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Giornate non standard 2010- L'ermeneutica dell'intervista-

Intervista ed esperienza ermeneutica - Montesperelli

M. affronterà tre aspetti:


1)Chiarire cos'è un'esperienza e come 'facciamo' esperienza.
2)L'esperienza ermeneutica di un testo, di un trascritto in particolare
3)Suggerimenti per l'interpretazione di un testo

1) Cos'è un 'esperienza, come 'facciamo' esperienza: traduzione e ascolto.

Racconto del Fedro platonico.

Dialogo come primo elemento. Socrate rimane colpito dalla campagna, dalla
seduzione sensuale della natura, però Socrate è più innamorato della polis, della
società ('sono gli uomini che sono i miei maestri, sono loro i veri esperti della
conoscenza (magari implicita, che si manifesta con l'arte della maieutica)). L'esperto
è l'interlocutore-intervistato, l'intervistatore sa di non sapere, e l'arte fondamentale è
quella maieutica, quella di tirare fuori il sapere esperto degli altri.

Socrate sembra distinguere due tipi di esperienza:

-l'esperienza delle cose fisiche, quella che oggi chiameremo l'esperienza


dell'esperimento (stessa radice etimologica-provare, che nel caso dell'esperimento
vuol dire raccogliere prove, in realtà vuol dire tentare) L'esperienza dell'esperimento
è quella delle scienze positive, (...) della generalizzabilità dei risultati, (...).

-dall'altra parte l'esperienza degli altri uomini, della polis, oggi diremo del mondo
della vita, della coscienza storica, di come la nostra coscienza si esmprime e si
esteriorizza nei monumenti e nei documenti, in storie di vita e spazi di vita (la città,
spazio e storia di vita, ma anche qualcosa che si da a vedere e a leggere. Rif. a
Ricoeur, la polisemia della metropoli, nei flussi delle esperienze irripetibili e
imprevedibili che si condensano in testi (monumenti) e documenti). Questi due tipi di
esperienza non sono però contrapposti in Socrate, la scienza molto deve al mondo
della vita quotidiana (secondo ....)

Ma mentre la scienza dell'esperimento può giungere ad una verità che può essere
conclusiva, l'esperienza è qualcosa più aperto, la verità dell'esperienza ha sempre
qualche riferimento a qualche altra esperienza, non c'è mai stasi, dogma, sintesi.
Con la durata dell'esperienza c'è costante apertura.
Socrate mentre dialoga (rif a Gaber, 'la strada su cui puoi contare') è sempre in
apertura.
L'intervista deve allora essere concepita come esperienza, come apertura costante
all'altro che ci comunica qualcosa, cosi come noi intervistatori comunichiamo.

Il problema di fondo è fino a che punto ci parliamo? Fino a che punto capisco
l'intervistato (nel faccia a faccia)? Fino a che punto l'altro è invece il muro? Fino a
che punto se usiamo lo stesso termine ci riferiamo allo stesso concetto?
Queste domande evocano il secondo racconto: la torre di babele.

Questa storia pone due grandi temi, che attraversano l'esperienza dell'uomo: da una
parte la differenza, dall'altra la traduzione.

