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Lingua Materna e Lingua Matrigna

La relazione tra la lingua materna e la scrittura


Barbara Cretis, Renata Puleo

H. Bosch dal trittico IL GIARDINO delle DELIZIE

Ss
eraquesto
cheiovolevo
sempre
iovolevo
tornarealcorpo
dovesononato.
AllenGinzberg
Sigmund Freud nel saggio Aldil del principio del piacere scriveva: Disgraziatamente, si
raramente imparziali quando si alle prese con i grandi problemi della scienza e della vita
ciascuno di noi dominato da pregiudizi profondamente radicati, che manovrano, senza che ce ne
rendiamo conto il nostro pensiero. E in chiusura aggiungeva, a giustificazione delle interpretazioni
errate o imprecise, una citazione dalle Muqmt di Al-Hariri risalenti allXI sec dC: L dove non
possiamo arrivare, volando, dobbiamo arrivare zoppicandoE zoppicare, dicono le scritture, non
peccato.
1

Lamore per la Lingua


Qual linteresse che ci muove?
Lamore e la cura per la Lingua Materna (LM), con attenzione ai
seguenti aspetti: la sua genesi dimenticata dal pensiero scientifico; la sua
manipolazione continua ad opera dei media; la marginalizzazione delle
lingue, autoctone e dialettali, sottoposte dal colonialismo economicoculturale ad un genocidio i cui effetti sono i medesimi della eliminazione
della bio-diversit in natura ( anche la lingua bios); il sacrificio costante
della sua corporeit; la stupidit,
linefficacia delle tecniche di
insegnamento della testualit a scuola; la lettura, la scrittura elettroniche,
vere a e proprie cesure culturali dopo linvenzione della stampa.
Lamore per la scrittura faticosa, fratta, tanto prolifica da risultare
pletorica, dolorosa sempre, di molti scrittori, per il lavoro di ricerca
costante sulla forma e sul controllo dei contenuti, nei quali c un
continuo baluginare della lalangue, alla ricerca di un contatto con il
materno che , spesso, per sempre perduto. Autori scelti con un po di
azzardo, per gli echi che, in entrambe noi, hanno suscitato in relazione al
tema, magari oltre le loro intenzioni. Famosi per meriti letterari, oppure
perch il loro lavoro ha provocato uno sguardo che, andando al di l delle
questioni di stile, ha colto la sofferenza della parola stessa. Per le
esplicite confessioni sul lato oscuro dellamore verso le proprie madri, per
i cenni al duro apprendistato alla vita e alla lingua. David Foster Wallace,
George Simenon, Carlo Emilio Gadda, Sylvia Plath, James Joyce,
Virginia Woolf, e molti altri, come coro, quasi sconosciuti al grande
pubblico, Luigi Romolo Carrino, Louis Wolfson, Raymond Roussel.
Pensiamo siano spesso gli scrittori minori o di nicchia che consentono una
pi compiuta comprensione di fenomeni culturali emergenti. Negli
scrittori considerati pi grandi la cifra stilistica e luniversalit del
messaggio li colloca fuori dal proprio tempo. Noi vorremmo prendere gli
uni e gli altri dentro il nostro ragionare, assumendo come vero che
lintellettuale sempre inattuale.
Lutilizzazione di Wolfson e di Roussel, non una forzatura verso la
follia, verso il campo della letteratura psichiatrica. Sono anche questi testi
letterari, come capirono Raymond Queneau, Jean-Bertrand Pontalis,
direttore editoriale di Gallimard che decise di pubblicare Wolfson, e
George Perec chiosatore di Roussel. Dietro lassurdo di certe situazioni e
2

di un certo modo di raccontarle, c un narratore, magari un surrealista.


Per tutti, un bisogno di sapere intorno allo statuto della Lingua, per sapere
di s e della propria lingua. Scrive Jean-Marie Le Clzio che esistono due
tipi di letteratura, quella trionfante, a lettere maiuscole, degli uomini che
sanno parlare, e quella maledetta, fitta di buchi e di omissioni di coloro
che ancora non lhanno appresa; grazie al loro faticare, noi facciamo,
leggendoli, lesperienza drammatica del passaggio del bambino alla
Lingua.1 La maternit, la relazione primaria e prioritaria, presa nel
campo della scrittura praticata dai figli divenuti adulti.
Non che non voglia riuscire. Certo che voglio. Ma non cerco il successo con la stessa
disperazione di prima, che era la paura instillata che un insuccesso significasse la
disapprovazione di mamma: ai miei occhi la sua approvazione e il suo affetto sono la stessa
cosa, che sia vero o no. [] CHE COSA MI ASPETTO DAL SUO AMORE? CHE COSE CHE
NON MI DA E CHE MI FA PIANGERE? Penso di avere sempre creduto che mi usasse come
una sua estensione A proposito, come ha interpretato mia madre il mio suicidio? Come il
risultato del mio non scrivere, ovvio. Sentivo di non poter scrivere perch lei se ne sarebbe
impadronita. Sentivo che se non avessi scritto nessuno mi avrebbe riconosciuta come un
essere umano. La scrittura, allora, era la mia sostituta: se non ami me, ama quello che scrivo,
amami per questo.2

Talvolta amati in modo sghembo dalle loro madri, dedicati ad una


scrittura a sua volta sempre dedicata a questo amore, alla ricerca della
parola impressa come possibilit di salvezza, di riscatto, sotto la garanzia
del Padre. Negli scrittori presi in esame, spesso Padre simbolico,
nellassenza del padre reale, o nella sua perifericit. Madri che hanno
invaso tutto il campo della parola con il loro desiderio, mettendo in
scacco quello dei figli. Basti, per tutte, il caso eclatante della madre di
Foster Wallace, come vedremo. Anche semplicemente madri che,
portando la loro parola, hanno creato con essa una profonda e inalienabile
affezione su quella dei figli.
Malgrado le molte incursioni in scritti di psicoanalisti, non nostra
intenzione tentare una cattiva psicologia degli autori di cui ci serviamo
nellargomentare, n tantomeno, quella di fare una pessima, e irrisolta, per
mancanza di mezzi e di motivazione critica letteraria. Vorremmo
provare a rintracciare nei testi di alcuni autori la trama di una sofferenza
della parola, anche nella normale ricerca di una maggior appropriatezza
con un intimo sentire, inscritte entrambe nella relazione con le prime
1 J.-M. Le Clzio, La tour de Babil, in AA.VV., Dossier Wolfson ou Laffaire du schizo et les langues ,
2009, Gallimard, p. 41

2 S. Plath, Diari, Adelphi, Milano, 2007, pp. 334, 335


3

parole, della Madre e del bambino, nella magia, nera o bianca, dei suoni
della LM, colti nel baluginare della vita. Si tratta, crediamo,
delliscrizione in una sorta di destino, spesso portato come un peso,
spesso come un pharmakon o un dono, che impone di scrivere, di
raccontare, di narrare. La scrittura come effetto di un eccesso della
memoria. Contenimento (consolazione, elaborazione del lutto?) della
finitudine originaria che continuamente rompe, frammenta la costituzione
della soggettivit, parce quelle est la mmoire dun corps qui est mortel 3,
la scrittura funziona come un supplemento infinitisant, potenziale
infinito, perdurante, esteriorizzazione della finitudine stessa di chi scrive,
e di chi legge. Farmaco della cui funzione di cura continuare a prendersi
cura, nella consapevolezza che il suo aspetto curativo non pu eliminare il
danno che la coscienza della mortalit ha inferto agli umani. La forza e la
sofferenza negli scritti di tanti scrittori dovuta proprio alla mancanza di
consolazione che esclude qualsiasi separazione dalla propria storia
sentimentale.
E chiaro che la scelta da noi effettuata dai testi di molti autori, pu
apparire una sorta di inchiesta abusiva che introduce, che incista, nel
nostro ragionamento ci che serve a sostenere la validit dellipotesi. Ma
un rischio che vorremmo correre se, in qualche modo, apre uno spaccato
sul tema che corre di sfondo a queste riflessioni: il legame primario fra
Lingua e Madre, nei limiti e nelle sfaccettature culturalmente imposte.
Di sfondo a questa indagine, vorremmo si ponesse attenzione alla
messa in questione della naturale predisposizione ad amare il proprio
bambino da parte di ogni madre. Una madre, non per follia, ha spesso
difficolt ad accettare lamore incondizionato richiesto dal bambino nella
prima infanzia, non mostra lattitudine istintiva e sempre benigna, come
vuole il senso comune, ad introdurre il bambino nel mondo simbolico.
Vuole trattenerlo e liberarsene nello stesso tempo. Il nesso rassicurante di
amore e dedizione non coglie la problematicit del desiderio femminile,
ben oltre il materno. Desiderio che si rivela essere un furioso tentativo di
superamento del confine in cui si voluta relegare la fenomenologia del
materno. Ogni aberrazione di questa relazione , prima di essere un
comportamento eticamente censurabile, il frutto di una forclusione, nella
definizione classica di ci che sfugge al simbolico, di ci che occupa
sempre un altrove.
3 B. Stiegler, tat de choc. Btise et savoir au XXI sicle, 2012, Mille et une nuits, p. 260
4

La porta-parola
Per una pensatrice come l Aulagnier, che conosce bene Klein e Lacan, il salto ancora
pi radicale: la madre in quanto porta-parola, non solo trasmette al figlio il linguaggio ma in
tanto pu farlo in quanto proprio lei la portatrice delluniverso simbolico che d per primo il
senso allesperienza corporea del bambino. Noi tutti impariamo ad avere oltre ad essere
un corpo nella relazione con la parola materna che per prima ci descrive e ci significa
ancora prima che nasciamo.4

La Madre in quanto porta-parola (le porte-parole), esercita funzioni di


cura primaria che possono pervertirsi, uscire dalla rotta dellaccudimento
per lautonomia, di cui la LM presupposto e funzione e, nei casi estremi,
possono portare allo scacco dellindividuazione, oppure alla ricerca da
parte del bambino divenuto adulto, di una parola, soprattutto di una
scrittura, che redima la, e dalla, relazione materna. Si tratta di una ricerca
che ha a che fare con una sorta di infirmit, come la defin Flaubert, quella
che viene dallessere nati in una lingua segnata dal passo di un altro,
unAltra, presenza difficile da elaborare e da cui si continuamente
affetti. Suggerisce Jacques Lacan che tale affezione si rivela nel ritorno
della lalangue, come lingua della Madre, in qualche maniera infestante.
Ritorno, rinascita, segnati da un godimento, attraverso gli effetti che la
lalangue esercita sulla lingua: equivoci, omonimie, assonanze, polisemie.
Infestazione che nutrimento, alimento della produzione linguistica del
soggetto, sia essa oralit o scrittura. 5
Leffetto comico che produssero nei lettori la struttura, i titoli dei
capitoli e soprattutto il corpus delle note in Infinite Jest, e che Foster
Wallace disse che non era propriamente ci che avrebbe voluto suscitare,
sono pura lisergia, frutto di un materno invasivo e inevitabile da aggirare,
soprattutto nella scrittura.
Sintassi, sic, elemento che ha aiutato a guidare la Sig.ra Avril Incandenza [] ad aiutare a
fondare i Grammatici Militanti del Massachusetts, da quel momento una spina nel fianco di
pubblicitari, corporazioni, e chiunque si comportasse con troppa disinvoltura verso lintegrit
della lingua nel discorso pubblico.

4 M. Fraire, Madre, materno, femminile, in Genealogie e formazione dellapparato psichico, Centro


psicanalitico di Roma, (a cura di), Franco Angeli, Milano, 2007
5 J. Lacan, La cosa freudiana e altri scritti, 1972, Einaudi, Torino; Il Seminario Libro XX Ancora 19721973, Einaudi, Torino, 2011

E superfluo ricordare la stretta attinenza di Avril con la madre dello


scrittore. Il Comitato dei Grammatici dunque ossessione, fonte di saperi
sulla lingua e di disgusto e dispiacere verso i suoi vezzi, che di altri non
sono se non di Sally Foster.
E necessario chiosa Foster Wallace in unaltra annotazione sottolineare ancora una
volta che la lingua madre di Marathe non quel buon vecchio idioma contemporaneo del
Francese Parigino Europeo, bens il Francese del Qubec, che equivale al Basco in termini di
difficolt ed pieno di termini strani e ha delle caratteristiche grammaticali sia inflesse che non
inflesse, un dialetto incestuoso e indisciplinato6

La Lingua non mai quello che sembra, o quella a cui ambisce, ma un


gergo ingolfato, sofferente che, se scritto, guadagna nei lettori accademici
solo tossettine irritate e note di merito molto basse. Vorremmo far notare
quellincestuoso: insinua un sospetto legittimo sulla natura dellinfinita
ricerca linguistica di Foster Wallace.
La bulimia scrittoria fa s che non basti mai una spiegazione, che ce ne
vogliano altre in nota, e poi in note di note.
Anche in Carlo Emilio Gadda la struttura dei suoi testi, la possibilit di
espansione ad infinitum di unargomentazione, lutilizzo continuo di note
tenta di spiegare linspiegabile.
..il testo conosce un prolungamento nelle note, che possono raggiungere estensione
notevolissima. Le note provvedono cio il testo di quel contrappunto necessario che tuttavia esso
non potrebbe direttamente accogliere in s senza sollecitare troppo le strutture portanti su cui si
regge7

Perch laffezione, di cui disse Lacan, che resta inspiegata.


La nostra ipotesi dunque messa alla prova della scrittura, delle scelte
esistenziali ad essa legate quando la sua pratica diventa un elemento
caratterizzante il progetto di vita. Nella lingua adulta rimane impigliato il
balbettio infantile, una ecolalia che sembra necessario dimenticare perch,
come se lacquisizione del linguaggio fosse possibile solo attraverso un
atto di oblio, unamnesia8. Ma, come vedremo, di rimozione si tratta, la
cui sintomatologia vibra nella LM, sia come sistema, sia quando parole,
fra potenzialit inconscia ed enunciazione.
6 D. Foster, Wallace Infinite Jest, Fandango, Roma 2000, pp. 1325 -1378
7 Emilio Manzotti, Carlo Emilio Gadda: un profilo, in The edinburgh journal, Gadda studies, Supplement
no. 5, EJGS 5/2007,
http://www.gadda.ed.ac.uk/Pages/journal/supp5archivm/ragioni/ragionimanzottiprofilo.php
8 D.Heller-Roazen, Ecolalie. Saggio sulloblio delle lingu,e 2007, Quodlibet Macerata, p. 12

Personaggi: Madre, Padre


Come in ogni dramma o commedia necessario in primis presentare i
personaggi, protagonisti e deuteragonisti sulla scena, scena linguistica, nel
nostro caso.
I rapporti fra i genitori e i figli non sono sempre, non sono per tutti cos idillici, come certa
edificazione semplificante vorrebbe darci a pur bere: e non sono tali perch il sentimento, il
sentimento vero, non si fonda sulla retorica dei buoni sentimenti, ma su quellaggrovigliato
complesso di cause e concause biologiche e mentali che Freud ha tentato appunto di
sgrovigliare, di portare sulla tavola e sotto il riflettore spietato dellanalisi. 9
Il fenomeno (di una certa ritenutezza verso i figli) men raro di quanto ci diamo laria di
credere nelle nostre considerazioni natalizie, tanto pi nel caso di una delusione narcisistica dei
genitori, al riscontrare le qualit improprie o la forma difettiva della prole10

Madre
il demone della parola saltella a ritmo del fonema che lo annuncia, il ma-ma-ma che
ripete ad ogni capriola, ad ogni giravolta spaziale e siede di fianco a me, anche lui E dentro
le tue vocali che tutto il mondo mio si risolve. La a dolce come il miele. Stretta tra la stessa
consonante detta a labbra strette. Due a abbracciate da due emme. Due a come un urlo preciso
e lungo, strette dalla emme che comincia il tuo nome, il nome pi bello delluniverso11.

Nellarticolazione linguistica i fonemi sono effetto dellespulsione e del


trattenimento. Sono tenuti nella relazione fra inclusione e esclusione:
Per Sabina Spielrein la parola mamma si articola alla suzione, al m m m , viceversa la
parola pap si articola allespulsione. Su questa dialettica inclusione-espulsione la Spielrein
trova le tracce del primo fondamento del linguaggio12.
Sono tua madre, dici come una constatazione. Ma sono una donna, dici alla poltrona, come
una sfida. Sono una femmina, dici come una verit assolutasiamo un Figlio con Madre di
fronte. Siamo alla resa dei conti
Voi volevate essere amata ma non voler bene, non volevate lincombenza di amare me
9 C.E.Gadda, Psicoanalisi e letteratura, in I viaggi e la morte, Garzanti Milano, 2001 p. 40
10 C.E.Gadda. Saggi Giornali, Favole e altri scritti I, a cura di C. Vela, G. Gaspari, G. Pinotti, F. Gavazzeni,
D. Isella, M.A. Terzoli, Garzanti, Milano , 1992, p.469
11 L.R. Carrino, Esercizi sulla madre, Perdisa, Firenze-Milano, 2012, pp.15 104
12 cfr. Sabina Spielrein, Lorigine delle parole infantili Pap e Mamma, Considerazioni sui vari stadi
dello sviluppo del linguaggio, in http://www.salusaccessibile.it,

Linfermiera avrebbe potuto lasciarti morire. Il ginecologo. Il personale dellospedale.


Perch non lo hanno fatto?13

Relazione, sin dallinizio, estremamente problematica e sofferta,


imparare la Lingua, imparare lAmore, accettare la Separazione:
Credeva di non essere tagliata per fare la mamma, almeno cos spiegava ai suoi amici e
amanti. E ci le permetteva di prendersi meriti in pi perch non faceva mancare a suo figlio n
cibo, n vestiti, n un tetto sopra la testa, per quanto inadeguata sarebbe potuta apparire agli
occhi di un assistente sociale, per esempio, o di una donna che invece era tagliata per fare la
mamma.14
It was true. She couldnt wish her daughter away now, but if she had a time machine she
would go back and erase the conception. Then there wouldnt be this agony, there wouldnt be
the black times. She would have found other sources of love, and she wouldnt have this
gnawing emptiness. One tiny erasure and everything would be different, catastrophe avoided.15

Ma cos il corpo della Madre? Quel corpo che il bambino percepisce


come oggetto, spazio, habitat? Cosa desidera una madre di fare del suo
corpo ospitante, reggente, e di quello del bambino? Cosa abita il desiderio
di una donna oltre, prima, durante lesperienza materna? Nel lavoro del
lutto, la Madre deve elaborare il momento in cui cessa di essere una
divinit porta-parola, deve accettare di immettere altri significati nei
significanti del suo primo, anteriore parlare al, del, col bambino. Deve
riconoscerlo portatore di un desiderio altro dal suo, cos come deve
riscattare il proprio dallinvestimento effettuato, e sicuramente, in prima
istanza, necessario. Dove necessario sta sia per inevitabile, sia per votato
alla riuscita della messa al mondo delle due soggettivit. Il bambino e la
Madre dovranno conoscere altri oggetti di investimento al di fuori della
loro biunivoca chiusura, solo allora lIo potr emergere nel bambino, e
consolidarsi nella Madre, proprio grazie alle energie di questa esperienza
unica.
La psicoanalista Manuela Fraire sottolinea che tale esperienza, non
naturalizzabile, nasce come contatto fra il fantasma materno e il corpo del
bambino, da un primo toccare; mattone, avremo modo di sottolinearlo
ancora, delle prime percezioni che avviano alla costruzione della
13 L-R. Carrino, Esercizicit., pp. 137 -155 -23
14 R. Banks, , La memoria perduta della pelle, Baldini-Castoldi, Milano, 2011, p. 216
15 M. Meloy, Demeter, in The New Yorker, novembre, 2012.Era vero. Non desiderava che sua figlia
sparisse ora, ma se avesse avuto una macchina del tempo sarebbe tornata indietro e avrebbe cancellato il
concepimento. Cos non ci sarebbe stata questagonia, non ci sarebbero stati i momenti bui. Avrebbe trovato
altre fonti damore, e non avrebbe provato questo senso di vuoto lacerante. Una sottile cancellatura e tutto
sarebbe stato differente, la catastrofe evitata.

relazione. Esperienza pre-linguistica, eppure sottolinea la psicoanalista,


gi veicolata dalla parola. Cos descrive il tocco dellaltra/o il sociologo e
antropologo David Le Breton:
La pelle rivestita di significati: Il tatto non solamente fisico: al tempo stesso semantico.
Il vocabolario del tatto predilige metaforizzare la percezione e la qualit del contatto,
oltrepassando il mero riferimento tattile per esprimere il significato dellinterazione.16

E continua la Fraire, nella sua argomentazione:


Le identificazioni, veicolate dagli enunciati identificatori della madre, sono i mattoni
necessari alla futura costruzione dellio dellinfans, in quanto primi messa-in-forma e
significato attribuiti dalla madre alle sensazioni senza nome esperite dal bambino. Esse
sostanziano la funzione anticipatrice della madre attiva ancor prima della nascita del bambino
durante la gravidanza. [] Linfans incontra un prima di se stesso, un gi-l del suo corpo e
dei suoi bisogni costituito dalla voce e dal corpo di colei che il supporto dei suoi
investimenti.17

Certo, rimarr la cicatrice della disgiunzione, a cui la Lingua servir


solo da lenitivo. Anzi, suggerisce Jean-Claude Milner,18 la Lingua
continuer a muovere i corpi disgiunti luno verso laltro alla ricerca di
una comunicazione che non si satura, restando gli interlocutori soggetti
barrati dal desiderio.
Lostacolo rappresentato dai corpi divisi smaschera lutopia propria
della linguistica sia saussuriana, sia chomskiana, dice Milner, di farsi
scienza esatta, luna centrata sulla geometrica tripartizione del segno, la
seconda sul modello ad albero, lillusione di un funzionamento fluido
della Lingua come sistema e come parola. Ci che in gioco ancora la
relazione fra i corpi, il mancare il ritorno alla Madre, come si manca latto
sessuale e, in anima e corpo, lAmore. Anche nel Simposio di Platone si
pu leggere un sottotesto. Il dramma dellandrogino allude ad una
separazione anteriore a quella operata da Zeus sul perfetto corpo sferico. 19
Esso segnala, nella ricerca dellaltro da s, la perdita alla nascita
dellunit. Nel corpo materno, nel breve tempo sospeso fra concepimento
e nascita, nel quasi-tempo, il tempo delle cose che stanno per finire, si
giocano unione e separazione. Lartificio trovato dal dio linvenzione
del rapporto sessuale, ricerca e continuo scacco.
16 D. Le Breton, Il sapore del mondo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007, p.223
17 M. Fraire, Disfare la madre, rifare la madre, in Pedagogika, 2010, p. 81
18 J.C. Milner, Lamour de la langue, 1978, Ed.Du Seuil
19 S. Freud, Al di l del principio del piacere, in Opere, p. 2317
9

luna con laltra, per il desiderio di fondersi insieme, perivano di fame e anche, per il
resto, di inazione, perch non volevano fare nulla luna senza laltraE cos perivano. Ma Zeus
mosso a piet appresta un altro artificio, e sposta sul davanti i loro genitali20
LAmore lavora sulla separazione, come la Lingua. Annota ancora
Milner, che limpossibilit la cifra che caratterizza la mutua
comunicazione e anche il rapporto sessuale. La lalangue, luogo di ci che
fa resto, le lieu de limpossible du rapport sexuel. 21 Il perdurare della
lalangue, eco e materia reale della LM, nonch materia infestante la
Lingua dei linguisti, ambiguamente un elemento di speranza, corpo e
anima hanno un altrove a cui attingere continuo nutrimento, come
emerge nella scrittura poetica, un motivo di dolorosa frustrazione per un
movimento che non ha approdo. La lalangue est alors une foule
darborescences foissonantes, o le subjet accroche son dsir, nimporte
quel nud pouvant tre lu par lui pour quil fasse signe.22
Certe madri hanno bisogno, per supportare il proprio ideale narcisistico, di eleggere in seno
alla loro progenie un oggetto, un figlio, che servir loro da feticcio. Questo bambino allinterno
di una famiglia, si fa carico, a propria insaputa, di rappresentare e di incarnare, nel bene e nel
male, la posizione psichica materna. E un figurante in quanto configura questo ideale, ed
predestinato non avendo scelto egli stesso questo ruolo che tuttavia assume con una sorta di
passione.23
cercher di convincervi che la maternit non un istinto non si riduce al solo desiderio
di bambino [] da non confondere con lonnipotenza narcisistica del diniego che riduce il
bambino a un oggetto cattivo o a un oggetto parziale, escrezione da evacuare o feticcio da
mummificare.24

