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CAPITOLO I: Le basi delleconomia (pag.

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Introduzione
L'economia lo studio del modo in cui le societ utilizzano risorse scarse per produrre beni utili, e
di come tali beni vengono distribuiti tra i diversi soggetti. Il nostro un mondo dominato dalla
scarsit e pieno di beni economici. Si ha una situazione di scarsit quando i beni sono limitati ri-
spetto ai desideri. Se si sommano tutti bisogni, facile rendersi conto che non esistono beni e servi-
zi sufficienti per soddisfare anche solo una piccola parte del desiderio di consumo di ciascuno. Data
la limitatezza dei bisogni, importante che un sistema economico utilizzi al meglio le proprie risor-
se limitate. Questa affermazione introduce l'importante concetto dell'efficienza: efficienza significa
miglior utilizzo possibile delle risorse economiche al fine di soddisfare i bisogni e desideri degli in-
dividui. Adam Smith di solito considerato il fondatore della microeconomia, la branca dell'eco-
nomia che oggi si occupa del comportamento di singole entit, quali i mercati, le imprese, e le fa-
miglie. Smith affront il modo in cui vengono fissati i singoli prezzi, studi i meccanismi di deter-
minazione dei prezzi di terra, lavoro e capitale e analizz i punti di forza e di debolezza del mecca-
nismo dei mercati, ma identific soprattutto le importanti propriet di efficienza dei mercati, la
"mano invisibile" che produce un bene comune, al di l delle azioni di singoli individui mirati al
perseguimento dei propri interessi. La macroeconomia era la branca dell'economia che si occupava
dell'andamento complessivo di un sistema economico. La macroeconomia odierna, invece, si occu-
pa di un'ampia gamma di settori, dalla determinazione dell'investimento e del consumo totali, alla
gestione della moneta e dei tassi d'interesse da parte delle banche centrali per arrivare alle cause
delle crisi finanziarie internazionali e infine ai motivi per i quali la crescita rapida in alcuni paesi e
stagnante in altri. Gli economisti per comprendere la vita economica utilizzano il metodo scientifi-
co, che comporta l'osservazione dei fenomeni economici e il ricorso a statistiche e dati storici per
interpretarli. Spesso l'economia si fonda su analisi e teorie che consentono anche generalizzazioni,
per esempio riguardo ai vantaggi offerti dal commercio internazionale e dalla specializzazione o a-
gli svantaggi causati dai dazi doganali e dai contingentamenti. Poich le relazioni economiche sono
spesso complesse e comprendono molte variabili diverse, facile che si ingeneri confusione sul mo-
tivo preciso o sull'impatto delle politiche sull'economia. Tra gli errori comuni commessi nel ragio-
namento economico rientrano i seguenti:
Errore del post hoc. Questo errore riguarda l'inferenza di causalit: si verifica quando sup-
poniamo che, dal momento che un fenomeno si verificato prima di un altro, il primo ha
provocato il secondo.
L'ipotesi della parit di altre condizioni. Per non commettere errori occorre ricordare che
tutti fattori tranne quello considerato vanno mantenuti uguali o costanti.
L'errore di composizione. In economia scopriamo spesso che il tutto diverso dalla somma
delle parti. Quando si suppone che ci che vale per una parte sia valido anche per il tutto si
commette l'errore di composizione.
Il fine ultimo della scienza economica consiste nel migliorare le condizioni economiche degli indi-
vidui nella loro vita quotidiana. Per mantenere sana l'economia, lo Stato deve prevedere per i citta-
dini incentivi al lavoro e al risparmio. La societ deve quindi trovare il giusto equilibrio tra la dura
disciplina del mercato e l'atteggiamento compassionevole espresso attraverso i programmi di assi-
stenza pubblica.
I tre problemi dellorganizzazione economica
Qualsiasi societ umana deve affrontare e risolvere tre problemi economici fondamentali. Deve in-
fatti sapere come stabilire cosa, come e per chi produrre. Per quanto riguarda il cosa produrre, una
societ deve stabilire quale quantit di ciascun bene o servizio produrre e quando produrla. Il come
produrre viene stabilito rispondendo a domande quali: a chi spetta il compito di produrre, con quali
risorse effettuare la produzione e quali tecniche produttive utilizzare. Infine bisogna rispondere an-
che al quesito di chi gode i frutti dell'attivit economica. L'economia positiva descrive i fatti di un
sistema economico, mentre l'economia normativa i giudizi di valore e principi di carattere etico e
norme di equit. Le societ sono organizzate in sistemi economici alternativi e l'economia studia i

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diversi meccanismi a disposizione di una societ per l'allocazione delle proprie risorse scarse. In
generale si possono distinguere due modi fondamentalmente diversi in cui organizzare un sistema
economico: nel primo caso, lo Stato prende la maggior parte delle decisioni economiche, e coloro
che si trovano al vertice della gerarchia impartiscono le direttive economiche ai soggetti situati pi
in basso. Nel secondo caso le decisioni vengono prese dai mercati sui quali gli individui o le impre-
se accettano di scambiare input e output, di solito tramite pagamenti in denaro. In un'economia di
mercato gli individui e le imprese private prendono le principali decisioni sulla produzione e sul
consumo. Al contrario, in un'economia pianificata lo Stato prende tutte le decisioni relative alla
produzione e alla distribuzione; risponde alle principali domande economiche tramite il possesso
delle risorse e il suo potere di imporre le proprie decisioni. Nella societ contemporanea esistono
piuttosto economie miste.
Possibilit tecnologiche della societ
Ogni sistema economico dispone di una dotazione di risorse limitate: deve decidere come affrontare
il problema della limitatezza delle risorse; deve scegliere tra i vari panieri di beni possibili (il cosa),
selezionare una tecnica di produzione tra le diverse disponibili (il come) e infine decidere chi saran-
no i consumatori dei beni prodotti (il per chi). Per rispondere a queste tre domande, ogni societ de-
ve effettuare delle scelte relative agli input e output del sistema economico. Gli input sono beni o
servizi utilizzati dalle imprese nei loro processi produttivi. Gli output sono i diversi beni o servizi
utili risultanti dai processi produttivi, che possono essere consumati oppure impiegati nella produ-
zione successiva. Un altro termine utilizzato per definire il concetto di input fattori di produzione.
Questi ultimi possono essere classificati in tre grandi categorie: terra, lavoro e capitale. La terra, o
pi in generale le risorse naturali, rappresenta i doni della natura impiegati nei processi produttivi. Il
lavoro costituito dal tempo impiegato dall'uomo nella produzione. Le risorse di capitale costitui-
scono i beni durevoli di un sistema economico, che vengono prodotti al fine di produrre altri beni.
Le societ umane non possono avere tutto ci che desiderano, ma sono limitate dalle risorse e dalla
tecnologia a loro disposizione. La frontiera delle possibilit produttive (o FPP) indica le quantit
massime di produzione ottenibili da un sistema economico, date la conoscenza tecnologica e la
quantit di input di cui dispone. La vita comporta numerose scelte: poich le risorse sono scarse
dobbiamo sempre stabilire come spendere il tempo o i redditi indicati di cui disponiamo. Quando
decidete, il costo dell'alternativa alla quale avete rinunciato il costo opportunit insito nella deci-
sione. L'efficienza produttiva si ha quando la societ non pu aumentare loutput di un bene senza
ridurre quello di un altro bene. Un sistema economico efficiente si trova sulla frontiera delle possi-
bilit produttive. Se sono presenti risorse inutilizzate, il sistema economico non si trova sulla fron-
tiera delle possibilit produttive, ma piuttosto in un punto al suo interno.
Appendice: come leggere i grafici
I grafici sono uno strumento indispensabile per l'economia in quanto consentono di rappresentare in
modo chiaro i dati o le relazioni tra le variabili. I concetti importanti relativi a un grafico sono i se-
guenti: che cosa rappresentano i due assi (orizzontale e verticale)? Quali sono le unit misurate su
un asse? Che tipo di relazione illustrata dalla curva, o dalle curve, del grafico? La relazione esi-
stente tra le due variabili di una curva data dalla pendenza di quest'ultima, ovvero l'incremento di
y per unit di incremento di x. Se la pendenza ascendente (o positiva), le due variabili sono in re-
lazione diretta, si muovono cio insieme verso l'alto o verso il basso. Se la pendenza del grafico
discendente (o negativa), la relazione tra le due variabili inversa. Talvolta vengono utilizzati gra-
fici particolari: le serie storiche, che mostrano la variazione nel tempo di una determinata variabile,
i diagrammi a dispersione, che illustrano il comportamento di una coppia di variabili e i diagrammi
multicurve, che mostrano due o pi relazioni su una sola figura.

CAPITOLO II: Mercati e Stato in uneconomia moderna (pag. 25 44)


Nel Medioevo l'aristocrazia e le corporazioni cittadine controllavano gran parte dell'attivit econo-
mica in Europa e Asia. Tuttavia, circa due secoli fa, lo Stato inizi ad esercitare un potere sempre
minore sui prezzi e sui metodi di produzione. Per la maggior parte dell'Europa e del Nord America

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il XIX secolo fu l'epoca del laissez - faire. Secondo questo principio lo Stato dovrebbe interferire il
meno possibile sull'attivit economica e lasciare le decisioni al mercato. Ciononostante, alla fine del
secolo gli eccessi del capitalismo, a cui non veniva posto freno, indussero gli Stati Uniti ed i paesi
industrializzati dell'Europa occidentale ad un parziale abbandono del laissez - faire. Lo stato assun-
se un ruolo sempre maggiore, regolamentando il monopolio, applicando imposte sul reddito e ini-
ziando a fornire una rete di protezione sociale quale l'assistenza agli anziani. In questo nuovo siste-
ma, denominato welfare state (Stato di benessere), i mercati controllano le attivit della vita econo-
mica quotidiana mentre lo Stato stabilisce le condizioni sociali e fornisce pensioni, assistenza medi-
ca e altri beni e servizi indispensabili alle famiglie povere. Intorno al 1980 il clima cambi di nuo-
vo: in molti paesi i governi conservatori iniziarono a ridurre le imposte e il controllo dello Stato sul-
l'economia.
Che cos un mercato?
Un'economia di mercato un complesso meccanismo che coordina individui, attivit e imprese
tramite un sistema di prezzi e di mercati. Un mercato un meccanismo che consente ad acquirenti e
venditori di interagire al fine di determinare il prezzo e la quantit di un bene o di un servizio. In un
sistema di mercato ogni cosa ha un prezzo, costituito dal valore del bene in termini di moneta. I
prezzi rappresentano i termini in base ai quali gli individui e le imprese scambiano volontariamente
beni diversi. I prezzi fungono inoltre da segnali per i produttori ed i consumatori: se i consumatori
richiedono quantit maggiori di ciascun bene, il prezzo subisce un incremento che segnala ai pro-
duttori la necessit di aumentare l'offerta. In ogni momento vi sono individui che comprano e altri
che vendono; le imprese inventano nuovi prodotti mentre i governi emanano le leggi per regolamen-
tare quelli gi esistenti. In mezzo a tale fermento i mercati devono comunque risolvere costante-
mente i problemi relativi a cosa, come e per chi. Bilanciando le forze che operano nel sistema eco-
nomico, i mercati individuano un equilibrio tra domanda e offerta. L'equilibrio di un mercato il
punto in cui la quantit offerta dai venditori uguale alla quantit richiesta dai compratori. I con-
sumatori, con i loro gusti innati o acquisiti, espressi dai loro voti con il portafoglio, determinano l'u-
tilizzo finale delle risorse della societ. Ma i consumatori, da soli, non possono imporre cosa pro-
durre in quanto le risorse disponibili e le tecnologie esistenti limitano notevolmente le loro decisio-
ni: il sistema economico non pu andare al di l della propria frontiera delle possibilit produttive. I
consumatori acquistano beni e vendono fattori di produzione, mentre le imprese vendono beni e ac-
quistano fattori di produzione. I consumatori utilizzano il reddito proveniente dalla vendita di lavoro
e di altri input per acquistare beni dalle imprese; le imprese basano i prezzi dei loro beni sui costi di
lavoro e altri fattori. I prezzi nei mercati dei prodotti sono fissati in modo da bilanciare la domanda
dei consumatori e l'offerta delle imprese; nei mercati dei fattori i prezzi sono invece fissati in modo
da bilanciare l'offerta delle famiglie e la domanda delle imprese. Adam Smith scopr unimportante
propriet di un'economia di mercato concorrenziale. In una situazione di concorrenza perfetta e in
assenza di fallimenti del mercato, i mercati produrranno, con le risorse a loro disposizione, la mas-
sima quantit di beni e servizi utili. Ma quando prevalgono monopolio, esternalit o altre forme di
fallimento del mercato, le notevoli caratteristiche di efficienza della mano invisibile possono venir
meno.
Flusso reale Flusso monetario

MERCATO DEI PRODOTTI


Flusso reale
Flusso monetario

FAMIGLIE IMPRESE

Flusso monetario Flusso reale

MERCATO DEI FATTORI

Flusso reale Flusso monetario

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Scambi, moneta e capitale
Uneconomia moderna caratterizzata da una complessa rete di scambi tra individui e Stati basata
su un elevato livello di specializzazione e su una complessa divisione del lavoro. Le economie mo-
derne fanno un ampio uso di moneta, che costituisce la linfa vitale del sistema economico e fornisce
il metro per misurare il valore economico dei beni e per finanziare gli scambi. Le moderne tecnolo-
gie industriali si basano sull'utilizzo di ingenti quantit di capitale: la produzione richiede macchina-
ri di precisione, impianti di grandi dimensioni e l'accumulo di notevoli quantit di scorte. I beni ca-
pitali aumentano l'efficienza del lavoro umano quale fattore di produzione, consentendo in tal modo
una produttivit decisamente superiore rispetto al passato. La specializzazione si ha quando gli indi-
vidui concentrano i propri sforzi su un particolare insieme di attivit affinch ogni individuo o paese
possa utilizzare al meglio le proprie capacit o risorse. Una delle certezze della vita economica
che, invece di far s che tutti sappiano fare tutto in modo mediocre, preferibile adottare la divisio-
ne del lavoro, ovvero suddividere la produzione di numerose fasi o compiti specializzati. Gli indivi-
dui e le nazioni scambiano volontariamente beni in cui sono specializzati per ottenere prodotti di al-
tri; in questo modo essi ampliano la gamma e la quantit dei consumi e migliorano le condizioni di
vita di ognuno. Globalizzazione un termine ormai comune, utilizzato per indicare l'aumento
dell'integrazione economica tra paesi che oggi si nota nell'enorme crescita dei flussi di beni, servizi
e capitali oltre i confini nazionali. Una seconda componente della globalizzazione la crescente in-
tegrazione dei mercati finanziari che si nota per il ritmo sempre pi sostenuto dei prestiti e dell'in-
debitamento tra le nazioni oltre che per la convergenza dei tassi d'interesse di paesi diversi. dovu-
ta principalmente all'abolizione delle restrizioni dai flussi di capitali da un paese all'altro, alla
riduzione dei costi e alle innovazioni dei mercati finanziari, in particolare per quanto riguarda l'uso
di nuovi tipi di strumenti finanziari. L'integrazione dei mercati finanziari e delle merci ha prodotto
enormi vantaggi negli scambi in termini di prezzi inferiori, maggiore innovazione e crescita econo-
mica pi rapida. Questi vantaggi sono stati accompagnati per da dolorosi effetti collaterali: conse-
guenza dell'integrazione economica sono la disoccupazione e la perdita di profitti che si verificano
quando produttori stranieri a basso costo spiazzano quelli nazionali. Se la specializzazione consente
agli individui di concentrarsi su compiti particolari, la moneta permette loro di scambiare gli output
specializzati che producono per ottenere la vasta gamma di beni e servizi prodotti da altri. Oggi in
tutti sistemi economici gli scambi avvengono per mezzo della moneta. La moneta il mezzo di pa-
gamento, ma pu essere considerata soprattutto come lubrificante che agevola gli scambi. Se tutti si
fidano della moneta e l'accettano come pagamento di beni e debiti, gli scambi risultano facilitati.
Un'adeguata gestione dell'offerta di moneta uno dei principali problemi di politica macroeconomi-
ca del governo di tutti paesi. Un'economia industriale avanzata utilizza un enorme quantit di edifi-
ci, macchinari, computer. Questi sono i fattori di produzione denominati capitale; si tratta di stru-
menti di produzione a loro volta prodotti, input durevoli che sono allo stesso tempo un output del
sistema economico. Se gli individui sono pronti a risparmiare, a sacrificare cio il consumo presente
a favore del consumo futuro, la societ pu destinare le proprie risorse a un nuovo capitale. Una ri-
serva di capitale maggiore determina una pi rapida crescita dell'economia spingendo la frontiera
delle possibilit produttive verso l'esterno. In un'economia di mercato il capitale di propriet dei
privati e il reddito prodotto dal capitale viene percepito dagli individui. La propriet di ogni apprez-
zamento di terreno attestata da un atto legale o titolo di propriet; quasi ogni macchina o edificio
appartiene a un individuo o a una societ. Il capitalismo prende il nome dalla capacit degli indivi-
dui di possedere e sfruttare il capitale. Bench la societ occidentale sia basata sulla propriet priva-
ta, i diritti di propriet sono limitati: la societ stabilisce in quali proporzioni la propriet di un indi-
viduo pu essere lasciata in eredit e quanto deve essere pagato allo Stato sotto forma d'imposta di
successione; sempre la societ decide i limiti entro i quali una fabbrica pu emettere sostanze inqui-
nanti e quali sono le aree urbane in cui consentito parcheggiare l'automobile.
Il ruolo economico dello Stato
In un'economia di mercato ideale tutti beni e servizi vengono scambiati volontariamente ai prezzi di
mercato. Un sistema di questo tipo ricava il massimo beneficio dalle risorse a disposizione della so-

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ciet senza alcun intervento da parte dello Stato: nella realt, tuttavia, nessun sistema economico
corrisponde esattamente al mondo ideale perfettamente guidato dalla mano invisibile; al contrario,
tutte le economie di mercato presentano delle imperfezioni che sono alla base di problemi quali
l'eccessivo inquinamento, la disoccupazione e casi di estrema ricchezza o povert. Nelle moderne
economie lo Stato assume un enorme variet di ruoli per porre rimedio alle imperfezioni del
meccanismo di mercato. Lo Stato aumenta l'efficienza favorendo la concorrenza, limitando le
esternalit come linquinamento e fornendo beni pubblici; promuove lequit utilizzando le imposte
ed i programmi di spesa per distribuire il reddito tra determinate categorie di popolazione; favorisce
la stabilit alla crescita macroeconomica riducendo la disoccupazione e l'inflazione incoraggiando
contemporaneamente la crescita economica mediante la politica fiscale e la regolamentazione
monetaria. La concorrenza perfetta si ha quando tutti beni e i servizi hanno un prezzo e vengono
scambiati sul mercato, e inoltre non esistono imprese o consumatori abbastanza grandi da
influenzare il prezzo di mercato. La dottrina della mano invisibile valida per quei sistemi
economici in cui tutti mercati sono perfettamente concorrenziali. Vi sono tuttavia diverse situazioni
in cui tali condizioni non si verificano; i tre casi pi significativi riguardano le situazioni di
concorrenza imperfetta, le esternalit e infine i beni pubblici. L'efficienza di un mercato pu essere
seriamente compromessa da elementi di concorrenza imperfetta o di monopolio. La concorrenza
imperfetta si verifica quando un acquirente o un venditore pu influire sul prezzo di un bene. La
concorrenza imperfetta fa s che i prezzi superino i costi e che gli acquisti dei consumatori scendano
al disotto dei livelli di efficienza: prezzi troppo alti e output troppo limitati sono le caratteristiche
che contraddistinguono le inefficienze della concorrenza imperfetta. Un secondo tipo di inefficienza
si verifica quando vi sono esternalit, che comportano scambi involontari di costi o benefici. Le
esternalit si hanno quando imprese o individui impongono costi o benefici ad altri soggetti al di
fuori dalle relazioni di mercato. Gli stati hanno imposto regolamentazioni per controllare esternalit
quali l'inquinamento atmosferico o idrico, le miniere a cielo aperto, i rifiuti dannosi, i medicinali ed
i cibi pericolosi e materiali radioattivi. Bench le esternalit negative come linquinamento o il
surriscaldamento del globo terrestre siano argomenti molto dibattuti, dal punto di vista economico
le esternalit positive rivestono spesso l'importanza maggiore. Esempi significativi sono la
costruzione di una rete di autostrade, il servizio meteorologico nazionale, il sostegno delle scienze
di base e le disposizioni atte a migliorare la sanit pubblica, beni cio che non possono essere
acquistati o venduti sul mercato. Il caso estremo di esternalit positive costituito dai beni pubblici.
I beni pubblici sono prodotti per i quali il costo sostenuto per estendere il servizio a un individuo
supplementare zero ed impossibile impedire agli individui di farne un uso. Un chiaro esempio di
bene pubblico la difesa: una nazione che protegge la propria libert dalle invasioni straniere offre
tale servizio a tutti cittadini, che essi lo richiedano o meno. Lo Stato deve procurarsi le entrate per
acquistare beni pubblici e per i programmi di redistribuzione del reddito. Tali entrate provengono
dalle imposte sui redditi personali e delle imprese, sulle vendite di beni di consumo e da altri tipi di
imposte. Supponiamo che il sistema economico sia pienamente efficiente: anche se il sistema di
mercato fosse perfetto, i risultati potrebbero comunque rivelarsi insoddisfacenti. I mercati non
producono necessariamente una distribuzione del reddito che si possa considerare socialmente equa.
possibile che un'economia di mercato determini disuguaglianze di reddito e consumo inaccettabili
per gli elettori. Per ridurre la sperequazione del reddito gli strumenti a disposizione dello Stato sono
in primo luogo adottare l'imposizione fiscale progressiva, che consiste nel tassare di pi i redditi
elevati e di meno quelli pi modesti. In Italia il principale esempio di imposizione fiscale
progressiva rappresentato dall'IRPEF. In secondo luogo le pubbliche amministrazioni possono
effettuare l'assistenza agli anziani, ai ciechi, ai disabili, ai genitori con figli a carico, oltre ai sussidi
di disoccupazione. Sin dalle sue origini, il capitalismo stato turbato da periodi di inflazione
(aumento dei prezzi) e recessione (tasso di disoccupazione elevato). Queste fluttuazioni sono note
come ciclo economico. Lattento impiego di politiche fiscali monetarie consente allo stato di
influenzare la produzione, l'occupazione e l'inflazione: le politiche fiscali rappresentano il potere di
far pagare le imposte e di spendere, mentre le politiche monetarie consistono nella determinazione
dell'offerta di moneta e dei tassi d'interesse, che influenzano gli investimenti in beni capitali e altre
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zano gli investimenti in beni capitali e altre spese sensibili ai tassi d'interesse. Con questi due stru-
menti fondamentali della politica macroeconomica lo Stato pu influenzare la spesa totale, il tasso
di crescita e il livello di produzione, i tassi di occupazione e disoccupazione, il livello dei prezzi e il
tasso di inflazione di un sistema economico. Grazie allo sviluppo della macroeconomia, a partire
dagli anni trenta gli stati sono riusciti ad attenuare gli eccessi di inflazione e disoccupazione. Tutte
le economie industriali avanzate sono caratterizzate da un'economia mista in cui il mercato stabili-
sce i livelli di produzione e i prezzi in quasi tutti settori, mentre lo Stato guida l'andamento econo-
mico generale mediante programmi di imposizione fiscale, spesa e regolamentazione monetaria.

Fallimento della mano invisibile Intervento dello Stato Esempi attuali di politica statale
Inefficienza
Monopolio Intervento nei mercati Leggi antitrust
Esternalit Intervento nei mercati Leggi antinquinamento, antifumo
Beni pubblici Sovvenzioni alle attivit di pubblica Difesa nazionale, fari
utilit
Sperequazione
Sperequazioni inaccettabili di reddito Redistribuzione del reddito Imposizione fiscale progressiva sul
e ricchezza reddito e sulla ricchezza; trasferimenti
assistenziali
Problemi macroeconomici
Cicli economici (elevati tassi di infla- Stabilizzazione tramite politiche ma- Politiche monetarie (modifiche
zione e disoccupazione) croeconomiche dellofferta di moneta e dei tassi di
interesse). Politiche fiscali (relative a
imposte e spese)
Crescita economica lenta Stimolazione della crescita economica Investimenti nellistruzione pubblica;
riduzione del deficit di bilancio e au-
mento del tasso di risparmio nazionale

Capitolo III: Elementi fondamentali di domanda e offerta (pag. 45 63)


La scienza economica dispone di un ottimo strumento per spiegare mutamenti che avvengono nel
sistema economico: la teoria della domanda dell'offerta, secondo la quale le preferenze dei consu-
matori determinano la domanda di consumo dei beni mentre costi sostenuti dalle imprese sono alla
base dell'offerta dei beni. Se per esempio il prezzo del petrolio scende, significa che la domanda di
petrolio diminuita oppure che l'offerta di quel bene aumentata.
La scheda di domanda
Mantenendo costante ogni altro elemento, maggiore il prezzo di un bene, meno saranno le unit di
quel bene che i consumatori desiderano acquistare; minore il prezzo di mercato, pi saranno le u-
nit acquistate. Esiste una precisa relazione tra il prezzo di mercato di un bene e la quantit richie-
sta, a condizione di tutti gli altri elementi rimangono costanti: tale relazione tra prezzo e quantit
acquistata detta scheda di domanda o curva di domanda. La curva di domanda la rappresenta-
zione grafica della scheda di domanda. La legge della domanda con pendenza negativa si basa sia
sul senso comune sia sulla teoria economica, ed stata provata e verificata empiricamente presso-
ch per tutti tipi di beni. Se il prezzo subisce un incremento, la quantit domandata tende a diminui-
re per due motivi. Il primo di questi l'effetto di sostituzione: l'aumento del prezzo di un bene a fa s
che esso venga sostituito con altri beni simili. Il secondo motivo che determina la diminuzione degli
acquisti in seguito ad un aumento di prezzo l'effetto reddito: se il prezzo di un bene aumenta, il
consumatore diventa pi povero.
Scheda di domanda di fiocchi di mais

Prezzo (euro a scatola) Quantit domandata (milioni di scatole/anno)


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4 10
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Curva di domanda di fiocchi di mais

Prezzo dei fiocchi di mais (euro a scatola)

Quantit di fiocchi di mais (milioni di scatole/anno)

Le componenti fondamentali della domanda sono i gusti ed i bisogni individuali. La curva di do-
manda del mercato si ottiene sommando le quantit domandate da tutti gli individui ad ogni livello
di prezzo. Gli elementi che influenzano la curva di domanda sono:
il reddito medio dei consumatori un fattore determinante della domanda. Se il reddito degli
individui aumenta, essi tendono ad acquistare maggiore quantit di tutti beni, anche se il
prezzo non subisce variazioni;
le dimensioni del mercato, supponendo che esse dipendono dal numero di abitanti, hanno un
chiaro effetto sulla curva di domanda;
i prezzi e la disponibilit di beni correlati influenzano la domanda di un bene; la domanda
del bene A tende ad essere limitata se il prezzo del prodotto sostituivo B basso, e vicever-
sa;
a questi elementi oggettivi va aggiunto un insieme di elementi soggettivi, definiti gusti o pre-
ferenze;
infine, la domanda di alcuni beni e spesso dipende da influenze particolari come le aspetta-
tive sulle condizioni economiche future.
Le variazioni di fattori diversi dal prezzo di un bene che influiscono sulla quantit acquistata sono
definite variazioni della domanda, che aumenta (o diminuisce) quando aumenta (o diminuisce) la
quantit richiesta a ciascun livello di prezzo. Non bisogna confondere gli spostamenti sulle curve
con lo spostamento delle curve. molto importante non confondere una variazione della domanda
(che denota uno spostamento della curva di domanda) con una variazione della quantit domandata
(cio lo spostamento in un punto diverso sulla medesima curva di domanda in seguito ad una varia-
zione di prezzo).

Spostamento della curva

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La scheda di offerta
L'offerta di un mercato implica le condizioni alle quali le imprese producono e vendono i loro pro-
dotti. La scheda di offerta di un bene (e la sua rappresentazione grafica, la curva di offerta) mostra
la relazione esistente tra il prezzo di mercato e la quantit di tale bene che le imprese desiderano
produrre e vendere, a parit di altri fattori.

Scheda di offerta di fiocchi di mais

Prezzo (euro a scatola) Quantit domandata (milioni di scatole/anno)


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4 16
3 12

Curva di offerta di fiocchi di mais

Prezzo dei fiocchi di mais (euro a scatola)

Quantit di fiocchi di mais (milioni di scatole allanno)

Dall'analisi delle forze che determinano la curva di offerta emerge un dato fondamentale sul com-
portamento delle imprese: i produttori offrono beni per trarne un profitto. Uno dei principali ele-
menti che influenzano la curva di offerta il costo di produzione. Se i costi di produzione di un be-
ne sono bassi rispetto al suo prezzo di mercato, vantaggioso produrne in grandi quantit; se invece
i costi di produzione sono elevati rispetto al prezzo, le imprese riducono la produzione. I costi di
produzione sono determinati soprattutto dai prezzi dei fattori produttivi e dal progresso tecnologico.
I costi dei fattori produttivi, quali il lavoro, energia o macchinari, hanno ovviamente una notevole
influenza sul costo sostenuto per produrre un dato livello di output. Un altro importante elemento
che influenza i costi di produzione rappresentato dal progresso tecnologico, ovvero i cambiamenti
nelle tecniche produttive che riducono la quantit dei fattori necessari a produrre una determinata
quantit di output. Le imprese sono sempre attente alle opportunit alternative di utilizzo delle loro
attivit patrimoniali, per cui l'offerta influenzata anche dei prezzi dei beni correlati, in particolare
quei beni che nel processo produttivo rappresentano output facilmente sostituibili luno con l'altro.
Anche le politiche governative hanno una notevole influenza sulla curva di offerta. Considerazioni
di carattere ambientale e sanitario determinano i tipi di tecnologie da utilizzare, mentre le imposte e
le leggi sul salario minimo possono provocare un sensibile aumento dei prezzi degli input. Infine
sulla curva di offerta si ripercuotono influenze particolari. Le condizioni atmosferiche, per esempio,

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esercitano una forte influenza sull'agricoltura e sull'industria degli sport invernali. Le variazioni di
fattori diversi dal prezzo di un bene che influiscono sulla quantit offerta sono definite anche varia-
zioni dell'offerta, che aumenta (o diminuisce) quando aumenta (o diminuisce) la quantit offerta a
ciascun livello di prezzo di mercato.
Equilibrio di domanda e offerta
Domanda e offerta interagiscono per produrre un prezzo e una quantit di equilibrio, ossia un equi-
librio di mercato. L'equilibrio di mercato dato dal prezzo e dalla quantit in corrispondenza dei
quali le forze dell'offerta e della domanda si bilanciano; al prezzo di equilibrio la quantit che i con-
sumatori desiderano acquistare pari alla quantit che i produttori desiderano vendere. Il prezzo di
equilibrio dato dunque dall'intestazione delle curve di domanda e offerta. Al prezzo di equilibrio
non si verificano eccessi di domanda o di offerta.
D
O

Punto di equilibrio

Variazione dellofferta D
O1
O

E1

D1
Variazione della domanda D
O

E E1

La variazione degli elementi che influenzano la domanda e lofferta comporta spostamenti delle
curve di domanda o di offerta, e dunque cambiamenti dell'equilibrio di mercato relativamente a
prezzo e quantit. Un aumento del prezzo del pane accompagnato da una diminuzione della quantit
venduta, per esempio, pu significare che la curva di offerta si spostata sinistra, mentre un aumen-
to del prezzo accompagnato da un aumento della quantit pu significare che la curva di domanda
dei fiocchi di mais si spostata verso destra. Il meccanismo di mercato, determinando i prezzi e le
quantit di equilibrio di tutti gli input e gli output, distribuisce (o raziona) i beni scarsi a disposizio-
ne della societ tra i possibili utilizzi. Attraverso l'interazione di domanda offerta si ha un "razio-
namento con il portafoglio". Cosa produrre? La risposta questa domanda va ricercata nei segnali
contenuti nei prezzi di mercato. Prezzi elevati del petrolio ne stimolano la produzione, mentre prez-

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zi contenuti dei generi alimentari sottraggono risorse all'agricoltura. Per chi produrre? Il potere del
portafoglio detta la distribuzione del reddito e del consumo. Anche il problema del come produrre
viene risolto dalla domanda dell'offerta. Quando i prezzi del petrolio sono elevati, le societ petroli-
fere non esitano a effettuare profonde trivellazioni in mare aperto ed a utilizzare nuove tecniche si-
smografiche per trovare il petrolio.

CAPITOLO IV: Domanda e offerta dei prodotti (pag. 67 84)


Elasticit di domanda e offerta
Per trasformare le curve di domande di offerta in strumenti utili, necessario sapere in che misura
la domanda e l'offerta rispondono alle variazioni di prezzo. L'elasticit della domanda rispetto al
prezzo (talvolta definita semplicemente elasticit rispetto al prezzo) misura la variazione della
quantit domandata di un bene al variare del prezzo. L'elasticit rispetto al prezzo pu essere defini-
ta in modo pi preciso come la variazione percentuale della quantit domandata diviso per la varia-
zione percentuale del prezzo. Quando l'elasticit rispetto al prezzo di un bene elevata, si dice che
la domanda di quel bene "elastica", cio che la quantit domandata del bene risponde sensibil-
mente alle variazioni di prezzo. Quando l'elasticit rispetto al prezzo di un bene scarsa, la doman-
da "anelastica", per cui la quantit domandata non subisce modifiche di rilievo in seguito alle va-
riazioni di prezzo. Per i beni di prima necessit la domanda tende ad essere anelastica; al contrario, i
beni di lusso, possono facilmente essere sostituiti se i loro prezzi aumentano. L'elasticit rispetto al
prezzo dei singoli beni dipende da fattori economici, e tende ad essere pi elevata per il beni di lus-
so, quando sono disponibili beni sostitutivi e quando i consumatori hanno pi tempo per adattare il
loro comportamento alla nuova situazione. L'elasticit rispetto al prezzo, ED, pu essere definita in
modo pi preciso come la variazione percentuale della quantit domandata divisa per la variazione
percentuale del prezzo.

Elasticit della domanda rispetto al prezzo

Variazione percentuale della quantit domandata


ED =
Variazione percentuale del prezzo

Quando una variazione di prezzo del 1% genera una variazione della quantit domandata superiore
all'1%, si ha una domanda elastica rispetto al prezzo. Quando una variazione di prezzo del 1% pro-
duce una variazione della quantit domandata inferiore all'1%, si ha una domanda anelastica rispet-
to al prezzo. Un'importante caso speciale riguarda la domanda ad elasticit unitaria, che si ha
quando la variazione percentuale della quantit esattamente uguale alla variazione percentuale del
prezzo.
Il ricavo totale uguale al prezzo per la quantit (P x Q). Se i consumatori acquistano 5 unit a 3
euro ciascuna, il ricavo totale sar di 15. Se l'elasticit della domanda rispetto al prezzo nota, si
pu calcolare quali saranno gli effetti di una variazione del prezzo sulla ricavo totale:
se la domanda anelastica rispetto al prezzo, una diminuzione del prezzo riduce il ricavo to-
tale;
se la domanda elastica rispetto al prezzo, in una diminuzione del prezzo aumenta il ricavo
totale;
nel caso limite della domanda ad elasticit unitaria, una diminuzione del prezzo non modi-
fica il ricavo totale.
L'aumento o la diminuzione dei prezzi non comportano unicamente variazione dei consumi. Anche
le decisioni di offerta delle imprese sono pi meno sensibili alle variazioni di prezzo. L'elasticit
dell'offerta rispetto al prezzo misura la variazione percentuale della quantit offerta divisa per la va-
riazione percentuale del prezzo. L'offerta viene definita elastica o anelastica a seconda che la varia-
zione percentuale della quantit sia maggiore o minore della variazione percentuale del prezzo. Nel

http://unict.myblog.it 10
caso limite dell'offerta ad elasticit unitaria, dove l'elasticit dell'offerta rispetto al prezzo pari a 1,
l'aumento percentuale della quantit offerta esattamente uguale all'aumento percentuale del prez-
zo.

Elasticit dellofferta rispetto al prezzo

Variazione percentuale della quantit offerta


EO =
Variazione percentuale del prezzo

La figura mostra tre importanti casi di elasticit dell'offerta: la curva di offerta verticale indica l'of-
ferta perfettamente anelastica, la curva orizzontale rappresenta l'offerta perfettamente elastica, men-
tre la linea retta che attraversa l'origine rappresenta il caso limite dell'elasticit unitaria. Tra i fattori
che determinano l'elasticit dell'offerta il principale la facilit con cui possibile aumentare la
produzione in un determinato settore. Un altro importante fattore che influenza l'elasticit dell'offer-
ta il periodo di tempo preso in considerazione. Una determinata variazione di prezzo tende ad ave-
re un effetto maggiore sulla quantit offerta man mano che aumenta il tempo a disposizione dei
produttori per far fronte a tale cambiamento.

Elasticit dellofferta Eo= 0


Eo= 1

Eo=

Applicazioni di domanda e offerta


Uno degli scenari pi interessanti per l'applicazione di domanda e offerta il settore agricolo. I mi-
glioramenti delle tecnologie agricole determinano un sensibile aumento dell'offerta, mentre la do-
manda di generi alimentari aumenta meno che proporzionalmente rispetto al reddito, e quindi prezzi
del libero mercato dei generi alimentari tendono a diminuire. Un'imposta su un bene sposta l'equili-
brio di domanda e offerta. L'onere fiscale ricade pi pesantemente sui consumatori che sui produtto-
ri nella misura in cui la domanda anelastica rispetto all'offerta. Talvolta lo Stato interferisce
nell'andamento dei mercati concorrenziali imponendo livelli di prezzi massimi o minimi. In tali si-
tuazioni la quantit offerta non corrisponde pi alla quantit domandata: l'imposizione di prezzi
massimi produce un eccesso di offerta, mentre prezzi minimi provocano un eccesso di domanda.

CAPITOLO V: Domanda e comportamento del consumatore (pag. 85 107)


Utilit indica soddisfacimento: pi precisamente, questo termine si riferisce alla misura in cui de-
terminati beni o servizi vengono preferiti dai consumatori. Non bisogna credere che l'utilit sia una
funzione psicologica o una sensazione che si pu osservare o misurare. Al contrario, si tratta di un
concetto scientifico utilizzato dagli economisti per capire il modo in cui i consumatori razionali ri-
partiscono le loro risorse limitate tra i beni che consentono di soddisfare i loro bisogni. In che modo
l'utilit pu essere applicata alla teoria della domanda? Supponiamo che il consumo della prima uni-
t di un bene, per esempio il gelato, dia all'individuo un certo livello di soddisfacimento o utilit.
Supponiamo ora che lo stesso individuo consumi una seconda unit di gelato: l'utilit totale aumen-
ter, in quanto la seconda unit del bene fornisce unutilit aggiuntiva. E se egli consumasse una

http://unict.myblog.it 11
terza e una quarta quantit dello stesso bene? Alla fine, invece di trarne utilit aggiuntiva, l'indivi-
duo si trover con il mal di pancia. Se si consuma un'unit aggiuntiva di gelato, si ottiene un soddi-
sfacimento maggiore, o utilit aggiuntiva. L'incremento dell'utilit per il consumatore si definisce
utilit marginale. La legge dell'utilit marginale decrescente afferma che all'aumentare del consu-
mo di un bene l'utilit marginale di quel bene tende a diminuire. L'utilit totale derivante dal con-
sumo di una determinata quantit uguale alla somma delle utilit marginali fino a quel punto.

