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DIRITTO AMMINISTRATIVO

Capitolo 1. INTODUZIONE

DEFINIZIONE: Il diritto amministrativo è quella branca del diritto pubblico che ha per oggetto
l’organizzazione e l’attività della pubblica amministrazione; esso riguarda in particolare i rapporti che
quest’ultima instaura con i soggetti privati nell’esercizio di poteri ad essa conferiti dalla legge per la cura di
interessi della collettività.
Su portale dell’Istat è presente l’elenco delle p.a. (pubbliche amministrazioni); di seguito alcuni esempi:
ORGANI COSTITUZIONALI O DI RILIEVO COSTITUZIONALE (Camera dei Deputati - Consiglio di Stato - Consiglio
Nazionale dell’Economia e del Lavoro - Consiglio Superiore della Magistratura - Corte Costituzionale - Corte dei Conti
- Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica - Senato della Repubblica - Ufficio Parlamentare di Bilancio)
- AGENZIE FISCALI (Agenzia delle Entrate … ) – ENTI DI REGOLAZIONE DELL’ATTIVITA’ ECNOMICA (Gestore dei servizi
energetici – GSE S.p.a. … ) – AUTORITA’ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI (Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni – AGCOM, Autorità nazionale anticorruzione – ANAC … ) - ENTI PRODUTTORI DI SERVIZI
ASSISTENZIALI, RICREATIVI E CULTURALI - ENTI E ISTITUZIONI DI RICERCA …

LA NASCITA DEL DIRITTO AMMINISTRATIVO


Nella storia passata sono spesso stati presenti apparati burocratici che supportavano l’esercizio del potere
sovrano … Ma per comprendere il fenomeno amministrativo della realtà contemporanea si fa riferimento
agli Stati nazionali in Europa a partire dal XVI secolo con il superamento graduale dell’ordinamento feudale
(caratterizzato da un’organizzazione politica policentrica e pluralista, fondata su rapporti di vassallaggio, e su
ampie autonomie e privilegi riconosciuti a ordinamenti decentrati quali ad esempio i comuni e le città …).
Si prende ad esempio lo Stato assoluto francese, che vide la formazione di apparati amministrativo stabili, al
centro e in periferia, posti alle dirette dipendenze del sovrano. L’accentramento burocratico, ovvero la
formazione di uno stato amministrativo costituì uno degli strumenti per ricondurre a unitarietà in capo al
sovrano il potere politico e statuale e infatti lo Stato assoluto si connotava come Stato amministrativo.

LO STATO DI DIRITTO
Condizioni:
1.Ci deve essere il trasferimento della titolarità sovrana dal re legittimato in base al principio dinastico al
parlamento eletto da un corpo di elettorale (in un primo momento fu un corpo ristretto, poi vi fu
l’estensione del diritto di voto con il suffragio universale)
2.Vi deve essere separazione dei poteri, così da poter rompere il monopolio del potere in capo al sovrano
assoluto, prevedendo un sistema di PESI E CONTRAPPESI.
3.Nelle costituzioni viene inserita la RISERVA DI LEGGE necessarie a escludere o limitare prima di tutto il
potere del governo.
4.Al cittadino deve essere riconosciuta la possibilità di ottenere la tutela delle proprie ragioni nei confronti
della p.a. davanti a un giudice imparziale, indipendente dal potere esecutivo, questo per garantire che il
potere esecutivo sia sottoposto alla legge e per garantire i diritti di libertà.
Nasce lo Stato di diritto a regime di diritto amministrativo grazie all’elaborazione di principi autonomi
rispetto al diritto comune, volti a regolare l’attività amministrativa.
BRANCHE DEL DIRITTO PUBBLICO GENERALE che abbraccia tutte le discipline giuridiche che si occupano
dell’ordinamento dello Stato e del complesso dei poteri pubblici sono:
- DIRITTO AMMINISTRATIVO
- DIRITTO COSTITUZIONALE
- DIRITTO EUROPEO
- DIRITTO PRIVATO

●DIRITTO COSTITUZIONALE è strettamente legato al diritto amministrativo poiché: il diritto amministrativo


rende effettivo ciò che è contenuto nel diritto costituzionale, tuttavia una possibile distinzione tra i due è la
seguente:
- Il diritto costituzionale riguarda “i rami alti dell’ordinamento” ossia i DIRITTI DEI PRIVATI E LE FONTI DEL
DIRITTO (corpo elettorale, parlamento, governo, Corte Costituzionale, magistratura, regioni, poteri locali …)
-il diritto amministrativo riguarda “i rami bassi dell’ordinamento” ossia tutti GLI APPARATI PUBBLICI (tipici
del XX secolo) dotati di diversi poteri.

●DIRITTO EUROPEO riguarda la storia, la cultura, le tradizioni nazionali, le prassi politiche; si è insinuato nel
diritto amministrativo italiano sotto almeno 5 profili principali:
1.Nell’art. 117, 1 si stabilisce che la potestà legislativa dello Stato e delle regioni deve essere esercitata nel
rispetto oltre che della Costituzione anche dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.
“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonchè dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.” Art.117,1
2.La legge n.241/1990 comma 1, include tra i principi generali dell’attività amministrativa (ossia
economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità) anche i principi generali dell’ordinamento comunitario,
ricavabili sia dai Trattati e dalle altre fonti del diritto europeo, sia dalla Giurisprudenza della Corte di Giustizia
dell’Ue (ad esempio a livello europeo: il principio di sussidiarietà o il principio di proporzionalità o il Diritto a
una buona amministrazione)
“L'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di
efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla presente legge e
dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell'ordinamento
comunitario.” L.241/1990 comma 1
3.Il diritto europeo condiziona l’assetto organizzativo degli apparati pubblici. Sono nate infatti organismi
istituiti in ciascuno Stato membro che in maniera coordinata svolgono le loro funzioni allo scopo di attuare il
diritto europeo in determinate materie: ad esempio il Sistema europeo delle banche centrali.
4.Il diritto europeo impone agli Stati membri vincoli sempre più stringenti alla finanza pubblica che
condizionano l’operatività delle p.a. e l’attuazione dei loro programmi di intervento.
5.Il diritto europeo influenza il diritto processuale amministrativo: infatti il codice del processo
amministrativo stabilisce che la giurisdizione amministrativa assicura una tutela piena ed effettiva secondo i
principi della Costituzione e del diritto europeo.

●DIRITTO PRIVATO
Il diritto amministrativo è un diritto autonomo del diritto privato; non esaurisce tutta la disciplina
dell’attività e dell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni; ha una capacità espansiva a certe
condizione anche ai soggetti privati.
1.AUTONOMIA RECIPROCA: ossia ciascuno dei due diritti è in sé completo e tendenzialmente
autosufficiente, ma in assenza di una regola speciale di diritto amministrativo vale automaticamente la
regola generale del diritto comune.
2.L’attività delle p.a. è regolata in parte da leggi amministrative e in parte dal diritto privato.
- Le p.a. sono dotate di soggettività piena nell’ordinamento giuridico e godono di una capacità generale di
diritto privato cioè un’attitudine ad assumere la titolarità dei diritti e obblighi in conformità alle norme del
c.c. e delle leggi speciali come infatti prevede la l.241/1990 comma 1 bis: “La pubblica amministrazione,
nell'adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di diritto privato salvo che la legge
disponga diversamente.”
Tale capacità generale di diritto privato delle p.a. viene integrata da una carta speciale attraverso
l’attribuzione per legge di poteri amministrativi necessari per la cura di interessi pubblici.
L’organizzazione delle p.a. è disciplinata da fonti giuridiche pubblicistiche e dai principi del diritto pubblico
per quanto concerne la MACRO-ORGANIZZAZIONE ovvero l’organizzazione che fornisce le linee
fondamentali di organizzazione degli uffici, l’individuazione degli uffici di maggior rilevanza, i modi di
conferimento della titolarità dei medesimi e le dotazioni organiche; mentre le MICRO-ORGANIZZAZIONI
delle p.a. sono organizzate mediante “atti organizzativi di diritto privato” per quanto riguarda l’articolazione
degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro.

3.In presenza di determinate condizioni, anche soggetti formalmente privati sono sottoposti a un regime di
diritto amministrativo secondo quanto previsto dalla l.241 /1990 comma 1-ter “I soggetti privati preposti
all'esercizio di attività amministrative assicurano il rispetto dei criteri e dei principi di cui al comma 1 (con
un livello di garanzia non inferiore a quello cui sono tenute le pubbliche amministrazioni in forza delle
disposizioni di cui alla presente legge).”

ATTENZIONE: La legge 241/1990 con le successive integrazioni contiene una serie di disposizioni generali sul
procedimento e provvedimento amministrativo e offre sicuramente una base solida agli istituti fondamentali
del diritto amministrativi, tuttavia non supera del tutto la natura giurisprudenziale del diritto amministrativo.

Capitolo 2. LA FUNZIONE DI REGOLAZIONE E LE FONTI DEL DIRITTO

FUNZIONE REGOLATRICE DELLA P.A.


