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PAROLE, PAROLE

L’OSSERVATORE: Eccovi qui, anche stasera apprendisti alchimisti a dialogare della vostra materia. Vi siete mai
soffermati a pensare cosa rappresentano per voi le parole?
Gli esseri umani, a differenza degli animali, usano la parola per comunicare, con le parole descrivono il
mondo, raccontano storie, vere o false non ha importanza, in poche parole creano cultura. Gli animali hanno
un modo diverso di comunicare, ma non creano, il creare è facoltà degli Dei. In quasi tutte le credenze
religiose il Dio creatore è colui che crea pronunciando il nome della cosa creata: senza nome la cosa non
esiste, è il nome che le dà realtà, la conoscenza dei nomi fornisce anche la conoscenza delle cose. E’ possibile,
secondo voi, che esistano cose che non hanno un nome eppure sono reali?
“Sono solo parole” si sente dire spesso, come se le parole non avessero un loro valore intrinseco. Pensate
alle culture primitive dove esisteva la convinzione che conoscere il nome del nemico volesse dire esserne
padroni e quindi poterlo sconfiggere.
La parola contempla sempre la presenza di qualcun altro con cui avere uno scambio o una condivisione ed in
questo modo diventa anche “movimento in azione”: con la parola si può distruggere, ferire, attraverso la
menzogna e la calunnia, oppure si può salvare ed informare. Prendete per un attimo in considerazione gli
attori che con l’uso della parola muovono l’anima dello spettatore, la sua immaginazione, la sua emozione.
La parola ha il potere di muovere anche le coscienze ed il pensiero, non per nulla nei regimi totalitari la prima
cosa che viene vietata è la “libertà di parola”,
La parola rappresenta l’elaborazione di un concetto che avviene tramite l’immagine sensibile del pensiero, la
parola e l’immagine sono spazi di rivelazione dell’invisibile nel visibile dell’inudibile nell’ascoltabile e
attraverso la parola l’essere umano da forma alla propria conoscenza. La parola è come un ponte che mette
in comunicazione l’energia interna con il deposito di significati contenuti nel termine usato, porta alla luce
ciò che altrimenti rimarrebbe nascosto in voi stessi e quindi diventa la soglia dove si incontrano due mondi.
Ed ora al lavoro, di quali parole volete parlare, vogliamo analizzare patia – apatia – empatia – simpatia? Le
usate così spesso senza soffermarvi sul loro significato, oppure preferite qualcosa di più ostico, cosa ne dite
di Eros – Filia . Agape queste sconosciute?