U U

Q
Q
Utilit totale Utilit marginale

Nel 1738 Daniel Bernoulli osserv che gli individui si comportano come se il denaro che possono
vincere in una scommessa avesse meno valore di quello che rischiano di perdere; questo significa
che non amano il rischio e che quantit sempre maggiori di moneta garantiscono loro incrementi
sempre minori di utilit reale. Supponiamo che un consumatore cerchi di massimizzare la propria
utilit, ovvero scelga i beni che preferisce tra quelli disponibili. Il principio di utilit marginali u-
guali per euro speso per ciascun bene afferma che la condizione essenziale per ottenere la massima
soddisfazione o utilit e far fronte ai prezzi di mercato dei beni e che un consumatore con reddito
dato ottiene il massimo soddisfacimento quando l'utilit marginale dell'ultimo euro speso per un be-
ne esattamente uguale all'utilit marginale dell'ultimo euro speso per qualsiasi altro bene. L'utilit
marginale per euro di tutti beni nell'equilibrio del consumatore definita utilit marginale del red-
dito; essa misura l'utilit aggiuntiva che il consumatore otterrebbe se potesse spendere un euro in
pi per il consumo. La condizione essenziale per l'equilibrio del consumatore pu essere scritta in
termini di utilit marginali (UM) e prezzi (P) di beni diversi nel seguente modo:

UM bene1 UM bene2 UM bene3


= = = .......
P1 P2 P3

La regola fondamentale del comportamento del consumatore consente di spiegare il motivo per cui
le curve di domanda hanno tendenza negativa. Per semplicit supponiamo che l'utilit marginale per
euro di reddito venga mantenuta costante, mentre il prezzo del bene 1 aumenta. Se la quantit con-
sumata non varia, il primo rapporto (UM bene1 / P1) sar minore dell'utilit marginale per euro di tutti
gli altri beni. Quindi, poich laumento di prezzo di un bene riduce il consumo desiderato di quel
bene, le curve di domanda hanno tendenza negativa. L'effetto di sostituzione il fattore pi evidente
per spiegare la tendenza negativa delle curve di domanda. Se il prezzo del caff sale e gli altri prez-
zi rimangono costanti, significa che il caff diventato relativamente pi caro; come conseguenza,
la domanda di caff diminuir e aumenter il consumo di prodotti che possono in qualche modo so-
stituirlo, come per esempio il t. Se il reddito monetario di un individuo fisso, un aumento dei
prezzi si traduce in una riduzione del suo reddito reale, ossia dell'ammontare effettivo di beni e ser-
vizi acquistabili con il reddito monetario. L'effetto reddito indica infatti l'impatto di una variazione
di prezzo sulla quantit domandata di un bene risultante dall'effetto della variazione di prezzo sui
redditi reali dei consumatori. Poich un reddito reale inferiore in genere determina una riduzione del

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consumo, di norma l'effetto reddito rafforza l'effetto di sostituzione, contribuendo a far s che la
curva di domanda abbia tendenza negativa. Gli effetti reddito e di sostituzione si combinano per de-
terminare le caratteristiche principali dei diversi beni. In alcune circostanze la curva di domanda ri-
sultante molto elastica rispetto al prezzo, per esempio quando il consumatore spende una quota ri-
levante del proprio reddito per l'acquisto di un determinato bene, o quando sono presenti beni sosti-
tutivi. La curva di domanda di mercato di un bene si ottiene sommando le quantit richieste da tutti
i consumatori. Ciascun individuo diverso dagli altri: i redditi di alcuni sono elevati e quelli di altri
modesti; alcuni amano il caff, altri preferiscono il t. Per ottenere la curva di domanda di mercato
occorre sommare tutte le quantit che diversi consumatori acquistano ad un determinato prezzo; la
quantit totale sar quindi rappresentata da un punto sulla curva di domanda di mercato. Un incre-
mento del reddito tende a far aumentare la quantit di ciascun bene che gli individui sono disposti
ad acquistare. I beni di consumo di prima necessit tendono essere meno sensibili alle variazioni di
reddito rispetto alla maggior parte degli altri beni, mentre i beni di lusso mostrano una maggiore
sensibilit tra le variazioni. Vi sono poi altri beni anomali, detti beni inferiori, il cui consumo pu
diminuire all'aumentare del reddito, in quanto possono essere sostituiti con altri beni pi apprezzati.
La curva di domanda mostra in quale misura la quantit domandata di un bene varia al variare del
prezzo del bene; dato tuttavia che la domanda influenzata anche dai prezzi degli altri beni, dai
redditi dei consumatori e da influenze particolari, la curva di domanda viene tracciata presupponen-
do che tali elementi rimangano costanti. Se invece essi variano, la curva di domanda si sposta verso
destra o verso sinistra. A e B sono beni sostitutivi se un aumento di prezzo del bene A determina un
incremento della domanda del bene sostitutivo B. Al contrario, le automobili e la benzina, sono beni
complementari, in quanto ad un aumento di prezzo del bene A vi una diminuzione della domanda
del bene complementare B. Nel mezzo si situano i beni indipendenti, come i libri di testo. Esistono
situazioni in cui un governo, con molta circospezione, decide di disciplinare le scelte private di in-
dividui adulti: il caso dei cosiddetti beni meritevoli considerati positivi in s e, all'opposto, dei be-
ni non meritevoli, ritenuti dannosi. Il consumo dei beni non meritevoli di solito talmente deleterio
da rendere accettabile la limitazione della libert di scelta personale. Oggi molte societ civili pre-
vedono l'istruzione pubblica e l'assistenza sanitaria gratuite, ma che penalizzano o proibiscono l'uso
di sostanze nocive come le sigarette, le bevande alcoliche o l'eroina. Il costo globale delle sostanze
stupefacenti sarebbe inferiore se le proibizioni fossero meno severe e le risorse attualmente impie-
gate per limitare l'offerta fossero invece spese in cure e sostegno morale e psicologico.
Pi di due secoli fa Adam Smith introdusse il paradosso del valore. Egli scrisse: "niente pi utile
dell'acqua, ma con essa non si pu acquistare praticamente nulla. Al contrario, un diamante ha uno
scarso valore d'uso, ma pu essere spesso scambiato con moltissimi altri beni". Questo paradosso
turbava Smith circa 200 anni fa, ma oggi si sa che pu essere risolto come segue: "le curve di do-
manda e offerta di acqua si intersecano a un livello di prezzo molto basso, mentre la domanda e l'of-
ferta dei diamanti determinano un prezzo di equilibrio molto elevato". Il paradosso del valore pu
essere risolto nel seguente modo: maggiore la quantit disponibile di un bene, meno desiderabile
sar l'ultima unit consumata. Risulta quindi chiaro il motivo per cui il prezzo dell'acqua basso e
perch un bene indispensabile come l'aria pu diventare addirittura un bene libero. Il paradosso del
valore mette in evidenza il fatto che il valore monetario di un bene pu essere fuorviante quale indi-
catore del valore economico totale di quel bene. Il divario esistente tra l'utilit totale di un bene e il
suo valore totale di mercato detto rendita (o surplus) del consumatore. Tale rendita deriva dal fat-
to che l'individuo riceve pi di quanto paga, come conseguenza della legge dell'utilit marginale de-
crescente. Supponiamo che il prezzo dell'acqua sia un euro al litro; il consumatore dovr quindi va-
lutare quante caraffe da un litro acquistare a quel prezzo. Per il primo litro, che ha un valore molto
elevato in quanto impedisce di morire di sete, egli disposto a pagare 9 euro; dato per che il prez-
zo di mercato del primo litro soltanto di un euro, il consumatore otterr una rendita di 8 euro. Il
secondo litro vale invece 8 euro, ma poich il prezzo sempre di un euro, la rendita del consumato-
re sar di 7 euro; e cos di seguito fino al nono litro, che per il consumatore vale soltanto 0,50 e
quindi non viene acquistato. L'equilibrio del consumatore e rappresentato dal punto dove 8 litri

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d'acqua vengono comprati al prezzo di 1 euro. Quest'esempio consente di fare un importante osser-
vazione: anche se il consumatore paga soltanto 8 euro, il valore totale dell'acqua di 44 euro, risul-
tato che si ottiene sommando le colonne dell'utilit marginale. Il consumatore ha quindi ottenuto
una rendita di 36 sulla somma pagata.
Analisi geometrica dellequilibrio del consumatore
Supponiamo che un consumatore acquisti combinazioni diverse di due beni, per esempio generi a-
limentari e vestiario, a prezzi dati. Supponiamo che, posto di fronte a due combinazioni diverse, il
consumatore sia sempre in grado di dire se ne preferisce una all'altra, oppure se la scelta di una o
dell'altra combinazione gli indifferente. Supponiamo ora che sia A sia B costituiscono per il con-
sumatore scelte ugualmente accettabili, gli sia cio indifferente ottenere la prima o la seconda, e
consideriamo ulteriori combinazioni riguardo alle quali il consumatore ugualmente indifferente.
Nella figura tali combinazioni diverse sono rappresentate in un grafico. Le unit di vestiario sono
misurate su un asse e le unit di generi alimentari sull'altro; i punti A, B, C e D rappresentano le
quattro combinazioni di beni. La curva della figura che collega i quattro punti, una curva di indif-
ferenza. Quanto pi un bene scarso, tanto maggiore il suo valore relativo di sostituzione; la sua u-
tilit marginale cresce rispetto all'utilit marginale del bene che diventato abbondante. Passando
da A a B si sostituirebbero quindi tre delle sei unit di vestiario disponibili con una unit aggiuntiva
di generi alimentari. Spostandosi da B a C, verrebbe invece sacrificata una sola unit di vestiario tra
quelle rimanenti per ottenere una terza unit di generi alimentari, uno scambio 1 a 1. Collegando i
punti A e B della figura, si scopre che il valore della pendenza della linea risultante pari a 3. Con-
giungendo B e C si ottiene una pendenza di 1, mentre collegando C e D la pendenza ottenuta pari
a 0,5. Queste cifre rappresentano il rapporto di sostituzione dei due beni. Quanto pi piccolo lo
spostamento sulla curva, tanto pi il rapporto di sostituzione si avvicina alla pendenza effettiva del-
la curva di indifferenza. La pendenza della curva di indifferenza la misura dell'utilit marginale
relativa dei beni, o delle condizioni di sostituzione alle quali, per variazioni molto limitate, il con-
sumatore sarebbe disposto a scambiare un po di un bene per ottenere un poco di pi dell'altro bene.
Tralasciamo per un momento la mappa di indifferenza del consumatore e assegniamo a quest'ultimo
un reddito fisso. Supponiamo che egli possa spendere sei euro al giorno e che il prezzo di ciascuna
unit di generi alimentari e di vestiario sia fisso: 1,50 per i generi alimentari e un euro per il ve-
stiario. chiaro che il consumatore potrebbe spendere il proprio denaro per acquistare una qualsiasi
delle numerose combinazioni alternative di generi alimentari e vestiario. La retta di bilancio NM
riassume tutte le possibili combinazioni dei due beni che favoriscono il reddito del consumatore. La
pendenza di NM 3/2, cio il rapporto tra il prezzo dei generi alimentari e quello del vestiario. Tale
pendenza significa che, dati i prezzi, ogni volta che il consumatore rinuncia a 3 unit di vestiario
pu ottenere due unit aggiuntive di generi alimentari. NM pertanto definita retta di bilancio o
vincolo di bilancio. La retta di bilancio pu essere sovrapposta alla mappa di indifferenza del con-
sumatore. Il consumatore, ovviamente, si sposta verso il punto che genera il pi alto grado di soddi-
sfacimento e che in questo caso e rappresentato dal punto B.

A
U

Vestiario B

C
D
Generi alimentari

M
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L'equilibrio del consumatore si raggiunge nel punto in cui la retta di bilancio tangente alla curva
di indifferenza pi elevata, vale a dire dove il rapporto di sostituzione esattamente uguale alla
pendenza della retta di bilancio.

PGa UMGa
= rapporto di sostituzione =
PV UMV

Supponiamo che il reddito giornaliero del consumatore sia dimezzato e che i due prezzi rimangono
invariati. La retta ha subito uno spostamento parallelo verso l'interno. Supponiamo ora che il reddito
giornaliero ammonti a sei euro, ma che il prezzo dei generi alimentari aumenti da 1,50 a 3 euro,
mentre quello del vestiario rimane invariato. Anche in questo caso la retta di bilancio subisce una
variazione: questo provoca una rotazione della retta di bilancio.

CAPITOLO VI: Produzione e organizzazione delle imprese (pag. 109 123)


Teoria della produzione e prodotti marginali
Un'economia moderna prevede una vasta gamma di attivit produttive. La trattazione presuppone
che l'azienda si sforzi di produrre in modo efficiente, ossia al minor costo possibile; essa cerca cio
di produrre sempre il livello massimo di output per una data quantit di input, evitando, dove possi-
bile, qualsiasi spreco. In un secondo tempo presupporremo che, nel decidere quali beni o servizi
produrre e vendere, le imprese tentino anche di massimizzare i profitti. La relazione tra la quantit
di input necessaria e la quantit di output producibile definita "funzione di produzione". La fun-
zione di produzione la relazione tra la quantit massima di output ottenibile e la quantit di input
necessaria per ottenerla, ed definita per un determinato livello di conoscenze tecniche. A partire
dalla funzione di produzione di un'impresa possibile calcolare tre importanti concetti relativi alla
produzione: il prodotto totale, il prodotto medio e quello marginale. Il prodotto totale fisico, o pro-
dotto totale, indica la quantit totale di output prodotto in unit fisiche. Il prodotto marginale di un
input prodotto il aggiuntivo, o output aggiunto da ununit addizionale di quel tipo di input, men-
tre tutti gli altri input sono mantenuti costanti. Infine, il prodotto medio quello che misura loutput
totale diviso per le unit totali di input.

Unit di lavoro Prodotto totale Prodotto marginale Prodotto medio


0 0
1 2000 2000 2000
2 3000 1000 1500
3 3500 500 1167
4 3800 300 950
5 3900 100 780

La legge dei rendimenti decrescenti afferma che, aggiungendo quantit addizionali di un input e
mantenendo costanti tutti gli altri, s'otterranno quantit aggiuntive di output sempre minori. Se si
aggiungono quantit di un fattore come il lavoro ad una quantit fissa di terra, macchinari e altri in-
put, il lavoro potr contare su quantit sempre minori degli altri fattori. Di conseguenza, la terra di-
venter pi affollata, i macchinari sovrautilizzati ed il prodotto marginale del lavoro diminuir. I
rendimenti decrescenti sono un fattore chiave per spiegare la povert di molti paesi asiatici, il tenore
di vita nei paesi ad alta densit di popolazione basso perch vi sono troppi lavoratori per ettaro di
terra e non perch gli agricoltori sono incapaci o non rispondono agli incentivi economici. In alcuni
casi vi pu essere tuttavia interesse ad aumentare tutti gli input. Questo fa riferimento ai rendimenti
di scala, ossia agli effetti degli incrementi in scala degli input sulla quantit prodotta; in altre parole,
i rendimenti di scala riflettono la reazione del prodotto totale quando tutti i fattori aumentano pro-
porzionalmente. Occorre distinguere tre casi importanti:

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I rendimenti di scala costanti si hanno quando una variazione di tutti gli input determina una
variazione proporzionale degli output.
I rendimenti di scala crescenti (detti anche economie di scala) si hanno quando un aumento
di tutti gli input produce un incremento pi che proporzionale del livello di output.
I rendimenti di scala decrescenti si verificano quando un aumento proporzionale di tutti gli
input produce un incremento meno che proporzionale delloutput totale.
Per tener conto del ruolo del tempo nella produzione nei costi, si distinguono due diversi periodi di
tempo. Si definisce breve periodo quello in cui le imprese possono variare la produzione modifi-
cando i fattori variabili, come materiali ed il lavoro, ma non i fattori fissi, come il capitale; il lungo
periodo invece quello in cui le imprese hanno la possibilit di variare tutti i fattori, incluso il capi-
tale. Il progresso tecnologico si riferisce a miglioramenti dei processi produttivi di beni e servizi, a
variazioni di prodotti gi esistenti o all'introduzione di nuovi prodotti. Bisogna distinguere tra inno-
vazione di processo, che si ha quando migliorano o vengono introdotte tecniche produttive, e inno-
vazione di prodotto, che si verifica quando sul mercato vengono introdotti prodotti nuovi o migliori.
La produttivit una delle pi importanti misure della prestazione economica e si esprime come
rapporto tra loutput totale e una media ponderata degli input. Si pu avere la produttivit del fattore
lavoro che misura la quantit di output per unit di lavoro, oppure la produttivit totale dei fattori
che misura loutput per unit di input totali (capitale e lavoro). La produttivit aumenta grazie all'e-
conomie di scala e al progresso tecnologico. Bench i rendimenti di scala crescenti siano poten-
zialmente elevati in numerosi settori, possibile che ad un certo punto prevalgano i rendimenti di
scala decrescenti. L'aumento delle dimensioni delle imprese, per esempio, complica i problemi di
gestione e di coordinamento. Nella continua ricerca di profitti elevati, un'impresa pu espandersi
geograficamente oppure ampliare la produzione oltre le proprie capacit di gestione. probabile poi
che un'impresa abbia un solo direttore generale, un unico direttore finanziario e un solo consiglio di
amministrazione. Il minor tempo a disposizione per studiare i mercati, e per prendere le diverse de-
cisioni, pu far si che in alcuni casi i dirigenti si estranino dalla produzione quotidiana e commetta-
no quindi degli errori.
Organizzazione delle imprese
Le imprese esistono per varie ragioni, la pi importante delle quali che esse sono organizzazioni
specializzate che si dedicano alla gestione del processo produttivo. Tra le loro funzioni principali si
annoverano lo sfruttamento dell'economia della produzione in serie, il reperimento di fondi e l'orga-
nizzazione del processo produttivo. Per produrre in modo efficiente sono necessari macchinari e
stabilimenti specializzati, catene di montaggio e la divisione del lavoro in numerose operazioni. La
seconda funzione delle imprese il reperimento delle risorse per la produzione su vasta scala. Ma
da dove provengono tali fondi? Ai giorni nostri, in un'economia basata sull'impresa privata, la mag-
gior parte dei fondi proviene dei profitti delle imprese o dai prestiti contratti sui mercati finanziari.
Un terzo motivo alla base dell'esistenza delle imprese costituito dalla necessit di gestire il proces-
so produttivo. Un manager una persona che organizza la produzione, introduce nuove idee, pro-
dotti o processi, prende le decisioni aziendali ed ritenuto responsabile dei successi o dei fallimenti
dell'impresa. Le imprese individuali sono le classiche piccole imprese a conduzione familiare. Tra
le imprese sono molto diffuse ma presentano volumi di vendite totali limitati. In quasi tutti i casi si
tratta di attivit che richiedono un enorme impegno da parte dei proprietari, che arrivano a lavorare
cinquanta o sessanta ore la settimana e spesso rinunciano alle ferie. Spesso un'impresa necessit del-
la collaborazione di diversi specialisti. Due o pi persone possono riunirsi per formare una societ
di persone; tutti i soci accettano di fornire parte del lavoro e del capitale, di suddividere profitti de-
rivanti dall'attivit, e naturalmente di ripartirsi di eventuali debiti o perdite. Oggi le societ di perso-
ne rappresentano soltanto una piccola parte dell'attivit economica complessiva. Il principale svan-
taggio costituito dalla responsabilit illimitata: i soci sono infatti responsabili senza limitazioni di
tutti i debiti contratti dalla societ. In un'economia di mercato avanzata, gran parte dell'attivit eco-
nomica si svolge in societ per azioni private. Una moderna societ per azioni una forma di orga-
nizzazione aziendale istituita mediante statuto e appartenente a numerosi azionisti; dispone di iden-

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tit giuridica ben definita e pu essere in effetti considerata come una persona giuridica che ha la
facolt di acquistare, vendere, contrarre prestiti, produrre beni e servizi e stipulare contratti; tale so-
ciet gode inoltre di responsabilit limitata, per cui gli investimenti nella societ di ciascun proprie-
tario sono strettamente limitati a una determinata somma. La propriet di una societ per azioni
determinata dal possesso dei titoli ordinari della societ; in linea di principio gli azionisti controlla-
no la societ di cui sono proprietari. Gli azionisti sono i proprietari della societ per azioni, ma la
gestione affidata ai dirigenti. La societ per azioni presenta tuttavia un grosso svantaggio: l'impo-
sta sui profitti della societ. Per le imprese diverse dalle societ per azioni il reddito al netto delle
spese viene tassato come normale reddito personale, mentre il reddito delle societ per azioni subi-
sce una doppia tassazione, in primo luogo come profitto della societ e successivamente come red-
dito personale sui dividendi.

CAPITOLO VII: Analisi dei costi (pag. 125 146)


Analisi economica dei costi
I costi fissi di un'impresa, anche chiamati "costi generali" o "costi non recuperabili", sono costituiti
da elementi quali canoni di affitto di una fabbrica o di un ufficio, i pagamenti contrattuali per le at-
trezzature, i pagamenti degli interessi sui debiti. Tali costi devono essere sostenuti anche se l'impre-
sa non produce alcun output e non variano al variare della quantit di output prodotta. I costi varia-
bili variano al variare dell'output: essi includono i materiali necessari per la produzione, gli operai
che lavorano nelle catene di montaggio, l'energia richiesta per il funzionamento delle fabbriche. Il
costo totale rappresenta la spesa minima totale necessaria per produrre ciascun livello di output q e
aumenta all'aumentare di q.

CT = CF + CV

Il costo marginale indica il costo aggiuntivo sostenuto per produrre una unit dice male di output.
In alcuni casi il costo marginale sostenuto per produrre un'unit aggiuntiva di output piuttosto li-
mitato. In altre situazioni, invece, il costo di unit aggiuntiva di output pu essere elevato. La tabel-
la illustra il calcolo dei costi marginali. Il costo medio unitario dato dal costo totale diviso per il
numero di unit prodotte.
Costo totale CT
Costo medio unitario = = = CU
Output Q
Si noti che, in un primo tempo, il costo medio unitario diminuisce costantemente; CU raggiunge il
livello minimo di 40 quando q = 4 e poi cresce lentamente.

Quantit Costo fisso Costo va- Costo tota- Costo


riabile le Marginale
unitario
0 55 0 55
1 55 30 85 30
2 55 55 110 25
3 55 75 130 20
4 55 105 160 30
5 55 155 210 40
6 55 225 280 50
7 55 -- 370 --
8 55 -- 410 90

Il costo medio unitario pu essere ripartito in componenti fisse e variabili. Il costo fisso unitario
(CFU) viene definito come costi fissi / quantit. Poich il costo fisso totale una costante, dividen-

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do tale costo per una quantit di output crescente si ottiene una curva del costo fisso unitario in co-
stante discesa. Il costo variabile unitario (CVU) dato dal costo variabile / output. Il costo variabile
unitario inizialmente presenta un andamento decrescente e successivamente crescente. Spesso si
commette l'errore di confondere il costo medio unitario con il costo marginale anche se il primo pu
essere notevolmente maggiore o minore del secondo. Quando il costo marginale inferiore al costo
medio unitario, il primo spinge il secondo verso il basso; quando il costo marginale uguale al co-
sto medio unitario, quest'ultimo non sale non scende e si trova al livello minimo; quando invece il
costo marginale superiore al costo medio unitario, il primo spinge il secondo verso l'altro.
CM
CU
Costo medio unitario e CVU
costo marginale

CFU

Quantit di output

La curva dei costi di impresa dipende direttamente anche dalla sua funzione di produzione; se, per
esempio, il progresso tecnologico consente all'impresa di produrre la stessa quantit di output ridu-
cendo l'impiego di input, i costi sostenuti dall'azienda diminuiscono e la curva dei costi si sposta
verso il basso. Se i prezzi dei fattori e la funzione di produzione sono noti, possibile calcolare la
curva dei costi. A titolo di esempio, considerate il costo totale sostenuto per produrre tre tonnellate
di grano. In base alla funzione di produzione, Rossi in grado di produrre tale quantit con 10 ettari
di terra e 15 ore di lavoro. Il costo totale sostenuto per produrre tre tonnellate di grano sar quindi
(10 ettari x 5,50 lettaro) pi (15 ore x 5 lora) = 130. La relazione esistente tra costo e produ-
zione serve a spiegare il motivo per cui le curve dei costi tendono ad essere a forma di U. Nel breve
periodo i fattori fissi, come gli impianti e le attrezzature, non possono essere modificati; nel breve
periodo, quindi, i costi del lavoro e dei materiali sono tipicamente variabili, mentre i costi di capita-
le sono fissi. Nel lungo periodo possibile modificare tutti gli input, compresi lavoro, materiali e
capitale; nel lungo periodo, quindi, tutti i costi sono variabili. La relazione esistente tra le leggi della
produttivit e le curve dei costi pu essere riassunta come segue: nel breve periodo, quando i fattori
come il capitale sono fissi, i fattori variabili tendono a presentare una fase iniziale di rendimenti cre-
scenti seguita da rendimenti decrescenti. Le relative curve dei costi mostrano una fase iniziale di co-
sti marginali decrescenti seguita da costi marginali crescenti dopo che sono subentrati rendimenti
decrescenti. Spesso le combinazioni di input possibili sono pi di due, ma non necessario calcola-
re il costo di ciascuna al fine di determinare quella meno costosa. Per stabilire quale sar la combi-
nazione pi conveniente, basta calcolare il prodotto marginale di ciascun input. Occorre quindi di-
videre il prodotto marginale di ogni input per il prezzo dei fattori, per ottenere il prodotto marginale
per euro di input. La combinazione che consente di minimizzare i costi si ha quando il prodotto
marginale per euro di input uguale per tutti gli input. In altre parole, lapporto marginale di cia-
scun euro sotto forma di lavoro, terra, petrolio dev'essere uguale. In base a tale ragionamento u-
n'impresa minimizza il proprio costo totale di produzione quando il prodotto marginale per euro di
input uguale per tutti i fattori di produzione. Regola del costo minimo: per produrre un dato livello
di input al costo minimo, un'impresa deve acquistare diversi input fino a quando il prodotto margi-
nale per euro speso per ciascun input uguale.

Prodotto marginale di L Prodotto marginale di T


Prezzo di L = Prezzo di T .,,,,,,,,,,,,

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Una conseguenza della regola del costo minimo la regola della sostituzione: se il prezzo di un fat-
tore diminuisce e quelli di tutti gli altri fattori rimangono costanti, alle imprese converr sostituire il
fattore divenuto meno caro agli altri fattori.
Contabilit aziendale e costi economici
Per stabilire se l'impresa sta realizzando un utile, necessario consultare il conto economico o conto
profitti e perdite.
Utile netto (o profitto) = ricavo totale spese totali
Esso rappresenta l'identit fondamentale del conto profitti e perdite e indica i profitti che l'impresa
intende massimizzare.

1) Vendite nette (al netto di sconti) 250.000


Meno:
2) Materiali 50.000
3) Costo del lavoro 90.000
4) Costi desercizio diversi 10.000
5) Meno coti globali:
6) Costi di vendita e amministrativi 15.000
7) Affitto dellimmobile 5.000
8) Ammortamento 15.000
9) Spese desercizio 185.000
10) Utile netto desercizio 65.000
Meno:
11) Interessi sul debito per le attrezzature 6.000
12) Imposte locali e statali 4.000
13) Utile netto al lordo delle imposte sul reddito 55.000
14) Meno: imposte sul reddito delle societ 18.000
15) Utile netto al netto delle imposte 37.000
16) Meno: dividendi pagati per le azioni ordinarie 15.000
17) Utili non distribuiti 22.000

Nella prima riga sono riportati i ricavi; le righe da 2 a 9 indicano il costo di diversi fattori del pro-
cesso produttivo. I costi di vendita e amministrativi includono il costo per la pubblicit del locale e
la gestione dell'ufficio, mentre i costi di esercizio diversi includono per esempio costo dell'energia
elettrica. Le prime tre categorie di costo in linea di massima corrispondono al costo variabile
dell'impresa, o costo delle merci vendute. Le tre categorie successive, dalla riga 6 alla 8, rappresen-
tano invece i costi fissi dell'impresa in quanto non possono essere modificati nel breve periodo. La
riga otto contiene un termine nuovo: ammortamento. Esso si riferisce al costo dei beni capitali.
L'ammortamento si calcola in quote annue per la durata contabile dell'attivit, che di solito con-
nessa alla sua effettiva durata economica. Sommando tutti costi di cui si parlato finora, si ottengo-
no le spese di esercizio. L'utile netto dell'esercizio dato dai ricavi netti meno le spese d'esercizio.
Non si ancora tenuto conto, per, di tutti i costi di produzione. La riga 11 contiene il costo annuo
dell'interesse pagato sul prestito. Unulteriore spesa costituita dalle imposte statali e locali. Sottra-
endo le righe 11 e 12 si ottiene un profitto totale di 55.000 al lordo dell'imposta sul reddito. Come
si suddividono gli utili? Circa 18.000 spettano allo Stato sotto forma di imposta sul reddito delle
societ per azioni. Rimane quindi un profitto di 37.000 al netto delle imposte. Una volta pagati i
dividendi di 15.000 per le azioni ordinarie, restano 22.000 di utili non distribuiti da reinvestire
nell'impresa.
La contabilit aziendale comprende anche lo stato patrimoniale o bilancio, ovvero un resoconto
della situazione finanziaria dell'impresa in una certa data. Tale documento registra il valore di
un'impresa, di un individuo o di uno stato in un determinato momento. Da una parte del bilancio so-
no riportate le attivit (propriet dotate di valore economico o diritti posseduti dall'impresa), dall'al-

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tra compaiono invece due elementi: le passivit (debiti o obbligazioni dell'impresa) e patrimonio
netto (o valore netto, dato dalle attivit totali meno le passivit totali). Unimportante distinzione fra
stato patrimoniale e conto economico quella che c tra fondi e flussi. Il fondo esprime il livello di
una variabile in un dato momento. La variabile di flusso ha una dimensione temporale, ossia afflui-
sce nel tempo.
Patrimonio netto = Attivit passivit
Uno stato patrimoniale dev'essere sempre in pareggio in quanto il patrimonio netto un residuo de-
finito come attivit meno passivit. Il conto profitti e perdite mostra il flusso di vendite, costi e rica-
vi relativi all'anno o periodo contabile, e misura il flusso monetario dell'impresa in entrata e in usci-
ta, ovvero l'andamento della stessa durante l'anno. Lo stato patrimoniale pu essere considerato co-
me una fotografia istantanea che illustra la situazione finanziaria dell'impresa. Le voci principali
sono le attivit, le passivit e il patrimonio netto.
Costi opportunit
Le decisioni hanno loro costo opportunit in quanto la scelta di un bene in una situazione di scarsit
implica la rinuncia ad un altro bene. Il costo opportunit il valore del bene o servizio a cui si ri-
nuncia. Nei mercati che operano correttamente il prezzo uguale al costo opportunit. Il costo eco-
nomico non comprende soltanto le spese vive, ma anche il meno evidente costo opportunit, come
per esempio il compenso del lavoro fornito dal proprietario di un'impresa. I costi opportunit posso-
no differire dai prezzi nel caso di merci non commerciali, come l'aria pulita, la salute o lo svago,
cio servizi che possono avere enorme valore anche se non vengono acquistati e venduti sul merca-
to.
Produzione, teoria dei costi e decisioni dellimpresa
La teoria della produzione e l'analisi dei costi traggono origine dal concetto di funzione di produzio-
ne, che indica la quantit massima di output che pu essere prodotta con combinazioni diverse di
input. importante ricordare che la funzione di produzione mostra loutput massimo ottenibile con
le capacit e le conoscenze tecniche disponibili in un dato momento. Va ricordato che il prodotto
marginale del lavoro dato dalla produzione aggiuntiva derivante da una unit addizionale di lavo-
ro quando la terra e gli altri input sono mantenuti costanti. Dopo aver definito il concetto di prodotto
marginale di un input, semplice fornire la definizione della legge dei rendimenti decrescenti: se un
input aumenta mentre gli altri sono mantenuti costanti, il prodotto marginale dell'input che stato
modificato diminuisce, perlomeno superato un certo limite. Il prodotto dovrebbe aumentare propor-
zionalmente quando entrambi i fattori vengono aumentati contemporaneamente. L'analisi numerica
del modo in cui un'impresa combina gli input per minimizzare i costi pu essere rappresentata pi
efficacemente sotto forma di grafico. Tale curva mostra tutte le diverse combinazioni di terra e la-
voro che producono un output di 346 unit. Essa viene definita isoquanto ed analoga alla curva di
indifferenza del consumatore. Dati i prezzi di lavoro e terra l'impresa pu calcolare il costo totale
per i punti A, B, C e D o per qualsiasi altro punto sullisoquanto. L'impresa minimizzer i costi sce-
gliendo il punto che presenta il costo totale pi basso. Una semplice tecnica che consente di indivi-
duare il metodo di produzione al costo minimo consiste nel tracciare degli isocosti. Combinando i-
soquanti e isocosti possibile determinare la posizione ottimale per l'impresa. Per individuare tale
punto sufficiente sovrapporre lisoquanto alla famiglia di isocosti.

A
Terra Terra
B
C
D

Lavoro Lavoro

ISOQUANTO ISOCOSTI
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CAPITOLO VIII: Offerta e allocazione nei mercati concorrenziali (pag. 147 166)
Lofferta dellimpresa concorrenziale
Per massimizzare i profitti necessario che l'impresa gestisca le proprie attivit interne in modo ef-
ficiente e prenda decisioni giuste sul mercato. Per quale motivo un'azienda desidera massimizzare i
profitti? I profitti corrispondono all'utile netto o reddito netto di una societ per azioni, e rappresen-
tano la somma che un'impresa pu pagare sotto forma di dividendi ai proprietari, reinvestire in nuo-
vi impianti o attrezzature o impiegare in investimenti finanziari. Tutte queste attivit incrementano
il valore dell'impresa per i suoi proprietari. Un'impresa perfettamente concorrenziale vende un pro-
dotto omogeneo (cio un prodotto identico a quello venduto dai suoi concorrenti) e non sufficien-
temente grande per poter influenzare il prezzo, per cui lo considera come un elemento dato. Il rica-
vo aggiuntivo derivante dalla vendita di ciascuna unit supplementare pari al prezzo di mercato.
L'output che consente il massimo profitto si ha quando il costo marginale uguale al prezzo. La ra-
gione alla base di tale affermazione che l'impresa pu incrementare i profitti fino a quando il prez-
zo supera il costo marginale dell'ultima unit. Il profitto totale raggiunge il punto massimo quando,
vendendo quantit aggiuntive di output, non si ottengono profitti aggiuntivi. Nel punto di massimo
profitto, l'ultimo unit prodotta garantisce un ricavo esattamente uguale al costo di quella unit. In
generale, la curva del costo marginale di un'impresa pu essere utilizzata per determinare il piano di
produzione ottimale: l'output che consente di massimizzare profitti indicato dal punto in cui il
prezzo interseca la curva del costo marginale. Nel breve periodo un'impresa decide di chiudere
quando non riesce pi a coprire i costi variabili. necessario tenere presente che, anche se la pro-
duzione di unimpresa zero, essa deve comunque rispettare i propri obblighi contrattuali. Nel bre-
ve periodo l'impresa deve sostenere costi fissi, quali gli interessi da pagare alla banca, gli affitti de-
gli immobili, le imposte sulle licenze ed i compensi degli amministratori. Ai costi fissi si aggiungo-
no i costi variabili, come quelli per i materiali, i lavoratori addetti alla produzione e il combustibile
che sarebbe zero, con la produzione a zero. All'impresa conviene continuare a produrre con P alme-
no uguale a CM fino a quando il ricavo meno i costi variabili copre parzialmente i costi fissi. Il li-
vello critico del prezzo di mercato al quale i ricavi corrispondono esattamente al costo variabile
viene definito punto di chiusura. Se i prezzi sono superiori al punto di chiusura, il livello di produ-
zione verr mantenuto sulla curva del costo marginale in quanto, anche se l'impresa in perdita,
quest'ultimo aumenterebbe se venisse interrotta l'attivit. Se i prezzi sono inferiori al punto di chiu-
sura, l'impresa cesser di produrre poich in tal modo perderebbe soltanto i costi fissi.
Lofferta delle industrie concorrenziali
Per ottenere la curva di offerta del mercato di un bene, necessario sommare orizzontalmente le
curve di offerta di tutti i singoli produttori di quel bene. Dato che le imprese possono modificare la
produzione nel tempo, si distinguono due diversi periodi: l'equilibrio nel breve periodo, dove il pro-
dotto varia entro i limiti consentiti dagli impianti e dalle imprese esistenti e l'equilibrio nel lungo
periodo, dove il numero di imprese e impianti, nonch tutti gli altri fattori, possono essere comple-
tamente adeguati alle nuove condizioni di domanda. Nel lungo periodo, se le imprese possono en-
trare e uscire liberamente dall'industria e nessuno gode di particolari vantaggi di specializzazione o
di ubicazione, la concorrenza elimina gli eccessi di profitto realizzati dalle imprese nell'industria. Se
quindi da un lato la possibilit di uscire liberamente dall'industria significa che il prezzo non pu
scendere al disotto del punto di pareggio, dall'altro la possibilit di entrarvi liberamente fa si che
nell'equilibrio di lungo periodo il prezzo non possa superare il costo medio unitario. Quando un'in-
dustria in grado di ampliarsi senza provocare un aumento dei prezzi dei fattori di produzione, la
risultante curva di offerta nel lungo periodo sar orizzontale. Se un'industria utilizza fattori specifici
all'industria stessa, la sua curva di offerta nel lungo periodo sar crescente.
Casi particolari di mercati concorrenziali
Le regole della domanda e dell'offerta di un mercato concorrenziale affermano che , nel primo caso,
se la domanda di un bene aumenta e la curva di offerta rimane invariata, il prezzo e la quantit do-
mandata del bene subiscono un incremento, mentre la diminuzione della domanda avr l'effetto op-
posto; nel secondo caso, se l'offerta di un bene aumenta e la curva di domanda rimane costante, in

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genere il prezzo diminuisce e la quantit acquistata e venduta aumenta. Una diminuzione dell'offer-
ta avr l'effetto contrario. Nei mercati concorrenziali si verificano casi particolari: costo costante e
costo crescente, offerta completamente anelastica (che produce rendite economiche) e curva di of-
ferta rivolta allindietro.

Costo costante Costo crescente Rendita pura

Le imprese nei paesi poveri si sono rese conto che, in seguito ad un aumento dei salari, spesso i la-
voratori locali riducono le ore lavorative; se il salario raddoppiasse, invece di lavorare sei giorni alla
settimana per incrementare i loro modesti redditi, i lavoratori preferirebbero andare a pesca tre gior-
ni alla settimana. La figura mostra una possibile curva di offerte di lavoro. Inizialmente l'offerta di
lavoro aumenta all'aumentare dei salari, ma una volta superato il punto T, i salari pi elevati indu-
cono gli individui a ridurre le ore lavorative e a concedersi pi svago.

