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Monodia liturgica cristiana

A differenza delle musiche greche e romane che, non essendo fissate per iscritto,
svanirono gradualmente con lo scomparire delle rispettive civiltà, l’antico repertorio
cristiano riuscì faticosamente ad attraversare i secoli giungendo alla fase della
scrittura, ovvero quel momento di raccolta, trascrizione e conservazione, che ha reso
possibile la sua sopravvivenza fino ad oggi.

Si tratta di quel corpus di musica sacra comunemente conosciuto come Canto


Gregoriano, ma che sarebbe più corretto definire Monodia Liturgica Cristiana. Per
Monodia si intende una sola linea melodica cantata da una o più voci le quali
svolgono linee melodiche cantate contemporaneamente, contrapponendosi alla
Polifonia.

Prima delle apparizione della musica polifonica, che si sviluppa dall’ottavo/nono


secolo d.C., la musica presenta prevalentemente su terreno sacro, quindi della
religione cristiana dopo l’editto di Milano del 313 d.C. che affermò l’importanza
della religione cristiana al pari delle altre religioni presenti, dando dunque una
maggiore libertà per quanto riguarda le espressioni musicali.

Ciò però porta un modo diverse di produrre componimenti sacri, nel campo liturgico
parlando pur sempre della stessa religione cristiana. Verso l’ottavo e nono secolo si
ha quindi un’esigenza importante per quanto riguarda l’unificazione del culto
attraverso la romanizzazione inteso come unico modo per richiamare l’impero
romano.

Romanizzazione in campo politico e non solo musicale, per unificare l’aspetto


religioso, attraverso l’invio di antifonari, cioè libri liturgici cattolici usati per le ore
canoniche che contiene i soli testi dei canti; si unificava inoltre l’aspetto religioso
anche grazie allo scambio di cantori tra Roma e i franchi.

Sacramentario è invece il libro che contiene le preghiere, le orazioni, i prefazi ed il


canone del celebrante durante la messa.

Il momento liturgico è diviso in due parti: liturgico delle ore e dell’eucarestia o della
messa. Quello che ci perviene oggi, viene preso in considerazione in questo periodo
solo legato all’aspetto del rito e legato al contenuto devozionale del testo.

La liturgia delle ore, dell’ufficio è costituita da lettere di testi sacri.


Tractus Deus, Deus meus.

È un tractus della domenica delle palme “Deus, Deus meus”.

Il tractus rappresenta lo strato più antico della Messa ed è un canto liturgico solistico


eseguito al posto dell’Alleluia durante la quaresima e nella messa dei defunti, ed ha
una struttura particolarmente adatta a illustrare le antiche tecniche di
memorizzazione. Tuttavia, le tracce dei processi di cui si parla qui sono ormai state
individuate anche in canti liturgici di altro tipo.

Nella messa latina sono così denominati (anche in forma italiana, tratto) alcuni brevi
versetti (dai Salmi) che, prima della riforma liturgica conseguente al Concilio
Vaticano II, si recitavano o cantavano nei giorni di penitenza (quaresima, tempora,
vigilie, messa dei defunti, ecc.) di seguito al graduale in luogo dell’Alleluia.
Il tractus, una delle forme più antiche del canto liturgico gregoriano, consentiva
anche l’ornamento di vocalizzi; nella messa era originariamente recitato da un solo
cantore, senza interruzioni (tractim) del coro.

Deus, Deus meus condivide con altri tractus la caratteristica di intonare in prevalenza
i suoi versetti sulla”corda di recita” fa e di avere re come nota di riposo della melodia.

Si può notare come la melodia ascende al fa sulle sillabe accentate mentre rimane su
re in quelle che le precedono.

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