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Riassunto - Libro ''Micoreconomia'' - H.R. Varian

Microeconomia  (Università degli Studi di Udine)

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RIASSUNTO M ICROECONOM IA Ambra


CAP 2: VINCOLO DI BILANCIO m
Il vincolo di bilancio del consumatore può essere espresso come: p 1 x2 + p 2 x 2≤m p2 Retta di
La retta di bilancio indica le combinazioni di quantità dei beni che determinano la stessa spesa bilancio
complessiva (che facciamo coincidere con il reddito m del consumatore) ovvero p 1 x1 + p 2 x 2 =m .
L'insieme di bilancio indica l'insieme delle combinazioni che non costano più di m. Insieme di
Le intercette verticali ( m / p 2 ) e orizzontali ( m / p 1 ) rappresentano la quantità che il consumatore bilancio m / p1
potrebbe acquistare se spendesse tutto il suo reddito rispettivamente per il bene 1 e 2.
L'inclinazione della retta di bilancio ( − p1 / p 2 ) può essere economicamente interpretata come il saggio al quale il mercato
consente di sostituire il bene 1 con il bene 2.

VARIAZIONI RETTA BILANCIO:


aumento Reddito: = inclinazione, spostamento verso dx Aumento prezzo 1: inclinazione + ripida
diminuzione Reddito : = inclinazione spostamento verso sx aumento prezzo 2: inclinazione meno ripida
m
NB: raddoppiare entrambi i prezzi equivale esattamente a dimezzare il reddito. tp 1 x1 +tp 2 x 2 =m Cioè p 1 x1+ p 2 x 2=
t

CAP 3: PREFERENZE
Il consumatore è in grado di esprimere preferenze tra panieri diversi. Preferenza forte, debole o indifferenza. 3 assiomi:
COMPLETEZZA: è sempre possibile confrontare 2 panieri qualsiasi: ( x1, x 2 )≥( y 1, y2 ) o ( y 1, y 2 )≥(x 1, x 2 ) o ( y 1, y 2 )∼( x1, x 2 ) .
RIFLESSIVITÀ: ogni paniere è desiderabile almeno quanto sé stesso ( x 1, x 2 )≥( x 1, x2 )
TRANSITIVITÀ: se ( x1, x 2 )≥( y 1, y2 ) e se ( y1, y 2 )≥(z 1, z 2 ) allora ( x 1, x 2 )≥( z 1, z 2 ) .

CURVE d'INDIFFERENZA:
Gli assi rappresentano le quantità consumate dei beni 1 e 2. La curva è rappresentata da tutti i panieri indifferenti a ( x 1, x 2 ) a
destra della curva c'è l'insieme dei panieri preferiti debolmente a ( x 1, x 2 ) . Le curve sono sempre inclinate negativamente
altrimenti violerebbero la terza delle ipotesi fondamentali, cioè più è meglio di meno.

PERFETTI SOSTITUTI: se il consumatore è disposto a sostituire un bene con l'altro a saggio costante. scelta tra matite rosse e
blu (al consumatore non interessa il colore ma solo la quantità) es. proporzione 1 : 1 x 1 +x 2 =20 inclinazione -1, proporzione
1:2 x 1 +2x2 =20 inclinazione -2.

PERFETTI COMPLEMENTI: beni che vengono sempre consumati congiuntamente in proporzioni fisse (i beni si completano a
vicenda, es. paio di scarpe), le curve d'indifferenza avranno una forma ad L il cui vertice è il punto nel quale il num delle
scarpe sx è uguale al num delle scarpe dx.
Bene neutrale: se un consumatore è indifferente se consumarlo o non consumarlo. Un “male” è ciò che il consumatore non apprezza.
MONOTONICITÀ delle PREFERENZE: se ( x 1, x 2 ) è un paniere di beni e ( y1, y2 ) è un altro paniere contenente almeno la stessa quantità
del paniere ( x 1, x 2 ) allora ( y 1, y 2 )>( x 1, x 2 ) . Ovvero “più è meglio” il che presuppone l'inclinazione negativa della curva.
Dal punto di vista geometrico l'insieme dei panieri preferiti debolmente a ( x 1, x 2 ) è un insieme convesso.