Efficienza ed equit nei mercati concorrenziali


Un sistema economico efficiente quando, date le risorse e la tecnologia disponibili, organizzato
in modo tale da fornire ai consumatori i beni ed i servizi maggiormente desiderati. L'efficienza allo-
cativa (o efficienza) si ha quando non possibile riorganizzare la produzione in modo tale da mi-
gliorare le condizioni di vita di qualcuno senza peggiorare quella di altri. In una situazione di effi-
cienza allocativa, il soddisfacimento (o utilit) di un individuo pu aumentare soltanto riducendo
l'utilit di altri individui. Il concetto di efficienza pu essere intuitivamente collegato alla frontiera
delle possibilit produttive. L'efficienza soddisfatta quando i consumatori massimizzano il proprio
soddisfacimento, l'utilit marginale uguale al prezzo; quando i produttori in concorrenza scelgono
il livello di output al quale il costo marginale uguale prezzo; dato che UM = P e CM = P, ne con-
segue che UM = CM. Il costo marginale sostenuto dalla societ per produrre un bene in concorrenza
perfetta quindi uguale all'utilit marginale valutata in termini di perdita di beni o svago. Se il gua-
dagno che la societ ottiene dall'ultima unit di bene consumata uguale al costo marginale soste-
nuto per produrre l'ultima unit di prodotto, la condizione che garantisce l'efficienza dell'equilibrio
concorrenziale soddisfatta. Il mercato perfettamente concorrenziale sintetizza la volont di acqui-
stare beni, rappresentata dalla domanda, degli individui che possiedono i voti con il portafoglio, ed i
costi marginali di quei beni, rappresentati dall'offerta delle imprese. Se certe condizioni vengono
soddisfatte, la concorrenza garantisce l'efficienza, cio una situazione in cui non possibile incre-
mentare l'utilit di un consumatore senza diminuire quella di un altro. Tale affermazione valida
anche per i sistemi economici caratterizzati da numerosi fattori e prodotti. Il ruolo essenziale del co-
sto marginale in un'economia di mercato il seguente: solo se i prezzi sono uguali ai costi marginali
il sistema economico produce il massimo livello di output e ottiene il massimo soddisfacimento del-
le proprie scarse risorse di terra, lavoro e capitale.
Fallimenti del mercato
L'immagine idilliaca della concorrenza perfetta che abbiamo dato per scontato nella discussione sui
mercati efficienti guastata dai fallimenti del mercato: concorrenza imperfetta, esternalit e imper-

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fezioni nella diffusione delle informazioni. Quando un'impresa gode di un certo potere in un parti-
colare mercato pu alzare il prezzo del prodotto al disopra del costo marginale. I consumatori ac-
quisteranno il bene in quantit minori rispetto a una situazione di concorrenza perfetta, per cui si a-
vr una diminuzione del soddisfacimento del consumatore: Questa diminuzione tipica delle ineffi-
cienze create dalla concorrenza imperfetta. Un secondo tipo di fallimento del mercato costituito
dalle esternalit, che si hanno quando alcuni degli effetti collaterali della produzione o del consumo
non sono inclusi nei prezzi di mercato: pu accadere che una fabbrica emetta esalazioni solforose
nell'aria provocando danni alle abitazioni vicine e alla salute delle persone; se l'impresa non risarci-
sce tali impatti ambientali, l'inquinamento sar inefficientemente elevato e dannegger il benessere
del consumatore. Un terzo importante fallimento del mercato costituito dalle imperfezioni nella
diffusione di informazioni. La teoria della mano invisibile d per scontato che acquirenti e venditori
dispongono di tutte le informazioni necessarie su beni e servizi che acquistano e vendono. Ma la re-
alt si discosta notevolmente da questo mondo ideale. Il punto importante riguarda l'entit del danno
provocato dalle imperfezioni nella diffusione delle informazioni. In alcuni casi la perdita di effi-
cienza limitata, mentre in altri casi la perdita pu essere pi rilevante.

CAPITOLO IX: Concorrenza imperfetta e monopolio (pag. 167 183)


Modelli di concorrenza imperfetta
Se un'impresa in grado di influire in modo significativo sul prezzo di mercato del proprio output,
si dice che opera in condizioni di concorrenza imperfetta. La concorrenza imperfetta prevale in u-
n'industria quando i singoli venditori hanno un certo controllo sul prezzo del loro prodotto; ci non
implica che il controllo esercitato da un'impresa sul prezzo sia assoluto, ma soltanto che l'impresa lo
pu fissare entro certi limiti. La differenza fra concorrenza perfetta e imperfetta pu essere analizza-
ta anche in termini di elasticit rispetto al prezzo. Per un'impresa in concorrenza perfetta la doman-
da perfettamente elastica, mentre per un'impresa in concorrenza imperfetta essa presenta un'elasti-
cit limitata. Gli economisti suddividono la concorrenza imperfetta in tre diverse strutture di merca-
to. Il caso estremo costituito dal monopolio, dove un unico venditore ha il totale controllo di
un'industria. Non esiste altra industria capace di produrre un bene sostitutivo. Oggi i veri monopoli-
sti sono rari e la loro esistenza quasi sempre legata a qualche forma di protezione statale. Il termi-
ne oligopolio significa "pochi venditori". In questo contesto pochi indica un numero che pu variare
da due a dieci o quindici imprese. Ma il concetto importante che il comportamento delle singole
imprese pu influire sul prezzo di mercato. Le industrie oligopolistiche sono abbastanza numerose.
Nella terza categoria di concorrenza imperfetta, di solito definita concorrenza monopolistica, molti
venditori offrono prodotti differenziati. Questa struttura di mercato assomiglia alla concorrenza per-
fetta, in quanto i venditori sono numerosi e nessuno possiede una grande quota di mercato, e si dif-
ferenzia dalla concorrenza perfetta per il fatto che i prodotti venduti dalle varie imprese non sono
identici. I prodotti differenziati presentano solo piccole differenze. Dato che i prodotti sono legger-
mente differenziati, essi possono essere venduti a prezzi leggermente diversi. Il costo opportunit
totale dei beni (compreso il costo del tempo) dipende dalla distanza tra abitazione e punto di vendi-
ta. Poich il costo opportunit dei punti di vendita pi vicini inferiore, questi saranno generalmen-
te preferiti. Quasi tutti casi di concorrenza imperfetta possono essere fatti risalire a due ragioni prin-
cipali. In primo luogo, le industrie tendono a essere caratterizzate da pochi venditori in presenza di
importanti economie di produzione su vasta scala e di costi decrescenti: in queste condizioni le
grandi imprese possono produrre a costi inferiori e quindi applicare prezzi pi bassi di quelli delle
piccole imprese, impedendone la sopravvivenza. Il secondo luogo, i mercati tendono alla concor-
renza imperfetta quando l'ingresso di nuovi concorrenti nell'industria ostacolato. Le cosiddette
"barriere all'ingresso" non possono derivare da leggi o regolamentazioni che limitano il numero dei
concorrenti, mentre in altri casi l'ingresso in un mercato semplicemente troppo costoso per un
nuovo concorrente. La tecnologia e la struttura dei costi di industria contribuiscono a determinare
quante imprese possono sopravvivere in una particolare industria e quali devono essere le loro di-
mensioni. Per quanto riguarda i costi, le imprese pi grandi sono avvantaggiate rispetto a quelle di

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dimensioni pi modeste. Le economie di scala, ossia i costi medi unitari decrescenti, costituiscono
la causa principale di concorrenza imperfetta. Quando le imprese possono ridurre i costi incremen-
tando loutput, la concorrenza perfetta tende a scomparire, in quanto poche imprese sono in grado di
produrre l'output dell'industria nel modo pi efficiente. Quando la dimensione minima efficiente di
un impianto ampia rispetto al mercato nazionale o regionale, le condizioni di costo producono la
concorrenza imperfetta. Le barriere all'ingresso sono fattori che ostacolano l'ingresso di nuove im-
prese nell'industria: quando sono elevate, probabile che un'industria sia caratterizzata da poche
imprese e da un livello di concorrenza limitato. Le economie di scala sono un tipo comune di barrie-
re all'ingresso, ma ne esistono altre, come le restrizioni legali, gli elevati costi d'ingresso, la pubbli-
cit e la differenziazione dei prodotti. Le restrizioni legali comprendono i brevetti, le restrizioni al-
l'ingresso, i dazi doganali ed i contingenti di importazione. Oltre alle barriere all'ingresso imposte
dalla legge, vi sono anche barriere economiche. In alcune industrie il prezzo d'ingresso pu essere
semplicemente molto elevato: nell'industria degli aerei commerciali, per esempio, gli elevati costi
sostenuti per progettare e collaudare i nuovi aeroplani scoraggiano le imprese che vorrebbero entra-
re nel mercato. Talvolta le imprese creano barriere all'ingresso per ostacolare i potenziali rivali tra-
mite la pubblicit e la differenziazione dei beni. La pubblicit fornisce ai consumatori maggiori in-
formazioni sui prodotti e fa si che essi rimangano federali alle marchi pi note. Anche la differen-
ziazione dei prodotti, singolarmente o in combinazione con ampie campagne pubblicitarie, pu co-
stituire una barriera all'ingresso e incrementare il potere di mercato dei produttori. In numerose in-
dustrie, come per esempio, quelle dei cereali per la prima colazione, delle automobili, di elettrodo-
mestici e dei detersivi, normale che un ristretto numero di produttori forniscano una vasta gamma
di marche, modelli, e prodotti diversi.
Ricavo marginale e monopolio
Per ottenere il ricavo totale corrispondente a ciascun livello di rendita, sufficiente moltiplicare il
prezzo per la quantit. Il ricavo marginale l'incremento del ricavo totale derivante dalla vendita di
unit aggiuntiva. Il ricavo marginale pu essere sia positivo sia negativo. Se il ricavo marginale
negativo significa che, per vendere unit aggiuntive, l'impresa deve diminuire e il previo delle unit
precedenti di un ammontare tale che i ricavi totali diminuiscono. Il ricavo marginale positivo
quando la domanda elastica, zero quando la domanda a elasticit unitaria e negativo quando la
domanda anelastica.

Se la domanda Relazione tra Q e P Effetti di Q su RT Valore di ricavo


marginale (RM)
Elastica Variazione % di Q > di P Aumento di Q incremento di RM > 0
RT
A elasticit unitaria Variazione % di Q = di P Aumento di Q, RT invariato RM = 0
Anelastica Variazione % di Q < di P Aumento di Q riduzione di RM < 0
RT

Verr ora individuato il punto di equilibrio che garantisce al monopolista il massimo profitto. Per
definizione, profitto totale = ricavo totale - costi totali. Il massimo profitto si ha quando loutput si
trova al livello in cui il ricavo marginale dell'impresa uguale al suo costo marginale. La figura
mostra l'equilibrio del monopolio.

CM
G

CU

http://unict.myblog.it RM dd 24
Sono riportate le curve dei ricavi e dei costi dell'impresa. Il punto di massimo profitto si ha al livello
di output in cui CM uguale a RM, che corrisponde al punto di intersezione E. L'equilibrio del mo-
nopolio dato dall'output q = 4. Per individuare il prezzo che massimizza i profitti, occorre salire in
senso verticale da E verso la curva dd fino al punto G, dove P = 120. Poich il ricavo unitario nel
punto G superiore al costo unitario nel punto F, il profitto positivo. Il principio marginale
quello in base al quale gli individui massimizzano i loro redditi, profitti o soddisfazioni calcolando
soltanto i costi e benefici marginali derivanti da una determinata decisione.

CAPITOLO X: Oligopolio e concorrenza monopolistica (pag. 185 203)


Comportamento delle imprese in concorrenza imperfetta
Il potere di mercato indica il grado di controllo esercitato da una singola impresa o da un numero
limitato di imprese sul prezzo e sulle decisioni relative alla produzione di un'industria. La misura
pi comune del potere di mercato il rapporto di concentrazione di un'industria. Il rapporto di con-
centrazione su quattro imprese viene definito come la percentuale del prodotto totale dell'industria
dovuta alle quattro maggiori imprese e, analogamente, il rapporto di concentrazione su otto imprese
la percentuale di prodotto fornita dalle otto imprese principali. Molti economisti ritengono che i
rapporti di concentrazione tradizionali non misurino adeguatamente il potere di mercato e propon-
gono come alternativa l'indice di concentrazione Herfindahl - Hirschman che rileverebbe meglio il
ruolo delle imprese dominanti. L'indice dato dalla somma del quadrato delle quote di mercato di
tutte le imprese operanti sul mercato e in situazione di concorrenza perfetta sarebbe vicino a 0, men-
tre in monopolio assoluto sarebbe 10.000. Per quale motivo gli economisti hanno un interesse tanto
marcato per le industrie in concorrenza imperfetta? La concorrenza imperfetta spesso conduce a
prezzi che superano i costi marginali e, talvolta, l'assenza dello stimolo della concorrenza produce
una qualit dei servizi scadente, esiti entrambi poco accettabili. Attente ricerche nel campo dimo-
strano che le industrie ad alta concentrazione tendono ad avere saggi di profitto solo leggermente
superiori rispetto alle industrie non concentrate, fatto che pu lasciare sorpresi e ha creato molte
perplessit soprattutto nei critici delle grandi imprese, i quali si attendevano invece che esse realiz-
zassero enormi profitti. Il livello di concorrenza imperfetta in un mercato non influenzato soltanto
dal numero e dalle dimensioni delle imprese, ma anche dal modo in cui agiscono. Interazione stra-
tegica il termine che definisce come ogni strategia adottata da un'impresa dipenda dal comporta-
mento dei suoi rivali. Se in un mercato sono presenti poche imprese, queste possono decidere di co-
operare oppure di non cooperare. Le imprese non cooperano quando agiscono per conto proprio,
senza alcun accordo esplicito o implicito con le altre imprese, comportamento che spesso si traduce
in guerra dei prezzi. Le imprese cooperano quando cercano di ridurre al minimo la concorrenza;
quando le imprese in un oligopolio cooperano attivamente, si dice che sono in collusione. Questo
termine indica una situazione in cui due o pi imprese fissano di comune accordo i livelli di prezzo
e di produzione, si suddividono il mercato e prendono congiuntamente altre decisioni. Un cartello
un'organizzazione di imprese indipendenti che producono beni simili e operano insieme per aumen-
tare i prezzi e ridurre loutput. A parte alcune rare eccezioni la legge vieta alle imprese di colludere
per fissare i prezzi o suddividere i mercati: le imprese sono per spesso tentate di dare vita a collu-
sioni tacite, ossia evitano di adottare comportamenti concorrenziali anche in assenza di accordi e-
spliciti. Quando riesce, la collusione pu presentare grossi vantaggi per le imprese. Quando gli oli-
gopolisti possono colludere per massimizzare profitti comuni, tenendo presente la loro interdipen-
denza, generano prezzi, quantit e profitti di monopolio. All'estremo opposto degli oligopoli collu-
sivi si situa la concorrenza monopolistica, che assomiglia alla concorrenza perfetta per tre aspetti: il
mercato formato da numerosi acquirenti e venditori, l'ingresso e luscita sono agevoli e le imprese
accettano come dati i prezzi delle altre imprese. Esempi di concorrenza monopolistica sono le dro-
gherie di uno stesso quartiere, che offrono i medesimi prodotti ma in luoghi diversi. Il punto impor-
tante che la differenziazione dei prodotti significa che ciascun venditore gode di una certa libert
di alzare o abbassare i prezzi, pi di quanto non accada in un mercato perfettamente concorrenziale.
La differenziazione dei prodotti fa si che la curva di domanda di ciascun venditore abbia pendenza

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negativa. Poich l'industria produce un profitto, nuove imprese sono attratte nel mercato, ma il loro
ingresso determina uno spostamento verso sinistra della curva di domanda delle imprese gi presen-
ti, in quanto nuovi prodotti differenziati rosicchiano la loro quota di mercato. In questo tipo di con-
correnza imperfetta il tasso di profitto nel lungo periodo tende a zero man mano che nuove imprese
fanno ingresso nell'industria con nuovi prodotti differenziati. La concorrenza tra pochi introduce un
aspetto del tutto nuovo nella vita economica: costringe le imprese a tener conto delle reazioni dei
concorrenti in seguito a variazioni dei prezzi e dell'output e introduce nei mercati la considerazione
dell'interazione strategica. Il mondo degli affari ricco di interazioni strategiche tra i concorrenti, e
per analizzare i risultati gli economisti si basano su unaffascinante aria della teoria economica, nota
come teoria dei giochi, che consiste nell'analisi di situazioni riguardanti due o pi "giocatori" che
devono prendere decisioni e hanno obiettivi contrastanti. All'aumentare del numero di oligopolisti
non cooperativi, il prezzo e la quantit dell'industria tendono ad avvicinarsi alla situazione del mer-
cato perfettamente concorrenziale. Se le imprese decidono di colludere piuttosto che competere, il
prezzo e la quantit del mercato saranno simili a quelli del monopolio. Spesso l'oligopolio non gode
di un solido equilibrio. L'interazione strategica pu condurre a risultati stabili quando le imprese
minacciano, scatenano guerra dei prezzi, si arrendono di fronte alle imprese pi forti, puniscono i
rivali pi deboli, palesano le loro intenzioni o semplicemente escono dal mercato. Le imprese che
detengono il potere di mercato possono aumentare i loro profitti attuando la discriminazione del
prezzo, cio vendendo a clienti diversi lo stesso prodotto applicando prezzi differenti. Queste di-
scriminazioni sorprendentemente migliorano il benessere economico: applicando prezzi differenti a
coloro disposti a pagare prezzi elevati e a coloro che accettano solo prezzi pi bassi, l'impresa mo-
nopolista pu aumentare sia i profitti sia la soddisfazione del consumatore.
Comportamento delle grandi societ per azioni
Il primo passo per capire il comportamento delle grandi societ per azioni consiste nel rendersi con-
to che nella maggior parte dei casi sono ad azionariato diffuso: chiunque infatti pu acquistare le a-
zioni delle societ, e la loro propriet perci suddivisa tra numerosi investitori. Data l'ampia di-
spersione del capitale delle grandi societ, la propriet dell'impresa solitamente separata dal con-
trollo: i singoli proprietari non possono influire facilmente sull'operato delle grandi societ per a-
zioni e, bench gli azionisti eleggano il consiglio di amministrazione, sempre pi spesso sono gli
amministratori stipendiati che prendono le decisioni pi importanti sulla strategia e le attivit quoti-
diane della societ. Le innovazioni producono enormi profitti innovativi, ma temporanei perch l'i-
mitazione li erode. Schumpeter vedeva l'imprenditore come l'eroe del capitalismo, la persona dalle
qualit intellettuali e dalla volont superiori, mossa dall'intento di conquistare e dalla gioia di crea-
re. Le interpretazioni moderne delle teorie di Schumpeter pongono particolare attenzione sugli a-
spetti peculiari dell'economia dell'informazione. L'informazione fondamentale: molto costoso
produrla, ma molto economico riprodurla, perci i mercati dell'informazione sono soggetti a gravi
fallimenti di mercato. Linappropriabilit delle invenzioni determina una carenza di investimenti
nella ricerca e nello sviluppo, soprattutto nel settore della ricerca di base. Linappropriabilit e gli
elevati rendimenti sociali della ricerca spingono quindi molti stati a sovvenzionare la ricerca di ba-
se in campo medico e scientifico. Da tempo le nazioni hanno riconosciuto la necessit di proteggere
pubblicamente le invenzioni perch il compenso per produrre informazioni di valore come le inven-
zioni minimo rispetto alla facilit di riprodurle. Esistono perci apposite leggi che regolano bre-
vetti, segreti industriali e commerciali e prodotti elettronici, e che creano diritti di propriet intellet-
tuale. Grazie ai sistemi informatici elettronici a basso costo come Internet, tecnologicamente pos-
sibile rendere l'informazione disponibile per tutti. La nuova economia dell'informazione mette in e-
videnza il conflitto tra efficienza e incentivi: da un lato tutte le informazioni possono essere fornite
gratuitamente apparentemente in modo economicamente efficiente perch il prezzo uguale al co-
sto marginale, cio zero; d'altra parte per il prezzo zero per la propriet intellettuale riduce o di-
strugge l'incentivo a produrre nuovi dati, nuovi libri perch i creatori non traggono alcun profitto
dalla loro attivit. Tra innovazione e potere di mercato esiste una complessa relazione. Poich le
grandi imprese hanno dato un contributo essenziale alla ricerca e all'innovazione, necessario usare

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prudenza nell'affermare che il loro potere assolutamente negativo; bisogna inoltre riconoscere che
alle piccole imprese e ai singoli individui si devono alcuni dei progressi tecnologici maggiormente
rivoluzionari. Per promuovere una rapida innovazione, una nazione deve disporre di una grande va-
riet di organizzazioni e di metodi.
Costi economici della concorrenza imperfetta
Il potere del monopolio conduce all'inefficienza economica, in quanto il prezzo supera il costo mar-
ginale, ed anche possibile che si verifichi un deterioramento della qualit. Per frenare gli abusi
della concorrenza imperfetta, in passato i poteri pubblici hanno talvolta fatto ricorso all'imposizione
fiscale, ai controlli dei prezzi e alla nazionalizzazione, ma nelle moderne economie di mercato que-
sti strumenti sono utilizzati con minore frequenza. Ulteriori strumenti di politica industriale, adottati
con maggiore frequenza, sono la regolamentazione, le leggi antitrust e l'incoraggiamento della con-
correnza; tra questi, il pi efficace quello di favorire la concorrenza, riducendo le barriere in tutti
casi in cui ci possibile.

CAPITOLO XII: Redditi e prezzi dei fattori di produzione (pag. 227 244)
Reddito e ricchezza
Nel considerare la situazione economica di un individuo o di una nazione le due unit di misura uti-
lizzate pi di frequente sono il reddito e il patrimonio o ricchezza. Il reddito si riferisce ai salari, a-
gli interessi, ai dividendi ed a ogni altro valore che matura in un certo periodo di tempo, il totale
complessivo di tutti i redditi costituisce il reddito nazionale. Il reddito nazionale rappresentato dai
redditi da lavoro, sotto forma di salari, stipendi o altre indennit, mentre la parte rimanente riguarda
i diversi tipi di redditi da capitale. I proventi di un'economia di mercato sono distribuiti tra i proprie-
tari dei fattori di produzione del sistema economico sotto forma di salari, profitti, rendite e interessi.
Il reddito di mercato di un individuo dato dall'insieme delle quantit dei fattori di produzione che
possiede moltiplicate per il prezzo di ciascun fattore. Le varie amministrazioni pubbliche costitui-
scono la principale fonte di reddito per milioni di persone. Lo Stato incassa una quota consistente
del reddito nazionale attraverso le imposte e altri tributi. Ma ci che lo stato prende con una mano
lo restituisce con l'altra: la pubblica amministrazione distribuisce prestazioni sociali, ovvero paga-
menti diretti a singoli individui che non hanno nulla a che vedere con la fornitura di beni o servizi.
La propriet di attivit finanziarie in grado di produrre reddito, come le azioni e le obbligazioni,
decisamente pi concentrata, ci conduce ad un secondo importante concetto economico: il patri-
monio o ricchezza costituito dal valore monetario netto delle attivit possedute in un determinato
momento. Si noti che la ricchezza si accumula, mentre il reddito un flusso per unit temporale. La
ricchezza di una famiglia include beni tangibili e le attivit finanziarie; i beni dotati di valore sono
definiti attivit, mentre i debiti costituiscono le passivit. La differenza tra attivit e passivit totali
definita patrimonio netto o ricchezza netta.
Produttivit marginale e prezzo dei fattori
La teoria della distribuzione del reddito studia il modo in cui in un'economia si determinano i red-
diti. I salari rappresentano il prezzo del lavoro, l'interesse il prezzo del capitale, le rendite rappre-
sentano il prezzo per l'utilizzo della terra e, come per i beni, anche per i fattori di produzione i prez-
zi sono stabiliti dall'interazione tra domanda e offerta. La domanda di diversi fattori di produzione
pu essere espressa in termini di ricavi ottenuti dalla produttivit marginale, e che questi, combinati
con l'offerta, determinano i prezzi e le quantit dei fattori e quindi i redditi di mercato. La domanda
di fattori diversa da quella di beni di consumo per due importanti ragioni: le domande di fattori
sono domande derivate e interdipendenti. La domanda dei consumatori determina la domanda di
tutti fattori di produzione. Gli economisti definiscono domanda derivata la domanda dei fattori di
produzione. Questo significa che le imprese richiedono un input perch questo consente loro di pro-
durre un bene che i consumatori desiderano in quel momento o richiederanno nel futuro. La produt-
tivit di un fattore, come per esempio il lavoro, dipende dalla quantit degli altri fattori produttivi
che interagiscono con il primo, per cui spesso impossibile stabilire la quantit di output prodotta
da uno dei diversi input considerato singolarmente, in quanto gli input interagiscono l'uno con l'al-

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tro. Le domande dei diversi fattori di produzione sono derivate dai ricavi prodotti da ciascun fattore
in base al prodotto marginale. Il prodotto marginale in termini di valore dell'input a il ricavo ag-
giuntivo generato da un'unit aggiuntiva di tale input. Quando i mercati dei prodotti sono perfetta-
mente concorrenziali, facile calcolare il prodotto marginale in termini di valore. In questo caso,
ciascuna unit del prodotto marginale di un lavoratore (PML) pu essere venduto al prezzo concor-
renziale delloutput (P); in condizioni di concorrenza perfetta, inoltre, il prezzo dell'output non in-
fluenzato dall'output dell'impresa per cui il prezzo uguale al ricavo marginale (RM). In concorren-
za perfetta il valore di ciascun lavoratore per l'impresa quindi pari al valore monetario del prodot-
to marginale dell'ultimo lavoratore. Il concorrente imperfetta, dove la curva di domanda della singo-
la impresa ha tendenza negativa, il ricavo marginale ottenuto da ciascuna unit addizionale di
output venduto inferiore al prezzo, in quanto l'azienda deve abbassare il prezzo delle unit prece-
denti per vendere un'unit aggiuntiva. Il prodotto marginale in termini di valore rappresenta il rica-
vo aggiuntivo che un'impresa ottiene dall'impiego di un'unit addizionale di un tipo di input mante-
nendo costanti gli altri input, e viene definito come il prodotto marginale dell'input moltiplicato per
il ricavo marginale ottenuto dalla vendita di un'unit aggiuntiva di output. Tale regola valida per il
lavoro, la terra e gli altri input:

Prodotto marginale in termini di valore del lavoro PMVL = RM x PML

Prodotto marginale in termini di valore della terra PMVT = RM x PMT

In condizioni di concorrenza perfetta, dato che P = RM

Prodotto marginale in termini di valore (ciascun input) PMVi = P x PMi

Per massimizzare i profitti occorre aumentare limpiego degli input fino a quando il prodotto mar-
ginale in termini di valore di ciascun input supera il costo marginale o il prezzo dello stesso. La
combinazione di input che massimizza i profitti di unimpresa in concorrenza perfetta si ha quando
il prodotto marginale moltiplicato per il prezzo delloutput pari al prezzo dellinput:

Prodotto marginale del lavoro x prezzo delloutput = prezzo del lavoro = salario

Prodotto marginale della terra x prezzo delloutput = prezzo della terra = rendita

possibile riformulare la condizione di cui sopra in termini molto pi generali, valida sia per i mer-
cati dei prodotti in concorrenza perfetta sia per quelli in concorrenza imperfetta. La regola del costo
minimo stabilisce che i costi sono minimizzati quando il prodotto marginale per euro di input u-
guale per tutti gli input. La scheda del prodotto marginale in termini di valore di ciascun input forni-
sce la domanda dellimpresa per quel dato input. Una conseguenza della regola del costo minimo
la regola della sostituzione: se il prezzo di uno dei fattori sale mentre quello degli altri fattori rima-
ne invariato, di solito all'impresa conviene sostituire il fattore pi costoso con quantit maggiori di
altri fattori. Gli elementi che determinano l'offerta di lavoro sono il prezzo del lavoro e fattori de-
mografici quali et, sesso, livello di istruzione e composizione familiare; la quantit di terra e di al-
tre risorse naturali determinata dalla conformazione geologica e non pu essere modificata radi-
calmente. L'offerta di capitale dipende dagli investimenti effettuati in passato dalle imprese, dalle
famiglie e dallo Stato. Un'analisi completa della distribuzione del reddito deve combinare la do-
manda e l'offerta dei fattori di produzione. La domanda di mercato dei fattori si ottiene sommando
le domande individuali di ciascuna impresa. Il prezzo di equilibrio dell'input in un mercato concor-
renziale viene raggiunto al livello in cui la quantit domandata e quella offerta sono uguali. La teo-
ria della distribuzione del reddito basata sulla produttivit marginale analizza il modo in cui il red-
dito nazionale totale distribuito tra i diversi fattori. La concorrenza di numerosi proprietari terrieri

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e lavoratori fa si che i prezzi dei fattori uguaglino i rispettivi prodotti marginali, e tale processo con-
sente di distribuire esattamente il 100% del prodotto. Qualsiasi fattore pu essere variabile, non sol-
tanto il lavoro. Dato che per ciascuna unit del fattore viene corrisposto soltanto il prodotto margi-
nale dell'ultima unit impiegata, i prodotti marginali delle unit precedenti forniscono un'eccedenza
residua di output; questo residuo esattamente uguale ai redditi degli altri fattori, i cui prezzi ven-
gono determinati in base alla produttivit marginale e, di conseguenza, la teoria della distribuzione
basata sulla produttivit marginale, bench semplificata, fornisce un quadro logico completo della
distribuzione del reddito in concorrenza perfetta. Anche se l'economia concorrenziale pu trarre la
quantit massima di un bene dalle risorse disponibili, a suo riguardo permane una fortissima riserva.
In presenza di un'economia capitalista del laissez faire, nulla pu indurre a credere che i redditi
saranno mai equamente distribuiti: i redditi di mercato possono produrre accettabili differenze, ma
anche enormi disparit che permarranno per generazioni.

CAPITOLO XIII: Mercato del lavoro (pag. 245 266)


Determinazione dei salari
Gli economisti tendono a utilizzare il salario medio reale, che rappresenta il potere d'acquisto di u-
n'ora di lavoro ossia il salario monetario diviso per il costo della vita. In un certo momento ed a un
determinato livello di tecnologia esiste una relazione tra la quantit di input di lavoro e la quantit
di output; per la legge dei rendimenti decrescenti ogni unit aggiuntiva di input di lavoro apporta
una quantit di output via via minore. I livelli salariali sono diversi da una nazione all'altra. Queste
enormi differenze non significano che i governi impediscano ai salari di aumentare, pur essendo ve-
ro che le politiche governative influenzano il salario minimo e altri aspetti del mercato del lavoro,
quanto piuttosto che i salari reali sono diversi da paese a paese principalmente a causa dell'intera-
zione della domanda e dell'offerta di lavoro. L'offerta di lavoro si riferisce al numero di ore che la
popolazione desidera dedicare ad attivit remunerative in fabbriche, fattorie, imprese, enti pubblici
o organizzazioni senza fini di lucro. I tre elementi chiave dell'offerta di lavoro sono le ore lavorati-
ve, la partecipazione della forza lavoro e l'immigrazione. Alcuni individui svolgono attivit con ora-
ri flessibili, ma in genere l'orario di lavoro va da 35 a 40 ore settimanali, senza grandi possibilit di
incrementare o ridurre le ore di lavoro. Supponiamo ora che i salari aumentino. La curva di offerta
di lavoro in un primo tempo sale in direzione nord-est e successivamente presenta una pendenza
allindietro in direzione nord ovest. Un salario pi elevato si traduce in un aumento di reddito, per
cui l'individuo richiede maggiori quantit di beni e servizi nonch ore di svago aggiuntive. Uno de-
gli sviluppi pi notevoli negli ultimi decenni stato il massiccio ingresso delle donne nella forza la-
voro. Questo fenomeno pu essere in parte spiegato dall'aumento dei salari reali ma un mutamento
di tali proporzioni non pu essere attribuito unicamente a fattori economici. Il ruolo degli immi-
granti nell'offerta di lavoro non pu continuare a essere ignorato. Gli immigrati tendono a concen-
trarsi in occupazioni faticose e poco pagate. Consideriamo un mercato di lavoro perfettamente con-
correnziale, in cui sono presenti numerosi lavoratori e datori di lavoro che non hanno la possibilit
di influenzare i tassi salariali in modo apprezzabile. I tassi salariali orari sono esattamente uguali; le
differenze salariali tra le industrie e gli individui sono determinate da differenze tra le occupazioni e
tra le persone, oppure dall'assenza di concorrenza perfetta nei mercati del lavoro. Le differenze sala-
riali atte a compensare la mancanza di attrattive relative, o differenze non monetarie, tra le diverse
occupazioni sono dette differenziali salariali compensativi. Numerose differenze della qualit del
lavoro dipendono da fattori non economici, mentre la decisione di accumulare capitale umano pu
essere valutata economicamente. Il termine capitale umano si riferisce alle scorte di conoscenze uti-
li acquisite dagli individui nel corso della loro preparazione scolastica e professionale. Nella situa-
zione di equilibrio di concorrenza perfetta, se gli individui e le occupazioni fossero esattamente u-
guali, i differenziali salariali non esisterebbero e tutti i tassi salariali di equilibrio determinati da
domanda e offerta sarebbero gli stessi; ma se si abbandona l'utopia dell'uniformit degli individui e
delle occupazioni, si riscontrano notevoli differenziali salariali anche nei mercati del lavoro perfet-
tamente concorrenziali. I differenziali salariali compensativi, che compensano le differenze non

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monetarie della qualit delle occupazioni, spiegano alcuni di questi differenziali, mentre le differen-
ze della qualit del lavoro ne chiariscono molti altri.
Il movimento sindacale
I sindacati raggiungono accordi collettivi che specificano chi pu svolgere determinate attivit, qua-
le deve essere il salario e quali le regole lavorative, e possono inoltre decidere di organizzare uno
sciopero al fine di ottenere condizioni pi favorevoli dal datore di lavoro. I salari e le indennit ac-
cessorie dei lavoratori riuniti in un sindacato sono determinati dalla contrattazione collettiva, vale a
dire dalle negoziazioni tra i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori aventi lo scopo di fissare
condizioni di lavoro accettabili da entrambe le parti. La parte centrale di questi accordi costituita
dal pacchetto economico, che comprende i tassi salariali di base delle diverse categorie occupazio-
nali e le regole relative alle ferie e alle pause per i pasti; l'accordo contiene inoltre disposizioni rela-
tive alle indennit accessorie, come il sistema pensionistico, la copertura sanitaria e questioni ana-
loghe. Una seconda importante questione costituita dalle regole lavorative, che riguardano le as-
segnazioni e i compiti delle varie attivit, la sicurezza del lavoro e le quantit di lavoro assegnato.
L'accordo sindacale contiene infine caratteristiche procedurali, che includono regole di anzianit
nonch una procedura per discutere le vertenze sindacali. In genere un contratto rimane valido tre
anni. Spesso nella contrattazione collettiva i lavoratori fanno pressione per ottenere i salari pi ele-
vati, mentre gli imprenditori spingono nella direzione opposta: questa situazione viene definita mo-
nopolio bilaterale, caratterizzato da un unico acquirente e da un unico venditore. Quando in uno
stato i salari reali sono troppo elevati, possono verificarsi alti tassi di disoccupazione, un tipo di di-
soccupazione che non risponde alle tradizionali politiche macroeconomiche, che consistono nel-
l'aumentare la spesa totale, e richiedono piuttosto misure atte a ridurre i salari reali.
Discriminazione razziale e sessuale
Le differenze salariali sono una caratteristica universale delle economie di mercato, ma quando una
differenza di questo tipo si verifica a causa di caratteristiche personali irrilevanti, come la razza, il
sesso o la religione, viene definita discriminazione. La discriminazione si esprime in due aspetti: di-
verso trattamento delle persone in base a caratteristiche fisiche o prassi che hanno ripercussioni di-
verse su gruppi diversi. La forma di discriminazione pi diffusa l'esclusione da determinate occu-
pazioni e determinate zone residenziali. Le minoranze vivono in zone in cui le scuole sono scadenti
e non possono permettersi di optare per l'istruzione privata; di conseguenza, questi individui non
vengono preparati a sufficienza per poter ottenere posti di lavoro ben retribuiti. Un aspetto molto
interessante della discriminazione si realizza nell'interazione tra informazioni parziali e motivazioni
errate, cio nella discriminazione statistica in cui gli individui sono considerati in base al compor-
tamento medio degli appartenenti al gruppo di riferimento pi che in base alle loro caratteristiche
fisiche.

CAPITOLO XIV: Terra e capitale (pag. 267 293)


Terra e rendita
La terra costituisce un fattore di produzione essenziale. La caratteristica propria della terra che la
sua quantit fissa e completamente insensibile al prezzo. Il prezzo da pagare per l'utilizzo di un
terreno per un certo periodo di tempo la rendita o, pi formalmente, la rendita economica pura, e
viene calcolata in termini di euro per unit di tempo. La rendita, o rendita economica pura, il pa-
gamento per l'utilizzo di fattori di produzione a offerta fissa. La curva di offerta della terra com-
pletamente anelastica, cio verticale, perch l'offerta di terra fissa. La domanda del fattore deri-
vata dalla domanda del prodotto che il fattore genera. Il fatto che l'offerta di terra sia fissa ha un im-
portante conseguenza: in seguito all'introduzione di un'eventuale imposta, se l'offerta anelastica,
l'intera imposta grava sui proprietari del fattore. Un'imposta sulla rendita non provoca distorsioni o
inefficienze economiche in quanto non modifica il comportamento economico di nessuno; gli acqui-
renti non vengono influenzati perch il prezzo rimane invariato e il comportamento dei proprietari
non cambia perch l'offerta di terra fissa, per cui, prima e dopo l'introduzione dell'imposta sulla

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terra, il sistema economico opera esattamente nello stesso modo, e tale imposta non provoca distor-
sioni o inefficienze.
Capitale e interesse
L'analisi economica tradizionalmente suddivide i fattori di produzione in tre categorie: terra, lavoro
e capitale. Alle prime due, definite fattori primari o originali, la cui offerta in larga parte determi-
nata al di fuori del mercato, va aggiunto un fattore prodotto: il capitale. Il capitale costituito da
quei beni durevoli che risultano da un processo produttivo e che a loro volta vengono utilizzati co-
me input per la produzione successiva. Esistono tre categorie principali di beni capitali: le strutture,
le attrezzature e le scorte di input e output. I beni capitali vengono acquistati e venduti in appositi
mercati. Gran parte dei beni capitali sono di propriet delle imprese che li utilizzano, ma in alcuni
casi sono dati in affitto dai proprietari. I pagamenti per l'uso temporaneo dei beni capitali sono detti
affitti. Per scegliere l'investimento pi conveniente necessario disporre di una misura del rendi-
mento del capitale; una di queste il tasso di rendimento del capitale, che indica il rendimento mo-
netario netto annuo di ogni euro di capitale investito. Le attivit materiali comprendono la terra e i
beni capitali come il computer, le abitazioni e le automobili utilizzate per produrre altri beni e servi-
zi. Ma dobbiamo distinguere queste attivit dalle attivit finanziarie, essenzialmente costituite da
pezzi di carta; pi precisamente, sono obbligazioni di natura monetaria da parte di un soggetto nei
confronti di un altro. Un vasto sistema finanziario di banche, fondi d'investimento, compagnie assi-
curative e fondi pensione, spesso aiutati da prestiti e garanzie pubbliche, si occupano di incanalare i
fondi dei risparmiatori verso gli investitori. Senza questo sistema finanziario, le imprese non avreb-
bero la possibilit di fare gli enormi investimenti necessari per sviluppare nuovi prodotti. Gli indi-
vidui risparmiano perch si aspettano di ricevere un rendimento: questo il tasso di interesse, ossia
il rendimento finanziario dei fondi, o rendimento annuo dei fondi prestati. L'interesse il rendimen-
to d'investimento misurato in euro all'anno per euro d'investimento. Il tasso di interesse reale il
rendimento dei fondi in termini di beni e servizi. Per piccoli valori dei tassi di interesse e di infla-
zione, il tasso di interesse reale dato dal tasso di interesse nominale meno il tasso di inflazione. Il
valore attuale il valore monetario odierno di un flusso di reddito nel tempo e si misura calcolando
quanto denaro occorre investire oggi al tasso di interesse corrente, per generare il flusso di entrate
future garantito dall'attivit patrimoniale. Per illustrare il primo metodo per calcolare il valore attua-
le, verr ora presentato il caso della rendita perpetua, ovvero le attivit patrimoniali come la terra
che durano per sempre e rendono N euro all'anno per un numero infinito di anni.

