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agli Amici del Beato

Francesco Paleari
1
Anno XL – N. 1
I Semestre 2022
P. Italiane - Sped. in A.P.
«D.L 353/2003
(conv. in L. n. 46, 27.2.2004)
art. 1, c. 2 - D.C.B. TO»
1
AG L I AMICI Spedizione in abbonamento postale
DE L B EATO Anno XL - n. 1 - I semestre 2022
F R A N CESCO
PA L E ARI

SOMMARIO

– EDITORIALE ...................................................... 3

Direttore Responsabile – LA PAROLA DI PADRE .................................... 4


don Lino Piano La Pace del Risorto!
Redattore – RIFLESSIONI . ....................................................... 6
Don Emanuele Lampugnani
Tutti fratelli in Cristo
Collaboratori
REFLECTIONS . .................................................. 8
Don Nicholas Kirimo
Don Marco Lattuada All brothers in Christ

Redazione e Postulazione – APPROFONDIMENTI ........................................ 11


Piccola Casa Il Beato Francesco Paleari
Della Divina Provvidenza e la mistica della fraternità
Via Cottolengo, 14
10152 Torino STUDIES . ........................................................... 14
Blessed Francesco Paleari
Tel. 011-52.25.111
causa.paleari@cottolengo.org and the mysticism of fraternity

SUOR MARIA CAROLA CECCHIN ...................... 18


Il bollettino non ha quota Presto Beata!
di abbonamento ma è
sostenuto con offerte In tempo di fame .............................................. 21
libere dei lettori:
C.C.P. 20956108 – NEWS ................................................................. 23
intestato a: Ottobre - Dicembre 2021 / Gennaio 2022
Piccola Casa
Divina Provvidenza – AREA RELAX .................................................... 25
specificando la causale
del versamento – INTERCESSIONI ................................................ 27

2
Dopo aver pubblicato un numero della rivista dedicato al decimo

EDITORIALE
anniversario della beatificazione di don Francesco Paleari, siamo lieti, nelle
vicinanze della Pasqua, di pubblicare il primo numero dell’anno 2022.

L’evento della Pasqua occupa un ruolo centrale nella fede cristiana;


il Papa emerito Benedetto XVI tante volte ha ricordato tale evento della
resurrezione come fatto reale, attestato da tanti testimoni e tante prove,
come anche scrisse nel suo libro “Gesù di Nazaret”: “L’annuncio apostolico
col suo entusiasmo e la sua audacia è impensabile senza un contatto reale
dei testimoni con il fenomeno totalmente nuovo ed inaspettato che li
toccava dall’esterno e che consisteva nel manifestarsi e nel parlare del
Cristo Risorto. Solo un avvenimento reale di una qualità radicalmente
nuova era in grado di rendere possibile l’annuncio apostolico[…] Nella sua
audacia e novità, esso prende vita dalla forza impetuosa di un avvenimento
che nessuno aveva ideato e che andava al di là di ogni immaginazione”
(Gesù di Nazareth, vol. II).

Il Beato Francesco Paleari trovò certamente forza per la sua carità


dalla resurrezione di Gesù, dal sentire il Signore vivo, accanto a lui, che lo
accompagnava lungo il suo cammino. Disse di lui il Card. Fossati, arcivescovo
di Torino: “Don Paleari fu straordinario nell’ordinario, […] attendeva alle
molteplici e multiformi sue occupazioni senza mai perdere un minuto di
tempo e senza mai rendersi pesante a nessuno dei moltissimi, troppi vorrei
dire, che chiedevano la sua opera: ciascuno aveva la convinzione di essere
il solo a dover godere il suo tempo, ed egli invece aveva le giornate piene!
Si fermava con chi lo tratteneva per istrada, e non dava segni di premura,
tanto meno d’impazienza […] In Lui niente di straordinario; o meglio,
come già dissi, tutto è straordinario nell’ordinario”.

Nella gioia di Cristo risorto e guardando al grande esempio


del Beato Francesco Paleari, auguro a tutti, assieme a don Marco e
don Nicholas:

Buona Pasqua!
Piccola Casa, aprile 2022
Don Emanuele Lampugnani
3
La Pace del Risorto!
PAROLA DEL PADRE

Cari amici del Beato Francesco Paleari


e della Piccola Casa della Divina Provvidenza sparsa nel mondo,

don Franceschino amava ripetere nelle sue omelie e nelle esortazioni durante
i colloqui spirituali con i numerosi suoi penitenti, che Dio è la nostra Pace, Colui
che può dare al nostro cuore una gioia senza pari. Di questa gioia che nasce dal
Vangelo, Evangelii gaudium, egli stesso ne è stato un testimone credibile e il suo
inconfondibile sorriso è solo un segno esteriore di una quiete dell’anima e una
serenità interiore che solo gli amici di Dio conoscono.
Se la Pasqua degli scorsi anni era segnata dalla paura della pandemia,
quella di quest’anno – purtroppo – è segnata da un altro terribile timore:
il dilagarsi una guerra che sta già seminando morti innocenti come conseguenza
di deliri di onnipotenza e di potere. Assieme alle vittime della guerra in Ucraina
vorrei ricordare anche le decine di altri conflitti sparsi nel mondo, silenziosi
olocausti ignorati dai media perché poco interessanti per l’economia mondiale.
Eppure, anche questi sono figli di Dio!
Alla scuola del Beato Paleari impariamo che i conflitti nascono sempre nel
cuore degli uomini e se non possiamo fare granché per risolvere quelli grandi,

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possiamo fare tanto per portare la Pace augurata da Gesù la sera di Pasqua ai suoi
apostoli, negli ambienti dove viviamo.
Ma c’è anche un modo singolare per portare la Pace nel mondo, ed è quella
che ci ha insegnato san Giuseppe Cottolengo: è la strada dell’amore gratuito verso
gli ultimi, gli scartati, le persone sole, i bambini che hanno bisogno di educazione
oltre che di cura; è la strada che spinti dall’amore di Cristo, la Piccola Casa cerca
di vivere ogni giorno nella concretezza del dono di tanti suoi figli e figlie; è la
strada che vogliamo percorrere con la prossima apertura di un hospice per le cure
palliative a Chieri là dove il Cottolengo ha concluso la sua giornata terrena, con
l’apertura di scuole e servizi nei luoghi più poveri, in Europa, in India, in Africa e
nelle Americhe.
Cari Amici del Beato Francesco Paleari, tutti possiamo essere costruttori di
Pace e lo saremo se sapremo mettere gli interessi del bene comune prima dei
nostri, se sapremo disarmare la vendetta con il perdono, se sapremo essere
testimoni della vita che vince la morte, del bene che sconfigge il male. È la logica
della Pasqua che il Signore, unico Salvatore del mondo, desidera che entri nel
cuore di ogni uomo per la gioia di tutti.
Mons. Paleari, che celebrava il triduo pasquale con solennità e devozione
per poi viverlo con intensità e impegno nella vita, ci conceda di vivere con
autenticità la Pasqua del Signore e di accogliere in pienezza, rinnovati dal cammino
quaresimale, la Sua Pace.

