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Comunità Pastorale

Uggiate
e Ronago
Diocesi di Como

XI SINODO DIOCESANO
TESTIMONI E ANNUNCIATORI
DELLA MISERICORDIA DI DIO

c
DICEMBRE 2018

le ampane
di Uggiate e Ronago
Le Campane
di Uggiate e Ronago
Direttore responsabile: Maria Castelli
Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018
Stampato da: Tecnografica srl - via degli Artigiani, 4 - 22074 Lomazzo (CO)
Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1
Foto copertina: Natività (1303-1305) Giotto, Cappella degli Scrovegni (PD)
Immagine dal sito. vdj.it

Comunità Pastorale di
Uggiate e Ronago
Segreteria Parrocchiale Caritas
da lunedì a Venerdì Orari apertura
ore 9.00 - 11.00 lunedì 9.30 - 11.30
tel. 031/94.87.21 venerdì 9.30 - 11.30

Le Campane
di Uggiate e Ronago
è anche sfogliabile online all’indirizzo:
www.oratorio-uggiate.it
Indirizzo e-mail della Redazione:
campane.uggiate_ronago@yahoo.it
Per ricevere via e-mail
l’Agenda della Settimana scrivi a:
vocechebussa@gmail.com
NEL TUO NOME
La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu re dell’Universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ che io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel tuo nome.

Umberto Saba
Intro
NATALE È STUPORE…
E’ sempre Natale: ogni giorno è Natale.
Qualcuno fa questa affermazione pensando ai beni materiali: qualche decennio fa l’unica
occasione che si aveva per mangiare bene e ricevere qualche striminzito regalo era Natale,
oggi invece…
Altri, animati da più che lodevoli intenti, sostengono che bisogna essere buoni e solidali e
generosi e altruisti tutti i giorni e non solo a Natale.
Ora, mi chiedo, perchè dovremmo perdere la peculiarità di una Festa, diluendola in tutto
un anno?
Al netto del panettone, della neve (che non c’è quasi mai!) e dei pranzi più o meno lu-
culliani, il Natale ha in sé una spiritualità unica, ha plasmato l’arte, la cultura in tutti i
suoi aspetti (anche quello culinario) e ormai tutto questo fa parte anche della nostra vita
interiore. Perchè il Natale è la festa di un Dio che diventa uomo.
E’ una buona notizia sconvolgente, questa.
Dio prende su di sé la bellezza e la sofferenza dell’umanità e lo fa da bambino.
Un Bambino povero, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia.
Un Bambino suscita tenerezza e spinge ad un sorriso, non fa paura a nessuno, tranne a chi
ha l’odio cieco nel cuore. Infatti, l’unico ad aver paura del Bambino Gesù è Erode.
E allora godiamoci la bellezza commovente del Natale, chiedendo a Gesù il dono di un po’
di serenità.
E proviamo anche a comunicarla, questa serenità.
Perchè, in fondo, è il dono più prezioso che possiamo fare agli altri. E se poi riusciremo a
mantenerla e a donarla anche nel resto dell’anno ben venga.
Vorrà dire che il prossimo Natale saremo pronti per donarne una dose maggiore.
Intanto cominciamo a vivere con intensità questo, lasciandoci stupire dalla piccolezza che
racchiude tutta la grandezza di Dio.
Forse i bambini sono avvantaggiati nel cogliere l’essenza del Natale perchè sono ancora
capaci di stupirsi.
Proviamoci anche noi adulti!

Buon Natale!

Don Sandro, parroco

4 - Intro
La parola del Papa
INVESTIAMO SULLA PACE, NON SULLA GUERRA!
Lo scorso 11 novembre sono passati esattamente 100 anni dalla fine della prima Guerra
Mondiale e in tutt’Europa si sono tenute cerimonie di ricordo e memoria del Giorno
dell’Armistizio (in Italia lo si ricorda il 4 novembre, quando fu firmato quello tra Italia e
Austria-Ungheria).
Il Papa, nel dopo Angelus, ricordando questo evento, ha citato il suo predeces-
sore Benedetto XV che definì “inutile strage” il conflitto:
“La pagina storica del primo conflitto mondiale è per tutti un severo monito a respin-
gere la cultura della guerra e a ricercare ogni mezzo legittimo per porre fine
ai conflitti che ancora insanguinano parecchie regioni del mondo. Sembra che
noi non impariamo. Mentre preghiamo per tutte le vittime di quella immane tragedia,
diciamo con forza: investiamo sulla pace, non sulla guerra”!
Come segno emblematico dell’impegno per la pace, Papa Francesco ha indicato il gesto
del grande San Martino di Tours, la cui memoria ricorre proprio l’11 novembre: “Egli
tagliò in due il suo mantello per condividerlo con un povero. Questo gesto di umana
solidarietà indichi a tutti la via per costruire la pace”.
Quel giorno inoltre, alle 13.30, le campane in tutto il mondo, anche quelle della Basilica
di San Pietro, hanno suonato per ricordare tutte le vittime del conflitto
La parola del Papa all’Angelus ha voluto perfezionare e anticipare il Messaggio previsto
per la prossima 52ª Giornata Mondiale della Pace, che ricorrerà il 1° gennaio
2019, dal titolo «La buona politica è al servizio della pace».
“La responsabilità politica appartiene ad ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto
il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare
il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le genera-
zioni e tra le culture. Non c’è pace senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come
prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico – che è una delle
più alte espressioni della carità – porta la preoccupazione per il futuro della vita e del
pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento.
Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti – come ricordava San Giovanni XXIII nell’En-
ciclica Pacem in terris (1963) – germoglia in lui il senso del dovere di rispettare i diritti
degli altri. I diritti e i doveri dell’uomo accrescono la coscienza di appartenere
a una stessa comunità, con gli altri e con Dio (cfr ivi, 45). Siamo pertanto
chiamati a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro
dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti”.

La Parola del Papa - 5


Santi
del nostro tempo
UN ARDITO IN PARADISO:
MONSIGNOR VINCENZO LOJALI
Lo scorso mese di novembre si è celebrata la com-
memorazione del centesimo anniversario dalla con-
clusione della Prima Guerra Mondiale. L’Italia entrò
nel conflitto nel 1915, nonostante la contrarietà di
una certa parte politica e soprattutto della Santa
Sede. Papa Benedetto XV, infatti, fece di tutto affin-
ché l’Italia restasse fuori da quello che si rivelò ben
presto “un’inutile strage”. Seppur contrari, anche i
cattolici dovettero fare la loro parte nella guerra e
anche i preti e i religiosi dovettero vestire la divisa.
Fu già tanto se a loro fu concesso di servire nella
sanità senza dover impugnare le armi. Non pochi
preti-soldato furono decorati al Valor Militare. E non
pochi cattolici, anche laici, sono stati elevati dalla
chiesa agli onori degli altari. Forse tutti conosciamo
la storia vera raccontata dal film Joyeuse Noel, la tregua spontanea tra i soldati
tedeschi e gli alleati anglo-francesi durante la notte di Natale 1914, suscitata dai
canti natalizi intonati da un tenore dell’esercito tedesco. Una vicenda molto simile
accadde anche ad opera del Capitano degli Arditi Vincenzo Lojali, oggi servo di
Dio. Durante la notte di Natale del 1916 fece intonare in trincea ‘Tu scendi dalle
stelle’ e gli austriaci avversari risposero col coro di ‘Stille Nacht’. Almeno per quel-
la notte mitragliatrici e fucili tacquero.
Vincenzo Lojali nacque ad Attigliano (Tr), da Anselmo e Maria Costantini, l’1
settembre 1894. Sin da ragazzo manifestò il desiderio di diventare sacerdote.
Compiuti gli studi ginnasiali al seminario di Amelia, si trasferì ad Arezzo, dove
frequentò i primi due anni di Liceo. Lo scoppio della Grande Guerra lo portò al
fronte. Ufficiale ardito, sempre di esempio, partecipò alle dodici battaglie dell’I-
sonzo. Ne tornò con il grado di capitano, due medaglie d’argento e una di bronzo

6 - Santi del nostro tempo


al Valor Militare; claudicante a causa di gravi ferite fu salvo “per
intercessione di Maria”, come sempre sostenne.
Partecipò volentieri a manifestazioni patriottiche, fu amico dei
soldati, specialmente dei Carabinieri, in pericolo per mantene-
re l’ordine e la pace, e quindi bisognosi dell’occhio materno di
Maria, la Virgo fidelis. Dopo un periodo di riflessione entrò nel
Seminario Romano e fu ordinato sacerdote la vigilia di Natale
del 1923. Conseguita a pieni voti la Laurea in Teologia, tornò in
Diocesi divenendo Rettore del Seminario Amerino, fino alla sua
consacrazione a Vescovo di Amelia, il 2 ottobre 1938.
Vincenzo Lojali può essere definito un cavaliere cristiano d’altri
tempi. Al centro di tutta la sua vita mise sempre la carità: ad
essa, nel solco francescano, dedicò l’attività costante, l’inse-
gnamento e la predicazione. Il suo stipendio di Vescovo e la
pensione militare di invalido di guerra venivano devoluti com-
pletamente in opere di carità e assistenza, tant’è che il Vescovo
era sempre senza un soldo.
Monsignor Lojali, convinto della funzione sociale della religio-
ne, rivolse la sua azione a colmare la distanza tra sacerdozio e
vita quotidiana, ponendo il sacerdote come elemento sostan-
ziale della vita sociale. Durante la sua azione pastorale sboccia-
rono numerose vocazioni sacerdotali anche indirizzate alle mis-
sioni. Dette impulso all’Azione Cattolica, comprese il ruolo delle
comunicazioni e fu particolarmente vicino all’opera dei Paolini
nella diffusione delle Sacre Scritture attraverso la stampa e il
cinema. Lojali fu inoltre un sottile teologo e partecipò al Conci-
lio Vaticano II. Il 14 marzo 1966 morì nel suo povero episcopio,
nella sua stanza in un letto di ferro, con a fianco un inginocchia-
toio e una cassa militare contenente gli oggetti personali.
Il 4 luglio 1985 si è aperta l’indagine conoscitiva sulla sua vita in
vista di un processo canonico.