SAGGIO MARGINALE di SOSTITUZIONE (MRS)


È l'inclinazione della una curva d'indifferenza in corrispondenza di un dato paniere di beni, cioè rappresenta la quantità del bene 2 alla
quale il consumatore è disposto a rinunciare per acquistare una quantità addizionale del bene 1. Inclinazione = MRS = − Δ x 2 .
Δ x1

CAP 4: UTILITÀ
La funzione di utilità è il modo di rappresentare l'ordine delle preferenze. Data una qualsiasi funzione di utilità, una sua qualunque
trasformazione monotona rappresenterà le stesse preferenze.
Δ x2 MU 1
Il MRS può essere derivato dalla funzione di utilità tramite la formula =− .
Δ x1 MU 2

PERFETTI SOSTITUTI: PERFETTI COMPLEMENTI: QUASI LINEARI: COBB-DOUGLAS:


u ( x 1, x2 )= x 1+ x2 u ( x1, x 2 )=min { x 1, x2 } u ( x1, x2 )=v( x 1 )+x 2 u ( x 1, x 2 )=x c1⋅x d2

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CAP 5: SCELTA
La scelta ottima si ha in corrispondenza del punto in cui la curva d'indifferenza è tangente alla retta di bilancio. Il mercato offre al
consumatore un saggio di scambio, cioè se rinuncia ad un' unità del bene 1, può acquistare p 1 / p 2 unità del bene 2. p1 .
MRS = −
p2
La scelta ottima dati i prezzi e il reddito è definita paniere domandato dal consumatore. La funzione di domanda mette in relazione
la scelta ottima con i diversi valori dei prezzi e redditi.

*LAGRANGIANA*

CAP 6: DOMANDA
Le funzioni di domanda esprimono le quantità di ciascun bene in funzione dei prezzi a cui il consumatore si trova di fronte e del suo
reddito. x 1 ( p1 , p 2 , m) E x 2 ( p 1 , p2 , m) .

BENE NORMALE: la domanda aumenta all'aumentare del reddito e diminuisce al diminuire, varia sempre nella stessa direzione del reddito.
BENE INFERIORE: la domanda diminuisce all'aumentare del reddito e viceversa, varia nella direzione opposta al reddito

CURVA REDDITO-CONSUMO
La curva reddito-consumo traccia i panieri che massimizzano l’utilità del consumatore per ogni livello di reddito, un aumento del
reddito sposta il vincolo di bilancio verso destra, aumentando il consumo lungo la curva reddito-consumo, al tempo stesso,
l’aumento del reddito sposta a destra la curva di domanda.

CURVA DI ENGEL
È la rappresentazione grafica della domanda di mercato di un bene (mantenendo fissi i prezzi) in funzione delle variazioni del
reddito se il bene è normale, la curva di Engel ha pendenza positiva, se il bene è inferiore, la curva di Engel ha pendenza negativa.

BENE ORDINARIO: bene la cui domanda diminuisce all'aumentare del suo prezzo.
BENE di GIFFEN: bene la cui domanda aumenta all'aumentare del suo prezzo. È anche un bene inferiore.

CURVA PREZZO-CONSUMO: rappresenta le scelte ottime al variare del prezzo del bene, se ha inclinazione negativa, i due beni sono
sostitutivi (se la domanda del bene 1 aumenta all'aumentare del prezzo del bene 2) se la curva prezzo consumo ha inclinazione
positiva, i due beni sono complementari (se all'aumentare del prezzo del bene 2 la domanda del bene 1 diminuisce).
CURVA DI DOMANDA: ad essa associata descrive la scelta ottima del bene 1 in funzione del suo prezzo. Il grafico della funzione di
domanda quando si mantengono p 2 e m fissi. Ha inclinazione negativa (per i beni normali, perchè prezzo e quantità variano in
direzioni opposte).

