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N.

2 anno LXVIII Aprile - Giugno 2013

LA PATRONA DITALIA E DEUROPA S. CATERINA DA SIENA


ANNO LXVIII - N. 2 APRILE-GIUGNO 2013 CONVENTO DI SAN DOMENICO - SIENA Tel. 0577 280893 Fax 0577 219676 SPED. IN A. P. COMMA 20/C - ART. 2 LEGGE 662 - FILIALE DI SIENA

Direttore responsabile: P. Ottavio Sassu o.p. Direttore esecutivo: P. Lorenzo Fatichi o.p. Capo redattore: Franca Piccini Redazione: P. Michele Corvelli, o. p. P. Giuseppe Di Ciaccia, o. p. P. Reinaldo Sanchez, o.p. P. Alfredo Scarciglia, o.p. P. Gianmatteo Serra, o.p. P. Alfred White, o.p. Prof.ssa Nara Coradossi

Impaginazione: Paolo Pepi Stampa: Edizioni Cantagalli Copertina:


Giacomo Franci

II e III di copertina:
Veduta di Siena, foto di F. Muzzi

Abbonamento annuo 15,50 C.C.P. 11247533


Registrazione Tribunale di Firenze n. 4719 del 20/8/97

Sommario
Per Santa Caterina la povert vissuta nella Chiesa ricchezza pag. Il senso della giustizia in Caterina da Siena Temi evangelici negli scritti di S. Caterina da Siena (2) Feste 2013 a Bologna e Firenze La Divina Misericordia in S. Caterina da Siena, Patrona dItalia, Compatrona dEuropa, Dottore della Chiesa Siena - Feste cateriniane 2013 La spiritualit domenicana in S. Caterina La basilica di S. Domenico si arricchisce di due nuove opere Caterina da Siena, una donna chiamata a parlare
Padre mio dolce, voi mi dimandate dellavvenimento vostro; e io vi rispondo, e dico da parte di Cristo crocifisso, che veniate il pi tosto che voi potete. Se potete venire, venite prima che settembre. E non mirate a veruna contraddizione che voi aveste; ma come uomo virile e senza alcuno timore, venite. E guardate, per quanto voi avete cara la vita, voi non veniate con sforzo di gente, ma con la croce in mano, come agnello mansueto. Facendo cos, adempirete la volont di Dio; ma venendo per altro modo, la trapassereste, e non ladempireste. (Lettera 229 a Gregorio XI)
Arcangelo Longo 1980 - Roma, Cappella del transito di S. Caterina da Siena

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Editoriale
PER SANTA CATERINA LA POVERT VISSUTA NELLA CHIESA RICCHEZZA

ari lettori e affezionati a Santa Caterina da Siena Madre e Maestra di vita cristiana. Santa Caterina nella Lettera 67 ai Monaci Vallombrosani di Passignano nel Chianti scrive: Chi umile constata che la povert volontaria arricchisce lanima, la rende libera, benevola e mansueta, le conferisce la fede viva e la speranza vera. Nel Dialogo (n. 151), riprende il medesimo argomento e lo esprime con un linguaggio singolare ed espressivo: Nel regno di questa regina (la povert) non c mai guerra, c sempre pace e tranquillit, perch ci che tra gli uomini fonte di ingiustizia cosa lontana da lei non governa imprudentemente la citt perci la povert diventa signora di tutte queste ricchezze. Questo argomento impone oggi unurgente riflessione etica e sociale a causa della crisi economica e dei valori morali che investe soprattutto lOccidente con la denuncia quotidiana di raggiri disonesti per perseguire la ricchezza, provocando disastri contro il bene comune con una drammatica ricaduta sulla condizione di vita dei semplici cittadini. Un richiamo contro tale danno sulla bocca di tutti i responsabili accorti della cosa pubblica, laici ed ecclesiastici. Il nuovo Papa stesso, Francesco I, elet-

to il 13 marzo c.a., proveniente da Buenos Aires (Argentina), grandiosa ma anche problematica metropoli per via della povert che travaglia le brulicanti favelas, si fatto interprete di questo stato di degrado, presentandosi al mondo in modo volutamente semplice, privo di segni di prestigio esterno. Alludienza di ringraziamento concessa agli operatori della comunicazione convenuti a Roma per il Conclave, cos rivel il suo animo: Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Proseguendo al riguardo aggiunse: I poveri, i poveri! Per questo ho assunto il nome di Francesco dAssisi, esempio di povert, di pace e di amore per la bellezza del creato (cfr. Avvenire , 16 marzo 2013). Questo suo afflato del cuore ha fatto s che tra i tanti messaggi che gli sono stati rivolti, il parroco di Dosson (Treviso), dica: Ringrazio Papa Francesco per la sua semplicit e vicinanza alla gente. Lo vedo come il Parroco del mondo. Gli chiederei di insistere per una Chiesa pi semplice e povera (cfr. Credere, n. 2, 14 aprile 2013, p. 9). E un giovane, Alessandro di Chiavari, gli confida: Hai scelto di moderare la vistosit dei simboli del potere papale, prosegui per questa via che ci fa sentire tutti autentici cristiani guidati da te (Idem). Santa Caterina al suo tempo evidenziava con ardente interiorit come i buoni Pastori trattano con tanta umilt i loro sudditi, n temono che a se stessi e a loro manchi il sostegno temporale perch di-

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stribuiscono con larghezza ai poveri i beni della Chiesa. Essi non fanno depositi e alla loro morte non lasciano grandi ricchezze, anzi ve ne sono alcuni che per soccorrere i poveri, lasciano la Chiesa in debito (cfr. Dialogo, n.119). Oggi le fanno eco le parole di Papa Francesco tratte dalla sua omelia durante la messa della presa di possesso della Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, il 14 aprile 2013. Sottoline che bisogna predicare con la vita. Lincoerenza dei Fedeli e dei Pastori tra quello che fanno e quello che dicono, tra le parole e il modo di vivere disse mina la credibilit della Chiesa (Avvenire,16 aprile 2013, p. 6). Anche Santa Caterina si trov a dover trattare ripetutamente del danno compiuto dai Pastori incoerenti nella Chiesa, gonfi di superbia, alla ricerca di onori e conviti consumando i beni che dovrebbero distribuire ai poveri (Lettera 24 al Pievano di Asciano). Nel Dialogo aggiunge: Essi non pascolano le loro pecore che sono nella povert con le loro sostanze materiali, fanno tutto il contrario e non vogliono dare a coloro che hanno bisogno (n. 121). Per questo, Papa Francesco, fin dallinizio del suo mandato Petrino ammonisce che la Chiesa chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali, quelle del mistero del peccato, del dolore, dellingiustizia, quelle dellignoranza e dellassenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria. Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare, diviene autoreferenziale e allora si ammala (Credere, op.cit., p. 12). Santa Caterina, a sua volta, riferendosi allincresciosa condizione dei poveri non si rivolge soltanto ai Pastori della Chiesa ma anche a coloro che hanno il mandato del governo dello Stato. La comunit afferma ha bisogno di uomini saggi, maturi, prudenti e dalla coscienza intemerata (cfr. Lettera 349, ai Buoni Uomini della Repubblica di Roma il 29 aprile 1379). Insiste, aggiungendo che devono essere uomini esperti (cfr. L. G.,4), per mantenere in pace la citt e gli Stati, custodendo fermamente la giustizia, dando a ciascuno quello che gli dovuto senza lasciarsi corrompere dal denaro, bens facendosi guidare dalla virt e dalla saggezza perch in questo modo che si conserva lo Stato e la Citt nella pace e nellunione. Al contrario, agire con spirito settario, corrompe la dignit interiore e il potere temporale (Lettera 268 ai Consoli di Bologna il 4 luglio 1377). Infine, come stata esplicita nella richiesta della giusta distribuzione civile dei beni altrettanto lo per quelli ecclesiastici. Nel Dialogo (n.114), cos riporta quello che ha appreso in stato estatico: Le sostanze temporali che i Pastori ricevono devono dividerle in tre parti: una perch serva al loro vivere; una perch sia devoluta alle necessit dei poveri e laltra da impiegarsi esclusivamente per la manutenzione della Chiesa. I tanto lontani richiami di Santa Caterina risultano tanto vicini per lattuale vivere religioso e laico come si chiaramente espresso il Papa Francesco. P. Lorenzo Fatichi O.P.