Auguri di Cuore! Padre Carmine Arice

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Tutti fratelli in Cristo
RIFLESSIONI
Dio non è un”estraneo”, non è un “dio lontano”. Dio ha scelto di rivelarsi, di
entrare nella storia, di salvarci dall’interno stesso della vicenda umana, di divenire
partecipe della nostra carne e del nostro sangue e dimostrarci così il suo amore,
la cura della sua Provvidenza. Non solo ha assunto la nostra esperienza umana,
ma ha attraversato anche la nostra morte per aprirci la porta della vita eterna.
La nostra storia è storia di guerra, di sangue che continua a scorrere versato
dall’ingiustizia, dall’odio, dalla violenza tra fratelli e sorelle. Al grido del sangue
versato, che si eleva da tante parti della terra, Dio ha risposto e risponde con
il Sangue del suo Figlio che ha donato la sua vita per noi, con amore infinito.
Ma noi siamo consapevoli dell’infinito valore che Dio attribuisce a ogni essere
umano? Guardiamo a Dio per alimentare la nostra speranza, per capire chi siamo?
“Guarda sulla bilancia della croce quanto l’uomo valga: il suo prezzo è
il Sangue di Cristo. Il Sangue di Gesù è medicina dei nostri mali, balsamo delle
nostre ferite, vino che letifica, acqua che ristora la nostra sete. Il Sangue di
Gesù è ogni nostro bene” (Scritti, Vol. XXIV, 195. 170). Così don Paleari faceva
riflettere le le sorelle del nostro Monastero, negli anni in cui era cappellano della
comunità, animandole a guardare al Sangue di Cristo, per trarre da lì la capacità
di curare le proprie ferite spirituali, di costruire la propria umanità e coltivare
un’intensa ricerca di Dio: “amiamo, stimiamo l’anima nostra, essa vale più che
tutto l’oro del mondo, più che tutte le stelle, vale come Dio medesimo, vale
il suo Sangue” (Ibidem). La chiamata del Vangelo è quella di unici a Cristo e così
“il suo sangue diventa il nostro sangue” (Benedetto XVI, 12 febbraio 2010).
Questa meravigliosa realtà è la base della costruzione di ogni comunità cristiana!
Siamo divenuti veramente figli di Dio, consaguinei in Cristo, veri fratelli e sorelle.
In ogni celebrazione dell’Eucarestia riceviamo il Corpo e il Sangue di Cristo che
ci rende suoi consanguinei, come affermava Cirillo di Gerusalemme nelle sue
catechesi ai fedeli.
Nel contesto della Piccola Casa, dove erano e sono raccolti molti ammalati
e anziani, don Paleari diceva: “amiamo, stimiamo il nostro prossimo, per quanto
scarso di mente, per quanto deforme nel corpo, sono però tutti prezzo del
Sangue di Cristo. Il nostro venerabile Cottolengo non mirava ad altro nei suoi figli”
(Scritti, Vol. XXIV, 195. 170).
Don Paleari aveva colto la profonda intuizione del fondatore della Piccola
Casa: con la forza della ragione si può affermare in modo teorico l’uguaglianza
fra gli uomini e cercare di stabilire su di essa una convivenza, ma per costruire
una vera fraternità, capace di accogliere tutti, aperta anche alle necessità, alla
povertà della persona umana è necessario il dono della grazia divina. Solo un
amore più grande, partecipe dell’amore di Gesù, della sua carità che spargendo

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il suo Sangue in una morte violenta si è fatto partecipe della fragilità umana,
può accogliere gli altri nella loro fragilità e scoprire la ricchezza della fraternità.
Nella vita della Piccola Casa che è una comunità variegata, è possibile la bellezza
della fraternità, dell’unità nella diversità, la bellezza di coniugare esperienze
umane diverse, ispirandosi nella luce della fede all’amore testimoniato da Gesù
con il suo Sangue. Abbiamo bisogno di Dio per amare il nostro prossimo e del
prossimo per amare Dio.
La solidarietà tra gli uomini non è una nostra conquista, ma è stata realizzata
da Dio stesso nel Sangue versato per tutti dal Signore Gesù, che ha sperimentato
la morte a vantaggio di tutti. Dio in Gesù offre il Sangue della nuova Alleanza.
Non possiamo dimenticare che Dio ci offre suo Figlio per aprirci alla speranza, farci
sperimentare il suo perdono e donarci la capacità di perdonare a nostra volta.
Nel cuore stesso delle persone il valore della propria vita è a volte offuscato
dal rifiuto verso se stessi a causa del male commesso o subito. Don Paleari, che era
un esperto conoscitore del cuore umano, affermava con fermezza: “Chi è schiavo
del peccato dove fuggirà? Come farà tacere la sua coscienza? Di giorno e di notte
ha sempre con sè il proprio crudele padrone, sempre lo lacera il rimorso e non
gli dà requie. Da questa schiavitù che è la più dura, ci libera il Sangue di Cristo che
ci ridona un cuore nuovo (Scritti, Vol. XXIV, 160 -164).
Don Paleari è stato molto ricercato come confessore, ma la sua capacità
di costruire fraternità rifulgeva anche nel quotidiano, attraverso le sue parole e
i suoi silenzi.
“Ricordava il detto di un umanista: una volta cercavo uomini che mi piacessero
in tutto. Ora, fatto più esperto, mi contento di trovare negli uomini qualcosa
che mi piaccia” (Positio, 244). “Arte finissima di carità aveva nella conversazione,
non parlando mai di sé, ma parlando sempre all’interlocutore, che si vedeva di
fronte un cuore amabilissimo, il quale con delicatezza squisita toccava paesi,
studi, ideali cari a chi parlava con lui: s’interessava sobriamente di quanto è nel
più profondo affetto di ogni uomo e dava la sensazione a tutti di amare ciò che
amava l’interlocutore” (Bechis, Il canonico Francesco Paleari, p. 136).
La conversione personale all’Amore, che è la Persona di Cristo, è il solo
necessario presupposto di ogni altra possibile conversione. Solo la conversione
personale a Cristo costruisce la Chiesa e apre la via a una fraternità universale
nel mondo!
Uno stesso Sangue unisce veramente, a causa della Pasqua di Cristo, Dio e
l’uomo, Dio e ogni uomo che egli vede come suo figlio. Perciò, come diceva Rene
Voillaume, “Amare il più insignificante degli esseri umani come un fratello, come
se al mondo non ci fosse altri che lui, non è perdere tempo. Qualunque sia la
sua miseria morale oserei dire che è tanto degno di amore come Dio stesso, quanto
lo è Dio stesso”.

