, pp. 308·309). Tuttavia, personaggi mazziniani storica s in confronto monarchia positivo,

punto

correttezza,

con lo di Savoia.

(. avventuroso)

rattachés

12

Introduzione

55

gliere dei semplici esecutori d'ordini . Per di più, li mutava di rado, e la mancanza di un'opportuna rotazione determinò quella singolare gerontocrazia, costituita in gran parte di superstiti dei tempi napoleonici, che ci appare caratteristica degli ultimi anni del regno. È perciò da sottolineare tra le cause della rovina la mancanza d'una classe politica, o, quanto meno, gente, abbastanza giovane per nutrire d'una classe diriambizioni e speranze,

che contasse di realizzare nel regno e col regno, e che avesse quindi uno specifico interesse a sostenere il regime e la dinastia. Accadde invece che, anche dopo Ferdinando

II, il regime

continuasse ad isolarsi, ed ambizioni e speranze apparIssero attuabili solo nel quadro unitario. Così, l'impossibilità di un'opposizione costruttiva «costituzionale

» continuò a sospingere i novatori verso le attività
unitari

illegali, ed infine anche coloro che non avevano partecipato alle cospirazioni mazziniane o sabaude, si ritrovarono e liberali. Se qualcuno avrebbe forse potuto salvare il regno e rinnovarlo, costui era ignoto, e, se noto, sarebbe stato agli uni ed agli altri sospetto (91).
(91) DE SIVO, a), II, pp. 4-5, definisce traditori i vecchi liberali del 1799, del 1820 e del 1848, che occupavano pubblici uffici, e «facevano alzare a tutti gli uffici, come lor veniva fatto, loro cagnotti », ma si può dubitare se almeno i migliori tra costoro fossero in mala fede, e se non avrebbero potuto meglio collaborare se fossero stati più liberi nel seguire ed attuare le proprie opinioni, MOSCATI, a), p. 107, osserva che «il personale dirigente che circondò re Ferdinando meriterebbe tutto d'essere studiato, come mai si è fatto finora a, Se, d'altro canto, tale personale fosse stato tutto tanto scadente e malfido, non si spiegherebbe che Silvio Spaventa (fieramente antiborbonico, ma senza dubbio uno dei migliori uomini dell'unità, che provenissero dal Iiheralismo napoletano) considerasse c:un grave danno che non si fosse potuto recuperare per l'amministrazione delle provincie napoletane il meglio della classe tecnica borbonica, e che egli ebbe sempre il rimpianto che a Napoli, come in altre parti d'Italia, gli elementi fedeli al ricordo degli antichi Stati fossero rimasti estranei alla vita pubblica, lasciando così scoperta una funzione conservatrice che era pesantemente ricaduta sui liberali» (CROCE E., pp. 158-159).

56

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

12

Il Governo borbonico era, inoltre, tanto sospettoso della. stampa, che non volle. nemmeno utilizzarla per i propri fini; e poco. o nulla d'efficace seppe opporre alla durissima, oltraggiosa polemica, che, contribuendovi politici del sud, presentava ampiamente gli emigrati il regno, più ancora che come

roccaforte della reazione, come un relitto di medievale barbarie. Del che dovettero poi ben dolersi gli esuli rientrati, quando tribuito si avvidero quanto la loro propaganda avesse cona rafforzare alterigia e sprezzo nei piemontesij 92). avversione della Sicilia verso

E v'era, infine, l'inguaribile

il Governo di Napoli, che rendeva inutile ogni privilegio o beneficio. conservato o concesso, dacchè il siciliano timebat
(92) Ferdinando II, a quanto pare, aveva la stampa in così scarsa considerazione che il Magliani non ottenne, per la sua risposta allo Scialoja (forse sollecitata dal re stesso) nemmeno l'onorificenza di cavaliere dell'Ordine di Francesco I (DE CESARE, I, pp. 278 e 285\. È eccezionale ne L'Omnibus, n. 64; a), del 9 agosto 1856, un breve articolo, dove tra l'altro è detto: «La Gazzetta piemontese non può rassegnarsi a credere, che nel Regno di apoli v'è un re che regge le sorti del suo Reame, mentre nello Stato modello fa tutto sono i Cavour, i Rattazzi e Socj; la Gazzetta non può credere che il Re delle Due Sicilia ha saputo sottrarre il suo popolo agli artigli della rivoluzione, e sì che il 15 maggio del 1848 è nolo a tutto il mondo, come è ben noto che i Napoletani non sono iti a farsi forare in Crimea per la lusinga di papparsi un giorno il Lombardo Veneto al cui dominio il Re di Napoli non ambisce. Finalmente la Gazzetta non può credere alla prosperità dei popoli delle Due Sicilie, eppure ne sembra che il benessere materiale colà vada di pari passo col credito pubblico. A Torino i fondi pubblici S% sono al 92, e a Napoli al 108 per cento. La differenza non è poca l' .. Tale lacuna della politica Ierdìnandea è rilevata anche da scrittori dell'epoca: per esempio, CALÀULLOA, ), a p. 243, dice che «antica colpa de' Borboni fu lo sprezzo della stampa s , e .ri .. corda quanto furono infelici le risposte di scrittori borbonici alle famigerate , lettere di Gladstone; DE SIVO,a), I, p. 375, dice: «V'era il giornale Il Tempo, propugnatore del trono, e 'l tolse, parendo gli miglior consiglio dissimulare le offes~ che combatterle... Sdegnò di far difesa contro la guerra continua, implacabile, malvagia, che da' giornali Sardi, Elvetici, Francesi e Inglesi gli veniva; oppose il silenzio, nè gran fatto permise si rispondesse s , Tale disabi: tudine rese la polemica filoborbonica, riaccesasi dopo la caduta della dinastia, e protratta si sino alla fine del secolo (per esempio, INSOGNA), monotona e poco efficace nei temi, e priva di solide basi culturali.

13

Introduzione

57

Danaos et dona [erentes ; di quella Sicilia che in ebollizione
rivoluzionaria, nel 1860, fu il tallone d'Achille del regno (93), e che, tanto gelosa della sua indipendenza, preferì tuttavia perderla fondendosi incondizionatamente nel regno d'Italia, anzichè continuare l'unione Pochi colpi d'ariete, diroccarlo. 13. L'assorbimento del regno delle Due Sicilie nel regno d'Italia. - La scomparsa dell'antico regno, come individualità politica ed amministrativa, di Garibaldi, subentrarono, per le provincie napoletane (quella di Napoli, fu celere. Alla dittatura le luogotenenze dopo i plebisciti, con Napoli (94).

assestati su un edificio dietro la cui

fronte imponente erasi ormai formato il vuoto, bastarono per

e per la Sicilia, ben presto abolite 1861, quella di Sicilia, ogni e non ancora è. con che fu cancellata E nacque,

con r.d. 9 ottobre

con r.d. 5 gennaio 1862 n. 91), parvenza o .speranza d'autonomia. risolto, il «problema

del Mezzogiorno ». come oggi si dice, reazione al ' di certi storici sulle' in .cui

.Noi non amiamo quella storiografìa,

« dissacrante », che, sia pure per giustificabile
metodo agiografico ed alle antitesi manichee un tempo gli scrittori la polemica reazionaria cosiddetti patriottici

settari, riversa sul moto unitario livore pari a quello. con cui infierivano memorie borboniche. Il bel risultato di simili trattazioni, politiche, ma non accettabile oggi senza un'obiettiva

(spiegabile nel ribollire delle passionie seria re-

visione critica) si fonde con la moderna demagogia populista, è che nella generale ignonomia, tra borbonici .inetti, opportunisti e traditori, e « piemontesi» altezzosi, ignoranti e crudeli, (93) (94)
FANO, pp.

LANDI,

a), pp.

Sulla rapida
387 65.;

186 86. fine delle aspirazioni
pp. 364
S6.

autonomistiche

nel 1860. DE STE·

ROMF.O, a),

58

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

13

si salva soltanto, eroe e martire, il brigante. Ed in definitiva, con simile storia, non resterebbe che vergognarsi d'essere nati italiani (95). Ora, per quanto riguarda d'Alessandro la parte borbonica, bisogna concome quella chè non siderare che certe clamorose diffalte, individuali

Nunziante (96), o collettive come quella della

marina reale (97), non si spiegano con l'oro piemontese, per quanto bassa stima possa aversi della natura umana, la carriera,

è davvero facile che taluno abbia posto a repentaglio l'onore, ed anche la vita, per un guadagno che sarebbe stato comunque limitato e meschino (98). Il fatto è che certi

(95) GRECO. (96) ispettore e senatore d'indurre esclude catastrofe (97) negoziata, Persano, acquisirono nici, 55.; rono berto bordo

Tra i prodotti II maresciallo dei battaglioni del regno l'esercito la venalità, inevitabile, L'adesione per incarico regia largheggiando alla effetti e

più caratteristici di campo prese ad che il dalla

di questa

letteratura,

ALIANELLO,a); di Mignano, italiano, e tentò 26 ss.•

Alessandro (poi tenente contatto Nunziante nomea causa solo

Nunziante, generale governo li col

duca

cacciatori

dell'esercito piemontese,

d'Italia), ritiene portando della in

borbonico e soprattutto

ammutinarsi.

BATTAGLlNI, ), I, pp. a stato mosso da d'essere monarchia travolto

sia

ambizione in una fu di se anni fu. Rocon a (QUAN. 1860. d'esdel conBrocchetti battaglia noi, che abbattere

ed opportunismo,

preoccupazione della

seco una alla

di reazionario. piemontese Carlo mantenute, degli ufficiali armata II Pellion che, negli a Gaeta

marina

del conte marina

di Cavour,

dall'ammiraglio parzialmente totalità della del 1866 forza

promesse, italiana sulla

la quasi

borbo-

ebbero

negativi

compagine la guerra s

successivi,

e specialmente a vela e tre

durante e Partenope dei

(IACHINO, pp. 58 ss.; 102 Francesco il capitano di fregata

no

65.). Le sole navi da guerra piroscafi armati,

che seguirono (comandante, «Delfino),

la fregata Pasca),

«Saetta)

e «Messaggero), Criscuolo, settembre erano di lettere d'equipaggio

al comando

del maggiore complessiva

cannonieri furono di

marinar i Raffaele con r.d. napoletani certi di estratti vascello Il

una forza È certo,

di 15 ufficiali e 398 uomini promossi marina

DEL, pp. 2()·21). I comandanti (98) sere benemeriti trammiraglio (l'uno di Lissa: abbiamo «Qui fatto e l'altro dell'unità Giovanni Persano una provenienti

che gli ufficiali d'Italia. Vacca al dalla

convinti di della che per

Si vedano capitano marina

Enrico

borbonica) in tutto, la

alla vigilia ed è singolare nostra testa

la fa da desposta

rivoluzione

e compromessa

13

Introduzione

59

concetti, di «patria », di «unità nazionale », di «libertà », di «costituzione », erano diventati, ad un certo livello, patrimonio comune di tutti (e male aveva fatto il governo borbonico a non rendersene ben conto), talchè da una parte chi pure era mosso da opportunismo poteva a sè stesso per primo dare una giustificazione ideale, e, d'altra parte, chi servava fede al giuramento doveva imporsi la rinuncia a sentimenti che gli potevano essere cari. Tali idee e tali sentimenti valevano a rendere degno d'approvazione chi a rigore assai poco l'avrebbe dovuta meritare, ed oggetto di biasimo chi piuttosto avrebbe meritato onore (99). Ma bisogna pure riconoscere che la psicosi del tradimento fu diffusa proprio da parte borbonica, in un maldestro e tardivo sforzo propagandistico, che avrebbe voluto rievocare la reazione del 1799: fenomeno non riprodotto si nemmeno nel 1806 (100), e che, subito dopo il 1860, perdette rapidamenil despostismo d'un è il sovrano, caso del ora dobbiamo tollerare Marina adesioni fondata quello d'un coglione!... il Persano, a tutte le ima già Stato

>

< •.. qui non
in luogo

'60, quando
nemici, 152-153).

nella trovò

napoletana e concorso la

di avere a Non

combattere

sue operazioni»

(lACHINO, pp.

(99)
maginata permeato forte,

è < storica s , ma è

storicamente
55.,

conversazione riuniti uno d'essi,

da ALIANELLo, b), pp. dell'entrata nuove, d'idee spiega:

76

tra alcuni

ufficiali horbonici dove l'un gran un paese, potente»

mensa alla vigilia

di Garibaldi

in Palermo,

« ... e cosÌ faremo
la Prussia ... e un

come l'Austria,

la Francia,

esercito

(p_

77).

La componente nello spiegare militari cito sardo

nazionalista le adesioni in una che

(tanto importante, come Francesco alla causa unitaria stagnante, ed è forse era di pura di potere ora, perchè irriproducibili. navale di circa situazione

più tardi, nell'azione Crispi) è mentre trascurata (si pensi

d'un uomo dei de-

della sinistra risorgimentale, confinati

più del giusto dell'eser-

all'insoddisfazione la componente «miracolo» del

i loro colleghi

conquistavano L'illusione la

allori), spesso

sopravvalutata facciata. rinnovare il

mocratica-liberale,

(100)

borbonica 601a fede erano

1799
che per-

(non sorta proprio «in Corte lodavan chè quegli

all'ultima

c.u.À ULLOA, a), p. 253, asserisce dannosa, Nel -

delle plebì s ) fu eminentemente inglese

avvenimenti

1799, le «masse»
(il contributo

del cardel con-

dinale Ruffo, appoggiate tingente terrestre

dalla squadra

russo-turco,

1000 uomini

COLLETIA,a), II, p. 76 -

60

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

13

te ogni contenuto politico, per tra sformarsi in un'esplosione anarchica di criminalità collettiva, il cui risultato fu di spingere il nuovo governo al rigore, e di determinare l'adesione al governo unitario dei possidenti minacciati nella vita e nei beni, quando pure fossero animati tuttaltro che da simpatie novatrici (101). Non negheremo certo alle popolazioni rurali, da cui fu alimentato il brigantaggio, nella forma iniziale di guerriglia partigiana, od in quella degenerata di banditismo, la compassione che meritano. Genti che per una lunga serie di generazioni erano vissute isolate, in un quadro di tradizioni mai mutate a memoria d'uomo, videro crollare le antiche autorità, e sostituirsene delle nuove, nazionali o forestiere, troppo spesso prive d'ogni essenziale riguardo per sentimenti profondi per la loro fede religiosa, bene spesso che venivano irrisi stato d'animo, e calpestati dalla stolta superficialità del settario, o dalla grossolana sufficienza del forestiero. Un complesso

si _può considerare non decisivo), combatterono il governo della Repubblica napoletana, che era praticamente privo d'autorità nelle provincie, aveva forze militari insignificanti, e nessun appoggio dall'esercito francese. Nel 1806 Giu· seppe Bonaparte venne con un forte esercito, e cominciò subito ad organizzare truppe nazionali (in/ra, § 76) mentre gli inglesi, malgrado qualche successo (Maida, l° luglio 1806) non diedero agli insorti tutto l'appoggio che sarebbe stato necessario ad integrare quello, forzosamente modesto, del governo borbonico in Sicilia. Nel 1860, ed anni seguenti, infine, la dissoluzione delle forze regolari, ed il completo isolamento internazionale del governo borhonico, determinò che le formazioni partigiane rimasero abbandonate a sè stesse, e si trasformar.ono in bande di -briganti. Rimane così confermata la massima (PIE!!I, p. 115) secondo cui l'azione insurrezionale ha successo quando è a sostegno di forze regolari, o da esse sostenuta. (101) Il brigantaggio politico si può considerare finito nel 1863, cioè dopo l'ultimo tentativo di guerriglia organizzata, affidato dal governo borbonico in esilio al generale spagnuolo Rafael Tristany. Il fenomeno criminale si protrasse invece per più anni, fin verso il 1870, con regressi e recrudescenze (e, dal 1865, collaborò alla repressione anche il governo pontificio), perdendo perfino il carattere di rivolta sociale, perchè in più casi le bande infierirono su contadini (MoLFKsE, p. 207, 313, 386 ss.). p

13

Introduzione

61

in cui si fondevano misoneismo, xenofobia, ed infine un sentimento di rivolta sociale verso i benestanti, sempre protetti dall'antica o dalla nuova autorità, dall'antica o dalla nuova bandiera, condusse tanta parte della plebe agreste al delitto, alla morte, alle galere. Crollava ad un tempo la protezione doganale, sopravvenivano inusitati rigori fiscali, ed infine, fuggendo un paes e immiserito, queste genti presero a diecine di migliaia la via dolorosa dell'emigrazione. Pari sorte ebbe il basso popolo della Sicilia, spinto dai latifondisti a combattere il governo borbonico; sanguinosamente represso dagli stessi garihaldini, quando credette in una sopraggiunta èra di giustizia sociale (102); ed avvedutosi, infine, d'avere perduto fino i pochi, anacronistici privilegi (quale l'esenzione dal servizio militare) che tuttavia l'antico-regime gli conservava. Ma neanche i

« piemontesi» meritano incondizionata concome la loro entrata nel successione d'eventi

danna. Non è qui il caso di ricordare regno fu il risultato non previsti, che determinarono quando la sua fine immatura

d'una tumultuosa

il conte di Cavour ad improvne rimise la - continuazione ai

visare quasi giorno per giorno un'azione, non ancor compiuta

(l (2) MACK SMITH, bl, p. 593, trova che «Garibaldi in pratica non prese mai nei confronti dei latifondi ex-baronali, una posizione così precisa come era stata quella dei Borboni », con che attrasse alla causa unitaria certi proprietari, prima neutrali od ostili, del cui appoggio aveva bisogno. In realtà (per seguire l'illustre autore: Britannia docet), Garibaldi, non «anarchico », era un «riformatore sociale» a parole; ignorava la realtà siciliana, e poco si curava di comprenderla, anche se demagogicamente accarrezzava certi sentimenti popolari, con i blasfemi suoi omaggi alla fede cattolica; e, avendo mentalità di piccolo borghese settentrionale, non aveva compreso, nei moti di Bronte ed altri, se -non l'attacco criminoso al diritto di proprietà, che gli stava molto a cuore (vedi anche supra, nota 64). E questo fu ancora per molti decenni l'atteggiamento del governo italiano,

62

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

13

suoi modesti epigoni. I piemontesi varcarono il Tronto, senza sapere nulla del paese dove si introducevano. Peggio, erano stati informati dalla propaganda di fuorusciti astiosi, che Redipingevano il regno come un abisso di feroce barbarie.

stavano sorpresi dalla diffidenza e dall'ostilità di popolazioni che vedevano in loro degli invasori stranieri, e non dei liberatori, e quando il contegno della popolazione si volse, o parve volgersi, ad atti di effettiva inimicizia, si comportarono come, cinquanta e più anni prima, gli uomini di Giuseppe Bonache parte. Niun soccorso ebbe il popolo dagli esuli rientrati,

troppo dovevano allo straniero per avere innanzi ad esso autorità e prestigio. Più, come le memorie del 1799 avevano influito sulle speranze dei reazionari, così queste medesime paura ed odio vere li spinIl regno fu desciagurate memorie svegliarono nei liberali

so il basso popolo, sostegno del trono e dell'altare, sero ad eccitare la più rigorosa repressione.

bitore dei suoi mali ben più agli unitari indigeni, troppo spesso vili e faziosi, che non ai cosiddetti conquistatori piemontesi. Al Governo italiano si può addebitare d'avere, all'inizio, identificato il problema del Mezzogiorno con quello del hrigantaggio, cioè con un affare di grande polizia, e d'essersi disinteressato di molte altre e gravi questioni -- in parte tuttora insolute quando il brigantaggio fu estinto. Ma non possiamo rimproverare sistenti o malnoti, agli uomini di quel tempo la mancanza di e non soltanto in Italia: il torto ricade

sensibilità verso certi problemi sociali, che erano allora o inesu generazioni più recenti, e certamente va diviso in parti eguali tra le classi politiche del Mezzogiorno e del Settentrione, niuna delle quali fu inferiore Nè possiamo giudicare stri giorni l'azione stroncare all'altra nel profittantismo. dei nosi impiegò per con la mollezza «permissiva»

in cui il Governo italiano

il flagello del brigantaggio,

senza di che non vi

13

Introduzione

63 ma semplicemente il

sarebbe stata ne unità nè restaurazione, criminale (103). Al punto in cui si era, solo da rimpiangere

precipizio d'un terzo della penisola in un vortice d'anarchia nel 1860, non v'era altra via da

percorrere sino in fondo, se non quella della unificazione. V'è che quel regno, il quale solo in Italia aveva, fin dal remoto medioevo, saputo superare il municipalismo dovunque imperante (104) non abbia saputo poi sviluppare da sè stesso l'energia unificatrice; e che, in definitiva, la classe politica dominante nell'Italia unita non sia stata nemmeno quella del Piemonte aristocratico, militare e burocratico, ma sia stata fornita da quelle province del nord, in cui frazionamento comunale e dominazione straniera avevano reso impossibile la formazione del sentimento dello Stato (105). Ora, che il trascorrere d'oltre un secolo, e la scomparsa di tutti gli attori del dramma, ha raffreddato gli odi e gli amori; ora, che più pacate ricerche hanno consentito di respinge(103) era la nova Thaon Ministero sembra dionale, Le perplessità di del Governo aveva (fino volontà di Torino, esercitato al suo di e della luogotenenza del di direttore in agosto dell'elemento riconoscere mentalità e cose di ricordare abruzzese in analoghe borbonico nel che ne gen. Ge· del 1861) meri-

longa manus della animato e specie guerra

in Napoli, in Napoli sincera

risultano

chiaramente

dal libro

REVEL: l'A., che da una di quello

le funzioni scioglimento, più

comprensione

ex-borbonico,

di cui mostra d'una certa

volte d'apprezzare a BIANCO dell'Italia come che la Giu. cir(MOLcolonialista,

la collaborazione. alla cui base

Gli stessi lodevoli

intenti

è giocoforza

DI SAINT.JOROZ: il quale meridionale, quelle e perciò

è però l'esponente
sprezzante certe recenti

è una totale,
giustifica

ignoranza tuttavia il nome

d'uomini la pena dal

«contestazioni» deputato adottati,

dell'Unità,

d'ALIANELLo, a), e di GUECO. Vale 15 agosto 1863, prende per i fatti già condannato e ricalca del

legge repressiva, seppe Piea, dinando costanze, (104) (105) II;

del 1848, e graziato e dal Governo

1859 da Fer-

puntualmente decennio

provvedimenti francese, pp. 323-324).

dal governo

FESE, pp. 314 ss., ed in particolare CROCE, a), pp. 44 ss.

LANDI, b), pp. 556·557; c), p. 159.

·64

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

·13

re In soffitta i volumi, dove parole come «tirannide nano ad ogni pagina, considerato, una componente

», « perfidia », «ferocia », «rivolta », «eroismo », «martirio », ritoril Regno delle Due Sicilie può' essere reazionaria nazionale. non come una «forza dialettica dell'unità

», ma come
Un grande da quanto

popolo non deve rinnegare nulla della sua storia, ma deve tutto conoscere e meditare, per trarre insegnamento di bene è accaduto, ed evitare di ricadere in già commessi errori. Oggi, il popolo francese (da cui tanto, in un certo tempo, apprendemmo: e non sempre di quanto eravi di migliore) tributa pari riverenza ai suoi re che costruirono anno per anno la grandezza della Francia; agli uomini della Rivoluzione che posero le basi d'un nuovo Stato e d'una nuova società; alI'imperatore naZIOne. . Perciò, l'esposizione, che abbiamo intrapreso, delle istituzioni del Regno delle Due Sicilie tra il 1815 ed il 1861, non vorrebbe essere un'arida rassegna di antiquitates, oppure un nella sussidio di notizie che' di solito non sono sviluppate Napoleone che quei principi rese comuni all'Eudella storia, è il cemento .della ropa. In questa continuità

storia generale, bensì un contributo alla migliore conoscenza dei molteplici fattori, dalla cui fusione è sorta l'Italia d'oggi.

CAPITOLO

I

IL POTERE SUPREMO DI GOVERNO I.

PREMESSA

14. Le norme fondamentali nelle monarchie as~Qlute.
In questo capitolo, vengono esaminate le norme concernenti l'organizzazione ed il funzionamento degli organi supremi dei cittadini. questo capitolo dovrebdello Stato, la ripartizione e i modi d'esercizio dei poteri del-

lo Stato stesso, ed i diritti fondamentali dizione politica e giuridica hisecolare,

Se non temessimo, perciò, l'equivoco derivante da una trabe essere intitolato al diritto costituzionale del regno delle Due Sicilie, perchè non altro è l'oggetto della disciplina che oggi vien detta «diritto costituzionale»

(l).
si intende la legge fondasono contenute (2); per

Tuttavia, se per « costituzione»

mentale scritta in cui le dette norme

Stato costituzionale quello fondato sulla divisione dei poteri, intesa come strumento di garanzia delle libertà individuali (3);
(1)
ROMANO, a), p. 9.

(2) Le costituzioni scritte si iniziano solo alla fine del secolo XVIII (Stati Uniti d'America, 1787; Francia, 1791). Vedi GHISALBERTI, b), pp. 137 ss. (3) Déclaration des droits de l'homme et du citoyen, 26 agosto 1789, art. 16: e Toute société dans laquelle la garantie des droits n'est pas assurée, ni la séparation des pouvoirs déterminée, n'a point de constitution ». È questa, come è noto,' la codificazione d'un celebre passo del MONTESQUIEU, I, p. 164: e Tout serait perdu si le meme homme, on le mème corps des principaux, ou des nobles, ou du peuble, exerçaient ces trois pouvoirs: celui de faire des lois, celui d'exécuter les résolutions publiques, et celui de juger les crimes ou les différends des particuliers ».
5. LANDI •

I.

66 per «diritto

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

14

costituzionale»

la SCIenza giuridica della costiè pacifico che il Regno del-

tuzione come sopra intesa (4),

le Due Sicilie, salvo nelle brevi parentesi del 1820-21 e del 1848-49, e nei suoi ultimi giorni (dal 25 giugno 1860), non fu una monarchia costituzionale, bensì una «monarchia zerebbe a trattare d'un diritto «costituzionale» chia « assoluta» di Napoli, assoluta» (5). E perciò, sebbene la dottrina odierna ben ci autorizdella monarpreferiamo evitare l'anacronismo,

ed intitolare questo capitolo così come l'avrebbe intitolato un

(4) E quindi, con la variabile estensione che deriva dall'ampiezza della materia compresa nell'una o nell'altra costituzione: BALLADORE PALLIERI, 134. p. (5) Si ha la monarchia assoluta quando il supremo governo statale è concentrato nel monarca (ROMANO,b), p. 146). Fu usata l'espressione c:monarchia amministrativa» (per primo dal BUNCH, b), p. 22) per indicare il metodo di governo di Luigi de' Medici (in particolare, tra il 1815 ed il 1820, ma anche tra il 1821 ed il 1830), fautore di un'autorità rigorosamente accentrata, che perseguisse il bene pubblico osservando una perfetta imparzialità nei confronti dei partiti politici (c:il difetto del sistema », osserva il BUNCH, «sta nell'isolamento in cui lascia il governo, privo di ogni appoggio morale :1». Dopo la repressione del moto costituzionale del 1820.1821, il Metternich tentò di orientare la politica del regno verso una forma di c:monarchia consultiva s, in cui certi corpi consultivi avrebbero dovuto parzialmente soddisfare l'istanza diffusa verso la creazione di istituzioni rappresentative, ma - come si vedrà a proposito della Consulta (in/ra, § 69) - questo programma rimase sostanzialmente inattuato (LANDI,d), p. 299; GHISALBERTI, pp. 145 ss.). c), Negli autori del tempo è precisa la distinzione tra monarchia assoluta e monarchia costituzionale; così Rocco, I, pp. 38-39: «La diversa distribuzione dei poteri dello Stato determina la forma politica del Governo. Nella monarchia assoluta tutti i poteri sono collocati nella persona del re, e però il potere legislativo e il potere esecutivo in lui sono riuniti. Nelle monarchie costituzionali, il potere legislativo siede nel re e nel parlamento nazionale, e l'esecutivo nel solo Consiglio di Stato» (cioè, nel Governo). Tuttavia, il Drxs, a), II, p. 94, dice che la forma del Governo «si è conservata quale il fondatore della monarchia Ruggieri la stabilì colla celebre costituzione scire volumus, pubblicata nel 1140; vale a dire monarchia moderata ereditaria ». Qui, monarchia moderata (o come altri dice, temperata) non equivale a c:monarchia costituzionale» (come in ROMACNOSI, pp. 188 ss.), bensì «temperata da traa), dizioni o da consigli» (cfr. MAcAREL, 57 8S.; PALMA, , p. 317), o comunpp. I que e autolìmìtata », in contrapposto al principato dispotico.

14

Il potere supremo di Governo

67

cultore di diritto pubblico della prima metà del secolo scorso, al «potere supremo di governo» (6). Resta fermo, comunque, che, indipendentemente ma di Governo, e dall'apprezzamento dalla for-

politico su di essa, non

può esistere uno Stato privo di costituzione, e che la costituzione non può non essere giuridica, perchè si identifica con l'ordinamento: uno Stato

non costituito, non avrebbe nem-

meno un principio d'esistenza (7). È dunque possibile, in qualunque formazione politica, identificare le strutture fondamentali ed essenziali, su cui poggiano tutte le altre, e qualificarle come « costituzionali» in senso materiale o sostanziale. La differenza tra il diritto «costituzionale» d'uno Stato assoluto, e quello d'uno Stato «costituzionale », non è di natura, ma d'estensione: quando pure si ipotizzasse una monarchia che praticasse il più sfrenato dispotismo, e la cui unica norma fosse quod principi placuit legis hobet vigorem, questa massima avrebbe natura costituzionale (8). Ma le monarchie assolute dell'Europa occidentale, dal medio evo ai nostri giorni, sono ben lungi dall'avere tanta illimitata autorità, ed il sovrano è condizionato da una rete di privilegi, civili ed ecclesiastici, di ceti, di corporazioni, di istituzioni, tra i quali si sviluppa un sottile e complicato giuoco (sol di tanto in tanto punteggiato da colpi di forza), in cui l'autorità regia si accresce appoggiandosi all'uno o all'altro gruppo, e questi si pongono in concorrenza tra loro per contendersi la posizione preminente (9). La più complessa e com-

(6) DIAs, a), II, pp. 75 ss.: CDel potere supremo del Governo del Regno delle Due Sicìlìe », Questa parte del diritto pubblico viene detta anche «di. ritto politico s : MACAREL, pp. 1·3. (7) ROMANO, p. 3. b), (8) ROMANO, pp. 34. b), (9) GHISALBERTI, p. 15: C Lo Stato assoluto tendeva alla eliminazione a),

68

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

14

pleta storia d'una monarchia assoluta, quella del regno di Francia, dimostra appunto, da Filippo Angusto, a Luigi XI, a Luigi XIV, l'azione del potere regio volta a ridurre le esorbitanze dei ceti e corpi privilegiati, elevando nel contempo a propri collaboratori i roturiers, finchè Luigi XIV giunge ad identificare l'autorità sovrana con lo Stato, cioè con l'interesse generale (rEtaI c'est nwi) (lO). Ma tale identificazione, lungi dal rendere effettivamente illimitato il potere regio, lo grava di altre obbligazioni: dimodocchè la monarchia francese cade allorchè non è più in grado di proseguire secondo la sua logica plurisecolare, che consisteva nell'abbassare od eliminare le pretese surannées dei ceti privilegiati, e nel legalizzare gradualmente le aspirazione del terzo stato all'ascesa sociale e politica (Il). La monarchia borhonica, nel 1734, aveva trovato nel regno le istituzioni più volte centenarie, tramandatesi attraverso le molte dominazioni, ed anche una feudalità, priva di mordente politico, ma ancora ricca di beni e di privilegi. La monarchia, forestiera in quel momento, ma volenterosa di divenire naziodi tutte le infrastrutture che si frapponevano tra la volontà sovrana del monarca e la generalità dei sudditi ~... (IO) È di Luigi XIV la dichiarazione: «Le roi représente la nation toute entìère.; l>, e di Leopoldo II d'Austria quella: «le crois que le souverain, mème héréditaire, n'est qu'un délégué et employé du peuple ... ~ (JELLINEK, pp. 218· 219). (Il) È ben noto che alla vigilia della rivoluzione Luigi XVI non riuscì a superare l'opposizione sollevata dai Parlamenti, in nome delle «costituzioni del regno l>, a riforme finanziarie reclamate dall'opinione pubblica; che nel 1781, quando i privilegi della nobiltà erano ampiamente discussi, I'aristocrazia ottenne il ristabilimento delle prove di nobiltà per l'ammissione nelle scuole militari e per la nomina diretta a sottotenente (GoDECHOT, pp. 117 ss.); etc. Mancò nel momento critico alla monarchia francese la collaborazione del ceti privilegiati (la famosa notte del 4 agosto 1789, in cui l'assemblea nazionaIe, col voto unanime della nobiltà, abolì il regime feudale, sembra un movimento irrazionale di folla, per quanto folla aristocratica e parlamentare), e l'energia per pretenderla.

14

Il potere supremo di Governo

69

nale, era portatrice

della più moderna concezione politica, Nacque, perciò, libera da

quella del riformiamo illuminato.

precostituiti legami con i baroni del regno, e protesa ad attuare, nell'eguaglianza, l'interesse di tutti (12). Questo spiega al· tresì come nel 1815 la restaurazione borbonica abbia potuto facilmente assimilare la legislazione del decennio, in cui tanta parte della tradizione della Francia monarchica era stata utilizzata. Le norme fondamentali dell'ordinamento del Regno delle ma nemmeno

Due Sicilie non realizzano, dunque,

uno Stato fondato sulla

sovranità popolare e sulle garanzie di libertà,

configurano una forma di dispotismo orientale, o un rigurgito di medio evo. Esse sono «moderne» rispetto al loro tempo, nel senso che esprimono uno degli indirizzi politici emersi dal congresso di Vienna del 1815, quello rimasto prevalente e in Europa fino al 1848, e non del tutto scomparso nel 1860(13). Esse hanno acquisito il principio della divisione dei poteri,

(12) CROCE, ), p. 138, rileva che la parte della nobiltà più gelosa dei a privilegi feudali seguì, all'estinguersi del ramo spagnolo della casa d'Austria, il partito austriaco; e che nel 174·1!'imperatrice Maria Teresa tentò di procurarsi il favore dei baroni contro il re Carlo di Borbone, promettendo la conferma o l'estensione di privilegi feudali. Naturalmente, come rileva anche SCHIPA, (nella premessa), un'indagine approfondita sulle origini della moI narchia borbonica porta a sfrondarne la storia da molti elementi, tradizionali e sentimentali, che vi aggiunsero i napoletani orgogliosi della restituita mdipendenza (CROCE, p. 188). Ma un tale «ridimensionamento» a), della storia apologetica non significa che Carlo di Borbone ed i suoi ministri non abbiano seguito, pur con ritorni ed esitazioni, e tra notevoli difficoltà, una via di progresso. Vedi anche BLUCHE,pp. 212·221. (13) Nel 1815, avevano un regime costituzionale la Gran Bretagna, la Francia, i Paesi Bassi, la Svezia, la Norvegia e la Svizzera. Seguirono il Baden (1818), la Baviera (1818), il Wiirtemberg (1819), il Belgio (1830), la Spagna (1834), il Portogallo (1834), la Grecia (1844). Gli Stati italiani si diedero tutti una costituzione nel 1848, ma la conservò solo il regno di Sardegna, divenuto regno d'Italia nel 1861. La Danimarca adottò il regime costituzionale nel 1849. la Prussia nel 1850. I'Auetrta-Ungberia nel 1867. la Russia nel 19Q5.

70

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

14

quello dell'eguaglianza

dei cittadini davanti alla legge; non non prevedono organi politici od all'esercizio dei pubblici

sono aperte al concetto di libertà, ma tutelano la proprietà e certi diritti individuali; amministrativi elettivi, ma non oppongono privilegi di nasci-

ta a chi sia chiamato a partecipare

poteri, e consentono entro certi limiti l'autogoverno degli enti locali (in/ra, cap. IV). Di questo ordinamento, e della sua attuazione per il bene del popolo,

è custode ed artefice il re.

Occorre aggiungere che la classe colta, tanto nelle provino cie di qua del Faro, quanto in Sicilia, conosceva non soltanto l'opera del Montesquieu, ma anche, attraverso le frequentissime traduzioni di opere giuridiche francesi, di pratico interesse data la derivazione napoleonica della legislazione vigente nel regno dopo il 1815, il diritto costituzionale francese, quale risultava dalla Carta del 4 giugno 1814, e da quella del 14 agosto 1830 (14). Si formava quindi una dottrina, che, sebbene non potesse chiamarsi di

« diritto costituzionale », e seb-

bene normalmente fosse svolta in opere di diritto amministra-

, (14) Vedi in PONTIERIa). p. 231, il rapporto, 25 aprile 1838, del procuratore generale di Trapani, Pietro Calà Ulloa, al Ministro di grazia e giusti. zia: «I giovani perciò si istruiscono con tutti i libri che loro cadono nelle mani, e per lo più di pessime versioni francesi. Da ciò la mancanza di principi, ed i germi delle false e pericolose dottrine. Perciocchè V.E. vorrà considerare che le opere di diritto francese han per fondamento l'ordine politico di quel regno, sicchè le prime pagine di tutte le opere che vengono di Francia instillano principi non consentanei alla tranquillità di questa ìsola s. Supero ficiale e velleitaria sembra invece essere stata, in Sicilia, la conoscenza della costituzione britannica, malgrado i ripetuti richiami stranamente inseriti nelle «basi della Costituzione» del 1812 (art. IV, art. X) e nello stesso testo costi. tuzionale (capo XVII, n. 6; atto d'abolizione de' fedecommessi, n. 15; atto per il giudizio de' giurì, n. 6). Praticamente ignorata nel 1820 la Costituzione di Spagna, la sola che prescriva (art. 355) che «in tutte le università e stabili. menti di pubblica istruzione, dove s'insegnano le scienze politiche ed ecclesiastiche, si darà il primo luogo allo spiegamento della costituzione polttica a, Vedi inira, §§ 196 e 197.

15

Il potere supremo di Gov erno

7l

tivo, accoglieva ed applicava principi veri e propri di diritto costituzionale (15).

15. N orme fondamentali dell' ordinamento del regno delle Due Sicilie. - La mancanza d'una carta costituzionale rende
evidentemente difficile stabilire quali principi o quali norme dovessero dirsi [ondamentoli (16), nel senso che esse adempivano la funzione stessa delle norme costituzionali negli Stati così denominati, ed in altri termini erano elementi costitutivi d'una

« costituzione in senso materiale» (17).
sta-

Sarebbe erroneo il metodo di chi volesse ricercare, nella legislazione del Regno, quali tra le norme positivamente bilite, o tra i principi pacificamente ammessi, corrispondessero a norme o principi propri delle contemporanee costituzioni di altri paesi (o, peggio, di costituzioni d'epoca più moderna), ed in tal modo pretendesse di ricostruire l'ordinamento
(15)
abbastanza diritto oggetto forma «quelle però tempo posto (p. La sola opera post-unitaria anche che contenga un'esposizione

fondagenerale del

completa Per

ed obiettiva,

se breve

e meramente quelle società che

descrittiva,

pubblico

del regno tra il COMERCI, p. 122, civile>; e regolano la

1815 ed il 1860, è quella di SCHUPFER.
sono leggi poteri fondamentali politici nella p. 34, quelle al Regno>; d'uno Stato, che e han per da cui nasce la dello «determinano

(16)

la distribuzione del Governo norme

de' diversi

il suo ordinamento Stato, come a dire

per Rocco,

I,

ogni altra cosa riguardante dei Principi la forma politica formulate parti della diretti ve dello

lo stabilimento Stato e essere non

successione tardi

per MANNA, p. 34 >, le quali e per (il che, non lungo in come presupscritte).

generali

che disegnano pratiche

4041) «sono

e raramente le altre

ed espresse, legislazione> possono «illusorio... della loro

rimangono necessario significa Sembra delle

come norme e base di tutte

sostanza,

che tali norme eccessivo di natura fondamentali dire, norme

«fondamentali> fosse

(17)
tenuto alcuna Certo, tavano tenne,

con GHISALBERTI, b), pp. a garanzia

137.138, che il conessendovi essere politici abroosservanza>. Iimi-

cosiddette

fondamentali della

procedura le norme 'sovente nel il

costituzionale

monarchia altra la leggerezza la legge civili.

assoluta

potevano

gate o riformate

dal re come qualsiasi sovrano arbitrio: modificare di guerre

legge. Ma i vincoli di successione

con cui Ferdinando al trono,

VII rtdiede

1830, di potere
quarant'anni

alla Spagna

72

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

15

mentale. n contenuto d'una carta costituzionale è sempre il risultato di scelte discrezionali d'un principe octroyant, o di un'assemblea costituente, dimodocchè, tolto un minimo di disposizioni, senza delle quali sarebbe impossibile parlare d'un ordinamento politico, la normazione ivi contenuta è da tempo a tempo e da luogo a luogo più o meno estesa, con una correlativa estensione o contrazione del settore dei rapporti disciplinati dal diritto costituzionale.

n metodo

che ci si propone di seguire consiste piuttosto

nell'identificare i principi e le norme senza di cui il regno delle Due Sicilie non sarebbe esistito, o sarebbe stato un ente politico e giuridico del tutto diverso da quello che fu.

n

regno delle Due Sicilie era, come dice il nome, una

monarchia, il cui capo aveva titolo di re. Sarebbe però vano cercare una disposizione (quale si trova in tutte le costituzioni monarchiche del secolo scorso) che dichiari espressamente il re «capo dello Stato ». un disegno provvidenziale,

n re

del re-

gno delle Due Sicilie è sovrano «per grazia di Dio », cioè per che il popolo deve accettare senza discutere. Poichè il fondamento del potere regio è di diritto divino, e non si collega in modo alcuno alla volontà popolare, l'ordinamento giuridico del regno è esso stesso una derivazione di quel potere, lo presuppone e non lo fonda, anche se ne regola le singole manifestazioni. E poichè l'investitura regia discende direttamente da Dio, il re, teoricamente, riunisce possa dividerne in sè ogni potere, anche se, spontaneamente, o limitarne l'esercizio.

re del regno delle Due . Sicilie era un re «legittimo» nel senso professato dal Congresso di Vienna del 1815, cioè un sovrano la cui potestà era sanzionata dal diritto pubblico europeo, da tempo anteriore al 1792, anche se era stato temporaneamente spogliato dei suoi Stati dalla violenza della

n

ri..

15

Il potere supremo di Governo

73

voluzione e della guerra. Appunto, il preambolo della legge organica. del regno delle Due Sicilie, 8 dicembre 1816, ricorda: «Il Congresso di Vienna, nell'atto solenne a cui dee l'Europa il ristabilimento della giustizia e della pace, confermando la legittimità de' dritti della nostra Corona, ha riconosciuto noi ed i nostri eredi e successori Re del Regno delle Due Sicilie », In questo modo, il regno si inserisce nel sistema continentale europeo, congegnato dal principe di Metternich, e vi si mantiene fedele, salvo i brevi intervalli costituzionali del 1820 e del 1848, fino alla fine. Ma fu questa, in ultima analisi, una causa d'immobilismo nella politica interna, e d'isolamento nella politica estera, perchè il sistema del congresso di Vienna entrò in crisi fin dal 1830, ed era praticamente finito nel 1859. La monarchia napoletana era ereditaria nella real casa di Borbone, secondo la l. 6 ottobre 1759, confermata con l'art. 5 l. .8 dicembre 1816, sostanzialmente ispirata alla cosiddetta «legge salica », considerata statuto di famiglia della detta casa.ta legge del 1759 stabiliva, inoltre, la separazione perpetua della monarchia di :Spagna dalla sovranità e domini italiani; .ed il re raggiungeva la maggiore età al compimento del sedicesimo anno (in/ra, § 24). Nel re si riunivano i poteri dello Stato, cioè il potere legislativo, il potere .esecutivo, ed il potere giurisdizionale. V'era in dottrina qualche autorevole scrittore, che distingueva soltanto due poteri, il legislativo e l'esecutivo, e considerava il potere giudiziario una branca dell'esecutivo (18). Ma l'opinione
(18) Secondo il Rocco, I, pp. 30·31, «i poteri del Governo in due specie possono andare partiti, in potere legislativo ed in potere esecutivo. li primo comprende la potestà di far nuove leggi, di correggere quelle già esistenti, e di abrogarle. Il secondo è diretto a porre in esecuzione le leggi già fatte applicandole ai casi singolari. Or procedendo all'esame dell'indole vera del potere esecutivo, agevolmente si scorge andar esso div.is~ in tre branche div~r~e,

74

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

15

parrebbe errata, anche rispetto all'ordinamento al caso concreto,

dell'epoca, per. al contra-

chè il potere giudiziario era semplice applicazione della legge cioè esercizio d'attività vincolata, rio delle altre due «branche» norme di diritto internazionale, dell'esecutivo (esecuzione delle e delle norme di diritto pub-

blico interno) che implicavano l'esercizio di potestà discrezionale. Ed era tanto vivamente percepita la natura della discrezionalità, che in essa ravvisavasi « quasi un esercizio di legislazione inferiore»
La prima riguardano e però diritto strativo tima hanno poi in pubbliche è quella la parte sicurezza

cioè di legislazione del caso concreto (19).
concernente esterna del potere in uno le cose regolate si versa diritto dal diritto con delle genti, delle che leggi il dello Stato e le relazioni in atto cioè e i gli altri Stati,

questa pubblico che

governativo Stato, quel

nell'esecuzione detto

internazionali. interno tende

La seconda

si fa a porre tra

e ad applicare anche di governati. leggi le persone,

amminiL'nllche quali

a regolare

i rapporti

il Governo tra

è limitata mira il diritto

a provvedere privato tre per

all'esecuzione il Rocco ma invece come dirette

di quell'ordine le singole questi

le relazioni

che intercedono ». Aggiunge distinti, reputarsi leggi il potere allorchè alterata questa ad essere gli obbiettivi delle giudizi

costituiscono nel Governo stà inoltre nella privati. vilite un «la natura

(I, p. 33): «Non
poteri

è già che

in ogni Stato esistano unicamente di giudicare dirsi

poteri non può

si distinguono essendo tra i ìnci-

su dei quali distinta

si manifesta •.. La potedall'esecutiva, le le può relazioni nazioni presso non

semplice Nè può

applicazione nei cose suoi abbia

a regolare

che essendo

giudiziario esercita

indipendente speciale, delle del delle vera

il suo ufficio,

costituisca far che la

potere formula

avvegnacchè

sua indipendenza ». Secondo e

il COMERCI, p. 132, la promulgazione, amministrativo; L'autorità è tesi reale, dal ... e soI'esicome al giudiziario accolta

comandiamo ed ordiniamo, che accompagna
funzioni dell'ordine della legge, giudiziario poteri si dirige dell'ordine onde emanano i rispettivi s , La d'esecuzione. nel tempo dei poteri

è l'origine prescrivendo ed all'ordine

ivi è il punto

l'esecuzione amministrativo

stesso

bipartizione

DIAS, a), I, p. 124, e II, p. 212, ed ancor più Stato non vi sono tre poteri tre istituzioni MANNA, p. potere» come falsamente ben distinte, 32, parla invece vi sono però la giustizia»). vranità stenza del

esplicitamente ha voluto

b), p. 349 (e ... nello
Montesquieu la

sostenere

il Governo, cioè, l'amministrazione di tre poteri, solo da distinguendo francese antichi,

giudicatrice da quella
«terzo

esecutrice. Si noti che nel diritto
è contestata da moderni: « ... quello e non scrittori vedi, per esempio, che dicesi potere

MACAREL,pp. 32·37, ma anche ss., che ritiene (19) porta una Drxs, errata

BENOIT, pp. 285

la corrente puramente

interpretazione strettamente

del Montesquieu.

a), I, p .. 367:

esecutivo non ìmfiuttosto un~

esecuzione

ll.V:lt«<t:i.ale, a m

15

Il potere supremo di Governo

75

Del resto, come tra breve si vedrà, differiva profondamente l'esercizio dei poteri classificati nelle prime due «branche» dell'esecutivo, da quello del potere giudiziario. Il re esercitava personalmente, direttamente e responsabilmente, il potere legislativo ed il potere esecutivo, con l'ausilio di corpi consultivi, cioè del Consiglio di Stato ordinario e del

(in/ra, §§ 27-29), nonchè del Supremo Consiglio di cancelleria (in/ra, §§ 66.68), e poi delle Consulte (in/ra, §§ 69.72), organi giuridico-amminiConsiglio dei ministri, organi politici strativi, e per mezzo dei ministri segretari di Stato negli affari di competenza dei rispettivi dicasteri. I ministri erano scelti e revocati discrezionalmente dal sovrano, esercitavano quali È le loro funzioni quali membri del Consiglio di Stato ordinario, e del Consiglio dei ministri, oppure individualmente capi delle singole amministrazioni; dipendevano dal re ed era-

no responsabili verso di lui (art. 15 reg. 4 giugno 1822). facile comprendere quanto fosse delicata e difficile la posisione d'un capo di Stato, che era contemporaneamente sabilità ministeriale, dei ministri (20). capo del proprio Governo, e che, lungi dall'essere protetto dalla responcopriva, con la propria, la responsabilità

Il potere giurisdizionale, nei giudizi civili e punitivi (21), era esercitato dal re, per mezzo di giudici da lui nominati;
serie d'interpretazioni ... Or chi dice interpretazione dice lavoro d'intelligenza ... per modo che l'amministratore assuma talvolta un tal quale esercizio di Iegislatura inferiore ... ~. (20) Gli artt, 120 ss. Il.pp, prevedevano i reati di lesa Maestà, dei quali il più grave era l'attentato contro la sacra persona del re. La sacertà della regia persona era, come è noto, un riflesso del diritto divino, espresso nella formula «re ... per grazia di Dio» (PUMA, Il, pp. 374 58.). L'art. 63 Costo lO febbraio 1848, definiva la persona del re «sacra ed inviolabile », secondo la formula derivata dai testi francesi, e riprodotta in tutte le costituzioni di quel. l'anno. (21) L'art. 1 l. organica dell'ordine giudiziario, 29 maggio 1817, chiamava la giustizia penale «giu.tizill punitiva» (idem, l'art. 1 l. 7 giugno 1819).

76

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

15

cui riteneva si conferita una delegazione perpetua ed irrevocabile (« giustizia delegata ») (22). I giudici collegiali, dopo tre anni di lodevole esercizio, acquistavano l'inamovibilità dalle funzioni, ma non anche dalla sede (in/m, § 145). Purtroppo, la torbida siutazione dell'ordine pubblico, trovata dalla restaurazione borbonica nel 1815 (23), e poi gli avvenimenti politici del 1820-1821, indussero il governo ad avvalersi, per lunghi periodi, di Commessioni militari investite d'una competenza penale d'eccezione; e se Ferdinando II restituì la giurisdizione ai giudici ordinari (l. I" luglio 1846), talchè i processi politici peri tumulti del 1848-1849furono celebrati innanzi alle Gran Corti speciali, questo stesso re, con r.d. 27 dicembre 1858, ristabilì la competenza dei Consigli di guerra per i reati contro la sicurezza dello Stato, abrogata solo col r.d. 30 giugno 1860 (in/ra, §§ 138 e 158). Il «contenzioso amministrativo », cioè la giurisdizione sugli «oggetti dell'amministrazione pubblica» (artt. 3 e 4 l. 21 marzo 1817), era affidato ad organi suoi propri (in/ra, §§ 163 ss.],' ed in esso permaneva parzialmente il sistema di «giustizia ritenuta» (24). Il regno delle Due Sicilie era uno Stato unitario. La distinzione tra i reali domini di qua e di là del Faro (art. l l. 8 dicembre 1816) era puramente amministrativa, nel senso che unico era il governo, e che il suo potere supremo parimenti si esercitava su ambo le parti del regno. La l. 11 dicembre 1816

(22) MANNA, p. 39, il quale ulteriormente precisa (p. 344), che, al contrario della delegazione amministrativa, che è per sua natura precaria e revocabile dal monarca, «la delegazione giudiziale, a considerarla da vicino, è impropriamente chiamata con questo nome, e rappresenta piuttosto l,lP.I!. 4.~~\i~ zione fondamentale di uffici nascente ~,a,l'indole della sovranità s-, (23) Per tale periodo, CHURCH. (24) MANNi\, p, 344. '

15

Il potere supremo di Governo

77

non stabiliva un ordinamento speciale per la 'Sicilia, ma dettava norme teoricamente applicabili tanto-nel continente quanto .nell'isola, allorchè prevedeva che, residendo il re in una delle due parti del regno, di qua o di là del Faro, fosse il governo locale dell'altra parte affidato ad un luogotenente generale. In fatto, il re, dal 1815 al 1860, ebbe sempre la propria residenza in Napoli, e quindi la luogotenenza fu sempre in Palermo, con che fu attuato, per i reali domini di là del Faro, un certo decentramento. Ma non esistevano in materia principi inderogabili, dimodocchè l'ordinamento della luogotenenza, come pur quello del Ministero e real segreteria di Stato per gli affari di Sicilia, furono più volte mutati (in/ra, § 65); ed anche il principio di separazione degli impieghi (1. 11 .dicembre 1816) non ebbe sempre vigore (in/ra, § 40). Dipendevano parimenti da valutazioni discrezionali le differenze tra la legislazione delle due parti del regno, specie nelle materie amministrative (25). La legislazione del regno si svolse entro il quadro orga(25) . La diversità delle leggi trovava una certa radice nell'art. 12 l. 11 di. cembre 1816, il quale stabiliva che c finchè il sistema generale delltamminìstrazione civile e giudiziaria del nostro regno delle Due Sicilie non sarà pro· mulgato, continueranno in Sicilia tutti gli affari giudiziari ed amministrativi ad avere quello stesso corso ed andamento che hanno avuto finora s , In seguito, il governo borbonico cercò progressivamente d'assimilare le istituzioni, talchè il PALMIERI, 306, protestava: «Non si è lasciato in Sicilia neppure il vestìp. gio delle antiche istituzioni s , SCHUPFER, pp. 1129·1130,considera: c Raro fu il caso di una legge o di un decreto o di un re scritto emanati contemporaneamente per ambedue i domini; più di frequente avveniva che leggi e decreti e rescritti, limitati dapprima ai domini continentali, fossero dopo una prova più o meno lunga estesi alla Sicilia; meno frequente l'ipotesi contraria. E dò dipendeva, a nostro avviso, dal fatto che per quanto si riferiva all'isola .le riforme trovavano per lo più un ostacolo nelle forme tradizionali radicate fortemente nelle abitudini e nella natura degli abitanti, ed abbisognavano quindi di uno studio più ponderato e di un lavoro più lungo, che frattanto le faceva precorrere da altre riforme' nel continente ». Perciò, esattamente Cass., 30 Ciu. gno 1934, n. 2384, in Mass. giuro it., 1934, col. 525, voce c Usi civici », afferma

78

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

15

nizzativo che abbiamo ora delineato, e che può considerarsi perciò una normativa «costituzionale» in senso materiale. Più difficile è individuare situazioni giuridiche soggettive, riconosciuti dalle carte cola cui tutela fosse considerata necessaria, in modo da poterle assimilare ai diritti fondamentali stituzionali.

È ovvio che un regime nel quale si riteneva che solo il re (o il suo governo) fosse giudice dell'interesse generale, non potesse riconoscere quelli che noi chiamiamo « diritti di libertà », cioè l'esistenza all'autonomia una «libertà» di settori incondizionatamente e cinti da barriere attribuiti invalicabili dell'individuo,

da qualsiasi pubblico potere. Vale in sostanza il COncetto che non sottoposta a vigilanza o ingerenza governativa, sia «licenza bertà d'insegnamento

», biasimevole, corruttrice e dannosa (26).
nelle materie che hanno attinenza alla

La cosiddetta libertà di coscienza, la libertà di culto, la lireligione, erano escluse dal carattere rigorosamente confessionale dello Stato , positivamente riaffermato dal concordato tra il regno e la Santa Sede, reso esecutivo con 1. 21 marzo 1818, i cui artt. l e 2 stabilivano che unica religione dello Stato era la cattolica, e che l'insegnamento armoma con essa. Tale orientamento, del resto, era tanto radicato nella coscienza comune, da venire riprodotto in tutte le effimere carte costituzionali, del regno (27).
che reali rescriui contenenti disposizioni di massima non possono presumersi applicabili in Sicilia, se non risulti da specifici elementi. (26) Dus, a), II, p. 289, ha però cura di precisare che l'azione della polizia < si ferma e cessa, laddove pretenderebbe di giudicare delle segrete opi. nioni >. (27) Art. 1 < basi Costo Sicilia >, 1812 (AQU.\RONE, D'ADDIO, NEGRI, . 403); p art. 12 Costo 1820; art. 3 Cost., 1848.

doveva essere impartito

In

che ebbero vigore nell'una

o nell'altra

parte

15

Il potere supremo

di Governo

79

Tutte le altre « libertà

», come quelle atttinenti alla stam-

pa ed alla diffusione di libri, periodici, disegni, fogli volanti, etc.; agli spettacoli teatrali; alla circolazione delle persone, etc., erano subordinate leggi e regolamenti, alla vigilanza del governo, s econdo assolutamente non e quindi «libertà»

erano. Non è però da credere che nell'ordinamento ridurre i cittadini al livello di

del regno si

riconoscesse al re, o al governo, un potere tanto illimitato, da schiavi governabili per mero arbitrio delle autorità. Il regno si era sviluppato nel quadro della civiltà romana e cristiana, aveva una grande tradizione di studi giuridici, e si era ampiamente guaglianza civile e politica provenienti se considerato dovere dell'ordinamento, aperto alle idee d'edalla Francia. Perciò, anche se non erano

può dirsi certo che la tutela di taluni interessi individuali fosrigorosamente stabiliti l'estensione ed i limiti della tutela stessa. Nell'atto sovrano promulgato dal re Ferdinando IV il 20 maggio 1815, da Messina, viene assicurata «la libertà individuale e civile », si dichiarano le proprietà «inviolabili e sacre »; si dice che «le imposizioni saranno decretate secondo le forme che saranno prescritte dalle leggi », che «il debito sarà am(28). In sostanza, parpubblico sarà garantito », e che «ogni napoletano missibile agli impieghi civili e militari»

(28) La 1. 24 marzo 1817, da cui (come si dirà in/ra, § 18) si desume la gerarchia delle fonti, non fa menzione degli «atti sovrani », dei quali, oltre quello citato nel testo, ed altri della stessa data, molti altri si possono ricordare: 18 gennaio 1848, che estende le attribuzioni della Consulta e dei Consigli provinciali; altro del 18 gennaio 1848, che ristabilisce la divisione degli impieghi tra i domini di qua e di là del Faro; 29 gennaio 1848, che preannuncia la concessione della Costituzione; 28 febbraio 1849, che preannuncia lo statuto speciale per la Sicilia; 25 giugno 1860, che preannuncia il ristabilimento del regime costituzionale. Il nome di «atto sovrano» era attribuito a manifestazioni solenni di volontà regia, pubblicate nella Collezione, qualche volta di contenuto programmatico, e qualche volta (come i due atti del 18

80

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

16

rebbe che siano assunte, come a quel tempo si diceva, quali « basi» o « massime» di governo, la tutela della libertà personale (la specificazione «individuale e civile» tende certamente ad escludere le libertà collettive, come quella di riunione ed associazione, e le libertà politiche); della proprietà ed in genere dei diritti patrimoniali anche nei rapporto con lo Stato, (il che si desume dal riferimento al debito pubblico e dalla riserva di legge per le « imposizioni », cioè per le contribuzioni); infine dell'eguaglianza nell'ammissione stituzione, si può riconoscere genere. E, sebbene il detto atto sovrano non sia certo una che la legislazione ed
00-

ai pubblici uffici d'ogni successiva, civile e

se ebbe sempre un concetto piuttosto restrittivo di ogni specie di libertà, non derogò mai dai principi d'eguaglianza politica, e fu sempre profondamente e degli interessi patrimoniali dei cittadini. rispettosa della proprietà

II.

LE FONTI DEL DIRITTO

16.

Il codice per lo regno delle Due Sicilie. lungo i secoli .succedutesi nell'Italia

Le dimeri-

verse dominazioni,

dionale ed in Sicilia, avevano determinato

la sedimentazione

d'un immenso ed eterogeneo materiale legislativo: leggi romane, costituzioni, capitoli, prammatiche, reali dispacci, consuetudini generali e locali, ed in Sicilia inoltre artt. 1 e 3 L 21 maggio 1819,che

« sicule sanzioni»
negli

e « lettere circolari », secondo le enumerazioni contenute

tolgono loro forza di legge

gennaio 1848) di contenuto precettivo, in materie che investivano, come allora si diceva, le basi del governo, cioè gli indirizzi fondamentali polirico-legislativi. L'atto sovrano 20 maggio 1815, citato nel testo, è il primo documento inserito nell'unico volume della Collezione, concernente l'anno 1815. Esso diede luogo, nel 1820, all'equivoco di chi ritenne, più o meno in buona fede, che Ferdinando IV, nel 1815, avesse promesso una Costituzione:' CORTESE, COL· in' LETTA, a), III, p. 9 e p. 220.

16

Il potere supremo di Governo

81

m coincidenza con l'entrata in vigore del «codice per lo regno delle Due Sicilie» (29). In questa selva di norme , spesso viete ed oscure tanto da rendere talora discutibile se l'una o l'altra fosse in vigore, e la cui applicazione era resa ancor più ardua dal fenomeno, comune nei secoli di mezzo, della molteplicità delle giurisdizioni, si erano destreggiate generazioni di giureconsulti, i quali, malgrado l'irrazionalità della certezza del diritto, d'un sistema che era la negazione avevano saputo mantenere, specie

in Napoli, una fiorente tradizione giuridica (30).

(29) avuto niano, re

Secondo

il Dtas,

a), II, pp.

478

S8.,

le «leggi nella

romane» eompflazione erano

che avevano di Giusti· le leggi dei » atti sia agli volta Corte aragotutte città conIn del

vigore

nel regno nonchè svevi;

erano

quelle

comprese

cioè il codice, e

il di gesto, le istituzioni, i libri [eudorum, «capitoli» solenni» borbonici, le leggi (DIAs, a), II, fino all'anno speciali

è
dei

le 98 novelle re angioini.

dell'Authenticum c: Prammatiche
aragonesi, erano

(SOLMI, p. 455), normanni le leggi casa dai erano della norme atti emanati detti

c Costituzioni»
p. 482) dei re i quali caso, era

c: più

dei re

d'Austria, sovrani tardi

e dei re borbonici, sia decisioni reali rescritti) dell'antico al Regno, del regno, di Bari; Aversa, circolari»

fino al 1806. I 1806, (nel qual

«dispacci» però

contenevano indagare, Gran sovrani che della le

giuridiche, più quale

corrispondevano

dimodocchè (Rocco, diritto o alla avevano

necessario i riti della

per volta,

ne fosse l'efficacia gli arresti

I, p. 56). Il DIAs, a), II, p. 482, rinazionale, Camera città della dai Sommaria, «quasi quelle i capitoli,

corda inoltre, della Vicaria, privilegi le città, e non scritte di Napoli, suetudini

come parti i riti e di Iargiti

della regia

e grazie

di Napoli,

nesi e da quelli

casa d'Austria.

Aggiunge

il DIA s, come le loro erano

fino i villaggi e poi quelle di Monopoli, e «lettere

particolari

consuetudini,

ma tradizionarie»:

tra queste, erano Caiazzo,

le più note state pure Capua, Gaeta,

pubblicate Amalfi, confermava Una senza stata

a stampa

Catanzaro. i deliberati opera del sotto il di

Sicilia, dicevansi Parlamento, (<< Codice

«sanzioni»

gli alti

con cui il re i reali dispacci.

codificazone successo Giunta

privata

Filippino Vedi

», dal nome ed altre Carlo Carolino

del re Filippo

111) era

regre-

gente Carlo Tappia, gno di Filippo compilazione, consulti pp. 131 ss.), affidata

ne erano d'Austria
s ),

state tentate di Borbone mai

(SCHIPA, I, pp. ebbe la regia

49 ss.). Una ad una sanzione

imponente giure(SCHIPA,I1,

nel 1742 da Carlo non

(c: Codice

(30) Vedi, per esempio, in CENNI, l'appendice: Sulla importanza delle allegazioni degli avvocati napoletani massime del secolo XVIII. 6.
LANDI •

I.

82

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

16

Fino agli ultimi anni del secolo XVIII, il problema centrale del diritto pubblico interno concerneva i rapporti tra potere regio e feudalità. Diverso era stato però, rispetto ad esso, l'atteggiamento antifeudale; del pensiero giuridico napoletano e siciliano. dei giuristi era stato decisamente che i diritti feudali fossero In Napoli, l'orientamento

non si dubitava

derivazione dell'autorità sovrana, nè che essi incontrassero un limite in certi diritti delle comunità; dimodocchè la Corona aveva trovato efficaci sussidi nella dottrina giuridica tutte le volte che aveva intrapreso la riduzione o soppressione di antichi privilegi, e l'azione riformatrice di Carlo di Borbone, continuata da Ferdinando IV agli inizi del suo regno, ne aveva ottenuto l'autorevole plauso (31). Si tratta d'un pensiero che ravvisa nello Stato il motore del progresso civile, e che si distaccherà dalla monarchia borbonica quando gli apparirà troppo timida e legata al passato: sosterrà così dapprima l'azione dei re francesi del decennio, ne continuerà gli sviluppi sotto la restaurazione, inclinerà poi alle riforme costituzionali, e convergerà infine nello Stato liberale unitario , la cui più alta espressione dottrinale sarà manifestata dall'abruzzese Silvio Spaventa. Il foro di Sicilia propugnava, invece, le ragioni dei fendatari contro il governo, ed aveva escogitato la teoria della originarietà dei feudi siciliani, frutto, secondo tale dottrina, non di concessione sovrana, ma d'una divisione inter pares tra Ruggero d'Altavilla ed i signori normanni, suoi soci nella la conquista dell'isola (32). In una tal posizione, peraltro, smo insulare, e sarà una, e non l'ultima,

difesa del privilegio finisce per confondersi con il particolaridelle componenti

(31)
(32)

ROMEO,

b), pp. 40

88.

PONTIERI, a), p.

19 e pp. 42 88.

16

Il potere supremo di Governo

83

del costituzionalismo

del 1812. Perciò, il pensiero giuridico indipen-

siciliano persisterà in una posizione antigovernativa,

dentista od autonomista, ma più o meno retriva, finchè prevarrà il filone democratico, appena manifesto nel 1812 e nel 1820, confuso e mal definito nel smo unitario. Gli avvenimenti nel

1848.49, rapidamente

trionfante

nel 1860·61, convogliandolo, quasi senza residui, nel liberali-

1806, che avevano determinato

la

divisione politica del regno di Napoli dalla Sicilia, impressero all'uno ed all'altra una diversa evoluzione giuridica. Nel continente, Giuseppe Bonaparte aboliva la feudalità (r.d. (L 2 agosto 1806), introduceva il codice Napoleone

21

maggio 1808), e, sul modello della Francia napoleonica, stabiliva l'organizzazione giudiziaria del regno (1. 20 maggio

1808), istituiva il Consiglio di Stato (r.d. 15 maggio 1806) e la Corte de' Conti (r.d. 19 dicembre 1807), ordinava l'amo ministrazione civile (1. 8 agosto 1806), con un fervore che
trovava consenziente la parte più colta lazione del regno. In Sicilia, la feudalità fu abolita con l'art. XI delle «basi della Costituzione» del 1812 ( confermato dall'art. 9 1. ed evoluta della popo-

11 dicembre

1816) ma il governo costituzionale,

asservito

alle autorità inglesi d'occupazione, non fe' che aggravare, con abusi, arbitri e disordini, la situazione preesistente, Pertanto, nel momento in cui la Sicilia di qua e di là del regno delle Due Sicilie, la parte Faro si riuniva nell'unico

continentale aveva istituzioni ispirate a schemi tanto moderni ed efficienti quanto quelli della Francia napoleonica, mentre le istituzioni insulari erano più o meno cristallizzate negli schemi del secolo XVIII. E non mancavano certo i «nostalgici », che, come accadeva nel medesimo tempo negli Stati sardi, avrebbero ben volentieri fatto

tobula rasa delle novi-

84

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

16

tà (33). Ma prevalse il consiglio di ministri illuminati, quali Luigi de' Medici e Donato Tommasi, e perciò «allorchè nel 1815 l'immortale Ferdinando riacquistò il suo regno, conoscendo che le rivoluzioni e le guerre apportatrici d'indicibili mali spesso sono causa di qualche utile istituzione, si determinò di ritenere quelle che per l'esperienza di dieci anni eransi riconosciute utili ai suoi popoli. S'indusse anche il Sovrano a ciò persuaso che la maggior parte delle istituzioni medesime traevano origine dall'ordinanza di uno dei suoi più illustri antenati, Luigi il grande, o erano il risulta mento di quei progetti ch'egli medesimo avea ordinati ed accolti, e che avrebbe realizzato, se non sopravvenivano i disordini che afflissero l'Europa pel corso di venticinque anni e più» (34). Con ciò, tuttavia, nasceva un altro ed opposto problema. Non si trattava di risospingere i domini di qua del Faro « a ritroso degli anni e dei fati », ma, al contrario, di scrollare il sonno feudale della Sicilia, mal travestita in panni britannici dall'infelice costituzione del 1812, facendole seguire il cammino medesimo tanto rapidamente percorso dai domini di qua del Faro sotto il governo dei re francesi: ed in altri termini, doveva il Governo borbonico assumersi il compito riformatore, divenendo esso stesso veicolo di quelle idee, da cui la Sicilia era rimasta quasi integralmente preservata. Rimase quindi provvisoriamente in vigore, nei domini di qua del Faro, il codice Napoleone, pur con alcune parziali

(33) ROMEO, b) pp. 59 ss. (34) Dtxs, a), I, p. 6. Queste espressioni rispecchiano l'opinione c colta ~ consolidatasi dopo quasi quarant'anni (1854) dalla restaurazione; ma non r'ispondevano ad unanime convincimento nel 1815: tanto sono astiose le disposizioni del 9 giugno 1815 (CORTESE N., in COLLETTA, a), In, p. 11) con cui si stabiliva che c i tempi disgraziatissimi dell'invasione francese si designassero con il termine: durante l'occupazione militare dei generali Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat s.

16

Il potere supremo di Governo

85

modificazioni, prima delle quali fu l'abolizione del divorzio (r.d. 13 giugno 1815), istituto particolarmente ripugnante al costume nazionale (35), e -del matrimonio civile, al quale fu sostituito il matrimonio secondo i canoni del concilio di Trento, ferma la precedenza degli atti legali davanti all'ufficiale dello stato civile (r.d. 16 giugno 1815). E però, con tutta sollecitudine (r.d. 2 agosto 1815) fu costituita la Commissione per la redazione dei nuovi codici (36), e poco dopo (settembre 1815) quella per la redazione del codice penale militare (37). Il mandato conferito ai .commissari concerneva la compilazione di «un completo corpo di diritto patrio, che fosse adattato all'indole dei nostri popoli, all'odierno stato della civilizzazione e che racchiudesse il grande oggetto della sicurezza delle persone e della proprietà, prima base del sistema sociale », perchè «l'ultima spondenti alle abitudini, occupazione militare aveva sottoposto i nostri popoli a leggi straniere non sempre corrialle idee religiose, alle passioni, ai bisogni della nazione» (38). In fatto, l'ambizioso proposito di creare un corpus iuris originale non ebbe seguito, ed i commissari seguirono abbastanza da presso il modello napoleonico, il quale, del resto, aveva formato oggetto d'una esperienza

(35) (36) Tommaso Domenico Vittorio

ASTUTI, p. 192. La

I sezione

(leggi

civili Sarno; (leggi

e di procedura Giacinto la

civile) Troyse, (leggi dal

era penali

composta e di Nicolini, Nicola

da

Caravita Criteni Englen;

principe

di Sirignano, de Giorgio, Vincenzo che militare.

Francesco Niccola

Magliano, proceGian Vi.

e Domenico la 111 sezione

Il sezione

dura penale}

da Raffaele

Giuseppe

Raffaeli,

commerciali) Lotti e Raffaele per

marchese parte

venzio e da G. B. Vecchione, COLLETTA, II, p. 30, rileva I del tempo dell'occupazione

Tramaglia.

CORTESEN., in di magistrati

si tratta Su G.

la maggior

V. Englen,

LOBSTEIN, a), pp. 217·223.

(37) La relazione sul Progetto di un Codice penale militare a S.A.R. il Principe D. Leopoldo, presidente del Supremo Consiglio di guerra, 18 agosto 1816, è opera del COLLETTA,b), I, pp. 367 ss, (38) Così il preambolo del r.d. 2 agosto 1815.

86

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

16

decennale, che consentiva di farne, con modesti adattamenti, un vero «corpo di diritto patrio

».
e del il

Il «Codice per lo Regno delle Due Sicilie» è, comunque, il più insigne monumento pensiero giuridico della legislazione borbonica La Commissione meridionale. espletò

lavoro in circa due anni; il progetto fu quindi sottoposto al parere della prima camera del Supremo Consiglio di Cancelleria (39); la 1. 26 marzo 1819 dispose l'abrogazione delle leggi della «occupazione gore, a decorrere militare

», provvisoriamente

in vi-

dal l o settembre dello stesso anno, ed in

coincidenza con l'entrata in vigore del Codice; infine la l. vere vigore tutte le norme anteriori le unificazione legislativa del regno.

21

maggio 1819 dispose che dalla medesima data cessassero d'aal Codice, nelle materie da esso regolate, con che era si perfezionata la fondamentaIl Codice era diviso in cinque parti, ciascuna con una numerazione separata degli articoli in essa contenuti: leggi civili, leggi penali, leggi della procedura nei giudizi civili, leggi della procedura nei giudizi penali, leggi d'eccezione negli affari di commercio. Le leggi civili comprendevano sposizioni preliminari» dell'applicazione persone; prietà;

2187 articoli, divisi in «didegli effetti e

(della pubblicazione,

delle leggi in generale) ed in tre libri (delle

de' beni e delle differenti modificazioni della prode' differenti modi co' quali si acquista la proprietà). reazionarie, del prevalse dopo la redei maio-

È effetto delle tendenze

pressione del moto costituzionale raschi, regolati dagli artt.

1820-21, la successiva

1. 17 ottobre 1822, intesa ad agevolare l'istituzione merose norme modificative e integrative,

946 ss. Delle successive, non nusi può ricordare la

(39)

ASTUTI, p.

194.

16

Il potere supremo di Governo

87

l. 31 gennaio 1843, che, integrando gli artt. 2075 ss., stabilì l'ordine di precedenza tra più compratori del medesimo bene, secondo la data della trascrizione; e la l. 13 febbraio 1856, riguardane la successione de' militari morti in serVIZIOsenza eredi legittimi. Le leggi penali comprendevano libri: 470 articoli, divisi in tre delle pene e delle regole generali per la loro applica-

zione ed esecuzione; de' misfatti e de' delitti, e della loro punizione; delle contravvenzioni e della loro punizione. Furono modificate ed integrate dalle Il. 4 giugno 1828, che modifica l'art. 412 dichiarando dell'abitato aggravati i furti commessi fuori 9 marzo 1835, per e nelle case in campagna;

reati commessi negli ergastoli; 6 dicembre 1835, che, modi. ficando l'art. 407, aggrava le pene per talune ipotesi di furto qualificato; 21 luglio 1838, sui duelli, che, non previsti come specifica ipotesi di reato nelle leggi penali, erano prima perseguibili soltanto se davan luogo a lesioni od omicidio; 17 agosto 1838, e 14 ottobre 1839, per l'abolizione e la repressione della tratta dei negri. Le leggi della procedura ne' giudizi civili comprendevano 1117 articoli, divisi in nove libri: de' conciliatori, de' giudici di circondario, de' tribunali civili, de' tribunali d'appello e d'impugnare delle Gran Corti civili, de' modi straordinari i giudicati e del ricorso per annullamento di giustizia, dell'esecuzione procedere, procedure relative all'apertura rali

alla Suprema Corte d'una successione,

delle sentenze, diversi modi di

de' compromessi; ai quali seguivano alcune «disposizioni gene-

». I titoli XII, XIII, e XIV del libro VI furono poi soforza-

stituiti dalla l. 29 dicembre 1828, sull'espropriazione

ta; l'art. 215, sulle forme delle testimonianze e dei giuramenti, fu modificato dalla 1. 20 agosto 1829; e l'art. 177 dalla 1.

r

dicembre 1859, che prescrisse la comunicazione al

88

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

16

pubblico ministero delle cause della dote, ancorchè fossero autorizzate, ed il matrimonio fosse contratto in regime dotale. Le leggi della procedura no 645 articoli, tre libri: della istruzione ne' giudizi penali comprendevapreliminari particolari, divisi in «disposizione di alcune procedure

», ed in
e degli

delle pruove ne' processi penali;

de' giudizi ordinari;

oggetti comuni a tutti i giudizi penali. Le norme (artt. 553-

554) sui giuramenti e le testimonianze furono modificate dàlla citata L 20 agosto 1829; alcuni altri articoli furono modificati con r.d. 21 giugno 1838; ed altri ancora relativi ai giudizi innanzi le Gran Corti criminali e speciali furono modificati ed integrati con r.d. 12 dicembre 1850. Le leggi d'eccezione per gli affari di commercio comprendel commercio in e delle handa Erano integrate de' fallimenti devano 711 articoli, divisi in quattro libri: generale, del commercio marittimo, cherotte, della giurisdizione disposizioni d'eccezione commerciale.

per la città di Messina (1. 17 giugno

1819, in relazione
certi casi non

all'art.

656, comma 2), dove le sentencommerciale alla Corte erano in di di ricorso suprema

ze della Gran Corte civile in materia suscettibili giustizia. Le disposizioni Lo Statuto penale

sulle società furono modificate con

r.d. 26 ottobre 1827, e 12 novembre militare vato con l. 30 gennaio

1831 (in/ra, § 141).
l'esercito) fuappro-

(per

1819, ed entrò in vigore dal JO giugno dello stesso anno (r.d. 5 marzo 1819). Comprendeva 515
articoli, divisi in tre libri: procedura militare, Fu modificato della giurisdizione militare, della de' reati militari e delle loro punizioni.

1836, che sostituì alla pe367) quella dei lavori forzati a tempo da 26 a 30 anni; e dal r.d. 25 gennaio 1842, che,
na dei lavori forzati a vita (art. nel caso di vie di fatto contro il superiore seguite da morte

col r.d. 25 febbraio

16

Il potere supremo di Governo

89

(art. 399), comminava la pena di morte da eseguire col laccio sulle forche, o' con fucilazione alle spalle come «infame». Il corpus del diritto penale militare fu completato con l'approvazione (L 30 giugno 1819) dello Statuto penale per l'armata di mare (di 97 articoli) e dello Statuto penale pe' 1819 (r.d. 2 luglio 1819); più tardi, con reati commessi da' forzati e loro custodi (di 59 articoli), in vigore dal I" settembre L 29 maggio 1826, fu approvato lo Statuto penale pe' reati de' presidiari e loro custodi. Infine, un'importante penale per le infrazioni legge penale speciale è lo Statuto delle ieggi e de' regolamenti sanitari,

.approvato con L 13 marzo 1820, ed entrato in vigore dal I" maggio dello' stesso anno. Naturalmente, un'opera di tali dimensioni, e tanto rapi-

damente condotta a termine, non va esente' da mende. Ma, nel criticarla, occorre considerare il tempo e l'ambiente ove fu realizzata, e non pretendere di trovarvi concetti ed orientamentiche .maturarono solo ben più tardi nella coscienza comune. Maggiore interesse può avere un veloce sguardo di cui troviamo reco nelle alle critiche dei contemporanei,

opere del Blanch (40) e del Colletta (41). Il Blanch, ammiratore della politica del Medici, muove solo blandi e marginali rilievi: per cui, ovviamente, ogni difetto rimane superato ed assorbito dal giudizio di sintesi, che

(40) BLANCH, ), pp. 47 ss. b (41) COLLETTA, I1I, pp. 102 ss. Con r. 18 novembre 1837 fu costituita a), una Commissione per la riforma del codice e della procedura penale militare, presieduta dal presidente dell'Alta Corte militare, ten. gen. Ferdinando Macry, e composta dall'avvocato generale della Corte suprema di giustizia, Nicola Nicolini; del cav. Michele Agresti ; dei marescialli di campo Giovanni Statella c Roberto de Sauget; del brigadiere Giuseppe Ruffo; del colonnello La Spina, 'e del cav. Ravell'i (D'AYALA, pp. 382·383). Questa riforma non ebbe .mai ata), tuazione.

90

Istituzioni del R egno delle Due Sicilie

16

«l'adottare come base il codice Napoleone, salvo parziali modifiche, era riconoscere lo stato della società, rinunciare all'antico regime, rendere indispensabile ed inevitabile lo sviluppo ed il movimento sociale nella nuova direzione, cambiare il diritto pubblico già fondato sulle classificazioni sociali, stabilire il trono sulla base più larga e più solida dell'interesse sociale, sostituire un re nazionale, generali, a un re feudale ». La mentalità illuministica del Colletta lo induce, invece, a formulare varie critiche: la ristabilita rappresentante gl'interessi

indissolubilità del ma-

trimonio, che « apporta nelle famiglie disonesti costumi e disperazione »; l'eccessivo accrescimento della paterna potestà; la conservazione dell'arresto personale per debiti; le aspre pene per i reati di sacrilegio; la pena di morte distinta in quattro gradi di pubblico esempio; la mancata istituzione del « giurì », e le ridotte garanzie del procedimento penale; la mancata distinzione tra il diritto penale ra, e la conservazione delle del prolungamento militare di pace e di guere pene militari delle bacchette del divorzio ed al rafforza-

del servizio. Ma, di tali rilievi, alcuni, co-

me quelli relativi all'abolizione

mento della patria potestà, esprimono una opinione certamente non conforme al sentimento prevalente (42); l'arresto per debiti sopravvisse, sia pure unitaria, sino all'entrata le (43); le norme teoricamente, nella legislazione codice civiin vigore dell'odierno

penali sui delitti contro la religione espri-

(42) Si trattava, come è notorio, d'un sentimento non specificamente meridionale, bensì diffuso in ogni parte d'Italia; e ne sono prova gli insuccessi dei progetti di legge sul divorzio, presentati dopo il 1848 nel regno di Sardegna, e dopo il 1861 nel regno d'Italia, in regime di separazione tra Stato e Chiesa (MARONGIU, pp. 499 ss.; JEMOLO, b), pp. 507 ss.), nonchè le vicende della l. I" dicembre 1970, n. 898, «sulla disciplina dei csai di scioglimento del matrimonio ). (43) L'arresto per debiti, contemplato dagli artt. 2093·2104 c.c. (r.d. 25 giugno 1865, n. 2358), fu conservato, dalla l. 6 dicembre 1877, n. 4166, Iimita-

16

Il potere supremo di Governo

91

mevano un certo stato d'animo ultra cattolico che si manifesterà ancora clamorosamente, nella Francia tanto più incisa dal razionalismo, con la l . 15 aprile 1825 sul sacrilegio; la concezione dell'esemplarità messa, e, ripugnando della pena era largamente amormai la coscienza popolare ai raffinainattuabile penale itala distin-

menti di crudeltà, il supplizio circondava si di lugubri pompe; la giuria popolare sarebbe stata presumibilmente in situazioni sociali quali si presentavano del regno, fu introdotta marzo 1931, n. 31, non col codice di procedura nella maggior parte

liano del 1865, diede prova infelice, e soppressa col r.d. 23 è stata mai più ristabilita; zione tra i codici penali militari di pace e di guerra è stata introdotta solo nel 1941; la pena delle battiure si trovava in gran parte degli eserciti europei, e fu conservata nell'esercito britannico sino alla fine del secolo XIX. In sostanza, i rilievi del Colletta esprimono concetti progressivi, ma è difficile considerarli attuabili, quando, come si vede, precorrevano talora il proprio tempo d'un secolo e più, e poco tenevano conto della realtà sociale. Del resto egli stesso riconosce che il codice civile fu peggiorato, ma che tut-

« quasi basta alla felicità sociale », e che il codice penale era « di gran lunga migliore dell'antico »,
tavia Il regno delle Due Sicilie fu, in conclusione, il primo in Italia che siasi dato una codificazione completa e moderna. Il Codice per lo regno delle Due Sicilie rimase in vigore fino al 1865; salvo le leggi penali, che, con talune modificazioni, furono sostituite dal codice penale sardo nel 1861 (r.d. 17

tamente ai debiti per risarcimento di danni e riparazioni derivanti da fatti puniti dalla legge penale, ed ebbe una singolare reviviscenza, proprio alla vigilia dell'entrata in vigore del nuovo c.c. (r.d, 16 marzo 1942, n. 262) per opera della giurisprudenza in tema di danni da circolazione automobilistica.

92

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie 1861 per le provincie napoletane;

17

febbraio

r.d. 30 giugno

1861· per ·la Sicilia).

17. L'unificazione della legislazione amministrativa dopo il 1815. Parallela all'opera di codificazione, ma in gran parte cronologicamente ra unificatrice in anticipo su di essa, si svolse l'opedello Stato furono poste tra il dopo il fallimento non vi apportarono

delle altre parti della legislazione. In partico-

lare, le basi dell'ordinamento del moto costituzionale che secondarie variazioni.

1815 ed il 1820, e le modifiche introdotte di quell'anno,

La «legge organica del regno delle Due Sicilie », 8 dicembre 1816, sanzionava l'avvenuta unificazione del regno, e la l. 11 dicembre 1816 dettava, correlativamente, da istituire le disposizioni sulla luogotenenza nella parte del regno

ove il re con risiedesse, e sulla separazione degli impieghi civili. Il r.d. 17 luglio 1815 sopprimeva il Consiglio di Stato, i~tituito d~ GiuseI!pe Bonaparte ad instar di quello francese, e la l. 6 gennaio 1817 ricostituiva il vecchio Consiglio di Stato borbonico, «prima dignità del regno », con funzioni di consulenza politica del Sovrano. La l. 20 dicembre 1816 stabiliva le attrihuzioni del ministro cancelliere del regno delle Due Siéilie, e la 1. t O gennaio 1817 istituiva otto segreterie e ministeri di Stato, ivi compresa la real segreteria e ministero di Stato della Cancelleria generale del regno. Le attrihusìoni consultive giuridico-amministrative del soppresso Consiglio di Stato erano trasferite, con l. 22 dicembre 1816, al Supremo Consiglio di cancelleria. «regola uniforme La l. 24 marzo 1817 stabilì la degli affari appartenenti giuridico, delnello andamento

alle reali segreterie e ministeri di Stato ». Il solo: effetto duraturo, nell'ordinamento la parentesi costituzionale del 1820-1821,

fu l'abolizione del-

17

Il potere supremo

di Governo

93 Consiglio

la Cancelleria

generale

del regno,

e del Supremo.

di cancelleria [r.d. 22 luglio. 1820): tale abolizione fu reiterata dal re Ferdinando. I con r.d. 29 marzo. 1821, dimodocchè essa non fu coinvolta nell'annullamento. di quanto. si era «fatto. Q stabilito. dal 5 luglio. 1820 al 23 marzo. 1821 », cioè di tutti gli atti del go.verno. costituzionale Più rilevanti (r.d. 6 aprile 1821). ancor ascese furono invece gli effetti della reazione assoluti-

stica. Quelli propriamente repressivi, che non erano. venuti meno. del tutto. dieci anni dopo, cioè quando. al trono Ferdinando. vamente qui non interessano. I'adosione II, e che continuarono del regno. pretesero. Va invece ricordato sulla vita politica

a gravare negatiche le potenze riu-

anche ben più tardi, dal re Ferdinando. soddisfaI

nite a congresso in Lubiana di provvedimenti,

che dando. ragionevole

zione a talune civili esigenze, servissero. a prevenire nuovi disordini. Volevasi, cioè, orientare il regno. verso. quel tipo. di «mo.narchia Metternich, consultiva » che, nel pensiero. avrebbe dovuto rappresentare del principe di l'equo. compromesso

tra I'assolutismo tradizionale, e le aspirazioni ad un regime rappresentativo. Torneremo in seguito. su questo. argomento (infra § 69). Diciamo. qui soltanto che dalla detta azione internazionale trae origine il r.d. 26 maggio. 1821, «co.n cui vengono stabilite le nuove basi del Go.verno. ». In verità, comé abbiamo. avvertito. so.pra, queste in alcune disposizioni, la cui attuazione tando Provvidenza

« novità » erano. abbastanza
che

modeste ; ed il citato. decreto, per di più, non consisteva come oggi si dice, « programmatiche completa, de' popoli interessi non fu nemmeno.

»,

Il re, «coneuldalla divina del [nostro]

i veri e permanenti

affidatigli, e volendo dar loro uno. stabile governo di probi, saggi ed Illuminati- soggetti

atto. a garantire per sempre il riposo e la prosperità regno ; inteso. il parere per dottrina e per esperienza

», stabilì che gli affari sui quali

94

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

17

dovevasi pronunciare di Stato ordinario, timento (art.

il sovrano fossero riferiti in Consiglio dai segretari di Stato, con l'intervento

di non meno di sei consiglieri ministri di Stato senza diparl r.d. cit.); che il Consiglio di Stato fosse presieduto da lui stesso, ed in sua assenza dal duca di Calabria, o da un ministro a ciò designato (art. 2); confermò la separazione della Sicilia, con l'istituzione d'un ministro segretario di Stato per gli affari dell'isola, residente in Napoli (art. 3); previde la formazione di due Consulte di Stato, l'una in Napoli, l'altra in Palermo (artt.

4-14); e promise l'emanazio-

ne d'un regolamento per le nomine dei membri dei Consigli provinciali e comunali (artt. 14-16). Dal r.d. 26 maggio 1821 traggono quindi orrgme il reg.

4 giugno 1822, che ordinò il Consiglio di Stato ordinario ed il Consiglio de' ministri, ed istituì (art. 14) la carica di
presidente del Consiglio de' ministri con le attribuzioni dell'abolito ministro cancelliere, ed il r.d. 15 ottobre 1822, istitutivo della real segreteria e ministero di Stato della Presidenza del Consiglio de' ministri. Peraltro, come si vedrà a suo luogo (infra § 69), le Consulte istituite con 1. 14 giugno 1824, residenti in Napoli, più che dar vita alle Consulte previste dal r.d. 26 maggio 1821, furono una replica del soppresso Supremo Consiglio di cancelleria, e solo col r.d. 27 settembre 1849 furono divise nelle Consulte di Napoli e di Palermo. Con l'art. fra,

29 1. cito fu soppresso il Ministero per gli
(in-

affari di Sicilia, delle cui alterne vicende diremo altrove nomine dei consiglieri provinciali e comunali.

§ 65). Nessuna innovazione, infine, fu realizzata per le
In questo quadro si collocano le principali leggi costituti-

ve del diritto pubblico del regno, in parte anteriori, in parte posteriori all'anno 1821. E tra le prime, sopravvissero fino al 1860, con modeste integrazioni e modificazioni (il che, pe-

17

Il potere supremo di Governo

95

raltro, finì per dare alla vita amministrativa un ecces so d'immobilismo) la l. 12 dicembre 1816, sull'amministrazione civile; la l. 21 marzo 1817 sul contenzioso amministrativo, con la relativa legge di procedura, 25 marzo 1817; le Il. 29 maggio 1817 e 7 gennaio 1818, istitutive delle Gran Corti de' conti di Napoli e di Palermo; le leggi organiche dell'ordine giudiziario, 29 maggio 1817, per i domini di qua del Faro, e 7 giugno 1819, per la Sicilia; la legge sulla contribuzione fondiaria (r.d. lO giugno 1817); la l. 30 gennaio 1817 sulla tassa di bollo; la l. 21 giugno 1819, sulla tassa del registro; ed altre ancora. La produzione legislativa riprende abbastanza fluente qualche anno dopo il 1821; ma tende ad inaridirsi dopo la nuova crisi del 1848-1849 Deve essere, infine, riconosciuta governo borbonico ca liberale -

(supra, § Il).
come benemerenza del che ne ottenpubbli-

malgrado l'impopolarità

ne in Sicilia, e la rozza incomprensione dell'opinione

essersi accinto a costruire un moderno Stato uni-

tario, con la fusione d'un territorio che alle riforme era stato trascinato dalla conquista militare straniera, e d'un altro, che appariva diffidente e refrattario ad ogni novità. In Sicilia, si incontravano ostacoli in ogni sorta d'interessi e di privilegi. Per quanto, contro ogni logica, si fossero istituite due Corti supreme di giustizia, l'una in Napoli, l'altra in Palermo (44),

(44) Osservava giustamente il BLANCH,b), p. 52, che c:l'avere stabilito una Cassazione anche in Sicilia prova cbe non si capÌ la forza dell'istituzione >. Infatti, scopo istituzionale di tale organo è l'unità della giurisprudenza (SUTA, p. 801) e la pluralità si afferma solo per considerazioni politiche: così, con l'unità d'Italia furono mantenute le Corti di Torino, Firenze, Napoli e Palermo, ed aggiunte le sezioni di Roma, fino al r.d. 24 marzo 1923, n. 601, che attuò l'unificazione; ma la tendenza pluralistica era riapparsa, tra il 1945 ed il 1947, durante i lavori dell'assemblea costituente (GUNNATI'ASIO, 195), e p. fu accolta (anche se rimase inattuata) nell'art. 23 dello Statuto della Regione siciliana (r.d.Lvo 15 maggio 1946, n .455). Vedi anche in/m, §§ 134 e 135.

96

Lstitusioni del Regno delle Due , Sicilie

17

la capitale' insulare mal' tollerava la perdita del monopolio dei tribunali, per cui veniva equiparata agli altri capiluoghi di valle (45). In particolare, zionecivile l'estensione delle leggi amministrative avvenne con molte cautele. La legge sull'amministra-

12 dicembre 1816, e quelle sul contenzioso amministrativo del 21 e 25 marzo 1817, furono estese integralmente alla Sicilia soltanto col r.d. 7 maggio 1838, con cui venivano abrogate le disposizioni transitorie del r.d. Il ottobre Faro

1817, ed altre leggi speciali anteriori .. In altri casi, vennero
adottate leggi diverse per i domini di qua e di là del(anche se sostanzialmente analoghe, come quelle ricordate,

sulle due Grandi Corti de' conti e sull'ordine giudiziario). Il fenomeno più singolare è quello verificato si per la leva militare (in/ra,

§§ 88 ss.): il tentativo fatto nel 1819, di darvi at-

tuazione secondo il r.d. 6 maggio 1818, creò un'ondata di pericoloso malcontento (46); la leva fu abolita nelle due parti del regno col r.d.

26 maggio 1821; ristabilita col r.d. 28 febbraio 1823, nè queste disposizioni, nè quelle del r.d. 19 marzo 1834, ebbero mai applicazione in Sicilia, la cui popolazione rimase sottratta al servizio militare obbligatorio (47).
Di conseguenza, nelle materie di legislazione amministrativa, occorre avere presente che non vi fu completa uniformità tra le due parti del regno, e bisogna accertare, caso per caso, se e quando una determinata legge sia stata estesa alla speciali per i reali regionale. Sicilia, o se non vi fossero disposizioni giorni, con l'introduzione

domini di là del Faro: fenomeno che si è riprodotto ai nostri dell'ordinamento

162. 12; supra, Introduzione .nota (29). (47) COMERCI, p. 96. Dopo l'unificazione, il fenomeno della renitenza se per molti anni diffuso (COLAJANNI, p. 119).
ROMEO, a), p.

(45)

(46)

ROMEO, a), p.

rìma-

17

Il potere. supremo

di Governo

----------~----~
e varende già si

91

Questa particolarità,

insieme con la

frammentarietà

riabilità propria di tutte le legislazioni amministrative, meno agevole la consultazione delle leggi del regno. E

poneva a quel tempo il problema della codifìcazione del diritto amministrativo, ma lo si risolveva in senso negativo, con un'argomentazione che tuttora si suole ripetere: « ... poichè i bisogni della società sono assai .molto svariati e mutabili, così spesse volte debbonsi modificare le disposizioni delle leggi amministrative destinate a regolarli; e perciò mal si potrebbe il diritto amministrativo manifestarlo . Trattavasi, comunque, d'uno Stato recare d'un a tale unità da sotto forma di codice» (48).

corpus insigne di Iegislazio-

ne,' che andò' arricchendosi verno borbonico,

negli anni successivi, con buona e contro le intenzioni'

tecnica, anche se 'con eccessive cautele e diffidenze. Ed il gooltre le intenzioni

(sic vos non vobis ...), recò un efficace contributo alla futura
unificazione italiana. Il popolo di qua e di là del Faro conosceva ed applicava un medesimo sistema di diritto, cioè quel diritto amministrativo di radice franco-napoleonica, che rappresentava il sistema più evoluto del continente europeo, e che era noto e diffuso in tutta la penisola unitaria

(49). La legislazione
piemontese del ed era perfettapolitica.

del 1865 non era che la variante

medesimo sistema, liberalizzata dopo il 1848, siero giuridico era si formata,

mente comprensibile dai giuristi meridionali. L'unità del penben prima dell'unità illuministico Vero è però che, concorrendo la presunzione con la faziosità e l'astrattismo Meridione, la legislazione amministrativa dei piemontesi dei liberali del' delle Due Sicilie

(48) Rocco, I, p. 38. La difficoltà di ridurre ad ordine logico le diverse parti della legislazione amministrativa è rilevata anche dal MANNA, p. 55. (49) GHISALBERTI. a), pp. 41 S8.; LANDI, b), p. 564. .
7.
LANDI •

I.

98

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie -------

18

fu solo in minima parte utilizzata dal legislatore italiano, e cadde rapidamente in oblio. La gerarchia delle fonti dalla 1. 24 marzo

18.

La gerarchia delle fonti. sostanzialmente

del diritto risulta affari appartenenti data, «portante

1817,
degli

«che prescrive una regola uniforme

nello andamento

alle reali segreterie e ministeri di Stato disposizioni a regolare le forme de' reali intesa a disciplina-

»,

sebbene tale legge (integrata da un regolamento della stessa rescritti, degli ordini del luogotenente generale e delle lettere di officio de' ministri »), sia direttamente re l'uso delle «forme », già stabilite per le leggi e decreti dalla 1. 20 dicembre 1816 «relativa alle attribuzioni del ministro cancelliere », e ad integrare la normativa per gli atti da tale legge non previsti. La forma della legge era prescritta « in tutti quei casi, ne' quali le disposizioni che noi emaneremo, riguarderanno oggetto qualunque generale» (art. un

l, 1. 24 marzo

1817).

Ma, poichè l'art. 2 stabiliva la forma del decreto «in tutti quei casi, ne' quali determineranno leggi, l'applicazione il modo di esecuzione delle fissati nelle e lo sviluppo de' principi

medesime », pare evidente che la forma di legge era necessaria nel concorso di due presupposti: la generalità e la no-

vità della disposizione. Le leggi costituiscono il massimo grado
nella gerarchia delle fonti, in quanto «stabiliscono fondamentali senziali » (50). La dottrina ve «costitutive le regole su ciascuna materia, e determinano le forme esdistingueva le leggi organiche amministratidell'autorità », dalle leggi la cui esecuzione contrapponeva alle leggi Ion-

era affidata all'amministrazione;

(SO)

DlAs, b), p. 418.

18

Il potere supremo

di Governo

99

damentali, cioè «invariabili

ed il cui potere è di tutti i tem-

pi », quali i codici, da una parte le leggi «regolamentarie », cioè di esecuzione, variabili secondo i tempi e le circostanze, e dall'altra le leggi locali, e quelle temporanee, valide per un ancora, certo luogo o per un certo tempo. Si distinguevano e l'esercizio dei diritti politici; le «leggi amministrative

secondo l'oggetto; le «leggi politiche », regolanti il Governo

», che

ne sono lo sviluppo e la necessaria conseguenza; le leggi civili, le leggi penali; e poi le leggi rurali, finanziere, militari, marittime (51). Beninteso, si tratta di classificazioni didattiche, non implicanti alcun rapporto di gerarchia tra una classe e l'altra di leggi, il cui solo interesse sta oggi nella constatazione della ricchezza della produzione La forma del decreto prescritta (art. 2, comma sovrani che determinano l'applicazione (art. normativa.

8 1. 20 dicembre 1816) era 1, l. 24 marzo 1817) per gli atti
«il modo d'esecuzione delle leggi, generali»

e lo sviluppo dei principi fissati nelle medesi-

me »; e fu in seguito utilizzata per i «regolamenti

approvati dal re nel Consiglio di Stato, secondo l'art. 3 reg. 4 giugno 1822, relativo all'istituzione del Consiglio ordinario di Stato e del Consiglio dé' minisri di fonti: l'una, legislativa;

(52).
regolamentare, che teori-

A ben vedere, la forma del decreto copriva due categorie l'altra, camente era bene individuata.

1, erano certamente atti legislativi, ed anzi ben poche sono, dal 1815 in poi, le
I decreti previsti dall'art. 2, comma leggi, e la massima parte della legislazione del regno è contenuta in reali decreti. A rigore, la formula dell'art. 2, comma configura tali decreti come fonti subordinate,

1,

anche se certa-

(51) Dus, b), pp. 417 ss. (52) Dus, a), II, p. 489.

100

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

18

me~te la possibilità che esse contengano «lo sviluppo dei principi fissati» nelle leggi non consente di circoscriverne il consentito contenuto a mere norme d'esecuzione e d'attuazione. Ma in un ordinamento nel quale si diceva non esservi « altra suprema autorità legislativa che quella del Monarca; essa è as· soluta, ed in qualunque volontà debbono modo faccia egli conoscere la sua (53) non poteva esidelle forme adibite. In i sudditi obbedirvi»

stere un controllo sulla legittimità

fatto, i decreti contengono spesso disposizioni che non facilmente si pos sono ricondurre a semplici sviluppi di principi stabiliti in leggi formali, e regolano la materia in modo quasi interamente autonomo, dimodocchè si deve concludere che la tra le norme che dovevansi introdurre nella discriminazione

legge, e quelle che potevano formare oggetto di successivi decreti, non rispondeva indicativi. I regolamenti invece, pur promananti dal re, erano manifestazioni del· potere esecutivo, e non del potere legislativo. Il Governo, si diceva (54), non deve togliersi «la facoltà di rimediare ai bisogni impreveduti, e di facilitare l'esecuzione delle leggi, senza rischio di compromettere l'ordine e la sicua criteri rigorosi, bensì semplicemente

rezza pubblica; quindi i decreti sono atti d'autorità, e le leggi sono l'espressione della volontà pubblica». Ed ulteriormente veniva precisato che «i regolamenti di amministrazione pubblica in generale non sono atti del potere legislativo, non po· tendo stabilire norme nuove e diverse da quelle contenute nelle leggi, ma sono atti del potere esecutivo, e solo applica. no ai singoli casi le disposizioni generali e le intenzioni soverchiamente oscure delle leggi» (55).
(53) Dus, a), II, p. 489. (54) Dus, b), p. 418. (55) Rocco, I, p. 299.

18

Il potere supremo di Governo

101

Era dunque affermato in dottrina che la legge

era fonte ad essa si trovaed all'alcertamente francese, che

primaria di diritto, ed il regolamento fonte secondaria, creti legislativi ed i regolamenti generali, in cui talora no frammiste norme che potrebbero riferirsi all'una l'affermazione sembra permanere teorica, ed è ed amministrativo

subordinata (56). Ma non è ben chiara la distinzione tra i de-

tra fonte, E, d'altra parte, per le stesse ragioni sopra rilevate, riflesso del diritto costituzionale

tanto ben noto ai giuristi napoletani, amministrativo,

perchè non risulta

mai, dinanzi alle autorità giudiziarie o a quelle del contenzioso sìasi fatta questione della legittimità di nore lo stesso conè della norma regolamentare me regolamentari approvate con real decreto, cetto di «disapplicazione» ignoto.