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IL SENSO DELLA GIUSTIZIA IN CATERINA DA SIENA

a giustizia, come virt, un dato interiore, da attuare nellanima come ordine interno di tutto luomo, prima che allesterno. Lintera attivit umana, privata e pubblica di s. Caterina da Siena fu finalizzata a richiamare gli uomini a una trasformazione radicale, integrale, che partisse dallintimo del loro essere. La tenerezza e determinazione di Caterina che si avvede dei bisogni dellumano, sia morali sia spirituali, cristallina: concepiva lessere per laltro come un affrontare i problemi alla radice, lo testimoniano la sua storia, le sue lettere, non si fermava ai sintomi, a superficiali valutazioni di arbitrio e, come proprio del contadino, amava impastare le mani nel terreno dellumano per renderlo massimamente fecondo e fertile di se. Incoraggia, linsegnamento della Patrona dItalia, alla comprensione profonda, nella praticit della vita, delle virt teologali e cardinali, suggerendo soluzioni per i problemi sociali del suo tempo, di forte attualit anche per i nostri giorni, cercando concrete risoluzioni per i bisogni sociali, umani, soprattutto, esortando a una sana comprensione delle situazioni attraverso il: levatevi dal timore servile (L. 247), indicando sempre come strada la Verit: Veritas liberavit vos (Gv 8, 32). Dallindole sociale delluomo appare evidente come il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa,

sono tra loro interdipendenti (GS 25). Il rispetto della persona, della salus animarum, non solamente un portato del Vangelo, ma anche un portato della virt cardinale della giustizia e, nella sua vita e nel suo operare, Caterina ebbe sempre chiaro il senso profondo della giustizia, soprattutto ebbe chiarissimo il non far passare mai per carit quello che doveroso per giustizia: una carit offuscata da solidariet che, di fatto, sprezzante utilitarismo, o al pi assistenzialismo riparatore, cerca di darsi una buona coscienza soccorrendo con opere di carit le vittime del sistema ingiusto, gli ultimi della societ del benessere. Simpegn Caterina a far comprendere il senso precipuo della giustizia, ovverosia il rispetto primo dovuto a ognuno: la dignit umana non richiede carit, piuttosto attenzione e azione. Mi piace ricordare quanto a questo riguardo, rinvenendo linearit e coerenza con il pensiero di Caterina, afferma S.S. Benedetto XVI: La societ, leconomia, il lavoro, non rappresentano ambiti unicamente secolari, tanto meno estranei al messaggio cristiano, ma spazi da fecondare con la ricchezza spirituale del Vangelo. La Chiesa, infatti, non mai indifferente alla qualit della vita delle persone, alle loro condizioni lavorative, e avverte la necessit di prendersi cura delluomo e dei contesti in cui egli vive e produce, affinch siano sempre pi luo-

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ghi autenticamente umani e umanizzanti (Cfr. discorso rivolto alla Delegazione dei partecipanti allAssemblea Nazionale della Confederazione Nazionale della Coldiretti, 22-06-2012). Una buona comunicazione capace di progettare, con coerente filosofia di pensiero, una meta comunicativa di persistente impegno solidale, sviluppando la base delle risorse territoriali, sia umane sia economiche, testimoniano autenticit del rispetto umano, che non ha percezione cos di esserne prevaricato, tantomeno debitore, piuttosto autore, nel proprio merito, capace di provvedere al proprio benessere. Il dono primo del nostro vivere nellessere liberi non schiavi, levatevi dal timore servile scriveva la nostra Patrona dItalia, non soggetti, quindi, a coercizione psicologica subdola, messa senza scrupoli in pratica da tutti coloro che praticano il solidale sociale con cinica rendicontazione. Ancora oggi, la vergine senese insegna che la giustizia che assicura il bene individuale e il bene comune. accorta per che la giustizia del singolo sia coordinata con la giustizia generale: entrambe devono camminare insieme, poich se subisce ingiustizia un singolo, non significa che se la deve vedere da solo, ma la patisce tutta la societ, per non dire poi di quando il bene comune copre un interesse personale del detentore del potere, il quale cos si sottrae al dovere di servizio e privatizza la funzione che la societ gli attribuisce, invece, nellinteresse collettivo. Caterina esorta allalterit poich lisolamento egocentrico, il non prendere responsabilmente posizione, non solo un attentato verso gli altri, nella societ, ma un attentato verso se stessi: linerzia del giusto comporta nocumento di amore verso Dio Padre, verso se stessi, verso il prossimo. Non vi pu essere, pertanto, vera carit senza giustizia, la vera carit presuppone la giustizia, perch la prima carit, la prima prova damore verso il prossimo proprio quella di usargli giustizia, altrimenti sarebbe una menzogna, unipocrisia, una maschera o mistificazione della giustizia. Bisogna, quindi, dare prima a ciascuno ci che gli spetta, cio il suo, se si vuole arrivare a dare pi del suo, cio il nostro e, se necessario, anche noi stessi. La vera carit oltre non al di sotto della giustizia: essa comincia l dove la giustizia finisce. N vi pu essere vera giustizia senza carit, la vera giustizia presuppone la carit, in quanto la giustizia , a suo modo, una forma di amore, orientata com al servizio delluomo, ed lamore che spinge a una conoscenza sempre pi adeguata e profonda dei diritti del prossimo. C qualcosa di pi che nasce e cresce, dunque, nel profondo dellessere umano che, in qualche angolo celato del cuore, fa fatica a volte ad affiorare. Ci richiama allassunto dottrinale ... lintelligenza scopre... (S. Th., I-II, q. 94, a. 2): se luomo segno altissimo dellimmagine divina, se questo segno dato dalla sua libert, soprattutto, ecco allora

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che la societ degli uomini non pu avere altro tessuto connettivo che quello della carit, una carit ovviamente che va ben oltre una solidariet esistenzialmente necessitata, e che urge di azioni di responsabilit, di coraggio, di giustizia, di prese di posizione. In questo Caterina fu grande Maestra oltre che operosa risorsa di esempio per la societ attuale: lamore di s, larroccato egoismo, attesta linsegnamento di Caterina da Siena, radice dellingiustizia (L. 268). Una critica condotta fino in fondo, fino alle esigenze della verit, la base della giustizia, e la chiave del bene comune, arduo compito, a volte doloroso, poich viene a scardinare e a urtare sensibilit granitiche cui non facile porsi in raffronto: lindagarsi la pi faticosa tra le esplorazioni umane, ma lunico modo per perseguire, in sana conoscenza, lAmore cui siamo stati chiamati e comprenderne verit. La verit , dunque, condizione attraverso la quale luomo perviene alla sua conoscenza interiore, e deve essere sovrana, se non lo , schiava, per esempio del potere, per cui si rende cosa, piuttosto che persona. Tuttavia, a fronte di quanto Caterina da Siena insegna, ponendo occhio critico al vivere attuale del nostro oggi, carente di verit e senso di giustizia, la percezione dellessere giusto non significa dare a ciascuno ci di cui ha bisogno per realizzare il suo telos sostanziale come cittadino, bens significa limitarsi a un rispetto formale e giuridico delle regole comuni di vita. Ne consegue che, da una parte, il bene non compreso pi come unistanza complessiva e oggettiva di senso, esce dalla scena morale divenendo fulcro dinteresse soggettivo e di felicit individuale. Daltra parte la giustizia, come valore culturale della vita sociale e della cooperazione umana, diventata il luogo dellimparzialit e della morale legalitaria. La domanda morale fondamentale si concentra, pertanto, su cosa ho il dovere di fare in rapporto agli altri, e trascura completamente il problema eudemonistico della libera e responsabile formazione morale di s, considerandolo legato a fattori empirici e soggettivi. Caterina, di contro, individua nella giustizia la matrice del bene comune: Io Caterina ...scrivo a voi...con desiderio di vedere che sempre riluca ne petti vostri la margarita della santa giustizia, levandovi da ogni amor proprio, attendendo al bene universale della vostra citt e non propriamente al bene particolare di voi medesimi (L. 367). I cristiani, scriveva Hans von Balthasar, sono i guardiani di una metafisica della persona integrale in unepoca che ha dimenticato tanto lEssere quanto Dio. Essi portano la responsabilit di tener vivo lamore colmo di stupore che il punto di origine di una esistenza autenticamente antropica. Tale origine include lintero umano nella sua grandezza, quindi anche la giustizia e il senso di verit di cui si permea lintendimento esemplare della pedagogia di Caterina da Siena. Maria Francesca Carnea

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TEMI EVANGELICI NEGLI SCRITTI DI S. CATERINA DA SIENA (2)

no sguardo sommario alla figura di Ges negli scritti cateriniani dimostra come la Santa contempli e testimoni il Verbo incarnato nella prospettiva particolare di maestro della Verit, manifestata, con la parola e con il sangue, e perch Verit Egli anche Via, in quanto modello del cammino che ogni uomo deve percorrere per ritornare al Padre. Ogni itinerario spirituale passa per questa Via, e non vi virt che sulla croce non sia messa alla prova offrendosi a tutti come modello. Il Maestro della Verit anche Vita, giacch coloro che ne ripercorrono la Via ricevono la Vita, comunicata dal sangue redentore. Questa dottrina, centrale in tutti gli scritti di Caterina, viene da lei espressa in vari modi. Ella ci presenta il Cristo crocifisso come scala, ponte, fonte dacqua viva, libro, regola, ma tutte queste metafore sono tutte manifestazioni del Verbo, prima dolce Verit, che con il suo sangue d luce, vita, sanit. Anzi, per togliere allanima ogni illusione che possa esserci una via alla vita, che non passi attraverso la croce, Caterina scrive: Se altra via ci fosse stata, avrebbe detto che nessuno pu andare al Padre se non attraverso il padre, ma egli non disse cos, perch nel Padre non cade pena, bens nel Figliolo (Lett.122) Perci disse: Nessuno pu andare al Padre se non per mezzo di me. E cos la verit, perch Egli la Via, cio la dottrina sua via di verit, che ci d vita (Lett. 318). La figura del Verbo eterno e Salvatore e il suo mistero sono considerati da Cate-

rina non tanto nel loro aspetto esteriore, ma in quello pi intimo; gli stessi avvenimenti della vita di Ges e tra essi soprattutto la passione e morte sono visti e vissuti come potevano esserlo da Ges stesso, ricevendo il loro significato e valore dai sentimenti della sua anima. Lo stesso frequente appellativo di Agnello, dato al Signore, che certamente quello usato pi frequentemente da Caterina, se da un lato rimanda allagnello mansueto portato al macello di Is. 53, dallaltra richiama la stessa figura nel vangelo di Giovanni, dove viene presentato come Colui che toglie il peccato del mondo (Gv.1,29) o quello dellApocalisse (cfr.7,17). La verit che Ges annuncia, soprattutto dallalbero della croce, lamore eterno di Dio per la sua creatura, amore che nel tempo si manifestato come redenzione e via offerta alluomo per il compimento del suo primitivo disegno di beatitudine eterna (cfr. Lett.177). La prima dolce Verit rivela lamore e conduce allamore come risposta delluomo alla verit dellamore divino. Questo un altro grande tema sviluppato nellEpistolario cateriniano: Questo amore che Egli ha per noi, vilissime creature, ci lascia come dottrina: che con esso dobbiamo amare Lui sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi (Lett.318) Caterina ha considerato veramente la carit come il compendio di tutta le legge e i profeti (Mt.22,40), cio di ogni dovere delluomo verso Dio, verso se stesso e verso il prossimo: A chi siamo debitori?

