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1.

La trascrizione dei fonemi: l’alfabeto italiano

L’alfabeto italiano deriva da quello latino che a sua volta deriva da quello greco ed è
costituto da 21 lettere che possono essere scritte con caratteri minuscoli o maiuscoli.

A B C D E F G H I L M
a bi ci di e effe gi acca i elle emme

N O P Q R S T U V Z
enne o pi qu erre esse ti u vu zeta

A questi 21 segni vanno aggiunti altri 5 segni che servono per trascrivere alcuni suoni
particolari o per trascrivere suoni da parole straniere:

J K W X Y
i lunga cappa doppia vu iks ipsilon o i greca

1.1. Le vocali

Le vocali sono i fonemi piu semplici. La lingua italiana possiede 7 fonemi vocalici: a,
e aperta, e chiusa, i, o aperta, o chiusa, u; ma solo 5 segni per rappresentarli graficamente.

Il contesto può aiutare a distinguere l’esatto significato dei vari omografi. Il dizionario
li registra tutti distinguendoli l’uno dall’altro attraverso l’accento.

vènti (plurale di vento) vénti (numerale)


affètto (amore) affétto (da affettare)

1.2. Le consonanti

Le consonanti vengono articolate con il canale vocale chiuso, tutto o in parte.


Particolarità nella pronuncia:

Le lettere c e g rapppresentano due suoni:


 un suono duro o velare /κ/ e // davanti alle vocali a, o, u, davanti a un’altra
consonante o in fine di parola: cane, corvo, curvo, gatto, gusto, gonna, grave, basic;

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c + a,o,u = //, /ko/, /ku/
g + a,o,u = /a/, /o/, /u/

 un suono dolce o palatale /χ/ e // davanti alle vocali palatali e, i:

c + e, i = /χε/, /χι/: cena, cinema


g + e, i = /ε/, /ι/: gelato, giro.

Per indicare che una c o g sono velari anche se seguite da e, i si inserisce una h:

ch+i,e = /i/, /e/: pochi, chitarra


gh+i,e = /i/, /e/: luoghi, ghepardo.

Per indicare che una c o g sono palatali anche se seguite da a, o, u si inserisce una i
(che non si pronuncia – la i diacritica):
ci + a,o, u = /χα/, /χo/, /χυ/: caccia, bacio, ciurma
gi + a, o, u = /α/, /o/, /υ/: giallo, giocare, giuria.

I due soni di s e z

La s sorda (seta) //

 all’inizio della parola seguita da vocale: santo, sale


 all’inizio o nel corpo della parola seguita da consonanti sorde c, p, t, f, q: scale, spada,
stoffa, squadra, trasferire
 quando nel corpo della parola è preceduta da una consonante: polso, borsa, psicologo,
mensa
 quando è doppia: rosso, disse, fossa.

La s sonora (rosa) //

 all’inizio o nel corpo della parola seguita da consonanti sonore b, d, g, l, m, n, r, v:


sbandire, disdire, sgusciare, slavato, sradicare, sveglia
 tra due vocali: mese, viso, esame (ma spesso intervocalica sorda: casa, cosa, naso,
riso)
 nelle parole in -aso,-esi, -isi, -osi: stasi, genesi, dialisi, nevrosi.

La z sorda (danza) //

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 seguita da gruppi ai, ie, io; grazie, lezione
 quando è doppia: pazzo, ruzzolare
 nelle parole terminanti in -anza, -enza, -ezza: costanza, frequenza, bellezza.

La z sonora (zero) //

 in principio della parola: zeta, zefiro, zaino


 quando si trova tra due vocali: azalea, azoto
 nei suffissi -izzare, -izzazione: nazionalizzare, nazionalizzazione.

La consonante h

Non rappresenta nessun suono, è una lettera muta – segno diacritico. Essa si usa:
 per formare i digrammi ch e gh, cioè per rendere velare il suono di c e di g seguite
dalle vocali e e i: cherubino, chilo, ghetto, ghiro
 nella prima, seconda, terza persona singolare e nella terza persona plurale del verbo
avere: ho, hai, ha, hanno per evitare equivoci con altre parole di suono uguale;
 in alcune interiezioni: ah, ahi, ahimè, eh, oh, ohimè.

La consonante q

 si usa sempre seguita dalla semivocale u e da un’altra vocale: quadro, quando, questo,
liquido, quoziente
 q+u+vocale = c + u (cuore, scuola)
 raddoppia solo nella parola soqquadro. In altri casi il suo rafforzamento viene indicato
con la grafia cq: acqua, acquistare, nacque.

