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Organo ufficiale di Alleanza Cattolica

356
Per una società a misura di uomo
e secondo il piano di Dio

In questo numero:
o Fatima e il dramma della modernità. Il viaggio di Papa Benedetto XVI in Portogallo
o Ignazio di Loyola e Filippo Neri
o Il diritto e le istituzioni in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione
o Miracolo a Torino. La campagna «Alleanza Cattolica per Cota» e le elezioni regionali
del 2010

rivista trimestrale - anno XXXVIII aprile-giugno 2010 – € 5,00


Cristianità
organo ufficiale di Alleanza Cattolica
trimestrale — dal 1973

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Fatima e il dramma della modernità
Il viaggio di Papa Benedetto XVI
in Portogallo
Massimo Introvigne

La Chiesa converge verso Fatima


Le apparizioni e il messaggio di Fatima — cui da sempre Alleanza Catto-
lica è particolarmente legata1 — hanno un’importanza cruciale per la vita della
Chiesa e per il suo giudizio sulla storia moderna. Questo è l’insegnamento cen-
trale del viaggio apostolico che Papa Benedetto XVI ha compiuto in Portogallo
dall’11 al 14 maggio 2010 in occasione del decimo anniversario della beatifica-
zione di due dei tre veggenti di Fatima, Giacinta (1910-1920) e Francesco Mar-
to (1908-1919). «Sono venuto a Fatima — ha detto il Papa — perché verso que-
sto luogo converge oggi la Chiesa»2. «[...] luogo benedetto che Dio si è scelto
per ricordare all’umanità, attraverso la Madonna, i suoi disegni di amore mise-
ricordioso»3, Fatima è la «[...] “casa” che Maria ha scelto per parlare a noi nei
tempi moderni»4, «[...] offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affi-
dano l’Amore di Dio che arde nel suo»5.
«Quanto all’evento successo 93 anni orsono, che cioè il Cielo si sia aper-
to proprio sul Portogallo [...] — come una finestra di speranza che Dio apre
quando l’uomo Gli chiude la porta —, si tratta di un amorevole disegno di Dio;
non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: “Non fu la
Chiesa che ha imposto Fatima — direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira [1888-

1
Cfr., per esempio, Fatima, la Chiesa e la Contro-Rivoluzione dei secoli XX e XXI, nu-
mero monografico di Cristianità, anno XXVIII, n. 301-302, settembre-dicembre 2000.
2
Benedetto XVI, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra
Signora di Fatima, del 13-5-2010, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano poli-
tico religioso, Città del Vaticano 14/15-5-2010.
3
Idem, Incontro con le organizzazioni della pastorale sociale nella Chiesa della SS.ma
Trinità di Fatima, del 13-5-2010, ibidem.
4
Idem, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra Signora
di Fatima, cit.
5
Ibidem.
1
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

1977], di venerata memoria —, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa”»6. Il


Papa afferma con singolare vigore la verità storica delle apparizioni, che non
derivano dalla psicologia dei veggenti ma fanno irruzione nella loro vita dall’e-
sterno, dal Cielo. A Fatima, afferma, «[...] tre bambini si sono arresi alla forza
interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cie-
lo»7. Certo, in ogni apparizione «[...] un impulso soprannaturale [...] entra in un
soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato
dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il
grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare,
di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un
contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo ve-
dere tutta la profondità, che era — diciamo — “vestita” in questa visione possi-
bile alle persone concrete»8.
Questa dialettica di «impulso soprannaturale» ed «espressioni formate
dal soggetto» non deve stupire. A differenza dell’islam, che considera il Corano
un testo letteralmente «dettato» da Dio parola per parola e lettera per lettera, co-
sì che il ruolo di Muhammad (570-632) sarebbe stato quello di un semplice fo-
glio su cui Dio ha scritto, la Chiesa considera la stessa Sacra Scrittura «ispirata»
da Dio, non «dettata». Anche gli autori dei libri sacri hanno tradotto l’ispirazio-
ne divina in quelle che il Papa a Fatima chiama «espressioni formate dal sog-
getto» dove sono presenti le «condizioni storiche, personali, temperamentali»
del soggetto medesimo, eppure nello stesso tempo non va perduto l’«impulso
soprannaturale», che anzi è fedelmente trasmesso. Ferma la premessa secondo
cui nessuna rivelazione privata può pretendere la stessa autorità della rivelazio-
ne pubblica, lo stesso vale per Fatima. La dialettica spiega anche perché — a
differenza di quel che pensa, quanto alla Sacra Scrittura, l’accostamento fonda-
mentalista tipico di un certo protestantesimo — il testo richiede sempre
un’esegesi e un’interpretazione. Il testo non cambia, ma nella storia la Chiesa vi
scopre ricchezze sempre nuove.
Sono princìpi che vanno tenuti presenti quando si tratta della materia deli-
cata del terzo segreto di Fatima, o più esattamente della terza parte del segreto
di Fatima, pubblicata dalla Santa Sede con un commento dell’allora card. Jo-
seph Ratzinger nel 2000. Qui la Madonna mostra «[...] il Santo Padre [che] at-
traversò una grande città mezza in rovina; e mezzo tremulo con passo vacil-
lante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incon-

6
Idem, Discorso all’arrivo all’Aeroporto Internazionale di Lisbona, dell’11-5-2010, in
L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 12-5-
2010.
7
Idem, Discorso dopo la benedizione delle fiaccole nella Cappellina delle Apparizioni
a Fatima, del 12-5-2010, ibid. 14/15-5-2010.
8
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso Lisbona, dell’11-5-2010, ibid.
13-5-2010.
2
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trava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai
piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararo-
no vari colpi di arma da fuoco e frecce»9. Lo stesso card. Ratzinger nel com-
mento teologico al segreto del 200010 aveva messo in relazione la visione di
Fatima con l’attentato che Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) aveva subito il
13 maggio 1981, giorno della festa della Madonna di Fatima. Chi ha scritto che
nel viaggio in Portogallo Papa Benedetto XVI ha «corretto» il card. Ratzinger,
cioè sé stesso, proponendo una diversa interpretazione della terza parte del se-
greto, non soltanto sbaglia, ma dimostra un’insufficiente comprensione del mo-
do in cui la Chiesa Cattolica legge i testi a diverso titolo divinamente ispirati. E
questo a prescindere dalla vexata quaestio se esistano testi della veggente di Fa-
tima più a lungo sopravvissuta, suor Lucia di Gesù dos Santos (1907-2005), che
ancora attendono la pubblicazione, questione su cui — contrariamente a certe
attese giornalistiche — Papa Benedetto XVI in Portogallo non si è pronunciato.
Le profezie hanno sempre più di un significato. La terza parte del segreto,
ripete ora Papa Benedetto XVI, è una «[...] grande visione della sofferenza del
Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II»11. Ma
questa «prima istanza» interpretativa, se mantiene tutta la sua importanza, non
ne esclude altre. Al contrario nel segreto, afferma il Papa, «[...] sono indicate
realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Per-
ciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la neces-
sità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del
Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si
annunciano»12. L’immagine centrale della terza parte del segreto è figura di
tutte le persecuzioni che i Papi e la Chiesa nella storia continuamente subiscono.
Anche le persecuzioni mediatiche contro il Papa successive al tradimento della
Chiesa da parte dei preti pedofili fanno parte dei «colpi d'arma da fuoco e
frecce» del segreto, che sempre «soldati» al servizio di progetti ideologici anti-
cristiani sono pronti a lanciare contro il Papa.
«Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio —
conferma Papa Benedetto XVI alludendo alla questione della pedofilia, che per-
altro nel viaggio in Portogallo non ha mai citato esplicitamente — vi è anche il
fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sof-
ferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che
esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in

9
Il «segreto» di Fatima, in Congregazione per la Dottrina della Fede, Il messaggio di
Fatima, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2000, pp. 11-22 (p. 21).
10
Cfr. ibidem.
11
Benedetto XVI, Incontro con i giornalisti durante il volo verso Lisbona, cit.
12
Ibidem.
3
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modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non
viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa»13.
Più in generale, «si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di
Fatima sia conclusa»14, e in questo senso si può dire che sia sbagliato riferire la
terza parte del segreto solo all’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Nel 1917 la
Madonna annunciava una «passione della Chiesa»15 che si manifesterà «in modi
diversi, fino alla fine del mondo»16. È certo la passione di Papa Giovanni Paolo
II colpito dall’attentato del 1981. Ma si può lecitamente pensare che si tratti an-
che della passione di Papa Paolo VI (1963-1978), colpito e amareggiato dagli
attacchi inauditi del dissenso teologico postconciliare dopo la pubblicazione
dell’enciclica Humanae vitae, del 1968, sulla retta regolazione della natalità. È la
passione di Papa Benedetto XVI, ferito sia dai crimini dei preti pedofili sia dalle
calunnie di quanti manipolano i tragici casi di pedofilia per attaccare diretta-
mente il Pontefice. Sarà la passione di un prossimo Papa fra cinquanta o fra cen-
to anni, perché essere tradita, calunniata e perseguitata fa parte della natura e
della storia della Chiesa, non solo secondo la profezia di Fatima ma secondo la
parola profetica dello stesso Signore Gesù: «Se hanno perseguitato me, perse-
guiteranno anche voi» (Gv. 15, 18).

La storia moderna: «un ciclo di morte e di terrore»


«L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non rie-
sce ad interromperlo...»17. Al cuore del messaggio di Fatima vi è un giudizio
sulla storia, e in particolare sulla storia moderna. Le tragedie annunciate a Fati-
ma non sono finite con la fine delle ideologie del secolo XX e del comunismo,
cui pure il messaggio del 1917 si riferisce. La crisi non è risolta. Da un certo
punto di vista è oggi più seria che mai, perché è anzitutto crisi di fede, quindi
crisi morale e sociale.
«La fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una
fiamma che non viene più alimentata»18. «Molti dei nostri fratelli vivono come
se non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna»19.

13
Ibidem.
14
Idem, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra Signora
di Fatima, cit.
15
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso Lisbona, cit.
16
Ibidem.
17
Idem, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra Signora
di Fatima, cit.
18
Idem, Discorso dopo la benedizione delle fiaccole nella Cappellina delle Apparizioni
a Fatima, cit.
19
Idem, Celebrazione dei Vespri con sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e laici
impegnati in alcuni movimenti ecclesiali nella Chiesa della SS.ma Trinità di Fatima, del
4
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Certo, Dio continua ad andare alla ricerca del cuore di ogni uomo, anche nel no-
stro tempo come in ogni tempo. «Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e
lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’in-
certezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno,
tenendo accesa la fiamma della fede?»20. All’interno stesso della Chiesa non
mancano infedeltà, fraintendimenti, assenza di sano realismo. «Spesso — ha ag-
giunto il Papa — ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali,
culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò
che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva
nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzio-
ni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?»21.
Nel clero stesso non si può non fare cenno a «[...] un certo indebolimento
degli ideali sacerdotali oppure al fatto di dedicarsi ad attività che non si accor-
dano integralmente con ciò che è proprio di un ministro di Gesù Cristo»22.
«Qualcuno potrebbe dire: “la Chiesa ha bisogno di grandi correnti, movimenti
e testimonianze di santità..., ma non ci sono!”»23. Anche se il Papa risponde a
questo «qualcuno» ricordando la presenza consolante e positiva di movimenti e
altre realtà ecclesiali, alcune delle quali hanno al centro della loro azione pro-
prio il messaggio di Fatima, rimane grave nella Chiesa la presenza di un certo
fatalismo, «[...] la tentazione di limitarci a ciò che ancora abbiamo, o riteniamo
di avere, di nostro e di sicuro: sarebbe un morire a termine, in quanto presenza
di Chiesa nel mondo»24.
Alla crisi di fede si accompagna una crisi morale. Tutti rischiamo di soc-
combere alla «[...] pressione esercitata dalla cultura dominante, che presenta
con insistenza uno stile di vita fondato sulla legge del più forte, sul guadagno
facile e allettante»25. Anche in un Paese benedetto da Fatima e ricco di tradizio-
ne cattolica come il Portogallo è stato legalizzato nel 2007 l’aborto e, al mo-

12-5-2010, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del


Vaticano 14/15-5-2010.
20
Idem, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra Signora
di Fatima, cit.
21
Idem, Omelia durante la Santa Messa al Terreiro do Paço di Lisbona, dell’11-5-
2010, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del
Vaticano 13-5-2010.
22
Idem, Celebrazione dei Vespri con sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e laici im-
pegnati in alcuni movimenti ecclesiali nella Chiesa della SS.ma Trinità di Fatima, cit.
23
Idem, Incontro con i Vescovi del Portogallo nel Salone delle Conferenze della Casa
Nossa Senhora do Carmo di Fatima, del 13-5-2010, in L’Osservatore Romano. Gior-
nale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 14/15-5-2010.
24
Idem, Omelia durante la Santa Messa nel Grande Piazzale di Avenìda dos Aliados a
Porto, del 14-5-2010, ibidem.
25
Idem, Incontro con le organizzazioni della pastorale sociale nella Chiesa della SS.ma
Trinità di Fatima, cit.
5
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mento della visita del Papa, il presidente della Repubblica dottor Anibal Cavaco
Silva si apprestava a firmare la legge che introduce il matrimonio fra persone
dello stesso sesso, il che è purtroppo avvenuto il 18 maggio 2010, nonostante gli
appelli di Papa Benedetto XVI. «Esprimo profondo apprezzamento — aveva
detto il Papa il 13 maggio — a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che cer-
cano di lottare contro i meccanismi socio-economici e culturali che portano al-
l’aborto e che hanno ben presenti la difesa della vita e la riconciliazione e la
guarigione delle persone ferite dal dramma dell’aborto. Le iniziative che hanno
lo scopo di tutelare i valori essenziali e primari della vita, dal suo concepimen-
to, e della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una
donna, aiutano a rispondere ad alcune delle più insidiose e pericolose sfide che
oggi si pongono al bene comune»26. Né, affrontando questi temi a Fatima, il
Pontefice pensava di allontanarsi dal messaggio del 1917: al contrario, «tutto
ciò ben si integra con il messaggio della Madonna che risuona in questo luo-
go»27, dove Maria parla di una crisi che ha nelle offese pubbliche alla legge
morale una componente essenziale.
La crisi di fede e di morale s’inquadra in una più generale crisi della no-
stra società, scristianizzata, frammentata, in balia di flussi d’immagini sempre
nuove che impediscono la riflessione e la vera comunione fra le persone. I veg-
genti di Fatima hanno insegnato che per ricevere veramente i messaggi del Si-
gnore e della Madonna «[...] si richiede una vigilanza interiore del cuore che,
per la maggior parte del tempo, non abbiamo a causa della forte pressione del-
le realtà esterne e delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima»28.
Nell’incontro a Fatima con i vescovi del Portogallo, rispondendo a monsignor
Jorge Ortiga, arcivescovo di Braga e presidente della Conferenza Episcopale
Portoghese che nel suo intervento aveva evocato la categoria di «modernità
liquida»29 del sociologo britannico di origine polacca Zygmunt Bauman, Papa
Benedetto XVI ha ricordato «[...] quegli ambienti umani dove il silenzio della
fede è più ampio e profondo: i politici, gli intellettuali, i professionisti della co-
municazione che professano e promuovono una proposta monoculturale, con
disdegno per la dimensione religiosa e contemplativa della vita»30.

26
Ibidem.
27
Ibidem.
28
Idem, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra Signora
di Fatima, cit.
29
«Benedetto XVI chiede di essere “autentici testimoni di Gesù Cristo”. Incontrando i
vescovi del Portogallo a Fatima», in Zenit, 13-5-2010, disponibile all’indirizzo <http://
www.zenit.org/article-22461?l=italian> (consultato il 24-5-2010); cfr. Zygmunt Bau-
man, Modernità liquida, trad. it., Laterza, Roma-Bari 2008.
30
Benedetto XVI, Incontro con i Vescovi del Portogallo nel Salone delle Conferenze
della Casa Nossa Senhora do Carmo di Fatima, cit.
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Ma, anche a questo proposito — come ha fatto spesso nel pellegrinaggio


a Fatima, e in consonanza con l’interpretazione che ha proposto del messaggio
della Madonna — il Papa ha sottolineato che la crisi non è solo esterna, ma è
anche interna alla Chiesa: «[...] non mancano credenti che si vergognano e che
danno una mano al secolarismo, costruttore di barriere all’ispirazione cristia-
na»31. Né sono adeguati programmi pastorali e «[...] soluzioni che rispondano
alla logica dell’efficienza, dell’effetto visibile e della pubblicità»32, o che na-
scondano l’annuncio cristiano in nome di un generico umanitarismo. Al contra-
rio, nella Chiesa serve una «ferma identità delle istituzioni»33. «Mantenete viva
la dimensione profetica, senza bavagli, nello scenario del mondo attuale, per-
ché “la parola di Dio non è incatenata!” (2Tm 2, 9)»34.

