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1.

PERSONE, ATTIVITA ECONOMICA ED ECONOMIA AZIENDALE

Lattivit economica lattivit di produzione e di consumo dei beni economici. Tale attivit, si svolge principalmente nellambito di societ umane e pi precisamente allinterno di istituti, quali sono le famiglie, lo stato e le imprese.
ISTITUTO: si definisce istituto, un gruppo di persone in cui vigono regole e strutture di comportamento relativamente stabili. Allinterno dellistituto viene praticata lattivit economica, volta a perseguire il soddisfacimento dei bisogni della comunit.

dinamismo in presenza di redditi elevati (nuovi beni e nuovi bisogni si influenzano reciprocamente); viceversa, in presenza di redditi bassi, la priorit viene data al soddisfacimento dei bisogni primari. Il soddisfacimento dei bisogni, richiede la disponibilit di beni economici e di beni non economici. BENI ECONOMICI < BENI NON ECONOMICI Si tratta di merci e servizi utili ma scarsi rispetto a quelle che sono le esigenze delle persone. Data la loro scarsit, questi beni generano un certo valore (che aumenta in proporzionalmente in relazione allutilit del bene e alla diffusione di questultimo). Questi beni non sono soggetti a limiti di scarsit. Sono presenti in maniera pi che sufficiente per soddisfare i bisogni espressi.

Lattivit economica, si manifesta quindi prioritariamente nel lavoro della persona. Da quanto detto, emerge con chiarezza la centralit delle persone nellambito dellanalisi economica. 1.1 BISOGNI E BENI

Lattivit economica svolta, congiutamente ad altre attivit, con lo scopo di soddisfare i bisogni.
BISOGNO: Il bisogno da intendersi come lesigenza di un bene necessario agli scopi della vita. Esso scaturisce da un senso di insoddisfazione dovuto ad una mancanza.

BISOGNI NATURALI (susciati dalla componente biologica quindi universali) BISOGNI ESSENZIALI BISOGNI VOLUTTUARI RADICALI

Alla distinzione tra bisogni primari (essenziali) e bisogni voluttuari, corrisponde quella tra beni primari e beni voluttuari. I beni possono poi essere ulteriormente distinti in:

BISOGNI SOCIALI (etici; religiosi ed estici) NON RADICALI I bisogni hanno un ordine gerarchico,essi infatti si manifestano sequenzialmente in relazione a diversi fattori (reddito; gusti personali; preferenze...). Si tende a soddisfare per primi i bisogni essenziali naturali, ossia i bisogni necessari per la sussistenza dellindividuo. Con laumentare delle disponibilit finanziarie, sar possibile accedere a consumi in grado di soddisfare bisogni pi articolati; contemporaneamente, se ne abbandoneranno altri. I bisogni quindi, manifestano forti gradi di

Beni complementari: pi beni che concorrono insieme al soddisfacimento di uno stesso bisogno. Beni fungibili: beni che sono sostituibili nel soddisfacimento del bisogno cui sono collegati, da altri beni che svolgono la medesima funzione economica. Beni differenziabili: beni progettati, prodotti e venduti con caratteristiche e modalit differenti rispetto a beni analoghi prodotti da unaltra impresa. Beni non differenziabili: si tratta di beni offerti con le medesime caratteristiche da tutte le imprese. Beni di consumo: beni consumati dalle persone per il soddisfacimento dei loro bisogni. Beni strumentali: beni utilizzati per la realizzazione di altri beni. Beni ad utilizzo singolo. Beni durevoli. Beni a consumo individuale.

Beni a consumo collettivo.

ai soci. Tali utili, rimanendo allinterno dellazienda, vengono impiegati per finanziarla.

Unulteriore importante classificazione, quella che riguarda beni pubblici e beni privati. I primi, infatti sono prodotti da enti pubblici e per questo il loro prezzo non dipende unicamente dal mercato ma in parte regolato dallo stato.

Queste due condizioni di produzione sono fondamentali per ogni impresa. La loro natura e le modalit con cui vengono apportate, sono tali da suscitare in coloro che le conferiscono interessi economici primari nei confronti dellimpresa. 1.4 PERSONE, GRUPPI DI PERSONE E HOMO OECONOMICUS

Come si detto, ogni teoria economica e fortemene caratterizzata e influenzata dalle persone e dai loro comportamenti. 1.2 LATTIVITA ECONOMICA Tradizionalmente, le scienze economiche rappresentavano lessenza economica delluomo mediante la figura dellhomo oeconomicus.
HOMO OECONOMICUS: soggetto egoista, autonomo, orientao alla massimizzazione dei propri redditi e della propria ricchezza; sempre in grado di valutare e di compiere scelte secondo razionalit assoluta.

Lattivit economica si articola in una vasta gamma di operazioni:

1.3

Attivit di trasformazione tecnica: sono operazioni di trasformazione fisica, spaziale e logica delle materie prime, degli impianti e delle conoscenze. Attivit di negoziazione: gli istituti non sono entit che operano in modo isolato, anzi sono collegati tra loro da una fittissima rete di scambi; relazionandosi gli uni con gli altri, danno vita a operazioni di negoziazione strettamente complementari alle attivit interne di trasformazione tecnica. Le negoziazioni caratterizzano fortemente sia i singoli istituti, sia i sistemi economici in cui essi operano. Insiemi omogenei di scambi formano i mercati. Attivit di configurazione e governo degli istituti. LA PRODUZIONE ECONOMICA E LA PRODUZIONE DI REDDITI

Come si pu notare, questa rappresentazione oltre ad essere molto riduttiva anche per certi versi scorretta. Ciononostante, la sua semplicit permette la formulazione di teorie generali molto rigorose, in grado di spiegare molti fenomeni economici. Purtroppo per la figura dellhomo oeconomicus oltre a tralasciare molti aspetti propri del carattere e del comportamento umano, non considera alcune manifestazioni essenziali della realt economica, come per esempio il fatto che non possibile operare delle scelte in un regime di razionalit assoluta. Oggigiorno limmagine dellhomo oeconomicus stata soppiantata da una visione pi ampia e realistica delluomo. 1.4.1 I GRUPPI SOCIALI, LE NORME E I RUOLI Come si pu dedurre da quanto detto prima a proposito degli istituti; le persone, al fine di perseguire i propri fini, interagiscono tra loro dando vita a societ umane. Allinterno della societ, il comportamento del singolo viene influenzato e a sua volta influeza la societ stessa; di conseguenza, lazione del singolo pu condurre a benefici o a danni sia personali che collettivi.

Il fine dellimpresa non la produzione economica (attivit economica), bens la rimunerazione del lavoro e del capitale di rischio quindi, la produzione di redditi. La produzione economica, rappresenta il mezzo tramite il quale limpresa ottiene una rimunerazione. E il mezzo cui si affida per raggiungere il proprio fine. Lattivit economica di produzione, si attua mediante limpego di condizioni di produzione (fattori produttivi quali sono le risorse naturali, il lavoro, il capitale...). Tra tutte le condizioni di produzione, due sono quelle primarie: il lavoro e il capitale di risparmio.
CAPITALE DI RISPARMIO: prende il nome di capitale di risparmio, linsieme degli utili conseguiti dalla societ, non prelevati dallimprenditore o distribuiti

Gi da questa premessa si capisce come lattivit economica, non possa essere analizzata unicamente come attivit del singolo. Essa deve essere analizzata come attivit del singolo che si relaziona con altri individui. Allinterno dei gruppi sociali (le societ umane elementari), sussiste una fitta rete di rapporti che interessa tutti i membri del gruppo. Ogni individuo ha infatti intense e stabili relazioni con gli altri suoi compagni; relazioni mantenute grazie a risorse limitate (proprio a causa di questa limitata disponibilit, i gruppi sociali sono generalmente ristretti). Ogni membro del gruppo quindi il centro di un sistema di attese di comportamento di altri soggetti. Questo sistema di attese, delinea il ruolo che ogni individuo ricopre allinterno della societ cui appartiene. 1.5 LECONOMIA AZIENDALE

ECONOMIE SPECIALIZZAZIONE

DI

DISECONOMIE SPECIALIZZAZIONE

DI

Rapidit ed efficienza: grazie alla specializzazione si ha una sensibile riduzione dei tempi, degli sforzi e dei costi per lo svolgimento dellattivit economica. Qualit: la specializzazione conduce anche ad una qualit pi elevata degli output realizzati (questo aumento di qualit pu per condurre ad un incremento dei costi)

Elevati costi di coordinamento: quanto maggiore il livello di specializzazione, tanto maggiori saranno i costi da sostenere per coordinare lattivit dei lavoratori. Rigidit degli investimenti: persone e impianti fortemente specializzati sono tipicamente rigidi.

Leconomia aziendale una disciplina nata con lo scopo di studiare lordine economico degli istituti ossia lazienda. E necessario ora fare attenzione poich azienda ed impresa non sono sinonimi!
AZIENDA E IMPRESA: l'azienda un complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio di un'attivit economica, mentre l'impresa un'attivit economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Quindi limpresa descrive laspttogridico dellistituto, mentre il lazienda ne rapprensenta lordine economico.

Leconomia aziendale quindi lo studio dellordine economico degli istituti. Ogni istituto ha un proprio ordine economico peculiare. Nelle famiglie principalmente il consumo, negli istituti pubblici sono la produzione ed il consumo di beni pubblici, nelle imprese la produzione. 2. GLI ISTITUTI, ECONOMICA LE AZIENDE E LA SPECIALIZZAZIONE

Demotivazione: la specializzazione porta ad attribuire alle persone compiti molto isolati, semplici e ripetitivi che non consentono il soddisfacimento dei bisogni di socialit, stima e realizzazione.

