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Riflessioni in tema di regolamento tecnico sportivo dello sci alpino

Chiara Carratù

Sommario: 1. Lo sci alpino nel contesto della F.I.S.I. - 2. Origine e sviluppo di questo sport: 2.1 l’evoluzione
della tecnica di curva; 2.2 i sistemi di gara; 2.3 il fenomeno di massa – 3. Lo svolgimento della gara: 3.1
Sport individuale con graduatoria; 3.2. A cronometro; 3.3 Gesto atletico e percorso; 3.4 Con attrezzi: gli sci -
4. Scopo e funzione del regolamento tecnico sportivo dello sci - 5. Le diverse specialità: 5.1 Discesa Libera;
5.2 Super Gigante; 5.3 Slalom Gigante; 5.4 Slalom Speciale – 6. Analisi delle attività motorie: 6.1 Caratteri
generali; 6.2 Caratteri speciali – 7. Temi attuali e prospettive future.

1. Lo sci alpino è la disciplina che conta il maggior numero di affiliati tra le discipline regolate dalla F.I.S.I.
contribuendo alla totalizzazione generale di 95.000 società affiliate e 11mln di tesserati. Nel 2013 erano
iscritti 77.795 atleti, è riuscito a strappare il primo posto al calcio per numero di atleti praticanti nella
regione della Valle d’Aosta ed il secondi nel Trentino.
Il regolamento sportivo è adottato dal Consiglio Federale, Attualmente (2015), è composto dal Presidente
Flavio Roda, 2 vicepresidenti , 7 consiglieri laici, 2 consiglieri atleti, 1 consigliere tecnico ed un segretario
generale.
Lo sci alpino è una delle 141 discipline abbracciate dalla federazione sport invernali le quali sono
accumunate oltreché dall’ambiente invernale, normalmente contraddistinto dalla presenza di neve e
ghiaccio (con la sola eccezione dello sci d’erba) dalla caratteristica dello scivolamento-controllato
attraverso l’uso di attrezzature specifiche che permettono l’orientamento del moto dello sportivo che le
pratica.
Il successo di questo sport può attribuirsi a diversi fattori sia di carattere emotivo, dal contatto con la
natura alla sensazione di sfida della stessa che la discesa su terreni impervi attribuisce all’atleta, che fisico,
per i benefici che lo sforzo ad alta quota può riservare all’organismo.
Al di la delle ragioni soggettive, chi ha studiato questo sport collega la diffusione dello stesso al
miglioramento, inteso anche come semplificazione, della tecnica, ed in particolare dei movimenti di curva,
e dei materiali; tecnica e materiali divengono così anche i criteri di individuazione delle diverse fasi
evolutive di questo sport2.

1
Le altre discipline sportive affidate alla F.I.S.I. sono biathlon, bob, carving, combinata nordica, freestyle, salto con gli
sci, sci alpinismo, sci d’erba, sci di fondo, sci di velocità, skeleton, slittino, snowboard. Il biathlon prevede l’utilizzo di
un’arma da fuoco, combinando così la peculiarità degli sport tipicamente balistici all’esercizio di lunga resistenza che
prevede lo scivolamento per molti km in territori pianeggianti, l’unico mezzo propulsivo in questo caso sono i bastoni
che veicolano lo sforzo muscolare in spinta necessario per giungere al traguardo nel più breve tempo possibile con il
maggior numero di centri possibili; Il Bob è una disciplina di squadra su ghiaccio a mezzo di uno slittino quadriposto, la
pista è una struttura con curve da eseguire grazie alla pendenza che ne permette lo scivolamento combinato all’azione
coordinata degli atleti, impegnati a raggiungere il traguardo con il minor tempo della gara; Il carving prevede una
competizione con sci ai piedi fra boe, di un singolo concorrente che arbitrariamente può scegliere la traiettoria che
desidera in base alla quale verrà associato un punteggio, sommato successivamente al tempo di percorrenza del
tracciato; La combinata nordica prevede la combinazione di due discipline invernali fondo e salto con gli sci delle quali
si sommano i punteggi per stilare la classifica; Freestyle è una disciplina cui asseriscono diversissime specialità tutte
*
accumunate dallo stile libero di esecuzione delle prove senza troppi tecnicismi di esecuzione
2
Tra gli eventi che hanno contraddistinto lo sviluppo dello sci “moderno” si segnalano i seguenti:
- Nel XVII secolo il Barone di Valvasor scrisse alcuni articoli su attività sciistiche in Slovenia;
Per comprendere la realtà attuale e le prospettive future di questo sport appare pertanto necessario
ripercorrere questa evoluzione sin dalle sue origini.

2. Lo sci3 nasce in relazione all’esigenza di spostarsi con comodità e velocità nelle montagne innevate; la sua
origine4 risponde quindi ad una esigenza pratica di sviluppo di una abilità dell’uomo e non meramente
ludica.

2.1 L’invenzione della prima tecnica di discesa in senso moderno viene collocata nella seconda metà
dell’800, e quindi nel periodo definito “eroico” tra il 1860 ed il 1900 circa, con l’introduzione del
“telemark”, sviluppato nella valle norvegese nel distretto di Telemark, e oggi attribuita a Sondre Norheim.
Prima dell'invenzione del Telemark risultava molto difficile per uno sciatore curvare o frenare. Per
affrontare le discese ci si aiutava con lunghi bastoni, che frenavano gli sci e fungevano da "timone", mentre
le discese più ripide andavano necessariamente affrontate a piedi. Ciò era dovuto principalmente
all'attrezzatura disponibile allora, soprattutto agli scarponi di cuoio, che erano flessibili e non fornivano
alcun sostegno al piede.
Il Telemark consentiva di cambiare direzione ricorrendo ai “passi di giro”, oppure al “salto d’arresto”: ci si
appoggiava con forza su uno o due bastoni piegando le ginocchia e, successivamente, lanciando in alto le
punte degli sci con un volteggio simile a quello del salto con l’asta nell’atletica, si ricadeva di traverso
rispetto alla linea di discesa. I manuali dell’epoca descrivono così la posizione “ad angelo”: busto eretto,
braccia larghe e gambe leggermente genufesse. Allo sciatore principiante era sconsigliato usare il bastone,
in quanto difficile da manovrare in modo corretto, anzi poteva compromettere l’equilibrio. In quegli anni si
discuteva molto sulla scelta di uno o due bastoni. Per ridurre la velocità e fermarsi si usava la tecnica della
“raspa”, che consiste nell’esercitare più o meno pressione su un bastone usato da freno in mezzo alle
gambe. Questa tecnica, molto usata negli anni ’15-’305, richiedeva grande forza di braccia e non comune
agilità.
L’introduzione di questa tecnica, consentì di utilizzare gli sci anche su terreni dotati di una discreta
pendenza così superando l’uso precedente che li relegava a strumento per gli spostamenti in piano su
terreni innevati. Questa tecnica, ancor oggi praticata dai fondisti, venne poi perfezionata più
elegantemente, usando il bastone o i bastoni di lato, con una mano sull’impugnatura e l’altra più in basso6.
Il passaggio dall’era del “telemark” a quella dello sci alpino, è attribuita a Mathias Zdarsky, da molti
considerato l’inventore dello sci alpino moderno, il quale ideando da autodidatta diversi tipi di attacchi per