CAP 8: EQUAZIONE SLUTSKY


Quando c'è una variazione del prezzo varia ci sono 2 tipi di effetti:
• il saggio alla quale si può scambiare il bene 1 col bene 2 varia (effetto di sostituzione)
• il potere d'acquisto varia (effetto reddito)

L'effetto di sostituzione rappresenta la variazione della domanda dovuta al variare dei prezzi, mantenendo costante il potere
d'acquisto (il reddito deve variare: Δ m= x1 Δ p 1 ) ovvero Δ x1s =x1 ( p 1 ' , m' ) – x1 ( p 1, m) . Ha inclinazione negativa.

L'effetto di reddito: rappresenta la variazione della domanda del bene 1 al variare del reddito da m ' a m , quando il prezzo
del bene 1 venga mantenuto fisso a p 1 ' : Δ xn1 = x1 ( p 1 ' , m) – x 1 ( p1 ' , m ' )

L'equazione di Slutsky esprime la variazione complessiva della domanda dovuta alla variazione del prezzo mantenendo
costante il reddito, come somma dell'effetto di sostituzione e dell'effetto di reddito: Δ x1 = Δ x s1 +Δ xn1
Caso bene normale: Δ x1 = Δ x s1 +Δ x n1 → (-) = (-) (-)
Caso bene inferiore: Δ x 1 = Δ x s1 +Δ x n1 → (-) = (-) (+)
Caso bene inferiore (di Giffen): Δ x 1 = Δ x s1 +Δ x n1 → (+) = (-) (+) succede solo se : ∣Δ x n1∣ > ∣Δ x s1∣

LEGGE DELLA DOMANDA: se la domanda di un bene aumenta all'aumentare del reddito (bene normale), la domanda di quel
bene dovrà diminuire all'aumentare del suo prezzo.

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CAP 15: DOMANDA di MERCATO & ELASTICITÀ


La domanda di mercato (detta anche domanda aggregata) esprime la quantità domandata in funzione del prezzo ed è la
somma delle domande individuali. Quindi la curva di domanda di mercato è la somma delle curve di domanda individuali.
X 1 ( p1 , p 2 , M ) ove M è la somma dei redditi dei consumatori individuali.

La funzione di domanda inversa P ( X ) esprime il prezzo in funzione della quantità e rappresenta il saggio marginale di
sostituzione o la disponibilità marginale a pagare di ciascun consumatore che stia acquistando il bene. Inclinazione negativa.

L'ELASTICITÀ della domanda rappresenta la reattività al variare del prezzo della quantità domandata ed è p Δq
ϵ=
definita come il rapporto tra la variazione percentuale della quantità e la variazione percentuale del prezzo. qΔp
Il segno è generalmente negativo, ma si prende in considerazione il valore assoluto.
∣ ϵ ∣=∞
−bp
Elasticità curva di domanda lineare q ( p) = a −bp , sostituiamo alla formula dell'elasticità: ϵ = ∣ ϵ ∣=1
a−bp a
2b
se p=0 l'elasticità sarà nulla; se q=0 sarà ∞ . Valori da 0 a −∞ , in termini assoluti da 0 a +∞ ∣ ϵ ∣=0
a/2

dq p dq p
Domanda ad elasticità costante q ( p)=Ap ϵ : differenziamo = ϵ Ap ϵ− 1 ; moltiplicando x p/q: ⋅ = ϵ
⋅ϵ Ap ϵ−1 = ϵ
dp q dp Ap

Se l'elasticità in valore assoluto è:


• ∣ ϵ ∣<1 la domanda è inelastica in quel tratto = aumento • ∣ ϵ ∣>1 la domanda è elastica in quel tratto = un aumento
della quantità si traduce in una diminuzione dei ricavi. della quantità si traduce in un aumento dei ricavi
• ∣ ϵ ∣=1 Elasticità unitaria

Il ricavo corrisponde al prodotto del prezzo di un bene per la quantità venduta R= pq . Espressione del saggio di variazione:
ΔR Δq p Δq
= q+ p che trasformata viene > −1 e ∣ ϵ( p) ∣ < 1 . Ciò significa che i ricavi aumentano all'aumentare
Δp Δp qΔp
del prezzo se l'elasticità della domanda è inferiore a 1 in valore assoluto.