Le persone tendono a far parte di gruppi e societ umane essenzialmente per due motivi:

La vita delle persone allinterno delle societ umane, definita da regole e strutture comportamentali relativamente stabili definite istituzioni. Le societ umane che assumo caratteri di istituzioni vengono definite istituti.
ISTITUZIONE: listituzione una forma di aggregazione sociale, struttura sociale, che governa il comportamento di pi individui, ed caratterizzata da modelli di comportamento che, grazie al processo di ripetizione, tipizzazione ed oggettivazione, si sono cristallizzati in ruoli all'interno della societ.

Si possono perseguire obiettivi non realizzabili con le sole risorse individuali. Si possono soddisfare i bisogni di socialit tramite intense e positive relazioni interpersonali.

Gli istituti sono quindi caratterizzati da regole e modelli comportamentali; sono duraturi poich si innovano nel corso del tempo; sono unitari in quanto presentano unit dintenti; sono autonomi (la loro per unautonomia relativa poich in parte dipendono da altri istituti cui sono connessi sulla base di un qualche legame).

2.1

LAZIENDA

Secondo una definizione diffusa, lazienda lordine strettamente economico dellistituto; ossia quellinsieme di regole e accadimenti economici che presiedono al funzionamento di questultimo. Sulla base di questa semplice definizione, possibile affermare che:

delle azioni e dei fenomeni che si manifestano allinterno dellazienda o dellambiente in cui opera. Le combinazioni economiche si suddividono in 3 categorie:

Lazienda non esiste come fenomenologia a s stante, ma piuttosto un concetto astratto, una chiave di lettura in senso economico degli istituti. Dato che lazienda rappresenta lordine economico dellistituto, essa avr anche le medesime caratteristiche di questultimo (vale a dire: lattitudine a perdurare, lautonomia relativa, lunitarier sistematica e dinamica...) Lazienda introduce nellistituto i valori/principi delleconomicit e dellefficienza grazie ai quali listituto riuscir meglio nel compito di perseguire i propri obiettivi. LA SPECIALIZZAZIONE ECONOMICA

2.2

Lattivit economica di produzione e consumo svolta da persone e da istituti pi o meno specializzati. La specializzazione economica si manifesta, con caratteri differenti, a tre livelli: 3.1

Coordinazioni economiche parziali (o funzioni): sono un insieme di processi caratterizzati da una funzione e da un insieme di competenze specialistiche applicate allo svolgimento della stessa. Combinazioni economiche parziali (o A.S.A. aree strategiche daffari): una combinazione economica parziale definita da una certa gamma di prodotti destinata ad un certo mercato (una combinazione prodotto-mercato) Negoziazioni: le negoziazioni figurano tra le attivit esterne di maggiore importanza; esse servono per acquistare le condizioni di produzione e per cedere i prodotti e le condizioni di produzione. E importante ricordare che le negoziazioni, in realt, non si svolgono mai in condizioni di razionalit assoluta in mercati perfetti. Per una visione realistica delle negoziazioni necessario tenere in considerazione alcuni concetti: costi di transazione; asimmetria informativa; forza contrattuale e investimenti specifici. LE COORDINAZIONI ECONOMICHE PARZIALI

Specializzazione delle macroclassi di istituti: differenziazione tra le varie tipologie di istituti (famiglie, imprese...) Specializzazione tra istituti appartenenti alla stessa macroclasse: ad un livello intermedio possibile osservare una differenziazione tra istituti appartenenti alla stessa categoria. Specializzazione allinterno del singolo istituto: la specializzazione ha luogo allinterno delle singole aziende, dove le varie unit organizzative e le persone svolgono compiti particolari ricorrendo a risorse e a competenze specifiche. DEGLI ACCADIMENTI E LE COMBINAZIONI

Come si detto, le coordinazioni economiche parziali sono funzioni. Un classico esempio di coordinazione economica parziale la funzione ricerca e sviluppo. Tale funzione, linsieme di tutti quei processi che hanno come scopo lo sviluppo di innovazioni tecnologiche o produttive (ma non solo) di vario genere; essa si svolge grazie a competenze specialistiche che in questo caso potrebbero essere di progettazione, di calcolo, di prova... Le coordinazioni economiche parziali si suddividono a loro volta in 4 categorie:

3. IL SISTEMA ECONOMICHE

Linsieme delle operazioni economiche svolte dalle persone allinterno di un istituto detto combinazioni economiche generali. Le combinazioni economiche sono parte del sistema degli accadimenti, ossia linsieme

Configurazione dellassetto istituzionale: le operazioni di configurazione dellassetto istituzionale sono estremamente importanti, esse infatti determinano il modo in cui limpresa nasce, si trasforma e si svolge. Tutte le altre classi di operazioni saranno fortemente influenzate dalle decisioni che verranno prese in sede di configurazione dellassetto dellistituto.

Gestione: racchiude tutte le operazioni attraverso le quali limpresa persegue i propri obiettivi ed attua la produzione economica. Organizzazione: le attivit di organizzazione delineano quella che la struttura organizzativa dellimpresa, assegnando a coloro che vi operano mansioni e responsabilit. Rilevazione: lattivit di rilevazione consiste nella raccolta, nellelaborazione e nella diffuzione dei dati e delle informazioni (da essi ricavate) necessari per gestire limpresa e per elaborare e rappresentare le quantit economiche che scaturiscono dallattivit dellazienda.

interessi passivi, il cui ammontare sar proporzionato alla durata del prestito ottenuto, al suo ammontare e al rischio corso da chi lo ha conferito. La gestione finanziaria, definita una gestione passiva; essa infatti comporta il pagamento di interessi passivi sul capitale di terzi e rimunerazioni del capitale proprio. La gestione tributaria: si occupa della liquidazione e del pagamento della vasta gamma di tributi che limpresa deve allo stato (e ad altri enti pubblici) a fronte dei beni pubblici ricevuti. La gestione assicurativa: ogni istituto soggetto ad un rischio economico generale; infatti, come possono essere realizzati utili che ne sostengono la vita duratura, possono anche essere prodotte delle perdite che la minacciano. Purtroppo per oltre a questo rischio di ordine prettamente economico, ogni istituto soggetto anche a rischi particolari (o specifici) dai quali per pu tutelarsi mediante una copertura assicurativa. Questi rischi sono eventi sfavorevoli particolari (furti; incendi; infortuni sul lavoro...) negoziabili a fronte del pagamento di premi assicurativi. Le negoziazioni che si originano allinterno di questarea della gestione, sono defnite negoziazioni di rischi specifici o pi comunemente contratti di assicurazione. Lo scopo di queste negoziazioni quello di risarcire i danni, derivanti da possibili eventi negativi, che possono verificarsi nell'ambito delle gestioni caratteristica, patrimoniale e in casi particolari tributaria. La gestione assicurativa una gestione tipicamente passiva, poich comporta il costo dei premi assicurativi. La gestione patrimoniale: la gestione patrimoniale, si configura come coordinazione economica parziale finalizzata alla produzione di un reddito addizionale a quello della gestione caratteristica, mediante limpiego di risorse monetarie eccedenti il fabbisogno di questultima. La gestione patrimoniale investe tali risorse e nel farlo origina delle negoziazioni. NEGOZIAZIONI CAPITALE DI DI NEGOZIAZIONI CAPITALE DI DI NEGOZIAZIONI DI

3.1.1 LE AREE DELLA GESTIONE La gestione caratteristica: allinterno di questarea della gestione, si originano la maggior parte dei costi e dei ricavi dellimpresa e per differenza un risultato reddituale (una perdita o un utile), il reddito operativo della gestione caratteristica. Infatti, allinterno di questarea della gestione sono raggruppate tutte le operazioni che identificano la funzione economico-tecnica tipica di ciascuna impresa. La gestione caratteristica quindi, quella che ci indica lattivit tipica dellimpresa. La gestione finanziaria: normalmente gli incassi dovuti alle vendite, hanno la loro manifestazione finanziaria in un momento successivo a quello in cui invece ce lhanno gli acquisti; questo origina un fabbisogno finanziario che limpresa deve in qualche modo coprire. La gestione finanziaria, quella parte dellattivit dimpresa che si occupa di coprire il fabbisogno finanziario; vale a dire il fabbisogno di mezzi monetari necessario per lavviamento dellimpresa ed il suo sviluppo. Il fabbisogno finanziario pu essere coperto in due modi; possibile ricorrere al capitale di prestito o al capitale proprio. CAPITALE PROPRIO Il capitale proprio lammontare dei conferimenti apportati dai soci allimpresa. I soci, conferiscono all'impresa mezzi monetari aspettandosi una rimunerazione correlata ai risultati d'esercizio e quindi incerta. CAPITALE DI PRESTITO L'impresa si appoggia ad istituti di credito, famiglie o ad altre imprese per ottenere un capitale che si impegna a rimborsare entro una certa scadenza. Oltre al capitale di prestito originario, l'impresa dovr pagare un prezzo sotto forma di

PRESTITO Se si investire stato o in emesse imprese. decide di in titoli di obbligazioni da altre

RISCHIO Se si decide si acquistare azioni di imprese quotate in borsa, puntando sulla distribuzione dei dividendi e sui guadagni in conto capitale (capital gain) ovvero sulla vendita di titoli azionari nel momento in cui essi raggiungono un prezzo maggiore rispetto a quello pagato al momento del loro acquisto.

BENI PRIVATI Si originano quando linvestimento effettuato consiste nellacquisto di beni da reddito o da rivalutazione (quali sono per esempio: immobili; preziosi; opere darte...). Assicurativa Tributaria Un risultato reddituale positivo si ottiene quando la somma del reddito operativo della gestione caratteristica e della gestione patrimoniale, maggiore degli oneri passivi che derivano dalle altre tre gestioni. Si realizza quindi un utile sufficiente alla rimunerazione del capitale di rischio.
CAPITALE DI RISCHIO: termine solitamente utilizzato per riferirsi al capitale azionario, ovvero il capitale conferito dagli azionisti di unimpresa. Il capitale di rischio viene remunerato tramite i dividendi, quote di utile distribuite ai soci e algi azionisti alla fine dellesercizio.