- L'utilità degli sci per scopi militari ne accelerò lo sviluppo e la diffusione. L'esercito norvegese partecipò a
competizioni sciistiche dopo il 1670.
- La prima gara di sci tra civili di cui si ha notizia si svolse a Tromsø, in Norvegia, nel 1843.
- Nel 1861 venne fondato a Trysil (contea di Hedmark, Norvegia) lo Sci Club Trysilgutten.
- Nel 1850 gli sci furono utilizzati nei giacimenti auriferi della Sierra Nevada ed in seguito, nel 1856, per trasportare
la posta da Carson City, in Nevada, a Placerville in California, percorrendo 150 km in quattro giorni. Gare di sci
alpino (ad oltre 140 km/h) furono disputate tra le società minerarie a partire dal 1857, e raggiunsero l'apice nel
1869, in base al regolamento del Thompson Alpine Club;
- Nel 1875, a Kristiania (l'odierna Oslo), furono fondati il primo sci club e, due anni dopo, la prima scuola di sci (da
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dello_sci).
3
La parola sci deriva dall'antico norvegese e, precisamente, da due vocaboli antichissimi: saa e suk, che indicavano
l'attrezzo, ossia il pezzo di legno (da https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dello_sci).
4
La più antica testimonianza è uno sci di legno datato 6300/5000 a.C, trovato a 1.200 km a nord-est di Mosca, nel lago
Sindor. Vi sono poi alcune antiche pitture rupestri della località di Rødøy, in Norvegia, che risalgono a 2500/3000 a.C.
Resti di sci sono stati rinvenuti anche nelle torbiere; tra i più antichi vi sono quelli di Hoting, in Svezia, e sono datati
all'incirca al 2500 a.C. (da https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dello_sci).
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Il “telemark” – riscoperto verso gli anni ’80 dagli statunitensi come sci inginocchiato a talloni liberi – è praticato oggi
come un ibrido tra la tecnica originaria e il cristiania.
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Questa ricostruzione si trova in http://www.scuolascifolgarida.com/it/page/curiosita-storia-dello-sci-alpino.
fissare lo scarpone allo sci sperimentò per sei anni la nuova tecnica, chiamata “voltata d’appoggio”:
sostanzialmente utilizzava uno spazzaneve effettuato con le ginocchia piegate e un solo bastone. Facendo
perno su di esso alternativamente a destra e a sinistra, Zdarskj riusciva a voltare anche su pendii ripidi.
Questa tecnica richiedeva la rotazione di tutto il corpo nel senso di curva per facilitare il cambiamento di
direzione. Sulle Alpi nasceva dunque una tecnica capace di soppiantare quella norvegese del telemark e nel
1896 Zdarskj pubblicò il primo testo sull’insegnamento dello sci, intitolato La tecnica dello sci di Lilienfelder,
dal villaggio sulle Alpi austriache dove viveva. Per la prima volta, le caratteristiche tecniche dell’attrezzo,
modificano la “sciata” dell’atleta facilitandola e rendendola più performante.
L’affermazione di questa tecnica in luogo del Telemark viene ricondotta ad una delle prime gare
agonistiche, organizzata proprio da Zdarskj nel distretto di Telemark, che consisteva nello scendere da un
ripido pendio (35°) a curve veloci, tenendo in mano un bicchiere pieno di birra. Colui che sarebbe riuscito a
terminare il percorso per primo, senza rovesciare il contenuto si sarebbe aggiudicato il premio di 2.000
marchi tedeschi. Ciascuno avrebbe potuto utilizzare la tecnica preferita: nessuno si presentò e Zdarskj vinse
la gara affermando la supremazia della “voltata d’appoggio”.
Nel 1910 Giorgio Bilgeri, colonnello e allievo di Zdarsky, organizzò il primo corso di sci riservato ai militari e
scrisse il libro “L’arte dello sci nelle Alpi” nel quale descriveva la propria idea di fondere i due stili, quello
austriaco e quello norvegese, riconoscendo in entrambi caratteristiche importanti. Per fare questo migliorò
gli attacchi e iniziò ad usare due bastoncini: il suo stile si chiamava “stemmbogen” e consisteva in busto
eretto, sci uniti a inizio e a fine curva e spostamento del peso da uno sci all’altro7.
La tecnica a tallone libero era a quel tempo l'unica che permettesse di affrontare discese ripide e di
effettuare curve agevolmente fino all'avvento della tecnica Stemm Christiania (Da Christiania, antico nome
di Oslo), collocata nel 1910, che consisteva nel far ruotare lo sci a monte per iniziare la curva. Solo dopo la
metà del novecento furono sviluppate tecniche a sci paralleli col tallone bloccato.
Da questo momento, lo sci agonistico si concentrò sulla ricerca dell’incremento della velocità di discesa.
Contributo essenziale allo studio dello sci è attribuito a Hannes Schneider il quale, partendo dai principi
dello stemmbogen, elaborò una nuova tipologia di sciata che si diffuse rapidamente nel corso degli anni ’20
del novecento con il nome di “stemm cristiania”, e che consisteva nel fa derapare prima le spatole poi le
code degli sci consentendo di curvare con più scioltezza e sicurezza, senza perdere il controllo degli attrezzi;
per far ciò Schneider modificò, nuovamente, gli attacchi in uso all’epoca rendendoli più sicuri e facili da
controllare.
Nel 1930, Fritz Renel inventò la curva “renel” o “royal cristie” prendendo spunto dalla rotazione del busto
dei pattinatori su ghiaccio: in questo caso gli sci sono distanti, ma paralleli per tutta la durata della curva8.

7
Da http://www.dotsport.it/sci-alpino/
8
L’evoluzione passava anche dal miglioramento dei materiali. Nel 1962 l’austriaco Lettner inventò una lamina che
permetteva miglior controllo dello sci anche sul ghiaccio. Al fine coordinare i lavori delle differenti scuole furono
organizzati diversi eventi internazionale di confronto tra cui si segnalano i cd. “INTERSKI”. Nel 1951 fu organizzato il
primo Interski, un Congresso Internazionale di sci, con lo scopo di far confrontare la tecniche e gli insegnamenti delle
varie scuole.
Nel 1965 a Bad Gastein (Austria) durante un Interski la scuola italiana propose per la prima volta la serpentina, che
ridimensionava l’esasperazione del “corto raggio” amato dalla scuola di Kruckenhauser.
Nel 1971 sempre gli italiani a Garmisch (Germania) proposero il movimento di “anticipazione” con l’introduzione del
piegamento e distensione durante la curva.
Nei tempi più recenti nacquero i “carving” a metà anni novanta che prendono spunto dalla “supertecnica” già nota da
qualche anno ma la rendono perfetta grazie ai nuovi materiali. (carving, ovvero uno sci largo sulla punta e sulle code e
stretto al centro).
Ulteriore significativa evoluzione viene infine attribuita a Seelos il quale, cercando di rendere la sciata più
“scorrevole” inventò due nuove tecniche, quella della ruade e della rotazione, che permetteva di effettuare
curve con un raggio cortissimo, consentendo all’atleta di cambiare direzione rapidamente e di passare
molto vicino alle prime porte da slalom. Tale tecnica gli permise, nel 1933, ai campionati del mondo di
Innsbruck, di staccare il secondo classificato di ben undici secondi (una voragine considerate le tecniche di
adesso).

2.2 All’evoluzione della tecnica, si è accompagnata l’affermazione dello sci come sport.
Nel 1908 a Torino fu fondata la federazione italiana sport invernali (FISI), che verrà successivamente
riconosciuta dal Coni nel 1924, e che nel 1909 organizzò i primi campionati nazionali in una competizione
articolate su tre prove: salto, fondo e discesa. Durante la stessa manifestazione sportiva denominata
“Roberts di Kandhar” ebbero luogo le prime gare di discesa libera. Il regolamento era molto semplice
esaurendosi nella vittoria di chi per primo arrivava alla zona del traguardo. Non era previsto l’obbligo di
girare attorno a dei poli, né i giudici di gara registravano il tempo di discesa di ciascun atleta con
cronometro. La pista veniva occupata da tutti i concorrenti contemporaneamente, non era battuta, e gli
alberi ed altri eventuali ostacoli naturali non erano in sicurezza.
Una manifestazione sportiva così organizzata lasciava libero spazio all’interpretazione della tecnica sciistica,
che non essendo ancora vincolata all’esecuzione di curve di dimensioni particolari, premiava
esclusivamente le doti di coraggio e destrezza.
Bisognerà aspettare qualche anno, più precisamente il 1922 a Murrenn in Svizzera, per assistere ad una
competizione sciistica con regole e tempi precise, all’origine delle competizioni moderne: la gara poteva
essere qualificata come slalom cronometrato, ma solo in secondi non utilizzandosi i centesimi né i
millesimi.
Nuove norme furono istituite da sir Arnold Lunn, con la previsione di gare cronometrate e fu introdotto il
superamento di pali durante la discesa. Nel suo libro intitolato “Ski-ing”, sir Lunn spiegava "The object of a
turn is to get round a given obstacle losing as little speed as possible. Therefore, a fast ugly turn is better
than a slow pretty turn."
Queste stesse regole, così formulate, furono in seguito adottate anche dalla Federazione Internazionale Sci
(FIS) nel 1930.
Altro significativo dato storico fu la IV Olimpiade di Garmisch (Austria), che vide per la prima volta in una
competizione sciistica la partecipazione delle donne.
Da allora i giochi si succedettero con regolarità, escludendo il solo periodo bellico. Nello stesso tempo
incominciarono a disputarsi i Campionati del Mondo di sci alpino distinti per tecniche di discesa: la discesa e
lo slalom. Dallo studio e osservazione dei movimenti dei migliori atleti agonisti, Kruckenhauser e i suoi
collaboratori si resero conto che questi assumevano spesso posizioni opposte a quelle fino ad allora
insegnate (ad esempio passando vicino al palo con la spalla interna anziché con quella esterna).
In questi anni si intensifica anche l’evoluzione dei materiali, che nelle primissime fasi dello sci era affidata
all’inventiva e all’abilità artigianale dei singoli, ma in seguito diventa un elemento sempre più importante
per la messa a punto di nuove tecniche. Già nel 1926, l’austriaco Lettner aveva inventato le lamine,
permettendo di controllare gli sci anche sulle nevi ghiacciate e di migliorare enormemente le prestazioni
degli sciatori.
L’evoluzione della tecnica sciistica, arrestatasi durante la guerra per mancanza di gare, riprese nuovo vigore
con l’atleta Gasperl che, noto per il proprio coraggio, si fece notare per la sua nuova tecnica, definita “ad
uovo” che veniva utilizzata da numerosi atleti, tra i quali ricordiamo l’italianissimo Colò, che con l’ausilio di
tale innovativa tecnica vinse la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo tenutisi ad Aspen (U.S.A.) nel 1950.
2.3 Il passaggio ultimo, che ha visto lo sci trasformarsi in sport di massa, può essere collocato nel decennio
del 1970-80. Da allora vi sono stati ulteriori costanti progressi enormi nella struttura delle solette, nel
materiale e nella chiusura degli scarponi, nella tecnologia degli attacchi. Alcuni cambiamenti hanno avuto
effetti più marcati e duraturi di altri sul modo di sciare sia in gara che a livello turistico, con apertura allo sci
da parte di persone anche non più giovanissime che, attraverso la semplificazione della tecnica sono
riuscite ad accedere a piste ed impianti. In questo diverso contesto, la sciancratura degli sci ha
rappresentato una svolta particolarmente significativa disorientando numerosissimi atleti di calibro
internazionale, che si erano formati su attrezzi e tecniche diverse e che non sono riusciti ad adattarsi ad una
modifica così repentina ed invasiva della tecnica, in favore di giovanissimi che, meno strutturati, sono
risultati più adattabili alle nuove tecnologie.

