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TEMA IN DISCUSSIONE

il disciplinamento sociale

La Riforma, la Controriforma,

Riforma

Limmagine della donna vecchia con la roncola in mano, cos come compare nella celebre Iconologia (1593) di Cesare Ripa, evoca unidea di ri-forma come potatura, come taglio di tutto ci che di difforme e superfluo cresciuto su una pianta, per riportare questa alla sua forma originaria, considerata perfetta: questa lidea di reformatio che avevano gli uomini del Medioevo ed questa lidea che avevano in mente Lutero, Zwingli e Calvino, idea che pass poi nelle ricostruzioni storiche di matrice protestante dal Cinquecento in avanti. Adottando il termine Ri-forma si alludeva a un passato idealizzato, a una forma primitiva cui riportare la fede cristiana, deformata e corrotta da secoli di abusi dottrinali e morali sotto il Papato. Da parte cattolica, viceversa, i riformatori vennero visti come dei novatori, laddove la novitas era sempre sinonimo di errore e di deviazione rispetto alla tradizione cristiana, che si voleva custodire, conservare, restaurare. La Riforma protestante aveva invece rotto con quella tradizione, spezzando la secolare unit della Chiesa e introducendo prin-

La Riforma [da Cesare Ripa, Iconologia, Padova 1618] LIconologia di Cesare Ripa una raccolta di emblemi e allegorie edita per la prima volta nel 1593, poi ristampata pi volte tra Sei e Settecento per lo straordinario successo di cui godette.

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cpi considerati pericolosi e destabilizzanti, come la dottrina del libero esame, il sacerdozio universale, il tema della libert di coscienza. Si tratta di concezioni divergenti, elaborate dagli stessi protagonisti della frattura religiosa del XVI secolo, i quali perseguivano, in modi diversi, lo stesso obiettivo: quello di una vera riforma. Lo storico Lucien Febvre, in un saggio del 1929, che rimane ancora oggi uninsuperata lezione di metodo storico, scrisse: Allinizio del Cinquecento, in un momento particolarmente interessante dellevoluzione della societ umana, la Riforma fu il segnale e lopera di una profonda rivoluzione del sentire religioso. Che questa rivoluzione si sia tradotta nella costituzione di nuove Chiese, ognuna delle quali era orgogliosa del suo credo particolare, di una dogmatica sapientemente formulata dai teologi, di un rituale minuziosamente definito dal suo corpo sacerdotale, non deve stupire: ogni Chiesa invisibile tende, presto o tardi, a incarnarsi in una Chiesa visibile. Ma migliaia di cristiani dEuropa non fecero loro le dottrine di quelli che nel Cinquecento venivano in genere detti i malsenzienti della fede [ossia i riformatori] e non gli avversari della disciplina soltanto per creare Chiese distinte dalla Chiesa romana. Separarsi dalla Chiesa non era n il fine n la volont di uomini che pretendevano al contrario di essere mossi sinceramente dal solo desiderio di restaurarla, sul modello di una Chiesa primitiva, il cui mito seduceva la loro immaginazione. Restaurazione, chiesa primitiva: parole molto comode per mascherare ai loro stessi occhi lardimento di segreti desideri. Non una restaurazione, in realt, essi desideravano, ma uninnovazione. Dotare gli uomini del Cinquecento di ci che gli uni confusamente, altri con assoluta chiarezza bramavano, di una religione cio pi adatta ai loro bisogni, pi conforme alle condizioni mutate della loro vita sociale; ecco quel che la Riforma finalmente comp. Fatta astrazione dalle rivalit delle varie Chiese e dalle controversie fra dottori, la sua caratteristica essenziale fu di aver saputo trovare per i turbamenti di coscienza di cui soffriva gran parte della cristianit, di aver saputo proporre a uomini che sembravano attenderla da anni e che laccolsero con una sorta di frenesia e di avidit significative, una soluzione realmente adatta ai bisogni e allo stato danimo di masse inquiete, che aspiravano a una religione profili Lucien Febvre (1878-1956) semplice, chiara e pienamente efficace. Linvito che Febvre rivolgeva agli studiosi era quello a reincorporare la teologia nella storia, ossia a indagare quali idee e quali sentimenti stavano dietro le formule dei teologi del Cinquecento, a quali bisogni profondi e a quali mutamenti della sensibilit le nuove parole dordine dei riformatori avevano dato una risposta. Ma, notava Febvre, gli storici risentivano ancora troppo dei giudizi e delle interpretazioni dei controversisti: I primi che si dedicarono a ritrovare le cause, a rintracciare le vicende, a caratterizzare gli inizi della Riforma, non furono affatto storici: furono uomini di Chiesa, sacerdoti o ministri, e sempre controversisti. Per loro non si trattava certo di studiare, con una simpatia spoglia di ogni secondo fine, la genesi di uno stato danimo nuovo, che elev contro le vecchie forme della piet migliaia di fedeli avidi di certezza. Per simili curiosit non era per anche scoccata lora. In effetti, preoccupazioni per nulla disinteressate, veri e propri obblighi

Storico francese, formatosi a Parigi presso lcole Normale Suprieure, fu poi professore nei licei e nelle Universit di Digione e Strasburgo (1912-19; 1919-32), fu membro del Collge de France; presiedette lEncyclopdie Franaise e la VI sezione dellcole Pratique des Hautes tudes, fondata per sua iniziativa nel 1948. uno degli intellettuali francesi pi importanti del Novecento. Nella sua opera che rinnov profondamente la storiografia francese si fondono le componenti diverse che caratterizzavano la sua straordinaria cultura: dalla storiografia alla geografia umana, dalla psicologia storica alla sociologia, dalla storia linguistica alliconologia e alla storia dellarte. Nel 1929 fond, insieme con M. Bloch, la rivista Annales, che insieme con Bloch diresse fino allinizio della seconda guerra mondiale. Tra le sue opere tradotte in italiano, ricordiamo: Il problema dellincredulit nel XVI secolo. La religione di Rabelais (1942); Studi su Riforma e Rinascimento (1957); Martin Lutero (1928); La nascita del libro (1952).

