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Testo:

P.A.Samuelson - W.D.Nordhaus
ECONOMIA
McGraw - Hill
esclusi capp.
11- 16 - 17 - 18 -19 -34.
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Keynes ha scritto:
Lo studio delleconomia non sembra richiedere alcuna dote particolare. Si
tratta dunque di una disciplina molto facile in confronto alle altre branche pi
elevate della filosofia e delle scienze pure. Una disciplina molto facile nella
quale solo pochi riescono ad eccellere. Sembra un paradosso, ma si spiega,
forse, nel senso che un grande economista deve possedere una rara
combinazione di doti:
- deve essere allo stesso tempo e in qualche misura matematico, storico,
politico, filosofo;
- deve saper decifrare i simboli e usare le parole; deve saper risalire dal
particolare al generale e saper passare dallastratto al concreto nello stesso
processo mentale;
- deve saper studiare il presente alla luce del passato, per gli scopi del futuro;
- deve essere concentrato sugli obiettivi da raggiungere e disinteressato allo
stesso tempo (cio pensare e agire in maniera oggettiva pensando agli effetti che ogni azione
economica avr sugli altri, quindi disinteressato personalmente).

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Perch studiare leconomia?

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1. Perch ci sono molti problemi economici per i


quali non sempre esiste una soluzione facile:
Perch c disoccupazione?
Perch c un trade-off negativo tra
disoccupazione e inflazione?
Perch il prezzo del pane aumenta?
Perch i tassi di interesse aumentano o
diminuiscono?
2. Perch ci sono economisti che suggeriscono
soluzioni diverse.
3. Per comprendere gli effetti della politica
economica, da tener presente nel momento in
cui siamo degli elettori attivi.
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Le ragioni delle divergenze di opinioni tra gli


economisti sono diverse:
Le teorie economiche a cui fanno riferimento
(classica, Keynesiana)
2. Linteresse personale di ogni economista
3. Il problema posto dal cambiamento.Loggetto
di studio della scienza economica soggetto
ad un continuo cambiamento perch
influenzato dal comportamento umano.
1.

A chi bisogna credere?


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Capire leconomia significa capire la maggior parte


della nostra vita.

Il posto delleconomia nel cuore della vita sociale.

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Di che cosa si occupa leconomia?


Si occupa della societ e del comportamento degli
uomini nella societ.
Se ne occupa dal punto di vista economico, della
ricchezza. E ci perch nella societ non ci sono
mezzi sufficienti per soddisfare tutti i bisogni, per
raggiungere tutti gli obiettivi.

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Leconomia una scienza. Si parla infatti di scienza


economica.

Ci che fa di una materia una scienza il metodo


scientifico, cio la formulazione di teorie e la
verifica di queste teorie sul funzionamento del
mondo.

La teoria nasce dallosservazione della realt


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I modelli economici
Si utilizzano per spiegare la realt
economica.
Sono:
Le equazioni matematiche
I grafici

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Le fonti dei dati sulleconomia


italiana
Le principali sono:
Le pubblicazioni dellISTAT
Le pubblicazioni della Banca dItalia
Le pubblicazioni dell Eurostat (a livello
europeo)
Le pubblicazioni della BCE
Ecc.

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Parole chiave delleconomia


Scarsit

Beni economici
(beni scarsi)

la principale parola chiave,


che ha fatto definire
leconomia la scienza della
scarsit
beni materiali
(cioccolatini,automobili,
petrolio)
beni immateriali (spettacolo,
cura di un dente, luso di un
bene (pagandone laffitto), il
lavoro di una persona
http://unict.myblog.it il salario)
(pagandone

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Parole chiave delleconomia


Utilit
Prezzo

Un bene economico deve essere utile

I beni economici, in quanto scarsi, hanno


un prezzo per essere acquistati e venduti
(concetto di mercato)
Produzione I beni economici, in quanto scarsi, possono
dar senso alla produzione (anche i beni
prodotti sono beni economici in quanto
sono limitati alla quantit prodotta)
Risorse
Nel processo produttivo, per produrre un
bene, si utilizzano altri beni intermedi, altre
risorse, anche queste scarse, per cui sorge
il problemahttp://unict.myblog.it
dellimpiego alternativo
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Non tutti i beni possono essere prodotti.


Es.
La terra (risorsa naturale)
Il lavoro (risorsa personale)

ma possono essere migliorati per aumentare


la produttivit, attraverso luso dei fertilizzanti
(la terra) e attraverso listruzione (il lavoro)

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Condizioni perch lazione umana sia suscettibile di


considerazione economica, identificate dalleconomista
Lionel Robbins.
1. Che gli obiettivi siano molteplici
Riguardanti
gli obiettivi

2. Che gli obiettivi siano classificabili


secondo limportanza (preferenze)
3. Che le risorse siano limitate

Riguardanti le
4. Che le risorse abbiano usi
risorse
alternativi
Luso alternativo delle risorse deve essere razionale
ed efficiente, cio ricavare il massimo evitando errori
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e sprechi.

Definizioni di economia
L.Robbins la scienza che studia la condotta
umana come una relazione tra scopi e mezzi scarsi,
applicabili ad usi alternativi
(presuppone degli obiettivi ma non li giudica dal
punto di vista etico, religioso o politico)
(presuppone scarsit e uso razionale delle risorse)
Altra definizione Leconomia la scienza che
studia la produzione, lo scambio, la distribuzione e il
consumo di quei beni e servizi che contribuiscono al
benessere materiale
( implicito che leconomia studia il sistema
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economico)

Definizione di Samuelson
Leconomia lo studio del modo in cui gli
individui e la societ pervengono a scegliere,
con o senza moneta, di impiegare risorse
produttive scarse, suscettibili di usi alternativi,
per produrre vari tipi di beni e distribuirli per il
consumo, attuale o futuro, tra varie persone e
gruppi sociali
(moneta e tempo)

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La scienza economica si divide in due


branche principali:
Teoria economica
(o Economia)
Studia le leggi
delleconomia e il
funzionamento dei
mercati

Politica economica
E lo studio dellintervento
pubblico e lintervento pubblico
stesso. Lo Stato utilizza gli
strumenti a disposizione, per
correggere le imperfezioni del
mercato e per raggiungere
lobiettivo del benessere della
collettivit
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La teoria economica si distingue in:

Microeconomia
Studia il comportamento
del singolo consumatore,
della singola impresa, la
formazione dei singoli
prezzi e i mercati
singolarmente (dei beni,
del lavoro, della moneta)

Macroeconomia
Studia i fenomeni aggregati
relativi al sistema economico
nel suo insieme (risultanti
dalla sintesi dei
comportamenti dei singoli
consumatori, investitori):
C,I,G,E, M, livello generale dei
prezzi,disoccupazione). La
macroeconomia studia
linterdipendenza reciproca tra
Fino a met degli anni 30 i vari mercati
Nata negli anni 30 con Keynes
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LEconomia si distingue in:

1. Economia positiva: descrive i fatti di un


sistema economico e cerca di spiegarne le
cause. Questo compito spetta alleconomista
quale scienziato, che fa unanalisi economica
dei fatti economici. Es. Analizza la
disoccupazione e ne spiega la causa; analizza
i flussi commerciali e spiega perch il
commercio vantaggioso alle due parti.
Leconomia positiva quindi descrittiva.
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2. Economia normativa invece prescrittiva, cio


cerca di individuare le misure idonee per migliorare il
funzionamento del sistema economico.
Leconomista in questo caso diventa un consigliere
economico, cio suggerisce alle autorit pubbliche
quale manovra economica attuare per ridurre, ad
esempio, la disoccupazione. La decisione spetta poi al
politico.
Lec. normativa chiama in causa i giudizi di valore, cio
laspetto etico e morale di una decisione economica.
Lec. positiva e lec. normativa sono correlate. Soprattutto
leconomia positiva (gli economisti) che influenza
leconomia normativa.

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Molte Istituzioni e apparati dello Stato si avvalgono


dellopera degli economisti:

La Banca lItalia
L U.I.C. (Ufficio Italiano dei cambi)
Vari ministeri
LISTAT (Istituto di statistica)
Il CNEL (Consiglio nazionale delleconomia e del
lavoro)
Le Regioni
Alcune societ private (ISFOL, Nomisma,
Prometeia, ecc..)
Centri studi Universitari
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In base allobiettivo leconomia si distingue in:

- Economia classica
stabilit dei prezzi
- Economia marginalista

- Economia keynesiana : gestione della domanda


aggregata
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LA NASCITA DELLECONOMIA
Nasce da una riflessione di Adam Smith,
professore di Filosofia morale, sui
comportamenti n buoni n cattivi.
La nascita delleconomia come scienza
autonoma si fa risalire al 1776 con la
pubblicazione di Adam Smith Ricerche
sopra la natura e le cause della ricchezza
delle Nazioni
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Il pensiero economico prima di A. Smith


I problemi economici erano studiati da filosofi e teologi:
buon governo e giusto comportamento etico, morale.

16secolo finisce il feudalesimo e inizia il


capitalismo:
_ Sviluppo del sistema di mercato,
_ Nascita dellindustria (in seguito alla rivoluzione
scientifica: Newton, Galilei, Copernico, Keplero),
_ Accumulazione di capitale in mano ai privati,

Mutamenti economici e sociali (classe


lavoratrice, aumento popolazione)
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Capitalismo
16-17secolo

ricchezza, accumulazione
mercantilismo:

Lo scambio, sia allinterno che con lestero, come


fonte di ricchezza per laccumulo di oro e argento
Critiche di A. Smith al mercantilismo:
Considerava i metalli preziosi le uniche componenti
della ricchezza
Considerava il commercio lunico mezzo per
aumentare la ricchezza
Il commercio era basato sul protezionismo e quindi
vantaggioso per un solo paese (trattati di commercio
ineguali: dazi sulle merci importate).
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17secolo
fisiocrazia
La produzione agricola come fonte di
ricchezza
Critiche di A. Smith alla fisiocrazia:
sul protezionismo, in quanto si contrappone al
libero scambio, per lintervento dello Stato
(dazi).
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18secolo

Smith

La causa della ricchezza delle nazioni non era lo


scambio n la terra, ma il lavoro, il lavoro
industriale e in particolare il miglioramento delle
capacit produttive del lavoro reso possibile dalla
divisione, o specializzazione, del lavoro
(produttivit), grazie al progresso tecnico.
Visione liberista degli scambi cio libero mercato
(laissez-faire). Alla fine del 1800 si parla di
Vantaggi:
Economia.

a) Maggiore ripartizione territoriale del


lavoro
b) Aumento della specializzazione
c) Aumento del mercato interno ed estero
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d) Vantaggi perhttp://unict.myblog.it
i due paesi scambisti

Nel 19 sec. gli eccessi del capitalismo (alti redditi in


poche mani) allentarono il laissez-faire e inizi
lintervento dello Stato (regolazione dei monopoli,
imposte sul reddito, e cominci il welfare state, es.
lassistenza medica).
Nel 20sec. aument lintervento dello Stato fino a d
avere un capitalismo di Stato (PP.SS).
Dal 1980, leccessiva ed inefficiente presenza dello
Stato spinse ad avviare un processo di
privatizzazione.

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Oggi ci troviamo in una situazione in cui il mercato


rivendica maggiore spazio. Vedi il sistema di mercato
dellex URSS e della Cina, nonch la globalizzazione,
che significa:
a) Aumento degli scambi
b) Integrazione economica, cio specializzazione
(un singolo bene viene prodotto da diversi
paesi)
c) Integrazione dei mercati finanziari (movimenti di
capitali speculativi)
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Vantaggi della globalizzazione:


Riduzione dei prezzi
Maggiore innovazione
Crescita economica pi veloce

Svantaggi della globalizzazione:


Effetto spiazzamento (unimpresa straniera che
produce a costi pi bassi, riduce la produzione e
loccupazione nazionale)
Interdipendenza: dipendenza dagli scambi
Riduzione del ruolo dello Stato
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Cos il mercato?
quel meccanismo messo in moto
dallagire e dallinteragire di compratori e
venditori e che determina il prezzo e la
quantit di beni e servizi da scambiare.
(mercato dei beni (prezzo) del lavoro
(salario), dei capitali (interesse), della terra
(rendita)

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Un mercato pu essere:
Centralizzato o organizzato: si stabilisce la data
e il luogo di incontro tra domanda e offerta. (Es.
Borsa valori; Bit; il mercato delle attivit
patrimoniali di Cannes (interessante nel 2003
linteresse del capitale privato ad investire in
Sicilia); Medibit (borsa internazionale del turismo
mediterraneo), presenta lofferta turistica
dellarea mediterranea.
Decentralizzato o libero (Es. il mercato del
lavoro o il mercato di qualsiasi bene)
Elettronico (via Internet)
Nel mercato in cui domanda e offerta sono
uguali si ha lequilibrio e il corrispondente prezzo
il prezzo di equilibrio
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Smith e la teoria del mercato, intesa come


teoria della mano invisibile
Le premesse della teoria del mercato di Smith,
cio le motivazioni che determinano le scelte
economiche sono:
Legoismo, nel senso di interesse personale,
Libert economica,
che portano ad una importante conclusione:

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<< Linteragire dei soggetti egoisti motivati


dallinteresse personale risulta come guidato da una
mano invisibile e provoca leffetto di rendere
massima la ricchezza della societ nel suo
complesso>>.
La mano invisibile esprime cio il funzionamento e i
risultati del mercato.
Smith considera come ricchezza il reddito pro-capite: fu
il primo a considerare il benessere dei cittadini e non
la forza economica dello Stato.

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Secondo la corrente di pensiero classica, che parte da


Smith e che domina fino agli anni 1930, la teoria del
mercato porta a formulare la legge degli sbocchi o
legge di Say, secondo la quale il sistema economico
sempre in equilibrio di piena occupazione
ALTRI PRESUPPOSTI DELLA TEORIA CLASSICA:
lofferta che crea la domanda
I prezzi e i salari sono flessibili
Settore pubblico assente
Moneta neutrale : nessun effetto sul settore reale
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La teoria economica classica studia la


microeconomia: comportamento dei singoli
consumatori, imprese, mercati (dei beni, del
lavoro, ecc..).
Il sistema economico nel suo complesso la
somma dei comportamenti singoli e,
attraverso la mano invisibile, raggiunge
sempre lottimo, lequilibrio.
La forma di mercato a cui ci riferiamo la
concorrenza perfetta.
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Forme di mercato
Concorrenza perfetta
Ipotesi:
Omogeneit del bene (con le stesse caratteristiche)
Pluralit di compratori e venditori tale che ciascun
compratore e venditore non pu influire sul prezzo del
bene
Concorrenza imperfetta assume diverse forme:

Monopolio: un solo venditore, che stabilisce il prezzo, e molti


compratori. Es: in un paese c una sola societ che fornisce la risorsa
idrica o lenergia elettrica.
Oligopolio: pochi venditori. Essendo molto debole la concorrenza fra di
loro, riescono a stabilire il prezzo. Es. la produzione di petrolio in mano
a pochi paesi nel mondo
Concorrenza monopolistica: molti venditori dello stesso bene, ma
ciascun bene ha delle caratteristiche particolari che ne fa un
monopolio. Ciascun venditore pu fissare il prezzo. Es: la ceramica
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I limiti del mercato o fallimenti del mercato


Il mercato pu fare molto, ma siamo sicuri che raggiunge
lottimo?
Si ha fallimento del mercato quando non c concorrenza
perfetta e quindi quando esistono:
Concorrenza imperfetta: un acquirente o un venditore hanno
la capacit di influire sul prezzo. Es. la forza sindacale dei
lavoratori o degli imprenditori; unimpresa oligopolistica.
Monopolio: un solo venditore che fissa il prezzo. Caso
estremo di concorrenza imperfetta.
Effetti esterni (o esternalit) positivi (es. beni pubblici- un
parco,la difesa) e negativi (inquinamento)
Diseguale distribuzione del reddito fra categorie sociali o
territoriali o settoriali
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Microeconomia
Studia:
Il comportamento del singolo consumatore
Il comportamento della singola impresa
Il comportamento del singolo mercato (dei beni, del
lavoro, dei fattori produttivi, dei capitali, ecc.)
Il funzionamento del sistema economico nella sua
interezza attraverso la teoria dellequilibrio
economico generale, che mette insieme i risultati
raggiunti in precedenza in tema di comportamento di
consumatori, imprese e mercati. E un punto di arrivo
(a differenza della macroeconomia che assume
linterdipendenza del sistema economico nel suo
insieme come puntohttp://unict.myblog.it
di partenza dellanalisi).
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Le forze del mercato:domanda e offerta


LA DOMANDA
Esprime il comportamento del compratore. Da che cosa
dipende la domanda di un singolo bene? es. il pesce:
Dal prezzo (relazione inversa)

Dalle condizioni di mercato:


Il prezzo di beni alternativi o succedanei (es. la
carne) (relazione diretta) Il prezzo dei beni
complementari (es. il limone) (relazione inversa)
il prezzo dei beni complementari (es. il
limone)(relazione inversa).
I gusti e le preferenze dei consumatori (es. se un
bene diventa di moda fa aumentare la domanda
anche se il prezzohttp://unict.myblog.it
non diminuisce). Dipendono40da
fattori personali, culturali, storici.

- Il reddito: (relazione diretta) Se aumenta il


reddito aumenta la domanda di beni normali.
Se aumenta il reddito pu diminuire la
domanda dei beni inferiori (es.domandavo
legumi (bene inferiore) ora domando
carne(bene superiore).
- Le aspettative Ci che ci attendiamo domani
influisce sulla domanda di oggi.
Es. se ci aspettiamo che il prezzo delle
macchine, dei telefonini sar pi basso, oggi ne
domandiamo di meno. Se ci aspettiamo uno
stipendio pi alto, oggi domandiamo di pi.
- Influenze particolari Es. nelle zone di Tarvisio,
Cervinia pi alta la domanda di sci che in
Sicilia. In Sicilia pi alta la domanda di
condizionatori
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In base al celebre assunto marshalliano del ceteris


paribus, in unanalisi parziale le condizioni di
mercato sono considerate date. Per cui la
domanda di un bene dipende dal prezzo. La
relazione tra Qd e P inversa.
Qd=f(p)
La stessa relazione vale per la domanda aggregata.

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La domanda di mercato la somma algebrica


delle domande individuali di un dato bene.
La domanda di un bene pu variare:
Se varia il prezzo
Se, fermo restando il prezzo, variano le
condizioni di mercato.
Nel primo caso si ha uno spostamento lungo la
stessa curva di domanda. Nel secondo caso si
ha una trasposizione della curva: a destra se la
domanda aumenta, a sinistra se diminuisce.

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Graficamente:

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Un concetto importante quello di Elasticit della


domanda rispetto al prezzo (ED): la variazione della
quantit domandata conseguente alla variazione del
prezzo. Si misura rapportando la variazione % della D
e la variazione % del P

variazione % della D
ED =
variazione % del P
LED pu avere valore 1: se la domanda si riduce nella
stessa misura % dellaumento % del prezzo.
questo un caso raro.
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Es. il prezzo aumenta da 20 a 30 (50%)


la domanda diminuisce da 500 a 250 (50%)

50
ED =
=1
50
Ci sono poi due casi limite:
a)La domanda perfettamente elastica (o elasticit
infinita (E)) quando aumenta infinitamente ad ogni
piccola riduzione di prezzo. Graficamente una linea
orizzontale.
b)La domanda perfettamente anelastica o nulla
quando non varia affatto alle variazioni di prezzo.
Graficamente una linea verticale.
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Normalmente lelasticit della domanda :


a) Elastica: la variazione % maggiore di 1. Cio
la variazione della D proporzionalmente
maggiore alla variazione di P
Es. il prezzo aumenta da 20 a 30 (50%)
la domanda diminuisce da 500 a 200 (60%)
ED =

60
= 1,2
50

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50

Graficamente:

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51

b) Anelastica: la variazione % minore di 1. Cio


la variazione della D proporzionalmente
inferiore alla variazione di P.
Es. il prezzo aumenta da 20 a 30 (50%)
la domanda diminuisce da 500 a 400 (20%)

20
ED =
= 0,4
50

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53

Lelasticit della domanda dipende:


a) Dal grado di sostituibilit del bene (es. burro e
margarina)
b) Dal grado di necessit del bene (beni di prima
necessit Domanda anelastica; beni di lusso
(tra cui il turismo)
domanda elastica)
c) Dal livello del prezzo del bene (se il prezzo
gi alto un minimo aumento ne scoraggia la
domanda).

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Lelasticit della domanda molto seguita dalle


imprese in quanto da questa dipende il RICAVO
TOTALE

Ricavo = Q P

Il ricavo aumenta se aumenta Q o se aumenta P.


Alle imprese sarebbe conveniente aumentare P per
aumentare i ricavi. Ma devono fare i conti con
lelasticit della domanda.
Dopo aver analizzato lEd decidono se aumentare o
diminuire i prezzi. Perch a volte conviene
aumentare i prezzi per avere un maggiore ricavo,
ma a volte conviene diminuirli.
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Domanda anelastica
(generi di prima
necessit)
Domanda elastica
(altri beni, compresa
la domanda turistica)

Aumento di P aumento di
RT (ricavo totale)
Riduzione di P riduzione
di RT
Aumento di P riduzione di
RT
Riduzione di P aumento di
RT
Aumento di P RT invariato

Domanda con
elasticit=1

Riduzione di P
invariato
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RT
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Lofferta di mercato
Esprime il comportamento dellimprenditore- venditore.
Essa la quantit di un bene che il venditore offre
sul mercato. Lofferta dipende:
a) Dal prezzo
b) Dalle condizioni di mercato
Costo dei fattori produttivi (relazione inversa)
Tecnologia (relazione diretta)
Eventi casuali (es. in agricoltura le condizioni
climatiche influenzano lofferta).
Anche per lofferta si considerano date le condizioni di
mercato, per cui lofferta
di
un
bene
dipende
dal
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prezzo. La relazione tra Q0 e P diretta.

Graficamente:

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Ad ogni variazione di prezzo la quantit offerta


varia lungo la stessa curva di offerta. Ad ogni
variazione delle condizioni di mercato, fermo
restando il prezzo, si ha una trasposizione della
curva di offerta, a sinistra se diminuisce, a destra
se aumenta.
Anche lofferta ha la sua elasticit rispetto al prezzo

variazione % quantit offerta


Eo =
variazione % P
A differenza della domanda, lofferta aumenta
quando aumenta P, e viceversa.
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Casi limite:
a) Elasticit nulla (zero) o perfettamente
anelastica quando ad ogni variazione di P
lofferta resta immutata. Graficamente si ha
una curva verticale.
b) Elasticit infinita o perfettamente elastica
quando una minima variazione di prezzo fa
variare di molto lofferta. Graficamente una
curva orizzontale
c) Elasticit unitaria quando lelasticit dellofferta
rispetto al prezzo uguale a 1. Graficamente
linea a 45.
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61

Normalmente lEo pu essere:


a) elastica se la variazione % maggiore di 1.
Graficamente la curva al di sotto della linea a
45
b) Anelastica se la variazione % minore di 1.
Graficamente la curva al di sopra della linea
a 45
Lelasticit dellofferta dipende dalla possibilit
che le imprese hanno di aumentare lofferta
quando il prezzo aumenta:
a) Cio trovare i fattori produttivi ai prezzi di
mercato che permettono laumento di offerta.
b) Avere il tempo per organizzare la produzione,
quindi il lungo periodo. Nel breve periodo
solitamente lofferta anelastica.
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Comportamenti degli individui


A questo punto ci interessa sapere in che modo gli
individui formulano i loro piani di consumo
(consumatori) e i loro piani di vendita
(imprese), in quanto sono questi
comportamenti che influenzano le curve di
domanda e offerta e le elasticit che abbiamo
visto.

Teorie del comportamento o delle scelte del


consumatore
1. Teoria dellutilit
2. Teoria delle preferenze
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Teoria dellutilit
Supponiamo:
Dato il prezzo dei beni
Dato il reddito disponibile
Che ci sia concorrenza perfetta
Il consumatore dovr scegliere tra i panieri alternativi di
beni secondo il criterio di razionalit che gli indica la
scelta ottimale.
Il consumatore sceglie quei beni ai quali attribuisce un
maggiore valore in termini di utilit nel senso di
soddisfacimento, di piacere. Dal punto di vista
economico importante il concetto di utilit marginale,
che lutilit che se ne ricava da una unit aggiuntiva
del bene.
La somma di tutte le utilit marginali ci d lutilit totale,che
aumenta allaumentare del consumo del bene.
Legge dellutilit marginale decrescente: man mano che
aumenta il consumo di un bene lutilit marginale
decresce.
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Graficamente:

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65

Tra tutti i beni che esistono sul mercato quali beni


sceglier il consumatore? Naturalmente quelli
che gli danno la massima utilit. In base alla
legge dellutilit marginale decrescente, egli
sceglier quei beni che gli danno la stessa utilit
marginale. questa la condizione di equilibrio
del consumatore.

