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P. Italiane - Sped. in A.P. - «D.

L
353/2003 (conv. in L. n. 46,
27.2.2004) art. 1, c. 2 - D.C.B. TO»

Anno XXXV – N. 1
I Semestre 2017

1
A G L I AMICI
D E L B EATO
F R A N CESCO Spedizione in abbonamento postale
Anno XXXV - n. 1 - I semestre 2017
PA L E A RI

SOMMARIO

– Editoriale p. 3
– La parola del Padre p. 4
– Il Beato Francesco Paleari luminoso
testimone dell’Amore di Dio
(seconda parte) p. 5
Direttore Responsabile – L’ACIS
d. Lino Piano
e il Beato Francesco Paleari P. 13
Redattore
d. Francesco Gemello – Notizie cottolenghine p. 15

Redazione e Postulazione
– Spiritualità: l’umiltà del Beato p. 19
Piccola Casa Della Divina
Provvidenza
– Presso la tomba p. 21
Via Cottolengo, 14
10152 Torino
– Il «Deo Gratias» riconoscente p. 22

Tel. 011-52.25.111
– Auguri Pasquali p. 23

Il bollettino non ha quota


di abbonamento ma è
sostenuto con offerte
libere dei lettori:
C.C.P. 20956108
intestato a: Piccola Casa
Divina Provvidenza
specificando la causale
del versamento

2
EDITORIALE
Nel presente numero della rivista viene riportata la seconda parte del-
l’articolo di don Carmine, intitolato:”Beato Francesco Paleari, luminoso testimone
dell’Amore di Dio”.
La prima parte si trova nel n.1 del 2016.
Don Emanuele ci fa conoscere la sua iniziativa di presentare il Beato Paleari
ai sordomuti di Torino e Provincia. Ai suoi tempi il Santo Cottolengo si era
interessato dei sordomuti, aveva appreso egli stesso la mimica ed affidato la loro
istruzione al sordomuto Paolo Basso.
I sacerdoti cottolenghini continuano questo apostolato iniziato dal Fondatore.
Ritengo di fare cosa gradita ai lettori della rivista riferendo le principali novità
relative alle tre congregazioni del Cottolengo.
Le Suore hanno aperto una nuova comunità nel nord dell’ India, a Moth,
tra una popolazione tutta di religione Hindu.
Ai sacerdoti cottolenghini, che operano in Ecuador, è stata affidata una nuova
parrocchia, quella di Flavio Alfaro, che ha un’estensione di 1346,92 Km2, e ben
264 comunità, sparse su colline e montagne.
I Fratelli sono stati interessati da vicende liete e tristi: l’onorificenza di
“Ufficiale della Repubblica Italiana” per Fratel Marco Rizzonato, ma purtroppo
anche la dolorosa scomparsa di Fratel Bruno Lussiana.
Termino formulando i migliori auguri di liete e sante feste pasquali a tutti gli
Amici del Beato Paleari, alle loro famiglie o comunità. Il trionfo di Gesù sul male
e sulla morte sia per tutti noi motivo di conforto, di speranza e di gioia.

Don Francesco Gemello


Via Cottolengo 14 – 10152 TORINO
“dongemello@gmail.com”

3
LA PAROLA
DEL PADRE
Cari amici,

100 anni fa, dopo le celebrazioni della


Beatificazione del Cottolengo, avvenuta il
29 aprile 1917, nella Piccola Casa il Padre
Giovanni Battista Ribero fece raccogliere le
memorie che riguardavano il primo successore
del Cottolengo, il Can. Padre Luigi Anglesio.
Questo perché ritenne importante mettere in luce, dopo la figura del Cottolengo,
quella del suo primo successore che fu un personaggio di grande rilievo nel-
l’arcidiocesi di Torino nella metà dell’800.

Era entrato nella Piccola Casa il 21 gennaio 1839, rinunciando al canonicato


della SS. Trinità per dedicarsi al servizio dei poveri e degli ammalati. Certamente
non pensava che dopo tre anni sarebbe succeduto al Cottolengo che morì il
30 aprile 1842.

Fu proprio Padre Anglesio che accolse nella Piccola Casa il giovane Francesco
Paleari l’8 gennaio 1877 il quale ebbe la grazia di conoscere e vivere con lui per
quasi cinque anni, in quanto morì il 28 maggio 1881.

È una circostanza questa che può aver influito sulla formazione del giovane
Paleari in quanto l’Anglesio godeva fama di santità. Infatti le memorie su di lui
raccolte dopo la beatificazione del Cottolengo furono predisposte quasi come si
dovesse iniziare una causa di beatificazione. Questa non venne iniziata, proba-
bilmente perché la Piccola Casa era impegnata nel portare a termine la canonizza-
zione del Cottolengo che avvenne poi nel 1934.

Il Paleari è stato quindi alla scuola di santi e tale è diventato anche lui. Noi che
siamo pure alla scuola di santi, come diventeremo? È una domanda incoraggiante
per impegnarci seriamente nella nostra vita di fede e di carità.

Un saluto a tutti.

P. Lino Piano

4
Beato Francesco Paleari
Luminoso testimone dell’Amore di Dio
(parte seconda)

Don Carmine ARICE, ssc


Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute
della Conferenza Episcopale Italiana.