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professionali, o necessit di lotta guidavano le opinioni e imponevano le posizioni di quei belligeranti, per i quali la storia si riduceva a un arsenale. Essendo uomini di Chiesa, essi volevano, prima di tutto, difendere le loro Chiese particolari contro i loro rivali. Quindi ci che li colpiva della Riforma non era il fatto religioso, ma quello ecclesiastico: la rottura con Roma, la nascita di nuove Chiese. Un fatto primordiale, che gli uni cercavano di giustificare, gli altri si accanivano a condannare. Quanto agli storici, modesti ausiliari dei potenti, si guardavano bene dallavventurarsi nelle oscure profondit di una storia, nutrita di psicologia, di cui nessuno sospettava, in quellepoca, le possibilit o la fecondit. Londa lunga delle controversie cinquecentesche giunta, attraverso i secoli, fino ai giorni nostri, condizionando il lavoro degli storici, luso che essi hanno fatto di termini, definizioni, categorie, i significati attribuiti alle parole. Su quella che fu definita et della Riforma le epoche successive hanno proiettato idee e problemi, tensioni e conflitti che appartenevano solo a loro. La storiografia protestante attribu alla Riforma un valore provvidenziale ed epocale, considerandola come linizio dellepoca moderna. Lequazione Riforma = modernit (o suo momento originario) tra Sette e Ottocento stata proposta pi volte in ambito illuministico e poi sotto leffetto degli eventi rivoluzionari di fine secolo, ed stata quindi fatta propria da una gran parte del pensiero liberale e laico dellOttocento e del primo Novecento che, come controprova della validit di tale giudizio, riconduceva il ritardo sulla via della modernit di paesi come la Spagna e lItalia alla pesante cappa che la Chiesa cattolica della Controriforma aveva loro imposto. Sono andate cos via via affermandosi due opposte e stereotipate chiavi di lettura, che muovevano da un comune intento genealogico (orientato, cio, alla ricerca di antenati e precursori di qualcosa che era venuto dopo) e che possiamo cos riassumere: una di orientamento laico, cui abbiamo gi accennato, che vedeva nella Riforma il momento iniziale di un processo di affermazione di valori come la libert, la democrazia, la modernit, ecc.; laltra di stampo cattolico-conservatore, quando non manifestamente reazionario, che considerava la Riforma come il primo anello di una catena di errori che avevano infine condotto alla Rivoluzione francese, al liberalismo, al laicismo, ecc. Tra Otto e Novecento sul problema delle origini della Riforma si innest anche una questione nazionale: quale nazione cio detenesse il primato di una Riforma religiosa cinquecentesca. Per esempio, in Francia dopo il 1870 lo spirito di rivincita seguto alla sconfitta nella guerra franco-prussiana ispir ricerche che rivendicavano unorigine francese della Riforma (in risposta a queste tendenze storiografiche nascevano le riflessioni di Febvre, che neg quellapproccio, a suo avviso anacronistico e privo di senso). Allinterno della storia lunga e complessa delle interpretazioni della Riforma e della Controriforma, e di quella vera e propria guerra di parole che si gioc, nel corso di quattro secoli, intorno a termini e a categorie i cui significati si sono spesso sovrapposti e stratificati, abbiamo scelto di mettere a fuoco solo alcuni momenti e la discussione che si sviluppata intorno a due coppie concettuali.

Controriforma / Riforma cattolica (Ranke, Maurenbrecher, Pastor, Cantimori, Jedin, Prodi)

