Sei sulla pagina 1di 5

La Restaurazione

Gli storici chiamano Restaurazione il periodo immediatamente successivo alla caduta di


Napoleone (1817). I sovrani che lo avevano sconfitto cercarono, infatti, di “restaurare”
quell’ordine che le idee rivoluzionarie portate dai francesi avevano sconvolto. Tale disegno
non teneva però conto dei profondi mutamenti verificatisi nella vita e nella mentalità dei
popoli, e perciò la Restaurazione fu solo un periodo transitorio nel quale vecchio e nuovo si
mescolarono in misura variabile. Per questa ragione decidono di trovare una soluzione,
convocando il congresso di Vienna.

Il Congresso di Vienna (1814)


Ancor prima della battaglia di Waterloo, mentre Napoleone era in esilio all’Isola d’Elba, fu
convocato a Vienna un grande congresso internazionale per ristrutturare l’assetto politico
dell’Europa. Il Congresso fu inaugurato nel Novembre del 1814, e vi prese parte anche la
Francia del nuovo re Luigi XVIII (fratello di Luigi XVI), rappresentata da Talleyrand e
appoggiata dal primo ministro austriaco von Metternich che così intendeva limitare
l'influenza di Prussia e Russia.
Obiettivo del Congresso di Vienna era restaurare i regimi politici precedenti alla Rivoluzione
francese e garantire una pace duratura in Europa. Ogni decisione fu presa in base a due
principi:
- il principio di legittimità, per il quale i sovrani “legittimi” spodestati dalle rivoluzioni
dalle rivoluzioni o da Napoleone avevano diritto di riprendere il trono;
- il principio di equilibrio, secondo cui le principali potenze d’Europa dovevano
ottenere vantaggi equilibrati, così che nessuna prevalesse sulle altre.

Per disposizioni del Congresso Francia e Spagna tornarono ai confini del 1789, Olanda e
Belgio furono uniti nel regno dei Paesi Bassi, alla Svizzera fu riconosciuto il diritto alla
neutralità perpetua.
Tutti gli stati tedeschi furono riuniti nella Confederazione germanica (39 stati), presieduta
dall’Austria.
La Russia ottenne la Finlandia e buona parte del territorio polacco. L’Inghilterra poté
consolidare il suo enorme impero marittimo, acquistando importanti basi come Malta e la
colonia del Capo nell’Africa del Sud. All’Austria, poi, fu conferita notevole influenza sul
territorio italiano, il cui assetto politico cambiò profondamente.
Il Veneto e Venezia vennero uniti alla Lombardia, formando il Regno lombardo- veneto, che
entrò così a far parte dell’Impero austriaco.
La Toscana, i ducati di Parma e di Modena furono assegnati rispettivamente a Ferdinando III
di Lorena (fratello dell’imperatore Francesco I), a Maria Luisa d'Austria (già moglie di
Napoleone e anch’essa figlia di Francesco I) e a Francesco IV d'Austria Este, tutti
discendenti degli Asburgo.
Il Regno di Sardegna (Piemonte e Sardegna) tornò ai Savoia, i quali ottennero anche la
Liguria, Nizza e la Savoia dalla Francia.
L’intero Stato pontificio fu restituito a papa Pio VII.
Nel Regno di Napoli tornò Ferdinando I di Borbone, con il nuovo titolo di re delle due Sicilie.
La Santa Alleanza
Terminato il Congresso di Vienna lo zar Alessandro I di Russia propose un patto d'alleanza
ad Austria e Prussia, dichiaratamente allo scopo di sostenere la cristianità nella politica
europea, ma in pratica per formare un bastione contro ogni rivoluzione. La nuova coalizione
prese il nome di Santa Alleanza; i sovrani che vi avevano aderito si impegnano a prestarsi
reciproco aiuto contro chiunque si attenesse all’ordine stabilito. Ne fecero poi parte anche la
Francia e alcuni stati minori. Rifiutarono, invece, l’Inghilterra e lo Stato pontificio, la prima
perché politicamente in forte contrasto con i regimi assoluti di Austria, Prussia e Russia, il
secondo perché dava della religiosità di un sovrano cristiano-ortodosso (non cattolico) come
Alessandro I.