La citata 1. 24 marzo 1817 regola anche le forme di altri atti del sovrano, che non hanno contenuto normativo. L'art. 2, comma 2, prescrive la forma del decreto per l'elezione '(nomina) dei funzionari pubblici scelti dal re, per le sia dispense di legge, per la concessione di grazie qualunque da farsi per oggetti non (bilanci preventivi) degli stabilimenti verno, riservati espressi nei rispettivi

la di loro specie e natura, per le autorizzazioni di pagamenti stati discussi delle reali segreterie e ministeri di Sta-

to, o per inversione di fondi degli stessi stati discussi a tenore della real tesoreria. Si tratta di atti di goalla competenza esclusiva del sovrano (57). leggi e

L'art. 3 disponeva ancora che «tutte le altre nostre sovrane decisioni, che non apparterranno de' decreti, saranno annunziate alla classe delle nel nostro real nome da'

(56) In tema d'usi civici, la Cass., 11 novembre 1954, n. 4213, in Mass.
giuro it., 1954, col. 951, ha rilevato che la legge non poteva essere modificata da

un regolamento, tanto durante il decennio francese, quanto razione borbonica. (57) Per le dispense, injra, § 29 e nota (92).

durante la restau-

102

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

18

nostri segretari di Stato , ed assumeranno il nome di reali rescritti ». Questi rescritti, la cui forma è minuziosamente regolata, fin nell'uso d'un certo tipo di carta, dal regolamento 24 marzo 1817, erano in sostanza dei messaggi, indirizzati ad un'autorità del regno, cui la volontà sovrana veniva comunicata «nel real nome» dal ministro competente (58). Essi, adottati previa discussione in Consiglio di Stato, e spesso preceduti dal parere dei supremi organi consultivi, avevano il più vario contenuto come atti di governo o atti amministrativi; o anche di atti di giurisdizione in sede di giustizia ritenuta, cioè di contenzioso amministrativo. Non di rado avevano interesse generale, in quanto contenevano istruzioni e chiarimenti circa l'applicazione a quesiti, risoluzione risdizione e l'esecuzione di leggi e decreti, risposte di conflitti di attribuzioni o di giua stampa, amministra-

etc. Perciò, venivano spesso pubblicati

e costituivano una vera e propria giurisprudenza tiva (59). Va infine ricordato

che il diritto canonico era legge del

regno nei casi In cui vi facesse rinvio il concordato reso esecutivo con l. 21 marzo 1818, oppure altra legge dello Stato (per esempio, l'art. 67 Il. cc., secondo cui «il matrimonio nel regno delle Due Sicilie non si può legittimamente celebrare, che in faccia della Chiesa, secondo le forme prescritte dal Concilio di Trento») (60), e che pacificamente il regno,

(58) La formula conclusiva non -è uniforme. La pru comune pare: «Nel real nome partecipo a V.E. (o «le partecipo ») questa Sovrana risoluzione perchè si serva farne l'uso conveniente », ma ve ne sono che contengono prescrizioni varie (per esempio, di restituire gli atti a chi di dovere, etc.), (59) Moltissimi rescritti sono pubblicati da PETITII e da DIAs, a) e cl, nonchè da altri autori. In COMEReI, p. 413·689, è inserito un Florilegio, che p è in sostanza un repertorio alfabetico di materie amministrative, contenente numerose massime di resczitti. Vedi anche SABINI;e GHISALBERTI, p, 112. c), (60) Il DIAs, a), Il, p. 487, avverte che vi sono leggi canoniche, «le quali Don han mai potuto essere in uso nel nostro regno ».

19

Il potere supremo di Governo
SI

103 considerava

come elemento della comunità internazionale, obbligato dai principi del diritto delle genti pio, gli artt. 9 ss, n.cc.) (61).

(vedi, per esem-

19.

L'efficacia delle norme. -

La forma delle leggi e

dei decreti era stabilita dalla citata l. 20 dicembre 1816, relativa alle attribuzioni del ministro cancelliere. Tanto alle leggi, quanto ai decreti reali, era premesso il nome ed il titolo del re, così come stabilito dall'art. 2 l. 8 dicembre 1816. Nelle leggi (artt. 1-4 Stato », ed eventualmente,

1. 20 dicembre 1816) al titolo re«udito il nostro Consiglio di quando il progetto era proposto

gio seguivano le indicazioni:

da un ministro: «sulla proposizione del nostro segretario di Stato ministro di...»; quindi la formula della sanzione (« abbiamo risoluto di sanzionare e sanzioniamo la seguente legge »); il testo della legge, spesso preceduto da un breve (62), sudpreambolo per chiarire le intenzioni del legislatore

diviso in articoli contrassegnati con numeri arabi, e, nelle leggi più complesse, anche in libri, titoli, capi e sezioni, con l'indicazione del relativo argomento; infine si apponeva la segretario di Stato formula della promulgazione: «Vogliamo e comandiamo, che

questa nostra legge, riconosciuta dal nostro

ministro di grazia e giustizia, munita del nostro gran sigillo

(61) Dns, a), II, pp. 100 88. (62) Tali preamboli (premessi anche a decreti) sono, qualche volta, di mera forma (per esempio, nella l. lO gennaio 1817, sull'ordinamento dei mini. steri, «considerando quanto interessi al pubblico bene l'ordine e la giusta distribuzione degli affari e delle incombenze delle nostre reali segreterie e ministeri di Stato s}; ma altre volte suppliscono all'assenza di pubblicità dei la. vori preparatori. Si veda per esempio il diffuso preambolo del r.d, 11 gennaio 1831 «portante una nuova ritenuta sui soldi, e sulle pensioni, e la diminuzione di metà del dazio sul macino» (in/Ta, § 41).

104

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

19

e contrassegnata dal nostro segretario di Stato ministroeancelliere e registrata e depositata nella cancelleria generale del regno delle Due Sicilie si pubblichi con le ordinarie solennità per tutto il regno per mezzo delle corrispondenti autorità, le quali dovranno prenderne particolare registro ed assicurarne I'adempimento.: Il nostro ministro cancelliere del regno delle Due Sicilie è particolarmente incaricato di vegliare alla sua pubblicazione ». Dopo l'entrata in vigore del r.d.)5 ottobre 1822, la menzione del ministro cancelliere e della cancelleria generale del regno è sostituita da «nostro Consigliegliere Ministro di Stato presidente del Consiglio de' Ministri », e da «real segreteria e ministero di Stato della Presidenza del Consiglio de' ministri ». La sanzione rappresentava la manifestazione della volontà accordarla o ricusovrana, ed il re poteva discrezionalmente

sarla ai progetti di legge sottopostigli nel Consiglio di Stato ordinario. La promulgazione era necessaria perchè la legge divenisse obbligatoria, le attribuiva la forma esteriore, e le .conferiva autenticità (63). Alla formula della promulgazione, seguivano .la firma del sovrano, quella del ministro di grazia e giustizia, presidente del Consiglio de' ministri),

che« rico.il

nosceva» la legge e quella del ministro cancelliere (poi, del che vi apponeva ·gran sigillo (portante lo stemma dello Stato, circondato dal nome e dal titolo del sovrano regnante), e conservava nel proprio ufficio l'originale (artt. 7-8,

1. 8 dicembre 1816;

(63) COMERCI, p. 129: « .... a sanzione è. un atto sovrano libero dell'autol rità reale, che ben può rifiutarla o accordarla come lo crede ... Non è lo .stesso della promulgazione, la quale è necessaria perchè divenga obbligatoria. La .promulgazione è la forma esteriore della legge. Non la crea, nè le aggiunge cosa alcuna, .ma le dà il suggello dell'autenticità. La promulgazione è alla legge quel che è il segno alla cosa, la parola al pensiero).

J9

Il potere supremo di Governo

105 non

artt. 4-7, 1 . 20 dicembre erano le «controfirme»

1816). Le firme ministeriali

con cui i ministri dei regimi costitu-

,zionali assumono la responsabilità degli atti sottoposti alla firma del capo dello Stato irresponsabile (64), bensì semplici certificazioni, con cui il ministro di grazia e giustizia acquisiva la legge nell'ordinamento giuridico dello Stato, ed il presidente del Consiglio de' ministri, esercitando le funzioni del nostro guarda sigilli (65), attestava l'avvenuta manifestazione della volontà sovrana, e l'autenticità del testo. La responsabilità della legge era interamente
,

del sovrano, tanto vero che
,

la proposta ministeriale non era considerata necessaria (art. 2 l. 20 dicembre 1816). L'art. 8 1. 20 dicembre

1816 prescriveva, per i decreti,
abbiamo

dopo il nome ed il titolo del re, la formula «sulla proposizione del nostro segretario di Stato ministro di risoluto di decretare e decretiamo quanto segue: »'. premessa al testo del decreto, seguito a sua volta, dalla clausola: «Il nostro segretario di Stato ministro di... è incaricato della esecuzione .del presente decreto ». In realtà, i decreti con contenuto normativo hanno una forma un po' più complessa, perchè, prima della proposta ministeri ale, vengono. talora citate norme legislative, come oggi si dice, di «giustificazione» (66) oppure viene menzionata l'audizione del parere della Consulta quando inteso; alla proposta si fa seguire «udi(64) La sottoscrizione del presidente del Consiglio dei ministri sugli atti sovrani è detta dal COMERCI controfirma» (p. 4) e c: contrassegno» (p. 129). c: (65) Beninteso, la controfirma del presidente del Consiglio dei minist~i verifica, anche quando l'atto sovrano non abbia contenuto legislativo (COMERCI, p. 4), la mera forma esteriore, e non si estende mai al c: tenore », ci.o.èal contenuto dell'atto, come invece è previsto, per i decreti, nel nostro attuale ordinamento (art. 6 r.d. 24 settembre 1931, n. 1256: v. FERRARI, 800)... p. (66) Terminologia di GIANNINI,I, p. 566, il quale contrappone alla C: motivazione », che è esternazione dei motivi, la c:giustificazione », come estero naaione dei presupposti e (lei fatti di ·legittimazione. -. .

106

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

19

to il nostro Consiglio di Stato », quando l'esame In Consiglio è prescritto dall'art. 3 reg. 4 giugno 1822. I testi dei decreti normativi sono anch'essi preceduti da preamboli , come quelli delle leggi (67). Anche nei decreti di seguito all'ordine d'esecuzione venivano apposte la firma del re, e poi quelle del ministro proponente, e del ministro cancelliere, o presidente del Consiglio dei ministri, che vi apponeva il gran sigillo, e conservava l'originale. La pubblicazione regolare delle leggi aveva avuto inizio, nel 1806, nel Bullettino delle leggi del regno di Napoli, edito dalla Stamperia Reale (68), continuato, fino al 1860, sotto il titolo di Collezione delle leggi e de' decreti reali del regno delle Due Sicilie, a cura prima della Cancelleria generale del Regno, e dal 1822 della Presidenza del Consiglio dei ministri. I «numeri» della collezione venivano spediti immediatamente dopo la pubblicazione ai ministri, agli intendenti, alle Corti, ai tribunali, ed a tutte le altre autorità costituite (artt. Il.ss. L 20 dicembre 1816). Leggi e decreti venivano pubblicati, inoltre, nella «parte officiale» del Giornale delle Due Sicilie, e spesso con affissia stampa, o con fogli volanti (69). La «vacatio legis» (art. l, ll.cc.) era regolata, come nel codice Napoleone, col sistema cosiddetto successivo. La legge obbligava in forza della promulgazione, dal momento in cui questa era «legalmente a conoscenza di ciasohedun comune », e cioè:
(67) Supra, nota (62). (68) La Stamperia reale, secondo il r.d. 7 aprile 1833, provvedeva a1 lavori tipografici occorrenti per le accademie e la Società reale borbonica, nonchè per i ministeri, la Consulta e le amministrazioni regie, salvo il ministero di guerra e marina (CoMERel,p. 5). Vedi anche in/ra, § 43. '( 69) Du s, a), II, p. 491, rileva la mancanza d'una regola generale sulla maniera d'eseguire la pubblicazione delle leggi. Alcune volte, si pra1i.cava la pubblicazione per mezzo del banditore (çQ~~1.l.çl.p. 4).

19

Il potere supremo di Governo

107

-

del comune

lD CUI

è stata fatta la promulgazione, altrettanti gior-

il dì seguente; - dei comuni della stessa provincia, ni, dopo il dì seguente alla promulgazione,

quante sono le

20 miglia (70) di distanza dal comune della promulgazione; -.- de' capiluoghi delle provincie al di qua, e delle valli al di là del Faro, il dì seguente alla promulgazione, colla giunta di altrettanti giorni, per quante 20 miglia sono distanti dal comune della promulgazione; e finalmente degli altri comuni delle provincie e delgiorni, per quante venti le valli, colla giunta di altrettanti miglia sono distanti da' capiluoghi. Questo complicato sistema tendeva a fare coincidere la conoscenza legale con la conoscenza reale, ma è molto dubbio che vi riuscisse (71): certo è che esso non ha sopravvissuto in Francia (decreto 5 novembre 1870) (72), ed ancor meno in Italia (art. l c.c. 1865; art. lO disp. prel. c.c. 1942) (73). Esso aveva l'in discutibile inconveniente di complicare i problemi di diritto transitorio, perchè per più giorni (e si tengano presenti le grandi distanze tra comune e comune, determinate dalla configurazione L'art. 2 Il.cc. stabiliva: l'avvenire: geografica del regno) la legge, «La legge non dispone che per efficace in alcuni comuni, non lo era in altri. essa non può avere effetto retroattivo

». È ovvio

(70) Miglia da 7.000 palmi (l palmo = m. 0,26455), cioè da m. 1851,85 (art. 2 r.d, 6 aprile 1840). (71) DIAs, b), p. 369. (72) e Les lois et les décrets seront obligatoires, à Paris, un jour frane après la promulgation, et partout ailleurs, dans l'étendue de chaque arrondissement, un jour franc après que le Journal ofJiciel qui les contient sera parvenu au chef lieu de cet arrondissement ». (73) Il sistema del codice delle Due Sicilie è detto «successivo»; quello vigente in Italia, e sincronìstìco s o C istantaneo» (DE RUGGIERO., I, p. 85). R

108

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

20

che tale disposizione non vietava che una legge fosse dichiarata espressamente retroattiva. Peraltro, l'art. 60, primo comma, Il. pp. stabiliva ancora: «Niun reato può essere punito con pene che non erano pronunciate dalla legge prima che fosse commesso» (74). Le disposizioni preliminari delle leggi civili stabilivano ancora, in tema d'efficacia della legge, che esse obbligavano .tutti coloro che dimoravano nel regno, «siano cittadini, sieno stranieri domiciliati o di passaggio» (art. 5); e che i nazionali del regno, ancorchè residenti in paese straniero, erano soggetti alle leggi riguardanti lo stato e la capacità delle persone (art. 6). 20. l regolamenti delle autorità amministrative. - Erano elementi costitutivi dell'ordinamento giuridico del regno anche norme emanate da autorità amministrative dipendenti dall'autorità sovrana (ministri, intendenti, decurionati, perso~e morali), il cui fondamento si ravvisava «in una delegazione di legge» (75). Alcuni regolamenti ministeriali risalivano ai tempi dell'occupazione militare, come quelli del ministro delle finanze, 25 febbraio 1810 e 5 giugno 1811, «sull'ordine delle percezioni delle contribuzioni dirette» (76); altri erano successivi, come quello del Ministero degli affari interni, l o marzo 1833, «per le prescrizioni medicinali alla classe indigente» (77), o del Ministero della polizia generale, 20 novembre 1825, per i prestiti sopra pegni (78). Erano anch'essi, sostan(74) Drss, b), pp. 367 55., considera la «non retroattività s (insieme con. l'equità ed il diritto naturale) un «elemento delle leggi amministrative », (7S) Dus, a), I, p. 30. (76) PETITII, II, pp. 250 e 277. . (77) PETITTI, I, p. 269. (78) PETITII, 111, p. 250.

20

Il potere supremo di Governo

109

zialmente, regolamenti i testi che prendevano il nome di «istruzioni ministeri ali », tra cui si possono ricordare quelle, importantissime, del Ministero degli affari interni, 20 maggio 1820, per l'amministrazione degli stabilimenti di beneficenza e dei luoghi pii laicali del regno (in/ra, §§ 128 ss.); altre; anch'esse importanti, del Ministero delle finanze, 27 ottobre 1818, per la rettifica dei catasti (79) e 22 luglio 1846, sul metodo pratico come eseguirsi le mutazioni di quota (in/ra, § 50); del Ministero della polizia generale, 2 febbraio 1828 «per reprimere gli oziosi e i vagabondi nella città di Napoli» (80), e 12 febbraio 1836, sulle carte di soggiorno e di passaggio (in/ra, § 33), etc. V'erano anche regolamenti emanati dagli intendenti, specie in materie di polizia, quali il riposo festivo e gli spettacoli teatrali; e poteri regolamentari, nelle materie stesse, esercitava il prefetto di polizia di Napoli (81). I Comuni potevano emanare regolamenti di polizia urbana e rurale, deliberati in decurionato, ed approvati dall'intendente (artt. 277 ss. L 12 dicembre 1816: injra; § 126). Altri atti normativi dei comuni concernevano i rapporti d'impiego dei dipendenti (art. 147 L 12 dicembre 1816), le ta-

(79) Injra, cap. II, nota (102). (80) Pl:TITTl, 111,p. 262. (81) PETITII, III, pp. 251 e 266, riproduce un'ordinanza dell'intendente del· la provincia di Molise, l° aprile 1826, sulla c:osservanza delle sante feste >, che è un vero e proprio atto normativo, contenente prescrizioni per la chiusura festiva degli esercizi commerciali, e per il riposo dei lavoratori; nonchè un regolamento dello stesso intendente (autorizzato dal Ministro della polizia generale il 7 gennaio 1832), col titolo c: regolamento di polizia pe' teatri >. Un r. Il novembre 1852 (PETITTI, V, p. 227), su voto della congregazione de' vescovi della Sicilia, prescrive agli intendenti di regolare con ordinanza la chiusura delle botteghe, nei comuni dell'isola, nei giorni festivi, e di stabilire le multe per i trasgressori, però c: miti, e che s'impieghino a vantaggio delle beneficenze comunali >.

HO

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

21

riffe de' dazi di consumo (art. 197 L cit.), le privative (art. 207 L cit.: injra, §§ 114 e 118 ss.). Regolamenti propri avevano, infine, per il proprio perfunzionamento, i corpi morali (vedi sonale ed il proprio

per gli stahilimenti di heneficenza e luoghi pii laicali, §§ 128 ss.),

injra,

21.

La consuetudine. -

Non v'era nelle leggi civili

una disposizione generale che qualificasse la consuetudine come fonte di diritto (82); nè, del resto, ve ne fu poi una nel codice civile italiano del 1865. Poichè, peraltro, l'art. 2 l. 21 maggio 1819 toglieva valore alle consuetudini generali e locali «nelle materie che formano oggetto delle disposizioni contenute ne' codici », è pacifico che essa conservava, sia pure marginalmente, un valore normativo, nelle materie che il codice non regolava. Ed infatti viene richiamata in -alcune disposizioni delle leggi civili, come l'art. 533 concernente le ohhligazioni dell'usufruttuario; redihitoria nella compravendita; l'art. 1494 relativo all'azione gli artt. 1582, 1591, 1600, della consuetudine abrogatisotto il profilo che «nelle

1604, 1605, in tema di locazione di cose. Il prohlema dell'ammissihilità va si trova risolto negativamente la consuetudine

due Sicilie risiedendo il potere legislativo nella persona del Re, non potrehhe alterar le leggi senza usurpare i dritti del sovrano, scuotere il trono, e produr l'anarchia. Oltre a ciò, essendo la legge ohhligatoria per tutti mediante la promulgazione, la consuetudine non essendo nè potendo
(82) In dottrina, Drxs, a), II, p. 468, definisce consuetudini «le regole del diritto naturale umano ... i patti comuni e taciti, gli usi e le abitudini, le opinioni, tradizioni ed affezioni morali, la cui violazione è reputata osti. lità o ingiuria, attentato allo stato di pace e di concordia », talchè «tutte le: regole pratiche del diritto sono nelle consuetudini o usanze, e nelle leggi o statuti ». Fonte di diritto la considera anche MANNA, pp. 42 ss.

21

Il potere supremo di Governo

III

essere promulgata,

non potrebbe tollerarsi

se non da pochi,

cui il resto dei cittadini si opporrebbe la legge erroneamente

chiamando in vigore

creduta in disuso» (83).

È da supporre, tuttavia, che tali considerazioni concernessero l'ipotesi parallela a quella di abrogazione tacita della legge «per effetto di nuova legge che contiene disposizioni contrarie all'antica », cioè della formazione d'una consuetudine

contra legem, per effetto della quale si sostenesse la avvenuta
abrogazione d'una norma scritta. Vi sono, per contro, testi positivi dai quali risulta, implicitamente, che si riteneva ammissibile la desuetudine, cioè la formazione d'una consuetudine per effetto della quale una certa norma scritta non veniva più applicata, pur senza venire sostituita da altra norma, scritta o consuetudinaria. Infatti, l'art. 4, n. 2, l. 24 marzo 1817, prescriveva che dovevano essere necessariamente sottoposti ordinedi la alla sovrana decisione gli atti dei ministri, «allorchè

ranno l'osservanza delle leggi cadute in desuetudine », e l'art. 6 l. 12 dicembre 1816 stabiliva che quando «si trattasse golamento caduto in desuetudine, l'intendente richiederà richiamare in osservanza una disposizione legislativa, o un resuperiore autorizzazione per mezzo del ministro competente ». Veniva a tal proposito spiegato che « una legge caduta in desuetudine ha perduto l'autorità di legge, ed il richiamarla in vigore pertiene unicamente al potere legislativo» (84). La qualificazione legislativa dell'atto di richiamo in vigore della legge desueta, implicava che la sovrana decisione fosse presa in Consiglio di Stato ordinario, ma non anche la forma solenne della legge o del decreto. Ad esempio, il rescritto 18 dicembre 1840 diretto al Luogotenente generale ne' domini oltre il Faro, richiamava in vigore le disposizioni della
(83) COMERCI, p. 131. (84) Rocco, J, p. 112.

112

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

22-

l. 7 gennaio 1818, circa l'intervento di tutti i componenti della Gran Corte de' conti di Palermo all'estrazione del lotto (85). Ma è dubbio se si tratti del richiamo di norma desueta, o di semplice rettifica d'interpretazione, e non è agevole trovare un esempio pacifico dell'esercizio del potere di richiamare in vita una norma abrogata per desuetudine. Per esempio, l'atto sovrano 18 gennaio 1848, che richiama «nel loro pieno vigore» le 11. 8 dicembre 1816 ed 11 dicembre 1816, è esso stesso una vera e propria legge, con cui si dispone, non la reviviscenza di norme desuete, bensì di norme che erano state abrogate o modificate da leggi successive, e principalmente dalla l. 31 ottobre 1837 per la promiscuità degli impieghi nelle due. parti.del regno, che infatti l'atto sovrano medesimo espressamente abroga.

22. L'interpretazione. -L'art.
proibito ai giudici di pronunziare

3 ll.ec. stabiliva che «è in via di disposizione ge-

(85) Corte al

PETITTI, I, p. 447. L'art. per i reali oltre domini ai consiglieri, al soldo della estrazione lotteria ciascuna

33 1.

7 gennaio

1818, istitutiva attribuiva generale ed

della

Gran

de" conti

di là del Faro, al procuratore previsto lotteria non dall'art. ordinaria più

al presidente, al cancelliere, perso-: per che Gran e il conto legge legge alla metà

vice presidente, in ciascuna della a

una gratificazione, nale le estrazioni intervenissero C~rte de' e confermò procuratore delle conti

32, c: per l'assistenza

», ridotta

straordinaria. estrazione

Il r. 18 agosto di quattro una seconda

1831 prescrisse magistrati camera dei erasi soldi della

a turno. (art. lO),

Il r.d. 20 marzo

1832, istituendo

in Palermo

(in/ra, § 166) operò una notevole riduzione
secondo il· detto turno fissare i il .rtchiamo osservarono e proposero che nel perciò I'intervento soldi

le gratificazioni generale

(art. 12). Il presidente tenuto della in osservanza

gratificazioni,

che;. a loro avviso, prescriveva alle estrazioni. del 1818 per l'intervento In verità, la presenza mente,

di tutti i componenti in osservanza suddetto parte disposizione del in questa

la Gran Corte l'anzidetta collegio nell'estradomini-i. propria.

Il re dispose c: che sia richiamata di tutti i magistrati si pratica

zione del Lotto, nel modo come la legge citata non di tutti i magistrati,

dei reali

conteneva 1831,

nessuna

che prescrivesse il turno.

ed il r. 18 dicembre

1840 sembra,

la revoca

del r. 18 agosto

che aveva introdotto

22 ..
nerale
ò •

. Il potere supremo

.

. di ' Cooerno

113

diregolamerito gli artt.

nelle cause di loro competenza

»,

Parimenti

197 e 230 Il. 29 maggio 1817 e7

giugno 1819, disponevano che «i giudici non potranno pronunziare per via di disposizioni generali, o di regolamento ». Inoltre, l'art. 4 ll.cc. statuiva che «se un giudice ricuserà

di giudicare sotto pretesto di silenzio, oscurità o difetto della
legge, si potrà agire contro di lui come colpevole di denegata giustizia»; e gli artt. 200 e 231 rispettivamente delle' leggi dell'ordine giudiziario confermavano che «i giudici non potranno ricusarsi di giudicare nelle materie civili sotto pretesto" di silenzio, di oscurità o insufficienza della legge », Per denegatagiustizìa poteva si esperire contro i giudici la (artt. 569 ss. Il.p.c.). azione civile, ossia «presa a parte»

Queste disposizioni, derivate dal codice Napoleone, direttamente vietavano ai giudici di legiferare, e, nel contem-

po,: imponevano loro di colmare le lacune della legge per
via d'interpretazione. Se ne desumeva, però, ulteriormente, che era al giudice vietata l'interpretazione «legislativa », o «(autentica », riservata soltanto al legislatore (del che, nelcodice, mancava un'espressa carattere trinale. Si è già osservato che molte volte l'interpretazione norme giuridiche atti obbligavano era contenuta in virtù dell'autorità sovrana di nei reali re scritti. Questi i soggetti nei e propria interpretarestavano sia pure particoterpretazione consentita menzione), ed avente essa stessa di legge (86), con efficacia retro attiva (87). L'inal giudice era soltanto quella dot-

cui erano destinati, ma non erano vera' ZIOne autentica, limiti dell'interpretazione

non essendo atti legislativi: giurisprudenziale,

(86) (87)
8. LANDI •

COMERCI, COMERCI,

pp. 768 ss. pp. 772 S5.

J.

114

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie autorevole, perchè promanante direttamente

22
dal

larmente sovrano.

Sempre in tema d'interpretazione,

l'art. 8 Il.cc. prescrive-

va: «Le leggi che restringono il libero esercizio de' diritti del cittadino, e che formano eccezione alle regole generali o ad altre leggi, non si estendono al di là de' casi e de' tempi in esse espressi ». Nella dottrina giuridica del tempo, si rinvengono ampie trattazioni dedicate al metodo d'interpretazione delle leggi, nelle quali vengono largamente utilizzati il diritto romano,

la dottrina del diritto naturale, ed i moderni scrittori francesi (88). Meritano peraltro una speciale menzione, perchè trattano delle leggi amministrative, ministrative alcune pagine del Dias (89). Questo scrittore precisa che nello studio delle leggi amnon vanno confuse le due categorie di rapporti cioè, i rapporti pubblici amministracivili amministrativi. sociale cioè «come che esse concernono: tivi, ed i rapporti loro situazione ti

I primi sono quelli,
contribuenti, militari,

pei quali le persone appartengono guardie sedentarie, sotto l'impero personalmente dare rapporti

allo Stato per effetto della

votanti nei consigli diversi, e magistracome individuo, cioè

». I secondi sono quelli che «constituiscono l'amministrato
dell'amministrazione lo riguardano, regolano ciò che riguarma «in

allorchè le leggi e l'azione amministrativa

astrazion fatta dalle sue rela-

zioni sociali ». Possono inoltre le leggi amministrative derivanti dai beni dell'amministrato;

tal caso i beni non sono riguardati come possessioni, ma come interessanti l'ordine e la ricchezza pubblica, per l'uso che può farsene ».

(88, (89)

COMERCl, pp. DlAs,

710 b), pp. 361

88. 88.

22 Studiare

Il potere supremo di Governo

115
I

la legge, vuoI dire approfondirne

motrvr:

per

il che, il mezzo più idoneo è l'esposizione dei motivi fatta dal Governo. «D'altronde, i decreti, i pareri del Consiglio di Stato, le istruzioni e le decisioni ministeriali ministrazione spiegazione una spiegazione naturale ha inoltre carattere temente un mezzo certo per facilitarne sono per l'am Questa della legge, e seguenl'esecuzione. ed ufficiale, che,

pubblico

senza aggiunger nulla alle leggi, le rischiara, ne dà la pratica conoscenza del pari che il loro testo ne fa conoscere lo spirito, conoscenza zione che diviene più facile mediante questa spiega-

» (90).

Quel che è davvero singolare è come il Dias - giurista tuttaltro che privo di pregi - consigli all'interprete di risalire direttamente menti dottrinali. il testo: alla spiegazione ufficiale, rigettando i comE vale la pena di riportare integralmente

« Ma chi dirigerà tutti questi studi? La persona propria . Questo precetto è di tanta importanza che, una volta mancato, nulla vi è più di sicuro. Fuori commentari: essi sono sempre o superficiali o minuziosi, poichè i loro autori, incapaci di approfondire qualunque cosa con la forza del raziocinio, o col metodo e l'analisi, ed altronde non avendo mai in veduta i progressi della ragione, si aggirano sempre nel circolo molto limitato delle piccole sottigliezze e delle piccole definizioni; emettono quasi d'ordinario falsi giudizi, e struggonsi a rintracciare l'immenso numero di casi particolari e rari che possono presentarsi in tale o tale altra specie. I commentari producono il grave inconveniente di comunicare lo spirito de' loro autori, e non già quello delle leggi. « Che mai potrehhesi apprendere nella folla di scritti e commentari, che sono comparsi alla luce su la nostra legislazione? Più atti a stancar lo spirito e ad opprimerlo coi duhhi, anzi che arischiararlo e guidarlo, rendono più tosto oscure quelle leggi che non

(90)

DlAs, b), p. 423.

116

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

possono spiegare. La loro sterile ed indigesta abbondanza ammazza il giudizio, distrugge lo spirito naturale, snerva le sue forze, nello stesso modo che una tavola soverchiamente imbandita di vivande toglie all'appetito il suo stimolo, e sopraccarica lo stomaco di alimenti nuocevoli. Se è una stimabile qualità la temperanza del corpo e necessaria alla salute, quella dello spirito è anche una qualità utile alla conservazione della sua forza e della sua sagacità. Il buon senso, il discernimento, lo spirito naturale è sempre preferihile ad ogni altro sapere improntato, ed a tutti quei mezzi superficiali, che non altro producono se non la presunzione, il falso sapere, e l'errore ».

In conclusione, il Dias riteneva che due sole opere potessero essere realmente utili allo studio delle leggi: un codice de' principi generali del diritto naturale e dell'equità, dizionario di legislazione, cioè della lingua delle leggi Gelosia d'autore? Avversione di funzionario (91) per l giureconsulti teorici? Diffidenza politica? Certo è che il' Dias non rinunciò ad esporre e commentare le leggi del tuttora si possono consultare suo paese e che e del suo tempo, in opere che ebbero non poca fortuna, ed un

con interesse e con profitto.

III.

IL

RE

23.

La persona del re. di Borbone,

Con l'art.

2

1. 8 dicembre

~816, Ferdinando

IV in Napoli e III in Sicilia,

aveva assunto il titolo, riconosciutogli dal congresso di Vienna, di « Ferdinando I, per la grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme ec. Infante di Spagna, duca di Parma, Piacenza, Castro eco eco gran Principe ereditario di Toscana eco eco eco ». Sarebbe vano cercare cosa si nascondesse
(91) Il Dias era nel 1840 «uffiziale nel Ministero e real segreteria di Stato delle Finanze»; nel 1854 «uffiziale di carico» nello stesso ministero.

23

Il potere supremo di Governo

sotto la singolare progressione degli titolatura in uso (diversamente

eccetera, perchè l'unica
e non è essi

usata dal sovrano è quella surriferita,

dal regno di Sardegna) un titolo solen-

ne, dove gli eccetera siano colmati (92). Probabilmente ,

hanno il senso d'un richiamo ad ogni altro titolo o possesso, che sia derivante da quelli menzionati, o connesso con i medesimi. Il titolo era il medesimo assunto da Carlo di Borbone (93)

(92) Il re di Sardegna si qualificava, ordinariamente «re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ecc. ecc. ecc. ». II titolo completo, quale risulta in taluni atti di maggiore solennità, era: «re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme; duca di Savoia, di Genova, di Monferrato, d'Aosta, del Chiahlese, del Genevese e di Piacenza; principe di Piemonte e di Oneglia; marchese d'Italia, di Saluzzo, d'Ivrea, di Susa, di Ceva, del Maro, di Oristano e di Cesana; conte di Moriana, di Ginevra, di Nizza, di Tenda, di Asti, di Alessandria, di Goceano, di Romont, di Novara, di Tortona, di Vigevano e di Bobbio; barone di Vaud e di Faucigny; signore di Vercelli, di Pinerolo, di Tarantasia, della Lomellina e della Valsesia; principe e vicario perpetuo del Sacro Romano Impero in Italia ». Questi titoli rispecchiano il processo storico di formazione della monarchia sabauda come graduale aggregato di signorie feudali, e cioè una base politica completamente diversa da quella della monarchia borbonica. (93) Carlo di Borbone non usò mai il numerale. Il suo predecessore, Carlo d'Austria, fu chiamato Carlo VI in Napoli, con lo stesso numerale usato come imperatore; ed era VI come re di Napoli, se si numeravano i tre re di questo nome della casa d'Angiò, ed i due di casa d'Austria, ma sarebbe stato il VII se fosse stato considerato legittimo Carlo VIII di Francia, che aveva assunto il titolo di re di Napoli nel 1495. In Sicilia, Carlo d'Austria è detto III, perchè preceduto da Carlo I (Carlo V imperatore) e Carlo II di casa d'Austria spagnola; in Spagna si intitolò Carlo 111. Di conseguenza, Carlo di Borbone sarebbe stato VII in Napoli (e così fu detto nella bolla di investitura del pontefice Clemente XII, 12 maggio 1738), o forse VIII computando Carlo di Francia (CORTESE in COLLETTA, I, p. 80, nota 63, e p. 130, nota 231), N., a), e.IV in Sicilia. Non è chiaro se non usasse il numero «per politica o vaghezza» (COLLETTA, I, p. 130), ma ci parrebbe plausibile che non abbia voluto ria), conoscere la legittimità del predecessore austriaco, cosÌ come, asceso al trono di Spagna, usò anch'egli il nome di Carlo 111, con cui è, per lo più, erroneamente menzionato nella storia d'Italia, dalla quale per contro egli esce nel momento stesso in cui lo assume.

118

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

23

col regio dispaccio 21 settembre 1734, salvo la sostituzione di «re delle Due Sicilie » con «re del Regno delle Due Sicilie », e la conseguente variazione del numerale. Il titolo di «re di Gerusalemme» era stato portato dai re di Sicilia, a partire da Carlo I d'Angiò, cui era stato ceduto, nel 1277, da Maria d'Antiochia, pretendente Gerusalemme (94). Il titolo di «infante al regno di

di Spagna », proprio di tutti i figli

legittimi dei sovrani spagnoli, spettava al sovrano di Napoli come discendente, attraverso Carlo di Borbone, del re di Spagna Filippo V (95). I titoli ducali di Parma, Piacenza e Castro, derivavano sposa di Fi-

dalla famiglia Farnese, di cui Elisabetta Farnese,

lippo V, e madre di Carlo, era stata l'ultima erede. In particolare, il ducato di Parma e Piacenza, creato dal papa Paolo III nel 1545 a favore del proprio figlio Pier Luigi Farnese, era pervenuto a Carlo di Borbone nel 1731, alla morte dell'ultimo discendente dei Farnese, il duca Antonio; ma aveva dovuto rinunciarvi (trattato di Vienna, 1738) in cambio del riconoscimento della corona delle Due Sicilie, alla quale era assurto nel 1734 (96). Il ducato di Castro, nel Lazio, era stato costituito nel 1537 da Paolo III a favore di Pier Luigi Farnese, ma, do-

(94) LEONARD, 129. Maria era nipote ex filia del re Amalrico I di Cep. rusalemme, ma i baroni d'oltremare le preferirono il re di Cipro, Ugo 111 di Lusignano. La figlia dell'ultimo re di Cipro e di Gerusalemme, Janus, cioè la principessa Anna, sposò nel 1433 il duca Ludovico di Savoia, donde il titolo regio, tramandato si nella casa di Savoia (HAYWARD, 181.182). pp. (95) Nel tempo stesso, il Granduca di Toscana si intitolava «Principe imperiale d'Austria, Principe reale d'Ungheria e di Boemia, Arciduca d'Austria~. Ma il legame dinastico, che pesò tanto sulla politica di Leopoldo II, si sciolse ben presto tra i sovrani napoletani e spagnoli, e si può considerare finito nel momento stesso in cui Bernardo Tanucci fu, da Ferdinando IV, dispensato dall'ufficio di ministro (I776). (96) Il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla fu assegnato all'infante D. Filippo, fratello minore di Carlo, capo stipite dei Borboni di Parma.

23

Il potere supremo di Governo

119

po una lunga guerra mossa dalla Santa Sede al duca di Parma (1641-1649), era stato incamerato nello Stato pontificio, la piccola città era stata rasa al suolo (97). Il titolo di gran principe ereditario di Toscana era anch'esso pervenuto a Carlo di Borhone attraverso la casa Farnese, e precisamente per il matrimonio di Margherita de' Medici, figlia del granduca Cosimo II, con Odo ardo Farnese, aveva ottenuto duca di Parma e Piacenza. Ma alla morte dell'ultimo granduca mediceo, Gian Gastone (1737), l'Austria na, 1738). Lo stemma era quello adottato da Carlo di Borhone nel 1734, il quale aveva disegnato «le armi, annestando alle nazionali delle due Sicilie tre gigli d'oro per la casa di Spagna, sei di azzurro per la Farnese, e sei palle rosse per quella de' Medici» (98). In verità,
(97) Il titolo di duca di

e

la rinuncia a favore di Francesco di Lorena (trattato di Vien-

non erano armi «nazionali
Castro

», ma diMaria

è stato usato dal prmcipe
Ferdinando araldica Sicilie.

Ranieri

(l883.1973), (98) Ordine

ed ora dal di lui figlio, principe casa di Borbone-Due Sicilie, quale

Maria dell'arma del

(1926, viv.), della real «Par. posti partito di

capi della real

COLLETTA, ), I, p. 107. La descrizione a risulta costantiniano di S. Giorgio (Napoli,

casa di Borhone-Due

da una

stampa

Sacro militare

1973, f.c.), è la seguente: 4" di oro a 6 gigli d'azzurro

tito di quattro linee. Nel l": partito nel l" e

1-2-2·1 (Farnese),
di Borgogna scudetti

nel 2° e 3° di rosso alla fascia d'argento che è: bandato scudetto di oro e di azzurro, di Portogallo,

(Asburgo),

antica

con la bordatura

rosso. Su tutto il 1": lo d'azzurro

che è: di argento

con cinque

caricati ciascuno da un hisante d'argento con la bordura di due: di oro, posti: della punta. tre nel capo, due ai lati, Nel 2°: spaccato di tre pezzi dello di oro; innestato

segnati da un punto di rosso caricata ade· ed ago e 4° di rosso aperto di rosso, coalla grae due inclinati nel l° al leone di argento

nero, nel centro, posti in croce di S. Andrea, di sette castelli stra ed a sinistra giornato

al castello di oro torricellato di azzurro ronato, lampassato nata di rosso ed armato

stesso, finestrato, in punta

(Castiglia);

nel 2° e 3° di argento, di verde

(Granata). Nel secondo, di rosso alla fascia di argento (Asburgo). Nel terzo spaccato: a) trinciato in grembo, nel l° centrato al triangolo bandato di oro e di azzurro bordate di rosso iBorgogna
stellata e fogliata antica); nel 2° di oro al leone di nero armato, Iampassato e coronato dello

,/

120

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

23

nastiche, i nove gigli d'oro d'Angiò che rappresentavano nello scudo la Sicilia citra Farum, e le sbarre d'Aragona inquartate in croce di S. Andrea con l'aquila sveva, che rappresentavano la Sicilia ultra Farum. I simboli del « cavallo ercolanese» per Napoli, e della « Trinacria » per la Sicilia, non furono mai ufficialmente adottati nell'araldica borhonica (99). La bandiera, bianca, era caricata al centro dallo stemma dello Stato (100). La coccarda era rossa.
stesso (Fiandra); b) di azzurro a nove gigli d'oro posti 3·3·3,al capo un Iambello di rosso di cinque pezzi (Angiò). Nel 3°: spaccato in due nel l?: partito, a destra di oro a quattro pali di rosso (Aragona); a sinistra, inquartato in pila, nel capo e in punta di oro a quattro pali di rosso, ~i lati di argento all'aquila ner.a, spiegata, in volo, coronata delle stesso (Aragona·Sicilia). Nel secondo di azzurro a otto fiordalisi di oro posti 3·2·3alla bordura spaccata di argento e di rosso' (Borgogna moderno). Nel terzo spaccato: sopra tagliato in grembo, nel I" di nero al leone passante di oro (Brabante); nel secondo di argento all'aquila di.' rosso, coronata' in rosso, spiegata in volo (Anversa); sotto di argento, alla croce di oro scorciata e potenziata, accantonata da quattro crocette semplici dello stesso (Gerusalemme). Nel 4 di oro, a sei palle, poste 1·2.2.1,la prima azzurra caricata di tre gigli di oro posti 2.1, le altre di rosso (Medici). Sul tutto: di 'azzurro a tre gigli di oro, posti 2.1, alla bordura di rosso tBorboneDue SiciIie)~. Dopo il 1815, lo scudo era di solito di forma ovale e -circondato dai collari del Toson d'oro e degli ordini equestri del regno. Ma si trovano, nelle monete e negli atti ufficiali, raffigurazioni semplificate, nelle quali Io scudo è' di solito quadrato. L'inno ufficiale, adottato nel 1787, era di Giovanni Paisiello ; ve n'è un disco (f.c.) a cura dell'Ordine Costantinìano. (99) È perciò in errore lo SCAMACCIA LuvARÀ,quando nell'Introduzione all'INsOGNA, XXVIII, identifica nel «cavallo ~ e nella e Tr inacria s le, c:armi p. nazionali' delle 'Due Sicifie s menzionate dal COLLETTA, loc. ult, cito Il cavallo e la Trinacria furono posti, con gli stemmi delle provincie del regno e l'aquila imperiale 'di Francia, nello stemma usato dai re francesi (1. 1" dicembre 1806: vedine la riproduzione in SPELLANZON, p. 409), ed entrarono a comporre, I, con i tre gigli borbonici, la vignetta centrale dei francòbolli della posta napoletana emessi nel 1858 che però non rappresenta stemma dello Stato (in/ra, cap. II, nota 235). (100) Era una bella bandiera. Victor RUGo, Cànaris, così' la descrive: «Le pavillon de Naples. est éclatant dans l'air, / et quand il se deploie / on croit voir ondoyer de la poupe à la mer / un flot d'or et de soie s , La bandiera mercantile era identica a quella militare (r.d, 15 maggio 1816, con cui furono unificate le bandiere di Napoli e di Sicilia, in .conseguenza. dei
0 :

23

Il potere supremo di Governo

121

Il re era capo della famiglia reale, ed esercitava la vrgilanzasugli atti concernenti i rapporti familiari e patrimoniali delle persone che vi appartenevano. Il r.d. 7 aprile 1829 subordinava al regio assenso i matrimoni dei principi della famiglia reale, anche se avessero raggiunto la maggiore età, e sanciva che in difetto il matrimonio non avesse effetti civili (lO l) ; prescriveva altresÌ la sovrana autorizzazione per la vendita e la sottoposizione ad ipoteca dei loro beni immobili. L'atto sovrano 4 gennaio 1817 aveva stabilito che al primogenito del re, erede immediato della Corona, spettasse il titolo di duca di Calabria, ed al primogenito di quest'ultimo il titolo di duca di Noto. Il secondogenito del re aveva avuto talora titolo di principe (102), e gli altri principi della famiglia reale titolo di conte, l'uno e gli altri col predicato d'una· città del regno. Al re si dava l'appellativo di «maestà », ai principi quello di «altezza reale ». La Corte, dopo il 1815, era sempre diminuita d'importanza politica, e l'aveva completamente perduta sotto il regno
trattati con le reggenze barbaresche) .. Per un breve periodo, dopo il 3 aprile 1848, la bandiera bianca fu circondata d'una bordura verde e rossa, per cui sembrava a LA CECILIA, 472, «una bandiera cinese o indiana). p. Con l'atto sovrano 25 giugno 1860 fu adottato il tricolore italiano, caricato al centro dallo stemma borbonico, usato dai presìdi di Gaeta e di Messina, fino alla fine del regno. (lOl) In forza di tale regia prerogativa, Ferdinando II rifiutò l'assenso al matrimonio del fratello, d. Carlo di Borbone, principe di Capua, con Penelope Smyth (AcToN, b), pp. 115 55.). Vedi, tra gli ultimi provvedimenti del re Francesco Il, due r.d. 7 aprile 1860, autorizzativi del matrimonio del principe d. Luigi Maria conte di Trani con S.A.R. la principessa d. Matilde Ludovica di Baviera, figlia di S.A.R. il serenissimo principe Mas5imiliano,· duca di Baviera, con dispensa dagli adempimenti previsti dagli artt. 68 e 176 Il.cc. (102) È il caso di d. Leopoido, principe di Saler~o (secondogenite di Ferdinando I) e di d, Carlo, principe di Capua (secondogenito di Francesco I). Il secondogenito di Ferdinando II, d. Luigi, ebbe però il titolo di conte di Trani. Per il titolo del conte d'Aquila, inira, cap. III, nota (194).

122 di Ferdinando

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

23

II, ma era brillante e fastosa , e composta della un somigliere del corpo, gentiluo-

migliore aristocrazia del regno: era diretta da un maggiordomo maggiore, un cavallerizzo maggiore, ed un cappellano maggiore, che erano i quattro « capi di Corte », e ne facevano parte cavalieri di compagnia, mini di camera e di entrata, maggiordomi di settimana (103). La Casa militare del Re era composta di aiutanti generali e di aiutanti di campo, scelti tra gli ufficiali dell'esercito e della marina; essa era assai vicina a Ferdinando meno nei migliori anni, nutriva un particolare interesse per i problemi delle forze armate. Il Ministero della real casa, che, istituito al tempo di Carlo di Borbone, e riordinato (r.d. 20 giugno 1821) col nome di «Ministero e real segreteria di Stato della real casa relative alla amministraed Ordini cavallereschi », presentava una singolare ed anacronistica commistione di attribuzioni zione della casa e famiglia reale con altre propriamente politico-amministrative, vide attenuarsi progressivamente le seconde II, che, ale personale

(in/ra,

§

63); ed infine (r.d. 9 settembre

1832) fu della real

soppresso (104), e sostituito dall'Amministrazione

casa. Ne era capo, col titolo di soprintendente, il maggiordomo maggiore, era ordinata in tre ripartimenti, ed aveva un archivio centrale, teramente una vedorìa e contadorìa, una tesoreria, una così «inl'amministrazione della real casa da tappezzeria ed una biblioteca privata (105). Veniva segregata»

quella dello Stato, e per confermare la separazione veniva vie(03) (04) Ferdinando
DE CESARE, a), I, pp. 248

ss, nelle rigorose economie
a), pp. 33

Il provvedimento II appena

si inquadra

disposte
58.; DE

da
SIVO,

assurto al trono della casa reale,

(CALÀ ULLOA,

a), I, pp. 53 58.; NISCO, pp. 14 S5.), per mettere dini nell'amministrazione cesco I.

fine agli sprechi

ed ai disorda Fran-

troppo bonariamente

tollerati

(05)

DE CESARE, a),

I, p. 250.

23

Il potere supremo di Governo

123

tato il passaggio dagli impieghi di casa reale a quelli di Stato e viceversa, nonchè il cumulo dei detti impieghi, tranne che per i militari, ed il cumulo di pensione e stipendio dell'una e del. l'altra amministrazione, salvo il diritto al cumulo delle anzianità per nuova liquidazione disciplina della pensione con 1. (r.d. 8 novembre

1832). In seguito fu stabilita,

3 ottobre

1836, la
ed infine

delle reali riserve di caccia e pesca;

(r.d. 17 gennaio 1852) furono restituiti della real casa il Museo borbonico,

alla Soprintendenza

la reale biblioteca hor-

bonica, l'officina dei papiri, e gli scavi archeologici (106). Era invece un vero e proprio ufficio dello Stato (r.d. gennaio

11

1831) la «real

segreteria

particolare », costituita

da un segretario particolare

con soldo, onori e prerogative

di direttore di ministero, e da alcuni « ufficiali », nel numero stabilito dal re secondo il bisogno, scelti tra i funzionari dei diversi ministeri, appartenere. alle cui rispettive carriere continuavano ad Il segretario particolare esercitava le funzioni gli ordini dal

di .segretario del Consiglio di Stato, prendeva re, ed era in corrispondenza Le spese relative gravavano sullo «stato

con i ministri segretari di Stato. discusso

», o bi-

lancio, della Presidenza del Consiglio dei ministri. In sostanza, il segretario particolare del re aveva funzioni che si possono paragonare a quelle dei

« capi di gabinetto» delle autorità

(l06) Il diritto del regno distingueva il «demanio della corona », che era parte del demanio dello Stato, ed i beni della real casa, che costituivano il patrimonio privato del re, o «patrimonio borbonico» (DIAs, a), I, pp. 64 !\S.; injra, capo V, nota 257}. Gli uni e gli altri furono dichiarati «beni nazionali» con decreto 12 settembre 1860 del dittatore Garibaldi; il quale, con altro decreto, 23 ottobre 1860, prelevò, sui medesimi, d. 6 milioni, da rtpartire tra «martiri », a risarcimento di danni sofferti per ragioni politiche dal 15 maggio 1848 in poi (DE SIVO,a), II, pp. 308·309; supra, Introduzione, nota 90). Parimenti confiscato, dopo il 20 settembre 1870, fu il palazzo Farnese .in Roma, appartenente al re Francesco II, che vi' soggiornò dal novembre 1862 al 25 maggio 1870 (DE CESARE, Il, pp. 197 e 393). Sui vani tenb), tativi della casa di Borbone per recuperare i beni privati, INSOGNA, 228 68. pp.

12,4

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

23

politiche, e l'istituzione della carica era giustificata dalla CIrcostanza che il re era effettivamente il capo del proprio governo (107). Sebbene -la base della monarchia si ravvisasse nel diritto divino, l'assunzione del re al trono non era celebrata con la cerimonia religiosa dell'incoronazione. Carlo di Borbone aveva ricevuto bensì la corona di Sicilia il 3 giugno 1735 nella cattedrale di Palermo (108), ma quando era entrato in Napoli, i110 maggio 1734, si era limitato a partecipare ad un rito religioso nel Duomo, dove aveva ricevuto la benedizione dell'arcivescovo (109). La cerimonia religiosa per l'assunzione al trono di Ferdinando IV (18 ottobre 1759) non aveva avuto il carattere d'incoronazione (110), e nessuna cerimonia solenne accompagnò la sua uscita di minorità (1767) (111). Nè diversamente accadde per tutti i sovrani succedutisi dopo la morte, di Ferdinando I (112). Probabilmente, influirono i
(107) La carica di segretario particolare del re fu affidata dapprima all'abate, Giuseppe Caprioli, dispensato dal servizio nel 1841, e nominato poi vice presidente della Consulta, carica che tenne fino al 1848 (CALÀULLOA, ), a p. 89; DE CESARE, I, p. Bl), Gli successe Leopoldo Corsi, che rimase in sera}, vizio fino al 1852, fu poi nominato consultore, e collocato a riposo nel luglio 1860 (DE CESARE, ), I, p. 81 e II, p. 299}. Con la dispensa dal servizio del ~ Corsi, nel 1852, le cariche di segretario del Consiglio di Stato e di segretario particolare del re furono divise, ed affidate la prima al colonnello d'artiglieria (nel 1855 brigadiere; nel 1860 maresciallo di campo) Francesco d'Agostino, e la seconda al maggiore d'artiglieria (nel 1857 tenente colonnello) Agostino Severino (DE, CESARE, I, p. 81). Segretario particolare del re Francesco II fu. il a), cav. Ruiz de Ballesteros, che seguì il re a Gaeta (QUANDEL, 16). p. .o08} LA SPINA. (109) COLLETTA, I, p. 106. a}, (HO) COLLETTA, I, pp. 177·178. Fu cantato un solenne Te Deum in a}, Duomo. COLLETTA, I, p. 191. a), (1l2) Per le pompe che accompagnarono l'assunzione al trono di Francesco I, CALÀULLOA, }, pp. 15·16. Ferdinando II accentuò il carattere militare b delle cerimonie (NISCO,p. lO). Per Francesco II si celebrò un Te Deum (DE CESARE, II, pp. 35 55.}. a),

um

Il potere supremo di Governo

~25

dissensi con la Santa Sede circa il preteso vassallaggio del regno (113), l'opportunità di non rinfocolare con una ceri. di capitale della monia, che avrebbe sottolineato l'importanza

città dove si sarebbe celebrata, il contrasto tra i domini di qua e di là del Faro, ed infine lo spirito dei tempi, che poteva consentire la continuità terrotta tradizione, del mistico rito dove ne fosse mma crearlo dove ma non era favorevole

tale tradizione non esistesse o si fo sse perduta 24. . La successione al trono. -

(1l4).

La legge sulla successio-

ne al trono, 6 ottobre 1759, era stata emanata da Carlo di Borbone nel momento in cui lasciava il trono di Napoli per quello di Spagna, e fu confermata da Ferdinando dicembre 1816 (art. La legge I nella l. 8 5) con cui assumeva il titolo di re del spiega nel preambolo dai trattati di tenere

Regno delle Due Sicilie per sè e per i propri eredi e successori. non divisa in articoli derivante che, in vista dell'esigenza

separate la potenza spagnola ed italiana, il re Carlo III chiamato ad assumere la corona delle Spagne e delle Indie per morte del re cattolico Ferdinando VI, era costretto, a causa della « notoria imbecillità di mente» del figlio primogenito (principe Filippo) a decidere «qual dei

(suoi) figli (fosse) prestamente

quel secondogenito atto al governo de' popoli nel quale ricadano gli Stati italiani senza l'unione della Spagna e delle Indie» (i diritti del primogenito si trasferivano, ovviamente,

(113) Vedi, circa la cautela adottata da Ferdinando II affinchè il nunzio apostolico non inserisse, nell'allocuzione per il ricevimento del corpo dìplomatico. alcun accenno alla pretesa pontificia d'abolizione della Legazia apostolica di Sicilia (come era accaduto al tempo dell'avvento di Francesco I), NISCO, p. 12. . (114) Si ricordino le polemiche suscitate in Francia, e nella stampa Iiberale europea, dalla determinazione di Carlo X, di ristabilire la solennità del sacre du roi (Reims, 29 maggio 1825).

126

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

24

al secondogenito, principe

Carlo Antonio, il quale regnerà

infatti in Spagna col nome di Carlo IV). La legge disponeva quindi: l'interdizione perpetua, per infermità di mente, del primogenito; ne, presieduta come era stato giudicato da una commissiodallo stesso re, e composta dei consiglieri

di Stato, d'un camerista di Castiglia, della Camera di Santa Chiara, del luogotenente della Sommaria, e di tutta la Giunta di Sicilia, ed assistita da sei medici; ministrare il trasferimento l'emancipazione del diritto e della capacità di sedello stesso D. Ferdinando, ai fini condogenito all'infante D. Ferdinando, terzogenito per natura; di ricevere dal re Carlo III la cessione degli Stati italiani; la costituzione del Consiglio di reggenza, per amla sovranità ed il dominio durante la minore età

del re, secondo una «ordinazione» dello stesso giorno, che doveva intendersi richiamata nella legge, ed avente la medesima forza; la determinazione della età maggiore dei sovrani e padroni degli Stati e beni italiani, fissata al decimosesto anno compiuto. Seguivano le norme sulla successione al trono, che si sarebbe dovuta svolgere nell'ordine nella linea dell'infante di primogenitura seguente: D. Ferdinando, «a forma nella discen-

col diritto di rappresentazione

denza mascolina di maschio in maschio, ed in mancanza al parente maschio più prossimo della stessa linea; o di quella più vicina alla discendenza di Ferdinando, gnante; nel caso d'estinzione successione si sarebbe trasferita o dell'ultimo re-

della detta linea maschile, la con la stessa regola alla li-

24

Il potere supremo di Governo

127

nea del quartogenito,

D. Gabriele; estinta anche questa alla

linea del quintogenito, D. Antonio; e in mancanza anche di questo alla linea del sestogenito, D. Saverio; ed infine nello stesso ordine alle linee degli eventuali nasci turi; estinta tutta la discendenza maschile di Carlo 111, femmina del sangue e la corona doveva passare a «quella

dell'agnazione che al tempo della mancanza sia vivente, o sia di altro principe maschio di maschio della mia (cioè, di Carlo 111) discendenza, la quale sia più prossima all'ultimo re, e all'ultimo maschio dell'agnazione che manca o di altro principe che sia prima mancato », sempre con diritto di rappresentazione; - in mancanza di questa, avrebbe dovuto subentrare la linea di D. Filippo, duca di Parma e Piacenza, fratello di Carlo I1I, nella primogenitura maschile, ed in difetto nella discendenza femminile; ed in ulteriore difetto la linea del terzo fratello, D. Luigi, sempre con le medesime regole. L'ordine di successione non doveva portare mai all'unione della monarchia di Spagna con la sovranità ed i domini italiani; e perciò non potevano succedere nei domini italiani i principi che fossero o stessero per essere re di Spagna o principi della Asturie (cioè eredi al trono di Spagna), quando vi fosse altro maschio che potesse succedere secondo il detto ordine nei domini italiani, e «non essendovi dovrà il re di Spagna, subito che Dio lo provvegga di un altro maschio figlio o nipote o pronipote, a questo trasferire gli Stati e beni italiani ». Queste prescrizioni, la cui

minuziosità

si doveva proba-

bilmente ai ricordi della guerra per la successione di Spagna, e forse anche a quelli remoti dei disordini che avevano seguito la morte di Giovanna II d'Angiò, si può dire che non lasciassero nulla d'imprevisto per molti secoli a venire; ed in-

Istituzioni del 'Regno delle Due Sicilie fatti il regno" finì prima che si estinguesse "la «linea dell'infante D: Ferdinando », che anzi è tuttora ben lungi dall'essere estinta (115). Non esisteva, invece, nessuna disposizione che regolasse la reggenza durante la minore età, o l'incapacità del sovrano. Il solo caso, verificato si nella storia della monarchia borboriica, era quello del Consiglio di reggenza, costituito da Carlo 111nel 1759, con alcune eminenti personalità del regno (116). Ma questo provvedimento sarebbe stato difficilmente utilizzabile" come precedente, perché" era stato adottato in una situazione del tutto peculiare, in cui non v'era un principe della real. casa che potesse assumere la reggenza (117).

(115) Da Ferdinando di Borbone discesero in linea retta Francesco I, Ferdinando II, Francesco II. Morto quest'ultimo senza discendenti. la dignità di capo della real casa di Borbone-Due Sicilie passò al secondogenito di Ferdinando II, Alfonso Maria conte di Caserta, e quindi in linea retta a Ferdinando "Pio duca di Calabria (lNSOGNA, 345 ss.), a Ranieri Maria duca di pp. Castro, a Ferdinando Maria duca di Castro (vivente), del quale vive parimenti il' figlio Carlo, d~ca di Calabria (n. 1963). " (1l6) Facevan parte del Consiglio di reggenza Domenico Cattaneo principe di San Nicandro, Giuseppe Pappa coda principe di Céntola, Pietro Bologna principe di Camporeale, il marchese Giovanni Fogliani d'Aragona, il balì dell'Ordine di Malta Michele Reggio, Giacomo Francesco Milano principe d'Ardore e marchese di S. Giorgio, il capitano generale Domenico di Sangro, Stefano Reggio principe di Campofiorito, ed il marchese Bernardo Tanucci ('CORTESE ., in COLLETTA, I, p. 176). N a), (1I7) Il precedente meno remoto, nella casa di Borbone, risaliva alla morte di Luigi XIV (1715), allorchè Filippo d'Orléans, quale parente maschio legittimo più prossimo del re minore, Luigi XV, aveva assunto la reggenza. In tale occasione, erano state respinte le pretese del duca del Maine, fondate sul testamento di Luigi XIV, e quelle del re di Spagna, Filippo V, che erano parenti più prossimi; però il primo era figlio bensÌ del re defunto, ma c legittimato ~ perchè nato dalla relazione adulterina con la marchesa de Mon· tespan, ed il secondo aveva rinunziato ai diritti al trono di Francia, ascendendo a quello di Spagna. All'epoca del passaggio di Carlo III al trono di Spagna, erano viventi due suoi fratelli: ma di questi, l'uno, Filippo, era duca regnante di Parma e Piacenza; l'altro, Luigi, allora trentenne, pare fosse com-

24

Il potere supremo di Governo

129

In contingenze eccezionali, durante il lungo e fortunoso regno del primo Ferdinando, si era invece per due volte verificata la delega dei poteri regi ad un «vicario

», che fu

in. ambo i casi Francesco duca di Calabria (poi Francesco I): dal 16 gennaio 1812 al 5 luglio 1814, durante il secondo soggiorno del re in Sicilia; e con r.d. 6 luglio 1820, durante il regime costituzionale, fino al 15 marzo 1821. Nel primo caso, il vicariato era stato un espediente per salvare la coronad.el re Ferdinando, cui lord Bentinck aveva brutalmente posto il dilemma dell'accettazione non fu sconfessata dal di talune pretese o della deposiziodi lord Bentinck Anche governo britannico (119).

ne (118), e perdurò fin quando la politica

il secondo vicariato, i cui motivi ufficiali furono le non buone condizioni di salute del re, fu un espediente politico, non troppo chiaro negli intenti, ma che fu interpretato (specie alla luce delle successive vicende) come rivolto ad assicurare al sovrano maggiore libertà d'azione rispetto all'impostogli regime costituzionale. Il vicario era investito dei pieni poteri regi, ossia, come diceva si, dell'alter ego; I'investitura vicariato, il re non fu del tutto era revocabile ad nutum del sovrano (120); ed anzi, durante il secondo escluso dall'esercizio dei suoi

pletamente tentò anche cedenti della

alieno

da

ogni interesse

politico

(CONIGLIO,pp. Gli

231·232), e non si
Borboni viventi di preche aveva dell'istituto

nemmeno

di distoglierlo francesi. per

dai suoi ozi spagnoli. d'essere «nazionale

altri

erano principi

Donde la soluzione il regno, certamente

del Consiglio la sommaria

di reggenza, normativa

il vantaggio, utilizzabili reggenza esperienze

». La mancanza

determinò

69 della Costituzione del 1848 (in/ra, § 203); mentre XVII stanno a base della minuta regolamentazione contenuta negli artt. 12·17 del coevo statuto del regno di Sardegna. (H8) PALMIERI, pp. 110·111. (119) PALMIERI, pp .. 234·235. (120) Ferdinando revocò il vicariato con r.d. 9 marzo 1813, ma di fronte all'opposizione di lord Bentinck lo rinnovò il 29 marzo 1813: PALMIERI, pp. 144 e 157.
nell'art. le infelici del secolo
9. LANDI • 1.

130

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

25

poteri (121). Questi vicariati sono più o meno analoghi alle

« luogotenenze»

più volte verificate si nella prassi costituziosu ter-

nale del regno d'Italia (122). Avevano invece i poteri di commissari straordinari,

ritori che per vicende di guerra restavano sottratti alla normale autorità di governo, i vicari nominati rispettivamente il 21 dicembre 1799 (capitano generale Francesco Pignatelli di Strongoli) ed il 23 gennaio 1806 (Francesco, duca di Calabria), quando le invasioni francesi avevano costretto il re ad abbandonare Napoli per ritirarsi in Sicilia (123). Nel re, corecepita dai ben note

25.

I poteri del re come capo dello Stato. -

me si è detto, si riunivano tutti i poteri dello Stato, ma poichè la dottrina del Montesquieu era sostanzialmente giuristi del tempo, era possibile identificare volta per volta la natura del potere esercitato, e classificarla nelle partizioni. I.

Potere legislativo. -

Il potere

legislativo

spettava

esclusivamente

al re. Non è dato ritrovare

una norma che

(121) Si pretese per esempio dal re un'espressa conferma della Costituzione largita dal vicario e che personalmente la giurasse (COLLETrA, a), IlI, pp. 144·145 e 158·159); il re inaugurò personalmente la sessione parlamentare (COLLETTA, 111, pp. 194 ss.); e lui stesso si recò, su invito delle potenze a), della Santa Alleanza, al congresso di Lubiana (COLLETrA,al, 111, pp. 215 88.). (122) Si: tratta ovviamente delle luogotenenze affidate, durante le guerre del 1848, del 1859 e del 1866, da Carlo Alberto e da Vittorio Emanuele II al principe Eugenio di Savoia Carignano, e durante la guerra del 1915·18 da Vitto· rio Emanuele III al principe Tomaso di Savoia duca di Genova, implicanti, cioè, una temporanea delega o divisione di poteri regi (ROMANO,a), p. 183). Le «luogotenenze» temporanemente istituite in Toscana e nelle provincie napoletane e siciliane (1860·61) nonchè in Roma (1870) erano organi di decentra. mento territoriale. La e luogotenensa del regno» assunta da Umberto di Sa. voia, principe di Piemonte (r.d, 5 giugno 1944, n. 150) era invece preordinata ad un'eventuale trasformazione del regime costituzionale dello Stato. (123) COLLETTA, I, p. 387 e II, p. 202. a),

25

Il potere supremo di Governo

131

espressamente lo affermi, ma si tratta d'un principio pacifico nell'ordinamento del regno. Le leggi (in particolare, quella del 20 dicembre 1816 sulle attribuzioni del ministro cancelliere, ed il reg. 4 giugno 1822) disciplinano soltanto i modi e le solennità che accompagnano la formazione della legge, cioè l'esercizio del potere (124). Il potere legislativo era esercitato di Stato ordinario dal re nel Consiglio

(art. 3 reg. 4 giugno 1822), di solito su

proposta del ministro competente (125), e previo esame nel Consiglio dei mini stri; spettava parimenti al re chiedere il parere delle Consulte. Beninteso, era esclusa ogni compartecipazione del Consiglio di Stato nella titolarità del potere legislativo: il Consiglio esprimeva

pareri (art. 6 reg. cit.), ed era in

arbitrio del sovrano la decisione (artt. 3 e 6 reg. cit.). Il Consiglio di Stato, come organo collaterale del sovrano, esprimeva un parere politico, anche se mai vincolante, mentre le Consulte (fino al 1821, il Supremo Consiglio di cancelleria) esprimevano un parere giuridico-amministrativo. II.

Potere esecutivo. -

Era considerata

manifestazione

di potere ese.cutivo, come abbiamo già ricordato, la potestà regolamentare, esercitata dal re in Consiglio di Stato ai sensi dell'art. 3 reg. cit., con forme che poco differivano da quelle proprie dell'esercizio del potere legislativo (art. 8 1. 20 dicembre 1816; art. 2 l. 24 marzo 1817). La definizione del «potere esecutivo

», piuttosto

vaga

nella originaria formulazione

del Montesquieu (126), veniva

(124) Drxs, a), II, p. 489. (125) Art. 2 l. 20 dicembre 1816: «Allorchè il progetto della legge ci sarà presentato da alcuno de' nostri segretari di stato ministri, si aggiungerà dopo l'enunciazione de' nostri titoli: Sulla proposizione del nostro segretario di Stato ministro di ... s , Vi sono infatti alcune leggi dove detta formula non figura, e che perciò dovrebbero intendersi emanate di motu proprio del re. (126) MONTESQUIEU, livre XI, ch. VI: «n y a dans chaque Etat trois

132

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

25

precisata, distinguendosi la « autorità di governo» dalla « autorità amministrativa

». Si insegnava, perciò, che «l'autocivile. La civile e tutal-

rità del governo

è distinta dall'amministrazione

prima riguarda ad un tempo l'amministrazione te le altre giurisdizioni

o tutti i poteri che concorrono

la esecuzione delle leggi; esercita la sua podestà nella sfera della politica estera ed interna, e non bada che agli interessi generali su la sicurezza dello Stato e sul mantenimento delle istituzioni fondamentali della società; comprende inoltre e le relazioni dello Stato con gli altri Stati, cipali ordini tra loro. L'amministrazione e le relazioni de' prinpoi propriamente det-

ta, nell'atto che è una parte del Governo, è non per tanto da esso distinta e vi rimane sottoposta, essendo deputata a servire alle sue vedute, a prestargli il suo ministero» (127). Al re in Consiglio di Stato è riservata la «alta amministrazione », che, per mezzo dei ministri, viene a collegarsi all'amministrazione «delegata », commessa ad ufficiali sottoposti (128); ma

sortes

de pouvoirs: du droit

la puissance

législative,

la puissance le prince envoie

exécutrice

des choses

qui dépendent pendent pour établit un temps la

du droit ou pour

des gens, et la puissance toujours, et corr

exécutrice

de celles qui

dé-

civil. Par la première,

ou le magistrat ou reçoit des

fait des lois ambassades, les crimes la

ige ou abroge

celles qui sont faites. il punit

Par la seconde,

il fait la paix ou la guerre, prévient

sùreté,
et I'autre

Ies invasions.

Par la troisième,
exécutrice de

ou juge les de juger, che, quando comunità cazione, verno potere quieu nota

différends si parla

des particuliers. di potestà sembra

On appelera

cette dernière

puissanee
du droit nella gocol esemplifi. di

simplement

la puissance esecutiva concernere

I'Etat s-, Pare chiaro
si svolgono le attività

c: des choses
i rapporti è rafforzata poi,

qui dépendent che dalla successiva

des gens >, il riferimento delle talchè d'eseguire mantiene (18). genti, e la può

supposizione interne. «qui

ben dubitarsi

di dove vadano Identificare, natura ad un du droit

collocate il potere civil

e d'amministrazione le cose ferma

giudiziario

dépendent

>, mentre
provoca scrittori

in Montes· citati

la diversa

dei due poteri, solo, come negli

la riduzione

dei poteri

esecutivo

e giudiziario

supra,

(127) Dus,
(128)

a), II, p.

151.

Rocco, l, p. 46.

25

Il potere supremo di Governo

133

bisogna anche avvertire che vi sono affari sottoposti direttamente al re dai ministri «in conferenza », cioè fuori del Consiglio di Stato, o per il loro carattere riservato (art. lO reg. 4 giugno 1822) o per la loro minore importanza (art. 3, comma 3, reg. lO maggio 1826), ed altri che i ministri erano autorizzati a risolvere direttamente «nel real nome

».

Sembra che, secondo il concetto del tempo, debbano considerarsi attribuzioni di governo del re:

a) il comando supremo delle forze di terra e di mare per la sicurezza interna ed esterna dello Stato (129);

b) la nomina dei consiglieri di Stato, del presidente
del Consiglio dei ministri, dei ministri, del luogotenente generale dei reali domini di là del Faro, e dei presidenti delle Consulte: queste nomine erano riservate al « sovrano arbitrio, senza precedente discussione nel Consiglio di Stato », che ne veniva semplicemente «informato per la dovuta intelligene real segreteria za» (reg. lO maggio 1826, tab. «Ministero c) gli affari concernenti

di Stato della Presidenza del Consiglio de' ministri

»);

la politica e la corrispondenza

diplomatica, nonchè la negoziazionc, stipulazione ed osservanza dei trattati e le nomine degli agenti diplomatici e consolari (art. lO reg. 4 giugno 1822, e reg. lO maggio 1826, tab. «Ministero e real segreteria di Stato degli affari esteri quali il ministro riferiva al re «in conferenza» li) le materie, di competenza che per la loro qualità riservata maggio 1826, tab. «Ministero (130). di polizia, (reg. del ministro

», per i

e meritevole d'alto segreto

dovevano essere riferite al sovrano particolarmente

lO

e real segreteria di Stato della

(l29) DlAS, a), II, loc. cito (}30) Dus, a), II, loc, cit,

134

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

25

polizia generale »), cioè quelli per i quali era necessario conservare il segreto con gli stessi ministri, salvo la prescrizione che il detto ministro dovesse avere

« dirette relazioni col presi-

dente del Consiglio de' ministri segretari di Stato per tutto ciò che riguarda il ramo dell'alta polizia» (art. lO reg. 4 giugno 1822); e) la risoluzione dei conflitti d'attribuzioni tra le au(r.d. 6 torità del contenzioso giudiziario ed amministrativo

settembre 1810), previo parere del Supremo Consiglio di cancelleria (art. 21 1. 22 dicembre 1816), e poi della Consulta (art. 15, n. 3, 1. 14 giugno 1824; art. 2, n. 3, atto sovrano 27 settembre zioni (131);

1849), espressamente definita come atto
la medesima natura devesi ri-

di governo che deve rendersi dal re fonte di tutte le giurisdiprobabilmente conoscere alla risoluzione dei conflitti di competenza tra le autorità giudiziarie dei domini di qua e di là del Faro

(in/ra,

§ 134);
f) infine, sebbene niun testo legislativo il dicesse, al
re soltanto spettava definire l'indirizzo generale, politico ed amministrativo, del Governo (132): il Consiglio di Stato non aveva che voto consultivo, ed il presidente del Consiglio de' ministri, ed i ministri, non erano che collaboratori subordinati, responsabili verso il re per la gestione ed amministrazione rispettivi loro dipartimenti Le attribuzioni (art. de'

15 reg. 4 giugno 1822).
del sovrano erano tanto

amministrative

numerose, da renderne praticamente impossibile I'enumerasione. Il fenomeno, del resto,

è comunque a tutte le monarchie

(131) Rocco, I, p. 90; COMERCI, p. 341. (132) DIAs, a), II, pp. 97·98: «n re intesa la discussione dell'affare pondererà nella sua saviezza tutte le addotte ragioni, e con la pienezza del &UO potere, regolato solo dalla sua prudenza e dalla sua giustizia e religione, ri· solve, sia confermando sia rigettando il parere del Consiglio di Stato s ,

2S

Il potere supremo di Governo

135 come in

del tempo, e persistette nelle monarchie costituzionali,

quella sarda, divenuta italiana, in cui le attribuzioni amministrative del capo dello Stato, pur divenute meramente formali, furono sfoltite solo dal 1954, cioè quando da più di un lustro era stata proclamata la repubblica (133). Quasi tutti i provvedimenti concernenti il personale dello Stato - nomine, promozioni, trasferimenti di sede, atti di scioglimento dei rapporti livelli abbastanza d'impiego o di erano riservati servizio fino a modesti, alla risoluzione

sovrana. I ministri, in materia di pubblico impiego, potevano provvedere nel real nome soltanto in casi di minima importanza, per esempio per le nomine dei portieri ed uscieri, eccezion fatta per i portieri ed uscieri maggiori, nominati dal re su proposta del ministro competente «in conferenza»; o per la «assoluzione di abusi di congedo agli impiegati di qualunque grado» (del Ministero delle finanze e di quello della polizia) «quando non eccedono i quindici giorni» (reg. lO i sottinmaggio 1826). Erano di nomina regia gli intendenti,

tendenti, i segretari generali d'intendenza, i consiglieri d'intendenza (art. 89, comma l, l. 12 dicembre 1816); i presidenti ed i consiglieri dei Consigli provinciali e distrettuali (art. 89, commi 2 e 3, l. cit.); i sindaci, eletti, aggiunti e decurioni dei comuni di prima classe, e di quelli di seconda classe (134) che fossero residenza del sottintendente o d'un tribunale (art. 90 l. cit.}; ed erano sottoposte all'approvazione regia le nomi-

ne del cancelliere e del cassiere dei comum di Napoli, Palermo, Messina e Catania (art. 86 l. cit.; r.d. 7 maggio 1838).

(133) D.P.R. emanati in base alle Il. di delega Il marzo 1953, n. 130, e 18 giugno 1954, n. 343. (134) Per la classificazione dei comuni, in/m, § HO.

136

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

25

Erano «necessariamente ne ri, sia per l'esecuzione

sottoposti alla

sovrana decisio-

» gli atti dei ministri, che prescrivevano i dettagli necessadelle leggi e decreti, sia per regolare che or-

il servizio interno delle amministrazioni dipendenti; dinavano l'osservanza di leggi cadute in desuetudine

(supra,

§ 21); che approvavano od annullavano atti di Corpi amministrativi nei casi e modi prescritti dalla legge; che spiegavano i principi, i motivi ed il vero spirito delle sovrane risoluzioni; che contenevano la decisione di quei dubbi che potevano presentarsi nel disbrigo degli affari particolari appartenenti alla pubblica amministrazione, i quali, quantunque non preveduti letteralmente dalle leggi, pure rientrassero ne' principi e nelle teorie dalle medesime fissate (art. 4, l. 24 marzo 1817). Il re provvedeva sulle rimostranze giudiziari ed amministrativi l. cit.), nonchè sulle rimostranze decisioni definitive dei ministri,

(infra, § 32) dei Corpi
stessi avverso le

avverso i reali re scritti (artt. 7-8 dei Corpi quando gli stessi, non inten-

dendo accoglierle, ne riferivano in Consiglio di Stato (artt. 9-

lO l. cit.).
L'espropriazione di beni per causa d'utilità pubblica

(in-

fra, § 36) era ordinata di solito per decreto reale, su proposta
del ministro competente. Erano del pari riservati al sovrano vari provvedimenti, pubblica degli interessi (art. 256 Il.cc.}; dispen(art. 161 ll.cc.); autoche oggi si dicono d'amministrazione privati: legittimazione di figli naturali sa dagli impedimenti civili matrimoniali rizzazione per la costituzione zioni dei relativi atti costitutivi

di società anonime ed approva(art. 52 ll.comm.). Per dedegli stranieri (art. 826 ll.cc.).

creto reale veniva concessa la naturalizzazione

(1. 17 dicembre

1817; r.d. 18 maggio 1818), e l'autorizza-

zione ai corpi morali per l'acquisto di beni

25

Il potere supremo di Governo

137

Erano infine numerosi gli affar , ecclesiastici, in cui, malgrado la relativa larghezza verso le pretese della Santa Sede che si credette di notare nel concordato reso esecutivo con l. 21 marzoLdl.S, la tradizione giurisdizionalista ne' monasteri del regno concome (135) servava ingerenze regie frequenti i -« permessi di vestizioni che dovevano essere accordati 1826, tab, «Ministero ecclesiastici »), e perfin minuziose, mendicanti» (reg.

dal re in Consiglio di Stato

previa discussione in Consiglio dei ministri

lO maggio

e real segreteria di Stato degli affari

II!.

Potere giurisdizionale.
dottrina

-

Abbiamo

avvertito

che,

sebbene la prevalente

dal tempo qualificasse il P.odei poteri. E, comunque, », che ben possia-

tere giudiziario come branca dell'esecutivo, dalla stessa dottrina si desume la differente natura se non si vogliono distinguere distinte, soggettivamente, oggi prevalente (136). Le Il. sull'ordine giudiziario, 29 maggio 1817 (art. 217) che la giustizia nel e 7 giugno 1819, (art. 241) disponevano i poteri, tanto bene vengono

le due «autorità

mo, in questa sintesi dei poteri regi, adottare la tripartizione

civile e la giustizia punitiva sarebbero state amministrate real nome, da giudici nominati tutti dal re su proposta Ministro di grazia e giustizia. È questa la «giurisdizione

(1;1
de-

legata» in cui il giudice è investito d'una potestà perpetua ed irrevocabile, che esclude, nell'esercizio della funzione giurisdizionale, non soltanto l'ingerenza delle autorità amministrative, ma financo quella del sovrano (137).

(135) (136)
(37)

Injra,

nota

COMERCI, p. COMERel,

(188). 132; Das, a), I, pp. 151.152. p. 512; MANNA, pp. 343 SS.

138

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Si insegnava però che la giurisdizione

25

delegata ritornava o disap-

al sovrano (138): a) quando la sentenza fosse stata annullata,

provata nei motivi, con decisione della Corte suprema di giustizia, in accoglimento del ricorso proposto dal procuratore generale nell'interesse della legge, di propria iniziativa o a richiesta del ministro di grazia e giustizia (artt. 125 e 126 l. 29 maggio 1817); b) quando il re provvedeva in Consiglio di Stato sulle osservazioni che la Corte suprema di giustizia aveva fatto nel corso dell'anno pel miglioramento della legislazione; osservazioni che dovevano essere rimesse nel mese di gennaio di ciascun anno al ministro di grazia e giustizia (art. c) quando (art. 131 l. cit.).

141 l. cit.); si dava luogo ad interpretazione di legge
La l. cito 1. 7

Questa terza ipotesi merita qualche chiarimento. sull' ordine giudiziario (artt. giugno 1819 per i domini di là del Faro, ss.ll. p.c., da cui era congiuntamente nullamento cassazione, non contenevano vio d'uniformarsi alla Corte suprema di giustizia,

108 ss.), e la correlativa

nonchè gli artt. 581 cioè il ricorso per (come quella di rin-

regolato il ricorso per an-

una disposizione

del vigente art. 384 c.p.c.) che imponesse al giudice al principio di diritto quindi te suprema (139). Poteva di rinvio «si ribellasse» accadere

enunciato dalla Corche il giudice

(come si disse poi vigente il c.p.c.

(138) La teoria dell'assolutezza ed irrevocabilità della delega regia di giurisdizione si era affermata in Francia durante il regno di Luigi XVIII (PAL. MA, II, p. 594). (139) Il c.p.c. 1865 aveva risolto il problema attribuendo il ricorso avo verso la sentenza del giudice di primo rinvio alle sezioni riunite della Corte di cassazione, e vincolando il giudice del secondo rinvio alla decisione delle sezioni riunite sul punto di diritto esaminato (art, ~~7). La legge borbonic.~. attribuiva la massima autonomia di giudisio ~ giudice ~i x.nerito.,

25 italiano

Il potere supremo di Governo

139 e che la

del 1865) alla decisione d'annullamento,

nuova sentenza, conforme a quella annullata, fosse impugnata dinanzi alla Corte suprema, per i medesimi motivi già accolti. In tal caso, era facoltà della Corte suprema, prima di emettere la nuova decisione, di domandare, con un deliberato a camere riunite, l'interpretazione sovrana; altrimenti, doveva procedere, sempre a camere riunite, alla decisione: nel qual caso era facoltà del ministro di grazia e giustizia di assumere la presidenza del collegio. Ma neanche questa volta la decisione era vincolante per il giudice di rinvio. «Se ciò non ostante una terza decisione, o sentenza in ultima istanza uniforme alle due annullate fosse impugnata con ricorso presso la Corte suprema, l'interpretazione della legge sarà di pieno diritto. esservi luogo La Corte suprema a camere riunite dichiarerà ad interpretazione, segretario di Stato ministro di grazia e giustizia

e ne farà un l'apporto ragionato al nostro

». Su tale rap-

porto veniva inteso il parere del Supremo Consiglio di cancelleria (art. 12, L 22 dicembre 1816) sostituito poi da quello della Consulta (art. 15, n. 2, L .14 giugno 1824), e la decisione veniva adottata dal re nella forma prescritta dall'art. 2.1. 24 marzo 1817 (art. 131, comma 2, L 29 maggio 1817). cioè con regio decreto, previa discussione nel Consiglio dei ministri e quindi in Consiglio di Stato (art. 3 reg. 4 giugno 1822; reg. lO maggio 1826, tab. «Ministero di Stato. di grazia e giustizia»). e real Segreteria In Sicilia, dove la Corte suuna terza, la Corte

prema aveva una sola Camera, se, dopo due sentenze annullate per gli stessi motivi, ne sopravveniva promoveva l'interpretazione, (art. 131 L 7 giugno 1819). Di tali soluzioni di «dubbi di legge» se ne trovano varie pubblicate nella Collezione. Per esempio, col r.d. lO maggio 1849, il re dichiara «che l'istanza privata voluta dalprevia sospensione del giudizio

140

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

25

l'art. 38 Il.p.p. per isperimentare

l'azione penale ne' delitti

non sia necessaria per la punizione dei colpevoli di que' reati che contengono di loro natura un misfatto, ma che, per circostanzo minoranti o scusanti, o per l'età o per lo stato del colpevole, deggiono o possono essere puniti con pena correzionale o minore»; col r.d. 8 agosto 1859, il re interpretando l'art. 145 l. 21 agosto 1826 dichiara che in materia di reati forestaJi l'Amministrazione delle acque e delle foreste può ricorrere avverso le sentenze d'assoluzione, indipendentemente dall'nione del pubblico ministero, ma solo per gli interessi civili e patrimoniali. In questi casi, sollevati dalla Corte suleggi viera stato chiesto l'avviso d'ambo le prema di giustizia di Palermo, ma che riguardavano genti in tutto il regno, Consulte. In sostanza, il cosidetto ritorno della delega giurisdìzionale, al sovrano non consisteva nella sostituzione del re al giudice per la decisione della singola vertenza; ma piuttosto nello esercizio del potere legislativo, che influiva sulla decisione autentica, e quindella vertenza solo in quanto interpretazione

di retro attiva. È difficile però intendere perchè si ravvisasse un'ipotesi di ritorno della delega nell'annullamento di sentenze «nell'interesse della legge », che non aveva nessun effetto tra le parti (art. 127 1. 29 maggio 1817), e che, pronunciato .lalla Corte suprema nell'esercizio della sua ordinaria potestà, aveva formalmente denziale (140). efficacia di mero precedente giurispru-

(140) La sentenza civile, se annullata su ricorso «nell'interesse della legge », era considerata, nei rapporti tra le parti, c: una tacita transazione ~ (art. 127 l. cit.). L'annullamento della sentenza penale, invece, giovava al condannato se erasi erroneamente applicata una pena maggiore, e non gli nuoceva nel caso inverso (art. 128 l. cit.). Se la sentenza era annullata per violazione di forme essenziali di rito, era facoltà del condannato scegliere tra la rinnovazione del giudizio, e l'esecuzione di qu H~ tI.llDullato(art. 129 l. cit.)

25

Il potere supremo di Governo

141

La regia clemenza si manifestava:

a) con le amnistie complessive di più reati, o indulti generali (artt. 635-637 ll.p.p.), con cui in sostanza si indicavano sia l'amnistia che noi diciamo propria (art. 637: «le
amnistie non comprendono to le condanne passate in giudica-

»...), sia i condoni di pene (141). Le amnistie e gli indulti

erano accordati con regio decreto (art. 635 cit.), da adottarsi in Consiglio di Stato previa di scussione in Consiglio dei ministri (reg. lO maggio 1826, tab. Ministero e real Segreteria di Stato di grazia e giustizia); b) con rescritti particolari di abolizione (artt. 638-639

ll.p.p.), consistenti in una grazia accordata dal re a domanda dell'incolpato e col consenso dell'offeso, pe' soli delitti e contravvenzioni, esclusi i misfatti: la grazia impediva l'azione penale, ma poteva essere subordinata servanza la ravvivava, dal reato abolito; danti le condanne passate in giudicato cordata a domanda del condannato, sere piena, condonando interamente pero delle spese di giustizia, a condizioni la cui inose lasciava in vita l'azione per il recunonchè l'azione civile nascente

c) con decreti di grazia (artt. 640-645 11. . p.), riguarp (142). La grazia era aco del difensore; poteva esla pena, o di minorazio-

ne del grado o della durata della pena, o dell'uno e dell'altra assieme; e poteva essere subordinata a condizioni, per la trasgressione delle quali potevasi stabilire una pena, non maggiore di quella graziata. Il decreto era adottato in Consiglio di Stato, su proposta del ministro di grazia e giustizia

(reg, e

(141) COMERCI, pp. 420, 520. Amnistie e condoni venivano concessi di regola in occasione di fausti eventi nella real famiglia: così, con r.d. 16 gennaio 1836, in occasione della nascita del principe Francesco, duca di Calabria; con r.d. 15 settembre 1852, in occasione della nascita del principe Pasquale, conte di Bari, etc. (142) COMERCI, p. 516.

142

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

26

tab. cit.), e poteva essere preceduto

dal parere delle Com-

messioni speciali della Consulta, istituite in Napoli con r.d. 23 agosto 1824 ed in Palermo con r.d. 25 gennaio 1850. Erano anche considerati, in sostanza, provvedimenti di grazia [artt. 623 ss.Il.p.p.) i decreti di riabilitazione dei condannati

a pene criminali, che il re adottava su proposta del detto ministro, dopo che la Gran corte criminale del domicilio del c 'ono dannato aveva espresso parere favorevole sull'ammissibilità dell'istanza. Parzialmente «ritenuta» era la giustizia amministrativa. Le decisioni, invece, della Erano, infatti, esecutive le decisioni dei giudici di primo grado, cioè dei Consigli d'intendenza. Gran Corte de' conti potevano eseguirsi soltanto previa approvazione del re (art. 17 1. 29 maggio 1817), ed in Sicilia del Luogotenente generale (art. 13 1. 7 gennaio 1818), e col parere della Consulta quando sorgessero dubbi circa l'approvazione (art. 15, n. 4,

1. 14 giugno 1824; r.d. 13 marzo
erano esaminati in

1820); ed i relativi affari, su proposta del ministro competente secondo l'oggetto della vertenza, reg. lO maggio 1826). Le numerose attribuzioni concernenti l'organizzazione e la e degli ausiliari lo stato civile, le degli uffici giudiziari, lo stato giuridico, la carriera Consiglio de' ministri, e poi in Consiglio di Stato (art. 9, n. 5,

disciplina del personale della magistratura dell'ordine giudiziario, e quelle riguardanti strativa (art. 3 r.d, 2 maggio 1817).

professioni legali, etc., erano considerate di natura ammini-

26.

La nobiltà e gli ordini equestri. di «regia prerogativa»

Nel diritto pubi poteri dal so-

blico delle monarchie costituzionali, come manifestazioni vrano esercitati (specie se di

sono sovente qualificati

motu proprio) in materia di

26

Il potere supremo di Governo

143

stato della nobiltà e di ordini equestri, cioè, come pur si suol dire, nella qualità di [ons honorum. In verità, il concetto di «regia prerogativa» non è univoco (143); ed altri (144) ha qualificato l'esercizio di detti poteri come una manifestazione di autarchia, in un dei sensi in cui a sua volta tal vocabolo dal controverso significato si adopera, cioè come poteri esercitati nell'interesse personale del sovrano, pur non essendo ad essi estraneo l'interesse dello Stato. La tesi potrebbe essere forse sostenuta per i provvedimenti «di grazia », nei quali l'interesse del re, di legare a sè stesso ed alla dinastia determinate persone attraverso manifestazioni d'augusta benevolenza, poteva concorrere con l'interesse dello Stato, cui tali provvedimenti contribuivano sia rafforzando le basi del regime, sia dando incentivo ai sudditi (o ad altri) per bene operare a pro' del regno (145).

(143) Vedi, per esempio, PALMA,II, p. 525 ss., che passa in rassegna varie opinioni prospettate nella dottrina italiana e straniera del secolo scorso (si tratterebbe di poteri propriamente conferiti al re come «vero diritto maestàtico personale s , di cui i ministri non sono responsabili); ma per ROMANO, a), pp. 174 ss. e per CROSA, p. 241 ss., le «prerogative ~ non sono altro che le p guarentigie, donde è specificamente protetta la persona del re. Per PALMA, l, I p. 405, conferire titoli di nobiltà ed ordini cavallereschi è «diritto esclusivo ~ del re. (144) ROMANO, p. 177, nel momento in cui scriveva era d'avviso che a), solo in passato potessero dirsi manifestazioni d'autarchia le attività esercitate dal re quale [ons honorum, Ma ancora alcuni anni dopo, il Consiglio di Stato CIV sez., 2 febbraio 1937, n. 62, in CONSIGLIO STATO, I, pp. 603-(04) dìDI I chiarava inammissibile il ricorso giurisdizionale contro il decreto di revoca di un'onorificenza dell'Ordine della Corona d'Italia, perchè adottato dal re c:non come organo dello Stato, ma in nome proprio per prerogativa della Corona, come avviene in materia di titoli nobiliari... e per la quale è fuori di. seussione che i relativi provvedimenti, non costituendo atti amministrativi, sfuggano al sindacato giurisdisionele s. (145) È certo, per contro, che nell'attuale regime repubblicano le onorificenze sono della Repubblica, ed il presidente le conferisce come capo della medesimo, il che ben risulta dall'art. 87, ult. comma, Cost., anche se gli è consentito d'accordarne di motu proprio, cioè senza proposta ministeriale. Tal-

144

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilia

26

Ma diviene molto opinabile applicazione

a proposito

dei provvedimenti

« di giustizia », meramente ricognitivi di qualità o di diritti, in
di norme obiettive. Forse, lo status nobiliare e gli ordini equestri potrebbero considerarsi minori ordinamenti istituzionali, di cui era capo il re, più o meno strettamente collegati all'ordinamento generale dello Stato da rapporti di rinvio. Ma non si vuole. qui

ricostruire il sistema vigente nel regno utilizzando teorie formulate molto tempo dopo la sua scomparsa, il che non darebbe che risultati fittizi (146). Questo discorso serve soltanto a spiegare perchè dei poteri regi in materia di stato della nobiltà e di ordini equestri si tratti separatamente dagli altri poteri sovrani, anche se, come si vedrà in seguito, la dottrina del tempo non sembra ne individuasse una particolare e distinta natura, e le stesse forme d'esercizio coincidessero con quelle concernenti le altre materie di legislazione, di governo e d'amministrazione

(147). La nobiltà (supra, § 6), esisteva nell'una e nell'altra parte
tradizione, che ri-

del regno per antichissima ed ininterrotta

saliva quanto meno ai primordi della monarchia normanna. Carlo di Borhone, ristabilita l'indipendenza del regno, le aveva dato un ordinamento, sia pure parziale, con la 1;25 gennaio

1756, « dichiarativa dei vari gradi di nobiltà ». Dopo l'occupazione militare del 1806, la nobiltà aveva cessato, prima in continente, poi in Sicilia, d'essere ceto politicamente privilegiato,

ehè Il! relativa funzione è da classificare, sic et simpliciter, eome amministra. tiva (LANDIe POTENZA, 332), p. (146) È evidente che qui intendiamo riferirei. alla teoria istituzionalistica, come formulata dal ROMANO, e come se ne fa applicazione, per esempio, in c) LANDI,e). (147) COMEReI, p. 99 S8., tratta della Real Commessione de' titoli di )10· p biltà, e degli Ordini cavallereschi, nei §§ 130 S8. della pt. I, intitolata alla. c tessitura delDoverno. delle Sieilie ».

26

Il potere supremo di Governo

145

ma era stata mantenuta, come condizione sociale onorifica, giuridicamente riconosciuta, in forza di vari atti legislativi: a) l'art. 3 1. 2 agosto 1806 (di Giuseppe Bonaparte), sull'abolizione della feudalità, disponeva: «La nobiltà ereditaria è conservata. I titoli di principe, di duca, di conte, e di marchese legittimamente conceduti rimangono agli attuali con ordipossessori, trasmissibili ne di -primogenitura, grado» (148); a' discendenti in perpetuo,

e nella linea collaterale sino al quarto parlamentari

b) il capitolo I, n. 7, delle disposizioni siciliane del 1812 sull'abolizione sponeva: «Conserverà

dei diritti e pesi feudali, di-

ognuno i titoli, ed onori, che sinora

sono stati connessi agli in avanti feudi, e de' quali ha goduto, trasferibili questi ai suoi successori» (149); c) l'atto sovrano di Messina, neva la conservazione no cioè confermati della «antica

20 maggio 1815, dispoe nuova nobiltà»: era-

i titoli conferiti da Giuseppe Bonaparte

e Gioacchino Murat; li) l'art. 9 1. Il dicembre 1816 confermò le leggi aholitive della feudalità, del Faro; sentì l'istituzione
(148) feudalità, i titoli Vedi anche

intervenute

nei domini di qua e di là

e) l'art. 948 Il.cc. (vedi anche 1. 17 ottobre 1822) condi majoraschi
l'art. 4, tit. XI, altro

a domanda di «quegli
dello statuto costituzionale istituzioni sono

in-

di Bajona della salvo onose-

(in/ra, § 195): «Le leggi del 2 agosto 1806,
e che non conservano che rammentano Si noti, però, inglese, ereditario di votare illimitato; i per le famiglie, che delle

che portano antiche la

la soppressione di nobiltà altrettante

servi gi resi allo Stato, e che avranno de' loro intera siciliana Pari, e loro la costituzione «tutti

revoli ricordanze (149) travano altri quello IO. condo il modello per titolo

esecuzione». in cui enche attualla a

del 1812 prevedeva, successori... siciliana

una Camera

ossia de' Signori,

quei baroni,

mente hanno diritto in numero caratteristica

in parlamento dimodocchè come § 196). tale

s, con facoltà per il re di crearne
l'aristocrazia trasferendosi conservava feudale dal regime

di ceto politico,

parlamentare
-

(in/ra,

LANDI

J.

146

Istituzioni del Regno' delle Due Sicilie

26

dividui, i di cui nomi trovansi iscritti,

sia nel libro d'oro, sia

negli altri registri di nobiltà; da tutti coloro che sono nell'attuale legittimo possesso di titoli per concessione in qualunque tempo avvenuta, e finalmente da quelle persone che appartengono a famiglie di conosciuta nobiltà del regno delle Due Sicilie; salve tutte le altre disposizioni che potranno in seguito esser date relativamente alla nobiltà ». La costituzione di majorasco (150) era probabilmente l'unico caso in cui lo status nobiliare fosse rilevante per le leggi civili. Essa doveva essere approvata dal re, su proposta del ministro di grazia e giustizia, sentito il parere sulta (art. 15, n. 9, 1. 14 giugno 1824). 'L'appartenenza epoca recente, alla nobiltà era richiesta della Con-

(come, fino ad

in tutte le monarchie) per la nomina a cari-

che 'di Corte; nonchè per l'ammissione nella carriera diplomatica (r.d. 31 maggio 1819, 14 febbraio 1820, 26 luglio 1820, 7 settembre 1820, etc.: injra; § 44) e nella compagnia delle reali guardie del corpo a cavallo (r.d.

P agosto 1815: in/ra,

§ 77).
Presso il Ministero della Real Casa ed Ordini cavallereschi esisteva la Real Commessione de' la soppressione del detto Ministero titoli di nobiltà, che, con (r.d.

9 settembre 1832),

passò alle dipendenze del Ministero di grazia e giustizia, e poi (r.d. 26 aprile 1848) della Presidenza del Consiglio de' ministri (in/ra, § § 43 e 63). Era organo comune per i domini di qua e di là del Faro, ordinato col r.d. 23 marzo

1833, modificato con r.d. 26 agosto 1833, e con regolamento 21 maggio 1833. La Commessione aveva sostituito gli organi preesistenti, e, in particolare, era competente in materia di passaggio, trasmissione e legittimo uso dei titoli (151). Era
(150) TRIFONE, pp. 52 88. (151) Con r. 24 settembre 1827 (in

PETITTI,

IV, p. 181) il re aveva vie.

26

Il potere supremo di Governo

147

composta di un presidente, un vice presidente, 7 consiglieri effettivi e quattro supplenti, dei quali il meno anziano in ordine di nomina esercitava le funzioni di segretario; il procuratore generale della Corte suprema di giustizia di Napoli esercitava le funzioni d el pubblico ministero; e quello della Corte suprema di Palermo quando il re risiedesse oltre il Faro. Le deliberazioni erano esecutive solo con la sovrana approvazione (152). I diplomi originali di nobiltà erano conservati dapprima presso la Cancelleria del Regno (art. 211. 20 dicembre 1816), e poi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (art. 14 reg. ·4 giugno 1822). Gli ordini equestri della monarchia, dei quali il re era gran maestro, erano dapprima amministrati dal Ministero dalla Casa reale e degli Ordini cavallereschi, e dopo la sua
tato che, senza sovrana approvazione, potessero più titoli cumulati del capo d'una famiglia intestarsi ad individui della medesima, o distrarsi a collaterali, quando non fosse consuetudine che il capo famiglia consentisse l'uso d'uno dei suoi titoli al primogenito o a chi ne teneva luogo; e che gli acquirenti, prima o dopo l'abolizione della feudalità, di fondi cui fossero annessi titoli, potessero senza il sovrano assenso appropriarsene; ed aveva dichiarato arbitrario ed abusivo l'uso di titoli assunti o appropriatisi negli indicati modi. (152) Con r. 29 settembre 1834 (PETITTI,I, p. 557) fu chiarito che la Commessione doveva dar parere sull'interpretazione del diploma di concessione del titolo, quando vi fosse contrasto, tra più membri della stessa famiglia concessionaria, sulla spettanza d'esso, e ciò in quanto l'interpretazione de' .benefici del principe appartiensi di regola alla suprema potestà che li concesse. Quando, per contrario, trattava si degli effetti civili d'un atto civile, da cui taluno presumesse d'avere acquistato diritto a dimandare l'intestazione del titolo, la Commessione doveva lasciare alle parti lo sperimento delle loro ragioni innanzi al giudice competente. Sugli abusi di titoli nobiliari dovevano vigilare gli intendenti, informando ne gli organi di polizia ed il pubblico ~i. nistero (r. 8 febbraio 1828, in PE1'ITTI,IV, p. 188). Un riassunto delle disposizioni riguardanti la nobiltà di Napoli e Sicilia, dai tempi di Federico n al 1855, e l'elenco dei titoli nobiliari concessi o riconosciuti nel regno di Napoli dal I" gennaio 1811 al 21 aprile 1860, sono in CANDIDAONZAGA, pp. 5 88., G IV, .e V, pp. 9 ss, La Commessione fu abolita con d. 19t. 17 febbraio 1861, e gli atti versati all'ASN.

