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LA CORTE COSTITUZIONALE

Le costituzioni rigide prevedono un organo deputato al controllo di


legittimità costituzionale delle leggi.

Nel nostro paese la Corte Costituzionale:

a)Giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle


leggi.

b)Giudica sui conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, tra Stato e
Regioni e tra Regioni.

c)Giudica sulle accuse mosse contro il presidente della Repubblica.

d)Giudica sull’ammissibilità del referendum abrogativo.

1)COMPOSIZIONE E FUNZIONAMENTO

La composizione varia a seconda delle funzioni.

Nei casi a),b),d), è composta da 15 giudici, per 1/3 nominati dal PDR, per
1/3 eletti dal Parlamento in seduta comune e per 1/3 eletti dal CSM.

1)I giudici nominati dal PDR, lo sono tramite decreto Presidenziale,


controfirmato dal PDC.

2)I giudici nominati dal CSM sono eletti, 3 da un collegio di magistrati


della Corte di Cassazione, 1 da un collegio di magistrati del Consiglio di
Stato e 1 da un collegio composto da magistrati della Corte dei Conti.

3)Quelli eletti dal Parlamento, sono eletti a scrutinio segreto, con


maggioranza dei 2/3 dei componenti nel 1°, 2° e 3° scrutinio, in quelli
successivi al 3° la maggioranza dei 3/5 dei componenti.
I GIUDICI SONO SCELTI FRA:

1) I magistrati delle Giurisdizioni superiori,ordinarie e amministrative.


2) I professori universitari in ambito giuridico.
3) Gli avvocati dopo 20 anni di esercizio professionale.

Nei casi c), la composizione ordinaria si implementa di altri 16 membri,


tratti a sorte da un elenco di persone compilato ogni 9 anni dal
Parlamento in seduta comune.

I giudici della Corte sono nominati per 9 anni e non possono essere
rieletti.

I giudici della Corte, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento


di osservare la Costituzione innanzi al PDR e con la presenza dei 2
presidenti delle Camere.

Le udienze della Corte sono pubbliche, ma il presidente può disporre che


siano rese private.

Può dispore l’audizione di testimoni e il richiamo di atti e documenti.

Funziona con l’intervento di almeno 11 giudici. Le decisioni sono


deliberate in Camera di consiglio dei giudici presenti a tutte le udienze in
cui si è svolto il giudizio e vengono prese con la maggioranza assoluta dei
votanti.

2)LO STATUS DI GIUDICE COSTITUZIONALE

Non è compatibile con le cariche di:

-Parlamentare,Consigliere,Avvocato,Impiegato pubblico o
privato,Commerciante,Ammnistratore,Sindaco.

I professori universitari e i magistrati non possono esercitare le loro


funzioni.

Non possono essere candidati in elezioni amministrative o politche.


Possono essere però iscritti ad un partito senza svolgervi nessuna attività.

Garanzie di indipendenza dei giudici della Corte:

a) Non possono essere rimossi o sospesi dal loro ufficio se non con
decisione della Corte.
b) Finchè in carica godono delle guarentigie previste per i membri delle
Camere
c) Non sono perseguibili per le opinioni espresse e ivoti dati
nell’esercizio delle loro funzioni.
d) Spetta alla corte accertare l’esistenza dei requisiti soggettivi di
ammissione dei propri componenti e dei cittadini eletti dal
Parlamento.
e) La loro retribuzione non può essere inferiore a quella del più alto
magistrato della giurisdizione ordinaria ed è determinata con legge.

IL PRESIDENTE

Eletto dalla corte a maggioranza assoluta, in carica per 3 anni e


rieleggibile.

Esso,convoca la Corte, la presiede, sovraintende alle attività delle


commissioni ed esercita le altre funzioni indicate per legge.

In particolare:

a) Nomina nei giudizi di legittimità, un giudice per l’istruzione e la


relazione e convoca entro i successivi 20 giorni la corte per la
discussione.
b) Può ridurre sino alla metà i tempi dei procedimenti.
c) Fissa con decreto il giorno dell’udienza pubblica e convoca la Corte.
d) Regola la discussione, i tempi e i punti della stessa.
e) Nella deliberazione delle ordinanze e delle sentenze vota per ultimo

Per concludere, dal punto di vista formale il presidente ha un ruolo di


primis inter pares, dal punto di vista sostanziale è in una posizione di
reale preminenza tale da consentirgli un lavoro di impulso e
coordinamento dei lavori dlla corte.