L’Europa della Restaurazione


L’Europa della Restaurazione, nonostante il Congresso di Vienna, mantenne la radicale
distinzione già presente prima della Rivoluzione francese: esisteva un’Europa occidentale
culturalmente più avanzata, luogo di vivaci commerci e dibattiti politici, e un’Europa
orientale, molto conservatrice. In quest’ultima predominavano le grandi monarchie assolute,
le cui classi dirigenti erano formate da aristocratici proprietari terrieri. Russia e Austria,
inoltre, erano imperi multinazionali, comprendenti, cioè, gente di diverse etnie. popoli divisi e
sottomessi costituivano la cosiddetta terza Europa, che non aveva forza politica né
consistenza militare. Ne facevano parte i 39 staterelli germanici, la Boemia, la Slovacchia,
l’Ungheria, la Croazia, la Polonia, la Grecia, le popolazioni slave dei Balcani e l’Italia. Fra
tutti questi popoli era molto forte l’esigenza di maggiore libertà e di indipendenza nazionale,
e il Congresso di Vienna, così come la Santa Alleanza, non ne aveva tenuto conto.
In Italia le idee liberali erano ormai radicate nella mentalità del popolo, ma nei tanti stati in
cui era suddivisa la penisola, sebbene diversi tra loro, molti principi di libertà furono repressi.
Il Regno lombardo-veneto l’Austria incarcerava gli oppositori politici ed impediva la diffusione
di libri e giornali. In Toscana Ferdinando III fu più tollerante: concesse alcune libertà editoriali
e si impegnò nella bonifica dei terreni paludosi. In Piemonte Vittorio Emanuele I di Savoia
temeva che gli austriaci violassero il confine posto lungo il fiume Ticino, e perciò mantenne
buoni rapporti con la Francia e l’Inghilterra liberale.
Ben più severa fu la condizione dello Stato pontificio e del Regno delle due Sicilie. A Rom un
governo di ecclesiastici molto vicini all’Antico regime introdusse la censura ed impedì
diffusione delle idee liberali nelle università. A Napoli il regno di Ferdinando I di Borbone fu
tanto oppressivo che lo stesso von Metternich dovette sostituirlo, nel timore che
scoppiassero rivolte popolari.

Le società segrete
Il ritorno all’Antico regime si era dunque dimostrato impossibile. Anche nelle stesse classi
dirigenti delle potenze europee c’era chi pensava che una qualche forma di
ammodernamento della società fosse necessaria. Le idee formatesi con la Rivoluzione
francese avevano ormai fatto il giro d’Europa, e le nuove classi sociali sorte con
l'industrializzazione ne erano diventate sostenitrici.
D’altra parte il duro regime poliziesco instaurato dalla Santa Alleanza impediva qualunque
libertà di espressione e di azione. Per questo nacquero e si diffusero molte società segrete,
organizzazioni di oppositori politici, sorte sul modello della Massoneria* dotate di rigide
strutture gerarchiche per sfuggire alla repressione. Particolarmente usata in Italia era la
Carboneria, che si proponeva di ottenere maggior libertà politica in carica. Ma altre sette
avevano lo scopo di attuare vere e proprie rivoluzioni sociali.
Nonostante i loro intenti le società segrete, proprio perché costrette a rimanere tali, non
ebbero esperienze politiche molto significative; quasi tutte le organizzazioni si sciolsero
furono distrutte entro la metà dell’Ottocento.
*Massoneria: società segreta nata in Inghilterra nel Settecento, tra le poche che
sopravvissero oltre la metà del XIX secolo.

Le riflessioni sulla rivoluzione francese di Edmund Burke


Tra il 1815 e il 1830, la Restaurazione si manifestò non solo come violenta repressione di
ogni forma di dissenso e di protesta, ma a suo sostegno si schierarono alcuni intellettuali la
cui riflessione diede vita alla cultura della Restaurazione.
I principali teorici della Restaurazione furono: Edmund Burke e Joseph de Maistre.
Il valore della tradizione
Burke era un autorevole rappresentante del partito whig che si opponeva alla Rivoluzione
francese perché gli appariva l'applicazione dei principi dell'Illuminismo, una "loso" a che
Burke de "niva" barbara e meccanica".
Secondo Burke, l'Illuminismo conduceva l'uomo a smarrire il senso del limite e dunque un
delirio di onnipotenza. Tale di fatto era la Rivoluzione francese che pretendeva di creare dal
nulla un nuovo Stato.
In entrambi i casi la rivoluzione aveva ristabilito un ordine: in Inghilterra, riconducendo la
monarchia alla costituzione. In Francia, invece, la rivoluzione faceva violenza alla storia. ciò
non per volontà del popolo ma per la pretesa di un gruppo di intellettuali.