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A Dio e al prossimo nostro per il comandamento di Dio e a noi medesimi s come ci comandato, dicendo la Verit eterna: Ama Dio sopra ogni cosa, ed il prossimo come te stesso (Lett. 311). Per questo ogni volta che Caterina parla delle virt, ha cura di metterle in rapporto con la carit, che d valore a tutte le virt e ne la madre. Come Dio ci si completamente donato per amore nel suo sangue (Lett. 335, 35, 44, 177 ) e nel farsi nostro cibo (Lett. 47, 87 ), cos la risposta delluomo deve essere totale. Lamore di Dio preveniente e totale, perch, oltre che essere infinito, gratuito, egli, ammonisce spesso Caterina, non ha bisogno di noi. Lamore di una creatura come potrebbe ricambiare alla pari quello di Dio? Caterina d una risposta, che costituisce una delle caratteristiche fondamentali della sua dottrina, presentando il mezzo del prossimo come possibilit offerta a tutti di ricambiare a Dio il suo amore con uno simile, cio preveniente e gratuito verso il prossimo, sulla scia dellinsegnamento evangelico: Tutto ci che avrete fatto al pi piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me (Mt. 25, 40) Lanima,vedendo che a Dio non pu fare nessuna utilit, distender il suo amore verso il prossimo, facendo a lui quellutilit che non pu fare a Dio (Lett. 3). Il comandamento dellamore di Dio e del prossimo antico, ma Ges lo ha perfezionato ed offerto come suo nuovo comandamento, avendogli conferito dimensioni nuove e sottraendolo dal timore, su cui si fondava la legge antica (Lett. 201). Il Maestro divino ha insegnato ad amare anche i nemici e ha fatto dellamore scambievole il segno dal quale si riconosceranno i suoi discepoli: Questo il segno che ci dato da Cristo per essere conosciuti come figlioli e discepoli suoi, e cos disse Egli (Lett. 184). Ma non c amore senza odio. Cio non c amore di Dio e del prossimo senza odio di s, dellamor proprio. Questo un altro punto fondamentale della dottrina cateriniana, abbondantemente testimoniato nel Vangelo. Contro Dio, e la sua dimora nellanima mediante la carit, si ergono tre grandi nemici suoi e di ogni creatura che ha in s ragione: il demonio, la carne e il mondo. questo il culmine della ascetica cristiana, di quella medioevale in particolare: il contemptum mundi. Al contrario delle descrizioni spesso grottesche del demonio e dei suoi inganni, al contrario delle immagini vistose delle attrattive della carne e del mondo, delle quali fonte la letteratura contemporanea alla Santa, Caterina conserva una visione tutta interiore, sobriamente e fortemente evangelica della lotta tra il bene e il male nel cuore delluomo. Non si pu servire contemporaneamente Dio e il demonio (cfr. Lett. 169), seguire Ges e il mondo, qui c tutta la sostanza del Vangelo nella prospettiva delle scelte che luomo pu fare. Anche in questo caso Caterina centra la scelta nella figura di Cristo: o si segue Lui prendendo la sua croce (cfr. Lett. 309) nel compimento della volont del Padre (cfr. Lett. 38) e nel rinnegamento della propria volont (cfr. Lett. 35), la-

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sciando i parenti (cfr. Lett. 112) e spregiando le ricchezze (cfr. Lett. 29), o si segue il demonio, da cui si ricevono frutti di morte. Anche parlando dei frutti che si ricevono seguendo ciascuna di queste due vie, Caterina non si sofferma in descrizioni paradisiache o infernali, perch non occorre andare nellal di l, gi su questa terra si gode del possesso delle virt, della grazia e di Dio, cos come si subisce il tormento infernale del rimorso, dellimpazienza, dellodio. Chi non vive con Cristo, gi in questa vita diventa un albero secco (cfr. Lett. 317), come una vigna che produce rovi e spine. Caterina per convertire i suoi interlocutori ad una vita evangelica di solito, oltre che puntare sullamore divino, invita a considerare anche la preziosit del tempo che fugge come il vento, un tesoro da far fruttare per la conquista delle virt; vita stessa corre come lacqua (cfr. Lett. 14, 48, 143, 237). Le tempeste che scuotono la casa non sono da temere, se essa fondata sulla roccia: Cristo Ges. Dopo averLo scelto non bisogna volger si indietro per stanchezza o per compiacenza (cfr. Lett. 47, 202). Per incoraggiare alla conversione quelli che si sono induriti e non hanno il timor di Dio e alla perseveranza coloro che si stancano nel cammino, Caterina ricorda loro che ogni bene viene ricompensato da Dio ed ogni colpa punita, perci bisogna restare desti e vigilanti, poich non si sa quando sopraggiunger il sonno della morte, dopo il quale non si pu pi operare (cfr. Lett. 59, 131, 156). In un tempo, come il suo, in cui il ricordo della morte era molto presente anche a causa delle continue pestilenze che falcidiavano buona parte della popolazione, e spesso nellarte pittorica, poetica, teatrale o musicale veniva espresso con tinte fosche, scheletri, macabre danze, Caterina, come S. Francesco dAssisi, offre una visione gioiosa e consolante della morte, che poi quella evangelica di un banchetto di nozze, della venuta dello Sposo (cfr. Lett. 36, 72, 271 ecc ). NellEpistolario sii respira un ardente desiderio della morte, non solo come incontro con lo Sposo, ma anche come bramosia di dare la vita per amore della Vita e il sangue per amore del sangue (Lett. 300). Ella esorta con ardore a non temere la morte del corpo e a non preoccuparsi delle cose di questo mondo, perch Dio conosce ogni nostra necessit e se ne prende cura (cfr. Lett. 13, 20, 250, 344). Se i temi evangelici e la figura del Cristo hanno il sopravvento nella parte dottrinale delle Lettere, in quella esortativa vi un maggiore riferimento alle contingenze storiche, con particolare riferimento alla Chiesa. In queste tematiche di tipo ecclesiale, sono maggiori i riferimenti agli scritti paolini, ma anche in questo settore si trovano nel linguaggio continui riferimenti al vangelo, soprattutto quando Caterina parla dei Pastori di anime che non si curano del loro grgge e lo lasciano in balia dei lupi (cfr. Lett. 177, 184, 218, 239, 312, 350), invece di seguire lesempio el buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecore (Lett. 12, 24, 87, 183, 209, 291). Il papa , come Pietro, colui che tiene le chiavi

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del sangue (Lett. 28, 347), e pu sciogliere e legare ogni singola anima ed ogni comunit ecclesiale (cfr. Lett. 28, 171, 218, 305, 312, 347). Ma anche nelle considerazioni circa lautorit papale, Caterina si distacca notevolmente dalle teorie in voga al suo tempo, in cui il dibattito verteva sulla preminenza della autorit spirituale su quella temporale o viceversa. Il suo riferimento sempre alla figura di Pietro, reso da Cristo suo vicario e pastore di anime, per continuare lopera della redenzione Gabriella Anodal

Caterinati di Bologna

Il Gruppo dei Caterinati di Bologna ha organizzato un concerto in occasione delle feste di S. Caterina da Siena. Prima del concerto, P. Riccardo Barile (nella foto), Priore provinciale dei frati predicatori della provincia di S. Domenico in Italia, ha tracciato una originale biografia di S. Caterina da Siena

Caterinati di Firenze
Mercoled 29 maggio 2013 ore 16,30
Concerto e letture in onore di S. Caterina da Siena Soprano Noriko Torii Pianoforte Laura Molteni Letture a cura di Nara Coradossi Musiche J. S. Bach, L. Boccherini, C. Saint-Saens Sala Chiostrini, via della Dogana 3R - Firenze