La psicoanalista Marie Langer pubblic, nel 1951, il testo Maternit e


sesso in cui esprimeva la sua adesione fiduciosa nelle virt della
maternit. Molto pi tardi, nel 1984, corresse il tiro, Ca en idealizar la
maternidad. La dimostrazione dellaffanno che questo saggio produsse
nellautrice e nella critica femminista, fu la continua revisione in nuove
edizioni e in diversi altri contributi. Un movimento, dice Langer, che
stava nella contraddizione fra limportanza attribuita alla maternit per
20 Platone, Simposio, Adelphi, Milano, 1979, p. 45
21 J.C. Milner, Lamour de la langue, 1978, Ed.Du Seuil cfr., p. 92
22 Ivi p 95 Una folla di arborescenze rigogliose, a cui il soggetto appende il suo desiderio, non importa quale
vincolo possa essere scelto perch si faccia segno.
23 P.C. Racamier, Il genio delle origini, Raffaello Cortina, Milano 1993, p. 177
24 J. Kristeva, La passione materna, in Spazio Rosenthal. Tra psicoanalisi e femminile n. 17 2012, p 2

10

lequilibrio affettivo della donna, e la clinica, che smentisce la base


biologica dellistinto e la presunta abilit materna allesordio
dellesperienza. Se tante donne falliscono bisogna allora rivedere ci che
si chiama istinto materno. La Langer dir che il progetto personale della
donna le pu garantire il desiderio di trascendenza pi della stessa
esperienza della maternit. Si pu non-poter-essere madri anche dopo
aver avuto un figlio, o partorire senza figliare.25
Esiste un destino, una genealogia del dispiacere materno, ad infinitum,
di generazione in generazione. Spesso lo stesso ritardo nella comparsa del
menarca si spiega con il divieto della madre allaccesso alla posizione
femminile, ad avere una vita sessuale e a generare. La figlia di una madre
anaffettiva, indifferente, depressa, tende ad imitare la virilit, a sedurre e
ad emulare il padre, e la mascolinizzazione per contro un tentativo di
sedurre la madre e guadagnare il suo amore.
Per i figli difficile credere al disamore materno. Nel libro di Carrino, i
paragrafi sono titolati con inquietanti definizioni della madre, rotta,
parlata da, rinunciata, eppure lintero eserciziario sulla sua scomparsa,
una dichiarazione damore, una maniera ostinata per capirne il disamore,
la ferocia, per elaborare lorrore per essere stato quasi ingerito
nuovamente nel corpo materno. Il grido infantile, mamma tutta colpa
mia, mamma non voglio che ti mangiano i vermi, e quello rivolto a Ges,
loggiuro loggiuro, ma tu fai tornare alla mia mamma, sono tentativi di
disperata riparazione.26
La giornalista Maria Bustillos 27riporta le parole di un ospite di un
centro di disintossicazione, dipendente dallalcool fin dalladolescenza,
che sostiene di aver avuto una famiglia amorosa e normale. Luomo,
successivamente identificato in Foster Wallace, mostra lassunzione in
proprio, esclusiva, della responsabilit dello scacco esistenziale. I genitori
non vengono assolti, semplicemente perch mai sono stati davvero
processati, ma solo debolmente indagati.
I figli, questi figli di cui parliamo, conoscono in modo distorto, frutto di
una elaborazione successiva mai davvero riuscita, la passione della
madre. La conosce Wolfson che prova rabbia e pena quando la sente
lamentarsi per le condizioni di vita con lui. La conoscono il bambino
25 M. Langer, Conferenza-Madrid, in Pagina 12, agosto 2002
26 L. R.Carrino , Esercizi cit., p 45
27 cfr. M. Bustillos, Inside David Foster Wallace s private self-help library , 2011, THE AWL, 2011,

http://www.theawl.com/2011/04/inside-david-foster-wallaces-private-self-help-library

11

abbandonato e ladulto schizofrenico del romanzo di Carrino, quando


danno voce alla frustrazione di una donna non risolta nella maternit, di
donna sempre altrove, in fuga da s e dal figlio. Sono madri da cui ci si
mette presto in guardia, con cui si fa un corpo-a-corpo sfinente, e sono
madri potenzialmente in pericolo.
Pericolosit dellenigma originario, del nodo del godimento e
dellincontro traumatico con labisso dellaltro desiderante, sia esso Dio,
o la Madre e il suo bambino.
la passione materna una conquista, in quanto continua perlaborazione-sublimazione
della pulsione di vita e di morte, che dura tutta la vita e oltre. 28
Una delle lezioncine personali che ho imparato lavorando a questo saggio che essere
cronicamente propenso a sogghignare/sussultare per luso altrui della lingua tende a rendermi
cronicamente ansioso per i sogghignamenti /sussulti altrui per il mio uso della lingua.
A essere sinceri, lesempio qui ha una particolare risonanza personale per il recensore
perch nella vita reale sembra sempre che mi venga difficile portare a termine una
conversazione o chiedere a qualcuno di andarsene, e certe volte la situazione diventa cos
delicata e gravida di complessit sociale che vengo sopraffatto dal tentativo di vagliare tutti i
diversi modi possibili per dirlo e tutte le diverse conseguenze di ogni opzione, finch non vado
in tilt e lo dico nel modo pi diretto possibile Voglio che finiamo questa conversazione e che
te ne vai da casa mia.
In queste formazioni rudimentali e fluide di Pensiero-di-Gruppo ideologico si racchiude la
vera socializzazione dei bambini americani. Impariamo tutti molto presto che comunit e
Comunit Linguistica sono la stessa cosa, una cosa spaventosa, senza dubbio: questo ci aiuta
a capire da dove veniamo Noi29.

Cos Foster Wallace confessa gli inciampi linguistici e relazionali e cos


Gadda si descrive in unintervista:
temperamento piuttosto incline a solitudine, inetto a cicalare con brio, alieno dalla
mondanit, io avvicino e frequento i miei simili con una certa fatica e una certa titubanza, con
pi titubanza e con pi fatica i pi virtuosi di essi. Davanti chiunque rivivo gli attimi di uno
scolaro allesame. Mi diletto invece di chiare algebre alle ore di loisir. Che non ti snervano
quanto una conversazione di salotto; ove, a me, mi incorre lobbligo di fingermi spiritoso e
intelligente, non avendo n luna n laltra qualit 30

La Fraire, estendendo anche al dialogo un ragionamento della Julia


Kristeva sulla parola scritta, sottolinea come nel discorso, dove pi
grande il piacere della parola, riemerge il ritmo del legame fra chi parla
ed il corpo materno. Aggiunge che il potere terrificante della Madre
28 J. Kristeva La passione cit., p. 2
29 D. Foster Wallace, Autorit e uso della lingua, in Considera laragosta, Einaudi, Torino, 2006, pp. 73
105 -112
30 C.E. Gadda, Intervista al microfono, in I viaggi cit. p 95

12

primordiale suggerisce la necessit del matricidio, un fare il verso al


parricidio freudiano, come unico strumento di liberazione.
Nel corpo-a-corpo con la Madre, affezione spesso ustionante, si
costruisce limmaginario maschile sulla sessualit e sul corpo femminile,
mentre per le donne in gioco la possibilit stessa di riscattare la propria
sessualit, irretita dal fantasma materno.
Foster Wallace, nella lunga intervista concessa al reporter della rivista
Rolling Stone, David Lipsky,31 dopo aver confessato la propria bulimia
alimentare, accenna a quella relativa al sesso. Ma, Foster Wallace sa che
la ricerca di riempimento calorico, in cui rientrano non solo cibi,
caramelle, sesso, ma anche linfinito intrattenimento televisivo, allude
costantemente ad altro, come sempre fanno le costellazioni di sintomi.
Raccontando dellamicizia con la sua agente, dice:
E lei aveva cominciato, come dire, a parlarmi come una tipica mamma ebrea al telefono. Ed
io ho questa fissazione: la prima mamma ebrea che mi capita a tiro, io semplicemente mi ci
attacco, le abbraccio la gonna e non mi stacco pi. Non lo so da che cosa deriva, forse carenza
daffetto da infanzia WASP o qualcosa del genere.32

Pi avanti parlando del suo bisogno di avere stabilmente una


compagna, aggiunge: E bello vedere ridefinire i propri confini tramite
il contatto fisico con unaltra persona Sembra parlarne in termini di
contenimento sia spirituale che materiale, per imparare dice ancora
da zero cosa significa avere un corpo. 33
Corpo che non c, che forse si annida de-materializzato nella scrittura.
Uno struggente umorismo nero detta a Foster Wallace questa nota, a
proposito di un carteggio fra la Signora Avril e il figlio:
l esempio commovente del genere di posta cartacea che la signora Avril Incandenza ha
mandato al figlioil genere di spensierata posta quotidiana che, ecco la parte commovente,
sembrerebbe implicare un contesto di regolare comunicazione fra le parti, nonostante tutto.34

Nonostante: lo stile delle due lettere, la missiva materna e la risposta,


rappresentano lelemento ostativo a qualsiasi relazione autentica. La
prima, fitta di notizie futili veicolate dalla bella scrittura che occulta ogni
31 D. Lipsky, Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta, Minimumfax, Roma, 2011
32 Ivi, p 148
33 Ivi, p 413
34 D. Foster Wallace, Infinite cit.., pp 1338-1340
13

sentire-sentimento, e la risposta, un modulo pre-stampato firmato


dallassistente alle pubbliche relazioni del figlio.
Anche il rapporto tra Simenon e la madre raggiunse punti di crisi e
incomprensione notevoli.
Non ci siamo mai amati, tu lo sai bene. Tutti e due abbiamo sempre fatto finta - spiega
lautore nell'autobiografico Lettre a ma mre - Perch sei venuto, Georges? Queste poche
parole forse sono la spiegazione di tutta una vita. C'era in te qualcosa di eccessivo che tu non
sapevi controllare, ma manifestavi nello stesso tempo una estrema lucidit...Tra noi due non c'
stato che un filo. Questo filo era la tua volont feroce di sembrare buona, per gli altri, ma forse,
soprattutto per te stessa.... 35
Tutti mi ammirano - le

disse una volta Simenon - tutti, meno te. 36

In Gadda, le invenzioni linguistiche per il Priapo mostrificato, si


riferiscono ad un coacervo di femmine lascive, immonde, vocianti.
Unidea del femminile che pareggia i conti con la violenza dellattacco
maschile, subendolo di buon grado, anzi, provocandolo. E la madre, se
non partecipa a questo scempio, perch la Dolorosa, la donna in
lutto. Il romanzo La cognizione del dolore ruota attorno al tema della
madre amata-odiata, la donnetta impaurita e sempre troppo appenata per
accorgersi dei dolori atroci del figlio.
nellanimo della mamma e direi nei suoi visceri, il rapporto madre-figlio si era talmente
identificato col rapporto guerra-morte del figlio, chella non poteva pi pensare a una madre se
non come a un groppo di disumano dolore superstite ai sacrificati.37

Poich tanto dolore consustanziale alla propria condizione ed stato


provocato dalla perdita dellaltro figlio, il pi amato, ogni attenzione
distolta dalle miserie del figlio vivo. Non potr che finire male.
Si comprese da tutti, al riscontrare delle tracce di sangue sullo spigolo del tavolino da notte,
verso il letto, che il capo cos ferito doveva avervi sbattuto violentemente; forse qualcuno
doveva averla afferrata a due mani, pel collo, e averle sbattuto il capo contro lo spigolo del
tavolino da notte, per terrorizzarla, o deliberato ad ucciderla.38

E qualche rigo dopo, il corpo inerme, ormai inoffensivo della madre,


evoca il paradosso della vita e delle contraddizioni legate al suo dono:
35 M. Testa, Simenon, Henriette la madre insensibile, in www.simenon-simenon.com
36 Ivi
37 C.E. Gadda, La cognizione del dolore, Einaudi, Torino, 1975, p. 195
38 Ivi, p 230
14

Questa catena di cause riconduceva il sistema dolce e alto della vita allorrore dei sistemi
subordinati, natura, sangue, materia: solitudine di visceri e di volti senza pensiero.
Abbandono.39

Cos si conclude il romanzo. Non sappiamo se larte medica dissimul


lorrore, se contribu a salvare madre e figlio.
Ma il corpo a corpo con la madre non si conclude necessariamente con
la sua uccisione, pu manifestarsi nella ricerca compulsiva di altri corpi
femminili, abusati, al di fuori di una relazione significativa.
Anche in Simenon linsopprimibile appetito sessuale:
nascondeva quellaltrettanto insopprimibile desiderio di conoscenza e di contatto
con il mondo femminile cos difficile da appagare in modo diverso: come lalcool ed il fumo
servivano a placare le angosce del suo vivere quotidiano, cos il sesso sopiva il suo invincibile
bisogno di unione con luniverso femminile.40

Precisava il romanziere: Non si tratta assolutamente di un vizio, non


sono un maniaco sessuale, ma sento il bisogno di comunicare.41
Comunicazione di anime e di corpi difficile e tormentata, specchio
inquietante del rapporto devastante con la madre che gli rimproverava di
stare al mondo, al posto del figlio prediletto, morto in giovane et, e di
starci nella posizione di scrittore fallito.
Se ascoltiamo in merito la voce di Foster Wallace troviamo la stessa
dolorosa tensione verso un femminile che rimanda ad un ansia di vuoto e
di riempimento continuo. Una volta parlando con Franzen scrive il suo
biografo D.T. Max si domand ad alta voce se il suo unico scopo sulla
terra non fosse di infilare il mio pene in quante pi vagine possibili.42
io dico che la lussuria, la sessualit pura, per l'uomo il modo di ritrovarsi nel mondo
delle proprie origini... - scriveva Simenon - Nella societ complessa come la nostra, dove
noi non siamo che delle pedine, il sollievo di essere nudi di fare certi gesti senza
complicazioni, senza spiegazioni, senza sentimentalit... 43 Ho bisogno, per non sentirmi
prigioniero della societ, di accarezzare una coscia al volo, di fare l'amore senza bisogno di
dichiarazioni, di praticare il sesso, da un momento all'altro, nel mio ufficio come si trattasse
della foresta equatoriale o di Tahiti. E parlo con cognizione di causa...44
39 Ivi, p 231
40 G. Protomastro, Simenon fu un irriducibile Casanova ma fece il vuoto fra le sue donne, in
www.loccidentale.it
41 P. Di Stefano, Come respiri bene bella bionda. Simenon e le sue centomila donne, in Corriere della Sera
25/01/1995
42 D.T. Max, Ogni storia damore una storia di fantasmi, Einaudi, Torino 2013, p. 369
43 G. Simenon Elogio della lussuria, in Dictes Quand j'tais vieux - Presses de La Cit 1972
44 ivi

15

Donne di cui viene sottolineata lappartenenza al continente nero, a


quellAfrica magica e terribile che sedusse scopritori, avventurieri, coloni.
Terra non addomesticata, natura allo stato primigenio, incombente,
tiranna minacciosa e dispensatrice di delizie. Vien di pensare alle donne
nude ritratte da Manet e da Tiziano, il cui ingenuo vuoto degli sguardi, la
mollezza della postura, non a caso accostata a quelle di un gatto e di un
cagnolino, animali domestici, oggetti di simbolizzazione, ma mai
promotori autonomi di senso. Come abbiamo richiamato in apertura fra le
obiezioni alla nostra ipotesi, la donna la femmina della specie homo
sapiens - in un tempo non definito dalla Storia - gi culturalmente
marcata, oggetto di segnatura. Nello stesso tempo, le donne occidentali di loro solo possiamo dire - immerse in secoli di sottomissione, hanno
rivendicato una differenza che da ontologica si fa appunto culturale. Un
differire in cui il corpo, la lingua incarnata, sono rivendicati come luoghi
necessari e sufficienti di uno stare al Mondo, un Mondo letto attraverso
altre lenti da quelle maschili. Un Mondo, ripetiamo, non un ambiente
naturalizzato, a cui dovrebbe rispondere la donna, istintivamente, secondo
limmaginario culturale maschile.
Corpo materno
Un corpo un infinito processo di composizionePer Spinoza il male un cattivo incontro,
una cattiva combinazione tra il nostro corpo ed un altro45

Pu servire a questo ragionare, provare a fare a pezzi il corpo materno,


individuando, al di l della sua complessit, le diverse funzioni biologiche
e simboliche dei suoi apparati. Forse cos ci avviciniamo alle prime
percezioni infantili, fratte, scomposte, alle quali sar necessaria una
successiva integrazione. Ne verr fuori anche unanatomia del corpo del
figlio: ogni parte di esso marchiata dal tocco materno, ogni funzione
attivata o depressa da quella vicinanza, dal suo eccesso. La pelle, la
voce. Dentro e fuori, tentando di capire il gioco dei due corpi.
Braccia, mano

45G. Deleuze, Cosa pu un corpo? Lezioni su Spinoza, Ombre corte, Verona, 2007 pp. 50-51
16

Gesti squisitamente materni costituiscono limprinting ad una futura


percezione e reazione emotiva al toccamento, allincontro di pelle e pelle.
Che il reggere fra le braccia sia un gesto per la vita appare evidente.
Prima lostetrica, che accompagna con le mani la fuoriuscita della testa
del neonato, che lo regge, ancora legato al cordone ombelicale, un
sostegno che, fattosi abbraccio, pi importante del nutrimento stesso.
Contrastare per il piccolo nuotatore la forza di gravit, ridare contorni a
chi ancora non sa di averli. Ma c un di pi. La mano continuer a
svolgere un ruolo fondamentale nella crescita del bambino. La mano
indica, accarezza, sposta, evita, colpisce, segna. Bisogna andare ai lavori
di Henri Laborit e di Andr Leroi-Gourhan, o in quelli antropologici sulla
tecnica come estensione della mano-strumento, e sulla contemporanea
non casuale comparsa della parola, in Ferruccio Rossi-Landi, per
intendere bene la posizione che la mano occupa nel corpo umano: non
solo strumento per eccellenza, ma organo complesso dotato di funzioni
superiori. Non solo abile nellafferrare e nel manipolare, larto gemello
capace di favorire apprendimenti, di fissare le sinapsi, di dare sostanza a
quei memi nella loro funzione di eredit culturali, fondamentali al parlare
e al contare. Come sempre nelle ricerche scientifiche, anche quelle a
carattere empirico, si dimentica in un atto di inconsapevole oscuramento
il ruolo della mano di una donna, di una madre. Toccare il proprio
bambino non solo per ci che concerne la cura, pratica erotica, chi tocca
toccato, il piacere reciproco, i doni cominciano ad essere scambiati,
sono gesti che dicono il legame. Il gesto-legame, sintassi della
significazione affettiva, diventa linguistico nel momento in cui la mano
della Madre sposta lattenzione del bambino dal suo corpo-contenitore al
contesto della realt circostante, indicando e nominando. Il lato oscuro
della gestualit si mostra quando la Madre non pu toccare il bambino,
quando lei ostaggio dellorrore per la fragilit consegnata alle sue mani.
Le mani, la prensione, il toccamento possono mostrare una disposizione
offensiva; chi toccato preso nella morsa fisica e simbolica del potere
di quelle mani. Non a caso il significato metaforizzato del manipolare
negativo, segna la passivit, la consegna di un inerme, la mancanza di
autonomia nella resistenza e nella risposta. Le mani che impongono,
quelle del padre e del sacerdote nel dare il nome, nel benedire, sanciscono
un possesso, unappartenenza.
Bocca, seno
17

Winncotts concept of holding and Bions concept of reverie () use a version of the
pre-oedipal mother as psycoanalytic mentor.
Describing the process of maternal reverie Bion writes: Normal development follows if the
relationship between the infant and breast permits the infant to project a feeling, say, that it is
dying into the mother and to reintroject it after its sojourn in the breast has made it tolerable to
the infant psyche.
This is not a hermeneutic of suspicion but as the biblical word sojourn suggests a process
of albeit difficult hospitality. In this alchemy of maternal digestion and recycling the mother ()
metabolize(s) the primitive inchoate emotionality of the infant () to produce meaning, what
Bion refers to as usable sense-data. Interpretation becomes visceral; in a rather literal but
non less useful- analogy body-based. 46

Il pianto e il grido infantili testimoniano la sua gi avvenuta


immersione in un ordine simbolico. Nella terna Madre-grido-bambino il
pianto non un segnale, nel significato attribuitogli da Sanders Peirce,
ma un appello che esige una risposta, non solo di nutrimento, visto che
mai esso solo tale e parole e cibo stanno insieme nel corpo della madre.
Allora, il pre-edipico, ledipico, la castrazione, non rappresentano lordine
degli eventi che garantisce laccesso al simbolico mediante il terzo, il
padre, responsabile della scissione dei corpi psicotici: lavvento del terzo
gi garantito da quella triade, in cui il grido ha svolto il ruolo
mediatore.
Seno e senso, mai luno senza laltro, senza su-premazia del secondo sul
primo. Un legame strettissimo in cui non deve perdersi il fatto che quel
seno il corpo materno e, nel contempo, la sua impronta linguistica,
mentre la negazione del nesso riconsegna la madre alloblio linguistico.
Non c mistica, non c mitologia, volendo dar loro il credito che
meritano nelle vicende antropologiche e culturali, non c fisiologia, che
non sottolinei il legame fra bocca e linguaggio, fra lorgano della
masticazione e della deglutizione e la facolt di parola.
46 A. Phillips, On kissing, tickling, and being bored, First Harvard University Press, paperback edition,
1994, pp. 105,106. Il concetto di holding di Winnicot e quello di reverie di Bion utilizzano una versione
del pre-edipico materno come mentore psicoanalitico
Descrivendo il processo di reverie materna
Bion scrive: Lo sviluppo segue un andamento normale se la relazione tra linfante ed il seno permette al
piccolo di proiettare una sensazione, che nella madre, potremmo dire, in via di estinzione, e di
reintroiettarla dopo che il sostare al seno lha resa tollerabile alla sua psiche.
Non si tratta di unermeneutica del sospetto ma, - come suggerisce la parola biblica dimora - un processo
di non facile ospitalit. In questa alchimia di digestione e riciclo, la madre metabolizza la primitiva
eemozionalit informe dellinfante () per produrre senso, ci che Bion definisce sense-data.
Linterpretazione si fa viscerale; in una, piuttosto letterale ma non per questo meno utile - analogia basata
sul corpo