148

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

26

soppressione dal Ministero della Presidenza del Consiglio dei ministri (r.d. 9 settembre 1832), senza distinzione tra ordini « dinastici» ed ordini «di corona» o di Stato (153). Gli ordini che venivano conferiti dal re del regno delle Due Sicilie erano: a) l'Insigne (154) Reale Ordine di San Gennaro, istituito da Carlo di Borbone con r.d. 7 luglio 1738, modificato con due r.d. 28 luglio 1827 (155). Era costituito da una sola classe di cavalieri, in numero di 60 (art. IV del decreto istitutivo), per i quali era prescritta la prova dei quattro quarti di nobiltà (art. V r.d. cit.). Nei rapporti internazionali, l'Ordine si considerava pari agli ordini «di collana », come quelli del Toson d'oro, o della Santissima Annunziata (156). Ne facevano parte i capi delle maggiori famiglie del Regno, e talune personalità del patriziato, illustri per benemerenze verso lo Stato; ed alcuni sovrani stranieri (157). b) il reale Ordine di S. Ferdinando e del merito, istituito con r.d. I" aprile 1800, per ricompensare coloro che avessero reso qualche importantissimo servizio, e data qualche
(153) Sulla distinzione tra ordini dinastici e statuali, PEZZANA, a); BASCA· PÈ, pp. 8 ss. Carlo di Borbone aveva istituito, con dispaccio 22 ottobre 1738 (in GlLIBERTl, . 178) il Reale Ordine militare di S. Carlo c per decorare li sogp getti li quali servono con fedeltà, valore e zelo negli eserciti così di terra come di mare s , ma tale istituzione non ebbe alcun seguito, nè se ne concessero mai onorificenze (COLLETTA, J, p. 126; LANDI,f). al, (154) Il titolo di c Insigne >, premesso a C Reale >, si trova per la prima volta nei r.d. 28 luglio 1827, ma era in uso da prima. (155) COLLETTA, I, pp. 125·126; SCHIPA,I, pp. 286 ss.; BASCAPÈ, a), pp. 481 S8. Gli statuti e gli elenchi dei cavalieri sono pubblicati nel volume: L'In· signe Real Ordine di San Gennaro. (156) L'Insigne Real Ordine di S. Gennaro, p. 6. (157) La Real Casa di Borbone considera l'Ordine di S. Gennaro un Ordine dinastico (L'Insigne Real Ordine di S. Gennaro, p. lO), ed ha continuato a conferirlo fino ai nostri giorni, senza tuttavia venire meno all'originaria par. simonia. Gran maestro se ne intitola attualmente il principe Ferdinando Ma· ria, duca di Castro. L'uso pubblico dell'onorificenza, nella Repubblica italiana, non è autorizzato.

26
straordinaria

Il potere supremo di Governo

149

prova di fedeltà alla regal Persona ed alla monare

chia: in sostanza, per solennizzare la riconquista del regno, premiare coloro che avevano avuto parte più meritoria nell'impresa (158). Comprendeva 24 cavalieri

gran-croci, ed un nudi ca(classe

mero illimitato (ma, in fatto, sempre assai ridotto) valieri-commendatori, e di cavalieri della piccola croce

aggiunta con real dispaccio 25 luglio 1810). Vi erano, inoltre, medaglie d'oro, con cui si ricompensavano i distinti servizi degli aiutanti, portabandiere e portastendardi dell'esercito, e dei piloti graduati e primi nocchieri di marina (più o meno corrispondenti ai nostri sottufficiali marescialli dell'esercito, e capi della marina militare), e medaglie d'argento per i bassi uffiziali e comuni. Era questo l'Ordine più pregiato, e ramente concesso (159); c) il Sacro Reale militare Ordine costantiniano di San Giorgio (160). Quest'ordine si diceva derivare dalla compagnia di guardie cui l'imperatore peratore ereditario Isacco IV Comneno, Costantino il grande aveva il gran magistero era rimasto Gioconfidato la custodia del Labaro; riordinato nel 1190 dall'imnella sua famiglia, finchè l'ultimo Comneno, più ra-

vanni Andrea Angelo Flavio, nel 1697, ne aveva ceduto la titolarità al duca di Parma e Piacenza, Francesco Farnese. Tale dignità si era quindi trasmessa per eredità a Carlo di Borbone, che l'esercitò anche dopo essere pervenuto alla corona delle due Sicilie (161), e che, nel trasferirsi al trono di Spagna, trasmise i suoi diritti al re Ferdinando IV. I gradi dell'Ordine erano quelli di cavaliere gran croce di giustizia, e cavaliere
(158) COLLETTA, II, p. 146; COMERCI,p. 100. a), (159) DE CESARE, a), I, p. 287; SCHWARZENBERG. (160) Gli statuti e gli elenchi dei cavalieri sono pubblicati nei volumi Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Storia e bibliografia in BASCAPÈ, p. 459 85.; PEZZo\NA,b), c). p (161) Sulle ulteriori vicende dell'Ordine in Parma (dove tuttora esiste come ente benefico), VENTURA; PEZZANA,b), pp. 304 88.

150

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

26

di giustizia, per cui dovevasi dare la prova dei quattro quarti di nobiltà; di cavaliere donatore, che nel tempo dell'ammissione donava all'Ordine una parte dei propri beni; cavaliere di grazia, pel quale la prova di nobiltà era supplita dal merito; cavaliere cappellano onorario, e cavaliere scudiere (162); li) il Reale Ordine militare di San Giorgio della Riunione istituito con r.d. I" gennaio 1819, modificato dal r.d. lO maggio 1850, era particolarmente destinato a premiare il valore, il merito ed i servizi militari, ed a celebrare la riunione dei reali domini di qua e di là del Faro in un solo regno. Perciò fu accordato ai militari provenienti dall'esercito del re Gioacchino, in commutazione dell'Ordine delle Due Sicilie, creato da Giuseppe Bonaparte col r.d. 24 febbraio 1808 (~ fra, § 84). Comprendeva cavalieri di gran croce (la classe suprema, dei «gran bandierati» o «gran collane », fu abolita con r.d. 28 settembre 1829), grandi ufficiali, commendatori, ufficiali e cavalieri di diritto (gradi considerati distintivi di valore), e cavalieri di grazia (distintivo di merito, che si otteneva per fatti di guerra, o per 40 anni di servizio, dei quali due- di campagna). I sottufficiali e soldati potevano ottenere la medaglia d'oro (distintivo di valore) o la medaglia d'argento (distintivo di merito).
(162) L'Ordine costantiniano, come ordine dinastico della Real Casa di Borbone-Due Sicilie, viene tuttora conferito dal Gran Maestro (oggi, il ricordato principe Ferdinando Maria, duca di Castro), L'uso pubblico delle decorazioni dell'Ordine, nella Repubblica italiana, fu autorizzato, nel 1963, ai sensi dell'art. 7 L 3 marzo 1951, n. 178, cioè come di Ordine «non naaionale s-. Con d.P.R. 30 marzo 1973, n. 337, è stata conferita la personalità giuridica alla Associazione nazionale italiana dei cavalieri del Sacro militare Ordine costantiniano di S. Giorgio, con sede in Napoli. Lo statuto dell'Ordine è stato riformato il 17 giugno 1965, e comprende, oltre i balì gran croce, i cavalieri di gran croce, commendatori e cavalieri, divisi in tre classi: di giustizia (çhe debbono provare i quattro quarti di nobiltà), di grazia (che debbono appartenere alla nobiltà generosa) e di merito. Vedi anche PEZZANA, ). Per le comc mende costantiniane, in/ra, § 46.

27

Il potere supremo di Governo

151

e) il Reale Ordine di Francesco I (r.d. 28 settembre 1829) era destinato a compensare il merito civile, sia nel distinto esercizio delle civili cariche d'ogni ramo, sia nella segnata coltura delle scienze, delle arti e del commercio, e poteva anche essere conferito ai militari, nei quali concorressero meriti civili dell'indicata specie. L'istituzione era apparsa opportuna, dacchè, con la soppressione dell'Ordine delle Due Sicilie, non v'erano più onorificienze destinate a compensare le benemerenze civili. Comprendeva i gradi di gran croce, commendatore, cavaliere, medaglia d'oro, e medaglia d'argento, e fu conferito con maggior larghezza di tutti gli altri ordini, ma in prevalenza a pubblici funzionari (163). Dopo l'istituzione dell'Ordine di Francesco I, non risulta che siano state più conferite le medaglie per i servizi d'utilità pubblica, ed al merito civile, istituite col r.d. 22 dicembre 1825, e col r.d. 17 dicembre 1827.

IV.

IL CONSIGLIO DI STATÒ ORDINARIO ED IL CONSIGLIO DE' MINISTRI

27. Consiglio di Stato ordinario e Consiglio de' muustri. - Nella tradizione della monarchia borbonica, fin dai tempi del re Carlo (164), il Consiglio di Stato era un organo ben diverso da quello che, sul modello napoleonico, era stato introdotto nel regno da Giuseppe Bonaparte (r.d. 15 maggio 1806) (165). Il Consiglio di Stato borbonico era un su(163) (164) (165) blico siglio CALÀ ULLOA, b), p. 67; COMERCI, p. 103; DE CESARE, a), I, pp. 288 COLLETTA, a), I, p. 120; SCHIPA, I, pp. 314 ss . ARMANNI, p. 764, rileva nella sua storia nel che «nessun valevoli altro però istituto di diritto come pubsì profonda precipui varietà di caratteri il Conla natura
55.

presenta

di Stato...

I due caratteri
carattere

a stabilirne e nell'indole

essenziale

consistono

collegiale dell'ente

consultiva

152

Istituzioni

del R egno delle Due Sicilie

_27

premo corpo politico, che assisteva il sovrano nell'esercizio delle attribuzioni legislative e di governo, e che perciò potrebbe piuttosto configurarsi come un Consiglio dei ministri «allargato» (per la presenza di ministri «senza portafogli ») e presieduto dal re, se tale identificazione non trovasse ostacolo nella circostanza Consiglio era riferita che la volontà formata e manifestata in esclusivamente al re (166), mentre il non vinco-

Consiglio esprimeva soltanto un voto consultivo,

lante (167). Il Consiglio di Stato del tipo franco-napoleonico (cioè come organo di consulenza giuridico-amministrativa, e del contenzioso amministrativo) Consiglio di cancelleria Consulte (L 14 giugno 1824), si continuò nel Supremo poi nelle quanto alle attribu(L 29 maggio fu sopcon r.d. (l. 22 dicembre 1816), e nonchè,

zioni contenziose, nelle Grandi Corti de' conti 1817, L 7 gennaio 1818: injra, §§ 162 ss.).

Il Consiglio di Stato della « occupazione militare» presso, al momento della restaurazione borbonica, 17 luglio 1815 .. Vari motivi sono stati addotti,

a proposito

di tal provvedimento, che era in evidente contrasto con l'indirizzo politico, di conservare le istituzioni del decennio fran-

delle attribuzioni che sono affidate all'ente medesimo s , Sul Consiglio di Stato istituito da Giuseppe Bonaparte, in/ra, § 66. (166) DIAS, a), Il, pp. 97-98. (167) Nel regno di Sardegna, era stato parimenti istituito con r.d. Il marzo 1817 il «Consiglio di conferenza s , in cui si riunivano, con i ministri, alcuni alti funzionari, ed eccezionalmente i cavalieri della 55. Annunziata o altre personalità, e che veniva spesso presieduto dal re (SALATA). Quest'organo si estinse con l'avvento del regime costituzionale (4 marzo 1848). Il nome di Consiglio di Stato fu dato, ai tempi di Emanuele Filiberto (1559), ad un organo collegiale, di consulenza politico-amministrativa, che ebbe vita stentata, e sparve nel 1749 (ARMANNI, pp. 786 ss.), e poi fu definitivamente attribuito, col regio editto 18 agosto 1831, al consesso di consulenza giuridico-amministrativa, voluto dal re Carlo Alberto, che è oggi -il Consiglio di Stato _ della Repubblica italiana.

27

Il potere supremo di Governo

153

cese (168). Forse si diffidava d'un consesso In CUIerano rIUnite le personalità più distinte del decennio, e che poteva costituire un centro d'opposizione liberale (169); forse i miniconstri erano gelosi d'un organo che sollevava «opposizioni

tro i ministri, e non contro il sovrano» (170). Ma poichè più tardi altri consessi, pur diversamente denominati, ne continuarono in gran parte le funzioni, non sembra secondario, e fu anzi forse assorbente, che «il nome gli fu cagione di morte» (171). Il Consiglio dì Stato borbonico aveva seguito il re in Sicilia nel 1806, aveva continuato ad esercitarvi le proprie funzioni (172), col re era ritornato in Napoli nel 1815, nè quindi era possibile conservare due organi col medesimo nome, e con diverse attribuzioni.
(168)
chiarazione

Quando nelle prime leggi
e non v'è dunque una

Il r.d, 17 luglio
ufficiale

1815 non ha preambolo,

di-

dei motivi.

(169) GHISALBERTI?c), p. 153. (17(}) BLANCH, b), pp. 67·68. (171) COLLETT.4, ), 111, pp. 28·29. Si noti che la monarchia borbonica a la sola, in Italia, in cui, nel 1815, si conservava un organo, denominato
siglio nato baudo, di Stato, come si con attribuzioni napoleonica detto era diverse aveva da quelle reso noto. del consesso che l'espansione

era

Consa-

così denomidi Stato

Il Consiglio
meno d'un dal

(supm, nota 167), era venuto
che in realtà abolito nel avevano

1749; quello
per

del Granducato gli affari di Modena esisteva tempo della interni,

di Toscana, stato

aveva le funzioni titolo di consigliere

ministero

1789 (SCHUPFER, p. 1165); nel ducato
di Stato, ma non al di Par(SCHUPFER, p.

e- Reggio

i ministri

organicamente

il Consiglio il nome

di Stato

1243). Perciò,

restaurazione,

di «Consiglio

di Stato s (Dueato

6 agosto 1814; Regno di Sardegna, 18 agosto 1831; Granducato 5 marzo 1848; Stato Pontificio, lO settembre 1850) designò sempre in Italia un istituto di modello francese (LANDI, c), pp. 161 55.).' Sul ritorno del nome «Consiglio di Stato» per designare la «Consulta », nel 1848 e nel 1860, in/m, §§ 33 e 203. (172) La Costituzione siciliana del 1812, tit. II, capo I, §§ 3·6 (in AQuARONE, D'ADDIO,NEGRI, p. 435), prevedeva un consesso, detto con uno dei soliti anglicismi c:privato Coneiglìo s Iprivy Council), composto di segretari di Stato
ma e Piacenza, di Toscana, e di consiglieri, che i consiglieri che il re era tenuto quindi assumevano c: di consultare Consiglio in tutti gli affari più gravi s-, salvo e che corrispondeva al tradizionale di Stato borbonico,

la responsabilità

del governo

(in/m,

§ 196).

154

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

27

della restaurazione

(art. 9 1 . 8 dicembre 1816; art. 2, l. 11 il Consiglio di Stato, il riferimento

dicembre 1816; artt. l e 3, 1. 20 dicembre 1816) viene menzionato incidentalmente concerne sempre il consesso del tipo borbonico, e non quello del decennio francese. L'ordinamento del Consiglio di Stato «ordinario»

(173)

era collegato, come meglio si vedrà, a quello del Consiglio dei ministri, e delle reali segreterie e ministeri di Stato. Legge fondamentale del Consiglio di Stato è quella del 6 gennaio

1817. Le reali segreterie e ministeri di Stato furono istituiti, in numero di otto, con 1. lO gennaio 1817, che stabiliva anche le norme comuni d'ordinamento (in/ra, § 39). Il sistema fu perfezionato col r.d. 26 maggio 1821 «con cui vengono stabilite le nuove basi di Governo» (supra, § 17), col quale era prevista la partecipazione, nel Consiglio di Stato ordinario, di non meno di sei consiglieri ministri di Stato senza dipartimento (art.

l), con la presidenza del re, o in

sua vece del duca di Calabria, ed in mancanza d'entrambe d'un ministro a ciò designato (art. 2). I rapporti tra tale consesso, ed il .Consiglio dei ministri, e le rispettive compe-

1822, più volte da noi ricordato, e dal reg. lO maggio 1826, «da osservarsi da
tenze, furono definiti dal reg. 4 giugno tutti i ministri segretari di Stato nel prendere le risoluzioni sovrane sopra gli affari de' rispettivi ministeri

», integrato

(173) Nessuna disposizione prevedeva il Consiglio di Stato c straordinario a, ma era consentito al re, consuetudinaria mente, d'integrare il Consiglio di Stato con principi reali, o altre eminenti personalità. Per esempio, il 21 giugno 1860, il Consiglio di Stato convocato dal re in Portici, dove fu deliberato il ritorno al regime costituzionale, era integrato dagli zii del re, Francesco conte di Trapani e Luigi conte d'Aquila, e dal fratello Luigi conte di Trani (DE SIVO,a), II, p. 96\. Il DE CESARE, II, pp. 275 ss., 287 88., ricorda a), più adunanze, con l'intervento dei medesimi personaggi, tra il 30 maggio ed il 21 .:iugno 1860, e li denomina c Consigli straordinari di Stato e di famiglia >.

27

Il potere supremo di Governo

155

da tante tabelle di classificazioni degli affari, a seconda del procedimento prescritto per la risoluzione, quanti erano i ministeri a tal epoca esistenti. Queste ultime, minuziose prescrizioni, non creavano problemi nel caso d'istituzione di nuovi ministeri, con correlativo trasferimento o di creazione di nuove attribuzioni, note apposte a ciascuna tabella, previsti si procedeva di competenze,

poichè, come risulta da il

per gli affari in esse non sottoponeva dai ciil Condal re, e

per analogia, ed, in caso di dubbio,

ministro, previo avviso del Consiglio dei ministri.: la questione al re «in conferenza

».

Il concetto informatore

si deduce principalmente

tati reg. 4 giugno 1822, e lO maggio 1826 (174). Esso si fondava su due alti consessi comunicanti: siglio ordinario di Stato, presieduto normalmente

composto dai consiglieri di Stato ministri di Stato, e dai ministri segretari di Stato, che potevano essere anche consiglieri di Stato, ed il Consiglio de' ministri segretari di Stato, composto solo da questi ultimi, fossero o non anche consiglieri di Stato. Il Consiglio dei ministri te preparatorie aveva funzioni meramendegli affari bisognevoli della sovrana risolu-

zione (art. 9 reg. 4 giugno 1822), che secondo gli artt .. ma classe », cioè a quella degli affari «che proposti nel... Consiglio di Stato ordinario, me ed avviso del Consiglio de' ministri

l,

comma 2, e 9 reg. lO maggio 1826, erano assegnati alla « pridebbono essere precedente esa-

». Peraltro, non tutti

(174) CINGARI, 90, rileva che, restando salva l'esistenza del Consiglio p. dei ministri, e l'unità dell'amministrazione, l'aumentato numero dei consìglieri di Stato era freno all'eventualedispotismo del Consiglio dei ministri. Si .distinguevano, inoltre, i grandi temi dell'amministrazione, da discutere sempre in Consiglio di Stato, dagli affari correnti da decidere tra il sovrano ed i ministri nelle previste periodiche udienze, e si concentrava il potere in c un organo collegiale, privo di volontà politica dinanzi al sovrano, ma di fatto dotato di forza e prestigio di fronte al paese >.

156

Il potere supremo

di Governo

27

. gli affari bisognevoli di sovrana risoluzione erano sottoposti al successivo esame del Consiglio dei ministri e del Consiglio di Stato. V'erano infatti affari che venivano proposti in Consiglio di Stato col solo parere del Ministro (art. l, comma 3, ed art. lO reg. lO maggio 1826), ed affari che venivano soltoposti al sovrano «in conferenza », cioè in udienza particolare «fuori consiglio» (art.

l, comma 4 ed art. 11, reg. lO mag-

gio 1826); ed infine affari per i quali era accordata al ministro la facoltà di risolverli «nel real nome », cioè come delegato permanente del re (art. l, ultimo comma, reg. lO maggio 1826). Comunque, nè il Consiglio di Stato, nè il Consiglio Il primo, dei ministri, adottavano decisioni o provvedimenti. meva, come oggi si direbbe, un preavviso

esprimeva al re un parere non vincolante. Il secondo, espri(175), da soltoporre all'esame del Consiglio di Stato (art. 2 reg. lO maggio 1826). Il potere decisorio era del re soltanto; il ministro, pure nei casi in cui aveva, sostanzialmente, d'amministrazione Il fulcro del veva garantire di legislazione fidi ed eminenti nome », cioè per sovrana delegazione. sistema avrebbe dovuto risiedere, nell'esercizio teoricamente, nel Consiglio di Stato. Questo altissimo consesso doal re, delle sovrane funzioni e di governo, la continua assistenza dei più suoi sudditi. Inoltre, il Consiglio di Stato proprie attribuzioni «nel real attiva, era censito provvedere

doveva essere freno al potere dei ministri, o, come spesso dicevasi, al « dispotismo ministeriale» (176), perchè gli affa-

(175) È il termine oggi usato dagli artt, 47 e 48 r.d, 21 aprile 1942, n. 444 (regolamento per l'esecuzione della legge sul Consiglio di Stato) per indicare le proposte di pareri, sottoposte dalle sezioni, o dalle commissioni speciali, all'adunanza generale del Consiglio di Stato. (176) PIGNATELLI STRONGOLI, 68; a proposito del Consiglio di Stato DI p. di Giuseppe Bonaparte, dice che c tendeva esso... non meno ad illuminare il

27
ri più importanti,

Il potere supremo di Governo

157

che i ministri segretari di Stato sottoponedel Consiglio de' ministri, col con-

vano alla sovrana risoluzione, dovean essere discussi in un'assemblea più numerosa tributo di più varie opinioni ed esperienze. È vero che i consiglieri di Stato, non meno dei ministri, erano chiamati al loro ufficio dal re, nella sua piena discrezionalità proporzione col r.d. 19 gennaio 1833, e ristabilita (salva la tra i sudditi delle due parti del regno, abolita con l'atto sovrano 18

gennaio 1848). Ma poichè il numero dei consiglieri era indefinito (art. 3, 1. 6 gennaio 1817, ed art. l r.d. 26 maggio 1821) il sovrano avrebbe potuto realizzare, amministrative, d'interessi. nell'ambito del Consiglio, non solo una selezione di competenze ma anche una certa rappresentanza poteva avere talune prospettive L'istituto politicodi ceti e di svi-

luppo, non certo in senso liberale, ma quanto meno sulla linea della «monarchia consultiva» auspicata dal Metternich, e come struttura di raccordo tra la nazione ed il governo del re. La realtà fu diversa. I consiglieri di Stato ministri di Stato furono sempre poco numerosi. La scelta cadde di regola su personalità dell'alta aristocrazia, che avevano bensì esercitato in precedenza uffici importanti, ma che si distinguevano ed piuttosto per fedeltà al trono che per superiori attitudini, il cui spirito conservatore,

onesto il più delle volte, ma limita-

to e routinier, dava ben poco sussidio nella soluzione dei sempre più complessi problemi del regno. Ed eran poi i consiglieri di solito in tanto avanzata età, che quel Consiglio parea un senato di vegliardi. Ne era poi ulteriormente affievolita I'autorità per la consuetudine invalsa di lasciare talora per più anni vacanti i posti di ministro segretario di Stato, affidando la
principe, che a frenare il dispotismo ministeriale ». L'espressione conferma come in una monarchia assoluta l'autorità regia poteva essere freno insuffìciente ai ministri, che potevano divenire i veri detentori del potere.

158

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie come si solea dire, «con

27

reggenza dei ministeri a direttori, referenda

e firma », cioè ad alti funzionari

che, pUT esercial Consiglio

tando tutte le funzioni del ministro, compresa la partecipazione, per gli affari del proprio dipartimento, nè il trattamento dei ministri ed al Consiglio di Stato, non ne avevano il rango, economico (177). Per di più, non tutti gli passavano per il Conaffari politici e d'alta amministrazione

siglio di Stato, chè anzi le questioni di maggior rilievo, di competenza dei ministeri degli affari esteri e della polizia generale, erano sottratte tanto al Consiglio di Stato, quanto al Consiglio dei ministri, e riferite direttamente dal capo del dicastero « in conferenza particolare» 4 giugno ·1822, e tab, «Ministero degli affari esteri» e «Ministero al sovrano (art. lO reg. e real segreteria di Stato e real segreteria di Stato lO maggio 1826).

della polizia generale », allegate al reg.

La conseguenza è che un conse's'so,il quale avrebbe dovuto essere, come altri disse del Consiglio di Stato dell'imperatore Napoleone, la ruota principale nel meccanismo della monarchia (178), fu, come centro di vita politica, una istituzione sbiadita, tanto che, con ben poche eccezioni, i nomi dei suoi componenti sono, per la maggior parte, noti appena agli spe'cialisti (179). Quando poi, al tempo di Ferdinando II, il trono
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(177) Ciò si verificò più spesso durante il regno di Ferdinando Il (DE CESARE, I, p. 83). a), (178) ~DEL[N, p. 147. (179) Tra i consiglieri di Stato più noti, dopo il 1815, possiamo ricordare Luigi de' Medici d'Ouaiano, che ebbe una parte preminente nella politica napoletana, tra il 1815 ed il 1830; il marchese Donato Tommasi, cui si deve la codificazione del 1819; Antonio Capece Minutolo principe di Canosa, che rappresenta la tendenza ultra-reazionarta, e che rivestì tale dignità per pochi mesi, fino. alla sua defiuitiva eliminazione dalla vita politica nel ·1822; Carlo Filangieri, principe di Satriano, luogotenente del re in Sicilia; Nicola Maresca Donnorso, duca di Serracapriola, che fu presidente del Consiglio dei ministri nel 1848, e poi presidente della Consulta.

28

Il potere supremo di Governo

159

fu occupato da una forte personalità, il ruolo del Consiglio di Stato si scolorì ancor di più, fino al livello d'un gruppo di collaboratori subordinati, il che, accrescendo oltre misura la responsabilità personale del sovrano di fronte all'opinione pubblica, non giovò certo alla monarchia borhonica (180). 28. Ordinamento e funzioni del Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato ordinario (supra, § 27) era formato dai consiglieri di Stato ministri di Stato, nonchè dai ministri segretari di Stato (artt. l l. 6 gennaio 1817; art. l reg. 4 giugno 1822), Più tardi (atto sovrano 16 agosto 1841) il re si attribuì la facoltà di fare intervenire nel Consiglio ordinario consiglieri che non fossero ministri. I ministri potevano essere insigniti della dignità di consigliere di Stato; ed allora precedevano in rango gli altri ministri; altrimenti prendevano rango secondo la rispettiva anzianità (art .. 3 l. 20 dicembre 1816; art. 4 l. lO gennaio 1817). Potevano partecipare ai lavori del Consiglio anche i direttori delle reali segreterie (funzionari dipendenti direttamente dai ministri, i quali potevano loro conferire la delega di firma: artt. 5 e 6 l. lO gennaio 1817), quando con decreto reale fossero investiti della reggenza d'un ministero, e cioè della «referenda e firma» (181).

(180) dal ministro questione Statella, (181) nistri, quelli esteri

Dice CALÀ ULLOA, a), p. 89, a proposito per gli affari esteri, zolfi di Sicilia, e ne derivò la rimozione infatti principe Antonio degli che era il primo la disgrazia del segretario II, i direttori ministeri (Ludovico

del voto contrario Statella esempio di Cassero, di ministro a Foggia di Stato, numero politico, degli

espresso nella che al dello Caprioli dei micome affari

re si opponesse, nonchè

ed il confino

del Consiglio solidale. erano

(supra, nota 107), che gli si era dimostrato
Sotto Ferdinando loro ed erano (Luigi affidati anche

in maggior rilievo

di grande Bianchini)

degli interni

e della polizia

e quello significava

Cara fa di Traetto),

Il che praticamente anche

che 11 vero

ministro

era lo stesso re (vedi

in/ra, nota 190).

]60

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

28

La dignità di consigliere di Stato era la prima dignità civile del regno (art. 2 1. 6 gennaio 1817). Ai consiglieri di Stato, ed ai ministri segretari di Stato, era dovuto il trattamento di eccellenza (art. 9 reg. 24 marzo 1817). La nomina dei membri del Consiglio di Stato era riservata al «sovrano cemente «informato arbitrio », ed il Consiglio ne era (reg. sempliper la dovuta intelligenza»

lO mag-

gio 1826, tab. «Ministero e real segreteria di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri »). L'art. 2 l. 11 dicembre

1816, confermato espressamente dall'art.

l l. 6 gennaio 1817,

aveva però stabilito che il Consiglio fosse composto «per una quarta parte di siciliani, e per le altre tre parti di sudditi degli altri nostri reali domini », e la l. lO gennaio 1817 riservava ai siciliani due delle otto reali segreterie e ministeri di

injro; § § 39 e 40) furono abrogate da Ferdinando II (art. l r.d. 19 gennaio 1833, ed art. 2 1. 31 ottobre 1837) (182); ma egli stesso, con l'atto sovrano 18 gennaio 1848, richiamò «nel pieno vigore» la 1. 11 dicembre 1816, ed abrogò quella del 31 ottobre 1837 (183), con che il criterio proporzionale
Stato (art. 2). Queste disposizioni (vedi anche della scelta fu ristabilito, sino alla crisi finale del Regno (in-

Ira,

§ 40).
Soltanto dodici consiglieri di Stato, cioè nove continentali il soldo di annui

e tre siciliani, godevano «loro vita durante,

(182) Nel preambolo del r.d. 19 gennaio 1833, Ferdinando II dichiarava di volersi lasciare «tutta la latitudine nella difficile scelta de' migliori personaggi per covrire convenientemente le principali cariche governative s-, Per il preamholo della l. 31 ottobre 1337, in/ra, cap. II, nota (16). (183) Il preambolo dell'atto sovrano 18 gennaio 1848 richiama la l. 11 dicembre 1816, con cui dopo la riunione delle Due Sicilie in un sol regno, confermata e riconosciuta da tutte le potenze nel congresso di Vienna, 4: i privilegi· anticamente conceduti ai siciliani furono messi di accordo con la verità delle istituzioni politiche che in forza dei trattati di Vienna costituir dovevano il diritto politico del regno delle Due Sicilre ».

28

Il potere supremo di .Governo

161

ducati tremila annesso a tale dignità », e potevano «ritenerlo unitamente a' soldi di altre cariche che indossino» (art. 3 legge 6 gennaio 1817). Dal che può desumersi che l'ufficio di consigliere di Stato non era un impiego, ma una «dignità », e che il detto « soldo» non era uno stipendio (nel qual senso l'espressione è di solito usata nelle leggi napoletane del tempo) ma piuttosto un'indennità di carica, cumulabile con altri assegni corrisposti dall'erario (184). I consiglieri di Stato erano esenti dagli uffici tutelari, salvo che sui propri figli e discendenti (art. 364 Il.cc.). Se dovevano prestare giuramento o rendere testimonianza in giudizi civili o penali, godevano di particolari riguardi, stabiliti dall'art. 215 Il.p.c., e dagli artt. 553-554 ll.p.p., l'uno e gli altri modificati dalla l. 20 agosto 1829. Dinanzi ai Consigli di guerra, i consiglieri di Stato erano tenuti a rispondere solo a quesiti scritti del commessario del re (art. 172 st.p.m.), S'è detto che presiedeva il Consiglio di Stato il re, supplito, nell'ordine, del duca di Calabria, e dal consigliere di Stato presidente del Consiglio dei ministri (art. l l. 6 gennaio 1817; art...2 r.d. 26 maggio 1821; artt. 7 e 9 reg. 4 giugno 1822). Per comprendere il metodo di funzionamento del Consiglio di Stato, quale è stabilito dal reg. 4 giugno 1822, bisogna tenere presente che non si trattava d'un collegio omogeneo, nel quale il presidente, primus inter pares, pur dirigendo l'adunanza, dispone infine d'un voto, alla stessa stregua degli altri componenti, e la deliberazione del collegio risponde al
(184) n soldo dei ministri era stato fissato, col r.d. I" agosto 1815, in ano nui d. 10.000, più d. 7.200 d'indennità di tavola, per il Ministro degli affari esteri; in d. 9.000 per i ministri delle finanze e di grazia e giustizia, ed in d. 8.000 per tutti gli altri. n che renderebbe plausibile l'affermazione di DE CESARE, a), I, p. 83, secondo cui il frequente affidamento delle reggenze dei ministeri ai direttori (con soldo di d. 160 mensili) era anche determinato da ragioni d'economia.
11. LANDI I.

162

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

28

voto della maggioranza ; hensì d'un consesso in cui il presidente, nella normalità dei casi, cioè quando la funzione era esercitata personalmente mente durante dal re (come avvenne quasi ininterrottaII) riuniva la cui il pain il lungo regno di Ferdinando

duplice qualità, di capo del collegio, e d'autorità provvedere, senza essere vincolato

rere dei consiglieri si rivolgeva, e cui spettava esclusivamente dai voti manifestati Consiglio. Perciò il re convocava l'adunanza, mente lihero d'esprimere immediatamente proponeva i quela risoluzione, che (art. 3 di di.

siti, dirigeva la discussione, raccoglieva i voti; ma era interaveniva inserita in verhale (art. 6 reg. cit.), o di ordinare che gli atti fossero mandati per il parere alla Consulta un più approfondito reg. cit.) o che, previo rinvio della discussione, gli atti, per studio, fossero sottoposti all'esame tutti i memhri del Consiglio (art. 5 reg. cit.), o di riservarsi la risoluzione (185). E poichè doveva il sovrano valutare screzionalmente quanto era stato considerato e suggerito in

Consiglio, si spiega che ai voti dei singoli consiglieri si attrihuisse tanto rilievo, quanto a quello della maggioranza del Consiglio. «Ogni componente il Consiglio di Stato ordinario - diceva l'art. 4 reg. cito - manifesterà liheramente la sua opinione, e nel caso di diversità di pareri sarà ohhligato di fare inserire il suo nel protocollo del Consiglio di Stato, e di firmarlo ». Era ciò prescritto anche quando la difformità dei pareri persistesse pur dopo il rinvio «a nuova e più matura discussione» previo diretto esame degli atti da parte di tut-

(185) Dai verhali del Consiglio di Stato del regno di Sardegna, presìeduto dal re secondo il regio editto 18 agosto 1831, risulta che, nei pochi casi in cui il re Carlo Alberto intervenne di persona, non esprimeva voto, ma si riservava la decisione. È impossibile attrihuire credito a quanto, del funsìonamento del Consiglio di Stato al tempo di Ferdinando Il, si dice dal SuTEMBRINI,

b), p. 40.

28

Il potere supremo di Governo

163 raro,

ti i consiglieri

(art. 5 cit.). È questo un caso, abbastanza

in cui il regolamento

d'un organo collegiale consultivo pre-

scrive come obbligatoria la documentazione del parere, o dei pareri, di minoranza, che di solito è meramente facoltativa (186). Il motivo ne va ricercato nel rapporto tra i voti del Consiglio e la volontà sovrana, nonchè nel contenuto politico dei voti e delle sovrane risoluzioni. Quando il Consiglio non era stato presieduto personalmente dal re, questi doveva essere subito informato di quanto si era discusso e concluso, ed il· consigliere di Stato incaricato della direzione del protocollo dei ministri: collo dell'adunanza. immediatamente (cioè il presidente del Consiglio art. 7 reg. cit.) sottoponeva al sovrano il protoIl re comunicava al Consiglio le proprie che doveva farle fossero esenel protocollo perchè

risoluzioni per mezzo del detto presidente, registrare guite (art. 8 reg. cit.).

Gli affari, che il re disponeva fossero discussi nel Consiglio di Stato, vi pervenivano dei ministri, competente. oppure L'art. o previo esame del Consiglio del ministro alcune direttamente col parere.

9 reg. lO maggio 1826 stabiliva

categorie d'affari, che dovevano in tutti i casi essere preventivamente esaminati nel Consiglio dei ministri; no proporsi nel Consiglio ordinario altri risultavasolo voto no dalle tabelle che elencavano anche «gli affari che dovrandi Stato col

(186)
minoranza

Nell'attuale

ordinamento

italiano,

la

manifestazione

del parere

di

è prescritta per il Consiglio superiore delle Forze armate (art. 15, comma 6, I. 9 gennaio 1951, n. 167) e per il comitato dei capi di Stato mago giore (art. 5 d.P.R. 13 ottobre 1972, n. 781\. Nel regolamento del Consiglio di Stato (art. 43 r.d. 21 aprile 1942, n. 444, derivante dall'art. 19 r.d. 26 giugno 1924, n. 1(}55, e da testi ancor più antichi). è stabilito che quando la sezione consultiva si sia divisa «si esprime a parità di voti, e quindi della debba prevalere. il anche l'opinione minoranza»
(LANDI, g),

voto del presidente, p. 208).

164

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

28

del ministro rispettivo ... non potendosi pei medesimi stabilire regola generale» (art. l O reg. cit.). Era poi nella discrezionale facoltà del re disporre che qualsiasi affare, proposto dal ministro competente «in conferenza », fosse deferito al Consiglio di Stato (art. 9, n. 12, reg. cit.). Erano affari che secondo l'art. 9 cito dovevano sempre proporsi nel Consiglio di Stato, previo esame nel Consiglio dei ministri: l) le nuove leggi, e le modificazioni di quelle esistenti; 2) le abrogazioni di antiche leggi; 3) i nuovi regolamenti generali, o le modificazioni di quelli esistenti, quando contenessero nuove disposizioni legislative, e non già mera esecuzione delle leggi esistenti; 4) i nuovi sistemi, o la riforma di quelli in vigore; 5) gli avvisi della Gran Corte de' conti, quando vi fosse ricorso delle parti, ed il ministro (del ramo cui l'affare apparteneva: art. l reg. 13 marzo 1820) credesse potesse accordarsi il gravame straordinario, ne' termini del r.d. 13 marzo 1820 (in/ra, § 175); 6) l'aumento e la comulazione de' crediti oltre il dodicesimo mensuale; . 7) l'inversione de' fondi da un capitolo all'altro della stessa classe; 8) il ravvivamento dei fondi ammortizzati per non essere stati pagati gli ordinativi nel corso de' due esercizi; 9) le transazioni in generale riguardanti l'erario dello Stato, allorchè oltrepassassero i ducati tremila; lO) le gratificazioni straordinarie per una sola volta, allorchè oltrepassassero i ducati cinquecento; 11) la nomina degli ufficiali di ripartimento de' ministeri, la destituzione de' medesimi, e la loro reintegrazione nell'impiego.

28

Il potere supremo di Governo

165

Gli affari di cui ai numeri 6, 7 ed 8, concernenti la gestione del bilancio, erano sottoposti al Consigliodi Stato solo quando in Consiglio dei ministri fossero stati difformi i pareri del ministro delle finanze, e del ministro competente per materia; altrimenti, venivano da quest'ultimo sottoposti direttamente al re in conferenza (art. 9, comma 3, reg. cit.). Tra gli affari dei diversi ministeri (esistenti all'epoca: infra, § 39) che, secondo le tab. alI. al reg. lO maggio 1826, dovevano essere discussi in Consiglio di Stato previo esame in Consiglio de' ministri, si possono a mo' d'esempio ricordare: a) Presidenza del Consiglio dei ministri: la nomina dei VIce presidenti, dei consultori, del segretario generale e dei segretari delle Consulte; b) Ministero degli affari esteri: la negoziazione, la stipulazione e l'osservanza de' trattati di commercio e di navigazione (187); c) Ministero di grazia e giustizia: le nomine, de stituzrom e reintegre dei magistrati delle supreme Corti di giusti-

zia (compresi i cancellieri) e delle Grandi Corti civili; le concessioni d'amnistie e di indulti generali; d) Ministero degli affari ecclesiastici: la nomma agli arcivescovati, vescovati ed abhadie vacanti; le controversie giurisdizionali dietro ricorso per abuso; i permessi di vestizione ne' monasteri mendicanti (188);
(187) Erano oggetto di «conferenza particolare ~ del ministro col sovrano le nomine del personale diplomatico, dagli ambasciatori agli aggiunti di legazione, e quelle dei consoli. Era inoltre materia di conferenza la negoziazione dei trattati di pace e d'alleanza, nonchè «la corrispondenza cogli anzidetti nostri rappresentanti ed impiegati nell'estero, e con quelli de' governi esteri, che riseggono presso di noi, quando si tratterà di affari di alta politica ~: il che significa che il Consiglio di Stato non aveva voce in materia di politica estera, se non nei limiti in cui piacesse al sovrano di consultarlo. (188) Il« voto di povertà s , professato dai religiosi degli ordini mendi-

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

28

e) Ministero na, destituzione

delle finanze:

i contratti per regìe in ge-

nerale o per affitti in massa de' dazi di conto regio; la nomie reintegra dei componenti delle Gran Corti de' conti; nonchè dei direttori generali, amministratori generali, ispettori generali delle diverse amministrazioni finanziarie; del reggente del Banco delle Due Sicilie; dei capi d'uffizio, ispettori generali e segretari generali delle tesorerie generali di qua e di là del Faro; l'approvazione
SCUSSI

degli stati di-

(stati di previsione

dell' entrata e della spesa) dei mininomine, destituzioni, segretari gene-

steri;

f) Ministero
reintegrazioni rali e sottintendenti; tore di Palermo,

degli affari interni:

e traslocazioni

degli intendenti,

nomine del sindaco di Napoli, del predel magistrato di salute pe' della di là del faro, del presidente del presidente

del presidente

domini tanto di qua che tendente dell'archivio

pubblica istruzione parimenti per gli uni e gli altri; del sopringenerale, della Giunta l'affitto o la dei teatri, dei presidenti dei Consigli provinciali; regìa del teatro di S. Carlo;

g) Ministero della guerra e marina: le piante organiche dei corpi militari e civili, le proposte d'impieghi al di là delle la determipiante organiche per misure straordinarie, le destinazioni degli ufficiali superiori e generali e de' civili equiparati, nazione del contingente la costruzione di nuove fortezze e reintegrazioni del prefetto di leva, i progetti di strade militari,

o l'abolizione delle esistenti; h) Ministero della polizia generale: nomine, destituzioni di polizia, del direttore di polizia

canti, aveva effetti civili, determinando (secondo la giurisprudenza citata da COMERe!, 665) l'incapacità di succedere, in conformità del diritto canonico p. (efr. ora il can. 582 c.i.c.), considerato obbligatorio nel regno quando concernesse ~ il temporale delle Chiese e de' chierici» (DIAs, a), II, pp. 486487),

28

Il potere supremo di Governo

167

in Sicilia, del suo segretario generale, de' commissari di polizia di qua e di là del faro; misure economiche (cioè amministrative) per vedute d'alta polizia, per esiliati dal regno, o per rilegazioni o carcerazioni nelle isole. Ancor più numerosi erano gli affari da proporsi in Consiglio di Stato col solo parere del ministro: ne dei «direttori» ricordiamo le nomi(art. 6 1 . lO gennaio 1817) e le spiega-

zioni dei dubbi di legge la cui soluzione richiedesse un atto legislativo, che il reg. lO maggio 1826 prescriveva per tutti i ministeri; le traslocazioni dei giudici delle Grandi corti civili, e le nomine, destituzioni e reintegre degli altri magistrati; le concessioni di grazie; i piani e progetti di opere pubbliche e di bonifica; le nomine dei presidenti dei Consigli distrettuali e dei consiglieri provinciali e distrettuali mo; le nomine dei professori universitari di Napoli e Palerper effetto di con-

corso; le nomine degli ufficiali dell'esercito e della marina (ed impiegati civili del ministero di guerra e marina equiparati), dal grado di maggiore inclusivamente in su; le nomine di funzionari di polizia; l'adozione di nuove ordinanze o l'abrogazione di quelle esistenti, le risoluzioni nione, «il risultamento d'istruzioni concernenti gli esiliati e relegati per misure g&~-ernative o espatriati per causa d'opiin materia d'alta polizia, per le quali occorresse di prendere gli oracoli sovrani ». . ovvio che, nel valutare queste elencazioni, non si può È procedere con la mentalità odierna, e si deve tenere presente il grado d'importanza che singole categorie d'affari avevano in relazione al tempo, ed alle condizioni politiche, amministrative ed economiche del tempo, e per di più in uno Stato le cui dimensioni erano ben minori di quello in cui oggi viviamo. Bisogna pure riconoscere che in certi casi la prescrizione 'che certi affari fossero deliberati in Consiglio di Stato costi-

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tuiva, in linea di principio, una garanzia, poichè il re in Consiglio si concepiva come suprema autorità imparziale: ciò si dica, per esempio, per i - provvedimenti concernenti la nomina e lo stato giuridico del personale dell'Ordine giudiziario, delle Consulte e delle Gran Corti de' conti. Tuttavia, le enumerazioni di cui si è voluto dar saggio danno innegabilmente l'impressione che un consesso altissimo, dove avrebbe dovuto istituzionalmente concretarsi l'indirizzo politico del regno, si sprecasse in affari d'interesse modesto, mentre altri di gran momento, come quelli attinenti alla politica internazionale, potevano completamente sfuggirgli. Se poi si esaminano,nelle tab. alI. al reg. lO maggio 1826, gli affari che i ministri dovean sottoporre al re in conferenza, si scende a livelli che anche in quel tempo parrebbero minimi, quali, ad esempio, i congedi degli impiegati (r.d. 22 gennaio 1832). Talchè ben si può ritenere che quando pure fosse il re animato da incessante volontà di lavoro, scrupolosità e diligenza estreme, rigida giustizia, il suo compito, qualora avesse voluto davvero risolvere tutto personalmente ex informata conscientia, come la legge supponeva, sarebbe stato superiore -alle umane forze. Dovea dunque il re assumere una responsabilità personale teorica, ben più vasta e profonda della sua effettiva azione, anche rispetto ad affari che per la loro qualità non avrebbero dovuto esigere un eccelso intervento; caricarsi spesso d'errori ed ingiustizie altrui, ed incorrere sovente in errori ed ingiustizie da lui non avvertiti e non voluti. Il procedimento per la trattazione degli affari nel Consiglio di Stato era stabilito dai citati reg. 4 giugno 1822 e lO maggio 1826. Gli affari che erano preceduti da discussione nel Consiglio dei ministri, venivano proposti in Consiglio di Stato con l'avviso del Consiglio dei ministri. Per gli affari di maggiore

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Il potere supremo di Governo

169

complessità, si distribuivano preventivamente ai consiglieri ministri di Stato senza portafoglio (che non partecipavano al Consiglio de' ministri) memorie segrete (art. 2 reg. 10maggio 1826). Le discussioni, i pareri manifestati, e le sovrane risolusiom adottate nelle adunanze del Consiglio di Stato, vemvano annotati nel «protocollo », ossia verbale, compilato dal segretario, o «protocollista », sotto la direzione del presidente del Consiglio dei ministri (artt. 6 e 7 reg. 4 giugno 1822), nella forma stabilita dall'art. 3 reg. lO maggio 1826. Il protocollo veniva letto e firmato, nell'adunanza successiva, da tutti ì componenti del Consiglio (art. 6 cit.). Nella stessa adunanza, veniva presentato il «notamento» dei provvedimenti con cui i ministri avevano dato esecuzione alle risoluzioni adottate dal re nell'adunanza precedente (art. 4 reg. lO maggio 1826) (189).

(189) NISCO, p. 29, riferisce che, in data 15 luglio 1833, Ferdinando Il «emanava il regolamento organico del Consiglio di Stato, che il duca di Gualtieri comunicava, per l'esatta esecuzione, a tutti i ministr i s , Tale regola. mento vietava di proporre affari c fuori Consiglio e fuori di protocollo ~ se il ministro non avesse prima ottenuto, esponendo i motivi della richiesta, la reale autorizzazione; disponeva il modo di proporre in Consiglio i provvedimenti concernenti persone; prescriveva che le suppliche pervenute ai ministri <: dalle sacre mani ~ (cioè trasmesse dal re al ministro competente per l'istruttoria e le conseguenti proposte) dovessero essere esaminate in Consiglio entro quindici giorni dalla rimessione, restando vietato ai ministri di proporne altre «salvo che il contenuto non meritasse qualche sovrano provvedimento ~; vietava l'intervento di consiglieri e ministri di Stato senza portafogli nel Consiglio de' ministri; stabiliva la responsabilità del segretario per la collazione dei documenti da sottoporre alla firma sovrana. Un'altra ordinanza del re, in data 18 luglio 1833, sempre secondo il citato autore, c disponeva che il bilancio annuale fosse formato da una Commissione de' ministri da lui nominata, alla quale ciascun ministro isolatamente uno per volta doveva riferire lo stato discusso del proprio dicastero, e doveano essere comunicati a lei gli avvisi della Consulta e dei ministri di Stato senza portafogli~. I qui riferiti provvedimenti, peraltro, non sono inseriti, come decreti

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

29

29.

Ordinamento è funzioni del Consiglio de' ministri.
tutti gli affa(art. 9 reg.

Il Consiglio de' ministri segretari di Stato era costituito aflinchè in esso si « conferissero e preparassero» ri che avevano bisogno della sovrana risoluzione 4 giugno 1822). In realtà, passavano nistri, obbligatoriamente,

dal Consiglio de' miquegli altri,

solo gli affari che dovevano presen-

tarsi in Consiglio di Stato, e, facoltativamente, o direttamente

da riferire in Consiglio di Stato col solo parere del ministro, al re in conferenza, che il ministro competente riteneva opportuno discutere preventivamente con i colleghi. Malgrado la natura meramente preparatoria delle attribuzioni del detto consesso, era si configurato in tal modo un abbozzo, per dir così, di respon sabilità mente limitata dall'art. sponeva: « Esentiamo dal dovere di conferire nel mentovato Consiglio de' ministri segretari di Stato il ministro segretario di Stato degli affari esteri per quanto riguarda la politica e la corrispondenza diplomatica, ed il ministro segretario di Stato della polizia per que' soli casi ne' quali è necessario conservarsi il segreto cogli stessi ministri segretari di Stato; ma ordiniamo, che questo ministro debba avere dirette relazioni col presidente del Consiglio de' ministri segretari di Stato per tutto ciò che riguarda il ramo dell'alta polizia ». La conseguenza era che venivano trattate za particolare del ministro» «in conferencollegiale. Essa però era gravedi-

lO reg. cit., il quale letteralmente

col re, «tutte le materie riguar-

reali, nella Collezione, e non se ne dà notrzra in alcuno dei testi di diritto puhhlico del regno, puhhlicati dopo il 1833, fino al 1860. Non v'è, comunque, motivo alcuno di duhitare dell'esattezza dell'informazione che, probabilmente, l'autore desumeva dai «protocolli dei diversi -ministert che si conservano nel grande archivio di Napoli », citati a p. 30. In sostanza, i detti provvedimenti dovevano essere, come noi diremmo, regolamenti interni o istruzioni, emanati dal re piuttosto nella sua qualità di presidente cJd Coneiglio dt ~~,to~ che come sovrano legislatore, e perciò di carattere {\~e.t;V~~,O., .

29

Il potere supremo di Governo

171

danti la negoziazione, stipulazione ed osservanza dei trattati di pace e di alleanza colle potenze estere; la nomina degli ambasciatori, degli inviati straordinari e ministri plenipotenziari, de' residenti, degli incaricati di affari, de' segretari di ambasciata e di legazione, e de' consoli all'estero; la corrispondenza cogli anzidetti ... rappresentanti (del re) quando si tratterà Parimenti, ed impiegati nell'estero, e con quelli de' governi esteri, che risieggono presso di noi di affari di alta politica » ... etc. venivano trattati in conferenza dal ministro di po-

lizia «tutti quegli affari... che. per la loro qualità riservata e meritevole di alto segreto, debbono essere riferiti a noi (al re) particolarmente» (reg. lO maggio 1826, tab. «Ministero esteri e real segreteria di Stato degli affari

», e «Ministero

e real segreteria di Stato della polizia generale »). Questi affari, cioè tutto ciò che concerneva la politica estera, e le più importanti materie di politica interna, erano to al Consiglio de' ministri; i primi, erano, esposti a sfugper dir così, oggire, come già si è avvertito, tanto al Consiglio di Stato, quangetto d'un segreto a due tra il re ed il ministro degli affari esteri (190); gli altri d'un segreto a tre, tra il re, il ministro della polizia generale, nistri. ed il presidente del Consiglio de' miera presieduto dal Consigliere

Il Consiglio dei ministri

di Stato, ministro di Stato, presidente del Consiglio dei ministri, la cui carica era stata istituita col reg. 4 giugno 1822 (art. 9). Il detto presidente, inoltre, aveva assunto le attri-

(190) li Ministero degli affari esteri fu affidato, con r.d, 15 febbraio 1852, al direttore Luigi Carafa di Traetto, «uomo retto, non privo di tatto, senza l'ombra d'iniziativa: esecutore puro e semplice della volontà sovrana» (DE CESARE, I, p. 79), il quale vi rimase durante tutto il regno di Ferdinando II, a), ed anche oltre; dimodocchè l'intera responsabilità della politica estera d'isolamento, tanto nefasta per le sorti del regno, deve essere attribuita a Ferdinando II.

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Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

29

huzioni del ministro cancelliere (art. 14 reg. cit.), previste dalla l. 8 dicembre 1816, dopo la soppressione di tale ufficio (r.d. 22 luglio 1820 e 29 marzo 1821), ed era preposto al «ministero e real segreteria di Stato della Presidenza del Consiglio de' ministri» (r.d. 15 ottobre 1822). Il presidente regolava' le discussioni del Consiglio dei ministri, determinava se gli affari discussi avessero bisogno di maggiori schiarimenti prima di riferirsi nel Consiglio di Stato, e domandava le sovrane risoluzioni su qualsivoglia dubbio che potesse impedire la discussione degli affari nel Consiglio dei ministri (art. 13 reg. cit.). Egli era «l'organo », cioè il canale di trasmissione, di tutti gli ordini che il re giudicasse di dare così al Consiglio, come a' ministri componenti (art. 14 reg. cit.). Componenti del Consiglio dei ministri erano i ministri segretari di Stato, fossero o non consiglieri di Stato, nonchè i direttori «con referenda e firma », cioè reggenti di ministeri (191). Il Consiglio dei ministri esprimeva, sugli affari che dovevano essere trasmessi al Consiglio di Stato, pareri motivati. Stabiliva appunto l'art. 3 reg. lO maggio 1826 che «il parere del Consiglio de' ministri, o del ministro, dovrà essere chiaro ed esplicitamente diretto alla stretta esecuzione delle vigenti leggi e regolamenti, colle ragioni che forse vi potrebbero essere per dispensarvi, o per doversi altrimenti determinar l'affare che si propone; restando al nostro ( del re) arbitrio di uniformarci a tal parere, di accordare quelle grazie che crederemo, o risolvere diversamente, quando sarà necessario », Il parere doveva dunque contenere un avviso, sia di legittimità (stretta esecuzione delle vigenti leggi e regolamenti), sia di merito. Che poi si dica che il Consiglio può segnalare le ra(191) Il numero e la competenza cati: inira, §§ 38-39 e 43-65. dei ministerì

pi~

volte ~urono I.!l.od.iq.

30 gioni «per

Il potere supremo di Governo

173

dispensarvi. .. », etc., non deve essere inteso nel al sovrano la violastesso in cui ne concreta, i mininell'atto

senso che il Consiglio potesse suggerire zione delle leggi e dei regolamenti, faceva richiamo. In rapporto stri potevano provocare ed unico titolare

alla fattispecie

dal sovrano, fonte di tutti i poteri,

del potere legislativo, l'esercizio della potestas dispensandi, cioè del potere di derogare alla legge, con un atto che nel diritto osservanza della monarchia assoluta, come nel 1816, diritto canonico, si classifica di legislazione, delle forme stabilite (192). e quindi con la

dalle Il. 20 dicembre

e 24 marzo 1817. Ma non sembra che casi del genere siansi verificati con frequenza

v.

LA CITTADINANZA E I DIRITTI FONDAMENTALI

30. La cittadinanza. -

La persona

fisica, appartenen-

te. secondo legge, al popolo del regno delle Due Sicilie, e perciò titolare di capacità di diritto secondo l'ordinamento giuridico del regno, è detta (artt. 9 ss. Il.cc.) nazionale, e ad essa compete il godimento dei diritti civili e politici. Il termine cittadino si trova usato in dottrina con un significato più ristretto, cioè per indicare i soggetti che godevano i diritti

(92) COMERCI, 479, definisce la dispensa come una concessione con la p. quale si deroga alla legge, fatta da colui che ne ha il potere legittimo, e non cita altri esempi, fuor di quelli, ben noti, in materia di matrimonio (artt. 160 ss, Il.cc.), Per ius singulare fu, con r.d. 24 ottobre 1815 e r.d. 14 febbraio 1816, accordata la legittimazione di figli adulterini di personalità benemerite della dinastia (COLLETTA, 111, p. 32, e nota di CORTESE), a), del che non si ricordano altri esempi. Altri casi che il COLLETTA, 111, pp. 33 ss., cita come a), esempi di deroga alla legge, sono rettificati nelle note del CORTESE Circa la N. natura giuridica dell'atto, esso è tuttora considerato legislativo nel diritto canonico, che costituisce l'unico superstite ordinamento di monarchia assoluta (FEDELE), mentre per il diritto vigente in Italia è atto amministrativo, che può essere emanato sol quando la legge lo consente (LANDIe POTENZA, 223). p.

174

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

30

politici in un determinato

comune, e perciò potevano essere (193).

iscritti nella lista comunale degli eleggibili

Erano nazionali del regno i figli di padre nazionale, anche se nati all'estero (art. 12 Il.cc.) (194), e le donne straniere maritate con un nazionale (art. 14 ll.cc.). Avevano diritto ad acquistare la nazionalità gli individui nati nel regno da uno straniero, purchè la reclamassero entro della maggiore età (arti-

l'anno susseguente al compimento

colo Il, n.cc.), nonchè, sempre, i figli nati in paese straniero da un nazionale, che l'avessero perduta (art. 13 ll.cc.). Gli uni e gli altri, se residenti nel regno dovevano dichiarare la intenzione di fissarvi il loro domicilio, e, se abitanti all'estero, dovevano promettere formalmente di stabilire il domicilio nel regno, e stabilirvelo dentro un anno dalla promessa. Potevano acquistare la nazionalità per naturalizzazione (L 17 dicembre 1817 e r.d. 18 maggio 1818), purchè fossero domiciliati nel regno importanti da un anno almeno, ininterrotto:

a) gli stranieri che avessero reso o potessero rendere
servigi allo Stato; o che avessero por-

b) quelli dotati di talenti distinti, tato invenzioni o industrie utili;
gravati da un'imposta fondiaria

c) quelli che avessero acquistato nel regno beni stabili, non minore di ducati 100 per anno. Potevano inoltre ottenerla gli stranieri che avessero avuto la residenza nel regno per dieci anni consecutivi, e provassero d'avere onesti mezzi di sussistenza, o che, avendovi avuta residenza per cinque anni consecutivi, avessero sposato una nazionale, semprecchè avessero raggiunto la maggiore età, e dichiarato di volere fissare il domicilio nel regno.
(193) Dus, a), I, p. 18; ed in/ra, § 111. (194) Min. Affari interni, 25 settembre 1846, in

PETIITI,

111, p. 145.

30

Il potere supremo di Governo

175
con

Le domande di naturalizzazione all'intendente, e questi, col proprio

dovean presentarsi,

i documenti, al sindaco del comune di residenza, che le inviava parere, le trasmetteva al ministro di grazia e giustizia. La legge non faceva cenno della religione dell'istante; ma con r. 11 setto 1824 (195) fu stabilito che, essendo la religione cattolica la sola professata nel regno, gli stranieri, che dimandavano essere naturalizzati, dovessero essere cattolici. Veniva inteso il parere del Supremo Consiglio di cancelleria (art. 13

1. 22 dicembre

1816), sostituito poi da quello della Consulta (art. 15, n. 6, 1. 14 giugno 1824). La naturalizzazione era accordata con real decreto, su proposta del ministro di grazia e giustizia (196), ed il naturalizzato nanzi all'intendente doveva prestare giuramento di fedeltà didella provincia o valle di residenza. La

concessione era strettamente personale, e non si estendeva ai figli, qualunque fosse il loro stato civile, cioè d'età minore, d'emancipati, o d'età maggiore (197). acquistata m paese straniero La nazionalità si perdeva:

a) per naturalizzazione (art. 20, n. l, ll.cc.};

b) per l'accettazione, non autorizzata dal Governo, di pubblici impieghi conferiti da un Governo straniero (art. 20 cit., n. 2); c) per qualunque stabilimento eretto in paese straniero gli stabilimenti di commercio, con animo di non più ritornare:

però, non potevano giammai considerarsi come formati senza animo di ritornare (art. 20, cit., n. 3 ed ultimo comma);
(195) PETITII, IV, p. 116. (196) La spedizione del decreto di naturalizzazione nel regno era su.' bordi nata ad un «diritto s, cioè tassa, di d. 50 (Tariffa de' diritti sulle spedizioni del Supremo Consiglio di cancelleria, l° aprile 1820, e r. 15 febbraio 1845, in PETITII, IV, pp. 118 e 486). (197) R. 3 settembre 1842, in PETITII, III, p. 128.

176

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

31

cl) per matrimonio Lontratto dalla donna nazionale con uno straniero (art. 22, ll.cc.); e) per l'assunzione, non autorizzata dal Governo, di servizio militare presso una potenza straniera, o per aggregazione ad una corporazione militare straniera (art.

25, comma

l, Il.cc.) (198).
La nazionalità poteva essere riacquistata: a) nei casi previsti dall'art.

20 cit., quando il nazionale,

che l'avesse perduta, rientrasse nel regno con l'approvazione del Governo, e dichiarasse di volervisi rrstahilire, e di rinunziare a qualsiasi distinzione contraria alla legge del regno (art. 21 ll.cc.);

b) nel caso previsto dall'art.

22 cit., quando la donna,
con la

rimasta vedova, abitasse nel regno, o vi rientrasse domicilio (art. 23 Il.cc.);

approvazione del Governo, e dichiarasse di volervi fissare il

c) nei casi previsti dall'art.

25, comma l, cit.: l'ex-

nazionale non poteva rientrare nel regno senza la permissione del Governo, e non poteva riacquistare la qualità di nazionale se non dopo avere adempiuto le condizioni prescritte allo straniero, restando però in vigore le pene stabilite dalle leggi criminali contro i nazionali i quali avessero portato le armi contro la patria (art.

25, comma 2, Il.cc.).
Erano sog-

31.

Persone fisiche e persone giuridiche. -

getti di diritto, secondo l'ordinamento

del regno, le

persone

fisiche, e le persone giuridiche, o morali.
Alle persone fisiche, quando fossero nazionali del regno, era attribuita, in via generale, la capacità di diritto civile e

{l98} L'aggregazione ad una corporazione militare straniera si verificava nell'ipotesi di servizio in forze insurrezionali, o in forze armate di Stati. non riconosciuti dal Regno delle Due Sicilie.

31

· Il potere supremo di Governo

177

politico (art. 911.cc.). Il principio d'uguaglianza era acquisito, sia nella legislazione napoletana del decennio, sia in quella siciliana con la costituzione del 1812, ma comunque trovava sostanziale conferma nell'atto sovrano 20 maggio 1815, dove il re assicurava la libertà individuale e civile, e dichiarava che « ogni napoletano sarà ammessibile agli impieghi civili e militari ». Spariti i privilegi di nascita, la nobiltà permaneva soltanto come condizione onorifica, e come requisito per la nomina a taluni uffici più vicini alla persona . del sovrano

(supra, § 26).
In dottrina, si intendevano rapporti degli individui per

diritti civili i «diritti
come persone

e

tra loro considerati

private, ed astrazion fatta dalla relazione tra i governanti ed i governati ». Si dicevano diritti politici, ed anche diritti ci-

vici, «quelli che nascono dalle leggi fondamentali dello Stato », e nell'ordinamento del regno «quelli che il re ha concesso ai sudditi nella politica associazione della quale egli è il solo capo e moderatore. Tali sono quelli di votare, eleggere ed essere eletto, concorrere alle distinzioni, ed agli onori che da tale politica associazione derivano» (199). È bene ricordare, però, che il diritto elettorale, così affermato, aveva modestissimo sviluppo per la pratica assenza di cariche elettive, salvo nelle parentesi costituzionali, e che le «liste di elegibili alle cariche civiche, ed a' consigli comunali, distrettuali e provinciali », erano elenchi di persone in possesso dei

(199) Drxs, a), I, p. 18. La bipartizione dei diritti in c: civili '1> e c:politici '1> si trova ancora nell'art. 2 della vigente l. 20 marzo 1865, n. 2248, alI. E. Si sa quanto faticosamente la giurisprudenza giudiziaria del regno d'Italia sia giunta ad ammettere nella categoria dei diritti politici rapporti di diritto pubblico diversi da quelli regolati dalle leggi elettorali. Ancora RANELLETTI, p. 181, dice che è diritto politico c:propriamente, il diritto del cittadino di partecipare al governo dello Stato mediante l'elettorato o, sul fondamento di una elezione, in uffici pubblici elettìvì »,
12. LANDI - I.

178

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

31

requism di legge, tra le quali le nomine avvenivano per decreti delle competenti autorità dello Stato, preceduti al massimo da proposte per terna dei decurionati dizione di reciprocità, plomatiche e in conformità

(in/ra, § 111).
di «transazioni di-

Agli stranieri competeva l'esercizio dei diritti civili a con-

», cioè accordi internazionali,

ed inoltre per tut-

ta la durata della loro residenza nel regno, quando fossero dal Governo autorizzati a stabilirvi il domicilio (art. 9 ll.cc.). Essi erano incapaci del godimento di benefizi ecclesiastici e d'impieghi civili nel regno (art. 19 Il.cc.). Non vigeva ugual divieto per gli impieghi militari, e vi furono infatti reparti esteri nell'esercito pitolo 111). La maggiore età si raggiungeva al compimento degli anni ventuno (art. 311 Il.cc.); tuttavia, il figlio restava soggetto alla patria potestà fino al compimento degli anni venticinque (salvo non fosse emancipato, o avesse contratto matrimonio, e vivesse «con casa ed economia separata determinati dalla legge (art. »), per gli effetti non 288 Il.cc.). In particolare, regio, fino alla sua estinzione

(in/ra, ca-

poteva abbandonare senza consenso paterno, o senza sentenza del giudice di circondario, la casa paterna (art. 290 Il.cc.); e doveva essere autorizzato dal genitore per la conclusione dei diritti civili, si e ss.) di certi negozi (art. 295 Il.cc.). La capacità d'agire, cioè l'esercizio perdeva, o veniva limitata, e dalle leggi commerciali

oltre che nei casi d'interdizione (art. 434), per effetto di condanne

d'in abilitazione (200) previsti dalle leggi civili (artt. 412

penali (art. 26 ss. 1I.cc.). Il caso più grave, era quello conseguente ipso iure alla condanna all'ergastolo (art. 1611.pp.), che
(200) l'assistenza quando confronti La inabilitazione, d'un consulente gli (artt, cioè il divieto nominato estremi 436 dal Il.cc.), di compiere tribunale, determinati poteva atti senza disposta ne' essere

non vi fossero del prodigo

per l'interdizione
88.

(art. 422 Il.cc.), nonchè

31

Il potere supremo di Governo

179

viene detto tradizionalmente <. morte civile ». Il condannato perdeva la proprietà di tutti i suoi beni, che si trasmetteva agli eredi, come per successione ab intestato; nè poteva disporne per atto tra vivi o per testamento; non poteva acquistare per atti tra vivi, o mortis causa; non poteva essere attore o convenuto in giudizio civile, se non a mezzo di curatore nominato dal tribunale. L'incapacità da cui il condannato era colpito non vietava, tuttavia, bentrare nei suoi diritti ai discendenti civile di sudi conpoteva successori, e di beneficiare «qualche

dizioni verificatesi a suo favore. Il tribunale obbligare gli eredi a somministrargli

sovvenzione a

titolo di alimenti, i quali debbono limitarsi ad un picciolo sollievo », Beninteso, la morte civile non era causa di scioglimento del matrimonio. patrimonio, Effetti minori aveva l'interdizione il proprio interdette

patrimoniale, che portava il divieto d'amministrare
nel qual caso l'amministrazione secondo le norme delle leggi civili per le persone (art. 15 Il.pp.): essa colpiva i condannati

veniva regolata ai ferri ed alla

reclusione, durante la pena (art. 17 Il.pp.) (201). L'art. lO ll.cc. disponeva: «La Chiesa, i comuni, le corporazioni e tutte le società autorizzate dal Governo, si considerano moralmente come altrettante persone. Godono dell'esercizio de' diritti civili, secondo le leggi veglianti ». Da ciò divenire persona, desumevasi che per potere un corpo morale

cioè soggetto di diritto, era necessaria l'autorizzazione ed approvazione regia (202). Le leggi commerciali (art. 52) prevede(201) IJ sequestro dei beni degli esuli politici, considerati individui c:pericolosi per la società s , fu praticato come misura cautelare. L'amministrazione era affidata alle autorità di polizia, che l'esercitavano con criteri alquanto vessatori verso le famiglie rimaste nel regno, e non sfuggivano a sospetti di malversazione (DE CESARE, I, p. 37; TRIPODI, p. 86 ss.). A detti individui a), p furono poi concessi gli indennizzi di cui supra, nota (106). (202) Così testualmente COMERCI, . 426; il quale precisa, inoltre, che p

180

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie (art.

31: del cioè

vano per le società anonime Governo, e l'approvazione

48) l'autorizzazione

dell'atto

costitutivo, nella forma

stabilita per i regolamenti di pubblica amministrazione,

con decreto reale, udito il Consiglio di Stato, previo esame m Consiglio dei ministri (art. 3 reg. 4 giugno 1822; art. 9, n. 3, reg. lO maggio 1826). Il r. d. 26 ottobre 1827 prescrisse temporaneamente la stessa procedura per le società in nome collettivo (art. 29 Il. comm.) e per le società «in commandita », cioè in accomandita (art. 38 Il.comm.) quando avessero più di cinque soci, e la misura fu prorogata a tempo indeterminato concernenti con r. d. 12 novembre

1831. I provvedimenti
de' corpi

il regio beneplacito nello stabilimento

e società religiose e civili, qualunque fosse l'oggetto della loro istituzione, e l'approvazione nistrative degli stabilimenti delle regole costitutive ed amminovelli come di quelli legittima-

mente esistenti, erano sottoposti al parere della Consulta (art.

15, n. 15, 1. 14 giugno 1824) che aveva sostituito quello dell'abolito Supremo Consiglio di cancelleria (art. 15 1. 22 dicembre 1816). Le società anonime straniere potevano istituire
agenzie nel regno, purchè risultasse dall'art. il deposito del quarto del capitale sociale, come prescritto per le società nazionali

53, comma 2, Il.comm., producessero i loro statuti,
assicurare i propri edifici contro gli

e, quando intendessero

l'assenso a poter tempo
S8.).

regio frodare

«non

si può scorrer della

supplire di tempo,

nè presumere; giacchè non

la sua mancanza vi è prescrizione principi trovansi

non è bastante affermati dal pp. 190

sanata da qualunque

i dritti

sovranità s , Questi Domenico

di qua del Faro dagli inizi del regno di Carlo di Borbone, (1781) del vicerè chiedere marchese Caraccìolo Per le confraternite, fu stabilito, nel 1776, che dovessero, sprovviste, relative formare

ed in Sicilia entro

(SCADUTO,I, ed altrimenti soltanto

un certo erano di rìesistenza

termine, chiuse dei nota

il regio assenso se ne fossero corporazioni potevano

(ScADUTO,I, p. 196). Le contestazioni ed altre suprema del Governo

alla legittima oggetto

Comuni 20).

corso all'autorità

(Rocco,

II, p. 27, ed

inira, cap. V,

31

Il potere supremo di Governo

181

incendi, prestassero le garanzie previste dall'art. 60 r. d. 13 novembre 1833, sulla compagnia dei pompieri (203). Conseguenza della riconosciuta soggettività giuridica era la capacità delle persone morali d'essere proprietarie di beni mobili e immobili. Disponeva infatti l'art. 439 Il.cc. che «tutte le cose che possono essere l'oggetto di proprietà privata sono mobili o immobili. Stato, o alla Chiesa, o a' comuni, pubblica o o allo Esse appartengono

o agli stabilimenti pubblici,

o a' particolari ». V'erano però disposizioni che sottoponevano alla vigilanza del Governo l'accrescimento dei patrimoni delle persone morali (204). L'art. 826 ll.cc. prescriveva: «Le disposizioni tra vivi e per testamento in vantaggio degli dali, de' poveri di un comune, degli stabilimenti spedi puhhli-

(203) Per le società anonime straniere, r. 18 febbraio 1850, in PETITII, V, p. 99. Nel diritto italiano, l'autorizzazione per decreto reale della costituzione di società anonime (c per azioni ~) persistette fino all'entrata in vigore 0° gennaio 1883) del nuovo codice di commercio (r.d. 31 ottobre 1882, n. 1062), come fondamentale garanzia di c serietà dell'impresa ~ (Relazione cil Re sul codice di commercio del 1865, del guarda sigilli VACCA,n AQUARONE, 427). i p. Giuseppe Vacca (Napoli, 1808·1876) aveva iniziato la carriera, prima del 1848, nella magistratura napoletana. (204) La vigilanza si giustificava come una forma di protezione accordata dal Governo ai Comuni ed ai pubblici stabilimenti, assimiglrati a minori sottoposti a tutela perpetua (Drxs, al, I, pp. 304, e 349·350), più che con la preoccupazione dell'accrescimento della manomorta, che si riconosceva tuttavia dannosa c:ove la proprietà di siffatte corporazioni divenisse sÌ grande da nuocere alla libera circolazione ~ (BIANCHINI, p. 81). Non occorreva autortsb) zazione ai corpi morali ecclesiastici per acquistare immobili a titolo oneroso, anche concorrendo all'asta pubblica, purchè l'operazione fosse stata deliberata dal corpo capitolare dell'ente, ed assentita dal vescovo (r. 2 marzo 1849 su cfp, CStN in PETITTI, IV, p. 54ll. Gli effetti della domanda d'autorizzazione per accettare donazioni o disposizioni testamentarie retroagivano alla data della presentazione della domanda notificata ai donanti o agli eredi del te· statore, ed in pendenza del sovrano beneplacito gli amministratori potevano agire presso i giudici competenti per gli atti conservativi (r. 14 maggio 1851, su cfp. CN e CSi, in PETITII, V, p. 156). Sui doveri dei notai, d'informare le puhbliche autorità delle disposizioni, per atti tra vivi o di ultima volontà, aventi fine di pubblica beneficenza, vedi DIAs, a), I, p. 309.

182 ca utilità

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

o di altri corpi morali autorizzati

dal Governo «Le dona-

non avranno effetto se non in quanto saranno autorizzate da un decreto reale ». L'art. 861 Il.cc. aggiungeva: zioni fatte a favore degli spedali, de' poveri di un comune, o degli stabilimenti d'utilità pubblica, o di qualunque altro corpo morale, saranno accettate dagli amministratori rispettivi dopo che ne siano stati debitamente autorizzati sizioni invece riguardavano

». Altre dispocosì,

speciali categorie di enti:

l'art. 298 L 12 dicembre 1816 vietava ai Comuni l'acquisto di beni immobili senza sovrana autorizzazione, in mancanza della quale l'atto era affetto di nullità insanabile (art. 301 I.cit.); gli stabilimenti di beneficenza ed i luoghi pii laicali dovevano essere parimenti autorizzati per gli acquisti d'annue rendite, o fondi rustici, e per le iscrizioni sul Gran libro del debito pubblico (art. 62 istr, 20 maggio 1820), nonchè per l'accettazione d'eredità e legati (art. 68 istr. cit.). Sulle doper accettazioni di donazioni, eredità mande d'autorizzazione

e legati a favore dei corpi morali ecclesiastici era sentito il parere della Consulta (art. 15, n. 7, l. 14 giugno 1824; già del Supremo Consiglio di cancelleria, degli affari interni, art. 20, n. lO, l. 22 dicembre 1816). Le autorizzazioni erano accordate dal ministro per i comuni e gli stabilimenti di bene«nel real nome»; ma se la domanda al re «in e real e real ficenza, e dal ministro di grazia e giustizia per gli altri enti ecclesiastici o laicali, doveva respingersi, conferenza» (reg. il ministro doveva riferirne

lO maggio 1826, tab. «Ministero
e «Ministero

segreteria di Stato di grazia e giustizia» segreteria di Stato degli affari interni»). 32.

Le rimostranze de' corpi giudiziari ed ammuustraI rapporti giuridici tra i singoli soggetti di diritto nel modo che più

tivi.

e lo Stato erano ben lungi dall'atteggiarsi

32

Il potere supremo di Governo

183

tardi si disse tipico dello «Stato di diritto tando del contenzioso amministrativo (in/ra, la tutela giurisdizionale, innanzi all'autorità

». Vedremo, trat§§ 159 ss.), come
giudiziaria, o a

quelle del contenzioso, si svolgesse solo in rapporti disciplinati da norme del tipo che oggi parte della dottrina chiama «di relazione» (205); intese, del resto, in modo abbastanza restrittivo, talchè non v'era nemmeno un diritto soggettivo, tutelato in sede contenziosa, all'iscrizione nella «lista degli eleggibili» che costituiva tuttavia il presupposto per la partecipazione attiva alla vita pubblica, sia pure a livello locale

(in/ra,

§ Il I). Partecipava

alla vita pubblica (206).

solo chi era

chiamato dalla fiducia dell'autorità

Mancava quindi una rappresentanza attenuata della «monarchia consultiva»

nazionale, che il Gonella forma

verno borbonico fu ostile perfino ad introdurre

(in/ra,

§ 69), e la

rappresentativìtà,

mantenuta in linea di principio nelle ammiAnche i «voti» dei Consigli procentrale, era-

nistrazioni locali, era fortemente attenuata dalla discrezionalità della scelta dall'alto. vinciali, che costituivano la forma più immediata e frequente di collegamento tra la periferia e l'autorità

(205) Norme che disciplinano i rapporti tra l'amministrazione pubblica e gli altri soggetti, intese a dirimere conflitti d'interesse stabilendo i limiti delle rispettive pretese e dei rispettivi doveri (e dalle quali possono dunque derivare rapporti di diritto soggettivo); in contrapposto alle «norme d'azione s, che regolano l'attività dell'amministrazione imponendo a quest'ultima dati comportamenti per assicurare la conformità dell'azione all'interesse pubblico obiettivamente considerato (GUICCIARDI, pp. 33 ss.). (206) « ... nelle questioni di elezioni e di nomine a qualsivoglia ufficio ... siccome in ciò l'amministrazione si vale di quella cotale interpretazione larga che è piuttosto una nuova espressione di volontà; cosÌ non può essere permesso all'amministrato farne materia di giudizio, e potrà soltanto rimostrare, ossia richiedere all'amministratore medesimo, o a quello di grado superiore, che ritorni se è possibile sulla prima risoluzione per ritirarla o mutarla s (DIAs, a), I, p. 368).

184 no
VOCI

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

32 tra il

di fiduciari del Governo, che si frapponevano

sovrano e gli amministrati

(in/ra, §§ 101 e 102).

Un'altra specie di collegamento tra la fonte del potere ed i suoi destinatari si pensò di introdurre, non però costituendo appositi corpi rappresentativi, bensì concedendo 05 ad loquendum ai corpi giudiziari ed amministrativi, o altre autorità; e non nella forma positiva della deliberazione o della proposta, ma in quella, meramente critica, della «rimostranza 7 1. 24 marzo 1817 disponeva: «Niuna

». L'art.

cosa interessando

più il nostro real animo, quanto l'esatta esecuzione delle leggi, e la felicità dei nostri dilettissimi sudditi, noi permettiamo a' corpi giudisiari ed amministrativi di poter esporre, per sulle disposigenerale per mezzo di osservazioni, le di loro rimostranze simi, e sulle decisioni del nostro luogotenente e per quegli oggetti chesaran zioni

zioni contenute ne' reali rescritti, che si spediranno a' medequella parte de' nostri reali domini nella quale sarà stabilito, compresi nelle di lui attrihuin oltre a tutte

». L'art. 9 aggiungeva: «Permettiamo

le autorità di poter esporre egualmente, per mezzo di osservazioni, le di loro rimostranze, direttamente nistri ». Sulle rimostranze contro i re scritti reali riferiva in Conse accolte, si provvese respinte, la sovrana risoluzione siglio di Stato il ministro competente: deva con altro rescritto; sulle decisioni definitive delle segretari di Stato milettere di ufficio de' ministri, o di altri ordini che emaneranno dagli anzi detti nostri

contenuta nel rescritto era convertita in decreto reale; il luogotenente nelle materie di sua competenza poteva accogliere o respingere le rimostranze, ma se le respingeva doveva informarne il re (art. 8 1. cit.). I ministri potevano accogliere le rimostranze; ma, se intendevano respingerle, dovevano rife-

32

Il potere supremo di Governo

185
.

rime in Consiglio di Stato, e si provvedeva con reale re scritto (art. lO l. cit.). E'chiaro che queste rimostranze non erano .ricorsi, perchè mancava, nei corpi giudiziari ed amministrativi, e nelle altre autorità cui era consentito produrle, un interesse soggettivo, diverso da quello, obiettivo, della «esatta esecuzione delle leggi »e della «felicità dei sudditi»: in altri termini, si trattava di rimostranze «nell'interesse del servizio ». Spiega appunto uno scrittore del tempo (207): «Queste disposizionidel diritto pubblico del nostro regno eminentemente contribuiscono a regolare gli atti dell'amministrazione in modo da seguire il corso delle cose, modificandosi a seconda delle diverse esigenze pubbliche che si presentano, ed assicurano benanche la migliore e più certa discussione degli affari, senza alterare l'unità delle vedute e la necessaria gerarchia negli atti governativi », In conclusione, del potere di rimostranza dei corpi giudìziari ed amministrativi e delle autorità si è voluto qui parlare, perchè le relative norme furono inserite in una legge da considerarsi «fondamentale

», in quanto concerne la forma di

esercizio di poteri sovrani; dal che dovrebbe ulteriormente desumersi che a tale istituto intendeva si dare un particolare rilievo strutturale. In linea di fatto, esso non ebbe nessuna importanza politica, e la scarsa attenzione che gli dedica la dottrina del tempo parrebbe identificarlo con uno di quegli istituti, non rari nemmeno nell'attuale legislazione, che sopravvivono quasi ignorati, ai margini
(207)
(208) denza
D

dell'ordinamento

(208).

Ro.CCo., I, p. 58. È significativo. non che, nel minutissimo. e Florìlegìo s alfabetico. del di legislazio.ne, erimostransa GHISALBERTI, do.ttrina e giuzispru-

Co.MERCl, -pp. 413·689, che è un repertorio amministrativa, esiste la voce rilievo. re scritti (cfr. tuto non aveva forse altro. l'irrevo.cahilità dei regi

». Praticamente,
c), p.

I'isti-

giuridico,

che d'escludere

I'ìnoppugnabìlìtà 123). In Francia

186

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

33

33. La libertà personale e la circolazione delle persone. La libertà personale avrebbe dovuto trovare garanzia in alcune norme delle leggi della procedura nei giudizi penali, attraverso la supremazia attribuita alle autorità giudiziarie su quelle di polizia. L'art. 12 Il.p.p. disponeva, appunto, che «il primo agente della polizia giudiziaria nella provincia o valle è il pro· curatore generale presso la Gran Corte criminale, qualunque sia la giurisdizione sotto la quale cada il reato»; e che la sua vigilanza «su tutti gli ufìziali di polizia giudiziaria sarà sempre esercitata senza pregiudizio della subordinazione che ciascun di essi deve ai propri superiori nelle rispettive amministrazioni ». Una norma analoga (art. 155 L 29 maggio 1817; art. 165 L 7 giugno 1819) era contenuta nelle leggi dell'ordine giudiziario. Gli artt. 8 ss. Il.p.p. determinavano le categorie degli uffiziali di polizia giudiziaria, e la loro competenza. La polizia, secondo le istruzioni 22 gennaio 1817 (209) si distingueva in polizia giudiziaria (che faceva «parte della giustizia penale »); polizia ordinaria, o di vigilanza, che aveva per oggetto la prevenzione de' reati, ed era sotto questo aspetto la coadiutrice della .giustizia penale, e prendeva il nome di « alta polizia» quando si proponeva la prevenzione di reati che turbavano la sicurezza interna o esterna dello Stato; e polizia amministrativa, che aveva per oggetto la prevenzione delle calamità pubbliche, accorreva, quando fossero avvenute, per impedirne gli ulteriori progressi, e comprendeva altresÌ gli « oggetti» di polizia urbana e rurale, considerati nella legge sull'amministrazione civile, 12 dicembre 1816 (inlra § 126). La polizia ordinaria ed amministrativa non poteva procedere
sotto l'antico regime dicevansi remontrances le osservazioni che i Parlamenti potevano fare in sede di enregistrement delle regie ordinanze, senza tuttavia che il re avesse obbligo di provvedere. Un caso di rimostranza accolta è citato inlra, cap. V, nota (103). (209) PETITTI, III, p. 233.

33

Il potere supremo di Governo

187

ad arresti, salvo nel caso di flagranza o quasi flagranza di reato punibile con pena detentiva, ed in altri tassativamente elencati (art. 7 istr. cit.); e non poteva, salvo eccezioni pari. menti tassative, ritenere gli arrestati a propria disposizione per più di 24 ore, dovendo in questo termine rimetterli all'autorità giudiziaria (artt. 8 e 9 Istr. cit.), salvo non si trattasse di casi d'alta polizia (artt.

lO ss. istr. cit.).

Peraltro, in un regime nel quale la diffidenza dell'autorità verso i sudditi era andata sempre aggravandosi, la polizia di vigilanza tendeva ad ingerirsi in ogni sorta d'affari: tipico

è il reg. 9 novembre 1849, «per gli studenti che dimorano nella capitale », che affidava l'incarico di «vegliare.... alla
condotta e disciplina dei giovani studenti, sì pel lato scientifico, quanto religioso », ad una Commessione composta di quattro sacerdoti nominati dall'arcivescovo e dal presidente del Consiglio generale di pubblica istruzione, uno dei quali con funzioni di presidente, e da un commessario di polizia nominato dal direttore della polizia generale; altre Commessioni, composte di sacerdoti nominati dal vescovo, e dal commessario di polizia competente per territorio, potevano stabilirsi nelle città dove fossero studenti (210). E, d'altro lato, le
(210) Il r. 15 marzo 1822 (PETITTI, IV, p. 87) comminava la sospensione del soldo ai maestri che non vigilassero la frequenza degli allievi alle c: congregazioni di spirito », l'indegnità d'ottenere qualunque carica pubblica c: a quei trascurati genitori i quali non manderanno i propri figliuoli alle congregazioni accennate s , ed infine stabiliva «che que' fanciulli o adolescenti i quali non porteranno documenti d'avere assistito alle congregazioni suddette non potranno aspirare a veruna piazza franca, nè a carica, nè a qualunque altra grazia ». Il reg. 9 novembre 1849 obbligava ogni studente ad iscriversi ad una congregazione di spirito, che doveva inviare mensilmente alla Commessione di vigilanza il certificato di frequenza; nessuno poteva presentarsi agli esami per gradi accademici se non avesse frequentato la congregazione per almeno otto mesi. L'emanazione di consimili disposizioni per le province era prevista da circo Consiglio generale di pubblica istruzione, lO novembre 1849 (PETITTI, IV, p. 552). Tutte le dette prescrizioni furono integrate e parzialmente modificate con r. 12 marzo 1856 (PETITTI, VI, p. 585). Un tocco finale di diffidenza

188

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

33

istruzioni che venivano talvolta diramate dal Ministero della polizia generale erano tali, indubbiamente, da incoraggiare certe esorbitanze, cui , del resto, erano allora più o meno propense tutte le polizie del continente europeo (211). Dal che derivarono anche, in certi casi, attriti tra polizia e magistratura, che i rispettivi ministri dovevano intervenire a comporre, o con patetici appelli a «quell'armonia che deve regnare tra (212), o con autorità chiamate a reciprocamente coadiuvarsi»

veri e propri richiami all'osservanza della legge, come nella circo 31 luglio 1829, del Ministero della polizia generale, dove si ricorda che i funzionari di Napoli e provincia: di polizia (ad eccezione di quelli art. 14 istr. 22 gennaio 1817) non

avevano facoltà di compiere istruttorie per reati comuni (213). Non bisogna, naturalmente, prendere per buone tutte le declamazioni tragicomiche della pubblicistica liberale: certi
verso l'elemento studentesco è rappresentato dal r.d. 2 aprile 1857 (vedi anche in/ra, § 4.7),il quale consentiva solo ai naturali di Napoli e Terra di Lavoro di seguire gli studi in Napoli; gli altri dovevano conseguire la licenza nei licei delle rispettive provincie, e potevano recarsi a Napoli solo per gli esami universitari. A queste disposizioni si faceva talora eccezioni per casi particolari: così per gli studenti di belle arti (circ. Min. affari ecclesiastici e pubbl. Istr., 11 maggio 1852), ed in altri casi considerati dal r. 19 maggio 1852 (PETlITI, VI, p. 358). (211) Nelle istruzioni impartite dal Min. polizia gen. agli intendenti il 18 giugno 1823 (PETITTI,III, pp. 243.244) si dice: « ... nelle materie di alta Polizia non soltanto il reato commesso, ma il conato, la semplice esternazione, il discorso intemperante, la riunione bastantemente sospetta, la imprudenza dolosa od abituale, meritano pronte misure di refrenazione, e di esempio. La conflagrazione avvenuta una volta nei Regno, il veleno rivoluzionario rimastovi, ed il proselitismo speculativo d'avventurieri, e banditori settari, impongono abbastanza la necessità di nulla tra sandare, anzi di dare il più grande interesse a delle circostanze, che in altra epoca sarebbero state di poca attendìbìlìtà s. Senonchè, la circostanza che siffatte istruzioni siano ancora pubblicate nel 1856, dimostra che lungi dall'essere, come vorrebbero apparire, contingenti, non furono mai revocate. Circa le cosiddette «liste degli auendìbìlì s, vedi in/ra, capo IV, nota (205). (212) Min. polizia gen., circo l° maggio 1829, in PETITTI,111,p. 264. (213) PETITTI,111, p. 265.

33

Il potere supremo di Governo

189

eccessi polizieschi, nella loro rozzezza, erano ben Iungi dal raggiungere i vertici squisiti, cui sono pervenuti i servizi di sicurezza di talune moderne democrazie (214). Il carattere vessatorio di certi interventi aveva sempre radice nel sospetto politico (215), talchè le persone che non suscitavano tale diffidenza erano esenti da fastidi, e potevano anzi contare sulla protezione, tanto più efficiente quanto più si trovassero in alto nella scala sociale, delle persone e dei beni (216). Ma è certo che le garanzie erano sostanzialmente il quale della discrezionalità fu quasi della libertà personale sempre propenso a fare rimesse alla discrezione del Governo,

più largo uso quando si trattava d'imporre restrizioni, che nel caso inverso. Uno dei casi, in cui il potere del Governo si rivolse ad attenuare i vincoli, è rappresentato dal regolamento 12 febdopo che braio 1836, sulle «carte di passaggio », adottato

(214) CINGARI, 115, riferisce una lettera di Ferdinando I al duca di Cap. labria (Vienna, 29 marzo 1823) in cui il re definisce la polizia c: mal composta e mal diretta s, In verità, la polizia del regno ei dimostrò, in varie occasioni, più fastidiosa che efficiente. (215) I massacri e linciaggi d'agenti di pobzia, verificati si in Sicilia nel 1820 (COLLETTA, 111, p. 176), nel 1848 (nE SIVO, ), I, 119; e vedine la c:cea), a lebrazione poetica s in UCCEI.LO, 91 8S.), nel 1860 (DE SIVO, ), II, p. 77, e pp. a testimonianza oculare di ABBA, p. 125) furono esplosioni di criminalità, verificatesi nel vuoto dei pubblici poteri, e sempre con larga partecipazione di delinquenti comuni evasi dai luoghi di pena; anche se la pubblicistica Iiherale non ebbe abbastanza coraggio di sconfessarli, e pietosamente cercò di giustificarli come manifestazioni dello sdegno d'un popolo oppresso. Peraltro, aro bitri di polizia verso individui di bassa classe erano talora legalizzati come espedienti per conservare l'ordine pubblico: inira, cap. Il, nota (244). (216) Il risultato di tale metodo, fu che molti della classe dei cosiddetti c:galantuomini », cioè dei possidenti di provincia, si disinteressarono di poli. tica, pretendendo, come implicita contropartita, la protezione delle autorità; il che permise loro, senza eccessive crisi di coscienza, d'abbandonare il regime borbonico, quando non fu più in grado d'assicurare tale protezione, e d'accettare quello sabaudo, che l'offriva, nonchè di mutarsi in c:liberali> senza smettere d'essere profondamente c:reazionari >.

19Q «S.M.

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

33

il Re N.S. (Ferdinando

II) ne' suoi viaggi per gli

Abruzzi e Puglie, ebbe occasione di osservare che il regolamento de' 30 novembre 1821 (217) intorno alle carte di sicurezza, e passaporti ceppante comunicazioni per girare nel regno, suoi sudditi, era troppo inil traffico dei e ritardava le interne

», e perciò «nell'ascolto del suo cuore »ordinò

al Ministro della polizia generale di provvedervi. Il reg. 12 febbraio 1836 era tuttavia anch'esso non poco vessatorio (218). Gli stranieri (salvo le persone d'alto grado, note al Governo, e gli appartenenti al Corpo diplomatico, o al Corpo consolare), ed .i regnicoli (salvo i funzionari ed impiegati di

nomina regia) che giungevano in Napoli e provincia, dovevano provvedersi entro due giorni della carta di soggiorno, esibendo i primi alla prefettura di polizia l'attestato di ricognizione della sudditanza rilasciato dalla rispettiva legazione, e gli altri la carta di passaggio o il passaporto, giustificando il motivo della venuta, la durata della dimora, e dimostrando il possesso dei mezzi di sussistenza. Le carte di soggiorno venivano rilasciate in Napoli dai commessari di quartiere, col visto del prefetto di polizia, e negli altri comuni dall'autorità polizia, col visto dell'intendente, mesi (artt. 6-12 reg. cit.). La carta di passaggio era necessaria per viaggiare fuori della provincia di residenza (219). Veniva rilasciata a Napoli dal prefetto di polizia; nei capiluoghi di provincia o distretto
(217) PETIITI, I1I, p. 237. (218) PETITTI, III, p. 270. (219) Questa misura, decisamente fastidiosa, era ben poco efficace. Il TRI' PODI, pp. 5, 8, 9, parla dei frequenti viaggi compiuti dai fratelli Plutino, e da .altri liberali, con regolari autorizzazioni motivate per «affari di leva >, o per affari giudiziari, et similia, tra il 1844 ed il 1847, che servivano, viceversa, per stabilire legami di cospirazione politica.

locale di

ed avevano la durata di due

Il potere supremo di Governo

191 dai

dagli intendenti

o sottointendenti ; negli altri comuni

sindaci, col visto del regio giudice (220), al quale poi fu prescritto aggiungere quello del capo urbano del comune di residenza (~21). Il rilascio della carta era subordinato al pagamento di un diritto, che per i nobili, proprietari, negozianti e persone di civile condizione era di grana 52 in Napoli e provincia, e grana 40 (ridotto a grana 30 dal 23 aprile 1842) nelle altre provincie; per i contadini, vetturali, artigiani ed altri della bassa classe di grana 20; erano esenti i pastori, bracciali ed indigenti (222). La carta doveva farsi vistare dall'autorità di polizia nel giungere al luogo per cui era accorindicando il comune dove il latore si data; nel ripartirne,

dirigeva; e nel corso del viaggio, dimorando per più di 24: ore in un comune intermedio. La durata della carta, fissata originariamente in tre mesi ( fu prorogata a quattro, e quindi a sei mesi. Ma «l'esperienza avendo dimostrato che, valendo tali carte per un lungo periodo, possono favorire colpevoli mire, e sottrarre alla giustizia coloro che in tal frattempo incorressero nei rigori della legge », la durata ne fu ridotta infine a due mesi (artt. 13-17 reg. cit.) (223).

(220) D'intesa tra il Min. polizia gen. ed il Min. grazia e giustizia (cire. 28 settemhre 1836, in PETITII, 111, p. 274) era prescritto che i procuratori generali presso le Gran Corti criminali, qualora un individuo fosse accusato di reato commesso fuori del circondario di domicilio, ne rendessero subito consapevole il giudice del circondario stesso, e gli facessero noto essersi spedito mandato d'arresto o di deposito. (221) Circo Min. polizia gen., 22 settemhre 1838, in PETITII, 111, p. 275. n capo urhano interveniva per attestare lo stato e la professione dell'indi. viduo, essendosi riscontrati errori nelle carte concernenti individui residenti in comuni che non erano sede del giudice di circondario. (222) Art. 16 reg. 12 fehhraio 1836, e circo Min. polizia gen., 23 aprile 1842 e 23 giugno 1847, in PETITII, 111, pp. 272, 278, 280. (223) Circo Min. PoI. gen., 25 marzo 1837 e 23 aprile 1842; circo Min. Int., ramo PoI., io novembre 1849, in PETITTI,III, pp. 275, 278, 280. Altra circo Min. Int., ramo PoI., 30 marzo 1850, i11i, p. 280, precisava che anche le carte gratuite

192.

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Vi era infine l'obbligo, per chiunque desse alloggio ad un

forestiero, di farne 'denuncia entro 24 ore all'autorità lizia (art. 5 reg .. cit.). I contravventori

di po-

alle disposizioni del detto regolamento

erano puniti con la prigionia da uno a lO giorni, cui, in caso di recidiva, si aggiungeva l'ammenda da 5 a 15 carlini nelle provincie, e da lO a 30 carlini in Napoli (art. 18 reg. cit.). I passaporti per l'estero erano rilasciati dagli intendenti, previa autorizzazione del ministro della polizia generale, che poteva essere omessa, salva comunicazione successiva' al ministro, solo nei casi urgenti: il passaporto doveva indicare l'oggetto della partenza, ed il tempo dell'assenza. I bracciali ed i pastori di Terra di Lavoro e degli Abruzzi non avevano bisogno di passaporto per trasferirsi all'estero, cioè per recarsi come erano soliti per motivi di lavoro nello Stato Pontificio (artt. 9 ss, reg. 30 novembre 1821).

34.

La religione. -

Il regno delle Due Sicilie era, come

si è detto, uno Stato rigorosamente confessionale. Gli artt. l e 2 del concordato reso esecutivo con l. 21 marzo 1818 stabilivano che la religione cattolica era la sola dello Stato, e che l'insegnamento doveva essere impartito in armonia con di qualsiasi grado, dall'elementare § 47). Il Governo s'era anche impeessa; il che conferiva agli ordinari diocesani una funzione di vigilanza sull'istruzione all'universitaria (in/ra,

gnato (art. 24) a non permettere la divulgazione di libri, stampati o introdotti nel regno, quando gli ordinari avessero segnalato esservi in essi alcunchè contrario alla dottrina della Chiesa ed ai buoni costumi; ed in seguito consentì all'autoavevano la durata di due mesi, perchè

< siffatta restrizione

essendo

stata pro-

mossa da vedute di prevenzioni variar di condizione

di polizia, non debba mancarne

lo scopo per

nelle persone dei viaggiatori,

sieno o no poveri

>_

34 rità ecclesiastica

Il potere supremo di Governo

193 nella censura

un'ingerenza

permanente

sulla stampa (in/ra, § 35). Da tali premesse di scendeva che non poteva si parlare di libertà religiosa, se non nei limiti in cui i lumi del secolo vietavano d'inquisire nel segreto delle coscienze (224); ed è certo, perciò, che nella classe dirigente molti entrati nella vita pubblica al tempo dell'occupazione la restaurazione, sonica, anche se nell'esteriorità militare, e rimastivi con intinti di pece maserano abbondantemente

comportavansi col conformi-

smo che la loro situazione esigeva. Bisogna però rilevare che, oltre alle pene gravissime comminate per varie ipotesi di reati sacrileghi (artt. 92 ss. 11. p.), ed a quelle concernenti p le adunanze illecite (artt. 303 ss. Il.pp.) e varie ipotesi di reati di stampa (artt.

313 ss. Il.pp.), era prevista dall'art.

100

Il.pp. una ipotesi, estremamente pericolosa, di reato d'opinione religiosa: «Chiunque insegnando, predicando, o in qualunque modo aringando in luoghi pubblici, profferisca, ne cattolica, sarà punito della pubblica riprensione,

senza

empio fine o dolo alcuno, proposizioni contrarie alla religioe della interdizione temporanea di uno a due anni dalla carica o professione della quale ha abusato. - Se poi vi concorre l'empio fine di distruggere o alterare i dogmi della religione, sarà punito con l'esilio perpetuo dal regno ». In altri termini, non solo la religione cattolica era rigorosamente protetta contro ogni criminale aggressione; non solo le leggi penali im(224) dell'intimità, manifesta torità sertive Drss, a), II, p. 289: e la sue opinioni,

« ... tutto ciò che rimane
sua coscienza, l'uomo

chiuso al

nel

segreto

e fra l'uomo

come attenente l'ordine, di

suo modo di che non lo

vedere ed alle

riguarda

in sè stesso, fintanto

in modo nocevole o da poter disturbare di penetrare alla propria coscienza,

giacchè nessuna auda lui di fare asciò che egli giudiziari ed Comm. gen. polizia,

ha il diritto contrarie

ne' suoi segreti, ed esigere forzandolo tutti con tali principi la circo festivi.

comparire

non è ». Non era certo in armonia 13 aprile amministrativi
13. LANDI I.

1822 (CoMERe!, p. 516) che obbligava ad intervenire

gli impiegati

alla messa nei giorni

194

-------

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

34

pedivano qualunque congregazione di non cattolici e qual. siasi propaganda con la stampa, gli scritti, ecc., per le confessioni non cattoliche; ma poteva perfino essere punito chi dalla cattedra o dal pulpito enunciasse una proposizione anticattolica, pur senza pravo fine, ma per semplice errore o ignoranza. In verità, non sembra che questa norma abbia mai avuto ap· plicazione: diversamente, ne avremmo avuto notizia, chè I'oistrupinione liberale non avrebbe omesso di levarne fiera cagnara. Altra conseguenza era che in pratica la pubblica Napoli per ragioni di studio dovevano produrre di buona condotta dell'ordinario si vide (supra, zione veniva riservata ai cattolici. I giovani che si recavano a il certificato di diocesano (225), e, come già delle «congregazioni per ottenere i gradi accaa tali disposi. e maestri

§ 33), la frequenza

spirito» era requisito indispensabile

demici. Gli studenti che non si uniformavano

zioni venivano rimpatriati dalla polizia, ed i direttori incorrevano nella chiusura della scuola od istituto. erano represse temporanea

di istituti vigilati dal Consiglio generale di pubblica istruzione Il riposo festivo era prescritto e disciplinato con ordinanze degli intendenti, amministrative, e le trasgressioni quale la chiusura con pene della botte-

ga (226). Beninteso, tali disposizioni non avevano, come quelle odierne sul riposo settimanale (art. 36, comma 3, Cost.), una finalità sociale, bensì esclusivamente religiosa (227), dimodoc-

(225) Min. polizia gen., 20 novembre 1843, in PETITII, 111, p. 279. (226) PETITII, 111, p. 251 (supra, nota 81); SCADUTO, pp. 380 ss. I, (227) Allo stesso modo, nel 1850, la legge del regno di Sardegna (una delle tre «leggi Siccardi s , delle quali le altre erano quella per la soppressione del foro ecclesiastico, e quella, del 5 giugno 1850, n. 1037, tuttora vigente, per la disciplina degli acquisti dei corpi morali) che riduceva il numero dei giorni di riposo festivo, non aveva alcuna finalità e produtrìvistica s , e veniva invece presentata come una conquista degli spiriti laici cui si informava il regime costituzionale.

35

Il potere supremo di Governo

195

chè le deroghe venivano consentite in modo da non impedire
l'assistenza dei lavoratori alle funzioni religiose. Non si può omettere di ricordare certe lugubri « istruzioni relative a' suicidi ed a coloro che muoiono da pubblici impenitenti » (Min. polizia generale, lizia locale, ricevuto appena l o giugno 1827), emanate di pod'avere in esecuzione del r. d. lO ottobre 1826. Il funzionario l'avviso del parroco, negato la sepoltura ecclesiastica

ad un suicida o ad un pub-

blico impenitente, doveva disporre perchè il sindaco collocasse il cadavere in temporaneo deposito, con certe cautele, finchè fosse certo che non era stato proposto dai congiunti del defunto, entro 15 giorni, alcun reclamo avverso le determinazioni del parroco, o finchè l'eventuale so dall'ordinario reclamo fosse decidiocesano. Dopo di che, si provvedeva alla deanticipate dal Comune, con diritto

finitiva sepoltura, in chiesa se il reclamo era accolto, o in luogo profano. Le spese erano di regresso verso gli eredi (228). Più tardi dei campisanti, (Min. affari interni, fuori del recinto

20 gennaio 1841) fu disposta la costruzione, lici, gli impenitenti,

d'un apposito luogo per inumarvi i non cattoed i bambini non battezzati (229). La stampa era noto-

35.

