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CAP. 7: CON GLI OCCHI E CON LE PAROLE.

L'OSSERVAZIONE COME TECNICA DI


RICERCA
1.Premessa: per un'osservazione consapevole e socioriferita
Il termine “osservazione” si riferisce all'atto del “guardare con attenzione ed interesse cognitivo” e
presuppone una rilevazione che può usare diversi strumenti.
Il processo scientifico comincia sempre con l'osservazione e si conclude con l'osservazione per la
convalida
finale. L'osservazione è perciò il presupposto di ogni ricerca scientifica e anche la prima fase del
ciclo metodologico dell'informazione scientifica.
Ma, se in generale si fa riferimento all'elemento fondante di ogni scienza, in una sua accezione
ristretta e specifica può indicare una particolare tecnica di raccolta dei dati.
Sono opportune, però, alcune riflessioni preliminari circa il fatto che l'azione dell'osservare,
nell'accezione di senso comune, è qualcosa che il sociologo ha in comune con tutti gli altri attori
sociali. Tutti siamo osservatori,il problema è: che tipo di osservatori siamo? Siamo consapevoli del
nostro osservare e del fatto che
comparazioni, classificazioni, giudizi, discendono dal nostro osservare?Siamo ego-riferiti o socio-
riferiti?Siamo superficiali e distratti o riflessivi e attenti? Uno dei problemi dell'osservazione è
proprio che solitamente in questo atto il soggetto centra solo la sua soggettività (valori,
conoscenze,certezze,opinioni).
Certo, è impossibile spogliarsi totalmente della propria soggettività ma si deve tentare di penetrare
nelle azioni e nelle intenzioni altrui. Questo sforzo è un buon punto di partenza inseme
all'accuratezza della trascrizione e alla memorizzazione di ciò che si è visto.
Dunque l'osservazione che produce un reale aumento delle conoscenze deve soddisfare almeno due
condizioni:
- chi osserva deve provare a cogliere il punto di vista altrui e cercare di comprendere i significati
attribuiti dagli altri alle cose e deve mostrarsi disponibile a mettere in discussione continuamente il
suo
lavoro e le sue conoscenze pregresse;
- l'osservazione è una tecnica scientifica se viene usata in modo sistematico e sulla base di
procedure rigorose.
Queste due condizioni differenziano l'osservazione di senso comune dall'osservazione scientifica.
L'enorme vantaggio dell'osservazione sia diretta (osservatore osserva realtà che non è sua e di cui
non fa parte) sia partecipante ( chi osserva fa già parte o decide di fare parte della realtà oggetto di
studio) sta nel fatto che permette di saltare la soggettività dei “testimoni” ai quali altrimenti si
dovrebbe ricorrere attraverso sondaggi e questionari. L'osservazione, invece, mette direttamente in
contatto la soggettività del ricercatore con gli eventi da analizzare.

2.L'osservabilità delle condotte sociali


Occorre porsi il problema della reale possibilità di osservare pratiche collettive o individuali inserite
in un determinato contesto sociale, soprattutto alla luce della crescente frammentazione dell'agire
sociale e dell'espandersi dei fenomeni locali. In base a ciò devono osservarsi i fenomeni sociali.
Ma ciò non toglie che lo scienziato sociale incontri numerose difficoltà nel corso dell'osservazione
quando si accinge a creare dei criteri e dei punti di riferimento per orientare la sua indagine. Questo
problema nasce dal fatto che, ogni qualvolta si osserva una condotta sociale entrano in gioco
motivazioni personali dell'attore, forme di vita particolari, ambiti di significato ristretti e regole
poco generalizzabili. Tutto ciò può ritrovarsi nei
principali approcci teorici sull'osservazione:
• In Weber si cerca di osservare l'agire sociale utilizzando i tipi ideali e, attraverso tale
prospettiva relazionata ai valori e a specifici schemi di orientamento, si evitano relativismo e
arbitarietà;
• Habermas parlando delle competenze comunicative afferma che esse sono bagaglio dei
soggetti coinvolti nell'interazione, perciò l'osservazione, legandosi a criteri universali di
comunicazione, ha una sorta di vincolo etice che la lega all'agire osservato;
• L'approccio fenomenologico di Schutz afferma che la categoria di osservazione scientifica è
un costrutto di secondo ordine che deve cercare di inglobare la proiezione di senso
dell'attore. L'osservatore deve agire con distacco e usare conoscenze precostituite per
tipizzare le condotte degli attori;
• Foucault sostiene che l'uomo non può essere studiato a partire dalla sua rete di significati ma
può essere osservato solo da reticoli parziali, perchè l'osservazione deriva da ciò che esiste e
l'osservatore si limita a rendere visibili e pensabili frammenti dispersi di sistemi molto più
ampi;
• Secondo Wittgenstein la comprensione dei fenomeni è strettamente connessa alle regole
proprie di specifiche forme di vita e perciò il sociologo può analizzare solo fenomeni che si
verificano all'interno della sua forma di vita e non altri. La ricostruzione dell'azione, infatti
necessita della partecipazione dell'attore alla forma di vita studiata.
• Nella teoria dei sistemi l'osservatore è parte integrante del sistema stesso e contribuisce alla
sua costruzione,organizzazione e mutamento.

Nelle società odierne l'osservazione è legata ad un principio di frantumazione del conoscere


di una sua dipersione, si perdono le generalizzazioni ma si fanno spazio le incidenze del
locale, del particolare, dell'appartenente secondario.L'osservazione può cogliere solo dei
frammenti, mentre la teoria deve ricomporli.