3. In questa evoluzione, elementi costanti nelle competizioni moderne che ancora oggi caratterizzano le
gare di sci, sono che l’atleta deve attraversare il percorso curvando intorno ai pali disseminati lungo lo
stesso, nel minor tempo possibile con la precisazione che, ove siano previste più manches, tale tempo va
calcolato sulla somma di tutte le discese effettuate, e che sarà vincitore colui il quale risulterà inferiore ad
ognuno degli altri concorrenti presenti in competizione. La possibilità di inserire un numero maggiore di
prove, da sommare per ottenere il risultato finale diminuisce l’evento casualità/fortuna spostando l’ago più
verso l’esaltazione della bravura del concorrente. Le diverse manches non sono esclusive, ma la somma di
entrambi i tempi di percorrenza del percorso effettuato in due soluzioni andrà a costituire il risultati finale.
Il cronometraggio assume pertanto carattere essenziale.
All’interno della categoria sport invernali, lo sci alpino può pertanto essere definito come la disciplina
sportiva il cui obiettivo è terminare il percorso nel minor tempo possibile, controllando la direzione dello
scivolamento all’interno di un percorso predefinito su una superficie innevata. Il percorso presenta un
dislivello minimo, a pendenza ed orientamento variabile, condizionato dall’obbligatorietà del passaggio
della linea di partenza, di tutti gli ostacoli e della linea di arrivo. L’atleta utilizza attrezzi propulsivi
indipendenti per ciascun arto inferiore, azionati da forza naturale esterna che ne funge da promotore
durante il corso della competizione. Il Concorrente è singolo e gareggia con avversari in graduatoria.
Le caratteristiche distintive che rendono unico lo sci alpino sono quindi:
i) sport individuale con graduatoria;
ii) a cronometro;
iii) da eseguire attraverso lo scivolamento controllato su neve all’interno di un percorso predefinito
comune a tutti gli atleti contraddistinto da pendenza e da pali;
iv) e con l’uso degli sci e del casco.

3.1 Lo sci alpino è uno sport individuale privo delle dinamiche di squadra: il gruppo cui si appartiene
costituisce un elemento esterno non condizionante il risultato della gara. Questa caratteristica ha degli
importanti risvolti sulla strutturazione psicologica dell’atleta.
L’atleta deve cioè basare le sue aspettative di risultato esclusivamente sulle proprie forze: resta l’unico
responsabile della performance che gli viene attribuita in via esclusiva, perviene così alla costruzione del
risultato. A tal proposito in dottrina si è operata9 una distinzione netta fra sport individuali e di gruppo
soprattutto nella dimensione agonistica, negli sport di gruppo la responsabilità della prestazione è
condivisa10. La costruzione del risultato di tale sport non deriva dalle dinamiche complesse di interazione
che si instaurano fra più soggetti - ognuno con proprie caratteristiche tecniche, tattiche e visioni di gioco -
ma semplicemente dalle scelte di un unico attore. La squadra, al contrario è caratterizzata, quindi, da una

9
Mantovan (1994)
10
Fonte: http://www.stateofmind.it/2013/11/psicologia-dello-sport-squadra-individuali/ Mantovan (2009)
serie di stretti rapporti interpersonali che prevedono complesse interazioni e processi di reciproca influenza
la struttura è più «complessa» si esplicano secondo norme precise11.
Un’ulteriore distinzione può essere desunta da distinta dottrina la quale12ha proposto una discriminazione
fra disciplina e gioco associando una dimensione più giocosa agli sport tipicamente di squadra, prevedono
di valorizzare l’acquisizione di compiti orientati alla variazione dello schema di gioco, l’azione dei compagni
e le loro prestazioni. Secondo lo stesso autore gli sport individuali tendono a valorizzare la dimensione di
disciplina. Gli sport individuali vengono da lui catalogati come “attività motorie da eseguire in modo molto
preciso, in base a schemi rigidamente predefiniti”. In base a questa categorizzazione si nota un processo
cognitivo e di apprendimento comportamentale più repentino e precoce13. L’atleta individualista deve
altresì essere in grado di creare una relazione quasi simbiontica con il proprio sport, ricercando un
equilibrio mentale che gli permetta di gestire le sconfitte senza il conforto di un compagno di squadra.
Tutte queste necessità portano l’atleta a una più completa e veloce messa in atto del processo di sviluppo
adolescenziale, per capacità di riorganizzarsi.
Sul piano prettamente psicologico ci sono numerosissimi studi che valutano il diverso orientamento degli
stili di personalità che aderiscono ai due diversi tipi di sport. Un ambito molto studiato è l’affinità degli
sportivi individuali verso un bisogno di chiusura cognitiva14 più alto15.
Gli atleti che praticano sport individuali, inoltre, sono risultati più interessati ad attività intellettuali, più
riflessivi, più perseveranti, autosufficienti e responsabili16. Inoltre hanno manifestato anche un più alto
livello di controllo emotivo, più coscienziosità e un maggior grado di ambizione rispetto ai «colleghi»
impegnati nello sport di squadra. È stato accertato, infine, che chi pratica sport individuali è più sensibile
agli eventi stressanti rispetto a chi pratica sport di squadra.
In corso di allenamento, in corso di preparazione della stagione, ogni momento che l’atleta dedica alla cura
della propria personalità sportiva, la qualità e l’impegno influiscono sulla strutturazione di un modello
interno. Il modello interno di un atleta attiene alla forma dell’azione motoria, dapprima interna “ideo-

11
Gli sport di squadra presuppongono dei requisiti di base legati alla personalità, al carattere e alla psicologia
dell'individuo: - spirito di collaborazione; - capacità di modifica e aggiustamento; - capacità di rinuncia e accettazione; -
capacità decisionale e prontezza; - senso critico costruttivo. La formazione, la preparazione, l'allenamento di una
squadra è la risultante della integrazione di una serie di fattori molto complessi che continuamente devono adattarsi
per la presenza di numerose variabili. Da qui tutti gli studi più articolati sulle dinamiche e la personalità del giocatore
di squadra da http://www.aipps.eu/doc/In_Nazionale.pdf di Dr. Giovanni Lodetti, v. da Mente & Cervello, a cura dello
psicologo Marco Dieci.
12
Tassi (1993)
13
Vedi: http://www.stateofmind.it/2013/11/psicologia-dello-sport-squadra-individuali/
14
Il bisogno di chiusura cognitiva è stato definito come il bisogno di ottenere una risposta chiara e definitiva ad un
certo oggetto di conoscenza in contrasto all’ambiguità. Il Bisogno di Chiusura Cognitiva (BCC) influenza la formazione
di giudizi stabili che inducono a formare giudizi il più rapidamente possibile. Il BCC influenza l’emergenza di strutture
di leadership autocratiche nei gruppi durante le interazioni. Stefano Livi e Antonio Pierro Università di Roma
“Sapienza”.
15
Per misurare la dimensione del bisogno di chiusura cognitiva Webster e Kruglanski (1994) costruiscono una scala
Need for Closure Scale composta da 42 item.
Nel 1998, la stessa scala verrà utilizzata in Italia, per la prima ricerca in ambito sportivo. Merlo (1998) parte dall’ipotesi
dell’esistenza di una relazione tra alto bisogno di chiusura cognitiva e pratica di sport individuali, e basso bisogno di
chiusura cognitiva e sport di squadra. Somministra la Need for Closure Scale a 100 adolescenti tra i 14 e i 18 anni. il
bisogno di chiusura va individuato in un continuum che va da un estremo caratterizzato da impazienza cognitiva,
impulsività, tendenza a prendere decisioni non giustificate, rigidità di pensiero e riluttanza a considerare soluzioni
alternative ad un altro caratterizzato da esperienza soggettiva di incertezza, indisponibilità ad impegnarsi esplicitando
un’opinione definitiva, sospensione di giudizio, frequente proposta di soluzioni alternative (Pierro et al.,1995).
16
In uno studio del 1993 Velia Capiluppi e Alessandra Canuto hanno presentato a due gruppi di sportivi il test di Cattell
(che indaga su 16 fattori della personalità) e la lista di eventi stressanti di Paykel (una scala capace di valutare le
situazioni che possono condurre alla depressione). I due gruppi si differenziavano unicamente per la tipologia di sport
praticato: sport di squadra il primo gruppo, sport individuali il secondo.
motoria”, ed in secondo luogo esplicabile fisicamente. Le aree di interesse su cui un’atleta può e deve
concentrarsi sono quella psicologica e fisica. Per sfera psicologica si intende tutti quei condizionamenti o
spinte che possono modificare l’atteggiamento della persona nei confronti del proprio essere atleta giorno
per giorno, riuscire a superare le fatiche e gli stress fisici, gestendo periodi di down emotivi, ma soprattutto
gestire l’approccio personale alla competizione e come la stretta connessione mente-corpo può influenzare
il gesto motorio nelle caratteristiche di qualità (negli elementi di rigidità, gradualità, armonia e
coordinazione del gesto), quantità (movimenti non sufficienti o eccessivi che alterano l’efficacia del gesto),
tempistica (accelerazione o rallentamento dell’esecuzione motoria che comporta asincronismo ed evidenti
effetti di inefficienza). Riuscire a controllare le spinte emotive incanalandole al fine che possano diventare
anch’esse “propulsive”. Deve riuscire a sviluppare quella capacità di essere presente in ogni istante della
prestazione, mentre la velocità non permette di perdere un attimo, assumendo la connotazione di metri
persi.
L’atleta gareggia in graduatoria con tutti gli altri, eliminando il fattore di frontalità della competizione e di
superamento istantaneo dell’avversario, quest’ultimo non può interferire nell’azione dell’atleta. E’ esclusa
la possibilità di affrontare mentalmente e fisicamente un altro soggetto limitando la componente
psicologica dell’aggressività e lasciando il piano dell’individualità e della competizione puramente interno. Il
reale avversario risulta quindi essere il tempo nella sua oggettività: si può gareggiare anche solo contro se
stessi. All’atleta non è concesso avere un feedback subitaneo sul reale svolgimento della gara: è limitata,
dunque, l’opportunità di controllare, in itinere, il risultato finale. L’unico feedback che può decodificare ed
interpretare è quello emergente dalle afferenze cinestesiche neuromotorie: l’inferenza di tale sensazione di
ritorno è tuttavia strettamente soggettiva e non costituisce un indice predittivo di esito positivo della gara
essendo gli atleti impegnati nella loro prestazione.