Da Fatima, un giudizio sulla modernità


Il messaggio di Fatima, in quanto giudizio sul dramma della storia e della
modernità, è in profonda sintonia con il cuore stesso del magistero di Papa Be-
nedetto XVI. Nel discorso del 2006 a Ratisbona35 e nell’enciclica Spe salvi36 del
2007 il Pontefice aveva già proposto un giudizio sui momenti centrali della mo-
dernità: Martin Lutero (1483-1546), l’illuminismo, le ideologie del secolo XX.
In ciascuno di questi momenti aveva distinto un aspetto esigenziale dove vi è
qualche cosa di condivisibile — la reazione al razionalismo rinascimentale per
Lutero, la critica del fideismo e la rivalutazione della ragione nell’illuminismo,
il desiderio di affrontare i problemi e le ingiustizie causate dalle trascrizioni so-
ciali e politiche dell’illuminismo per le ideologie novecentesche — e un esito
finale catastrofico dove, ogni volta, si butta via il bambino con l’acqua sporca e
si propongono rimedi peggiori dei mali che si dichiara di voler curare. Così Lu-
tero insieme al razionalismo butta via la ragione, smantellando la sintesi di fede
e di ragione che aveva dato vita alla cristianità medievale. L’illuminismo per ri-
valutare la ragione la separa radicalmente dalla fede, diventa laicismo e finisce
per compromettere l’integrità stessa di quella ragione che voleva salvare. Le
ideologie del Novecento criticando l’idea astratta di libertà dell’illuminismo fi-
niscono per mettere in discussione l’essenza stessa della libertà, trasformandosi
in industrie sanguinarie di tirannia e di oppressione. Nella modernità, dunque, a

31
Ibidem.
32
Idem, Incontro con le organizzazioni della pastorale sociale nella Chiesa della SS.ma
Trinità di Fatima, cit.
33
Ibidem.
34
Idem, Incontro con i Vescovi del Portogallo nel Salone delle Conferenze della Casa
Nossa Senhora do Carmo di Fatima, cit.
35
Cfr. idem, Discorso ai rappresentanti del mondo scientifico nell’Aula Magna dell’U-
niversità di Regensburg, del 12-9-2006, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. II, 2,
2006, pp. 257-267.
36
Cfr. Idem, Enciclica «Spe salvi» sulla speranza cristiana, del 30-11-2007.
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esigenze o istanze dove non tutto è sbagliato corrispondono esiti o risposte che
partono da gravi errori e si risolvono in drammatici orrori.
Anche qui, il tema si ripropone non solo all’esterno ma anche all’interno
della Chiesa, dove il magistero di Papa Benedetto XVI si è spesso concentrato
sulla corretta interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965).
Si dice, senza sbagliare, che il Concilio si fece carico della modernità. Ma que-
sto significa che il Concilio accolse le istanze del moderno oppure che condivise
anche le risposte dell’ideologia della modernità a queste istanze? Nel primo ca-
so il Concilio può essere letto alla luce della Tradizione della Chiesa, che — dal
Concilio di Trento (1545-1563), il quale si confrontò con le domande poste da
Lutero dando però risposte totalmente diverse, fino a Papa Leone XIII (1878-
1903), di cui ricorre quest’anno il secondo centenario della nascita, di fronte alle
ideologie nascenti — ha sempre accolto le istanze proposte dalla storia trovando
nel suo patrimonio gli elementi per farvi fronte. Nel secondo caso il Vaticano II
sarebbe invece un’innovazione radicale, un cedimento della Chiesa all’ideologia
della modernità, una rivolta contro la Tradizione da leggere secondo quella che
Papa Benedetto XVI chiama «ermeneutica della discontinuità e della rottura»37
rispetto a tutto quanto è venuto prima.
Nel pellegrinaggio a Fatima il Papa torna su questi temi: e il discorso del
12 maggio a Lisbona rivolto al mondo della cultura è destinato a prendere posto
fra i testi principali del suo pontificato. Qui, come di consueto, il punto di par-
tenza è il Concilio Ecumenico Vaticano II, «[...] nel quale la Chiesa, partendo
da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e
discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che han-
no caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. Così da sé
stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità,
da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza usci-
ta»38. Papa Benedetto XVI invita dunque a distinguere nella modernità le do-
mande in parte giuste e le risposte sbagliate, i veri problemi e le false soluzioni,
le «istanze», di cui la Chiesa si è fatta carico nella loro parte migliore — ma su-
perandole —, e gli «errori e vicoli senza uscita» in cui la linea prevalente della
modernità ha fatto precipitare queste istanze, ultimamente travolgendo e negan-
do quanto nel loro originario momento esigenziale potevano avere di ragionevole.
Per il Papa la modernità come plesso di esigenze può e deve essere presa
sul serio e diventare oggetto di discernimento. La modernità come ideologia de-

37
Cfr. Idem, Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della Curia
Romana per la presentazione degli auguri natalizi, del 22-12-2005, in Insegnamenti di
Benedetto XVI, vol. I, 2005. (Aprile-Dicembre), Libreria Editrice Vaticana, Città del
Vaticano 2006, pp. 1018-1032 (p. 1024).
38
Idem, Incontro con il mondo della cultura nel Centro Cultural de Belém a Lisbona,
del 12-5-2010, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città
del Vaticano 13-5-2010.
8
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

v’essere invece sottoposta a una rigorosa critica. Questa ideologia comporta il


rifiuto della tradizione — quella con la «t» minuscola, come patrimonio cultura-
le trasmesso dalle generazioni passate, e quella con la «T» maiuscola come veri-
tà conservata e veicolata dalla Chiesa — e l’idolatria del presente. In Portogallo
il Papa denuncia un’ideologia che «[...] assolutizza il presente, staccandolo dal
patrimonio culturale del passato»39 e quindi fatalmente finisce per presentarsi «[...]
senza l’intenzione di delineare un futuro»40. Considerare il presente la sola «fonte
ispiratrice del senso della vita»41 porta a svalutare e attaccare la tradizione, che in
Portogallo — e non solo — «[...] ha dato origine a ciò che possiamo chiamare una
“sapienza”, cioè, un senso della vita e della storia di cui facevano parte un uni-
verso etico e un “ideale” da adempiere»42, strettamente legati all’idea di verità e al-
l’identificazione di questa verità con Gesù Cristo. Dunque «[...] si rivela dram-
matico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo»43.
Il «[...] “conflitto” fra la tradizione e il presente si esprime nella crisi
della verità, ma unicamente questa può orientare e tracciare il sentiero di una
esistenza riuscita»44. In questo conflitto la Chiesa non ha dubbi su da che parte
stare. «La Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta tradizio-
ne»45: parole di Papa Benedetto XVI che richiamano — certo con uno stile e
con un linguaggio diversi — quelle del suo predecessore Papa san Pio X (1903-
1914) nella lettera apostolica del 1910 Notre charge apostolique, di cui pure ri-
corre il centenario quest’anno, secondo cui i «[...] veri operai della restaurazione
sociale [...] i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né innovatori, ma tra-
dizionalisti»46.
La difesa della verità contro il culto relativistico e anti-tradizionale del
presente è una missione «per la Chiesa irrinunciabile»47, ripete il Pontefice.
«Infatti il popolo, che smette di sapere quale sia la propria verità, finisce per-

39
Ibidem.
40
Ibidem.
41
Ibidem.
42
Ibidem.
43
Ibidem.
44
Ibidem.
45
Ibidem.
46
San Pio X, Lettre «Notre charge apostolique» à propos des théories sociales du
Sillon et le mirage d’une fausse démocratie, del 25-8-1910, in Enchiridion delle Encicli-
che, vol. 4, Pio X. Benedetto XV. (1903-1922), ed. bilingue, EDB. Edizioni Dehoniane
Bologna, Bologna 1998, pp. 828-873 (p. 871); cfr. doc. cit., in Idem, La concezione se-
colarizzata della democrazia. Lettera agli Arcivescovi e ai Vescovi francesi «Notre
charge apostolique», trad. it., Cristianità, Piacenza 1993, p. 38.
47
Benedetto XVI, Incontro con il mondo della cultura nel Centro Cultural de Belém a
Lisbona, cit.
9
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

duto nei labirinti del tempo e della storia»48. E anche questa conclusione corri-
sponde al senso profondo del messaggio di Fatima.

«Finalmente, il mio Cuore Immacolato trionferà»


Nella seconda parte del segreto di Fatima la Madonna preannuncia: «I
buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni
saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà»49.
In un testo pubblicato nel 2009 dove antropologi in gran parte non cattoli-
ci e anzi non credenti discutono il rilievo sociale delle apparizioni mariane si ri-
corda il ruolo del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-
1995) come «infaticabile promotore della devozione a Fatima»50. Qualche criti-
co ha voluto vedere nella lettura che Corrêa de Oliveira proponeva del messag-
gio di Fatima, prevedendo un periodo di crisi convulsiva chiamato bagarre —
dove appunto «i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da sof-
frire, varie nazioni saranno distrutte» — seguito da un Regno di Maria partico-
larmente favorevole alla Chiesa, dove «finalmente, il Mio Cuore Immacolato
trionferà», una sorta di versione cattolica del millenarismo protestante. Come
ho cercato di mostrare51, la critica non è fondata. Non solo non vi è in Corrêa de
Oliveira la previsione di una data precisa per questi eventi — che compare
spesso, anche se non sempre, nel millenarismo — ma mancano i due elementi
cruciali dello schema millenarista protestante classico: una venuta visibile —
ma «intermedia» rispetto a quella «finale» alla fine del mondo — di Gesù sulla
Terra e la scomparsa per mille anni del male e dei malvagi. Al contrario per il
pensatore brasiliano, esponente della scuola contro-rivoluzionaria che usa l’e-
spressione «Rivoluzione» per designare il processo di scristianizzazione che ha
caratterizzato l’Occidente a partire dal Rinascimento, «la Rivoluzione conti-
nuerà — e di questo sono certo — anche nel Regno di Maria. Cellule rivoluzio-
narie continueranno a esistere, e saranno perfino peggiori di quelle di oggi.
Sembra impossibile, ma sarà così. Perché il rifiuto delle grazie offerte nel Re-
gno di Maria renderà gli uomini peggiori di quello che sono oggi»52 .
Papa Benedetto XVI, nel ripetere che la Chiesa prende il messaggio di
Fatima estremamente sul serio, non è lontano, come si è già visto, dalla prospet-

48
Ibidem.
49
Congregazione per la Dottrina della Fede, Il messaggio di Fatima, cit., p. 16.
50
David Morgan, Aura and the Inversion of Marian Pilgrimage: Fatima and Her Sta-
tues, in Anna-Karina Hermkens, Willy Jansen e Catrien Notermans (a cura di), Moved
by Mary. The Power of Pilgrimage in the Modern World, Ashgate, Farnham (Surrey) -
Burlington (Vermont) 2009, pp. 49-65 (p. 56).
51
Cfr. il mio Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo
XX nella Chiesa, Sugarco, Milano 2008.
52
Plinio Corrêa de Oliveira, Reunião de Recortes, del 9-4-1983, trascrizione a cura della
Commissão Plinio Corrêa de Oliveira, San Paolo 1983.
10
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

tiva di tragedie ancora peggiori di quelle che l’umanità ha già attraversato —


nel linguaggio di Corrêa de Oliveira, una bagarre: «Si illuderebbe chi pensasse
che la missione profetica di Fatima sia conclusa. [...] L’uomo ha potuto
scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce a interromperlo...»53.
Ma nello stesso tempo il Papa non manca di mettere in evidenza quella
parte del messaggio di Fatima che, dopo la tragedia, si apre alla speranza e al
trionfo del Cuore Immacolato di Maria. «Nessuna potenza avversa potrà mai
distruggere la Chiesa»54. Alludendo al centenario delle apparizioni di Fatima
nel 2017 — un evento in cui, in umile considerazione della propria età, il Papa
non include sé stesso — Papa Benedetto XVI afferma: «Tra sette anni ritorne-
rete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora “venu-
ta dal Cielo”, come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima cono-
scenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa
più bella dell’esistenza umana. Un’esperienza di grazia che li ha fatti diventare
innamorati di Dio in Gesù, al punto che Giacinta esclamava: “Mi piace tanto
dire a Gesù che Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere un
fuoco nel petto, ma non mi brucio”. E Francesco diceva: “Quel che m’è piaciu-
to più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci
mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!” (Memorie di Suor Lucia, I, 42 e
126)»55. Questo fuoco di amore di Dio, ricorda il Papa, ha anche una dimensio-
ne profetica: «Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle
Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria
a gloria della Santissima Trinità»56.
Sarebbe certamente sbagliato attribuire al Papa speculazioni — queste sì
millenariste — sul «quando» del «trionfo del Cuore Immacolato di Maria». Le
sue parole non sono una previsione, ma un auspicio introdotto da un «Possano».
Ma, se pure non ne conosciamo il «quando», questo «trionfo» — che Corrêa de
Oliveira sulla scia del grande santo mariano francese tanto caro a Papa Giovanni
Paolo II, san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716), chiamava appunto
«Regno di Maria»57 — è certo perché è «preannunciato» non dalle speculazioni

53
Benedetto XVI, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di No-
stra Signora di Fatima, cit.
54
Idem, Omelia durante la Santa Messa al Terreiro do Paço di Lisbona, cit.
55
Idem, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra Signora
di Fatima, cit.
56
Ibidem.
57
Cfr. san Luigi Maria da Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, parte terza,
capitolo quarto, 5, [217], in Idem, Opere, vol. 1, Scritti spirituali, Edizioni Montfortane,
2a ed. riv. e aggiornata, Roma 1990, pp. 355-527 (p. 496): «Questo tempo non giungerà
se non quando sarà conosciuta e praticata la devozione che sto insegnando: ―Perché
venga il tuo regno, venga il regno di Maria‖»; e ibid., nota 13: «―Ut adveniat gnum
tuum, adveniat regnum Mariae‖: motto forse creato dal Montfort».
11
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

degli uomini ma dalla voce stessa della Madonna che la Chiesa, nella persona
del Papa, accoglie e fa sua.
Sarebbe pure sbagliato abbandonarsi, a fronte di questa consolante pro-
messa, a un atteggiamento fatalistico, disinteressandosi del mondo e della storia
perché se ne occuperanno direttamente la Provvidenza e la Madonna. Il Papa
non ha nostalgia di un’epoca in cui «[...] dobbiamo anche confessare che la fede
cattolica, cristiana, spesso era troppo individualistica, lasciava le cose concre-
te, economiche al mondo e pensava solo alla salvezza individuale, agli atti reli-
giosi, senza vedere che questi implicano una responsabilità globale, una re-
sponsabilità per il mondo»58. Non è al disimpegno che ci chiama il messaggio
di Fatima, ma alla fedeltà e all’azione. «La fedeltà nel tempo è il nome dell’a-
more»59.
L’Occidente — Papa Benedetto XVI riprende qui il grande tema di Papa
Giovanni Paolo II della «nuova evangelizzazione», di cui Giovanni Cantoni ha
notato i collegamenti con Fatima60 — è diventato, con la crisi della fede, terra di
missione: «Il campo della missione ad gentes si presenta oggi notevolmente
ampliato e non definibile soltanto in base a considerazioni geografiche» 61. E
dal Portogallo il Papa «[...] ripete a ciascuno di voi: Miei fratelli e sorelle, biso-
gna che diventiate con me testimoni della risurrezione di Gesù. In effetti, se non
sarete voi i suoi testimoni nel vostro ambiente, chi lo sarà al vostro posto?»62.
«Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti
per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madon-
na domanda: “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli
vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di
supplica per la conversione dei peccatori?” (Memorie di Suor Lucia, I, 162)»63.
Il sì dei veggenti sarà la prima pietra per la costruzione del regno del Cuore Im-
macolato di Maria solo se sapremo accompagnarlo con il nostro sì, giorno per
giorno.

58
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso Lisbona, cit.
59
Idem, Celebrazione dei Vespri con sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e laici
impegnati in alcuni movimenti ecclesiali nella Chiesa della SS.ma Trinità di Fatima, cit.
60
Cfr. Giovanni Cantoni, La «purificazione della memoria» e la devozione al Cuore Im-
macolato di Maria per la Nuova Evangelizzazione, in Fatima: 1917-2000 e oltre, nume-
ro monografico di Cristianità, anno XXX, n. 313, settembre-ottobre 2002, pp. 25-30.
61
Benedetto XVI, Omelia durante la Santa Messa nel Grande Piazzale di Avenìda dos
Aliados a Porto, cit.
62
Ibidem.
63
Idem, Omelia durante la Santa Messa sulla spianata del Santuario di Nostra Signora
di Fatima, cit.
12
Ignazio di Loyola e Filippo Neri
Hugo Rahner S.J.