N euro
V=
i

V = valore attuale della terra


N euro = entrate annue perpetue (euro allanno)
i = tasso di interesse in termini decimali (per esempio, 0,05 o 5/100 allanno)

Dopo aver esaminato il semplice esempio della rendita perpetua, prenderemo in considerazione il
caso generale del valore annuale di un'attivit patrimoniale che genera un flusso di reddito variabile
nel tempo. La formula esatta per il calcolo del valore attuale la seguente:

N1 N2 Ni
V= + + . +
1+i (1 + i)2 (1 + i)3

Esiste una regola in grado di fornire le risposte corrette a tutte le decisioni d'investimento: basta cal-
colare il valore attuale risultante da ciascuna decisione possibile e successivamente agire in modo
tale da massimizzare il valore attuale. In questo modo si otterranno ricchezze maggiori che potranno

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essere spese come si desidera. I contabili definiscono i profitti come la differenza tra i ricavi totali
ed i costi totali. Molti dei profitti aziendali costituiscono il compenso ottenuto dai proprietari
dell'impresa per il capitale ed il lavoro svolto, cio i fattori di produzione che essi mettono a dispo-
sizione. Questi rendimenti sono detti impliciti, poich questa la denominazione attribuita ai costi
opportunit dei fattori di propriet delle imprese. I profitti contengono anche un premio per la ri-
schiosit dell'investimento. Esiste un rischio di inadempienza quando un prestito o un investimento
non pu essere ripagato, magari perch il debitore fallito. Inoltre esistono molti rischi assicurabili,
per esempio contro gli incendi o gli uragani. Un terzo tipo di rischio il rischio non assicurabile de-
gli investimenti. Una quarta categoria poi quella del rischio del governo, che si ha quando una na-
zione viene meno ai suoi impegni e non previsto ricorso al sistema giudiziario. Contenendo ele-
menti di queste quattro tipologie di rischi, i profitti aziendali sono la componente pi instabile del
reddito nazionale. Le obbligazioni e le azioni delle societ devono quindi offrire un premio signifi-
cativo per il rischio. Questo rendimento supplementare dell'azione rispetto agli investimenti per fini
di rischi detto equity premium. Un terzo tipo di profitti consiste nei compensi per l'innovazione e
l'invenzione. Che cosa intendiamo per "innovatori"? Sono persone che possiedono la visione, l'ori-
ginalit e il coraggio per introdurre nuove idee nell'impresa. Possiamo definire i profitti per l'inno-
vazione (chiamati talvolta anche profitti di Schumpeter) come il premio supplementare temporaneo
agli innovatori e agli imprenditori. L'investimento in beni capitali richiede il sacrificio del consumo
presente per incrementare il consumo futuro. Con l'accumularsi del capitale subentrano i rendimenti
decrescenti e il tasso di rendimento degli investimenti tende a diminuire. La teoria classica del capi-
tale pu essere utile per capire come si determina il tasso di interesse. Le famiglie offrono fondi da
investire astenendosi dal consumo e accumulando risparmi nel tempo; allo stesso tempo, le imprese
domandano beni capitali da utilizzare in combinazione con il lavoro, la terra e altri input; la doman-
da di capitale dell'impresa, infine, determinata dal desiderio di realizzare profitti tramite la produ-
zione di beni. In un sistema economico concorrenziale senza rischi o inflazione il tasso di rendimen-
to concorrenziale del capitale uguale al tasso di interesse del mercato. Il tasso di interesse di mer-
cato ha due funzioni: limita l'offerta scarsa di beni capitali della societ agli utilizzi che presentano i
tassi di rendimento pi elevati e induce gli individui a sacrificare il consumo presente al fine di in-
crementare lo stock di capitale. Il punto di equilibrio nel lungo periodo dello stock di capitale si ha
nel punto in cui il valore delle attivit finanziarie che gli individui desiderano offrire nel lungo peri-
odo corrisponde esattamente alla quantit di capitale che le imprese richiedono per la produzione.

Mercati ed efficienza economica


L'efficienza un processo attraverso il quale i consumatori ottengono il massimo soddisfacimento
dalle risorse della societ; pi precisamente, l'efficienza allocativa si ha quando non possibile ri-
organizzare la produzione o il consumo in modo tale da incrementare il soddisfacimento di un indi-
viduo senza ridurre quello di un altro. I principali concetti relativi al comportamento dei singoli
mercati di cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti sono:
1. la domanda e l'offerta concorrenziali determinano i prezzi delle quantit nei singoli mercati;
2. le curve di domanda di mercato derivano dalle utilit marginali dei diversi beni;
3. i costi marginali dei diversi beni determinano le curve di offerta concorrenziali;
4. le imprese calcolano i costi marginali dei prodotti ed i prodotti marginali in termini di valore
dei fattori, e successivamente i livelli di input e output che consentono loro di massimizzare
profitti;
5. la somma dei prodotti marginali in termini di valore di tutte le imprese fornisce la domanda
derivata dei fattori di produzione;
6. la domanda derivata di terra, lavoro o beni capitali interagiscono con le offerte di mercato
per determinare i prezzi dei fattori, quali la rendita, i salari e tassi di interesse;
7. i prezzi e quantit dei fattori determinano i redditi, i quali chiudono il cerchio tornando ai
punti 1 e 2, contribuendo in tal modo a determinare la domanda dei diversi beni.

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Ciascuna di queste affermazioni il risultato dell'analisi degli equilibri parziali. Come una ragnate-
la invisibile, i mercati degli input e degli output sono collegati all'interno di un sistema interdipen-
dente, che viene definito equilibrio generale. Nell'equilibrio economico generale esiste una struttura
logica che sta alla base di milioni di mercati che determinano i prezzi e gli output: le famiglie che
intendono massimizzare la propria soddisfazione, l'offerta di fattori e l'acquisto di prodotti, mentre
le imprese, spinte dal desiderio di realizzare profitti, trasformano i fattori acquistati dalle famiglie in
prodotti da vendere alle famiglie. La struttura logica di un sistema di equilibrio generale cos
completa. Quali sono i presupposti dell'analisi di un sistema economico di libero mercato? La per-
fetta concorrenzialit di tutti mercati, in altre parole essi sono soggetti alla spietata concorrenza di
numerosi acquirenti e venditori. Si passa successivamente alla descrizione delle interazioni nei di-
versi segmenti di un sistema economico: i componenti fondamentali sono il comportamento dei
consumatori e dei produttori e la loro interazione produce l'equilibrio generale. I consumatori distri-
buiscono i loro redditi fra diversi beni, al fine di ottenere la massima soddisfazione e scelgono i beni
in modo tale che le utilit marginali per euro di spesa siamo uguali per tutte le ultime unit di cia-
scun bene. Per quanto riguarda le condizioni necessarie affinch i produttori possano massimizzare i
profitti, nei mercati dei prodotti ogni impresa fissa il proprio livello di output in modo tale che il co-
sto marginale di produzione sia uguale al prezzo del bene. Un sistema di mercato caratterizzato
dall'equilibrio generale alloca le risorse in modo efficiente e se i mercati sono in condizioni di con-
correnza perfetta, i consumatori ed i produttori sono ben informati e non sono presenti esternalit.
In un sistema di questo tipo il prezzo di ciascun bene uguale al suo costo marginale e il prezzo di
ogni fattore uguale al valore del suo prodotto marginale. Di conseguenza, quando tutti i produttori
massimizzano i profitti e tutti i consumatori massimizzano lutilit, il sistema economico nel suo in-
sieme efficiente e non possibile migliorare le condizioni di qualcuno senza peggiorare quelle di
qualcun altro. Il punto fondamentale da chiarire e che, siccome i prezzi fungono da indicatori della
scarsit economica per i produttori e dell'utilit sociale per i consumatori, un meccanismo di prezzi
concorrenziali consente di produrre la combinazione migliore di beni e servizi avvalendosi delle ri-
sorse e della tecnologia a disposizione della societ.

CAPITOLO XV: Il vantaggio comparato ed il protezionismo (pag. 297 322)


Il fondamento economico del commercio internazionale
Esistono tre differenze importanti tra il commercio interno e internazionale, che comportano conse-
guenze significative a livello pratico ed economico:
il principale vantaggio del commercio internazionale sta nell'ampliamento degli orizzonti di scam-
bio;
1. a volte vengono erette barriere politiche al commercio internazionale, quando i gruppi inte-
ressati si oppongono alla concorrenza delle merci straniere e le nazioni impongono dazi do-
ganali o contingenti d'importazione. Questa prassi viene definita protezionismo;
2. quasi tutte le nazioni hanno una moneta propria; il sistema finanziario internazionale deve
assicurare un flusso regolare di valute se non vuole correre nel rischio di un blocco del
commercio.
Le nazioni trovano utile partecipare al commercio internazionale per vari motivi: a causa delle di-
verse condizioni di produzione, a causa dei costi decrescenti di produzione e a causa di differenze di
gusti dei paesi stessi. Le economie di scala danno al paese un notevole vantaggio sotto il profilo dei
costi e della tecnologia rispetto ad altri stati, che trovano meno caro acquistare dal maggiore produt-
tore che realizzare da se il bene in questione.
Il vantaggio comparato
Il principio del vantaggio comparato afferma che un paese pu beneficiare del commercio anche se
in termini assoluti e pi efficiente (o meno efficiente) di altri paesi nella produzione di ciascun be-
ne. Il principio del vantaggio comparato afferma che ogni paese avr un vantaggio se si specializze-
r nella produzione e nell'esportazione dei beni che pu produrre a costo relativamente basso (nei
quali relativamente pi efficiente di altri paesi); al contrario, ogni paese avr un vantaggio se im-

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porter i beni che produce a un costo relativamente elevato (nei quali relativamente meno efficien-
te di altri paesi). Nel 1817 l'economista inglese David Ricardo, dimostra come la specializzazione a
livello internazionale vada a beneficio delle singole nazioni, e giunse ad enunciare la cosiddetta
legge del vantaggio comparato. Quando ogni paese si concentra sul proprio settore di vantaggio
comparato, tutti ne beneficiano. I lavoratori di una regione possono ottenere un quantitativo mag-
giore di beni di consumo con la stessa quantit di lavoro, quando gli individui si specializzano nei
settori di vantaggio comparato e scambiano la produzione con beni per i quali hanno uno svantaggio
comparato. Il libero scambio nei mercati concorrenziali consente al mondo di spostarsi sulla frontie-
ra delle possibilit produttive.
Il protezionismo
Per secoli gli stati hanno utilizzato i dazi doganali e contingenti per aumentare i ricavi e influire sul-
lo sviluppo delle singole industrie. Possiamo usare l'analisi della domanda e dell'offerta per com-
prendere gli effetti economici dei dazi e dei contingenti: tenere conto, innanzitutto, che un dazio
doganale un tributo prelevato sulle importazioni, mentre un contingente di importazione un li-
mite alla quantit di beni importati; gli Stati Uniti hanno contingenti di importazione su molti pro-
dotti, mentre l'Italia ha completamente eliminato dazi e contingenti di importazione nei confronti
dei paesi dell'Unione Europea. Il caso pi semplice da analizzare quello di un dazio doganale
proibitivo, un dazio cos elevato da scoraggiare qualsiasi importazione. Dazi doganali pi moderati
colpirebbero, ma non stroncherebbero il commercio. Un dazio doganale tender a fare aumentare il
prezzo, a ridurre le quantit consumate e importate ed a incrementare la produzione nazionale. Un
contingente proibitivo produrr lo stesso risultato di un dazio proibitivo. Un dazio fornisce entrate
allo Stato, magari consentendo che altre imposte vengano ridotte. Un contingente, invece, trasferi-
sce i prodotti derivanti dalla differenza di prezzo nelle tasche degli importatori o degli esportatori
che sono cos fortunati da ottenere il permesso o la licenza di importazione e che in tal modo posso-
no ricompensare, o perfino corrompere, i funzionari che concedono le licenze di importazione. Il
costo per il trasferimento di merci ingombranti o deperibili ha lo stesso effetto dei dazi doganali, in
quanto riduce l'entit della positiva specializzazione regionale. Gli argomenti a favore della prote-
zione mediante dazi o contingenti di importazione contro la concorrenza delle importazioni stranie-
re assumono molte forme diverse. Quelle che seguono sono le principali categorie:
argomentazioni non economiche indicanti che auspicabile sacrificare il benessere econo-
mico per sostenere altri obiettivi nazionali;
argomentazioni basate sul fronte rendimento della logica economica, per esempio del prin-
cipio del vantaggio comparato;
analisi che si basano sul potere di mercato o su imperfezioni macroeconomiche.
La manipolazione delle ragioni di scambio mediante dazi ottimali pu aumentare il reddito reale di
un grande paese a spese dei partner commerciali. In presenza di disoccupazione i dazi possono
spingere l'economia verso la piena occupazione, ma le politiche monetarie fiscali potrebbero rag-
giungere lo stesso obiettivo con minori inefficienze rispetto a questa strategia che va a scapito dei
partner commerciali. A volte le industrie nascenti possono aver bisogno di protezione temporanea
per realizzare i loro veri vantaggi comparati di lungo periodo. Il principio del vantaggio comparato
va adeguato se i mercati funzionano male a causa della disoccupazione o di disordini sul mercato
dei cambi. Inoltre, il commercio pu danneggiare i singoli settori o fattori se le importazioni dimi-
nuiscono i loro profitti.

CAPITOLO XVI: Sistema fiscale e spesa pubblica (pag. 323 346)


Controllo del sistema economico da parte dello Stato
Lo Stato per influenzare l'attivit economica privata si serve di questi tre principali strumenti:
le imposte, che, riducendo il reddito privato, limitano le spese dei privati e forniscono le ri-
sorse per la spesa pubblica. Il sistema fiscale ha inoltre la funzione di scoraggiare alcune at-
tivit tassandole maggiormente ed incoraggiare altri settori tassandoli meno;

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le spese, che inducono le imprese o i lavoratori a produrre determinati beni e servizi ed i tra-
sferimenti che sostengono i redditi dei meno abbienti;
le regolamentazioni o controlli che spingono gli individui a eseguire o a evitare certe attivit
economiche.
In Italia, cos come in altri paesi europei, il rapporto tra spesa pubblica e PIL assai pi alto che ne-
gli Stati Uniti, e si colloca oggi intorno al 50%. I paesi con redditi elevati tendono a introdurre im-
poste elevate e a spendere una parte pi consistente del PIL rispetto ai paesi poveri. L'intervento sta-
tale nell'economia, sia mediante regolamentazione sia mediante la creazione di imprese pubbliche,
si accrebbe notevolmente durante il fascismo, e la tendenza continuata anche dopo la fine della
dittatura e l'instaurazione della Repubblica. La storia economica italiana degli ultimi cinquant'anni
ha visto, tra l'altro, la creazione e l'ampliamento del sistema delle partecipazioni statali e l'estensio-
ne dell'assistenza sanitaria pubblica a tutta la popolazione. Quali sono gli obiettivi economici della
pubblica amministrazione in una moderna economia mista?
incremento dell'efficienza economica;
miglioramento della distribuzione delle reddito;
stabilizzazione del sistema economico mediante politiche macroeconomiche;
rappresentanza del paese a livello internazionale.
In altre parole la pubblica amministrazione opera per correggere i principali fallimenti del mercato,
tra i quali vanno ricordati il fallimento della concorrenza perfetta, le esternalit ed i beni pubblici e
le informazioni incomplete. La redistribuzione delle reddito la seconda funzione economica pub-
blica in ordine importanza. I governi si assumono la responsabilit di evitare il ripetersi di disastrose
depressioni economiche mediante un'assennata politica fiscale monetaria e una rigorosa regolamen-
tazione del sistema finanziario. Oggi i governi svolgono l'importante funzione di rappresentare gli
interessi nazionali sulla scena internazionale e di negoziare accordi vantaggiosi con altri paesi. Una
parte importante della politica economica riguarda l'armonizzazione delle leggi e la riduzione delle
barriere commerciali al fine di incoraggiare la socializzazione e la divisione del lavoro a livello in-
ternazionale. Le nazioni ricche dispongono di numerosi programmi per il miglioramento delle con-
dizioni dei poveri di altri stati. Il sistema monetario internazionale non in grado di gestirsi auto-
nomamente; la creazione di un sistema di cambio armonico costituisce un prerequisito per l'effi-
cienza del commercio internazionale. La novit pi recente della politica economica internazionale
consiste nella collaborazione tra nazioni al fine di proteggere l'ambiente nei casi in cui numerosi pa-
esi partecipano alla gestione di una certa risorsa ambientale. Possono verificarsi anche "fallimenti
pubblici", vale a dire situazioni in cui gli interventi pubblici provocano sprechi o distribuiscono il
reddito in modo indesiderato. Questi problemi riguardano la teoria delle scelte pubbliche, cio la
branca dell'economia e della politologia che studia il modo in cui i governi prendono le loro deci-
sioni.
La spesa pubblica
In Italia, accanto alla pubblica amministrazione centrale operano gli enti locali: regioni, province e
comuni. In teoria, la suddivisione di poteri e responsabilit tra i diversi livelli della pubblica ammi-
nistrazione dovrebbe riflettere l'esistenza di una suddivisione delle responsabilit fiscali tra i diversi
livelli amministrativi, ovvero di un sistema denominato federalismo fiscale. In generale, le ammini-
strazioni locali sono responsabili dei "beni pubblici locali", vale a dire attivit i cui benefici sono
essenzialmente limitati ai residenti locali. I problemi relativi agli "beni pubblici globali" sono inve-
ce soggetti ad accordi internazionali in quanto superano i confini dei singoli paesi. In anni recenti le
categorie di spesa che hanno presentato la crescita pi rapida a livello statale e locale sono state l'as-
sistenza sanitaria e il sistema carcerario. Per l'Italia va innanzitutto segnalato che gran parte della
spesa decisa a livello centrale.
Aspetti economici dellimposizione fiscale
I governi finanziano i propri programmi di spesa soprattutto con i fondi provenienti dalle imposte e,
nel caso siano insufficienti, facendo ricorso al debito pubblico. Quando il governo introduce l'impo-
sta, in realt decide in che modo trarre le risorse necessarie dalle famiglie e dalle imprese della na-

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zione per destinarle a finalit pubbliche. I fondi raccolti tramite le imposte rappresentano il veicolo
con cui le risorse reali vengono trasferite dai beni privati ai beni pubblici. Economisti e filosofi poli-
tici hanno proposto due principi fondamentali per l'organizzazione di un sistema fiscale:
il principio del beneficio afferma che individui diversi dovrebbero essere tassati in propor-
zione al beneficio che ricevono dai programmi di spesa pubblica;
il principio della capacit contributiva afferma che le imposte pagate dagli individui do-
vrebbero essere correlate al loro reddito o patrimonio.
Quasi tutti i moderni sistemi fiscali tentano di incorporare anche concetti di giustizia o equit. Un
principio importante quello dell'equit orizzontale, secondo il quale gli individui sostanzialmente
uguali devono essere tassati allo stesso modo. Un principio pi controverso quello dell'equit ver-
ticale, che riguarda il trattamento fiscale di persone con redditi diversi. Ai giorni nostri i paesi avan-
zati si basano in larga misura sulle imposte progressive sul reddito. Di fatto la famiglia con il reddi-
to pi elevato non paga solo un'imposta sul reddito maggiore, ma anche una maggiore percentuale
del reddito stesso. L'imposta progressiva si contrappone a un'imposta strettamente proporzionale,
che preleva dai contribuenti esattamente la stessa percentuale di reddito; per contro, un'imposta re-
gressiva preleva dai poveri una percentuale di reddito maggiore di quella versata dai ricchi. Le im-
poste indirette gravano su beni servizi e quindi soltanto "indirettamente" sugli individui; esempi di
tali imposte sono quelle sui consumi e sulle rendite. Per contro, le imposte dirette gravano diretta-
mente sugli individui o sulle imprese; ne sono esempi le imposte sul reddito delle persone fisiche.
In primo luogo consideriamo l'imposta sul reddito delle persone fisiche. Si tratta di un'imposta di-
retta e, tra tutte le imposte, quella che maggiormente riflette il principio della capacit contributi-
va. Come si calcola l'imposta sul reddito delle persone fisiche? Innanzitutto si determina il reddito
dell'individuo in questione, e da questo si sottraggono spese, detrazioni ed esenzioni per ottenere
l'imponibile su cui calcolare l'imposta. L'imposta, in tutti i sistemi economici pi avanzati, pro-
gressiva, ossia grava in misura maggiore sui redditi pi elevati. L'imposta federale che presenta la
crescita pi rapida l'imposta sul monte salari che serve a finanziare la previdenza sociale. Si tratta
di imposta "per scopi sociali" che raccoglie fondi da destinare ai programmi pubblici a favore di
pensionati, invalidi e malati. Dato che nella fase finale del flusso di pagamenti vi sono benefici visi-
bili, l'imposta sul monte salari presenta elementi di unimposta sul beneficio. In Italia un ruolo ana-
logo svolto dai contributi sociali, destinati a finanziare il sistema di sicurezza sociale. Le imposte
influenzano sia l'efficienza sia la distribuzione del reddito. La moderna teoria dell'imposizione fi-
scale efficiente ha prodotto la regola delle imposte di Ramsey, che afferma che lo Stato dovrebbe
imporre le imposte pi elevate sugli input e gli output con domande e offerta maggiormente anela-
stiche rispetto al prezzo. La regola delle imposte di Ramsey si basa sul fatto che se l'offerta alla do-
manda di un bene molto anelastica rispetto al prezzo, un'imposta sul bene avr un'influenza limita-
ta sui consumi e sulla produzione. Un esempio concreto si ebbe in Gran Bretagna nel 1990 con la
proposta di introdurre una poll tax, cio un'imposta in somma fissa per persona; il vantaggio di una
tale imposta e che , come per l'imposta sulla terra, essa non avrebbe prodotto inefficienze, in quan-
to improbabile che gli individui migrino in Russia o facciano di tutto per evitare l'imposta, quindi
le distorsioni economiche sarebbero state minime. Purtroppo il governo inglese non si rese conto
della misura in cui la popolazione riteneva quest'imposta ingiusta. Le critiche rivolte alla poll tax
furono uno dei principali motivi che causarono la caduta del governo Thatcher dopo undici anni di
potere. La questione del trasferimento delle imposte riguarda l'incidenza fiscale, cio il modo in cui
si ripartisce l'onere fiscale e gli effetti globali sui prezzi, sulle quantit e sulla composizione di pro-
duzione e consumo. L'incidenza fiscale esamina l'impatto dei programmi di imposizione fiscale e di
spesa sui redditi della popolazione e riguarda il loro livello generale di progressivit o regressivit;
per calcolarla occorre distribuire tutte le imposte e i trasferimenti tra i diversi gruppi.
La curva di Laffer
La curva di Laffer, che ha preso il nome dall'economista e aspirante senatore californiano Arthur
Laffer, mostrata nella figura sotto. La curva di Laffer mostra che l'incremento delle aliquote d'im-

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posta determina un aumento delle entrate, che salgono fino a un punto massimo L e poi scendono
fino a 0 con un'aliquota fiscale del 100% in quanto l'attivit viene completamente scoraggiata.

Entrate fiscali totali

Aliquote dimposta

CAPITOLO XVII: Politiche di regolazione e antitrust (pag. 347 366)


Regolamentazione delle imprese: teoria e pratica
Nel tentativo di controllare l'attivit economica lo Stato pu incentivare il mercato oppure imporre
determinati obblighi. Le disposizioni del governo riguardano oggi una vasta gamma di aree, che non
includono soltanto l'inquinamento o l'urbanizzazione ma anche la raccolta delle informazioni, la re-
golamentazione dei salari e degli orari di lavoro e molte normative specifiche di particolari indu-
strie, per esempio delle imprese che utilizzano pesticidi o producono nuovi farmaci. In genere si di-
stinguono due forme di regolamentazione. La regolamentazione economica si riferisce al controllo
dei prezzi, alle condizioni di ingresso e di uscita nel mercato e ai livelli del servizio di una particola-
re industria ed estremamente importante nei settori in cui vi sono monopoli naturali. Esiste inoltre
una seconda forma di regolamentazione, nota come regolamentazione sociale, che viene utilizzata
per proteggere l'ambiente, la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei consumatori. La regolamenta-
zione limita il potere di mercato delle imprese. Esistono tre principali giustificazioni di interesse
pubblico nella regolamentazione: innanzitutto per disciplinare il comportamento delle imprese al fi-
ne di prevenire abusi del potere di mercato attraverso monopoli e oligopoli; in secondo luogo per
rimediare alla carenza di informazioni, come quella che si verifica quando i consumatori non cono-
scono in modo adeguato le caratteristiche di prodotti importanti come farmaci o le apparecchiature
elettriche; una terza giustificazione, infine, la correzione di esternalit come l'inquinamento, og-
getto della regolamentazione sociale. Il governo dovrebbe regolamentare le industrie in cui vi sono
troppe poche imprese per garantire una concorrenza efficace, soprattutto nel caso estremo del mo-
nopolio naturale. Una tipica motivazione economica della regolamentazione quella di impedire la
determinazione di prezzi monopolistici da parte dei monopoli naturali. La regolamentazione impone
alle imprese regolamentate una determinazione dei prezzi in base al costo medio. A ciascuna cate-
goria di consumatori verrebbe quindi applicato il costo medio interamente distribuito di quel tipo di
servizio.
D
Prezzo di monopolio
PM

Prezzo regolamentato
PR
Prezzo ideale
PI
RM D

http://unict.myblog.it QM QR QI 37
La figura illustra la regolamentazione dei servizi pubblici: il punto M rappresenta l'output non rego-
lamentato che consente al monopolista di massimizzare i profitti; tale punto corrisponde a un pezzo
estremamente elevato, a una quantit modesta e a profitti di tutto rispetto. Nella regolamentazione
tradizionale il monopolista autorizzato a fissare un pezzo sufficientemente elevato da coprire il
costo medio unitario. In questo caso l'impresa fisser un pezzo corrispondente al punto in cui la cur-
va di domanda DD interseca la curva CU, e, di conseguenza, l'equilibrio sar indicato dal punto R.
In realt, P = CM, ossia la determinazione dei prezzi in base al costo marginale, l'obiettivo ideale
per raggiungere l'efficienza economica, ma presenta un serio ostacolo pratico: se unimpresa con
costo medio decrescente fissa il prezzo a un livello pari al costo marginale incorrer in una perdita
cronica. Un approccio alternativo fissa i prezzi in base a tariffe a due parti: limpresa impone una
tariffa fissa per coprire i costi generali e aggiunge quindi un costo variabile per coprire il costo mar-
ginale. Tra gli effetti della regolamentazione vi sono sia aumenti sia cali di efficienza e provoca una
redistribuzione del reddito.
La politica antitrust
La politica antitrust una delle pi importanti forme di controllo pubblico sulle imprese. Con il de-
clino della regolamentazione economica come principale strumento per la prevenzione degli abusi
monopolistici, il governo si concentrato in modo crescente sugli incentivi alla concorrenza e
sull'applicazione di politiche antitrust come armi principali per incoraggiare l'efficienza economica
dei mercati. Le politiche antitrust vietano alcuni tipi di comportamenti delle imprese che inibiscono
le forze concorrenziali e pongono restrizioni ad alcune strutture di mercato, come i monopoli. Per
lungo tempo le uniche norme antitrust in vigore in Italia sono state quelle contenute nel trattato di
Roma, con il quale fu costituita la Comunit Economica Europea. In particolare, l'articolo 85 del
trattato proibisce le pratiche collusive che possono restringere o falsare la concorrenza nel mercato
comune; l'articolo 86 vieta inoltre l'abuso di posizione dominante nel mercato interno. LItalia ha
tardato a lungo prima di approvare una legge antitrust. Finalmente, la materia stata regolamentata
con la legge 287, approvata nell'ottobre 1990, che ha istituito l'Autorit Garante della Concorrenza
e del Mercato, definendone gli ambiti e le modalit d'intervento. Negli Stati Uniti i monopoli erano
illegali gi da lungo tempo secondo il diritto comune, ma tali leggi si rivelarono inefficaci per com-
battere le fusioni, i cartelli e il trust. Nel 1890 i sentimenti populisti condussero all'approvazione
dello Sherman Act, che rappresenta la pietra miliare della normativa antitrust americana. Questa
legge proibisce qualsiasi contratto, associazione o accordo che limiti gli scambi, e proibisce la mo-
nopolizzazione e tentativi di monopolizzazione. Il Clayton Antitrust Act, approvato per chiarire e
rafforzare la legge Sherman, vietava i contratti vincolanti, dichiarava illegali le discriminazioni dei
prezzi e le trattative esclusive, proibiva i consigli di amministrazione incrociati e le fusioni realizza-
te con l'acquisto di azioni ordinarie dei concorrenti. Nel 1914 fu istituita la Federal Trade Commis-
sion per proibire metodi sleali di concorrenza e per vigilare contro le fusioni anticoncorrenziali. I
tribunali hanno stabilito che alcuni tipi di comportamento collusivo sono illegali di per s e non esi-
stono giustificazioni per tali azioni. La principale categoria di comportamento illegale di per s
costituita dagli accordi tra imprese in concorrenza volte a fissare i prezzi, limitare l'output o ripartire
i mercati. Le leggi antitrust limitano anche altre forme di comportamento:
la fissazione predatoria dei prezzi, dove unimpresa vende i propri beni a prezzi inferiori ai
costi di produzione;
i contratti vincolanti;
la discriminazione dei prezzi, dove un'impresa vende a clienti diversi lo stesso prodotto ap-
plicando prezzi differenti per motivi estranei al costo o alla concorrenza.
I casi pi evidenti di applicazione delle leggi antitrust riguardano la struttura delle industrie piutto-
sto che il comportamento delle societ. Si tratta di tentativi di disgregazione delle grandi imprese e
di procedimenti preventivi antifusione contro le proposte di fusione di imprese di grandi dimensio-
ni. Le fusioni orizzontali, in cui si uniscono societ appartenente alla medesima industria, negli Stati
Uniti sono vietate dalla legge Clayton quando la fusione potrebbe ridurre considerevolmente la con-
correnza dell'industria. Le fusioni verticali si verificano quando si uniscono due imprese a diversi

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stadi del processo produttivo. I tribunali hanno prestato scarsa attenzione alla potenziale efficienza
di operazioni congiunte nelle fusioni verticali. Un terzo tipo di fusioni, definite fusioni in conglome-
rato, si ha quando si uniscono imprese non correlate come quando, per esempio, una societ chimi-
ca o siderurgica acquista una societ petrolifera. I critici di questo tipo di fusioni mettono in eviden-
za due aspetti: in primo luogo rivelavano che la dimensione delle maggiori societ spaventosa; di
conseguenza esse dispongono di un grande potere economico e politico. Il secondo punto che
molte di queste combinazioni non presentano alcune finalit economica. Eppure anche questi tipi di
fusioni hanno i loro sostenitori: alcuni economisti affermano, per esempio, che hanno il merito di
introdurre sistemi di gestione moderni in imprese arretrate e che le acquisizioni, come i fallimenti,
rappresentano lo strumento a disposizione del sistema economico per eliminare i rami secchi nella
lotta economica per la sopravvivenza.

CAPITOLO XVIII: Risorse naturali e ambiente (pag. 367 388)


La teoria della cornucopia afferma che il momento in cui lumanit esaurir le risorse naturali o
le capacit tecnologiche molto lontano. Secondo questo punto di vista possiamo guardare al futuro
con ottimismo: vi saranno crescita economica, tenore di vita in aumento e lingegnosit umana sar
perfettamente in grado di affrontare qualsiasi problema ambientale. Generalmente, i principali eco-
nomisti tendono a collocarsi fra gli estremi dellambientalismo e della teoria della cornucopia.
Popolazione e limitazione delle risorse
L'analisi economica della popolazione ebbe origine grazie ai contributi del reverendo Malthus, il
quale svilupp le proprie idee criticando l'opinione ottimista di suo padre, secondo la quale la razza
umana progrediva costantemente. Malthus part dall'osservazione secondo cui nelle colonie ameri-
cane, dove le risorse abbondavano, la popolazione tendeva raddoppiare ogni 25 anni circa e da qui
postul una tendenza universale della popolazione a crescere in modo esponenziale o in progressio-
ne geometrica. Dopo aver fatto ricorso all'interesse composto, Malthus utilizz anche i rendimenti
decrescenti. Egli afferm che siccome la terra fissa mentre gli input di lavoro aumentano costan-
temente, i generi alimentari tenderebbero a crescere in progressione aritmetica e non geometrica.
Egli descrisse anche gli impedimenti che, in tutti tempi e in tutti i luoghi, tengono basso il livello di
popolazione. Nella prima edizione del suo lavoro, evidenzi anche gli impedimenti "positivi" che
fanno salire il tasso di mortalit: pestilenze, fame e guerre; successivamente, espresse la speranza
che la crescita della popolazione potesse essere rallentata da "precetti morali" come l'astinenza e il
rinvio dei matrimoni. Nonostante gli accurati studi statistici condotti da Malthus, oggi i demografi
ritengono che le sue idee fossero eccessivamente semplificate. Nel secolo successivo a Malthus, i
progressi tecnologici hanno spostato verso l'esterno la frontiera delle possibilit produttive di alcuni
paesi europei e Nord americani e i mutamenti della tecnologia sono stati talmente veloci che l'in-
cremento dell'output ha superato notevolmente la crescita della popolazione, determinando un rapi-
do aumento dei salari reali. interessante la scoperta dell'andamento a U rovesciata del livello di
inquinamento lungo le diverse fasi dello sviluppo economico. Il tratto ascendente della curva de-
terminato dall'urbanizzazione che, accompagnata dallo sviluppo di industrie molto inquinanti, spes-
so sostituisce l'agricoltura nelle prime fasi dello sviluppo; quando le acciaierie prendono il posto
dell'agricoltura di sussistenza, quasi inevitabile che l'inquinamento atmosferico peggiori, soprat-
tutto perch i paesi poveri sono in grado di comperarlo solo in minima parte. Tuttavia, con l'aumen-
to dei redditi, i paesi tendono a investire nella riduzione dell'inquinamento e le loro strutture eco-
nomiche si evolvono verso servizi e lontano dall'industria pesante, riducendo l'inquinamento.

Inquinamento pro capite


per unit prodotta

Reddito pro capite

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Leconomia delle risorse naturali
Le risorse naturali pi importanti sono la terra, l'acqua e l'atmosfera: i terreni fertili forniscono ge-
neri alimentari e vino, mentre dal mantello terrestre si estraggono petrolio e altri minerali; le acque
forniscono pesce e possibilit di svago, e costituiscono un mezzo di trasporto estremamente effi-
ciente; la preziosa atmosfera produce l'aria da respirare, bellissimi tramonti e spazi in cui possono
volare gli aeroplani. Nell'analisi delle risorse naturali gli economisti effettuano due distinzioni pri-
marie: un bene si definisce appropriabile quando le imprese o i consumatori possono trarne l'intero
valore economico, come la terra, le risorse minerarie, il gas e gli alberi; una seconda categoria di ri-
sorse, note come inappropriabili, possono sicuramente provocare problemi economici; esse sono
quelle che implicano esternalit. Una risorsa non rinnovabile caratterizzata da un'offerta essen-
zialmente fissa o che non si rigenera velocemente, come i combustibili fossili. Una seconda catego-
ria costituita dalle risorse rinnovabili, i cui servizi si rinnovano regolarmente e che, se gestite cor-
rettamente, possono fornire una quantit infinita di servizi utili, come l'energia solare e l'acqua. In
primo luogo verranno considerate le risorse naturali appropriabili. Anche se la percentuale di reddi-
to totale direttamente derivante dalle risorse naturali modesta, non sarebbe saggio pensare che tali
risorse non siano importanti per la crescita economica. Tutte le risorse energetiche dispongono di
sostituti; cos sempre possibile per esempio sostituire il petrolio e il gas o con il carbone. Numero-
si ambientalisti sostengono che l'energia e altre risorse naturali, come le zone verdi e le foreste seco-
lari, sono tipi speciali di capitale che devono essere conservati al fine di mantenere una crescita e-
conomica "sostenibile". L'influenza del progresso tecnologico ha controbilanciato l'effetto della
tendenza all'esaurimento, che spinge verso l'alto i prezzi: i fili telefonici in rame, per esempio, ven-
gono sostituiti dai cavi in fibra ottica, che utilizzano materie prime molto pi economiche e abbon-
danti. Un fenomeno analogo si sta verificando in quasi tutti i settori legati alle risorse naturali.
Contenimento delle esternalit: economia ambientale
Esistono vari tipi di esternalit. Alcune sono positive, altre sono negative: se, per esempio, qualcu-
no getta rifiuti tossici in un fiume, potrebbe uccidere pesci e piante e diminuire il valore del corso
d'acqua a scopo ricreativo e, poich non paga per il danno provocato, si verifica unesternalit ne-
gativa o nociva; se invece qualcuno sviluppa una tecnica migliore per ripulire l'inquinamento da pe-
trolio, il beneficio si estender a numerosi individui che non pagano l'inventore; in questo caso si
avr unesternalit positiva o benefica. Un esempio estremo di esternalit quello di un bene pub-
blico, ovvero un bene che pu essere fornito a tutti con la stessa facilit con cui pu essere fornito a
un solo individuo. Il caso per eccellenza di un bene pubblico la difesa nazionale. I beni pubblici
garantiscono benefici indivisibili all'intera comunit, indipendentemente dal fatto che gli individui
desiderino o meno acquistare il bene pubblico. Al contrario, i beni privati possono essere suddivisi
o forniti separatamente a diversi individui senza comportare benefici o costi esterni per altri. Perch
le esternalit come l'inquinamento producono inefficienza economica? In un ambiente non control-
lato le imprese determinano i livelli di inquinamento a loro pi convenienti, uguagliando il benefi-
cio marginale privato derivante dalla riduzione dell'inquinamento al costo marginale di tale riduzio-
ne. Gli economisti tentano di determinare il livello di inquinamento socialmente efficiente equili-
brando i costi e benefici sociali; pi precisamente, l'efficienza richiede che il beneficio marginale
sociale della riduzione ed i costi marginali sociali della riduzione siano uguali. Gli economisti han-
no sviluppato diversi approcci per misurare i danni che non si evidenziano direttamente dai prezzi
mercato; la valutazione pi semplice nei casi in cui i problemi ambientali danneggiano diretta-
mente gli utenti. Alcuni economisti dellambiente utilizzano una tecnica detta valutazione contin-
gente, che consiste nel domandare alle persone quanto sarebbero disposti a pagare in una situazione
ipotetica, per esempio, al fine di preservare alcune risorse naturali. Quali sono gli strumenti a dispo-
sizione dello Stato per combattere le inefficienze provocate dalle esternalit? Per quasi tutti tipi di
inquinamento, cos come per l'esternalit che influiscono sulla salute e sulla sicurezza, l'intervento
pubblico si basa su controlli diretti, i quali vengono spesso definiti regolamentazioni sociali. Per e-
vitare alcune delle conseguenze indesiderate dei controlli diretti, numerosi economisti hanno sugge-
rito un approccio basato pi sugli incentivi economici che non sulle ordinanze governative; in parti-

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colare, si proposta l'introduzione di unimposta sulle emissioni. Un nuovo approccio che evita l'in-
troduzione di imposte l'utilizzo di permessi di emissione negoziabili: invece di imporre alle impre-
se un pagamento di x euro per ciascuna unit di inquinamento e di lasciare che siano le imprese
stesse a fissare il proprio livello di inquinamento, lo Stato stabilisce il livello di inquinamento e di-
stribuisce un numero appropriato di permessi il cui prezzo, che corrisponde al livello dell'imposta
sulle emissioni, determinato dalla domanda e dall'offerta sul mercato dei permessi. Le regole di
responsabilit e le negoziazioni private sono due soluzioni di natura privatistica. Le regole di re-
sponsabilit sono uno strumento allettante di internazionalizzazione dei costi non di mercato; all'at-
to pratico, tuttavia, la loro applicabilit e piuttosto limitata; solitamente tali regole richiedono costi
processuali elevati, che vanno ad aggiungersi allesternalit iniziale. Esiste una soluzione anche
quando le imprese non sono responsabili di danni ambientali causati? Un'analisi sorprendente con-
dotta da Ronald Coase di Chicago dimostr come, con diritti di propriet chiaramente definiti e co-
sti di transazione contenuti, negoziazioni volontarie tra le parti interessate possono produrre il risul-
tato di efficiente. Tra tutti i problemi ambientali quello che maggiormente preoccupa gli scienziati
la minaccia del surriscaldamento del pianeta provocato dalleffetto serra. L'effetto serra pu essere
considerato il "nonno" dei problemi relativi ai beni pubblici: interventi effettuati oggi influenzeran-
no il clima di tutti gli stati del mondo nei secoli a venire.

