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ECONOMIA AZIENDALE

1.
Le persone perseguono molti fini che a loro volta creano dei BISOGNI; questi vengono
soddisfatti tramite l’attività economica di produzione, consumo di BENI ECONOMICI.
Questa attività si manifesta nel lavoro e viene svolta da ISTITUTI come famiglie, imprese,
imprese no profit ecc..
È un attività svolta dalle persone per le persone e per questo è fortemente influenzata dalla
natura delle persone che compongono i gruppi nei quali opera.
I bisogni si manifestano soggettivamente come DESIDERI, vi sono due fondamentali classi di
bisogni:
• bisogni naturali: suscitati dalla componente biologica (alimentazione, protezione ecc)
• bisogni sociali: bisogni sociali, etici religiosi ecc, ovvero suscitati dalla sfera spirituale,
questi possono essere:
▪ radicali:informazione, giustizia, libertà
▪ non radicali: appartenenza, amicizia identificazione
sia i bisogni naturali che quelli sociali possono essere
essenziali:primari
voluttuari: secondari, superflui, creati e fortemente influenzati dal fenomeno delle mode
Tutti i bisogni delle persone si manifestano secondo una gerarchia; più il reddito cresce più si
accederà a certi tipi di consumi che prima venivano tralasciati, nuovi bisogni e nuovi beni si
influenzano reciprocamente.

Il soddisfacimento dei bisogni richiede la presenza di BENI, che si dividono in economici (beni
e servizi utili al soddisfacimento dei bisogni ma SCARSI rispetto alle esigenze) e non
economici (beni liberi non soggetti al limite di scarsità e presenti in quantità più che
sufficiente).
Come i bisogni anche i beni si differenziano in:
beni primari
beni voluttuari
beni complementari: quando servono più beni sommati per soddisfare un bisogno
beni fungibili: quando più beni alternativi possono soddisfare uno stesso bisogno
beni differenziabili: analoghi prodotti offerti da imprese concorrenti, quelli unici prendono
invece il nome di beni non differenziabili o comodities.
Beni di consumo: beni usati direttamente per soddisfare il bisogno
Beni strumentali: servono a costruire altri beni che soddisferanno il bisogno
Analogamente ci sono anche i beni a utilizzo singolo quelli durevoli, quelli a consumo
individuale o collettivo.

L’ATTIVITA ECONOMICA
Consiste nella produzione e nel consumo dei beni economici, per far si che ciò accada occorre
operare delle trasformazioni tecniche delle materie prime (logiche, spaziali, fisiche) affinché
queste divengano funzionali al soddisfacimento del bisogno.
Tutte queste trasformazioni avvengono nei vari istituti (famiglie, imprese ecc) che però non
sono indipendenti ma legate da una fitta rete di scambi continui chiamati operazioni di

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negoziazione.
Queste si caratterizzano a seconda dell’oggetto scambiato, alcune riguardano i beni privati,
altre la disponibilità di mezzi monetari, la coperture dei rischi ecc.
Tutte le negoziazioni hanno condizioni di scambio e forme contrattuali.
Oltre alle negoziazioni, gli istituti svolgono altre importanti operazioni come ad esempio
l’organizzazione e gestione del personale, configurazione dell’aspetto istituzionale e
operazioni di rilevazione.
Fondamentalmente l’attività economica si svolge attraverso:
produzione di beni: non è da considerarsi in senso stretto, vuol dire anche la produzione di
SERVIZI. Alcune aziende non producono proprio nulla, ma operano solo diversi tipi di
negoziazione oppure servizidi tipo assicurativo.
produzione di redditi: remunerazione del lavoro e del capitale proprio, è il FINE ULTIMO
ottenuto attraverso la produzione economica.
La produzione economica possiede delle specifiche condizioni di produzione:
• materie prime e componenti acquistai presso altre aziende
• il lavoro operativo
• la terra
• beni pubblici
• beni liberi
esistono però delle altre condizioni, definite primarie fondamentali per l’impresa e che
costituiscono una fonte economica per chi le fornisce all’impresa e sono il lavoro ed il capitale
di risparmio.
Tutte le teorie economiche si riferiscono in larga misura all’uomo e a tutti i suoi molteplici
aspetti; molto spesso la figura umana non è considerata nella sua totalità ma attraverso il
concetto di homo oeconomicus ovvero come soggetto autonomo ed egoista, orientato solo al
razionale soddisfacimento dei suoi bisogni.
Questa considerazione ha permesso di sviluppare una vasta serie di teorie e ipotesi riguardo
alle scelte economiche.
Non va però dimenticato che la persona svolge l’attività economica come MEZZO, non come
fine per il soddisfacimento dei bisogni e che l’uomo tende sempre ad essere membro di una
collettività, di un gruppo, con una composizione molto complessa fatta da realtà differenti.
Inoltre la razionalità delle scelte economiche è pur sempre una razionalità limitata.

L’ECONOMIA AZIENDALE
Le scienze economiche si dividono in economia politica ed economia aziendale, mentre la
prima osserva i fenomeni economici dei grandi aggregati regionali, la seconda li osserva a
livello delle singole aziende sfruttando le conoscenze ed i processi della prima.
L’economia ha il compito non solo di studiare i consumi ma anche di spiegare le relazioni di
causalità, è una scienza VALUTATIVA, non normativa.
Occorre una visione dinamica dei processi economici ed innovativa (non nel senso di
innovazione tecnologica però), un innovazione economica.
Il processo di innovazione si svolge a due differenti livelli:
a livello delle aziende
a livello degli organi di governo dei sistemi economici
IN SISNTESI:

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L’economia aziendale ha per oggetto l’attività economica svolta dalle aziende e il loro ordine
economico ovvero il sistema degli accadimenti economici
Ci sono 4 fondamentali tipi di istituti economici:
1) aziende familiari di consumo
2) aziende di produzione
3) aziende di pubbliche amministrazioni
4) aziende no profit
cioè che l’economia aziendale va a studiare sono i processi di organizzazione, rilevazione,
informazione, negoziazione ed innovazione presenti nelle aziende.
Per quanto riguarda l’innovazione, si tratta di un innovazione economica che si basa su
principi come l’utilizzazione massimamente efficace di prodotti presenti in quantità
scarsa, massimizzare la disponibilità dei beni .
Il progresso economico è una delle basi del progresso civile

2.
GLI ISTITUTI E LE AZIENDE
Le persone costituiscono vari tipi di società umane di varia natura: famiglie, stato, società
politiche ecc.
Le persone tendono naturalmente a far parte di gruppi per produrre risultati che non
sarebbero in grado di produrre da soli e per soddisfare bisogni di socialità.
Ogni società persegue il bene comune, funzionale per tutti e che agevola l’attività di ogni
componente.
L’azione degli individui negli istituti produce due fenomeni:
1. rendita organizzativa: è generata dalla cooperazione intelligente di piu individui
aventi lo stesso fine che porta ad una rendita economica.
2. Risultato residuale: per attuare una cooperazione occorre anche fissare quelle che
sono le rendite che spettano ad ogni singolo partecipante.
Le persone tendono ad organizzarsi in istituti, ovvero società umane con caratteri di
istituzioni.
Gli istituti sono distinti in due insiemi:
• Famiglie: società umane naturali
• Organizzazioni: collettività orientati al raggiungimento di scopi specifici con precise
regole di comportamento esplicite
In tutti gli istituti si svolge un attività economica, ovvero produzione e consumo di beni; questo
avviene specialmente in istituti come le famiglie, le imprese, gli istituti pubblici (lo stato) e gli
istituti no profit.
Azienda: ordine strettamente economico di un istituto, ovvero tutti i suoi accadimenti
economici.
Alle categorie scritte sopra corrispondono le aziende di consumo e di gestione
patrimoniale (il cui fine è quello di soddisfare i bisogni dei componenti della famiglia),
azienda di produzione (il cui scopo è quello di produzione delle remunerazioni per i
prestatori di lavoro e del capitale di rischio), azienda pubblica (il cui scopo è la
produzione e il consumo dei beni pubblici) e azienda no profit (con lo scopo di
produrre remunerazioni, produrre e consumare beni).
Tutte queste aziende hanno lo scopo di soddisfare i bisogni per mezzo dell’attività economica.

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Di solito le aziende non sono isolate ma hanno molte operazioni che le regolano fra loro oppure
sono raggruppate in dei franchising.

Le aziende familiari: ha finalità di ordine etico, sociale e religiose; genera, educa ed alleva le
persone.
Tra i suoi interessi c’è anche il soddisfacimento di interessi economici non istituzionali
ovvero di persone che sono al di fuori del nucleo famigliare (es prestatori di lavoro domestico).
Sono aziende di consumo e di gestione patrimoniale, il patrimonio è costituito dai beni che
sono stati dati alla famiglia al momento della sua costituzione.
Le entrate nel patrimonio sono date dalle prestazioni di lavoro, pubbliche oppure autonome
mentre il risparmio è dato dalla differenza fra entrate e spese (anche tributarie).

Le aziende di produzione: partecipano al raggiungimento del bene comune della società, il


loro fine piu immediato è quello della produzione di remunerazioni.
Hanno fini economici istituzionali ma anche non istituzionali (come ad esempio le
remunerazioni ai fornitori, clienti e finanziatori).

Le aziende composte pubbliche: il loro fine è il progresso sociale e spirituale dei suoi
membri.
Lo stato non è un organo unico ma si articola negli istituti pubblici territoriali che
producono beni pubblici venduti ad un prezzo “particolare” e li consumano a loro volta.
Sono aziende di produzione e consumo i cui fini immediati sono: appagamento dei bisogni
pubblici della collettività e la remunerazione dei prestatori di lavoro.
Ci sono però anche interessi non istituzionali verso i fornitori ed i conferenti del capitale di
prestito (soprattutto enti pubblici).

Le aziende no profit: sono di natura privata e vietano di distribuire il risultato reddituale a


chi le governa e amministra.
Hanno finalità di ordine sociale, morale e culturale (assistenza sociale, sanità, istruzione,
ricreazione ecc).
I costi sono sostenuti dai soggetti stessi che usufruiscono dei beni prodotti in alcuni casi
mentre in altri c’è una separazione totale.
Il fine primo delle aziende no profit non è la produzione di remunerazione (anche se è molto
importante), ma è la produzione dei beni per la collettività.
I portatori di interessi economici si differenziano a seconda del tipo di azienda no profit:
associazioni chiuse: membri delle associazioni e i prestatori di lavoro
associazioni aperte: membri delle associazioni
istituti fornitori di servizi a prezzi limitati: donatori ed eventualmente lo stato
istituti di beneficenza: donatori ed eventualmente lo stato

modelli economici alternativi: l’attività economica non è solamente svolta all’interno degli
istituti sopracitati e questo fa sorgere alcune questioni.
Perché non è svolta solo nelle famiglie? Perché l’attività economica possiede molteplici
specializzazioni e le dimensioni economiche delle famiglie sono molto limitate.
È utile infatti che si producano grosse quantità di beni che poi possano essere consumati anche

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da altri, occorre utilizzare le tecnologie progredite.