Nella storiografia moderna il termine Riforma (in tedesco Reformation) comunemente utilizzato per riferirsi allopera di Lutero ma anche, in generale, a tutti i movimenti di
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protesta e di ri-forma che nel Cinquecento diedero origine alle Chiese definite protestanti. Pi controverso invece luso dei termini Riforma cattolica o Controriforma per indicare ci che avviene in seno alla Chiesa cattolica del XVI secolo. Intorno a queste due espressioni, dietro alle quali stanno interpretazioni e giudizi profondamente diversi, si molto dibattuto e si continua a dibattere tuttora. Senza voler qui ripercorrere la lunga discussione, ricordiamo che il concetto di Contro-riforma ebbe origine nellambito del pensiero protestante tedesco del Settecento per indicare i tentativi di ricattolicizzazione forzata di alcuni territori dellImpero durante il periodo delle guerre di religione (1555-1648), tentativi definiti appunto (al plurale) controriforme. A porre laccento sul carattere unitario del fenomeno, aprendo la strada alluso al singolare del termine Controriforma, fu lo storico tedesco Leopold von Ranke, il quale nella sua Storia dei papi e poi nella Storia della Germania nellet della Riforma, pur continuando a parlare di controriforme, mise in evidenza il ruolo trainante e unificante del Papato, nonch il significato generale ed epocale del movimento nel suo complesso. Lo storico protestante fu inoltre il primo a riconoscere, nella storia della Chiesa cattolica del Cinquecento, non solo una reazione negativa e violenta alla Riforma protestante, ma anche fermenti originali e autonomi di rinnovamento, la cui ispirazione religiosa era in fondo simile a quella che aveva animato Lutero e gli altri riformatori. Emblematica in tal senso appariva nellanalisi di Ranke la vicenda delloratorio del Divino Amore, gruppo caratterizzato da unintensa spiritualit, i cui membri (tra i quali, negli anni Venti del Cinquecento, figuravano esponenti di spicco della curia romana) si dedicavano al perfezionamento inte- profili Leopold von Ranke (1795-1886) Storiore e ad attivit assistenziali e caritative. rico tedesco, considerato il padre della Per Ranke per si badi bene lunica vera Riforma era e rima- storiografia moderna, in quanto iniziatoneva quella luterana, considerata dallo storico tedesco (e, pi in re del metodo storico-critico. In polemica con la storiografia hegeliana, il metodo generale, da tutta la storiografia liberale) come latto di nascita del proposto da Ranke mirava a ricondurre la storia dal piano delle idee a quello dei mondo moderno. fatti cos come si sono propriamente veSulla base degli elementi messi in luce dalla ricerca di Ranke rificati, attraverso un solido fondamento si sviluppata una riflessione sulle origini della ripresa cattolica documentario e un attento vaglio critico delle fonti stesse. Dopo gli studi a Lipsia e del XVI secolo che ha portato a formulare il concetto di Riforma Halle divenne professore allUniversit di cattolica. A coniare lespressione fu, nel 1880, un altro studioso Berlino; a partire dal 1834 diresse limportante rivista Historische Zeitschrift. Tra protestante, Wilhelm Maurenbrecher, il quale nella sua Storia della le sue opere ricordiamo: Storia della GerRiforma cattolica propose di considerare il concilio di Trento come mania nellet della Riforma (1839-47); I papi romani negli ultimi quattro secoli il punto di arrivo di un lungo processo di riforma e di rigenera- (1874); Storia universale (1880-85). zione (da lui definito appunto come katholische Reform), le cui Wilhelm Maurenbrecher (1838radici affondavano nella storia del tardo Quattrocento e del primo 1892) Storico tedesco, autore di una Geschichte der katholischen Reformation Cinquecento (per esempio nella cultura erasmiana e, soprattutto, (1880), rimasta incompiuta al primo voluin tentativi di rinnovamento religioso come quelli portati avanti da me (che si ferma al 1534, anno della morte di Clemente VII). Nei progetti dellautore Savonarola a Firenze). erano previsti altri due volumi. La storiografia cattolica (o almeno una parte di essa), dal canto Ludwig von Pastor (1854-1928) Storisuo, rifiut per molto tempo lidea di una riforma interna alla Chiesa: co tedesco cattolico, ricordato soprattutto per la sua Storia dei Papi dalla fine del adottare quellespressione voleva dire ammettere che cera effettiva- Medioevo (pubblicata tra il 1886 e il 1932, mente qualcosa da ri-formare. Allo stesso concilio di Trento veniva e tradotta in diverse lingue). Lopera, che abbraccia il periodo dal 1417 al 1799, il negato ogni elemento di novit rispetto a un patrimonio di tradizione risultato di una ricerca durata quasi mezzo che il concilio avrebbe soltanto riaffermato e restaurato. Alcuni sto- secolo, condotta su fonti di prima mano. Grazie alla protezione di papa Leone XIII, rici cattolici hanno perci preferito parlare di restaurazione: cos, tra Pastor ebbe libero accesso alla documengli altri, Ludwig von Pastor, il quale, tuttavia, abbracci ben presto tazione conservata presso lArchivio Segreto Vaticano. anche la categoria di Riforma cattolica, ampliandola e sviluppandola.
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Nella sua monumentale Storia dei Papi, in 16 volumi, Pastor indica come restaurazione la controffensiva dispiegata dalla Chiesa cattolica nei territori minacciati dal protestantesimo o gi passati a esso; adotta invece lespressione Riforma cattolica per definire il processo di autorigenerazione operante nella Chiesa cattolica gi prima di Lutero, culminato nellazione del concilio di Trento e ben vivo fino a met Seicento. In questa accezione ampia, e cronologicamente dilatata rispetto alle intenzioni dei suoi primi ideatori, la categoria di Riforma cattolica stata fatta propria da una gran parte della storiografia cattolica che, a partire da quel concetto, ha dato vita a un nutrito filone di studi su figure di vescovi riformatori, su movimenti, gruppi, confraternite che, allinterno della Chiesa di Roma, avrebbero incarnato lo spirito di unautentica Riforma. Riproporre il termine Controriforma, insistendo sulla connotazione negativa che esso portava con s, appariva invece riduttivo e fuorviante, in quanto metteva in ombra i germi di rinnovamento ecclesiastico e spirituale presenti gi prima della frattura protestante: nel giudizio della storiografia di matrice cattolica, leggere la storia della Chiesa del XVI secolo in chiave di mera reazione e opposizione al protestantesimo significava perdere di vista la straordinaria ricchezza e complessit che aveva caratterizzato il cattolicesimo di quellepoca. In Italia la discussione su Riforma cattolica e Controriforma riguardava inevitabilmente il rapporto tra la Chiesa di Roma e la societ italiana: un dibattito lungo e complesso, che non qui possibile ripercorrere. Tra i giudizi che pi hanno pesato sulla cultura italiana successiva ricordiamo quello di Benedetto Croce che in risposta allesaltazione della Controriforma come prodotto originale dello spirito italico, fatta dal regime fascista dopo lalleanza politica tra la Chiesa e Mussolini riprese il giudizio negativo della tradizione liberale e filoprotestante. Per Croce che prefer parlare di et barocca, apertasi appunto con la Controriforma questa era stata soltanto il moto di difesa di unistituzione la Chiesa profili romana contro la Riforma. In quanto tale, la Controriforma non Benedetto Croce (1866-1952) Tra i pi importanti filosofi italiani, e tra i pi era un momento della storia dello Spirito ed era priva del valore influenti intellettuali di orientamento libecreativo che era stato invece proprio del Rinascimento e della Riforrale, Croce stato anche storico di grandissima qualit: daltro canto, la riflessioma; a differenza di questi, essa non esprimeva esigenze universali ne sul significato e la natura dei processi dellanima umana. storici parte importante della sua elaboParticolarmente significativa nel dibattito che segn quella fase razione filosofica. Tra le numerose opere storiche che ha scritto, qui si ricordano solstorica fu la presa di posizione dello storico Delio Cantimori, del tanto Storia della storiografia italiana nel quale riportiamo un passo tratto dalla voce Controriforma, scritta nel secolo XIX (1921); Storia dellet barocca in Italia (1925); Storia dItalia dal 1871 al 1940 per il Dizionario di Politica Treccani. Pur risentendo del giudi1915 (1928); Storia dEuropa nel secolo zio di Croce e della tradizione liberale, Cantimori studioso che a XIX (1932). lungo si era dedicato a ricerche sugli eretici italiani del Cinquecento, Delio Cantimori (1904-1966) Si form presso lUniversit e la Scuola Normale visti come portatori dei valori moderni della libert di coscienza, e di Pisa, dove poi insegn, prima di pasper questo vittime dellintolleranza d una lettura che, nella sua sare allUniversit di Firenze. Fu dapprima filosofo, seguendo Giovanni Gentile e complessit, ci sembra per molti versi ancora attuale:
Giuseppe Saitta, ma poi si avvicin alla storia e a Benedetto Croce, prendendo le distanze dal fascismo e dalla filosofia. Ebbe un profondo interesse per le esperienze degli eretici del Cinquecento, dei quali ricostru gli itinerari di esuli attraverso lEuropa lacerata dellepoca, i percorsi ideali e spirituali, le strategie di simulazione e dissimulazione che ne caratterizzarono i codici espressivi. Tra le sue opere ricordiamo: Utopisti e riformatori italiani (1943); Eretici italiani del Cinquecento. Ricerche storiche (1939; ripubblicato nel 1992 assieme ad altri saggi e a scritti inediti).