CAPITOLO XIX: Efficienza e uguaglianza: il grande compromesso (pag. 389 407)


Le fonti della disuguaglianza
Il reddito personale indica le entrate totali di un individuo o di una famiglia in un determinato peri-
odo di tempo. Le componenti principali del reddito personale sono i redditi da lavoro, i redditi da
capitale ed i trasferimenti pubblici. Il reddito personale disponibile costituito dal reddito personale
al netto delle imposte. Il patrimonio o patrimonio netto, o ricchezza netta, il valore monetario del-
le attivit finanziarie e tangibili meno le somme dovute alle banche o ad altri creditori. Come si pu
misurare il grado di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi? possibile osservare il grado di
disuguaglianza mediante un diagramma noto come curva di Lorenz, uno strumento ampiamente uti-
lizzato per analizzare la sperequazione del reddito e della ricchezza. L'uguaglianza assoluta indi-
cata dalla diagonale tratteggiata nel diagramma di Lorenz. All'altro estremo vi il caso ipotetico
della disuguaglianza assoluta, in cui un solo individuo riceve la totalit del reddito.

Curva
delluguaglianza
assoluta
Percentuale del reddito
Deviazione
delluguaglianza assoluta

Percentuale della popolazione


Una delle fonti pi importanti di sperequazione del reddito rappresentato dalle disparit nella ric-
chezza, ovvero dalla propriet di attivit finanziarie e beni tangibili. Le forti disparit nella distribu-
zione della ricchezza hanno spinto gli oppositori del capitalismo a proporre la tassazione progressi-
va dei redditi da capitale, patrimonio o sulle successioni, mentre i rivoluzionari si sono battuti per
lespropriazione da parte dello Stato delle grandi concentrazioni di propriet. Le nazioni distribui-
scono il reddito in modi diversi a seconda della loro struttura sociale ed economica. L'esperienza dei
paesi in via di sviluppo mostra una relazione interessante: la disuguaglianza comincia a svilupparsi
quando i paesi si avviano verso l'industrializzazione per poi diminuire una volta terminata questa
fase. I fattori che producono disparit sono differenze di capacit e specializzazione professionale,

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ritmi di lavoro, del tipo di occupazione e di altri fattori. I mercati tendono a premiare la volont di
assumere rischi, l'ambizione, la fortuna, le genialit tecnologiche, la capacit di valutazione e l'im-
pegno nel lavoro, ma nessuna di queste qualit pu essere facilmente misurata mediante test stan-
dardizzati. Quali sono le ragioni di tali enormi differenze tra le diverse occupazioni? Le professioni
tecniche, per esempio, sono accessibili soltanto a coloro che possiedono determinate capacit quan-
titative. Le maggiori disparit di reddito derivano da differenza dei redditi da capitale, che sono co-
stituiti dai redditi derivati da beni quali azioni, titoli, e immobili. Le societ tendono a definire e a
concentrarsi su gruppi sociali o problematiche specifiche. Negli anni 60, gli Stati Uniti dichiararono
"guerra alla povert" e lanciarono programmi sanitari e alimentari ambiziosi per estirpare disagi
economici. La povert quella condizione in cui gli individui dispongono di redditi insufficienti,
ma difficile tracciare una linea precisa che separi i poveri dai non poveri; per questo motivo gli
economisti hanno elaborato alcune tecniche che consentono di fornire una definizione ufficiale di
povert. La povert fu definita ufficialmente negli anni sessanta negli Stati Uniti come un reddito
insufficiente per acquistare beni primari, abbigliamento, una casa e altri beni di necessit; tale valu-
tazione era basata sui bilanci familiari e fu edificata attraverso l'esame della frazione del reddito de-
stinato alla spesa alimentare.
Politiche contro la povert
Le societ democratiche affermano il principio dell'uguaglianza dei diritti politici, che include in
genere il diritto di voto, il diritto alla difesa e la libert di parola e di associazione. Negli anni ses-
santa i filosofi progressisti accolsero l'idea che gli individui dovessero godere anche di pari oppor-
tunit economiche. In altre parole, tutti dovevano giocare secondo le stesse regole su un campo da
gioco rivelato; tutti dovevano avere le stesse possibilit di frequentare le scuole pi rinomate, di
specializzarsi e di ottenere posti di lavoro migliori. Oltre i benefici, l'equit presenta anche dei costi
che corrispondono alle perdite del "secchio forato" di Okun. In altre parole, i tentativi di ridurre la
sperequazione del reddito mediante limposizione fiscale progressiva o le indennit assistenziali
possono danneggiare gli incentivi economici al lavoro o al risparmio e, di conseguenza, possono ri-
durre il prodotto nazionale. Le perdite potenziali sono i costi amministrativi e la riduzione delle ore
lavorative o del tasso di risparmio. I programmi ridistribuitivi del tipo adottato oggi nei maggiori
paesi industrializzati provocano perdite modeste di efficienza economica: i costi della redistribuzio-
ne in termini di efficienza sembrano limitati rispetto ai costi economici della povert in termini di
malnutrizione, salute, perdita di capacit professionali e miseria umana.
Politiche di assistenza sanitaria
La buona salute una componente fondamentale del benessere economico, alla quale le persone at-
tribuiscono un'importanza sempre maggiore man mano che i loro redditi aumentano. L'assistenza
sanitaria presenta tre caratteristiche che negli ultimi anni hanno contribuito alla rapida crescita del
settore: elevata elasticit rispetto al reddito, rapidi progressi tecnologici e crescente isolamento dei
consumatori dei prezzi. L'elevata elasticit rispetto al reddito dell'assistenza sanitaria significa che
garantire una vita lunga sana diventa sempre pi importante via via che le persone possono permet-
tersi di soddisfare altre necessit essenziali. Molti aspetti del sistema sanitario, dalle malattie tra-
smissibili allo sviluppo della disciplina fondamentale, costituiscono beni pubblici che il mercato
non fornisce in modo efficiente. I costi crescenti dell'assistenza sanitaria e i risultati spesso insoddi-
sfacenti hanno provocato un vivace dibattito politico sull'argomento nei maggiori paesi industrializ-
zati. Pochi desiderano ritornare ad un sistema di mercato puro, a causa degli effetti negativi che ci
avrebbe sulla sanit pubblica e sulla scoperta nel campo della biomedicina. Un sistema nazionaliz-
zato garantirebbe una copertura universale, ma allo stesso tempo razionerebbe l'assistenza sanitaria
tramite lunghe attese per i servizi; negli Stati Uniti stato proposto un nuovo approccio, definito
concorrenza controllata, che produrrebbe una copertura universale soprattutto tramite datori di la-
voro che offrono o acquistano servizi sanitari. Rimane comunque da verificare se quest'ultimo si-
stema sarebbe in grado di fornire sufficienti incentivi per un costante progresso tecnologico e allo
stesso tempo di contenere i costi.

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CAPITOLO XI: Rischio, incertezza e teoria dei giochi (pag. 205 223)
Economia del rischio e dellincertezza
La speculazione, consiste nell'acquisto di un bene con l'intenzione di venderlo in un secondo tempo
realizzando un profitto grazie alla fluttuazione dei prezzi. Chi specula, di solito sta pensando al fu-
turo aumento del prezzo e vende quando ritiene che il prezzo sia notevolmente aumentato. Il caso
pi semplice quello in cui l'attivit speculativa riduce o elimina le differenze di prezzo da zona a
zona, cio quando i commercianti acquistano in un mercato e vendono simultaneamente in un altro
a un prezzo superiore. Questa attivit detta arbitraggio. Larbitraggio fa s che il costo dello spo-
stamento di beni da un mercato all'altro sia inferiore alla differenza di prezzo tra i mercati. La spe-
culazione rappresenta un esempio concreto del principio della mano invisibile: equilibrando l'offerta
ed i prezzi determina un aumento dell'efficienza economica; trasferendo i beni nel tempo da periodi
di abbondanza a periodi di scarsit, lo speculatore acquista quando il prezzo e l'utilit marginale del
bene sono bassi e vende quando sono elevati. Perseguendo i propri interessi (profitti), gli speculatori
incrementano il benessere del sistema economico in generale (utilit totale). La copertura consiste
nell'evitare un rischio tramite una vendita o un investimento controbilanciante. I mercati speculativi
servono a migliorare i modelli di prezzo e di allocazione nello spazio e nel tempo, nonch a trasferi-
re i rischi. Queste attivit sono svolte dagli speculatori i quali, spinti dal desiderio di acquistare a
prezzi bassi e rivendere a prezzi elevati mostrano il funzionamento della mano invisibile, che trasfe-
risce beni dei periodi di abbondanza (quando i prezzi sono bassi) ai periodi di scarsit (quando i
pezzi sono elevati). La speculazione riveste limportante funzione di ridurre la variazione del con-
sumo e, in un mondo popolato da individui con utilit marginale decrescente, di incrementare l'utili-
t totale e l'efficienza allocativa. Un individuo avverso al rischio quando il dispiacere provocato
dalla perdita di un ammontare di reddito maggiore del piacere ricavato ottenendo lo stesso am-
montare. In genere gli individui sono avversi al rischio e preferiscono certezze a livelli incerti di
consumo, scelgono cio situazioni meno incerte che presentano gli stessi valori medi. Per questo
motivo, le attivit che riducono l'incertezza o il rischio relativo al consumo degli individui produco-
no miglioramenti del benessere economico. I mercati affrontano il problema del rischio mediante la
ripartizione dei rischi. Questo processo consiste nell'assumere rischi che sarebbero molto elevati
per un solo individuo e nel ripartirli in modo tale che diventino rischi minori per un grande numero
di persone. La principale forma di ripartizione dei rischi l'assicurazione, ovvero una sorta di gioco
dazzardo all'inverso. L'assicurazione trasferisce i rischi da coloro che sono pi avversi al rischio o
che sono esposti a rischi sproporzionati a coloro meno avversi o meno esposti. Risulta quindi evi-
dente che l'assicurazione, a prima vista una sorta di gioco d'azzardo, in realt produce l'effetto op-
posto. Se da un lato la natura dispensa i ricchi, dall'altro l'assicurazione contribuisce a ridurli e a ri-
partirli. Un'altra forma di ripartizione dei rischi si verifica nei mercati finanziari di un'economia di
mercato, in quanto la propriet finanziaria del capitale fisico pu essere ripartita tra numerosi pro-
prietari per mezzo della propriet azionaria. Uno dei campi economici pi interessanti l'economia
finanziaria. Essa esamina i modi in cui gli investitori possono bloccare i loro fondi per massimizza-
re il rendimento con un dato livello di rischio e segue l'andamento dei prezzi dei titoli azionari e di
altri prodotti finanziari. Nell'analisi finora effettuata si supposto che gli investitori e i consumatori
conoscano bene i rischi che affrontano e che i mercati del rischio siano efficienti. Questo vero in-
certi settori, mentre in altri si verificano fallimenti del mercato. Il comportamento sleale si ha quan-
do l'assicurazione riduce l'incentivo di individuo a evitare o prevenire l'evento rischioso. Pu inoltre
accadere che l'assicurazione privata non sia disponibile o che prezzi siano sfavorevoli a causa della
selezione avversa. La selezione avversa si ha quando gli individui maggiormente a rischio sono
quelli che pi di frequente acquistano l'assicurazione. L'assicurazione sociale, ovvero la forma di
assicurazione obbligatoria fornita dallo Stato, subentra quando i fallimenti del mercato sono talmen-
te gravi che il mercato privato non in grado di garantire una copertura adeguata.
Teoria dei giochi
La teoria dei giochi analizza il modo in cui due o pi giocatori, o coalizioni, scelgono determinate
azioni, o strategie, che si ripercuotono su tutti i partecipanti. Questa teoria, la cui terminologia pu

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apparire frivola, in realt densa di significato; la teoria fu ampiamente sviluppata da John von
Neumann, un genio della matematica di origine ungherese. Gli economisti utilizzano la teoria dei
giochi per studiare l'interazione tra oligopolisti, le controversie tra sindacati e industriali, le politi-
che commerciali ambientali a livello internazionale, la notoriet e moltissime altre situazioni, ma
essa utile anche per comprendere la politica, le guerre, e la vita quotidiana. Nel momento in cui
un'impresa comincia a chiedersi in che modo i rivali reagiranno alle sue azioni, entra nel regno della
teoria dei giochi. Uno strumento utile per rappresentare l'interazione tra due imprese o due individui
la tabella delle decisioni a doppia entrata. Una tabella delle decisioni serve a mostrare le strategie
e le vincite di un gioco condotto da due giocatori. Le linee guida della filosofia della teoria dei gio-
chi la seguente: scegliete la vostra strategia chiedendovi quale possa essere il comportamento pi
sensato, tenendo presente che anche il rivale agisce strategicamente nel proprio interesse. Il caso pi
semplice di strategia la strategia dominante. Questa situazione si verifica quando un giocatore di-
spone di una strategia migliore indipendentemente dalla strategia scelta dall'altro. Nel gioco della
guerra dei prezzi la miglior strategia per entrambe le imprese consiste nel mantenere il prezzo nor-
male. Quando entrambi o tutti giocatori dispongono di una strategia dominante, si ottiene l'equili-
brio dominante. L'equilibrio di Nash si ha quando nessuno dei due giocatori, data la strategia
dell'altro, in grado di migliorare la propria vincita. Questo significa che, data la strategia del gio-
catore A, il giocatore B non pu agire in modo migliore e data la strategia di B, A non pu fare me-
glio. Ciascuna strategia rappresenta quindi la risposta pi adatta alla strategia dell'altro giocatore.
L'equilibrio di Nash viene talvolta definito equilibrio non cooperativo, in quanto non si ha collusio-
ne n cooperazione e ogni parte sceglie la strategia pi adatta alle proprie esigenze senza tener con-
to degli altri giocatori o del benessere della societ. I duopolisti possono certamente decidere di col-
ludere e quindi di comportarsi in modo cooperativo. L'equilibrio cooperativo si verifica quando le
parti agiscono di comune accordo per individuare strategie atte a incrementare le vincite comuni.
Ma non sempre facile realizzare la soluzione del monopolio cooperativo, poich i cartelli che ri-
ducono gli scambi sono illegali in quasi tutte le economie di mercato.
Il dilemma del prigioniero

Confesso Non confesso

A 5 anni B 10 anni
Confesso 5 anni 3 mesi
C 3 mesi D 1 anno
Non confesso 10 anni 1 anno

Il gioco dellinquinamento

Inquinamento limitato Inquinamento elevato

A $ 100 B $ 120
Inquinamento limitato $ 100 $ - 30
C $ - 30 D $ 100
Inquinamento elevato $ 120 $ 100
CAPITOLO XX: Quadro generale di macroeconomia. (pag. 411 430)
La macroeconomia lo studio del comportamento del sistema economico nel suo insieme e si oc-
cupa delle forze che influenzano contemporaneamente varie imprese, consumatori e lavoratori, con-
trapponendosi alla microeconomia, che analizza invece singoli pezzi, quantit e mercati.

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Concetti fondamentali della macroeconomia
Negli anni 30 la scienza della macroeconomia, fondata da John Maynard Keynes nel tentativo di
comprendere il meccanismo economico che aveva determinato la grande depressione, comp i primi
passi. Questi tre obiettivi informano ancora le principali questioni macroeconomiche:
Perch a volte la produzione e l'occupazione diminuiscono e come si pu ridurre la disoc-
cupazione? Tutte le economie di mercato presentano fasi di espansione e contrazione dette
cicli economici. Durante le fasi di contrazione del ciclo, la produzione dei beni e dei servizi
diminuisce e milioni di persone perdono il lavoro. La macroeconomia esamina le fonti di ta-
le persistente e dolorosa disoccupazione. Una volta analizzate tutte le possibili diagnosi, l'e-
conomia pu anche suggerire eventuali rimedi, quali l'aumento della domanda aggregata o la
riforma delle istituzioni del mercato del lavoro.
Qual l'origine dell'inflazione e come si pu tenerla sotto controllo? In un'economia di
mercato si utilizzano i prezzi come misuratori dei valori economici e come criterio per con-
durre gli affari. Quando i prezzi aumentano rapidamente, ossia in presenza di inflazione da
prezzi, tale criterio perde il proprio valore. La macroeconomia pu suggerire quale ruolo
debbano svolgere la politica fiscale monetaria, il sistema dei tassi di cambio e una banca
centrale indipendente per il contenimento dell'inflazione.
Come pu una nazione aumentare il proprio tasso di crescita economica? La macroecono-
mia si interessa in particolare della crescita economica, che riguarda l'aumento del potenzia-
le produttivo di un sistema economico, l'elemento fondamentale per determinare l'incremen-
to dei salari reali e del tenore di vita. importante sapere quali fattori determinano una ef-
fettiva crescita: tra quelli fondamentali si possono includere la prevalenza di liberi mercati,
tassi elevati di risparmio e investimento, una politica commerciale orientata all'esterno e un
governo onesto unito a diritti di propriet ben definiti.
Per prevenire l'inflazione galoppante i responsabili politici sono inoltre obbligati a imbrigliare l'e-
conomia quando cresce troppo in fretta o quando la disoccupazione diventa eccessivamente bassa. I
principali obiettivi macroeconomici sono un livello elevato e una crescita rapida della produzione,
una disoccupazione bassa e prezzi stabili. La misura pi completa della produzione totale di un'eco-
nomia il prodotto interno lordo (Pil), che stima il valore di mercato di tutti i prodotti finiti e dei
servizi (la pasta, il vino, le automobili, i concerti, i biglietti del treno, la sanit), realizzati in un pae-
se nel corso di un anno. Esistono due modi per misurare il Pil: il Pil nominale, valutato secondo gli
effettivi prezzi di mercato, e il Pil reale, calcolato in base a prezzi costanti o invariati. Il Pil poten-
ziale la tendenza di lungo periodo del Pil e rappresenta la capacit produttiva a lungo termine
dell'economia o la quantit massima che l'economia pu produrre mantenendo stabili i prezzi. La
produzione potenziale a volte definita livello di produzione in condizioni di elevato impiego:
quando un'economia opera in base al proprio potenziale la disoccupazione bassa e la produzione
elevata. La produzione potenziale determinata dalla capacit produttiva del sistema economico,
che a sua volta dipende dagli input disponibili e dalla sua efficienza tecnologica. Le fasi discendenti
del ciclo sono denominate recessioni se la produzione reale diminuisce per un anno o due, mentre
se la situazione si protrae si parla di depressione. Il tasso di disoccupazione si ottiene calcolando la
percentuale dei disoccupati sulla forza lavoro, che comprende tutte le persone occupate e quelle di-
soccupate in cerca di impiego, mentre esclude disoccupati che non cercano lavoro. Il tasso di disoc-
cupazione tende a riflettere l'andamento del ciclo economico: quando la produzione scende, la do-
manda di manodopera diminuisce e il tasso di disoccupazione aumenta. Il terzo obiettivo macroeco-
nomico mantenere prezzi stabili. La misura pi comune del livello globale dei prezzi l'indice dei
prezzi al consumo, noto anche come IPC. Questo indice serve a controllare il costo di un paniere
fisso di beni acquistato dal consumatore urbano medio. Il livello globale dei prezzi viene spesso in-
dicato con la lettera P. Il tasso di inflazione indica invece il ritmo di crescita o diminuzione del li-
vello dei prezzi da un anno all'altro. Si parla di deflazione quando i prezzi diminuiscono. All'altro
estremo c' liperinflazione, un aumento del livello dei prezzi estremamente rapido. Con l'inflazione
elevata le imposte diventano altamente variabili, il valore reale delle pensioni dei cittadini viene e-

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roso e gli individui utilizzano risorse reali per evitare il deprezzamento della loro moneta. I governi
dispongono di diversi strumenti che si possono utilizzare per influire sull'attivit macroeconomica.
Uno strumento di politica economica una variabile sotto il controllo del governo che pu influire
su uno o pi obiettivi macroeconomici. La politica fiscale o di bilancio indica le modalit di impie-
go delle imposte della spesa pubblica. Quest'ultima assume due forme diverse: innanzitutto vi sono
gli acquisti effettuati dalla pubblica amministrazione, che comprende la spesa per i beni e servizi; vi
sono inoltre i trasferimenti pubblici, che aumentano i redditi di gruppi mirati come gli anziani o i
disoccupati. L'altra parte della politica fiscale, la tassazione, influisce sull'economia nel suo
complesso in due modi: innanzitutto le imposte riducono i redditi della popolazione; le imposte
tendono a ridurre l'entit della spesa per beni e servizi, oltre a quella del risparmio privato. Il
secondo grande strumento della politica macroeconomica la politica monetaria, che il governo
attua gestendo la moneta, il credito e il sistema bancario della nazione. I rapporti commerciali
d'importazione e d'esportazione di beni e servizi sono evidenti. I rapporti finanziari si hanno, per
esempio, quando l'Italia contrae prestiti con gli Stati Uniti per finanziare il proprio deficit di
bilancio o quando in Gran Bretagna i portafogli dei fondi pensione vengono diversificati investendo
nella borsa statunitense in notevole rialzo. Un indice particolarmente importante sono le
esportazioni nette, la differenza numerica tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni.
Le politiche commerciali consistono in dazi doganali, contingentamenti e in altre normative che
limitano o favoriscono le importazioni e le esportazioni. Un'altra categoria di politiche la gestione
della finanza internazionale. Il commercio internazionale di una nazione infatti influenzato dal
tasso di cambio che costituisce il prezzo della sua valuta rispetto a quelle di altri paesi.
Domanda e offerta aggregata

Politica monetaria
Produzione (Pil
reale)
Politica fiscale
Domanda aggregata
Altre forze Occupazione e
Interazione disoccupazione
della doman-
da e
Livello dei dellofferta Prezzi e inflazione
prezzi dei costi Offerta aggregata aggregate

Produzione po- Commercio estero


tenziale

Capitale, lavoro
tecnologia

La figura mostra le relazioni esistenti tra le diverse variabili nell'ambito della macroeconomia; divi-
de gli strumenti di politica economica e le variabili endogene in due categorie, quelle che agiscono
sull'offerta aggregata e quelle che incidono sulla domanda aggregata. Nella parte bassa sono indica-
te le forze che influiscono sull'offerta aggregata, che si riferisce alla quantit totale di beni e servizi
che le aziende della nazione sono disposte a produrre e a vendere in un dato periodo. L'offerta ag-
gregata (OA) dipende dal livello dei prezzi, dalla capacit produttiva dell'economia e dal livello dei
costi. Il prodotto nazionale e il livello generale dei prezzi sono determinati dalle due lame della for-
bice dell'offerta e della domanda aggregata. La seconda lama costituita dalla domanda aggregata,
che si riferisce all'importo totale che i diversi settori dell'economia sono disposti "a spendere in un
dato periodo". La domanda aggregata (DA) la somma della spesa dei consumatori, delle aziende e
dello Stato, e dipende dal livello dei prezzi oltre che dalla politica monetaria e fiscale e da altri fat-

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tori. Usando entrambe le lame della forbice della domanda e dell'offerta aggregata si ottiene l'equi-
librio, come mostra il cerchio a destra. Il prodotto nazionale e il livello dei prezzi stabiliscono a che
punto gli acquirenti sono disposti a comprare e le imprese a vendere: l'equilibrio e il livello dei
prezzi che ne derivano determinano l'occupazione, la disoccupazione e il commercio internazionale.

La figura mostra l'andamento della domanda dell'offerta aggregata per la produzione di un'intera
economia: sull'asse orizzontale, o delle quantit, indicata la produzione totale dell'economia, su
quello verticale il livello globale dei prezzi. La curva con pendenza decrescente la rappresentazio-
ne grafica della domanda aggregata, e indica la somma di ci che i vari agenti operanti nell'econo-
mia sono disposti ad acquistare a diversi livelli dei prezzi. La curva con pendenza crescente la
rappresentazione grafica dell'offerta aggregata che indica la quantit di beni e servizi che le aziende
sono disposte a produrre e vendere a ciascun livello dei prezzi. L'equilibrio macroeconomico una
combinazione del livello generale dei prezzi e della quantit globale prodotta in cui n gli acquirenti
n i venditori desiderano cambiare i propri acquisti, le proprie vendite o i prezzi. La storia recente
presenta un'alternanza di crisi della domanda e dell'offerta aggregata ed interventi politici correttivi:
la crisi petrolifera del 1973 e quella seguente del 1979 determinarono uno spostamento verso l'alto
dell'offerta aggregata, e ci port alla stagnazione con un contemporaneo aumento della disoccupa-
zione e dell'inflazione. Alla fine degli anni settanta i responsabili della politica economica reagiran-
no alla crescente inflazione mediante una politica monetaria restrittiva e l'aumento dei tassi d'inte-
resse, che ebbero come conseguenza una spesa inferiore in aree della domanda sensibili ai tassi d'in-
teresse come le case, gli investimenti e le esportazioni nette. L'austerit dei primi anni '80 segn l'i-
nizio di un lungo periodo di stabilit macroeconomica. Nell'arco di tutto il XX secolo si verificata
una notevole crescita dell'offerta aggregata, che ha portato a un costante aumento della produzione e
del tenore di vita.

CAPITOLO XXI: Misurazione dellattivit economica. (pag. 433 449)


Il prodotto interno lordo, criterio di misura dei risultati di uneconomia
Pil il nome che si da al valore monetario totale dei prodotti e dei servizi realizzati da una nazione
in un dato anno. Il Pil pari alla somma del valore monetario di tutti i consumi, gli investimenti, la
spesa pubblica e le esportazioni nette in altri paesi. La pi importante fonte di dati costituita dai
conti economici delle aziende. Il conto economico di un'azienda la registrazione in cifre di tutti i
flussi in un dato periodo. Il Pil stato definito come la produzione totale di beni e servizi finali. Un
prodotto finale un bene realizzato e venduto direttamente per il consumo o l'investimento. Il Pil
esclude i prodotti intermedi, beni utilizzati per produrre altri beni che circolano semplicemente
all'interno del blocco denominato "produttori", non vengono mai acquistati dai consumatori n figu-
rano mai come beni finali nel Pil. Nell'effettuare misure in base ai redditi, gli statistici pongono
grande attenzione ad includere nel Pil solo il valore aggiunto di impresa, che la differenza tra le
vendite effettuate e gli acquisti di materiali e servizi da altre imprese. Il metodo del valore aggiunto
consiste nel fatto che, per evitare doppi conteggi, opportuno includere nel Pil solo i beni finali ed
escludere quelli intermedi usati per produrre altri beni. Misurando il valore aggiunto in ciascuna fa-
se e facendo attenzione a sottrarre le spese per i beni intermedi acquistati da altre imprese, il metodo

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del reddito illustrato dallanello inferiore dello schema serve ad evitare doppi conteggi e registra sa-
lari, interessi, rendite e profitti solo una volta.
Aspetti particolari della contabilit nazionale
Si definisce Pil il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un sistema economico, calcola-
to usando come criteri di misura i prezzi di mercato dei beni e dei servizi stessi. Ma i prezzi variano
nel tempo, dato che l'inflazione di solito li fa salire anno dopo anno. chiaro che, se si vuole una
misura efficace del prodotto del reddito nazionale, necessario utilizzare un criterio di misurazione
che non sia influenzato dalla variazione dei prezzi. Gli economisti cercano di ovviare al problema
eliminando la componente di aumento dei prezzi, in modo da creare un indice quantitativo del pro-
dotto nazionale. Per misurare il Pil reale si moltiplicano le quantit di beni per un insieme di prezzi
fisso o invariato. Pertanto, il Pil nominale si calcola in base a prezzi variabili mentre per quello rea-
le si utilizzano prezzi costanti. Dividendo il Pil nominale per il Pil reale si ottiene il deflatore del
Pil, che serve a misurare il livello globale dei prezzi. Il Pil nominale (PQ) rappresenta il valore mo-
netario totale dei beni e dei servizi finali prodotti in un dato anno, dove i valori sono espressi in
termini dei prezzi di mercato per ciascun anno. Il Pil reale (Q) elimina le variazioni di prezzi dal Pil
nominale e serve a calcolare il Pil a prezzi costanti. Il tradizionale deflatore del Pil (P) il prezzo
del Pil ed definito come segue.
PIL nominale PQ
Q = PIL reale = =
Deflatore del PIL P

Il consumo, ossia le "spese per consumo personale", la prima componente importante del Pil, di
gran lunga la maggiore e pari a quasi 2/3 del totale negli ultimi anni. Le spese per consumo si suddi-
vidono in tre categorie: beni durevoli come le automobili, beni non durevoli come generi alimentari
e servizi come l'assistenza sanitaria. Finora stato escluso dall'analisi tutto il capitale, ma nella vita
reale le nazioni riservano parte del loro prodotto alla realizzazione di capitale, cio di beni durevoli
che incrementino la produzione futura. L'aumento del capitale esige il sacrificio del consumo attua-
le a favore di quello futuro. Nei conti economici l'investimento consiste nelle aggiunte al capitale
sociale nazionale di costruzioni, attrezzature, software e scorte del corso di un anno. Il prodotto in-
terno lordo la somma di tutti prodotti finali; insieme ai beni di consumo e servizi bisogna include-
re anche gli investimenti lordi. Che cosa significa lordo in questo contesto? Indica che gli investi-
menti comprendono tutti i beni capitali prodotti. Gli investimenti lordi non vengono corretti per te-
nere conto dell'ammortamento, che misura l'ammontare di capitale "consumato" in un anno; perci
includono tutti i macchinari, gli stabilimenti e le case costruite nel corso di un anno. Per valutare la
formazione del capitale si misurano gli investimenti netti, dati alle nascite di capitale (investimenti
lordi) meno i decessi di capitale (ammortamento). La misura del contributo della pubblica ammini-
strazione al prodotto nazionale complessa perch la maggior parte dei servizi forniti non sono
venduti sul mercato. La pubblica amministrazione tende ad acquistare beni tipo quelli di consumo e
beni come quelli di investimento. Le spese della pubblica amministrazione per la retribuzione dei
dipendenti per i costi dei beni che acquista dall'industria privata sono in questa terza categoria di
flusso di prodotti denominata spese della pubblica amministrazione per consumi e investimenti lor-
di. Il Pil comprende sola spesa pubblica per beni e servizi, mentre esclude il costo dei trasferimenti.
I trasferimenti pubblici costituiscono i pagamenti della pubblica amministrazione a singoli individui
che non forniscono in cambio alcun bene o servizio. Una particolare forma di trasferimento sono gli
interessi sul debito pubblico: anchessi sono considerati trasferimenti e vengono quindi omessi dal
Pil. L'approccio al Pil secondo i costi comprende sia le imposte indirette sia quelle dirette come e-
lementi del costo per la realizzazione del prodotto finale. L'ultima componente del Pil sono le e-
sportazioni nette, la differenza tra esportazioni e importazioni di beni e servizi. Bisogna ricordare
che il Pil comprende gli investimenti lordi, cio gli investimenti netti pi l'ammortamento; com-
prendere l'ammortamento equivale a includere nel calcolo del prodotto di un determinato anno an-
che il capitale consumato nel corso dell'anno, mentre un criterio di misura migliore introdurrebbe

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nel prodotto totale solo gli investimenti netti. Sottraendo l'ammortamento al Pil si ottiene il prodotto
interno netto (PIN). Una misura alternativa, ampiamente usata fino a poco tempo fa, il prodotto
nazionale lordo (PNL). Qual la differenza tra il PNL e il Pil? Il PNL il prodotto totale ottenuto
con il lavoro o il capitale di propriet dei residenti in un dato paese, mentre il Pil il prodotto otte-
nuto con il lavoro e il capitale situati all'interno del paese stesso. Il prodotto interno netto (PIN)
pari al prodotto totale realizzato all'interno di un paese nel corso di un anno, dove il prodotto com-
prende gli investimenti netti o gli investimenti lordi meno l'ammortamento. Il prodotto nazionale
lordo (PNL) il prodotto totale ottenuto con fattori di produzione di propriet dei residenti di un
paese nel corso di un anno. Per comprendere meglio l'attivit macroeconomica a volte si vuole mi-
surare il reddito totale di una nazione. Per questo si elaborano dati sul reddito nazionale, che rappre-
senta i redditi totali dei fattori, e si ottiene perlopi sottraendo l'ammortamento e le imposte indiret-
te dal Pil. Un altro aspetto importante consiste nello stabilire quanto denaro le famiglie abbiano ve-
ramente a disposizione da spendere ogni anno. Il concetto di reddito personale disponibile risolve
questo problema: per ottenere il reddito disponibile si calcolano i redditi ricevuti dalle famiglie e si
sottraggono le imposte dirette. Il risparmio nazionale uguale agli investimenti nazionali per defi-
nizione. Le componenti degli investimenti nazionali sono gli investimenti interni privati e gli inve-
stimenti esteri. Le fonti del risparmio sono il risparmio privato e il risparmio pubblico. Gli investi-
menti privati pi le esportazioni nette sono uguali al risparmio privato pi l'avanzo di bilancio.
Quest'identit devono valere comunque, a prescindere dall'andamento del ciclo economico.
Oltre i conti economici nazionali
I conti economici convenzionali di solito includono le attivit di mercato, ma molte attivit econo-
miche utili si svolgono al di fuori del mercato. Per esempio, gli studenti universitari investono in
capitale umano, mentre i conti economici nazionali registrano i costi delle lezioni, ma omettono i
costi opportunit dei guadagni cui gli studenti hanno rinunciato. Le ricerche indicano che l'inclusio-
ne degli investimenti non market nell'istruzione e in altri settori determinerebbe un aumento pi del
doppio del tasso di risparmio nazionale. L'inflazione si verifica quando aumenta il livello generale
dei prezzi, la detrazione quando scende. Il livello generale dei prezzi e il tasso d'inflazione si misu-
rano utilizzando gli indici dei prezzi, medie ponderato dei prezzi di migliaia di singoli prodotti.
L'indice dei prezzi pi importante l'indice dei prezzi al consumo (IPC), che di solito misurava il
costo di un paniere fisso di beni di consumo e di servizi rispetto al costo di quel paniere in un parti-
colare anno base. Studi recenti indicano che lIPC tende ad essere notevolmente sovrastimato per il
problema dei numeri indice e lomissione di beni nuovi e migliorati. Lo stato ha preso misure per
correggere almeno in parte questa distorsione.

CAPITOLO XXII: Il consumo e linvestimento. (pag. 451 469)


Il consumo elevato rispetto al reddito determina bassi investimenti e crescita lenta, mentre un eleva-
to risparmio porta a elevati investimenti e rapida crescita. Quando le condizioni economiche deter-
minano la rapida crescita del consumo e degli investimenti, aumenta la spesa totale o domanda ag-
gregata, incrementando nel breve periodo il prodotto e l'occupazione. Quando invece i consumi di-
minuiscono a causa dell'aumento delle imposte o della perdita di fiducia da parte dei consumatori,
la spesa totale tende a ridursi e pu subentrare la recessione.
Il consumo e il risparmio
Il consumo (o, pi precisamente, le spese per i consumi) la spesa delle famiglie per beni finali e
servizi, mentre il risparmio la parte del reddito disponibile non destinata ai consumi. Quali sono i
principali elementi del consumo? Tra le categorie pi importanti vi sono la casa, i veicoli a motore,
i generi alimentari, l'abbigliamento. Le famiglie povere devono spendere i propri redditi in gran par-
te per i bisogni primari, quali il cibo e la casa. All'aumentare del reddito anche la spesa per molti
prodotti alimentari aumenta: si pu mangiare meglio e di pi. Le spese per vestiti, attivit ricreative
e automobili aumenta nel modo pi che proporzionale al reddito al netto delle imposte, fino a quan-
do si raggiungono redditi elevati; la spesa per articoli di lusso aumenta in proporzione maggiore ri-
spetto al reddito. Il risparmio il maggior lusso che una famiglia si possa concedere. Il risparmio

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personale la parte del reddito disponibile che non viene consumata; pari al reddito meno il con-
sumo. Studi empirici hanno dimostrato che il reddito il principale fattore che determina il consu-
mo e il risparmio: i ricchi risparmiano pi dei poveri, sia in termini assoluti sia come percentuale di
reddito; chi poverissimo del tutto incapace di risparmiare, anzi, finch pu ottenere prestiti o in-
taccare la propria ricchezza, tende ad attuare un risparmio negativo, cio a spendere pi di quanto
guadagni, riducendo il risparmio accumulato in precedenza o indebitandosi sempre di pi. Per com-
prendere come il consumo influisca sul prodotto nazionale necessario introdurre alcuni nuovi
strumenti. infatti necessario capire quale sia l'incremento del consumo del risparmio per ogni au-
mento unitario del reddito. Questo rapporto indicato da due funzioni:
la funzione di consumo, che mette in relazione consumo e reddito;
la funzione di risparmio, che mette in relazione risparmio e reddito.

Risparmio

Spesa per consumi

Reddito disponibile

La funzione di consumo mostra il rapporto tra il livello delle spese per i beni di consumo e quello
del reddito disponibile delle famiglie. Questo concetto, introdotto da Keynes, si fonda sull'ipotesi
che esista una relazione empirica costante tra consumo e reddito. Per comprendere la figura utile
considerare la bisettrice degli assi che, data l'identit della scala degli asse orizzontale e verticale, ha
una funzione molto importante: in qualsiasi punto della retta il consumo uguale al reddito dispo-
nibile. La bisettrice indica immediatamente se la spesa uguale, maggiore o minore del livello di
reddito disponibile. Il punto sulla curva di spesa che la interpreta rappresenta il livello di reddito di-
sponibile al quale le famiglie giungono esattamente al pareggio, ossia spendono tutto il proprio red-
dito disponibile per beni di consumo. La bisettrice indica che a sinistra del punto di equilibrio la
famiglia spende pi del proprio reddito. In qualsiasi punto della bisettrice degli assi il consumo
esattamente uguale al reddito e la famiglia ha un risparmio pari a zero. Quando la funzione di con-
sumo si trova al disopra della bisettrice la famiglia ha un risparmio negativo; quando si trova sotto
la bisettrice la famiglia ha un risparmio positivo.