Perché piccole attività economiche tendono ad aggregarsi? Le aziende quando si immergono
nel mercato devono affrontare dei costi di transazione per ciascuna operazione di scambio
che svolgono.
I costi di integrazione sono minori dei costi di transazione e questo spinge i piccoli nuclei
economici a unirsi fra loro per affrontare i costi del mercato.
Perché non si uniscono in un'unica organizzazione? Se tutte le aziende si unissero in un'unica
organizzazione si perderebbero i valori umani dell’individualità e questo andrebbe ad intaccare
la qualità delle relazioni sociali.
Perché esistono questi 3 diversi tipi di aziende (famiglie, istituti pubblici e no profit)? Per
sfruttare l’efficienza e l’innovatività per operare nel mercato stimolate dalla concorrenza, la
necessità di interventi dello stato quando il privato da solo non riuscirebbe a coprire tutti i
bisogni e l’opportunità di dare spazio a istituti economici mossi da un movente altruistico.
Perché all’interno di ogni macroclasse ci sono realtà molto differenti? Le varie caratteristiche
dei prodotti e dei mercati, l’innovazione, la competitività, le diverse competenze spingono ad
una diversificazione.
Fattori come l’imitazione di altre forme adottate da altre imprese di successo,
l’omogeneizzazione di tempi e regole e l’adattamento ad altri modi di impresa portano ad un
uniformità.

3.
LE COMBINAZIONI ECONOMICHE DELLE IMPRESE
Le imprese svolgono vari tipi di combinazioni economiche che si articolano in competenze
specialistiche e coordinazioni parziali.
Queste ultime si possono articolare in : configurazione dell’aspetto istituzionale, gestione
(patrimoniale, tributaria, assicurativa, finanziaria e caratteristica), organizzazione (disegnare la
struttura organizzativa dell’azienda e la distribuzione di responsabilità) e rilevazione (raccolta,
elaborazione e diffusione dei dati per informare tutti gli interessati all’economia dell’azienda).
Le operazioni di configurazione dell’assetto istituzionale si dividono in tre grandi aree:
gestione, organizzazione e rilevazione.
Esistono però anche altre operazioni di gestione che coinvolgono anche soggetti esterni alle
aziende (operazioni di gestione esterna) fra le quali le più importanti sono le negoziazioni.
Le negoziazioni sono operazioni attraverso le quali l’azienda acquista condizioni di produzione
da terzi oppure vende i propri prodotti e condizioni di produzione.
Si suddividono in negoziazioni:
di beni pubblici
di beni privati
di lavoro
di capitale di rischio
di capitale di prestito
di rischi particolari
quando si svolge una negoziazione i coinvolti sostengono dei costi di attivazione e di gestione
della negoziazione, chiamati costi di transazione.
Questi costi nascono dal fatto che la negoziazione avviene in una situazione di razionalità
limitata; le parti si sentono in dovere di utilizzare molto tempo per stipulare le clausole

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contrattuali e valutare la correttezza di lavoro dell’altro.


Le due parti si trovano sempre in un asimmetria informativa; tutte e due tendono a tenere
nascoste tutte quelle informazioni che potrebbero danneggiarle, stimolando così i
comportamenti opportunistici.
A volte può capitare che l’investimento di un azienda si azzeri quando il rapporto lavorativo con
il partner finisce, si chiama investimento specifico (ad esempio materiali e impianti costruiti
ad hoc per un prodotto, competenze specialistiche).
Le due parti della negoziazioni si presentano ognuna con una forza contrattuale cioè la
capacità di influenzare l’altra parte.
Per quanto riguarda la configurazione dell’assetto istituzionale è dato dalla configurazione
di:
• Soggetti dei quali l’azienda si serve
• Contributi che questi offrono all’azienda ed i guadagni
• Prerogative di governo economico
• Meccanismi e relazioni fra contributi e ricompense

LA GESTIONE

LA GESTIONE CARATTERISTICA
funzioni di gestione che caratterizzano il tipo di azienda, ad esempio per le aziende
commerciali sono le operazioni di negoziazioni di beni.
La gestione caratteristica di un impresa manifatturiera si articola in queste coordinazioni
economiche parziali, o funzioni:
• Operazioni di ricerca e sviluppo: attività volte a configurare il prodotto ed i suoi
processi di fabbricazione
• Acquisto di merci e servizi destinati alla produzione: può essere sia l’acquisto di
fabbricati, mezzi oppure di materie prime che verranno poi lavorate. Rientrano anche
però l’acquisto di mezzi di consulenza, pulizia ecc..
• Operazioni di fabbricazione: attività di produzione, assemblaggio ma anche di
progettazione della produzione, di controllo intermedio e finale e di manutenzione
• Operazioni di commercializzazione: vendita del prodotto ed analisi di marketing
• Operazioni di logistica: legate al trasportare, immagazzinare e movimentare le
materie prime oppure gli elaborati ultimati
Ci sono anche una serie di operazioni che accomunano tutti i vari tipi di operazioni per un fine
comune, chiamati processi trasversali, esempi sono:
• Sviluppo di nuovi prodotti: ad esempio la ricerca innovativa, il marketing, nuove
idee tecnologiche per i macchinari devono cercare di capire i bisogni latenti del cliente.
• Evasione degli ordini provenienti dai clienti: qui sono coinvolti i punti vendita, le
spedizioni che raccolgono gli ordini, la logistica, l’amministrazione ecc..
La gestione caratteristica crea dei processi di negoziazione, ad esempio di beni privati che si
svolgono solitamente sulla base dello scambio monetario; lo scambio può avvenire con il
pagamento immediato in contanti oppure successivamente (in questo caso il venditore ha un
credito di regolamento ed il compratore un debito di regolamento).
Ovviamente non vanno trascurate altre condizioni di scambio come la qualità del bene, le
garanzie, le condizioni di assistenza pre e post vendita ecc..

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Possono essere scambi occasionali o regolati da contratti temporali.

LA GESTIONE FINANZIARIA
è quella parte di attività delle imprese volta a coprire il fabbisogno finanziario, cioè i mezzi
monetari per avviare l’azienda e sostenerla.
Le aziende hanno dei costi e devono effettuare dei pagamenti prima di vendere i prodotti ed
incassare.
Il capitale finanziario può essere coperto ricorrendo a due fonti: il capitale proprio (o di
rischio) ed il capitale di prestito.
La gestione finanziaria in senso lato utilizza tutti e due i tipi di capitale per coprire i fabbisogni
dell’impresa mentre quella in senso stretto utilizza solo il capitale di prestito.
La gestione finanziaria si articola in queste attività:
1. Previsione ed analisi del fabbisogno finanziario
2. Valutazione del ricorso ottimale al capitale di prestito o di rischio
3. Pianificazioni delle negoziazioni di capitale di prestito e di rischio
4. Gestione dei contratti ( liquidazione, dividendi)
La gestione finanziaria che agisce tramite capitale di prestito matura degli interessi passivi,
ovvero ciò che deve pagare per disporre di quel denaro.
Si occupa anche di coprire tutti i netti generati dalle altre gestioni.
Possiede due classi di negoziazioni:
1. Negoziazioni di capitale proprio: derivano dalla configurazione dell’aspetto
istituzionale e consistono nell’acquisire la disponibilità di mezzi monetari come capitale
proprio. I conferenti di capitale si aspetteranno poi una remunerazione correlata ai
risultati dell’impresa.
Il rimborso del capitale proprio avverrà alla cessazione dell’attività dell’impresa; le
negoziazioni di capitale di rischio consistono in una remunerazione periodica, nella
partecipazione alle decisioni che riguardano l’azienda e le modalità di espressione del
voto nei processi decisionali.
2. Negoziazioni di capitale di prestito: acquisizione e cessazione di mezzi monetari
volti a coprire i fabbisogni delle aziende; il soggetto che riceve capitale di prestito si
impegna a rimborsarlo entro dei termini stabiliti (lassi di tempo brevi o lunghi) con
interessi passivi proporzionati alla somma richiesta.
I conferenti di questo capitale possono essere famiglie, imprese, società ecc.. e le
modalità di restituzione del denaro possono essere svariate (mutui, obbligazioni).

LA GESTIONE PATRIMONIALE
Mentre la gestione finanziaria serve a coprire i deficit, quella patrimoniale serve per finanziare
gli investimenti e la crescita dell’azienda.
Nei diversi periodi l’azienda può avere dei redditi addizionali oltre a quelli della gestione
caratteristica, che è opportuno utilizzare per la sua crescita.
Questa gestione possiede diversi tipi di negoziazioni:
• Negoziazioni di capitale di prestito: se si decide di investire in titoli di stato oppure
in obbligazioni.

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• Negoziazioni di capitale di rischio: se si decide di comprare azioni, dividendo i


risultati
• Negoziazione di beni provati: acquisto di immobili, preziosi ecc..

LA GESTIONE ASSICURATIVA
Ogni impresa possiede un rischio economico generale, ovvero il rischio di andare in
passivo; possiede però anche dei rischi particolari che devono essere coperti da
assicurazione.
Tali rischi sono prevenuti tramite il pagamento di premi di assicurazione.
In questo caso si tratta di negoziazioni di rischi specifici oppure di contratti di assicurazione.

LA GESTIONE TRIBUTARIA
Tutte le aziende sono soggette al pagamento di tributi per poter fruire dei beni pubblici messi a
disposizione dallo stato.
La gestione dei tributi è molto variabile, a causa della varietà dei beni pubblici usufruibili; i
tributi possono essere:
• Correlati direttamente ai beni acquisiti: l’utente paga un prezzo per l’uso del bene
• Non correlabili direttamente all’uso: imposte sulla polizia locale, accesso a strade..

Tutte le aree di gestione precedentemente analizzate, si possono analizzare attraverso il


 Profilo reddituale: indagare il formarsi dei costi e dei ricavi, come ognuna delle cinque
aree contribuisca al formarsi dell’UTILE (gestione attiva o gestione passiva).
Risultato reddituale positivo: reddito gestione caratteristica + reddito
patrimoniale > gestione finanziaria + gestione assicurativa + gestione
tributaria.
 Profilo monetario: studiare i flussi di entrate ed uscite dei pagamenti delle
negoziazioni.
Le due cose sono intimamente interconnesse e nel lungo periodo convergono ma NON
coincidono! Perche importanti entrate ed uscite non corrispondono ai ricavi, molti costi devono
essere pagati prima dell’entrata dei ricavi e molti pagamenti non sono immediati ed in
contanti.

LE ATTIVITA’ DI ORGANIZZAZIONE
Sono un’ampia gamma di operazioni riconducibili a due aree:
1. Progettazione dell’assesto organizzativo: organizzazione della struttura
dell’azienda; si assegnano compiti e funzioni gerarchiche. Analogamente vi sarà anche
la progettazione dei sistemi operativi dove si assegnano strategie d’azione e regole
che riguardano le modalità di accesso del personale.
2. Gestione dei prestatori di lavoro: attuazione dei sistemi operativi e della gestione
del personale (analisi delle mansioni, carichi di lavoro, liquidazioni delle retribuzioni,
valutazione delle competenze, formazione) tutto viene fatto in modo che l’azienda
disponga sempre del personale adatto alla sua attività e che questo venga remunerato
correttamente.
Queste attività creano delle negoziazioni:

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o Negoziazioni di lavoro: si stipulano con chi deve lavorare per l’azienda e


riguardano mansioni e remunerazione; riguardo le retribuzioni vengono
negoziate 5 componenti: una retribuzione FISSA, una VARIABILE a seconda dei
risultati individuali e dell’impresa, una LIQUIDAZIONE, una PENSIONE.