18

La conoscenza-coscienza a cui Adamo ed Eva approdano, passa attraverso


una mela, con le conseguenze che sappiamo: condanna e elevazione del
tipicamente umano. Il Verbo divino si incarna, nella ritualit cristologica,
mediante due alimenti, il pane e il vino. Principi nutritori rituali che non
sono solo una rappresentazione ma la riattualizzazione di quel passaggio
fatidico, del momento in cui un dio scende fra noi e lascia un messaggio.
Paolo Virno, nel testo gi citato sul potere e sui limiti della lingua,
sottolinea limportanza di questo legame fra cibo e Verbo nella mistica
cristiana. Il Verbo incarnato, il Cristo la cui transustanziazione garantita
dal pane e dal vino, rappresenta un assumere e un deporre la materialit
attraverso il sacrificio consumato per un avvento, lavvento della parola
che redime. Noi aggiungiamo che lincarnazione del Dio cristiano ha
come presupposto la disincarnazione e il depotenziamento della Madre,
proprio mentre la si santifica. Maria un canale, un tramite
incontaminato. Il suo corpo mortale, privato della sessualit, trover
completa eliminazione nellatto dellassunzione al cielo. Il sacrificio il
sacrificio della madre. Chi nega il legame fra seno e senso e vede
questultimo solo nelliscrizione nellordine dei significati paterni,
sacrifica, con la madre cristiana, la prima parola.
Se la fame cessa ma la soddisfazione sensuale mancata il bambino si
sente defraudato e un buco si crea nella significazione soggettiva della sua
esistenza, dice Sarantis Thanopulos, commentando in un articolo sul
quotidiano il manifesto la differenza fra il nutrimento al seno e quello
artificiale. Appare evidente nella riflessione dello psicoanalista
limportanza della dimensione erotica, dai due lati, quello della madre, o
del nutritore supplente (il padre o altri con il biberon), e quella del
bambino: se manca il seno emotivo viene a mancare la possibilit di
accogliere ed essere accolti,le manque infesta la LM, ogni senso risulta
sofferente e distorto.
Nellintroduzione a Lerotico materno di Hlne Parat, Adriano
Purgato a proposito del timing imposto dallallattamento, primo
apprendimento del ritmo e dellidea di tempo, e del pazientare nella
soddisfazione del bisogno, nel dilazionarlo in desiderio, scrive:
Qui entrano in scena i fantasmi della madre, legati a vissuti di oralit vorace e separazioni
pi o meno pensabili che il bambino percepisce nella frequenza e nellintermittenza delle
poppate, e le comunica chiedendo quel latte che, in quanto a met tra il corporeo e laffettivo,
altro non che una dei modi di comunicare del corpo, al pari dello sperma e del sangue. 47.
47 cfr. A. Purgato, Introduzione a Hln Parat, Lerotico materno, Borla, Milano, 2000
19

Il mescolarsi dei fluidi del corpo descritto con voyoristico orrore da


Carrino, nella scena in cui si scanna il coniglio per la cena, il sangue della
bestia sangue che guasta, come quello mestruale, ma anche stimolo
erotico. La madre lorchessa di Carrino - dice al suo bambino: non ho
tempo per cucinar-ti. Il clitico dialettale inserito nel verbo avvertito
come un sintomo di ben altri appetiti:
No, sciocchino, non intendevo cucinare te. C ancora tempo. Non sai quanto tempo, amore
mio piccolo infinito grande,ci resta da restare insieme . Il rosso del sangue, il rossetto

della donna sono lesito di unaggressione in cui la madre che divora


sempre l per essere divorata: Ogni tavola mia madremi aveva schifato perch
mangiavo di tutto, che un giorno avrei mangiato anche lei48

Se in Carrino il dolore cade talvolta sotto lipoteca di un vezzo


letterario, un fraseggiare intenso ma un po troppo insistito e studiato, in
Wolfson, la cronaca delle giornate esistenza allo stato puro, un
distillato di angosce reali. Il cibo condanna e delirio, un passaggio
obbligato sotto le forche caudine di un nutrimento malato, inflitto dalla
stessa madre che riempie gli scaffali di sconsiderate quantit di alimenti e
le lascia allopera devastante del figlio che, pur sospettando il gioco
perverso, non se ne pu sottrarre. ces jours-l , dans sa feblesse et dans
sa faim, il perdait non rarement la tte, commencant alors son dlire ou
dans sa dmence une vraie orgie49
Wolfson conosce le sue perversioni legate allatto di nutrirsi e a quello
simmetrico di evacuare. Prova piacere a liberare lintestino mediante
linoculazione di un irrigatore, introdotto, si badi, solo da una mano
femminile, attivit di manipolazione che gli causa sempre una vistosa
erezione. Nulla avviene come dovrebbe, tutte le funzioni fisiche appaiono
danneggiate e irreparabili. Ci facciamo la domanda-chiave posta da
Thanopulos e da Parat: chi, e come, avr allattato e accudito il piccolo
Wolfson? Quale voce avr nutrito la sua mente e avviato il suo
apprendimento linguistico? Wolfson non fa che raccontare questo scacco,
del nutrimento e della parola. Scacco che ha infestato di orrori anche il

48 L.R. Carrino, Esercizi cit., pp. 33-48,49


49 L. Wolfson, Le schizo et les langues, 1970, Gallimard, p. 48 In quei giorni, nella debilitazione e nella
fame, egli perdeva non di rado la testa, iniziando allora il suo delirio o nella sua demenza una vera orgia.

20

suo cervello, son cerveau cos simile a son intestin infrieur, entrambi
oggetto dellinvasivit di un tube en caoutchouc.50
Il bisogno di sapere in Wolfson, sottolinea Gilles Deleuze, fatto di
pezzi: le parole delle varie lingue, i fonemi di cui esse sono costituite, le
modificazioni che deve subire linglese per non risultare intossicante.
Sono pezzi raccolti, catalogati come in una tavola degli elementi nel
tentativo di ricomporre un oggetto intero. Ma la totalit ambita, che
dovrebbe tenere a bada la voracit materna, e la bulimia del figlio, non si
compie. I suoi due padri non ne fanno uno, la simbolizzazione fallisce. Lo
scarto, lcart, il differenziale patogeno rappresentato dalla madre, rimane
un meteorite vagante, ogni ricomposizione fallisce. Aulagnier riprende
questo tema quando cita lorgia alimentare che, svolgendosi con i libri, i
vocabolari aperti, durante lo studio, tuttuno con laccelerazione
impressa alla ripetizione della parole e alla scrittura Il nutrimento
oralit linguistico-alimentare. Ogni abbuffata sempre a rischio di
produrre unotturazione, una costipazione, un ingolfarsi del tubo
digerente e della mente stessa51.
Nella descrizione del banchetto di Gonzalo, il protagonista della
cognizione, Gadda d voce alla sua passione per il cibo, passione nella
quale insito anche il disgusto per leccesso, per lui inevitabile; contrasto
che si evidenzia nel binomio, sempre presente, alimento escremento.
come nel corso di tutta una interminabile estate egli non avesse cibato se non aragoste in
salsa tartara, merlani in bianco con fiotti di majonese, o due o tre volte il peje-rey; e piccioni
arrostiti in casseruola con i rosmarini e le patatine novelle, dolci, ma non troppo, e piccolette,
ma di gi un po sfatte, inficiate, queste, nel sugo stesso venutone da quegli stessi piccioni:
farciti alla lor volta, secondo una ricetta andalusa, con lorigano, la salvia, il basilico, il timo,
il rosmarino, il mentastro, e pimiento, zibibbo, lardo di scrofa, cervelli di pollo, zenzero, pepe
rosso, chiodi di garofano, ed altre patate ancora, di dentro, quasich non bastassero quelle altre
messe a contorno, cio di fuori del deretano del piccione; che erano quasi divenute una seconda
polpa anche loro, tanto vi si erano incorporate, nel deretano: come se luccello, una volta
arrostito, avesse acquistato dei visceri pi confacenti alla sua nuova situazione di pollo arrosto,
ma pi piccolo e grasso, del pollo, perch era invece un piccione. 52

Gadda combatte la noia ed il dolore di vivere con la scrittura e


mangiando, attivit questa che lo seduce, gli procura un piacere intenso ed
esercita su di lui un potente effetto consolatorio, e pesanti, immancabili,
sensi di colpa.
50 Ivi, p. 117
51 AA.VV., Dossier Wolfson, cit., p. 84
52 C.E.Gadda, La cognizione.cit., pp. 43.44
21

Perec citando un fantomatico, alla maniera OuLiPo, esegeta dellopera


di Roussel, un tale Osvaldus Pferdli, gli fa dire:
Si pu definire lincorporazione una fantasia di trasformazione la pi radicale possibile
del mondo, al fine di evitare ogni pur minima modificazione del soggetto. Essa raggiunge il
suo scopo attraverso unapprensione letterale e irriducibile del mondo. Laddove il processo
dintroiezione scopre metafora e simbolo (lacquisizione della LM ne la manifestazione
iniziale pi singolare) lincorporazione mette laccento sul senso unico, <<oggettivo>> delle
parole e delle cose, e ovunque trovi oggetti metaforici, li de-metaforizza sistematicamente. Cos
quando qualcosa difficile da mandar gi, diventa, con un salto al piano fisiologico, un
<<boccone da mandar gi>> pasti e cibi diventano ossessioni[un modo per] evitare che certe
parole insopportabili vengano pronunciate53.

La Plath, combattuta tra la lettura di un romanzo, un libro di poesie e


ladempimento dei suoi doveri coniugali, manifesta cos i suoi continui
dubbi:
Ho riempito la mia borsa di vernice nera, di sherry, formaggio fresco ( per la torta di
albicocche della nonna),timo, basilico, foglie di alloro (per gli stufati esotici di Wendy di cui
un fac-simile bolle in pentola proprio adesso), wafer dorati,(che modo elegante di chiamare i
cracker Ritz), mele e pere verdi..Invece di studiare Locke, per esempio, o di scrivere, mi metto
a fare una torta di mele, o mi studio il piacere della cucina, leggendomelo come se fosse un
romanzo eccezionale. Cavolo, mi sono detta. Troverai rifugio nella vita domestica e soffocherai
cadendo a testa in gi nella terrina con limpasto per i biscotti.54

Corto circuito dunque, fra Madre/bambino/Lingua, ripetizione come


metabolismo di vita/morte; melanconia come aspetto costitutivo della
perdita. Eppure il paradigma evolutivo di distruzione e conservazione pu
rappresentare la maniera con cui la perdita pu convertirsi in creativit.
Non diciamo mai abbastanza che lapprendimento del linguaggio da parte dei bambini un
ri-apprendimento del linguaggio da parte della madre. Nella identificazione proiettiva della
madre e del bambino, la genitrice abita la bocca, i polmoni, il tratto gastrointestinale del figlio,
e, accompagnandone le ecolalie, lo conduce ai segni, alle frasi, ai racconti: linfans diventa un
bambino, un soggetto parlante. 55

Gli eventi quotidiani di cura corporea, di scambio naturale di


sostanze (latte, lacrime, ,feci, urina) e di sensazioni attraverso le
aperture mucosali del corpo formano il prototipo di una possibilit di
interscambio psichico successivo tra due esseri umani di cui questi
eventi intercorporei sono la premessa naturale; unesperienza che se
53 G. Perec, Cantatrix , cit., p. 72
54 S. Plath, Diari, cit., pp. 187,188
55 J. Kristeva, La passione materna, cit., p. 5
22

ben visibile sar introiettata con i suoi equivalenti psicologici


successivi e si costituir anche come il modo interno del soggetto di
funzionare psichicamente e di trattare il proprio S.56
Occhi, sguardo
Alla nascita c dunque un momento della parola che di
dominio assoluto dellio materno (il porta-parola) e un momento
dellimmagine, momento figurale, relativo al nostro proprio corpo
lancoraggio pi arcaico dellesperienza che facciamo di noi stessi in
relazione allo sguardo innanzitutto quello della madre che conferma al
bambino che fissa limmagine allo specchio che quella immagine lui
.
La conferma permette al bambino di assumere limmagine riflessa nello specchio come
propria. Detto questo resta inesplorata larea relativa alla conferma che lo sguardo materno
occupa nella costituzione dellIo di un uomo e di una donna, poich non si pu dare per
scontato che le vicissitudini di ambedue questi Io non siano differenziate fin dalla nascita e
forse anche prima della nascita.57

Ma cosa vede la Madre mentre si specchia con il bambino, si domanda


la Fraire. Quale immagine e quale rappresentazione di s, come colei che
regge, induce quel riflesso. Perch non suscita lattenzione n in Lacan n
in Winnicott il posto occupato dalla Madre? C in questo straordinario
rimosso maschile leros della Madre e il suo bisogno di una
identificazione non schiacciata sul materno accudente, questione aperta,
insostenibile.
Si chiede Wolfson, come non manc di notare la Aulagnier 58 nel
ritracciare il romanzo famigliare dello schizofrenico, che ne sarebbe stato
della madre se, lui, il figlio, unico, questo figlio, non un altro, fosse
scomparso. Sicuramente la madre sarebbe diventata folle au pire.
E ancora, con grande sagacia, Wolfson sottolinea come la madre, priva
di un occhio, abbia sempre negato questa offesa del corpo, impossibile da
simbolizzare. Forse perch allude a un non vedere quel figlio o vederlo
male, fuori campo. Contraddittoriamente, suggerisce ancora Aulagnier,
locchio mancante sostituito da un di pi, il figlio, questo figlio
56 S. Argentieri, S. Bolognini, A. Di Ciaccia, L. Zoja, In difesa della psicoanalisi, Einuadi, Torino, 2013,
p.43
57 M. Fraire, Disfare la madre, rifare la madre, in Pedagogika, 2010, p. 82
58 cfr. P. Aulagnier, Le senses perdu (Ou le Schizo et la signification), in Dossier Wolfson, cit.

23

eccessivo.59 Lescamotage trovato dal narratore schizofrenico, cos lucido


nella sua analisi della situazione famigliare, di uccidere la lingua materna
per non uccidere la madre, salva una situazione estrema da un epilogo pi
tragico. Ma nel gioco di sguardi, chi garantisce che si esiste, che si
persone, se locchio materno mancante? La mancanza negata, nella sua
evidenza, continua a segnare leccesso e la privazione di sguardi
necessari, che si sostengano, amorosi, consolanti, fa il paio con la
violenza della lingua che si rompe, che scarta, che imbavaglia. Non
vedere bene, non parlare bene. Ricorda la Fraire che lincontro decisivo
tra chi guarda e il suo riflesso un incontro tuttavia che assume il suo
vero significato solo se si tiene conto di quel movimento dello sguardo
del bambino che si scopre nello specchio, che lo conduce verso lo sguardo
della madre alla ricerca della conferma della bellezza dellimmagine,
prima di ritornare allo specchio e alla sua immagine speculare. Fraire
suggerisce, commentando la fase dello specchio, unaltra triangolazione,
oltre il paterno: allinterno della relazione madre-figlio gi presente un
terzo elemento che precede lEdipo e che riguarda la triangolarit istituita
dalla madre, dal bambino e dalla loro immagine. 60
Il trauma, dopo-la-separazione dalla madre, costituito dallimpotenza,
dal dis-aiuto, dal bisogno di protesi, di affido. Il bambino vuole essere
guardato mentre succhia, gioca, prova a parlare. Nella fase dello specchio
vuole che qualcuno lo guardi nel riflesso, e lo sostenga da dietro. Da qui
nasce ogni possibilit di auto-rappresentazione, di appropriazione dell
immagine.61
Gi per Freud, la relazione Madre/bambino rappresenta lepoca minoica
della storia personale. Il minoico, il pre-classico del bambino e della
Madre, dunque. La donna ripercorre il momento in cui ha cessato di esser
figlia, figlia della Madre, si confronta nella definitiva entrata nel mondo
delle madri con il lutto per una perdita, a cui spesso non ha corrisposto un
vero passaggio delle insegne. Qualcosa si perso, nel suo passato, molto
si perde mentre il bambino nasce, tutto rischia di andare perduto quando il
bambino inizia a parlare, camminare, esser visto e assunto come figlio del
padre. Come migra il desiderio femminile nel susseguirsi delle perdite? E
destinato sempre ad un altrove, a-topico, inattuale sempre, non come
ogni desiderio in tensione verso, ma come un moto a qualche luogo di cui
non si pu dire nulla.
59ivi, p. 81
60 M. Fraire, Disfare la madrecit pp 84,85.
61 Cfr. M.C. Lambotte Il discorso melanconico, Borla, Milano 1999
24

La madre di Wolfson mor nella notte fra il 17 e il 18 maggio del 1977,


oltre dieci anni dopo il completamento delle memorie e a sette dalla loro
pubblicazione. Nel 1984, le schizo scrisse una sorta di memoria della
madre. Nel titolo compare la dicitura relativa allospedale in cui mor la
donna: au mouroir Memorial Manhattan ou Exterminez lAmerique.
Allestremo est lAmerica finisce ed sterminata.62 Nella pice teatrale di
Nelo Risi sullo studente di lingue, Wolfson parla della morte della madre
come di unesplosione termonucleare: vita e morte di una donna che
avrebbe voluto esser musicista e fu solo una povera donnetta ebrea.
Madre a cui rendere ad ogni modo onore con la stupefazione e lorrore
che si potrebbero provare a fronte di unapocalissi stellare.63
Dalla fase dello specchio, il bambino pu iniziare a dire Io, istanza
linguistica, pu avviarsi nella ricerca di un modo di cogliersi da s,
precisa lAulagnier. Dal taglio del cordone ombelicale ad altri rituali,
molte sono le prove culturalmente stabilite per sanzionare lavvenuto
interdetto al godimento infinito, totalizzante. Si tratta di pagare lo scotto
per poter entrare nel campo dellAltro, dove la maiuscola indica
lesistenza di un discorso in cui il moi stato integrato. Il fallo
rappresenta la possibilit, sempre frustrata, di ripristinare lunit perduta
con la Madre indirizzandosi a qualcosa che, posseduto dal Padre, in
relazione con la donna/Madre, e dunque consente di emanciparsi dal
desiderio vorace della Madre, con particolare attenzione alla duplicazione
semantica tipica di questo doppio genitivo. Non sempre basta la
sublimazione costituita dalla tenerezza materna, di cui parla Kristeva nella
corrispondenza con Jean Vanier64per evitare la ridda delle attenzioni
inclusive della madre e del bambino, reciproche, e delle mosse respingenti
altrettanto simmetriche. La donna, investita dal significante culturale della
cura, prima fonte di seduzione, primo Altro la cui legge oscura deve
essere trasgredita, pena la condanna allafasia, questa donna per non
essere neutralizzata deve essere madre, unica concessione alla differenza
prevista dallordine simbolico patriarcale. Ma se si concede
62 Nota editoriale in L. Wolfson Le schizo et les langues circa le altre pubblicazioni dello stesso autore: Ma
mre, musicienne, est morte de maladie maligne mardi minuit au milieu du mois de mai mille977, au
mouroir memorial Manhattan ou exterminez lAmrique, Navarin ,1984. Cfr. Louis Wolfson, Mia madre
musicista, morta di malattia maligna, a mezzanotte tra masrted e mercoled, nella met di maggio
mille977, nel mortifero Memorial di Manhattan, Torino, Einaudi, 2013
63 Cfr N. Risi, Lo studente di lingue: ovvero punto finale ad un pianeta infernale, Guanda, Milano 1978
64 cfr. J. Kristeva, J. Vanier, Il loro sguardo buca le nostre ombre, Donzelli, Roma, 2011

25

completamente a questa funzione, scompare a s stessa. Cos il


mantenimento in vita e lannullamento convivono nella donna, ne sono
segno-sintomo gli aborti spontanei, la cura dispensata doverosamente e
distrattamente, il lavorio con cui fa e disfa la lingua insieme al suo
bambino.
Voce
Scrive la Aulagnier a proposito del dubbio che si insinua a ridosso della
seduzione operata dalla voce materna:
...indipendentemente dal contenuto di ci che enuncia, il porta parola vuole farmi conoscere
la verit oppure ingannarmi, indurmi in errore? Momento nel qual si separer linvestimento
della voce che enuncia dallinvestimento dellenunciato, dellinformazione che si riceve passo
formidabile per Freud65

Ma la voce, come voce di quella madre, torner cos come stata udita
e imitata nel lallare, continuamente, ogni volta almeno in cui si cercher
una parola autentica, originale. Ma anche voce dellorrore e del delirio,
come testimoniano non solo Wolfson, ma Paul Celan, Jean Amery, AnneLise Stern, per i quali, quei medesimi suoni della prima infanzia,
divennero inudibili quando pronunciati in contesti estremi. Leggiamo
Celan, tornato dolorosamente a praticare la lingua tedesca, dopo essersi
esiliato lungamente da essa, in un conseguito silenzio:
Laltro.
Pi profonde ferite che a me
Inflisse a te il tacere
Pi grandi stelle
Ti irretiscono nella loro insidia di sguardi,
pi bianca cenere
giace sulla parola cui hai creduto

E ancora da Bocca di lupo cogliamo questi versi:


Madre, nessuno
agli assassini ferma la voce.