3.2 La discesa del singolo atleta è considerata valida dal momento in cui questo apre il cancelletto di
partenza: è infatti questa apertura che da avvio al cronometraggio imparziale. L’apertura deve avvenire
necessariamente entro tempi diversi per ciascuna disciplina, in via preliminare, 5 secondi precedenti o
successivi all’ordine elargito verbalmente dal giudice di partenza. Una volta entrato in gara, l’atleta deve
superare tutte le porte17 nessuna esclusa; anche una sola non conformità nel superamento di una singola
porta determina il divieto di proseguire nella discesa con conseguente esclusione dell’atleta dalla gara.
Infine condizione per cui la gara si concluda correttamente è che questo abbia superato la linea del
traguardo con almeno uno sci, a meno che non lo abbia perso nello spazio intercorrente l’ultima porta e la
suddetta linea di arrivo. Contrariamente a quanto si verifica in altre discipline sportive, come ad esempio i
tentativi di salto in lungo scelti con valore esclusivo l’un l’altro, le due prove sostenute dal singolo atleta
hanno carattere sommatorio e non sostitutivo. Si ricorda a tal proposito che le manches effettuate dal
concorrente sono tempi parziali, la vittoria di una di esse non assicura la vittoria della competizione totale.
Eccezion fatta a tale regola è sicuramente l’elemento caratterizzante la specialità della Discesa Libera18.

3.3 Lo sci alpino è altresì caratterizzato dal suolo su cui si disputano le gare che non può prescindere dalla
neve e dalla condizione di scivolamento ad essa associata. A tal fine è previsto un dislivello19, o in assenza di
esso, in particolari punti di conformazione piana, l’inerzia sagittale del moto precedentemente innescato,

17
Ex art.661.4.1 (ICR), Una porta è superata correttamente quando entrambe le punte degli sci del concorrente ed
entrambi i piedi hanno attraversato la linea della porta. Nel caso il concorrente perda uno sci senza commettere
infrazione (ad es. senza inforcare un palo è necessario che l’altro sci ed entrambi i piedi attraversino la linea della
porta. Questa regola deve essere applicata anche nel caso in cui il concorrente debba risalire la porta (vedi art. 614.2.3
ICR).
18
Per precisazioni si rimanda al paragrafo 4.1
19
Per precisazioni numeriche si rimanda ai paragrafi delle specifiche discipline.
che permetta alla forza di gravità di esercitare la spinta motrice fisicamente espressa dalla scomposizione
del vettore gravitazionale in quello perpendicolare al suolo più quello parallelo ad esso, come cita la legge
fisica del moto di un corpo su un piano inclinato. Ogni tracciato di porte presenti in ciascuna competizione è
unico ed irripetibile in virtù della specifica combinazione delle distanze fra le porte successive e
dell’angolazione delle direzioni delle curve proposte. Gli atleti hanno l’obbligo di effettuare il passaggio di
porta uguale per tutti i concorrenti.
Il percorso si configura come variabile in tutte le sue caratteristiche: variabile in quanto un atleta non ha
speranza di poter ripetere nelle medesime condizioni una stessa prova perché lo stesso tende a modificarsi
nel tempo ed in conseguenza dei diversi passaggi e delle condizioni climatiche. In diversa prospettiva, una
stessa pista può essere disegnata con infinite “tracciature” (posizionamento degli ostacoli attorno ai quali
l’atleta è obbligato a girare), che possono variare in numero di ostacoli, distanza fra gli stessi, figure
particolari, grado di inclinazione della “porta” successiva rispetto alla precedente. Il percorso è ancora
variabile in quanto il terreno, sotto la neve, da stagione a stagione, può accentuare o deprimere una
particolare pendenza o avvallamento e, in ogni caso, il manto nevoso può essere più o meno abbondante,
in funzione delle condizioni climatiche che si sono succedute: in base alla copiosità con cui è precipitata la
neve. Il “gattista” (colui che si occupa della possibilità di conformare il suolo, inasprendo o attenuando
particolari rilievi) può ulteriormente mutarne il profilo. Può altresì essere considerata una variazione del
percorso quella che ne consegue dal passaggio successivo di atleti in serie, ognuno dei quali troverà
condizioni più o meno alterate rispetto al concorrente precedente. Queste variabili, già di per sé notevoli,
riguardano la stessa pista; ogni campionato si svolge poi su piste diverse. La variabilità esclude la possibilità
di stabilizzare un’esecuzione motoria come nel caso di prestazioni a percorso invariabile, rettilineo, o in
aree delimitate senza l’influenza di agenti esterni. D’altra parte non si ha la possibilità di variare con
soluzioni creative ed innovative (come avviene per gli sport situazionali es. calcio) senza compromettere la
prestazione, o almeno queste vengono riservate a momenti di estrema ratio, per tentare di recuperare una
condizione di equilibrio o velocità perse.

3.4 Gli attrezzi utilizzati possono essere definiti come propulsivi, perché permettono uno scivolamento
molto più veloce di quello che avrebbe l’atleta in assenza degli stessi, ma necessitano di una componente
naturale che è il pendio, combinato con l’azione di attrazione gravitazionale sullo sciatore. La possibilità di
“creare velocità”, o per dirla in una formula fisica più corretta, di decelerare di meno, nasce esclusivamente
dal sapiente utilizzo delle forze da lui stesso generate, dalle caratteristica di risposta elastica degli sci.
Orientando e modulando i vettori risultanti dalla sommazione di tali forze si ha la possibilità di andare nella
direzione della nuova curva evitando di perdere eccessiva velocità. Va da se che qualsiasi errore non può
non influire sulla velocità di avanzamento, non avendo, lo sciatore, la possibilità di accelerare
immediatamente. E’ necessario al fine della validità della stessa, che la prova venga eseguita con attrezzi
tecnici identificati come sci ed aventi un range di valori geometrici di costruzione (variabili in flessibilità,
lunghezza, larghezza, rapporto tra larghezza nei diversi segmenti, spessore).