LE OPERAZIONI DI RILEVAZIONE
Sono volte a raccogliere informazioni destinate alle persone che operano all’interno
dell’azienda e alle persone che portano interessi nei confronti dell’impresa.
Queste operazioni, data la varietà dei destinatari, sono molto ampie.

LE OPERAZIONI DI RIVALUTAZIONE
Avvengono quando avviene una variazione di valori componenti il capitale di funzionamento
dell’azienda.

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE PARZIALI


Quelle sopraelencate erano le combinazioni economiche generali, le combinazioni economiche
parziali sono definite nel linguaggio corrente operazioni in più aree di affari ; si tratta di
imprese che nel loro percorso ad u certo punto abbiano deciso di offrire una linea di prodotti
diversa rispetto ai precedenti, è una combinazione PRODOTTO-MERCATO diversa dalle
precedenti.
Le imprese che ne attuano più nello stesso momento sono dette imprese diversificate.
Solitamente questo fa cambiare anche l’assetto organizzativo dell’azienda con sub-aree di
affari.

Gli istituti no profit


Sono istituti privati nei quali è vietato distribuire il profitto a chi li controlla (associati, donatori,
amministratori).
La loro esistenza è giustificata dal fatto che alcune persone ritengono opportuno il fatto che
altre persone possano usufruire di beni non erogati in maniera correttamente sufficiente dallo
stato.
Gli istituti no profit:
 Sono produttori privati di beni pubblici
 Non devono distribuire gli utili a chi li governa, anche in casi di asimmetria informativa
 Molti di questi istituti nascono per godere di vantaggi normativi
 Alcuni club esclusivi scelgono la gestione come istituti no profit, per far si che vi sia un
maggior controllo da parte del consumatore.
LA GESTIONE
 Caratteristica: è simile a quella di un istituto di produzione, si acquisiscono input, si
creano prodotti che vengono offerti al consumatore (in alcuni casi però i consumatori
sono i membri stessi mentre in altri la gestione è di pura erogazione).
il loro sostentamento può essere dato da:
• Contributi di associati (si ritiene opportuni in questi casi lasciare la scelta
all’associato di rinnovare o meno i suoi sostentamenti)
È importante considerare che ogni associato voglia essere assolutamente sicuro

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di dove vadano a finire i suoi soldi. Gli istituti sono in “concorrenza” fra loro.
• Lavoro volontario
• Condizioni favorevoli nella richiesta di capitale di prestito
• Contributi statali
• Agevolazioni fiscali
È anche importante una diversificazione di attività che permetta agli istituti di
assicurarsi maggiore autonomia.
• Tributaria: non è assimilabile a quella caratteristica, data la varietà di questi istituti
poiché alcuni di questi istituti godono di agevolazioni statali perché intervengono dove
lo stato stesso dovrebbe intervenire.
• Patrimoniale: solitamente non si forma del risparmio quindi la gestione patrimoniale è
trascurabile, se questi vi sono l’istituto gode della massima stabilità.
• Finanziaria: raramente possono usufruire di capitali di prestito perché non possono
fornire garanzie di rimborso soddisfacenti e non possono godere di condizioni
vantaggiose.
• Assicurativa: è analoga a quella delle imprese ma se gode di importanti patrimoni
immobiliari ed artistici può essere elevata.
L’ORGANIZZAZIONE E LA CONFIGURAZIONE DELL’ASPETTO ISTITUZIONALE
I soggetti che offrono sostentamenti a questi istituti non possono averne il controllo a causa
della loro numerosità e disomogeneità.
Per gli istituti è quindi importante mantenere una buona immagine e garantire alti livelli di
autonomia.
Per quanto riguarda la gestione del personale occorre mantenere livelli di motivazione molto
alti e la massima correttezza, sempre per l’immagine dell’istituto.

4.
Gli assetti istituzionali

L’istituto è un insieme di soggetti che offrono contributi e ricevono ricompense o traggono


benefici; loro sono i portatori di interesse.
Per la vita duratura di ogni istituto è necessario un governo unitario secondo due aspetti: i
contributi di tutti i soggetti devono essere organizzati secondo un disegno unitario e le
decisioni ultime devono essere affidate ad un solo organo.
Per realizzare un efficace governo di istituto occorre:
• Decidere a quali soggetti dare il diritto di governareà soggetto di istituto (in un
istituto no profit deve essere un soggetto super partes)
• Stabilire i fini istituzionali
• Definire una specifica struttura di governo
Combinando questi elementi si ottiene l’assetto istituzionale à configurazione dei portatori di
interessi nei confronti dell’istituto, dei contributi che essi danno all’azienda e delle ricompense
che ottengono in merito secondo i fini istituzionali e le strutture di governo.
Sono le REGOLE DEL GIOCO.
I SISTEMI DI INTERESSE
Ogni istituti ha i propri portatori di interesse, che vanno distinti in azionisti di minoranza e
azionisti di maggioranza con contratti definiti.

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Ogni istituti possiede diversi interessi (sociali, economici) che sono in una sorta di
competizione fra loro di conseguenza i portatori di interesse posso apportare tutto un egual
interesse ma a volte può anche essere sproporzionato.
Le relazioni di questi con l’azienda possono essere definite come rapporti di forza
contrattuale che possono generare attese implicite.
Le principali classi di soggetti che offrono contributi alle imprese sono:
• Prestatori di lavoro: il loro lavoro è qualificabile in termini di competenze, impegno,
risultati, innovazioni e relazioni interpersonali. In cambio ricevono una remunerazione
periodica e coerente. L’azienda offre inoltre corsi di formazione e ha il dovere di
prestare fedeltà ai patti stipulati con i propri lavoratori.
I contratti di lavoro prevedono:
 Il prestatore di lavoro gode di benefici ma è a rischio di perdere il posto di lavoro
qual’ora l’azienda andasse male.
 La retribuzione corrisponde alla mansione
 I compiti dati al lavoratore devono riguardare certi ambiti
Può capitare che in certi periodi la forza contrattuale sia più a favore del datore di
lavoro piuttosto che del lavoratore, che le sue competenze non siano più necessarie o
che gli venga richiesta troppa roba e che quindi le sue abilità siano sminuite.
Tutti i contratti di lavoro possiedono delle leggi che li regolano ma vi sono anche dei
patti impliciti (fedeltà ecc..)
La loro quota di partecipazione può variare con premi di produzione o essere
semplicemente piu alta in aziende che guadagnano di più.
• Conferenti di capitale di rischio: conferiscono capitale a titolo di capitale proprio
soggetto ai rischi dell’impresa; hanno diritto agli utili dell’azienda e possono controllare i
loro capitali.

La loro remunerazione avviene per via di:


• Liquidazione periodica degli utili
• Guadagno in conto capitale: differenza fra quanto conferito e quanto ottenuto
dall’azienda al momento della cessione (può essere anche in perdita)
Le attese tipiche dei conferenti di capitale di rischio una soddisfacente remunerazione
(anche al momento della liquidazione) e la possibilità di controllo.
Si deve però tener conto di alcuni fattori: le quote di capita ledi rischio sono
negoziabili in mercati specifici, il numero e la tipologia dei conferenti (la loro natura
giuridica es famiglie o stato), la loro partecipazione, il grado di rischio ed il fatto che
l’impresa sia autonoma o collegata ad altre ed in che posizione.
• Fornitori: apportano all’impresa cose diverse a seconda della modalità di scambio.
Solitamente fra fornitore ed azienda vi sono rapporti stabili e molto frequenti; le azinde si
aspattano che i beni richiesti corrispondano alle richiesta, che le consegne siano veloci
ecc.. mentre il fornitore si aspetta che l’azienda chieda sempre con anticipo il materiale e
che il rapporto sia duraturo.
Può accadere che i rapporti siano sbilanciati, ovvero che il fornitore sia l’unico a possedere
quella materia prima o che vi sia una forte asimmetria informativi.

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• Conferenti di capitale di prestito: forniscono all’impresa capitali che essa puo utilizzare
per un lasso di tempo determinato a patto che si impegni a restituirli ; si basano sulla
solidità dell’azienda e sulle sue possibilità di restituzione.
A volte può capitare che il conferente di capitale di prestito abbia investito un enorme
somma e che quindi il suo destino dipenda da quello dell’azienda oppure che il capitale di
prestito si trasformi in capitale di rischio.
• Imprese di assicurazione: coprono rischi particolari delle aziende ricevendo i premi
assicurativi (rischi ordinari e speciali).
Possono capitare situazioni nelle quali, ex post, l’assicurato tende a valutare il danno come
molto superiore a quello che è effettivamente (fenomeno dell’AZZARDO MORALE);
viceversa puo accadere che si tende ad assicurare subito i soggetti ad alto rischio
(SELEZIONE AVVERSA).
• Cliente: rappresentano buona parte del patrimonio commerciale e si cerca sempre di
mantenere con essi rapporti stabili e duraturi ( campagne pubblicitarie ec..).
• Alleati istituzionali: sono le imprese partner sottoforma di consorzi, joint ventures
(accordi fra 2 imprese, si definisce un soggetto dirigente esterno alle aziende), reti di
franchising.
Questo crea un peso determinante sullo loro strategie di azione.
• Concorrenti: sono le imprese che erogano prodotti simili fra loro, le relazioni fra queste
imprese sono date dal fatto che tutte vogliono che la competizione sia leale, a volte
possono allearsi ed infine i clienti possono essere danneggiati da una scorretta
competitività.
• Lo stato: lo stato collabora con le imprese in quanto è un erogatore di beni pubblici,
regola il loro comportamento mediante le norme ed infine è un regolatore di incentivi
finanziari e fiscali.
• Le collettività locali: ad esmpio un impresa può fornire lavoro alla maggior parte di
persona di una località di un determinato territorio; in questo caso la collettività si aspetta
benessere dall’azienda che ha livelli di impegno alti nei loro confronti.

IL SOGGETTO DI ISTITUTO: sono le persone fisiche cui fanno capo tutti i fini dell’impresa,
hanno il diritto/dovere di governare e godere dei risultati positivi dell’azienda (diritti di
proprietà); sono scelti da una categoria di portatori di interessi (se governassero solo loro e
tutti, sarebbe un casino perché possono non essere stabili nel tempo).
Solitamente vengono nominate le persone che dipendono fortemente dalla riuscita o meno
dell’istituto, che hanno investito maggiormente, che sono disposte ad assumersi buona parte
del rischio, poche persone ma molto omogenee.

Ad esempio famiglia à tutti i membri


Stato à tutti i cittadini
Imprese à variabile
Istituti di profit à dipende, ma non può godere del profitto.

IL SOGGETTO ECONOMICO: è persona o gruppo che esercita un potere volitivo e


rappresenta il centro decisionale della gestione prendendo decisioni strategiche e terminando
gli obiettivi generali. (quello che sborsa).

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Ha il compito di:
• Stabilire i soggetti che formano la vita economica dell’istituto
• Sorvegliare e controllare l’istituto
È importante che sia omogeneo (spesso è formato da molte persone), se non lo è …..

