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Claudio Recupito LAlfiere Lo sceneggiato a soggetto storico agli albori della televisione italiana

Prefazione

2 Perch LAlfiere
Quando nellestate del 1994, esattamente allinizio di luglio, i programmisti del palinsesto di Raiuno presero liniziativa di riproporre nella fascia notturna della programmazione, i vecchi sceneggiati della Rai, LAlfiere ebbe il compito di inaugurare la lunga serie che, con alcune interruzioni, si protratta fino al 1998, coinvolgendo di seguito anche i palinsesti notturni di Raidue e Raitre. Titolo di questo revival della televisione del passato era Percorsi nella memoria e comprendeva al suo interno non solo i teleromanzi a puntate, ma anche commedie e variet che avevano fatto epoca tra gli anni cinquanta e i primi anni ottanta. Liniziativa, che ebbe subito un largo riscontro di pubblico nonostante lorario poco felice delle messe in onda, prese il via dal fatto che larchivio storico della Rai cominciava allora a riversare su supporti digitali parecchio materiale conservato fino a quel momento su pellicola in 16 millimetri con lo scopo di rivalutare un patrimonio di indubbio valore, lasciato per troppo tempo negli scantinati di via Teulada e rimasto per pi di un decennio ai margini della programmazione. La vecchia cineteca Rai sembr in quel momento risorgere e riprendere vita e decine di titoli tra sceneggiati, prosa e variet riapparvero in quelle ore notturne sui teleschermi, risvegliando ricordi in coloro che avevano seguito quelle produzioni allepoca della loro prima messa in onda e suscitando una certa curiosit in diverse persone che per la prima volta si accostavano ad esse. A dire il vero, liniziativa non venne pubblicizzata n dal Radiocorriere TV, n dai quotidiani che si limitarono a indicare solo i titoli riproposti nelle pagine dedicate alla programmazione ufficiale di ogni giorno. Solo dopo alcuni mesi qualche giornale dedic brevi articoli a questo contenitore notturno che si riteneva fosse seguito da una schiera di nostalgici o di appassionati della vecchia Rai in bianco e nero. LAlfiere, sceneggiato in sei puntate realizzato nel 1956 dal regista Anton Giulio Majano, venne riproposto consecutivamente dal 3 all8 luglio 1994 e inaugur, si pu dire, lomaggio a questo grande regista, padre dello sceneggiato televisivo, del quale vennero via via riproposti tutti i teleromanzi realizzati nellarco di quasi trentanni. Il penultimo lavoro di Majano che venne riproposto fu I due prigionieri del 1985, ritrasmesso nella settimana dal 16 al 23 gennaio 1995; dopo quella data prese il via laltrettanto lunga riproposta degli sceneggiati di Sandro Bolchi, altra grande firma di teleromanzi indimenticabili. Per motivi a noi sconosciuti non venne ritrasmesso lultimo sceneggiato realizzato da Majano nel 1986: Strada senza uscita, tratto da un racconto di Martin Russell, pi simile a un film TV; forse fu considerato meno interessante dei lavori precedenti, oppure si tratt di questioni puramente tecniche. Ad ogni buon conto, oggi lo sceneggiato LAlfiere conservato nellarchivio storico della Rai, le attuali Teche, nelledificio magazzino situato sulla via Salaria a Roma dove disponibile su tre supporti: videocassetta digitale (formato D2 ), videocassetta formato 3 / 4 e pellicola formato 16 millimetri (vecchio supporto originale ricavato dalla registrazione effettuata con il vidigrafo ottico durante la messa in onda in diretta del 1956.) Ebbi modo di seguire tutte le sei puntate dello sceneggiato proprio in occasione di quella replica notturna e, come studioso oltre che appassionato degli sceneggiati televisivi tratti da opere letterarie, lo ritenni subito ancora valido come lavoro, sia per la bellissima trasposizione che Majano aveva saputo fare dal romanzo omonimo di Carlo Alianello, sia per la vicenda narrata: la conquista del sud ad opera delle forze garibaldine nel 1860, vista dalla parte dellesercito napoletano, vale a dire lesercito sconfitto. Una visione di

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una porzione di storia del nostro Risorgimento ancora oggi poco studiata e poco approfondita, trasgressiva, se vogliamo, a maggior ragione poi nel 1956 quando lo sceneggiato and in onda la prima volta, ma anche nel 94 in occasione di quellultima replica, il che la dice lunga sulla lentezza o meglio, la trascuratezza con cui sempre stato portato avanti uno studio obiettivo e il pi competo possibile della storia risorgimentale. Nel contesto della produzione televisiva del teleromanzo a puntate, LAlfiere non ha certamente mai goduto di grande notoriet e oggi ben poche persone lo ricordano e la pi parte non lo ha mai visto o addirittura non ne ha mai sentito parlare. Anche il romanzo di Alianello, dopo il primo grande successo che ebbe tra gli anni quaranta e cinquanta, non pi oggi un libro richiesto e difficilmente trovabile nelle librerie. Bisogna, chiaramente, considerare che nel 1956 in Italia circolavano ancora pochi televisori ( il meridione ne era praticamente escluso); le repliche integrali dello sceneggiato sono state rarissime (prima di quella del 94, se ne ricorda una sola nel 57, un anno dopo la prima messa in onda) e il susseguirsi negli anni di tantissimi teleromanzi che ebbero sicuramente pi successo e coinvolsero un pubblico pi vasto, sono tutte motivazioni plausibili sullo scarsa popolarit di cui ha goduto nel tempo LAlfiere. Ma tutto ci nulla toglie alla sua validit che rimane indiscussa anche per leccezionale cast di interpreti che annoverava, laccurata ricostruzione dei costumi e degli ambienti, grazie anche al supporto di un valido scenografo quale era Emilio Voglino e la bravura di Anton Giulio Majano che seppe realizzare un lavoro imponente e ambizioso in unepoca in cui i mezzi e le tecniche a disposizione erano alquanto scarsi. Senza parlare degli studi televisivi in cui questi primi sceneggiati venivano realizzati; si parla di scantinati o addirittura di garage situati in Viale Mazzini; quattro pareti e tre telecamere era tutto quello di cui si poteva disporre. Locali, si pu dire, di fortuna in cui le scene si costruivano seguendo rigidi criteri di massima utilizzazione dello spazio disponibile, vale a dire distribuendo le scene lungo le pareti dello studio e lasciando libero lo spazio centrale o raggruppandole a stella al centro dello studio stesso e mantenere cos libero lo spazio periferico. Se pensiamo poi che il grosso problema nella realizzazione di uno spettacolo televisivo era quello della rapidit dei cambiamenti di scena che dovevano avvenire in diretta, possiamo comprendere come la fantasia dei tecnici abbia escogitato uninfinit di ingegnosi meccanismi o metodi di ripresa per illustrare i quali occorrerebbe un intero volume. Un romanzo quale LAlfiere che narra una vicenda di guerra e che non pu prescindere da unambientazione di carattere militare, resta a tuttoggi un esperimento di trasposizione televisiva di grande coraggio e di valore artistico nella storia della Rai. Uno sceneggiato un po vecchio stile pieno di personaggi affascinanti, di avvenimenti, intrecci e passioni; di quelli, per intenderci, che per quasi trentanni hanno costituito una consolidata tradizione nel campo dellintrettenimento televisivo, alcuni dei quali, forse, sono ancora rimpianti da molti telespettatori. E abbiamo parlato di esperimento non solo per lepoca in cui LAlfiere stato realizzato, ma anche perch fu il primo tentativo di uscire dagli stessi studi televisivi e realizzare qualche ripresa in esterni della quale avremo modo di parlare nel corso di questa trattazione. Un tentativo di unire televisione e cinema, connubio che piaceva molto a Majano il quale aspirava fin da quegli anni ad unestensione sempre allargata della ripresa televisiva proiettata anche allesterno. La sua formazione anche di regista cinematografico non poteva esimersi da questa aspirazione. Oggi si parla di cinema e televisione come settori che conservano la memoria storica del loro passato; film e produzioni televisive diventano documenti, testimonianze di unepoca, di un costume, di un certo tipo di

mentalit e di un modo di fare sia uno, che laltra.. Se questo valido anche nel senso di sapere valorizzare e riproporre allattenzione degli studiosi e del pubblico in generale opere che hanno segnato la storia dello spettacolo, crediamo che anche lo sceneggiato televisivo dei primi anni di vita della Rai, possa entrarci a pieno titolo e LAlfiere di Anton Giulio Majano rimane una pietra miliare ancora in parte da scoprire.

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Capitolo I

Inquadramento storico Da Ancona a Gaeta Le operazioni dellesercito regolare


Felicemente compiuta, con la resa di Ancona la campagna nelle Marche e nellUmbria, il Re Vittorio Emanuele II assumeva il 3 ottobre 1860 il comando supremo dellesercito per iniziare lavanzata verso le province meridionali. Il generale Manfredo Fanti, nominato generale darmata rimaneva a fianco del Re con la carica di Capo di Stato Maggiore generale, e i due generali Enrico Cialdini ed Enrico Morozzo della Rocca, rispettivamente comandanti del IV e V corpo venivano nominati generali dArmata e incaricati di proseguire, sotto la direzione di Fanti, le operazioni nel regno di Napoli. Il concetto strategico in base al quale furono date le disposizioni per litinerario del corpo principale e delle colonne fiancheggianti era di uscire al pi presto alle spalle dellesercito borbonico sulla destra del Volturno, costringere il nemico a battaglia fra il Garigliano e il Volturno e distaccarlo a Gaeta e dal confine pontificio. Scelta, perci, come direttrice generale di marcia la via degli Abruzzi che i borbonici avevano lasciata sgombra, fu deciso di raggiungere questa linea seguendo la litorale adriatica fino a Pescara, poi risalire questa valle e scendere, quindi, sul Volturno, battervi lesercito borbonico e congiungere cos larmata regia ai volontari di Garibaldi. Dal 7 al 12 ottobre ebbero luogo i primi spostamenti che portarono il IV corpo darmata a raggiungere il giorno 13 Pescara. Qui la fortezza, abbandonata in fretta dalle truppe borboniche dopo essere stata da poco approvvigionata e munita per divenire una base del loro corpo doperazioni negli Abruzzi, forniva un eccellente appoggio alla marcia delle truppe italiane, era armata da una cinquantina di pezzi, aveva magazzini e caserme e costituiva anche una buona testa di ponte sul fiume Pescara allora attraversato da un ponte di barche lungo circa 80 metri. I primi scontri tra i due eserciti nemici, piemontese e borbonico, furono quelli del Macerone e di San Giuliano, entrambi del 26 ottobre, che aprirono ai primi la via verso il Garigliano, dove il comando borbonico aveva preventivato una difesa ad oltranza. Un fitto cordone del reparto cacciatori fu schierato lungo la riva destra del fiume, mentre il Re Francesco II, da poco sovrano del Regno delle Due Sicilie, emanava un proclama nel quale stigmatizzava lopera delle truppe piemontesi le quali avevano calpestato ogni diritto delle genti e ogni sentimento di giustizia, invadendo il regno senza nessuna dichiarazione di guerra e costringendo il supremo comando ad abbandonare la linea del Volturno per far argine allirrompente nemico sulla linea del Garigliano. La battaglia sul fiume si risolse in un grande disastro per le forze borboniche che furono costrette ad una tremenda ritirata. Dopo il passaggio del Garigliano da parte delle truppe piemontesi, a Francesco II era stato proposto di attuare il piano di un insurrezione negli Abruzzi per colpire il nemico alle spalle, ma il Re non volle saperne persuaso invece che fosse pi pratico concentrare buon nerbo delle migliori forze a Gaeta e il resto farlo passare in territorio pontificio.

Mola di Gaeta e Castellone costituivano allora due lunghe borgate, delle quali, una giaceva sul prolungamento dellaltra per una lunghezza totale di circa due chilometri fra le colline e il mare. Sar qui che la mattina del 4 novembre 1860 le navi piemontesi Carlo Alberto e Governalo apriranno il fuoco contro la torre di Mola. Ancora una volta lesercito borbonico dovr retrocedere e battere in ritirata e questa volta tutte le sue forze costituite per la maggior parte da soldati napoletani, furono costrette a concentrarsi intorno e dentro la fortezza di Gaeta, dove il congestionamento delle truppe rese subito difficili gli approvvigionamenti e lorganizzazione dei numerosi reparti dellesercito. A Gaeta si stabil anche la Corte con il corpo diplomatico, ma vi era anche la popolazione civile. Il lungo assedio di Gaeta, che vide le truppe napoletane completamente prigioniere di quelle piemontesi in una lotta allultimo sangue che si protrasse dall11 novembre 1860 al 14 febbraio 1861, non costituisce un fatto isolato, ma invece lepisodio pi saliente e decisivo della campagna di guerra che si svolse nellItalia meridionale. Lepisodio di Gaeta ebbe infatti tutte le caratteristiche di una grande azione bellica , ma pi ancora unimportanza politica cos rilevante, che lItalia e le cancellerie europee lo considerarono come lultima scena del dramma che caus la caduta della dinastia dei Borboni di Napoli e lentrata del mezzogiorno della penisola nel Regno dItalia. Le truppe napoletane resistettero a lungo ai terribili bombardamenti da parte dei piemontesi anche per la presenza della flotta francese che impediva a quella piemontese di intervenire con facilit, ma quando i francesi decisero di ritirarsi, timorosi di essere coinvolti in un disastro irreparabile, i soldati assediati nella fortezza rimasero abbandonati a se stessi e il bombardamento, soprattutto nellultimo mese, si trasform in una tragica guerra civile dove i napoletani non ebbero pi via di scampo. Ma non furono solo le forze militari ad essere coinvolte nel drammatico assedio. La popolazione civile di Gaeta non venne risparmiata e la sua sorte non fu meno drammatica di quella dei soldati. Lartiglieria nemica, colpendo la piazzaforte, colpiva anche le abitazioni e mieteva vittime tra i civili; molti corpi rimanevano prigionieri o sepolti tra le macerie e soltanto a sera, cessato il fuoco, si poteva estrarli e soccorrere i feriti. Tra le vittime, con o senza nome, che le testimonianze dellepoca riportano, si ricordano le molte famiglie perite nella tremenda esplosione della polveriera SantAntonio (5 febbraio) con oltre cento morti, tra cui una famiglia composta da 11 persone. Anche il clero sub alcune perdite; ai primi di febbraio, in seguito alle ferite riportate per lo scoppio di una granata, morirono rispettivamente il cappellano dellOspedale succursale dellAnnunziata e un canonico. Con la resa della piazzaforte, firmata il 14 febbraio 1861 aveva compimento il pi devastante e sofferto assedio subito dalla citt. Dopo pi di un secolo cessava qui e nel Mezzogiorno dItalia il tanto discusso governo della dinastia borbonica e il tre Francesco II si allontanava per sempre verso gli Stati Pontifici a accompagnato dalla regina Maria Sofia e dai pochi cortigiani rimastigli fedeli. Al trionfo dei liberali rispondeva alcuni giorni dopo, quasi a calmarne gli entusiasmi, il generale Cialdini con un suo proclama (17 febbraio) nel quale invitava gli animi a sentimenti di piet e di realistica considerazione: noi combattemmo contro italiani affermava in esso rivolgendosi ai soldati, e questo fu necessario, ma doloroso ufficio; perci non potrei invitarvi a dimostrazioni di gioia, non potrei invitarvi agli

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insultanti tripudi dei vincitori.1 E in realt la soddisfazione per il successo militare e politico non poteva non confrontarsi con lalto prezzo per esso pagato: la visione di una citt devastata e ridotta a un cumulo di macerie, conseguenza del continuo cannoneggiamento nemico e delle terribili esplosioni delle polveriere, la sgradevole presenza in essa di centinaia di cadaveri e carogne insepolti o superficialmente inumati e il diffondersi incontrastato delle epidemie da tifo non incoraggiavano certo a facili ed esaltanti

dimostrazioni.
IL 18 febbraio Vittorio Emanuele II nel discorso di apertura al Primo Parlamento italiano, riunito a Torino a palazzo Carignano, gi sede del Parlamento sardo, fa esplicito riferimento alla caduta di Gaeta, consolandosi che l si chiudeva per sempre la serie dei nostri conflitti civili ed elogia le sue truppe, ora divenute pienamente italiane, per il nuovo titolo di gloria meritato espugnando una fortezza delle pi formidabili.2

Gaeta, una delle citt pi danneggiate dalla guerra, lespressione emblematica del momento attraversato dal Mezzogiorno, che ha creduto di trovare nellunit la facile valorizzazione delle sue supposte ricchezze e scopre invece la sua arretratezza, remora al rapido sviluppo sognato dai liberali dopo la caduta dellassolutismo. Per lantico reame delle Due Sicilie sono anni duri di adeguamento ad una posizione subalterna dovuta alla carenza delle strutture ed alla impreparazione della classe dirigente (impoverita dalle persecuzioni dopo il 1848): sono gli anni in cui si fa lentamente strada la consapevolezza di una questione meridionale .

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Ordine del giorno Cialdini del 17 febbraio 1861 I cittadini di Gaeta alla Camera dei Deputati, Napoli 1885, p. 11

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Capitolo II

Il romanzo LAlfiere di Carlo Alianello


Romanzo di grande forza attrattiva e capacit di coinvolgimento, LAlfiere costituisce, insieme al pi conosciuto Leredit della priora, la migliore prova narrativa di Alianello: romanzo ricco di personaggi, situazioni, storie intrecciate, oltre che di un linguaggio vario e corposo, giocato su una gamma di effetti stilistici diversi, a volte solenni, a volte rapidi e incisivi e dove ogni tanto guizzano anche lampi di sottile umorismo. Opera di largo respiro, si propone anche come documento originalissimo su un momento essenziale, drammatico e controverso della storia del Risorgimento italiano e del Sud in particolare: la caduta del Regno borbonico delle Due Sicilie in seguito alla spedizione garibaldina dei Mille e la sua annessione al regno sabaudo, gi costituitosi in Regno dellAlta Italia. E una sorta di animatissima commedia umana nella quale si mescolano vicende belliche e damore, recitano la loro parte piccoli eroi e traditori, aristocratici e cafoni, cortigiani e camorristi, frati e soldati. E allinterno la Storia si umanizza: Garibaldi diventa sulla bocca dei suoi eroi familiarmente don Peppino, mentre appare, agli occhi dei soldati borbonici, protetto da unaura quasi magica perch sembra invulnerabile alle fucilate che gli tirano addosso; e a sua volta il re Francesco II e la regina Maria Sofia affrontano con dignit malinconica e toccante il disfacimento del proprio regno, segnato pi da tradimenti e vigliaccherie che da autentici aneliti di libert e sentimenti di vera italianit da parte della popolazione. La rivoluzione liberale, le gesta dei piemontesi e di Garibaldi e le loro conseguenze nel meridione sono i temi che appassionano Carlo Alianello in questo suo primo lavoro e che torneranno approfonditi nelle sue opere successive. Il corso degli eventi dalla battaglia di Calatafimi allassedio di Gaeta (13 novembre 1860 13 febbraio 1861), si compie tra dubbi, crisi di coscienza, scelte di comodo, compromessi. Probabilmente il carattere migliore del romanzo sta proprio nelle profonde contraddizioni in cui si trovano ad agire molti personaggi, sai tra i principali, che tra quelli secondari. Protagonista del romanzo il giovane alfiere dei Cacciatori regi, il barone Don Giuseppe Lancia, chiamato da tutti Pino, tormentato eroe della coerenza e dellonore, in un mondo che sta facendo scempio sotto i suoi occhi di valori e tradizioni umani e politici nei quali egli crede. Pino, liberale nellanimo, una volta diventato soldato del re, (prima alfiere, quindi tenente), seguir il suo sovrano fino alla fine, dopo averlo lealmente servito, a dispetto di ogni convenienza e di qualsiasi logica utilitaristica in nome, soltanto, dellonore. Onore che egli terr alto anche durante lassedio di Gaeta dove si conclude drammaticamente la vicenda con la capitolazione dellesercito napoletano. Allobbligo morale di Pino di rimanere fedele al suo servizio, si affianca lobbligo altrettanto morale oltre che religioso di padre Carmelo, un frate di un convento di Calatafimi, la cui vicenda si svolge parallela a quella del protagonista impegnato sui campi di battaglia. Costretto a fuggire dal convento a seguito dei disordini seguiti alla battaglia di Calatafimi, padre Carmelo inizia una sorta di pellegrinaggio in salita, giungendo prima in Calabria e quindi in Campania dove si incontrer prima con i soldati garibaldini ai quali si avviciner in un primo momento e poi con lesercito

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napoletano e, quindi, anche con Pino Lancia e seguir le sorti dei soldati sugli spalti di Gaeta, dove morir colpito da una granata mentre sta predicando contro la violenza e le barbarie della guerra. Altri personaggi affiancano il protagonista in questa epopea storico-militare: il tenente Franco Enrico, figura umanissima, amico fraterno di Pino, Tot, suo affezionato cugino, tenente delle guardie reali, il colonnello Polizzy, personaggio realmente esistito, dell8 reggimento cacciatori, Francesco II e Maria Sofia di Borbone, sovrani del Regno Delle due Sicilie e le tre donne amate da Pino: la scontrosa e presuntuosa Renata Rodriguez, figlia di un ex capitano della marina palermitana, la dolce e sensibile Titina, lontana cugina del protagonista e la sensuale Ginevra, nipote della governante di casa Lancia. Amore contrastato, amore spirituale e amore carnale sono rispettivamente rappresentati da queste tre figure femminili, la cui presenza si intercala alle vicende militari, completando la personalit del protagonista nel suo essere uomo oltre che soldato. Da ultimo possiamo ricordare Mim Lecaldani, fratello di Titina, personaggio ambiguo e calcolatore, che si arruoler a un certo momento nel corpo dei volontari garibaldini di Nino Bixio e Filippo Monaco, giovane spiantato, invidioso e geloso di Pino e della sua carriera di ufficiale, provocatore e istigatore di risse e di complotti nei suoi confronti. LAlfiere , quindi, la storia della fase conclusiva della seconda guerra dIndipendenza vista dallaltra parte, dalla parte borbonica; non per come si sarebbe portati a credere con intenti rivalutativi, ma prima di tutto con occhio e animo umano, penetrando nel corso degli eventi come chi, credendoci, sofferse e visse lo svolgersi dei fatti. Perch, disse molto bene Carlo Alianello in un intervista dellepoca al settimanale Radiocorriere, in una catastrofe politica, in una sconfitta, oltre le vere ragioni e i veri torti che non sono mai assoluti sia da una parte che dallaltra, esiste come una specie di concorrenza, di fatalit che maturano e sospingono verso una data conclusione perch cos deve essere, cos vogliono i tempi, ma non inquinano in nessuna delle due parti la bellezza e il valore di una fede data.3 Qui tutto limpegno letterario di Alianello, il significato e il tessuto del suo romanzo e il suo credo storico e politico.

S.A. R. il principe D. Francesco di Borbone conte di Trapani

C. Falchi, In sei puntate il romanzo di Carlo Alianello LAlfiere, in Radiocorriere, 18 / 21 marzo 1956, p. 18

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Capitolo III

Lo sceneggiato televisivo della neonata televisione italiana


Tutto cominciato il 3 gennaio 1954, data di inizio ufficiale delle trasmissioni televisive. Da allora il televisore diventato parte integrante dellarredo domestico degli italiani: come il letto in camera o i fornelli in cucina. Lavvento della TV segna una vera e propria cesura storica e temporale, un prima e un dopo nel nostro paese. Grazie ad essa lItalia si trasforma rapidamente e si modernizza nel bene e nel male. Per merito della televisione il difficile processo di unificazione linguistica riceve unaccelerazione decisiva, che per certi aspetti supera gli effetti dellintroduzione dellobbligo scolastico. La veloce diffusione della televisione sullintero territorio nazionale, anche se nelle regioni del sud arriva tre anni dopo lavvio dei programmi, causa una rivoluzione culturale senza precedenti.4 Nellambito di questa rivoluzione culturale si inserisce anche un genere di spettacolo che proprio la neonata televisione tiene a battesimo: lo sceneggiato a puntate. Molte sono le definizioni che sono state date a questa forma di intrattenimento e parecchio stato scritto negli anni a proposito dello sceneggiato come veicolo e trait-dunion tra testo scritto e finzione scenica, la cui popolarit acquisita fin dallinizio coinvolse per almeno trentanni di produzione televisiva intere generazioni di spettatori che seguivano con interesse le vicende di tanti personaggi catapultati da unopera letteraria sul piccolo schermo. Oggi va per la maggiore la parola fiction per indicare una vicenda trasmessa a puntate; alle origini della TV italiana esisteva il termine sceneggiato, un nome tuttora ricorrente nel linguaggio comune e giornalistico. Lo sceneggiato era essenzialmente un adattamento letterario: un racconto a puntate tratto da unopera di narrativa gi edita, unopera, quindi, dautore. Agli albori delle trasmissioni Rai esso veniva girato interamente negli studi televisivi dove erano realizzate anche le scenografie e dove recitavano gli attori ed era trasmesso in diretta come uno spettacolo teatrale rappresentato in quel momento su un palcoscenico. In tal senso si parlato anche di teatro televisivo, riferendosi non solo alla vasta produzione di commedie che la Rai realizz nei primi anni di vita, ma anche ai primi sceneggiati a puntate, trai quali va annoverato anche LAlfiere diretto da Anton Giulio Majano nel 1956, il lavoro di cui vogliamo occuparci in modo specifico in questo contesto. A partire da quegli anni pionieristici, il grande repertorio del romanzo nazionale ed europeo stato riversato in decine di sceneggiati o teleromanzi (altro termine entrato in uso con landar del tempo) destinati tutti a un grande successo di pubblico e a ottenere una grande popolarit. Il termine teleromanzo stava appunto ad indicare che questo genere di spettacolo era costituito in prevalenza da lavori tratti da romanzi, pi che da racconti o novelle, bench anche qualcuna di queste ultime sia stata a volte sceneggiata in pi puntate. Si trattava, in ultima analisi, di una narrazione distesa, dai tempi lenti che dovevano coprire larco di alcune puntate e, ovviamente, di origine letteraria. In tal senso lo sceneggiato si contrapponeva al telefilm di importazione americana caratterizzato da tempi pi veloci e da storie ripetitive, simile pi alla fiction di oggi.

S. Nespolesi, Fotografie per cinquantanni di televisione, dal sito di Rai teche: www.teche.rai.it, p. 1

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Il teleromanzo italiano degli anni cinquanta (ma sar cos anche negli anni sessanta e in parte anche settanta) era interpretato da attori di prevalente origine teatrale e aveva una sua collocazione precisa nel palinsesto televisivo la domenica sera sul programma nazionale della Rai, lunico canale televisivo esistente in Italia fino al 1961. La scansione della messa in onda delle puntate di ogni sceneggiato era, quindi, di una volta alla settimana nel rispetto rigoroso della scadenza domenicale. Non superfluo ricordare che gli sceneggiati degli anni cinquanta e sessanta erano ispirati ad un intento anche divulgativo, oltre che culturale; lopera letteraria da cui erano tratti veniva conosciuta dai telespettatori anche attraverso la sua trasposizione televisiva che invogliava sovente ad acquistare e a leggere il romanzo indipendentemente dal fatto che si trattasse di un autore italiano o straniero. Non un caso che molti libri abbiano acquisito notoriet, grazie alloperazione televisiva che li aveva portati sul piccolo schermo; un esempio lampante stato quello de La cittadella di Cronin che proprio a seguito del grande successo avuto dallo sceneggiato firmato da Anton Giulio Majano nel 1964, divenne un bestseller di primo ordine e il lavoro televisivo continu ad entusiasmare il pubblico anche nelle numerose repliche che si succedettero nel corso degli anni. La scelta sistematica in prevalenza di testi classici, la cura anche formale del linguaggio e delle scenografie, la qualit della recitazione hanno indotto moti critici e molti studiosi a vedere in questo genere uno dei canali principali, sicuramente il pi popolare di un progetto pedagogico, elemento portante della prima televisione italiana. Come ebbe a dire molto bene anche Franco Monteleone in un intervista televisiva: il romanzo sceneggiato contestuale alla nascita della televisione italiana. E la forma narrativa con cui si esprime la televisione italiana. Una formula che deriva dal romanzo dappendice.5 Le storie a puntate riscuotevano in quei primi anni sempre numerosi consensi presso il pubblico, come hanno sempre rilevato i risultati delle indagini compiute dalla Rai dagli anni cinquanta a tutto il decennio del sessanta. Da ultimo va ricordato che la duratura fortuna di questo genere di intrattenimento e il suo radicarsi nella cultura di massa italiana non pu spiegarsi senza guardare alle sue radici, pi articolate e complesse di quanto spesso si pensi 6 Due fondamentalmente i generi da considerare: lo sceneggiato radiofonico approdato in Italia nellimmediato dopoguerra a opera di Umberto Benedetto e della compagnia di prosa di Firenze, di impostazione prettamente teatrale e, in un certo senso, la sceneggiata napoletana basata sulla dilatazione dello spunto narrativo della canzonetta in una storia articolata con pi personaggi, ma sempre ruotante su amori contrastanti e vendette7 Limpianto rigorosamente teatrale, la scelta privilegiata di classici letterari o di romanzi popolari dellOttocento, sono tutte caratteristiche del genere radiofonico che sarebbero stati ereditati direttamente dalla televisione, arricchendosi man mano delle diverse innovazioni tecnologiche per prendere le distanze dalloriginario modello radiofonico-teatrale. Fu Sergio Pugliese, direttore dei programmi televisivi fino al 1965, a sperimentare il trasferimento, se cos si pu dire, della radio in televisione, a dare alla radio un video, mantenendo come preminente e trainante la stessa connotazione che era della radiofonia:

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Dal programma: Il mestiere della televisione. Anton Giulio Majano, programma realizzato dal canale Rai Educational nel 1990. P. Ortoleva, M. Teresa Di Marco, Luci del teleschermo. Televisione e cultura in Italia, Electa, 2004, p. 237. Idem, p. 238

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il teatro. Su quel modello, peraltro, a lui congeniale, Pugliese inform la sostanza strutturale della TV.8 Ma anche tradizioni cinematografiche, folkloriche, nazionali e regionali diventeranno gli ingredienti dello sceneggiato televisivo che, pur mantenendo un certo rispetto del testo letterario, riprender una caratteristica propria del romanzo: la capacit di assorbire in s tutti gli aspetti della vita e della cultura9.

A. Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti, 1992, p. 60 Il recente studio di Ortoleva e Di Marco riporta una significativa affermazione fatta negli anni cinquanta da Roger Caillois: Il romanzo non ha regole. Tutto gli permessoIl romanzo si vede incitato dalla sua stessa indole a impegnarsi in vie sempre nuove, a trasformarsi senza posapurch narri pu variare allinfinito il modo di narrare, p. 238. cfr. R. Caillois, La forza del romanzo, Sellerio, Palermo 1980.
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Capitolo IV

Da Il dottor Antonio a LAlfiere


Probabilmente poche persone oggi ricordano che il primo sceneggiato trasmesso dalla Rai nel lontano 1954 fu un Il Dottor Antonio, un lavoro tratto da un romanzo dello scrittore italiano Giovanni Ruffini, una vicenda a carattere sentimentale sullo sfondo di un Risorgimento pi fantasioso che reale, mandato in onda in quattro puntate nel mese di novembre di quellanno con la regia di Alberto Casella che ne cur anche ladattamento televisivo. E doveroso ricordare che il ruolo del personaggio protagonista fu interpretato da Luciano Alberici, attore di teatro della compagnia di Ruggero Ruggeri, scomparso allet di cinquantun anni nel 1973 proprio mentre recitava sul palcoscenico del Piccolo Teatro di Milano10. Questo sceneggiato, andato in onda in diretta, considerato il padre di tutti gli sceneggiati televisivi; purtroppo non venne filmato durante la diretta e oggi rimangono solo alcune fotografie a testimonianza della sua realizzazione. La neonata televisione non possedeva ancora la mentalit della conservazione delle proprie produzioni realizzate interamente negli studi della Rai di Roma; il prodotto televisivo era concepito ancora come una sorta di sperimentazione al fine di saggiare gli interessi e i gusti del pubblico per capire meglio su quali generi e forme di spettacolo puntare. La stessa sorte toccher al secondo sceneggiato realizzato esattamente un anno dopo: Piccole donne tratto dal ben noto romanzo della scrittrice Louisa May Alcott, un autentico successo che per la prima volta portava la firma di Anton Giulio Majano che con questo lavoro diede il la ad un genere destinato per almeno ventanni alla pi grande popolarit. Anche qui rimangono solo delle fotografie a testimonianza degli attori, delle scenografie e dei costumi, fedelissimi allo spirito del romanzo. Si possono ricordare tra gli interpreti almeno Renato De Carmine, Wanda Capodoglio, Emma Danieli, un esordiente Matteo Spinola e la rivelazione di un attore come Alberto Lupo, destinato a diventare uno dei pi acclamati divi della TV italiana negli anni successivi. Le quattro piccole donne erano intepretate, oltre che da Emma Danieli, da Vira Silenti, Lea Padovani e Maresa Gallo, una giovane attrice che sar, poi, per diversi anni la moglie di Anton Giulio Majano, oltre che interprete di altri suoi sceneggiati11. Siamo alla fine del 1955, la Rai ha al suo attivo due sceneggiati il cui successo fu grande ed oggi non ancora valutato in modo definitivo dal servizio opinioni sorto solo nel 57. Il 1956 si apre allinsegna di un importante evento sportivo, ma anche televisivo: le olimpiadi invernali trasmesse in diretta da Cortina dAmpezzo dal 26 gennaio al 5 febbraio. Tre riprese dirette al giorno dedicate alle gare pi importanti in programma, tramite un vero e proprio centro di produzione completo di tutte le attrezzature; una redazione di 5 telecronisti provvede ai commenti delle riprese, mentre lo studio per le interviste e le rubriche sar creato nei sotterranei dello stadio del ghiaccio di Cortina. In aprile la Rai

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Lultima apparizione televisiva di Luciano Alberici fu proprio nel 1973 nello sceneggiato Puccini con la regia di Sandro Bolchi, dove lattore, interpretava il ruolo di Tito Ricordi, ultimo discendente della ben nota famiglia fondatrice della famosa casa editrice musicale. 11 Linterpretazione forse pi significativa dellattrice Maresa Gallo rimane quella del personaggio della dottoressa Hilda Barras nello sceneggiato E le stelle stanno a guardare tratto dal romanzo di Archibald Joseph Cronin, che Majano diresse nel 1971, uno degli ultimi grandi teleromanzi della televisione in bianco e nero.

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parteciper alla XXIV fiera di Milano per documentare lincremento e il perfezionamento dei suoi impianti volti a soddisfare sempre meglio le esigenze del pubblico.12 Ma lavvenimento pi sensazionale rimane sicuramente il collegamento in eurovisione da Montecarlo il 19 aprile per le nozze di Grace Kelly con il principe Ranieri di Monaco. Definito dalla stampa internazionale il pi fiabesco matrimonio del secolo, la cerimonia sar seguita con un interesse mai rilevato fino a quel momento per un fatto di cronaca; sar questo lultimo grande rito mondano non ancora costruito in funzione delle telecamere .13 In mezzo a questa apertura progressiva verso lattualit, la Rai decide di proseguire nella sua produzione di teatro realizzato in studio, incoraggiata dai riscontri positivi dei due anni precedenti. Numerose commedie andranno in onda in diretta nei primi mesi del 1956 e dal mese di gennaio a giugno saranno realizzati due nuovi sceneggiati tratti da opere letterarie; dal 12 febbraio al 4 marzo di scena, la domenica sera alle ore 21, Cime tempestose dal romanzo di Emily Bronte con la regia di Mario Landi in quattro puntate e un cast di attori che annovera: Massimo Girotti alla sua prima apparizione televisiva, Anna Maria Ferrero, Armando Francioli, uno dei belli della Rai e del teatro anni cinquanta e Laura Carli, tutti gi collaudati in importanti compagnie di prosa, ma anche non digiuni di cinema. La trasposizione televisiva di questo inquietante e affascinante libro della letteratura anglosassone avr un buon successo di pubblico e di critica e sar il primo teleromanzo ad essere filmato durante la messa in onda in diretta per mezzo di un dispositivo particolare chiamato vidigrafo. E quindi il primo lavoro a puntate che viene consegnato alla memoria storica e archivistica della Rai; prova ne il fatto che verr replicato in registrazione prima della fine dello stesso anno e successivamente in qualche altra occasione. Lultima replica risale allagosto del 1995, nellambito di un ciclo trasmesso nella fascia oraria notturna su Raidue dal titolo Dal testo allimmagine. Il romanzo vittoriano,dedicato ad alcuni romanzi sceneggiati di autori inglesi.14 Un lavoro che piacque molto alla critica dellepoca, Angelo DAlessandro asser che la televisione italiana aveva saputo affrontare con grande impegno e con grande coraggio lambizioso disegno di offrire ai milioni di spettatori che essa ormai conta in Italia una riduzione televisiva del celebre romanzo della Bronte. Sono cos nati quattro spettacoli, ciascuno della durata di unora.15 E siamo finalmente arrivati al 18 marzo 1956, domenica; alle ore 21 va in onda la prima puntata del quarto sceneggiato realizzato dalla Rai in due anni di vita: LAlfiere dal romanzo omonimo di Carlo Alianello e con la regia di Anton Giulio Majano che firma il suo secondo teleromanzo a distanza di quattro mesi da Piccole donne. Suddiviso in sei puntate, proseguir fino al 22 aprile e, fortunatamente viene anchesso filmato con il vidigrafo mentre va in onda in diretta dagli studi televisivi di Viale Mazzini di Roma,16 altrimenti oggi non sarebbe conservato nei magazzini romani della Rai dove attualmente si trova. Al suo apparire, LAlfiere suscit consensi e critiche di diverso genere; non a tutti piacque la visione diversa del Risorgimento italiano
Radiocorriere, anno 1956, in particolare il n. 1, 1 / 7 gennaio e il n. 15, 8 / 14 aprile. A. Grasso, Storia della televisione, Garzanti, 1997, p. 67 14 Il programma aveva per titolo generale il gi ricordato Percorsi nella memoria dedicato alle produzioni Rai del passato, sia per quanto riguarda sceneggiati, commedie e variet televisivi. Cime tempestose venne riproposto dal 1 al 13 agosto 1995. cfr. Radiocorriere TV, annata 1995, agosto. 15 A. DAlessandro, La televisione, in Bianco e nero, n.4, aprile 1956, p. 87 16 La scheda completa de LAlfiere situata in appendice al presente saggio.
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che lopera di Alianello metteva in evidenza e alla quale Majano rest fedele: un Risorgimento visto dalla parte dei vinti e non dei vincitori. Ma proprio questa era la forza innovativa del romanzo e della sua trasposizione televisiva; molto bene si pronunci Ludovico Alessandrini che, valutando la produzione Rai di quel periodo si espresse in questi termini: In questo variegato panorama di titoli e di autori si distingue e fa spicco in modo del tutto particolare LAlfiere di Antono Giulio Majano che, rievocando il dramma di un ufficiale borbonico fedele, anche nella sventura, al giuramento prestato al suo re, si carica a poco a poco di significazioni e risvolti ideologicamente trasgressivi. E il volto meno conosciuto del Risorgimento che, per la prima volta, affiora alla superficie lattiginosa del teleschermo alla vigilia del primo centenario dellunit dItalia. La televisione volta momentaneamente le spalle allagiografia garibaldina per riaccostarsi senza autocensure alle pi antiche e sotterranee propaggini della questione meridionale.17 Altrettanto positivo fu il giudizio di Renato Fillizzola che in quegli anni scriveva per La rivista del cinematografo il quale defin LAlfiere un romanzo veramente originale perch ci racconta una guerra vittoriosa con le parole dei vinti. Nel nostro caso si tratta della spedizione dei Mille vista con gli occhi borbonici da un alfiere che vive un dramma interiore e si dibatte nellalternativa di passare dallaltra parte e guadagnarsi cos definitivamente anche lamore della ragazza dei suoi sogni oppure restare fedele alla bandiera ed al suo re che ha giurato di servire fino in fondo. E un dramma di individui, un conflitto di idealit diverse che, per quanto abbiamo finora visto, la riduzione televisiva ha reso con buona efficacia e con una tecnica narrativa che si fa sempre pi svelta e agile.18 Il critico sottolineava che la messa in onda de LAlfiere aveva contribuito ad un bilancio positivo del romanzo sceneggiato per la TV, anche se si poneva la domanda sul perch si scegliessero sempre lavori ambientati nellOttocento e non si tentasse di mettere in scena vicende attuali. Daltra parte lesito positivo dei primi due anni di programmazione aveva favorito e incoraggiato, una serie di analoghi tentativi che davano alla televisione la possibilit di ricercare una propria identit stilistica e narrativa che laffrancasse dai condizionamenti del cinema. In tal senso il teleromanzo a soggetto ottocentesco permetteva di ricreare negli studi televisivi il clima e la cornice ambientale della letteratura europea di quel periodo, ampliando sensibilmente la funzione e il ruolo della scenografia televisiva che andava a ricalcare gli schemi di quella teatrale, nel contesto di uno spettacolo che aveva, per, una sua originalit. Anche LAlfiere apparve sui teleschermi come una lunga vicenda di impostazione teatrale, ma con una sua peculiare diversit: largomento di carattere militare in cui si innestavano scene di battaglie e di caserme, di soldati feriti e morenti, un pullulare di uniformi, bandiere, regolamenti; il tutto andava a formare il tessuto di uno spettacolo televisivo realizzato secondo i canoni del teatro, ma anche con un tentativo di sbocco nel cinema. E Majano fu, anche in questo, un innovatore e un precursore del genere: non si limit ad una regia e ad una scenografia realizzate totalmente in studio; volle uscire allesterno e con i pochi mezzi a disposizione, seppe girare alcune scene in esterni che ancora oggi restano, pur nella loro brevit, dei piccoli capolavori di regia cinematografica finalizzata alla televisione. Centinaia di comparse vennero utilizzate per le scene di massa, in particolare quelle che descrivono le battaglie delle quali parleremo tra breve e vennero ricostruiti
L. Alessandrini, Lo sceneggiato televisivo e i suoi itinerari, in R. Zaccaria (a cura di), Rai. La televisione che cambia, SEI, Torino 1984, p. 204
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R. Fillizzola, Quattro romanzi, in La rivista del cinematografo, aprile 1956, p. 29

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sul modello originale le uniformi dellesercito napoletano del 1860 e le armi da fuoco ad avancarica in uso durante le guerre risorgimentali. Unoperazione quasi impensabile per quellepoca se consideriamo lesiguit di mezzi a disposizione e i costi elevati della macchine da presa, oltre naturalmente a quelli della realizzazione di scenografie e costumi. Oreste De Fornari, studioso e appassionato di teleromanzi, sintetizzando linsieme dei tanti personaggi che appaiono ne LAlfiere, parl di anime belle e soldati tutti dun pezzo accanto ai quali si muovono generali cinici e fanciulle evanescenti, riferimento questultimo alle tre protagoniste femminili impersonate da Emma Danieli, Ilaria Occhini e Maria Fiore.19 Definizione perfetta per un mondo cos variegato di figure coinvolte in questo affresco storico sul processo di unificazione nazionale. Uno sceneggiato che, come il romanzo da cui tratto, ci descrive le aspirazioni, le perplessit, le contraddizioni e le crisi esistenziali di unumanit che deve misurarsi con levoluzione di unepoca alla quale non possibile sottrarsi, ma solo, alla fine, rassegnarsi.

Un fotogramma dello sceneggiato Ottocento con la regia di Anton Giulio Majano tratto dallomonimo romanzo storico di Salvatore Gotta

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O. De Fornari, Teleromanza. Storia indiscreta dello sceneggiato TV, Arnoldo Mondatori Editore, Milano 1990

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Capitolo V

Sceneggiatura e argomento storico


Ho sentito che voi cercate la libert e anche io la cerco. E che la andate seguendo per terra e per mare. E questo bene. Ma a voi par di essere, fra tutti, i soli, i buoni, i giusti, e di far cosa nuova, cosa pregiata. Invece no: tutti al mondo cercano la libert. Solo non tutti a un modo20 Queste parole di frate Carmelo a un gruppo di garibaldini nella parte iniziale del romanzo di Alianello, valgono meglio forse di tante altre a spiegare il significato e il tessuto di questa grande epopea storica e il messaggio che lautore e il regista vollero rendere visibile, adattandola insieme per lo schermo televisivo. In unepoca, quella degli anni cinquanta, in cui era ancora vivo e vicino in molti italiani il ricordo cruento dellultimo conflitto mondiale, il mettere in scena una vicenda in cui la guerra la fa da protagonista poteva essere anche rischioso, se fosse venuta a mancare lintenzione di creare unopera televisiva che voleva fare memoria di eventi cruenti della nostra storia italiana per invitare lo spettatore ad una riflessione su valori e ideali validi in ogni tempo e quindi anche in quegli anni post bellici in cui la neonata TV si proponeva la missione educativa della massa al consolidamento di quei valori. In tal senso la scelta di un romanzo come LAlfiere fu pienamente azzeccata e Anton Giulio Majano nella sua riduzione per il piccolo schermo vi mise tutto il suo impegno, insistendo sullo spirito della vicenda: lonore militare, la fedelt alla parola data, il desiderio di fratellanza di un popolo, la costruzione di una nazione, tutti valori che anche attraverso la dura esperienza di una guerra si possono recuperare o realizzare. Sergio Pugliese, direttore centrale dei programmi televisivi negli anni cinquanta, sosteneva che il mezzo televisivo potesse contribuire alleducazione del paese inserendo piccole dosi di cultura nella programmazione.21 Pugliese era certamente interprete di quei modelli culturali rispondenti al moderatismo cattolico e al conservatorismo liberale che caratterizzavano il panorama politico di quegli anni, e il suo agire port con sicurezza la programmazione televisiva verso una finalit educativa che era trasmissione di valori e di insegnamenti, convogliando sempre pi masse di pubblico verso forme spettacolari e di documentazione sempre migliori e di qualit. In tal senso anche le riflessioni storiche presenti in un romanzo come LAlfiere e ben evidenziate anche nella sua trasposizione televisiva diventarono in quel momento strumento idoneo ad un discorso educativo e insieme culturale. Laderenza al dato storico, inteso nei suoi molteplici aspetti, venne rispettato dal regista e dai suoi collaboratori, come del resto era gi presente nel romanzo di Alianello. Cos le uniformi dei soldati napoletani, le armi da fuoco che appaiono in alcune sequenze, le grandiose ricostruzioni di determinati ambienti realizzate negli studi televisivi, casermatte dellesercito, sale del palazzo reale di Napoli e di quello in cui vive la famiglia dellalfiere, tutto riportato alla pi vicina fedelt alla realt storica attraverso uno studio attento dei vari elementi. Le uniformi dell8 reggimento cacciatori al quale appartiene Pino Lancia, inquadrato nella fanteria di linea dellesercito napoletano, sono ricostruite secondo il modello originale in
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C. Alianello, LAlfiere, Osanna Edizioni, Napoli, 2000 La affermazione riportata anche in C. Ferretti, B. Scaramucci, Mamma Rai, Le Monnier 1977, p. 122

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uso nel 1860. Cos gli attori Fabrizio Mioni, Achille Millo e Corrado Annicelli, dovendo impersonare degli ufficiali dellesercito, indossano labito a falde di panno chiamato giamberga22 ad un solo petto di colore blu scuro e chiuso da nove bottoni e i pantaloni di un colore pi chiaro, tendente al grigio, mentre tutti gli accessori comprese le spalline da ufficiale sono di colore giallo dorato o dargento. Il copricapo invece il cosiddetto shakot a forma tronco-conica di feltro nero, con visiera e guarnizioni di cuoio nero. In alcune scene viene sostituito da un berretto piccolo con visiera chiamato berretto di fatica che veniva indossato quando gli ufficiali non erano sul campo di battaglia. Lattore Carlo Giuffr indossa la bellissima uniforme di ussero della guardia reale che prevedeva una giubba corta di colore blu, pantaloni grigio chiaro e shakot rosso piumato. Caratteristica di tutti gli ufficiali era quella di portare una cravatta di cuoio nero chiusa intorno al collo e una goletta di metallo applicata al collo dellabito sulla quale erano impressi i simboli del reparto militare di appartenenza: nel caso dei cacciatori regi il simbolo erano due cornette incrociate. Il costumista Fausto Saroli sicuramente con la supervisione di Majano seppe ricostruire tutto questo anche analizzando testi di storia militare e qualche sequenza di film precedenti, in particolare 1860 di Blasetti che per diversi aspetti si avvicina a LAlfiere. Le uniformi dellesercito del Regno delle Due Sicilie sono state definite eleganti e lussuose, potremmo dire, sfarzose. Daltronde non poteva essere diversamente se si pensa che a Napoli in tutte le manifestazioni e gli avvenimenti pi importanti dellepoca, la presenza dei militari era insostituibile. Valga per tutte lesempio della celebre festa di Piedigrotta (citata tra laltro anche ne LAlfiere): unautentica kermesse militare sotto parvenze religiose. Se si considera poi che in nessun altra organizzazione dello Stato come in quella militare, la forma anche sostanza, lesercito napoletano pu essere storicamente ritenuto un valido e affidabile strumento di guerra. Questo a prescindere dalle sconfitte subite durante la guerra del 1860 e dalle disastrose battaglie narrate e menzionate nel romanzo di Alianello. Uno strumento militare, ancorch valido, spesso pu essere suscettibile di sfortune per una serie di fattori che non sono da imputare necessariamente a carenze strutturali, a mediocre preparazione e a scarsa organizzazione. Tuttavia, le infauste vicende dellesercito napoletano sono da riportare alla mancanza o carenza di vertici militari autorevoli, motivati o capaci di convogliare le potenzialit ed il valore delle diverse unit verso obiettivi chiari, perseguibili ed importanti. Cos nell Alfiere televisivo sono presenti alcune scene, gi inserite anche nel libro, in cui vengono citati ufficiali dellesercito che non hanno saputo portare a termine il loro compito e hanno battuto in ritirata troppo presto. Nella prima puntata, nella sequenza dello scontro sul campanile del Duomo di Palermo, il tenente Franco riferisce a Pino che il generale Lanza ha preparato i piani di ritirata su Messina, obbligando il plotone ad abbandonare la citt. Unazione che fa sospettare anche una sorta di tradimento. Qualcuno di quelli che comandano non vuol dare un dispiacere ai suoi amici liberali. Misteri dello Stato Maggiore!23 Cos si esprime Franco, confidandosi con lamico, mentre infuria il combattimento sulla balconata del campanile. Sempre nella prima puntata nella scena in casa del colonnello Rodriguez, padre della bella Renata, il colonnello e Pino discutono sullo stato dassedio di Palermo e della battaglia di Calatafimi di cui alcuni
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Il termine giamberga deriva dallo spagnolo ed era gi in uso alla fine del XVII secolo. Lanza Ferdinando: generale borbonico. Nel 1860, ottenuto il comando in capo dellesercito in Sicilia, non pot resistere alla marcia travolgente dei garibaldini su Palermo e dovette proporre un armistizio il 28 maggio che fu prorogato fino all8 giugno, data della capitolazione di Palermo.

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giornali hanno dato la falsa notizia circa la vittoria dellesercito borbonico. Pino definisce la battaglia un fatto darmi di esito incerto, Rodirguez incolpa il generale Landi24 della sconfitta definendolo un mascalzone, pauroso e disgraziato.Non ci sono veri generali, ma impiegati e gente di corte che mira solo alla carriera. Pino sostiene che i soldati comunque si sono battuti bene. E ancora al termine della seconda puntata, il padre di Pino si accomiata dal figlio per recarsi a Roma, dove spera di fare affidamento sul Santo Padre, il papa Pio IX, sicuramente fedele alla causa borbonica. Il Santo Padre pu darci una mano. Lui un generale lavrebbe: il generale Lemorciere!25 E nella stessa puntata, nella scena in cui Pino incontra il cugino Tot allinterno di un caff di Toledo, Tot accenna al generale Nunziante26 che si sta allontanando dallesercito borbonico e manifesta simpatie verso i liberali e i rivoltosi; accenna al conte dAquila, al conte di Siracusa che gridano viva Garibaldi ma non sanno cos la costituzione. Sempre allinterno della seconda puntata si accenna ancora al generale Nunziante nella scena in cui Pino riceve dal padre la lettera di nomina a secondo tenente concessa proprio dallo stesso generale. Pino comunicher poi al padre di essersi recato al comando militare di Napoli a ringraziare per la nomina, ma il generale Nunziante non lo ha voluto ricevere, segno questo della sua decisione ormai maturata di staccarsi dallesercito napoletano. Nella quinta puntata, nella scena in cui gli ufficiali napoletani fanno prigionieri alcuni garibaldini dopo lo scontro di Caiazzo, compare un altro personaggio storico: il generale Giovanni Battista Cattabeni, comandante del corpo volontari dei Cacciatori di Bologna, uno dei tanti corpi di cui era formato lesercito garibaldino. Anche lui viene fatto prigioniero e Majano ce lo presenta attraverso poche battute come un ufficiale dotato di grande umilt che sa accettare la propria sorte di sconfitto e di prigioniero di guerra con un forte senso di dignit, nel pronunciare le parole: mi arrendo al pi forte27 Un ultimo esempio, questa volta positivo, lo troviamo al termine della quinta p iuntata, quando Pino, giunto con il suo plotone alla cosiddetta Torre dArgento, zona diroccata in prossimit di Capua, ricorda il sacrificio del capitano Bozzelli che si fatto ammazzare con tutta la compagnia del 6 reggimento cacciatori per bloccare lavanzata dellesercito piemontese. Tutti si ricorderanno un giorno del capitano Bozzelli che ferm un esercito! Tutti gli esempi che abbiamo fin qui citato si riferiscono a personaggi reali, il che contribuisce alla veridicit storica del romanzo che anche nella performance televisiva non vuole perdere questa connotazione. Interessanti sono, poi, le inquadrature in sovraimpressione di alcune testate di giornali dellepoca; cos nella quinta puntata vediamo la testata del giornale delle Due Sicilie, mentre una voce esterna annuncia che lesercito prende posizione sul Garigliano e subito dopo appare la testata della Gazzetta di Genova e unaltra voce annuncia la rotta borbonica sul Volturno e la marcia

24 Landi Francesco, generale borbonico agli ordini del duca di Castelcicala, ebbe parte importante nello scontro tra napoletani e garibaldini a Calatafimi. Accusato dai suoi superiori di essersi venduto a Garibaldi, ne fu scagionato dallo stesso generale in una lettera indirizzata diversi mesi dopo al figlio Michele Landi desideroso di riabilitare la memoria del padre. 25 Lamorciere Cristoforo Luigi Leone. Il suo nome legato principalmente alla battaglia di Castelfidardo e allassedio di Ancona, momenti cruciali che portarono allunione delle province pontificie delle Marche al regno dItalia. Nel 1860 fu chiamato dal governo romano ad assumere il comando di un esercito scarso di numero e vario di provenienza, compito in cui mostr le sue doti di organizzatore di cui rimangono tracce nei documenti dellantico ministero delle armi conservati allArchivio di Stato di Roma. 26 Nunziante Alessandro. Fino al 1860 milit nellesercito delle Due Sicilie dove fu tenente colonnello d fanteria, comandante la brigata cacciatori, aiutante generale del re e maresciallo di campo. Nel luglio dello stesso anno chiese le dimissioni e nel mese di novembre fu nominato luogotenente generale nellesercito italiano e membro del comitato di fanteria e cavalleria. 27 Cattabeni Giovan Battista si difese con coraggio durante loccupazione di Caiazzo a opera del generale borbonico Turr, fu ferito e ricoverato al vescovado da dove fu poi tradotto con gli altri prigionieri a Capua. Garibaldi lo promosse successivamente colonnello.

