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PROTAGORA

Nacque in Tracia nel 486. Giunto ad Atene, entrò in contatto


con Pericle e da lui ricevette l’incarico di elaborare la
costituzione di Turi, una colonia della Magna Grecia. Viaggiò
molto, anche in Sicilia e, tornato in patria, fu accusato di
empietà (forse per il suo scritto “Sugli dei”). Fu costretto a
lasciare Atene nel 411 e morì durante il viaggio in mare a causa
di un naufragio.

PROTAGORA
Di lui non rimane nessuna opera
integra, ma la tradizione gli
L’uomo è misura di tutte le cose
attribuisce parecchi scritti, tra i quali
“Le antologie” e “La verità”. Nel Protagora è il pensatore più originale del
primo era contenuto il testo “Sulla movimento dei sofisti, famoso in tutta la
condizione dell’uomo”, le cui linee
essenziali sono riportate nel racconto
Grecia per la sua straordinaria eloquenza. A
del “mito di Prometeo” che oggi lui viene attribuita la celebre affermazione
possiamo leggere nel dialogo "L'uomo è misura [métron = il metro] di tutte
platonico intitolato “Protagora”. Il le cose; delle cose che sono in quanto
celebre frammento sull’uomo misura
di tutte le cose era contenuto
sono, delle cose che non sono in quanto
non sono".
Diverse sono le interpretazioni che si
possono dare di questa frase, a seconda
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del significato che viene attribuito termine
"uomo".
-In primo luogo: "uomo" può essere inteso
come l'individuo singolo e, dunque,
l'affermazione del sofista significherebbe
che le cose appaiono diverse a seconda dei
punti di vista soggettivi: un'azione che a una
persona sembra buona, all'altra appare
cattiva; un cibo che per qualcuno è gustoso,
ad un altro non piace.
- In secondo luogo: il termine "uomo" può
essere interpretato come "umanità", "genere
umano", e dunque Protagora si riferirebbe al
fatto che la percezione e la valutazione
della realtà dipendono dalla particolare
conformazione mentale degli uomini, che
differisce ad esempio, da quella degli
animali.
- L'ultima prospettiva: è quella che
attribuisce al termine "uomo" il significato di
"civiltà" o "popolo", e pertanto equivale a
una forma di relativismo culturale, secondo
cui le cose sono valutate in modo diverso a
Relativismo. Dottrina secondo cui ogni
credenza è relativa a un determinato seconda delle abitudini e delle convinzioni
punto di vista soggettivo o culturale: ad delle comunità cui gli uomini appartengono.
esempio un sistema di valori ha senso E' probabile che Protagora ritenesse
in relazione alle tradizioni e alla storia
complementari questi punti di vista,
del paese che lo condivide.
riconoscendone la validità a seconda della
prospettiva considerata: l'"uomo" sia esso
inteso come individuo, come genere umano
o come popolo è il criterio di giudizio della
realtà o irrealtà delle cose, del loro modo di
essere e del loro significato.
Ciò che emerge dal frammento protagoreo
è dunque una visione relativistica: non
esiste una verità assoluta, valida per tutti,
ma si devono ammettere diverse
interpretazioni delle cose. Allo stesso modo,
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non vi è una legge naturale e universale che
stabilisca che cos'è giusto e che cos'è
ingiusto, che cos'è bene e che cos'è male.
La morale, la religione le leggi non sono
universali né uniche, ma sono il frutto delle
abitudini e delle tradizioni dei popoli.
La sua non è una posizione scettica
(secondo cui non si deve credere a nulla),
ma una riconduzione di tutte le conoscenze
al contesto umano, sociale e culturale in cui
si sono formate, in quanto l'uomo è sempre
criterio o punto di riferimento di ogni giudizio
sulla realtà.

Il potere della parola


[e l’importanza del linguaggio]

La convinzione che non esistano una verità


assoluta cui fare riferimento e un unico sistema
di valori valido per tutti non esclude la
possibilità di stabilire un criterio di giudizio. Il
criterio di giudizio secondo Protagora è
rappresentato dall'utile, inteso come ciò che ci
concorda essere il bene del singolo e della
comunità.  In tale ottica la parola assume  un
ruolo di fondamentale importanza come
strumento per raggiungere il consenso. 
Grazie ad essa è possibile confrontare le varie
posizioni in campo e dialogare per raggiungere
una prospettiva condivisa. Senza parametri di
riferimento assoluti e affermata la relatività
della conoscenza e della morale, la verità è
affidata alla forza di persuasione. Coloro che
possiedono gli strumenti logici ed espressivi più
efficaci possono convincere gli altri della
validità delle proprie posizioni, sia che si tratti di
persone giuste, sia che si tratti di persone
egoiste. Protagora afferma di proseguire l'utilità
comune, cioè il benessere generale della pólis,
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cui indirizza l'insegnamento della retorica, cioè
l'arte di persuadere l'uditorio mediante un
linguaggio chiaro, semplice e convincente. 
Questi presupposti saranno portati alle loro
estreme conseguenze con Gorgia, il quale
arriverà a negare ogni criterio di verità (anche
quello dell’utile sostenuto da Protagora).

Il metodo protagoreo o metodo dell'antilogia


(anti, "contro", e lógos "discorso") si fonda sul
presupposto che su ogni cosa sia sempre
possibile addurre argomenti a favore e contrari.
Il sofista addestrava i suoi discepoli al dibattito e
alla discussione nella convinzione che
occorresse saper sostenere le posizioni
vantaggiose per la società, facendole sembrare
"più forti" se si trattava di tesi poco popolari
("più deboli"), e inducendo l'uditorio a credere
nella loro validità.