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Leconomicit

Ragioneria Generale ed Applicata Sede di Fano

La vita delle aziende si esplica attraverso un sistema di scelte, che permettono la risoluzione di diversi problemi di convenienza, basate su criteri diversificati e complessi, diversi da azienda ad azienda. Non esiste una generica teoria circa i criteri identificativi delle scelte pi efficienti tuttavia

laspetto economico fondamentale per esprimere la congruit delle scelte da compiere

le imprese debbono essere costituite e condotte secondo

il criterio delleconomicit
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Tutta lattivit dellimpresa deve svolgersi ispirandosi al criterio delleconomicit Criterio generale che indirizza il sistema di scelte aziendali, di aziende singole o di economie pi vaste

la convenienza ad avviare e/o continuare una data attivit imprenditoriale o la validit di un progetto di investimento.
Rilevanza dellaspetto economico nei giudizi di convenienza:
Livelli di giudizio: Aziendale Superaziendale (di gruppo; collettiva) ECONOMICITA Adeguata potenza finanziaria Equilibrio economico dellesercizio

Autosufficienza economica dellimpresa: attitudine della gestione a rimunerare, con i ricavi alle condizioni richieste dal mercato (o, in generale, alle condizioni cui limpresa si deve ritenere vincolata) tutti i fattori produttivi (compreso il capitale, qualunque forma esso abbia) onde lazienda abbisogna perch possa avere vita continua e conveniente sviluppo (P. Onida, 1971, Economia dazienda, p. 58) potenza finanziaria la concreta possibilit di soddisfare pi o meno ampiamente e convenientemente i fabbisogni monetari e finanziari, concorra a determinare le condizioni di vitalit dellazienda, o se si vuole, sia condizione necessaria affinch la medesima possa conseguire la propria autosufficienza economica, nel mercato (Ibidem, p. 60). 3

I GIUDIZI DI ECONOMICITA

ECONOMICITA AZIENDALE

ECONOMICITA

ECONOMICITA DI GRUPPO ECONOMICITA SUPERAZIENDALE MACROECONOMICITA O ECONOMICITA COLLETTIVA

IL GIUDIZIO DI ECONOMICITA:

AZIENDALE: CONSIDER ALIMPRESA DA SOLA, SENZA TENER CONTO DEI RAPPORTI CHE LA LEGANO CON LE ALTRE ECONOMIE

DI GRUPPO: CONSIDERA LIMPRESA COME ELEMENTO DEL GRUPPO DI APPARTENENZA

ECONOMICITA COLLETTIVA (MACROECONOMICITA): CONSIDERA LIMPRESA INSERITA NELLAMBITO DI UNVA VASTA ECONOMIA TERRITORIALE

Equilibrio economico dellesercizio ECONOMICITA Adeguata potenza finanziaria

UNATTIVITA IMPRENDITORIALE E ECONOMICA QUANDO:

REALIZZA EQUILIBRIO ECONOMICO (o reddituale) = attitudine dellimpresa a remunerare, alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi, compresi il capitale di prestito e quello di rischio: (remunerare i prestatori di capitale) REALIZZA UNADEGUATA POTENZA FINANZIARIA = saper far fronte sempre ai propri impegni (uscite finanziarie) con le entrate derivanti dalla gestione dimpresa

PRINCIPI ESSENZIALI Tutte le aziende, per poter conseguire i propri fini, devono essere in grado di operare in condizioni di: -autonomia (attitudine a vivere senza dover ricorrere a interventi di sostegno e di copertura sistematici da parte di altre economie); -durabilit (attitudine a durare nel tempo anche in ambiente mutevole). - economicit: la regola di condotta che permette alle imprese difunzionare e di conseguire i propri fini.

DURABILITA

AUTONOMIA

ECONOMICITA
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LECONOMICITA AZIENDALE. LEQUILIBRIO ECONOMICO


Limpresa si trova in equilibrio economico nel momento in cui, alle condizioni di mercato o alle condizioni cui debba ritenersi vincolata, riesce ad ottenere entrate capaci di remunerare, -sia i fattori di produzione in posizione contrattuale (ad es. manodopera) - sia i fattori di produzione i in posizione residuale (ad es. il capitale di rischio).