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dellesercito italiano sul Garigliano. Sotto le due testate giornalistiche si vedono sfilare reparti di cavalleria delle truppe borboniche lungo strade tortuose: una sequenza presa dal film 1860 di Blasetti. Non pu mancare un cenno alla figura di Garibaldi che non compare mai nello sceneggiato, ma tutti parlano di lui nel bene e nel male; egli , si pu dire, sulla bocca di tutti. Pino Lancia si irrigidisce in un atteggiamento di rifiuto ogni volta che ne sente parlare; egli vede in Garibaldi luomo che vuole spodestare il suo re e lattore Fabrizio Mioni molto abile nel dimostrare questo senso di refrattariet e di allontanamento da un personaggio che non pu n stimare, n venerare, come fanno molti altri. C chi ne parla con ironia, un esempio il colonnello Rodriguez che guarda il corso irreversibile dei fatti con un certo acume e quando parla di Garibaldi ammicca agli aneliti di libert e di indipendenza che egli rappresenta, ma lo fa anche per provocare bonariamente Pino. Ma se ne parla anche come di un uomo che sa il fatto suo: nella gi citata scena al caff di Toledo, Tot dir a Pino con molto realismo: Garibaldi? Quello s che un uomo, quello ci ha fatto fessi tutti quanti! Alcuni personaggi smaniano dalla voglia di vederlo: la bella Ginevra nella quarta puntata vuole andare in corteo dietro a lui appena giunge la notizia del suo arrivo a Napoli; la zia Rosa, governante in casa di Pino, ne parla come di un assistito dagli spiriti, una persona di cui bisogna sempre parlare bene, altrimenti accadono guai seri; Renata vede il lui la voce dei tempi nuovi; i giovani rivoluzionari della Basilicata che Pino incontra nella terza puntata credono nelle sue gesta di presunto eroe, pi che negli ideali che rappresenta. Un Garibaldi, quindi, che fa da sfondo a tutta la vicenda, che incombe con la sua presenza benefica o malefica, secondo i casi, ma alla quale nessuno pu sfuggire perch la storia deve seguire il suo corso. Qui sta la modernit del romanzo e dellesperimento tentato dalla Rai con lallestimento televisivo; non la celebrazione del Risorgimento nazionale, ma le contraddizioni e le sofferenze di un mondo che sta per crollare e che non ha pi la forza di risollevarsi, di un esercito che, come ricorder ancora Tot in una sequenza della quarta puntata, diventato il servitore di un trono fradicio. Dovranno passare ventiquattro anni, prima che i problemi della conquista del meridione ritornino alla ribalta televisiva con laltro sceneggiato diretto da Majano Leredit della priora sempre di Alienello nel 1980 e successivamente con una grande serata storica proposta dalla prima rete della Rai nel 1982 dal titolo Serata Garibaldi, una trasmissione che si proponeva di mettere in discussione il personaggio tanto decantato dai libri di scuola e da una tradizione storiografica troppo scontata, per domandarsi se Garibaldi fosse stato realmente un condottiero o soltanto un avventuriero esperto di guerriglia, ma incapace di strategie. Un programma che si proponeva di staccare per una sera da una simbolica parete il bel ritratto del generale nizzardo e provare a guardarlo con uno spirito pi critico e meno compiaciuto, rispetto a quanto si era sempre fatto nellarco di molti anni. In quelloccasione Garibaldi venne definito da Indro Montanelli un avventuroso dotato di straordinario coraggio e forte intuito, ma un pessimo politico, un personaggio a cui avevano nuociuto i suoi stessi divinizzatori che ne avevano fatto un dio. E parlando della ben nota battaglia del Volturno, che ne LAlfiere rimane sullo sfondo, il generale Ambrogio Viviani, noto studioso di storia militare, defin Garibaldi un abile stratega che aveva saputo esplorare e studiare il terreno della battaglia, disponendo sul campo le forze in posizione decisamente vantaggiosa rispetto a quelle borboniche. La televisione ha parlato di Garibaldi in molte altre occasioni; non si pu non ricordare anche il film tv a puntate Il giovane Garibaldi del 1974 con la

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regia di che si proponeva uno studio attento e non romanzato del periodo sudamericano di questo ribelle condottiero, ricostruendo nel modo pi fedele le dinamiche di quelle prime battaglie e levolversi della sua mentalit di uomo libero, indifferente a qualsiasi forma di governo e a qualunque legge, ma solo desideroso di indipendenza, prima di tutto personale. Si pu, quindi, affermare che LAlfiere fu la prima occasione televisiva in cui si parl di un personaggio che fino ad allora solo il cinema aveva trattato secondo gli schemi pi enfatizzanti e apologetici e il cui ritratto di eroe infallibile nessuno aveva mai tentato di staccare dalle pareti un popolverose di un Risorgimento enfattizzato.. E se le vittorie garibaldine sono il segno pi evidente di un percorso storico irreversibile e di una tattica militare che i soldati napoletani non erano pi in grado di recuperare, pure nel romanzo di Alianello questi ultimi hanno un loro riscatto che si identifica nella loro fedelt al trono che servono e nel radicato senso del dovere. Sugli spalti di Gaeta, dove si conclude la vicenda, lesercito napoletano, bench privo di buoni comandanti, aveva salvato lonore delle armi. Come ebbe a scrivere anche Benedetto Croce, doveroso inchinarsi alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti che nel 48 erano andati alla difesa di Venezia, ma nel 60 non seppero staccarsi dalla bandiera del loro reggimento e come italiani cadevano uccisi in combattimento contro italiani.28 Sar poi il generale piemontese Enrico Cialdini, protagonista alquanto discusso dei bombardamenti sulla fortezza di Gaeta per pi di novanta giorni, a scrivere una sorta di epitaffio in commemorazione dei caduti di quel tremendo assedio da lui stesso voluto, dove ricordava che di fronte alla morte si placano le discordie umane e gli isitinti (i defunti) sono tutti uguali agli occhi dei generosi. Le ire nostre non sanno sopravvivere alla pugna. Il soldato di Vittorio Emanuele combatte e perdona.29 Al di l della evidente retorica di questa affermazione che stride se rapportata al suo autore, rimane valido il senso di piet umana che essa pu suscitare verso chi caduto e ha perduto nel compiere il proprio dovere. Ne LAlfiere compaiono anche gli ultimi sovrani di Napoli: Francesco II e Maria Sofia di Baviera. Anton Giulio Majano concede ad essi uno spazio maggiore di quello che hanno nel libro di Alianello, li contestualizza meglio nella vicenda del protagonista e in quella storica della caduta del Regno Delle Due Sicilie, rendendoli commentatori riflessivi di quanto accade sotto i loro occhi e artefici di sagge decisioni. Sappiamo che Majano amava inventarsi anche scene e situazioni che non si ritrovavano nelle opere letterarie da cui traeva i suoi sceneggiati, ma sapeva farlo con una logica che rispettava sempre la trama della vicenda originale. Trattandosi in questo caso anche di personaggi storici, egli attento a lasciarli in quella loro dimensione che il copione dello sceneggiato tiene sempre docchio. Rimane, per, di fatto che il vero protagonista di tutto lintreccio della vicenda il soldato napoletano incarnato non solo nel personaggio di Pino Lancia, ma anche in tutti i suoi commilitoni, siano essi ufficiali o semplici fanti. Nessuno sfugge allocchio vigile del regista che sa trasfondere in ognuno la propria piccola

28 Il passo riportato nel volume: C. Annicelli, Lunit dItalia. Albo di immagini. 1859-1860, ERI, Rai Radiotelevisione italiana, 1961, p. 14. La pubblicazione di questo pregevole volume avvenne in occasione del centenario dellunificazione nazionale. 29 Idem, p. 316

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connotazione storica di soldato fedele. Ne LAlfiere di Majano, quindi, il soldato napoletano ritrova il suo giusto riscatto. Come ebbe a scrivere nel 1856 il generale napoletano Carlo Mezzacapo, il soldato napoletano vivace, intelligente, ardito ed in uno assai immaginoso; e per facile ad esaltarsi e correre alle imprese pi arrischiate, ma pur facile a scorarsi. Si sottomette agevolmente alla disciplina, allorch questa muova da un potere giusto, forte e costante.30 Se il personaggio di Pino Lancia ne LAlfiere possiede queste caratteristiche, bisogna riconoscere che Carlo Alianello e Anton Giulio Majano seppero creare la figura di un soldato che ha tutte le carte in regola per essere simbolo di tanti giovani napoletani di quellesercito borbonico che lottarono fra tante contraddizioni nella difesa di una causa, forse perduta in partenza, ma alla quale avevano giurato assoluta fedelt e creduto fino in fondo.

Ufficiale superiore dei Battaglioni Cacciatori

6 Battaglione Cacciatori. Ufficiale in gran tenuta (a sin.), ufficiale in tenuta giornaliera.

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Rivista militare, anno I, vol. I, Torino 1856, relazione del generale Carlo Mezzacapo

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Capitolo VI

Immagini e sequenze
Le brevi cronache dellepoca riportate sullannata del Radiocorriere del 1956, ricordano che per poter avvicinare qualcuno allo studio 2 di Viale Mazzini nei giorni di prova delle diverse scene de LAlfiere era necessario aspettare le nove di sera. Fino a quellora una folla di personaggi circolava per corridoi e sale frettolosa e nervosa. Facce note, o meno note, conosciute attraverso il palcoscenico o qualche rivista dedicata alle promesse e alle speranze del cinema e della televisione; tutti a quellora uscivano alla spicciolata stanchi e provati dalle lunghe ore trascorse sotto i riflettori delle telecamere, in mezzo a copioni, costumi e scenografie. Anton Giulio Majano usciva sempre per ultimo; lassistente di studio Fulvio Sarti spegneva le luci in sala regia e insieme facevano il punto dei lunghi pomeriggi in cui si era provato ininterrottamente dalle ore quattordici. Se si fosse trattato di girare un film, sarebbe stato ancora abbastanza semplice. Ma la televisione, si sa, non cinema. Agli inserti filmati si pu ricorrere solo con molta prudenza e parsimonia per evitare una contaminazione che non soddisferebbe lo spettatore del cinema e non piacerebbe a quello della TV. Si era partiti, vero, con tutta la troupe alla volta di Gaeta, dal momento che ricostruire la fortezza in studio era impresa impossibile per non dire cervellotica e l si erano realizzate le scene di massa che costituiscono la parte finale dello sceneggiato: le brevi sequenze della fase conclusiva dellassedio di Gaeta in cui i soldati borbonici tentano lultima disperata resistenza contro le truppe piemontesi. Ma il nodo centrale del racconto, lo svolgersi della vicenda di Pino Lancia, di Frate Carmelo e della bella Renata stato portato tutto in studio, ripreso per intero in trecento metri quadrati che era quanto consentivano gli ambienti della TV romana a quellepoca. Da qui lo sforzo della sceneggiatura fatta da Majano e da Alianello insieme, per ridurre la complessit della vicenda entro gli argini della versione televisiva. E da qui lo sforzo non minore degli scenografi, in particolare dello scenografo Emilio Voglino, che dovettero attrezzare di settimana in settimana lo studio con sette o otto ambienti completamente diversi, a seconda che il procedere del racconto ogni volta richiedeva. A questo si doveva aggiungere la falange degli attori che furono la bellezza di settantacinque tra principali e secondari, elemento che contribu a fare de LAlfiere un lavoro inedito, un vero kolossal televisivo mai tentato prima. Gli autori della riduzione non cedettero davanti ala folla di personaggi del romanzo e non vollero escludere nemmeno quelli di minore importanza pur di non tradire lo spirito dellopera. E quando alla fine, contando i nomi presenti nella sceneggiatura, ci si accorse che erano settantacinque, si volle quel preciso numero di attori per interpretarne i vari ruoli. Per tutta la durata delle prove, che proseguirono almeno per cinque settimane, Majano fece muovere un tal numero di persone per questo teleromanzo fiume, senza contare le comparse. Il risultato di tutto questo sforzo? Nel 1956 non fu facile definirlo subito; LAlfiere seguiva di pochi mesi il grande successo di Piccole donne, ma era un romanzo di tuttaltro assunto e di diverso respiro che non apparteneva al genere di letture per ragazzine di buona famiglia, n stimolava ricordi di adolescenza o di banchi di scuola. A tredici anni dalla pubblicazione del romanzo di Alianello, la riduzione televisiva del 56

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poteva essere un atto di riconoscimento verso quello che una parte della critica letteraria di allora giudicava uno dei pi significativi romanzi italiani contemporanei e che gran parte del pubblico non conosceva solo perch ebbe la sfortuna di apparire in un periodo, il 1943, in cui poca gente poteva prendersi il lusso di interessarsi ai fatti letterari a causa del conflitto bellico in corso. Realizzato con tutti i mezzi e le risorse possibili per quellepoca, LAlfiere rimane da un lato anche un progetto ambizioso, emblema illuminante dei modi e degli intenti con cui la televisione italiana concepiva lo sceneggiato da opere letterarie e, dallaltro, il riuscito tentativo di rinnovarne i canoni. Se si volesse fare unanalisi delle sei puntate che lo compongono, si dovrebbe analizzare la vicenda sequenza per sequenza, cosa non fattibile in quanto richiederebbe pagine e pagine di descrizione. Ci limiteremo ad alcuni momenti tra quelli pi significativi che meglio mettono in evidenza le capacit registiche di Majano, laccurattezza delle scenografie e i gli aspetti pi salienti del romanzo. Unanalisi attenta de LAlfiere non pu prescindere dal discorso del montaggio in diretta di cui Majano fu un felice precursore; le singole puntate, come ricordato, erano trasmesse in diretta e filmate con il vidigrafo e nella diretta venivano mandate in onda alcune scene precedentemente girate allaperto e montate su pellicola per essere poi inserite allinterno di ogni puntata nel momento preciso in cui lo svolgimento della vicenda lo richiedeva. Fu questo un esperimento allavanguardia per la televisione di quel tempo, in cui per la prima volta veniva tentata una fusione tra teatro televisivo e azione filmata. Cos allinizio della prima puntata, mentre scorrono i titoli di testa, Majano inser la scena della battaglia di Calatafimi presa pari pari dal film 1860 di Alessandro Blasetti, regista conosciuto e stimato dal nostro, il quale, evidentemente con il pieno consenso dellillustre collega, pot compiere unoperazione di questo tipo. Lo spettatore si trova, quindi di fronte ad una sequenza cinematografica vera e propria che lo proietta gi in una nuova dimensione di concepire lo sceneggiato televisivo. E una sequenza di cinque minuti commentata da un accompagnamento musicale composto dal maestro Riz Ortolani31; una sorta di musica tormentata, quasi spasmodica che vuole sottolineare limpeto cruento della battaglia. Ritroveremo lo stesso tema musicale, su scala ridotta, nella scena dello scontro di Caiazzo nella quinta puntata. Blasetti credeva nellimportanza della musica al punto da identificare le leggi del racconto cinematografico con quelle del discorso musicale; tutto ricade sotto le leggi del ritmo, dei volumi, dei toni che sono le leggi dellarmonia e dunque della musica.32 La scena della battaglia di Calatafimi di un realismo impressionante, se si pensa che il film di Blasetti risale al 1934; il regista aveva saputo mettere in risalto lo scontro a fuoco tra soldati borbonici e garibaldini attraverso lunghe carellate e riprese a tutto campo che preludevano la tecnica e lo stile del futuro cinema neorealista e forse proprio questo aspetto era piaciuto a Majano. Allaccompagnamento musicale di Riz Ortolani si sovrappongono gli spari dei cannoni e dei fucili che creano in tal modo una sorta di mixage felicissimo. Tutta la prima parte di questa prima puntata de LAlfiere presenta unimpostazione pi cinematografica, che teatrale; le prime scene girate in studio che vogliono rappresentare il paese siculo di Partinico dove i soldati
31 Tutta la colonna sonora dello sceneggiato stata composta dal maestro Ortolani che cur diverse produzioni televisive di Majano anche negli anni successivi. 32 Il Risorgimento in pellicola, Cinemazero, atti a cura di Davide Del Duca, I.R.R.S.A.E, 1998, p. 60

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napoletani, dopo la sconfitta di Calatafimi vengono attaccati dalla popolazione su una lunghezza donda decisamente cinematografica. E una sequenza praticamente inventata da Majano e da Alianello che vuole evidenziare lostilit e la diffidenza della popolazione contadina verso il soldato napoletano e i due personaggi che vi appaiono ricordano certe figure di contadini delle novelle rusticane di Verga. La scenografia realizzata in studio rende benissimo lidea di un borgo contadino della Sicilia e latmosfera che si respira allinterno ricorda alcuni film come il gi citato 1860 di Blasetti e Il brigante di Tacca del lupo di Pietro Germi. La finestra della casa dei contadini ripresa in primo piano da limpressione che dietro vi sia un interno; in realt c solo la finestra, linterno della casa ricostruita in un altro punto dello studio televisivo. Ricorda lattore Achille Millo: sembrava che i contadini guardassero in lontananza da quella finestra, in realt davanti a loro cerano solo le telecamere posizionate a pochi metri. Mentre una telecamera riprende nei particolari lambiente ricostruito, si ode una voce maschile che intona una cantilena di sapore locale accompagnata dalla chitarra. Quindi una seconda telecamera posta in un altro spazio dello studio televisivo riprende linterno della casa dei due contadini dallarredamento spoglio, ma essenziale. Larrivo dei soldati napoletani ripresi dapprima di spalle movimentato e di sicuro impatto drammatico. Le due telecamere continuano ad alternarsi tra le riprese allinterno e allesterno della casa, il linguaggio dei personaggi serrato e concitato, lattore Fabrizio Mioni nel ruolo dellalfiere Pino Lancia si muove con disinvoltura e si pone subito al centro di una scena in cui appaiono gi molti personaggi e diverse comparse che compongono il reggimento di fanteria da lui guidato. La tensione creata dallazione movimentata e dallinterrogatorio a cui i due contadini sono sottoposti soprattutto dopo larrivo del tenente Franco Enrico interpretato da Achille Millo di un verismo magistrale che unisce ancor pi felicemente la teatralit televisiva allazione cinematografica. Al momento dellarrivo di Franco, i soldati appostati nel giardino della casa attendono il segnale della regia per fare il saluto militare al loro tenente; i loro sguardi sono chiaramente indirizzati alle telecamere per coglierne il segnale al momento esatto. Anche questo faceva parte del bello della messa in onda in diretta. Majano alterna le inquadrature di insieme del plotone militare con dei bellissimi primi piani sui due attori Mioni e Millo che gi in questa prima mezzora della prima puntata emergono come gli interpreti dei personaggi-eroi della vicenda. Si odono, quindi, degli spari provenienti dallesterno; la guerriglia fratricida continua e la scena si rianima con i movimenti frenetici della truppa che si appresta a organizzare la difesa. Unabile dissolvenza incrociata che apre la scena successiva chiude questa prima grande sequenza a carattere militaresco. Il regista adotta sovente la tecnica della dissolvenza incrociata lungo tutto larco delle sei puntate di questo sceneggiato; sicuramente una tecnica di grande utilit nella ripresa in diretta e nel passaggio da un ambiente ricostruito nello studio televisivo ad un altro attiguo. Inoltre permetteva allo spettatore di seguire lo svolgimento del racconto in modo pi continuativo e serrato, soprattutto quando nella scena successiva dovevano subentrare personaggi nuovi e un tipo di ambiente nuovo. La prima puntata di questo kolossal storico-risorgimentale si conclude con la scena del combattimento tra soldati napoletani e garibaldini allinterno del campanile del Duomo di Palermo. Lepisodio avvenne storicamente il 29 maggio del 1860 e fu un breve successo per lesercito napoletano che si prese una piccola rivincita dopo lo scacco di Calatafimi, scacciando i garibaldini che avevano occupato il

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campanile della cattedrale, bench tra morti e feriti si tratt di una specie di massacro. E la prima grande scena di scontro militare che troviamo nello sceneggiato ed interamento girata e ricostruita in studio. E una lunga sequenza di impianto teatrale dove Anton Giulio Majano con il supporto di Alianello mette in atto la sua maestria di regista televisivo, senza mai perdere di vista il cinema di Blasetti e di Piero Nelli.33 Tutta lazione concentrata sul parapetto del campanile al quale si accede per una scala esterna che si intravede solo per un attimo. I soldati inscenano lo scontro a fuoco con armi ad avancarica ricostruite che sparano solo con la capsula senza la polvere da sparo in quanto questultima avrebbe creato davanti alle telecamere molto vicine nuvole di polvere in quantit tale che sullo schermo televisivo sarebbe apparso solo un gran polverone e nullaltro. Ci non toglie nulla, per, allefficacia della scena alimentata anche da voci e rumori che provengono dallesterno mandati in onda sulla diretta. E soprattutto la telecamera centrale a fare da padrona in questa scena dove lazione concentrata sul parapetto della cattedrale ben visibile in primo piano. I soldati garibaldini non appaiono in quanto li si immagina appostati alle finestre delle case di fronte al campanile da dove sparano sullavversario. Nello scontro a fuoco si inserisce il dialogo tra Pino e Franco sulla situazione militare del momento seduti sui gradini della balconata; dialogo interrotto per un attimo da un colpo di fucile che sfiora Pino balzato in piedi allimprovviso. Una sequenza questultima di una frazione di secondi giocata in modo sapiente dalle veloci inquadrature delle telecamere. Il finale della scena vede tutto il gruppo di soldati napoletani disposti a semicerchio intorno al parapetto, mentre cessano gli spari e si odono voci in lontananza. Ma Majano vuole dare un tocco da melodramma a questo finale: Pino Lancia viene ferito a tradimento da un colpo di fucile sparato da un garibaldino da una finestra di fronte; lalfiere cade tra le braccia dei suoi soldati e di Franco e la puntata si chiude sullimmagine di questo gruppo quasi corale intorno al commilitone svenuto. Al nostro regista piaceva dare ogni tanto un sapore melodrammatico alle proprie vicende trasportate sul piccolo schermo e sapeva, comunque, farlo sempre al momento giusto. Tutti i figuranti e gli attori in uniforme si muovono con destrezza e rendono lidea della dinamicit del combattimento e la regia da un piccolo spazio anche alle figure anonime, alle comparse appunto. Nella televisione delle origini la telecamera era montata su un trespolo e manovrata da un cameraman. Dopo poco tempo furono introdotti i carrelli con ruote guidati dal carellista responsabile degli spostamenti della telecamera. Accanto a questi operatori vi era il giraffista che sovrastava tutti a cavallo della giraffa, grosso microfono attaccato ad un braccio lungo fino a dodici metri, il tutto montato su un macchinario a ruote. Certo interessante pensare come alcune sequenze de LAlfiere in cui compaiono tanti personaggi dovessero essere riprese da operatori che manovravano queste grosse attrezzature in uno spazio chiuso e molto angusto. Cos se volgiamo analizzare qualche scena della quinta puntata che quella di ambientazione pi prettamente militare, possiamo prendere ad esempio la nota sequenza (che fece anche scalpore allepoca), in cui i soldati borbonici capitanati da Pino e Franco catturano, dopo lo scontro di Caiazzo, un gruppo di ufficiali garibaldini, tutti volontari di Nino Bixio. E una scena in cui la vicenda militare si unisce ai principi religiosi rappresentati dal personaggio del vescovo di Caiazzo che tiene agli ufficiali borbonici una sorta di
Piero Nelli, regista cinematografico e di programmi televisivi negli anni sessanta e settanta, aveva realizzato il suo unico film a soggetto storico-risorgimentale nel 1954: La pattuglia sperduta, ambientato allepoca della prima guerra dIndipendenza italiana.
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sermone sui doveri della carit cristiana anche nei riguardi dei prigionieri di guerra. I prigionieri garibaldini, che il vescovo ha ospitato in una sala del proprio palazzo, sono ripresi di spalle mentre fanno il saluto militare agli ufficiali borbonici. Quindi vengono inquadrati a mezzo busto ad uno ad uno mentre si presentano e consegnano le loro sciabole al capitano Morbido e a Pino. Majano sa rendere la tensione drammatica di questa scena che ritorna a essere teatro televisivo attraverso i gesti, gli sguardi dei personaggi, i primi piani dei visi e il silenzio assoluto dominato dal rigoroso rispetto delle regole militari da parte di entrambe le parti nemiche, silenzio rotto solo dal rumore delle sciabole che si appoggiano una sullaltra sorrette da Pino che con gesto molto studiato le consegna al capitano. Si ritorna ai primissimi piani nel dialogo successivo tra Pino e il cugino Mim Lecaldani, (ottimamente interpretato da Nino Manfredi), anche lui prigioniero garibaldino in cui questo comunica al giovane ufficiale la morte della sorella Titina. Allespressione cupa e quasi solenne del viso di Manfredi, si unisce in una sintonia perfetta di immagine, il volto piangente di Fabrizio Mioni che deve per dare al suo personaggio la forza di trattenere le proprie emozioni interiori di fronte ai prigionieri e ai suoi compagni darme. Dietro ai due attori fa da sfondo una grande finestra con una grata, la cui perfetta inquadratura crea una cornice di intimit al dialogo tra i due personaggi che alla fine si abbracciano in un gesto di riconciliazione e di addio. Lentrata nella sala del capitano Polyzzi che ordina luscita dei prigionieri dal palazzo per essere scortati a destinazione, riporta la sequenza ai canoni delle dure leggi di guerra e costringe i singoli personaggi a soffocare i propri sentimenti umani. Le telecamere si muovono lentamente nello stretto spazio dello studio, ma nessun particolare che abbia un minimo significato viene trascurato dalla regia, neanche il ritratto del Papa Pio IX appeso sulla parete centrale della sala. Analoghe tecniche di inquadratura troviamo nella precedente scena dellincontro degli ufficiali borbonici con il re Francesco II interpretato dallattore Antonio Pierfederici nella sede del comando militare di Capua. Tra laltro questa scena che apre la quinta puntata una delle meglio riuscite anche dal punto di vista della recitazione disinvolta e spontanea degli attori che sanno ricreare un autentico clima di cameratismo militare e nel contempo di pieno rispetto dellautorit sovrana e della disciplina che regnava allinterno dellesercito non diversa da quella dellesercito piemontese in cui il re era anche comandante assoluto delle forze militari. Gli ufficiali che si presentano al sovrano appartengono ai diversi reparti: fanteria, cavalleria, guardia reale. Sono presenti ovviamente Pino Lancia, passato al grado di secondo tenente, Franco Enrico e Antonio Lo Bosco, soprannominato Tot, cugino di Pino, lattore Carlo Giuffr, che veste luniforme di ussero della guardia del re. Bellissima linquadratura di tutti gli ufficiali schierati che fanno il saluto militare prima al capitano Polizzy e quindi al re; importante anche laccurata ricostruzione delle uniformi dei vari reparti messe in evidenza dalle riprese a figura intera e a mezzo busto degli attori, significative le battute di Francesco II su Garibaldi riprese dal testo di Alianello, in risposta alla battuta di un colonnello che definisce Garibaldi un filibustiere. Garibaldi non un filibustiere, il capo di un principio politico opposto al nostro, ma vasto, sentito da molti e come tale va combattuto a viso aperto e non assassinato a tradimento. Che bene ci verrebbe da un assassinio ?34 E una delle poche scene a carattere militare in cui viene citato Garibaldi e ogni volta sia lautore che Majano ne parlano con rispetto proprio a

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C. Alianello, LAlfiere, Osanna Edizioni, 2000, pp. 305 -306

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sottolineare la lealt dei soldati napoletani che, pur considerandolo nemico, ne rispettano gli ideali. Questo anche il primo grande momento in cui viene inserita la marcia reale scritta da Giovanni Paisiello e arrangiata dal maestro Riz Ortolani che accompagna nelle ultime due puntate le sequenze pi salienti della vicenda fino alla conclusione sugli spalti di Gaeta. Quando Pino Lancia riuscir a ricongiungersi con il proprio reggimento nella fortezza di Gaeta allinizio della sesta puntata, dopo la disastrosa disfatta del Volturno, lo spettatore si trova davanti il recinto di una caserma in cui i soldati stanno consumando il rancio durante una sosta dei combattimenti. Tutti lo credevano morto a causa delle falsa notizia diramata da un sergente opportunista e sono stupiti nel rivederlo, ma il loro entusiasmo subito riportato allordine dallo stesso Pino nel suo ruolo di tenente. La scenografia realizzata su due sezioni: lesterno del quartier militare dove sono appostati i soldati e la stanza interna ad esso collegata da una staccionata in cui il tenente Franco (divenuto capitano) sta terminando di vestirsi per riprendere le operazioni belliche al comando del proprio plotone. Si ritorna al clima militaresco di caserma e di preparazione ad una grande battaglia con poche speranze di vittoria. La scena piuttosto movimentata: sfiora lironia nel dialogo tra Franco e il sergente diffamatore costretto a riconoscere che Pino ancora vivo; quindi il racconto riprende la propria drammaticit e diventa quasi solenne nel successivo incontro tra Franco e il generale Polizzy e nel loro dialogo sullidea di Italia, di libert e sulle defezioni allinterno dellesercito napoletano. Bellissima la battuta pronunciata dal colonnello: LItalia si far ugualmente o con noi o senza di noi e anche noi con questa uniforme potremo dire un giorno di aver contribuito a unire la patria. Un giorno tutti lo capiranno, e allora diciamo anche noi Viva lItalia!. Dietro ai due personaggi che dialogano, sono visibili gli altri soldati che si preparano per ladunata, sollevando zaini e caricando fucili in maniera frettolosa, quasi a significare lurgenza del momento. Il suono della tromba che richiama alladunata ad opera di un soldato in primo piano conclude la sequenza nella pi logica disciplina militare. Nella carrellata delle scene di ambientazione militare presenti ne LAlfiere non possono essere trascurate quelle girate in esterno che sono tre : lo scontro di Caiazzo e la traversata sul fiume Volturno nella quinta puntata e la scena dellultima resistenza borbonica sugli spalti di Gaeta nella sesta puntata. Le prime due vennero girate nelle vicinanze di Roma in zone di campagna; per la terza sequenza la truppa al completo si trasfer proprio a Gaeta nei pressi della famosa Torre dOrlando, la struttura pi alta di questa imponente fortezza militare che si erge a strapiombo sul mare nellinsenatura che ne costituisce lomonimo golfo. A titolo di curiosit, possiamo ricordare che a Gaeta Anton Giulio Majano girer sedici anni dopo, nel 1972, anche gli esterni di un altro suo sceneggiato poco ricordato:La pietra di luna dal romanzo di Wilkins Collins, una sorta di vicenda giallo-romantica che ha origine nella lontana India, la cui atmosfera orientale venne ricreata proprio sul territorio di Gaeta. Ma gi nel 1956 Majano era consapevole della necessit di distinguere il linguaggio dello sceneggiato dal linguaggio del teatro televisivo. Luso di inserti filmati, il bisogno di ambientare la storia in spazi veri, prefigurano fin da quel 1956 la progressiva evoluzione e il tentativo di uscire allesterno. Come egli stesso

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ebbe a dire, la televisione ha bisogno di presa immediata, di rappresentare la realt mentre si snoda davanti agli occhi dei telespettatori, trasformandola in spettacolo.35 Il combattimento di Caiazzo avvenne storicamente il 21 settembre 1860 e fu lultima vittoria dellesercito borbonico contro le forze garibaldine. La sequenza televisiva molto breve, di due minuti esatti in confronto della lunga descrizione che ne fa Alianello nel suo libro dove lepisodio occupa sei pagine, ma la regia di Majano rende perfettamente limmagine dello scontro. Non era mai stata realizzata per la televisione una scena di battaglia con armi da fuoco girata in esterni e per la prima volta i telespettatori si trovarono davanti una vera e propria sequenza cinematografica da film a soggetto storico. Le inquadrature sono dei flash, la narrazione molto veloce, ma efficace allocchio dello spettatore. La macchina da presa dapprima fa una carrellata lenta sui soldati napoletani distesi a terra mentre sparano; quindi vengono inquadrati Pino, Franco e il capitano Morbido nel mezzo della sparatoria intenti a prendere le decisioni sul da farsi. Fabrizio Mioni ripreso a mezzo busto con la sciabola sguainata da ordine al suo plotone di attaccare i garibaldini; gli uomini in gruppo si lanciano allinseguimento, correndo in mezzo agli spari dei fucili nemici; Pino in testa e con tutto il gruppo raggiunge la barricata nemica sfondandola e passando oltre fino a raggiungere larcata delledificio dove si ferma circondato dai suoi uomini al grido di Viva il re. Ledificio unalta costruzione sulla sommit della quale sono appostati molti soldati napoletani che sparano verso il basso; possibile vedere anche un soldato che precipita dallalto colpito dal nemico. I garibaldini sono inquadrati per pochi secondi di profilo mentre sparano appostati ad una muraglia delledificio; quindi mentre scendono di corsa dalla scala delledificio per attaccare il plotone nemico e impedirgli di conquistare la barricata. Pur nella brevit di questa scena il regista riesce a dare lidea di un combattimento cruento in cui il fumo degli spari a salve dei fucili per la prima volta appare sullo schermo e avvolge a tratti il luogo dello scontro. Certo a quellepoca le riprese in esterni erano molto costose; girare per due minuti una sequenza di questo calibro con limpiego di tanti figuranti e di molte armi da fuoco deve essere stata una spesa non da poco. Montata sulla diretta delle riprese in studio di quella puntata, la scena acquistava un realismo sorprendente.