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Buona Pasqua dalle Sorelle
del monastero del Preziosissimo Sangue - Pralormo

Dalla Lettera Enciclica


“Fratelli tutti”
di Papa Francesco
Per i cristiani, le parole di Gesù
implicano il riconoscere Cristo stesso
in ogni fratello abbandonato o
escluso (cfr Mt 25,40.45). In realtà, la
fede colma di motivazioni inaudite
il riconoscimento dell’altro, perché
chi crede può arrivare a riconoscere
che Dio ama ogni essere umano con
un amore infinito e che gli conferisce
con ciò una dignità infinita. A ciò si
aggiunge che crediamo che Cristo ha
versato il suo sangue per tutti e per
ciascuno, e quindi nessuno resta fuori
dal suo amore universale (n. 85).

All brothers in Christ


REFLECTIONS

God is not a “stranger”, he is not a “distant god”. God has chosen to reveal
himself, to enter into history, to save us from within human life itself, to become
a sharer in our flesh and blood and thus to show us his love, the care of his
Providence. Not only did He take on our human experience, but He also went
through our death to open for us the door of eternal life.Our history is a story
of war, of blood that continues to flow poured out of injustice, hatred, violence
between brothers and sisters. To the cry of the blood sent, which rises from so
many parts of the earth, God has responded and responds with the Blood of his
Son who gave his life for us, with infinite love. But are we aware of the infinite
value that God attributes to every human being?Do we look to God to nourish our
hope, to understand who we are?

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“Look on the scales of the cross how much man is worth: his price is the Blood
of Christ. The Blood of Jesus is the medicine of our ills, the balm of our wounds,
the wine that makes rectifies us, the water that quenches our thirst. The Blood
of Jesus is all our good” (Writings, Vol. XXIV, 195. 170). This is how Don Paleari
made the sisters of our monastery reflect, in the years when he was chaplain of
the community, animating them to look to the Blood of Christ, to draw from there
the ability to heal their spiritual wounds, to build their humanity and to cultivate
an intense search for God: “let us love, esteem our soul, it is worth more than all
the gold in the world, more than all the stars, it is worth God himself, it is worth
his Blood” (Ibidem). The call of the Gospel is to unite ourselves to Christ and thus
“his blood becomes our blood” (Benedetto XVI, 12 February 2010). This wonderful
reality is the basis of the construction of every Christian community! We have truly
become children of God, consanguine in Christ, true brothers and sisters. In every
celebration of the Eucharist, we receive the Body and Blood of Christ who makes
us his relatives, as Cyril of Jerusalem affirmed in his catechesis to the faithful.
In the context of the Little House, where many sick and elderly people were
and are gathered, Don Paleari said: “Let’s love, let us esteem our neighbour,
however lacking in mind, however deformed in the body, but they are all the price
of the Blood of Christ. Our venerable Cottolengo did not aim for anything else in
his children” (Writings, Vol. XXIV, 195. 170).
Fr Paleari had grasped the profound intuition of the founder of the Little
House: with the power of reason one can affirm in a theoretical way the equality
between men and try to establish a coexistence on it, but to build a true fraternity,
capable of welcoming everyone, also open to the needs, to the poverty of the
human person, the gift of divine grace is necessary. Only a greater love, sharing
in the love of Jesus, in the charity of the one who by shedding his Blood in a
violent death, has become a sharer in human frailty, can welcome others with their
fragility and discover the richness of fraternity. In the life of the Little House which
is a variegated community, it is possible to share the beauty of fraternity, of unity
in diversity, the beauty of combining different human experiences, inspired in the
light of faith by the love witnessed by Jesus with his Blood. We need God to love
our neighbour and our neighbour to love God.
Solidarity among men is not our conquest, but was realized by God himself in
the Blood shed for all by the Lord Jesus, who experienced death for the benefit of
all.God in Jesus offers the blood of the new covenant.We cannot forget that God
offers us his Son to lay open for hope, to make us experience his forgiveness and
to give us the ability to forgive in turn.
In people’s very hearts the value of their lives is sometimes obscured by
rejection of themselves because of the evil committed or suffered. Don Paleari,
who was an expert connoisseur of the human heart, firmly affirmed: “Whoever is

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a slave to sin where will he flee? How will he silence his conscience? Day and night
he always has his cruel master with him, he always tears him remorse and does not
give him requisites. From this slavery that is the hardest, the Blood of Christ frees
us, which gives us a new heart (Writings, Vol. XXIV, 160 -164).
Fr Paleari was much sought after as a confessor, but his ability to build
fraternity also shone through his daily lives, through his words and his silences.
“He used to remember the saying of a humanist: I once looked for men I liked in
everything. Now, more experiencedly, I’m content to find in men something I like”
(Positio, 244). “He had a fine art of charity in conversation, never talking about
himself, but always speaking to the interlocutor, who he could see in front of
him a very lovable heart, with exquisite delicacy touched countries, studies, ideals
dear to those who spoke with him: he was soberly interested in what is in the
deepest affection of every man and gave the feeling to everyone of loving what
the interlocutor loved” (Bechis, Il canonico Francesco Paleari, p. 136).
Personal conversion to Love, which is the Person of Christ, is the only necessary
presupposition for every other possible conversion.Only personal conversion to
Christ builds the Church and opens the way to a universal fraternity in the world!
Because of the Passover of Christ the same Blood truly unites God and man,
God and every man whom he sees as his son.Therefore, as Rene Voillaume said,
“To love the most insignificant of human beings as a brother, as if there were
no one else in the world but him, is not wasting time. Whatever his moral
misery I would dare to say that he is as worthy of love as God himself, just as
God himself is”.

Happy Easter from the Sisters


of the Monastery of the Precious Blood - Pralormo

From the Encyclical Letter


“Fratelli tutti” of Pope Francis
For Christians, the words of Jesus have an even deeper meaning.
They compel us to recognize Christ himself in each of our abandoned
or excluded brothers and sisters (cf. Mt 25:40.45). Faith has untold power
to inspire and sustain our respect for others, for believers come to know
that God loves every man and woman with infinite love and “thereby
confers infinite dignity” upon all humanity.[61] We likewise believe that
Christ shed his blood for each of us and that no one is beyond the scope
of his universal loveW (n. 85).

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Il Beato Francesco Paleari

APPROFONDIMENTI
e la mistica della fraternità
Introduzione
La carità nell’agire personale e comunitaria è alla base di quell’amore che ci
permette di vedere più a fondo, che ci dona lo sguardo adeguato a riconoscere
le tracce di Dio ovunque, soprattutto in ciò che vi è di più oscuro e sconcertante,
ovvero, la croce. La vita di fede è mistica nella misura in cui diventa luogo di
esperienza di Dio. La spiritualità del nostro beato è al contempo attiva, secolare,
caratterizzata da una disponibilità a servire ed amare i fratelli nella chiesa.
In questo senso e nella sua capacità di assumere un carattere comunitario proprio
perché vissuta nella relazione interpersonale, la vita del Beato Paleari diventava
uno spazio in cui abitava il Signore.
Questa capacità di rendere concreta la fede ha facilitato il suo impegno
pastorale perché il mondo possa credere. In tal modo, lasciando introdurre nel
gioco della vita trinitaria «non solo ciò che è dentro di noi, ma anche ciò che è
fra noi» si è realizzata la sua testimonianza per il mondo.