RICAVI = REMUNERAZIONE FATTORI IN POSIZIONE CONTRATTUALE + REMUNERAZIONE FATTORI IN POSIZIONE RESIDUALE oppure RICAVI = COSTI + RISULTATO DESERCIZIO CONGRUO

Chiariamo il concetto di remunerazione congrua dei fattori in posizione residuale capitale

due precisazioni: A. B. identificazione dei fattori produttivi quantificazione del livello di profitto che soddisfa tale condizione

A- Identificazione dei fattori produttivi I ricavi devono coprire due tipi di costi: a) i costi dei fattori produttivi in posizione contrattuale costi espliciti relativi allacquisizione di fattori produttivi la cui remunerazione : certa la loro acquisizione genera un impiego contrattuale; fissa gi fissata nella stessa sede contrattuale; prioritaria deve precedere eventuali altre decisioni di impiego e distribuzione di risorse disponibili. b) i costi dei fattori produttivi in posizione residuale (capitale proprio, lavoro imprenditoriale, beni uso gratuito); oneri figurativi, esprimibili in termini di costo-opportunit, in quanto espressione della rinuncia, effettuata dal soggetto economico, nel momento in cui egli decide di convogliare detti fattori nellazienda, rinunciando ad altri investimenti alternativi, suscettibili di rendimento, la cui remunerazione : incerta la possibilit di remunerare tali variabili dipende dallandamento e dai risultati della gestione; subordinata tali fattori non possono essere remunerati prima di quelli in posizione contrattuale; variabile lentit della remunerazione dipende dai risultati economici della gestione.

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Come fronteggiare il rischio dimpresa? la congruit del reddito


LA REMUNERAZIONE E CONGRUA QUANDO, TENUTO CONTO DEL RISCHIO E DELLEVENTUALE LAVORO IMPRENDITORIALE, E IN LINEA CON QUELLA RICAVABILE DAI MIGLIORI INVESTIMENTI ALTERNATIVI

Il tasso "i" che quantifica questa remunerazione quindi scomponibile in tre componenti fondamentali:

- i1: il compenso per il puro investimento di capitale; - i2: il compenso per il rischio sopportato; - i3: il lavoro imprenditoriale eventualmente prestato. i >= i1 + i2 + i3
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La condizione di equilibrio economico in relazione al tempo


nel breve periodo (nel corso del singolo esercizio) nel lungo periodo cause: progresso tecnologico ciclo di vita dei prodotti

CICLO DI VITA del PRODOTTO ricavi 4 3 2 1


0 -t1
Tempo in funzione della tecnologia adottata

1- INTRODUZIONE 2- SVILUPPO 3- MATURITA 4- SATURAZIONE 5- DECLINO

tempo
Tali fasi caratterizzano il ciclo di vita di qualunque prodotto ma: variano in ampiezza ed inclinazione --12

LEVOLUZIONE DEI COSTI NEL TEMPO COSTI 100

50 30

50

Ricerche di mercato/Ricerca e Sviluppo Terreno/Stabilimento Impianti/Macchine Apparato di distribuzione/amministrativo Costi di gestione

TEMPO
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BREAK EVEN POINT E PUNTO DI EQUILIBRIO ECONOMICO


B.E.P. o punto di rottura: Rt =Ct e il reddito di esercizio nullo E.E.E. o punto di equilibrio economico: Rt =Ct + Rem. Congrua; remunerati i fattori in posizione contrattuale, i ricavi riescono a produrre una remunerazione congrua dei fattori in posizione residuale

area dei profitti

Quanto tempo necessario per raggiungere i due punti?


a.a. 2011/2012

progresso tecnologico ciclo di vita del prodotto


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B- Quantificazione del livello di reddito

v. slide 9

Quale livello di reddito soddisfa la condizione di equilibrio economico?

Equilibrio economico oggettivo

Equilibrio economico soggettivo

Si ottiene a prescindere da considerazioni personali del soggetto economico e delle sue aspettative di profitto. Si identifica nella quantit minima al di sotto della quale lazienda pu perdere lautonomia economica

Si ottiene quando lazienda riesce a soddisfare le attese/ambizioni del soggetto economico

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LA POTENZA FINANZIARIA
Lequilibrio economico pu essere esaminato in periodi brevi, medi o lunghi giudizio di autosufficienza economica riferito al breve periodo giudizio di durevole esistenza, riferito al lungo periodo. SI HA ADEGUATA POTENZA FINANZIARIA QUANDO LAZIENDA RIESCE A REPERIRE CAPITALE (DI RISCHIO O DI CREDITO) SUFFICIENTE PER COPRIRE CONTINUAMENTE, PIENAMENTE E CONVENIENTEMENTE IL FABBISOGNO FINANZIARIO derivante dalleccedenza delle uscite per costi rispetto alle entrate finanziarie per ricavi legati alla gestione

Un temporaneo sfavorevole rapporto tra costi e ricavi ed i relativi flussi monetari si risolve in un accresciuto fabbisogno di capitali per rifinanziare le perdite di esercizio.