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Un approccio alternativo al concetto di utilit: le


preferenze rivelate
Pi recentemente alcuni economisti, tra cui Samuelson,
spiegano il comportamento del consumatore
attraverso le curve di indifferenza, utilizzando leffetto
reddito e leffetto sostituzione.
Effetto reddito: il reddito influenza la domanda. Ci
riferiamo al reddito reale Reddito monetario

Un aumento di P o una riduzione del R monetario


riducono il reddito reale, e quindi la domanda.
Effetto sostituzione. Lesistenza di un bene sostitutivo
influenza la domanda. Se aumenta P di un bene
67
aumenta la domandahttp://unict.myblog.it
del bene sostitutivo.

Preferenze del consumatore e Curve di indifferenza


Le curve di indifferenza sono la rappresentazione grafica
delle preferenze del consumatore.
Sembra un bisticcio di parole parlare di preferenze
rappresentate da curve di indifferenza.
Per capirne il senso dobbiamo pensare che
lordinamento delle curve pu essere visto come una
scala nella quale ai gradini pi alti,si trovano i panieri
di beni, o combinazioni di beni pi preferiti. Mentre
nello stesso gradino si trovano le combinazioni di beni
che per il consumatore risultano appunto indifferenti.
Definizione. La curva di indifferenza linsieme di
panieri di beni (combinazioni), tra i quali il
consumatore fa la sua scelta, e ognuno gli d lo
stesso grado di soddisfazione.
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69

A,B,C,D sono combinazioni diverse che


danno la medesima soddisfazione. La
curva di indifferenza convessa verso
lorigine perch i consumatori tendono a
dare una composizione bilanciata al
paniere di beni. Cio partendo da un punto
qualsiasi della curva, ogni volta che si
riduce il bene vestiario di una unit,
occorre compensare tale riduzione con
una aggiunta sempre maggiore di generi
alimentari. (Se laggiunta fosse costante si
avrebbe una retta e non una curva).
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70

Infatti, dal punto A al punto B la sostituzione del vestiario


3
con i generi alimentari data dal rapporto 1 = 3 ,
cio si rinuncia a 3 di vestiario per avere 1 di generi
alimentari.
1
Da B a C il rapporto = 1
1

0,5
= 0,5
Da C a D il rapporto
1

3, 1, 0.5 il saggio marginale di sostituzione .


Esso decrescente in valore assoluto per movimenti
lungo la curva da sinistra a destra.

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71

La mappa di indifferenza
Il consumatore avr maggiore soddisfazione se disporr
di pi generi alimentari e pi vestiario. Questa
maggiore soddisfazione viene rappresentata via via
da diverse curve di indifferenza.

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72

1. Man mano che ci si allontana dallorigine


aumenta la soddisfazione del consumatore
2. Una combinazione di beni appartiene ad una
sola curva di indifferenza, nel senso che le
curve non si intersecano.
3. Nella mappa di indifferenza non si fa un
confronto numerico dei livelli di soddisfazione,
nel senso che la soddisfazione non si pu
misurare. Si parla, infatti, di ordinamento dei
panieri di beni o di classificazione ordinale (1,
2, 3,) (e non di ordinamento cardinale (1,
2, 3, ).
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73

Applicazione al settore turistico


Diversi panieri di iniziative turistiche. La scelta del turista
indifferente in termini di soddisfazione per i paesi
che si trovano sulla stessa curva. La soddisfazione
aumenta man mano che si passa alle curve a destra.

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74

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75

Vincolo di bilancio del consumatore


Le curve di indifferenza ci indicano le preferenze del
consumatore. Ma egli deve fare i conti con il suo
Reddito (Y)e con i prezzi dei beni. Il consumo dipende
cio dal suo potere dacquisto. La condizione che
deve rispettare prende il nome di vincolo di bilancio:

p1q1 + p2 q2 Y
Graficamente la retta di bilancio una linea con
pendenza negativa. Se il consumatore spende meno
di Y, la differenza costituisce risparmio (punto C del
grafico).
Nellesempio di due beni, cibo e vestiario, il
76
consumatore ha variehttp://unict.myblog.it
combinazioni di scelta:

Ris
m
par
io
c

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77

Supponiamo:

Y = 480

PGA = 120

Pv = 80
1.
2.

3.

Y
480
=
=4
Domandare solo cibo. Quantit acquistata=
Pcibo 120

Domandare solo vestiario.


Y
480
Quantit acquistata =
=
=6
Pvestiario
80
Domandare sia cibo che vestiario (varie combinazioni)

La pendenza negativa della linea di bilancio data dal rapporto


tra i prezzi dei beni PGA

PV

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78

Nellesempio il rapporto tra i prezzi 120 = 1,5 cio il

80

consumatore deve rinunciare a 1,5 unit di vestiario


per avere una unit aggiuntiva di cibo.
Possiamo dire che il costo opportunit del cibo in termini
di vestiario 1,5. Esso uguaglia il rapporto tra prezzo
del cibo e prezzo del vestiario.

120

= 1,5

80

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79

Variazioni del reddito (effetto reddito)


Laumento del reddito monetario sposta a destra la linea
di bilancio da NM a NM, dando la possibilit di
acquistare pi beni.

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80

Variazione dei prezzi (effetto prezzi)


Lanalisi diventa pi problematica. Si possono
avere due casi:
a) Se i prezzi dei due beni raddoppiano la linea di
bilancio si sposta parallelamente a sinistra. In
sostanza si dimezzato il potere dacquisto,
diminuito il reddito reale. come se si fosse
dimezzato il reddito, fermo restando i prezzi.
La pendenza non varia, ma varia la sua
posizione, cio la distanza dallorigine.
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81

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82

b) Se varia il prezzo di un solo bene. Es. se


il prezzo del vestiario resta immutato e il
prezzo dei generi alimentari raddoppia.
Con il nostro reddito possiamo comprare
o sempre le 6 unit di vestiario oppure la
met dei generi alimentari (non pi 4 ma
2 unit).
Graficamente la retta di bilancio sar non
pi NM ma NM

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83

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84

Leffetto della variazione di un solo prezzo


duplice:
Effetto reddito: varia il reddito reale, cio il
potere dacquisto.
Effetto sostituzione: conviene sostituire il bene
divenuto pi caro con il bene meno caro.
In generale, se varia uno solo dei prezzi, oppure
se variano entrambi ma in proporzioni diverse, la
retta di bilancio modifica la propria pendenza.

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85

Equilibrio del consumatore


Conoscendo le preferenze e il vincolo di
bilancio il consumatore pronto a fare le
sue scelte.
In base al criterio di razionalit egli sceglie
quei beni che gli procurano la massima
soddisfazione.
Graficamente sovrapponiamo la retta di
bilancio e le curve di indifferenza.
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87

Tutti i punti lungo la linea di bilancio indicano panieri di beni


economicamente accessibili. Il consumatore razionale preferir
la combinazione B, in quanto a parit di esborso monetario si
trova sulla curva di indifferenza pi elevata (U3).
B il punto di equilibrio del consumatore ed il punto di tangenza
della retta di bilancio con la curva di indifferenza pi elevata.
Richiamando il significato economico:
PGA
Il punto B della linea di bilancio ci indica il rapporto tra

PV

e qui il consumatore influenzato dal prezzo dei due beni


Il punto B della curva di indifferenza ci indica il Saggio
marginale di sostituzione (SMS), e qui il consumatore
influenzato dalla preferenza che egli d alluno o allaltro bene.
Per cui la condizione di equilibrio del consumatore :

PGA
= SMS
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PV

88

Concludendo
Nel modello di scelta il consumatore ha ordinato le
alternative secondo le proprie preferenze e, tenendo
conto del reddito e dei prezzi, ha individuato cos la
quantit domandata.
Precisazione. I termini acquisto e domanda devono
tenersi distinti, anche se spesso si usano
indifferentemente.
Acquisto significa che il consumatore in grado di
effettuare lacquisto sul mercato.
Domanda significa soltanto che il consumatore ha
deciso di acquistare ma non detto che poi acquista
effettivamente. E ci per diversi motivi. Uno potrebbe
essere che se il prezzo basso e la domanda alta, e
lofferta sar insufficiente a soddisfarla per intero.
Es. un turista che domanda un viaggio in Spagna
trova esaurite le prenotazioni, per cui non pu
89
effettuare lacquisto http://unict.myblog.it
del servizio turistico.

Dalla domanda individuale alla domanda di mercato


Ogni singolo consumatore, in base al reddito e alle
preferenze, esprime la sua domanda individuale. La
domanda di mercato la somma delle domande
individuali e mette in relazione quantit domandata e
prezzo.

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90

La costruzione della curva di domanda aggregata


presuppone che le curve individuali di domanda, cio
le scelte dei singoli, siano tra loro indipendenti e
razionali. Nella realt esistono delle interferenze nelle
scelte del consumatore:
Effetto traino o effetto imitazione: la domanda di un
singolo aumenta come conseguenza del consumo di
altri individui.
Effetto snob: quando la domanda aumenta per una
riduzione del prezzo, ma contemporaneamente
diminuisce la domanda dei consumatori snob.
Leffetto sulla domanda aggregata dipender da
quanti nuovi consumatori entreranno nel mercato e
quanti dei vecchi ne usciranno.
Effetto Veblen o effetto ostentazione: la domanda
aumenta quando aumenta il prezzo. Il prezzo alto di
un bene, di solito un bene di lusso, cattura quella
parte di consumatori che
individua in quel bene un 91
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modo di ostentare ricchezza.

Variazioni della domanda aggregata o di mercato.


Anche a livello aggregato importante conoscere
come varia la domanda, perch da questa
dipendono i consumi e la spesa per consumi per
i singoli beni o classi di beni che troviamo nelle
statistiche ufficiali. dalla domanda aggregata
che possono nascere manovre di politica
economica.
Come la domanda del singolo consumatore, anche
la domanda aggregata dipende dal prezzo.
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92

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93

Una trasposizione della curva di domanda dipende


da variazioni del reddito o dal prezzo dei beni
sostitutivi o complementari. Anche per la
domanda di mercato importante conoscere
lelasticit rispetto al prezzo e rispetto al reddito.

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94

La teoria dellofferta o teoria dellimpresa o teoria


della produzione
I beni che non esistono in natura bisogna produrli.
Produrre significa essenzialmente trasformare beni e
servizi in altri beni e servizi. In economia il fenomeno
della trasformazione va inteso come trasformazione di
valore e non in senso fisico o merceologico.
Cos, quando trasformiamo il legno in tavolo
(trasformazione in senso tecnico), quando conserviamo
il grano in un silos (trasformazione nel tempo), quando
vendiamo al consumatore un bene che abbiamo
acquistato allingrosso (trasformazione nel modo),
quando trasportiamo il caff dal Brasile allItalia
(trasformazione nello spazio). Alla base di queste
trasformazioni vi una caratteristica comune: la
creazione di valore, il valore aggiunto, che contribuisce
a formare il PIL.
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95

Generalizzando possiamo dire che lattivit di


produzione consiste nellottenimento da certi beni o
servizi (input o fattori produttivi) altri beni o servizi
(output o prodotti).
Di solito, quando si pensa alla produzione si pensa alla
produzione industriale, mentre la produzione
comprende anche i servizi che, negli ultimi decenni,
hanno generato un sempre crescente valore aggiunto.

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96

La contabilit nazionale suddivide la produzione in:


Settore dei beni e servizi destinabili alla vendita, che
hanno un prezzo. Esso suddiviso in settore primario
(agricoltura, silvicoltura e pesca; a volte unito alle
industrie estrattive); settore secondario (industria);
settore terziario (servizi destinabili alla vendita).
Settore dei servizi non destinabili alla vendita: sono i
servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche e dalle
istituzioni private senza fini di lucro. Questi servizi non
hanno un prezzo di mercato. Gli utenti pagano tributi
specifici o tasse (servizi sanitari, istruzione, ordine
pubblico).
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97

I fattori produttivi
Ogni processo produttivo, che viene attuato per produrre
beni (output),
Di consumo
beni
Di investimento (cio mezzi di produzione)
necessita di risorse materiali, i c.d.
Fattori Produttivi
Terra o risorse
lavoro Capitale (strumenti
naturali (terra,
di produzione e beni
materie prime del
intermedi)
sottosuolo o
foreste, fiumi, laghi,
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98
mare)

1)Le risorse naturali sono quelle risorse


appropriabili, cio che possono formare oggetto
di propriet da parte dei soggetti economici, sia
pubblici che privati. Da questo punto di vista la
risorsa principale la terra, ma anche le
miniere, le foreste, fiumi, mari).
Caratteristiche:
a) Sono limitate. Qualcuna si pu migliorare
(fertilit della terra) ma altre sono non
riproducibili (risorse minerarie).
b) Non devono essere prodotte, in quanto esistono
in natura, per cui non ci sono costi di
produzione (ma costi per lutilizzazione o per lo
sfruttamento o per
lestrazione).
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99

2)Il lavoro lo sforzo fisico e mentale delluomo per


produrre beni e servizi, cio lenergia fisica o intellettuale
dellindividuo.
Le risorse naturali e il lavoro sono considerati fattori
originari o risorse primarie della produzione, a differenza
del terzo fattore, il capitale, che una risorsa prodotta
dalluomo.
Il lavoro pu essere considerato dallindividuo:
Penoso e
faticoso
gratificante

In ogni caso sottoposto al


vincolo dellesecuzione (ma ha
riflessi economici. Vedi lavoratore
giapponese).
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100

Dal punto di vista strettamente economico il lavoro


viene valutato in base alla capacit produttiva,
cio in base allefficienza economica. Ma,
essendo strettamente legato allindividuo come
persona, il lavoro va valutato anche dal punto di
vista sociale, della dignit e della libert
individuale.
Lofferta di lavoro dipende:
Dalla grandezza della popolazione
Dalla composizione per et della popolazione
Dallo sviluppo socio-economico (salario,
prolungamento degli studi, disponibilit
individuale al lavoro).
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101

3)Il capitale o beni capitale linsieme di beni prodotti


dalluomo e che vengono utilizzati come fattori produttivi
per produrre altri beni. (Comunemente si chiama
capitale anche il denaro e la ricchezza finanziaria, ma
non sono capitale come fattore di produzione, anche se
la moneta necessaria per disporre di beni capitale).
Per capitale quale fattore produttivo si intende:
Il capitale fisso (attrezzature, macchinari, computer,
ecc). Pu essere privato e pubblico (o sociale).
Questultimo: strade, ponti, ospedali, scuole, ecc).

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102

Capitale circolante dato dalle scorte (di materie


prime, di semilavorati, di prodotti finiti invenduti).
Anche se non sono veri e propri strumenti di
produzione, le scorte sono considerate capitale in
quanto rendono efficiente il processo produttivo
impedendone le interruzioni. Nella contabilit
nazionale, non a caso, nella voce investimenti
sono conteggiate le variazioni delle scorte.
Il capitale che si logora detto ammortamento. Il
nuovo capitale prodotto linvestimento lordo. Se
sottraiamo man mano lammortamento si ha
linvestimento netto.
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103

Lorganizzazione del processo produttivo


I fattori produttivi devono essere combinati,
organizzati. Lorganizzazione del processo
produttivo necessita di una capacit, che fa di questo
lavoro un ulteriore fattore produttivo: la capacit
imprenditoriale, capacit di attuare un processo
produttivo efficiente sia dal punto di vista tecnico che
economico.
Limpresa
Dal punto di vista economico lorganizzazione
efficiente dei fattori produttivi messa in atto per
produrre beni e servizi destinabili alla vendita.
Unimpresa pu essere di piccole, medie o grandi
dimensioni secondo il numero degli addetti (piccola:
fino a 100- media da 100 a 1000- grande: oltre i 1000
addetti). Spesso una piccola impresa lavora per la
104
http://unict.myblog.it produttivo).
grande impresa (decentramento

Dal punto di vista giuridico le imprese possono essere:


individuali
Societ semplice
Societ in nome collettivo
Societ di
persone
Societ in accomandita
semplice
Collettive
Societ a responsabilit
(societ)
limitata
Societ di
Societ per azioni
Societ in accomandita per capitali
azioni
Cooperative Produzione di beni e servizi a scopo
mutualistico, offerti ai soci a prezzi pi
bassi in quanto non esiste il profitto di
impresa. http://unict.myblog.it
105

Molte grandi imprese sono S.p.A., caratterizzate


da una molteplicit di soci (azionisti). Molte sono
quotate nelle Borse valori, dove vengono
scambiati i titoli azionari. La S.p.A. ha il
vantaggio di reperire risorse finanziarie nel
mercato azionario, ma ha lo svantaggio di essere
tassata due volte: una volta sul profitto della
societ e una volta sui dividendi come reddito
personale.
Lesistenza dellimpresa in genere, cio di una
produzione organizzata e gestita, ma soprattutto
della grande impresa, importante perch
presenta dei vantaggi in termini di efficienza
(sottolineati da Ronald Coase, premio Nobel nel
106
1991), che sono: http://unict.myblog.it

a) Produzione su vasta scala (economie di scala).


b) Maggiore potere contrattuale, che le consente di
reperire pi facilmente le risorse finanziarie (prestiti
obbligazionari o credito bancario) e di influire sui
prezzi di acquisto dei beni intermedi di cui ha
bisogno e sui prezzi di vendita dei suoi prodotti.
c) La gestione e il controllo del processo produttivo,
spesso ripartiti in vari settori e uffici: direzione,
settore acquisti, settore vendite, gestione del
personale, promozione e vendite, pubbliche
relazioni, ufficio studi e programmazione, uffici
finanziari e contabilit aziendale.
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107

Dal punto di vista della dislocazione dellattivit


produttiva si possono avere:
a) Imprese nazionali: lattivit produttiva si svolge
in un solo paese.
b) Imprese internazionali: una parte della
produzione avviene allestero, conservando la
dirigenza nel paese.
c) Imprese multinazionali: imprese di grandi
dimensioni la cui attivit produttiva dislocata
in molte nazioni tramite filiali o imprese
controllate. La direzione nel paese dorigine.
d) Impresa transnazionale: unimpresa
multinazionale che ha dislocate l attivit
produttiva e anche la direzione.
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108

Abbiamo inoltre:
Holding: quellimpresa che, in una S.p.A. possiede
almeno il 50,1% delle azioni, e ci le d diritto di
controllare le altre societ. La holding detta anche
societ capogruppo o societ madre. Le societ
controllate possono appartenere allo stesso ramo
produttivo, o a rami diversi oppure avere differenti
stadi del processo produttivo.
Trust: una forma di coalizione di imprese integrate fra
di loro, che giuridicamente restano autonome e
distinte, ma sotto ununica direzione che pu
decidere per tutto il gruppo.
Cartello: un accordo tra imprese operanti in uno stesso
settore produttivo. Le imprese non sono integrate fra
di loro e non sono sotto la stessa direzione. Lo scopo
dellaccordo quello di ridurre la concorrenza fra di
loro mediante la fissazione dei prezzi di vendita dei
prodotti e la spartizione
dei mercati. Il cartello pi 109
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conosciuto lOPEC.

I cartelli e i trust sono coalizioni di imprese che tutte


insieme formano un monopolio e la loro presenza
ostacola lentrata nel settore di altre imprese. Per
evitare ci in molti paesi esiste una legislazione
antitrust.

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110

La teoria dellofferta o teoria della produzione


Studia il comportamento dellimpresa, cio studia
la relazione in valore tra gli input immessi nel
processo produttivo e loutput ottenuto, dato un
livello di conoscenze tecniche. Tale relazione
detta funzione di produzione.
Dal punto di vista economico a noi interessa
studiare come limpresa stabilisce la quantit di
output da produrre e quindi la costruzione della
curva di offerta (che, sappiamo mette in
relazione prezzo e quantit prodotta).
Obiettivo dellimpresa: massimizzazione del
profitto
111
Profitto: differenza trahttp://unict.myblog.it
costi e ricavi

Come i consumatori, anche le imprese


devono prendere delle decisioni: cosa,
quanto e come produrre.
Le scelte dellimpresa devono essere
razionali, cio devono massimizzare i
ricavi e minimizzare i costi.
Limpresa deve quindi pianificare il livello di
produzione e scegliere la combinazione di
fattori produttivi, in base a determinati
vincoli da rispettare: vincoli tecnici
(tecnologia disponibile) e vincoli di
mercato (domanda e prezzo).
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112

Cominciamo con la funzione di produzione, o prodotto


totale, cio la relazione tra la quantit massima di
output ottenibile e la quantit necessaria di input per
ottenerla. Essa ci indica la capacit produttiva
dellimpresa. Ogni funzione di produzione esprime una
tecnica produttiva. La funzione di produzione si pu
costruire con tutti i fattori produttivi (terra, lavoro,
capitale) (F. di produzione aggregata) o con un solo
fattore produttivo (F. di prod. disaggregata). Noi
consideriamo linput lavoro, fermo restando gli altri
fattori produttivi. La produzione o il prodotto totale
aumenta allaumentare del fattore lavoro.
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113

Graficamente:

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114

Man mano che aumenta il numero dei lavoratori, il


prodotto totale aumenta in maniera meno che
proporzionale. E questo in base alla legge dei
rendimenti decrescenti, secondo la quale una unit
aggiuntiva di un input produce una quantit aggiuntiva
di output sempre minore, fermo restando la quantit
degli altri input.
Oltre al Prodotto totale, altri concetti importanti sono:
Prodotto marginale: il prodotto aggiuntivo che si
ottiene con una unit aggiuntiva di input. Esso
decrescente ad ogni aumento dellinput.

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115

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116

Prodotto medio: il rapporto tra Prodotto totale


unit totali di input
Anche il prodotto medio decrescente ad ogni
aumento dellinput.
Il prodotto totale aumenta, naturalmente, quando
aumentano tutti gli input. In questo caso si produce a
scala pi ampia. Loutput che si ottiene quando tutti
gli input aumentano ci d i rendimenti di scala. Si
possono avere:
a) Rendimenti di scala costanti: quando loutput
aumenta nella stessa proporzione dellaumento degli
input.
b) Rendimenti di scala crescenti (o economie di scala):
quando loutput aumenta in maniera pi che
proporzionale allaumento degli input.
c) Rendimenti di scala decrescenti (o diseconomie di
scala): quando loutput aumenta in maniera meno
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117
che proporzionale allaumento
degli input.

Il prodotto totale aumenta, oltre che per laumento degli


input, anche per effetto del progresso tecnico che
permette di aumentare la produttivit attraverso:
a) Una innovazione di prodotto quando si possono
migliorare i prodotti gi esistenti o produrre prodotti
nuovi.
b) Una innovazione di processo quando migliorano le
tecniche produttive esistenti o se ne introducono di
nuove. (es. lintroduzione delle tecnologie
informatiche, prima, e il miglioramento, dopo, che ha
aumentato la velocit dellinformazione).
Il progresso tecnico permette di produrre pi e migliori
prodotti, spostando nel tempo la funzione di
produzione verso lalto.
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118

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119

Il progresso tecnico pu avere effetti


negativi. Es. le tecnologie attuali sono
fortemente inquinanti. Le leggi
antinquinamento stanno cercando di
sostituire i vecchi macchinari con
macchinari meno inquinanti, anche se pi
costosi.