4. Tutti questi elementi sono espressi e regolati all’interno del regolamento tecnico sportivo adottato dalla
FISI il quale definisce forme, contenuti e limiti delle gare agonistiche in ossequio ai regolamenti
internazionali e sotto il controllo del CONI. Fermi pertanto i limiti internazionali, il compito di adottare un
regolamento conforme alle finalità dello sci alpino grava esclusivamente sulla Federazione all’interno dei
poteri di autonomia privata di questa e con ogni relativa assunzione di responsabilità in merito ai danni che
possono derivare agli atleti ed ai terzi dall’inadeguatezza del regolamento. In questa prospettiva, i
regolamenti sportivi mirano infatti a realizzare diverse finalità: per un verso essi costituiscono l’insieme
delle regole che contribuiscono all’esaltazione del gesto sportivo così come ad assicurare il regolare
svolgimento della gara e, di conseguenza, ad individuare il vincitore; per altro verso, delimitano i rischi
entro i quali è concesso ai partecipanti gareggiare ed ai terzi assistere all’evento.
Sotto il primo profilo, il regolamento tecnico deve pertanto mirare all’individuazione delle regole che
maggiormente consentono agli atleti di esprimere al massimo livello le proprie potenzialità fisiche nel
raggiungimento dello scopo tipico dell’attività sportiva di riferimento e quindi, nel caso dello sci, di
percorrere il tracciato comune contraddistinto da pendenza e da pali nel minor attraverso lo scivolamento
controllato su neve degli sci.
Per tali ragioni, lo stesso deve necessariamente regolare la formazione del tracciato, le modalità di
scivolamento intorno ai pali, le caratteristiche degli sci al fine di consentire agli atleti di raggiungere le
massima velocità possibile e quindi compiere la prestazione nel minor tempo.
Tale obiettivo, come evidente, tuttavia esalta la componente di rischio della gara con potenziale pregiudizio
della salute degli atleti; il regolamento sportivo deve pertanto contemperare queste opposte esigenze in un
sapiente equilibrio di efficacia in sicurezza quali espressione delle finalità di sviluppo della personalità e di
tutela della salute dell’uomo la cui mancanza, come detto, può determinare la responsabilità della
Federazione stessa nei confronti degli atleti.
Ed infatti, l’organizzatore della gara è vincolato nella predisposizione dell’evento al rispetto delle
prescrizioni federali in relazione alle condizioni di innevamento, alle misure necessarie ad evitare l’ingresso
di estranei al campo di gara, alle distanze tra i pali, alle caratteristiche del tracciato e così di seguito, con la
conseguenza che l’eventuale eccessiva pericolosità della gara che determini danni agli atleti è di per sé
suscettibile di costituire fonte di responsabilità per la Federazione oltreché dell’organizzatore stesso.
Come è stato rilevato, infatti, ogni sportivo per partecipare ad una gara ufficiale, deve innanzitutto essere
iscritto alla Federazione e che, per ottenere tale iscrizione (c.d. tesseramento), deve ancor prima far parte
di una società od associazione sportiva a sua volta affiliata dalla FISI, attraverso la quale presentare la
relativa domanda. Una volta instaurato il rapporto con la Federazione, lo sportivo che intenda prendere
parte ad una manifestazione agonistica inserita nel calendario federale e promossa dalla propria o da altre
società o associazioni sportive è quindi tenuto a presentare al Comitato organizzatore la relativa domanda
per il tramite della società o associazione di appartenenza, previo pagamento della tassa di partecipazione.
Secondo parte della dottrina, in questo momento, si crea un contratto tra organizzatore della gara ed atleta
qualificabile come “contratto del tempo libero” idoneo a determinare la responsabilità dell’organizzatore in
favore dell’atleta per i danni da questo subiti in conseguenza di eventi conseguenti alla violazione da parte
del primo del regolamento tecnico o delle regole di ordinaria diligenza ex art. 1176 c.c..

5. Proprio la necessità di contemperare queste diverse esigenze, ha fatto si che, in funzione delle diverse
gestualità tecniche, nel tempo si sviluppassero all’interno della categoria dello sci alpino diverse specialità
che variano fra loro in caratteristiche dei disegni utilizzati in tracciatura, geometria degli attrezzi,
organizzazione e numero di manches eseguite. Queste specialità sono: discesa libera, super gigante, slalom
gigante, slalom speciale, combinata.

5.1 Nella Discesa Libera il percorso deve avere un dislivello obbligatorio compreso tra un minimo ed un
massimo variabile da sottocategoria a sottocategoria (questo tipo di specialità è presente solo per età
maggiore di 14 anni equivarrebbe a categoria giovani Under 21/senior Under 30/master Over 30): deve
essere compreso fra 450mt e 1000mt. Il dislivello della gara organizzata in due distinte manches deve
essere compreso tra 350mt e 500mt per ciascuna manche, per ognuna delle quali le regole di tracciatura
restano valide. Per eseguire una tracciatura è necessario che la larghezza tra le porte sia almeno di 8mt.
Non ci sono limitazioni riguardo le percentuali di porte che devono essere presenti, ma solitamente la
distanza media fra le porte è di circa 45mt. La lunghezza del percorso risulta sensibilmente maggiore
rispetto alle altre specialità a causa del grande dislivello obbligatorio fra linea di partenza e linea di arrivo.
Questo determina una prestazione fisica più affine ad uno sforzo di tipo aerobico-anaerobico lattacido, in
cui il metabolismo che si sfrutta mette in moto la respirazione cellulare per produrre energia necessaria alla
contrazione muscolare prolungata.
Più che nelle altre specialità, in questa, il territorio influenza l’andamento del percorso: questo asseconda e
segue curve, parabole, cambi di pendenza del territorio montuoso sfruttandoli come salti; più raramente si
trovano curve obbligate dalle porte che non seguano il profilo della pista stessa.
La pista è soggetta a certificazione di omologazione con validità di 5 anni rilasciate dalla Commissione
Giudici di Gara20.
Gli sci utilizzati in questa disciplina hanno caratteristiche obbligatorie: lunghezza minima maschile e
femminile 218/210 cm; larghezza sotto l’attacco <65mm; raggio min. 50mt.; è previsto l’uso di particolari
piastre sotto gli attacchi, applicate sugli sci, di un’altezza non superiore a 50mm; rialzi sotto lo scarpone non
superiori a 43 mm. I bastoncini da sci sono altresì utilizzati, non obbligatoriamente, presentano delle curve
molto accentuate in modo tale da permettere la massima aerodinamicità nella posizione ad “uovo”
seguendo il profilo del bacino.
Oltre agli sci come sopra descritti, in questa disciplina, sono obbligatori il casco ed il paraschiena.
La gara si svolge normalmente in un’unica manche, previa partecipazione obbligatoria ad almeno una delle
due prove cronometrate dello stesso tracciato precedenti alla gara, ma talvolta in due manches, quando il
dislivello non sia sufficientemente adeguato: la valutazione e decisione sulla struttura della singola gara è
rimessa alla giuria di gara21.
Le due prove precedenti sono discese cronometrate, che nulla implicano ai fini del risultato finale della
competizione. Gli atleti hanno a disposizione la pista per due volte simulando interamente le condizioni di

20
Giudici di Gara, Omologazione Piste Sezione Piste. Ex articolo 2.9 Omologazione Piste, dell’agenda dello sciatore: Le
domande di omologazione e/o riomologazione devono pervenire, unicamente per il tramite dei Responsabili Regionali
dei Comitati Regionali FISI, alla Segreteria della Commissione Omologazione Piste secondo le modalità definite dalla
Commissione e divulgate con apposita circolare informativa. Per la richiesta di omologazione internazionale bisogna
fornire una serie di Documenti all’omologatore in fase di ispezione: SCI ALPINO art- 650 del ICR – Book IV – edizione
luglio 2014:
1. Planimetria in scala adeguata (UNI A4 o UNI A3), con curve di livello con equidistanza di almeno 5 metri, con
evidenziati dettagli e/o ostacoli fissi come impianti di risalita, pozzetti e cannoni dell’innevamento, gruppi di alberi,
attraversamenti, reti fisse di protezione già esistenti, etc.;
2. Profilo altimetrico in scala 1:2.500 o adeguata (UNI A4) tracciato sull’asse della pista, completo di quote, distanze
parziali e progressive, pendenze percentuali calcolate per tratti omogenei,indicazione dei punti di partenza ed arrivo;
3. Fotografia panoramica della pista con disegno del tracciato, meglio se invernale.
21
La giuria nazionale è composta ex 601.4 dell’rtf (Regolamento Tecnico Federale) e dell’ICR (International ski
Competiotion Rules). Essa è responsabile dell’intero svolgimento della manifestazione. I membri costituenti
obbligatori sono: Il Delegato FISI (nominato dal Comitato Regionale), l’Arbitro (nominato in riunione di Giuria tra i
capisquadra) Aggiornato STF e tesserato FISI, L’Assistente Arbitro per Discesa libera e Super G (come l’Arbitro)
Aggiornato STF e tesserato FISI, Il Direttore di Gara (nominato dal Comitato Organizzatore) tesserato FISI. Quella
internazionale, costituita da membri del comitato organizzatore‐ the Technical Delegate (nominato dalla FIS) Delegato
FIS, the Referee (nominato in riunione di Giuria tra i capisquadra) Arbitro, the Chief of Race (nominato dal Comitato
Organizzatore) Direttore di gara, the Assistant Referee for Downhill and Super‐G (come il Referee) Assistente Arbitro,
the Start Referee (OWG and WSC) Giudice di partenza,the Finish Referee (OWG andWSC) Giudice di arrivo.
gara per ben due volte. Questi hanno il solo obbligo di partire, poi hanno la possibilità di frenare, rallentare
o andare al massimo della velocità per adeguare tecnica e tattica alle più svariate situazioni.
Lo sciatore, può partire al segnale del giudice di partenza con un intervallo dal concorrente precedente che
non può essere inferiore ai 40 secondi, e che di solito si aggira intorno ai 60 secondi. Per esigenze televisive
o comunicazioni dalla giuria il tempo può essere maggiore.