I GIUDIZI SULLA LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELLE LEGGI E DEGLI


ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE

1)I VIZI DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE

Distinti in vizi formali e materiali.

Si ha vizio formale quando la legge presenta dei vizi sulle procedure di


formazione della legge contente nella Costituzione.

Si ha vizio materiale quando una norma contenuta in una legge sia


contraria ai principi o norme Costituzionali o quando l’organo che ha
emanato la legge non è quello designato dalla Costituzione.

Si ha vizio di incompetenza quando una legge dello Stato invade una


competenza assegnata dalla costituzione alle Regioni e viceversa.

Si ha eccesso di potere quando l’atto non è idoneo a perseguire gli scopi


per cui è posto in essere. I segni distintivi di atti viziati di eccesso di potere
sono: l’incoerenza,l’illogicità, la contraddittorietà, l’irragionevolezza e
l’incongruità.

GLI ATTI SOGGETTI AL SINDACATO DI LEGITTIMITA’.

Le leggi, Gli atti aventi forza di legge, leggi Costituzionali.

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2)IL PROCEDIMENTO IN VIA INCIDENTALE

A)LA PROPOSIZIONE DELLA QUESTIONE

Avviene tramite istanza, nel corso di un giudizio, posta da una delle parti
o dal giudice innanzi al quale si svolge il processo.
La questione in via incidentale può essere sollevata, dinanzi qualunque
autorità che eserciti una funzione giurisdizionale. (es. Corte dei Conti,
sezione disciplinare CSM, Arbitri, Giudice istruttore in sede civile)

Nell’istanza verranno indicate:

a)Le disposizioni della legge o dell’atto avente forza di legge viziate da


incostituzionalità.

b)Le disposizioni della Costituzione o le leggi Costituzionali che si


ritengono violate.

A volte il vizio di incostituzionalità può essere violato da una “norma


interposta” (es. Decreto legislativo in contrasto con legge delega).

L’istanza rifiutata dal giudice a quo può essere ripresentata in ogni grado
ulteriore del processo.

B) I POTERI DEL GIUDICE A QUO.

-L’accertamento sulla rilevanza della questione.

Per prima cosa deve accertarsi che la questione non sia minifestamente
infondata.

Per prima cosa dovrà esaminare se il giudizio non potrà essere definito
indipendentemente dalla risoluzione della questione e se la questione sia
stata sollevata nei confronti di una legge o di un atto equiparato che egli
dovrà applicare per risolvere il giudizio.

Pertanto perché la questione sia rilevante è necessario che vi sia un


rapporto di strumentalità necessaria tra la risoluzione della questione e la
decisione del giudizio principale.
-L’accertamento sulla non manifesta infondatezza della questione

Una volta ritenuta rilevante, dovrà accertare che non sia manifestamente
infondata, respingendola se la riterrà tale e accogliendola quando non lo
sarà, rendendolo introduttore necessario del giudizio di legittimità.

Se il giudice riterrà di dover accogliere la questione, dovrà sospendere il


giudizio in corso.

-L’interpretazione conforme a costituzione

Il giudice a quo solleverà la questione solo qualora non sia riuscito a dare
un interpretazione conforme alla Costituzione.

-L’ordinanza di rimessione

Con ordinanza, il giudice, trasmette gli atti alla Corte Corte, il quale deve
contenere le disposizione di legge che si ritengono violate.

L’ordinanza dovra essere notificata al PDC o al Presidente della Giunta


Regionale e comunicata ai presidenti delle Camere o ai presidenti del
Consiglio Regionale interessato. Scopo della notificazione è quello di
avvertire gli organi Competenti a provvedere alla modifica della norma
interessata.

È infine pubblicata ad opera del presidente della Corte, nella gazzetta


ufficiale.
C) IL GIUDIZIO INNANZI ALLA CORTE

Entro 20 gg dalla notificazione dell’ordinanza emessa dal giudice a quo, le


parti del giudizio in cui è stata sollevata la questione possono, esaminare
gli atti deposititati in cancelleria e presentare le loro deduzioni.