Dalla Rivelazione alla vita concreta


Quella del beato poglianese è una spiritualità pertanto, che scaturisce dal cuore
della Rivelazione, manifestando l’essenziale del cristianesimo; una spiritualità
di comunione evidenziata nel suo argomento preferito, il tema «della carità e
della misericordia di Dio» (1), come si vede bene dai suoi numerosi manoscritti.
Così, ad esempio, in un sermone sul figliol prodigo, afferma:
Misericordia Domini plena est terra: quale terra?
La terra che noi calpestiamo.... La terra che siamo.... Pulvis es Misericordia:
se si guarda al vocabolo suona: miseriae in corde e così sarebbe quell’affetto
di compassione che si sveglia in cuore alla vista dell’altrui miserie. Pure in questo
senso di compassione la misericordia non è ancora perfetta, non è virtù, è un
affetto naturale di tenerezza che c’inchina a dolerci dell’altrui miserie. Gesù viene
a provare tutte le nostre miserie e allora Dio diventa più misericordioso…(2)
La mistica della fraternità in Paleari non è solo un’affermazione «che il
Cuore di Gesù ami il Suo Padre Iddio” come afferma don Paleari – “ma che si
abbassi ad amare l’uomo, il mondo… con quanti demeriti. Ma donde il motivo?
Dal Suo buon Cuore, abisso di misericordia. Corrispondiamo e imitiamolo»(3).

(1) cfr. Proc. Ord. Taurinen., Testimonianza del Can. Ludovico Chiesa, pag. 20
(2) B. Francesco Paleari, Il Figliol prodigo, Sermoni vari, vol 28, pag. 67-68
(3) B. Francesco Paleari, Amore del Sacro Cuore agli uomini, 19 giugno 1913, vol 23, pag. 50-52

11
Il nocciolo è proprio qui: che Dio si è
chinato su di noi, su ogni nostra miseria
materiale e morale, ci ha portato la Sua
misericordia, ed ora niente e nessuno può
porre un limite a questo Suo sconfinato
amore per noi, neppure il peccato.
Al contrario, dinanzi alla gravità del
peccato, Dio risponde con la pienezza del
perdono; infatti, «il Padre non è mai tanto
tenero con noi che quando ci perdona»,
spiega don Paleari che, in un’altra occasione, afferma: «pregare per i peccatori
è cooperare alla redenzione del mondo».
In questa prospettiva si può forse comprendere più facilmente cosa significa
mistica della fraternità o fraternità mistica, così come ne parla Papa Francesco
nella Evangelii Gaudium, a proposito delle nuove relazioni generate da Gesù
(n. 92):
«il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci
ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza
sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le
molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore
all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono.
Proprio in questa epoca, e anche là dove sono un “piccolo gregge” (Lc 12,32),
i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della
terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una
appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova. Non lasciamoci rubare
la comunità!».
Per il Papa la “mistica del vivere insieme” (n. 87) consiste nel non «fuggire da
una relazione personale e impegnata con Dio, che al tempo stesso ci impegni con
gli altri» (n. 91). L’avvicinarsi agli altri per amore ci conduce ad una più profonda
conoscenza di Dio, continua il pontefice:
«quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con l’intento di cercare il loro
bene, allarghiamo la nostra interiorità per ricevere i più bei regali del Signore.
Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella
condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo
gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per
riconoscere Dio» (n. 272).

Elementi di continuità in Paleari


In questa prospettiva possiamo cogliere alcuni elementi della mistica di
fraternità nel pensiero del nostro beato. Un primo indizio sulla “mistica del noi”,

12
si presenta come espressione di quel processo di rendere più vicino e raggiungibile
a tutti la mistica, un movimento che caratterizza gran parte della spiritualità
contemporanea. Essa appare in continuità con quella “spiritualità di comunione”
di cui San Giovanni Paolo II aveva parlato nella Novo millennio ineunte al
numero 43:
«Il suo grande amore per Dio e per l’uomo, proveniva dalla sua profonda
assimilazione dei sentimenti del Cuore di Cristo perché, come scrive lo stesso don
Paleari, quanto più il cuore si avvicina a Dio, tanto più si dilata e ingrandisce»(4).
In una Predica tenuta il 19 giugno 1913 esorta così i suoi uditori:
Ricambiamo adunque l’amore di Gesù verso di noi e non potendolo amare
come merita, amiamolo almeno quanto possiamo non colle parole, ma colle opere.
Amiamo il nostro prossimo, anche indegno con tutte le opere a noi possibili,
senza pretendere la mercede degli uomini, perché Gesù medesimo sarà un giorno
la nostra gran mercede nel bel Paradiso (5).
Il secondo indizio della mistica di fraternità nella vita di Paleari era il suo
desiderio forte di arrivare a tutti. E che nessuno fosse “allo stretto” nel cuore
del beato cottolenghino, lo deduciamo anche dal fatto che la sua carità e la
sua misericordia oltrepassavano i confini di questa stessa vita: “Usiamo dunque
misericordia alle misere anime del Purgatorio, perché fu detto da Gesù: Beati i
misericordiosi perché troveranno anch’essi misericordia. E facciamo in buona
misura tanta misericordia, perché fu anche detto da Gesù: quella misura che
abbiamo per altri sarà usata anche per noi” (6). Aveva intuito nel suo intimo che
la carità non avrebbe nessun limite e che ogni prossima soglia percepita sarebbe
sempre da varcare.
L’ultimo elemento che vogliamo considerare dai suoi scritti è il senso forte del
bisogno della misericordia di Dio. Abituato a scrutare il proprio cuore, nel più
intimo di sé trova la sorgente della sua relazione con Dio e con gli altri. Per tessere
relazioni serene con tutti bisogna essere consapevoli della nostra fragilità e del
nostro bisogno di Dio e degli altri. In una sua predica precisava ulteriormente:
«tutti siamo miseri, e pure bisognosi di misericordia. Nessuno può dire: Io non manco
di nulla, abbondo di tutto, sono felice… A ciascuno manca qualche cosa… Nessuno
può esimersi dall’esercitar almeno l’una o l’altra delle 14 opere di misericordia.
Anziché incitarvi dirò meglio: Non cessate, continuate ad esercitarla…» (7).

(4) B. Francesco Paleari, Sermoni vari, vol 28, pag. 65-66


(5) B. Francesco Paleari, Amore del Sacro Cuore agli uomini, 19 giugno 1913, vol 23, pag. 50-52
(6) B. Francesco Paleari, Commemorazione dei Defunti, in Chiesa, 1917, Argomenti vari, vol 25,
pag. 21
(7) Ibid.