FINI ISTITUZIONALI: coincidono con gli interessi del soggetto istituzionale, mentre quelle
degli altri soggetti sono detti fini non-istituzionali.
Gli interessi possono essere economici (nelle imprese) oppure non economici (sociali, etici).
Interessi istituzionali economici à quelli dei soggetti istituzionali (soggetto economico)
Vi possono cosi essere: interessi economici istituzionali, interessi non economici istituzionali,
interessi economici non istituzionali e interessi non economici non istituzionali.
Soggetto di istituto à tutti coloro che portano interessi istituzionali, economici e non. Il fine
immediato dell’azienda è quello di soddisfare interessi economici istituzionali

GLI ISTITUTI NO PROFIT à Gli interessi istituzionali possono far capo a tre categorie di
soggetti: 1) gli associati 2) i donatori 3)i prestatori di lavoro.
Gli interessi economici istituzionali degli istituti no profit sono il soddisfacimento dei bisogni
comuni dei membri delle associazioni e le attese di remunerazioni di chi non offre lavoro
volontario.
Quando i conferenti di contributi sono numerosi e non omogenei è opportuno affiancare agli
organi di amministrazione un consiglio di garanti (

5.
L’economicità
L’economicità, o equilibrio istituzionale si ha quando tutti i membri del soggetto di istituto
condividono i valori, gli obiettivi e l’organizzazione e ricevono retribuzioni di vario genere eque.
Quando queste condizioni vengono a mancare l’istituto va in crisi.
Gli istituti possono acquisire nuovi membri quindi sono società umane aperte, al contrario ad
esempio delle famiglie.
L’equilibrio istituzionale è di lunga durata e presenta tre aspetti:
• Le persone che partecipano negli istituti si aspettano che questi abbiano vita lunga e
che possano soddisfare a lungo i loro bisogni
• I fondatori ed i membri dell’istituto si aspettano che questo duri anche dopo la loro
morte
• Durante gli anni gli istituti acquisiscono reti di relazioni e competenze che alla sua
cessazione si perderanno.
L’equilibrio istituzionale dipende anche dalle persone coinvolte, si deve però tener conto che le
persone sono coinvolte in più enti contemporaneamente quindi si parla di inclusione
parziale; questo porta le aziende ad essere un po’ in competizione fra loro nell’attrarre
persone.
Questo equilibrio è una vita autonoma, non intesa come isolata ma come libera di scegliere i
propri fini e le proprie modalità di governo.
Si ha equilibrio quando l’istituto è in gradi di attrarre risorse sufficienti per remunerare tutte le
condizioni di produzione e di consumo per poter svolgere le sue combinazioni economiche à
deve operare senza perdite.

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Equilibrio istituzionale ed economico sono interconnessi ma non sempre contemporanei; ci


può essere equilibrio istituzionale prima di quello economico ed esserci anche in condizioni di
perdita.
Questo equilibrio è minacciato dalla cessazione dell’attività dell’azienda o quando viene
inglobata da altre aziende.
L’economicità è un principio ma anche un obiettivo.
DURABILITA’ EAUTONOMIAà riflettono sul concetto di economicità
La durata va al di la del permanere delle persone che compongono l’istituto in un dato
momento (l’azienda è un astrazione dell’istituto, il suo ORDINE ECONOMICO ed eredita le sue
caratteristiche riguardo la durabilità); la durata infatti incide anche sulle prospettive future
dell’azienda.
Non è solo sufficiente che duri nel tempo, ma occorre anche che non si debba sempre
appoggiare ad altri enti per una copertura delle perdite, deve insomma essere autonomo.
A volte può capitare che le imprese continuino a vivere perché sostentate da nuove immissioni
di capitale di rischio o perché sovvenzionate dallo stato; questi interventi non giovano
all’economicità poiché hanno tutti il carattere di precarietà.

L’economicità si declina in due forme:


• Perseguimento dei fini istituzionali: fini economici che nelle imprese rappresentano
la maggior parte dei fini dell’istituto (differenziati a seconda che sia un azienda,
famiglia, stato o istituti no profit, vedi prima)
• Rispetto dell’insieme di condizioni dello svolgimento dell’attività economica: le
regole per il suo corretto funzionamento come ad esempio equilibrio reddituale, corrette
remunerazioni, capacità di risparmio ed equilibrio monetario.

L’economicità nelle imprese


In genere nelle aziende di produzione i costi legati alla produttività sono sostenuti prima dei
possibili ricavi; questo crea il bisogno di ricorrere ad un capitale volto al finanziamento che
causa anche dei costi di interessi che devono essere coperti dalle entrate.
1. La capacità dell’azienda di non incorrere in prestiti da parte di terze economie è detta
equilibrio reddituale; è fuori discussione che vi sia questo equilibrio per un lungo periodo.
Questo equilibrio può anche riferirsi ad un gruppo di aziende (equilibrio super aziendale o
di gruppo); può essere inteso in due significati: l’azienda può essere autosufficiente, ma solo
all’interno del gruppo oppure può sembrare autonoma ma poi si scopre che lo è solamente
grazie ad un'altra azienda che ne agevola la produzione perché ne trae vantaggi.
2. efficienza dell’azienda , espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dell’azienda.
L’azienda può essere autosufficiente economicamente ma può non rispettare il principio di
economicità se i suoi processi produttivi sono inefficienti e disorganizzati.
L’efficienza si persegue grazie alla ricerca dell’innovazione dei processi o di nuove strategie
organizzative come il just in time (rendere fluida ed accelerare la produzione) o il total
qualità (aumentare la qualità diminuendo i costi).
Al concetto di efficienza può essere collegato quello di flessibilità, indispensabile per il
cambiamento.
3. congruità delle remunerazioni del capitale risparmio e del lavoro, intesa come
congruità dei prezzi sostenuti e dei ricavi ma anche come di remunerazioni. La produzione si

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basa sul capitale risparmio e sul lavoro, quando questi non sono correttamente tutelati non si
può parlare di economicità (incorrette retribuzioni, dipendenti sottopagati e prezzi o evasioni
fiscali).
La congruità dei prezzi di produzione e di ricavo è da guardare nell’ottica del tipo di mercato
nel quale opera l’azienda; mentre per le remunerazioni è opportuno guardare le strutture
della domanda e dell’offerta di lavoro e capitale.
I rischi fondamentalmente sono 3:
1. non ottenere adeguate remunerazioni del capitale
2. non poter smobilizzare il capitale investito
3. perdita del capitale a seguito di una cattiva gestione
4. equilibrio monetario: l’azienda deve avere un equilibrio tra componenti positive e negative
ed in contemporanea essere in gradi di far fronte a impegni di pagamenti. Questo è più o meno
difficoltoso a seconda del tipo di azienda, ad esempio le aziende manifatturiere devono
affrontare prima i costi di produzione per poi avere dei ricavi ma solo in un tempo successivo.
Questo è il compito della gestione finanziaria.
Questo vincolo va rispettato stando attenti a ciò che comporta all’equilibrio reddituale.
Il criterio di economicità si identifica con il criterio di massimo profitto? NO, questo è
solo uno schema semplificato di condotta delle imprese.

Il bilancio di esercizio
Si compone di due sezioni: il reddito di esercizio (una tabella con da una parte gli input, costi
negativi, della produzione e dall’altra gli output) ed il capitale di funzionamento (tavola con
da un lato i valori delle attività dell’impresa, ciò che possiede e dall’altra ciò che l’azieda “deve”,
la differenza fa il capitale netto).
Questo bilancio, se si pensa nell’ottica di una durata pluriennale dell’azienda, deve essere
redatto puntualmente ed ad intervalli regolari, di modo da poter tenere d’occhio lo sviluppo
dell’azienda ed i suoi “errori”.
I concetti base sui quali si fonda il bilancio sono:
• l’esercizio generale, gli esercizi particolari, l’esercizio annuale e i cicli di
operazioni: l’esercizio è l’insieme delle operazioni svolte dalle aziende; se si parla di
esercizio generale si fa riferimento alle operazioni di tutta la vita dell’azienda. Queste
però vengono solitamente divise anno per anno (esercizi parziali annuali); questo
garantisce di monitorare e favorire il flusso aziendale, solitamente il periodo
amministrativo standard delle imprese dura un anno.
Le operazioni delle imprese si svolgono in cicli temporali di breve o lunga durata, per
questo è utile spezzarli negli esercizi annuali (ad esempio ci sono condizioni
produttive pluriennali come gli impianti acquistati che vanno ammortizzati tramite
quote di ammortamento divise fra tutti gli esercizi).
Può capitare che l’esercizio precedente crei delle rimanenze che entrano in quello
successivo come input (rimanenze iniziali)
• principio di competenza: è un principio di coerenza fra tutti i valori della tavola del
reddito; richiede che nella tavola siano rappresentati: tutti i valori degli output prodotti
dall’esercizio e tutti gli input utilizzati per produrre gli output.

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• Costi, ricavi, componenti positive/negative di reddito: la tavola del reddito non è


la tavola dei costi e dei ricavi dell’esercizio, ma delle componenti positive e negative
del reddito.
• Il reddito di esercizio, il reddito residuale, l’utile e la perdita di esercizio: il
reddito di esercizio è l’insieme di tutti i valori sulla tavola del reddito, il reddito residuale

Il capitale di funzionamento
Con la tavola del capitale si può capire al termine di un periodo di tempo quali sono i beni ed i
diritti posseduti dall’azienda (attività) e quali sono gli impegni e le obbligazioni verso altri
soggetti (passività).
Gli obblighi nei confronti dei conferenti del capitale di rischio sono detti capitale netto o
proprio.
Le tipiche attività sono:
• Disponibilità monetarie: sono le liquidità delle quali l’azienda dispone immediatamente,
possono essere sottoforma di cassa oppure di CC che producono interessi.
• Crediti di regolamento verso clienti: sono diritti dell’impresa nei confronti dei clienti,
ovvero diritto di riscuotere una certa quantità di moneta, in un determinato lasso di
tempo e con determinate modalità
• Rimanenze: materie prime, semilavorati o prodotti rimasti alla fine del ciclo di
produzione; vanno calcolate insieme ai costi di produzione
• Immobili materiali: terreni, fabbricati, impianti, macchine la cui vita è così lunga da
partecipare a più esercizi annuali
• Immobili immateriali: sono i brevetti o i marchi che l’azienda acquista per poterne
usufruire per diversi anni. Per tutte le immobilizzazione vale il processo di
ammortamento, ossia la ripartizione dei diversi oneri. Nella tavola appare infatti il
valore NETTO degli immobili.
• Crediti di prestito
• Capitali di rischio acquistati da altre aziende
• Partecipazioni: sono quote di capitale di rischio detenute il altre aziende con lo scopo di
esercitare una forma di controllo per trarne vantaggi, come ad esempio favorire la
nascita di aziende che commercializzano i prodotti dell’azienda, che possono fornire
assistenza tecnica ai clienti o costruire una joint ventures.
Le condizione di produzione attive in un azienda sono quelle che riguardano la gestione
caratteristica e quella patrimoniale (risorse non assorbite dalla gestione caratteristica che
l’azienda decide di utilizzare come risultati reddituali addizionali).
Quando la gestione patrimoniale investe in titoli e obbligazioni dello stato può capitare che
gli interessi siano già maturati ma non ancora riscossi, nella tavola del capitale si parlerà di
ratei attivi.
Le tipiche passività invece sono:
• Debiti verso fornitori e finanziamenti: appaiono nel bilancio come attivi o passivi (ad
esempio mutui passivi/attivi o conti correnti passivi/attivi a seconda che il saldo sia
positivo o negativo a fine periodo)
• Obblighi nei confronti di prestatori di lavoro (fondo di trattamento di fine rapporto)
Impegni verso i conferenti di capitale di rischio: si trovano alla fine dell’esercizio sottoforma di
capitale sociale (importo conferito dai soci all’inizio della costituzione dell’azienda) e di utili

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maturati e non distribuiti.