Mons. Vincenzo Lojali - 7


Riflessioni
LE PAROLE
Confesso di avere coltivato, fin dagli anni dell’adolescenza, un rispetto quasi religioso
per le parole, che si è poi rafforzato nel tempo. Per una sorta di condizionamento,
dettato forse dalla mia professione, mi sforzo di scegliere il termine più adeguato per
descrivere una situazione, per esprimere uno stato d’animo, per comunicare un pen-
siero.
D’altra parte, come titolava uno dei suoi libri più significativi lo scrittore Carlo Levi “Le
parole sono pietre” e bisognerebbe saperle utilizzare con sapiente consapevolezza.
Sono stato educato dalla mia famiglia ad un uso misurato e sobrio delle parole, ad un
pensiero meditato prima di esternare un ragionamento o un giudizio. Inutile sottoline-
are che il linguaggio in casa mia era improntato al massimo rispetto. Bandite parolacce
o espressioni anche solo lontanamente volgari. Non c’era bisogno di richiami e, nel
caso avessi trasgredito, sarebbe bastata una convincente occhiataccia a ricordarmi le
regole della buona educazione.
È probabilmente anche per questo che non sono per niente “social” e che non riesco
ad utilizzare i tweet e altre moderne forme di comunicazione tanto di moda oggi. Non
è un atteggiamento spocchioso, è proprio che avverto questo modo di comunicare
contro la mia natura, a una distanza siderale dal mio modo di pensare. Dietro un tweet
c’è spesso poco pensiero ed è difficile poter articolare un ragionamento in maniera
fluida e lineare.
Non mi piace l’uso smodato e irriflessivo delle parole nella comunicazione. Pensiamo
soltanto all’odierno dibattito politico, ormai ridotto a uno scambio di invettive isteri-
che, condite spesso da epiteti volgari e grossolani, al linguaggio greve con cui vengono
veicolati concetti che meriterebbero ben altro tipo di approfondimento.
Ingiurie, derisione, rabbia sono atteggiamenti che risultano profondamente antiedu-
cativi, soprattutto per le giovani generazioni che si sentono autorizzate a rispecchiarsi
in quei comportamenti.
Lo psicanalista Massimo Recalcati ha scritto che “le parole sono vive, entrano nel cor-
po, possono essere pietre o bolle di sapone. Possono far innamorare o ferire, sono
carne, vita, desiderio. Noi non usiamo semplicemente le parole, ma siamo fatti di
parole, viviamo e respiriamo nelle parole”.
Ecco, se tornassimo a dare la giusta attenzione alle parole che pronunciamo, recupe-
rando quella capacità di essere rigorosi e controllati con noi stessi, prima di pretender-
lo dagli altri, daremmo un contributo importante al miglioramento dei nostri rapporti
sociali.
Maurizio R.

8 - Riflessioni
LA GIORNATA INTERNAZIONALE
CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Lo scorso 25 novembre si è celebrata la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne,
un appuntamento indetto dall’Onu che ci invita a una seria riflessione su una piaga ancora ben
radicata, anche nel nostro Paese. La Giornata ha lo scopo di sensibilizzare governi, associazioni
e opinione pubblica, per cercare tutti insieme di debellare abusi, violenze e discriminazioni di
genere.
Purtroppo, in tutto il mondo, anche in molte nazioni benestanti, sono ancora tantissime le
donne che subiscono violenze di tutti i tipi (verbale, fisica, psicologica, sessuale) e che non
hanno le stesse opportunità concesse agli uomini nel mondo sociale, lavorativo ed economico.
La situazione in Italia non è sicuramente tra le più rosee: nei primi nove mesi del 2018, si sono
registrati 32 femminicidi, ossia omicidi di donne ad opera del partner o di un altro familiare.
Un dato che mostra un leggero calo rispetto agli anni passati, ma certamente ancora troppo
alto. Anche perché, secondo l’Istat, in tutto l’anno solare 2017 sono state più di 49mila le donne
che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza per chiedere un aiuto e, di queste, circa 29mila hanno
poi intrapreso un percorso, affidandosi a specialisti del settore per uscire dal tunnel della
violenza.
A questi numeri, poi, bisogna aggiungere l’area del sommerso, ossia delle donne che non
hanno la forza per chiedere un aiuto e preferiscono rimanere nell’anonimato. Nonostante la
promulgazione di leggi sul tema (come quella sullo stalking) e le numerose campagne d’infor-
mazione e sensibilizzazione, è ancora diffusa in molte donne la paura a denunciare il proprio
aguzzino, temendo ritorsioni e violenze ancora amplificate. Trattandosi in gran parte di mec-
canismi che avvengono all’interno del nucleo familiare, poi, molte donne si sentono senti-
mentalmente legate agli autori dei soprusi: la reticenza alla denuncia è spesso dettata dalla
speranza che l’uomo possa cambiare e anche dalla convinzione, purtroppo molto ben radicata,
che ciò che accade in famiglia debba rimanere all’interno delle quattro mura di casa e risolto
all’interno di essa, senza interpellare il mondo esterno.
Un altro fattore su cui riflettere, infine, è il seguente: delle donne che si rivolgono ai Centri
antiviolenza, secondo l’Istat, il 63,7% ha figli, nella maggior parte dei casi minorenni. Questo
significa che, in quei nuclei familiari, bambini e ragazzi assistono impotenti alle violenze subite
dalla propria madre, divenendo loro stessi vittime e subendo ferite difficili da curare.
Oltre a ciò, il rischio è che, in alcuni casi, i figli, vedendo trattare la propria madre in un certo
modo, una volta adulti tendano a replicare modalità relazionali così sbagliate con le proprie
future partner. La questione diventa allora anche educativa e risulta pertanto fondamentale
far riflettere in particolare le nuove generazioni, creando la consapevolezza che maltrattare una
donna, verbalmente o fisicamente, non significa amare in modo sano e che solo la denuncia
delle violenze può aiutare a mettere fine a questo vergognoso fenomeno.

Luca B.

Riflessioni - 9
CALENDARIO CELEBRAZIONI NATALIZIE 2018
Uggiate Trevano
Domenica 16 dicembre III domenica di Avvento
ore 17.30 S. Messa - Natale dello Sportivo (ai Mulini)

Lunedì 17 dicembre ore 9.30 - 11.30 Confessioni


ore 14.30 Confessioni ragazzi 1a e 3a media
ore 15.30 - 18.00 Confessioni
ore 20.15 Novena di Natale

Martedì 18 dicembre ore 9.30 - 11.30 Confessioni


ore 15.00 - 18.00 Confessioni
ore 18.00 S. Messa a Trevano
ore 20.15 Novena di Natale

Mercoledì 19 dicembre ore 9.30 - 11.30 Confessioni


ore 15.00 - 18.00 Confessioni
ore 20.15 Novena di Natale

Giovedì 20 dicembre ore 9.30 - 11.30 Confessioni


ore 14.30 Confessioni ragazzi 2a media
ore 15.30 - 18.00 Confessioni

Venerdì 21 dicembre ore 7.00 S. Messa


ore 9.00 S. Messa
ore 9.30 - 11.30 Confessioni
ore 14.30 Confessioni bambini 5a elementare
ore 15.30 - 18.00 Confessioni
ore 20.15 Novena di Natale

Sabato 22 dicembre ore 7.00 S. Messa


ore 9.00 S. Messa
ore 9.30 - 11.30 Confessioni
ore 10.00 Confessioni bambini 5a elementare
ore 15.00 - 18.00 Confessioni
ore 18.00 S. Messa con gli adolescenti e giovani,
a seguire celebrazione penitenziale

ore 21.00 Concerto di Natale della Filarmonica S. Cecilia


(in Oratorio)
Domenica 23 dicembre IV domenica di Avvento
S. Messe con orario festivo
Durante tutte le S. Messe ci sarà la benedizione
delle statuine del Bambino Gesù
ore 15.00 “Prepariamo il S. Natale”
Momento di riflessione e confessioni
ore 20.15 Novena di Natale

Lunedì 24 dicembre Vigilia di Natale


ore 7.00 S. Messa
ore 9.00 S. Messa
ore 9.30 - 11.30 Confessioni
ore 15.00 - 17.00 Confessioni
ore 21.30 Veglia di preghiera
ore 22.00 S. Messa della Notte

Martedì 25 dicembre NATALE DEL SIGNORE
ore 7.30 S. Messa in chiesa parrocchiale
ore 8.30 S. Messa a Trevano
ore 9.00 S. Messa ai Mulini
ore 10.30 S. Messa in chiesa parrocchiale
ore 16.00 Vespri solenni con Benedizione Eucaristica
ore 18.00 S. Messa in chiesa parrocchiale

ore 20.30 Tombola in Oratorio

Mercoledì 26 dicembre S. Stefano


ore 7.30 S. Messa in chiesa parrocchiale
ore 9.00 S. Messa ai Mulini
ore 10.30 S. Messa in chiesa parrocchiale

Domenica 30 dicembre Festa della Sacra Famiglia


S. Messe con orario festivo

Lunedì 31 dicembre ore 9.00 S. Messa


ore 18.00 S. Messa di ringraziamento e canto del Te Deum
ore 21.00 - 23.00 Preghiera e Adorazione Eucaristica (a Trevano)
Martedì 1 gennaio Maria SS. Madre di Dio
Giornata mondiale della pace
ore 7.30 S. Messa in chiesa parrocchiale
ore 9.00 S. Messa ai Mulini
ore 10.30 S. Messa in chiesa parrocchiale
ore 16.00 Vespri solenni con Benedizione Eucaristica
ore 18.00 S. Messa solenne in chiesa parrocchiale

Sabato 5 gennaio ore 9.00 S. Messa


ore 18.00 S. Messa pre-festiva in chiesa parrocchiale
ore 20.30 “Arrivo dei Re Magi” (a Somazzo)

Domenica 6 gennaio EPIFANIA DEL SIGNORE


ore 7.30 S. Messa in chiesa parrocchiale
ore 8.30 S. Messa a Trevano
ore 9.00 S. Messa ai Mulini
ore 10.30 S. Messa in chiesa parrocchiale
ore 14.30 In chiesa parrocchiale: preghiera, processione
con la statua di Gesù Bambino, Benedizione
Eucaristica e bacio di Gesù Bambino
ore 18.00 S. Messa in chiesa parrocchiale

Domenica 13 gennaio Battesimo di Gesù / Festa di S. Antonio Abate


SS. Messe con orario festivo
ore 11.30 Benedizione degli autoveicoli in Piazzale Europa

A Uggiate, dopo la S. Messa della Notte di Natale,


gli Alpini di Uggiate Trevano
offrono vin brulè e panettone sulla Piazza del Comune
augurando Buon Natale e Felice Anno nuovo a tutti
CALENDARIO CELEBRAZIONI NATALIZIE 2018
Ronago
Giovedì 13 dicembre ore 14.30 Confessioni bambini 5a elementare

Lunedì 17 dicembre ore 16.15 Novena di Natale

Martedì 18 dicembre ore 16.15 Novena di Natale

Mercoledì 19 dicembre ore 16.15 Novena di Natale

Giovedì 20 dicembre ore 16.15 Novena di Natale

Venerdì 21 dicembre ore 14.30 Novena di Natale

Sabato 22 dicembre ore 15.00 Confessioni


ore 16.00 Novena di Natale
ore 17.00 S. Messa pre-festiva

Domenica 23 dicembre IV domenica di Avvento


ore 10.00 S. Messa e benedizione delle statuine
del Bambino Gesù
A Uggiate ore 15.00 “Prepariamo il S. Natale”
Momento di riflessione e confessioni