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LA DIVINA MISERICORDIA IN SANTA CATERINA DA SIENA, PATRONA DITALIA, COMPATRONA DEUROPA, DOTTORE DELLA CHIESA Il volto di Dio quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza

el suo primo Angelus del 17 marzo 2013 in piazza San Pietro, Papa Francesco ha esordito: fratelli e sorelle, il volto di Dio quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che Lui ha con ciascuno di noi? Quella la Sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a Lui con il cuore contrito. Dopo la preghiera dellAngelus, il Santo Padre ha detto: Ho scelto il nome del Patrono dItalia, San Francesco dAssisi, e ci rafforza il mio legame spirituale con questa terra : il riferimento al Patrono Francesco richiama il nome di Santa Caterina da Siena, in quanto anchessa Patrona dItalia. Italiani ambedue, in tempi diversi ma straordinariamente difficili, beneficarono con le loro opere la loro patria, per cui sono stati insieme proclamati Patroni Primari dItalia, con il motu proprio di Papa Pio XII, del 18 giugno 1939. S. Caterina da Siena, nata nel 1347 da un modesto tintore, con venticinque tra fratelli e sorelle, era priva distruzione scolastica eppure riusc a compiere opere straordinarie, sia nella sua patria che in campo internazionale, quali il ristabilimento della sede papale a Roma ponendo fine alla cattivit avignonese, la rappacificazione della citt di Firenze con Roma, efficaci missioni di pace per riunire sulle comuni radici cristiane i popoli europei dilaniati dalle guerre fratricide. Le sue opere che dettava ai discepoli (era infatti analfabeta e impar a scrivere solo negli ultimi

anni della sua vita) hanno sfidato i secoli e sono ancora oggi attualissime e diffuse in tutto il mondo: il Libro, comunemente chiamato Dialogo della Divina Provvidenza, le numerose Lettere, che ella inviava a capi di stato, sovrani, politici, autorit militari, Cardinali, Papi e le Orazioni. La dottrina contenuta nelle opere dellumile illetterata Caterina, acquisita per divina ispirazione e sorretta dalle doti eccezionali di intelligenza e volont, a lei generosamente elargite dal Signore, ha nutrito generazioni di persone desiderose di raggiungere quella perfezione spirituale alla quale tutti siamo chiamati ed stata riconosciuta esatta, valida, ortodossa dalla Chiesa, facendole conquistare, il 4 ottobre1970, il titolo di Dottore della Chiesa per opera di Papa Paolo VI. Infine, per la sua efficace missione europea internazionalmente riconosciuta, Caterina stata proclamata Compatrona dEuropa da Papa Giovanni Paolo II, il 1ottobre1999. Considerata la condizione di donna di Caterina, in unepoca - il Trecento - in cui le donne non erano per nulla considerate al di fuori degli umili lavori domestici, il suo operato si commenta da s e pi che eccezionale sarebbe pi appropriatamente definibile prodigioso o miracoloso. Indocta docuit e quae praeclara doctrina excelluit sono le frasi con cui Papa Giovanni XXIII scolp leccezionale figura della santa, confermando la stima dei Pontefici romani, fin da quelli a lei contemporanei. Come non vedere lopera del Signore che accende nuove luci sul cammino

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delluomo? La grandezza divina infatti si manifesta in vari modi protagonista della storia, scegliendo persone apparentemente disadatte e ne eleva talmente le facolt native, da renderle capaci di azioni assolutamente superiori alla loro portata , non tanto per confondere la sapienza dei sapienti, quanto per mettere in luce la sua opera, come ha scritto Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Amantissima Providentia del 29 aprile 1980 per il VI centenario del transito di Santa Caterina da Siena. Nel contemplare il sacrificio della Croce, la pi alta manifestazione della divina misericordia, Caterina esclama: Nella misericordia tua fummo creati; nella misericordia tua fummo ricreati nel sangue del tuo Figliuolo. La misericordia tua ci conserva. La misericordia tua fece sostenere in sul legno della croce al Figliuolo tuo la lotta della vita contro la morte. E allora la vita sconfisse la morte della colpa nostra e la morte della colpa tolse la vita corporale allo immacolato Agnello. Chi rimase vinto? La morte. Chi ne fu cagione? La misericordia tua (Dial. 30). Il Dialogo della Divina Provvidenza un colloquio continuo con il Signore, non circoscritto tra Caterina e lEterno Padre, ma aperto a tutto il mondo, con petizione universale di misericordia per s, per la Chiesa, per il mondo, in un tempo - il Trecento - crucialissimo per la cristianit dEuropa per questo il Libro di Caterina si potrebbe anche denominare Dialogo della Divina Misericordia (Fr. Timothy Radcliffe, O.P., nella presentazione al Dialogo della Divina Provvidenza, a cura di G. Cavallini, Siena 1995). Come definire la misericordia? Dal significato delle due parole latine che la compongono: miseror , ossia essere mosso a compassione verso qualcuno e cor, cuore; quindi letteralmente la misericordia un sentimento di compassione del cuore che ci spinge a soccorrere laltrui miseria: in tal senso la definisce s. Agostino (De Civ. Dei IX, 5). Papa Giovanni Paolo II, nella sua enciclica del 30. 11. 1980 Dives in misericordia (cap. 5), coniuga la misericordia con linfinito amore di Dio, pi potente di ogni genere di male in cui luomo, lumanit, il mondo possano essere coinvolti e la definisce la dimensione indispensabile dellamore, come il suo secondo nome e, al tempo stesso, il modo specifico della sua rivelazione ed attuazione nei confronti della realt del male che nel mondo, che tocca e assedia luomo, che si insinua anche nel suo cuore e pu farlo perire nella Geenna. La potenza incontenibile della divina misericordia si rivela nel mistero della Croce e, come ha affermato Papa Benedetto XVI, per riconquistare lamore della sua creatura, il Padre celeste ha accettato un prezzo altissimo: il sangue del suo Unigenito Figlio. La morte, che per il primo Adamo era segno estremo di solitudine e di impotenza, si cos trasformata nel supremo atto damore e di libert del nuovo Adamo nella Croce si manifesta leros di Dio per noi. Eros infatti come si esprime lo Pseudo Dionigi quella forza che non permette allamante di rimanere in se stesso, ma lo spinge ad unirsi allamato (De divinis nominibus, IV, 13: PG 3, 712). Quale pi folle eros (N. Cabasilas, Vita in Cristo, 648) di quello che ha portato il figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti? (Messaggio per la quaresima 2007).

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In S. Caterina da Siena la divina misericordia considerata, per quanto riguarda lumana natura, lattributo pi grande di Dio: il rifiutarla porta allimpenitenza finale e costituisce quindi il pi grave peccato, lunico che non sar mai perdonato. Infatti nel Libro il Signore ammonisce: giudicando maggiore la miseria sua che la misericordia mia: questo quello peccato che non perdonato n di qua n di l, perch non ha voluto, spregiando, la mia misericordia, per che m pi grave questo che tutti gli altri peccati che egli commessi (Dial. 37). La divina misericordia dunque si rivela pi grande del peccato, per cui otterranno la salvezza, secondo le rivelazioni dellEterno Padre a Caterina, anche coloro che fossero vissuti con una carit comune, imperfetta, ma che in punto di morte abbraccino la divina misericordia con quello lume medesimo della fede a della speranza che ebbero quelli perfetti, ma nnola imperfetta e poich costoro erano imperfetti, strinsero la misericordia ponendo maggiore la misericordia mia che le colpe loro. Gliniqui peccatori invece fanno il contrario, vedendo con la disperazione il luogo loro destinato e con lodio labbracciano (Dial. 43). Linferno, che specialmente nei nostri tempi non pochi che si definiscono studiosi del cristianesimo pretenderebbero inesistente o vuoto, viene invece descritto dallEterno Padre a s. Caterina popolato dalle anime dei dannati, compresi coloro che in punto di morte, come sopra descritto, non hanno voluto chiedere perdono disperandosi per il loro peccato, ritenuto maggiore della bont del Signore e non hanno confidato nella divina misericordia: quando si dolgono pi del danno loro che delloffesa mia, allora commettono ingiustizia, perch non rendono a me quello che mio n a loro quello che loro. A me debbono rendere amore e amaritudine con la contrizione del cuore ed offerirla dinanzi a me per loffesa che mnno fatta, mentre essi fanno il contrario (Dial. 37). Lamore per Dio e per le povere anime che si perdono giunge, in s. Caterina, al massimo livello possibile ed immaginabile: infatti, come narra il beato Raimondo da Capua, suo confessore e biografo, cos ella fu udita da molti testimoni pregare il suo Sposo divino: Signore come potr essere contenta fino a che uno di questi creati come me a tua immagine e somiglianza perisca?... voglio che lantico avversario li perda e che tu li guadagni tutti a maggior lode e gloria del tuo nome. Sarebbe meglio per me che tutti si salvassero ed io sola sostenessi le pene dellinferno, piuttosto che io essere in paradiso e gli altri tutti dannati, perch nel primo caso e non nel secondo ridonderebbe maggiore amore e gloria al tuo nome. Il Signore, come lei mi confess, le rispose cos: la carit non pu stare nellinferno, perch lo distruggerebbe. Sarebbe pi facile che linferno si distruggesse che la carit vi abitasse (R. da Capua, Vita 15). Lessere umano si trova a dover attraversare il deserto che si genera dentro di s, come ha detto Papa Francesco nel messaggio pasquale del 31 marzo 2013, quando manca lamore di Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ci che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio pu far fiorire anche la terra pi arida, pu ridare vita alle ossa inaridite (Ez 37, 1-14). Ludovico Cartotti Oddasso