Le parti si costituiscono presentando in cancelleria la procura speciale e le


loro deduzioni. La costituzione delle parti nel giudizio a quo non è
obbligatoria.

Entro lo stesso termine di 20 gg, il PDC e il Presidente della giunta


Regionale interessata possono intervenire in giudizio e presentare lel loro
deduzioni.

L’intervento del PDC è facoltativo.

Tale intervento potrebbe assumere un significato politico, in quanto, la


dichiarazione di illegittimità si estende di conseguenza all’indirizzo politico
che ha emanato tale legge o atto equiparato.

Anche il difendere tale legge o atto, può avere un peso politico, in quanto,
segno di intenzione a difendere l’indirizzo politico che ha emanato l’atto.

Le considerazioni fatte, valgono anche per il presidente della giunta.

Trascorsi i venti giorni entro cui le parti possono costituirsi e il PDC e il


pres. della giunta intervenire, il Presidente della Corte nomina un giudice
per l’istruzione e la relazione e convoca entro i successivi 20 gg la Corte
per la discussione.

Qualora non si costituisse alcuna parte,in caso di manifesta


infondatezza,estinzione o di restituzione degli atti al giudice rimettente, la
corte può decidere in camera di consiglio.

La Corte giudica in via definitiva con sentenza. Tutti gli altri provvedimenti
di sua competenza sono adottati con ordinanza.
3)IL GIUDIZIO IN VIA D’AZIONE O PRINCIPALE

Puo essere avanzato:

Dal GOVERNO nei confronti di una REGIONE: quando ritenga che una
regione abbia sconfinato in un ambito costituzionalmente riservato allo
Stato. Può essere presentata entro 60 GIORNI dalla pubblicazione della
legge.

Da una REGIONE nei confronti dello STATO: quando ritenga che lo stato
ecceda in una competenza normalmente riservata alle regioni. Può essere
presentata entro 60 GIORNI dalla pubblicazione della legge o atto.

Possono anche essere impugnati gli Statuti Regionali entro 30 GIORNI


dalla loro pubblicazione.

[ Il vecchio art. 127 Cost., abrogato dalla legge Cost. n. 3 del 2001,
prevedeva l’invio delle leggi approvate dal Consiglio Regionale al
Commissario di Governo, istituito presso ogni Regione, per il visto.
Tramite il quale, il Governo entro 30 gg dalla comunicazione, per mano
dello stesso commissario, rinviava la legge al Consiglio Regionale, e
qual’ora quest’ultimo l’approvasse a maggioranza assoluta dei
componenti, poteva promuovere la questione legittità dinanzi alla Corte.]

“IL SINDACATO E’ QUINDI IN OGNI CASO SUCCESSIVO ALLA


PUBBLICAZIONE.”

-I VIZI DENUNCIABILI:

Prevale ancora una disparità di trattamento prevista sin dal vecchio 127
Cost., tra Stato e Regioni, poichè allo Stato è consentito avanzare
questioni di legittimità per violazione della sfera di competenza e anche
per violazione di ogni altra disposizione costituzionale, mentre alle
Regioni solamente per violazione della sfera di competenza. Questo si
giustifica in un maggior peso dell’ordinamento Statale (originario) rispetto
a quello Regionale (derivato).
L’efficacia della legge impugnata, può essere sospesa nell’ordinamento
vigente, in caso si corra il rischio che essa arrechi un grave pregiudizio ai
diritti dei cittadini.

4)LE DECISIONI DELLA CORTE

La corte deve attenersi a non ampliare l’ambito del suo giudizio,oltre i


limiti formulati dalle parti o dal giudice, attenendosi al principio di
corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

La corte nel dichiarare una questione infondata, successivamente


potrebbe ritenerla successivamente illegittima per una disposizione
diversa da quella della prima sentenza.

Può anche accadere che prima dihiari l’infondatezza di una questione e


poi a seguito, mutare giurisprudenza e dichiararne l’illegitimità.