Lunedì 24 dicembre Vigilia di Natale


ore 8.00 S. Messa
ore 8.30-11.00 Confessioni
ore 15.00-16.00 Confessioni
ore 21.30 Veglia di preghiera
ore 22.00 S. Messa della Notte

Martedì 25 dicembre NATALE DEL SIGNORE
ore 10.00 S. Messa solenne

Mercoledì 26 dicembre S. Stefano


ore 10.00 S. Messa


Domenica 30 dicembre Festa della Sacra Famiglia
ore 10.00 S. Messa
ore 14.30 Preghiera e Benedizione dei bambini
Segue l’incanto dei doni dell’Albero a favore
della Scuola dell’Infanzia

Lunedì 31 dicembre ore 17.00 S. Messa di ringraziamento


e canto del Te Deum

Martedì 1 gennaio Maria SS. Madre di Dio


Giornata Mondiale della Pace
ore 10.00 S. Messa

Mercoledì 2 gennaio S. Defendente


ore 18.00 S. Messe solenne

Sabato 5 gennaio ore 17.00 S. Messa pre-festiva


ore 20.30 “Arrivo dei Re Magi” (a Somazzo)

Domenica 6 gennaio EPIFANIA DEL SIGNORE
ore 10.00 S. Messa animata con Presepe Vivente

Domenica 13 gennaio Battesimo di Gesù


ore 10.00 S. Messa

Sabato 22 dicembre
dalle ore 17.00
Trippa da asporto (sotto la tettoia del Fooc e Fiam)

Ricavato a favore della Scuola dell’Infanzia Arcobaleno

A Ronago, dopo la S. Messa della Notte di Natale,


gli amici dell’Associazione Fooc e Fiam
offrono vin brulé e panettone sulla Piazza della Chiesa,
augurando Buon Natale e Felice Anno nuovo a tutti.
TRA LA GENTE PER LA GENTE
Chissà che anno era. Bisognerebbe spulciare le cronache
parrocchiali per saperlo, ma che importa la data: Ales-
sandro Maggiolini fu vescovo di Como per diciannove
anni, di cui uno da emerito e più volte visitò sia Uggia-
te-Trevano, sia Ronago. Ma alcuni parrocchiani si ricor-
dano bene quella domenica di un anno imprecisabile,
quando Alessandro Maggiolini, giunto a Uggiate in visita
pastorale, si trovò coinvolto nella festa del Ringraziamen-
to, con tanto di sfilata di trattori. Assistette alla sfilata,
lui che era sotto i riflettori, lui che era considerato un personaggio di alta levatura, lui che aveva
insegnato all’Università Cattolica, scriveva sui giornali a tiratura nazionale e suscitava polemiche, di
quando in quando anche terremoti, parlava alla radio e alla televisione e aveva contatti con tutti
quelli che contano. Ma davanti a lui sfilavano trattori e forse non sapeva che cosa dire. Lo aveva
ammesso più volte, del resto: “Non mi costa granché tenere una lezione a professori universitari.
Non ho alcun timore a rivolgermi al mondo accademico e intellettuale. Ma quando devo rivolger-
mi ai bambini, mi vengono i sudori freddi”. Ai bambini, cioè agli innocenti e alle persone semplici.
E allora, a Uggiate, in quell’occasione, non parlò: guardò e benedisse i trattori ad uno ad uno.
Quell’immagine resterà ed è significativa, fa parte della complessità di un teologo che era nello
stesso tempo Pastore, di un Maestro che era nello stesso tempo Padre. È stato definito “un con-
servatore”: è vero. Perché voleva conservare la fede, non il rito che si ripete, non le tradizioni da
naftalina, non l’obbligo delle opere buone che toccano a ciascun uomo, in quanto uomo, non
ciò che inevitabilmente passa. Ma la fede e si poneva l’interrogativo evangelico: “Quando Cristo
tornerà sulla terra, troverà ancora la fede?”. Era questa la sua preoccupazione, quasi un’ansia: la
fede. Non era quella di combattere il peccato, perché era convinto e lo disse sovente: “Nel mondo,
c’è più dolore che peccato”, non era quella di organizzare assetti e quella di presentare la Chiesa
trionfante, non era quella del moralismo. Ma era la preoccupazione dell’annuncio e dell’incontro,
l’annuncio della Parola di vita e dell’incontro con Cristo. E infatti, la sua ultima frase, sul letto di
morte, fu: “Vado incontro a Lui. Voglio che i miei occhi incontrino i Suoi”.
A dieci anni dall’abbraccio con l’Eterno avvenuto l’undici novembre del 2008, la Diocesi ha prodot-
to molte iniziative per ricordare Monsignor Maggiolini e riportare alla luce scritti, azioni, ricchezze
pastorali e culturali. Fu il Vescovo che portò un Papa a Como dopo novecento anni, il Vescovo dalle
due visite pastorali in una Diocesi che contava 338 parrocchie, il Vescovo del congresso Eucaristico,
il Vescovo del pensiero e dei fatti, dei due martiri, don Renzo Beretta e suor Maria Laura Mainetti,
il Vescovo che celebrava nelle fabbriche in difficoltà e in carcere la vigilia di Natale, il Vescovo
roboante dal punto di vista politico, sociale ed etico e che aveva sempre qualcosa da dire, in con-
trotendenza rispetto al “pensiero unico” e al nulla.
Noi lo ricordiamo così: Vescovo tra la gente. Vescovo per la gente.

Mons. Maggiolini - 15
dal Mondo
FESTA A MIRPUR
Domenica scorsa 11 Novembre, grande festa a
Mirpur, nella nostra Parrocchia dedicata a
Maria Regina degli Apostoli, situata alla perife-
ria della capitale, Dhaka, per l’arrivo del nuovo
parroco, padre Teotonius Proshanto Ribero.
Dopo venticinque anni dalla costruzione della
chiesa, i Missionari del PIME consegnano la
Parrocchia alla Diocesi di Dhaka, alla presenza
del Vicario Generale, monsignor Shorot Fran-
cis Gomez. I Missionari del PIME andranno in
altre zone nuove della Diocesi.
Canti, preghiere e ringraziamenti, per le tante
Grazie e Benedizioni ricevute in questi ven-
ticinque anni di lavoro apostolico: il Signore
accompagni la Parrocchia di Mirpur in questo
nuovo cammino.

“Salve o Regina, Madre di Misericordia,Vita, Dol-


cezza, Speranza nostra...”

Ricordatemi nelle vostre preghiere: il 22 gen-


naio prossimo, tornerò in Italia per tre anni,
come rettore della casa del PIME per i missio-
nari anziani e malati di Rancio di Lecco.
Poi spero di tornare in Bangladesh… Sono
arrivato in Bangladesh nell’ottobre del 1974,
avevo venticinque anni: a gennaio 2019 ne
avrò settanta …
“Tutto è Grazia”

Auguri a tutti di Buon Natale

p. Quirico

16 - Dal Mondo
NATALE E IL SILENZIO
Carissimi amici,
al tramonto le montagne che circondano la nostra terra sono irradiate da una
luce speciale che le accarezza e rivela tutto il loro splendore. Una luce silenziosa
piena di dolcezza.
Un giorno, mentre ammiravo questa meraviglia della natura in mezzo alla campa-
gna, pensavo che anche i semi che piantiamo con i bambini e le piante nei campi
crescono in silenzio, senza far rumore. Un silenzio prezioso.
Quando chiedo ai nostri bambini di ascoltare in silenzio quello che li circonda,
succede qualcosa di magico. Piccoli sorrisi, occhi che brillano, il corpo che si rilas-
sa, la mente che vede le cose in maniera diversa e tanti pensieri da condividere
dopo minuti di silenzio.

Penso…
a Dio che ha creato tutto in silenzio
al silenzio della notte del primo Natale, un silenzio pieno di speranza
ai primi trent’anni della vita di Cristo, che ascoltava in silenzio il cuore del suo
popolo
al silenzio del deserto che Lo ha preparato alla sua missione di amore
al Suo silenzio davanti a Pilato
a Maria che stava in silenzio davanti a Suo figlio sulla croce.

Nel silenzio succedono i miracoli.

Un Natale di qualche anno fa, Padre Franco Cagnasso, Superiore Generale del
PIME, mi scrisse che passò la notte di Natale in ospedale accanto a sua mamma
inferma, in un profondo silenzio ma pieno emozioni. Disse che fu il Natale più
prezioso della sua vita.
Che bello poter gustare in silenzio la notte di Natale per sentire l’amore di chi ci
è vicino e la gioia di poterlo donare anche a chi è lontano. A casa nostra accen-
deremo una piccola candela, che non fa rumore, per dire grazie a tutti voi che ci
volete bene.

Auguri di cuore
Buon Natale e Buon Anno nuovo
gigi e Judy

Dal Mondo - 17
SANTO NATALE 2018
Carissimi Amici di Ronago,
Pace e Bene a voi tutti assieme ai vostri sacerdoti e a tutte le vostre famiglie. Il 2018 è stato
per me un anno molto importante in quanto ha coinciso col cinquantesimo anniversario
della mia ordinazione sacerdotale, avvenuta il 22 giugno 1968 nella nostra bella collegiata di
San Giovanni a Morbegno (SO) assieme al confratello padre Marco Passerini.
Con lui abbiamo celebrato solennemente questa ricorrenza il 24 giugno scorso, al nostro
paese. Non potremo mai ringraziare abbastanza Gesù per averci scelti a partecipare al suo
sacerdozio senza alcun nostro merito particolare. Infatti, san Giovanni nel suo vangelo affer-
ma: «Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere
a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate
frutto e il vostro frutto rimanga» (cap 15,17). Spesso mi sorprendo a chiedermi il perché
di questa predilezione, senza trovare risposta. Del resto anche la scelta dei dodici apostoli,
incluso Giuda Iscariota, rimane misteriosa. Sappiamo che avvenne dopo che Gesù passò la
notte in preghiera da solo a colloquio col suo Padre celeste e con lo Spirito Santo.
Nel 1968 siamo stati ordinati sacerdoti comboniani in quarantaquattro, provenienti da varie
parti del mondo. Oggi contandoci scopriamo che ventiquattro siamo ancora vivi, dieci sono
morti e otto lungo il cammino hanno cambiato strada, facendosi sacerdoti diocesani alcuni e
altri formandosi una propria famiglia terrena. Davvero la fedeltà del nostro “sì” fino alla mor-
te per noi sacerdoti, e anche per gli sposi, è un grande dono di Dio da chiedere ogni giorno
con umiltà e costanza per intercessione della vergine Maria, la vera donna del sì.
Come ogni anno, anche quest’anno decine di missionari comboniani sono arrivati a Brescia
per cure mediche o chirurgiche. La mia gioia più grande è quando posso rimandare in mis-
sione un confratello che ha terminato le sue cure ritrovando nuove energie.
L’ospedale di Kalongo continua il suo servizio ai malati, pur tra tante difficoltà, assistito dalla
presenza spirituale del nostro caro venerabile padre Giuseppe. Preghiamo con fiducia e co-
stanza il Signore che un giorno Dio ci dia la gioia di vederlo beatificato, come dono per l’Africa
e la nostra Italia. Ci rivedremo con gioia a Ronago il marzo prossimo, per commemorare il
trentaduesimo anniversario della sua morte. In ottobre ho avuto la possibilità di partecipare
al pellegrinaggio a Medjugorje organizzato dalla parrocchia di Milano con cui sono in contat-
to da tanti anni. Sono stati cinque giorni pieni di gioia spirituale avendo potuto confessare
centinaia di persone bisognose della misericordia di Dio. In quei giorni vi ho affidati tutti alla
Madonna Regina della Pace.

