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La Riforma radicale nell'Europa del Cinquecento

Mario Biagioni
Lucia Felici

Introduzione:
L'espressione riforma radicale è stata introdotta per la prima volta dallo storiografico George Huntston
Williams nel 1957, che divenne poi il titolo della sua opera maggiore The Radical Reformation (1962) in cui
tentava di ricostruire il quadro complessivo dei movimenti, che parallelamente alla Riforma magisteriale ( che
portò alla nascita della chiesa luterana, zwingliana e calvinista), proposero vie diverse per ottenere una
restaurazione del cristianesimo, promuovendo un ritorno alle origini e ai suoi valori, individuando
nell'anabattismo, nello spiritualismo e nel razionalismo evangelico le tre strutture principali.
Attraverso quest'opera si è voluto procedere non per elementi teorici ma per nuclei tematici, guardando a
quei uomini come padri fondatori di molti principi che ancora oggi sono nostri come la tolleranza, il
razionalismo, la rispettabilità dell'ateismo e la dignità dell'uomo al di fuori del credo religioso.

Le origini

1.L'eredità medievale.

Il processo di affermazione del potere ecclesiastico era culminato con l'instaurazione della teocrazia papale
nel XIII secolo con il quale i papi rivendicarono anche il primato assoluto nel governo della società, in quanto
unici dispensatori della salvezza attraverso il sistema sacramentale.
Nel secolo successivo, con il trasferimento della sede papale, il suo prestigio universale diminuì e
parallelamente portò a un incremento delle sue azioni e delle sue pretese giurisdizionali e finanziarie
( soprattutto sul sistema delle indulgenze.) La Roma rinascimentale divenne il simbolo e apice della
depravazione morale.
Prima della Riforma al potere temporale della chiesa si erano opposti i sovrani dei nascenti stati nazionali con
i loro giuristi e teologi come Guglielmo di Ockham e Marsilio da Padova. Le idee elaborate in età medievale
però non intaccarono generalmente le fondamenta della chiesa , ma poserò comunque la base per la Riforma
protestante.
Rilevanti furono quelli che promuovevano l'imitazione di Cristo e l'attuazione, individuale e comunitaria, del
suo messaggio evangelico, la centralità delle scritture e la lettura individuare mediante la traduzione e la
critica alla mondanità della Chiesa.

Significativi gli esempi di :


• Valdo di Lione, fondatore del valdismo, nato come movimento pauperistico il quale rifiutavano il
purgatorio,il culto dei santi e il sacramento eucaristico, vennero poi dichiarati eretici
• I Fratelli della vita comune, i quali restando dentro la chiesa ,unirono all'imitazione della vita di Cristo
l'attività didattica basata sullo studio della scrittura e dei testi della classicità -> Erasmo ne fu allievo.

Un'attività intensa che vedeva coinvolgere anche le donne.


Il confine tra rinnovamento ed eresia fu molto labile dipendendo sostanzialmente dal contesto storico.
Contribuirono in oltre alla Riforma alcune correnti dell'età medievale:

➔ corrente del misticismo : il rapporto di una rinascita individuale attraverso un rapporto diretto con
Dio.
Esponenti : Bonaventura da Bagnoregio e Caterina da Siena.

➔ corrente del spiritualismo: lo spirito è il principio unico dell'interpretazione della Bibbia e nella
rigenerazione interiore che si compiva con il raggiungimento dell'unione con Dio, liberandoli da ogni
vincolo istituzionale e morale.
esponenti : Gioachino da Fiore – chiesa priva di gerarchie- e Girolamo Savonarola -teocrazia popolare
➔ corrente dell'umanesimo : centralità dell'uomo e della sua ragione,la quale legittima la critica al
principio di autorità. La filologia di Valla fornì lo strumento per una revisione globale del sapere
tradizionale.

Nuovi valori laici trovarono così la loro collocazione nel quadro della perenne rivelazione divina grazie alla
concezione neoplatonica di Pico della Mirandola.
La ricerca umanistica si coniugò con l'aspirazione al rinnovamento della cristianità: la Sacra scrittura fu
analizzata col metodo critico-filologico per divenire la fonte della verità divina.

2.Erasmo da Rotterdam( 1469-1536)

Noto come il “ principe degli umanisti” , intellettuale cosmopolita, fu una figura religiosa controversa per
cattolici e protestanti: pur desiderando un rinnovamento della chiesa non l'abbandonò mai e si schierò, anzi,
contro la riforma luterana a favore dell'unità della società cristiana.

Fondamenti essenziali apportati da Erasmo :


• La critica filologica applicata alla Bibbia – ripresa dallo studio di Valla.
• Imitazione della vita di Cristo
• impegno pedagogico basato sull'insegnamento delle lettere sacre e classiche
• la ricerca della tolleranza e della pace
• la valorizzazione della ragione dell'uomo e quindi della sua liberà e dignità.
In sostanza una versione moderna di tolleranza.

Bibliografia
Figlio illegittimo di un prete, prese i voti sacerdotali ( dai quali fu poi dispensato), diventando segretario del
vescovo di Cambrai.
Studiando a Parigi si lega al circolo degli umanisti di Thomas More, ed è proprio quest'ultimo a indurlo al
neoplatonismo ed ai testi di San Paolo , trasformandolo da letterato a studioso della Bibbia. Frutto di questo
nuovo interesse fu la pubblicazione delle Annotazioni sul Nuovo Testamento di Valla (1505), suo principale
maestro per la filologia e la retorica.
Nel suo Pugnale del soldato cristiano proponeva un cammino di spiritualizzazione ed interiorizzazione della
fede, attuato attraverso la conoscenza di sé con l'ausilio delle sacre scritture, preceduto dallo studio dei testi
classici, anch'essi espressioni della rivelazione divina.
Al centro vi è la ricerca come elemento centrale della vita del cristiano mentre le pratiche esteriori erano
giudicate indifferenti. Tale percorso di libertà verso lo spirito era reso possibile dalla ragione, considerata
integra malgrado il peccato originale, in quanto sede della “ scintilla divina”.
Dal punto di vista dogmatico si ha una svolta : la svalutazione dei riti e delle istituzioni della chiesa.

Le opere successive videro la luce dopo il suo soggiorno in Italia, dove strinse rapporti con i circoli umanisti di
Roma e Venezia ( in particolare presso Aldo Manuzio):
● Giulio cacciato dal cielo, opera contro Giulio II e la guerra, la quale veniva condannata in quanto
contraria allo spirito cristiano e causa di distruzione per la società, che vorrebbe invece guidata con
equità da un principe ispirato da Cristo ( temi ripresi nell'Istituzione del principe cristiano dedicato a
Carlo V e in Lamento della pace)
● L'elogio della follia (1514 dedicato a Thomas More): questo è un testo complesso malgrado la vena
sarcastica; una sorta di monologo della follia che esalta se stessa come fondamento della società,
attaccando principalmente ecclesiastici e pontefici, accusati di abusare del proprio ruolo,ma anche
contro i teologi, rei di elaborare dottrine lontane dalla vera essenza del Vangelo.

Erasmo fu un grande viaggiatore e continuò la sua vita peregrinando in Inghilterra, nei Paesi Bassi e a Basilea,
accumulando fama e onori presso i grandi del tempo con la sua attività intellettuale ( nel 1515 divenne
consigliere di Carlo V).
L'applicazione della filologia alla bibbia pose la base per molte eresie, in particolare la pubblicazione della
prima traduzione del Nuovo Testamento dedicata a Leone X . Essa costituì però scandalo soprattutto per
l'interpretazione filologica dei passi relativi alla Trinità.
In principio era il verbo, dogma sul quale poggiava la divinità di Cristo fu reso con in principio era la parola,
ossia la semplice predicazione del Messia, il figlio risultava cosi essere Dio per le sue qualità spirituali e non
per la sua consustanzialità eterna col padre.

Erasmo non trasse conclusioni dottrinali rivendicando sempre la sua natura di grammatico e non di teologo
ma di fatto la sua revisione filologica mise in discussione 5 dei 7 sacramenti – risultarono avere un
fondamento biblico certo solo l'eucaristia e il battesimo ( non quello dei bambini).
Nonostante la sua visione restava cristianocentrica, la riduzione degli aspetti etici e dei dogmi essenziali dette
un formidabile contributo all'irenismo ( unione di tutte le confessioni cristiane in base ai loro punti comuni ).
Erasmo realizzò una grandiosa impresa editoriale pubblicando le opere di molti padri della chiesa, con lo
scopo di rinnovare i sentimento di pietà e della predicazione più semplice e primordiale ma diventarono
presto veicolo di una critica agli abusi della chiesa.

L'atteggiamento critico di Erasmo verso la chiesa romana e il comune impegno per il rinnovamento della
società cristiana generò un iniziale sintonia con Lutero che però si spezzò rapidamente intorno al problema
della libertà dell'arbitrio umano.
Erasmo sostenne la possibilità della cooperazione uomo-dio per il raggiungimento della salvezza, cambiando
se stesso sull'esempio di Cristo, mentre la libertà di scegliere tra bene e male non viene sminuita
dall'intervento di Dio, ritenuto infinitamente buono e misericordioso. Ciò causò un dissidio insanabile con
Lutero.
Erasmo trascorse i suoi ultimi anni a Basilea, città tollerante e cosmopolita, criticato da entrambi i fronti per
la sua ambivalenza.

Alla sua morte il suo erede, Bonifacio Amerbach, istituì per suo volere una fondazione destinata a
conservarne gli ideali ed aiutare dotti, studenti, esuli e poveri di ogni confessione e paese.
NB. Tutte le opere di Erasmo furono inserite nell'indice dei libri proibiti.

3.Dagli alumbrados a Valdès.

Il movimento di riforma religioso cinquecentesco si arricchi anche grazie al contributo dell'alumbradismo,


sviluppandosi in Spagna,il quale mirò alla ricerca di una fede tutta interiore: un continuo processo di
perfezionamento sotto la guida dell'illuminazione spirituale.
Punti focali dell'alumbradismo:
• illuminazione divina la sola guida nella comprensione delle scritture
• svalutazione completa di dottrine e delle interpretazioni intellettuali, dell'esteriorità (dei sacramenti
ad esempio) e delle gerarchie ecclesiastiche tradizionali.
• in questo cammino esoterico era prevista la figura di un maestro spirituale, uomo o donna.

A tale magistero si formo Juan de Valdés, fratello del segretario di Carlo V.


Nella sua opera Dialogo della dottrina cristiana , 1529, fonde le idee di Erasmo e Lutero all'alumbrandismo
senza discriminanti dottrinali.
Dichiarato eterodosso, sfuggi ai processi grazie agli autorevoli protettori, i quali gli assicurarono la carica di
cameriere segreto presso papa Clemente VII e quella di segretario imperiale.
Nel 1537 si trasferì a Napoli per dedicarsi completamente all'attività religiosa. Il circolo che raccolse intorno a
sé comprendeva importanti nobildonne, dotti, aristocratici ed ecclesiastici come Giulia Gonzaga , Isabella
Bresegna, Bernardino Ochino e molti altri.
Il suo messaggio religioso ebbe grande seguito in Italia -> Valdès prospettava un processo di profondo e
graduale rinnovamento interiore da compiersi con la guida dell'illuminazione spirituale di Cristo,
dell'esperienza diretta della fede giustificante.
L'indifferentismo verso pratiche esteriori e dogmi che ne derivava non imponeva rotture esplicite con la
Chiesa cattolica e giustificava la partecipazione simulata ai suoi riti ( Nicodemismo) .

Dopo la morte di Valdés, un gruppo di prestigiosi intellettuali italiani, chiamati spirituali, raccolti introno al
cardinal Reginald Pole, ritennero di poter attuare una riforma interna alla Chiesa cattolica senza modificarne
l'aspetto istituzionale, ma il loro progetto fallì.