La concreta possibilit di soddisfare i fabbisogni monetari si presenta, come condizione necessaria per raggiungere lautosufficienza economica.
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Lalternanza di E e U per operazioni tipiche desercizio crea un DISEQUILIBRIO MONETARIO che viene coperto ricorrendo al capitale proprio o di credito (ASPETTO FINANZIARIO)

entrate uscite F.F. t

tx

FABBISOGNO FINANZIARIO

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Le USCITE derivano da: OPERAZIONI DESERCIZIO (costi, remunerazione dei fattori in posizione residuale) INVESTIMENTI IN CREDITI DI FINANZIAMENTO

Per le USCITE si distinguono le FASI: 1. PREVISIONE 2. LIQUIDAZIONE ( impegno) 3. PAGAMENTO

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Le ENTRATE derivano da:

OPERAZIONI DESERCIZIO (ricavi) DISINVESTIMENTO DI CREDITI DI FINANZIAMENTO (riscossione dei crediti di finanziamento)

Per le entrate si distinguono le FASI: 1. PREVISIONE 2. ACCERTAMENTO (nasce il diritto alla riscossione) 3. RISCOSSIONE

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Le operazioni che determinano entrate ed uscite di denaro

E entrate accensione di finanziamenti + capitale proprio + debiti di finanziamento + debiti di funzionamento

rimborso di finanziamenti - capitale proprio - debiti di finanziamento - debiti di funzionamento

U uscite

smobilizzo di un investimento + vendita di prodotti con riscossione simultanea o differita (operazioni di esercizio che generano ricavi) + incasso di crediti di funzionamento o di finanziamento + disinvestimento (vendita) di bene pluriennale

effettuazione di un investimento acquisto dei fattori produttivi (es. materie prime) con pagamento simultaneo o differito erogazione di prestiti ad altri soggetti (+crediti) investimento (acquisto) di bene ad utilit pluriennale remunerazione del capitale di rischio
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Il FABBISOGNO FINANZIARIO
Quindi il fabbisogno finanziario ad un certo tempo "Tx" calcolabile come

F.F. (Tx) = U.tot in liquidaz. E. tot. in riscoss.


Perch SI HA FABBISOGNO FINANZIARIO QUANDO LE USCITE IN FASE DI LIQUIDAZIONE SONO SUPERIORI ALLE ENTRATE IN FASE DI RISCOSSIONE:

La potenza finanziaria quindi adeguata se superiore al fabbisogno finanziario

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La determinazione e copertura del fabbisogno finanziario un argomento che investe gli aspetti monetario e finanziario della gestione, oltre a quello economico Nellarco di un esercizio il fabbisogno variabile, soprattutto in dipendenza del ritmo delle entrate e delle uscite RIFLETTIAMO
Unazienda che, allinizio dellanno, rileva uscite per 100 e che, alla fine dellanno, rileva entrate per 100 avr: - un fabbisogno finanziario pari a 100 durante tutto lanno e pari a 0 al 31 dicembre. Se invece le entrate si sono verificate per 50 al 30 giugno e per 50 al 31 dicembre, il fabbisogno finanziario sarebbe: - pari a 100 per i primi sei mesi, pari a 50 per i successivi sei mesi e pari a 0 al 31 dicembre.

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Legame tra aspetto economico ed aspetto finanziario


1. Gestione aziendale alternarsi di costi e ricavi, dove i costi sono sostenuti in via anticipata) 4. Costi (oneri di natura finanziaria)

genera
2. Fabbisogno finanziario

comporta

3. Lottenimento di mezzi finanziari

5. Effetti su equilibrio economico

AZIONI: - Gestire le risorse finanziarie in modo da riequilibrare lassetto monetario: reperire nuove fonti di finanziamento quando la disponibilit di cassa non sufficiente per far fronte ai pagamenti e investire le eccedenze di cassa in modo che generino redditivit per lazienda. -Definire modalit di svolgimento della gestione aziendale ottimali (tempi di dilazioni, ammontare delle scorte, tipologia di indebitamento, ecc.) in modo da riuscire ad anticipare le entrate, dilazionare il pi possibile le uscite e controllare la loro incidenza sul fabbisogno finanziario. -Ricercare equilibrio economico ed equilibrio finanziario simultaneamente.
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Le sintesi di bilancio come strumento di verifica degli equilibri di azienda Il bilancio di esercizio composto da:
Stato Patrimoniale -come sintesi del capitale di funzionamentoLo S.P. utile per approfondire lequilibrio patrimoniale: - Quale efficienza nellimpiego delle risorse investite? (vendite/tot. investimenti) - Quale rischio finanziario? (peso e tipologia dei debiti vs. capitale proprio) - Quale equilibrio tra natura e variabilit di fonti e impieghi? -Conto Economico -come sintesi del reddito prodotto nellesercizioIl C.E. utile per valutare lequilibrio reddituale: - Su quali basi poggia la redditivit? (reddito netto/reddito della gestione caratteristica)