●A causa della velocità dei cambiamenti tecnologici, economici e sociali nel mondo contemporaneo, il
parlamento è sempre meno in grado di elaborare testi legislativi completi e di operare tempestivamente gli
aggiornamenti necessari e così in molti casi le leggi si limitano a porre i principi fondamentali della disciplina
di una terminata materia e delega agli apparati amministrativi il compito di stabilire in via sub-legislativa
(cioè la crisi di legge incrementa il ruolo della funzione regolatrice della p.a), con atti normativi e altri tipi di
atti, le regole di dettaglio volte a disciplinare anche i comportamenti dei privati.

Le p.a sono innanzitutto SOGGETTI REGOLATI, poi SOGGETTI REGOLATORI: nello Stato di diritto infatti sono
sottoposte a un corpo più o meno esteso di norme che ne disciplinano l’assetto organizzativo e funzionale.
Perciò le fonti alle quali è sottoposta a p.a.:
FONTI SULL’AMMINISTRAZIONE, che disciplinano l’organizzazione, le funzioni e i poteri delle p.a. e fungono
da parametro per sindacare la legittimità dei provvedimenti da esse emanati. Sono costituite in base al
principio della riserva di legge relativa (art.97 Cost.) anzitutto da fonti normative di rango primario e in
secondo luogo da fonti normative di rango secondario,
FONTI DELL’AMMINISTRAZIONE, sono invece strumenti a disposizione delle p.a. sia per regolare i
comportamenti dei privati, sia, nei limiti in cui la legge riconosca ad esse un ambito di autonomia
organizzativa, per disciplinare i propri apparati e il loro funzionamento, dando sostanza alla funzione di
regolazione propria.
FONTI:

La Costituzione richiama al principio di buon andamento e imparzialità (fonte sull’amministrazione):


Art. 97 cost.
“Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea, assicurano l'equilibrio
dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge (principio di legalità), in modo che siano
assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.
Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità
proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla
legge.”

Principio di buon andamento


Esso si spiega attraverso 3 principi:
●Efficienza: è efficiente l’attività amministrativa che raggiunge un certo livello di performance utilizzando in
maniera oculata le risorse disponibili e scegliendo tra le alternative possibili quella che produce il massimo
dei risultati con il minor impiego di mezzi.
●Efficacia: mette in rapporto i risultati effettivamente ottenuti (quanto è stato realizzato) con gli obiettivi
prefissati (quanto si sarebbe dovuto realizzare) in un piano o in un programma.
●Economicità: conseguimento degli obiettivi con i minor impiego di risorse possibili, utilizzando in modo
efficiente le proprie risorse raggiungendo in modo efficace i propri obiettivi.
Principio di imparzialità
Richiamato dall’art.97 Cost si intende come il dovere della p.a. di non discriminare la posizione dei soggetti
coinvolti nella sua azione e nel perseguimento degli interessi ad essa affidati, cioè è un principi garante della
parità di trattamento e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte all’amministrazione: divieto di favoritismi,
divieto di influenza nelle decisone di interesse politico. Qui troviamo la concretizzazione di tale principio
nella: pubblicità, trasparenza, diritto di accesso al procedimento amministrativo, motivazione, procedimento
ad evidenza pubblica, concorso pubblico…

Principio di legalità è a fondamento del diritto amministrativo.


Tale principio è richiamato dalla L.241/1990 comma 1:“L'attività amministrativa persegue i fini determinati
dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza
secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli
procedimenti, nonché dai principi dell'ordinamento comunitario.” secondo il quale l’attività
amministrativa persegue i fini determinata dalla legge.

Il Principio di legalità ha una duplice funzione:


- di garanzia delle situazioni giuridiche soggettive dei privati che possono essere incise dal potere
amministrativo (legalità-garanzia: garanzia dei privati coinvolti dal potere amministrativo.
- di ancoraggio dell’azione amministrativa al principio democratico e agli orientamenti che emergono
all’interno del circuito politico-rappresentativo: nel senso che la legge, in quanto espressione della sovranità
popolare, funge da fattore di legittimazione e guida dell’attività amministrativa (legalità-indirizzo);

Principio di legalità ha due accezioni:


A. Legalità come preferenza della legge, ovvero gli atti amministrativi non possono porsi in contrasto con la
legge; tale principio si ricava innanzi tutto dal c.c. art.4, comma 1 che stabilisce che “i regolamenti non
possono contenere norme contrarie alle disposizioni di legge”.
B. Legalità come fondamento esclusivo dei poteri della p.a.: il potere amministrativo deve avere un
riferimento esplicito in una norma di legge, che deve attribuire alla p.a in modo espresso la titolarità del
potere disciplinandone modalità e contenuti. Questa norma di legge costituisce appunto il fondamento
esclusivo dei poteri dell’amministrazione.
ATTENZIONE: in assenza di una norma che conferisca potere, la p.a. può attenersi solo alle proprie capacità
di diritto privato. Il potere esercitato in assenza di una norma di conferimento comporta la nullità dell’atto
emanato.
In questa seconda accezione (Legalità come fondamento esclusivo dei poteri della p.a ) c’è è una duplice
dimensione:
-Legalità formale, ovvero che è sufficiente che la legge indichi all’apparato pubblico di esercitare un potere;
-Legalità sostanziale, cioè è necessario che la legge ponga, anche in termini generali, una disciplina materiale
del potere amministrativo, definendo presupposti di esercizio, le modalità procedurali e le altre
caratteristiche essenziali.

Le leggi provvedimento
Si tratta di leggi (statali ma anche regionali) prive dei caratteri della generalità e l’astrattezza, che
intervengono cioè a porre la disciplina di situazioni concrete e talora di un’unica fattispecie.
La costituzione non ha un principio di funzione amministrativa che protegga il potere esecutivo da invasioni
ad opera del legislatore, perciò la prassi dell’amministrare è legittima per legge. Rientra nella discrezionalità
del parlamento la scelta di utilizzare o meno lo strumento della legge in luogo di provvedimento
amministrativo oppure se attribuire all’amministrazione il potere corrispondente.

I regolamenti governativi possono essere:


1.Esecutivi: pongono norme di dettaglio, necessarie per la concreta applicazione di una legge; in caso di
riserva di legge assoluta, sono ammessi solo regolamenti di stretta esecuzione che non operino alcuna
integrazione o specificazione delle disposizioni di legge.
2.Attuativi o integrativi: presenti per le materie non coperte da riserva di legge assoluta, e nei casi in cui la
legge individua solo principi generali della materia ed autorizzi espressamente il governo a porre disciplina di
dettaglio.
3.Indipendenti: intervengono nelle materie non soggette a riserva di legge o materie prive di una disciplina
di rango primario.
4.Di organizzazione: disciplinano l’organizzazione e il funzionamento delle p.a. secondo le disposizioni
dettate dalla legge.
5.Delegati o autorizzati (o di delegificazione): previsti nelle materie non coperte da riserva di legge assoluta
e attuano la delegificazione. Essi sono autorizzati o delegati dal parlamento, con legge che contiene le
norme regolatrici della materia; si sostituiscono alle norme di legge di cui prevedono l’abrogazione
(delegificazione).
6.Ministeriali o interministeriali: previsti nelle materie attribuite alla competenza di uno o più ministri.
Possono essere emanati solo nei casi previsti dalla legge e sono sott’ordinati rispetto ai regolamenti
governativi e prima della loro emanazione devono essere comunicati alla presidenza del consiglio ai fini del
coordinamento.

Gli atti di natura non normativa


La funzione della p.a. può esplicarsi, oltre che attraverso atti normativi, anche attraverso atti aventi natura
non normativa caratterizzati dalla generalità e astrattezza:
a. Bandi di concorso e avvisi di gara: bandi di concorso per l’assunzione di dipendenti nella p.a, oppure
bandi o avvisi di gara per la selezione del contraente privato nei contratti di fornitura, di lavori e di
servizi stipulati dalle p.a.
b. Atti di pianificazione e programmazione: in molte materie, perché vi sia un’emanazione di
provvedimenti puntuali o l’erogazione di servizi, la legge prevede un’attività di pianificazione o
programmazione, con la quale si prefigurano obiettivi, limiti, contingenti, priorità, o altri criteri che
presiedono all’esercizio dei poteri amministrativi e all’attività degli uffici pubblici.
Funzioni di garantire che l’esercizio dei poteri amministrativi avvenga in modo coerente con una
strategia, e che si creino raccordi tra i livelli di governo (Stato, Regioni, Comuni).
Un esempio è il piano regolatore comunale.

c. Ordinanze contingibili e urgenti. Gli ordinamenti statuali sono strumenti previsti per far fronte a
situazioni di emergenza che possono mettere a rischio interessi fondamentali della comunità
(incolumità pubblica, sanità, sicurezza urbana), ma che non si prestano ad essere classificate e
disciplinate ex ante (da prima, a priori) a livello di fonti primarie.
Limiti  non possono essere emanate in contrasto con i principi della Costituzione e
dell’ordinamento giuridico; hanno efficacia limitata nel tempo; devono essere motivate e
pubblicizzate; devono rispettare il principio di proporzionalità, il contenuto deve essere calibrato in
funzione dell’emergenza specifica da fronteggiare; hanno natura di regola non normativa anche
quando si rivolgono a categorie più o meno ampie di destinatari.