4.Lutero e la fine dell'unità del mondo cristiano

“Uomo del Medioevo che inaugura la modernità “: la sua formazione nella nativa Turingia era infatti
tradizionale, fu frate agostiniano che condivise la pietà e l'ansia per la salvezza tipica degli uomini di quel
tempo. Nei suoi testi restituì centralità all'onnipotenza di Dio, sentendosi egli stesso più un profeta che un
riformatore ( la riforma infatti spettava solo a Dio).
Lutero pose alla base della Riforma l'idea della libertà del cristiano, dell'individualismo religioso e
dell'esclusivo ancoraggio alla Bibbia.
Formulò tali tesi all'inizio della sua azione riformatrice, cominciata nel 1517 a Wittenberg, dove insegnava
Sacra Scrittura all'università.
Angosciato dal problema della salvezza e convinto dell'inefficacia dei mezzi offerti dalla Chiesa trovò la sua
risposta nella Lettera ai Romani di san Paolo: il destino dell'uomo dipendeva dalla sua fede in Cristo che lo
giustificava agli occhi di Dio e lo rendeva oggetto della sua grazia gratuita e salvifica.
Insieme alla dottrina della giustificazione per sola fede egli unisce quella della sola Scrittura, secondo la
quale unico fondamento della religione era la Bibbia. Queste idee minacciavano il potere religioso, politico ed
economico della chiesa, smantellando il gigantesco apparato di opere di bene richieste ai fedeli per
collaborare alla propria salvezza ( indulgenze, processioni, pellegrinaggi, messe votive ecc.).

A dare avvio al conflitto con la chiesa di Roma fu l'affissione delle sue 95 tesi sulla porta della cattedrale di
Wittenberg .
Il sostegno della stampa, essenziale per la diffusione della Riforma, e l'appoggio dei principi tedeschi,
desiderosi di emanciparsi dalla giurisdizione del sacro romano impero e della chiesa cattolica, gli permisero
nel suo Alla nobiltà cristiana tedesca di enunciare la teoria del sacerdozio universale.
• Tutti i laici partecipi del governo della chiesa → niente più distinzione tra laici e clero
• i monasteri furono chiusi e i loro beni incamerati dallo stato
• gli ecclesiastici potevano contrarre matrimonio, cessando la pratica e l'abuso del concubinato e della
monacazione forzata.

Nello scritto La cattività babilonese della Chiesa , l'istituzione ecclesiastica fu privata del potere supremo
dell'amministrazione dei sacramenti, in quanto Lutero ne nega cinque dei sette in base alla loro infondatezza
biblica (confermazione, matrimonio, estrema unzione, confessione e ordine sacro) salvando solo battesimo
ed eucarestia concepiti come grazia gratuita concessa da Cristo.

Anche la terza opera , La libertà del cristiano, ebbe una portata rivoluzionaria sostenendo la piena libertà del
credente da ogni costrizione istituzionale e religiosa, insieme al suo compito di servizio verso il prossimo,
espresso nelle buone opere e nella vita morale.
Il colpo definitivo fu l'identificazione dell'anticristo col papato.

Falliti gli iniziali tentativi di dialogo Lutero fu scomunicato nel 1520 da papa Leone X.
La sua reazione fu di aperta sfida : bruciò la bolla papale insieme al diritto canonico e l'anno seguente rifiutò
di ritrattare le sue idee davanti alla Dieta di Worms presieduta da Carlo V. Messo al bando fu salvato
dall'elettore Federico il Saggio e confinato nel castello della Wartburg dove si dedicò alla traduzione della
Bibbia in volgare.

La riforma conobbe subito rapidi sviluppi radicali: da una parte la radicalizzazione dei profeti di Zwickau e
dell'altra l'attività dei principi tedeschi i quali dettero vita alla cosi detta “riforma dei principi “, unendosi nella
Lega di Smalcalda contro l'imperatore.
Lutero si oppose a ogni forma di estremizzazione del suo pensiero ( v. riforma dei contadini che incendiò la
Germania tra il 1524-1526).
Dopo diversi tentativi fallimentari di riconciliazione con la chiesa di Roma, nel 1555, con la pace di Augusta si
ha la definitiva divisione della cristianità – in base al principio della territorialità sintetizzato nella formula
cuius regio eius religio ( il sovrano stabiliva la religione del suo Stato. )
Alla scomparsa di Lutero divenne capo della chiesa Filippo Melantone.

5. Da Zwingli a Calvino

Zwingli e Giovanni Calvino rappresentarono figure essenziali per la riforma protestante e per gli sviluppi che
le impressero sul piano dottrinale. Assai diversi da Lutero per temperamento e cultura, furono i leader del
movimento riformatore svizzero : le chiese che fondarono, rispettivamente a Zurigo e Ginevra si unificarono
nel 1549 con il Consensus Tigurinus.

Zwingli (1484-1531) intraprese studi umanistici e teologi sotto l'influenza di Erasmo; dopo la laurea a Basilea,
fu ordinato sacerdote e cappellano delle guardie svizzere del papa. Convertitosi alla Riforma nel 1518 iniziò a
predicare contro gli abusi della chiesa e in favore di un rigoroso letteralismo biblico: il consiglio cittadino, in
cui sedeva anche Zwingli, abolì messa ed immagini sacre e due anni più tardi suggellava la nascita della nuova
chiesa fondata sul principio della comunità e governata dal consiglio municipale ( affiancato da un tribunale
per la disciplina e l'ordinamento dei matrimoni).
Zwingli difese la riforma con le armi in pugno trovando la morte nella battagli di Kappel contro i cantoni
cattolici nel 1531.

Di fatto la sua dottrina si basava su due principi: la supremazia della scrittura, visto come testo normativo e la
sovranità di Dio, riducendo il sacramento dell'eucarestia a semplice rito di commemorazione , come pure
quello del battesimo ( semplice segno di fedeltà ma non di grazia), al quale attribuiva l'ingresso nella
comunità religiosa e insieme civile. Per questa visione territoriale della chiesa egli perseguitò gli anabattisti
che propugnavano il battesimo per gli adulti e la separazione tra stato e chiesa.
La nozione eucaristica zwingliana fu all'origine della disputa con Lutero.

Il perno della teologia di Zwingli rimase comunque l'idea della sovranità di Dio. Il Padre predestinava ab
aeterno la sorte del creato e dell'umanità: l'elezione divina era universale e da essa scaturivano la salvezza e
la fede ( anche se non necessariamente come nel caso degli antichi pagani). Anche la colpa di Adamo era
stata prevista dall'alto per manifestare la giustizia e misericordia divina e rimaneva nell'uomo come
inclinazione al male, radicando una concezione predestinazionista che eliminava ogni barriera confessionale
nel rapporto uomo-dio.

Altro esito ebbe la teologia di Calvino, rivoluzionaria nel suo intento di creare una “ nuova città di Dio” sulla
terra.
Giurisperito ed umanista di formazione, esule a Strasburgo, Basilea e Ferrara prima di insediarsi a Ginevra,
mise a punto il suo sistema dottrinale già nella prima delle sue numerosissime opere teologiche tra cui
L'istituzione della religione cristiana.

La dottrina calvinista si incentrava sull'idea dell'assoluta maestà di Dio, creatore e dominatore del creato, il
quale eleggeva alcuni uomini alla salvezza, abbandonando gli altri al loro destino di perdizione causato dal
peccato originario. L'identità dei salvati era lasciata trapelare da segnali positivi ( come il successo
economico o personale).
Con questi principi ( l'unione con Cristo, solo mezzo per conoscere Dio; l'accettazione della guida della Bibbia
e seguire al meglio la vocazione assegnata da Dio ) Calvino eliminò l'ansia della salvezza e rese il calvinismo
una religione fortemente incisiva nella realtà economica politica sociale e culturale.
Necessario completamento di questo progetto fu la creazione di una solida Chiesa e di un rigoroso
disciplinamento della società e dello stato.
Solo una società interamente dedita al lavoro e alla professione di fede, estranea a lussi e comportamenti
immorali, realizzava l'ideale religioso.
Calvino attuo il suo progetto nel 1542, una volta vinte le resistenze del consiglio municipale e della
cittadinanza.
L'organizzazione della Chiesa fu definita nelle Ordinanze ecclesiastiche con il Concistorio come supremo
organo di vigilanza. Tutto ciò senza però che tutto si incarnasse in una teocrazia.
Per Calvino i due poteri, Stato e Chiesa, dovevano rimanere distinti e la Chiesa pienamente indipendente, pur
essendo entrambi espressioni della volontà divina.
Ginevra come “la nuova Sion”, divenne presto un centro di attrazione internazionale per gli esuli. Il rovescio
della medaglia fu l'intransigenza dogmatica vigente nella chiesa calvinista che trovo la sua massima
espressione nel rogo del antitrinitario Michele Serveto del 1553.
Particolarmente virulenta fu la lotta contro i difensori della tolleranza religiosa, tra i quali si distinsero gli
eretici italiani.

Il battesimo

Primo effetto dell'idea luterana della libera interpretazione della Bibbia fu la revisione della nozione di
battesimo, sacramento imprescindibile per l'ingresso nella comunità cristiana.
Ad essere posto in discussione fu la legittimità di somministrarlo ai bambini in quanto inconsapevoli.
Il fronte dei negatori fu molto variegato sia per la sua infondatezza biblica sia nell'ottica spiritualista di
svalutazione di tutti i riti esterni.
Il nome anabattismo, letteralmente ribattesimo, derivava dalla pratica della ri-somministrazione in età adulta
del battesimo proprio ad indicarne la natura consapevole e la volontà di inclusione nella comunità religiosa.
Il modello di riferimento per le congregazioni anabattiste furono le comunità delle origini evangeliche, in
particolare il Sermone della montagna, nel Nuovo Testamento.
Essi attirarono esponenti di tutti i ceti sociali anche se l'elemento femminile e popolare furono quelli
maggioritari, addirittura le donne svolsero funzioni pastorali, come l'amministrazione dei sacramenti e di
evangelizzazione come la predica o la discussione teologica.
La separazione dallo stato fu perseguita sia in modo pacifico, con il rifiuto all'uso delle armi e del giuramento,
sia ricorrendo alla violenza.
In Italia a questi movimenti se ne aggiunse uno del tutto originale rispetto all'anabattismo europeo,
l'antitrinitarismo.

1.Alle origini dell'anabattismo

I primi a sollevare la questione del pedobattesimo nel 1521 furono i “ profeti di Zwickau” a Wittenberg
(Nikolaus Storch , un tessitore,Thomas Drechsel, un fabbro, e Markus Stübner uno studente).
Scopo della loro predicazione era avviare i fedeli a un processo di profonda rigenerazione interiore,
destinata al ripudio della materialità, di tutti i prodotti della cultura umana, come i riti e le istituzioni, e al
raggiungimento della vera “giustizia di Dio”.
Questo percorso era reso possibile dall'azione diretta dello spirito, l'unica guida nella fede e
nell'interpretazione della Bibbia.
Uomini dal grande carisma che trovarono larga accoglienza a Wittenberg, influenza che fu determinante
per Thomas Müntzer, leader nella guerra dei contadini.

T. Müntzer , uomo di cultura, si indirizzò presto verso lo spiritualismo mistico e l’apocalitticismo; ordinato
sacerdote aderì presto alla riforma di Lutero per poi elaborarne una propria grazie all’influenza dei profeti
con i quali entra in contatto.
In qualità di messaggero di Cristo, egli predicava la nascita della “chiesa dello spirito” nella quale gli eletti
agivano come strumento divino contro gli empi, ossia i governanti e gli ecclesiastici che si
arrogavano tirannicamente il dominio degli uomini in sostituzione a Dio. Contro di essi Müntzer
autorizzò l’uso delle armi al fine di realizzare la rivoluzione sociale, religiosa e politica che dava
compimento all’evento apocalittico, risolutore finale della storia, e premessa per l’instaurazione sulla terra
della nuova Gerusalemme, il regno millenario di giustizia e pace.
La rivoluzione dei contadini, dei uomini comuni, voleva affermare un ordine della società più equo,
basato sul Vangelo, contro le trasformazioni dei moderni Stati.
Il programma dei rivoltosi, in particolare nei dodici articoli di Memmingen, prefigurava uno stato confederale,
articolato in istituzioni politiche e religiose democraticamente elette, governate secondo principi di giustizia
sociale e di libertà tratti dal Nuovo Testamento, oltre al ripristino di antiche libertà ( di pascolo, legna ecc.).
Alla rivolta poserò fine i principi tedeschi nel 1526, spronati da Lutero.