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120

La produttivit
il rapporto tra output e input.

output totale
produttivit totale =
unit di input totali (capitale, lavoro)
output totale
produttivitdellavoro =
unit di lavoro
output totale
produttivit del capitale =
unit di capitale
La produttivit aumenta per effetto di:
Un aumento del progresso tecnico
Un aumento delle economie di scala
Livello di specializzazione dei lavoratori
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121

Analisi dei costi


Essendo: Profitto = Ricavo totale - costo totale
Limpresa deve tenere sotto controllo soprattutto i
costi, in quanto i ricavi dipendono dalle condizioni
di mercato (domanda e prezzi). Controllare i costi
significa seguire il principio della massima
economicit. Limpresa decide il livello di
produzione in base ai ricavi e ai costi totali da
sostenere. Tra costi totali e quantit prodotta esiste
una relazione diretta
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122

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123

Il CT linsieme delle spese che limpresa


deve sostenere per produrre la quantit di
beni e servizi programmata. Esso
comprende:
I costi fissi: quelli che limpresa sostiene
indipendentemente dalla quantit prodotta
(acquisto attrezzature, canoni daffitto,
interessi sui debiti, ecc.)
I costi variabili: quelli che variano al
variare della produzione (materie prime,
salari, ecc.)
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124

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125

Dobbiamo distinguere:
Dal punto di vista contabile: il costo totale uguale ai costi che
danno luogo a esborsi di moneta. Sono tutti i costi che figurano
nel conto Profitti e Perdite.
Dal punto di vista economico: il costo totale comprende anche i
costi extracontabili, cio i costi opportunit, cio i rendimenti
alternativi delle risorse utilizzate. Le risorse che pi
significativamente hanno un costo opportunit sono il capitale e
il lavoro. Col capitale investito si potevano acquistare BOT e
limprenditore poteva offrire il suo lavoro e ottenere uno
stipendio. Interessi dei BOT e stipendio sono costi opportunit
e fanno parte dei costi totali.
Cio, dal punto di vista economico tra i costi totali vi sono i costi
del capitale proprio e la remunerazione per il lavoro svolto
dallimprenditore. Questa precisazione importante per capire
il concetto di profitto che influisce sulla decisione di investire o
meno.
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126

Il profitto pu essere:
a) Profitto normale o Profitto economico zero: quando i
ricavi totali sono uguali ai costi totali (compresi i costi
opportunit del capitale proprio e del lavoro
dellimprenditore)(normale per limprenditore, zero per limpresa)
b) Extraprofitto o profitto economico: quando i ricavi
totali sono superiori ai costi totali (compresi i costi
opportunit). questa differenza che decisiva
perch limprenditore scelga di fare limprenditore
anzich limpiegato, in quanto guadagna pi del
costo opportunit.
Alcuni concetti di costo, quali indici di riferimento per il
controllo delleconomicit
dellimpresa
:
costo
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127
marginale (CM) e costo medio unitario (CU)

Costo marginale (CM): il costo aggiuntivo sostenuto


per produrre una unit aggiuntiva di output. In genere
un costo variabile. il costo marginale fa aumentare il
costo totale ma anche il ricavo totale. Limpresa si
chiede: conviene aumentare la produzione? Conviene
se CM RM
Il valore di riferimento il CT. Dal punto di vista
matematico:
(incremento costo totale)
CT
CM =
Q (incremento quantit prodotta)
Es. se CT aumenta da 100 a 110 per produrre un
maglione in pi
CM = 10 = 10
1
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128

Graficamente il costo marginale (CM )ha una


forma ad U, cio, il CM in una prima fase
decresce allaumentare della produzione, e
successivamente cresce.

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129

Costo medio unitario (CU): il costo di una unit


prodotta.
costo totale
CT
il rapporto tra CU =
Q quantit prodotta

Es. costo totale per produrre 1 maglione 100

100
CU =
= 100
1
Costo totale per produrre 2 maglioni 110

110
CU =
= 55
2
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130

Graficamente:

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131

Mettendo insieme i due grafici:

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132

Notiamo che:
a) Il costo medio unitario (CU) sin dallinizio parte da
un livello pi alto rispetto al CM. Si abbassa
gradualmente fino a raggiungere valori inferiori al
CM. Il costo medio influenzato dal costo
variabile, cio dal costo marginale, e dal costo
fisso.
b) Il costo marginale nel primo tratto inferiore al
costo medio. Nel punto M incrocia il CU nel suo
punto di minimo, e poi, per ulteriori quantit
prodotte, aumenta pi del costo medio. Fino a
quando il CM inferiore al CU, il CU diminuisce.
Quando il CM maggiore del CU, il CU aumenta.
Fino al punto M per ogni unit aggiuntiva di
produzione il CM diminuisce in maniera meno che
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133
proporzionale.

Oltre il punto M aumenta in maniera pi che


proporzionale, in quanto per aumentare la
produzione deve aumentare il fattore variabile, es. il
lavoro, e ogni lavoratore in pi, utilizzando la stessa
quantit di macchinari, ha una produttivit del lavoro
decrescente (legge dei rendimenti decrescenti).
c)

la legge dei rendimenti decrescenti che determina


la forma a U delle curve di costo medio e marginale.
Infatti, in una prima fase laumento dellinput
variabile ha una produttivit crescente e costi
decrescenti (il CM nel punto M e il CU nel punto M).
In una seconda fase la produttivit decresce e i costi
crescono (il CM dal punto M in poi e il CU dal punto
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134
M in poi).

Limportanza del costo medio nella


determinazione della quantit prodotta.
Tra le fasi di costi decrescenti e costi crescenti vi
un punto in cui i costi medi (CU) sono al loro
livello minimo, e in questo punto sono uguali al
costo marginale (punto M). Il punto M ci indica
lefficienza tecnica degli impianti, cio a quel
livello di produzione gli impianti sono utilizzati in
modo ottimale. Cio, dal lato dei costi vi
lottima allocazione delle risorse. Non ci sono
sprechi di risorse.
Ma vi efficienza economica? Lo vedremo dopo,
quando analizzeremo i ricavi.
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135

Altri indici dei costi:


Costo fisso unitario:

CF
CFU =
Q
Essendo fisso, il costo fisso unitario diminuisce
allaumentare della quantit prodotta.
Costo variabile unitario:

CV
CVU =
Q
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136

Le scelte dellimprenditore
Come i consumatori, anche gli imprenditori devono
prendere delle decisioni ed effettuare delle scelte:
cosa, quanto e come produrre. Devono essere
razionali, cio minimizzare i costi e massimizzare i
ricavi.
Le scelte dellimprenditore si basano su previsioni. Egli
pianifica il livello di produzione e sceglie la
combinazione dei fattori produttivi in base a
determinati vincoli da rispettare: vincoli tecnici
(tecnologia disponibile) e vincoli di mercato
(domanda e prezzo). In particolare le scelte
riguardano:
a) La grandezza, o scala, di produzione
b) La dislocazione dellimpresa
c) La tecnica produttiva (scelta di lungo periodo)
d) La combinazione ottima
dei fattori produttivi (scelta
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137
di breve periodo)

a) La grandezza, o scala di produzione dipende dalla


possibilit di collocare i prodotti sul mercato di sbocco. La
scelta della scala di produzione deve essere pertanto
preceduta dalle previsioni della futura domanda. A tale
proposito si ricorre alla tecnica della ricerca di mercato,
cio alla raccolta ed elaborazione di dati informativi per
individuare gli orientamenti e le preferenze dei potenziali
acquirenti.
b) La dislocazione dellimpresa riguarda la scelta del luogo
dove limpresa deve sorgere. La scelta deve seguire il
criterio della convenienza economica e dellefficienza
produttiva (facilit di reperire i fattori produttivi e loro costi,
rete di trasporti)(Es. un albergo in una zona turistica)
c) La tecnica produttiva o metodo di produzione. Si intende
la definizione delle modalit del processo produttivo, cio
quale tecnica produttiva viene utilizzata quando si deve
scegliere tra diversi metodi di produzione diversi fra di
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138
loro.

Es.
Per la raccolta del grano un contadino pu scegliere
come tecnica produttiva la falce (e molti operai) o la
macchina falciatrice (e un solo operaio)
Un ristoratore pu scegliere di utilizzare una
lavastoviglie per lavare i piatti ( e un solo operaio) o
nessuna lavastoviglie (e molti operai).
La scelta della tecnica produttiva molto importante in
quanto da questa scelta dipende il rapporto tra
capitale fisso (lavastoviglie) e capitale variabile (N. di
lavoratori e beni intermedi) e quindi il rapporto tra costi
fissi e costi variabili.
importante perch dallinstallazione del capitale fisso
limpresa determina le caratteristiche del processo
produttivo e acquisisce una determinata capacit
produttiva, intesa come la quantit di beni e servizi
che pu essere ottenuta dallutilizzazione del capitale
fisso.
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139

La capacit produttiva pu essere variata solo


effettuando nuovi investimenti. Cos, se si vuole
aumentare la produzione, lasciando immutato il
metodo di produzione, cio il capitale fisso, bisogna
aumentare solo il capitale variabile (beni intermedi e
lavoro).
Limprenditore sceglier la tecnica produttiva pi
economicamente efficiente, cio quella che gli
consentir di produrre a costi pi bassi. La scelta
dipende fondamentalmente dalla scala di produzione
di beni e servizi. Es. per un piccolo appezzamento di
terreno si sceglier falce; il piccolo ristorante non
comprer la lavastoviglie.
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140

Valutazione della tecnica produttiva pi conveniente


Per questa valutazione non si pu fare riferimento alle
sole funzioni di produzione, che esprimono solo le
quantit fisiche di beni e servizi.
Per scegliere la tecnica produttiva pi conveniente,
allimprenditore interessano i costi monetari. Si devono
conoscere pertanto i prezzi dei fattori produttivi e
individuare la tecnica che minimizza i costi di
produzione.
Es. una volta scelta la scala di produzione (livello
delloutput) e, in base a questa, si previsto il
coefficiente di produzione, cio la quantit di fattore
produttivo richiesta per produrre una unit di bene,
limprenditore dovr scegliere tra due tecniche
produttive diverse, esprimibili con una funzione di
produzione aggregata.
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141

Noi per semplicit consideriamo solo due fattori


produttivi: capitale (K) e lavoro (L).
Q= una unit di output e le due tecniche hanno
coefficiente di produzione diversi.
Tecnica A: Q=0,25K+0,45L (a pi alta intensit di
lavoro)
Tecnica B: Q=0,38K+0,30L (a pi alta intensit di
capitale)
Entrambe le tecniche ci danno una unit di
prodotto. Ma qual la pi conveniente? Occorre
conoscere i prezzi dei fattori produttivi.

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142

Supponiamo che:
Il prezzo di una unit di capitale=4
Il prezzo di una unit di lavoro = 5
Moltiplicando quantit dei fattori per il prezzo si ha:
Tecnica A: (0,25 x 4)+(0,45 x 5)= 3,25
Tecnica B: (0,38 x 4)+(0,30 x 5)= 3,02
La tecnica B pi conveniente: consente di
produrre una unit di bene a costi inferiori.
Naturalmente la variazione dei prezzi dei fattori
produttivi pu cambiare la convenienza della
tecnica produttiva.
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143

d) La combinazione ottima dei fattori produttivi


variabili. Se la tecnica produttiva data e
limpresa ha a disposizione un dato capitale
fisso, la combinazione ottima dei fattori
produttivi riguarda la scelta dei fattori
produttivi variabili, cio sostituibili tra di loro, e
che a sua volta si combinano ottimamente con
il capitale fisso disponibile, cio in modo tale
da utilizzare al massimo la capacit produttiva
(efficienza tecnica). Per avere lefficienza
economica bisogna rapportare la quantit dei
fattori produttivi variabili con i rispettivi prezzi
e con la produttivit
marginale.
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144

In particolare la condizione perch limpresa possa


minimizzare i costi di produzione che:
Prodotto marginale di un
Prodotto marginale di un altro fattore
fattore di produzione (es. L) di produzione (es. un bene intermedio)
=
Prezzo di L
Prezzo del bene intermedio

Graficamente:
Se consideriamo la combinazione di due fattori per
ottenere la stessa quantit di output abbiamo una
curva detta isoquanto (che si pu paragonare alla
curva di indifferenza del consumatore).

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145

isoquanto

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146

Per sapere qual il costo totale per ogni combinazione dei due
fattori dobbiamo conoscerne il prezzo. Il costo totale dipende
dalla quantit che si stabilita di produrre e dal prezzo dei due
fattori. Graficamente il costo totale viene rappresentato da una
linea, detta isocosto.

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147

Ogni linea ci d il costo totale. La distanza dallorigine


dipende dallammontare monetario di cui limpresa
dispone per acquistare i due fattori. La pendenza
dipende dal rapporto dei prezzi dei due fattori.
Lisocosto pu essere paragonato alla linea di bilancio
del consumatore.
Se i prezzi dei due fattori non variano le linee saranno
parallele
Se aumenta il prezzo della terra lisocosto pi piatto

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148

Se aumenta il prezzo del lavoro lisocosto pi


ripido

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149

Conoscendo la linea dei costi (isocosto) e la curva della


quantit di bene che si vuole produrre (isoquanto)
possiamo stabilire la combinazione dei fattori produttivi
che ci consente un costo minimo. Sovrapponendo
lisoquanto con gli isocosti, conosceremo la posizione
ottima per limpresa

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150

I punti A, B, C, D, che si trovano sullo stesso


isoquanto ci assicurano la stessa produzione,
ma solo il punto C si trova sullisocosto pi
basso, che richiede una minore spesa, cio un
minore costo totale; esso si trova nel punto di
tangenza tra lisocosto e lisoquanto.

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151

La curva di offerta
Abbiamo visto i modelli di scelta dellimpresa:
Scelta della tecnica produttiva (combinazione degli
input)
Scelta della quantit prodotta (in base ai costi totali)
Queste scelte non sono sufficienti perch limprenditore
stabilisca la quantit prodotta e offerta e il suo
profitto.
Limprenditore, abbiamo visto, ha stabilito la quantit da
produrre in base ai costi totali di produzione.
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152

Egli per, volendo massimizzare il profitto, deve


tener conto anche dei ricavi, essendo il profitto
la differenza tra costi totali e ricavi totali. Egli
deve tener conto:
a) Della disponibilit dei consumatori a comprare
(e ci pu essere ricavato dalla curva di
domanda)
b) Del numero e del comportamento delle
imprese concorrenti che producono gli stessi
beni. Cio si deve tener conto del tipo di
mercato in cui limpresa opera (concorrenza
perfetta o concorrenza imperfetta).
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153

Mercato perfettamente concorrenziale ovvero


lofferta dellimpresa concorrenziale
Un mercato di concorrenza perfetta caratterizzato da:
1) Omogeneit dei prodotti: i prodotti presentano le
stesse caratteristiche. Es. unimpresa agricola offre
prodotti identici a quelli delle altre imprese (grano,
mele, ecc..).
2) Un numero elevatissimo di imprese di piccole
dimensioni, tali che ognuna di esse con il proprio
comportamento non influenza tutte le altre, n
influenza il prezzo di mercato. Lincapacit di
influenzare il prezzo una caratteristica esclusiva
della concorrenza perfetta.
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154

Il non attaccamento da parte degli acquirenti a


nessun produttore in particolare. Ci significa
che se limpresa aumentasse il prezzo
perderebbe i clienti.
La libert di entrata e di uscita dal mercato da
parte delle imprese. Il loro numero talmente
alto che lentrata o luscita di una impresa non
influenza n il comportamento delle altre
imprese n il prezzo.

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155

Il prezzo di mercato pertanto un dato per


ciascuna impresa, e limpresa in concorrenza
perfetta detta impresa price-taker. Ciascuna
impresa cio non pu aumentare il prezzo,
perch perderebbe i clienti. Dallaltro, non ha
interesse ad abbassare il prezzo, perch
talmente piccola, rispetto alle dimensioni del
mercato, che pu vendere qualsiasi quantit
desideri al prezzo dato, e la sua produzione
talmente bassa che non riuscirebbe a
soddisfare laumento di domanda.
Per limpresa concorrenziale la curva di domanda (dei
suoi clienti) orizzontale, cio perfettamente
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156
elastica.

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157

Nel breve periodo come unimpresa price-taker


stabilisce la quantit da offrire sul mercato?
Condizione necessaria per massimizzare il profitto
che ci sia almeno uguaglianza tra costo marginale e
ricavo marginale (o prezzo di vendita, visto che il
RM=prezzo di vendita).

Ricavo marginale costo marginale


cio

Prezzo costo marginale


Graficamente. La quantit di prodotto che massimizza il
profitto quella quantit rispetto alla quale la curva del
costo marginale (CM) interseca la retta del prezzo pari
a 4O(punto B).
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158

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159

Se il prezzo di mercato 40, nei punti a sinistra di B, il prezzo (P)


maggiore del costo marginale (CM). Per cui allimpresa
conviene aumentare la produzione fino al punto B.
Man mano che aumenta la produzione fino al punto B aumenta
anche il profitto normale, che sar massimo nel punto B
(profitto economico zero, cio non c extraprofitto) e CM=CU.
Oltre il punto B il prezzo inferiore al costo marginale, per cui non
conviene produrre oltre il punto B. Se limpresa continua a
produrre oltre al punto B, con il prezzo a 40, avrebbe un
aumento del ricavo totale (Q x P) ma avrebbe sempre pi una
riduzione dei profitti, in quanto laumento del ricavo totale non
coprirebbe tutti i costi, e i costi che si sacrificano sono i costi
opportunit. A meno che non aumenta il prezzo. Se P aumenta
a 50, limpresa massimizza il profitto nel punto A.
Ci significa che la curva di costo marginale (CM) determina la
quantit offerta per ogni dato livello di prezzo. La curva di costo
marginale quindi la curva di offerta dellimpresa. Essa ci dice
che lofferta aumenta allaumentare del prezzo.
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160

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161

Quando limpresa ha un extra-profitto?


Per saperlo dobbiamo fare riferimento al costo medio totale (CU)
e al costo medio variabile (CVU). E precisamente quando:

P > CU

P > CVU
Tornando al nostro grafico, dal punto B in poi, e con un prezzo =
40, per ogni unit aggiuntiva, come si detto, si avr un ricavo
totale maggiore per laumento della quantit prodotta, ma un
profitto sempre in diminuzione. Non si ha extraprofitto perch
P<CU.
Se il prezzo 50 non solo si massimizza il profitto dellultima unit
aggiuntiva, ma si ha anche extraprofitto, in quanto P>CU. Man
mano che aumenta la produzione lextraprofitto va man mano
diminuendo, fino ad azzerarsi
nel punto E.
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162

Una condizione sufficiente perch limpresa resti nel


mercato che:

P > CU
P CVU

Viceversa, le imprese che hanno costi variabili medi e


costi medi totali maggiori del Prezzo vengono
eliminate dal mercato.
Lungo periodo. Fin qui ci siamo riferiti al breve periodo,
dove lentrata e luscita di unimpresa nel mercato non
modifica n il comportamento delle altre imprese n il
prezzo.
Ma cosa succede nel lungo periodo alle imprese che
non sono state eliminate
dalla concorrenza?
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163

Nel lungo periodo se il prezzo di mercato alto, e tale


da creare extraprofitti, attira altre imprese ad entrare
liberamente nel mercato. Ci comporta un aumento
della capacit produttiva totale del settore, cio una
maggiore offerta in quel settore, oltre che la ricerca di
miglioramenti nella struttura produttiva delle imprese
gi esistenti per affrontare la nuova concorrenza.
Com noto dalla legge della domanda e dellofferta,
ferma restando la domanda, un aumento dellofferta
sposta a destra la curva di offerta e riduce il prezzo di
equilibrio. La riduzione del prezzo riduce i ricavi e
quindi i profitti.
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164

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165

Ma, i ricavi, e i profitti, si riducono anche perch


sono aumentati i costi dei fattori produttivi per
la maggiore domanda proveniente dalle nuove
imprese.
Nel lungo periodo quindi in un regime di
concorrenza perfetta i prezzi tendono a
diminuire, facendo scomparire gli extraprofitti
che hanno attratto nuove imprese, fino al
punto in cui i profitti diventano normali e
scompare lincentivo per entrare nel mercato,
e quelle imprese che avranno CU>P
usciranno dal mercato.
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166

Concludendo. il meccanismo concorrenziale:


a) Possiede unelevata efficienza allocativa o
ottimo paretiano in quanto elimina le imprese
inefficienti, assicurando che le risorse
produttive vengano utilizzate senza sprechi.
b) Tende a portare il prezzo verso il costo di
produzione minimo, impedendo elevati profitti,
a favore del consumatore.

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167

Il regime concorrenziale, pur essendo effettivamente operante


nella realt, tuttavia spesso non rispetta le indicazioni della
teoria:
Nella realt non tutte le imprese inefficienti escono dal
mercato (es. una piccola impresa agricola a conduzione
familiare, o una piccola impresa a lavoro autonomo). Per cui
nella realt esistono imprese che percepiscono e accettano
redditi bassissimi.
Soprattutto nel settore agricolo ci comporta lintervento
dello Stato a sostegno dei prezzi dei prodotti agricoli e per
mantenere a un certo livello i redditi degli agricoltori. Il
sostegno avviene o acquistando direttamente le eccedenze
agricole a un prezzo minimo prefissato o erogando delle
integrazioni per coprire la differenza con il basso prezzo di
mercato. Lo scopo di stabilizzare i prezzi agricoli stato alla
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168
base della PAC, che opera
in questa direzione.

Quando esiste lintervento dello stato non si dovrebbe


parlare di concorrenza perfetta, di mercato libero, ma
di economia mista, quali in effetti sono la maggior
parte delle economie. Tuttavia, anche in presenza di
intervento pubblico, la produzione pu continuare a
definirsi come perfettamente concorrenziale.
I mercati completamente liberi sono rari, in quanto lo
Stato spinto spesso ad intervenire sia in forma
fiscale e monetaria, sia soprattutto in forma legislativa
(norme riguardanti ligiene, linquinamento, la qualit
dei prodotti, ecc..) per correggere i fallimenti del
mercato (concorrenza imperfetta, esternalit, non
equa distribuzione del reddito).
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169

MACROECONOMIA

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170

Keynes e la nascita della

macroeconomia
Loccasione per verificare i limiti del mercato
stata data dalla crisi del 1929: crisi di
sovrapproduzione
riduzione di produzione
e di occupazione.
Perch esiste la disoccupazione?
Carenza di domanda
La domanda effettiva fu il centro dellanalisi di
Keynes esposta nella sua famosa pubblicazione
<< Teoria generale delloccupazione,
dellinteresse e della moneta>>
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171

Oggetto della macroeconomia sono quei fenomeni che


riguardano il funzionamento del sistema economico
nel suo complesso, cio il comportamento degli
aggregati macroeconomici (C,I,G,PIL,Inflazione, BP)
assumendo come dati i comportamenti dei singoli
consumatori e delle singole imprese.
Scopo della macroeconomia dare una spiegazione
ai cambiamenti economici che condizionano i singoli
consumatori, le singole imprese e il mercato.
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172

I PRESUPPOSTI
DELLA TEORIA KEYNESIANA
1) il sistema economico sempre in equilibrio di
sottoccupazione.
2) la domanda che crea lofferta.
3) i prezzi e i salari sono rigidi.
4) presente il settore pubblico.
5) la moneta non neutrale.
Con Keynes si ritorna a parlare di Economia politica.
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173

Cos il sistema economico?


quel meccanismo messo in moto dallagire e
dallinteragire degli agenti, o soggetti, economici.
Gli agenti economici sono:
 La famiglia (unit di consumo) o consumatore,
che agisce attraverso il consumo, il risparmio, il
pagamento delle tasse, lofferta di lavoro, ecc..
 Limpresa, che agisce attraverso la produzione
di beni e servizi che offre sul mercato.
 Il governo o Stato o P.A. che agisce attraverso
la politica economica (monetaria, fiscale,
ambientale, ecc..) e attraverso leggi e
regolamenti.
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174

I tre problemi dellorganizzazione economica


a) cosa produrre: stabilire la struttura produttiva del
sistema economico (pi beni di consumo o pi beni di
investimento)
b) come produrre: stabilire la tecnica produttiva
(artigianale, meccanizzata o avanzata). Pi lavoratori o
pi macchine. Quali risorse: petrolio, carbone o il sole?
C) per chi produrre: distribuzione del reddito: a chi va il
beneficio della produzione (pochi ricchi e molti poveri,
industrie con salari alti e industrie con salari bassi).
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175

Diversi tipi di sistemi economici


In base al coordinamento delle decisioni dei
vari agenti economici distinguiamo:

Economie di mercato
(le decisioni
avvengono nel mercato
attraverso il sistema
dei prezzi. Domanda e
offerta sono infatti correlate
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al prezzo)

Economie pianificate
(le decisioni sono
centralizzate. Prezzi
fissati a livello
centrale)
176

In base alla propriet dei mezzi di


produzione:

Economie
Capitalistiche (mezzi di
produzione di propriet
privata. Le imprese
private decidono
quanto produrre, quanti
lavoratori assumere,
ecc.)