Capitolo 3. IL RAPPORTO GIURIDICO AMMINISTRATIVO

LA FUNZIONE DI AMMIISTRAZIONE ATTIVA


La funzione di amministrazione attiva consiste nell’esercizio da parte delle p.a., dei poteri amministrativi a
loro attribuiti dalla legge, al fine di curare l’interesse pubblico, nel rispetto dei privati.

I fini pubblici concorrono a definire la “missione” affidata a un soggetto pubblico (p.a.), che consiste appunto
nella cura di un determinato interesse pubblico individuato dalla legge; l’esigenza di tutelare tale interesse
pubblico si afferma nella coscienza sociale, e si traduce in regole normative che prevedono l’istituzione di un
apparato pubblico per lo svolgimento delle attività necessarie per curare detto interesse.
PERCI0’:
Le funzioni amministrative sono i compiti che la legge individua per ogni apparato amministrativo in
coerenza con le finalità (fini pubblici) che l’apparato è tenuto a porre in essere per la cura dell’interesse
pubblico.

Principio di DOVEROSIA’: il mancato esercizio dell’attività può essere fonte di responsabilità.

Il potere amministrativo conferisce agli apparati pubblici che ne assumono la titolarità una capacità giuridica
speciale di diritto pubblico, che si concretizza nell’emanazione di provvedimenti che producono effetti
giuridici nella sfera dei destinatari, in maniera unilaterale e autoritativa. Il potere amministrativo pone il suo
titolare (p.a. che lo esercita) in una posizione sovraordinata, rispetto al soggetto nella cui sfera giuridica
ricadono gli effetti giuridici prodotti in seguito al suo esercizio.

ATTO, PROVVEDIMENTO E PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO:


L’atto consiste in ogni manifestazione di volontà, di desiderio, di conoscenza, di giudizio compiuta da un
soggetto della p.a. nell’esercizio di una potestà amministrativa (è l’adempimento previsto dalla legge),
mentre il provvedimento è la manifestazione di volontà, espressa dall’amministrazione titolare del potere
all’esito di un procedimento, volta alla cura in concreto di un interesse pubblico e tesa a produrre in modo
unilaterale effetti giuridici nei rapporti esterni con i soggetti destinatari del provvedimento medesimo (ossia
è la decisione finale espressa dall’amministrazione titolare del potere, per la cura dell’interesse pubblico che
produce effetti giuridici nella sfera dei destinatari)
Esempi di provvedimento: decreto di espropriazione, autorizzazione, sanzione amministrativa.

IL PROCEDIMENTO invece è composto da una sequenza (individuata dalla legge) di atti ed operazioni
strumentali per arrivare all’emanazione del provvedimento amministrativo produttivo degli effetti giuridici
(decisione finale).
Il procedimento amministrativo, disciplinato dalla l.241/1990, assolve una pluralità di funzioni:
1.garantire la partecipazione dei privati all’esercizio del potere a tutela dei propri interessi suscettibili di
essere pregiudicati dal procedimento amministrativo.
2.consente all’amministrazione di acquisire informazioni utili ai fini dell’adozione del provvedimento.
3.assicura il coordinamento tra le p.a.
Il procedimento, rappresenta la modalità ordinaria di esercizio di tutte le funzioni pubbliche corrispondenti
ai tre poteri dello stato, in considerazione delle esigenze di accentuare la trasparenza e di garantire meglio la
tutela dei soggetti interessati di fronte ad atti che sono espressione diretta dell’autorità dello Stato (la
funzione legislativa è esercitata secondo il procedimento legislativo mentre la funzione giurisdizionale
assume quella del processo).

IL RAPPORTO GIURIDICO AMMINISTRATIVO è il rapporto che intercorre tra la p.a. (che esercita un potere) e
il soggetto privato (titolare di un interesse legittimo).
Nella VISIONE TRADIZIONALE, lo stato era concepito come in una posizione di sovraordinazione istituzionale
rispetto ai soggetti privati, che assumevano invece posizione di amministrati o sottoposti, tale da escludere
configurabilità di vincoli giuridici bilaterali.
Nella VISIONE MODERNA, il potere amministrativo e l’interesse legittimo possono essere riconosciuti come i
termini dialettici di una relazione giuridica bilaterale che si sviluppa anzitutto nel procedimento
amministrativo.

LA NORMA ATTRIBUTIVA DEL POTERE individua in termini astratti gli elementi caratterizzanti il particolare
potere attribuito ad un apparato pubblico:
il soggetto competente ogni potere amministrativi deve essere attribuito in modo specifico dalla norma
alla titolarità di un solo soggetto e, dove l’organizzazione di questo si articoli in una pluralità di organi, ad un
solo organo.
il fine pubblico perseguito deve essere correlato a quello che è definito l’interesse pubblico primario
affidato alla cura dell’apparato amministrativo titolare del potere
i presupposti e i requisiti di un potere che sorge e può essere esercitato si riferisce a alle autorizzazioni
vincolate, sostituite da una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA - che è una semplice
comunicazione) di cui il responsabile del procedimento amministrativo dovrà valutare le condizioni di
ammissibilità, i requisiti di legittimazione e che i presupposti siano rilevanti per l’emanazione del
provvedimento.
elemento temporale dell’esercizio del potere il termine conclusivo di un procedimento gli effetti giuridici

LA DISCREZIONALITÀ AMMINISTRATIVA, consiste nel margine di scelta che la norma rimette


all’amministrazione affinché essa possa individuare, tra quelle consentite, la soluzione migliore per curare
nel caso concreto l’interesse pubblico.
La discrezionalità:
●permette all’amministrazione di adattare le misure da disporre rispetto alle esigenze scaturenti dalle
situazioni concrete.
●l’amministrazione può esercitarla nei limiti della norma di conferimento e dei principi generali dell’azione
amministrativa.
●sul rispetto di tali limiti può sindacare il giudice ( in applicazione dei principi di imparzialità, proporzionalità
e ragionevolezza)
●comporta una valutazione comparativa (ponderazione) degli interessi pubblici e privati rilevanti nelle
fattispecie:
- di interesse pubblico primario, cioè quello individuato dalla norma attributiva e che l’amministrazione
titolare del potere è tenuta a massimizzare
- di interessi secondari, (altri interessi) che possono essere pubblici o privati, incisi dal provvedimento e dei
quali l’amministrazione titolare de potere deve garantire il minor sacrificio possibile.

LE VALUTAZIONI TECNICHE sono diverse rispetto alla discrezionalità perché esse attengono all’accertamento
dei fatti alla luce di criteri tecnico-scientifici, mentre la discrezionalità attiene alla valutazione e
comparazione degli interessi. Le valutazioni si riferiscono ai casi in cui la norma attributiva del potere, rinvia
a nozioni di tipo tecnico o scientifico, che in sede di applicazione alla fattispecie concreta, presentano
margini di opinabilità.
Si riferiscono a fatti la cui esistenza non è verificabile in modo univoco, perciò distinte dai semplici
accertamenti tecnici che si riferiscono a fatti la cui esistenza o inesistenza è verificabile in modo univoco con
l’impiego di strumenti tecnici.

IL SINDACATO DEL GIUDICE sule valutazioni tecniche: in passato, il giudice non poteva sindacare le
valutazioni tecniche in modo da avere una propria valutazione che si sostituisse a quella
dell’amministrazione, ora il giudice amministrativo si spinge fino a verificare l’attendibilità e la correttezza
dei criteri tecnici utilizzati, per quanto non incida sulla condivisibilità dei risultati ottenuti; il giudice nel
verificare l’attendibilità delle valutazioni tecniche si può servire del Consulente Tecnico d’Ufficio.

L’INTERESSE LEGITTIMO è la situazione giuridica soggettiva correlata al potere della p.a., che consente al
titolare dell’interesse legittimo di esercitare una serie di poteri e facoltà volti ad influire sull’esercizio del
potere medesimo allo scopo di conservare o acquisire un bene della vita (utilità). [Es: partecipo ad un
concorso, non possono pretendere di essere il vincitore, ma che la scelta del vincitore venga esercitata
correttamente, sì].
Tale interesse ingloba in sé una dimensione passiva di soggezione rispetto alla produzione degli effetti
giuridici del provvedimento amministrativo; una dimensione attiva di pretesa di esercizio corretto di un
potere.
Gli interessi legittimi possono essere pretensivi o oppositivi:
●quelli oppositivi sono correlati a poteri amministrativi il cui esercizio determina la produzione di effetti
giuridici negativi che restringono la sfera giuridica del destinatario sacrificando l’interesse di quest’ultimo
(es: espropriazione), perciò si sostanziano nell’interesse del privato a che l’amministrazione non emani il
provvedimento negativo.
●quelli pretensivi sono correlati, a poteri amministrativi il cui esercizio determina la produzione di effetti
giuridici positivi, cioè che ampliano la sfera giuridica del destinatario, dando soddisfazione all’interesse di
quest’ultimo(es: autorizzazione per avvio attività economica), perciò si sostanziano nell’interesse del privato
a che l’amministrazione emani il provvedimento positivo.