A VOI E AI VOSTRI SACERDOTI


BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO 2019

Con affetto,
p. Egidio Tocalli
18 -Dal Mondo
UNA FINESTRA SU KALONGO – Continua
Il mio racconto su Kalongo continua con Nunziella e Tito.

La storia di oggi inizia da questa lettera del novembre 2016 indirizzata alla presidente
della Fondazione dr. Ambrosoli Memorial Hospital: “Carissima dottoressa Giovanna, mi
chiamo Nunziella Cocuzza e sono sposata con Tito Squillaci, medico pediatra. Conosciamo
l’Ospedale di Kalongo perché Tito vi ha prestato servizio dal gennaio 1983 ad aprile 1985
insieme al caro padre Giuseppe che anch’io, grazie a Dio, ho avuto la gioia di conoscere perché
mi sono recata a Kalongo da fine dicembre ’84 a gennaio ’85. Prima di partire da Kalongo dissi
a padre Giuseppe che avremmo avuto tanta gioia se fosse venuto per il nostro matrimonio, ma
mi sentii rispondere che forse non ci sarebbe più stato, cosa che mi tornò in mente lasciandomi
sbigottita quando, tre mesi prima del nostro matrimonio, morì. Oggi che le nostre tre figlie sono
cresciute e quasi autonome, ci sentiamo pronti per ripartire, per continuare quel sogno che
per diversi motivi era stato interrotto e, pensando dove andare e con chi partire, mi è venuto
in mente Kalongo…”

E il sogno che coltivavano da oltre trent’anni – tornare a Kalongo per restituire un pezzo
della propria vita professionale e umana là dove tutto è cominciato sotto la guida di
padre Giuseppe - si è realizzato nell’ ottobre 2017: sono tornati a Kalongo, e per un
anno, il dott. Squillaci, come volontario, è stato responsabile del reparto di pediatria e
di neonatologia. Il confronto con la realtà che si lascia è inevitabile, racconta il medico:
“Ho provato grandi sofferenze, soprattutto di fronte a casi e patologie che, in contesti ricchi,
si curano senza grandi problemi. A Kalongo invece tanti bambini muoiono semplicemente di
povertà, perché non hanno le risorse per curarsi”. In un Paese dove il parto è una sfida con
la morte, dove una ragazza di vent’anni nella media ha già tre figli, dove la mortalità
infantile è altissima e la vita media è attorno ai quarantacinque anni, la presenza anche
di un solo medico è fondamentale.

“L’anno trascorso a Kalongo è stata una benedizione, un periodo ricco di umanità, di esperienze
profonde. Io e mia moglie siamo tornati contenti di questa esperienza. Abbiamo visto che si
può essere utili, che si può contribuire a migliorare le cose e, pur non cambiando il mondo, è
possibile dare il proprio contributo”.

Dal Mondo - 19
ADDIO A SERAFINO
“IL FALEGNAME DI KALONGO”
Sabato 10 novembre 2018, nella chiesa di Prestino, si sono svol-
ti i funerali di Serafino Cavalleri “il falegname di Kalongo”: ave-
va ottantaquattro anni, Abbondino d’Oro, missionario tra l’Africa
e Lourdes. Nonostante il carattere schivo e la sua umiltà, molte
persone a Ronago avevano imparato a conoscerlo grazie alla sua
instancabile opera a favore dell’ospedale di Kalongo. Ha passato
gran parte della sua vita tra il suo laboratorio di Prestino e l’A-
frica, dove si è recato decine di volte. La sua prima esperienza
missionaria era stata a Gulu, nel 1984, ma fu l’incontro con padre
Giuseppe Ambrosoli, poco prima della sua scomparsa, ad indi-
cargli la strada: “Mi ha cambiato l’esistenza perché era un santo”
- raccontava – “vivere accanto a un santo ed esserne testimoni è
un’esperienza unica e sconvolgente, ne resti coinvolto, ammaliato
e quasi misteriosamente costretto a seguirne la scia”.
E così Serafino si è trovato ad andare avanti e indietro dall’Africa
per più di trent’anni, dopo la riapertura dell’ospedale avvenuta
nel 1989, lavorando anche a fianco di padre Egidio Tocalli. Lì ha
creato una falegnameria e ha insegnato a tanti ragazzi il suo me-
stiere di artigiano del legno. Ancora oggi a Kalongo tanti mobili
e oggetti in legno parlano di lui. “Ognuno può fare qualcosa, –
ripeteva – io ho cercato solo di fare la mia parte. Fai del bene:
scordalo, lo troveranno gli altri.”
Grazie, Serafino, per il tuo sorriso, i tuoi racconti e la tua testimo-
nianza di vita vissuta sempre con il “cuore aperto”.
Il gruppo GAM

La straordinaria storia di Cavalleri è raccontata nel libro scritto


dallo stesso falegname con Augusta Molteni Lucca. In un’intervista
rilasciata al “Corriere di Como” disse, parlando di padre Ambro-
soli: «Mai nella vita ho trovato una persona buona e così disponi-
bile nei confronti dell’altro». Il libro traccia il filo rosso della vita di
Serafino, dall’infanzia in oratorio all’esperienza come missionario
laico. Durante i suoi trenta viaggi nel continente nero è il falegna-
me al servizio del prossimo e contribuisce in modo determinante
alla realizzazione di diversi progetti.

20 -Dal Mondo
Anagrafe
della Comunità Pastorale

Per sempre con Dio nel suo Regno

Aurelio Vittorio Galli coniugato con Rosa Pontiggia


di anni 87 – Uggiate Trevano (29 ottobre 2018)

Evelina Bernasconi vedova di Augusto Gumiero


di anni 86 – Uggiate Trevano (7 novembre 2018)

Anna Bice Vella vedova di Carlo Marinoni


di anni 90 – Uggiate Trevano (9 novembre 2018)

Maria Maddalena Boscardin


di anni 74 – Uggiate Trevano (15 novembre 2018)

Gaetano Palermo coniugato con Rita Pioppo


di anni 93 – Uggiate Trevano (24 novembre 2018)

Siro Rogantini
di anni 65 - Ronago (29 novembre 2018)

Anagrafe - 21
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Mattia Marinetti di Simone e Francesca Moletta – Ronago (4 novembre 2018)

Ada Arrighi di Filippo e Marta Lang


Lara Teresa Portinari di William e Silvia Maioni
Sara Bari di Roberto e Susana Carrico Machado
Emanuele Esposito di Carlo e Alessandra Zanotta – Uggiate T. (11 novembre 2018)

22 - Anagrafe
Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.
ENTRATE
Mese di ottobre 2018
N.N. € 50; N.N. € 500; N.N. € 150; Coscritti 1960 € 3000; N.N. € 50; Offerte per restau-
ri € 3100; N.N. € 50; N.N. € 30; N.N. € 200; N.N. € 400; N.N. € 100; Associazione Rosa
d’Oro € 1000; N.N. € 50; N.N. € 250.

USCITE
Mese di ottobre 2018
Copyland (contratto noleggio fotocopiatrici) € 2983; Fatture E-ON € 93; Periodici S.
Paolo € 79; Foglietti La Domenica € 337; Francobolli € 27; ThyssenKrupp x ascensore
€ 179; Fatture Enel € 1148; 8^ rata Comune Uggiate (rateizzazione ICI 2009-2010-
2011) € 630,50; Il Settimanale € 109; Ecodry (saldo fattura sistema deumidificazione
chiesa Parrocchiale) € 4474; a Padre Passionista € 250.

In occasione della Giornata Missionaria Mondiale sono stati raccolti e versati


€ 2000.00.

In occasione del Natale auguriamo serenità e gioia


cristiana a tutte le famiglie della Comunità Pastorale, in
particolare alle persone ammalate, anziane e sofferenti.
La stella di Gesù Bambino porti un po’ di luce e di
consolazione nella vita di chi si sente solo.
I sacerdoti con la Redazione del Bollettino

Resoconto - 23
ITALIANI, POPOLO DI SANTI... E DI EMIGRANTI
1 -“Sono venuto in America perché mi hanno detto che le strade erano d’oro.
Quando sono arrivato, ho scoperto che le strade non erano d’oro, che non c’erano
strade e che sarei stato io a doverle fare”.
È solo una delle numerose testimonianze di emigranti italiani presente al museo di
Ellis Island, un tempo tristemente nota anche con il nome di “Isola delle lacrime”
perché lì si faceva la quarantena all’arrivo a New York e da lì rimpatriavano forza-
tamente i malati e, più genericamente, gli indesiderati. “La Merica” si è sviluppata
con il lavoro dei emigranti di ogni parte del mondo. Tantissimi gli Italiani.

2- E non c’è praticamente ricerca o libro che, trattando l’argomento emigrazione


italiana, non citi fra le zone di partenza la provincia di Como, un tempo poverissi-
ma. Dalle pievi lariane di Dongo, Gravedona e Sorico fin dal XVI^ secolo emigraro-
no in massa verso l’allora prospera Palermo, adattandosi a ogni lavoro e ancor più
a quello conosciuto anche dalle nostre parti: lo scalpellino o pica-preda. Il culto
di riconoscenza verso Santa Rosalia, protettrice della peste del 1624, è conservato
immutato in diversi paesi dell’Alto Lago di Como. Ma anche i nostri concittadini
è documentato emigrassero da secoli, tanto per evitare la leva che minacciava di
sottrarre alle famiglie le forze più vigorose, quanto per guadagnare di che pagare
le imposte per le proprie famiglie sotto gli Sforza prima, i Francesi, gli avidissimi
Spagnoli e gli inflessibili Austriaci poi.

24 - Italiani popolo di santi ...