Parlando di differenza non si fa solo riferimento a lingue diverse, ma anche


all'interno di una stessa lingua (differenza intralinguistica che emerge nell'intervista).
'Individuum est ineffabile': non lo puoi comprendere totalmente: l'idea è che luomo
fosse punto di incontro tra cielo e terra, immagine di dio, nell'uomo c'è qualcosa di
infinito e mai completamente afferrabile (in tutte le teorie empatiche, lo sguardo
dell'altro, dice Levinas, si rivolge all'infinito). Il primo riferimento a questo aspetto è di
Eraclito.
Perchè qualcosa possa affiorare alla mia coscienza, la condizione è che molto deve
rimanere celato nella profondità, non posso far emergere tutto. Perchè qualcosa
spicchi, altro deve rimanere nella profondità. Rinvio al concetto di aletheia, ripreso
da Heidegger: ciò che si svela non è contrapposto, nè in interazione, ma intrecciato
e fuso rispetto a ciò che resta nascosto. L'errore, il fraintendimento, non va
concepito come incidente di percorso, ma è connaturato in ogni comunicazione e in
qualsiasi comunicazione che per natura è de-finita, che è limitata, riduttiva, finisce.
Interpretazione di Babele sul sottrarsi dalla possibiltià di dire tutto, che segna la
differenza tra le lingue, concepita come punizione, strappo ultimo dal paradiso
terrestre (la lingua comune).
Questa condizione può condurre alla perdita di fiducia nei confronti della parola
(hofmannsthal, lettera di....: del linguaggio rimane in bocca un veleno che non
permette di comunicare)
Una seconda interpretazione di Babele è di Ricoeur e Gadamer: tutto il genesi non
fa altro che mettere in scena la separazione che non è alienazione, ma una
distinzione, che non è una condanna, che è invece condizione indispensabile della
creazione. La creazione procede per separazione. Separazione non è solo la
condizione indispensabile per l'esistenza, ma anche per la comunicazione: Dio
incomincia a dare nome alle cose e a separarle nel momento in cui gli da nome.
Babele fa riferimento al linguaggio come condizione coune a tutti gli uomini.
Ricoeur: 'noi uomini, cosi noi siamo, dispersi e confusi, chiamati alla traduzione.'
Dopo Babele comprendere è tradurre.
Ricoeur ci richiama alla vocazione comune di essere traduttori, il linguaggio non è
solo un limite, è anche tramite e potenzialità, mezzo per tradurre, cioè per metterci
reciprocamente in contatto, ciò che di più profondo di accomuna. (comunicazione-
accomuno, ciò che ci accomuna).
Prima di comprendere noi abbiamo qualcosa di comune, siamo prima compresi,
inclusi. Significa che dietro un simbolo, o prima di un discorso (e dentro a quel
discorso) si riverbera tutto l'orizzonte della nostra esistenza, e qual'è il nocciolo
fondamentale? Che noi siamo sulle spalle di un gigante, immersi in una tradizione
che ci precede e andrà oltre, vissuta come storia e linguaggio.
Prima di comprendere è essere compresi nella tradizione storico linguistica. Siamo
tutti accomunati in quello che Betti chiama comuniione di viventi e morti. Ciò infonde
pietas nella condizione di finitezza, gettati nella nostra storia, viviamo la medesima
condizione di finitezza; come intervistatori costituisce l'aspetto che da più carica,
passione e compassione. L'intervistato condivide con me la condizione comune.
L'esperienza del tu mi consente quella nell'io, questa compassione. Se viene meno
allora il ricercatore non ricerca più nulla, è morto, sopravvive l'indagine come routine,
non riconoscendo più l'altro cerco solo me stesso. Se vi è passione vi è voglia di
comunicare e di ascoltare, allora l'altro ha sempre ragione per essere interessante.
L'ascolto è un'arte, non una tecnica; per coltivare l'arte dell'ascolto è necessario
saper coltivare il silenzio interiore per accogliere la parola dell'altro (interessa l'idea
della lentezza, abbiamo bisogno dei nostri tempi per immergerci, di fusione degli
orizzonti, avvicinarsi all'altro senza sovrapporsi, avvicinarsi con umiltà e
discrezione).

La natura non direttiva dell'intervista dovrebbe rendere più impegnativa, attenta,


proficua l'arte dell'ascolto. Discorso ontologico (non epistemologico e metodologico):
noi non abbiamo tempo, siamo tempo, non abbiamo linguaggio, siamo linguaggio.