Sono stati canonizzati insieme il 12 marzo 1622 eppure quando vivevano


erano tanto differenti — e felicemente differenti — che si è sempre di nuovo
tentati di misurare, facendo appunto il confronto di questi due uomini di Dio, lo
spazio grandiosamente vasto nel quale può realizzarsi l’unico comune ideale
della santità cristiana1.
Il fondatore dell’Ordine dei Gesuiti e il fondatore dell’Oratorio di Roma:
a un primo sguardo sono di nature talmente opposte e gli ideali delle loro istitu-
zioni, o, per meglio dire, le loro realizzazioni nella storia della Chiesa sono tan-
to lontane fra loro che un confronto, di primo acchito, può sembrare quasi artifi-
cioso o risuscitare qualcosa di quei malumori politico-curiali che negli anni dei
preparativi della canonizzazione regnavano fra la casa professa del Gesù e
l’Oratorio della Vallicella2 e che ancora fremevano, quando, nell’epoca barocca,
si discuteva con serietà erudita la questione se, di fatto, Ignazio [1491-1556] a-
vesse un giorno sollecitato Pippo Buono ad entrare nella Compagnia di Gesù, e
avesse dovuto subire da lui un allegro rifiuto, o se, invece, la cosa non si fosse


Padre Hugo Rahner S.J. [1900-1968] ha pubblicato questo articolo nel 1956, all’inter-
no della miscellanea tedesca edita in occasione del IV Centenario della morte di S. Igna-
zio di Loyola. La traduzione integrale in italiano — apparsa, a cura dalla Congregazione
dell’Oratorio di Roma, nei Quaderni dell’Oratorio [n. 3, senza data] — è stata eseguita
dal marchese Giovanni Incisa della Rocchetta (1897-1980), rettore dell’Oratorio Secola-
re di Roma e curatore, assieme allo storico Nello Vian [1907-2000] e a padre Carlo Ga-
sbarri C.O. [1907-1987], dell’opera Il primo processo per san Filippo Neri [nel Codice
vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, 4 voll.,
Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963].
[Ne pubblichiamo il testo per gentile concessione di padre Edoardo Aldo Cerra-
to, procuratore generale della Congregazione dell’Oratorio. Le note sono state unifor-
mate secondo gli standard della rivista. Le inserzioni fra parentesi quadre sia nel testo
che nelle note sono redazionali. Qualche ritocco è stato apportato alla traduzione.]
1
Per la vita di san Filippo Neri [1515-1595] usiamo la migliore biografia finora [1956]
comparsa, Louis Ponnelle [C.O. (1879-1918)] e Louis Bordet [C.O. (1874-1963)], Saint
Philippe Néri et la société romaine de sons temps (1515-1595), Bloud, Parigi 1929.
2
Cfr. ibid., p. 520. Sui malumori, già al tempo di Francesco Borgia [san Francisco de
Borja y Aragón S.J. (1510-1572)], cfr. ibid., pp. 264 e 58.
13
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

svolta così, che Filippo avesse pregato d’essere ammesso, e Ignazio cortesemen-
te ma seriamente avesse detto di no3.
E quando si sa questo, ci si può immaginare che Ignazio e Filippo, col
sorriso che, sulla terra, era proprio di ambedue, guardassero giù verso quella
Roma tanto poco illuminata, l’allegro Filippo ed Ignazio «il piccolo spagnolo
che zoppicava un poco ed ha occhi tanto lieti»4. Ed appunto immaginando que-
sto incominciamo a comprendere che questi due santi, nonostante tutti i contra-
sti, formano gruppo fin dalla loro vita ed esistenza terrena e si rassomigliano in
una comune profondità.
S’incontrarono a Roma, sicuramente, già in quel terribile inverno di fame
1538-1539, quando i compagni d’Ignazio raccoglievano gli infermi ed i poveri
nella casa Frangipani e li distribuivano poi fra i vari ospedali della città. Allora
Filippo conobbe Ignazio e Francisco de Xavier5 [san Francesco Saverio (1506-
1552)] e ancora parecchi anni dopo, nelle sue serate spirituali presso San Giro-
lamo della Carità, dalle quali ebbe origine l’Oratorio, egli leggeva ad alta voce,
con ardente entusiasmo, le lettere del Saverio dall’India6. Per tutti gli anni
(1537-1556) trascorsi da Ignazio a Roma, Filippo — il quale, dal 1534 al 1595,
per 60 anni del suo lavoro nella cura delle anime, ha benedetto quello stesso
suolo di Roma — si mantiene legato di rispettoso amore con il Magister spa-
gnolo di Santa Maria della Strada e ha spesso professato d’aver veramente im-
parato da Ignazio a conoscere la preghiera interiore7 e di aver veduto sul volto di
lui uno splendore misterioso; anzi, più tardi ha giudicato che nessuna pittura po-
8
tesse rendere tale splendore .
L’infallibile acuta percezione degli spiriti, che era in Filippo, vedeva in
Ignazio ben oltre l’apparenza: e precisamente in queste profondità, che si na-

3
Cfr. ibid., p. 54 e ss.; e Pietro Tacchi Venturi [S.J. (1861-1956)], Storia della Compa-
gnia di Gesù in Italia narrata col sussidio di fonti inedite, 5 voll. in 7 tomi, Edizioni
della Civiltà Cattolica, Roma 1943-1950, vol. II, t. 1, pp. 300-304.
4
Cfr. Fontes Narrativi de Sancto Ignatio de Loyola (d’ora in poi FN), 2 voll., Roma,
Edizioni della Civiltà Cattolica 1943-1951, vol. II, p. 637 (riedizione critica e aumentata
delle fonti contemporanee su Ignazio in [Dionysius Fernández Zapico S.J. (1877-1948)
(a cura di)], Monumenta Ignatiana, ex autographis vel ex antiquioribus exemplis collecta
(d’ora in poi MI), Monumenta Historica Societatis Jesu, Roma 1934-1948, vol. 4, t. I).
5
Cfr. G[eorg]. Schurhammer [S.J. (1882-1971)], Franz Xaver. Sein Leben und seine
Zeit, 2 voll., Herder, Friburgo i. B. 1955, vol. I, p. 427 e ss [trad. it., San Francesco Sa-
verio. Apostolo delle Indie (1506-1552), Apostolato della Preghiera, Roma 2005]. Sul-
l’incontro di Filippo con Ignazio e Francesco Saverio, cfr. ibid., p. 481.
6
Cfr. Monumenta Historica Societatis Jesu (d’ora in poi MHSJ), Epistolae S. Francisci
Xaverii, vol. I, p. 17; vol. II, p. 5.711 e ss.; e L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 163 e ss.
7
Cfr. [Societé des Bollandistes,] Acta Sanctorum Julii, vol. VII [Jean Baptiste Du Col-
lier S.J. (1669-1740) (a cura di), Anversa 1731, rist. anast. Culture et civilisation, Bru-
xelles 1970], p. 532 (n. 588).
8
Cfr. MI, vol. IV, t. 2, pp. 423 e ss.; e vol. IV, t. I, p. 513.
14
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

scondono, egli è uguale a magister Ignazio e perciò anche paragonabile a lui.


Cerchiamo di afferrare, con rapido schizzo, questa uguaglianza nella diversità
del loro essere umano e cristiano.

L’uomo
Filippo Neri giunge a Roma quattro anni prima d’Ignazio, certamente
verso la fine del 1533. Un giovane di diciotto anni, che non aveva la stessa
esperienza del peccato che l’elegante ufficiale Iñigo de Loyola, ma era spinto
dalla forza della «conversione» ad un amore fiammeggiante ed esclusivo per le
cose di Dio. Ciò significa, per Filippo, in primo luogo, un amore appassionato
per la povertà, quell’ardito ripudio di tutte le sicurezze apparentemente prudenti
della vita giornaliera, che era il compendio dell’evangelica sequela del Cristo
anche per Iñigo de Loyola, da quando, nel 1522, aveva lasciato la patria e la
famiglia, per tutti gli anni dello studio fino al beato eremitaggio di Vicenza. Nel
suo romitorio a piazza di Sant’Eustachio, Filippo abitava nel 1537, quando
Ignazio entrò in Roma. Di là fece un tentativo di studiare teologia alla
«Sapienza», forse ha assistito ad un paio di lezioni dei due compagni di Ignazio
Fabro [beato Pierre Favre S.J., 1506-1546] e Laynez [Diego S.J., 1512-1565], i
quali vi insegnarono, dal 1537 in poi; e poiché egli seguì anche conferenze teo-
logiche nel convento di Sant’Agostino, può darsi che egli abbia anche udito
quelle prediche quaresimali del famoso Agostino Mainardi [agostiniano, 1482-
1563], dalle quali divampò la prima lotta in Roma contro i magistri parigini di
Ignazio. Ma fin da ora balena la profonda differenziazione fra Filippo ed Igna-
zio. Per lo spagnolo, fin dal fallito pellegrinaggio a Gerusalemme, l’idea diret-
trice era: per aiutare le anime, occorre studiare; per anni egli siede sui banchi
delle scuole e la lotta fra l’arida metafisica e l’ardore mistico è sempre decisa a
favore della «ratio». Filippo mette presto da parte i libri. Mentre Iñigo si guada-
gna a Parigi, nel 1535, con diligenza ferrea, il diploma di Magister, Filippo con-
fessa: «Io non ho mai studiato molto e non ho potuto imparare molto, perché
9
ero occupato alla orazione e ad altri esercizi spirituali» .
Tutto lo spingeva colà, dove anche Ignazio era spinto con violenza (ma
Filippo si abbandona con impeto mistico a quella urgenza, alla quale Ignazio ce-
de temporaneamente, sempre sotto fortissimo controllo di se stesso): all’amore
di Dio e alla preghiera solitaria. Talvolta Ignazio, durante gli studi a Parigi, cer-
10
ca un compenso, nella mistica solitudine della cava di gesso a Montmartre o

9
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 34. «Egli stesso confidò a Zazzara [Francesco S.J.
(1575-1626)] che aveva studiato poco e che non aveva potuto imparare perché occupa-
to in preghiere e in altri esercizi spirituali» (G. Incisa della Rocchetta, N. Vian e C. Ga-
sbarri C. O. [a cura di], Il primo processo per san Filippo Neri nel Codice vaticano lati-
no 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, cit., f. 39 v.)
10
Cfr. MI, vol. IV, t. 1, p. 524.
15
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

nell’austero salmodiare dei Certosini. Contemporaneamente Filippo è attratto


nelle semidirute grotte delle Catacombe in mezzo alla dolce solitudine della
campagna romana o ai vespri solenni delle chiese stazionali. Poi esce dalla
oscurità della propria preghiera nella luce delle vie di Roma, precisamente come
Ignazio entra nelle stesse strade dell’Urbe, dopo la mistica illuminazione ricevu-
ta alla Storta, a placidamente e sobriamente tastare il terreno per la ponderata e
prudente riforma della Chiesa.
Presso Filippo, tutto è geniale improvvisazione, egli interroga soltanto il
suo cuore amante, egli girella e passa davanti alle botteghe e si fa santo vaga-
bondo di Dio, cerca di conquistare i giovani mercanti fiorentini e i ragazzi di
strada romani «con tanto bel modo»11 che nessuno può resistergli.
Quanto il cielo dalla terra egli è lontanissimo da quella serietà circospetta,
quasi direi un po’ pedantesca, colla quale, nella primavera del 1539, i «magiste-
ri» parigini, si riuniscono di notte per discutere come congregarsi in comunità
religiosa, per organizzare l’opera di assistenza spirituale a Roma ed in tutto il
mondo.
In fondo hanno la stessa mira lo spagnolo solennemente serio e l’allegro
Pippo: far di nuovo Roma una città santa, nella quale, dal tempo del Sacco
[1527], si agita tanto di nuovo e di buono e che pure, secondo il giudizio spas-
sionato di Ignazio, «è un suolo sterile e arido, sul quale lussureggiano i frutti
cattivi»12 e del quale, ancora, dopo sedici anni di duro lavoro, scriverà, una
volta: «Noi raccogliamo qui qualche frutto per quanto Roma sia quella che
è»13. Ma nella maniera nella quale essi iniziano e proseguono quest’opera di ri-
forma, i due apostoli di Roma sono differenti fra loro quanto è possibile imma-
ginare. Ignazio dà gli esercizi spirituali ad umanisti e cardinali, i suoi dotti con-
fratelli insegnano alla Sapienza, le loro prediche si distribuiscono accuratamente
per le più frequentate chiese della città14. Filippo, invece, il quale non è ancora
prete (soltanto nel 1551 si lascia ordinare) rimane sulla strada e fin da ora la sua
cura d’anime è caratterizzata da quella inimitabile «familiarità e domestichez-
za»15 che gli conquistava i cuori di tutti, sino a quelli dei papi e dei cardinali. La
vita d’Ignazio fino allora era una rinuncia progressiva a quanto di singolarità a-
scetiche gli era peculiare dal tempo della conversione e dai giorni di Manresa, e
lunga fu la strada dal suo vestito da pellegrino di tela di sacco, fino alla «devo-
zione al vestito ordinario»16, che negli anni maturi egli definì come caratteristi-
ca della vera spiritualizzazione. Una ben lunga strada anche dalle sue proprie
sante follie fino al primo progetto dello statuto dell’Ordine, nel quale i compa-

11
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 88.
12
MI, vol. I, t. 1, p. 138. Cfr. ibid., p. 143.
13
Ibid., vol. I, t. 7, p. 256.
14
Cfr. G. Schurhammer, op. cit., vol. I, p. 397 e ss., e p. 407 e ss.
15
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 524.
16
FN, vol. I, p. 609.
16
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

gni della casa dei Frangipani con sorprendente arditezza diedero l’addio a tutto
quanto fino allora si era considerato come caratteristica dell’ascesi, «al digiuno,
alle discipline, alla nudità del corpo e dei piedi, alle vesti di colore» 17, tanto ar-
diti, che i cardinali ordinarono di omettere quelle proposizioni nella Bolla di
fondazione dell’Ordine. Con ragione il biografo di Filippo dice: «Ciò nono-
stante egli [Ignazio] fonda l’avvenire sulla totale rinunzia agli aspetti eccentrici
della vita mistica e sulla subordinazione rigorosa delle persone al fine»18.
Ed ora comprendiamo meglio perché, in quegli anni, l’incontro di Ignazio
con Filippo non potesse portare ad altra conclusione, che ognuno dei due ri-
conoscesse più precisamente e più nettamente la propria peculiarità e la propria
vocazione. Filippo era onestamente impressionato dalla nuova fondazione reli-
giosa del Magister spagnolo e, secondo una tradizione a dir vero non controlla-
bile più esattamente, gli condusse anche un paio dei propri giovani seguaci19.
Egli stesso però (e questa è certamente l’interpretazione esatta dei dati
documentari) poteva soltanto rispondere con un allegro no al delicato invito di
Ignazio di aggregarsi alla nuova comunità. Se, più tardi, Muzio Vitelleschi
[1563-1645], generale dei Gesuiti, si appellò alla dichiarazione di Filippo, che
egli avesse voluto entrare nella Compagnia di Gesù, ma Ignazio gli avesse rifiu-
tato l’ammissione, tale detto di Pippo Buono deve essere stato uno di quegli
scherzi coi quali egli copriva gli abissi della propria umiltà derivanti da quel
modo graziosamente scherzevole, secondo una citazione che fa Pietro Tacchi
Venturi20. Ed Ignazio è pari a Filippo in questo sublime umorismo: da questo
incontro che li separa ed al tempo stesso li unisce deriva quel detto scherzoso
che Filippo è una campana sul campanile, che chiama col suo suono ad entrare
nella chiesa, ma non vi entra essa stessa21. No, questo Pippo non era fatto, né
chiamato per divenire un figlio d’Ignazio, e la ragione fondamentale di ciò era
semplicemente nella sua natura libera, nel suo umore, nel senso più profondo di
questo antico termine, nel suo cuore, che non si lasciava mai acchiappare.
Ma noi non possiamo fermarci a questo punto, nel quale le vie apostoli-
che dei due uomini della riforma romana si separano. Esistono, nell’interiorità
di questi santi, regioni beatamente vaste, nelle quali essi erano insieme, come
amici, e profondità, nelle quali essi sono sorprendentemente simili, ma appunto
sempre con la differenza che Ignazio non lasciava mai prorompere i tratti «filip-
pini» del proprio naturale, mentre il cuore di Filippo, quasi torrente senza freni,

17
MI, vol. III, t. 1, p. 20. Cfr. ibid., p. 30.
18
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 51.
19
Cfr. ibid., p. 54; e G. Schurhammer, op. cit., vol. I, p. 489, nota 4.
20
Cfr. P. Tacchi Venturi, op. cit., vol. II, t. 1, p. 303.
21
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 54, e [Societé des Bollandistes,] Acta Sancto-
rum Maii, vol. VI [Daniel van Papenbroeck S.J. (1628-1714) e Godefroy Henschen S.J.
(1601-1681) (a cura di), Anversa 1688, rist. anast. Culture et civilisation, Bruxelles
1969], p. 525.
17
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

aveva il permesso di battere e di giubilare e piangere con felice noncuranza, per


poi realizzare in tutto precisamente quanto Ignazio perseguiva con la severa
contentezza e col regolamento del proprio cuore: amare tutto in Dio ed in tutto
Dio soltanto.
Proprio nel confronto di Ignazio con la natura molto meno complicata di
Filippo riusciremo ad afferrare il più profondo della sua natura, che solitamente
si nasconde ombrosamente. I contrasti sono quasi inconciliabili, già quando os-
serviamo quei due uomini nelle loro relazioni con gli uomini. Ignazio è tacitur-
no, nemico d’ogni fumo e delle chiacchiere, sempre padrone di se stesso e sem-
pre un po’ rigido e riconosce egli stesso (mostrando proprio con questo il gran-
de distacco fra il suo sentire interno e il contegno esterno): «Chi misurasse lo a-
mor mio da quello che io manifesto esteriormente, s’ingannerebbe di molto»22.
Filippo ama parlare, è gioviale, amabilmente burlone, bonariamente brusco, per-
spicace, spiritoso. Può capitare che dia un pugno ad un suo penitente, che dia
uno schiaffo ad uno dei suoi ragazzi, con la gioviale osservazione: «Questo non
era per te, ma per il diavolo in te»23. Nessuno può resistere alla sua amabilità,
quest’uomo delizioso lo si può pensare soltanto sempre «devotamente alle-
gro»24, per servirci d’una espressione di Goethe [Johann Wolfgang (1749-
1832)].
L’inimitabile eleganza della sua natura, che pure conserva sempre l’au-
tentico carattere popolare fiorentino, è il segreto della sua cura d’anime. Ma è
stato proprio Pippo Buono che ha visto sulla faccia d’Ignazio un riflesso d’una
altrettanto inimitabile gioia ed ha, perciò, per la congenialità del cuore, scorto
nello spagnolo qualcosa, che sentiva vivo in sé. Ed, in effetti, se interroghiamo
gli altri uomini che convivevano con Ignazio, apprendiamo forse — per esem-
pio dal diario portoghese, che il padre Luigi Gonçalvez da Câmara S.J. [1520
ca.-1575] teneva negli ultimi anni della vita d’Ignazio — che il generale del-
l’Ordine, altre volte guardato con timida venerazione, «inchinava talmente ver-
so l’amore, che egli era l’amore personificato e perciò era tanto amato da tutti
quanti nell’Ordine, che ognuno per così dire si sentiva particolarmente amato
da lui»25. E quando qualcuno veniva a fargli visita, Ignazio gli dimostrava una
gioia così ilare, che pareva volesse accoglierlo «nel mezzo dell’anima pro-