La stampa e gli spettacoli. -

riamente considerata con diffidenza (230); rigorosamente obiettiva, del resto, perchè propenso il Governo era tanto propenso a limidi dissenso, quanto poco oggi si direbbe, di 24 maggio tarla in pur minime manifestazioni propaganda.
(228) (229)

ad avvalersene come strumento, V'è tuttavia

una curiosa circolare,

PETITTI, 111, p. 257. PETITTI, 111, p. 146.

(230) DIAs, a), I, p. 336, precisa che nella legislazione sulla stampa ~ considerazioni politiche si uniscono all'interesse dei buoni costumi ed a quello dei lumi ». Per i rapporti tra censura civile ed ecclesiastica, SCADUTO, I, pp. 351 ss. Vedi anche supra, Introduzione, nota (92).

196

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

35

1823, del Ministero della polizia generale (231) che raccomanda agli intendenti d 'avvalersi del giornale ufficiale (art. 7 l. 12 dicembre 1816) per la «rapida diffusione di tutte le notizie che possono interessare la gloria e la prosperità del regno, ed il miglior servizio di S.M. », e di dedicarsi a ciò personalmente, come ad un ramo d'amministrazione ordinaria, o delegarvi un consigliere d'intendenza, e riferirne al Ministero almeno ogni due settimane. Sull'efficacia di questa specie di giornalismo ufficioso, praticato con fogli di ben modesta diffusione (anche se si trattava, in ciascuna provincia, del solo giornale d'informazione), c'è da fare le più ampie riserve. Ed è certo che il governo borbonico si trovò sempre indifeso innanzi alle virulenze della stampa liberale, italiana ed europea (supra, § 12). In materia d'autorizzazioni per la stampa di libri, opuscoli etc., un r.d. 8 novembre 1816, modificato da altro del 4 dicembre 1821, prevedeva l'autorizzazione del Ministero della polizia generale per i fogli volanti e le brochures (opuscoli di non più di lO fogli di stampa); quella dei procuratori generali e regi delle rispettive Corti e tribunali per le allegazioni in giurisprudenza; e della Giunta di pubblica istruzione per le opere maggiori di dieci fogli di stampa. L'esercizio della stamperia e della litografia era disciplinato da un regolamento del Ministero di polizia generale, 11 giugno 1840. In seguito, un tentativo di liberalizzazione (1. 19 gennaio 1848) fu travolto dal crollo del regime costituzionale, ed infine la materia fu definitivamente riordinata con la legge sulla stampa, 17 agosto 1850, e relativo regolamento d'esecuzione, 7 aprile 1851. La legge, che aveva vigore tanto di qua che di là del Faro, prescriveva che, senza preventiva autorizzazione, era
(231)
PETITTI,

111, p. 243.

35

Il potere supremo di Governo

197

vietata la stampa e la pubblicazione

delle opere, degli scritti,

degli opuscoli, giornali, fogli volanti, effemeridi e simili, nonchè la formazione e diffusione di rami, incisioni, litografie, sculture, ed oggetti di plastica (art.

l). In niun caso potevasi

accordare l'autorizzazione alle stampe, scritti, etc., offensivi per la religione cattolica ed i suoi ministri, la morale pubblica, il re ed i prìncipi della real famiglia, il Governo «ed il suo andamento nei rapporti tanto interni quanto esteri

», i

pubblici funzionari, la dignità e le persone de' regnanti stranieri, le loro famiglie, i loro :rappresentanti, l'onore e la stima dei privati le produzioni coli. Le autorizzazioni erano di regola di competenza del Consiglio generale della pubblica istruzione, nei domini di qua del Faro, e della Commessione di pubblica istruzione nei domini di là del Faro (art. 3 l . cit.; injra; § 47); ed a tal fine erano nominati, con decreto reale, 24 revisori presso il Consiglio (su proposta del Ministro della: pubblica istruzione. previo avviso del Consiglio), aumentati a 30 col r.d, 8 giugno 1860; e 12 presso la Commessione (su proposta del Ministro per gli affari di Sicilia, previo avviso della Commessione, e rapporto del Ministro presso il luogotenente) scelti tra persone «riputate per lettere e per conosciuta probità» (art. 4 l. cit.; art. 11 reg. cit.). L'autorizzazione era accordata dal presidente, previo parere d'uno e più revisori delegati, Se il preche potevano anche proporre che fosse concessa previa emendazione di sentenze, frasi o parole censurabili. sidente riteneva che l'autorizzazione non potesse essere ac(art. 2). Queste norme non concernevano (art. 8), per cui vigevano altre dispositeatrali

zioni, di cui diremo a proposito della disciplina degli spetta-

cordata, riferiva al Consiglio o alla Commessione, che decideva a pluralità di suffragi; contro la deliberazione era consentito

198

Istituzioni

del Regno dell e Due Sicilie

35

reclamo al Ministro degli affari

ecclesiastici e dell'istruzione

pubblica, ed in Sicilia al ministro presso il luogotenente (art. 5 l. cit.; artt. 12-13 reg. cit.). L'art. 25 reg. cito prescriveva che i messali, rituali, dall'ordinario diocesano. Più tardi breviari, ed altri libri liturgici dovessero essere approvati anche (r.d. 27 maggio 1857) fu anche stabilito che in tutti i casi occorresse l'autorizzazione

dell'ordinario dio cesano per la stampa e pubblicazione di libri; in caso di divergenza tra l'autorità civile e quella ecclesiastica se ne doveva fare rapporto al re, per la decisione definitiva (vedi anche supra, la Commessione: - per la stampa

§ 34).

Si derogava alla competenza ordinaria del Consiglio e dele pubblicazione degli scritti, opuscoli,

giornali, fogli volanti, effemeridi e simili che non oltrepassassero fogli lO di stampa (232), nonchè per la formazione e diffusione de' rami, incisioni, litografie, sculture ed oggetti di plastica: l'autorizzazione dal ministro
(232)
primo anno, In base

era accordata in Napoli dal diretramo polizia, ed in Palermo (alle dipendenze
pretese d'essere

tore del ministero dell'interno, presso
a tali

il luogotenente
disposizioni, la polizia di Gesù, destinati

di

competente

per censurare opposero rizzazione che,

la rivista per

della

Compagnia fu pubblicato

quaderno in volume per la

quindicinale essere con pagine fu respinto, Giustino il parere

La Civiltà cattolica, il cui in Napoli il 6 aprile 1850. I padri
ad essere generale riuniti, fino a anno per istru-

tali quaderni numerate

progressivamente avviso

720, I'autodel

stampa doveva darsi dal Consiglio per ·concorde di monsignor nel 1854, proibì sorto a motivo della Fortunato, e del direttore d'Apuzzo,

di pubblica

zione. Il ricorso glio dei ministri

del presidente di polizia presidente della d'un

ConsiGaetano PecConsiglio nel real-

cheneda
generale

(contro

del

della pubblica

istruzione).

La Civiltà cattolica nel 1851 si trasferÌ a
l'introduzione della pretesa Compagnia rivista ed anche groviglio,

Roma. Infine, il Governo, gno, a causa di articoli quanto letano, grottesco, d'ottenere una d'equivoci

cbe non erano piaciuti, dichiarazione

del Governo

napo-

di Gesù nel

senso ehe

essa aveva «in pregio e 399400;
CALÀ ULLOA,

la sola monarchia

assoluta»

(DE SIVO, a), I, pp. 371-372

a), pp. 266 e 268).

35

Il potere supremo di Governo

199

ciascuno dei quali, e su cui proposta, venivano nominati per decreto reale due revisori), e nelle provincie dall'intendent e (art. 6 l. cit., art. 11 reg. cit.); per la stampa e pubblicazione di « allegazioni» cioè di scritti giudiziari quando non concernessero cause già decise e non soggette a gravame e ricorso; nel qual caso, si applicavano le disposizioni comuni (233): l'autorizzazione cordata dal pubblico ministero rio o amministrativo era acpresso il collegio giudizia-

innanzi al quale pendeva la lite, e, per

le vertenze in corso innanzi ai Consigli d'intendenza, o alle Consulte, rispettivamente dall'intendente o da un consigliere da lui delegato, o dal presidente lui delegato (art. 7 l. o da un consultore da cit.). La polizia, prima di permettere nella

la stampa e pubblicazione di opere di pubblico insegnamento o di devozione, che per numero dei fogli rientrassero sua competenza, poteva chiedere il parere degli organi della pubblica istruzione (art. 24 reg. cit.). Le «lodi» in versi o in prosa non erano permesse che col consentimento di quelli che ne erano il soggetto (art. 12, comma 3. reg. cit.) (234). L'autorizzazione non era richiesta per la stampa delle encicliche pastorali e istruzioni ecclesiastiche degli ordinari

diocesani (art. 9 l. cit.), e per la pubblicazione a stampa, ordinata dai medesimi, degli atti dei sino di provinciali e diocesani (r.d. 18 maggio 1857), nonchè per le pubblicazioni della Stamperia reale (art. 21 reg. cit.). Gli atti e le circolari dei ministeri, delle pubbliche amministrazioni, nonchè delle Corti e tribunali potevano stamparsi previo permesso scritto del

(233) Min. polizia generale, 25 agosto 1837, in PETlTTl, I1I, p. 275. (234) Min. polizia gen., 23 maggio 1827, in PETITTI, I1I, p. 257. La motivazione consisteva nell'opportunità di tutelare, come oggi si direbbe, la privacy della persona elogiata; ma non è escluso che si volesse esercitare una vigilanza sulle persone che, con l'assentire alla pubblicazione delle proprie lodi, si palesavano desiderose di popolarità.

200

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

35

ministro, capo d'amministrazione,

o pubblico ministero pres-

so la Corte o il tribunale (art. 23 reg. cit.). Compiuta la stampa, un esemplare dell'opera doveva essere esibito al revisore che aveva esaminato l'originale, il quale stesdoveva attestarne la conformità, e provocare, dall'autorità (artt. 16-17 reg. cit.) (235). Lo stampatore gli esemplari d'obbligo alle biblioteche maggio 1824. Il citato reg. 7 aprile 1851 conteneva sizioni sull'esercizio dell'arte tipografica

sa che aveva permesso la stampa, la licenza di pubblicazione doveva consegnare elencate nel r.d. 4

altresì le dispoe litografica, e sul

commercio dei libri. Le tipografie e litografie dovevano essere autorizzate dal prefetto di polizia in Napoli e Palermo, e dagli intendenti nelle provincie, previo accertamento delle condizioni di capacità e di moralità dei richiedenti, e prestazione in titoli di debito pubblico, immobili o fideiussione surrogabile con ipoteca di una cauzione, progressiva secondo il numero dei torchi (236), su beni (artt. 1·3 reg. cit.); dovevano essere

ugualmente denunciate le cessioni e vendite di tipografie o litografie, che non potevano essere esercitate, se i cessionari od acquirenti
(235) formula

non avessero adempiuto
era stampato in uno, fondo a ad

alle dette condizioni
ogni volume,
4:

Il permesso costante. Ne

secondo la

una

trascriviamo Sautto, del con sig.

titolo

d'esempio: 1856 .. di porre

CONSIGLIO GE. domanda il 3° a stampa

NERALE DI PUBBLICA ISTRUZIONE . Napoli, del Tipografo e 4° volume Revisore terzo messo, di aver naIe Gaetano dell'opera la quale Barone

7 maggio

Vista

ha chiesto

torio A mminislrativo signor D. Alessandro
e quarto che non si stampino, si darà nel

D. Pompilio Petitti, intitolata Reperdel Regno delle Due Sicilie; Visto il parere del Regio
Gualtieri; però confronto non lo stesso essere Si permette si pubblichino, Regio la che senza gl'indicati un non avrà volumi perattestato all'origìsecondo

se prima

Revisore

riconosciuto

impressione

uniforme

approvato. (236) Per

• Il Consultore ogni ogni torchio torchio a

di Stato Presidente
d. l fino

Provvisorio
di 5;

CAPOMAZZA• d. 5 da 6 a a vapore.

Il Segretario Generale GIUSEPPE PIETROCOLA~.
mano, al numero per ogni lO; d. lO per oltre i lO; il doppio torchio

35

Il potere supremo

di Governo

201

(art. 4 reg. cit.). Lo stabilimento doveva essere sito a piano terreno, eccezion fatta per quelli che avessero utensili di valore superiore a seimila ducati, ed i lavori si dovevano fare a porte aperte (art. 5 reg. cit.). I tipografi e litografi dovevano tenere un registro con fogli numerati e vidimati da un commissario di polizia, con la nota dei lavori e gli estremi delle autorizzazioni di stampa e pubblicazione (art. 7 reg. cit.). di libri (art. 27 Circa il commercio dei libri, occorreva il visto della polizia sul catalogo delle vendite giudiziarie reg. cit.); il permesso della polizia per l'affissione di qualsiasi stampa e lo spaccio di libri per mezzo di venditori ambulanti o a posti fissi (art. 28, comma l, reg. cit.); una speciale autorizzazione del Ministero dell'interno, ramo polizia (poi, del ricostituito Ministero della polizia generale) o del ministro presso il luogotenente, per i commessi librai viaggianti nelle province per vendere libri o procurare comma 2, reg. cit.). Questa disciplina, tanto associazioni (art. 28,

tracassière che, se applicata (coera integrata

in realtà non fu) con inflessibile rigore, avrebbe potuto spegnere in breve tempo ogni lume di cultura, zionali le violazioni di regolamenti all'introduzione da norme penali. Le leggi penali punivano con pene correrelativi alla stampa ed di scritti stampati fuori del regno (art. 313),

aggravando la pena, ed estendendola agli stampatori, distributori e venditori anche al minuto se trattavasi di scritti contro la religione, la forma del governo, il governo nell'esercizio dei suoi poteri, o i buoni costumi (art. 314), nonchè le mostre e distribuzioni di canzoni, libelli, figure o immagini contrarie alla religione, al Governo o al costume (art. 315), e la proclamazione o affissione di scritti, disegni o immagini senza autorizzazione di polizia (art. 316). Ma, più ancora, l'art. 9 di reclusione r.d. 7 maggio 1821 comminò pena criminale,

202

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

35 agli autori,

da l a lO anni e di multa da 50 a 2000 ducati, venditori, compratori sero ex professo ed i governi, d'argomenti

e detentori di tutti i libri che trattascontro la religione, la morale

dei fogli il cui oggetto fosse di promuovere la

insubordinazione e l'anarchia, di tutte le pitture oscene, e di «tutti gli altri oggetti che conducano all'immoralità », salvo «i capi d'opera decenza ». Per la vigilanza
SUl

dell'arte,

quando intendessero

alla per-

fezione di essa, purchè fossero tenuti aperti con la dovuta teatri, era rimasto in vigore il r.d. Murat). Le opere teatrali o repertori di ciascun (r.d. assui

7 novembre 1811 (di Gioacchino

dovevano essere comprese in archivi so il quale era nominato, 8 ottobre

teatro, ed approvate dal Ministero della polizia generale, presper decreto reale, un revisore non potevano di vigilanza avesse La vigilanza 1816). Le rappresentazioni andare

in iscena se non dopo che l'autorità sistito all'ultima

prova, e rilasciato un permesso, era affidata prima

che doveva (r. 2 aprile

essere rinnovato per ogni rappresentazione. teatri di Napoli e di Palermo 1820) ad una «deputazione da un soprintendente, provincie nisteriale 7 gennaio

dei teatri e spettacoli », sostituita

poi (r.d. 5 aprile 1827) da una soprantendenza due deputati, 1832)

(sic), formata
Nelle

ed un segretario. spettava

(reg. 7 gennaio 1818, richiamato in vigore con mila vigilanza all'inten-

dente, e potevano rappresentarsi solo le opere comprese nel repertorio della compagnia approvato dall'intendenza, ma ove dovesse comparire per la prima volta qualche dramma di del nuova composizione, doveva sottomettersi all'approvazione Ministero di polizia generale coli o altri trattenimenti che

(art. 9 reg. cit.). Per gli spettadovevano svolgersi in case priquando l'acIlQU

vate, quali le accademie di poesia estemporanea, cesso era accordato con biglietti.

çQ~~~I1.~mlil nome del-

35 l'invitato, ~ell'interno

Il potere supremo di Governo

203

occorreva sempre il permesso dei due ministeri, e della polizia generale (circ. min. 16 marzo tragedie in occasione

1842) (237). Era vietato rappresentare

di gale di Corte (circ. min. 20 giugno 1844) (238). I testi citati contenevano poi minute disposizioni di polizia di sicurezza e d'ordine pubblico, che giungevano fino a comminare pene pecuniarie agli attori e sonatori che commettessero difetti notabili d'esecuzione (art. 14 reg. 7 novemal proscenio bre 1811), o che si rifiutassero nario di polizia d'ispezione etc.) (239). I soprintendenti dei teatri di Napoli e Palermo decidevano «economicamente di comparire

per accettare gli applausi, salvo il previo assenso del funzio(art. 17 reg. 7 gennaio 1818,

», cioè in via amministrativa, tutte le

controversie tra gli impresari e gli individui che avessero rapporto con i teatri (240). Inoltre, il r. 21 agosto 1829, interpretando gli artt. 7 e 8 r.d. 7 novembre 1811, stabilì che gli impresari dovessero ottenere anno per anno

il consenso

degli autori di opere drammatiche o musicali per poterne fare uso; e che, quando mancasse una convenzione tra autore ed impresario circa la proprietà della composizione, il premio dovuto .all'autore dovesse, in caso di disaccordo, essere deter-

(237) (238) (239) (240) delle tori manda nali

PETITTI, 111, p. 277. PETITTI, III, p. 279. Un'ordinanza di fumare del prefetto ne' teatri 1817, di polizia, di Napoli. su conforme parere 1811) della CPGCC, attribuita teatrali fu stabìe gli atdella dei doagli intendenti 14 maggio 1855 (PETITII,

VI,

p. 469) vietò

Con r. 26 agosto per decidere alle

lito che la competenza provincie non si estendeva mutato

(art. 22 reg. 7 novembre le controversie vertenze attrici) relative d'appalto che

tra gli impresari all'appalto del teatro di

(fattispecie di Salerno, competenza

di risoluzione

del contratto alcune

per avere tribu-

I'impresario ordinari

rimanevano

(PETITII, I, p.

464).

204

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

36

minato m via amministrativa al ministro dell'interno,

dall'intendente,

salvo reclamo

che decideva definitivamente

(241).

L'espropriazione per pubblica utilità. L'art. 2 dell'atto sovrano 20 maggio 1815 dichiarava: «Le proprietà saranno inviolabili e sacre ... » (242). L'art. 470 ll.cc., derivato
pressocchè «Nessuno letteralmente dal codice Napoleone, stabiliva: può essere costretto a cedere una sua proprietà se

36.

non per causa di utilità pubblica, e mediante una giusta e preventiva indennità ». L'art. 11 1. 21 marzo 1817, sul contenzioso amministrativo, disponeva: «Quanto alle azioni de' privati per essere indennizzati del prezzo delle loro proprietà occupate o danneggiate per motivi di pubblici lavori, vi sarà da noi provveduto con altra legge particolare durante

», Questa legmilitare,

ge non era stata emanata

l'occupazione

e non fu mai emanata dal Governo borbonico. Il fatto non è insolito, poichè una legge sull'espropriazione aveva una pregevole tradizione amministrativa per pubblica che pure utilità mancava del pari nel granducato di Toscana,

(243). Quale

sia il motivo di tale carenza, tanto più sorprendente in quanto non cessavasi di riaffermare in atti ufficiali che «la proprietà è sacra e deve essere rispettata»

(244), è difficile dire. Certo
finanziario del ri-

una tale situazione consentiva l'espediente

tardo nel pagamento delle indennità, cui l'amministrazione pare si fosse dimostrata sì propensa da provocare un severo ri(241) DIAs, a), I, pp. 341·342. Le disposizioni sulla proprietà letteraria erano contenute nei r.d. 5 febbraio 1828 e 20 marzo 1829. (242) Cfr. Déclaration des droits de l'homme e du citoyen (26 aout 1789), art. 17: «La propriété étant un droit inviolable et sacré, nul ne peut en ètre privé, si ce n'est lorsque la nécéssité publique, légalement constatée, l'exige evidemment, et sous la condition d'une juste et préalable indemnité >. (243) ScHUPFER, p. 1185. (244,) Rapporto dell'agente del contenzioso della Real Tesoreria generale al Min. finanze, Napoli, 14 ottobre 1837, in Pt;T!TTI, III, p. 561.

36

Il potere supremo di Governo

205

chiamo del re Ferdinando II(245). Forse fu ritenuta preferibile una disciplina nella quale gli abusi potevano essere, comunque, caso per caso repressi, alla promulgazione d'una legge che sarebbe apparsa antipatica, come potenziale aggressione alla proprietà privata, a quelle classi possidenti cui il regime evitava di offrire motivi di malcontento economico, onde farsi perdonare l'intransigente autoritarismo politico (246). Ma provvedimenti normativi, pur limitati, istruzioni, rescritti, etc., avevano formato una prassi che, negli ultimi anni del regno, avrebbe potuto essere tradotta in legge senza difficoltà, e che qui appunto tenteremo di ricostruire seguendo, più o meno, l'ordine della legge italiana 25 giugno 1865, n.2359. Le norme di legge formale erano, come si è detto, due sole. L'una (art. 470 Il.cc.) vincolava l'espropriazione al presupposto della «causa di pubblica utilità », e stabiliva la regola della «giusta e preventiva indennità» (247). Nessuno
(245) DE SlVO, a), II, p. IO: e Talora s'occupavano fondi privati, s!abat. tevano case, e di compensamenti si parlava poi. Quando tali cose il re conobbe, ordinò severamente non s'occupasse per pubblica utilità nulla se non pagato prima s. Trattasi, a quanto pare, della circo Min. Interno, 16 dicembre 1854 (PETIITl, V, p. 641) relativa alle opere pubbliche comunali Unlra, capo IV, nota 359). Il r. 6 novembre 1852 (PETITTl, V, p. 367) disponeva inoltre che, quando i fondi fossero insufficienti, avessero precedenza i più poveri tra i proprietari da indennizzare. (246) Drss, al, I, p. 375: e Il legislatore, animato da utili e saggie vedute, si è riservato di provvedervi con una disposizione particolare; intanto l'art. 470 delle leggi civili può servir di regola s , Le parole di COMERCl, p. 326 (e nulla v'ha di più giusto, di più provvido e di più cautelato delle disposizioni delle nostre leggi civili, le quali contemperano con la maggior provvidenza, e giustizia, tutto ciò che interessar può la pubblica amministrazione, coi riguardi dovuti alla proprietà e alla garanzia giudiziaria del cittadino» sono trascrizione letterale da ROMACNOSl, b), p. 110, che parla delle leggi del regno d'Italia (art. 545 cod. Napoleone, e r.d, 11 luglio 1813). (247) Il carattere preventivo dell'indennità, affermato nell'art. 17, cit., della dichiarazione dei diritti dell'uomo, risulta di solito negl! statuti costi-

206 dubitava

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

36

(anche se la norma, collocata tra le premesse al

tit. II del libro II, «della proprietà

», espressamente non lo

diceva) che si trattava soltanto d'espropriazione d'immobili per l'esecuzione di lavori pubblici. Non risultano infatti espropriazioni espropriazioni di cose mobili o diritti mobiliari (248), nè a favore di privati, salvo che dei concessionari

di grandi opere pubbliche, come quelle ferroviarie. L'altra norma legislativa era l'art. 11 L 21 marzo 1817, che, in quanto conteneva una riserva di legge futura, era disposizione programmatica: ma vi si ravvisava altresì un contenuto precettivo, nel senso che, non essendo pubblicata d'espropriazione, la legge, le questioni relative all'indennità

quando fossero proponibili in sede giurisdizionale, si ritenevano normalmente di competenza de' tribunali ordinari, e non de' giudici del contenzioso amministrativo, legge (249). Numerosi decreti reali, la cui giustificazione, esplicita o implicita, era data dall'art. 470 Il.cc., cit., regolavano espropriazioni che, caso :per caso, eransi palesate necessarie. Tali decreti dovrebbero considerarsi di contenuto normativo (art. 2, comma l, L 24 marzo 1817: supra, § 18), perchè, pur contuzionali del secolo scorso (come nell'art. 26, Costo Due Sicilie, lO febbraio 1848), ma non nell'art. 29 Statuto Sardegna, e nemmeno nell'art. 42 Costo Repubblica italiana. (248) Si ritenevano però espropriabili i diritti reali: per esempio, il r. 15 dicembre 1819 (PETlTII, I, p. 707) dichiara che al titolare del diritto d'uso di acqua, per muovere un mulino, cui l'acqua stessa veniva sottratta per il rifornimento d'un comune, era applicabile «il disposto dell'art. 470 del codice civile, mercè il quale ogni privato per motivi di pubblica utilità può soffrir la perdita della sua proprietà ricevendone però un compensamento s , e, respingendo l'opposizione del detto utente, disponeva gli si accordasse dal comune «una corrispondente indennità, dimostrato prima da lui legittima. mente il diritto che ha al godimento» delle acque necessarie al suo -molino. (249) R. 31 maggio 1826, in PETITTI, I, p. 531.

considerati

giudici d?eccezione, competenti solo per espresso disposto di

36 cernendo talora

Il potere supremo

di Governo

207

un singolo rapporto,

e mancando

quindi

del carattere di generalità, stabilivano, me del procedimento vario: certe volte concernevano

quasi sempre, le for-

(250). Il loro contenuto, comunque, era
una singola opera di pubi beni da espropriare

blica utilità, specificando direttamente

ed i soggetti espropriandi ; altre volte concernevano una pluralità di opere, ed allora regolavano il modo d'individuazione dei beni e dei soggetti. Le istruzioni emanavano dai ministeri, e quindi concernevano materie di rispettiva competenza. Alcuni rescritti erano utilizzati come disposizioni di massima, e vi si faceva anche espresso rinvio in fonti propriamente normative. Se si vuoI considerare partitamente la disciplina della espropriazione nelle sue varie fasi, devesi anzitutto notare l'assenza d'una fase procedimentale, preordinata a quella che noi oggi chiamiamo « dichiarazione di pubblica utilità» (artt.

1-16 1. 25 giugno 1865, n. 2359). Risulta, però, che I'espropriazione viene disposta per l'esecuzione di opere approvasi esprimono te con determinazioni nel r.d. 7 marzo sovrane, quali appunto

1825 (per la conservazione de' tempi di Pesto), 5 gennaio 1826 (per la conservazione dell'anfiteatro campano), 25 maggio 1826 (ampliamento dei lavori di recinzione della basilica e de' tempi di Pesto), 2 dicembre 1829 (creazione di zona di rispetto attorno ai detti tempi), 29 settembre 1832 (fortificazioni di Gaeta) (251), 14 febbraio 1839
(250) Non contiene norme procedimentali il r.d. 30 luglio 1857, per la espropriazione dei mulini vecchi e nuovi in Torre Annunziata, il quale rinvia «alle leggi e regolamenti in vigore », ammettendo, in sostanza, che 'pur mancando una legge generale, si era formato un sistema normativo pacifico. (251) Il r.d. 29 settembre 1832 concerne la casamatta della batteria S. Antonio (che era propriamente una «cortina a denti di sega»: QUANDEL, pp. 6 ss.) nel «fronte a mare» della piazza di Gaeta. Si tratta di quella polveriera che il fuoco piemontese fece esplodere il 5 febbraio 1861, uccidendo

208

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

36

(batteria Plateau in Capri), 6 maggio 1839 (batteria Torre Cavallo inReggio), 6 novembre 1840 (ampliamento dell'Opificio militare di Pietrarsa), 2 settembre 1851 (lavori dell'acquedotto da Aci Catena ad Acireale) (252), 30 luglio 1857 (espropriazione dei mulini vecchi e nuovi nel comune di Torre Annunziata) (253) etc. Nel r.d. 28 febbraio 1856 (regolamento per la valutazione ed il pagamento ai proprietari dei fondi che verranno occupati per la costruzione della ferrovia delle Puglie) la pubblica utilità dell'opera andava desunta dal r.d. 16 aprile 1855, che accordava la concessione della ferrovia (254), e parimenti dal real decreto di concessione avrebbe dovuto essere desunta per le procedure eventualmente promosse secondo il r.d. 30 aprile 1856, che estendeva il citato r.d. 28 febbraio 1856 « a tutte le espropriazioni a farsi dai concessionari di altre strade ferrate» (255). Ancora, il r.d. 15 febbraio 1860 (regolamento per l'espropriazione a
oltre duecento tinaio di civili (252) del tenente premesse gante ranei, ministri dell'acqua militari, (254) (255) dinando di tre Catania; dell'esame in fino militari tra cui il tenente pp. 258 ss.). di Acireale inoltre si deve alla luogotenenza nelle sgorcomune sotterdai uso Con r. 2 settembre 1851 (richiamato dell'acqua del per detto condotti promossa agli generale Francesco Traversa, ed un ceno

(QUANDEL,

L'iniziativa generale del

dell'acquedotto Carlo Filangieri. e che e delle

r.d. cit.) il re disponeva mulini terre dei

che venti penne nell'acquedotto fosse Torre era derivata

Aci Catena,

si immetteva irrrgue, di

per uso dei (253)

ad Aci Reale. L'espropriazione pubblica, molini Annunziata, utile e della della di nuove guerra, zona nota preordinata motrice, ad un miglior

degli affari interni e per l'irrigazione

per la produzione Introduzione,

di forza agricola. (12).

stabilimenti

Supra,

n programma
II nell'involuzione ferroviarie

costruzioni dei

ferroviarie, suoi ultimi

abbandonato anni di regno, la,

da Ferfu riNapoli(Palermo-

misoneista continente

preso da Francesco linee Basilicata-Reggio;

II, che, con r.d. 28 aprile nel Napoli-Abruzzi,

1860, programmò

costruzione

(Napoli-Foggia-Brindisi-Lecce; e tre in Sicilia che oggi delle Commissioni si

fino al Tronto), alla nomina

Palermo-Messina; delle domande di

Palermo-Girgenti-Terranova, e provvide concessione.

direbbe

Palermo-Agrigento-Gela),

incaricate

36

Il potere supremo

di Governo

209

causa di pubblica utilità degli stabili che si hanno ad occupare per 1;1 nuova strada Maria Teresa nella città di Napoli e per la decenza dei suoli ed edifici adiacenti) si riferisce ad una «pianta sovranamente approvata e depositata nella segreteria del Consiglio edilizio» (infra, § 127); ed è ovvio che un documento analogo sarebbe occorso quando, in virtù del r.d. 26 marzo 1860, il r.d. 15 febbraio 1860 fosse me previsto, «indistintamente faranno nella città di Napoli stato applicato, coa tutte le espropriazioni che si a causa di pubblica utilità, per

l'esecuzione delle sue opere pubbliche comunali e per la decenza de' suoli ed edifici adiacenti a tutte le sue pubbliche strade» (256). La necessità d'una previa determinazione cedere all'espropriazione 15 novembre 1847 «da de' servire di norma sovrana per proalle dipendenze è implicita nell'art. 1 delle istruzioni

della Guerra e Marina per lo apprezzo, e pel possesso de' fondi rustici ed urbani la spropriazione privati spropriati per causa di utilità pubblica », ove è detto: «Quando S.M. (D.G.) avrà ordinato

a causa di pubblica utilità di alcun fondo

rustico o urbano, da aggiudicarsi all'amministrazione della guerra e della marina, si procederà alla estimazione degli indennizzamenti dovuti al proprietario per effetto della spropriazione» (257). Infine, un r. lO dicembre 1859 aveva statuito che l'espropriazione per pubblica utilità si dovesse sempre ordinare per atto sovrano (258).
(256) La strada Maria Teresa II, (oggi corso Vittorio 1852 ed proseguita nel testo Emanuele) il 28 maggio una dal 15 governo ss.), In fu eseguita, 1853 (Do. prima inicon italiano passato, da Carlo per iniziativa ziativa di di Ferdinando tra il 6 aprile ricordati sollecitandola fiaccamente

RIA, p. 235). I provvedimenti

costituiscono del colera

c rtsanamento

», che,
-

dopo il 1860, fu ripresa

la strage

del 1884 -

1. 15 gennaio
erano state di Borbone (257) (258)
14.

1885, n. 2892 rilievo

(CAMERA DEI DEPUTATI, pp. le espropriazioni dell'Albergo promosse dei poveri

di notevole

in Napoli

per la costruzione Citato

(GHIRELLI. p" 1231-

PETITTI, I1I, p. 603. da DE SIVO, a), II, p. 30.

LANDI. J.

210

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

36

La designazione dei beni da espropriare (cfr. artt. 16-23 l. 25 giugno 1865, n. 2359) è qualche volta contenuta direttamente nel decreto reale, che li indica precisandone interessata: le estensioni ed i nomi dei proprietari, a perizie disposte dall'amministrazione 2 dicembre 1829, 29 settembre talora con riferimento così, nei 1839,

citati r.d. 7 marzo 1825, 5 gennaio 1826, 25 maggio 1826, 1832, 14 febbraio 6 maggio 1839, 6 novembre 1840, 30 luglio 1857. Per le costruzioni di campisanti, potevano essere occupate (art. 4 r.d. 11 marzo 1817) le aree prescelte con deliberazione del decurionato approvata dall'intendente (art. 4 r.d. 12 dicembre 1828, e reg. 21 marzo 1817). Il r.d. 2 settembre 1851, per la costruzione dell'acquedotto Aci Catena-Acireale, dispoforzata ne invece (art. l) che «sarà luogo ad espropriazione

per causa di pubblica utilità di tutte le porzioni di terreno dei poderi, pe' quali è necessario che l'acqua anzidetta passi in sotterranei condotti per giungere al comune di Acireale»; e che (art. 2) «a questo effetto da due architetti eligendi dai due comuni interessati di Aci Catena ed Acireale e nel caso di divergenza da un terzo che sarà nominato dall'intendente della provincia di Catania, sarà eseguito un piano d'arte per determinare le porzioni di terreno di ciscun podere, per il quale dovrà passare l'acqua anzidetta e stabilire lo indennizzamento dovuto a ciascun proprietario». Nelle espropriazioni ferroviarie (r.d. 28 febbraio 1856 e 30 aprile 1856) l'elenco dei beni e dei proprietari espropriandi era formato dal concessionario, che lo trasmetteva all'intendente, il quale provvedeva alla notificazione individuale, nonchè alla pubblicazione dell'elenco nel Giornale ufficiale del Regno, ed all'affissione nei comuni dove i beni erano siti. Nelle espropriazioni per la città di Napoli (r.d. 15 febbraio 1860, e 26 marzo 1860) i beni espropriandi erano quelli compresi nella pianta sovrana-

36

Il potere supremo

di Governo

211

mente approvata, e la città di Napoli poteva occupare le proprietà rustiche tificazione dieci giorni dopo la notificazione da farsi al proprietario d'apposito ed all'inquiin corso 1839, stabilita avviso, e quelle urbane il 4 maggio dell'avviso, successivo (259) alla no-

lino separatamente quattro mesi prima. I contratti erano sciolti di pieno diritto. L'indennità d'espropriazione, 6 maggio 1839, e 6 novembre 1840, è direttamente

nei r.d. 14 febbraio

nei decreti stessi, salvo però il diritto dei possessori delle aree di proporre opposizione (senza effetto sospensivo) chiedendone la determinazione con perizia giudiziaria. 1811, Tali casi, però, per sono singolari. Norma generale era l'art. 2 dell'istruzione

li ponti e strade, del 22 ottobre

il quale disponeva:

« L'apprezzo de' fondi privati da occuparsi per lavori di ponti e strade dovrà essere fatto da tre periti, cioè uno per parte del proprietario, il secondo sarà destinato dall'intendente, del dipartimento redattore sopra ricordati ed

Il terzo sarà l'ingegnere

del pro(r.d. 7

getto» (260). Alcuni però dei decreti

marzo 1825, 5 gennaio 1826, 25 maggio 1826, 2 dicembre 1829, 29 settembre 1832) affidano l'apprezzo to, nominato dall'Amministrazione; ad un sol perisettembre ed il r.d. 2

1851, come si è visto, prevede due periti di nomina dei comuni interessati, ed uno nominato dall'intendente, senza che in tal collegio siavi rappresentante alcuno dell'espropriato. Più

(259) Detto termine, sopravvissuto consuetudinariamente alla codificazione (vedi anche l'art. 64 r.d, lO giugno 1817, sulla contribuzione fondiaria) era stato introdotto, alla fine del secolo XVI, dal vicerè conte di Miranda (GHIRELLI, p. 35). (260) PETITTI, I, p. 66. Tali disposizioni furono estese, con r.d. 13 agosto 1839, alle opere di bonificamento delle terre paludose, per la cui esecuzione (Min. Aff. interni, 12 ottobre 1839, in PETITTI, 111, p. 567) «bisognava rìmuovere il grande ostacolo, che all'imprendimento di tali opere opponeva il dìritto di proprietà, non meno de' terreni bonìfìcabìlì, che di quelli circostanti >.

212

Istituzioni

del Regno dell e Due Sicilie

36

tardi, però (30 aprile 1844) il Ministero delle finanze, da cui dipendevano allora le opere pubbliche di conto regio (infra, §§ 49 e 58) ritenne che lo spirito della disposizione del 1811 fosse quello d'aversi un terzo perito al solo fine di dirimere le divergenze che potessero insorgere fra gli altri due, e perciò dispose che le valutazioni far si dovessero col concorso solo di due periti, risparmiandosi così le indennità e le vacazioni che pagavansi al perito nominato dall'intendente, e che solo in caso di discrepanza fra questi due l'intendente della provincia nominar dovesse d'ufficio il terzo come arbitro fra i due primi (261). Il Ministero de' lavori pubblici, cui la competenza fu poi trasferita (infra,

§ 64) estese il siste-

ma alle opere provinciali, ed infine la disposizione fu trasfusa in un real re scritto del 24 ottobre 1849 (262). Ma in verità, nei diversi provvedimenti si continuano spesso ad adottare procedure diverse. Nelle espropriazioni per opere dell'Amministrazione della guerra e marina, la stima era eseguita da tre periti, uno dei quali era un ufficiale del Genio nominato dal capo della Direzione del Genio, l'altro era nominato dal proprietario, il terzo dall'intendente; se il proprietario ricusava di nominare un perito, la nomina ne era fatta in sua vece dall'intendente (art. 2 istr. 15 novembre 1847). Nelle espropriazioni ferroviarie, il concessionario indicava, nell'elenco dei beni, il proprio perito (art. l r.d. 28 febbraio 1856); il proprietario, entro otto giorni dalla notificazione d'apposito poteva designarne uno proprio (artt. invito dell'intendente,

2 e 3 r.d. cit.), ma se non vi provvedeva, la stima veniva

(261) PETITTI, 111, p. 593. (262) PETITTI, 111, p. 605. In seguito, con circo Min. Lavori pubblici 18 ottobre 1856 (PETITTI, VI, p. 648) fu disposto che nei verbali d'apprezzo dei danni derivanti da opere di pubblica utilità non era richiesto l'intervento delle deputazioni provinciali e comunali (in!ra, §§ 104 e 123).

36

Il potere supremo di Governo

213

ugualmente compiuta dal perito del concessionario (art. 3 r.d. cit.). Se i periti non erano concordi, la stima veniva compilata da un terzo perito designato dall'intendente (art. 6 r.d. cit.), tra quelli iscritti in apposito elenco, formato da lui ed approvato dal ministro dei lavori pubblici (art. 2 r.d. cit.). Nelle espropriazioni per la città di Napoli, la stima doveva farsi da due periti, l'uno designato dall'espropriato, e l'altro dalla Città, ed in caso di disaccordo da un terzo perito « dirimente» nominato dall'intendente (art. 7 r.d. 15 febbraio 1860). È infine da ricordare un r. 24 aprile 1850, il quale prescrive che, nelle espropriazioni di fondi enfìteutici, debba intervenire nella valutazione tanto il «padrone diretto» quanto il «padrone utile », ciascuno nel rispettivo particolare interesse: con che , SI accresceva il numero dei periti di parte (263). È pacifico che per «giusta indennità» (art. 470 Il.cc.) si intese sempre il pieno valore venale dell'immobile espropriato: nè v'è traccia di quelle indennità differenziate, di cui proprio in Napoli il regno d'Italia avrebbe fatt~ la prima esperienza con la legge « del risanamento» 15 gennaio 1885, n. 2892 (264). Ciò risulta particolarmente dall'art. 2, com(263) PETITII,III, p. 609. (264) DIAs, a), I, p. 67: «Se l'occupazione della proprietà per utile pubblico cader dovesse sul solo proprietario sarebbe somma ingiustizia, poichè egli concorrer deve al pubblico bene, dunque debb'essere ripartito sia tra i suoi comprovinciali, sia tra i cittadini distrettuali o comunali, secondo che l'utile riguarda o la provincia e valle o il distretto, o il Comune. Indennizzato essendo il proprietario dall'erario pubblico, egli non viene a contribuire pel rinfranco del medesimo, se non quella parte che gli spetta a tenore della sua possìdenza s. Ed il MANNA, 276: «Lo Stato adunque si rivolgerà a costoro p. non mica spogliandoli del frutto del legittimo lavoro, ma comprandolo: solamente la vendita sarà forzata e non libera, perocchè il diritto del proprietario si restringe a non essere spogliato del valore, non a far posporre un vero e dimostrato interesse sociale al desiderio di possedere un fondo piuttosto che un altro. Ma si avverta che questi son contrasti in cui la più severa giu-

214

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

36

ma 2 e 3, delle istr. 15 novembre 1847, ove si dice che i periti:
« ... procederanno ad estimare il prezzo del fondo da occuparsi,
o desumendolo dal capitalizzare alla ragione corrente nel luogo ove quello è sito la rendita netta degli affitti attuali disaminati e riconosciuti veri, o desumendolo da contratti di compravendita del fondo recenti e disaminati e riconosciuti veri; o simiglianti contratti d'affitto, e di compravendita de' fondi vicini della medesima natura e della medesima qualità. Allora soltanto che i periti non abbiano potuto aver presente alcuno de' suddetti elementi, procederanno essi alla estimazione del valore del fondo da occuparsi, mercè la valutazione dell'annuo prodotto, e la deduzione delle annue spese necessarie per la manutenzione, per la cultura, per la soddisfazione de' pesi reali (265).

strzra

deve

intervenire

a pronunziare

».

Si potrebbe 1817: «I di proprietà Se il fondo

citare pubblica apparterrà il

da qualcuno, potranno o privata, allo Stato,

in stache o

contrario, bilire

I'art.

4, comma atto e verun

l, r .d. 11 marzo fondo

comuni

i campisanti

in qualunque stabilimenti un

sia riconosciuto a corporazioni senza zione accordare sembra ne pagherà cupazioni indennizzo, pubblico settembre zioni cezioni è rivolta storia di

a tale destinazione. pubblici se canone più d'una compenso; confermare parte, il risultato poi

indistintamente, corrispondente dell'art. che risolversi scelta fra più più tardi perchè ragioni

Comune privata,

l'occuperà il Comune disposile ocsenza 22

sia di proprietà

al proprietario piuttosto sembrano di cui alla prima

». Ma questa
470 ll.cc., in destinazioni perchè espropriazioni

la regola

d'interesse le occupacon-

d'uno cappelle

stesso bene; e luoghi

ed appunto pii laicali, più da

(circ. Min. Aff. interni, indennizza bili de' che

1841, in

PETITTI, 111, p. 448) si dissero forse

«patrimonio finanziarie più tardi,

poveri ». Le di esse della Iondìarela1806) netta stio Il r. lO criterio recato

tesi restrittive, la

motivate

da mutate

polttico-sociali, vivace

cominciarono

a farsi strada

e contro «le

e dotta polemica s). reali»

di CENNI (è questo

il libro

che, secondo latebre

CR~CE, a), p. l, fu di prima dell'Italia meridionale «pesi (265) tive all'anno del fondo, mato, marzo «perchè Fra tali

guida a' lui stesso nel penetrare deducibili febbraio erano comprese (l.

l'imposta dirette rendita 8 novembre

ria ed, in genere la contribuzione oppure

(art. 11 r.d. 15 fondiaria

1860) le contribuzioni Poichè dedurre il quinto imponibile della

in cui aveva luogo era sorto il dubbio la quota CR

la valutazione. eccedere all'attuale con vera se si dovesse

non doveva

il quinto

del valore

corrispondente (PETITII, III, si compensa

effettivo. il secondo loro

1847, su cfp. -in tal modo

p. 602), stabilisce esattezza

il danno

».

36

Il potere supremo di Governo

215

« Estimeranno in sieme le altre indennità dovute al proprietario o a causa della diminuzione di valore della parte rimanente del fondo spropriato, se ne sia il caso; o a causa di altri danni patiti dalla parte rimanente del fondo, i quali sieno una conseguenza diretta o della occupazione della parte spropriata, o delle opere da costruirsi ». L'indennità, secondo l'art. 470 Il.cc., avrebbe dovuto es-

sere «preventiva », cioè essere corrisposta prima dell'occupazione: in fatto, accadeva che «per l'impero delle circostanze» l'occupazione precedesse talvolta il pagamento; ed anzi le istr. 15 novembre 1847 per le espropriazioni dell'Amministrazione militare (art. 3) ed il r.d. 15 febbraio 1860 per quelle della città di Napoli (artt. 13 e 14) prevedevano la occupazione subito dopo la perizia di l'interesse del 5% stima (266). Perciò, il ossia r. 5 gennaio 1828 dispone che si liquidasse al proprietario a contare dal dì dell'occupazione, dal giorno in cui il proprietario r. 18 febbraio proprietari aveva cessato di percepire non

il frutto fino a quello dell'effettivo pagamento (267), ed il 1821 precisava che tale prescrizione, consistendo in altro che nella dichiarazione d'un diritto dei

nascente dal citato art. 470 ll.cc., doveva essere

applicata anche ai danni ed alle occupazioni anteriori all'anno
(266) Mancavano disposizioni sulla «occupazione d'urgenza» (cfr. art. 7l S8. l. 25 giugno 1865, n. 2359), e la giurisprudenza dei reali re scritti di. mostra come fossero abbastanza frequenti i danneggiamenti e le occupazioni senza titolo, tanto più che spesso i limiti delle espropriazioni consentite non erano definiti da un atto formale, come le «dicbiarazioni di pubblica utilrtà s previste dalla legge citata. Queste ipotesi corrispondevano a quelle che nel diritto amministrativo francese si dicono di emprise sur la proprieté (non di voie de [ait; perchè si trattava di operazioni amministrative irregolari, ma non illecite, essendo l'espropriazione prevista dalle leggi civili), ed era ammesso, come si vedrà, che !'indennizzo fosse definito dal giudice civile, secondo una certa logica del regime di e doppia giurisdizione» che persiste nel diritto francese (BENOIT, p. 439). (267) PETITTl, IlI, p. 521.

216

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

36

1828 (268). Infine, il r. 4 febbraio 1837, su conforme parere della Consulta de' reali domini di qua del Faro, estendeva la prescrizione stessa alle opere pubbliche comunali, sotto la responsabilità degli amministratori (269). Peraltro, il Ministero delle finanze rilevò che ritardi pregiudizievoli alla Reale Tesoreria per il rilevante aggravio d'interessi venivano a verificarsi, tra il momento dell'occupazione e quello della valutazioche indugiavano a ne, per negligenza degli stessi proprietari,

nominare il perito previsto dall'art. 2 istr. 22 ottobre 1811, o non curavano la compilazione del verbale, o frapponevano in qualunque tesoreria modo ostacoli alla sollecita liquidazione dei danni; ed in conseguenza dispose (18 febbraio 1844) che la

non avrebbe corrisposto interessi per più di sei

mesi dal dì dell'occupazione o del danno, «salva ogni altra ragione alle parti, ove il ritardo non sia dipeso da loro colpa, contro chi e come di diritto» (270). Tuttavia, 15 febbraio 1860 accordò gli interessi 5% l'art. 15 r.d. dal giorno della

tradizione, cioè della trasmissione
pagamento, senza limite di tempo.

del possesso, a quello del

Non ebbe fortuna una tesi fiscale, proposta dall'agente del contenzioso di Napoli (271), il quale sosteneva che, essendo ogni espropriazione forzata, tutte per pubblica utilità una compravendita le questioni dovevansi regolare co' medesimi

principi del contratto di compravendita (272), e quindi gli interessi dovevansi corrispondere nei soli casi in cui il compratore li doveva al venditore secondo l'art. 1497 ll.cc.,
(268) (269) (270) (271) (272)
CAMMEO, PETITTI, PETITTI, PETITTI, PETITTI,

cioè

111, p. 111, p. 111, p. 111, p.

530. 560. 593. 597.
(nota

È la teoria p. 615 (dove

cupazione

e locazione

264), che trovò ancora sostenitori m è detta «alienazione forzata >, e I'oeIorsata v) ; ORLANDO, p. 297; CHIOVENDA.
tradizionale l'espropriazione

36

Il potere supremo

di Governo

217

se fosse convenuto nel contratto, o se la cosa venduta o consegnata producesse frutti o altri proventi, o se il compratore fosse stato interpellato a pagare. Perciò, l'agente riteneva che, in una certa specie, non fossero dovuti interessi sull'indennità per la perdita dei frutti, in quanto frutti non producono frutti, nè sul valore d'un muro di cinta, ro non produceva frutti. Saggiamente perchè anche quel murispondeva il ministro pat-

delle finanze (19 aprile 1845) che non può l'espropriato che gli si corrispondano infruttifera, gli interessi

tuire, come può il venditore nel contratto di compravendita, sul prezzo d'una cosa la sua vodell'inperchè nel rapporto d'espropriazione la determinazione

lontà è assente; nè può mettere in mora l'Amministrazione, dovendo attendere amministrativa dennizzo, talchè «non potrebbe senza offendersi la giustizia imputarsi al proprietario medesimo la mancanza di una interpellazione che non è in grado di praticare» (273); e perciò il ministro pregava l'agente «perchè senza farsi luogo ad alcuna distinzione accordi diritto agli interessi de' quali si è fatta parola ». L'indennità era, come oggi si dice, «unica»: cioè veniva liquidata a favore del proprietario, salvi i diritti dei terzi, da farsi valere sull'indennità (274). Occorrevano perciò certe cautele per i pagamenti, ed erano state disposte con r. 2 settembre 1826 (275), che era di generale applicazione, e trova si espressamente richiamato nell'art. nell'art. 2 r.d. 28 febbraio 1856, 5 istr, 15 novembre 1847, e nell'art. 15 r.d. 15 feh-

(273) L'interesse della risposta consiste nell'intuizione dell'artificiosità dell'equiparazione dottrinale tra espropriazione e vendita. Peraltro, la teoria puhhIicistica delI'espropriazione non semhra enunciata formalmente prima dello studio del LABAND; in Italia hisogna giungere a Santi ROMANO, p. 536, ed d), e tra i civilisti a PUGLIATTI. (274) Cfr. art. 52 1. 25 giugno 1865, n. 2359. (275) PETITTI,111, p. 520.

218

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

36

braio 1860. A misura che venivano approvati i pagamenti per compensi di fondi occupati o danneggiati, l'Amministrazione provvedeva ad inserire nel giornale del Regno delle Due Sicilie l'elenco dei proprietari, con l'indicazione della somma del compenso, del fondo cui si riferiva, e del comune dove il fondo era sito (276); parimenti l'intendente provvedeva all'affissione nel detto comune (art. l). Nel corso d'un mese dalla data del giornale, che a qualunque i creditori ipotecari, e tutti coloro altro titolo vantassero diritti sui fondi, do-

vevano comparire innanzi all'intendente della provincia ove era sito il fondo (art. 2); e questi se non riusciva a conciliare le parti, versava la somma nella Cassa d'ammortizzazione, perchè vi rimanesse in deposito fino alla decisione dei tribunali (art. 3). Trascorso il mese senza opposizione, l'indennità era pagata al proprietario (art. 4). Nelle espropriazioni in contraddittorio ferroviarie (art. 8 r.d. 28 febbraio 1856) era facoltà dell'intendente, sentito il Consiglio d'intendenza, prietario ed il concessionario, opposizioni, se l'importo bliche casse, o restare tra il prodecidere, ove fossero proposte con idonea

doveva essere depositato nelle pubpresso il concessionario di rendita iscritta

garanzia, od essere impiegato nell'acquisto nel Gran libro del debito pubblico, nazione, il concessionario altro procedimento. Aci Catena-Acireale, Nelle

ed eseguita la determiper l'acquedotto

entrava in possesso del fondo, senza espropriazioni comune d'Acireale

era previsto che il

depositasse le indennità,

prima di ciascun lavoro, presso una

delle due Casse di Corte del Banco regio di Sicilia istituite
(276)
SINI, II,

La

circo dell'agente annunzi

del

contenzioso, potere cui

23 ottobre

1844 (in proporre o altri, avrebbe

TOMMA·

p. 119) raccomanda tali dei d'eventuali «gravissimi

alle pubbliche

amministrazioni tempestivamente l'omissione

di seguire

attenopposi. avvero dar

tamente tendole luogo.

ed affissi, per diritti

zioni a tutela

dell'amministrazione,

ipotecari

inconvenienti»

potuto

36

Il potere supremo di Governo

219

in Palermo e Messina, o nella Cassa provinciale di Catania: l'intendente provvedeva alla conciliazione delle parti, 'salva la successiva azione innanzi ai tribunali tembre 1851). Si è visto che, per communis opinio, l'espropriazione nava il trasferimento per pubblica utilità aveva l'effetto di compravendita, cioè determicoattivo della proprietà. In nessuno dei provvedimenti normativi ricordati troviamo però direttamente ed espressamente individuato un atto amministrativo che fissi il momento traslativo del diritto, così come nell'art. 50 l. 25 giugno 1865, n. 2359, dove è detto che la proprietà passa nell'espropriante la proprietà dalla data del decreto del prefetto che (277). È da ritenere, tuttavia, che trasferita con l'occupazione, pronuncia l'espropriazione ordinari, ed i reclami non avevano effetto sospensivo dei lavori (artt. 3-6 r.d. 2 set-

dovesse intendersi

comprovata dal verbale d'immissione in possesso (vedi, per esempio, art. I r.d. 5 gennaio 1826; art. 2 r.d. 25 maggio ] 826; art. 2 r.d. 2 dicembre 1829; art. 2 r. d. 29 settembre 1832; art. 3, comma 2, istr. 15 novembre 13 e 14 r.d. 15 febbraio 1860) e, se l'indennità ta preventivamente corrisposta, il trasferimento nava con la sua determinazione. reSSI sull'indennità espropriazioni prattutto 1847; artt. non era stasi perfeziogli inte-

Ciò non solo perchè, come decorrevano come effetto

si è detto, dalla data dell'occupazione

(il che potrebbe intendersi

della semplice perdita del possesso, come oggi avviene nelle precedute da occupazione d'urgenza), ma soperchè l'art. 3, comma 2, istr, cit., esonerava il pro-

(277) Dagli artt. 2075 S8. Il.cc. la trascrizione era prevista solo per i contratti traslativi della proprietà d'immobili, o di diritti reali considerati come immobili, cbe il terzo possessore volesse liberare da privilegi ed ipoteche. Più tardi (l. 31 gennaio 1843) fu stabilito che tra più compratori l'anteriorità dell'acquisto si desumesse dall'ordine delle trascrizioni.

220

Istituzioni del Regno delle Due

Sicilie

36

prietario dall'obbligo della contribuzion ~fondiaria dallo stesso giorno della presa di possesso,facendogli obbligo di presentare all'autorità competente la domanda di mutazione di quota, o voltura, a' termini dell'art. 124 r.d. lO giugno 1817, entro un mese, e precisando che il titolo legale della mutazione era costituito dal proce sso verbale di possesso e dal processo verbale d'apprezzo. Ricordiamo poi che anticipando il dettato dell'art. 23 L 25 giugno 1865, n. 2359, il r.d. 15 febbraio 1860 faceva obbligo alla Città di Napoli d'occupare anche le parti di case ed edifici non più utilizzabili (art. 3), e dava facoltà al proprietario di chiedere l'espropriazione dell'intera proprietà, quando la metà ne fosse stata occupata (art. 6) (278). Nel difetto d'una legge generale, i principi relativi alla tutela delle ragioni degli espropriati nei confronti della pubblica amministrazione venivano di solito dedotti dal r. 30 luglio 1823 (279), le cui massime furono confermate anche pei reali domini di là del Faro col successivo r. 21 luglio 1834 (280). Tale sovrana risoluzione era intervenuta in sede di conflitto d'attribuzioni tra il tribunale civile ed il Consiglio d'intendenza di Napoli, nella causa tra D. Nicola Scarpa e la Direzione generale di ponti e strade: lo Scarpa aveva convenuto in giudizio, davanti al tribunale di Napoli, la detta Direzione, chiedendo la demolizione d'un muro di sostegno della strada del Campo di Marte, costruito lungo un fondo di sua proprietà, nonchè il risarcimento dei danni. L'autorità
(278) Gli acquisti d'immobili fatti dai Comuni per espropriazione s causa di pubblica utilità dovevano, secondo il Rocco, I, pp. 309 S8., essere autorizzati con decreto reale, ai sensi dell'art. 826 Il.cc., in quanto mancava una norma (vedi oggi art. lO comma 2 l. 25 giugno 1865, n. 2359) che facesse eco cezione alla regola generale. (279) Dus, a), I, p. 67; II, p. 262; PETITTI, I, p. 525. (280) PETITTI, I, p. 553.

36

Il potere supremo di Governo

221

sovrana escluse che vi fosse conflitto, negando, contemporaneamente, tanto la giurisdizione del giudice ordinario, quanto quella del giudice amministrativo: «non possono i giudici del contenzioso giudiziario, e quelli del contenzioso ammini-

tiva autorizzazione

strativo, conoscere ad istanza dei privati e senza una prevensuperiore, della regolarità delle operazioni

disposte dalle pubbliche amministrazioni, o dei danni per esse ai medesimi cagionati ». Dovevano invece gli interessati «per la via del ricorso avanzare i loro richiami al real trono, ed ai ministri segretari di Stato, e.v. dietro questi richiami, presa cognizione dell'affare,

(poteva) disporsi superiormente,
dell'abuso, del danno

qua-

lora vi (fosse) luogo, la repressione

la rettifica-

zione dell'eccesso, e in fine la liquidazione e contestualmente

». E

perciò, si convertiva in ricorso al re la domanda giudiziale, si disponeva che il tribunale giudicasse della verità ed entità del danno. In questo rescritto, è in qualche modo adombrata la distinzione tra l'interesse, concernente la «regolarità delle operazioni », a cui tutela potrà invocarsi dall'autorità regia o ministeri aIe «la repressione dell'abuso o la rettifìcaeione dell'eccesso », ed il diritto, concernente la liquidazione no, tutelabile dall'autorità giudiziaria. del danMa bisogna guardar-

si dal credere che si fosse con ciò stabilito un sistema analogo a quello poi vigente nel regno d'Italia tra l'entrata in vigore della 1 . 20 marzo 1865, n. 2248, alI. E, abolitiva del contenzioso amministrativo, e l'entrata in vigore della l.

31

marzo 1889, n. 5982, istitutiva della IV sezione del Consiglio di Stato per la giustizia amministrativa; cioè, nel quale l'interesse un sistema, col ricorfosse sempre tutelabile

so al re od al ministro, ed il diritto sempre del pari tutelabile con istanza al giudice civile. Vero è per contro che, dove non esisteva una norma che consentisse l'azione civile,

222-

Istituzioni

d el Regno delle Due Sicilie,

36

la parte doveva sempre portare le proprie doglianze al ministro competente od al real trono, e l'autorità adita disponeva discrezionalmente se dovevasi autorizzare il giudizio, o se dovevasi altrimenti provvedere (281). E perciò, l'azione fu accordata, per esempio, nel ricordato caso Scarpa, noncol redel chè, su conforme avviso della Gran Corte de' conti, dere dinanzi al tribunale demolite per l'ampliamento autorizzazione l'istruttiva di Catanzaro e nei confronti

scritto 31 maggio 1826, che autorizzava certe persone a chieComune stesso l'indennità per l'espropriazione fosse discrezionale, risulta di tre botteghe, dal-

d'una piazza (282). Ma che tale chiaramente

vicenda del giudizio promosso dal principe di Ca-

ramanico nei ~onfronti della Direzione generale de' ponti e strade, a proposito della canalizzazione delle sorgenti del Mofito in Terra di Lavoro. Sollevato anche qui, come nel caso Scarpa, il conflitto d'attribuzioni Consiglio d'intendenza, fra il tribunale civile ed il il sovrano, con r. Il giugno 1834, su

conforme parere della Consulta, aveva convertito l'istanza del principe in ricorso al real trono, ed autorizzata l'azione civile (283). Intervenne però il Ministro delle finanze, gnalare l'opportunità che si procedesse alla stima col dei tre periti, secondo l'art. 2 istr. 22 ottobre 181I, per sesistema ed il re

(281)
dell'ordine l'art. zioni nelle

È secondo giudiziario che

DIAs,

a), I, p. 388, applicazione di «non qua del Faro Faro potranno di là del nè citare alle

pe' domini i giudici

230 di quella pe' domini
stabiliscono funzioni amministrative, e le

dell'art. 199 L organica (29 maggio 1817), e del. (7 giugno 1819). Tali disposi. in alcun nè caso immischiarsi gli amo tra i conflitti una ed avanti a loro conoscere perciò pp.

direttamente

ministratori le autorità delegazione» i giudici (282)

per oggetti relativi giudiziarie sovrana di potere

loro funzioni, (cfr.

amministrative giudiziario

». Occorreva

«speciale

MANNA,

potessero Supra,
PETIITI,

conoscere

di tali azioni. Sul r.

30 luglio

343 ss.) perchè 1823, vedi anche

GHISALBERTI, c), p.

123.
nota

(283)

(249). I, p. 551.

36

Il potere supremo

di Governo

223

dispose (r. 20 agosto 1834) « che per ora non si faccia novità alla regola fissata fin dall'anno 1811 » (284). In conclusione, all'apprezzo parrebbe che, quando si fosse proceduto le quali, come secondo le ricordate istruzioni,

si è visto, consentivano l'intervento del perito designato dal proprietario, gli interessi di costui si considerassero sufficientemente garantiti, cessivo dell'autorità tanto da evitare, di regola, l'intervento giudiziaria. Ed infatti, suci reali decreti che

consentono l'impugnativa giudiziaria della stima talora stabiliscono direttamente l'ammontare dell'indennità (r.d. 14 febbraio 1839, 6 maggio 1839, 6 novembre l'affidano ad un sol perito nominato 1840); altre volte dall'Amministrazione non consen(r.d. 2 Nelle

(r.d. 7 marzo 1825, 5 gennaio 1826, 25 maggio 1826, 2 dicembre 1829, 29 settembre tono la partecipazione settembre 1851). Qualche volta sono previsti rimedi amministrativi. occupazioni per la costruzione era definitivamente tendenza priazioni ferroviarie, dente la revisione quest'ultimo risolta dall'intendente il proprietario di campo santi, ogni questione in Consiglio d'in1832); e comunque d'un perito dell'espropriato

(art. 4, comma 2, r.d. 11 marzo 1817). Nelle espropoteva chiedere all'intennominato da deldella stima fatta dal perito,

perchè v'era disaccordo tra i due periti di parte della guerra e marina (art. 4 istr. 15 noquanto il propriede' presierano

(artt. 6 e 7 r.d. 28 febbraio 1856). Nelle espropriazioni l'Amministrazione vembre 1847), tanto l'Amministrazione,

tario, potevano, entro due mesi dalla consegna della perizia alle parti, chiederne la revisione alla Commissione e la revisione avea luogo di diritto denti della Gran Corte de' conti (art. 50 1. 29 maggio 1817), se i periti non

(284)

PETITTI,

111, p. 551.

224

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

36

stati unanimi:

la deliberazione

definitiva della Commissione (285).

aveva «forza di cosa giudicata»

Sembra invece pacifico (vedi, soprattutto, art. 3 r. 2 settembre 1826) che non incontrasse limiti la competenza dell'autorità giudiziaria nelle vertenze altri titolari di diritti sull'indennità. pubblica amministrazione zioni di «conciliatore» tra il proprietario e gli In questi casi infatti la e le funo altre dispo-

era estranea alla vertenza, che il citato rescritto,

sizioni (art. 4 r.d. 2 settembre

1851), affidano all'intendencol pagamento im-

te non pare abbiano scopo diverso da quello d'una sollecita definizione della procedura amministrativa mediato e diretto delle somme su cui si raggiungeva raccordo, salvo le definitive pronuncie dei giudici competenti. È infine da ricordare dicavano di tutti i danni loro intraprese che per l'art. lO l. 21 marzo 1817

(inlra, § 170) le autorità del contenzioso amministrativo giucommessi verso i privati dagli appalpubblici nell'eseguimento delle tatori di opere e di lavori

(286). Le relative azioni potevano perciò essere

esperite senza necessità di sovrana autorizzazione. Ed anzi, quando il ministro delle finanze, evidentemente subornato da appaltatori che si dolevano di pretesi ostacoli loro frapchiese il parere dell'agente del contenposti dai proprietari,

(285) la natura (peraltro,

Ci sembra di atti investita di

ozioso discutere giurisdizione fossero

se «forza speciale per pareri, dei

di cosa giudicata» deliberati della ministro della

implicasse guerra e

Commissione 16. Certo

di tale attribuzione semplici

atto del

marina l), o se questi

come ritiene

SEPE, p.

è però che si volesse dichiararne l'inoppugnabilità. (286) Dus, a), I, p. 66 e 387, precisa che spettano all'autorità giudiziaria ordinaria, dato il carattere eccezionale della legge sul contenzioso, e la conseguente necessità di seguire interpretazioni alla pubblica c. de Majo). restrittive, le e controversie cita in per 1824 danni recati (comune di dagli appaltatori Massalubrense amministrazione, la decisione confor-

mità il r. 28 febbraio

1824, che conferma

GCCN, 9 gennaio

36

Il potere supremo di Governo

225

zioso di Napoli circa «provvedimenti

da invocarsi dal digl'incon-

rettor generale (dei ponti e strade) per allontanare

venienti, qualora le leggi in vigore non siano a ciò sufficienti », l'agente del contenzioso rispose (14 ottobre 1837), senza accogliere la suggestione:
«Senza dubbio, qualora trattasi di disposizione amministrativa in linea di governo, non è lecito ai privati di dolersene innanzi alle autorità giudizi arie, se non dopo il sovrano permesso, giusta il sovrano rescritto dei 30 luglio 1823. Ma gli arbitri, gli abusi e i danni che a capriccio si rendono alla proprietà particolare da un appaltatore o da un ingegnere ripartimentale, non possono allogarsi nella classe delle opere, che l'amministrazione pubblica ha giudicato indispensabili nell'interesse generale dello Stato, e però sarebbe cosa impropria trattare il caso proposto in tesi generale, e sarebbe penicoloso, e sovversivo dei principii di alta amministrazione adottare una nuova disposizione governativa, sembrandomi bastevoli le, leggi, e le altre disposizioni esistenti» (287).

Quando poi non fosse questione d'indennità, privata si dolesse delle operazioni amministrative,

e la parte cioè, secon-

do le espressioni del r. 30 luglio 1823, di « abusi» o di « eccessi », non è dubbio che il ricorso al re o al ministro competente fosse consentito in ogni caso. Il r.d. 2 settembre 1851 (artt. 4 e 5) attribuiva espressamente alle parti interessate «intorno ai poderi per la facoltà di reclamare all'intendente

cui l'acqua dovrà passare a giudizio degli architetti

», cioè a

proposito del tracciato dell'opera (288), e, qualora non accettassero la conciliazione da lui proposta, di reclamare « quanto alla designazione de' luoghi innanzi alle autorità amministra-

(287) PETITTI, 111, p. 561. (288) L'art. 6 r.d. cito dichiara che < i reclami avverso la designazione e valutazione... non sospenderanno l'attuazione dei lavori necessari alla costruaione dei condotti sotterranei, ed al passaggio dell'acqua >.
15. UNDI • 1.

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie 226 37 --~------------------~----------------------~----

tive» (in/ra, § 161), cioè in via gerarchica al minstro presso il luogotenente generale ne' reali domini oltre il Faro.

37.

Le contribuzioni generali di beni e di servizi. -

Un cenno è finalmente dovuto al regime delle contribuzioni generali di beni e di servizi. L'art. 3 dell'atto sovrano

20 maggio

1815

stabiliva:

« Le imposizioni saranno decretate secondo le forme che saranno prescritte dalle leggi ». In sostanza, si dava ai contribuenti la garanzia, che non vi sarebbero state contribuzioni imposte in forma diversa, da quella prevista per legge; per il resto, la discrezionalità zioni del Settembrini sovrana non incontrava, teoricadel regno, mente, alcun limite. Tuttavia, malgrado le tragiche declama-

(289), il sistema tributario

pur non essendo quel modello di saggezza che qualche scrittore di ferma fede borbonica volle dimostrare la preoccupazione

(290), pecca-

va, come già si disse, piuttosto per difetto che per eccesso, e di aggravare la pressione fiscale distolse fondiaria, preesistenti che per spesso il Governo da interventi di sicura utilità. Imposta diretta era la contribuzione 1. 8 agosto 1806 in continente, e 1. in Sicilia, avea sostituito tutti i tributi

28 settembre

1810 (in/ra,

§ 50), talchè gli unici ad essere gravati erano i proprietari.
Imposte indirette erano le tasse di registro, di hollo, ed ipoteca(289) (290) in raffrònto Si potrebbe tasse: retta era
SETTEMBRINI,

b), p. 60.
l'elogio del sistema della meridionali tributario del regno sulla tenuità le province semplicità di registro perchè mentre che non i redditi contribuzione, indiscutibile di certe di.

INSOGNA,p. 271. In verità, accentrato I'estrema di quella ai pesi che gravarono aggiungere

è quasi interamente

dopo l'annessione. giuridica

della disciplina (in/ra, la rontribuzione di ricchezza degli

principalmente sperequata immuni,

§ 51). Ma l'imposizione mobile

e manchevole, a meno

fondi aria colpiva erano pradegli (in/m, ìmpie§ 41).

solo la ricchezza ticamente gati, sottoposti

immobiliare,

si trattasse

stipendi

in certe occasioni ad un sistema spietato

di ritenute

37 ne:

Il potere supremo di Governo

227

la Sicilia non era stata assoggettata alla tassa di bollo

dal 1821 al 1849 (in/ra, § 51). Il regime doganale era comune alle due parti del regno, ed ispirato ad un criterio protezionistico, che, se riduceva il tenore di vita medio, permetteva tuttavia la conservazione di certe forme di produzione agricola ed industriale

(in/ra,

§ 52). Solo ne' domini di là
il dazio fiscale sul màcino, e straordinario

del Faro era imposta ordinaria

che di qua del Faro fu temporaneo

(in/ra,

§§ 52 e 120). Le privative concernevano il sale ed il tabacco
(solo di qua del Faro), le carte da gioco, la neve (solo in Napoli e casali), la polvere da sparo, il gioco del lotto

(in-

[ra, § 52).
Le controversie in tema d'imposte dirette erano di competenza dei giudici del contenzioso amministrativo quelle in tema d'imposte indirette dell'autorità

(in/ra, § 182),
giudiziaria,

oppure dei giudici speciali, costituiti nella medesima, per le cause di contrabbando e contravvenzioni ai dazi indiretti

(in/ra, § 142).
Il servizio militare principio dai cittadini qualche tentativo obbligatorio era dovuto, in linea di ne' reali domini d'ambo le parti del regno; ma dopo

poco felice d'introdurlo

di là del Faro, i siciliani ne rimasero esenti. Era organizzato con criteri contributivi, e perciò consentiva la surroga a pagamento, che, insieme alle moltissime eccezioni, finiva per fari o gravare soltanto sui meno abbienti

(in/ra,

§§ 88-95).

I reclami contro le operazioni dei Consigli di leva erano decisi dal re su proposta del ministro degli affari interni o del ministro per gli affari di Sicilia arbitrale

(in/ra,

§ § 91 e 95); e
in via

le liti tra reclute e cambi dai Consigli d'intendenza

(in/ra, § § 93, 95, 170).

CAPITOLO

II

L'AMMINISTRAZIONE CENTRALE E GLI UFFICI DIPENDENTI

I.

PRINCIPI

E NQRME GENERALI AMMINISTRATIVA

DELL'ORGANIZZAZIONE

38. L'organizzazione amministrativa. - Abbiamo detto (supra, § 15) che tutti i poteri dello Stato si concentravano, al vertice dell'ordinamento del regno, nel re, assistito dal suo Consiglio di Stato, rispetto al quale un consesso con funzioni meramente preparatorie era il Consiglio de' ministri, composto dai ministri segretari di Stato, e dai « direttori» che interinalmente ne facean le veci. Tali ministri erano, ne' rapporti col re, semplici consiglieri, senza facoltà d'esprimere pareri vincolanti per la real maestà, cui rimaneva il potere di decisione, e la responsabilità correlativa. Ma il loro voto « politico» poteva essere assistito, «negli oggetti importanti di pubblica amministrazione », da un parere giuridico-amministrativo, espresso da organi ad Me, quali il Supremo Consiglio di cancelleria (1. 22 dicembre 1816), e poi le Consulte (L 14 giugno 1824). Tali ministri, o i loro supplenti, erano, poi, capi gerarchici d'amministrazioni costituite d'uffici centrali, e dipendenti uffici periferici, ripartite, di regola, secondo un criterio di competenza «per materia », e solo eccezionalmente (Ministero per gli affari di Sicilia, nei tempi in cui esistette) secondo la competenza territoriale.

230

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

38 del con-

Sono quindi perfettamente

applicabili all'ordinamento attivi» ed «organi

regno le nostre categorie, di «organi

sultivi » (l), salvo gli spostamenti che ora rileveremo. Il Consiglio di Stato ordinario, ed il Con siglio de' ministri, vanno infatti formalmente direttori, strazioni collocati tra gli organi consultivi, in quanto assistevano il re col loro parere, mai vincolante. I ministri e quando agivano come capi delle rispettive ammini(e parimenti i capi degli uffici centrali e periferici

da loro dipendenti), erano, però, organi attivi, in quanto formavano e manifestavano la volontà dello Stato per competenza propria, oppure, come sovente accadeva per i ministri, «nel real nome ». Organi consultivi erano, inoltre, il Supremo Consiglio di cancelleria e le Consulte, che davano il loro parere (a richiesta del re, o dei ministri « nel real nome») su affari d'amministrazione attiva, o di contenzioso amministrativo. nell'ordinamento del Non ha invece specifica rispondenza

regno la .nostra categoria degli « organi di controllo », di quelli, cioè, che, assistiti da speciali garanzie d'indipendenza dal potere politico, intervengono quando un atto amministrativo è già formato, allo· scopo d'accertarne la regolarità, sia dal punto di vista meramente giuridico (controllo di legittimità) sia dal punto di vista dell'opportunità funzione di controllo interorganico e della tecnica (controllo od intersubiettivo (3). Le di merito)(2). Non esistevano organi con esclusiva o prevalente

(1) Sono organi «attivi» quelli che formano e manifestano la volontà dell'ente, o la portano ad esecuzione; organi «consultivi» quelli che prestano ai primi un'assistenza tecnica coi loro pareri (LANDI e POTENZA, p. 76).
(2)
LANDI

e POTENZA,

p. 77.

(3) Il coiItrollo interorganico è esercitato da un organo su un altro organo della stessa persona giuridica: per esempio, nel nostro ordinamento, dalla Corte dei conti sugli atti del Governo; il controllo intersubiettivoda un organo d'una persona giuridica su un'altra persona giuridica: per esem-

38

L'Amministrazione

centrale

231 erano auto-

Gran Corti de' conti di Napoli e di Palermo rità del contenzioso amministrativo, consultive intendenza, ed esercitavano sussidiariamente

al pari dei Consigli di alcune funzioni

(in/ra,

§§ 99 e 163 ss.). Funzioni di controllo
dal Ministero delle

erano bensì esercitate da uffici dipendenti

finanze (in/ra, § 53), ma senza godere di «indipendenza» rispetto all'autorità amministrativa. E questa era, in sostanza, un'eredità del sistema franco-napoleonico, ed una conseguenza del regime di monarchia assoluta, in cui non poteva aver posto un consesso, come la nostra .Corte dei conti (1. 14 agosto 1862, n. 800), che fosse Longa manus del Parlamento nel controllare la gestione della spesa pubblica da parte del Governo (4). Di conseguenza, il quadro che nel presente capitolo viene e gli ortracciato concerne i ministeri e gli uffici dipendenti,

gani supremi di consulenza giuridico-amministrativa. Delle intendenze, però, che erano il principale ufficio dell'amministrazione governativa periferica, dipendente dal ministro dell'interno, ma corrispondente con tutti i ministri, e delle sottintendenze nei che ne dipendevano gerarchicamente, tratteremo

§§ 98 e 108; e nei §§ 101-105, 109, 110 ss., anche di

quelle amministrazioni in cui si attuavano certe forme d'autonomia locale, cioè delle amministrazioni provinciali, distrettuali e comunali, che una tradizione nonchè degli stabilimenti non interrotta di beneficenza, fino ai dì nostri associa

alle prime. La materia del contenzioso amministrativo è invece contenuta nei §§ 159-186. Pertanto, del Consiglio di intendenza, che riuniva funzioni consultive e contenziose, le

pio, dai Comitati regionali di controllo sugli atti dei comuni e delle provincie (LANDIe POTENZA, 250). p. (4) Nel sistema napoleonico, la Corte dei conti verificava i conti, ma non anche la legalità delle spese, perchè si riteneva che, nell'affermativa, si sarebbe resa giudice del Governo (GODECHOT, pp. 642·643).

232

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

39

prime saranno esposte nei

§§ 99 ss., e le altre nei §§ 163

ss.. Delle Gran Corti de' conti, consessi esclusivamente contenziosi, verrà detto nei §§ 164-166. Il Supremo Consiglio di cancelleria e le Consulte univano alla funzione consultiva talune attribuzioni sede (infra, §§ 175-176. 39. del contenzioso ammini strativo: perciò del loro ordinamento e della funzione consultiva si dirà in questa

§ § 66-72); delle attribuzioni contenziose

infra,

I ministeri e la consulenza giuridico-amministrativa L'organizzazione centrale dei ministeri, o

del Governo. -

«reali segreterie di Stato », risaliva al regno di Carlo di Borbone. Dopo vari esperimenti, esse furono stabilite, con dispaccio 30 luglio 1737, in numero di quattro: a) segreteria di Stato, guerra, marina, casa reale ed affari esteri ; b) giustizia ; c) azienda e commercio; d) affari ecclesiastici (5). Questo sistema basato più sul grado di fiducia ispirato dalle persone preposte alle singole segreterie, che su una razionale ripartizione di competenze, generava la preminenza del «primo segretario di Stato» sui colleghi, e terminò quando con dispaccio lO giugno 1755 la segreteria di Stato fu soppressa, e ne furono ripartite le competenze tra le altre tre, che furono:

a) giustizia, affari esteri e casa reale;

b) guerra, marina,

commercio e finanze ; c) affari ecclesiastici e teatri (6). Con l'avvento al trono del re Ferdinando IV, le segreterie tornarono ad essere quattro· (dispaccio 6 ottobre 1759):
a)

casa reale, affari esteri, siti reali e regie poste ;

b) azienda e

commercio; c) guerra e marina; d) grazia, giustizia ed affari ecclesiastici (7). Il titolare della segreteria di casa reale, affari

(5) (6) (7)

I, pp. 314 880; CORTESE No, in COLLETTA, a), I, p. 121. II, p. 58 880; CORTESE No, in COLLETTA, a), I, p. 134. :CoRTESE N., in COLLETTA, a), I, p. 176.
SCHIPA, ScHIPA,

39

L'Amministrazione centrale

233

esteri, etc., ebbe, per real dispaccio 20 novemhre 1767, il titolo di «primo segretario di Stato» (8). Nei tempi dell'occupazione militare, le segreteriedi Stato, istituite da Giuseppe Bonaparte con r.d . 22 fehhraio 1806, salirono a sette: Grazia e giustizia, Finanze, Guerra, Marina, Affari ecclesiastici, Casa e siti reali, Polizia, e con r.d. 31 marzo 1806 vi si aggiunse quella dell'interno (9). Il Ministero della Casa reale fu poi soppresso, con r.d. 19 aprile 1807, ed in certi periodi furono riuniti i ministeri di guerra e marina. Il Ministero degli affari esteri, «inutile finchè durano i moti della conquista »(10), fu istituito con r.d. 3, giugno 1806. Questa organizzazione, la cui «modernità» è evidente (deriva, infatti, dal coevo ordinamento napoleonico) rimase in vita, nei domini di qua del Faro, fino alla restaurazione. Nella Sicilia, dove regnava il re Ferdinando, si perpetuavano invece 'le segreterie di Stato esistenti nel 1806, anche quando ehhe vigore la Costituzione del 1812 (11). Ritornato il re in Napoli, dopo un hreve periodo transitorio in cui tre ministri soli furono preposti, come titolari o interini, a tutti i dipartimenti (12), e la guerra e marina fu affidata ad un Consiglio supremo di guerra (in/ra, § 62), la legge lO gennaio 1817 stahiliva in otto le «segreterie e misteri di Stato» del regno delle due Sicilie, e cioè: a) affari esteri ; b) grazia e giustizia; c) affari ecclesiastici; cI) fìnanze.; e) affari interni; f) guerra e marina; .g) ministero presso il luogotenente de' reali domini di qua o di là del Faro dove il re non risiedesse (artt. 5 e 6 1. 11 dicemhre .l81~); h) can-

(8) (9) (lO) (11)
(2)

CORTESE N., in CORTESE N., in COLLETTA, a), Cost., tit.

COLLETH,

a),

COLLETTA, a),

I, p. 191. II, pp. 220

e

230. 435.

COLLETIA,

II, p. 230. II, cap. I, § 6, a), III, p. lO,

in AQUARONE, D'ADDIO, NEGRI, p.

234

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

39

celleria generale del regno. Era «abolito» stero della polizia generale: meglio si vedranno altrove uno dei testi fondamentali introdussero. In particolare,

(art. 11) il Mini-

ma le vicende di tal dicastero

(in/ra, § 61). Questa legge rimase
del diritto pubblico del regno

(supra, § 17), malgrado le modificazioni che col tempo vi si
la Cancelleria generale del regno divenne Ministero della Presidenza del Consiglio de' ministri (r.d. 15 ottobre 1822:

injra, § 43); il Ministero del-

la real casa, già escluso dal novero dei ministeri di Stato dall'art. 3 l . lO gennaio 1817, fu abolito con r.d. 9 settembre 1832

(in/ra,

§ 63); alcuni ministeri furono scissi per

istituirne altri, ed alcuni furono riuniti, come si vedrà in seguito; infine le disposizioni dell'art. 2 l. 11 dicembre 1816, e dell'art. 2 l. lO gennaio 1817, secondo cui i ministri segretari di Stato dovevano essere scelti per tre quarti tra i sudditi continentali, e per un quarto tra quelli della Sicilia oltre il Faro, furono abolite con l'art. l r.d. 19 gennaio 1833, confermato dall'art. 2 l. 31 ottobre 1837, ma furono ristabilite con l'atto sovrano 18 gennaio 1848, «che richiama in vigore le leggi degli 8 ed 11 dicembre 1816, ed abroga quella del 31 ottobre 1837» I ministeri

(supra, § 28).
«organi com-

erano, come oggi si direbbe,

plessi », costituiti, cioè, da una pluralità di organi:, di solito meramente interni, con proprie attribuzioni, ordinati gerarchicamente fino al vertice rappresentato dal ministro (13). Si trattava, però, di organismi abbastanza snelli, sia nelle strutture, sia nel numero del personale addettovi. Non v'era nulla di simile al nostro «gabinetto essere istituiti del ministro

». Dove, per il
di segreteria

numero e la qualità degli affari, fosse necessario, potevano dal re uno o più «direttori

»,

(3)

LANDI

e

POTENZA,

p. 75.

39
dipendenti

L'Amministrazione

centrale

235
agli

direttamente

dal ministro,

che attendevano

affari da costui affidatigli, e che potevano firmare, nel caso d'impedimento del ministro, gli atti per i quali avessero avuto « speciale autorizzazione» (artt. 5 e 6 1 . lO gennaio 1817). Nella prassi, tali «direttori» venivano talvolta investiti con decreto reale, per tempi più o meno lunghi, delle funzioni di ministro (« direttori con referenda e firma ») se non volevasi nominare più «ripartimenti il titolare. Ogni ministero era articolato in tali articostabilita nor-

», e questi in più «carichi»:

lazioni avevano una competenza per materia,

malmente per decreto reale, ma non avevano niuna rilevanza esterna. V'erano preposti funzionari che noi diremmo tivi », ordinati gerarchicamente ripartimento, e soprannumerari uffiziali di carico, uffiziali di I", 2a

« diret-

nelle qualifiche di uffiziali di e 3' classe,

(artt. 7 e lO 1. cit.). Qualche volta, i r ipar-

timenti erano raggruppati in « rami»: così, in certi periodi vi furono nel ministero della guerra e . marina il «ramo guerra» ed il «ramo. marina »; in quello degli interni il «ramo interni» ed il «ramo polizia », etc. costituiti secondo le materie. A ciascun ramo era di solito preposto un direttore. Presso alcuni ministeri v'erano organi collegiali, con funzioni consultive, e qualche volta deliberative, denominati Consigli (esempio: Consiglio generale di pubblica istruzione, presso il Ministero della pubblica istruzione), Giunta per i contratti generali, Giunte (esempio: della presso il Ministero

guerra) o Commessioni (esempio: real Commessione de' titoli di nobiltà, presso il Ministero di grazia e giustizia, poi presso l-;-Presidenza del Consiglio de' ministri). Non tutti i minsteri disponevano di propri uffici periferici. Quelli che non ne avevano, si avvalevano di regola delle intendenze.

236

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

39

Presso alcuni ministeri erano costituiti organismi complessi, spesso con rilevanza esterna nelle attribuzioni tecnico-amministrative loro confidate, detti «amministrazioni generali» o «direzioni generali» (per esempio, presso il Ministero delle finanze, l'Amministrazione generale dei dazi indiretti, la Direzione generale del Gran libro del debito pubblico, etc.; presso lo stesso Ministero la Direzione generale di ponti, strade, acque, foreste e caccia, che poi fu trasferita al Ministero dei lavori pubblici). A questi organismi era di solito preposto un direttore generale, alla diretta dipendenza (« immediazione ») del ministro. Dal direttore generale dipendevano uffici, centrali e periferici, variamente denominati, e presso la direzione erano talvolta costituiti appositi organi collegiali. In più casi, la competenza dei ministeri sedenti in Napoli trovava limite nel decentramento territoriale attuato ne' reali domini di là del Faro, e cioè alla loro azione si sostituivano il luogotenente generale, ed il Ministero presso il medesimo, residenti in Palermo, nonchè gli uffici dipendenti dal suddetto Ministero. Vi furono però sempre in Napoli organi di collegamento e coordinamento tra l'amministrazione continentale e quella insulare: in certi periodi, il Ministero per gli affari di Sicilia, ed in altri apposite sezioni presso i diversi ministeri interessati (in/ra, § 65). Gli organi di consulenza giuridico-amministrativa, che avevano preso il posto del Consiglio di Stato dell'occupazione militare (Supremo Consiglio di cancelleria, Consulte), ne conservavano la struttura collegiale, in conformità dell'assioma napoleonico che «l'amministrare è il fatto di un solo, il giudicare è il fatto di molti» (14), e deliberavano con la presenza di tutti i loro membri, oppure in collegi minori (camere, commessioni). Solo il Supremo ConsigliQ ebb~ çompetenza.
(14)
ROMAGNOSI,

b), p. 16.

39

L'Amministrazione centrale

237

generale per tutto il regno; mentre le Consulte ebbero competenza separata per il continente e per l'isola, e finirono addirittura per essere smembrate, sparendo l'una in Napoli, e l'altra in Palermo, contemporaneamente la loro assemblea

comune, cioè la Consulta generale. La collegialità era osservata di solito in tutti gli organi consultivi, ma non mancavano casi di pareri espressi da organi individuali, come i procuratori generali delle Gran Corti de' conti, o gli agenti del contenzioso (in/ra,

§§

164·166 e 186). All'apparato ammi-

40.

Il personale amministrativo. ordinato gerarchicamente

nistrativo, sommariamente impiegatizio,

descritto, era addetto un personale in gradi o classi" e esecutive

distinto in varie carriere, per l'esercizio delle diverse funzioni e mansioni, amministrative, tecniche, o meramente ed ausiliarie. Non esisteva, però, una legge generale sul pubblico impiego, e le relative disposizioni vanno ricercate nelle leggi d'ordinamento oppure delle varie amministrazioni quali il trattamento o istituzioni, a economico, i in leggi di carattere generale bensì, ma limitate

taluni profili del rapporto ,

congedi, il diritto a pensione, etc. Il che non deve sorprendere, dappoichè in Italia la prima legge generale sull'impiego pubblico fu poi quella del 25 giugno 1908, n. 290. La normativa sul pubblico impiego era inoltre abbastanza scheletrica. V'erano disposizioni per l'ammissione a certi impieghi, dalle quali desumevasi il favore verso forme di reclutamento basate su concorsi per esame, dalla qualifica inferiore della carriera; ma esse concernevano di solito le carriere che noi diremmo «direttive discrezionalità; competenti

», e non escludevano mai la regia

gli impieghi esecutivi ed ausiliari erano quasi regole disciplinari, si commi-

sempre conferiti secondo le scelte discrezionali delle autorità per la nomina. Non v'erano anche se spesso in atti normativi o amministrativi

238

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

40 o

nano, per infrazioni

più o meno

gravi, la «sospensione»

la destituzione, Non v'erano garanzie di stabilità nell'impiego, salvo per i magistrati ordinari godenti dell'inamovibilità contro le azioni penali e civili per fatti commessi dagli impiegati di certe categorie nell'esercizio tanto dell'impiegato, poteri (in/ra, dell'ufficio era disciplinata dal legislatore con una certa larghezza, come istituto posto a tutela non

(in/ra, § 146); in compenso, la «garentìa»

quanto dell'efficace esercizio dei pubblici giungendo alla totalità del

§§ 190 ss), Il trattamento di quiescenza era più

favorevole di quello oggi praticato, giorno di servizio

soldo per gli impiegati collocati a riposo con 40 anni e un

(in/ra, § 42); ma non v'erano limiti d'età

per là permanenza in servizio, e gli impiegati restavano spesso in carica fino a tardissima età, con diminuito rendimento, e ritardo delle carriere. Queste, a loro volta, regolate, anche che tuttavia quando non v'erano esplicite norme, secondo il turno d'anzianità, temperato da sovrane scelte discrezionali sembrano essere state tutt'altro che frequenti, si svolgevano di solito con eccessiva lentezza, donde le ambizioni deluse, che non giovavano alla fedeltà (15).

(15) stesso

DIAS,

b), p. 635. L'autore,
del Ministero delle

che essendo finanze,

a quel abbastanza (da

tempo

(1840) egli un malconl'ava-

uffiziale

esprime

certamente

tento diffuso nella categoria rizia del spesa essersi governo nelle pubblica); appropriato e trascrive d'oltre

impiegati zia, critica (ammontanti lettera la curiosa

vivacemente

retribuzioni

a suo avviso al 3 o 4% della Saint-Cloud, fuggito di senza perchè silenzio, nelle 27 dicembre dopo della con La buoni soldo, in Francia

1828) che un ex-dipendente cassa di servizio, indirizzò che a tal delitto la prospettiva lettera, crederà promesse, c:Laddove formalmente l'E.V. conveniente l'individuo di dovere stimerà

della Tesoreria 16.000 d. mediante al ministro servire utile per avere ancora di preferire alla a persone

generale,

la falsificazione de' Medici, anni prima al dieci anni

delle finanze servito quattro la

per informarlo d'ottenerlo.

era si indotto riguardosa, di far si affidano

è, nella sostanza, ricattatoria, pubblicità e Francia subito

conelude : laddove che gli più sacre etc., ed in

conoscere

ed all'Inghilterra tradite in Oriente ...

affari del Tesoro

non pagate,

in discorso

si porterà

»,

40

L'Amministrazione

centrale

239

Malgrado una tale normativa, certo incompleta ed imperfetta, almeno secondo l'odierno apprezzamento, la qualità professionale del per sonale addetto a funzioni giuridico amministrative, quale può desumersi dagli atti (istruzioni, circolari, re scritti, etc.) che vanno riferiti desimi nell'ambiente e paternalistici. cultura giuridica umanistica alla sua opera, appare di il lettore si immepositivo livello, semprecchè, naturalmente,

e nella linea politica donde tali atti deridotati d'una buona da studi ad indirizzo

vano, e non sia urtato da certi toni eccessivamente autoritari Trattavasi di funzionari derivante ed economica, con una certa colorazione

ed illuministica,

classico, e da una pratica abbastanza larga di testi provenienti dalla Francia. Appartenevano di solito al ceto medio (famiglie di nobiltà minore, oppure « civili »), ed avevano quasi sempre proprietà nelle province d'origine, il che spiega il loro conservatorismo, anche quando furono o divennero liberali. Che vi siano stati fra loro dei prevaricatori, non può essere escluso, perchè fatti del genere sempre accaddero ed accadranno; ma nelle generiche declamazioni oltraggiose contro la burocrazia del regno non sono numerose le citazioni d'episodi specifici ed attendibili, ed è vero, piuttosto, che un'esplosione di profìttantismo e di corruzione a tutti i livelli coincise con l'avcirca il personale ammivento della dittatura garibaldina e dei regimi luogotenenziali. Poco o nulla può documentarsi ceto, la cui opera si svolgeva, senza lasciare tracce durature. nistrativo inferiore, tratto dalla piccola borghesia o dal basso come oggi, au jour le jour, La modestia dei trattamenti,

altri termini, il ministro è diffidato a non chiedere l'estradizione del reo, per il discredito che questi avrebbe fatto cadere sull'amministrazione del regno. Ricordiamo pure che il r.d. 13 settembre 1815 (COMERCI, p. 516) raccomandava di preferire negli impieghi gli emigrati del tempo dell'occupazione militare, quelli che ne erano rimasti esclusi durante la medsima, o che avessero sofferto persecuzioni per la causa del re, o fossero di merito straordinario.

240

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

40

ed i gravi carichi di famiglia , potrebbero però spiegare certi comportamenti, di cui talora si parla, meno dignitosi o meno delicati. Nel successivo paragrafo tratteremo di quella parte della legislazione, in tema di pubblico impiego, che si può considerare di più larga applicazione, cioè delle norme comuni riguardanti il personale direttivo (uffiziali) dei ministeri, e delle disposizioni di carattere generale applicabili a tutte le categorie d'impiegati. Per alcune categorie, cenni più o meno ampi si troveranno in altre sedi: così, per esempio, per il personale diplomatico e consolare (in/ra, § 44), per il personale del Supremo Consiglio di cancelleria e delle Consulte (in/ra, §§ 67 e 70); per quello militare (in/ra, §§ 83 ss.); per gli impiegati delle intendenze e sottointendenze (in/ra, § 100); per i magistrati ordinari, cancellieri ed uscieri (infra, §§ 145, 146, 148, 149); per il personale delle Gran Corti de' conti di Napoli e di Palermo (in/ra, §§ 165 e 166). Dobbiamo infine ricordare ancora una volta (supra, §§ 15, 28, ~9), che la l. Il dicembre 1816 (art. l) aveva stabilito la regola della «separazione degli impieghi », nel senso che tutte le cariche ed uffici« della Sicilia al di là del Faro saranno conferiti privativamente a' siciliani a tenore de' capitoli de' sovrani nostri predecessori, senza che potranno aspirarvi mai gli altri nostri sudditi de' nostri reali domini al di qua del Faro, nello stesso modo che i siciliani non potranno aspirare alle cariche ed agli uffici civili ed ecclesiastici de' suddetti altri nostri reali domini». Erano eccettuati soltanto gli impieghi dell'armata di terra e di mare, quelli di casa reale, quelli dei direttori del Ministero presso il Luogotenente (artt. 4 e 7), e, sebbene la legge espressamente non li menzioni, gli impieghi diplomatici e consolari, che la legislazione dell'epoca (vedi l'art. l n. 4, r.d. 2 maggio 1817) conside-

40

L'Amministrazione

centrale

241

rava «della real Corte ». La successiva l. 31 ottobre 1837 «relativa alla promuiscuità degli impieghi nelle due parti del regno» fu concepita dal re Ferdinando II come uno strumento d'unificazione e d'incivilimento (16), ed anche quale espediente per distruggere «la soggezione all'aristocrazia» (17) ed abbassare le prepotenze mafiose (18). Essa stabiliva (art. 1) che le cariche ed impieghi civili parti del regno, potessero essere miscuamente ed ecclesiastici, nelle due «indistintamente e pro(salvo gli

conferiti ai sudditi di ambo le parti»

impieghi della Consulta, per cui restavano in vigore le norme anteriori: art. 5), e che i siciliani avrebbero occupato in continente lo stesso numero d'impieghi dei napoletani Questa legge spiacque profondamente
(16) Il preambolo possa della L 31 ottobre dannevole riuscire

in Sicilia. che nel do«il divieto di

ai siciliani,
che real

1837 considera nostro

siffatta promiscuità per l'opposto stemi zione verno, amministrativi

si renda

al bene del

servizio,

e che de' siintorno goe in

la medesima ed

utile influendo di volere di reciproca «vie

alla diffusione più stringere

e di pubblica dei

economia, dalla II e

non che alla esatta Provvidenza seppellire in Napoli,

amministra-

della giustizia»; e ravvivare

il re dichiara popoli sentimenti

al trono

la gran famiglia

affidata al nostro l'ubbie e I'astio

in essi i

amorevolezsa

s , Secondo nazionali, s, Calà Ulloa, «Non in molti

DE SIVO, a), I, p. 101, «Ferdinando unificare Sicilia, (18) procurator le due genti; con parentele
CALÀ ULLOA,

sperava

chè la dimora e amicizie

di siciliani negozi d'un

di napolitani

ammorzerebbe rapporto dove

(17)

al, p. 75.
parte Corte di Pietro tra l'altro criminale Parisio, di Trapani, in data 3 agosto è detto:

NISCO, p. generale

34, trascrive della Gran

1838, al ministro v'è impiegato... paesi delle ora ora

di grazia e giustizia che non sia prostrato specie di un funzionario, imprigionato, dei mediatori Molti come altro

al cenno d'un ora di ora alti

prepotente ... V'ha sovviene ora un

fratellanze, un

sette ... Una cassa comune sostenerlo, di incolpare magistrati giudice Non nè

ai bisogni Come

di fare esonerare di proteggere furti, degli oggetti come pieno d'essere I. escono

di conquistarlo, per queste il recuperafratellanze Corte pe' civile le reati non indurre

innocente...

accadono mento di di un'egida

ad offrire

transazioni coprono della

rubati. il Siracusa

impenetrabile,

lo Scarlata le strade;

Gran

Palermo, in

magistrato ... persistente

è possibile testimoni

guardie commessi ha
16.

cittadine

a perlustrare sottolineata.

di trovare

giorno s . L'attualità

di queste

notazioni

bisogno
LANDI -

242

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

40

vere obbedire ai funzionari continentali ravvisavano un'umiliazione, ed un attentato alla loro tradizionale autonomia (19). Pertanto, allorchè si levò a rivolta la città di Palermo (12 gennaio 1848), una delle regie concessioni, con cui speravasi di stornare la tempesta, fu l'abolizione, con l'atto sovrano 18 gennaio 1848, della citata legge «della promuiscuità

». Tutti gli

impieghi e tutte le cariche in Sicilia sarebbero state da quel momento occupate dai soli siciliani, come nella parte conti. nentale del regno dai soli napoletani; la disposizione doveva trovare attuazione nel termine massimo di quattro mesi 5). Veniva così formalmente richiamata in vigore (art. (art.

l)

la 1. 11 dicembre 1816. È noto che tale concessione fu considerata tardiva dagli estremisti che in quel momento menavano il giuoco in Sicilia (20), dimodocchè le mancò, come ad altri provvedimenti che il Governo contestualmente adottati, l'effetto distensivo se ne riprometteva. L'atto sovrano citato,

peraltro, rimase in vigore dopo che la Sicilia fu ricondotta sotto la legittima autorità, e fino alla crisi conclusiva. Di conseguenza, nale giudiziario,
(19)

salvo la breve

parentesi

1837-1848, il e, dopo

personale civile dell'isola e del continente (compreso il persoquello delle Gran Corti de' conti,

CALÀ ULLOA, a), pp. 75-76. RAFFAELE,p. 27, asserisce della Sicilia fu distrutta di mala fede: quarto avendo ingegni col decreto «Sicilia n'ebbe

che «l'autonodella per re inuomini al pareva erano dei

mia amministrativa
a), I, p.

del 1837, detto ch'avendo meno ma lor facesse l'antipatia

promiscuità, e che fu la vera origine ... della rivoluzione
101, accusa i siciliani a tenere ed un a rabbonirla; (?), riceveva (?) ... Non s-. Queste per ragion di numero d'uffiziali,

del 1848~. Ma DE SIVO, guadagnò, più che del terzo il non

tendendo di scienza continente servitù siciliani (20) scontenti

inoltre,

essa in proporzione maggiori in terraferma, Che che si che 112; dimostrano

al governo

ne mandava

si spiacevano parole, scritte era

a comandare nel 1868, ultimi

ubbidire

in Sicilia

a magistrato da questi

napolitano...

i napoletani

contraccambiata. RAFFAELE, p. 70; Settimo, respinse 1812. alla Costo da Ruggero

CALÀ ULLOA, a), p. 126; generale, perchè giungevano

DE SIVO, a), I, p. presieduto «troppo

NISCO, p. 101. Il Comitato le concessioni,

tardi s , e si appellò

40

L'Amministrazione

centrale

243

l'atto sovrano 27 settembre 1849, quello delle Consulte) fu iscritto in ruoli diversi, percorse carriere diverse, e poteva essere soggetto a trasferimenti del regno cui apparteneva. di sede soltanto in quella parte Peraltro, i principi regolatori dei di quiescenza

rispettivi rapporti d'impiego e dei trattamenti

erano comuni. Il trattamento economico, in certi periodi, fu più favorevole per i siciliani, pur tendendo ovviamente a livellarsi.