Madre, essi scrivono poesie


Oh
Madre, quanto
Dei pi stranieri campi porta il tuo frutto!
scorzati, vieni,
65 P. Aulagnier, I destini del piacerecit., p. 65
26

scorzati dalla mia parola66


lallemand, ma langue maternelleQuand jai retrouv mes parents mon retour
dAuschwitz, mon rcit sest fait en franais, sans doute: laccent allemande, les fautes de ma
mre en franais mtaient encore plus insupportables quavantparler, entendre lallemand
cette poque me faisait horreur Cette difficult, cet interdit traduire par Mummel-lallen
(mummeln:murmurer, lallen:balbutier), un peu comme le mamme-loschen (langue de la mre )
en yiddishle mamme-loschen cach, oubli, immerg chez ladulte, mais do peuvent surgir
quelques signifiants particulirement chargs. Ce Mummel-lallen, ce nest pas de lespranto,
plutt le contraire: chacun le sien. Une lalangue qui ne ressemble en rien celle dun autre,
mme si il, elle, parle la mme langue. 67

Il filosofo Corrado Bologna68ricorda di Celan soprattutto il dolore


creaturale che blocca la parola. Uno spasimo che trattiene respiro e parola
in un singulto, nel singhiozzo dei morti della madre morta perch i
suoni della lingua tedesca sono stati pietrificati dagli aguzzini, e la Lingua
Materna va con sforzo immenso liberata dal laccio della morte. Nadia
Fusini per contro, preferisce cogliere la tensione creatrice e poetica di
Celan, sottolineando che poteva esprimersi solo con quella lingua,
perch, malgrado lorrore, quello era il flatus del poetico, la sola
possibilit di dire. E accosta la scelta del poeta di scrivere ancora in
tedesco alla pi vitale affermazione di Hannah Arendt, sulla lingua che
resta, anche quando sembra dimenticata in the back of my mind, matrice,
ancora e sempre, della venuta al Mondo. 69
Il piccolo umano viene dunque provvisto dal discorso e persino dallintonazione della voce
materna delle rappresentazioni che significheranno una volta che avr fatto suo quel discorso
il corpo da e di cui parla, le sue modificazioni, le sue fluttuazioni segnate da cadute di senso,
deformazioni, spostamenti, tutta una morfologia dellaberrazione che trova nel discorso
materno un ancoraggio.70

Scrive Bologna al lemma Voce per lEnciclopedia Einaudi, che molte,


moltissime sono le declinazioni della voce umana, tantissime le
66 P. Celan,, Conseguito silenzio, Einaudi, Torino, 1998, pp. 14-22
67 A.L. Stern Le savoir dport. Camps, Histoire, Psycanalyse , 2004, Ed. Du Seuil, p. 252 il tedesco,
mia lingua maternaquando sono tornata da Auschwitz, il mio racconto stata reso in francese, senza
dubbio: laccento tedesco di mia madre nel francese mi era ancora pi insopportabile di primaparlare,
comprendere il tedesco in quel momento mi faceva orrore. Questa difficolt, questo interdetto a tradurre con
Mummel-lallen (mimmeln: mormorare, lallare:balbettare) un po come il mamme-loschen (lingua della
madre) cacciato, dimenticato, immerso nelladulto, ma dove poteva sorgere qualche significante
particolarmente allarmante. Questo Mummel-lallen, non un esperanto, piuttosto il contrario: a ciascuno il
suo. Una lalangue che non assomiglia in nulla a quella di un altro, anche se parla la stessa lingua.
68 Conversazione alla radio Radio3 04/12/1999
69 cfr. N. Fusini, Hannah e le altre , Einaudi, Torino, 2013
70 M. Fraire, Disfarecit., pp. 81,82

27

occorrenze. La voce flatus, pneuma della Lingua, fin dai suoi esordi
(materni, infantili, ed entrambi) corpo della Lingua, suono umano
distinto dal verso e dal grido animali, da sempre significante. Voce
erotica, autorevole, amorosa, crudele, nelle sue modulazioni intenzionali e
inconsapevoli. Ne esiste unantropologia e una sociologia, come
inscrizione allinterno di codici di comportamento, per modularla.
Aristotele, nella Retorica, dal canto suo, dice che le articolazioni della
voce umana, pur differenti nelle diverse culture, sono complementari alle
operazioni logico-cognitive dellanima. Non si poteva dir meglio lunicit
dellesperienza umana che si offre alla voce materna in un atto di
triangolazione amorosa dopo la separazione, e nella elaborazione del suo
lutto, per continuare a mettere al lavoro il dubbio sulla veridicit di quella
parola che accompagna il bambino mentre ascolta. Lavoro di ricerca che
- ed ancora Aristotele e non Lacan pu trovare esito nella possibilit di
scrittura di quella voce, delle sue sonorit, divenute lingua materna,
lingua fatta propria, mai davvero conquistata.
La voce materna, amata o detestata, , dice Aulagnier commentando
Wolfson, un tuttuno con il suo corpo: lorgano della fonazione, la linguaorgano un pezzo di corpo, pezzo minaccioso. La Lingua organofunzione della madre capace di una erezione che occupa ogni spazio di
significazione, che ostruisce la ricerca di una propria espressione da parte
del bambino. Uno spazio seduttivo che, indipendentemente da quel che la
voce dice, pu riassorbire il bambino.
Redenzione del corpo materno
La Fraire, nel riconsiderare il lavoro della Klein sul bisogno di
distruttivit che anima il vissuto preconscio del bambino e la necessit per
la Madre di apporre una strenua difesa nei suoi confronti, afferma che
allinizio c la lotta, si potrebbe dire, lotta per la sopravvivenza psichica
di entrambi, e solo sulla sua elaborazione si pu instaurare unaffettivit
benigna.
Ma con la morte di tuo padre ti sei esageratamente orientata verso la personalit
umanistica di tua madre. E ti sei spaventata quando hai sentito che la tua voce smetteva di
parlare e cera leco della sua, come se lei si esprimesse in te, come se tu non fossi veramente tu

28

ma stessi crescendo nella sua scia, come se le sue espressioni nascessero ed emanassero dalla
tua faccia71

Concludendo, il corpo della Madre continua ad essere, per alcuni, fonte


unica di Amore. Letimologia della parola amare e dei suoi derivati
incerta, forse di origine pre-indoeuropea arrivata alle lingue europee
dellarea latina. La ridda dei suoi chiaroscuri la spia della difficolt a
significarla. La prima lettera come lorma di un prefisso privativo, oppure
una preposizione di moto a luogo, verso laltro da s. Ma anche verso la
morte. Lamore contro o per la morte. LAmore, desiderio che si fa pena,
meglio, dice Lacan, il penare che diventa oggetto investito. Un matricidio
simbolico alla base dellAmore e della Lingua.
Dice ancora Kristeva, che:
si verifica cos, grazie allacquisizione del linguaggio e del pensiero da parte del bambino
che non ha pi - o che ha meno bisogno di godere del corpo della madre, piuttosto che del
piacere di pensare, prima con lei, poi per se stesso, al suo posto. A condizione che la madre
partecipi al proprio matricidio simbolico: il che implica che non solo ella abbia spassionato
il suo legame con sua madre, ma anche il suo diniego narcisistico dellessere altro; ma che il
suo messaggio al suo bambino non sia di possesso ma un motto di spirito. E solo se lo
spassionamento in corso nella passione materna che la sublimazione si sposta dal corpo a
corpo tra oggetti che soffrono al pensiero tra due soggetti, e promuove cos lo sviluppo del
pensiero del bambino.72

Roland Barthes scrive, alla morte della madre, uno struggente diario in
cui si confronta con limpossibile resa in scrittura di un dolore oltre la
parola, forse oltre la possibilit di farne davvero esperienza. La morte il
luogo indefinito dove vige solo la mancanza, il posto dove lei non c.
Negli anni dal 1962 al 1980, in numerose interviste concesse a riviste, e
durante trasmissioni radiofoniche, riannod le sue riflessioni sul senso
della scrittura con il desiderio, con lamore. Citando Proust, disse che chi
scrive lo fa soprattutto per il soggetto amato e che il sentimento che anima
la scrittura non quello tipico dellinnamorato romantico, nella scrittura
c un sentimento amoroso molto pi effusivo, che mira a un
appagamento. La figura essenziale allora la Madre, aggiunse, figura a
cui ogni creazione artistica pare dedicata. Ancora, rispetto a Proust ne
ricordava spesso la difficolt a separarsi dalla madre. Solo
linvecchiamento e la morte potevano aver ragione di tale sentimento, per
71 S. Plath, Diari, Adelphi, Milano, 2007, p. 46
72 J. Kristeva, La passione materna pp. 6,7
29

trasformarlo in malinconia e colpa, la colpa del sopravvissuto a


quellamore.
E sempre Lacan:
Il bambino nasce al linguaggio nel momento in cui il suo desiderio si umanizza.
Accettandolo, il bambino non domina soltanto la sua privazione, ma eleva il suo desiderio a
una seconda potenza. La sua azione distrugge loggetto e rende negativo il campo di forza del
desiderio, per divenire a s stessa il suo proprio desiderio. Il desiderio del bambino diventato
quello di un alter ego, il cui oggetto di desiderio la propria pena. Cos quando vogliamo
cogliere nel soggetto ci che era prima dei giochi seriali della parola e ci che primordiale
73
alla nascita dei simboli, lo troviamo nella morte.

Padre
Un padre, la cosa viva pi immobile che abbia mai conosciuto.. Mio padre; chi era
costui?

74

Dal punto di vista spettacolare questo Padre, da un borgo che lui stesso definisce questo
fondo di oscurit, ha qualcosa di torvamente grandioso. Recanati la Caverna, il Dirupo su cui
si arrampica il Castello, la Rocca ma anche il Labirinto del sovrano giustiziere. 75
Ancora per anni soffrii del tormentoso pensiero che mio padre, il gigante, la suprema
istanza, poteva venire quasi senza motivo nel cuore della notte a portarmi sul ballatoio, e che
io dunque per lui ero meno di niente76
la fine dei regni paterni gi scritta sulle piccole mani nasciture; e le guerre paterne che
mandano i figli alla strage per frodare il destino 77
Fonda una famiglia, costruisci uno stato.
Levento garantito pur sempre lo stesso:
La materia alla fine non mitigher mai
Le sue antiche pretese brutali. 78
Essere nata donna la mia terribile tragedia. 79

Nella mitopoiesi fatta propria dalla psicoanalisi, le figure femminili, le


grandi madri ctonie, passano sotto silenzio non appena evocate, ignorata
73 J. Lacan, cit. , in A.Rifflet-Lemaire, Introduzione a Jacques Lacan, Roma, Astrolabio- Ubaldini, 1972 , p.
211
74 S. Bonvissuto, Dentro, Einaudi, Torino, 2012, p.165
75 G. Manganelli, Introduzione. Il Monarca delle Indie. Corrispondenza fra Giacomo e Monaldo Leopardi,
Adelphi, Milano 1988, p. 16
76 F. Kafka, Lettera al padre, in Confessioni e diari, Mondadori, Milano, 1972, p.643
77 E. Morante, Serata a Colono, in Il mondo salvato dai ragazzini, Einaudi, Torino, 1968, p. 59
78 H. Melville, Poemetto gnostico, in Opere scelte, Mondadori, Milano, 1975
79 S. Plath, Diari, cit., p. 50

30

la nascita fisica dei personaggi mitici, perduto lincipit simbolico del mito
stesso. Ce lo ricorda la psicoanalista Amalia Giuffrida a proposito di
Giocasta, figura eccessiva e eccedente, intorno al cui orrore silenzioso
sono giocate le genealogie femminili, sempre sotto il segno della
castrazione e del mutismo. Antigone, che giganteggia nella opposizione a
Creonte, ma anche figura accudente e dimentica di s nellultimo viaggio
da esule del padre Edipo; Ismene, amazzone a cavallo, che rimane sempre
solo laltra figlia, la sorella. Se non sono madri perch hanno altri
compiti a cui le destina il drammaturgo e, attraverso lespletamento del
compito assegnato, prendono un rilievo di sfondo o controcampo ai ruoli
maschili. Dopo una guerra di maschi-fratelli, il gesto di Antigone,
portavoce di una legge al femminile, solo il negativo di una dialettica
con la Legge statuita, rappresentata da Creonte. Questo loro fare da
sfondo, lessere funzione di storie tutte maschili, tipico anche di altri
racconti, apparentemente molto diversi da quelli citati, esempio del
lavorio che la mitologia compie per dare conto dellopera di ordinamento
della Legge sulla coppia maschile e femminile, e del figlio fra i due.
Anche gli ardori di Fedra verso il figliastro Ippolito, oppure luccisione
della prole da parte di Medea, possono essere letti come perversi segnali
dellambiguit del materno, monito e vendetta indirizzate alla diurna
potenza maschile, al suo appropriarsi dei figli, per secoli saldatura e
garanzia dellunione coniugale e sanzione della indissolubilit della diade
femminile-materno.
La fertilit femminile una preoccupazione costante in tutte le civilt, il
parto che va a buon fine e la salute del neonato sono messi sotto il segno
della protezione degli dei. Una donna che non ha figli vive la condizione
della reietta, il suo mutismo si fa assoluto, oppure parla il corpo
ammalato, mutato in mappa di segni, di sintomi. Un figlio tale solo se
c un padre, altrimenti cade sotto la stessa condanna allinvisibilit della
donna che lo ha messo al mondo. Il figlio non il dono che la donna fa a
s, come ella stessa immagina nel breve tempo che va dal concepimento
alla prima infanzia, talvolta fino alla sola nascita, ma obolo dovuto al
Padre. Questa constatazione antropologica e storica poggia su un
paradosso. La temibile potenza del procreare, in tutte le culture sottoposta
ad esorcismo, proprio mediante la simbolizzazione operata dalle figure
mitiche della Fertilit, la cifra di una estrema derelizione a cui la donna
viene condannata dalla sua stessa potenza. Dunque che il Padre si dia.
31

Cos che, la presenza di un Padre una condizione sufficiente e


necessaria? Nella tradizione arcaica e greco-romana, su cui si sono
fondate le istituzioni che per brevit definiamo occidentali, lostetrica
girava intorno al fuoco domestico con il neonato, sia per consacrarlo agli
dei tutelari, sia per verificare lo stato di salute. In caso di responso
negativo lesposizione era la sorte a cui la comunit lo condannava80.
Ultimo riconoscimento di un sapere solo femminile sul concepimento e
sulla nascita, perch successivamente era il padre, un maschio adulto, che
levava al cielo il bambino e ne sanciva la salute fisica, per adeguatezza
del corpo gi verificata dalla levatrice - e la salute giuridica, per sangue
e patrimonio. Il gesto riuniva, in un unico evento, il semplice fatto
biologico, il dato della procreazione avvenuta, e il diritto del Padre di
imporre il nome, di definire la parentela, di legittimare la madre stessa.
Ci che faceva resto, unanomalia del corpo, una madre innominata,
costituivano il campo dellingiusto e del bandito.
Come sempre, unaltra via avrebbe potuto darsi. Non tanto un
matriarcato giuridico e politico che subisce un assalto e patisce una
sconfitta, privo di fondatezza storica, come insegna Eva Cantarella,
storica del diritto greco, ma la Madre come figura della mediazione, la
Madre che permette al padre e al figlio di dirsi reciprocamente, di
conoscersi, attraverso di lei, non oltre, malgrado lei. Insomma, la Madre,
e sembra quasi una blasfemia, a fare da terzo mediante seno e parola.
Praticabilit di un piano non assertivo, modalit n sufficiente n
necessaria, per dare conto della figura del Padre, come Padre reso
possibile, perch la Madre lo nomina. Ipotesi utopica, malgrado il lavoro
di approfondimento del secolo scorso sulla maternit, sullo statuto del
femminile, sui ruoli parentali.
Massimo Recalcati81nel suo lavoro centrato sulla figura di Telemaco,
ultimo personaggio nellordine dei posti assegnati dai ruoli famigliari,
dopo lEdipo freudiano e il Narciso postmoderno, torna al tema della
necessit, del ripristino della figura paterna e della sua parola. Il terzo fra
due, lo abbiamo detto, la marca che, nella nostra cultura, garantisce
lequilibrio e, malgrado esso appartenga allordine linguistico, Recalcati
non accorda alla Lingua Materna il potere di operare questa mediazione.
La parola, dice Recalcati, quella che Telemaco aspetta, e con lui ogni
80 Platone, Teeteto, Laterza, Bari-Roma, 2002 nota n. 87 p. 205
81 cfr. M. Recalcati ,Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre, Feltrinelli,
Milano, 2013

32

figlio, la parola del Padre. Telemaco, per mare mentre cerca notizie di
Ulisse, o sulla riva, vuole una garanzia maschile come tipico di un
ordine patriarcale e di un governo mondano vuole che il ritorno del
padre lo garantisca nel suo percorso di emancipazione dalla madre, per
altro, se leggiamo le parole sprezzanti che le rivolge, gi ampiamente
avviato. Non vuole essere lo scudo interposto alla violenza dei Proci, in
ostaggio per la conservazione del regno. Ma, azzardiamo unipotesi
provocatoria: se sulla riva lo avesse autorizzato ad andare proprio la
madre, dicendogli, guarda altrove, guarda oltre, lasciaMI andare!, che
verso prenderebbe linterpretazione del testo omerico? Come Giocasta,
vittima inconsapevole di un gioco fatale fra Edipo e Laio, anche Penelope
viene schiacciata, pi che nella evidenza letterale del racconto omerico,
dallinterpretazione degli epigoni (e di Recalcati), ad una sorta di
negativo, di non- detto, una anomia sulla quale prende rilievo il rapporto
Padre-figlio.
La lezione di Eva Cantarella, il suo inquadramento storico-culturale del
racconto, sembrano andare in un altro senso. Penelope obbedisce alla
prescrizione imposta ad una moglie, la fedelt, accetta le ingiunzioni del
figlio adolescente che gi interpreta luomo che sar! a starsene nelle
sue stanze,82tesse e ritesse la tela per ingannare i Proci, ascolta gli
ammonimenti del padre che vuole riprenda marito, eppure, dice
Cantarella, tutto molto ambiguo. Atena non a caso la dea nata dalla
testa del padre - consiglia a Telemaco di non fidarsi della madre, non
tanto per una questione legata al rischio di infedelt, ma perch ogni
donna vuole favorire la casa di colui che la sposa, e dei figli di prima e
del caro marito morto non si ricorda pi, n li cerca.83 Ancora, il ritorno
del padre per Telemaco la garanzia del nome, della casata, visto che
nessuno da solo pu sapere il suo seme 84 Lipotesi, suggerisce Cantarella,
che Penelope vorrebbe proprio esser lasciata andare. Come ogni donna
dellantichit, e non solo, inchiodata al suo ruolo di matrice-nutrice
coltiva un desiderio, alimenta un sogno, magari ancora una ripetizione, un
altro matrimonio, altri figli, perch questo lunico movimento che le
pare possibile. Ma avverte il laccio, rappresentato non solo dal marito, a
dato dal complesso di una condizione in cui, allonnipotenza di quel breve
tempo in cui le appartenuto totalmente il figlio delluomo, corrisponde
82 E. Cantarella, Lambiguo malanno. Condizione e imma,gine della donna nellantichit greca e romana,
Feltrinelli, Milano, 2010, p. 47
83 Ivi p 49 ; Odissea, Garzanti, Milano, 1981, L. 15,19-26
84 Ivi p 51; Odissea, cit., L. 1,215,216

33

limpotenza del tempo in cui le stato tolto. Posizione sospesa fra due
desideri dove il secondo lo scioglimento del vincolo - anche,
oscuramente, unopportunit di essere finalmente padrona del suo destino,
di darsi unaltra vita.
Un accento, che sembra rimandare al rischio di una scelta definitiva e
libera da parte di Penelope, si coglie pure nella preoccupata domanda di
Ulisse alla madre morta. Nella postura quasi femminile della preghiera,
Ulisse vorrebbe sapere cosa succede a Itaca, il tono dimesso, la voce
di un uomo che ipotizza che la donna possa aver smesso di aver cura della
casa e dei beni e se ne sente dolente e colpevole, come di cosa meritata:
Dimmi di lei, di mia moglie, di come la pensa, se ancora accanto al
figlio e tiene tutto sotto chiave, o lha sposata un altro personaggio, in
patria.85.
Proviamo a leggere la figura di Penelope attraverso la Molly Bloom di
James Joyce, madre in competizione con la figlia, madre dolorosa e
incestuosa, moglie infedele per spregio e per stanchezza. Una MollyPenelope che nel monologo finale del romanzo se la ride del marito e di
tutti i maschi, e di un padre che non c. Una Molly-Penelope che, pur
ridicolizzando il marito e tradendolo, gli rimane legata attraverso un patto
di cui vorrebbe essere una firmataria pi consapevole. Una donna che non
si perita di desiderare giovani maschi, che ragiona fra s e s di un
desiderio che va oltre i singoli uomini, e che, come nella lezione
lacaniana, dentro e fuori la legge. Nel fluire sconnesso, fratto, dei
pensieri della donna c il claudicare di Joyce che, nel gioco delle
proiezioni con il suo personaggio, pu ben dire, lasciando a lato la sua
manhood, Molly Bloom cest moi!.86
Nel significato del viaggio, di anni, o di un solo giorno, di UlisseLeopold Bloom, non ci sono solo la curiosit e laudacia, ma lattardarsi
per il mondo di un adolescente-narciso, che dilaziona lassunzione di
responsabilit che quella stessa legge, sotto cui vive, gli ha destinato.
Certo, ci dice Omero, Ulisse era restio a partire e solo il ricatto di
Palamede lo convince a far vela verso Troia. Anche Bloom bighellona con
la segreta certezza che sta solo dilazionando il ritorno alla sua Itaca, che
desidera e teme. Allora, se lasciamo filtrare sulla vicenda epica lo sguardo
di Joyce, vediamo anche noi un uomo pi fragile, meno adatto al ruolo di
85 Odissea( trad. di Ezio Savino) L. 11, 152-179, in a cura di A.G. Maioli Loperfido, Io sempre a te
ritorno, poesie per la madre, Crocetti, Milano, 2001, p.74
86 J.-M. Rabat Una lingua straniata. Gli stili del modernismo, in a cura di F Moretti Il romanzo vol I
Einaudi Torino, 2001 p 756

34

eroe attribuitogli dal mito. Azzardiamo che, se si desse conto di questa


lettura, la parola paterna risulterebbe pi balbettante, forse rivelatrice di
altre tonalit che non quelle imposte dalla Legge.
Ma, in ragione di un ordine che non muta, Ulisse torna con le armi, il
suo arco a mettere a posto le cose, non la sua parola. Il silenzio pesante
se si condanna allinsignificanza la voce della madre, quella che lei
articola per s e per il figlio, una voce che, se Omero e i commentatori del
racconto avessero voluto ascoltare, come fa Joyce, ha molto da dire sul
posto che lordine del discorso paterno, maschile, le ha riservato. Un
padre per anni lontano, forse morto, idealizzato, chiamato al ripristino di
un ordine che azzera il lavoro di tessitura anche metaforico svolto
dalla donna, in lunghi anni di solitudine.
Recalcati commenta il lungo viaggio e il tardivo ritorno di Ulisse, come
una sequenza di rinunce a cui si sottopone leroe: non ha goduto
pienamente di nessuno degli incontri femminili, non ha condiviso la
giovinezza con la moglie, non ha conosciuto le gioie della paternit.
Insomma, quasi un martirologio. Allora, il nostro sospetto che, se
largomentazione di Recalcati ci smarca dal Narciso dei nostri giorni,
dalla confusione dei luoghi, delle et e delle generazioni, ci riporta ad un
Edipo riveduto e corretto, in cui ogni pedina torna a posto, nessuno uccide
il padre e occupa il suo letto: Laio-Ulisse sono la voce trionfante. La
Madre porta-parola ritorna al suo silenzio, il Padre, incarnazione del
rispetto della Legge, passa le insegne a colui che si instaurer in un
patriarcato necessario, dopo lorgia dei Proci. Ogni mito si presta a pi
letture, lutilit delle grandi narrazioni la doppiezza: quale padre torna a
casa? Il Padre per Recalcati il Padre delleredit, del radicamento
malgrado lerranza rappresentata dal viaggio, metafora educativa della
vita, anche questa; un Padre del perdono, perch il figlio non sia
condannato allo sradicamento, allorfanit, un Padre per cui ogni figlio
il prodigo. La Madre in questo falso movimento operato dalla terza figura
quella di Telemaco destinata ad una completa sparizione: un uomo
alza al cielo un neonato e dice mio figlio, gli d lunica parola che conta,
quella sociale, lo innalza allonore delle armi e del patrimonio.
Nei lavori precedenti Recalcati aveva dato una lettura delleredit
paterna come dono e non come destino, ma gi si profilava come una
necessit che il debito filiale dovesse essere pagato solo al padre.87
87 M. Recalcati, Cosa resta del padre. La paternit nellepoca ipermoderna., Raffaello Cortina, Milano,
2011