La Controriforma laspetto cattolico del generale ripiegamento di spiriti che si ha in Europa nella seconda met del secolo XVI e nei primi decenni del XVII, quando, dopo il periodo eroico del Rinascimento e il grande slancio della Riforma, e dopo le lotte per il predominio e per lequilibrio fra i grandi Stati europei, si consolidano le situazioni e le posizioni si irrigidiscono. Ad essa corrispondono nel terreno protestante lortodossia luterana e laffermazione della disciplina dottrinale e morale calvinistica; in essa confluiscono la restaurazione e la riforma del cattolicesimo, nel senso, la prima, di una azione diretta a

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riconquistare alla vecchia forma di fede, con attivit consapevolmente diretta e organizzata in tutti i campi della vita, principi, territori e popolazioni protestanti e ad acquistare nuovi fedeli alla Chiesa cattolica in paesi extraeuropei; la seconda, di un proseguimento e di un completamento dellazione e delle aspirazioni di riforma interna, spirituale, morale e disciplinare e di riorganizzazione dottrinale della Chiesa, iniziatesi fin dal V Concilio Lateranense (1512-17) e fattesi vive fin dal tempo del Savonarola, ma pi impellenti nei primi decenni del secolo XVI. I suoi caratteri pi appariscenti sono: da un lato, lattivit di controversia polemica e di propaganda tendente alla riconversione, riguardo ai protestanti; lattivit del pi famoso fra i nuovi ordini religiosi che si dedicano a questopera, la Compagnia di Ges; lo svolgimento e le conclusioni del Concilio di Trento; dallaltro, lattivit delle missioni nellEstremo Oriente, il rinnovamento dottrinale ad opera dei teorici dellautorit e della tradizione, la fioritura mistica spagnola, e anche, di nuovo, per un altro aspetto, lo svolgimento e le conclusioni del [Concilio] Tridentino, che forma come il centro ideale e storico della Controriforma; ma oltre a questi caratteri pi appariscenti, ai quali si pu aggiungere il favore delle supreme istanze politiche e religiose per alcune determinate forme di arte (architettura barocca, manifestazioni teatrali, musica, ecc.), si deve riscontrare nella Controriforma il persistere vivificatore del movimento autonomo di Riforma cattolica, prosecutore di forme di religiosit e di ascetismo quattrocenteschi, e la reazione, ad esso concomitante, contro gli aspetti esteriori e i caratteri profondi del Rinascimento. Nel giudizio di Cantimori Riforma cattolica e Controriforma erano due manifestazioni successive, la seconda delle quali vista come lirrigidimento e il ripiegamento in senso conservatore della prima. Il punto di svolta veniva indicato negli anni 1541-42 (segnati dal fallimento dei colloqui di religione di Ratisbona, dallistituzione del tribunale del SantUffizio, dalla fuga dallItalia del generale dei cappuccini Bernardino Ochino) e rifletteva si noti bene una tendenza comune ai paesi cattolici e a quelli protestanti. Di pochi anni successivo al contributo di Cantimori il saggio Riforma cattolica o Controriforma? (1946) dello storico cattolico Hubert Jedin. Nello stesso periodo in cui portava a compimento la sua ponderosa ricerca sul concilio di Trento, Jedin sent il bisogno di riflettere sui termini Controriforma e Riforma cattolica (1946), ricostruendo le tappe del lungo e complesso dibattito sviluppatosi intorno ai due concetti e formulando, infine, una proposta sintetica: quella di adottare tutti e due i termini, che riflettevano tendenze presenti entrambe nella storia della profili Chiesa cattolica della prima Et moderna. Non si deve dire: Riforma cattolica o Controriforma, ma Riforma cattolica e Controriforma. La Riforma cattolica la riflessione su di s attuata dalla Chiesa in ordine allideale di vita cattolica raggiungibile mediante un rinnovamento interno; la Controriforma lautoaffermazione della Chiesa nella lotta contro il protestantesimo. La Riforma cattolica basata sullautoriforma delle membra nel tardo Medioevo; essa cresciuta sotto il peso dellapostasia ed giunta alla vittoria mediante la conquista del Papato, lorganizzazione e lopera del Concilio di Trento: lanima della Chiesa rafforzata, mentre la Controriforma ne il corpo. Lespressione Riforma cattolica richiamava gli elementi di continuit tra la storia della Chiesa del tardo Quattrocento e del primo

Hubert Jedin (1900-1980) Storico della Chiesa e teologo tedesco, studi Teologia a Breslavia, Monaco, Friburgo. Perseguitato nella Germania nazista, perch figlio di madre ebrea, trov rifugio in Vaticano. Dopo la guerra torn in Germania, dove insegn presso la facolt di Teologia cattolica di Bonn. Come storico fu profondamente influenzato dal metodo positivistico di Ranke; come teologo assunse posizioni conservatrici e fu piuttosto critico nei confronti del concilio Vaticano II. Tra le sue molte opere ricordiamo almeno la biografia di Girolamo Seripando in due volumi del 1937 (purtroppo mai tradotta in italiano); il saggio Riforma cattolica o Controriforma? Tentativo di chiarimento dei concetti con riflessioni sul Concilio di Trento (1946); la Storia del Concilio di Trento, 4 voll. (1949-75).

