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CAP.

8 METODI DESCRITTIVI DI RICERCA:


I metodi descrittivi di ricerca sono delle tecniche costruite per identificare e descrivere accuratamente le
variabili di un comportamento o di un fenomeno ed eventuali loro relazioni

RICERCA D’ARCHIVIO:
Concetto e scopi:
La ricerca d’archivio si basa sull’analisi dei dati d’archivio, costituiti da osservazioni, misure o rilievi raccolti
da persone diverse dal ricercatore e conservati in appositi archivi.

La ricerca d’archivio viene utilizzata per due scopi:

1) Per descrivere un particolare fenomeno come i cambiamenti nella crescita della popolazione
2) Per delineare la relazione tra variabili, senza la pretesa di stabilire un rapporto causale

VANTAGGI E LIMITI DELLA RICERCA D’ARCHIVIO:


La presenza del ricercatore provoca delle reazioni nei soggetti esaminati: effetto di reattività (la gente si
comporta diversamente quando sa di essere osservata). Gli studi basati su dati d’archivio non producono
questo effetto, in quanto registrati fuori da un contesto di ricerca. Questo tipo di ricerca inoltre costituisce
l’unico mezzo per verificare le ipotesi di determinati fenomeni, come quelli accaduti nel passato.

A differenza di altri metodi si qualifica come una metodologia “povera”: non ha bisogno di molte risorse, di
apparecchiature costose o di laboratori sofisticati, richiede solo i permessi per accedere agli archivi, cosa
che a volte costituisce la difficoltà maggiore, soprattutto se i documenti sono privati.

La selettività dell’archivio è legata al fatto che gli archivi non contengono tutte le informazioni che il
ricercatore vorrebbe trovare, ma solo quelle che sono state raccolte. Con l’espressione sopravvivenza
selettiva si indica il fatto che vengono conservate a lungo solo certe registrazioni e non altre. Dopo un
determinato periodo di tempo infatti molti dati non ritenuti più utili vengono distrutti. Altro limite è
l’accuratezza con cui sono state raccolte le osservazioni. L’affidabilità di questa ricerca dipende dalla
precisione, spesso non verificabile, con cui altre persone hanno eseguito le registrazioni.
OSSERVAZIONE NATURALISTICA:
L’osservazione naturalistica è una tecnica che permette allo studioso di raccogliere dati sul
comportamento dei soggetti senza interferire sul loro modo di comportarsi.

Caratteristiche rilevanti sono:

- Non-intrusività: Comporta che l’osservatore non manipoli le variabili che interessano, e rimanga
completamente in disparte ad osservare ciò che accade.
- Mancanza di artificiosità: Comporta che i soggetti vengano osservati nel loro ambiente naturale, in
quanto quello artificiale avrebbe scarsa validità esterna.

Quando si parla di osservazione condotta in ambiente naturale non significa che il ricercatore sia svincolato
da qualsiasi regola o che il suo lavoro sia asistematico o privo di ipotesi. Una delle caratteristiche
fondamentali di questa osservazione è la sistematicità: Il ricercatore da un’ampia quantità di interazioni
comportamentali sceglie solo determinati aspetti, quelli che suppone siano più strettamente legati alle
ipotesi da verificare. Ha l’assoluto rispetto dell’ambiente ecologico e rispetta il fluire naturale dei
comportamenti.

Ci sono anche dei limiti: non è utilizzabile quando il ricercatore vuole individuare le cause di un
comportamento, quindi dato che ogni comportamento può essere il prodotto di più variabili che operano
indipendentemente o in combinazione, essa non ha i mezzi per isolarle. Il controllo sui dati è modesto
perché le variabili osservate non sono manipolate e le sequenze comportamentali non vengono isolate e
analizzate nel loro reciproco rapporto. Un altro limite riguarda i tempi richiesti, molto lunghi.