3 - “In nome di sua maestà l’augustissimo imperatore Francesco Giuseppe I, re d’Un-
gheria, di Boemia, della Lombardia, di Venezia, arciduca d’Austria ecc ecc ecc (scritto
proprio cosi)”. Stiamo parlando del passaporto di un concittadino, datato 1849, con
validità annuale, agli atti in archivio. La fotografia da noi non è ancora arrivata, ma
sul documento sono presenti i campi da compilare per l’identificazione: età – statura
– capelli – fronte – sopracciglia – occhi – naso – bocca – barba – mento – viso - di
colorito - di condizione -. Va da sé che la sua guisa indicata nelle risposte sarà rispettata
con rigore sia alla frontiera che nella nuova residenza svizzera, in caso di controlli. È
un contadino che raggiunge il proprio datore di lavoro, un tempo padrone, il quale è
suddito svizzero con terreni e manovalanza uggiatesi, ma con residenza e terreni anche
oltre frontiera, che non ha ancora la ramina e che è altra storia. Il trasferimento avviene
nel contesto di un accordo di libero scambio che risale al 1552, stipulato tra i sovrani
svizzeri e Carlo V di Spagna, che domina sul nostro ducato di Milano già dal 1535 e, in
sostanza, stabilisce che loro possono venir... a cavar frutti nel ducato senza pagar dazi
alla frontiera ed altrettanto potranno fare i possidenti del ducato milanese nel baliaggio
ticinese. Questa trama, almeno per i nostri, verrà interrotta dall’altra dinastia asburgica,
gli Austriaci, che occuperanno in seguito il ducato. Ma quante ne hanno passate i nostri.
Sembra incredibile. Sta di fatto che il passaporto al nostro contadino è accordato e la
firma a fondo pagina si snocciola come fosse un rosario: “Il ciambellano attuale di sua
maestà imperatore commendatore degli ordini austriaci di Leopoldo e della corona fer-
rea - commendatore di prima classe dell’ordine annoverese dè Guelfi – commendatore
dell’ordine prussiano dell’aquila rossa colla stella e dell’ordine gran ducale badese del
leone, ecc, tenente – maresciallo - governatore militare della città di Milano. (Gor-
zkowski)”, cui segue anche la firma dell’incaricato dell’ufficio dei passaporti (Viola).

... e di emigranti - 25
4- Nel 1857 Marsiglia conta duecentotrentacinquemila abitanti e più di diciottomila sono
sudditi del Regno Sardo, di lì a breve Italiani, mentre nel 1871 gli Italiani presenti in Egitto
saranno novemila e la lingua italiana fino a quella data, e già dal 1820, sarà una fra quelle
usate ufficialmente dalle Poste Egiziane. Ma ci penseranno forze esterne a rimescolare le
abitudini linguistiche nei paesi mediterranei adiacenti al Regno d’Italia, di cui diffidano e ne
temono l’espansione, anche culturale.
Dal 1876, anno in cui il Governo di Roma si dota di un registro partenze, al 1900 saran-
no 5’270’000 circa gli Italiani emigrati. Le mete saranno la Francia, l’Austria, la Germania, il
Belgio e la Svizzera e i nostri, per lo più stagionali, si faranno apprezzare anche nei cantieri
edili. In generale però le statistiche vogliono gli Italiani minatori, sterratori e battipali per le
ferrovie, oltre che contadini. E fra le motivazioni, che accompagneranno la prima disastrosa
avventura in terra d’Africa che culminerà con la disfatta di Adua, una spicca pretestuosa: spo-
stare le nostre masse di emigranti dall’Europa alle nostre terre di conquista onde sottrarre
loro manodopera.

5 - Dal 1901 al 1915 gli emigranti italiani saranno ottomilionisettecentosessantanovemila e


più, un vero esodo biblico, se consideriamo che l’Italia nel 1900 contava poco più di trenta-
tremilioni di abitanti. Alle mete abituali si rafforzano drasticamente i numeri verso gli Stati

26 - Italiani popolo di santi ...


Uniti e l’America latina. Veneti, Piemontesi, Lombardi e Toscani partono dai porti di Genova
e Le Havre su dismesse carrette del mare, quel mare che farà da tomba a un numero impre-
cisato ma impressionante di connazionali. Il gran volume di disposizioni e raccomandazioni
prefettizie custodite nei nostri archivi evidenziano ciò che fu una vera e propria emorragia di
umanità e braccia italiane; da Uggiate Trevano a Mazara del Vallo, verso mete di cui quasi tutti
ignoravano le regole d’ingaggio e molti perfino l’esistenza, quando già erano sul bastimento.
Più apprezzati dei neri perché più adattabili ad ogni clima e più resistenti ad ogni sforzo, gli
emigranti italiani vennero richiesti ovunque fosse necessaria quella materia prima chiamata
“lavoro umano”: dalle profondità delle miniere senz’aria e senza luce alle sterminate pianta-
gioni di cotone dell’Alabama. (Un’italiana per le vie del mondo - di Caminada - 1946). Non
solo Nuova York o altre metropoli, quindi, ma perfino in luoghi allora sperduti per gli stessi
abitanti. E sarà la caparbietà di un comasco, Monsignor Scalabrini, Vescovo di Piacenza, a
sensibilizzare il Governo a promuovere la nobile legge di assistenza materiale e spiritua-
le tanto invocate dai nostri emigrati. Fondatore delle Congregazioni dei Missionari e delle
Suore di San Carlo, farà inoltre brillare una stella, piccola e gracile ma luminosissima, dal
nome Suor Francesca Cabrini, in seguito Santa Francesca Saverio Cabrini, figlia di contadini
lodigiani che nel suo breve arco di vita terrena fonderà, sparsi nel mondo, più di cinquanta
Istituti di Beneficenza tra scuole, ospedali, mense e tanto altro, fino a diventare la patrona
degli emigranti.

6 - Il rientro dei nostri emigranti stagionali coincideva con le feste natalizie perché con il gelo
un tempo non si impastava più la malta. In tanti, con barba alla nazarena o baffi che con-
traddistinguevano anche ironicamente l’Italiano all’estero, tornando vestivano una camicia
nuova, ma sotto questa, in corrispondenza del taschino, portavano i segni di un lavoro fati-
coso, di solitudine nella moltitudine di persone. Tornavano con l’esperienza da raccontare,
probabilmente unica, di quella sera trascorsa a teatro o al varietà e portavano d’abitudine un
grembiule a fiori per la mamma e la moglie, un fazzoletto nuovo per tutti gli altri e qualcosa
a ogni bambino, che allora erano più delle sedie in casa. Infine i risparmi, rigorosamente
al regiù, perché così si usava. Tornavano per un periodo che sarebbe durato anche fino a
primavera e pertanto si ingegnavano in lavori saltuari di maturata esperienza estera o altri
più generici, come testimoniato dalla presenza in archivio di note spese per la pulizia delle
strade ed altre per la sistemazione dei muri a secco eseguiti da loro. E doveva essere proprio
un bel vederli questi scorci. In tutti i modi, per il Natale avrebbero potuto mangiare un pane
finalmente non amaro né intossicato dalle umiliazioni che per tradizione accompagnavano i
nostri emigranti. Per chi non tornava durante il Natale, restava, lontano con loro, il ricordo di
una messa grande già celebrata prima di partire e di una canzone da cantare in compagnia
che, patrimonio musicale italiano, oggi la cantano ancora i Francesi in Francia ma noi, pur-
troppo, quasi non la ricordiamo più: “Mamma”.

... e di emigranti - 27
Detti e Proverbi
IL VANGELO IN DIALETTO COMASCO 
di Orazio Sala (Edizioni Famiglia Comasca)
a cura del Pepin da Roma

Alcuni di noi sono stati sorteggiati per fare il censimento cosiddetto permanente. Non ha
più una frequenza decennale, ma annuale, coinvolgendo soltanto alcune famiglie che
fungono da campione e che devono compilare un questionario aiutati da rilevatori. Ben
diverso era il censimento voluto da Augusto Imperatore. Per colpa di quel censimento
San Giuseppe ha dovuto penare (sapete quanto e ce lo ricorda qui sotto Orazio Sala) per
andare da Nazareth a Betlemme e mettere involontariamente la Madonna nel disagio di
far nascere Gesù Bambino in una stalla. Fosse successo al giorno d’oggi, col moderno
sistema, San Giuseppe se ne starebbe a Nazareth, avrebbe un computer e Gesù Bambino
nascerebbe in una clinica... ma il Natale per noi sarebbe lo stesso?

VANGELI DE L’AURORA
PER IL DI’ DE NATAAL

L’Augusto Imperaduur l’eva pensaa e quest perché Lüü l’era discendent


de fà pulitu il cüünt, par nà a vedé a la luntana del re David, ma,
quant’eran i sò sudditi, e l’à faa sicume che uramai l’era ul mument,
un censiment; e i gent navan, a pè hann quasi gnà faa temp a rivà là,

(quej vün anca a caval, ma eran puchitt) che senza pudé dì né düü né trii,
a segnass dent induè ch’eran nassüü in una stala, lì tra un böö e ‘n asnin,
oman e donn, vecc e fiöö pinitt sta pora tusa, Lee l’à parturii:
e, se eran ispusaa, al paées de lüü. e inscì a gh’è nassüü ‘l Gesü Bambin.

Ul Pepp e la Maria eran de cà E la Maria l’à fassaa sü pulitt


a Nazarètt, che ‘l resta in Galilea, e pö l’à pugiaa sü sü ‘n zicch de fegn
ma gh’è tucaa partì par fass segnà sura la mangiatoia; e cumè siit
sü là a Betlèmm, paées de la Giüdea; a l’era propri miser; ma l’impegn

che ga meteva ‘l böö e anca l’asnin


in del bufacch adòss par riscaldà
‘stu rubatell anmò tant piscinin,
a l’è staa assée par minga fal gelà.

28 - Detti e proverbi
Le nostre ricette
La rizeta: ZITI AL FURNU

Ingredient par 6 personn: 1 pacch da ziti (500 gr) - 3 ööv indurii –


1 muzzarela “Fior di Latte” (250 gr.) -
Sügu cun “passata” da tumatis 1 litar e, a chi ga piaas, carna ma-
snada 250 gr. – bütéer ½ hg. - Parmigian grataa q.b. - Saa qb

Preparii ul sügu cunt ul vòst sistema


(cun la scigola o oltru che va piaas)
pö fii a tuchej ch’inn lung cumè ul mè naas
(cinq ghej da j’öcc fin a la punta estrema)
ogni bastun de zit (se faa cun art,
na vegna föra certament cinq part...
oh, suatt da s’cepà düür e minga còtt;
va farann maa i diit, ma fa nagott.)
Fii cöös la pasta fada giò a tuchitt,
pö denta sügu a fà da cundiment
e in dal stess temp bisogna de mett dent
la muzzarela a furma de cubitt,
j’ööv, che in quatar part a vann tajaa,
e infin bütéer e parmigian grataa...
Fii sü un mesciott da mett denta un tegamm,
che ‘l va in furnu cun fiama a giusta lengua
(fin che la muzzarela sa dislengua,
vint minütt o pusèe)... E mo la famm
la sa trasfurma in d’un güstà divin.
Giò furchetaad e.. hostiss se l’è bona!
Cumè la canta in gola, ‘mè la sona!
L’è un bell mangià! Parola del Pepin.