Risparmio netto Risparmio

Reddito disponibile

La funzione di risparmio mostra il rapporto tra il livello di risparmio e il reddito. La propensione


marginale al consumo (PMC) l'importo aggiuntivo che i cittadini consumano quando ricevono un
euro in pi di reddito. La pendenza della funzione di consumo, che misura la variazione del consu-
mo per ogni euro di variazione del reddito, la propensione marginale al consumo. Oltre alla pro-
pensione marginale al consumo esiste anche la sua immagine speculare, la propensione marginale
al risparmio, definita come la frazione di un euro addizionale di reddito che si traduce in un rispar-
mio aggiuntivo. Perch ci si interessa delle tendenze del consumo nazionale? Il consumo essenzia-
le per comprendere i cicli economici di breve periodo e la crescita economica di lungo termine. Nel
breve periodo il consumo la principale componente della spesa aggregata. Inoltre il consumo
fondamentale perch ci che non si consuma ( il reddito che si risparmia) a disposizione della na-
zione per linvestimento, e quest'ultimo funge da forza propulsiva della crescita economica di lungo

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periodo. Sia l'osservazione diretta sia le analisi statistiche mostrano che il livello corrente del reddi-
to disponibile il fattore essenziale nella determinazione del consumo di una nazione. Il reddito
permanente il livello tendenziale del reddito, cio il reddito che si ottiene una volta eliminati gli
influssi temporanei o transitori dovuti al tempo o una vincita inaspettata alla lotteria. Se il cambia-
mento appare chiaramente transitorio una frazione significativa dell'incremento pu essere rispar-
miata. L'ipotesi del ciclo di vita presuppone che l'individuo risparmi per ripartire equamente il con-
sumo nel corso della propria vita. Un altro fattore che determina l'ammontare del consumo la ric-
chezza. Il fatto che una maggiore ricchezza porti a maggiori consumi si definisce effetto ricchezza.
Di solito la ricchezza muta lentamente da un anno all'altro; quando per aumenta o diminuisce rapi-
damente pu determinare impennate del consumo.
Gli investimenti
La seconda componente principale della spesa privata costituita dagli investimenti, che hanno un
duplice ruolo nella macroeconomia: primo, essendo una componente ragguardevole e imprevedibile
della spesa, spesso determinano variazioni della domanda aggregata e influiscono sul ciclo econo-
mico; secondo, portano l'accumulazione di capitale. Le componenti principali di investimenti interni
privati lordi sono la costruzione di strutture residenziali, gli investimenti in attrezzature fisse, sof-
tware e attrezzature aziendali e in aggiunta alle scorte. Perch le imprese investono? Il motivo fon-
damentale per cui le aziende acquistano beni capitali che si aspettano che ci porti loro profitti,
cio che determini per loro entrate superiori ai costi degli investimenti. Questa semplice afferma-
zione contiene tre elementi essenziali per la comprensione degli investimenti: ricavi, costi e aspetta-
tive. L'investimento porter a un'azienda entrate aggiuntive se la aiuta a vendere di pi. Ci indica
che un fattore molto importante nella determinazione degli investimenti il livello globale di pro-
duzione. Il secondo fattore importante nella determinazione del livello di investimento sono i costi
dell'investimento stesso. Poich i beni di investimento durano molti anni, calcolare i relativi costi
un po' pi complicato che nel caso di altri prodotti, come il carbone o il frumento. Per i beni durevo-
li il costo del capitale non comprende solo il prezzo del bene capitale, ma anche il tasso d'interesse
che chi contrae il prestito paga per finanziare il capitale oltre alle spese sul reddito sostenute dalle
aziende. Qual il costo del prestito? il tasso d'interesse sui fondi presi in prestito. Si ricordi che il
tasso d'interesse il prezzo pagato per prendere in prestito denaro per un certo periodo di tempo. Le
decisioni di investimento sono legate in parte alle aspettative e alle previsioni su eventi futuri ma,
come ha detto qualcuno, fare previsioni rischioso, soprattutto se si tratta del futuro. Le aziende
dedicano molta energia ad analizzare i propri progetti di investimento e a cercare di limitarne le in-
certezze. Per mostrare il rapporto tra tassi d'interesse ed investimenti gli economisti utilizzano la co-
siddetta curva di domanda di investimenti. Nel decidere tra i progetti di investimento le aziende
confrontano i ricavi annui provenienti dagli investimenti con il costo annuo del capitale, che dipen-
de dal tasso d'interesse. La differenza tra entrate annuali e il costo annuo da il profitto netto annuo
che, quando positivo, indica che l'investimento proficuo, mentre quando negativo denota che
l'investimento in perdita.

CAPITOLO XXIII: Le fluttuazioni economiche e la teoria della domanda aggregata. (pag. 471

484)

Che cosa provoca le fluttuazioni economiche? Come possono le politiche del governo attenuarne la
portata? La lezione che abbiamo appreso dall'economia di Keynes che nel breve periodo le varia-
zioni della domanda aggregata possono esercitare un notevole influsso sul livello globale del pro-
dotto, dell'occupazione e dei prezzi.
Fluttuazioni economiche
La storia economica mostra che l'economia non cresce mai seguendo un percorso regolare e uni-
forme: alcuni anni di vivace espansione e di prosperit sono seguiti da una recessione o persino da
una grave crisi. Quando, alla fine, si tocca il fondo, inizia la ripresa, che pu essere lenta o veloce,

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incompleta o tanto forte da portare a una nuova espansione. La prosperit pu implicare un lungo
periodo sostenuto di vivace domanda, posti di lavoro in abbondanza e tenore di vite in aumento, op-
pure pu essere segnata da una fiammata inflazionistica, che sar seguita da un'altra crisi. Un ciclo
economico lincontro del prodotto nazionale, del reddito e dell'occupazione, che di solito dura per
un periodo variabile dai due ai dieci anni, segnato da una diffusa espansione o contrazione nella
maggior parte dei settori dell'economia. Di solito gli economisti suddividono i cicli economici in
due fasi principali, la recessione e l'espansione, i massimi ed i minimi segnano i punti di svolta dei
cicli. La fase decrescente di un ciclo economico viene detta recessione, che un periodo ricorrente
di diminuzione del prodotto totale, del reddito e dell'occupazione ed segnata da una diffusa con-
trazione di molti settori dell'economia. La depressione una recessione su scala pi ampia sia per
entit che per durata. Quelle che seguono sono alcune caratteristiche tipiche di una recessione:
Spesso gli acquisti da parte dei consumatori diminuiscono rapidamente, mentre le scorte di
automobili e altri beni durevoli delle imprese aumentano inaspettatamente. Le aziende reagi-
scono limitando la produzione e il Pil reale cala; poco dopo anche gli investimenti delle im-
prese in impianti e attrezzature diminuiscono rapidamente.
La domanda di manodopera cala: ci si nota innanzitutto nella riduzione della settimana la-
vorativa media, seguita da licenziamenti e da una disoccupazione pi elevata.
Mentre il prodotto diminuisce, l'inflazione rallenta, e mentre la domanda di materie prime
scende, i prezzi crollano. improbabile che i salari e i prezzi dei servizi calino, ma nelle fasi
decrescenti tendono ad aumentare meno rapidamente.
I profitti delle imprese scendono rapidamente durante le recessioni e, in previsione, i prezzi
delle azioni ordinarie di solito calano, poich gli investitori hanno sentore di una fase decre-
scente degli affari, ma siccome la domanda di crediti scende, durante le recessioni anche i
tassi d'interesse in genere diminuiscono.
Le teorie esogene individuano l'origine del ciclo economico nelle fluttuazioni di fattori al di fuori
del sistema economico: nelle guerre, nelle rivoluzioni e nelle elezioni politiche; nei prezzi del petro-
lio, nella scoperta di giacimenti d'oro e nelle migrazioni. Le teorie endogene, invece, cercano di in-
dividuare all'interno del sistema economico stesso i meccanismi che creano i cicli economici. Se-
condo questo approccio qualsiasi espansione determina la recessione, e ogni contrazione genera la
ripresa e l'espansione. Un esempio rilevante quello della teoria del moltiplicatore acceleratore.
Secondo il principio dell'acceleratore, la rapida crescita del prodotto stimola gli investimenti, che a
loro volta favoriscono una maggiore crescita del prodotto; il processo continua fino a quando si
raggiunge la capacit produttiva dell'economia e a quel punto il tasso di crescita economica rallenta.
A sua volta la crescita pi lenta riduce la spesa per investimenti e le scorte si accumulano tendendo
a indurre una recessione dell'economia. Una fonte importante di oscillazioni economiche dato dal-
la crisi della domanda aggregata, che si verifica quando i consumatori, le imprese o i governi mo-
dificano la spesa totale rispetto alla capacit produttiva dell'economia. Quando queste variazioni
della domanda aggregata determinano brusche contrazioni l'economia attraversa periodi di reces-
sione o persino di depressione. Una brusca espansione dell'attivit economica pu portare invece
l'inflazione. Gli economisti hanno elaborato strumenti di previsione in grado di anticipare le varia-
zioni dell'economia. Per uno sguardo pi accurato nel futuro gli economisti si rivolgono a modelli
computerizzati di previsione economica. Un modello econometrico un insieme di equazioni che
rappresentano il comportamento dell'economia stimato utilizzando dati storici. Come si possono co-
struire modelli computerizzati dell'economia? In genere gli elaboratori di modelli partono da una
struttura analitica contenente equazioni che rappresentano sia la domanda sia l'offerta aggregata;
sfruttando le tecniche della moderna econometria, ciascuna equazione viene adeguata ai dati storici
per ottenere stime dei parametri. Infine l'intero modello viene elaborato e fatto girare sotto forma di
sistema di equazioni. I modelli pi piccoli contengono 10 20 equazioni, mentre oggi i grandi si-
stemi effettuano previsioni in base a un numero di variabili che va da qualche centinaio a 10.000.

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Fondamenti di analisi della domanda aggregata
La domanda aggregata la quantit totale o aggregata di prodotto che viene acquistata volontaria-
mente a un dato livello di prezzi e a parit di altri fattori. la spesa complessiva prevista in tutti i
settori economici, ed costituita da quattro componenti principali:
Il consumo determinato principalmente dal reddito disponibile, cio dal reddito personale
al netto delle imposte; altri fattori che incidono sul consumo sono le tendenze di lungo peri-
odo del reddito, la ricchezza delle famiglie e il livello dei prezzi. L'analisi della domanda
aggregata si incentra sui fattori che determinano il consumo reale.
La spesa per investimenti comprende gli acquisti di strutture e attrezzature e l'accumulo di
scorte da parte di privati. I principali fattori che determinano gli investimenti sono il livello
di produzione, il costo del capitale e le aspettative sul futuro.
Una terza componente della domanda aggregata la spesa pubblica per beni e servizi.
L'ultima componente della domanda aggregata sono le esportazioni nette, pari al valore del-
le esportazioni meno quelle delle importazioni. Queste ultime sono determinate dal reddito e
dal prodotto interno, dal rapporto tra prezzi interni ed esteri e dal tasso di cambio della mo-
neta.
La curva della domanda aggregata ha andamento decrescente principalmente a causa dell'effetto
dell'offerta di moneta. La curva DA ha un andamento decrescente, indice del fatto che la spesa reale
diminuisce proporzionalmente all'aumento del livello dei prezzi, a parit di altre condizioni. La
pendenza decrescente della curva DA determinata principalmente dalleffetto dell'offerta di mone-
ta, per cui prezzi pi elevati, che agiscono sull'offerta fissa di moneta nominale, creano scarsit di
denaro e una spesa aggregata inferiore. Si visto che, a parit di altre condizioni, la spesa totale
dell'economia tende a diminuire all'aumentare del livello dei prezzi. Anche altri fattori, per, tendo-
no a variare e questi flussi determinano spostamenti della domanda aggregata. Quali sono le varia-
bili fondamentali che portano spostamenti della domanda aggregata? La prima comprende le princi-
pali variabili di politica economica soggetta al controllo pubblico, e sono rappresentate dalla politi-
ca monetaria e dalla politica di bilancio. La seconda categoria costituita dalle variabili esogene, o
variabili che vengono determinate al di fuori dell'apparato DA OA .

CAPITOLO XXIV: Il modello del moltiplicatore. (pag. 485 503)

Il modello di base del moltiplicatore


Il modello del moltiplicatore una teoria macroeconomica usata per spiegare come si determini il
prodotto nel breve periodo. Il termine moltiplicatore deriva dalla constatazione che ogni variazione
di un euro di determinate spese porta una variazione del Pil di pi di un euro (o variazione moltipli-
cata). Il modello del moltiplicatore presuppone innanzitutto che prezzi e i salari siano considerati
fissi e che esistano risorse inutilizzate. Consideriamo innanzitutto come si bilancino risparmi e inve-
stimenti nel modello del moltiplicatore per un sistema economico altamente semplificato.
R
E
Risparmio e investimenti
I

PIL

A
Prodotto interno lordo

Nella figura i diagrammi del risparmio e degli investimenti si intersecano nel punto E, che corri-
sponde al livello del Pil dato nel punto M e rappresenta il livello di equilibrio nel modello del mol-
tiplicatore. Questa intersezione dei diagrammi degli investimenti e del risparmio il livello di equi-
librio del Pil verso il quale tender il prodotto nazionale. Per comprendere come il prodotto si ade-

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gua affinch risparmio e gli investimenti desiderati coincidono, consideriamo tre casi: nel primo il
sistema si trova in E, dove il diagramma degli investimenti desiderati dalle imprese interseca il gra-
fico del risparmio desiderato dalle famiglie; quando sono soddisfatti i programmi di tutti, ognuno si
accontenta di proseguire nel comportamento tenuto fino ad allora. Nel punto di equilibrio le imprese
non troveranno scorte che si accumulano nei loro magazzini, n le vendite andranno cos bene da
costringerli a produrre altri beni. Nel secondo caso (una situazione di disequilibrio) si parte da un
Pil superiore a E. Non una situazione di equilibrio perch a questo livello di reddito le famiglie ri-
sparmiano pi di quanto le imprese siano disposte a investire, e le aziende avranno un numero trop-
po esiguo di clienti e scorte di beni invenduti superiore a quelle che desiderano. A questo punto
dovremo essere in grado di analizzare il terzo caso. Mostrate che, se il Pil fosse al disotto del livello
di equilibrio, entrerebbero in azione forze che lo sposterebbero verso destra per riportarlo al punto
E. Oltre all'equilibrio risparmio-investimenti c' un altro modo per mostrare come si determina il
prodotto. Questo approccio definito approccio del consumo pi linvestimento (C + I). La curva
della spesa totale (C + I) mostra il livello di spesa desiderata da consumatori e imprese corrispon-
denti a ciascun livello di prodotto.
E C+I

I
C
Spesa totale

Prodotto interno lordo

L'economia in equilibrio nel punto in cui la curva C I interseca la bisettrice degli assi (nel punto
E); nel punto E l'economia in equilibrio perch a quel livello la spesa desiderata per consumi e in-
vestimenti uguaglia esattamente il livello di prodotto totale. Il disequilibrio della spesa determine-
rebbe una variazione di prodotto. logico che un aumento degli investimenti faccia salire il livello
del prodotto e dell'occupazione. Ma di quanto? Il modello di Keynes del moltiplicatore mostra che
un incremento degli investimenti far crescere il Pil di un importo ampliato o moltiplicato, superio-
re allincremento iniziale. Il moltiplicatore il fattore per il quale si deve moltiplicare la variazione
iniziale degli investimenti per determinare la corrispondente variazione del prodotto totale. L'entit
del moltiplicatore dipende dalle dimensioni della propensione marginale il consumo, che essere e-
spressa in termini del suo concetto complementare, la propensione marginale al risparmio.

Variazione di 1
prodotto = x Variazione di investimenti
PMR

1
= x Variazione di investimenti
1 - PMC

In altre parole, maggiore la spesa aggiuntiva per consumi, maggiore sar il moltiplicatore. Quando
aumentano gli investimenti o altre spese in un sistema economico caratterizzato da capacit in ec-
cesso e lavoratori disoccupati, buona parte della spesa aggiuntiva si tradurr in prodotto reale ag-
giuntivo, con incrementi solo limitati del livello dei prezzi. Man mano che l'economia raggiunge il
livello di piena occupazione, per, non sar possibile indurre una maggiore produzione ai prezzi
correnti: pertanto, in condizioni di piena occupazione una spesa maggiore si tradurr in livelli pi
alti dei prezzi anzich in prodotto reale o occupazione pi elevati. Il modello del moltiplicatore

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spiega il funzionamento della domanda aggregata mostrando come interagiscano il consumo, gli in-
vestimenti e altre variabili per determinarla; rappresenta quindi un caso particolare del modello del-
la domanda e offerta aggregata.
La politica fiscale nel modello del moltiplicatore
Gli economisti sono consapevoli da secoli del ruolo allocativo della politica di bilancio (ossia dei
programmi di spesa e tassazione del governo). La consapevolezza che la politica di bilancio abbia
notevoli effetti sull'attivit economica port all'approccio di Keynes alla politica macroeconomica,
che consiste nell'uso attivo dell'azione pubblica per attenuare le eccessive oscillazioni dei cicli eco-
nomici. Per comprendere il ruolo dello Stato nell'attivit economica necessario guardare alla spesa
pubblica e al prelievo fiscale, insieme agli effetti di tali attivit sulla spesa del settore privato. In
condizioni semplificate sappiamo che il Pil pari al reddito disponibile pi le imposte ma, a parit
di gettito fiscale, il Pil e il reddito disponibile differiranno sempre dello stesso importo; perci, una
volta tenuto conto di tali imposte, ancora possibile tracciare il grafico del consumo CC rispetto al
Pil anzich rispetto al reddito disponibile. Passando ora alle diverse componenti della domanda ag-
gregata, ricordate che il Pil composto da quattro elementi:
Spesa per consumi (C);
Investimenti interni privati lordi (I);
Spesa pubblica per beni e servizi (G);
Esportazioni nette (X).
Per ora si supporr che non vi sia commercio estero, perci il Pil consiste nelle prime tre componen-
ti. E

Spesa totale
I

C Prodotto interno lordo

Alla fine si ottiene una torta a tre strati formata da C + I + G, calcolando l'importo della spesa totale
futura a ciascun livello del Pil. Ora si deve aggiungere al punto di intersezione quella bisettrice de-
gli assi per trovare il livello di equilibrio del Pil indicato dal punto E, al quale la spesa totale pro-
grammata esattamente uguale al prodotto totale previsto. Il punto E quindi livello di equilibrio
del prodotto se si aggiunge la spesa pubblica al modello del moltiplicatore. Le imposte aggiuntive
fanno diminuire i redditi disponibili, che a loro volta tendono a ridurre la spesa per consumi. chia-
ro che, se gli investimenti alla spesa pubblica rimangono immutati, una riduzione della spesa per
consumi far scendere il Pil e l'occupazione; nel modello del moltiplicatore, quindi, imposte pi e-
levate senza incrementi della spesa pubblica tenderanno a far diminuire il Pil reale. L'analisi del
moltiplicatore dimostra che la politica di bilancio dello Stato si traduce in una spesa che genera ef-
fetti "a cascata" simili a quelli originati dalla spesa per investimenti. Questo parallelo suggerisce
che anche la politica di bilancio dovrebbe avere effetti di moltiplicatore sul prodotto, il che assolu-
tamente esatto. Il moltiplicatore della spesa pubblica l'incremento del Pil derivante dall'aumento
di un euro della spesa pubblica per beni e servizi. Lacquisto iniziale di un bene o di un servizio da
parte dello Stato metter in moto una catena di nuove spese. Il moltiplicatore della spesa pubblica
esattamente uguale a quello di investimenti; a causa della loro uguaglianza sono detti entrambi mol-
tiplicatori della spesa. Le variazioni del prelievo fiscale rappresentano un'arma contro disoccupa-
zione e inflazione potente quasi quanto le variazioni della spesa pubblica. Il moltiplicatore delle im-
poste inferiore a quello della spesa di un fattore pari alla propensione marginale al consumo.
MOLTIPLICATORE DELLE IMPOSTE = PMC x moltiplicatore della spesa

CAPITOLO XXV: La moneta, lattivit bancaria e i mercati finanziari. (pag. 505 533)

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Moneta e tassi di interesse
Cos' la moneta? tutto quello che serve come mezzo di scambio comunemente accettato. Il barat-
to consiste nello scambio di beni per ottenere altri beni e si contrappone allo scambio mediante la
moneta perch i maiali, i tacchini e i limoni non sono denaro generalmente accettato che noi pos-
siamo dare per acquistare beni. Con il progressivo sviluppo dell'economia, i cittadini non scambiano
direttamente un bene con un altro, ma vendono merci per ottenere denaro e poi utilizzano il denaro
per acquistare altri beni. La moneta come mezzo di scambio entr per la prima volta nella storia
umana sotto forma di particolari merci. Una grande variet di beni sono serviti come moneta nell'u-
no o nell'altro periodo storico: bovini, olio, rame, ferro, oro, argento, diamanti e sigarette. Nel XIX
secolo la moneta merce era ormai limitata quasi esclusivamente a metalli come l'argento e loro.
Questa forme di denaro aveva un valore intrinseco, il che significava che aveva un valore d'uso in
se. L'avvento del controllo monetario da parte delle banche centrali ha portato a un sistema di valuta
molto pi stabile. Il valore intrinseco oggi l'aspetto meno importante della moneta. All'era della
moneta merce segu quella della moneta cartacea. A questo punto emerge l'essenza stessa della
moneta: non si desidera la moneta di per s, ma per ci che pu comprare. La moneta cartacea si
diffusa perch un mezzo comodo di scambio, si trasporta e conserva facilmente; con un'attenta in-
cisione il suo valore pu essere protetto dalla contraffazione: poich i privati cittadini non possono
produrla legalmente, la sua scarsit assicurata. Quella attuale l'era della moneta bancaria, degli
assegni coperti da fondi depositati in una Banca o in un altro istituto di credito. Una misura impor-
tante e attentamente osservata la moneta per transazioni, che consiste di voci usate realmente per
le transazioni. Quelle che seguono sono sue componenti:
Monete metalliche. Comprende le monete che non sono in possesso delle banche;
Moneta cartacea. Pi importante la valuta cartacea; oggi, tutte le monete metalliche carta-
cee sono monete a corso forzoso. Questo termine significa che qualcosa costituisce valuta,
anche se non ha valore, perch lo stabilisce lo Stato.
Conti correnti. Vi una terza componente della moneta per transazioni, i depositi in conto
corrente o moneta bancaria: questi sono costituiti da fondi, depositati nelle banche e in altri
istituti di credito, sui quali si possono emettere assegni, e sono noti a livello tecnico come
"depositi a vista e altri depositi traibili".
La moneta cartacea e le monete metalliche sono monete a corso legale che devono essere accettate
in pagamento di qualsiasi debito, pubblico o privato.
Un altro aggregato attentamente osservato la moneta in senso ampio che comprende la moneta per
transazioni nonch i conti di risparmio presso le banche e attivit patrimoniali analoghe che rappre-
senta un succedaneo molto simile alla moneta per transazioni. Esempi di attivit che fanno parte
della moneta in senso ampio sono i depositi in conti di risparmio in banca e fondi comuni di inve-
stimento del mercato monetario gestiti dagli intermediari di borsa, i depositi dei conti di deposto ge-
stiti da banche commerciali e cos via. L'interesse il pagamento effettuato per l'uso del denaro. Il
tasso d'interesse l'entit degli interessi versati per unit di tempo: in altri termini, i cittadini devo-
no pagare per avere l'opportunit di prendere in prestito il denaro, il cui costo, misurato in euro al-
l'anno per ogni euro preso in prestito, il tasso di interesse. I prestiti differiscono per scadenza, il
tempo nel quale devono essere restituiti: i pi brevi durano solo un giorno; i mutui di solito durano
fino a trent'anni. I titoli a pi lungo termine in genere esigono un tasso di interesse pi elevato di
quelli a breve scadenza, infatti i cittadini sono disposti al sacrificio per avere rapidamente accesso ai
fondi solo se possono aumentarne il rendimento. I prestiti variano anche in termini di rischio. Alcu-
ni prestiti sono praticamente privi di rischi, altri sono altamente speculativi. Le attivit variano per
liquidit. Un'attivit patrimoniale si dice liquida se si pu convertire in contanti velocemente e con
una scarsa perdita di valore. A causa del rischio pi elevato e della difficolt di recuperare gli inve-
stimenti da parte di chi concede il prestito, le attivit patrimoniali non liquide di solito prevedono
tassi d'interesse notevolmente pi elevati di quelli liquidi, esenti da rischi. Il tasso d'interesse nomi-
nale misura il rendimento in euro annui per euro investito, ma moneta pu diventare un criterio di
misura distorto: i prezzi possono infatti salire in seguito all'inflazione. Appare chiaro che necessa-

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rio un concetto diverso di interesse, che misuri il rendimento degli investimenti in termini di beni e
servizi reali invece del reddito in termini monetari. Questo concetto alternativo il tasso d'interesse
reale, che misura la quantit di beni che si otterranno in futuro rispetto quelli cui si rinunciato og-
gi. Il tasso d'interesse reale si ottiene correggendo il tasso d'interesse nominale monetario mediante
il tasso di inflazione. Le funzioni della moneta sono:
la funzione di gran lunga pi importante quella di mezzo di scambio;
la moneta si usa anche come unit di conto, con la quale si misura il valore delle cose;
la moneta si usa a volte come riserva di valore, perch consente di conservare il valore nel
tempo.
Qual il costo insito nel possedere moneta? il sacrificio in termini di interessi che si deve accetta-
re per possedere contanti invece di un'attivit patrimoniale o un investimento pi rischioso, meno
liquido. La necessit di avere denaro per pagare gli acquisti, o le transazioni di beni, servizi e altri
articoli costituisce la domanda transazionale di moneta. La disponibilit monetaria (o domanda di
moneta) pu essere sensibile ai tassi d'interesse: a parit di altre condizioni, all'aumento dei tassi di
interesse diminuisce la quantit di moneta richiesta.
Lattivit bancaria e lofferta di moneta
Nella maggior parte dei paesi la valuta viene emessa dalla Banca centrale, mentre le banche com-
merciali producono il resto della moneta sotto forma di depositi in conto corrente. Potr per sor-
prendere che la Banca centrale in realt controlli l'offerta totale di moneta. La moneta bancaria e
molti altri servizi finanziari vengono forniti oggi da intermediari finanziari, istituzioni come le ban-
che commerciali, che raccolgono depositi e fondi da un gruppo di individui e li prestano a un altro.
Altre categorie importanti sono le casse di risparmio, le compagnie di assicurazione, i fondi pensio-
ne e i fondi comuni. Le banche e gli altri intermediari finanziari sono molto simili ad altre imprese:
sono concepiti per realizzare profitti per i loro proprietari. Il bilancio aziendale un prospetto della
situazione finanziaria di un'impresa a una certa data, nel quale sono elencate le attivit e le passivi-
t; la differenza fra attivit e passivit viene definita valore netto. Tranne qualche piccola variazio-
ne, il bilancio di una banca appare molto simile a quello di una qualsiasi impresa; l'unica sua carat-
teristica distintiva una voce detta "riserve", che compare dal lato dell'attivo. Le riserve sono attivi-
t che le banche accantonano sotto forma di contante o di depositi presso la Banca centrale; vengo-
no tenute in parte per le necessit operative di tutti giorni, ma servono perlopi a far fronte alle esi-
genze di riserva obbligatoria. L'attivit bancaria commerciale inizi con gli orafi, che crearono la
prassi di conservare loro i preziosi dei cittadini per tenersi al sicuro. Ben presto gli orafi trovarono
pi conveniente non preoccuparsi di restituire esattamente lo stesso pezzo d'oro che avevano lascia-
to i clienti. I depositanti erano disposti ad accettare qualsiasi oro purch fosse di valore equivalente
a quello che avevano lasciato in custodia: questo "anonimato" era importante, perch dava agli orafi
la possibilit di prestare ad altri loro. Gli orafi banchieri constatarono che, sebbene i depositi fos-
sero esigibili a vista, non venivano ritirati tutti contemporaneamente. Sarebbero state necessarie ri-
serve pari ai depositi totali se all'improvviso tutti i depositanti avessero dovuto essere rimborsati
completamente e contemporaneamente, ma questo non si verificava quasi mai: in un dato giorno al-
cuni effettuano prelievi e altri invece depositi; questi tipi di transazione generalmente si compensa-
vano. Impiegando la maggior parte del denaro depositato presso di loro in attivit patrimoniali, e
mantenendo solo riserve razionali di contante a fronte dei depositi, le banche massimizzano i profit-
ti. La principale funzione della riserva obbligatoria di consentire all'autorit monetaria di control-
lare l'entit dei depositi in conto corrente che le banche possono creare. Imponendo una quota fissa
elevata di riserva obbligatoria, l'autorit monetaria pu controllare meglio l'offerta di moneta. Ogni
singola Banca presenta limiti nella capacit di espansione dei prestiti e degli investimenti: non pu
prestare pi di quanto abbia ricevuto dai depositanti; pu prestare solo nove decimi dell'importo.
Bench nessuna banca da sola possa espandere le riserve di 10 a uno, il sistema bancario nel suo in-
sieme pu farlo: ogni banca che riceve 1000 di nuovi depositi presta nove decimi del contante ap-
pena acquisito sotto forma di prestiti e investimenti; seguendo i successivi gruppi di banche nella
catena decrescente infinita, si evince che il moltiplicatore dell'offerta di moneta uguale a 1/fra-

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1/frazione di riserva obbligatoria. Si possono verificare "perdite" delle nuove riserve di contante del
sistema bancario, che entrano in circolazione al di fuori del circuito bancario e finisco in attivit pa-
trimoniali diverse dei conti correnti. Quando una parte di queste nuove riserve si disperde, la rela-
zione, il rapporto tra la creazione di moneta e le nuove riserve pu discostarsi dalla formula di 10 a
uno fornita dal moltiplicatore dell'offerta di moneta.
Leconomia finanziaria
Le attivit finanziarie sono diritti monetari di una parte su un'altra e consistono principalmente in
attivit patrimoniali denominate in valuta (i cui pagamenti sono fissi in termini monetari) e titoli (il
cui valore fissato dal mercato). I principali tipi di attivit patrimoniali sono i seguenti:
la moneta che stata definita in precedenza;
i conti di risparmio che sono depositi presso le banche, di solito garantiti dallo Stato, che
hanno un valore monetario fisso del capitale e tassi d'interesse determinati dai tassi d'interes-
se di mercato a breve;
i titoli di Stato sono certificati e obbligazioni di Stato che garantiscono il rimborso del capi-
tale alla scadenza e il pagamento di interessi nel tempo;
i titoli sono diritti di propriet sulle imprese che rendono dividendi, cio pagamenti derivanti
dall'utile netto delle aziende;
i derivati finanziari sono nuove forme di strumenti finanziari il cui valore si basa su quelli di
altre attivit o sono derivati da esse;
i fondi pensione rappresentano titoli di propriet di attivit detenute dalle imprese o da pro-
grammi di pensionamento.
Il tasso di rendimento il guadagno monetario totale derivante da un titolo. Il fatto che alcune atti-
vit abbiano tassi di rendimento prevedibili mentre altre sono piuttosto rischiose ci porta alla suc-
cessiva caratteristica importante degli investimenti: il rischio si riferisce alla variabilit dei rendi-
menti su un investimento. La borsa un luogo in cui sono venduti e acquistati le azioni di societ
quotate, i titoli delle imprese. Il mio New York Stock Exchange la principale borsa americana,
presso la quale sono quotati oltre 1000 titoli, anche se negli ultimi tempi il Nasdaq, come molte a-
zioni di societ non quotate o scambiate fuori del mercato, ha registrato un rialzo eccezionale. Ogni
grande centro finanziario ha una borsa. Quando leccitazione assale il mercato pu determinare bol-
le speculative e crolli. Le prime si verificano quando i prezzi aumentano perch i cittadini pensano
che in futuro i titoli saliranno: una bolla speculativa mantiene le promesse, poich se i cittadini
comprano perch ritengono che le azioni saliranno, l'atto di acquisto far salire i prezzi inducendo
gli investitori a comprare ancora di pi e innescando cos una spirale vertiginosa. Le bolle specula-
tive provocano sempre crolli e a volte scatenano il panico. Un evento traumatico getta da decenni
un'ombra sui mercati azionari: il panico del 1929 e il crollo di Wall Street. Quest'evento segna l'ini-
zio della lunga e dolorosa grande depressione degli anni 30. Le moderne teorie economiche dei
prezzi delle azioni in genere si incentrano sul ruolo dei mercati efficienti, luoghi in cui tutte le in-
formazioni vengono assorbite velocemente dagli speculatori e immediatamente incorporato nelle
quotazioni. Nei mercati efficienti non ci sono prodotti facili; considerando le notizie del giorno pri-
ma, le tendenze dei prezzi in passato, le elezioni e i cicli economici non si sar aiutati nella previ-
sione delle future oscillazioni dei prezzi. Per questo, nei mercati efficienti i prezzi sono sensibili alle
sorprese che, essendo sostanzialmente casuali, fanno s che i prezzi delle azioni e altri prezzi specu-
lativi varino nel modo imprevedibile, come in un percorso casuale.

CAPITOLO XXVI: Lattivit delle banche centrali e la politica monetaria. (pag. 535 552)

Lattivit delle banche centrali


La responsabilit della politica monetaria oggi della Banca centrale europea, che assieme alle
banche centrali nazionali costituisce il "sistema europeo di banche centrali". Nei primi decenni del
regno d'Italia vi erano sei banche autorizzate dallo Stato ad emettere banconote aventi corso legale.
Nel 1893, dalla fusione della Banca nazionale del regno d'Italia, la Banca nazionale Toscana e la

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Banca toscana di credito per le industrie e il commercio venne creata la Banca d'Italia. Il banco di
Napoli il Banco di Sicilia mantennero l'autorizzazione ad emettere banconote aventi corso legale.
Solo nel 1926 la Banca d'Italia divenne l'unico istituto di emissione. La Banca centrale italiana ha
una struttura fortemente centralizzata, dove le decisioni cruciali in tema di tassi e di politica mone-
taria vengono presi in modo indipendente dalle quattro persone che compongono il direttorio, e in
ultima istanza dal governatore che ne a capo. Una volta nominato dal potere politico, il governato-
re pu contare su una carica a vita. Ad attribuire il ruolo di governatore deve essere un decreto del
presidente del consiglio, su parere del ministro del Tesoro, controfirmato dal presidente della Re-
pubblica. La stessa procedura deve essere rispettata anche per tutti gli altri membri del direttorio.
Spesso l'indipendenza della Banca centrale porta conflitti con il potere politico. Come gestisce ve-
ramente l'offerta di moneta la Banca centrale? I tre principali strumenti di politica monetaria sono:
le operazioni di mercato aperto, l'acquisto e la vendita di buoni del Tesoro in modo perma-
nente o temporaneo;
la politica del tasso di sconto, la fissazione del tasso d'interesse, detto tasso di sconto, al
quale le banche possono prendere a prestito riserve dalla Banca d'Italia;
la politica della riserva obbligatoria, la variazione del rapporto tra depositi e riserva obbli-
gatoria di banche e altre istituzioni finanziarie presso la Banca d'Italia.
Nella gestione della moneta la Banca centrale deve sempre sorvegliare l'andamento di un insieme di
variabili note come obiettivi intermedi. Quando la Banca centrale vuol incidere sugli obiettivi finali
inizia col variare uno dei suoi strumenti. Dal 1999 il sistema europeo di banche centrali svolge le
funzioni di Banca centrale dell'unione monetaria, che comprende, al 2001,12 paesi dei 15 dell'unio-
ne europea. Precisamente, il sistema europeo di banche centrali composto dalla Banca centrale eu-
ropea e dalle banche centrali nazionali dei 15 stati membri. La Banca centrale europea dotata di
personalit giuridica ai sensi del diritto pubblico internazionale. Mentre il processo decisionale
all'interno dell'euro sistema e del sistema europeo di banche centrali centralizzato, per prendere
decisioni riguardo lo svolgimento dei compiti, la Banca centrale europea tenuta a seguire il princi-
pio del decentramento secondo quanto stabilito nello statuto del sistema europeo di banche centrali.
La Banca centrale europea tiene in conto tutti gli aspetti dell'evoluzione dell'economia per decidere
la strategia di politica monetaria, che ha come obiettivo fondamentale la stabilit dei prezzi e si basa
su due schemi di analisi (cosiddetti "pilastri") che contribuiscono a fornire una valutazione prospet-
tica dei rischi per tale stabilit. Il primo pilastro assegna un ruolo preminente alla moneta; il secon-
do pilastro si basa sull'analisi di un'ampia gamma di indicatori economici e finanziari. La politica
monetaria responsabilit della Banca centrale. Lo strumento pi importante di stabilizzazione a
disposizione della Banca centrale sono le "operazioni di mercato aperto". Vendendo o acquistando
titoli di Stato nel mercato aperto, la Banca centrale pu aumentare o ridurre le riserve bancarie.
Quando le banche commerciali sono a corto di riserve possono contrarre prestiti con la Banca cen-
trale. All'inizio il tasso di sconto era lo strumento principale per fornire riserve al sistema bancario.
Con lo sviluppo dei mercati finanziari le banche centrali fecero delle operazioni di mercato aperto il
principale strumento per regolare il livello generale delle riserve. A volte la Banca centrale pu far
abbassare il tasso di sconto, che rappresenta il tasso d'interesse praticato sui prestiti alle banche del-
la Banca centrale. Nella maggior parte dei casi il tasso di sconto si limita a seguire i tassi d'interesse
di mercato per impedire alle banche di ottenere enormi profitti prendendo a prestito il denaro a un
tasso di sconto basso per poi prestarlo ad un tasso di sconto elevato sul mercato aperto. Se non esi-
stessero prescrizione di legge, probabilmente le banche terrebbero solo una piccola parte dei loro
depositi sotto forma di riserve; per le banche commerciali la riserva obbligatoria rappresenta un o-
nere, dal momento che i fondi impiegati come riserve hanno una remunerazione inferiore a quelli
impiegati in modo alternativo. Poich la Banca centrale controlla sia le riserve bancarie sia il coeffi-
ciente di riserva obbligatoria, detiene il controllo dell'offerta di moneta. La Banca centrale pu inol-
tre variare la riserva obbligatoria se vuole modificare velocemente l'offerta di moneta: se, per esem-
pio, vuole restringere la massa monetaria da un giorno all'altro, pu aumentare il coefficiente di ri-
serva obbligatoria; d'altro canto, se vuole creare condizioni di credito pi facile pu fare il contrario

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e ridurre i rapporti di riserva legale. Le banche centrali svolgono un ruolo particolarmente importan-
te nell'economia aperte, dove gestiscono i flussi delle riserve e il tasso di cambio e tengono sotto
controllo gli sviluppi della finanza internazionale. Il controllo della Banca centrale sulle riserve
bancarie soggetto a interferenze dall'estero, che possono per essere compensata se la Banca cen-
trale sterilizza i flussi internazionali. Un aspetto importante del mercato finanziario di un paese il
sistema di cambio. Un sistema di cambi importante quello dei tassi fluttuanti in cui il cambio de-
terminato dalle forze di mercato della domanda e dell'offerta. In alcune economie si mantengono
tassi di cambio fissi e si agganciano le monete a una o pi divise estere.
Gli effetti della moneta sul prodotto e sui prezzi
Il meccanismo di trasmissione della moneta il modo in cui variazioni dell'offerta di moneta si tra-
ducono in variazioni di prodotto, occupazione, prezzi e inflazione. Per concretezza supponiamo che
la Banca centrale si preoccupi di un aumento dell'inflazione e abbia deciso di rallentare l'economia.
Il processo ha cinque fasi:
1. per iniziare il processo la Banca centrale provvede a ridurre le riserve bancarie;
2. ogni euro di riduzione delle riserve bancarie produce una contrazione multipla dei depositi
traibili, diminuendo quindi l'offerta di moneta;
3. la riduzione dell'offerta di moneta tender ad aumentare i tassi d'interesse e restringere le
condizioni di credito;
4. con tassi d'interesse pi elevati e minore ricchezza, le spese sensibili ai tassi d'interesse, so-
prattutto gli investimenti, tenderanno a diminuire;
5. infine, le pressioni delle restrizioni creditizie, riducendo la domanda aggregata, faranno di-
minuire il reddito, il prodotto, i posti di lavoro e l'inflazione.
L'offerta la domanda di moneta insieme determinano i tassi d'interesse di mercato.
D O