ALCUNI ELEMENTI FONDAMENTALI DELL’OSSERVAZIONE


NATURALISTICA:
L’osservazione naturalistica non può prescindere da alcune regole di conduzione:

- Categorizzare o classificare il comportamento degli individui in categorie di comportamento. Se i


sistemi di categorie vengono definiti o utilizzati male, l’osservazione stessa risulta falsata. È
importante non incorrere nell’errore categoriale (errore di chi attribuisce a categorie differenti un
oggetto reale ed un oggetto che è puramente mentale), e che invece è semplicemente lo stesso
oggetto che appartiene contemporaneamente a due diversi gradi di realtà. Non è definibile nei
termini di due attribuzioni categoriali diverse: da qui l’importanza di non perdere mai di vista la
globalità di ciò che è osservato, compito che in psicologia è reso più difficile dalla difficoltà di dare
un’attribuzione univoca ad un evento.
- Il tempo di osservazione indica la quantità di tempo da dedicare ad una ricerca, e che cambia da
ricerca a ricerca, a seconda che si tratti di un esperimento eseguito in laboratorio o sul campo. Il
ricercatore può stabilire la durata di ciascuna sessione osservativa, che può essere variabile o fissa.
Ciò che definisce la lunghezza della sessione osservativa è l’oggetto di studio.
- Unità di misura: durante la sessione osservativa si possono mettere in atto quattro strategie
generali per rappresentare adeguatamente i dati raccolti.
1) Eventi: Associazione tra alcune categorie di comportamento e dei comportamenti
effettivamente accaduti, in modo che alla fine si possa stabilire la frequenza di quei determinati
comportamenti, e anche la loro successione.
2) Stati: Oltre a rilevare i comportamenti in sequenza, rilevo anche quanto essi durano.
Permettono la registrazione simultanea di due o più cosiddetti flussi paralleli di
comportamento: si può codificare non solo il comportamento del bambino, ma anche quello
della madre che sta interagendo con lui. Gli stati permettono di studiare le co-occorrenze di
comportamenti diversi.
3) Eventi temporali: Simili agli Stati, tecnicamente implicano una codifica diversa. Permettono di
registrare oltre alla durata anche i comportamenti di frequenza (comportamenti di cui non ha
senso raccogliere la durata temporale) e hanno il vantaggio di permettere l’uso di sistemi di
codifica non reciprocamente esaustivi.
4) Intervalli: Il ricercatore stabilisce in anticipo un intervallo di tempo predefinito, e allo scadere di
ogni intervallo esegue la codifica, oppure codifica tutti i comportamenti che si verificano
all’interno dell’intervallo. Altro uso degli intervalli sono gli intervalli naturali: il ricercatore
definisce l’intervallo in modo che il suo inizio e la sua fine siano definiti dalle caratteristiche
stesse dell’interazione osservata.

OSSERVAZIONE, INTERPRETAZIONE E REGISTRAZIONE


NELL’OSSERVAZIONE NATURALISTICA:
Nelle registrazioni è utile distinguere la fase dell’osservazione da quella dell’interpretazione, poiché in
seguito non si avrà più la possibilità di distinguerle. L’uso di termini descrittivi e operativamente definibili
può aiutare a mantenere tale distinzione.

La registrazione del comportamento avviene con:

- Le note di osservazione secondo Lofland sono costituite da:


a) Descrizione dei fatti
b) Avvenimenti precedenti ricordati ora
c) Concetti e deduzioni analitiche
d) Impressioni e sensazioni personali
e) Note per informazioni aggiuntive

Suggerisce inoltre di evitare di utilizzare termini descrittivi e interpretativi dei partecipanti