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Cinquecento e i suoi sviluppi successivi alla Riforma protestante, mentre il termine Controriforma stava a indicare la reazione di autodifesa contro le innovazioni e lopera di riconquista messa in atto dalla Chiesa cattolica nei confronti delloffensiva protestante, la lotta nel corso della quale il Papato si serv, senza nessuno scrupolo, dei mezzi costrittivi e di stato di cui disponeva. Si trattava per di due facce della stessa medaglia, di aspetti spesso sovrapposti o intrecciati tra loro, da considerare nel loro complesso e nei loro rapporti reciproci: Dalla Riforma cattolica la Chiesa prende la forza per difendersi dalle innovazioni. Essa la premessa per la Controriforma. Tutto ci che essa fa, va indirettamente a vantaggio della difesa. Considerata per in s stessa, essa non una difesa, ma lo sviluppo di leggi vitali della Chiesa stessa. Per difendersi dal nemico, la Chiesa si procura nuovi metodi e nuove armi con cui muove allattacco per riconquistare ci che ha perduto. Allinsieme delle caratteristiche sviluppatesi nella Chiesa in seguito a questa reazione e alla loro messa in opera si d il nome di Controriforma. Determinante era per Jedin il ruolo svolto dal Papato: La connessione interna fra Riforma cattolica e Controriforma [...] insita nella funzione centrale del Papato. Il Papato rinnovato interiormente diviene promotore della Controriforma e spinge le forze religiose a reagire contro linnovazione con i mezzi politici esistenti. I decreti del Concilio di Trento sono, per i papi, un mezzo per raggiungere lo scopo, e lordine dei Gesuiti, uno strumento davvero potente che essi hanno nelle mani. I due concetti erano dunque correlati, ma dovevano essere tenuti distinti. Jedin chiariva infatti: Di fronte allo stretto rapporto fra Riforma cattolica e Controriforma potremmo domandarci: proprio necessario suddividere questo complesso storico in due concetti? Non basta un solo concetto: Restaurazione cattolica o Controriforma? Certo che nella realt concreta, negli uomini e negli avvenimenti i fenomeni sono paralleli. Il Concilio di Trento e lordine dei Gesuiti appartengono tanto alla storia della Riforma cattolica quanto a quella della Controriforma. Ci troveremmo in imbarazzo se dovessimo decidere se determinati individui siano da porre nelluna o nellaltra linea di sviluppo. Se parliamo del Giberti, di Seripando, di Filippo Neri, di Giovanni e Teresa dAvila, possiamo anche includerli nella Riforma cattolica; considerare invece Ignazio di Loyola e Carlo Borromeo solo come controriformatori assolutamente impossibile perch essi hanno in s gli elementi di ambedue i fenomeni. Mi sembra tuttavia molto necessario mantenere la dualit dei concetti. La storia della Chiesa ha bisogno di essa per mantenere separate due linee di sviluppo dissimili nella loro origine e nella loro essenza: quella spontanea, poggiante sulla continuit della vita interna; quella dialettica provocata dalla reazione contro il protestantesimo. Nella Riforma cattolica la frattura religiosa ha solo una funzione disgregatrice, nella Controriforma essa agisce come impulso. Nel concetto di Restaurazione cattolica la prima delle due funzioni non messa abbastanza in valore perch manca il parallelismo con la Riforma protestante; ancor meno la seconda valutata giustamente perch lazione reciproca che esiste fra la frattura religiosa e lo sviluppo della Chiesa cattolica completamente ignorata. Il concetto di Controriforma la mette in evidenza, ma sottovaluta lelemento di continuit. Se noi vogliamo capire lo sviluppo della Chiesa nel sec. XVI, dobbiamo tenere sempre conto di questi elementi fondamentali: lelemento di continuit espresso nel concetto di Riforma cattolica, lelemento della reazione espresso nel concetto di Controriforma.
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La proposta jediniana del binomio Riforma cattolica / Controriforma non ha chiuso la discussione su queste due categorie ma ha segnato un momento importante di quel dibattito, un punto di svolta, con il quale la storiografia successiva ha dovuto fare i conti. Va del resto tenuto presente che, anche tra gli studiosi i quali concordano sulla necessit di adottare entrambi i termini, esistono divergenze (pi o meno profonde) sulla formulazione dei due concetti. Il gi citato Delio Cantimori, che accolse molto favorevolmente il saggio di Jedin e torn in pi riprese a riflettere sullargomento, ripropose la periodizzazione in due fasi distinte alla quale abbiamo gi fatto riferimento. In generale la proposta jediniana contribu soprattutto in Italia ad aprire nuovi spazi di ricerca e favor il confronto tra studiosi cattolici e laici, grazie al superamento di vecchi e paralizzanti steccati (Paolo Prodi). Allindomani della morte di Jedin (nel 1980) proprio Paolo Prodi tracci un bilancio del significato che il saggio del 1946 aveva avuto per la storiografia italiana, ricordando come per la generazione di storici di orientamento cattolico formatasi negli anni del secondo dopoguerra la proposta jediniana avesse stimolato nuove ricerche, poich aveva rappresentato
non solo [la] fine dellapologetismo di maniera, ma ancor pi la spinta alla ricerca allinterno

del mondo cattolico del Cinquecento di una molteplicit di fermenti e filoni non succubi passivi di una restaurazione egemone ma espressione di una pluralit di movimenti e di indirizzi non riconducibili necessariamente a posizioni ereticali. Perch quella proposta a suo avviso ancora valida continuasse a essere fertile per la ricerca, era necessario, secondo Prodi, calare le categorie nella realt storica, ridefinendole e verificandole alla luce di nuovi studi, estendendo lindagine dalla dinamica interna del binomio riforma cattolica-controriforma alle pi generali interazioni, che i nuovi panorami storiografici ci possono ora consentire di cogliere, nel groviglio di radici da cui si sviluppata la societ moderna. Sulla base di queste premesse possibile comprendere il favore incontrato nella storiografia italiana (o in una parte importante di essa) da unaltra coppia concettuale, della quale ci occuperemo nel prossimo paragrafo. profili
Paolo Prodi (nato nel 1932) Insegna Storia moderna allUniversit di Bologna. stato cofondatore, insieme con Jedin, dellIstituto storico italo-germanico di Trento, che ha diretto fino al 1998. Tra le sue opere ricordiamo: Il cardinale Gabriele Paleotti (1522-1597), 2 voll. (195967); Il sovrano pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima et moderna (1982); Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dellOccidente (1992); Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto (2000). Wolfgang Reinhard (nato nel 1937) Storico tedesco, ha insegnato a lungo allUniversit di Freiburg im Breisgau. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: Storia dellespansione europea (1983); Il pensiero politico moderno (1986); il volume Il Concilio di Trento e il moderno (1997), curato con Paolo Prodi; Storia del potere politico in Europa (1999).

Disciplinamento sociale / confessionalizzazione

Una proposta storiografica che a partire dai primi anni Ottanta del Novecento ha stimolato molte ricerche e animato una discussione non ancora esauritasi quella incentrata sui concetti di disciplinamento sociale e di confessionalizzazione. Linizio del dibattito segnato da un articolo del 1977 dello storico tedesco Wolfgang Reinhard, intitolato, nella sua versione italiana (1982), Confessionalizzazione forzata? Prolegomeni ad una teoria dellet confessionale. Mettendo insieme i concetti di disciplinamento sociale (in tedesco Sozialdisziplinierung, coniato dallo storico Gerhard Oestreich) e quello di confessionalizzazione (Konfessionsbildung, introdotto gi nei primi anni Sessanta da Ernst Walter Zeeden), lo studioso formula una proposta interpretativa e metodologica che articola sinteticamente in tre tesi.