I digrammi

Il digramma sono due lettere che rappresentano un solo suono. In italiano ci sono sette
digrammi:
ci (+a,o,u) gi (+a,o,u) ch (+e,i) gh (+e,i) gl (+i) gn sc (+e,i)
/χ/ // /ĸ/ /
ciao gioia chitarra laghi figli ogni scimmia

I trigrammi

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Il trigramma è gruppo di tre lettere (un fonema):

gli + a, o, u, e figlia, moglie, aglio


sci + a, o, u; sciarpa, sciocco, asciugare.1

Le lettere straniere

 j (i lunga) – un tempo era usata per indicare la i semiconsonantica (jeri) o la


doppia i delle desinenze plurali (vizj). Oggi si conserva nei rari nomi propri:
Jugoslavia, Jolanda. Si usa come consonante nelle parole inglesi per trascrivere
una g palatale: jazz, jet, jungla (anche giungla)

 k (kappa): poker, folk

 w (doppia vu) – nelle parole di origine tedesca si pronuncia come /v/ italiana
(wurstel), nelle parole di origine inglese come /u/ italiana: whisky

 x (iks) – si pronuncia come /ks/: xenofobia, taxi

 y (ipsilon) – si pronuncia come la vocale /i/ italiana: boy, derby, yogurt.

Le semconsonanti e i dittonghi

La semiconsonante è il suono intermedio tra quello delle vocali e quello delle


consonanti.
L’italiano possiede la semiconsonante palatale /j/, detta jod, e la semiconsonante velare
o labiovelare /w/, detta uau.
Le semiconsonanti compaiono esclusivamente nei dittonghi, unità formate da una i o
da una u senza accento e da una vocale con o senza accento:
i,u (senza accento) + altra vocale = dittongo
SEMICONSONANTE DITTONGO ESEMPIO
ia piano
ie ieri
/j/ io piove
iu chiudi
ua guardo
ue guerra
/w/ uo uomo
1
Eccezione: sci + e nella parola scienza e sciente e nei loro derivati: coscienza, scienziato, cosciente...

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ui guida

I dittonghi mobili sono due uò e iè e si chiamano cosí perché perdono le


semiconsonanti -u e -i quando l’accento si sposta su un’altra sillaba.
uò o iè e
muòvere movimènto piède pedèstre
suòno sonòro liève levità
scuòla scolàro piètra petròso
buòno bontà Sièna senèse
muòre morte siède sedèvano
Nell'italiano c’è la tendenza a conservare i dittonghi -uo e –ie:
 nelle parole composte e avverbi in -mente: buongustaio, fuoribordo, lietamente,
nuovamente
 i verbi nuotare, vuotare, abbuonare hanno in tutta la coniugazione uo (nuotiamo,
abbuoniamo...) per distinguerli dalle forme simili notare, votare, abbonare.
 anche nei derivati (fieno- fienile, piede-piedistallo) e nei superlativi assoluti
(nuovissimo, buonissimo).

Trittongo è l’unione della i, della u (atone) e qualsiasi altra vocale, generalmente


accentata: suoi, guai, aiuole.

IATO si ha quando due vocali, pur essendo vicine, non formano dittongo (iato – lat.
apertura, distacco). C’è iato, per esempio:
 quando non ci sono né la i né la u: pa-e-se, cor-te-o;
 quando la i o la u sono accentate: spì-a, pa-ù-ra;
 dopo il prefisso ri-, -bi, -tri: ri-u-ni-o-ne, ri-a-ve-re, bi-en-nio o tri-an-go-lo.

1.3. La sillaba

La sillaba è la più piccola combinazione di suoni (o fonemi) in cui può essere


scomposta una parola. Essa si pronuncia con un’unica emissione di voce. Una sillaba può
essere composta :
da una vocale (A-o-sta)
da un dittongo (uo-vo)
da un trittongo (a-iuo-la)

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da una o più consonanti seguite o precedute da una vocale o da un dittongo (ma-ti-
ta, fiu-me, al-ber-go).

Le sillabe con dittonghi e trittonghi. Lo iato

 Nel dittongo le vocali non devono essere mai divise tra due sillabe:
a-ria, spe-cie, uo-vo, au-to, fiu-me, fiu-to
 Anche nel trittongo le vocali che lo costituiscono non possono essere mai separate:
a-iuo-la.
 Nello iato le vocali fanno parte di sillabe differenti:
zì-o, pa-ù-ra, ma-e-stra, po-e-ta.