Dalla rielaborazione di S.P. e C.E. possibile redigere un documento dominato Rendiconto delle variazioni dei mezzi monetari, finalizzato a sintetizzare i soli movimenti di cassa, con il quale valutare lequilibrio monetario: - Quale aspetto della gestione assorbe maggiormente risorse monetarie? - Quale attivit ha liberato risorse monetarie?
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Come determinare in pratica il fabbisogno finanziario? periodo di tempo che si vuole prendere in esame ATTIVITA
STATO PATRIMONIALE AL TEMPO TX

PASSIVITA

CASSA E BANCA
K
CREDITI
Investi menti in attesa di realizzo

CAPITALE DI CREDITO
MUTUI; DEBITI A BREVE; T.F.R.; RATEI PASSIVI FONDO IMPOSTE E TASSE

MATERIE PRIME SEMILAVORATI PRODOTTI RATEI ATTIVI IMPIANTI FABBRICATI BREVETTI PARTECIPAZIONI

FONDI RETTIFICA

FONDO SVALUTAZIONE CREDITI FONDI AMMORTAMENTO RISCONTI PASSIVI

S
CAPITALE SOCIALE

RISERVE e UTILI non distr.

INVESTIMENTI

FONTI FINANZIAM.
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* I ratei passivi sono debiti in via di formazione, mentre i risconti sono una rettifica indistinta dellattivo, gli utili da distribuire sono debiti

LE FONTI DI FINANZIAMENTO

Una volta determinato il valore del fabbisogno, sorge la necessit di reperire i capitali necessari alla sua copertura

CAPITALE PROPRIO CAPITALE DI CREDITO AUTOFINANZIAMENTO

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IL CAPITALE PROPRIO

Codice Civile Manuale diritto Commerciale

CONSISTE NEI MEZZI CHE IL SINGOLO IMPRENDITORE (impresa individuale) O I SOCI (nelle societ) IMMETTONO E RISCHIANO NELLATTIVITA DIMPRESA
Nelle societ per azioni linsieme del capitale proprio diviso in azioni Riforma del diritto societario 2003 Esistono differenti tipi di azioni. Ampia libert ai soci di determinare, attraverso lo statuto, le caratteristiche degli strumenti di partecipazione al capitale.

1) Le azioni ordinarie: diritto di voto, sia nellassemblea ordinaria, sia in quella straordinaria. diritto al dividendo ed al rimborso del capitale in sede di scioglimento della societ. 2) Le azioni speciali, possono dividersi in: azioni privilegiate; di godimento; di risparmio; azionia favore dei prestatori di lavoro; azioni correlate.

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a) azioni privilegiate: danno diritto di voto, sia nellassemblea ordinaria, sia in quella straordinaria; latto costitutivo pu prevedere la loro partecipazione alla sola assemblea straordinaria compensata da un trattamento privilegiato in sede di distribuzione dei dividendi. In sede di liquidazione della societ, sono privilegiate nel rimborso del capitale. b) azioni di risparmio: emesse solo da societ per azioni quotate in borsa; sono privilegiate in sede di distribuzione dei dividendi e di rimborso del capitale. Non danno diritto di voto, n in assemblea ordinaria, n in assemblea straordinaria. La somma delle azioni privilegiate e di quelle di risparmio non pu mai superare il 50% del capitale sociale. c) azioni di godimento: previste dallarticolo 2353 del codice civile; vengono distribuite a quegli azionisti le cui azioni sono state rimborsate (esuberanza del capitale sociale, estrazione a sorte, rimborso al valore nominale). Se nel patrimonio sociale vi sono riserve, il valore effettivo dellazione superiore al valore nominale per cui vengono attribuite a compensazione. Non danno diritto di voto e sono postergate negli utili (ripartizione degli utili che residuano dopo il pagamento alle azioni non rimborsate di un dividendo pari almeno allinteresse legale. In caso di liquidazione, sono rimborsate dopo le altre azioni al loro valore nominale. d) azioni a favore dei prestatori di lavoro: sono distribuite ai lavoratori dipendenti come forma di partecipazione agli utili (incentivo alla motivazione). e) azioni correlate: sono previste dallart. 2350 cod. ed attribuiscono diritti patrimoniali collegati ai risultati aziendali conseguiti per specifici settori di attivit.