Patrimoniale

Lanalisi dal punto di vista monetario invece, comporta una maggiore attenzione ai flussi di entrate e di uscite (riscossioni e pagamenti suscitati dalle varie classi di negoziazioni). Questo tipo di analisi utile per capire se limpresa solvibile, ossia in grado di far fronte alle uscite con le proprie entrate. Il profilo reddituale prende in esame costi e ricavi, quello monetario entrate e uscite: Pur essendo strettamente correlati questi due profili non coincidono. Come si gi detto infatti, ricavi ed entrate, come costi ed uscite non si manifestano obbligatoriamente nello stesso momento. Costi e ricavi rientrano nellaspetto economico della gestione.
ASPETTO ECONOMICO DELLA GESTIONE: questo aspetto della gestione si occupa di individuare costi e ricavi di competenza dellesercizio a cui il bilancio si riferisce. Costi e ricavi non rappresentano le effettive entrate ed uscite monetarie.

Nonostante lobiettivo della gestione patrimoniale sia quello di produrre dei redditi addizionali, la presenza del rischio economico non da escludere e proprio per questo motivo potrebbero originarsi dei risultati negativi. 3.1.1.1 PROFILO REDDITUALE E MONETARIO DELLE GESTIONI

Le 5 aree della gestione possono essere analizzate secondo 2 profili, il profilo reddituale e quello monetario. Prendere in esame le varie aree della gestione dal punto di vista reddituale significa indagare il formarsi di costi e ricavi. Pi precisamente, significa indagare il contributo di ogni area della gestione alla formazione del risultato reddituale. Nellottica di questo profilo si riassume quanto gi stato detto: GESTIONI PASSIVE Finanziaria TIPICAMENTE GESTIONI POSITIVE Caratteristica TIPICAMENTE

Entrate ed uscite monetarie rientrano nellaspetto finanziario.


ASPETTO FINANZIARIO: laspetto che si occupa di individuare quelle che sono le effettive entrate monetarie relative alle attivit aziendali e le uscite monetarie necessarie allazienda per vivere, operare e raggiungere i propri scopi.

Esempio: - Acquisto un macchinario a 3000 euro.

<-- COSTO

- Pago dopo tre mesi. <-- USCITA L'aspetto monetario pu essere anticipato o differito nel tempo. Al costo corrisponde un'uscita. Il costo viene registrato al momento dell'acquisto anche se il luscita monetaria pu avvenire in modo posticipato o anticipato. Stessa cosa dicasi per ricavi ed entrate. 3.1.2 LORGANIZZAZIONE
(vedi: 9. Le scelte di organizzazione)

Lassetto organizzativo dellimpresa linsieme delle variabili che configurano lorganismo personale e definiscono, indirizzano e coordinano i comportamenti delle persone che lo compongono. Quando si progetta lassetto organizzativo, si decide quante persone e con quali caratteristiche sono necessarie per svolgere le combinazioni economiche dellimpresa, quali compiti deve svolgere ogni persona, con quali obiettivi, modalit e risorse, come e quanto la persona deve essere retribuita e quali percorsi professionali le persone possono o devono intraprendere in relazione al variare delle combinazioni economiche dellazienda. 3.1.3 LE OPERAZIONI DI RILEVAZIONE Come si gi detto, il compito della rilevazione lelaborazione di logiche e metodi per rappresentare le quantit economiche che scaturiscono dallattivit dellazienda. La ragioneria la disciplina che si occupa di tali rilevazioni e determinazioni quantitative. Le rilevazioni si distinguono in due categorie: Contabili quando si utilizza il conto Extra contabili quando si utilizzano altri supporti informativi quali tabelle, grafici... E possbile distinguere tra la realt oggetto delle rilevazioni, ossia le combinazioni economiche, lattivit di rilevazione con le connesse tecnologie e il risultato delle rilevazioni ossia il sistema informativo, linsieme dei dati e delle informazioni raccolte. Di particolare rilievo nelle rilevazioni il processo di rilevazione che utilizza il metodo della partita doppia.
PARTITA DOPPIA: la partita doppia, un metodo di scrittura contabile che consiste nel registrare le operazioni aziendali simultaneamente in due serie di conti. Il suo scopo quello di determinare il reddito di un dato periodo amministrativo e di controllare i movimenti monetari-finanziari della gestione.

La contabilit generale l'insieme delle rilevazioni tra loro coordinate e collegate che riguardano i valori finanziari ed economici generati dalle operazioni di gestione. Scopo della contabilit generale la determinazione del patrimonio di funzionamento e del risultato economico d'esercizio. Essa fornisce inoltre i dati per la compilazione del bilancio (documento che espone periodicamente i risultati conseguiti dall'impresa ai portatori di interesse) e per la redazione della dichiarazione fiscale dei redditi. La contabilit generale fonda le proprie rilevazioni su un sistema di conti quale strumento di raccolta dei valori. Tale sistema regolato dal metodo della partita doppia.
SISTEMA CONTABILE METODO CONTABILE: un sistema contabile consiste in un insieme coordinato di conti che raccoglie scritture tra loro collegate riguardanti un oggetto complesso. Un metodo contabile invece, linsieme delle norme relative alla forma, allordine, alle modalit con le quali vengono composte le scritture.

La contabilit generale registra operazioni che intercorrono tra azienda ed esterno; non mantiene alcuna traccia della fine che fanno, ad esempio materie prime, beni, servizi acquistati. Non sua competenza sapere a chi sono andati quei materiali, o beni o servizi, e come sono stati utilizzati. Qui entra in gioco la contabilit analitica la cui funzione primaria quella di dettagliare maggiormente quanto registrato dalla contabilit generale. La contabilit analitica ha lo scopo di analizzare la provenienza di alcuni dati e la formazione dei costi scomponendo il costo stesso nei suoi vari elementi. Rilevare costi e ricavi secondo destinazione e provenienza rappresenta la fondamentale differenza (ma pi giusto dire integrazione) con la contabilit generale, che rileva invece solo per natura. Oggi la tecnica di rilevazione analitica ampiamente consolidata e strettamente interconnessa con la contabilit generale, anche a livello di sistema informativo. Contabilit generale e analitica, concorrono alla formazione della contabilit direzionale. La contabilit direzionale un supporto alle scelte del management. Si avvale della contabilit analitica per una gran parte delle informazioni di cui necessita, ma anche del bilancio, delle statistiche, di tutti quei dati (contabili ed extracontabili) e quegli strumenti da cui trarre informazioni allo scopo di intervenire a livello decisionale. Un ruolo importante rivestito anche dai sistemi di pianificazione e di programmazione e controllo; questi sistemi hanno la funzione di

La partita doppia quindi un metodo di scrittura contabile; la contabilit per pu essere di due specie, contabilit generale o contabilit analitica.

autoregolare lattivit dellimpresa in quanto sono volti allassegnazione degli obiettivi e delle risorse e alla valutazione dei risultati a posteriori. Fondamentale il loro rapporto con i sistemi informativi che forniscono gli elementi conoscitivi indispensabili per la loro applicazione. Questi tre sistemi, influenzano direttamente i comportamenti delle persone, per questo motivo sono definiti anche variabili organizzative o sistemi operativi. Essi concorrono con la struttura alla formazione dellassetto organizzativo. Limportanza dei sistemi di pianificazione e di programmazione e controllo fondamentale in quanto costituiscono il modello di comportamento gestionale. Il sistema di pianificazione strategica permette di individuare gli obiettivi, le politiche, gli assetti delle combinazioni economiche, il contesto in cui si vuole operare e il modo in cui mira a farlo. I processi di programmazione e controllo assegnano alle unit organizzative (struttura) gli obiettivi da realizzare entro un determinato arco di tempo e le relative risorse, correlando strettamente queste tre variabili. Tali sistemi si orientano allefficienza (rapporto obiettivi/risorse), al breve periodo, generalmente un anno, e di recente anche allefficacia (rapporto obiettivi/risultati). Per tali ragioni sono potenti strumenti di coordinamento e di valutazione dei risultati fornendo quindi dati per i sistemi di ricompensa. 3.2 LE COMBINAZIONI ECONOMICHE PARZIALI

Lo svolgersi delle combinazioni economiche avviene attraverso un insieme di operazioni interne ed esterne. Tra le operazioni di gestione esterna, ricoprono un ruolo di primaria importanza le negoziazioni; operazioni attraverso le quali limpresa acquisisce da terzi le condizioni di produzione e cede i propri prodotti o condizioni di produzione. Le grandi classi di negoziazioni svolte dallimpresa sono: Negoziazioni di beni privati. Negoziazioni di beni pubblici. Negoziazione di capitale di rischio. Negoziazioni di capitale di prestito. Negoziazioni di lavoro. Negoziazioni di rischi particolari.