Economie socialiste
(mezzi di produzione di
propriet pubblica. E lo
Stato che decide
quanto, cosa e per chi
produrre, e fissa i
prezzi)

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177

In genere uneconomia di mercato


uneconomia capitalistica e uneconomia
pianificata uneconomia socialista.
Nella realt, nel mondo, esistono Economie
miste cio mercato e Stato. Il ruolo dello Stato
quello di eliminare le imperfezioni del mercato,
imponendo leggi, offrendo beni, ma soprattutto
servizi (istruzione, sanit, ordine pubblico).
Esistono anche fallimenti dello Stato.
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178

Comunque lo Stato ha un ruolo importante per


1. Aumentare lefficienza del sistema economico,
 Favorendo la concorrenza (legge antitrust),
 Limitando le esternalit negative,
 Fornendo beni pubblici (istruzione, sanit, difesa..)
 Regolamentando il prezzo dei monopoli (luce,
acqua)
2. Promuovere lequit nella distribuzione del reddito
attraverso diverse aliquote di imposte o trasferimenti
in moneta (sussidi alla disoccupazione, agli anziani,
ai disabili)
3. Favorire la stabilit economica e la crescita
179
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economica attraverso
la politica economica.

Il funzionamento del sistema economico, il c.d.


circuito economico o modello economico o flusso
circolare dellattivit macroeconomica o flusso
circolare del reddito
avviene attraverso le interazioni tra Famiglie (o
consumatori), Imprese e Governo (o Stato).
Le interazioni hanno due aspetti:
reale
monetario
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180

Aspetto reale
Governo

Beni
Famiglie

Imprese
Servizi

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181

Aspetto monetario
Governo

Famiglie

Ricavi
Salari
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Imprese
182

Gli interrogativi macroeconomici


 facile o difficile trovare lavoro?
Qual il volume del reddito nazionale o
PIL che leconomia sta producendo?
Il tasso di interesse alto o basso?
Il tasso di cambio favorevole o
sfavorevole?
Questi interrogativi ci impongono di
conoscere alcuni concetti fondamentali.
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183

Concetti macroeconomici fondamentali


1. Tasso di disoccupazione = rapporto tra numero di
persone in cerca di occupazione (disoccupati) e
Forza lavoro (occupati e disoccupati).

Disoccupat i
u=
100
Forza _ lavoro
Es. Forza lavoro 1000
disoccupati 50

50
u=
= 0,05 100 = 5%
1000 http://unict.myblog.it

184

2. Tasso di inflazione
Lo calcoleremo quando conosceremo il
valore del PIL nominale e reale.
Linflazione, cio laumento generalizzato
e continuo dei prezzi, riduce il potere
dacquisto della moneta. Linflazione
penalizza i consumatori, i percettori di
reddito fisso, mentre agevola chi ha dei
debiti.

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185

3. La produttivit
la quantit media per lavoratore di
beni e servizi finali prodotta da una data
economia.
Se il tasso di crescita della produttivit
pari a zero si parla di societ a somma
zero. Ci significa che se si vogliono, ad
es., pi beni di consumo bisogna
rinunciare a qualche altro bene o
servizio.
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186

4. Il tasso di interesse.
il costo del denaro. Un tasso di
interesse alto danneggia gli investitori, i
debitori, e anche il governo, quando, per
coprire il bilancio statale in disavanzo,
ricorre allemissione di titoli pubblici
(BOT, CCT), contribuendo allaumento
del debito pubblico.
I vantaggi sono per il risparmiatore e per
la BP relativamente allentrata di valuta
estera per investimenti finanziari.
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187

5. Il tasso di cambio
il prezzo di una moneta espresso in termini di
unaltra moneta. Es. il cambio Euro-Dollaro pari a
1-1,03.
La variazione del cambio significa apprezzamento o
deprezzamento della moneta.
Se il cambio /$ aumenta,lEuro si apprezza,
viceversa, se diminuisce, si deprezza. Se causato
dallo Stato si parla di rivalutazione e svalutazione.
Se lEuro si svaluta saranno danneggiate le
importazioni, sopratutto di materie prime, pagate in
dollari, e ci pu significare anche inflazione. Ma
saranno avvantaggiate
le esportazioni.
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188

6.

La moneta

il mezzo di pagamento accettato da tutti negli


scambi.
importante il controllo della quantit di moneta in
circolazione
7.

Il capitale

linsieme dei beni durevoli, o mezzi di


produzione, cio quei beni che sono stati prodotti
e che servono per produrre altri beni (macchinari
industriali, trattori agricoli. Costituiscono capitale
pubblico le autostrade, gli edifici pubblici, ecc..
Laumento del capitale corrisponde a un aumento
degli investimenti. http://unict.myblog.it
189

Ricapitolando.
Limportanza di questi concetti che sono collegati tra
di loro: la specializzazione aumenta lefficienza
produttiva e la produzione; la produzione fa aumentare
gli scambi; la moneta rende gli scambi pi rapidi e
finanzia con i risparmi gli investimenti; laumento degli
investimenti fa aumentare il reddito, e quindi i consumi e
il tenore di vita.
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190

Gli aggregati economici

Il valore della produzione


Il livello di reddito
I consumi
I risparmi
Gli investimenti
Il disavanzo del bilancio pubblico
Le esportazioni
Le importazioni

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191

La frontiera delle possibilit


produttive o frontiera della tecnica
Essendo scarse le risorse, la possibilit di
produzione ha un limite, una frontiera.
Il problema scegliere la quantit dei diversi
beni da produrre

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192

Curva della frontiera delle possibilit produttive

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193

La possibilit di produzione dipende dalle risorse e


dalla tecnologia. In presenza di progresso tecnico,
si ha la possibilit di aumentare la produzione di
entrambi i beni (la curva si traspone a destra).
questa la situazione dei paesi ricchi.
Se si decide di produrre pi burro e meno
cannoni, tale scelta ha un costo, detto costoopportunit (il rendimento alternativo delle risorse
utilizzate)
In tutti i punti della curva il sistema economico
efficiente in senso tecnico, ma pu non essere
efficiente in senso economico (es. nel punto B)
quando non soddisfa le esigenze della collettivit.
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Nel punto G ci sono risorse disoccupate.

194

Lofferta aggregata
Per i classici ( la legge di Say o legge degli sbocchi)
lofferta che crea la domanda. La curva di offerta
verticale. Si produce in piena occupazione. La
flessibilit dei prezzi assicura lequilibrio dei singoli
mercati e del sistema. Se aumenta la domanda oltre la
piena occupazione, non potendo aumentare lofferta,
aumentano i prezzi e si innesca linflazione.
Graficamente lofferta classica, essendo di piena
occupazione, una linea
verticale.
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195

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196

Nellanalisi Keynesiana il sistema


sempre in equilibrio di sottoccupazione
perch la rigidit dei prezzi e dei salari non
permette la piena occupazione.
Sappiamo che lofferta si relaziona al
prezzo e la curva ha pendenza positiva.
Cio le imprese sono disposte a produrre
di pi ad un prezzo pi alto.
La quantit prodotta, cio lofferta effettiva
dipende poi dal livello della domanda.
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197

Lofferta aggregata
Mette in relazione il
prezzo e la quantit
offerta. una
relazione diretta e la
curva ha pendenza
positiva

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198

Nel modello Keynesiano un aumento della quantit


offerta , fermo restando il prezzo, traspone a destra
la curva di offerta

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199

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200

Costi di
produzione

Le determinanti dellofferta
1. Il prezzo
2. Il costo dei fattori produttivi: salari, materie
prime ecc.. in relazione inversa con la
quantit offerta
3. La tecnologia o progresso tecnologico Una
tecnologia avanzata riduce il lavoro umano e
quindi il costo del lavoro, che fa aumentare la
produttivit e lofferta
4. Le aspettative sul futuro andamento dei
prezzi. Se si attende un aumento dei prezzi
aumenta lofferta
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201

5. Le politiche governative Es. le leggi ambientali,


che richiedono luso di macchinari meno inquinanti
ma pi costosi, riducono lofferta. Laumento delle
imposte scoraggia lofferta. La liberalizzazione degli
scambi fra paesi induce le imprese ad offrire di pi
per abbassare il prezzo e diventare pi competitive.

6. Influenze particolari Es. condizioni atmosferiche


favorevoli aumentano lofferta dei beni agricoli. In
una zona turistica pi alta lofferta turistica.

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202

Equilibrio di mercato globale


Si ha equilibrio di
mercato quando
domanda e offerta
sono uguali. Il prezzo
corrispondente il
prezzo di equilibrio
che soddisfa la
domanda e lofferta

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203

Variazioni dellequilibrio
Si hanno quando la quantit domandata o offerta
variano per una o pi determinanti diverse dal
prezzo. Si ha una trasposizione delle curve a
destra o a sinistra, una variazione di prezzo e un
nuovo equilibrio.

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204

PIL

ovvero

Lofferta aggregata

ovvero

La misurazione dellattivit economica


La misura di grandezza delleconomia generalmente
usata il PIL (Prodotto Interno Lordo).Vi sono diverse
definizioni di PIL in base al metodo di calcolo(VA al
costo dei fattori, Reddito nazionale). La pi usata :
Il PIL il valore monetario di tutti i beni e servizi
finali prodotti allinterno del paese e venduti
correntemente in un anno.
- valore monetario: espresso in moneta.
- finali: cio quelli venduti al consumatore e non
allimprenditore che li utilizza come beni intermedi.
- prodotti allinterno del http://unict.myblog.it
paese: sia da italiani che da 205
stranieri.

- venduti: contabilmente tutti i beni e servizi risultano


venduti. La parte non venduta costituiscono le scorte,
inglobate negli investimenti. Come se comprate
dallimpresa.
- correntemente: ai prezzi di mercato.
- in un anno: ma anche mensile o semestrale.
Essendo valutato in moneta lo chiameremo
PIL nominale.
Il PIL nominale si ottiene sommando i valori di tutti i beni
e servizi effettivamente prodotti e venduti.

PIL = Q P
( PQ )

2002

2002

Q= quantit prodotta
P= prezzi

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206

Il PIL non un indicatore perfetto in quanto:


- trascura le transazioni a titolo gratuito: produzione per
lautoconsumo, lavoro delle casalinghe, il prodotto del
tempo libero (dipinti, ricami).
- non considera gli effetti collaterali indesiderati: cio i
danni al benessere individuale e sociale e i danni
ambientali (es. inquinamento,un incidente stradale).
- non considera il deprezzamento del capitale naturale,
o capitale ambientale, anzi lo considera una
componente positiva. Es. la costruzione di una strada
aumenta il PIL ma non si sottrae il valore del terreno se
era adibito ad altro uso. Si trascura poi completamente
la perdita del capitale naturale (la produzione di materie
prime non rinnovabili non altro che vendita di capitale
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207
naturale e quindi impoverimento).

- considera il valore dei servizi pubblici uguale al costo di


produzione, non avendo questi servizi un prezzo di
mercato ed essendo erogati gratuitamente (sanit,
istruzione). Il loro valore effettivo pi alto.
- leconomia sommersa: la parte di attivit non
dichiarata, riguardante sia le attivit legali per evadere il
fisco (totalmente o in parte- vedi scontrini di acquisto),
sia illegali (traffico stupefacenti, gioco dazzardo).Lo
Stato cerca di far riemergere le attivit legali.
C da dire che la P.A. non contribuisce alla
formazione del PIL per quanto riguarda i trasferimenti
pubblici (contributi, sussidi, pensioni) e gli interessi sul
debito pubblico. Questi vengono contabilizzati nel
Bilancio pubblico ufficiale
da parte del Tesoro.
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208

Critica al PIL come indicatore di benessere. Non ha


effetti diretti sul benessere della collettivit. Li ha solo se
si traduce in sviluppo economico (istruzione, sanit,
trasporti, ecc.). Il PIL indica solo la crescita economica,
cio la crescita dal punto di vista quantitativo, mentre lo
sviluppo indica la crescita qualitativa.
Il PIL misura il potere dacquisto, la potenza economica
di un paese soprattutto nella competizione
internazionale.
Nonostante le imperfezioni il PIL la misura dellattivit
economica a cui si fa riferimento.
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209

PIL PRO-CAPITE
Un indicatore di riferimento per esprimere il benessere
il PIL pro-capite (PIL medio per abitante).Neanche
questo un indice affidabile in quanto vi confusione
nel calcolo statistico (es. di riferimento le due persone
che mangiano il famoso pollo).
Viene chiamato in causa il problema della distribuzione
del reddito. Il PIL pro-capite ci dice che tutti hanno lo
stesso reddito.
Come indicatore di benessere superato in quanto oggi
per benessere si intende lo sviluppo integrale della
persona, il ben-essere, lo star bene, a cui
contribuiscono, oltre il reddito, altri fattori non monetari:
210
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salute, istruzione, durata
della vita, tempo libero.

Dal PIL al PNL al REDDITO

NAZIONALE
AL REDDITO DISPONIBILE
Il PIL si basa sul criterio di territorialit: computa il valore
dei beni e servizi prodotti nel territorio nazionale, sia
dagli italiani che dagli stranieri non residenti che
lavorano in Italia.
Il PNL si basa sul criterio di nazionalit: computa il
valore dei beni e servizi prodotti da tutti i connazionali
(lavoratori o imprenditori), sia che lavorino in Italia che
allestero, ma che hanno la residenza in Italia.
Il PNL cio il PIL corretto per i flussi di reddito netti dal
resto del mondo e rappresenta il totale dei redditi
percepiti dai fattori produttivi (capitale utili- e lavoro
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211
rimesse), impiegati sia in Italia che allestero.

La differenza tra PIL e PNL diversa da paese a paese


in base al rapporto tra emigrazione ed immigrazione . I
paesi con forte immigrazione e i paesi che attirano
capitali dallestero avranno un PIL maggiore del PNL.
In uneconomia chiusa il PIL uguale al PNL.
Comunque, la differenza tra PIL e PNL esigua, per cui
se ne pu parlare indifferentemente.
Laggettivo lordo indica che comprensivo degli
ammortamenti.
Vediamo come si arriva al concetto di REDDITO
NAZIONALE e al REDDITO DISPONIBILE delle
famiglie:
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212

PNL
meno

beni intermedi

PIL o VA
meno

(somma dei Valori Aggiunti ai prezzi di


mercato)

ammortamenti

PIN o RNN
meno
pi

meno
pi

(ai prezzi di mercato)

imposte indirette
sovvenzioni pubbliche
alle imprese (o contributi sociali alla produzione)
PIN o REDDITO NAZIONALE NETTO
o VA
(al costo dei fattori)
imposte dirette
trasferimenti dallo Stato alle famiglie
REDDITO DISPONIBILE

Affrontando problemi macroeconomici,


la differenza tra PNL, PIL e RN
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esigua. Pertanto, di solito, si usano indifferentemente.

213

Come si origina il reddito


nazionale, il PIL
Si origina dalla produzione
Settori produttivi
(agricolturaindustria-servizi)

utilizzano e
trasformano

Beni intermedi
(materie
prime,
semilavorati)

ottengono
PNL (Q):quantit di beni e servizi
in termini monetari

PNL = Q x P
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214

Come si calcola il PIL. Diversi metodi:


1) METODO DEI FLUSSI DI PRODOTTO O DELLA
PRODUZIONE O DEL VALORE AGGIUNTO.
E visto dal lato della produzione di ogni settore. E il
valore che si aggiunge ad ogni fase della produzione.
Settore agricolo produce il grano
Settore industriale produce farina e pane
Settore commerciale vende il pane
PNL

PIL = Q x P - beni intermedi


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215

Esempio: due imprese


Mugnaio
produzione
costi
(farina)
50

Fornaio
produzione
costi
(pane)

-grano 10
-salari 20

100

-farina 20
-salari 40

Qual il PIL di questa economia?


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216

Il mugnaio ha prodotto Euro 50


meno i beni intermedi
10
PIL del mugnaio
40
Il fornaio ha prodotto
meno i beni intermedi

PIL del fornaio

100
20
80
PIL TOTALE

40

80
120

Euro

Il paese ha prodotto 50 + 100=150 (PNL) meno i beni


intermedi ( 30) si ottiene il PIL ( 120). 120 non altro
che il Valore Aggiunto del mugnaio e del fornaio
- PIL: valore del prodotto ai prezzi di mercato
- VA:

al costo dei fattori


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217

2) METODO DEI REDDITI O DEI COSTI:


Il PIL viene visto dal lato dei redditi che la produzione
ha generato per chi ha partecipato alla produzione,
redditi che costituiscono costi per limpresa.
Il PIL o VA (120) il costo dellimpresa per pagare
salari (W), interessi (capitale), ammortamenti, imposte
indirette e, il valore residuo,costituisce il profitto
dellimprenditore (Pr). Questi costi, tranne il salario,
costituiscono il Risultato lordo di gestione (R).
W
R

salari e stipendi
- interessi
- Profitti (Pr)
- ammortamenti
- imposte indirette nette
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(nette da eventuali trasferimenti)

218

Per cui:

PIL = W + R

Essendo i profitti (Pr) la parte pi significativa di


questo gruppo di costi:

PIL = W + Pr
valore del
Prodotto nazionale

reddito distribuito
Reddito nazionale

Essendo W e Pr redditi per i lavoratori e gli


imprenditori e costi
per
limpresa,
questo
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metodo detto dei costi o dei redditi..

219

ES.

Costi del mugnaio


e Redditi dei lavorat

Salari Euro 20
Profitti Euro 20(50-costi totali(30)
40
120

Costi del fornaio


e Redditi dei lavorat.
40
Euro 40(100-costi totali(60)
80

Euro

I due metodi sono equivalenti, identici. Sono visti da


due punti di vista diversi: dal lato della produzione
e dal lato del reddito che la produzione ha
generato.
Dire Prodotto nazionale o Reddito nazionale o PIL
la stessa cosa, e ci reso possibile in quanto il
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220
profitto (Pr) un valore residuo.

LOFFERTA AGGREGATA
Il prodotto nazionale, cio la quantit di beni e servizi
prodotti, rappresentano le RISORSE DISPONIBILI,
ovvero LOFFERTA AGGREGATA, risorse che
aspettano di essere impiegate, cio domandate. In
uneconomia aperta, le risorse disponibili sono date dalla
produzione interna e dalle importazioni (M). Per cui:
RISORSE DISPONIBILI = PNL + M
meno i beni intermedi
in termini monetari
si ha il PIL
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221

PIL = W + Pr
redditi percepiti
da chi ha contribuito
alla produzione, cio

Reddito nazionale (Y)

Per cui:

OFFERTA AGGREGATA = Y + M
(RISORSE DISPONIBILI)
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222

IMPIEGO DELLE RISORSE DISPONINBILI


OVVERO

LA DOMANDA AGGREGATA
Le risorse disponibili vengono vendute sia allinterno
del paese (domanda interna) che allestero (domanda
estera). Insieme formano la domanda aggregata o
globale, che formata da:
- C (domanda di beni di consumo e servizi)
- I (domanda di beni di investimento - imprese private)
- G (domanda della PA: Cg e Ig)(utilizzando fondi
pubblici la chiameremo Spesa pubblica)
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223
- E (domanda estera - esportazioni)

Ora, le risorse disponibili (offerta) e le risorse impiegate


(domanda) sono contabilmente uguali, come abbiamo
detto, per lesistenza delle,scorte.Per cui:
OFFERTA AGGREGATA = DOMANDA AGGREGATA
(Risorse disponibili)
(Risorse impiegate)
Y+M
= C+I+G+E
Per conoscere il PIL, o Reddito nazionale, isoliamo Y:

Y=C+I+G+E-M
E questo il nostro modello macroeconomico.
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224

Equazione di equilibrio del sistema economico (per


Keynes un equilibrio di sottoccupazione)
Domanda interna domanda estera(X)

Y=C+I+G+E-M
PIL
o Valore aggiunto
Risorse impiegate
lordo monetario
o Domanda globale o aggregata
o Reddito nazionale o Spesa globale o aggregata
o Offerta globale o
aggregata
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225

La domanda aggregata detta anche Spesa aggregata


o globale in quanto ad ogni domanda di C, I, G, X
collegata la relativa spesa per C, I, G, X.
Ricapitolando: il PIL, o reddito nazionale, viene
distribuito a chi ha partecipato alla produzione che, a
sua volta lo spende per acquistare beni e servizi,
formando il famoso flusso circolare del reddito, cio la
consueta relazione prodotto-reddito-spesa.
Domanda e offerta si alimentano a vicenda:pi alta la
produzione(Q) maggiore sar Y, il reddito distribuito e la
domanda globale. Cos come pi alta la domanda
globale(C,I,G,X) maggiore
sar il reddito nazionale(Y).
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226

REDDITO DISPONIBILE
E il reddito di cui i consumatori dispongono (dopo aver
pagato le imposte e i contributi sociali obbligatori) e che
ripartiscono tra consumi (C) e risparmi (R).

Y=C+R
Questa relazione ci serve per costruirci una
fondamentale condizione di equilibrio del sistema
economico: uguaglianza tra risparmi e investimenti
R=I
Dimostrazione:

equilibrio sistema economico: Y=C+I


reddito disponibile:
Y=C+R
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227

PIL reale il valore dei beni e dei servizi prodotti


e valutati a prezzi costanti, cio ai prezzi che quei beni
e servizi avevano in un anno base, scelto
arbitrariamente.
cio lindice della quantit di beni e servizi
effettivamente prodotti.

PIL reale = Q P
(Q )

2002

2001

Cio il PIL nominale deflazionato, cio depurato


dellaumento dei prezzi.
Il PIL reale pu essere anche espresso:

PIL nominale
PQ
reale
=
PIL
deflatore
P
(Q )
http://unict.myblog.itdel PIL

228

Deflatore del PIL


un indice che indica il livello generale dei prezzi (P). Esso
ci dice quanta parte del PIL nominale attribuibile a
variazioni di prezzo anzich a variazioni di produzione.

PIL nominale
Deflatore del PIL =
Pil reale
Cio Defl = PxQ / Q = P

Es. anno base 2001

Q
P
PIL
pizze pizze nominale

PIL reale Deflatore

2001

100

200(100 2) 200 (100 2)

2002

150

(150 4) 300 (150 2)


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600

200
1 200

600

229
2 300

Nellanno base il PIL nominale e il PIL reale sono


identici
Quindi il deflatore dellanno base sempre uguale a
1
Il deflatore dellanno 2002 ci dice che P aumentato
di 2 volte
Se vogliamo conoscere il tasso di inflazione del 2002
rispetto al 2001:

deflatore

deflatore
deflatore
anno t

anno (t - 1)

100

(t - 1)

2 1
Es.
100 = 100
1
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Su base percentuale il tasso
di inflazione del 100%230

Conviene avere un PIL reale


n troppo basso n troppo alto
Perch?
Un PIL reale troppo basso comprensibile: bassa
produzione, disoccupazione, basso tenore di vita
Un PIL reale troppo alto rischia di innescare linflazione,
perch uneccessiva produzione e occupazione tende:
A fare aumentare i salari e quindi i costi di
produzione
A fare aumentare la domanda di beni di consumo
Tra PIL reale alto e PIL reale basso esiste un
compromesso che consiste nel tenere il PIL reale a
quel livello che si combina con la costanza del tasso di
inflazione. il PIL reale naturale, che uguale al PIL
reale effettivo quandohttp://unict.myblog.it
il tasso di inflazione costante
231

Le fluttuazioni economiche
o cicli economici
Le serie storiche dellandamento del PIL
mostrano:
Nel lungo periodo un andamento
crescente (nei Pi)
Nel breve periodo uneconomia che oscilla
tra periodi di espansione e periodi di
depressione, pi o meno prolungati e di
ampiezza diversa, chiamati cicli
economici.
Il ciclo economico si pu definire il
cambiamento nelle condizioni dell attivit
economica, cio http://unict.myblog.it
le variazioni del PIL reale232
nel breve periodo.

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233

La variabile che di solito viene tenuta sotto


controllo per monitorare le fluttuazioni
dellattivit economica nel breve periodo il PIL
reale.
Ma, durante il ciclo,espansivo o recessivo, tutte le
variabili macroeconomiche sono interessate al
cambiamento,anche se in misura differente.
In sincronia, infatti,variano il Reddito (generato
dalla produzione), i profitti aziendali, i consumi,
gli investimenti, la produzione, loccupazione, il
livello generale dei prezzi, il tasso dinteresse.