Come dividere le parole in sillabe?

Ogni sillaba deve avere almeno una vocale: a-mi-che-vol-men-te.


Una vocale o un dittongo, posti all’inizio di una parola e seguiti da una consonante,
costituiscono una sillaba: o-ra-rio, au-gu-rio
Le vocali dei dittonghi e dei trittonghi non si dividono mai: mie-le, a-iuo-la
Una consonante semplice forma una sillaba con la vocale e il dittongo che la
seguono: co-ro-na, piu-ma,
Le consonanti doppie e quelle del gruppo cq si dividono tra due sillabe: ap-pal-lot-
to-la-re, ac-qua
I 'digrammi' e i 'trigrammi', gruppi di lettere che formano un solo suono, non si
dividono mai:
gl + i: e-gli
gn + vocale: gno-mo
sc + le vocali e, i: sce-na, sci-vo-lo
ch + le vocali e, i: chi-mi-co, o-che
gh + le vocali e, i: ru-ghe, a-ghi
ci e gi + le vocali a, o, u: ca-mi-cia, mi-cio, gio-va-ne, giu-sto
gli + vocale: a-glio, mo-glie
sci + vocale: li-scio, a-sciu-ga-re.

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I gruppi formati da due o tre differenti consonanti + una vocale costituiscono una
sillaba, se con questo insieme di lettere può iniziare una parola della lingua italiana:
re-cla-mo, a-pri-re, a-stra-le re-cri-mi-na-re, pro-ble-ma.
Gli insiemi di due o tre consonanti che non potremmo mai trovare all'inizio di una
parola italiana: rt, cn, lt, mbr, nfr, e così via, devono essere divisi tra due sillabe,
come negli esempi seguenti: cor-to, tec-ni-co, al-to, om-bra, in-fran-ge-re.
La s seguita da una o più consonanti forma generalmente una sillaba con la vocale
seguente, non con quella che la precede: a-stro, ri-spon-de-re, di-sprez-zo.
Nelle parole composte, nelle quali il primo elemento termina per i e il secondo
elemento comincia per vocale, l’insieme delle vocali risultante da tale unione non
deve essere considerato un dittongo e va diviso tra due sillabe: chi-un-que, ri-e-du-ca-
re
I prefissi come dis-, tras-, trans-, in-, ben-, mal- possono essere separati dalla radice
e formare una sillaba a sé oppure divisi, secondo le regole generali della divisione in
sillabe:
dis-a-bi-ta-to / di-sa-bi-ta-to,
tras-por-ta-re / tra-spor-ta-re,
mal-in-ten-zio-na-to / ma-lin-ten-zio-na-to.

In fin di riga. Apostrofo: sì o no?

Fino a qualche tempo fa, la regola impediva di lasciare l’apostrofo alla fine di una
riga.
Se avessimo dovuto scrivere, ad esempio, la frase: "Per caso ho incontrato quell’uomo" e
fosse stato necessario andare a capo dopo la parola quell’, secondo la regola sarebbe stato
corretto aggiungere alla parola la vocale mancante "o":
quello
uomo
oppure andare a capo dopo la prima sillaba:
quel-
l’uomo

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Quest’ultima soluzione è tuttora considerata corretta. La prima soluzione, al contrario, è oggi
da evitare. Anzì, da molti è considerato un vero e proprio errore aggiungere la vocale
mancante in parole che nel testo originale, per effetto dell’elisione, sono scritte con
l’apostrofo.
Nella stampa di libri e di giornali è sempre più frequente incontrare esempi di parole con
l’apostrofo in fin di riga. Le grammatiche più moderne registrano questa tendenza e ne
ammettono la legittimità:
quell’
uomo