41. Il rapporto d'impiego statale. - Abbiamo detto (supra, § 39) che la 1. io gennaio 1817, « relativa alla istituzione delle varie segreterie e ministeri di Stato », aveva stabilito le denominazioni e l'ordinamento gerarchico degli «uffiziali addetti ai ministeri », Restavano abolite le anteriori denominazioni (art. 7), pur restando salvi i diritti onorifici e patrimoniali di coloro che erano investiti dell'impiego di «uffiziali maggiori» (art. 8). L'art. 9 L cito stabiliva che «tutti gli uffiziali delle reali sieno di carico, o

segreterie di Stato, sieno di ripartimento, proposizione

semplici uffiziali, saranno eletti (nominati) da noi (dal re) sulla de' rispettivi segretari di Stato ministri (art. 5 r.d. 21 marzo 1825);

». Più

precisamente, gli « alunni» tera ministeriale

erano ammessi in servizio con letgli uffiziali,

fino al grado d'uffiziale di carico compreso, erano nominati o promossi dal re su proposta del ministro «in conferenza» (art. 11, to, previo reg. cit.). Le norme per l'ammissione erano e promozione degli uffiziali stabilite dal r.d. 21 marzo 1825 (21). Gli aspiranti
dice: «Essendo sovrana vo11.

l, reg. lO maggio 1826), e gli uffiziali di ripar(art. 9, n.

timento dal re, su proposta del ministro, in Consiglio di Staesame in Consiglio de' ministri

Il,

(21) Il preambolo del r.d. 21 marzo 1825

24-4

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

41

all'ammissione come domanda al ministro

« alunni»
(art.

in un ministero dovevano farne

l), il quale, allorchè vi fossero

posti vacanti, prendeva informazioni sulla moralità degli aspiranti, e li sottoponeva ad un esame per riconoscerne l'abilità corrispondente al servizio (art. 2), stabilendo le relative modalità, e commettendo l'incarico a riputate e probe persone di sua scelta (art. 4). Non era d'obbligo alcun titolo di studio, e l'esame era, a quanto parrebbe (art. 3), di ben modesto livello, dovendo provare «l'abilità nello scrivere, sì per la calligrafia che per l'ortografia », ed «un sufficiente grado d'ingegno per intendere il senso di qualche pagina, o di una scrittura o di un libro ». Gli aspiranti che superavano l'esame erano destinati a quella specie di lavoro che il ministro avrebbe creduto opportuno (art. 5), ed erano nominati uffiziali soprannumerari, in ordine d'anzianità soprannumerari
lontà che' i soggetti

secondo le vacanze formatesi (art. 6). I

erano promossi uffiziali di 3a classe previo esachiamati a comporre le reali requisiti segreterie sieno forniti il decoro servizio alla e ministeri di prodi

Stato, indipendentemente bità e di attaccamento talenti, bene; giusta guente bre» rapporti Dtxs, non le gelose funzioni e volendo pruova 'e delle cognizioni

dagli indispensabili alla real persona necessarie

di buona morale

del re,

di convenevoli e del pubblico sistema la carriera varie godeva, quando che lo dice che o etico, e deglimpiefissati, a lui di il sec: omnei nem-

a sostenere

ed a disimpegnarne

per l'esatto di

adempimento coloro che

del real aspirano

la Maestà Sua a tal fine assicurare dell'abilità reali ». Ma segreterie
DIAS,

con un generaI luminosa in rilievo non

ilffi~iali delle della

dette luminosa

e ministeri

di Stato, ha sanzionato

regolamento

b), pp. 634·635, mette d'alcuna dello tutela

carriera.

Si aggiunga

che !'impiegato

con la pubblica ai giudici

amministrazione, del contenzioso di è intesa senso in un a «obbligazioni civilistico. stabilisce

ginrisdizionale, dimodocchè coloro politico quando stipendi lo

meno innanzi servono

amministrativo: senso puramente Allo del stesso

a), I, p. 243, parla

Stato verso modo, gli

»,

l'obbligazione proprio

già nel

«l'amministrazione ghi amministrativi quegli

superiore in ragione

suo talento

della natura sua entrata

servigio, a reclamare

ma una volta stipendio

che ha esercitato

l'impiego «diritto»

ha diritto non risulta

dovuto a contar dal giorno della di essa », tale asserito clamo» è, semplicemente,

in funzione, suscettibile

e per tutto il tempo d'azione, ed il e re-

il ricorso

amministrativo

(in/m, § 159).

41

L'Amministrazione centrale

245

me che doveva dimostrare «l'abilità, degli obblighi inerenti al grado»
a

sufficiente al disimpegno

(art. 7). Le promozioni ad

uffiziale di 2 e l a classe erano conferite senza esame « colla sola norma dell'antichità e dell'assiduità del servizio» (art. 8). erano Infine, le nomine ad uffiziale di carico e di ripartimento

pienamente discrezionali, in quanto i ministri proponenti erano «autorizzati a sceglierli da qualunque classe inferiore ed anche fuori delle segreterie» l'amministrazione (art. 9), cioè tra gli estranei al(22). L'uffiziale destinato alla redazione del lO).

protocollo poteva essere scelto in ogni classe, ed aveva una gratificazione di 30 ducati mensili durante l'incarico (art. praticamente zrone, Il r.d. 22 marzo 1823, esteso alla Sicilia col r.d. 18 settembre 1826, stabiliva che gli impiegati civili, i quali, per imputazione di reati comuni o commessi in ufficio, venissero sottoposti a giudizio penale, rimanevano sospesi di soldo e di funzioni (art. l). Essi ricevevano, a titolo di soccorso, un terzo del soldo se stavano in carcere con mandato d'arresto, e la metà negli altri casi; mentre il ministro poteva corrispondere una gratificazione a coloro che li rimpiazzavano, senza però che l'importo del soccorso e della gratificazione eccedesse il soldo (artt. 3 e 4). Queste disposizioni non erano applicabili dal momento in cui l'impiegato sospeso fosse stato ammini(22) Dus, b), p. 377, sostiene peraltro: «Sopra tutto però il sistema di promuovere per gradi gli impiegati amministrativi è il principio dal quale dipende la sicurezza e la bontà dell'amministrazione ... Una semplice funzione dovendo servir di scalino, per pervenire a funzioni superiori e da queste alle primarie cariche, così le principali autorità sarebbero necessariamente affidate ad uomini adorni, non solo di tutte le conoscenze necessarie per esservi chiamati, ma che godono ancora la stima e la con1ìdenza pubblica ... ~.

Le garanzie disciplinari, come abbiamo accennato, erano nulle. Le misure previste erano la sospensione cautelare, la sospensione disciplinare o punitiva, e la destitu-

246 strativamente

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

.

41

destituito. L'impiegato prosciolto con la formula

«consta che non» (formula « piena »: art. 277 e 278 ll.p.p.) era rimesso nello stato in cui trovava si prima del giudizio, rimanendo però il Governo nel pieno suo diritto d'avvalersi oppur no dei suoi servizi, mentre l'impiegato poteva ottenere, se ne avesse diritto, la pensione secondo legge (23). Altro caso era quello dell'impiegato prosciolto con la formula «non consta» (formula dubitativa »: artt. 277, e 280 ss, ll.p.p.), e collocato in «libertà provvisoria », situazione che poteva protrarsi per un biennio, durante il quale poteva farsi luogo, previ nuovi accertamenti istruttori, ad un nuovo giudizio. Questi restava sospeso durante il biennio col godimento di metà del soldo e quando conseguiva la libertà assoluta si considerava nell'identica posizione degli assolti per «consta che non» (24). Infine, gli impiegati in carcere più di due detenuti per causa di debiti (r.d. 7 febgodevano, nel primo mese, del soldo intero, ma se rimanevano mesi venivano destituiti braio 1825, esteso alla Sicilia con r.d. 4 agosto 1825). La sospensione disciplinare era espressamente prevista nell'art. 89 1. 12 dicembre 1816 sull'amministrazione civile per gli intendenti, siglieri d'intendenza, sottintendenti, segretari generali e cone dal successivo art. 91 per i capi e

vice capi ufficio delle segreterie delle intendenze, e per i segretari delle sottintendenze: l'art. 89 riservava la competenza al re, e l'art. 91 rispettivamente all'intendente o sottintendente. Nessuna di tali disposizioni stabilisce la durata massi-

27 dicembre 1841, su cfp, CR (PETITTI, IV, p. 438). Min. Finanze, su cfp. CPGCC 3 novembre 1839 (PETITTI, IV, p. 415), e r. 29 ottobre 1842 (ivi, p. 448). Inoltre, il r. 2 marzo 1854, previo cfp, CN (PETITTI, IV, p. 409), stabilì che, qualunque fosse l'esito del giudizio penale, non si dessero arretrati del soldo non percepito durante la sospensione, perchè il soldo è «rimerito dell'opera»: l'assoluzione cioè non dava diritto a restitutio in integrum. (23) (24) R.

41

L'A mministrazione

centrale

247

ma della sospensione. Mancano, parimenti, norme generali su tale sanzione, che sembra tuttavia in uso per punire mancanze disciplinari di una certa gravità: per esempio, una circolare del Ministero delle finanze, 18 settembre 1841 (25), minacciava «la sospensione dall'impiego» ai controlori delle contribuzioni dirette che asportassero i registri del catasto conservati nelle cancellerie comunali, per farne più comoda revisione in casa propria. qualche mancanza Gli impiegati sospesi d'impiego de' propri «sia per nell'adempimento doveri, sia

per misura disciplinare », non avevano diritto a soldo, nè ad alcuna prestazione invece dello stesso, durante il tempo della sospensione, «eccetto che in veduta degli addotti discarichi trovi non meritata la sospensione, il sospeso di un qualche risarcial Gover(26). alcun Peconvenienti» all'impiegato il capo dell'amministrazione e degno conseguentemente no pe' provvedimenti È agevole rilevare sua accertata diritto

mento, nel qual caso si deve proporre l'occorrente che si giudicheranno non attribuisse

come la revoca della sospensione per la patrimoniale, ma poteva

ingiustizia

alla restitutio in integrum

soltanto consentire un atto discrezionale raltro, la sospensione temporanea, tinio (il riferimento

di benevolenza.

sia per ragione di scru-

è allo scrutinio «epurativo

», stabilito
sia per

dopo gli avvenimenti del 1820-21 con i r.d. 12, 16 e 24 aprile 1821), sia per misura amministrativa qualunque di servizio nella liquidazione disciplinare, altra causa, non era considerata interrompimento della pensione di ritiro (27).

Le norme e gli atti del tempo usano il termine zione », di solito, per indicare un provvedimento

« destiturisolutivo

del rapporto d'impiego con finalità punitiva, come per esempio
(25) PETITTI, II, p. 96. (26) Min. Polizia gen., 4 maggio 1829, in PETITTI, IV, p. 212. (27) R. 3 ottobre 1825, in PETITTI, II, p. 604.

248

I stituzioni del Regno delle Due Sicilie

41 penale dai ma in

quello che dipendeva ope

legis dall'interdizione

pubblici uffici, o da gravi addebiti penali o disciplinari;

verità i rapporti d'impiego, salvo quelli dei magistrati inamovibili, sembrano sempre risoluhili ad nutum dell'amministrazione, salvo il diritto a pensione quando fosse stato conseguito a termini di legge (28). Si parla, perciò, alquanto promiscuamente, d'amozione, rimozione, revoca, etc.; e più per ribadire il potere discrezionale della superiore autorità, che per attribuire intendenti, e segretari dell'interno, qualche garanzia al dipendente. Così, l'art. 89 lega volontà del re gli sottintendenti, segretari generali ( consiglieri d'indei capi, vice capi ufficio' al Ministro per gli che essi essere rnne sottintendenze essi possono «sempre (ma le ge 12 dicembre 1816 dichiara amovibili tendenza; l'art. 91 riserva I'amozione delle intendenze

previo rapporto motivato dell'intendente; o sottintendente

altri impiegati l'art. 92 dice che piazzati dall'intendente

dieno giusto motivo a questa misura»

doglianze degli

interessati non avevano altra tutela che i ricorsi amministrativi: ilnifra, §§ 160 e 161); l'art. 39 r.d. 16 giugno 1824, sulla polizia generale de' reali domini di qua del Faro, stabilisce che gli ispettori soprannumerari, i cancellieri e vice can-

cellieri, nominati dal Ministro della polizia generale, « potranno essere rimossi a di lui pia cimento », etc.

(28) Drxs, b), p. 374, è d'avviso che «appartenendo, e dovendo appartenere al Principe la nomina de' suoi agenti, ne segue che essi sono revocabili a sua volontà; dappoichè, se il Principe deve scegliere coloro che meritano la sua confidenza questa facoltà mena seco quella di ringraziare, o destituire, quello che, o per negligenza, o per la sua condotta, ha perduto la confidenza accordatagli s-, Ma non ha nessuna base nelle leggi del regno quanto lo stesso DIAs, b), pp. 375-376,dice a proposito di commessioni costituite nel Consiglio di Stato per esprimere parere su responsabilità disciplinari dei funzionari: l'autore con tutta probabilità traduce da un testo francese, e non cura di «nazionalizzarlo >.

41

L'Amministrazione

centrale

249

Non è possibile ravvisare veri e propri diritti soggetnvi non patrimoniali degli impiegati. Non era tale, certamente, il « congedo» (licenza), disciplinato da un complesso di norme, che è difficile non definire alquanto vessatorie. Anche in questo caso, le prime disposizioni si trovano nella 1. 12 dicembre 1816, che all'art. al Ministro 96 riserva al re accordare congedi agli intendenti, dell'interno accordarli ai sottintendenti, segreaced agli intendenti

tari generali e consiglieri d'intendenza; cordarli agli impiegati dipendenti: denti non potevano l'autorizzazione zialmente, concederne con r.d. superiore.

ma il ministro e gli inten-

più lunghi d'un mese, senza

Queste disposizioni furono, sostan-

confermate

6 novembre

1821, col quale
per congedo

fu stabilito però che i funzionari,

allontanatisi

dalla loro residenza, non dovessero godere di soldo (art. ministro, secondo la competenza ad aéc~~dare malattia od altre circostanze particolari zionario denza per più di quindici (artt.

11),

salvo non gli fosse concesso, in tutto o in parte, dal re o dal

"n

coi.gedo~p;r fuori resi-

12 e 13). Il fun-

che abusasse del congedo, trattenendosi

giorni dalla scadenza, non poteva sovrana (art.

essere riammesso in ufficio senza autorizzazione sizioni legislative e regolamentari sciplina uniforme ziari essere «poggiate impiegati ed amministrativi. anteriori,

14). Più tardi, il r.d. 22 gennaio 1832 revocò tutte le dispoe stabilì una dicivili, giudiper i congedi degli impiegati Le domande sopra ragionevoli

di congedo dovevano

motivi ben giustificati dai ministri

»,

I congedi fino ad un mese erano accordati che da loro direttamente di grado inferiore

agli

dipendevano ; e dai capi I minicongedi fino a due

ai ministri, ai rispettivi dipendenti. a tali dipendenti

stri potevano accordare

mesi. Il re accordava le proroghe ed i congedi oltre un mese per i dipendenti diretti dei ministri, ed oltre due mesi per gli altri, ed i congedi di qualunque durata ai diplomatici. Il congedo

250

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

41

produceva sempre la perdita

del soldo e degli averi connessi

alla carica, tranne il caso di ben giustificata infermità, da curarsi in residenza: in tale ipotesi, il ministro poteva accordare la metà del soldo, ed il re, su proposta del ministro e per gravi motivi, il soldo intero, dedotta la spesa per il supplente dell'impiegato in congedo. Queste disposizioni, per di più, sembrerebbe fossero applicate secondo criteri abbastanza restrittivi (29). Non esisteva una classificazione unica dei soldi (come quella, cioè, che fu poi introdotta in Italia con i r.d. 11 novembre 1923, n. 2395, e 30 dicembre 1923, n. 2960, ora abrogati), e gli stipendi erano autonomamente stabiliti, sia pure con una certa uniformità di criteri, nelle norme concernenti le varie categorie di personale. Erano ignoti gli aumenti periodici per anzianità e gli assegni per carichi di famiglia. Gli stipendi degli uffiziali delle reali erano stabiliti, dall'art. misura annua:
L 2. 3. 4. 5. 6. Uffiziale di ripartimento, d. 1.440. Uffiziale di carico, d. 1.080 o d. 960. Uffiziale di 1R classe, d. 600 o d. 540. Uffiziali di 2R classe, d. 480 o d. 420. Uffiziali di 3n classe, d. 300 o d. 240. Soprannumerari, d. 180.

segreterie di Stato

lO l. lO gennaio 1817, nella seguente

Nessuna regola concerneva l'attribuzione stipendio superiore,

dello scaglione di

nelle qualifiche dove era previsto. Gli

(29) Per esempio, il congedo ai percettori delle contribuzioni dirette doveva essere accordato dagli intendenti previa autorizzazione del controloro generale, sentito il parere del ricevitore distrettuale (Min. finanze, circo 3 aprile 1833 ed 11 maggio 1833, in PETITTI,II, pp. 364 e 365); il congedo non utilizzato entro quindici giorni dal ricevimento della partecipazione doveva essere nuovamente richiesto (Min. Affari interni, 29 giugno 1830, in PETITTI, IV, p. 234); altre ministeri ali in COMERCI, 461-462. pp.

41

L'Amministrazione

centrale

251

uffiziali del Ministero degli affari esteri godevano d'un soprassoldo pari al 10 % del soldo. Gli alunni servivano i' capi delle amministrazioni che gratificazione. In linea comparativa, si può rilevare che il soldo d'un uffiziale di ripartimento corrispondeva nell'esercito a quello di brigadiere potevano accordare

gratis, ma
loro qual-

(in/ra, § 86), ed era pari a quello del segretario generale della Gran corte de' conti di Napoli (in/ra, § 165),
civile era di

mentre rispetto ai soldi della amministrazione za di Napoli (d. 1300: la magistratura presidenti ordinaria,

poco superiore a quello del segretario generale della intenden-

injra, § 100); e rispetto a quelli deldi poco superiore ai soldi dei vice generali delle Gran Corti di stabilire trattamenti

e sostituti procuratori

criminali (d. 1384:

injra, § 145). Ciò conferma, in sostanza,

come non esistesse la preoccupazione

rigorosamente paritari previa identificazione di pari livelli di funzione, il che diviene ancor più visibile nel raffronto fra gradi minori; ma dimostra pure come il personale dei ministeri non fosse particolarmente favorito rispetto ad altre cateil personale diplogorie, quali, per esempio, gli intendenti, Questi trattamenti,

matico, e gli ufficiali dell'esercito e della marina. piuttosto buoni rispetto ai valori correnti dell'epoca, fecero in parte rilevante le spese del risanamento della finanza pubblica, cui si provvide dagli inizi del regno di Francesco I onde porre riparo alle conseguenze dei disordini del 1820-21. Del che non deve essere sorpresa, perchè, in un sistema nel quale era pressocchè inesistente l'imposizione tributaria della «ricchezza mobile », e quindi ignoti i la misura fiscale più facile era relativi metodi d'accertamento, zo procedimento ancora.

quella di colpire gli esiti della regia tesoreria generale, col rozdella ritenuta. Tanto rozzo, da sopravvivere

252

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

41

Il primo provvedimento, adottato come misura straordinaria (r.d. 5 dicembre 1825), ma subito trasformato in regola costante «onde servire permanente domini di qua del Faro liva una ritenuta del 10% reria generale dei domini di risorsa ordinaria per lo pareggio de' reali stabi(art. 1 r.d. 28 maggio 1826), suddetti, la ritenuta della parte attiva e passiva dell'erario»

sui pagamenti a carico della Tesodei primi sei

mesi di soldo de' nuovi impiegati e dei promossi, ed una riduzione dei diritti di percezione de' conservatori delle ipoteche, con che si realizzava un'economia di circa ducati 900.000 (30). Il criterio economico, che presiedeva alla scelta di tale fonte d'imposta, era indicato, nel preambolo del r.d. 28 maggio 1826, come quello «che piegati indirettamente i soldi e gli averi de' pubblici im-

ed i profitti che si ritraggono dall'eserper quanto che

cizio delle professioni ed altri mestieri lucrativi direttamente costituiscono delle rendite vie più imponibili, meno gravitano su capitali produttivi» (31).

(30) La ritenuta progressiva sui soldi degli impiegati era stata istituita da Gioacchino Murat come parte della contribuzione personale 0,50% sui soldi da lO a 500 lire mensili; 2,50% da lire 501 a 1000 mensili; 4% da lire 1001 in più), ed era stata accresciuta nel 1815 da un'« offerta volontaria di guerra s , sui trattamenti civili e militari e sulle pensioni (DIAs, b), pp. 630· 631). Le istruzioni per il modo d'eseguire la ritenuta 10% furono impartite con r. 11 febbraio 1825 (PUITTI, IV, p. 124), e per quella del primo semestre con r. 19 luglio 1826 (PETITTI, IV, p. 148). La ritenuta semestrale non fu più praticata dal 1848 (TOMMASINI, Il, p. 172). (31) Il r.d. 28 maggio 1826 avrebbe voluto, secondo è detto nel preamholo, «ripartire i nuovi pesi nel modo il più equo e tollerabile per i nostri sudditi,. tenendo lontani i vizi di ripartizione nocivi a' contribuenti ed all'erario, ed in modo da non arrecare il minimo pregiudizio alla prosperità delle industrie, delle manifatture, e delle altre sorgenti della ricchezza pubhlica s , Ma è quanto mai dubbio che le disposizioni ivi dettate fossero idonee rispetto a tali propositi. Oltre alle suddette ritenute sui soldi, si colpivano con un dazio di consumo i coloniali, ed i pesci salati, secchi ed in salamoia di estera produzione, consumati nella città di Napoli; con una imposizione di

41

---------------------------------------------------

L'Amministrazione

centrale

253

Tali misure non furono però sufficienti, ed uno dei primi atti del regno di Ferdinando II fu il r.d. 11 gennaio I83I. Questo decreto, cui è premessa, come si esprime uno scrittore non certo favorevole alla casa di Borbone (32), una

« chia-

ra precisa esposizione finanziaria, che pare rendiconto di un principe costituzionale alla nazione », mentre conferma i precedenti provvedimenti, ritenuta ulteriore ed altri ne aggiunge (33), stabiliva una sui soldi e le pensioni di giustizia, con le

seguenti, non trascurabili aliquote progressive sulle rate mensili: da d. 25.01 a d. 50, 2.50ro; da d. 50.01 a d. 100, 5%; da d. 100.01 a d. 150, 7.50%; da d. 150.01 a d. 200, lOro; da d. 200.01 a d. 300, 15%; da d. 300.01 a d. 400, 20ro; da d. 400.01 a d. 500, 25%; da d. 500.01 a d. 700, 30%; da d. 700.01,e innanzi, 40%. I trattamenti ritenuta inferiori a 25 ducati mensili erano esenti da

(art. 2). Venivano inoltre abolite le cumulazioni tutte

di soldi con soprassoldi e pensioni ed altri averi (eccettuati

grana 6 a tomolo la macinazione del grano e granone ne' domini di qua del Faro (in/ra, § 120) e con altra imposizione (la formazione della cui tariffa era delegata al Ministro delle finanze, secondo certi criteri, e con certe esenzioni) e i lucri dei capitalisti ~ ed < i profitti che si ritraggono dall'esercìzio d'un impiego, di una professione, e di quelle arti o mestieri che non sono diretti a far prosperare il commercio e le interne produzioni, ma che sono principalmente rivolti allo spaccio degli oggetti di lusso o superflui ~ (art. 18). Quest'ultima imposizione fu abolita col r.d. l° settembre 1828. (32) NISCO, p. 16. (33) Le ritenute sulle pensioni di grazia, e quelle sulle spese di materiale, venivano raddoppiate (artt, 3 e 4); veniva però dimezzato il dazio sul macino (art. 6}.

254

lstituzioni del Regno delle Due Sicilie

41

i soprassoldi ed indennità

d'alloggio e mobilio ai militari, e

le indennità di scrittoio) quando la somma riunita oltrepassasse 25 ducati mensili (art. l). Ai soggetti colpiti dal provvedimento, il re rivolgeva un patriottico appello, affermando che non avrebbe fatto alla loro classe «il torto di crederla poco impegnata al pubblico bene» (34); ma sta di fatto che le aliquote costituito prevalentemente mi mezzi di sostentamento; dipendenti, erano oppressive, anche se le più forti gravavano sul personale degli alti gradi, da proprietari che avevano autonoe che il Governo indulgeva ancora del trattamento dei propri e fonte di non pochi

una volta alla tendenza riduttiva inconvenienti (35).

prevalsa dal 1815 in poi,

(34) nuova antichi lorchè

Nel preambolo «parrà

del r.d, 11 gennaio grave per gli impiegati loro rimane della

1831, si non

dice pure che

che trovansi

se la alle agli ed alè pru-

ritenuta

e pensionisti

sommità, in risultato

la somma che pensioni

sarà certo inferiore delle due utilmente Sicilie; rivivere, attuale». I

soldi, alle antiche

monarchia possono nella nostra

le vecchie costumanze

di uno Stato

dente cosa il farlo, ed è indispensabile e le pensioni dell'antica «ottenuto stente lare nella monarchia aumento prosperità

posizione

soldi

sono quelli

anteriori «oltre

al 1806, i quali; delle fatali della ritenuta cura di

avendo vicende già esisoldi

di cui lo Stato godeva prima », potevano non

del 1820 un considerevole soffrirne se fosse (35) Bonaparte e pensioni alle misure rimasto Secondo
DIA S,

una nuova ». È da notare come il di 25 anni prima, invariato Murat gente il costo della vita.

Governo, nel riportare

si dia alcuna durante con

di controlGiuseppe il le diminu-

b), p. 634, i salari erano ligia pagandola

il governo «allora denaro»;

e Gioacchino d'avere

aumentati,

perchè molto

si aveva

proponimento regno, «da dei mestieri verno, della canti tavia sicchè pubblica

zioni dal 1815 in poi e delle l'uno spesa

si erano tempo professioni c l'altro dovesse ed il disoccupata,

verificate in ogni Stato d'Europa. tra noi la mancanza spingeva servire governo, a il popolo tempo tenere a chiedere credettero molti dovere inutile, di

Senonchè, nel delle arti, uffizi al Goche una cittadini licenziare parte mangente tut-

immemorabil

dell'industria,

per moltissimo

salariati

d'occupazione»; rimasta le retribuzioni.

preoccupato personale

che sarebbe

tratteneva persiste.

diminuendone

Il fenomeno

41 La ritenuta

L'Amministrazione

centrale

255

straordinaria

fu abolita col r.d. 16 gennaio

1836, solenizzandosi la nascita del duca di Calabria, poi Francesco II. Rimase invece in vigore sempre la ritenuta ordinaria del 10%. Queste disposizioni non si applicavano in Sicilia, dove soldi e pensioni a carico della Tesoreria de' reali domini di là del Faro erano esenti da ritenuta (36). Il soldo cominciava a decorrere dal giorno della presa di possesso dell'ufficio, previo giuramento; non alterasse le sue funzioni, mento (37). I soldi erano insequestrabili (r.d. 9 febbraio 1824), salvo che, in forza di giudicato, per alimenti dovuti dagli ascendenti ai discendenti e viceversa, come da un coniuge all'altro 17 settembre 1829). Una questione che dava visibilmente era quella concernente primo caso, dopo l'entrata (r.d. ma l'aumento degli averi d'un impiegato per passaggio da una classe all'altra, che non esigeva un nuovo giura-

luogo a difficoltà,

il cumulo di soldi e di impieghi. Il in vigore del r.d. 11 gennaio

1831, era risoluto nel senso che non fosse vietato agli impiegati dello Stato percepire soldi, averi, pensioni, gratificazioni, etc., per servizi resi alla Casa reale (38). Le cumulazioni d'impieghi dello Stato si verificavano, a quanto pare, con una certa frequenza. Un r. 28 novembre 1845, confermato da altro del 28 settembre 1846 (39), stabilisce che verranno tollerati solo due impieghi, semprecchè i soldi riuniti, a carico del Teso(36) Luog. gen., lO marzo 1353, in PETITTI, V, p. 429. (37) R. 29 dicembre 1333, su cfp. CR (PETITTI, IV, p. 307 ). (33) R. 13 febbraio 1331, in PETITTI, IV, p. 219 (concerne tre medici militari, che avevano prestato assistenza ad individui della real famiglia, ed estende espressamente la regola ai militari incaricati dell'insegnamento ai reali principi). (39) PETITTI, IV, pp. 503 e 517.

2S6

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

41

ro, non oltrepassino ducati 30 mensili,

e non si riconosca inl'impie-

compatibilità per l'esatto servizio che si deve prestare;

gato che, trovandosi in tali condizioni, fosse promosso, doveva rinunziare entro cinque giorni alla promozione, ed altrimenti era considerato dimissionario qualunque volontario dal diverso impiego, che esse ne fossero gli averi. Ne' domini di là del Faro,

queste disposizioni furono estese col temperamento

si applicavano solo quando per effetto di promozioni il soldo avesse superato l'importo del cumulo quale era al 28 novembre 1845 (40), e con qualche eccezione (41). Un rudimento di credito a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato fu istituito con r. 26 febbraio e lO dicembre1833 (42), che consentirono agli impiegati d'ottenere dalla Cassa di sconto (r.d. 23 giugno 1818), o da altre pubbliche Casse, l'anticipazione di due mesi di soldo, con interesse annuo 3.50%, purchè il soldo non fosse gravato da ritenute diverse da quelle per causa d'assegni alimentari.

(40) (41)

R. 19 ottobre

1849, in PETITTI, IV, p. 55!. gli impiegati dell'Amo di ori1850, di Monreale il regime s : injra, Real (<< amministrazione della pubblica § 46); r. 21 agosto

R. 13 giugno 1850, in PETITTI, IV, p. 580, per della mensa arcivescovile rientrata di poi delle sotto

ministrazione

gine ecclesiastica, ivi, p. 592, per Maggione (42) anticipare pensioni

amministraSagana,

sione s , cioè «amministrazione gli impiegati e Ficuzza,

dìocesana

Amministrazioni alla banche, Casa.

di Boccadifalco,

già appartenenti alle

PETITTI, IV, p. 304. Conseguentemente agl'impiegati Per società divieto dalle coloro oltre soldi, i quali pensioni, avessero o altri

con r. 15 febbraio società anonime assegnamenti

1834 (BIANcorpi

CHINI, c), p. 550) restò proibito regio erario. favor delle che questo cioè rari delle pretesi

ed altri

di
dal

provenienti le ritenute

preso più di

sei mesi di que'

soldi, in

e assegna menti, fu

proibito

ai ragionieri di sei mesi. da ragioni

di continuare politiche derivante più

le somme

ZANELLINI,p. 206 ss., ritiene che economiche, interessi usua provveduto dagli

fosse determinato d'eliminare società; ma

dall'intenzione

il malcontento non rileva

che il re aveva anche aprile

garantire

agli impiegati

piccoli mutui

ad oneste condizioni.

Per la

concessione 1834, in PE.

anticipazioni,

fu emanato

un reg. del Min. finanze, 5

TITTI, IV, p. 314.

41

----------------------------------------------------(r.d. 23 luglio 1857) istituite in Palermo e Messina.

L'Amministrazione

centrale

257

Due «Casse di prestito» tardi

per gli impiegati civili furono pru

42.

Il trattamento di ritiro. -- Il trattamento

di ritiro

degli impiegati dello Stato, e quello relativo alle pensioni e sussidi per le loro vedove ed orfani, formava oggetto di norme fondamentali uniformi per il personale civile e militare, che esporremo adesso; mentre verranno le disposizioni esaminate speciali per il personale militare

in/ra, § 87.

La materia, durante l'occupazione militare, era stata disciplinata, di qua del Faro, con l. 19 novembre 1808, e r.d. 4 gennaio 1810, 20 dicembre 1810 e 4 agosto 1812. Tali del re Ferdinando, disposizioni e le altre emanate in Napoli prima dell'occupa. zione, ed in Sicilia durante furono abrogate la permanenza dal r.d. 3 maggio 1816, che, sciolte le pre·

cedenti amministrazioni, istituì il nuovo «Monte delle vedove e dei ritirati» (per il personale dei domini di qua del Faro), alimentato con una ritenuta del 2.50% sui soldi mensili di tutto il personale civile e militare (artt. l, 2, 12, r.d. cit.), ed amministrato dalla Cassa d'ammortizzazione (art. 13). Col nuovo ordinamento della Cassa (r.d. I" gennaio 1817), l'amministrazione del Monte fu, però, affidata alla Tesoreria generale, che somministrava direttamente alla Direzione generale del Gran libro del debito pubblico

(in/ra, § 56) i fondi

occorrenti ai pagamenti. L'obbligo della ritenuta 2.50% fu esteso agli impiegati civili de' domini di là del Faro con r.d. 27 novembre 1819, ed una completa normativa per questi ultimi, sostanzialmente conforme a quella in vigore per il continente, fu poi dettata dal r.d. 25 gennaio 1823, che istituì il «Monte di vedove e ritirati» per i detti domini, e ne af-

fidò l'amministrazione l e 2).
17. LANDI • I.

alla Tesoreria generale in Sicilia (artt.

258

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

42

Avevano diritto a pen sione tutti gli impiegati civili e militari (compresi i soldati e bassi uffiziali retribuiti con prest giornaliero anzicchè con soldo mensile) che ricevevano soldi di regio conto, dalla Tesoreria generale o da altre amministrazioni (art. 2 r.d. 3 maggio 1816, art. 3 r.d. 25 gennaio 1823). Secondo tali decreti, la pensione di giustizia spettava, dopo il compimento d'un periodo minimo di servizio, qualunque fosse l'età dell'impiegato. Ma, con r.d. I" giugno 1842, fu stabilito che non si accogliessero domande di ritiro di 65 anni, nè di militari con per mali cronici fossero nella dipendeva poteva decidere di d'impiegati civili d'età minore meno di 60 anni, salvo che Ministero da cui l'impiegato destinarlo ad altro lavoro. Alcune

assoluta incapacità di servizio attivo, nel qual caso, però, il servizio che richiedesse minore attività e la ritenuta (impiegati

categorie di personale, per cui erano sorte dell'amministrazione delle prigioni

difficoltà circa il metodo di praticare dei reali licei e collegi,

delle capitali, dell'archivio generale, della soprintendenza generale di salute, nonchè giudici di circondario) ebbero riconosciuto espressamente il diritto alla pensione, con r.d. 8 marzo 1824, ed un regolamento della stessa data stabilì le norme sul modo d'effettuare e versare le ritenute nei vari casi. Altra categoria ammessa a pensione con apposito provvedimento furono i corrieri postali, i cui compensi, essendo eventuali, furono assoggettati a ritenuta fino all'importo di 20 ducati mensili (r.d. 30 marzo 1818), calcolato però ogni anno di servizio, «considerando i disagi e pericoli cui van soggetti », pari a quindici mesi (r.d. 20 ottobre 1823). La pensione era liquidata in proporzione agli anni di servizio continuato e non interrotto per dimissioni e riammessioni, e cioè (art. 3 r.d. 3 maggio 1816; art. 3 r.d. 25 gennaio 1823):

42
dopo dopo dopo dopo dopo 20 25 30 35 40

L'Amministrazione anm anni anni anni anni ed ed ed ed ed l l l l l giorno, giorno, giorno, giorno, giorno,

centrale 1/3 del soldo; la metà; due terzi; cinque sesti; il soldo intero (43).

259

Gli anni di servizio erano calcolati dal primo giorno di percezione del soldo, o prest, su cui era stata corrisposta, o avrebbe dovuto essere corrisposta se prima del 1806, la ritenuta (44), salve le disposizioni per i militari e per i marinai

(in/ra, § 87).
Il soldo che si prendeva a base per la liquidazione della pensione era l'ultimo goduto, purchè percepito per due anni continui, ed altrimenti il soldo precedente (art. 9 r.d. 3 maggio 1816; art. 4 r.d. 25 gennaio 1823). Ma se, per riduzioni dei soldi, il penultimo fosse più elevato dell'ultimo, la liquidazione si faceva sull'ultimo, anche se non goduto per

(43) Nel caso di militari (r.d, 8 ottobre 1825) o d'impiegati civili (r.d, 17 novembre 1825) ritirati dal servizio, e poi riammessi, erano utili soltanto i due periodi d'effettivo servizio, sui quali complessivamente si liquidava la nuova pensione, ed era escluso il periodo intermedio (v. anche r. 19 giugno 1826 in PETITTI, II, p. 605). Erano ricongiungibili i servizi prestati allo Stato da impiegati poi passati alla Real Casa, e viceversa (r. 18 ottobre 1826, ivi, p. 607). Non potevano invece congiungersi gli anni di servizio militare prestati da un individuo che aveva ottenuto il congedo a domanda prima d'avere conseguito il diritto a pensione, con quelli di servizio civile iniziata dopo alcun tempo (r. P ottobre lR40, su cfp. CR, ivi, p. 648). Il servizio prestato dai civili e dai militari continentali in Sicilia tra l'Il febbraio 1806 ed il 23 maggio 1815 (periodo della cosidetta occupazione militare dei domini di qua del Faro) era computato contando ogni anno per due, tanto per le peno sioni di ritiro, quanto per quelle vedovili (art. 5 r.d. 3 maggio 1816), anche se l'impiegato trasferito si in Sicilia non aveva prestato servizio attivo, per mancanza del corrispondente posto d'impiego (r. 17 gennaio 1822, ivi, p. 590). (44) La ritenuta di sei mesi di soldo per l'ascenso a nuovo impiego (supra, § 41) non era d'ostacolo alla liquidazione, perchè denaro che il Tesoro riteneva nel momento stesso in cui l'esitava (Min. Guerra e marina, 24 ottobre 1829, in PETiTTI, II, p. 609).

260

I stiuizioni. del Regno delle Due Sicilie

42

il biennio: cioè, veniva adottata la soluzione meno favorevole all'impiegato (45). Le pensioni di ritiro degli ambasciatori, ministri plenipotenziari, inviati straordinari, residenti ed incaricati d'affari all'estero erano calcolate su un terzo del soldo, «considerandosi le altre due terze parti come una specie di indennità di rappresentanza

», nè venivano computate le gra-

tificazioni, rappresentanze, indennità, etc. (art. lO r.d. 3 maggio 1816; art. 15 r.d. 25 gennaio 1823). La pensione, nel ca so di cumulo di soldi, era liquidata sul soldo maggiore (art. lO, comma 3, r.d. 3 maggio 1816; art. 15, comma 2, r.d. 25 gennaio 1823), con qualche eccezione (46). Le pensioni si perdevano dai condannati per causa criminale, nei casi previsti dal r.d. 18 agosto 1817, e dal r.d. 4 aprile 1831, ma potevano essere riacquistate dopo l'espiazione della pena e col beneficio della riabilitazione; ed in nessun caso, compreso quello di condanna a morte, la famiglia
(45) R. 17 maggio 1819, richiamato nella circo Min. Aff. interni 30 aprfle 1831, in PETITTI,Il, pp. 586 e 614. Ma, per gli emigrati e per le loro vedove (supra, nota 43), l'art. 9, comma 2, r.d. 3 maggio 1816 stabiliva che dovevasi avere riguardo all'ultimo soldo, anche se non goduto per due anni; ed il r. cito prescriveva che si tenesse conto del penultimo soldo, se più elevato dell'ultimo. Le riduzioni di trattamento derivanti dalla trattenuta di cui al r.d. 11 gennaio 1831 (supra, § 41) furono considerate, dalla citata circolare, rilevanti ai fini della pensione, da liquidarsi sempre sul soldo minore. L'impiegato il cui soldo era diminuito per causa di riforma, pur conservando la differenza a titolo di gratificazione ed indennità personale, doveva pagare su questa la ritenuta 2,50%, e la gratificazione gli era tenuta in conto per la lìquidazione (r. 9 maggio 1833, in PETlTTI, Il, p. 624). Non davano invece diritto a pensione le gratificazioni corrisposte in luogo di soldo (r. 6 maggio 1835 su efp. CR, ivi, p. 627). (46) La liquidazione di due pensioni, previa ritenuta su due diversi trattamenti, era consentita semprecchè i trattamenti non fossero entrambi a carico della reale Tesoreria (r. 4 marzo 1831, per i cattedratìci, professori letterari e maestri d'arti liberali, in PETITTI,Il, p. 613; r. 18 giugno 1845, su efp. CR, a proposito d'un individuo che cumulava un impiego del comune di Palermo con altro della Soprintendenza di sanità, ìvi.: p. 653).

42

L'Amministrazione

centrale

261

del condannato perdeva il diritto alla rata spettantele secondo le disposizioni ordinarie. Le pensioni vedovili erano pari ad un sesto di quella del marito, quando questi avesse il numero prescritto d'anni di servizio, o fosse morto dopo averla ottenuta, ed era corrisposta durante lo stato vedovile, e col peso di mantenere i figli (art. 7 r.d. 3 maggio 1816; art. 6 r.d. 25 gennaio 1823), con decorrenza dal giorno della morte dell'impiegato (47). Se la vedova passava a seconde nozze, o cessava di vivere, la pensione veniva distribuita in parti uguali ai 'figli maschi fino all'età di 18 anni, ed alle femmine durante lo stato nubile; a queste ultime, maritandosi, veniva pagata oltre le rate maturate un'annata di pensione; e lo stesso trattamento si faceva ai figli degli impiegati, se la loro madre fosse premorta

(art. 8 r.d. 3 maggio 1816; artt.

lO ed 11 r.d. 25 gennaio

1823). Se l'impiegato lasciava superstite la seconda moglie, e figli tanto di primo quanto di secondo letto, me-tà della pensione spettava alla vedova, e l'altra metà era divisa

in

capita tra i figli del primo e secondo letto (r.d. 27 giugno
1817; art. 13 r.d. 25 gennaio 1823). Questa disposizione si applicava anche quando la vedova ed i figli di primo letto non dimorassero insieme (r.d. 31 agosto 1818; art. 12 r.d. 25 gennaio 1823). Le pensioni erano considerate assegni alimentari, non sottoposti alla ritenuta del 2.50%, o ad altra imposizione o riten-

(47) Circo Min. Aff. interni, 4 ottobre 1834, in PETITTI, II, p. 626. Il r. 4 marzo 1839 (ivi, p. 640), accorda, secondo gli usi e le regole che si dicono acquisiti ne' reali domini di qua del Faro, ed in difformità dell'avviso della GCCP, la pensione di giustizia alla vedova d'un uffiziale di carico del Mini· stero di Stato presso la luogotenenza, approvando l'avviso del parquet (!), cioè del pubblico ministero, presso la GCCN (forse incompetente!), in esenzione della ritenuta del 2,50%, non pagata dal detto funzionario nel periodo in cui godeva di gratificazione in luogo di soldo.

262

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

42

zione, ed erano esenti da

sequestri ad istanza de' creditori,

purchè il credito non avesse causa di pigione di casa, o di generi di vitto accreditati (art. 17 r.d. 3 maggio 1816; art. 16 r.d. 25 gennaio 1823). Esse peraltro, ne' domini di qua del Faro, erano sottoposte alla ritenuta ordinaria del 10% (art. l r.d. 28 maggio 1826), e furono anche assoggettate alla ritenuta progressiva straordinaria del r.d. 11 gennaio 1831

(supra,
all'80%)

§ 41), che era doppia (cioè con aliquote dal 5% sulle pensioni di grazia (art. 3 r.d. cit.).

Per ottenere la liquidazione della pensione (art. 11 r.d. 3 maggio 1816; art. 21 r.d. 25 gennaio 1823) l'interessato doveva rivolgere una petizione documentata (48) al ministro da cui dipendeva, ed in Sicilia al luogotenente generale. L'Amministrazione provvedeva alla liquidazione, e la rimetteva, per mezzo del procuratore generale, alla Gran Corte de' conti, che esprimeva il proprio parere (49) e rinviava gli atti direttamente al ministro delle finanze (o al ministro degli affari di Sicilia) per la sovrana approvazione. Gli arretrati, se il ritardo nella liquidazione dipendeva da fatto degli aventi diritto, erano corrisposti per un anno solo, esclusi però i minori, che, non potendo avere nocumento dalla colpa dei loro legali rappresentanti, di tutti gli arretrati avevano in ogni caso diritto al pagamento (50).

Il debito dello Stato per le pensioni era iscritto nel Gran libro del debito pubblico, e pagato a cura della detta ammini-

(48) Min. finanze, 20 settembre 1838 e 26 febbraio 1839, in PETiTTI, II, pp. 635 e 639. (49) Il r. lO gennaio 1936, in PUITTI, II, p. 628, vieta alla GCCP d'esprimere c:preventive deliberazioni» sul diritto a pensione d'impiegati (nella specie, si trattava d'un impiegato che voleva fosse considerato utile un periodo in cui non aveva prestato servizio per soppressione d'ufficio), cioè accertamenti di pretese non attuali. (50) R. 18 agosto 1831, in PETITTI, II, p. 615.

42

L'Amministrazione

centrale

263 di

strazione

(art. 13 r.d. 3 maggio 1816),

ne' reali domini

qua del Faro. In Sicilia, vi provvide, con apposito ruolo, la Tesoreria generale di Palermo (art. 20 r.d. 25 gennaio 1823); ma più tardi, con r. 28 giugno 1832, fu istituito il Gran libro del debito pubblico de' reali domini di là del Faro, che provvide nel modo stesso ai detti pagamenti (51). Dalle pensioni «di giustizia» dovevano quelle «di grazia », accordate «per cioè per condonare che requisito equitativamente necessario essere distinte di qualcon le-

sovrana clemenza» (52), la mancanza di giustizia; d'una previsione

per la pensione

che poteva si in fatto sopperire al difetto gislativa di quelle giate ». pensioni,

che da noi si dicono «privile-

Sebbene il nome di pensione «di giustizia », e la minuziosa disciplina giuridica che le assisteva, potrebbe fare ragionevolmente supporre che esse dessero luogo a veri e propri diritti soggettivi, non risultano ammissibili, nella detta materia, azioni civili, nè ricorsi alle autorità del contenzioso amministrativo. Le relative controversie potevano formare oggetto soltanto di ricorsi ai ministri competenti, o al real tròno ; ed il ricordato parere della Gran Corte de' conti non aveva alcun effetto vincolante,

II. I

MINISTERI E GLI UFFICI DIPENDENTI

43. La Cancelleria generale del regno e la Presidenza del Consiglio de' ministri. - Abbiamo ricordato (supra, § 39)
COMERCI, p. 376. Le pensioni di grazia si consideravano, per loro natura, accordate alle vedove durante lo stato vedovile, alle nubili durante la nubilità, ed ai minori sino all'età maggiore, salvo sovrana dispensa espressamente dichiarata (r. 18 novembre 1838, in PETlTII, II, p. 634).

(51)

(52)

/

264

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie di « ancien régime» perpetuatosi

43

che, secondo l'ordinamento

in Sicilia, una relativa preminenza tra i segretari di Stato era attribuita al «primo segretario di Stato ». Tale titolo, con r.d. 4 giugno 1815, fu attribuito, 8 dicembre 1816 la Cancelleria

ad interim, a Tommaso
generale del . regno, altra

di Somma, marchese di Circello, ed istituita poi dalla legge legge della stessa data soppresse la carica di ministro segretario di Stato, e la sostituì con quella del ministro cancelliere. I soli che ne furono investiti furono il menzionato marchese di Circello, che riuniva la carica con quella di ministro degli affari esteri, e dopo di lui il marchese Donato Tommasi, che la riunì con quella di ministro di grazia e giustizia, poichè la Cancelleria visse solo nel cosiddetto «quinquennio» Secondo la 1. 8 dicembre 1816, la cancelleria (53). generale

del regno doveva risiedere nel luogo. di residenza ordinaria del re (art. 6); in essa doveva tenersi il registro ed il deposito di tutte le leggi e decreti reali (art. 7); il ministro cancelliere doveva apporre il real suggello alle leggi e decreti reali, riconoscere e contrassegnare la firma del re, vegliare alla spedizione, pubblicazione siglio di cancelleria, e collezione delle leggi e decreti (art. 8). presieduto dal ministro cancelliere (art. Presso la Cancelleria generale era istituito il Supremo Con9: injra, § 67). Le attribuzioni del ministro cancelliere furono successivamente disciplinate dalla 1. 20 dicembre 1816, le cui disposizioni di maggior interesse concernono la forma delle leggi e dei decreti, e la loro efficacia (supra, non aveva preminenza rati tutti d'uguale dignità, e prendevano

§ 19). Egli, però,

sui colleghi; i ministri erano considerango tra loro se-

(53) CORTESE N. in COLLETTA, a), III, p. lO. Per tre giorni, dal 6 al 9 luglio 1820, fu ministro cancelliere (ma non prese possesso dell'ufficio, perchè trovavasi in Sìcìlia) il marchese Giq"ççhino Ferreri (CORrE SI> N. in CQJ,LETTA, a), 111, p. 141.

43

----------------------------------------------~-----

L'Amministrazione

centrale

265

condo la rispettiva anzianità, con precedenza, In ogni caso, dei ministri insigniti anche della carica di consigliere di Stato. L'ordinamento della Cancelleria generale fu stabilito con r.d. 19 agosto 1817. La Cancelleria generale del regno, come abbiamo ricordato (supra, § 17), fu abolita dal governo costituzionale con r.d. 22 luglio 1820, e l'abolizione fu confermata, dopo la caduta del detto regime, con r.d. 29 marzo 1821. Successivamente, il r.d. 26 maggio 1821, sulle «nuove basi del Governo », previde che uno dei ministri fosse designato a presiedere il Consiglio di Stato ordinario in assenza del re e del duca di Calabria (art. 2); il r.d. 4 giugno 1822 stabilì l'ordinamento del Consiglio di Stato, nonchè del Consiglio dei ministri la cui presidenza era parimenti affidata al suddetto consigliere ministro di Stato (artt. 7 e 9: supra, §§ 27-29) (54); e con r.d. 15 ottobre 1822 si provvide all'organizzazione del Ministero della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il presidente del Consiglio de' ministri esercitava tutte le attribuzioni già pertinenti al ministro. cancelliere, toltane la presidenza dell'abolito Supremo Consiglio di cancelleria. Il Ministero da lui dipendente esercitava, a sua volta, le attribuzioni della soppressa Cancelleria generale, cioè quelle relative alla legislazione; trattava gli affari delle categorie di personale, come quello delle Consulte, che non dipendeva da alcun ministero; provvedeva al coordinamento tra i diversi ministeri. Altre attribuzioni furono conferite o tolte alla Presidenza, con atti successivi.
(54) Presidente del Consiglio dei ministri fu il prmcipe Alvaro Ruffo di Scaletta, che il lO giugno 1820 assunse anche il portafogli degli affari est\lfi (CORTESE N. in COLLETTA, a), III, p. 319).

266

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

43

La Commessione reale di beneficenza di Napoli, riordinata col r.d. 4 gennaio 1831 (in/ra, § 128), fu trasferita al Ministero dell'interno con r.d. 21 aprile 1848. Il Dipartimento degli Ordini cavallereschi, con la soppressione del Ministero della Real Casa (r.d. 9 settembre 1832) passò alla Presidenza (supra, § 26). La Stamperia reale di Napoli, già dipendente dal Ministero dell'interno, fu, con r.d. 7 aprile 1833, trasferita alla Presidenza; ma passò poi al Ministero dei lavori pubblici (r.d. 17 novembre 1847), per essere restituita alla Presidenza con r.d. 12 aprile 1848 (v. anche supra, § 19). Il regolamento di tale importante stabilimento, fondato da Carlo di Borbone, ed altamente benemerito della cultura e dell'arte (55), era stabilito dal r.d. I" agosto 1821, e fu poi rinnovato con r.d. 5 dicembre 1857. Con r.d. 26 aprile 1848, fu trasferita alla Presidenza, dal Ministero di grazia e giustizia, la Real Commessione de' titoli di nobiltà (supra, § 26); e dal Ministero degli affari esteri, la Real Deputazione della cappella del tesoro di S. Gennaro che il r.d. 23 gennaio 1811 aveva sottoposta al detto Ministero: L'ultimo ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri fu stabilito col r.d. 11 maggio 1848, che l'articolò in tre ripartimenti: I", segreteria, leggi e decreti, personale, stampa; 2°, deputazione della cappella di S. Gennaro, titoli dI nobiltà, ordini cavallereschi; 3 contabilità, archivi e biblioteca. Quando il re si fosse recato ne' reali domini oltre il Faro, il presidente del Consiglio de' ministri doveva seguirlo con una sezione del suo dipartimento, che costituiva «da sè ministero per il disbrigo degli affari» della presidenza; altre se0 ,

(55) Sulle pubblicazioni

della

Stamperia r~alt;~

COMERCI,

~.

~'.

43

L'Amministrazione

centrale

267

zioni dovevano essere egualmente formate per i Ministeri degli affari esteri e della guerra e marina; mentre le sezioni formate dagli altri ministeri si riunivano ai corrispondenti uffici del (r.d. 26 otMinistero di Stato presso la Luogotenenza

(in/ra, § 65), per

trattare gli affari de' reali domini di là del Faro

tobre 1825). La Presidenza provvedeva, a carico del proprio stato discusso, alle spese di scrittoio ed altre della real segreteria particolare (art. 7 r.d. Il gennaio 1831:

supra, § 23).
Il Ministero de-

44.

Il Ministero degli affari esteri. -

gli affari esteri (56) (art. l r.d. 2 maggio 1817) soprintendeva alle relazioni internazionali, cioè alla negoziazione, alla stipulazione ed all'osservanza dei trattati, intratteneva la corrispondenza con le Corti ed i governi esteri, provvedeva alle nomine degli agenti diplomatici e consolari ed alla corrispondenza con i medesimi, spediva i passaporti esercitava, in sostanza, tutte quelle per l'estero, ed attribuzioni che sono

(56) tuttavia, guerre saputo argine

DIAs, a), II, pp. premesso

102 ss., si propone

di dimostrare degli potenza

brevemente d'Europa italiani che Stati

«in ~; e le aveva di il

che modo figura il regno delle tra essi v'era «colla costanza

Due Sicilie nella statistica l'irrequietezza grande essere d'una massime

politica

che a correggere la necessità della stimolo delle sue di

che avesse interesse alla prepotenza, stato attuale

alla floridezza

e tranquillità

penisola,

ed era questa l'Austria, di freno

agli esaltamenti,

all'apatismo (pp.

», giunge ad una conclusione
103·104): «Nello vincoli avere altro, di sanun posto che sedi-

non certo esaltante, regno figura per la gue, di amicizia distinto condare

anche dinastia tra

se veritiera a' primi

che lo governa. le Potenze, ove oh! sovrane,

Ligata questa con d'Europa, a come potrebbe ed a corrispondere

e di massime

potentati

è per sè sola ca-

pace a farlo graduare se le volontà i precetti, e

de' regni coli si decidessero le intenzioni l'essere austriaca; suddito Francia

non ambire

a quella

gnità di carattere, litica internazionale 1861 fu abbassata moto unitario; platonica, e

che imprime del la potenza la solidarietà

di Ferdinando ed Inghilterra o mancò,

II ». Ma la ponegli anni 1859sostennero il o fu soltanto

regno, dopo il

1815, fu d'isolamento; europee

delle dinastie

268

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

44

tuttora considerate tradizionalmente proprie di tale dipartimento. Attribuzioni extra vagantes erano quelle relative ai titoli di nobiltà ed alla reale deputazione della cappella del tesoro di S. Gennaro, che come abbiamo visto (supra, § 43) furono in seguito trasferite alla presidenza del Consiglio dei ministri. Il ministro degli affari esteri 'era, finanziariamente, il più favorito, ovviamente per gli oneri di rappresentanza che la carica implicava: aveva, infatti, l'annuo soldo di ducati 10.000, più 7.200 per indennità «di tavola» (r.d. I" agosto 1815). Ma, col r.d. 15 febbraio 1852, il Ministero fu affidato al «direttore» Luigi Carafa di Traetto (che vi rimase fino al 27 giugno 1860, quando fu ministro nel governo costituzionale Giacomode Martino), e, durante tutto il regno di Ferdinando II, fu «ministro vero il re» (57). Il Ministero ebbe vari successivi ordinamenti: un primo, con r.d. 15 settembre 1817; un secondo, con r.d. 12 giugno 1828 (che previde tre ripartimenti, per gli affari politici e diplomatici, gli affari commerciali, e gli affari generali); ed un terzo, che non ebbe ulteriori variazioni, col r.d. 31 dicembre 1830, che prevedeva anch'esso tre ripartimenti, detti rispettivamente « segretariato » (che trattava gli affari generali, e quelli del personale del Ministero), «relazioni straniere» (che dirigeva il servizio diplomatico, e trattava gli affari di detto personale), ed « affari commerciali» (con analoga competenza per il servizio consolare). Il personale amministrativo del ministero era distinto da quello diplomatico e consolare; era però facoltà del re nominare parte dei segretari di legazione tra gli uffiziali di l a e .2" classe (r.d. 4 dicembre 1833). l'ammissione all'impìego

r~r

(57)

DE SlVO, a),

I, pp. 7l e 388..

44

L'Amministrazione

centrale

269

nel ministero, era prescritto un esame più rigoroso e più specializzato di quel che non fosse generalmente previsto per la nomina dei soprannumerari §41): un'altra ad ufficiali di 3
B

classe (supra,

l'esame verteva sulle lingue italiana e francese, e su (che poteva anche essere il latino) a scelta del con-

corrente; sulla geografia, la storia antica e moderna, ed il diritto di natura e delle genti (r.d. 12 aprile 1848). La carriera diplomatica era stata disciplinata dicembre 1833, istitutivo dell'alunnato col r.d. 4 diplomatico presso il

Ministero degli affari esteri, e col r.d. 12 aprile 1848, che aveva modificato il regolamento per gli esami. I posti di alunno erano otto; gli aspiranti dovevano essere nobili, e, come precisava il r.d. 12 aprile 1848, di «ottima morale, distinta educazione e perfetta istituzione»; e dovevano godere d'una rendita non minore di d. 30 mensili, che il r.d. 17 febbraio 1845 elevò ad annui d. 1.200. Il primo decreto prevedeva, per la nomina ad alunno, l'esame d'italiano, francese, storia patria e geografia elementare; ma il secondo pretese, inoltre; l'esame su un'altra lingua a scelta del concorrente, e sulla statistica del regno, ed ampliò i programmi d'altre materie (« geografia », «storia antica e moderna, particolarmente del regno »). Dopo tre anni, gli alunni sostenevano un altro esame, che secondo le norme del 1833 doveva vertere sulla storia universale, la storia dei trattati, l'economia politica, ed una lingua diversa dalla francese; secondo le norme del 1848, sul diritto di natura e delle genti, la storia dei trattati ed in particolare di quelli del regno, l'economia politica, e la composizione di note ed atti diplomatici. Questo esame era un concorso, i cui vincitori venivano nominati aggiunti senza soldo, presso una delle regie missioni in Parigi, Londra, Vienna, Madrid, Pietroburgo, lino, e successivamente Roma, Torino, Bercon la erano ammessi in carriera

270

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie ma gli ulteriori

45

qualifica di segretario di legazione;

avanza-

menti erano rimessi alla piena discrezionalità regia, ed i posti più elevati erano spesso conferiti ad estranei. Due regi decreti, 4 dicembre 1833, previdero la nomina per esame degli alunni consolari, e regolarono la carriera consolare, articolata nelle qualifiche di vice-console e console. Oltre alle rappresentanze diplomatiche in Europa che abbiamo menzionato sopra, ve n'era una in Firenze, e con r.d. 26 gennaio 1852 fu istituita una di Baviera; Washington fuori d'Europa v'erano e Rio de legazione in Monaco incaricati d'affari in rappresentanti

J aneiro;

v'erano anche

accreditati presso più Stati (Sardegna e Svizzera, Spagna e Portogallo). La carriera si articolava nelle qualifiche di segretario di legazione, segretario d'ambasciata, residente, inviato straordinario e ministro II impedì, ambasciatore. L'eccessivo accentramento incaricato d'affari, plenipotenziario, operato nella politituttavia, che il per-

ca estera specie da Ferdinando

sonale diplomatico napoletano, malgrado la cura che i decreti sopra citati dimostrano per il suo reclutamento? e malgrado la presenza di funzionari che dimostrarono poi qualità positive al servizio del regno d'Italia, positivo rilievo (58). potesse esprimere un'azione di

45.

Il Ministero di grazia e giustizia. l'occupazione

Il dipartimen-

to che durante

militare erasi chiamato «Mini-

stero del gran giudice, e di giustizia e culto », divenne, col r.d. 26 luglio 1815, «Ministero di grazia, giustizia ed affari ecclesiastici », ma il ramo degli affari ecclesiastici ne fu scisso con la l. lO gennaio 1817, per dar vita ad altro ministero

(in/ra, § 46).
(58) Sul personale diplomatico, negli ultimi anni del regno DE CESARE, I, pp. 97 S8.

a),

44

L'Amministrazione

centrale

271

Il Ministero di grazia e giustizia (59) aveva le attribuzioni che continuano ad essere proprie di tale dipartimento (art. 3 r.d. 2 maggio 1817). Provvedeva all'organizzazione giudiziaria, ed alla vigilanza su tutte le autorità dell'Ordine, nonchè agli affari concernenti il personale giudiziario, corrispondendo con i procuratori generali e con i regi procuratori; vigilava sulla tenuta dello stato civile; sulle professioni legali; trattava gli affari relativi all'estradizione, alle grazie, alle riabilitazioni; predisponeva i rapporti nelle materie di legislaetc. Ebzione, e per la risoluzione dei conflitti d'attribuzioni;

be anche alle sue dipendenze, per r.d. 9 settembre 1832, la reale Commessione per i titoli di nobiltà, trasferita però alla Presidenza del Consiglio de' ministri con r.d. 26 aprile 1848 (supra, § 43). Il ministro di grazia e giu stizia godeva del soldo d'annui d. 9.000 (r.d. r agosto 1815). Il r.d. 9 dicembre 1852 gli attribuì, inoltre, le funzioni di presidente della Consulta -de' reali domini di qua del Faro, che perdette in conseguenza del r.d. 29 agosto 1859, ma riacquistò (come presidente del Consiglio di Stato) col r.d. 13 luglio 1860 era articolato su quattro ripartimenti: soppresse il ripartimento

(in/ra, § 71).

L'ordinamento del ministero, secondo il r.d. 22 aprile 1817, segretariato ed archivio, e lo trasformò in personale, affari civili, affari penali. Il r.d. 30 dicembre 1831 del personale, 2° carico della segreteria. Il r.d. 31 maggio 1840 ordinò il Ministero nuovamente su quattro ripartimenti: segretariato, personale ed archivio; affari civili; affari penali; affari di gra-

(59) Dus, a), II, pp. 104 ss., dedica al Ministero di grazia e giustizia una lunga dissertazione, dove si parla delle leggi, dei tribunali, della prevenzione dei reati, etc., e lo definisce «il provvido miglioratore, l'attento conservatore, l'accurato indagatore, l'appoggio incrollabile, il vindice imparziale dell'Iatero ramo giudiaiario a,

272

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

46

zia e giustizia in Sicilia. Il 4 ° ripartimento,

però, finì per emi-

grare presso il Ministero per gli affari di Sicilia (in/ra, § 65). Dal Ministero di grazia e giustizia dipese, dopo la disgrazia del principe di Canosa (r.d. 27 giugno 1816), e la soppressione del Ministero della polizia generale (art. Il L lO gennaio 1817), la direzione amministrativa, generale di polizia (r.d. dal ministero

20 novembre

1819) che non era competente però nelle materie di polizia
dipendenti degli affari interni

(in/ra, §§ 59 e 61). Il Ministero della polizia generale fu ristabilito col r.d. 11 aprile 182l.
Non appartenne ministrazione mai al Ministero di grazia e giustizia l'ampoi al Ministero dei lavori pubblidi (ramo Marina) (r.d. delle carceri, che venne affidata prima al Mini-

stero degli affari interni, pena, dipendente e poi trasferita

ci (r.d. 8 e 21 giugno 1848); nè quella degli stabilimenti dal Ministero al Ministero della guerra dei lavori pubblici

29 di-

cembre 1857). Anche, del resto, nel 'regno d'Italia,

tali attri-

buzioni spettarono al Ministero dell'interno, fino al r.d. 27 ottobre 1927, n. 2187, che istituì la direzione generale degli istituti di prevenzione e giustizia. Il personale amministrativo addetto al ministero era distinto da quello di magistratura; per quest'ultimo, addetto esclusivamente alle funzioni giudiziarie, ri, vedi injra, e per i cancellieri ed uscie(art. 4 r.d. 2 magannuali sulla statie di pena presso il Ministero di grazia

§§ 145, 148, 149.
attribuita al ministero di rapporti

Espressamente stica giudiziaria.

gio 1817) era la formazione

46. Il Ministero degli affari ecclesiastici e della pubblica istruzione: a) gli affari ecclesiastici. _. Il Ministero degli
affari ecclesiastici, istituito per distacco dal Ministero di gra-

46

. L'Amministrazione

centrale

273

Zia e giustisia (L io gennaio 1817: supra, § 45) fu col r.d. 17 novembre 1849 riunito, a titolo personale, col Ministero della pubblica istruzione, istituito col r.d. 6 marzo 1848, e tale riunione divenne definitiva col r.d. 8 agosto 1859, con che vi fu un ministero diviso, come dicevasi, in due rami: affari ecclesiastici ed istruzione pubblica. L'esistenza d'un tal ministero è politicamente significativa, perchè, da una parte, sottolinea il carattere confessionale del regime, e dall'alnel distacco della tra dimostra una certa involuzione clericale, amministrazione

della pubblica istruzione dal Ministero degli

affari interni, cui prima del 1848 apparteneva (il che indicava una subordinazione politica, ma non clericale), e nella sua successiva annessione agli affari ecclesiastici. Il soldo del ministro era di annui ducati agosto 1815). L'ordinamento del ministero, articolato su tre ripartimenti, rimase invariato anche quando questo divenne il «ramo affari ecclesiastici» del Ministero degli affari ecclesiastici e della pubblica istruzione. Il primo ripartimento secondo si occupava della disciplina comprendeil va i carichi del segretariato, del personale, e dell'archivio; 8.000 (r.d. I"

ecclesiastica, degli affari

contenziosi, degli ordini monastici, e dell'esercizio del regio exequatur; il terzo dell'amministrazione ecclesiastica e della contabilità (r.d. 8 agosto 1859). dell'amministrazione principalmente degli affari ecclesiadelle nornell'esecuzione Le attribuzioni stici consistevano

me concordatarie (60), e delle leggi e decreti relativi. Al momento dell'istituzione del Ministero, vigeva il concordato del1'8 giugno 1741; successivamente entrò in vigore il nuovo, reso esecutivo con L 21 marzo 1818. Restava inoltre in vi(60) Drxs, al, II, pp. 112 ss. Pet i contatti tra la legislazione la beneficenza, in/m, §§ 129 ss.
I. ecclesiastica e

quella concernente
18. LANDI -

274

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

46

gore (come espressamente chiariva il r.d. 5 aprile 1818) la bolla di Benedetto XIII, 3 settembre 1728, relativa a' privilegi del tribunale della monarchia di Sicilia (61). Non v'è dubbio che il concordato del 1818 attribuisse al regno un carattere rigorosamente confessionale: unica religione dello Stato doveva essere la cattolica (art. l) e l'insegnamento doveva essere impartito in armonia con esso (art. 2). Esso, però, sebbene oggetto d'aspre critiche, come eccessivamente ligio agli interessi della Curia romana (62), non sembra, ad una lettura obiettiva, un testo talmente rmunciatario: parrebbe, piuttosto, creare in alcuni casi addirittura una subordinazione del clero del regno all'autorità sovrana, che potrebbe agevolmente rità politica su altri punti. La Chiesa recuperava il diritto di proprietà sui beni espropriati durante l'occupazione militare, purchè non fossero stati alienati, e poteva acquistarne dei nuovi, ma tutti detti beni erano sottoposti alle leggi comuni, e non potevano godere d'alcun privilegio; riconosceva, inoltre, la legittimità degli acquisti dei beni ecclesiastici alienati (artt. 12, 13, 15, 16). Il Governo provvedeva alle dotazioni delle parrocchie (vedi spiegare la cedevolezza dell'auto-

infra, § 122), dei vescovati, dei seminari (artt. 4, 5, 7), ma
la Santa Sede si impegnava a ridurre il numero delle diocesi di qua del Faro, e viceversa ad aumentare quelle siciliane (art. 3). I benefici ecclesiastici nel regno dovevano essere conferiti solo a sudditi del re (art. 8), salva una riserva d'an(61) (62) criticabili È riprodotta Peraltro, come contrari De Marco, che non se forse in GILIBERTI, pp. 285 S8.
[,),

BLANCH,

Il, altri

p. 102, rileva stabilite erano del 1318 degni

che, se d'elogio; «non

taluni de'

articoli

erano

alle

massime

dal tempo

vicerè, molto

e seguite
SCADUTO,

da Tanucci,

Acton,

ed anche qualora

I, p. 70, riconosce nario », anche valier de' Medici

il Concordato potevano avesse preferito

può dirsi migliori,

reazioil ca-

ottenersi

condizioni

ingraziarsi

il re

ed il pontefice.

46

L'Amministrazione

centrale

275

mn 12 mila ducati, di cui la Santa Sede poteva disporre a favore di propri sudditi (art. 18). La giurisdizione ecclesiastica era limitata alle cause matrimoniali Concilio di Trento, secondo i canoni del la disciplina (art. 20) (63). ed a quelle concernenti del regno

dei chierici; in ogni altro caso, anche se vi fossero interessati dei chierici, giudicavano i tribunali Era libero l'appello alla Santa Sede (art. 22), ma restava ferma in Sicilia la giurisdizione del tribunale (r.d. 5 aprile no ristabiliti, della monarchia 1818). Gli enti ecclesiastici soppressi venivanei limiti però in cui se ne fosse riconosciuta

l'utilità (art. 14), e, se i vescovi avevano piena libertà di conferire gli ordini sacri, disposizìoni particolari regolavano la consistenza del cosidetto patrimonio sacro (art. 21). L'art. 23 garantiva alla Santa Sede la libera comunicazione con i vescovi, il clero e il popolo su tutte le materie spirituali e gli oggetti ecclesiastici; ma era pur sempre necessario il sovrano permesso per' chiedere alla Santa Sede dispense, brevi o rescritti, tranne che per meri oggetti di coscienza. Occorreva regio exequatur (64) per la pubblicazione le «carte pontifici
(63) tembre cautele siastico riteneva toposi posta sultivo,

pur sempre il del-

e l'esecuzione 1818):
con ed Se il papa

provenienti

da

Roma », cioè delle bolle e hrevi e 6 aprile
1834, lo resa

(r.d. 17 luglio 1816
Una convenzione e nella di a non del per 16 aprile minorare

funzione
l. 30 setimponeva d'un venivano ecclevescovo sotsu prosolo conrapporto, dello

esecutiva e religiosi,

1839, prescriveva, nell'arresto civile vi ad condannato fossero una

scandalo la la

(GILIBERTI, p. 45), certe degradazione sentenza. i rilievi dal laici, con

detenzione domandare senza a favore

d'ecclesiastici al vescovo comunicargli del vescovi

all'autorità

morte,

elementi

condannato,

Comm., numero se il

composta doppio, fondati alla

di tre i

nominati

del re in che,

e di due assessori rilievi, come poteva, sovrana clemenza. «una

con voto motivato

ravvisava condannato

raccomandare

(64) Sull'exequatur,
Stato », SCADUTO,I, pp. Emilio Capomazza, CESARE, a), I, p. 174.

considerato

delle

facoltà

essenziali del

179 ss. Sulla all'ufficio

4: tanucciana

diligenza»

consultore

preposto

del regio

exequatur

(in/ra, § 79), DE

276

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

46

attribuita al Supremo Consiglio di cancelleria , e poi alla Consulta (inJfra, §§ 68 e 72). I vescovi erano nominati su proposta del re, cui dovean prestare giuramento (art. 29) (65), e dovevano sottoporre al sovrano gradimento, per mezzo del ministro degli affari ecclesiastici, le loro pastorali (altro r.d. 17 luglio 1816). Il Governo si impegnava e non permettere la divulgazione di libri, segnalati dagli ordinari, in cui vi fosse alcunchè di contrario alla dottrina della Chiesa ed ai buoni costumi (art. 24). Bisogna anche aggiungere che l'autorità politica, fino ad una certa epoca, fu gelosa, e quasi puntigliosa, nella difesa delle proprie posizioni (66), e solo negli ultimi anni del regno di Ferdinando II assunse un atteggiamento più remissivo (supra, § 7). Una considerazione speciale merita l'amministrazione dei benefici vacanti, la cui struttura ebbe nuove basi nell'art. 17 conco 1818 (67).

(65) La formula del giuramento dei vescovi era: c lo giuro e prometto sopra i Santi Evangeli obbedienza e fedeltà alla real maestà. Parimenti prometto che io non avrò alcuna comunicazione, nè interverrò ad alcuna adunanza, nè conserverò dentro e fuori del regno alcuna sospetta unione, che noccia alla pubblica tranquillità. E se, tanto nella mia diocesi che altrove, saprò che alcuna cosa si tratti in danno dello Stato, lo manifesterò a sua maestà s, Non si supponeva l'eventualità d'un contrasto tra dovere civile e dovere ecclesiastico, che nell'art. 20 del vigente concordato tra la Santa Sede e l'Italia (1. 27 maggio 1929, n. 810) si intese prevenire con la formula c giuro e prometto siccome si conviene ad /In vescovo ... ~ (66) Le sovrane risoluzioni 25 luglio 1851 (PETITTI,VI, pp. 334 8S.), con cui furono respinte quasi tutte le rimostranze dell'adunanza episcopale del regno, furono pubblicate per ordine del presidente del Consiglio de' ministri, Giustino Fortunato, c gran massone, ex repubblicano, ora assolutissimo ~ (fu SlVO,a), I, p. 371). (67) Sul regime amministrativo degli «spogli» e delle sedi vacanti, SCADUTO, pp. 7 ss.; per il regime anteriore al conco 1818, GlLIBERTI, 90 S8.; II, pp. e per quello posteriore l'ampia c appendice s , ivi, pp, SI S8_

46

L'Amministrazione centrale

277

Mentre vigeva il conco 1741, le rendite dei benefici vacanti confluivano al Monte frunientario, istituito nel 1781, ivi compreso il cosiddetto

« terzo pensionabile », cioè la quota

di dette rendite di cui il re poteva disporre per costituire pensioni vitalizie a favore di sudditi del regno. L'art. 17 conco 1818 soppresse il Monte frumentario ed il terzo pensionabile (salvo il diritto di coloro che in quel momento ne godevano); e previde che le rendite dei benefici vacanti sarebbero state amministrate da apposite « amministrazioni diocesane », presiedute dal vescovo (ed in sua vece dal vicario generale o capitolare) e composte da due canonici, eletti dal capitolo a pluralità di voti per un triennio, e da un regio procuratore nominato dal re (68). Il r.d. 14 dicembre 1818 provvide alla nuova disciplina del terzo pensionabile (69) , stabilendo che esso poteva prelevarsi su quelle mense vescovili, la rendita delle quali fosse tale, che, divisa in tre porzioni, due d'esse dessero la somma di 3.000 ducati al netto di pesi pubblici, e stabilì il metodo per il calcolo del netto. I pensionati, di nomina regia, dovevano ottenere dalla Santa Sede la bolla che li autorizzava a percepire la pensione vita natural durante, ed alla loro morte il beneficio ritornava libero. Tali pensioni erano di solito accordate ad ecclesiastici. Il regolamento per le amministrazioni diocesane, stabilite, con qualche eccezione (70), in ogni diocesi, fu approvato con
(68) La Comm. esecutrice del conco ritenne che i canonici amministratori non fossero confermabili alla scadenza del triennio (cìrc, Min. Aff. eccl., 8 settembre 1821); in seguito, per r. 25 giugno 1825, ne fu ammessa la rielezione trascorsi tre anni dalla scadenza (GlLIBERTl, . 53). p (69) SCADUTO, pp. 33 S8. n terzo pensionabile, che, essendo dìseìpllII, nato dal diritto del regno, avrebbe potuto essere poi materia di prerogativa del re d'Italia, il quale peraltro non l'utilizzò mai, fu formalmente abolito con l'art. 25 del conco tra la Santa Sede e l'Italia (1. 27 maggio 1929, n. 810). (70) R. 14 dicembre 1818 (GILIBERTI, 54): per le porzioni di diocesi i p.

278

I stituzioni del Regno delle Due Sicilie amministrazioni nominavano

46
un

r.d. 18 dicembre 1818. Le

esattore incaricato dall'esazione delle rendite, presso cui dovevano versarsi le riscossioni, l'uno e l'altro retribuiti

ed un cassiere, che provvedeva

ai pagamenti, e poteva essere obbligato a prestare cauzione: con un premio non maggiore del segretario, (il 6% delle riscossioni. Potevano anche nominare un regio era nominato dal re su proposta

senza soldo, salvo il rimborso delle spese (71). Il procuratore dell'intendente reg. lO maggio 1826 attribuiva al Ministero per gli affari ecclesiastici la facoltà di procedervi nel real nome), tra le persono probe, esperte e benestanti; non aveva voto, ma interveniva per via di requisitoria, e doveva apporre il visto sui mandati di pagamento; in caso d'impedimento era supplito ne' capiluoghi di provincia o distretto rispettivamente dal segretario generale dell'intendenza o dal sottintendente, e negli altri comuni dal sindaco (72). La consegna dei beni degli enti soppressi e dei benefici vacanti alle amministrazioni diocesane fu disposta con r.d. 3 agosto 1818: quella dei beni delle badìe e benefici di regio patronato con r.d. 25 novembre 1822. Il r.d. 2 maggio 1823 regolò poi la riscossione dei crediti delle dette amministrazioni opposizione al tribunale mediante ruoli, cui attribuiva si efficacia di titoli esecutivi. Contro i medesimi, era consentita civile della provincia dove il titolo era esigibile, nel termine di quindici giorni per i debitori do-

cui ordinari risiedevano nello Stato pontificio, furono create due amministrazioni, l'una in Cittaducale (o Civita Ducale)· per le porzioni di Rieti, Spoleto e Farfa; l'altra in Campli, per le porzioni d'Ascoli, Ripatranzone e Montalto; composta ciascuna dei tre vicari in regno, il più antico de' quali come presidente, e dell'autorità superiore laica di Cittaducale e Campli. (71) Deliberazioni della Comm. esecutrice del conc., cito da On.ramrr, pp. 56-57. (72) GILBERTI, pp. 57·58.

46

L'Amministrazione

centrale

279

miciliati nella pro vincia, di trenta giorni per quelli domiciliari altrove, ma che avessero nella provincia un rappresentante, e di quaranta giorni negli altri casi. La competenza giudiziaria doveva infatti ritenersi pacifica, non potendo le amministrazioni diocesane riguardarsi bliche (73). come amministrazioni pub-

Con r.d. 7 dicembre 1839, venne riconosciuto

e ripristi-

nato in tutta l'estensione del regno l'Ordine religioso de' cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, detto di Malta «come ogni altra corporazione religiosa a tenore delle leggi vigenti»; furono riconosciute otto commende, cioè quelle di Saracena Buonanno, Schettina ed Albiggiano, Colli di Palermo, Vizziall'Ordine la facoltà di crearni, S. Giovanni di Taormina, S. Silvestro di Bagnara, Benevento, Aquila; fu riconosciuta all'Ordine ne di nuove, purchè da concedere un locale per istituirvi a regni coli; e fu promesso un ospedale in Napoli. alla natura

Manca, in questo decreto, qualunque riferimento « sovrana» dell'Ordine (74). Per le commende ed i beni dell'Ordine ed essendo state riunite all'Ordine

costantiniano

(su-

pra, § 26) provvedeva la Presidenza del Consiglio de' ministri;
le commende, badìe e be-

(73) GILmERTI, . 69. p (74) Mancava, di conseguenza, una rappresentanza diplomatica dell'Ordine presso la real Corte del regno delle Due Sicilie, e viceversa; ma il S.M.O.M. non ne aveva allora alcuna, non avendo del tutto superato la crisi successiva alla perdita del dominio effettivo sull'isola di Malta (12 giugno 1798). I rapo porti tra il regno e l'Ordine (vassallo del re delle Due Sicilie dal 24 luglio 1530, essendo stato investito della signoria di Malta da Carlo V) erano antichissimi, e l'Ordine, dopo la morte dell'imperatore Paolo I di Russia, che ne era stato per qualche tempo gran maestro, si riorganizzò in Messina (BESCAPÈ, p. 151). Con r. 18 ottobre 1852 (PETITTI, , p. 343) fu poi chiarito che. salvo le V otto commende menzionate dal r.d. 7 dicembre 1839, tutti gli altri beni, mobili ed immobili, dell'antico Ordine di Malta erano riuniti defÌnitivamente al demanio pubblico; essi erano amministrati dalla Cassa d'ammortizzazione (in. Ira, § 56}.

280

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

46

nefici antoniani, fu disposto che la consegna dovesse farsene agli intendenti, esclusa ogni ingerenza delle amministrazioni diocesane (75). Nè' domini di là del Faro, il conco 1741 non era stato esteso; perciò, mentre nelle materie regolate dal conc, 1818 le disposizioni di questo si applicavano tanto di qua quanto di là del Faro, come ad unica Chiesa (artt. 31 e 32), negli altri casi vigevano in Sicilia regole particolari, non sempre uniformi a quelle che si osservavano nel continente (76). L'istituto di maggior rilievo, costituente fin dai tempi del pontefice Urbano II e del gran conte Ruggero (anno 1098) un singolare privilegio dei re di Sicilia, era il tribunale della monarchia, soppresso nel 1715 da Clemente XI, che aveva creduto «tempo opportuno di profittare della debolezza» di Vittorio Amedeo II di Savoia (77), ma restituito da Benedetto XIII con la ricordata bolla 3 settembre 1728, ad istanza di Carlo VI d'Austria (78). Secondo le disposizioni ivi contenute, tutte le cause per-tinenti al fòro ecclesiastico, eccettuate le cause maggiori riservate secondo le norme canoniche al romano pontefice, e a giudici da lui specialmente concludersi
(75)
della

delegati, dovevano iniziarsi

e

nell'isola.

Avverso le sentenze del metropolitae

R. 14 e 26 marzo
dei

29 maggio
regolari

1823 (GlLIBERTI, p. 61). Si tratta
del Viennois, militare degli ordini furono furono di S. fondata resti. da SCA· di Malta nel quel

Congregazione

canonici dal

di S. Antonio

nel 1095, ed incorporata costantiniane tuite naro «beni ai titolari DUTO, II, p. sequestrate con

da Pio VI nell'Ordine governo mai

1778. Le commende

dell'occupazione commende

r.d, 17 giugno

1815. Contro
previste

che apparirebbe

41, non furono

Cen-

e di S. Carlo nazionali»

(supra, § 26). Le commende

costantiniane

dichiarate

con 1. 29 giugno

con decreto dittatoriale 12 settembre 1860, n. 33, e soppresse 1873, n. 1406 (PEZZANA, b), pp. 305 88.). (76) GILffiERTI, pp. 34 S8. (77) GlLIBERTI, pp. 27 8S.; SCADUTO,I, pp. 156 88.; v. anche supra, Introduzione, nota (50). (78) Supra, nota (61); SCAnuTo, I, pp. 166 88.; MILANO.

47

L'Amministrazione

centrale

281

no, pronunciate in prima istanza nelle cause della propria diocesi, o in seconda i stanza nelle cause attribuite in primo grado ai vescovi suffraganei, era dato appello al giudice della monarchia; e contro le sentenze di quest'ultimo era consenti. to, nei casi previsti dalla legge canonica, un ulteriore ricorso, che doveva essere esaminato da un giudice assistito da tre assessori. I detti giudici erano nominati dal re, fra i dottori e i licenziati in diritto canonico, investiti d'una dignità ecclesiastica (79). La stessa bolla stabiliva diverse norme di pro· cedura.

47.
«tutto

Segue: b) la pubblica istruzione. -

L'art. 7, n. 14,

r.d. 2 maggio 1817, attribuiva al Ministero degli affari interni ciò che riguarda l'istruzione pubblica, le case di edule biblioteche, i musei, i teatri, gli cazione, le scienze, le belle arti, le scuole, le società e le accademie corrispondenti, spettacoli, le feste e le cerimonie pubbliche, le ricerche e scavi di antichità, la revisione de' libri, la stamperia reale, ed i soccorsi ed incoraggiamenti agli studenti e letterati attribuzioni «istruzione poveri, ed agli artisti », Tutte queste esercitate dal 3° ripartimento, erano in origine pubblica », e dal

7° ripartimento, «musei, antichità e belle arti»; ma alcune in seguito ne furono distaccate (la biblioteca borbonica, il museo borbonico, gli scavi, con r.d. 20 giugno 1821 assegnati al Ministero della real casa; la Stamperia reale, con r.d, 7 apri. le 1833, alla Presidenza del Consiglio dei ministri). Infine, i servizi della pubblica istruzione, dopo essere stati per breve tempo aggregati al neo-istituito Ministero dell'agricoltura e del commercio (r.d. 17 novembre 1847), passarono a formare
(79) Uno degli ultimi giudici della monarchia fu il mio antenato materno Paolo Maria Mondio (1795.1857),abate di S. Lucia del Mela, e vescovo in partibus di Miriofidi (Moemro, pp. 52 65.; GALLUPPI, p. 129).

282

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

47

il Ministero della pubblica istruzione L'ordinamento partimenti:

(r.d. 6 marzo 1848). su tre ri-

del detto Ministero era articolato

segreteria, contabilità ed archivio; pubblica istru-

zione; musei, antichità e b elle arti (r.d. 16 aprile 1848). Successivamente gli furono trasferiti l'archivio generale del regno, gli stabilimenti di beneficenza che avessero correlazione all'insegnamento (r.d. 7 settembre 1848), ed i conservatori e ritiri di donne [r.d. 7 marzo 1849); ma il r.d. 17 gennaio 1852 restituì alla Soprintendenza generale della real Casa il Museo borbonico (80), la real biblioteca borbonica, l'officina dei papiri, e gli scavi. La riunione dei Ministeri degli affari ecclesiastici e della pubblica istruzione, che avevano un sol titolare a partire del r.d. 17 novembre 1849, fu resa definitiva col r.d. 8 agosto 1859 due ripartimenti:

(supra, § 46), e la pubblica istrudel ministero, articolato in

zione divenne il secondo «ramo»

segreteria, contabilità, archivi, biblioteche, dipendeva ancora dal Ministe-

accademie, istituti di belle arti, teatri; ed istruzione pubblica. Quando l'amministrazione ro degli affari interni, era stato costituito un importante organo collegiale centrale, con funzioni di vigilanza e di consulenza, la «Giunta di Napoli, «esaminare d'istruzione pubblica» (r.d. 12 settembre e 1822). La Giunta era presieduta dal presidente dell'Università ed era composta di sei professori universitari, quanto concerne l'istruzione d'un segretario nominato dal re. La Giunta (art. 7) doveva pubblica in generale e tutto ciò che può concorrere alla buona istruzione della gioventù, sia per lo scibile che per la morale sero «ampliazione, restrizione veva vegliare «particolarmente

». Doveva esami-

nare, inoltre, «se le leggi e i regolamenti in vigore» meritaso altra modificazione ». Doper l'esatta osservanza delle

(80) Secondo l'art. 3 r.d. 22 febbraio 1816, le cose depositate nel Museo borbonico erano proprietà allodiale, indipendente dai beni della Corona.

47

L'Amministrazione

centrale

283

leggi e dei regolamenti»

e proporre «i mezzi che riterrà op-

portuni perchè tanto si consegua

», Insomma, «doveva occupubblica

parsi di tutto quel che occorre perchè l'istruzione ta aveva «l'iniziativa

possa produrre il de siderato effetto. A questo fine» la Giunnel proporre », e poteva «essere concon sultata dal ministro degli affari interni, e corrispondere gli intendenti, e con le Commessioni provinciali ».

Il presidente della Giunta esercitava la vigilanza sulla pubblica istruzione nella provincia di Napoli; nelle altre provincie vi provvedeva una Commissione di tre soggetti, i più probi e principali della provincia (artt. 6 e 7 r.d. cit.) (81). Per i domini di là del Faro, v'era una Commessione di pubblica istru-zione, che funzionava anche da deputazione dell'Università di Palermo (r.d. 5 marzo 1822). Dopo l'istituzione del Ministero della pubblica istruzione, la Giunta fu abolita, e fu istituito (r.d. 28 giugno 1849) il « Consiglio generale di pubblica istruzione », con le medesime attribuzioni della soppressa Giunta (82), composto di sette membri, scelti tra i professori titolari delle regie università degli studi ed i soci ordinari della Real Società Borbonica, con un presidente ed un segretario scelti tra i personaggi più reputati per dignità e lettere. L'art. 4 stabiliva: «Gli arcivescovi ed i vescovi sono gli ispettori nati de' collegi, licei, istituti e d'ogni altra scuola d'insegnamento pubblico e privato, per tutto ciò che si riferisce alla parte religiosa e morale, tanto

(81) L.e istruzioni circa le attrihuzioni e doveri delle Commissioni provinciali di pubblica istruzione furono diramate con circolare del presidente della Giunta, 12 luglio 1823 (PETITTI,IV, p. 106). (82) Uno dei compiti del Consiglio generale della puhblica istruzione (in Sicilia, della Commissione) consisteva nell'approvazione dei libri di testo, compresi quelli da adottarsi negli istituti religiosi (r. l a febbraio 1855, in PE' TITTI,VI, p. 434). Per le attribuzioni in materia di vigilanza sulla stampa, supra, § 35.

284

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

47

scientifica, quanto disciplinare ». La Commessione di pubblica istruzione de' reali domini oltre il Faro fu separata dalla deputazione dell'Università di Palermo, e fu composta d'un presidente e sette membri, che potevano deliberare col numero legale di cinque compreso il presidente; i professori e deputati universitari erano dichiarati incompatibili (r.d. 8 settembre 1852). Il Consiglio generale di pubblica istruzione fu abolito con r.d. 20 agosto 1860. Gli istituti d'istruzione pubblica erano ordinati nel modo seguente (vedi anche, per l'onere della spese, injra, § 103): a) Regie Università degli Studi. Erano stabilite in Napoli, Palermo, Catania (r.d. 22 gennaio 1817); più tardi fu trasformata in università (r.d. 29 luglio 1838) l'Accademia Carolina di Messina. Le facoltà erano cinque: teologia, scienze fisiche e matematiche, giurisprudenza, filosofiae letteratura, scienze mediche, ma le denominazioni erano talora un po' diverse da università ad università. Ogni università aveva un proprio statuto; quelli dell'Università di Napoli erano stati approvati con r.d. 13 marzo ed 11 giugno 1816. Le università erano dirette da un rettore, nominato dal re per biennio; ogni facoltà aveva un decano, carica biennale esercitata dai professori per biennio, secondo il turno d'anzianità, ed il decano della facoltà teologica esercitava le funzioni di vice rettore; i decani potevano essere convocati dal rettore in collegio, sotto la sua presidenza. Impiegati dell'università erano il concelliere, ed il razionale-tesoriere. Le sole università potevano conferire i gradi dottorali (r.d. 27 dicembre 1815 e 22 gennaio 1817). b) Reali Licei e Collegi (r.d. 14 gennaio 1817; e statuto approvato con r.d. 14 febbraio 1816). V'erano licei in Napoli, Salerno, Bari, Catanzaro, Aquila e Messina; più tardi (r.d. 2 aprile 1857) furono elevati a licei i collegi di

47

L'AmminMtrazione

centrale

285

Lucera e di Reggio. V'era un collegio in tutti l capoluoghi delle provincie di qua del Faro, ed anche in Maddaloni, Arpino e Monteleone (Vibo Valentia); di là del Faro la dislocazione rispondeva piuttosto a criteri tradizionali. I licei, a differenza dei collegi, potevano conferire la «licenza» in giurisprudenza, fisica e matematica, medicina, filosofia e letteratura (salvo il Iiceo di Napoli, perchè a ciò provvedeva l'università), che erano titoli sufficienti per l'esercizio di certi impieghi o professioni (art. 14 r.d. 27 dicembre aprile 1857 (ispirato, visibilmente, 1815). Perciò, il r.d. 2 all'interesse di non ac-

crescere la popolazione studentesca della capitale, considerata elemento politicamente malfido) stabiliva che solo i naturali di Napoli e Terra di Lavoro potessero seguire gli studi in Napoli; gli altri dovevano conseguire la licenza in provincia, e poi sostenere gli esami in Napoli legi avevano un rettore,

(supra, § 33). I licei e col-

un vice rettore, ed una Commessio-

ne amministrativa presieduta dall'intendente o sottintendente (salvo che in Napoli, dove era presieduta dal presidente della Giunta o del Consiglio di pubblica istruzione, oppure dal rettore), e composta del rettore e di due proprietari. Gli studi duravano otto anni; i convittori non potevano essere ammessi prima di compiere otto anni, nè dopo il decimo, e vi potevano restare non oltre il diciottesimo. c) Scuole secondarie. Erano stabilite in alcuni comuni principali, ed erano quelle dove si impartiva l'insegnamento corrispondente ai primi anni del corso dei licei e collegi. d) Scuole primarie (r.d. 21 dicembre 1819, per le scuole maschili, ed altro con la medesima data per le scuole femminili). Erano le scuole elementari, istituite in tutti i comuni, e vi si insegnava la lettura e scrittura, il catechismo di religione e de' doveri sociali, e l'aritmetica elementare, nonchè la grammatica italiana, gli «avvisi di buone creanze del Ga-

286

lstùuzioni del Regno delle Due Sicilie

47

lateo », ed il «catechismo di arti da insegnarsi tanto nella capitale che nelle provincie del regno secondo le abitudini e i bisogni delle popolazioni ». Alle fanciulle si dovevano anche insegnare le arti donnesche, ed i doveri del loro stato, nonchè l'economia donnesca. Queste scuole dipendevano dai Comuni, sotto la vigilanza della Commessione di pubblica istruzione, e d'ispettori distrettuali e circondariali (83); in seguito, col r.d. lO gennaio 1843, l'istruzione primaria fu affidata interamente ai vescovi delle rispettive diocesi e messa sotto la loro esclusiva direzione (84). Per le nomine dei professori delle università, dei licei, dei collegi e delle scuole secondarie de' reali domini, di qua e di là del Faro, era si provveduto prima col r.d. 17 luglio 1846 (esteso alla Sicilia con r. 2 settembre 1846); che venne sostituito con una normativa, più completa, dettata dal r.d. 27 marzo 1858. Questo decreto stabiliva la regola del concorso per esami, salvo la facoltà regia d'attribuire merito qualche cattedra « per », La Commessione giudicatrice era presieduta dal pre-

sidente del Consiglio generale di pubblica istruzione, e ne dovevano fare parte due membri del Consiglio, il rettore dell'Università di Napoli, e due terzi dei professori della compe-

(83) Il reg. per le scuole primarie prevedeva (artt. 1·2 r.d. 21 dicembre 1819) la loro graduale sostituzione con scuole di mutuo insegnamento (<< Iancasteriane ~) secondo riscuoteva avrebbero ve n'erano non sembra nel governo consentito ancora abbiano il metodo derivavano, l'istituzione di Burt e Lancaster (le simpatie che esso che esse prohabilmente, e Palermo diffusione. dalla supposizione (CoMEReI, pp.

di più scuole con minor e

spesa), ma nel

soltanto

in Napoli

1832 109 e 264) e

avuto maggiore del r.d. nel quale attegersì

(84)
provinciali autorità gliendo ispettori

Le premesse sul languore,

IO gennaio
questo cura

1843 citano «i voti dei Consigli
d'istruzione pubblica trova si alle accodegli !'istruzione primaria Tuttavia,

grado

caduto attualmente

s-, e considerano deve

«che in attribuire il re dispose

ecclesiastiche (r.

e zelo maggiore

».

un voto del CP di Capitanata,

la conservazione

16 aprile

1R45, in PIlTITTI, IV, p. 500).

47

L'Amministrazione

centrale

287

tente Facoltà. Gli esami consistevano in una dissertazione scritta, in latino o in italiano a seconda della materia; in una lezione in italiano, di non più di mezz'ora, sullo stesso tema; nella risposta a due

« quesiti o difficoltà », e, per certe materie,
pratico. Erano stabilite le cautele

anche in un e sperimento

per mantenere segreti i nomi dei candidati nella revisione delle dissertazioni scritte; il metodo di classificazione; ed era previsto che, a parità di punteggio, desumibile dalle opere, sultato di precedenti concorsi .. I maestri delle scuole primarie, secondo i citati r.d. 21 dicembre 1819, erano nominati dal presidente ne proposte dai decurionati dei rispettivi della Commessiosu terMa, col ai comuni. ne di pubblica istruzione, d'accordo con l'intendente, si desse precedenza al merito, e dal ridai servizi d'insegnamento,

r.d. lO gennaio 1843, la competenza per le nomine, sospensioni e rimozioni dei maestri e delle provvedimenti agli intendenti, maestre fu trasferita vescovi, salvo l'obbligo dei medesimi di partecipare i loro

e di regolare l'insegnamento

secondo l'orario e con l'uso dei libri approvati dal ministero, e di tenersi d'accordo, in Napoli e Palermo, con la Giunta (Consiglio) e la Commessione di pubblica istruzione purchè buoni cristiani, zelanti e istruiti (85). (artt. l e 4 r.d. cit.). I maestri potevano essere ecclesiastici o laici, Le scuole private, per qualunque insegnamento, dovevano essere autorizaate per decreto reale (r.d. 23 settembre 1823), e l'insegnamento doveva essere impartito a porte aperte,

« on-

de così la polizia, come la giunta di pubblica istruzione, possano, quando lo credano, ispezionare le scuole private dell'uno e dell'altro sesso» (r.d. 13 novembre 1821). Un regolamento approvato con r.d. 16 febbraio 1852 stabilì mol-

(85) R. 8 settembre 1832, in

PETITTI,

IV, p. 285.

288

lsti'tuzioni del Regno delle Due Sicilie

47

tre che coloro che intendevano tenere istituti privati dovevano essere autorizzati all'insegnamento di belle lettere e filosofia, sostenere di regola un secondo esame dinanzi ad una Commessione nominata dal presidente del Consiglio generale, essere cittadini nazionali, o esteri naturalizzati, generale, etc. Le trasgressioni avere compotepiuto i 30 anni d'età, sottoporsi alle ispezioni del Consiglio rilevate dagli ispettori vano dare luogo alla chiusura, con provvedimento stro, presi gli ordini di Sua Maestà. Tra i molti istituti di cultura sottoposti alla vigilanza dell'Amministrazione Società borbonica d'archeologia, 1822) ; l'Accademia della pubblica istruzione, vanno ricordati la di Napoli, articolata nelle tre accademie pontaniana di Napoli, articolata nelle itain del mini-

delle scienze, e delle belle arti (r.d. 9 marzo

classi di matematiche, scienze naturali, scienze morali ed economiche, storia e letterature antiche, storia e letteratura liana e belle arti; la reale accademia medico-chirurgica

Napoli; la reale accademia di musica e ballo in Napoli (r.d. 2 gennaio 1834); la reale accademia medica in Palermo; la reale accademia di scienze, letterature e belle arti in Palermo; l'Accademia peloritana in Messina, articolata in quattro classi, di scienze fisiche e matematiche, legislazione, storia e morale sperimentale, belle lettere e belle arti; l'Accademia Gioeniana di scienze in Catania. In Napoli v'erano due biblioteche pubbliche: la reale borhonica, e la brancacciana ; altre due in Palermo, la comunale e quella dei padri gesuiti. In Roma, il regio governo manteneva un pensionato per alunni di belle arti, napoletani e siciliani (r.d. 27 luglio 1842). Per l'educazione delle nobili e ben nate donzelle, e delle figlie di benemeriti impiegati civili e militari, v'erano in Napoli due educandati «Regina Isabella di Borbone» (r.d.

48

L'Amministrazione

centrale

289 In Pascola-

28 settembre 1829), ed un «Educandato

Carolino»

lermo. Non esisteva nella legislazione del regno l'obbligo

stico; v'erano tuttavia norme intese a dare incentivo alla volontaria frequenza, come quelle che prescrivevano l'esibizione della matricola della scuola primaria per coloro che volevano imprendere ad esercitare un'arte o mestiere, e per le donzelle nubili che volessero profittare della beneficenza del sovrano, de' maritaggi, o di qualunque altra pia istituzione stabilita a loro vantaggio, e che prevedevano, nella capitale e nelle città più popolate, un annuo «esame generale », con distribuzioni di premi ai maestri e maestre benemeriti, ed ai fanciulli e fanciulle che avessero tratto maggior profitto dall'insegnamento (r.d. 21 dicembre 1819: rispettivamente artt. 21 e 19-21 di 30~32 del decreto per le scuole maschili, ed artt. quello per le scuole femminili).

48.

Segue: c) il protomedicato.

-

Con l'istituzione

del

Ministero della pubblica istruzione, furono acquisite a quest'ultimo le attribuzioni di vigilanza sulle professioni sanitarie, .che in precedenza il Ministero dell'interno esercitava

attraverso il «protomedicato generale»: organo che, sebbene d'indubbio interesse per la salute pubblica, non era amministrato dal 4° ripartimento (beneficenza, salute pubblica, prigioni), bensì dal 3° (istruzione pubblica), e che seguì quindi le sorti della pubblica istruzione. L'ufficio del protomedicato generale, tanto di qua, quanto di là del Faro, era di remota origine, e rimase a lungo disciplinato da norme d'antico regime (86). La sua funzione consisteva nella vigilanza sugli esercenti le arti sanitarie, ed in

(86)
19.

COMERCl,

p. 87.

LANDI •

I.

290

Istùtuzioni del Regno delle Due Sicilie

48

particolare

sui farmacisti. Ma il servizio pare fosse stato gra-

vemente trascurato, se, con r. 25 settembre 1822 (87), Sua Maestà constatava come fossero scorsi molti anni da che le farmacie delle provincie (di qua del Faro) non erano state «a sceglievisitate dal protomedico generale del regno, o dai suoi sostituti, ed autorizzava pertanto il detto funzionario re in ogni distretto un medico il più probo che goda la pubblica opinione, ed un abile ed onorato farmacista, i quali uniti insieme» si recassero, senza preavviso, a visitare le farmacie esistenti nei comuni del distretto, per constatare se le medicine fossero di buona qualità e se vi fossero quelle prescritte nel repertorio (farmacopea), e per accertare se medici, la professione «colla delevatrici e salassatori esercitassero medici potevano adottare In attuazione

bita esattezza e col decoro conveniente tenza del protomedico generale. di tale rescritto,

», Questi vice-protodi compegenerale

gli stessi provvedimenti il protomedico

emanava il 3 giugno 1823 un regolamento per le funzioni affidate ai vice-protomedici, e speziali verificatori (88). Questi dovevano riconoscere la legalità delle persone esercenti i diversi rami dell'arte salutare, per reprimere l'esercizio abusivo, degli esercenti, dovevadovevano formare i registri annuali cezione della tassa protomedicale Il protomedicato generale r.d. 25 giugno 1844. Tale

no ispezionare le spezierie e drogherie (89), e vigilare la per-

(in/ra, § 115).
in Sicilia fu riordinato con deldisposizioni

decreto, confermando

del r.d. 16 luglio 1827, distinse la parte «finanziera»

l'uffizio, per cui il protomedico generale era alle dipendenze

(87) PETlTTI, 111, p. 379. (88) Il testo in PETlTTl, 111, pp. 379 ss, (89) Sul divieto ai droghieri di vendere generi medicinali composti ed al minuto, r. 12 giugno 1829, in PETITTl, I1I, p. 395.