3.L'evoluzione della pratica dell'osservazione

3.1 Ricerche classiche di riferimento

Gli studi sul campo sono condotti in ambienti naturali e utilizzano nella maggior parte dei casi
l'osservazione partecipante in cui il ricercatore tenta di entrare a far parte della cultura o subcultura
che sta studiando.
L'osservazione sul campo si sostanzia della descrizione accurata di avvenimenti, gruppi e processi
sociali.
Gli Stati Uniti hanno una ricca tradizione di studi sul caso basti pensare alle ricerche di Thomas,
Znaniecki, dei Lynd e di Whyte che privilegiano il contatto diretto con l'oggetto di studio e il dato
qualitativo (grazie a intervista e osservazione partecipante).
Uno dei primi studi è quello dei coniugi Lynd (1929) che, approfondendo le reali condizioni della
società americana del tempo si inserirono in una comunità del Middle West e parteciparono alla vita
della stessa. Il lavoro sul campo durò diciotto mesi. Scelsero non a caso la cittadina di Muncie
nell'Indiana in quanto possedeva un'ampiezza media (25000-50000 abitanti), un'autonomia dei
servizi essenziali, una limitata mobilità demografica, una forte autonomia culturale, una struttura
produttiva complessa.
Middletown rappresenta uno dei pochi casi di descrizioni complete e precise del materiale e dei
metodi usati.
Essi in particolare sono sintetizzati in cinque paragrafi:
1. Il primo paragrafo affronta la metodologia utilizzata dai ricercatori per capire le logiche di vita
della comunità studiata. Si è scelta l'osservazione partecipante: i ricercatori, dunque, partecipano
alla comunità e frequentano attivamente le attività dei gruppi locali registrando puntualmente ciò
che accade ad ogni incontro;
2. Il secondo paragrafo si riferisce al metodo utilizzato per esaminare il materiale documentario
raccolto e relativo al periodo 1880-1925. Il materiale comprendeva: censimenti, annuari, archivi dei
tribunali, documenti dell'amministrazione comunale, registri scolastici, articoli di giornali, carte
topografiche ecc ecc. Molti di questi documenti furono analizzati attraverso l'analisi del contenuto;
3. Nel terzo paragrafo si affronta la problematica della raccolta ed elaborazione dei dati statistici
relativi
ad alcuni fenomeni osservati riguardanti:
• lavoro e produzione;
• cultura e tempo libero;
• mobilità all'interno della comunità.

4. Il quarto paragrafo esamina i metodi di intervista utilizzati, raggruppati in quattro categorie:


• conversazioni casuali (colloqui informali con persone non in ruoli ufficiali);
• interviste preparate e dirette a persone qualificate a rispondere su certi argomenti;
• interviste volte a interrogare le mogli dei lavoratori delle tre industrie più importanti della
città;
• interviste mirate a far conversare le mogli di alcuni uomini di affari;
• 5. Il quinto paragrafo riguarda l'uso dei questionari. Essi furono inviati:
• a 400 circoli e società;
• a campioni di ragazze e ragazzi delle scuole superiori;
• a ragazzi e ragazze degli ultimi due anni della scuola di scienze sociali;

Come si può facilmente notare la tecnica dell'osservazione partecipante è usata, in questo lavoro,
insieme ad altre tecniche che consentono di approfondire i vari aspetti della vita della comunità
studiata.
Simile è anche la ricerca di William Whyte su uno slum italo-americano di Boston abitato quasi
esclusivamente da immigrati italiani con i loro figli. Whyte era fermo sostenitore del fatto che per
comprendere a pieno una comunità era fondamentale viverci dentro.
Dopo essere riuscito a inserirsi e ottenuta la collaborazione di un leader infromale della comunità,
Doc, che lo presentava al resto della comunità come suo amico, fu accettato come storico loca e
divenne osservatore partecipante nel quartiere. Qui visse per tre anni e mezzo. Studiò il fenomeno
della formazione delle bande giovanili e riusc a dimostrare che anche negli slum erano presenti
forme di organizzazione complessa.
Un aspetto metodologico importante del lavoro di Whyte è sicuramente l'analisi dei gruppi
informali. Attraverso l'osservazione oggettiva Whyte riuscì a studiare la struttura e la composizione
dei gruppi informali che si creavano nelle riunioni del “Cornerville Social and Athletic Club”.
Va sottolineata la centralità della Scuola Ecologica di Chicago nello sviluppo di questo tipo di studi.
Secondo Lindeman l'osservazione è il miglior modo di fare domande.
Il primo osservatore partecipante volontario è ritenuto essere Anderson che, intenzionato a studiare i
vagabondi, visse
e viaggiò con loro senza rivelargli di essere un ricercatore.
Non bisogna dimenticare nemmeno le ricerche di Wirth e Zorbaugh.
• WIRTH (1928)→ Privilegia un taglio sintetico-generale, più attento all'interpretazione
globale ed all'analisi storico-culturale. La parte osservativa del lavoro si riferisce all'analisi
della struttura, cioè all'organizzazione del ghetto ebraico e alle sue reti di socializzazione e
perciò serve a ricostruire i luoghi della vita comunitaria,
• ZORBAUGH (1929)→ L'osservazione sul campo è lunga e accurata viene privilegiato un
taglio analitico-descrittivo . Nel suo approccio socio-ecologico è fondamentale prima
l'osservazione diretta,poi la raccolta dei dati statistici e la cartografia del luogo studiato ed
infine colloqui più o meno strutturati. In questo modo l'area studiata fu composta in 3 aree:
l'area delle camere ammobiliate in affitto (degradata e con scarsissima socializzazione);l'area
dei bohemien(abitata da personaggi eccentrici e artisti vari);l'area commerciale e dei locali
notturni (maggiormente frequentata e principale luogo di socializzazione).
• MERTON (1947)→ sulle abitazioni. In questo caso il gruppo di ricercatori pianificò
accuratamente l'ingresso nella comunità attraverso due tattiche: privatamente, al più alto
livello amministrativo del direttore del progetto di abitazione;
• BECKER (1951) → Studio sui suonatori professionisti di musica da ballo;
• FESTINGER (1956)→ Insieme ai suoi collaboratori entrò in un gruppo religioso i cui
membri erano convinti che la Terra sarebbe stata distrutta e gli alieni avrebbero salvato i
superstiti. Festinger raccolse il momento in cui la profezia fu delusa.
• GOFFMAN (1961)→ Si fece assumere come assistente in un ospedale psichiatrico per
condurre la sua osservazione. A seguito di essa giunse ad affermare che l'organizzazione del
manicomio spersonalizzava e aggravava i problemi dei degenti;
• POLSKY (1964)→ Osservatore partecipante di un gruppo di giocatori di biliardo aggressivi
e fraudolenti e ne analizzò il codice etico;
• WAX (1971)→ Si inserì in un campo di concentramento per i giapponesi (durante la II
guerra mondiale) per studiare il loro comportamento;
• JOHNSON (1975)→ Per studiare le istituzioni assistenziali locali si inserì in un ente locale
con cui aveva contatti personali.