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2. Uso della maiuscola

- Le maiuscole si usano all’inizio:


 di un testo e di un discorso diretto;
 dopo ogni punto fermo; dopo il punto interrogativo e il punto esclamativo (se le
domande o escalmazioni sono più di una, si può anche usare la lettera minuscula): Lo
conosci? C(c)hi è?
- Le maiuscole si usano:
 in tutti i nomi di persona, nei cognomi, nei soprannomi: Paolo Bianchi, i Gonzaga,
Angelo Beolco detto il Ruzzante;
 il nome Dio quando è usato per indicare la divinità di una religione monoteistica e
tutte le parole che si riferiscono a Dio (Onnipotente, Egli), ai personaggi sacri (la
Madonna, l’Immacolata), ai simboli e oggeti del culto (il Credo, la Croce);
 nei nomi propri geografici: Milano, Francia, Asia, Pirinei, Tamigi, i monti Pirinei, la
città di Firenze, il fiume Trebbia, il Lago Maggiore, il Mar Rosso, la Città del Capo;
 nei nomi di vie, viali, piazze e palazzi: V(v)ia del Corso, V(v)iale della Libertà,
P(p)iazza del Mercato, Palazzo Strozzi, Ponte Vecchio;
 nei nomi di festività civili e religiose: Pasqua, Natale, Capodanno, il Primo Maggio;
 nei nomi delle stelle e dei pianeti: Marte, Giove, Venera, Terra, Sole, Luna (con
maiuscola solo quando sono usati nel senso astronomico);
 negli aggettivi derivanti dai nomi propri di città o di località, quando sono usati per
indicare la zona geografica: nel Senese, il Biellese;
 nei nomi indicani istituzioni, enti, associazioni, partiti, squadre sportive: Alitalia,
Senato, Università, la Juventus (la NATO, l’ONU).
 nei nomi di secoli e di periodi storici: il Cinquecento, il Rinascimento;

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 nei nomi che indicano gli abitanti di una città o di un paese: i Fiorentini, gli Olandesi
(gli aggettivi corrispondenti con minuscola: i musei fiorentini, i fiori olandesi). Ormai,
però questi nomi si scrivono con l’iniziale minuscola (i milanesi si lamentano del
traffico) e l’iniziale maiuscola distingue i popoli antichi da quelli moderni (i Romani/ i
romani);
 nei nomi che indicano alcune alte cariche: il Presidente della Repubblica, (il presidente
Napolitano), il Papa, (papa Benedetto);
 Mezzogiorno, Est, Ovest, Occidente quando indicano zone geopolitiche;
 nei nomi personificati: la Patria, la Libertà, la Giustizia, la Vita, nomi di animali
umanizzati (il Gatto, la Volpe), il Libro (la Bibbia);
 nei titoli di libri, film, opere musicali e figurative, giornali e riviste: Storia della
letteratura italiana, Il barbiere di Siviglia, la Pietà, il «Corriere della sera» o
«Corriere della Sera», «La stampa» o «La Stampa».

Infine ci sono le maiuscole referenziali nelle lettere: Nel ringraziarLa, porgo a Lei e alla Sia
Signora distinti saluti. Oggi questo uso è meno frequente, continua ad essere comune nelle
lettere commerciali: in risposta alla spettabile Vostra del 10 u.s., Vi comunichiamo che...

L’obbligo della maiuscola è di norma limitato all’inizio di un testo (dopo un segno di


interpunzione forte e all’inizio di discorso diretto) e ai nomi propri o considerati come tali.
Negli altri casi l’uso della minuscola è oscillante e la tendenza della lingue è quella di
sostituirla con la minuscola che di fatto ormai tende a prevalere.

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3. L’articolo

- La parte variabile del discorso, individua il nome dandogli un senso preciso;


- GRUPPO NOMINALE = articolo + nome
- può sostantivare tutte le parole (tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare)

Funzioni:
- sul piano morfologico marca il genere e il numero del nome:
il lupo, la lupa il collega, la collega

- sul piano semantico:


1) individua il significato quando esso varia a seconda del genere
il boa (serpente) / la boa (galleggiante);

2) dà al nome senso preciso o senso generico – opposizione «noto»/»nuovo»


Ho chiamato il medico/un medico.;

3) opposizione classe/ membro


L’aereo è un mezzo di trasporto veloce e sicuro. L’aereo è atterrato in orario.

3.1. L’articolo determinativo

- Indica una cosa ben definita per chi parla e per chi ascolta: Hai visto il professore?

L’ARTICOLO DETERMINATIVO

maschile femminile

singolare il, lo, l’ la, l’

plurale i, gli le

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Si usa:
- con i nomi che indicano persone o cose che sono già note sia all’emittente sia al
ricevente del messaggio
- con nomi che indicano persone o cose di cui si è parlato in precedenza
- con nomi che indicano persone o cose non ancora note ma precisate all’interno del
messaggio stesso (Ho perso il maglione che mi avevi regalato)
- con nomi che indicano cose uniche in natura o comunque inconfondibili (il sole,
l’equatore, il papa, la pioggia, la neve, il terremoto);
- con nomi che indicano materia (il petrolio non è inesauribile)
- con nomi che indicano un concetto astratto: la ragione, il bene, il male
- con nomi usati per indicare una categoria, un tipo, una specie o un insieme: Il cavallo
è un quadrupede.