RICAVO MARGINALE: ricavo addizionale che si ottiene producendo un’unità in più di


prodotto :
MR =
ΔR
Δq [
= p (q) 1−
1
∣ ϵ(q)∣ ]
CURVA RICAVO MARGINALE
Se la curva di domanda inversa è una funzione lineare p (q)=a−bq allora il ricavo marginale diventa a −2bq .
Ovvero se vogliamo vendere un'unità addizionale di output dovremo diminuirne il prezzo, e a sua volta farà diminuire i ricavi.
%var quantità
ELASTICITÀ RISPETTO AL REDDITO : misura la sensibilità della quantità domandata rispetto al reddito
%var reddito

CAP 18: TECNOLOGIA


Gli input alla produzione sono detti fattori produttivi. Le tecnologie sono monotone e convesse.
I beni capitali (o capitale fisico): input che sono essi stesssi beni prodotti (per esempio macchinari come pc, trattori ecc)
I vincoli tecnologici d'impresa sono descritti dall'insieme di produzione che rappresenta tutte le combinazioni di input e
output tecnicamente realizzabili e dalla funzione di produzione che rappresenta il massimo livello di output che si può
ottenere impiegando un determinato livello di input.
Gli isoquanti rappresentano un altro modo per descrivere i vincoli tecnologici, rappresentano tutte le combinazioni di input in
grado di produrre un determinato livello di output. Sono convessi e monotoni come le curve d'indifferenza.
Scala di produzione: la quantità di output che può essere prodotta impiegando una unità di ciascun input.
La teoria economia definisce concorrenziale un mercato in cui ciascun produttore ritiene di non poter influire sui prezzi.

PROPORZIONI FISSE (O PERFETTI COMPLEMENTI): Es. uomo e badile, la f di produzione sarà f ( x 1 , x 2 ) = min { x 1 , x 2 } .
PERFETTI SOSTITUTI: ES. matite rosse e blu per fare i compiti a casa. La funzione di produzione sarà f ( x1 , x2 ) = x1 +x 2 .

COBB-DOUGLAS: la funzione di produzione sarà f ( x1 , x2 ) = Ax a1 + xb2 dove A rappresenta la scala di produzione, i parametri
a e b rappresentano la variazione del livello dell'output al variare delle quantità di input impiegate. Gli isoquanti relativi ad
una funzione di Cobb-Douglas hanno la stessa forma regolare delle curve d'indifferenza.
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Il PRODOTTO MARGINALE misura la quantità addizionale di output per un'unità addizionale di input mantendo fissi gli altri input. Si
Δy f ( x 1 + Δ x 1, x 2 ) assume tipicamente che il prodotto marginale di un input diminuisca cia cia che ne
MP 1 ( x 1 , x 2 ) = = aumenta la quantità impiegata.
Δ x1 Δ x1

IL SAGGIO TECNICO di SOSTITUZIONE (TRS)


Il saggio al quale l'impresa deve sostituire un input con un altro per mantenere costante il livello dell'output è uguale
all'inclinazione dell'isoquanto. Si assume che il TRS diminuisca man mano che ci si Δ x1 MP 1 ( x1 , x 2 )
sposti lungo l'isoquanto, il che equivale a dire che gli isoquanti hanno forma convessa. TRS ( x 1 , x 2 ) = Δ x2 = MP 2 ( x1 , x 2 )
NB: Nel breve periodo alcuni input sono fissi, nel lungo periodo tutti gli input sono variabili.

PRODUTTIVITÀ MARGINALE DECRESCENTE: descrive ciò che accade quando si aumenta un solo input e gli altri restano fissi.
Legge della P.M.D: il prodotto marginale di un fattore diminuisce quando se ne impiegano quantità via via crescenti.