3.2 Alcune esperienze italiane


I sociologi italiani prediligono altri strumenti (questionario,intervista,analisi documentaria) spesso
combinati tra loro. Ciò nonostante il fatto che nel dopoguerra si fossero condotte una serie di
indagini sulle realtà locali in cui l'osservazione appariva fondamentale(studio di Banfield sul
mezzogiorno;studio di Pizzorno sull'impatto dell'industrializzazione su una comunità locale).
In particolare la ricerca di Banfield assunse nel contesto italiano delle connotazioni metodologiche
molto originali. Egli,infatti, privilegia l'osservazione sul campo. Grazie alla sua presenza costante
all'interno della comunità locale riesce a raccogliere autobiografie, storie di vita, questionari con
risposta alternativa, favole e racconti per bambini nelle versioni locali e storie di contadini. Il tutto
per comprendere l'ethos di questa comunità(insieme di normevalorigiudiziusanze che identifica e
differenzia un gruppo sociale dagli altri) che verrà poi definito come familismo amorale.
Tra le ricerche recenti italiane è importante quella di Alessandro Dal Lago sulla tifoseria organizzata
(ultràs). Partendo dall'idea che il calcio costituisce, per un grosso numero di praticanti,spettatori e
appassionata una sottocultura (→ sistema o sottosistema di simboli che da luogo a specifici riti,
linguaggi e comportamenti).
La ricerca parte dallo stadio di Milano focalizzandosi sui “rituali del calcio” cioè gli stili di
comportamento (individuale o collettivo) che gli spettatori delle partite di calcio (ed in particolare
gli ultràs) assumono negli stadi. Lo studio si colloca nell'etnografia sociale e utilizza i metodi della
stessa (osservazione partecipante, interviste non strutturate, analisi di documenti scritti, visivi e
sonori). Dal Lago privilegia la prospettiva dell'insider pur consapevole che ciò lo farà perdere di
obiettività. Afferma infatti che, partecipando ai rituali del calcio, non sempre riesce a separare i
ruoli che riveste e per questo non riesce a manifestare troppa severità nei confronti dei rituali dei
tifosi riuscendo a far emergere l'espressività della loro sottocultura.
É necessario, inoltre, citare la ricerca di Caccialanza, Di Massa e Torti il cui scopo è produrre
un'esplorazione trasversale della produzione culturale dei gruppi giovanili con riferimento alla
provincia di Genova. L'oggetto di studio sono gruppi giovanili presenti sul territorio in cui almeno
la metà dei partecipanti abbia meno di 29 anni e sia impegnata in diversi settori e ambiti di attività
culturale.L'indagine (1991-1993) ha coinvolto 107 gruppi ed è stata realizzata combinando tecniche
qualitative (intervista
in profondità, osservazione partecipante, colloqui informali, raccolta e analisi di documenti scritti,
visivi e sonori). Grazie al diretto coinvolgimento dei ricercatori è stato facile pentrare nella
creatività sotterranea dei
giovani ed esplorarne la soggettività e i percorsi identitari.

4.La letteratura metodologica sull'osservazione


DUVERGER → l'osservazione assume la forma di:
• osservazione documentaria (documenti scritti);
• osservazione diretta estensiva (inchiesta per sondaggio);
• osservazione diretta intensiva (interviste,test per la valutazione degli atteggiamenti,
osservazione partecipante)

BRAGA→ effettua la distinzione tra:


• osservazione diretta dei comportamenti spontanei;
• osservazione diretta dei comportamenti provocati o sperimentali;
• osservazione indiretta dei comportamenti;
• osservazione degli atteggiamenti per mezzo dell'inchiesta;
• osservazione degli atteggiamenti con tecniche proiettive.

BAILEY → afferma che l'osservazione è “la tecnica principale per la raccolta dati sul
comportamento non verbale” e non preclude il contemporaneo utilizzo di altre tecniche di raccolta
dei dati.

Una prima classificazione delle tecniche di osservazione non può prescindere dal grado di
sistematicità e controllo dell'osservazione stessa. Riusciamo così a distinguere:
• osservazione semplice non controllata → osservazione libera o guidata solo a grandi linee
di interesse
• osservazione sistematica → osservazione e registrazione secondo procedure esplicite che
ne permettono la ripetizione.