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Siena - Feste 2013 FESTE CATERINIANE 2013

uestanno le feste in onore di Santa Caterina da Siena patrona dItalia e compatrona dEuropa hanno avuto inizio dal territorio del Comune di Sovicille e precisamente dalla parrocchia di San Bartolomeo a San Rocco a Pilli dove la sera di venerd 26 aprile stato intitolato a Santa Caterina da Siena il piazzale antistante la chiesa parrocchiale. Da l si snodata la processione che ha portato i numerosi partecipanti fino alla cappellina privata, intitolata alla mantellata senese, che sorge in prossimit del terreno dove la famiglia Benincasa possedeva una vigna. Nelloccasione le Suore domenicane, custodi del Santuario Casa, hanno portato la reliquia del dito di Santa Caterina conservata nella basilica di San Domenico. La cappellina fu costruita per volont di un canonico della basilica di Provenzano nel XVIII secolo. Alla processione hanno partecipato il vicario generale diocesano e parroco di San Rocco, monsignor Giovanni Soldani e larcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani che nel suo discorso ha invitato a prendere esempio da Santa Caterina e ad amare la Chiesa come lei ci ha insegnato, perch la Chiesa che ci dona la fede. Lamore per la Chiesa, ha detto Buoncristiani, porta sofferenza, Caterina muore sentendosi fallita. In realt ci ha lasciato un esempio altissimo di amore e di attaccamento alla Chiesa.

LArcivescovo Mons. A. Buoncristiani impartisce la benedizione ai partecipanti con la reliquia del dito di S. Caterina da Siena

Il Sindaco di Sovicille A. Masi, lArcivescovo Mons. A. Buoncristiani e lassessore e vicesindaco A. Battisti nella cappella dedicata a S. Caterina da Siena

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I rappresentanti delle Associazioni che partecipano allomaggio floreale

La mattina del sabato alle ore 12 si svolta la cerimonia dellomaggio floreale al monumento della Santa da parte delle Associazioni di volontariato e larcivescovo ha recitato una preghiera a Santa Caterina scritta da Paolo VI. Nellallocuzione al Portico dei Comuni, la domenica mattina larcivescovo ha ricordato Santa Caterina, riferendosi al titolo di Patrona secondaria di Roma dopo i Santi Pietro e Paolo. Fu il Papa Pio IX ad elevare la mantellata senese a patrona di Roma nel 1866. Lanimo virile per lamore della Chiesa stato lesempio di Benedetto XVI e con pari forza Papa Francesco. E questo si vede nella piazza San Pietro, sempre piena di fedeli. La fede non visibile, ha sottolineato monsignor Buoncristiani, ma nella

nostra comunit viva e scaturir sempre. Nel Portico dei Comuni ha espresso parole di saluto e di ringraziamento il commissario straordinario, prefetto Enrico Laudanna. Laudanna ha ricordato come in questa esperienza di vita, passata a Siena, abbia avuto modo di apprezzare le radici culturali e morali di questa comunit. La Toscana e lUmbria sono stati territori di grandi testimoni di fede e di carit. Siena la somma di valori comuni a tutti noi, la vicinanza di Santa Caterina testimonia i valori di carit e di amore verso i fratelli pi umili. Il commissario Laudanna ha ringraziato per questa esperienza istituzionale ed ha auspicato che il pensiero di Santa Caterina diventi lasse portante di questa citt.

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Nelle foto alcuni momenti della cerimonia delle feste in onore di S. Caterina da Siena

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Infine ha preso la parola il sindaco di Sovicille Alessandro Masi, che ha sottolineato i legami storici tra il territorio di Sovicille e la famiglia della Santa senese, ma anche tra Caterina e i mistici della montagnola senese. Masi ha ricordato anche il contributo che le donne delle frazioni del comune dettero per la realizzazione della lampada votiva che rimane accesa al Santuario Casa e che questanno compie settanta anni. La lampada fu realizzata nel 1943, per volont delle donne senesi che avevano i figli, i fratelli, i mariti in guerra. Il comune di Sovicille, nella persona della dottoressa Antonella Battisti, assessore alla cultura e vice sindaco, ha portato lolio in un orcio ricavato da un unico blocco di pregiatissimo marmo giallo della Montagnola senese, opera della ditta Franco Galardi, famosa per la realizzazione di pavimenti artistici in marmo, mentre lolio donato dalla Villa di Cetinale. Il sindaco di Sovicille ha fatto presente nel suo discorso limportanza delle Associazioni: Quando le solidariet si organizzano allora il momento che si vede la forza di un territorio; il ricordo di Santa Caterina, con la sua testimonianza, che oggi a Siena dobbiamo avere ben presente. Il comune di Sovicille ha lavorato molto anche per sensibilizzare la popolazione a questo evento e il frutto di tutto questo sar la costituzione, a breve, di un Gruppo di Caterinati. Franca Piccini

Il Card. Dionigi Tettamanzi, e larcivescovo di Siena Mons. Buoncristiani

Il Card. Dionigi Tettamanzi con don Enrico Grassini, e p. A. Scarciglia

Le autorit con il coro che ha animato la celebrazione eucaristica

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Il Noviziato nazionale dellOrdine dei Predicatori ha partecipato a Siena alle Feste nazionali in onore di S. Caterina

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LA SPIRITUALIT DOMENICANA E SANTA CATERINA

l tema da trattare quanto mai vasto: La Spiritualit Domenicana e Santa Caterina. Pertanto non sembri riduttivo nel modo di trattarlo, perch proprio in quanto vasto, ho dovuto per forza di cose sintetizzarlo al massimo. Da poco tempo stato pubblicato dalle Edizioni Studio Domenicano un bel libro dal titolo: Il vino nuovo della Spiritualit Domenicana, una bevanda chiamata felicit di Fr. Paul Murray, con una prefazione del gi Maestro Generale dellOrdine Fr. Timothy Radcliffe, ovviamente questa la pi recente pubblicazione oltre alle insuperabili pubblicazioni del P. Clerissac del P. Pietro Lippini, del P. Innocenzo Colosio o del P. Giacinto DUrso. Mi colpiva, di questa introduzione, una frase di P. Radcliffe che evidenzia ci che la spiritualit domenicana. La spiritualit Domenicana non ha a che fare con dei modi di

pregare. Riguarda lessere vivi in Dio e per gli altri. Ed da questa vita, che scaturisce la nostra predicazione. La predicazione della Verit Divina, questa lanima della Spiritualit Domenicana. Dio soprattutto Somma Verit al cui culto esplicito i Domenicani consacrano tutta la loro vita. Colpisce e non poco il motto che Mons. Castellano, gi Arcivescovo di Siena e Frate Domenicano, scelse da porre nel suo stemma episcopale Veritas in Caritate Verit nella carit. Bisogna dire che il principio movente di ogni spiritualit e in modo specifico del Domenicano sempre la Carits, lAmore! LAmore il primo movente della contemplazione ed il suo ultimo termine e coronamento. Il raggiungimento della Verit Divina poi lo scopo della creazione, il fine che costituisce la salvezza dellanima. Il culto di Dio come Veritas, lamore a Dio prima

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Veritas: ecco quindi la sostanza, lanima direi della Spiritualit Domenicana. Il Domenicano autentico quindi il figlio della Verit, in quanto essa ci genera, ci struttura, ci modella; ci conferisce la nostra particolare fisionomia spirituale. Ancora, il domenicano lo sposo della Verit come auspicava Santa Caterina in una sua lettera al beato Raimondo (L. 102) Scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi sposo vero della verit e seguitatore e amatore dessa verit. Ma non veggo il modo che possiamo gustare e abitare con questa verit se noi non conosciamo noi medesimi. Perocch nel conoscimento di noi troviamo ancora la recreazione che Dio ci fece, ricreandoci a Grazia nel sangue dellunigenito suo Figliolo; il quale sangue ci manifesta la verit di Dio Padre. il Domenicano ama la verit, convive sempre con essa, le si unisce s, da formare una cosa sola con la medesima, da cui gli provengono tutte le gioie. Egli come dice Santa Caterina del Santo Padre Domenico; prende lufficio del Verbo, il cui compito rivelare il Padre, Se stesso e lo Spirito Santo. Pertanto il Frate domenicano trasfonde, aiutato dalla grazia divina, nelle anime la luce increata, la Verit sussistente, la Verit fontale, cio la conoscenza delle grandi verit sapienziali, ordinatrici di tutto il sapere. Pertanto per i Domenicani si addice quel bellissimo verso del sommo poeta, del canto XXII del Paradiso: La verit che tanto ci sublima. Ebbene penso che questa frase ben si addice alla nostra Santa, la Quale nellOrazione XV esprime totale stupore per il dono della verit, di quella verit che sidentifica con Dio stesso, che il Figlio di Dio adempie e comunica e che va accolta nella sua pienezza. Condotto davanti a Pilato, Ges svela la sua vocazione: io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo: < testimonianza alla verit. (Gv. 18, 37 ) Di fronte a questa rivelazione, Pilato risponde con una scettica domanda: Che cos la verit?. Non aveva capito che la verit era davanti a lui. La domanda di Pilato risuona in tutte le epoche e si fa pressante tanto pi, quanto pi i servitori della menzogna mostrano falsi sentieri, sostenendo che luomo sufficiente a se stesso e che non c nessuna verit. Eppure luomo non pu vivere senza verit, come non pu vivere senza luce e senza amore. Leggendo le poesie di Emily Dickinson mi colpiva lobliquit di una sua celebre dichiarazione: D tutta la verit/ ma dilla sbieca/ il successo, sta nellaggirare. Ma la Dickinson anche maestra della franchezza e questo la porter a dire: La verit una cosa rara cos rara che piacevolissimo dirla. Dichiar a Higginson nel 1870. Ebbene a differenza della Dickinson e di Pilato, Santa Caterina non si pone la domanda: che cos la verit, non ha dubbi. Di fatto ha gi trovato risposta: Lanima che per amore seguita la dottrina della tua Verit, diventa un altro te per amore. Ben confesso, dunque che la Verit tua dice la verit. (oraz. XXI). Il punto centrale del pensiero spirituale di Santa Caterina come ben sa ogni studioso della Santa, la dottrina del vero conoscimento, ossia della conoscenza della verit del proprio essere di creatura e creatura peccatrice, e della verit della bont e dellamore di Dio verso la creatura che ha in s ragione, amore creatore e amore redentore e santificatore. Nel Dia-