Vedi appendice normativa Cap. 28 7

IL CAPITALE DI CREDITO E COSTITUITO DA QUEI MEZZI CHE VENGONO IMMESSI NELLATTIVITA IMPRENDITORIALE DA SOGGETTI NON SOCI CHE NON SOPPORTANO IL RISCHIO IMPRENDITORIALE
finanziamenti per i quali limpresa instaura un rapporto debitorio con soggetti esterni (persone fisiche, altre imprese, istituti di credito ecc....).
a) Prestito obbligazionario: si tratta di una raccolta di fondi presso il mercato dei risparmiatori. A fronte delle somme versate vengono rilasciati dei titoli, che certificano il credito vantato dal finanziatore nei confronti della societ, detti obbligazioni. b) Credito bancario: mezzi finanziari forniti da un istituto di credito sotto forma di un finanziamento a breve (entro 1 anno), a medio (da 1 a 5 anni) e a lungo termine (oltre 5 anni). c) Credito mercantile: la dilazione nei pagamenti concessa dai fornitori. Forma di finanziamento celere ed agile ma costosa. d) Credito dei dipendenti: credito diretto (grandi imprese fornite di sportelli aziendali; ritiro di una parte dello stipendio) o credito indiretto (TFR).

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Prestito Obbligazionario
Sole in societ per azioni. delibera assemblea straordinaria; importo non superiore a: doppio del capitale sociale sottoscritto, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato (Art. 2412 cod. civ.). Eccezioni: - le obbligazioni emesse in eccesso sono destinate a investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma di speciali regolamentazioni (idonei a valutare personalmente il rischio della loro sottoscrizione); - le obbligazioni emesse in eccedenza sono garantite da ipoteca su immobili della societ (fino a due terzi del valore degli stessi); - sono destinate ad essere quotate in mercati regolamentati; - la societ, con provvedimento governativo causato da particolari ragioni economiche nazionali, autorizza il superamento di tale limite. tipi di obbligazioni: obbligazioni tipiche (tasso di interesse fisso); obbligazioni ad interesse variabile (interesse agganciato al saggio ufficiale di sconto); obbligazioni ad interesse variabile (interesse agganciato al tasso d inflazione); obbligazioni con valore rimborsabile in valuta estera; obbligazioni con valore indicizzato (valore nominale legato allinflazione); obbligazioni convertibili in azioni (art. 2420 bis cod. civ.)
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LAUTOFINANZIAMENTO CONSISTE NEL REINVESTIMENTO DI QUANTO OTTENUTO MEDIANTE LATTIVITA SVOLTA NEI PRECEDENTI ESERCIZI.

comporta la rinuncia totale o parziale alla distribuzione dei dividendi; un concetto riferito ad un lasso di tempo specifico infatti si misura in termini di variazione/incremento.

a.a. 2011/2012

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Stato patrimoniale anno X

Stato patrimoniale anno X+1

Cassa Crediti Merci Macchine

2000 2000 2000 10000

Fondi rischi Fondi spese future Fondo amm.to Debiti

1000 1000 1000 2000

Cassa Crediti Merci Macchine

4000 4000 4000 10000

Fondi rischi Fondi spese future Fondo amm.to Debiti

2000 2000 2000 4000

Totale passivo Capitale sociale Utile anno X

5000 10000 1000

Totale passivo Capitale sociale Utile anno X Utile anno X+1

10000 10000 1000 1000

Totale attivo

16000

Totale

16000

Totale attivo

22000

Totale

22000

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METODI DI CALCOLO DELLAUTOFINANZIAMENTO

Procedimento SINTETICO:
A.F. = INVESTIMENTI-DEBITI-APPORTI+RIMBORSI
Lautofinanziamento esprime la differenza tra lincremento degli investimenti ed lincremento di capitale di credito e capitale proprio, evidenziando la quota parte di investimenti che viene finanziata internamente

Procedimento ANALITICO:
A.F. = UTILI+F.DO RISCHI+F.DO RISERVA+ F.DO AMM.TI
Lautofinanziamento si calcola sommando lincremento delle singole poste (riserve, utili non da distribuire e rettifiche come fondi rischi e risconti passivi) che non costituiscono capitale di credito, n capitale di rischio

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Esempio

metodo sintetico: AF = Investimenti Debiti Apporti + Rimborsi Nel nostro esempio avremo: AF = 6000 3000 0 + 0 = 3000

metodo analitico: AF = Utili + Fondo rischi + Fondo di riserva + Fondo ammortamenti Nel nostro esempio avremo: AF = 1000 + 1000 + 1000 = 3000