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Tesi 1: parallelismo fra Riforma e Controriforma Leggendo in parallelo la storia delle tre principali confessioni cristiane nate dalla frattura religiosa del Cinquecento quella cattolica, quella luterana e quella calvinista , Reinhard rileva che:
Limmagine tradizionale della Riforma e della Controriforma come due concetti assolutamente antitetici, come due fasi storiche susseguentisi, non pi sostenibile. Oggi appare ben pi fondata la distinzione tra un movimento evangelico relativamente breve, che rappresenta per il momento culminante di una fase durata due secoli e percorsa da innumerevoli tentativi di riforma, ed un processo di confessionalizzazione anchesso esteso per almeno due secoli, in quanto prende le mosse negli anni Venti del XVI secolo per concludersi con le ultime propaggini agli inizi del XVIII secolo. Il fatto pi importante che tale processo di confessionalizzazione presente in tutti e tre gli ambiti confessionali, quello calvinista, quello cattolico e quello luterano, con motivi analoghi e cronologicamente in larga misura coincidenti. La coppia dialettica di opposti: Riforma-Controriforma, la prima borghese-progressiva e la seconda feudal-reazionaria deve essere corretta in entrambe le componenti. In primo luogo gli storici hanno da tempo smascherato la presunta modernit della Riforma, che pur molti andavano sostenendo, o almeno lhanno ridimensionata attraverso precise analisi di ci che debba essere inteso con modernit. Recenti studi hanno poi dimostrato che la Controriforma stata da molti punti di vista pi moderna di quanto spesso si sia creduto e si continui a credere. A proposito di questultima affermazione, centrale nel saggio di Reinhard (il cui titolo tedesco infatti Controriforma come modernizzazione?), necessario chiarire che la modernit di cui parla questo storico alla fine degli anni Settanta del Novecento una cosa ben diversa da come la intendeva il pensiero positivista ottocentesco. La modernit cui fa riferimento Reinhard non senza un intento provocatorio ha perso ogni connotazione positiva e non coincide con unidea di progresso. Significativo lesempio con cui lo storico introduce questo aspetto: Particolarmente adatto per dimostrare la modernit della presunta Controriforma reazionaria lesempio dellordine dei gesuiti, che a buon diritto viene considerato uno degli esponenti pi significativi del nuovo cattolicesimo in via di formazione. La Compagnia di Ges ha svolto, infatti, uninfluenza quasi rivoluzionaria allinterno degli ordini tradizionali per cui non casuale che tra i suoi oppositori vi fossero esponenti del conservatorismo ecclesiastico, quali il futuro papa Paolo IV. N casuale che siano falliti i tentativi di dar vita a un ordine femminile parallelo. Infatti, sarebbe stato assolutamente insopportabile che alle innovazioni apportate fra gli ordini maschili si aggiungesse anche il tentativo di emancipazione della donna in forme ecclesiastiche. [...] Nuova era la forma di reclutamento elitario e nuovi i metodi di istruzione, particolarmente accurati. Centrale a questo proposito limportanza degli esercizi spirituali, i cui contenuti possono essere considerati tuttaltro che moderni; ma la loro stessa struttura denota unaffascinante modernit da tre punti di vista. In primo luogo, attraverso gli esercizi veniva pianificata ed organizzata con una notevole dose di razionalit psicologica lintroiezione dei valori decisivi di un gruppo. In secondo luogo, la procedura si incentrava sullindividuo in modi assolutamente nuovi. Il terzo elemento di modernit consiste nel fatto che, eliminando le tradizionali forme comunitarie monastiche (preghiera comune, clausura), i gesuiti venivano messi in condizione, attraverso unaccentuata interiorizzazione individuale, di agire senza alcuna limitazione nella sfera mondana. Se a questi elementi aggiungiamo lorganizzazione economica dei gesuiti, per certi versi
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assolutamente moderna, entreremo in un campo, quello appunto delleconomia, nel quale le visioni tradizionali credono di riscontrare una dimostrazione incontrovertibile del carattere reazionario del cattolicesimo della prima et moderna. Uno degli elementi pi originali e pi fecondi di questa impostazione la prospettiva comparatistica adottata, resa possibile dallabbandono di unottica puramente storicoecclesiastica o storico-religiosa. Reinhard pone infatti le trasformazioni delle strutture ecclesiastiche in stretta connessione con i mutamenti che avvengono nella societ, nelleconomia e, soprattutto, nella politica, segnata in questa fase dai processi di costruzione degli Stati moderni: Non si pu [...] sostenere che le pur indubbie diversit di natura teologica abbiano influenzato la vita pratica al punto da determinare delle divergenze strutturali complessive fra le varie confessioni religiose. Al contrario, si potrebbe addirittura sostenere che proprio questa ostilit insuperabile abbia fatto s che, stanti una tradizione comune e comuni problemi del momento, siano state individuate delle soluzioni in buona misura coincidenti, soprattutto per ci che riguarda il problema di fondo della difesa della propria identit confessionale. Le confessioni, intese come nuovi grandi gruppi compatti, si vanno perci formando attraverso processi di delimitazione e di disciplinamento dei fedeli che sono largamente omogenei pur nelle diverse direzioni di fede.

Tesi 2: metodica creazione di nuovi grandi gruppi Come si formano, per Reinhard, le identit confessionali? Attraverso un processo che, schematizzando, lo storico articola nei seguenti punti:
1. riacquisizione di premesse teoriche chiare; 2. diffusione e affermazione di nuove norme; 3. propaganda e proibizione della contropropaganda; 4. interiorizzazione del nuovo ordine per mezzo dellistruzione; 5. disciplinamento dei seguaci (in senso stretto); 6. adozione di riti; 7. trasformazione della lingua. Il punto di partenza quello di una definizione delle verit di fede, attraverso le professioni di fede obbligatorie (definite, in questo periodo storico, confessioni), ossia un elenco di affermazioni cui bisognava credere per dirsi fedeli delluna o dellaltra Chiesa (come la Confessio Augustana del 1530 per i luterani e la Professio fidei tridentina per i cattolici). Non solo i teologi e i parroci, ma anche chi svolgeva professioni-chiave allinterno della societ per esempio insegnanti, medici, ostetriche e i funzionari statali dovevano giurare di credere nel contenuto di quei testi e venivano periodicamente esaminati sulla loro effettiva conoscenza delle professioni di fede. sorprendente come questo processo di confessionalizzazione si sia snodato con tempi e obiettivi cos simili, a prescindere dalle contrapposizioni teologiche e dalle diversit di natura confessionale negli strumenti impiegati. Altres significativo che questo processo si sia realizzato con la partecipazione determinante delle autorit secolari, senza la cui presenza in effetti molte delle misure pi incisive prese in questo ambito non sarebbero state neppure pensabili. Non affatto vero che la confessionalizzazione sia stata realizzata dallo Stato soltanto nei territori luterani, in quanto ci accadde anche nei territori calvinisti, nonostante che dal punto di vista teorico ci contrastasse con lautonomia propria delle comunit ecclesiali, e anche negli stati cattolici, nei quali dal punto di vista dellorganizzazione ecclesiale non
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verano in teoria delle lacune che legittimassero interventi statali. [Reinhard si riferisce qui al fatto che la Chiesa cattolica disponeva di un proprio apparato istituzionale e aveva al suo servizio il clero secolare e regolare.]