Questo segna un pre-requisito della comprensione, cioè il fatto che c'è quclosa che
precede la comprensione di questo o quello, cioè questo orizzonte che ci da anche
la cassetta degli attrezzi per comprendere. C'è la pre-comprensione, condizione
indispensabile per ogni comprensione. La pre-comprensione è data dalla tradizione,
e siamo in grado di tradurre. Nell'esperienza ermeneutca è possibile tradurre l'altro
perchè è possibile comprendere l'altro perchè c'è precomprensione. Ma quella
separaizone originale resta e ci definisce in quanto differenti dagli altri (cosi come
comprendiamo parole perchè diverse dalle altre) che consente traduzione (non
come meccanica trasposizione). Il significato tradotto non è mai uguale al significato
originario, c'è sempre un tradimento.
L'esperienza ermeneutica è esperienza di questa triade: tradizione, traduzione,
tradimento. Tra- vuol dire che c'è qualcosa che sta in mezzo, mediazione,
aggiustamento mediativo e tradduttorio che però fa da tramite.
La traduzione non solo è tradimento, ma proprio perchè resta la differenza, è
sempre quaclosa di creativo. Allora tradurre l'altro non significa una traduzione
meccanica, non mi spoglio della mia soggettività, anzi la tengo. Ciò che sembra
ostacolo è in realtà condizione per poter agire.
Esperienza pregressa, pregiudizi come ponte per l'altro, mettere in gioco miei
pregiudizi come risorse ermeneutiche: ciò distanzia sideralmente l'approccio
ermeneutico dalla personalità. Nella traduzione si magnifica il linguaggio, sempre
mobile. Il linguaggio naturale grazie alla sua fliudità consente la traduzione.
Il linguaggio noaturale guarda con diffidenza il linguaggio formale, la pretesa di
tradurre tutto a un linguaggio astratto, smarrendo la creatività di un linguaggio, la
versatilità semiotica e semantica evocando il non detto facendolo lievitare intorno al
non-detto.
Nella ricerca sociale il linguaggio della matematica ma ha una funzione ancillare e
non è mai la semantica a dover essere subordinata alla statistica ma il contrario.
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Quante volte gli stralci di interviste sono mere appendici per decorare la ricerca e
appoggiare il suo discorso. non entrano in dialogo.
D&R
Il linguaggio come strumento non è contrapposto dal linguaggio in essere, sono due
piani distinti che hanno generato due modi di intendere l'ermeneutica. Quello come
strumento è l'ermeneutica esegetica.
Il linguaggio come essere, ambito ontologico, che ha generato un'ermeneutica
ontologica, le cui origini si intrecciano con quella esegetica. (Gadamer: verità e
metodo- non sono in contrapposizione. Esegesi e commento dei frammenti di
eraclito.) L'idea ontologica sostenuta da gadamer e heidegger non è in
contrapposizione con un'idea più metodologica dell'intervista.
Linguaggio dal punto di vista ontologico: noi siamo in quantor acconto, per dare
senso alla nostra biografia noi raccontiamo costantemente noi stessi. (noi siamo
tempo). Nel momento in cui mi rappresento agli altri mi racconto(?). Al mio racconto
sfuggono molte cose...
Nella pratica della ricerca e nel linguaggio comunemente usati i riferimenti sono
ancora protopositivisti. Nelle punte più avanzate delle scienze esatte c'è la
consapevolezza dell'importanza della sensibilità, perchè accanto ai requisiti teoretici
bisogna affiancare i requisiti meta-teoretici, la sensibilità, il sentire. Frequentare
l'ermeneutica ontologica (Heidegger)
Linguaggio dionisiaco e apollineo:.....
Significato di originario: quello di un testo è una domanda iniziale, l'interpretazione di
un testo che è intreccio costante e recicproco tra testo e lettore tra domanda e
risposta, inizia con una domanda.
Fasi dell'intervista: domanda iniziale, per modellare la risposta attingo a qualcosa di
precategoriale, poi faccio un discorso interiore, poi esteriorizzo questo discorso che
viene oggettivato, e poi viene interpretato. Qual'è lorigine? E' il substrato
precategoriale, senso che non è significato? il significato originario sta solo
nell'intenzione dell'intervistato, o ci sono altre intenzioni?
Le idee positiviste vengono trasmesse anche da manuali, dalla formazione, è
possibile scrivere qualcosa che parte da presutpoosti diversi?
L'idea di svincolare idea dalla presenza, verità mi da anche legittimazione,
Costruiire un maniale che dice che le cose sono più complesse sarebbe per 'palati
fini'

2) Esperienza ermeneutica relativa a un testo, in particolare un trascritto, è scrittura


