Sei sulla pagina 1di 3

Illuminismo e neoclassicismo

Il periodo tra il 1748(pace di Aquisgrana) e il 1815(congresso di Vienna) è un periodo


segnato dallo sviluppo demografico ed economico, dalla nascita in campo sociale della
borghesia, dall’abbattimento definitivo del sistema feudale in Francia e in campo politico si
gettano le basi (in America e in Francia) per la nascita di uno stato liberale, vaste riforme si
ebbero anche nel campo dell’educazione,della religione e della giustizia(sovrani
illuminati).Vi sono due fasi: quella della rivoluzione(età napoleonica) e quella della
restaurazione(dopo la caduta di Napoleone). Con l’illuminismo disse Kant l’uomo usciva
dall’età minorile in cui era sottoposto a leggi di altri ed entrava nell’età adulta in cui egli
stesso sulla base della propria ragione decideva le proprie.
Nasce l’archeologia, in campo artistico questo periodo corrisponde al neoclassicismo, 1)
l’imitazione del mondo classico si unisce al sentimento della loro lontananza e quindi
all’inquietudine, 2)non si mira a creare poetiche con un canone rigido ma il criterio è
affidato al gusto quindi è relativo 3)l’identificarsi col mondo classico porta i letterati ad
aderire la battaglia illuministica per una società più libera. In questa fase il modello era la
Roma repubblicana, dopo nel periodo napoleonico si prendeva quella imperiale.

Tendenze preromantiche e lo <<Sturm und Drang>>


Nel settecento vi è la confluenza tra illuminismo e neoclassicismo, l’arte deve ispirarsi ella
ragione e deve essere utile alla società (Parini e Foscolo). Questo pensiero domina in Francia
ed è contrastata in Germania e Inghilterra dal nascente romanticismo. Tuttavia nel
neoclassicismo ci sono una serie di elementi che preludono al romanticismo quindi si
possono riconoscere tre filoni nell’elaborazione teoretica sull’arte
1) L’estetica del neoclassicismo. Teorizzata da Winckelmann, secondo cui il bello
artistico si raggiunge non riproducendo il bello naturale ma realizzando una sintesi
superiore dei singoli aspetti belli presenti in natura. La grazia e l’armonia devono
inoltre a una tendenza alla “nobile semplicità” per questo questa corrente si trovava in
contrasto con il Rococò francese.
2) Tendenze preromantiche nell’illuminismo e nel neoclassicismo. Definire l’arte come
creazione e modello di civiltà portava con se l’idea del primato dell’arte. Il bello
estetico vale di per sé e contiene in quanto tale la propria intrinseca moralità. Burke
inoltre con le sue teorie pone al centro della riflessione i concetti di bello e di sublime
e di percezioni soggettive di sbigottimento, inadeguatezza, ansia e paura temi che
saranno ripresi dalla cultura romantica, si apre inoltre la possibilità di collegare la
nascente estetica alle poetiche del notturno, del mortuario, della poesia sepolcrale.
3) Le teorie estetiche antilluministiche e anticlassicistiche. Si sviluppano in Inghilterra
con l’ossianesimo e in Germania con lo sturm und drang. Il primo nasce con
Macpherson che riprende il tema dei canti epici gaelici d’Irlanda. Questi furono
ammirati in germania da Goethe e sfociarono nel secondo movimento, nacque il mito
di una cultura umana primitiva, di un Medioevo culla dello spirito popolare. Inoltre si
iniziano a criticare gli scritti di Winckelmann vedendo in essi un sogno di serenità
legato alla civiltà mediterranea piuttosto che a quella nordica.I punti fondamentali
dello Sturm und Drang sono la centralità della natura nella poesia, l’incarnazione
dello spirito patriottico e l’individuazione dell’artista come genio creatore con
conseguente individualismo.(l’arte obbedisce alla forza dei sentimenti)
Vita e personalità
La vita e le opere di Foscolo si svolgono all’insegna della contraddizione,dentro la vita,
dentro l’opera, tra l’una e l’altra. Dal punto di vista dell’animo c’è oscillazione tra esaltato e
appassionato e malinconico fino all’idea del suicidio. Nelle sue opere una febbrile ansia di
perfezione. Rappresenta la nuova condizione dell’intellettuale in Italia perché è il primo
scrittore borghese costretto cioè a fare i conto con la scrittura come condizione
professionale. Nasce il 6/02/1778 a Zante, e la nascita in un’isola dalla cultura greca e la
nazionalità della madre lo portano all’amore per le lettere classiche. Si trasferisce a Venezia
dove frequenta i + prestigiosi ambienti letterari. Aderisce agli ideali rivoluzionari
francesi(per questo viene anche espulso da Venezia) ma quando Napoleone cede Venezia agli
austriaci rimane profondamente deluso e le sue posizioni ideologico – politiche iniziano a
tendere al pessimismo. A Milano si arruola nell’esercito, compone Le ultime lettere di
Jacopo Ortis, l’ode a Luigia Pallavicini caduta da cavallo, l’ode all’amica risanata. A Parigi
traduce il sentimental journey di Sterne, e l’Iliade di Omero. L’Ajace viene censurata per la
sua polemica anti francese. In Inghilterra per far fronte alla crisi finanziaria scrive saggi sui
maggiori autori della letteratura italiana, poi le lettere dall’Inghilterra, e la lettera
apologetica(appassionata difesa della propria coerenza politica).Muore il 10/09/1827.