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logo della divina Provvidenza, elabora, dopo la dottrina delle lacrime e prima della dottrina del corpo mistico della santa Chiesa, la dottrina della verit. Lei ha fatto lesperienza di Dio e questa sua passione desidera comunicarla; Lei s, una straordinaria Maestra della verit. Questa verit non la tenne per s, ma la comunic con ardente zelo ai suoi contemporanei dimentichi di Dio e continua a comunicarla ancora alla Chiesa, per la quale ha offerto la sua vita. Santa Caterina, in quanto Terziaria del nostro Ordine, fu giuridicamente una vera Domenicana; seppe perfettamente interpretare ed attuare il carisma di San Domenico e visse integralmente la spiritualit. La casa paterna della nostra Santa sorgeva non lontano dal convento dei Domenicani, e dal suo frequentare la chiesa e dal contatto con quei maestri dello spirito e con fra Tommaso della Fonte suo cugino, impar a conoscere il fondatore e a stimare la regola di perfezione che il Santo aveva lasciata. Questo fa certamente da sfondo allattrazione, al fascino, che Caterina sub nella scelta dellabito e la vocazione domenicana. Fu la Divina Provvidenza a volerla domenicana, perch solo appartenendo a un Ordine votato alla predicazione per la salvezza delle anime, avrebbe avuto la possibilit in quanto donna, di esercitare nella societ di quel tempo, con la parola e con gli scritti, quella intensa attivit che lha resa unica nella storia della Chiesa. A 16 anni divenne Domenicana, promettendo obbedienza simpegnava ad osservare scrupolosamente la Regola detta dei Fratelli e delle Sorelle della penitenza di San Domenico promulgata nel 1285 dal Maestro dellOrdine Munio de Zamora. Si trattava di una regola molto impegnativa, che prescriveva, ad esempio, luso dellabito domenicano, la recita quotidiana delle Ore canoniche o di preghiere sostitutive, la partecipazione allufficio divino sia diurno che notturno coi frati nelle domeniche e negli altri giorni festivi, il digiuno in Avvento e in Quaresima e lastinenza dalle carni quattro volte alla settimana. Luso moderato dei propri beni patrimoniali secondo lo spirito evangelico, una condotta di vita cristiana ineccepibile e addirittura di chiedere di volta in volta il permesso per partecipare a feste e per allontanarsi dalla propria citt. Dopo aver affermato che il Terziario come figlio prediletto di San Domenico doveva essere emulatore e ardente difensore, secondo il suo stato di vita, della verit della fede cattolica; concludeva col dire vogliamo e stabiliamo che tutti i Fratelli e le Sorelle della penitenza del Beato Domenico, dovunque si trovino, siano sottoposti alla direzione e correzione del Maestro dellOrdine e del priore provinciale della loro provincia di appartenenza, ubbidendo totalmente ad essi in ci che riguarda la conservazione e il progresso della vita spirituale. Chi entrava nel Terzordine diventava giuridicamente a tutti gli effetti membro dellOrdine dei Frati Predicatori. Nella biografia della vita di Santa Caterina e nel Dialogo della divina Provvidenza, troviamo due passi che ci dimostrano che la sua scelta dellabito Domenicano, fu una scelta ponderata, dopo aver compreso il carisma di san Domenico ed aver voluto condividerne gli impegni. Nella Legenda Major il beato Raimondo narra di una visione raccontatagli da Fra Bartolomeo Domini-

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ci, che ne aveva avuto la confidenza della Santa, poi da lui confermata al Processo Castellano e ripresa anche da Fra Tommaso Caffarini in cui Caterina, in una vigilia della festa di San Domenico aveva visto leterno Padre nellatto di generare dalla bocca del Verbo a Lui coeterno, e contemporaneamente aveva scorto uscirgli dal petto come figlio adottivo il Fondatore dei Frati predicatori. Di fronte alla sua meraviglia per quanto stava vedendo, lEterno Padre le aveva dato questa spiegazione: Come questo Figlio secondo natura, Verbo Eterno della mia bocca, predic al mondo quelle cose che gli furono da me comandate, e rese testimonianza alla Verit, come egli disse a Pilato, cos il figlio mio adottivo Domenico predic la verit delle mie parole al mondo, fra gli eretici e fra i cattolici, e non solo mentre visse, ma anche pei suoi successori per mezzo dei quali seguita a predicare e predicher ancora. Perch come il Figlio naturale mand i suoi discepoli, cos questo adottivo mand i suoi frati; per cui, come il Figlio naturale il mio Verbo, cos questo adottivo banditore e portatore del mio Verbo di pi, come il Figlio naturale ordin tutta la sua vita e tutte le sue azioni alla salute delle anime, cos il figlio mio adottivo Domenico pose tutto il suo studio e tutte le sue forze per liberare le anime dalle insidie dellerrore e dai vizi. Questa la principale intenzione per la quale egli fond e coltiv il suo Ordine: lo zelo delle anime. Ebbene di questa visione, cos testimoniata, non possiamo dubitare. Essa dimostra chiaramente quale concetto avesse la Santa, del carisma di San Domenico. E la conferma la troviamo in quello che lei stessa ha scritto nel Dialogo, dove nel mettere in bocca alleterno Padre lelogio del dolce Spagnolo come affettuosamente chiama San Domenico, si sente leco della visione sunnominata, e dove, meglio che in essa, precisa chiaramente quale sia il carisma e quello dellOrdine da lui fondato. Se tu pensi alla navicella del padre tuo Domenico, mio figlio diletto, egli lha ordinata perfettamente, perch volle che i suoi attendessero solo allonore mio e alla salvezza delle anime col lume della scienza. Su questo lume egli volle porre il suo principio, non togliendo per la povert vera e volontaria Ma quale obiettivo pi specifico egli scelse il lume della scienza per estirpare gli errori che in quel tempo si erano diffusi. Egli assunse dunque lufficio del verbo unigenito mio figlio. Addirittura egli nel mondo sembrava un apostolo, tanta era la verit e il lume con cui seminava la mia parola, togliendo via le tenebre e donando la luce. Egli fu un lume che io offrii al mondo per mezzo di Maria, posto nel corpo mistico della santa Chiesa come estirpatore di eresie. Dicendo: prese lufficio del Verbo, vuol dire che manifesta al mondo la verit del Padre, mediante la predicazione evangelica. E questo nostro carisma domenicano della predicazione, dopo averlo capito e interpretato meravigliosamente, Caterina in quanto domenicana si sforz di attuare in modo eccezionale. Si pu predicare in maniera indiretta, con la testimonianza della propria vita e con la preghiera che ottiene soprannaturalmente efficacia alla predicazione fatta da altri. E questo tutti i santi lo hanno sempre fatto. Ma Caterina bench donna del 300, predic anche in maniera diretta. Diciamo di