22
FN, vol. I, p. 588.
23
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 91. Cfr. G. Incisa della Rocchetta, N. Vian e C.
Gasbarri C. O. (a cura di), op. cit., f. 113.
24
Cfr. Johann Wolfgang von Goethe, Italienische Reise, Napoli 26 maggio 1787 [trad.
it., Viaggio in Italia. 1786-1788, con Introduzione e commento di Lorenza Rega, Rizzo-
li, Milano 2007].
25
MI, vol. IV, t. 1, p. 423.
18
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

pria»26. Precisamente quello che sentivano i giovani, che convenivano nella


piccola cella di Pippo a San Girolamo e che egli rendeva felici con i primi suoni
della poi tanto famosa musica dell’Oratorio.
Proprio quella musica, che Filippo, con l’istinto d’una musicalità, dicia-
mo, celeste, poneva a servizio della cura delle anime, e che, al primo sguardo, lo
fa apparire immensamente lontano da Ignazio e dal suo ideale per l’Ordine,
proprio la musica ravvicina queste due anime nel loro profondo27. Ignazio, il
quale, fin dalla prima redazione della legislazione del proprio Ordine nel 1539,
ha rinunciato del tutto ad ogni culto della musica liturgica, per quanto egli cono-
sca esattamente l’importanza pastorale ed ascetica della musica (organa aut
musicos canendi ritus ... quae ad excitandas et flectendas pro ratione hymno-
rum ac mysteriorum animas fuerant inventa [gli strumenti o le modalità mu-
sicali del canto [...] che furono inventati sono stati inventati per commuovere ed
elevare le anime per mezzo degl’inni e dei misteri]28), è, nel profondo dell’ani-
ma, della stessa mistica musicalità di Filippo. Potrebbe essere un detto di Pippo
questo che Ignazio annota un giorno nel proprio mistico diario: «Alla Messa,
molte lagrime. E tutto ciò con un senso così profondo delle parole udite inte-
riormente, che era come una somiglianza o un ricordo di parole o di musiche
celesti»29. Spesso va nella chiesetta di San Giuseppe della Pigna, per origliare il
canto del vespro30. Nel tempo pasquale, l’austriaco Peter Schörner deve cantar-
gli qualcuno dei canti dell’alleluia della sua patria31. E Luís Gonçalvez [de
Câmara S.J. (m. 1575)] annota nel proprio diario: «Quello che più lo stimolava
all’elevazione nella preghiera era la musica, il canto di argomento sacro, come
vespri, Messe cantate e simili. Tanto che una volta mi confessò che, quando en-
trava in una chiesa, in cui si stesse cantando l’ufficio divino, egli, immediata-
mente, si sentiva tutto rapito fuori di sé (se trasportava totalmente de sy me-
smo). E che questo giovava non solo all’anima sua, egli dice, ma gli serviva an-
che per guarire corporalmente. Così succedeva che, quando era malato e quan-
do si sentiva scontento (estava com grande fastio) nulla lo consolasse come una
pia canzoncina, che un confratello gli cantasse. Qualche rara volta, quando

26
FN, vol. I, p. 637. Cfr. H. Rahner, Ignatius von Loyola. Briefwechsel mit Frauen,
Herder, Friburgo i. B. 1956, p. 484 [trad. it., Ignazio di Loyola e le donne del suo tempo,
Paoline, Milano 1968].
27
Cfr. Carl Alois Kneller [S.J. (1857-1952)], Das Oratorium des heiligen Philipp Neri
und das musikalische Oratorium [L’Oratorio di san Filippo Neri e l’Oratorio musicale],
in Zeitschrift für Katholische Thologie, [Echter, Innsbruck] 1917, vol. 41, pp. 246-282.
28
MI, vol. III, t. 1, p. 19.
29
Diario di Ignazio, 11 maggio 1544, ibid., p. 137.
30
Cfr. FN, vol. II, p. 337.
31
Cfr. MHSJ, Litterae Quadrimestres, vol. IV, p. 328 e ss.; e James Brodrick [1891-
1973], Petrus Canisius [Pieter Kanijs S.J. (1521-1597)], [trad. ted., 2 voll., Herder,]
Wien 1950, vol. I, p. 384.
19
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

stava scontento nella propria stanza, andava a trovarlo il p. [André ] de Freux


[m. 1556] e suonava per lui il suo clavicordo, oppure un molto semplice e vir-
tuoso fratello laico, il quale sapeva molti pii canti, gli cantava una canzone» 32.
In questa sfera di una umanità sublime rientra, nei due santi, anche il loro lega-
me con la natura, nella quale essi trovano il divino. Alle stesse stelle scintillanti
nel cielo di Roma guardano Ignazio dal balconcino della propria camera e
Filippo dalla loggia fatta fabbricare espressamente alla Vallicella33. Parrebbe
scritto da questo Ignazio ebbro di stelle, quanto Filippo ha poetato nel solo so-
netto di lui che ci sia pervenuto: «Qual prigion la ritien ch’indi partire non pos-
sa e alfin coi pie’ calcar le stelle e viver sempr’in Dio e a sé morire?»34. E così
concordi, questi due esseri perduti in Dio amano la variopinta vita quotidiana
della strada di Roma e degli uomini peccatori, perché anche qui trovano la soli-
tudine del celeste, Filippo nel ridere dei suoi ragazzi chiassosi, Ignazio quando
nel trambusto delle vie vede andare tre persone in compagnia e sente immedia-
tamente infiammarsi il cuore d’amore per la Santissima Trinità35. Oggi giorno
non si può andare per le strade della vecchia Roma senza pensare a tutti e due: a
Pippo, che, ogni giorno andava di fretta dalla Vallicella a San Girolamo, con la
frotta dei suoi allegri ragazzi appresso; ad Ignazio, che dava lezioni di catechi-
smo ai ragazzi nella strada alla Zecca, a Campo de’ Fiori, presso la Rotonda.
Deliziosi sono i ricordi dei vecchi, che nel processo per la beatificazione d’Igna-
zio rievocano ancora quei giorni.
Essi ci mostrano un Ignazio veramente «filippino», uno sa dirci che don
Ignazio gli ha tirato scherzosamente l’orecchio; un altro che «mi faceva carezze
come a putti», un terzo che egli non si scompose neppure quando i ragazzacci di
strada gli tirarono appresso delle mele36. Era quello stesso Ignazio che seppe
rasserenare un uomo inconsolabile mediante un’allegra danza basca37; era quel-
lo stesso Filippo il quale, persino davanti ai cardinali, aveva ballato una danza
veramente ridicola e aveva intimato ad un fratello laico, che lo serviva, di deli-
ziare ospiti di riguardo con un ballo contadinesco38.
32
FN, vol. I, p. 636 e ss.
33
Cfr. MI, vol. IV, t. 1, p. 523; FN, vol. I, p. 376 e ss.; e G. Schurhammer, op. cit., vol.
I, p. 462.
34
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 525.
35
Cfr. Diario di Ignazio, 19 febbraio 1544, in MI, vol. III, t. 1, p. 101.
36
MI, vol. IV, t. 2, pp. 825, 828 e 831.
37
Cfr. Nicholas Lancicius [S. J. (1574-1653)] Opuscula spiritualia, 2 voll., Apud Iaco-
bum Meursium, Anversa 1650, vol. II, p. 639; e G. Schurhammer, op. cit., vol. I, p. 397,
nota 5.
38
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 93 (G. Incisa della Rocchetta; N. Vian; e C.
Gasbarri C. O. (a cura di), op. cit., f. 388 e f. 373); e Pietro Giacomo Bacci [C.O. (1575
ca.-1656)], Vita di S. Filippo Neri Fiorentino, fondatore della congregatione dell’Ora-
torio. Scritta già dal p. Pietro Giacomo Bacci ... et accresciuta di molti fatti, e detti del-
l’istesso santo, cavati da i processi della sua canonizatione. Con l’aggiunta d’vna breue
20
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Perché erano veri santi ambedue, ambedue erano anche veri uomini. Ed
ambedue erano perciò ripieni di quella serena ilarità celeste, che è il segno del-
l’autentica serietà cristiana. Presso Filippo era umorismo fiorentino, brioso, alle
volte rabbioso o capriccioso. Presso Ignazio era silenziosa superiorità, che, all’i-
nizio della conversione a Dio, spesso erompeva quasi da una sorta di disprezzo
per gli uomini da parte di chi bene li conosceva. In ogni caso è una delle comu-
nicazioni più caratteristiche fatteci da Pedro de Ribadeneira [S.J., (1527-1611)]:
«Il Padre, all’inizio della conversione a Dio, si sentiva spesso tentato di scop-
piare in una risata alla vista di certe persone. A colpi di flagello scacciò da sé
questo suo ridere e precisamente con tanti colpi per quante volte aveva anche
solo appena sorriso di altri»39. Della stessa inclinazione ci informa ancora per
l’anno 1555 il diario di Luis Gonçalvez ed insieme, come Ignazio avesse, per
così dire, asceticamente tramutato quel sorridere degli altri in un sorriso di com-
piacenza per le virtù o per i doni che arricchivano la persona che lo aveva pro-
vocato al riso40. Lo si vede: l’ilarità di Ignazio era diversa da quella di Pippo.
Per così dire è più acquisita, più cosciente, più atrabiliare. Ma essa è un tratto
essenziale d’Ignazio maturo, è quella «allegria e facilidade religiosa, gravidade
e prudencia»41, che, secondo la testimonianza del portoghese p. Gonçalvez, I-
gnazio desiderava vedere nei propri figli. E così avveniva che nessuno più d’I-
gnazio si rallegrasse di uno scherzo azzeccato o d’una situazione comica: tali
avvenimenti erano sempre per lui «una grande festa»42.

Il mistico
Fraintenderemmo i due santi, se volessimo paragonarli solo nella loro
amabile umanità. Ambedue sono dei mistici e l’irruzione prepotente del divino
nei limiti del loro umano supera ogni misura. Lì accadono, nella loro vita, cose
che noi non «comprendiamo» più. E nella parte dell’anima dove il divino incon-
tra, per così dire, la membrana divenuta sottile come il fiato di una umanità tra-
sfigurata, i fenomeni puramente spirituali e i fenomeni parapsicologici diventa-
no tanto simili da scambiarli fra loro e si possono distinguere soltanto per una
«discrezione degli spiriti», della quale, in ultima analisi, dispone soltanto il mi-

notitia di alcuni suoi compagni ... per opera del reu. p. maestro f. Giacomo Ricci,
Tizzoni, Roma 1678.
39
Pedro de Ribadeneira S.J., Vita P. Ignatij Loiolae, qui religionem clericorum Socie-
tatis Iesu instituit; autore R.P. Petro Ribadeneira eiusdem Societat. sacerdote nunc de-
nuo recognita & locupletata, Birckmann, Coloniae Agrippinae 1602, p. 636 [trad. it.,
Vita di Sant’Ignazio di Loyola, a cura di Bartolomeo Sorge S.J. e introduzione di Max
Bruschi, Claudio Gallone, Milano 1998].
40
Cfr. FN, vol. I, p. 542.
41
Ibid., p. 642.
42
Ibid., pp. 643. Cfr. ibid., pp. 656, 701, 703 e 713; e G. Schurhammer, op. cit. vol. I, p.
470.
21
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

stico stesso. Di qui il fatto sorprendente che tanto Filippo quanto Ignazio, ai
quali toccarono i più alti doni mistici, sono pieni d’una spesso addirittura ta-
gliente diffidenza contro questi fatti, nella persona propria ed in quelle degli al-
tri. L’illusione è la regola, il dono soprannaturale è l’eccezione: questa è la sen-
tenza conclusiva di Filippo43. Egli lo ha sperimentato nel caso della mistica in-
gannata Orsola Benincasa [1547-1618]44 così come Ignazio lo ha sperimentato
nella donna stigmatizzata di Bologna o nella spagnola Magdalena de la Cruz
[1487-1560]45. Le massime di direzione spirituale, che i due santi hanno pro-
nunciato soprattutto per la guida di pie donne, sono all’unisono perfetto46.
Ambedue avevano un fiuto straordinariamente fine del divino e del dia-
bolico nei confini delle profondità delle anime. Tanto più sorprendente è stabili-
re nei due santi la consonanza ed insieme anche la diversità delle loro esperien-
ze mistiche: la differenzialità delle loro reazioni deriva appunto dalla differenza
del loro naturale umano, e con ciò, della loro vocazione, nel campo immensa-
mente grande della rappresentabilità dell’esistenza cristiana. Tentiamo di accen-
nare un paio di questi fenomeni mistici.
Filippo Neri è un mistico dell’età moderna, nel quale rivive tutto quanto
si è abituati a leggere soltanto alle volte dei Padri del deserto, i quali cercavano
il proprio ideale nella «pazzia per amore di Cristo»47. Egli è una figura mistica
ascetica di somma perfezione, in veste di arlecchino per amor di Dio 48. Fin dai
primi giorni della sua grazia mistica egli è quasi come scaraventato fuori da tutti
i binari di quanto è puramente umano: il divino, l’amore, il fuoco interiore, la
perdutezza nell’eterno che brucia il cuore, sembra esigano da lui che tutto
quanto è umano sia rovesciato, per così dire, che si rida cordialmente in faccia a
tutto quanto è puramente ragionevole, e che proprio in quella pazzia si profili la
dimostrazione visibile che il divino è sempre del tutto diverso dall’apparente-
mente normale. Questi che si camuffa da arlecchino sulle vie di Roma è, invece,
un uomo profondamente serio. Egli di passare per matto si fa una vera gioia,
43
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 530 e ss.
44
Cfr. ibid., pp. 85-87.
45
Cfr. ibid., p. 645 e ss.; MI, vol. IV, t. 1, p. 407; FN, vol. II, p. 328 e ss.; Bruno
Wilhelm O.S.B., Die Stigmatisierte in Bologna, in Zeitschrift für Aszese und Mysti,
[Franz Wegner, Innsbruck] 1930, vol. V, pp. 176-178; Anton Huonder [S.J. (1858-
1926)], Ignatius von Loyola. Beiträge zu seinem Charakterbild [Ignazio di Loyola. Con-
tributi per un profilo del suo carattere], Tat, Colonia 1932, p. 298; e H. Rahner, Ignatius
von Loyola. Briefwechsel mit Frauen, cit., pp. 28-30.
46
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 527; e H. Rahner, Ignatius von Loyola. Brief-
wechsel mit Frauen, cit., pp. 14, 16 e ss. e 23 e ss.
47
Stephan Hilpisch [O.S.B. (1894-1971)], Die Torheit um Christi Willen, in Zeitschrift
für Aszese und Mystik, cit., 1931, vol. VI, pp. 121-131.
48
Cfr. Josef Schmitz [C.SS.R.], Neri, Filippo, in [mons.] Michael Buchberger [(1874-
1961) (a cura di)], Lexikon für Theologie und Kirche, Herder, Friburgo i. B. 1930-1938,
vol. VIII (1936), p. 232.
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

egli si permette stravaganze che si perdonano solo a Pippo, usa parole che atter-
riscono persino il santo cardinale Borromeo [Carlo, 1538-1584], foggia «sotti-
tes» [stupidaggini], che suonano come pazzie, ma che invece devono solo copri-
re la timidezza da mimosa del suo amor di Dio. Stordisce in sacrestia il dolce
terrore del mistero della Messa coll’allegro chiacchierare e col giocare con uc-
celli e cagnolini. Se i visitatori vengono a lui nella piccola stanza alla Vallicella,
per ascoltare dalla bocca dell’uomo di Dio qualche cosa di elevato, egli è capace
di celarsi dietro una mordacità quasi villana e di dire: «Voi, certo, vorreste che
io prendessi una posa e sputassi parole edificanti?»49. Ed il suo addirittura
trepido amore di Dio, la sua fiducia e la sua abissale chiaroveggenza dei misteri
della grazia egli esprime con un paradosso apparentemente capriccioso che, ad
approfondirlo, dà invece i brividi: «Quando guarirò», disse un giorno durante
una malattia, «allora voglio fare il voto di offendere sempre Iddio, perché io
dalla sua bontà, mi aspetto che egli mi darà la grazia di non offenderlo mai»50.
«Io diffido Iddio dall’aspettarsi di compiere qualcosa di buono per mezzo di
me», ciò vale a dire: «io dispero di me stesso, ma confido in Dio, mi affido a
Dio»51. Veramente, questo pazzo è perduto in Dio, egli vive quanto ha cantato
nel suo sonetto: egli calca con i piedi tutte le stelle della ragionevolezza, perché
egli è già morto e vive soltanto più in Dio, perciò, per così dire, è sparito per lui
il senso della distanza della Maestà divina. La sua orazione è un incessante
«sforzare Iddio»52 ed egli può dire a Gesù: «Signore, la ferita del tuo costato è
grande, ma se tu non mi dai manforte la farò più grande». Spernere se sperni
[non far conto d’essere disprezzato], questa ultima stoltezza, follia dell’uomo ir-

49
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 96. «Che volete, che io mi metta in sussiego, et
che si dica: questo è il padre Filippo, con sputar belle parole?... Se ci viene, io farrò
peggio» (G. Incisa della Rocchetta, N. Vian e C. Gasbarri C. O. [a cura di], op. cit., f.
129 v.). «Non vedi, bestia, che diriano poi: ecco, messer Filippo è un santo» (ibid., f.
388).
50
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 529. «Un giorno in cui era malato l’ho sentito di-
re: “Se la scampo, faccio voto di offendere Dio per sempre”. E aggiunse: “Giacché at-
tendo dalla sua bontà che mi faccia la grazia di non offenderlo mai”» (Archivio di Ro-
ma, Fascicolo di alcuni ricordi cavati dalli processi, n. 215). Cfr. Notes de Frédéric
Borromée (Biblioteca Ambrosiana, Argumenta, riprodotto dal periodico San Filippo Ne-
ri, vol. 26, n. 7, 1923), che contiene un testo pressoché identico: «Egli diceva spesso:
“Prometto a Dio di non fare mai da me stesso alcun bene; io dispero di me stesso, ma
confido in Dio”».
51
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 529, nota 7.
52
Ibidem. Cfr. Archivio Roma, Scritture originali. Alcuni ricordi et consegli del B. Fi-
lippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio, n. 156, e Ponnelle-Bordet, p.
531. «Sforzare Iddio» (G. Incisa della Rocchetta, N. Vian e C. Gasbarri C. O. [a cura
di], op. cit., ff. 72, 188, 197 e 284.
23
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

remissibilmente perduto in Dio non è stata vissuta da nessuno come da questo


Pippo Buono, il quale, col suo riso matto, copre il tremendo mistero esplosivo53.
Si ponga ora, accanto a questo arlecchino di Dio, l’Ignazio degli anni ro-
mani, che se ne va per le strade silenzioso e distinto, avverso nel più profondo
del suo cuore a tutto quanto è chiassoso e dà nell’occhio. Anch’egli ha commes-
so le sue pazzie per amor di Dio, da pellegrino e da pazzo bastonato, una volta,
nell’Italia settentrionale fra la soldatesca spagnola e sotto i randelli dei frequen-
tatori mondani dei parlatori di monache a Barcellona fra i quali cercava di met-
tere disciplina. Tutto ciò è superato da un pezzo. Eppure fraintenderemmo la sua
nobile umanità del tempo romano se non penetrassimo nelle profondità della
sua anima ricca di grazie mistiche. Certo, Ignazio l’ha compreso e l’ha afferrato
con tutta l’acutezza della sua discrezione degli spiriti che si può afferrare e ve-
nerare la maestà di Dio uno e trino, anche — e forse persino più giustamente —
con una vita ordinaria, col ritorno a quanto è giornaliero, nella «devozione del
vestito non appariscente»54. E questo per amor del servizio delle anime, per
conquistare il mondo, che appartiene al Cristo, nella mistica della letizia del
mondo55. Ma, al fondo del più intimo dell’anima sua, è rimasto vivo, tale e qua-
le, il «tutt’altro», pronto, in ogni momento, a sgorgare come lava dal ricettacolo
artificiato della sua «quotidianità» assunta solo per amore della cura delle ani-
me. E in ciò afferriamo un tratto «filippino» di Ignazio. Uno che lo conosceva
bene, Diego Laynez, ce lo testimonia, nel primo saggio di una biografia di Igna-
zio, fin dall’anno 1547: «Ignazio, in realtà, è un dispregiatore del Mondo. Egli
mi ha detto che, se dipendesse dalla sua inclinazione personale, non farebbe
nessun caso d’esser tenuto per matto, girando, a piedi nudi, scalzo, mettendo in
mostra la sua gamba storpiata o portando appese al collo delle corna. Ma, per
amore delle anime, non ha reso noto nulla di questo»56.