Santi ispiratori
Tra gli oggetti di sua appartenenza, Mons. Paleari conservava con cura
anche due immaginette: una di San Francesco d’Assisi e una di san Francesco
di Sales. Certamente possiamo vedere in questo un segno di devozione ai santi
di cui portava il nome. Ma forse c’è qualcosa di più. Ritengo infatti che l’esperienza
spirituale del Paleari sia stata fortemente influenzata da tre santi: il Cottolengo,
San Francesco d’Assisi e San Francesco di Sales.

S. Giuseppe Cottolengo
Entrato a far parte dei Preti della SS. ma Trinità, fondati dal Santo torinese,
don Francesco visse con docilità la spiritualità del Fondatore in una triplice
dimensione: il primato della vita spirituale, la fede nella Divina Provvidenza e
la carità operosa, soprattutto nell’esercizio delle opere di misericordia spirituale.
Testimoni ai processi di canonizzazione ricordano che il Beato Paleari
amava ripetere e far ripetere espressioni tipiche del Cottolengo quali: “Stiamo allegri
in Domino e avanti verso il Paradiso... in tutto vi è la Provvidenza... la Provvidenza
sembra terribile, ma è amabilissima...”(1)
Solo alla luce di una spiritualità della Divina Provvidenza, come è stata
insegnata dal Cottolengo, sono comprensibili alcune espressioni quali: “Il Signore
ci manda le sofferenze per tre P.: per Pena: per Prova: per Premio. Se tale è la
volontà di Dio bisogna farlo per forza ed è meglio rassegnarvisi volenterosamente
e il Signore penserà e provvederà. Non per forza, ma per amore, o meglio per forza
d’amore”. (2)

(1) Positio, cap. VII, p. 133.


(2) Positio, cap. IX, p. 160.

5
Abbiamo voluto scegliere come motto degli eventi della beatificazione
proprio quest’ultima frase ricordata “Non per forza, ma per amore, o meglio per
forza d’amore” (3) perché l’espressione “per forza d’amore” ci è sembrata un’ottima
traduzione”, in chiave esperienziale, del motto paolino di 2Cor 5,14: “Caritas Christi
urget nos” preso dal Cottolengo come passo della Scrittura ispiratore di tutta la sua
vita.
Così pure non è assente nella predicazione del Paleari l’esortazione alla
carità verso i poveri. Si legge in una sua omelia: “Anime devote, se vi foste trovate
voi sotto la croce l’avreste dissetato Gesù. Ebbene dategli da bere non solo ma
anche da mangiare e da vestire ed ogni altra carità quando l’infermo, il povero,
l’orfano chiedono di bere. Gesù ve la chiede nella persona del povero, del malato,
dell’orfano, ed Egli vi darà in ricompensa acqua viva di grazia che zampilla alta
fino al cielo”. (4) Un testo nel quale è riassunta la dimensione mistica del servizio al
povero, molto presente nella spiritualità del Cottolengo e che potremmo riassumere
così: l’amore al prossimo come via per l’unione con Dio.
Non mancò al Paleari un’attenzione ai poveri anche fuori della Piccola
Casa, lo dimostra per esempio, il forte contributo da lui profuso per la nascita e
lo sviluppo di opere caritative come quella denominata “Pozzo di Sichar”, sorta
sempre a Torino nel 1919 come mano tesa a quelle che allora si chiamavano
ragazze pericolanti. Nella Positio per il processo di beatificazione, la fondatrice
Flaminia Marchisio, porterà questa testimonianza: “Vi ’era chi mi consigliava e chi
mi sconsigliava: ma il Servo di Dio insisteva continuamente perché mi decidessi.
Giunse al punto di dirmi: - Lei può anche non decidersi, ma deve prendersi la
responsabilità di tutto il bene che si potrebbe fare e non si farà” (5). E del “Pozzo di
Sichar” don Paleari fu animatore spirituale e sostegno sicuro nei momenti difficili e
nelle prove incontrate dall’opera.
Ma fu soprattutto la fiducia nella Divina Provvidenza
il tema cottolenghino più frequente nella predicazione del
Paleari. Alcune espressioni le abbiamo già ricordate, ma ai
processi i testi in questo senso abbondano. Per Francesco
Paleari aver fede e fiducia nella Provvidenza, significava
vedere le cose dall’Alto. Leggiamo nella Positio: “Si può
affermare che il Servo di Dio era dotato di una vivissima fede.

(3) Positio, cap. IX, p. 160.


(4) Scritti di Francesco Paleari, vol.23, pag. 6148, conservato ASPC di Torino.
(5) Vedi. L. Crivelli, p 104.

