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Intervista a Platone

Io: - Buongiorno Monsieur Platone, prima di tutto vorrei ringraziarla per avermi dato
quest'opportunità. Allora, lei ha parlato tanto dello sforzo che ha dovuto fare per interpretare ciò che
Socrate non ha mai messo nero su bianco. Come mai decide di dedicare gran parte della sua
filosofia alla figura di Socrate?
Platone: “Conobbi Socrate durante la guerra del Peloponneso e alcuni anni dopo egli fu condannato
a morte; stiamo parlando del periodo di tramonto dell'età d'oro della Grecia di Pericle, seguito da
sconfitte e fallimenti, culminato nel deludente ritorno di una democrazia completamente diversa da
quella precedente: senza dubbio un periodo di evidente decadenza. Rimasi quasi sconvolto
dall'omicidio del mio maestro, poiché si era arrivati ad uccidere l' uomo più giusto di tutti quanti
evidenziando il disagio in cui la società vive. La mia è una filosofia che riflette sulla politica, una
“filosofia politica” alla ricerca di un profondo rinnovamento della società. Ad Atene nell'accademia
da me fondata, si radunano, appunto, gli ingegni più brillanti, con lo scopo di di creare i futuri
reggitori della polis. Socrate quindi non è stato solo il mio maestro ma anche colui che ha, a parer
mio, personificato la crisi sociale del tempo e la speranza in un miglioramento”.
Io: - Perché nonostante la rivoluzione culturale segnata dal prevalere della scrittura sull'oralità, lei
predilige quest'ultima per la sua filosofia?
Platone: “Come ho detto, fu Socrate il mio maestro e lui per primo aveva affidato esclusivamente
alla relazione personale e dialettica il suo pensiero. Il dialogo presenta molti vantaggi tra i quali la
possibilità di confrontarsi e quella di formare il discorso a seconda dell'interlocutore che ci si trova
davanti; un scritto invece, finendo nelle mani sbagliate, potrebbe essere totalmente frainteso”.
Io: - Nonostante questo però, lei ha anche scritto parecchio; quindi vorrei che mi spiegasse che
funzione ha per lei la scrittura?
Platone: “Pur anteponendo l'oralità alla scrittura, ovviamente anche quest'ultima è assolutamente
necessaria, probabilmente anche per il periodo di passaggio dall'oralità alla scrittura in cui ci
troviamo. In ogni caso la scrittura può avere un ruolo importante ma non decisivo: infatti il filosofo
può mettere molte cose per iscritto ma non quelle che per lui sono di maggiore valore che invece
vanno impresse nelle anime dei discepoli scelti. La scrittura ha di conseguenza fondamentalmente
due ruoli: uno di propaganda quindi che cerca di invogliare alla filosofia, e due che vuole ricordare
la filosofia a chi già la praticava".
Io: - Sappiamo che oltre al dialogo, per esprimere il suo pensiero, si serve anche del “mito”! Può
spiegarmi brevemente il perché di questa scelta?
Platone: “Mi sembra scontato ribadire quanto la nostra cultura e la nostra società siano legate a
questo tipo di racconto che, possiamo chiamare “semifantastico” legato ad Eroi e Dei visti come
protagonisti delle origini del mondo in un contesto quasi sacro. È una parte importantissima della
nostra cultura e ho ritenuto basilare, a differenza di molti altri dei miei colleghi predecessori, porre
il mito come componente del mio insegnamento filosofico; i motivi sono in particolar modo due:
- il fatto che riesce presentare una serie di concetti attraverso delle immagini che facilitano di gran
lunga la comprensione di discorsi molto complessi;
- infine ma non per importanza il fatto che sia l’unico mezzo, in grado di superare i limiti della
razionalità cosa utilissima per un filosofo. La filosofia, infatti, si trova spesso ad un bivio: fermarsi
al confine del reale e tornare indietro, oppure prendere un'altra via, che io individuo appunto nel
mito”.
Io: - Veniamo alla domanda conclusiva; ciò che viene riportano negli scritti platonici è il complesso
del suo pensiero?
Platone: “Assolutamente no! Sono del parere che il fondamentale della mia filosofia non debba
essere riportato nelle opere scritte, ma vada trasmesso ai pochi allievi prescelti dell’accademia”.
Io: - Va bene! Mi scusi professore, ancora due parole: vorrei innanzitutto ringraziarla per il
momento di gioia che ho vissuto parlando con lei e ascoltando il suo sapere, il suo intelletto. Grazie
per aver reso possibile questo incontro; questa occasione mi ha permesso di cogliere non solo la
disponibilità e la generosità delle sue risposte, ma anche la bontà dei modi e dei gesti; non
immaginavo fosse possibile realizzare questo sogno. Au revoir!