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234

Es. nella fase recessiva le caratteristiche tipiche sono:


Riduzione del PIL reale.
Riduzione dei consumi e aumento delle scorte.
Riduzione degli investimenti e della produzione.
Riduzione della domanda di lavoro (disoccupazione).
Riduzione di domanda di materie prime e relativi
prezzi.
Riduzione dei profitti delle imprese (che, di solito, per
la sfiducia e le previsioni pessimistiche, fanno
scendere i prezzi delle azioni e tutti cercano di
disfarsene).
Riduzione dei tassi di interesse (a causa della ridotta
domanda di crediti per investimenti).
Riduzione dellinflazione (per carenza di domanda).
Difficilmente diminuiscono i salari (il livello raggiunto
resta invariato).
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235

Le teorie del ciclo economico


Qual la causa dei cicli economici, cio dello
spostamento della domanda e offerta aggregata?
(graficamente le due curve si spostano a sinistra, nella
fase recessiva, e a destra, nella fase espansiva).
Disaccordo fra gli economisti e varie teorie:
Teorie esogene: cicli causati da fattori esterni al
sistema economico: prezzo del petrolio, migrazioni,
progresso tecnico, guerre, elezioni politiche, ecc..
Teorie endogene: cicli causati da meccanismi
allinterno del sistema economico.
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236

Es.: due meccanismi interni che innescano una fase


espansiva:
Il moltiplicatore degli I: I amplifica y.
Lacceleratore del reddito: y amplifica I, in quanto
aumentano le aspettative degli imprenditori che
investono pi dellaumento del reddito in produzione,
acquisto di macchinari tecnologicamente avanzati e in
ricerca scientifica.
Questi due meccanismi interni innescano una fase
espansiva fino alla piena capacit produttiva, oltre la
quale scatta linflazione e il processo va a ritroso verso
la depressione.
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237

Lattribuzione della causa dei diversi economisti


P. Samuelson: cause endogene (teorie del
moltiplicatore-acceleratore).
W Nordhaus-M. Kalecki: cause politiche, cio
manovre monetarie e fiscali da parte di politici che
vogliono essere rieletti (teoria politica).
M. Friedman: cause monetarie: aumento o riduzione
dellofferta di moneta e del credito attraverso la
manovra di i (teoria monetarista).
R. Lucas-R. Barro: la causa lofferta di lavoro chepercependo erroneamente le variazioni di prezzi e
salari- si riduce in una fase di recessione, rinunciando
al posto di lavoro che d salari pi bassi di quelli
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238
percepiti.

J. Schumpeter P. Long e altri: la causa la


variazione dellofferta (approccio classico) per la
variazione della produttivit in uno o pi settori o per
un clima di incertezza. (teoria del ciclo economico
reale).
R. J. Gordon:: la causa la variazione della
domanda aggregata (Es. shock petrolifero)(causa
esogena).
Ognuna di queste teorie non pu essere
generalizzata n applicata a tutte le realt
economiche e a tutti i periodi storici.
In effetti, nella realt esse coesistono e portano tutte
a variazioni della domanda e dellofferta aggregata.
Il modello che generalmente si utilizza per spiegare i
cicli economici infatti il modello di domanda e
239
offerta aggregata. http://unict.myblog.it

Previsione dei cicli economici


Non si possono prevedere con certezza i cicli
economici, anche se esistono economisti
specializzati, gli econometristi, che attraverso la
costruzione di modelli econometrici e lutilizzo di
dati storici possono proiettare nel futuro
importanti variabili economiche.
I primi econometristi furono Jan Timbergen e
Laurance Klein.
Leconometria una
disciplina universitaria.
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240

La domanda globale
ovvero

La determinazione del reddito


Quali sono le forze che determinano il livello del
reddito? Il reddito dipende dal livello della domanda
globale.
Bisogna distinguere - in base alle disponibilit delle
risorse delleconomia tra il breve e il lungo periodo
Nel lungo periodo c la possibilit di aumentare le
risorse attraverso lapplicazione del progresso tecnico,
laumento della Forza lavoro e laumento del capitale
(beni di investimento).
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241

Nel breve periodo il progresso tecnico e la


disponibilit delle risorse sono dati. Cos, se si
vogliono aumentare gli investimenti per
aumentare la produzione si devono distogliere
risorse da altri settori.
Nel breve periodo la domanda dipende dal livello
generale dei prezzi.
Keynes mise al centro della sua analisi la
domanda globale effettiva.

la domanda che crea lofferta.


Alcune precisazioni sulla relazione

Y = C+I+G+E-M
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242

Offerta globale domanda globale

Y = C+I+G+EC+I+G+E-M

(PIL)

Variabili
indipendenti
dal reddito
Variabili dipendenti dal reddito
Questa relazione riguarda i programmi di spesa e di
produzione, che sono decisioni ex-ante.
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243

Nella realt le decisioni di produzione delle


imprese e le decisioni di spesa delle famiglie e
del Governo sono indipendenti, per cui potrebbe
non aversi lequilibrio.
Eppure, la contabilit nazionale ci presenta
questa relazione sempre come una identit in
quanto una rilevazione ex-post.
Perch?
Un ruolo riequilibratore svolto dagli I, in
particolare della parte di I in scorte (di solito di
prodotti finiti), che, da un lato, fanno parte dei
programmi di investimento, dallaltro,le scorte
effettive fanno parte degli investimenti.
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244

Se Y>C+I
Aumentano le scorte
Che si incorporano in I
Aumenta I
Equilibrio ex-post

Y<C+I
Diminuiscono le
scorte
Aumenta C
Equilibrio ex-post

Concludiamo dicendo che il livello del reddito


determinato dal livello della domanda effettiva e,
come abbiamo detto, la domanda correlata al
prezzo, per cui la domanda dipende dal livello
generale dei prezzi.
In definitiva il PIL reale dipende dal livello generale
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245
dei prezzi.

Il modello di domanda aggregata (DA)


e di offerta aggregata (OA)
Questo modello considera due variabili:
Il PIL reale, cio la produzione di beni e servizi (Q)
(variabile reale).
Il livello generale dei prezzi (P) misurato dallIPC o
dal deflatore del PIL (variabile monetaria).
In questo modello abbandoniamo la dicotomia
classica, cio la neutralit della moneta, il che pu
essere valido nel lungo periodo, ma nel breve
periodo la moneta non neutrale: variabili monetarie
e reali sono correlate.
Secondo questo modello P e Q si aggiustano per
portare in equilibrio domanda e offerta aggregata
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246

Il modello di DA e OA non deve confondersi con


il modello di domanda e offerta di mercato:
Nel modello di domanda e offerta di mercato
le risorse possono muoversi da un mercato
allaltro (dei beni, del lavoro, ecc..). Es.
aumenta il prezzo del gelato e compro bab.
Smetto di fare il rappresentante e lavoro in
banca.
Nel modello di DA e OA questa sostituzione
microeconomica non ha senso in quanto il PIL
reale comprende tutti i beni e servizi prodotti
in tutti i settori delleconomia. (o compro
gelato o compro bab il consumo totale
uguale; o faccio il rappresentante o lavoro in
banca, contribuisco
al
PIL).
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247

La teoria macroeconomica Keynesiana della

domanda globale o aggregata


La domanda aggregata (DA) la quantit di beni e servizi
prodotta, ovvero la spesa complessiva prevista per tutti i settori
economici.
Le componenti della DA sono:

C dipendenti dal Reddito e su cui la politica economica pu


incidere attraverso le aliquote dimposta.

I componente autonoma, dipendente da i e su cui il Governo


pu incidere attraverso la politica monetaria.

G componente autonoma, dipendente dalle decisioni


politiche di spesa pubblica.

E dipendenti dai redditi esteri, dai prezzi relativi e dai tassi di


cambio.

M dipendenti dal reddito


interno, dai prezzi relativi e dai248
tassi
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di cambio.

Graficamente la curva di DA mette in relazione il PIL


reale e il livello dei prezzi (P). Ha pendenza negativa ed
la somma delle sue componenti.

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249

Come agisce il livello dei prezzi sulla quantit


domandata per C, I, X?
Consideriamo una riduzione dei prezzi.
Livello dei prezzi (P) e consumo (C): leffetto
ricchezza. Una riduzione di P aumenta il potere
dacquisto della moneta e aumenta C.
Livello dei prezzi (P) e investimenti (I): leffetto
tasso di interesse. Una riduzione di P fa
aumentare C ma anche R, cio lofferta reale di
moneta (offerta nominale).
P
I maggiori risparmi, o depositati in banca o
utilizzati per acquistare obbligazioni (titoli)
aumentano la disponibilit monetaria per
finanziare gli I e fanno abbassare il tasso di
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250
interesse, che stimola
I.

Livello dei prezzi (P) ed esportazioni nette (X): leffetto


tasso di cambio.
Una riduzione di P, abbassando il tasso di interesse
spinge verso la fuga di capitali allestero per
investimenti finanziari attraverso i Fondi comuni di
investimento. Aumenta la domanda di valuta estera,
es. $, il cui prezzo aumenta, cio il dollaro si apprezza
e lEuro si deprezza, (si svaluta) e il cambio /$
diminuisce. (Es. /$=1 adesso /$=0,9).
Con un svalutato aumentano le esportazioni (E) e
diminuiscono e importazioni (M). Le esportazioni
aumentano anche direttamente per il mutato rapporto
tra i prezzi interni ed esteri.
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251

Tra livello dei prezzi e domanda globale la relazione inversa.

La riduzione o laumento dei prezzi crea uno


spostamento lungo la curva di DA.
Si hanno invece spostamenti della curva di DA, cio
trasposizioni, quando, fermo restando i prezzi, altri
fattori determinano un aumento o una riduzione della
DA.

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252

Gli altri fattori che spostano la curva di DA sono diversi:


Monetaria. Es aumento offerta di moneta
Manovre di
riduzione di i aumento di I
politica
economica
Fiscale. Es. aumento di G o riduzione di T
aumento di C

Aumento o riduzione della PMC


PIL estero: un aumento fa aumentare le nostre
esportazioni (E)
Progresso tecnico: se applicato fa aumentare I e C. Es.
cellulari.
Valori delle attivit patrimoniali: se un immobile o
unazione vale di pi, si pi ricchi e aumenta C.
Varie: accordi di libero scambio, la fine della guerra
fredda, accrescendo la http://unict.myblog.it
fiducia stimolano I e C. Gli eventi
253
bellici li scoraggiano.

La contabilit dei flussi finanziari


Nella contabilit nazionale vi sono
Conti economici

Rilevano le transazioni
connesse con la
produzione, distribuzione,
redistribuzione e impiego
del reddito

conti finanziari
Rilevano le
transazioni monetarie
e finanziarie

Sia nei rapporti interni che nei rapporti con lestero


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254

Esempi di conti finanziari: le famiglie


depositano soldi in banca; le imprese
risparmiano per autofinanziarsi o ricorrono
al finanziamento bancario o allemissione
di azioni o obbligazioni; il Governo
attraverso T e G crea movimenti finanziari;
nei rapporti con lestero investimenti diretti
e investimenti finanziari.

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255

Lofferta aggregata (OA)


Lofferta aggregata ci indica la quantit di beni e
sevizi che le imprese desiderano produrre e
vendere per ogni dato livello di prezzo.
La relazione tra P e Q dipende dallorizzonte
temporale (lungo e breve periodo).
Nel breve periodo lOA dipende dal prezzo.
Nel lungo periodo sullOA influiscono anche le
altre condizioni di mercato:offerta di lavoro,
capitale,risorse naturali e tecnologia produttiva
disponibile.
La curva di OA una linea verticale quando si
produce a livello di pieno impiego.
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256

Per Keynes comunque la piena occupazione, e quindi la


curva di OA verticale, uneccezione. Il lungo periodo
visto come la somma di periodi brevi.Ogni periodo
breve.
Per Keynes nel lungo periodo si ha un aumento del PIL.
Infatti, il PIL del 1970 maggiore del PIL del 1950; il PIL
del 2000 pi alto del PIL del 1970.Ma ci sono sempre
disoccupazione e risorse produttive inutilizzate. Si ha
sempre un equilibrio di sottoccupazione.
Per i classici, invece, la normalit, anche nel breve
periodo, lequilibrio di piena occupazione.
Nel breve periodo quindi il PIL, o OA:
- per i classici non dipende
dal prezzo.
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- per Keynes dipende dal livello dei prezzi.

257

-Livello naturale di produzione


-O livello potenziale del PIL
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-O livello di pieno impiego

258

La curva di OA, sia verticale che con pendenza


positiva, si sposta se variano:
La forza lavoro (N) se aumenta, la curva si sposta a
destra.
Il capitale: Se aumenta lo stock di capitale fisico (I) o il
capitale umano (N laureati o specializzati), aumenta
la produttivit e aumenta Q. La curva si sposta a
destra.
Le risorse naturali (terra, clima, materie prime):
laumento fa spostare la curva a destra.
Le conoscenze tecnologiche: una importante causa
che influenza lOA. Grazie alle invenzioni di nuovi
prodotti e processi produttivi la produzione pu
aumentare.

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259

Altri Eventi:
Es, lapertura agli scambi internazionali che,
permettendo una specializzazione
internazionale del lavoro (che riduce i costi di
produzione) e usufruendo di un mercato
internazionale pi vasto, fa aumentare la
produzione mondiale.
In un singolo paese la parte di beni importati
(M) fa aumentare le risorse disponibili, cio
lOA.
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260

La curva di OA di breve periodo.


Modello Keynesiano
Nel breve periodo (2-3 anni) la curva di OA ha pendenza
positiva, cio lofferta influenzata da P, che un
livello di prezzi atteso..
Ad un prezzo pi alto le imprese sono disposte a offrire
di pi. E ci perch nel breve periodo sono dati il
livello della domanda, i salari (w), la produttivit del
lavoro (), gli altri costi e le altre condizioni.

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261

Equilibrio macroeconomico
Si ha dallincontro tra DA e OA.

Se il prezzo fosse 200 si avrebbe una domanda inferiore


allofferta. Le imprese ridurrebbero la quantit prodotta
e i prezzi fino a raggiungere di nuovo lequilibrio E.
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262

Se nel breve periodo allaumentare di P aumenta Q,


nel lungo periodo gli altri fattori possono variare.
Es. ogni tre anni quando vengono negoziati i contratti
di lavoro, i salari aumentano se i prezzi sono
aumentati.
Fino ad allora lOA aumenta allaumentare dei prezzi
attesi.
Nel momento in cui aumentano i salari, le imprese
aumentano ulteriormente i prezzi per coprire i
maggiori costi, ma aumentano anche la produzione
perch (siamo gi nel medio-lungo periodo) la
domanda aumenta, ci sono aumenti di capitali e di
forza lavoro, o una politica monetaria e fiscale
espansiva.
Nel lungo periodo la curva di domanda e offerta si
sposta verso lalto, fissando prezzi e produzione pi
elevati.
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263

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264

La funzione del consumo


uninnovazione Keynesiana

Il consumo (C) stato considerato da Keynes una


componente importante nella determinazione della
domanda effettiva, in quanto pi stabile rispetto agli I,
perch si basa sulla legge di decrescenza della
propensione marginale al consumo (c).
La PMC decresce allaumentare del reddito.
Propensione marginale al consumo misura di quanto
varia il consumo al variare di 1 euro di reddito.
c ha un valore compreso fra 0 e 1
0<c<1 .
C
c=
Y
Essa pi alta tra i percettori di redditi pi bassi, e
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265
viceversa.

Da cosa dipende il Consumo?


Esso dipende dal reddito disponibile (RD): reddito
percepito meno le tasse (T).
Reddito e consumo hanno un trade-off positivo.
Il consumo aumenta in maniera meno che
proporzionale allaumento del reddito
Esiste una parte di consumo indipendente dal reddito
(C0) che chiameremo consumo autonomo.
Funzione del consumo

C = C 0 + cY
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266

Graficamente:

http://unict.myblog.it

267

Allinterno di questa funzione del consumo


vi la spesa per lacquisto di diversi beni e
il comportamento dei singoli consumatori.
Lo statistico Engel ha osservato che
regolarmente si verifica che allaumentare
del reddito aumenta la spesa per il
consumo di un bene (bene normale) e
diminuisce quella di un altro bene(bene
inferiore).
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268

Per la presenza di C0 la curva non parte mai dallorigine.


La pendenza della curva dipende dalla propensione
marginale al consumo.
Es.
Y=100
c=0,8
C=100 x 0,8 =80

Y=200

c=0,7

C=200 x 0,7 =140

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269

La funzione del risparmio


Per Keynes il risparmio un valore residuo.

Y =C+R

R =Y C

Propensione marginale al Risparmio (PMR), r


o
R
r = 1 c

r=

La PMR crescente allaumentare del reddito.


La funzione del risparmio

R = rY

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270

Graficamente:
Funzione del risparmio

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271

La funzione del risparmio una curva


crescente. Essa aumenta in maniera pi che
proporzionale allaumento del reddito in quanto
la PMR aumenta in conseguenza del fatto che
la PMC diminuisce allaumentare del reddito.
ES.
Reddito

PMC

Consumo

PMR

Risparmio

100

0,8

80

0,2

20

200

0,7

140

0,3

60

300

0,6

180

0,4

120

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272

Il concetto di propensione marginale, al consumo e al


risparmio, molto importante in macroeconomia per la
politica economica.
Il livello del Consumo nazionale importante perch
influenza gli Investimenti e loccupazione.
Il livello del risparmio nazionale importante perch
rappresenta la risorsa che finanzia gli Investimenti.
Il Governo pu pilotare il livello di C e di R con una
politica fiscale.
Se vuole aumentare il C aumenta il RD dei percettori
dei redditi bassi. (che hanno c pi alta)
Se vuole aumentare il R aumenta il RD dei percettori
dei redditi alti. (che hanno r pi alta)
Keynes fa dipendere C ed R dal Reddito
I classici fanno dipendere
R dal tasso di interesse 273
(i)
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Alla fine del secondo conflitto bellico le statistiche sul


consumo riferite a serie storiche di lungo periodo,
hanno mostrato che la PMC non era decrescente,
ma stabile e a volte crescente rispetto al reddito.
Levidenza empirica port molti economisti a
formulare delle teorie che abbandonano il reddito
corrente per spiegare queste tendenze.
 La teoria del reddito relativo di Duesenberry (effetto
di dimostrazione o di imitazione).
Parte dallipotesi che il Consumo dipende non solo
dal livello assoluto del reddito, ma anche dal reddito
relativo, cio relativo al reddito delle altre famiglie.
Se gli altri hanno un Reddito e un Consumo pi alti
si cerca di imitarne ihttp://unict.myblog.it
consumi.
274

La teoria del ciclo vitale del consumo e del


risparmio di F. Modigliani.
Gli individui programmano le proprie decisioni di
consumo e di Risparmio in modo da garantirsi un
livello di Consumo soddisfacente e uniforme per tutto
larco della vita. Durante let lavorativa si avr una
PMC rispetto al reddito pi bassa, mentre durante let
pensionabile si avr una PMC rispetto alla pensione
pi alta. Le societ soggette a un rapido
invecchiamento (Italia, Giappone) vedranno un
aumento della PMC e una diminuzione della PMR.
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275

La teoria del reddito permanente di M.


Friedman

Il consumo attuale viene influenzato non solo dal


reddito presente ma anche dal reddito permanente,
o reddito vitale, passato e futuro atteso.
Il reddito passato comprende altri redditi gi esistenti
(affitto di un appartamento)
Il reddito futuro atteso comprende il reddito che si
pensa di percepire in futuro in base allet, alla
capacit professionale, a un eventuale eredit.

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276

Gli Investimenti
Per Investimenti si intende la domanda, e la
corrispettiva spesa, delle imprese per lacquisto di
mezzi di produzione durevoli addizionali, cio in
aggiunta alla capacit produttiva esistente.
Investimenti fissi (macchinari, impianti e attrezzature in
genere)
Investimenti mobili (mezzi di trasporto, computer)
Nel settore turistico non c ununica impresa che
investe in turismo, ma tante imprese in settori diversi:
277
ristorazione, trasporto,http://unict.myblog.it
agenzie di viaggio.

Laumento della capacit produttiva pu


assumere due forme:
1) Aumento di dotazione di beni capitale con
caratteristiche tecniche uguali a quelli gi in
funzione (Investimento estensivo)
2) Sostituzione di vecchi beni capitali con beni
che incorporano un progresso tecnico
(Investimento intensivo)

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278

Gli I hanno un duplice ruolo:


1) Nel breve periodo contribuiscono allaumento
della produzione e del PIL, influendo sui cicli
economici
2) Nel lungo periodo contribuiscono alla crescita
economica, cio a un continuo aumento del
PIL negli anni, cio allaccumulazione di
capitale
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279

Investimenti privati (che comprendono anche le


scorte) sono quelli effettuati dai soggetti economici
privati. Comprendono anche gli I nel settore turistico.
Investimenti pubblici sono effettuati dai soggetti
economici pubblici. Li troviamo nella componente G
(spesa pubblica) della domanda aggregata (insieme ai
consumi pubblici). Comprendono anche gli I pubblici
nel settore turistico.
Investimenti esteri sono effettuati da cittadini Italiani
allestero o da cittadini esteri in Italia. Li troviamo nel
saldo della BP. Nella nostra equazione di equilibrio, i
primi riducono gli investimenti privati I e il PIL, i
280
secondi li aumentano.http://unict.myblog.it

Da che cosa dipendono gli investimenti?


Dal profitto, cio dalla comparazione tra costi e ricavi.

Costi (tasso di interesse)


Ricavi (C)
Aspettative di vendita e di profitto

I costi si conoscono. Sono il prezzo di acquisto dei


beni capitale. Essi vengono equiparati al tasso di
interesse (i), che il costo del capitale investito, sia
preso a prestito che proprio (costo-opportunit). I costi
sono valori attuali.
I ricavi. Pi problematica la conoscenza dei
http://unict.myblog.it
281
rendimenti futuri, o rendimenti
attesi.

Per rendere comparabili costi attuali e rendimenti


futuri la matematica finanziaria ci aiuta a trasformare
in valore attuale i rendimenti futuri.
Keynes definisce Efficienza Marginale
dellInvestimento (EMI) il rendimento percentuale (di 1
euro) dellinvestimento (r), cio quanto rende 1 euro di
investimento in pi, cos come i rappresenta il costo
percentuale di 1 euro preso in prestito.
Linvestimento conviene quando ri
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282

Nelle decisioni di Investimento, oltre alla


comparazione tra costi e ricavi, che un calcolo
matematico, influiscono anche le aspettative,
cio quellelemento di incertezza che rende gli I
la componente pi instabile della domanda
aggregata e i maggiori responsabili dei cicli
economici.
Lincertezza nelle decisioni di investimento
stata sottolineata da Keynes, facendola
dipendere dalla psicologia dellinvestitore
(ottimismo o pessimismo)

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283

Le aspettative dipendono da molti fattori:


Le relazioni industriali (possibilit di usufruire di
lavoro straordinario, di operare pi turni, ecc..)
Landamento dei prezzi
Landamento dei salari
La fiducia nelle istituzioni (se lideologia politica
dominante al governo favorevole allaumento
degli investimenti)
Le-commerce (che pu incrementare le vendite)
Lo stato in cui si trova il sistema economico (se
in uno stato espansivo incoraggia gli
investimenti).
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284

Essendo la nostra unanalisi di breve periodo, dove le


aspettative e i consumi ( la domanda) si considerano
immutati, concludiamo che gli Investimenti dipendono
dal tasso di interesse (strumento di politica
economica).
I = f(i)
Graficamente Funzione degli I o curva di domanda di I

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285

Un aumento pi elevato del PIL o leuforia delle


vendite con le-commerce traspone la curva di
domanda di investimenti a destra, mentre un
aumento delle imposte la traspone a sinistra.
Anche il rapporto tra rendimento degli
investimenti (r) e Investimenti un rapporto
negativo, anche se potrebbe sembrare il
contrario.
Ci perch man mano che aumentano gli
investimenti, r decresce, in quanto laumento
della domanda di beni capitale ne fa aumentare
il prezzo, i, allargando la forbice tra r ed i,
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286
riducendo i ricavi.