6
La dimostrava non solo colla perfezione della sua vita, ma dal fatto che vedeva tutte
le cose dall’alto. Prendeva dalla fede le direttive e le ispirazioni per ogni sua azione
anche all’apparenza la più insignificante. Dimostrava di vivere continuamente alla
presenza di Dio, [altro tema cottolenghino] parlava sovente di Dio e dei misteri
di fede; soleva intercalare il suo discorso, senza rendersi pesante agli altri, con
orazioni giaculatorie, delle quali la maggiormente preferita era quella di Gesù,
Maria, Giuseppe”. (6) È la testimonianza di un sacerdote che lo conobbe bene,
il Canonico Ludovico Chiesa.
“Vedeva le cose dall’alto”. Mi pare di vedere in questa espressione
una interessante consonanza con l’invito di papa Francesco a considerare la fede
come virtù che “guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi” (Francesco,
Lumen Fidei, 18).
Questo stesso spirito insegnava a tutti i suoi figli e figlie spirituali.
Testimonia suor Maria della santa Colonna, del Monastero Cottolenghino Adoratrici
del Preziosissimo Sangue: “Si vedeva che il Servo di Dio dal suo contegno, dalle
sue parole e dal suo modo di agire, era animato da una ardentissima fede che
era la guida di ogni sua azione, e che era veramente l’uomo che vive di fede.
E questa virtù l’inculcava vivamente in noi, incitandoci a vivere veramente di fede
e ad impossessarci del vero spirito di fede di modo che noi tutto operassimo e tutto
vagliassimo ed apprezzassimo secondo questo spirito di fede. Nelle sue esortazioni
poi ricorreva soventissimo a questo spirito di fede da cui dovevamo sempre essere
animate nel compiere i nostri doveri e nell’ottemperanza di ogni disposizione
della santa regola, invitandoci ed inculcandoci di vedere in ogni evento ed in ogni
disposizione dei superiori la volontà del Signore”. (7)
Nella certezza di essere amati da Dio, contenuto essenziale dello spirito
di fede cristiano, il Paleari poteva dire “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio,
come una palla nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene
buttata a terra, tanto più rimbalza in alto” (8). L’importante è andare in alto, andare
in cielo anche se non ci saranno risparmiati dolori e fatiche.
Concludo queste considerazioni sul rapporto tra il Paleari e la spiritualità
del Cottolengo con la testimonianza di suor Orsola che ci richiama ancora
una volta all’abbandono fiducioso nelle mani di Dio: “Un giorno Mons. Paleari
mi disse “Come ci sono i misteri di fede che noi dobbiamo credere senza

(6) Positio, p. 12.


(7) Positio, p. 54.
(8) Positio, IX, p. 160.

7
comprenderli, così vi sono misteri di provvidenza che dobbiamo adorare
senza capirli. Deo gratias!”. E soggiungeva: “Vedremo in paradiso il perché di
tante cose che qui non comprendiamo”. (9)

San Francesco D’Assisi


Altra figura esemplare e determinante per la sua formazione e quindi per
la sua vita spirituale, fu S. Francesco. Ha affermato il postulatore della Causa di
canonizzazione, P. Califano, ofm: La causa di Canonizzazione di Mons. Francesco
Paleari, “è da considerarsi non tanto una Causa “affidata” al Postulatore generale
dell’Ordine dei Frati Minori, quanto, a pieno titolo una Causa “francescana”. Infatti
il nostro Servo di Dio si iscrisse al Terz’Ordine di San Francesco fin dagli anni del
Seminario e rinnovò poi la sua adesione nel 1920. Il Venerabile si gloriava di
portare il nome di Francesco ed esprimeva particolare devozione ai due santi di
cui portava il nome: Francesco d’Assisi e Francesco di Sales. “Da entrambi derivò
l’indole gioiosa e serena del suo vivere cristiano, la pace del cuore, la povertà
cordialmente voluta ed accettata, il rapporto felice con il creato e con le creature,
la lezione non mai smentita della misericordia e della dolcezza. La sua francescana
letizia poggiava quindi su esempi autorevoli e riferimenti sicuri. Di S. Francesco
d’Assisi, poi, di cui professava la povertà, apprezzava i tesori della sapienza”. (10)
Mons. Paleari indicava S. Francesco con un’espressione molto originale. Parlando
di lui ai suoi alunni, alla presentazione dell’anno scolastico lo definì: “vero filosofo,
discepolo e apostolo della Sapienza incarnata”. (11)
Dal santo di Assisi il nostro Beato acquisì in
particolare lo spirito di povertà. Testimonia sr. Orsola
“Nato povero il Servo di Dio visse povero, in mezzo ai
poveri e morì poverissimo. Non sprecava nulla, traeva
partito anche da pezzetti di carta. Nel vestito, pur essendo
pulito, non aveva assolutamente nessuna ricercatezza.
E così pure nella sua camera non vi era che il puro
necessario, ma un ordine veramente perfetto. Esortava
anche gli altri ad esercitare la santa povertà. In una lettera del 30-12-1930 mi
scriveva: “Dio volesse che fossimo tutti veramente poveri! Chi è veramente povero

(9) Positio, p. 280


(10) Atti del Convegno Cottolenghino in preparazione alla Beatificazione,Torino 7 maggio 2011,
pro manuscripto.
(11) Vedi L. Crivelli p. 121.