53
Il motto, famoso per l’interpretazione che ne dà Goethe (cfr. Italienische Reise, In
viaggio 4-6 giugno 1787): «Spernere mundum, spernere neminem, spernere seipsum,
spernere se sperni» [disprezzare il mondo, non disprezzare alcuno, disprezzare sé stes-
so, non far conto d’essere disprezzato], che finora si attribuiva a san Bernardo [di Chia-
ravalle (1090-1153)], è di Ildeberto di Lavardin [vescovo di Le Mans e poi di Tours
(1055-1133)] (cfr. don Jacques Paul Migne [1800-1875] [a cura di], Patrologiae Lati-
nae Cursus Completus, 221 voll., 1844-1865, vol. CLXXI, p. 1.437).
54
FN, vol. I, p. 609. Cfr. H. Rahner, Ignatius von Loyola und das geschichtliche Wer-
den seiner Frömmigkeit, Anton Pustet, Graz-Salzburg 1949, pp. 60-62 e p. 84 [trad. it.,
Come sono nati gli esercizi. Il cammino spirituale di sant'Ignazio di Loyola, 2° ed.
rivista, ADP, Roma 2004].
55
Cfr. Karl Rahner [1904-1984], Die ignatianische Mystik der Weltfreudigkeit [La
mistica ignaziana della gioia del mondo], in Zeitschrift für Aszese und Mystik, vol. XIII,
1937, pp. 121-137; e Burkhart Schneider [S.J. (1917-1976)], Der weltliche Heilige. Ig-
natius von Loyola und die Fürsten seiner Zeit [Il santo del mondo. Ignazio di Loyola e i
principi del suo tempo], in Geist und Leben, vol. XXVII, 1954, pp. 35-58.
56
FN, vol. I, p. 140.
24
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Qui Ignazio assomiglia a Filippo. La stessa cosa ci testimonia Pedro de


Ribadeneira: «Egli diceva d’esser pronto, se ne andasse la salvezza delle anime,
ad andare sempre scalzo e munito di corna, non si vergognerebbe, per l’utile
degli uomini, di portare qualsiasi vestito ridicolo o spregevole, ed egli lo ha
dimostrato, quando se ne è presentata l’occasione»57.
A Roma, Ignazio ha, sempre, respinto questa «tentazione», tutto rimase
nascosto sotto il velo del non vistoso, non appariscente. La discrezione lo tiene,
per così dire, sempre sospeso nell’abisso, nel quale, egli, ricco di grazie misti-
che, vorrebbe precipitarsi, per annientarsi nel proprio nulla. Allorché Simón Ro-
dríguez [de Azevedo S.J. (1510-1579)], il quale era meno versato in tale discre-
zione, scrisse ad Ignazio dal Portogallo delle «sante pazzie», alle quali i suoi
sottoposti si davano con entusiasmo, e che il vero gesuita deve essere un uomo
divenuto pazzo per Cristo (loco por Cristo)58, Ignazio rispose con molta com-
prensione per simili «sante pazzie», ma aggiunse che tutto si doveva «ricondur-
re alla mediocrità della discrezione» e questa saggia illuminazione si può com-
prendere soltanto col suo amore segreto per la follia della Croce. Questo è l’au-
tentico Ignazio, il quale silenzioso, non appariscentemente va ad una morte
«quale la muoiono tutti»59, ma del quale il p. Ribadeneira attesta che il suo desi-
derio era d’esser sotterrato, dopo la morte, in qualche luogo, in un letamaio, poi-
ché egli stesso non era mai stato altro che spazzatura e letame60. Di questo Igna-
zio leggiamo, nel rotulus del processo di canonizzazione, queste parole che si
attagliano esattamente a Filippo: «Cupiebat omnibus ludibrio esse [Desiderava
essere ridicolo per tutti]»61. No, l’uomo di Loyola non è mai stato un amabile
umanista e noi non avremmo compreso le sue profondità se volessimo esaltarlo
soltanto come l’uomo saggio, proprio come un giorno Goethe ha frainteso in
modo abissale il suo Filippo Neri, quando lo ha detto «il santo umoristico» e
quando lodò la massima di lui spernere se sperni, quale il principio «degli uo-
mini superiori internamente più superbi e orgogliosi». Questa invasione del-
l’uomo mistico in Filippo come in Ignazio ha spezzato il vaso umano dell’equi-
librio dell’anima, non solo, ma anche della salute corporale. Ma in Filippo, per
così dire, esso rimase in pezzi fino alla fine della sua vita, e le costole del suo
lato sinistro ne sono un simbolo fatto corpo62. In Ignazio, invece, dopo gli anni
del vivisezionamento mistico prende una forma di placidezza tranquilla e
spiritualizzata, che sa subordinare anche il fiume di lacrime dell’orazione
estatica alla «ragione» ed all’ordine dei medici.

57
P. de Ribadeneira S. J., op. cit., p. 549.
58
MHSJ, Mon. Rodr., p. 548.
59
FN, vol. I, p. 768.
60
Cfr. MI, vol. IV, t. 2, pp. 571, 851 e 1.009; e P. de Ribadeneira S. J., op. cit., p. 562.
61
MI, p. 571.
62
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., pp. 79-82.
25
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

In quello stesso anno 1544, nel quale Ignazio annota, giorno per giorno,
nel diario mistico, le lagrime e gli ardori delle sue grazie d’orazione, Filippo è
colto da quell’«invasamento soprannaturale» che gli brucia il cuore e del quale
egli non «guarisce» mai più. Da allora in poi esso fa parte della sua vita di ogni
giorno: il tremore davanti al divino, il singhiozzare davanti a Dio, il dolce pian-
to, la rete d’amore che lo tiene avvinto63. Quando — prete dal 1551 — egli cele-
bra la Messa, spesso diventa mortalmente pallido; per intima commozione mor-
de coi denti l’orlo del calice, quando il Sangue veramente Sangue fumante del
Signore lo inebria. Esausto, stramazza nella sacrestia; più tardi, in una cappel-
letta, impiega ore ed ore nella celebrazione della Messa; fino alla morte, quando
i rottami della sua natura non stanno più insieme.
Le stesse cose accadono nell’Ignazio del 1544: qui, di nuovo, egli è inte-
ramente «filippino». Proprio come Filippo, durante la celebrazione dei sacri mi-
steri, egli è d’una sensibilità dolorosamente vigile, addirittura nervosa, al rumo-
re e ad ogni disturbo dall’esterno ed, una volta, pensa seriamente ad affittare
una camera in un’altra casa «per sfuggire al rumore»64, così come ancora il vec-
chissimo Filippo si riserba, all’ultimo piano della casa presso la Vallicella, una
stanza per celebrare, difesa contro tutti e contro tutto65. Nessuna parola torna più
spesso, nel diario di Ignazio, che «sollozo» (singhiozzo), «calor intenso», che si
comunica anche al corpo, «ardor en todo el cuerpo», i capelli gli si rizzano, il
petto gli si stringe, il sangue entra in sensibile agitazione. Spesso, esausto, cade
in ginocchio e non riesce più a rialzarsi. Non può più parlare per i singhiozzi e
per la «dulçura interior» (la dolcezza interna)66. Ma precisamente come, nella
sua discrezione degli spiriti, egli aveva rinunciato alla follia, alla stoltezza, alla
pazzia per Cristo, senza, con questo, rinunciare all’ardente desiderio di essa,
così anche qui: in mezzo alle ricorrenti effusioni mistiche, sta scritto: «A causa
dei dolori atroci, che io sentivo ad un occhio, in conseguenza del piangere, mi
venne il pensiero: se io continuassi a celebrare la Messa, potrei perdere que-
st’occhio, mentre è pur meglio conservarlo»67. Con questa parola del «meglio»,
si insinua qui, con ferma forza, nel fatto mistico, la discrezione e la ragionevo-
lezza e proprio questo è caratteristico per Ignazio e per lo sviluppo della sua mi-

63
Cfr. ibid., p. 79: «Vorrei saper da te com’ella è fatta questa rete d’amor che tanto
abbraccia».
64
MI, vol. III, t. 1, p. 124.
65
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 467 e ss.
66
MI, vol. III, t. 1, pp. 88, 91, 93 e 99 e ss. Cfr. il testo tedesco in Alfred Leonhard
Feder [S.J. (1872-1927)], Aus dem mystichen Tagebuch des heiligen Ignatius von Loyo-
la [Dal diario mistico di sant’Ignazio di Loyola], Anton Pustet, Regensburg 1922, p. 39;
p. 43; p. 46; p. 55; e p. 57; Victoriano Larrañaga S. J., Obras completas de San Ignacio
de Loyola, 2 voll., Bac. Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 1947, vol. I, p. 687,
nota 10; e H. Rahner, in Zeitschrift für Aszese und Mystik, vol. X, 1935, p. 266.
67
MI, vol. III, t. 1, p. 114. Cfr. A. L. Feder, op. cit., p. 77.
26
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

stica come poco altro; qui si inserisce quella spiritualizzazione, che lo distingue
da Filippo e della quale, negli ultimi anni della vita, confessò al suo confidente,
il p. Polanco [Juan de, S.J. (1517-1576)]: «Un tempo mi consideravo sconsolato
se non riuscivo a piangere tre volte durante una santa Messa. Ma il medico mi
ha proibito di piangere e io lo accettai come un comando dell’obbedienza. Da
allora, senza lacrime, sento molto maggior consolazione»68.
Certo, anche presso Ignazio fino al termine della vita sussiste la soggezio-
ne a gravi disturbi fisici nell’incontro con i divini misteri. Il p. Nadal [Jeronimo
S.J. (1507-1580)] depone: «Egli aveva sempre ardente desiderio di celebrare la
Messa e vi provava tanta consolazione, e per vero così straordinaria, che quan-
do gli sopravveniva, subito ricominciava a soffrire del suo male di stomaco.
Stette ammalato per quindici giorni, dopo che, a domanda della figlia di don
Juan de Vega [viceré di Sicilia, m. 1558], ebbe celebrato tre Messe»69. Ma an-
che qui Ignazio lascia intervenire sempre più vigorosamente la «ragione»; prefe-
risce tralasciare la celebrazione della Messa per sfuggire alla scossa psichico-fi-
sica «vehemens commotio»70 ed è in verità un detto «non filippino», quanto è
annotato in un ricordo del p. Codretti [Annibale (1525-1599)]: «Ignazio, più
tardi, celebrava soltanto più nelle domeniche e nelle feste, ob metum visio-
num»71. Ma, alla fine della vita, Ignazio è pieno di dolce spiritualizzazione, tutte
le visioni, le lagrime e gli ardori d’un tempo sono lasciati dietro di sé, soltanto
l’amore ardente e la contemplazione dello Spirito Santo. «Versatur in pure in-
tellectualibus» dice di lui il p. Nadal72. Ed il p. Ribadeneira attesta che Ignazio,
già trasfigurato nell’attesa della morte, negli ultimi anni a Roma: «Egli sentiva
di progredire sempre più e che il suo fuoco interno diveniva più ardente. E
perciò non esitava, quando trascorreva a Roma gli ultimi anni della vita, di
chiamare ora propria scuola primaria e proprio noviziato il tempo di Manresa,
che in altri tempi, per l’illuminazione meravigliosa aveva detto la propria Chie-
sa primitiva»73. Ciò nondimeno, questa differenziazione dell’evoluzione mistica
presso Ignazio e presso Filippo non è l’ultima cosa che noi possiamo dire a que-
sto proposito. Tutto è giunto alla quiete, nel fondo mistico dell’anima, toccata
una volta da Dio ed inguaribilmente ferita, per quanto il corpo possa ancora su-
bire o meno le passioni; l’anima sta in misteriosa immediatezza davanti a Dio,
percepisce i suoi immediati influssi (Ignazio ne ha parlato nelle regole, di diffi-
cile interpretazione, per la discrezione degli spiriti, nella seconda settimana de-

68
FN, vol. I, p. 638 e ss.
69
Ibid., vol. II, p. 158. Cfr. H. Rahner, Ignatius von Loyola. Briefwechsel mit Frauen,
cit., p. 533.
70
FN, vol. II, p. 122.
71
MI, vol. IV, t. 1, p. 573.
72
MHSJ, vol. IV, p. 645.
73
MI, vol. IV, t. 1, p. 353 e ss.
27
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

gli esercizi spirituali)74, ed è perciò sempre desta prontezza a prorompere nel-


l’orazione ed a trovare Iddio in ogni cosa. Il cardinale Tarugi [venerabile Fran-
cesco Maria C.O. (1525-1608)], uno dei maggiori discepoli di Filippo, disse una
volta del proprio maestro: «Haveva l’oratione pronta: che, più tosto, era provo-
cato dal spirito che bisognasse, con la meditazione, eccitare la fiamma»75. In
ciò stava anche uno dei segreti del successo della direzione spirituale nell’Ora-
torio: tutti sentivano che qui parlava uno che era pieno, saturo, di orazione e che
ad ogni parola di Dio dava un nuovo timbro.
Esattamente la stessa cosa attestano i discepoli d’Ignazio. Quando, una
volta, uno di essi gli disse che egli nell’orazione mattutina si ricollegava sempre
a quello che aveva riconosciuto nel giorno precedente, Ignazio gli rispose: «Ma
io trovo l’orazione in tutto e dovunque voglio»76. Spesso, lo sollevava a Dio, nel
bel mezzo d’una conversazione e, una volta, balbettò quasi fosse ebbro: «Or o-
ra, per un istante, sono stato più in alto del cielo»77, per poi ricoprire questa
confessione con taciturna timidezza. Il p. Nadal, che, meglio di ogni altro, cono-
sceva i segreti mistici del p. Ignazio, scrisse più tardi di lui: «Trovava lo slancio
da qualunque cosa, come per esempio, nel giardino, dalla vista d’una foglia
d’arancio (ero presente io stesso), dalla quale fu stimolato a profonde conside-
razioni ed elevazioni sulla Santissima Trinità»78. Questa mistica presenza, que-
sto, per così dire, ininterrotto potere di disporre del divino era comune ad Igna-
zio ed a Filippo, e il santo fondatore dell’Oratorio, di questa meravigliosa scuola
di preghiera, avrebbe potuto esattamente affermare quanto Ignazio disse, una
volta, di se stesso: «Mi pare, che io non potrei assolutamente più vivere, se io
non percepissi nell’anima una qualunque cosa che non ha origine in me stesso
e che non è puramente umana, ma, anzi, viene soltanto da Dio»79.
Quando Filippo vedeva sul volto d’Ignazio il riflesso di questa unione
con Dio, «la bellezza interna dell’anima sua»80, egli sospettava quanto i confra-
telli, nei due anni precedenti la morte del p. Ignazio, percepivano in lui con ti-
mido amore. «Egli aveva la grazia di percepire la presenza di Dio in ogni cosa,
in ogni azione, in ogni conversazione, con fine senso per lo spirituale. Sì, egli

74
Cfr. Ignazio di Loyola, Exercitia spiritualia, nn. 330 e 336; e MI, vol. II, t. 1, p. 528 e
p. 534.
75
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 34 e ss. «Fece, molti anni, vita come heremitica,
mangiando cose grosse, frutti et pane, dormiva vestito per le chiese, et altri luoghi
devoti, et haveva l’oratione pronta, che più tosto, era provocato dal spirito, che biso-
gnasse con la meditazione, eccitare la fiamma» (Extra Urbem, f. 27). Cfr. anche il giu-
dizio del card. Tarugi sulla santità d’Ignazio, in MI, vol. IV, p. 487 e ss.
76
FN, vol. II, p. 122 e ss.
77
Ibid., p. 125.
78
FN, vol. II, p. 158.
79
MI, vol. IV, t. 1, p. 470.
80
MI, vol. IV, t. 2, p. 425 e ss. Cfr.ibid., vol. IV, t. 1, p. 499 e p. 513.
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

guardava quella presenza e perciò divenne contemplativus in actione. Egli


usava tradurre ciò nel motto: Dobbiamo trovare Iddio in ogni cosa. Con pro-
fonda meraviglia e con dolce consolazione del cuore noi vedevamo che questa
grazia, questa luce, che era nell’anima sua, era sparsa sul suo volto come un
bagliore e si manifestava nella prudenza e nella sicurezza in tutte le sue azio-
ni»81.