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pi: fece della predicazione e della diffusione del messaggio cristiano la ragione dessere di tutta la sua vita. E questo nessun altra donna prima di lei aveva fatto e far per molti secoli ancora dopo di lei. Ed con ci che dimostra di aver vissuto in pieno il carisma dellOrdine che ebbe dal Papa e dalla Chiesa il titolo ufficiale di Ordine dei Predicatori. Inizia la sua predicazione a Siena, evangelizzando i poveri, vegliando e curando gli ammalati, visitando i carcerati. Poi estende la sua predicazione alla Toscana, allItalia che percorre come ambasciatrice di pace ma soprattutto annunciatrice delle verit eterne. Predicatrice pi tardi alla corte di Avignone, dove convince il Papa a ritornare a Roma. Pi tardi sar a Roma, quando lunit della Chiesa viene infranta dal grande scisma dOccidente, si fa predicatrice instancabile dellunit della Chiesa fino a morirne di dolore. San Domenico, non si limit a fondare un ordine che avesse come carisma la predicazione tout-court, ma volle che la predicazione dei suoi figli fosse alimentata e resa efficace da una intensa vita di studio e di preghiera. Convinzione questa che San Domenico esprimeva nellesortazione che egli ripeteva continuamente ai suoi frati e volle che fosse messa anche nelle Costituzioni: parlate sempre con Dio o di Dio. E volle altres inserire nelle Costituzioni dellOrdine che di giorno e di notte, in casa e per strada i frati leggessero e meditassero sempre qualcosa. Permettendo tra laltro che essi potessero venire dispensati da ogni altra pratica conventuale per motivi di studio, facendo cos dello studio, al posto del lavoro monacale, uno dei mezzi ascetici del nuovo Ordine. Santa Caterina, bench illetterata, dimostra di essere ben consapevole dellimportanza data allo studio da San Domenico quando, nel brano citato del Dialogo, ricorda chegli scelse il lume della scienza per estirpare gli errori che in quel tempo si erano diffusi e vede in questa sua scelta la differenza specifica tra la sua spiritualit e quella di San Francesco: Francesco e Domenico sono state due colonne della santa Chiesa: Francesco con la povert che in modo particolare gli propria e Domenico con la scienza. La nostra Santa in un primo tempo, quando era ancora analfabeta, pot imitare il Santo fondatore anche nellamore allo studio, approfittando degli insegnamenti che le venivano dal suo Direttore spirituale e dalle letture che venivano fatte in chiesa. San Domenico, a chi un giorno gli aveva chiesto quale fosse la fonte principale della sua dottrina aveva risposto: ho studiato sul libro della carit pi che in ogni altro. E a questa sembra alludere anche Santa Caterina, quando nel Dialogo scrive di lui: su quale mensa egli fa nutrire i suoi figli col lume della scienza, alla mensa della croce egli non vuole che i suoi figli ad altro attendano che stare su questa mensa col lume della scienza. Anche Santa Caterina, studiando soprattutto in questo libro dai cinque capoversi, che sono le piaghe di Cristo, acquis quella scienza, che al dire della bolla di canonizzazione; scritta dal grande umanista senese il Papa Pio II Piccolomini: Fu pi infusa che acquisita. Quanto poi alla preghiera, questo elemento della spiritualit domenicana, della quale San Domenico fu personalmente assiduo sia di giorno che di notte, la si riscontra con maggiore evidenza

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nella vita e negli scritti della Santa. Caterina inizia la sua attivit apostolica pi o meno a venti anni, ma ad essa si era preparata da tempo con una intensa vita interiore. Ancora bambina fugge di casa per poter vivere in una grotta come eremita, ricondotta a casa, cerca luoghi appartatati per pregare in pace; e gli stessi scalini della casa le danno loccasione per elevarsi spiritualmente. Privata della sua camera si fa una cella nel cuore, mediante la quale impara a stare in orazione con Ges. Non ancora mantellata di San Domenico regola la giornata al suono delle campane del vicino convento domenicano, in modo da passare in preghiera le ore nelle quali i frati sono chiamati al riposo o allo studio, e di riposare invece quando essi scendono al Coro, instaurando cos con la comunit dei frati una specie di ciclo perpetuo di preghiera. Entrata nellOrdine, si uniforma maggiormente alla sua spiritualit, la quale, pur non escludendo, anzi sollecitando ogni altra forma di preghiera, d la preferenza a quella Corale. Ed ecco allora Caterina pronta a mezzanotte e allalba alle porte della chiesa, aspettandone lapertura, per poter partecipare coi religiosi alla recita solenne delle Ore canoniche. Il discorso della preghiera, sia personale che corale, visto da Santa Caterina come laveva visto San Domenico, come preparazione e mezzo fruttuoso per la predicazione. Alla luce di quanto ho espresso, anche se davvero, in modo molto sintetico, possiamo dire che Santa Caterina fu Domenicana non solo giuridicamente in quanto Terziaria e quindi membro effettivo dellOrdine, ma lo fu anche per il carisma e la spiritualit dei quali comprese appieno la bellezza e che, compatibilmente con la sua condizione di Mantellata di San Domenico o Sorella della penitenza di san Domenico seppe realizzare pienamente raggiungendo le vette altissime del misticismo. Pur essendo illetterata, ha lasciato a noi, quello che lei chiamava Il Libro e che adesso ha come titolo Dialogo della Divina Provvidenza. 26 Orazioni e 381 lettere che compongono lEpistolario. Opere queste, di dottrina eccelsa e sempre attuali. Arricchiscono la Chiesa ed per questo che ha ricevuto il titolo di Dottore della Chiesa Universale. Le sue opere e i suoi scritti, nonostante siano passati tanti secoli, rimangono ancora oggi di grande attualit, Santa Caterina cos Maestra di vita cristiana: il suo stesso apostolato sapienziale che descrive: infatti nel Dialogo si rivela una Mistica che parla con la Persona del Padre e apprende da Lui come fa a salvare il mondo. Nelle lettere si rivela Profeta che applica alle situazioni concrete e alle persone del suo tempo quella stessa dottrina. Nelle Orazioni si Manifesta Apostolo che, partendo dalla sua stessa dottrina e obbedendo a infuocati slanci damore, contempla linfinita bellezza di Dio e gli rivolge accorate invocazioni per i bisogni della chiesa e di tutta lumanit. La santit di Caterina cos legata alla sua dottrina e la sua dottrina legata alla sua santit. una dottrina infusa dallalto: il suo un dono di sapienza che fiorisce da una carit infuocata e nello stesso tempo un tuttuno con la sua testimonianza di vita e il suo apostolato P. Alfredo Scarciglia O.P.

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LA BASILICA DI SAN DOMENICO SI ARRICCHISCE DI DUE NUOVE OPERE
sare stato positivo, con queste parole la dottoressa Anna Maria Guiducci della Soprintendenza di Siena, ha concluso il suo intervento nel corso dellinaugurazione delle due nuove vetrate artistiche poste ai lati della grande vetrata di Bruno Cassinari, situata dietro laltare maggiore della basilica cateriniana di San Domenico. Non stato semplice agire in un contesto complicato come quello della basilica di San Domenico di Siena, dove epoche e stili sono presenti e segnano la devozione nella storia, tracciata della mano delluomo. Il Maestro Carlo Pizzichini ha lavorato su committenza dei Padri Domenicani

di Siena alla maniera antica, il suo lavoro frutto del suo saper fare, ma accompagnato e seguito da padre Alfredo e dai domenicani, una sinergia che ha reso possibile che le due vetrate siano due spazi teologici che parlano a coloro che entrano nella grande basilica. La vetrata a sinistra dedicata alla Parola che d vita, mentre quella a destra allEucarestia; qui rappresentato un delicatissimo profilo della citt di Siena attraversato da un arcobaleno, con in primo piano una pisside con lostia che sta a ricordare il miracolo eucaristico presente in Siena, le Sacre Particole conservate nella basilica di San Francesco. La simbologia espressa dal mae-

La Dott.ssa Annamaria Guiducci della Soprintendenza ai Beni Artistici di Siena, il maestro Carlo Pizzichini, Padre A. Scarciglia e larchitetto Riccardo Butini

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Cronaca

Il pittore Pizzichini illustra il suo lavoro alle autorit

stro Pizzichini in disegni di grisaglia su fondo che reca molteplici scalature di celeste e verde, con dei disegni rossi, che sono note musicali tratte dalla composizione In Paradisum deducant te Angelidel maestro Gianluigi Gelmetti che ha concesso lo spartito. Quindi sono vetrate che suonano e la musica raffigurata nelle vetrate, ha fatto da sottofondo alla spiegazione del maestro Pizzichini al numeroso pubblico intervenuto. Hanno collaborato con lautore, larchitetto Riccardo Butini, il Maestro Maurizio Dones per ladattamento visivo dello spartito, larchitetto Sandro Bagnoli per aver ispirato lidea dello spartito musicale. Le vetrate sono state realizzate dalla storica vetreria senese La Diana di Angela Nenci e Caterina Pavolini. La spiegazione delle vetrate conte-

nuta in una pubblicazione delleditore Cantagalli di Siena, dal titolo: Carlo Pizzichini. Le vetrate per la basilica di San Domenico a Siena, curata da Riccardo Butini, arricchita con le foto di Bruno Bruchi e il progetto grafico a cura di Eva Camigliano. Alla serata sono intervenute le autorit, il Prefetto Saccone, il Questore Benedetti, il colonnello Mortillaro in rappresentanza dellArma dei Carabinieri, il colonnello Mazza della Guardia di Finanza. Era presente anche il Pope della Chiesa ortodossa che officia nella chiesa di Santa Maria delle Grazie in via della Sapienza, territorio della parrocchia di SantAntonio Abate in San Domenico. La fabbriceria di San Domenico continua la sua secolare attivit. Franca Piccini