I CRITERI DI DISTINZIONE TRA I DIRITTI SOGGETTIVI E GLI INTERESSI LEGITTIMI:


●C’è una struttura della norma attributiva del potere, distinta in norma di relazione e d’azione:
- la norma d’AZIONE: disciplina l’attività dell’amministrazione ai fini di tutela di interesse pubblico al quale è
collegato l’interesse legittimo. (concorso pubblico per l’accesso all’impiego)
(Norma d’azione: genera interesse legittimo)
- la norma di RELAZIONE: volta a regolare il rapporto giuridico tra p.a. e cittadino, delimitando le sfere
giuridiche alle quali è correlato di diritto soggettivo. (rapporto di impiego)
(Norma di relazione: genera diritti veri e propri non intaccabili dal potere amministrativo)

●C’è distinzione tra potere vincolato e discrezionale:


-DISCREZIONALE: dinanzi a tale potere della p.a. il privato è sempre titolare di un interesse legittimo, perché
l’acquisizione del bene della vita è condizionata alla valutazione dell’amministrazione.
- Di fronte al potere VINCOLATO della p.a., il privato è titolare sempre di un diritto soggettivo perché può
sapere ex ante (previa – da prima) se l’amministrazione, gli riconoscerà o meno, il vantaggio o il bene della
vita.

●C’è diversa natura del vizio dedotto in giudizio


- se il privato contesta la CARENZA DEL POTERE (assenza di un fondamento legislativo del poter), il
provvedimento amministrativo è nullo o inesistente, per questo il privato è titolare del diritto soggettivo;
- se il privato lamenta il CATTIVO ESERCIZIO DEL POTERE, il provvedimento amministrativo è semplicemente
annullabile e il privato fa valere un interesse legittimo.

IL DIRITTO D’ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI – art. 97 – consiste nel “diritto degli interessati di
prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi” ed è incluso nella l.241/1990.
È riconosciuto a coloro che dimostrino un interesse diretto, concreto, attuale, corrispondente a una
situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento del quale viene richiesto l’accesso (non basta la
semplice curiosità o la volontà di un mero controllo dell’attività della p.a. o dell’attività di un privato).
Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle p.a.
(cioè non si possono richiedere un elenco di documenti per effettuare controlli generali, ad es. tutti i
documenti del n. anno).
Il concetto di TRASPARENZA AMMINISTRATIVA è volto a realizzare un sistema di controllo diffuso sugli
apparati pubblici, che può essere attivato da chiunque. Trasparenza “intesa come accessibilità totale delle
informazioni concernenti l’organizzazione e le attività delle p.a., allo scopo di favorire forme diffuse di
controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche” secondo il
d.lgs. n.33/2013 (pubblicità e trasparenza come concezione “casa di vetro”)
Il passaggio da un’amministrazione accessibile ad una trasparente avviene mediante la pubblicazione di una
serie di informazioni riguardanti l’organizzazione e l’attività di una p.a. (in particolare per autorizzazioni,
concessioni, contratti, concorsi pubblici, erogazione contributi, sussidi, …).
Accesso civico: obbligo previsto da una normativa vigente in capo alle p.a. di pubblicare documenti
informazioni o dati, comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi, nei casi in cui sia stata omessa
la loro pubblicazione, senza alcuna limitazione, senza necessità di motivazione e gratuitamente.
C’è però un necessario bilanciamento tra esigenza di pubblicità, trasparenza e della riservatezza delle
informazioni che le p.a. sono tenute a pubblicare sui siti istituzionali …
La trasparenza ha comunque dei limiti  le p.a. provvedono a rendere non intellegibili i dati personali non
pertinenti, o se sensibili o giudiziari, non indispensabili rispetto alle specifiche finalità di trasparenza della
pubblicazione.
Dato personale: qualunque informazione che consente l’identificazione di un soggetto, anche
indirettamente.
Dato sensibile: i dati personali idonei a realizzare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose,
filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’astensione a partiti, sindacati, associazioni o
organizzazioni a carattere religioso filosofico ecc.., nonché i dati personali idonei a rivelare la salute o lo
stato sessuale.
Dato giudiziario: i dati idonei a rivelare l’esistenza di provvedimenti in materia di casellario giudiziale, di
anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti dal reato e dei relativi carichi pendenti o la qualità di
imputato o indagato.

Capitolo 4. IL PROVVEDIMENTO

PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO: è la manifestazione di volontà, espressa dall’amministrazione titolare


del potere all’esito di un procedimento amministrativo, volta alla cura in concreto di un interesse pubblico e
tesa a produrre in modo unilaterale effetti giuridici nei rapporti esterni con i soggetti destinatari del
provvedimento medesimo (es. decreto di espropriazione, autorizzazione, sanzione amministrativa,
permesso di costruire …);
Il provvedimento amministrativo è la tipica espressione del potere esecutivo, così come la legge lo è del
potere legislativo e la sentenza del potere giudiziario.

LE CARATTERISTICHE del provvedimento amministrativo sono:


●TIPICITÀ/NOMINATIVITÀ
-sono aspetti del principio di legalità
-i provvedimenti amministrativi sono solo quelli previsti dalla legge (tipicità)
-ad ogni potere pubblico attribuito dalla legge corrisponde un solo tipo di provvedimento amministrativo
(nominatività)
-la p.a. non è titolare di alcun potere implicito (cioè poteri non espressamente previsti dalla legge).
●IMPERATIVITÀ/UNILATERALITÀ
-la p.a., in quanto titolare di un potere previsto dalla legge, può, mediante l’emanazione del provvedimento
amministrativo, imporre al soggetto privato destinatario le proprie determinazioni operando in modo
unilaterale una modifica nella sua sfera giuridica.
-l’effetto giuridico ricollegato al provvedimento amministrativo assunto si produce unilateralmente
(imperatività che coincide con l’unilateralità)
-l’imperatività non presuppone la validità del provvedimento: anche l’atto illegittimo produce i suoi effetti
finché non sia annullato dal giudice o dalla stessa p.a.

È quindi presente una sorta di “deroga” del rapporto paritario tra p.a. e privato

●ESECUTORIETÀ – art. 21 ter, l. n,241/1990


-nei casi e con le modalità stabilite dalla legge, la p.a., a differenza del privato, può procedere all’esecuzione
coattiva del provvedimento in caso di inottemperanza (cioè della mancata cooperazione del privato
obbligato), senza doversi rivolgere preventivamente a un giudice allo scopo di ottenere l’esecuzione forzata.
- l’esecutorietà del provvedimento presuppone che il provvedimento emanato sia efficace ed esecutivo.

Tra privati l’esecutorietà deroga al principio civilistico del divieto di autotutela (farsi giustizia da sé)

●ESECUTIVITÀ (o ESEGUIBILITÀ) – art. 21 quater, l. n.241/199o


- i provvedimenti amministrativi efficaci (v. atti recettizi) devono essere immediatamente eseguiti, salvo che
sia diversamente stabilito dalla legge o dal provvedimento stesso.
-si fa riferimento all’attività materiale/esecutiva che segue all’emanazione del provvedimento (es. ordine di
abbattimento, sanzione amministrativa pecuniaria, espulsione, concessione contributo): cioè che il
provvedimento venga portato subito a esecuzione dall’amministrazione che ha emanato l’atto oppure dal
destinatario del medesimo.
-non tutti i provvedimenti necessitano di esecuzione (ad es.: autorizzazioni, attribuzioni di status).
●INOPPUGNABILITÀ (o INCONTESTABILITÀ)
L’inoppugnabilità consiste nell’esaurimento delle possibilità di tutela del privato nei confronti del
provvedimento, perché:
1.sono decorsi i termini di decadenza per l’esercizio delle azioni:
✓ annullamento del provvedimento 60 gg
✓ azione di nullità 180 gg
✓ azione risarcitoria 120 gg
2.il privato presta acquiescenza (dichiarazione espressa o tacita di assenso all’effetto del provvedimento).