48

L'Amministrazione

centrale

291

della direzione gen erale de' rami

e diritti diversi

(in/ra,

§

50), dalla «parte scientifica », dipendente dal Ministero degli affari interni, ed affidata ad una Commessione protomedicale, presieduta dal protomedico generale, e composta da tre professori di medicina, storia naturale, e chimica, nominati dal re. La Commessione, quando trattava affari riguardanti la città di Palermo, era presieduta dal pretore (in/ra, § 117) della detta città, ed erano abrogate tutte danti le città siciliane. Al decreto citato era unito un regolamento medicali per le visite e per la riscossione colpivano, anzitutto, farmacisti, salassatori, le lauree in medicina, levatrici per la parte finanziaria, che confermava la responsabilità delle Corti protodei diritti. Questi e le patenti dei versamento le eccezioni riguar-

e barbieri (90), che non si dell'eseguito

potevano spedire senza il certificato vitoria de' rami e diritti diversi; in

nei banchi di Palermo e Messina, o presso la competente ricesecondo luogo, v'erano diritti di visita, che colpivano le persone soggette a tale specie di vigilanza, secondo una tariffa graduale riportata al numero degli abitanti del Comune di residenza dell'esercente, gavano presso i ricevitori de' rami e diritti diversi, e si pacui le

note di tali persone, formate dalle Corti protomedicali, venivano trasmesse dall'Amministrazione del protomedicato generale. Nei domini di qua del Faro, to col r.d. 24 aprile 1850, stici e dell'istruzione il protomedicato fu riordinae con l'annesso regolamento, della finanze. La

cui esecuzione erano incaricati il ministro degli affari ecclesiapubblica, ed il ministro delle nuova organizzazione comprendeva:

in

PETITTI,

(90) Taluni dubbi furono risolti III, p. 411.

con circo Min. finanze 1" febbraio

1845,

292

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

48

a) La Commessione

protomedicole,

in Napoli, dipen-

dente dal presidente della regia università degli studi, e dal Consiglio generale di pubblica istruzione. La Commessione era presieduta dal primo medico di camera di Sua Maestà, e composta da due assessori, prescelti l'uno dalla facoltà di medicina, l'altro dalla facoltà di fisica, e proposti dal Consiglio generale al ministro, perchè li sottoponesse alla sovrana approvazione. Gli assessori si rinnovavano ogni triennio. La Commessione formava ogni anno la lista degli esercenti tenuti al pagamento della tassa sanitaria; vigilava sulla morale e condotta dei medesimi, e sui loro titoli legali; vigilava sull'igiene pubblica e ne riferiva all'autorità competente

(in/ra, § 60);

verificava le distanze legali tra le farmacie antiche e quelle di nuova apertura; spediva i permessi d'esercizio agli esercenti, quando la spedizione delle carte d'autorizzazione se di competenza dell'università; doveva curare, non fosogni due

anni, la redazione e la stampa del ricettario, ed inviarne una copia a ciascun farmacista del regno. La Commessione doe veva eseguire la visita degli esercenti nella città di Napoli, al qual fine i suoi membri potevano ripartir si i quartieri, farsi accompagnare da un farmacista, e, volendo, dall'eletto del quartiere, ed in caso di bisogno dall'ufficiale di polizia. La Commessione aveva un proprio ufficio, con impiegati, il cui capo esercitava anche le funzioni di segretario. b) I Viceprotomedici distrettuali. tomedicale, su le informazioni La Commessione proe degli ordegli intendenti

dinari diocesani, ed inteso il presidente del Consiglio generale, nominava «per ogni capoluogo di distretto un medico rinomato per viceprotomedico, un altro per aiutante, ed un farmacista per visitatore» (art. 8 reg. cit.). Il viceprotomedico (o l'aiutante in caso di suo impedimento) ed il farmacista visitatore dovevano recarsi ogni anno in tutti i comuni del distret-

48

L'Amministrazione .-~~;'~rt

centrale

293 visi-

to, ed accompagnati dal sindaco, o da un eletto delegato, tare gli esercizi de' farmacisti, droghieri ed erbolai,

accertare

se i medici e chirurgi condotti e le levatrici godessero d'ono~ario adeguato e fossero sufficienti ai bisogni locali, accertare le condizioni igieniche e sanitarie del comune, e mettersi in rapporto con la Commessione comunale per i provvedimenti di competenza. I viceprotomedici corrispondevano direttamente col presidente del Consiglio generale, e con i comuni del distretto per il tramite del sottintendente. c) Le Commessioni protomedicali tuite, in ciascun comune, supplente,

comunali erano costi(o dal

dal giudice di circondario

ne' comuni che non erano capoluogo di circonloro cura

dario), dal sindaco, e dal parroco, e doveva essere

invigilare la salute pubblica, ed investigare le cagioni che la avessero alterata o potessero alterarla, e collaborare col viceprotomedico durante la visita, in particolare per l'accertasulle dal mento dei titoli legali degli esercenti, e per il giudizio loro qualità morali e professionali. Commessione comunale v'erano ministro, chirurgi. Più tardi ce del quartiere, due ispettori, nominati

In Napoli, in luogo della

su proposta del Consiglio generale, tra i medici e (r.d. 5 agosto 1853) furono istituite in presiedute dal giudidel Collegio e composte d'un componente

Napoli delle Commessioni circondariali, di farmacia, d'un medico-chirurgo, Le categorie di professionisti

dell'eletto e del parroco. sanitari, su cui esercitavasi

la vigilanza del protomedicato, erano quelle dei medici e chirurgi, delle levatrici, dei farmacisti, dei droghieri ed erholai, dei «brachierai» (fabbricanti di cinti erniari) e dentisti, e dei «segretisti» (fabbricanti di specifici per la guarigione di mali). Il regolamento qualche volta dettava prescrizioni abbastanza minuziose: tali quelle per i farmacisti (artt. 65-93), che si giustifìcano perchè «la vita dei cittadini, l'onore e riputa-

294

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

48 nelle

zione de' medici e chirurgi»

è « confidata interamente»

loro mani (art. 65). Era perciò prescritto l'uso del ricettario ufficiale (art. 66); la collocazione delle farmacie «nelle strade più frequentate e sane », nel centro del comune dove ce ne fosse una sola, ed a distanze stabilite più (artt. 68 e 69); l'integrazione dove ce ne fossero

delle stesse con un buon

laboratorio, difeso dagli incendi e debitamente attrezzato (artt. 70-74); la chiusura a chiave dell'armadio dei veleni (art. 75); la tenuta in ordine alla fornitura, della corrispondenza relativa e del registro delle droghe velenose o sospette nota di costume è il divieto per passare oziosamente accadere nei piccoli conon dovevano mai anche in tempo

(art. 76), il divieto di spedire medicinali pericolosi senza ricetta (art. 77), etc. (91). Una d'ammettere nelle farmacie «persone

il tempo », come tuttora continua ad muni meridionali essere abbandonate,

(art. 79). Le farmacie

e doveva essere « alla loro porta una corper risvegliare

da da sonare un campanello,

di notte i farmacisti ne' casi che siano urgenti i soccorsi farmacistici, soprattutto in tempo d'epidemia ». Non era ignoto il « comparaggio» contrarranno, (vedi oggi gli artt. 170-172 t.u. 27 luglio «i farmacisti non colpevole»; ma 1934, n. 1265), poichè l'art. 93 stabiliva:

per conto alcuno, legame co' medici o chirurgi

che possa dar luogo a sospetto d'intelligenza

il divieto non era accompagnato da sanzione penale. Alcune disposizioni, concernenti i « segretisti », subordinavano il permesso alla presentazione di certificati d'avvenuta guarigione, ad esperimenti eseguiti su' segreti dalla Commissione protomedicale, etc. (artt. 17, e 101-105). Ma, in altri casi, il regolamento si limitava a dettare delle norme «deontologiche »,

(91) In Sicilia vigeva un regolamento protomedicale, 14 giugno 1853, per la vendita delle sostanze venefiche da farsi dai farmacisti e droghieri (PETITTI, VI, p. 388).

48

L'Amministrazione

centrale

295

piuttosto generiche (92). Il regolamento stabiliva, inoltre, la tariffa della «tassa sanitaria », il modo dell'esazione, e la destinazione dei proventi (artt. 107-124); ed è da notare che mentre in Sicilia la ri scossione avveniva a cura dei ricevitori de' rami e diritti diversi, in continente i diritti protomedicali venivano riscossi dai cassieri comunali (art. 115: te dai visitatori,

injro; § 115),

tranne che in Napoli, dove la tassa era riscossa direttamene versata alla Cassa delle lauree dell'uniaiutanversità (93). Il provento andava per due terzi alla real Casa Santa degli incurabili, per un terzo ai viceprotomedici, le ispezioni. Sul terzo riscosso in Napoli ti e farmacisti visitatori a rimborso delle spese ad incomodi delsi pagavano i soldi degli impiegati della Commessione protomedicale, ed il di più poteva essere distribuito in gratifìcazioni, e, se vi fosse stato sopravanzo, impiegato nell'acquisto di rendita iscritta nel Gran libro «per aver si un fondo da adoperarsi in misure (art. 124).

energiche, capaci di conservare la pubblica salute in circostanze difficili per quanto spetta al protomedicato» Le farmacie erano oggetto, oltrecchè delle norme già ricordate, di varie disposizioni, intese a conciliare l'interesse pubblico con quello degli esercenti. L'art. 67 r.d. 24 aprile 1850 stabiliva: «Il numero delle farmacie in ciascun comune non deve essere maggiore del bisogno della popolazione, e perciò non potrà aprirsi una nuova spezieria, senza il permesso

(92) L'art. 63 reg. 24 aprile 1850, sui doveri de' medici e chirurgi, contiene, in dieci capiversi, un testo molto simile a quello del «giuramento d'Ippocrate s , (93) L'art. 116 reg. cit., che poneva a carico dei comuni le tasse non pagate da esercenti insolvibili, fu abrogato con r.d. 7 aprile 1851; e con circo Min. Aff. eccl. e pubbl. istr., 24 aprile 1852 (PETITTI, V, p. 269) fu autorizzata la spedizione de' piantoni (in/ra, § 50) ai contribuenti morosi. Il diritto di c:ricogniaione s dovuto dai bassi esercenti sanitari (levatrici, salassatori, dentisti, brachierai, erbolai e droghieri ambulanti) fu ridotto da 20 carlini (2 d.l l! 5 carfini (~ d.) con r. 12 agosto 1853 (PETITTI, V, p. 532).

296.

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie protomedicale che verrà determinato.

48
die-

della Commessione

tro. i ricorsi della municipalità, che rappresenterà il bisogno della popolazione », In seguito, per i domini di qua del Faro., il r.d. 29 gennaio. 1853 approvò il regolamento «per I'amministraaione, la distanza, e quanto. altro. concerne il servizio. delle farmacie ». Era consentito l'esercizio. solo a chi, ottenuto il « privilegio. », fosse assoluto proprietario della farmacia (art. I) e non era lecito. amministrarne e dirigerne più d'una (art. 2). La distanza tra farmacie doveva essere di 50 passi (circa m. 97), ed in Napoli di 70 passi (circa m. 136); quelle a minor distanza dovevano essere chiuse alla morte del proprietario, a meno. che vi fosse un figlio. del morto privilegiato. in farmacia, Q un minore che potesse ottenerne il p-rivilegio (artt. 3 e 8) (94). I Comuni potevano aprire farmacie, tra privata: CQn amministratore a compenso, finchè nel comune non se ne aprisse aled in tal caso. il farmacista era obbligato a comprare la farmacia comunale (art. 4). Poteva essere autorizzata l'apertura al pubblico. delle farmacie di comunità religiose, purchè consentita dai superiori ecclesiastici, e purchè si osservassero i regolamenti distanza le farmacie militari, protomedicali, eccezion fatta per la (art. 5); potevano anche essere aperte al pubblico. CQI permesso. del Ministero. della guergenerale (art. 6). Alla morte del' pro-

ra, e del protomedicato

prietario, la farmacia poteva essere trasferita, CQIconsenso dei coeredi, ad un figlio. che fosse privilegiato. in farmacia; ma se non v'erano. figli, Q nessuno. era farmacista, la farmacia doveva essere venduta, al prezzo. stabilito. in Napoli dal Collegio de' farmacisti, e nelle province dal viceprotomedico e dal

(94) Con circ. della Comm. protomedicale, 20 settembre 1854 (PETlTTI, V, p. 636), su conforme parere del Consiglio generale di pubblica Istruzione, fu stabilito che il compratore d'una farmacia non a distanza legale, purcbè fosse farmacista autorizzato, conservava il diritto di. tenere aperta la farD1ll: ci, essendo il requisito della distanza reale e non personale.

49-

L'A mministrazione

centrale

297

farmacista visitatore; se non si trovavano compratori, erano obbligati a comprarla i farmacisti più vicini, o l'unico farmacista del Comune (artt. 8, 9, lO). Se v'erano figli minori, la farmacia era amministrata da un farmacista privilegiato fino all'età in cui il primo dei figli poteva conseguire il privilegio in farmacia, o la prima delle figlie poteva prendere marito farmacista; il termine per compiere gli studi era fissato dal Consiglio generale di pubblica istruzione, sentita la Commessione protomedicale ed il Collegio dei farmacisti (art. 8). . 49. Il Ministero delle finanze: a) l'ordinamento. -' Il Ministero delle finanze, che sotto l'antico regime viene anche denominato « azienda» (dallo spagnolo hacienda), è uno degli otto istituiti con 1. lO gennaio 1817 (supra, § 39). Fu indubbia ventura per le finanze del regno, la cui solidità .forma un titolo indiscusso del regime borbonico, che questo ministero sia stato retto dal cavaliere Luigi de' Medici d'Ottaiano dal 4 giugno 1815 al 6 luglio 1820, e di nuovo dal 4 giugno 1822 al 30 gennaio 1830, cioè al dì della sua morte. È questi, senza dubbio, il più eminente, per abilità amministrativa ed equilibrio, tra gli uomini politici della restaurazione. Ma è anche vero che un impegno troppo esclusivamente proteso al risanamento del bilancio dissestato da un decennio di guerre europee, e poi dai disordini del 1820-1821, finì per creare una tradizione di cautela, se non addirittura d'avarizia, nel gestire la spesa pubblica, che, accompagnata dalla ben nota riluttanza del re Ferdinando II ad aumentare comunque le gravezze tributarie, divenne un'infelice remora per molte iniziative (supra, § 12). La stessa aggregazione al Ministero delle finanze di servizi non propriamente finanziari, come quelli dei ponti e strade, delle foreste, delle, poste, dei telegrafi, sono indice d'una tendenza a subordinare l'interesse

298

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

50

tecnico-amministrativo pubblica. Le attribuzioni

del servizio a quello della finanza quali risultano dall'art. 6

caratterizzanti,

r.d. 2 maggio 1817, sono quelle dei nostri ministeri delle finanze e del tesoro. Il Ministero delle finanze soprintendeva all'accertamento ed indirette; ed alla riscossione delle contribuzioni dirette de' beni del demanio regio, del dee della regia all'amministrazione

ivi compreso il Tavoliere di Puglia; all'amministrazione bito pubblico, della Cassa d'ammortizzazione, tesoreria generale ed uffici dipendenti

zecca; a quella de' banchi regi di qua e di là del Faro; alla ed al controllo delle dientrate e spese dello Stato ; alla formazione dello «stato

scusso », o stato di previsione della spesa. Dipendevano inoltre dal Ministero delle finanze le Gran Corti de' conti, e le agenzie del contenzioso

(in/ra, §§ 165, 166, 186).

Il Ministero delle finanze era articolato in quattro ripartimenti. Il primo trattava gli affari generali e del personale, e quelli del debito consolidato, dei banchi, delle Gran Corti de' conti, della tesoreria generale e della contabilità. Il secondo trattava gli affari relativi alle contribuzioni dirette, ed alla direzione generale dei ponti e strade, acque, foreste e caccia (finchè tale servizio dipese dal ministero:

injra, § 64). Erano

di competenza del terzo ripartimento dazi indiretti, lotterie e poste. Dipendevano dal quarto la Cassa d'ammortizzazione, l'amministrazione di giustizia. per l'alunnato del registro e bollo, le ipoteche, e le spese

Con r.d. 25 maggio 1848, fu approvato un regolamento nel Ministero delle finanze, il quale stabiliva l'ammissione degli alunni mediante concorso per esami, vertenti sulle lingue latina, italiana e francese, sul diritto civile,

e sulla

calligrafia. Una singolare anticipazione, rispetto a meto~

di che sono stati adottati ai nostri tempi,

la

~re,,\~iQq~ che

49

L'Amministrazione

centrale

299

gli alunni dovessero seguire, per un anno, due corsi, ciascuno di tre ore settimanali, uno d'economia pubblica e statistica, e l'altro di diritto amministrativo. Gli impieghi superiori delgenerale ed ammila Tesoreria generale, e quelli di direttore

nistratore generale, e di consigliere della Gran Corte de' conti, potevano essere conferiti ai capi di ripartimento dei ministeri delle finanze e dell'interno, L'aspetto tipico ed ai sostituti

(in/ra,

§ 53) di
delle

Palermo e Messina (r.d. lO giugno 1828). e più interessante del Ministero finanze è che da esso dipendeva un gran numero d'amministrazioni, che attraverso i loro organi, centrali e periferici, soprintendevano alla gestione finanziaria dello Stato. Un tentativo che si fa qui, di raggrupparli matico di competenza vertire per materia, secondo un criterio sistenon trova è bene av-

diretto fondamento nelle leggi e negli scrittori del secondo cui ven-

tempo (95), ma segue, più o meno, i criteri

gono oggi ripartite le competenze tra i nostri Ministeri delle finanze, del tesoro, ed altri ancora. Quasi tutti i servizi presentavano forme di decentramento per i reali domini di là del Faro, con le conseguenti interferenze del Ministero presso la Luogotenenza, L'amministrazione e di quello degli affari di Sicilia. tributaria era affidata all'Amministragenerale generale de' dazj

zione delle contribuzioni dirette, all'Amministrazione del registro e bollo, ed all'Amministrazione indiretti. Vi corrispondevano,

in Sicilia, l'Amministrazione

generale de' rami e dritti diversi, che. ebbe le attribuzioni delle prime due quando non fu autonoma l'amministrazione delle contribuzioni dirette, e l'Amministrazione generale dei

BO

. (95) Un ampio «quadro dell'Amministrazione fìnaneiera s , quale era vero il 1836 (ma il sistema mutò solo in particolari secondari) è in COMERCI. pp. 358-411.

300

IstiJtuzioni del Regno delle Due Sicilie

50

dazi indiretti di là del Faro (da cui, con r.d. 12 novembre 1855, fu separata l'Amministrazione del màcino). La vigilanza sulle entrate e sulle spese pubbliche era esercitata, di qua e di là del Faro, dalle Tesorerie generali di Napoli e Palermo. Stabilimento di credito era il Banco delle Due Sicilie (odierno Banco di Napoli) dal quale con r.d. 13 agosto 1850 fu distaccato il Banco regio de' reali domini oltre il Faro (odierno Banco di Sicilia); ed alla carica del reggente del Banco delle Due Sicilie era riunita quella di direttore generale dell'Amministrazione generale delle monete, con sede in Napoli. Il debito pubblico era gestito dall'Amministrazione generale della Cassa d'ammortizzazione, che gestiva anche il regio demanio, e dalla Direzione generale del Gran libro del Debito pubblico; organi corrispondenti furono istituiti poi in Sicilia. Un complesso demaniale autonomo, con propria legislazione, era il Tavoliere di Puglia. Servizi speciali, dipendenti dal Ministero delle finanze, erano la Direzione generale de' ponti, strade, acque, foreste e caccia, con la rispettiva soprintendenza in Palermo; l'Amministrazione generale delle poste e dei procacci di qua del Faro, con l'Amministrazione delle regie poste in Palermo; l'Amministrazione generale de' reali lotti in Napoli (riunita a quella del registro o bollo col r.d. 26 agosto 1839), e l'altra in Palermo; le Direzioni centrali della telegrafia elettrica in Napoli e Palermo. 50. Segue: b) L'Amministrazione delle contribuzioni dirette. - L'Amministrazione delle contribuzioni dirette per i reali domini di qua del Faro (r.d. 28 agosto 1816) aveva per capo lo stesso ministro delle finanze, ed era composta dal Consiglio delle contribuzioni dirette, e dalle dipendenti Direzioni provinciali, le quali peraltro, col !!QP!~ (~j <$ ~ir«1zi~ni.

50

L'Amministrazione

centrale

301

provinciali de' dazi diretti , demanio, e rami e diritti diversi » (96) avevano competenza anche in materia di registro e di bollo (in/m, § 51). Tale riunione verificavasi in Sicilia fin dal vertice, esistendovi una «Amministrazione generale de' rami e diritti diversi» (r.d. 16 luglio 1827) cui era preposto un direttore generale, da cui dipendevano un segretario generale ed un capo contabile. Il Consiglio delle contribuzioni dirette, previsto dal secondo dei tre r.d. 8 agosto 18~3 sul catasto fondiario, fu costituito in Sicilia solo per disposizione del ministro delle finanze, 20 settembre 1839 (97). In ogni capoluogo di valle, v'era del pari un direttore provinciale. In Napoli, le funzioni di direttore provinciale erano esercitate dallo « ispettore generale direttore delle contribuzioni dirette della provincia di Napoli », ed in Palermo dallo stesso direttore generale. Il Consiglio delle contribuzioni dirette per i reali domini di qua del Faro, secondo il r.d. 28 agosto 1816, era presieduto dal procuratore generale della Gran Corte de' conti, ed era formato dai due avvocati generali della stessa, e dall'ispettore generale direttore provinciale in Napoli. Tale Consiglio era perciò un elemento organico della Gran Corte, e come tale era menzionato dall'art. 51 L 29 maggio 1817, col nome, mai usato, di «Consiglio delle imposizioni dirette» (infra, § 165). Il Consiglio siculo (art. 5 r.d. 8 agosto 1833, cit.) era ugualmente presieduto dal procuratore generale della Gran
(96) I direttori provinciali, in continente, erano di 'tre classi, c:personali e non locali ~ (art. 3 r.d. lO gennaio 1825); ma, per l'ammontare dellindennità di scrittoio, erano considerate di l' classe (r.d, 28 agosto 1816) le dire. zioni di Napoli (mensualì d. 110); Terra di Lavoro (d. 100) e Principato Citeriore (d. 90); i direttori di 2' e 3' classe avevano rispettivamente 70 e 60 ducati. (97) PETIITI, II, p. 170. L'organico della segreteria fu stabilito con r. 21 agosto 1842 (PETlTTI,Il, p. 175).

302

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

50-

Corte de' conti, composto dall'avvocato generale,. da un consigliere nominato dal luogotenente, e dal direttore provinciale della valle di Palermo (cioè, dal direttore generale); nel periodo in cui vi fu un secondo avvocato generale (r.d. 14 agosto 1840 r.d. 21 marzo 1855) questi interveniva in luogo del consigliere (98). Un controloro funzionava da segretario. Le attrihuzioni del Consiglio delle contribuzioni dirette erano stabilite dagli artt. 3-7 r.d. 28 agosto 1816, e dagli artt. 4-7 r.d. 8 agosto 1833, in termini quasi letteralmente nelle rice-

eguali. Il Consiglio era organo consultivo del Ministro delle finanze (in Sicilia, del Ministro presso il luogotenente) materie contenziose veva le querele ri dell'andamento relative alle contribuzioni delle parti dirette; (reclami)

contro gli atti delle dai diretto-

direzioni provinciali, ed era informato direttamente za; dava loro le opportune

degli affari pendenti ne' Consigli d'intendenistruzioni, e quando riteneva che

le decisioni dei detti Consigli fossero contro legge proponeva appello alla Gran Corte de' conti, previa autorizzazione del Ministro delle finanze; ed in Sicilia (r.d. 9 settembre 1856) del luogotenente. Il Consiglio corrispondeva, pel tramite del proprio presidente, col ministro, con gli intendenti e con i direttori provinciali, e poteva disporre verifiche, ordinarie e straordinarie, per mezzo dell'ispettore erano adottate a maggioranza generale. Le determinazioni di voti, prevalendo in caso di era

parità quello del presidente, e di tutte le determinazioni data notizia al ministro. In Sicilia, dove le operazioni

catastali si erano protratte

a lungo, e con mediocri risultati, talchè era stato necessario il regio intervento manifestatosi coi ricordati r.d. 8 agosto 1833, anche l'organizzazione periferica erasi strutturata se-

(98)

PETITTI,

Il, p. 107, nota

(I).

50

L'Amministrazione

centrale

303

condo l'esigenza della rettifica de' catasti. Il decreto «che stabilisce gli agenti del Governo ne' reali domini oltre il Faro per intendere alla esattezza ed uniformità delle operazioni di rettifica del catasto fondiario, e per invigilarne l'esecuzione », affidava tale opera al Ministero presso il luogotenente, alla cui immediazione era posto un direttore delle contribuzioni dirette, che aveva altresì le funzioni d'ispettore generale, e quelle di direttore della valle di Palermo. Dipendevano da questi, in attesa che si provvedesse ad una determinazione definitiva, quattro direttori, da destinare ove il luogotenente lo ritenesse più opportuno, ventotto controlori, ed un numero di controlori istruttori determinato dal re secondo le necessità. I direttori e controlori erano nominati a scelta del luogotenente, ma nessuno acqui stava diritto ad essere nominato definitivamente dal re «che indi alle più irrefragabili nello adempimento de' loro rispettivi doveri cità ad ogni carica », sarebbero con tutto il rigore delle leggi» mensile dei direttori e controlori spettivamente prove e luminose della di loro capacità, probità, esattezza, e celerità

». Coloro che se
puniti ri-

ne fossero dilungati «se per dolo, oltre alla perpetua incapastati «prontamente (art.

lO r.d. cit). Il soldo

era, provvisoriamente,

di 60 e 30 ducati; inoltre, percepivano un'inquesti essere

dennità di viaggio, che per i primi era di due ducati al giorno, e per i secondi di 15 ducati mensili, «dovendo continuamente in giro

».

Il servizio fu definitivamente riordinato col r.d. 29 ottobre 1842. Fu stabilita in ogni capoluogo di valle una direzione provinciale, con ordinamento analogo a quello continentale: di l a classe in Palermo, di 2" classe in Messina, e di 3" classe in Catania, Girgenti, Noto, Caltanissetta e Trapani. Disciolta l'Ispezione generale di Palermo, i direttori provinciali dipendevano direttamente dal ministro delle finanze (dal ministro

304

Istituzioni del Regno d elle Due Sicilie

50

degli affari· di Sicilia, quando fu nuovamente istituito); ma corrispondevano col ministro presso il luogotenente nei casi previsti dall'art. 5, comma l, r.d, cit., nonchè col Consiglio delle contrihuzioni dirette. Aholiti i controlori istruttori (99), i controlori venivano assegnati ad ogni direzione provinciale secondo la necessità del servizio, ed avevano un soldo di 36 ducati mensili, più ducati

14 per indennità d'ogni natura (artt. l e 3 r.d. cit.). Infine, con r. lO giugno 1854, e reg. I" luglio 1854, essendo ultimate le rettifiche e posti in riscossione i catasti, fu richiamato in vigore il sistema del r.d. 16 luglio 1827, riunificando la direzione generale de' rami e diritti diversi (100).

Contrihuzione diretta era la contrihuzione fondiaria, stahilita nei domini di qua del Faro con 1. 8 agosto 1806 che (a decorrere dal I" gennaio 1807) aholì tutte le antiche tasse, tanto sui heni fondi d'ogni natura, quanto sulle persone e sulle industrie così generali per tutte le provincie, come particolari per talune di esse, o per taluni comuni (101). La detta contrihuzione doveva consistere in un'annua somma fissa, ripartita sopra tutte le proprietà foudiarie del regno in proporzione del termine medio della loro rendita calcolata sopra un coacervo decennale, senz'altre eccezioni che quelle da determinarsi nell'interesse dell'agricoltura. Tutti i privilegi e le franchigie di qualunque natura erano aholiti (r.d. 2 ottohre

1806).
(99) R. 21 novembre 1841, previo parere del C. contro Palermo (PETl'ITl, II, pp. 172 ss.). Vi si prescrive pure che le nuove nomine di controlori avo vengano per pubblico concorso, per esami scritti ed orali, secondo bandi e graduatoria stabiliti dal Consiglio delle contribuzioni. (l 00) PETI'ITI,V, pp. 607 e 620. (101) Trattavasi di ben 22 tasse (PETlTTI.Il, p. 1), la maggior parte delle quali ha nomi oscuri e pittoreschi, e della vera natura d'alcuna delle quali sembra si fosse anche perduta l'esatta nozione, come è il caso della tassa c per il mantenimento de' proietti ~ tinjra, cap. IV, nota 74).

50

L'Amministrazione centrale

305

Per l'esecuzione di tale legge furono dettate (r.d. 4 aprile, 12 agosto e 9 ottobre 1809) le norme per la formazione dei «catasti provvisori ». Trattavasi d'un catasto «descrittivo », del regno era diviso senza mappa, con cui tutto il territorio in «sezioni»; «stati

i fondi rustici ed urbani erano descritti negli per tutti i fondi che

di sezione» di ciascun comune; ad ogni proprietario

del comune era intestato un «articolo»

possedeva; e nel medesimo i fondi erano specificati secondo l'estensione, la cultura, e la rendita stimata. Detto lavoro fu compiuto nell'anno 1816, dimodocchè con r.d. 14 settembre 1816 furono aboliti i metodi di ripartizione osservati in pendenza della formazione del catasto provvisorio, e tutta la materia fu riordinata, La contribuzione abolendo si le precedenti disposizioni, col colpiva (l. 8 novembre 1806, ed art. r.d. lO giugno 1817 (102). 2 r.d. cit.) ogni terra colta o incolta, ed ogni suolo urba-

no con edifici o senza, comprese le terre «addette a delizia », da valutarsi come i migliori terreni coltivati del comune; le case di città e di campagna destinate all'abitazione dustria rurale; le officine, fabbriche e manifatture; o all'ini laghi, i

canali di navigazione, le miniere, le cave di pietre. Erano esenti gli edifizi addetti a servizi dello Stato, salva la parte che pro-

nanze, delle

(02) Le istruzioni per la formazione dei catasti provvisori (Min. fio 22 ottobre 1809) sono riassunte in nota da PETITII, II, pp. 6 ss. Istrucatastali domandate impartite riammessi del ruolo, onciario così da' comuni come da' direttori contribuzioni dirette furono furono dal Min. finanze, in termini, secondo

zioni per le rettifiche (ivi, p. 48), e con r.d.

27 ottobre

1818

29 giugno 1819 i contribuenti

de' comuni

dove aveva n entro del r.d, generale in 1740,

avuto luogo dette rettifiche lO giugno nel regno once)

per reclamare le disposizioni d'un catasto

un anno dalla messa in riscossione di Napoli (c.d, «catasto da Carlo

1817. Si può qui ricordare
ordinata risultati

che la formazione

s , per essere i valori con dispaccio

computatI.

era stata

di Borbone

4 ottobre

ed affidata alla Camera della sommaria avuto mediocri
20. LANDI • I.

(prammatica
55.;

17 marzo

1741), ma aveva

(SCHIPA, Il, pp. 114

CORTESEE., a), pp. 492493).

306

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

50

ducesse una rendita effettiva (r.d. 12 giugno 1809), i parchi reali con i fondi annessi (r.d.

lO agosto 1815), i suoli delle

chiese, cappelle e congregazioni (r. 13 settembre 1821) (103), e quelli de' campo santi e cimiteri (r. 22 novembre 1843) (104), le strade, le contrade, le piazze pubbliche ed i fiumi

(L 8 no-

vembre 1806). Un r. 22 luglio 1848 (105), aveva accordato l'esenzione ai fondi appartenenti alle provincie ed ai comuni, quando fossero addetti ad uso pubblico ed a servizio della pubblica amministrazione; ma in seguito ai contrari avvisi del Consiglio delle contribuzioni, e della Commessione de' presidenti della Gran Corte de' conti, un successivo r. 13 agosto 1850 revocò il precedente, stabilendo, tuttavia, che le provincie ed i comuni potessero ottenere la moderazione annuale dell'imposta per il tempo che durava la destinazione degli edifici all'uso pubblico, e per quanto gli edifici fossero stati improduttivi di rendita. La contribuzione aveva per base la rendita netta dei fondi, consistente nel prezzo del prodotto depurato cultura, di conservazione e di mantenimento, rappresentata delle spese di e poteva essere

dagli affitti fatti in un decennio, o dall'interes-

se del prezzo dei fondi, quando la compra ne fosse stata fatta durante lo stesso tempo (art.

l r .d. lO giugno 1817), quale

risultava dal catasto provvisorio (art. 4 r.d. cit.). La contribuzione, secondo la L 8 novembre 1806, non doveva eccedere di regola un quinto (20 %) della rendita 'netta del fondo fruttifero. Dalla rendita netta delle case d'abitazione, e da quella de' mulini e manifatture, briche rustiche,
(103) (104) (105)
PETITTI, PETITTI, PETITTI,

valutate sugli affitti del decennio, si un quarto ed un terzo; le faball'agricoltura ed alla pastorizia,

detraevano, rispettivamente, destinate
Il, p, 63. Il, p. 96. Il, p. 97.

50 erano valutate

L'Amministrazione

centrale

307

in ragione del suolo, assimilato alle migliori

terre del comune (art. 2, commi 2, 3, 4, r.d. cit.) (106). Nei fondi soggetti a dominio utile e diretto, era tassato l'utilista, con facoltà di ritenere sul censo, canone o terraggio dovuto al direttario, la quinta parte (esclusi, però, i censuari del Tavoliere di Puglia, in quanto il direttario era lo Stato stesso). I debitori d'altre annualità, ed i debitori di vitalizi, potevano trattenere, rispettivamente, il 10% ed il 5% l'imponibile, (art. 3 r.d. cit.). aumenStabilito definitivamente tutti gli accrescimenti

di valore sino all'anno 1860 non dovevano produrre

to, e per gli oliveti e boschi piani e montuosi di qualunque natura, sino all'anno 1880: salvo, naturalmente, le rettifiche dell'estensione dei fondi, e la scoperta delle relative occultazioni (art. 8 r.d. cit.). Le case ed edifici urbani, costruite su suolo non prima fabbricato, erano tassate sul valore del suolo per quindici anni dall'abitazione o locazione, e se ampliati, migliorati, o ricostruiti, erano esenti da aumento d'imponibile per otto anni dall'ultimazione dei lavori: i detti termini erano ridotti, rispettivamente, a quattro e due anni per i mulini o manifatture, rispettivamente costruiti di pianta, o riparati e migliorati (art. 9 r.d. cit.). L'imposta veniva ripartita col sistema del «contingente»; somma imposta ad tra i comuni, cioè veniva stabilita anno per anno la somma complessiva, e quella a carico di ciascuna provincia, e la ogni provincia veniva ripartita dal Consiglio provinciale ulteriormente

(in/ra, § 101), in proporzione della

rendita imponibile iscritta nei catasti provvisori (107).

(106) La nozione di «casa rustica» è precisata in un'istruzione Min. Finanze, 30 aprile 1808, in PETITTI, Il, p. 5, nota (2). (107) Il gettito dell'imposta fondiaria, nell'anno 1826, dichiarato ìnvarlabile dall'art. 8 r.d. lO giugno 1817, era, nei domini di qua del Faro, di ducats 6.150.000, più grani addizionali e diritti d'esazione (r.d. 28 ottobre 1825).

308

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

50

La restaurazione non provvide mai ad emanare norme sulla riscossione della contribuzione diretta ne' reali domini di qua del Faro, dimodochè rimasero in vigore più decreti militare, parzialmente modifie regolamenti dell'occupazione

cati ed integrati da atti successivi. La riscossione si faceva col sistema dei ruoli, che erano titoli autentici ed esecutori (108), nei quali veniva indicato, per ciascun contribuente ta per l'anno, del comune, la quota da lui dovue delle ad(o sottincontrocomprensiva del debito principale

dizionali (109). Sotto la vigilanza dell'intendente

tendente), del direttore provinciale e dei dipendenti

lori, erano agenti della percezione il ricevitore generale della provincia (che funzionava anche da ricevitore distrettuale del capoluogo), i ricevitori distrettuali, e gli esattori comunali. Su questi ultimi, la vigilanza era esercitata anche dal sindaco, obbligato a compiere almeno una volta al mese, con l'assistenza di due decurioni, una verifica di cassa (artt. 44 ss. r.d. 3 luglio 1809). I ricevitori generali, ed i ricevitori distrettuali, dovevano prestare cauzione, che, secondo il r.d. 8 novembre

Il carico delle province era: Napoli, d. 910.000; Terra di Lavoro, d. 914.000; Principato Citra, d. 438.000; Basilicata, d. 418.000; Principato Ultra, d. 333.000; Capitanata, d. 444.000; Bari, d. 500.000; Terra d'Otranto, d. 511.000; Calabria Citra, d. 282.000; Calabria Ultra 2', d. 3111.000;Calabria Ultra l', d. 205.000; Molise, d. 202.000; Abruzzo Citra, d. 208.000; Abruzzo Ultra 2°, d. 212.000; Abruzzo Ultra l°, d. 155.000. Si noti, in queste cifre, indicative della ricchezza delle singole province, la posizione della Basilicata, oggi considerata una delle regioni più povere, ma si tenga presente la vastità del territorio, oggi diviso tra le due province di Potenza e Matera. (108) Circo Min. finanze, 29 marzo 1834, e Min. grazia e giustizia, 8 marzo 1834, in PETITTI,II, p. 367. (109) Le istruzioni per la formazione del ruolo furono impartite dal Min. finanze, 30 dicembre 1807 (PETITTI,II, p. 234). Il diritto d'esazione (art. 4 r.d. 28 ottobre 1825) era del 4% del debito principale ed addizionali, ma solo gli esattori il cui carico era inferiore a 600 d. lo percepivano intero, mentre quelli con carico oltre 600 e fino a 30.000 d. dovevano versare 0,50% alla Tesoreria generale, e se il carico superava 30.000 d., dovevano versare 1'1%.

50

L'Amministrazione centrale

309 in

1809, avrebbe dovuto essere costituita da un versamento

numerario, nella Cassa d'ammortizzazione, per un dodicesimo della somma dell'annua contribuzione della provincia o del distretto, ed inoltre da beni immobili del valore d'un decimo della somma stessa. In seguito fu consentito di prestare cauzione in rendite del Gran libro, d'importo doppio per le cauzioni immobiliari, e di due volte e mezzo per quelle in contanti (r.d. 28 maggio 1816), ed infine fu consentito di convertire tutte le cauzioni in rendita 5 % (r.d. 20 luglio 1818). Il r.d. 8 novembre 1809 (artt. 9 ss.) prevedeva l'istituzione di percettori circondariali, nominati a vita, con obbligo di prestare cauzione, ma la riforma si era dimostrata inattuabile, ed agente comunale della percezione era di solito l'esattore, nominato dal decurionato (r.d. 19 dicembre 1811: vedi anche

injra; § 116), il quale vi provvedeva pure nel caso di vacanza
della percettoria. All'esattore in ritardo col versamento delle somme in ricevitoria, vegliante l'intendente o sottintendente, su proposta del ricevitore distrettuale, poteva nominare un «sopra-

», e quando il ritardo concerneva più di 2/12 del

dovuto, un commissario sostituto, che prestava cauzione, e godeva dell'intero diritto di percezione, fìnchè il servizio non fosse rimesso al corrente (artt. 16-19 r.d. 5 giugno 1811). I ruoli, resi esecutori dall'intendente (art. 7 r.d. 26 novembre 1807), venivano consegnati dal direttore provinciale al ricevitore generale, e da questi rimessi ai ricevitori distrettuali, per essere distribuiti ai percettori ed esattori (art. 15 reg. Min. finanze, 25 febbraio 1810) (110). Il percettore o esattore notificava gratis a ciascun contribuente un avverti-

mento della quota da pagare in 12 mesi, stampato in forma di libretto, su cui venivano annotate le ricevute di ciascun

(HO)

PETITTI,

II, P 253.

310

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

so

pagamento, nonchè i maggiori crediti tributari per spese esecutive, ruoli suppletori, etc. (artt. 6 ss. r.d. 3 luglio 1809). Inoltre, l'esattore o percettore doveva presentare il ruolo al sindao perco, che vi apponeva il visto, e ne dava avviso ai contribuenti, che avevano facoltà di esaminarlo in casa dell'esattore cettore (art. 20 reg. Min. finanze, cit.). Se alla fine del mese il contribuente non aveva soddisfatto il debito, l'esattore gli notificava un'intimazione, per pagare entro cinque giorni; e se la medesima non aveva effetto, l'esattore poteva sequestrare, per mezzo dell'usciere o cancelliere del giudice di circondario, i valori e mobili del debitore, fino a concorrenza del debito (111); decorsi tre giorni, se persona sicura non si obbligava a pagare entro otto giorni, il giudice di circondario, ad istanza dell'esattore, disponeva con decreto la vendita delle cose sequestrate peraltro, (artt. 7 ss. r.d. cit.). Questo decreto, fu poi ritenuto non necessario (112). Su tali coa-

zioni, altre istruzioni furono impartite col reg. min. cit., dal quale (artt. 67 ss.) sono altresì regolate le coazioni «delle guardie in casa », o, come pur si diceva, dei « piantoni ». Questo procedimento, era propriamente privo d'una in qualche (artt. satisfattorio. che poi fu esteso ad altre ipotesi di mora amministrazioni specie d'esecuzione del debitore di pubbliche una

(in/ra, § 125) non
forzata, essendo ed era, piuttosto, che ricordava, per debiti

diretta efficacia satisfattoria; modo, l'analoga funzione

una singolare forma di pressione sul debitore, 863 ss.ll.p.c.}; anch'esso espediente

dell'arresto

non direttamente

Detto sistema si applicava

quando il sequestro

(111) L'art. 7 r.d. 3 luglio 1809 prescriveva che le coazioni contro i morosi avessero sempre inizio da' contribuenti più forti. L'art. lO dichiarava non sequestrabili i letti, i vestimenti necessari alla famiglia, gl'istrumenti di lavoro, i cavalli, muli, buoi ed altri animali da tiro che servono alla coltura co' loro guernimenti, le carrette, gli aratri, ed altri utensili di coltivazione. (1I2) Circo cito supra, nota (108).

50

L'Amministrazione

centrale

311 al sottintendente,

era riuscito vano; era richiesto dall'esattore sa dei contribuenti tribuente,

previo parere del ricevitore; e consisteva nello stabilire in camorosi un soldato per ogni debito sino a ducati due, che vi si tratteneva per essere provveduto

24 ore, e doveva, dal con-

di letto, lume e fuoco. Se più presso di lo-

individui erano debitori per meno di due duca ti, venivano riuniti a cinque a cinque, ed i soldati permanevano ro a turno. Se un contribuente era debitore di più di

20 du-

cati, il soldato si fissava in casa sua per tanti giorni, quanto persisteva il ritardo del pagamento. Gli esattori corrispondevano ai soldati l'indennità di due carlini al giorno, con rivalsa sui contribuenti. I ricevitori generali, ed i ricevitori distrettuali, agire in via esecutiva, rispettivamente r.d. 3 luglio 1809). Gli occultamenti di proprietà, totali o parziali, erano puniti con la multa, pari alla metà della contribuzione d'un anno (art. 145 r.d. lO giugno 1817). Chi denunciava d'un fondo aveva diritto a metà della multa l'occultazione (art. potevano di-

contro i ricevitori

strettuali e gli esattori che si fossero resi morosi (artt.

20 ss,

146 r.d.

cit.), e chi denunciava l'occultazione parziale a tre annate della contribuzione ~elativa alla parte occultata, da pagarsi dal proprietario in aumento della quota e della multa (art. 146 r.d. cit.).

lO giugno 1817 conteneva altresì le disposizioni (artt. 124 ss.) per le «mutazioni di quote », ossia volture caIl r.d. tastali, il cui «metodo pratico» fu poi stabilito con istruzioni del Ministero delle finanze, per le decisioni dei reclami

22 luglio 1846 (113), e quelle (in/ra, § 182).

In Sicilia, il contributo fondiario era stato disciplinato con 1. 28 settembre 1810, ma, come è detto nelle premesse
(113)
PETIITI,

II, pp. 227

55.

312

Istituzioni

del Regno delle Du e Sicilie

50

del r.d. 8 agosto 1833, « che ordina la rettificazione del catasto fondiario della Sicilia », il risultato fu imperfetto, e viziato « di essenziali inconvenienti a danno così dell'Amministrazione, come degli stessi contribuenti ». Un inconveniente cagionato dall'aver fatto «dipendere stessi proprietari, dalla confessione fu degli

comunque poi in certi casi soggetta alla ve-

rifica, l'effettiva conoscenza de' fondi e del loro imponibile ». Di costoro, «non tutti corrisposero con fedeltà alla fiducia riposta in essi dal Governo ». Altro dipese dal metodo di determinazione della rendita, stabilito sugli affitti degli anni ed infine poichè 1809-1810, ed in difetto degli anni più prossimi,

sul coacervo dei frutti nel decennio 1800-1810: ora, vano affittato i loro fondi in mente gravati di quelli nale ». Per porre a
CIO

i prezzi erano più elevati nel 1809-1810, i proprietari che avequel periodo erano maggioranteriori «che esibendo de' contratti

o non esibendone alcuno riparo,

si giovarono del coacervo decenintervennero un gruppo di r.d.

8 agosto 1833, dei quali il primo è quello, sopra ricordato, per la rettifica del catasto; il secondo stabiliva le istruzioni per procedervi (che furono poi abrogate e sostituite col r.d. 17 già parlato, stabilied dicembre 1838); il terzo, di cui abbiamo

va gli «agenti del Governo» incaricati di tali operazioni; buzioni dirette

il quarto conteneva la disciplina del contenzioso delle contri-

(in/ra, § 182).
salvo alcune parti-

Le disposizioni del r.d. 8 agosto 1833, per la rettifica del catasto, mirano, in sostanza, a perequare, colarità, il regime della contribuzione in Sicilia con quello continentale. La base di valutazione era riferita al decennio 1800-1810 per i fondi rustici, e 1820-1830 per gli urbani (art. l); ma in seguito a voti de' Consigli provinciali e delle autorità ed alle suppliche di molti proprietari, i quali rilevava-

50

L'Amministrazione

centrale

313

no come le vicende del primo decennio del secolo avevano determinato un'alterazione de' pr ezzi (114), il periodo fu unificato nel decennio 17 dicembre

P gennaio 1821-31 dicembre 1830 (r.d.
fissati definitiva-

1838) (115). Gli imponibili,

mente dopo la decisione dei reclami, dovevano restare invariati sino al 1880, e per gli oliveti ed i boschi piani e montuosi sino al 1900 (art. 17 r.d. 8 agosto 1833, cit.). Erano esenti dalla contribuzione (art. 6 r.d. 8 agosto 1833, cit.), oltre i beni considerati dalle norme vigenti di qua del Faro, «le case esistenti ne' comuni infra i duemila abitanti, e quelle degli ordini mendicanti, dovunque poste quante volte sì le une che le altre servissero per proprio uso, e non si trovassero in tutto o in parte ad altri locate le « case a pian terreno

», nonchè

esistenti in tutti i comuni della Sicilia

di duemila e più abitanti, ove non fossero date in fitto, fuorchè nelle città di Palermo, Messina e Catania», ed escluse, comunque, le case terrane destinate a magazzeni (116). Queste disposizioni furono parzialmente modificate dal r.d. 5 agosto 1845, che, contestualmente buzione fondiaria all'abolizione del dazio sull'estradella contrizione degli zolfi, ed alla riduzione dell'aliquota dal 12.50%

al 10%, sottopose alla det-

ta contribuzione anche le case a piano terreno de' comuni con

(ll4) La premessa del r.d. 17 dicembre 1838 riferisce l'aumento dei prezzi delle derrate all'affiuenza degli emigrati e de' forestieri nella Sicilia, alla permanenza in essa ed al frequente arrivo delle flotte britanniche, nonchè alle vicende politiche e commerciali ch'ebbero luogo in quell'epoca. Secondo PAL' MlERIDI MICCICHÈ, p. 42, e I'affluence d'un teI monde ... avait animé le coma), merce, activé le travail, détruit la mendicité; le numéraire abondait, tout prospérait en un mot en Sicile ». (ll5) L'imponibile delle zolfare si calcolò, più tardi, sulla media del ventenni o gennaio 1824 - dicembre 1843, sottraendone due anni di massimo e due anni di minimo (r. 16 luglio 1844 e circo Min. Finanze 8 gennaio 1845, in PETITII, II, pp. 205 e 210). (ll6) Min. Finanze, su cfp. C. contr., 24 maggio 1845, in PETITTI. I, p. 215. I

314

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

50

più di 2.000 abitanti, salvo al proprietario vio per non locazione. Si noti che, secondo l'art.

di chiedere lo sgradicembre 1838 poi fu bi-

87 r.d. 17

(istruzioni per la rettifica del catasto) il catasto siciliano avrebbe dovuto essere corredato di pianta topografìca ; ma consentito che si redigessero sogno di riordinare semplici schizzi (117). per «l'urgente Un espediente di finanza straordinaria,

l'economia dello Stato in ogni modo ab-

battuta nel corso dei sedici mesi, che tennero in grave scompiglio la Sicilia, esigendo che si adottino mezzi pronti, e tali che meno pesano sugli indigenti », fu la tassa sulle finestre, i balconi e le botteghe, istituita con r.d. 18 ottobre 1849, che colpiva con l'imposta di 20 grani «ogni finestra o balcone ovunque sporgenti» (ad eccezione delle case nei comudi quelle degli ordini mendini con meno di 2.000 abitanti,

canti, di quelle a piano terreno in tutti i comuni abitate dalla povera gente, e di quelle non abitate durante tutto l'anno), e con l'imposta di 40 grani le botteghe, dovuta tante volte quanti ne fossero gli ingressi dalla pubblica via. Per l'accertamento e la riscossione di questa imposta, emanato il reg. 18 ottobre alquanto vessatoria, fu 1849, integrato con altro, 27 gen-

naio 1851; furono istituite delle Commessioni ispettive, composte da un decurione e «due soggetti di notissima proibità ed intelligenza non nativi del distretto », che dovevano formare i ruoli, e trasmetterli all'intendente, stabilito per la contribuzione fu anche approvato per i reclami fondiaria il quale li inviava al di(r.d. 24 marzo 1851); un regolamento tuttavia, il re rettore provinciale perchè si provvedesse alla percezione come (r.d. 29 marzo 1852)

(in/ra, § 182). Opportunamente,

(117) R. 21 novembre 1841. cito supru, nota (99); ed istr. Min. finanze, 8 febbraio 1843, in PETITTI, II, p. 186.

50

L'Amministrazione

centrale

315

«visto il desiderio universale manifestato si per organo delle legittime autorità per la soppres sione della tassa », ne dispose, con r.d. 4 luglio 1853, l'abolizione, un'addizionale in tutti i comuni dove ch'è stato era stata compiuta la rettifica del catasto, e la sostituzione con «del 6% in ragione dell'imponibile attribuito nel catasto urbano a ciascun corpo abitabile », ferma restando la tassa sulle aperture nei comuni «non rettificati» (1l8). Sopravvisse per qualche tempo in Sicilia la «tassa sulli negozianti », che, istituita con una legge del 1794 (1l9), rappresentava, più o meno rozzamente, un'imposta diretta su redditi mobiliari, abbastanza insolita in un sistema tributario che aveva base nella contribuzione fondiaria integrata da contribuzioni indirette. Essa colpiva i «mercanti talisti, sborsanti e cambisti del regno tutto trafficanti, capi-

», e doveva essere

ripartita « con nuova regola e metodo, che stimerà conveniente la Deputazione del regno con aver riguardo alla maggiore o minore riputazione del rispettivo capitale, e del traffico sì interno che esterno ». La detta tassa veniva applicata per con-

(118) J contribuenti,
gotenenza ordinava

per eludere

l'imposta,

muravano nei ruoli

le aperture; (circ, 2 agosto

la luo-

di comprenderle si percepiva quando,

ugualmente anche

1851,

in PETITTI, V, p. 181). Venivano si esercitava meno ottobre stidiosa, di la vendita, gen., 6 settembre cui erano

tassate le finestre la tassa

dei magazzini, sulle botteghe del

e se in questi (circ. Luog. comune (r. con

1851, ivi, p. 190). I comuni riuniti
sommando tale numero, perchè colpiva superavano antigienica,

(infra, § 110) che avevano
l'esenzione era modesta, e l'aria.

2.000 abitanti,
aggregati, ed anche

la popolazione non godevano la luce

16

1853, su cfp, CSi, ivi, p.

546). La contribuzione

ma fa-

(19) PETITTI, II, p. 454. Era questa, secondo la nostra terminologia, una imposta, e non una tassa, ma, nella terminologia del tempo, si parlava promiscuamente straordinaria» zioni di contrihuti, sui negozianti col r.d. contribuzioni, tributarie Algeri di tutto diritti, imposte, per tasse, etc., per indialle convencare varie ipotesi di obbligazioni di Tunisi, (SCIACCASCALABRINO). Una «decima adempiere stabilita col r.d. 27 aprile

il regno, e Tripoli,

con le reggenze

1816, fu abolita

I" settembre

1828.

316

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

50

tingente, e cioè la somma prevista nello stato discusso della Tesoreria generale era ripartita fra le diver se valli, i cui consigli provinciali provvedevano a ripartirla tita individualmente di ripartizione tra i distretti ed i comuni. La quota collettiva del comune veniva quindi riparda una deputazione comunale; il ruolo affissione; e veniva reso pubblico mediante

contro il medesimo erano consentiti i reclami degli interessati (in/m, § 182). La tassa sui negozianti, considerata «vessatoria », fu abolita col r.d. 27 luglio 1842, allo scopo di « semplificare la contabilità pubblica, e facilitare il commercio»; e fu disposto che sulla quota dovuta dalla reale tesoreria ai comuni in conto del dazio sul macino se trattenuta, di ducati 35.400 (art. 4 r.d. cit.). Per quanto concerne la percezione delle contribuzioni dirette, il r.d. 8 novembre 1819 aveva conservato provvisoriamente, ne' reali domini di là del Faro, le norme anteriori, secondo cui l'esazione della contribuzione diretta, nonchè altre attribuzioni finanziarie (registro, dogane, etc.) erano accentrate in funzionari «ricevitori detti «segreti» e «pro-segreti» (120). Il r .d. 30 novembre 1824 (vedi anche distrettuali»

(inlra, § 120) fossomma

dal I" gennaio 1843, la corrispondente

in/m, § 116) li convertì m
comunali» (121), ed

e «percettori

(120)

Questo

ordinamento finanziaria. tutti

era stato recepito

nella

Costo 1812 il ogni in

(AQUARONE, delad genedi dial

D'ADDIO,NEGRI, pp. 437 55.) che aveva minutamente l'Amministrazione amministrare silmente, rale; stretto, segreto

stabilito

«metodo» distretto,

I segreti
gli introiti

provvedevano, dell'erario, (infra,

e riscuotere

ed a trasmetterli § 80), alla tesoreria non capiluoghi

men-

per mezzo adempivano del distretto.

delle compagnie al medesimo e pro-segreti

d'armi

i pro-segreti

risiedevano

nelle isole,

e nei comuni

ufficio, e trasmettevano dovevano nel termine

le somme riscosse di 20 giorni comuni,

(121)

I segreti

dalla

pubblicazione ne fossero

del r.d. 30 novembre come ricevitori meritevoli, e prestassero

1824 dichiarare cauzione (art.

se intendevano 34 r.d. cito).

continuare semprecchè

nel real servizio

o percettori

ne' rispettivi

50

L'A mministrasione

centrale

317 come in congenerale per (r.d.

istituì i ricevitori generali ne' capoluoghi di valle, della valle di Palermo furono «osservate

tinente. Alcune disposizioni speciali per il ricevitore 1827, assimilandolo,

emanate col r.d. 12 ottobre le dovute proporzioni»

il soldo e la cauzione a quello della provincia di Napoli 12 dicembre 1816).

Conseguenza, peraltro, di questa alquanto tardiva estensione fu che in Sicilia, con reg. 20 dicembre 1826, fu stabilita una disciplina abbastanza organica delle percezioni, con qualche perfezionamento È, probabilmente, vesse installare rispetto a quella vigente di qua del Faro. un ménagement di certe suscettibilità in-

sulari che il «piantone

», gendarme

o soldato, non si doma dovesse restare solo nei stare dentro, ed

in casa del debitore,

durante tutta la giornata innanzi alla porta principale; giorni di pioggia o freddo il piantone poteva il debitore era tenuto ad ammetterlo to il citato regolamento, prendendo

senza alcuna difficoltà o evidentemente occasione

ripulsa (art. 7). Varie disposizioni successive avevano integrada situazioni locali. Così, per esempio, il r.d. 13 luglio 1828 (trasfuso nell'art. 65 r.d. 8 agosto 1833 vedeva che, con l'autorizzazione sul contenzioso) preod del sindaco, i percettori

esattori potessero fare coltivare, affittare, o utilizzare altrimenti i fondi rustici o urbani, lasciati incolti o abbandonati dai proprietari insolventi (122); il r. 27 luglio 1840 dichia-

(122) Queste disposizioni (Min. finanze, 16 dicembre 1839, su cfp. del procuratore generale della GCCP, in PETITII, II, p. 399) furono ritenute applica. bili alla tonnara di Bonagìa, su cui non era stato possibile riscuotere la fondiaria, perchè da più anni abbandonata dal proprietario, duca di Casteldimirto, nonchè ai mulini, «e ad ogni altra specie di rendita che appartenga alla classe delle rendite civili ». Una circo Luog. gen., 5 febbraio 1845, conforme all'avviso espresso dal Min. finanze, precisava poi che, sebbene il r.d. 13 luglio 1828, contrariamente all'art. 65 r.d. 8 agosto 1833, non limitasse la facoltà del proprie. tario, di riprendere in qualunque tempo il godimento del fondo, al solo caso che il medesimo fosse coltivato dall'esattore in economia, era implicito che il

318

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

51

rava incompatibile l'esercizio, da parte di padre e figlio, di fratelli, di zio e nipote, delle cariche di ricevitore, percettore o esattore nello stesso distretto o provincia tenenza generale, prescrizioni con circo 4 gennaio 1841, percettori (123); la luogostabiliva certe a sorpresa»

per l'efficace riuscita delle «visite

delle casse dei ricevitori, 51.

ed esattori (124), etc.

Segue : c) L'Amministrazione

del registro e bollo.

L'Amministrazione

generale del registro e bollo (di qua

del Faro) era stata istituita con r.d. 31 gennaio 1809; fu riordinata con r.d. 30 gennaio 1817, e col reg. 25 marzo 1817, col nome di «amministrazione e demani generale del registro, bollo

», e dopo qualche parziale modificazione (r.d. 15

maggio 1820) definitivamente riorganizzata col r.d. 3 ottobre 1825. Con r. lO marzo 1832, le fu attribuita la riscossione del prodotto della crociata (125). Con r.d. 6 agosto generale de' reali lot1839, le fu riunita l'Amministrazione

ti e lotterie, ed assunse il nome di Direzione generale del registro e bollo e de' reali lotti. Di conseguenza, i due uffici d'amministratore generale furono riuniti in quello del diretfu istituito da uffiziali di soldo
potuto Ion(si di

tore generale. Un Consiglio d'amministrazione rale, un capo di contabilità ripartimento)
proprietario, estro mettere re avente damento trattava, limitare in anche per legge le riluttanze, particolare, di solito tali Su cfp.

con r.d. 31 marzo 1860. V'erano, inoltre, un segretario gene(che funzionavano ed uffiziali ed impiegati dei vari gradi. Il
sotto il regime prima della verificatesi contratti in tutte le facoltà del comune ad un del decreto del

1828, non avrebbe
stipulato avevano Non

l'affittuario

scadenza del contratto, del proprietario. certi comuni, di Partinico);

dall'esattoquindi

per reperire

gli affittuari

sol che si raccomandava circostanze a non

anno, ed in particolari

più di due (PETITrI, II, p. 424).

(123) (124) (125)

eR,

PETITTI, Il,
TOMMASINI,

in PETITTI, II, p. <H 7. loc, ult, cit.; I, p.S.

51

L'Amministrazione

centrale

319

del direttore generale era d'annui d. 2.000, e quelli del segretario generale e del capo della contabilità di d. 1 .200; tutti i soldi erano fissati dall'art. 27 r.d. 3 ottobre 1825. Uffici periferici erano le ricordate «direzioni provinciali de' dazi diretti, del demanio, e de' rami e diritti diversi»

(supra, § 50), dette anche «de' rami riuniti»

(art. 25 r.d.

4 ottobre 1831). ln Napoli, la direzione del bollo e registro era distinta da quella delle contribuzioni dirette (artt. 4 e 5 r.d. lO gennaio 1825), ma furono riunite con r.d. 22 settembre 1849. Per i lotti, v'erano un ispettore, un contabile, un revisore, un controloro, un capo dell'officina meccanica per la stampa dei biglietti, e, in ciascuna provincia, un ricevitore generale. I «postieri» tocento (126). da direttori, erano, verso il 1836, circa otperiferica era costituito

Il personale dell'amministrazione

controlori, verificatori, tutti di nomina regia; e

poichè alla carica di direttore provinciale concorrevano tanto gli ispettori controlori del registro e bollo, quanto i controlori dei dazi diretti, un r. 9 settembre 1845 stabilì che le promozioni fossero conferite, secondo l'anzianità di grado ed il merito, per metà dei posti disponibili ai primi, e per metà ai secondi (127). V'era in ogni provincia, nella città sede del tribunale, un conservatore delle ipoteche; un ricevitore del registro e bollo in ogni capoluogo di provincia, distretto o circondario, e sette in Napoli, nominati dal ministro delle finanze su proposta del direttore generale (artt. 8 e

lO r.d. 3 ot-

tobre 1825); i conservatori e ricevitori dovevano prestare cau(126) COMERCI, p. 71. I postieri erano i concessionari dei botteghini; ai medesimi, con r. 9 giugno 1832 ed 11 marzo 1837, fu estesa l'esenzione dalle cariche municipali di cui godevano (r.d, 19 luglio 1830) i venditori privilegiati di generi di privativa (in/ra, § 52), a condizione, per gli uni e per gli altri, dell'effettivo e diretto esercizio della funzione (!'ETITTI, IV, p. 373). (127) TOMMASINI, I, pp. 7·8.

320

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

51 del r.d. 12 una di

zione, secondo le

disposizioni,

rispettivamente,

giugno 1829, e dell'art. 24 r.d. 3 ottobre 1825 (128). Il r.d. 4 marzo 1839 istituì, nell'amministrazione, « scuola teorico-pratica mero d'alunni nelle materie legislative ed amministrative

per la istruzione di un determinato nu-

bollo, di registro, di privilegi ed ipoteche, e degli altri rami della medesima amministrazione ». Il regolamento, della stessa data, stabiliva che vi fossero ammessi non più di la scienza del diritto, appartenere articolato in tre quadrimestri: 12 alunnelni per anno (129), che dovevano «essere iniziati almeno

a famiglie civili, e documen-

tare di non essere in urgente bisogno di lucro ». Il corso era nel primo si insegnava la legge nel sele idee del registro, il regime ipotecario e i diritti d'archivio; giustizia; nel terzo la contabilità demaniali. Gli alunni amministrativa, e

condo, la legge di bollo, i diritti di cancelleria e le spese di generali degli altri cespiti aggregati, e delle antiche scritture finale, erano

che superavano l'esame

destinati agli uffici di ricevitore, contabile, segretario di direzione o verificatore. In Sicilia, come si è detto (supra,

§ 50), l'amministraziodirette,

ne del bollo, registro, ed ipoteche fu istituita con r.d. 19 lu-

glio 1819, ma in seguito fu riunita alle contribuzioni

e, salvo nel periodo (1833-1854) in cui si procedette alla -rettifica del catasto, le rimase aggregata, col nome di «Amministrazione generale de' rami e diritti diversi ». L'amminigenerale, ed un sestrazione de' reali lotti era in parte regolata da norme dell'antico regime; v'era un amministratore

(128) I regime di tali cauzioni è ampiamente spiegato da TOMMASINI, I, pp. 48 ss. (129) Il Min. finanze dispose, il 12 febbraio 1840, l'ammissione d'altri dodici alunni «aggiunti », i quali potevano sostenere gli esami, e subentrare agli effettivi che non potessero o volessero completare il corso. Altre notizie 81Ù funzionamento della scuola in TOMMASINI, I, pp. 11 ss.

51 gretario generale tre amministratori, maggiori (in/ra,

L'Amministrazione

centrale

3.21

(r.d. 26 ottobre 1830), da cui dipendevano con la circoscrizione delle antiche valli per la valle di Mazed il

§ 97). L'amministratore

zara (Palermo) fu abolito con r.d. 23 settembre 1833, servizio fu riunito all'amministrazione generale.

La legge del registro (21 giugno 1819) e le leggi del bollo (30 gennaio 1817 e 2 gennaio 1820) erano comuni ad ambo le parti del regno. I diritti di registro erano stati già introdotti di qua del

Faro con prammatiche 30 luglio 1786 e 20 febbraio 1804, e con l. 25 giugno 1805, che però ebbero esecuzione soltanto nelle provincie di Napoli e Terra di Lavoro (130). La materia fu riordinata nel tempo di Gioacchino Murat, con l. 3 gennaio 1809, e con altra, 27 gennaio 1812, che stabilì i

« diritti graduali », percepiti più volte quando l'atto conteneindipendenti (131). Inol-

va condizioni o patti l'un dall'altro

tre, il piccolo numero d'uffici di registratura, che furono allora istituiti, costringeva gli interessati, in più casi, a viaggi lunghi, pericolosi e faticosi, col rischio, in più, d'incorrere egualmente m decadenza per decorso di termini (132). L'eccessiva gravez(130) TOMMASINI, pp. 82 ss. I, (131) Questo sistema, che TOMMASINI, p. 83, definisce «di avidità fio I, nanziera che lo rendeva oppressivo ed odioso », è in sostanza quello vigente. Con esso, la «tassa di registro », percepita dall'Amministrazione in compenso del servizio d'attribuzione della data certa agli atti registrati, si trasforma in imposta indiretta sugli affari: così infatti il vigente d.P.R. 26 dicembre 1972, n. 634, chiama «imposta di registro» quella che il r.d, 30 dicembre 1923, n. 3269, e le anteriori leggi del regno d'Italia chiamavano ancora «tassa s , (132) TOMMASINI, pp. 83·84: gli uffizi di registratura, di qua del Faro, I, erano in origine solo 160. Un r. 21 aprile 1844 (PETITTI,IV, p. 465) generalizzava in Sicilia un espediente già sperimentato nel comune di Caltavuturo (Palermo), e, sulla base di pareri della CSi e della CPGCC di Palermo, prescriveva che gli atti da portarsi a registrazione in una ricevitoria distante dal comune fossero tutti raccolti, a cura del sindaco, nelle mani d'un. pubblico . ufficiale, che doveva provvedere alla formalità, dietro compenso di 5 grani per atto, quando la sede dell'ufficio distasse meno di 5 miglia, e di lO grani
21. LANDI I.

322

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

51

za del precedente sistema fu alleviata dalla l . 21 giugno 1819, che generalizzò la registrazione a tassa fissa, e creò la rete eapillare delle ricevitorie, fino ai capiluoghi di circondario. La registrazione eseguita in un ufficio, di qua o di là del Faro, era di regola valida In tutto il regno (art. lO l. cit.) (133). Venivano registrati gli atti pubblici, ricevuti da notai o da pubblici ufficiali autorizzati a conferire loro pubblica fede; gli atti privati, cioè rivestiti della sola firma delle parti (art. 1276 ll.cc.); gli atti giudiziari, cioè quelli emanati dalle autorità del contenzioso giudiziario ed amministrativo, dai cancellieri delle autorità giudiziarie, e dagli arbitri (dopo l' omologazione); e gli atti degli usceri. Tutti i diritti erano fissi (134), ed applicabili all'atto, e non alle diverse disposizioni che conteneva (art. 5 l. cit.); essi venivano percepiti e parimenti dal ricevitore quando eseguiva la registrazione,

doveva essere annotata, nella relata, che la registrazione era eseguita «a credito» o « gratis» nei casi previsti dalla legge. Gli atti, secondo i casi, dovevano essere registrati in un termine fisso (135), oppure in caso d'uso (136); e la trasgresquando di piena stificato (133) residenti strati (134) le decisioni quelle delle (135) fosse maggiore. da un verbale Il ritardo a multa sottoscritto derivante dall'intransitabilità registrazione, e dal giudice private invece, di fiumi in caso quando fosse giulocale. supplente non dava luogo R. 22 maggio di qua per tardiva dal sindaco scritture

1850, che ahroga l'art. in Sicilia per legge Gli atti giudiziari,

l r.d. 22 maggio formate andavano I, p. 91). gli atti

1832, secondo da individui sempre regi. da no-

cui non potevano presso

registrarsi del Faro. stabilito

l'ufficio

(TOMMASINI,

Arti. 60 ss. L 21 giugno 1819. Per esempio, erano tassati supreme maggior con d. 0,80; le definitive Corti Nella

stipulati

taio, ed i testamenti,

scritture etc. «termine

private

con d. 0,30; con d. 4,80;

della Gran Corte de' conti e della Consulta di giustizia parte con d. 4,00, dei casi, non v'era di 5,

di rigore

»,
doveoppure

ma

gli atti non potevano vano essere registrati nel comune in un comune (136) fuori

essere rilasciati nei termini del circondario si applicava

se non registrati. comune

Gli alli notarili del circondario, 1819).

lO o 20 giorni, a seconda se stipulati
2 1. 21 giugno nonchè

sede della ricevitoria, Tale criterio

o in altro (art. 45 n.

a quasi tutti

gli atti delle autorità alle scritture

gìudiprivate.

ziarie e di quelle

del contenzioso

amministrativo,

51

L'Amministrazione centrale

323

sione determinava l'obbligo di pagare una multa in aggiunta

al diritto (137). Tali multe furono spe sso dalla regia clemenza condonate (138). La stessa l. 21 giugno 1819 (artt. 74 ss.) regolava il regime ipotecario, cioè le formalità dell'iscrizione, cancellazione, riduzione, trascrizione, nei casi previsti dalla legge, i doveri e le responsabilità dei conservatori, e i diritti ipotecari. Tali diritti erano talvolta graduali, talvolta fissi, ed erano sempre aumentati degli emolumenti spettanti al conservatore, anche quando la formalità era gratuita (139). La carta bollata era prescritta, di qua del Faro, fin dal 1640, per i contratti e gli atti giudiziari; fu poi estesa ad altre ipotesi con l'editto 20 aprile 1801. La tassa di bollo fu riordinata con l. 9 maggio 1807, e vari decreti successivi ne modificarono (per lo più in aumento) la tariffa (140). La restaurazione la diminuì (r.d. 5 dicembre 1815), ed il regime della tassa fu nuovamente regolato con Il. 30 gennaio 1817, e 2 gennaio 1820. La seconda introdusse il bollo ne' reali domini di là del Faro, dove fu ben presto abolito da un r. 5 settembre 1821, finchè, in conseguenza dei disordini del 1848-49, fu giocoforza ristahilirlo, col r.d. 16 novembre 1849. Erano sottoposti al bollo (art. 3 1. 2 gennaio 1820), sal. vo espressa eccezione di legge, tutti gli atti, giudiziari e civili,

(137) Le multe erano pari al doppio diritto (d. 1,60) per i testamenti (art. 55 L 21 giugno 1819); di solito erano di d. 6,00; per gli atti dei cancellieri dei giudici collegiali, per cui v'era il termine di rigore di lO giorni, erano di d. 12 (art. 54 L cit.). (138) Un elenco di 23 provvedimenti, tra il 1817 ed il 1836, in TOMMA· SINI, I, pp. 198 S8. (139) La disciplina dei diritti d'ipoteca è ampiamente esposta da TOM MASIN4 I, pp. 290 S8. (140) TOMMASINI, I, pp. 201 ss.

324

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

51

tanto pubblici

che privati, dovendo o potendo far titolo, o

essere prodotti per obbligazione, discarico, giustificazione, domanda o difesa; le copie, spedizioni ed estratti di tali atti, e le scritture sottoposte al registro in forza della legge o per volontà delle parti. Il bollo era «dimensionale

», ossia in ragione », cioè in
(art. 16 l.

della misura della carta di cui si faceva uso (art. 4 l . cit), stabilita per ogni specie di atti (141); o « graduale ragione delle somme che vi si dovevano esprimere cit.) (142) .. Si adempiva a tale formalità

o col bollo «or-

dinario », cioè servendosi della carta bollata; o col bollo « straordinario », che poteva essere impresso soltanto in Napoli (e Palermo) presso l'Amministrazione non bollate fin dall'origine, sto, dall'amministrazione centrale, sulle carte, di cui si volesse far uso (artt. 11 centrale o dai ricevitori del re-

e 29 l. cit.); oppure col «visto per bollo », che veniva appogistro, sulle carte che non erano soggette a bollo secondo la legge del tempo in cui erano state formate, oppure che erano state redatte in carta libera in contravvenzione alla legge, nel qual caso doveva essere percepita anche la multa (art. 18 l.cit.). La carta bollata, di più tagli, era venduta ai privati dai ricevitori, oppure dai venditori di generi di privativa, che la ricevevano dai primi; gli uni e gli altri ricevevano un premio sulle vendite va distribuita (art. 50 l. cit.; reg. 7 novembre 1829, modificato con r. 28 luglio 1837) (143). La carta venidal magazzino generale presso la direzione ge-

(141) Il bollo dimensionale era di 3, 6 o 12 grana (art. 15 1. 2 gennaio 1820), ed era limitato il numero di rigbe che potevano essere scritte su ogni pagina (r.d. Il maggio 1829l. (142) Il bollo graduale era di grana lO per ogni 200 ducati, fino al massimo di d. l,50 da 2.000 ducati in su per qualunque somma. (14,3) TOMMASINI, I, pp. 215 ss.

51

L'Amministrazione

centrale

325 e da

nerale secondo le richieste delle direzioni provinciali,

queste ai ricevitori (144). L'Amministrazione del registro e bollo provvedeva altresì alla riscossione dei seguenti altri cespiti di pubblica entrata (145):

a) Diritti di cancelleria. Erano il compenso del lavoro
materiale nella compilazione degli atti giudiziari, dovuto ai commessi, amanuensi, ed impiegati delle cancellerie, ed il compenso delle spese d'ufficio. Ne erano e senti gli atti dei giudici di circondario, delle Gran Corti criminali, e quelli dei Consigli d'intendenza, e delle Gran Corti de' conti. La materia era disciplinata dal r.d. 30 gennaio 1817. I diritti si ripartivano tra i cancellieri ed il real tesoro.

b) Multe ed ammende. Trattavasi delle multe ed ammende d'ogni specie, profferite da qualunque autorità del contenzioso amministrativo e giudiziario, tanto in materia civile che correzionale, criminale e di polizia. Erano escluse le mulo te per contravvenzioni trabbando a leggi e regolamenti di polizia urbana e rurale, riservate al comune dall'amministrazione

(in/ra, § Il 9) ; quelle per con-

di generi di privativa, da esigersi esclusivamente de' dazi indiretti (146); e le ammende in

materia forestale, di caccia e di pesca, riscosse dai percettori ed esattori delle contribuzioni dirette (art. 180 1. forestale, 21 agosto 1826, e reg. 27 dicembre 1822). Le modalità per la riscossione delle ammende giudiziarie civili erano stabilite dal r.d. 7 novembre 1826, modificato dal r.d. 9 settembre 1828. La Cassa delle ammende, destinata a provvedere, col provento delle medesime, «al ristoro de' danni ed interessi,
(144) TOMMASINI, I, p. 211. (145) n regime giuridico di tali cespiti è ampiamente trattato in TOM· MASINI, II. (146) Circo Min. Finanze, 29 novembre 1820, in TOMMASINI, Il, p. 26.

326

Istituzioni del Regno dell e Due Sicilie

51

e delle spese sofferte principalmente dagl'innocenti perseguitati per errori o calunnia ne' giudizi penali, e quindi da' danneggiati poveri, purchè i colpevoli che debbono per legge soddisfare sì gli uni, sì gli altri, non ne abbiano il modo» (art. 35 ll.pp.), non fu mai istituita: però, i ricevitori dovevano tenerne una contabilità separata (147), ed i proventi delle contravvenzioni di polizia in Napoli andavano versati dai ricevitori alla Commessione reale di beneficenza (r.d. 13 maggio 1833: in/ra, § 128).

c) Multe contro i notai, dritti ed avvanzi degli archivi notarili. La riscossione delle multe contro i notai, per contravvenzioni alla 1. sul notariato, 23 novembre 1819, ed al
r.d. 12 settembre 1828, era stata attribuita secondo la 1. cit., erano riscossi dai notai, ai ricevitori del e versati ai cassieri bollo e registro con r.d, 11 aprile 1829. I dritti d'archivio, delle Camere notariali ; il r.d. 4 ottobre 1831, ed un regolamento della stessa data, ne prescrisse il versamento ai detti ricevitori. Gli avvanzi erano le differenze attive che, dopo avere soddisfatte le spese, residuavano dei diritti che, secondo l'art. 6 r.d. 4 ottobre 1831, venivano riscossi direttamente dai cancellieri degli archivi notariali, e che dovevano, con la relativa contabilità, essere versati dal cancelliere al ricevitore.

d) Spese di giustizia. La materia era regolata dal r.d.
13 gennaio 1817, e concerneva il recupero delle spese, anticipate dall'amministrazione, dei processi per trasgressioni, delitti e misfatti, celebrati dinanzi ai giudici ordinari, speciali e militari (148). La tariffa era stata modificata più volte (149).
(147) TOMMASINI, II, pp. 48 ss. (148) TOMMASINI, II, pp. 239 ss. Fra le spese che l'amministrazione del registro doveva anticipare, erano quelle di trasporto del patibolo, della sua erezione e situazione, e di manutenzione, noncbè quelle di vettura, cibario ed alloggio per gli assistenti spirituali dei condannati, quando non vi fosse in sede

51

L'Amministrazione centrale

327 spesso, con circonu-

Il Ministero di grazia e giustizia raccomandò lari ai procuratori generali,

la più rigorosa economia in dette con cui si qualificano

spese nella cui effettuazione verificavansi, a quanto pare, merosi abusi: ma le raccomandazioni, « superflui» o «inutili» certi atti,

non sembrano tenere sem-

pre sufficiente conto delle esigenze di giustizia (150). e) Il prodotto

della Crociata. Le «bolle della Crociaed indulgenze ai sudditi dei sovrala croce per combattere delle bolle gli inaffluiva, a tali imprese. Il pro-

ta » erano documenti pontifici, rinnovati ogni anno, con cui si accordavano certi privilegi fedeli, o contribuivano ni di Spagna, che prendevan vento della distribuzione

pecuniariamente a pagamento

per mezzo degli ordinari diocesani, alla real tesoreria, e, secondo il r.d. 25 aprile 1823, era destinato all'armamento de' reali legni contro la pirateria; servizio all'Amministrazione in seguito anche, genericamendel registro e bollo, con modalifinanze con reg. te, ad opere benefiche (151). Un r. 8 marzo 1832 riunÌ tale tà che furono determinate dal Ministero delle

qualche criminale, Min. della

pia

istituzione un

con tali soldo

finalità

(r. 6 marzo stabiliti rispettivamente, si detraeva

1822, presso

in

TOMMASINI,

II,

pp. 311 e 312). Il carnefice avevano tra grazia razione (149) pp. 392 (150) Corti spese de' dario; scarico; (151) ss, Le circo Min. II, pp. e giustizia, viveri

ed il suo aiutante, mensrle, nelle Min.

ogni Gran di solito mesata il

Corte erano valore

di d. 8 e di d. 5 (circ. dalla 23

25 marzo (cire.

1829, ivi, p. 311), ma poichè prigioni, grazia e giustizia, maggio

prescelti

i condannati

e 20 giugno

1821, ivi, p. 311). La tariffa aggiornata grazia con a tutto il 1852 è pubblicata 20 gennaio controlori compiere tanto etc. di CQRTIISE N. da TOMMASINI, II, 1829 le cìrcona

e giustizia, gli

1827 e 7 gennaio generali nel dai presso distinguere giudici di quanto

(TOMMASINI,

319 ss.) inculcavano superflue numero delle

ai procuratori ispettori

le Gran

criminali necessarie giudici di non

d'accordarsi da quelle eccedere i nel quando

ed inutili; farsi de' testimoni discussioni,

di non moltiplicare a carico

gli accessi

istruttori,

potcvan

di-

d'evitare

differimenti

S<;A,DVW,

li,

{lp. 65 ss.;

COLLETTA, a) I, {l. 130, ed Ivi nota

328

Istituzioni

d el Regno delle Due Sicilie

51

7 agosto 1833 (152). L'Amministrazione

provvedeva alla stam-

pa delle bolle, in esemplari a prezzo fisso (153), ed alla spedizione agli ordinari diocesani; questi le affidavano a «distributori », che le dovevano pubblicare e predicare, e dovevano «cooperare con tutti i mezzi della loro autorità per la riscossione de' prodotti delle medesime ». Su ogni bolla dìstrihuita a pagamento era trattenuto un premio, da ripartire tra la curia e il distributore; al ricevitore distrettuale il resto era dal vescovo versato

o generale, o alla tesoreria generale,

che comunicava la contabilità al direttore generale del registro e bollo. L'esazione coattiva dei crediti dell'amministrazione istruzioni ministeriali con una procedura procedimento era re-

golata, oltre che dalla 1. di registro e da decreti reali, dalle del IO aprile 1817 (154), e si svolgeva semplificata, abbastanza per la riscossione simile al nostro d'entrate dello

ingiuntivo

Stato (t.u. 14 aprile 1910, n. 639). Per il recupero di somme non eccedenti ducati 6, il titolo d'esazione era il processo verbale dell'agente l'infrazione, dal giudice approvato dal direttore In di circondario. che constatava e vidimato al provinciale,

seguito, veniva notificato

debitore un ordine di pagamento

entro cinque giorni, firmato

dal ricevitore, e vidimato dal conciliatore. Se il debitore non pagava entro il termine, si procedeva nel modo stabilito per l'esecuzione delle sentenze dei conciliatori (artt. 81-89 Il.p.c.), e si poteva anche fare uso dei piantoni come previsto dal r.d.

17 ottobre

1831, esteso ai crediti delle Conservazioni delle ipoteche dal r.d. 15 gennaio 1833).
(152)
Cassa TOMMASINI. II. pp.

1822 (r.d. 16 settembre

95 ss, In precedenza,

il servizio

era

gestito

dalla

d'ammortizzazione

(COI\IERCI, p. 76. ed inira, § 56).

(153) (154)

TOMMASINI, II. p. 96. 'fQMMASINI. II. pp. 98 88.

51

L'Amministrazione centrale

329

Per le somme eccedenti sei ducati, la legge di registro pre· vedeva la notificazione d'una «coazione

», ossia d'un ordine

di pagare in un termine che non poteva essere minore di tre giorni, quando la distanza tra il comune di domicilio del debitore e la residenza del ricevitore fosse di non più di 20 miglia, e cresceva secondo la distanza; la coazione era firmata dal ricevitore, e vistata dal giudice di circondario, con che aveva effiacia di titolo esecutivo (art. 72 L cit.). Spirato inutilsequestro e di pio patrimoniale. Le opposiziomente il termine, si procedeva agli atti di gnoramento, nonchè all'esecuzione

ni agli atti cautelativi ed esecutivi erano di competenza dell'autorità giudiziaria. Tale procedimento era applicahile anche in materia di tasse ipotecarie e multe di cancelleria recupero di crediti di I «piantoni (art. 112 L cit.), e per i diritti del (art. 113 L cit.), ed in genere per ogni competenza dell'Amministrazione estensivi. 1817, ed altre 26 aprile

registro e bollo, in forza di vari provvedimenti

», secondo l'istr.

successive (155), dovevano essere adibiti secondo il r.d. 23 gennaio 1816 (pe' censuari del Tavoliere di Puglia) ma non scaduto, sino a all'intendente, indicando la potevano restare in casa del debitore più di dieci giorni. Gli uomini armati (uno per ogni quota di debito quattro ducati) erano richiesti dal ricevitore al sottintendente, norma legislativa; o al giudice del circondario,

e le autorità suddette, vista la giustizia del-

la domanda, li accordavano, fissando il numero de' giorni in cui dovevano rimanere al domicilio de' debitori. Varie circolari ministeriali avevano consentito agli uffici di proporre al ministro delle finanze transazioni sulle multe, quando il credito era superiore a ducati quindici, e di concluderle direttamente per somme minori; vietandole, però, in

(155)

TOMMASINI,

II, pp. 121

BS.

330

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

52

più casi, come per le multe applicate con sentenza passata in giudicato, o per quelle inflitte a cancellieri o pubblici funzionarr per infrazioni

ai doveri d'ufficio (156).

52.

Segue: d) L'Amministrazione de' dazi indiretti. generale de' dazi indiretti aveva avuto oridall'ordinamento dell'occupazione dapprima militare (1806) unica,

L'Amministrazione gine, anch'essa,

sotto cui aveva avuto varie vicende: fu con r.d. I" gennaio 1811 ripartita

in due diverse ammini-

strazioni, delle dogane e dazi di consumo, e dei dritti riservati (privative fiscali), che furono nuovamente riunite nel 1814. Si provvedeva nel medesimo tempo a liquidare l'antico ed e inefficiente sistema doganale, per cui la rendita dello Stato si era ridotta per la maggior parte in mano dei particolari, misera giurisdizione» questo periodo, (157), provvedendo con l. « non rimaneva al fisco che uno scheltro di percezione ed una 24 febbraio In 21 1809 alla nuova organizzazione blocco continentale terosamente (decreto delle dogane e de' dazi. Napoleone,

il regime doganale soggiacque al sistema del dell'imperatore

novembre 1806); sebbene Gioacchino Murat si fosse volonadoperato nella difesa degli interessi economici che il consumo de' generi coloniadel regno (158), tanto

li, pur colpiti da un dazio elevato «al grado di formarne un tacito divieto d'immissione

», non fu mai interrotto (159).

(56) TOMMASINI,I, p. 94 e II, pp. 133 ss, (57) COMERCI,p. 395. Peraltro, PIGNATELLIDI STRONGOLI, 70, afferma p. che «non merita particolare menzione l'amministrazione de' dazi indiretti, poichè il solo spirito d'asprissima fiscalità continuava a dirigerla, come avviene in qualunque paese, ove non vengono esaminati e discussi gl'interessi della nazione dai suoi rappresentanti s , (158) VALENTE,pp. 299 ss. (59) COMERCI,p. 398. Va aggiunto che secondo PIGNATELLIDI STRONGOLI, p. 7, «i decreti imperiali di Berlino e di Milano ... mentre erano dannosissimi alla navigazione, giovavano in quantochè ~J:olY.uovevano le comunicazioni in-

52

L'Amministrazione centrale

331

La libertà di commercio con tutte le

potenze amiche o neu-

trali fu ristabilita con r.d. Il novembre 1813, ed una serie di successivi provvedimenti completò la liberalizzazione degli scambi, che poteva dir si almeno teoricamente momento del ritorno del re Ferdinando militare rimonta pure la riorganizzazione conseguita al di IV. All'occupazione della privativa

manifattura e spaccio de' tabacchi (r.d. 9 aprile 1808 e 18 ottobre 1810), e delle altre che risalivano all'antico regime. La restaurazione le dogane, con r.d. con r.d. 26 marzo provvide dapprima al riordinamento del-

5 settembre 1815, e 5 marzo 1816; e 1816, ne distaccò l'Amministrazione de'

reali lotti, che rimase autonoma, fino alla sua successiva riunione con l'Amministrazione generale del registro e bollo gno 1817, e la l. di navigazione,

(supra, § 51). Indi fu emanata la nuova l. doganale. P giu30 luglio 1818, comuni ad

ambo le parti del regno, e furono conclusi trattati di commercio con Spagna, Francia e Inghilterra, ed un trattato di pace

(160). La nuova tariffa doganale fu approvata col r.d, 20 aprile 1817; ed il personale fu riordinato con r.d. lO dicembre 1817, e reg. 6 novembre 1819.
con gli Stati barbareschi Una completa riorganizzazione seguì con un gruppo di leggi del regno di Francesco I: nuova 1. di navigazione, 25 feb-

teme ed ogni specie di manifattura in uno Stato dedito quasi interamente all'agricoltura ed alla pastorizia, onde i capitalisti cominciarono ad addirsi a quelle, segnando quest'epoca il principio di molte industrie, che già fanno rapidi progressi» (lo scritto è del 1830 circa). (160) Sulla politica doganale del regno, dopo il 1815, ROMEO, a), pp. 207 ss.; PONTI ERI, a), pp. 281 ss, I giudizi dell'uno- e dell'altro sono molto eritici, specie per i loro effetti sul commercio siciliano, nè sembra abbia sempre sortito utile effetto l'intento di proteggere la navigazione nazionale. A proposito di certe curiose, recenti polemiche (sent, pretore di Treviso, 30 aprile 1974, in Foro it., 1974, II, p. 322), può avere interesse ricordare che il r.d, 15 febbraio 1860 autorizzò, fino al 31 dicembre dell'anno stesso, l'impor. tazione in Iranchigia doganale c;le~Holii di colza, Se8!1mO, avette e camelina. n

332

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

S2 (r.d. 13

braio 1826; nuovo ordinamento dell'Amministrazione

aprile 1826, per i domini di qua del Faro, e r.d. 19 aprile 1826, per la Sicilia); nuova 1. organica delle dogane de' reali domini di qua e di là del Faro, 19 giugno 1826;

1. sul conten-

zioso de' dazi indiretti, 20 dicembre 1826. Seguirono il r.d. 31 luglio 1828, che estese alla Sicilia la privativa del tabacco, ed il r.d. 18 marzo 1830, che ne stabilì il regolamento e la tariffa, ma l'uno e l'altro furono aboliti col r.d. 4 marzo 1831, dimodocchè la Sicilia rimase esente da tale privativa, e la coltivazione e l'industria del tabacco continuarono fonte di ricchezza dell'economia L'Amministrazione insulare, ad essere una improvvisamente per i rea-

estinta, dopo l'unità nazionale, dalla 1. 28 giugno 1874 (161). generale de' dazi indiretti li domini di qua del Faro (r.d. 13 aprile 1826) soprintendeva alle dogane, alla navigazione di commercio per la parte finanziaria ed economica, al dazi erariali di consumo stabiliti nella capitale e casali, ed ai generi di privativa. La direzione generale in Napoli (r.d. cit.; r.d. I" luglio 1833; r. 27 maggio 1834) (162), era composta dal direttore generale, da tre amministratori glio d'amministrazione generali, dal segretario geconsultivo), nerale, dal contabile generale, che riuniti formavano il Consi(gli ultimi due con voto Era articolata in segretariato generale (affari generali), contabilità generale, e tre ripartimenti, ciascuno diretto da un

(161) DE STEFANO ODDO, p. 110·111. I sigari siciliani erano non infee p riori agli olandesi, e l'industria insulare dava lavoro a circa 5.000 operai, che furono ignominiosamente licenziati non avendo voluto il governo italiano del tempo istituire nell'isola una manifattura di Stato. Si avvantaggiarono certi coltivatori, ma non lo Stato. Secondo VILLARI, . 55, una cassetta di sigari sicip liani, della produzione Salemi, che costava in Sicilia,' nel 1866, lire 4, pagava alla dogana di Livorno lire 44 di dazio. Ed i sìgari venduti tn Livorno < non tiravano» (ivi, p. 56). (162) COMEReI, . 62. p

52

L'Amministrazione

centrale

333

uffiziale, per le dogane e dazi di consumo, per le privative, e per il contenzioso. Dalla direzione generale dipendevano otto ispezioni territoriali, tra cui era ripartito il litorale, (da cui dipendevano gli «ispettori e sette ispezioni in Nasedentanei »), due. per i poli, delle quali una per il servizio interno della gran dogana servizi esterni (« di terra» e «di mare »), uno per le privative, e tre per i dazi di consumo. In ogni provincia, v'era un direttore provinciale (in Napoli, ve n'erano quattro); in ogni e per i dazi distretto, un controloro; ed alle percezioni attendevano i ricevitori, con uffici presso le dogane ed i fondaci, di consumo. Attribuzioni concernenti i rispettivi stabilimenti avevano i direttori delle saline di Barletta e d'Altomonte, della polveriera di Torre Annunziata, e delle fabbriche di tabacchi di Napoli e di Lecce. L'Amministrazione generale de' dazi indiretti di là del Faro (r.d. 19 aprile 1826) soprintendeva alle dogane di Si-

cilia; al portofranco di Messina (163), alla navigazione di commercio, al bollo sulle carte da gioco, ai banchi frumentari ed alla decima sulle prede. Alla medesima era riunita l'Amministrazione generale del màcino, che ne fu poi separata col r.d. 12 novembre 1855. All'Amministrazione era preposto il direttore generale, con un segretario generale, un capo contabile, ed altri impiegati.
(163) Il porto franco di Messina, istituito da Enrico VI nel 1197, soppresso da Carlo II dopo la rivoluzione del 164749, restituito da Ferdinando III (IV) con editto 5 settembre 1784, fu oggetto di provvedimenti doganali i cui risultati furono talvolta negativi, ma perdurò sotto il regime unitario fino al 31 dicembre 1879, benchè, con legge l° maggio 1865, fosse soppresso dal Parlamento italiano, come istituto contrario ai principi dell'eguaglianza civile. Molte notizie, e bibliografia, in Messina e dintorni, pp. 168 88., pubblicazione anonima sotto titolo modesto, ma opera d'una équipe di studiosi che rappresentava la più distinta intellettualità messinese dei primi anni di questo secolo. Vedi anche infra, § 136.

334

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

52

Le direzioni provinciali

erano stabilite in Palermo, Catania,

Siracusa (poi Noto ), Girgenti e Trapani; Caltanissetta dipendeva dalla direzione di Catania. V'erano ispettori sedentanei nelle dogane di Palermo, trolori sedentanei di Messina, e nel portofranco; e controlori conattivi, in ciascuna provincia;

destinati nelle rispettive valli secondo il bisogno. L'Amministrazione del màcino, nel periodo in cui era uniaveva la struttura d'un ripartita a quella de' dazi indiretti, ricevitori, e custodi pesatori

mento, con un proprio capo, dal quale dipendevano ispettori, (r.d. 27 luglio 1842). Il servizio delle dogane e dazi indiretti, di qua e di là del Faro, si distingueva in «attivo

», «sedentario », e «misto ».
cannonieri, marinari Il servizio sedentasedentari, dai ricevi-

Il servizio attivo era disimpegnato in terra da forieri, brigadieri e guardie, ed in mare da piloti, e garzoni: tare era somministrata dalla gendarmeria. questo era, però, personale civile, e la forza mili-

rio era svolto dagli ispettori e controlori

tori, e da altri impiegati con permanenza fissa. Il servizio misto era svolto da ispettori, controlori e tenenti. Una parte del personale attivo prestava servizio a cavallo, per la custodia delle coste e delle frontiere di terra. Nel 1817 fu formata, per la più esatta ripartizione del servizio, una carta topografica doganale, con l'indicazione di ciascuna dogana, de' rispettivi posti di guardia, de' fondaci di generi di privativa, delle saline, delle fabbriche di tabacchi, delle polveriere, e delle estensioni delle direzioni, ispezioni, controlli e tenenze (164). secondo i generi, a Le tariffe doganali erano applicate,

peso o a misura, e qualche volta a numero, ed egualmente quelle dei dazi indiretti.
(164) COMEReI, p. 399. È anticipazione di provvedimenti, oggi frequenti, d'interesse sociale, l'istituzione d'un certo numero di «commessi bollatori > sordomuti (r.d. 18 settembre 1856 e 22 maggio 1858).

52

L'Amministrazione centrale

335

Per i reati di contrabbando, era competente il giudice de' dazi indiretti, o il giudice di circondario, secondo le disposizioni della l. 20 dicembre 1826 (in/ra, § 142). Il giudice procedeva in via correzionale per i reati puniti di prigionia, seguendo le forme previste dalle ll.p.p., ed in linea civile, secondo le forme previste dai titoli V e VI l. cit., quando trattavasi di contravvenzioni punibili con la confisca e l'ammenda. I contrabbandieri colti in flagranza venivano arrestati, e potevano, per ordine del ministro di polizia, essere relegati nel. l'isola di Ponza per non più di quattro mesi (165). Le autorità giudiziarie, procedenti nelle dette materie, potevano ispezionare i registri delle dogane, senza dichiarare l'oggetto dell'indagine, e senza autorizzazione del ministro delle finanze, che era necessaria solo per asportare i registri (166), e sottoporre a perizia i generi contestati, con l'obbligo di affidare la perizia a persone non impiegate nelle regie dogane (167). Queste disposizioni, in Sicilia, furono dichiarate la competenza territoriale, applicahili alle contravvenzioni concernenti il dazio sul màcino, salvo per che spettava sempre al giudice di circondario, ed era identificata dal luogo di compilazione del verbale (art. 35 istr. approvate con r.d. 27 luglio 1842; art. 35-38 istr. luogo gen. 23 agosto 1849) (168). In Sicilia esisteva il dazio fiscale (cioè statale) sul màcino, di d.1.36 per salma. Col r.d. 17 dicembre 1838 fu ridotto a grani 96 per salma (tranne in Palermo, Messina, Catania e Caltagirone), e riordinato, « considerando che ... sia quello che più direttamente graviti su la classe più povera delle popo-

(165) R. 11 gennaio 1828 (COMERCI, p. 465). (166) Min. Finanze, 6 marzo 1822 (COMERCI, p. 589). (167) R. 6 giugno 1829 e 6 novembre 1830 (COMERCI, p. 589). (168) Le istr. Luog. gen. 23 agosto 1849 sono pubblicate da PETITTI, pp. 445 ss.

II,

336

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

S2

lazioni, e che i modi introdotti in Sicilia per esigerlo siano i più dannosi, e tendano specialment e rurale, il di cui miglioramento» re Ferdinando ad inceppare l'industria formava la prima cura del rurale

II. Furono tra l'altro aboliti, dal 31 dicembre

1838, gli appalti del cosiddetto «màcino buono proporzionale

», che pare
nella misu-

fosse il metodo d'esazione più vessatorio, concedendo un absul debito degli appaltatori, ra disposta secondo i casi dal direttore generale de' dazi indiretti, ma stabilendo, però, che contro tali decisioni fosse dato solo ricorso al re, esclusa la competenza dei tribunali dei giudici del contenzioso amministrativo nonchè (art. 12 r.d. cit.).

Le norme del 1838 lasciavano a carico dei comuni, sotto la vigilanza del direttore generale dei dazi indiretti e dell'intendente, l'appalto delle collettorie, e la vigilanza sulle riscossioni. Il r.d. 27 luglio 1842, e le allegate istruzioni, mutarono invece il sistema (tranne che per Palermo, Messina e Lipari) unificando nella direzione generale de' dazi indiretti l'amministrazione del màcino regio e di quello comunale orzo e granone,

(in/m,

§ 120). Il dazio era dovuto una sola volta, sulla macinazione del frumento, nella misura di d. 1.28 per salma (pari alla somma del dazio fiscale di grani 96, e del massimo dazio comunale, di grani 32); e la Tesoreria generale versava bimestralmente «come equivalente guita direttamente ai Comuni «a strasatto », cioè in un'apposita tabella salvo conguaglio, la somma indicata sul piede attuale della percezione

del massimo macino comunale calcolato

», La riscossione era esedello Stato, per mez-

dall'amministrazione

zo di propri impiegati, fino ai custodi-pesa tori, tutti retribuiti con annuo soldo. Il regolamento 1856. per il personale, e per il con r.d. 28 marzo servizio di riscossione, furono approvati

:52

L'Amministrazione

centrale

337

Quando, dopo i disordini del 1848-1849, il dazio del màcino, abolito dal governo separatista, fu ristabilito in Sicilia, l'ordinanza luogotenenziale 23 agosto 1849 (169) abolì la eccezione per Palermo e Messina (conservandola provvisoriamente per Lipari), ed approvò un nuovo testo d'istruzioni, modificative in parte di quelle del 1842. La macinazione poteva avvenire soltanto nei molini, costruiti secondo speciali cautele per consentirne la vigilanza, e soggetti in qualsiasi momento a visite ispettive; la quantità di grano, che il contribuente

(« conduttore»)

voleva condurre

al mulino,

dove-

va essere da lui dichiarata al ricevitore, con contestuale pagamento della tassa di 50 grani per cantaio (circa 80 kg.). Il grano doveva essere pesato dal custode-pesatore all'ingres-

(169) dell'atto formava di quella con l'ugual cit.) con la

Cito supra, sovrano

nota (168). Il dazio del

sul macino,

come è detto nell'art. in Sicilia, principali voleva delle

8

13 agosto

1847, non poteva disposto

essere abolito

perchè risorse supplire 2 r.d. dovè e abode-

«fin dal principio finanze, somma un

secolo decimo sesto una di circa ducati pel Tayx et Ayard; britannico, già

fìnanza s , Lo sgravio

col r.d. 17 dicembre 400.000, cui si commercio il quale

1838 implicava, (art.

per le reali

deficit
francese ma

ritratta

dal contratto

dei zolfi contratto abolito

compagnia vertenza acquiescere;

diè luogo il macino ... di imposta

alla notissima finalmente noI volle cretata imposte

col governo

alla cui iattanza avere si trattava,

il regno però,

il re «che Il dazio Garibaldi

si trovava

ripristinare

~ (DE SIVO, a), I, p. 64: non sul macino, borbonica dopo il 15 maggio 1849 erano

lizione ~ ma 19 maggio e botteghe, regno

di riduzione).

come 1849,

ogni altra fu abolita

dall'autorità istituite e la

con decreto balconi dove dal 1884. in

1860 del dittatore sovrimposta
(supra,

(COMITATOCITTADINO,p. 80). Le altre la tassa sulle finestre, ne' che la in sostituiva comuni gennaio

dopo il 15 maggio

sugli edifici, 1868, e rimase ed aggiungono come le tornò ad

vigeva il nuovo catasto d'Italia con l.

§ 50). L'imposta l'aggravio

sul macinato fiscale

fu ristabilita sull'isola

7 luglio

vigore fino al l° piombato

DE STEFANOed ODDO,p. 128, rilevano conseguenza seguenze ribaldi, duzione polenta,
22. LANDI

dell'unificazione, la Sicilia, gravi i

che «liberata essere

per pochi anni dalla ma forse con cona quella tassa, in accanto a Ga·

tassa sul macinato, più odio alla quale operata nè pane
• I.

altre regioni mossi a paese

d'Italia, sottoposta

che altrove, ceti più poveri

si erano

combattere

o ad adoprarsi d'orzo

fatti vamente -

per il trionfo Sicilia -

della rivolusione

s , La ri-

nel 1876 ebbe nella

dove non si consumava

effetti insignificanti

(ivi, p. 129).

338

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

S2

so del mulino, e la pesatura doveva ripetersi per la farina, a macinazione avvenuta. La r egolarità delle operazioni era attestata da una triplice bolletta, della quale un esemplare restava al ricevitore, altri due dovevano essere consegnati dal del gracol stesso, e l'altro, conduttore al mugnaio al momento dell'introduzione no; e di questi, uno restava al mugnaio

«visto uscire» appostovi dal custode-pesatore, era restituito al contribuente. Le istruzioni stabilivano le multe per contravvenzioni, e contenevano, inoltre, disposizioni fiscali sul seguenti: molcommercio del pane, paste, farine e biscotti. Le privative fiscali, o dritti riservati, erano le a) Sale. La privativa del sale era, in continente,

to antica; in Sicilia, per contro, non fu mai stabilita. Il sale marino veniva estratto nelle saline di Barletta e di Trapani; il salgemma dalla miniera d'Altomonte in Calabria Citeriore. Sotto l'antico regime, ed ancora al tempo dell'occupazione militare (r.d. 11 giugno 1806), per ovviare al contrabbando, ed ai saccheggi delle miniere fortemente calabresi, che avevano fatto diminuire gli introiti, era stato imposto il «sale (5 rotoli

forzo so », cioè l'obbligo per ciascun capo famiglia di acquistare un certo quantitativo di sale dal regio fondaco a testa, cioè circa kg. 4Y2); ma l'esito fu negativo, e dal 1810 questa contribuzione fu abolita. Ottenne invece un risultato positivo il sistema, adottato nel 1818, ricevitori a smaltire una prestabilita dando loro un premio d'obbligare i quantità di sale, accor-

sul di più (170). I censuari e locati

del Tavoliere di Puglia avevano diritto ad una distribuzione

(170) COMERCI, pp. 100401. Un r. 13 luglio 1827 (PETITTI, IV, p. 174) consentiva alle popolazioni de' comuni litorali d'attingere acqua marina, per bagni medicinali o altri urgenti bisogni, con vasi di capacità non maggiore di 4 caraffe (l caraffa = litri 0,727), fermo il divieto di cristallizzarne i sali. e di trasportare l'acqua marina nelle campagne, o in paesi interni.