Durante la rivoluzione sociale tedesca, a Zurigo il circolo di Konrad Grebel procedeva al primo
ribattesimo della storia. I suoi membri erano rimasti estranei alla guerra sociale per il loro rigoroso pacifismo
malgrado i contatti con Müntzer. Erano dotti, ex seguaci di Zwingli, dal quale si erano distaccati nel corso
delle dispute pubbliche precedenti all’instaurazione della riforma.
La loro chiesa si configurava come una comunità fedele al modello neotestamentario e destinata ad attuare
con totale coerenza il messaggio evangelico attraverso : una fede operosa e non solo dogmatica; la
condivisione dei beni; il ripudio della violenza e l’accettazione della persecuzione sull’esempio dei martiri.
L’appartenenza religiosa era sancita dalla partecipazione alla cena, considerata semplicemente come una
celebrazione memoriale della morte di Cristo, e dalla somministrazione del battesimo agli adulti, simbolo
della nascita del nuovo uomo.
I seguaci di Grebel furono costretti a disperdersi in seguito alla condanna a morte del consiglio zurighese.
La misura fu imitata anche nei cantoni cattolici e nell’impero.

2.La diffusione dell’anabattismo nell’Europa centrale e orientale

La diaspora dei anabattisti in seguito alla condanna dei governi tedeschi ed elvetici favorì la diffusione del
pensiero anabattista, che con la loro dirittura morale, la semplicità religiosa e la loro coerenza con gli
ideali evangelici offrirono un modello che esercitò notevole fascino soprattutto nelle classi popolari ma
anche negli intellettuali ed ecclesiastici ( come ad esempio Giorgio Siculo e Michele Serveto) propagandosi in
Germania, Austria, Tirolo, Italia, Slovenia , Paesi Bassi, Polonia ecc.
La propagazione dell’anabattismo andò di pari passo con la sua differenziazione interna, poiché le
comunità presero orientamenti teologici diversi a seconda dei loro leader.

Le comunità tedesche e morave risentirono del pensiero di Hubmaier, teorico della tolleranza religiosa.
La sua dottrina divideva l’uomo in tre componenti, lo spirito, l'anima e il corpo, tutte dotate di una propria
volontà ma corrotte (tranne lo spirito). La salvezza derivava dalla capacità dell’anima di individuare il
bene dal male.
Dopo le persecuzioni subite a Zurigo, Hubmaier diffuse l’anabattismo ad Augusta per poi morire sul rogo
a Vienna.
Augusta divenne nel 1526-1527 sede di una grande comunità anabattista, arricchita dalla presenza dopo
Hubmaier di Hans Hut e Hans Denck.
Hut (1497-1527) vi apportò le sue concezioni millenaristiche e pacifiche, che prospettavano ai credenti
un’attesa paziente dell'imminente arrivo di Cristo e del suo regno.
Denck (1500-1527), definito il papa degli anabattisti, fuse il suo pensiero umanistico con la dottrina
comunitaria anabattista e con idee spiritualiste e ireniche ( N.B ireniche= unione di tutte le comunità
cristiane in virtù dei loro punti comuni). Formatosi a Basilea sui testi di Erasmo aderì inizialmente alla Riforma
per poi passare all’anabattismo una volta emigrato ad Augusta.
Nelle sue opere Denck esaltava la possibilità di cooperazione per la salvezza tra uomo-dio quindi la sua
compenetrazione; promulgò inoltre la dottrina dell’apocatastasi, cioè della salvezza universale, estesa anche
ai demoni.

Tra i discepoli di Hut e Denck spiccarono Johannes Bunderlin e Christian Entfelder, entrambi “apostoli
della parola interiore”. Assunsero posizioni radicalmente spiritualistiche , svalutando i sacramenti, la Bibbia
e i dogmi fondamentali quali la trinità accreditando come unica fonte di rigenerazione lo spirito divino e il
suo tramite, Cristo.
Ad Augusta si distinsero anche le figure femminili tra le quali Veronica Gross, una delle prime donne
anabattiste.
Il movimento anabattista in Moravia trovò il suo nuovo capo in Jakob Hutter, nativo del Tirolo.
Hutter mirò a realizzare un regno divino in terra, ponendo a fondamento delle comunità un senso attivo e
profondo di amore fraterno (per questo la comunità fu denominata la Fratellanza). Essa si basava in oltre
sulla condivisione dei beni, sul lavoro comunitario, all’esercizio di una morale rigorosa ed evangelica e
nell’attività educativa soprattutto missionaria. Grazie alle loro caratteristiche le comunità hutterite si
attirarono una certa fama e sopravvissero all’espulsione dalla Moravia nel 1622 causata dalla
ricattolicizzazione del paese per stabilirsi verso est ( Slovacchia, Transilvania, Russia e anche in America
successivamente).

3.Prima e dopo Münster

Anche nei Paesi Bassi l’anabattismo attecchi, legando soprattutto la sua fama all’instaurazione della
Gerusalemme celeste a Münster nel 1534-35, luogo di attrazione per migliaia di esuli anabattisti
provenienti da tutta Europa.
Ruolo fondamentale fu quello di Melchior Hoffman, fondatore della setta dei melchioriti.
Un cacciatore di cuoio disprezzante della cultura, in quanto strumento di dominio, Hoffman era divenuto
predicatore e, radicalizzando le nozioni luterane del sacerdozio universale e dell’autonomia interpretative
della Scrittura legittimò, tramite sogni e rivelazioni divine, lo sterminio delle autorità religiose compromesse
con il potere civile.
Diversamente da Lutero, Hoffman esaltò l’integrità dell’arbitrio e la divinità dell’uomo dopo
l’illuminazione spirituale, i sacramenti di conseguenza erano simboli di partecipazione attiva al beneficio
di Cristo.
I duri scontri con i pastori luterani lo indussero ad abbandonare il territorio danese per emigrare a Strasburgo
dove maturò il proprio carisma, influenzato anche dalle visioni della profetessa Ursula Jost, che lo convinsero
di essere il profeta Elia redivivo, inviato per radunare l’esercito dei santi dell’apocalisse che avrebbe fatto
della città la nuova Sion.
Nello scritto Esposizioni della rivelazione celeste egli divide il quadro storico della chiesa in tre epoche : dalla
chiesa degli apostoli ai papi, dai papi alla riforma di Hus, e la terza, quella ancora in corso , definita età dello
spirito, in cui Cristo si sarebbe rivelato.
Hoffman morì dopo dieci anni di prigionia a Strasburgo ma la sua predicazione profetica dette i suoi
frutti a Münster, principato vescovile della Vestfalia.

Ad essa si ispirò Bernhard Rothmann, primo teorico della nuovo “Gerusalemme anabattista”. Egli giunse
nella città come predicatore luterano ma la ricezione delle idee anabattiste tramutarono il suo pensiero.
Egli iniziò a propugnare la nascita di una comunità divina formata da ribattezzati e divisa dallo stato che
collocò nella terza e ultima fase della storia dell’umanità, quella apocalittica.
A queste idee dette concretezza il fornaio Jan Matthjis che fece di Münster il centro propulsore del
millenarismo rivoluzionario. Nel 1534 iniziò la costruzione del regno millenarista, rivestendo i panni del
profeta Enoch in un clima di forte esaltazione religiosa e con ferreo autoritarismo, Matthjis epurò la città dai
non anabattisti, ne sottopose gli abitanti a riti di purificazione e indusse il comunismo dei beni.
Mattihjis fu ucciso durante l’assedio della città da parte del vescovo e del principe luterano Filippo di Assia,
il suo posto fu preso da Giovanni da Lieda, il quale instaurò una rigida teocrazia basata sul controllo della
vita pubblica e privata, affidata a 12 anziani, e instauro la poligamia.
L’esperimento munsterita si concluse nel 1535 con la capitolazione della città e l’esecuzione dei capi
anabattisti i cui cadaveri rimasero appesi in gabbie sopra le mura cittadine sino al 1881.

La crisi anabattista si accentuò anche grazie all’insorgere della corrente davidista , da David Joris, pittore e
poeta. Nella sua ottica misticista l’illuminazione divina svuotava di significato istituzioni, riti, testi sacri e
diveniva l’unica guida nella vita religioso dell’uomo, trovando espressione nell’uso libero della ragione e
nella pratica dell’amore con l’auspicio di una riconciliazione universale dell’umanità con Dio.
Particolarmente fertile per lo sviluppo del suo pensiero fu il rapporto con Curione e Castellione, al cui
fianco si schierò nella lotta alla tolleranza religiosa dopo il rogo di Serveto.

I contrasti interni all’anabattismo olandese, suscitati dal tragico esperimento di Münster e


dall’individualismo spiritualistico di Joris si ricomposero ad opera di Menno Simons.
Caratterizzato dallo stretto letteralismo e dalla valorizzazione del battesimo e dell’eucarestia, come momenti
di comunione simbolica con Cristo.
Il legame con Cristo fu infatti il perno della dottrina: nella comunità si attuava un costante processo di
santificazione attraverso la pratica evangelica e la lettura della Bibbia. Da qui il fermo rigore nella divisione
dallo stato, il pacifismo, la tolleranza, l’etica cristiana si tradussero in un modello etico innovativo.
Dopo la sua morte la guida dell’anabattismo olandese fu assunta da Dirk Philips il quale si interessò
molto alla chiesa e alla sua disciplina.
Nonostante le teorie contrastate sin dal sinodo di Strasburgo, i mennoniti, in tutte le loro branche, si
inserirono nell’animato clima culturale dell’Olanda del Seicento.

4.Anabattismo e antitrinitarismo in Italia

In Italia l'anabattismo assunse un carattere del tutto peculiare : il filone antitrinitario, di matrice valdesiana.
Territorio privilegiato della diffusione dell'anabattismo fu il Nord-Est. Il movimento attecchi in un terreno già
preparato dalle idee protestanti penetrate da Venezia , la “ porta della Riforma”.
Principale propagandista fu una figura misteriosa, Tiziano, il quale fondò la comunità di Asolo, con l'adesione
di prestigiose personalità cittadine ma anche persone di estrazione popolare. I molti che abbracciarono la
dottrina anabattista classica crearono una rete comunitaria che si ramificava dal Veneto al Friuli, alla Sitria
alla Toscana fino alle Marche dotata di una certa organizzazione interna tale da consentire anche un vero e
proprio concilio anabattista a Venezia nel 1550.
Il confronto fu reso necessario dalla presenza, all'interno del movimento, della corrente antitrinitaria animata
da figure provenienti dal valdesianesimo radicale da cui portarono la loro carica antidogmatica e la libertà
speculativa.
A determinare questa svolta antitrinitaria fu il valdesiano Girolamo Busale ( 1520-55) , abate calabrese
titolare di vari benefici ecclesiastici ( ai quali non rinunzio mai). Egli aderì alla riforma durante gli studi a
Padova legandosi poi a Juan de Villafranca, personaggio piuttosto oscuro responsabile dell'evoluzione
sempre più eterodossa del circolo napoletano del Valdés.

Busale giunse a negare la divinità di Cristo, la sua presenza nell'eucarestia, la veridicità della Scrittura,
l'esistenza dell'inferno e a sostenere la dottrina del sonno delle anime dopo la morte in base a un
predestinazionismo materialistico. Per Busale Cristo era soltanto il maggior profeta e il Vangelo un testo falso.
Tra i viaggi per tutta Italia a Padova si fece ribattezzare e arrivò ai vertici del movimento.
L'incontro di Venezia mise in chiara luce l'esistenza di due filoni nell'anabattismo italiano, distinti per
orientamenti e base sociale : uno capeggiato da Busale, l'altro, più popolare , animato da Tiziano, il quale poi
si rifugio nelle comunità morave facendo propri gli ideali millenaristi.