Quando si svolge una negoziazione, i soggetti in essa coinvolti sostengono dei costi di transazione. Questi costi sono dovuti al fatto che le negoziazioni reali, non si svolgono mai in condizioni di perfetta trasparenza, conoscenza, lealt ed equilibrio di potere delle parti, ossia non si svolgono in condizioni di razionalit assoluta e di mercati perfetti. I costi di transazione sono quei costi, quantificabili o meno, che nascono quando nasce l'ipotesi di uno scambio. Essi indicano sia lo sforzo dei contraenti per arrivare ad un accordo, sia - una volta che l'accordo stato raggiunto - i costi che insorgono per fare rispettare quanto stato stabilito. Si hanno quindi costi ex-ante (detti di uso del mercato) ed expost (detti di controllo del mercato). 4. GLI ASSETTI ISTITUZIONALI

Le combinazioni economiche parziali vengono chiamate A.S.A. ossia aree strategiche daffari. Una combinazione economica parziale, viene definita da una combinazione prodotto-mercato, ossia da una gamma di prodotti destinata ad un certo mercato. Le imprese, specialmente quelle di grandi dimensioni, possono decidere di operare in pi aree daffari occupandosi perci di pi combinazioni prodotto-mercato. Imprese di questo tipo, che vantano pi combinazioni economiche parziali, sono dette imprese diversificate. Le combinazioni economiche parziali di unimpresa sono analizzabili singolarmente; ciononostante, sono avvinte da condizioni di complementariet e comunanza, ne consegue che possono essere analizzate compiuamente solo nel loro insieme. 3.3 LE NEGOZIAZIONI E I COTI DI TRANSAZIONE

Ogni istituto pu essere considerato come un insieme di sogetti che offrono contributi diversi e che per tale motivo si aspettano di ricevere ricompense o di trarre dei benefici. Queste persone sono i portatori di interessi. La molteplicit di soggetti, contributi ed interessi che convergono allinterno dellistituto, rischiano di minarne la durabilit. I contributi di tutti i soggetti, devono perci essere combinati ed organizzati, in modo che possano essere utilizzati per il perseguimento di un bene comune. Perch ci possa essere fatto necessario un governo unitario, poich listituto come si visto una struttura dinamica che si muove ed opera in un ambiente altrettanto dinamico. Per realizzare un governo distituto efficace occorre:

Definire il soggetto distituto. Esplicitare i fini istituzionali (finalit ed obiettivi) cui deve ispirarsi lazione del soggetto distituto. Definire la struttura di governo, ossia configurare organi e meccanismi di governo che consentano unefficace azione dei soggetti deputati a governare.

Molte delle attese dei soggetti coinvolti sono implicite e non dichiarate.

Il governo dellistituto deve essere unitario sotto due aspetti: I contributi apportati dai singoli devono essere combinati secondo un disegno unitario. Ogni portatore di interessi deve essere a conoscenza di tale disegno e conoscere il ruolo che occupa al suo interno. La responsabilit delle decisioni ultime deve essere attribuita ad un solo organo, secondo il principio dellunit di comando.

Le principali classi di soggetti che offrono contributi alle imprese e ne ottengono ricompense sono: prestatori di lavoro, conferenti di capitale di rischio, conferenti di capitale di prestito, aziende di assicurazione, collettivit locali, alleati istituzionali, concorrenti, clienti, stato, fornitori. (vedi tabella sistema di interessi che convergono nelle imprese) Come si evidenziato prima, lunitariet un fattore essenziale per una duratura vita economica dellistituto. Purtroppo per il fatto che il governo dellimpresa sia affidato ad un singolo organo non sufficiente; necessario che tra tutti i soggetti si instaurino delle relazioni di cooperazione che conducano ad unintegrazione dinamica dei contributi; essa oltre ad essere una condizione per la durabilit dellimpresa anche una condizione di economicit. In sintesi, necessario un buon livello di coordinazione. Infatti la mancanza di coordinazione, comporta alti costi di coordinamento, che vanno ad incidere negativamente sul volume complessivo delle risorse distribuibili dall'istituto. In unimpresa ideale dove fra tutti i soggetti si instaurano relazioni trasparenti, di fiducia e cooperazione si avrebbero, oltre a indiscutibili vantaggi sul piano etico, notevoli vantaggi dintegrazione come: minori costi di transazione e di coordinamento, maggior valore degli input, maggiore soddisfacimento dei bisogni di socialit, estesi ed efficienti processi di apprendimento collettivo e solide basi per lo sviluppo futuro. Se realizzata, l'integrazione dei contributi comporta quindi notevoli vantaggi. Purtroppo per, la realizzazione di un buon coordinamento incontra non pochi ostacoli: I vari soggetti sono in competizione tra loro per ottenere le rimunerazioni, poich le risorse sono limitate. I vari soggetti hanno diverse propensioni al rischio. Molti dei risultati ottenuti sono frutto di un lavoro congiunto, per questo motivo pu risultare difficile decidere a chi attribuire i risultati residuali. Ladesione dei soggetti al disegno complessivo subordinata alle condizioni di razionalit limitata e di incertezza circa il futuro.

Lassetto istituzionale appare quindi come lelemento sovraordinato dellintera struttura aziendale. Pi precisamente la configurazione dei poratatori di interessi, dei contributi da loro apportati, delle ricompense e dei benefici che ottengono, del soggetto distituto, dei fini istituzionali e delle strutture di governo che combinano in un equilibrio dinamico e duraturo, le relazioni tra i portatori di interessi, i contributi e le ricompense. Il punto di partenza, per lanalisi degli assetti istituzionali, consiste nellindividuare i portatori di interessi e i rapporti che ciascuna loro categoria instaura con listituto (i tipi di contratti che regolano i rapporti tra listituto e le varie categorie, i contributi e le ricompense). Seguendo questa procedura si rileva che: Attorno ad ogni istituto si concentra una vasta gamma di interessi di varia natura. I vari sistemi di interessi sono in parziale competizione tra loro. I contributi provenienti dai soggetti sono complementari, ciononostante pu capitare che si manifesti una parziale fungibilit e questo ha inevitabilmene delle ricadute sui soggetti stessi. Le condizioni di scambio non sono sempre simmetriche; in alcuni casi si ha una strutturale asimmetria tra ci che il soggetto d e ci che riceve. Le varie relazioni con i portatori di interessi, sono caratterizzate da rapporti di forza contrattuale differenti.

I soggetti che operano allinterno degli istituti sono molteplici, essi possono perci avere obiettivi differenti in merito alla combinazione ottimale di risorse, competenze e attivit.

dovere di governare definito soggetto d'istituto. Al soggetto d'istituto fanno capo due insiemi di diritti-doveri fondamentali: Diritto-dovere di governare. Diritto-dovere di godere dei risultati residuali (siano essi positivi o negativi).

Per poter ovviare a tutte queste difficolt si ricorre a quelle che vengono definite leve per lintegrazione: Assegnazione ad un gruppo di soggetti il diritto-dovere di percepire i risultati residuali, siano essi positivi o negativi. Messa in atto di meccanismi di integrazione con soggetti esterni(contratti, sistemi di comunicazione verso lesterno, sistemi di controllo, stipulazione di alleanze). Progettazione attenta dellassetto organizzativo (si definiscono i fini, le strategie, le politiche, i compiti di ciascuno, il sistema retributivo, efficaci meccanismi di socializzazione, meccanismi di rappresentanza che consentano ai prestatori di lavoro di partecipare/controllare le scelte di governo dellistituto). Assegnazione del diritto-dovere di governare listituto ad un inseme di soggetti che lo eserciteranno direttamente o mediante loro delegati. Si formano cos gli organi massimi di governo. Messa in atto di meccanismi di integrazione con soggetti esterni(contratti, sistemi di comunicazione verso lesterno, sistemi di controllo, stipulazione di alleanze). SOGGETTO DISTITUTO E SOGGETTO ECONOMICO

Tali diritti-doveri sono denominati diritti di propriet. Il soggetto distituto dunque, il soggetto che non solo decide ma che si assume anche il rischio generale connesso allattivit dellistituto. Il soggetto distituto deve essere scelto in modo tale da massimizzare la probabilit che listituto perduri nel tempo in condizioni di autonomia. 4.1.1 I FINI ISTITUZIONALI E LE CLASSI DI INTERESSI I fini istituzionali coincidono con le attese primarie delle persone che compongono il soggetto distituto. Tali fini vengono anche detti interessi istituzionali. Coloro che formano il soggetto d'istituto sono portatori di interessi istituzionali; coloro che non ne fanno parte, sono portatori di interessi non istituzionali. In tutti gli istituti convergono interessi istituzionali sia economici sia non economici. Il soggetto distituto nella sua considerazione prettamente economica, detto soggetto economico. Il soggetto economico pu essere definito come linsieme delle persone fisiche nellinteresse delle quali listituto posto in essere e governato e alle quali spettano attese e prerogative che riflettono i fini istituzionali economici (ossia gli interessi economici distituto).

4.1

In linea di principio, tutti i portatori di interessi dovrebbero avere la possibilit di partecipare direttamente al governo dell'istituto; purtroppo per questo non possibile a causa di molteplici difficolt: Elevati costi di governo e complessit organizzativa. Qualit e tempi delle decisioni inadeguati alla vita dellistituto. Mancato riconoscimento della maggiore criticit di alcuni contributi.

Sulla base della criticit dei contributi si classificano i soggetti; i pi importanti sono coloro che partecipano direttamente al governo dell'istituto, gli altri vi partecipano attraverso meccanismi indiretti di rappresentanza/controllo. L'insieme di soggetti cui spetta il diritto-

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I due soggetti coincidono quando tutti i membri dellistituto portano sia interessi economici sia interessi non economici istituzionali; di regola ci accade per gli istituti famiglia, Stato e impresa.
ATTENZIONE: le persone che formano il soggetto economico, devono avere interessi che convivono con quelli dell'istituto. Quando nelle decisioni prevalgono gli interessi dei singoli si parla di soggetto economico improprio. Una situazione di questo tipo pu protrarsi al massimo nel breve periodo, poich rappresenta un pericolo per la durabilit dell'istituto.

5.