Graficamente:

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287

Il moltiplicatore della spesa autonoma:


I-G
Il modello Keynesiano del moltiplicatore il modello
pi semplice per determinare il Reddito di breve
periodo.
Ogni aumento autonomo di I, G, ha leffetto di
aumentare il PIL in maniera moltiplicata.
Questo effetto importante per G quale strumento
di politica economica utilizzato per stabilizzare
leconomia. Sono dati altri elementi importanti:
prezzi, salari, politica http://unict.myblog.it
monetaria, ecc..
288

Il moltiplicatore degli I
Il modello semplificato della determinazione del
reddito.
Sappiamo che:

Y =C+I

Y = cY + I

Y cY = I

C = cY

Y (1 c) = I
1
Y=
I
1 c

1
1 c

1
PMR =
moltiplicatore. E il reciproco della
r
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289

Il moltiplicatore degli I
Il modello semplificato della determinazione del
reddito.
Sappiamo che:

Y =C+I

Y = cY + I

Y cY = I

C = cY

Y (1 c) = I
1
Y=
I
1 c

1
1 c

1
PMR =
moltiplicatore. E il reciproco della
r
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290

Quale sar leffetto di una variazione autonoma di I sul


reddito?
Sar:

y = 100
Es. Se
C = 80

1
Y =
I
1 c

I = 20
c = 0,8
Es. se I = 10. Il primo effetto sar diretto e immediato
y =C+I
equazione di equilibrio, dove
R=I (condizione di equilibrio)
100 = 80 + 20
I = 10
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291
110 = 80 + 30

Laumento di I inoltre mette in moto un


meccanismo moltiplicativo, per cui alla fine y
sar maggiore di I. E sar tanto maggiore
quanto maggiore sar c.
Applicando la formula
1

Y =

1 c

lincremento di reddito del nostro esempio sar


pari a:

1
Y =
10
1 0,8

Y = 50

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292

Meccanismo moltiplicativo
Consumi
Investimenti
Risparmio

Reddito
100

80

20

110

80

30

118

88

30

124,4

94,4

30

1,6

128,72

98,72

30

1,08

150

Gli aumenti di C
tendono via via
allo zero
=
120
+

30

10

R = 10 = I

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293

Durante tutti gli anni in cui in atto il


meccanismo moltiplicativo il sistema non
in equilibrio, in quanto si ha I>R.
Infatti: I=10 R=2 R=1,6
Il nuovo equilibrio vedr un reddito pi
alto, una maggiore produzione, una
maggiore occupazione, un maggiore
risparmio e un maggiore consumo.
Economia in fase di crescita.
Il nuovo equilibrio si ristabilisce attraverso
variazioni del reddito.
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294

Graficamente:

Larea tratteggiata ci indica


che
I>R
e
che
la
domanda
>
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295
offerta.

Infatti, nel momento in cui aumentano gli I si ha che


I > Y -C
(30) (100-80)
Se aggiungiamo C al I e al II membro:

C + I > Y C/ + C/

C + I >Y
Domanda >offerta
Y, cio il PIL, tende ad aumentare per laumento
iniziale di I e degli aumenti successivi di C, fino
alluguaglianza con la domanda.
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296

Il paradosso della parsimonia


In microeconomia pi si consuma pi diminuisce
il reddito.
In macroeconomia, paradossalmente, pi si
consuma pi aumenta il reddito.
Infatti, pi alta c nella formula del moltiplicatore
pi alto sar il reddito. Pi alto sar il reddito pi
alti saranno i Consumi e pi alto il risparmio.
Keynes rovescia cos la logica degli economisti
classici, secondo i quali prima si risparmia e poi
si investe. Per Keynes prima si investe e poi si
risparmia.
Per i classici R (i)
per Keynes R (Y)
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297

La spesa pubblica G
G una componente autonoma della DA. Il livello di
G dipende dalle decisioni politiche, che vengono
prese in base agli obiettivi macroeconomici che si
vogliono raggiungere.
Lagente economico pubblico il
Settore pubblico = PA + Aziende autonome
Centrale
Monopoli
Locale
(prima della privatizzazione
Enti previdenziali
SIP -Poste Ferrovie)
La PA ha una duplice veste: contemporaneamente
offre servizi che non sono venduti sul mercato e
domanda beni di consumo
e beni di investimento. 298
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La spesa pubblica viene utilizzata, cio si distingue in:


Spesa pubblica in beni e servizi

Trasferimenti

(d luogo alla creazione di


beni e servizi)
(G)
Cg
(stipendi
dipendenti
pubblici,
acquisto beni:
alimentari e
divise militari,
ecc)

Sono trasferimenti
monetari unilaterali e a
Ig
scopo
sociale
(costruzione
(pensioni, sussidi di
di strade,
disoccupazione,
ospedali,
scuole, ecc.) contributi alle imprese,
interessi sul debito
pubblico, ecc.)
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299

Alla formazione del PIL contribuisce solo G e non i


trasferimenti. Il bilancio pubblico ufficiale tiene conto
invece di G e dei Trasferimenti in quanto il bilancio
statale contabilizza tutte le entrate e tutte le spese.

La PA si finanzia principalmente con le entrate fiscali


Entrate
tributarie

Imposte dirette
Imposte indirette
Contributi sociali obbligatori
Entrate
fiscali
Redditi da capitali
Entrate
Vendita di beni e servizi
extratributarie http://unict.myblog.it
Altre entrate
300

La parte pi cospicua sono le entrate tributarie.


Se dalle entrate fiscali totali togliamo i
trasferimenti che la PA paga ai cittadini otteniamo
limposizione fiscale netta (T).
G e T sono due strumenti di politica fiscale
Se G>T abbiamo un indebitamento netto o
disavanzo pubblico che pu essere finanziato o
con lemissione di nuova moneta (aumento di
offerta di moneta) o attraverso lemissione di titoli
pubblici acquistati da privati, o attraverso
lapertura di un credito presso la Banca dItalia.
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301

Il ruolo della politica fiscale


quello di essere anticiclica, cio di stabilizzazione
dei fondamentali delleconomia (reddito,
occupazione, inflazione) quando gli I non ci riescono.
Nel breve periodo la politica di stabilizzazione pi
appropriata sarebbe la politica monetaria, mentre la
politica fiscale lo sarebbe nel lungo periodo.
Nel breve periodo la politica fiscale pu avere degli
effetti indesiderati:

Ritardi per i tempi delliter legislativo di una proposta


di legge

Se per il finanziamento di G aumentano T si


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302
penalizzano i C e le imprese aumentano i prezzi

Se per il finanziamento di G si emettono titoli


pubblici, il tasso di interesse pu aumentare
creando un effetto spiazzamento degli I, e
una riduzione delle esportazioni (attira capitali
dallestero, aumenta la domanda di Euro, che
si apprezza, e aumenta il cambio), oltre che
scoraggiare il turismo.
Aumenta il rapporto Debito pubblico/PIL per i
pi alti interessi.
Laumento di G ha leffetto positivo di aumentare la
DA e il PIL.
I problemi che sorgono sono problemi di scelta: se
aumentare Cg o gli Ig. Pi problematica la
scelta quando si effettua una politica fiscale
restrittiva, in quanto i tagli alla spesa toccano
interessi specifici.
La politica monetariahttp://unict.myblog.it
invece pi impersonale e 303
pi imparziale.

Moltiplicatore della spesa pubblica


La teoria del moltiplicatore si applica anche a G, nel
senso che un aumento di G si traduce in un aumento
del reddito:
Direttamente
Indirettamente e con effetti moltiplicativi secondo la
formula del moltiplicatore della spesa pubblica

1
y =
G
1 c
Essendo G finanziata da T (prelievo fiscale), ogni
aumento di G comporta un aumento di T.
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304

Anche T influisce sul livello del reddito, ma il trade-off


tra Y e T negativo, in quanto un aumento di T riduce
il RD, e quindi i C, e quindi I.
Anche il prelievo fiscale mette in moto il moltiplicatore,
ma in chiave recessiva.
Leffetto moltiplicativo recessivo di T per inferiore
alleffetto moltiplicativo espansivo di G
Il moltiplicatore di G

1
1 c

Il moltiplicatore di T

c
1 c

Ha un valore inferiore a
1
1 c
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305

Es. se

c = 0,8
1
Molt. di G =
=5
1 0,8

0,8
Molt. di T =
=4
1-0,8

Ci significa che un aumento di G di 100 Euro fa


aumentare il reddito di 500 Euro (PCM=0,8).
Un aumento di T di 100 Euro riduce Y di 400 Euro.
Ci perch se non ci fosse stato T i 100 Euro non
avrebbero contribuito alla formazione del PIL
interamente, ma solo per 80 (100 Euro x 0,8)
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306

Concludendo: laumento di pari importo di T e G


ha leffetto di aumentare il PIL.
Questo risultato prende il nome di teorema del
bilancio in pareggio o teorema di Haavelmo.

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307

La determinazione del reddito di equilibrio mediante


R=I
questa una condizione di equilibrio. Algebricamente
abbiamo:
y=C+I
y-C=I
R=I
R
Per keynes R(y) e I(i) per cui prima si investe e poi si
risparmia
Per i classici R(i) e I(i) per cui prima si risparmia e poi
si investe
Nella realt le decisioni dei risparmiatori e degli
imprenditori non sempre coincidono.
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308

Se R>I il sistema non in equilibrio. Questa


imperfezione del mercato verr corretta
attraverso una politica monetaria espansiva
(riduzione di i), che fa aumentare I e attraverso il
moltiplicatore anche R, fino allequilibrio.
Per Keynes lequilibrio si raggiunge attraverso
una variazione del reddito. Per i classici
attraverso la variazione di i, che si riduce
automaticamente nel mercato della moneta.

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309

Graficamente riprendiamo la funzione del


risparmio

Nel punto E di equilibrio il R desiderato o previsto dalle famiglie


uguale agli I desiderati o previsti dalle imprese. M il reddito di
equilibrio. Nel modello del moltiplicatore la quantit M il PIL che
si ha prima di I. Se I aumentano a I si ha I>R. Si mette in moto il
moltiplicatore fino a produrre C. Nuovo equilibrio nel punto A.
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310

(C+I)

La determinazione del reddito di equilibrio


mediante i C e gli I
Sistema in equilibrio Y=C+I
Graficamente riprendiamo la funzione del consumo

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311

In tutti i punti della bisettrice degli assi (linea a


45) Y=C+I.
Lequilibrio si ha nel punto E (spesa totale o
domanda aggregata uguale a PIL o offerta
globale).
Nei punti a sinistra di E la domanda maggiore
dellofferta.
Nei punti a destra di E la domanda inferiore
allofferta.
In queste situazioni di disequilibrio si mettono in
moto le forze o spontaneamente (le imprese
aumentano o diminuiscono la produzione e
loccupazione) o stimolate dallintervento
pubblico per spingere verso lequilibrio.
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312

Il mercato dei titoli


in questo mercato che si forma il tasso di interesse
(i). i dipende dalla domanda e dallofferta di titoli, sia
privati (obbligazioni) che pubblici (BOT,CCT).
Per semplicit consideriamo un unico mercato dei
titoli.
Chi ha bisogno di finanziamento emette titoli, diventa
debitore e paga un interesse sul suo debito.
Il titolo ha:
Un valore nominale (es. 100 Euro)
Un prezzo di mercato (es. 90 Euro)
Un rendimento (i)
(100-90=10)
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313

Il prezzo di mercato dipende dalla domanda e dallofferta


di titoli.
Se la domanda di titoli aumenta, aumenta il prezzo e si
riduce i, e viceversa.
Se lofferta dei titoli aumenta, diminuisce il prezzo dei
titoli e aumenta i, e viceversa.
Il prezzo dei titoli e il tasso di interesse riflettono la
domanda e lofferta di titoli e la domanda e lofferta di
moneta.
Questo mercato per nasconde la trappola degli
speculatori. La domanda e lofferta di titoli non riflette
la domanda di investimento finanziario per avere un
rendimento e lofferta per esigenze di finanziamento,
ma spesso gli acquisti e le vendite di titoli avvengono
per motivi speculativi. Per cui molti scambi di titoli
avvengono con i titoli vecchi e non solo con quelli di
nuova emissione.
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314

I tassi di interesse di cui abbiamo parlato sono


quelli nominali o monetari, ma, se c inflazione
quel rendimento ci da un potere dacquisto pi
basso. In periodi di inflazione il tasso di interesse
nominale va corretto con i tassi di interesse reali,
che si ottengono sottraendo da quelli nominali il
tasso di inflazione. Es.
Tasso di interesse - Tasso di =Tasso di interesse
nominale (i)
inflazione reale (r)
6%
2%
4%
Il mercato dei titoli strettamente collegato con il
mercato della moneta. La teoria monetaria mette
in relazione domanda e offerta di moneta e tasso
di interesse.
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315

La moneta
PIL, C, I, G vengono espressi in moneta.
La moneta si pu definire linsieme di valori, o gli
strumenti, che vengono utilizzati dagli individui per
acquistare beni e servizi.
Le principali funzioni della moneta sono tre:
1. Intermediaria degli scambi: il mezzo di pagamento
comunemente accettato. Essa elimina gli
inconvenienti del baratto (non coincidenza dei
bisogni, indivisibilit dei beni). La moneta
facilmente divisibile, trasferibile, non deteriorabile,
riconoscibile e soprattutto accettata da tutti. Un
sistema economico in cui gli scambi avvengono beni
contro moneta detto economia monetaria. La
moneta d un potere dacquisto a chi la possiede.
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316

2. La moneta una unit di conto, cio la


misura del valore di un bene. Un bene cio si
misura in prezzi monetari. Lunit di valore in
cui si esprime la moneta (1 Euro, 1 dollaro)
varia da paese a paese. Inoltre il valore di un
bene varia da un periodo allaltro. La moneta
allora una unit di misura relativa e non
assoluta. Ci vuol dire che il valore reale di un
bene varia in paesi e in tempi diversi.

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317

3. Ha la funzione di riserva di valore, cio un potere


dacquisto che si conserva nel tempo. In questo
senso la moneta unattivit finanziaria, come lo
sono i titoli. Moneta e titoli sono attivit finanziarie in
quanto entrambi rappresentano un debito per un
operatore economico e un credito per un altro.
Chi emette titoli un debitore (lo Stato, una
societ), chi possiede titoli un creditore.
Chi emette moneta (la BCE) un debitore, chi la
possiede un creditore (come risulta dalla
banconota pagabile a vista al portatore, cio
pagabile in termini di beni che si acquistano). Ogni
biglietto rappresenta un credito (attivit
finanziaria) per chi lo detiene e un debito per la
BCE, debito nel senso che autorizza, attraverso il
corso legale o forzoso ad essere accettato nei
pagamenti.
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318

A differenza dei titoli, la moneta unattivit


finanziaria infruttifera, ma ha il vantaggio della
liquidit, cio la capacit di essere spesa senza
ritardi e senza costi. In questo senso si dice che
linteresse il compenso per la rinuncia alla
liquidit. Se si preferisce la liquidit, il costo in
termini di interesse a cui si rinuncia.
Le forme delle moneta.
La moneta pu avere un valore intrinseco e allora
detta moneta-merce. In passato la monetamerce. In passato era rappresentata da moneta
doro o dargento. La moneta priva di valore
intrinseco, come la carta moneta, detta
moneta cartacea o moneta-segno. Il suo valore
dato perch ha corso legale o corso forzoso,
cio viene accettato come mezzo di pagamento
per decreto legge.
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319

Il comportamento dei soggetti economici che


detengono moneta molto importante in un
sistema economico.
I soggetti economici possono decidere di:
Tenere moneta liquida (domanda di moneta)
Spenderla in beni di consumo (C)
Risparmiarla (depositarla in banca)
Acquistare attivit patrimoniali (case, terreni)
Acquistare attivit finanziarie (titoli)
Influenzano le componenti della domanda e quindi il
livello del PIL. Comunque la politica monetaria ha il
compito di regolare il comportamento dei soggetti
economici privati attraverso il controllo dellofferta di
moneta, cio della moneta in circolazione.
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320

Cosa intendiamo per moneta in


circolazione
Mentre tutti gli economisti sono daccordo sulle tre
funzioni che deve adempiere la moneta, non tutti
sono daccordo su quali attivit sono da
considerarsi moneta.
Per i neoclassici e i monetaristi la moneta
quella che svolge solo la funzione di mezzo di
pagamento. In questo modo la moneta serve per
determinare il livello generale dei prezzi (aspetto
monetario) ma non influenza laspetto reale
delleconomia. Un aumento di moneta in
circolazione aumenta la domanda di beni e i
relativi prezzi.
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321

Per gli economisti di ispirazione keynesiana deve


considerarsi moneta quella che svolge le funzioni di
mezzo di pagamento e di riserva di valore, in
particolare mettendo laccento sullacquisto di titoli. Un
aumento della moneta in circolazione si riversa sul
mercato dei titoli, facendone aumentare il prezzo e
diminuire il tasso di interesse, e per questa via
aumentare gli I. La moneta cio influenza laspetto
reale delleconomia.
Considerando le due funzioni della moneta i Keynesiani
annullano la differenza tra attivit monetarie e attivit
finanziarie. Considerano moneta sia la moneta in
senso stretto (monete metalliche, biglietti cartacei e
assegni di c/c), sia i titoli a breve scadenza (1 anno) o
a lunga scadenza ma prossimi alla scadenza, o
comunque trasformabili in breve tempo in contanti.
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322

La banca dItalia dal 1991 adotta le seguenti definizioni


di moneta, che si uniformano a quelle europee:

M1
(liquidit primaria
con funzione di
mezzo di
pagamento)

Circolante (C) o valuta:


banconote e moneta metallica
Depositi in c/c bancari e postali
Vaglia cambiari e assegni circolari
Depositi presso il Tesoro

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323

M2
(con funzione di riserva di
valore ma convertibile
velocemente e senza
perdita di valore

M1
Depositi a risparmio
bancari e postali
Certificati di deposito
bancari (titoli emessi
dalle banche)
Fondi comuni di
investimento
Raccolta bancaria
pronto contro termini
(lo steso cliente vende
titoli a pronti e li
riacquista a termine)

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324

M3

M2
BOT, CCT (detenuti dal
pubblico non bancario)
Buoni fruttiferi postali
Depositi presso filiali di
banche italiane allestero
Accettazioni bancarie
(cambiali emesse da un
cliente di una banca che
firma per accettazione
e diventa lobbligato
principale fra tutte le
girate
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325

Questi aggregati monetari (M1, M2, M3)


costituiscono lo stock di moneta, cio la
ricchezza monetaria di un paese.
La definizione di moneta fa riferimento alle tre
funzioni che essa svolge. Esse sono svolte dalla
moneta legale ma anche dalla moneta bancaria,
costituita da passivit del sistema bancario.

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326

Come viene creata la moneta


bancaria?
La banca, intermediaria del risparmio, da un lato
raccoglie risparmio e dallaltro lo da in prestito,
generalmente alle imprese per gli I.
Nella raccolta la Banca debitrice e paga un interesse.
Fin qui la moneta in circolazione uguale alla moneta
legale che stata emessa (parte detenuta dal
pubblico e parte depositata).
Nel momento in cui la banca d in prestito alle imprese il
risparmio raccolto, diventando creditrice e ricevendo
un interesse, scatta il meccanismo di creazione della
moneta bancaria.
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327

Es. (in assenza di riserve bancarie)


Prelevati
400
Prelevati 200

Raccolta
risparmio
Euro 1000
Depositati e
dati in
prestito 600

Prelevati 100

Depositati e dati
in prestito 400

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Depositati e
dati in
328
prestito 300

La banca ha creato moneta bancaria, cio ha creato


una ulteriore offerta di moneta pari a 1.100 euro
(600+400+300), che si aggiunge alla moneta in
circolazione.
Moneta legale e moneta bancaria formano lofferta
di moneta M1. Lofferta di moneta pertanto
sempre maggiore del circolante.
Nellesempio non abbiamo tenuto conto delle
Riserve bancarie:
Riserva legale, o obbligatoria, che una quota
% dei depositi stabilita dalla B.I.
Riserva volontaria o discrezionale, stabilita
dalla banca.
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329

In presenza di riserva bancaria la possibilit di


creare moneta pi bassa. La riserva
obbligatoria infatti uno strumento di politica
monetaria per il controllo dellofferta di moneta.
La quantit di moneta che un sistema bancario
crea per ogni euro di depositi detto
moltiplicatore monetario. Esso dipende dal tasso
% di riserva legale, o coefficiente di riserva
obbligatoria (R).
Se per es. il tasso di riserva obbligatoria del 10%
significa che le banche devono versare alla BI il
10% dei depositi. Se la riserva aumenta al 20%,
si riduce la disponibilit delle banche di
effettuare prestiti alle imprese. Si riducono
quindi gli I.
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330

Il mercato monetario
Come qualsiasi mercato formato da domanda e
offerta di moneta. Lincontro tra domanda e
offerta determina il valore della moneta, cio il
prezzo della moneta, il tasso di interesse
nominale e segna lequilibrio del mercato
monetario.
Lofferta di moneta
una variabile decisa dalla Banca centrale e
tenuta sotto controllo. La curva dellofferta di
moneta pertanto verticale. Essa non
influenzata dal tasso di interesse, ma lo
influenza.
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331

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332

La domanda di moneta la quantit di moneta


detenuta dal pubblico (Famiglie, Imprese) sia
sotto forma di circolante che di depositi. Essa
dipende dal tasso di interesse (i) e il trade-off
negativo.

Lequilibrio nel mercato monetario determina il


333
tasso di interesse http://unict.myblog.it

Le determinanti della domanda di moneta:


1. Motivo transattivo: si detiene moneta in attesa di
spenderla per i consumi. La domanda di moneta per
transazione dipende dal livello del reddito, dalle
abitudini di pagamento (contanti o a rate) e dal livello
dei prezzi. Man mano che si acquistano beni
diminuisce la domanda di moneta.
2. Motivo precauzionale: per far fronte a spese
impreviste. Dipende dal reddito.
3. Motivo speculativo (o domanda patrimoniale): la
motivazione pi importante, sottolineata da Keynes,
in quanto questa parte di domanda di moneta che
contribuisce alla determinazione del tasso di
interesse. O, il che la stessa cosa, il tasso di
interesse che determina la domanda di moneta. Vi
una importante relazione inversa tra tasso di
interesse e domanda di moneta. Perch?
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334

Il movente speculativo di chi detiene moneta li


induce ad acquistare titoli e a ridurre la
domanda di moneta. Questo acquisto avviene
quando il prezzo dei titoli basso e il tasso di
interesse alto. Si entra nel meccanismo del
gioco di borsa, della speculazione al rialzo e al
ribasso.
I rialzisti: acquistano quando pensano che
oggi il prezzo dei titoli basso e credono che
salga.
I ribassisti pensano che il prezzo scenda e
vendono titoli.
Se prevalgono i ribassisti si ha un aumento di
domanda di moneta. Ma la vendita dei titoli ne fa
abbassare il prezzo e aumentare il tasso di
interesse. Ricomincia il gioco di borsa.
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335

Come la domanda di moneta, anche lofferta di


moneta influisce sul tasso di interesse. Il
controllo dellofferta di moneta effettuato
dalla Banca dItalia che, in piena autonomia,
pu aumentare o diminuire la moneta in
circolazione, utilizzando diversi strumenti di
politica monetaria, che sono:
1. Il tasso ufficiale di sconto (TUS), che utilizza
per le operazioni di risconto. TUS pi alto se si
vuole attuare una politica monetaria restrittiva.