6 battaglione cacciatori a sinistra individuo in tenuta di rotta, a destra sottoufficiale in gran tenuta
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La citazione riportata in G. Tabanelli, Il teatro in televisione. Regia e registi: dalle prime trasmissioni in diretta allalta definizione, Eri Rai, 2001, Vol. I, p. 315

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Garibaldi sul Volturno, dipinto di Francesco Mancini conservato al Museo Nazionale di San Martino di Napoli Sergio Pugliese nel lontano 1954 asseriva che la televisione, arte ancora nel suo primo stadio di sviluppo, deve cercarsi un proprio linguaggio e i propri modi di espressione.()In questo primo periodo di trasmissioni gi si sono accumulate varie esperienze e si sono tracciati i limiti, se non altro, entro i quali la Televisione dovr agire per trovare e fissare la propria sintassi espressiva.36 Potremmo dire che Majano due anni pi tardi con LAlfiere avesse gi raggiunto un bagaglio di esperienze messe in atto con maestria e successo nella piena consapevolezza anche dei limiti che il mezzo televisivo presentava ? Crediamo di si e gli esperimenti tentati proprio in questo sceneggiato ne sono la prova oltre che la testimonianza della volont del regista di progredire sulla strada dellelemento spettacolare curato da procedimenti e soluzioni registiche nuove, giocando soprattutto sul linguaggio scenografico della ripresa in esterni. La sequenza girata sul fiume che narra il momento in cui Pino Lancia di guardia sul Volturno con i suoi uomini, una delle pi belle di tutto lo sceneggiato. Il paesaggio circostante ripreso allalba, ma latmosfera che si crea sullo schermo ancora notturna, lunare. Il dialogo tra Pino e una delle sue sentinelle richiama certi dialoghi del film La pattuglia sperduta di Piero Nelli di impianto neorealista dove il lato umano dei soldati emerge pi volte dai loro discorsi. Il tragitto sulla barca rimane uno dei momenti pi alti della narrazione televisiva di quegli anni. Dapprima abbiamo una ripresa a campo lungo mentre la barca si allontana dalla riva del fiume; quindi la macchina da presa inquadra Pino e la sua sentinella seduti sullimbarcazione; il dialogo tra i due personaggi si fa nostalgico nel ricordare i luoghi della loro infanzia e le parole di Pino fanno riemergere la sua angoscia per la morte di Titina mentre egli descrive con accenti poetici il paese di Tito in Basilicata e il sorgere della luna dietro i monti di quella zona. Hai mai visto salire
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S. Pugliese, Teatro e linguaggio televisivo, in Il dramma, 1 maggio 1954, pp. 9-10

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la luna tra le montagne? chiede Pino al suo compagno, La luna sta appesa tra due montagne e un vento leggero la porta su e sotto come una chiesa: pace e silenzio, vivi e morti. E uno pu solo cantare, parlare no. Per chi ci sta vicino e non dorme e per chi ci sta in cuore e non dorme. Vivi e morti! Parole altamente poetiche nel contesto di una sequenza altrettanto poetica. Il bellissimo accompagnamento musicale sommesso e lunare che accompagna questo momento del racconto trasmette un senso e un desiderio di pace interiore che resta unico grazie anche al paesaggio brumoso che circonda i due personaggi, nonch ai cromatismi del bianco e nero che ci ricordano cos da vicino la cinematografia neorealista di Piero Nelli. In questa scena emerge lesperienza di un Majano regista cinematografico che si sposa con quella del Majano regista televisivo. E la conclusione dello sceneggiato non da meno nel dimostrare la maestria di questo padre del teleromanzo a cui si unisce la valida collaborazione di tutta la truppa televisiva che partecip alla realizzazione de LAlfiere. Lavventura bellica e patriottica di Pino Lancia e dei suoi uomini sta per concludersi tragicamente: lesercito piemontese ha occupato la fortezza di Gaeta dove i soldati napoletani sono stati costretti a ripiegare; la capitolazione della piazza sta per essere firmata dopo tre mesi di duro assedio e di continui bombardamenti nella fortezza; il generale piemontese Enrico Cialdini ha rifiutato qualsiasi proposta di armistizio e ha preteso la capitolazione definitiva.37 Allinterno della stanza dove Pino alloggiato (questi edifici si chiamavano casematte secondo la terminologia militare), ricostruita in studio, stato portato lamico Franco morente in quanto colpito dal tifo esantematico che in quel frangente moltissimi ufficiali e soldati soprattutto da parte napoletana avevano contratto. Franco disteso nel letto assistito da padre Carmelo, Pino sopraggiunge preoccupato per la sorte dellamico verso il quale ha sempre nutrito affetto fraterno. Il dialogo a tre ripreso pressocch integro dalle pagine del libro e la regia opera dei bellissimi primi piani sui tre personaggi accomunati dagli stessi sentimenti e dalla sofferenza maggiore di quella fisica: la morte e la distruzione seminate dalla guerra fratricida che sta per terminare. Al dramma interiore dei tre uomini si unisce quello esterno della capitolazione ormai prossima reso evidente dal rumore delle cannonate che si odono in continuazione. La recitazione concitata degli attori e il muoversi agitato di Pino sulla scena, sono interrotti solo dallarrivo del cugino Tot che si congeda da lui per seguire il re in territorio pontificio. Laddio di Pino al cugino si congiunge al dramma di Franco morente concentrando cos nel protagonista due momenti dolorosi che vanno a colpirlo negli affetti pi cari. Limprovvisa entrata in scena di un ufficiale che annuncia lo scoppio di una polveriera della fortezza mentre si ode allesterno la tromba che annuncia la generale, riporta i personaggi alla dura realt del momento. Tutti si precipitano fuori, lasciando Franco momentaneamente solo nel suo letto di dolore. Lo stacco tra la conclusione di questa scena e la partenza del filmato girato in esterni di quella successiva velocissimo e lo spettatore ha lillusione perfetta di trovarsi improvvisamente sugli spalti della rocca di Gaeta grazie alla rapidit del montaggio sulla diretta televisiva. La sequenza in esterni caratterizzata dal susseguirsi veloce di diversi momenti drammatici: i soldati che combattono sugli spalti della fortezza correndo tra le muraglie; le granate che scoppiano e avvolgono anche Pino, padre Carmelo e il fedele
Enrico Cialdini, noto generale piemontese, volle a tutti i costi assediare lesercito borbonico e costringerlo alla resa dopo un estenuante bombardamento di tre mesi nella fortezza di Gaeta. Il suo modo di agire alquanto discutibile gli permise comunque di raggiungere il suo obiettivo e gli valse anche il titolo di duca di Gaeta conferitogli da Vittorio Emanuele II, appena divenuto re dItalia.
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Nunzio, interpretato da Domenico Modugno, costringendoli a gettarsi a terra contemporaneamente; il soldato che cade a picco nellacqua inquadrato dallalto per un secondo e che crea un effetto sorprendente da formidabile ripresa cinematografica; la donna morente con il bambino in braccio in primo piano a cui padre Carmelo impartisce lultima benedizione. Sono i flash di unepopea umana e militare che si sta concludendo e che raggiunge il suo culmine pochi attimi dopo con leroica morte del frate che si porta ai piedi della torre dOrlando per richiamare con voce tonante gli uomini al timore della punizione divina. Una granata lo colpisce in pieno e con lui cade Nunzio che lo ha raggiunto per trascinarlo via da quel punto pericoloso. I due personaggi rotolano abbracciati sul pendio sottostante; Pino giunge troppo tardi in loro soccorso e pu solo accogliere le ultime parole di Nunzio: come Cristo in croce con il ladrone, ma io il mio santo non lho mai tradito. Tutto sembra accadere l al momento anzich girato precedentemente; la tecnica del montaggio in diretta ha funzionato alla perfezione. Senza alcuna dissolvenza la diretta ci riporta nello studio televisivo nella stanza di Pino dove Franco ancora delirante sul letto di morte. Pino, appena rientrato con luniforme sporca e polverosa, si accosta al letto per confortare lamico, illudendosi ancora che possa guarire. I due amici che hanno condiviso un unico ideale per il quale hanno combattuto a lungo restano soli in questo finale drammatico e bellissimo; le loro parole sono poche e concise, si ode allesterno la voce di un soldato che intona una cantilena e lultimo rombo di cannone prima della resa della piazza. Franco muore tra le braccia dellamico che si accascia piangente su di lui, mentre si ode la marcia reale che annuncia lultimo saluto alla bandiera borbonica da parte dellesercito napoletano. Straziato dal dolore Pino si stacca a fatica dal corpo di Franco, ma non pu rinunciare allultimo dovere di soldato fedele alla propria causa. Dalla feritoia della stanza guarda i soldati schierati sulla piattaforma della fortezza che rendono onore alla bandiera sventolante sulla torre dOrlando prima che venga ammainata. E lultimo filmato montato sulla diretta prima della sequenza finale nuovamente in studio. In piedi di fianco alla feritoia anche Pino, ripreso di profilo, saluta la sua bandiera; quindi la telecamera avvicina il mazzo di fiori appoggiato sulla feritoia, dono della regina al giovane ufficiale. La parola fine si sovrappone a questo omaggio floreale ripreso in primissimo piano. Un sapiente gioco di montaggio di sequenze in esterni e di diretta televisiva lingrediente registico che Majano adotta nellultimo quarto dora di questo Alfiere. Come ricorda lattore Achille Millo, alcuni studi televisivi erano dei garage arrangiati alla meglio per allestirvi le scenografie e farci stare allinterno contemporaneamente attori, macchinisti, telecamere, tecnici e ovviamente il regista che sovrintendeva a tutta la messa in onda. Era necessario lavorare uniti e compatti e mettere in atto tutta la capacit e anche una certa abilit nel sapersi muovere in ambienti cos angusti, considerando anche le scene ardue e complicate che dovevamo realizzare. La scena del combattimento sul campanile del Duomo di Palermo ci obblig a una perfetta sintonia tra di noi e a unattenzione massima alle indicazioni del regista poich sarebbe bastata una mossa sbagliata per rovinare tutta la verosimiglianza della scena. Carlo Giuffr ricorda che nel cambio di scena e nel passare da una parete allaltra dello studio era addirittura necessario camminare quasi a carponi sotto le telecamere che erano sempre accese per non correre il rischio di essere ripresi quando non si era sulla scena. Ivo Garrani durante una trasmissione televisiva di qualche anno fa ha sottolineato il fatto che le riprese di una volta erano fatte con amore e passione. Era

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bellissima la collaborazione tra i vari operatori, soprattutto i tecnici.38 Nel contesto di questo teatro filmato, quale era lo sceneggiato televisivo degli anni cinquanta, LAlfiere si pone come esempio emblematico anche dal punto di vista della tecnica di ricostruzione; infatti, come ricorda Folco Portinari, la preoccupazione degli sceneggiatori stata quella della fedelt umile e ossequiosa fondata sulle tre garanzie della trama, dei dialoghi e del paesaggio, integralmente mantenuti e riprodotti. Se questo vero anche per LAlfiere, si potrebbe asserire che Majano e i suoi collaboratori fecero miracoli a quellepoca e il rispetto delle tre garanzie citate diede ottime risultati. Lo stesso Majano ebbe a dire che la vicenda militare venne realizzata con molta creativit, supplendo cos alla mancanza di mezzi.39

Didascalia: Larrivo a Mola di Gaeta di un ufficiale incaricato di chiedere larmistizio e lautorizzazione a seppellire i morti

Ivo Garrani partecip a una delle puntate della trasmissione televisiva realizzata per il canale satellitare di Raisat Album, Romanzo popolare condotta da Oreste De Fornari e Gloria De Antoni nel 2002. 39 Da Il mestiere della televisione, cit., Rai educational, 1992

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Capitolo VII

Pino Lancia: un singolare personaggio dellepopea risorgimentale


In una intervista televisiva di alcuni anni fa, Franco Monteleone aveva affermato che uno degli scopi del romanzo sceneggiato fosse stato quello di proporre una divulgazione storica alle masse in maniera corretta e appetibile.40 LAlfiere, teleromanzo a soggetto storico a tutti gli effetti, stato il primo tentativo di questa divulgazione che si proponeva, per, di diffondere una faccia anomala dellepopea risorgimentale, quella dei vinti, degli sconfitti, di coloro che in un certo senso combattevano contro lannessione del meridione al resto dellItalia, visione comunque corretta e storicamente accettabile per chi voglia studiare la storia in modo oggettivo. Oggi, come nel 1956, questopera divulgativa rimane ancora valida, rivedendo lo sceneggiato, grazie alla figura coinvolgente del protagonista, il giovane alfiere Pino Lancia che gi nel romanzo di Alianello spicca per la prorompente fede negli ideali in cui crede e che nella trasposizione televisiva diventa un personaggio unico e irripetibile. Don Giuseppe Lancia (questo il vero nome di Pino), discende da una famiglia che vanta il titolo baronale, si arruola appena ventenne nellesercito borbonico e raggiunge il grado di alfiere in occasione della battaglia di Calatafimi contro le forze garibaldine, per arrivare velocemente a quello di secondo tenente e poi di primo tenente al termine della vicenda. Il suo reggimento di appartenenza l8 cacciatori, reparto inquadrato nella fanteria di linea dellesercito napoletano.41 Alianello ha creato un personaggio energico, entusiasta dei propri ideali, coraggioso e sempre pronto a misurarsi con chi la pensa diversamente o con chi lo provoca, un personaggio, per, anche sensibile, riflessivo, qualche volta ingenuo, proprio perch molto giovane. Anton Giulio Majano, affidandone il ruolo al giovane attore Fabrizio Mioni, riesce a mantenere al personaggio le caratteristiche volute dallo scrittore, pur comunicandogli una vena sentimentale e una sensibilit maggiore rispetto a quella del romanzo. In questo senso Pino Lancia Fabrizio Mioni diventa il prototipo di tante figure giovanili maschili che Majano sapr creare nei suoi teleromanzi successivi: David Copperfield, interpretato da un giovanissimo Giancarlo Giannini; Arthur Barras, ne E le stelle stanno a guardare, ancora con il volto di Giannini; Dick Shelton ne La freccia nera nellinterpretazione di un esordiente Aldo Reggiani, Stuart Stark in Una tragedia americana interpretato da un giovane Gabriele Antonini e, per un certo verso, anche il protagonista del medesimo sceneggiato, Clyde Griffitz con il volto di Warner Bentivegna; Ottorino Visconti nel Marco Visconti interpretato da Gabriele Lavia; Costantino Nigra in Ottocento magistralmente incarnato da un giovane Sergio Fantoni e potremmo aggiungere anche un paio di personaggi pi maturi interpretati da attori gi sulla soglia dei quarantanni: il dottor Manson de La cittadella con il ben noto volto di Alberto Lupo e William Dobbin ne La fiera delle vanit nella sapiente interpretazione di Nando Gazzolo. Questa carellata di volti e figure che Majano seppe creare allo scopo di dare sempre unimpronta popolare e divulgativa ai suoi lavori, prende lavvio appunto con il protagonista de LAlfiere sul quale si pu dire che il regista speriment la sua
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Da Il mestiere della televisione, cit. Il grado di alfiere, nella gerarchia militare degli eserciti settecenteschi e ottocenteschi, corrispondeva al livello pi basso della categoria dei tenenti e apparteneva al cosiddetto piccolo Stato Maggiore del reggimento.

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vena creativa in cui il sentimento, lungi dal diventare stucchevole e sdolcinato, diventava un elemento proprio dei suoi personaggi prediletti che li faceva reali e credibili, convincenti fino in fondo. Majano ama certi personaggi dei suoi sceneggiati; potremmo affermare che li ama tutti, ma per alcuni ha una predilezione particolare; quelli che abbiamo citato sono appunto i pi amati nei quali lui crede e sa di poter realizzare le sue convinzioni registiche sul teleromanzo: opera grandiosa e decisamente popolare.42 Fabrizio Mioni si cal nel ruolo di Pino Lancia con le qualit di un attore giovane che aveva gi alle spalle la scuola di un regista come Visconti e con una prestanza fisica che costitu un suo indubbio vantaggio sullo schermo televisivo. Alto, biondo, definito da tutti bellissimo, il giovane attore obbed al volere del regista, dando vita a un personaggio vivace, coraggioso, esuberante, ma mai forzato nella recitazione, ingenuo e sensibile quando deve esserlo, in lacrime per la morte di chi gli caro, innamorato, ma senza mai anteporre questo sentimento a quello pi alto dellonore e della fedelt, pronto a sfidare chiunque lo provochi nelle sue convinzioni e a sacrificare qualunque cosa pur di non rinnegare la sua fede. Mioni quasi sempre presente sulla scena in tutte le sei puntate de LAlfiere, la sua parte non certo facile n di poca cosa, ma egli super la prova con risultati pi che soddisfacenti, diventando, se ci consentito dire questo, un nuovo divo maschile della televisione italiana che annoverava gi grandi nomi. Il fatto poi che questo sia stato il suo unico lavoro di rilievo in televisione non ne sminuisce limportanza, anche se lo porta inevitabilmente ad essere ricordato solo nel ruolo di questo giovane ufficiale borbonico. Majano lo predilige nella propria regia, facendo su di lui numerosi primi e primissimi piani bellissimi anche dal punto di vista della tecnica registica, studiandone sempre le espressioni del viso e degli occhi e facendolo sovente sorridere o piangere in modo da farne trasparire sempre la sua sensibilit interiore e la sua partecipazione alle vicende pi o meno drammatiche che non coinvolgono solo lui, ma anche gli altri personaggi. Cos, ad esempio, al termine della seconda puntata, dopo la partenza del padre per Roma, vediamo il giovane alfiere prima appoggiato con aria affranta al bracciolo di una poltrona e poi in piedi vicino ad una tenda della finestra inquadrato di profilo con un debole sorriso che gli illumina il viso in un barlume di speranza, mentre in sovraimpressione gli appare la figura sorridente di Renata, la sua fidanzata. Anche nel precedente colloquio con il padre (interpretato dallattore Giuseppe Porelli) sono significativi i primi piani sul giovane attore quando il padre gli rammenta il suo dovere di tenere alto il nome dei Lancia. Qui Mioni assume unespressione seria e nobile che ricorda alcuni ritratti di ufficiali o comunque di militari di un certo grado e l alta uniforme che indossa contribuisce a rendere pi evidente questa somiglianza. La divisa dellesercito napoletano incalza molto bene al fisico slanciato dellattore, lo rende elegante e di sicuro impatto scenico. Majano tende sempre a presentarci un giovane soldato obbediente, sia verso i suoi superiori, che verso il padre nei confronti del quale dimostra una sottomissione filiale che nel libro di Alianello meno accentuata. In tal senso possiamo verificare il suo atteggiamento ossequioso alla presenza dei sovrani Francesco II e Maria Sofia nella quarta e nella sesta puntata, unito allatteggiamento quasi rigido del militare che si pone sullattenti di fronte ad una autorit, il suo profondo rispetto verso padre Carmelo che diventa, se pure per breve tempo, un confidente spirituale,
42 Abbiamo citato solo personaggi maschili per operare il confronto con il protagonista de LAlfiere. Ovviamente Majano seppe creare anche figure femminili di grande rilievo e dotate di spiccata sensibilit umana; valgano per tutte tre nomi Jane Eyre, Cristina Manson e Hilda Barras, rispettivamente con i volti di Ilaria Occhini, Anna Maria Guarnirei e Maresa Gallo.

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lobbedienza mista a gratitudine verso il suo pi diretto superiore, il colonnello Polizzy che nella quinta puntata gli offre la decorazione dellordine militare di San Giorgio a seguito dellottimo comportamento dimostrato sui campi di battaglia. Ma il nostro personaggio sa dimostrare anche fermezza che lo porta a rasentare laggressivit allo scopo di difendere i principi in cui crede; vale in tal senso la drammatica scena della terza puntata quando, ospite del cugino Mim Lecaldani, viene a tradimento da questi e dagli altri giovani del gruppo imprigionato in una masseria di campagna, perch la sua presenza diventata scomoda su un territorio votato ormai alla rivoluzione garibaldina e dove tutti si sono ribellati allautorit borbonica. Pino deve subire una sorta di processo familiare in cui il cugino, lo zio arciprete e gli altri presunti amici gli fanno capire di aver congiurato contro di lui per metterlo a tacere. Si crea una forte tensione drammatica; il volto di Mioni si fa duro, ma anche stupito per la sorpresa del tradimento non previsto e anche gli altri si irrigidiscono in questa durezza.. Quindi le battute incalzano sulle motivazioni di entrambe le parti; Pino dapprima cerca di dominare la sua rabbia, poi esplode gridando la sua fedelt al re e al giuramento prestato. Anche gli altri gli rispondono alzando la voce e in questo processo fuori aula, la recitazione di Mioni, ma anche dello stesso Manfredi nel ruolo di Mim appare forse un poforzata e meno credibile, soprattutto quando il giovane ufficiale grida la sua rabbia in faccia allodioso Filippo Monaco,uno dei giovani del gruppo, e tenta di scagliarsi contro di lui per fare a pugni. Ritorner al controllo dei propri nervi subito dopo, quando obbligato a entrare nella stanza-prigione che gli stata riservata e la sua voce prorompe in un singhiozzo. Al di l, comunque, di una recitazione un po di maniera, interessante lo studio psicologico che Majano porta avanti sul personaggio, studiando il continuo mutare delle espressioni del viso dellattore nel passare dallo stupore, al dolore, al risentimento e alla rabbia. E questa lunica scena in cui Pino alza la voce e dimostra rabbia esteriore, ma essenziale per mettere in risalto la figura di un giovane incrollabile nelle proprie convinzioni, a discapito di una certa ingenuit che pure fa parte della sua personalit. Infine non da trascurare il suo atteggiamento di rassegnata sottomissione alla scontrosit dimostrata dalla bella Renata che rifiuta la sua uniforme di ufficiale del re e lo vorrebbe arruolato nellesercito garibaldino, simbolo di patria e di libert. Nel primo colloquio tra Pino e Renata nella prima puntata, quando lei si imbarca con il padre da Palermo diretta a Napoli, abbiamo davanti un ufficiale distinto e quasi romantico che vuole solo manifestare il proprio amore alla donna che ama e che venuto a farle onore mettendosi in alta uniforme. Il tema musicale, lo stesso che ritroviamo allinizio di ogni puntata sui titoli di testa, sottolinea il sentimento interiore del giovane che, rimasto solo al centro della scena dopo la partenza della donna, prima di risalire la scalinata del porto, richiama alla mente certe inquadrature da film anni cinquanta, dove regia e accompagnamento musicale si sposano magnificamente nellevidenziare i sentimenti dei personaggi protagonisti. Fabrizio Mioni, durante una nostra chiacchierata telefonica, ha detto: Lo stile di recitazione di quellepoca un po superato e pu in alcune sequenze far sorridere; anche il mio personaggio, pur presentando in alcune scene una recitazione spigliata e spontanea, rimane un tantino melodrammatico. Questo per non toglie nulla allimportanza di rivalutare ancora oggi questi lavori televisivi che possedevano il pregio dellingegnosit e dellimpegno con tutti i mezzi che avevamo a disposizione, oltre che a rimanere la testimonianza di un costume e di una mentalit che hanno contribuito a fare la storia della televisione

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italiana. La domenica sera era come se lItalia si fermasse per assistere davanti al televisore alla puntata del teleromanzo in programma. Gli esempi potrebbero continuare a lungo; non possiamo non citare il finale dello sceneggiato: il saluto di Pino alla bandiera borbonica dopo la capitolazione di Gaeta. Un inquadratura di pochi secondi in cui lattore preso di profilo si mette in posa militare con un espressione da cui traspare la sua dignit di soldato, ma anche le tante sofferenze patite a causa del precipitare degli avvenimenti. E lultima sapiente inquadratura di Majano che chiude cos la vicenda di un personaggio amato profondamente.

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Capitolo VIII

Un frate mistico e un cugino esuberante


Nella sua lunga e travagliata vicenda Pino Lancia affiancato da parecchi personaggi, alcuni pi significativi, altri meno, ma tutti coinvolti nella serie di fatti che li portano a continui ragionamenti e commenti su quanto accade intorno a loro, vedendo sovente deluse le loro speranze o portando in s desideri nascosti che i fatti devono poi poter realizzare o distruggere. Abbiamo scelto qui due figure che hanno un certo peso nella vicenda di Pino e un ruolo abbastanza ampio nellintreccio complesso del romanzo: Padre Carmelo interpretato da Aroldo Tieri e Antonio Del Bosco soprannominato Tot che ha il volto di Carlo Giuffr. Padre Carmelo un frate che abbandona il proprio convento di Calatafimi dopo la sanguinosa battaglia che coinvolge anche parte della popolazione civile e che dapprima decide di seguire la rivoluzione popolare portata in Sicilia dalle forze garibaldine, poi si trova coinvolto nelle vicende dellesercito napoletano e rester vicino ad esso sino alla fine. Non un uomo di parte, come egli stesso affermer pi volte, ma le vicende della guerra lo hanno obbligato ad operare una scelta per poter rendersi ancora utile nella sua missione ed egli ha scelto di stare vicino alla parte in quel momento pi debole anche psicologicamente: i soldati napoletani. Majano vuole, per, farne soprattutto una figura di contrasto con le vicende belliche che accadono intorno a lui e che egli tende ad osservare sempre con animo distaccato. Le sue considerazioni sono sempre molto profonde e invitano lo spettatore ad una riflessione impegnativa. Nel romanzo di Alianello abbiamo una figura meno determinante, un frate un po sprovveduto, forse anche vagamente ingenuo, sovente indeciso. Nella trasposizione televisiva egli diventa un personaggio pi concreto, distaccato s dagli affetti del mondo, ma inserito nelle vicende degli uomini che lo affiancano e capace di studiare i loro sentimenti, le loro sofferenze, le loro contraddizioni. Majano gli conferisce una certa umanit che unita ad un forte spirito religioso, lo rendono difficilmente dimenticabile. Tutti lo stimano e lo rispettano, alcuni lo cercano e hanno bisogno di lui: Pino, Franco, per non parlare dello sbandato ed eccentrico Nunzio che non pu stare senza la sua continua protezione. Aroldo Tieri seppe entrare in questo ruolo che potremmo definire singolare e insolito attraverso una recitazione sempre pacata, lenta e meditativa, un espressione del volto scultorea, statica, propria di che osserva, ascolta e interiorizza tutto ci che ha davanti. Molti sono in tal senso i primi e primissimi piani che la regia fa su lattore, diverse le scene in cui lattore assume atteggiamenti che ricordano certi quadri a soggetto religioso dellOttocento; basti pensare alla prima scena in cui appare nella prima puntata: il suo essere inginocchiato davanti al catafalco di un altro frate uccisio durante unimboscata e il suo stare genuflesso davanti al crocifisso appeso alla parete, mentre allesterno si ode il suono delle campane. Nella sua perorazione finale sugli spalti di Gaeta ripresa tale quale dal testo di Alianello, la recitazione diventa fin troppo teatrale, calca troppo laccento sullinvettiva gridata e su una gestualit che oggi pu fare un posorridere. Tieri, per, sempre bravissimo e conosce la tecnica giusta di una recitazione che deve

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essere convincente e coinvolgente e che per quellepoca era perfettamente nella norma. Oggi una teatralit cos accentuata sarebbe fuori moda e saprebbe troppo da melodramma recitato, ma nel 1956 era teatro a tutti gli effetti. Su un piano completamente diverso il personaggio di Antonio Del Bosco, soprannominato Tot, cugino di Pino Lancia e ussero della guardia reale al seguito del re Francesco II. Carlo Giuffr, allora molto giovane, era lattore ideale per questo ruolo di ufficiale brillante, estroverso, bello daspetto, nonch elegantissimo nella sua alta uniforme. Nel contesto della vicenda drammatica egli emerge come il personaggio che sa pi degli altri accettare con una certa filosofia levolversi dei fatti. Non si mostra mai pessimista, n vede le cose nella prospettiva pi nera; accetta la realt che ha di fronte con senso del dovere, ma anche con molto buon senso. Fin dalla sua prima apparizione nella seconda puntata allinterno di un caff della cittadina di Toledo dove si incontra con Pino, appare subito con quella sua esuberanza giovanile che accompagner sempre ogni suo successivo ingresso in scena. E un momento storicamente importante: a Toledo in corso una rivolta popolare che rischia di mettere in difficolt anche gli ufficiali borbonici, ma Tot non si scompone. Anzi lui a tenere a freno Pino che vorrebbe mettere subito mano alla sciabola e intervenire contro i rivoltosi che stanno per irrompere nel locale. Anche nella sua ultima apparizione nella sesta puntata nel momento drammatico della capitolazione della fortezza di Gaeta, egli si accomiata dal cugino e dagli altri personaggi con molta seriet, conscio del momento solenne, ma con una piena e realistica accettazione dei fatti. Il suo compito anche quello di farsi portavoce storico, di essere quasi la voce narrante dei fatti storici; cos nella quarta puntata dopo lomaggio reso ai sovrani che lasciano il palazzo reale di Napoli, egli si intrattiene con Pino a riflettere sugli eventi storici del momento e su quelli precedenti. Il suo bellissimo e significativo monologo sulla situazione attuale del regno e dellesercito napoletano, oltre a fornire uninterpretazione corretta di fatti storicamente accertati, mettono in luce anche la bravura di Carlo Giuffr che, da provetto attore di teatro, recita con piena professionalit e con pieno dominio del personaggio al quale sa dare una robusta intelligenza e un sano realismo, movendosi anche con disinvoltura di fronte alle telecamere. Giuffr fa di questo ussero della guardia reale un buon ragionatore secondo la logica dei fatti. Personaggio signorile, trasparente, sincero con se stesso e con gli altri, Tot una bellissima presenza in questo sceneggiato ed il tipo del napoletano puro sangue che scherza con gli altri al momento giusto, ma ha anche una sensibilit umana che gli altri sanno cogliere dal suo atteggiarsi naturale e spontaneo.