Le nostre ricette - 29
MINERALI CLANDESTINI
È questo il titolo della mostra allestita nel salone dell’Oratorio di Uggiate dal 17 al 27
ottobre e il 28 ottobre a Ronago, a cura della Commissione Missionaria della Comunità
Pastorale, in collaborazione con le Associazioni Chiama l’Africa (www.chiamafrica.it), Soli-
darietà-Muungano onlus (www.muungano.it) e Rete Pace per il Congo (www.paceperilcon-
go.it). Si tratta di una mostra fotografica itinerante, presentata da un pannello verticale
che propone una poesia di Erri De Luca, uomo libero e poeta e che introduce d’acchito
il tema:

L’Africa è l’utero della specie umana.


L’Africa è la miniera prima.
L’Africa è la rapina più antica,
schiavi, oro, diamanti, petrolio.
L’Africa è la più grande valanga di accuse
al resto del mondo.
L’Africa ci chiamerà in giudizio.
La sua sentenza sarà mite e spietata,
dichiararci tutti maledetti figli suoi.

Seguono una ventina di pannelli fotografici, in pvc, calpestabili, posti sul pavimento se-
condo un ordine progressivo e che consentono al visitatore di spostarsi tra l’uno e l’altro
soffermandosi sulle diverse immagini e sui testi che le descrivono e le commentano. Alla
fine, per chi vuole approfondire, sono disponibili, alcuni filmati, diverse foto e alcune sli-
de di presentazione. Inoltre, un libretto esplicativo, fornisce, a chi volesse avere il quadro
completo, ulteriori informazioni.

Attraverso questa mostra si vuole raccontare il viaggio clandestino di alcuni minerali


(oro, argento, platino, il cosiddetto “coltan”, stagno, tungsteno, cobalto, uranio ecc.),
che partendo dalle miniere dell’Africa e subendo diverse trasformazioni in giro per il
mondo, in particolare in Cina e Paesi limitrofi, arrivano fino a noi sotto forma di smar-
tphone e computer, tanto per citare prodotti di largo consumo, ma presenti anche in
molte realizzazioni tecnologiche di ultima generazione, come i servomotori per robotica
e non solo, passando per strade insanguinate e corrotte: gruppi armati che controllano
le miniere, diritti dei lavoratori negati, impiego di manodopera minorile, commercianti
locali corrotti, trafficanti dei paesi vicini che rivendono i minerali ad aziende estere e/o
multinazionali asiatiche, che assemblano i prodotti finiti senza alcun rispetto per l’am-
biente e i diritti del lavoratori. In tutto questo sono implicate anche imprese occidentali
ed europee che lavorano nel campo della tecnologia elettronica.

30 -Minerali clandestini
Tante le situazioni di ag-
ghiacciante sfruttamento
denunciate, di cui riporto
un solo esempio: si stima
che nelle miniere di cobalto,
in Congo, (il cobalto è un
minerale fondamentale per
le batterie di ultima gene-
razione e diventerà ancora
più importante nei prossimi
anni con la diffusione dell’auto elettrica), “lavorino” circa quarantamila bambini dai sei ai
dieci anni, i quali, si sa, possono facilmente infilarsi sottoterra, nelle strette gallerie delle
miniere…

Allora ci si chiede, cosa può fare la società civile per combattere il traffico illecito dei mine-
rali, per dare garanzia al lavoro e per assicurare sicurezza? La società civile può fare molto
e lo sta già facendo in tutti i continenti, Africa compresa, dove sono nate e si stanno svilup-
pando varie organizzazioni di base che lottano quotidianamente per la libertà e i diritti. La
crescita della società civile africana non è solo una speranza ma una realtà che ha bisogno
di essere sostenuta, anche economicamente, perché possa diffondersi e contribuire all’av-
vento di un sistema più equo. Ma la società civile siamo anche noi, che possiamo aderire
e contribuire a campagne di informazione, possiamo “fare rete” per aumentare il nostro
potere di condizionamento in favore di una società della persona e non solo del consumo
acritico. Pensiamoci quando la pubblicità “invita” ad acquistare l’ultimo modello di cellu-
lare, buttando il nostro senza informarci se è riparabile. Noi viviamo il momento storico
dell’informazione in diretta diffusa ovunque, buona o cattiva che sia e allora sfruttiamola
questa possibilità: informiamoci e informiamo.

La mostra è stata, tra gli altri, visitata da tredici classi delle tre scuole medie inferiori pre-
senti sul territorio: Istituti Comprensivi di Uggiate-Trevano, Valmorea, Faloppio e dai gruppi
di catechismo di prima e seconda media.

Mario Marini

Si ringraziano i visitatori e tutte le persone che hanno offerto la loro disponibilità per l’allestimento
e l’apertura della Mostra a Uggiate e a Ronago, in particolare gli Alpini, i volontari della Rosa d’Oro,
della Filarmonica Santa Cecilia, dell’Associazione Gemellaggi e Relazioni Internazionali, dell’Asso-
ciazione Incontro tra Popoli. Un grazie di cuore a chi ha guidato i gruppi di ragazzi in visita alla
Mostra.

Minerali clandestini- 31
OGNI OGGETTO NASCONDE UNA STORIA:
i pensieri dei nostri ragazzi
Durante l’esposizione della Mostra Minerali Clandestini, cui ho partecipato con la mia
classe, mi ha colpito la frase “Ogni oggetto nasconde una storia”. Grazie a questa espe-
rienza ho riflettuto e mi sono resa conto di essere parecchio fortunata. È strano pensare
che qualcosa che al giorno d’oggi nel nostro Paese sembra normale, per un bambino
nato in Congo sia irraggiungibile. Mi emoziona pensare che questi bambini, dai quat-
tro ai dieci anni circa, siano letteralmente sfruttati per il lavoro nelle miniere, grazie al
quale si ottengono minerali indispensabili per la costruzione degli smartphone che noi
utilizziamo ogni giorno. Lavorando nelle miniere i bambini possono contrarre malattie
mortali a causa dei materiali che toccano. Spesso mi chiedo perché lavorino i bambini e
non gli adulti. Mi è stato spiegato che le gallerie delle miniere sono veramente strette.
Per far sì che le pietre non si sgretolino vengono impiegati i bambini che fisicamente
sono piccoli. In pratica, sono trattati come schiavi. Il loro futuro può cambiare però in
meglio, a partire da noi, dalle nostre scelte e dalla nostra sensibilità. Carolina

La Mostra è stata organizzata per sensibilizzare le nuove generazioni a portare a tutti un


messaggio di pace e unità, per spingere le persone ad aiutare chi non ha una vita felice,
una storia felice. In Congo, il governo africano e le grandi aziende produttrici di smar-
tphone si arricchiscono sfruttando i bambini che invece di lavorare dovrebbero giocare
e divertirsi. Non serve accusare altri per questa realtà sconcertante. Prima di tutto siamo
noi a sbagliare, comprando telefoni cellulari non tracciabili, che vengono fabbricati at-
traverso lo sfruttamento delle persone e dell’ambiente. Non riesco a concepire come
qualcuno possa pensare di rovinare la vita di altri, di poterla manipolare a sua scelta. I
minerali estratti dalle miniere, inoltre, sono radioattivi, perciò molto dannosi per le per-
sone che ne vengono a contatto. Spero vivamente che presto vi sia una legge che fermi
gli abusi di questo tipo. Il Congo potrà così cancellare il suo passato e finalmente scrivere
una storia con un lieto fine. Chiara

32 - Minerali clandestini
PRIMI PASSI VERSO L’INCONTRO CON GESÙ
Anche quest’anno é ripreso il percorso di iniziazione cristiana con i
bambini di prima della scuola primaria. É sempre sorprendente per
noi catechisti guardare alla partecipazione e all’entusiasmo di questi
bambini, desiderosi di camminare verso Gesù che li attende a braccia
aperte.

Ci ritroviamo una volta al mese e durante questi incontri viviamo insie-


me momenti di preghiera e di semplice riflessione sulla vita di Gesù
e sui suoi insegnamenti, cercando di capire l’importanza di far parte
di una comunità cristiana, che ti accoglie, ti accompagna, fa festa con
te e la tua famiglia.
Agli incontri con i bambini si aggiungono alcuni pomeriggi domeni-
cali condivisi con i genitori, durante i quali ci sono momenti di gio-
co proposti dagli animatori, di riflessione con i nostri sacerdoti e si
concludono con la celebrazione della Santa Messa insieme a tutta la
comunità.

É bello vedere tanti sorrisi e tanta voglia di stare insieme! Questo è lo


spirito che speriamo ci accompagni lungo il nostro cammino: primi
passi di un bellissimo viaggio che coinvolge tutti: bambini, genitori,
animatori, catechisti... continuiamo a camminare insieme con Gesù!

Catechismo - 33
Sentieri di fede
CHIESA quadrata. La fase  gotica  (XIII – XIV sec.)
vide l’allungamento verso mezzogiorno
DI SANT’ANTONIO ABATE della navata; a cavallo tra il XV e il XVI
sec. si assistette alla terza fase costruttiva
Nel bollettino del mese di giugno era- - rinascimentale con reminescenze tardo
vamo in cammino sulla via Francisca del – gotiche. Ciò comportò, oltre alla sovrap-
Lucomagno, per raggiungere la chiesa di posizione di elementi rinascimentali come
San Bernardo di Monte Carasso. In que- le volte a crociera, con elementi tardo go-
sto numero riprendiamo il nostro anda- tici, quali l’arcata a sesto acuto della porta
re sulla stessa via ma nel tratto italiano. principale, anche la demolizione dell’inte-
Dopo essere entrati in Italia dalla dogana ro lato orientale, a favore dell’edificazione
di Ponte Tresa, con una piccola deviazio- di una nuova navata di destra. L’ultima
ne, raggiungiamo Viconago. Al centro del fase costruttiva, tra il XVI e il XVII secolo,
borgo troviamo la chiesa di sant’Antonio portò l’aggiunta della sagrestia sul lato
Abate. Anticamente dedicata a Santa Ma- meridionale e la costruzione di sepolcri
ria, fu parrocchiale fino al 1509. pubblici e privati con camere interrate.
Le particolarità dell’edificio, dichiarato Sant’Antonio Abate ha un apparato pitto-
monumento nazionale, sono la sua ori- rico ritenuto dagli studiosi importante e di
ginale struttura architettonica, che mette qualità; se alcuni affreschi sono probabil-
in risalto le modifiche apportate nei secoli mente ancora da recuperare o sono stati
in relazione ai diversi orientamenti subiti rovinati dal tempo o distrutti da interventi
dalla chiesa, e la sorprendente varietà di
stili negli affreschi che documentano le di-
verse influenze pittoriche succedutesi nei
secoli della sua storia. A partire dal 1972
la chiesa di Sant’Antonio Abate è stata og-
getto di interventi conservativi. Notevole è
il numero di affreschi rinvenuti, apparte-
nenti a varie epoche e d’enorme impor-
tanza storico-artistica. Gran parte delle
pareti interne, coperte da stratificazioni di
calce, lasciano ancora intravedere affre-
schi in attesa di essere riportati alla luce.
L’oratorio è giunto a noi attraverso quat-
tro fasi costruttive principali. La costru-
zione più antica, di epoca romana (1110
- 1125) consiste di un’aula rettangolare a
navata unica, terminante con un’abside