Processo di redazione del bilancio di esercizio


Tutte le imprese tengono nota giorno per giorno di ciò che accade al loro interno dal punto di
vista economico per esigenze organizzative (sistema di accadimenti e nello specifico
sistema di operazioni).
Buona parte di queste annotazioni saranno utili per compilare il bilancio di esercizio secondo
precise regole formali.
Il sistema di operazioni nella sua espressione quantitativa da luogo quantità economiche che
sono grandezze certe à stime di quantità economiche : le stime sono congetture che
cercano di avvicinarsi al vero, approssimazioni che fanno risparmiare tempo (ad esempio stime
di quanto giace in magazzino).
Si parla di dato economico congetturato, ovvero un dato non vero ma “immaginato” (un
esempio sono le quote di ammortamento di un costo pluriennale suddiviso nei vari esercizi
annuali, come un macchinario; l’utilizzo e la durata del macchinario sono approssimazioni).
Sistema dei valori di azienda à base per valutare l’economicità, espresso dalla moneta
nasce dagli scambi dell’azienda con terzi che permettono di perseguire la produzione
economica. Tutte le operazioni interne si riflettono su questi scambi monetari.
Il divenire economico dell’impresa si basa su quote presenti in un determinato momento, le
quantità-fondo (tavola del capitale di funzionamento) e su quelle riferite ad un arco di tempo
quantità flusso (tavola del capitale di reddito).
i valori possono essere numerari o non a seconda di cosa rappresentano, solamente per i valori
numerari si parlerà di variazioni numerarie.
Si parla di variazioni non numerarie, ad esempio, quando avviene un aumento di materie
prime.
Il trasferimento di beni con relativa definizione di prezzo trova il suo momento concreto
numerario nella FATTURA.
Esempi:
regolamento di debiti à si crea una variazione numeraria negativa (dispongo di meno soldi) ma
anche una variazione numeraria positiva (non ho più debiti).
Accendo un mutuo à produce una variazione numeraria positiva (ho più soldi) ma anche una
non numeraria negativa (aumento di debiti).
Nella redazione del bilancio vengono messi gli elementi con il + a sinistra mentre quelli
negativi – a destra.

7.
Le analisi di redditività, solidità, liquidità
Bisogna, dopo aver redatto il bilancio, conoscerne le sue potenzialità conoscitive al fine di poter
valutare l’economicità.
La sintesi del reddito e la sintesi del capitale di funzionamento formano il bilancio di
esercizio, supporto informativo periodico indispensabile per l’azienda e per tutti colori che
hanno rapporti con essa (anche e soprattutto serve per il futuro).
Le informazioni contenute nelle due sintesi possono essere riformulate in modo da essere più
significative, attraverso la riclassificazione del bilancio e la costruzione di indici.
Conto economico à è la sintesi dalla quale si ottiene il reddito prodotto nel periodo ma anche

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le informazioni riguardo all’economicità; è strutturato a “costi, ricavi e rimanenze”. Non riesce


però a capire se i fenomeni di guadagno possono perdurare nel tempo, per questo c’è la
classificazione delle operazioni di gestione.
In sintesi il conto economico permette di capire:
1. Risultato operativo della gestione caratteristica
2. Risultato della gestione caratteristica + gestione patrimoniale che crea redditi addizionali.
3. Il risultato lordo
4. Il reddito netto
Nella tavola del capitale di funzionamento si possono guardare informazioni riguardo l’azienda
anche a lungo termine; si cerca di capire come gli investimenti potranno produrre attivi in
futuro (le forme di finanziamento per questi investimenti risultano nel passivo).
Per classificare gli elementi nell’attivo si adotta il criterio della liquidità, ovvero l’attitudine a
trasformarsi in mezzi monetari. Per gli elementi passivi invece si adotta il criterio della
scadenza, ovvero il limite temporale entro il quale occorre far fronte agli impegni.
Attivo corrente à si classifica in:
• Liquidità immediate
• Liquidità differite (crediti di regolamento che si risolvono nell’anno)
• Disponibilità di rimanenze
Attivo fisso à si classifica in:
• Immobilizzazioni finanziarie
• Immobilizzazioni materiali
• Immobilizzazioni immateriali (marchi, prototipi ecc..)
Passando invece al passivo, anche questo è suddiviso in passivo corrente e consolidato
(debiti con scadenza oltre l’anno o a fine rapporto).
La differenza fra attivi corrente e passivo corrente dà il capitale netto circolante.
Dallo stato patrimoniale riclassificato possono trarsi tre giudizi sull’equilibrio patrimoniale:
• Valutare l’elasticità strutturale dell’azienda attraverso la struttura e la
composizione degli impieghi e lì efficienza nello sfruttare gli investimenti. È possibile
anche valutare i rischi che l’impresa potrebbe incontrare.
• Analizzare la fonte e la struttura delle fonti di finanziamento e la tipologia dei
debiti.
• Valutare l’equilibrio strutturale, ovvero la stabilità e variabilità degli investimenti
e delle fonti.
Oltre all’equilibrio patrimoniale e reddituale si deve analizzare l’ equilibrio monetario e
mettere in evidenza la dinamica monetaria dell’azienda ( rendiconto delle variazioni dei
mezzi monetari).
Nelle tavole di reddito si nasconde la dinamica monetaria che sottosta a tutte le operazioni di
pagamenti e riscossioni
Utile spendibile à flusso che non può dirsi ancora monetario, è formato dal reddito netto +
ammortamenti + accantonamenti. Diventa effettivo solo se nel corso dell’anno non vi sono
variazioni per quanto riguarda i crediti, i debiti di regolamento e le rimanenze.
È diverso dal capitale circolante netto, un indicatore volto a stabilire l’equilibrio finanziario
dell’azienda in un breve periodo; prima di andare nel “mare aziendale” viene modificato dal
capitale circolante netto operativo che gestisce le sue componenti e quindi può ridurre o
aumentare il flusso.

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Il flusso di cassa (o cash flow nella terminologia anglosassone) è la ricostruzione dei flussi
monetari (differenza tra tutte le entrate e le uscite monetarie) di una azienda/progetto
nell'arco del periodo di analisi.
Il flusso di cassa rappresenta una misura dell'autofinanziamento aziendale e può essere
calcolato a partire dal conto economico dell'impresa. L'obiettivo è definire la generazione di
cassa di una società e di conseguenza l'attribuizione di tali flussi di cassa ai soci.
Quando il flusso è positivo (incremento) si definisce cash inflow, quando è negativo
(decremento) si definisce cash outflow

I quozienti di bilancio
Sono introdotti per andare ad indagare:

• la REDDITIVITA’: serve per effettuare confronti fra imprese e con il passato,.


l’indice che esprime in massima sintesi i risultati dell’impresa è la redditività del
capitale proprio ROE= reddito netto/ capitale netto.
ROA (retourn to asset)= reddito operativo/attivo netto serve per accertare le
potenzialità future dell’azienda
RI= AN/CN = CT/CN + 1 è il rapporto di indebitamento, dato da capitale
investito/capitale proprio= capitale di terzi/capitale proprio +1. Se è maggiore
di uno significa che l’azienda utilizza capitale di terzi.
Questo vale sia che l’azienda abbia risultati positivi sia negativi, se sono negativi
l’effetto amplificativo del capitale di terzi viene detto effetto leva.
TI (tasso di incidenza)= RN/RO reddito netto/reddito operativoTale quoziente
misura in via indiretta il peso esercitato dagli oneri e proventi della gestione finanziaria,
straordinaria, non caratteristica e tributaria sul reddito operativo di esercizio. Tanto più
è il divario tra RN e RO tanto più ci si allontana da 1. Il caso più frequente è che il
Reddito Operativo sia negativamente influenzato dalle aree non caratteristiche di cui
sopra portando il quoziente a valori inferiori ad 1.
la redditività dipende strettamente dalla solidità dell’azienda.
ROS(redditività delle vendite)= RO/V reddito operativo caratteristico/vendite
nel periodo al numeratore vanno posti i risultati dati dalla gestione caratteristica
dell’impresa.
Tasso di rotazione dell’attivo netto= V/AN fatturato/attivo netto può indicare
squilibri fra attività svolta e metodi di produzione, è un indice di efficienza della gestione
dell’attivo.

• LA SOLIDITA’ E LA LIQUIDITA’: richiamano ai rapporti di dipendenza che le aziende


possono avere o meno con terzi indipendentemente dall’essere in passivo o in attivo;
occorre guardare il grado di copertura delle immobilizzazioni CI= CN/IM capitale
netto/immobilizzazioni nette. Se è maggiore di 1 significa che l’azienda ha basi
solide per affrontare i pagamenti di indebitamento.

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Quoziente di disponibilità QD= AC/PC attivo corrente/passivo corrente


Quoziente di liquidità QL = L/PC liquidità/passivo corrente; entrambi servono a definire
la capacità dell’azienda di far fronte ai pagamenti ma hanno scarso valore previsionale, occorre
guardarli più a fondo, capire cosa ha scatenato tensione finanziaria, se è transitoria e da dove
questa proviene.

Effetto leva finanziaria à interviene nel passaggio dal ROE al ROA ; è data da debito +
capitale di rischio/ capitale di rischio Nella ragioneria e nella finanza aziendale, il termine
leva finanziaria è utilizzato con riferimento a un dato investimento o attività, e denota il
rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto di un'impresa.
La leva finanziaria è una componente del teorema di Modigliani-Miller per il calcolo del ROE,
nella quale può svolgere un effetto positivo, negativo o nullo.

8.
I processi di rilevazione
La gestione e l’organizzazione necessitano di informazioni che provengono sia dall’interno che
dall’esterno dell’azienda, ovvero l’ambiente in cui essa opera.
Per rilevazioni delle informazioni si usa il termine sistema informativo; la rilevazione in
economia aziendale è quel procedimento che permette la raccolta e la diffusione di dati ed info
mediante specifici procedimenti.
Per quanto riguarda le rilevazioni quantitative, esse sono oggetto della ragioneria.
Ci sono vari tipi di rilevazioni:
elementari: documenti originari di raccolta (fatture, bolle di spedizione ecc..)
contabili: quando si utilizza il conto
statistiche: si utilizzano strumenti di raccolta come tabelle, grafici ecc..
extra-contabili: elementari + statistiche
la metodologia per le rilevazioni è il metodo della partita doppia; la raccolta dei valori
rilevati dallo scambio viene messa in un libro giornale dove i fatti vengono annotati
cronologicamente ed in un libro mastro dove si annotano tutti i singoli conti per classe di
fenomeni.
Ci sono tre tipologie di informazioni che posso essere utili alle attività di PIANIFICAZIONE,
DIREZIONE e OPERATIVE ESECUTIVE dell’azienda:
1. Esterne à servono ad orientare le decisioni dell’azienda, ad esempio dati sulla
concorrenza, sui consumatori potenziali. Sono nel programma o budget.
2. Interni àper il processo di controllo e di programmazione che permettono all’azienda di
stabilire i propri obiettivi interni
Le prime due info (esterne ed interne) sono messe a confronto nel reporting
3. Analitiche à per lo svolgimento dell’attività corrente, ed esempio info sulle merci
spedite, sul target di clienti, sulla velocità dei fornitori.
Le informazioni vengono ulteriormente suddivise in logistiche e commerciali.
A cosa servono le rilevazioni?