8
di cuore è beato. Non avesse proprio niente come S. Francesco, se ha Dio con sé,
ha tutto. Il saperci poveri ci spinge a chiedere l’elemosina. E a chiederla a chi ha
tutto ed è tutto: Gesù”. (12)
Non una povertà dunque fine a se stessa, ma una povertà di spirito
come condizione per desiderare e accogliere la vera ricchezza e beatitudine:
Dio. Il Can. Bottino conferma con la sua testimonianza ai processi: “Soleva dire
con frequenza, quale segno del suo distacco da ogni cosa terrena: Noi crediamo
sovente necessarie le ricchezze, la scienza ecc., la preghiera è ad omnia utilis,
specialmente in un sacerdote. Si può affermare che in tutto era guidato dallo
spirito di povertà di san Francesco d’Assisi. E pur non avendo fatto il voto di povertà
la praticò in modo veramente eminente”. (13)
Da San Francesco imparò anche la minorità, quell’atteggiamento di fede
di fronte a Dio e alle vicende della vita, identificabile con la virtù evangelica
dell’umiltà. Scrisse: “La via delle umiliazioni è la più sicura per andare in paradiso.
Oh! se ne conoscessimo il pregio andremmo in cerca per averne... Il nostro orgoglio
è un grande imbroglione e muore dopo di noi. Più ci umilieremo e più sentiremo
pace nel cuore” (14). Per questo pensare a un Dio bambino non può che portare
una profonda gioia spirituale: “Un Dio bambino per me!... Se volete andare in estasi
pensate a Gesù Bambino”. (15) Il Dio bambino è il Dio umile.
Il Paleari era così umile e intelligente da non prendersi sul serio: sapeva
scherzare persino sulla radice del suo cognome (diceva lui che la radice di Paleari
fosse pàlea cioè “paglia,” cosa da nulla). Un’allegra modalità di esprimere la
preghiera francescana: “Tu sei tutto, io sono niente”.
Vorrei infine ricordare un aspetto del quale penso sia debitore a San
Francesco anche il Cottolengo, anch’egli terziario francescano: l’amore per il
crocifisso con una triplice attenzione: Gesù sulla croce, vertice del suo amore,
occorre contemplarlo, adorarlo, imitarlo. “La Croce prima è amarissima, - diceva il
Paleari - poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi” (16). E ancora: “La Croce c’è
per tutti e da per tutto. Amiamola ch’è il più prezioso regalo che Gesù possa farci e
continuiamo la nostra Via Crucis; un giorno o l’altro arriveremo all’ultima stazione.
La Croce che si tenta di schivare si fa più grave, pesante e schiacciante. Mentre
la Croce che si porta con Gesù si fa leggera e soave. L’amore nostro per Gesù, fa
leggera anche la più grave croce, la più pesante”. (17)

(12) Id. p.293. (15) Positio, VII, p. 132.


(13) Vedi L. Crivelli, p. 432. (16) Vedi L. Crivelli, p. 127.
(14) Positio, XVIII, p. 202. (17) Id. p.140.

9
San Francesco di Sales
Sia nello stile di vita che nella predicazione, il
Paleari si distinse per la sua amabilità: testimonia un
ex “Fratino” (i Fratini erano adolescenti poveri e talvolta
orfani, accolti e istruiti nella Piccola Casa): “Discorrere
con don Paleari voleva dire sentirsi amati”.(18)
Il tema della mitezza, dell’amabilità e della
misericordia “pastorale” è stato particolarmente approfondito da S. Francesco di
Sales, santo del quale Mons. Paleari aveva diversi libri nella biblioteca e diversi
riferimenti negli scritti.
Campo straordinario del suo ministero fu proprio la confessione, esercizio
nel quale non solo donava la divina misericordia, ma la faceva anche sperimentare.
Per la confessione lo si trovava a tutte le ore, lo si poteva raggiungere in camera
o aspettare in chiesa; interrompeva anche il pranzo per ascoltare i penitenti
“potendolo, non mi rifiuterò mai di confessare, - diceva - giudicherò in confessionale
con misericordia per ottenerla anche io nel giudizio” (Luigi Crivelli, Il venerabile
Francesco Paleari, pag. 85) Predicazione e direzione erano esercitate con “dolcezza,
amabilità e ammirevole carità”. (19) Era appunto questo metodo, insegnato da
San Francesco di Sales, che lo circondava di simpatia e assicurava all’opera sua
il più largo successo. (20)
“Per quarant’anni ed oltre - dichiara il Can. Ludovico Chiesa, Padre
della Piccola Casa, ascoltò le confessioni della Famiglia degli invalidi, dei vecchi
e ricoverati della Piccola Casa... In questo ministero non dimostrò mai stan-
chezza e repulsione, ma conservò sempre la sua dolcezza, amabilità e ammirevole
carità”. (21)
Circa la sua straordinaria amabilità, vissuta e insegnata, un sacerdote
testimonia “Come direttore spirituale era esattissimo nel prestarsi ai chierici in
ogni momento. Riceveva ogni sera nella sua cameretta con una gentilezza tutta
sua: sentendo bussare si alzava, apriva la porta, salutava l’ospite con un sorriso
e si metteva a sua completa disposizione come se non avesse nulla da fare.
Nei colloqui privati era di una estrema delicatezza. Rispondeva alle interrogazioni,

(18) Cfr. Don Alfredo Poggio, Ci accompagna col suo sorriso, Pro Manuscripto, pag.59.
(19) Vedi L. Crivelli, pp. 53-55.
(20) Positio, VI, p. 119.
(21) Id., pp. 53-55.

10
illuminava su dubbi, dava direttive di vita ascetica, ma sempre lontano dal prurito
di indagare in modo indiscreto sulle cose di coscienza. Ed era appunto questa
sua delicatezza che conquistava l’ospite e lo induceva ad aprirgli candidamente
il suo cuore. Fu una fortuna incommensurabile per il seminario di Torino l’averlo
avuto come direttore spirituale perché ciò che avvenne in quella cameretta per
il bene della diocesi lo si saprà solamente in cielo. Ricordo che trovavo sovente
la sua camera assediata da sacerdoti anche estranei che continuavano a
frequentarlo anche dopo il seminario e ai quali si cedeva spesso il passo perché
stretti da lavoro di ministero. Quante volte udii dire in confessioni spontanee:
ho presentato il mio caso a D. Paleari, ho sottoposto a lui il mio metodo e mi
disse di regolarmi così. Ed io sono perfettamente tranquillo”. (22) Come non vedere
tratti degli insegnamenti Salesiani!