35

Non un caso, contestualizzando il problema alla realt italiana, che il


libro di Recalcati abbia fortuna in un momento tragico della vita politica e
etica del nostro paese, tanto che laffanno dei recensori stato anche
quello di trovare attinenze fra un padre della patria e un padre sic e
simpliciter, come ha scritto Eugenio Scalfari di recente in un editoriale su
La Repubblica. Fra i recensori si smarcato Roberto Esposito, quando,
sulle stesse pagine del quotidiano, ha ricordato che ci devono, ci possono
essere delle alternative al potere paterno cos come lo conosciamo. Un
potere che, nelle nostre societ, ha fatto cortocircuito con Dio e con lo
Stato, inghiottita ogni laicit dalla macchina teologico-politica. Necessit
e sufficienza della figura paterna, un discorso svolto quasi esclusivamente
al maschile.
Seppure sottotraccia, ci sono anche voci di donne a declinare un
commento sulle difficolt attuali della paternit. La Fraire 88, se non
disconosce la necessit del Padre, lavora a ridefinire il genitivo: alluomo
necessario essere Padre per uscire dalladolescenza, alla donna
necessario il Nome del Padre perch il bambino sappia che lei pu amare
anche altri oltre lui, al bambino necessario perch la castrazione
simbolica non sia
solo una terribile minaccia, ma la cifra
dellimpossibilit alla compiutezza del desiderio. Perch il genitivo si
riempia di altre valenze, luomo ha un compito enorme da svolgere e non
pare che lo abbia, ad oggi, intrapreso. Egli deve elaborare la propria,
personale storia con la madre, dice la Fraire, deve dare corpo alla sua
voce, alla sua pasta profonda come il suono dello shofar, smettere le vesti
del mammo ventriloquo, tipiche dellodierna generazione dei padri. Per
affrontare questo cammino deve innanzi tutto svezzarsi dalla convinzione
che il corpo, il suo, quello della donna, quello del bambino sia a- bietto
dunque n oggetto, n radice di soggettivit. Luomo, il maschio
occidentale opera una continua estroflessione del suo corpo. Con il
lavoro, con la parola, con gli oggetti, con le armi, egli opera
unostensione del fallo. Il maschio occidentale non ripara mai nel suo
corpo, ha bisogno, per rientrare e riposare, del corpo altrui, ha bisogno
che qualcuno gli faccia spazio. Privo di un dentro, riparo e cambusa, tutto
sembra andare da lui verso lesterno. Pare che solo nella figura celibe del
monaco, nellascetismo, egli possa ricondursi ad uninteriorit
88 M. Fraire, Intervento al convegno Femminicidio, organizzato dallIstituto Freudiano, Roma, Casa
Internazionale delle Donne, 17 maggio 2013 in: http://www.istitutofreudiano.it/femminicidio-il-femminileimpossibile-da-sopportare.html

36

pienamente corporea, appropriandosi di una spiritualit che non


astrazione, ma compiuta immissione del pensiero e della parola nella
materialit del corpo. Suggerisce sarcasticamente Slavoj iek, questa
riconversione mistica fasulla per il maschio occidentale. Commento che
glossa le critiche che furono gi di Nietzsche sulla deriva dellascetismo
nel momento in cui diventa impotenza e castigo del corpo.89
Rischio concreto per un maschio tanto alieno al suo corpo da poterne
violentare un altro, aggiunge Nadia Fusini. E se lo fa, se pu farlo,
perch il corpo evidentemente non lo sente, n lo pensa; lo ha, lo
possiede, lo usail suo, quello dellaltro. 90
A fronte del terrore per la perdita dello spazio concessogli dalla figura
femminile che sembra ritrarsi, rinunciare ad essere il luogo del suo riposo,
a fronte della perdita dei simboli fallici che dicevano il suo potere sulla
donna e sul bambino, luomo, oggi, pare avere come unica risposta
lomicidio, la violenza, non pi solo ritualizzata e simbolizzata, ma
effettiva, reale. Uscirne comporta un prezzo, che non pu esser pagato
con il ritorno, in veste riveduta, di Ulisse. Un cambiamento nellesercizio
della paternit, dellaffettivit tout-court, deve essere pagato attraverso un
doloroso lavoro di ritrovamento dellorigine corporea della voce di basso
dello shofar, in un differire che non si faccia tentare dal plagio, dalla
imitazione della voce femminile, n da una falsa complementariet fra i
diversi. Non possibile per lamore erotico il completamento con laltro,
lo hanno capito le donne, sulla loro carne.
Aggiunge la Fraire, a proposito dello scacco spesso sempre?- subito
dalla relazione amorosa, che la mano che si leva a colpire la donna, ha la
stessa origine degli infanticidi commessi dalle madri. Entrambi i gesti
estremi rimandano alla necessit di un rapporto fra i sessi, rifondato. Le
donne, sempre pi sole di fronte alla propria potenza generatrice ed
esposte alla violenza e alla mercificazione che di loro fa il patriarcato
nella sua ultima stagione, levano a loro volta la mano sui figli: c una
perfetta specularit fra i due gesti, luno rimanda allaltro. La Fraire
auspica una sorta di nuova alleanza, in cui una donna e un uomo possano
concepire non solo un figlio, ma ununione che dal figlio li distragga,
dando loro uno sguardo che si fa beffe dellonnipotenza, nelle pratiche
della cura e delleducazione. Un respiro pi profondo, pi libero, qualcosa
di vivo che circola fra la donna, luomo, il loro bambino.
89 F. W. Nietzsche, Genealogia della morale, Newton Compton, Milano, 2012, p 51
90 N. Fusini Hannah e le ... ,cit., p. 11
37

Scrive Amalia Giuffrida,91 riflettendo sul tema della castrazione del


desiderio della bambina, la bambina senza laiuto del Padre non ha
scampo:
senza un Padre reale e fantasmatico, che la seduca nel rispetto del suo corpo in crescita,
non avviene alcuna opera di restauro, se non si rimargina in fantasia la violazione che
leffrazione delle cure materne giocoforza ha compiuto.

Ma, bene ricordare che il cambiamento di oggetto che vale per la


bambina, deve valere per la madre, la donna che gi l. Leffrazione da
questultima operata, avviene attraverso modalit culturali che
giustificano, e sembrano necessitare, quel modo di essere Padre, anche
quello benigno descritto dalla Giuffrida. Insomma, la cura che la
seduzione paterna offre tutta interna ad un paradigma. Il danno materno
e la cura sono inscritti in uno stesso quadro concettuale. Il possibile, che
non a-topico, prova a rispondere alla domanda: se si fosse imboccata
unaltra via? Il possibile che alla base di ogni speranza di cambiamento,
in questo caso - lavvento di un altro modo di essere padre. Rendendo
praticabile quel cambiamento di oggetto che innanzitutto perdita:
cambiare significa perdere per sempre; dolorosa esperienza evolutiva
aggiunge la Giuffrida ricordando che si tratta di una perdita che viene
risparmiata al maschietto. Il maschio a cui, per altro, non pu venir
risparmiato il faticoso percorso che fa di lui un padre, un compagno della
donna.
Leggiamo nel Diario della Plath una citazione di Yeats, poeta da lei
profondamente amato, e nella cui casa, trascorrer, dopo la separazione,
gli ultimi mesi della sua vita con i bambini.
Il rapporto sessuale il tentativo di comporre l'eterna antinomia, destinato a fallire
perch avviene solo su un lato dell'abisso.
Commenta Sylvia;92 Odiavo gli uomini perch non stavano l ad amarmi come padri: avrei
potuto bucarli e dimostrare che non avevano la stoffa del padre. E su Joyce: ...fonte paterna
della divinit. Ed turbata da una semplice fila di parole piene di tutta l'angoscia del mondo.
Le sue parole chiudono con un verso di Joyce: Cuor mio, non hai forse giudizio per disperarti
tanto? Amor mio, amor mio, amor mio, perche mi hai lasciato solo? E la Plath: Se fossi un
uomo, su tutto questo potrei scrivere un romanzo; ma perch, essendo una donna, devo solo
piangere e gelare, piangere e gelare?93
91 A. Giuffrida, Lerotico e il materno nella costituzione dellidentit della donna, 2010, in

www.spi-

firenze.it

92 C. Menghi, Sylvia Plath : La scrittura resta: va sola per il mondo, in www.lacanian.net/Ornicar


%20online/Archive%20OD/ornicar/articles/mng0120.htm
93 ivi

38

L'amore verso un uomo pu supplire al vuoto cui la donna esposta,


l'amore d sostanza e consistenza a quell'apparenza di cui fatta,
apparenza che va a colpire l'inconscio dell'uomo che la incontra, ma
l'amore labile, ondivago, effimero e si incaglia nell'impossibile del
rapporto sessuale, nel suo fallimento.
Sylvia cammina sui bordi di questo rischio, nell'illusione, ambivalente, di essere trattenuta,
di ottenere dalla madre l'amore mai avuto, di guadagnarsi qualcosa che la madre non ha mai
potuto fare per lei. Nella disperazione di non averlo ottenuto dal padre, e nella disillusione, un
giorno, per non averlo ricevuto nemmeno dall'uomo della sua vita, il poeta Ted Hughes.94

In un incontro allinterno di un ciclo di seminari, lo psicoanalista


Francesco Giglio dice:
Il padre qualcuno che si incarica di sostenere il desiderio. Il padre colui che sa unire e
non opporre desiderio e legge. E lamore del padre che permette una fissazione della libido in
un punto al di fuori dellalveo incestuoso.

Giglio attribuisce loperazione di forclusione, che la psicoanalisi fin dai


suoi albori vede come mossa per non dire il nome della madre, alla figura
stessa del Padre:
La forclusione del Nome del Padre, inoperativit del padre che la condizione che lascia il
soggetto esposto alla psicosi, alla legge della madre, alla legge del capriccio della madre.
Nostalgia sempre collegata alla madre. La funzione del padre ha il compito di spostare dallo
sguardo rivolto al passato. Il rapporto padre bambino non diretto ma mediato dalla madre.
Quindi fondamentale il rapporto che la madre ha con il significante del Nome del Padre. Il
compito del padre fornire una metafora paterna che tenga aperta la bocca della madre
coccodrillo.

Voracit dentata, se alla Madre riconosciuto solamente il ruolo


materno. Continua infatti Giglio:
La metafora paterna ci che nomina il godimento in quanto sessuale.
Un padre degno un padre desiderante e dunque un padre castrato, capace di castrare, ma a
partire da un legame con il desiderio, capace di attivare una mancanza.95

Un padre costantemente liquefatto, fluidiqueun pauvre type, perfino


quando duplicato nella figura di un patrigno, spegne ogni desiderio, e ne
94 ivi
95Francesco Giglio, Dal padre alla legge e ritorno, in Frammenti di padre, Milano 2012
http://www.alidipsicoanalisi.it/Archivio-multimediale/frammenti-di-padre-seminario-di-psicoanalisi.html

39

spento. Stiamo accennando a Wolfson e al commento che fa Deleuze del


rapporto tristissimo dello scrittore con i due padri. 96 Entrambi, quello
naturale e il secondo marito della madre che vive con loro, sotto lombra
minacciosa della moglie che tutto decide e stabilisce, rappresentano il
perenne scacco della genitorialit: miseria dei maschi, ipertrofia della
donna-madre. In casa Wolfson il mancare e insieme leccedere a fare da
padrone.
Scrive Simenon:
Dsir lontano, allaltro capo della citt, nel suo ufficio di Rue des Guillemins, e
forse lei partorir tutta sola.
Dsir non intuisce niente, ma proprio niente, come dice Elise a Valrie e alla sorella
Flicie. Lei invece, intuisce troppo e ne soffre e forse intuisce cose che non esistono.
Povero Dsir ,che si spaventa subito
Dsir non capisce o non vuol capire. E dotato di una forza dinerzia esasperante
Lui [Dsir] non pensa al risparmio. Non si chiede mai che ne sarebbe di lei e del figlio, se gli
97
accadesse una disgrazia

Un Padre pu morire dopo aver concepito. Un figlio non mai postumo


alla Madre, qualcosa si dato fra loro, nella gestazione, nel parto, anche
dopo la morte per parto, qualcosa marchiato sulla carne, non una
eredit, ma una traccia corporea, di corpi che si sono conosciuti, che si
sono parlati, non con la lingua del codice, ma con quella della notte.
Scrive lantropologo David Le Breton:
La parola della madre il primo suono che gi in utero fa entrare il bambino nelluniverso
umano della significazione. Ma la sua [della madre] voce, soprattutto, sempre in un
processo di comunicazione, richiama lentamente al senso, cio al legame sociale, il filo teso
che avvicina il piccolo alla sua umanit, facendolo passare dal grido alla parola, alla sua
stessa voce.98

Un figlio postumo al Padre nel ricordo che di lui il figlio stesso o


qualcun altro conserva e narra, che altri ragguagliano.
Ricordo che, inginocchiato al letto di mio padre morto, esclamai nel pianto: Ho appena
quindici anni intendendo di dire: Solo per questo breve periodo ti sono stato vicino, o
babbo. Questa frase fu invece interpretata, e forse ragionevolmente, nel senso egoistico: O
babbo, mi lasci in et nella quale il tuo aiuto mera necessario. Bisogna riconoscere che
96 AA.VV, Dossier Wolfson , cit., p. 19
97 G. Simenon, Pedigree, Adelphi, Milano, 2009, pp. 18,82,113,133, 111
98 D. Le Breton, Il sapore del mondo, Raffaello Cortina editore, Mlano, 2007, pp. 113,114
40

questo era il pensiero rispondente allespressione, e che lespressione non rispondeva invece al
mio pensiero.99

Come osserva acutamente il critico letterario Elio Gioanola, per Gadda il


padre padreterno perch la sua onnipotenza, che il figlio introietta,
impedisce a questi ogni possibilit di relazione autonoma con la realt che
lo circonda e con se stesso. Non ha nessuna rilevanza il fatto che il padre
sia in realt una persona debole, perch in questo caso interviene la madre
a sostenere i giochi totalitari che presiedono linfanzia del bambino.100
La madre morta , per il figlio che non lha conosciuta, la radice fisica.
Quando una madre muore, la parola, veicolata solo dal padre o
dallintorno sociale lingua morta? Certamente una lingua che
continuamente si rompe, continuamente, nel fratturarsi, cerca qualcosa,
oltre la sua levigatezza esteriore.
La Fraire ci allerta sullimpoverimento pulsionale che genera una nuova
figura paterna un Edipo casto svuotato del contenuto pulsionale, la cui
funzione non pi quella del guastafeste che interrompe lidillio con la
Madre, e che non pi dunque lelemento differenziante, ma piuttosto un
rivale che contende alla Madre onnipotente al fantasma materno cio
un potere che ha perduto.101
E continua:
la rottura della solidariet erotica tra madre e padre, condanna le donne allipertrofia
della funzione di cura, estesa metaforicamente anche alla funzione sociale femminile, mentre
favorisce nelluomo un ritiro di stampo autistico. Mentre nellimmaginario collettivo cresce
lautorevolezza delle donne/madri, quello stesso immaginario si raffigura luomo/padre offeso,
marginalizzato, castrato. La disincarnazione del padre e la diserotizzazione della figura
materna che nella sua preponderanza rischia di convogliare nel rapporto con i figli anche
leros che un tempo si esprimeva nel rapporto con il padre di quei figli102

La strenua opposizione da parte degli esseri umani, uomini e donne, ad


un potere erotico che minaccia e rende indefinitamente arduo il cammino
verso la distinzione di s, lerotico materno che allude ad uno stato di non
distinzione, impegna il bambino, ma tiene in scacco, se non viene
elaborato, entrambe le figure genitoriali. Leggiamo in Parat: un gioco
99 C.E.Gadda, Saggi,giornali favole I, Opere di C.E.Gadda, Garzanti, Milano, 1991, p.789
100 E. Gioanola, Carlo Emilio Gadda. Topazi ed altre gioie familiari, Jaca Book, Milano,2004, p.238
101 M. Fraire, Tessiture di nuove relazioni nel tramonto del patriarcato, in: il manifesto 3 maggio 2008.
102 M. Fraire Madrecit., p.
41

che aliena tutti i suoi partecipanti, che si infiltra nel tessuto familiare,
senza che possa mai trovare posto laltro o il diverso.103
La ricerca di unidentit non fantasmatica, chiusa nel vortice delle
identificazioni, starebbe nel passaggio ad un nuovo livello di
rappresentazione simbolica, capace di sovvertire le serie differenziali
della struttura famigliare. La critica di Fraire al femminismo italiano
mirata alla ripetitivit della relazione fra i posti assegnati nelle strutture
famigliari: al posto del padre viene messa unaltra donna, la Madre
autorevole e capace di affido. Cambiano le serie ma non la struttura,
cambia il posto relativo ma non quello assoluto.104 Qual loggetto che
circola fra le serie, Padre/madre; Madre/figlio, Padre/figlio? Il potere, il
potere di dire Io, lIo identificato e identificante, come misura di ogni
altro io della serie. La Fraire non a caso interessata alla riconsiderazione dei rapporti di fratria, orizzontali, proprio a partire dalle
alleanze e dalle lotte per la conquista del territorio, oltre il Padre, per il
Padre.

La violenza del linguaggio


Se il lavoro di Joyce sta sul versante della bulimia scrittoria, che mette a
rischio di costipazione il lettore, un pi colloquiale Simenon mette a
punto centinaia di migliaia di pagine, in un affanno di cui dar conto nelle
sue confessioni e nellepistolario con Andr Gide. Wallace, Gadda, e Plath
nelle poesie, mostrano lo sforzo continuo di incuneare la propria materia,
il contenuto, fra corporeit fonica, corporeit grafica del significante, e la
singolare, personale, fluidit dei significati. Su questo lavorio torna
continuo linterdetto materno, la ricerca spesso finisce in un estenuante
gioco metaforico, inventivo, nel rifugio verso la presunta neutralit dei
linguaggi scientifici, in Gadda e Wallace sostenuto dal retroterra, luno di
ingegnere laltro di matematico e logico, o nel balbettio autoreferenziale
della poesia in Plath. La forza degli interdetti materni investe la ricerca
103 H. Parat , Linceste, PUf, Paris, 2004, p. 113
104 J. Deleuze, Lo strutturalismo, SE, Milano, 2004, pp. 47,48
42

adulta, dal lavoro scientifico si torna incessantemente al raccontare ci


che rimane inerente al lutto di s; nella non compiuta elaborazione della
relazione primaria, i passaggi topici della scrittura sono spesso degli
aprs-coup, rielaborazione posteriore di materiali psichici e, nel caso delle
scritture qui citate, come possibilit che le storie, le invenzioni narrative,
possano fornire nuova efficacia alle esperienze.
Laspetto agonico, violento nel cuore del linguaggio di cui parla JeanJacques Lecercle 105 dettato dallo statuto irrevocabilmente opposto di
langue e lalangue. La lalangue univoca nel senso di uni-direzionata,
rispetto al suo materiale fonico e significante. I segni sono gli stessi della
parole, ad alta voce, delle lingue sociali, ma di questi non hanno
laspetto depurato, la neutralit e la discrezionalit tipici di un codice.
Sono segni analogici, sporchi, continuamente sporcati dallequivoco,
dalle malizie del non-detto, dalla omofonia, dalla danza degli omonimi.
La lalangue gioco, essa gioca con la Lingua e il peccato che le si pu
attribuire suggerisce ancora Lecercle - leccesso, la mancanza di
innocenza, quella che caratterizza la tecnica, quella dei linguaggi della
logica e della elettronica. Nessun gioco linguistico alla Bertrand Russell
per trovare i dimostrativi e i pronomi perfetti, come unici deittici che
possano rivestire la funzione denotativa. La realt della lalangue il
Reale, la Cosa, che non si lascia prendere, nellenunciazione dellIo che
parla, dal dito che segna e dice questo. Forse perch la realt, come ben sa
la porta-parola, non ha a disposizione termini semplici, perch gli oggetti
semplici, vagheggiati dalla filosofia, non esistono. Per la lalangue tutto
descrizione, descrizione infinita delle differenze. Tutto d notizia di esse.
Le statut de chaque mot sera le mme que le mot lalangue lui-mme 106
Come abbiamo pi su detto a sostegno della nostra ipotesi, laccento
posto sulla relazione di esclusione e di complicit fra la Lingua come
sistema e la lalangue, perch il segno, soprattutto nella forma scritta,
scivola sullinciampo dellambiguit e della presunta arbitrariet: la
pletora delle connotazioni e dei significati riposti gli fa lo sgambetto e
spesso ne ride.

105 cfr. J.-J. Lecercle, La violence du language, Paris, Presse Universitaires de France, 1996
106 Ivi, p. 47. Lo statuto di ciascuna parola sar lo stesso che la parola lalangue essa stessa.
43

Il significante gioca e vince, se cos possiamo dire, prima che il soggetto ne sia avvertito, a
tal punto che nel gioco del Witz, il motto di spirito, ad esempio, esso sorprende il soggetto. Col
suo flash ci che illumina la divisione del soggetto107.

Risulta preziosa la riflessione di Daniel Heller-Roazen che porta la


nostra attenzione a soglie, strati, slittamenti della nostra lingua, proprio
quando la vorremmo presa nelle gabbie delle grammatiche, o capace di
catturare il tempo nelle coniugazioni verbali. La questione dibattuta da
Luisa Muraro e da Virno sulla presunzione di una lingua che aderisca alle
cose senza scartare, la cronaca di una costante battaglia, soprattutto
intrapresa dai linguaggi scientifici, per il trionfo della denotazione sulla
connotazione.
Su questo enigma del grado zero riflettevo da giorni tanto che una notte sognai di averlo
risolto: il grado zero non altro che la realtesso esistei retori hanno ragione a postularlo,
anche se poi non riescono a definirlo.108

Ancora con Virno, potremmo affermare che ci che si evince nella


scrittura, soprattutto in alcune scritture, la problematicit fra modi di
dire e modi di essere, fra le descrizioni e i fatti o gli enti. E nella forma
modale dei verbi che si nota lo scarto, nei congiuntivi ipotetici, nei
condizionali pro-fattuali o contro-fattuali, nella scelta dei tempi verbali
che dovrebbero porre in esistenza i cosiddetti eventi. Laccesso alla lingua
segnato dal lutto per una duplice perdita. La prima, quando si perde la
fiducia nella onnipotenza della porta-parola e nel primo mondo da lei
descritto, la seconda quando, entrati nel Discorso del Padre, soprattutto
praticando la scrittura, funzione segnata dalla Legge e dalla sua necessit,
ci si rende conto che nulla garantisce laderenza alla realt esperita dal
soggetto.
Foster Wallace, nelle incredibili note del romanzo fluviale Infinite
Jest, sotto la veste seriosa del glossatore, se la ride della scienza, della
farmaceutica, della linguistica, delleconomia di mercato.
Dice Virno, nello svolgere la sua critica alla ragione denotativa:
.nellimmagine metafisica di un linguaggio presupposto al linguaggio trapela
indirettamente, con sembianze improprie, il carattere preliminare e inaggirabile della nostra
109
appartenenza ad un contesto sensibile, ad un mondo non-linguistico.
107 J. Lacan, Scritti II, Torino, Einaudi 1974, p. 843
108 L. Muraro Maglia o ,cit., pp. 66,67
109 P. Virno, Parole con parole. Poteri e limiti del linguaggio, Donzelli, Roma, 1995, pp IX,X
44

Foster Wallace fa proprio balenare quel sensibile pre-linguistico che,


appena intercettato, gi comunque lingua, parola, scrittura. Se il
problema della relazione fra Lingua e lalangue un incontro-scontro sul
farsi della Lingua, in quanto Lingua della Madre, che la porta con s
verso il bambino, la soluzione non pu che dar adito ad una scelta, ad una
crisi, e dunque ad un lutto. Tale perdita e tale lutto sono anche della
Madre, che smette di lallare con il suo bambino per far s che emerga,
come atto linguistico la potenzialit alla parola, che evolutivamente
disponibile al piccolo umano. Lutto, lutti, mai davvero compiutamente
elaborati.
Per alcuni, ironicamente o drammaticamente (ma non lo stesso?)
sospesi in una ricerca di soluzioni per smarcarsi dalla LM, o di
stravolgerla per disinnescarne laspetto perturbante. Alcuni degli scrittori
da noi indagati, presi pi di altri nellingorgo fra langue-parole-lalangue,
saltano il fosso. Sono i Gadda, i Wallace, gli aderenti al gruppo OuLiPo, i
veri de-costruttori alla Wolfson e alla Roussel. Per coloro di cui abbiamo
potuto ricostruire un minimo di biografia centrata sulla relazione con la
madre, troviamo le tracce di un apprendistato alla lingua materna segnato
da un disamore. Diciamo genericamente disamore, ma potremmo dire,
mettendoci dal lato della madre, impossibilit per la donna di dirsi come
soggetto, di desiderare oltre, e altro, rispetto a quanto previsto dal ruolo.
Ma anche le donne hanno delle voglie. Perch devono essere relegate al ruolo di depositarie
di emozioni, custodi di bambini, nutrici dellanima, del corpo e dellorgoglio delluomo? Essere
nata donna la mia terribile tragedia. Dal momento in cui sono stata concepita sono stata
condannata a sviluppare le mammelle e le ovaie piuttosto che il pene e lo scroto, condannata a
una sfera di azione, di pensiero e di sentimento rigidamente circoscritta dalla mia ineluttabile
femminilit.110

Cos Sylvia Plath descrive nei suoi diari la profonda frustrazione che le
deriva dalladesione emotiva e culturale a unidentit di genere che non
ha scelto.
Depressione, deperimento della capacit di amare. Impossibilit a dirlo,
mancata simbolizzazione, passaggio allatto perverso o addirittura
mortale. Ingiunzione di morte per s, per il figlio. E i figli lottano a furia
di segni, spesso soccombono, alcuni stilisticamente, altri in senso proprio
e, ripetiamo, spesso cos le loro madri. Scrive Jacques-Alain Miller a
proposito di Joyce: Joyce ci mostra che il trauma quello dellincidenza
110 S. Plath, Diari, Adelphi, Milano, 2007, pp. 50,51
45

della lingua sullessere parlante. Joyce ci mostra in modo puro lessenza


del trauma, che il trauma della lingua. 111. C nello scrittore la tensione
traumatica del mettere in parola la scena di una visione:
Le loro voci acute gli gridavano intorno da ogni lato: le loro forme lo serravano, mentre il
sole sgargiante scialbava il miele dei suoi capelli maltinti112.