Tasso di interesse

Moneta

La figura presenta un grafico con la quantit totale di moneta sull'asse orizzontale e il tasso d'inte-
resse nominale su quello verticale; la curva dell'offerta diventa una retta verticale nel caso in cui la
Banca centrale manipoli gli strumenti per tenere l'offerta di moneta a un dato livello. Il diagramma
della domanda di moneta viene inoltre rappresentato da una curva con pendenza decrescente, perch
le giacenze monetarie diminuiscono all'aumento dei tassi d'interesse. L'intersezione dei diagrammi
della domanda dell'offerta determina il tasso d'interesse di mercato.
La politica monetaria ha la stessa incidenza sul commercio internazionale e interno: le restrizioni
creditizie riducono gli investimenti stranieri e interni facendo quindi diminuire il prodotto e i prezzi.
L'impatto della politica monetaria sul commercio internazionale rafforza l'incidenza sull'economia
interna. L'espansione della moneta fa scendere i tassi d'interesse di mercato, stimolando la spesa per
beni sensibili ai tassi d'interesse: gli investimenti delle imprese, l'edilizia, le esportazioni nette e si-
mili. Mediante il meccanismo del moltiplicatore la domanda aggregata aumenta facendo salire pro-
dotto e prezzi oltre i livelli che raggiungerebbero altrimenti. Molti economisti ritengono che varia-
zioni nell'offerta di moneta a lungo termine facciano salire principalmente il livello dei prezzi con
influsso scarso o nullo sul prodotto reale. Ci significa che nel lungo periodo, mentre i prezzi e i sa-
lari diventano pi flessibili, l'effetto di una variazione di offerta di moneta si esplica sempre pi sui
prezzi e sempre meno sul prodotto. Sono stati esaminati i fondamenti della domanda aggregata e si
visto che determinata da fattori indipendenti come gli investimenti e le esportazioni nette, e dalle
politiche economiche, in particolare quelle monetarie e fiscali. I governi oggi agiscono per contene-

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re le oscillazioni del ciclo economico, ma persino i governanti pi saggi non possono sperare di e-
liminare la disoccupazione e l'inflazione di fronte a tutte le crisi cui esposta l'economia.
CAPITOLO XXVII: La crescita economica. (pag. 555 573)

Nel XX secolo la rapida e continua crescita economica ha consentito ai Paesi industrializzati avan-
zati di fornire ai propri cittadini quantit maggiori di tutti i beni. Le nazioni continuano a considera-
re la crescita economica un obiettivo centrale della politica. Nel lungo periodo la crescita economi-
ca il fattore pi importante per il successo delle nazioni.
Teorie della crescita economica
La crescita economica rappresenta l'espansione del Pil o del prodotto potenziale di un paese. In altri
termini, la crescita economica si verifica quando la frontiera delle possibilit produttive si sposta
verso l'esterno. Un concetto strettamente connesso il tasso di crescita del prodotto pro capite, che
stabilisce il ritmo al quale sale il tenore di vita nel paese. Gli economisti che hanno studiato la cre-
scita economica hanno scoperto che questa si fonda sempre sugli stessi quattro fattori:
le risorse umane (offerta di manodopera, istruzione, disciplina, motivazione);
le risorse naturali (terra, minerali, carburanti, qualit dell'ambiente);
la formazione di capitale (macchine, fabbriche, strade);
la tecnologia (scienza, tecnica, capacit gestionale e imprenditorialit).
Spesso gli economisti scrivono la relazione in termini di funzione della produzione aggregata che
mette in relazione il prodotto nazionale totale con gli input e la tecnologia. Dal punto di vista alge-
brico la produzione aggregata pari a:
Q = A x F (K, L, R)
Dove Q = prodotto, K = servizi produttivi del capitale, L = input di lavoro, R = input di risorse na-
turali, A rappresenta il livello di tecnologia delleconomia e F la funzione di produzione.
Possiamo ritenere che il ruolo della tecnologia sia di incrementare la produttivit degli input. La
produttivit indica il rapporto tra il prodotto e una media ponderata di input. Gli input di lavoro con-
sistono nella quantit e abilit della forza lavoro. Molti economisti ritengono che la qualit degli
input di lavoro sia il fattore pi importante della crescita economica. Il secondo fattore classico del-
la produzione sono le risorse naturali. Sotto questo profilo le risorse importanti sono la terra arabile,
il petrolio e il gas, le foreste, l'acqua e le risorse minerali. Ricordate che il capitale tangibile
comprende strutture come strade, centrali elettriche, attrezzature come camion e computer e riserve
di scorte. Molti investimenti vengono intrapresi solo dai governi e servono a creare la struttura per
lo sviluppo di un fiorente mercato; questi investimenti vengono definiti capitale fisso sociale e
consistono in progetti su larga scala che agevolano l'attivit economica: si tratta di gran investimenti
che tendono ad essere indivisibili e a volte presentano rendimenti di scala crescenti. La crescita
economica dipende da un quarto fattore essenziale, la tecnologia. Lo sviluppo tecnologico denota
cambiamenti nei processi produttivi, o l'introduzione di nuovi prodotti, per rendere possibile una
produzione migliore e pi abbondante partendo dallo stesso insieme di fattori.
I primi economisti, come Smith e Malthus, misero in rilievo il ruolo fondamentale della terra nella
crescita economica. Smith forniva un manuale per lo sviluppo economico partendo da un'ipotetica
era idilliaca, "quello stato originale delle cose che precede sia l'appropriazione della terra sia l'ac-
cumulazione di capitale", in cui la terra era liberamente disponibile a tutti e non si era cominciato
ancora a parlare di capitale. Poich la terra liberamente disponibile, la gente si distribuisce su un
numero maggiore di ettari all'aumentare della popolazione. Non essendoci capitale, il prodotto na-
zionale raddoppia esattamente al raddoppio della popolazione. Che cosa accade ai salari reali? As-
sorbono l'intero reddito nazionale perch non vi alcuna detrazione per la rendita della terra o per
gli interessi sul capitale. Il prodotto si espande insieme alla popolazione, per cui il salario reale per
lavoratore costante nel corso del tempo. Alla fine, mentre la popolazione continua a crescere, tutta
la terra sar occupata e, una volta scomparsa la terra libera, la crescita equilibrata della terra, del la-
voro e del prodotto non pi possibile. La popolazione continua a crescere ed entra in funzione la
legge dei rendimenti decrescenti. Il rapporto crescente terra lavoro porta un minore prodotto mar-

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ginale del lavoro e quindi a minori salari reali. Malthus riteneva che la pressione demografica spin-
gesse l'economia fino al punto in cui i lavoratori si trovano al livello minimo di sussistenza, e argo-
mentava che ogni volta che i salari fossero stati al disopra del livello di sussistenza, la popolazione
sarebbe aumentata; salari sotto questo livello avrebbero determinato un'elevata mortalit e la dimi-
nuzione della popolazione. La previsione di Malthus era molto lontana dal vero perch egli non a-
veva tenuto conto di come l'innovazione tecnologica e gli investimenti di capitale potessero ovviare
alla legge dei rendimenti decrescenti. L'accumulazione di capitale e le nuove tecnologie divennero
la forza dominante dello sviluppo economico. Per comprendere come l'accumulazione di capitale e
il progresso tecnologico incidono sull'economia necessario comprendere il modello neoclassico
della crescita economica. Il pioniere di questo approccio fu Robert Solow. Il modello neoclassico di
crescita descrive un'economia in cui si ottiene un singolo prodotto omogeneo con due tipi di input,
il capitale e il lavoro. La crescita del lavoro determinata da forze esterne all'economia e non in-
fluenzata dalle variabili economiche; si suppone inoltre che l'economia sia concorrenziale e operi
sempre in condizioni di piena occupazione, in modo da poter analizzare la crescita del prodotto po-
tenziale. I nuovi ingredienti del modello di crescita neoclassico sono il capitale e il progresso tecno-
logico. Il capitale consiste in beni strumentali durevoli che si utilizzano per produrre altri beni. Per
convenienza si supporr che ci sia un solo tipo di bene capitale (K). Nei calcoli reali il bene capitale
universale viene approssimato al valore monetario totale dei beni capitali. Se L il numero di la-
voratori, (K/L) pari alla quantit di capitale per lavoratore o rapporto capitale/lavoro. Possiamo
riscrivere la funzione di produzione aggregata per il modello di crescita neoclassico senza innova-
zione tecnologica come Q = F (K, L). Passando ora al processo di crescita economica, gli economi-
sti sottolineano la necessit di aumentare l'intensit di capitale, processo mediante il quale la vendita
di capitale per lavoratore aumenta nel corso del tempo. I tassi salariali salgono per i lavoratori agri-
coli, dei trasporti o per gli impiegati di banca, a mano a mano che gli incrementi del capitale per la-
voratore fanno aumentare il prodotto marginale del lavoro in questi settori. Possiamo analizzare gli
effetti dell'accumulazione di capitale utilizzando la figura che rappresenta graficamente la funzione
di produzione aggregata ponendo il prodotto per lavoratore sull'asse verticale e il capitale per lavo-
ratore su quello orizzontale; sullo sfondo, e mantenute costanti per il momento, ci sono tutte le altre
variabili discusse allinizio di questa sessione. Che cosa accade quando la societ accumula capita-
le? Mentre ogni lavoratore ha sempre pi capitale con cui lavorare, l'economia si sposta in alto ver-
so destra lungo la funzione di produzione aggregata.
FPA

Prodotto per lavoratore

Capitale per lavoratore

Qual l'equilibrio di lungo periodo nel modello neoclassico della crescita senza progresso tecnico?
Alla fine il rapporto capitale/lavoro cesser di aumentare: a lungo termine l'economia entrer in una
condizione di stato stazionario in cui l'aumento dell'intensit di capitale si blocca, la crescita dei sa-
lari reali si arresta e i rendimenti del capitale e i tassi d'interesse sono costanti.
Modelli di crescita negli Stati Uniti
Gli economisti che studiano la storia dei paesi avanzati hanno scoperto che le seguenti tendenze so-
no valide per la maggior parte di queste nazioni:
lo stock di capitale cresciuto pi rapidamente della popolazione e dell'occupazione deter-
minando intensit di capitale;
per la maggior parte del XX secolo vi stata una forte tendenza all'aumento dei tassi salaria-
li reali;
la quota di compensazione del lavoro nel reddito nazionale stato notevolmente stabile nel
secolo scorso;

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vi sono state grandi oscillazioni dei tassi d'interesse reali e del tasso del profitto soprattutto
durante i cicli economici, ma in questo secolo non c' stata una forte tendenza all'aumento o
alla diminuzione;
invece di salire costantemente, come si sarebbe potuto prevedere in base alla legge dei ren-
dimenti decrescenti con tecnologia immutata, il rapporto capitale/prodotto in realt dimi-
nuito dal 1900 in poi, ma variato di poco dal 1950.,
per la maggior parte del XX secolo, il risparmio nazionale e gli investimenti in proporzione
del Pil sono stati stabili;
una volta eliminati gli effetti dei cicli economici, il prodotto cresciuto a un tasso medio
prossimo al 3% annuo. L'aumento del prodotto stato molto superiore alla media ponderata
dell'incremento di capitale, lavoro e input di risorse, e questo indica che l'innovazione tecno-
logica deve avere svolto un ruolo chiave nella crescita economica.
Gli studi dettagliati della crescita economica si fondano sulla cosiddetta contabilit della crescita.
Questa tecnica non rappresenta un bilancio di contabilit nazionale del tipo incontrato nei capitoli
precedenti, ma piuttosto un modo di suddividere i contributi di diversi ingredienti alla base delle
tendenze di crescita osservate. Nella contabilit della crescita si parte di solito dalla funzione della
produzione aggregata. Utilizzando questi sistemi di calcolo elementari e ricorrendo ad alcune ipote-
si semplificate possiamo esprimere la crescita del prodotto in termini di crescita degli input pi il
contributo dell'innovazione tecnologica: la crescita del prodotto pu essere scomposto in tre fattori
distinti: crescita del lavoro per il suo peso, crescita del capitale per il suo peso e l'innovazione tec-
nologica. Ignorando momentaneamente quest'ultimo elemento, il presupposto di rendimenti costanti
di scala significa che una crescita dell'1% di lavoro, insieme a una crescita dell'1% di capitale, por-
ter una crescita dell'1% di prodotto. Dopo il 1970 la crescita della produttivit ha rallentato sotto il
peso degli aumenti dei prezzi dell'energia, di una sempre maggiore regolamentazione ambientale e
altre modifiche strutturali. Alla fine degli anni '90 per l'esplosione della produttivit degli investi-
menti nell'informatica insieme a miglioramenti nella misurazione hanno determinato un'impennata
nella crescita della produttivit misurata.

CAPITOLO XXVIII: La sfida dello sviluppo economico. (pag. 577 596)

Lo sviluppo economico
Un paese in via di sviluppo un paese con un reddito reale pro-capite basso. Sotto il profilo umano
i paesi in via di sviluppo di solito sono caratterizzati da popolazioni con cattiva salute, bassi livelli
di alfabetizzazione, abitazioni inadatte e diete misere. Vi una grande diversit tra i paesi in via di
sviluppo: alcuni rimangono ai limiti della sopravvivenza; altri, che si trovavano in quella categoria
trent'anni fa, sono assunti al rango di nazioni a medio reddito. Quelli che hanno avuto un po' pi
successo sono definiti paesi recentemente industrializzati; alcuni di loro hanno un reddito pro capite
che ha raggiunto i livelli pi elevati dei paesi ad alto reddito. Un nuovo metodo interessante che u-
nisce gli indicatori economici a quelli sociali l'indice dello sviluppo umano (Human Development
Index). L'HDI comprende quattro indici diversi: il Pil reale pro-capite, l'aspettativa di vita alla na-
scita, l'iscrizione a scuola e l'alfabetizzazione da adulti. Per le nazioni povere difficile superare la
propria condizione con tassi di natalit cos elevati, ma esistono metodi per sfuggire alla sovrappo-
polazione, di cui uno consiste nell'assumere un ruolo attivo nella limitazione della crescita demo-
grafica. Per i paesi che riescono a espandere il reddito pro capite, c' la prospettiva della transizione
demografica verso una popolazione stabile con tassi di natalit e di mortalit bassi. Oltre ad affron-
tare l'eccessiva crescita della popolazione, i paesi in via di sviluppo devono preoccuparsi anche del-
la qualit delle loro risorse umane. I pianificatori economici di queste la nazioni sottolineano l'im-
portanza dei seguenti programmi specifici:
controllo delle malattie e miglioramento della salute e dell'alimentazione;
miglioramento dell'istruzione, riduzione dell'analfabetismo e formazione professionale;
non deve essere sottovalutata l'importanza delle risorse umane.

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Alcuni paesi poveri dell'Africa e dell'Asia hanno scarse dotazioni di risorse naturali, e la terra e i
minerali che possiedono devono essere ripartiti tra popolazioni numerose. La risorsa naturale pi
preziosa dei paesi in via di sviluppo forse il terreno coltivabile. Una moderna economia richiede
una vasta gamma di beni capitali. I cittadini devono astenersi dal consumo corrente per impegnarsi
in una fruttuosa produzione indiretta: ma li sta il problema perch quando si poveri, ridurre il con-
sumo corrente in vista di quello futuro sembra impossibile. Soprattutto nelle regioni pi povere,
l'urgenza del consumo corrente compete con gli investimenti per le scarse risorse. Ne derivano in-
vestimenti troppo ridotti nel capitale produttivo, tanto indispensabile per il rapido progresso econo-
mico. L'ultimo fattore di crescita il progresso tecnico. In questo settore i paesi in via di sviluppo
hanno un vantaggio potenziale: possono sperare di trarre vantaggio facendo ricorso al progresso tec-
nico delle nazioni pi avanzate. Questi paesi scoprono anche che le loro difficolt si assommano
dando vita un circolo vizioso di povert: i bassi redditi portano a un basso risparmio; e il basso ri-
sparmio ritarda la crescita del capitale; il capitale inadeguato impedisce l'introduzione di nuovi
macchinari e la rapida crescita della produttivit; la bassa produttivit determina redditi bassi. Inol-
tre la povert accompagnata da livelli bassi d'istruzione; questi a loro volta impediscono all'ado-
zione di nuove e migliori tecnologie e determinano la rapida crescita della popolazione, che annulla
i miglioramenti nella realizzazione di prodotti, e in particolare dei generi alimentari. La relativa ar-
retratezza pu contribuire allo sviluppo: i paesi arretrati possono acquistare macchinari potendosi
appoggiare alle tecnologie delle nazioni progredite. Nella maggior parte dei paesi i redditi delle arie
urbane sono quasi il doppio di quelli delle aree rurali, e nelle nazioni ricche buona parte dell'eco-
nomia si fonda sull'industria e sui servizi. Molte nazioni saltano quindi alla conclusione che l'indu-
strializzazione la causa anzich all'effetto della ricchezza.
Modelli alternativi di sviluppo
Tra gli estremi del completo laissez faire e del comunismo si trovano il capitalismo misto, i mer-
cati amministrati, il socialismo e le molte combinazioni di questi modelli. In questa sezione verran-
no descritte brevemente alcune delle pi importanti strategie di sviluppo.
Approccio asiatico del mercato gestito. La Corea del sud, Taiwan e altri paesi dell'est asiati-
co hanno elaborato un proprio tipo di economia che unisce un forte controllo dello Stato a
potenti forze di mercato.
Socialismo. Il pensiero socialista include anche gamma di approcci diversi. Nell'Europa oc-
cidentale dopo la seconda guerra mondiale i governi socialisti operanti in un contesto demo-
cratico ampliarono lo Stato assistenziale, nazionalizzarono industrie e pianificarono l'eco-
nomia. Negli ultimi anni, per, sono ritornati a una struttura di libero mercato con ampie de-
regolamentazioni e privatizzazioni.
Comunismo di tipo sovietico. Per molti anni la pi chiara alternativa all'economia di mercato
si trovava in unione sovietica: in base al modello sovietico, lo Stato possiede tutta la terra e
la maggior parte del capitale, fissa i salari e quasi tutti prezzi e dirige il funzionamento del-
l'economia a livello microeconomico.
A un'estremit dello spettro c' l'economia di mercato. In un sistema di mercato i cittadini agiscono
volontariamente e principalmente per il vantaggio economico o la soddisfazione personale. Le im-
prese acquistano fattori e realizzano prodotti, scegliendo gli uni o gli altri in modo da massimizzare
i profitti; i consumatori forniscono fattori di produzione e acquistano beni di consumo per massi-
mizzare la propria soddisfazione. Bench i singoli cittadini differiscano notevolmente tra loro in
termini di potere economico, i rapporti tra i singoli individui e le imprese sono orizzontali per natu-
ra, essenzialmente volontari e non gerarchici. All'altra estremit dello spettro si trova l'economia
pianificata, in cui le decisioni vengono prese dall'apparato statale. Secondo questo approccio i citta-
dini sono legati da un rapporto verticale e il controllo viene esercitato da una gerarchia a pi livelli.
Nel mezzo si trovano l'economia socialista e i mercati controllati.

CAPITOLO XXIX: Tassi di cambio e sistema finanziario internazionale. (pag. 597 617)

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La bilancia dei pagamenti internazionale
La bilancia dei pagamenti internazionali misura tutte le transazioni economiche tra una nazione e il
resto del mondo; comprende le esportazioni e le importazioni di beni, servizi e capitali finanziari.
Le esportazioni sono voci di credito, mentre le importazioni sono debiti. In termini pi generali, le
voci di credito di una nazione sono transazioni che rendono disponibili valute estere, mentre i debiti
sono voci che riguardano la riduzione delle scorte di valuta estere. Le principali componenti della
bilancia dei pagamenti sono:
le partite correnti (commercio di beni e servizi, reddito da investire e trasferimenti);
i conti patrimoniali (pubblici, privati e variazioni delle riserve ufficiali).
La norma della contabilit della bilancia dei pagamenti vuole che la somma di tutte le voci sia ugua-
le a zero. Storicamente i paesi tendono ad attraversare le seguenti fasi della bilancia dei pagamenti:
da giovane paese che assume prestiti per lo sviluppo economico, a maturo debitore, da giovane cre-
ditore, a nazione creditrice matura che vive degli utili degli investimenti passati.
La determinazione dei tassi di cambio
Il commercio estero prevede l'uso delle diverse valute nazionali: il tasso di cambio il prezzo di
una valuta in termini di un'altra ed stabilito dal mercato dei cambi, dove vengono scambiate le va-
rie valute. I principali paesi hanno una loro valuta. Grazie al cambio estero un negoziante italiano
pu acquistare racchette da tennis inglesi. Supponiamo che il prezzo sia di cinquanta sterline luna;
il negoziante pu consultare un quotidiano per vedere il tasso di cambio della sterlina: se il tasso
di 0,60 a sterlina, va semplicemente in banca con 83,33 e le converte in cinquanta sterline, e con
queste pu poi pagare lesportatore nella valuta necessaria per l'acquisto della racchetta da tennis. Il
mercato dei cambi il mercato in cui si effettuano gli scambi delle monete dei diversi paesi e se ne
determinano i tassi di cambio; la valuta estera viene poi trattata al dettaglio in molte banche e uffici
specializzati nel settore. L'equilibrio della domanda dell'offerta di cambio determina il tasso di
cambio di una valuta. Qual il legame tra i tassi di cambio e gli adeguamenti della bilancia dei pa-
gamenti? Nel caso pi semplice supponiamo che i tassi di cambio siano determinati dalla domanda
e dall'offerta. Le variazioni dei cambi fungono da stabilizzatore per eliminare squilibri della bilancia
dei pagamenti. Un'importante implicazione la teoria della parit del potere d'acquisto dei tassi di
cambio, in base alla quale il tasso di cambio di un paese tender a bilanciare il costo di acquisto di
prodotti commerciati internamente con quello di acquisto di quegli stessi beni all'estero. La dottrina
della parit di potere d'acquisto afferma inoltre che i paesi con tassi d'inflazione elevati tenderanno
ad avere monete che si deprezzano: va rilevato inoltre che la teoria della parit di potere d'acquisto
solo tendenziale e non prevede una stabilizzazione completa dei relativi prezzi.
Il sistema monetario internazionale
Il sistema monetario internazionale designa le istituzioni sotto la cui egida vengono effettuati pa-
gamenti per le transazioni che travalicano i confini nazionali. In particolare, il sistema monetario in-
ternazionale determina come vengono fissati i tassi di cambio e come influenzano gli stati. Negli ul-
timi anni le nazioni hanno utilizzato uno dei seguenti sistemi principali:
il sistema di tassi di cambio fissi;
il sistema di tassi di cambio flessibili o fluttuanti in cui i tassi sono determinati dalle forze di
mercato;
tassi di cambio amministrati sui quali le nazioni intervengono per attenuare le oscillazioni
dei cambi o spostare la loro valuta verso una zona prefissata.
A un'estremit c' un sistema di tassi di cambio fissi, in cui i governi specificano esattamente il tas-
so al quale gli euro saranno convertiti nelle altre monete. Storicamente il sistema di tassi di cambio
fissi pi importante fu il sistema monetario aureo (Gold Standard), secondo il quale ogni paese de-
finiva il valore della propria moneta nei termini di una quantit fissa d'oro. In condizioni di tassi
flessibili, il cambio di un paese potrebbe deprezzarsi per bilanciare l'inflazione interna, ma con tassi
fissi l'equilibrio deve essere ripristinato mediante la deflazione interna o l'inflazione all'estero. Esi-
ste un meccanismo di adeguamento automatico, come dimostrato nel 1752 del filosofo scozzese
David Hume, il quale indic che il deflusso di oro era parte di un meccanismo che tendeva a mante-

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nere in equilibrio i pagamenti internazionali. La spiegazione di Hume si fondava in parte sulla teo-
ria quantitativa dei prezzi. Questa dottrina afferma che il livello globale dei prezzi di un'economia
proporzionale all'offerta di moneta; nel sistema aureo loro costituiva una parte importante dell'of-
ferta di moneta: sia direttamente, sotto forma di monete d'oro, sia indirettamente, quando i governi
usavano loro come copertura della carta moneta. Tra i due estremi dei tassi di cambio rigidamente
fissati e tassi completamente flessibili si trovano i tassi di cambio amministrati, che in sostanza so-
no determinati dalle forze di mercato, ma i governi comprano e vendono valute o variano offerta di
moneta per influenzarli, contrastando a volte l'andamento dei mercati privati oppure ricorrendo a
"zone target" che guidano i loro interventi. L'attuale sistema di cambi presenta contorni che non so-
no nettamente delineati. Senza che nessuno lo avesse progettato il mondo passato a un sistema di
cambi ibrido, le cui principali caratteristiche sono le seguenti:
alcuni paesi consentono alla propria moneta di fluttuare liberamente. Negli ultimi vent'anni
gli Stati Uniti hanno seguito quasi sempre questo sistema;
alcuni grandi paesi hanno tassi di cambio amministrati ma flessibili. Oggi questo gruppo
comprende il Canada, il Giappone e molti paesi in via di sviluppo;
molti paesi, soprattutto piccoli, agganciano la loro valuta a una moneta importante o un pa-
niere di monete;
inoltre quasi tutti i paesi tendono a intervenire quando i mercati diventano turbolenti o quan-
do i tassi di cambio sembrano molto lontani dai fondamentali, cio dai tassi di cambi appro-
priati per i livelli di prezzi e flussi commerciali esistenti.

CAPITOLO XXX: La macroeconomia delleconomia aperta. (pag. 621 641)


Il commercio estero e lattivit economica
La macroeconomia dell'economia aperta lo studio del comportamento dell'economia quando si
prendono in considerazione i legami commerciali finanziari tra le nazioni. Il commercio estero pre-
vede esportazioni ed importazioni. Si definiscono esportazioni nette le esportazioni di beni e servizi
meno le importazioni di beni e servizi. Quando un paese registra esportazioni nette positive accu-
mula attivit estere, perci la controparte delle esportazioni nette sono gli investimenti esteri netti,
che indicano i risparmi degli investimenti netti all'estero e sono pressappoco uguali al valore delle
esportazioni nette. In una economia aperta le spese della nazione possono divergere dalla sua pro-
duzione. Le spese interne totali (a volte denominate domanda interna) sono pari al consumo pi gli
investimenti interni pi gli acquisti pubblici. Questa misura differisce dal prodotto interno per due
motivi: innanzitutto, una qualche parte delle spese riguarder le merci prodotte all'estero, articoli
che costituiscono le importazioni. Inoltre, una parte della produzione interna americana sar vendu-
ta all'estero sotto forma di esportazioni. La differenza tra prodotto nazionale e spese interna sem-
plicemente:
Ex Im = esportazioni nette (X)
Il volume e il valore delle importazioni saranno influenzati dai prezzi relativi dei beni nazionali ed
esteri. Le esportazioni sono l'immagine speculare delle importazioni: quando aumenta il prodotto
estero o scende il tasso di cambio dell'euro, il volume e il valore delle esportazioni tendono a cre-
scere. Come influiscono variazioni dei flussi commerciali sul Pil e sull'occupazione? In presenza
del commercio internazionale i fattori macroeconomici principali sono due: innanzitutto una quarta
componente della spesa, le esportazioni nette, che fanno aumentare la domanda aggregata; in se-
condo luogo una economia aperta con moltiplicatori diversi per gli investimenti privati e per la spe-
sa pubblica interna, in quanto parte della spesa si disperde nel resto del mondo.
Disavanzo delle C+I+G
esportazioni nette

C+I+G+X
Spesa totale

Prodotto interno lordo

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La propensione marginale alle importazioni, che sar indicata con PMm, rappresenta l'incremento
del valore monetario delle importazioni per ogni dollaro aggiuntivo del Pil. La propensione margi-
nale alle importazioni strettamente connessa alla propensione marginale al risparmio. La disper-
sione della spesa al di fuori dell'economia nazionale verso le importazioni ha l'effetto giunto sor-
prendente di modificare il moltiplicatore di una economia aperta. Il rapporto il seguente:
1
Moltiplicatore delleconomia aperta =
PMR + PMm

Quando gli investimenti che possono defluire facilmente da un paese all'altro e le barriere normati-
ve agli investimenti finanziari sono basse si dice che i paesi godono di elevata mobilit del capitale
finanziario. I paesi con tassi di cambio fissi ed elevata mobilit del capitale si contraddistinguono
per tassi d'interesse pressoch allineati fra loro. Qualsiasi divario nei tassi d'interesse di due paesi
attira gli speculatori, che venderanno una valuta e acquisteranno l'altra fino a quando i tassi si livel-
leranno. Nell'ambito dei tassi di cambio flessibili importante comprendere che la politica macroe-
conomica opera in modo ben diverso dal caso degli tassi fissi perch diventa molto efficace. Il
commercio estero crea effettivamente un altro legame nel meccanismo di trasmissione monetaria
quando un paese caratterizzato da tassi di cambio flessibili. La politica monetaria opera mediante i
cambi per influire sulle esportazioni nette oltre che sugli investimenti interni. L'effetto del tasso
d'interesse sulle esportazioni nette rafforza l'incidenza sugli investimenti interni: le restrizioni credi-
tizie riducono il prodotto e i prezzi.
Interdipendenza delleconomia globale
I paesi devono tener d'occhio le implicazioni delle loro politiche per la crescita economica di lungo
periodo. A volte utile considerare una singola area all'interno di un paese con una piccola econo-
mia aperta con un tasso di cambio fisso. La crescita economica non riguarda solo il capitale; esige
lo spostamento oltre la frontiera tecnologica con l'adozione delle migliori prassi tecnologiche, ri-
chiede lo sviluppo di istituzioni che alimentano gli investimenti e lo spirito d'impresa. Altre que-
stioni, quali le politiche commerciali, i diritti di propriet intellettuale, le politiche per gli investi-
menti diretti e il clima macroeconomico globale, sono ingredienti fondamentali della crescita dell'e-
conomia aperta. In un'economia chiusa gli investimenti totali sono pari al risparmio interno. Per le
economie aperte, invece, i mercati finanziari mondiali sono un'altra fonte di fondi d'investimento e
un altro sbocco per il risparmio interno.
utile esaminare come siano allocati risparmi e investimenti di lungo periodo in un'economia "clas-
sica" con piena occupazione e prezzi flessibili. Consideriamo il caso pi semplice in cui non c' in-
flazione o incertezza partendo da un'economia chiusa per estendere poi l'analisi a un'economia
aperta. Sappiamo che in un'economia chiusa gli investimenti devono essere uguali al risparmio pri-
vato pi l'avanzo pubblico. Per semplificare supponiamo che le imposte, la spesa pubblica e il ri-
sparmio privato non dipendono dai tassi di interesse. Pertanto, il risparmio interno totale (pubblico e
privato) pari a un dato importo in condizioni di piena occupazione. Al contrario, gli investimenti
sono molto sensibili ai tassi di interesse. Possiamo perci scrivere la scheda degli investimenti come
I(r) per indicare che gli investimenti dipendono dal tasso di interesse reale, r. In un'economia chiusa
con piena occupazione un maggior disavanzo pubblico riduce gli investimenti. Un'economia aperta
ha fonti alternative d'investimento e sbocchi alternativi per il risparmio. Una piccola economia aper-
ta deve porre il proprio tasso di interesse interno uguale a quello reale mondiale, perch troppo
piccola per influire su di esso, e dato che la mobilit del capitale elevata, il capitale finanziario si
sposter per equilibrare i tassi di interesse all'interno e all'estero. Le esportazioni nette sono dunque
determinate dalla differenza tra risparmi e investimenti nazionali determinati da fattori interni pi il
tasso di interesse mondiale. Le variazioni dei cambi sono il meccanismo mediante il quale si ade-

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guano i risparmi e gli investimenti. Altri esempi importanti della teoria del risparmio e degli inve-
stimenti in un'economia aperta riguardanti una piccola economia aperta sono i seguenti:
Un aumento del risparmio privato o una spesa pubblica inferiore del paese aumenter il ri-
sparmio nazionale rappresentato da uno spostamento verso destra nella scheda del risparmio
nazionale. Questa situazione determiner un deprezzamento del cambio fino a quando le e-
sportazioni nette non aumenteranno quanto basta per bilanciare l'aumento del risparmio pri-
vato.
Un aumento degli investimenti interni, per esempio a causa di un miglioramento del clima
commerciale o dell'esplosione di innovazioni, determiner uno spostamento della scheda
degli investimenti che porter a un apprezzamento del cambio fino a quando le esportazioni
nette diminuiscono quanto basta per equilibrare il risparmio e gli investimenti. In questo ca-
so gli investimenti interni spiazzano quelli esteri.
Un aumento dei tassi di interesse mondiali ridurr il livello degli investimenti portando a un
ampliamento del divario tra risparmi e investimenti, a un deprezzamento del cambio e all'in-
cremento delle esportazioni nette e degli investimenti stranieri.
Nel lungo periodo il metodo principale per aumentare il prodotto pro capite e il tenore di vita consi-
ste nell'assicurare che nei processi produttivi il paese adotti tecniche improntate alla migliore prassi.
Un altro insieme importante di politiche dato dalle politiche commerciali. Le evidenze empiriche
indicano che un sistema di commercio aperto favorisce la competitivit e l'adozione di tecnologie
improntate alla migliore prassi. Quando i paesi considerano i risparmi e gli investimenti non devono
concentrarsi unicamente sul capitale fisico: il capitale intangibile altrettanto importante. Gli studi
dimostrano che i paesi che investono nel capitale umano attraverso l'istruzione tendono a ottenere
buoni risultati e a dar prova di capacit di ripresa di fronte alla crisi. Uno dei fattori pi complessi
della crescita di un paese riguarda l'immigrazione e l'emigrazione. Tra i fattori che determinano gli
influssi pi importanti e pervasivi rientrano le istituzioni del mercato. L'economie aperte di maggior
successo hanno fornito un ambiente sicuro per gli investimenti e l'imprenditorialit mediante un in-
sieme di diritti di propriet certi per assicurare che inventori e artisti creativi traggono profitto dalle
proprie attivit. Un clima macroeconomico stabile significa che le imposte sono ragionevoli e pre-
vedibili e che l'inflazione cos bassa che i prestatori non si preoccupano che possa assorbire inte-
ramente i loro investimenti. essenziale che i tassi di cambio siano relativamente stabili, con una
convertibilit che consenta il passaggio dalla e nella valuta nazionale in modo semplice ed econo-
mico.
Questioni di politica internazionale alla fine del secolo
Va attuata una distinzione tra competitivit e produttivit: la prima si riferisce al grado in cui i pro-
dotti di un paese possono competere sul mercato, che dipende principalmente dai prezzi relativi di
prodotti interni ed esteri, e va distinta dalla seconda, che si misura in base al prodotto per unit di
input ed fondamentale per la crescita del tenore di vita di un paese. Come dimostra la teoria del
vantaggio comparato, i paesi non sono intrinsecamente poco competitivi, ma lo diventano quando i
loro prezzi non sono pi allineati con quelli dei partner commerciali a causa di un cambio sopravva-
lutato. Un sistema di cambio ideale quando rende altamente prevedibili i prezzi relativi, assicu-
rando al contempo un adeguamento senza traumi alle crisi economiche. I primi passi in direzione di
una moneta europea comune furono mossi nel 1978 in Europa con la creazione di un blocco mone-
tario noto come sistema monetario europeo (SME). Quali membri del sistema monetario europeo i
paesi si impegnavano a tenere il proprio cambio entro una fascia di oscillazione prestabilita e piut-
tosto ristretta. Un'implicazione del sistema di cambi fissi che i paesi devono rinunciare al control-
lo dei tassi d'interesse interni. In condizioni normali la perdita del controllo sulla politica monetaria
non sarebbe fatale, ma nei periodi di crisi la politica monetaria reale e quella desiderata possono es-
sere troppo divergenti. Un sistema di cambio fisso vulnerabile ad attacchi speculativi devastanti se
i flussi di capitale finanziario circolano liberamente da un paese all'altro, perch un cambio fisso ma
aggiustabile soggetto all'attacco ogni volta che gli speculatori ritengono che siano imminenti va-
riazioni del cambio stesso. Se probabile che una moneta sia svalutata, gli speculatori inizieranno

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velocemente a venderla; in tal modo, l'offerta di moneta aumenta mentre la domanda scende. A
questo punto interviene la Banca centrale per difendere la moneta. Date le risorse private esposte ad
attacchi speculativi, che possono arrivare a decine di miliardi di euro in poche ore, chi difende una
moneta debole esaurisce velocemente le riserve. A meno che paesi con una "valuta forte" siano di-
sposti a fornire credito illimitato, prima o poi la Banca centrale che attua la difesa rinuncer e svalu-
ter la moneta o la lascer fluttuare. Dalla seconda guerra mondiale i paesi democratici dell'Europa
occidentale hanno perseguito un'integrazione economica sempre maggiore, principalmente per
promuovere la stabilit politica dopo due conflitti disastrosi. Dopo un processo di integrazione dura-
to trent'anni, i paesi dellUnione europea risolsero questa contraddizione adottando una moneta co-
mune. La nascita di una unit monetaria europea fu sancita con il trattato di Maastricht, che dettava
le condizioni per l'adesione alla nuova moneta comune, l'euro.

CAPITOLO XXXI: La disoccupazione e i fondamenti dellofferta aggregata. (pag. 645 663)


I fondamenti dellofferta aggregata
Nel breve periodo la natura del processo inflazionistico e l'efficacia della politica anticiclica del go-
verno dipendono dalla domanda aggregata. Nel lungo periodo di un decennio o pi la crescita eco-
nomica e un tenore di vita in ascesa sono strettamente legati ad aumenti dell'offerta aggregata. Que-
sta distinzione tra offerta aggregata di breve e lungo periodo fondamentale per la moderna
macroeconomia: a breve termine l'offerta aggregata opera insieme alla domanda aggregata per de-
terminare gli alti e bassi del ciclo economico, ma a lungo termine la crescita dell'offerta aggregata,
anzich della domanda aggregata, a spiegare perch gli italiani, come gli abitanti di tanti altri paesi,
godano oggi di un tenore di vita molto pi elevato rispetto a cent'anni fa. L'offerta aggregata de-
scrive il comportamento dell'economia dal lato della produzione. Si pu costruire la curva dell'of-
ferta aggregata come diagramma che mostra il livello del prodotto nazionale totale che sar realiz-
zato a ogni livello possibile di prezzi a parit di altre condizioni. Per il breve periodo si considera la
scheda dell'offerta aggregata di breve periodo. Per il lungo periodo si considera la scheda dell'of-
ferta aggregata di lungo periodo. L'offerta aggregata dipende fondamentalmente da due insiemi di-
stinti di forze: il prodotto potenziale e la dinamica prezzi salari. Il concetto fondamentale per
comprendere l'offerta aggregata il prodotto potenziale e il pil potenziale. Ai fini quantitativi i ma-
croeconomisti di solito utilizzano la seguente definizione di prodotto potenziale: il pil potenziale il
livello pi alto sostenibile del prodotto nazionale. In generale si misura come prodotto che sarebbe
realizzato a un basso livello di riferimento del tasso di disoccupazione, noto come tasso naturale di
disoccupazione. La curva dell'offerta aggregata influenzata anche da variazioni dei costi di produ-
zione. Quando questi aumentano, le imprese sono disposte a fornire un dato livello di prodotto solo
a un prezzo pi elevato. Molti economisti della scuola di Keynes ritengono che variazioni della do-
manda aggregata hanno un effetto significativo e duraturo sul prodotto, quindi se la domanda ag-
gregata scende a causa di restrizioni monetarie o una diminuzione della spesa dei consumatori, i so-
stenitori di Keynes sostengono che nel breve periodo questo determiner una riduzione del prodotto
e dell'occupazione. Un punto di vista contrario rappresentato dallapproccio classico alla macroe-
conomia. Questa scuola sottolinea la grande capacit di bilanciamento delle forze che operano at-
traverso il meccanismo di prezzi tenendo l'economia vicina alla piena occupazione senza intervento
del governo; di conseguenza la disoccupazione volontaria scarsa. La differenza fondamentale sta
nel periodo temporale dell'analisi: la curva OA di breve periodo sulla destra ha pendenza crescente,
cio di Keynes; indica che le imprese sono disposte ad aumentare i livelli di prodotto in risposta
alle variazioni della domanda aggregata, ma l'espansione del prodotto non pu essere illimitata.
All'aumento del prodotto si verificano carenze di manodopera e le fabbriche operano quasi a regi-
me. La seconda figura mostra che cosa accade nel lungo periodo, dopo che i salari e i prezzi hanno
avuto tempo di reagire. Quando hanno avuto luogo tutti gli adeguamenti, la curva OA di lungo peri-
odo diventa verticale o classica. Nel caso classico e di lungo periodo il livello del prodotto offerto
indipendente dalla domanda aggregata.