Profezia per il nostro tempo: straordinario nell’ordinario


I Consultori che hanno esaminato la Positio super virtutibus (23) hanno
evidenziato, oltre alla sua straordinaria capacità di farsi tutto a tutti, un elemento
particolarmente attuale in un tempo nel quale si cercano eventi che attirano
attenzione e clamore delle cronache: il quotidiano vissuto in pienezza e fedeltà
evangelica.
Dono dello Spirito per l’edificazione comune dato a Mons. Paleari non
fu di essere fondatore di una nuova istituzione caritativa o iniziatore di una
nuova forma di spiritualità. (24) “Don Paleari – afferma un consultore - è il tipico
sacerdote che si santificò nel mettere semplicemente al servizio degli altri la sua
bontà e nell’adempimento fedele del proprio dovere. Possiamo sottolineare in lui
la testimonianza di sacerdote obbediente che mai cercò niente di proprio nello
svolgimento del ministero, ma andò dove la volontà di Dio lo voleva. Don Paleari ci
insegna che qualsiasi ministero sacerdotale è importante e il ministro di Dio serve
lo stesso la Chiesa quando confessa, visita malati o quando lavora nella Curia,
basta che lo faccia per amore di Dio e delle anime. (25)

(22) Positio, pag. 436.


(23) Cf. C ONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM, Taurinensis. Canonizationis servi Dei Francisci
Paleari, Positio super virtutibus, Roma 1991.
(24) Cf. CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM, Taurinensis. Canonizationis servi Dei Francisci
Paleari, Relatio et vota congressus peculiaris super virtutibus, Roma 1997, p. 48.
(25) Cf. ibid., p. 84

11
Non troviamo nella vita del Paleari atteggiamenti clamorosi, girare un film
sulla sua vita sarebbe difficile, ma proprio questo fa del Beato un riferimento attuale
e prezioso: l’esempio di vita sacerdotale ‘ordinaria’ vissuta in modo straordinario
(26).

Scrisse di lui l’Arcivescovo di Torino Card. Maurilio Fossati: “In lui… tutto
è straordinario nell’ordinario… Ogni atto per lui diventa importante… Nella Piccola
Casa religiosi e ricoverati lo stimano un santo; quando arriva nella sua Pogliano,
i suoi concittadini dicono che giunge il santo; i chierici del Seminario, i sacerdoti,
i laici che lo avvicinano sentono di avvicinare un santo; eppure non si conosce
una sua estasi, non si sa se porti il cilicio, non si è mai sentito dire che abbia
operato miracoli o fatto delle profezie; non lo si è mai sorpreso in atteggiamenti
da… privilegiato; a nessuno anzi può venire in mente qualche cosa di tutto questo
in Don Paleari, eppure tutti sono convinti che egli lo sia.

Anima Chiesa
Mi piace riassumere i contenuti finora offerti definendo la figura di don
Francesco Paleari “anima Chiesa”. Tutta la sua vita, infatti, è stata spesa per servire
Cristo e la sua Chiesa, per servire Cristo servendo generosamente, con tutte le sue
forze, la comunità ecclesiale. Ma don Francesco era “anima Chiesa” anche perché
il suo sguardo era aperto a tutta la Chiesa. Ogni realtà che il vangelo vissuto faceva
germogliare, vedeva l’attenzione di don Paleari e là dove era necessario o invitato,
dava la sua collaborazione e offriva il suo ministero sacerdotale.
Prete del Cottolengo a servizio dei poveri ma anche sacerdote della diocesi
torinese a servizio della Chiesa locale. Aperto sulla dimensione carismatica della
Chiesa, era terziario francescano e terziario carmelitano, consigliere e amico di
fondatori di famiglie religiose, come il Beato Giuseppe Allamano, fondatore dei
Missionari e delle Missionarie della Consolata, del Beato Luigi Boccardo fondatore
delle Figlie di Gesù Re e altri ancora. A queste famiglie religiose ha prestato il suo
servizio proprio nei tempi belli e difficili della fondazioni.
Dunque, davvero un’anima “Chiesa”, per la Chiesa tutta, di comunione
e per la comunione.

(26) Cf. ibid., p. 48


(27) Positio, cap. IX, p. 160
(28) Id. p.293

12
Conclusione
È prassi poi che, in occasione della beatificazione, venga concesso dalle
autorità ecclesiastiche l’autorizzazione alla ricognizione delle spoglie mortali del
venerabile, avvenuta per don Paleari il 20 maggio 2011. Con grande sorpresa,
dopo 72 anni dalla sua morte, abbiamo constatato lo stato pressoché incorrotto
del suo corpo. Questo ha indotto la Piccola Casa a procedere ad un suo trattamento
conservativo dopo di che, rivestito delle vesti sacerdotali, è stato deposto in una
teca di vetro e quindi in un’umile e semplice urna di legno (come umile e semplice
è stato don Franceschino).
Casualmente o provvidenzialmente le due reliquie maggiori approntate
per l’evento, furono il cuore e la lingua, trovate incorrotte insieme a tutto il corpo.
Mi pare anche questo un segno interessante: è incorrotto quel cuore
sacerdotale pieno di misericordia, ed è incorrotta quella lingua che ha proclamato
con grande passione e zelo, le meraviglie del Signore. Anche noi abbiamo una
lingua per parlare e un cuore per amare. Ci aiuti Mons. Paleari ad “amare non
per forza ma per amore o meglio per forza d’amore” (27), ogni fratello e ad
annunciare al mondo che “chi ha tutto ed è tutto, è Gesù”. (28)