RENDIMENTI di SCALA: si riferiscono al modo in cui l'output varia quando si aumentano tutti gli input.
Costanti t f ( x1 , x 2 )= f ( x1 , x2 ) Crescenti: f ( x 1 , x 2) >t f ( x1 , x2 ) per t>1 Decrescenti: f ( x1 , x2 )> t f ( x1 , x2 ) per t>1

CAP 19: MASSIMIZZAZIONE del PROFITTO


Profitto: differenza fra ricavi e costi. Siano y gli output, p i prezzi degli output, x gli input e w i prezzi degli input il
profitto dell'impresa π sarà: n n
π = ∑ pi y1 −∑ wi x 1
i =1 i =1

NB. Bisogna tener conto anche dei costi opportunità (es lavoro del proprietario in un impresa) deriva dal concetto che se si
impiega il proprio lavoro in una certa attività, si perde l'opportunità di impiegarlo in un'altra.
NB: Tutti i costi devono essere valutati al loro prezzo di mercato.

L'ORGANIZZAZIONE DELL'IMPRESA
• Impresa individuale: è proprietà di un singolo individuo • Società di persone: è proprietà di due o più individui
• Società di capitali: 2 o più individui a cui però la legge attribuisce un'esistenza separata da quella dei suoi proprietari.

FATTORI FISSI e FATTORI VARIABILI


Sono fattori fissi quei fattori la cui quantità non dipende dalla quantità dell'output prodotto,
Sono fattori variabili quelli la cui quantità varia al variare della quantità prodotta.
Quasi fissi: fattori che bisogna utilizzare finchè la quantità di output è positiva (elettricità, illuminazione).
Il profitto minimo che un'impresa può realizzare nel lungo periodo è un profitto nullo.
Nel breve periodo l'impresa deve impiegare un certo numero di fattori anche se ha deciso che la sua produzione sarà nulla ed
è possibile che il profitto sia negativo.

MASSIMIZZAZIONE del PROFITTO nel BREVE PERIODO


Se l'impresa massimizza il profitto il prezzo del prodotto marginale di ciascun fattore libero di variare deve essere uguale al
suo prezzo. max p f ( x 1, x2 )−w1 x 1−w 2 x 2 Condiz: p MP 1 ( x1∗' , x 2 ) = w1 p p output, w 1 p input 1, x 2 q. fissa.

MASSIMIZZAZIONE del PROFITTO nel LUNGO PERIODO


max p f ( x1, x2 )−w1 x 1−w 2 x 2 condizione scelta ottima p MP 1 ( x 1∗' , x 2) = w 1 e p MP 2 ( x 1∗' , x 2 ) = w2

Il profitto è massimo quando in corrispodenza della quantità scelta, ricavo marginale e costo marginale sono uguali.
• Se infatti il ricavo marginale > costo marginale, produrre un'unità addizionale aumenterebbe il ricavo totale più del
costo totale e di conseguenza il profitto aumenterebbe.
• Se costo marginale > ricavo marginale produrre un'unità in meno aumenterebbe il profitto perchè il ricavo totale
diminuirebbe meno del costo totale.

La logica della massimiz del profitto implica che la funzione di offerta di un'impresa concorrenziale sia una funzione crescente del
prezzo dell'output e che la funzione di domanda di ciascun fattore sia una funzione decrescente del prezzo del fattore stesso.

Se un'impresa presenta rendimenti di scala costanti il suo massimo profitto nel lungo periodo deve essere nullo.

Se un’impresa massimizza il profitto scegliendo di produrre y , significa anche che minimizza il costo di produzione di y ; se
così non fosse, dovrebbe esistere un modo più economico di produrre y unità di output e quindi l’impresa non
massimizzerebbe il profitto.

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CAP 20: MINIMIZZAZIONE dei COSTI


La funzione di costo c( w1 ,w 2 , y) misura i costi minimi di produzione di una determinata quantità di output, dati i prezzi dei fattori.