5.2 Nel Super Gigante il percorso deve avere un dislivello obbligatorio compreso tra un minimo ed un
massimo variabile da categoria a categoria: nella categoria giovani Under 21/senior Under 30/master Over
30 professionistica deve essere compreso fra 400mt - 650mt. Altre Categorie che prevedono la possibilità di
svolgimento di tale specialità è categoria Ragazzi Under14 ed Allievi16, con dislivello minimo fra 450mt-
250mt. Per eseguire una tracciatura è necessario che la larghezza tra le porte sia compresa tra un minimo di
6mt ed un massimo di 8mt per le porte cd. aperte (porte successive) e tra 8mt e 12mt tra le porte verticali
(dette “lunghe” presentano due porte successive orientate verso la stessa direzione, tale da poter costituire
una curva unica). Le limitazioni riguardo le percentuali di cambi di direzione (se due porte costituiscono una
lunga viene considerato un unico cambio di direzione) sono del 7% del dislivello della gara. La distanza
minima fra le porte è di circa 25mt, la distanza media si aggira intorno ai 30 mt. Ha una lunghezza del
percorso sensibilmente maggiore rispetto al Gigante ed allo Slalom, ma inferiore rispetto alla Discesa
Libera. In questa specialità la prestazione fisica è più affine ad uno sforzo di tipo anaerobico lattacido, in cui
il metabolismo che si sfrutta mette in moto meccanismi alternativi che permettano al muscolo,
temporaneamente di lavorare con un introito minore di ossigeno e substrati necessari al lavoro muscolare
proteico.
Il territorio influenza l’andamento del percorso: questo asseconda e segue curve, parabole, cambi di
pendenza del territorio montuoso sfruttandoli come salti. La velocità alla quale l’atleta sarà portato ad
affrontare eventuali impervietà dell’ambiente saranno minori, diminuendo la componente di difficoltà
legata alla paura. Di contro aumenterà il gradiente di difficoltà tecnica per il maggior numero di curve
presenti che possono combinarsi variamente con salti o dossi.
La pista è soggetta a certificazione di omologazione dalla Commissione Giudici Di Gara - Omologazione Piste
- Sezione Piste- con validità di 5 anni.
Gli sci utilizzati in questa disciplina hanno caratteristiche obbligatorie: lunghezza minima maschile e
femminile 210/205 cm; larghezza sotto l’attacco <65mm; raggio min. 45mt. per le donne e 40mt. per gli
uomini. E’ previsto l’uso di particolari piastre sotto gli attacchi, applicate sugli sci, di un’altezza non
superiore a 50mm; rialzi sotto lo scarpone non superiori a 43 mm.. I bastoncini da sci sono altresì utilizzati,
non obbligatoriamente, presentano delle curve molto accentuate in modo tale da permettere la massima
aerodinamicità nella posizione ad “uovo” seguendo il profilo del bacino come nella Discesa Libera.
Oltre agli sci come sopra descritti, in questa disciplina, sono obbligatori il casco ed il paraschiena.
La gara si svolge in un’unica manche da percorrere nel minor tempo possibile. Non c’è eventualità, in tale
specialità, di provare anticipatamente le difficoltà che la pista riserva, lasciando all'estro dello sciatore
maggiore spazio, limitando la possibilità di errore per poter vincere la gara, al contrario della DH.
Lo sciatore, può partire al segnale del giudice di partenza con un intervallo dal concorrente precedente che
non può essere inferiore ai 40 secondi, e che di solito si aggira intorno ai 60 secondi. Per esigenze televisive
o comunicazioni dalla giuria il tempo può essere maggiore.

5.3 Nello Slalom Gigante il percorso deve avere un dislivello obbligatorio compreso tra un minimo ed un
massimo variabile da categoria a categoria: nella categoria giovani Under 21/senior Under 30/master Over
30 professionistica deve essere compreso fra 400mt(donne 350mt) - 250mt. Altre Categorie che prevedono
la possibilità di svolgimento di tale specialità è categoria Ragazzi Under14 ed Allievi16, con dislivello minimo
fra 300mt-200mt. Per eseguire una tracciatura è necessario che la larghezza tra le porte sia tra i 4mt e gli
8mt. Le percentuali di porte che devono essere presenti sono comprese fra l’11% ed il 15% del dislivello su
cui si svolge la gara arrotondando i decimali del numero. La distanza fra le porte non può essere inferiore a
10mt e la distanza media fra le porte è di circa 40mt.. La lunghezza del percorso, normalmente circoscritto
ad una porzione della pista, è minore rispetto alle due precedenti specialità come minore è la velocità di
discesa, potendo utilizzare piste più strette e spettacolari per il passaggio in canalini o porzioni di pista
molto ripide, essendo richiesti margini esterni minori per la sicurezza degli atleti. Questo determina un
cambiamento nelle caratteristiche della prestazione fisica in quanto, pur essendo uno sforzo di tipo
anaerobico lattacido, il metabolismo che si sfrutta deve essere in grado di lavorare in condizioni di acidità
dovute al ridotta concentrazione di ossigeno a causa del tempo limitato tra una contrazione e l’altra che
limita il rifornimento. L'intensità della prova e molto alta.
La pista è soggetta a certificazione di omologazione dalla Commissione Giudici Di Gara - Omologazione
Piste- Sezione Piste- con validità di 10 anni.
Gli sci utilizzati in questa disciplina hanno caratteristiche obbligatorie: lunghezza minima maschile e
femminile 195/188 cm; larghezza sotto l’attacco <65mm; raggio min. 35mt/30mt. E’ previsto l’uso di
particolari piastre sotto gli attacchi, applicate sugli sci, di un’altezza non superiore a 50mm; rialzi sotto lo
scarpone non superiori a 43 mm. I bastoncini da sci sono altresì utilizzati, non obbligatoriamente, sono
dritti e molto fini.
Oltre agli sci, come sopra descritti, in questa disciplina, è obbligatorio il casco, ma non il paraschiena.
La gara si svolge in due manches obbligatorie cui l’atleta deve partecipare, sempre rispettando di girare
attorno ad ogni polo (porta). La classifica finale è costituita dalla somma dei tempi impiegati per effettuare
le due discese. La seconda manche prevede un ordine di partenza che inverta i primi trenta classificati della
prima manche, mentre i restanti partecipanti partiranno secondo ordine di arrivo sempre della prima
manche. In questo modo gli atleti al termine della prima prova hanno la possibilità di modificare la propria
posizione classifica finale grazie ad una migliore performance in seconda battuta.
Lo sciatore, può partire al segnale del giudice di partenza con un intervallo dal concorrente precedente che
non può essere inferiore ai 30 secondi, e che di solito si aggira intorno ai 60 secondi. Per esigenze televisive
o comunicazioni dalla giuria il tempo può essere maggiore.

5.4 Nello Slalom Speciale il percorso deve avere un dislivello obbligatorio compreso tra un minimo ed un
massimo variabile da categoria a categoria: nella categoria giovaniUnder 21/senior Under 30/master Over
30 professionistica deve essere compreso fra 200mt – 140mt(120mt donne). Altre Categorie che prevedono
la possibilità di svolgimento di tale specialità è categoria Ragazzi Under14 ed Allievi16, con dislivello minimo
fra 160mt-100mt, Cuccioli Under12 e baby Under 10 con un massimo di 120mt. Per eseguire una
tracciatura è necessario che la larghezza tra le porte sia tra i 4mt e i 6mt. Le percentuali di porte che
devono essere presenti sono comprese fra l’30% ed il 35% del dislivello su cui si svolge la gara
arrotondando i decimali del numero, con una tolleranza di +/- 3 cambi di direzione. La distanza fra le porte
successive non può essere inferiore a 6mt e superiore a 13mt; la distanza fra il primo palo della lunga22 ed il
cambio di direzione successivo deve essere compresa tra i 15mt. e i 18mt. la distanza media fra le porte è di
circa 13mt, in tale specialità non esiste un massimo consentito, che viene poi desunto dalla percentuale
obbligatoria di cambi di direzione che deve essere presente. La lunghezza del percorso, normalmente
circoscritto ad una porzione della pista, è minore rispetto alle tre specialità trattate fino ad ora così come la
larghezza, essendo sufficienti 40mt (metà di una pista normale) per tracciare due manche l’una accanto

22
Un particolare tipo di curva che presenta due porte consecutive passate dallo stesso lato, non si effettuano due
curve.
all’altra. Questo determina un’intensità raddoppiata dello sforzo come confermato dalle percentuali delle
porte applicabili.
La disposizione delle porte può essere variabile orientando le porte anche in verticale sono nate nuove
figure come doppie/triple/quadruple che sono allineate lungo la pendenza.
Alle porte si sostituiscono i pali singoli, avvitati saldamente nella neve, senza telo, ma con snodo che
permette di abbattere frontalmente il palo con l’aiuto delle protezioni (parastinchi e paramani) al fine di
accorciare nettamente le traiettorie di percorrenza intorno ai pali.
Lo sforzo fisico può essere qualificato come di tipo anaerobico lattacido, in cui il metabolismo che si sfrutta
è in grado di lavorare in condizioni di acidità dovute al ridotta concentrazione di ossigeno a causa del tempo
limitato tra una contrazione e l’altra che limita il rifornimento, ma la prestazione fisica è sostanzialmente
diversa dalla precedenti caratterizzandosi per rapidità dei movimenti degli arti inferiori ed anticipazione
motoria tale da consentire di variare velocemente i tempismi ed i ritmi: la componente prevalente di
questa disciplina può essere individuata nella destrezza.
L'intensità della prova e molto alta.
Per le proprie caratteristiche tecnico-fisiche, intermedie rispetto alle altre, la disciplina dello Slalom
Speciale è considerata la specialità regina.
La pista è soggetta a certificazione di omologazione dalla Commissione Giudici Di Gara - Omologazione Piste
-Sezione Piste- con validità di 10 anni.
Gli sci utilizzati in questa disciplina hanno caratteristiche obbligatorie: lunghezza minima maschile e
femminile 165/155 cm; larghezza sotto l’attacco <65mm; raggio min. non definito. E’ prescritto l’uso di
particolari piastre sotto gli attacchi, applicate sugli sci, di un’altezza non superiore a 50mm; rialzi sotto lo
scarpone non superiori a 43 mm. I bastoncini da sci sono altresì utilizzati, non obbligatoriamente, sono
dritti e molto fini presentano un paramano che permette al momento dell’impatto frontale della mano
contro laterale alla spalla più vicina alla porta di difendersi dall’urto con il palo singolo senza telo. La stessa
funzionalità hanno i parastichi, sempre non obbligatori, fissati sulla pozione superiore dello scarpone fino a
coprire il ginocchio.
Oltre agli sci, come sopra descritti, in questa disciplina, è obbligatorio il casco, ma non il paraschiena.
La gara si svolge in due manches obbligatorie cui l’atleta deve partecipare, sempre rispettando di girare
attorno ad ogni polo. Come nello Slalom Gigante la classifica finale è costituita dalla somma dei tempi
impiegati per effettuare le due discese. La seconda manche prevede un ordine di partenza che inverta i
primi trenta classificati della prima manche, mentre i restanti partecipanti partiranno secondo ordine di
arrivo sempre della prima manche. In questo modo gli atleti al termine della prima prova hanno la
possibilità di modificare la propria posizione classifica finale grazie ad una migliore performance in seconda
battuta.
Lo sciatore, può partire al segnale del giudice di partenza con un intervallo non regolare dal concorrente
precedente, del quale deve aspettare che tagli il traguardo. Per esigenze televisive o comunicazioni dalla
giuria il tempo può essere maggiore.