L’inoppugnabilità garantisce certezza e stabilità del rapporto giuridico amministrativo solo sul versante delle
possibili contestazioni del privato (possibile annullamento in autotutela).
●Confronto tra imperatività e esecutorietà: entrambe infatti distinguono il provvedimento dal negozio,
l’imperatività però opera sul piano degli effetti giuridici mentre l’esecutorietà opera sul piano delle attività
materiali necessarie per conformare la realtà alla situazione di diritto prevista nel provvedimento.
GLI ELEMENTI STRUTTURALI DELL’ATTO AMMINISTRATIVO. L’OBBLIGO DI MOTIVAZIONE – art.3 l. n.241/1990
L’obbligo di motivazione: enuncia i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della decisone della p.a., in
relazione alle risultanze istruttorie: deve dar conto di tutti gli elementi rilevanti, acquisiti nel corso
dell’istruttoria procedimentale, che hanno indotto l’amministrazione a operare una determinata scelta;
devono emergere le valutazioni operate dall’amministrazione sugli apporti partecipativi dei privati.
Funzioni:
1.promuove la trasparenza dell’azione amministrativa (rende palesi le ragioni sottostanti le scelte
amministrative).
2.Agevole l’interpretazione del provvedimento amministrativo.
3.Giustiziabilità: costituisce una garanzia per il soggetto privato che subisca dal provvedimento un
pregiudizio infatti consente un controllo giurisdizionale più incisivo sull’operato dell’amministrazione.
NB: non c’è obbligo di motivare gli atti normativi e quelli a contenuto generale

CLASSIFICAZIONE DEI PROVVEDIMENTI in base al contenuto:


●PROVVEDIMENTI LIMITATIVI: restringono la sfera personale del destinatario imponendo di effettuare
determinate prestazione oppure obblighi di fare o non fare (espropriazioni, obblighi o divieti, sanzioni, ordini
…)
●PROVVEDIMENTI AMPLIATIVI: ampliano la sfera giuridica del destinatario (concessioni, autorizzazioni).
●PROVVEDIMENTI DICHIARATIVI: hanno una funzione meramente ricognitiva e dichiarativa, finalizzata alla
produzione di certezze giuridiche (Certificazioni; Verbalizzazioni)
INVALIDITÀ
●Difformità tra atto e suo modello legale che determina una lesione degli interessi tutelati delle norme;
infatti non tutti i casi di difformità tra il provvedimento e le norme che lo disciplinano danno origine a
invalidità: nei casi di imperfezioni minori, l’atto è ritenuto semplicemente irregolare ed suscettibile di
rettifica o regolarizzazione.
L’annullabilità è il regime ordinario del provvedimento invalido, la nullità riguarda ipotesi tassative.

REGIMI DI INVALIDITÀ
-Nullità: inidoneità dell’atto a produrre effetti giuridici
-Annullabilità: inidoneità dell’atto a produrre effetti giuridici in modo precario, fino a che non intervenga
l’annullamento a rimuoverli retroattivamente.

NULLITÀ – art. 21 septies l. n.241/1990


È prevista solo in relazioni a ipotesi tassative:
●mancanza degli elementi essenziali (soggetto emanante, volontà, oggetto, contenuto, motivazione).
●incompetenza assoluta.
●violazione o esclusione del giudicato.
●negli altri casi previsti dalla legge.

ANNULLABILITÀ – art. 21 octies, l.n. 241/1990


Quando si interviene con l’annullabilità:
●incompetenza: se il provvedimento è stato adottato da organo o soggetto diverso da quello previsto dalla
legge; si distingue in:
-incompetenza assoluta (carenza di potere: nullità)=>sussiste quando c’è un’assoluta estraneità tra l’organo
che ha emanato l’atto e quello competente a svolgere tale funzione.
-incompetenza relativa=> l’atto è emanato da un organo che appartiene alla stessa p.a. competente ma in
violazione delle regole sulla ripartizione interna dei compiti e delle funzioni.
●violazione di legge: categoria residuale in cui confluiscono tutte le restanti ipotesi di difformità tra
provvedimento e schema legale (tutte le disposizioni normative contenute in fonti di rango primario,
secondario che definiscono i profili vincolati, formali e sostanziali, del potere.
●eccesso di potere:
-è difetto di esercizio della funzione amministrativa nel senso che la discrezionalità ad essa riconosciuta non
è correttamente esercitata.
-lo si può riconoscere attraverso le figure sintomatiche quali: errore o travisamento dei fatti, difetto di
istruttoria, difetto di motivazione, illogicità, irragionevolezza, contraddittorietà, disparità di trattamento,
violazione di circolari, norme interne, prassi.
-altre volte l’eccesso di potere è evidente nello sviamento di potere: la p.a. persegue un fine diverso da
quello per cui il potere le viene attribuito (es. diniego permesso di costruire per esigenze non connesse a
interessi urbanistico-edilizi ma alla viabilità).

A causa della presenza di casi sempre specifici e personalizzati l’accertamento perché sussista realmente un
caso di annullabilità spetta sempre al giudice amministrativo

ANNULLAMENTO D’UFFICIO (art. 21 nonies l. n.241/1990) “ Il provvedimento amministrativo illegittimo ai


sensi dell'articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21-octies, comma 2, può essere
annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque
non superiore a diciotto mesi dal momento dell'adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di
attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell'articolo
20, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato,
ovvero da altro organo previsto dalla legge. Rimangono ferme le responsabilità connesse all'adozione e al
mancato annullamento del provvedimento illegittimo.”
●Rimuove ex tunc (da principio) il provvedimento
●Competenza dell’organo che ha adottato l’atto o di altro indicato dalla legge: dal giudice amministrativo,
dalla stessa amministrazione, dagli organi di amministrativi preposti al controllo di legittimità.
●Presupposti indicati nell’art. 21 nonies l. n.241/1990: -il provvedimento deve essere illegittimo ai sensi
dell’articolo 21 octies
-ragioni di interesse pubblico (no mero ripristino della legalità)
-Ponderazione degli interessi coinvolti, compresi quelli dei destinatari e dei controinteressati.
-Deve essere adottato entro un termine ragionevole (tutela dell’affidamento).

REVOCA – art. 21 quinquies l. n. 241/1990: “ Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso
di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o, salvo
che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione
dell'interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere
revocato da parte dell'organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca
determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta
pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al
loro indennizzo.”
-Determina la cessazione (ex nunc) degli effetti del provvedimento.
-Può riguardare solo provvedimenti ad effetti durevoli ancora in corso (ad es. concessioni di servizi pubblici)
-Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse o mutamento della situazione di diritto o di fatto, nuova
valutazione dell’interesse pubblico originario;
-Obbliga la p.a. ad indennizzare gli interessati nel caso in cui la revoca comporta pregiudizi in danno dei
soggetti direttamente interessati.

Capitolo 5. IL PROCEDIMENTO
Il procedimento amministrativo è la sequenza di atti ed operazioni tra loro collegati funzionalmente in vista
e al servizio dell’atto principale, ossia del provvedimento.

FUNZIONI DEL PROCEDIMENTO:


-consentire un controllo sull’esercizio del potere (soprattutto ad opera del giudice), attraverso una verifica
del rispetto puntuale della sequenza degli atti e operazioni normativamente predefinite;
-far emergere e dar voce a tutti gli interessi incisi direttamente o indirettamente dal provvedimento
(dimensione collaborativa della partecipazione);
-consentire il contradditorio (scritto e talora anche orale) a favore dei soggetti incisi negativamente dal
provvedimento (dimensione giustiziale del procedimento);
-legittimare il potere dell’amministrazione e promuovere pertanto la democraticità dell’ordinamento
amministrativo)
-attuare il coordinamento tra le più amministrazioni, ciascuna preposta alla cura di un interesse pubblico ,
nei casi in cui un provvedimento vada a incidere su una pluralità di interessi pubblici.

FASI DEL PROCEDIMENTO; la sequenza degli atti e degli adempimenti nei quali si articola il procedimento
può essere suddivisa in tre fasi: l’iniziativa, l’istruttoria e la conclusione.
Iniziativa cioè l’avvio formale del procedimento destinato a sfociare nel provvedimento finale produttivo
degli effetti giuridici nella sfera giuridica del destinatario; che dà seguito o a un’istruttoria favorevole o non
favorevole; nel primo caso segue la fase decisoria e la successiva integrazione d’efficacia, mentre nel
secondo caso viene emanato un preavviso secondo l’art 10 bis.
A regolare il procedimento è la L. N.241/1990

Art.1 – PRINCIPI GENERALI:


“1. L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di
efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla presente legge e
dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell'ordinamento
comunitario.
1-bis. La pubblica amministrazione, nell'adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le
norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente.
1-ter. I soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative assicurano il rispetto dei principi di
cui al comma 1, con un livello di garanzia non inferiore a quello cui sono tenute le pubbliche
amministrazioni in forza delle disposizioni di cui alla presente legge.
2. La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate
esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria.”

Art.2 – “CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO”:


“1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio,
le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento
espresso. (…)
2. Nei casi in cui disposizioni di legge (ovvero i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5) non prevedono un
termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti
pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni.”

Sono quindi due i casi in cui l’amministrazione competente è tenuta ad aprire il procedimento (iniziativa) e
ha il dovere di portarlo a conclusione attraverso l’emanazione di un provvedimento espresso: a) il
procedimento consegue obbligatoriamente a un’istanza; b) il procedimento deve essere iniziato d’ufficio.
L’obbligo di procedere sorge o in seguito all’impulso di un soggetto esterno alla p.a. competente (istanza di
parte) mediante una domanda o istanza formale, oppure per iniziativa della p.a. (procedimento d’ufficio).

Art.3 – MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO:


1. Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’organizzazione amministrativa, lo
svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal
comma 2(atti normativi e quelli a contenuto generale). La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e
le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze
dell’istruttoria.
(2. La motivazione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale.)