MINIMIZZAZIONE dei COSTI nel CASO di SPECIFICHE TECNOLOGIE


P. SOSTITUTI: c (w 1 , w2 ) = w 1 y +w 2 y = (w1 +w 2 ) y P. COMPLEMENTI: c (w 1 , w2 ) = min {w 1 y+w 2 y } = min {w1 +w 2 } y
a a 1
COBB-DOUGLAS: c (w , w ) = w a+ b +w a+b y a+b
1 2 1 2

Il comportamento di minimizzazione dei costi impone alcune restrizioni alle scelte dell'impresa. In particolare, le funzioni di
domanda condizionata dei fattori avranno inclinazione negativa.

Esiste una stretta relazione tra i rendimenti di scala di una tecnologia e la funzione di costo.
Rendimenti CRESCENTI → costo medio DECRESCENTE
Rendimenti COSTANTI → costo medio COSTANTE
Rendimenti DECRESCENTI → costo medio CRESCENTE
c (w 1 , w2 , y)
La funzione di costo medio esprime il costo unitario di produzione di y unità di output: AC ( y ) =
y
COSTI di BREVE e LUNGO PERIODO
La funzione di costo di breve periodo rappresenta il costo minimo che deve essere sostenuto per produrre una data quantità
di output, variando l'impiego dei soli fattori variabili, la funzione di costo di lungo periodo fa variare tuti i fattori.

COSTI FISSI e QUASI FISSI, e COSTI SOMMERSI


Costi fissi (F) sono costi associati a fattori fissi: non dipendono dal livello dell'output e devono essere sostenuti che l'impresa
produca o no. I costi quasi fissi non dipendeno dal livello dell'output ma devono essere sostenuti solo se l'impresa produce
una quantità postivia di output. I costi sommersi sono i costi (fissi) non recuperabili (es. ridipintura)

CAP 21: CURVE di COSTO


COSTI MEDI
Consideriamo la funzione di costo c (w 1 , w2 , y ) , assumimamo che i prezzi dei fattori fissi w 1 e w 2 siano fissi in modo da
poter esprimere il costo come funzione del solo y cioè c ( y ) . I costi totali dipendono dalla somma dei costi variabili
C v ( y ) e dei costi fissi F. c( y) = Cv ( y) + F

La fnz di costo medio AC ( y ) esprime il costo unitario di produzione di y unità di output.

La fnz di costo medio variabile AVC ( y ) misura i costi variabili per unità di output.
La fnz di costo medio fissi AFC ( y) misura i csoti fissi per unità di output.
c ( y ) C v ( y) F
AC ( y ) = = + = AVC ( y )+AFC ( y )
y y y
COSTI MARGINALI
La curva del costo marginale misura la variazione dei costi corrispodente ad una variazione
dell'output ovvero: per qualsiasi livello y di output possiamo chiederci quale sarà la
variazione dei costi se l'output varia di una quantità Δ y Δ c ( y ) c ( y+Δ y )
MC ( y) = =
Δy Δy
• Inizialmente la curva AVC può avere inclinazione negativa. Tutta via in presenza di fattori fissi che vincolano la
produzione, a partire da un certo punto inizierà a crescere.
• La AC inizialmente diminuisce, poiché diminuiscono i costi fissi ma da un certo punto in poi, inizierà a crescere a causa
dei crescenti costi medi variabili.
• La curva del MC passa per il punto di minimo della curva AVC e della curva del AC.
• Per la prima unità prodotta l'MC e il AVC coincidono

La curva del costo medio di breve periodo deve essere tangente alla curva del costo
medio di lungo periodo.

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CAP 22: OFFERTA DELL'IMPRESA


Ogni impresa si trova di fronte ai vincoli tecnologici riassunti dalla funzione di produzione che si traducono in vincoli economici
rappresentati dalla funzione di prezzo, ma anche ai vincoli di mercato ovvero può vendere solo quanto la gente è disposta ad
acquistare. La relazione tra il prezzo praticato e l'output venduto dall'impresa è nota come curva di domanda per l'impresa.
Un'impresa concorrenziale si trova di fronte ad una curva di domanda orizzontale, la cui altezza è il prezzo di mercato cioè il
prezzo praticato dalle altre imprese presenti sul mercato.