13
Quando ti connetti con Dio nel
profondo del tuo cuore, impari meglio
come agganciare relazioni autentiche
con gli altri al loro livello più profondo.
La chiave, quindi, è sempre nel profondo.
In questo campo il Beato Paleari è un
maestro contemporaneo così come era
una guida spirituale per tante anime
consacrate e laiche del suo tempo.
Don Nicholas Kirimo, ssc

Blessed Francesco Paleari


and the mysticism of fraternity
Introduction
Charity in personal and community action is the basis of that love that allows
us to see more deeply, that gives us the appropriate gaze to recognize the traces
of God everywhere, especially in what is darkest and most disconcerting, that
is, the cross. The life of faith is mystical to the extent that it becomes a place
of experience of God. The spirituality of our blessed is at the same time active,
secular, characterized by a willingness to serve and love our brothers and sisters
in the Church. In this sense and in his ability to assume a community character
precisely because he lived in interpersonal relationship, Paleari’s life became a
space in which the Lord lived.
This ability to make faith concrete has facilitated his pastoral commitment so
that the world may believe. In this way, by allowing “not only what is within us,
but also what is among us” to be introduced into the game of Trinitarian life, his
witness to the world was realized.

From Revelation to Concrete Life


STUDIES

That of the blessed from Pogliano is a spirituality which springs from the heart
of Revelation, manifesting the essential of Christianity; a spirituality of communion
highlighted in his favorite topic, the theme “of the charity and mercy of God” (1),

(1) cf. Proc. Ord. Taurinen., Testimony of Can. Ludovico Chiesa, p. 20th

14
as can be seen well from his numerous manuscripts. So, for example, in a sermone
on the prodigal son, he says:

Misericordia Domini plena est terra: which land?


The land that we trample on.... The land we are.... Pulvis es Misericordia: if you
look at the vocaburary it sounds: misery at heart and so would be that affection
of compassion that is awakened in the heart at the sight of the miseries of others.
Even in this sense of compassion, mercy is not yet perfect, it is not virtue, it is a
natural affection of tenderness that bows to us to grieve the misery of others.
Jesus comes to experience all our miseries and then God becomes more merciful (2).
The mysticism of fraternity in Paleari is not only about affirmation “that the
Heart of Jesus loves His Father God” as Don Paleari says – “but that it lowers
itself to love man, the world... with how many demerits. But why? It comes from
His good Heart, the abyss of mercy. Let’s match and imitate Him» (3). The core is
exactly here: that God has bent over us, over all our material and moral misery,
He has brought us His mercy, and now nothing and no one can put a limit on His
boundless love for us, not even sin. On the contrary, in the face of the gravity of
sin, God responds with the fullness of forgiveness; in fact, “the Father is never so
tender with us than when he forgives us”, explains Fr Paleari who, on another
occasion, affirms: “to pray for sinners is to cooperate in the redemption of the
world».
In this perspective one can perhaps understand more easily what mysticism of
fraternity or mystical fraternity means, as Pope Francis speaks of it in the Evangelii
Gaudium, about the new relationships generated by Jesus (n. 92):
There indeed we find true healing, since the way to relate to others which truly
heals instead of debilitating us, is a mystical fraternity, a contemplative fraternity.
It is a fraternal love capable of seeing the sacred grandeur of our neighbour, of
finding God in every human being, of tolerating the nuisances of life in common
by clinging to the love of God, of opening the heart to divine love and seeking the
happiness of others just as their heavenly Father does. Here and now, especially
where we are a “little flock” (Lk 12:32), the Lord’s disciples are called to live as a
community which is the salt of the earth and the light of the world (cf. Mt 5:13-16).
We are called to bear witness to a constantly new way of living together in fidelity
to the Gospel. [70] Let us not allow ourselves to be robbed of community!

(2) Bl. Francesco Paleari, Il Figliol prodigo, Sermoni vari, vol 28, pag. 67-68
(3) B. Francesco Paleari, Amore del Sacro Cuore agli uomini, 19 giugno 1913, vol 23, pag. 50-52

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For the pope the “mystique of living together” (n. 87) consists in the never
«fleeing from a personal and committed relationship with God which at the same
time commits us to serving others» (n. 91). Even Paleari is keen to demonstrate
that approaching others out of love leads us to a deeper knowledge of God. The
holy father continues:
When we live out a spirituality of drawing nearer to others and seeking their
welfare, our hearts are opened wide to the Lord’s greatest and most beautiful
gifts. Whenever we encounter another person in love, we learn something new
about God. Whenever our eyes are opened to acknowledge the other, we grow in
the light of faith and knowledge of God (n. 272).

Elements of continuity in Paleari


In this perspective we can grasp some elements of the mysticism of fraternity
in the thought of our blessed. A first clue about the “mysticism of us”, is presented
as an expression of that process of making mysticism closer and more reachable to
all, a movement that characterizes much of contemporary spirituality. It appears
also in continuity with that “spirituality of communion” of which St. John Paul
II had spoken in the Novo millennio ineunte n 43: “A spirituality of communion
indicates above all the heart’s contemplation of the mystery of the Trinity dwelling
in us, and whose light we must also be able to see shining on the face of the
brothers and sisters around us”.
In Paleari the great love for God and for man, came from his deep assimilation
of the sentiments of the Heart of Christ because, as Don Paleari himself writes,
«the closer the heart is to God, the more it expands and enlarges» (4). In a sermon
given on June 19, 1913, he exhorts his listeners in this way:
Let us therefore reciprocate the love of Jesus for us and since we are not able
to love him as he deserves, let us love him at least as much as we can, not with
words but with deeds. Let us love our neighbor, even though unworthy with all
the works possible to us, without expecting any recompense from men, because
Jesus himself will one day be our great recompense in the beautiful Paradise (5).
A second hint to the mystique of fraternity in Paleari’s life was his strong desire
to reach everyone. And that no one was “tied into” the heart of this blessed son of
Cottolengo, we also deduce from the fact that his charity and mercy went beyond
the boundaries of this life: “Let us therefore show mercy to the wretched souls in

(4) B. Francesco Paleari, Sermoni vari, vol 28, pag. 65-66


(5) B. Francesco Paleari, Amore del Sacro Cuore agli uomini, 19 giugno 1913, vol 23, pag. 50-52

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Purgatory, because it was said by Jesus: Blessed are the merciful because they too
will find mercy. And let us be merciful to a large extent, because it was also said by
Jesus: that measure we use for others will also be used for us” (6). He had sensed in
his heart that charity would have no limit and that every next perceived threshold
would always have to be crossed.
The last element that we would like to consider from his writings is the strong
sense of the need for God’s mercy. Accustomed to scrutinizing his own heart, in
the innermost part of himself he finds the source of his relationship with God and
with others. To weave serene relationships with everyone we must be aware of
our fragility and our need for God and others. In one of his sermons, he further
specified:
«we are all miserable, and also in need of mercy. No one can say: I do not lack
anything, I abound everything, I am happy ... Everyone is missing something...
No one can exempt himself from exercising at least one or the other of the
14 works of mercy. Instead of urging you, I will say better: Do not cease, continue
to exercise it...» (7).
When you connect with God deep in your heart, you learn better how
to engage in authentic relationships with others at their deepest level.
The key, therefore, is always in the depths. In this field Blessed Paleari is a
contemporary teacher as he was a spiritual guide for many consecrated and lay
souls of his time.