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LA STRUTTURA FINANZIARIA
Le tipiche fasi dellattivit di impresa si svolgono attraverso lacquisizione di fattori produttivi, il loro impiego e trasformazione la vendita di prodotti finiti. fasi terminali: operazioni di scambio con il mercato (approvvigionamento e sbocco) . Effetti economici (costi e ricavi) Effetti numerari (entrate ed uscite)
INPUT Risorse investite COSTI OUTPUT Risorse cedute RICAVI

TRASFORMAZIONE

USCITE

ENTRATE

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In unimpresa equilibrata economicamente: le entrate relative ai ricavi dovrebbero essere sufficienti a coprire le uscite relative ai costi

equilibrio che si verifica nel lungo periodo In brevi intervalli di tempo (periodi amministrativi) le uscite relative ai costi non possono essere interamente coperte attraverso le entrate relative ai ricavi ? - i costi (e quindi le uscite) per attuare il processo produttivo, sono sostenuti in anticipo rispetto ai ricavi; - limpresa acquisisce fattori produttivi di uso durevole impiegati per diversi cicli produttivi i cui costi saranno recuperati solo dopo diversi esercizi attraverso i ricavi di vendita dei prodotti ottenuti anche grazie a tali fattori. In un dato periodo di tempo lentit di mezzi di pagamento cui lazienda ha bisogno per finanziare la propria attivit produttiva, solo parzialmente pu essere soddisfatto attraverso le entrate relative ai ricavi conseguiti nello stesso periodo. La differenza

fabbisogno finanziario netto, che lazienda dovr acquisire allesterno capitale proprio o di terzi. livelli diversi a seconda delle modalit in cui si susseguono nel tempo entrate e uscite.
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La scelta delle diverse tipologie di finanziamento

Costruzione di una f () particolare struttura finanziaria

eventuali limitazioni giuridiche (es. prestito obbligazionario) natura degli investimenti come adattare economicamente la qualit e la quantit dei finanziamenti alle caratteristiche degli investimenti?

PROBLEMA

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La risoluzione del problema deve ispirarsi ai seguenti principi:

1) non possibile istituire relazioni tra i singoli investimenti e le singole fonti di finanziamento
(le fonti finanziano limpresa nel suo complesso e non il singolo investimento ma la scelta delle singole fonti di finanziamento deve tenere conto della natura degli investimenti)

2) occorre sempre soddisfare le esigenze dei finanziatori impostando le scelte in chiave di marketing finanziario;

3) occorre sempre tener presente lesigenza del soggetto economico di conservare il governo dellimpresa;
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4) occorre adattare il finanziamento alle caratteristiche del fabbisogno finanziario;

5) il costo del finanziamento deve essere paragonato con la redditivit complessiva dellimpresa (R.O.I.).

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La valutazione della copertura finanziaria

Percezione dei bisogni FATTIBILITA TECNICA

Valutazione economico-finanziaria NO SI COPERTURA FABBISOGNO indebitamento conferimento soci autofinanziamento


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Scegliere tra le diverse fonti di finanziamento

Criteri

Capitale di credito (prestito finanziario)


Prestito che deve essere restituito a scadenza Debiti a breve, medio, lungo termine Debiti di finanziamento e di funzionamento Interessi passivi da corrispondere a banche e finanziatori

Capitale di rischio (capitale sociale)


Permanentemente legato alla vita dellimpresa (adatto a finanziare investimenti di lungo periodo)

DURATA

COSTO FINANZIAMENTO

Non origina costi espliciti E remunerato dalla realizzazione di (eventuale) reddito positivo

Indicazioni: - Coerenza tra durata di fonti ed impieghi - Minimizzazione dei costi - Equilibrio nella struttura finanziaria (minimizzazione dei rischi) Tuttavia la scelta non prettamente una valutazione economica: - Istanze del soggetto economico (es. conservare il governo dellimpresa) - Vincoli legali - Reale possibilit di accesso al mercato finanziario

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4)

Individuazione del tipo di finanziamento in f () dellanalisi storica del fabbisogno modalit di finanziamento pi appropriata capitale proprio capitale di credito stabile nel t capitale proprio capitale di credito stabile nel t capitale di credito molto elastico (scoperto bancario, c/c bancario, sconto di cambiali, credito mercantile)
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caratteristiche della fascia di fabbisogno costante

variabile crescente nel t

variabile fluttuante nel t

ANALISI STORICA DEL FABBISOGNO

Fab.fin 2 1

tempo
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5)

Confronto tra il costo del finanziamento e la redditivit complessiva dellimpresa (R.O.I.)