Una volta riconosciuta l’illegittimità di una legge, la corte con sentenza le


toglie efficacia e applicabilità. Mentre nel caso la questione venga
respinta, è possibile far valere nuovamente il dubbio sulla leggitimità di
tale legge, per motivi differenti o anche uguali a quelli della prima
occasione.

Può dichiararne la manifesta infondatezza anche in caso di questioni


poste con gli stessi motivi e termini di questioni già ritenute infondate o
di questioni che anche se formulate in maniera nuova son simili ad alcune
già dichiarate infondate.

Si ha inammissibilità quando invece si tratta di questioni già dichiarate


incostituzionali.
-Le decisioni processuali

Decidono il giudizio costituzionale che la questione ha dato luogo.

E sono: pronunce di improponibilità, di cessazione della materia del


contendere, di manifesta inammissibilità, di restituzione degli atti al
giudice a quo e delle decisioni non scrutinabili nel merito.

Contro le decisioni della corte non è ammessa alcuna impugnazione.

È possibile solamente che in caso di omissioni o di errori materiali delle


sentenze/ordinanze, la corte provveda a corregerle d’ufficio in camera di
consiglio con ordinanza, previo avviso alle parti.

5)SENTENZE DI ACCOGLIMENTO

In questo modo la corte dichiara l’illegittimità della legge o atto


equiparato, che perde efficacia dal giorno seguente alla pubblicazione
della decisione.

Le sentenze di accogliento hanno effetto anche per il passato, altrimenti


nessuna parte in giudizio solleverebbe una questione di illegittimità.
Hanno effetto “erga omnes”.

Effetto anche per il passato con eccezione delle sentenze già passate in
giudicato, atti amministrativi divenuti definitivi o per rapporti caduti in
prescrizione.

Con una sola eccezione, prevista nell’art. 30 legge n.87 del 1953, ovvero,
nel caso in cui in base alla legge dichiarata incostituzionale, sia stata
emanata una sentenza irrevocabile di condanna, ne cessano l’esecuzione
e tutti gli effetti penali. Norma estesa a quei processi in cui non sia stata
ancora esaurita la fase esecutiva della sanzione nel momento della
dichiarazione di illegittimità.

Sentenze della corte che si applicano anche sui giudizi ancora pendenti.
-Limiti alla retroattività

La corte ha posto dei limiti all’applicazione retroattiva delle sentenze di


accoglimento, per quelle che potrebbero creare effetti sconvolgenti a
livello sociale (grossi oneri economici), su situazioni già da tempo
cristallizate, oppure creare grosse disparità di trattamento fra situazioni
giuridiche o infine vuoti legislativi che potrebbero arrecare grossi danni,
specie sul piano finanziario.

-Illegittimità conseguenziale

Illegittimità derivata per altre norme, collegate a quelle di cui ne è stata


dichiarata l’illegittimità.

Come ad esempio nel caso di un decreto legge illegittimo, ne deriverebbe


l’illegittimità anche della legge delega.

Viene dichiarata nella stessa sentenza della norma incriminata.


Costituisce una deroga al principio della corrispondenza tra chiesto e
pronunciato.

Le sentenze di accoglimento vengono inserite nella raccolta ufficiale degli


atti normativi della Repubblica Italiana, e pubblicate sulla Gazzetta
Uffciale, se si tratta invece di una legge Regionale, verrà pubblicata nel
Bollettino Ufficiale della regione.

In caso di vuoti legislativi causati da una sentenza di accoglimento, i


regolamenti delle camere predispongono delle misure dedite ad
assumere un’iniziativa per colmare il vuoto creato.

6)LE SENTENZE DI RIGETTO

Sono le sentenze con cui la Corte dichiara le questioni infondate e che


escludono la presenza di vizi.
La Corte dichiara, manifestamente infondate tutte quelle questioni che
sono simili a questioni già dichiarate infondate in passato.

Non hanno effetto erga omnes, ma soltanto nei confronti del giudizio a
quo.

7)LE SENTENZE INTERPRETATIVE

Sentenze in cui il giudice trae dalla norma incriminata un significato


diverso da quello denunciato dalle parti o dal giudice a quo.