FORME DI MERCATO
Un mercato è perfettamente concorrenziale se ciascuna impresa assume che il prezzo di mercato sua indipendente dalla
quantità che essa decide di produrre. Quindi ciascuna impresa qualsiasi quantità produca essa potrà essere venduta ad un
unico prezzo: il prezzo di mercato. Le imprese ce subiscono il prezzo di mercato sono dette price-taker.
La curva di domanda per l'impresa è orizzontale in corrispondenza del prezzo di mercato, a prezzi più elevati non vende nulla
a prezzi inferiori si trova di fronte all'intera curva di mercato.

L'OFFERTA di un'IMPRESA CONCORRENZIALE


il problema di massimizzazione di presenta come: max py – c ( y ) ovvero l'impresa intende massimizzare la differenza tra i
y
ricavi py e i costi c ( y ) .
ΔR
Se si aumenta il proprio output di Δ y , si otterrà un ricavo addizionale Δ R = p Δ y poiché p non varia: =p
Δy
FUNZIONE di OFFERTA INVERSA: p=MC ( y )

PROFITTO e SURPLUS del PRODUTTORE


Il profitto è la differenza tra costi e ricavi totali, graficamentre differenza tra aree: y*p* - y*AC(y) = y*[p* - AC(y)]

Il surplus del produttore è la differenza positiva tra il prezzo di un dato bene pagato al produttore ed il prezzo che il
produttore sarebbe stato disposto ad accettare per quantità inferiori di quel bene.
La variazione del surplus del produttore che si verifica al variare del prezzo da p 1 a p 2 è rappresentata dall'area alla sinistra
della curva del costo marginale MC compresa tra p 1 e p 2 . Essa misura anche la variazione del profitto dell'impresa.

LA CURVA di OFFERTA di LUNGO PERIODO dell'IMPRESA


Quantità ottima di output che l'impresa può produrre se è libera di far variare tutti i fattori fissi p=MC 1 ( y)=MC ( y , k ( y ))
La curva di offerta di breve periodo invece p=MC ( y , k )
poiché nel lungo periodo l'impresa può sempre ottenere profitti nulli cessando l'attività i suoi profitti nel lungo periodo
devono essere almeno nulli: py – c ( y )≥0 c ( y ) quindi il prezzo non deve essere inferiore al costo medio.
p≥
y
NB: La curva di offerta (di lungo periodo o breve periodo) di un'impresa corrisponde al tratto crescente della sua curva del
costo marginale (di lungo/breve periodo) che si trova al di sopra dela curva del costo medio di lungo periodo

CAP 23: OFFERTA DELL'INDUSTRIA


OFFERTA DELL'INDUSTRIA DI BREVE PERIODO
Prendiamo in esame un'industria in cui sia presente una numero fisso di imprese n . Sia S i ( p) la curva di offera dell'impresa i : in
questo caso la curva di offerta dell'industria o curva di offerta di mercato sarà: n cioè somma dele curve di offerta.
S ( p )=∑ S i ( p)
i= 1

La curva di offerta di breve periodi di un'industria corrisponde alla somma orizzontale delle curve di offerta delle imprese
presenti in quell'industria. La curva di offerta di lungo periodo di un'industria deve tenere conto dell'entrata e dell'uscita delle
imprese

CAP 24: MONOPOLIO


Si dice monopolio un'industria in cui sia presente una sola impresa.
Un monopolista produce in corrispondenza di un punto in cui il ricavo marginale è uguale al costo marginale. Quindi il
monopolista stabilisce un prezzo che rappresenta un markup sul costo marginale, la cui ampiezza dipende dall'elasticità della
domanda.
Poiché il monopolista stabilisce un prezzo superiore al costo marginale, la quantità di output prodotta sarà inefficiente. La
perdita netta – somma della perdita di surplus del consumatore e del produttore – misura l'entità di questa inefficienza.