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CATERINA DA SIENA, UNA DONNA CHIAMATA A PARLARE

aterina da Siena, una santa tra le pi affascinanti nella storia della Chiesa. Una donna chiamata a parlare facendosi voce di Cristo, e voce degli uomini. Sempre instancabile per le vie dItalia e dEuropa, sospinta dal fuoco dellAmore divino, non conosceva soste nella sua inarrestabile corsa; sembrava le mancasse il tempo per portare a compimento la missione ricevuta dal suo dolce Signore. Ma che cosa ha di particolarmente attraente questa figura di donna che, nonostante lo scorrere dei secoli, resta assai viva nella coscienza delle nostre comunit, e anzi si riscopre, a ogni epoca, come colei dalla parola fendente, con un fascino che trascina, una sovrannaturale bellezza che attira e conquista, e soprattutto uno spirito di permanente attualit, potrei dire, di modernit? Lintera vicenda umana e spirituale della sua esistenza ci aiuta a sintetizzare la risposta a questinterrogativo con una sola e semplice parola: Caterina stata unanima-Chiesa; una creatura nel cui cuore la carit ardeva cos dilatata, da essere simile a quella del cuore di Cristo; un cuore di donna, ardente dintensa e santa passione per la Chiesa. Sta qui la ragione per cui Caterina da Siena diventata un personaggio di primo piano anche nella complessa scena politica europea del secolo XIV. Se, in effetti, il valore di chi opera al servizio del prossimo in ogni ambito della societ e in particolare della politica, si misura dallampiezza del disegno e dalla complessit dellazione che svolge, bisogna dire che la tonalit della missione assume in Caterina colori marcati nel panorama cos disarmonico e cos complicato

del tempo in cui visse. La sua personalit fu, infatti, in grado di incidere nel corpo sociale dellepoca come elemento armonizzante e di equilibrio. Alcuni di questi tratti, tipici della caratura umana e spirituale di Caterina da Siena, emergono dallindagine scientifica e dalle riflessioni che don Paolo Morocutti propone nelle dense pagine di questo libro, frutto della sua personale ricerca, e del suo amore per una santa figlia della sua stessa terra di origine. Se ci lasciamo guidare dallautore, non sar difficile percepire aspetti e tonalit della personalit di santa Caterina, che la critica storica, per sua natura scettica e guardinga, ha talora cercato e tuttora forse tenta - con molta cautela, a dire il vero di scolorire. Al contrario si tratta di aspetti tipici e di tonalit carismatiche vive e originali, che arricchiscono senza dubbio il quadro della sua azione sociale e politica. Stiamo parlando di una giovane di trentanni senza armi n denari, senza strumenti n risorse materiali, senza accorgimenti diplomatici n manie di potere. Come avrebbe potuto, una popolana di una piccola citt dItalia, essere considerata un centro vitale di un sistema politico che abbracciava lItalia, lEuropa, anzi la Cristianit intera di quegli anni travagliati? Larchitettura del progetto di Caterina semplicissima e si basa su unidea sola: ricomporre lequilibrio della cristianit. Cristianit costituita da tutti i popoli che Cristo ha generato alla Grazia: i popoli che costituiscono le membra di un corpo unico, il corpo mistico della Chiesa. C un corpo, ci deve essere un punto di equilibrio, un centro, un capo: questo punto di equi-

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librio Cristo stesso nella persona del suo Vicario. Il Vicario di Cristo il Vescovo di Roma. Attorno a Roma, dunque, saranno gradualmente ordinate e lItalia e lEuropa e lintera cristianit. Tutto ci che turba questordine male, e per leliminazione di questo male bisogna arditamente e senza tregua combattere. Si avverte facilmente che si tratta di una visione semplice e organica del vasto e complesso mondo politico del secolo XIV; al tempo stesso una chiave di lettura utile per le societ di ogni luogo e di tutti i tempi. Caterina lo intuisce, e anzi chiaramente percependolo, non si d riposo: diventa limportuna sollecitatrice di tutti i prncipi dEuropa, lambasciatrice audace presso tutte le corti, la pellegrina instancabile per tutte le citt, la vittoriosa consigliera e sostenitrice dei Pontefici. Ges Cristo stesso, apparendole in visione, laveva cos incoraggiata: Non farai pi la vita che hai fatto sin qui: la cella non sar pi la tua consueta abitazione: anzi, per la salute delle anime ti toccher uscire anche dalla tua citt. Io sar sempre con te; che tu vada o ritorni; e porterai lonore del mio nome e la mia dottrina a piccoli e grandi, sian essi laici, chierici, religiosi; metter a la tua bocca una sapienza, alla quale nessuno sapr resistere. Ti condurr davanti a Pontefici, ai capi delle Chiese e del popolo cristiano affinch per mezzo dei deboli, come mio modo di fare, io umli la superbia dei forti (Vita del B. Raimondo, Cantagalli, Siena 1934, p. 393). Da questa soprannaturale mistica consegna, Caterina prese il via per un lungo pellegrinare, incurante di ostacoli e avversit, unicamente preoccupata di recare dappertutto la verit e la pace del suo Signore. Con gli uomini della sua epoca condivise le lotte per la vittoria del bene e le ansie per la realizzazione di disegni di giustizia e di pace. Nel breve spazio di appena trentatr anni, port a buon fine grandi missioni pacificatrici. E se essa pot intrattenere una fitta corrispondenza, oltre che con uomini e donne delle pi umili condizioni, anche con personalit ecclesiastiche e civili, se ebbe modo di prestare interesse alle notizie degli avvenimenti pubblici, fu perch la sua apertura aveva la misura della Chiesa e dellumanit. Basta inoltre fermarsi ad ascoltarla pregare, per capire quale sia il segreto della sua vivace e ardente capacit di comunicare lAmore. In lei v un unico desiderio: far conoscere Dio che lAmore; nella sua azione v una sola ricorrente esigenza: servire con passione filiale la Chiesa. Caterina opera, interviene e simmola per la Chiesa; per la Chiesa senza sosta prega: O Dio eterno ricevi il sacrificio della mia vita in questo

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corpo mistico della santa Chiesa. Io non ho da dare altro se non quello che tu hai dato a me. Tolli il cuore dunque, e premilo sopra la faccia di questa sposa. Caterina costituisce un esempio eloquente per chi oggi vuole servire la Chiesa di Cristo che, come allora, si trova a dover affrontare sfide dogni tipo. Caterina e il suo amore per il papa, che amava definire il dolce Cristo in terra, possa essere incoraggiamento e stimolo per i credenti del terzo millennio a servire la causa del Vangelo senza compromessi nel mondo contemporaneo che a tratti sembra aver smarrito la bussola del proprio cammino. Ecco perch, in questAnno della Fede voluto da papa Benedetto XVI, lansia della nuova evangelizzazione percorre i sentieri e le strade dellumanit. Occorre senza sosta far pervenire a tutti un rinnovato annuncio della salvezza di Cristo, senza abbattersi davanti agli ostacoli e alle ostilit che i cristiani incontrano in tante regioni della terra. Ci vuole coraggio e perseveranza; serve lintraprendenza dei santi e leroismo dei martiri. In primo luogo, occorre saper trasmettere con la vita la gioia del Vangelo. Questa forza comunicatrice, capace di far giungere anche a cuori induriti dallindifferenza e dallodio la ricchezza liberante dellAmore divino, sgorga, come appare molto bene in Caterina da Siena, non tanto da abilit strategiche o oratorie, non solo da efficienti strumenti di comunicazione e da mezzi dalto impatto umano e spirituale, bens dallumile ascolto della Parola di Dio, dallincessante e fiduciosa preghiera. Preghiera che, come nella Santa senese, respiro divino nel silenzio della contemplazione e dellestasi, ma anche eco vibrante di Dio nel frastuono del quotidiano e persino nelle contraddizioni della vita del mondo. Mettere Iddio, il Dio di Ges Cristo, al primo posto! Sempre. Allinizio del nuovo millennio, durante la memorabile Giornata Mondiale della Giovent del Grande Giubileo del 2000 che ebbe luogo a Tor Vergata, nella santa Messa di chiusura del 20 agosto, ebbe a ricordarlo il beato Giovanni Paolo II ai moltissimi giovani accorsi da ogni parte del mondo. Parafrasando un testo di Santa Caterina disse: Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo! (cfr Lett. 368). E il suo successore Benedetto XVI, nel motu proprio con cui ha indetto lAnno della Fede scrive che: Fin dallinizio del mio ministero come Successore di Pietro ho ricordato lesigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dellincontro con Cristo. E ancora, nellomelia della santa Messa per linizio del pontificato: La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso lamicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza. Don Paolo Morocutti, con questo suo attento lavoro di ricerca, ci offre qualche stimolo in pi per ricercare, alla scuola di santa Caterina, lessenziale della nostra missione di cristiani. Ci aiuti la Santa senese, sullesempio di Maria umile serva del Signore, a osare limpossibile in uno slancio di amore pieno di entusiasmo e di passione per la Chiesa: Tolli il cuore dunque, e premilo sopra la faccia di questa sposa. Chi ama Cristo davvero, non pu che ardere di passione per la sua Chiesa. Mons. Giovanni DErcole

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Basilica Cateriniana di San Domenico - Siena


I nostri Orari APERTURA Da novembre ad aprile: ore 9 - 18 (Messe e celebrazioni nella Cripta) Da Maggio ad ottobre: ore 7 - 19 (Messe e celebrazioni in Basilica) SANTE MESSE Giorni feriali: Conventuale ore 7,30 - 9 - 18 Giorni festivi: ore 7,30 - 9 - 10,30 Parrocchiale ore 12 - 18 CONFESSIONI Giorni feriali: prima delle Sante Messe Giorni festivi: prima delle Sante Messe LITURGIA DELLE ORE Celebrazione delle Lodi ore 7,30 (durante la Messa conventuale) Celebrazione dei Vespri ore 19,45 da novembre ad aprile in Cripta da maggio a ottobre in basilica