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Robin A.

Leaver, Johann Sebastian Bach and the Lutheran Understanding of Music,


Lutheran Quarterly, 2002

Lutero ha fatto riferimento alla musica soprattutto nelle Tischreden (Conversazioni a tavola),
un’opera organizzata in 82 tematiche, dette loci. Nel locus 69 Lutero dice “la musica è un dono di
Dio, scaccia il demonio, e rende le persone amabili; grazie a lei si dimenticano ira, lussuria,
orgoglio e altri vizi. Io pongo la musica accanto alla teologia”. Lutero fa una paragone tra la pagina
musicale scritta, che lui paragona alla legge, e la musica suonata e cantata, che lui paragona
all’evangelo. La legge viene temperata dall’evangelo, e così le regole della musica scritta devono
essere rese nello loro pieno significato dalla viva esecuzione di cantori e strumentisti.
Dall’importanza della musica discende che essa doveva essere conosciuta e praticata da tutti i
fedeli, dunque veniva insegnata come materia generale nelle scuole parrocchiali. Vi era una certa
sovrapposizione nella preparazione di pastori e musicisti, poiché il pastore doveva conoscere bene
la musica, e il Cantor doveva essere ben preparato nelle questioni di fede, anche perché faceva parte
dei compiti del Cantor insegnare nelle scuole generali della parrocchia.
Dunque un musicista che si candidava come Cantor veniva esaminato non soltanto per le sue
competenze di performer e di compositore, ma anche per le sue competenze teologiche: Bach fu
esaminato da due diversi esaminatori per l’ambito teologico, e superò brillantemente l’esame,
mentre l’aspirante Cantor Küffner fu rifiutato proprio a causa della sua insufficiente preparazione
teologica.
Lutero in più occasioni aveva sottolineato che musica e teologia dovevano contribuire entrambe
alla competenza nel predicare, e che Dio stesso aveva predicato l’evangelo attraverso la musica.
Johann Walter, primo Cantor luterano, scrisse “La musica è l’unica arte che supera la nostra
esistenza, perché in cielo non si dipinge, né si tengono orazioni, ma solo si canta la gloria di Dio” e
altri uomini di fede sottolineavano che questa funzione celestiale sarebbe stata propria non solo del
canto ma anche della musica strumentale.
La profonda fede di Bach e la sua competenza teologica risaltano anche analizzando alcune sue
opere: ad esempio il Kyrie BWV 233 a è in contrappunto a tre voci (soprano, contralto, tenore), e
allude alla trinità anche nella sua struttura in tre sezioni. Il tema della fuga del Christe eleison n è
una quasi esatta inversione del tema del Kyrie I, e il Kyrie II combina insieme i temi del Kyrie I e
del Christe eleison in una doppia fuga.
Allo stesso modo, nel Gloria che conclude il Magnificat BWV 243, il concetto di trinità è espresso
dalle terzine, e la glorificazione dal Padre viene espressa mediante scale ascendenti mentre l’organo
e il basso continuo tengono un pedale della lunghezza di tre battute; nella glorificazione del Figlio
le voci entrano scaglionate, cominciando dai soprani I su un pedale dell’organo e del basso continuo
della lunghezza di tre battute, dando resa sonora al concetto che il Figlio è l’immagine del Padre; e
sulle parole “Gloria et Spiritui Sancto” le voci entrano in ordine discendente, dai soprani I ai bassi,
dando così resa sonora al concetto “lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio”.
La competenza teologica di Bach si evince anche dalla ricchezza della sua personale biblioteca
religiosa, che comprendeva vari volumi di sermoni, commenti alla Bibbia, studi del Concilio di
Trento, la Confessione Augustana, ossia la prima esposizione ufficiale dei princìpi del luteranesimo
redatta da Melantone, e altre opere devozionali.