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336

2. Il razionamento del credito che la BI concede alle


banche. Un credito che serve per finanziare il settore
produttivo, quando il risparmio privato non basta
(rifinanziamento delle aziende di credito).
3. La riserva obbligatoria. La BI aumenta la % di
riserva sui depositi bancari quando vuole attuare
una politica monetaria restrittiva.
4. Le operazioni di mercato aperto, cio la BI acquista
o vende titoli, sia di nuova emissione da parte del
Tesoro (mercato primario) sia quelli gi in
circolazione (mercato secondario). La BI acquista
titoli quando vuole attuare una politica monetaria
espansiva.
5. Il tasso di cambio un altro strumento di politica
monetaria che influisce sullofferta di moneta (canale
estero).
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337

Se si vuole aumentare la moneta in circolazione si


riduce il cambio, es. Euro/dollaro, cio si svaluta
leuro allo scopo di esportare di pi ed avere un
saldo attivo della BP. La valuta estera in
eccesso sar presentata allUIC per essere
cambiata in euro, che aumentano la moneta in
circolazione.
La valuta estera presentata allUIC andr ad
aumentare le Riserve Ufficiali della BI per far
fronte alla domanda di valuta proveniente dai
cittadini (importatori, turisti).
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338

Il meccanismo di trasmissione della moneta ovvero gli


effetti della politica monetaria sulleconomia reale
Lobiettivo principale della BI la stabilit monetaria,
cio il controllo dellinflazione. In presenza di
inflazione la BI attua una politica restrittiva. Cio:
Riduzione dellofferta di moneta (aumento di i)
Si avr:
Riduzione degli I, della produzione,
delloccupazione, dei consumi, del PIL.
Riduzione dellinflazione (P)

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339

Aumento del tasso di cambio (es. euro/$) per i


maggiori investimenti finanziari nel nostro paese,
che domandano euro facendo apprezzare la nostra
moneta.
Riduzione delle esportazioni
Viceversa, se la Banca centrale effettua una politica
espansiva, non essendoci il problema dellinflazione,
si avr un aumento del PIL e un modesto aumento dei
prezzi. C da dire che fin quando vi sono risorse
inutilizzate (capacit produttiva e risorse umane) un
aumento di offerta di moneta provoca un aumento
della domanda e del PIL. Solo quando vi piena
occupazione delle risorse, laumento della domanda fa
aumentare i prezzi, e ci anche perch in piena
occupazione aumentano anche i salari.
Vediamo ora il rapportohttp://unict.myblog.it
tra PIL e tasso di interesse.340

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341

Il rapporto tra PIL e tasso di interesse un rapporto


inverso

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342

Occupazione e disoccupazione
Per i classici il sistema economico sempre in
equilibrio di piena occupazione: si risparmia, si
investe fino a raggiungere il PIL potenziale,
occupando tutte le risorse (lavoro, capacit
produttiva).
Tutta la produzione trova sbocco sul mercato.
Legge degli sbocchi o legge di Say: lofferta crea
la propria domanda. Gli squilibri nei singoli
mercati vengono corretti dalla legge della
domanda e dellofferta, cio dai prezzi.
Nel sistema economico classico non esiste
disoccupazione.
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343

Keynes: la domanda che crea lofferta: il livello di


produzione determinato dalla domanda effettiva.
Anche quando il sistema in equilibrio:
domanda=offerta e R=I un equilibrio di sottooccupazione.
Nel breve periodo loccupazione dipende dal livello della
domanda. Lofferta aggregata dipende dal livello della
domanda
Y=C+I+G+E-M
Se la domanda diminuisce (per una riduzione dellofferta
di moneta, o della propensione marginale al
consumo), diminuiscono gli I, loccupazione, il PIL e
una leggera riduzione dei prezzi. E viceversa.
Per sostenere loccupazione Keynes d importanza
allintervento pubblico per sostenere la DA (aumento
di G e moltiplicatore di G)
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344

Se la domanda aumenta le imprese sono disposte ad


aumentare la produzione e loccupazione. E ci
perch nel breve periodo i salari sono vischiosi, o
rigidi, cio non si adattano immediatamente
allaumento della domanda.
La curva di OA di breve periodo ha pertanto pendenza
positiva: le imprese reagiscono ad un aumento della
domanda aumentando la produzione (e loccupazione)
e i prezzi, a fronte di costi rigidi (soprattutto i salari),
ma anche di prezzi rigidi (costi per limpresa) per
affitto locali, elettricit, acqua, telefono.
Ci si traduce solo in un maggior profitto dellimpresa.
Nel breve periodo un aumento di occupazione
possibile grazie alla vischiosit o rigidit di salari e
prezzi.
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345

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346

Nel lungo periodo laumento della domanda


provoca:
Aumento dei prezzi in generale (dei beni, affitti,
elettricit, ecc..)
Nel rinnovo dei contratti collettivi di lavoro (ogni
tre anni) si avr un aumento dei salari, sia per
ladeguamento allaumento dei prezzi sia per
laccresciuta forza sindacale.
Nel lungo periodo cio aumentano i costi di
produzione, che spingono le imprese ad
aumentare i prezzi, ma non la produzione e
loccupazione (si ha alta occupazione ma
inflazione). La curva di OA di lungo periodo
verticale.
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347

Disoccupazione
Keynesiana per
carenza di domanda
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Tasso naturale

Disoccupazione
strutturale

di disoccupazione

348

Nel lungo periodo, nel punto B, la disoccupazione per


carenza di domanda stata eliminata. Ma ci non
significa che non esiste altra disoccupazione, che
chiameremo strutturale. Il tasso di disoccupazione
esistente nel punto B detto tasso naturale di
disoccupazione. Esso dipende dalle imperfezioni del
mercato. Le statistiche mostrano che anche nei
periodi in cui il PIL reale alto la disoccupazione
inevitabile proprio per la frammentazione del mercato
del lavoro:
Squilibrio di qualificazione: esiste domanda di lavoro
qualificato e pochi lavoratori qualificati, che trovano
lavoro, mentre gli altri, non qualificati, restano
disoccupati.
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349

Squilibri settoriali: vi sono posti di lavoro vacanti


in dati settori e non ci sono lavoratori disponibili
per quei settori.
Squilibri territoriali: ci sono posti di lavoro al nord
e disoccupati al sud.
Nel punto B c disoccupazione per le imperfezioni
di mercato ma le imprese hanno ancora
capacit produttiva fino al punto C Dal punto C
in poi la capacit produttiva pu aumentare se ci
sar progresso tecnico (che permette la
produzione di nuovi prodotti o nuovi processi
produttivi e la riduzione dei costi) o un aumento
della popolazione lavorativa.
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350

La disoccupazione pu essere:
Frizionale: data dal normale processo di ricerca di
un posto di lavoro (3-4-5 mesi). Si pu risolvere con
misure volte a far incontrare domanda e offerta di
lavoro (Agenzie per il lavoro, Internet)
Ciclica: dipende dallandamento congiunturale
delleconomia (cicli economici). quindi legata
allandamento del PIL e della produzione. Si ha
durante le fasi di recessione e di depressione quando
DA<OA. Si pu risolvere con una politica economica
espansiva.
Strutturale: dipende dalle caratteristiche strutturali
delleconomia, che porta alla non coincidenza tra
domanda e offerta di lavoro: squilibri territoriali,
settoriali, di qualificazione. Si pu risolvere, se si
risolve, nel lungo periodo.
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351

La disoccupazione pu essere:
Volontaria: riguarda quella parte di
lavoratori che, pur trovando un posto di
lavoro lo rifiutano perch ritengono basso
il salario di equilibrio del mercato. La teoria
della disoccupazione volontaria non si
concilia con la teoria classica, dove i salari
flessibili non eliminano la disoccupazione
volontaria.
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352

Graficamente:

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353

Involontaria: riguarda quei lavoratori che,


pur accettando il salario di equilibrio del
mercato, non trovano occupazione. Ci
dipende dalla rigidit dei salari che, di
fronte alla disoccupazione stranamente
non si riducono. Di fronte alla
disoccupazione le imprese preferiscono
mantenere rigidi i salari a T** e pretendere
una maggiore selezione nellassunzione.
Inoltre, i sindacati, fissati i salari nei
contratti collettivi, difficilmente chiedono
una riduzione dei salari.
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354

Graficamente:

Cio, le imprese preferiscono tenere pi alti i salari a T e avere meno


lavoratori (J H), ma pi specializzati, anzich abbassare i salari a T e
assumere pi lavoratori (J G) e spostare la curva D a destra fino ad
incrociare la curva di O nel punto
G. Per cui HG disoccupazione
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355
involontaria.

Legge di Okun
Abbiamo visto che c un legame tra mercato dei
beni e mercato del lavoro: quando il PIL effettivo
aumenta la disoccupazione diminuisce (ciclica di
breve periodo).
Okun, analizzando questo legame ha formulato la
legge secondo la quale ogni aumento del PIL
reale di 2 punti percentuali riduce la
disoccupazione di 1 punto percentuale.

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356

Indicatori del mercato del lavoro

frizionali
N disoccupati
Tasso naturale
strutturali
=
100
occupati
di disoccupazione
Forza lavoro
disoccupati
frizionali
ciclici
N disoccupat i
struttural i
tasso di disoccupaz ione =
100
occupati
Forza lavoro
disoccupat i 357
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N occupati
tasso di occupazion e =
100
Forza lavoro
Forza lavoro
tasso di attivit =
100
Popolazion e totale
I disoccupati sono coloro che cercano lavoro. Non sono
quindi disoccupati gli studenti, i pensionati, le
casalinghe.
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358

Indici dei prezzi e inflazione


calcolati dallISTAT
Gli indici dei prezzi sono una misura del costo
della vita, cio una misura del livello medio dei
prezzi e servono per misurare linflazione.
Linflazione laumento generale e continuo dei
prezzi
Il tasso di inflazione, espresso in percentuale,
misura la velocit di variazione del livello
generale dei prezzi. Pu ottenersi utilizzando
lIPC o il deflatore implicito del PIL.
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359

Indice dei prezzi al consumo (IPC)


Misura il costo per lacquisto di un determinato paniere
standard composto da circa un migliaio di beni e
servizi rappresentativi di tutti i consumi nazionali.
Il paniere va revisionato periodicamente.
Le principali classi di consumo, in ordine di importanza
decrescente sono: lalimentazione, i trasporti e le
telecomunicazioni, il vestiario, le calzature,
larredamento, la ricreazione e la cultura, labitazione
e lenergia, i servizi sanitari.
Allinterno di ogni classe ogni bene e servizio viene
ponderato in base al peso
che hanno sui consumi.360
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Calcolo dellIPC
Si sceglie un anno base (il 2000) assegnando al prezzo
di ciascun bene e servizio il prezzo di 100.
Nel 2000 i consumi sono stati ripartiti, per semplicit, in
tre beni:
il 20% generi alimentari
il 50% acquisto casa
il 30% cure mediche
IPC del 2000, anno base, 100, ottenuto sommando
qxp di ciascun bene e servizio.
[qxp]+[qxp]+[qxp]
[0,20x100]+[0,50x100]+[0,30x100]
20
+
50 +
30 = 100
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361

Per calcolare lIPC del 2001 dobbiamo osservare


laumento dei prezzi di ogni bene. Supponiamo che:
Il prezzo dei generi alimentari aumentato del 2%
passando da 100 a 102
Il prezzo delle case aumentato del 6% passando da
100 a 106
Il prezzo delle cure mediche aumentato del 10%
passando da 100 a 110
LIPC del 2002 si calcola sommando i prodotti delle
stesse quantit per il nuovo prezzo:
(q x p)+(q x p)+(q x p)
(0,20 x 102)+(0,50 x 106)+(0,30 x 110)=106,4 IPC2001
Il tasso di inflazione del 2001 rispetto al 2000 6,4%.
Oppure: (0,20x2)+(0,50x6)+(0,30x10)http://unict.myblog.it
0,40+3+3= 6,4

362

Oppure in formula:

q p

IPC =
q p
0

100

106,4
IPC =
100 = 106,4
100
106 ,4 100 = 6 ,4 (tasso di inflazione)
Oppure: tasso di =
inflazione del 2001

IPC2001 IPC2000
100
IPC2000
106,4 100
100 = 6,4
100
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363

Deflatore del PIL


Deflatore PIL2001 Deflatore PIL2000
tasso di inflazione =
100
Deflatore PIL2000

Indice dei prezzi allingrosso (IPI)


Differisce dallIPC per la diversa composizione del
paniere: contiene quei beni non acquistati dai
consumatori, come materie prime, semilavorati, beni
di investimento
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364

Differenza tra deflatore del PIL e


IPC
Il deflatore del PIL misura la variazione dei
prezzi di tutti i beni e servizi prodotti allinterno
del paese.
LIPC misura la variazione dei prezzi di tutti i
beni e servizi acquistati dai consumatori, quindi
include anche i beni importati.
Se aumenta il prezzo delle auto Volvo prodotte
in Svezia, laumento del prezzo viene incluso
nellIPC ma non nel deflatore del PIL.
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365

Linflazione
laumento generalizzato e continuo del livello
generale dei prezzi (P).
Il tasso di inflazione viene misurato utilizzando lIPC o
il deflatore del PIL in riferimento a 1 anno o anche
mensilmente

tasso di
IPC2001 IPC2000
=
100
inflazione
IPC2000
oppure

tasso di
Deflatore 2001 Deflatore 2000
=
100
inflazione
Deflatore 2000
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366

Linflazione pu essere
Moderata se P aumenta lentamente, nellordine di un
tasso di inflazione a 1 sola cifra
Galoppante Se il tasso di inflazione a 2 o a 3 cifre.
devastante per leconomia. Si riduce il potere
dacquisto e si riducono i C. Si investe di meno per gli
alti costi di produzione. I salari si agganciano a P. Si
ha fuga di capitali allestero. Pu ancora essere
gestita.
Iperinflazione quando il tasso di inflazione ha cifre da
capogiro: 8-10 cifre. catastrofica per leconomia.
Tutti cercano di disfarsene comprando beni immobili,
facendone lievitare ulteriormente i prezzi. Fuga di
capitali allestero. Richiesta di alti aumenti salariali.
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367

Cause dellinflazione
Un tasso di inflazione, seppure minimo, esiste sempre
nelle economie moderne. il cd. Tasso di inflazione
inerziale, o di fondo, o prevista.
A questo tasso di inflazione i cittadini si sono abituati e
i sindacati ne tengono conto nelle contrattazioni
collettive. In questo tipo di inflazione, in assenza di
shock da domanda o da offerta, un ruolo importante
svolto dalle aspettative. I prezzi e i salari vengono
fissati tenendo conto del previsto aumento dei prezzi.
Diventa una spirale prezzi salari, anche se di entit
modesta.
Inoltre il PIL reale sempre inferiore al PIL nominale
per linfluenza dellinflazione inerziale.
Le cause pi significative dellinflazione sono leccesso
di domanda e laumento
dei costi.
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368

Inflazione da domanda
Fino a quando il sistema non ha raggiunto
lequilibrio, di piena occupazione cio fino
a quando c disoccupazione, un aumento
della DA fa aumentare i prezzi ma anche
la produzione. E ci fino a quando non si
arriva al PIL potenziale, cio fino a quando
le imprese sono disposte ad aumentare la
produzione, restando lungo la stessa
curva di offerta.
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369

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370

Fin qui non si ha reazione da parte dellOA e


laumento dei prezzi accettato in quanto
compensato da un aumento del PIL reale
e delloccupazione. il sistema stesso che
stabilisce un nuovo punto di equilibrio: da
E0 ad E1 ad E2. Fin qui si parla di aumento
dei prezzi ma non di inflazione.

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371

Linflazione vera e propria inizia nel


momento in cui si raggiunge il PIL
potenziale, cio quando lOA non pi
disposta ad aumentare la produzione
perch da quel punto in poi aumentano i
salari (per la maggiore forza contrattuale
dei sindacati). Le imprese rivedono la
combinazione tra produzione Q e prezzi P
spostando la curva di OA a sinistra. La
nuova curva di OA1 incontra DA2 nel punto
B, dove si ha una riduzione di Q e un
aumento di P.
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372

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373

Fin qui abbiamo avuto la reazione delle forze di mercato


(DA e OA). Oltre il mercato il sistema economico
influenzato dallintervento pubblico. Se le autorit
vogliono raggiungere lobiettivo di aumentare la
produzione e loccupazione a Q2 devono fare
incontrare la DA con la nuova offerta OA1. Devono
cio aumentare la DA a DA3, con una politica
espansiva (aumento di moneta in circolazione,
riduzione del TUS e/o delle aliquote fiscali, aumento di
G).
In questo modo per hanno mantenuto loccupazione al
livello di Q2 ma hanno alimentato linflazione a P3.
Concludendo: quando la domanda cresce pi del
potenziale produttivo si ha inflazione da domanda.
Rimedi allinflazione da domanda: politica monetaria e
fiscale restrittiva.
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374

Inflazione da costi o da shock dellofferta


Pu verificarsi indipendentemente dalla piena
occupazione, cio al di sotto del PIL potenziale.
Si ha inflazione da costi quando aumentano i costi di
produzione, di cui il pi significativo il salario.
Pertanto si collega linflazione da costi allaumento dei
salari.
Di solito i salari aumentano ad ogni contrattazione
collettiva e questi aumenti si ripercuotono sui prezzi, in
quanto le imprese non sono disposte a ridurre i profitti.
A meno che laumento dei salari non si accompagna
ad un aumento di produttivit.
Graficamente linflazione
da costi si spiega mettendo375in
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relazione W e Pr

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376

Ad ogni linea corrisponde un diverso livello dei


prezzi.
Se laumento dei salari superiore allaumento dei
prezzi si pu avere un aumento della domanda,
per cui inflazione da costi e inflazione da
domanda si alimentano.
Linflazione da costi pu aversi anche per un
aumento del prezzo delle materie prime
(petrolio) o da altri costi di produzione. Se le
materie prime sono importate si parla di
inflazione importata.
Ogni volta che gli elementi di costo turbano
lequilibrio macroeconomico, i precedenti
obiettivi dei tre soggetti economici (lavoratori,
imprese, Stato) non sono pi compatibili. Se
nessuno cede linflazione
da costi inevitabile. 377
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Rimedi allinflazione da costi


1. Politica industriale. Nel lungo periodo si pu favorire
la crescita della produttivit, per compensare gli
aumenti salariali (formazione professionale dei
lavoratori, riduzione delle imposte sulle imprese,
fiscalizzazione degli oneri sociali, ecc..)
2. Politica dei redditi. Nel breve periodo, la ricerca di un
accordo, in genere promosso dallo Stato, tra
sindacati dei lavoratori e degli imprenditori.
Laccordo si basa sullimpegno a non richiedere
aumenti salariali superiori allaumento della
produttivit. Gli accordi comunque non sono facili da
raggiungere fino a quando o per stanchezza o per
mutati rapporti di forza
qualcuno cede.
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378

Gli effetti economici dellinflazione


Effetti sulla distribuzione del reddito e della
ricchezza: sono favoriti i debitori e sfavoriti
i creditori.
Effetti sullefficienza economica:
riducendosi il potere dacquisto si riducono
i consumi e anche i risparmi, e quindi
anche gli I.
Quali sono gli effetti sul turismo?
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379

La curva di Phillips
Leconomista inglese individu che nel breve periodo
esiste un rapporto inverso tra tasso di inflazione e
tasso di disoccupazione: a un tasso di inflazione alto
corrisponde un tasso di disoccupazione basso, cio
un alto tasso di occupazione.
Ci si spiega perch unalta occupazione fa aumentare i
salari, e quindi i prezzi.
Laumento dei prezzi sar uguale allaumento dei salari
se la produttivit media del lavoro uguale a zero.
Se la produttivit aumenta, laumento dei prezzi sar
inferiore allaumento dei salari.
Tasso di
Tasso di crescita
Tasso di crescita
=
inflazione
dei salari
della produttivit
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380

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381

La curva di Phillips, di ispirazione Keynesiana, andata


in crisi negli anni 70 quando si ebbe il fenomeno della
stagflazione, cio alta inflazione e alta disoccupazione
contemporaneamente.
riapparsa la teoria classica con i monetaristi, il cui
esponente, M. Friedman, riafferma limportanza del
libero mercato, suggerendo che disoccupazione e
inflazione vanno affrontate separatamente utilizzando
strumenti diversi:
La disoccupazione attraverso una riduzione dei salari
e lagevolazione della concorrenza sia interna
(deregolamentare i settori regolamentati, eliminare la
legge sui salari minimi, eliminare il monopolio dei
sindacati) che estera (eliminare i contingentamenti al
commercio estero).
Linflazione attraverso la costanza nellaumento
dellofferta di moneta.http://unict.myblog.it
382

Leconomia aperta
Y=C+I+G+X-M
Spesa
Spesa dipendente
autonoma dal reddito
I rapporti con lestero hanno influenza
sulleconomia interna attraverso:
I prezzi esteri
Il tasso di cambio
La quantit di beni importati ed esportati
Inoltre attraverso il canale estero possiamo
creare o distruggere base monetaria
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383

Obiettivo esterno: equilibrio dei conti


con lestero, cio uguaglianza tra flusso
e deflusso di valuta.
I conti con lestero assumono varie forme:
Bilancia commerciale
Bilancia dei servizi
Trasferimenti unilaterali
Movimento di capitali (investimenti diretti e
investimenti finanziari)
Movimenti monetari (bilancia valutaria)
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384

I saldi di tutte queste voci si trovano nella Bilancia


dei pagamenti (BP)
La BP un documento che, sulla base dei dati
raccolti dal sistema bancario e dagli uffici
doganali, registra tutte le relazioni economiche
intercorse tra cittadini di un paese e i non
residenti, di solito in un anno.
La struttura della BP uguale in tutti i paesi.
Essa si suddivide in tre parti:
Le partite correnti
I movimenti di capitali
I movimenti monetari
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385

Scambi di beni
Scambi di servizi
Trasferimenti unilaterali (rimesse
degli emigranti, regalie, donazioni
pubbliche e private
Investimenti diretti
Investimenti finanziari (acquisto di
titoli pubblici o privati)

Partite correnti

Movimenti di
capitali
(acquisto di
attivit
patrimoniali)
Saldo partite
correnti

Saldo movimenti
di capitali
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Saldo BP
386

La bilancia dei pagamenti


Voci

Crediti
(vendite) o
esportazioni
+

Debiti
(acquisti o
importazioni)
-

Saldo

I PARTITE CORRENTI
A. Merci e servizi
Bilancia
1. Merci10
Commerciale
2. Trasporti e assicurazioni
Bilancia dei
3. Viaggi allestero (turismo)
servizi
4. Redditi da capitali (cio guadagni degli IDE)
B. Trasferimenti unilaterali
5. Privati
6. Pubblici20
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387
Totale A e B = saldo partite correnti

Vendite
(indebitamento)
+

Voci

acquisti
(accreditamento)

Saldo

II MOVIMENTO DI CAPITALI
1. Investimenti
2. Prestiti
3. Crediti commerciali e altri capitali..10

Totale
Totale della I e II parte
Errori e omissioni
Saldo Bilancia dei Pagamenti
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388

Voci

Crediti

Debiti

Saldo

III Movimenti monetari


1. Istituzioni monetarie centrali: variazioni delle riserve ufficiali
intestato a BI...20
2. Aziende di credito: variazione della posizione netta
sullestero
Saldo III parte

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389

I movimenti monetari registrano unicamente i


regolamenti valutari delle transazioni con
lestero. Il saldo ci d la Bilancia dei pagamenti
valutaria ed uguale al saldo delle due prime
parti, ma col segno invertito. Un deficit della BP,
nella III parte va scritto come un credito, cio in
attesa di essere pareggiato.

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390

La BP funziona secondo le regole della partita


doppia. Bisogna per stare attenti al significato
delle parole e dei segni. Il segno + indica
pagamenti in entrata e il segno pagamenti in
uscita. Ma un movimento di capitale in entrata in
Italia (che si registra col segno + ) non
corrisponde a un credito dellItalia verso lestero,
ma a un debito, nel senso che deve essere
bilanciato.

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391

La parte pi significativa delle partite correnti la voce


Merci, il cui saldo ci d il saldo della Bilancia
commerciale. Se attivo un avanzo, se passivo un
disavanzo.
Nella bilancia dei servizi abbiamo i viaggi allestero, che
riguarda in particolare il turismo.
Il turismo non ha una voce servizio turistico, cio non si
acquista il turismo come servizio. Il turismo si
concretizza nella domanda del servizio di trasporto,
quando partiamo, nella domanda del servizio
alberghiero, quando andiamo a dormire; nella
domanda del servizio di ristorazione, quando andiamo
a mangiare.
392
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Nella contabilit nazionale quindi le spese


turistiche le troviamo divise e incorporate in tanti
servizi.
Nella bilancia dei pagamenti, invece, troviamo la
voce viaggi allestero perch possiamo
ricavare questo dato dalle agenzie di viaggio,
dalle aziende di credito che cambiano valuta
estera, dal movimento passeggeri allaeroporto.
Il turista italiano che va allestero fa registrare un
debito nella voce viaggi allestero e un
indebitamento nelle variazioni delle riserve
ufficiali.
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393

Luso del sistema di registrazione della


partita doppia fa si che dal punto di vista
contabile la BP risulti sempre in equilibrio.
Ma dal punto di vista economico la BP pu
presentare un avanzo o un disavanzo, a
seconda che i pagamenti in uscita sono
minori o maggiori di quelli in entrata. In
altre parole quando la domanda di valuta
non uguale allofferta di valuta.

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394

chiaro che si cerca di bilanciare entrate e uscite.