(6) B. Francesco Paleari, Commemorazione dei Defunti, in Chiesa, 1917, Argomenti vari, vol 25,
pag. 21
(7) Ibid.

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SUOR MARIA CAROLA CECCHIN
APPROFONDIMENTI
Presto Beata!
Il 3 aprile 1877 nasceva a Cittadella di Padova, Fiorina
Cecchin, colei che con la professione religiosa prenderà il
nome di Sr Maria Carola. Fiorina portava in sé, fin da bam-
bina, un fascino tutto particolare di bellezza interiore e
semplicità che rallegrava ed insieme edificava chi le viveva
accanto. I suoi genitori erano persone modeste, sagge e di
“salda fede”.
Nella biografia di sr. Scolastica Piano “Soavi Memorie”, viene descritta così:
“In casa era l’angelo delle piccole cure, delle attenzioni amorose per i fratelli e per
le sorelle, procurando di intuire ogni loro desiderio (…) dimostrano la grandezza
d’animo di chi sa farsi tutto a tutti, pago di vedere gli altri contenti, senza nulla
cercare per sé”.
Entrò alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino, tra le Suore di
San Giuseppe B. Cottolengo il 27 agosto del 1896. Aveva 19 anni. Il 2 ottobre 1897
fece la sua vestizione religiosa col nome di Suor Maria Carola e fu ammessa alla
Professione religiosa nell’Epifania del 1899; in questo giorno, in un atto di fede e
di abbandono, fece al Signore questa preghiera che sembra anticipare quanto poi
visse: “Che il mio corpo si consumi come questa cera, o Gesù, scompaia dopo aver
tanto fatto e sofferto”.
Alla Piccola Casa, si dona totalmente a tutti con generosità, tenerezza,
con cuore di “sorella e madre”, di “fedele serva dei poveri”. Santità eroica, vissuta
da lei come missionaria ovunque c’era un povero, un ammalato, un affamato,
un abbandonato che chiedeva aiuto.
Era una donna di grande fede che sapeva trasmettere l’amore per
il Signore; la sua fede era nutrita dalla Parola di Dio, da solide letture e da intensa
preghiera e adorazione. Era certa che Dio chiama tutti ad entrare nel suo progetto
di salvezza; tutte le sue fatiche le offriva al Signore per le anime, senza badare alla
salute, al pericolo.
Nel 1903 la Piccola Casa, per decisione di Padre Giuseppe Ferrero, allargò
gli orizzonti ed estese la sua Carità fino in Africa. Sr. Maria Carola, che da
tempo teneva in cuore l’anelito missionario, si accese di zelo e, non conoscendo
mezze misure nell’amore di Dio e delle anime, chiese di poter partire per la
missione.
Partì per il Kenya il 26 gennaio 1905. In missione non c’era tregua. Dalle foreste
alle aride steppe del Kikuyo, dalla savana alle brughiere del Meru, Sr. Maria
Carola era sempre pronta a partire, aprire varchi per nuove missioni. Vide ogni
tipo di miseria, vastità di sofferenze, fatiche indescrivibili. Tutto sopportò con

18
forza, con gioia, con infinito amore. Il Caritas Christi Urget Nos, le bruciava
dentro e la spingeva senza timore la dove le difficoltà potevano incutere paure ed
essere veramente rischiose.
Sr. Maria Carola viveva in modo eroico la santità del quotidiano; ecco alcune
belle testimonianze su di lei: “Le visite ai villaggi, la cura ai malati occupavano
le giornate… E questo con la pioggia e il sole, sempre a piedi, a contatto con gli
indigeni, cercando di parlare la loro lingua. Malattie, fame, difficoltà nella
corrispondenza, trasferimenti … tutto avrebbe potuto mettere a dura prova la fede,
spegnere il fuoco della carità, invece nulla la ferma. Era sostenuta da una fede
granitica, che sfociava in una carità sempre più appassionata”.
“MUARE MUEGA”, mamma buona! Con questo titolo la gente del Kenya ha
voluto ricordare la figura della serva di Dio sr. Maria Carola e la sua instancabile
opera di carità al servizio dell’evangelizzazione in terra africana.
Dallo scritto di un altro missionario consolatino p. Giuseppe Aimo, si può
cogliere chiaramente come l’opera instancabile di sr. Maria Carola sapeva unire,
annuncio del vangelo e testimonianza di carità: “Conobbero chi fosse suor Maria
Carola i confratelli laici che lavoravano nelle foreste dell’Oringo […]. Ella si
prodigò per tutti come una vera madre, preparando per loro vestiti, cibo e, se
infermi, medicine; confortandoli nel duro lavoro con le parole, che in lei avevano
la forza del pratico esempio! E quanto lavorò! Non vi fu capanna, anche lontana
(e le più lontane voleva che fossero ed erano le sue), che non sia stata visitata, e
più volte, da lei […] Ma il suo più prezioso compito fu quando incominciò il nucleo
delle catecumene; quanta longanimità e pazienza nell’istruire quelle persone, nel
distruggere le loro superstizioni, nel vincere le loro diffidenze, nell’impartire a
tutte i principi della fede, nell’abituarle alla vita cristiana!”.
Sr Maria Carola aveva il suo sguardo sempre fisso al cielo, come il santo
Cottolengo invitava a fare: “È lassù che dobbiamo tenere rivolti gli occhi e il cuore;
dalla terra non si deve sperare né temere niente”. Questo detto mette in evidenza
la prospettiva in cui la Serva di Dio poneva tutta la sua vita e la sua missione
di evangelizzazione: la Speranza, la grande Speranza, come la definiva
Benedetto XVI nella Spe Salvi. Nella Positio, a proposito della virtù della
Speranza di sr. Maria Carola si afferma: “[…] I testi riconoscono che la Serva di
Dio viveva la virtù teologale della speranza in modo esperienziale, concreto e
continuo, rendendola anima della sua attività di evangelizzazione […]. Il termine
orientativo ultimo della sua vita e della sua speranza era il Paradiso: tutto faceva
in quella prospettiva”.
Il 6 ottobre 1925 dalla Piccola Casa giunse l’ordine di lasciare definitivamente
il Kenya. Sr Maria Carola, volle essere l’ultima suora a lasciare il Kenia. La mattina
del 11 ottobre 1925, quando già stava male, diede l’addio alla missione e, assieme
ad una consorella, iniziò un avventuroso e rischioso viaggio. Aggravandosi il suo

19
stato di salute, il 13 novembre 1925 spirò sul piroscafo che la riportava in patria.
Sr. Maria Carola morì così nel viaggio di ritorno dalla terra d’Africa e il suo corpo
venne sepolto fra le onde del Mar Rosso. Aveva 48 anni.
Con l’approvazione dell’autenticità di un miracolo (vedi appendice), avvenuto
per sua intercessione, sr Maria Carola sarà presto Beata!.