Il primato del papa: Joseph De Maistre


Grande difensore della tradizione fu anche Joseph De Maistre. Per De Maistre l'errore
originale è da ricercare nella riforma protestante che "liberando il popolo dall'obbedienza
accordandogli la sovranità religiosa scatena l'orgoglio generale contro l'autorità".
Mentre al contrario per ottenere l'ordine politico bisogna "eliminare ogni opposizione e o
critica".
Il fondamento dell' ordine sociale è rappresentato dalla Chiesa e in particolare dal papa. Il
suo potere deve essere assoluto e infallibile.

L'ultramontanismo
Nella visione di De Maistre, il Papa rappresenta il vertice della piramide sociale e civile.
Queste posizioni fanno di De Maistre uno dei massimi rappresentanti dell'ultramontanismo,
cioè quella dottrina che affermava la suprema autorità del papato nella Chiesa e come guida
morale della società.
Nella sostanza, i teorici della Restaurazione proponevano un ritorno all' alleanza trono -
altare dell'antico regime.

Tempesta e impeto
I teorici della Restaurazione facevano parte della cultura romantica. Il Romanticismo sor in
Germania nel 700.
Il suo nucleo originario era costituito da poeti drammaturghi come Herder, Goethe, Schiller
che fondarono il gruppo dello Sturm und Drang, "tempesta e impeto".
Fu una cultura in senso pieno.
Il modo stesso di vestirsi cambiò: le donne tornarono al busto; gli uomini abbandonarono
definitivamente la parrucca settecentesca.
Il suicidio stesso o la malattia vennero idealizzati in quanto espressione di una personali
pura, superiore, che non accettava gli ipocriti compromessi imposti dalla società.

Romanticismo conservatore, romanticismo progressista


Politicamente, il Romanticismo manifestò due tendenze opposte: una rivolta al passato l'altra
al futuro.
La tendenza conservatrice e reazionaria condannò l'Illuminismo e la Rivoluzione francese
esaltò il passato, il tradizionale potere assoluto e l'alleanza trono-altare.
La tendenza progressista, invece, fondò le proprie radici nell' Illuminismo e nella Rivoluzione
francese, ma ne interpretò in modo nuovo alcuni valori, come l'uguaglianza, fratellanza e la
libertà.

L'idea di nazione
La nazione è una collettività umana unita dalla coscienza dei suoi membri di avere in
comune origine, lingua, razza, religione, economia, territorio e destino storico. Nell'Ottocento
i valori di uguaglianza, fraternità e libertà concorsero a fondare l'idea di nazione, ma vennero
reinterpretati in un'accezione più ristretta rispetto a quella rivoluzionaria: non più in una
prospettiva cosmopolita ma in una nazionale.
Uguaglianza: sono tra loro uguali le persone a cui le vicende della Storia hanno attribuito
lingua, cultura e tradizioni comuni.
Fraternità: fratelli sono coloro che appartengono a una stessa nazione.
Libertà: la nazione deve liberarsi del potere del sovrano assoluto e di quello delle armate
straniere.
Il romanticismo valorizza l'aspetto sentimentale emotivo dell'amore per la patria e dell'entità
nazionale, secondo loro per essere libero l'uomo doveva sviluppare in pieno la propria
personalità, le idee, i sentimenti, il modo di esprimersi.

Nazione e Stato
Nell' Ottocento le idee di nazione e di Stato entrarono in contatto. Tuttavia, la coscienza
nazionale di un popolo non basta a dar vita a uno Stato: infatti la formazione di uno Stato è
legata anche al concreto sviluppo politico e militare.
Liberali e democratici

Il liberismo
Per il liberismo, nato dal pensiero di Locke, Montesquieu e Smith, la libertà individuale
consente a ognuno di ricercare la felicità.
Lo Stato liberale:
- respinge l'assolutismo: la Costituzione e la divisione dei poteri evitano abusi;
- garantisce le libertà pubbliche e l'uguaglianza giuridica (di fronte alla legge);
- non interviene nella vita economica (liberismo) né sulla diseguaglianza sociale.

Il pensiero democratico
L'idea democratica nacque con Rousseau e fu elaborata da Jeremy Bentham, James Mill da
John Stuart Mill.
A differenza dei liberali, i democratici sostennero l'uguaglianza politica e il suffragio
universale: con il voto si esprime la sovranità popolare su cui il regime democratico si fonda.
Lo Stato modera le ingiustizie sociali con gli strumenti "scali e garantisce l'istruzione a tutti.

Potrebbero piacerti anche