PHILLIPS → distingue tra tecniche più formalizzate (interviste standardizzate:usano la tecnica di


osservazione per raggruppare i dati in categorie predeterminate) e tecniche meno formalizzate
(interviste non standardizzate: consentono la formazione delle categorie che appaiono più
importanti nella situazione particolare);
Tra le tecniche più formalizzate si inserisce il sistema di categorie di Bales utilizzato per classificare
i comportamenti osservati. Le categorie che compongono il sistema sono dodici:
1) Manifesta solidarietà
2) Manifesta distensione
3) Assente
4) Offre suggerimenti
5) Offre opinioni
6) Offre orientamenti
7) Chiede orientamenti
8) Chiede opinioni
9) Chiede suggerimenti
10) Dissente
11) Manifesta tensione
12) Manifesta antagonismo
La funzione di tali categorie è facilitare la comprensione e l'analisi del comportamento dei membri
appartenenti a gruppi con un compito comune.
Tra le tecniche formalizzate anche il procedimento di Chapple per la misurazione dell'interazione.
Detto procedimento registra il momento in cui inizia un'azione, la sua durata e il momento in cui
termina. In questo modo si ottengono informazioni relativamente a quante volte un soggetto avvia
un'azione (ritmo), il numero di volte in cui fornisce risposte o parla (attività), la frequenza di
interruzione dell'azione (sincronizzazione). L'uso
del procedimento non consente, però, di ottenere una descrizione accurata di ciò che viene detto e
fatto ma comunque consente di rilevare fattori latenti.
Per le tecniche meno formalizzate Phillips distingue tra due ampie categorie:
• osservazione partecipante
• osservazione non partecipante
In questo caso rileva l'appartenenza o non del soggetto nel gruppo studiato.

GOODE-HATT → Distinguono tra due diversi tipi di osservazione, in base alla sua sistematicità
che sono: osservazione semplice non controllata (partecipante e non partecipante) e osservazione
sistematica.
Nella prima tipologia non si effettuano controlli, la seconda prevede controlli sull'osservazione e
l'osservato. Il possibile errore dell'osservatore viene eliminato:
• effettuando controlli sull'osservatore attraverso strumenti come sincronizzatori meccanici,
gruppi di osservazione, film e registrazioni;
• facendo in modo che il soggetto osservato abbia la sensazione di essere in un contesto
naturale.

BAILEY → Attua una distinzione tra tipi di osservazione basandosi:


• sul grado di struttura dell'ambiente (naturale e artificiale);
• sul grado di struttura imposto dal ricercatore all'ambiente (strutturato se si conta la frequenza
di certi eventi; non strutturato se il ricercatore si limita ad osservare tutto ciò che avviene
senza concentrarsi su specifici comportamenti.

Altra dimensione rilevante per distinguere tra diverse modalità di osservazione è il grado di
coinvolgimento del ricercatore nella vita dei gruppi osservati. Distinguiamo perciò:
• osservazione completa (o non partecipante) : vede il ricercatore rimanere esterno alla
situazione che sta studiando;
• osservazione partecipante : lo studioso riesce a farsi accettare come membro del gruppo
oggetto di studio;
• partecipazione osservante : il ricercatore è già membro del gruppo che si vuole indagare e
pertanto svolge ordinariamente il suo ruolo nel gruppo;
• partecipazione completa : il ricercatore-membro del gruppo dissimula il suo ruolo di
ricercatore e partecipa attivamente alla vita del gruppo.

GOODE-HATT propongono di usare il termine osservazione quasi-partecipante (ritenendo


impossibile la totale estraneità dell'osservatore) e osservazione partecipante.
Una tipizzazione indotta dalla maggiore o minore partecipazione del ricercatore alla vita del gruppo
distingue tra osservazione dissimulata (frequente nel caso dell'osservazione partecipante: i soggetti
non sono consapevoli di essere osservati) e osservazione palese (usata nell'osservazione non
partecipante:il ricercatore si rende
visibile e i soggetti sanno di essere oggetto di studio e di osservazione).

DELLI ZOTTI → colloca le tecniche di osservazione tra i metodi di raccolta dati non intrusivi.
Distingue tra esperimento, osservazione naturalistica (non partecipante) e osservazione
partecipante.

5. L'osservazione partecipante : scopi, vantaggi e limiti

Questo metodo era stato utilizzato dalla Scuola Ecologica di Chicago.


La caratteristica di questa tecnica è il fatto che il ricercatore assume un ruolo all'interno del gruppo
sociale oggetto di studio. L'accettazione da parte del gruppo non al ricercatore né la partecipazione
ad ogni attività dello stesso né l'uniformità con i comportamenti degli altri, ma solo l'assunzione di
un ruolo che gli consenta di osservare il contesto che vuole studiare senza rendere noto il suo scopo.
In generale lo scopo dell'osservazione si sostanzia nello studio del comportamento e nella verifica
della corrispondenza tra parole e comportamenti.

DELLI ZOTTI → sostiene che è necessario non trascurare alcuni aspetti della comunicazione :
contenuti manifesti e contenuti meta-comunicativi. Nell'ultima categoria rientrano tutti gli elementi
non verbali che contribuiscono al miglioramento della comprensione dell'azione verbale. Sempre
rilevanti sono gli elementi di contorno che riguardano il contesto fisico e sociale in cui avviene
l'interazione e contribuiscono alla definizionedei ruoli sociali dei soggetti studiati. Si tratta di
informazioni che si possono cogliere solo tramite osservazione e/o ricorso a strumenti di rilevazione
di tipo audio-visivo.
Questo tipo di lavoro si compone di due elementi: osservazione e partecipazione. In generale,
l'osservazione consente di:
• analizzare comportamenti non verbali dei soggetti studiati;
• osservare comportamenti in ambiente naturale;
• osservare l'evento nel momento in cui accade;
• esaminare i soggetti per lunghi periodi di tempo e stabilire se determinati comportamenti
siano frutto dell'abitudine o della casualità;
• verificare ipotesi sul collegamento tra comportamenti e atteggiamenti;
• validare altre tecniche di rilevazione.
La partecipazione ha come scopo di:
• ottenere accesso ai dati;
• far ripetere ai comportamenti ai quali il ricercatore non avrebbe potuto assistere;
• identificarsi psicologicamente con coloro che vengono studiati;
• formulare ipotesi.
LIMITI: alterazioni del comportamento indotte dalla presenza dell'osservatore; restringimento del
campo di esperienza che si verifica quando l'osservatore diventa reale partecipazione; perdita di
obiettività quando ha elevata partecipazione emozionale.
Un problema fondamentale della ricerca ruota attorno al delicato equilibrio che il ricercatore
dovrebbe mantenere tra coinvolgimento e rischio di eccessivo coinvolgimento che provoca perdita
del suo orientamento oggettivo e scientifico.
Altro problema dell'osservazione è la difficoltà di quantificazione. Attraverso l'osservazione si
riescono a raccogliere dati prettamente qualitativi difficilmente sintetizzabili. Sembra che i
ricercatori che privilegiano l'osservazione abbiano una scarsa propensione per la quantificazione e
preferiscano raccogliere dati “emotivi” attraverso un rapporto umano con i soggetti studiati.
Altri problemi sono le limitate dimensioni del campione, la difficoltà di accesso al campo di
indagine, la mancanza di anonimato.