A rivelare gli esiti del sinodo veneziano fu Pietro Manelfi. Egli si presentò spontaneamente agli inquisitori
bolognesi per denunciare i suoi correligionari, nell'intento di approfittare dei benefici offerti ai rei confessi da
papa Giulio III con gli editti di grazia giubilari del 1550. La sua dichiarazione offrì al Sant'Uffizio un quadro
preciso del movimento riformatore in Italia e consentì di avviare una dura azione repressiva che portò in dieci
anni allo smantellamento dell'organizzazione.
Busale dopo il concilio di Venezia si recò in esilio a Napoli ad Alessandria d'Egitto e a Damasco dove morì.
Molti altri anabattisti si salvarono dall'inquisizione romana emigrando in Moravia.

5. Anabattismo e tolleranza.

Per la loro difesa della libertà di fede e di coscienza gli anabattisti sono stati considerati dei pionieri del
mondo moderno.
Il movimento fu infatti naturalmente incline alla tolleranza sia per le sue posizioni religiose sia per le brutali
persecuzioni subite. La concezione ecclesiologica che generalmente lo caratterizzò implicava un completo
rifiuto delle chiese territoriali costruite anche dai riformatori magisteriali.
L'idea volontaristica del battesimo e la nozione di fede come dono divino legittimavano il libero accesso alla
comunità ecclesiale e risultavano antitetiche ai concetti tradizionali di inclusione obbligatoria nella società
religiosa e di coincidenza tra quella e il consenso civile. Pur non negando il diritto di esistenza allo Stato, in
quanto istituzione divina posta a difesa dei cristiani, la sua alleanza con la chiesa veniva respinta per la totale
incompatibilità delle loro sfere di azione.
Allo Stato, titolare di una giurisdizione esclusivamente temporale, non era riconosciuto alcun diritto di
intervenire in questioni di fede. Questi principi costituirono i primi fondamenti nella rivendicazione della
libertà religiosa da parte del movimento anabattista.

Un altro pilastro fu il rifiuto categorico della violenza, estranea ai principi del cristianesimo e al messaggio
evangelico di amore e carità; quando ricorsero alla forza, come Muntzer, lo fecero quasi sempre perché
indotti dalle circostanze.
Oltre al pacifismo era molto diffusa anche la rassegnazione verso la repressione messa in atto da stati e
chiese, nella convenzione che la vera chiesa fosse quella perseguitata ( secondo il Sermone della montagna).
Coerentemente con le loro idee gli anabattisti difesero la libertà di fede di tutte le religioni e la garantirono
all'interno delle loro congregazioni.

Hubmaier nel suo testo Gli eretici e coloro che gli bruciano venivano elencati i principi basilari della visione
anabattista : incoercibilità della fede, evangelizzazione in luogo della violenza civile ed ecclesiastica, divisione
tra Stato e Chiesa come garanzia di libertà, coerenza con Cristo e le scritture.
Addirittura Hubmaier individuava nella violenza religiosa l'opera del demonio e dunque i loro artefici come
eretici.
Il movimento anabattista trovo dei difensori anche in persone non appartenenti ad esso come il capo della
chiesa di Strasburgo Wolfgang Capitone (in stretti rapporti con molti eterodossi come Denck) il quale si
espresse in modo favorevole sugli anabattisti nella sua corrispondenza con altri riformatori , elogiando la loro
pietà e devozione.

Lo spirito e la lettera

Il problema del rapporto tra illuminazione spirituale ed elementi esteriori fu presente nella Riforma
protestante sin dall'inizio.
Con la Libertà del cristiano (1520), Lutero stabilì un principio fondamentale, ovvero la piena libertà spirituale
del credente, in virtù della fede in Cristo.
La costruzione della chiesa evangelica però impose l'adattamento di tale idea alla dimensione istituzionale, fu
perciò affermata la complementarietà tra lo spirito, i testi sacri e riti esterni ( i quali rimangono nella chiesa
luterana come manifestazione della fede ispirata.).
Anche gli altri riformatori magisteriali mantennero questo equilibrio, pur in diverse sfumature.

A infrangerlo furono gli spiritualisti, che dettero preminenza assoluta all'azione dello spirito nell'uomo,
risolvendo l'intera religiosità nel interiore con la conseguenze svalutazione del significato dei segni esterni.

La visione degli spiritualisti fu individualista, tollerante e incline al nicodemismo : la rinascita spirituale


avveniva all'interno dell'uomo a prescindere dall'appartenenza a istituzioni religiose, che restavano dunque
indifferenti e verso le quali era lecito simulare ossequio esteriore. Alla base di questa filosofia vi era una
nozione ottimistica dell'uomo e della divinità, dei quali veniva esaltata la bontà, la libertà e l'intima
corrispondenza, con un misto tra misticismo medievale, neoplatonismo e umanesimo.
Gli esiti dello spiritualismo furono l'universalismo e il relativismo religioso : l'idea di una chiesa invisibile e
universale animata dallo spirito divino presente nella creazione composta da fedeli indipendenti e
responsabili.

1.Lo spiritualismo in Europa

Il messaggio spiritualistico divulgato dai profeti di Zwickau trovò subito seguaci e ascoltatori a Wittenberg.
Karlstadt, primo fedele seguace e compagno di Lutero, poi fortemente influenzato dal spiritualismo, dette
una rapida e concreta attuazione ai suoi principi con una serie di riforme religiose ( in primis l'abolizione della
Messa sostituita dalla Cena evangelica,e l'abolizione del celibato ecclesiastico ) e sociali contro la povertà
grazie soprattutto al credo della fede operante piuttosto che il sola fide rivalutando cosi anche l'agire umano
nella sua libertà e dignità.
L'accelerazione della Riforma a Wittenberg ( anche per episodi di violenza iconoclasta) indussero Federico il
Saggio e Lutero a porre fine alla leadership di Karlstadt.
L'assunzione del principio spiritualistico trasformò la concezione sacramentale di Karlstat, il quale ripudiò il
pedobattismo e concepì per primo l'eucarestia come rito simbolico anticipando Zwingli, ma malgrado ciò non
fece mai parte degli anabattisti in quanto non approvava il ribattesimo. La sua carriera di predicatore finì in
cambio della cattedra dell'università di Basilea e l'incarico di pastore della cattedrale cittadina.

I profeti di Zwickau esercitarono la loro influenza anche su un altro riformatore : Martin Borrhaus (Cellarius)
anche lui presente a Wittenberg.
Inizialmente aderì alla riforma dopo la lettura della Libertà del cristiano, entusiasmato per quel orizzonte di
libertà abbandonò gli studi e si trasferì a Wittenberg dove passò dal circolo di Melantone nella comunità
dello spirito dei profeti di Zwickau di cui assunse poi il ruolo di capo. Alla rottura con Lutero seguirono una
serie di rapporti con i non conformisti religiosi come Serveto , Denck e soprattutto con Capitone
( antitrinitario, spiritualista e millenarista)
Borrhaus sulla base degli scritti di Capitone elaborò la sua visione della chiesa invisibile di Dio, un percorso di
divinizzazione del uomo, sul esempio di Cristo, concepito come uomo riempito di virtù divine, non coeterno
con Dio, e con l'idea dell'imminente arrivo del regno del Messia sulla terra svalutando di conseguenza la
chiesta storica.
Alla condanna di Zwigli si recò a Basile, dove intraprese una carriera accademica come professore di retorica
mantenendosi però fedele alle proprie idee non conformiste ( testimonianza in alcuni commenti del Antico
Testamento e dalla continua frequentazione con gli eterodossi sopra citati).

A Strasburgo si incontrarono i destini dei maggior rappresentati dello spiritualismo cinquecentesco :


Schwenckfeld, Franck , Brunfels, oltre agli anabattisti dalla forte inclinazione spirituale come Denck e
Hoffman.

Il nobile Schwenckfeld lasciò la carriera diplomatica per dedicarsi alla riforma religiosa in Slesia. La rottura
con Lutero, molto violenta, a causa della sua visione eucaristica simbolica. Egli teorizzo che la carne si
trasfigurava progressivamente in spirito: l'azione della fede e dello spirito divino consentivano al fedele di
sconfiggere la peccaminosità del corpo e di divinizzazione a sua volta.
La sua visione apriva la strada ad una religione morale.
Espulso da Strasburgo , condannato dai luterani, intraprese un'opera di evangelizzazione in Germania
guadagnandosi la protezione temporanea del duca Filippo di Assia. ( la setta dei schwenckfeldiani ancora
esiste in America.)

Schwenckfeld si lego a Franck, nel quale l'individualismo religioso fu ancora più marcato sino alla coincidenza
tra religione e morale.
Dotto umanista di formazione erasmiana, sacerdote luterano a Norimberga, Franck rivelò il suo radicalismo
fin dalla sua prima pubblicazione elogiando la rettitudine dei musulmani, e scagliandosi contro il settarismo
della società cristiana , a cui contribuivano anche gli anabattisti, e ad esso contrappose la Chiesa spirituale.
Nel suo scritto ripercorre la storia cristiana dal punto di vista degli eretici, un rovesciamento che trasformava
l'eresia nel segno distintivo della vera chiesa e gli ecclesiastici, paladini dell'ortodossia in persecutori contrari
al Vangelo.
La chiesa di Franck era universale, composta da uomini liberi e integri in quanto espressione perfetta di un
Dio che era amore eterno e presenza innata nell'animo umano. La stessa scrittura veniva ridotta a mero
simbolo della parola interiore mentre negava l'attendibilità letterale.
Viaggiò per tutta la vita fino a fondare una stamperia a Basilea dove morì.

A Basilea, nota per la sua apertura culturale, opero anche Paracelso. Le sue posizioni rivoluzionarono la
medicina e la visione tradizionale dell'uomo e dell'universo , per le sue idee egli fu affine agli spiritualisiti ma
non ne condivise l'individualismo e l'isolamento.
Egli maturò un nuovo approccio alla medicina basato sulla pratica empirica, all'azione di spiriti naturali sulla
trasformazione delle materie.
Il rapporto tra micro e macro organismo che erano comparticipativi della forza divina della natura,fondendo
rapporti di carattere biologico, astrologico e chimico destinati a concludersi nella trasfigurazione divina e
chimica del creato. Dà l'inizio alla figura dell'Alchimista, ottenendo un grande successo pratico che non lo
mise comunque al riparo dalle persecuzioni.

Valentin Weigel, padre della teosofia, basava le sue riflessioni sulla rinascita reale dell'uomo attraverso
l'azione della grazia e di Cristo che, dopo la “ morte interiore” , attivava la luce divina innata nell'uomo,
mistica e libera che si tradusse anche in una teoria della conoscenza e in una metafisica innovativa. Sostenne
che la conoscenza proveniva dal soggetto conoscente e non dall'oggetto conosciuto.
In tale direzione affermava che uomo e mondo contenevano tutto e fuori da essi non vi era nulla , quindi
nemmeno inferno e paradiso, e condividevano la stessa natura e unità in Dio, centro vitale dell'universo.

Nei Paesi Bassi lo spiritualismo conobbe forme comunitarie, il più importante gruppo fu La famiglia
dell'amore fondata nel 1540 da Hendrick Niclaes e destinata a una grande diffusione soprattutto tra i
mercanti e umanisti olandesi.
La setta presentava una sintesi tra idee spiritualiste, neostoriche, panteiste, anabattiste e nella sua
articolazione una struttura gerarchica affine a quella cattolica.
Il loro scopo era quello di raggiungere la perfezione spirituale e dell'unione con la divinità presente nel creato
attraverso la compenetrazione con Cristo e l'esercizio di una vita retta e guidata dallo spirito e dal libero
arbitrio. Lo spirito sopravanzava la Bibbia, lettera morta sena di esso.
L'orizzonte del gruppo era millenarista. Niclaes si dichiarava il messaggero divino, inviato per chiamare a
raccolta i pochi illuminati sopravvissuti all'anticristo e costruire con essi una comunità confessionale.
Niclaes capeggiava in funzione di vescovo aiutato da un consiglio di anziani e ministri.
In nome della fratellanza essi realizzarono una rete di assistenza economica e di protezione. La sua opera più
famosa è Lo specchio della perfezione.
Perseguitato si spostò per l'Europa,a Londra e Colonia dove morì.