Art.5 – RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO:


1. Il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto
all’unità la responsabilità della istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento
nonché, eventualmente, dell’adozione del provvedimento finale.
Il suo nominativo viene comunicato e reso disponibile su richiesta a tutti i soggetti interessati.

Art.6 – FUNZIONI DEL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO:


a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti
che siano rilevanti per l’emanazione di provvedimento;
b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all’uopo necessari, e adotta ogni
misura per l’adeguato e sollecito svolgimento dell’istruttoria. In particolare, può chiedere il rilascio
di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può esperire
accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinare esibizioni documentali;
c) propone l’indizione o, avendone la competenza, indice le conferenze di servizi di cui all’articolo 14;
d) cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le notificazioni previste dalle leggi e dai regolamenti;
e) adotta, ove ne abbia la competenza, il provvedimento finale, ovvero trasmette gli atti all’organo
competente per l’adozione. L'organo competente per l'adozione del provvedimento finale, ove
diverso dal responsabile del procedimento, non può discostarsi dalle risultanze dell'istruttoria
condotta dal responsabile del procedimento se non indicandone la motivazione nel provvedimento
finale.

Art.7 – COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO:


1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento,
l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’articolo 8, ai soggetti nei
confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge
debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un
provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai
suoi diretti destinatari, l’amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell’inizio
del procedimento.
L’amministrazione deve dare comunicazione dell’avvio del procedimento anzitutto al soggetto o ai soggetti
destinatari diretti del provvedimento (coloro nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a
produrre effetti diretti); tale comunicazione deve essere inviata anche a eventuali soggetti che per legge
devono intervenire nel procedimento

Art.9 –INTERVENTO NEL PROCEDIMENTO:


1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi
costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di
intervenire nel procedimento.

Art.10 –DIRITTI DEI PARTECIPANTI AL PROCEDIMENTO:


1. I soggetti di cui all’articolo 7(cioè quelli a cui deve essere comunicato l’avvio del procedimento) e quelli
intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto:
a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24;
b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano
pertinenti all’oggetto del procedimento. (dovrà poi darne conto nella motivazione)

Art.10 bis – “PREAVVISO DI RIGETTO”:


1. Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima
della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che
ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente
corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il
procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in
mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo. Dell'eventuale mancato accoglimento di
tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale. (…)

Art.14 – CONFERENZA DI SERVIZI


ISTRUTTORIA: qualora sia opportuno un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un
procedimento amministrativo:
1. La conferenza di servizi istruttoria può essere indetta dall'amministrazione procedente, anche su richiesta
di altra amministrazione coinvolta nel procedimento o del privato interessato, quando lo ritenga opportuno
per effettuare un esame contestuale degli interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo,
ovvero in più procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesime attività o risultati. Tale
conferenza si svolge con le modalità previste dall'articolo 14-bis o con modalità diverse, definite
dall'amministrazione procedente.
DECISORIA: sempre indetta quando l’amministrazione procedente deve acquisire intese, concerti, nulla osta
o assensi comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro trenta giorni dalla
ricezione, da parte dell’amministrazione competente, della relativa richiesta. La conferenza può essere
altresì indetta quando nello stesso termine è intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni
interpellate. Ciò è detto al comma seguente:
2. La conferenza di servizi decisoria è sempre indetta dall'amministrazione procedente quando la
conclusione positiva del procedimento è subordinata all'acquisizione di più pareri, intese, concerti, nulla
osta o altri atti di assenso, comunque denominati, resi da diverse amministrazioni, inclusi i gestori di beni o
servizi pubblici. Quando l'attività del privato sia subordinata a più atti di assenso, comunque denominati,
da adottare a conclusione di distinti procedimenti, di competenza di diverse amministrazioni pubbliche, la
conferenza di servizi è convocata, anche su richiesta dell'interessato, da una delle amministrazioni
procedenti.

FASE DECISORIA
- provvedimento espresso;
- silenzio:
●assenso, nei procedimenti ad istanza di parte il silenzio dell’amministrazione competente equivale a
provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima
amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di conclusione del procedimento, il
provvedimento di diniego;

●diniego: espressamente previsti dalla legge (es. accesso ai documenti amministrativi).

Art.11 – ACCORDI SOSTITUTIVI O INTEGRATIVI


1. In accoglimento di osservazioni e proposte presentate (dai partecipanti al procedimento) a norma
dell’articolo 10 , l’amministrazione procedente può concludere, senza pregiudizio dei diritti dei terzi, e in
ogni caso nel perseguimento del pubblico interesse, accordi con gli interessati al fine di determinare il
contenuto discrezionale del provvedimento finale ovvero in sostituzione di questo.
2. Gli accordi di cui al presente articolo debbono essere stipulati, a pena di nullità, per atto scritto, salvo
che la legge disponga altrimenti. Ad essi si applicano, ove non diversamente previsto, i princìpi del codice
civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili. Gli accordi di cui al presente articolo
devono essere motivati ai sensi dell’articolo 3.
4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse l’amministrazione recede unilateralmente dall’accordo,
salvo l’obbligo di provvedere alla liquidazione di un indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi
verificatisi in danno del privato.
4-bis. A garanzia dell'imparzialità e del buon andamento dell'azione amministrativa, in tutti i casi in cui una
pubblica amministrazione conclude accordi nelle ipotesi previste al comma 1, la stipulazione dell'accordo è
preceduta da una determinazione dell'organo che sarebbe competente per l'adozione del provvedimento
(che ne stabilisce i limiti della negoziazione, recuperando così un momento di unilateralità, cioè un
momento in cui non è necessario il consenso dell’altra parte).
CAPITOLO 8 – L’ORGANIZZAZIONE

PREMESSE:
-Manca nel nostro ordinamento una definizione legislativa unitaria di pubblica amministrazione alla quale si
ricolleghi l’applicazione di un corpo di regole e principi omogeneo;
-Necessità di ricostruzione in via interpretativa della nozione: deducendola dalle leggi amministrative
settoriali che pongono definizioni o elenchi di enti e soggetti che rientrano nel loro campo di applicazione
(Può accadere che alcuni elenchi o soggetti ricadano in più definizioni e pertanto in questi casi vengono
applicati i regimi speciali pubblicisti posti dalle leggi settoriali).

LE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE (elenchi dettagliati sul portale ISTAT)


1.Lo Stato
2.Gli enti territoriali
3.Gli enti pubblici
4.Le autorità indipendenti
5.Le società pubbliche

1.LO STATO:
I MINISTERI
-Lo Stato è un’amministrazione pubblica per eccellenza strutturata in ministeri, il cui numero, attribuzioni e
competenze sono disciplinate dalla legge (d.lgs. 300/1999);
-In aggiunta ai ministeri centrali (ministro, membro del governo) sono sorte le strutture periferiche
ministeriali: provveditorati agli studi (ministero istruzione, università, ricerca), prefettura (ministero interno
e presidenza del consiglio che impartiscono direttive per esercizio coordinato dell’attività amministrativa
degli uffici periferici dello Stato e per leale collaborazione degli enti locali).

LE AGENZIE
Agenzie: strutture che afferiscono all’organizzazione dei ministeri preposte allo svolgimento di attività a
carattere tecnico-operativo di interesse nazionale;
- godono di autonomia operativa ma sottoposte a poteri di indirizzo e vigilanza del ministro, dispongono di
un organico e bilanci propri, sono disciplinate da uno statuto approvato con regolamento governativo (es.
Agenzia delle Entrate, delle dogane, del territorio);

2.GLI ENTI TERRITORIALI


L’assetto ordinamentale dei rapporti tra Stato, regioni ed enti locali segue il modello triangolare: infatti
anche i Comuni intrattengono rapporti istituzionali diretti con lo Stato (non mediati dalle regioni).

Regioni ed enti locali sono enti territoriali: 1) necessari, cioè istituiti obbligatoriamente in tutto il territorio
nazionale; 2) ad appartenenza necessaria, poiché ogni cittadino in base al criterio della residenza trova un
riferimento stabile in ciascuno di essi; 3) a competenza generale, perché possono curare gli interessi della
popolazione di riferimento con una certa libertà, in base agli indirizzi politico-amministrativi dell’organo
consiliare; 4) integralmente inseriti nell’ordinamento amministrativo, poiché tutti i loro atti normativi
(regolamenti) e non normativi sono provvedimenti amministrativi, salvo le leggi regionali.