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Si ha un monopolio naturale quando un'impresa non può produrre una quantità efficiente di output senza subire perdite. Ma
se la scala minima efficiente è ridotta rispetto alla domanda, nell'industria possono coesistere molte imprese, e si può quindi
avere una struttura di mercato concorrenziale.

CAP 25: COMPORTAMENTO MONOPOLISTICO


DISCRIMINAZIONE dei PREZZI:
I° GRADO: situazione in cui il monopolista vende unità diverse di output a prezzi diversi e questi prezzi possono essere
diversi per ogni consumatore, viene anche definita discriminazione perfetta dei prezzi. Ciascuna unità di bene è vendira al
consumatore che le attribuisce il valore più alto.
II° GRADO: situazione in cui il monopolista vende unità diverse a prezzi diversi ma ogni consumatore che acquisti la stessa
quantità del bene paga lo stesso prezzo. Quindi i prezzi differiscono a seconda della quantità del bene, ma non in relazione al
consumatore. Il prezzo unitrio dell'output non è costante ma dipende dalla quantità acquistata. ES. vendite all'ingrosso.
III° GRADO: (forma più comune) situazione in cui il monopolista vende l'output a persone diverse a prezzi diversi, ma ciascuna
unità di output è venduta ad un determinato consumatore allo stesso prezzo. ES. sconti x studenti, anziani ecc

CAP 27: OLIGOPOLIO


Un oligopolio è caratterizzato da un mercato in cui è presente un piccolo numero di imprese consapevoli della propria
interdipendenza strategica. Esistono diversi mercati oligopolistici a seconda del tipo di interdipendenza.
Leader di prezzo: impresa che fissa il proprio prezzo prima dell'altra, mente quest'ultima sarà chiamata follower di prezzo.
Analogamemente per la quantità si dirà leader di quantità, follower di quantità.
Può anche darsi che un'impresa al momento di effettura le proprie scelte non conosca le decisioni prese dall'altra, in questo
caso dovrà esprimere delle congetture si parla di gioco simultaneo.
Si possono avere 5 scenari:
1. Leadership di prezzo 2. Leadership di quantità
3. Determinazione simultanea della quantità 4. Determinazione simultanea del prezzo
5. Collusione: le imprese si accordano: gioco operativo

LEADERSHIP di QUANTITÀ:
Il modello Stackelberg ed è impiegato per descrivere industrie nelle quali esiste un'impresa dominante. Ciascuna impresa sa
che il prezzo d'equilibrio nel mercato dipende dall'output totale del prodotto. La quantità di output che l'impresa leader
sceglierà dipende dal modo in cui il leader ritiene che il follower reagisca alle sue decisioni, presumibilmente il follower vorrà
massimizzare il suo profitto, quindi in leader deve prendere in considerazione il problema di massimizzazione del profitto del
follower.

LEADERSHIP di QUANTITÀ:
Anche in questo caso l'impresa leader deve tener conto del comportamento del follower

DETERMINAZIONE SIMULTANEA della QUANTITA PRODOTTA


modello di COURNOT ciascuna delle 2 imprese devono preveere le scelte effettuate dalle altre, data questa previsione
ciascuna impresa sceglierà la quantità di output che massimizza il profitto.
In un equilibrio di cournot ciascuna impresa massimizza ilprofitto, date le aspettative di ciascuna circa la scelta di output
dell'altra. Inoltre tali aspettative si realizzano in equilibrio: la scelta ottima di output di ciascuna impresa è uguale a quella che
l'altra si aspetta. Nessuna delle due imprese ritiene profittevole variare l'output quando viene a conoscenza della scleta
effettiva dell'altra.

COLLUSIONE
Le imprese formano un cartello ovvero colludono, si accordano determinando prezzi e output per comportarsi come un
monopolista e massimizzare in tal modo la somma dei profitti.

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