Ussari della guardia reale. Individuo di truppa dei reggimenti Ussari in gran tenuta

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Capitolo IX

Renata, Titina e Ginevra: tre donne per un giovane ufficiale


Nel corso del romanzo, cos come lo concep Carlo Alianello, Pino Lancia vive anche una propria vicenda sentimentale che lo porta ad innamorarsi di tre donne che si pongono sul suo cammino nella parabola storica da Calatafimi a Gaeta. La prima la sua fidanzata ufficiale: Renata Rodriguez, figlia di un ammiraglio della marina borbonica, interpretata da Emma Danieli. Majano ricordava di essersi fissato con questa giovane annunciatrice della televisione e di averla voluta a tutti i costi per questo ruolo.43 Renata ama Pino, ma rifiuta la sua uniforme di ufficiale borbonico, lo vorrebbe arruolato nellesercito garibaldino pronto a combattere per lindipendenza e lunificazione nazionale. Lattrice sa dare al personaggio la scontrosit e la civetteria che fanno da ostacolo al suo amore per il giovane ufficiale; studia molto bene il proprio ruolo di donna che si crede superiore alluomo che ama, ma rimane fondamentalmente una figura tipica degli sceneggiati di quegli anni, romantica e squisitamente teatrale. Infatti nelle ultime due puntate diventa una donna remissiva, consapevole dei propri sentimenti e nostalgica, pronta a rinnegare le proprie convinzioni e qui il regista interviene con le sue manipolazioni e invenzioni; nel romanzo di Alianello, infatti, Renata a un certo momento esce di scena e Pino non la rivedr pi. Nella trasposizione televisiva, invece, ella lo raggiunger nella fortezza di Gaeta per dichiararle finalmente il suo amore. Un espediente, questo che rende poco credibile il personaggio e, se vogliamo, sfasa una certa logica della vicenda, ma a Majano serve come ingrediente per dare allo sceneggiato il tocco romantico che non pu mancare. Emma Danieli sa operare questa trasformazione del personaggio e nellultima puntata, una donna orami solo innamorata del suo tenente allinterno di una sequenza di quelle considerate, allepoca, strappa lacrime. A questo proposito Majano ha ricordato pi volte che i suoi copioni erano incondizionatamente fedeli alla struttura e alla sostanza dei romanzi, tuttavia la diversit del mezzo televisivo imponeva accorgimenti particolari, proprio per fare presa sul pubblico. Su un altro piano si muove il personaggio di Ginevra interpretato da una giovane Maria Fiore, una figura che nelleconomia del romanzo incarna la sensualit femminile e che nel testo letterario da vita anche a qualche scena che potremo definire scabrosa. Ovviamente la televisione degli anni cinquanta non poteva permettersi sequenze piccanti, ragion per cui Ginevra diventa una ragazza in apparenza un poco frivola, pronta a prendersi gioco dellingenuit di Pino, ma decisa a tendere lesca per ammaliarlo, anche con la complicit della zia, governante in casa del bellalfiere. In tal modo vediamo subito che Ginevra, una volta conquistato il giovane ufficiale, diventa una donna sinceramente innamorata, per nulla sensuale, ma caso mai timorosa di perdere da un momento allaltro luomo che ora crede suo. Anche lei parteggia per Garibaldi e deve mettere in conto il fatto che Pino la pensa diversamente e che non disposto a tradire il proprio onore di soldato neanche per amore e presto deve rassegnarsi a perderlo e a non rivederlo pi. Nello sceneggiato il rapporto tra i due personaggi rimane velato, sottinteso, discreto; Maria Fiore ha poche battute nel copione e la sua apparizione che limitata praticamente

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Da Il programma televisivo. Il mestiere della televisione, cit.

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alla quarta puntata caratterizzata da molte inquadrature del volto, dal suo muoversi e volteggiare negli ambienti ricostruiti quasi a dimostrare una passione vissuta con gioia interiore. Il corso irrefrenabile degli eventi la obbligher a separarsi da Pino, come pure dovr separarsene la terza donna che egli incontra: Titina, sua lontana cugina. Interpretata con grande sapienza scenica da una giovanissima Ilaria Occhini, a quellepoca allieva della scuola dellAccademia di Arte drammatica, Titina appare di fatto solo nella terza puntata dello sceneggiato, quella dedicata al drammatico soggiorno di Pino nel paese di Tito in Basilicata, ospite dei lontani cugini Lecaldani e dello zio arciprete Don Celestino. Ella lunica figura nel gruppo dei giovani che circondano il protagonista a dimostrare comprensione e simpatia verso il giovane ufficiale e la sua presenza di ragazza dolce e sensibile fa da contrasto alla diffidenza e alla freddezza con cui tutti gli altri accolgono e sopportano la sua presenza. Ilaria Occhini ci mostra una ragazza generosa e altruista, piena di attenzioni e premure verso Pino e alla fine innamorata di lui al punto di sacrificare la propria vita per salvarlo dalla trappola in cui caduto. Infatti Titina muore alla fine della puntata colpita, se pure per sbaglio, da un colpo di fucile dopo aver liberato Pino dalla prigione in cui gli altri lavevano rinchiuso per paura che egli rilevasse il loro complotto di rivoluzionari contro il governo borbonico; il colpo mortale destinato a lui, lo ricever lei come sacrificio totale del suo amore. Majano vuole fare di Titina il personaggio interiormente nobile pronto pagare per gli altri in un contesto di odio e di umana crudelt che la guerra, ogni guerra porta con s e sa mettere in risalto questo suo ruolo molto meglio di quanto avvenga nel romanzo di Alianello dove Titina descritta con i tratti di una ragazzina sottomessa alla volont degli altri. La Occhini ne fa invece una donna, sottomessa s, ma decisa ad agire con determinatezza per luomo di cui si innamorata, una figura drammatica che proprio nel duetto con Pino alla fine della terza puntata da sfogo al suo amore orami evidente, ma che nello stesso tempo sa che egli non pu rimanere con lei, ma deve salvarsi e soprattutto salvare il proprio onore. E un duetto in cui hanno importanza le parole, i gesti melodrammatici (Pino che si inginocchia davanti a Titina per chiederle di sposarlo), i primissimi piani, gli sguardi dei due personaggi che si cercano con gli occhi, ma che sanno di non poter rimanere a lungo in quellintimit fatta di timori e di gioie nello stesso tempo. Ricorda Ilaria Occhini. Majano mi diceva sempre che lelemento importante nella recitazione era lo sguardo perch da l traspariva tutto il carattere del personaggio. Era importante avere sempre presente i movimenti della telecamera in quello spazio angusto di quattro pareti, proprio per non perdere mai la propria concentrazione sul personaggio, mantenere limpostazione della voce, essere quel personaggio per tutta la durata della messa in onda e dare il massimo di se stessi. Titina avr ancora una breve apparizione nellultima puntata in una scena completamente inventata dal regista, in cui ella appare in sogno a Pino addormentato con la testa appoggiata su un tavolo nella sua stanza nella caserma di Gaeta. Ella gli dir che non potr mai essere il suo amore, non lo mai stato e rester solo un suo rimorso perch morta per salvarlo. Questa apparizione fugace avviene con la tecnica della sovraimpressione gi adottata in altre sequenze. In tal modo viene un po vanificato il ruolo del personaggio, ma un espediente che il regista mette in atto per far rientrare in scena Renata che dovr ricongiungersi con Pino e rivelarsi come lunica donna destinata a essere veramente sua. Cos si conclude la parabola degli amori del protagonista a cui si immagina resti la certezza di questo amore ritrovato, dopo lamarezza della sconfitta militare.

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Capitolo X

Una folla di personaggi e un cast di attori eccezionale


LAlfiere non soltanto una vicenda militare, ma anche una storia di passioni, di lotte interiori, di ravvedimenti e tradimenti e ogni personaggio vive il momento storico calandolo nella propria intimit e nelle proprie scelte personali. Majano nella sua trasposizione televisiva volle anche dare spazio a figure che nel romanzo erano pi secondarie o addirittura riabilitare qualche figura che nel testo di Alianello risultava pi negativa e abbruttita dalle contingenze storiche del momento. Esempio lampante in tal senso il personaggio di Nunzio Barabba interpretato magistralmente da un giovane Domenico Modugno ancora poco conosciuto, ma dotato gi di spiccanti qualit canore, musicali e di attore. Nel libro Nunzio una sorta di sbirro dai modi quasi animaleschi, vendicativo e omicida che finir fucilato come altri personaggi pari a lui di alcuni romanzi veristi; Majano lo trasforma in un soldato sbandato dellesercito borbonico che, mentre sta per essere ammazzato a sangue freddo dai soldati garibaldini, viene salvato casualmente da padre Carmelo e da quel momento rester unito a lui fedele e riconoscente, seguendolo da Palermo a Gaeta, fino a morire insieme a lui sugli spalti della fortezza nel tentativo di salvarlo dalle granate dei cannoni. E un personaggio istrionico, apparentemente opportunista, sempre sulla difensiva, ma umanissimo nella sua gratitudine verso il frate e appassionato della sua terra siciliana a cui dedica le sue bellissime canzoni. Valga come esempio la grande scena allosteria nella quarta puntata dove Nunzio e padre Carmelo sostano durante il loro viaggio prima di proseguire verso Capua. Alla agitazione e alleuforia di Modugno che canta accompagnato dalla sua chitarra e riempiendo la scena continuando a muoversi davanti alle telecamere, fa da contrasto la figura scultorea e pacata di padre Carmelo sempre meditativo e riflessivo di fronte a tutto ci che avviene intorno a s. Gli avventori dellosteria fanno da sapiente coreografia corale a Modugno e alla sua brillante canzone che fa di questa sequenza una della pi animate di tutto lo sceneggiato. Il cantante-attore sa mettere bene in evidenza anche la sua forte parlata siciliana. Non si pu dimenticare la sua canzone pi nota scritta appositamente per LAlfiere: Lu salinaro che Modugno canta nella quinta puntata allinizio della scena che vuole ricostruire la cosiddetta Torre dargento, luogo diroccato nelle vicinanze di Capua quasi a ridosso della Via Appia, in cui Nunzio e il frate si sono rifugiati mentre la battaglia tra borbonici e garibaldini infuria sul Garigliano. E una canzone che assomiglia ad una mesta cantilena dove affiora la nostalgia per la propria terra, interrotta improvvisamente dagli spari che giungono dallesterno e dallirrompere sulla scena di Pino e dei suoi uomini che riportano latmosfera del teatro televisivo. In una intervista di molti anni dopo, Modugno aveva ricordato che al termine di questa scena alcuni addetti al trucco dovevano velocemente cambiargli pantaloni, mutande e calze per passare subito in un altro studio in cui doveva recitare la scena successiva.44 Anton Giulio Majano pretendeva molta dai propri attori; Fabrizio Mioni lo ricorda come una persona umanissima e nello stesso tempo esigente; Achille Millo lo definisce rigoroso nel tenere la disciplina tra

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Da: Il mestiere della televisione, cit

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gli attori, ma anche dotato di qualit umane eccezionali, qualit che sapeva anche trasfondere negli attori stessi e in quei personaggi positivi che erano quasi sempre i protagonisti dei suoi teleromanzi. Cos proprio il personaggio del tenente Franco Enrico interpretato da Achille Millo appare fin dalle prime scene una delle figure pi riuscite e pi belle di tutta la storia dello sceneggiato televisivo. Al di l dellamicizia fraterna che lega il personaggio a quello del protagonista, facendo di entrambi due ufficiali che condividono fino in fondo la fedelt al proprio re, Franco un uomo sensibile e generoso con pi esperienza di Pino e che deve, a volte. mascherare la sua grandezza danimo dietro la rigida etichetta della vita militare. Achille Millo seppe dare a questo personaggio anche la qualit del ragionatore intelligente e di buon senso che cerca di trovare sempre una valida motivazione alle proprie azioni anche quando non pu fare altro che compiere il proprio dovere. Lattore napoletano recita con una spontaneit e una disinvoltura che rendono pienamente credibile agli occhi dello spettatore questo giovane tenente tormentato dentro di s anche da dubbi religiosi e, di fronte a un modo che crolla, alla ricerca di un significato preciso da dare alla sua esistenza. Nel bellissimo dialogo tra lui e padre Carmelo nella scena dellosteria della quarta puntata (inventato completamente da Majano), come nel suo delirio prima di morire, dubbi, senso del dovere e della fedelt, bisogno di essere libero dalle malvagit volute dagli uomini si intrecciano continuamente in uno stile recitativo che lo rende un personaggio a tutto tondo. La sua battuta finale io non ho capitolato prima di ricadere riverso sul letto, inquadrato in primissimo piano, riassume la fedelt di tutta una vita in unespressione del viso quasi trasfigurata, ma non rassegnata. E nel gi citato colloquio con il generale Polizzy sullimminente capitolazione della fortezza di Gaeta, alla domanda del generale: ragazzo mio che cosa pensi di fare ? Egli risponder: semplicemente il mio dovere, come sempre. Sovente nello sceneggiato troviamo sequenze narrative in cui Pino e Franco sono inquadrati insieme, quasi a simboleggiare la loro sintonia di intenti e la loro perfetta unione nella sorte delle vicende militari; sono ufficiali del re e come tali si comporteranno sino alla fine. Non , quindi, un caso, che Franco morir tra le braccia dellamico e sar solo con lui in quel momento; nella logica del contesto narrativo non poteva essere diversamente. Leandro Castellani ha ricordato che Majano si applica sin dallora zero della nostra TV alla formula dello sceneggiato, mediandola dalle trascrizioni cinematografiche dei romanzi di vasto successo popolare realizzate soprattutto dal cinema hollyvoodiano, ma intuendo con chiarezza che le caratteristiche del nuovo mezzo gli offrono il destro di distendere la materia di un romanzo ben oltre gli stretti limiti imposti dalla convenzione cinematografica, operando un recupero dellepisodica apparentemente secondaria e soprattutto dei cosiddetti personaggi minori, delle seconde e terze storie, che in ogni romanzo popolare sintrecciano e interferiscono strettamente con quella principale.45 Indubbiamente la narrazione a puntate del teleromanzo gioc un ruolo favorevole agli intenti di Majano e al suo indagare pi a fondo nella vicenda che si era proposto di portare sul piccolo schermo. Egli stesso ebbe a dire: I miei lavori li ho realizzati due volte; quando li scrivevo e quando li giravo. Ho sempre letto io le parti agli attori.46 Era quindi lui a stabilire quanta parte e quale ruolo definitivo un determinato personaggio dovesse avere nella vicenda. Cos ne LAlfiere si possono prendere ad esempio i personaggi di Francesco II, della regina Maria Sofia e del tenente
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L. Castellani, La TV dallanno zero. Linguaggio e generi televisivi in Italia, Studium, Roma 1995, p. 133. Da: Il mestiere della televisione, cit.

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Rodriguez, interpretati rispettivamente da Antonio Pierfederici, Monica Vitti e Ivo Garrani. Nel romanzo di Alianello i due personaggi maschili non hanno una parte maggiore di quella che trovano nello sceneggiato, ma il regista sa dare loro uno spessore che li rende pi veri e credibili e grazie anche allinterpretazione di due validi attori quali erano Garrani e Pierfederici, essi acquistano un carattere umano che ne mette in luce pregi e difetti con una presenza scenica e battute essenziali, ma pienamente efficaci. Lopportunistico comportamento del tenente Rodriguez e la fermezza militaresca del re Francesco II unita a un pizzico di ironia che i personaggi lasciano trasparire, sono rese benissimo dai due attori che, nella fedelt al testo di Alianello per quanto concerne le loro battute, entrano con disinvoltura nei rispettivi ruoli e creano due figure da vero teatro, ma pienamente reali nella loro complessa umanit. Un discorso a parte merita la figura della regina Maria Sofia di Napoli; nel romanzo il personaggio non ha battute, ma solo descritta con brevi tratti nelle pagine in cui lautore parla della partenza dei sovrani da Napoli poco prima delloccupazione della citt da parte di Garibaldi. Majano la inserisce, invece, in due scene: una nella quarta puntata (quella appunto dellabbandono della citt partenopea) e una nellultima puntata, del tutto inventata, nella fortezza di Gaeta, quando Pino e la bella Renata si ritrovano per giurarsi la definitiva promessa damore. Majano ci presenta una regina rassegnata, ma pronta ad affrontare il suo destino di sovrana prossima allesilio con fermezza e dignit, senza sentimentalismi, n troppi rimpianti. Monica Vitti, allora giovanissima, una Maria Sofia dolce e nello stesso tempo regale, sicura delle proprie decisioni, prima fra tutte quella di seguire il marito nella buona e cattiva sorte. In entrambe le scene in cui appare le sue battute sono poche e concise; lattrice realizza il personaggio attraverso gli sguardi significativi e i mesti sorrisi che la regia mette in primo piano; la sua sensibilit danimo arriva ad offrire a Pino Lancia il bouqet di fiori che Renata aveva portato per lei e che il giovane tenente accetta con ossequiosa riverenza. Nella scena di commiato dei sovrani dal palazzo reale di Napoli, Maria Sofia segue il cerimoniale di corte con inchini alle proprie dame e lasciandosi baciare la mano dagli ufficiali presenti. I movimenti sono molto studiati, da teatro televisivo come tutta latmosfera di questa scena in cui alle battute dei personaggi si alternano anche momenti di silenzio che sottolineano il clima solenne e drammatico delle decisioni che si stanno prendendo e la gestualit degli attori molto rigorosa. Majano vuole una Maria Sofia pienamente regale, ma anche donna dalla quale traspaia la sua sensibilit femminile, cosa che la Vitti seppe rendere con grande bravura scenica e capacit di recitazione, calandosi nelle vesti di un personaggio che non ritroveremo quasi pi nelle sue successive e numerose interpretazioni cinematografiche, ma che a quellepoca le andava a pennello. Cos, ripresa a mezzo busto, o in primo e primissimo piano, Maria Sofia un personaggio giocato sullelemento psicologico dove il viso, il movimento delle palpebre e gli occhi hanno unimportanza fondamentale. Nel 1860 Francesco II di Borbone aveva 25 anni, Maria Sofia 19; storicamente parlando, nella loro sventura di sovrani spodestati, seppero dar prova di forza danimo e dignit non facilmente riscontrabili in altri regnanti degli stati preunitari; Majano seppe tratteggiare questo loro atteggiamento senza troppe parole, n monologhi da teatro drammatico, ma lasciando trasparire linteriorit dei personaggi che in tal modo restano pi scolpiti nella memoria del telespettatore. Nel 1970 Alessandro Blasetti realizz per la Rai lo sceneggiato Napoli 1860. La fine dei Borboni inserito nel ciclo televisivo I giorni della storia. Al di l del fatto che qui la vicenda vista dalla parte dei vincitori e del

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popolo che si ribella alla dominazione borbonica, i due sovrani interpretati da un bravissimo Bruno Cirino e dallattrice tedesca Rosita Torosh sono molto diversi da quelli di Majano. Francesco II pi pungente e ironico, Maria Sofia pi austriaca e brillante, mentre Monica Vitti ne aveva fatto una donna pienamente italiana. A distanza di quattordici anni da LAlfiere la drammatica vicenda degli ultimi borboni di Napoli tornava sui teleschermi in uno sceneggiato che, realizzato con tecnica cinematografica, era una sorta di filminchiesta, rigorosamente basato, per, su una accertata documentazione storica. Un altro personaggio singolare di questo Alfiere quello di Mim Lecaldani, cugino di Pino, qui interpretato da un giovane e bravissimo Nino Manfredi, anchegli come la Vitti in un ruolo che non ritroveremo pi nei personaggi sicuramente pi noti e memorabili dei suoi numerosi film. Majano affida a Manfredi un personaggio drammatico, dal carattere opportunista e ambiguo; egli finge di essere dalla parte di Pino e poi lo tradisce e congiura contro di lui insieme agli altri giovani passati dalla parte dellesercito garibaldino, per riconciliarsi infine con il cugino al momento in cui viene arrestato a Caiazzo e condotto prigioniero con gli altri volontari nella fortezza di Capua. Manfredi sa rendere credibile la falsa cortesia del personaggio e il suo iniziale ruolo di mediatore tra Pino e gli altri giovani che dimostrano subito scarsa simpatia o diffidenza verso di lui. Lattore mette subito in evidenza il carattere calcolatore delluomo che ha gi fatto le sue scelte di parte ma non le vuole rivelare apertamente, le sue false premure verso il cugino che si tramutano in aperta ostilit nella drammatica scena della terza puntata in cui, dopo la sagra paesana per festeggiare linizio della trebbiatura, Pino viene imprigionato allinterno della masseria da lui, dallo zio arciprete, lattore Antonio Battistella, e dagli altri per i quali il giovane ufficiale borbonico diventato un ostacolo. Durante questo processo sommario, una sorta di processo fuori aula si potrebbe dire, Manfredi da il meglio di s per rendere la drammaticit del personaggio e la sua ipocrisia che finalmente si rivela agli occhi sbigottiti e un po ingenui del cugino. I due personaggi si affrontano alzando la voce, in un alterco di sapore teatrale, ma non per questo meno efficace e credibile. Majano vuole per un Manfredi dallaspetto nobile e distinto e gioca molto sul viso dellattore dal cui sguardo deve sempre trasparire questo senso di nobilt. Il personaggio del libro pi rozzo e contadino, pi grossolano nei gesti e nel modo di fare; Manfredi guidato da Majano ne fa un uomo borghese studiato nei movimenti, che sa parlare con convinzione, anche se freddo, appunto perch calcolatore. Solamente nella scena dellarresto dei soldati garibaldini tra i quali Mim si arruolato, nella quinta puntata, il personaggio acquista un carattere rassegnato e quasi patetico, pronto a riconciliarsi con Pino, recandogli anche la dolorosa notizia della morte della sorella Titina. Ancora una volta i primi piani su lattore voluti da Majano rivelano il cambiamento psicologico delluomo che ha perduto nella lotta in cui credeva e che ora si consegna inerme al nemico. Nella terza puntata de LAlfiere, che si svolge nella localit di Tito in Basilicata nei giorni in cui sul fronte bellico si combatte a Milazzo, compaiono personaggi che non ritroviamo nelle altre puntate: larciprete Don Celestino, la dolce Titina e i giovani simpatizzanti di Garibaldi interpretati da attori successivamente

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destinati ad una futura notoriet: Luciano Melani, Vittorio Congia e Raffaele Meloni, futuro regista anche di lavori televisivi47. Fra tutti, per, spicca, Fernando Cicero, allora venticinquenne, che qui interpreta il ruolo di Filippo Monaco, un giovane spiantato e vanesio che odia e invidia Pino, ma la cui cattiveria anche imbevuta di tanta stupidit. Majano gli riserva una parte pressocch identica a quella che ha nel libro di Alianello, ma obbliga il giovane attore a mettere in luce maggiormente la poca intelligenza del personaggio, che non il suo animo risentito e incattivito. Cos nella scena in cui Filippo provoca Pino comunicandogli la sconfitta subita dallesercito borbonico a Milazzo e sobillando negli altri giovani lesaltazione verso Garibaldi, il personaggio viene prima deriso e preso in giro da tutti i presenti che hanno poca stima di lui, poi dimostra chiaramente di non avere argomenti convincenti per sostenere le sue presunte tendenze garibaldine e alla fine non pu reagire allo schiaffo che Pino gli affibia con mano decisa, perch gli altri lo trattengono con la forza. Anche in questo caso il personaggio giocato sullatteggiamento e sulle espressioni del volto alle quali il regista non rinuncia mai. Gli sguardi che lattore comunica ogni volta che viene ripreso in primo piano preannunciano sempre il suo desiderio di creare discordia e di provocare Pino, quasi divertendosi alle reazioni di questultimo. Le battute tra i due giovani mettono in luce come Filippo conosca la debolezza di Pino che quella di reagire subito alle provocazioni, e, a volte ingenuamente, di conoscere poco il carattere infido del suo provocatore verso il quale non sa mostrare indifferenza o ironia come fanno gli altri. Nella citata sequenza in cui Pino da uno schiaffo a Filippo nel bel mezzo di una partita a carte con gli altri, il giovane ufficiale pronto alla rissa violenta e, diremo, a suonarle di santa ragione allimpertinente che si permesso di deridere il suo battaglione sconfitto. Nel romanzo la rissa scoppia di fatto e i due giovani fanno effettivamente a pugni; qui la sequenza diventa teatro drammatico nella tensione che si crea tra i personaggi e nel breve monologo di Pino a difesa dellesercito napoletano che conclude la scena. Nella televisione degli anni cinquanta le mani addosso non erano ammesse oltre un certo limite! E tuttavia lo sceneggiato gi moderno nella recitazione proprio in questa terza puntata che vede schierato questo gruppo di giovani estroversi, forse anche caparbi e pronti a cercare una solidariet tra loro nello scherzo e nel prendersi gioco uno dellaltro. Ne restano, ovviamente esclusi, Pino e Filippo, le cui personalit pi definite e opposte una allaltra devono invece far emergere due personaggi che non smentiscono mai la propria drammaticit; il conflitto interiore che li divide e li rende nemici sempre presente in ogni scena di questa puntata. Altri personaggi che potremmo definire minori affiancano le figure principali in questa lunga narrazione televisiva di storia risorgimentale; ci limitiamo a citarne qualcuno, sottolineando che a tutti Majano da, comunque, una parte significativa. Il personaggio di Zia Rosa, governante di casa Lancia, che Pino chiama confidenzialmente zi Rosina, ha il volto dellattrice Tecla Scarano, perfetta nel ruolo di donna del popolo, napoletana al cento per cento, pronta a dirigere le faccende domestiche, ma anche a fare il proprio interesse, spacciandosi di fronte allingenuo Pino, per chiromante e medium con lunico scopo di far cadere nelle braccia del giovane la propria nipote Ginevra. Sul fronte maschile abbiamo il colonnello Polizzy che guida il reggimento dei cacciatori napoletani a cui appartiene Pino, figura umanissima e di spiccata statura morale,
Di Raffaele Meloni possiamo ricordare la regia dello sceneggiato Malombra del 1974, tratto dal romanzo di Antonio Fogazzaro, con Marina Malfatti e Giulio Borsetti nei ruoli principali.
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interpretato dallattore Corrado Annicelli che sa dare al personaggio quel sentimento di amorevolezza paterna verso i propri soldati, che non sappiamo se abbia veramente posseduto nella realt. A lui fa da contrasto larcigna figura del capitano Morbido, uomo duro e invidioso degli ufficiali pi giovani che ha il volto dellattore Enrico Glori. Sul versante femminile ricordiamo ancora madamigella Gelsomina Gigli, amica e confidente della bella Renata, il cui ruolo quello di aiutare i due giovani a ritrovare il proprio amore alla fine della vicenda, con fine psicologia femminile. Lattrice Zoe Incroci, una veterana del teleromanzo a puntate, ne fa un personaggio sicuro di s, discreto, ma sempre pronto a intervenire al momento giusto. Tutta una schiera di figure, quindi, che avevano il compito di coinvolgere il pubblico e farlo partecipe di una vicenda ricca di intreccio, ma resa familiare e digeribile per tutti anche attraverso il contributo di tanti personaggi minori. Come ebbe a dire molto bene Oreste De Fornari, Majano stato uno dei pochi grandi registi di carattere popolare non comico. Era lento, ma sapeva coinvolgere il pubblico. E Alberto Bevilacqua defin Majano un narratore di polso. Teneva il video e ci dava dentro con una impronta e un impeto un po garibaldino, ma che affascinava.48 La televisione delle origini privilegiava una coscienza popolare che avvertiva il bisogno di nutrirsi ancora di radici genuine, storiche e culturali di cui il teleromanzo a puntate stato il contenitore pi appetibile.

Il castello di Gaeta. Incapace di fronteggiare la situazione e arrestare lavanzata dei Mille che dalla Sicilia puntavano sulla capitale del Regno, Francesco II si rifugi a Gaeta il 6 settembre 1860

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Entrambe le citazioni sono tratte dal programma televisivo Il mestiere della televisione, cit.

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Capitolo XI

I temi musicali presenti ne LAlfiere


Il maestro Riz Ortolani, autore delle musiche di accompagnamento in diverse sequenze de LAlfiere ha sempre sostenuto che la musica il complemento artistico di ogni sceneggiato. Anton Giulio Majano era convinto di questo e aveva idee molti chiare in merito. Allo stesso tema musicale egli chiedeva diverse versioni.49 Riz Ortolani ha conservato un ottimo ricordo di Majano e ne parla ancora oggi come di una persona con cui era possibile vivere un vero rapporto umano basato sul rispetto e la collaborazione reciproca; era molto esigente e richiedeva a tutti coloro che erano coinvolti nei suoi sceneggiati una mole di lavoro immenso, ma sapeva dare fiducia e coraggio a tutti. In quegli anni di sperimentazione televisiva in cui si lavorava febbrilmente alle messe in onda in diretta di qualsiasi spettacolo adattato al piccolo schermo, Ortolani ebbe il compito di scrivere i temi musicali che dovevano accompagnare la sofferta vicenda militare e amorosa di Pino Lancia. E noto a studiosi, storici e appassionati quanto abbia contato la musica durante il Risorgimento nel suo evolversi come fenomeno storico e soprattutto patriottico. Bene o male tutti sono a conoscenza del ruolo che essa ha giocato nelle atmosfere romantiche della cospirazione, della lotta e della guerra, alimentando in ogni occasione i sentimenti pi accesi e gli ideali pi coinvolgenti. Tutto lo svolgersi degli eventi risorgimentali, dalla Restaurazione allUnit di Italia, retto pi che accompagnato da una colonna sonora che fiancheggia, esalta e giustifica gesti singoli e collettivi. Le due grandi fonti cui la musica del Risorgimento ha attinto sono i canti popolari e il melodramma. Il cinema si appropriato di queste fonti nella pi parte della sua produzione a soggetto storicorisorgimentale; la televisione, in una dimensione diversa, non ha mancato di seguire questo metodo in quegli sceneggiati in cui il Risorgimento, visto da varie angolazioni, presente come momento storico di primo piano. Basti pensare allo sceneggiato Ottocento realizzato dallo stesso Majano nel 1959, uno dei pi grandi successi della televisione degli anni cinquanta che contribu alla maggiore notoriet del libro di Salvator Gotta da cui era tratto. In quel teleromanzo i canti popolari non mancavano e ad essi si univano i temi originali scritti appositamente che creavano latmosfera di un autentico melodramma ottocentesco dove gli ideali patriottici e i sentimenti dei personaggi si sposavano felicemente gli uni con gli altri. LAlfiere presenta un Risorgimento diverso, pi militaresco, pi riflessivo dove prevale la difesa di un territorio politico che solo una porzione di quello nazionale e che vuole, nelle ragioni dei protagonisti, mantenere la propria indipendenza. Per tali motivi non potevano prevalere temi musicali e canti patriottici inneggianti lindipendenza nazionale, ma musiche di commento alla vicenda militare, ai sentimenti a volte controbattuti dei personaggi e ovviamente alla vicenda amorosa del protagonista. Il tema dominante quello che accompagna il sentimento che Pino nutre per la bella Renata, il suo amore non corrisposto e contrastato continuamente dagli ideali di fedelt alla causa borbonica a cui il giovane alfiere non vuole rinunciare e che
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Dallo stesso programma citato.

