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ERASMO DA ROTTERDAM

BIOGRAFIA

L'umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam (nome latinizzato di Geert Geertsz) nasce a
Rotterdam il 27 ottobre 1469. Firmerà i suoi scritti con lo pseudonimo di Desiderius Erasmus. La
sua opera più nota è l'"Elogio della follia". Figlio illegittimo di un prete, la madre Margherita è
figlia di un medico. Erasmo rimane orfano nel 1483; i genitori gli permetteranno di ricevere la
migliore educazione possibile per l'epoca , frequentando scuole monastiche. Viene ordinato prete
nel 1492, anche se non sarà mai un attivo sacerdote. Il monachesimo sarebbe anzi stato uno dei temi
principali della sua critica alla Chiesa. Nel 1495 si reca presso l'Università di Parigi per continuare
gli studi. La produzione letteraria inizia piuttosto tardi, soltanto quando finalmente arriva a ritenere
di poter padroneggiare con sicurezza il latino. Erasmo da Rotterdam rimarrà per tutta la vita
cattolico, tuttavia criticherà duramente gli eccessi della chiesa cattolica rifiutando persino il titolo di
cardinale che gli verrà offerto. Nel suo trattato sulla preparazione alla morte chiarisce che la fede in
Cristo e non i sacramenti e i rituali della Chiesa sarebbero l'unica garanzia per la vita eterna.
Erasmo preparerà una nuova versione greca e latina del Nuovo Testamento. Condivide molti punti
della critica di Martin Lutero alla Chiesa cattolica. Lo stesso Lutero manifesterà ammirazione per la
superiore cultura di Erasmo. Lutero avrebbe sperato in una collaborazione con Erasmo in un'opera
che gli sembrava la continuazione della propria. Erasmo però declina l'invito a impegnarsi,
adducendo come motivazione la propria volontà di non schierarsi per mantenere la propria
posizione di guida di un movimento puramente intellettuale, scopo della propria vita. Erasmo
riteneva che soltanto da una posizione neutrale si sarebbe potuto influenzare la riforma della
religione. A Lutero tale scelta parve un mero rifiuto ad assumersi le proprie responsabilità. Erasmo
da Rotterdam muore il 12 luglio 1536 a Basilea dove era tornato per controllare la pubblicazione
dell'"Ecclesiaste". Sebbene rimasto sempre cattolico viene sepolto nella cattedrale dedicata al culto
luterano. Il 19 gennaio 1543 a Milano i suoi libri verranno bruciati insieme a quelli di Lutero.

IL PENSIERO FILOSOFICO

La filosofia di pensiero di Erasmo non poteva scaturire da altro se non dalla relazione tra uomo e
Dio. Erasmo disprezzava qualsiasi forma di superstizione, di cerimonia religiosa ed esalta, nel suo
libro "De Libero Arbitrio", il libero arbitrio umano..
Frequente in Erasmo è l’appello all’uso della ragione; ragione intesa come strumento capace di
portare l'equilibrio, di analizzare ed affrontare i problemi. Una ragione, quindi, che non cessi di
indagare in nome di dogmi. Queste sue concezioni gli causeranno le accuse dei teologi, che
polemizzeranno contro di lui perché, in nome della ricerca e della ragione, ha rinunciato a qualsiasi
certezza dogmatica. Questo suo atteggiamento di dialogo e di confronto con le tesi altrui è sempre
presente, anche quando divamperanno le prime polemiche contro la predicazione di Lutero. Di
Lutero Erasmo condivise la critica alla corruzione della Chiesa e degli ordini monastici, ma non
volle mai porsi contro la Chiesa di Roma, a cui, anzi, rimase sempre fedele, pur non facendosi mai
paladino di Essa. Alle sottili e inutili diatribe dei teologi, infatti, Erasmo oppone la filosofia del
Cristo (philosophia Christi) intesa come recupero dell’autentico messaggio di Gesù, ritorno al
cristianesimo primitivo colto nelle sue originali fonti, lettura del Nuovo Testamento e delle opere
dei Padri greci e latini. Al centro dello spirito innovatore con cui Erasmo intendeva riformare la
Chiesa vi erano da un lato i valori del mondo classico, dall'altro la riscoperta del cristianesimo delle
origini. Egli cercò sempre una sintesi tra queste due visioni della vita, sintesi che del resto era già al
centro dei propositi dei filosofi rinascimentali e neoplatonici, come ad esempio Niccolò usano,
Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Nel tentativo di conciliare l’humanitas classica con la pietas
cristiana, egli partiva comunque da posizioni meno dottrinali e più attinenti all'aspetto della
condotta pratica.
In ossequio all'ideale dell’humanitas, cioè della greca "filantropia" (l'amore per l'umanità), Erasmo
credeva nel rispetto della dignità dell'uomo, il cui riconoscimento passa per la concordia e la pace,
da realizzare con l'uso sapiente della ragione. Richiamandosi a Seneca, Cicerone e Agostino,
condannava le varie forme di violenza e di prevaricazione dei potenti sui deboli, deprecando le
torture e la pena di morte.
Riguardo invece al sentimento della pietas, che per Erasmo costituisce il nucleo centrale del
cristianesimo, era convinto dell'importanza di una fede radicata nell'interiorità dell'animo. Le
pratiche esteriori della vita religiosa secondo Erasmo non hanno valore se non sono ricondotte alle
virtù essenziali del cristiano, cioè l'umiltà, il perdono, la compassione e la pazienza.
Fondamentale infine è la distinzione operata da Erasmo tra dottrine fondamentali (fundamenta) e
quelle indifferenti (adiaphora). Distinzione fatta al fine di potere ritrovare l’unità della Cristianità e
la tolleranza.
Il termine adiaphora (dal greco ἀδιάφορα, “cose indifferenti”) era un concetto usato dalla filosofia
stoica per indicare cose che sono al di fuori dalla legge morale, cioè azioni che non sono né
moralmente prescritte né moralmente proibite.