L’ACIS E IL BEATO
FRANCESCO PALEARI
Sono ormai circa quindici anni che i sacerdoti cottolenghini collaborano
con i preti della “Piccola Missione per i sordi” per la cura pastorale delle persone
sorde di Torino e dintorni.
All’inizio la collaborazione consisteva solo nella presenza di un prete
cottolenghino (conoscitore del linguaggio dei segni) tre o quattro volte all’anno
per aiutare ad amministrare il sacramento della riconciliazione durante alcune feste
liturgiche solenni.
Da diversi anni invece preti cottolenghini, in accordo con l’allora Cardinale
di Torino Severino Poletto, hanno preso l’impegno di celebrare l’Eucarestia ogni
domenica per le persone sorde di Torino.
Tale Messa viene celebrata alle ore 11,00 nella chiesa dell’ex istituto
Prinotti (ora sede dell’Ente Nazionale Sordi - ENS) in Piazza Bernini

13
(più precisamente C.so Francia, 73). Ad essa partecipano in media 30-40 persone
sorde, mentre in ricorrenze solenni, come la messa di mezzanotte a Natale o la
domenica delle Palme, i partecipanti sono anche più di 150.
Una volta al mese inoltre, sempre al Prinotti, si ritrovano gli iscritti
all’Azione Cattolica Italiana Sordi (ACIS), per seguire una conferenza su temi
religiosi e svolgere le attività tipiche di ogni gruppo di Azione Cattolica.
Dal mese di febbraio 2017 il gruppo dell’ACIS, durante questi incontri
mensili, ha iniziato un percorso di conoscenza e di riflessione sulla figura del
Beato Francesco Paleari.
Nelle prime meditazioni verrà
descritta la sua vita, illustrando
alcuni tratti importanti della sua
persona. Poi verranno approfon-
dite alcune qualità o virtù che il
Beato Paleari visse e testimoniò,
in modo particolarmente signifi-
cativo, nella sua esistenza.
Pensando alle persone
sorde sorge generalmente spon-
tanea una domanda: “Quante
saranno?”. Ecco allora alcuni
dati: le persone sorde sono circa
1.500 in Torino, 4.000 in Piemonte, 70.000 in Italia e 7.000.000 nel mondo.
È quindi una popolazione consistente, anche se poco visibile.
È dunque significativo che La Piccola Casa si sia presa a cuore la loro cura
pastorale.
Ringraziamo allora la Divina Provvidenza che ha permesso il nascere di
questa amicizia tra l’opera cottolenghina e le persone sorde.
La loro evangelizzazione infatti rientra certamente nella missione affidata
da Gesù alla Chiesa: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura” (Mc 16,15).
Don Emanuele Lampugnani

14
NOTIZIE COTTOLENGHINE

India
Nel mese di giugno 2016 è stata inau-
gurata una nuova comunità di suore cottolen-
ghine a MOTH, diocesi di Jhancy, nello stato di
Uttarpradesh, abitata solo da Hindu. Il vescovo
mons. Peter Parapullil ha invitato le tre sorelle
cottolenghine ad abitare nella casa costruita
dalla diocesi e a dedicarsi all’insegnamento dei bambini nella scuola di recente
costruzione. I bambini sono di religione hindu e molti non frequentavano per
mancanza di scuole.
Il clima della regione non è confortevole: molto freddo d’inverno e molto
caldo d’estate.

Ecuador
Il 26 novembre 2016, alla presenza di Padre Lino Piano, numerosi
cottolenghini e molta gente, mons. Voltolini, arcivescovo di Portoviejo, ha inse-
diato ufficialmente i sacerdoti cottolenghini don Antonio Crameri come parroco
e don Rexon come vicario della parrocchia di FLAVIO ALFARO. Più che una par-
rocchia Flavio Alfaro è uno dei 24 “Cantoni” della Provincia di Manabì, a sud
della provincia di Esmeraldas.
Il centro urbano di Flavio Alfaro, servito dai nostri sacerdoti, conta circa
6335 abitanti e ben 264 comunità, sparse su colline e montagne. Finora i due
sacerdoti hanno visitato una cinquantina di comunità, tutte con cappelle per

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messe, battesimi, prime comunioni e funerali. D’inverno le visite sono più rare,
perché le comunità non sono raggiungibili con la macchina, ma si va a piedi, o a
cavallo, o in lancia sui fiumi.
La parrocchia “centro” è stata divisa in settori. Ogni settore ha una “coordi-
natora” che fa da tramite con il parroco e le “mensajeras” che visitano settimanal-
mente le famiglie del settore e riportano le necessità della gente. Si sta riparando
la chiesa che è stata danneggiata dal terremoto dello scorso anno.
La terra è molto fertile, produce cacao e frutta in quantità, notevole è
anche l’allevamento dei bovini.