come propri termini descrittivi e interpretativi. La registrazione delle note non deve essere mai
fatta contemporaneamente all’osservazione stessa. I motivi sono diversi: da parte
dell’osservatore poiché si avrebbe una perdita di informazioni derivante dall’interruzione della
sequenza osservativa, da parte dell’osservato sia perché potrebbe produrre un’inibizione, sia
perché potrebbe interpretare che l’altro valuti positivamente ciò che fa, visto che ne prende
nota, sia perché verrebbe condizionato ad una maggiore consapevolezza dei propri atti.
- Sistemi di registrazione analogici e digitali: Si utilizzano videoregistratori e carte e matita.
Limiti dei videoregistratori sono che l’attenzione richiesta dal loro uso va a scapito dell’attenzione
nell’osservatore, che l’ampiezza del campo visivo da essi offerta è spesso inferiore a quella
dell’osservatore umano, infine aumenta problemi di reattività di cui già l’osservatore è oggetto.
Elementi a favore: Offrono la possibilità di riosservare le sequenze comportamentali e confrontarle
con annotazioni raccolte. Altro elemento è l’opportunità di rendere visibili movimenti troppo veloci
per l’occhio umano. Inoltre elimina la selettività dei comportamenti altrimenti complessi e
permette a più osservatori di studiare lo stesso materiale.

LO STUDIO DI CASI SINGOLI:


Costituisce un approccio alternativo a quello sperimentale, e consiste nell’analisi intensiva del
comportamento di una singola persona, attraverso colloqui. Questa analisi è guidata da una teoria e
confluisce in una descrizione delle osservazioni organizzata e integrata. Non è mai possibile trarre
conclusioni generalizzabili, a causa dell’unicità dell’individuo, anche se è possibile delineare ipotesi
verificabili sperimentalmente.

Il ricercatore appunta le osservazioni man mano che il soggetto manifesta sentimenti e comportamenti.
Una volta che i dati sono completi il ricercatore deve costruire una struttura che sia adatta ad organizzarli,
come una relazione scritta.

La selettività dell’osservazione è guidata dalla teoria. Di conseguenza gli stessi fatti potrebbero essere
interpretati diversamente se cambiasse l’approccio teorico dell’analista.

UTILITA’, VANTAGGI E SVANTAGGI DEGLI STUDI DEL CASO


SINGOLO:
Vantaggi:

1) Quando il caso da studiare è unico, come un individuo da una personalità multipla.


2) Quando si vuole illustrare punti teorici o tecniche terapeutiche. Per illustrare le differenze e le
somiglianze tra i 3 maggiori approcci di terapia è di analizzare uno stesso caso nella prospettiva di
ognuna di queste 3 scuole di pensiero (psicoanalitica, behavioristica e umanistica)
3) Consentono descrizioni in profondità, che possono essere utili per ulteriori speculazioni e
teorizzazioni.
Consentono di analizzare il flusso delle interazioni umane.

Limiti:

Riguardano la selettività del ricercatore, infatti alcuni dati possono essere omessi perché è difficile che il
ricercatore osservi, registri e ricordi ogni parola e gesto della persona studiata.
LE RICERCHE CORRELAZIONALI:
È volta a determinare il grado di relazione tra due variabili, in genere non manipolate né controllate.
L’approccio correlazionale consente di fare delle previsioni. Se tra due variabili si riscontra un’elevata
correlazione non solo si descrive la loro relazione, ma è possibile predire il valore di una di esse quando si
conosce il valore dell’altra.

Il problema della terza variabile riguarda il fatto che a volte la correlazione riscontrata tra due variabili non
dipende esclusivamente dalla loro reciproca relazione, ma anche dall’influenza di una terza variabile.
Un altro problema legato all’approccio correlazionale è la direzionalità: anche se due variabili correlano
positivamente non è sempre facile sapere quale delle due influisce sull’altra.

Ritenere che la correlazione indichi un rapporto di causa ed effetto è così semplice da poter commettere un
grosso errore. La ricerca correlazionale non porta ad affermazioni causali poiché non implica la
manipolazione delle variabili e non comporta alcun controllo della situazione in cui queste si manifestano.
La ricerca correlazionale è utile quando i veri esperimenti sono eticamente inammissibili, e permette la
verifica empirica di previsioni teoriche nei casi in cui la ricerca causale è proibita.

STUDI LONGITUDINALI E STUDI TRASVERSALI:


Analizzano i cambiamenti di sviluppo che si manifestano con il passare del tempo.