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OA

OA

Livello dei prezzi


Prodotto potenziale

Prodotto reale

Perch l'andamento della curva dell'offerta aggregata di breve e lungo periodo diverso? Perch nel
breve periodo le imprese aumentano sia i prezzi che il prodotto mentre la domanda aggregata sale?
Alcuni elementi dei costi delle imprese sono rigidi o vischiosi nel breve periodo; in conseguenza di
questa rigidit le imprese possono trarre profitto da livelli pi elevati della domanda aggregata pro-
ducendo di pi. Abbiamo parlato ripetutamente di costi "vischiosi" o "rigidi", dei quali un esempio
molto significativo il salario. Per vari motivi, i salari si adeguano lentamente quando cambiano le
condizioni economiche. Altri prezzi e costi sono analogamente vischiosi nel breve periodo: quando
un'impresa prende in affitto l'edificio, il contratto spesso durer per un anno o pi e in genere l'affit-
to fissato in termini monetari, e inoltre l'azienda spesso stipula contratti con i fornitori specifican-
do i prezzi da pagare per il materiale o i componenti.
La disoccupazione
La popolazione in et da lavoro viene suddivisa nei seguenti quattro gruppi:
occupati, ovvero coloro che svolgono un lavoro retribuito;
disoccupati, che comprende le persone che non sono occupate ma cercano attivamente un
impiego o sono in attesa di tornare a lavorare;
persone non appartenenti alla forza lavoro, ovvero popolazione adulta che frequenta la
scuola, fa lavori domestici, in pensione o troppo malata per andare a lavorare o sempli-
cemente non cerca lavoro;
forza lavoro, che comprende tutti coloro che sono occupati o disoccupati.
Il tasso di disoccupazione dato dal numero di disoccupati diviso la forza lavoro totale. Quando il
tasso di disoccupazione sale, l'economia spreca effettivamente tutti i beni e servizi che i lavoratori
disoccupati avrebbero prodotto. Il costo economico della disoccupazione certamente elevato, ma
quello sociale enorme. Nessuna cifra pu indicare adeguatamente il prezzo umano e psicologico
di lunghi periodi di disoccupazione involontaria persistente. La conseguenza pi dolorosa di qualsi-
asi recessione l'aumento del tasso di disoccupazione. Quando il prodotto cala, le imprese necessi-
tano di minori input di lavoro, perci non assumono nuovi lavoratori e licenziano parte della forza
lavoro. La disoccupazione di solito procede parallelamente al prodotto: la natura esatta del rapporto,
inizialmente individuato da Arthur Okun, nota come legge di Okun. La legge di Okun afferma che
per ogni due punti percentuali di diminuzione del Pil rispetto al Pil potenziale il tasso di disoccupa-
zione sale di un punto percentuale. Un importante conseguenza della legge di Okun che il Pil ef-
fettivo deve crescere con la stessa rapidit di quello potenziale unicamente per impedire che la di-
soccupazione aumenti. Se si vuole far scendere il tasso di disoccupazione, inoltre, il Pil effettivo
deve crescere pi velocemente di quello potenziale. Nel classificare la struttura dei mercati del lavo-
ro gli economisti individuano per tipi diversi di disoccupazione:
La disoccupazione frizionale si verifica a causa dell'incessante movimento di persone tra re-
gioni e occupazioni o in diverse fasi del ciclo di vita. Anche se in un'economia vigesse la
piena occupazione, ci sarebbe sempre una certa rotazione dovuta a studenti che cercano la-
voro quando si diplomano o le donne che rientrano a far parte della forza lavoro dopo aver
avuto dei figli. Poich i lavoratori colpiti dalla disoccupazione frizionale spesso stanno pas-
sando da un lavoro all'altro o sono alla ricerca di occupazioni migliori, spesso si ritiene sia-
no volontariamente disoccupati.
La disoccupazione ciclica si verifica quando la domanda globale di lavoro bassa. Quando
la spesa e il prodotto totale diminuiscono, la disoccupazione sale praticamente ovunque. La

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disoccupazione ciclica si verifica durante le recessioni, quando l'occupazione diminuisce in
seguito allo squilibrio tra offerta e domanda aggregata.
La disoccupazione strutturale indica la mancata coincidenza dell'offerta e della domanda di
lavoratori, che si pu verificare perch la domanda di un tipo di occupazione sale mentre
quella di un altro scende e le offerte non si adeguano rapidamente.
I disoccupati volontari possono preferire le attivit ricreative o di altro genere agli impieghi al tasso
salariale corrente, oppure possono essere soggetti a disoccupazione frizionale o preferire il tempo
libero e il sussidio al lavoro malpagato. Al tasso salariale troppo elevato ci sono pi lavoratori qua-
lificati alla ricerca di un impiego che posti di lavoro vacanti. Poich il salario supera il livello ten-
dente all'equilibrio di mercato vi un'eccedenza di lavoratori. I disoccupati si definiscono disoccu-
pati involontari, il che significa che sono lavoratori qualificati che vogliono lavorare al salario pre-
valente, ma non riescono a trovar impiego. Il caso opposto si verifica quando il salario al disotto
del tasso tendente all'equilibrio di mercato; in questa situazione in un'economia con carenza di ma-
nodopera i datori di lavoro non riescono a trovare un numero sufficiente di lavoratori per riempire
posti vacanti. La teoria della disoccupazione involontaria suppone che i salari siano rigidi. Ma ci
pone un altro problema: perch i salari non salgono o scendono per bilanciare i mercati? Perch i
mercati del lavoro non sono come le vendite all'asta dei cereali e i mercati azionari? Per mercati re-
golati dei sindacati, gli schemi retribuitivi sono ancora pi rigidi. Le scale salariali sono fissate di
solito per un periodo contrattuale di tre anni; in quel periodo i salari non vanno adeguati per tenere
conto dell'offerta e della domanda eccedente in zone particolari; i lavoratori iscritti sindacati, inol-
tre, raramente accettano riduzioni salariali, anche quando molti degli iscritti sono disoccupati.

CAPITOLO XXXII: Assicurare la stabilit dei prezzi. (pag. 665 688)

Definizione ed effetto dellinflazione


L'inflazione si verifica quando aumenta il livello generale dei prezzi. Attualmente viene calcolata
utilizzando gli indici dei prezzi, media ponderata dei prezzi di migliaia di singoli prodotti. Per e-
sempio, l'indice dei prezzi al consumo misura il costo di un paniere di beni di consumo e servizi ri-
spetto al costo di quel paniere in un particolare anno base, mentre il deflatore del Pil il prezzo del
Pil. Il tasso di inflazione la velocit di variazione del livello generale dei prezzi e si misura come
segue:
Livello dei prezzi _ Livello dei prezzi
(anno t) (anno t 1)

X 100

Livello dei prezzi (anno t 1)

Linflazione esiste da quando esistono le economie di mercato. L'inflazione, come le malattie, pre-
senta diversi livelli di gravit, quindi utile suddividerla in tre categorie:
linflazione moderata contraddistinta da prezzi che aumentano lentamente in modo preve-
dibile: il termine potrebbe essere utilizzato per descrivere situazioni in cui il tasso di infla-
zione annuale a una sola cifra;
l'inflazione galoppante a due o tre cifre. Quando l'inflazione galoppante si consolida, si ve-
rificano gravi distorsioni economiche. In genere i contratti vengono agganciati a un indice
dei prezzi o a una valuta estera come il dollaro: in queste condizioni la moneta perde valore
molto rapidamente, e i cittadini conservano il minimo indispensabile per le transazioni quo-
tidiane; i mercati finanziari languono mentre il capitale viene trasferito all'estero; i cittadini
accumulano beni, acquistano case e in nessuna circostanza prestano denaro a bassi tassi d'in-
teresse nominale.

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un terzo tipo di inflazione, questa volta letale, subentra quando colpisce il cancro
delliperinflazione. Gli studi hanno individuato molte caratteristiche comuni dell'iperinfla-
zione, come la domanda reale di moneta che diminuisce drasticamente.
Una distinzione importante nell'analisi dell'inflazione riguarda la prevedibilit o l'imprevedibilit
degli aumenti dei prezzi. Gli economisti in genere ritengono che l'inflazione prevista a tassi modesti
avrebbe scarso effetto sull'efficienza economica o sulla distribuzione del reddito e della ricchezza: i
prezzi sarebbero semplicemente un criterio di misura mutevole al quale i cittadini dovrebbero ade-
guare il proprio comportamento. In realt l'inflazione di solito imprevista. Le banche centrali sono
unite nello sforzo comune di contenere l'inflazione; abbiamo appena osservato che durante i periodi
di inflazione non tutti i prezzi dei salari variano allo stesso ritmo, si verificano cio variazioni dei
prezzi relativi che, essendo divergenti, hanno sicuramente i seguenti effetti:
una redistribuzione del reddito e della ricchezza tra diversi gruppi;
distorsioni dei prezzi relativi e dei rendimenti di attivit diverse o a volte del prodotto e
dell'occupazione di un'economia nel suo insieme.
Il principale effetto ridistributivo dell'inflazione si verifica mediante l'impatto sul valore reale della
ricchezza dei cittadini. In generale l'inflazione imprevista ridistribuisce la ricchezza dai creditori ai
debitori, favorendo chi assume e colpendo chi concede prestiti; una diminuzione imprevista dell'in-
flazione sortisce l'effetto opposto, ma l'inflazione rode perlopi reddito di beni capitali, ridistri-
buendo in modo casuale la ricchezza tra la popolazione, con scarso impatto su qualsiasi singolo
gruppo. Oltre a ridistribuire redditi, l'inflazione influisce sull'economia reale sotto due aspetti parti-
colari: influenza il prodotto totale e incide sull'efficienza economica. L'inflazione riduce l'efficienza
economica perch distorce i segnali dei prezzi; in un'economia con bassa inflazione, se il prezzo di
mercato di un bene sale, sia gli acquirenti sia i venditori sanno che si verificato un reale cambia-
mento nelle condizioni di domanda e/o offerta per quel bene e possono reagire adeguatamente. In
un'economia con inflazione elevata molto pi difficile distinguere tra variazioni dei prezzi relativi
e variazioni del livello globale dei prezzi. L'inflazione distorce anche l'uso della moneta. In seguito
al tasso d'interesse reale negativo sulla moneta, i cittadini destinano risorse reali alla riduzione delle
proprie disponibilit monetarie. Molti economisti mettono in rilievo l'effetto distorsivo dell'inflazio-
ne sulle imposte. Quando i prezzi aumentano il valore reale delle disposizioni monetarie in termini
di imposte tende a diminuire. Alcuni economisti parlano dei cosiddetti costi di listino dell'inflazio-
ne, fondati sul presupposto che, quando variano i prezzi, le imprese utilizzeranno risorse reali per
adeguare i propri prezzi: i ristoranti ristampano i menu, le aziende di vendita per corrispondenza
cambiano i cataloghi, le societ di taxi modificano il tassametro delle proprie auto.
La moderna teoria dellinflazione
Nelle moderne economie industriali l'inflazione altamente inerziale, cio rimane allo stesso livello
fino a quando gli interventi economici la fanno cambiare. L'economia ha un tasso di inflazione al
quale si sono adeguate le aspettative dei cittadini. Questo tasso di inflazione incorporato tende a esi-
stere fino a quando uno shock lo fa salire o scendere. Uno dei principali shock inferti all'inflazione
deriva da una variazione della domanda aggregata. L'inflazione da domanda si verifica quando la
domanda aggregata cresce pi rapidamente del potenziale produttivo del paese, facendo salire i
prezzi per equilibrare la domanda e l'offerta aggregata. L'inflazione derivante dai costi crescenti du-
rante periodi di elevata disoccupazione e modesta utilizzazione delle risorse si definisce inflazione
da costi. Quasi tutti i prezzi e i salari vengono fissati con un occhio alle condizioni economiche fu-
ture: quando i prezzi e i salari crescono bruscamente e ci si attende che continuino a farlo, le impre-
se tendono a tenere conto del tasso di inflazione delle loro decisioni sui prezzi e sui salari. Il proces-
so di determinazione dei salari e degli stipendi con un occhio alle condizioni economiche future
previste pu essere esteso praticamente a tutti i datori di lavoro. L'inflazione inerziale si verifica
quando le curve DA e OA si spostano costantemente verso l'alto allo stesso ritmo. Un modo utile
per rappresentare il processo di inflazione fu elaborato dall'economista Philips, che quantific i fat-
tori che determinano l'inflazione da salari. Philips individu un rapporto intenso tra la disoccupa-
zione e le variazioni dei salari monetari, riscontrando che i salari tendevano ad aumentare quando la

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disoccupazione era bassa e viceversa e li rappresent nella celebre curva di Philips. Perch l'elevata
disoccupazione potrebbe ridurre la crescita dei salari monetari? La ragione risiede nel fatto che i la-
voratori eserciterebbero minori pressioni per ottenere aumenti salariali quand' disponibile un nu-
mero minore di impieghi alternativi.

Tasso di inflazione

Tasso di disoccupazione

Come si inserisce la curva di Philips nel modello della domanda e dell'offerta aggregata? Il modo
migliore di concepire la curva di Philips consiste nel considerarla come rapporto di breve periodo
tra l'inflazione e la disoccupazione quando la domanda aggregata si sposta, ma l'offerta aggregata
continua a variare al tasso inerziale. Il tasso naturale di disoccupazione il tasso di disoccupazione
compatibile con un tasso di inflazione costante. Al tasso naturale le forze che esercitano pressione
verso l'alto o verso il basso sullinflazione di prezzi e salari si bilanciano, quindi non esiste tendenza
alla variazione dell'inflazione. Il tasso naturale il tasso di disoccupazione pi basso che si possa
sostenere senza pressioni verso l'alto sullinflazione. In altri termini, si avr un tasso di inflazione
stabile quando sono soddisfatte due condizioni:
Non esiste eccedenza di domanda. L'inflazione non sale ne scende perch le pressioni verso
l'alto sui salari derivanti da posti di lavoro vacanti bilanciano esattamente le pressioni verso
il basso esercitate dalla disoccupazione.
Non ci sono shock da offerta. Se non si verificano shock da offerta dovuti ai prezzi del pe-
trolio o di altre materie prime, ai tassi di cambio, alla produttivit o ad altri fattori che influi-
scono sui costi di produzione, cio se non vi sono shock da OA linflazione continua il suo
trend.
Lo "scambio" tra inflazione e disoccupazione stabile solo finch l'inflazione prevista o inerziale
rimane invariata, ma quando il tasso di inflazione inerziale varia, la curva di Philips di breve perio-
do si sposta. Questo importante concetto, che cio gli shock fanno spostare la curva di Philips, pu
essere vista come una sequenza di fasi, illustrata dal "ciclo di espansione".
Periodo 1. Nel primo periodo la disoccupazione al tasso naturale, non vi sono sorprese in
relazione alla domanda o all'offerta e l'economia si trova nel punto A sulla curva di Philips
di breve periodo inferiore.
Periodo 2. Un rapido aumento del prodotto nel corso di unespansione economica fa abbas-
sare il tasso di disoccupazione. Quando il prodotto supera il livello potenziale, l'utilizzazione
della capacit sale e i margini di profitto crescono: i salari e i prezzi cominciano ad accelera-
re. In termini grafici l'economia si sposta verso l'alto e a sinistra del punto B sulla curva di
Philips di breve periodo.
Periodo 3. Con un tasso salariale e un'inflazione pi alti, le imprese e i lavoratori comincia-
no ad aspettarsi uninflazione pi elevata. L'inflazione prevista pi elevata compare nel gra-
fico quando la curva di Philips di breve periodo si sposta verso l'alto e il nuovo equilibrio si
trova nel punto C.
Periodo 4. Nel periodo finale, mentre l'economia rallenta, la contrazione dell'attivit econo-
mica riporta il prodotto al potenziale e la disoccupazione ritorna al tasso naturale nel punto
D. Linflazione diminuisce a causa della maggiore disoccupazione.
C

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D
Curva di breve periodo

Tasso di inflazione
A
Curva di lungo periodo
B
Tasso di disoccupazione

A volte si assiste a un "ciclo di austerit", che si verifica quando la disoccupazione sale e il tasso di
inflazione effettivo scende al di sotto di quello inerziale. In questo caso il tasso di inflazione dimi-
nuisce durante le recessioni, e l'economia gode di una minore inflazione quando ritorna al tasso na-
turale. Secondo la teoria del tasso naturale, l'unico di livello di disoccupazione in linea con un tasso
di inflazione stabile proprio il tasso naturale. In base a questa teoria la curva di Philips di lungo
periodo deve essere tracciata con una retta verticale.
Dilemmi della politica antinflazionistica
Una fondamentale preoccupazione dei responsabili politici il costo insito nella riduzione dell'in-
flazione inerziale. Le stime attuali indicano che una sostanziale recessione necessaria per rallenta-
re l'inflazione inerziale. Gli economisti hanno avanzato molto proposte per abbassare il tasso natu-
rale di disoccupazione; tra le pi notevoli vanno annoverate il miglioramento delle informazioni sul
mercato, il miglioramento dei programmi di addestramento e istruzione e la ristrutturazione dell'a-
zione pubblica in modo che i lavoratori abbiano incentivi a lavorare. Un'analisi obiettiva delle pro-
poste politicamente realizzabili induce la maggior parte degli economisti ad attendersi solo leggeri
miglioramenti da tali riforme del mercato del lavoro. A causa dei costi elevati connessi alla riduzio-
ne dell'inflazione mediante le recessioni, i governi hanno spesso cercato altri metodi, quali le politi-
che dei redditi, i controlli prezzi salari e le direttive volontarie, gli approcci fondati sulle imposte e
le strategie di rafforzamento del mercato.

CAPITOLO XXXIII: Scuole di macroeconomia in conflitto. (pag. 689 710)

La scuola classica e la rivoluzione keynesiana


In termini moderni si definiscono economia classica quegli approcci che sottolineano la forte capa-
cit dell'economia di autocorreggersi. Secondo la teoria classica i prezzi e i salari sono flessibili, e
per questo l'economia raggiunge molto velocemente l'equilibrio di lungo periodo. L'analisi classica
imperniata sulla legge di Say o degli sbocchi. Questa teoria afferma che la sovrapproduzione
impossibile per sua stessa natura. Oggi il concetto viene formulato nei seguenti termini: "l'offerta
crea la propria domanda". Secondo la teoria classica necessario che i prezzi e i salari siano abba-
stanza flessibili perch i mercati ritornino in equilibrio molto rapidamente, perci l'economia opera
sempre in condizioni di piena occupazione. La teoria classica presenta due conclusioni che sono di
importanza vitale per la politica economica: innanzitutto l'economia ha soli intervalli brevi tempora-
li in cui non sussistono la piena occupazione e la piena utilizzazione della capacit produttiva; non
vi sono lunghe e protratte recessioni e depressioni e lavoratori qualificati possono trovare impiego
velocemente al salario corrente di mercato. Il secondo elemento della teoria classica risulta ancora
pi notevole: le politiche macroeconomiche relative alla domanda aggregata non possono influenza-
re il livello di disoccupazione di prodotto reale, mentre le politiche monetarie fiscali possono inci-
dere sul livello dei prezzi dell'economia, nonch sulla composizione del Pil reale. Keynes determin
una vera rivoluzione nella macroeconomia; la sua essenziale argomentazione illustrata nella figura
che unisce una curva della domanda aggregata con una curva di Keynes dell'offerta aggregata con
pendenza crescente. Secondo la prima osservazione di Keynes una moderna economia di mercato
pu essere intrappolata in un equilibrio di sottoccupazione, un equilibrio, cio, di domanda e offerta
aggregata nel quale il prodotto ben al disotto del livello potenziale e una porzione cospicua della

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forza lavoro involontariamente disoccupato. Keynes e i suoi seguaci sottolineano che a causa della
rigidit dei prezzi e dei salari non esiste meccanismo economico per ripristinare velocemente la pie-
na occupazione e assicurare che l'economia produca la piena capacit. Una nazione potrebbe rima-
nere a lungo in condizioni di bassa produzione e grande miseria, in quanto non esistono n un mec-
canismo di autocorrezione n una mano invisibile che riportino l'economia alla piena occupazione.
La seconda osservazione di Keynes discende dalla prima: mediante le politiche monetarie fiscali lo
Stato pu stimolare l'economia e contribuire a mantenere i livelli elevati di prodotto e occupazione.
DA Prodotto potenziale

Livello dei prezzi


OA

DA1
Prodotto reale

Il dibattito tra economisti di Keynes e classici ruota sostanzialmente intorno alla capacit dell'eco-
nomia di autocorreggersi grazie a forze che agiscono su salari e prezzi flessibili contribuendo a
mantenere la piena occupazione. In generale i metodi classici mettono in rilievo la crescita econo-
mica di lungo periodo e rinunciano a politiche di stabilizzazione dei cicli economici. Gli economisti
di Keynes desiderano invece integrare le politiche di crescita con interventi monetari e fiscali ap-
propriati per contenere le oscillazioni pi estreme dei cicli economici.
La scuola monetarista
Il monetarismo afferma che l'offerta di moneta il principale fattore che determina le fluttuazioni di
breve periodo del Pil nominale e quelle di lungo periodo dei prezzi. La principale differenza tra i
monetaristi e gli altri economisti sta nell'approccio alla determinazione della domanda aggregata:
mentre le teorie di Keynes sostengono che molte forze diverse incidono sulla domanda aggregata, i
monetaristi affermano che le fluttuazioni dell'offerta di moneta sono il principale fattore che deter-
mina le variazioni dei prezzi e del prodotto. La rapidit di movimento della moneta viene descritta
in modo pi preciso dal concetto di velocit di circolazione della moneta, che fu introdotto a caval-
lo del XIX secolo da Alfred Marshall dell'Universit di Cambridge e da Irving Fischer dell'Univer-
sit di Yale, e misura quante volte in media il denaro che rientra nell'offerta di moneta viene speso
per beni e servizi ogni anno. Il concetto di velocit viene introdotto formalmente nell'equazione di
scambio, la quale stabilisce che:
MV = PQ = (p1q1 + p2q2 + )
Dove M lofferta di moneta, V la velocit di circolazione della moneta, P il livello dei prezzi e Q
il prodotto reale. Questa equazione, divisa per M, pu essere riformulata come definizione della ve-
locit di circolazione della moneta:
PQ

V=
M

La velocit di circolazione della moneta relativamente stabile e prevedibile. Secondo i monetaristi


la stabilit motivata dal fatto che la velocit di circolazione riflette principalmente gli schemi basi-
lari di determinazione dei tempi inerenti a reddito e spesa. In base a questa nozione della relativa
stabilit della velocit alcuni economisti del passato, soprattutto quelli classici, utilizzavano il con-
cetto per spiegare le variazioni del livello dei prezzi. Secondo questo approccio, detto teoria quanti-
tativa della moneta e dei prezzi, la definizione di velocit di circolazione viene descritta come se-
gue:
MV V

P= = x M = kM
Q Q

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Bench sia solo una grossolana approssimazione, contribuisce a spiegare perch paesi con una cre-
scita lenta della moneta abbiano un'inflazione moderata, mentre quelli con una crescita rapida ri-
scontrino aumenti vertiginosi dei prezzi. La moderna economia monetaria fu elaborata dopo la se-
conda guerra mondiale da Milton Friedman della scuola di Chicago e dai numerosi suoi colleghi e
seguaci. Sotto la guida di Friedman i monetaristi contestarono l'approccio di Keynes alla macroeco-
nomia e di rilevarono l'importanza della politica monetaria per la stabilizzazione macroeconomica.
Circa vent'anni fa, i monetaristi si divisero: un ramo continu a seguire la vecchia tradizione, che
verr descritta ora, mentre il ramo pi giovane fond l'influente scuola della nuova economia classi-
ca, che verr analizzato successivamente. Il modello monetarista postula che la crescita della mone-
ta determini il Pil nominale nel breve e i prezzi nel lungo periodo. Questi sono i punti fondamentali
del pensiero monetarista:
la crescita dell'offerta di moneta il principale fattore che determina l'incremento del Pil
nominale;
i prezzi e i salari sono relativamente flessibili;
il settore privato stabile.
Che differenze vi sono tra l'approccio monetarista e quello di Keynes moderno? In effetti c' stata
una notevole convergenza d'opinioni tra le due scuole negli ultimi trent'anni, e le controversie oggi
vertono piuttosto sul diverso rilievo attribuito ai singoli fattori che sulle convinzioni di fondo. Le
principali divergenze sono che innanzitutto le due scuole non concordano sulla forze che agiscono
sulla domanda aggregata: i monetaristi ritengono che la domanda sia influenzata unicamente dall'of-
ferta di moneta e che l'effetto di quest'ultima su di essa sia stabile e prevedibile, e che la politica fi-
scale o variazioni indipendenti della spesa, se non sono accompagnate da oscillazioni della moneta,
abbiano effetti trascurabili sul prodotto e sui prezzi. Gli economisti keynesiani, invece, sostengono
che il mondo pi complesso. Pur concordando che la moneta ha un effetto rilevante su domanda
aggregata, prodotti e prezzi, sostengono che tanti altri fattori sono importanti. I keynesiani indicano
inoltre come prova conclusiva il fatto che la velocit aumenta sistematicamente al salire dei tassi
d'interesse, per cui mantenere costante la moneta non basta per mantenere costante il Pil nominale o
reale. La seconda principale differenza tra le due scuole riguarda il comportamento dell'offerta ag-
gregata: i keynesiani sottolineano l'inerzia dei prezzi e dei salari; i monetaristi ritengono che i ke-
ynesiani esagerino la vischiosit dei prezzi e dei salari e che la curva OA di breve periodo sia piut-
tosto ripida, non verticale forse, ma molto pi ripida di quanto ammetterebbe un keynesiano. Il mo-
netaristi spesso sposano le strategie microeconomico dei liberi mercati, ma il loro principale contri-
buto alla politica macroeconomica stato la propugnazione di norme monetarie fisse rispetto a poli-
tiche fiscali e monetarie discrezionali. Un cardine della filosofia economica monetarista una nor-
ma monetaria: la politica monetaria ottimale pone la crescita dell'offerta di moneta a un tasso fisso
e la mantiene a quel livello in tutte le condizioni economiche.
La nuova macroeconomia classica
Esiste una visione radicalmente nuova che si discosta da quella tradizionale: questa teoria, detta
nuova macroeconomia classica, fu elaborata da Robert Lucas, Thomas Sargent e Robert Barro. Tale
approccio prosegue nello spirito della scuola classica discusso in precedenza, in quanto sottolinea il
ruolo dei salari e dei prezzi flessibili, ma aggiunge un nuovo elemento, definito aspettative raziona-
li, per spiegare osservazioni come quelle presunte dalla curva di Philips. La nuova macroeconomia
classica afferma che i prezzi e i salari sono flessibili e cittadini usano tutte le informazioni disponi-
bili. La prima parte della teoria si fonda sul presupposto classico secondo cui i prezzi e i salari si
adeguano rapidamente per bilanciare la domanda e l'offerta. Il secondo presupposto del tutto nuo-
vo, in quanto si fonda su moderni sviluppi in settori come la statistica e lo studio del comportamen-
to in condizioni di incertezza. Le aspettative sono importanti nella vita economica: influiscono sulla
quota riservata dagli investitori ai beni di investimento, e sulla spesa o sul risparmio futuro dei con-
sumatori. Il presupposto fondamentale della nuova macroeconomia classica che, a causa delle a-
spettative razionali, lo Stato non pu sorprendere i cittadini sistematicamente con le proprie politi-
che economiche. Gli economisti della nuova scuola classica ritengono che la maggior parte della di-

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soccupazione sia volontaria. La disoccupazione, secondo loro, aumenta perch un maggior numero
di persone alla ricerca di impieghi migliori, non perch non riescano a trovare lavoro. Uno dei
compiti pi importanti di qualsiasi teoria macroeconomica consiste nello spiegare il ciclo economi-
co in modo che sia interamente coerente e conforme alle situazioni regolarmente ricorrenti del com-
portamento economico. Se la disoccupazione elevata nelle recessioni, non basta dire che la gente
ha deciso che l'anno giusto per fare vacanze pi lunghe. I movimenti ciclici della disoccupazione
sono la maggiore sfida per la nuova macroeconomia classica. Un primo approccio mette in rilievo le
impressioni errate quale chiave dei cicli economici. In base a questa teoria lelevata disoccupazione
insorge perch i lavoratori sono confusi sulla situazione economica e lasciano volontariamente il
proprio impiego nella speranza di trovarne di migliori. Un approccio strettamente connesso, che si
fonda anch'esso sui temi classici e le aspettative razionali, ma che mette in rilievo meccanismi di-
versi, la teoria del ciclo economico reale, che spiega i cicli economici come pure variazioni
dell'offerta aggregata, senza alcun riferimento a forze monetarie o legate alla domanda.
Una delle critiche pi influenti alla macroeconomia di Keynes consisteva nella nuova visione del
ruolo della politica fiscale, nota come teoria dell'equivalenza ricardiana, elaborata da Robert Barro,
secondo la quale le variazioni delle aliquote fiscali non hanno alcun effetto sulla spesa per consumi.
Secondo la visione di Barro gli individui sono lungimiranti e fanno parte di un insieme di apparte-
nenti a una famiglia, come una dinastia. Questa struttura definita di "preferenze dinastiche" implica
che l'orizzonte della generazione attuale si estende in un futuro indefinito per il sovrapporsi delle
preoccupazioni di una generazione per la propria prole. A questo punto siamo a un risultato sor-
prendente: se lo Stato riduce le imposte che un cittadino deve pagare ma lascia invariate le spese,
questa misura esige necessariamente un maggior numero di prestiti e dunque si crea un deficit pub-
blico, che in qualche momento futuro dovr essere ripianato. Come? ovvio che lo Stato dovr
aumentare in futuro le imposte per pagare gli interessi sui nuovi prestiti. Secondo la visione ricar-
diana i consumatori hanno aspettative razionali sulla politica futura; perci, quando si verifica un
taglio delle imposte, sanno che devono prevedere un futuro aumento delle imposte. Aumentando
quindi il risparmio di un importo pari alla riduzione di imposte e il consumo rimane invariato. Il ri-
sultato netto che secondo la teoria dellequivalenza ricardiana le variazioni delle imposte non han-
no alcun effetto sul consumo. Un altro recente sviluppo importante, che riunisce in se elementi sia
dell'economia classica sia di Keynes, detto teoria del salario di efficienza. Questo approccio spie-
ga la rigidit dei salari reali e l'esistenza della disoccupazione involontaria con i tentativi delle im-
prese di tenere il salario al di sopra del livello di equilibrio del mercato per aumentare la produttivi-
t. Secondo questa teoria, salari pi elevati portano a una maggiore produttivit perch le forze di
lavoro sono pi sane. Nei primi anni '80 entr nel dibattito un'altra scuola nota come economia o-
rientata all'offerta, che metteva in rilievo gli incentivi e le agevolazioni fiscali come mezzo per au-
mentare la crescita economica. L'economia orientata all'offerta fu abbracciata con convinzione dal
presidente Reagan. La nuova macroeconomia classica ha notevoli implicazioni politiche: la pi im-
portante linefficacia delle politiche monetarie e fiscali sistematiche nel combattere la disoccupa-
zione. Questo il teorema dell'inefficacia della politica economica: con aspettative razionali e prez-
zi e salari flessibili, la politica economica, se prevista, non pu influire sul prodotto reale o sulla
disoccupazione. Le politiche governative possono peggiorare la situazione con misure discrezionali
imprevedibili, che forniscono segnali economici fuorvianti, distorcono il comportamento economi-
co e provocano sprechi. Piuttosto di rischiare tale confusione, sostengono i nuovi macroeconomisti
classici, il governo dovrebbe evitare qualsiasi politica macroeconomica discrezionale. La critica di
Lucas afferma che gli individui possono modificare il proprio comportamento quando cambia la po-
litica. Proprio come la curva di Philips apparente di breve periodo potrebbe spostarsi quando i go-
verni keynesiani tentano di manovrarla, cos la velocit apparentemente costante potrebbe variare se
la Banca centrale adottasse una norma di crescita monetaria fissa. I critici della nuova macroeco-
nomia classica sostengono che i prezzi e i salari sono rigidi nel breve periodo e le previsioni sem-
brano forzate come spiegazione di gravi crisi economiche.

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Le tre conclusioni principali che emergono dalla rassegna delle scuole di macroeconomia in conflit-
to sono le seguenti:
Crescita economica di lungo periodo. I macroeconomisti generalmente convengono che nel lungo
periodo sono il prodotto potenziale o la crescita della capacit a determinare la tendenza del tenore
di vita, dei salari reali e dei redditi reali: il prodotto potenziale dipende inoltre dalla qualit e dalla
quantit di fattori come lavoro e capitale, nonch dalla tecnologia, dall'imprenditorialit e delle ca-
pacit manageriali presenti in un'economia. L'importante conclusione che possiamo trarre da questi
dati che per influire sulla crescita economica di lungo periodo necessario incidere sulla crescita
dei fattori o determinare miglioramenti di efficienza e tecnologia.
Prodotto e occupazione di breve periodo. Nel breve periodo il quadro meno chiaro: il prodotto e
l'occupazione sono determinati dall'interazione della domanda e dell'offerta. Infatti tendono a indi-
care che, almeno per alcuni anni, le variazioni della domanda aggregata (non importa se influenzato
dalle politiche fiscali e monetarie o da fattori esogeni) possono decisamente incidere sui movimenti
ciclici del prodotto e dell'occupazione. Ci porta a concludere che le politiche monetarie e fiscali
hanno la possibilit di stabilizzare i cicli economici. Attualmente la maggior parte degli economisti
farebbe appello alla Federal Reserve perch assumesse la guida della politica di stabilizzazione.
Disoccupazione e inflazione. La maggior parte delle prove indica che l'inflazione pu essere in-
fluenzata dalla pressione della domanda nei mercati del lavoro e del prodotto. Se la disoccupazione
viene spinta oltre il tasso naturale, l'inflazione tende ridursi, mentre produzione e occupazione ele-
vate tendono a determinare l'accelerazione dell'inflazione, ma il credo trade off tra inflazione e di-
soccupazione appare stabile nel tempo e nello spazio, per cui la gestione dell'inflazione un proces-
so complicato. Siccome, inoltre, non sembra esserci trade off duraturo, i paesi non possono tenere
costantemente una minore disoccupazione consentendo all'elevata inflazione di persistere.

CAPITOLO XXXIV: Politiche di stabilizzazione e crescita. (pag. 711 731)

Le conseguenze economiche del debito pubblico


I bilanci pubblici sono sistemi usati dai governi per programmare e controllare le spese e le entrate;
presentano un avanzo (o disavanzo) quando lo Stato ha entrate superiori (o inferiori) alle spese. La
politica macroeconomica dipende dalla politica fiscale che comprende la posizione globale in ter-
mini di spese e imposte. Gli economisti distinguono il bilancio effettivo nelle due componenti strut-
turale e ciclica. Il bilancio strutturale calcola le entrate e le spese dello Stato come se l'economia
operasse al prodotto potenziale. Il bilancio ciclico tiene conto dell'effetto del ciclo economico sulle
entrate fiscali, sulle spese e sul disavanzo. Per valutare l'effetto della politica fiscale sull'economia
si dovrebbe fare molta attenzione al disavanzo strutturale; le variazioni del disavanzo ciclico sono
un risultato, non la causa, dei cambiamenti dell'economia. Il debito pubblico rappresenta i prestiti
contratti con i cittadini dallo Stato, ed pari alla somma dei disavanzi passati. Una misura utile del-
l'entit del debito il rapporto debito/Pil, che in Italia notevolmente cresciuto negli ultimi
vent'anni. Gli economisti si preoccupano che i disavanzi pubblici strutturali nel breve periodo pos-
sano spiazzare gli investimenti. Attualmente la migliore prospettiva consiste nel fatto che, tranne
nelle profonde recessioni, gli investimenti nazionali (sia interni che esteri) siano decisamente spiaz-
zati dalla spesa pubblica. Nella misura in cui assumiamo prestiti con l'estero per il consumo e con-
danniamo le generazioni future a restituire interessi e capitale, i nostri discendenti si troveranno re-
almente a sacrificare il consumo per il servizio di questo debito. Nella misura in cui lasciamo alle
generazioni future un debito interno, ma nessuna variazione della riserva di capitale, vi saranno co-
munque degli effetti interni. La crescita economica pu inoltre rallentare se il debito pubblico
spiazza il capitale privato. Questo effetto si verifica perch il capitale delle imprese, finanziato da
obbligazioni e azioni ordinarie, un buon sostituto dei titoli di Stato per i risparmiatori; quindi un
aumento del debito pubblico pu ridurre le riserve di capitale privato dell'economia. Nel lungo peri-
odo un maggior debito pubblico pu rallentare la crescita del prodotto potenziale e del consumo a

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causa dei costi di servizio del debito estero, delle inefficienze che derivano dalla tassazione per pa-
gare gli interessi sul debito e dalla minore accumulazione di capitale provocato dallo spiazzamento.
La stabilizzazione delleconomia
Nel fissare le politiche fiscali e monetarie le nazioni si trovano di fronte a due considerazioni: il li-
vello appropriato di domanda aggregata e la migliore miscela fiscale monetaria. La miscela di po-
litiche fiscali e monetarie contribuisce a determinare la composizione del Pil. Una strategia di eleva-
ti investimenti richiederebbe un avanzo di bilancio insieme a tassi d'interesse reali bassi. I governi
dovrebbero seguire regole fisse o discrezionali? I conservatori spesso sposano le regole fisse, men-
tre i progressisti sostengono l'attiva calibratura della politica monetaria per raggiungere gli obiettivi
economici. Pi determinante la questione della stabilizzazione o destabilizzazione dell'economia
provocata da politiche attive e discrezionali. Gli economisti sottolineano sempre pi spesso la ne-
cessit di politiche credibili, indipendentemente dal fatto che la credibilit sia determinata da norme
rigide o da una saggia opera di guida.
Le prospettive delleconomia del nuovo secolo
Ricordate il detto secondo il quale la produttivit non tutto, ma nel lungo periodo quasi tutto. La
capacit di un paese di migliorare il proprio tenore di vita nel tempo dipende quasi interamente dalla
capacit di migliorare le tecnologie e il capitale utilizzato dalla forza lavoro. La promozione della
crescita economica implica anche il miglioramento del ritmo di produttivit totale dei fattori, che
misura il prodotto totale per unit dei fattori totali. Il principale ruolo dello Stato quello di assicu-
rare liberi mercati, promuovere una forte concorrenza e sostenere la scienza e la tecnologia di base.

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