6. Le fasi dell'osservazione

Sembra opportuno individuare brevemente le fasi principali di una procedura di osservazione:


• Fissazione obiettivi di indagine : gli obiettivi delle ricerche si identificano solitamente con
la comprensione e la descrizione di specifiche culture e dei conseguenti comportamenti;
• Individuazione del gruppo : la scelta del gruppo si indirizza nella direzione di aggregati
rilevanti dal punto di vista teorico che interessano lo studioso;
• Conseguimento dell'accesso nel gruppo : le difficoltà di accettazione con cui si scontra
l'osservatore possono essere acuiti con l'intercorrere di un rapporto di amicizia o la
conoscenza antecedente. In genere risulta utile cheil ricercatore sia legittimato da
un'istituzione e che abbia credenziali per condurre la ricerca, ma in certi tipi di contesti la
legittimazione istituzionale può creare rifiuto a collaborare. Non bisogna dimenticare il
consenso degli osservati anche se ancora non si è stabilita una decisione univoca sul tema.
• Instaurazione di un rapporto coi soggetti da studiare : particolarmente all'inizio il
ricercatore avrà difficoltà a comprendere il linguaggio e gli atteggiamenti delle persone
studiate e si potrebbe verificare che le persone non si fidino del ricercatore vedendolo come
una “spia” per questo bisogna usare i canali giusti. Un presupposto necessario è la creazione
di rapporti reciproci di fiducia ciò diminuirebbe l'ansia del ricercatore che si sentirebbe
appoggiato dalla comunità ospitante.
• Conduzione dell'indagine mediante osservazione e registrazione : una delle principali
cautele in questa fase è non prendere vistosamente note sul campo perchè ciò potrebbe
alterare i comportamenti dei soggetti in osservazione e falsare la ricerca. L'osservatore deve
perciò affidarsi alla sua memoria utilizzando eventuali tecniche di memorizzazione.
Lofland elenca le componenti essenziali delle note di osservazione: descrizione dei fatti
(registrare il vero significato di oggetti, eventi, persone); avvenimenti accaduti
precedentemente e utili alla comprensione di eventi particolari; concetti e deduzioni
analitiche; impressioni e sensazioni personali; note per info aggiuntive (elenco cose da fare
o persone da osservare, incombenze da fronteggiare).
• Gestione delle crisi : (quando e se si manifestano) questo problema rimanda all'insorgere di
contrasti tra osservatore e osservati. Se l'osservatore è percepito come un'intruso si tende a
modificare il comportamento in sua presenza. In questi casi l'osservatore dovrebbe essere in
grado di adeguare la sua reazione alla situazione a parere di WAX può farlo usando tre
tattiche: agire con umiltà in modo da non apparire una minaccia (coniglio); mostrare
prestigio e potenza per evitare sfide (leone); cercare di allearsi con i più potenti (serpe).
• Porre fine all'indagine : terminata l'osservazione, bisogna uscire dal contesto di indagine
con correttezza sia per motivi etici, sia per rendere possibile un eventuale ritorno sulla
scena.,
• Analisi dei dati : la maggior parte dei ricercatori usano i loro dati costruendo una serie di
categorie nominali (etichette) che verrano applicate alle persone osservate per delineare i
tipi sociologici significativi. Lo scopo principale dell'osservazione è trasformare le
osservazioni in categorie basate su più variabili. E si rivela utile anche il ricorso a
diagrammi di flusso che rappresentino le fasi storiche e temporali della ricerca.
• Stesura della relazione finale : si stende un rapporto di ricerca nel quale vengono esposte le
operazioni effettuate durante l'osservazione e i risultati conseguiti.

7. Validità e attendibilità dell'osservazione

L'osservazione diretta ha una maggiore validità apparente quando si vogliono raccogliere dati sulle
azioni degli uomini. Numerosi sono i fattori che possono intervenire e limitare la validità
dell'osservazione diretta:
• Mancanza di anonimato → se i soggetti sanno di essere osservati cercano di “normalizzare”
il loro comportamento, di renderlo accettabile soprattutto se il ricercatore vuole
approfondire questioni imbarazzanti;
• Natura soggettiva della realtà sociale → La realtà che l'osservatore mira a studiare non è
solo composta di fatti concreti ma anche di aspettative nate da osservazioni precedenti. La
percezione del ricercatore è perciò selettiva e parziale;
• Mancata strutturazione dello strumento di osservazione → l'invalidità può anche essere
generata da una mancanza di aspettative su ciò che verrà osservato. Un osservatore privo di
categorie di osservazioni strutturate non circoscriverà la sua attenzione ma si troverà ad
osservare un po' di tutto e in modo superficiale.
• Fallibilità degli organi di senso → Basandosi l'osservazione su organi di senso, non
bisogna sottovalutare la fallibilità degli stessi. Non da ultimo bisogna ricordare l'incidenza
che fattori come lo stress e altri fattori emozionali possono avere sulle percezioni sensoriali.