Le idee: letteratura e società


Dall’illuminismo Foscolo deriva una visione laica e immanente della storia e della
società,nonché una prospettiva materialistica, ma si rivela in contrasto con l’illuminismo nella
concezione dell’intellettuale e del sapere. Gli illuministi fanno dell’intellettuale uno scienziato al
servizio della società attraverso le proprie competenze specifiche, Foscolo conferma la
subalternità della scienza rispetto all’arte e alla poesia e vede nell’intellettuale una coscienza
collettiva.
Questo si sottolinea nei Sepolcri, infatti Foscolo assegna alla natura primitiva il valore più
alto e non all’intervento tecnico della scienza. Da qui deriva il suo atteggiamento
pessimistico nei confronti della società e dei suoi canoni. Nel rifiuto dei miti illuministici è
erede di Parini, nella rappresentazione tragica dei conflitti sociali di Alfieri e nel
riconoscimento di una funzione sociale alla poesia, di Vico, è presente inoltre la riflessione
politica tipica di Machiavelli nella denuncia del carattere oppressivo del potere. La poesia si
inserisce dunque in un contesto negativo che sicuramente non può riscattare ma in una
società fatta di padroni e di servi in cui alla civiltà spetta il compito di qualificare il dominio
dei primi in nome di valori nobili, la poesia deve essere interprete di questi valori e la forza
capace di renderli da parziali universali, cioè renderli validi anche per le classi soggette al
potere.
Le ultime lettere di Jacopo Ortis
Le ultime lettere di Jacopo Ortis è un romanzo epistolare. La prima traccia di tal romanzo si
trova in “Laura, lettere” non conservata e dopo due anni nasce la stesura più antica
dell’Ortis. Inizialmente non finita dall’autore iniziò a circolare tramite una versione
“apocrifa” completata da Angelo Sassoli che riscosse un ampio successo, la versione
definitiva apparve a Londra nel 1817.
Le ultime lettere di J. O. sono costituite da una raccolta di lettere indirizzate all’amico
Lorenzo Alderani, all’amata Teresa e ad altri. La struttura ricorda quella della Nouvelle
Heloise di Russeau e dei dolori del giovane Werther di Goethe ma Foscolo da originalità
all’opera inserendo un taglio autobiografico (nell’Ortis proiettò il suo carattere impetuoso e
passionale) . Risulta evidente il modello eroico alfieriano, Jacopo infatti è votato
integralmente ai valori assoluti in cui crede, destinati ad essere frustrati al cospetto della
realtà quotidiana. Nell’Ortis è come se gli ideali della rivoluzione francese fossero ormai
superati e in generale entra in crisi il cardine razionalistico della cultura illuminista. Un
oscuro turbamento minaccia il protagonista dall’interno fino a trasformare la sua fedeltà nei
valori in rovina e autodistruzione. Questo si esprime negli stati d’animo eccessivi di Jacopo,
che sperimenta un sentimento turbato della natura che mostra l’influsso di Ossian e del
preromanticismo inglese e tedesco, sottolineato anche dal taglio soggettivistico del racconto.
Tuttavia il rifiuto dei miti della provvidenza e del progresso che erano gli ideali alla base del
romanticismo(soprattutto in Italia) gli impediscono di essere catalogato fra i romantici.
Il tema del sacrificio(parola che fra l’altro apre il romanzo) fa assumere i connotati
cristologici del sacrificio di redenzione, sacrificio però di dubbia efficacia in quanto non vi è
possibilità di riscatto.
Sono importanti i temi dell’amore e della poesia. L’amore per Teresa che è portatrice di
bellezza angelica, incontaminata e sempre sfuggente e la poesia che ha il compito di
unificare i contrasti interiori del soggetto, di purificare le passioni, di trasmettere un senso di
armonia e di equilibrio capace di vincere le forze oscure che regolano la vita umana e il suo
consumarsi.
Importante è infine il tema del mito della giovinezza, l’impossibilità di Jacopo di uscire dalla
giovinezza corrisponde ad un rifiuto radicale della realtà storica, il suicidio di Jacopo non
libera Foscolo dai fantasmi autodistruttivi che questo rifiuto porta con sé,anzi il mito della
giovinezza lascia il posto a miti di rinuncia, di distacco, di perdita (il mito dell’esilio). Il
romanzo non è incentrato sull’azione ma sull’io del protagonista, sui suoi conflitti interiori.

I sepolcri

A Milano conobbe Giuseppe Parini, ormai vecchio, e frequentò Vincenzo Monti, lo scrittore
più autorevole nella Milano napoleonica. Qui, nel 1803, apparvero le Poesie di Foscolo:
dodici sonetti, di cui alcuni tra i maggiori di tutta la nostra tradizione, e due odi, di impianto
neoclassico. Dopo due anni trascorsi in Francia, in occasione dell'estensione all'Italia nel
1806 dell'editto di Saint Cloud, che imponeva la collocazione dei cimiteri fuori dall'abitato e
una regolamentazione egualitaria delle tombe, Foscolo compose il suo testo più intenso, il
carme, in 295 endecasillabi sciolti, Dei Sepolcri, l'unico testo che non abbia avuto una
composizione per interventi successivi. Pur muovendo da una concezione materialistico-
meccanicistica, l'autore celebra la funzione del sepolcro nella storia dell'umanità sia sul
piano individuale illusorio (si tengono vivi i defunti oltre la morte), sia su quello storico
oggettivo (il sepolcro è una delle istituzioni che segnano il passaggio dell'umanità dalla
preistoria alla storia), sia su quello della funzione civile e politica (le tombe dei grandi
sepolti in Santa Croce), sia su quello del sepolcro come fonte di poesia (mito di Omero),
capace questa di trascendere il momento della distruzione implicita nelle leggi della materia.