Cosi in questo caso, la Corte dichiarerà che, rispetto a questa norma non
sussistono vizi di legittimità Costituzionale, facendo salvo il testo.

-interpretative di rigetto

Non hanno effetto erga omnes.

-interpretative di accoglimento

Si hanno quando da un testo si ricava una determinata norma, che la


corte dichiara illegittima, facendo salve tutte le altre interpretazioni.

-interpretative di accoglimento parziale

Si hanno quando pur lasciando il testo immutato, la corte dichiara


l’illegittimità di norme o frammenti di norme da esso desumibili in via
interpretativa. In questo modo la Corte va a mutare la portata della
norma. Fanno parte delle sentenze manipolative.

SENTENZE MANIPOLATIVE: Quelle sentenze in cui una norma viene


modificata nella sua dmensione, andando a creare una nuova norma, più
ampia o più ristretta.

Si suddivisono in:

-Sentenze additive, con cui la Corte dichiara l’incostituzionalità di un


testo nella parte in cui non contiene una previsione normativa, che deve
necessariamente esserci. Tali sentenze possono essere di Garanzia,
quando riconoscono un diritto fondamentale negato dalla norma
illegittima o di Prestazione, quando riconoscono una pretesa
patrimoniale tutelata dalla Costituzione e negata dalla norma illegittima.

Può accadere che la corte non immetta nell’ordinamento una regola


immediatamente applicabile, ma solo un principio derivante dalla
Costituzione, cui il legislatore dovrà attenersi per la fututra disciplina della
materia, tali sentenze vengono definite additive di principio.

-Sentenze riduttive, con la quale la Corte dichiara l’incostituzionalità di


una norma in una parte che non deve esserci.

8)ALTRI TIPI DI SENTENZE

a)Sentenze Sostitutive, quando la Corte sostituisce una parte del testo


con un'altra, tratta dal testo in via interpretativa.

b)Sentenze indirizzo o sentenze monito, una volta rilevata la mancanza in


una legge di determinate disposizioni, ritenute essenziali al fine di
rispettare la Costituzione, indirizza il legislatore, dettando i criteri da
seguire per adeguare la disciplina della materia ai precetti Costituzionali.

-I suggerimenti della Corte, talvolta si limita a dare dei suggerimenti sulla


disciplina delle materie,per renderle conformi a Costituzione, in maniera
meno invasiva delle sentenze di indirizzo, con l’auspicio che il legislatore li
accolga, se ciò non avviene, sarà costretta ad emanare una sentenza di
indirizzo, o in caso di ulteriore insuccesso una sentenza additiva semplice.
I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE

1)FRA POTERI DELLO STATO.

Sorgono tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del


potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni
determinata per i vari poteri da norme costituzionali.

Può sorgere anche quando un organo ritenga che il comportamento


omissivo di un organo o di un suo atto abbiano menomato o impedito
l’esercizio della sua competenza.

A parametro del giudizio son poste norme Costituzionali.

Perché sorga conflitto tra poteri dello Stato è necessario:

-Che sorga fra organi appartenenti a poteri diversi.

-Che sorga fra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà


del potere cui appartengono.

-Che sorga per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per


i vari poteri da norme costituzionali.

Restano esclusi, i conflitti fra organi di giurisdizioni diverse e fra organi


appartenenti ad uno stesso potere.

-I poteri dello Stato

È un insieme di organi funzionalmente collegati a cui è riconosciuto dalla


costituzione una determinata sfera di attribuzioni.

Tra i poteri dello stato son compresi il PDR e la Corte Costituzionale.

Esclusi invece sono, i partiti e i sindacati.


-Gli organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del
potere cui appartengono

Giudici, le Camere, le Commissioni parlamentari d’inchiesta, il Governo, il


Presidente del Consiglio e i singoli Ministri, il Presidente della Repubblica,
la Corte Costituzionale, il CSM, la Corte dei Conti.

Sull’ammissibilità del conflitto la Corte decide in camera di consiglio con


ordinanza.

Il presidente può convocare la corte in camera di consiglio qualora ritenga


che possa ricorrere la manifesta inammissibilita/infondatezza o
l’estinzione del giudizio.