Tesi 3: confessionalizzazione al servizio della crescita politica Secondo Reinhard la costruzione di identit confessionali deve essere letta in relazione con i processi di formazione degli Stati moderni. Attuare una politica di confessionalizzazione offrirebbe infatti allo Stato in via di consolidamento diversi vantaggi:
1. il rafforzamento della sua identit nazionale o territoriale sia verso lesterno che verso linterno; 2. il controllo su di un rivale potente come la Chiesa, e non da ultimo il controllo sul patrimonio ecclesiastico come importante strumento di potere; 3. il disciplinamento e lomogeneizzazione dei sudditi, dato che la confessionalizzazione solo la prima fase di quello che Gerhard Oestreich ha definito il disciplinamento sociale assolutistico. In altre parole, uno stato che voglia imporre il proprio potere politico non pu fare a meno di realizzare una politica di confessionalizzazione. Per capire meglio lintreccio tra la dimensione politica e quella ecclesiastica, o religiosa, bisogna tener presente che il concetto di religione dellepoca si estendeva anche alla politica, e viceversa il concetto di politica comprendeva anche la chiesa e la religione. Lo sviluppo della primitiva forma di stato moderno non pu verificarsi perci in modo indipendente rispetto al problema confessionale, ma soltanto sulla base di un consenso fondamentale su religione, chiesa e cultura, che comprenda lautorit e i sudditi. Lidentit religiosa diviene cos un elemento costitutivo dellidentit nazionale: si pensi agli esempi del cattolicesimo in Spagna, in Portogallo e in Francia, o al protestantesimo in Inghilterra. Reinhard cita una nota affermazione del cattolico Giovanni Botero, che nella sua opera Della ragion di stato (1589) scrive: Tra tutte le leggi non ve n alcuna pi favorevole a prencipi che la cristiana, perch questa sottomette loro non solamente i corpi e le facolt dei sudditi [...] ma gli animi ancora e le conscienze, e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora ed i pensieri. Sono righe che potrebbero essere poste a epigrafe di molte delle ricerche che si rifanno a questo filone storiografico. Lidea di fondo che per plasmare sudditi fedeli sia necessario disciplinarne i comportamenti religiosi e morali e impiantare nelle coscienze i valori della soggezione allautorit. Lautorit della prima et moderna pu perci contare sicuramente sul fatto che una regolamentazione fin nei pi intimi aspetti del comportamento religioso e morale dei sudditi ed un controllo rigoroso attraverso funzionari, spie e delatori, siano politicamente paganti. La funzione repressiva e di controllo svolta dalle Chiese, i cui apparati subiscono in questa fase un processo di modernizzazione e potenziamento, sopperisce a una carenza del potere statale che, ancora in via di consolidamento, non dispone ancora di apparati
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propri. Da questo punto di vista scrive Reinhard la leparoledellaStoria confessionalizzazione pu essere vista come prima fase CHIESE O CONFESSIONI RIFORMATE importante ricordare che, allinterno del mondo del disciplinamento sociale. protestante, il termine riformati (e cos Chiesa o In Germania intorno alle categorie di disciplinamen- confessione riformata) divenne progressivamento e, soprattutto, di confessionalizzazione nato un te sinonimo di protestantesimo calvinista, poich questultimo definisce s stesso come riformato intenso dibattito, nellambito del quale si sono aperte secondo la Scrittura. interessanti e feconde prospettive di comparazione tra i diversi ambiti confessionali. In particolare segnaliamo ancora alcuni studi dedicati alla confessionalizzazione cattolica, alla confessionalizzazione luterana e a quella riformata, ossia calvinista. Questapproccio comparativo della storiografia su disciplinamento e confessionalizzazione ci sembra emergere con particolare chiarezza e concretezza nelle parole di un altro storico tedesco, Heinz Schilling, che vogliamo riportare, quasi a complemento del saggio di Reinhard sul quale ci siamo sin qui soffermati. Considerato tra i padri della categoria di confessionalizzazione, Schilling che ha lavorato in particolare sullambito riformato tra coloro che maggiormente ne hanno affinato lelaborazione teorica e gli strumenti metodologici. Accanto e piuttosto prima dei funzionari statali, furono i pastori luterani, il clero tridentino con cura danime, i presbiteri e predicatori calvinisti che, spinti dallo zelo confessionale a un impegno instancabile, divennero i pi importanti mediatori del nuovo sistema di norme etico-morali e politico-giuridiche. Grazie allassistenza a domicilio e alle visite pastorali, alla disciplina ecclesiastica o alla giurisdizione episcopale, essi controllarono e disciplinarono la condotta quotidiana di vita fino allultima casa della pi sperduta contrada. In Italia dove la traduzione del saggio di Reinhard venne pubblicata nel 1982 dalla rivista dellIstituto storico italo-germanico di Trento, cofondato da Jedin e Prodi la categoria di disciplinamento sociale diventata il punto dincontro di diversi filoni di ricerca: ha posto allattenzione nuovi temi e riorientato ambiti di studio gi consolidati. Unimportante messa a punto storiografica venuta da un convegno svoltosi a Bologna nel 1994, intitolato, significativamente, Disciplina dellanima, disciplina del corpo e disciplina della societ tra medioevo ed et moderna. I temi affrontati per citarne solo alcuni andavano dalla storia costituzionale alla storia delle immagini, dalla storia del sacramento della confessione alla storia del teatro e della danza, dalle regole di vita imposte alle comunit monastiche femminili alle istituzioni educative, dal disciplinamento del matrimonio alle ordinanze di polizia. Il denominatore comune di questi temi era lo sviluppo di un sistema di norme di comportamento e la loro applicazione e interiorizzazione attraverso limposizione e la proposta di modelli profili Schilling (nato nel 1942) Storico da un lato, le forme di controllo e di repressione della devianza Heinz tedesco, ha insegnato Storia moderna a dallaltro. Levidente dilatazione del concetto-chiave di disciplina- Osnabrch e a Gieen, e dal 1992 insemento ha permesso cos di esplorare il terreno intermedio tra la gna alla Humboldt-Universitt di Berlino; dirige la prestigiosa rivista di storia della storia delle istituzioni, la storia della dottrina, la storia della cultura, Riforma Archiv fr Reformationsgela storia delle mentalit collettive (P. Prodi), rivelandosi utile, in schichte. Si occupato soprattutto di storia europea comparata, di storia sociagenerale, a rileggere il rapporto tra individui e strutture di potere e le, di storia politica nellet confessionale il nesso tra politica e religione nella vita degli uomini e delle donne (secoli XVI-XVIII). Tra le sue opere in italiano ricordiamo in particolare: Ascesa e cridellEt moderna. si. La Germania dal 1517 al 1648 (1988); Tornando allambito di studi che qui interessa lepoca della Corti e alleanze. La Germania dal 1648 al 1763 (1999). Riforma e della Controriforma le categorie di disciplinamento e
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di confessionalizzazione, in particolar modo nella storiografia tedesca e in quella italiana, hanno favorito labbandono, o comunque un ripensamento, delle categorie tradizionali di Riforma, Controriforma, Riforma cattolica, con tutto il loro portato di ormai secolari discussioni e battaglie ideali (e ideologiche). Dobbiamo per ricordare che, nello stesso periodo gli ultimi decenni del XX secolo, anche altre tradizioni storiografiche, partendo da premesse metodologiche diverse, giungevano a risultati analoghi ai quali vogliamo brevemente accennare. In Francia, nel solco della fondamentale lezione di metodo di Febvre, si collocano le ricerche di Jean Delumeau, il quale ritiene la categoria di Controriforma poco utile a definire i cambiamenti intervenuti nel mondo cattolico della prima Et moderna: La Controriforma esistita [...] ma non fu essenziale alla trasformazione della Chiesa cattolica a partire dal XVI secolo. La sua proposta di parlare invece di un processo molto pi lungo di cristianizzazione delle masse popolari, la cui religiosit era fortemente permeata di elementi magici e pagani: un processo che veniva da lontano e andava lontano, e che accomun le Chiese protestanti a quella cattolica. profili Analogo lapproccio dello storico inglese John Bossy che, semJean Delumeau (nato nel 1923) Storico pre nellambito della storia sociale e a partire dagli studi di Delumefrancese, dal 1974 docente di Storia al Collge de France e dirige la VI sezione di au (del quale ammiratore e critico), ha esaminato le trasformazioni studi allcole Pratique des Hautes tudes. dei sacramenti, dei rituali, della cultura religiosa, in un arco di tempo Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: Il cattolicesimo dal XVI al XVIII seche va dal 1400 al 1700. Inadeguate sono, a suo avviso, le categorie colo (1971); La paura in Occidente (1978); Il peccato e la paura (1983); Rassicurare e di Riforma e Controriforma: la vera contrapposizione , nellanalisi proteggere (1989). di Bossy, quella tra una cristianit tradizionale segnata da una John Bossy Storico inglese, insegna vita comunitaria rissosa, basata sui vincoli di parentela, amicizia e presso lUniversit di York. Tra le sue opeappartenenze locali e dove i riti religiosi e i sacramenti assumevano re tradotte in italiano ricordiamo: Loccidente cristiano, 1400-1700 (1985) e la significati diversi da quelli loro attribuiti dalla gerarchia e una criraccolta di saggi Dalla comunit allindivistianit tradotta o trasformata, ossia organizzata dallalto, sia sul duo. Per una storia sociale dei sacramenti nellEuropa moderna (1998). piano teologico sia su quello amministrativo, dalla Chiesa ufficiale.