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la donna non vuole accettare. Il tema musicale prettamente melodico, ma una melodia che acquista gradatamente un certo ritmo e diventa, soprattutto nel finale di ogni puntata dove viene sempre richiamato, quasi solenne, a voler indicare che la vicenda narrata non si basa solo sullamore di un ufficiale per la sua donna, ma anche sullamore per quei forti valori dellonore e della fedelt che sono alla base della vita militare. Allinizio di ogni puntata, eccetto la prima, mentre scorrono i titoli di testa, questo tema compare preceduto da alcune battute di impronta militaresca in cui viene richiamato per pochi secondi anche il famoso inno di Garibaldi; unintroduzione quasi da ouverture al dramma che si compie gradatamente e che rimane principalmente un dramma di soldati, di un esercito che combatte per una causa a cui non pu sottrarsi, pena la perdita del proprio senso dellonore. E daltra parte non siamo nel contesto di un romanzo damore, ma di una vicenda di guerra che anche una guerra risorgimentale, il che non poco. Allinizio della prima puntata, invece, mentre scorrono le immagini tratte dal film 1860 di Blasetti, abbiamo il gi accennato sottofondo musicale che fa da commento alle sequenze della battaglia di Calatafimi. Qui Riz Ortolani da sfogo a una musica particolarmente sofferta, decisamente da film di guerra, un tema che si ripete pi volte quasi a sottolineare il continuo svolgersi di una serie di azioni drammatiche che sembrano non avere mai fine, come accadeva realmente nelle grandi battaglie. E un pezzo quasi sinfonico che ritroviamo anche nella breve sequenza dello scontro di Caiazzo della quinta puntata dove utilizzato come accompagnamento alla carica dei soldati napoletani intenti a conquistare le barricate costruite dai garibaldini. In entrambi i casi citati lo sceneggiato esce dagli ambienti angusti dello studio televisivo e diventa azione cinematografica grazie anche al supporto della musica che si compenetra con lazione scenica. E come non ricordare la bellissima marcia reale che dalla quarta puntata in avanti accompagna le sequenze pi belle di ambientazione militare, comprese quelle in cui presente il personaggio di Francesco II ? Si tratta di un arrangiamento dellInno al Re delle Due Sicilie composto dal grande compositore napoletano Giovanni Paisiello negli anni della dominazione borbonica di Ferdinando IV, una sorta di marcia militare, ricordata nella biografie dellautore come una delle pi belle marce scritte in epoca settecentesca. Loriginale di Paisiello maestoso e solenne; un inno vero e proprio che si potrebbe immaginare anche cantato da un coro accompagnato da unorchestra, bench sia sovente eseguito soprattutto da bande musicali. Larrangiamento che ne fece il maestro Ortolani ha unimpostazione regale e militaresca insieme, frutto dellutilizzo di alcuni strumenti a fiato, di qualche tamburo e dei piatti. Possiede, tuttavia, una sua solennit quasi drammatica, con cadenze evidenti, il che la rende un pezzo non celebrativo, ma di commento rispettoso a un mondo che sta crollando, a un regno destinato a soccombere di l a breve, a un sovrano che deve lasciare il trono. La ritroviamo anche nel bellissimo finale della sesta puntata: il saluto alla bandiera con le insegne borboniche prima che venga ammainata sugli spalti della Torre dOrlando nella piazzaforte di Gaeta. E il commento alladdio di unepoca storica tramontata per sempre. Ma ne LAlfiere sono presenti anche alcune canzoni scritte appositamente dal grande Domenico Modugno, a quellepoca gi ottimo chitarrista e cantautore di carattere squisitamente popolare. Anton Giulio Majano ha sempre amato la canzone come completamento dellapparato musicale dei suoi teleromanzi; il caso di Modugno non rester lunico: nel 1975 troveremo un altro grande cantautore, Herbert Pagani, prematuramente scomparso, che avr il ruolo di cantastorie nello sceneggiato Marco Visconti tratto dal

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romanzo di Tommaso Grossi. Le sue bellissime canzoni di sapore medievalesco e dalla melodia molto orecchiabile fanno da commento alla drammatica storia damore tra Ottorino Visconti e la bella e romantica Bice. Ne LAlfiere abbiamo gi ricordato che Modugno ha un ruolo abbastanza rilevante e le sue canzoni servono pi che altro a completare il personaggio di Nunzio, un uomo un poco estroso e originale che per nasconde una forte sensibilit e un animo generoso. Le sue canzoni diventano una sorta di meditazione, un ricordare con nostalgia la sua terra siciliana, un tentativo di addolcire le sofferenze interiori sue e degli altri. Significativa la scena nel lazzaretto di Gaeta, nella sesta puntata, dove Modugno canta la sua Amara terra mia accompagnandosi con la chitarra mentre i soldati feriti vengono condotti a braccia o in barella allinterno di questo triste ospedale per essere curati o per morire con il conforto religioso di padre Carmelo e delle note di quella canzone che ricorda la loro terra lasciata per sempre. In una precedente scena della stessa puntata, alla domanda dellufficiale Tot che gli chiede perch non si decide anche lui a impugnare un fucile e a combattere, Modugno risponder che la chitarra la sua arma perch con quella lui conforta i suoi compaesani, ricordando loro lamata Sicilia, e ce ne sono tanti qui a Gaeta di quelli che come me hanno lasciato il loro paese e chiss se mai lo rivedranno un giorno! La chitarra diventa la compagna fedele di Nunzio, la sua vera arma. Persino nel momento in cui egli muore abbracciato allamato fraticello con cui aveva condiviso un lungo cammino di pericoli e di stenti, lultima inquadratura che resta di lui la sua chitarra adagiata a terra in mezzo al fumo delle cannonate e alle pietraie dove si sta consumando lultimo atto del lungo assedio. Nella quarta puntata appare anche un altro cantante che godeva una certa notoriet in quegli anni: Rino Salviati, autore di numerose canzoni napoletane che egli pure accompagnava sempre con la chitarra. Qui lo vediamo in una sola scena in cui lazione collocata allinterno di un ristorante di Napoli dove Pino Lancia e la frivola Ginevra che in quel momento diventata la sua ragazza, stanno trascorrendo una serata in compagnia dellex sergente Lo Russo che ha lasciato luniforme e ha disertato per entrare in un giro di camorristi che hanno preso un certo potere politico in citt. La scena divisa in due sezioni: la prima dedicata al cantante Salviati che si aggira tra i tavoli della sala cantando la sua canzone Cicerenella dal tipico sapore napoletano, ma anche mesta e nostalgica. Qui la funzione del canto puramente di intrattenimento e latmosfera che crea pi simile a quella di certi film anni cinquanta in cui ricorrono sovente scene allinterno di un luogo pubblico dove qualcuno canta per intrattenere gli ospiti; il prototipo del piano bar di oggi. Durante il dialogo tra i tre personaggi seduti al tavolo il suono della chitarra fa da sottofondo e da accompagnamento e ci fa sentire il lontano fascino di una Napoli popolare. Un ultimo accenno merita laltro tema melodico e nostalgico che Riz Ortolani ha inserito in alcune scene chiave dello sceneggiato: la morte del tenente Franco, la bellissima scena girata sul fiume che abbiamo gi ricordato e il momento in cui Pino viene fatto prigioniero a Tito di Basilicata dai suoi presunti amici nella terza puntata. E un tema in cui la melodia costruita su un certo ritmo cadenzato che assomiglia a una dolce cantilena che vuole sottolineare non la drammaticit di quei momenti, ma il rimpianto dei personaggi e le loro illusioni perdute. Nella scena dove Pino viene rinchiuso nella stanza della masseria, quellaccompagnamento musicale sottolinea la sua tristezza nel vedersi tradito dai giovani che credeva

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amici, ma anche la tristezza del cugino Mim che sa di sbagliare ed costretto ad agire cos perch i fatti e le ideologie politiche glielo impongono. La drammaticit lascia il posto al rimpianto, lemotivit alla riflessione sui sentimenti interiori dei personaggi. Se nel romanzo di Alianello mancava qualcosa era proprio la musica, strumentale e cantata, che solo la trasposizione televisiva poteva inserire, creando di volta in volta leffetto giusto e richiesto dal momento narrativo. Cos Riz Ortolani, Domenico Modugno e Rino Salviati diventano gli interpreti di sentimenti, tradizioni e atmosfere di una terra che soffre e che cova ancora vaghe speranze, ma che destinata a perdere anche parte della propria identit e della propria storia locale. Una certa critica dellepoca non apprezz linserimento delle canzoni ne LAlfiere; il critico Angelo DAlessandro, a cui la trasposizione televisiva del romanzo non piacque per niente, ebbe a dire che quellinserimento cos ingiustificato di tante canzoni ci ricorda il Majano regista cinematografico dal gusto discutibile e quasi fumettistico.50 Oggi, con tutto il rispetto per un critico di cinema e televisione quale era DAlessandro, crediamo che sia, al contrario, giusto rivalutare anche laspetto musicale di un lavoro come LAlfiere in cui le canzoni non guastano la recitazione e nulla tolgono alla narrazione drammatica, ma creano quel sapore locale che la rende pi viva e credibile.

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A. DAlessandro, LAlfiere, in Bianco e Nero, luglio 1956, p. 159

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Capitolo XII

Scenografia e linguaggio
Come in tutti i teleromanzi a puntate che si rispettino, anche ne LAlfiere ha un importanza fondamentale la cura delle scene e della ricostruzione degli ambienti in cui si svolge la vicenda che qui hanno oltretutto la caratteristica di avvalersi solamente delle famose quattro pareti in cui gli sceneggiati venivano allestiti. Emilio Voglino, uno dei primi scenografi della Rai che firm in questo settore diverse produzione, conosceva il proprio mestiere e sapeva destreggiarsi con sicurezza e disinvoltura negli spazi angusti degli studi televisivi. Per LAlfiere seppe ricostruire con la collaborazone di Paolo Fabriani che si occupava dellarredamento, ambienti salottieri dal sapore ottocentesco per le sequenze che si svolgono nella casa di Pino Lancia e della bella Renata Rodriguez nelle prime due puntate. Divani, poltrone, specchiere che riflettono a volte i movimenti dei personaggi, mobili in stile depoca, il tutto quadra sempre con perfetta armonia e rende a pieno lambiente salottiero in cui gli attori si muovono e agiscono in mezzo ai fili e ai cordoni delle telecamere che sanno inquadrare spesso particolari che completano la scenografia: un vaso di fiori sopra un mobile, un quadro appeso alla parete di fronte o il pavimento di una stanza su cui si riflette la luce proveniente da una finestra aperta sullorizzonte marino che in realt un fondale dipinto. Ma gi il precedente Piccole donne e il successivo Jane Eyre propongono interni di questo tipo; la novit de LAlfiere rimane lo sforzo di ricostruire ambienti in cui si svolge la vita militare del reparto del reggimento cacciatori a cui il protagonista appartiene. I diversi presidi militari di Capua, di Montesecco, di Gaeta nella quinta e sesta puntata, le cosi dette casermatte della fortezza di Gaeta in cui erano accampati i soldati napoletani, lospedale militare, le prigioni di Palermo, il tutto stato ricostruito con molta verosimiglianza e con lingegno e la fantasia che Emilio Voglino e Majano sapevano mettere in atto nelle ristrettezze dei mezzi e degli spazi televisivi. Ci troviamo di fronte ad ambienti chiusi dove non manca mai lessenziale; nella casamatta in cui vive Pino nellultima puntata, ad esempio, c il suo letto, il tavolo, il mobile su cui egli appoggia la sua sciabola e il cinturone che porta in vita, la feritoia che funge da finestra, un interno da autentica fortezza militare quale possiamo riscontrare osservando stampe o vecchie fotografie ottocentesche. Le azioni narrate allinterno dei presidi militari hanno in comune tutte un elemento scenografico: lo stemma del presidio della singola localit che viene inquadrato sempre allinizio della sequenza. Si tratta di una grossa placca di metallo a forma di scudo sulla quale inciso il nome del comune e i simboli regali e che appesa alla parete della stanza. Lo stemma del presidio militare di Capua raffigura la corona reale e le insegne del Regno delle Due Sicilie; quello di Montesecco ha una spada posta di traverso e sullo sfondo la citt di Napoli. Un elemento analogo lo ritroviamo allinizio dellultima puntata allinterno del distretto militare di Gaeta: qui lo stemma della fortezza presenta ancora la corona reale e lo scudo regale con i tre gigli borbonici. E un modo di attuare una attenta ricostruzione storica che vuole essere il pi fedele possibile alla realt; Majano lo adotter ancora nel 1980 ne Leredit della priora dove pure gli stemmi dei comuni di varie localit appaiono allinizio di alcune sequenze. Tutto il resto vuole essere solo essenziale: una scrivania quando occorre, la bandiera con le insegne del regno affissa a unasta metallica, grosse armature medioevali

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e enormi scudi appesi alle pareti nelle sequenze che vogliono ricostruire linterno della fortezza militare di Gaeta. Ogni elemento viene inquadrato lentamente dalle telecamere che hanno anche la funzione di portare lo spettatore a soffermarsi su ogni particolare quasi a immedesimarlo meglio nella lenta narrazione della vicenda, tipica degli sceneggiati a puntate. Se oggi non c pi la disponibilit a seguire landamento lento di questi lavori televisivi, non si pu dimenticare, per, la cura e la bravura di questi pionieri della televisione che sapevano creare dal nulla un ambiente e ci mettevano lanima nel farlo; amavano i particolari e curavano le riprese con una precisione che oggi, forse, viene data sovente per scontata. Abbiamo gi parlato della scena del combattimento sul campanile del Duomo di Palermo nella prima puntata; lelemento scenografico significativo costituito dal davanzale dal quale i soldati sparano e che da limpressione che sotto vi sia un vuoto che in realt non esiste, poich il tutto costruito a pochi metri dal pavimento dello studio televisivo. Il presidio militare di Capua, allinizio della quinta puntata, una stanza abbastanza ampia ed elegante; Pino e successivamente il re vi entrano da due porte dietro alle quali non c nulla, anche se si ha limpressione che altre stanze siano situate al di l di esse. La stessa sensazione si ha nellultima scena della quarta puntata ambientata al presidio militare di Montesecco dove Pino si reca per chiedere allex sergente Lo Russo un salvacondotto per lasciare Napoli e rientrare al suo battaglione. Una porta e una finestra senza luce costituiscono lillusione di un ambiente che comunica con lesterno. Non si pu non ricordare, infine, la sapiente ricostruzione del porto di Palermo nella prima puntata, nel momento in cui Renata con il padre e la cugina lasciano la citt per trasferirsi a Napoli e Pino si reca col per salutarla. La pavimentazione che sembra fatta di pietra, lacqua inquadrata in primo piano che trasmette lidea di un porto marittimo, la scalinata che scende verso il basso dove situato il punto di attacco delle navi, i marinai a piedi scalzi che armeggiano intorno alla nave con funi e corde, il tutto ricostruito con una maestria e una verosimiglianza sorprendenti. I personaggi agiscono al centro della scena, in mezzo a questo marasma di elementi scenografici e di movimenti di comparse e di telecamere. La nave non viene inquadrata nella sua interezza; in realt una piattaforma rialzata con una balaustra in legno posta sul davanti che da lillusione del ponte superiore di una nave vera e propria. Durante il dialogo tra Pino e Renata, il primo che incontriamo nello sceneggiato, la regia si sofferma ovviamente sul volto dei due attori, trascurando tutto quello che avviene intorno che passa in secondo piano, ma nel momento in cui Renata deve accomiatarsi dal fidanzato, richiamata dalla cugina, si ritorna allillusione della nave in partenza. La telecamera inquadra lattrice di spalle mentre, gi salita a bordo, saluta lufficiale e lo spettatore vede la balaustra in legno che gradatamente viene avvicinata dalla telecamera mentre la donna sparisce altrettanto gradatamente dallo schermo e in questo modo si ha limpressione che una nave si stia realmente allontanando da un punto di terraferma. I marinai, dal canto loro, tolgono la passerella di collegamento con il porto e sciolgono le funi che tenevano limbarcazione legata a grossi pilastri. Pino, rimasto al centro della scena, inquadrato a figura intera, prima in lontananza, poi pi ravvicinato;quindi egli risale lentamente la scalinata del porto mentre il tema musicale del suo amore per Renata appare per la prima volta in tutta la sua interezza. Lultima inquadratura che chiude la sequenza ancora lacqua che rasenta la pavimentazione in pietra. Fabrizio Mioni ricorda che, fra telecamere e carrelli, secchi dacqua che riempivano lo studio, pareti

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anguste e strette e limponente piattaforma simboleggiante la nave che occupava da sola mezzo studio, questa stata una delle scene pi complicate da realizzare scenograficamente e dove era anche pi difficile muoversi in mezzo a tutto quellarmamentario. Sicuramente non mancava la genialit degli scenografi e dei registi a quellepoca ! Pu essere interessante spendere qualche parola anche per le stampe a soggetto storico che appaiono allinizio di alcune puntate sui titoli di testa e precisamente ci riferiamo alla seconda, quarta, quinta e sesta puntata. Durante tutto il periodo ottocentesco la stampa e la litografia raffiguranti fatti militari o politici dellepoca, napoleonica prima e risorgimentale dopo, hanno avuto una notevole divulgazione e le collezioni in merito si sono moltiplicate fino ai nostri giorni. Allepoca de LAlfiere televisivo diversi studi erano gi stati compiuti sul valore di certe collezioni iconografiche, ma erano sicuramente meno noti di quanto lo siano oggi. Ci, per, non tolse che alcune pubblicazioni riportassero gi alcune litografie che rappresentavano soprattutto fatti darme e scene di battaglie famose del Risorgimento. Lunica tra quelle che appaiono ne LAlfiere che abbiamo potuto identificare con esattezza quella che appare allinizio della quinta puntata: una litografia raffigurante un episodio della battaglia di Solferino del 1859 su disegno dellartista Gabriele Castagnola e pubblicata su un volume del 1864 dal titolo Storia dItalia dal 1815 fino alla proclamazione del Regno dItalia raccontata al popolo.. Raffigura lo schieramento militare austriaco e quello francese sul campo di battaglia; sullo sfondo appare la torre di Solferino, riferimento cruciale del combattimento, e in primo piano un gruppo di soldati austriaci prigionieri e uno di francesi che difendono il loro cannone.51 Si pu obiettare che lepisodio di Solferino nulla aveva a che vedere con le vicende militari narrate ne LAlfiere che risalgono allanno successivo e si svolgono nellItalia meridionale; ma probabilmente agli scenografi e allo stesso Majano era piaciuta questa scena di guerra ottocentesca che non stonava comunque con latmosfera bellica del romanzo e che il bianco e nero della trasmissione televisiva riusciva a rendere molto bene. Nulla sappiamo invece delle fonti della altre tre stampe: quella che apre la sesta puntata rappresenta sicuramente una scena dellassedio di Gaeta dove riconoscibile la torre di Orlando della fortezza e al centro le navi sul mare prospiciente il promontorio; interessante quella della seconda puntata: una nave isolata in mezzo a un mare in tempesta. Espediente anche questo nuovo nella regia televisiva di quei primi anni che voleva aderire alla fedelt storica anche attraverso limpiego di immagini con la funzione di rappresentare allusivamente luoghi e situazioni della vicenda.. La scenografia di questi primi teleromanzi era una sorta di linguaggio televisivo attraverso il quale si esprimeva concretamente la trasposizione della vicenda insieme al copione con le battute dei personaggi e il tutto andava a costituire un vero linguaggio teatrale. Nel caso specifico de LAlfiere si pu parlare anche di linguaggio misto, intendendo un felice assemblaggio di recitazione teatrale, scenografia di ambientazione storica e riproduzioni di immagini e suoni che vogliono richiamare la realt storica; basti pensare anche al gi citato inno reale o alle sequenze del film 1860 di Blasetti inserite nello sceneggiato. Linguaggio televisivo e linguaggio storico, dunque, per la prima volta appaiono insieme sul piccolo schermo della neonata TV. Se questa sorta di mixage sia stata positiva oppure no lo possono testimoniare le statistiche

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Storia dItalia dal 1815 alla proclamazione del Regno dItalia raccontata al popolo, Editore Angelo Usigli, Firenze 1864.

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compiute annualmente dalla Rai fin da quei primi anni, raccolte nei cosiddetti quaderni del servizio opinioni pubblicati anno dopo anno, dalle quali risulta che lo sceneggiato televisivo otteneva sempre un indice di gradimento tra i pi alti. Il tipo di linguaggio proposto per la prima volta dal romanzo di Carlo Alianello avr un seguito in altri sceneggiati a soggetto storico di quegli anni: Ottocento del 1959 sempre di Majano, La Pisana del 1960 con la regia del compianto Giacomo Vaccari, per arrivare a quel capolavoro, purtroppo andato perduto, che stato I Giacobini del 1961 dal romanzo di Federico Zardi con la regia di Edmo Fenoglio. Tutti questi lavori avevano avuto il compito di catapultare alla ribalta del piccolo schermo vicende della nostra storia patria del Settecento e dellOttocento riplasmate dalla penna di scrittori di estrazione diversa, ma tutti accomunati da una caratteristica precisa: laver creato opere letterarie che narrassero la storia nazionale di quei due secoli. Scenografie ridotte, ambienti ricostruiti, copioni da opera teatrale costituivano il linguaggio essenziale ed indispensabile ad una produzione televisiva di tutto rispetto. Come ebbe a dire molto bene in quegli anni il grande attore Giorgio De Lullo, pur riferendosi principalmente alle trascrizioni televisive di opere teatrali: i risultati saranno apprezzabili solo se si proceder ad una spoliazione dei copioni, a scenografie ridotte. Tutto ci per arrivare immediatamente al nocciolo, allessenziale, cos da sfruttare intelligentemente il mezzo televisivo in tutte le sue possibilit.52 Che i risultati ci siano stati e di indubbia qualit, lo ha dimostrato la storia dei primi dieci anni di vita della Rai. Lasciamo ancora la parola ad Anton Giulio Majano, riportando una sua quanto mai significativa affermazione sul genere dello sceneggiato televisivo pronunciata in occasione di un convegno tenutosi nel 1985 e che pu essere una felice conclusione di questa lunga illustrazione de LAlfiere. Se il romanzo sceneggiato rispettato nella sua vera struttura, nei suoi dialoghi, nei suoi scontri psicologici dura in eterno, non pu morire sotto il peso della concorrenza. Almeno questa la mia opinione.53

Lingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli nel 1860 in un dipinto di A. Lacaita Il tentativo di Francesco II di riprendere il controllo della situazione a Napoli fu sventato dalla vittoria garibaldina sul Volturno
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A. A. V. V., Dieci anni di televisione, ERI, Torino 1964. La citazione tratta dallintervento fatto da Majano duante un convegno tenutosi a Torino nel 1985, cfr. Televisione: la provvisoria identit italiana, atti del convegno tenutosi il 13 e 14 ottobre 1985 presso la fondazione G. Agnelli a Torino, Fondazione G. Agnelli, Torino 1985, p.

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Capitolo XIII

Lo stato di conservazione del materiale


Come gi accennato nella premessa al presente lavoro, oggi le sei puntate de LAlfiere sono conservate nei magazzini delle Teche Rai sulla Via Salaria a Roma, dove archiviata la pi parte della produzione di cinquantanni di vita dellente televisivo. E interessante compiere un excursus sui materiali e i supporti che oggi permettono allimmensa produzione Rai di essere conservata e custodita come prezioso patrimonio di una storia che ha contribuito a formare nei decenni la nostra societ. Il catalogo multimediale delle teche, navigabile in tutta la sua completezza in tutte le sedi regionali della Rai e nelle tre postazioni di Milano, Torino e Roma allinterno di tre grandi mediateche realizzate da pochi anni, permette non solo di verificare tutto ci che attualmente conservato negli archivi storici della Rai, ma anche di trovare i codici identificativi delle teche dei singoli programmi e i relativi supporti di conservazione, oltre ad accertare quali programmi sono attualmente digitalizzati e quali no. Quelli digitalizzati sono visibili integralmente dalle singole postazioni computerizzate collegate al catalogo centrale delle Teche e collocate nelle sedi suddette. Cominceremo con il dire che LAlfiere stato recentemente digitalizzato e che tutte le sei puntate sono attualmente visibili allinterno del catalogo multimediale. Si tratta sicuramente di un interessante passo avanti nella valorizzazione del materiale di quei primi anni di vita della Rai del quale tra laltro sono rimaste parecchie produzioni, anche se poco replicate, o in alcuni casi addirittura mai pi ritrasmesse successivamente. Se oggi LAlfiere entrato a far parte del patrimonio digitalizzato della Rai, questo dimostra che vi stata una sensibilizzazione di un certo peso che ha determinato nei responsabili dellarchivio storico liniziativa di ridare voce a uno sceneggiato tra quelli pi trascurati e, forse, pi dimenticati dai palinsesti televisivi, se si eccettua la replica notturna del 1994 di cui abbiamo parlato nella premessa. Ma significativo anche analizzare i supporti di questo sceneggiato situati nei magazzini della Via Salaria dei quali si allegano nelle pagine seguenti anche due tabelle di esempio che interessano la prima e lultima puntata. Come si pu constatare dalle tabelle, tutte le sei puntate sono conservate su pi supporti: film in 16 millimetri, nastro magnetico sempre in formato 16, una copia in cassetta formato digitale D2 supporto RVM e una o due copie in cassetta formato 3 / 4 supporto RVM per ogni singola puntata. Le tabelle descrittive riportano anche il numero di ogni supporto, il codice del magazzino, la lunghezza delle pellicole e dei nastri e il numero dei rulli. E riportato anche il codice identificatore di teca e la denominazione del centro di archiviazione che, nel nostro caso, Roma. La possibilit di visionare queste tabelle con lelenco dei vari supporti del materiale conservato frutto di un grosso sforzo che le Teche Rai stanno compiendo al fine di far conoscere secondo i sistemi pi aggiornati della tecnologia moderna limmenso patrimonio di una storia lunga cinquantanni in cui migliaia di programmi si sono succeduti sulle tre reti dellente televisivo.

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Ma tornando a LAlfiere, interessante anche esaminare per ogni singola puntata la tabella analitica cartacea visibile sempre sul catalogo multimediale. Anche di queste tabelle si riportano qui di seguito gli esempi relativi alla quarta e alla quinta puntata. Ognuna delle sei tabelle riporta in un riquadro in alto a sinistra il titolo, lautore del romanzo, il nome del regista, il numero della puntata e lautore delle musiche. Al centro sempre in alto indicato il codice identificativo della teca, la durata della puntata, la data di registrazione riferita alla messa in onda del 1956, la produzione : Rai TV, il luogo di trasmissione : Roma e la data della prima replica avvenuta nel 1957 nel palinsesto pomeridiano dei programmi per i ragazzi nei mesi di agosto e di settembre. Interessante in questo riquadro la voce genere di fianco alla quale leggiamo: giovani vidigrafo, vale a dire la tecnica con cui ogni puntata venne registrata durante la diretta del 1956, utilizzando, appunto il vidigrafo ottico. Nella parte centrale di ogni tabella troviamo un prospetto che riporta il numero dei rulli, dei metri e la durata della puntata suddivisa nei due o tre rulli che la compongono; sotto sono indicati i nomi dei personaggi e dei corrispondenti interpreti, riferiti ovviamente a quelli che appaiono in quella puntata riportati nellordine di apparizione, come risulta anche dai titoli di testa. A destra in alto sono riportate in forma descrittiva le condizioni del materiale originale, vale a dire la registrazione da vidigrafo. Ad esempio, per la sesta puntata possiamo leggere: Vidigrafo originale spuntinato in pi parti in tutti i rulli. In due punti fotogrammi di coda bianca nel magnetico. Rigature a tratti. Per la terza puntata leggiamo: Vidigrafo originale con rare rigature; fine rulli rigati. Sempre in alto a destra sono indicati i diritti di repertorio con la voce illimitati a dimostrazione che la Rai possiede lesclusiva dei programmi da lei prodotti. Anche lanalisi di questo materiale cartaceo messo a disposizione di studiosi e ricercatori significativa dellattento esame compiuto sullo stato di conservazione di un materiale che data quasi cinquantanni di vita e che fortunatamente giunto fino a noi. Il trasferimento delle sei puntate de LAlfiere su cassetta formato digitale D2 stato effettuato nel mese di giugno del 1994, poche settimane prima della replica notturna su Raiuno. Si tratta di cassette di formato molto grande che vengono riprodotte per mezzo di videoregistratori altamente sofisticati e che possono essere utilizzate per la messa in onda su qualsiasi canale della Rai, secondo le tecnologie di trasmissione oggi in uso. Ogni singola puntata ha guadagnato moltissimo in qualit di immagine grazie a questa operazione e, nonostante che il filmato sia molto datato e non sia stato possibile togliere determinate imperfezioni formatesi sulla pellicola originale, allintero sceneggiato stata restituita una pi che dignitosa luminosit dellimmagine che la tecnica digitale mette in evidenza. Se in qualche sequenza percepibile una breve interruzione nel senso che stato eliminato qualche fotogramma rotto presente sulla pellicola in 16 millimetri, la sostanziale integrit delle sei puntate rimasta fortunatamente inalterata. Per completezza ricordiamo che quasi tutti gli sceneggiati di Majano sono attualmente digitalizzati e visibili sul catalogo multimediale delle teche - Rai: per chi ne fosse interessato alla consultazione, si segnalano in particolare, La cittadella, E le stelle stanno a guardare, Leredit della priora, Strada senza uscita e i pi datati Jane Eyre e Capitan Fracassa. Se si vuole dare credibilit a quanto pi volte ripetuto in occasione delle celebrazioni dei cinquantanni di vita della televisione, cio, che la Rai ha generato e alimenta continuit di conoscenze fra diverse generazioni

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di diversa estrazione geografica e sociale, allora possiamo affermare che una delle finalit della conservazione del suo patrimonio storico attraverso la digitalizzazione del materiale e i nuovi supporti quella di mantenere questa continuit tra passato e presente in una sintonia e interazione tra vecchio e nuovo dove la conoscenza di questo patrimonio messo alla portata di tutti, perch ognuno ne possa usufruire secondo i propri interessi specifici di studio, di ricerca, culturali, scientifici o di semplice intrattenimento.