Perch in caso di disavanzo della BP, questo
deve essere pagato con le riserve valutarie
tenute dalla Banca Centrale. Si ha quindi una
riduzione delle riserve che bisogner ripristinare
cercando di fare affluire valuta estera nel paese
(con maggiori esportazioni, con un maggiori
investimenti esteri). E se le riserve di valuta non
bastano si devono chiedere prestiti a governi o
istituzioni straniere ( il caso dei PVS) o, in
ultima istanza, il che pi gravoso, pagare con
le riserve doro.
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395

Se il deficit viene pagato con le riserve


ufficiali vuol dire che si dato ai cittadini la
valuta estera in cambio di Euro per pagare
i conti con lestero pi di quanto la valuta
non sia entrata nel paese. In tal modo si
distrugge base monetaria.
Se non si vuole distruggere base monetaria
attraverso il canale estero, la regolazione
da parte della BI avviene attraverso la
variazione della posizione netta sullestero
delle aziende di credito. (punto 2 della III
parte)
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396

Cio in caso di disavanzo della BP siamo in


una posizione debitoria nei confronti del
resto del mondo, perch:
Saldo negativo BC che non abbiamo
pagato e il paese estero ci ha concesso un
prestito.
Un eccesso di IDE nel nostro paese, che
dovremmo bilanciare con i nostri IDE.

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397

Da cosa dipendono E e M?
Dipendono da:
1. Il rapporto tra prezzi interni e prezzi esteri
(prezzi relativi)
2. Il tasso di cambio cio il prezzo di una valuta
espresso in termini di unaltra valuta
(nominale)
3. Il livello del reddito del paese acquirente per le
importazioni
4. Le preferenze dei consumatori per beni e
servizi esteri
5. Il costo di trasporto dei beni da un paese
allaltro
6. Latteggiamento dei governi rispetto al
commercio internazionale
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398

I movimenti di capitali dipendono:


Investimenti diretti: da maggiori rendimenti del capitale
Investimenti finanziari: dal tasso di interesse
Il controllo dellequilibrio esterno si presenta alquanto
complesso in quanto tutte le grandezze sono
strettamente interdipendenti.
Es. se le autorit pubbliche effettuano una manovra
espansiva per accrescere loccupazione, attraverso
laumento dellofferta di moneta e una riduzione del
tasso di interesse, ci provoca una uscita di capitali,
una maggiore domanda di valuta estera che influisce
sul corso del cambio, e alla fine un peggioramento di
BP.
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399

Allora diciamo che le manovre che riguardano domanda


globale, interesse e cambio vanno sempre studiate
come manovre simultanee.
Lobiettivo dellequilibrio esterno pu essere raggiunto
come:
1. Obiettivo unitario, cio pareggiare entrate e uscite di
valuta indipendentemente dalla partita che le ha
originate. Questo obiettivo generalmente preferito
dalle Banche centrali, che per la loro natura
istituzionale, si preoccupano di tutelare il livello delle
riserve di valuta estera, e non del contenuto
economico delle singole partite.
2. Obiettivo sdoppiato cio considerare la struttura
economica delle singole voci, che deve essere
corretta e adeguata alla situazione economica del
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400
paese.

Es. non si pu accettare un disavanzo


cronico della B. commerciale anche se
compensato da un avanzo nel movimento
dei capitali, in quanto un disavanzo della
BC significa che importiamo beni pi di
quanto ne esportiamo, e ci significa che
allinterno produciamo di meno e
occupiamo meno lavoratori.

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401

Es. di fronte a un fenomeno di fuga di capitali


allestero (per motivi speculativi o per evasioni
fiscali) si ha un passivo nei movimenti di capitali,
e le autorit pubbliche potrebbero pensare di
compensare creando artificialmente un attivo nel
movimento merci, per es., riducendo le
importazioni. Ma se le importazioni riguardano le
materie prime, ci provocherebbe allinterno una
riduzione della produzione e delloccupazione.
Si pagherebbe con la caduta del reddito e con la
disoccupazione il desiderio degli speculatori e
degli evasori fiscali.
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402

Le manovre da preferire sarebbero pertanto quelle


che incentivano le esportazioni di beni e servizi
per poter avere un afflusso di valuta estera che
consente di aumentare le riserve ufficiali di
valuta e avere la possibilit di poter effettuare
maggiori importazioni, soprattutto di materie
prime necessarie, allinterno, per aumentare il
reddito e loccupazione.

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403

Tra queste manovre un ruolo importante pu


essere svolto dal turismo, soprattutto per un
paese, come lItalia, che ha le risorse per poter
accrescere lofferta turistica (bellezze naturali,
paesaggistiche e artistiche).
Si tratta di perfezionare lofferta turistica per
avere un riscontro sostenuto della domanda
turistica.
Lofferta turistica trova unoccasione per esprimersi
alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo).

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404

Il sistema dei pagamenti


internazionali
Come il singolo operatore ha la necessit di
tenere una scorta liquida, cos, nellambito
del commercio internazionale, ogni paese
deve avere una riserva di mezzi di
pagamento internazionali, dal momento
che incassi e pagamenti internazionali,
connessi con le importazioni ed
esportazioni, non coincidono.
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405

Due considerazioni:
1. La riserva valutaria serve per fronteggiare gli
squilibri temporanei fra incassi e pagamenti, cio la
riserva valutaria pu essere utilizzata per periodi
ragionevolmente brevi (4-6 mesi), mentre, oltre
questo periodo essa deve essere ricostituita, nel
senso che le entrate devono pareggiare le uscite:
importazioni ed esportazioni devono equilibrarsi.
Non , infatti, auspicabile avere riserve valutarie in
eccesso o in difetto. Se sono troppe il paese
avrebbe una risorsa inutilizzata, e sarebbe uno
spreco di risorse; se sono troppo poche viene meno
la possibilit di importare ed effettuare pagamenti
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406
allestero.

2. La riserva valutaria deve essere commisurata


al volume del commercio internazionale. Se il
paese attraversa una fase di sviluppo e vede
crescere il suo reddito e gli scambi con
lestero, deve accrescere regolarmente anche
le riserve.

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407

Le riserve valutarie possono essere costituite in


due modi sostanzialmente diversi:
1. Riserve in valuta nazionale. Se i pagamenti
vengono effettuati utilizzando valute nazionali,
anche le riserve devono essere costituite da
quelle valute. Nei paesi occidentali per lunghi
anni la valuta dominante stata il dollaro
statunitense e le riserve sono state costituite
da dollari. Attualmente i pagamenti vengono
regolati anche in altre valute (Euro, Yen
giapponesi), per cui anche queste valute sono
entrate a far parte delle riserve.
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408

Il sistema dei pagamenti internazionali basato su


valute nazionali d luogo a numerosi inconvenienti.
innanzitutto un sistema asimmetrico, nel senso che
divide i paesi in due gruppi: paesi a valuta forte, che
forniscono moneta per gli scambi internazionali (es.
USA con il $) e paesi a valuta debole, che invece
devono acquistare valuta forte per alimentare le
proprie riserve per pagare i conti con lestero.
I paesi a valuta debole per disporre della valuta forte
devono necessariamente realizzare costantemente
un saldo attivo con i paesi a valuta forte, cio
devono poter esportare molto per avere in cambio
valuta forte, con la quale poter importare.
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409

I paesi a valuta forte, dal canto loro,


devono registrare un passivo nella loro
bilancia commerciale. Pensate ai rapporti
tra USA e PVS. I PVS devono esportare
pi di quanto importano per avere i dollari
necessari per importare altri beni.
Questo sistema inoltre crea disparit di
ordine politico: i paesi a valuta forte,
godendo di una posizione vantaggiosa,
potranno esercitare un potere economico
e politico nei confronti dei paesi a valuta
debole.
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410

2. Riserve in valuta internazionale. Gli


inconvenienti di cui sopra vengono meno se i
pagamenti avvengono in valuta internazionale,
cio una valuta emessa da una Banca
internazionale, una valuta nuova, diversa dalle
singole valute nazionali. Ogni paese accetta la
valuta internazionale come mezzo di
pagamento e si impegna a pareggiare la
propria posizione verso la Banca
internazionale nellarco di un periodo
predeterminato (nessun paese cio potrebbe
indebitarsi in eterno).
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411

Le operazioni si svolgerebbero cos: dovendo


effettuare dei pagamenti allestero, un paese
prelevare liquidit sotto forma di valuta
internazionale. Se la posizione del paese
sana, verr il momento in cui il paese realizza
incassi dallestero in misura equivalente potendo
cos saldare il suo debito con la Banca. Se tutti i
paesi rispettano la regola del pareggio la Banca
non emetter mia moneta internazionale in
misura illimitata, in quanto tutti i prestiti verranno
prima o poi rimborsati.

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412

Questo sistema consente una piena


compensazione multilaterale: non vi
alcun gruppo di paesi che deve realizzare
un passivo permanente nei confronti di un
altro gruppo di paesi. Lacquisizione di
riserve non un procedimento costoso.
A rigore non ci sarebbe bisogno di tenere
riserve dal momento che la Banca
internazionale fornisce i mezzi di
pagamento via via che essi devono essere
utilizzati.
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413

Inoltre, con questo sistema non ci sono


paesi forti e paesi deboli. Esso fissa
unicamente per tutti i paesi lobbligo del
pareggio fondamentale della propria
posizione con lestero (ovviamente le
disparit economiche restano, ma esse
non sono accresciute dal modo in cui la
liquidit internazionale viene creata).

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414

Il sitema dei pagamenti internazionali


attualmente in vigore trae origine dagli
accordi raggiunti da 44 paesi a Bretton
Woods (cittadina dellHampshire,USA.) nel
1944, con i quali vennero regolati i rapporti
monetari internazionali fra i paesi facenti
capo al blocco occidentale.

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415

Venne allora creato


Il FMI come se fosse la Banca centrale delle banche
centrali nazionali. Raccoglie fondi in prestito dalle
banche centrali e li da in prestito temporaneamente ai
paesi con deficit nella BP
La Banca Mondiale finanziata dai paesi partecipanti
in percentuale del PIL e concede prestiti a lunga
scadenza e a tassi di interesse bassi ai PVS che non
riescono ad ottenere prestiti dalle banche.
Il GATT (accordo generale sui dazi e sul commercio)
dal 1995 WTO (World Trade Organization) che fissa le
regole sul commercio.
Nel corso delle trattative di Bretton Woods, sorse allora il
conflitto tra la proposta di Keynes, appoggiata dalla
Gran Bretagna, che proponeva la creazione di una
valuta internazionale (piano Keynes), e il Piano White,
proposto dagli USA e basato sulladozione delle valute
nazionali.
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416

Il piano White risult vincente, non perch era migliore


del Piano Keynes, ma perch gli USA erano lunica
potenza industriale uscita intatta dagli eventi bellici e
rappresentavano quindi lunico mercato che potesse
fornire i beni materiali necessari per la ricostruzione.
Il dollaro era quindi la valuta pi ambita e divenne, di
fatto, la valuta internazionale dominante in tutto il
mondo occidentale, nel quale tutti i paesi
cominciarono a costituire le proprie riserve valutarie in
Dollari.
Gli USA erano poi lunico paese ad avere una riserva
aurea adeguata, e il dollaro fu lunica moneta ad
essere dichiarata convertibile in oro, alla parit di 35
dollari per oncia doro.http://unict.myblog.it
417

Lesigenza di immettere dollari nelle proprie


riserve costringeva i paesi del blocco
occidentale a creare un costante avanzo
nella propria bilancia commerciale nei
confronti degli USA. La BP USA era invece
in continuo passivo (accettato dagli USA
perch la domanda globale e il reddito
erano sostenuti da G, soprattutto spese
militari e aiuti ai paesi esteri in via di
ricostruzione e di sviluppo). Il vantaggio per
gli USA era quello di poter importare
pagando come contropartita dollari di carta
che andavano a costituire le riserve degli
altri paesi.
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418

Il sistema di Bretton Woods prevedeva che i


pagamenti internazionali fossero regolati in
regime di cambi fissi. Venne fissata una parit
iniziale (cio un rapporto di cambio tra valuta
nazionale e oro, e implicitamente tra valuta
nazionale e dollaro) e veniva fissata una banda di
oscillazione.

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419

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420

Le autorit monetarie si impegnavano poi a difendere


questa parit, intervenendo nel mercato dei cambi,
acquistando o vendendo valuta.
Nelle maggiori citt (new York, Londra, Zurigo,
Francoforte, Tokio) esistono i mercati dei cambi, dove
avviene lo scambio tra le valute e dove si determina il
tasso di cambio. Questa situazione si perpetu per
circa un quindicennio. Dopo il 1960, con la ripresa
delleconomia europea e con lo sviluppo industriale
del Giappone, altre valute andavano emergendo come
valute forti, atte a costituire riserve valutarie accanto al
dollaro. Si passava cos
a un sistema a valute plurime.
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421

Parallelamente, la possibilit per gli USA di avere una


bilancia dei pagamenti costantemente in passivo
andava restringendosi, per lintensificarsi degli scambi
tra gli altri paesi.
Gli USA si rendevano conto che, se le masse di dollari
accumulatesi nelle riserve fossero riaffluite sul
mercato dei cambi, avrebbero provocato
inevitabilmente una repentina svalutazione del dollaro.
Gli Usa presero allora dei provvedimenti: si dichiararono
disposti a convertire i dollari detenuti dalle Banche
centrali in certificati fruttiferi: in tal modo risultava pi
conveniente tenere riserve in dollari anzich in altre
valute.
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422

Inoltre le autorit monetarie dei paesi occidentali


permisero alle banche ordinarie di aprire depositi
stilati in dollari (lItalia concesse questa autorizzazione
nel 1960). In tal modo i dollari entrarono a far parte
non solo delle riserve ufficiali delle Banche centrali ma
anche delle riserve liquide dei privati.
Intanto era il periodo in cui gli scambi si accrescevano e
sorgevano le societ multinazionali, che rendevano
conveniente tenere riserve liquide in dollari. Venne
cos a crearsi una circolazione privata di dollari anche
nellambito dei paesi europei, dove vennero emessi
anche titoli di credito stilati in dollari.
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423

Per i dollari circolanti fuori dagli USA venne


coniato il termine eurodollaro.
Tutto ci non poteva impedire che il passaggio ad
un sistema a valute plurime rendesse il dollaro
sempre meno desiderato come valuta di riserva,
cosa che a sua volta creava una tendenza alla
svalutazione del $.
Nel 1951 venne raggiunto un accordo fra USA e
sette Banche centrali europee, in virt del quale
i partecipanti si impegnavano ad impedire rialzi
del prezzo delloro (rialzi che significavano
svalutazioni del dollaro, in quanto quando il
prezzo delloro sale il prezzo del dollaro scende,
perch, perch il prezzo delloro espresso in
dollari. Cio se il prezzo delloro sale ci vogliono
pi dollari per acquistare la stessa quantit di
oro e il valore del dollaro diminuisce rispetto al
424
valore delloro). http://unict.myblog.it

Questo accordo dur fino al 1968. Nel marzo 1968


risultando impossibile difendere ulteriormente la
parit di 35 dollari per oncia doro, si decise di
creare due mercati paralleli delloro. Nel mercato
ufficiale sarebbero confluiti soltanto gli scambi di
oro fra Banche centrali: qui si sarebbero
conservate le antiche parit.
Nel mercato libero sarebbero confluiti tutti gli altri
scambi, e qui il prezzo delloro avrebbe potuto
crescere senza controlli precisi.
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425

In tal modo, almeno per quanto riguardava i rapporti


tra banche centrali, il dollaro non fu svalutato, per
venne dichiarato non pi convertibile in oro.
Nellagosto 1971, lallora presidente Nixon dichiar
linconvertibilit del dollaro sia rispetto alloro che
rispetto alle altre valute (cio i pagamenti
internazionali potevano essere effettuati anche in
altre valute).
Nel dicembre dello stesso anno 1971, a seguito di
una Conferenza internazionale tenutasi a
Washington, presso lo Smithsonian Institute,
vennero rivedute le parit di tutte le valute e per la
prima volta, il dollaro venne ufficialmente svalutato
di circa l80% (svalutazione realizzata portando il
prezzo delloro da http://unict.myblog.it
35 a 38 dollari loncia).
426

La svalutazione del dollaro segn labbandono del


sistema di Bretton Woods e il passaggio ad un
sistema di cambi flessibili.
Una dopo laltra, tutte le valute europee vennero
sganciate dalla parit del sistema di Bretton
Woods, che dal 1973 fu definitivamente
abbandonato.
A livello europeo cominci intanto a delinearsi la
necessit di rendere stabili i cambi tra le monete
europee. Dopo diverse prove fallite, nel 1979 fu
firmato a Bruxelles laccordo per listituzione
dello SME, che istitu, a livello europeo, il
sistema a cambi fissi, abbandonato con la
moneta unica, lEuro.
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427

Cambi flessibili o fluttuanti


Il cambio viene determinato dalla domanda e dallofferta
di valuta, cio dal mercato dei cambi.
Es. tasso di cambio /$ significa quanti dollari ci
vogliono per 1 euro. (es. 1,10 /$ ) (sistema certo per
lincerto).
La domanda di euro proviene dai residenti USA che
devono importare dallItalia (ns. importazioni),
compresi i turisti USA che vogliono venire in Italia.
Lofferta di euro proviene dai residenti italiani che
devono importare dagli USA (ns. importazioni),
compresi i turisti italiani che vogliono andare negli
USA.
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428

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429

Quando la domanda e lofferta di euro sono uguali


il cambio di equilibrio uguale a 1.
Se la domanda di euro aumenta, ferma restando
lofferta, si ha una trasposizione a destra della
curva D, leuro si apprezza e il cambio aumenta,
da 1 a 1,10, che diventa il nuovo cambio di
equilibrio.

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430

La domanda di euro pu
aumentare:
Per laumento della domanda estera
Per laumento dei prezzi esteri che spinge ad
acquistare beni Italiani
Per laumento dei tassi di interesse in Italia, che
attirano investimenti finanziari.
Per laumento dei tassi di rendimento del
capitale in Italia che attirano investimenti diretti
Per laumento del reddito nel paese estero
Per laumento dei turisti stranieri in Italia
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431

Laumento della domanda di euro ne determina


lapprezzamento, e quindi un aumento del
cambio.
Leuro si apprezza e il cambio aumenta anche
quando si riduce lofferta di euro. In questo caso
la curva di offerta che si traspone a sinistra,
fermo restando la domanda.

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432

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433

Lofferta di euro pu diminuire:


Per la riduzione del reddito, che riduce le
importazioni
Per la riduzione del numero di turisti
italiani che vanno allestero
Per la riduzione dei prezzi dei beni italiani
Per laumento dei tassi di interesse
(politica monetaria restrittiva) e dei tassi di
rendimento italiani rispetto a quelli esteri.
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434

Quando il tasso di cambio varia solamente per le


variazioni della domanda e offerta di valuta, senza
lintervento della Banca centrale, si parta di
fluttuazione pulita. Sono le forze del mercato che
apprezzano o deprezzano una valuta.
Nella realt domanda e offerta di valuta non
rispecchiano i fondamentali delleconomia. Gran parte
della domanda e offerta ha un movente speculativo,
che porta spesso ad uneccessiva volatilit dei cambi.
In questi casi si rende necessario lintervento della
Banca centrale, che acquista o vende valuta per far
variare il cambio, aumentando o riducendo le riserve
ufficiali.
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435

In questo senso il cambio, in regime di cambi flessibili,


uno strumento di politica monetaria per il controllo
dellofferta di moneta attraverso il canale estero.
Quando il cambio varia in seguito allintervento della
Banca centrale si parla di svalutazione e rivalutazione.
Per evitare la volatilit dei cambi sono stati istituiti i
vertici monetari annuali tra i maggiori Pi al fine di
pervenire ad una fluttuazione controllata o
amministrata delle principali valute.
Tendenze di massima di alcuni paesi:
USA ed Europa verso la libera fluttuazione
Giappone, Canada e molti PVS verso la fluttuazione
controllata
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436

Fin qui abbiamo considerato il cambio nominale, cio il


rapporto di scambio fra due valute e ci siamo riferiti al
breve periodo: il cambio determinato dalla domanda
e offerta privata di moneta e dalla politica monetaria. Il
cambio nominale strettamente collegato con il
cambio reale, che il rapporto di scambio tra beni e
servizi prodotti in due paesi, cio il livello di cambio
nominale che permette di comprare allo stesso prezzo
un bene in un paese o in un altro. Il tasso di cambio
reale tiene conto quindi dei prezzi nei due paesi.

Pi
tasso di cambio reale = tasso di cambio nominale
Pe
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437

Esiste una relazione tra inflazione e tasso di cambio. Se


c inflazione negli USA, noi importiamo di meno,
domandiamo meno dollari. Il dollaro si deprezza e
leuro si apprezza. Il tasso di cambio aumenta: ci
vogliono pi dollari per acquistare un euro.
Quindi, nel paese dove i prezzi sono pi alti le
esportazioni si riducono e la moneta si deprezza,
mentre nel paese dove i prezzi sono pi bassi le
esportazioni aumentano e la moneta si apprezza.
Nel lungo periodo questa tendenza porta il cambio a
quel livello al quale si pu comprare lo stesso bene (o
paniere di beni) in un paese o nellaltro allo stesso
prezzo.
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438

questo il tasso di cambio con PPA. Si parla, infatti, di


teoria della parit del potere dacquisto o legge del
prezzo unico. Alla base di questa teoria ci sta il
principio della concorrenza internazionale e del
libero commercio.
La teoria della PPA non per una teoria perfetta, ma
solo tendenziale e approssimativa, in quanto:
1. Non tutti i beni sono commerciali. Es: un taglio di
capelli; i beni turistico-ambientali.
2. Alcuni beni, anche se commerciabili, non sempre
sono sostituibili. Es: anche se la birra tedesca costa
di pi, i tedeschi la preferiscono a quella americana
che costa di meno.
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439

Leffetto di breve periodo del


commercio sul PIL e sulloccupazione
Y

C + I + G + E - M

Domanda
Domanda
interna
estera (BC)
Il saldo attivo della BC ha un effetto positivo sul PIL e
sulloccupazione, e viceversa.
Si pu avere il sistema in equilibrio anche quando il
saldo della BC negativo, se la domanda interna
alta. Se il sistema in equilibrio di piena occupazione,
gli ulteriori saldi positivi della BC portano ad un
aumento della DA superiore allOA. Il risultato quello
di avere una fase espansiva delleconomia, ma si
innesca linflazione. http://unict.myblog.it
440

Propensione marginale alle


importazioni (PMm)
Sappiamo che le M dipendono dal reddito Y o PIL.
La PMm lincremento delle importazioni per ogni
euro di PIL in pi.
Cio:

1
M =
Y
PMm

0<PMm<1

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441

Visto che sia C (e R) che M dipendono dal reddito,


un euro in pi di reddito si divide tra C, R e M.
Per cui il moltiplicatore di uneconomia aperta
non sar solo:
ma
1

1
1 c

(1 c) + m

Per cui il moltiplicatore delleconomia aperta


inferiore al moltiplicatore delleconomia chiusa.
Ci significa che lespansione della nostra
economia sar rallentata man mano che
aumentano le importazioni.
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442

1Esercizio
Nel modello semplificato della domanda
aggregata conosciamo i seguenti dati:
C = 100 + 0,8 Y
I = 50

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443

Rispondete alle seguenti domande:


1) Qual il livello di equilibrio del reddito?
2) Se per qualche ragione la produzione fosse
al livello di 800, quale sarebbe il livello
dellaccumulo indesiderato di scorte?
3) Se gli investimenti dovessero salire a 100,
quale sarebbe il nuovo reddito di equilibrio? Qual
in questo caso il valore del moltiplicatore?

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444

2Esercizio
Considerate uneconomia che produce solo tre
beni: bistecche, uova e vino. La tabella ci fornisce
le quantit vendute e i prezzi negli anni 1990 e
2000.
---------------------------------------------------------------1990
2000
---------------------------------------------------------------Q
P
Q
P
---------------------------------------------------------------Bistecche
10 2,80
7
3,10
Uova
10 0,70
13
0,85
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Vino
8
4,00
11
4,50 445
----------------------------------------------------------------

1) Calcolate il PIL nominale nel 1990 e


nel 2000.
2) Calcolate il PIL reale nel 1990 e nel
2000 (anno base 1990).
3) Calcolate il Deflatore del PIL nel 1990
e nel 2000.
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