Bibliografia le fonti
D. Cantimori, voce Controriforma, in Dizionario di Politica, vol. I, Treccani, Roma 1940. H. Jedin, Riforma cattolica o Controriforma? Tentativo di chiarimento dei concetti con riflessioni sul Concilio di Trento, Morcelliana, Brescia 1957. L. Febvre, Le origini della Riforma in Francia e il problema delle cause della Riforma, in Studi su Rinascimento e Riforma, Einaudi, Torino 1966, pp. 5-70. P. Prodi, Il binomio jediniano riforma cattolica e controriforma e la storiografia italiana, in Annali dellIstituto storico italo-germanico in Trento, 6 (1980), pp. 85-98. W. Reinhard, Confessionalizzazione forzata? Prolegomeni a una teoria dellet confessionale, in Annali dellIstituto storico italo-germanico in Trento, 8 (1982), pp. 13-37. P. Prodi, Controriforma e/o Riforma cattolica: superamento di vecchi dilemmi in nuovi panorami storiografici, in Rmische Historische Mitteilungen, 31 (1989), pp. 227-37. P. Prodi - C. Penuti (a cura di), Disciplina dellanima, disciplina del corpo e disciplina della societ tra medioevo ed et moderna, il Mulino, Bologna 1994.

altre letture
P.G. Camaiani, Interpretazioni della Riforma Cattolica e della Controriforma, in Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano 1964, pp. 329-490.

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J. Delumeau, Il cattolicesimo dal XVI al XVIII secolo, Mursia, Milano 1976. J. Bossy, Loccidente cristiano, 1400-1700, Einaudi, Torino 1990. A. Prosperi, Riforma cattolica, Controriforma, Disciplinamento sociale, in Storia dellItalia religiosa, vol. 2, Let moderna, a cura di G. De Rosa - T. Gregory - A. Vauchez, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 3-48. J. Bossy, Dalla comunit allindividuo. Per una storia sociale dei sacramenti nellEuropa moderna, Einaudi, Torino 1998. A. Prosperi, Il Concilio di Trento: una introduzione storica, Einaudi, Torino 2001.

Esercizi
1. Completa la tabella che ricostruisce la discussione storiografica sulla coppia concettuale Controriforma / Riforma cattolica.
Leopold von Ranke Wilhelm Ludwig Maurenbrecher von Pastor Benedetto Croce Delio Cantimori Hubert Jedin Paolo Prodi

titolo e data della pubblicazione area culturale/ confessionale di appartenenza nazionalit dello storico approccio storiografico/ settore degli studi interpretazione del concetto di Controriforma interpretazione del concetto di Riforma cattolica eventuali proposte alternative

2. Utilizza la tabella dellesercizio precedente per rispondere alle seguenti domande di analisi.
a. In quali casi linterpretazione della coppia concettuale Controriforma/Riforma cattolica influenzata in modo particolarmente evidente dallappartenenza dello storico a una determinata area culturale o confessionale? b. Quali autori si soffermano in particolar modo sul ruolo del Papato? c. In che cosa consiste, secondo Prodi, il principale contributo della proposta di Jedin? d. Quali analogie e quali differenze interpretative puoi rilevare tra i diversi storici?

tra confessionalizzazione e disciplinamento sociale in Et moderna.


a. Che cosa si intende con i termini di confessionalizzazione e disciplinamento? b. Quale parallelismo individua Reinhard tra Riforma e Controriforma? c. Come si formano le identit confessionali? d. Quale rapporto esiste fra la costruzione di identit confessionali e la formazione di Stati moderni? Quali vantaggi offrirebbe, secondo Reinhard, una politica di confessionalizzazione allo Stato in via di formazione? e. Quale autore cita Reinhard per suffragare la propria tesi? Qual il contenuto della citazione? f. Concludendo, quale nesso si pu riscontrare fra confessionalizzazione e disciplinamento sociale?

3. Utilizzando la seguente scaletta di domande, scrivi un breve testo (max 30 righe) che illustri il rapporto

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