Nell Ulisse si evidenzia la rottura della coerenza sintattica nelle


divagazioni dei personaggi, Una coroncina di capelli grigi sul suo capo
minacciato, vedimelo scendere faticosamente fino al primo scalino
dellaltare (descende)113, la perdita della temporalit sequenziale come nel
capitolo decimo Le strade, lelenco quasi protocollare dei fatti nel
capitolo che volle denominare Sirene, la purezza di haiku di alcune
descrizioni, Appiccicate al vetro due mosche ronzavano, appiccicate.114
E non pare cos indebito, n forse originale ipotizzare, nella ridda di
citazioni sul padre della lingua, Shakespeare, e sullinglese appreso per
bocca di madre, una scaturigine del trauma di cui parla il critico lacaniano.
Ebbe a dire Lacan a proposito della scrittura di Joyce, invitando chi
ascoltava a leggerlo malgrado la sua illeggibilit e intraducibilit oltre i
confini della cultura occidentale:
Che cosa succede in Joyce? Il significante arriva ad infarcire il significato. E in quanto i
significanti si incastrano, si scontrano leggete Finnegans Wake - che si produce qualcosa
che, come significato pu apparire enigmatico, ma che quanto di pi vicino a quello che,
grazie al discorso analitico, sta a noialtri leggere: il lapsus.115

Sempre un gioco di sostituzioni, il lavorio continuo della


metafora, ma soprattutto, lemergere di quellinciampo.

Lingua materna ?
La nostra ipotesi ripetiamo quella che vede un rapporto strettissimo
fra prime cure, messa al mondo linguistica da parte della madre e quel che
111 J.A. Miller, Lacan con Joyce. Seminario di Barcellona II, in La Psicoanalisi n 23, Astrolabio, Roma, p
44

112 J. Joyce, Ulisse, cit., p. 40


113 J. Joyce, Ulisse, Mondadori, Milano, 1981, p. 55
114 ivi , p. 240
115 J.Lacan, Seminario, cit., p. 35
46

1.

2.

3.

4.

diventeranno la lingua e la scrittura adulta - va interrogata con un invito a


pi compiute investigazioni sul tema. Il protocollo delle obiezioni o delle
attenuazioni del nostro assunto, vasto.
lautonomia a cui deve condurre la cura parentale, materna in primis,
prevede misure di per-versione dalla relazione duale madre-bambino; in
tutte le culture la neotenia umana, come dipendenza infantile, funzionale
agli apprendimenti per lautonomia, fra cui quello relativo alla LM di
evidente importanza perch porta alla competenza linguistica, segnando
luscita dallo stato in-fans;
la locuzione LM non rende ragione della vasta portata della facolt e
della competenza linguistica, rappresenta solo una tappa iniziale
allinterno del fenomeno pi ampio che concerne lapprendimento e luso
del linguaggio; debole, non verificabile, ideologicamente situata in un
contesto di studi di genere, la tesi che sostiene che la LM avrebbe
caratteristiche differenti da quella paterna socializzata, dif-fferire che si
imporrebbe sul piano della significazione come predominio della
metonimia sulla metafora e del legame con il corpo e le cose, prima che
con i concetti;
il linguaggio iscritto allinterno delle culture come lingua della
collettivit e, per gli aspetti sociologici e psicoanalitici, allinterno del
Discorso del Grande Altro e del Padre, a cui, ovviamente, nemmeno la
madre pu sottrarsi; la LM, ancor prima il mother-sense 116 tipico del
dialogo duale/autistico fra madre e bambino, segnata culturalmente
dallappartenenza della madre, dalla sua inscrizione, nella cultura di
riferimento di cui al punto precedente;
la lingua fin da subito la lingua dellaltro, esilio; ogni lingua
dellesilio non fa che sottolineare la condizione di ogni parlante nella sua
lingua, in una continua tensione verso un presunto luogo originario che
non mai il proprio.
Tutte obiezioni che la linguistica classica, a partire dunque da Ferdinand
de Saussure, ha raccolto, metabolizzando lingombro costituito dalla LM,
con la distinzione fra latto di parola e il sistema sottostante, scheletro
inconscio deputato a reggerla. Portato genetico nella grammatica
generativa di Noam Chomsky, capace di produrre tutto quel che serve alla
lingua in atto; potenzialit dellintero sistema a cui siamo insensibili ma
che consente ogni enunciazione, in mile Benveniste; lavoro in praesentia
116 cfr. S. Petrilli, Su Victoria Welby.Significs e filosofia del linguaggio, ESI, Napoli, 1998
47

dei legami sintattici e in absentia dei protocolli di lemmi, in Roman


Jakobson.
Comprensione piuttosto provvisoria, volatilit dei pensieri rispetto
alle parole che dovrebbero significarli, in una presunta aderenza
rappresentativa. Ne scrisse Foster Wallace con la netta consapevolezza
che anche la nozione di tempo ne fosse compromessa:
Ecco un altro paradosso: nella vita di una persona la maggior parte dei pensieri e delle
impressioni pi importanti attraversano la mente cos rapidi che rapidi non nemmeno la
parola giusta, sembrano totalmente diversi o estranei al cronometro che scandisce
regolarmente la nostra vita, e hanno cos pochi legami con quella lingua lineare, fatta di tante
parole messe in fila, necessaria a comunicare fra noi, che dire per esteso pensieri e
collegamenti contenuti nel lampo di una frazione di secondo richiederebbe come minimo una
vita interaLe parole e il tempo cronologico creano tutti questi equivoci assoluti su quello che
succede per davvero a livello elementare. Eppure al tempo stesso la lingua tutto ci che
abbiamo per cercare di capirlo e per cercare di instaurare qualcosa di pi vasto o pi
significativo e vero con gli altri, il che un altro paradosso.117

E sempre in Lacan, leggiamo:


Non dimentichiamo che inizialmente si , a torto, qualificato il rapporto fra significante e
significato come arbitrario. E cos si esprime a malincuore, de Saussure, egli la pensava in ben
altro modo, ben pi vicino al Cratilo, come dimostra quel che c nei suoi cassetti, ossia storie
di anagrammi.118

Scrittura come inciampo


Daltronde il bambino, nel ricevere la lingua dalla madre, viene preso in uno scambio che
affetta il suo corpo, animandolo di un godimento della lingua, appunto lalingua. [] La
lingua materna, come lalingua non dunque la lingua della cultura, n quella del maestro, n
quella del padre, ma una lingua che si incista nel corpo producendo lanimazione intima e
singolarissima del soggetto. Proprio qui, alcuni significanti, delle lettere, delle sonorit
elementari, iscrivendosi nella carne del soggetto, condensano il suo godimento e divengono
indice, segnale, sintomo dellimmediato rapporto tra il soggetto e il mondo. 119
Godimento della Lingua nel momento in cui il significante, inteso nella sua materialit, si
potrebbe dire alla lettera, prende radici nel corpo, esperienza che induce Lacan a costruire
quellefficacissimo neologismo, motrialisme, termine che si origina lalinguisticamente
condensando in s il termine mot e il termine matrialisme per sottolineare non tanto la
sola considerazione simbolica del linguaggio ma il suo risvolto reale, materico dando prova di
117 D. Foster Wallace, Caro vecchio neon, in Oblio, Einaudi, Torino, 2004, pp. 180,181
118 J. Lacan, Seminario XX, cit., p. 19
119 E. Sartori, Tra bosco e non bosco. Ragioni poetiche e gesti stilistici ne "Il Galateo in Bosco" di Andrea
Zanzotto. Tesi di dottorato, p.83

48

come il motrialisme della lettera, del significante sia autonomo, funzioni su se stesso, e sia
portatore di un godimento assolutamente singolare che esso stesso rende possibile; quello
stesso godimento che la parola poetica produce agendo sulla discontinuit del significante con
il significato facendo cos emergere lo statuto materico della lettera. Lalingua tutto questo.
Essa ci dice che la produzione del soggetto passa attraverso il linguaggio che impregna il
bambino nella relazione materna. Per questo Lacan non ha timore di affermare che lalingua
la lingua materna, lingua fuori della gerarchia dettata dalla struttura del linguaggio, fuori
dalla necessit della comunicazione, fuori dalla presa del simbolico.120

Presa che non un prendere, un catturare, ma semmai un rincorrere, un


trafelato mescolare e mescolarsi con le proprie parole. La comunicazione
appare interrotta, almeno nella definizione corrente di un messaggio che
dovrebbe andare dal locutore al destinatario. Niente come la scrittura del
Novecento ha messo pi in forse questo schema lineare, purtroppo non
uscendone vincente data lorgia comunicativa che ci investe attraverso
letere, con le sue pretese di lingua convenzionale e di lingua intima
insieme.
Snob (agg. invar.) il soprannome clef dato dalla famiglia nucleare del recensore a un
fanatico delluso veramente estremo, il tipo di persona che la domenica si diverte a scovare
errori nella rubrica dello stesso Safire. La famiglia di questo recensore suppergi al settanta
per cento snob, termine che deriva da un acronimo, con la battuta storica di famiglia che
S.N.O.B. pu stare per Sprachgefuehl nostra onnipotente beata o Saccentelli noiosi
ossessionati dal blablabla a seconda che tu sia o meno uno snob. 121

Come venire fuori dalla lettura delle invenzioni di Gadda se non


accettando la sfida del disagio che esse possono provocare, o peggio dal
vezzo intellettualistico di addomesticarle ad ogni costo?
E presidenzialmente incadregatosi, dilat le nari in una furia
machiavellizzata: aspir a lungo, fremendo, quel tramontano delle
paravolanti minacce, rimenbranze passionate. E Gadda del Priapo. 122
Acme della flogosi verbizia, non del Bombetta, ma dello stesso Gadda che
pi che da leggersi quasi in paradosso - da ascoltare. E nelloralit
che la scrittura di Gadda sprigiona tutta la sua orgiastica violenza, come
bene si evidenzia in teatro. Lattore Fabrizio Gifuni 123,moltiplicando con
la sua voce la ridda dei significati, ha portato questa scrittura impossibile,
ad assumere significanti che quasi per paradosso escono dalla oscurit
del gioco linguistico e creano una nuova aderenza allattualit politica.
In Gadda il mestiere dello scrittore si manifesta come un bisogno
120 Ivi p 86
121 D. Foster Wallace, Autorit , cit., p. 74
122 C.E. Gadda, Eros e Priap,o Garzanti, Milano, 2012, p. 53
123 F. Gifuni, G. Bertolucci, Lingegner Gadda va alla guerra. Teatro Valle, Roma, 2010
49

imprescindibile, come unesigenza fisiologica.


In me la questione dello scrivere non unambizioncella, ma una mania, un prepotente
bisogno.124

In una delle poche interviste concesse, lautore descrive cos il suo


rapporto con la scrittura:
Codesti giochi [di stile] sono la mia novocaina, mon opium, mon alcool moi.. Il loro
significato biologico e geminale linconscio tentativo di distornarmi dal dolore e dal male.125

Ma tutto questo grandioso lavorio di cui si occupa la critica letteraria e


la psicoanalisi in un proficuo duettare, risulta estranea allindagine
linguistica. Sostiene Milner che la linguistica, in funzione immunitaria,
scarta, considerandolo come difetto, o come mancanza tutto ci che non
rientra sotto il suo governo, a pretese scientifiche. Ennio Sartori, nel
lavoro citato, a proposito dei saperi che non rientrano nella
formalizzazione lineare, annota:
lalingua anche lo scarto, il resto della lingua che sta l continuamente a segnalarci che
effettivamente lordine linguistico si struttura sulla rimozione di tutta una serie di fenomeni che
esso non in grado di formalizzare. Per questo motivo lalingua testimonia di un sapere che
fugge allessere parlante dandosi piuttosto a vedere nei suoi effettigli effetti de lalingua, per il
fatto che esso presenta ogni sorta di affetti che restano enigmatici. 126
Cos laffezione, nel senso spinoziano del termine, laffectio, esito
dellazione di un corpo su un altro corpo, dunque tocco della lalangue, non
entra nella ricerca della linguistica come disciplina.
Anche il filosofo del linguaggio Franco Lo Piparo127 che ragiona su una
lingua prima, incorpata, che sviluppa una bio-linguistica di matrice
aristotelica, non arriva ad usare la locuzione lingua materna. Nella
riflessione sulla lingua embodied Felice Cimatti, mantiene una posizione
molto prudente. Occorre avere qualcuno, prima di noi, che ci parli perch
noi, a nostra volta si cominci a desiderare di parlare. 128 E, citando Lev
S.Vygotskij vede nella parola materna ci che concettualizza e fornisce
124 C. E Gadda, Lettere a Gianfranco Contini, a cura del destinatario, 1934-1967, Garzanti, Milano, p.11
125 C. E. Gadda, Per favore, mi lasci nellombra. Interviste 1950-1972, a cura di C. Vela, Adelphi, Milano,
1993, p.37
126 E. Sartori, Tra bosco cit., pp. 86,87
127 F. Lo Piparo, Aristotele e il linguaggio. Cosa fa di una lingua una lingua, Laterza Bari- Roma, 2011
128 Cfr. F. Cimatti, La vita che verr. Biopolitica per Homo sapiens, ombre corte, Verona, 2011 pp 40, 112;
La scimmia che si parla, Bollati Boringhieri, Torino, 2000 p 110 passim

50

intenzione al gesto infantile. Mancano, ci pare, esplicite annotazioni sulla


matrice della lingua in quanto frutto dellinconscio materno, come stigma
linguistico sul nuovo venuto al mondo, nonostante la Fraire sia stata spesso
sua interlocutrice129.
La poesia il genere letterario che pi sconta questa affezione. Il verso,
lo vedremo ancora, scavo, ricerca di quel che resta della voce e non
esitiamo a dire del gesto - della Madre, nelle parole. Sartori sottolinea
come riconoscere il ruolo della radice materna, gli affetti dovuti alla
presenza della lalangue, siano la chiave per accostarsi alla poesia di
Andrea Zanzotto. Dice Sartori:
Indubbiamente il linguaggio costituito di lalingua. E una elucubrazione di sapere su
lalingua. Ma linconscio un sapere, un saper-fare con lalingua. E quel che si sa fare con
lalingua supera di molto ci di cui si pu render conto a titolo di linguaggio. 130

Anche Stefano Agosti,131 nella prefazione alla raccolta di poesie scritte


fra il 1938 e il 1972, analizza il lavoro che Zanzotto fa, separando
nellarbitrario segno saussuriano, il significante dal significato,
sminuzzando e smontando la langue, sistema grammaticale e semantico.
Sembra che la protesta di Zanzotto, cos la defin Pasolini, vada alla
radice della costruzione poetica e lirica, scomponendo la diurna e
pacificante logica del discorso, come rappresentazione della realt.
Zanzotto accetta leccentricit offerta dallaccesso alla lalangue, voce di
quel Reale che sempre fa da inciampo, di fronte al quale ogni parola
vacilla.
O grumi verdi, ostile
Spessore derompenti pieghe,
terra passato di tomba
donde la mia
lingua disperando si districa
e vacilla; vacilla se dal dorso
attonito del monte
smuove le sue lebbrose fronti il cielo.
Ah passaggio mio fervido, accorato
amoroso passaggio
(Caso vocativo)

Cos, in 13 settembre 1959 (Variante), nel rimando alle liriche della


129 Manuela Fraire, Seminario: La Ripetizione, Uni-Calabria, Centro Studi Filosofia e Psicoanalisi, 20
ottobre 2011
130 E. Sartori, Tra bosco cit. , p. 87
131 A. Zanzotto, Poesie 1938-1972,Mondadori, Milano, 1980.

51

classicit, il poeta spezza il verso con crudele ironia, fa esplodere il


campo semantico, creando un effetto di stanchezza estrema a cui non pu
sottrarsi chi legge:
Luna puella pallidula,
luna flora eremitica,
luna unica selenita
distonia vita traviata,
atonia vita evitata,
mataia, matta morula.

La Madre, la Madre ctonia, terra, radice, la cui pasta Lingua e corpo,


ricorre in invocazioni che rendono ragione del tormento del dire, un dire
che sembra venire proprio dalle viscere materne, uno spazio-tempo gi
condiviso, dono amoroso, imposizione, condanna.
Madre, ignorai il tuo volto ma non lansia
proliferante sempre
in ogni piega in ogni bene in ogni
tuo rivelarmi,
ma non lamore senza riparo
che da te, mostro o spirito, mavvolge
aridamente maccalora.
(Da unaltezza nuova)
Il lavoro di Zanzotto, se appare faticoso e drammatico nella sua scomposizione, anche frutto
di una affezione di origine benigna, verso la quale il poeta prova una profonda nostalgia. La
lalangue non infesta, come succede nella scrittura di altri narratori e poeti, non contamina
morbosamente, ma nutre, rimanda allinnocenza del primo sguardo sul mondo. Come il paesaggio
montano dellinfanzia, essa punge e trapunge e se gabbia da cui non si esce o non si vuole
uscire anche immenso donativo.132

Ancora Sartori, afferma:


ogniqualvolta liscrizione nella lingua che produce il soggetto, producendo anche la
sua lacerazione originaria non viene taciuta ma riconosciuta e perci agita, viene vivificata da
un movimento che molto ha a che vedere con quel decisivo gesto poetico che rende cos feconda
la scrittura di Zanzotto. Un gesto che, nellascolto delloriginarsi della parola, come gi
abbiamo avuto modo di dire, inscena lesperienza dellintervallo tra suono inarticolato e
linguaggio articolato, tra significante e significato grazie appunto ad un complessivo fare
lalinguistico che continuamente incespica sulla lingua e inceppa la lingua, aprendola sui propri
malintesi, sui propri mancamenti interni, su quella separazione che ci riporta incessantemente
al luogo di massima prossimit del dire nei riguardi dellessere; luogo che coincide, vale la
pena di ridirlo, con quello spazio potenziale in cui madre e bambino giocano simultaneamente
la loro reciproca perdita e il loro reciproco ritrovarsi, spazio potenziale, gnessulgo in cui
132 C.Mazzacurati, M. Paolini, Ritratti: Andrea Zanzotto, Gruppo Ed. LEspresso, 2010
52

lalingua incessantemente fa e disfa la stessa lingua materna.133

Leffetto sovversivo nel procedimento lacaniano consiste nel dare


predominanza al significante e allasse metaforico su quello metonimico,
al sintomo, in gergo psicoanalitico, suggerisce la Muraro.
La scrittura, effetto del desiderio, come nella passione della Plath,:
La scrittura un rito religioso: un ordine, una riforma, una rieducazione al riamore per gli
altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. Una creazione che non svanisce con
una giornata alla macchina da scrivere o in cattedra. La scrittura resta: va sola per il mondo.134

Cos la scrittura di Foster Wallace, tentativo, mai riuscito, di smarcarsi


dalla madre, di effettuare una simbolizzazione necessaria ma
interminabile.
La sua [di Wallace] unica religione restava il linguaggio: Nientaltro infatti aveva il potere
di plasmare e controllare le masse. Il potere di Dio, in confronto al linguaggio era modesto.
Ecco il perch della sua ossessione per la grammatica. In una lettera a Franzen formul la
questione in questi termini: Se le parole sono tutto ci che abbiamo, sono dio e il mondo,
allora dobbiamo trattarle con attenzione e rigore: dobbiamo venerarle.135

Non solo per, diremo noi, un rincorrersi di metafore ma, come ebbero
a dire sia Freud che Jackobson, anche catene metonimiche, in cui si
annodano per vicinanza le cose, i corpi, i loro frammenti. Materiali che
non trovano pace nei segni della Lingua, annotano sempre un altrove, un
riferimento non cercato, un groviglio non sciolto.
Per Silvia Plath, il grumo che viene a galla in ogni discorso con la
madre costituito dal divieto di parlare del dolore, il divieto di nominare
la sofferenza. Interdetti materni dettati dalla necessit di tutelare i
meccanismi di difesa della madre, ci dice Alice Miller 136. Le lettere di cui
era stata destinataria la madre Aurelia erano lesempio di una Sylvia
eccessiva, morbosa. Lansia di scrittura della figlia era interpretata come
una costruzione sintomatica, il segno esterno di un malessere
naturalizzato, un tratto del carattere. Ma per la Plath, quel che ruota
intorno ad una perdita senza elaborazione - il lutto per la morte del padre
si collega alla catena di atti del disamore materno. La comprensione
133 E. Sartori, Tra bosco cit pp. 86,87
134 S. Plath, Diari, cit., p. 324
135 D.T. Max Ogni storia cit., p.266
136 A. Miller, La persecuzione del bambino. Le radici della violenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2003,
p. 228

53

negata, la sottolineatura di una eccessiva debolezza emotiva


costituzionale, misero Sylvia nel binario morto del doppio vincolo.
Volere lapprovazione materna e pensare che comunque sar solo un
surrogato di quella da parte del padre, per sempre perduta.
Nel lavoro di Foster Wallace la figura del padre, anche nelle vesti di
James Incandenza in Infinite Jest, quella di un assente a cui non viene
rivolta nessuna richiesta di approvazione. Per contro la figura materna
incombente, e se tenta di curare dal dolore, produce intossicazione.
Foster Wallace credeva che il comportamento della madre, quella stolida insistenza a
proposito del fatto che tutto andasse bene e il desiderio di proteggere il figlio , avesse insomma
favorito in lui linsorgenza di quellatteggiamento di negazione del dolore che soggiaceva
allabuso di droga e alcol. La relazione tre le due cose era cos ovvia[] che sua madre
avrebbe benissimo potuto insegnargli direttamente come miscelare i drink e togliere i semini
137
allerba.