Ma come si misura la validità? Un metodo spesso proposto consiste nel confronto tra le valutazioni
fornite dall'osservatore e i risultati ottenuti tramite la somministrazione di questionari.
La misura dell'attendibilità dipende dal grado di strutturazione dell'osservazione. Nell'osservazione
non strutturata non si possono effettuare i confronti necessari per la misurazione stessa. Inoltre la
comprensione soggettiva del ricercatore, sulla quale si fonda la comprensione soggettiva del
ricercatore, non è quantificabile e quindi è difficilmente sottoponibile alla verifica dell'attendibilità.

8. Per una nuova riflessione sull'osservazione


8.1 Legittimità dell'osservazione
Il primo problema che il ricercatore deve affrontare è la legittimità dell'osservazione. Innanzitutto
bisogna partire dalla legittimità etica, a partire dal problema del consenso dell'osservato. In altre
forme di indagine tale consenso viene direttamente o indirettamente esplicitato quando
l'interlocutore accetta l'intervista o mette a disposizione materiale informativo.
Nell'osservazione, invece, si può avere l'osservazione dissimulata in cui gli osservati non sono
consapevoli.Generalmente si propende alla massima correttezza nel rapporto osservatore/osservato
come elemento basilare del codice deontologico dei sociologi. Ne consegue la scelta di esplicitare e
non dissimulare il proprio ruolo di ricercatore.
Si possono fare eccezioni in due casi:
- quando l'oggetto dell'osservazione è di dimensioni quantitative tali da rendere improponibile la
richiesta del consenso(quindi la presenza del ricercatore non è
distorsiva);
- quando il ricercatore valuti che la scorrettezza sia compensata da vantaggi di valenza etica e
sociale conseguenti al raggiungimento di conoscenze scientifiche su un fenomeno. Dunque spetta al
sociologo porsi il problema del consenso e risolverlo in termini deontologici.
Ma in generale il problema della legittimità etica è: è giusto osservare il comportamento altrui? Una
serie di comportamenti di coloro che vorremmo studiare possono essere letti come rifiuto del ruolo
di “oggetto di studio”. Ogni azione di ricerca scientifica implica un bilancio di costi e benefici
anche di ordine etico. Spetterà al ricercatore porsi il problema e operare le proprie scelte.
Come conseguenza metodologica di ciò non è trascurabile il fatto che gli studi realizzati con
l'osservazione non dissimulata potrebbero essere meno attendibili. Soprattutto su temi delicati
l'essere osservati e quindi la mancanza di anonimato possono alterare i comportamenti. A differenza
dell'intervista più approfondita l'osservazione deve essere sistematica, prolungata nel tempo e
mirante ad un'empatia non occasionale.
Infine possono sorgere altri problemi di ordine etico dall'osservazione relativi al coinvolgimento
dell'osservatore.
In secondo luogo, ci si deve porre il problema della legittimità metodologica dell'osservazione. Il
ricercatore può fare osservazione secondo una delle seguenti modalità:
• osservazione marginale (occasionale, implicita) : nel primo caso si possono usare, anche
inconsapevolmente, informazioni che gli derivano da pratiche osservative. Questo può
avvenire quando conosce in precedenza l'ambiente in cui dovrà svolgere l'indagine quando
usa parte della sua esperienza pregressa come ricercatore, ma anche come attore sociale.
Inoltre il ricercatore, pur avendo scelto di condurre l'indagine solo con interviste e
questionari, avrà comunque contatti diretti con la realtà studiata. Le informazioni raccolte in
tal modo, parziali esuperficiali, possono influenzare in qualche modo il ricercatore. Meglio
un'accurata disamina di tutte le informazioni rilevate sulle loro fonti e sulla loro
attendibilità. Diverso è il caso in cui, consapevolmente, il ricercatore organizzi alcuni
momenti di osservazione diretta. Un buon esempio è il colloquio finalizzato in situazione
condotto all'interno dell'ambito di vita dell'intervistato.
• Osservazione come ricerca di sfondo : La ricerca di sfondo è il luogo in cui spesso si relega
l'osservazione sul campo. Questa è la fase dell'informazione elementare. Riduttivo e
semplificatorio appare relegarla solo a questi compiti. Ma usarla qui non esime da rigorosità
nel metodo. La prima fase ha infatti un ruolo strategico.
• Osservazione parte centrale della ricerca : il terzo tipo di osservazione è l'oggetto del
discorso finora condotto.
• Osservazione insita in specifiche modalità di indagine : l'osservazione è uno degli elementi
costitutivi di particolari tipi di indagine come la ricerca-azione, la ricerca-intervento, e
talvolta la ricerca-valutazione. La ricerca-azione attiva tecniche conoscitive di tipo non
quantitativo ma visuali, di comunicazione orale, di osservazione partecipante ecc. Si fonda
su alcuni concetti chiave come partecipazione (inserimento del ricercatore nel gruppo la cui
azione collettiva è oggetto di studio e inserimento del gruppo con ruolo attivo nellaricerca),
negoziazione (passaggio necessario in cui gli attori contrattano i rispettivi ruoli e le
rispettive attese circa le finalità del lavoro) e la restituzione (il sociologo può dare in cambio
della collaborazione ricevuta degli elementi conoscitivi di sé agli interlocutori). La ricerca-
intervento utilizza le tecniche proprie dell'analisi ambientale e del lavoro di comunità
coinvolgendo tutte le parti interessate. Anche per questa si parla di partecipazione,
negoziazione e restituzione. Ciò che cambia rispetto alla ricerca-azione è che nell'intervento
di comunità gli interlocutori sono da scoprire e spesso variano. Sembra inoltre rilevante il
concetto di validazione come costruzione del consenso, condivisione e legittimazione del
progetto costruito da ricercatori e altri attori coinvolti. La ricerca-valutazione è un'attività
binaria che conigua studio scientifico ed espressione di giudizi su interventi sociali, si può
servire di una molteplicità di strumenti sia qualitativi che quantitativi. La letteratura
prevalente sull'argomento sottovaluta il ruolo dell'osservazione che invece consente al
ricercatore-valutatore di comprendere meglio la complessità dei problemi e la molteplicità
dei punti di vista. In questo tipo di ricerca si propone un tipo particolare di osservazione
costituita dalla “visita ispettiva” che gruppi ristretti di esperti possono fare presso colleghi
sulla base di richieste volontarie al fine di valutare, accreditare e migliorare il servizio.