La morte di Fratel Bruno LUSSIANA


Il 25 febbraio a Portoviejo in Ecuador è morto il cottolenghino fratel Bruno Lussiana.
Nato a Coazze (TO) il 6 maggio del 1968, era arrivato alla Piccola Casa nel 1992,
come volontario in ricerca vocazionale, dopo gli studi tecnici e un’esperienza
lavorativa nel campo della meccanica. Il 25 aprile del 1993 iniziò il noviziato e il
25 aprile del 1995 fece la prima professione religiosa nella Congregazione dei
Fratelli Cottolenghini. Il 7 ottobre del 2000 consacrò definitivamente la sua vita a
Dio e ai fratelli, specialmente i più bisognosi, con la professione perpetua.
Negli anni di formazione svolse il servizio di carità prima alla Piccola Casa e poi
a Biella e a Mappano. Conseguì i titoli Adest e Oss per servire le persone anziane
e disabili.
Nel 2001 l’obbedienza lo inviò a Tachina (Ecuador) all’Hogar de los Ancianos,
dove i Fratelli accolgono e si prendono cura di una quarantina di anziani spesso
abbandonati e molto poveri. Successivamente nel 2007 fu trasferito a Manta,
dove i Fratelli avevano aperto una seconda comunità in terra ecuadoriana.
Animato da spirito missionario Fratel Bruno ha consumato la sua vita in Ecuador,
servendo con umiltà, semplicità e instancabile
generosità gli anziani di quel Paese.
Nel 2016 le sue condizioni di salute peggiora-
rono e fu curato presso il Centro Fondazione
Cottolengo a Manta. Trascorso un periodo in
Italia, a fine anno ritornò in Ecuador, dove morì
il 25 febbraio 2017. Erano presenti il superiore
generale, fratel Giuseppe Visconti, la sorella
Silvia e il fratello Sergio venuti dall’Italia.

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Fratel Marco Rizzonato
“UFFICIALE della Repubblica Italiana”

Fratel Marco, religioso del


Cottolengo, il giorno 2 febbraio 2017
è stato al Quirinale dal presiden-
te Mattarella per ricevere l’onorifi-
cenza di “Ufficiale della Repubblica
Italiana”.

La motivazione dell’onorificenza:
“per lo spirito di solidarietà e uma-
nità mostrato nelle sue molteplici
e innovative iniziative a favore di
detenuti, poveri e disabili”.

Fratel Marco ha così commentato l’onorificenza: “è un grande onore non


solo per me, ma per la Piccola Casa, l’Associazione Outsider, i volontari, in partico-
lare le persone disabili e i detenuti che ogni giorno rendono attuale il carisma del
Cottolengo”.

Le 40 personalità premiate
Foto per gentile concessione dell’ufficio stampa del Quirinale

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“LA STAMPA” DI TORINO COMPIE 150 ANNI

La ricorrenza è stata festeggiata il 9 febbraio 2017, al mattino nella sala


di Palazzo Madama e al pomeriggio all’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto.
Presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il sindaco di Torino
Chiara Appendino, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e
molte altre personalità. Al coro della scuola del Cottolengo è stato concesso l’onore
di cantare l’Inno di Mameli davanti a questi illustri personaggi.

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SPIRITUALITA’

L’UMILTÀ
del Beato
Francesco Paleari

Il Card. Richelmy, Arcivescovo di Torino, aveva molta stima di don Paleari e


volle dargli un riconoscimento pubblico, nominandolo “canonico”. Nel documento
di nomina del 5 gennaio 1922 ne leggiamo la motivazione.”Perché ti sappiamo
sacerdote illustre per dottrina e virtù, nel predicare, nel confessare, nel confortare
i poveri e soprattutto perché metti ogni cura nell’indirizzare per la via della santità
sacerdoti e chierici”.
L’onorificenza ricevuta non modificò il suo comportamento. Agli allievi
ed amici che sorridendo lo salutavano “canonico”, il Paleari rispondeva con la
battuta:” Se mi credi cronico, chiamami pur canonico”.
L’umiltà era la virtù preferita dal Paleari, l’aveva chiesta nella preghiera
alla Madonna e si sforzava costantemente di conseguirla mediante il nascondi-
mento e l’umiliazione. Nei primi anni del sacerdozio difendeva le sue opinioni con
una certa animosità, ma poi nelle conversazioni assunse un tono pacato e sereno.
Non si trattava di un dono di natura, ma di una conquista virtuosa.
Ad una suora, sfiduciata perché non riusciva a frenare la sua impazienza,
disse:”Coraggio, a forza di provare ci riuscirà. Anch’io avevo un carattere
irascibile, ma a forza di lottare sono riuscito a domarlo”. (1)
L’atteggiamento sorridente, il proposito di salutare per primo sono
gesti di umiltà. Anche la devozione preferenziale per i santi miti ed umili, come
S.Francesco d’Assisi e S.Francesco di Sales, dimostrano questa sua sensibilità.
Dall’ “Autobiografia” di S.Teresa di Lisieux aveva copiato le pagine che parlano
dell’infanzia spirituale, cioè della vera umiltà, per averle sempre presenti.
Nel “Summarium” della “Positio super virtutibus” sono raccolte alcune
preziose testimonianze sulla pratica della virtù dell’umiltà da parte del Paleari.
Il can Chiesa riferisce: “Chiunque lo avvicinava rimaneva subito conquiso
dalla sua umiltà, dalla sua mansuetudine e dolcezza. Appena qualcuno entrava