Nel film Sylvia, diretto nel 2003 da Cristine Jeff, il dialogo in


cucina con la madre rappresenta una sorta di climax della sospettosa
accoglienza che la donna fa alla figlia e al nuovo marito. Lantipatia
mostrata di primo acchito dalla madre, appena smorzata dalla cordialit
borghese, la sfiducia verso le scelte di Sylvia, si mostrano evidenti
quando le viene chiesto di esplicitare un giudizio sulluomo. La risposta
della madre un capolavoro di elusione e di spostamento: s,
preoccupata, ma lintento proteggere Sylvia da unavventatezza,
unaltra, ancora. Un gesto, unesperienza, questo matrimonio avventato,
che non rientrano nel mondo dei significati materni, dalla Plath sempre
elusi, delusi. Eppure terribilmente presenti, in un costante agone.
Anche Foster Wallace preso nelle maglie di unapprovazione materna
sempre mancata e dalla comparsa continua, anche sotto la competenza
linguistica espressa in buone performances, di qualcosa che storce, rompe,
guasta:
Nel mio caso, la mamma una professoressa di Composizione e ha scritto pi di un manuale
sulluso della lingua ed una snob del tipo pi accanito e intrattabile. Il motivo per cui sono
uno snob , almeno in parte, che per anni mia madre ci ha fatto il lavaggio del cervello usando
ogni possibile sottigliezza. Eccovi un esempio: se uno di noi figli commetteva un errore
grammaticale, mamma faceva finta di avere un accesso di tosse che continuava finch il figlio
in questione non identificava lerrore e lo correggeva. Era fatto tutto con molta autoironia e
leggerezza; tuttavia a ripensarci ora, sembra un po eccessivo fingere che se tuo figlio parla in
137 D.T. Max, Ogni storia cit., p. 271
54

modo scorretto vuol dire che ti sta negando lossigeno. La cosa veramente raggelante, per,
che adesso ogni tanto mi riscopro a fare lo stesso gioco con i miei studenti, (completo di finta
pertosse.) Sono quasi certo che Harper lo taglier, ma vorrei aggiungere che avevamo
anche una divertente, ma a pensarci ora raggelante canzoncina di famiglia che la mamma e noi
piccoli snobini cantavamo nei lunghi viaggi in macchina, mentre pap alzava gli occhi al cielo
e guidava in silenzio138

Intercettare il gioco infinito di avvicinamento ad un significato primo,


ad un grado zero della lingua che la liberi dal ricatto della lalangue, che la
sposti sulla denotazione ad effetto scientifico, sembra lo scopo delle
esilaranti ed estenuanti note di Foster Wallace inInfinite Jest. Leffetto
umoristico dato proprio dalla consapevolezza che il tentativo fallisce
sempre, e torna efficacemente solo sotto la forma del witz, del gioco.
Nella nota esplicativa del nome Bob Hope si legge:
termine gergale bostoniano, sub dialettale di origine sconosciuta per cannabis, fumo,
marijuanaBin Crosby designa la cocaina...E ancora: lidrolisi un processo metabolico per
mezzo del quale la cocaina organica viene suddivisa in benzolecgonina, metanolo139

Scrive la psicoanalista Colette Soler che non c sapere assoluto


possibile e che il discorso non pu esercitare la sua presa su qualcosa che
sia una totalit del sapere perch lAltro, come luogo della parola,
sempre mancante, sempre altro. In sintesi: nellAltro c un buco. E
proprio questo il limite interno allordine simbolico.140 La Lingua della
scienza infelicemente costrittiva, ma linsidia operata dalla lalangue non
meno terribile. Non resta che giocare sul limite, rendendole entrambe
grottesche.
Daltra parte ricorda la giornalista Maria Bustillos, il gioco era anche
ambiguamente giocato in complicit indiretta con la madre, professoressa
di linguistica. Sally Foster Wallace scrisse, ricorda la Bustillos, una
grammatica, Practically Painless English, in cui gli esempi che
dovrebbero illustrare un approccio facile alla lingua sono tutti affidati ad
una serie di manicomiali vicende di mostri, gorilla, e distrazioni fatali per
le protagoniste. Sotto la lingua delle classificazioni e delle
sistematizzazioni occhieggia un sottofondo poco governabile. La lingua
scientifica si trasfigura nel gioco degli strati sotterranei, crea lequivoco in
chi legge: sta leggendo un testo di grammatica inglese o un macabro
gioco a cui la lingua sempre esposta? Dunque, il gioco svela il suo lato
138 D. Foster Wallace, Autorit e uso della cit., pp. 76,77
139 D. Foster Wallace, Infinite,cit., p. 1322
140 C. Soler, Quel che Lacan diceva delle donne, Franco Angeli, Milano, 2005, p.228.
55

dombra, lo scherzo che si giocano i due non mai paritario, un gioco


da cui non si esce; se non si pu smettere di giocare, si sta facendo altro,
si lotta, si sta in una schermaglia.
Il biografo Max riporta che pur nel lungo periodo in cui, su indicazione
dello psicoterapeuta, Foster Wallace non frequentava pi la madre,
ciononostante continuava ad interpellarla ogniqualvolta, nell'
insegnamento, si trovava di fronte ad un problema grammaticale di
difficile soluzione.
Scrive Milner:
Lalangue est,en toute langue, le registre qui la voue lquivoque. Nous savons comment y
pervenir: en dstratifiant, en confondant systmatiquement son et sens, mention et usage,
criture et reprsent, en empchant de ce fait quune strate puisse servir dappui pour dmler
une autre.141

La specificit della LM, nelloralit dellenunciazione, nella grana della


voce, quella di impregnare lo spazio affettivo e relazionale
La Madre parla e parlando fornisce i significanti che organizzeranno il corpo pulsionale,
mette in opera, con la dimensione della domanda, quella del desiderio e del significante fallico,
quella dunque dellenigma stesso dellAltro.Possiamo cos dire che la cosa materna il luogo
di tutte le metafore, che ci che tutte le metafore hanno di mira.142

Mentre si mantiene vivo il problema, il dramma secondo Derrida, di


dover lasciare segni nella stessa evenienza del momento comunicativo, le
parole arrivano stratificate, fuori da una sequenza, oltre la linearit,
creano il territorio in cui si colloca la parola altrui, dellAltrA. La LM, la
prima Lingua fra Madre e bambino, fronteggia Godimento e Legge in una
continua, estenuante, convivenza con i vocalizzi, le fonie aperte ad ogni
possibilit, con il suo stesso lallare e stare al gioco del baby talk, con le
metonimie, le allegorie e i tentativi di normalizzazione. Il bambino non
mai davvero in-fans, qualcuno parla per lui; il dramma del rapporto fra
simbolo e oggetto-realt-letteralit-cosalit si pu esprimere con la
metafora della pittura: vedere, disimparare a vedere per far apparire il
retro, occorre che limmagine, nella sua presenza obnubilante, si
cancelli e al tempo stesso rimanga nella sua assenza.143
141 J.C. Milner, Lamour cit., p. 20 Lalingua , in ciascuna lingua, il registro che la destina allequivoco.
Sappiamo come arrivarci: destratificando, confondendo sistematicamente suono e senso, menzione e uso,
scrittura e rappresentato, impedendo dunque che uno strato possa fare da appiglio per districarne un altro.

142 C. Soler, Quel che, op. cit., p.230


143 cfr. J.B. Pontalis Perdere di vista , Borla, Milano 1993
56

Nella relazione fondativa Madre-bambino la LM consente a due


creature di trovare, espandendosi, i propri confini; la LM non solo
lincontro fra la differenza somatico-psichica donna/bambino, frutto,
funzione e risultato, di un pre-esistente universo simbolico: la funzione
materna appare cos non separabile da quella femminile, che preesiste e
rivendica la propria esperienza.
Secondo Jean Laplanche,144 la Madre lagente della seduzione
generalizzata e la sua neutralizzazione avviene mediante la parola adulto;
la neutralizzazione comporta una depurazione del desiderio materno e la
sua traduzione in cura materna. Ma, se lipertrofia della funzione materna
pu venir neutralizzata, coperta, dal Nome del Padre, il corpo parlante
continua a manifestare il suo primato, proprio nella scrittura.
In Wolfson, la madre, la sua voce, la sua stessa presenza fisica, sono
lorigine dellodio viscerale che linvalide, lhomme schizophrnique,
come egli si definisce, nutre per la lingua inglese, giustificano la fuga
verso altre lingue, il francese soprattutto. La madre anche chi lo cura.
Cura ambivalente, di sostegno e di attacco, sempre doppio-vincolante:
lamenta la magrezza del figlio, ne disprezza gli attacchi bulimici, si
preoccupa perch mangia disordinatamente, ma riempie la credenza di
cibi tossici. Eppure, molto spesso, Wolfson ne ha compassione. Forse
anche la donna una povera alienata. Kid, kid! tradotto in mon petit,
riportato fra le righe, mantiene inalterata la tenerezza dellinvocazione
materna. Wolfson ha le idee chiare, la madre d continuamente prova di
indiffrence fondamentale, sinon de vrai antipatie, eppure lodio viene
spostato sulla Lingua, un oggetto che si interpone fra lui e la madre, a suo
dire, sempre manipolabile, emendabile, mediante il confronto e la
sostituzione con le altre lingue. Forse, conclude linvalide, verr un
tempo in cui la lingua inglese potr essere riportata a nuova vita
simbolica. Sar il tempo della guarigione.
Sotto il nuovo regime dellallegria, scrivere diventa un modo per scendere in profondit
dentro te stesso e accendere una luce precisamente sulla roba che non hai voglia di vedere o
che vuoi che nessun altro veda. E questa roba si rivela (paradossalmente) proprio la roba che
accomuna scrittori e lettori in ogni parte del mondo, e da cui tutti si sentono chiamati in causa.
La narrativa diventa uno strano modo per accettare te stesso e per dire la verit, invece che un
modo per sottrarti e presentarti nella maniera che credi pi attraente.145
144 cfr. J. Laplanche, Tra seduzione e ispirazione:luomo. La Biblioteca, Bari-Roma, 2002
145 D.T. Max Ogni storia damore una storia di fantasmi. Vita di David Foster Wallace Einaudi Torino,
2013, p. 281.

57

Nella mia vita di umiliato e offeso la narrazione mi apparsa, talvolta, lo strumento che mi
avrebbe consentito di ristabilire la mia verit, il mio modo di vedere, cio: lo strumento della
rivendicazione contro gli oltraggi del destino e de suoi umani proietti: lo strumento, in
assoluto, del riscatto e della vendetta. Sicch il mio narrare palesa, molte volte, il tono risentito
di chi dice rattenendo lira, lo sdegno.146

Anche per le donne, soprattutto per loro, esiste il paradosso di cui ci


dice Foster Wallace: la roba interiore emerge nella scrittura e nella lettura,
malgrado i tentativi per tenerla a bada. E le donne leggono moltissimo,
sono lidealtipo del lettore, scrive largentino Ricardo Piglia nel suo testo
di critica letteraria147. Le donne scrivono molto, da sempre. Anche
quando sono state escluse dalla cultura ufficiale, hanno tenuto diari,
inventato scritture segrete. Esemplare il caso delle donne cinesi di etnia
Yao che inventarono un codice per scrivere sulle stoffe, il Nu Shu.
Scrittura fonico-sillabica, non per ideogrammi, risalente al periodo fra il
1000 e il 1500 dC, veniva praticata nelle cosiddette brigate femminili e
trasmessa dalle madri alle bambine. I quaderni sono di carta, rilegati in
stoffa, e la brigata femminile, o una sorella, o la madre, li donavano in
occasione delle nozze alla donna che, in ragione della norma della patriviri-localit, doveva lasciare il suo villaggio e raggiungere la casa del
marito. Una forma di ribellione contro la lingua ufficiale e un modo per
serbare i racconti, le filastrocche, le canzoni, il patrimonio femminile, una
maniera per elaborare il lutto della perdita del legame materno e filiale.
Come non vedere, pi in generale, un modo per elaborare la perdita di
secondo livello che ogni figlia subisce nel distacco dalla madre, quando il
padre ostile e reinterpretato dal marito-padrone? Oggi la Nu Shu
considerata una specie protetta, un oggetto culturale arcaico, ma la
domanda : le donne hanno oggi una loro scrittura? Ne hanno ancora
bisogno?
Posso smembrare tutti i nomi e ricomporli a caso, creandone mostri pi strani delle chimere
e dei centauri. Posso abolire i linguaggi usati e inventarne altri inauditi. Depredare le necropoli
e i barbari dei loro nomi. Posso ordinare gerarchie di nomi certuni venerandoli come sacri,
altri schifandoli come immondi, e dopo sovvertirne gli ordini: mischiare le voci di tutti i
vocabolari a un corale di bestemmia e implorazione, o meditare su un solo nome riducendone
gli altri al silenzio. Posso straniarmi da ogni significato verbale. Vociferare in una lingua dei
misteri come gli ossessi e le sibille. O emettere sillabe senza senso. O proferire soltanto dei
numeri. Posso, rigettando per sempre le voci articolate, urlare come i muti, abbaiare come i
cani o fischiare contro il vento148

Cosa c nella scrittura di una parola? Regole di costruzione, sintassi,


come solidariet fra le parti, nata nella relazione originaria come voce,
146 C. E. Gadda, Intervista al microfono, in I viaggi e cit. p 94
147 cfr., R. Piglia, Lultimo lettore, Feltrinelli, Milano, 2005
148 E. Morante, Il mondo cit., p. 61
58

testo vocale prima ancora che orale in senso proprio. Per dirla con Lacan,
si tratta di sapere che cosa, in un discorso, si produce per effetto dello
scritto.149 Lacan prosegue evidenziando il ruolo del significante come quel
che veramente si intende. Anche noi sottolineiamo come si detto negli scrittori che abbiamo scelto per questo percorso di riflessione, la
centratura del loro lavoro sul significante.
La lingua acquista per il poeta una duplice valenza: da un lato la lingua come codice,
come luogo del rimosso, del sapere e della storia, luogo delletica, griglia che articola la realt,
ma dallaltra parte la lingua come il luogo stesso della mancanza-a-essere del soggetto, il
luogo di una presenza strutturalmente perduta, di un mancamento radicale e incurabile, un
mancamento che si aggira in modo radiale su tutto il campo del vissuto.150

Nella parola scritta, nel saggio, nel lavoro di riflessione scientifica,


depositato luniverso dei significati del Discorso Paterno e del Grande
Altro: razionalizzazione, rappresentazione codificata mediante segni e
segnature del dato percettivo; la descrizione e la spiegazione frutto di una
visione condivisa della realt in una comunit che lavora dentro tautologie
e paradigmi culturali dominanti. Ma la Lingua mostra il lato dombra,
sicuramente nel modernismo, fra le due guerre.
Scrive Rabat, concludendo il suo saggio sullo stile:
Ho parlato di tre stili diversi ipotizzando che la loro combinazione ci consenta di
definire uno stile modernista: lo stile isterico, dominante in poesia (Pound, Eliot) ma presente
anche in Joyce e Woolf; lo stile paranoico, latente in Joyce e evidente in Lewis; lo stile
ossessivo di Stein e Beckett con le loro ripetizioni seriali. Queste definizioni non sono frutto di
unimprovvisata esercitazione psicoanalitica, ma piuttosto strumenti per individuare diverse
reazioni alle condizioni sociali []Dietro lo stile isterico sta la questione della donna, o
piuttosto della femminilit, intesa come apparenza o verit, vistoso travestimento o pi
profonda interiorit, capace di provocare il panico tanto negli uomini quanto nella donne. []
lo stile paranoico tocca la questione del grande Altro, sia esso il nemico che Lewis ama creare
per poterlo continuamente esecrare, o quellAltro che, come in Joyce, costringe la scrittura a
penetrare nei pi intimi recessi della schizofrenia femminile.151

Ricorda ancora Rabat che, lo scrittore amato da Foster Wallace, Pynchon


si dedic, soprattutto in Incanto del lotto 49, alla descrizione della
paranoia americana. Ma, in ogni scrittore analizzato, il martellamento
linguistico, si incarica di mostrarci la Cosa in tutto il suo orrore. Non
tanto strategia il modernismo, afferma, ma confronto diretto con la
lingua in s.152
Per Giorgio Agamben, nella lingua poetica che emerge lo scarto di cui
abbiamo detto. Cita Dante: parlar materno che esso uno e solo prima
149 J. Lacan, Seminario XXcit., p. 31
150 A. Di Ciaccia, Andrea Zanzotto o il mancamento radiale, in Ornicar, http://www.lacanian.net/Ornicar
%20online/Archive%20OD/ornicar/articles/dcc0112.htm

151 J-M. Rabat, Una lingua straniatacit,, p. 773,774


152 J-M. Rabat Una lingua straniatacit, pp. 772,773
59

ne la mente. Ancora, aggiunge, questa Lingua intesa come una sorta di


destino ma rimane in realt una promessa, il ricordo di un vuoto che la
poesia avr il ruolo di riempire. 153
Nel corso del secolo scorso le ibridazioni di ispirazione surrealista fra i
registri della scrittura e fra i generi della letteratura, hanno mostrato la
fragilit dei confini fra orale e scritto, stili e maniere espressive e,
insieme, una sorta di preoccupazione per questa fragilit. La ricerca della
precisione nelle descrizioni di tipo realista si accompagnata, nello stesso
tempo, alluscita di senso della scrittura che, forzando il segno e il suo
significato, scivolata consapevolmente verso lironia, in una versione
ampia del motto di spirito, potremmo dire. Pensiamo al gruppo
dellOuLiPo gi citato, alle invenzioni di Perec, sperimentazione
linguistica, lavoro sulla temporalit verbale e su tutto ci che nutre le
cose, ci che noi instilliamo in loro, e ricerca scientifica semi-seria,
parodistica, come nella raccolta Cantatrix sopranica L. e altri scritti
scientifici, gi citata. Una ricerca intorno allo spazio non saturabile fra le
cose e le parole che le dicono. E, nello stesso tempo, la terribile evidenza
che esse acquistano fuori da ogni nominazione, come presenze ossessive,
intrattabili simbolicamente. Ancora, nel pensicchiare, nel thinkating di
Ignacio Matte Blanco, nel linguaggiare di Humberto Maturana, nelle
vivide intuizioni nellaura del dormiveglia che Albert Einstein
considerava la fonte di molte sue scoperte, negli appunti su provvisorie
rappresentazioni, nellelenco disordinato dei dati raccolti, lavora il
materiale inconscio. In ogni ricerca, qualsiasi sia il suo scopo ultimo, c
la passione di sapere, c il bisogno/desiderio di un bambino di conoscere,
attraverso la storia sulla sua venuta al mondo, le storie sul Mondo, magari
smarcandosi proprio dalle interpretazioni materne.
In-capacit di narrarsi, mancata educazione al racconto famigliare,
inappropriatezza del racconto delle origini: tutto ci nutre la
fantasmatizzazione su una presunta realt, che si vorrebbe autoevidente,
fondata, inequivocabile. Saperi e conoscenze sono legati al voler sapere e
conoscere intorno allorigine, cosa ne stato fatto, nella relazione con la
Madre, di questo racconto, come la Madre lo ri-novella, lo censura e lo
tabuizza. Tale racconto un modello, il calco di ogni indagine e
racconto successivi. Il desiderio si muove fra dubbio e certezza della
fondazione, ogni investigazione rappresenta un investimento su di s e
sullaltro da s, oltre la relazione primaria.
153 G. Agamben, Lidea della prosa, Quodlibet, Macerata, 2002, pp. 29,30,31.
60

Anche la Madre attraversata dal dolore e dalla meraviglia che suscita


un sapere. Lei sa di essere responsabile, in quanto interlocutrice unica,
della tensione pulsionale del bambino, sa, lo apprende subito, che sta a lei
trasformarla in potenzialit di investimento su altri oggetti, movimento
che anche per s deve compiere. La Madre sa, fin dallinizio, la forza
distruttiva degli elementi pulsionali non elaborati. In nessuna altra
esperienza umana costruire e distruggere hanno lo stesso passo iniziale,
mai la morte cos vicina alla vita come quando un bambino attaccato
al seno. La scrittura si fa piacere del testo se ha buone impronte
originarie, altrimenti si converte in ricerca ossessiva, passione dolorosa
per la pagina bianca, altrimenti imbrattata da segni mai davvero adeguati.
Loggetto, i segni stessi come oggetto di investimento, sfuggono
costantemente ad ogni presa. Nella narrativa e nella poesia, gli elementi
che hanno caratterizzato la prima parola e la sua portatrice, tornano,
tornano come guizzi, ri-membrati, ri-memorati, passati al setaccio della
rimozione, mai delloblio. Non scevra dalloperazione razionalizzante, di
controllo sulla relazione forma/contenuto, la narrazione di storie sposta il
peso della significazione sul significante, la forma condizione del
contenuto, diventa ci che si definisce uno stile, quel che Barthes colloc
sulla soglia fra lingua, corpo di norme, scrittura come etica della forma, e
quel luogo, quasi extralinguistico, verticalit biologica, infisso
nellinconscio. Nella prima lingua, si potrebbe dire. Lo stile, scrive la
saggista Nadia Fusini,
come un logos letterale fa presa su un corpo animale, segnandolo con una iscrizione che,
dal modo in cui quel corpo la riceve o la contraddice, a me pare che mostri cos, nel modo,
appunto dellassunzione, un sapere della differenza difficilmente articolabile in un contenuto,
come del resto sempre ogni fatto di stile. Perch il sapere che trapassa in uno stile che altro se
non rinuncia ai grandi sistemi discorsivi, e invece incarnazione nellevidenza concreta di un
gesto, o di una scelta? Esaltazione cio della singolare esperienza che mette cos in scacco quei
significanti pi generali che quellunicit non sono in grado di comprendere.154

Dunque, avere uno stile, inventarlo, andare verso una radicale


differenza, mancando il genere, donna/uomo, secondo la Fusini, e insieme
i generi, le tendenze, il mood, la maniera.
Come nel gesto del tiro con larco, dello schioppo per Gregory Bateson,
nel movimento mistico del tennista di Foster Wallace, esso un gioco di
calibrazione, modalit tipica di una tecnica, che non mai solo tale, che
non si descrive in sequenze di singoli atti, ma vive in una gestalt. Lo stile
dunque, come ogni invenzione, questione di sottrazione dallOrdine del
Discorso, di destituzione di tale ordine, in cui siamo stati inscritti.
154 N. Fusini, Il sapere della differenza, in Alfabeta/supplemento n. 89 ottobre 1986, p. 11
61

Provando a parafrasare ancora Foster Wallace, esso una questione di


lucentezza, di luminosit, di riflessi che la parola pu prendere. E
persistente manipolazione, dello scrittore, e reciprocamente, di chi legge.
Foster Wallace ne fornisce un esempio indiretto, raccontando la maestria
del tennista Federer, un esempio di scrittura che vuole esprimere una
mistica del gesto, per un atleta soprannaturale:
La spiegazione metafisica che Roger Federer uno dei rari, soprannaturali atleti che
sembrano esser stati esentati, almeno in parte, dalle leggi della fisica una creatura dal
corpo fatto di carne sia, in un modo o nellaltro, di luce.la sua capacit di interpretare e
manipolare gli avversari, di mescolare effetto e velocit, di sviare e mascherare155.
Il genio non riproducibile. Lispirazione, per, contagiosa e multiforme, e anche soltanto
vedere, da vicino, la potenza e laggressivit rese vulnerabili dalla bellezza significa sentirsi
ispirati e (in modo fugace, mortale) riconciliati.156