Lassemblea dei membri del soggetto economico: organo supremo di indirizzo generale e di nomina sia dei membri dellorgano decisionale di governo economico, sia dellorgano di controllo. Lorgano decisionale di governo economico: composto da una o poche persone con specifiche competenze tecniche e manageriali, che configura e indirizza lattivit della struttura organizzativa. L'organo di controllo: verifica loperato dellorgano decisionale. LECONOMICITA

Il soggetto economico, esercita le prerogative di governo economico che consisono nel diritto-dovere di: Fissare le strategie, gli obiettivi e le politiche dellistituto. Scegliere i soggetti che contribuiranno alla vita economica dellistituto (e stipulare con questi patti e contratti). Progettare e mettere in atto le strutture di governo e controllo. Sorvegliare il funzionamento dellistituto.

Come si detto, le aziende operano instaurando legami e rapporti necessari sia con i consumatori sia con altre aziende. Questo fa si che attorno ad ogni azienda converga un sistema di attese che deve essere mantenuto in equilirbio dinamico. Leconomicit (o equilibrio economico distituto) una delle condizioni essenziali per il perseguimento ed il mantenimento dellequilibrio istituzionale. 5.1 EQUILIBRIO ECONOMICO ED EQUILIBRIO ISTITUZIONALE

Il governo economico deve rifarsi ad alcuni principi generali:

Economicit (o vita duratura economica) ossia la capacit dellistituto di svolgersi in autonomia economica. Contemperamento degli interessi, ossia ladozione di strutture e processi e soprattutto atteggiamenti e comportamenti, ispirati alla logica della partecipazione e del confronto.

Quando il soggetto di istituto ed il soggetto economico sono formati da molte persone, si rende necessario configurare strutture e meccanismi che rappresentino adeguatamente gli interessi di tutti coloro che ne fanno parte, e che diano luogo a processi decisionali efficienti; infatti, come si gi detto, non tutti i portatori di interessi possono partecipare al governo dellistituto. Nellipotesi che il soggetto economico coincida con una sola categoria di portatori di interessi si avr una struttura di governo economico basata essenzialmente su 3 organi:

Si ha equilibrio economico (ossia economicit) quando listituto, nel suo insieme, in gradio di attrarre risorse sufficienti a remunerare tutte le condizioni di produzione e di consumo utilizzate per svolgere le proprie combinazioni economiche (ovvero: listituto in grado di operare senza accumulare perdite). Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri dellistituto ricevono ricompense eque rispetto ai contributi forniti e condividono i valori gli obiettivi e le logiche organizzative che ispirano la vita dellistituto le sue strutture e modalit di governo. Quando si ha equilibrio istituzionale gli attuali e potenziali membri del soggetto distituto sono motivati ad entrare a far parte dellistituto e a permanere in esso. Si comprende quindi come lingresso e la permanenza di nuovi soggetti allinterno dellistituto siano legate allequilibrio istituzionale. Per certi versi, i vari istituti sono in concorrenza nellattrarre le persone. Esse infatti, sono relativamente libere di scegliere linsieme di istituti attraverso i quali realizzare il proprio equilibrio complessivo di contributi e ricompense.

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INCLUSIONE PARZIALE: fenomeno per il quale una persona persegue una pluralit di fini e partecipa contemporaneamente alla vita di pi istituti.

Lequilibrio istituzionale deve essere di lungo periodo ed caratterizzato da:

Durabilit: lazienda, ordine economico dellistituto, deve svolgersi secondo condizioni di vita e di funzionamento tali che le permettano di perdurare nel tempo in un ambiente mutevole; le persone che fanno parte dellistituto infatti, si attendono che questultimo abbia una vita duratura affinch essi possano vedere soddisfatte le loro attese anche nel lungo periodo. Col trascorrere del tempo gli istituti accumulano un patrimonio di relazioni e competenze; tale patrimonio, pur essendo relativamente indipendente dalle persone, ha un valore per i membri attuali dellistituto, per i suoi membri futuri e per la collettivit in generale. Autonomia: lautonomia si manifesta sia sul piano organizzativo/decisionale, sia sul piano finanziario. Lazienda infatti, deve essere libera di scegliere i propri fini e le proprie modalit di governo (nel rispetto delle leggi vigenti). Allo stesso modo deve essere autonoma economicamente, questo significa che non deve ricorre sistematicamente a interventi di sostegno o di copertura delle perdite da parte di altri istituti; infatti, le coperture di perdite e gli interventi di sostegno realizzati anche per via indiretta, (esenzione fiscale, manovre di debito pubblico) sono tutte soluzioni precarie.

leggera perdita; alcuni dei soggetti distituto rinunciano ad una parte dei loro compensi e la gestione finanziaria pu temporaneamente garantire la solvibilit dellistituto. Nel caso in cui, tuttavia, le perdite siano troppo rilevanti per importo o si protraggano per periodi molto lunghi, lequlibrio istituzionale viene compromesso. Possono crearsi, di conseguenza, tre situazioni:

Listituto cessa di vivere. Listituito in disequilibrio economico viene acquisito da un altro istituto. Listituto resta, formalmente in vita, ma uno o pi soggetti ripianano le perdite, dunque la propriet dellistituto passa a tali soggetti.

Dopo aver introdotto i concetti di economicit, equilibrio istituzionale, durabilit e autonomia, facile notare come siano tutti interconnessi tra loro.

Equilibrio economico ed equilibrio istituzionale sono interconnessi ma non sincroni. Se si ha equilibrio istituzionale si ha economicit poich i soggetti, permanendo allinterno dellistituto, continueranno ad apportare le risorse necessarie alla remunerazione delle condizioni di produzione. Se si ha economicit si ha equilibrio istituzionale; lequilibrio economico, garantisce la presenza di risorse sufficienti alla remunerazione delle condizioni di produzione. Unequa remunerazione elemento fondamentale per lequilibrio dellintero istituto. Dato che equilibrio economico ed equilibrio istituzionale non sono sincroni, si pu manifestare equilibrio istituzionale anche in situazioni di

1) Avendo equilibrio economico ho equilibrio istituzionale, poich il primo garantisce le risorse necessarie per finanziare i contributi e le condizioni di produzione. Come si gi detto, unequa retribuzione dei membri che formano il soggetto economico condizione necessaria per lequilibrio dellistituto.

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2) Se listituto in possesso di tutte le risorse necessarie, allora in grado di mantenere unautonomia finanziaria relativa. Un eccessivo indebitamento infatti, comprometterebbe lautonomia dellintero istituto. 3) Lautonomia sintomo di durailit. 4) Se listituto pu vantare un buon equilibrio economico, allora sar duraturo. Questo perch in possesso di risorse sufficienti per rimunerare le condizioni di produzione. Se si dispone delle condizioni di produzione per svolgere le combinazioni economiche si duraturi. 5.2 ECONOMICITA, FINI E CONDIZIONI

eventuali dilazioni di pagamento lequilibrio reddituale pu non essere sempre presente. Delloggetto di riferimento; ci si pu infatti riferire alla singola azienda, ad unASA in particolare o ad un gruppo di imprese. Rispetto ad unASA: grazie alla contabilit analtica, possibile sapere se lASA presa in esame gode o meno di equilibrio reddituale. Rispetto ad un grupo di imprese: in questo caso, se limpresa si trova allinterno di un gruppo, la valutazione dellequilibrio reddituale andr affettuata a livello sovra-aziendale. Lanalisi viene effettuata a livello sovra-aziendale poich alcune imprese potrebbero avere un equilibrio reddituale negativo compensato per, da quello positivo di altre imprese presenti nel gruppo.

Leconomicit la capacit dell'azienda di perdurare nel tempo in una situazione di equilibrio economico che le consente di provvedere, con propria forza, ad unadeguata remunerazione dei fattori impiegati nella produzione. Il principio di economicit si declina secondo 2 forme complementari:

5.2.2 EFFICIENZA E FLESSIBILITA Lazienda autosufficnete dal punto di vista reddituale, pu non rispettare pienamente il principio di economicit se le sue operazioni ed i suoi processi si svogono con gravi inefficienze. Una seconda condizione che deve quindi essere rispettata simultaneamente allequilibrio reddituale perch vi sia economicit, il mantenimento di un livello accettabile di efficienza, espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi. In generale, per efficienza sintende la relazione che intercorre tra risultati conseguiti e mezzi impiegati (ossia tra output realizzati e input impiegati per la loro realizzazione) e viene riferito a sfere operative diverse, dalla combinazione aziendale nel suo insieme, ai processi di produzione, commerciali ed amministrativi. Una particolare espressione dellefficienza sono i rendimenti fisico-tecnici; rapporti che esprimono i risultati non monetari dello svolgimento di operazioni, processi e combinazioni (es. relazioni tra volumi/qualit ottenute e volumi/qualit delle condizioni di produzione impiegate in determinati processi e combinazioni in un dato periodo di tempo: pezzi prodotti per ora operaio, pezzi prodotti per ora macchina, durata di svolgimento delle procedure, numero di operazioni svolte in un dato periodo di tempo, ecc...).

perseguimento di fini economici istituzionali; nel caso delle imprese: rimunerazioni monetarie e di altra specie per i prestatori di lavoro e per i conferenti di capitale di rischio. rispetto simultaneo di un insieme di condizioni di svolgimento dellattivit economica; nel caso delle imprese: equilibrio reddituale efficienza e flessibilit congruit delle remunerazioni equilibrio monetario

5.2.1 LEQUILIBRIO REDDITUALE Lequilibrio reddituale (equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito) esprime lattitudine della gestione di rimunerare con i componenti positivi di reddito, alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi; compresi il capitale di prestito ed il capitale di rischio. Lequilibrio reddituale deve essere valutato in funzione:

Del tempo: si parler quindi di equilibrio redditule di breve o di lunngo periodo; importate considerare il fatto che, a causa di