2.Lo spiritualismo in Italia

In Italia vi era un clima di grande attesa di rinnovamento nel segno di un cristianesimo evangelico, non più
gravato dalle gerarchie e dalla ritualità oppressiva della chiesa, anche grazia alla cultura umanista.
In questa situazione il messaggio critico e spiritualistico di Erasmo e i principi luterani del sola fide e sola
scriptura furono percepiti come strumenti di liberazione dal peso di una religione ridotta a pura norma.

La porta di ingresso di tali testi era Venezia, la quale con le sue stamperie, e con i suoi rapporti commerciali
con i paesi della riforma e con l'oriente e alla libertà garantita dalla repubblica rappresentò il varco più
praticato da uomini, libri e idee. Da lì le opere invaserò le città italiane a partire dal Nord-est, cogliendo di
sorpresa le istituzioni ecclesiastiche che sin dall'inizio sottovalutavano il fenomeno.

Solo nel 1549 fu redatto a Venezia un elenco di libri proibiti, che precedette di circa 10 anni la comparsa del
primo indice romano di Paolo IV.
Il un tale contesto, la lettura e il commento dei testi sacri era alla portata di tutti e se ne parlava ovunque per
le vie della città. Le opere di Erasmo in particolare godettero di enorme fortuna.

Tuttavia, l 'assenza di punti di riferimento istituzionali porta alla rielaborazioni del tutto originale delle idee
erasmiane, ma generalmente orientata alla ricerca di vie religiose personali.
In Italia quindi la riforma non si concretizzo mai nella formazione di istituzioni antagoniste alla chiesa di Roma
ma portarono o alla creazione di comunità clandestine orientate alla chiese d'Oltralpe, calvinista e zwigliana,
o verso l'anabattismo.

Il beneficio di Cristo, 1540, del benedettino Benedetto Fontanini da Mantova , modificato dal valdesiano
Flaminio con sfumature calvinsite, ospite a Viterbo dal cardinale Regiald Pole, venne pubblicato anonimo.
Il messaggio che conteneva era in sostanza che che il sacrificio della croce , e quindi il beneficio di Cristo,
liberava tutti gli uomini dall'oppressione della Legge, li riconciliava con Dio e li destinava alla salvezza eterna
nell'impeto dell'esaltazione della misericordia divina.
Il Beneficio di Cristo era privo di attacchi anti-romani e di prese di posizione teologiche inoppugnabili, mentre
accentuava l'aspetto interiore della fede. Il testo intendeva essere una risposta credibile da parte di
autorevoli intellettuali ed ecclesiastici, alle nuove aspettative religiose e fornire la traccia di una possibile
riforma in vista dell'imminente concilio di Firpo. L'approvazione nel 1547 del decreto tridentino sulla
giustificazione segno la fine di questo progetto.

La riforma in Italia fu notevolmente influenzata dallo spiritualismo di Juan de Valdés , il quale circolo si
avvalse di notevoli personaggi, tra cui il suo seguace Juan de Villafranca ma anche il cardinale Pole, Morone,
Flaminio, Ochino, Busale ecc.
Le sue opere ebbero grande risonanza anche se circolavano manoscritte o conosciute tramite tradizione
orale. La trasmissione di idee radicai nella penisola non fu generalmente affidata alla stampa, ma usò canali
come quello della predicazione o delle retti sotterranee di relazione interpersonali.
La ricostruzione è resa possibile, infatti, grazia alle testimonianze dei processi inquisitoriali.

Tra coloro che radicalizzarono il pensiero valdesiano vi fu Bernardino Tommasini, detto Ochino (1487-1565).
Entrato giovanissimo negli ordini dei frati minori passò presto a quello dei cappuccini apprezzandone il
maggior rigore, di cui divenne vicario generale. Dalle capacità orale spiccate e dalla profonda spiritualità ebbe
un ampio consenso nelle numerose città italiane dove fu chiamato a predicare, non chè la protezione di
pontefici (Clemente VII e Paolo III) e persino dell'imperatore Carlo V. La partecipazione al circolo napoletano
di Valdés, segnò profondamente il suo pensiero religioso orientandolo verso quella dottrina (idee espresse
nei Dialoghi ).
Per questa sua pubblicazione fu convocato a Roma, ma sebbene 55enne decise di espatriare andando a
Ginevra, dove ottene la fiducia di Calvino e l'incarico di pastore della comunità italiana per la sua intensa
attività propagandistica contro l'anticristo romano.
Ochino assunse incarichi di rilievo nella chiesa riformata durante i suoi spostamenti, ma nelle prediche e negli
scritti non tardarono a emergere le sue posizioni radicalmente spiritualiste, maturate anche grazie al
rapporto con Schwenckfeld a Strasburgo.
Ochino condivise con Castellione e Sozzini la battaglia contro la persecuzione religiosa in seguito al rogo di
Serveto, nella convinzione che gli eretici fossero creature di Dio erranti da istruire e non da castigare.
Fu proprio la posizione antipredestinazionista e le tendenze antitrinitarie che unì Ochino agli altri due
compatrioti.
Ochino viene espulso da Zurigo in seguito alla pubblicazione, forse di Castellione , dei Dialoghi XXX e si recò a
Cracovia e poi in Moravia.

Un'altra persona che influenzo notevolmente la riforma italiana, fu Paolo Ricci (1500-1575) che una volta
aderito alla riforma prese il nome di Camillo Renato, per celebrare la sua rinascita spirituale ( cambio spesso
nome nel suo peregrinare – esempio divenne Lisia Fileno a Bologna ).
Venne arrestato a Ferrara ma tornò in libertà grazie all'intervento della duchessa estense Renata di Francia,
lasciando l'Italia per stabilirsi in Valtellina, primo centro di aggregazione dei esuli italiani religionis causa.
Renato pose al centro della propria riflessione il principio valdesiano della rinascita interiore del cristiano:
essa si compiva all'interno di ciascun credente ed era il fondamento della vita religiosa. Tutti i segni esteriori
perdevano di significato. Il battesimo non era altro che un atto per mezzo del quale si dichiarava la fede già
precedentemente acquisita nella coscienza, e la cena una cerimonia commemorativa.
Renato inoltre sostenne la teoria del sonno delle anime dopo la morte, con il finale deperimento di quelle
malvagie e il risveglio dei giusti. Ne seguitava il rifiuto dell'esistenza del purgatorio, e in ultima analisi anche
dell'inferno, considerati invenzioni della chiesa per garantirsi il potere sui fedeli.
Renato insegnò altresì una nozione cristologica impregnata di influssi ebraici e islamici. Fu arrestato a
Venezia.

La sua eredità fu raccolta da Girolamo Busale che a sua volta la trasmise agli ex ecclesiastici Giovanni Laureto
e Lorenzo Tizzano, nonchè al giurista Giulio Basalù. Tizzano , nelle sue dichiarazioni rilasciate agli inquisitori,
descriveva il loro percorso ereticale segnando tre tappe principali.
• luteranesimo radicale – dai circoli napoletani- al quale si aggiunse il principio di infinita misericordia
divina e della predestinazione universale alla salvezza.
• Antitrinitarismo – grazie alla predicazione di Busale ( Cristo non era figlio naturale di Dio ma per
adozione, che era nato da Maria come tutti gli uomini, che Maria aveva avuto altri figli,che l'ultima
cena non era presenza reale del corpo e coloro che lo credevano lo trasformavano in un rito
idolatrico).

Giungendo in fine alla base della loro autonoma riflessione per la quale apparivano eversivi del
cristianesimo : Cristo non era il Messia, ma un profeta illuminato, le scritture erano false, le anime morivano
con il corpo e solo i giusti resuscitavano.

Laureto decise di abbandonare le conoscenze di Busale per convertirsi all'ebraismo, deluso anche da questa
religione tornò in Italia e fece perdere le sue tracce.

Basalù rielaborando letture erasmiane e riformate propugnò una concezione che non solo rifiutava i punti
cardini del cristianesimo, dimostrando un corrosivo scetticismo, ma anche una generale incredulità verso
tutte le religione, considerate pure invenzioni umane. Fu processato dal Sant'Uffizio nel 1555.

Dalle carte inquisitoriali emerse infine il profilo di Giorgio Rioli, detto Siculo, monaco fondante della setta dei
georgiani. Definito l”arcieretico” , Siculo non era colto ma esercitava un gran carisma, arrivando ad affermarsi
profeta in quanto Cristo stesso gli era apparso per rivelarli la verità. Iniziò le sue considerazioni al concilio di
Trento per esporre le sue idee al consenso dei prelati.
La sua soluzione per la salvezza universale era molto ampia , basata sulla fiducia nell'integrità della natura
umana e sull'efficacia del beneficio di Cristo, rivolto a tutti gli uomini, non solo ai predestinati, uscendo cosi
dagli orizzonti della riforma e dal cattolicesimo.
Fu arrestato e durante il processo negò il purgatorio e la dannazione eterna, rifiutò la trinità e sostenne che
l'anima non veniva infusa da Dio ma si trasmetteva con il seme dell'uomo.
Rifiutandosi di abiurare trovò la morte per strangolamento.
La sintesi del suo pensiero fu affidata ad un ultimo libro, Libro grande, mai rinvenuto, di cui abbiamo notizie
dalle carte processuali.

3.Il nicodemismo

Con il termine si intende la partecipazione ai riti ecclesiastici senza un'adesione interiore. Esso si diffuse
ampiamente in Italia, diventando una risposta di sopravvivenza.
Vari furono le motivazione e i dibattiti, tuttavia le motivazioni più solide provennero dagli spiritualisti: la
svalutazione della forma dei culti in virtù della rigenerazione interiore rendeva infatti plausibile la
dissimulazione.

La minaccia rappresentata dal nicodemismo per le chiese fu subito percepita da Calvino, che per primo
affrontò il tema nella sua complessità.

Il nicodemismo trovò un'importante teorizzazione nei Dodici libri di Pandette del Vecchio e del Nuovo
testamento di Otto Brunfels, un ex monaco tedesco. Esso condivise le motivazioni della rivolta dei contadini
ma li esortò a sopportare pazientemente la tirannia signorile.
Stabilitosi a Strasburgo qui teorizzò la teoria della simulazione religiosa, nata dal fallimento di quel tentativo
di rinnovamento radicale della società, per la necessità di coltivare clandestinamente le aspirazioni
rivoluzionarie in vista di tempi migliori.
Brunfels estremizzo i principi della Libertà del cristiano, vedendo lo spiritualismo come una comunità di pochi
eletti illuminati, fedeli a pochi principi religiosi, nascosta all'interno delle chiese istituzionali e nota solo a Dio.
Per tale motivo in situazioni storiche dominate da increduli e ostinati era lecito dissimulare, soprattutto per il
rispetto degli infirmi, ossia dei fratelli più deboli.
Le Pandette ebbero una grande diffusione e in Italia si intrecciarono ai principi valdesiani.
Il 1549 rappresento un anno di svolta nel dibattito del nicodemismo, avendo per protagonista ancora Calvino,
e il caso Spiera.
Francesco Spiera avvocato di Citadtadella, morto nel 1548 dopo una tormentata agonia, disperandosi e
credendo che quella sofferenza fosse una conseguenza alla sua abiura della fede calvinista e che il suo
comportamento fosse segno di predestinazione alla morte esterna.
Calvino espresse un giudizio severo su Spiera e sugli italiani rei ai suoi occhi di opportunismo e capziosità.
Contrapposto alla critica di Calvino , Siculo, nell'epistola accusò Spiera di aver legato le mani a Dio in funzione
di una scelta operata sin dal inzio dei tempi, la predestinazione, e avvalorava cosi l'atteggiamento
nicodemitico, trasformando il caso Spiera nell'invito ai fedeli affinché coltivassero la verità nel profondo della
coscienza.