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Scheda anagrafica dello sceneggiato LAlfiere


Sceneggiato TV Riduzione da opera letteraria Tratto dallomonimo romanzo di Carlo Alianello Riduzione e sceneggiatura televisiva di Carlo Alianello e Anton Giulio Majano Scenografie di Emilio Voglino Musiche originali e adattamenti musicali di Riz Ortolani Segretaria di produzione: Marcella Curti Gialdino Luci: Giorgio Ojetti Costumi: Fausto Saroli Arredamento: Paolo Fabriani Assistente di studio: Fulvio Sarti Canzoni scritte da Domenico Modugno Regia di Anton Giulio Majano Personaggi e interpeti Pino Lancia Fr Carmelo Franco Enrico Renata Rodriguez Rodriguez Nunzio Mim Lecaldani Titina Tot Ginevra Barone Lancia Col. Polizzy Generale Marra Sergente Lo Russo Zia Rosa Francesco II Maria Sofia Gelsomina Maggiore Sforza Filippo Monaco Don Celestino Teresa Capitano Morbido Sergente La Cava Saverio Mario Federico Ugo Donna Rosa Donna Concettina Tenente Vitolo Fabrizio Mioni Aroldo Tieri Achille Millo Emma Danieli Ivo Garrani Domenico Modugno Nino Manfredi Ilaria Occhini Carlo Giuffr Maria Fiore Giuseppe Porrelli Corrado Annicelli Nino Marchesini Enzo Turco Tecla Scarano Antonio Pierfederici Monica Vitti Zoe Incrocci Ubaldo Lay Fernando Cicero Antonio Battistella Maria Cristina Mascitelli Enrico Glori Carlo Croccolo Vittorio Congia Gianni Bonagura Luciano Melani Raffaele Meloni Edda Soligo Rina Franetti Gianni Minervini

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N. puntate: 6 durata complessiva: 6 ore e 10 minuti Anno di produzione: 1956 Luogo di produzione: Rai Roma Data di messa in onda: dal 18 marzo al 22 aprile 1956 programma nazionale (in prima serata) Prima replica: dal 7 agosto al 12 settembre 1957 programma nazionale (palinsensto pomeridiano TV dei ragazzi Seconda replica: dal 3 all8 luglio 1994 Raiuno (palinsesto notturno) Gli sceneggiati televisivi di Anton Giulio Majano Si riporta qui di seguito lelenco completo e cronologico di tutti gli sceneggiati che il regista Anton Giulio Majano ha realizzato per la Rai dal 1955 al 1986. Vi sono compresi anche gli originali televisivi, vale a dire quei lavori a puntate realizzate appositamente per il piccolo schermo, ma non tratti da opere letterarie o teatrali. Per ognuno indicato anche la tecnica originale di messa in onda. !955 Piccole Donne dal romanzo di L.M. Alcott; interpreti principali: Emma Danieli, Lea Padovani, Vira Silenti, Maresa Gallo, Arnoldo Fo, Matteo Spinola, Alberto Lupo, Renato De Carmine Cinque puntate. Messa in onda in diretta senza nessuna tecnica di registrazione. 1956 LAlfiere ( si veda la scheda nella pagina precedente) 1957 Jane Eyre Dal romanzo di C. Bronte; interpreti principali: Ilaria Occhini, Raf Vallone, Ubaldo Lay, Lydia Alfonsi, Laura Carli, Matteo Spinola, Wanda Capodaglio, Luisa Rivelli. Cinque puntate. Messa in onda in diretta e registrazione contemporanea con vidigrafo.

1958 Capitan Fracassa Dal romanzo di Theophile Gautier; interpreti principali: Arnoldo Fo, Lea Massari, Nando Gazzolo, Ivo Garrani, Scilla Gabel, Giulia Lzzarini, Warner Bentivegna, Alberto Lupo,Leonardo Cortese. Cinque puntate. Messa in onda in diretta e registrazione contemporanea con vidigrafo.

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1959 Lisola del tesoro Dal romanzo di Robert L. Stevenson; interpreti principali: Alvaro Piccardi, Ivo Garrani, Arnoldo Fo, Roldano Lupi, Leonardo Cortese, Riccardo Cucciola, Corrado Pani Cinque puntate. Messa in onda in diretta e registrazione contemporanea con vidigrafo. Ottocento Dal romanzo di Salvator Gotta; interpreti principali: Sergio Fantoni, Lea Padovani, Virna Lisi, Antonio Battistella, Mario Feliciani, Warner Bentivegna, Giuseppe Paglierini, Lucilla Morlacchi. Cinque puntate. Messa in onda in diretta e registrazione contemporanea con vidigrafo. I figli di Medea Originale televisivo di Valdimiro Cajoli; interpreti principali: Alida Valli, Enrico Maria Salerno. Puntata unica. Messa in onda in diretta e registrazione contemporanea con vidigrafo 1961 Il Caso Mauritius Dal romanzo di Jakob Wassermann; interpreti principali: Corrado Pani, Virna Lisi, Raoul Grasselli, Alida Valli, Lauro Gazzolo, Mario Feliciani, Lida Ferro, Franco Graziosi, Aldo Silvani, Albero Lupo. Quattro puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. (cancellato nel corso degli anni sessanta) 1962 Una tragedia americana Dal romanzo di Theodore Dreiser; interpreti principali: Warner Bentivegna, Giuliana Lojodice, Virna Lisi, Lilla Brignone, Franco Volpi, Regina Bianchi, Gabriele Antonini, Gianni Santuccio, Luigi Vannucchi, Roldano Lupi, Andrea Checchi, Sandro Moretti. Sette puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1963 Delitto e castigo Dal romanzo di Fedor Dostoevskij; interpreti principali: Luigi Vannucchi, Ilaria Occhini, Ivo Garrani, Gianrico Tedeschi, Mario Feliciani, Ubaldo Lay. Sei puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. (cancellato nel corso degli anni sessanta).

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1964 La cittadella Dal romanzo di Archibald J. Cronin; interpreti principali: Alberto Lupo, Anna Maria Guarnieri, Luigi Pavese, Eleonora Rossi Drago, Nando Gazzolo, Laura Efrikian, Carlo Hintermann . Sette puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1965 David Copperfield Dal romanzo di Charles Dickens; interpreti principali: Giancarlo Giannini, Anna Maria Guarnirei, Alberto Terrani, Wanda Capodoglio, Mario Feliciani, Enzo Cerusico, Maria Grazia Spina, Laura Efrikian, Ubaldo Lay, Ileana Ghione, Elsa Vazzoler. Otto puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico La donna di fiori Originale televisivo di Mario Casacci e Alberto Cambrico; interpreti principali: Ubaldo Lay, Andrea Checchi, Alberto Terrani. Diana Torrieri, Francesco Mul, Maria Grazia Spina, Carlo Hintermann, Sandro Moretti, Antonella Della Porta, Laura Tavanti, Luigi Vannucchi. Sei puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico 1967 La fiera delle vanit Dal Romanzo di William Thackerey; interpreti principali: Adriana Asti, Ilaria Occhini, Nando Gazzolo, Sergio Graziani, Gabriele Antonimi, Roldano Lupi, Maresa Gallo, Didi Perego, Romolo Valli, Andrea Checchi, Wanda Capodoglio. Sette puntate: Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. Breve gloria di Mister Miffin Dal romanzo di Allan Prior; interpreti principali: Cesco Baseggio, Alberto Lupo, Nicoletta Rizzi, Maresa Gallo, Luisa Rivelli. Quattro puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1968 La freccia nera Dal romanzo di Robert Louis Stevenson; interpeti principali: Aldo Reggiani, Loretta Goggi, Arnoldo Fo, Glauco Onorato, Adalberto Maria Merli, Mila Sonner, Tino Bianchi. Sette puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico

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1971 E le stelle stanno a guardare Dal romanzo di Archibald Joseph Cronin; interpreti principali: Orso Maria Guerrini, Giancarlo Giannini, Andrea Checchi, Adalberto Maria Merli, Enzo Tarascio, Anna Maria Guarnirei, Maresa Gallo, Scilla Gabel, Mario Valdemarin, Loretta Goggi, Anna Miserocchi, Gioacchino Maniscalco. Nove puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1972 La pietra di luna Dal romanzo di William Wilkie Collins; interpreti principali: Valeria Ciangottini, Aldo Reggiani, Andrea Checchi, Maresa Gallo, Giancarlo Zanetti, Mario Feliciani, Enrica Bonaccorti, Lida Ferro. Sei puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico 1973 Qui squadra mobile Originale televisivo a episodi di Massimo Felisatti e Fabio Pittorru. (prima serie) Interpreti principali: Giancarlo Sbragia, Gianfranco Mauri, Bruno Scipioni, Roberta Paladini, Carlo Alighiero, Valeria Fabrizi, Enzo Turco, Giorgio Favretto, Leo Gullotta. Sei episodi. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1975 Marco Visconti Dal romanzo di Tommaso Grossi; interpreti principali: Raf Vallone, Gabriele Lavia, Warner Bentivegna, Pamela Villoresi, Maresa Gallo, Franca Nuti, Herbert Pagani, Gianni Garko, Sandro Tuminelli. Sei puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. E il primo sceneggiato di Majano registrato a colori, anche se la prima messa in onda fu ancora in bianco e nero. 1976 Qui squadra mobile Originale televisivo a episodi di Massimo Felisatti e Fabio Pittorru (seconda serie) Interpreti principali: Orazio Orlando, Luigi Vannucchi, Gino Lavagnetto, Paolo Lombardi, Marcello Mand, Stefanella Giovannini, Virgilio Gazzolo, Silvia Monelli. Sei episodi Messa in onda da registrazione su nastro magnetico 1977 Castigo Dal romanzo di Matilde Serao; interpreti principali: Alberto Lionello, Eleonora Giorni, Aldo Reggiani, Laura Belli.

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Quattro puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico 1979 Il signore di Ballantrae Dal romanzo di Robert Louis Stevenson; interpreti principali: Giuseppe Pambieri, Luigi La Monica, Giancarlo Zanetti, Mita Medici, Andrea Bosic. Cinque puntate Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1980 Leredit della priora Dal romanzo di Carlo Alianello; interpreti principali: Alida Valli, Giancarlo Prete, Luigi La Monica, Evelina Nazzari, Ida Di Benedetto, Carlo Giuffr, Antonella Munari, Erminio Marchesini, Luigi Casellato. Sette puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico 1981 Quellantico amore Dal romanzo La tragica vicenda di Carlo III di Giansiro Ferrata e ElioVittorini e dalla memoria Quellantico amore di Carlo Laurenzi. Interpreti principali: Giuseppe Pambieri, Giancarlo Prete, Isabella Goldmann, Lia Tanzi, Alida Valli, Mariella Lo Giudice, Erminio Marchesini, Paola Mannoni, Giorgio Favretto. Cinque puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1983 Lamante dellOrsa Maggiore Dal romanzo di Sergiusz Piasecki; interpreti principali: Ray Lovelock, Orso Maria Guerrini, Ida Di Benedetto, Alberto Lupo, Mariella Lo Giudice, Gabriele Antonini, Mico Cundari, Lea Padovani, Sandra Collodel, Paolo Sonetti. Sette puntate. Messa in onda da registrazione su nastro magnetico. 1985 I due prigionieri Dal romanzo di Lajos Zilhay; interpreti principali: Ray Lovelock, Barbara Nascimbene, Giancarlo Zanetti, William Berger, Isabella Goldmann, Glauco Onorato, Alain Cluni. Sei puntate. 1986 Strada senza uscita Dal racconto No throug Road di Martin Russell; interpreti principali: Giuseppe Pambieri, Erminio Marchesini, Lorenza Guerrieri, Giancarlo Zanetti, Renato De Carmine.

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Quattro puntate. Da ultimo importante ricordare che Anton Giulio Majano stato anche regista televisivo di numerose commedie allestite dalla Rai; se ne contano ben 47 dal 1954 al 1981, tutte di autori pi o meno noti italiani e stranieri e interpretate dai pi bravi attori di teatro dei diversi periodi, molti dei quali furono interpreti anche dei suoi sceneggiati. Si pu ricordare la prima commedia realizzata nel 1954: La signora Rosa di Sabotino Lopez, trasmessa in diretta senza registrazione, ragion per cui oggi non esiste pi. Si possono citare anche la bellissima edizione de I masnadieri di Friederich Schiller del 1959; Tutto per bene di Luigi Pirandello del 1967 con una bravissima Raffaella Carr nel ruolo della protagonista e due commedie gialle: Il processo a Mary Dugan di Baillard Veiller del 1969 con Ilaria Occhini e Corrado Pani e Doppio gioco di Robert Thomas del 1971 in cui due grandissimi attori: Marina Malfatti e Ugo Pagliai gareggiavano nei loro duetti in una magistrale recitazione teatrale. Lultima commedia realizzata da Majano per il piccolo schermo risale al 1981: Esami di maturit di Laszlo Fodor; lunica registrata a colori, in quanto dal 1974 a quella data il regista non aveva pi diretto commedie, ma solo sceneggiati a puntate e non ne realizzer pi nemmeno in seguito.

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Filmografia di Anton Giulio Majano A completamento della figura del regista de LAlfiere, si segnala qui di seguito la filmografia che lo interessa come regista cinematografico dal 1949 al 1961. Dopo questultima data Majano non si dedic pi al cinema. 1951 1953 1954 1955 1957 1949 1959 1960 Leterna catena Una donna prega La domenica della buoma gente La rivale Terrore sulla citt Vento dAfrica Il padrone delle ferriere Seddok (lerede di Satana)

1954 Cento serenate

1961 Lui, lei e il nonno 1961 I fratelli corsi Precedentemente, dal 1937 al 1949, Majano aveva lavorato come sceneggiatore di alcuni film che portavano la firma di altri registi, ragion per cui sono meno legati alla sua figura, ma non per questo meno importanti da ricordare. Anche di essi ricordiamo titoli, anno di produzione e relativi registi. Condottieri Uragano ai tropici Noi vivi Addio Kira Rondini in volo, La primula bianca, Laltra, Cavalcata deroi, (1937), Regia di Louis Trenker (1939), Regia di Gino Talamo e Pier Luigi Faraldo ( 1942 ), Regia di Goffredo Alessandrini (1942), Regia di Goffredo Alessandrini (1943), Regia di Marc Allegret (1947), Regia di Carlo Ludovico Bragaglia ( 1947), Regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1949), Regia di Mario Costa.

Un giorno nella vita, ( 1946), Regia di Alessandro Blasetti

N.B. Majano fu anche autore del soggetto del film Laltra insieme a Gugliemo Morandi. Inoltre fu autore anche della novella da cui fu tratto il film Uragano ai tropici, adattata per lo schermo insieme ad Antonio Lattuada.

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Bibliografia
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Per le biografie degli attori e del regista riportate in appendice, si fa riferimento soprattutto alllopera: A.a. V.v., Dizionario del cinema italiano, Gremese Editore, 1998-1999, Voll. Gli attori, Le attrici.

70 Appendice Biografie dei protagonisti

Anton Giulio Majano (Chieti 1912 Roma 1994) E considerato il padre del teleromanzo della nostra televisione italiana. Infatti nel 1955, agli albori della programmazione televisiva, realizz con Piccole donne dal romanzo di L.M. Alcott, un nuovo genere di spettacolo destinato ad un immediato e straordinario successo. Da allora fino al 1986 i suoi teleromanzi si susseguirono numerosi, segnando momenti decisivi nella storia del Rai. Tra i registi televisivi italiani fu quello che seppe valorizzare lo scrittore napoletano Carlo Alianello del quale realizz la trasposizione televisiva di due suoi romanzi: LAlfiere nel 1956 e Leredit della priora nel 1980. Per la Rai Majano realizz 24 sceneggiati a puntate tratti da diverse opere letterarie di autori anche stranieri, in particolari inglesi e americani: alcuni titoli possono evocare ancora oggi in molti lettori la loro vita di telespettatori: Jane Eyre (1957), Capitan Fracassa (1958), Lisola del tesoro (1959), Ottocento (1959), Una tragedia americana (1962), La cittadella (1964), David Copperfield (1965), La freccia nera (1968), E le stelle stanno a guardare (1971), Marco Visconti (1975), fino a Lamante dellOrsa Maggiore (1983). Non si possono dimenticare nemmeno i due sceneggiati, purtroppo andati perduti in unepoca preteche, poich venne cancellato il relativo nastro magnetico: Il caso Mauritiuz del 1961 e Delitto e castigo del 1963. Al continuo successo decretato dal pubblico ai suoi teleromanzi, Majano dovette sovente subire la critica e il dissenso di un certo tipo di pubblico pi esigente che gli rimproverava di eccedere troppo nel sentimentalismo e nel melodrammatico, se non addirittura nelle sequenze strappa lacrime. In realt il regista fu sempre convinto che il teleromanzo, proprio perch era destinato a un pubblico quanto mai eterogeneo, dovesse sempre sottolineare limportanza del sentimento umano che guida nel bene e nel male le vicende e le azioni dei personaggi che secoli di letteratura avevano prodotto. In questo modo era possibile fare maggior presa sullo spettatore e invogliarlo anche alla lettura e alla conoscenza degli scrittori dei diversi romanzi. In tal senso il sentimento nelle sue trasposizioni televisive, non diventa mai retorica, non mai fine a se stesso; tuttal pi richiama il melodramma, una forma di melodramma recitato che era e rimane arte, in quanto teatro televisivo. Calza molto bene la definizione che diede di lui lattrice Anna Maria Guarnirei in unintervista televisiva di qualche anno fa; un perfetto illustratore di sentimenti umani54 Quanto allo stile e al linguaggio, Majano pi volte dichiar che il teleromanzo doveva avere il ritmo, lampiezza e lapertura analitica del libro. Ragion per cui, confrontare questo genere televisivo con il cinema non aveva senso logico; piuttosto era possibile creare qualche accostamento al cinema, costruendo sequenze
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La citazione di Anna Maria Guarnirei tratta dal programma televisivo Romanzo popolare a cura di Oreste De Fornari e Gloria De Antoni andato in onda in diverse puntate dedicate allo sceneggiato televisivo nel 2002 sul canale satelittare di Raisat Album, un canale interamente dedicato agli archivi storici della Rai. Ogni puntata prevedeva la presenza di un attore, interprete di alcuni famosi sceneggiati televisivi realizzati nel corso degli anni dalla Rai.

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che avessero uno spessore cinematografico. Sicuramente Majano stato linterprete pi fedele della televisione delle origini che tentava di trasformare il nuovo mezzo di comunicazione in una sorta di biblioteca illustrata tramite la quale far conoscere i grandi autori della letteratura mondiale. Attraverso il romanzo ottocentesco (le cui atmosfere vengono evocate con sapienti dettagli, struggenti giochi narrativi e intuizioni geniali nei finali) e attraverso feconde intuizioni linguistiche (con cui realizzava spesso con mezzi artigianali, prodigiosi quadri televisivi), Majano ha rappresentato felicemente le regole fondamentali della regia televisiva nel teleromanzo, codificando quello che sar per molto tempo un sicuro modello di riferimento. Attento perlustratore di alcune delle pi belle pagine della letteratura, egli auspicava anche ad un altro tipo di TV, una TV che sapesse cogliere due elementi: lattualit in un romanzo in cui i problemi fossero di estrema contemporaneit e il poliziesco inteso come fatto di cronaca. A tal fine Majano predilesse autori come Cronin, Dreiser, Wassermann, che nei loro romanzi trattavano gli scottanti problemi della giustizia sociale, della legalit, della tutela dei diritti dei lavoratori, nonch della ricerca di valori da parte del mondo giovanile dagli anni tra le due guerre in avanti. Per il genere poliziesco dobbligo ricordare le due fortunate serie a episodi dal titolo Qui squadra mobile che il regista diresse nel 1973 e nel 1976, primo tentativo riuscito di fare cronaca in chiave giornalistica, partendo da un indagine per omicidio. 55 Da ultimo significativo ricordare che Majano era stato, in giovent, ufficiale di cavalleria e la carriera militare lo aveva portato ad appassionarsi successivamente anche di romanzi storici in cui il tema delle battaglie risorgimentali aveva un ruolo predominante. La trasposizione televisiva de LAlfiere ne resta un magnifico esempio. Molti attori che hanno lavorato con lui in televisione nellarco di trentanni lo hanno soprannominato il colonnello proprio perch la sua passata esperienza di soldato lo portava quasi a comandare in modo militaresco la troupe con cui lavorava sul set televisivo.56 Ma tutti hanno riconosciuto in lui la capacit di creare un clima di lavoro dove ognuno si trovasse a proprio agio. Come egli stesso ebbe a ripetere pi volte, il regista il primo che deve credere in quello che fa. Carlo Alianello (Roma 1901 1981) Carlo Alianello nacque a Roma il 20 marzo del 1901. Di famiglia di origini lucane, figlio di un colonnello del Regio esercito italiano, a sua volta figlio di un colonnello dei cacciatori della guardia del Regio esercito borbonico, ha dedicato la maggior parte della sua opera letteraria alla rilettura del Risorgimento italiano, trovando nella Basilicata di fine ottocento lo scenario ideale della guerra civile consumatasi nel Sud allindomani dellunit nazionale. Lo scrittore aveva intuito assai bene come lunificazione italiana rappresentasse un nodo essenziale per la storia del mezzogiorno. Aveva, infatti, avvertito come tante voci storiografiche e interessate avessero trascurato unanalisi non ideologizzata della storia del Regno delle Due Sicilie; e, pur rimanendo la sua una
La biografia di Antono Giulio Majano riportata in: A. Grasso, (a cura di), Televisione, Garzanti editore, Milano 2002, p. 406, ad vocem; G. Tabanelli, Il teatro in televisione, regia e registi: dalle prime trasmissioni in diretta allalta definizione, Rai, Eri 2002, Vol. I, pp. 23 24, scheda biografica. 56 Anton Giulio Majano stato anche assistente e regista cinematografico.
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ricostruzione di romanziere, la conoscenza storica che egli possedeva, gli permise, nei suoi romanzi, di ripercorrere sempre correttamente i fatti. Dopo un saggio sul teatro di Maeterlink del 1928, Alianello esordisce con il romanzo LAlfiere nel 1943, dove vengono raccontate, dal punto di vista di un ufficiale borbonico rimasto fedele allesercito di Francesco II, la guerra e le sollevazioni popolari fomentate dallo sbarco dei Mille in Sicilia. Il romanzo nasce in un momento di travaglio per lItalia impegnata nel secondo conflitto mondiale; un libro tutto scritto di getto in un anno e le cui alterne fortune, di pubblico e di critica, appaiono come la pi valida dimostrazione di quel suo superiore distaccato umano giudizio.57 Nel 1952 lo scrittore pubblica Soldati del Re, un romanzo che, sulla scia de LAlfiere, narra la vicenda di alcuni personaggi di varia estrazione sociale fedeli anchessi al loro re Ferdinando II di Borbone nel turbinio dei moti rivoluzionari del 1848. Seguiranno: Maria e i fratelli del 1955, romanzo di ispirazione cattolica come il successivo Nascita di Eva del 1966. Nel 1963 esce il suo romanzo di maggior successo e considerato il suo capolavoro: Leredit della Priora, vasto affresco e sofferta rievocazione degli eventi che si svilupparono nel meridione tra il 1861 e il 1862; una sorta di saga del brigantaggio che trova la sua forza e la sua originalit nella capacit dellautore di accomunare vincitori e vinti e riscattare tutti in una pietosa comprensione nel contesto di una Potenza postunitaria sconvolta da una sanguinosa guerra civile. Seguiranno ancora una specie di diario Lo scrittore o della solitudine del 1970, per tornare poi ai temi meridionali con La conquista del Sud del 1972 e Linghippo dello stesso anno. La rivoluzione liberale, le gesta dei piemontesi e quelle garibaldine e le loro conseguenze nel mezzogiorno dItalia sono i temi che continueranno ad appassionare Alianello in tutta la sua produzione letteraria a partire da LAlfiere e in tutte le opere successive. Egli stato anche professore di liceo e collaboratore del Corriere della Sera, de Il Giornale dItalia e del Messaggero. Fu autore anche di alcune opere teatrali. Nel 1956 collabor con Anton Giulio Majano alla sceneggiatura televisiva de LAlfiere di cui cur anche la parte dei dialoghi. Da segnalare, inoltre, che nel 1953 aveva collaborato alla sceneggiatura e al soggetto del film neorealista Maddalena per la regia di Augusto Genina, interpretato da Gino Cervi e Marta Toren, che si avvaleva della fotografia di Claude Renoir. Mor nel 1981 Alianello stato a volte accusato di mancanza di una serena visione della storiografia e di una corretta attenzione alle origini di certi problemi e alle conseguenze delle scelte politiche operate nel meridione, ma ci nulla toglie allesattezza delle sue conoscenze storiche e alla sua sapiente vena di scrittore. Fabrizio Mioni, giovane protagonista de LAlfiere Nato a Roma il 23 settembre 1930, appartenente allaristocrazia romana, studente di architettura alluniversit della capitale, senza conseguirne la laurea, dalla tipologia fisica da classico attore giovane, Fabrizio Mioni decide di dedicarsi allattivit artistica, quando casualmente conosce il regista Duilio Coletti che gli affida nel 1954 il ruolo di un ufficiale in un film dambientazione bellica: Divisione folgore che narra la drammatica vicenda di un gruppo di ufficiali paracadutati nel deserto durante la battaglia di El Amein e

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Clara Falchi, In sei puntate il romanzo di Carlo Alianello LAlfiere, in Radiocorriere, 18 / 24 marzo 1956, p. 18.

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dove Fabrizio Mioni interpretava il ruolo del sottotenente Gianluigi Corsini. Segue, subito dopo, lesordio in teatro, grazie a Luchino Visconti, accanto ad attori quali Salvo Randone, Lilla Brignone, Lina Volonghi, Gianni Santuccio e Carlo Cataneo, nella commedia di Giuseppe Giocosa Come le foglie, rappresentata con enorme successo anche al Teatro Olimpia di Milano il 26 ottobre 1954; qui Mioni interpreta il ruolo del viziato e smidollato Tommy, giovane scapestrato e personaggio chiave della vicenda. La rappresentazione nel teatro milanese era una ripresa di una edizione teatrale precedentemente rappresentata a Roma con un successo ancora pi eclatante di quello riscosso nel capoluogo lombardo. Con la stessa compagnia, lanno successivo recita anche nella commedia La parigina di Becque diretta da Gianni Santuccio. E pressoch in questo periodo che il giovane attore entra in contatto con la ancor molto giovane televisione italiana. Anton Giulio Majano, in un intervista di molti anni dopo, ricorda di aver conosciuto Fabrizio Mioni due giorni prima di iniziare le prove de LAlfiere durante una festa a casa di Elena Mingucci, unassistente alla regia divenuta poi anche regista.Vidi entrare uno stupendo ragazzo, ricorda Majano, e subito dissi dentro di me: questo lAlfiere. Gli proposi di venire il giorno dopo negli studi della Rai e lo scritturai immediatamente.58 E Fabrizio Mioni fu un bravissimo Pino Lancia, protagonista indiscusso dello sceneggiato, guidato sapientemente dal regista che seppe costruire con lapporto del giovane attore un personaggio ingenuo, sensibile, come lo nel romanzo di Alianello, e con una dose di fascino giovanile che lo rendeva credibile e persino moderno per quellepoca. Apparir ancora in televisione accanto allattrice Laura Solari nella commedia in un atto unico Let delle attrici di J. M. Barrie, andata in onda il 29 gennaio del 1957 per la regia di Enrico Colosimo. Fabrizio Mioni interpretava il personaggio del giovane Carlo Roche, unica figura maschile di questa breve piece teatrale, giocata sul rapporto dialettico tra unattrice affermata, ma sul viale del tramonto e un giovane che rivede in lei la ragazza una volta amata. Fu quella la sua ultima apparizione sui nostri teleschermi. Questo lavoro televisivo non mai stato replicato, bench sia tuttora conservato negli archivi storici della Rai. Il cinema italiano degli anni cinquanta lo vide ancora tra gli interpreti di due film di un certo rilievo: nel 1956 in Orlando e i paladini di Francia diretto da Pietro Francisci dove Mioni interpretava il personaggio di Rinaldo; nel 1958 in Le fatiche di Ercole sempre con la regia di Francisci nel ruolo di Giasone. Nello stesso anno lavor ancora in teatro come voce narrante nella piece La guerra di Renzo Rossellini, messa in scena al teatro dellOpera di Roma. Poco tempo dopo, con una scrittura della 20th Century Fox, il giovane attore partiva per Hollywood per prendere parte ad un remake del film Langelo azzurro di Joseph Von Stenberg del 1930; da quel momento si pu dire conclusa la sua avventura artistica in Italia. Si stabil cos definitivamente negli Stati Uniti dove continuer una carriera televisiva e cinematografica.59

Dal programma Il mestiere della televisione. Anton Giulio Majano, Rai, 1989. Il programma inserito nel palinsesto di Rai Educational, ripercorreva la carriera televisiva del regista attraverso una serie a critici e attori, alternate a brevi flash dei principali sceneggiati realizzati da Majano in televisione. 59 R. Chieti, R. Poppi, Dizionario del cinema italiano, Gremese Editore 1991, vol. Gli attori, pp. 328-329.