8.2 Altre fondamenta per l'osservazione


L'osservazione trae i suoi fondamenti, oltre che da autorevoli ricerche classiche anche da alcuni
aprocci teorico-metodologici:
◦ Etnometodologia (Garfinkel) → L'osservazione è basilare per lo studio dei modi che le persone
usano per dare senso alla propria vita quotidiana. Per tale scuola, i dati e i fatti della vita quotidiana
tendono a riprodurre gli aspetti stabili nell'ambiente sociale; costituiscono una sorta di medium
entro il quale sono collocate e acquisiscono senso le forme di interazione sociale. L'osservazione
dovrà perciò riferirsi a due concetti chiave:
- indicalità (ogni fatto osservato ha senso ed è comprensibile solo in quanto rinvia al mondo definito
in cui è stato prodotto) e
- riflessività (la logica che consente ai soggetti di gestire situazioni complesse è analoga a quella che
essi stessi usano per rendere comprensibile e comunicare la loro rappresentazione di situazioni.
In questa logica si può comprendere quanto sia importante per l'etnometodologia usare
l'osservazione partecipante e, in particolare, l'osservazione del cosiddetto esperimento
etnometodologico (i soggetti vengono posti davanti a fatti che interrompono o trasgrediscono la
normale routine per analizzare come essi tentino di ricondurre all'ordine la situazione o recuperarla
ad un senso conosciuto). L'etnometodologia ha dato un contributo ingente alla rivalorizzazione
dell'osservazione perchè ha mostrato quanto sia utile andare a scavare anche su aspetti spiccioli e
sommersi.
◦ Interazionismo simbolico → Secondo il suo maestro Mead e il suo principale discepolo Blumer
l'azione sociale è orientata dal significato che i soggetti attribuiscono alla situazione . La
metodologia di ricerca è fondata su un approccio induttivo che antepone l'osservazione alla teoria.
L'indagine sul campo parte dall'esplorazione che ha come scopo entrare in contatto con ciò che è
nuovo o poco conosciuto. Segue l'ispezione che ha come scopo l'approfondimento mirato delle
componenti analitiche e distintive del percorso individuato. La giustificazione dell'osservazione
diretta è molto forte e sembra metodologicamente utile la distinzione dell'osservazione nelle
suddette due fasi.
◦ Approccio fenomenologico → Filone di pensiero che, partendo da Husserl, entra nella sociologia
soprattutto grazie al contributo di Schutz. Secondo questo approccio è necessario un rapporto
empatico con i soggetti studiati che si fondi su un processo intuitivo prodotto insieme da soggetto e
oggetto per comprendere il senso dato da altri alle cose. Bisogna privilegiare la visione diretta, la
maggiore vicinanza possibile all'oggetto.
L'osservazione partecipante, la ricognizione continuata, la partecipazione diretta fanno parte delle
procedure ritenute migliori poiché attraverso di esse la rilevazione avviene in tempo reale. Il passo
più difficile da compiere sono i processi di comprensione dell'altro. Per questo la vicinanza con
l'oggetto è fondamentale. In quest'ottica la fenomenologia è la culla dell'osservazione.
◦ Grounded Theory → Fondata da Glaser e Strauss. Questa scuola privilegia l'immersione nel
campo di ricerca senza che necessariamente si formulino ipotesi o si sviluppi a monte una teoria
esplicativa. La teoria deve scaturire dalle categorie che si formano sulla base dei dati raccolti.
Saranno perciò l'osservazione sul campo e l'approccio biografico i momenti privilegiati del lavoro
empirico.

8.3 Un rapporto complesso con l'osservato


La prima distizione che abitualmente viene posta dalla letteratura è quella fra osservazione di un
aggregato naturale (gruppo che preesiste all'osservazione non costruito né manipolato dal
ricercatore) e osservazione di un aggregato artificiale (osservazione intrusiva che produce
manipolazioni nella realtà osservata). Ma è possibile un'osservazione senza manipolazioni? Infatti,
anche quando il gruppo preesiste alla ricerca, il ricercatore opera delle scelte
metodologiche che intervengono pesantamente su di esso.
Vi sono poi tipi di ricerca in cui il ricercatore costruisce in laboratorio l'aggregato da osservare. Il
caso estremo è quello degli esperimenti randomizzati e controllati in cui, con assegnazione casuale,
il campione viene suddiviso in gruppo di base e gruppo di controllo con pre-test e post-test per
valutarne l'impatto effettivo. Qui l'osservazione ha unruolo non centrale.
Inoltre è necessario gestire il rapporto con l'osservato. Tutte le volte in cui l'osservazione non sarà
dissimulata tale
rapporto può attraversare vari momenti:
1) Momento della selezione → Precisa, specifica e delimita l'oggetto di indagine. Bisogna definire
le situazioni egli aspetti da osservare. Nelle fasi iniziali è importante conservare una grossa apertura
per cogliere anche i minimi particolari significativi magari non considerati nella valutazione a
monte;
2) Momento della negoziazione → Quando non c'è dissimulazione è opportuno che osservato e
osservatore si accordino sulla loro collaborazione, sullo scambio che fra di loro verrà effettuato, sui
modi e i tempi dell'osservazione. Questo momento richiede un rapporto di fiducia, o perlomeno di
credibilità, del ricercatore nei confronti del gruppo
studiato ed implica la legittimazione del ricercatore da parte degli interlocutori;
3) Momento della partecipazione → Indispensabile nella ricerca-azione e nella ricerca-intervento. Il
ricercatore partecipa alla realtà studiata ed interviene attivamente almeno in alcune fasi della
ricerca. Questo con tutti i vantaggi di comprensione ma anche i rischi di eccessivo avvicinamento
all'oggetto e perdita di obiettività;
4) Momento della restituzione → Quando vi è stata negoziazione e partecipazione, il ricercatore
riporta agli interlocutori i risultati raggiunti, li discute con loro, fermo restando che conserverà
comunque la sua autonomia;
5) Momento della validazione → Si punta al riconoscimento da parte degli attori coinvolti, della
validità e attendibilità dei risultati raggiunti e all'ottenimento del consenso. Validazione significa
anche tensione a controllare e confermare i risultati dell'osservazione con altre tecniche
investigative.