- Studio longitudinale: Implica la scelta di un solo gruppo di soggetti e la misura costante nel tempo
ad intervalli fissi, dei cambiamenti di qualche caratteristica.
- Studio trasversale: Si identificano campioni rappresentativi di soggetti, con livelli di età differenti, e
si rilevano i cambiamenti della stessa caratteristica in questi gruppi.

Un punto a sfavore di queste due tecniche è che non sempre hanno portato a risultati simili. Questa
differenza è stata attribuita a quello che è chiamato effetto della coorte di età: gli studi longitudinali
seguono nel tempo solo un gruppo o una coorte di persone, così tutti gli individui di questo gruppo,
sperimentando eventi ambientali simili, mostrano uno sviluppo omogeneo. Contrariamente gli studi
trasversali studiano gruppi di individui differenti, o coorti diverse. A causa di cambiamenti degli eventi
ambientali, i membri di queste coorti non sono esposti alle stesse esperienze.
L’INCHIESTA O “SURVEY”:
L’inchiesta è una tecnica descrittiva ampiamente usata, che consiste nel porre un certo numero di
domande ad un campione di persone rappresentativo di un’intera popolazione. Le domande possono
essere presentate in diversi modi:

L’inchiesta mediante questionario a prospettiva sociologica mira a verificare le ipotesi teoriche e le


correlazioni che queste ipotesi suggeriscono; questionario postale; oralmente da un intervistatore in un
luogo qualsiasi; o per telefono e per e-mail.

Le caratteristiche di un’inchiesta sono:

a) La realizzazione nello stesso momento


b) Utilizzazione di un insieme ordinato di domande
c) La possibilità di una precisa classificazione delle risposte.

Quando la raccolta dei dati deve essere completata nel più breve tempo possibile, si parla di inchieste
realizzate nello stesso momento. Invece gli studi che vengono attuati in un arco di tempo molto ampio
intervistando ripetutamente uno stesso gruppo di soggetti, sono gli studi di panel e gli studi di trend che
sono condotte al fine di studiare uno stesso tema nel corso del tempo.

Obiettivi:

- Conoscenza di condizioni e modi di vita e comportamenti di una popolazione


- Analisi di un fenomeno sociale
- Interrogare un gran numero di persone

Vantaggi:

- Possibilità di quantificare i dati raccolti


- Ottenere la rappresentatività del campione intervistato

Limiti:

- Difficoltà e costo
- Superficialità e schematicità delle risposte
- Individuazione degli intervistati
- Fragilità e debolezza dello strumento

LA META-ANALISI:
Approccio quantitativo ideato per integrare i risultati di numerose ricerche relative alla stessa tematica
eseguite nel corso del tempo. A causa del comportamento umano troppo complesso in psicologia
raramente un singolo studio offre una risposta esauriente e completa ad un problema di ricerca. Dunque
per ottenere una risposta esaustiva, si devono condurre numerose ricerche.
L’approccio tradizionale, basato su rassegne di studi, comportava quasi inevitabilmente l’introduzione di
giudizi soggettivi, preferenze ed errori.

Attualmente esistono due classi di meta-analisi, ed entrambe cercano di arrivare ad una conclusione
generale basando i propri risultati sugli indici statistici provenienti da singole ricerche.

Il primo si basa sulla significatività delle ricerche (combina i valori p delle singole ricerche con lo scopo di
ottenere un valore p globale, che vuole essere rappresentativo dell’effetto combinato delle ricerche prese
in considerazione)., la seconda sugli indici di ampiezza dell’effetto (tratta con l’ampiezza dell’effetto
riscontrato nella ricerca, e consente al ricercatore di combinare i risultati di parecchi studi e di arrivare ad
una stima combinata dell’ampiezza dell’effetto).

I LIVELLI DI COSTRIZIONE DEGLI STESSI METODI:


Le limitazioni (vincoli) dei metodi e dei disegni sperimentali e quasi sperimentali vengono chiamati livelli di
costrizione: sono condizionamenti strettamente legati alle caratteristiche della ricerca, tra cui la natura del
problema da indagare e la quantità e il tipo di informazioni disponibili su di esso.

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