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Due interpreti dellAlfiere: Fabrizio Mioni e Maria Fiore Achille Millo


Nato a Roma il 25 novembre 1921 da una famiglia di origine napoletana, Achille Scognamillo esordisce in teatro ventenne a fianco di Wanda Capodaglio, mettendosi subito in luce per un tipo di recitazione sobria e spontanea. Dotato di una bella presenza, di voce calda ed impostata, di temperamento vivace e versatile, Millo diventa subito uno degli attori giovani pi richiesti dal teatro italiano. Viene scritturato da Visconti per Il matrimonio di Figaro e Delitto e castigo, entrambi rappresentati nel 1946, poi recita accanto a Sara Ferrati ed applauditissimo in una bella edizione de Lereditiera accanto a Enzo Ricci ed Eva Magni dove impersona il ruolo dellavido cacciatore di dote, fino a giungere al grande successo nel 1957 nei panni di Pulcinella nella farsa di Altavilla Pulcinella in cerca della sua fortuna per Napoli per la regia di Eduardo De Filippo. Ma scritturato anche dal Piccolo Teatro di Milano per rappresentazioni importanti come Arlecchino servitore di due padroni per la regia di Strehler nel 1953 e nel 1955 e La mascherata, commedia di Moravia rappresentata nel 1954 sempre con la regia di Strehler. Di notevole rilievo anche la sua attivit televisiva, sin dagli albori del piccolo schermo, dove prende parte, apprezzato interprete, a numerose commedie quali La casa delle sette torri nel 1959 con la regia di Guglielmo Morandi, Il borghese gentiluomo nel 1957 e Odette nel 1960, entrambe con la regia di Giacomo Vaccari. Lo ritroviamo poi in numerosi sceneggiati tra i quali ovviamente LAlfiere in cui interpreta il ruolo del nobile e generoso tenente Franco Enrico, amico inseparabile di Pino Lancia, personaggio dal puro sangue napoletano, eroico e fedele anche lui sino allultimo alla bandiera borbonica. Ritroveremo Achille Millo in altri sceneggiati che hanno fatto la storia della Rai: Tessa la ninfa fedele del 1957 con la regia di Mario Ferrero, I Miserabili del 1964 per la regia di Sandro Bolchi, Il conte di Monecristo del 1966, regia di Edmo Fenoglio, uno degli sceneggiati di maggior successo in cui Millo interpretava il ruolo dello scaltro e subdolo barone Danglar. Si possono ricordare ancora : Il Marchese di Roccaverdina del 1972 diretto sempre da Fenoglio con un eccezionale Domenico Modugno nel ruolo del

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protagonista, Il cappello del prete nel 1970 con la regia di Bolchi e il film tv Sacco e Vanzetti del 1977, per la regia di Giacomo Colli. Non si pi dimenticare ledizione televisiva del dramma Il caso Pinedus di Paolo Levi con la regia di Maurizio Scaparro trasmessa nel 1972 dove Achille Millo recita accanto ad altri due grandi nomi del teatro: Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice. Millo stato anche, si pu dire, mattatore di alcuni programmi televisivi a carattere musicale e letterario, in cui lattore recitava poesie dautore e presentava canzoni di cantautori di un certo impegno. Si pu ricordare il programma Note di Natale, andato in onda nel dicembre del 1959, contenitore di poesie e canzoni natalizie in cui lattore era affiacato dal noto cantante Fausto Cigliano; Lamore e la guerra del 1969, spettacolo di recitazione e musica sui pi scottanti temi dellultimo conflitto mondiale in cui Achille Millo duettava magnificamente con la celebre cantante Milly. Accanto allattrice Giulia Lazzarini, fu il conduttore di un programma di successo dal titolo Parole e musica andato in onda a puntate a partire dal settembre del 1963 e che ebbe poi una seconda edizione nellautunno del 1964, programma che abbinava letture di testi teatrali di scrittori quali Weill, Brecht e Prevert a canzoni dautore interpretate da nomi noti in quegli anni: Emilio Pericoli, Carol Danell, Umberto Bindi e Fausto Cigliano. Meno rilevante stata la sua carriera cinematografica, iniziata nellimmediato dopoguerra e conclusasi nellarco di un decennio. Si possono ricordare i film: Melodie immortali del 1952, regia di G. Gentiluomo e Carosello napoletano del 1954 di Ettore Giannini.60 Carlo Giuffr Nato a Napoli il 3 dicembre 1928, si trasfer a Roma nel 1947 dove si iscrisse allAccademia dArte drammatica. Una volta diplomato entra nella compagnia teatrale di Eduardo De Filippo in cui gi lavorava il fratello Aldo. Vi rimane fino al 1951 e, sotto la guida di De Filippo, matura rapidamente come attore, affrontando ruoli sempre pi impegnati e affiancando allattivit teatrale quella cinematografica e radiofonica. Nel 1963 entrer nella Compagnia De Lullo, Falk, Valli, Albani dove affina le sue doti di attore mettendo a punto una maniera autoironica che sembra conciliare la sua doppia valenza di comico e di amoroso. Fra le sue pi riuscite interpretazioni di questo periodo si pu ricordare il ruolo del Primo attore in Sei personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello. E molto attivo anche nella televisione delle origini dove lo troviamo sia in spettacoli di variet: Musica Hotel, che in sceneggiati: LAlfiere dove interpreta il ruolo di Tot, il simpatico e brillante cugino di Pino Lancia, anchegli soldato del re, personaggio tra i pi riusciti del romanzo; I Giacobini con la regia di Edmo Fenoglio nel 1962 e, nellera della TV a colori, Leredit della priora nel 1980, sempre con la regia di Anton Giulio Majano in cui veste i panni dellambiguo e opportunista Don Matteo Guarna, personaggio drammatico combattuto tra idee liberali e tradizioni borboniche, diametralmente opposto al giovane ufficiale de LAlfiere.

60 R. Chieti, R. Poppi, Dizionario del cinema italiano, cit., pp. 326-327. Sui programmi televisivi a carattere letterario musicale si possono trovare alcuni articoli sullannata del Radiocorriere TV del 1963 ai mesi di settembre / ottobre, del 1964 e del 1969, relativamente ai periodi in cui i programmi citati sono stati mandati in onda.

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Partecipa anche alla registrazione di diverse commedie allestite dalla Rai nel corso degli anni; si possono ricordare la farsa napoletana Caviale e lenticchie e Lamico delle donne di Alexander Dumas del 1975 dove recita insieme a Giuliana Lojodice. La sua carriera cinematografica pure intensissima: dal film Napoli milionaria del 1950 con la regia di Edoardo De Filippo, a Il ferroviere di Pietro Germi del 1956, da La ragazza con la pistola di Mario Monicelli del 1968 fino a Tre colonne in cronaca di C. Vanzina del 1990. Oggi Carlo Giuffr prosegue ancora nella sua attivit di regista e attore di teatro.61 Ivo Garrani Nato ad Indrodacqua di Sulmona in provincia di Aquila il 6 febbraio 1924, ottiene una prima scrittura nel 1943 allinterno della compagnia teatrale di Carlo Tamberlani nella quale rimane fino al 1945. Inizia, poi, una carriera intensa nelle compagnie Morelli-Stoppa e Torrieri Carraro e dal 1949 al 1945 lavora con la compagnia di Gino Cervi e Andreina Pagnani. Nel 1954 a Milano al Piccolo Teatro dove recita nella nuova produzione del Giulio Cesare di Shakespeare con la regia di Strehler che gli affida altri ruoli importanti ne La moglie ideale di Marco Praga e in Nostra dea di Bontempelli. Nel 1960 fonda insieme a Giancarlo Sbragia e Enrico Maria Salerno la Compagnia degli attori Associati con la quale si dedica al teatro inchiesta e di cronaca con una nuova messa in scena del Sacco e Vanzetti di Roli. Il debutto nel cinema avviene agli inizi degli anni cinquanta, come pure quello in televisione di cui anche Garrani pu essere considerato un pioniere, soprattutto delle messe in onda in diretta. Dopo aver preso parte ad una produzione della commedia di Giocosa Come le foglie nel 1954, prende parte a diversi sceneggiati a puntate, tra cui ovviamente LAlfiere in cui interpreta il ruolo del colonnello Rodriguez, ufficiale della marina borbonica, padre della bella Renata, fidanzata di Pino Lancia, uomo bonario e rassegnato al corso degli eventi nuovi dai quali, per, preferisce fuggire piuttosto che affrontarli. Tra gli altri sceneggiati si possono ricordare Capitan Fracassa del 1958, sempre con la regia di Majano, Lisola del tesoro nel 1959 diretto ancora da Majano di cui rimane memorabile la sua interpretazione del pirata dalla gamba di legno John Silver. Si possono ricordare ancora Umiliati e offesi sempre del 1959 con la regia di Vittorio Cottafavi, Delitto e castigo del 1963 nuovamente diretto da Majano e Mastro Don Gesualdo del 1964 per la regia di Giacomo Vaccari, il primo sceneggiato televisivo realizzato con una tecnica cinematografica. Superlativa rimane la sua apparizione ne Il giornalino di Gian Burrasca del 1964 con la regia di Lina Wertmuller, dove interpreta il personaggio autoritario del padre del ragazzino monello, conferendogli anche una forte carica umana che non traspare nel libro di Vamba. Si pu ricordare ancora la figura di Mussolini nello sceneggiato La resa dei conti della serie I giorni della storia di Luigi Lunari, diretto da Marco Leto nel 1969.

La sua carriera cinematografica comprende parecchi film che spaziano tra il 1952 e linizio degli anni ottanta.Si possono citare i film che portano la regia di Anton Giulio Majano: La rivale del
61 Anche per la biografia di Carlo Giuffr si fa riferimento al gi citato Dizionario del cinema italiano, nel volume dedicato agli attori. Per quanto riguarda le sue interpretazioni televisive valgono le annate del Radiocorriere TV e il volume di M. Letizia Copantangelo, La maschera e il video, Rai 1998, che raccoglie tutta la produzione teatrale televisiva dal 1954 a tutto il 1998.

77 1956, Terrore sulla citt del 1958 e Il padrone delle ferriere del 1959. 62 Accanto a Fabrizio Mioni sar tra gli interpreti del gi citato Orlando e i paladini di Francia in cui veste i panni di Carlo Magno.
Aroldo Tieri Che misurato attore Aroldo Tieri: ma quale capacit possiede dimprovvisare scatti, umori ombrosi, con quella sua voce dove la sua origine calabrese affiora appena, educata com dalla dizione che pure non lo ha congelato nei propri canoni. Cos Indro Montanelli defin mirabilmente Aroldo Tieri, grande attore che ben tutti conosciamo, nato a Corigliano calabro il 28 agosto 1917 e figlio del noto commediografo Vincenzo Tieri. Diventa ben presto uno degli attori giovani pi quotati ed apprezzati in campo cinematografico, ma il suo vero talento emerge in teatro dove diventa, a poco a poco una delle punte di forza della scena italiana a cominciare dal suo esordio nella Francesca da Rimini di Simoni nel 1938 a cui segue il successo ottenuto con la Compagnia del Teatro Eliseo nella commedia di Shakespeare La dodicesima notte diretta da Pietro Sharoff, dove lattore interpreta il ruolo del giovane Fabiano. Nel dopoguerra continua a recitare in teatro, prendendo parte a formazioni importanti accanto ad attori di valore come Gino Cervi, Andreina Pagnani, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Olga Villi e Elena Zareschi. Attore poliedrico e dalla inesauribile vitalit, viene presto richiesto anche dalla neonata televisione italiana, dove prende parte a parecchi sceneggiati a partire proprio da LAlfiere nel 1956 in cui intepreta il sublime, ma energico personaggio di Padre Carmelo, coprotagonista del romanzo insieme al giovane ufficiale Pino Lancia. Seguiranno Le avventure di Nicola Nickleby nel 1958, diretto da Daniele DAnza in cui veste i panni ben differenti dello spietato e crudele Wackford Squeers, sfruttatore di bambini innocenti, e gli originali televisivi La sciarpa e Paura per Janet, entrambi del 1963 con la regia di Daniele DAnza. Seguiranno altri originali televisivi a puntate di carattere giallo sempre firmati da Daniele DAnza: Melissa nel 1966 in cui interpreta il ruolo dellassassino Felix Hapburn e Giocando a golf una mattina del 1969 in cui veste i panni di Ed Royce, uno dei personaggi chiave della vicenda. Lo ritroviamo ancora nel 1967 nello sceneggiato in ununica puntata Serata con Somerset Maugham della serie Il Novelliere ancora con la regia di DAnza. Aroldo Tieri eccelle anche in numerosissime commedie allestite dalla TV che qui come in teatro diventano suoi cavalli di battaglia. Possiamo ricordare: Leroe di Ferruccio Cerio del 1955, La bisbetica domata e La cara ombra, rispettivamente del 57 e del 58, sempre dirette dal grande DAnza e Il calapranzi di Fenoglio nel 1968. Assieme allattrice Giuliana Lojodice ha formato e continua a formare un sodalizio artistico inossidabile sia in teatro, che in televisione e moltissime rimangono le produzioni in cui i due attori hanno dato insieme il meglio di se stessi.

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Si veda il gi citato Dizionario del cinema italiano, Vol. Gli attori, alle pp. 222-223 e le recensioni dei diversi sceneggiati televisivi pubblicate sulle annate del Radiocorriere TV

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Possiamo infine ricordare che nel 1960 Aroldo Tieri stato, con Lauretta Masiero e Alberto Lionello, il conduttore della terza edizione di Canzonissima, lo spettacolo abbinato alla lotteria di Capodanno, che quellanno portava la firma del regista Mario Landi. Emma Danieli Nata a Buscoldo in provincia di Mantova il 14 ottobre 1936, morta a Lugano il 21 giugno 1999, inizi ad affermarsi nel cinema con il film a episodi Siamo donne di A Guarini del 1953, dedicato a momenti salienti di vita vissuta di quattro attrici di fama internazionale. Fu una delle pi apprezzate annunciatrici della televisione delle origini, una delle pi amate signorine buonasera, attivit che le permise di emergere e attirare lattenzione di alcuni registi di quegli anni che le offrirono lopportunit di partecipare ai primi sceneggiati televisivi. Cos Alberto Casella le offr lopportunit di prendere parte al primo sceneggiato in assoluto realizzato dalla Rai nel 1954: Il dottor Antonio tratto dal romanzo di Giovanni Ruffiani, andato in onda in diretta nel novembre di quellanno e dove recitavano attori che godevano gi un certo prestigio in campo teatrale e cinematografico: Luciano Alberici, Cristina Fanton e Antonio Ciffariello. Quindi, Antono Giulio Majano la volle tra le quattro protagoniste dello sceneggiato Piccole donne trasmesso in diretta nel 1955 e lanno successivo ne LAlfiere dove interpret la parte della bella e scontrosa Renata Rodriguez, fidanzata di Pino Lancia, innamorata del suo giovane ufficiale, ma desiderosa di seguire gli ideali patriottici e liberali a cui sembrava portare linvasione garibaldina nel meridione. Nel 1960 fu la protagonista femminile dello sceneggiato Tom Jones dal romanzo di Fielding con la regia di Eros Macchi. Tra le sue interpretazioni televisive degli anni sessanta si possono ricordare lo sceneggiato Tarantino sulle alpi del 1968 per la regia di Edmo Fenoglio e nel 1969 loriginale televisivo La donna di cuori della serie Squadra omicidi tenente Sheridan diretto da Leonardo Cortese, in cui vestiva i panni dellambigua e affascinante Vera Davis, protagonista indiscussa di questo giallo di alta classe e di grande successo. Prese parte anche a diverse commedie prodotte dalla Rai: possiamo menzionare nel 1968 La scomparsa di Leslie Howard diretto da Majano e, sua ultima apparizione, la piece Nina del 1975 diretta da Adalberto Andreani. Tra le sue interpetazioni in teatro ricordiamo il lavoro Processo a Oreste in cui Emma Danieli recit insieme al grande Vittorio Gassman nel 1959 al teatro greco-romano di Taormina. Ilaria Occhini Nata a Firenze il 28 marzo 1934, nipote del famoso scrittore Giovanni Papini e figlia di un altrettanto famoso scrittore, Barna Occhini. Su sollecitazione del regista Luciano Emmer, la giovane attrice si lascia prima tentare dalla via del cinema, debuttando nel 1954 nel film Terza liceo con lo pseudonimo di Isabella Redi. Si iscrive, quindi, come allieva allAccademia dArte drammatica di Roma dove consegue il diploma nel 1957. Nello stesso anno avviene il suo debutto in teatro con il regista Luchino Visconti che la scrittura per la commedia Limpresario delle Smirne e che la conferma lanno successivo affidandole il ruolo di Caterina in una memorabile edizione del dramma Uno sguardo dal ponte. Lanno precedente aveva visto il suo debutto in televisione proprio con lo sceneggiato LAlfiere dove Anton Giulio Majano le affid il ruolo

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della dolce Titina, cugina del protagonista, personaggio relativamente secondario, ma significativo nella vicenda sentimentale del giovane ufficiale. La sua grande affermazione televisiva avviene, per, nel 1957 quando ancora Majano la scrittura nel ruolo della protagonista per lo sceneggiato Jane Eyre tratto dal famoso romanzo di Emily Bronte, un classico della letteratura inglese e uno degli sceneggiati migliori della nostra televisione. Se nel teatro Ilaria Occhini una presenza costante, altrettanto lo in televisione dove prende parte a numerosi teleromanzi e a opere teatrali adattate per il piccolo schermo. Fra gli sceneggiati e originali televisivi possiamo ricordare Il vicario di Wakefield del 1959, diretto da Guglielmo Moranti; Graziella del 1961 diretta da Mario Ferrero; Delitto e castigo del 1963 ancora diretto da Majano in cui la Occhini interpretava il ruolo della bela Sonja; nel 1967 protagonista insieme ad Adriana Asti della magnifica trasposizione televisiva de La fiera delle vanit tratta dal romanzo di William Theckery firmato ancora una volta da Majano. Qui la Occhini diede il meglio di se stessa interpretando il ruolo della bella e ingenua Emmy. . Ricordiamo ancora Una pistola in vendita diretto da Vittorio Cottafavi nel 1970 e La barchetta di cristallo della serie Il Commissario De Vincenzi del 1977. Seguiranno nel 1978 Diario di un giudice con la regia di Marcello Baldi e protagonista maschile Sergio Fantoni, fino ad arrivare al grande successo nel 1982 con lo sceneggiato LAndreana diretto da Leonardo Cortese. Tra le opere teatrali realizzate per le televisione, ricordiamo La casa delle sette torri del 1959 diretta da Guglielmo Morandi, La fiaccola sotto il moggio del 1965 diretta da Giorgio De Lullo; Il processo a Mary Dugan del 1969 con la regia di Majano e un bravissimo Corrado Pani nel ruolo del protagonista maschile; Il mercante di Venezia del 1979 diretto da Gianfranco De Bosio. Non si pu non ricordare la splendida interpretazione della Occini ne la Tosca televisiva diretta da Enrico Colosimo nel 1971, tratta dal noto dramma di Sardou in cui lattrice mostr un forte temperamento drammatico. Infine ricordiamo che Ilaria Occhini diede vita anche a personaggi duri e aspri come nello sceneggiato Puccini diretto da Sandro Bolchi nel 1973, dove impersonava Elvira, la moglie del compositore lucchese, figura determinante nella vicenda biografica narrata per il piccolo schermo. Latrrice continua a lavorare in teatro; tra le sue ultime interpretazioni ricordiamo Quel pasticciaccio brutto di via Merulana nel 1996 diretto da Luca Ronconi e trasmesso anche in televisione. Domenico Modugno Nato a Pogliano a Mare il 9 gennaio 1928, morto a Lampedusa il 6 agosto 1994, Domenico Modugno rimane uno dei pi compiuti artisti del XX secolo, nei tre settori: cinema, teatro e televisione, al disopra dei quali si innesta la sua sfolgorante carriera di cantante e di cantautore che lo rese famoso in tutto il mondo. Qui lo ricordiamo solo come interprete di alcuni lavori televisivi e teatrali che contribuirono alla sua notoriet, mettendo in luce la sua bravura di attore, sia in ruoli drammatici, che istrionici. Il suo primo sceneggiato televisivo proprio LAlfiere dove Majano gli affid il ruolo di Nunzio Barabba, appuntato sbandato dellesercito borbonico, ma riabilitato e nobilitato dalla volont del regista. Ricordiamo, quindi, Scaramouche diretto da Daniele DAnza nel 1965, magnifico esempio di sceneggiato musicale in costumi secenteschi in cui Modugno ha il ruolo del protagonista; seguiranno, negli anni settanta, le due splendide

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interpretazioni sempre da protagonista, ne Il marchese di Roccaverdina con la regia di Edmo Fenoglio e nel Don Giovanni in Sicilia per la regia di Guglielmo Morandi, due personaggi, il primo drammatico e il secondo fortemente estroso, in cui Modugno si rivel attore di classe dallinnato dinamismo e dalla sapiente analisi psiclogica dei rispettivi ruoli. Ricordiamo, infine, nel 1984 la sua drammatica interpretazione nello sceneggiato Western di cose nostre, regia di Pino Passalacqua, tratto da un racconto di Leonardo Sciascia. Non si pu, per, dimenticare il suo grande successo teatrale e televisivo con il musical diretto da Garinei e Giovannini nel 1961, Rinaldo in campo, dove insieme ad una bravissima Delia Scala, Modugno form una coppia unica e irripetibile in uno spettacolo di canto e recitazione mai pi dimenticato che voleva essere una bonaria esaltazione del patriottismo risorgimentale in chiave umoristico-sentimentale. Fernando Cicero Il suo vero nome era Nando Cicero, nato in Eritrea il 22 gennaio 1931 e morto a Roma il 5 agosto 1995. Pressoch coetaneo di Fabrizio Mioni, aveva iniziato la propria carriera nel cinema, lavorando come attore e aiuto regista accanto a maestri quali Rossellini e Visconti con il quale esord nel famoso film Senso, se pure in un ruolo di secondo piano. Nel 1954 nel cast del film Divisione folgore di Duilio Coletti accanto a Fabrizio Mioni e nel 56, ancora assieme a Mioni lo ritroviamo tra gli interpreti di Orlando e i paladini di Francia. Seguiranno altri film, tra cui Salvatore Giuliano di Franco Rosi del 1961 e Parigi o cara di Vittorio Caprioli del 62; in entrambi Cicero partecip anche in veste di aiuto regista. Dal 1966 si dedica completamente alla regia e firma numerosi film comici di un certo successo popolare. In televisione lo ricordiamo ne LAlfiere dove compare solo nella terza puntata nel personaggio del cattivo, lo scaltro e invidioso Filippo Monaco che non pu soffrire Pino Lancia e far di tutto per metterlo nei guai. Qui Fernando Cicero e Fabrizio Mioni saranno i due eterni nemici, immortalati dal vidigrafo della Rai in questo bellissimo sceneggiato che li vede ancora una volta compagni di lavoro.

Monica Vitti Pu essere superfluo parlare di unattrice cos nota e sulla quale molto stato detto; tuttavia qui giusto ricordare le sue apparizioni televisive e la sua partecipazione ad alcuni sceneggiati e commedie. Due sono gli sceneggiati a puntate degli anni cinquanta prodotti dalla Rai ai quali la Vitti prese parte: LAlfiere del 1956 in cui interpretava la regina Maria Sofia di Napoli, consorte del re Francesco II e Mont Oriol del 1958 con la regia di Claudio Fino in cui dava volto al personaggio della avvenente e enigmatica Cristiana. Tra le commedie di prosa possiamo ricordare: Questi ragazzi del 1956, regia di Claudio Fino; Limbroglio del 1959, regia di Giacomo Vaccari; Le notti bianche del 1962 con la regia di Cottafavi e Il cilindro del 1978 con la regia di Eduardo De Filippo. Ha preso parte anche a spettacoli di intrattenimento leggero fra cui Mille volti di Eva messo in scena da Rosiaria Polizzi nel 1978, La fuggitiva scritto da lei stessa nel 1983 e Passione mia del 1985, un omaggio al

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cinema diretto da Roberto Russo in cui lattrice fa da madrina a giovani talenti usciti dal Centro Sperimentale di Cinematografia e dallAccademia di Arte Drammatica. Da segnalare infine la fiction Ma tu mi vuoi bene? del 1992 realizzato da Marcello Fondato, in cui Monica Vitti recitava a fianco di Johnny Dorelli. Antonio Pierfederici Nato a La Maddalena (Sassari) il 18 marzo 1919, stato un attore prevalentemente teatrale. Intensa, per, fu anche la sua partecipazione a numerosi lavori televisivi prodotti dalla Rai nel corso degli anni; oltre LAlfiere in cui Pierfederici sosteneva il ruolo del re Francesco II di Napoli, ricordiamo Lidiota e La Piasana rispettivamente del 1959 e del 1960 diretti entrambi da Giacomo Vaccari; Scaramouche del 1965 diretto da Daniele DAnza; I fratelli Karamazov del 1969 con la regia di Sandro Bolchi, Una pistola in vendita del 1970 con la regia di Cottafavi, Ledera del 1974 diretto da Giuseppe Fina, Ritratto di signora del 1975 diretto da Sandro Sequi e La traccia verde dello stesso anno diretto da Maestranzi. Pierfederici ha preso parte anche a diversi sceneggiati di carattere giallo inseriti nelle diverse serie del tenente Sheridan, il commissario Maigret, Nero Wolf e il commissario De Vincenzi. Numerose anche le opere in prosa allestite per la TV alle quali lattore ha partecipato: Processo Karamazov diretto da Ottavio Spadaro nel 1961, Corte marziale per lammutinamento del Caine diretto da Vaccari nel 1965, Il temporale del 1973 con la regia di Claudio Fino e Ritratto di ignoto diretto da Mario Ferrero nel 1977. Enzo Turco

Nato a Napoli nel 1902 e morto a Roma nel 1983, si dedic molto presto al teatro, imponendosi come una delle punte di forza, se pure in ruoli di supporto, dello spettacolo in dialetto napoletano.
Attore istintivo, esuberante e arguto, si afferma rapidamente come spalla essenziale di alcuni comici, soprattutto di Nino Taranto fin dalla seconda met degli anni trenta. Si possono ricordare almeno quattro titoli di commedie teatrali in cui lattore recitava con il grande mattatore napoletano: Nuvole del 1848, Appuntamento in palcoscenico del 1849, Taranteide (1950) e Cavalcata di mezzo secolo (1951), tutte degli autori Nelli e Mangini. Nel cinema Enzo Turco presente dalla fine degli anni quaranta quando viene richesto sovente per ruoli di secondo piano, da estroverso caratterista per commedie comico-brillanti, sempre al servizio dellattore di variet di turno. Dalla seconda met degli anni cinquanta si dedica attivamente alla televisione, partecipando a diverse produzioni; oltre a LAlfiere in cui interpreta il ruolo dello scaltro, ma generoso sergente Lo Russo, lo ritroviamo nella serie a episodi Aprite: polizia del 1957 diretta da Daniele DAnza. Nel 1963 tra gli interpreti dello sceneggiato Peppino Girella di Eduardo De Filippo, nel 1965 partecipa ad uno degli episodi della serie giallo-rosa Le avventure di Laura Storm con la regia di Camillo Mastrocinque e Lauretta Masiero nel ruolo della protagonista. Lo ritroviamo, quindi, negli sceneggiati: Luisa Sanfelice del 1966 con la regia di Leonardo Cortese, Napoli 1860, La fine dei Borboni del 1970 diretto da Blasetti, Le terre del Sacramento del 1970 di Silverio Blasi Joe Petrosino (1972) per la regia di Daniele DAnza e nellepisodio Rapina a mano armata della serie Qui squadra mobile del 1973 diretta da Majano.

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Indice
Prefazione Capitolo I Inquadramento storico. Da Ancona a Gaeta. Le operazioni dellesercito regolare Capitolo II Il romanzo LAlfiere di Carlo Alianello Capitolo III Lo sceneggiato televisivo della neonata televisione italiana Capitolo IV Da Il dottor Antonio a LAlfiere Capitolo V Sceneggiatura e argomento storico Capitolo VI Immagini e sequenze Capitolo VII Pino Lancia: un singolare personaggio dellepopea risorgimentale Capitolo VIII Un frate mistico e un cugino esuberante Capitolo IX Renata, Titina e Ginevra: tre donne per un giovane ufficiale Capitolo X Una folla di personaggi e un cast di attori eccezionali Capitolo XI I temi musicali presenti ne LAlfiere Capitolo XII Scenografia e linguaggio Capitolo XIII Lo stato di conservazione del materiale Scheda anagrafica dello sceneggiato LAlfiere Gli sceneggiati televisivi di Anton Giulio Majano Bibliografia Appendice Biografie degli interpreti Pag. 59 Pag. 66 Pag. 67 Pag. 70 Pag. 56 Pag. 52 Pag. 48 Pag. 42 Pag. 40 Pag. 38 Pag. 34 Pag. 23 Pag. 17 Pag. 13 Pag. 10 Pag. 8 Pag. 2 Pag. 5