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Lefficienza viene perseguita anche mediate la ricerca dellinnovazione dei processi, strada attraverso la quale le imprese possono restare sul mercato in una posizione di relativa stabilit. Lazienda in economicit quella che ricerca anche flessibilit, ossia la predisposizione di strutture e di combinazioni produttive efficienti in grado di adeguarsi prontamente allambiente. Nel lungo periodo, la mancanza di flessibilit comporta una perdita di competitivit e quindi di economicit. 5.2.3 LA CONGRUITA DELLE REMUNERAZIONI Una terza condizione da perseguire, simultaneamente ad equilibrio reddituale ed efficienza, perch vi sia economicit la congruit dei prezzi-costi sostenuti e dei prezzi-ricavi conseguiti e in particolare, congruit delle rimunerazioni del capitale-risparmio e del lavoro. Il giudizio di adeguatezza o di congruit delle remunerazioni comporta un esame delle condizioni di ambiente che caratterizzano i diversi mercati in cui le imprese operano. Nelle aziende in cui tale congruit non viene rispettata, leconomicit viene perseguita a scapito di altre aziende familiari o di produzione.
Un classico esempio queo del lavoro nero, al quale un soggetto che non ha ricevuto unadeguata retribuzione potrebbe essere spinto a ricorrerre. Il lavoro nero naturalmente danneggia le altre imprese.

limpresa a ricorrere al capitale di prestito per coprire le proprie uscite monetarie. La gestione finanziaria quindi, compensa i periodi in cui si determinano squilibri monetari con quelli in cui si manifestano eccedenze di cassa.
RICORDA: incassato. manifestazione economica sorge un costo o un ricavo. manifestazione finanziaria il costo viene coperto, il ricavo

E opportuno non abusare eccessivamente della gestione finanziaria operando una gestione oculata delle dilazioni di pagamento. Infatti, i costi che da essa derivano (interessi passivi...) potrebbero minare l'equilibrio reddituale dellazienda. 6. STRUTTURA DELLAZIENDA, SISTEMA COMPETITIVO 6.1 AMBIENTE ECONOMICO E

LAZIENDA COME SISTEMA DECISIONALE

5.2.4 LEQUILIBRIO MONETARIO Esiste un quarto vincolo di sistema (o quarta condizione) da rispettare simultaneamente alle prime tre affinch lattivit aziendale si svolga secondo economicit: il conseguimento dellequilibrio monetario. Lazienda deve operare secondo equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito (equilibrio reddituale), ma deve essere sempre contemporaneamente in grado di far fronte agli impegni di pagamento. Ci possibile grazie ad costante bilanciamento tra entrate ed uscite di mezzi monetari (equilibrio monetario). La diversa manifestazione temporale di costi e ricavi e dei relativi flussi monetari si traduce in fabbisogno finanziario. La gestione finanziaria fa da cuscinetto tra la dinamica reddituale e quella monetaria; entra in gioco quando la manifestazione economica e la manifestazione finanziaria di un ricavo non coincidono e costringono

Lazienda pu essere osservata come un sistema decisionale (quali decisioni vengono prese, da chi, quali tempi e sequenze, quali logiche e procedure). Infatti il governo strategico delle imprese osservabile come sistema di scelte; la qualit del governo strategico coincide con la qualit delle decisioni prese. Lesigenza di decidere dettata dal continuo dinamismo interno ed esterno allimpresa. Le decisioni in campo economico:

Sono soggette al vincolo di scarsit delle risorse (le decisioni sono quindi in concorrenza tra loro). Questo vincolo pu generare anche risultati positivi, inducendo alla ricerca di soluzioni innovative che consentano il raggiungimento di una maggiore efficienza nelle attivit di produzione (migliori risultati a parit di risorse disponibili; pari risultati con minori risorse). Impongono analisi di convenienza economica comparata. Sono adottate in condizioni di incertezza e pertanto comportano dei rischi. Maggiore linnovazione maggiori sono i rischi cui si va incontro. Si svolgono i condizioni di razionalit limitata.

Tutte le decisioni producono conseguenze pi o meno ampie e stabili sulle condizioni di futuro svolgimento dellimpresa. La politica delle scelte adottata da unimpresa pu condurre a due posizioni; posizione imitativa o innovativa.

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POLITICA INNOVATIVA Le scelte si svolgono in condizioni di forte incertezza e di conseguenza comportano rischi maggiori. Linovazione pu dunque condurre a grandi vantaggi ma allo stesso modo pu compromettere seriamente lintera struttura aziendale. Per adottare questa linea di condotta, ed effettuare scelte innovative, necessario disporre delle competenze e della solidit necessarie per sviluppare delle innovazioni e sopportare i rischi che da esse possono derivare.

POLITICA IMITATIVA Questa linea di condotta scelta da tutte quelle imprese che non dispongono delle competenze e della solidit necessarie per sviluppare delle innovazioni. La politica dellimitazione o del miglioramento incrementale comporta indubbiamente rischi minori rispetto ad una politica delle scelte che si basa prevalentemente sullinnovazione.

La struttura dellazienda frutto delle scelte operate allinterno della stessa. Ciononostante, la struttura di ogni azienda si compone di 5 macrovariabili, connesse tra loro e con lambiente circostante:

Le 5 macrovariabili che compongono la struttura aziendale, sono collegate tra loro da relzioni di interdipendenza e complementariet; possono essere inoltre influenzate dallambiente in cui opera lazienda o viceversa possono influenzarlo a loro volta. Ogni istituto ha come elemento basilare della propria struttura le combinazioni economiche (insieme complessivo delle operazioni economiche svolte dalle persone allinterno di un istituto) delle quali possono per variare tipologie e caratteristiche. LASSETTO ISTITUZIONALE: la configurazione dei portatori di interesse, dei contributi che essi forniscono allazienda, dei benefici che ottengono da essa, degli interessi istituzionali, del soggetto di istituto, delle strutture di governo che regolano i fattori precedentemente elencati allo scopo di ottenere un equilibrio dinamico di lungo periodo. Le scelte di assetto istituzionale riguardano, sostanzialmente:

6.2 LA STRUTTURA DELLAZIENDA COME FRUTTO DELLE SCELTE AZIENDALI Il sistema di governo strategico delle imprese articolato in grandi classi di scelte:

Scelte di configurazione del sistema prodotto (elementi accessori del prodotto; design; garanzie; modalit di pagamento...). Dimensionamento della capacit produttiva. Estensione interfunzionale ed estensione verticale (integrazione a monte e a valle, lazienda decide quali attivit svolgere al proprio interno e quali invece far svolgere ad altri). Estensione orizzontale (si tratta di decidere se attivare pi combinazioni economiche parziali oppure solo una). Scelte di gestione patrimoniale, finanziaria, tributaria. Formazione e sviluppo del patrimonio (costituzione, formazione e sviluppo nel corso del tempo). Scelte relative allassetto organizzativo e allorganismo personale. Assetto istituzionale (quali soggetti, contributi, ricompense...)

Lassetto proprietario. La forma giuridica. Linsieme degli organi di governo e di controllo da attivare. Le modalit di interazione tra limpresa e i suoi interlocutori critici. La partecipazione ad aggregati interaziendali.

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LA CONFIGURAZIONE DELLE COMBINAZIONI ECONOMICHE: le combinazioni economiche sono al centro della struttura aziendale; esse rappresentano quindi lelemento chiave in funzione del quale tutti gli altri vengono determinati. Le combinazioni economiche, rappresentano lassetto complessivo delle attivit svolte dallazienda attraverso i prestatori di lavoro e in generale, attraverso tutti i suoi membri. IL PATRIMONIO: formato da tutte le risorse di natura monetaria, materiale e immateriale utilizzate dallistituto per svolgere la propria attivit economica. Tali condizioni produttive devono essere oggetto di specifiche scelte strategiche affinch il patrimonio possa preservarsi nel corso del tempo e agevolare lo sviluppo futuro. Si tratta di decidere se e quali competenze distintive lazienda debba possedere e come esse debbano essere sviluppate, protette, diffuse e valorizzate. LORGANISMO PERSONALE: linsieme delle persone che prestano il loro lavoro nellistituto e che, con il loro lavoro, sono il necessario complemento delle risorse materiali ed immateriali che formano il patrimonio. Le scelte che portano a configurare lorganismo del personale, sono attuate in larga misura attraverso la progettazione dellassetto organizzativo. LASSETTO ORGANIZZATIVO: definisce la struttura interna e le modalit di svolgimento dei processi aziendali; risulta dalla configurazione di tre variabili congiunte: La struttura organizzativa. La distribuzione del potere. I sistemi operativi.

LOSF di unimpresa pu definirsi in prima approssimazione come la sua identit profonda; la parte nascosta e invisibile del suo disegno strategico, che sta al di sotto delle scelte concrete le quali si esplicitano nel profilo strategico visibile. LOSF fatto di idee-guida, valori, convincimenti e atteggiamenti di fondo, i quali per loro natura non possono rendersi visibili direttamente, ma solo attraverso le scelte e i comportamenti concreti che essi animano. LOSF un insieme di idee radicate negli attorichiave dellimpresa e, nelle aziende a cultura forte e coesiva, anche nel personale e nella struttura e nei meccanismi operativi. Queste idee possono avere radici cos profonde nella cultura di determinati soggetti e dellimpresa da essere operanti per cos dire a livello inconscio. Il che accresce limpressione di trovarsi di fronte ad una variabile sfuggente, anche se per questo non meno reale.

Definiscono in quali aree competitive intende operare lazienda, in che modo intende affrontare la concorrenza, quali decisioni strategiche prender, come intende gestire gli attori istituzionali. Gli indirzzi strategici sono frutto dellorientamento strategico di fondo.