Universalismo e tolleranza

1.La controversia sulla tolleranza: il caso Serveto

Tre furono le città emblematiche durante l'età della Riforma: Wittenberg, città di Lutero e delle 95 tesi;
Ginevra, la città di Calvino e dei predestinati; Basilea, la città libera, amata da Erasmo, fiorente in traffici e
attività culturali, con le sue celebri stamperie lungo la Freie Strasse e l'università, fondata nel 1460, era la più
antica della Svizzera, celebre per la tradizione umanistica.
Basile rappresentava la meta preferita per gli esuli religionis causa.

A Basilea nel 1543 si trasferì anche Sebastiano Castellione in seguito al deteriorarsi dei rapporti con Calvino a
Ginevra, a causa della sua indipendenza di pensiero influenzata da Ochino, che lo mise in contrasto con
l'amico Calvino.
A Basilea visse alcuni anni di indigenza inizialmente, e dopo aver trovato impiego come correttore di bozze in
una stamperia nel 1553 ottenne finalmente la cattedra di greco all'università.
A Basilea si strinse introno a lui un gruppo di colti esuli, desiderosi di discutere liberamente di questioni
teologiche, in un clima che univa lo spiritualismo al razionalismo filologico umanistico.
Punto di ritrovo fu inizialmente la casa del capo anabattista David Joris, celato sotto falsa identità. Tra i
frequentatori più assidui vi era Curione, costretto alla fuga da Lucca.
Grazie all'attività di questo gruppo si mantennero vive nella cultura cittadina le istanze che avevano
alimentato le prime aspettative riformatrici. L'ottimismo umanistico nelle possibilità dell'uomo di partecipare
alla sua salvezza, che si risolveva nell'importanza attribuita all'educazione e nell'idea di una estesa efficacia
del beneficio di Cristo, che si univa all'esaltazione della vita interiore a discapito dei riti e della forma del
culto.
Il razionalismo filologico, Valla ed Erasmo, si fondava sulla priorità del testo sacro, sulla necessità di una libera
interpretazione da parte del cristiano. Quest'ultima implicava la riscoperta del valore della profezia, intesa
come ispirazione individuale non vincolata all'autorità gerarchica, su modello della chiesa delle origini, e
prefigurava una comunità cristiana più aperta, attenta alla crescita delle coscienze.
Intorno a questo gruppo si allargava una rete di relazioni che coinvolgevano altri personaggi tra i quali Ochino
e Sozzini.

Il gruppo di Basilea rappresentò un vero e proprio fronte di opinione che guardava a principì di origine
erasmiana, e recuperava alcune istanze dei primi riformatori ( sola fide e sola scriptura). Gli esuli italiani in
particolare portavano il contributo di una formazione culturale di impronta razionalistica umanistica ,
dell'idealismo neoplatonico, alla semplicità anabattista o allo spiritualismo valdesiano.

Il caso Serveto nel 1553: l'antitrinitario era finito sotto gli attacchi concordi di calvinisti e luterani già prima
con il suo scritto “ Gli errori sulla trinità” ma fu la “Restaurazione del cristianesimo” a scatenare la reazione
violenta di Calvino, che decise di smascherarlo e addirittura di collaborare con l'Inquisizione perché venisse
arrestato. Su intervento di Calvino stesso durante il processo venne condannato a morte. Serveto fu arso sul
rogo insieme ai suoi libri a Ginevra. Capi di accusa furono l'anabattismo e la sua critica pertinace al dogma
trinitario, ritenuta una minaccia per il processo della riforma e un primo passo verso l'anarchia delle opinioni.
L'evento suscitò comunque grande impressione. Calvino rispose che era una necessità il punire, anche con la
morte, gli eretici.
Questo intervento aumentò lo sdegno tra tutti coloro che erano più sensibili al problema della tolleranza e
della libertà religiosa.
Il gruppo di Basilea colse l'occasione per levare la propria voce, e lo fece attraverso un testo anonimo e dalle
false indicazioni tipografiche intitolato La persecuzione degli eretici, edito a Basilea nel 1554.
Esso non discuteva le idee di Serveto né quelle di Calvino sulla trinità, ma presentava una raccolta di brani in
favore della libertà di coscienza, che lo resero la prima, moderna teorizzazione della tolleranza religiosa.
Artefice di quest'opera fu Sebastiano Castellione che usava pseudonimi diversi, con la collaborazione di
Curione e Borrhaus.
L'opera conteneva pagine di Lutero, di Brenz e interventi più brevi degli autori più disparati, dai padri della
chiesa ( Agostino, Girolamo) ai contemporanei ( Erasmo, Franck, Calvino stesso, Curione, Castellione ).

A differenza di Calvino, Castellione non concepiva la divinità in termini di potenza e gloria separando del tutto
la ragione divina dall'intelletto umano, ma rivalutava il ruolo della ragione come luce interiore che brillava in
ogni individuo e si manifestava nella sua libertà di giudizio e nel linguaggio. Se Cristo era il sermo, la parola,
significava che attraverso di essa era possibile stabilire un contatto tra uomo e Dio, e nella dimensione della
storia, la verità si costruiva proprio con il confronto delle opinioni.
Egli infine ricordava come l'unica disposizione lasciata da Cristo ai suoi discepoli fosse quella dell'amore verso
il prossimo, insistendo cosi sulla natura etica del percorso di salvezza.
Su tale principio poggiava il suo sostanziale antidogmatismo, fornendo l'elenco delle conoscenze che non
sono necessarie alla salvezza.
Anche la concezione dell'eresia veniva rivoluzionata : l'eretico non era chi dissentiva dalla dottrina ufficiale,
ma chi agiva con pertinacia divenendo pericolo per l'unità della comunità religiosa, riducendo cosi la verità a
categoria morale.
L'uso della violenza in ambito religioso era vietato.

Il libro divenne rapidamente uno dei punti di riferimento del pensiero europeo sulla tolleranza e Castellione il
paladino della libertà religiosa.
Castellione inoltre sostenne che un'opinione deve essere combattuta con un'altra opinione, non con l'uso
della forza, e che uccidere un uomo non è difendere una dottrina,ma è uccidere un uomo.
La controversia tra Castellione e i riformatori ginevrini era stata infatti aggravata da quella sul problema della
predestinazione divina. Castellione si oppose fermamente a tale dottrina in favore della libertà dell'arbitrio
umano e di una concezione positiva di Dio.
Perseguitato dall'inquisizione mori prima di affrontarla. Egli scomparve lasciandosi alle spalle la stima per la
sua attività di umanista.
Nel suo ultimo scritto egli sostenne che l'intolleranza scaturisce dall'instabilità politica .

2.L'infinita ampiezza del regno di Dio

Il dogma della predestinazione costituì uno dei capisaldi del pensiero teologico della Riforma. Nonostante le
sue origini risalgono ad Agostino, esso tornò alla ribalta nella riflessione di molti riformatori.
Calvino arrivò a una formulazione definitiva del dogma della doppia predestinazione ( salvezza e
dannazione).
In Italia fu spesso coniugata con l'idea dell'immensa bontà divina per propugnare l'universale destinazione
alla salvezza dell'umanità.
Il predestinazionismo trovò anche dei fieri oppositori tra coloro che difendevano i principi dell'universalismo
e della libertà dell'arbitrio , muovendosi nel solco di Erasmo.

Theodor Bibliander, celebre teologo, fu uno dei paladini del antipredestinazionismo nella chiesa di Zurigo,
dove successe a Zwigli.
In tutti i suoi scritti sostiene l'universalità della grazia in virtù del principio erasmiano dell'infinita misericordia
di Dio, e la dignità della ragione umana in quanto di origine divina, nonché sede delle leggi di natura che
indirizzavano al bene.
Bibliander sviluppò tuttavia in senso più radicale l'irenismo di Erasmo, associando il sogno dell'unità religiosa,
che avrebbe abbracciato anche l'islam. L'attenzione verso il mondo islamico si concretizzò con la
pubblicazione della prima edizione latina a stampa del Corano.
Non ebbero più fortuna le idee di Guillaume Postel, celebre per il suo profetismo e per la sua dottrina
orientalista, biblista era anche un brillante matematico . Nella sua opera maggiore L'armonia del mondo
propose un'audace disegno di riforma religiosa e di concordia universale tra cristianesimo,ebraismo e islam
in base all'idea dell'origine unitaria delle lingue ( dall'ebraismo ) e di un antica unità del sapere e della
religione al di là delle diverse manifestazioni storiche.
Mistico e ispirato, persuaso di essere un nuovo profeta, con il suo radicalismo fu processato dall'inquisizione
che lo considerò pazzo anziché eretico e lo rinchiuse prima in carcere e poi in un convento parigino dove
morì.
Al centro dello scontro con Ginevra fu il problema dell'ampiezza del regno di Dio, che , nella cultura del
tempo, coincideva con il problema dei limiti della società civile.
Il modello ginevrino limitava il numero dei salvati a pochi eletti e il resto del mondo era destinato alla
dannazione. Un modello percepito come incompatibille con il principio evangelico dell'infinita misericordia
divina.

Celio Secondo Curione intervenne nella polemica suscitata dal rogo di Serveto, cercando di dimostrare con
molteplici argomenti che il numero dei salvati era enormemente più grande di quello dei dannati,
contrapponendosi alla dottrina di Calvino, pur senza nominarlo. L'intervento segnava la rottura con la chiesa
di Ginevra.
Sin dall'incipit Curione negava la coercizione nelle questioni religiose: non poteva essere la paura a guidare gli
uomini verso la fede ma l'amore. Inoltre la libertà era fondamentale perché potesse manifestarsi la verità.
La parola divina esigeva dialogo e interpretazione, e il suo significato si chiariva nella storia grazie
all'intervento dello spirito. Per questo la profezia era un carattere intrinseco della comunità cristiana, fin dalle
origini, e necessitava della libertà di espressione.

Un altro problema affrontato da Curione era quello legato ai numero dei salvati: Dio non limitava la salvezza,
perché la salvezza dei figli era motivo di gioia per il padre e limitarla significava condizionare la sua felicità;
Satana non poteva dominare su un regno più esteso di quello divino, per questo anche i popoli recentemente
scoperti o le genti vissute prima dell'avvento di Cristo erano destinati alla salvezza, se osservavano la legge di
natura, veneravano un solo dio e rispettavano il prossimo.
A differenza di Erasmo quindi sosteneva che l'infinita benevolenza divina si manifestava con un atto
volontario di dio al quale l'uomo non poteva collaborare. La predestinazione era riflesso dell'infinito amore
divino e strumento di liberazione per tutti gli uomini.

In Italia le idee sull'infinita misericordia divina e sull'ampiezza del regno di dio avevano incontrato un
larghissimo consenso. La cosi detta teologia del cielo aperto, ovvero l'idea che la salvezza dell'individuo
coincidesse semplicemente con la certezza interiore della salvezza, era il frutto di un interpretazione
estremamente larga del principio luterano della giustificazione per sola fede.
Anche questo a opera di Siculo, che ne espose una concezione nello scritto sul caso Spiera, in cui prendeva la
vicenda come un esempio emblematico delle tragiche conseguenze alle quali poteva condurre il dogma della
predestinazione e esaltando la concezione erasmiana della benevolenza divina e quella pelagiana della
capacità naturale dell'uomo di scegliere tra bene e male.

In Spagna il pensiero di Erasmo si era radicato in profondità trovando riscontro tra gli intellettuali umanisti –
gli alumbrados – e nelle diverse forme dello spiritualismo converso. L'erasmismo fu appoggiato dallo stesso
imperatore Carlo V , superando cosi i primi sospetti di eterodossia emersi già nel corso della conferenza di
Valladolid nel 1527.