52

L'Amministrazione centrale

339

di sale a metà prezzo, in ragione di 2 rotoli per ogni lO carlini di fida (artt. 69 ss. 1. 13 gennaio 1817), da ritirare nei luoghi, nei tempi e nei modi stabiliti dal ministro delle finanze (171). La disciplina marzo 1817. b) Tabacchi. Anche questa privativa rimontava all'antico regime, e, come si è visto, era stata riordinata no in Napoli e Lecce, e lo spaccio, in continente, dall'occueraavveniva pazione militare, e non esisteva in Sicilia. Le manifatture nelle rivendite dove era in commercio anche il sale (172). c) Carte da gioco. Consisteva nel bollo, che dovevasi apporre sui mazzi, ed era la sola privativa fiscale applicata e lo smerm Sicilia. d) Polvere da sparo. Anche la fabbricazione cio della polvere erano stati privativa regia sotto l'antico regime; sviluppata, per necessità della guerra, durante l'occupazione militare, che aveva istituito, alle dipendenze del Ministero della guerra, l'Amministrazione delle polveri e salnitrio Questa amministrazione nitivamente si avvaleva già dei rivenditori giuridica delle rivendite di privative era stabilita dal r.d. 29 gennaio 1817, e dal regolamento

lO

dei generi di privativa per lo smercio al pubblico, e fu defìaggregata alla Direzione generale de' dazi indiretdi remota origine, concerti col r.d. 5 aprile 1819 (173). e) Neve. Questa privativa, neva soltanto Napoli e casali, ed era stata ordinata in regìa

interessata con r.d. 27 agosto 1814.
(17l) La distribuzione era disciplinata da un reg. min. del 1817, e da altro, 6 agosto 1831 (PETlTTI,V, pp. 25 e 49). Con r. 27 aprile 1835 (ivi, p. 61) fu vietato il patto con cui i censuari si riservavano il sale, lasciandone privi i fittaioli delle poste erbifere che a quelle terre menavano i loro animali. (172) COMERCI, 401. Vedi anche supra, nota (126). p. (173) COMERCI, 402. p.

340

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie 53. Segue: e) la Tesoreria generale. -

53

La Tesoreria ge-

nerale era l'organo che raccoglieva tutti gli introiti del regno, e teneva il conto degli introiti stessi e degli esiti (174). La ben nota divisione delle amministrazioni di qua e di là del Faro , e delle conseguenti entrate e spese, aveva determinato l'istituzione di due tesorerie generali, l'una in Napoli (r.d. 27 dicembre 1815), e l'altra in Palermo (r.d. lO gennaio 1825), con organizzazione simile. La tesoreria di Napoli amministrava le entrate e le spese dei domini di qua del Faro, e le spese comuni alle due parti del regno. Queste, nelle quali la tesoreria generale di Sicilia doveva concorrere per un quarto, riguardavano la casa reale, il Consiglio di Stato, i ministeri; gli assegni vitalizi del marchese Ferreri, del duca di Gualtieri, del principe di Cutò, del principe di Campofranco, e del cav. Mastropaolo (175); le spese per gli affari esteri, per la guerra e marina, per regali alle potenze barbare. sche (176), e quelle delle pensioni militari, e dei sussidi ai militari esclusi dall'armata (r.d. 31 luglio 1828) (177). In
(174} COMEReI, pp. 57 55. e 358 55. COLLETTA, II, p. 251, definisce tale a), sistema, introdotto da Giuseppe Bonaparte, di c:semplicità meravigliosa e durabile :). (175) Il marchese Gioacchino Ferreri era sato ministro presso il luogo. tenente in Sicilia, dal 1816 al 182(}; Carlo Avarna duca di Gualtieri era stato ministro per gli affari di Sicilia dal 1822 al 1824; Nicola Filangieri, principe di Cutò, fu luogotenente in Sicilia negli anni 1821·22, e fu sostituito da An· tonio Lucchesi Palli, principe di Campofranco; il cav. Antonino Mastropaolo, consigliere della Corte suprema di giustizia, fu nominato nel 1821 direttore del ministero per gli affari di Sicilia in Napoli, e l'anno successivo direttore del Ministero presso il luogotenente. Si trattava perciò di pensioni dovute ad alti funzionari siciliani, tutti deceduti alla data del successivo atto sovrano 27 settembre 1849. (176) Trattasi dell'annuo tributo di 40.000 piastre dovuto alle reggenze d'Algeri, Tunisi e Tripoli per trattati del 3, 17 e 29 aprile 1816, in relazione al quale fu percetta, per qualche tempo, l'imposizione straordinaria, stabilita con r.d. 27 aprile 1816 (CORTESE . in COLLETTA, 111, pp. 83 ss.; supra, nota 119). N a), (177) Trattasi de' militari cassati dai ruoli in attuazione de' provvedimenti c:epurativi > del 1821: injra, § 84.

53

L'Amministrazione

centrale

341

seguito, con l'atto sovrano 27 settembre 1849, il contributo d'un quarto riguardò solo le spese di casa reale, affari esteri, e guerra e marina. Ogni altra spesa concernente la Sicilia, faceva carico alla tesoreria generale di Palermo. La tesoreria generale di Napoli (il cui funzionamento, oltre che dal r.d. 27 dicembre 1815, cit., fu regolato da vari decreti successivi: r.d. 19 gennaio 1816, lO febbraio 1817, 23 giugno 1818, 15 dicembre 1823) dipendeva dal ministro delle finanze, ed era articolata in quattro uffici: controloria generale, scrivania di razione, tesoreria d'introito, pagatoria genera(che aveva le. Capi di tali uffici erano il controloro generale

funzione di sostituto del ministro), lo scrivano di razione, il tesoriere generale, ed il pagatore generale. Ogni ufficio aveva un segretario generale, ed era diviso in ripartimenti. tà. Presso la tesoreria Alla controdel loria generale erano addetti due ispettori generali di contabiligenerale era costituita l'agenzia contenzioso (r.d. 21 aprile 1820, 15 dicembre 1823, e 30 di. cembre 1831), incaricata della tutela e della difesa degli interessi e dei diritti della tesoreria generale, finanziera e della suprema ispecon la zione su tutti i giudizi attivi e passivi dell'amministrazione

(in/ra,

§ 186). I quattro capi d'ufficio,

presidenza del ministro (ed, in sua assenza, del controloro generale) formavano il Consiglio di tesoreria, per la decisione di tutti gli affari relativi al servizio interno, del contenzioso interveniva e per esprimere pareesercitarvi le re sugli affari che gli venivano sottoposti dal ministro. L'agente in Consiglio per funzioni del pubblico ministero; il segretario generale della con voto

Controloria generale funzionava da segretario; tutti i segretari generali e gli ispettori generali potevano intervenire, consultivo. vinciali, da controlori distrettuali

L'organizzazione periferica era costituita da controlori pro(aboliti col r.d. 6 settembre

342

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

53

1825, che ne trasferì le funzioni ai sottintendenti); tori generali e distrettuali distretto), equiparati rispettivamente

ricevie

(nei capiluoghi di provincia e di ai capi-ripartimento

capi-sezione (178); e da « so stituti» dei quattro capi d'ufficio, stabiliti in Palermo e Messina, per i servizi dell'amministrazione di guerra e marina ne' reali domini di là del Faro. La tesoreria generale di Palermo aveva un'organizzazione in tutto simile: quattro uffici (ma l'ispettore generale di contabilità era uno solo), agenzia del contenzioso, Consiglio di tesoreria, e come organi periferici i controlori provinciali (aboliti anche qui i distrettuali) ed i ricevitori generali e distrettuali. Il concetto organizzatorio della tesoreria generale era quello di concentrarvi tutte le contabilità dello Stato, trolli: e tutti i condi questi, ciascuno riguardava una parte degli introiti generale delle operazioni della tesoreria, d'ogni

e delle spese del tesoro, mentre dalla loro riunione risultava il controllo genere (179). I rami d'introito

erano le contribuzioni

dirette, quelle

indirette, il registro e bollo, le lotterie ordinarie e straordinarie, le poste, la moneta (zecca), il demanio pubblico, i proventi de' ponti, strade, acque, foreste e caccia, i diritti di cancelleria, la crociata, gli introiti straordinari ed in generale ogni altra percezione o provenienza interessante il pubblico erario. Gli introiti, riscossi dagli agenti dei diversi rami, erano raccolti dai ricevitori generali e distrettuali, che erano gli agenti diretti della tesoreria, alla quale facevano periodici versamenti. Gli esiti erano fissati negli «stati discussi previsione
(l78) (l79)

», ossia stati di
approvati .per

della spesa, dei singoli ministeri,
367. 496497.

COMERCI, p. COMERCI, pp.

53

L'Amministrazione

centrale

343

ciascun anno con decreto reale, su proposta del ministro competente, d'accordo col ministro delle finanze. Gli esiti erano distinti per capitoli ed articoli, e distribuiti per classi, con divieto d'invertirli dall'uno all'altro capitolo, senza autorizzazione per real decreto. La pubblicazione degli stati discussi, peraltro, non fu mai ordinata, e solo dal 1857 apparvero nella

Collezione

i quadri

dell'entrata

complessiva e della spesa

complessiva di ciascun ministero (supra, § 12). Le attribuzioni dei quattro uffici, secondo l'ordine logico delle procedure d'introito ed esito (180), erano le seguenti: a) Tesoreria

d'introito.

-

Il tesoriere generale racco-

glieva tutti gli introiti dello Stato, che gli venivano versati dalle ricevitorie generali, dai sostituti in Palermo e Messina per le spese comuni, e quelli che venivano versati, nella Cassa centrale presso la tesoreria, dai ricevitori merario» e «portafoglio»: il numerario stabiliti in Napoli e suoi casali. La cassa di tesoreria era divisa in

« nu-

era rappresentato

dalla madrefede del Banco (in/ra, § 54), ed il portafoglio conteneva le cambiali, obbliganze, dichiarazioni di debito, e qualunque altro valore da regolarizzarsi. Gli esiti di ciascun ministero erano eseguiti dal pagatore generale con i fondi numeed passatigli in conformità degli stati discussi dal tesoriere generale, in polizze di banco, o con valori rappresentanti rario sui fondi passati dal tesoriere al pagatore. Il tesoriere generale formava ogni semestre il bilancio degli introiti alla Gran Corte de' conti indistribuite a fine d'anno esiti, che, previo esame del controloro generale, era trasmesso

(in/ra, § 185). Le polizze rimaste
formavano oggetto d'un conto

separato, che il pagatore generale rendeva al tesoriere generale, ed il loro importo, dopo avere accantonato una riserva
(180)
COMERCI, pp.

358 ss,

344

L'Amministrazione

centrale

53 veniva impiegato,

per le eventuali richieste degli interessati, con l'autorizzazione te nel Gran libro. b) Scrivania di razione. -

del ministro, nell'acquisto di rendite iscritIl regio scrivano di razione

provvedeva alla spedizione delle liberanze, cioè alla liquidazione dei diritti e spettanze, per tutti i pagamenti a carico dello Stato ne' domini di qua del Faro, e per i pagamenti relativi ai rami di guerra e marina nei domini di là del Faro (181). Tali spese erano distinte in tre classi, nella prima delle quali rientravano i soldi, soprassoldi, indennità, le somministrazioni di mare; nella etc., nonchè di viveri e foraggi per le truppe di terra e

seconda le altre spese per oggetti specificati

negli stati discussi dei singoli ministeri; e nella terza le spese straordinarie ed impreviste. Le spese della prima classe erano definite, e perciò potevano essere disposte, sotto la responsabilità dello scrivano di razione base agli «assienti» e del controloro generale, in (ruoli di spese fisse) ed ai documenti;

per le spese di seconda e terza classe occorreva l'ordinativo del competente ministero. Le liberanze, verificate e vidimate dal controloro generale, venivano spedite dallo scrivano di razione al pagatore generale. Per il pagamento di soldi ed emolumenti veniva utilizzato il sistema degli «appoderati », che erano funzionari dei ministeri, i quali ricevevano dalla scrivania di razione gli elenchi, o stati generali, degli individui con indicato l'importo di quanto mensile, cioè una comunicati dalla di ciascuna appoderazione,

loro dovuto, nonchè un «abbuonconto» dello stato generale, e degli aggiornamenti

somma pari al totale dei pagamenti da farsi in conformità scrivania di razione. V'erano pure, presso le singole amministrazioni, degli «appoderati di spese urgenti », i quali prov(181)
COMERCI, pp. 58

e 359·360.

53

L'Amministrazione

centrale

345

vedevano anch'essi, su fondi accreditati loro dalla scrrvama, ai pagamenti urgenti per esigenze da soddisfarsi, come noi diremmo, «in economia ». Gli appoderati rendevano il conto materiale alla scrivania di razione. Lo scrivano di razione assisteva alle Commessioni d'incanto per le forniture dell'esercito e della marina, e poteva compiere ispezioni amministrative presso qualunque corpo, previo avviso al ministro della guerra e marina. I conti della scrivania di razione, distinti per ministeri, venivano chiusi al 31 dicembre d'ogni anno, verificati e vidimati dal controloro generale, nistro delle finanze, e, per estratto, e presentati al miI a ciascun ministero.

crediti residuati di ciascun capitolo venivano riportati sullo stato discusso dell'anno successivo, ma se restavano ancora disponibili annullati, alla fine di tale anno, venivano definitivamente e divenivano fondi liberi. Il decorso del biennio sul fondo, iscritto nello stato Questo ufficio formava «il a carico dello Staper

non incideva, peraltro, sugli eventuali diritti degli interessati, che potevano essere soddisfatti c) Pagatoria generale. centro discusso d'ogni ministero, per conto arretrati d'esercizi chiusi .. dispositivo di tutti i pagamenti

to» (182), che avevan corso in forza delle liberanze del regio scrivano di razione, riconosciute regolari ed autorizzate l'esecuzione dal controloro generale. Poichè, per lungo tempo, il Banco delle Due Sicilie non ebbe sportelli in provincia

(in/ra, § 54), i pagamenti soltanto nella capitale facevansi
con polizze di banco, mentre per i pagamenti in provincia la pagatoria generale traeva mandati sulla cassa del ricevitore generale, disponendo dei fondi assegnatigli dal tesoriere generale. I ricevitori generali dovevano inviare i loro conti al pagatore generale, il quale, col visto del controloro
(182)
CoMERCI, p.

genera-

59.

346

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie annualmente

53
alla

le, li univa al conto che doveva presentare Gran Corte de' conti. Il conto del pagatore indicare in entrata le somme somministrate scrivania di razione, talchè l'introito doveva corrispondere d) Controloria servato

generale doveva dalla tesoreria ge-

nerale, ed in uscita le somme pagate secondo le liberanze della della pagatoria generale Poichè, come abbiamo osall'esito della tesoreria generale.

generale. -

(supra, § 38) la Gran Corte de' conti esercitava solsulla finanza pubbensì, d'altissimo delle fi«Tutti gli introiti, validi se

tanto una funzione di giurisdizione contabile, il solo organo generale di controllo giuridìco-amministrativo blica era il controloro generale, funzionario, prestigio, essendo considerato nanze, ma, comunque, tutti gli esiti, qualunque gu ( ivansi) non nella da lui dipendente. atto e qualunque non

sostituto del ministro

operazione che esegenerale» (183). del.

Tesoreria

( ercmo) riputati

(erasene) presa ragione dal controloro
di ragione» presupponeva

Questa «presa

un «esame»

l'atto e dell'operazione, e formalmente si manifestava con una «vidimazione ». La dottrina contemporanea non pare si fosse mai posta il problema, coscriversi generale risoluzioni precisato alla legittimità sovrane se il detto esame dovesse ciro il merito di (ma pare certo che il controloro nemmeno dalle

non poteva in nessun caso sindacare se l'intervento di validità del controloro dell'atto

o ministeri ali). E non risulta

fosse da considerare

un elemento

(come risulterebbe

parole, sopra citate, d'un giurista del tempo), il quale avrehbe avuto quindi una struttura soggettivamente complessa, o se, come sembrerebbe maggiormente plausibile, una condìzione d'efficacia di atti ed operazioni d'un organo diverso. Indurrebbe,
(183)

appunto,
COMERCI, p.

a tale ultima
365.

conclusione

la circostanza

54

L'Amministrazione

centrale

347

che il controloro generale non era considerato « contahile materiale », cioè non lo si reputava come un agente che avesse diretto maneggio di valori: doveva hensì rendere alla Gran Corte de' conti un «conto morale»

(inlra, § 183), distinto

in tre dimostrazioni, in concordanza con i conti del tesoriere generale, dello scrivano di razione, e del pagatore generale. Ma è superfluo approfondire, con gli strumenti giuridici d'oggi, questioni che erano estranee allora o non rilevanti. Il controloro generale vigilava le ricevitorie generali e distrettuali per mezzo dei controlori provinciali e distrettuali, e, sulla hase delle liheranze della scrivania di razione, proponeva al ministro ed al tesoriere generale le assegnazioni e ripartizioni di fondi per la pagatoria generale e le dipendenti ricevitorie. Attrihuzioni consultive presso la Tesoreria generale esercitava l'agente del contenzioso, al quale, oltre alla suprema ispezione dei giudizi, spettava esprimere parere sulle restituzioni di cauzioni dei contahili e ricevitori, sulle cancellazioni delle relative ipoteche, e su tutti i contratti, per la cui stipulazione promoveva l'autorizzazione del ministro, apponeva le riserve o proteste sulle polizze e fedi di credito per pagamenti della Tesoreria, e poteva essere in ogni caso consultato facoltativamente dal ministro (in/ra, § 186). Identiche erano le funzioni dei corrispondenti Tesoreria generale di là del Faro. uffici della

54. Segue: f) il Banco delle Due Sicilie ed il Banco de' reali domini oltre il Faro. - Poichè gran parte dei pagamenti
della Tesoreria generale di Napoli facevasi in polizze di hanco, il Banco delle Due Sicilie era in im:mediata corrispondenza con essa e ne formava il necessario completamento (184).

(184-)

COMERCI,

p. 359.

348

Istituzioni

del Regno d elle Due Sicilie

54

La riunione de' vari banchi, esistenti in Napoli da epoca remota, in unico «regio banco nazionale

», era stata già pre-

vista nel 1792 dal Governo borbonico (185). Giuseppe Bonaparte in un primo tempo (1. 11 giugno 1806) assegnò al banco di S. Giacomo, col nome di «banco di corte» i servizi pubblici, e riunì gli altri banchi sotto il nome di «banco de' privati », per le relative operazioni di credito. Indi, con r.d. 20 maggio 1808, soppresse il banco de' privati, ed autorizzò il banco di corte ad aprire una cassa de' privati: ma Gioacchino Murat destinò di nuovo il banco di corte alle sole operazioni del tesoro pubblico (r.d. 7 dicembre 1808), e fondò il Banco nazionale delle Due Sicilie, in forma di società commerciale, con un capitale d'un milione di ducati, diviso in azioni (r.d.

4.000

1808). Questi due banchi furono poco dopo riuniti nell'unico Banco delle Due Sicilie (1. 20 novembre 1809), ed il capitale azionario fu con questo ed altri provvedimenti (r.d. lO dicembre 1810, r.d. 25 aprile 1812) acquistato tutto dalla Cassa d'ammortizzazione (in/ra, § 56), dimodocchè al momento della restaurazione il Banco
delle Due Sicilie era in piena proprietà le precedenti dello Stato, e come di beni tale fu riordinato col r.d. 12 dicembre 1816, che aboliva tutte. disposizioni. Il banco era proprietario immobili, il che è sicuro indizio del possesso della personalità giuridica: l'amministrazione dei detti beni, che con r.d. 11 febbraio 1814 era stata trasferita alla Cassa d'ammortizzazione, gli fu restituita col r.d. I" ottobre 1816 (186). Il Banco delle Due Sicilie, malgrado il nome, operava soltanto ne' reali domini di qua del Faro. Secondo l'ordinamento del 1816, era articolato in due «casse» amministrativa-

22 dicembre

(85) (186)

CAPOBIANCO, COMEJ«:I,

a).

pp. 367 88.

54

L'Amministrazione

centrale

349

mente autonome, la «Cassa di corte », per il serVIZIOdella Tesoreria generale, delle amministrazioni finanziarie, delle opere pubbliche, e del Corpo municipale di Napoli; e la «Cassa de' privati », per tutte le operazioni di credito concernenti i privati. Più tardi (r.d. 23 agosto 1824) fu istituita una seconda Cassa di corte, succursale della prima, e, pur lasciando in facoltà d'ognuno avvalersi dell'una o dell'altra per i depositi e pagamenti, le furono assegnati specificamente i servizi del Corpo municipale e della Intendenza di Napoli, de' lotti, d'opeavvalersedelle poste, del registro e bollo, e delle amministrazioni re pubbliche e di pii stabilimenti che intendessero

ne. Era stata inoltre istituita presso la prima Cassa di corte (r.d. 23 giugno 1818) una «Cassa di sconto », che praticava lo sconto delle cambiali ed altri effetti commerciali soro aveva anticipato recuperava col 9% con termine non più lungo di tre mesi al saggio annuo del 6%. Il Tea tal fine un milione di ducati, che dei lucri, dedotte le spese. La Cassa di

sconto, con r.d. 3 febbraio 1858, fu anche autorizzata a praticare il prestito su pegno di merci depositate nella Gran Dogana di Napoli. V'era infine una «Cassa di servizio» che dipendeva direttamente dal Ministero delle finanze. Questa fae per opeed emetteva buoni al portaceva l'ufficio di banco per il debito fluttuante (187), razioni commerciali con l'estero, tore, commerciabili

ed a scadenza fissa (188), non diversi,

in sostanza, dai nostri « buoni del Tesoro ».

(187) COMERCI, p. 371. (188) Nel preambolo del r.d. 11 gennaio 1831 si dichiara che quello che «sotto il titolo misterioso di debito galleggiante ammesso dalle nuove teorie di finanze non lascia d'essere un debito; e tanto più grave, tanto più molesto, perchè non trova ne' fondi d'ammortizzazione un perenne presidio, perchè le sue scadenze non sempre possono differirsi », ascendeva a d. 4.345.251 (c dette Bottante s, debito fluttuante: così lo chiama
COMERCI,

p. 372).

J50

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

54

Per lungo tempo, il Banco delle Due Sicilie non ebbe succursali nelle provincie. Solo col r.d. 18 maggio 1857 furono istituite una cassa di corte ed una cassa di sconto in Bari (vedi anche reg. 9 settembre 1857) e con altro r.d. Il febbraio 1860, altre casse, di corte e di sconto, in Reggio e Chieti, in ciascuna delle quali, rispettivamente, si dovevano fare i versamenti delle ricevitorie generali delle provincie pugliesi, e di quelle delle tre Calabrie e dei tre Abruzzi; ma i sopravvenuti eventi impedirono l'attuazione del secondo decreto. V'era, però, una serie di provvedimenti (r.d. 5 dicembre 1815, le Il ottobre 1817, 3 agosto 1818) che imponevano a tutte

casse regie, nelle provincie del regno, di ricevere in pagamento le fedi di credito e le polizze del banco, tanto della cassa di corte, quanto della cassa de' privati, pur non imponendo ai privati l'accettazione di tali titoli per moneta (art. 4 r.d. 5 dicembre 1815). La libera circolazione delle fedi di fu stabilita credito e delle polizze, di qua e di là del Faro,

con r.d. 15 settembre 1859, e regolamento della stessa data, a decorrere dal lO gennaio 1860. Era correlativamente vietato, sotto pena di destituzione, ai ricevitori, che con l'addurre tanto di negare, anmancanza di numerario, il cambio delle

polizze o fedi, quanto di chiedere un qualsiasi aggio o compenso (189), ed anche di cambiare in argento fedi e polizze in rame (190). L'amministrazione a due presidenti, del banco faceva capo al reggente, ed della cassa di corte (che rispettivamente

era anche ispettore della succursale) e della cassa de' privati, che, riuniti, formavano il Consiglio di reggenza. Ognuna delle casse aveva due governatori che dirigevano il relativo servizio ogni giorno per turno; il più anziano dei due governatori
(189) Circo Min. Finanze 28 novembre 1827, in PETITTI, Il, p. 355. (190) Circo Min. Finanze 19 gennaio 1828, in PETITTI, Il, p. 355.

54

L'A mministrazione

centrale

351

della cassa di corte succursale aveva il titolo di vice presidente. Il banco aveva un segretario generale ed un razionale in capo, con personale dipendente. La cassa di sconto era diretta dal reggente del banco, ed aveva un segretario, un razionale, e due agenti di cambio per le operazioni di sconto e di pegni, nonchè altro personale. Il reggente presiedeva un Consiglio di quattro deputati del ceto de' negozianti, nominati dal re, per l'esame delle cambiali e degli altri valori da scontarsi (191). In Sicilia, i servizi bancari e di tesoreria furono a lungo esercitati dalle «tavole pecuniarie» di Palermo e di Messina, l'una e l'altra create ed ordinate dal governo spagnolo nel secolo XVI. Solo col r.d. 7 aprile 1843, furono stabilite due Casse di corte in Palermo ed in Messina, come dipendenze della Cassa di corte di Napoli. La tavola di Messina fu in questa assorbita nel 1845, mentre quella di Palermo sopravvisse, in non fortunata concorrenza con la Cassa, fino al 1855 (192). Dopo le disastrose vicende del 1848·49, che distrussero do governo di Ferdinando parazione amministrativa Ie ricchezze siciliane del banco, e non quelle sole (193), il provviII, nella linea politica della setra isola e continente, istituì in Pa-

lermo il Banco regio de' reali domini oltre il Faro (r.d. 13 agosto 1850), dal quale vennero a dipendere le Casse di corte, e ne integrò la funzione con le Casse di sconto di Palermo e Messina (r.d. 27 dicembre 1858). L'ordinamento e le attività erano modellati sul precedente napoletano. Il Banco delle Due Sicilie, ed il Banco de' reali domini oltre il Faro, sono tra le poche istituzioni sopravvissute alla
(191) Sull'ordinamento ed il personale del Banco delle Due Sicilie, dopo il 1848, DE CESARE, a), I, pp. 293 55. (192) SAVAGNONE. (193) I depositi privati esistenti presso il banco, consumati in febbraio e marzo 1848, ammontavano a d. 873.437: DE SIVO, a), I, p. 339.

'352

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

54

fine del regno, e col nome, rispettivamente, di Banco di Napoli (r.d. 27 aprile 1863, n. 1226) e di Banco di Sicilia (1.

11 agosto 1867, n. 38382) continuano tuttora la loro attività come istituti di credito di diritto pubblico (art. 25 l. 7 marzo 1938, n. 141). I banchi regi esercitavano
lievo per la circolazione un serVIZIO d'altissimo mobiliare, rr-

della ricchezza

in un

paese in cui l'emissione di biglietti di banca era ignota, ed il trasporto di rilevanti somme di denaro, in moneta metallica, non era sempre agevole, per le mediocri condizioni della viabilità, e per quelle non sempre buone della sicurezza pube le « poblica (194). Tale funzione adempivano le « fedi di credito» lizze notate» (195). La «fede di credito»

era il documento che il banco ri-

lasciava al cliente in corrispettivo del deposito d'una somma di denaro. La natura giuridica di tale operazione fu discussa, come quella di tutte le specie di depositi bancari (196). Noi possiamo ritenere che trattava si d'un «deposito irregolare », cioè del trasferimento na proprietà della somma al banco, in piee col diritto d'utilizzarla; e col diritto del clien-

te di ottenere in qualsiasi momento, con la restituzione della fede, una somma pari a quella depositata. Le fedi si emettevano dalle Casse di corte «in argento» o «in rame », e

(194) DE CESARE, a), I, pp. 294·295 e 297. (195) Le« fedi di credito» sono tuttora emesse dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia, secondo il r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736 (artt. 108 ss.}; il Banco di Napoli conserva altresì facoltà d'emettere «polizze notate », in conformità del proprio statuto (art. n5 r.d. cit.). La fede di credito è un titolo all'ordine, pagabile a vista presso qualunque filiale del Banco, emesso a madre e figlia (art. 108 r.d. cit.), e consente, nella girata, l'indicazione della causale del pagamento disposto dal prenditore o girante, e delle condizioni alle quali il pagamento è subordinato (art. no r.d. cit.); (196) CAPOBIANCO, b), p. 55.

L'Amministrazione centrale

353

dalla Cassa de' privati solo «in argento ». La fede poteva essere trasmessa per girata, faceva piena prova del pagamento, e «le dichiarazioni, qualsivogliano le convenzioni, i patti e le condizioni quell'effetto apposti nelle gire di siffatte carte di credidi pruova, e producono

to servono ugualmente

che la natura e la qualità dell'atto seco porta, ancorchè non siano corredate dalla formalità del registro, bastando per accertarne la data quella segnata dal banco» (197). Le fedi copia legale.. che era ammessa in giudizio, fede estinte venivano conservate nell'archivio del banco, e chiunque poteva ottenerne e vi faceva prova. La fede poteva essere convertita in una «madre

»,

ed in tal caso il cliente poteva trarre sul banco uno o più ordini di pagamento, presentarli al banco insieme alla madre fede perchè su di essa fossero annotati, e disporne poi per girata. Tali ordini erano detti «polizze notate vano anch'essi la girata condizionata

», ed ammette-

o causale.

Questo meccanismo spiega la larghissima popolarità di cui godettero le fedi e le polizze, come strumenti di negoziazione semplici, economici e garantiti, e l'impegno che pose inoltre il Governo per facilitarne la circolazione in tutto il regno.

55.

Segue: g) l'Amministrazione delle monete. -

Il

reggente del Banco delle Due Sicilie esercitava le funzioni di direttore generale dell'Amministrazione generale delle monete (r.d. 26 novembre 1821) residente in Napoli, ed ordinata alla coniazione delle monete d'oro, argento e rame, alla garentìa dei titoli legali dei lavori d'oro e d'argento, e dei tessuti e filati d'argento e d'argento dorato, all'incisione delle medaglie, ed alla verifica della falsità di monete nel modo pre-

(197)
23. LANDI -

COMEReI,

p. 71.

l.

354

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

55

scritto dagli artt. 454 ss.ll.p.p. Dal direttore generale dipendevano il segretario generale, il capo ripartimento, il razionale, ed altri funzionari amministrativi; v'erano poi dei tecnici, quali il direttore della fabbricazione tore dei saggi, il direttore del laboratorio chinista, etc. La zecca ed il laboratorio delle monete, l'ispetd'incisione, d'incisione il macavevano

raggiunto un singolare grado d'eccellenza, e davan lavoro ad un gran numero di prestatori d'opera (198). La verifica delle monete nuove, immesse in circolazione, era affidata ad una Commessione presieduta dal ministro delle finanze, e composta dal presidente e dal procuratore generale della Gran Corte de' conti, dall'intendente e dal sindaco di Napoli, dal direttore generale e dal razionale dell'Amministrazione neta; funzionava da segretario il segretario l'Amministrazione. in Chieti, Aquila, Erano istituite della modelgenerale

dieci officine di garentia

Teramo, Cosenza, Catanzaro, Reggio, Fog-

gia, Campobasso, Bari e Lecce, sotto la vigilanza dei direttori provinciali de' dazi indiretti (r.d.1 settembre 1828 e 6 ottobre 1832); in Sicilia l'ufficio di garentìa era presso la regia zecca di Palermo. La lunga divisione politica tra l'isola ed il continente aveva per lungo tempo determinato la diversità dei sistemi monetari, e delle monete in corso di qua e di là del Faro (199). Il ragguaglio ufficiale della moneta siciliana e napoletana, affinchè l'una e l'altra circolassero senza distinzione, fu sta-

(198) DE CESARE, a), I, pp. 300·301. (199) La moneta siciliana fu coniata fino al 1674 in Messina; la zecca fu trasferita a Palermo con i noti provvedimenti punitivi, adottati dal governo spagnuolo dopo la rivolta del 1674. Sui tipi di monete in circolazione in Sicilia, nelle varie epoche, Messina e dintorni, pp. 197 S8. Continuavano a circolare nel regno monete d'argento spagnole, e la 1. 20 aprile 1818 autorizzò il corso di quelle d'argento (duros e mezze pezze), al cambio di d. 1,24 e di d.0,62.

55

L'Amministrazione centrale

355

bilito da Carlo di Borbone con r. 17 agosto 1735 (200). Ma l'unità del si stema, e l'unità della monetazione, furono nuovamente compromessi, allorchè, nel periodo dell'occupazione militare, furono coniate in Napoli monete con l'effigie di Giuseppe Napoleone e Gioacchino Napoleone, tre del re Ferdinando meravasi sempre nella vecchia moneta, re tentava d'introdurre in continente francese, al franco ed in Palermo al(201). Per di più, mentre in Sicilia nul'occupazione militail sistema decimale pari per I'impre-

cioè la lira di 5 grammi d'argento 900/1000,

(L 19 maggio 1811): tentativo infelice,

parazione degli interessati a tradurre

dal vecchio al nuovo i

valori, i pesi e le misure (202). La materia fu riordinata con la L monetaria, 20 aprile 1818, che si basò sull'antico sistema napoletano, e che uno scrittore contemporaneo dice essere« riguardata la migliore che all'uopo siasi divulgata» (203). L'unità monetaria del regno era il « ducato », pari a 22.943 grammi d'argento, al titolo di millesimi 833.1/3, diviso in cento centesimi, detti «grani ». La moneta da lO grani in su si coniava in argento, e quella di minor valore in rame (art. l 1. cit.). I decimi di grano dicevansi «cavalli»; cinque cavalli dicevansi un « tornese »; e dieci grani un « carlino ». Il ragguaglio con la lira italiana, secondo il valore attribuitole dalla

(200) (201)
poranei

ScHIPA, II, pp. le

121

55.

COLLETTA,a), Il, p. 270, considera menti dei posteri, ~.

che «due se

re d'un

regno non

contemle istorie

confonderebbero

le medaglie,

si conservassero

seduta del Consiglio di Stato, 13 dicembre 1814 (COLLETTA,c), nella quale fu deciso d'abolire il sistema dei pesi e misure decimali, introdotto con l. 19 maggio 1811, il consigliere Giuseppe Carignanì, duca una tato; di Carignano, società di dotti; «osserva che non che il sistema metrico in quattro converrebbe anni alcun soltanto utile ad ha prodotto r'isul-

(202)

VALENTE, p. 298. Nella

che la sua abolizione è desiderata e richiesta dalla Nazione a, (203) BIANCHINI, b), p. 239. Sulla riforma monetaria, v. anche BLANCH, b), pp. 35·36.

-356

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

55

L' sull'unificazione
Un Un Un Un Un cavallo tornese grano carlino ducato

del sistema monetario,

24 agosto 1862,

n. 788 (204), era pertanto:
L. 0.00425. 5 lO lO 100 cavalli cavalli, o 2 tornesi grani grani, o lO carlini » » » » 0.02125. 0.0425. 0.425. 4.25.

Il r.d. 6 marzo 1820 stabilì, dal I" gennaio 1821, ficazione della moneta siciliana, secondo il glio, che completiamo con i valori in lire in seguito, in provvedimenti

l'uni-

seguente raggua-

del 1862; ma anche

concernenti i reali domini di là

del Faro, si trova usato il vecchio sistema;
Un'oncia Un tarì Un grano Un pìcciolo

3 ducati
lO grani 5 cavalli l cavallo

L. 12.75. L. 0.425. L. 0.2125. L. 0.00425.

Di conseguenza, un'oncia

era di trenta tarì.

(204) Il contenuto aureo della lira era di circa grammi 0,30, dimodocchè un ducato corrispondeva a circa grammi 1,275. Secondo il contenuto fissato con la riforma del 1927 (1 lira = gr. 0,080 circa) il ducato dovrebbe quindi essere ragguagliato (4,25X3,66) a lire 15,55 circa; secondo quello della riforma del 1936 (l lira = gr. 0,047 circa) varrebbe più o meno 30 lire; e su tale cifra andrebbero applicati i successivi tassi di svalutazione della lira, dopo lo sganciamento dall'oro. Ma sarebbe del tutto illusorio volere da tali dati desumere conclusioni circa il potere d'acquisto della moneta, e quindi l'effettiva consistenza delle varie categorie di redditi, ed, in particolare, dei soldi, salari e prest dei dipendenti civili e militari, perchè nè tutti i prezzi delle varie merci e serVIZI sono varran in eguale maniera, nè la composizione della ( sporta) familiare - come si dice oggi a proposito della determinazione degli indici del costo della vita - era uguale all'odierna. Una simile indagine richiederebbe il reperimento e l'analisi di bilanci familiari, a diversi livelli sociali. Al corso attuale dell'oro (marzo 1977) il contenuto aureo del ducato sarebbe d'oltre lire 5.000. In Sicilia, i grani dicevansi anche e baiocchi s, ed i cavalli e pìccìoli '> (CoMEReI,pp. 548 88.).

56

L'Amministrazione

centrale

357

Il ducato era «moneta di conto », che non fu mai coniata (205). Erano coniate, invece, monete d'argento a corso legale d'un carlino (lire 0.425), due carlini (lire 0.85), sei carlini (lire 2.55), e 12 carlini (lire 5.10). V'era poi una circolazione sussidiaria di monete d'oro al titolo di 996/1000, che la l. 20 aprile 1818 prevedeva nelle pezzature di tre, quindici, e trenta ducati (oncette, quintuple, decuple}, e fu integrata (r.d. 15 aprile 1825) dalla dupla di sei ducati: il rapporto tra oro e argento era di l:15. 1/2, ma ne derivarono, a caudelle scoperte minerarie della. metà del secolo, conseguenze non favorevoli per la finanza pubblica, obbligata a ricevere, in cambio d'argento, oro di valore diminuito (206). In rame si coniavano monete di mezzo tornese, un tornese e mezzo, tre tornesi, per valori di poco superiori, rispettivamente, ad uno, due, sei centesimi di lira decimale. Non furono mai emessi biglietti di banca (207): la sola circolazione fiduciaria era di fedi e polizze di banco (supra, § 54) Il r.d. lO ottobre 1860 (datato da Gaeta) autorizzò bensì l'emissione di biglietti di banca, per l'importo di d. 5 milioni, convertibili, entro un anno dalla data d'emissione, in rendita 5 % iscritta nel Gran libro; ma non risulta eseguito.
e ,

56. Segue: h) il Gran libro del debito pubblico e la Cassa d'cmmortizzosione. - La Direzione generale del gran libro del debito pubblico, e l'Amministrazione generale della
(205) BIANCHINI,b), pp. 233 ss.; 238 ss.; COMERCI, 549. La moneta da p. 12 carlini era detta «piastra». (206) BIANCHINI, ), p. 262. b (207) La diffidenza verso la carta-moneta è manifesta in BIANCHINI, ), pp. b 277 ss., secondo cui essa è «una delle basi dell'attuale società •.. fallace e fittizia, e che ad ogni urto può rovesciarsi» (p. 284). Il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia divennero istituti d'emissione dopo l'unità nazionale (r.d, 27 aprile 1863, n. 1226; 1. Il agosto 1867, n. 3863), fino all'unificazione dell'emissione nella sola Banca d'Italia (r.d.l, 6 maggio 1926, n. 812),

358

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

56

Cassa d'ammortizzazione, ti col r.d. 25 agosto 1848.

dipendenti dal Ministero delle finan-

ze, provvedevano a servizi connessi, che furono infine riuniIl libro del debito pubblico fu istituito, al modo di Francia, con l. 4 settembre 1806, per ricevere le iscrizioni di tutti i creditori dello Stato, e de' pensionisti, e fu oggetto, durante l'occupazione militare, di vari decreti. L'atto sovrano 20 maggio 1815 (supra,

§ 15) accordò garanzia al debito pubd'illuminata politica, dacchè gran

blico; e fu determinazione

parte di quel debito era stato contratto dai re francesi per muover guerra alla casa di Borbone ed ai suoi alleati. La rendita napoletana, ribassata al26% del valore nominale per l'inalla certezza della sorte del governo di Gioacchino Murat, risalì al 50% tra il 1815 ed il 1816, ed aveva raggiunto 1'80% fine del 1817 (208). La Direzione generale del gran libro, tariato, controloria, contabile riordinata

col r.d, segreagenzia

7 gennaio 1823, era articolata in cinque ripartimenti: agenzia contabile delle rendite, liquidazione delle pensioni,

generale de' trasferiil debito conso-

menti e degli affari contenziosi. Nel Gran libro era iscritto,

anzitutto,

lidato, comprese le rendite ivi iscritte prima della restaurazione, che erano conservate, nello stato di diritto in cui trovavansi, per disposizione del r.d. 22 agosto 1815. Gli interessi erano pagati per semestre, nel primo mese successivo al compimento del semestre di riferimento (209). I titoli erano tra-

(208) BLANCH,b), II, pp. 31 ss, (209') Con r.d. 7 febbraio 1844 (ministro delle finanze, Ferdinando Ferri) fu previsto il rimborso di parte del debito pubblico, mediante un'estrazione a sorte semestrale: i creditori estratti potevano scegliere tra il rimborso del capitale, e la conversione della rendita 5% in rendita 4%. Sulle polemiche al riguardo, BIANCHINI, ), p. 372. DE SIVO,a), I, p. 72, afferma che solo i piccob li reddituari accettarono la conversione ; mentre, poichè ~ di fatto s'estraevan pil'\

56

L'Amministrazione

centrale

359

sferibili senza formalità, e le loro negoziazioni erano considerate atti di commercio (art. 3 Il. comm.). Essi potevano essere pignorati nella Cassa di sconto (supra, § 54), e le annualità potevano essere scontate presso la Cassa d'ammortizzazione. Le rendite iscritte potevano essere immobilizzate per costituire cauzioni, patrimoni sacri, assegnamenti di pubblici immaioraschi, e per fini piegati, doti nel matrimonio dei militari,

cautelativi anche tra privati. Era parimenti iscritto nel Gran libro il debito vitalizio, costituito dalle pensioni civili e militari

(supra, § 42), dagli asai in

segnamenti vitalizi ai religiosi d'ambo i sessi appartenenti le pensioni di grazia, provenienti dalla reale munificenza

monasteri soppressi nell'epoca dell'occupazione militare, e dalpremio di distinti servizi resi alla real Corona ed allo Stato. Il pagamento delle pensioni civili e militari era assicurato dalla ritenuta del 2.50% sui soldi degli impiegati in attività di servizio, che, non essendo sufficiente, era integrata dalla tesoreria generale (art. 16 r.d. 3 maggio 1816; art. 23 r.d. 25gennaio 1823). Le pensioni erano pagate per bimestri. La Cassa d'ammortizzazione tobre 1807), ed aveva la finalità, amministratori e del demanio pubblico era militare (r.d. 5 ottipica di un'epoca in cui gli stata istituita nel tempo dell'occupazione

vivevano nell'assillo del pareggio del bilancio,

dell'estinzione delle rendite iscritte nel libro del debito pubblico. Fu «nuovamente istituita» cioè ordinata su nuove basi con r.d. I" gennaio 1817; indi, con r.d. 26 novembre 1821, le fu riunita la Direzione generale del demanio (210); ed infine formò oggetto del r.d. 5 dicembre 1825, « decreto organi-

numeri che non avevamo danari », i grossi creditori «chiedevano il capitale, e non l'avendo continuavano ad avere il cinque. Ciò fe' bisbiglio; e uscì molto contante dalla piazza, che spatriò co' creditori stranieri», (210) COMF;Rq, pp. 377 ss.

360

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

56 e del ge-

co dell'Amministrazione demanio pubblico »..

della Cassa d'ammortizzazione

Dal direttore generale dipendevano tre amministratori

nerali (uno dei quali, per r.d. 31 gennaio 1832 , fu incaricato dei beni dell'Ordine di Malta), un segretario generale, ed un capo contabile, i quali, riuniti sotto la presidenza del direttore generale, formavano il Consiglio d'amministrazione, il cui parere era obbligatorio negli affari di maggior rilievo, e poteva essere sempre chiesto facoltativamente dal direttore generale, salve sempre le decisioni del ministro delle finanze. La Cas-. sa era ripartita in cinque ripartimenti, più due detti « d'introito» e «di esito ». La «Commessione dello stralcio », composta del direttore generale, dal capo contabile, da un capo ripartimento con funzioni di segretario, ed un avvocato generale della Gran Corte de' conti in funzione di pubblico ministero, esaminava i crediti dell'antica Cassa per trasferire alla nuova quelli ammessi come certi, e proporre al ministro la depennazione di quelli stimati d'impossibile esazione. Organi periferici della Cassa erano le direzioni provinciali de' dazi diretti, demanio e rami diversi nistrazione del Tavoliere di Puglia

(supra, § 50), salva l'ammi(in/ra, § 57); e v'era-

no percettori particolari nelle provincie in cui la Cassa possedeva una considerevole massa di beni, cioè in Terra di Lavoro, Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto. Finalità istituzionale della Cassa era il puntuale pagamento delle rendite iscritte nel Gran libro, e l'estinzione del debito pubblico consolidato. Era inoltre incaricata di varie amministrazioni secondarie, tra cui, fino al 1833, quella della Crociata (supra,

§ 51), per cui esistevano, presso la Cassa, un comdella Cassa erano costituite principalmente ma vi

messario apostolico ed un tesoriere speciale. Le entrate dalle rendite dei beni demaniali da essa amministrati;

56

L'Amministrazione centrale

361

affiuivano altri proventi, e, fra gli altri , le rendite del debito pubblico non reclamate entro due anni (salvi i diritti dei proprietari), e l'importo delle pensioni ecclesiastiche, e delestinte per morte de' titolari, o la metà di quelle di grazia, non riscosse dai medesimi. La Cassa doveva provvedere:

a) all'estinzione del debito consolidato, mercè il « monte di moltiplico» istituito con r.d. 25 dicembre 1816: l'acquisto di consolidato era l'unico impiego di fondi, cui la Cassa era autorizzata;

b) all'estinzione del residuo debito d'Olanda, ed al pagamento dei suoi interessi (211);
c) alla restituzione delle cauzioni dei contabili, prestate in numerario prima della legge che ne impose la prestazione in iscrizioni sul Gran libro; quando fossero adempite le prescrizioni di legge; d) al pagamento degli interessi dovuti ai contabili. le cauzioni; ~) all'indennizzo occupazione militare; de' censi e capitali affrancati, di proprietà di enti ecclesiastici e laicali conservati al tempo della per

f) alla restituzione del consolidato versato alla Cassa dalla direzione del Gran libro, quando in qualunque tempo fosse reclamato dai proprietari; g) al pagamento dei debiti liquidi della antica Cassa;' ammessi ed approvati dalla Commessione dello stralcio.
(211) CORTESE . in COLLETTA, Il, pp. 251 e 290. Tale debito, di 3 miN a), lioni di fiorini olandesi, fu contratto da Giuseppe Bonaparte per .esigenze della regia Corte, ed il capitale fu consumato in gran parte per il trasferimento del re in Spagna, per donativi, etc., dimodocchè esso costituisce, dal punto di vista amministrativo, l'episodio meno apprezzabile del breve regno di Giuseppe Napoleone, informato, sotto altri aspetti, 8 lodevoli intenti progressivi e riformisti.

362

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

56

Tra le amministrazioni delle eredità giacenti ed amministrativi.

secondarie, vanno ricordate quelle separata,

e beni vacanti, e dei depositi giudiziari

Ognuna aveva una contabilità

e gli avanzi di gestione dovevano essere impiegati nell'acquisto di consolidato. Tra i beni demaniali, to» (r.d. la cui amministrazione fu riunita alallo Sta-

la Cassa, erano compresi i beni «donati dell'occupazione

e reintegrati

14 agosto 1815), cioè quelli donati dal Governo
militare a titolo di maggiorato, le assegnazioriservati a disposi-

ni di rendite civili dal 1806 in poi, i beni assegnati ai duchi di Reggio, Otranto, etc. in piena proprietà, zione del re con r.d. 17 giugno 1815 (supra, § 2). Con tale ultimo decreto, furono invece restituiti ai proprietari, ai titolari di commende costantiniane

(supra, § 46) ed agli usufruttua-

ri, tutti i beni, azioni e diritti esistenti presso l'amministrazione demaniale, loro confiscati o sequestrati per causa di delitto di Stato, brigantaggio, o emigrazione in Sicilia o in altra parte in guerra con la Francia; i beni confiscati o sequestrati in danno di siciliani, e quelli dei cardinali e prelati che eransi mantenuti nell'obbedienza della Santa Sede (212). Dopo l'entrata in (1. 21 marzo 1818) furono resti(r.d. 3 agoecclesiastici non alienati vigore del nuovo Concordato tuiti alla Chiesa i beni

sto 1816), e furono consegnati alle amministrazioni diocesane quelli dei benefici vacanti (supra, § 46). Infine, l'atto sovrano

20 maggio 1815 confermava le vendite di beni dello Stato,
eseguite dal Governo dell'occupazione piena tranquillità militare, dando con ciò del demaagli acquirenti. L'amministrazione

(212) Si tratta d'alcuni dei quindici cardinaux noirs, che s'erano rifiutati d'assistere al matrimonio dell'imperatore Napoleone con Maria Luisa d'Austria (DANIEL.Rops, p. 204.205), tra i quali erano sudditi del regno delle Due Sìp cilie l'arcivescovo «in partibus » d'Apamea, Luigi Ruffo; l'arcivescovo di Napoli, Francesco Pignatelli; l'arcivescovo 4: in {lll.t\.Ì~~S ~ di Cartagine, Ferdi-, nando Maria Saluzao de' duchi di Corigliano.

56

L'Amministrazione

centrale

363

mo acquisiva i beni che novellamente pervenivano legittimamente allo Stato. Con r.d. 26 novembre 1821, furono conservate, a favore

della Cassa, le disposizioni del r.d. 18 ottobre 1819, conformi a quelle del r.d. 30 gennaio 1817, che attribuivano alla soppressa Amministrazione del demanio certi poteri e diritti, specialmente per quanto concerneva le coazioni, le opposizioni giudiziarie alle medesime, e la spedizione dei piantoni. In Sicilia, il debito vitalizio, secondo l'art. 20 r.d, 25 gennaio 1823, risultava da due appositi ruoli della Tesoreria e l'altro per le pensiogenerale, uno per le pensioni di ritiro,

ni vedovili ed i sussidi agli orfani. I beni e cespiti demaniali erano amministrati dall'Amministrazione generale de' rami e diritti diversi (r.d. 16 luglio 1827). Il Gran libro del debito pubblico, e la Cassa d'ammortizzazione, distinti da quelli de' domini di qua del Faro, furono stabiliti in Sicilia con r. 28 giugno 1832 (213), dopo che un tentativo di sistemare i crediti arretrati verso la Tesoreria di Siciila, accordando ai creditori una rendita perpetua 4% oltre la depura zione della fondiaria (r.d. 31 luglio 1828), non aveva avuto effetto. I creditori iscritti nel Gran libro percepivano la rendita 5%, e la Cassa aveva assegnato un fondo pari all'un per cento del capitale, da impiegare nell'ammortizzazione delle rendite consolidate. Per la verificazione dei titoli d'iscrizione delle rendite nel Gran libro, fu istituita una Commessione, presieduta dal presidente della Gran Corte de' conti di Palermo (r.d. 24 marzo 1834, e reg. annesso), ed assegnati, per la presentazione 18 agosto 1834, ed una dei titoli e documenti, termini perentori (art. 5 r.d. cit.), prorogati col r.d. seconda ed ultima volta (r.d. 29 di-

(213)

PETITTI,

II, p. 542.

364

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

57

cembre 1834) al l° marzo 1835. Un piano di rimborsi per sorteggio fu predisposto con r. 8 dicembre 1841 (214). Particolarmente laboriosa sembra essere stata la liquidazione e conversione in rendite iscritte nel Gran libro degli offici e diritti aboliti (art. 3 r. 28 giugno 1832, cit.): v'è ancora un r.d. Il dicembre 1841, in cui si constata che in vari Comuni non solo si riscuotono e si esercitano diritti aboliti, ma inoltre si commettono «molti soprusi ed angherie ex-feudali in danno delle persone, della proprietà e del libero esercizio delle industrie », dimodocchè, reiterato il divieto di tali abusi, viene affidata alla Gran Corte de' conti la liquidazione dei compensi, nei casi in cui fossero dovuti. Le domande dovevano esserle presentate nel termine perentorio di tre mesi dalla pubblicazione del decreto, per i privati, e di sei per i corpi morali, e se nasceva controversia sul titolo, la Gran Corte sospendeva la liquidazione, finchè la vertenza fosse decisa dal giudice competente. li debito di quasi 20 milioni di ducati provocato all'erario siculo della rivoltura del 1848-49 (215) fu consolidato,con r.d. 18 dicembre 1849, in rendita 5 %. 57. Segue: i) il Tavoliere di Puglia. li più vasto com-

plesso di beni demaniali, amministrato

ed ordinato secondo

leggi speciali, era il Tavoliere di Puglia, cosiddetto

ab antiquo,

a quanto pare, dalle tabulae censuariae, in cui venivano descritti i beni del fisco. li Tavoliere si stendeva per circa 3.000 km'', per la maggior parte in Capitanata tra i fiumi Fortore ed Ofanto, ed in minor parte in Terra di Bari, Basilicata e Molise, con qualche dipendenza (Cerreto e Castellaneta) in Terra d'Otranto (art. 6 l. 13 gennaio 1817). Era stato, fin dai tempi dei re normanni, un primario elemento dell'econo(214) (215)
PETITTI,

DE SIVO, a),

II, p. 561. I, p. 342.

S7

L'Amministrazione centrale

-365

mia del regno, perchè

« i luoghi montuosi ed alpestri dell'A-

bruzzo che si rivestono d'eccellente pascolo nella stagione estiva, ed i luoghi piani della Puglia che sono temperati nella più fredda stagione, rendono naturale l'industria delle pecore in quelle contrade, e la loro trasmigrazione da un pascolo all'altro secondo le stagioni» (216). Detti pascoli, in origine appartenenti in parte al fisco, in parte ai baroni, alla chiesa o a privati, furono progressivamente acquisiti al demanio regio, ed ebbero una prima disciplina organica da Alfonso I d'Aragona (1442-1458), nell'intento di fare rifiorire la produzione della lana, e di garantire all'erario un'entrata rilevante (217). Il re Alfonso distinse le terre riservate all'agricoltura (terre a coltura) dai pascoli (terre salde), e queste ultime in «locazioni» «riposi autunnali (in origine 43, poi ridotte a 23), ed in

», All'amministrazione,

detta «Dogana »,

era preposto un doganiere, residente in Foggia, assistito da due credenzieri, e da un uditore con funzioni giurisdizionali

(in/ra, § 180). I pascoli suddivisi in moltissime porzioni venivano affittati ai possessori di pecore, in ragione del numero degli animali posseduti (218). Questo sistema amministrativo rimase in vigore, con modeste modìficazioni, fino al 1806. La L 21 maggio 1806 sconvolse ab imis [undametuis l'antico sistema. Furono trasformati in enfiteuti perpetui i coloni o possessori di terre a coltura pertinenti al demanio (art. 1) o ai luoghi pii, compreso l'Ordine di Malta (art. 37), nonchè

(216) Drxs, c), I, p. 399. (217) Drxs, c), I, p. 400. Il re Alfonso si era ispirato alla legislazione esistente in Spagna nella pianura della Mancia (BUNCH, b), II, p. 36); occorre però osservare che l'organizzazione spagnola della transumanza, detta la Mesta, esistente dal 1273 al 1836, aveva un carattere corporativo (LEGENDRE, pp. 229 ss.), che manca invece all'ordinamento, puramente autoritario, del Tavoliere di Puglia. (218) Dus, c), I, pp. 400402.

366

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

57

gli affittuari

(locati) dei pascoli

(art. 13). Furono abolite le

servitù sulle terre «di portata» (cioè, le servitù attive di pascolo esercitate dalle «locazioni» fiscali su terre di proprietà di terzi), imponendosene (artt. però ai proprietari come pubblica il riscatto proprietà

31 e 33). Furono riguardati

i tratturi e riposi, e se ne previde la reintegra (art. 23). Fu nominata una Giunta di tre membri per l'esecuzione della legge (art. 43), e furono rispettivamente, l'adeguarvisi si proponevano (r.d. stabiliti premi e sanzioni per coloro, più o meno solleciti nelche dimostravansi

24 gennaio 1807). Con altri decreti, che (r.d. 26 novembre 1808) il «miglioramento

dell'agricoltura da cui sorge l'aumento della ricchezza, e della popolazione di una nazione », fu parimenti trasformato in censuazione perpetua detto «statonica» il diritto di pascolo estivo su terre altrui, (r.d. cit.); fu disposto che si conservassetra un proprietà private (r.d. 7 giuper la conservanecessarie per le comunicazioni stabilite norme rigorose

ro soltanto le strade gno 1811); furono zione integrale

paese e l'altro o per raggiungere dei tratturi,

bracci e riposi (r.d. 5 settembre un direttore (r.d. dipendente

1811). L'amministrazione
dalla direzione io 1813). due sapienti generale,

fu riunita a quella della registratura ed un ricevitore

e demani, ed in Foggia fu istituito

lO febbra«di e

Questa legislazione,

che aveva precedenti

nell'opera

e 'caldi ama tori della loro patria,

J ovellanos

Fliangieri », e nella cui adozione i francesi furono, come taluno disse, «d'accordo coi napoletani intelligenti» (219), fu

(219) BUNCH, b), pp. 36·37. Si tratta dell'insigne economista ed uomo di governo spagnuolo, Gaspar Melchior de Jovellanos y Ramirez (1744.1811), e del grande filosofo napoletano delle leggi, Gaetano Filangieri d'Arianello (1752· 1788).

57

L'Amministrazione

centrale

367

da qualche scrittore esaltata (220), ma altri rilevò che «il nero genio del profitto e della fiscalità ... marchiò si bella legge, la isterilì, e ne invilì e rese inutili anche i pregi»

(221). Per-

vennero al Governo ogni sorta di doglianze, e parve opportuno creare, con r.d. 29 novembre 1815, lilla Commessione con sultiva, per proporre quelle modificazioni che il bene dell'agricoltura e della pastorizia richiedeva. Tali proposte tradotte nella 1. 13 gennaio 1817 risultarono ad avviso dei contemporanei tuttaltro che felici (222), avendo avuto l'effetto d'obnelle terbligare i censuati al pagamento d'un altro milione di ducati, sottratti ad investimenti produttivi, e di ripristinare re censite la pastorizia, con la perdita delle migliorie fatte da quelli che le avevano ridotte a cultura (223). La Commessione consultiva rimase in carica per dirigere le operazioni esecutive della legge (art. 2 1. cit.), e fu sciolta con r.d. 18 aprile

1820, dopo che, con r.d. 25 febbraio

1820, fu istituita in

Foggia, per «la parte amministrativa del Tavoliere riguardante l'interesse fiscale », una particolare Direzione (dipendente
(220) COLLETTA, II, pp. 235 ss., ricorda pure che «per gratuite cona), cessioni di non pochi terreni 'Il' più miseri cittadini la povertà fu sollevata, e sursero novelli possidenti ». Ma, per vero, il solo provvedimento d'assegna. zione di terre a contadini è il r.d. 24 aprile 1807, con cui si ordina che la Giunta del Tavoliere metta a disposizione dell'intendente di Capitanata sei carri e sette versure di terreni formanti la metà della «portata» di Manfrendino al Celone, per distribuirlo agli abitanti più poveri e più industriosi della città di Foggia, con gli obblighi di ridurli a semine o ad ortaggi, e di pagarne un canone di 27 carlini a versura. (221) DIAs, c), I, p. 403. (222) DIAs, c), I, p. 403 ss.: «Chi mai lo avesse detto! Questa Commessione composta di eccellenti soggetti, chiari in virtù, dottrina e lealtà, dimeno ticando i propri doveri ed allontanandosi dai principi di politica economica, arrecò tanto male all'amministrazione del Tavoliere, che è difficil cosa il qui parlarne; ed ecco perchè della legge del l3 gennaio 1817 si è detto, che la medesima è un informe ammasso di disposizioni ... » etc. Si noti che questa Esposizione delle leggi relative al Tavoliere di Puglia, tanto duramente po· lemica, non fu inserita nell'edizione successiva. (223) BLANCH, b), p. 38.

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

57

dall'Amministrazione demaniale) il cui capo esercitava anche le funzioni di controloro. Si verificò, peraltro, a quanto vien riferito, un insigne disordine, ed «era spaventevole l'arretrato» (224), dimodocchè con r. 14 dicembre 1824, e 12 giugno 1825 (225) fu nominato un commessario civile con pieni poteri, « a mettere in buon ordine l'economia del Tavoliere », nella persona dell'allora intendente di Capitanata, Nicola Santangelo, il futuro ministro dell'interno. Il Commessariato civile fu abolito con r.d. 8 aprile 1832, e con r. 27 luglio 1842 (226) ne fu sciolto anche l'ufficio stralcio; rimase tuttavia all'intendente di Capitanata la competenza per la conserdel vazione de' regi tratturi, bracci e riposi, in conformità regolamento annesso al r.d. 8 aprile 1832. 'riforme avevano «alterato

La 1. 13 gennaio 1817 affermava nelle premesse che le quel costante equilibrio tra l'agricoltura e la pastorizia, che l'imperiosa circostanza della posi. zione degli Abruzzi, e della popolazione della Puglia vi avevano per anno sa consuetudine stabilito », ed era quindi «giusto e prudente di adottare il mezzo di una generale transazione, la quale sanando per effetto della pienezza della nostra sovrana potestà i vizi di alcuni di quei contratti, di altri correggendone gli errori, e conciliando gli interessi dei particolari .colle vedute di pubblica utilità, ristabilisca !'influenza del Governo su l'economia del Tavoliere, e ripristini in favore degl'interessati la concessione di alcuni di quei privilegi dal di cui esercizio il felice andamento della medesima specialmente dipende ». In verità, pare che non tanto d'una conciliazione tra interessi agricoli e pastorali siasi trattato, ma d'un rinnovato favore per i secondi .
. (224)DIAS, c), I, p. 438. (225) Dtxs, c), I, p. 437. (226) PETITTI, V, p. 77.

57

L'Amministrazione

centrale

369

La legge in que stione faceva salvi gli acquisti di proprietà e diritti fiscali verificatisi nel periodo dell'occupazione militare (art.

l), ma li condizionava alla conclusione di nuovi
(art. lO), permettendo comunque ai

contratti di censuazione

censuari di rinunziare alla censuazione, senza diritto ad indennizzo, previo pagamento degli arretrati, e col rimborso delle migliorie a carico del nuovo censuario (art. 9). Le antiche ventitrè locazioni erano ridotte a quattro (del Fortore, del Cervaro, di qua dell'Ofanto, d'Otranto di là dell'Ofanto), più quella di Terra (art. 6). I nuovi contratti dovevano essere trascritti,

e sottoposti ad ipoteca pari a 25 annualità del canone; nel caso di cessione doveva ottener si il consenso dell'amministrazione, cui spettava illaudemio, pari al 2.50% del valore del dominio utile, ed in mancanza il fondo era devoluto al Fisco (artt. 1618). Le successive disposizioni il regime delle terre a pascolo, stabilivano, rispettivamente, delle terre a coltura, e delle

terre di portata. Circa le prime, la legge stabiliva gli aumenti dei canoni, in misura graduale, con norme di favore per i locati abruzzesi e molisani, e per quelli di Piedimonte in Terra di Lavoro, possessori di minori nei limiti consentiti, estensioni; stabiliva le estensioni minime delle cessioni, e le regole per l'uso a pascolo, e, a coltura (artt. 24.39). Le stesse regole (art. 41), ed erano o a «masse» da un di pastori» erano applicabili alle nuove censuazioni regolate le locazioni a «collettive di piccoli possessori d'armenti, massa» servati o ricostituiti

rappresentate

« capo-

(artt. 43 ss.). I riposi generali dovevano essere conin promiscuità tra i comuni interessati dovevano essere verificati e reinte-

(artt. 48-52). I tratturi

grati (artt. 53-57). La censuazione delle erbe estive, ossia statoniche di Puglia, era resa coatti va , tanto per i proprietari che per i censuari, al prezzo fissato dalla Commessione (artt. 58-61). Le locazioni di pascoli estivi nelle montagne d'Abruz24. LANDI • I.

-370

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

zo era consentita solo ai censuari e locati dal Tavoliere (artt. 62-64). La legge prevedeva la revisione della fondiaria per gli abruzzesi censuari del Tavoliere, cilitazioni di pagamento per le terre a cultura, ne di sale a prezzi di favore (artt. e concedeva loro certe fa69-74: supra, (artt. 65-68), nonchè la distribuzio-

§ 52). Anche
fu (artt. 75-81):

censite secondo la legge anteriore,

prevista la conferma con aumento del canone

la sovrana munificenza rinunciò tuttavia ad ogni aumento per le censuazioni dei reali siti d'Orta, Ordona, Carapelle, Stornara, Stornarello, servitù sulle del Lauratorio di Salpi, e del Casale di Trinità (artt. 87-88). Fu parimenti confermata l'abolizione delle

« terre di portata », con aumento, però, del preze modificata da molte

zo di riscatto (artt. 89-93). La 1. 13 gennaio 1817 fu integrata l'applicazione altre successive disposizioni. La 1. 29 gennaio 1817 ne estese alle terre degli enti ecclesiastici non soppressi militare, a quelle delle commende di Malta, dall'occupazione

ed ai beni ecclesiastici vacanti, o di enti soppressi, amministrati dal regio demanio. ni (in luogo di quelle Alcuni termini furono prorogati con disposiziodel r.d. 7 giugno 1811) per la veridel Tavoliere dalla Cassa r.d. 2 giugno 1817. Il r.d. 4 luglio 1817 dettò nuove

fica delle strade da conservare. Il r.d. 26 novembre 1821 stabilì la dipendenza della Direzione d'ammortizzazione. gennaio 1817, che accordava,nelle Il r.d. 12 aprile 1823 abolì l'art. 82 L 13 censuazioni di terre a col-

tura, una preferenza agli abitanti dei comuni più vicini, e stabilì che tutti potessero concorrere, facendosi le assegnazioni col metodo della subasta. Il r.d. 3 gennaio 1825 affidò al Commessario civile la reintegra dei tratturi quali erano prima del 1810. Il r.d. 29 novembre 1829, e l'annesso regolamento, stabilì il metodo per la percezione delle rendite del Tavolie-

58

L'A mministrazione

centrale

re (227). I r.d. 8 agosto 1832, e 7 maggio 1839, e gli annessi regolamenti, stabilirono, rispettivamente, le disposizioni per la conservazione dei regi tratturi, e per il divieto di pascolo abusivo sui medesimi, e furono integrati al r.d. 14 dicembre 1858 (228). Il contenzioso fu regolato dalla legge 25 febbraio 1820, e da altre successive disposizioni

(in/ra, § 180).

In conclusione, il Tavoliere di Puglia si trovò sottoposto ad un regime d'economia vincolata, e ad un complesso di norme d'eccezione,che tendevano a rendere invariabile la destinazione prevalente del paese alla pastorizia Non v'è dubbio che « la legislazione e la giurisdizione parziale che ne derivavano contraddicessero «al principio della uniformità della giustizia e dei tribunali principio d'eguaglianza per tutte le proprietà

», cioè a quel

che pur non espresso in una norma

« costituzionale », costituiva un fondamento del diritto pubblico del regno; e che i pastori nomadi si conservassero «barbari in mezzo alle popolazioni incivilite », e fornissero « un potente elemento al brigantaggio, a dispetto di tutte le finzioni dei poeti che pongono la dolcezza dei costumi nella vita pastorale» (229). La riduzione all'uguaglianza fu attuata, dopo l'unificazione nazionale, con la l . 26 aprile 1865, sull'affrancamento coattivo delle terre del Tavoliere, con cui il provvido parla-

(227) (228)

DIAs,

c), I, pp. 442 ss. giugno 1831 (PETITTI, V, p. 48), fu ordinato proposte, per quelli promuovere «di di alto fusto e della questo d'altronde generalmente d'alberi, la piantagione all'intendente -proche alberi in quella quegli

Con r. l°

di Capitanata si stimeranno durre piegare propri

di fare le opportune i più vantaggiosi, braccia

vincia, sprovveduta le popolazioni le proprie interna.
BLANcH,

non esclusi

», e per «inad imne' di colodi lavori

delle montagne in codesto qual

degli Abruzzi suolo, mancando abbia

Basilicata progetto

paesi ». Non risulta

seguito

avuto

nizzazione (229)

b), p. 37.

312

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

S8

mento italiano «conscio dell 'infelice posizione del Tavoliere, sottoposto ad una legislazione eccezionale che ne paralizzava le forze produttive, sostituì agli antichi sistemi il diritto comune» (230). Resta solo da dimostrare se il legislatore unitario sia riuscito davvero a dissolvere una cristallizzazione secolare, o se, come farebbe supporre la circostanza che la Capitanata sia uno dei territori dove fu applicata col d.P.R. 7 febbraio 1951, ll. 67, la «legge stralcio» della riforma fondiaria, 21 ottobre 1950, n. 841, abbia semplicemente sostituito al blocco degli interessi «pastorali », presumibilmente «reazionari », (231). quello degli interessi « agrari », i cui portatori avevano avuto il buon senso di farsi tempestivamente 58. «liberali»

Segue: j) altre dipendenze del MinisterQ delle finanAltri servizi dipendevano dal Ministero delle finanze,

ze. -

non tanto per loro intrinseca natura, quanto per ragioni d'opportunità.

a) La Direzione generale dei ponti, strade, acque, foreste e caccia, dipese (supra, § 49) dal Ministero delle finanze per circa 25 anni (r.d. 21 febbraio 1822 - r.d. 17 novembre 1847); passò poi al Ministero dei lavori pubblici

(infra, § 64).

b) L'Amministrazione generale delle poste e de' procacci, di qua del Faro (232), ordinata con r.d. 25 marzo 1819 e
18 maggio 1824, soprintendeva al servizio della corrispondenza pubblica e privata, tanto per i reali domini, quanto per i

(230) DI SALVO, pp. 1331·1332. (231) I tratturi, e le «trazzere» siciliane, rimasero al Demanio dello Stato (r.d. 29 dicembre 1927, n. 2801; r.d. 16 luglio 1936, n. 1706); le trazzere furono trasferite alla Regione siciliana (l. reg. sic, 28 luglio 1949, n. 39), ed i tratturi a loro volta alle regioni (d.P.R. 15 gennaio 1972, n. Il). (232) COMERCI, pp. 402 S8.; 595·596.

58

L'Amministrazione

centrale

373

paesi stranieri; alle poste de' cavalli addette al trasporto della corrispondenza ed all'uso dei viaggiatori; alle vetture corriere per i viaggiatori; al servizio dei procacci destinati al trasporto di denaro ed effetti di privati, e di fondi della Tesoreria generale spediti dalle provincie in Napoli, ed alla spedizione dei corrieri e delle staffette di servizio pubblico e privato. A capo dell'amministrazione pendevano era un direttore generale, da cui diun segretario generale, ed un ispettore generale,

un agente contabile. Il servizio per Napoli (dove affiuiva la corrispondenza catura », e «di printendeva estera) e provincia, era assicurato da tre « ofspedizione e d'arrivo» «della frandistribuzione ficine », ossia uffici: «di

». L'officina de' procacci soservizio viaggiatori. In ogni provinciale; nei un sotto-

al servizio di tali agenti in partenza e in arrivo, e v'era un direttore

quella delle vetture corriere al capoluogo di provincia

capiluoghi di distretto ed in altri centri importanti,

direttore; nei capiluoghi di circondario un uffiziale contabile; negli altri comuni la spedizione e distribuzione della corrispondenza era affidata al cancelliere comunale. Per garantire il segreto della corrispondenza, questa doveva viaggiare in valigie chiuse a chiave, riunita in pacchi sigillati. Nei comuni dove non era la direzione provinciale, la valigia doveva essere aperta in presenza del parroco, del giudice di circondario conciliatore, del sindaco, e del capo urbano, di costoro, e se la valigia giungeva aperta, copia, da spedire all'Amministrazione all'intendente o o d'uno almeno ed i pacchi o le

lettere comunque manomessi, doveasi fare verbale in triplice generale delle poste, della provincia, ed alla direzione o ufficio po-

stale da cui la spedizione proveniva (233). Tutto il persona-

(233) Min. finanze, «disposizioni

regolamentarie

per il

servizio delle

poste a, 19 ottobre 1822 (PETlTII, IV, p. 99).

374

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

58

le postale doveva dare cauzione, in rapporto

all'importanza ai «ri-

delle funzioni. I maestri di posta, che soprintendevano vano cauzione in proporzione al numero di cavalli quattro,

lievi », ossia alle stazioni, erano assunti a contratto, e presta(nove, sei, o meno di quattro) che dovevano essere addetti al

rilievo. In Sicilia, v'era con sede in Palermo l'Amministrazione delle regie poste, diretta da un amministratore, deva un ispettore; da cui dipened in ciascun capoluogo di valle risiedeva postale tarifla tas-

un direttore provinciale (r.d. 16 giugno 1833). Numerose disposizioni avevano regolato i «corsi li» (cioè gli itinerari), il tempo dei medesimi (234),

fe, la franchigia dei pubblici uffici, il divieto dei servizi privati in violazione del monopolio postale. Normalmente, sa di francatura era a carico del destinatario. Solo con r.d. 9

luglio 1857 furono istituiti i francobolli postali per i reali domini di qua del Faro, il cui uso, però, che trasferiva la tassa al mittente, era facoltativo (235). Il r.d. 5 luglio 1858 estese alcune disposizioni del decreto citato alla Sicilia, e preannunziò l'emissione dei francobolli per i reali domini di là del Faro le cui caratteristiche 1858 (236). Infine, furono fissate con r.d. 29 novembre con r.d.

lO maggio 1859 fu approvato

(234) DE CESARE, a), I, pp. 272 ss. (235) Furono emessi francobolli da Y2 grano, e da l, 2, 5, lO, 20 e 50 grani, tutti di color rosa, portanti, entro cornici di varie forme, con l'iscrizione «bollo della posta napoletana »,' e l'indicazione del valore, una composizione araldica costituita dal cavallo ercolanese, dalla Trinacria, e dai tre gigli borbonici disposti col vertice in alto. Nel 1860, il Y2 grano fu sostituito da un francobollo- d'identico disegno, da Y2 tornese, di colore azzurro, usato per le stampe. La tariffa ordinaria per la lettera era di 2 grani, ed in città di l grano. La posta da Napoli a Reggio Calabria impiegava 80 ore; per Bari, 50 ore; per Terracina 14 ore; ma era quotidiana solo per Terracina (cioè per l'estero) e negli altri casi viaggiava solo tre volte per settimana. Vedi anche supra, cap. I, nota (99). (236) Furono emessi francobolli da Y2 grano (arancio), l grano (verde-

1/ Amministrazione

centrale

375

il regolamento per la vendita dei francobolli, del Faro.

di qua e di là

c) La Direzione centrale della telegrafia elettrica (237)

per i domini di qua del Faro, dipendente dal Ministero delle
finanze, ed altra del Faro, r.d. 5 dicembre ugualmente denominata per i domini di là furono istituite con dipendente dal luogotenente, II,

1857. L'impianto

della rete telegrafica nel procedette con la massima il cavo tra Reggio e MesH

regno, voluta da Ferdinando

rapidità, e già nel 1858 funzionava

sina (238). Abilitate alla trasmissione dei dispacci privati erano però soltanto le stazioni di 1 e 2 classe; le altre trasmetH

tevano solo dispacci di servizio pubblico. d) Infine, il Ministero delle finanze esercitava la VIgIlanza sulla Borsa de' cambi e di commercio di Napoli, e la luogotenenza di Sicilia esercitava parimenti, per mezzo del ciil capartimento delle finanze, la vigilanza sulle borse di Palermo e di Messina. Il Ministero (o il luogotenente) stabilivano lendario, nominavano i deputati di Borsa, ed il re nominava

gli agenti di cambio, ed i sensali di commercio, sulle propo-

oliva), 2 grani (grigio-ardesia), golare il maso nel Real profilo

(azzurro),

5 grani (vermiglio),
(bruno-rosso), della posta tutti «bollo

lO grani
portanti,

(azzurro in una

scuro), cornice

20 grani
rettan-

50 grani

con l'iscrizione Aloisio che Non (da del Iuvara fece di

di Sicilia»

e l'indicazione della più Calcografia pregevoli

del valore,

del re Ferdinando quei

II: opera insigne (1809-1875) poi condirettore
francobolli confusa col una delle

dell'incisore

messinese serie

Tomemesse dalla

nazionale

di Roma, secolo

scorso. deve essere ultimo, «Corpo telegrafico» dipendente

(237)
lonnello cupazione rità civili

Marina

Genio

r.d, 6 febbraio 1838), e comandato da un tenente co(in/ra, § 82). Questo, derivante dagli ordinamenti della ocgestiva i telegrafi a segnali, avvisare luogo (r. ossia i una del semafori; rivolta, regno, e le autoi avvalersene soccorso solo per in plico un'aggressione, trasmettendo

militare, potevano

o un bisogno relativi' steriale dispacci

di pronto

in qualche

all'interprete

suggellato

18 agosto

1821, e mini-

9 maggio 1823, in COMEReI, p. 671). (238) DE CESARE, a), I, p. 271.

376

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

S9

ste che dalla Camera consultiva di commercio erano indirizzate al Ministero (239).

59. Il Ministero degli Affari interni: a) Ordinamento ed auribusioni. - Il Ministero degli affari interni fu, con tale denominazione, istituito con l . lO gennaio 1817, ed era, probabilmente, quello che presentò a lungo la struttura più complessa, dopo il Ministero delle finanze. Diversamente da quanto avviene oggi, le attribuzioni di polizia furono, però, quasi sempre estranee al detto Ministero. La polizia generale, infatti, fu riunita al Ministero dell'interno (così modificata la denominazione) col r.d. 26 gennaio 1848; e per un certo tempo vi furono il «ramo interni », e il « ramo polizia»; ma con r.d. 4 novembre 1852 fu ristabilito il Ministero della polizia generale (in/ra, § 61). Secondo il r.d. 2 aprile 1817, ed il r.d. 2 maggio 1817, il Ministero degli affari interni era articolato in sette ripartimenti. Il primo (Segretariato, archivio e biblioteca) trattacivile e laprovinciali va gli affari generali. Il secondo (amministrazione vori pubblici) soprintendeva alle amministrazioni e comunali, al contenzioso amministrativo,

all'alloggio e ca-

sermaggio della gendarmeria, alla leva militare, alla contabilità dei comuni, ed a tutte le opere pubbliche a carico de' fondi comunali e provinciali. Il terzo ripartimento «istruzione era intitolato alla pubblica », e come abbiamo visto

(supra, § 47)

ne fu distaccato col r.d. 17 novembre 1847, e passò a costituire il Ministero della pubblica istruzione. Il quarto ripartimento si occupava degli stabilimenti di beneficenza, della

(239) Un dubbio sulla competenza per la nomina degli agenti di camo bio, tra Interno e Finanze, derivante dalla temporanea attribuzione di tale competenza al Ministero d'agricoltura e commercio, poi riassorbito da quello dell'interno, fu risolto a favore del Ministero delle finanze con r. 24 febbraio 1851 (PETlTII, V, p. 133).

59:

L'Amministrazione centrale

377
del Mi-

salute pubblica e delle prigioni; ma con l'istituzione

nistero dei lavori pubblici (r.d. 17 novembre 1847) il servizio delle prigioni fu trasferito a quest'ultimo. Il quinto ripartimento (commercio, agricoltura, arti e manifatture) venne a costituire, col r.d. 17 novembre 1847, il nuovo Ministero dell'agricoltura e commercio, che si sarebbe dovuto occupare delle manifatture, degli istituti d'incoraggiamento, delle società dei pesi economiche, delle miniere, della pesca, dell'annona,

e misure, della pastorizia, ed era stato articolato in tre ripartimenti: segreteria, salute pubblica e contabilità; agricoltura e manifatture; commercio (240). Ma ebbe vita effimera, essencon r.d. trattava le materie do stato nuovamente riunito al Ministero dell'interno 17 novembre 1849. Il sesto ripartimento di contabilità. Il settimo ripartimento

si occupava dei musei,

antichità e belle arti, ed anche questo fu in seguito smembrato,

(240) Con ciò, ebbe termine la lunga ed importante gestione (dal 23 ottobre 1831) di Nicola Santangelo, nominato consigliere di Stato e marchese iBiografia ; vedi anche in/ra, cap. IV, nota 115) e divennero ministro dell'interno Giuseppe Parisi, d'agricoltura e commercio Antonio Spinelli, e dei lavori pubblici Pietro d'Urso. n 27 gennaio 1848, fu nominato all'interno Carlo Ciancìulli, dimissionario il dì dopo, e sostituito il 30 da Francesco Paolo Bozzelli; all'agricoltura, commercio e pubblica istruzione andò il magistrato siciliano Gaetano Scovazzi, ed ai lavori pubblici Nicola Caraccìolo principe di Torella. Scovazzi diede le dimissioni il 21 febbraio 1848; e l'agricoltura e commercio riebbe un titolare, in persona del principe di Torella, il 16 maggio 1848, che fu l'ultimo, prima della definitiva riunione all'interno (r.d, 17 novembre 1849). Bozzelli, rimasto in carica fino al 7 agosto 1849, fu sostituito al ministero dell'interno da Pietro d'Urso, il quale passò il 19 gennaio 1852 alle finanze, e fu sostituito all'interno dal comm. Salvatore Murena. A quest'ultimo subentrò nel 1854 il noto economista, consultore Lodovico Bianchini (DE SIVO, a), I, pp. 398·399), che DE SIVO,a), I, p. 408, dice responsabile della diffusione del colera del 1855, per pigrizia ed inconcludenza (?); ma di «vanità ed accidia> l'accusa anche CAlÀ ULLOA, ), p. 286. Ciò non impedì al Bianchini di riunire, a il 14 settembre 1855, alla direzione dell'interno quella della polizia, e di tenerle fino al 22 maggio 1859. Al tempo di Francesco Il, fu direttore dell'interno Achille Rosica, già intendente di Basilicata, e dal 14 luglio 1860 fu ministro il famigerato Liborio Romano.

37U

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

tra il Ministero della pubblica istruzione, e il Ministero, poi Soprintendenza, della Casa reale (in/ra, § 63). L'ordinamento fu modificato col r.d. 21 aprile 1848, che prevedeva sei ripartimenti: segretariato, amministrazione civile, beneficenza, ed ammini2° fu suddivisicurezza interna ed esterna, polizia giudiziaria provinciale,

strativa, contabilità. Subito dopo, il ripartimento so in due: amministrazione

ed amministrazione

comunale (r.d. 25 maggio 1848); il ripartimento contabilità fu abolito e fuso nel segretariato (r.d. 7 settembre 1848) ; e, come si è detto, furono ripresi i servizi trasferiti al Ministero d'agricoltura e commercio (r.d. 17 novembre 1849), e perduti quelli della polizia generale . . Il Corpo di ponti e strade, istituito con r.d. 31 marzo 1806, dipendeva dal Ministero dell'interno, e vi rimase quanin Direzione do, con r.d. 25 gennaio 1817, fu trasformato braio 1822, fu trasferita

generale de' ponti e strade, finchè questa, con r.d. 21 feb-. al Ministero delle finanze

(supra,

§ 58). Il r.d. 28 aprile 1859 dispose il trasferimento al Ministero dell'interno della Direzione generale delle acque, foreste e caccia, separata da quella de' ponti e strade, ma subito dopo, con r.d. 16 maggio 1859, fu restituita al Ministero dei lavori pubblici. Quasi tutte le attribuzioni so di lui (in/ra, del Ministero dell'interno erano esercitate in Sicilia dal luogotenente, e dal ministero pres-

§ 65).

L'attività principale e caratterizzante del Ministero dell'interno era la amministrazione civile, concetto del quale non si trova nella legislazione e nella dottrina del tempo una sintetica definizione, ma che si può identificare nella cura degli interessi propri delle singole parti del territorio e delle singole comunità, nel quadro degli interessi generali dello Stato. Tali attribuzioni il Ministero esercitava per mezzo d'autorità peri-

59

L'Amministrazione

centrale

379

feriche dello Stato, corrispondenti gli altri ministeri: sigli d'intendenza, e sottintendenti

però direttamente dei distretti,

con tutti

intendenti delle provincie, assistiti dai Condipendenti

gerarchicamente dai primi; e per mezzo di organi rappresentativi delle comunità locali: consigli provinciali, consigli distrettuali, sindaci e decurionati nei comuni. La materia era disciplinata dalla l. 12 dicembre 1816 sull'amministrazione civile, che era uno dei testi fondamentali strativo del regno (infra, strativa e disciplinare Connessa all'amministrazione del diritto ammini-

§§ 96-127 e 161).
civile era «la tutela ammini-

di tutti gli ospedali, ed in generale di

tutti gli stabilimenti di pubblica beneficenza, qualunque sia la loro denominazione, e le opere di pietà cui sono destinate» (art. 7, n. 12, r.d. 2 maggio 1817). Tali stabilimenti erano vigilati nelle provincie dai Consigli provinciali degli ospizi presieduti dagli intendenti, ed amministrati, ordinamenti, da Commessioni amministrative salvo speciali comunali ( in-

fra, §§ 128-133). Non ebbe successo un tentativo (r.d. 17 novembre 1847) di staccare dal Ministero dell'interno, e trasferire a quello dei lavori pubblici, le opere pie non dipendenti dai Consigli degli ospizi, ed anzi non solo gli furono ben presto restituite dalla Presidenza (r.d. 11 aprile 1848), ma gli fu trasferita (supra, del Consiglio dei ministri

§ 43) la

Commessione di beneficenza di Napoli (r.d. 21 aprile 1848). Era di competenza del Ministero dell'interno mento dell'esercito l'amministrazione e disciplina militare §§ 88-95). e della marina, civile e non aveva rapporto il reclutacol servizio infra, per quanto interessava

(art. 7, n. 9, r.d. 2 maggio 1817;

Presso il Ministero dell'interno

era costituita la Sopringli ar(infra,

tendenza generale degli archivi, da cui dipendevano chivi provinciali, e gli altri archivi del regno

§ 98).

380

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

59

Il Ministero dell'interno

esercitava la vigilanza sui reali

istituti di incoraggiamento, e sulle società economiche (in/ra, § 103). Ne dipendevano altresì le Camere consultive di commercio, istituite in Napoli (r.d. 20 ottobre 1818), Palermo Il marzo 1817), Foggia (r.d. e proporre (r.d. 13 ottobre 1819), Messina

(r.d. 15 luglio 1829), con lo scopo d'indagare mercio: erano presiedute dall'intendente,

tutto ciò che potesse essere conducente agli interessi del come formate in Napoli da nove membri, e negli altri centri di sei, nominati su proposta dei Consigli provinciali in numero triplo, e rinnovati per un terzo ogni anno; uno dei membri era vice-presidente, e v'era inoltre un segretario perpetuo. al servizio della statistica Soprintendeva anche

(in/ra, § 103). (supra, § 35), (in/ra, § 126) (241).

Dipendevano dal Ministero dell'interno le Soprantendenze de' teatri e spettacoli in Napoli e Palermo e la Compagnia dei pompieri di Napoli Il servizio delle prigioni nelle province era affidato alsieduta da lui stesso, e composta dal presidente e dal procuratore generale della Gran Corte criminale. Le era addetto un

l'intendente, coadiuvato da una Commessione provinciale pre-

« amministratore»

a titolo onorifico e gratuito, cui il lodevole

servizio dava titolo per l'eventuale impiego in magistratura (r.d. 22 ottobre 1817 e 18 dicembre 1817). In Napoli, il r.d. 22 ottobre 1817 aveva costituito, per la vigilanza sulle prigioni, una Commessione presieduta dall'intendente, e composta dal direttore di polizia, dal presidente e dal procuratore generale della Gran Corte criminale, e da due amministratori. Essa fu abolita con r.d. 22 aprile 1820, che la sostituì con una Soprintendenza, formata da un soprintendente, che era l'intendente della provincia di Napoli, due amministratori, tre ispettori economici, un segretario, un contabile, ed un
(241)
COMERCI, pp.

89·90.

60

L'Amministrazione centrale

381

certo numero d'impiegati.

Le Commessioni e la soprinten-

denza dovevano vigilare sul mantenimento de' locali e dell'ordine interno delle prigioni, sulla sussistenza de' detenuti poveri, sulla vittitazione e cura degli infermi, sulla vestizione de' più bisognosi, sull'adempimento del dovere di ciascun impiegato, e sulla condotta de' custodi e scrivani delle prigioni, nominati dalla polizia, onde metter freno alle vessazioni a danno de' detenuti (242). Dipendevano, però, dal Ministero della polizia generale le Commessioni istituite con i r. 6 giugno 1826 e 7 aprile pena «economica» 1827 (243) per somministrare la (cioè disciplinare) delle legnate, in nume-

ro non superiore a cento, ai detenuti delle prigioni de' capiluoghi di provincia e di distretto, trovati in possesso di armi o strumenti atti a ferire, scassinare o bucare, o che partecipavano a rrsse, spargevano voci allarmanti o formavano unioni criminose, etc. (244). Il servizio, come si è detto, fu trasferito al Ministero de' lavori pubblici col r.d. 17 novembre 1847 60.

(in/m, § 64).
Altro unera

Segue: b) l'Amministrazione sanitaria. -

portante servizio, dipendente

dal Ministero dell'interno,

quello della sanità: e sembra opportuno dedicargli un po' di tempo, sol che si consideri quali gravissimi riflessi abbiano ogni volta avuto sull'ordine pubblico del regno le ricorrenti epidemie coleriche (245).
(242) COMERCI, 254. p. (243) PETITTI, III, pp. 253 88., 257. (244) Soltanto la città di Napoli e casali aveva avuto fino al 1848, per ordinanze di polizia 5 agosto 1822 e 3 gennaio 1831, il privilegio d'una Commessione di tre commessari di polizia, che, con semplice processo verbale, inteso l'incolpato, poteva infliggere fino a 100 legnate e fino a tre mesi di detenzione ai perturbatori dell'ordine, ladruncoli, etc. (COMERCI, . 590; SETTEMBRI· p NI. b), p. 44). (245) COMERCI, p. 276·277. Per l'importanza dei riflessi delle epidemie, p

382

Istituzioni

del Regno

delle DI,Le Sicilie

60

La materia era regolata

unitariamente

dalla 1. 20 ottobre penale

1819 (« legge organica sulla pubblica salute ne' domini di qua
e di là del Faro ») di cui era complemento lo «statuto per le infrazioni delle leggi, e de' regolamenti sanitari », approvato con 1. 13 marzo 1820. In ciascuna parte de' reali domini, eravi una « soprintendenza printendente generale di salute », il cui somagistrato di generale presiedeva il «supremo

sanità»: a questi organi era confidata la tutela della salute pubblica per quello che concerneva tanto il servizio sanitario marittimo, quanto il servizio sanitario interno (art. l 1. 20 ottobre 1819). L'esercizio delle arti salutari era però vigilato, in ciascuna parte del regno, dal protomedicato generale, che era passato, di qua del Faro, alla dipendenza del Ministero degli affari ecclesiastici e della pubblica istruzione, ed in Sicilia dipendeva dal Ministero presso il luogotenente

(supra, §
(r.d.

48). V'era anche uno stabilimento di ricerca e d'incoraggiamento, l'Istituto centrale vaccinico, con sede in Napoli 27 gennaio 1831). Ogni soprintendenza generale era formata

dal soprinten-

dente generale, dal segretario generale (tratto dai deputati del Magistrato supremo), entrambo di nomina regia (per il primo, il reg. lO maggio '1826 prevedeva la proposta del Ministro dell'interno in Consiglio di Stato, previa deliberazione del Consiglio dei ministri) e da un congruo numero d'impiegati (artt.

io, 14, 21, 1. 20 ottobre 1819). La Soprintendenza era

l'organo esecutivo del servizio, il Supremo Magistrato l'organo deliberativo (art. 4 1. cit.). Questo, ne' domini di qua
vedi r.d. 14 dicembre detto a certe funzioni di p, 635) che ne epidemia 1836, che stahilisce d'interesse sanitario, in vigore premi e pene in per il personale occasione d'una adnuova

ed il r. 16 agosto

1854 (PETlTTl, V,

richiama

le disposizioni,

cholera morbus. Sui torbidi verificatisi in Sicilia durante I'epidemia del 1836, in/ra, § 97; sulle leggi penali d'eccezione conseguentemente emanate, in/ra, cap. V, nota (150).

60

L'Amministrazione

centrale

383

del Faro era composto di dieci deputati, ed in Sicilia di sei; in ognuno v'era un segretario; tutti erano di nomina regia; ed interveniva soprintendente Dipendeva inoltre, in funzione di deputato, in Napoli il generale dei porti, ed in Palermo l'ufficiale inuna facoltà medica,

caricato del servizio dei porti in Sicilia (artt. 5 e 21 l . cit.). da ciascuna Soprintendenza composta di sei professori, più un professore di chimica ed un architetto, di nomina regia (art. 13 e 21 l. cit.). I Supremi Magistrati deliberavano su tutte le misure generali che la garanzia della salute pubblica esigeva nelle diverse circostanze; determinavano i rifiuti, le contumacie e le riserve cui conveniva sottoporre le navigazioni in tal uni mari, o le provenienze da taluni luoghi; decidevano sui sistemi di custodia e di preservazione ne' casi di pericolo, e deliberavano sull'amministrazione dei fondi addetti alla salute pubblica (art. 8 L cit.). (art. 6 1. cit ..) Un deputato, nominato dal re col titolo d'ispettore generale, esercitava la funzione ispettiva In caso d'assoluta urgenza, il soprintendente poteva dare le necessarie disposizioni, informandone subito il Magistrato se trattava si d'affari riguardanti le attribuzioni del medesimo (art. Il l. cit.). Il servizio sanitario marittimo era affidato alle « deputazioni di salute », distinte in quattro ni di prima classe Napoli, Palermo, col titolo di «guardiani classi. Erano deputazio(art. Messina, Siracusa

15 l. cit.). A Napoli e Palermo, funzionavano

da deputati,

del porto », due deputati del Supre-

mo magistrato, a turno per anno; Messina aveva quattro deputati di nomina regia, che avevano onori e rango di deputati del Supremo Magistrato di Palermo, alle cui sedute avevano facoltà d'intervenire; Siracusa aveva quattro deputati, di nomina regia (art. 16 1. cit.). Ogni deputazione di prima classe nonchè aveva un cancelliere ed altro personale amministrativo,

384

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

60
marmai

un capitano di lancia con un adeguato numero di

(art. 17 1. cit.), ed uno o più medici, che in Napoli e Palermo erano professori della rispettiva facoltà, ed in Messina e Siracusa erano loro equiparati (art. 19 1. cit.). Le sedi delle deputazioni di 2\ 3
R

e 4 classe, di qua e di là del Faro, fuR

rono stabilite con r.d. I" gennaio

1820. Esse erano composte

di non più di tre deputati, un cancelliere (che poteva essere anche uno dei deputati), ed uno o più medici (artt. 18 e 19 1. cit.). I deputati, cancellieri e medici di tali deputazioni erano nominati dal soprintendente generale, su terne formate dal decurionato (in/ra, § 116), su cui esprimeva parere l'intendente della provincia o valle (art. 22 1. cit.}, e se ne rinnovavano due ogni tre anni (art. 23 1. cit.). Non potevano essere nominati deputati di sanità i minorenni, i consoli esteri, i padroni di legni, gli esercenti il commercio marittimo, gli impiegati doganali, ed i non proprietari Due ampi regolamenti, del (art. 24 1. cit.).

lO gennaio 1820, stabilirono il «servizio sanitario marittimo », per prevenire il pericolo
della salute pubblica derivante dagli approdi di bastimenti, dai naufragi, e dalle cose gittate al lido dalle onde, ed il « servizio sanitario interno », per la salvaguardia dei pericoli derivanti dalla respirazione delle arie malsane, dall'uso di cibi, bevande e farmaci nocivi, dal contatto con generi, persone od animali di già attaccati da un contagio qualunque. Il primo di tali regolamenti fu poi sostituito con altro, 23 maggio

1853, detto « regolamento generale di servizio sanitario esterno », che era diretto a prevenire tanto i suddetti pericoli « per
via di mare », tanto quelli «per via di terra» (persone in transito, merci), e massimamente l'introduzione delle «tre malattie contagiose », peste, febbre gialla, e colera asiatico. Il regolamento di servizio sanitario esterno stabiliva le dei bastimenti, ai naufragi disposizioni relative all'approdo

60

L'Amministrazione

centrale

385

ed ai relitti

(vedi, per il regime penale, il r.d, 19 settembre

1826); le disposizioni sui lazzaretti, tanto di «osservazione» (per le provenienze da località sospette), quanto « sporchi» (per le provenienze da località infette), e conteneva di salute. varie disposizioni sul servizio delle deputazioni sanitari marittimi

Il regime dei «cordoni

», che il reg. 1820
e che veniva

(artt. 219-233) prevedeva per casi straordinari, deliberato dal Supremo Magistrato, ti delle provincie

ed eseguito dagli intenden-

o valli, fu, col reg. 1853, esteso al caso che

Una delle « tre malattie contagiose» si sviluppasse nello Stato pontificio, o in uno Stato con esso fìnitimo. Il regolamento di servizio interno affidava le relative attribuzioni agli uffiziali municipali, cioè al sindaco ed agli eletti (infra, tendenti

§ 113), sotto la vigilanza degli intendenti
che corrispondevano col soprintendente

e sottingenerale

(artt. 22 ss, reg. cit.). L'intendente

doveva farsi assistere,

per gli affari sanitari, da una Commessione di quattro membri, nominati da lui stesso, due dei quali scelti tra i medici più accreditati norme (art. 35 reg. cit.). Il regolamento sulle sulle sepolture dettava del (infra, per la vigilanza risaie, sulla macerazione

lino e della canapa (246), sulle stalle,

prigioni (247) e stabilimenti pubblici, sulle case di nuova costruzione o di recente restauro, sugli stabili-

§ 123), sulle

(246) La distanza delle risaie dall'abitato dei comuni, e dal corso delle strade consolari, stabilita in non meno di due miglia dall'art. 6 reg. clt., fu elevata in Sicilia a 3 miglia col r.d. 7 marzo 1820. La stessa distanza era prescritta per le macerazioni (r.d, 2 novembre 1825). Vedi anche circo Min. Aff. int., 27 febbraio 1841, in PETITTI, III, p. 405. (247) Le prigioni erano indicate (artt, 5 e lO reg. cit.) tra le cause di e esalazioni nocive », che rendevano l'aria malsana per fatto dell'uomo. Un r. 9 febhraio 1825, su voto del CP Terra di Lavoro (PETITTI, IV, p. 123) disponeva pertanto che i detenuti infermi non si scarcerassero se non perfettamente guariti, 4: perchè si allontani il pericolo di potersi diffondere il germe delle febbri caro cerarie s (probabilmente, infezioni tifoidee).
25. LANDI •

I.

386

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

60

menti e fabbriche d'industria

(248) sui depositi di generi guanocivi,

sti, sulle fogne e sulla pulizia delle strade. Era vietato l'uso di cibi, bevande e farmaci nocivi, e si presumevano fino a diversa risoluzione mo, i farmaci «di del competente Magistrato supre-

occulta composizione, che i cosiddetti se-

gretisti vanno spargendo per ingannare il volgo a danno della salute pubblica» (artt. 18 e 19 reg. cit.). Erano stabilite altresì le norme per prevenire la diffusione delle epidemie ed epizootie. Con l'entrata in vigore del r.d. 17 novembre 1847, istila vigilanza sulle professioni tutivo del Ministero della pubblica istruzione, cessò d'appartenere al Ministero dell'interno sanitarie, esercitata dal protomedicato (supra, § 48). Era tuttavia dovere della Commessione protomedicale (art. 12 r.d. 24 aprile 1850) «conoscere esattamente lo stato dell'igiene pubblica e della polizia medica, non che le cagioni delle malattie epidemiche, contagiose ed endemiche che si sviluppano ne' diversi comuni del regno, facendone subito rapporto al presidente del Consiglio generale per rimetterlo al ministro del carico », e doveri analoghi gravavano sui viceprotomedici, e sulle Commessioni protomedicali comunali (artt. 50 e 59 r.d. cit.). Il regio governo erasr da tempo impegnato nel sostenere

(248) I trapp eti «alla calabrese », perchè emananti esalazioni fetide (da fermentazione delle olive e da ristagno di acque), dovevano essere collocati a non meno di 100 tese (m. 200) dagli abitati, essendo però consentito conservare quelli nell'interno degli abitati per non più di lO anni, con l'obbligo di provvederli di canali sotterranei, o con altre prescritte cautele; erano invece autorizzati i trappeti «alla genovese », che erano «di una straordinaria nettezza, vasti, ariosi e ventilatissimi» (Soprintendenza gen. di salute, 26 settembre 1818; 14 settembre 1833; Il giugno 1836; 18 dicembre 1844, io ottobre 1849, in PETITTI, III, pp. 399, 400, 402, 406). Altre prescrizioni della Soprintendenza, 29 dicembre 1849, previo cfp. eR, stabilivano certe cautele per le concerie di pelli (PETITTI, II, p. 413).

61

L'Amministrazione

centrale

387

e diffondere la salutare

pratica

della vaccinazione:

le spese

erano in maggior parte a carico delle provincie

(in/m, § 103).
Il Ministe-

61.
militare

Il Ministero della polizia generale. (supra, § 39) fu conservato

ro della polizia generale esistente al tempo dell'occupazione «provvisoriamente» col r.d. 4 giugno 1815, ed affidato «ad interim» al cavalier de' Medici. Le vicende successive di tale ministero, eminentemente «politico» in un regime dominato da una del resto legate alla stonon in giustificata diffidenza, sono strettamente ria politica del regno. Con r.d, lO gennaio 1816, fu nominato terim» Antonio Capece Minutolo, principe questi, probabilmente, uomo migliore ministro «ad indi Canosa. Era meno per quanto

coerenza, buona fede ed integrità - della memoria tramandatane dalla tradizione storiografìca liberale (249); ma le perplessità che il cavalier de' Medici dimostrò verso quella scelta sovrana (250) profondi erano ben giustificate. aristocratici di destra; Il principe di Cae di nosa, uomo di fedeltà inconcussa convincimenti direbbe, un estremista rappresentato dalla al trono ed all'altare,

(251), era, come oggi si il pericolo etedal

ed anche se ebbe a dimo(252), è certo che si inperseguita

strare più intuito di Medici nel non sottovalutare setta carbonara

trodusse con lui nel Governo un indirizzo assolutamente rogeneo rispetto alla politica di conciliazione

(249) Il prrncipe di Canosa è rimasto condannato dall'odioso giudizio del COLLETTA, 111, p. 47, che lo dice «sperimentato a), strumento di tirano nide e d'enormità» in ordine ad una supposta, e smentita, partecipazione alla condanna di Gioacchino Murat; e che (pp. 58 S5.) ne abbozza un cenno bio. grafico oltraggioso. (25() MATURI,pp. 123 S5. (251) MATURI,pp. 15 55. (252) COLLETTA, III, p. 127. a)

388

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

61

Medici e dal marchese Donato Tommasi, il che fu anche più grave per la propensione del Canosa ad avvalersi di metodi pericolosi ed inaccettabili (253). Nel conflitto tra Medici e Canosa, preval se il primo: con r.d. 27 giugno 1816, Canosa fu esonerato, fu nominato direttore Francesco Patrizi, ed al marchese di Circello (che, di fatto, si limitava a riferire in Consiglio di Stato gli affari che dovevano essere sanzionati dal re in tale sede) fu affidato l'ufficio di ministro « ad interim ». Questa situazione fu codificata dalla l. la quale

lO gennaio 1817,

(art. 11) dispose che il ministero della polizia gene-

rale restava abolito, e vi sarebbe stato in suo luogo un direttore generale con tutte le incombenze della polizia ne' reali domini di qua del Faro, «agendo di per sè stesso» per quanto concerneva la città e provincia di Napoli, e per mezzo degli intendenti e delle altre autorità locali in tutte le altre provincie. Il direttore generale di polizia aveva accesso alla real persona, e corrispondeva per iscritto col sovrano, per il tramite di quel segretario di Stato ministro cui il re giudicava più proprio una doppia dipendenza, dal darne la commessione. La direzione generale ebbe, in esecuzione di tale ultima previsione, ministro di grazia e giustizia per la polizia giudiziaria, e dal

(253)

COLLETJ'A, ), 111, pp. 60 ss.; MATURI, p. 129; CROCE, b), II, a di Canosa nel libro lo' strambo purchè (anonimo)

p. 245.