A complemento di quanto detto, si aggiunge che allunit dellistituto concorrono anche la coerenza e lunitariet delle combinazioni economiche; tale unitariet si manifesta in 6 caratteri:

6.3 LUNITARIETA DEGLI ISTITUTI E DEL LORO GOVERNO Ogni istituto una realt unitaria e tale deve essere anche il suo governo. Tuttavia sappiamo che gli istituti sono relat dinamiche e complesse, nelle quali si confrontano idee ed interessi non sempre convergenti. Lunitariet dellistituto, data da unattenta formulazione e realizzazione della strategia aziendale (che si compone di due elementi). ORIENTAMENTO FONDO (OSF) STRATEGICO DI Si concretizza INDIRIZZI STRATEGICI

Complementariet: si manifesta a livello dei fattori produttivi (es. Il lavoro complementare allimpiego di impianti nellattivit di trasformazione fisico-tecnica) e tra gli insiemi di operazioni (es. Acquisti, vendite e trasformazioni teniche sono tra loro complementari). Tale complementariet deve essere attentamente gestita affinch i vari elementi complementari, si presentino nei tempi e nelle quantit adeguati per attuare in modo compiuto, tempestivo ed efficiente le combinazioni economiche dellazienda. Fungibilit: si manifesta tra i vari fattori produttivi (sostituibili gli uni agli altri) e tra le classi di operazioni (es. Aumentando la qualit si riduce lassistenza post-vendita). Comunanza: uno stesso fatore di produzione o un insieme di operazioni possono concorrere allottenimento di pi risultati (es. Uno stesso impianto di produzione pu essere comune a pi linee produttive). Le relazioni di comunanza sono un evidente fattore di

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unitariet delle combinazioni economiche; le relazioni di comunanza e i costi comuni sono un elemento che va tenunto in considerazione; infatti, se non attentamente valutate possono condurre a decisioni profondamente sbagliate. Congiunzione: da uno stesso processo produttivo derivano contemporaneamente e necessariamente pi risultati, detti risultati congiunti (es. Prodotti congiunti derivanti dalla distillazione del petrolio, benzine, paraffine...). Uniformit: le uniformit sono fonti importantissime di unitariet delle combinazioni economiche. Le uniformit si maifestano in tre forme principali: Standardizzazione: la standardizzazione un fenomeno pi evidente nelle grandi produzioni. Ha dei vantaggi e degli svantaggi. I primi consistono in una riduzione dei costi e in una maggiore velocit produttiva. I seondi invece, sono dati dal fatto che la standardizzazione consente una gamma ristretta di prodotti. Uniformazione: la standardizzazione non pi un fenomeno che interessa una singola azienda; si avverte lesigenza di adottare standard comuni a tutte le aziende (es. Formati normalizzati delle viti). Modularit: la modularit consiste nella progettazione di componenti che possono concorrere alla produzione di differenti prodotti complessi (es. Stesso motore utilizzato su gamme di automobili differenti). Interdipendenza: In termini organizzativi, tutti i fattori di unitariet appena descritti manifestano il fenomeno dellinterdipendenza. Tanto pi forte lunitariet delle conbinazioni economiche dellazienda, tanto pi forte il legame di interdipendenza che le unisce. Ossia lesigenza che ciascuna unit adatti i propri comportamenti a quelli delle altre unit (es. Si pensi ai responsabili di due prodotti diversi composti in parte dagli stessi moduli).

Lambiente linsieme di tutti quei fenomeni esterni che influenzano la struttura e le dinamiche dellistituto. Perci lambiente non comprende tutti fenomeni esterni alla realt aziendale, esso circoscritto alle condizioni e ai fenomeni che vincolano, stimolano e indirizzano (con intensit apprezzabile) le scelte dellistituto. Lambiente economico dellazienda, si compone di fenomeni e condizioni quali: mercati; settori; strutture di domanda e offerta del lavoro; politiche economiche, monetarie e finanziarie. Per mercato, si intende un complesso dinamico di negoziazioni che hanno per oggetto una certa classe di beni e che si manifestano con continuit, con caratteri omogenei e con elevata interazione reciproca. Non tutti gli insiemi di negoziazioni sono per classificabili come mercati; questo perch possono manifestarsi in numeri molto piccoli, a grande distanza di tempo luna dallaltra, in circostanze molto dissimili; in questi casi ogni negoziazione si configura come un caso unico e viene definita negoziazione fuori mercato. Non esiste un mercato quando non sono presenti condizioni di scambio omogenee. I mercati sono complessi dinamici; nel corso del tempo i loro caratteri distintivi, le loro condizioni di esistenza e i loro confini possono subire drastiche variazioni.
I CONFINI SI ALLARGANO: spesso tra mercati che in passato risultavano essere distinti, si creata, grazie al progresso dei sistemi di comunicazione e trasporto, uninterdipendenza che ha portato alla loro fusione in un unico mercato. Questo processo in alcuni casi pu dar vita a mercati tanto vasti da essere definiti mercati globali. Oltre al progresso dei sistemi di comunicazione e trasporto, il passaggio da sistemi di negoziazioni scarsamente correlate a veri e propri mercati, pu essere dovuto anche alla costituzione di apposite strutture (es. Fiere, borse valori...).

Contrariamente a quanto si appena illustrato in merito al formarsi di nuovi mercati, possibile che si verifichi anche il contrario; ossia, mercati con tradizioni anche lunghe e consolidate possono progressivamente dissolversi. Generalmente per settore, si intende un insieme omogeneo di aziende legate da relazioni di interdipendenza (relazioni di concorrnza o di altro tipo). Tali aziende devono avere combinazioni economiche simili e devono operare negli stessi mercati e nelle stesse strutture di domanda e offerta. Ciascuna azienda partecipa a tanti settori quanti sono i mercati in cui essa opera (in compagnia di altre aziende com combinazioni economiche simili).

Lanalisi dellunitariet delle combinazioni economiche e dellinterdipendenza che ne deriva un passaggio fondamentale per la progettazione di un assetto organizzativo coerente con le combinazioni economiche. 6.4 AMBIENTE ECONOMICO E AMBIENTE NON ECONOMICO

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Lambiente non economico, comprende fenomeni e condizioni quali: La cultura che caratterizza la collettivit sociale in cui lazienda opera. La normativa giuridica nazionale ed internazionale. Lo stato e la dinamica di scienze, tecnologie e tecniche. Le infrastrutture. La configurazione fisica e climatica del territorio.

infatti con continuit, e se non opportunamente monitorate e fronteggiate, portano alla perdita di competitivit. Tali forze sono:

6.4.1 I CONFINI DELLAMBIENTE La distinzione tra azienda e ambiente presuppone la possibilit di tracciare un confine tra i due termini. Pur esistendo tale confine non definibile univocamente. Per la sua identificazione si ricorre a due criteri complementari: la struttura giuridica formale e linfluenza.

Concorrenti diretti: soggetti che offrono la stessa tipologia di prodotto. Fornitori: coloro dai quali l'azienda acquista materie prime e semilavorati necessari per svolgere il processo produttivo e che potrebbero decidere di integrarsi a valle. Potenziali entranti: soggetti che potrebbero entrare nel mercato in cui opera l'azienda. Produttori di beni sostitutivi: soggetti che immettono sul mercato dei prodotti diversi da quelli dell'impresa di riferimento, ma che soddisfano, in modo diverso, lo stesso bisogno del cliente/consumatore. Acquirenti: i destinatari dell'output prodotto dall'impresa che potrebbero eventualmente decidere di integrarsi a monte.

Criterio della struttura giuridica formale: i confini dellazienda sono stabiliti dalla normativa vigente. Il confine dellazienda fissato in corrispondenza dei limiti che la normativa impone agli organi di governo economico. Criterio dellinfluenza: i confini dellazienda si estendono fin dove gli organi di governo economico possono esercitare la loro influenza nei processi decisionali.

E importante tenere in considerazione il fatto che i confini dellazienda rispetto allambiente sono modificalili, essi devono essere governati e la loro estenzione oggetto delle scelte degli organi di governo economico (strategie dimensionali ovvero internalizzazione, esternalizzazione, integrazione verticale...) 6.5 IL SISTEMA COMPETITIVO

Il sistema competitivo una parte fondamentale dellambiente economico ed rappresentabile in termini di aziende e relazioni interaziendali. Per lanalisi del sistema competitivo possibile ricorrere al modello della concorrenza allargata di Porter. Il modello si propone di individuare le forze (e di studiarne intensit ed importanza) che operano nell'ambiente economico e che, con la loro azione, erodono la redditivit a lungo termine delle aziende. Tali forze agiscono

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Anche se non inizialmente presenti nel modello originale di Porter (1982), pi recentemente altre due forze competitive vengono generalmente annoverate in aggiunta alle cinque di cui sopra: i produttori di beni complementari e le agenzie governative/enti regolatori.

L'analisi di queste forze permette all'azienda di ottenere un quadro completo sulla sua posizione competitiva, di prendere decisioni strategiche, di stabilire i comportamenti e atteggiamenti da adottare nei confronti di queste forze. Si nota quindi come la concorrenza non coinvolge unicamente le imprese appartenenti al settore stesso (i concorrenti in senso stretto) ma allargata (secondo il modello del 1982) ad altre 4 classi di soggetti. Oltre agli attori del sistema competitivo necessario prestare attenzione anche al maggiore significato assunto dal termine concorrenza allinterno di questo modello. Esso infatti indica le pressioni subite dallimpresa del settore da parte di ogni attore. Tali pressioni/forse sono: La rivalit tra i concorrenti. Il potere contrattuale dei fornitori. Il potere contrattuale dei clienti. Le minacce di ingresso. Le minacce di sostituzione.