I fondatori d’ordini
Ma questi due uomini, questi due mistici furono anche fondatori d’Ordini
ed ambedue impressero alle loro fondazioni, indelebilmente, qualcosa della loro
personalità. La loro somiglianza e la loro diversità continuano anche nella Com-
pagnia di Gesù e nella Congregazione dell’Oratorio. Già la storia dell’origine
delle due comunità è quasi riflesso della storia del cuore di Iñigo e di Filippo.
In primo luogo, la storia degli inizi della Compagnia di Gesù. I compagni
che Iñigo a Parigi ha conquistati, sono, fin dal principio, dediti al loro maestro
con una unione del tutto personale: simili, in questo, ai compagni che, più tardi,
Filippo riunisce intorno a sé e lega a sé col fascino del suo cuore. I «magistri»
parigini vogliono, appunto, solo seguire «il modo di vivere di Iñigo»82, che egli
ha loro posto innanzi negli Esercizi Spirituali. Ma, fin dall’inizio, c’è qui anche
un vigore nell’operare, che distacca nettamente gli inizi della Compagnia di Ge-
sù e quelli della Congregazione dell’Oratorio: Iñigo non è soltanto il cuore, ma
— al contrario di Filippo — anche la volontà della nuova comunità. Iñigo è
l’uomo davanti agli occhi del quale, già negli Esercizi Spirituali, sta sempre la
parola «regola di vita», un uomo della netta ordinatezza, della «pianificazione»,
dell’infallibile istinto per la gerarchia, per la subordinazione, per la potestà di
comando. Ciò diviene evidente da quando i compagni, nel 1539, si ritrovano a
Roma per discutere il problema che alcuni decenni più tardi venne in discussio-
ne anche nella comunità degli Oratoriani: dobbiamo rimanere un libero gruppo
di preti secolari, dediti all’apostolato, o dobbiamo riunirci in una famiglia rego-
lare? Questa «deliberatio primorum Patrum» porta ancora per così dire tratti
«filippini» in molte parti. Nella espressamente rilevata «pluralitas sententia-
rum»83, con la quale incominciano le vivaci discussioni, pulsa ancora il princi-
pio democratico, per così dire, della libera comunità dei fratelli di Parigi e di Vi-
cenza. Ma poiché tutti sono d’accordo, in forza degli ideali tratti dagli Esercizi
Spirituali, di mettere a disposizione le loro vite, in sacrificio totale per il Cristo,
per il suo Vicario in terra, immediatamente, dall’amorfo movimento degli
spiriti, si cristallizza la risoluzione guidata da Iñigo: costituirsi in famiglia rego-

81
MHSJ, vol. IV, p. 651 e ss.. cfr. H. Rahner, in Zeitschrift für Aszese und Mystik, cit.,
vol. X, 1935, p. 203 e ss.
82
FN, vol. I, p. 183. Cfr. ibid., vol. II, p. 82.
83
MI, vol. III, t. 1, p. 2.
29
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lare, sotto l’obbedienza ad un superiore elettivo84. Fra i motivi, che, in primo


luogo, sembravano opporsi e che furono discussi minuziosamente, troviamo
considerazioni che più tardi ritorneranno nelle discussioni dell’Oratorio alla
Vallicella: la leggera diffidenza nella Chiesa di fronte a nuove fondazioni di
Ordini e, soprattutto, il desiderio di conservare la massima libertà possibile nella
cura delle anime che, per i figli di Iñigo, consisteva allora quasi esclusivamente
nel catechismo ai ragazzi e nel servizio negli ospedali: precisamente quanto, an-
che per Filippo, fu sempre l’essenziale. Nel circolo di Iñigo la decisione cadde a
favore dell’obbedienza e la motivazione più profonda a suo favore è di nuovo
addirittura filippina: «A favore dell’obbedienza, disse uno di noi: l’obbedienza
produce gesta eroiche e sentimenti duraturi. Perché chi vive veramente sotto
l’obbedienza, è pienamente pronto ad eseguire tutto quanto gli venga comanda-
to, anche se fossero cose molto ardue, che suscitano beffe, risa e meraviglia
presso i mondani, come, per esempio, se mi fosse ordinato di girare, per quar-
tieri e per vie, nudo o vestito di abiti che diano nell’occhio. Anche se, in prati-
ca, una cosa simile non fosse mai comandata, ognuno dovrebbe esser pronto a
farlo, in quanto mortifica il proprio giudizio e la propria volontà»85. Da questo
comprendiamo come (lo abbiamo già notato), ancora anni dopo, Simon Rodri-
guez potesse designare simili pazzie ascetiche «fondamenti del nostro Ordine».
Ignazio lo richiamò allora alla «mediocrità della discrezione». Ma che, nel
1539, gli sia piaciuta l’esemplificazione della sua idea fondamentale dell’obbe-
dienza quale ordinamento di vita, come la presentò uno dei suoi compagni, non
c’è il minimo dubbio, se ricordiamo quanto egli stesso ha confessato di sé e del
suo ardente desiderio di commettere pazzie per Iddio. Tanto più sorprendente —
anche in considerazione delle primitive discussioni sulla fondazione dell’Ordine
— la discrezione, con la quale egli prende il fatto che, nella redazione della vera
e propria bolla di fondazione del 27 settembre 1540, si sopprimono le proposi-
zioni «antiascetiche», che egli aveva accolte nella prima minuta dell’agosto
1539, per porre un argine, fin dal principio, in forza dell’obbedienza, colla di-
screzione dell’«ordinario», alla brama di quegli eroismi della «pazzia per il Cri-
sto». Il suo Ordine vive, da allora in poi, di questo interno equilibrio delle forze
fra la croce ed il vivere giornaliero, fra la follia e la discrezione, fra il libero cor-
so del comandamento dell’amore e l’obbedienza: e tutto è accompagnato e re-
golato dall’ideale dell’obbedienza considerata con inesorabile rigore, che garan-
tisce la giusta mira allo scopo di ogni formazione delle anime e di ogni direzio-
ne spirituale.
Non è forse ora del tutto comprensibile che Pippo Buono, tanto libero —
il quale pure aveva tanto profonda intelligenza per tutte le pazzie per amor di
Dio, e che realmente destava nei «mondani beffe, risa e meraviglia» — non ab-

84
Cfr. ibid., vol. III, t. 1, pp. 4-7; e G. Schurhammer, op. cit., vol. I, p. 437 e ss.
85
MI, vol. III, t. 1, p. 6 e ss.
30
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

bia avuto nessun desiderio di unirsi a questa comunità di «magister» Ignazio?


Le pazzie in onore presso questi preti di Santa Maria della Strada — essi aveva-
no con lui in comune le canzonature dei ragazzi di strada, il popolo li chiamava
collitorti e spazzatura ed escremento della città di Roma86 — sarebbero state un
godimento anche per Filippo. Ma egli, per tutta la vita, conobbe un solo princi-
pio: «Vivere suo arbitrio»87. Ed egli lo sapeva: tale era la volontà di Dio, era la
sua vocazione, nell’ampio paese della libertà dell’uomo cristiano. E perciò non
aveva proprio nessun gusto per l’«ordine», per la «regolamentazione» basca di
«magister» Ignazio. E se pure egli suonava la campana per lui, egli personal-
mente voleva restare libero e riunire intorno a sé, con libera, per così dire, ca-
pricciosa improvvisazione, quegli uomini, che trovasse abbastanza forti, per
avere quella libertà. Così si formò, a poco a poco, intorno a lui, quasi da sé, qua-
si senza accorgersene, una piccola comunità, da quando, nel 1548, egli, con Per-
siano Rosa [m. 1558], aveva formato la cellula originaria del futuro Oratorio, in
quei convegni di spontanea, ardente e tuttavia infinitamente semplice orazione,
o nell’assistenza ai romei, alla Ciambella, presso le terme di Agrippa88. E, da
quando, nel 1551, era divenuto prete, la sua angusta camera presso San Girola-
mo della Carità divenne l’ambito beato della sua libertà e della sua ardente dire-
zione spirituale. «Ognuno vi abitava a modo suo, isolato in un piccolo apparta-
mento... Niente pasto in comune. Niente di superiore... Per il suo temperamento
e per l’opera a venire erano le condizioni ideali»89. Da San Girolamo il nostro
sguardo va alla «casa professa» di «magister» Ignazio presso la piccola chiesa
di Santa Maria della Strada, e, con questo sguardo, afferriamo quanto divergano
ora le vie dei fondatori.
Già prima dell’autunno decisivo 1551, nella cerchia di Filippo c’erano
stati alcuni malintesi relativamente agli «Ignaziani», proprio perché questi, allo-
ra, ancora in modo invadente si occupavano degli stessi compiti caritativi e ca-
techetici ai quali si dedicava Filippo. È vero che si leggono anche i nomi di al-
cuni amici di lui, nella lista dei promotori della casa di Santa Marta, fondata da
Ignazio90. Ma nell’Oratorio di Filippo e di Persiano Rosa, che andava lentamen-
te nascendo, non si aveva certo molta comprensione, per il progettare ed esegui-

86
Cfr. MI, vol. IV, t. 2, p. 828; e Benedetto Palmio [S.J. (1523-1598)], Autobiografia, p.
14, cit. in P. Tacchi Venturi, op. cit., vol. I, t. 2, 1950, p. 247.
87
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 95. Cfr. p. 317 e ss.
88
Cfr. ibid., pp. 58-62.
89
Ibid., p. 122.
90
Cfr. ibid., p. 54, nota 6; il testo dell’elenco in P. Tacchi Venturi, op. cit., vol. I, t. 2,
1950, pp. 296-307; i nomi dei tre amici di Filippo e membri del futuro Oratorio che
compaiono nell’elenco della Compagnia della Grazia, fondata da Ignazio per la casa di
Santa Marta, sono Enrico Pietra (cfr. ibid., p. 305, nota 5), Teseo Raspa [m. 1507]
(ibid., p. 305, nota 6) e Prospero Crivelli (ibid., p. 306, nota 1). Sulla miracolosa
guarigione di Crivelli per opera di Filippo, cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 110.
31
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

re dell’opera di riforma di quella compagnia di Ignazio, progettare ed eseguire


che miravano bensì allo scopo, ma apparivano pur sempre un po’ troppo rigidi.
Senza dubbio, la si pensava come il francescano Fray Barberán si esprimeva,
nel 1546, nella sua querela a Paolo III [1534-1549] contro la casa di Santa Mar-
ta: «Questi preti vogliono riformare il mondo intero»91. In ogni modo, leggia-
mo, nel 1547 — o un po’ dopo — nel libello d’accusa del domenicano fra Teo-
filo di Tropea «Contro i preti, li quali se fanno chiamare de la Compagnia de
Jesu, o vero Reformati, o preti Theatini, o vero Illuminati, o vero Ignatiani»92,
di un certo prete Francesco da Arezzo, abitante presso San Girolamo, che egli
era stato per un certo tempo, presso la comunità d’Ignazio e che poi, disilluso,
l’aveva di nuovo lasciata93. Ora, questi è senza dubbio, Francesco Marsuppini
[1512-1568], amico intimo di Filippo e, più tardi, suo venerato confessore94.
Evidentemente il Marsuppini trovò più di proprio gusto la cerchia piena d’inti-
mità dell’Oratorio incipiente che l’austera disciplina sotto «magister Ignazio»
nella casa professa. Da ciò comprendiamo ancora una volta anche perché Pippo,
quasi istintivamente e con un amabile sorriso (è probabile), abbia rifiutato di
unirsi ad Ignazio.
Dal 1551 in poi, le diversità fra gli ideali delle due congregazioni si fanno
ancora più chiare. Il biografo di Filippo ha, con ragione, designato proprio quel-
l’anno della ordinazione sacerdotale di Pippo e dell’inizio della sua vita a San
Girolamo, quale un taglio nello sviluppo dell’Ordine dei Gesuiti95. Ignazio ha fi-
nito di scrivere il proprio statuto dell’Ordine e lo presenta ai professi riuniti a
Roma. Le bolle di papa Giulio III [1550-1555] danno la sanzione canonica al-
l’opera. Ignazio può ora veramente cedere a una tendenza «filippina» del suo in-
timo cuore e scrive, il 30 gennaio 1551, la sua famosa lettera di dimissioni, che
però resta senza effetto96. Le attività del suo Ordine sono cresciute fino ad ab-

91
MI, vol. I, p. 447. Cfr. H. Rahner, Ignatius von Loyola. Briefwechsel mit Frauen, cit.,
p. 21 e ss.
92
Cfr. P. Tacchi Venturi,op. cit., vol. I, t. 2, 1950, p. 278, che data il libello fra il 1547 e
il 1552.
93
Cfr. ibid., p. 281. Non è del tutto sicuro che si possa credere a questa notizia, perché
la relazione di fra Teofilo è piena di dicerie e di favole. In ogni caso fra Teofilo, il quale
abitava presso Santa Maria sopra Minerva, dove Filippo andava tanto spesso a pregare
con i suoi amici, potrebbe in questo caso esser il meglio informato. Al punto 7 del suo
libello all’Inquisizione è detto: «Ancora sta uno prete de Arezo in Santo Hyeronimo, lo
quale se domanda maestro Francesco d’Arezo, lo quale si è stato con loro. Quistui sa il
cotto et il crudo, lo quale l’hanno fatto fare professione, cioè tre voti, et dopo, videndo
quello che vide, se partio».
94
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 57, nota 3, e p. 58.
95
Cfr. ibid., p. 144 e ss.
96
Cfr. MI, vol. I, t. 3, p. 303 e ss.; Leonard von Matt [1909-1988] e H. Rahner, Ignatius
von Loyola, Echter, Zürich-Würzburg-Wien 1955, p. 289; e la riproduzione dell’ultima
pagina di questa lettera in ibid., tav. 201 [trad. it., Ignazio di Loyola, con introduzione
32
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

bracciare tutto il mondo, a Roma stessa le opere d’un tempo, volte all’assistenza
caritativa delle anime ed all’apostolato dei catechismi ai ragazzi, passano in se-
condo piano, mentre, al loro posto, sorgono ora il Collegio Romano ed il Colle-
gio Germanico; educazione e culto delle scienze, teologia al Concilio di Trento
[1545-1563] e Missioni, fino al Giappone ed al Brasile, devono essere guidate
ed ispirate.
Il numero e la formazione dei membri dell’Ordine richiedono rigorosissi-
ma concentrazione, ed Ignazio scrive la sua lettera sull’obbedienza (1553) e,
proprio dal 1551 in poi, la corrispondenza del generale dell’Ordine cresce smi-
suratamente: quella, che era una volta una cerchia di amici, in dieci anni è di-
ventata una vera monarchia, che tocca tenere in pugno fortemente e saggiamen-
te. Uomini, come, poniamo, Nicola Bobadilla S.J. [1511-1590], nonostante l’en-
tusiasmo per il loro «magister» Ignazio d’un tempo, sentono questo mutamento
come in contrasto ai beati inizi «democratici» dei primi tempi, e proprio quel
Bobadilla, poco dopo la morte d’Ignazio, scriverà a Papa Paolo IV [1555-1559]:
«Ignazio era finora padre e padrone assoluto e faceva quello che voleva»97. Gli
stessi più affezionati fra i figlioli del primo generale, come il Laynez ed il Po-
lanco, avevano difficoltà, alle volte, a scoprire il cuore pieno d’amore e la rag-
giante bontà del padre, sotto la coperta dell’autoritario, che dava loro in cibo
«pane duro e vivande da uomini fatti»98. Per quanto sussista ancora interamente
il legame personale allo spirito di «magister» Ignazio, proprio in forza delle sue
genialmente immaginate Costituzioni, il generale dell’Ordine Ignazio diviene,
per così dire, sempre più «superfluo», egli sparisce dietro l’opera sua, e si dile-
gua nella morte, con piena coscienza di non lasciare nessun «vuoto». Proprio
questa impressione è quella che manifestano i confratelli nelle loro lettere dopo
la morte d’Ignazio, avvenuta il 31 luglio 1556. Così il fedele Polanco scrive al
Ribadeneira, figlio prediletto di Ignazio: «Egli non ci ha convocati intorno a sé,
per darci la benedizione, egli non ha nominato nessun successore e neppure
nessun vicario, egli non ha dato nessun segno, come sogliono darne, alla loro
morte, i Servi di Dio. No, perché egli voleva, proprio perché pensava tanto bas-
samente di sé stesso, che la Compagnia di Gesù non fondasse la propria spe-
ranza su nessun altro che il Signore Iddio»99.
Filippo vide questo sviluppo della Compagnia di Gesù negli anni bene-
detti da lui passati a San Girolamo della Carità, dal 1551 in poi. Egli ha leal-
mente ammirato la Compagnia e leggendo le lettere di Francesco de Xavier dal-
l’India, in lui e nei suoi amici sorse un ardente desiderio di collaborare a quel-
l’opera grandiosa. Ma erano desideri, che non si adattavano all’anima di lui e

storica di Paul Imhof, 52 tavole a colori di Helmuth Nils Loose e 42 incisioni tratte dalla
biografia di Ignazio del 1609, Paoline, Roma 1979].
97
MHSJ, p. 732 e ss. Cfr. P. Tacchi Venturi, op. cit., vol. II, t. 2, p. 543.
98
FN, vol. I, p. 588. Cfr. MI, vol. IV, t. 1, p. 424; e FN, vol. I, pp. 87 e 673.
99
MI, vol. IV, t. 2, p. 21.
33
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