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• Informative ed indicative: attirare l’attenzione sui fenomeni aziendali; ad esempio un


forte aumento delle vendite oppure una diminuzione provoca riflessioni che porteranno
ad un diverso comportamento o ad un nuovo riassetto.
• Prescrittive o decisorie: utilizzo delle informazioni per intraprendere una scelta; è una
risoluzione dei problemi riscontrati attraverso l’informatività delle rilevazioni
• Valutative o di controllo: funzione di apprezzamento dell’attività svolta, permettendo di
confrontare i risultati con gli obiettivi prefissati.
Contabilità generale àsistema informativo che si fonda sul conto (tavola a due sezioni con +
e – ai lati opposti) che ha come obiettivo la misura del reddito e del capitale di funzionamento.
Della contabilità generale fanno parte anche quella finanziaria (rileva movimenti monetari e
di debito con le banche), dei clienti (rapporti di credito con i clienti) e dei fornitori.
Questo documento informativo viene sottoposto a tutte le persone che hanno a che fare con
l’azienda, soprattutto quelle che la finanziano.

Contabilità analitica à nasce come sviluppo delle rilevazioni extra-contabili dei costi di
produzione; si tratta dei costi produzione + contabilità del magazzino + ricavi.
Può essere contenuta nella contabilità generale oppure essere separata ( sistema duplice
contabile); in questo caso devono essere specificati dei fattori:
scelta del periodo al quale riferire le annotazioni
trasformare i valori in valori di competenza
definire il costo di produzione
definire i centri di costo ovvero la struttura organizzativa dell’azienda
definire le relazioni mercato-prodotto dell’azienda

contabilità direzionale integrata àsistema di informazioni periodiche e non formato da:


contabilità generale + contabilità analitica + budget e standard (programma, costi e ricavi
standard) + variazioni + rilevazioni elementari extra contabili (volte a migliorare l’aspetto
competitivo).
La competizione è un aspetto da non tralasciare ; la capacità di anticipare gli eventi è
fondamentale e per questo sono importanti le rilevazioni non monetarie.
Dalla contabilità direzionale si ottiene il reporting che soddisfa 3 bisogni: 1. Stabilire le
tendenze evolutive del rapporto azienda/ambiente 2. Verificare se si stanno realizzando gli
obiettivi 3. Creare un archivio di dati utili.
Sistemi di pianificazione à la pianificazione strategica è il processo attraverso il quale si
definiscono gli obiettivi, le politiche e gli assetti delle combinazioni economiche e l’ambiente nel
quale l’azienda vuole operare.
La finalità è quella di esplicitare gli obiettivi e le strategie aziendali ma anche di assegnare le
diverse risorse strategiche nell’organizzazione e produrre orientamento, sviluppo ed
innovazione (detto anche missione dell’azienda).
Il suo procedimento può essere più o meno standardizzato, varia a seconda delle circostanze.

9.
L’ambiente economico
L’ambiente economico di un istituto è l’insieme di condizioni e di fenomeni esterni che ne
influenzano la struttura e le scelte.

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Si compone di: mercati, le strutture di domanda e di offerta di lavoro, il capitale proprio, i beni
pubblici, i settori e le politiche economiche e finanziarie e monetarie.
L’ambiente non economico invece si compone di fenomeni come la cultura, valori, la
normativa giuridica dello stato, la dinamiche delle scienze e della tecnologia e la fisica del
territorio.
Data la struttura multiforme delle aziende si tende spesso a definire i confini fra questa e
l’ambiente oppure a considerare solo una parte di essa al principio (oppure analogamente
suddividere l’ambiente in sottoambienti); oppure si possono considerare gruppi di aziende (
si parla di ambiente di insieme di aziende).
I confini delle aziende sono dati dalla loro struttura giuridica formale e i limiti nei quali si
estende la sua influenza.
I confini delle aziende sono però modificabili dalle scelte degli organi di governo economico.

I mercati à sono complessi dinamici di negoziazione; si ha un mercato quando molte


negoziazioni con oggetti simili vengono attuate con un elevata frequenza; se queste
caratteristiche non vengono rispettate si parlerà di negoziazioni fuori mercato.
Uno stesso bene è negoziato in mercati diversi ad esempio per aree economico-geografiche
(mercati regionali, statali) oppure per le diverse finalità per le quali può essere usato il bene.
È nata sempre di più un interdipendenza fra mercatià mercati globali.
I mercati variano i loro confini e caratteri nel tempo, anche grazie alla costruzione di apposite
strutture che favoriscono lo sviluppo delle negoziazioni (mercati, fiere).
I mercati solitamente ospitano al loro interno aziende che operano attraverso la domanda e
l’offerta che spiegano le condizioni di negoziazione dei mercati.
La domanda di un azienda varia in base al prezzo di mercato, alla disponibilità monetaria, ecc..

I settori à è un insieme di aziende omogeneo (che producono beni analoghi) legate da


relazioni di interdipendenza (concorrenza o altro tipo).
L’economia politica e la politica industriale si interessano dei settori analizzandone la struttura
e la concentrazione; c’è un controllo su comportamenti di monopolio che possono minare
l’efficienza e l’innovazione.
Si analizzano però anche le interdipendenze settoriali attraverso le matrici input output.
Lo studio dei settori serve anche per lo studio della competitività e quindi per la decisione
delle strategie aziendali.
Modello struttura-comportamenti-risultati: si analizza la struttura delle aziende del
settore( che si presuppone abbiano tutte più o meno la stessa innovazione tecnologica)
secondo tre fattori:
Grado di concentrazione
Struttura dei costi delle aziende (costi unitari vs produzione e nel tempo a seconda
dell’innovazione)
Livello delle “barriere d’entrata”: hanno varie determinanti: IL FABBRISOGNO DI CAPITALE,
ECONIMIE DI SCALA (produzioni del mercato elevate, quindi bisogna entrare con
capacità produttive alte), VANTAGGI DI COSTO ASSOLUTI (accesso favorevole a
materie prime o miglior localizzazione degli impianti) GRADO DI DIFFERENZIAZIONE
DEL PRODOTTO, ACCESSO AI CANALI DISTRIBUTIVI, POLITICHE PUBBLICHE (richiesta

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di controlli o licenze), RISCHI DI RITORSIONI DA PARTE DEI CONCORRENTI NEL


SETTORE.
I settori si possono configurare secondo alcuni schemi strutturali tipici e queste forme
strutturali suggeriscono o impongono determinati comportamenti alle aziende che producono
risultati.
Esempi: a) CONCORRENZA PERFETTA b) OLIGOPOLIO NON DIFFERENZIATO (forte
economia di scala, le aziende concorrenti offrono prodotti poco differenziati) c) OLIGOLPOLIO
DIFFERENZIATO (alta economia di scala e alta differenziazione dei prodotti, alte barriere di
entrata, tutto fa leva sulla pubblicità).
I settori però vanno al di la della pura concorrenza, hanno simili processi economici e operano
negli stessi mercati o strettamente collegati (mercati di approvvigionamento o di vendita).
Ciascuna azienda partecipa a tanti settori quanti sono i suoi mercati!

Il sistema competitivo à è rappresentabile in termini di aziende e di operazioni interaziendali


(scambio, cooperazione e competizione).
Modello della concorrenza allargata: in ogni settore la concorrenza non coinvolge solo le
aziende appartenenti allo stesso settore ma è allargata anche a: CLIENTI (forza di
negoziazione), FORNITORI (hanno forte poteres e il loro settore è concentrato ed esclusivo),
POTENZIALI ENTRANTI (fungono da deterrenti), PRODUTTORI DI BENI SOSTITUTIVI (minacce
di sostituzione).
La rivalità è tanto più accesa quanto il settore è frammentato; può essere raggruppato per
raggruppamenti strategici, ovvero imprese concorrenti caratterizzate da strategie simili.
Possono esserci anche però relazioni di cooperazione fra concorrenti oppure fra fornitori e
cliente.
Le dinamiche del sistema competitivo possono essere molteplici:
• Congiunturabili: variazioni di breve periodo, ad esempio sui prezzi dovute alla tasse.
• Strutturali interne: cambiamenti permanenti che modificano il sistema
• Ricomposizione: nascono nuovi sistemi, spesso da innovazioni tecnologiche
Può accadere che aziende concorrenti sullo stesso mercato si uniscano, questo processo si
chiama concentrazione.
Per internalizzazione si intende invece la scelta di un azienda di integrazioni verticali a
monte o a valle.

10.
Il sistema di prodotto e la formula competitiva
Il sistema di prodotto è un insieme di prodotti e di condizioni di scambio con relazioni di
interdipendenza che l’azienda propone al cliente.
Esempio: sistema di prodotto di un ristorante à non sono solo i piatti ma anche la qualità dei
locali, l’atmosfera, modalità di pagamento, il parcheggio ecc..
È anche l’arma utilizzata per sfidare la concorrenza! La sua progettazione richiede la massima
attenzione perché è da esso che dipenderanno la maggior parte delle componenti di reddito
negative e positive.
Più il prodotto è ricco più comporta costi di lavorazione, tre cose vanno messe in relazione: il
sistema di prodotto, sistema competitivo e risorse aziendali.
L’azienda deve fare in modo di possedere delle competenze distintive che faranno si che per

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la sua esclusività di produzione possa vincere su tutte le altre.


Deve inoltre conoscere i fattori critici di successo à attese dei clienti attuali e potenziali ora
ma anche nel futuro e come queste sono soddisfatte dalla concorrenza.
Alcuni esempi sono: la funzionalità tecnica continua e duratura, l’economicità di acquisto e
d’uso, la flessibilità, l’integrabilità, la personalizzazione, il soddisfacimento di bisogni di
prestigio e di identificazione, appagamento di bisogni estetici, di solidarietà e di salvaguardia
dell’ambiente e l’accessibilità ,comparabilità e sperimentabilità in fase di acquisto.
Questi fattori possono differire o combinarsi a seconda del mercato nel quale l’azienda opera;
si evolvono anche nel tempo. Un prodotto può definirsi superiore alla concorrenza solo se è
coerente con i fattori critici di successo del mercato.
Ma è sempre così? Esempio della griffe di marca che ha prodotto troppi articoli
Ci sono però dei rischi, se si sceglie il fattore critico di successo del BASSO PREZZO (strategie
di costo) si deve sempre tenere d’occhio la qualità, al contrario se si punta sulla QUALITA’
(strategia di differenziazione) occorre stare attenti al prezzo.

Dopo aver analizzati il sistema competitivo e definiti i fattori critici di successo, occorre agire
configurare il sistema di prodotto dell’azienda secondo:
• Caratteristiche materiali: sono gli attributi fisici, tecnici ed estetici del bene (gli ultimi
sono molto soggettivi); di solito l’azienda opta per la scelta di una GAMMA di prodotti
all’interno della quale il cliente sceglie a seconda delle esigenze.
• Servizi collegati ai beni offerti: sono i servizi pre (importanti se il bene è un prodotto
o un servizio) o post vendita (assistenza, manutenzione).
• Caratteristiche immateriali: immagine e la reputazione del bene-prodotto, messaggi
fortemente legati allo stile (marca).
• Condizioni contrattuali: il prezzo del prodotto offerto, modalità di pagamento, tempi
di consegna ecc..
Vantaggio competitivo à l’insieme di tratti che distinguono il sistema di prodotto di
un’azienda da quello delle aziende concorrenti, il vantaggio di differenziazione consiste
nell’offrire un prodotto migliore di quello della concorrenza. L’azienda deve però stare attenta a
coprire il prezzo di produzione del prodotto che, se differenziato, è probabile che costi
maggiormente.
Molto spesso la diversificazione è frutto dell’innovazione, oppure dall’aumento del range di
clientela.