34 - Sentieri di fede
la Trinità particolarmente pre-
gevole oltre a un dipinto di San
Clemente, datato 1531. Tra gli
affreschi di grande importanza,
e tuttora in fase di studio e certa
attribuzione, vi è la Crocefissione
della prima absibe, recuperata
negli anni ‘80 e in parte man-
cante per la presenza di una nic-
chia con sant’Antonio, realizzata
quando il lavoro era completa-
postumi, altri sono ascrivibili a derivazio- mente ricoperto di calce.
ne della scuola del Luini. Alcune iscrizioni
rimandano a un altro pittore: Bartolomeo Nel giorno della ricorrenza a Viconago si
da Ponte Tresa, anch’egli di derivazione svolge la tradizionale sagra di Sant’Anto-
luinesca. nio,  molto sentita in tutta la valle e non
L’iconografia è ricchissima, tra i dipinti più solo il giorno 16. La sera c’è lo spettacolo
antichi di epoca trecentesca e quattro- pirotecnico con l’accensione di un gran-
centesca ci sono rappresentazioni di San de falò. Il 17 gennaio viene celebrata la
Lorenzo e Maria Maddalena, la Madonna Santa Messa, nel pomeriggio si può par-
degli Angeli, la Madonna del Latte, la Ma- tecipare alla processione con la statua di
donna in trono e la Madonna di Loreto, Sant’Antonio. 

Chiesa di Sant’ Antonio Abate - 35


Notizie flash
SINODO
“Sia il Sinodo un segno che confermi la possibilità
di diventare santi nell’oggi di questo mondo e insieme
permetta ai cristiani di diffondere il buon profumo di Cristo,
al ritmo della fantasia della Misericordia, dimensione
centrale e permanente della vita cristiana”.

La nostra Comunità Pastorale è entrata nel vivo della fase preparatoria del Sinodo,
in cui le parrocchie sono chiamate a riflettere sui temi proposti di Poveri, Comunità
Cristiana, Famiglia, Giovani, Presbiteri. Per l’analisi di questi temi, si sono già svolte
due serate nei mesi di ottobre e novembre con una buona partecipazione di persone.
Le riflessioni scaturite hanno offerto un valido contributo per un largo confronto teso
alla formulazione di risposte inerenti gli argomenti Misericordia e Poveri, Misericor-
dia e Comunità Cristiana. I due incontri, che si sono svolti in serate e luoghi diversi,
sono stati occasione per pensare insieme, “con il metodo del discernimento, che è la
disponibilità alla conversione secondo quello che lo Spirito dice in noi, e con fiducia.”
Ci auguriamo che queste semplici modalità di coinvolgimento siano d’aiuto nella co-
stituzione di una comunità sempre più fraterna e unita.

AUGURI, ALEX
Momenti emozionanti quelli vissuti domenica
28 ottobre dal nostro amico seminarista Alex, a
Roma. C’erano tante persone in chiesa: amici di
Alex, sacerdoti, seminaristi, diaconi. “Eccomi” ha
detto il nostro amico indiano prima di prostrarsi
ai piedi dell’altare e ricevere, per l’imposizione
delle mani e la preghiera di ordinazione, il sacro
sigillo della sua futura vita religiosa. A pregare
con Alex e per il ministero che si appresta a com-
piere nella Chiesa, c’erano Giuseppina e Mario
Bernasconi, che gli hanno portato idealmente il
nostro abbraccio e l’affetto dell’intera Comunità
Pastorale. A lui un sincero augurio per il nuovo
e impegnativo cammino, che ha scelto di intra-
prendere lungo la strada della vita.

36 - Notizie Flash
NUOVO VICARIATO DI OLGIATE E UGGIATE… SI PARTE
La Diocesi di Como comprende 338 parrocchie. Il territorio, fino a poco
tempo fa, era suddiviso in sedici  zone pastorali. Dal  2011  la Dioce-
si ha adottato il sistema di suddivisione del territorio in  Vicariati  per
coordinare al meglio gli obiettivi delle varie comunità. Il Vicariato na-
sce dall’aggregazione di un numero più o meno ampio di parrocchie a
partire da condizioni territoriali favorevoli. Quest’anno è stato costituito
il Vicariato di  Olgiate e Uggiate. In una nota dalla Cancelleria Diocesa-
na, in merito a nomine e provvedimenti, ha reso noto la composizione
del Vicariato: Bizzarone e Rodero, Caversaccio e Casanova, Concagno
e Solbiate, Gaggino e Camnago Faloppio, Parrocchia Beata Vergine An-
nunciata di Albiolo, Parrocchia di San Michele a Cagno, Parrocchia dei
Santi Ippolito e Cassiano di Olgiate Comasco, Comunità Pastorale di Ug-
giate e Ronago. Vicario Foraneo è don Giovanni Corradini. Ringraziamo
il Signore per l’amore, per la misericordia e la tenerezza che manifesta
a ciascuno di noi e gli chiediamo di aiutarci a vivere nel Vicariato piena-
mente disponibili e docili all’azione dello Spirito Santo, così da vivere in
una più grande comunione, con una più fervida testimonianza evangelica,
nel continuo impegno per rendere sempre più missionario il volto della
nostra Chiesa locale.

IV NOVEMBRE
Il 4 novembre nei nostri Comuni abbiamo ricordato i cento anni dalla fine
della Prima Guerra Mondiale, conflitto che ha reso possibile l’unità nazio-
nale, sia pure al prezzo di centinaia di migliaia di morti. Non c’è famiglia
che non abbia avuto caduti. Le cerimonie commemorative si svolte con so-
brietà e con grande partecipazione. Le Autorità, le Associazioni e i Gruppi,
gli Alpini e la Filarmonica, gli studenti delle nostre Scuole con gli insegnan-
ti, le persone intervenute hanno attestato con la loro presenza l’importan-
za di una data in cui non solo si vuole ricordare un evento, ma piuttosto se
ne fa memoria storica raccolti in un simbolico abbraccio attorno ai nostri
monumenti, sotto l’unica bandiera, cantando l’inno della nostra nazione.
Queste occasioni d’incontro sono momenti di crescita umana e civile, le-
zioni di Storia che toccano il cuore e aiutano a riscoprire gli alti valori della
Patria e del sacrificio di se stessi per il bene della Comunità.

Notizie Flash- 37
COMUNITÀ ‘68
L’idea della Mostra nasce in occasione dell’anniversario dei cinquant’anni
dalla prima edizione del bollettino parrocchiale di Ronago, che uscì con il
titolo “Comunità ‘68”.

Il visitatore della Mostra è invitato a seguire un percorso presso l’oratorio di


Ronago, costituito da tre momenti. Inizia al piano superiore, dove è prevista
la proiezione di un breve video di introduzione. Si prosegue con l’esposizione
di alcune attrezzature superstiti utilizzate negli anni per la stampa e l’impagi-
nazione dei giornalini.
Il cuore della Mostra è riservato al salone: oltre alla possibilità di consultare
tutti i numeri d’archivio raccolti delle varie edizioni dei bollettini parrocchiali
(circa duecento, divisi in decadi), saranno allestiti ingrandimenti di alcuni
articoli che hanno scandito momenti significativi della vita della comunità
ronaghese. Infine, sarà visibile una galleria fotografica, testimonianza di mo-
menti di vita comunitaria delle ultime tre generazioni.

Domenica 9 dicembre, dopo la Santa Messa delle ore 10.00, è altresì prevista
una tavola rotonda con alcuni fondatori di Comunità ’68: sarà questa un’oc-
casione di confronto e riflessione su come eravamo e sullo spaccato di una
stagione non troppo lontana che, per molti, ha rappresentato una palestra
di vita nell’ambito del percorso di maturazione, di crescita e di formazione
della personalità. L’incontro darà anche l’opportunità di un doveroso ricono-
scimento alle tante persone che sono mancate nel corso degli anni e che, con
il loro esempio e la loro testimonianza, hanno speso la loro vita per gli altri e
donato molto del loro tempo a servizio della nostra Comunità.
Vi aspettiamo numerosi!

38 - Comunità ‘68
Segnalibro
ALESSANDRO MAGGIOLINI
Un vescovo fuori dagli schemi
Daniele Premoli
Ed. Ancora

«Mentre si fanno scorrere le pagine di questo libro, ci si accorge che pian


piano, agli occhi della mente, viene formandosi l’immagine del vescovo
Alessandro. E tornano alla memoria anche i tratti salienti del teologo
Maggiolini e del don Sandro pastore che nel mondo dell’università e dalle
colonne dei giornali o sulle frequenze di Ascolta, si fa sera ha saputo dare
il meglio di sé». Così il vescovo Oscar presenta questa biografia del suo
predecessore che «ci offre quasi un filmato realistico per descrivere
chi realmente sia stato Alessandro Maggiolini». A dieci anni dalla mor-
te Daniele Premoli ne tratteggia la figura, dando spazio a testi anche
inediti che fanno apprezzare la schiettezza e l’originalità di un cristiano
fuori dagli schemi.

OGGI UN BAMBINO E’ NATO PER NOI


Anna Maria Canopi
San Paolo

La parola pronunziata e ascoltata nell’oggi è rivolta al cuore e agisce nel


cuore. Accolta, è guida sicura per il cammino. Attraverso l’ascolto della
Parola, è possibile vivere ogni momento della giornata come una con-
tinua visita di Dio, che si fa presente, parla e indica la strada della vita.
Lungo il percorso della storia della salvezza sempre il nuovo “riaccade” e
nel corso dell’anno liturgico lo riviviamo sentendoci invitati dal Signore a
collaborare con il suo universale disegno di redenzione. Così in tutte le
situazioni difficili che s’innalzano su tutti i Calvari della storia, la parola
vincente non è il lamento o il pianto inconsolabile, ma il rimanere sotto
lo sguardo di Dio, confidando in Lui.