Anche in poesia, lo diciamo solo in rapido e superficiale accenno, la


questione della metrica questione di stile, dato culturale, ma soprattutto
dato personale, bio-grafico. Le regole formali che governano un verso
sono messe alla prova del ritmo interno: il tempo si frange, si rompe,
indugia o accelera sullurgenza del materiale interiore gi affetto da un
proprio ritmo, in cui il fenomeno della latenza fondamentale; le
increspature del discorso versificato rispecchiano, forse pi che nella
prosa, il fatto che lespressione ha una sostanza e non solo una forma
codificata dalluso.157 Laccentazione, il trascinamento a cui una
determinata parola costringe la voce, il fonema che si riempie di sostanza,
sono la sua cifra. Come dice Giorgio Agamben, proprio nelluso del
verso, mediante lenjambement, limite sintattico nel rigo della scrittura,
che la poesia paga la differenza fra s e la prosa. Il verso scava. Esita la
parola sulla soglia della-capo, esita il significato sul limite del suono.
I tipi sottili
Sono sempre con noi, i tipi sottili
Poveri di dimensione come le figure grigie
Sullo schermo del cinema. Non sono
Veri, diciamo:
fu solo un film, fu solo una guerra
che riempiva di titoli paurosi i giornali quando
eravamo bambini, che nella fame
dimagrirono tanto e non rimpolparono pi
le membra sparute158

155 D. Foster Wallace Federer, il mutante e il segreto del tennis perfetto, in La Repubblica, 3 settembre 2006
156 D. Foster Wallace, Il tennis come esperienza religiosa, Einaudi, Torino, 2012 p.75
157 Cfr L.Hjelmslev,I fondamenti della teoria del linguaggio, Einaudi, Torino,1968
158 S. Plath, Opere, Mondadori, Milano, 2002, p. 151
62

Uno stile nasce dallesperienza interiore di chi scrive,


dallavvicinamento ai temi della totalit e della disgregazione, dellunit
simbiotica, della scissione arcaica, della ricomposizione soggettiva, della
divisione costituente. Questi aspetti centrali nel processo di
identificazione, mettono in mostra linsopportabilit di tale vicinanza e
della, inevitabile, censura. Il campo in cui muove uno stile, quello del
Reale, ci che deve essere continuamente ri-scritto. Ma, come ricorda
iek,
larte moderna e la scrittura oppongono non gi la realt oggettiva, ma loggettivamente
soggettivo che soggiace al fantasma. nellarte contemporanea incontriamo spesso tentativi
brutali di tornare al reale - a lettera minuscola - di ricordare allo spettatore e al lettore che
quel che percepisce finzionecome quando gli attori o lo schermo si rivolgono a noi
direttamentequando lo scrittore interviene direttamente nella narrazione con commenti
ironici.159

Nel lavoro di scrittura della Plath evidente il bisogno di pareggiare i


conti con la madre, con il marito, con i figli. Ricorda la Fusini che i
fantasmi di queste figure aleggiano oppressivi, la pesantezza che Simone
Weil oppone alla Grazia, a cui lIo cerca di resistere. Nella poesia della
Plath i vocaboli liberi da vincoli, e quelli presi nel nesso sintattico oppure
nellenjambement, sono scene, significanti-cose, cristalli a pi facce,
rotanti su un senso evocato o evocabile da chi scrive e da chi legge.
Autoreferenziali, eppure capaci di scheggiare lascolto, la lettura, magari
provocando estraneit, disgusto, orrore o empatia. Neologismi, hapax,
condensazioni fonematiche, formule incantatorie, acting-out che non
possono che parlarci con la prima lingua, con il balbettio, la lallazione
della madre e del bambino, incatenati nel mother-sense. Dallorlo della
ferita, scrive Fusini, qualcosa insorge, un significante che si presenta
indipendente dal significato. Anzi lo spezza. Negli ultimi lavori la tessitura
di Sylvia Plath si straccia, e queste poesie spaventano, perch in esse il
mondo morto.160
Limite
La donna ora perfetta
Il suo corpo
Morto ha il sorriso della compiutezza,
lillusione di una necessit greca
fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi
159 S. iek, Leggere Lacan. Guida perversa al vivere quotidiano, Bollati Boringhieri, Torino, 2009, p. 76
160 N. Fusini, Introduzione in S. Plath , Opere, cit, p L
63

nudi sembrano dire:


Siamo arrivati fin qui, finita.
(5 febbraio 1963)161

Le madri degli scrittori qui in esame inducono i figli ad uscire dallo


spazio di cura, per astio, per delusione, per deviazione del desiderio ma,
nella stessa mossa, ne favoriscono gli studi come promozione sociale. Fu
cos per Gadda e per Simenon, fu inevitabile lascito famigliare borghese
in Plath, e per Foster Wallace, come ebbe a dire, imperativo WASP. Ma la
nevrosi, spesso la psicosi, si palesa nellinutile, sempre respinta, azione di
dono della propria scrittura alla madre. Nelle dediche della Plath, nei
risentimenti di Simenon per lindifferenza della madre verso la sua
produzione e la sua fama, si evince il fallimento di questo donare
perverso, pervertito. Dono che vuole una restituzione non qualsivoglia,
ma quella inscritta nel tipo di dono stesso: una Lingua condivisa,
unintimit ritrovata, una complicit perduta.
Anche in Virginia Woolf il mondo della lalangue e della scrittura
mantengono la drammaticit di un luogo necessario, eppure impraticabile.
Leggiamo le parole di Stella Harrison e quelle della scrittrice:
Affermiamo che il simbolico di Woolf reale perch si risolve nel legare questo
annodamento: casa, linguaggio scrittura. N il linguaggio n lalingua le permettono, da soli,
lavvento e luccisione della Cosa. Luglio 1937. In modo martellante lei ripete questo stesso
grido, nel mezzo della conferenza (il documento inedito) : I am so composed that nothing is
real until I write it. Aprile 1939 E la testimonianza di una cosa reale, al di l delle apparenze,
e io la rendo reale traducendola in parole. E solo traducendola in parole che le do la sua
intera realt. Questa intera realt significa che essa ha perduto il suo potere di ferirmi. 162

Contraddizione, paradosso dunque, nella parola scritta degli autori


analizzati, perch vige il desiderio di autonomizzarsi dalla Madre proprio
mediante la Lingua, quella comune, veicolare, veicolante significati, ma
proprio questa lingua, usata con precisione chirurgica, che non pu evitare
la ri-caduta nel vicolo cieco, nel pozzo dellunicum materno, autistico,
autoreferenziale, cosale, carnale. La trama ritmica di origine fisiologica e
inconscia sembra stare alla base della scrittura.
Scrive Barthes:
161 Sylvia Plath, Opere, cit., p. 809
162 Stella Harrison, Virgina Woolf, battaglia verso un sinthomo, in Papers, BulletinElectroniquedu
Comitd'Actiondel'coleUneVersion20092010 n. 5, Nov-Dic. 2009,
http://2010.congresoamp.com/it/textos/papers/papers_05_it.pdf, p. 19. Sono fatta in modo tale che niente
reale finch non lo scrivo

64

la lingua dunque al di qua della letteratura: lo stile quasi al di l: le immagini, il lessico,il


fraseggiare di uno scrittore, nascono dal suo corpo e dal suo passato e a poco a poco diventano
automatismi stessi della sua arte. 163

Un automatismo qualcosa che ha a che fare con unabilit, un saperfare, saper-dire inconsapevole, che ogni volta emerge come un gesto
consueto, ma la lingua di chi scrive non ha di quel gesto o quel detto la
sicurezza, resta come spogliato dallingenuit di ci che , appunto,
automatico.
Nel saggio su Proust, Barthes suggerisce in incipit che Alla ricerca del
tempo perduto la storia di una scrittura, un libro che annuncia se stesso,
per scriverlo lo scrittore si aliena dal mondo reale e si immerge in quello
del flusso narrativo, del suo tempo. Continua Barthes:
La storia che viene raccontata dal narratore ha dunque tutti i caratteri drammatici di una
iniziazione; si tratta di una vera e propria mistagogia, articolata in tre momenti dialettici: il
desiderio (il mistagogo postula una rivelazione), linsuccesso (egli si accolla i pericoli, la notte,
il nulla), lassunzione (proprio quando il fallimento sembra essere completo, egli ottiene la
vittoria).164

Sempre dramma, comunque. Scrive David Grossman, raccontando la


singolare biografia di Bruno Schulz:
solo quando era seduto in solitudine nella sua stanzetta cos nuda, accanto alla sua tavola
nuda, e scriveva in quaderni da scolaro, solo allora poteva sentire come il suo corpo si tendeva
tutto piano piano, come veniva incatenato, come veniva incatenato alle ruote del supplizio di
unInquisizione la cui crudelt e il cui piacere erano inauditie la penna di Bruno correva
allora come impazzita a tratteggiare i disegni frettolosi che questo mondo segreto gettava sulla
cartapecora del suo corpo, e ad appiccicarli a ci che era concreto e visibile, e cos si
strappavano da Bruno le sue storie e le sue elegieBruno Schulz. architetto geniale di
unessenza linguistica esclusiva, il segreto del cui grande fascino sta nellessere uninnovazione,
nella sua sovrabbondanza quasi marcescente per troppi succhi parolisticiil dongiovanni che
fa lamore con il linguaggio con una passione sfrenata, quasi immorale, il turista pi ardito
della geografia linguistica165

Sempre in Grossman, uno dei sopravvissuti allolocausto, Markus,


inventa il sentimese, la nuova lingua del sentimento. La trova allincrocio
con altre lingue, la parola atta ad esprimere sentimenti duttili come le
note di un brano musicale, prive di significazione linguistica certa,
univoca. Grossman, nel suo gioco di incisi, cita il termine litost,
attribuendolo a Milan Kundera, parola senza corrispondenza in altre
163 R. Barthes, Il grado zero della scrittura, Einaudi, Torino 1982, p. 10
164 Ivi, pp. 118,119
165 D. Grossman , Vedi alla voce:amore, Mondadori, Milano, 1988, pp. 176 - 208.
65

lingue, che rimanda ad una sensazione infinita, di fisarmonica aperta,


insieme di afflizione, piet, rimorso, nostalgia.166
La ricerca di una scrittura immacolata, per citare Barthes, non ci pare
un problema alla base delle scelte degli scrittori dei quali parliamo.
Piuttosto, lo stile appare un modo di macchiarla, nel senso di
moltiplicarne i riflessi e le sollecitazione percettive. Come le chiazze su
un tessuto, o le deformazioni in un quadro surrealista o cubista, questa
scrittura ci obbliga ad uno sforzo della visione. Lo stile allora solo, ed
tanto, un modo per dire che abbiamo trovato la base inconscia, materna
della loro scrittura, e chiss come, chiss se veramente, o per riflesso del
nostro desiderio di lettori.
Sulla scrittura come pratica che paga uno scotto alla sua presunta
origine paterna, scrive Alessandro Portelli, commentando Beloved di
Toni Morrison:
La storia materna intrisa di oralit: il flusso della voce di Sethe narrante, la buona voce
di Amy, narrata. La storia paterna invece connessa con la scrittura: Lui sapeva fare i conti
sulla carta. Denver, laltra figlia, compie con lalfabeto il salto nel simbolico, partorisce di
nuovo se stessa- continua Portelli- proprio nella separazione dalla madre, dal suo mondo
uterino, intimo, stringente, You are mine: questa la modalit dellamore materno. La
scrittura entra in scena in nome dello stupro, della pietrificazione, ma anche dello scambio,
aggiunge Portelli. 167

Essa rappresenta la mano maschile sulla donna, sul suo corpo, come
nella compravendita degli schiavi, ma, in una torsione paradossale,
anche fonte di emancipazione, e la questione allora diventa non tanto
saper scrivere, ma chi scrive chi. Dunque, la scrittura connessa al potere,
il potere di chi titolare del Discorso.
Cos, non sappiamo se, parlando di stile della scrittura, ha veramente
ragione la Fusini quando afferma che non saprebbe criticamente
individuare una caratteristica che accumuni la scrittura femminile. Ci
chiediamo come sia possibile che qualcosa non segni, non vada a
marchiare il testo delle donne, dopo un passaggio cos stretto fra la
lalangue e la Lingua.
166 Ivi, p. 502
167 A. Portelli, Figlie e padri, scrittura e assenza in Beloved di Toni Morrison, in Rivista internazionale di
studi nord-americani Acoma, http://www.acoma.it/volumi/vol05_ea95.htm, pp.74,82

66

Ma forse, lo stile lo crea il lettore come vero enunciatore del testo, ecco
il punto. Dice Stiegler che nellatto, nelle pratiche di lettura, lazione
avviene attraverso tre momenti. Nel primo, delle ritenzioni primarie,
siamo ricettivi a quello che leggiamo come presunta testualit oggettiva;
nel secondo, delle ritenzioni secondarie, la nostra adesione al testo
dipende dallemersione della trama dei nostri ricordi, impressioni,
opinioni, saperi personali; infine, nel terzo atto, mettiamo al lavoro il
testo, lo ri-leggiamo, lo interroghiamo, siamo speculatori, dunque,
soggetti che enunciano ci che stanno leggendo. La complessit sistemica
dei tre atti rende ragione della presunzione di oggettivit di qualunque
lettura che, se speculativa, fa di chi legge un protagonista e un inventore a
sua volta. 168
Quandero pi giovane dichiar Foster Wallace in unintervista al
Boston Phoenix - vedevo il mio rapporto con il lettore come una relazione
sessuale. Ma adesso sembra pi una conversazione a notte fonda fra
buoni amici, quando si smette di cazzeggiare e ci si toglie la maschera.169
L'opera d'arte, allora, come trasformazione di un godimento nell'uso di questo stesso
godimento, che perderebbe la sua sostanza di ripetizione nel momento in cui l'artista si lancia
nella contemplazione e nell'accettazione del mistero e del vuoto e va, con l'operazione artistica,
170
a incidere tale godimento, a farne il marchio della sua opera, nonch il proprio nome .
La
scrittura, tra le espressioni artistiche, forse lo strumento per eccellenza attraverso cui tentare
di dire quel punto intimo e inafferrabile dell'essere che al cuore della Cosa, quel punto che
confina con la morte. 171

Nei diari Sylvia Plath scrive:


...questa la mia missione, il mio lavoro. Questo d un nome, un senso alla mia esistenza:
rendere l'attimo eternoE ancora: La scrittura spalanca le tombe dei morti e i cieli che gli
angeli profetici nascondono dietro di loro172

Se seguiamo la lezione di Lacan, troviamo un soggetto sempre diviso,


la divisione nel soggetto un fattore costituente. Tale stato viene dalla
sottomissione allordine del linguaggio, senza il quale semplicemente il
soggetto cesserebbe di essere umano. Ma la barra, nella donna, anche un
barrare la sua scrittura, moltiplicata per tre, sul s, sullaltro da s, e
168 B. Stiegler tat de choccit. p. 162
169 D.T. Max, Ogni storia cit., p. 353
170 C.Menghi, Sylvia Plath, cit.
171 Ivi
172 Ivi
67

sulla scrittura. Servirebbe un altro simbolo algebrico, un simbolo per un


vuoto troppo pieno, che rappresenti qualcosa della donna che un
paradosso terminologico e quando si fa discorso, un paralogismo. Si tratta
di un surplus che non si spiega e non si piega alla logica della noncontraddizione e del tertium-non-datur. Nel caso della donna, della donna
che scrive alla potenza tre, tale eccedenza jouissance, il godimento
vittimistico del sacrificato che si sacrifica.
La scrittura consanguinea di una irriducibile sofferenza, un anelito, e,
forse, la scrittura femminile in particolare, poich la donna ad essere
toccata da quel godimento in pi, poich lei ad avere a che fare con una
duplice mancanza.
E' proprio la sensazione d'intralcio che provo io quando mi metto a scrivere: le grinfie di
mia madre". E' evidente nella Plath il valore di supplenza della sua scrittura cuore della
Cosa inafferrabile e in lei, per lei, nella sua stessa scrittura: "Lavorare sulla scrittura mentre
mi sento l'anima sconnessa, svitata, vistosa?...la scrittura mi insostenibile... Lavoro, fatica
173
dellanima a cui pare adeguata la metafora freudiana del vampiro che dissangua l'ego.

Slavoj iek dice qualcosa di oscuro e affascinante sulla ferita traumatica


operata dalla differenza sessuale, che disturba il regolare funzionamento
dei corpi. Essa lesito della transustanziazione culturale del corpo
biologico attraverso la sua sessuazione. 174
Se la differenza dei corpi, fra i corpi, nei corpi, operata da un
travalicare la loro sostanzialit mediante un rituale linguistico che ne fa
altro, che d loro altra natura, come nellinterpretazione di iek, allora si
pu concludere con Lacan: Non c rapporto sessuale perch il godimento
dellAltro, preso come corpo, sempre inadeguato.
E ancora:
del

partner lamore pu realizzare solo quello che con una qualche poesia, per farmi

Il ragionamento di
Lacan approda al problema della scrittura, e compare la formula : il
175
rapporto sessuale cessa di non scriversi.
intendere, ho chiamato il coraggio di fronte a questo destino fatale..

173 Ivi
174 J. Butler, E. Laclau, S. iek, Dialoghi sulla sinistra. Contingenza,egemonia, universalit. Laterza,
Bari-Roma, 2010, p. 260

175 J. Lacan, Seminario XX, p.138


68

Lelemento di contingenza, racchiuso nel cessa di NON scriversi,


non si nega alla scrittura. Ma se la necessit la scrittura, dunque il NON
cessa di scriversi ha come deriva una qualche tensione di certezza, di
obiettivit del discorso scritto. Il dramma dellamore verso altri ma
anche della, per, la scrittura amore differito, spostato, smarcato rispetto
alla lalangue, al motrnale, alla parola materna, sta in questo labirinto
delle negazioni creato da Lacan. In una prima fase, illusoria, lamore, e la
sua parola, tenta di essere scritto e chi fa il tentativo ha quasi conseguito
la certezza di sapere lamore. Ma lesito inevitabilmente uno scacco,
racchiuso nella doppia negazione: Non cessa di Non scriversi.
Ci sar, necessariamente da tentare ancora. Che rilevanza ha ai nostri
fini questa labirintica questione? Un rilievo notevole, proprio perch
cerchiamo di operare un corto circuito fra scrittura e lalangue su cui essa
inciampa.
Leggiamo a proposito della Plath:
La maternit desiderata, ma cos spesso sentita come una minaccia alla scrittura. Il
matrimonio il matrimonio letterario, con l'uomo dell'ideale, l'uomo padre, l'uomo della
scrittura. Sylvia sente, oltre che necessaria, anche pericolosa la vicinanza con Ted, sente il
rischio di diventare un semplice accessorio . La scrittura il toccasana, cosi la chiama,
ma anche il suo male, oltre che unit di misura con Ted, scrittura per la madre. La scrittura
necessaria per la sopravvivenzaSylvia non accetta quel non cessa di non scriversi, n la
contingenza dell'amore: quel cessa di non scriversi, vorrebbe infinitizzarsi. Cessa di scrivere e
di vivere. La scrittura resta: va sola per il mondo, perpetuando il non cessa di scriversi. 176
Come posso dire a Bob che la mia felicit scaturisce dallessermi separata da una parte
della mia vita, una parte di dolore e bellezza, per trasformarla in parole scritte a macchina su
un foglio? Come pu sapere, lui, che io giustifico la mia vita, le mie forti emozioni, le mie
sensazioni, trasferendole sulla carta stampata?177
Scrivere. Ogni giorno. Non importa quanto male. Qualcosa arriver.178

Chi scrive vuole, deve volere, loriginalit, nella sua estenuante ricerca.
E come sfuggire alletimo del lemma originalit, proprio rispetto
allorigine? Lo strenuo tentativo di chi scrive , paradossalmente, di non
cadere nella ripetizione, quella che porta a tornare ai medesimi oggetti (o
allOggetto per eccellenza), anche quando ormai irrappresentabili.
Laccesso ad una origine della lingua, oppure verso il nucleo di quello che
176 C. Menghi, Sylvia Plath, cit.
177 S. Plath ,Diari .. cit p 35
178 Ivi, p. 203
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avvertito come il vero s negato, contiene il rischio dellossessione per


la creazione di uno stile, che una maniera, o un manierismo comunque
elusivo.
Donald Winnicott e Gregory Bateson diedero molta importanza al
mondo intermedio, quello di un terzo livello, contenuto nella locuzione
mantrica questo un gioco, che consente di praticare un campo di
illusione che non n inganno, n delirio. Vale per la scrittura? S, se
serve quel che abbiamo detto sullintrigo creato da Lacan fra amore e
scrittura. Scrittura che funziona come le illusioni salutari, suscitate dagli
oggetti transazionali.
Nel saggio di Rabat gi citato, troviamo, a proposito della ricerca
stilistica con cui si tenta di dare forma letteraria alle cose, agli oggetti, che
lobiettivo di scrittori che appaiono oscuri, difficili quello di costringere
il lettore ad una diversa percezione del mondo.
Lo straniamento, scrive utilizzando il lavoro di Viktor Sklovskij , serve a
contrastare il peso letale dellabitudine, nella letteratura ogni descrizione visione, non
riconoscimento. 179 Anche perch, aggiungiamo noi, troppo spesso gli

oggetti ci appaiono come non sono, irriconoscibili al nostro percepire


disturbato dallemozione, e chi scrive ce lo segnala.
La realt implacabilmente autonoma e immutabile degli oggetti intorno incominci a
renderla depressa. Con invidiosa reverenza, il suo sguardo spaventato, paralizzato quasi,
registrava il tappeto orientale, la tappezzeria azzurro Williamsburg, i draghi dorati del vaso
cinese sopra il caminetto, il motivo a medaglioni azzurro e oro della fodera del divano sul quale
era seduta. Si sentiva strangolata, soffocata da quegli oggetti, la cui corposa pragmatica
esistenza sembrava minare le radici pi profonde e pi segrete del suo effimero essere.180

La Plath, nel film citato, vive oppressa in una casa dallarredamento


scuro, spigoloso, ostile, la casa coniugale. Ed il lampadario del
pianerottolo, lultimo guizzo di luce, lultimo oggetto tra il reale e il gi
soprannaturale che Sylvia osserva, affascinata, prima del suicidio.
Un arresto del tempo mondano in cui la mente gi trapassata:
il tempo di balenare come il neon in forma di lettere corsive unite come quelle che le
insegne e le vetrine amano tanto usare tutte insieme nella tua mente nellistante letteralmente
incommensurabile fra limpatto e la morte, proprio mentre muovi incontro al volante a una
velocit che nessuna cintura al mondo potrebbe frenare. FINE.181
179
180 S.Plath, La scatola magica, in Opere, Mondadori, Milano, 2002, p.1134
181 D. Foster Wallace, Caro vecchio neon, cit. p. 213
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INDICE

Lamore per la lingua ...............................p. 1


La porta-parola..p. 5
Personaggi: padre, madre..p. 7
Madrep. 7
Corpo materno...p. 16
Braccia, manop. 17
Bocca, senop. 18
Occhi, sguardo...p. 23
Voce..p. 26
Redenzione del corpo materno.p. 28
Padre.p. 30
La violenza del linguaggiop. 42
Lingua materna?........................................................................p. 47
La scrittura come inciampo...p. 48
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