Fece scalpore l'episodio della fuga di una dozzina di monaci dal convento di San Isidoro a Siviglia in quanto
abbracciarono la riforma.
In particolare uno di loro,Antonio del Corro, dimostrava indifferenza verso le sottigliezze teologiche ,
sembrava vicino a posizioni antitrinitarie e sosteneva un'idea estremamente ampia della salvezza, alla quale
riteneva destinati tutti gli uomini, al di là dei confini confessionali. Era solito sintetizzare tale principio con
queste parole “ se sei giudeo comportati bene, se sei turco comportati bene, se sei cristiano comportati bene,
e sarai salvato.”Fu accusato di negare la predestinazione e di coltivare idee erronee sulla giustificazione e di
abbracciare posizioni pelagiane.
Del Corro sosteneva che il peccato originario non aveva provocato nessun danno sostanziale alla natura
umana, ma consisteva piuttosto nella diffidenza verso l'infinita misericordia di Dio che Satana aveva inculcato
in Adamo e che questi aveva trasmesso ai suoi discendente. Gli uomini però restavano in grado di conseguire
la salvezza eterna se vincevano questa reticenza e obbedivano alla volontà di Dio.
Del Corro godette dell'appoggio di personaggi influenti ma le accuse di eresia lo raggiunsero e gli
precludettero ogni possibilità di carriera nonostante il tentativo di alleggerire l'immagine di riforma radicale
cercando formulazioni più conciliate.

Un altro esule italiano aveva percorso un cammino simile, scontrandosi con l'intransigenza delle chiese dei
rifugiati: Iacopo Aconcio.
Aconcio sostenne la necessità di un concilio che partisse dal basso, dalla libera discussione di piccoli gruppi di
fedeli, inoltre egli difese la più larga tolleranza religiosa , fondandosi sul principio che non esistono verità
incontrovertibili che giustifichino la persecuzione.
Guardato con sospetto dalla Chiesa olandese e da quella francese, non essendo ancora costituita quella
italiana, Aconcio aderì al gruppo spagnolo che si riuniva introno alla figura di Cassiodoro de Reina.
Egli si attirò l'ira della chiesa olandese per avere appoggiato la richiesta di ammissione avanzata da un gruppo
di rifugiati anabattisti e per aver sostenuto in una lettera la propria indifferenza verso tutti i dogmi, in quanto
nessuno era attestato nelle scritture e la verità non poteva essere racchiusa in formulazioni, ma risiedeva
nella disposizione interiore al bene e nell'imitazione di Cristo . La sua ultima opera gli Stratagemmi di Satana
divenne un manifesto antidogmatico e della tolleranza fondata sull'estrema semplificazione dottrinale.
Aconcio spiegava al lettore quali erano gli stratagemmi orditi da Satana per mandare in rovina il
cristianesimo, individuandone l'origine nella convinzione che le verità del Vangelo potessero essere tradotte
in formulazioni dogmatiche. Da questo erroneo principio derivava a ciascuna chiesa la sicurezza di possedere
la verità e di doverla difendere attaccando gli avversari. L'intolleranza e le dispute teologiche che ne
seguivano erano doni di satana.
Aconcio sosteneva un atteggiamento di indifferenza verso qualunque formulazione, dunque anche coloro
che coltivavano idee diverse sulla natura di Cristo ma seguivano il Vangelo erano quindi da considerarsi
cristiani.

3.Il dibattito europeo sula predestinazione nella seconda metà del cinquecento

Il sogno erasmiano e umanistico di una concordia universale che aveva accesso le speranze di dotti e religiosi
all'inizio del Cinquecento appariva ormai lontanissimo. La controversia sulla predestinazione, sfociata nella
formulazione calviniana del dogma nel 1559, si riaccese violenta con il suo successore, Thèodore de Bèze.
Egli rappresentò Dio come un grande architetto, il quale , con un decreto immutabile, volle manifestare negli
eletti la sua misericordia e nei dannati la sua giustizia. Tale dottrina chiamata supralapsarianismo poneva il
decreto di condanna prima della creazione e quindi del peccato di Adamo, suscitando polemiche in Olanda,
in numerose città svizzere e in alcune aree della Germania.

In Sassoni la predicazione di Samuel Huber affermava l'efficacia del beneficio di Cristo verso tutti gli uomini ,
nessun escluso. Nonostante il trasferimento obbligatorio, Huber prosegui la sua lotta contro il
predestinazionismo.

In questo quadro si mosse anche l'esule fiorentino Francesco Pucci (1543-1597). Egli teorizzò la salvezza per
tutti gli uomini, nessuno escluso anche al di fuori delle chiese visibili in seguito alla strage della notte di San
Bartolomeo, a cui lui assistete.
Procedette allora a una radicale opera di semplificazione dottrinale al fine di individuare quelli necessari per
la salvezza, ne salvò soltanto uno, che fosse capace di mettere d'accordo gli uomini di tutto il mondo : la
generale fiducia nell'esistenza di un solo Dio infinitamente misericordioso il quale si rivela alle sue creature
tramite la luce della ragione.
Una volta accolto questo fondamento sarebbero cessate le dispute teologiche, che nascevano piuttosto dal
disaccordo sulle questioni particolari.
Nella volontà di diffondere tale verità Pucci giro tutta l'Europa. Non a caso il suo primo tentativo di rendere
pubblico il dibattito fu messo in atto a Basilea, tramite lo scritto Tesi agli amanti della verità nel quale
affermava che tutti gli uomini nascono in stato di innocenza e sono destinati alla salvezza, a meno che, giunti
nell'età della ragione e corrotti dalla malizia del mondo non distolgano i loro occhi dalla luce di Dio. Anche gli
indigeni delle terre da poco scoperte e gli antichi potevano dunque conquistare il cielo seguendo la religione
naturale.
Una proposta che svalutava il ruolo delle Chiese visibile e che risultò inaccettabile anche nella tollerante
Basilea. Pucci fu costretto a consegnare tutti gli scritti che vennero distrutti e a lasciare la città.
Direttosi a Londra fece girare un libretto con il quale chiamava a raccolta tutti i veri cristiani a organizzare
segretamente un concilio che avviasse il rinnovamento della chiesa universale nell'attesa dell'imminente
ritorno di Cristo.
Deluso si sposto in Polonia dove continuò il dibattito con Fausto Sozzini poi a Praga dove pronunciò atto di
abiura per rientrare, almeno formalmente, nella Chiesa Romana. Qualche anno dopo compose l'opera La
predestinazione nella quale attaccava la dottrina di Agostino, Calvino e Bèze in quanto esattamente opposta
alla religione naturale.
Carico di fiducia nell'operato di Clemente VIII giudicato uomo disponibile al dialogo, si spinse infine verso
Roma per consegnarli il libro con le sue stesse mani. Fu però arrestato a Salisburgo e condotto nelle carceri
romane del Sant'Uffizio dove subì il processo come eretico e fu condannato a morte per decapitazione.

La trinità

Il dogma trinitario , ossia la dottrina della coesistenza in Dio di tre persone distinte ma consustanziali, non
venne messo in discussione dalla Riforma magisteriale.

La negazione della trinità si associò cosi alle correnti più radicali e nella seconda metà del cinquecento fornì il
presupposto teologico alla terza alternativa protestante al cattolicesimo, che si sviluppò in forme organizzate
soprattutto in Polonia, Moravia e Transilvania. Essa prese il nome di unitarianismo, in relazione alla fede
nell'unicità di Dio, o anche di socinianesimo, dal suo fondatore Fausto Sozzini.
Il dogma antitrinitario era stato definito in opposizione alla dottrina di Ario che riteneva il figlio la prima
creatura del padre, distinta e inferiore a lui, e quella di Paolo di Samosata che riteneva il figlio e lo spirito
santo semplici attributi del padre privi di ipostasi.

Nel clima della riforma e dell'applicazione filologica il dogma trinitario fu percepito come uno dei più
artificiosi ed estranei alla lettera del vangelo. La conseguente esaltazione dell'umanità di Cristo fornì inoltre
argomenti contro il carattere sacro dell'autorità del pontefice e delle gerarchie ecclesiastiche : un
atteggiamento diffuso tra spiritualisti e anabattisti e che in Italia trovò riscontro nel valdesianesimo.

La ripresa dell'antitrinitarismo cinquecentesco fu legata principalmente all'attività di Michele Serveto, la sua


fama aumentò rapidamente in seguito alla sua morte tanto da suggerire una continuità con la guida della
chiesa dei fratelli polacchi, guidata dall'esule Fausto Sozzini.

1.Serveto e i triteisti

Michele Serveto (1511-1553) fu uomo brillante dai vari interessi – studiò giurisprudenza, matematica,
geografia e medicina.
Insegnante personale dell'imperatore Carlo V, ebbe cosi modo di partecipare alla conferenza di Valladolid del
1527. Viaggio poi in Italia e in Germania dove partecipò alla dieta di Augusta nel 1530 e conobbe Melantone

Scrisse Gli errori sulla trinità dove affermò che la trinità era una costruzione filosofica non attestata in alcun
luogo nelle scritture, considerando Cristo un uomo pieno di divinità.
Affrontava anche la questione dell'eternità del verbo che era concepibile solo come eternità del progetto
divino che si realizzava nella storia trasformandosi in realtà.
In modo analogo Serveto affermava che lo Spirito Santo altro non era se non l'ispirazione divina che operava
negli uomini ma che non esisteva al di fuori dell'uomo.
La trinità pertanto raffigurava piuttosto il disegno dell'unico Dio.
Le reazioni agli errori sulla trinità furono durissime. Il libro venne condannato tra gli altri da Lutero
Melantone e Calvino.
Serveto fu costretto a trasferirsi a Parigi sotto falso nome dove si dedicò agli studi di medicina. Fu proprio
questa combinazione tra studi scientifici e ricerca dell'armonia universale che egli giunse a una scoperta di
assoluto rilievo, ovvero la circolazione polmonare del sangue.
La sua vicenda si concluse con la condanna per anabattismo e antitrinitarismo, in base al codice giustinianeo,
e con l'esecuzione sul rogo il 27 ottobre del 1553.

La sua morte segnò un punto di svolta nella storia del radicalismo cinquecentesco.
Calvino condusse una dura battaglia contro le idee antitrinitarie a Ginevra, rivolgendo i suoi sospetti
soprattutto verso la comunità degli esuli italiani che si distinguevano per l'antidogmismo, l'inclinazione alla
libera ricerca, la virtù della loro formazione impregnata sul razionalismo filologico o sullo spiritualismo
valdesiano.
Emblematico il caso di Matteo Gribaldi Mofa, al quale Calvino si rifiutò di stringere la mano se prima non
avesse abiurato le proprie idee religiose.
Calvino impose nel 1558 agli italiani residenti a Ginevra una confessione di fede che comprendesse l'esplicita
accettazione del dogma trinitario.

2.Le origini del socinianesimo nell'Europa orientale

Nell'edizione del 1559 Dell'istituzione della religione cristiana Calvino usò parole forti contro coloro che
mettevano in dubbio il dogma, considerandoli tutti indistintamente eredi di Serveto e indicando Satana come
ispiratore dello spagnolo.
In seguito gli antitrinitari lasciarono Ginevra trasferendosi in Polonia Moravia e Transilvania. Qui la relativa
autonomia della mobilità, culturalmente incline al pensiero umanista italiano, offriva l'opportunità di
accoglienza e spazi di libertà agli esuli.
Per questi motivi, e per il mancato radicamento della chiesa calvinista e del ritardo della reazione cattolica,
riuscì a organizzarsi con strutture istituzionali la chiesa unitariana che fu in alternativa al luteranesimo e al
calvinismo, l'esito più radicale delle esigenze di rinnovamento. Sulla tomba del Sozzini i suoi seguaci posero la
scritta “ crolli la superba Babilonia : Lutero ne distrusse i tetti, Calvino le mura e Sozzini le fondamenta.”