Vedi l'auto difesa del principe

l piDari

di monpermessi (ciò che vi sono

tagna, in cui, se rimane
di porto accredita d'armi il sospetto

confermato

criterio

di accordare governativi ,quella

a pregiudicati, di mirare di buona

di sicuri principi politica,

ad un colpo di Stato ultra-reasionario), ispirazione come promuovono nell'avvilimento... pubblico

osservazioni umano agendo farsi

che paiono

(p. 20) che nel genere essi non col

c •.•questi Sovrani non essendo per affatto essi tiranni, la tirannia ... facendosi con vigore contro cacciare dal Soglio, ove disprezzare subentreranno cadranno dell'ordine i perturbatori

termineranno

». Osservazione che vale tanto per le monarchie della prima metà del secolo XIX, quanto per le democrazie della seconda metà del secolo XX.
i faziosi

61

L'Amministrazione

centrale

389

ministro degli affari interni per l'ordine pubblico e la polizia amministrativa (r.d. 20 novembre 1817, e 20 novembre 1819). L'ispiratore di tali misure fu sempre il Medici, il quale diffidava dell'eccessivo potere che in un ministro della polizia solevasi concentrare (254). Fosse difetto del sistema, o, come altri dice, errore di valutazione (255), la polizia non riuscì a prevenire il pronunciamento carhonaro, e tanto meno ad impedire, dopo che questo ebbe successo, le ribalderie della setta (256). Restaurata la monarchia assoluta, fu ricostituito il Ministero della polizia generale (r.d. 11 aprile 1821), e ne fu titolare « ad interim », ancora una volta, il principe di Canosa, reduce dal toscano esilio (257); il quale, se aveva conservato, malgrado le politiche disavventure, tratti di cavalleresca generosità (258), nulla aveva appreso, che potesse temperare i suoi spigoli di don Chisciotte del legittimìsmo , e trascese a misure incongrue (in/ra, § 158) che nocquero moralmente assai alla causa da lui servita, soprattutto per avere conferito all'Austria una patente di tutrice della legge da polizieschi arbitri violata (259). Tramontò per la seconda volta la non fausta meteora del principe di Canosa, e fu nuovamente soppresso (r.d. 28 luglio 1821) il Ministero della polizia generale. Il nuovo ordinamento si basava su una «Commessione generale di polizia », costituita da due commessari, dei quali
(254) BLANCH, b), p. 52. (255) BLANCH,b), p. 54; COLLETTA, ), 111, p. 127. a (256) COLLETTA, ), 111, pp. 183 e 226 ss. Dei delitti della carboneria, il a più allarmante fu l'assassinio dell'ex-direttore di polizia Francesco Giampietro, al quale seguì l'emigrazione di varie personalità del quinquennio (fra cui il cavaliere de' Medici) oggetto a lor volta di gravi minacce. (257) MATURI,pp. 151 S8.; COLLETTA, l, 111, pp. 292 88. a (258) MATURI,pp. 155·156. (259) MATURI,p. 161; CII,QCE, ), II, pp. 247 88. b

390

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie (Flaminio

61 Ba-

uno (Nicola Intonti) per la capitale, e l'altro rattelli, ferrarese, per le provincie, Francesco Canofari,

ed agente del servizio segreto austriaco) da Troiano Marulli duca d'Ascoli, e da segretario generale. generale ebbe vita effimera. Con l'.d. 13 il Mini stero della polizia generale,

La Commessione

agosto 1822, fu ricostituito

affidato al maresciallo di campo Giuseppe Clary, cui subentrò, dal 25 aprile 1823, Nicola Intonti ; e con altro decreto della stessa data, fu ricostituita la prefettura di polizia di Napoli. Indice manifesto del mutato indirizzo politico è che mentre alcuni anni prima si diffidava dell'esorbitante autorità che poteva assumere un ministro di polizia, questa preminenza fu anzi sancita nell'art. di Stato ordinario petenza e 29), dove espressamente di tal Ministero lO reg. 4 giugno 1822 sul Consiglio e sul Consiglio dei ministri

(supra, §§ 27

si ammetteva che in affari di comdovesse in tal uni casi mantenersi

il segreto anche con gli altri ministri. Il Ministero, secondo il r.d. 15 giugno 1824, era orgadei quali il primo trattava gli affanizzato in tre ripartimenti,

ri generali e del personale, il secondo quelli relativi alla città e provincia di Napoli, ed il terzo gli affari di polizia delle altre province e l'ordine pubblico. Un'ulteriore concentrazione di poteri si verificò allorchè, destituito ed allontanato regno (14 febbraio 1831) il ministro Intonti, dal compromesso

in velleitarie mene costituzionali (260), fu chiamato a tale ufficio il maresciallo di campo Francesco Saverio del Carret-

(260) Nicola Intonti, dagli avvenimenti verificati si in Francia nel 1830, e dalle loro ripercussioni nello Stato pontificio ed in altri Stati italiani, aveva tratto il superficiale convincimento d'un imminente trionfo della causa liberale. Su tale inetta cospirazione, DE SIVO, al, I, pp. 55 S8.; CAL.~ ULLOA, ), pp. a 27 S8.; Nrsco, pp. 16 88.; CORTESE ., I, pp. XLVIII ss. Vedi anche injra, cap. IV. N nota (41).

61

L'Amministrazione

centrale

391

to, ispettore comandante della gendarmeria (261), e furono riunite le due cariche (r.d. 16 febbraio 1831). Questa situazione, protrattasi per sedici anni, fu, quali che siano state le doti dell'uomo in cui si impersonò (262), un errore, perchè tolse ogni possibilità di reciproco controllo all'azione della del Mi1831, si polizia e della gendarmeria (263). Nell'organizzazione

nistero, la conseguenza fu che, con r.d. 18 marzo

aggiunse un quarto ripartimento, per gli affari della gendarmeria reale. Un nuovo ordinamento fu stabilito col r.d. 14 marzo 1840: i ripartimenti furono elevati a quattro, più uno il primo era in Palermo; dei quattro ripartimenti di Napoli,

la segreteria generale, mentre la competenza degli altri tre era stabilita a discrezione del ministro; un « carico» (sezione) separato trattava la contabilità; tuito quando il ministro del generale del Carretto. infine, un altro ripartimento costiispettore comandante la gestione

« eventuale », per gli affari della gendarmeria, veniva
fosse anche dell'Arma, il che, peraltro, accadde solo durante

(261)
niva

Francesco di

Saverio Sicilia

del con

Carretto cui aveva

(Barletta partecipato

1777· Napoli
alla

1861), provedi Spa-

dall'esercito

campagna «fu gran per nella

gna. Era assurto

a notorietà l'uomo la

con l'implacabile la del Vallo» conflitto

repressione sua nomina e del

del moto del Cilento terrore, nomina cui «la stessa

(CALÀ ULLOA, b), pp. che noto era come fu anche polizia persona volesse portò l'epilogo sorvegliava degli

50·57), dimodocchè

(CAL1 ULLOA, a), p. 30). Questa tra Intontì probabile Carretto, quella, nuocendosi della

del lungo

gendarmeria, e

e questa di ispettore

a vicenda» gendarmeria, del Carretto

(CALÀ ULLOA, b), p. 91), ed è perciò uffici di ministro

che l'unificazione comandante

(262)
sospetto:

prevenire il riprodursi dello sconcio. Malgrado la durezza e l'arbitrari età che del suo ufficio, la sua personale autore NISCO, pp. il solito

il marchese

nell'esercizio

onestà fu al di sopra d'ogni al marchese da giuoco, del per

21.22; DE CESARE, a), I, p. 296.
non risparmia sospetto nelle in di legami alcuni e settar i s : è piuttosto campioni del doppio un occhio credere

(263)
Carretto quali

DE SIVO, al, I, p. 69. Questo suo aveva, avesse sette cambio

che il ministro la polizia

d'informazioni,

di riguardo.

392

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

61

Fu questi, a suo turno, travolto dai tumulti del 1848, revocato, ed allontanato dal regno il 25 gennaio di quell'anno (264). E col r.d. 26 gennaio 1848, il Ministero della polizia generale fu abolito, e riunito al Ministero dell'interno, di cui divenne un «ramo ». Nel gabinetto costituzionale del 27 gennaio 1848 (Serracapriola), fu ministro dell'interno Francesco Paolo Bozzelli, e direttore rio; in quello del 3 aprile Raffaele Conforti; di polizia Carlo Poe(principe 1848 (Carlo Troya) fu ministro

in quello del 16 maggio 1848

di Cariati) i due uffici furono riuniti nella persona di Raffaele Longobardi, avvocato generale della Corte suprema di giustizia di Napoli, e già prefetto di polizia; nel gabinetto del 7 agosto 1849 (Fortunato), fu ministro dell'interno Pietro d'Urso; ma col rimpasto del 17 novembre 1849, Salvatore Murena fu direttore dell'interno, agricoltura e commercio, ed alla direzione del ramo polizia andò il già prefetto di polizia Gaetano Peccheneda, che rimase in carica col successivo gabinetto del 19 gennaio 1852 (Ferdinando Troya), fino alla sua morte, seguita pochi mesi dopo. Ed allora, con r.d. 4 novembre 1852, fu reso di nuovo indipendente il Ministero della polizia generale da quello dell'interno, ma vi si prepose non un ministro, bensì un direttore, in persona dellintendente di Calabria specialmente Citeriore, Orazio Mazza. Questi direttori, impressero all'azione severo, e il Peccheneda, della poli-

zia un indirizzo particolarmente Non così Ludovico Bianchini,che,

e perfino vessatorio. quella della po-

dopo la nomina di Mazza

a consultore, riunÌ alla direzione dell'interno

lizia (14 settembre 1855) e le tenne fino all'avvento al trono di Francesco II (22 maggio 1859) (265). Sotto quest'ultimo re-

(264) (265)

DE SIVO, a), I, p. 123, Supra, nota (~40),

61

L'Amministrazione

centrale

393

gno, si succedettero, nella direzione di polizia, il sostituto procuratore generale della Gran Corte criminale di Napoli Francesco Antonio Casella (22 maggio-28 settembre 1859) (266), e l'intendente di Salerno, poi direttore dei lavori pubblici, Luigi Ajossa, che tentò un ritorno ai passati rigori, ma fu sostituito il 25 giugno 1860 (267). Si succedono poi, con l'intervallo di qualche settimana l'uno dall'altro, il maresciallo di campo Emanuele Caracciolo di S. Vito (268), il controloro generale Federico del Re, ed infine l'avvocato Michele Giacchi ex-perseguitato politico, che il 7 settembre 1860 si presentò, col ministro dell'interno Liborio Romano, a ricevere Garibaldi, per umiliargli il destino del regno. Questa successione di direttori esprime meglio d'ogni altra serie di ministri o direttori là finale vicenda delle Due Sicilie, tra il 1848 ed il 1860. Dal Ministero della polizia generale dipendeva direttamente la Prefettura di polizia (r.d. 13 agosto 1822, e 16 giugno 1824), organo, come dice il nome, d'origine francese (r.d. 22 ottobre 1808), soppresso bensì col r.d. 20 novembre 1819, ma ben presto restituito (v. anche injra, § 99). Era questa l'autorità di polizia per la città di Napoli e suo distretto (art. 3 r.d. 16 giugno 1824), dalla quale dipendevano dodici commessari di quartiere, ciascuno con un personale di ispettori di l a e 2a classe, d'ispettori soprannumerari, di cancellieri e vice-cancellieri, il Commessariato per le prigioni, i tre ispettorati delle barriere, e quelli dei reali siti di Portici e Ca-

(266) In/ra, cap. IV, nota (200). (267) La famiglia Ajossa aveva proprietà nel territorio di Cinquefrondi, in Calabria Ulteriore Prima, e sembra sia stata al centro delle «reazioni >, ivi esplose alla fine d'ottobre 1860: DE SIVO, a), II, p. 314; TRIPODI, pp. 179 88. (268) Il duca di S. Vito seguì il re Francesco Il in Gaeta, come aiutante generale di S.M. ed ispettore comandante della Gendarmeria reale; mor] d~ eq[era durante l'assedio. Era stato promosso tenente generale,

394

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

61

podimonte. Parimenti dipendevano direttamente dal ministero i sottintendenti di Casoria, Pozzuoli, e Castellamare, per il servizio di polizia (art. 13 r.d. cit.). Ne' reali domini di là del Faro, dove la polizia dipendevadal Ministero presso la luogotenenza (r.d. 5 luglio 1821), esisteva in Palermo la Direzione generale di polizia (r.d. 3 ottobre 1822), cui era preposto un direttore generale. Questi, dal 1849 al 1860, fu, ininterrottamente, Salvatore Maniscalco, uomo duro e zelante, ma di capacità ed onestà indiscusse (269). In Palermo v'erano il prefetto di polizia e tre commissari, dei quali il primo era a disposizione della direzione generale, per qualunque servizio che potesse occorrere, anche fuori della città, nonchè in altre valli; un altro commissario era a Messina, e v'era anche destinato un interprete per il servizio della polizia marittima (r.d. 23 agosto 1825). Nelle province e valli, salvo Napoli e Palermo, «primari agenti della polizia ordinaria» (supra, § 33) erano gli intendenti, ed alle loro dipendenze, nei distretti, i sottintendenti. Da queste autorità dipendevano gli ispettori di polizia, e, dove questi non risiedessero, le funzioni stesse venivano esercitate dal giudice di circondario o dal sindaco. V'era un ispettore in Mola di Gaeta, altri ispettori in vari punti della frontiera (270); e due commissari a disposizione del ministro, per le missioni straordinarie
Q

nelle province.
Q

La gerarchia dei funzionari di polizia comprendeva commissari di l a e 2 classe, ispettori commissari di l a e 2 classe, ispettori di l a e 2 classe, ed ispettori soprannumerari. Il soldo del commissario di I" classe era d'annui ducati 1.200,
Q

(269) DE CESARE, ), I, pp. 5 58.; DE MAyo. a (270) Erano uffici di frontiera Arce, San Germano, Capua, Portella, Ci· vitella del Tronto, Martin SeCUl:O,Tal!i1i.l\ç~tz.o"tRdJ ça.r.:~~.nico(PASANISI,a),_ t p.18).

62

L'Amministrazione centrale di

395

cioè un po' superiore a quello del sottintendente (in/ra,

P classe

§ 100). Alla prefettura di polizia, ed agli uffici dipen-

denti, erano addetti cancellieri e vice-cancellieri. I commissari e gli ispettori erano nominati dal re su proposta del ministro della polizia generale; gli ispettori soprannumerari, i cancellieri e vice cancellieri erano nominati dal ministro e potevano «essere rimossi a di lui piacimento» (artt. 38 e 39 r.d. 16 giugno 1824). Nessuno poteva essere nominato al grado o classe superiore se non aveva esercitato le fu~zioni del grado e della classe immediatamente inferiore (art. 41 r.d, cit.), Questa polizia civile, era deficiente di personale esecutivo. Il r.d. 16 giugno 1824 prevedeva «capisquadra di polizia» e «lanternieri

», «uomini

», ma prestavano servizio solo in
un caposquadra, due

Napoli, ed in numero esiguo: due capisquadra, due lanternieri, .e 12 uomini addetti alla prefettura; lanternieri e quattro uomini in ogni commissariato di quartiere; due uomini al porto, due al Commessariato delle prigioni, due per ciascuna delle tre barriere;. un caposquadra e tre uomini a ciascuno degli ispettorati dei reali siti di Portici e di Capodimonte. Parrebbero, personale «guardie in tutto, 16 capisquadra, 26 lanternieri, ed 86 uomini. Il r.d. 13 maggio 1836 chiamò questo di polizia », per il servizio della città e dei distretti della provincia di Napoli, e ne elevò il numero (4 capisquadra, 28 lanternieri, 120 guardie, 9 guardie-marinai); finalmente il r.d. 22 ottobre 1856 stabilì un organico di 4 capisquadra,
R

36 sottocapi, 36 guardie di
R

P classe, 108

guardie di 2 classe, 48 guardie di 3 ed 8 guardie-marinari.

classe, un capo-marinaro defìcenza

Il numero delle guardie di polizia in

Sicilia fu fissato in 128 (r.d. 29 luglio 1838). Alla

numerica si suppliva con l'assumere personale straordinario, a seconda delle esigenze. Questi agenti, non sufficientemente retribuiti, commettevano scorrettezze, e rendevano odiosa la

396

Istituzioni del Regno dell e Due Sicilie

62

polizia. Dice uno scrittore non sospetto (271) che quei «bassi adepti, detti uomini di fiducia, cui il popolo corrompendo a dileggio appellava [eroci.: si davano a ogni reo mestiere, a stender la mano in tutte le guise; e per estorquer danari eran feroci ». Nelle provincie, non v'era, praticamente, altra forza fuori della gendarmeria (infra, §§ 77 e 79), ed in Sicilia delle compagnie d'armi (infra, § 80). Per la maggior parte dei servizi era quindi necessario utilizzare forze ausiliarie « pagane », cioè non militari, tratte dalla stessa cittadinanza, che, dopo varie esperienze, furono ordinate come «Guardia d'interna sicurezza» in Napoli ed in Palermo, e come «Guardia urbana» nelle provincie (infra, § 106). A tali difetti organizzativi, che rendevano la polizia invisa, ad un tempo, e poco efficiente, devesi ascrivere la consuetudine, comune del resto in quel tempo a tutti gli Stati, di non rifuggire dalle delazioni, talora provocate e prezzolate, talora « spontanee» ma ispirate da loschi intenti ammantati da lealtà. Di taluni profili dell'azione di polizia, incidenti sulla libertà personale, abbiamo detto supra, § 33. 62. Il Ministero della guerra e marina. - Le vicende del Ministero della guerra e marina, nel quinquennio 18151820, sono interamente dominate dall'esigenza della ricostruzione delle forze armate e da quella d'attuare l'amalgama tra le forzeborboniche di Sicilia e quelle già di Gioacchino Murat. Esaminiamo qui i provvedimenti concernenti l'amministrazione; quelli che riguardano propriamente l' ordìnamento dell'esercito e della marina, lo stato giuridico del personale militare ed il reclutamento, saranno esaminati. i.~ ~~~

(271)

VE

SlVO,

al, I, p. 69.

62

L'Amministrazione centrale

397

guito (inlra, §§ 73 ss.). La competenza in materia di leva terrestre e marittima, non era del Ministero della guerra e marina, bensì di quello dell'interno (inlra, §§ 88 S8.). La soluzione del prohlema dell'amalgama imporre un modulo d'organizzazione nunciando a nominare un ministro, l'altra provenienza parve all'inizio e perciò, riil paritetica,

che avrehhe avuto l'una o

(272), fu creato (r.d. 13 luglio 1815)

Supremo Consiglio di guerra, rivestito di tutte le attribuzioni del ministero di tale dipartimento. Era composto d'un presidente (don Leopoldo di Borhone, principe di Salerno), de d'un vice presidente (il tenente generale Jacques-Elisabeth

Vidard de Viderey, marchese di Saint Clair, che era stato ministro della guerra dal 4 giugno 1815), e da quattro consiglieri ufficiali generali, dei quali due provenivano dal disciolto esercito di Murat (il tenente generale Carlo Filangieri, principe di Satriano, ed il tenente generale Angelo d'Amhrosio), (il tenente generale Angelo Mini. una

e due dall'esercito siciliano

chini, ed il tenente generale Giovanni Battista Fardella, marchese di Torrearsa). Dal Supremo Consiglio dipendeva segreteria, articolata in sei dipartimenti: soldo e fondi, artiglieria personale dell'arma-

ta, cancelleria, materiale dell'armata, rassegne e reclutamento, e genio. Organo consultivo era la (r.d. 11 gennaio 1816). Giunta centrale d'artiglieria

È facile immaginare come questa direzione impegno che dimostrarono

colìegiale non

potesse essere un capolavoro d'efficienza, anche per lo scarso il presidente ed il vice presidente (273): hisogna riconoscere, tuttavia, che il Supremo Consiglio (come si vedrà inlra, §§ 77 e 84) riuscì in poco più di un anno di funzionamento a porre le ha si del nuovo esercito.

(272) (273)

COLLETTA, a), COLLETTA, a),

I1I, p. 25; I1I, p. 26;

BUNCH, BUNCH,

b), p. 55. b), p. 62.

398

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

62

Lo scioglimento fu deciso col r.d. 30 ago sto 1816, e la motivazione fu la «mancanza di speditezza»; di fatto v'erano stati contrasti tra il Consiglio ed il potentissimo ministro delle finanze cavalier de' Medici, in materia di spese militari, e questa non fu una benemerenza nè una prova d'acume del ministro (274). Nemmeno questa volta, però, fu nominato un ministro della guerra; e col medesimo decreto si affidò la «organizzazione generale» al tenente maresciallo dell'esercito austriaco (irlandese di nascita) LavaI Nugent, conte di Westmeath, che nell'esercito del regno ebbe il grado supremo di capitano generale. « All'immediazione » del generale Nugent fu posto il già ricordato gen. Minichini. (la cui organizzazione Tale «Comando supremo militare» fu poi modificata con r.d. 21 marzo

1819) era articolato in tre ripartimenti: amministrazione, Stato maggiore, Ministero. Riferivano a turno a Sua Maestà i ministri segretari di Stato, Tommaso di Somma marchese di Circello, cavalier Luigi de' Medici, marchese Donato Tommasi, e tenente generale Diego Naselli d'Aragona. In Sicilia, il dipartimento era rappresentato dal ten. gen. Fardella. È da notare che simili tormenti non si proposero per la real Marina, che ebbe sempre un proprio ministro nella persona del menzionato gen. Naselli, il quale lasciò tale ufficio solo il 27 aprile 1820 (275), per recarsi luogotenente dove la sua stella doveva tristemente tramontare in Sicilia, nella bufera felice,

di quell'anno infausto. La scelta del gen. Nugent non fu politicamente perchè, caduta su uno straniero, verno verso i generali dell'una e dell'altra

dimostrava sfiducia del Goprovenienza. Non

sempre tali scelte avevano sortito buon esito: e non era remo(274) (275)
COLLETTA, a), CORTESE

111, pp. 66.76;
COLLETTA, a),

BLANCH,

b), p. 64.

N. in

111, p. 30.

62

L'Amministrazione centrale

399

to il ricordo della memoranda

débiicle di Karl Mack von Lei-

berich, nel 1798-1799. Sono probabilmente opinabili le accuse di servilismo verso il cavalier de' Medici, e d'avidità (276), e preferiamo credere come «l'istesso uomo che può condurre una divisione austriaca, ove tutto è organizzato e stabilito, che può essere' un uomo colto in società, può mancare delle qualità necessarie per creare un esercito in un paese che gli è ignoto, ed ove non sono nè abitudini, nè tradizioni solide» (277). Sarebbe poi eminentemente gen. Nugent di non avere previsto ingiusto fare torto al

e prevenuto il pronuncia-

mento del 2 luglio 1820, quando il Governo nessun sintomo rivelatore aveva percepito, ed aveva anzi dimostrato per bocca del più autorevole dei suoi componenti una totale incomprensione della situazione politica e psicologica dell'esercito (278). Il gen. Nugent, travolto dagli avvenimenti, lasciò l'ufficio il (con uno, cioè, che furono 6 luglio 1820 (279), e con r.d. 29 luglio 1820 di quei provvedimenti dichiarati nulli dal r.d. 6 aprile 1821)

del regime costituzionale,

fu ricostituito il Mi-

nistero della guerra, affidato. al tenente generale Michele Carrascosa (280), cui ben presto succedette il ten. gen. Giuseppe Parisi, e poi il ten. gen. Pietro Colletta (r.d.

lO dicem-

bre 1820 e r.d. 25 febbraio 1821). Il ministero della Marina, che dopo la partenza del gen. Naselli per la Sicilia era retto «ad interim» dal marchese Felice Amati, fu affidato al retro ammiraglio Ruggiero Settimo, che non si mosse mai

(276) COLLETTA, ), 111, pp. 67-68 e 129·131. a (277) BLANCH, b) p. 64, nota (2). (278) Il cavalier de' Medici aveva espresso l'opinione ridicola, essere impossibile che una truppa pagata il primo del mese potesse insorgere il due; ma proprio questo avvenne (CORTESEN., I, p. CXX). (279) CORTESE in COLLETTA, 111, p. 141. N. a), (280) Michele Carrascosa y Zerezeda y Azebron, nato 1'11 aprile 1774 in Sicilia: CORTESE in COLLETTA, 111, pp. 352 S8. N. a),

400

Istituzioni

del R egno delle Due Sicilie

62

da Palermo dove risiedeva (281), e fu sostituito «ad interim» dal ten. gen. Carrascosa, e dai suoi successori. Quel che accadde durante il regime costituzionale, (vedi anche è materia di storia politica, o di storia militare Il Ministero

injra, § 78).

della guerra e marina,

dopo la liquidazione definitivamente col direttore del ramo

del regime costituzionale, fu ricostituito r.d. 28 maggio 1821. Furono nominati guerra il ten. gen. Fardella raglio Francesco

e del ramo marina il retroammi-

Lucchesi Palli, e con r.d. 26 giugno 1822
0

fu approvato il «regolamento della regia segreteria di guerra ». Ma poichè con r.d. 1 luglio 1821 fu sciolto l'esercito, e con r.d. 29 luglio 1822 anche l'armata di questi direttori missari liquidatori, alla ricostruzione e 79). È tuttavia da ascrivere ancora al regno di Ferdinando I un imponente lavoro normativo, la «ordinanza dell'amministrazione militare del regno », approvata con r.d. 29 giugno 1824. Questa ordinanza, di 732 articoli e 55 allegati, è un vero codifu piuttosto, di mare, la funzione politiche, e per vari anni, quella di com-

schiacciati da preoccupazioni

solo col regno di Francesco I parve che si potesse dar mano delle forze armate (vedi anche in/ra,

§§ 78

ce amministrativo militare, occupa un «Supplemento» della Collezione, di più centinaia di pagine, ed è divisa in 5 libri: amministrazione militare in generale; spese di 1&classe; spese di 2&classe; spese di 311 classe (282); amministrazione Inter-

(281)
GUALTIERI,

Di questo scritta

discutibile

personaggio.

esiste

una biografia letta

di AVARNA DI permette le riviste, ri-

con mano d'amico,

ma che, se

attentamente, gli assegni, e

di fare giustizia (282) Erano il casermaggio del genio monta di mento de'

dell'agiografia siculo-cisorgimentale. spese di P classe .quelle concernenti ospedalieri; militari, di 2' trasporti lavori illuminazione

e gli stabilimenti

classe quelle

per materiali per il tratta-

e d'artiglieria, cavalli e muli, militari

riscaldamento,

topo grafici ; di

3' classe quelle

e de' familiari.

62

L'Amministrazione

centrale

401
era l'Inten1816), inca-

na de' Corpi. L'organo amministrativo centrale denza generale dell'Esercito (r.d. 18 dicembre

ricata del servizio di tutti i fondi assegnati al ramo «guerra », ed in particolare della spedizione degli ordinativi di pagamento, della preparazione dello stato discusso annuale, del rendiconto annuale alla Gran Corte de' conti, dei servizi del materiale, trasporti, casermaggio, etc. Intendente generale era i rispettivamenun maresciallo di campo dell'esercito, da cui dipendevano

commessari di guerra <li due classi, equiparate naio 1832) l'organico (tenenti colonnelli), 12 di 2
R

te ai gradi di maggiore e di capitano. In seguito (r.d. lO genfu fissato in 6 commessari ordinatori 12 commessari di l a classe (maggiori) e e molto più tardi, per la ragione d'avansei posti di

classe (capitani);

che il Commessariato risultava composto «d'individui zata età e d'acciaccosa commessario aggiunto salute », furono istituiti

(r.d. 4 agosto 1860). I commessari pre-

stavano servizio tanto presso l'Intendenza generale, quanto nelle province. L'ordinanza prevedeva due vice intendenti dell'esercito, na fu abolita, uno in Palermo, l'altro in Messina; ma col r.d. di Messie la competenza di quella di Palermo, cui era estesa a tutta la Sicilia. 17 dicembre 1830 (artt. 12-13) la vice intendenza preposto un commessario ordinatore,

I contratti dell'Amministrazione militare erano stipulati da apposite «giunte », si consideravano fatti dal ministro della guerra e marina, e giudicabili in prima istanza dalle (art. 51 r.d. generale, ed Gran Corti de' conti di Napoli e di Palermo 29 giugno 1824: tratti era generali composta era presieduta dallo scrivano dall'intendente di razione

injra, §§ 169 e 170). La Giunta per i con(supra,

§ 53), da
o da un

tre commessari ordinatori, e dal procuratore avvocato generale, della Gran Corte de'

generale,

conti, in funzione ed una per il

di «fiscale ». V'erano poi Giunte provinciali,
26.
LANDI -

I.

402

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

62

Governo militare di Gaeta. I contratti relativi al serVIZIOdegli ospedali militari erano approvati dal Consiglio generale di sanità militare, con sede in Napoli, composto da un tenente generale o maresciallo di campo, presidente, dall'ispettore generale di sanità, e da un commessario ordinatore glio 1815). Questo Consiglio assorbì poi (r.d. 1836) le funzioni del Consiglio sanitario (istituito come «Giunta amministrativa ospedali di marina» nentemente (r.d. 17 luIl novembre per gli

della regia marina di sanità

col r.d. 8 luglio 1816). era permae deldella parte amministrativa,

In ogni corpo, il Consiglio d'amministrazione responsabile

l'esatto impiego dei fondi che si davano al corpo (art. 560 r.d. 29 giugno 1824). Il Consiglio aveva diversa composizione, a seconda del corpo presso cui era costituito to, battaglione, va da segretario (reggimenetc.). Di solito, era formato dal comandante, il quartiermastro (ufficiale incaricato del-

e dai due ufficiali più elevati in grado e più anziani; funzional'alloggio, vestiario e vettovagliamento); va l'ufficiale di dettaglio, l'appoderato il quartiermastro, il Consiglio nomina(ufficiale pagatore), ed Nella compagnia

tra gli ufficiali subalterni.

delle reali guardie del corpo a cavallo, il Consiglio d'amministrazione era presieduto dal primo tenente. Un momento importante, nella storia delle istituzioni miaffidato, col grado di ca'si diede litari del regno, è quello della creazione (r.d. 29 maggio 1827) del Comando generale dell'esercito, pitano generale, a Ferdinando duca di Calabria, cui

come aiutante generale il tenente generale Filippo Saluzzo. Il principe diciottenne dedicò le sue fresche energie ed il suo giovanile entusiasmo alla ricostruzione dell'esercito, tuttora mortificato dagli infausti col nome di Ferdinando eventi del 1820-1821, e dal regime II (8 novembre 1830) e, poco dopo,

d'economie fino all'osso, e perciò, quando egli ascese al trono

62

L'A mministrasione

centrale

403

abolì il Comando generale dell'esercito (r.d. 17 dicembre 1830), la situazione poteva dir si normalizzata, ed i suceessrvi provvedimenti ti (infra, di regia clemenza recuperarono all'esercito elementi preziosi, che per politico sospetto erano stati allontana-

§ § 79 e 85). Fu predisposta certamente nel periodo
era comandante generale, anche se pubbli-

in cui Ferdinando

cata qualche mese dopo (r.d. 26 gennaio 1831), la «Ordinanza per il governo, pel servizio e per la disciplina delle reali truppe nelle piazze », che è, come l'ordinanza amministrativa del 1824, un vero e proprio codice del servizio militare, composto di 2.275 articoli, 20 allegati, ed un indice, diviso in quattro titoli: de' comandi, delle ispezioni, e delle direzioni generali; del servizio; della polizia e del governo; degli onori e delle cerimonie. Sotto il regno di Ferdinando e marina, «ramo menti, dei quali

II, il Ministero della guerra
riparti-

guerra », era articolato in quattro

(più o meno) il primo trattava gli affari rimilitare e civile; il seconil genio, gli istituti d'edumilitare (283); il terzo la la disciplina, il culto, la il quarto la contabili-

servati, legislativi, e del personale do quelli riguardanti l'artiglieria, cazione militare, e l'Orfanotrofio leva ed il reclutamento,

giustizia militare, le prigioni militari, e le pensioni; tà ed il contenzioso amministrativo,

il commessariato di guer-

ra e gli ospedali militari (r.d. 12 marzo 1833). Un altro decreto, della stessa data, ne prevedeva talune «dipendenze », Dipendevano dal Ministero della guerra, ramo guerra: (r.d. 2

a) La Direzione generale dei Corpi facoltativi

(283) L'Orfanotrofio militare (r.d, l° gennaio 1819), provvedeva allistruzione di 400 figli d'ufficiali d'ogni grado, e di 350 figlie, nonchè alla dìstribuzione di doti, sussidi, etc. (COMERCI, pp. 97 e 576). Fu riordinato con r.d. 2 aprile 1822, ed i suoi impiegati avevano diritto a pensione (r. 8 agosto 1826, in PETITTI, II, p. 606).

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie 404 62 ----------------------~~-------------------------settembre 1832). Il servizio concerneva i cosiddetti corpi facoltativi, cioè il Corpo reale d'artiglieria, il Corpo reale del Genio, il reale officio topografico, e gli istituti d'educazione militare. Era diretta da un tenente generale o maresciallo di campo, proveniente dall'artiglieria o dal genio, da cui dipendevano 4 brigadieri ispettori (per il materiale di qua del Faro, per il materiale di là del Faro, per il personale, per l'ufficio topo grafico e gli istituti d'educazione). Organi collegiali tecnico-amministrativi erano il Consiglio generale d'arpresietiglieria, ed il Consiglio delle fortificazioni del genio,

duti dal direttore generale, che potevano riunirsi in «Consiglio generale misto », se reso necessario dalle circostanze di servizio. La Direzione generale, con r.d. 14 marzo 1860, fu scissa in «Direzione tori) e «Direzione sottispettori generale d'artiglieria» dell'artiglieria (con sei ispetPer il due cinv'erano generale del genio» (tre ispettori).

servizio tecnico-amministrativo

(ufficiali superiori), di qua e di là del Faro,
R

que direzioni di stabilimenti e nove direzioni locali riali) cui si aggiunse la 15 1859; tutte (Pietrarsa) colonnelli affidate a tenenti

(territo-

col r.d. 15 giugno o maggiori (284). due sottispet-

Per il servizio del genio v'erano ugualmente

tori e nove direzioni aumentate ad undici con r. 20 giugno 1841 (285). Il reale Officio topografico (r.d. 22 gennaio 1817), diretto da un ufficiale superiore del genio, aveva tre sezio(conservata col r.d. 31 agoni in Napoli, ed una in Palermo

sto 1815), provvedeva ai lav~ri topografici, disponeva delle officine tipografiche, calcografiche e litografiche per ogni sorta di lavori dell'amministrazione militare, e possedeva una

(284) COMERei. p. 91, riferisce la distribuzione teresse militare tra le diverse direzioni. (285) ZEZON, p. 27.

delle fabbricazioni

d'ìn-

62

L'Amministrazione

centrale

405

ricca biblioteca a disposizione dei militari, una raccolta universale di carte geografiche ed idrografiche, ed un gabinetto completo di strumenti astronomici , geodetici, ottici e grafici, e la scuola anche di fabbricazione estera. Gli istituti d'educazione militare erano il real Collegio militare della Nunziatella, militare di S. Giovanni a Carbonara

(in/ra, § 79).

b) L'Intendenza generale, la vice intendenza di là del Faro, la Giunta generale de' contratti militari, di cui abbiamo già parlato; ed inoltre alcuni altri uffici amministrativi (r.d. 12 marzo 1833), cioè l'Officio di verifica degli aggiusti

de' corpi ed isolati, la Commessione vestiario, bardatura e casermaggio, ed altra di là del Faro, che erano Commissioni permanenti di collaudo; la Giunta di rimonta, per l'acquisto dei
quadrupedi, e l'alienazione di quelli inutili o riformati. c) La Direzione generale degli ospedali militari, era stata istituita col r.d, 17 luglio 1815, già ricordato; devano gli ospedali, di varie categorie vato con r.d. 16 settembre 1831. ne dipen-

(in/ra, §§ 77 e 79).
l

Il regolamento sanitario per l'armata di terra era stato approIl direttore generale, ed comandanti degli ospedali, erano ufficiali delle varie armi; i medici curavano solo il servizio sanitario. d) L'Alta Corte militare, menzionata nel r.d. 12 marzo 1833 come dipendenza del «ramo guerra be, «interforze », era in realtà un organo comune alla real marina, cioè, come oggi si direb-

». V'erano addetti impiegati civili, nonchè

ufficiali e sottufficiali sedantenei. Della sua composizione, e della sua funzione, si dice in/ra Dipendevano

§ 154. », cioè i forti
(art. 8 nel presidio»

dal ramo guerra i «presìdi

dove si scontava la pena dei «ferri ll.pp.).

406

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie Dopo la separazione del «ramo guerra»

62

dal «ramo ma-

rina» (r.d. 14 settembre 1855), le piante organiche dei due ministeri furono fissat e con r.d. 5 marzo 1860. Il «ramo Marina », secondo il r.d. 12 marzo 1833, comprendeva due ripartimenti: il primo si occupava degli affari generali, e del personale militare e civile; il secondo della contabilità, del materiale, delle costruzioni, e della navigazione di commercio. Il Comando generale della Marina r.d. 8 gennaio 1826, e riunito r.d. 17 ottobre il «Consiglio al ministero; ristabilito

(in/ra,
col

§§ 78 e 82) istituito col r.d. 7 ottobre 1823, fu abolito col
1830, e definitivamente soppresso col r.d.

19 dicembre 1834. Fu poi istituito, d'ammiragliato un vice presidente e sei membri

col r.d. 3 agosto 1850, scelti tra i vice supplen-

», composto da un presidente,
ordinari, da membri straordinari

ammiragli e retroammiragli,

ti scelti tra i brigadieri, e da un segretario scelto tra gli ufficiali superiori; i membri delle altre dipendenze potevano intervenire con voto consultivo. Il Consiglio era competente ed amministrazione della in materia di personale, materiale real marina. Erano «dipendenze» denti a quelle della real marina: corrispon(r.d. 24 generale dell'esercito a) L'Intendenza generale, con attribuzioni dell'intendenza

gennaio 1832). Vi era preposto un ufficiale generale da cui dipendevano un commessariodi ufficiali soprannumeri 1 a classe contadore principaaveva la propria le; commessari ed ufficiali, di tre classi per ciascun grado; ed (286). La Marina

(286) Il r.d. 24 gennaio 1832 prevedeva 3 commessari di 1" classe; 3 commessari di 2' classe; 14 ufficiali di l' classe; 20 ufficiali di 2' classe; 22 ufficiali di 3" classe; 16 soprannumeri; ma l'organico fu più volte ampliato (ZEZON, p. 61). I commessari di l' classe erano equiparati al grado di tenente

62

L'Amministrazione

centrale

407

Giunta dei contratti, composta come quella dell'esercito. Per
la Sicilia, v'era un comando di dipartimento (affidato ad un a Pacapitano di vascello, in Messina, con distaccamento lermo (r.d. 19 marzo 1835). h) Il Servizio degli ospedali militari

(r.d. 17 luglio

1815), da cui dipendevano l'Ospedale centrale della marina in Piedigrotta (r.d. 9 gennaio 1829, e reg. d'amministrazione 6 giugno 1831) e gli Ospedali di marina di Castellammare e di Procida. c) Gli istituti d'istruzione, cioè la

reale Accademia na-

vale, per la formazione degli ufficiali di guerra e degli ingegneri navali (r.d. 21 novemhre 1827 e 30 aprile 1829), soppressa e sostituita dal real Collegio di Marina con r.d. 19 marzo 1835 (reg. organico 26 agosto 1844); la Scuola degli alunni marinai e dei grumetti, per la formazione dei piloti e dei sottufficiali; e l'Osservatorw astronomico della marina. Dipesero per vario tempo dalla real marina i «hagni penali », cioè gli stahilimenti di pena per i condannati ai ferri (art. 8 Il.pp.), il che si spiegava per la collocazione insulare, o comunque marittima, di qeui tristi soggiorni (vedi anche

in/ra, § 157). In seguito, però, il servizio lavori passò al Genio di terra (r.d. 14 luglio 1855), e poi tutte le attrihuzioni
relative furono trasferite al Ministero dei lavori pubblici (r.d. 29 dicemhre 1857:

infra, § 64). I citati provvedimenti ugual-

mente disposero per i « presìdi

» del ramo guerra (vedi anche

infra, § 153).
Il personale del Ministero della guerra e marina era in parte civile, in parte militare. Il personale amministrativo

colonnello; senza grado.

gli altri, rispettivamente, ad aiutante

di maggiore, (sottuffìciale).

capitano, I «meritori

tenente,

2° te-

nente, ed i soprannumeri

~ erano alunni,

408

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

63

direttivo aveva l'ordinamento comune (supra, § 41) ed era detto «Corpo politico» (287). I commessari di guerra, ed i medici, chirurgi, e farmacisti, erano militari, con rango e trattamento d'ufficiali, ma non erano qualificati per gradi. Nel. la Marina, con r.d. 7 aprile 1838, fu costituito un solo Cormilitari della real marina », per l'amministrapo «Dipendenze

zione, gli ospedali, e le segreterie militari. Erano addetti al ministero ufficiali e sottufficiali «attivi» e «sedentanei»: i primi, però, soltanto quando fossero assegnati a posti che (r.d. 16 aprile 1828: la legge riservasse ad ufficiali in attività

injra, § 85). 63. Il Ministero della Real Casa, e l'Amministrazione della Real Casa. - Sotto l'antico regime, la real segreteria di
Stato della Real Casa era un vero e proprio ministero, titolare sedeva in Consiglio di il cui Stato (supra, § 39), ma tale

posizione politica andò progressivamente attenuandosi fino alla soppressione del Ministero (supra, § 23). Tuttavia, alcune attribuzioni amministrative erano esercitate dal Ministero della Real Casa, e furono successivamente esercitate dalla Soprintendenza che lo sostituì, dimodocchè non si può omettere di parlarne (288). La l. IO gennaio 1817 (art. 3) menziona la real segreteria della casa reale da un punto di vista meramente negativo, perchè «non riguardando che gli oggetti e gli interessi parti. colari della (nostra) real casa e famiglia, de' (nostri) siti reali, e de' (nostri) ordini cavallereschi », non era compresa nella ripartizione delle cariche ministeriali tra i sudditi dei domini di qua e di là del Faro (art. 2 l. cit., ed art. 2 l. Il di(287) ZEZON, p. 51; Ruoli, pp. 35, 183, 268. (288) Per la real segreteria particolare (r.d. Il gennaio 1831), vedi supra, § 23.

63

L'Amministrazione

centrale

409 agli

cembre 1816), e poteva essere conferita promiscuamente casa, l'art. 4 1. Il dicembre 1816 (supra,

uni ed agli altri, come prevedeva, per gli impieghi della real

§ 40).

Il Ministero assunse poi il nome «della real casa ed Ordini cavallereschi », e col medesimo r.d. 20 giugno 1821 ne furono fissate le attribuzioni, che concernevano i siti reali (289); gli Ordini cavallereschi e la Commessione di nobiltà (supra, § 26); la reale Società borbonica, la reale Biblioteca borbonica, il Museo Borbonico, l'officina dei papiri ercolanensi, gli scavi d'antichità; la real famiglia; l'etichetta lo stato civile delle persone dele i baciamani

(290); il teatro San
(r.d. 2 erano

Carlo. Al ministro era attribuita maggio 1829, che modifica l'art. contenzioso amministrativo), contenzioso assimilati a quelli dello Stato, sia

facoltà esclusiva per auto-

rrzzare i giudizi attivi della real casa e dipendenze

16 L 21 marzo 1817, sul
per i privilegi, sia per il

ed i beni della real casa

(art. 4 1. cit.). È da notare

che il nucleo della

biblioteca e del museo derivavano da casa Farnese, e che a Carlo di Borbone si dovevano gli scavi di Pompei, Ercolano, ete., nonchè la fondazione dell'Accademia ercolanense, primo nucleo della real Società borbonica

(291). Perciò si spiearcheo-

ga che tale prezioso ed imponente patrimonio artistico,

(289) dovevano

I reali
essere

siti,

anche in

se improduttivi catasto «per in

di rendita semplice

ed addetti

a delizia, la e

annotati

memoria

», e quindi
ad accedervi, poste del del delle

Commessione ad eseguìrne prietà voliere liere della

rettificatrice la descrizione Real Casa era elencate

de' catasti anche della

Sicilia 1845,

era autorizzata diretto d'alcune

(r. 29 gennaio

in PETITTI, II, p. 212). Di pro·

il dominio Real Casa,

Ta. erano TavoCorti

di Puglia,

nel r.d. 12 ottobre

1827,

che, in conseguenza, a quella

aggregate (290) (291)

all'Amministrazione Sulla etichetta,

e sottratte stile

(supra, § 57). c costumanza precisa, esattissimo

e delle Segreterie

», COMERCI,p. 492. Sui baciamani, SCHIPA, II, pp. 227 68.

von LOBSTEIN, b).

410

Istituzioni d el Regno delle Due Sicilie

63

logico e bibliografico fosse considerato una dipendenza della real Casa. Un ulteriore shiadimento dell'importanza nistero della Real Casa si ebbe con l'art. politica del MiIl reg. 4 giugno

1822, sul Consiglio di Stato ordinario, che dispone: «Il ministro segretario di Stato della nostra casa reale e degli ordini cavallereschi interverrà sempre nello stesso Consiglio de' ministri; ma in quanto agli affari del suo dipartimento vi porterà solamente quelli che hanno relazione con gli altri dipartimenti, per indi proporli unitamente a tutti gli altri affari appartenenti al suo ministero, non già nel Consiglio di Stato, ma direttamente a noi come sta facendo attualmente

». Con que-

sta disposizione, il ministro della Real Casa era escluso dal Consiglio di Stato, cioè dalla più alta sede politica del regno. La soppressione del Ministero della Real Casa fu infine disposta da Ferdinando II, col r.d. 9 settembre 1832, e fu sostituito dall'Amministrazione Le attribuzioni furono della Real Casa

(supra, § 23).

smistate, passando le dipendenze artie presso il quale titoli

stiche e culturali al Ministero degli affari interni, che allora era competente per la pubblica istruzione, costituirono il 7° ripartimento, di nobiltà;

« Musei, antichità e belle arti»;

al Ministero di grazia e giustizia la Commessione de' Ordini cavallereschi. Restarono alla Soprintendenza

ed alla Presidenza del Consiglio de' ministri gli le attri-

buzioni relative ai reali siti, alla famiglia reale ed alla real Corte; e poi ancora, con r.d. 17 febbraio 1848, furono conferite in via permanente al Ministro di grazia e giustizia le attribuzioni d'ufficiale di stato civile per la real famiglia. Abbiamo visto (supra, § 47) che i musei, antichità e belle arti furono col r.d. 6 marzo 1848 ulteriormente 1852) restituiti definitivamente alla Soprintendenza trasferiti della caal Ministero della pubblica istruzione; e poi (r.d. 17 gennaio

63

L'Amministrazione

centrale

411

sa reale. Di conseguenza, questo ufficio venne ad esercitare una funzione di tutela del patrimonio artistico, archeologico e bibliografico nazionale , che eccedeva la sua configurazione, d'amministrazione dei beni della corona e degli interessi della real famiglia. L'altissimo pregio del detto patrimonio aveva dato luoIl r.d.

go a frequenti interventi legislativi ed amministrativi. tuale i quadri,

13 maggio 1822 aveva vietato «di togliere dal loro sito atle statue, i bassi-rilievi, e tutti gli oggetti e monumenti storici, e di arte, che esistono tanto nelle chiese, e negli edifici pubblici, quanto nelle cappelle di padronato particolare» (art.

l); nonchè di «demolire,

o in qualsivo-

glia modo degradare, anche nei fondi privati, le antiche costruzioni di pubblici edifici, come sono i tempii, basiliche, i teatri, gli anfiteatri, i ginnasi, del pari che le mura di città distrutte, gli acquidotti, mausolei di nobile architettura, altro» (art. 2); nonchè d'esportare governativa. Parimenti torizzazione ed oggetti d'arte senza au(r.d. 14 maggio 1822) sen-

non potevansi intraprendere za tale autorizzazione.

scavi d'oggetti d'antichità

E poichè accadeva che i ricercatori

si arbitravano egualmente di compiere scavi senza il sovrano permesso, oppure, avendolo ottenuto, di vendere ed asportare furtivamente gli oggetti rinvenuti, co e dall'incaricato del direttore il r. 29 settembre 1824 (292) del real museo borbonico disponeva che gli scavi fossero sorvegliati, non solo dal sinda(art. 2 r.d. 14 maggio 1822) ma « eziandio dagli agenti di polizia, nei quali si abbia una fiducia maggiore

», e si raccoman-

dava a tutte le autorità di polizia «la più accurata vigilanza ». D'una serie di provvedimenti del re Francesco I (sovrano particolarmente interessato all'arte ed alla cultura), per la con-

(292)

PETITTI,

IV, p. 116.

412

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

63

servazione delle antichità di Pesto e di Pozzuoli, abbiamo fatto altrove menzione

(supra, § 36). Il r.d. 16 settembre 1839,

che era espressamente detto applicabile anche di là del Faro (art. 4) confermava la vigilanza delle autorità amministrative (allora, alla dipendenza del Ministro degli affari interni) sulle opere indicate dal r.d. 13 maggio 1824. Le autorità suddette dovevano curare (art. 2) che tali monumenti fossero ben conservati a cura dei proprietari, e non soffrissero degradazione in verun modo; dovevano vigilare perchè non fosse alterato o deturpato l'antico con lavori moderni; non dovevano fare eseguire restauri senza l'autorizzazione del ministro, previo parere della reale Accademia di belle arti, e con le norme da questa indicate. Le opere meritevoli in particolar modo d'essere conservate, che fossero esposte a deperimento, potevano d'ordine del ministro, previa sovrana autorizzazione, e col parere della reale accademia, essere trasportate nel real Museo borbonico per esservi esposte, e dovevano essere sostituite, nel luogo donde venivano tolte, con una copia, eseguita a spese del Museo (art. 3). Da questa disposizione erano esclusi i quadri siti nelle chiese, per cui si prescriveva rigorosa vigilanza (art. 3 cit.). Nelle chiese di regio patronato, e nei reali siti, la vigilanza spettava solo alla Soprintendenza, ed alla direzione del Museo borbonico (293). Il r.d. 21 agosto 1851 stabilì, per i reali domini oltre il Faro, che la spesa di conservazione e restauro di monumenti nelle strade fossero a carico delle provincie, dei comuni e dei privati proprietari, a seconda che le strade fossero comunali, provinciali o vicinali. L'art. 261 ll.pp., che è richiamato sponeva: «Chiunque avrà distrutto, nei citati decreti, diabbattuto, mutilato o

in qualunque modo deteriorato monumenti, statue o altri og-

(293) R. 11 maggio

1853, in

PETITTI,

V, p. 451.

63

L'Amministrazione

centrale

413 pubblico, ed sarà

getti d'arte destinati all'utilità innalzati dall'autorità l'ammenda

e all'ornamento

pubblica o per sua autorizzazione,

punito col primo al terzo grado di prigionia o confino, e colcorrezionale; salve le pene maggiori stabilite nel caso dell'art. 141 ». I tre gradi di prigionia o confino esprimono un tempo minimo d'un mese, e massimo di cinque anni (art. 26 ll.pp.). L'ammenda (art. 30 n.pp.). L'ipotesi correzionale era da 3 ducati «chiun(6 ducati in Napoli, Palermo, Messina e Catania) a 100 ducati dell'art. 141 concerneva que per solo disprezzo, e senza servire ad un fine più criminoso, infranga o deformi stemmi reali, statue o immagini del re e della real famiglia, situati ne' luoghi pubblici

», ed

era punita con la rilegazione (trasporto in un'isola, per trattenervisi libero non meno di 6 anni nè più dieci: art. 12 Il.pp.). Queste disposizioni sono degne di nota, culturale giu stifica limitazioni vata, e garantisce il rispetto dei monumenti

perchè l'interesse
prie degli oggetti preventivo

od oneri della proprietà

d'arte con una severa norma penale. Il punto debole pare, tuttavia, la mancata previsione d'un accertamento delle cose meritevoli di tutela, così come, con la notificazione dell'apposito «vincolo », avviene secondo la vigente 1. I" giugno 1939, n. 1089 (ma si tratta d'istituto introdotto solo con 1. 20 giugno 1909, n. 364, talchè non si può addebitare al legislatore napoletano di non averlo ideato). Si può facilmente immaginare che, malgrado le disposizioni del Governo, gli non interventi affidati caso per caso ad autorità locali, che, quando pure fossero state animate da zelo ed imparzialità, potevano certo avere una competenza specifica in cose d'arte e di storia, siano spesso mancati, e che, specie nei centri minori, e più lontani dalle città, molto sia andato irreparabilmente perduto.

414 64.

Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

64

Il Ministero dei lavori pubblici. -

Il Ministero de'

lavori pubblici fu istituito con r.d. 17 novembre 1847, e fu il solo dei tre creati in quel torno di tempo (gli altri due furono i ministeri della pubblica istruzione e dell'agricoltura commercio), che, malgrado taluno dubitasse dell'utilità l'istituzione (294), sia sopravissuto autonomamente fine del regno, ed anzi siasi ampliato e rafforzato. Il Ministero de' lavori pubblici fu costituito con servizi distaccati principalmente dal Mini stero dell'interno e da quello delle finanze, secondo criteri che non appaiono a prima vista molto omogenei: gli fu assegnata, ed era logico, la Direzione generale de' ponti, strade, acque, foreste e caccia, che dipendeva dal ministro delle finanze (supra, § 49), e quindi il Ministero de' lavori pubblici stero dell'interno ebbe ingerenza in materia d'opere pubbliche provinciali, con contatti non rari col Minie del-

sino alla

(in/ra, §§ 104 e 105). Il r.d. 19 giugno 1848

prevedeva altresì la scissione della direzione generale de' ponti e strade da quelle delle acque, foreste e caccia, destinata al Ministero dell'agricoltura e commercio, ma tale provvedimento non ebbe esecuzione. Sempre col r.d. 17 novembre 1847, passò al Ministero de' lavori pubblici la Stamperia reale, ma col r.d, 12 aprile 1848 fu restituita alla Presidenza del Consiglio de' ministri. Parimenti si previde il trasferimento al Ministero de' lavori pubblici degli stabilimenti di beneficenza non dipendenti dai Consigli degli ospizi, ma furono logicamente con r.d. 11 aprile 1848. Fu restituiti al Ministero dell'interno

invece definitivamente acquisita al Ministero de' lavori pubblici (r.d. 21 giugno 1848) la competenza, già spettante ai Ministeri dell'interno, e della guerra e marina, concernente la ricostruzione e riparazione delle prigioni e luoghi di pena, ed

(294)

DE

SIVO, a),

I, p. 94.

64

Istituzioni del Regno dell e Due Sicilie

415

il mantenimento dei detenuti; ed infine (r.d. 29 dicembre 1857) il servizio dei bagni, presìdi e relegazione. Il Ministero de' lavori pubblici, secondo il r.d. 3 maggio 1856, era articolato su tre ripartimenti: segretariato, archivio e contabilità; opere pubbliche, re speciali e provinciali, che comprendevano le opela statistica e le

le opere regie, le strade ferrate, il

personale de' ponti e strade, le piantagioni,

bonificazioni; e luoghi penali e prigioni. Dipendevano dal Ministero de' Iavor'i pubblici:

a) La Direzione generale de' ponti e strade, acque, foreste e caccia. Il servizio de' ponti e strade (ponts et chaussées), le cui funzioni erano, più o meno, quelle del nostro
Genio civile, era stato istituito con r.d. 31 marzo 1806, e dipendeva dal Ministero dell'interno. nieri di ponti e strade Con r.d. 18 novembre 1808, e 21 gennaio 1809, fu costituito il Corpo degli inge(295), il quale assunse subito alto e per il numero e l'utiCon r.d. 25 dal Ministedai prestigio, per la capacità dei tecnici, gennaio 1817, il Corpo fu sciolto, ro degli affari interni.

lità delle opere in pochi anni realizzate (296). zione generale de' ponti e strade, dipendente

e gli fu sostituita la Dire-

In questo periodo, era distinta

ponti e strade l'Amministrazione delle acque e foreste, istituita con l. 20 gennaio 1811 per regolare i dissodamenti, gli sboscamenti, i tagli delle selve, e tutta l'economia silvana. Questa amministrazione, con l. 18 ottobre 1819, fu riunita a quella del demanio, dipendente dal Ministero delle finanze;

(295) Sulla sollecitudine che ebbe, per tale Corpo, Gioacchino Murat, VA' p. 327. Dal 1812 al 1814, fu direttore generale del Corpo di ponti e strade Pietro Colletta (nominato consigliere di Stato con r.d. 26 aprile 1814): D'AULA, b), p. XV. . (296) Un lungo elenco di opere (in maggior parte stradali) realizzate durante il governo di Gioacchino Murat, o da lui iniziate, in VALENTE, pp. 326 88.
LENTE,

416

Istituzioni

del Regno

delle Due Sicilie

64

ma con r.d. 26 novembre

1821 la direzione generale del de-

manio fu abolita, aggregandosi l'amministrazione dei relativi beni alla Cassa d'ammortizzazione (supra, § 56), ed il servizio d'acque, rale de' ponti foreste e caccia aggregato alla Direzione genee strade. Si voleva con ciò creare un'ammi-

nistrazione la quale « della costituzione fisica delle nostre terre e delle nostre acque avesse saputo valutare le variazioni e dirigerne l'economia» (297). Di conseguenza, col r.d. 25 febbraio 1826, fu ordinata, ne' reali domini di qua del Faro, la Direzione generale de' ponti e strade, delle acque, delle foreste e della caccia, dipendente ma autorizzata a corrispondere ni per quanto riguardava dal Ministero delle finanze, degli affari intercol ministro

lavori ed opere provinciali e comunadel Ministero de' la-

li (artt. l e 2 r.d. cit.). Dopo l'istituzione le, prima dal Ministero d'agricoltura soppressione di quest'ultimo,

vori pubblici, la direzione generale dipese, per il ramo forestae commercio, e, dopo la dell'interno. Il con r.d. 28 apridal Midal Ministero

ramo acque, foreste e caccia fu costituito, le 1859, in separata direzione generale, nistero dell'interno, le direzione generale, restando separata

dipendente

ma subito dopo (r.d. 16 maggio 1859) tada quella di ponti genege-

e strade, fu restituita al Ministero de' lavori pubblici. Prima di tale scissione, questa enorme direzione rale aveva a capo un direttore generale (carica abolita 18 marzo 1852, e sostituita con quella d'amministratore

con r.d.

nerale), assistito da un segretario generale, ed era articolata in sei ripartimenti (contabilità; opere di conto della tesoreria generale; opere provinciali, comunali e di pubblici stabilimenti e corpi morali, affari generali, appalti, servizio dei regi lagni, affari del personale; foreste,· caccia, pesca; contenzioso

(297)

COMERCI,

p. 408.

64

L'Amministrazione

centrale

417

dei reati forestali vdi caccia e di pesca, personale degli agenti forestali, ed affari diversi del ramo forestale; archivio e biblioteca). Esaminiamo Ora l'organizzazione dei ponti e strade, e vedremo dopo quella delle acque e foreste. Ai ripartimenti era addetto personale amministrativo, con la normale gerarchia e lo stato giuridico degli impiegati mini. steriali (artt. 4 ss, r.d. 25 febbraio 1826, modificato dal r.d. 26 marzo 1827). Avevano però soldi inferiori: partimento quello degli uffiziali di l ri in proporzione un'indennità Il soldo del direttore
n

gli uffiziali di r'i-

classe, e i gradi inferio-

(art. 42 r.d. 25 febbraio 1826; generale era d'annui

supra, § 41).

d. 3.000 (più

di pigione di casa di d. 600, che fu abolita col

r.d. 11 gennaio 1831); quello del segretario generale di d. 1.200; ed all'amministratore generale, col r.d. 18 marzo 1852, fu attribuito il soldo d'ispettore generale (d. 900) nua indennità di d. 600. Il Corpo degli ingegneri di acque e strade era istituito ed un'an-

« per

tutti i rami di servizio relativi ai progetti, alla direzione ed alla esecuzione delle strade, dei ponti, dei canali di navigazione e d'irrigazione, della navigazione de' fiumi, del regolamento e dell'arginazione de' fiumi e torrenti, del prosciugamento de' lagni, e degli stagni, e di ogni altra specie di bonificazione de' terreni, de' porti commerciali, ed infine di tutte le altre opere pubbliche» .(art. 8). Il Corpo era costituito di tre ispettori generali, quattro ingegneri ispettori, sei ingegneri (di tre classi, due per ciascuna), e sette ingegneri aggiunti (art.34). I domini di qua del Faro erano divisi in tre ripartimenti, a ciascuno dei quali era preposto un ingegnere ispettore, con ingegneri d-ipendenti. Il primo ripartimento comprendeva Principato Citeriore, Basilicata e le tre Calabrie; il secondo Terra di Lavoro, Principato Ulteriore, Capitanata, Terra di Bari e Terra
27. LANDI • I.

d'Otranto;

il terzo Molise ed-

i tre Abruz-

418

Istituzioni

del Regno delle

Due Sicilie

64

zi (art. 14). Alle opere di Napoli e provincia soprintendevano gli ispettori generali. In seguito, con r.d. 6 giugno 1840 (298), fu istituita una sezione del Corpo, per le opere provinciali e comunali, dipendente dal Ministero degli affari interni, e composta di 2 ispettori generali, 2 ispettori, 29 ingegneri (rispettivamente 8, 9 e 12 per ciascuna classe), 20 ingegneri aggiunti ed 8 ingegneri alunni: un ingegnere di 1
8

o 2

8

classe ve-

niva destinato, inteso il direttore generale, alla direzione delle opere pubbliche in ciascuna provincia. Le due sezioni, che pare avessero dato luogo ad inutile d'unità del servizio, furono riunite dispendio ed a mancanza con r.d. 18 marzo 1952 in

un sol ruolo, composto di 3 ispettori generali, 6 ingegneri ispettori, 48 ingegneri (12, 16, 20 per ciascuna delle tre classi), 22 ingegneri aggiunti, e 22 ingegneri alunni. Gli ispettori generali avevano l'annuo giunti di 240. Il Consiglio degli ingegneri era presieduto dal direttore generale, ed era composto dai tre ispettore febbraio ispettori generali, e da un voto (art. 9 r.d. 25 in funzioni di segretario con soldo di d. 900, gli ispettori di 620, gli ingegneri, secondo la classe, di 600, 480 e 360, e gli ag-

1826). Un avvocato generale della Gran Corte de'

conti interveniva in funzioni di pubblico ministero (299). Nel periodo in cui il Corpo degli ingegneri era diviso in due sezioni, intervenivano palto, le liquidazioni, dava il suo parere pervenienza» due ispettori generali per ciascuna sezione (300). Il Consiglio esaminava i progetti, le condizioni d'approponeva regolamenti ed istruzioni, e

« su tutte le questioni d'arte di qualsiasi

(art. Il r.d. cit.).

(298) Questo decreto fu preceduto da un r. 18 agosto 1839 (PETITTI, I1I, p. 567), che indicava le basi della riforma organizzativa del Corpo. (299) Questa notizia è data da PETITTI, III, p. 506, nota (I); ma non rìsulta la fonte: probabilmente, un rescr ìtto. (300) R. 18 agosto 1839, supra, nota (298).

64

L'Amministrazione

centrale

419

La Commessione di revisione (artt. 12 e 13 r.d. cit.) era composta di due o tre ingegneri, scelti dal direttore generale preferibilmente i lavori preparatori Un'altra tra quelli che per età avanzata o salute degli affari da sottoporre al Consiglio. cagionevole erano meno idonei al servizio attivo, e compiva Commessione di revisione, per i lavori dipendenti

dal Ministero degli affari interni, composta di tre ingegneri, uno per classe, fu istituita con l'art. 7 r.d. 30 agosto 1840. Le norme concernenti le opere pubbliche statali, provinpreparazione ciali o comunali, sono esaminate infra, La scuola d'applicazione

§§ 104, 105 e 123.
per esame, esclu-

era istituita per la

degli ingegneri aggiunti, che erano nominati, le cattedre di matematiche geodesia, architettura architettura idraulica

sivamente tra i suoi allievi (art. 20 r.d. cit.). V'erano istituite applicate, geometria descrittiva e pratica, costruzione in civile e disegno, chimica e mineralogia, ed idrometrica

generale ed arte di progettare (art. 23 r.d. cit.), e v'erano addetti un professore di diritto, uno d'agronomia, ed uno di dialla scuola un insegno di paesaggio (301). Soprintendeva ducati (art. 24 r.d. cit.).

gegnere del corpo al ritiro, con gratificazione mensile di 15

b) La Direzione generale delle acque, foreste e caccia,
come abbiamo detto, erasi distaccata dalla Direzione generale de' ponti e strade col r.d. 28 aprile 1859: si trattava, in sostanza, del quarto e quinto ripartimento di quest'ultima, e l'ordinamento ne era contenuto nel citato r.d. 25 febbraio ge1826, e nella 1. forestale, 21 agosto 1826. La direzione

nerale aveva al vertice un «Consiglio forestale », composto dal direttore generale (poi, amministratore generale), dal se-

(301) Così fonte.

PETITTI,

III, p. 509, nota (2); ma anche qui non risnlta la

420

Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

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gretario generale (prima della separazione, erano i medesimi della direzione di ponti e strade), e di due ispettori generali forestali, il meno anziano de' quali fungeva da segretario (art. 26 r.d. cit.). In ogni capoluogo di provincia, di qua del Faro, v'era un ispettore forestale (col soldo annuo di d. 480). Le provincie erano divise in circondari silvani, formati di più circondari dia-generale giudiziari (302), cui era preposto un guardi d. 264), ed i circondari in 39, 40, 41 (corpo non (soldo annuo

«comprese », custodite da guardiaboschi (artt. r.d. cit.; artt. 159 ss. l. cit.). La forza forestale militare, ma investito

di funzioni di polizia, ed in unifor-

me) era composta di lO brigadieri e 50 guardie forestali per la custodia de' boschi dello Stato (art. 159 l. cit.) e di 15 brigadieri e 42 guardie a cavallo, ordinate in brigate mo(303). Dipendevabili d'un brigadiere e tre o quattro guardie

no inoltre dalla direzione suddetta una brigata di guardiacaccia per la provincia di Napoli (un brigadiere e 16 guardie), ed i sopra stanti e guardiani de' regi lagni di Napoli, Terra di Lavoro, e Principato Citeriore (304). L'organico fu alquanto ampliato dal r.d. 11 febbraio 1860. La materia delle acque non riguardava i lavori, che erano r.imasti alla Direzione di ponti e strade, ed all'amministra(dopo la sua istituzione col zione generale di bonificazione

(302) 1« circondari silvani s e. le relative circoscrizioni erano fissati con circo Min. finanze 30 dicembre 1837 (PETITTI, II, p. 751, nota 93). I guardia. generali erano settantanove (art. 40 r.d. 25 febbraio 1826), ed era previsto che all'immediazione degli ispettori, e dei guardìa-generalì proprietari (cioè titolari) fossero destinati dei e guardla-generali soprannumerari », senza soldo (art. 162 1. 21 agosto 1826). (303) R. 4 aprile 1827, in PETITTI, II, p. 750, nota (90). (304) Sono indicati come «regi lagni» le opere di bonifica eseguite nella pianura campana, tra il basso Volturno ed il Vesuvio, dalla metà del secolo XVI. I e guardalagni s costituivano un corpo organizzato, il cui regola. mento organico fu approvato con r.d, 17 marzo 1851.

64

L'Amministrazione

centrale

421

r.d. 11 maggio 1855), ma piuttosto l'uso delle acque pubbliche. Appartenevano al demanio pubblico i fiumi e le riviere navigabili o adatte ai trasporti (art. 463 IL cc.); e, per un'interpretazione estensiva, quelli che servivano ad usi delle popolazioni e delle campagne (inlra, § 168); ma non v'era una legge generale sulle acque, i cui usi erano regolati, caso per caso, con singoli provvedimenti. Così, tre reg. 17 novembre 1817, rispettivamente per le paludi di Napoli, della Volla e contorni, per i regi lagni di Terra di Lavoro (poi sostituito da altro, 16 giugno 1833) e per il Vallo di Diano, ed un reg. 14 dicembre 1841 per la Valle bassa del Volturno (poi sostituito con altro, 18 dicembre 1855) disciplinavano i diver si usi dei canali e delle loro acque (estrazione di terra, derivazione d'acqua per irrigazione, macerazione di canapa o lino, costruzioni sulle ripe, pesca, abbeverata d'animali) o vietandoli in modo assoluto, o subordinandoli mvano le trasgressioni ad autorizzazione della Direzione geo fìttuari ; e pu( injrc; disciplinata con pene amministrative nerale; imponevano certi oneri ai proprietari

§

173). La materia forestale era stata parzialmente in passato da dispacci dell'antico regime, e dalla io 1811, istitutiva dell'Amministrazione e foreste. Era stata poi

L 20 gennaacque

generale delle

emanata la L 18 ottobre 1819, che

non pare avesse dato buoni risultati (305). Essa perciò era stata abrogata e sostituita dalla

L 21 agosto 1826, salvi i ti-

(305) L'autocritica, come oggi si direbbe, del legislatore, nel preambolo della 1. 21 agosto 1826, è: < L'esperienza ha nondimeno dimostrato, che i r isultamenti di utilità pubblica non abbian compiutamente corrisposto ai sagrifizi dei diritti di proprietà che la legge (18 ottobre 1819) imponeva, sia che gl'impiegati forestali, come nelle nuove istituzioni per lo più accade, per zelo smodato, avessero i sagrifiaì dei proprietari accresciuti; sia che persone po· tenti avessero delle disposizioni della legge abusato; sia che la stessa Direzione generale residente in Napoli non avesse potuto direttamente vegliare ne' luoghi lontani, alla repressione degli abusi s ,

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

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toli X ed XI, che concernevano la caccia e la pesca. La disciplina della pesca fu rammodernata con reg. 20 ottobre 1834, ed 11 maggio 1835. Secondo la 1. 21 agosto 1826, i boschi, selve e terre salde erano divisi in tre classi, secondo il soggetto cui appartenevano. Quelli dello Stato, erano custoditi ed amministrati dalla Direzione generale. Quelli dei comuni, dei pubblici stabilimenti, e dei corpi morali tanto ecclesiastici quanto li (~06) erano sotto la custodia e l'amministrazione tivi amministratori laicade' rispet-

e titolari, e la Direzione generale si limi-

tava alla vigilanza per la conservazione e pel miglioramento. Quelli, infine, appartenenti a privati erano sottoposti agli interventi della direzione generale solo per i disboscamenti dissodamenti, in pendio e che erano vietati in modo assoluto per le terre

(« terre appese »), e dovevano essere autorizzati

dalla Direzione generale, previo esame del Consiglio forestale (307), in tutti gli altri casi. I boschi di proprietà della Real

(306) la legge e de' invece

Sui beni forestali la vigilanza morali laicali. precedente,

degli

enti ecclesiastici, in tutto de' a quelli

l'art. de'

4 l. 21 agosto soggetti pubblici

1826

aveva abolito corpi

amministrativa, I boschi di privata

e le tasse cui erano legati

secondo erano

assimilandoli

stabilimenti,

pii o cappellani e laicali (r. 3 giugno

assimilati Le

a quelli

proprietà

1835, su cfp. CN, erano ve-

in PETlTTI, IV, p. 346). (307) rificate e strade, domande luogo d'autorizzazione, commessione, comunale, indirizzate composta sostituito, d'un all'intendente, se la sopra da una da un ingegnere domanda vicino comune (art. d'acque concer(circ, era tra11 maggio non comla circo 20 le disper. sii.

dal guardia. generale, di proprietà 17 dicembre erano svellere generale in

e dal sindaco,

neva un fondo Min. finanze,

dal sindaco

1828, in PETlTTl, IV, p. 205), ed il verbale col parere dell'intendente per per il senso limitativo: esempio, il r.

smesso alla Direzione 1826). Le istruzioni 1835, su cfp. prende maggio missioni, quella di

18 l. 21 agosto

CN, stabilisce

che l'autorizzazione piante,

dissodamento specificato; opporsi a tutte essere

se non espressamente che essi debbono pei quali esse tutte
(PETIT'fI,

1835 avverte qualora

gli intendenti per

sodazioni,

ed a tutti i disboscamenti, non concorrano punto di veduta

potessero

richieste d'economia

le convenienze

vana sotto qualunque

IV, pp. 344 e 345),

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L'Amministrazione

centrale

423

Casa erano amministrati dall'Amministrazione con l'osservanza (artt. 20 ss.) prevedeva che l'intendente

della Real Casa,

delle norme della legge forestale. La legge col parere dell 'i spetto-

re forestale, potesse ordinare la restituzione allo stato saldo, oppure il rimboschimento, dei terreni in pendio dai quali derivasse danno ai terreni sottoposti (308). Alcune disposizioni la prevenzione e lo spegnimento (artt. 78-88) disciplinavano

degli incendi (309). La legge forestale conteneva, poi, un ampio corpus di norme penali e di procedura penale: l'Amministrazione era rappresentata, in tali giudizi, dal guardiai quali esercitavano d'assoluzione, anche però (r.d. e foreste generale del circondario, o dall'ispettore, ricorso (art. 145) contro le sentenze

tutti i diritti della parte civile, e potevano proporre appello o se non lo proponeva il pubblico ministero, agli interessi civili o patrimoniali 8 agosto 1859). Apparteneva altresì all'Amministrazione d'acque concedere i permessi di caccia; però, la caccia con armi imponeva che l'interessato si provvedesse di due licenze: anzitutto, quella di porto d'arma «ad uso di caccia », che veniva accorlimitatamente

dell'amministrazione

(308) cura del

Gli artt. sindaco

22 e 23 prevedevano Tali prescrizioni sotto

la dello

formazione stato de' imporsi dei danni

in ogni terreni non a da solo strade,

Comune, restituire

a

e del guardia-generale,

saldi o rimboschire. zione di danni pubblici dio, sotto stanti reni sui quali in giudizio, 194: edifizi (r. alle

potevano

a prevenabitati e in peno ai ter1834, azione

ai poderi

stanti, ma anche (r. 18 ottobre

23 agosto 1828, in PETITTI, IV, p. 199), ed ai terreni strade etc. acque Contro 322). 1833, ivi, p. 301), nonchè (r. che si versavano tali provvedimenti nei torrenti non era

scorrevano

7 luglio

su cfp. CN, ivi, p. tivo in circostanze

consentita

salvo il ricorso

alla Maestà Sua, per qualche (r. 31 marzo

rimedio

amministra-

di sommo momento cautelative p. 300).

1828,

in PETITTI, IV, p. potevano essere

in/ra, § 161).
(309) Le misure sui boschi dei corpi morali per incendio anche nel caso
PETITTI, IV,

imposte

che il bosco

fosse perito

(r. Il ottobre

1833, in

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Istituzioni del Regno delle Due Sicilie

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data esclusivamente dal Ministero della polizia generale (310), e poi quella di caccia, che valeva nei tempi stabiliti dalla legge, e non poteva essere utilizzata per cacciare nei fondi chiusi, e nelle reali riserve. c) La Amministrazione generale di bonificazione. Il problema della bonificazione dei terreni paludosi aveva già formato oggetto, nel 1836, d'un progetto di l~, che, discusso in Consulta generale, in Consiglio de' min~ ed in Consiglio di Stato, era stato diramato agli intendenfie ad altre autorità, per un'approfondita istruttoria sulle zone da bonificare e sulla possihilità d'applicarvi le previste norme (311). Tuttavia, il re Ferdinando II finì frattanto per emanare un provvedimento di carattere transitorio (r.d. 13 agosto 1839) che dichiarava applicabili alle opere di bonifica le norme sull'espropriazione per pubblica utilità (supra, § 36), prevedeva la formazione di piani di bonifica ordinati dal re, o presentati da privati imprenditori. alla regia approvazione, e stabiliva il principio che a tali opere dovessero contribuire, in proporzione del vantaggio ricevuto, i proprietari de' terreni circostanti, i corpi morali, i pubblici stabilimenti, i comuni e le provincie. Era però voto dell'animo generoso del re che non vi fosse nel regno un palmo solo di terreno che dalle acque stagnanti venisse sottratto all'industria, e presso del quale si respirasse l'alito della morte (312). Si giunse così al regime definitivo, con cui volevasi attuare il bonificamento di tutte le contrade paludose, nel modo stabilito con r.d, Il maggio 1855, che
(310) Circo Min. Polizia gen., 16 agosto 1827, in PETITTI, 11, p. 260. I di. 1 ritti di licenza per le cacce senza schioppo furono stabiliti con r. 15 settembre 1830, ivi, IV, p. 239, con cui fu anche abolito il sistema, autorizzato dalla l. 18 ottobre 1819, di concedere «in affìtto s tali licenze pel tenimento d'uno o più comuni. Detta legge stabiliva un premio per l'uccisione di lupi. (3U) Circo Min. Finanze, 22 giugno 1836, in PETITTI,111, p. 559. (312) Circo Min. Aff. interni, 12 ottobre 1839, in PETITTI,I1I, p. 567.

L'Amministrazione

centrale

cr-eavaa tal fine, per i reali domini di qua del Faro, l'Amministrazione generale di bonificazione, sotto le dipendenze del Ministero dei lavori pubblici, e con le stesse attribuzioni della Direzione generale di ponti e strade. Una circolare ministeriale della stessa data (313) identificava le zone da bonificare: bacino del Liri, bacino Mignano-Garigliano, paludi di Fondi e Monticelli, bacino del Sele, Vallo di Diano, Valle di Crati, maremme di Cotrone, aree Taranto-Gallipoli, OtrantoBrindisi, Barletta-Manfredonia, Lesina-Termoli. L 'art. 2 r.d. cito dava inoltre mandato agli intendenti ed ai Consigli provinciali di sottoporre al Ministero de' lavori pubblici il quadro delle contrade paludose, o nelle quali la disordinata economia delle acque rendeva malsane le condizioni atmosferiche, additando quali di esse dovessero essere bonificate di preferenza. L'amministratore generale (annuo soldo di d. 1.200) era assistito da un Consiglio d'amministrazione formato da sei componenti gratuiti, scelti «tra idonei e probi proprietari i quali avranno- dato prova di attaccamento verso la real persona e di zelo per il servizio pubblico ». Per l'esame delle proposte, dei contratti d'appalto, dei collaudi e delle Iiquidasioni, fu poi istituito il Consiglio d'ingegneri della bonificazione (r.d. 16 marzo 1857) presieduto dall'amministratore generale, e formato da due ispettori d'acque e foreste, dai quattro ingegneri più elevati in grado addetti alla bonificazione, e da un ingegnere segretario. Per ciascuna bonifica, il Ministro, su proposta dell'Amministrazione, poteva promuovere il decreto reale d'istituzione d'una Commessione locale di vigilanza. Era competenza dell'Amministrazione la gestione dei fondi, e la direzione ed il mantenimento delle opere di bonifì(313) VI, p. 452.

PETITII,

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Istituzioni del Regno dell e Due Sicilie

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camento (314). Le opere potevano essere concesse a privati operanti con capitali propri, ed ai concessionari potevano essere accordati sussidi della regia tesoreria. L'art. 8, confermando il r.d. 13 agosto 1839, stabiliva che le spese fossero a carico delle provincie, dei comuni, e dei proprietari dei terreni bonificati, in proporzione to per l'agevolamento tica» sull'aumento de' vantaggi rispettivamente ottenuti tanto per l'intrinseco immegliamento del suolo, quandelle comunicazioni e la salubrità delmoggial'aria: la quota a carico de' proprietari era una «tassa gli agenti delle contribuzioni tori.

di rendita, che veniva riscossa a cura dedirette, e per mezzo degli esatEra stato del1 de0

d) L'Ispettorato generale de' luoghi penali. presidi e relegazione, l'Ispettorato

istituito, col r.d. 29 dicembre 1857, per il servizio de' bagni, ed aveva assunto le attribuzioni de' rami alieni della regia marina, e del

posito generale dei presidiari dell'Ispettorato

(regio esercito). La custodia,

però, esterna, era rimasta ai reparti di veterani. L'ordinamento fu stabilito con r.d. 15 marzo 1858. La singolare dipendenza dal Ministero de' lavori pubblici alla consuetudine penose a profitto dello Stato» (art. 8 Il.pp.) (315).

è dovuta

d'adibire i condannati ai ferri a «fatiche

e) La Direzione del cavamento de' porti di qua del Faro, fu istituita ed ordinata col r.d. 18 febbraio 1858, assumendo le relative attribuzioni e strade. della Direzione generale di ponti

(314) R. 24 ottobre 1857, in PETITTI, VI, p. 830. (315) V'era, comunque, una certa tendenza al miglioramento del regime carcerario, di cui è indice il reg. 5 agosto 1856 (PETlTTI, VI, p. 613) relativo al. l'esercizio delle arti e mestieri ed all'Introduzjone delle casse di rtsparmio nelle prigioni del regno.

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L'Amministrazione

centrale

427

In Sicilia, col r.d. Soprintendenza

lO agosto 1824, era stata istituita la

generale di ponti e strade, mentre le acque,

foreste e caccia erano di competenza della Direzione generale de' rami e diritti diversi. Con r.d. 26 marzo 1827, la 1. forestale 21 agosto 1826 fu estesa alla Sicilia, con qualche modificazione, e la Soprintendenza prese il nome di

« soprinten-

denza generale di strade e foreste ». Era questo un organismo burocratico, formato dal soprintendente, da un ispettore segretario generale, da un ispettore forestale, e da due uffici, rispettivamente per il servizio di ponti e strade, e per quello d'acque e foreste e caccia. Non furono subito istituiti in Sicilia, per una ragione d'economia che è espressamente dichiarata nell'art. 17 r.d. 26 marzo 1827, gli ispettorati provinciali ed i circondari silvani, e la rappresentanza dell'ammini-

strazione d'acque, foreste e caccia, in periferia, rimase ai direttori provinciali ed ai ricevitori de' rami e diritti diversi. Questi uffici furono poi istituiti con r.d. 16 gugno 1833, e 17 dicembre 1838. Venne poi soppressa la carica di soprintendente generale e fu sostituita con quella di sotto-direttore, il cui posto fu inserito nell'organico della Direzione generale di ponti, strade, acque, foreste e caccia (r.d. 9 luglio 1839). Dopo i tumulti del 1848-1849, il servizio dei lavori pubblici e delle acque e foreste in Sicilia fu riordinato con r.d. 7 febbraio 1850 e con un « regolamento provvisorio» approvato con decreto del luogotenente, 21 giugno 1850, per delega regia contenuta nell'art. 18 r.d. cito (316). Il servizio dipendeva dal ripartimento gotenente (art. dell'interno del Ministero presso il luol r.d. cit.). La Commessione de' pubblici la-

vori e delle acque e foreste (art. 2 r.d. cit.) riuniva le attribuzioni esercitate di qua del Faro dal Consiglio degli in-

(316)

PETITTI.

I1I, p. 611.

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Istituzioni

del Regno delle Due Sicilie

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gegneri e dal Consiglio forestale. Era composta dallispettore d'acque e foreste residente in Palermo, da due ingegneri del corpo di ponti e strade, dal direttore del Genio (se siciliano) o da quello, tra gli ufficiali del Genio di grado non minore di capitano, che fosse siciliano (317), da un professore d'architettura civile dell'Università degli studi di Palermo, dall'ispettore della prima ispezione delle opere pubbliche, e dall'ingegnere direttore della provincia di Palermo. Potevano intervenire anche l'ispettore della 2
a

ispezione, e gli altri gli affari relativi « quistioni complied agricoltura. dal direttore del

ingegneri direttori provinciali, ma ispettori e direttori erano obbligati ad astenersi quando trattavansi alle loro ispezioni o direzioni. Per trattare

cate» la Commessione poteva aggregarsi tre professori universitari, d'economia civile, storia naturale, La Commessione poteva essere presieduta

ripartimento interno, oppure dal direttore del Genio, ma se in sua vece intervenisse un capitano del genio siciliano, questi presiedeva soltanto in assenza dell'ispettore delle opere pubbliche di Palermo (artt. 3 e 5 d. luogo cit.). Per il servizio delle opere pubbliche, erano costituite due ispezioni, una con se· de in Palermo per le provincie di Palermo, Trapani, Girgenti e Caltanissetta, ed una con sede in Catania per le provincie di Messina, Catania e Noto (art. 9 r.d. cit.; art. 43 d. luogo cit.). Ogni provincia aveva un ingegnere direttore, da cui dipendevano ingegneri aggiunti ed alunni (art. 9 r.d. cit.). Gli ispettori forestali dovevano vigilare per l'inalveamento de' torrenti, gli argini de' fiumi, l'allacciamento delle acque va(317) Questa norma era conseguenza della regola di separazione degli impieghi (supra, § 40). I direttori del Genio militare (tenenti colonnelli o maggiori), come ufficiali dell'esercito, appartenevano ad un ruolo cui la regola della separazione non si applicava; si adottava però questa speciale cantela quando fossero chiamati ad esercitare in . ~Xa,. Ul~t1,f.un_~ion!, a~~!nis~lI.'" tiva, non militare.

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L'Amministrazione

centrale

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ganti, le bonifiche de' terreni paludosi, e cose simili nelle quali la scienza delle costruzioni va coadiuvata dall'Idromeccanica, e fare rapporto all'intendente trovando alcunchè da osservare. Un'ulteriore riorganizzazione del corpo degli ingegneri di ponti e strade ne' reali domini di là del Faro ebbe luogo col r.d. 17 agosto 1857.

65. Il Ministero presso la luogotenenza generale di là del Faro e il Ministero per gli affari di Sicilia. - Nel corso
della precedente versità frequenti, di samina abbiamo più volte rilevato le dianche se, per lo più, di non sostanziale

importanza, tra gli ordinamenti amministrativi delle due parti del regno. Dobbiamo ora considerare gli organi d'amministrazione generale, istituiti per i reali domini di là del Faro. Le disposizioni, che si potrebbero nel senso altrove chiarito dire «costituzionali»

(supra, §§ 14 e 15), sulle quali fon-

davasi lo speciale ordinamento della Sicilia, erano contenute negli artt. 5, 6, e 7, l. 11 dicembre 1816. L'art. 5 premetteva: «Il governo dell'intero regno delle Due Sicilie rimarrà sempre presso di noi », e dettava le norme per l'ipotesi (mai verifìcatasi) in cui il re risiedesse in Sicilia. L'art. 6 disponeva: «Quando risiederemo ne' nostri reali domini al di qua del Faro, vi sarà allo stesso modo in Sicilia per nostro luogotenente generale un real principe della nostra famiglia, o un distinto personaggio (318), che sceglieremo tra i nostri sudditi.
(318) Il primo luogotenente generale de' reali domini di là del Faro fu il principe Francesco di Borbone, duca di Calabria, poi re Francesco I. Lo' sostituì (r.d. 27 aprile 1820) il ten. gen. Diego Naselli d'Aragona, costretto ad' abbandonare la carica dai sanguinosi moti popolari del 17 luglio 1820. Gli successe il ten. gen. Antonio Ruffo, principe della Scaletta, che non potè esercitare alcun potere, mentre i tenenti generali, Florestano Pepe, e poi Pietro Colletta, riducevano l'isola all'obbedienza del governo costituzionale. Restaurato il governo legittimo, funzionò per breve tempo un governo provvisorio di là del Faro, presieduto dal cardinale Pietro Gravina (r.d. 6 aprile 1821);

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Istituzioni

del Regno dell e Due Sicilie

65

Se sarà un principe

reale, avrà parimenti presso di sè uno de' co' ed avrà

nostri ministri di Stato, il quale terrà la corrispondenza ministeri e segreterie di Stato residenti presso di noi, de' detti ministeri e segreterie di Stato,

inoltre due o più direttori, che presederanno a quelle porzioni che giudicheremo necessario di far rimanere in Sicilia. Se non sarà un principe reale, il luogotenente di Sicilia avrà il medesimo carattere di nostro ministro e segretario di Stato, corrisponderà egli medesimo co' ministri e segreterie di Stato residenti presso di noi, ed avrà presso di sè per l'oggetto indicato i mentovati due o più direttori

». L'art. 7 stabiliva che i direttori potevano in
la serie dei luogotenenti, col ten. gen. Nicola Filangieri,

ricominciò principe

quindi di Cutò

(r.d, 27 maggio ]821); cui seguirono Antonio Lucchesi Palli, principe di Campofranco (r.d. 24 giugno 1822), e Pietro Ugo, marchese delle Favare (r.d. 16 giugno ]824). All'ascesa al trono del re Ferdinando II, con r.d. 8 novembre 1830, fu nominato luogotenente il principe Leopoldo di Borbone,
conte di Siracusa, pochi ed in dopo) attesa che il principe conferite Nunziante, il principe della raggiungesse marchese Consulta Palermo (il che avvenne Successe agosto ten. mesi decreto, ne furono gen. Vito di nuovo, duca provvisoriamente le. funzioni, (r.d. 29 del regno,

con lo stesso

al ten. Leopoldo,

di S. Ferdinando. generale

al principe

di Campofranco (r.d. 31 ottobre generale delle

1835), che, trasferito
da Onorato Giuseppe della

alla presidenza de Tschudy,

fu sostituito là del Faro, decreto subentrò il

Gaetani,

di Laurenzana comandante

1837}. Il
armi di

gen. marchese nell'indice

gli fu sostituito

con r. 14 gennaio

1840 (cit. in nota al precedente

27 settembre

il cui provvedimento tenente-fantasma r.d.

Collezione, 1840), così come al de Tschudy, deceduto, 1840 il ten. gen, Luigi de Majo, duca di S. Pietro, di nomina non è pubblicato nella Collezione. È un luogo.
Luigi di Borbone, conte d'Aquila, nominato con

il principe

18 gennaio
rinunciò

giorno,

1848, che, senz'essere rimasto in Sicilia dopo tal data un sol all'ufficio (r.d, 9 febbraio 1848); e fu un'ultima concessione

alla rivolta trionfante la nomina del famigerato retro-ammiraglio Ruggero Settimo de' principi di Fitalia (r.d, 6 marzo 1848), che della conferita gli facoltà d'aprire
a), I, p.

il siculo

parlamento

si avvalse del di

per

sùbito

passare

al nemico

(DE

SIVO,

152). Dopo la disfatta
principe Rullo, Lanza principe (r.d,

governo Satriano

separati sta, furono (r.d, 27 settembre

luogotenenti

il

ten. gen. Carlo Filangeri, gen. Paolo Ferdinando pp. 206
S8.

1849); il ten.

di Castelcicala

15 maggio

(r.d. 14 marzo 1855); ed il ten. gen. 1860), che lasciò per sempre l'isola il 19 giutrovasi in CANDIDAGONZAGA,V,

gno 1860. Un elenco

dei vicerè

e luogotenenti

65

L'Amministrazione

centrale

431
parte del

ogni caso essere scelti tra i sudditi di qualunque

regno. La prima organizzazione del Ministero di Stato presso il luogotenente generale oltre il Faro fu dettata col r.d, 9 gennaio 1818. Questo ministero realizzava, in sostanza, una ampia forma di decentramento materie d'amministrazione amministrativo, in tutte quelle che non erano considerate indiviamministrativa

sibili. Dopo i disordini del 1821, la separazione

dell'isola dal continente fu confermata con l'art. 3 r.d. 26 maggio 1821, sulle «basi del governo », che inoltre istituiva in Napoli, presso la real persona, il Ministero per gli affari di Sicilia (319). Il ministero, che ebbe vita intermittente, . non fu una creazione felice, perchè, specie nel periodo, dopo il 1849, in cui luogotenente e ministro furono due forti personalità, Carlo Filangieri e Giovanni Cassisi, si moltiplicarono contrasti e le interferenze, con danno del pubblico interesse. i

Comunque, questa prima fase della vita del ministero fu breve, perchè abolito con l'art. 29 l. 14 giugno 1824, come superfluo dopo l'istituzione della Consulta per gli affari della tanto il ed il goSicilia oltre il Faro (in/ra, § 69). Con r.d. 26 ottobre 1825, furono riorganizzati, gamento tra la detta amministrazione decentrata

Ministero presso la luogotenenza, quanto gli organi di colleverno centrale. In Palermo, il Ministero era articolato in quattro ripartimenti : affari generali, giustizia, polizia; affari ecclesiastici; amministrazione erano correlativamente civile, pubblica istruzione, industria, stabilite cinque sezioni, per gli affari commercio, agricoltura e sanità; finanza e tesoro. In Napoli, di Sicilia, presso i ministeri di grazia e giustizia, degli affari ecclesiastici, delle finanze, degli affari interni, e della polizia
(319) Direttore del ministero per gli affari di Sicilia fu il cav. Mastropaolo (v. anche supra, nota 175). Antonino

432

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generale. Col r.d, 4 gennaio 1831 , furono istituiti due direttori del ministero presso il luogotenente, e cioè uno per interni, finanza, polizia ed affari esteri, ed uno per grazia, giustizia ed affari ecclesiastici, che salirono a tre col r.d. 9 giugno 1831, creandosi un apposito direttore per le finanze (320). L'organizzazione fu ulteriormente rimaneggiata allorchè con r.d. 19 gennaio 1833 fu ripristinato il Ministero e real segreteria di Stato per gli affari di Sicilia, residente in Napoli, e furono soppresse le sezioni per gli affari di Sicilia presso gli altri ministeri. Il numero dei direttori presso il Ministero di là del Faro salì, per altro r.d. 19 gennaio 1833, a quattro, uno per ripartimento (grazia e giustizia; affari ecclesiastici e polizia; finanze; affari interni) e per gli affari generali v'era un segretariato. Il Ministero in Napoli fu ordinato in cinque carichi: segretariato; grazia e giustizia; affari ecclesiastici affari interni (r.d. e polizia; finanze; 2' giugno 1833). Gli atti che dovevano

essere rassegnati al re per sovrana risoluzione o intelligenza venivano trasmessi dal Ministero in Sicilia al Ministero in Napoli, cui competevano, inoltre, le richieste di parere alla Consulta, le trasmissioni dei regi provvedimenti, e la corrispondenza con tutti gli altri Ministeri di Stato. Il primo dei citati r.d. 19 gennaio 1833 stabiliva inoltre la «promiscuità

», tra

sudditi dell'una e dell'altra parte del regno, in deroga alla l. 11 dicembre 1816, per le cariche di consigliere ministro di .Stato, ministro segretario di Stato, e direttore di segreteria

.(320) Queste riforme furono adottate dopo il viaggio in Sicilia del re Ferdinando Il, ed in concomitanza con la nomina a luogotenente del conte di Siracusa (supra, nota 31), il quale governò, a quanto pare, soprattutto col pregio d'una personalità capace di ispirare simpatie, e, per il resto, e Iea che' 'i direttori governassero), Fu richiamato a Napoli perchè si sospettò' tramarsi attorno a lui una congiura (della quale non v'è prova che fosse a conoscensa) per proclamarlo re di Sicilia; nel 1860 condusse, contro il nipote Francesco II, una «fronda ~ liberale (CALÀ ULLOA, e), pp. 3940 e 60).

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in Napoli e Sicilia

(sUpra,

§ 39); e stabiliva presso il luogo-

tenente un Consiglio, composto del ministro segretario di Stato (che era nominato solo se il luogotenente fosse un principe della real famiglia) e dei direttori. Questo ordinamento fu ancora modificato, nel quadro di quella politica, la cui principale espressione è la 1. 31 ottobre 1837 sulla promiscuità degli impieghi (supTa,

§ 40), che

Ferdinando II, con intuito lungimirante, ma con non felice r isultato, intraprese onde rinsaldare le due parti del regno (321). Un primo r.d. 31 ottobre 1837, soppresse gli uffici di direttore di segreteria, e ristabilì presso il ministero in Palermo gli uffici di consultore e di segretario del Governo, che erano stati soppressi con r.d. 28 febbraio 1831. Questi funzionari dovevano essere siciliani quando il luogotenente fosse napoletano, e napoletani nel caso inverso. I spettivamente soldi annui erano riperò di d. di d. 3.000, e d. 2.400, aumentati

1.000 e di d. 600 «quante
scelti saranno napoletani

volte coloro che vi saranno pre(art. 4 r.d. cit). Un

e dovranno in conseguenza trasferir-

si da questi in quei "nostri reali domini»

secondo decreto della stessa data scioglieva il Ministero degli affari di Sicilia e ne ripartiva la competenza tra gli altri ministeri, ai quali venivano contemporaneamente piegati de' rispettivi carichi. Furono inoltre trasferiti gli imapportate, con de-

r.d. 9 marzo 1838, alcune modificazioni agli ordinamenti

(321) PAGANO, p. 17, ripete la solita tesi sicilianista ; «Allora, mentre la Sicilia subiva le orrende devastazioni dell'epidemia colerica e il grido di libertà e d'indipendenza, levatosi specie nelle valli di Siracusa e Catania, veniva soffocato nel sangue, il governo borbonico ne profittava per ridurre il paese allo stato di semplice e subordinata provincia ». Vero è invece che i bestiali eccessi siracusani (in/ra, § 97) non meritano la solidarietà di genti colte e civili, e che ben tentava Ferdinando II, con l'unificazione del regno, d'abbattere la barriera feudale che incapsulava la Sicilia, tanto più che non diversamente, e per di più col consenso d'eminenti siciliani, si comportò il governo del re d'Italia.
28. LANDI • 1.

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gli uffici (r.d. 19 gennaio 1833) e del personale (r.d. e reg. 25 agosto 1833) del Ministero di là del Faro, che, col r.d. 17 dicembre 1838, fu infine ordinato in cinque ripartimenti (grazia e giustizia, affari ecclesiastici; affari interni; finanze; polizia), più un « carico» per segreteria ed affari esteri. Questa era la situazione agli inizi del 1848. Il moto insurrezionale, come è noto, esplose il 12 gennaio 1848 in Palermo, e prese completamente impreparate le autorità locali ed il governo. In un'atmosfera d'insigne confusione, si pensò che alcune concessioni avrebbero pacificato gli animi: furono ampliate le attribuzioni delle Consulte (atto sovrano 18 gennaio 1848: in/m, § 71), abrogata la legge 31 ottobre 1837 sulla promiscuità degli impieghi (supra, §§ 39 e 40), e confermata la separazione amministrativa e giudiziaria tra i domini di qua e di là del Faro (altro atto sovrano della stessa data). Nè vale la pena di ricordare come l'ostinato e velleitario rifiuto di queste e delle successive concessioni, e l'incapacità politica e militare dei capi di quella rivolta, fruttarono all'isola sedici mesi di lutti e di rovine. Comunque, con r.d. 6 marzo 1848, fu ricostituito il Ministero degli affari di Sicilia in Napoli, affidato al siciliano Gaetano Scovazzi, che poco dopo rassegnò le dimissioni (322). Ristabilite nell'isola le autorità legittime, fu infine nominato ministro in Napoli, col r.d. 6 luglio 1849, il consultore Giovanni Cassisi, siciliano (323), e luogotenente generale di là del Faro il tenente generale Carlo Filangieri (324).
(322) «Probo e dotto uomo» lo chiama CAL.:\ LLOA, ), p. 141: era stato U a nominato consultore il 19 gennaio 1833 (PAGANO, 24). p. (323) Nato a Milazzo, era stato nominato consultore (dopo avere esercitato gli uffici di vice presidente della Corte suprema di giustizia e di procuratore generale della Gran Corte civile di Palermo) il 12 gennaio 1840. Era un buon giuri sta, e PAGANO, 23, gli dà merito d'aver difeso con molto zelo p. l'interesse della Sicilia, pur non essendogliene grati i conterranei per la sua

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La conclusione della dolorosa vicenda fu, In sostanza, un ritorno allo status quo antea. L'atto sovrano 27 settembre 1849 confermava che la Sicilia avrebbe avuto amministrazioni separate, civile, giudiziaria, finanziaria, e per gli affari ecclesiastici. Doveva contribuire per un quarto nelle spese di casa reale, affari esteri, e guerra e marina. Avrebbe avuto un luogotenente generale, assistito da un Consiglio, composto da un ministro segretario di Stato, e tre o più direttori per grazia e giustizia, interni, affari ecclesiastici, polizia, e finanze. Un altro atto sovrano della stessa data stabiliva in Palermo la Consulta de' reali domini di là del Faro

(in/ra, § 71). Il Ministero olsegreteria, gra-

tre il Faro fu poi ordinato in sei ripartimenti:

zia e giustizia, affari ecclesiastici e polizia, finanze e contabilità, segreteria (r.d. 7 luglio 1854). L'ordinamento del Ministero degli affari di Sicilia fu ristabilito su cinque carichi (r.d. 21 marzo 1855), quali erano previsti dal r.d. 2 giugno 1833. Queste strutture non subirono nessuna sostanziale modificazione, fino alla crisi conclusiva del 1860.

III.

IL

SUPREMO

CONSIGLIO DI CANCELLERIA

E LE CONSULTE

66. Gli organi consultivi dell' antico regime e dell' occupazione militare. - Abbiamo ricordato (supra, § 27) che
Giuseppe Bonaparte aveva istituito nel regno di Napoli il Condevozione al governo di Napoli :certe sono purtroppo le sue démélées col luogotenente generale Filangieri (DE CESARE, I, pp. 5 55.), che non furono coa), munque vantaggiose per l'amministrazione sicula. (324) Carlo Filangieri, principe di Satriano, e poi duca di Taormina (per la hrHIante azione compiuta durante la campagna di Sicilia del 1849), figlio di Gaetano Filangieri d'Arianello, aveva raggiunto il grado di maresciallo di campo nell'esercito di Gioacchino Murat nel 1815; cassato dai ruoli nel 1821, era stato riammesso in servizio dal re Ferdinando Il.

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siglio di Stato di modello napoleonico (r.d. 15 maggio 1806), cioè come organo di consulenza del sovrano, mo del contenzioso amministrativo; lito col r.d. 17 luglio 1815; e giudice supreconsultive e che tale consesso fu abo-