La Corte risolve il conflitto dichiarando il potere al quale spettano le


attribuzioni in contestazione, e ove vi sia un atto viziato, lo annulla.

2)FRA STATO E REGIONI E FRA REGIONI.

Avviene quando lo Stato con un suo atto invade la sfera di attribuzioni


assegnate dalla Costituzione alle Regioni e viceversa.

Anche in questo caso si deve trattare di una sfera di competenza


delimitata dalla Costituzione.

Il conflitto può insorgere anche da una circolare o da un qualunque altro


atto che consista in una chiara manifestazione di volontà di affermare una
propria volontà.

Può insorgere anche a seguito del cattivo uso di un potere che danneggia
le competenze costituzionalmente riconosciute al soggetto ricorrente.
Gli atti che danno luogo a conflitti tra Stato e Regioni sono:

-Un qualunque atto che non sia una legge formale o un atto avente forza
di legge

-Un atto formalemente e materialmente amministrativo o un


Regolamento

-Il regolamento interno di un Consiglio Regionale.

Il ricorso è posto per lo Stato, dal PDC o da un singolo Ministro, mentre


per le Regioni, dal Presidente della Giunta.

Nelle sentenze con la quale risolve il conflitto, la Corte dichiara a quale


organo spetti il potere in conflitto e ove fosse presente un atto viziato,
provvede ad annullarlo.

I criteri sopra riportati valgono anche per i conflitti fra Regioni.

I GIUDIZI AULLE ACCUSE

1)I REATI PRESIDENZIALI

La Corte può conoscere soltanto i reati compresi nell’accusa.

Può altresì conoscere, se lo ritiene necessario, di reati che siano aggravati


ai sensi dell’art 61 n.2 c.p in riferimento ad uno dei reati di alto
tradimento o attentato alla Costituzione.

Può inoltre dichiarare la connessione di un reato previsto dall’art 90 Cost.


non compreso nell’atto di accusa e comunicarlo al Presidente della
Camera. In questo caso sospenderà il giudizio sino alla definizione del
reato da parte del Parlamento.
2)IL PROCEDIMENTO

Comincia con la deliberazione delle Camere sulla messa in accusa del


Presidente, deliberazione che è adottata a scrutinio segreto.

Il Parlamento in seduta comune elegge fra i suoi componenti uno o più


commissari che andranno a svolgere le funzioni di p.m per sostenere
l’accusa.

Nel giudizio d’accusa si vanno ad aggiungere i 16 membri, sorteggiati dagli


elenchi composti dal Parlamento ogni 9 anni.

Il collegio giudicante deve essere omposto daalmeno 21 giudici di cui


quelli aggiuntivi devono essere in maggioranza.

Il presidente della corte delega i giudici a compiere le indagini di rito


compreso l’interrogatorio dell’imputato.

I voti per la deliberazione della sentenza son raccolti dal Presidente a


partire dal giudice meno anziano, mentre lui vota per ultimo. In caso di
parità di voti prevale l’opinione più favorevole all’accusato.

Nelle votazioni per deliberare la sentenza non son previste astensioni.

Chiuso il dibattimento, la corte si riunisce in camera di consiglio con tutti i


giudici ordinari e aggregati che hanno preso parte a tutte le fasi del
giudizio.

La sentenza è irrevocabile, ma può essere sottoposta a revisione qualora


dopo la condanna, sorgano nuovi elementi di prova, che dimostrino che
l’imputato non ha commesso il fatto.
L’ALTA CORTE PER LA REGIONE SICILIANA

Prevista nell’art 24 dello Statuto della Sicilia.

Composta da 6 membri effettivi e 2 supplenti, oltre il Presidente e il


Procuratore Generale, nominati in pari numero dalle assemblee
legislative dello Stato e della Regione.

Essa giudica sulla costituzionalità:

a) Delle leggi emanate dall’assemblea Regionale


b) Delle leggi e dei regolamenti emanati dallo Stato, rispetto allo
Statuto e ai fini dei medesimi entro la Regione.
c) Giudica inoltre, sui reati commessi dal Presidente e dagli assessori
regionali nell’esercizio delle loro funzioni.

DA ORMAI 60 ANNI NON FUNZIONA PIU’.

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