e dialogo (con il testo), uso e interpretazione.
Perchè il trascritto è traduzione? Perchè da una parte c'è un testo corale creato
all'istante, che si basa su un feddback, che condensa hic et nunc, e dall'altra c'è un
testo scritto (Eco-tradurre e dire è quasi la stessa cosa). La trascrizione impoverisce
lil testo orale? E' un prezzo da pagare?
Racconto: dio egizio theut: dio della scrittura e del cielo. Dona al faraone la scrittura,
perchè serve a conservare la memoria e poi perchè la scrittura aumenta la sapienza
e aumenta la conoscenza. Il faraone inaspettatamente non è contento di questo
dono. Platone nel Fedro lo spiega: le parole scritte sembrano vive ed eloquenti, ma
se fai loro qualche domanda tacicono solennemente. Danno l'impressione di parlare.
Ti indicano una sola cosa, sempre la stessa. Fatto gravissimo per socrate, perchè
ritiene che la conoscenza si sviluppa nel dialogo reciproco. La potenza del
linguaggio parlato sembrano indebolite, per socrate si perde il potere magico ed
evocativo, simile alla differenza che c'è tra partitura scritta ed esecuzione musicale.
Se date all'intervistato la trascrizione dell'intervista l'intervistato non ci si ritrova.
Secondo racconto: Dioniso. Dio delle energie vitali, di tutte le manifestazioni vitali.
D.riesce a sfiggure dai titani grazie alla continua mutazione di forme, gea suggerisce
ai titani di mettergli vicino dei giocattoli, uno specchio, ecc. D. inizia a giocare,
indossa la maschera e davanti allo specchio non si riconosce. I titani provano a
catturarlo, lui si trasforma in toro, gea in vacca incalore e lo fa fermare fatalmente.
Apollo interviene (fondamento del teatro, sguardo oltre la maschera, la
rappresentazione, capacità di parlare e di ragionare allo stesso tempo)
Ricomposizione salvifica di qualcosa che ha origine sempre mutevole.
Per rappresentare, per argomentare, ecc, devo comunque fermare, fissare, questo il
senso più profondo della scrittura.
L'intervista registrata e trascritta è come uno scatto fotografico...l'ambivalenza è la
natura della conoscenza (portelli).
Quanta attennzione dovremmo dedicare alla trascrizione? Dionisiaca come
sfuggente come un simbolo, ma è anche apollinea perchè oggettivata come traccia,
che si apre alla nostra interpretazione.
La scrittura è entrambe. Osservando alla s. come forma di oggettivazione, cosa che
si offre oltre l'hic et nunc, la scrittura consente un approfondimento di analisi per
questo. Grazie alla scrittura si prende distanza dal racconto orale, lo si può
'lavorare'.
Rileggendo ilt rascritto l'intervistatore può meglio riflettere sull'intervistato e su di se,
ecc ecc. La trascirzione è il primo momento in cui sorgono le intuizioni più illiuminanti
nella ricerca. Oggettivandosi, lo scritto, l'intervistato riflette, corregge, rilancia, ecc.
Virtualmente senza fine.
Tutti questi vantaggi portano ricoeur ad affarmare: un testo è davvero testo solo se
scritto, e l'ermeneutica è eminementente ermeneutica dei testi scritti.
Dall'altra parte testo scritto non è morto, fossile, è secondo Monte, vivo e rivive tutte
le volte in cui viene interpretato. Un testo è tessuto di tutte le sue interpretazioni
possibili (lector in fabula: ruolo attivo del lettore e interprete). Il testo risponde alla
nostra domanda, e si innesta un dialogo virtualmente infinita. Abbiamo una domanda
perchè il testo ci interpella, l'ermeneutica del testo è esperienza che si avvicia al
dialogo con le persone. (dialogo e socrate)
elemento in comune con dialettica socratica: primato della domanda: esperienza ha
struttura aperta, cioè è orientata da una domanda e questo orientamento affonda le
radici ultime nel sapere del non sapere. Domandare è più difficile che rispondere
perchè è difficile riconoscere ciò che non si sa. La domanda è difficile non perchè
bizzarra ma perchè deve indirizzare, dev'essere sensata, non è apertura senza limiti.
Suggerimento: nell'interpretaizone del trascirtto, prima di definire domande e
ascoltare risposte, aspettiamo le domande che ci provengono dal testo, in particolare
una domanda di cui il testo è risposta, conseguenza. Si tratta di risalire oltre il testo,
oltre il detto, cosa c'è prima di quel testo? c'è l'autore? .....
secondo punto comune: dialettica non è arte di vincere discussione, ma l'arte di
condurre un dialogo in cui chi vuol pensare deve interrogarsi. Attraverso l'arte di
condurre un dialogo ci accorgiamo che le cose non sono come ci aspettavamo, se è
apertura dialogica i miei pregiudizi mutano.
Facciamo esperienza: dimensinoe pragmatica, conseguenze nell'interlocutore. Fare
è mutare i pregiudizi.
Richiamo alla ricerca sociale: cogliere l'imprevisto nella ricerca sociale, se non lo
incontriamo allora la ricerca è conferma dei nostri pregiudizi. Se non c'è imprevisto
allora andiamo alla ricerca di conferme.
Critica alla scrittura è la critica ad un uso sofistico assrtorio e dogmatico
dell'interpretazione, tant'è vero che non c'è condanna tout court della scrittura, anche
platone scrive (e in forma di dialogo!).
Per comprendere un testo è insufficiente risalire al suo autore. L'autonomia del testo
dall'autore non pè una lacerazione, un difetto, in realtà può essere potenzialità.
Mentre il riferimento all'intenzionalità dell'autore è imprescrutabile, un testo scritto
considerato autonomamente è pi deterimanto, circocritto di un individuo. E l'analisi di
questo testo è controllabile da altri interpreti. Trascrizione momento cruciale
dell'esperienza dell'intervista, e il testo scritto è testo, mediazione tra tre diverse
intenzioni: quella dell'autore che però non è necessariamente oggettivata nel testo,
intenizone del testo e intenzione del lettore modello del testo (che il testo richiede,
collaborazione interpretativa che richiede). Aggrovigliarsi polisemico del testo come
rete più che come stratificazione. Intenzione del lettore, è lui che dialoga e
congettura per far riaffiorare il senso del testo.
Allora il compito dell'interprete è, cit Schleidermacher, comprendere meglio. Perchè
nel trascritto gioca l'intenzione consapevole e inconsapevole del lettore, giocano
quei fattori (un tempo detti ideologici).
Questa consapevolezza che nel testo giocano questi autori, e altri fattori, apre ad un
terzo tipo di ermeneutica: critica: volta ad individuare i fattori ideologici e criticarli.
Difficile comprendere meglio di quanto il lettore comprende se stesso, rischio
dell'arbitrio (interpretazioni aberranti): come evitare queste interpretazioni aberranti?
Immagine di Eco: interpretazione come un bosco. Un bosco dove ciscuno può
intraprendere un suo percorso, non è infatti un sentiero. Un bosco 'eterogeneo',
posso uscire prima o restare, un percorso per uscire si trova sempre, esiste la
possibiltià di seguire un tracciato che se non è vero è almeno ragionevole. E
siccome non è un giardino privato non si possono cercare fatti e sentimenti che
riguardano solo l'interprete. Delle tre intenzioni non si può seguire solo l'intenzione
del lettore.
Questa metafora aiuta a capire differenza tra uso e interpretazione del testo: quando
prescindo da due interpretazioni (autori e testo) e uso la mia per il mio scopo.
Nell'interpretazione c'è la cooperazione tra testo e interprete e testo coopera
ponendo limiti alla mia interpretazione. Ruolo del rigore metodologico:

D&R
Passione: appassionante raccontare agli altri esperienza dell'intervista. Perchè? Il
racconto da senso (ci aiuta a selezionare, ordinare, organizzare i pensieri). Più che
legittimo dialogarlo con gruppo di ricerca, fra più attori si crea conoscenza,
Morin: racconta un clima interessante, ma anche pericoloso, cioè apparenti profonde
consonanze, clima dia ermeneutica, che da una parte conferma pensiero di
gadamer (universalità dell'iermeneutica), dall'altra il caveat che pone Vattimo,
'attenzione, il risciho è che ermeneutica da filosofia si trasformi in koine (dialetto
parlato da tutti ma nient'altro che un dialetto). Bisogna radicalizzare ermenautica
perchè mantenga la sua
Esperienza dei limit del linguaggio: esperienza fondamentale. Anche il confronto con
soggetti che comunicano in manitera diversa da me è la difficolt di una
comunicazione normale, è l'esperienza di limit del mio liguaggio: dimensione etica
(sottolinea i limiti, c'è incontro con il diverso, la trascendenza pura, il totalmente altro,
esperienza del mistico da rivalutare. 'Anche il silenzio ci interroga') Poeti sottolineano
i limit del pensiero che prendono forma attraverso il nostro linguaggio
Poeta come aiuto alla ricerca sociale (mette in luce i limiti del linguaggio)

3) Suggerimenti per l'interpretazione dei testi (trascritti)