R.O.E. = R.O.I. + (R.O.I. i) CC/CP Da questa formula si deduce che: Se R.O.I. > i R.O.E. all del quoz. ind. (CC/CP) conviene ricorrere al cap. cred. (CC) non conviene ricorrere al cap. cred. (CC)
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Se R.O.I. < i

R.O.E. all del quoz. ind. (CC/CP)

EFFETTO DI LEVERAGE
Effetto sulla redditivit dei debiti di finanziamento Prima di ricorrere ad un prestito finanziario opportuno confrontare il costo del capitale di terzi (i) con la redditivit dellimpresa (R.O.I.), poich si rischia di ridurre la redditivit dei mezzi propri (R.O.E.). ROI= Reddito operativo/Capitale Investito (Cap Proprio+Cap Credito) ROE=Reddito netto/Capitale Proprio

RELAZIONA R.O.E, R.O.I., COSTO DEL FINANZIAMENTO, CAPITALE PROPRIO E CAPITALE DI CREDITO: Rapporto di indebitamento R.O.E.= R.O.I. + (R.O.I.-i) x CC/CP
Se R.O.I> i allaumentare dellindebitamento aumenta la redditivit, quindi conviene indebitarsi Se R.O.I< i allaumentare dellindebitamento la redditivit diminuisce, quindi non conviene indebitarsi

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Vedi slide 4

LECONOMICITA DI GRUPPO
Ci sono dei casi in cui non significativo valutare leconomicit in riferimento alla singola azienda Occorre valutare leconomicit allinterno di un contesto pi ampio
GRUPPO insieme di imprese, ciascuna giuridicamente autonoma, legate da un unico soggetto economico dotato di potere volitivo su ciascuna societ del gruppo.

economicit di gruppo la singola azienda non in grado di essere autonomamente sufficiente ma pu raggiungere
un equilibrio economico, solo in virt delle relazioni esistenti col gruppo (svolgimento in comune di servizi, offerta alla clientela di prodotti complementari,ottenimento di finanziamenti a condizioni pi vantaggiose). lazienda non raggiunge leconomicit neppure con il sostegno del gruppo tuttavia la sua attivit contribuisce alleconomicit del gruppo nel suo complesso (perdite di bilancio della singola azienda vengono accettate in virt dei benefici che la sua attivit apporta al gruppo; esistenza di unazienda deficitaria appare come condizione necessaria per il conseguimento di utili di altre aziende del gruppo).

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LANALISI DELL

ECONOMICITA

PUO CONDURRE A DIFFERENTI CONCLUSIONI SECONDO CHE IL GIUDIZIO VENGA FORMULATO CONSIDERANDO LIMPRESA DA SOLA O ALLINTERNO DI UN GRUPPO

E opportuno distinguere l:
ECONOMICITA DI GRUPPO

in
ECONOMICITA REALIZZABILE NEL GRUPPO ECONOMICITA IN FUNZIONE DEL GRUPPO
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ECONOMICITA REALIZZABILE NEL GRUPPO

Unimpresa che singolarmente non in EQUILIBRIO ECONOMICO e non in grado di produrre unADEGUATA POTENZA FINANZIARIA potrebbe invece far registrare dei risultati positivi in una situazione di integrazione con altre imprese. Le cause possono riguardare i seguenti fattori: 1) Organizzazione di alcuni servizi 2) Marketing 3) Produzione 4) Finanza
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ECONOMICITA IN FUNZIONE DEL GRUPPO

Potrebbe accadere che unimpresa, pur allinterno del gruppo, non riesca comunque a raggiungere lEQUILIBRIO ECONOMICO e a sviluppare unADEGUATA POTENZA FINANZIARIA. Anche in questo caso, tuttavia, potrebbe essere conveniente mantenere in vita limpresa qualora questa svolga nel gruppo un ruolo che contribuisce in modo positivo al risultato globale.
In genere la convenienza a mantenere nel gruppo unimpresa viene valutata mediante il confronto tra due bilanci consolidati: uno che esprime lutile realizzato dal gruppo nel suo complesso, laltro che analizza lo stesso risultato senza il contributo dellimpresa oggetto di valutazione.
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Se, mediante trasferimenti interni al gruppo, parte dei ricavi dellimpresa K viene attribuita alle imprese X e Y, e parte dei costi di queste ultime viene attribuita allimpresa K, si potrebbe pervenire alla situazione seguente:
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Nel secondo caso si ha un utile netto di gruppo superiore di 80 rispetto a quello che si otteneva nella situazione precedente; questo deriva da un risparmio dimposta di pari ammontare.