8.4 Intensità relazionale e penetrazione nell'ambiente


Con la distinzione tra osservazione diretta e partecipante si cercano di affrontare due questioni
strettamente collegate ma diverse: l'intensità delle relazioni intersoggettive stabilite e il livello di
penetrazione del ricercatore nell'ambiente.
Riguardo l'aspetto relazionale si può costruire un continuum in cui ad un estremo si colloca
l'osservazione ad alta intensità relazionale (empatia scarsa o assente, rapporti osservatore/osservato
minimi ma non inesistenti) e all'altro l'osservatore ad alta intensità relazionale (forte empatia,
rapporti intensi e consapevoli). Ciò che è importante è che ilricercatore sia sempre consapevole del
livello in cui si trova per poterlo gestire (controllo del coinvolgimento, distinzione fra comprensione
del punto di vista dell'osservato e assunzione subalterna del suo punto di vista ecc.).
Allo stesso modo, in ogni indagine, ci saranno diversi livelli di introduzione nel gruppo e nel
contesto studiato. Si va da una profonda intromissione contestuale (quando il sociologo si pone con
successo l'obiettivo di scavare e inserirsi intensamente e a lungo nella situazione) a una superficiale
intromissione contestuale (scelta di stare ai margini il più possibile all'esterno del contesto).
Inoltre, sembra necessario introdurre un'ulteriore classificazione che si basi sul livello di
introduzione/identificazione/accettazione raggiunto dal rapporto tra osservatore e osservato. Questa
categoria potrebbe essere denominata grado di identificazione con l'ambiente.

8.5 Strategie dell'osservatore


Lo sguardo dell'osservatore non può essere distaccato perciò è necessario che l'osservazione, se
vuole assurgere a strumento cognitivo valido, non solo si ponga dalla parte del soggetto osservato
ma si serva di tutti i recettori possibili.
Il sociologo deve, quindi, sviluppare una vera e propria strategia di azione. A tal fine torna utile la
distinzione introdotta da Blumer tra esplorazione e ispezione.
FASE 1: OSSERVAZIONE ESPLORATIVA → In questa fase si deve spaziare a tutto campo con la
massima aperturae disponibilità. Qui non è ancora necessario restringere la visuale alla verifica
delle ipotesi e anzi ciò potrebbe essere limitativo e impedire di cogliere l'imprevisto. Qui sono
fondamentali l'intuizione, la capacità di cogliere i minimi particolari e la tensione ad approfondire le
manifestazioni esteriori. Inoltre hanno largo spazio la creatività e la fantasia del ricercatore.
FASE 2 : OSSERVAZIONE ISPETTIVA → Fase mirata ad obiettivi, guidata dalle ipotesi generali.
Qui bisogna andare in profondità in direzioni precise e scelte in base ai risultati precedentemente
raccolti. Per questa fase, a differenza della precedente, ci sono particolari procedure e strumenti.
L'ispezione, infatti, può essere condotta in modo sistematico, organizzato e programmato. Si
possono proporre i seguenti passaggi:
• Selezione degli eventi e degli attori → Scelta di aspetti, fattori, variabili, personaggi e
comportamenti su cui focalizzare l'attenzione. I criteri che guidano questa scelta saranno: la
significatività (particolare rilevanza di manifestazioni colte anche in particolari minuziosi);
la differenziazione (massima possibile delle manifestazioni di fatti e soggetti da studiare); la
saturazione (criterio che indica come non sia più utile prolungare la presenza sul campo
dato che si può stimare che la continuazione non apporterà nuove informazioni).
• Programmazione di interventi sistematici → Per controllare le variazioni importanti nei
comportamenti o negli eventi.
• Costruzione di griglie di osservazione → Costruzione di una sorta di scaletta di argomenti
da tenere sotto controllo, è un canovaccio sulla base del quale imbastire l'osservazione (non
chiudendo mai gli occhi su qualunque cosa di imprevisto o importante possa verificarsi).
• Adozione di criteri di annotazione e tecniche di registrazione → Spesso non è possibile
annotare in tempo reale quanto viene rilevato, né è opportuno l'utilizzo del ricercatore.
L'osservatore dovrà annotare appena possibile, fuori dal contesto. Può procedere a due
annotazioni: una a caldo (particolareggiata ma basata sulle impressioni immediate) e una
più avanti nel tempo (fondata sulla riflessione sui fatti rilevati).
• Prolungamento nel tempo dell'osservazione → E' una delle modalità più efficaci per
attenuare l'impatto della presenza estranea dell'osservatore. L'assuefazione e la durata fanno
sì che eventuali comportamenti atti a dare un'immagine non vera di sé non possano reggere,
mentre prevarranno i comportamenti più usuali e consoni alla quotidianità.
• Comparazione delle informazioni → Raccolte e annotate in momenti diversi o da
osservatori diversi si arricchisce cosi il patrimonio di dati e si eliminano gli errori. E'
l'ultimo passaggio del processo di osservazione: le informazioni raccolte vengono
confrontate tra loro e possono così dare una visione completa del problema consentendo
anche di elaborare tipologie di fenomeni o soggetti e di valutare la dimensione dei fenomeni
studiati.