-rileggere a voce alta il trascritto: perchè? all'origine il linguaggio è orale (della storia
dell'uomo e dell'esperienza di ricerca), da qui la necessità della rilettura, che non è
sillabazione. Non è illusione di riprodurre il momento originario. Accentuando e
articolando le frasi, ritmo e intonazione, in modo da far intervenire anche il nostro
corpo per plasmare la comprensione, per prestare la nostra voce a quel testo.
Proprio come si esegue lo spartito musicale (non comprensibile se non eseguito).
Nel mondo antico la lettura interiore non si concepiva, perchè la vox era
l'incarnazione del verbo di dio: dava l'idea della mediazione che si ha nella teologia
della creazione. Le lettere di san paolo sono state scritte per essere lette ad alta
voce, con l'invenzione della stampa si diffonde la lettura silenziosa, oggi considerata
una virtù.
-principio di economia delle risorse ermeneutiche: 'c'è un senso dei testi, oppure ci
sono molti sensi, ma non si può dire che non ce n'è nessuno ma nenache che sono
tutti buoni'. Possiamo determinare quali siano le interpretazioni peggiori (pinocchio
come autobiografica di collodi, contenuti psicologici sublimati, trattato politico
ideologico, ma ragionevolmente non dovrebbe essere un trattato di geologia. Divina
commedia può essere tante cose ma ragionevolmente possiamo dire che non
nasconde riferimenti esoterici alla massoneria (nata 4? anni dopo) Nell'intervista non
possiamo isolare singole parole per trovare una strategia seduttiva dall'intervistata. ).
Una volta escluse le interpretazioni negative si prendono quelle superstiti: riferitevi
all'interpretazione letterale del testo (che è la prima interptretazione, perchè è sulla
base di qusta che possono essere generate quelle successive), circolo esegetico del
testo ( in un testo una singola parte può essere interpretata alla luce di tutto il testo e
viceversa), Schleimacher consiglia: cogliere visione generale attraverso lettura di
primo acchito (cogliere a tentoni l'insieme, l'intero del testo), individuare le difficoltà e
passi controversi, selezioniamo, poi individuiamo i passi che ci aiutano a illuminare
la struttura complessiva del testo, e alla luce di questo ritorniamo ai brani più
controversi. Alla fine, possiamo ritornare all'insieme interpretandolo nel complesso.
S. dice che nell'ambito delle scienze dello spiritio dobbiamo comprendere (a
differenza di Dilthey) e spiegare. Se parte è la parola di una proposizione il tutto è
l'insieme della proposizione, ma se parte è proposizione controversa il tutto è
contesto.)
Punto controverso: presuppone che si possa conoscere il tutto, ma è possibile? se è
csi il circolo non ha riferimenti, lo stesso circolo tutto-parti presuppone che tutto sia
coerente, eppure incoerenze e scarti fanno parte della vita dello spirito.
COntraddizioni sono illuminanti. Criterio di coerenza puà funzionare ma come ideale
regolativo e meno come regola tecnica, e l'ideale regolativo ricorda che l'intervista è
iù della somma delle parti perchè dovuta anche dalla posizione di ciascuna frase,
però il senso è dato anche dalle relazioni fra le parti. Terzo elemento del circolo
ermen: non si può estrapolare frase in modo (fazioso?), coerenza del testo dovuta al
fatto che il testo gira intorno a un perno centrale (topic). Topic: tema di riferimento
del testo (può essere fabula), l'arcitema (argomento che accomuna alcuni stralci di
interviste diverse), (a partire da domanda originaria extrastestuale) domanda
originaria (che orienta interpretazione. Nell'intervista è facile individuareperchè è la
consegna iniziale (ma può essere anche non il topic), topic ha natura di domanda
perchè ipotesi dell'interprete e scommessa interpretativa.
-nell'interpretazione di un testo, provate a coniare metafore. Ma neanche
sottovalutare la dimensione 'estetica', non è in gioco il piacere del testo, non
dobbiamo scrivere un testo letterario, ma le suggestioni letterarie ci spingono dove
l'argomentazione piana razionale non riesce ad arrivare. 'Tenete conto del lettore
ideale per far capire la vostra interpretazione'.
Altro motivo è perchè serve a ben vedere le somiglianze, svela affinità nascoste,
apre prospettive inedite alla conoscenza, non è solo accostamento bizzarra, è
un'innovazione semantica. Grazie alla forma contratta della metafora costringe a
esplorare nuove vie (geertz, cultura come testo, goffman, vita sociale come
rappresentazione sociale, Eco, bosco come interpretazione) Per capire come
fuzinoa metafora c'è metametafora: confronta circostanze diverse, accresce o
diminuisce, scambia una per l'altra,
'Siamo andati a caccia di tracce' la sola densità,spessore ricchezza di noi donne
uomini ricercatrici e ricercatori, e linguaggio, punto centrale dell'ermenautica, è
disseminato di queste tracce. ragioni ontologiche: affinano sensibilità, ispirano,
evocano, ecc
Cuore del linguaggio è possibiltià di colloquiare
Molto ha esperito l'uomo (holderin)