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APPROFONDIMENTO BIBLIOGRAFICO: Economicit delle Aziende Pubbliche La nozione di economicit assume differenti connotazioni se riferita ad unimpresa chetende alla massimizzazione del profitto, o ad una Azienda pubblica che, invece, non tende a tale fine
Aziende Pubbliche, quali aziende di erogazione: - rivolte al soddisfacimento dei bisogni pubblici ed ai fini istituzionali, non hanno il mercato come elemento con il quale misurarsi; - il processo produttivo di beni e servizi, quando e se esiste, giustifica il sostenimento di costi/oneri, senza avere necessariamente il ritorno in termini di ricavi/proventi perch il processo non finalizzato alla vendita; - alcuni proventi sono comuni alla remunerazione di pi fattori produttivi e non riguardano uno specifico oggetto.

una serie molto eterogenea di aziende, con diverse finalit istituzionali, competenze, dimensioni, organizzazione, patrimonio, benefici.;
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scarsa comunicazione tra chi gestisce lazienda e chi traccia le linee strategiche della stessa. molto difficile analizzare e controllare leconomicit in termini di efficienza ed efficacia aziendale. La condizione di equilibrio economico perde, in queste aziende, la sua valenza indicativa.
Lequazione dellequilibrio economico va riletta e rivista tenendo conto che i servizi erogati da una azienda pubblica non vengono collocati sul mercato a prezzi remunerativi, ma a prezzi politici fissati tenendo conto dellutilit sociale e per favorirne laccesso ad unampia gamma di utilizzatori insufficiente capacit dei ricavi alla copertura dei costi dei fattori impiegati

necessario lintervento di terze economie, disposte ad accollarsi il disavanzo economico corrispondente alleccedenza dei costi rispetto ai ricavi. Unazienda pubblica non finalizzata alla massimizzazione del profitto, ma al raggiungimento di obiettivi di carattere sociale, non sempre esprimibili in termini monetari.

lequilibrio economico dovr essere visto in termini di uguaglianza tra ricavi (propri e da trasferimento) e costi.
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La formula dellequilibrio economico diventa: RICAVI+PROVENTI = COSTI+ONERI

I PROVENTI sono i contributi provenienti da terze economie i RICAVI redditi derivanti dal patrimonio o da processi di scambio residuali o strumentali rispetto allattivit istituzionale, i COSTI sono spese sostenute per eventuali produzioni di beni e sevizi destinati direttamente o indirettamente allerogazione gli ONERI, istituzionali o strutturali, spese connesse allespletamento dellattivit erogativi.
La convenienza economica alla gestione delle AP non pu essere giudicata solo sullesistenza dei un equilibrio economico del singolo Ente, ma sempre considerando lintervento di altre aziende e amministrazioni pubbliche di ordine superiore, a sostegno del disavanzo che si crea per lacquisto di fattori produttivi. economicit dellazienda inserita in una pi vasta area economico-territoriale al servizio di una collettivit (macroeconomicit).
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Dagli anni 90

disposizioni normative riformanti il sistema delle aziende pubbliche e introduzione dei concetti di Economicit, Efficienza ed Efficacia tipici delle imprese (aziendalizzazione)

gestione finanziaria connessa con quella economica e patrimoniale gestione degli Enti programmata e controllata per realizzare i propri fini istituzionale in condizioni di equilibrio economico.

Un Ente pubblico dotato di adeguata potenza finanziaria quando in grado di assicurarsi continuamente tempestivamente e convenientemente la disponibilit di mezzi di entit sufficienti a coprire il fabbisogno finanziario generato dalla gestione: FF FRONTEGGIABILE>/= FF RICHIESTO
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Testi/Parti del Programma di riferimento 1) M. Paoloni, P. Paoloni, Introduzione ed orientamento allo studio delle Aziende, Giappichelli, To, 2009, Cap. 7 2) Test ed esercizi per verifica comprensione Capitolo 7 Testi/Parti del Programma di approfondimento
1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) Codice Civile Campobasso G.F.. Diritto Commerciale - 2 Diritto delle societ , Utet Giuridica, Kluwer Italia, 2009. E. Borgonovi, La pubblica amministrazione come sistema di aziende composte pubbliche, in E. Borgonovi (a cura di) , Introduzione alleconomia delle amministrazioni pubbliche, Giuffr, Milano, 1984; P. Onida, Economia dAzienda, Utet, Torino, 1971; M. Paoloni, F.G. Grandis, La dimensione aziendale delle Amministrazioni Pubbliche, Giapichelli, Torino, 2007; E. Giannessi, Lequazione del fabbisogno di finanziamento nelle aziende di produzione e le possibili vie della sua soluzione, Cursi, Pisa, 1955; P. Capaldo, Capitale proprio e capitale di credito nel finanziamento di impresa, Giuffr, Milano, 1967. G. Bruni, le imprese pubbliche in economia dazienda, libreria Dante editrice, Verona, 1968; U. Bertini, Il sistema dazienda, Giappichelli, Torino, 1990.

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