5.5 La Combinata o Super Combinata, è una specialità abbastanza giovane nata nel 2006/2007 che ha
sostituito storicamente la sua ava Combinata alpina che prevedeva lo svolgimento di una gara di slalom
speciale in associazione con una gara di discesa libera (o più raramente Super Gigante). Mentre la sua ava,
nata nel 1974/1975, prevedeva due manche di slalom, questa somma il tempo di una sola manche,
andando a cambiare totalmente il senso e l’accessibilità da parte dei velocisti a tale manifestazione. Le
regole per tale nuova specialità sono le stesse in termini di misura e dimensioni delle singole specialità.

6. Come evidente ciascuna disciplina richiede ed esalta alcune specifiche caratteristiche fisico-motorie
dell’atleta che derivano direttamente dalle differenze nello specifico regolamento tecnico. E’ all’interno di
questo che l’atleta è chiamato a rendere la propria prestazione e pertanto è questo che la definisce sia
nelle tecnologie che nella performance: concessioni e limitazioni di questo riguardo a strutture
geometriche di costruzione degli sci, determinano la tecnica e l’effetto estetico e cinetico dell’azione
motoria stessa. Quanto si è detto, in termini di regolamenti, distanze e peculiarità emergenti da queste, è
possibile associare ciascuna specialità ad una maggiore componente fisico-motoria specifica quali ad
esempio, per la Discesa Libera (resistenza, stabilità) e per lo Slalom Speciale (esplosività, equilibrio
dinamico, rapidità).
Per quanto attiene l’allenamento fisico, questo sarà focalizzato allo sviluppo dei “pilastri” della prestazione
atletica: capacità condizionali e capacità coordinative23. Fra le prime quella che maggiormente interessa gli
atleti di tale discipline è la resistenza alla forza veloce e le capacità di contrazione in eccentrico.
Per forza veloce (SL e GS) si intende la capacità di superare resistenze moderate con un'elevata velocità di
contrazione, per resistenza alla forza veloce è la capacità di esprimere elevati livelli di forza esplosiva o
veloce per un tempo prolungato (DH e SG)24. Questi tipi di forza si esprimono attraverso una particolare
fisiologia di attivazione muscolare: eccentrica. Nelle quali le fibre muscolari vengono stirate nella loro
componete elastica ed a questo stiramento vi si oppone il normale meccanismo di accorciamento dei
sarcomeri, cui consegue un effetto macroscopico di allungamento del fuso muscolare, piuttosto che la
classica contrazione del ventre. Le capacità coordinative, invece, rappresentano il bagaglio di esperienze
motorie che permettono di riuscire ad interpretare ogni situazione con creatività ed estro trovando
soluzioni sempre efficaci, le quali solo parzialmente acquisibili nel corso della vita, ed in misura
inversamente proporzionale all’età dell’atleta.
7. L’affermazione e la crescita dello sci alpino è pertanto direttamente collegata alla razionalizzazione e
coerenza dei regolamenti tecnici sportivi delle singole discipline i quali definiscono la tecnica di discesa ed
attraverso questa, le caratteristiche fisico-motorie degli atleti, ma anche dei praticanti non agonisti il cui
incremento contribuisce in modo essenziale alla diffusione ed al successo di questo sport.
Evoluzione tecnica e fisica, non costituiscono tuttavia gli unici temi con cui il regolamento tecnico sportivo
deve confrontarsi.
Proprio quanto si è detto da ultimo, infatti, evidenzia il collegamento tra sviluppo agonistico dello sport e
partecipazione dei praticanti e degli spettatori attribuendo così massimo rilievo all’esigenza di individuare
forme e strumenti per aumentare il grado di passione con cui, anche i non atleti, partecipano all’evento
sportivo
tema che può essere racchiuso nel termine “spettacolarizzazione” della pratica sportiva che, nell’era
moderna, costituisce il perno cui tutto il mondo dello sport si trova costretto a ruotare intorno in funzione
dei riflessi economici che ad essa si ricollegano.
E’ infatti un dato condiviso che negli ultimi anni la partecipazione del pubblico alle gare di questa disciplina
sta subendo un decremento decisivo, implicando risvolti economici importanti di minore adesione alla
federazione ed all’attività invernale. Questo genera una spirale negativa che porta un minor numero di
investimenti nel settore, con risorse limitate i cui ultimi fruitori sono proprio gli atleti come tali privati dei
mezzi necessari per poter competere con altri concorrenti di nazioni più fortunate, che magari per la loro
specificità non risentono del decremento mondiale di adesione al mondo dello Sci Alpino.
La complessità del tema della “spettacolarizzazione” è aumentata dal carattere mutevole nel corso del
tempo dei gusti della società chiamata a partecipare a tale attività. Il concetto stesso di spettacolarità va

23
Queste, sulle quali si sono concentrate molti studi, e la cui categorizzazione è puramente concettuale e didattica per
permetterne una distinzione, in realtà sono intimamente connesse e si influenzano vicendevolmente.
24
L’inserimento delle specialità ad una categoria di fisiologia di contrazione piuttosto che ad un'altra non è da
intendersi in modo rigidamente compreso, ma forse più correttamente collegabili su un continuum di prevalenza di
importanza in coesistenza.
contestualizzato anche in base a distribuzioni culturali ed etniche: ogni popolo intende il divertimento e lo
spettacolo in modo diverso. Tale termine trova sinonimi nelle accezioni di grandiosità ed eccezionalità,
meraviglia. Volendo identificare il fenomeno di spettacolarità Si può in prima approssimazione affermare
che l’evento deve con ogni probabilità colpire lo spettatore, stupendolo, stimolandone l’area corticale
dell’amigdala, deputata alla proiezione interna di emozioni esterne: la meta della manifestazione deve
essere coinvolgerlo empaticamente. Quest’evenienza va ricercata nella dimostrazione di gesti atletici, che
tanto più risultano lontani dalle capacità medie di esecuzione tanto più assumono il suddetto valore. Per
assumere tale connotazione è però necessario che lo spettatore si identifichi ed abbia percezione del reale
livello di difficoltà, tanto più questa percezione è forte tanto più la dimostrazione può assumere significato
di spettacolarità. Un gesto per essere spettacolare deve essere amplio e visibile nell’escursione intera,
armonico e coordinato: indice indiscusso di sapiente padronanza della macchina perfetta che è il corpo
umano. La capacità di poter coordinare segmenti corporei, anche in direzioni antitetiche, modulare la
velocità di contrazione al fine di rendere visivamente un’azione continua.
Altri importanti elementi di spettacolarità sono quelli in cui lo spettatore percepisce forte l’elemento del
pericolo, da cui l’uomo nei secoli è stato attratto, così come il dolore, la violenza e la perfezione. Il pericolo
di incolumità della vita a causa di situazioni estreme, altezze esorbitanti, velocità folli, componenti di
difficoltà che rendono arduo il controllo del proprio corpo e degli attrezzi che si utilizzano. Spettacolarizzare
vuol dire anche emozionare: tutte le sensazioni psico-somatiche presentano la prerogativa di
“adattamento”; con il trascorrere del tempo, all’immutabilità dell’eventi-stimolo si associa una minore
soglia di percezione. Ragione per cui tanto minori sono i tempi di attesa fra azioni successive, concorrenti in
serie o momenti di tregua, tanto più avrà una connotazione di spettacolarità.
In seno a tutti questi presupposti, la spettacolarizzazione di un evento rischia di entrare in conflitto con
l’esigenza di tutela della sicurezza e della salute di partecipanti e spettatori. E’ alla norma regolamentare
che si deve questo delicato equilibrio nel rispetto dei principi, dei valori e delle finalità dell’ordinamento
giuridico.
In questa prospettiva, l’analisi può essere condotta sia con riferimento all’evoluzione dei regolamenti dello
sci alpino dalle primissime forme poco strutturate fino a quelle attuali25, sia attraverso la comparazione tra
i diversi regolamenti tecnici sportivi per vedere come ciascuno di essi ha raggiunto autonome soluzioni a
problemi comuni che posso quindi costituire valido spunto di riflessione, oltreché esperienza concreta.
All’interno di questo panorama generale,la specifica riflessione sulla disciplina in esame deve
necessariamente essere coerente con l’obiettivo che la caratterizza, e cioè l’attraversamento del percorso
attraverso lo scivolamento controllato degli sci nel minor tempo possibile, e quindi con l’esigenza di ridurre
al minimo la permanenza dell’atleta nel campo di gara andando a discapito delle tattiche e dei
perfezionismi estetici che si trovano costretti a cedere il passo alle caratteristiche dell’ambiente che diventa
prepotentemente influente sul risultato finale, lasciando meno spazio al controllo dell’atleta. In questo
senso va considerata la prospettiva più moderna che esalta il dato oggettivo della velocità, misurabile, a
discapito delle tattiche e perfezionismi estetici, difficilmente percepibili dalla spettatore medio e che, per
tale ragione, si trovano costrette a cedere il passo ad altre caratteristiche maggiormente condizionanti la
velocità e quindi il risultato finale, lasciando meno spazio al controllo dell’atleta.
Un’ipotesi di lavoro nel senso dell’aumento della spettacolarizzazione di questo sport potrebbe, a mio
avviso, essere validamente esperita nella direzione dell’incremento delle possibilità per l’atleta e lo
spettatore di percepire l’effettivo grado di concorrenza tra i gareggianti e lo stato dei risultati anche in
corso di discesa e cioè prima della misurazione ufficiale del tempo di gara.