Il vantaggio di differenziazione può dipendere da: eccellenza dei materiali, alta


meccanizzazione, robustezza, compattezza, malleabilità, adattabilità, ampia gamma di beni fra
i quali il cliente può scegliere, ricchezza di informazione, facilità, velocità, assistenza, marche,
contratti “chiavi in mano”, alto contenuto stilistico ed etico - ecologico.
Vantaggio di costo à quando un’azienda produce a costi unitari particolarmente bassi che
consentono di offrire i prodotti ai clienti a prezzi molto favorevoli (esempio delle compagnie
aeree low cost).
Alcune aziende però decidono di avere un mercato molto ristretto, ad esempio le aziende che
producono beni di lusso.
Si può dunque avere:

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• Strategie di leadership di costo: un leader domina il mercato con prezzi più bassi di
tutta la concorrenza
• Strategie di differenziazione: ciascuna azienda di un mercato differenzia le
caratteristiche del proprio prodotto
• Strategie di focalizzazione orientate ai bassi costi: aziende di mercati ridotti

Competenze distintive à ciò che serve all’azienda per produrre prodotti coerenti con i fattori
critici di successo, come ad esempio:
o Capacità di progettazione
o Strutture produttive che consentano economie di scala e accumuli
o Relazioni di cooperazione, anche con stilisti, designer
o Ottima reputazione e immagine
o Strutture logistiche diffuse (anche per la documentazione)
o Strutture di assistenza ai clienti

11.
Le economie di scala e di saturazione
In alcune aziende la dimensione è fondamentale per poter produrre in un determinato settore,
quindi nelle strategie di impresa sono molto importanti i procedimenti di ridimensionamento
dei processi produttivi.
Si fa rifermento al termine capacità produttiva Cp nell’indicare il numero massimo di unità
output prodotte dall’azienda in un determinato intervallo di tempo (non è detto che l’azienda
produca sempre il massimo che può produrre, dipende).
Produzione effettiva/Cp x 100 = grado di utilizzo della Cp
Misurare la Cp dipende anche dall’output dell’azienda, se l’azienda ad esempio è una società di
consulenza nella Cp vanno considerate anche tutte le cose che stanno dietro alla singola
consulenza (persone impiegate, tempo),oppure può essere valutata in metri cubi di spazio
espositivo disponibile.
Nella capacità produttiva rientrano anche la capacità di vendita, l’attività di amministrazione,
tutte competenze che devono essere utilizzate nella maniera più produttiva possibile.

Economie di scala EDS à sono le riduzioni dei costi unitari che si ottengono installando
capacità produttive maggiori.
I confronti devono essere sempre fatti a parità di utilizzo della Cp:
EDS = Cux(costo unitario impianto x)/Cuy (costo unitario impianto y)
Il costo unitario si ottiene: costo produzione/produzione effettiva sempre con il medesimo
impianto
Le condizioni che rendono possibile l’ottenimento di vantaggi economici all’aumento della scala
produttiva sono:
• Indivisibilità di alcuni componenti: alcuni fattori di produzione non possono essere
ridotti di costi anche se la Cp è molto bassa (esempio dell’aereo)
• Maggiore produttività degli input grazie alla specializzazione: al crescere della
Cp è possibile specializzare il personale oppure le strutture di produzione (maggior
personale hi-fi) e favorire la ricerca.

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• Proprietà geometriche dei contenitori: uffici, magazzini, container. Ovunque sono


presenti e per questo hanno una notevole importanza
• Maggiore efficienza degli impianti più grandi: più sono potenti più sono efficienti
(motori)
• Minori costi unitari di acquisto

Le economie di apprendimento à riduzioni del costo unitario che si verificano grazie


all’esperienza; la prima volta che si esegue una cosa si è sempre più lenti ma, pian piano, ci si
velocizza e specializza.
C’è quindi un vantaggio economico e temporale, denominato economia di esperienza o di
apprendimento.
Costo dell’ultima unità prodotta = costo dell’unità al t precedente x quantità oggi/quantità
precedente alla b ( coefficiente di velocità di apprendimento)
È una curva con andamento asintotico (+ quantità – “capacità”) e la sua inclinazione dipende
dalla velocità di apprendimento.
Quali sono le fonti delle economie di apprendimento?
• Crescente abilità nello svolgere le attività
• Migliore selezione delle risorse produttive
• Coordinamento più efficiente
• Programmabilità dell’attività elevata
• Semplificazione dei processi e dei prodotti

Modello costi- volumi – risultati à I fattori che determinano il risultato economico di un


azienda sono:
ELEMENTI STRUTTURALI: specializzazione, macchinari, estensione verticale o orizzontale data
dall’esperienza.
LIVELLO DEI PREZZI: prezzi costo e prezzi ricavi, il prezzo dei prodotti è deciso dalla politica
dell’azienda ma essa può ottenere grazie alla marca un premium price per le diverse
caratteristiche del suo bene.
VOLUMI: i costi che l’azienda dovrà affrontare sono legati strettamente alla quantità di prodotti
da essa fabbricati nel determinato periodo.
L’analisi costi- volumi – risultati consente di stabilire una relazione fra il volume di beni prodotti
e i risultati operativi dell’azienda.
Il volume come detto prima incide molto sulla produzione e sui suoi costi, per migliorare
l’attività economica possono essere fatte tre cose:
• Variazioni nei volumi
• Variazioni nei prezzi
• Variazioni nei costi
Per quanto riguarda i costi l’azienda si ritrova ad affrontarne principalmente di due tipi:
variabili (direttamente e strettamente correlati al volume di produzione e vendita) e fissi (
non sono legati al volume di produzione e di vendita, ad esempio l’affitto, quote di
ammortamento e pubblicità).
I costi fissi a loro volta si differenziano in: costi fissi di struttura (costi del lavoro, di
trasformazioni tecniche che non dipendono dal volume prodotto; possono essere diminuiti
diminuendo la Cp) e costi fissi di sviluppo (costi di ricerca, sviluppo, formazioni del

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personale; la mancanza di questi costi fa risentire la Cp dell’azienda sul lungo termine).


Altri costi che l’azienda deve affrontare sono: costi unitari (costo volume beni
prodotti/venduti) e costi totali.
All’aumentare dei volumi i costi variabili unitari restano invariati, diminuiscono i costi fissi
unitari e quindi diminuisce il costo totale unitario.
Punto di pareggio in volumi à ammontare di vendite che consente di pareggiare tutti i costi
di produzione caratteristica aziendali (pezzi da vendere per andare in pareggio).

QP = CF/MDCu ovvero costi fissi/ margine di contribuzione unitario (ricavi unitari –


costi variabili unitari)

Grado di rischio operativo à è la probabilità più o meno elevata dell’azienda di subire


risultati reddituali negativi in relazione al fluttuare dei volumi di vendita; è legato al punto di
pareggio ed all’elasticità operativa che è l’incidenza dei costi variabili sui ricavi (maggiori
sono i volumi maggiori saranno i costi).
Se l’azienda ha una relazione di costi molto rigida allora reagirà male ad una diminuzione della
produzione, al contrario se la relazione è flessibile.
Esempio Brioschi p.402

14.
Il patrimonio ed il capitale di funzionamento
Il patrimonio di un azienda è l’insieme delle condizioni di produzione e di consumo di
pertinenza della stessa in un dato momento.
Le condizioni patrimoniali possono essere positive, negative, materiali, immateriali, monetarie,
esogene (acquistate) o endogene (prodotte all’interno).
È una delle 5 macrovariabili che compongono la struttura dell’azienda, rappresenta il passato
ed il futuro dell’azienda.
Patrimonio tecnologico à insieme delle conoscenze del fare applicate alla gestione
caratteristica; comprende anche le conoscenze e le competenze delle singole persone o di
gruppi implicite o tacite.
Gli elementi del patrimonio sono prodotti i tempi lunghi accumulando tentativi ed esperienze,
sono specifici e peculiari di ogni azienda.
Il concetto di patrimonio richiama quello di capitale di funzionamento, ovvero il sistema di
valori positivi o negativi che esprimono le condizioni patrimoniali. È la rappresentazione del
patrimonio sottoforma di valori economici.
Non ci dice nulla però sulla “qualità” perché i prestatori di lavoro non fanno parte del
patrimonio e neanche molte condizioni immateriali.
Molte aziende decidono di produrre al loro interni le immobilizzazioni tecniche immateriali
(beni immateriali ad impiego ripetuto per tempi lunghi). Esempio l’acquisto di un brevetto.
Le condizioni patrimoniali di un’azienda sono:
 Materiali: oggetti fisici come terreni, macchinari, fabbricati ecc..
 Immateriali: non sono materiali ma hanno rilevanza ancora maggiore, sono:
conoscenze e capacità di fare, rete di relazioni esterne (capitale sociale e
reputazionale), reputazione e immagine, coesione interna.
 Condizioni monetarie.

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Analogamente alle condizioni patrimoniali l’azienda è soggetta anche alle condizioni


d’ambiente che si riferiscono alla rete di infrastrutture, comunicazione, trasporto, pubblica
amministrazione.
Tornando alle condizioni patrimoniali, altri caratteri sono:
• Specifiche dell’azienda oppure generiche:.
• Ad alto o basso impatto sulla configurazione del sistema di prodotto
• Mono o pluridisciplinari: il saper fare è collegato ad un solo campo oppure spazia
• Frutto di apprendimenti individuali o collettivi
• Esplicite o implicite
• Replicabili o non, imitabili o non
• Distintive: vengono chiamate distintive quelle condizioni patrimoniali che presentano
caratteri di specificità e che le rendono difficilmente imitabili. Possono essere legate ad
un solo sistema di prodotto oppure comuni fra sistemi di prodotto uguali di diverse
aziende (core competences o centrali). Una ricca predisposizione di queste
competenze è un buon segno per la vita dell’azienda.
Ogni azienda è dotata di un patrimonio di risorse differenziate da ogni altra, i potenziali di
sviluppo e di redditività variano spinti dalle pressioni competitive e dalla ricchezza delle
condizioni patrimoniali disponibili.
Scelte di valorizzazione e formazione del patrimonio
Tutte le scelte dell’azienda influenzano le condizioni patrimoniali, ad esempio una scelta di
accorpamento, fusione, costruzione di nuovi stabilimenti ecc..
Ci sono delle scelte che producono effetti particolarmente evidenti, come:
• Scelte di integrazione verticale e estensione orizzontale: quando si è di fronte ad
una nuova estensione le condizioni patrimoniali trovano possibilità di nuovi impieghi
sfruttando le core competences. Con le scelte di integrazione invece può capitare che
l’azienda ceda delle sue condizioni patrimoniali ad uso di un'altra e che quindi riduca
l’estensione e le capacità produttive
• Decisione di acquisizione di altre imprese o di fusione: crescita esterna vs crescita
interna; si creano rischi di conflitti organizzativi perché è difficile trasferire condizioni
patrimoniali ed ancora più complesso è integrarle.
• Scelte relative alla formazione di aggregati interaziendali: joint ventures oppure
franchising.
• Scelte di localizzazione: spostamento in aree che permettono una maggiore
produzione di capitale sociale, con sistemi giuridici ed economici più o meno affidabili e
dove si associano idee di prestigio al prodotto.
• Scelte di struttura del capitale proprio e di terzi: sono le scelte di gestione
caratteristica o di investimento di quote di capitale di rischio.
• Scelte di gestione dell’organismo personale e progettazione degli assetti
organizzativi: scelte che influenzano la coesione interna ed in particolare le
conoscenze relative al saper fare.
Ci sono delle linee guida che dovrebbero indirizzare queste scelte: si dovrebbe cercare di

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entrare in nuovi mercati sulla base della possibilità di sfruttare al massimo le proprie
competenze specifiche, usandole per produrre direttamente il sistema di prodotto, oppure un
bene intermedio oppure cederla ad altre imprese.
Sfruttare al massimo le economie di replicazione interna, attuare cooperazioni, internalizzare i
processi, avere progetti innovativi sui quali investire capitali di rischio e puntare su modelli
organizzativi originali.