Deo gratias! Piccola Casa, 8 gennaio 2022


Don Emanuele Lampugnani (S.S.C.)

Il miracolo riconosciuto
per la venerabile Suor Cecchin

Suor Maria Carola Cecchin diverrà Beata per il riconoscimento ufficiale


della Chiesa di un miracolo (con il secondo riconosciuto si apre la
via per la santità) avvenuto decenni dopo il suo viaggio missionario
in Africa: come sottolinea la postulatrice suor Antonietta Bosetti
(anche lei religiosa del Cottolengo), il miracolo riguarda «l’immediato,
completo e duraturo, non spiegabile scientificamente, ritorno alla vita,
dopo 30 minuti, del neonato Msafiri Hilary Kiama considerato ‘still birth’,
nato senza segni vitali con assenza di attività cardiaca, tono muscolare
e colorito cianotico». Il bimbo nacque il 14 aprile 2013 su una Land
Rover nel tragitto da Gatunga a Matiri (Meru – Kenya) e dopo la preghiera
accorata della suora cottolenghina Katherine, rivolta proprio a suor Maria
Carola, «il piccolo improvvisamente cominciò a respirare e ora, a distanza
di otto anni, continua a crescere serenamente».

20
In tempo di fame

APPROFONDIMENTI
«Gli occhi del Signore su quelli che lo temono, su quelli che sperano nel
suo amore, per liberare le loro vite dalla morte e farli vivere nel tempo della
fame» (Sal 33,18-19). Mi ha sempre emozionato pregare questi versetti in tempo
di pandemia, tempo di fame, appunto. In tempo di fame - è scritto - il Signore ci
fa vivere. Da molti mesi stiamo attraversando un tempo di fame, eppure possiamo
raccogliere, con uno sguardo di fede, una consapevolezza: davvero il Signore ci
sostiene anche in un tempo come questo, magari in modo discreto, silenzioso,
meno appariscente di come vorremmo... però sì, Signore, tu ci fai vivere nel tempo
della fame!
E io, seminarista di Pogliano ormai prossimo all’ordinazione diaconale, vado
racimolando tracce del tuo passaggio, come briciole di pane che ci nutrono.
Del resto, tu sei un Dio che si è incantato, un giorno, in terra pagana, di fronte a
una donna straniera che ti chiedeva solo qualche briciola di pane (cf Mc 7,24-30).
Briciole che sostengono il nostro cammino sono, ad esempio, i momenti di grazia
per la nostra comunità di Pogliano: i 5 anni dall’inizio della Comunità Pastorale,
dedicata proprio al nostro don Franceschino e i 50 anni della consacrazione
della nuova chiesa parrocchiale dedicata ai santi Pietro e Paolo. Inoltre, per me,
l’ordinazione diaconale il 25 settembre, che fin d’ora affido all’intercessione del
nostro Beato. Piccoli segni, briciole appunto, che permettono alla nostra comunità
di sentirsi nutrita in tempo di fame. Piccoli segni che ci permettono di affrontare
questo tempo con il sorriso sulle labbra. Non ridendo, festeggiando in modo
esagerato (tornerà anche il tempo della festa!), ma sorridendo, discretamente,
come ci ha insegnato don Franceschino con il suo sorriso.
Riconoscere le grazie del Signore per poter affrontare ogni tempo della vita
con il sorriso sulle labbra. Questo è uno dei più importanti insegnamenti che ci ha
lasciato il suo, di sorriso, quello del beato Paleari. Tutto ciò ci permette anche di
affrontare la vita non tanto con ottimismo ingenuo, come quello di chi ride sempre
senza motivo, ma con speranza, che ci permette di sorridere sempre, nonostante
tutto. Alla mente le parole di un teologo e poeta brasiliano Rubem Alves, che ci
dona quella che è per me la più bella definizione di speranza: «Ottimismo: siccome
c’è la primavera fuori di noi, nasce la primavera dentro. Speranza: nonostante
ci sia una siccità assoluta, dentro al cuore gorgogliano sorgenti. Ottimismo è
gioia “perché”: una cosa umana, naturale, con radici nel tempo. Speranza è gioia
“nonostante”: una cosa divina, con radici nell’eternità. L’ottimismo si alimenta di
cose grandi, senza le quali muore; la speranza di cose piccole: una fragola sull’orlo
dell’abisso, una gioia senza alcun motivo».
E, credetemi, c’è sempre una fragola sull’orlo di ogni abisso. Con il discreto
sorriso della speranza allora possiamo continuare a camminare su questa terra,

21
raccogliendo le briciole di pane che il Signore ci regala ogni giorno. Anche don
APPROFONDIMENTI
Franceschino - come lo chiamiamo qui a Pogliano - ci insegna che, in fondo, siamo
tutti pellegrini: «siamo viaggiatori - scriveva nel 1901 in una lettera ai parenti - e
il mondo non è che un albergo, guai a noi se ci trovassimo così bene nell’albergo
da dimenticare la nostra casa, la nostra Patria». Mi ha sempre affascinato che i
cristiani delle origini fossero chiamati “quelli della Via” (cf At 9,2). Non religione
ma via. Se ci pensate è bellissimo.
Essere cristiani vuol dire anzitutto mettersi in cammino, mai fermarsi, irrigidirsi,
ma senza riposo, senza sosta, sempre in viaggio. In questo tempo di fame siamo
chiamati, sull’esempio del beato, a continuare il nostro cammino con il sorriso sulle
labbra, anche se la strada ci sembra più buia del solito. Non ci possiamo fermare,
anzi potremmo perfino scoprire che il buio, in profondità, nasconda sfumature di
colore ancora più intense di quando la vita sembrava riservarci tempi migliori.
Ce lo ricorda anche Erling Kagge, grande esploratore e alpinista norvegese,
esperto di cammini: «Quando il Polo Nord è rivolto verso il sole, d’estate, c’è luce
quasi per tutto il giorno e per tutta la notte. Allora è facile individuare pressoché
tutti i colori dell’arcobaleno. Sembra che siano loro a offrirsi ai nostri occhi. Nel
tardo autunno invece, quando la nostra parte di globo si trova in ombra, comincia
il periodo del buio. Ma in realtà, quando il sole è basso, ci sono variazioni ancora
maggiori di blu, viola, rosso, nero e giallo; ci vuole solo uno sforzo in più per
vederle. (...) I colori che vedi in quel momento sembrano ancora più corposi che a
vederli in estate».
Ho provato in queste poche righe a raccogliere qualche briciola in questo
tempo di fame, briciola che ci possa far proseguire il cammino in un tratto faticoso
della vita con il sorriso sulle labbra e la speranza nel cuore. Voi mi perdonerete se,
come mio solito, non sono stato molto lineare e ho proceduto più per trasalimenti
che per ragionamenti logici. Permettetemi però di concludere questi pensieri un
po’ rapsodici con un una frase che mi è stata detta qualche tempo fa da un anziano
prete amico e che spesso vado ripetendo in questi giorni: «guarda che Dio, fa lenti
i suoi passi».
È vero. Se c’è un povero, uno che piange, lui sta, sosta. È uno che raccoglie,
aspetta, ha la pazienza che possa arrivare anche tu. Nessuno allora si autosqualifichi,
anche chi sente di avere tutte le ragioni per farlo. Dio ti aspetta, ci arriverai.
Perché Dio fa lenti i suoi passi. Nessuno può più dire a sé stesso: “sono troppo in
ritardo, ormai ho giocato tutte le mie carte...”. Non è vero! Dio fa lenti i suoi passi.
Ricordiamolo in questo tempo, a rischio di commozione. Quello che conta non è
la velocità (anzi!), quello che conta è camminare, mai smettere di camminare.