40 - Segnalibro
SUL NATALE
Benedetto XVI - Josef Ratzinger
Lindau Edizioni

“Dio s’è fatto uomo. Si è fatto bambino. In questo modo adempie la grande e
misteriosa promessa secondo la quale Egli sarà Emanuele, Dio con noi. Si è fatto
così vicino a noi, così semplice, che ognuno può parlagli dandogli del Tu. Dio ci pro-
pone di dargli del Tu, facendosi bambino”. Così si esprimeva in una sua omelia
l’allora cardinal Ratzinger poi salito al soglio di Pietro col nome di Benedetto
XVI ed ora Papa emerito. Il libro contiene alcune omelie da lui tenute nel
tempo liturgico del Natale. Significativa l’inserzione dello stesso Ratzinger nel-
la quale così si esprime: “Spero che questo libro possa trasmettere a chi lo
leggerà un po’ della gioia procurata dall’Incarnazione di Dio, gioia che mi ha
ispirato nel mio annuncio”.

IL LIBRO DI MARIA
Benazzi – Sarto
Edizioni Terra Santa

Una bellissima raccolta di pensieri, poesie e preghiere dedicate a Ma-


ria, tratti dai libri del Nuovo Testamento e dai più grandi autori della
tradizione cristiana di tutti i tempi.

PER BAMBINI E RAGAZZI

IL VIAGGIO DI ELISABET
Jostein Gaarder
Tea

Sono ventiquattro le finestrelle del calendario che Joakim ha acquistato da


un simpatico libraio: una per ogni giorno, dal primo dicembre alla vigilia di
Natale. Subito Joakim intuisce che quel calendario ha qualcosa di misterioso:
la prima finestrella che si apre, infatti, lo trasporta lontano nel tempo e nello
spazio e gli fa conoscere una singolare comitiva formata da angeli, pecore,
imperatori e personaggi biblici. Ma soprattutto comincia a raccontargli l’in-
credibile storia di Elisabet e del suo viaggio verso la Terrasanta.
Segnalibro - 41
L’URLO DELLA TERRA
Da cinque mesi la Cooperativa L’Urlo della Terra (La Bottega di Variopinto) ha
aperto le porte in Via Mons. Tam, 2 - al limitare della Piazza della Chiesa a Ug-
giate Trevano.
Ci fa piacere attraverso questo periodico ringraziare le tante persone che si sono
fatte presenti con un augurio, un incoraggiamento, una visita, una chiacchiera-
ta… e tutte quelle che, sospinte dalla curiosità, non hanno esitato ad aprire la
porta di ingresso, trasformando in tal modo la Bottega in uno spazio di incontro
e di condivisione, che include i tanti contadini e artigiani che in ogni parte del
mondo coltivano o producono oggetti che offrono loro l’opportunità di una vita
di speranza per un futuro migliore.
Il Commercio Equo e Solidale proposto dall’Urlo, e da tante botteghe in Europa
e nel mondo, è infatti un approccio alternativo al commercio convenzionale: il
suo scopo è promuovere giustizia sociale ed economica, garantendo ai produt-
tori un giusto guadagno e condizioni di lavoro dignitose, eliminando le inter-
mediazioni speculative e sostenendo con il prefinanziamento progetti di auto -
sviluppo delle comunità locali. Propone perciò una nuova visione dell’economia
e del mondo, attenta agli interessi di tutti e per questo si configura come uno
strumento a disposizione di ognuno di noi per difendere e promuovere i diritti
economici e sociali, cambiando i perversi meccanismi di un modello economico
che spesso antepone il profitto ai diritti fondamentali degli esseri umani. Per
questo in Bottega è possibile trovare anche i prodotti realizzati da diverse Coo-
perative che in Italia promuovono percorsi di legalità, riscatto e inclusione so-
ciale, lavorando coraggiosamente sulle terre confiscate alla mafia, tenacemente
nelle carceri, pazientemente a fianco di tutti quelli che nella vita sperimentano
la sofferenza che deriva dall’essere messi ai margini per svariati motivi. Tre sono
le parole chiave: equità, perché l’acquisto di un prodotto non è un gesto di carità
o assistenzialismo, ma di giustizia e di scambio nel rispetto di tutti; sostenibilità,
perché le coltivazioni sono ottenute nel rispetto dell’ambiente e del territorio,
provenienti da filiera biologica; responsabilità, perché lo scambio si trasforma
in una relazione solida, trasparente e continuativa.
Un cammino, quindi, di consumo responsabile, che include anche tanti bambi-
ni, giovani e adulti che vivono situazioni di fragilità e vulnerabilità, che abbiamo
avuto modo di incontrare in Rwanda (Africa), attraverso l’Associazione Variopin-
to alla quale vengono destinati tutti gli utili della Bottega e che, in collaborazione
con la Diocesi di Butare e le autorità civili del territorio nel quale è presente dal

42 - L’urlo della Terra


1995, realizza e sostiene scuole di ogni ordine e grado e centri per bambine sole
e/o abbandonate e ragazzi/e disabili.
Il Natale si avvicina: per questo la Bottega si è arricchita di tanti prodotti, colori
e profumi “dal mondo”, per un regalo che porti con sé il valore aggiunto della
giustizia e della solidarietà, ma anche la ricchezza insita nelle diversità culturali che
rendono questo nostro mondo variegato e affascinante.

Gli amici e le amiche de


“L’Urlo della Terra”

Ci trovate anche su FB: L’URLO DELLA TERRA


o sul WEB: URLO DELLA TERRA.WORDPRESS. COM

L’urlo della Terra - 43


SCUOLA DELL’INFANZIA ‘ARCOBALENO’ - RONAGO –
TEMPO DI ‘OPEN DAY’ e di ISCRIZIONI
Qualche giorno fa siamo venuti a co- tivo ci rivolgiamo ai lettori delle ‘Campa-
noscenza del numero dei residenti a ne di Uggiate e Ronago’, sulle cui pagine
Ronago nati negli anni 2016 e 2017, al spesso abbiamo raccontato della nostra
fine di impostare le iscrizioni per l’anno Scuola, che è tempo che diventi ‘la Scuo-
scolastico 2019/20, e siamo rimasti, a dir la dell’Infanzia’ della nostra Comunità
poco, ‘basiti’; infatti i/le bambini/e in età Pastorale. Spiace che, all’uscita di que-
da poter frequentare la Scuola dell’In- sto numero, l’appuntamento dell’open
fanzia sono undici, contro i venticinque day, fissato per sabato 1 dicembre, sarà
che usciranno a giugno 2019! La nostra già passato; poteva essere una concreta
Scuola dell’Infanzia, strutturata per ac- occasione per visitare la scuola e ap-
cogliere settantacinque alunni divisi in prezzarla, parlando con le insegnanti e
tre sezioni, attualmente è frequentata i dirigenti. Per fortuna ci sono le nuove
da settantaquattro bambini/e: sarebbe tecnologie a venirci incontro e, così, sul
buona cosa riuscire a mantenere que- nostro sito web ‘www.scuolainfanziaar-
sti numeri anche per il prossimo anno cobaleno.it’ abbiamo messo un mare
scolastico, onde evitare problemi di di informazioni. Visitatelo! Lì troverete
gestione. Da anni, parecchie famiglie tutto ciò che è necessario per conoscere
non residenti a Ronago hanno scelto di la nostra Scuola, capire come lavoriamo,
mandare da noi i loro figli (tra i ventidue prendere atto delle condizioni economi-
nuovi iscritti per l’anno scolastico ini- che, scaricare la modulistica necessaria
ziato a settembre, ben dodici sono non a un’eventuale iscrizione; se poi vorrete
residenti); vorremmo ottenere gli stes- ‘toccare con mano’, sabato 19 gennaio
si risultati anche con le iscrizioni per il 2019, il mattino, saremo di nuovo aperti.
2019/20 e per raggiungere questo obiet- Vi aspettiamo numerosi.

44 - Scuola dell’Infanzia “Arcobaleno”


C’È SEMPRE UN CANTIERE
Da anni il Consiglio d’Amministrazione ha servizi per le insegnanti, con l’aggiunta di una
messo in atto una politica di costante ammo- sala per le riunioni del C. di A. e per i colloqui
dernamento dello stabile che ospita la nostra con i genitori, mancante fino ad allora nella
Scuola. nostra scuola.
Questa estate, quando eravamo chiusi per le L’anno precedente 2016 è stato rifatto il pa-
vacanze, sono stati eseguiti i lavori di ristruttu- vimento del salone ricreativo, previa sostitu-
razione delle facciate, che hanno comportato zione delle condotte di riscaldamento e posa
una spesa di 22.000.- euro, più IVA, totalmen- di un vespaio per un’adeguata aerazione.
te coperti con fondi propri. Si è proceduto Il 2015 ha visto la realizzazione, nel vecchio
al risanamento delle parti in calcestruzzo dei appartamento delle suore, dei locali neces-
parapetti della balconata e delle fioriere, con sari alla terza sezione (aula, servizi igienici,
rasatura delle superfici per poter poi esegui- disimpegno); inoltre si è provveduto al com-
re una tinteggiatura uniforme e resistente; è pleto rifacimento delle scale di collegamento
stata effettuata la pulizia di tutti i muri ester- tra i piani, onde poterle rendere a norma ai
ni, seguita dall’applicazione di un sottofondo; fini della sicurezza. Puntualmente, dopo ogni
per la tinteggiatura si è scelto un caldo colore lavoro, la scuola ha potuto riprendere la sua
arancio-albicocca matura per le pareti e un attività ai primi di settembre, permettendo
grigio chiaro per i parapetti in calcestruzzo; così il regolare inizio della frequenza dei bam-
sono stati ridipinti i vecchi serramenti, così bini. Ogni giorno, guardando prima l’esterno
d’avere un colore uniforme su tutte le facciate. e poi l’interno, viene spontaneo affermare che
Lo scorso anno 2017 si è provveduto al com- è stato fatto un gran bel lavoro, grazie al quale
pleto rifacimento dei servizi igienici del pia- possiamo offrire a tutte le famiglie che lo vor-
noterra, ospitante due sezioni, ridisegnando ranno un ambiente sano ed accogliente per i/
gli spazi così da ricavare adeguati spogliatoi e le loro bambini/e.

Scuola dell’Infanzia “Arcobaleno” - 45


Pagina dei bambini

LA LEGGENDA DEL PETTIROSSO

Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo


Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci
e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma
erano cosi stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c’era un altro ospite: un uccellino marrone. Era entrato
nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù
e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allon-
tanato da lì neppure per tutto l’oro del mondo. Quando anche le ultime
braci stavano per spegnersi, l’uccellino pensò al freddo che avrebbe pa-
tito il bambino che dormiva sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e
si posò su un coccio accanto all’ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché riprendessero
ad ardere. Il piccolo petto bruno dell’uccellino diventò rosso per il calore
che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto.
Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del
petto ma egli continuò a battere le ali finché alla fine tutti i tizzoni arsero
in una bella fiammata. Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio
e di felicità quando il bambino Gesù sorrise, sentendosi avvolto dal calo-
re. Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua
devozione al bambino di Betlemme.