3.GLI ENTI PUBBLICI


Seguono il principio di atipicità

Possibili distinzioni:
-enti pubblici disciplinati da leggi generali che ne definiscono i caratteri comuni(es. camere di commercio,
università,…) ed enti pubblici di tipo singolare, istituiti con una legge ad hoc (CONI, ENAC …);
-enti di tipo associativo e non associativo, laddove i primi sono enti esponenziali di gruppi o categorie
(ordini, collegi professionali, camere di commercio) retti da organi rappresentativi, mentre i secondi hanno
natura essenzialmente patrimoniale e sono amministrati da un consiglio di amministrazione;
-enti pubblici non economici, che sono assoggettati, nel perseguimento di uno scopo specifico, a poteri di
indirizzo e vigilanza da parte dei ministeri e delle regioni, utilizzano risorse finanziarie provenienti da fonti
erariali, non operano nel mercato e esercitano la propria attività prevalentemente con moduli autoritativi
(enti di previdenza come INSP, enti di assistenza come CRI, enti preposti a funzioni di interesse generale
come ACI, enti di promozione sport come CONI) ed enti pubblici economici, che si caratterizzano perché,
mentre la loro organizzazione segue moduli pubblicistici, la loro attività è espressione della capacità di
diritto privato tramite atti negoziali (ENEL, FS, Poste: categoria ormai marginale per effetto dei processi di
liberalizzazione e privatizzazione)

Per risolvere le questioni relative alla qualificazione pubblica o privata di un ente è stata elaborata la teoria
degli indici di pubblicità (o dei criteri di riconoscimento).
(Perciò tali indici servono a contraddistinguere gli enti pubblici.)
Tra i vari indici della pubblicità possono essere richiamati: l’istituzione per legge; il fine pubblico; il rapporto
di strumentalità con lo Stato o un ente territoriale; l’attribuzione per legge di poteri pubblicistici; il
finanziamento a carico dell’erario; il carattere necessario dell’ente.

4.LE AUTORITA’ INDIPENDENTI


Le autorità indipendenti costituiscono una tipologia particolare di enti pubblici caratterizzata, oltre che per
un elevato tasso di tecnicità e professionalità, per un marcato grado di indipendenza dal potere esecutivo
(preclusa attività di indirizzo da parte del governo).
-Autorità garante della concorrenza e del mercato, garante per la protezione dei dati personali, Banca
d’Italia, CONSOB.
-Quanto alle funzioni, le Autorità indipendenti assorbono poteri di regolazione, poteri amministrativi
(prescrittivi, autorizzatori e sanzionatori) e poteri di risoluzione in via stragiudiziale di controversie (la difesa
di consumatori e utenti nei rapporti con le imprese regolate).
-Beneficiano di deroga al principio della separazione dei poteri.

5.LE SOCIETA’ PUBBLICHE


Le imprese pubbliche possono essere ricondotte a tre tipologie: a) quelle interamente disciplinate dal diritto
comune e partecipate in via totalitaria o maggioritaria dallo Stato e dagli enti pubblici; b) quelle per cui leggi
speciali introducono prescrizioni speciali o deroghe espresse alla disciplina codicistica; c) le società in-house.

LE SOCIETA’ PUBBLICHE IN-HOUSE


-La nozione di società in-house è stata elaborata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.
-Per poter essere destinatarie di affidamenti diretti devono possedere tre requisiti: la totale partecipazione
pubblica; il controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi; lo svolgimento della parte più rilevante
della loro attività a favore delle amministrazioni pubbliche.
Capitolo 9 - I SERVIZI PUBBLICI

IL MODELLO ORIGINARIO DI ORGANIZZAZIONE


In una prima fase, lo Stato sociale assunse su di sé il compito di gestire i servizi con proprie strutture
organizzative.
-Il modello originario di organizzazione dei servizi pubblici aveva due caratteristiche:
1.l’istituzione per legge di un regime di riserva originaria o esclusiva dell’attività a favore dello Stato tale da
escludere lo svolgimento da parte dei privati in regime di concorrenza;
2.la gestione del servizio diretta (aziende speciali interne allo Stato) o indiretta (per mezzo di enti pubblici
economici) da parte dei pubblici poteri. In alcuni casi era consentito l’affidamento a terzi tramite
concessione amministrativa.

DALLA CONCEZIONE SOGGETTIVA…


La dottrina elaborò, in coerenza con una visione improntata alla centralità dello Stato, la concezione
soggettiva di servizio pubblico, secondo la quale per servizio pubblico si intendeva un’attività:
a) tesa a soddisfare un bisogno di interesse generale della collettività (elemento materiale);
b) svolta da un soggetto formalmente pubblico (elemento organico);
c) sottoposta a un regime giuridico speciale (elemento formale)

Progressivamente, con l’affievolirsi dell’impostazione statalista, la concezione soggettiva divenne recessiva


rispetto alla concezione oggettiva:
-essa pone l’accento sul tipo di attività connotata dalla sua finalizzazione al benessere della collettività, a
prescindere dal fatto che essa sia svolta da un soggetto pubblico o da soggetti privati;
Passaggio dallo Stato gestore allo Stato regolatore: non più erogare servizi, ma garantire attraverso gli
strumenti della regolazione che esse siano erogati secondo livelli qualitativi e quantitativi predeterminati.

I SERVIZI DI INTERESSE GENERALE NEL DIRITTO EUROPEO


I servizi di interesse economico generale (trasporti, energia, poste, ect.) sono prestazioni offerte dietro
retribuzione e sono soggetti alla disciplina della concorrenza e del mercato;
I servizi non economici di interesse generale (servizi sociali, istruzione, sanità, ect.) sono esclusi dal campo di
applicazione della disciplina della concorrenza e del mercato perché svolti normalmente in forme non
imprenditoriali con finanziamenti pubblici.

LA GESTIONE DEI SERVIZI PUBBLICI


La gestione dei servizi pubblici avviene attraverso:
1.la gestione diretta, allorché l’attività è svolta da strutture dell’ente titolare del servizio;
2.la società mista, a partecipazione privata e pubblica che richiede sempre l’avvio di una procedura
competitiva;
3.la società “in-house”
4.la concessione a terzi determinati;
5.l’autorizzazione rilasciata a più gestori (contesto liberalizzato)

IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE


Il fondamento del servizio sanitario nazionale si trova nell’art.32 della Costituente, secondo cui la Repubblica
tutela la salute come “diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure
gratuite agli indigenti”.
La materia rientra nella competenza legislativa concorrente di Stato e regioni (art.117, comma3)
Il finanziamento è posto a carico della collettività e della fiscalità generale attraverso obblighi contributivi
imposti ai cittadini titolari di redditi.
Quanto al riparto delle competenze, allo Stato spetta il compito di garantire un nucleo di regole uniformi;
alle regioni spettano le funzioni legislative e amministrative in materia di assistenza sanitaria e ospedaliera:
le regioni articolano il territorio regionale in aziende sanitarie locali, che sono la cellula organizzativa di base
del sistema.

Anche le strutture private possono concorrere a erogare le prestazioni sanitarie sulla base di un sistema di:
1.autorizzazione alla realizzazione delle strutture e all’esercizio di attività;
2.accreditamento, rilasciato in base al fabbisogno di servizi stabilito dal piano regionale;
3.accordi contrattuali che individuano programmi di attività che esse si impegnano ad erogare per conto del
servizio nazionale.

IL SERVIZIO SCOLASTICO
Il servizio scolastico è un servizio pubblico individuale a fruizione coattiva e ad erogazione gratuita.
Dà origine ad un’organizzazione complessa a rete, nella quale concorrono Stato (ha lo scopo di determinare
le norme generali sull’istruzione sui livelli essenziali delle prestazioni, nonché di effettuare il monitoraggio e
la valutazione del servizio reso), regioni ed enti locali (che esercitano le loro funzioni a livello periferico
attraverso gli uffici scolastici e regionali), nonché istituzioni private. Lo Stato I principi fondamentali sono
fissati nella Costituzione (art.33, primo comma; art.34, primo comma) e nella Carta dei diritti fondamentali
UE.
I principi fondamentali sono fissati nella Costituzione (art.33, primo comma; art.34, primo comma) e nella
Carta dei diritti fondamentali UE.

I SERVIZI SOCIALI
I servizi sociali includono “tutte le attività relative alla predisposizione e alla erogazione di servizi, gratuiti e a
pagamento, o di prestazioni economiche destinati a rimuovere e a superare situazioni di bisogno e di
difficoltà che la persona umana ha nella sua vita” (art.128 d.lgs. 112/1998).

La Costituzione prevede il diritto dei lavoratori a mezzi adeguati in caso di infortunio, malattia, invalidità,
vecchiaia e disoccupazione involontaria (art.38)
Quanto al riparto di competenze, i servizi sociali sono attribuiti alla competenza residuale esclusiva delle
regioni, mentre alla legge statale compete la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni.
Il sistema integrato dei servizi sociali coinvolge tutti i livelli di governo locale, in base al principio della
sussidiarietà verticale.
Trova applicazione anche la sussidiarietà orizzontale, attraverso il coinvolgimento del terzo settore: azioni di
sostegno e di qualificazione da parte di enti, locali, delle Regioni o dello Stato e organismi non lucrativi.