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Sicurezza, Spettacolarizzazione, Costi
Questo permetterebbe di fare leva su quell’aspetto dell’immediatezza dell’immagine di prevalenza di un
atleta sull’altro molto attutito quando questi singolarmente cronometrati scendono indipendentemente e
successivamente. La performance dello sciatore in pista da solo non permette allo spettatore, poco avvezzo
all’analisi e alla scomposizione del gesto, di paragonare l’esecuzione vista in tv o sul campo rispetto
all’esecuzione “ideale”. Questi lassi temporali fra i turni degli atleti fanno perdere suspance alla
manifestazione, di cui lo spettatore non professionista dell’ambiente non può prevederne l’andamento. Se
è vero, come è vero, che non si vuole incidere sulla componente di pericolosità per aumentare tale livello di
partecipazione, nonostante di più immediata ed istantanea risoluzione del problema, si potrebbe pensare
di incidere sulla capacità dello spettatore di poter istantaneamente controllare l’andamento della
performance con confronto diretto con altro/altri concorrenti. In tal modo anche i meno esperti di tecnica e
movimento dello sci potrebbero godere dell’immediatezza del confronto. Tale soluzione in realtà non è del
tutto innovativa perché, come si è prima ricordato, tenderebbe a recuperare le forme competitive utilizzate
ai tempi del citato Zdarski, ma forti dell’evoluzione necessaria che regole di sicurezza ed oggettivazione del
tempo rendono. D’altronde ricordo a tal proposito che riprendere tratti originari della disciplina non è
un’involuzione, com’è avvenuto per i materiali tecnici, forti delle nuove tecnologie di costruzione si è
tornati a dimensioni molto più simili a quelle “primordiali” per necessità di tutela degli atleti. Alcune gare di
questo genere sono già state inserite all’interno delle manifestazioni più importanti come Olimpiadi o
Mondiali: gare in parallelo in cui “gioca la squadra in toto” con importanza marginale rispetto alle gare
regine. Non possiamo dimenticare il canonico parallelo di Natale che ha permesso di esprimere il genio
creativo del fuoriclasse Alberto Tomba.
Allo stesso tempo, ritengo, che le ragioni che hanno determinato l’adozione del sistema attuale possono
essere individuate principalmente nell’esigenza di assicurare l’uniformità del percorso e la regolarità del
cronometraggio. Deve tuttavia evidenziarsi che il contesto tecnico e tecnologico in cui queste soluzioni si
sono affermate era caratterizzato da un numero dei gareggianti sensibilmente inferiore all’attuale e da
strumenti di cronometraggio fortemente semplificati rispetto a quelli odierni con il ché, un ripensamento di
queste soluzioni, appare oggettivamente possibile.
Fermo il presupposto di una disciplina sportiva il cui obiettivo è terminare il percorso nel minor tempo
possibile, controllando la direzione dello scivolamento obbligato da curve su una superficie innevata. Il
percorso presenta un dislivello minimo, a pendenza ed orientamento variabile, condizionato
dall’obbligatorietà del passaggio della linea di partenza, di tutti gli ostacoli e la linea di arrivo, si può
ipotizzare di ripristinare la contemporaneità della discesa dei concorrenti almeno in un certo numero.
Questa proposta può avere due linee di sviluppo. Una semplificata, prevalentemente rivolta al pubblico,
attraverso un maggior utilizzo della tecnologia disponibile che proietti virtualmente sullo schermo diversi
concorrenti con una costante e permanente misurazione dei rispettivi tempi e la costante evidenza di chi è
in vantaggio in ogni singolo momento della gara e quindi senza la limitazione del confronto ai soli
intertempi.
L’atleta potrebbe ricevere queste stesse indicazioni dal proprio allenatore secondo uno schema simile a
quello utilizzato nel motociclismo o nell’automobilismo tra box e pilota per comunicare costantemente i
dati di gara.
Se questa prospettiva determinasse concretamente una ripresa dell’interesse degli spettatori verso questa
disciplina, una successiva e più profonda evoluzione potrebbe coinvolgere fenomeni tecnologici più
complessi con cui creare piste dotate di un’ampiezza tale da consentire l’effettiva discesa in parallelo di un
determinato numero di atleti n senso trasversale in ipotesi sufficiente ad ospitare contemporaneamente
almeno cinque concorrenti. Sulla base delle condizioni di regolamento così geometricamente definite, si
potrebbero costruire cinque disegni di porte perfettamente paralleli con vincoli di uniformità d’angolazione
fra una porta e quella successiva, distanza verticale e distanza orizzontale. E’ evidente che rimarrebbe il
problema dell’assenza di pendii così ampi ed omogenei che possano rendere quella par conditio tra i
concorrenti tanto agognata, ma difficilmente sperimentata nella realtà e forse solo teorica, cui tuttavia di
potrebbe sopperire, almeno in parte, attraverso la prova di ogni concorrente di ogni tracciato. Il tempo
sommato così ottenuto potrebbe essere indice di una competizione più lunga e completa sotto il profilo
metabolico.
Nonostante l’alta intensità delle prove odierne, infatti, queste hanno una durata breve e sono, come detto,
fortemente caratterizzate da una componente gravitaria che riduce la spinta necessaria alla propulsione ed
orienta piuttosto alla gestione di queste forze che se non controllate portano alla tangente della traiettoria
curvilinea. Una proposta così teorizzata porterebbe gli atleti ed i preparatori a riprogrammare l’attività di
allenamento cambiandone l’obiettivo, la condizione fisica di espressione di potenza andrebbe a diminuire a
favore di una maggiore capacità di adattamento alla fatica di un atleta su un altro. D’altronde durante le
sedute di allenamento in pista soventemente si superano 5 prove eseguite, spesso il valore arriva a
triplicarsi.
Questa soluzione consentirebbe anche un viraggio, considerato già valutando gli aspetti preliminarmente
delle caratteristiche psicologiche. L’atleta potrebbe sfruttare il feedback subitaneo sul reale parziale
svolgimento della gara: non risulterebbe così limitata, dunque, l’opportunità di controllare, in itinere, il
risultato finale. L’avanzamento in batteria potrebbe iniziare dunque ad essere un indice predittivo di esito
positivo. Questa condizione verrebbe vissuta intimamente dall’atleta, il quale nonostante le distrazioni ed i
suggerimenti in corso di prestazione non deve farsi distrarre dalla stessa, perché quelli non sarebbero gli
unici concorrenti con cui il risultato finale si confronta e perché non si esaurisce lì l’esito della gara. La
possibilità di poter affrontare i concorrenti in maniera più istantanea darebbe anche all’atleta un feedback
più subitaneo sullo svolgimento della gara incidendo sul suo approccio mentale in corso d’azione.
Componente di maggior difficoltà psicologico-emotiva che andrebbe comunque a differenziarsi da un
confronto frontale come quello del tennis per i brevi tempi di adattamento e decisione da prendere in
corso di discesa, al contrario nello sport con la rete questi tempi rallentano ed accelerano avendo la
possibilità di fermarsi. Una manifestazione di questo genere lascerebbe però poco spazio
all’apprezzamento del gesto estetico dell’intenditore che in taluni casi riesce anticipatamente a prevedere
l’esito. Questo porterebbe ad un allungamento dei tempi della manifestazione, maggior impiego di risorse
da parte della società organizzatrice e soprattutto un cambiamento radicale nella preparazione atletico-
fisico-psicologica di ogni atleta, portando tale sport ad una durata maggiore in prove successive.