Può assumere la funzione e il valore:


- di un aggettivo dimostrativo: Entro la settimana. Non conosco il ragazzo che sta
parlando con mio fratello.
- di un pronome dimostrativo: Dei due frateli preferisco il più giovane.
- di un aggettivo indefinito con valore distributivo: Il sabato pomeriggio vado in
piscina (ogni sabato)
- di una determinazione temporale: Partirò il mese prossimo (durante, nel mese
prossimo).

Forme dell’articolo determinativo

il, i – con i nomi maschili che cominciano per consonante (tranne s impura
-preconsonantica, z, y, x, i gruppi pn, ps e i digrammi gn, sc, la semiconsonante i/j/)

il cane i cani

lo (l’), gli - con i nomi maschili che cominciano


- per vocale (l’articolo si elide in l’): l’albero, l’odioso fatto;
- con s impura: lo sbaglio, lo scandalo, lo slittino, lo smalto, lo straccio, lo specchio;
- con z: lo zaino, lo zio, lo zoccolo, lo zucchero;
- con x: lo xilofono, lo xilografo;
- con y: lo yogurt
- con i gruppi pn e ps: lo pneumatico, lo pseudonimo, lo psicologo;

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- con i digrammi gn e sc: lo gnocco, lo gnomo, lo sceicco, lo sceriffo, lo scimpanzé;
- con la semiconsonante i /j/: lo iato, lo iettatore
- con j: lo Jugoslavo

Eccezioni: per lo più, per lo meno, gli dei

la (l’), le - con tutti i nomi femminili


la ragazza, le ragazze; la spada, le spade

La si elide in l’ davanti a parole che cominciano per vocale, ma non davanti


alle semivocali i e j: l’amica, l’eredità, l’isola;
ma: la ionosfera, la Jugoslavia

3.2. L’articolo indeterminativo

- Indica una cosa generica, indefinita che si considera come non ancora nota.

Funzioni:
- introduce nel discorso un nome di cui non si era parlato in precedenza: Chiamerò un
medico;
- indica una categoria, un gruppo o un’intera specie: Un atleta deve allenarsi
costantemente (ogni)
- indica approssimazione se collocato prima di un numerale cardinale: Ancora
un’ottantina di chilometri e siamo arrivati
- nel linguaggio parlato per esprimere ammirazione o senso superlativo: Ho avuto una
paura! Ho una fame! Ha fatto una faccia!

Forme dell’articolo indeterminativo

L’ARTICOLO INDETERMINATIVO

maschile femminile

singolare un, uno una, un’

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un – con i nomi maschili singolari quando la parola che segue inizia con una vocale o
con una consonante diversa da x, y, z, s impura, gruppi pn, ps, digrammi gn, sc, semivocale i e
j: un allievo, un cane, un ottimo strumento;

uno – davanti ai nomi maschili con cominciano con x, y, z, s impura, gruppi pn, ps,
digrammi gn, sc, semivocale i, j.

uno sceicco, ono pneumatico, uno zio, uno iato, uno Jugoslavo
una - davanti ai nomi femminili elidendosi in un’ davanti a vocale (ma non davanti
alla i semiconsonante): una casa, una giacca, una iena

un’anima, un’isola, un’ombra, un’unghia, un’elica

errore frequente: un’anno

L’articolo indeterminativo non ha plurale; ci sono le forme del partitivo dei, degli,
delle o gli aggettivi indefiniti qualche, alcuni, alcune.

Un’altra possibilità – plurale senza nessuna indicazione: Ho ancora dubbi.

3.3. L’articolo partitivo

L’ARTICOLO PARTITIVO
Maschile femminile
singolare del, dello (dell’) della (dell’)
plurale dei, degli delle

- Indica una parte, una quantità indeterminata

- al singolare l’articolo partitivo significa «un po’, alquanto»

dammi dell’acqua; compra del pane, hai dello zucchero da darmi?

- al plurale sostituisce l’inesistente plurale dell’articolo indeterminativo ed equivale a


«qualche» o «alcuni, alcune»

sento dei rumori, abbiamo degli ospiti, ci sono delle novità.