15.
L’organismo personale
È l’insieme unitario di persone che partecipano allo svolgimento delle attività aziendali, ovvero
tutte le persone che fanno parte del governo economico, di direzione e di produzione.
È un complesso dinamico , se varino le condizioni economiche e gli assetti organizzativi varierà
anche la composizione del personale.
Una dinamica specifica dell’organismo personale è il fenomeno dell’apprendimento; è molto
flessibile ed al giorno d’oggi risulta fondamentale creare coerenza fra l’organismo personale e
gli altri assetti aziendali.
Può essere visto secondo due aspetti:
variabili individuali: caratteristiche delle persone che lo compongono, tutti gli accadimenti
aziendali dovrebbero tener conto di queste variabili; sono riconducibili a tre grandi categorie:
le competenze professionali, i valori (in termini di convinzioni e credenze in merito all’attività
economica) e i bisogni.
Variabili sociali: le due manifestazioni più importanti sono:
• Coerenza, coesione, cooperazione e conflitto à i gruppi che si formano nelle aziende non
corrispondono mai con quelli formali e a volte i fini e le norme di un gruppo sociale
possono essere incompatibili con i ruoli aziendali creando così tensione e conflitto.
Cosa occorre fare per evitarli? Cercando di far operare negli stessi gruppi persone con
valori simili o compatibili, tenere conto delle doti di leadership delle persone e dare
degli incentivi.
• Cultura aziendale à insieme di valori, credenze e convinzioni condivise dall’insieme di
persone dell’azienda. È una causa ed effetto delle scelte aziendali di fondo, è un insieme
di idee fondamentali suddivise in: MANIFESTAZIONI VISIBILI E ASSUNTI IMPLICITI.
• Cultura organizzativa à insieme delle idee che hanno per oggetto più specifico l’assetto
organizzativo: il rapporto persona-azienda, la struttura organizzativa e la dinamica
aziendale. Ci sono 3 modi distinti di intendere il sistema organizzativo: sistema
naturale (lavoro come dovere individuale), sistema tecnico (lavoro per ottenere
ricompense) e sistema politico (lavoro visto come gioco di poteri).
Principi guida nelle scelte di organizzazione
Non esistono soluzioni organizzative efficaci al 100%, tuttavia ci sono delle linee guida che
sono utili da seguire; studi aziendali e di management ci permettono però di sapere le regole
basi per un’organizzazione efficiente.
Le principali regole contingency di coerenza fra variabili organizzative e bisogni delle perone e
delle singole unità organizzative sono:
bisogni delle persone e contenuti delle mansioni: quanto più forti sono i bisogni di
socialità, stima e realizzazione, tanto più il lavoro deve essere organizzato in forma di lavoro di

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gruppo.
La strategie e la struttura di base: le imprese più piccole devono adottare una struttura
elementare, quelle medio grandi con una sola area di affari una struttura funzionali, con più
aree di affari una struttura divisionale mentre quelle grandi con più aree di affari una struttura
mista.
La coerenza fra variabili aziendali e organizzative è una coerenza dinamica; questa coerenza
è importante perché un assetto organizzativo “superato” può portare un freno alla crescita
organizzativa dell’azienda.
Principio di orientamento alle persone e gruppi di persone: significa trovare una
soluzioni organizzative che coniughino l’efficienza aziendale alla soddisfazione personale delle
persone. Si privilegia il prestatore di lavoro piuttosto che il prestatore di capitale di rischio.
La partecipazione dipende direttamente dall’assetto istituzionale scelto dall’azienda.
Occorre creare un clima organizzativo favorevole e che crei una forte coesione nei gruppi, che
ruoti attorno al principio di fiducia.
Le competenze delle persone che lavorano sono in parte individuali ed in parte collettive, non
serve pressare i lavoratori per ottenere buoni risultati ma creare condizioni favorevoli allo
svolgimento delle mansioni accrescendo l’efficienza con l’innovazione organizzativa e tecnica.
Scelta della struttura organizzativa di base
La struttura organizzativa di un azienda è definita come la configurazione unitaria e ordinata
degli organi aziendali e degli insiemi di compiti e responsabilità assegnati a questi.
Il processo di progettazione della struttura organizzativa può sintetizzarsi così:
• Analizzare l’insieme complessivo di compiti
• Scegliere un criterio di divisione del lavoro (unità organizzative)
• Viene definita una gerarchia e le mansioni
Gli output sono quindi: un elenco di unità organizzative (organigrammi), un elenco di compiti
(mansionari), un insieme di relazioni gerarchiche.
La scelta della struttura organizzativa corrisponde sinteticamente nella scelta fra 4 modelli:
• Struttura elementare: per le aziende piccole, la funzione di governo economico e di
direzione sono svolte da un unico governo composto da pochi membri
• Struttura funzionale pura: per imprese di media dimensione che però producono una
sola tipologia di sistema di prodotto
• Struttura divisionale: per aziende medio grandi che producono sistemi di prodotto,
ognuna avrà una corrispondenza parziale adibita a quel prodotto. Si creeranno risultati
reddituali parziali
• Struttura mista o matriciale: per aziende molto grandi; Nella struttura a matrice il
potere delle varie Direzioni è limitato, in quanto ogni Direttore o manager per funzioni
deve condividere l'autorità con i manager o Direttori dei diversi prodotti. Inoltre, ogni
organo operativo è soggetto al doppio comando, sia delle Direzioni delle singole funzioni
sia della Direzione del singolo progetto o prodotto. La responsabilità ricade
maggiormente sulla Direzione del prodotto, anche se viene condivisa con i Direttori
delle singole funzioni.

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i tipi di struttura organizzativa vengono scelti anche in base alle combinazioni produttive in
ottica futura (più e grande l’azienda più si punterà alla produzione).
Multidimensionalità à il lavoro non è diviso solo per mansioni e per prodotto, ma spesso si
devono combinare più criteri. Se ad esempio si vogliono produrre due linee di prodotti, mobili
da ufficio e da cucina, sarà meglio dividere il lavoro per funzioni, uso, tecnologia, aree
geoeconomiche e categorie di clienti.

16.
Le forze di aggregazione e disaggregazione delle aziende
Le teorie dell’aggregazione economica cercano di spiegare come mai sulla scena economica
non vi siano solo aziende distinte oppure una sola intelligenza centrale che pianifica tutto e in
base a quali criteri le aziende decidono di unirsi o meno.
Ci sono due questioni critiche: la problematica dei costi di transazione e la dipendenza dalle
risorse, la teoria secondo la quale le aziende si uniscono per valorizzare le loro competenze
distintive oppure le teorie cha danno un peso alle condizioni economiche, giuridiche, tecniche e
sociali.
Le spinte all’aggregazione
• Le economie di scala: minori costi unitari associati ad una maggiore capacità
produttiva, molti aggregati nascono dalla volontà di poter accedere a nuovi mercati
grazie all’aumento del volume di produzione (franchising).
• Economie di raggio d’azione: o economie di scopo, si intende il risparmio derivante
dalla produzione congiunta di prodotti diversi o con il perseguimento di obiettivi diversi
con i medesimi fattori produttivi (stesse risorse, stessi impianti, stesso know-how).
• Integrazione delle componenti distintive: formazioni di joint ventures con scambi
di brevetti e licenze. Dipende dal grado di trasferibilità delle componenti da integrare.
In alternativa un impresa può scegliere la via dello sviluppo interno, ma comporta più
rischi.
• Economie di transazione: i costi di transazione sono minori dei costi che le aziende
dovrebbero affrontare da sole
• Condivisione dei rischi
• Rendite monopolistiche: le aziende si aggregano con lo scopo di sfruttare questo tipo
di rendite.
Altre ragioni possono portare al formarsi di aggregati aziendali, come ad esempio le reti di
relazioni sociali, l’orientamento al dominio oppure relazioni di solidarietà e affinità politica.
Gli ostacoli all’aggregazione
• Complessità organizzativa dell’aggregato

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• Proteggere le competenze distintive, bisogno di differenziazione delle


componenti manageriali
• Divisione dei rischi
• Orientamento all’indipendenza ed alla competizione
• Divergenza di valori ed interessi
Altri fattori ambientali possono facilitare o meno l’aggregazione aziendale come ad esempio la
rete dei sistemi di comunicazione e trasporto, il livello di efficienza del mercato dei capiteli e la
cultura economica e politica. Cultura antitrust (complesso delle norme giuridiche che sono
poste a tutela della concorrenza sui mercati economici).
Gli aggregati di aziende
Si differenziano a seconda della pluralità o meno dei soggetti giuridici che li compongono, dal
grado di formalizzazione dell’accordo o dall’unitarietà o meno del soggetto economico.
Si possono distinguere:
1. Gruppi economici: Per gruppo economico si intende un insieme di due o più imprese,
ciascuna della quali mantiene una propria autonomia giuridica, coordinate o meno sul
piano economico e finanziario da un’unica società detta capogruppo (holding). Un
esempio sono le joint ventures, gruppi di gestione patrimoniale familiare e gruppi
privati o pubblici di aziende di produzione.
2. Associazioni formali di aziende: fanno parte i consorzi (aggregato di aziende che si
uniscono per svolgere insieme una coordinazione parziale, come gli acquisti ad
esempio), associazioni in franchising, cartelli ( aziende che si uniscono per l’attuazione
di politiche e programmi comuni per ridurre la competitività).
3. Associazioni in accordi di quadro: aziende con difficili rapporti di fornitura che si
uniscono definendo gli accordi di scambio per un lungo periodo ed anche le modalità di
svolgimento delle operazioni esterne.
4. Associazioni di categoria: per dimensioni, settore, natura del soggetto economico,
localizzazione ecc..
5. Associazione di famiglie: esempio la società consumatori
Esistono però anche le associazioni informali, chiamate intese informali di aziende, come ad
esempio le reti di subfornitura (aziende la quale attività dipende principalmente dal rapporto
di fornitura e dipendono fortemente dall’azienda principale), le costellazioni di aziende
(numero ridotto di aziende medio grandi con combinazioni economiche complementari),
distretti ( vicinanza geografica e quindi condizioni economiche e sociali molto simili).
• Aggregati intraziendali à Sono pluralità di combinazioni economiche aggregate in una
stessa entità giuridica.
Le fattispecie ricorrenti sono:
◦ aziende multiunità (più stabilimenti, filiali, uffici, ecc. relativamente autonomi)
◦ aziende integrate verticalmente
◦ aziende diversificate: prodotti destinati a mercati distinti

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