Anche il grado di differenziazione ha un ruolo molto importante; se un prodotto non ha ampi margini di differenziazione la competizione si baser necessariamente sui prezzi e la competizione sar presumibilmente molto forte. Un altro elemento che occorre considerare la struttura dei costi delle imprese operanti nel settore e, in particolare, il rapporto tra i costi fissi e i costi variabili.
COSTI FISSI: con il termine costo fisso si indica l'insieme dei costi il cui ammontare indipendente dalla quantit prodotta. I costi fissi variano allaumentare della capacit produttiva. Il loro andamento, rappresentato sul diagramma di redditivit, sar a "gradini"; ci sar un aumento dei costi fissi in corrispondenza dellaumento della capacit produttiva. COSTI VARIABILI: sono quei costi che variano al variare della quantit venduta (es. Costi materie prime; costi di trasporto...). (vedi pag. 20 di questa dispensa)

Le forze possono agire con intensit differente a seconda del settore o del segmento di settore in cui lazienda decide di posizionarsi. La rivalit tra i concorrenti tanto pi Costi Totali = CF + CV accesa quanto pi il settore frammentato. In linea di principio se il livello di concentrazione di un settore elevato, cio quando il settore dominato da una o poche imprese, la conflittualit tra le imprese si mantiene a livelli piuttosto bassi, in quanto le imprese maggiori riescono a mantenere un elevato potere di condizionamento sulle scelte dei concorrenti minori. Viceversa, qualora vi sia un numero elevato di imprese, tutte di dimensioni relativamente simili, probabile che venga a determinarsi unelevata conflittualit e che le imprese sviluppino aggressive strategie competitive sui prezzi. Il tasso di crescita del settore il secondo importante fattore da prendere in considerazione. Quando un settore caratterizzato da un tasso di crescita della domanda ridotto, facilmente ipotizzabile un pi elevato livello di conflittualit tra le imprese, rispetto al caso in cui il settore sia in rapida crescita.

Se i costi sono perlopi fissi le imprese cercheranno di espandere al massimo le proprie vendite per poter superare i rispettivi break even points. altamente probabile che per

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conseguire questo obiettivo la concorrenza si sposter sul prezzo piuttosto che su altri fattori.
BREAK EVEN POINT: il punto di pareggio o break even point un valore che indica la quantit, espressa in volumi di produzione o fatturato, di prodotto venduto necessaria per coprire i costi sostenuti, al fine dunque di chiudere il periodo di riferimento senza profitti n perdite.

La sensibilit al prezzo da parte degli acquirenti dipende essenzialmente da 4 fattori:

Le barriere alluscita rappresentano un aspetto cui bisogna prestare particolare attenzione. Sono costituite da fattori economici, strategici, o anche soltanto emotivi, che ostacolano la possibilit per le imprese di uscire dal settore in cui operano. Possono essere legate ad investimenti in impianti specializzati e che quindi hanno bassi valori di liquidazione, oppure a particolari interdipendenze strategiche che costringono unimpresa ad essere presente in un settore anche se ci comporta delle perdite. Potrebbero anche essere rappresentate da vincoli di tipo politico o sociale. Qualunque sia la loro origine, la conseguenza della presenza di elevate barriere alluscita sempre quella di unelevata conflittualit: le imprese che non possono abbandonare il mercato faranno ricorso ad iniziative concorrenziali estreme pur di ampliare le loro vendite, determinando un probabile abbassamento della redditivit per lintero settore. Il potere contrattuale dei clienti dipende essenzialmente dal potere contrattuale e dalla sensibilit al prezzo. Il potere contrattuale di un cliente dipende essenzialmente da tre fattori:

Incidenza del costo del prodotto sui costi totali dellimpresa acquirente. Tanto pi alta tanto pi la sensibilit elevata. Grado di differenziazione delle offerte delle imprese fornitrici. Maggiore il grado di differenziazione maggiore sar il potere contrattuale del cliente. Concorrenza tra gli acquirenti. Tanto pi alta tanto pi essi tenteranno di acquistare prodotti a prezzi contenuti. Importanza del prodotto acquistato per la qualit del prodotto o servizio dellacquirente. Pur di ottenere la fornitura di un determinato componente, lacquirente potrebbe accettare prezzi elevati.

Per quanto riguarda il potere contrattuale dei fornitori, valgono le stesse considerazioni fatte per gli acquirenti viste nellottica dellimpresa fornitrice. Le minacce di ingresso di nuovi concorrenti, costituiscono un freno alla redditivit del settore fungendo da deterrenti, in particolare, ai prezzi praticati dai concorrenti del settore stesso. Per ridurre il numero dei nuovi entranti le imprese che gi operano allinterno del settore pongono delle barriere allentrata. Tali barriere hanno varie determinanti:

Dimensione e concentrazione dellacquirente rispetto allimpresa fornitrice. Ovviamente, tanto pi un singolo cliente pesa sul fatturato dellimpresa fornitrice, tanto maggiore sar il suo potere contrattuale. Informazioni in possesso dellacquirente. Tanto maggiori sono le informazioni a disposizione del cliente, tanto maggiore la sua capacit di negoziare sul prezzo. Capacit di integrazione verticale. Se il cliente fosse in grado di realizzare autonomamente ci che acquista dai fornitori, potrebbe utilizzare questa minaccia per negoziare sul prezzo del prodotto.

Il fabbisogno di capitale: se il fabbisogno di capitale necessario per operare allinterno di un settore particolarmente elevato, pu costituire una notevole barriera allentrata per le nuove imprese che si affacciano sul settore in questione. Le economie di scala: nei settori in cui le tecnologie produttive permettono di conseguire delle economie di scala, chi intende entrare deve farlo con strutture di grandi dimensioni pena il ritrovarsi sin dallinizio ad operare con costi non competitivi. I vantaggi di costo assoluti La differenziazione di prodotto: nei settori in cui operano grandi marchi, noti e diffusi tra gli acquirenti, coloro che desiderano entrare allinterno del settore dovranno sostenere maggiori costi iniziali per farsi conoscere e guadagnare la fiducia degli acquirenti. Laccesso ai canali distributivi: se i coloro che gi operano allinterno del settore hanno reti distributive proprie o rapporti consolidati con i clienti distributori, sar necessario per i nuovi

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arrivati sostenere costi aggiuntivi, ad esempio investendo nella promozione di un punto vendita o concedendo degli sconti. Le politiche pubbliche: possono essere richieste licenze, speciali autorizzazioni, o altri documenti per essere autorizzati a svolgere determinate attivit economiche. Rischi di ritorsioni da parte dei concorrenti del settore: in forme varie quali riduzioni di prezzo, investimenti pubblicitari e promozionali... Le minacce di sostituzione. Come i potenziali entranti anche i produttori di beni sostitutivi pongo un limite alla redditivit del settore. Infatti, la presenza di un prodotto sostitutivo rende la domanda pi elastica, poich i consumatori hanno pi scelta; inoltre limita la possibilit delle imprese di aumentare i prezzi, infatti se lo facessero i consumatori si orienterebbero verso il prodotto sostitutivo che ha prezzo pi basso. 7.1

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grado di concentrazione e di frammentazione. grado di internalizzazione ed esternalizzazione. grado di internazionalizzazione. ciclo di sostituzione.

Dinamiche di ricomposizione di pi sistemi competitivi: si assiste alla nascita di nuovi sistemi competitivi. LE 5 VARIABILI DELLE DINAMICHE STRUTTURALI

Il ciclo di vita rappresenta levoluzione delle vendite di un prodotto o di un settore nel corso del tempo. Tale evoluzione caratterizzata da alcune fasi tipiche: introduzione, sviluppo, maturit e declino. Queste fasi possono non presentarsi sempre in questordine, i periodi di introduzione e maturit possono essere estremamente lunghie e al declino pu seguire una fase di rilancio. Lavanzare di imprese concorrenti lungo il ciclo di vita, provoca importanti ripercussioni sulla struttura del sistema competitivo di cui il settore fa parte. Pi si prosegue lungo la curva pi le relazioni tra concorrenti ed altri soggetti tendono a stabilizzarsi. Il fenomeno della concentrazione/frammentazione, pu interessare tutte le classi di soggetti del sistema competitivo. Si parla di concentrazione quando le imprese concorrenti su uno stesso mercato si uniscono comportando una diminuzione dei concorrenti ma un aumento delle loro dimensioni. Il processo di frammentazione esattamente lopposto (un esempio quello del settore dei PC, nato alla fine degli anni 70 come settore concentrato e frammentatosi poi nel corso del tempo).

7.

LE DINAMICHE DEL SISTEMA COMPETITIVO

I sistemi competitivi sono dinamici e i cambiamenti che li possono interessare sono molteplici e di varia natura. Si possono distinguere 3 tipologie di dinamiche:

Il fenomeno dellinternalizzazione riguarda eventuali integrazioni a monte o a valle da perte delle imprese. Lesternalizzazione il processo contrario. In uno stesso sistema facile osservare unalternarsi delle due dinamiche. Il grado di internazionalizzazione riguarda invece il raggio geografico dazione delle imprese. In un sistema competitivo a raggio nazionale, possono fare il loro ingresso concorrenti provenienti da altri contesti nazionali; il sistema pu integrarsi con altri dando origine a un sistema globale. La sostituzione di un bene da parte di un altro, pu ridurre notevolmente lo spazio operativo dei concorrenti di un sistema competitivo fino a causare il declino del sistema stesso con necessit di

Dinamiche congiunturali: sono mutamenti periodici generalmente reversibili nel breve periodo. Dinamiche strutturali interne ad un sistema competitivo: sono mutamenti permanenti tali da modificare le combinazioni economiche e le relative interrelazioni; tali dinamiche sono analizzabili attraverso 5 variabili: Il ciclo di vita.

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riconversione che possono coinvolgere sia i concorrenti, sia i clienti e i fornitori. 8. COSTI FISSI E COSTI VARIABILI

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