perciò neppure alla sua divina vocazione. Il mistico monaco delle Tre Fontane,
al quale ricorse per consiglio, gli disse: «Le tue Indie sono a Roma»100. Filippo
tornò nella sua cameretta e visse, come prima, «suo arbitrio». Nella casa profes-
sa vicino a Santa Maria della Strada non sarebbe stato a posto ed a persuader-
cene basta che leggiamo, accanto alle relazioni della vita deliziosamente libera
presso San Girolamo, dove si pregava e ci si beava delle musiche degli Oratori,
il regolamento di casa stabilito, negli ultimi anni della vita, dal generale Ignazio,
amico dell’ordine, nel quale tutto era regolato, persino la forma comune delle
scarpe101, eppure tutto tendeva alla rigorosa formazione di uomini, che si pote-
vano mandare nel Giappone o al Congo, senza che battessero ciglio. Di qui
comprendiamo anche perché Ignazio sia stato così ferreamente contrario alle
proposte di unire al proprio Ordine i teatini o i barnabiti102, quei buoni barnabiti
di Milano che si sentirono tanto a loro agio e compresi nell’Oratorio di Filippo
alla Vallicella103.
E così proprio in confronto col sorgere e svilupparsi della Compagnia di
Gesù, il lento formarsi, canonicamente, della vera e propria Congregazione del-
l’Oratorio di s. Filippo Neri è un’ultima prova della incommensurabile larghez-
za di ideali cristiani nella Chiesa una ed in vista dell’unica meta comune. Filip-
po visse più di vent’anni a San Girolamo, prima che, dal 1575 in poi, venisse in
discussione l’idea della fondazione di una famiglia «organizzata» di preti seco-
lari viventi in comune. Che differenza con la «deliberatio primorum Patrum»
dei compagni d’Ignazio nel 1539! In ogni modo per i confratelli della Vallicella,
fin dall’inizio, una cosa è già stabilita: non si tratta in nessun modo della fonda-
zione di un nuovo Ordine; non entrano in questione i voti. Anzi, presso Filippo,
non ci fu mai una vera e propria, riflessa intenzione di fondazione104. Egli è, in
vero, e rimane, fino alla sua santa morte, il cuore della comunità, ma le delibera-
zioni per così dire lo travolgono, lo sommergono. Egli stesso prende appena
parte alle lunghe sedute, perché, fra i suoi figli, sorge già la seconda generazio-
ne, che, cosciente, cerca una forma per la nuova comunità quale un «chiostro in
mezzo al mondo» ed un «aureo mezzo» fra Ordine religioso e libertà. Per dieci
anni, dopo l’inizio delle discussioni, egli persiste ad abitare, pertinace, e quasi
un po’ contrariato, nella sua cella presso San Girolamo. Soltanto l’ordine del
Papa lo costringe al trasloco alla Vallicella e Pippo, sempre uguale a se stesso,
sa dare a questo trasloco la forma di un delizioso corteo di pazzi per amor di

100
L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 164.
101
Cfr. MI, vol. IV, t. 1, pp. 483-490.
102
Cfr. ibid., p. 439 e ss. Per l’unione con i teatini cfr. ibid., t. 6, p. 84 e MHSJ, vol. III,
p. 182. Per l’unione con i barnabiti cfr. la lettera di Ignazio a mons. Girolamo Sauli [m.
1559] in MI, vol. I, t. 4, p. 495 e ss. e l’insistente domanda di Sauli, ibid., p. 497 e ss.
103
Cfr. L. Ponnelle e L. Bordet, op. cit., p. 264 e ss.
104
Cfr. ibid., p. 268 e ss.
34
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Dio105. Quasi indispettito, respinge la questione, se non si debba dar forma di


voto alla povertà della vita comune106. Lo sviluppo della Congregazione romana
e la fondazione di Congregazioni fuori Roma, che egli deve dirigere quale padre
nello spirito da tutti amato con venerazione, gli danno preoccupazioni, scrive di
rado e poco volentieri lettere e, per quanto riguarda l’obbedienza, preferirebbe
lasciar fare allo spirito ed arriva alla sublime massima (che bisogna gustare
accanto alla lettera di Ignazio sull’obbedienza): «Se vuoi che ti si obbedisca,
non dare ordini»107. Soltanto molto tempo dopo la morte di Filippo, nel 1612, la
Congregazione dell’Oratorio trova quella forma stabile, nella quale si poté con-
servare fresco il profumo dello spirito filippino. Perciò ha ragione il biografo di
Filippo quando dice: «Tratto per tratto, la Congregazione dell’Oratorio è il
contrario della celebre istituzione della Compagnia di Gesù»108. Perché lo Spi-
rito di Dio soffia dove vuole.
Quando, il 31 luglio 1956, ricorderemo la morte di Ignazio, il nostro
sguardo andrà anche ai rilievi dorati dello splendido altare, sotto il quale egli ri-
posa: in uno di quei rilievi è raffigurato Ignazio, mentre, con grande affetto, ab-
braccia il suo Filippo Neri109. Nell’anticamera della stanzetta, nella quale Igna-
zio morì, è appeso un quadro, che rappresenta, fraternamente uniti, i due eroi
della riforma romana. Essi furono canonizzati insieme, e, per sempre vicini, ap-
partengono al regno dello Spirito. Perché essi, fin di quaggiù, con lo sguardo pe-
netrante, che è proprio degli uomini di Dio, si sono riconosciuti l’un l’altro per
uomini perduti nell’amore di Dio. Il nostro tentativo di afferrarli in questi abissi
è stato goffo e incompleto. Consoliamoci con quanto scrisse, dopo un incontro
con Filippo, il p. Oliver Manare [S.J. (1523-1614)], che ancora Ignazio aveva
accolto alla propria scuola: «Il venerabile don Filippo Neri, il preposito dell’O-
ratorio, mi disse d’aver visto, un giorno, il volto del beato padre Ignazio inon-
dato di splendore soprannaturale e che perciò egli era del parere che nessuna
opera di pittura possa rappresentarlo così, come egli era in realtà»110.

105
Cfr. ibid., p. 353.
106
Cfr. ibid., p. 327.
107
Ibid., p. 317.
108
Ibid., p. 58. Il paragone fra la prassi della preghiera degli esercizi dell’Oratorio con
gli esercizi spirituali di Ignazio (cfr. ibid., p. 273 e ss.) sembra non riuscito in tutto feli-
cemente.
109
Cfr. una riproduzione in Charles Clair [1860-1930], La vie de Saint Ignace de
Loyola, Plon-Nourit, Parigi 1891, p. 310. Per un arazzo della chiesa del Gesù con una
simile rappresentazione dei due santi amici, cfr. Pio Pecchiai [1882-1965], Il Gesù di
Roma, Società Grafica Romana, Roma 1952, p. 203.
110
MI, vol. IV, t. 1, p. 513.
35
Il diritto e le istituzioni
in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione
Mauro Ronco*

1. L’ordine temporale legittimo


Il tema del diritto è al centro dell’opera magistrale di Plinio Corrêa de
Oliveira (1908-1995) Rivoluzione e Contro-Rivoluzione1. Il capitolo VII della
parte prima dell’opera, intitolato L’essenza della Rivoluzione2, è suddiviso in tre
paragrafi, rispettivamente denominati La rivoluzione per eccellenza3, Rivoluzio-
ne e legittimità4, La Rivoluzione, l’orgoglio e la sensualità. I valori metafisici
della Rivoluzione5. Nel primo paragrafo Corrêa de Oliveira fornisce il significa-
to della parola «rivoluzione»6; nel secondo, esamina la nozione di legittimità;
nel terzo, focalizza nell’orgoglio e nella sensualità, come passioni disordinate
che operano nell’uomo sotto l’influsso della triplice concupiscenza, le valenze
metafisiche della Rivoluzione e le fonti da cui scaturisce e di cui si alimenta in-
cessantemente.
Con il vocabolo «rivoluzione» indica «[...] un movimento che mira a di-
struggere un potere o un ordine legittimo e a instaurare, al suo posto, uno stato
di cose — intenzionalmente non vogliamo dire “ordine di cose” — o un potere
illegittimo»7. Alla luce di questa definizione, diventa cruciale definire quale sia
il «potere» o l’«ordine legittimo», di contro al «potere» o allo «stato di cose»
illegittimo. Definire i caratteri dell’«ordine legittimo» costituisce l’oggetto

* Intervento, riveduto e annotato, al convegno in occasione del cinquantenario di Rivo-


luzione e Contro-Rivoluzione, organizzato il 21-11-2009 a Roma, nell’Auditorium del-
l’Istituto Patristico Augustinianum, da Alleanza Cattolica in collaborazione con l’Asso-
ciazione Tradizione Famiglia Proprietà: cfr. Francesco Pappalardo, «Convegno in occa-
sione del cinquantenario di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione». Roma, 21 novembre
2009, in Cristianità, anno XXXVII, n. 354, ottobre-dicembre 2009, pp. 41-44.
1
Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cin-
quantenario (1959-2009) con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrati-
vi, con presentazione e cura di Giovanni Cantoni, Sugarco, Milano 2009.
2
Cfr. ibid., pp. 71-84.
3
Cfr. ibid., pp. 71-73.
4
Cfr. ibid., pp. 73-76.
5
Cfr. ibid., pp. 76-84.
6
Ibid., p. 71.
7
Ibidem.
37
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

dell’indagine metafisica relativa al fondamento del diritto, della giustizia e


dell’ordine politico naturale. Al di là e al di sopra dei problemi circa i titoli di
legittimità del singolo governo — problemi certamente non irrilevanti, ma
assolutamente non decisivi — si situa a un livello, per così dire, costituzionale,
il problema giuridico fondamentale, quello relativo alla legittimità dello Stato;
intendendosi in questo senso per «Stato» non ciò che la modernità denomina
riduttivisticamente «lo Stato», ma lo stato delle cose sul piano della verità
giuridica in ordine al fondamento e all’esercizio del potere, come costituzione
reale di una comunità sociale autarchica.
La legittimità dello Stato, in questo senso pregnante, si misura in relazio-
ne alla sua conformità o difformità rispetto al vero ordine politico naturale.
Corrêa de Oliveira si premura di sottolineare la duplicità dei temi relativi alla
«legittimità», osservando che «la Rivoluzione ha spesso abbattuto autorità le-
gittime, sostituendole con altre prive di qualsiasi titolo di legittimità. Ma sareb-
be un errore pensare che essa consista soltanto in questo. Il suo obiettivo prin-
cipale non è la distruzione di questi o di quei diritti di persone o di famiglie. Più
di ciò, essa vuole distruggere tutto un ordine di cose legittimo e sostituirlo con
una situazione illegittima»8. L’obiettivo della Rivoluzione è, sotto questo punto
di vista, di carattere giuridico, di estirpare, in altri termini, l’esperienza primor-
diale del giusto che alberga nel cuore dell’uomo, togliendo il fondamento del
giusto ordine sociale e sostituendolo con una situazione che omette implicita-
mente di tener conto, o, addirittura, esplicitamente contrasta il valore della giu-
stizia nel dinamismo delle relazioni multiformi fra i componenti della società uti
singuli e fra costoro e la comunità politica nel suo insieme.
Naturalmente, soggiunge ancora Corrêa de Oliveira nel passo appena ci-
tato, la Rivoluzione non consiste soltanto nella sostituzione del giusto ordine
delle cose con una situazione illegittima, ma opera altresì per «[...] abolire una
visione del mondo e un modo d’essere dell’uomo con l’intenzione di sostituirli
con altri radicalmente opposti»9. È evidente, infatti, che la Rivoluzione mira al
cuore dell’uomo, per cancellare in lui l’immagine e la somiglianza con Dio; non
si arresta, dunque, alla distruzione del legittimo ordine giuridico e sociale, ma si
avvale di tale distruzione per aggredire, con maggiori chance di successo, l’uo-
mo nella sua interiorità, affinché egli smarrisca il suo fine eterno. Il legittimo
ordine sociale, invero, non è, come tutte le realtà calate nel tempo, un fine asso-
luto, ma soltanto un mezzo attraverso cui l’uomo rende gloria a Dio, perseguen-
do così il fine di ottenere la vita vera. Poiché è vero, secondo il ben noto concet-
to espresso dal Papa venerabile Pio XII (1939-1958), che dalla forma conferita
alla società dipende anche, in qualche misura, la salvezza delle anime10.
8
Ibid., p. 71-72.
9
Ibid., p. 72.
10
Cfr. Pio XII, Radiomessaggio «La solennità della Pentecoste» nel 50° anniversario
della lettera enciclica «Rerum novarum», del 1°-6-1941, in Enchiridion delle Encicli-
38
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

2. La civiltà cristiana come vero «ordine legittimo»


Dopo aver focalizzato l’obiettivo della Rivoluzione, Corrêa de Oliveira
fornisce un’essenziale descrizione dell’«ordine legittimo» per eccellenza, quel-
l’ordine contro il quale la Rivoluzione ha scatenato la sua plurisecolare aggres-
sione, osservando: «[...] l’ordine di cose che si sta distruggendo è la Cristianità
medioevale. Ora, la Cristianità non è stata un ordine qualsiasi, possibile come
sarebbero possibili molti altri ordini. È stata la realizzazione, nelle condizioni
inerenti ai tempi e ai luoghi, dell’unico vero ordine fra gli uomini, ossia della
civiltà cristiana»11.
In questo sintetico brano vanno accuratamente distinte due proposizioni: la
prima, che la civiltà cristiana è l’«unico vero ordine fra gli uomini»; la seconda, che
la Cristianità medioevale non è stata un ordine qualsiasi, ma «la realizzazione, nelle
condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell’unico vero ordine fra gli uomini». La
prima proposizione ha una valenza metafisica: il vero «ordine legittimo» è la civiltà
cristiana; la seconda, una valenza meramente storica: la Cristianità medioevale è
stata una modalità, condizionata dalle circostanze storiche, attraverso cui gli uomini
di una certa epoca storica hanno cercato di attuare, con tutte le loro limitazioni e
deficienze, l’«unico vero ordine legittimo fra gli uomini».
A sostegno del giudizio storico Corrêa de Oliveira menziona, immediata-
mente dopo, il magistero di Papa Leone XIII (1878-1903) nell’enciclica Immortale
Dei: «Ci fu un tempo in cui la filosofia dell’evangelo governava gli Stati: quando la
forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle
leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e apparati dello
Stato; quando la religione di Gesù Cristo, posta solidamente in quell’onorevole
grado che le spettava, andava fiorendo all’ombra del favore dei prìncipi e della
dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il sacerdozio e
l’impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocità di servigi.
Ordinata in tal modo la società, apportò frutti che più preziosi non si potrebbe
pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata a innumerevoli monumenti
storici, che nessun artificio di nemici potrà falsare od oscurare»12.
Diverso dal tema storico è quello metafisico, circa i caratteri che consentono
di qualificare lo Stato come legittimo. Il pensatore brasiliano rileva giustamente, nel
secondo paragrafo del capitolo VII, che «in generale, la nozione di legittimità è
stata messa a fuoco soltanto in relazione a dinastie e a governi»13. È qui implicita-

che, vol. 6, Pio XII. (1939-1958), EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1995,
ed. bilingue, pp. 1336-1348 (p. 1338).
11
P. Corrêa de Oliveira, op. cit., p. 72.
12
Leone XIII, Epistola encyclica «Immortale Dei» de civitatum constitutione christia-
na, del 1°-11-1885, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 3, Leone XIII. (1878-1903),
EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1997, ed. bilingue, pp. 330-375 (pp. 349 e
351).
13
P. Corrêa de Oliveira, op. cit., p. 73.
39
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

mente evocata la distinzione fra legittimità d’origine e legittimità d’esercizio del


potere politico. Certamente, come insegna Papa Leone XIII nell’enciclica Au milieu
des sollicitudes, del 16 febbraio 189214 — testo che Corrêa de Oliveira cita imme-
diatamente dopo il brano sopra richiamato — non si può e non si deve trascurare
l’importanza della stessa questione della legittimità d’origine del Governo, «[...]
perché si tratta di una questione morale gravissima, che le coscienze rette devono
considerare con ogni attenzione»15. Di gran lunga più rilevante, tuttavia, è la
questione della legittimità d’esercizio del potere politico. Il termine «legittimo» ha
un significato molto vasto: è legittimo ciò che è secondo la legge, costituito dalle
leggi, giusto, vero, equo, conveniente. Qualche cosa di più preciso e più determina-
to che non la semplice legalità, che può rimanere esterna, apparente, mentre la legit-
timità è una qualità intima che riveste e pervade ciò che è conforme alla legge, alla
giustizia, alla ragione: conformità alla legge universale di giustizia che impone,
sancisce, coordina, regola i rapporti fra gli uomini.
Che la legalità non esaurisca la vita del diritto è oggi ammesso da molti,
dopo l’ubriacatura, durata ininterrottamente per quasi due secoli, che va sotto il
nome di concezione positivistica del diritto. I governi, instauratisi illegittima-
mente sul modello di quelli sorti in conseguenza, diretta o indiretta, della Rivo-
luzione detta francese, rimossero completamente il tema della legittimità dell’e-
sercizio del potere, riducendo il diritto alla mera legalità, nel senso del rispetto,
anche da parte del potere pubblico, delle norme di legge dettate, in conformità
alle regole procedurali fissate nelle Carte costituzionali, dagli organismi parla-
mentari, norme di legge costituenti il cosiddetto diritto positivo, a cui si tendeva
di ridurre forzosamente tutto il diritto.
Nei giorni attuali si vuole rintracciare nella Costituzione la fonte di legit-
timità del diritto, tanto che le leggi ordinarie vengono sindacate sotto il profilo
della loro legittimità costituzionale da apposite corti di giustizia. Sì che la Costi-
tuzione appare oggi come il criterio unico di legittimità del diritto. Come poi la
Costituzione, che è un documento giuridico positivo, emanato in un determinato
momento storico, possa costituire realmente tale criterio di legittimità, è assai
oscuro. Sembra tuttavia che gli studiosi non sfuggano alla seguente alternativa:
o la Costituzione va interpretata secondo la lettera e il senso oggettivamente ri-
cavabile dalla risposta fornita dal potere costituente al problema giuridico affio-
rato come meritevole di soluzione al momento della decisione di tale potere; ov-
vero essa costituisce esclusivamente lo strumento formale per trasferire il potere
reale di governo a una classe di giuristi che, giudicando in ultima istanza sulla
«legittimità» delle norme dell’ordinamento giuridico, spossessa del diritto di go-
vernare coloro che ne hanno ricevuto il mandato dal corpo elettorale.
14
Cfr. Leone XIII, Lettre encyclique «Au milieu des sollicitudes» sur la situation de
l’Église en France, del 16-2-1892, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 3, cit., pp. 692-
719 (pp. 703 e 705).
15
P. Corrêa de Oliveira, op. cit., p. 74.
40
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Non è questa la sede per esaminare quale delle due tesi sia meno scorretta
sul terreno della razionalità giuridica. Si può soltanto osservare che la prima non
è tanto gravemente contraddittoria come la seconda: entrambe, invero, si sot-
traggono al tema fondamentale della legittimità dell’esercizio del potere; la pri-
ma, tuttavia, ha il merito, rispetto alla seconda, di rinviare, se non al vero, alme-
no al certo delle leggi, dalle quali spesso traspare una qualche impronta di veri-
tà, come nei casi in cui i costituenti, chiamando Dio a loro testimone, giurano
solennemente di rispettare i diritti fondamentali dell’uomo. La seconda tesi, in-
vece, è irrimediabilmente contraddittoria, perché, attribuendo la decisione circa
la legittimità delle leggi al soggettivo sentimento etico di giuristi che non assu-
mono alcuna responsabilità né di fronte a Dio né di fronte al popolo, non garan-
tisce né il vero né il certo del diritto, dissolvendo con ciò l’idea stessa della le-
gittimità dell’ordine giuridico.