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Tu sei un Dio che cammina. Insegnami l’arte della leggerezza,
Attraversi la vita che è libertà
a passi di leggerezza. da codici che imprigionano
Non ami soffermarti sulle cose, da schemi che definiscono.
irrigidirti su sentieri già battuti. Solo
Come a planare sulla vita venire dietro a te:
sorretto da soffio leggero un Dio che cammina
in quell’equilibrio precario a passi lenti
che rende possibile il movimento. di leggerezza.
Come starti dietro
tu che sempre cammini Gianluca Chemini
senza tane in cui riposare?

Ottobre 2021
Il seminarista Melkizedek Renatus Chuwa inizia un
periodo di servizio presso la Piccola Casa della Divina
Provvidenza di Biella, a lui i nostri auguri e le nostre
preghiere per questa nuova esperienza.

In data 15 ottobre 2021, don Aldo Sarotto è partito


alla volta dell’Ecuador per tre mesi, al fine di concedere
un periodo di ferie a don Amos. Rientrerà in Italia il
12 gennaio 2022.

Novembre 2021
Il 1 novembre 2021 il seminarista Stephan Githua
viene ordinato diaconato a Tuutu (Kenya). A lui i
nostri auguri e le nostre preghiere per un il suo nuovo
ministero.
NEWS

Il 14 novembre 2021 il seminarista Janaiah Eeri


emette a Pisa, dove si trovava per svolgere il suo
servizio, la promessa perpetua di obbedienza nelle
mani di Padre Carmine Arice.

23
Dicembre 2021
In data 8 dicembre 2021 il
seminarista Janaiah Eeri viene
ordinato diaconato nella Piccola
Casa della Divina Provvidenza di
Torino da S.E.R.ma Cesare Nosiglia.
Affidiamo alle nostre preghiere
il cammino di apostolato che
attenderà il novello diacono.

Il 21 dicembre 2021 il seminarista S Susairaj giunge in


Italia per un periodo di servizio a conclusione del suo
percorso formativo. Dopo la quarantena obbligatoria
ha iniziato un corso di lingua italiana e servizio presso
la struttura degli “Angeli Custodi”. A lui i nostri auguri
e le nostre preghiere per un proficuo cammino.

Gennaio 2022
Don Franco Piano parte alla volta dell’Ecuador per un
periodo di tre mesi circa al fine di sostituire don Amos
che rientrerà in Africa per una visita in famiglia dopo
alcuni anni di permanenza in Ecuador.

A don Franco auguriamo un proficuo ministero e a


don Amos... Buone Vacanze!

Ricordiamo che è possibile avere accesso a tutte news che riguardano


la Piccola Casa della Divina Provvidenza
dal sito www.cottolengo.org

24
raggiungi

AREA RELAX
i funghi

unisci i puntini
e colora

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CRUCIVERBA VERTICALE
1. In auto è dove sono le valigie
difficoltà (H H H H H) 2. È la porzione di terra delimitata
dai confini e comprende lo spazio aereo
e il soltosuolo
ORIZZONTALE 5. Un pesce salato e seccato
3. La figlia degli zii 6. Si fa quando non si lavora
4. Il più famoso pastore scozzese 7. Si stampano... con le labbra
10. Finché la ... va lasciala andare 8. Turistica: può essere di città, paesi, stati...
11. Transports lnternationaux Routiers 9. È l’organo dello Stato
12. Stazione di servizio che ha potere legislativo
13. Si acquista per diritto di sangue
14. Raccogliere dati su un gruppo di persone
15. Moglie di tuo figlio 1

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8 9 10

11 12

13

ERRATA CORRIGE
Ci scusiamo per gli errori nel
numero precedente.
14
Non ci è possibile fornire
la soluzione completa del
cruciverba apparso sul numero
speciale del 2021 a causa di
15 problemi tecnici.
A partire da questo numero
troverete subito la soluzione.

ORIZZONTALI: 3. Cugina 4. Lessie 10. Barca 11. Tir 12. Autogrill 13. Cittadinanza 14. Censire 15. Nuora
VERTICALI: 1. Bagagliaio 2. Territorio 5. Baccalà 6. Vacanza 7. Baci 8. Guida 9. Parlamento

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PREGHIERA AL BEATO INTERCESSIONI
O Dio Padre misericordioso,
che hai reso il Beato Francesco Paleari, sacerdote,
capace di farsi tutto a tutti,
concedi a noi per sua intercessione di imitare generosamente
la dedizione apostolica di cui rifulse la sua vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen

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La nostra RIVISTA «AGLI AMICI DEL BEATO PALEARI»
viene inviata gratuitamente a quanti ne fanno richiesta.
Saremo grati ai lettori che vorranno inviarci
indirizzi di persone che gradirebbero la pubblicazione.

Per la relazione di “Grazie ricevute”


o richiesta di immagini, biografie e ricordi
indirizzare a:
Via Cottolengo, 14 -10152 TORINO - Tel 011.52.25.111
(chiedere di don Emanuele) - Email: causa.paleari@cottolengo.org

Il «DEO GRATIAS»
riconoscente A TUTTI I BENEFATTORI
Per offerte: c/c postale intestato a
Piccola Casa della Divina Provvidenza n. 20956108

causale: per la causa “Beato F. Paleari”

Bonifico intestato a:
Piccola Casa della Divina Provvidenza
presso: INTESA SANPAOLO spa
P.zza P. Ferrari n. 10 - 20121 Milano
IBAN: IT52 X030 6909 6061 0000 0062 850
causale: per la causa “Beato F. Paleari”

Reliquiario contenente il cuore


del Beato Francesco Paleari

«Non per forza, ma per amore,


o meglio: per forza d’amore»

Impaginazione e stampa: Daniele Meriano (Riva presso Chieri / Trofarello) • e-mail: info@danielemeriano.it

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