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Gorgia

Nacque a Lentini in Sicilia nel 485 a.C. e, dopo un periodo trascorso come
discepolo di Empedocle, giunse ad Atene. Qui riscosse grande successo grazie le
sue capacità oratorie e suscitò notevole interesse presso le scuole di retorica
influenzandone la produzione letteraria. Dopo svariati viaggi dove tenne alcune
celebri orazioni, morì vecchissimo forse a 109 anni.

LA FRATTURA TRA IL LINGUAGGIO E LE COSE

Il relativismo dei valori comportava come conseguenza


Tra le sue opere più famose di
inevitabile la possibilità di avere due o più punti di vista
differenti su un medesimo avvenimento o azione.
cui rimangono pochi frammenti
Con il sofista siciliano Gorgia il linguaggio non si
ricordiamo: Intorno al non ente o
identifica più con l'essere (come aveva detto
intorno alla natura, L’encomio di
Parmenide); tra la realtà e il linguaggio, tra i fatti e la
Elena, L’apologia di Palamede.
loro interpretazione, si pone un insanabile frattura, lui
infatti sostiene che, sganciato da ogni criterio di verità,
il discorso è tutto. 
La teoria di Protagora sul potere sella parola viene
quindi estremizzata da Gorgia, che nega ogni criterio di
verità (anche quello dell’utile sostenuto da Protagora)
e afferma che in assenza di certezze il linguaggio
assume un potere quasi divino.
Di qui l'elogio della parola come forza conquistatrice. 
Scrive Gorgia:

"La parola è una potente signora, che pur dotata di un


corpo piccolissimo e invisibile compie le opere più
divine."

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La posizione teorica di Gorgia: lo Secondo questo sofista non esiste nulla di oggettivo:
scetticismo metafisico (non esiste nulla di scetticismo metafisico
oggettivo, se anche le cose esistessero non
Gorgia asserisce che:
sarebbe possibile per l’uomo né • L’essere non esiste, perché la sua esistenza
conoscerle, né pensarle, né comprenderle; implicherebbe una serie di contraddizioni logiche,
se anche fossero conoscibili non come dimostra il fatto che le opposte tesi dei
potrebbero essere comunicabili agli altri filosofi naturalisti si annullano reciprocamente.
perché il mezzo di comunicazione la parola • Se anche esistesse non potremmo
la quale non può mai identificarsi con la conoscerlo, perché il pensiero non rispecchia la
realtà.) realtà, come sta a dimostrare il fatto che
possiamo pensare cose inesistenti.
• Se anche fosse conosciuto non potrebbe
essere comunicato attraverso le parole, perché
esse hanno una natura diversa rispetto alle cose
e non possono mai identificarsi con la realtà.

Egli, dunque, riconosce che è impossibile affermare


una verità assoluta intorno all'essere, perché l'uomo
non possiede strumenti conoscitivi ed espressivi
adeguati. Inoltre pone una frattura insanabile tra il
pensiero (inadeguato) e l’essere, così come tra le
parole (interne) e le cose (esterne e di altra natura)
facendo così crollare l’illusione che esista un criterio di
verità oggettivo:
la credibilità delle affermazioni viene ancorata alla
forza persuasiva delle parole e non più a una
presunta verità riconoscibile e condivisibile da tutti. 
La forza persuasiva del linguaggio Poiché c’è una frattura tra la parola e le cose, il
linguaggio assume un carattere illusorio (dal latino
ludere = giocare), in quanto non rappresenta la realtà,
ma ha il potere di persuadere l’animo dell’ascoltatore.
Il linguaggio è un gioco, che affascina e conquista,
è una forza ammaliatrice che permette di dominare e
infl uenzare i sentimenti degli uomini.

UNA VISIONE TRAGICA DELL’ESISTENZA

Gorgia ha una concezione tragica della vita che si


distacca dall’ottimismo con cui la filosofia aveva finora
cercato, attraverso la ragione, di dare un senso al
mondo. Per lui infatti l'esistenza è irrazionale e
misteriosa e gli uomini non sono né liberi né
responsabili, ma soggiogati da forze ignote e
incontrollabili (il fato, il caso, le passione e anche la
forza persuasiva delle parole, che li incantano e
possono indurli in errore).
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*Encomio di Elena*
Un'esemplificazione di queste tesi è rappresentata dal
celebre Encomio di Elena, che è un capolavoro di arte
oratoria. L'intento è quello di dimostrare l'innocenza
di Elena, moglie del re greco Menelao, che,
soggiogata dall'amore per Paride, lo segue a Troia
scatenando in tal modo la guerra. Il nucleo centrale
dell’argomentazione di Gorgia rappresentato dalle
quattro possibili spiegazioni del comportamento di
Elena, la quale può avere agito:
1. per decreto degli dei o della necessità
2. sotto la pressione della violenza fisica
3. *perché persuasa dalle parole di Paride (lógos)*
4. perché vinta dalla passione amorosa
Il terzo caso riguarda il fascino esercitato su Elena
dalle parole, le quali possono stregare l’animo. La
conclusione è che Elena non può essere condannata,
essendo il suo comportamento frutto di un
condizionamento che la priva del libero arbitrio e ne
esclude la responsabilità.

Nel mito: Eris, la dea della discordia non invitata, si presentò


all'improvviso al matrimonio di Teti e Peleo e gettò nel mezzo
della sala una mela tutta d'oro con inciso "Alla più bella". Era,
Atena e Afrodite si contesero subito quel gioiello e chiesero a
Zeus di decidere, ma Zeus, amandole tutte e tre nello stesso
modo, non volle darlo a nessuna di loro e quindi incaricò
Paride di scegliere fra le tre dee. Era promise ricchezza, Atena
saggezza e forza e Afrodite la donna più bella del mondo:
Elena di Sparta, sposa del re Menelao. Paride consegnò la
mela ad Afrodite ed Elena in quel momento fu destinata ad
essere sedotta dal principe troiano che con parole d'amore la
convinse a fuggire con lui a Troia.
Giudizio di Pericle
Riflettendo sui temi centrali della sofistica (relatività dei valori,
importanza del linguaggio e apparire in pubblico) non possiamo fare a
meno di sottolineare l’attualità dei nostri
giorni. Nelle società odierne grande
importanza riveste l’arte di sapersi presentare
al pubblico televisivo per ottenere il
consenso (ad esempio in politica) o per avere
successo. Il messaggio dei sofisti, secondo il
quale le cose esistono in quanto percepite e narrate dall’uomo, è stato
recepito fino in fondo della nostra società dell’immagine in cui molto
spesso si fa dipendere l’esistenza dall’apparire.