I SERVIZI PUBBLICI LOCALI


I servizi pubblici locali sono definiti tutti i servizi “che abbiano per oggetto la produzione di beni ed attività
rivolte a realizzare i fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali” (art.112)
Le delibere in tema di organizzazione dei servizi sono di competenza del consiglio comunale o provinciale.
Si dividono in due categorie:
-i servizi aventi rilevanza economica che possono essere gestiti attraverso a) società o imprenditori
individuati all’esito di una procedura ad evidenza pubblica; b) società di capitale misto pubblico con
selezione del socio privato mediante procedura ad evidenza pubblica; c) società in-house.
-i servizi privi di rilevanza economica possono essere gestiti attraverso le forme ritenute più idonee, nel
rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza.
Capitolo 10 – IL PERSONALE

PREMESSE:
Come ogni organizzazione, anche le pubbliche amministrazioni hanno necessità di dotarsi di personale.
Il rapporto di lavoro è disciplinato dal d.lgs.30 marzo 2001, n.165 contenente
“Norme speciali sull’ordinamento del lavoro nelle pubbliche amministrazioni”
IL RAPPORTO DI LAVORO
Storicamente il rapporto di lavoro ha oscillato tra una concezione privatistica e una pubblicistica.
Fino alla fine del 1800 fu prevalente la concezione privatistica.
Dalla fine del 1800 si fece avanti la concezione pubblicistica, al fine di riconoscere ai dipendenti alcune
garanzie di stato e di assicurare coerenza con la concezione dei rapporti tra Stato e cittadini in termini non
paritari (rapporto di lavoro regolato da atti normativi e da provvedimenti amministrativi, controversie
attribuite al giudice amministrativo).
LA COSTITUZIONE
La Costituzione riflette in parte la concezione pubblicistica, stabilendo che: i pubblici impiegati sono al
servizio esclusivo della Nazione (art.98, comma 1) e sono i garanti del buon andamento e dell’imparzialità
della p.a (art.97); l’accesso ai pubblici impieghi avviene di norma mediante concorso (art.97, comma 3).
Nel complesso la Costituzione prefigura un assetto del pubblico impiego con caratteri di specialità rispetto
all’impiego privato, ma non impone necessariamente uno statuto pubblicistico.
LA PRIVATIZZAZIONE
In epoca successiva alla Costituzione la concezione pubblicistica entrò in crisi.
All’inizio degli anni Novanta venne avviato il processo di riforma legislativa che portò al d.lgs.30 marzo 2001,
n.165. arrivando così alla realizzazione della “Privatizzazione”.

LE FONTI DI DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI LAVORO


Il rapporto di lavoro è disciplinato dal codice civile e dalle leggi sul lavoro subordinato nell’impresa “fatte
salve le eccezioni contenute nel presente decreto, che costituiscono disposizioni a carattere imperativo”
(diritto privato differenziato).
Il carattere imperativo delle disposizioni speciali fa si che esse non possano essere derogate in sede di
contrattazione collettiva. In aggiunta alle disposizioni legislative generali e speciali di rango primario, il
rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici è regolato da due tipi di strumenti privatistici: i contratti collettivi
e i contratti individuali. La contrattazione collettiva “determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti
al rapporto di lavoro, nonché le materie relative alle relazioni sindacali”. I contratti individuali, che
instaurano il rapporto di lavoro tra dipendente e amministrazione di regola all’sito di un concorso pubblico,
devono garantire la parità di trattamento, in particolare per quanto riguarda gli aspetti retributivi previsti nei
contratti collettivi.
LE FONTI DI DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI LAVORO
In via di deroga alcune categorie di personale restano sottoposte al regime di diritto pubblico: esse sono il
personale della carriera prefettizia, il personale delle autorità indipendenti. I professori universitari, i vigili
del fuoco, le guardie penitenziarie.

LA COSTITUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO


I procedimenti di sezione e di avviamento al lavoro sono regolati dalla legge, con atti normativi o
amministrativi.
In particolare, il concorso pubblico è la regola generale, volta a favorire il reclutamento secondo criteri di
affiliazione politica e partitica. Il reclutamento del personale tramite procedure selettive che rispettino i
principi di pubblicità, trasparenza, oggettività, pari opportunità è obbligatorio per tutte le amministrazioni
pubbliche e per tutto il personale.
Le fasi del procedimento concorsuale sono quattro:
1.l’avvio della procedura a cura dell’amministrazione attraverso la pubblicazione di un bando;
2.l’invio delle domande di partecipazione entro trenta giorni dalla pubblicazione del bando inviate o
presentate entro 30 giorni dalla pubblicazione del bando;
3.la fase istruttoria-valutativa, allo scopo di garantire imparzialità e competenza, l’amministrazione affida ad
una commissione esaminatrice composta da “tecnici-esperti nelle materie oggetto del concorso”; la
commissione dà conto di tutte le operazioni compiute in un verbale che riporta in particolare i giudizi
valutativi; a conclusione dell’attività valutative la commissione formula una graduatoria di merito in base ai
punti della valutazione complessiva riportata da ciascun candidato.
4.la fase decisionale, a cura dell’amministrazione che ha indetto il concorso, che consiste in un esame della
regolarità della procedura e nell’approvazione della graduatoria di merito, con l’indicazione dei candidati
vincitori o comunque idonei.

L’ASSUNZIONE E LO SVOLGIMENTO DEL RAPPORTO DI LAVORO


Concluso il procedimento, i vincitori vengono assunti in servizio con un contratto di lavoro individuale o, nel
caso dei dipendenti pubblici non sottoposti al regime privatistico, con un provvedimento di nomina.
Le regole relative allo svolgimento del rapporto di lavoro sono dettate in parte da fonti legislative in parte
dai contratti collettivi.
Il dipendente pubblico è sottoposto all’obbligo di esclusività (art.97 Cost: servizio esclusivo della Nazione)
Il regime delle incompatibilità è disciplinato dalla legge.

LE SANZIONI DISCIPLINARI
L’individuazione della tipologia di infrazioni e delle relative sanzioni è rimessa alla contrattazione collettiva
ma la legge stabilisce direttamente alcune fattispecie che fanno sorgere la responsabilità disciplinare.
Il procedimento di irrogazione delle sanzioni è regolato in modo minuzioso dalla legge.
Censura verbale, sospensione, licenziamento.

LA GIURISDIZIONE
Le controversie relative ai dipendenti pubblici che ricadono nel regime di privatizzazione sono devolute al
giudice ordinario.
Il giudice ordinario può emanare tutti i tipi di sentenze di accertamento, costitutive e di condanna richieste
dai diritti soggettivi tutelati.
(Diritto soggettivo => Giudice ordinario; Diritto oggettivo=>Giudice amministrativo)

LA DISTINZIONE TRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE:


A. Spetta agli organi politici elettivi svolgere funzioni di indirizzo politico-amministrativo;
B. Spetta ai dipendenti pubblici, in particolare ai dirigenti, attuare ed eseguire gli indirizzi politici;
Tale distinzione attua due principi: il principio democratico, per cui nessun potere può essere sottratto alla
legittimazione popolare; il principio di imparzialità (evitare “intromissioni” politiche nell’azione
amministrativa).

Capitolo 12 – I CONTRATTI

IL PROCEDIMENTO PER L’AFFIDO DEI CONTRATTI PUBBLICI


a) avvio del procedimento
●delibera a contrarre - atto che individua gli elementi essenziali del contratto e i sistemi di selezione dei
contraenti
●bando di gara
- costituisce la lex specialis della gara
- è redatto discrezionalmente dalla p.a., nel rispetto della par condicio e della concorrenza
-contiene tutte le informazioni necessarie relative alla procedura e all’oggetto del contratto

b) selezione dei partecipanti


●procedure aperte
- ciascun operatore economico interessato può presentare un’offerta
●procedure ristrette
-ogni operatore economico può richiedere di partecipare ma possono presentare l’offerta soltanto
coloro che vengano invitati dalle stazioni appaltanti
-la fase di valutazione dell’offerta è preceduta da una fase cosiddetta di prequalifica
●procedure negoziate
-hanno carattere eccezionale: gara andata deserta, urgenza, un solo operatore sul mercato;

c) valutazione delle offerte


●vi sono due criteri di selezione, fra i quali l’amministrazione sceglie a seconda delle caratteristiche
dell’oggetto del contratto:
- CRITERIO DEL PREZZO PIU’ BASSO
✓ è per i contratti con un oggetto standardizzato
✓ Vince l’impresa che offre il prezzo più basso per il contatto

- CRITERIO DELL’OFFERTA ECONOMICAMENTE PIU’ VANTAGGIOSA


✓ Si usa quando l’oggetto del contratto richiede la valutazione anche di elementi qualitativi (es.
pregio tecnico, estetica, ect.)
✓ La valutazione di tali elementi è affidata a una commissione giudicante nominata dalla stazione
appaltante
d) Aggiudicazione della gara
●a conclusione die propri lavori, la commissione giudicatrice formula una graduatoria finale e viene
quindi dichiarata l’aggiudicazione a favore del miglior offerente; prima dell’aggiudicazione definitiva
viene espletate una fase di controllo sulla regolarità delle operazioni di gara, risultante dai verbali redatti
dalla stazione appaltante e dalla commissione; questa verifica si conclude con un atto di approvazione
della stazione appaltante che deve intervenire di regola entro 30 gg superati i quali si forma il silenzio
assenso..