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nel suo ufficio, egli si alzava subito, ascoltava con grande bontà il visitatore e
poi l’accompagnava fino all’uscita. Chiedeva sovente la benedizione ai sacerdoti
e quando qualche sacerdote chiedeva a lui la benedizione egli si inginocchiava
per primo e voleva che l’interlocutore impartisse anche a lui la benedizione...
Non l’udii mai parlare di se stesso né delle sue azioni e tanto meno dei suoi
successi... La sua umiltà era in lui naturale fatta di grande sincerità e semplicità che
lo faceva ammirare ed amare. Ricordo che quando venne delegato dall’Arcivescovo
di Torino a rappresentarlo nell’ingresso del Vescovo di Pistoia e Prato,
Mons. Debernardi, il Servo di Dio si teneva in disparte come se fosse l’ultimo
dei partecipanti. Un sacerdote di Pistoia lo riconobbe senza averlo mai visto
prima, disse ad un altro: Vuoi vedere un santo? Eccolo là! Quel sacerdote piccolo
venuto da Torino”. (2)
Suor Maria della Santa Colonna ricorda le esortazioni del Paleari sulla
pratica della virtù dell’umiltà: “La via delle umiliazioni è la via più sicura per
andare in paradiso. Oh! Se ne conoscessimo il pregio, andremmo in cerca
per averne! Almeno prendiamo in pace quelle che il Signore ci manda ogni giorno.
Ci diceva sovente: scrocca (furba). Fatti tanti bei meriti per l’eternità! Quando
ci capita di commettere qualche mancanza, non abbiamo paura di domandare
penitenza in pubblico. Dovremmo anzi qualche volta commettere qualche piccola
mancanza apposta per avere motivo di umiliarci e battere così un po’ il nostro
orgoglio che è un grande imbroglione e muore dopo di noi. Più ci umilieremo e più
sentiremo pace nel cuore”. (3)
Don Pellegrino afferma: “Dove ammirai l’eroicità della sua umiltà, fu nei
rapporti col can. Giuseppe Talenti, quando fu padre superiore della Piccola Casa.
Erano condiscepoli... furono poi colleghi per quarant’anni nell’insegnamento ai
Tommasini (chierici della Piccola Casa) e si diedero sempre scambievolmente del
tu, il can Talenti lo chiamava l’amico del cuore: se si allontanavano si scrivevano
e si aspettavano al ritorno. Alla morte di D.Ribero sarebbe spettato a Don Paleari
succedergli, ma la salute non glielo consentì. E allora montò di guardia il can.
Talenti. Da quel momento mons. Paleari cessò di vedere in lui il compagno per
considerarlo e trattarlo e venerarlo unicamente come Superiore”. (4)

(1) L.Gallicet , Bigliardi, Chieri (TO), 1952, p. 132


(2) Summ. pp.29-30
(3) Summ. p. 202
(4) Summ. p. 373

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Presso la tomba
O Dio Padre misericordioso, che hai reso
il Beato Francesco Paleari, sacerdote,
capace di farsi tutto a tutti,
concedi a noi per sua intercessione
di imitare generosamente la dedizione apostolica
di cui rifulse la sua vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen

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Il «DEO GRATIAS»
riconoscente
OFFERTE per la CAUSA del Beato Francesco Paleari
dal 1/11/2016 al 28/2/2017

Dalla cassetta in Chiesa Grande


2016
NOVEMBRE euro 15,00
DICEMBRE euro 110,00

2017
GENNAIO euro 20,00
FEBBRAIO euro 16,91

Varie 2016
21/11/16 Tedeschi Guido ccp
24/11/16 in memoria di Esmeralda Bassi Vaula
i familiari
28/12/16 offerta tramite don Emanuele

2017
04/01/17 Ercole Giuseppe ccp
21/02/17 Moroni Felicita ccp

Deo gratias!
La nostra RIVISTA «AGLI AMICI DEL BEATO PALEARI» viene inviata gra-
tuitamente a quanti ne fanno richiesta. Saremo grati ai lettori che vorranno
inviarci indirizzi di persone che gradirebbero la pubblicazione.

Per la relazione di “Grazie ricevute” o richiesta di immagini, biografie e ricordi,


indirizzare a:
Postulazione Causa di Canonizzazione del Beato Francesco Paleari
Via Cottolengo, 14 - 10152 TORINO Tel. 011.52.25.111 - 011.52.25.121

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Pa s q u a
2017

A S. Ecc.za Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino,


a Mons. Guido Fiandino, e alla Ven.da Curia Metropolitana.
Al Padre della Piccola Casa Lino Piano
Alla Madre Generale Suor Elda Pezzuto
A Fr. Giuseppe Visconti, Superiore Generale dei Fratelli
Alle Suore, ai Fratelli e ai Sacerdoti cottolenghini presenti nel mondo
A tutti gli ospiti e alle ospiti del “Cottolengo”, con il corpo medico,
infermieri e infermiere, dipendenti, volontari, volontarie
A tutti gli Amici del Beato Paleari con le loro famiglie
Ai devoti, ai benefattori e alle benefattrici della “CAUSA” del Beato
A quanti soffrono nel corpo e nello spirito
Ai collaboratori della rivista e al redattore don Francesco Gemello

un fervido augurio di
Buona Pasqua
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r fo r za, ma per
p e am
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N

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me re »
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glio mo
: per forza d’a
Reliquiario contenente il cuore del Beato Francesco Paleari

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Impaginazione e stampa: Daniele Meriano (Riva presso Chieri / Santena) • e-mail: info@danielemeriano.it