La chiesa riformata polacca era stata fondata da un ex vescovo cattolico aderito alle idee zwigliane. Fin
dall'inizio al suo interno si erano delineati due gruppi : una ecclesia maior di ispirazione calvinista e una
ecclesia minor antitrinitaria che si separarono nel 1565. A Cracovia gli antitrinitari godevano della stessa
libertà dei cattolici e per questo avevano potuto costruire una struttura istituzionale con un collegio, un
sinodo annuale e una stamperia.
Tale complessità di unioni di pensiero diverso portò alla formazione di correnti in dissenso tra loro, fintanto
che l'arrivo di Fausto Sozzini non conferì unità alla ecclesia minor, da allora chiamata appunto sociniana.

Il primo vero leader fu Giorgio Biandrata, esule italiano passato da Ginevra poi allontanandosi a causa delle
polemiche con Calvino. Le sue idee di base furono pacifismo, egalitarismo e rinuncia alla proprietà privata ,
idee che dovevano contrassegnare la vera Chiesa, insieme a un profondo spiritualismo , al profetismo e a
prospettive millenaristiche.
La fondazione di questa nuova Gerusalemme segnò il momentaneo successo della componente anabattista
che in conflitto con le posizioni di Biandrata, proponeva l'idea di una separazione della Chiesa dei veri
credenti. L'esperienza della comunità a Rakòw falli, attirandosi forte critiche e attacchi, dai più decisi
derivavano da Jacopo Paleologo allora preside del collegio di Cluj in Transilvania.

Paleologo, di padre greco e madre italiana, si era distinto sin dalla sua permanenza nel convento di Pera
vicino a Costantinopoli per le sue teorie universalistiche – estendeva la salvezza anche ai giudei e ai
musulmani , arrivò a svalutare i carattere innovativo della parola di Cristo e l'importanza del Sermone della
montagna, nel La differenza tra vecchio e nuovo testamento.
Paleologo accusa il dogma trinitario di costruire l'ostacolo principale all'unione delle grandi religioni
monoteiste. Negava la centralità di Cristo accentuata dagli anabattisti considerandolo un uomo inviato da Dio
a rinnovare l'antica alleanza non a sostituirla con una diversa.
Su questo si fondava il rifiuto nell'adorarlo come si adora il padre. Questo pensiero ebbe ampio riscontro in
Transilvania dove il movimento dei non adoranti ebbe il loro massimo esponente in Ferenc David.
Su invito del re Giovanni II Sigismondo, Biandrata partecipò al sinodo di Nagy Eed dove conobbe David, allora
sovrintendente della chiesa calvinista ma già incline al antitrinitarismo. Tra i due nacque un rapporto di
collaborazione che consentì la prima esplicita e clamorosa affermazione della dottrina antitrinitaria, durante
il sinodo di Torda del 1566 che si chiuse con un trionfo di David e dei suoi sostenitori nello scritto di Biandrata
Sulla conoscenza falsa e vera del solo Dio padre, figlio e spirito santo.
La sua importanza è legata alla ricostruzione in senso positivo della storia antitrinitarista difendendone la
dignità e sostenendo che si trattava in realtà del nucleo originario del vero cristianesimo, il principio della
trinità era estraneo alle scritture e si poneva all'origine della separazione degli ebrei e dei musulmani.
L'anticristo si era servito prima della chiesa di Roma, poi dei teologi per distogliere l'umanità dalla vera fede.
Quella antitrinitaria era dunque l'unica chiesa legittima della quale Baindrata rivendicava una tradizione
distinta sia da quella cattolica sia da quella delle chiese nate con la riforma, elencando come suoi ispiratori
Gioachino da Fiore, Erasmo, Serveto, Pchino e Busale.

Dopo la dieta di Torda del 1568 che ebbe lanciato la pari dignità tra le confessioni religiose, David si avvicinò
sempre più alle posizioni di Paleologo per poi oltrepassarle. Egli traeva le conseguenze più estreme dal
presupposto dell'umanità di Cristo negando il suo ruolo di guida e l'opportunità di adorarlo, e mettendo in
dubbio l'autorità del Vangelo.
Il rapporto con Biandrata, preoccupato che una dottrina cosi radicale finisse con il fornire occasioni di
scandalo, andò rapidamente deteriorandosi, fino a trasformarsi in uno scontro aperto, che si risolse con
l'eliminazione di entrambi i contendenti.
Nel tentativo di piegare David verso posizioni più concilianti Biandrata inviò in Transilvania Fausto Sozzini il
quale però non riusci a farlo recedere. Allora Biandrata passò ad accuse dirette verso il suo ex collaboratore
sino a ottenerne l'arresto e la condanna al carcere a vita. Ormai isolato e circondato dal sospetto di
collaborare con i gesuiti, Biandrata mori nove anni dopo.

Nel frattempo in Polonia, nell'ecclesia minor si stavano creando divisioni tra gruppi raccolti introno ad alcuni
personaggi carismatici che pur in un clima di reciproca tolleranza cercarono spazio di autonomia
allontanandosi da Cracovia.
Tra di loro innanzitutto Stanislaw Farnowki il quale sosteneva la preesistenza di Cristo alla creazione del
mondo, contro la dottrina della sua piena umanità. I suoi seguaci furono chiamati dieisti – cioè sostenitori
della doppia divinità. Ne derivava la necessita di adorazione di Cristo accompagnata dalla convinzione
anabattista che fosse inopportuno il battesimo dei bambini.

La preoccupazione di un depotenziamento del ruolo di Cristo contraddistinse invece il pensiero di Marcin


Czechowic una delle figure più significative e popolari dell'ecclesia minor. Inizialmente vicino ai diteismo poi
allontanandosi rifiutando l'idea della preesistenza alla creazione del mondo di Cristo ma non quella della sua
adorazione in virtù della nascita senza peccato.
Czechowic radicalizzò temi di natura anabattista e aspetti della dottrina sociale : respinse decisamente il
battesimo degli infanti e coltivò il principio della rinascita interiore del cristiano che doveva essere capace di
abbandonare il mondo e mortificare le proprie ambizioni per seguire interamente l'esempio di Cristo.
Nette erano anche le conseguenze sul rapporto con lo Stato – egli predicava il pacifismo, la necessità di
accettare il male e la rinuncia alla proprietà privata. Questi principi,insieme alla condanna della non
adorazione, vennero formulati nei Dialoghi cristiani. Conforme ai suoi principi Czechowic morì in povertà.

L'altra corrente importante fu quella di Budny umanista e filologo di origine bielorussa. La sua posizione era
molto vicina a quella del Paleologo , anche egli poneva in discussione la legittimità dell'adorazione di Cristo
ma non faceva coincidere questa posizione con il rifiuto del suo ruolo di guida. Anzi il cristiano doveva
imitarlo pur nella consapevolezza dei propri limiti e anche adorarlo sebbene in maniera diversa dal padre in
quanto suo mediatore verso l'umanità. Inoltre come Paleologo riteneva giustificata l'accettazione del
magistrato e della legge nonché il possesso dei beni privati e l'esercizio di cariche pubbliche.
3.Fausto Sozzini e il socinianesimo europeo

L'unitarianismo polacco è comunemente noto come socinianesimo derivante dalla figura storica di Fausto
Sozzini. Egli riprese e sviluppò l'insegnamento dello zio Lelio Sozzini, condividendo il principio
dell'applicazione alle questioni teologiche del metodo critico e filologico di Valla.

Lelio Sozzini proveniva da un illustre famiglia senese, dimostrò interesse per il dibattito teologico già da
giovanissimo tanto che a Padova abbandonò gli studi di legge per avvicinarsi alle comunità anabattiste che si
riunivano tra Padova e Vicenza.
In realtà idee eterodosse erano predicate da almeno quattro dei suoi sei fratelli, tutti colpiti dall'inquisizione.
Nel 1547 abbandonò l'Italia per l 'Europa legandosi particolarmente a Basilea e al gruppo della stamperia di
Perna e di Castellione. Successivamente si avvicino ai antitrinitari italiani raccolti introno a Baindrata .
Lelio si stabilì definitivamente a Zurigo e proseguì con maggiore riservatezza nella sua riflessione religiosa
concentrandosi sul problema della trinità.
Egli era dotato di una straordinaria acutezza d'ingegno che gli consentì di dialogare con i principali teologi
protestanti tra i quali Meantone e Calvino. Era sua abitudine sottoporre alla loro attenzione, sotto forma di
domande, insidiose questioni teologiche secondo un metodo gradualistico volta ad affermare idee piuttosto
che a ottenere chiarimenti.
Di Lelio sopravvivono pochi scritti.

Fausto Sozzini (1539 – 1604 )


La sua prima opera è La spiegazione della prima parte del primo capitolo dell'evangelista Giovanni che
riprendeva e sviluppava i principi fondamentali espressi nell'analogo commento dello zio Lelio.
Nel 1563 tornò in patria dove visse tra Roma e Firenze continuando probabilmente e a coltivare in forma
nicodemitica il proprio pensiero religioso. Nel 1574 lasciò l'Italia definitivamente per stabilirsi a Basilea.
Intorno a lui si strinse un gruppo erede di Castellione i quali gravitavano introno alla stamperia di Perna.
Dai dibattiti con i calvinisti nacque il testo fondamentale del suo pensiero religioso Gesù Cristo il salvatore,
che rivoluzionava sia la concezione cattolica che quella luterana e calvinista del beneficio di Cristo.
Partendo dal principio che Cristo è interamente uomo, non verbo incarnato, ma figlio di Maria, Fausto negava
al sacrificio della croce ogni valore metafisico. Non si trattava dell'atto che redimeva i peccate degli uomini
perché ciò avrebbe presupposto un dio sanguinario, che esigeva la morte del figlio come pegno per placare la
propria ira.
L'importanza di Cristo non risiedeva nella morte ma nella resurrezione. Egli era uomo scelto da Dio e da lui
divinizzato per mostrare agli uomini la strada verso l'eternità.
In un altro dibattito egli sostene che il peccato originale era solo il primo peccato della storia, non aveva
implicazioni metafisiche e non cambiava la natura dell'uomo, il battesimo quindi risultava inessenziale alla
salvezza.

In seguito a numerosi viaggi in Transilvania si trasferì a Cracovia, sia per la presenza della comunità italiana sia
per i consensi che gli derivavano dall'atteggiamento critico verso i non adoranti transilvani ai quali aveva
cercato di opporsi. Iniziò da qui la sua lunga lotta per la leadership della chiesa unitariana polacca conclusa
poi con un successo. Sottolineò poi la sua distanza da Paleologo e da Bundy circa il rapporto del cristiano con
lo stato appoggiando moderatamente il pacifismo e la diffidenza verso il potere civile che era diffusa tra i
polacchi.
Fausto negò la possibilità di una religione naturale sostenendo con argomenti filologici l'autenticità del testo
sacro. La fede implicava una scelta etica che poteva essere garantita solo da una rivelazione che esulasse
dalla legge della natura. Analogo fu la battaglia contro il principio della preesistenza di Cristo.

Intorno a lui si formò un nucleo di giovani teologi che ne raccolsero l'eredità dopo la morte.
Nel 1598 fu il capo riconosciuto dell'ecclesia minor.
Con il lungo regno di Sigismondo III in Polonia ebbe inizio una progressiva restaurazione del potere della
chiesa cattolica, grazie soprattutto all'attività dei gesuiti.
L'ecclesia minor riuscì a godere ancora per un trentennio di una buona libertà religiosa finché nel 1598 un
sollevamento degli studenti cattolici a Cracovia provocò la devastazione della casa di Sozzini, e di tutti i suoi
libri ed egli stesso fu trascinato sulle sponde della Vistola per esservi annegato.
Si ritirò allora in un villaggio in aperta campagna dove poté continuare la sua attività e dove morì.

Ormai la riconquista cattolica della Polonia si era fatta pressante e a metà del seicento fu varato il decreto di
espulsione per tutti i socianiani.
Alcuni si diressero in Transilvania o Germania, altri restarono e praticarono il nicodemismo. Altri trovarono
riparo in Olanda dove furono accolti nella chiesa arminiana.
Dall'Olanda il socinianesimo penetrò in Inghilterra poi negli Stati Uniti. Ne furono influenzati autori come
Locke e Isaac Newton.