3.4. Usi particolari dell’articolo

3.4.1. L’articolo con i nomi propri di persona

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- I nomi propri di persona di norma rifiutano l’articolo.
Lo richiedono invece:
 quando sono preceduti da un nome comune o da un aggettivo: Il principe Carlo; Il
pestifero Pierino; Sei tu il Piero che telefona sempre a mia sorella;
 quando sono usati in senso traslato per indicare il titolo di un’opera lirica Questa sera
danno l'Aida;
 con i cognomi l’articolo è facoltativo (prevale la forma senza);
 se il cognome si riferisce a un’intera famiglia, si usa l’articolo: Nell’atrio ho visto i
Rossetti;
 tradizionalmente si usa se il cognome si riferisce a una donna: Come insegnante di
matematica abbiamo la Moretti;

I cognomi e nomi propri vogliono AD o AI quando sono usati con valore di nomi
comuni (Si crede un Picasso) o quando sono usati per indicare un’opera di un determinato
artista o scrittore: Hai visto i Rembrant del Museo reale all'Aia?

3.4.2. Articolo con i nomi geografici

- Tra i nomi geografici vogliono l’articolo


 i nomi dei monti: le Alpi, i Pirinei, l’Etna;
 i nomi dei fiumi: il Tevere, il Tamigi, l’Arno, il Danubio;
 i nomi dei laghi, dei mari e degli oceani: il Garda, il Mediterraneo, l’Adriatico;
 i nomi delle regioni, degli stati, dei continenti e delle isole maggiori: il Lazio, la
Campagna, l’Italia, la Sicilia, le Antille (questi nomi rifiutano l’articolo quando sono
introdotti dalla preposizione in: andare in Francia, vivere in Australia;
 con i nomi femminili l’articolo tende a mancare (in Calabria, in Toscana) – è presente
con quelli maschili o plurali (negli Abruzzi, nelle Marche);

Tra i nomi geografici, rifiutano l’articolo:


 i nomi delle isole minori (Zacinto è la patria di Ugo Foscolo); eccezioni: l’Elba, il
Giglio, la Maddalena;
 i nomi di città (eccezioni: La Spezia, L’Aquila, L’Aja, L’Avana, Il Cairo, Il Pireo, La
Mecca, La Valletta... Andiamo all’Aquila). I nomi di città richiedono l’articolo quando

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sono accompagnati da un aggettivo, complemento di specificazione o prop. relativa: la
Milano medievale, la Vienna degli Asburgo.

3.4.3. Omissione dell’articolo

 Davanti ai nomi che si uniscono strettamente al verbo formando un’unica espressione:


aver sonno, fame, sete, caldo, freddo, dare importanza, fare amicizia, trovar lavoro,
aver mal di testa;
 davanti ai predicativi del soggetto o dell’oggetto: Hanno eletto presidente il tuo amico
o Il tuo amico è stato eletto presidente;
 nelle enumerazioni: l’aereo sorvolò città, laghi, monti, mari e isole;
 nella maggior parte delle locuzioni avverbiali: in realtà, in apparenza, di proposito;
 nelle espressioni con valore modale o strumentale: andare a piedi, a. in bicicletta,
viaggiare in treno, in pullman, parlare con calma, agire con giudizio, con
intelligenza;
 nelle locuzioni in cui un nome integra il significato di un altro: abito da cerimonia,
camera da letto;
 in alcuni modi di dire ormai fissi, in cui nomi casa, scuola, chiesa, ufficio, giardino
sono usati in complementi di luogo: vado in chiesa, sono in giardino, sono in ufficio,
vive in città (Ma, vengo dalla chiesa, arrivo dall’ufficio);
 con i nomi plurali quando si vuole lasciare indeterminato un oggetto: Vende libri, Ci
sono fiori?
 nelle espressioni esclamative: Ragazzi, è pronto! Cameriere, un gelato per favore.
 nelle frasi negative: Non c'è più vino;
 con i nomi retti dalla preposizione di (per indicare materia): una statua di marmo, un
orologio d’oro, un burattino di legno;
 nelle frasi proverbiali: Paese che vai usanza che trovi, A nemico che fugge ponte d’oro
 nei titoli dei libri e giornali, nelle iscrizioni e nelle insegne: Storia della letteratura
italiana, Attacco aereo sulle base dei ribelli, Arrivi, Partenze, Piazza Roma, Sale e
Tabacchi.

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3.4.4. Le preposizioni articolate

di, a, da, in, su + articolo determinativo

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