3. Il bene comune come fine del giusto ordine temporale


L’opera di Corrêa de Oliveira affronta in radice il tema della legittimità
dell’ordine, a cui il positivismo giuridico, per oltre due secoli, e il costituziona-
lismo contemporaneo, con sempre più sottile e caparbia determinazione, si sot-
traggono completamente. Il Maestro brasiliano, dopo aver sottolineato la gravità
della questione morale circa la legittimità di origine del potere politico, incalza
ancora, andando al cuore del problema: «Però il concetto di legittimità non si
applica soltanto a questo genere di problemi.
«Vi è una legittimità più alta, quella che caratterizza ogni ordine di cose
in cui divenga effettiva la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, modello e
fonte della legittimità di tutte le regalità e di tutti i poteri terreni» 16. La legitti-
mità, invero, delle persone investite dell’autorità non soltanto è un bene eccel-
lente in sé, ma, soprattutto, è «[...] un mezzo per raggiungere un bene di gran
lunga superiore, ossia la legittimità di tutto l’ordine sociale, di tutte le istituzio-
ni e di tutti gli ambienti umani, il che si dà con la disposizione di tutte le cose
secondo la dottrina della Chiesa»17.
Dunque, la legittimità d’origine del potere non è un fine in sé stesso; non
è decisivo, invero, che il regime politico sia monarchico, secondo la legittima
linea dinastica, o sia repubblicano, secondo la legittima investitura delle magi-
strature da parte del popolo; ciò che conta è che le legittime autorità politiche
esercitino il loro potere come un servizio verso il bene comune. Questo tema,
che Corrêa de Oliveira affronta in una sintesi mirabile, è sviluppato dal Catechi-
smo della Chiesa Cattolica in vari punti, tutti meritevoli di estrema attenzione.
Nel paragrafo 2235, dedicato ai doveri delle autorità civili, è detto: «Coloro che
sono rivestiti d’autorità, la devono esercitare come un servizio. [...] L’esercizio

16
Ibid., p. 74.
17
Ibidem.
41
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

di un’autorità è moralmente delimitato dalla sua origine divina, dalla sua natu-
ra ragionevole e dal suo oggetto specifico. Nessuno può comandare o istituire
ciò che è contrario alla dignità delle persone e alla legge naturale». L’autorità,
peraltro, dev’essere legittima, com’è detto nel paragrafo 1897, e ha per compito
di assicurare «ordine» e di contribuire «all’attuazione del bene comune in un
grado sufficiente». L’autorità, esigita dall’ordine morale, viene da Dio, come è
detto nel paragrafo 1899, che cita a conforto il passo di san Paolo ai Romani:
«Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se
non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone al-
l’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si at-
tireranno addosso la condanna» (Rm. 13, 1-2).
L’autorità ha per compito di contribuire all’attuazione del bene comune.
Quest’ultima nozione è particolarmente ostica alla mentalità moderna, che è in-
capace di concepire il bene se non come il bene di un singolo o come il bene di
un certo numero, più o meno consistente, di singoli. In realtà, come insegna il
Catechismo della Chiesa Cattolica al punto 1905, non vi è bene del singolo che
non sia bene comune, perché, in conformità alla natura sociale dell’uomo, il be-
ne di ciascuno è necessariamente in rapporto con il bene comune. Per esso va
inteso, secondo la definizione della Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel
mondo contemporaneo «Gaudium et spes», del 1965, al n. 26, ripresa nel Cate-
chismo della Chiesa Cattolica al punto 1906, «[...] l’insieme di quelle condizio-
ni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di rag-
giungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente».

4. Il dinamismo delle relazioni giuste nell’ordine temporale legittimo


Il bene comune è il bene di ciascun componente della società, che non
può sussistere se il bene di ciascuno non è allo stesso tempo il bene di tutti.
Questo bene, che costituisce il fine per cui opera l’autorità civile legittima, si at-
tua grazie alla pratica della giustizia e termina nella realizzazione della pace, lu-
minosamente definita da sant’Agostino (354-430) «tranquillità dell’ordine»18.
L’«ordine legittimo» è quell’ordine in cui le singole persone ordinano le proprie
azioni, sia verso gli altri sia verso la comunità nel suo insieme, secondo giusti-
zia, e in cui la comunità politica, a sua volta, ordina secondo giustizia le sue de-
cisioni e azioni verso tutti i componenti della società.
Per comprendere, ora, per quale motivo la civiltà cristiana, secondo l’in-
segnamento di Corrêa de Oliveira, come ordine delle cose in cui diviene effetti-
va la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, è l’unico ordine veramente legitti-

18
Sant’Agostino, De civitate Dei, libro XIX, 13, trad. it., La città di Dio, vol. III, (Libri
XIX-XXII), testo latino dell’edizione maurina confrontato con il Corpus Christianorum,
introduzione, traduzione e note di Domenico Gentili O.S.A. (1914-1992), indici di Fran-
co Monteverde O.S.A., Città Nuova, Roma 1991, p. 51.
42
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

mo, occorre scendere in profondità all’esame della metafisica cristiana della


giustizia e dell’ordine politico naturale.
Alberto Caturelli, nello scritto La metafisica cristiana de la justicia y el
orden temporal19, ha messo in luce la novità dell’idea cristiana di giustizia ri-
spetto all’idea classica, come espressa mirabilmente dai sommi filosofi Platone
(427-347 a. C.) e Aristotele (384-322 a.C). Esaminando in particolare l’idea di
giustizia in Aristotele e segnalando il progresso enorme che la dottrina aristote-
lica ha apportato alla tradizione culturale dell’Occidente, per aver essa chiarito
che la giustizia, fra le virtù, è l’unica che si riferisce al bene degli altri, è virtù
ad alterum, ponendo, pertanto, l’armonia fra le virtù e tutte superandole e ri-
comprendendole, Caturelli denuncia tuttavia la radicale insufficienza dell’idea
aristotelica di giustizia. Cito la spiegazione dell’illustre filosofo argentino: «In-
fatti la giustizia legale (relazione delle parti al tutto) dice relazione al bene co-
mune e, fondamentalmente, ogni forma di giustizia, in quanto abito virtuoso, or-
dina tutti gli elementi della città al bene comune. Tuttavia Aristotele, mancando
della nozione di creazione e aderendo all’idea del movimento eterno del mondo,
non è in grado di trascendere il mero bene comune immanente della città; per
ciò stesso gli è impossibile scoprire e affermare un fondamento metafisico del
medesimo bene comune; perciò abbandona la giustizia nell’incertezza e nell’i-
nefficacia. Non vi è [in Aristotele] motivo alcuno (trascendente il bene comune
che s’identifica con la felicità intramondana) perché egli possa incontrare il
senso ultimo della volontà di riconoscere e di dare a ciascuno “il suo”. Questa
carenza impedisce ad Aristotele (nonostante sia implicito nella sua metafisica)
di riconoscere che il suum, più specificamente proprio di ciascuno, è il suo stes-
so atto d’essere; se avesse fatto questo passo, avrebbe potuto riconoscere l’u-
guaglianza essenziale di tutti gli uomini fra loro dal momento che quanto a
ciascuno è dovuto è il suo proprio atto d’essere»20.
La vera causa di questa gravissima insufficienza dell’idea di giustizia, che
lo portò a sostenere energicamente la «legittimità» della schiavitù e l’inferiorità
della donna, sta, secondo Caturelli, nell’immanenza del fine che non trascende
mai la felicità soggettiva, inscritta nel movimento perpetuo di tutta la realtà,
concepito dentro la gabbia dei miti arcaici dell’eterno ritorno. Un passo in avan-
ti nell’idea di giustizia venne compiuto dai giureconsulti romani che intuirono,
per un lato, attraverso la risoluzione dei casi pratici, l’essenziale bilateralità del-
la giustizia, come relatio ad alterum, e individuarono il fondamento prossimo
del suum nella natura intrinseca della cosa stessa.

19
Cfr. Alberto Caturelli, La metafísica cristiana de la justicia y el orden temporal, in
Mikael. Revista del Seminario de Paraná, anno 11, n. 33, Paraná terzo trimestre del
1983, pp. 141-168; cfr. pure Idem, I diritti dell’uomo e il futuro dell’umanità, in Cri-
stianità, anno XXIX, n. 307, settembre-ottobre 2001, pp. 11-18.
20
Idem, La metafísica cristiana de la justicia y el orden temporal, cit., p. 148.
43
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

5. La pienezza della giustizia sul piano razionale nella società cristiana


Soltanto la demistificazione e la trasfigurazione della giustizia per opera
della rivelazione cristiana ha illuminato, per un verso, il concetto della bilatera-
lità — relatio ad alterum — della giustizia, e, per un altro verso, ha rivelato la
stessa sua natura. I passaggi decisivi sul piano filosofico consistettero, secondo
Caturelli, nell’idea di creazione, che ruppe il cerchio dell’eternità del movimen-
to con l’affermazione dell’intrinseca bontà di tutto il creato, anche di quello
materiale; con la focalizzazione di un termine ad quem nel dinamismo umano e
con la proclamazione del valore intrinseco di ogni singola persona umana. Que-
sti elementi portarono alla demistificazione dei miti, che erano rimasti soggia-
centi anche alla più alta speculazione filosofica, e alla trasfigurazione delle veri-
tà naturali, che pervennero, grazie all’ausilio della rivelazione cristiana, alla loro
completezza, anche sul piano razionale-naturale. Detto in altro modo, con le pa-
role di Caturelli: «[...] come la grazia sana ed eleva la natura, così la verità fi-
losofica, sanata ed elevata, realizza un progresso incommensurabile come ve-
rità naturale»21.
Sotto l’influenza del cristianesimo fu così possibile purificare la stessa ri-
flessione razionale sul diritto e sulla giustizia e, conseguentemente, sull’ordine
politico naturale, legittimo in quanto regolato dalla giustizia nel suo triplice
dinamismo delle relazioni delle parti tra loro, del tutto verso la parte e delle
parti verso il tutto.
Il punto di partenza originario non è altro che «[...] la partecipazione al-
l’ente (dunque all’uomo, che è l’unico ente visibile che ha coscienza di sé) del-
l’atto d’essere, in modo che ciascun ente “ha” per sé ciò che è propriamente
suo, cioè l’essere»22. Questo è il diritto originario di ciascuno, onde il primo atto
di giustizia è il riconoscimento del dovuto a ciascuno, cioè il riconoscimento del
suo diritto originario. Non a caso l’esperienza ci porta a riconoscere che ciascu-
no ha in sé, precedentemente a ogni riflessione razionale, il senso della giusti-
zia; affiora con ciò il senso comune circa l’esistenza di un diritto essenziale ad
essere, che è la conseguenza necessaria dell’atto creativo di Dio, che fa all’uo-
mo il dono di essere.
Così la giustizia, intesa romanamente come «[...] costante e perpetua vo-
lontà di dare a ciascuno il suo» (ius suum)»23, si realizza nei diversi ordini sul
presupposto inderogabile dell’atto primo di riconoscimento del suum, che ap-
partiene all’ordine metafisico, prima che all’ordine etico, giuridico ed economi-
co. Come nota Caturelli, Aristotele non era fuoriuscito dal cerchio della giu-
stizia in senso soggettivo, della giustizia come perfezione dell’azione umana a
conseguire la felicità intramondana. Il suum, come oggettiva res iusta che spetta

21
Ibid., p. 149.
22
Ibid., p. 151.
23
Ibidem.
44
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

a ciascuno, rimaneva sospeso in modo indeterminato e inconcluso, perché man-


cava il fondamento dell’obbligo di dare a ciascuno il suum. La rivelazione cri-
stiana apre lo sguardo della ragione su due aspetti fondamentali, mai prima di
allora concepiti: per un verso, il suum spetta a ciascuno prima e indipendente-
mente da ogni atto deliberativo dell’uomo, ma gli spetta per dono irrevocabile
di Dio, dono non negoziabile; per un altro verso, la relazione ad alterum, da cui
scaturisce il rapporto fra diritto e dovere, vede la priorità logica e metafisica del
dovere rispetto al diritto. Quest’ultimo, in altri termini, è la conseguenza del do-
vere che ciascuno ha di rispettare e promuovere il suum che è l’atto d’essere
partecipato da Dio a ogni persona umana. Il dovere di religione di ciascuno
verso Dio è il fondamento di ogni diritto. Ecco perché la dottrina cristiana ha
sempre dato la priorità al concetto di dovere rispetto a quello di diritto: perché
ogni diritto nasce dal riconoscimento del dovere verso Dio, che ha creato l’uo-
mo e gli ha donato l’atto partecipato d’essere.
Il diritto non sorge dalla pretesa soggettiva o dall’esplicazione del potere
dell’io individuale, bensì dal riconoscimento del suum che è in ogni singolo uo-
mo. Ma questo suum originario non è concepibile senza la comunicabilità origi-
naria dell’uomo con il suo prossimo, fondamento della orientazione ad alterum
che è specifica della giustizia, secondo la proposizione di san Tommaso (1225
ca.-1274): «ex sua ratione iustitia habet quod sit ad alterum»24.
La novità della visione cristiana, da cui sola scaturisce la vera legittimità
dell’ordine politico, si coglie appieno osservando il profilo della cosiddetta giu-
stizia legale, cioè dell’ordine delle parti nei confronti del tutto. Come rileva Ca-
turelli, la giustizia legale naturale si chiarifica e arricchisce alla luce della meta-
fisica cristiana; mentre nel mondo antico la giustizia riflette l’equilibrio cosmi-
co, o s’identifica con la sapienza, o con la virtù morale che si ordina al bene
soggettivo immanente alla società, nella concezione cristiana, «in virtù della do-
nazione assoluta dell’atto d’essere (ciò che più propriamente è suo), l’atto giu-
sto non è soltanto un mero “dare” ma la donazione della persona al bene del
prossimo e, nella giustizia legale, alla donazione della persona al bene comune,
che è il maggior bene del prossimo»25. Ancora più profondamente, l’originario
atto giusto, da cui deriva ogni giustizia, è e dev’essere il riconoscimento del di-
ritto di Colui che dona l’atto d’essere, Dio, e davanti al Quale ciascuno di noi è
un debitore assoluto. «Per questo motivo — osserva Caturelli — non si possono
invocare i diritti naturali dell’uomo, senza riconoscere anteriormente il diritto
di Dio (e i diritti di Dio), che sono il suo fondamento»26.
La civiltà cristiana, che riconosce la regalità anche sociale di Nostro Si-
gnore Gesù Cristo, è l’unico ordine veramente legittimo, secondo l’insegnamen-
to di Corrêa de Oliveira, perché ordina tutti gli atti della giustizia intorno al ri-
24
San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, IIa-IIae, q. 58, a. 2.
25
A. Caturelli, La metafísica cristiana de la justicia y el orden temporal, cit., p. 156.
26
Ibidem.
45
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

conoscimento del diritto di Colui — il Figlio Unigenito di Dio — che non


soltanto ci ha donato l’atto d’essere, ma anche, attraverso la sua incarnazione,
passione, morte e risurrezione, ha riacquistato per noi la pienezza del nostro
essere a immagine e somiglianza di Dio.

6. Le istituzioni legittime
Soltanto l’ordine sociale cristiano è in grado di confermare nel triplice di-
namismo della giustizia il permanente riconoscersi gli uomini debitori gli uni
degli altri, o nel rapporto da singolo a singolo nella giustizia commutativa, o
nella partecipazione proporzionale al bene comune nella giustizia distributiva o
nella donazione di sé stessi al bene comune nella giustizia cosiddetta legale.
Al detentore del potere di governo spetta il dovere di riconoscere il diritto
proprio della famiglia e delle società intermedie a partecipare alla direzione del-
la comunità politica, vuoi delle società di diritto naturale primario, come la fa-
miglia o il municipio, vuoi delle società intermedie di secondo grado, come i
sindacati, le associazioni imprenditoriali o professionali.
Corrêa de Oliveira esprime in maniera sintetica il ruolo essenziale dei
corpi intermedi fra l’individuo e lo Stato per la costituzione dell’ordine politico
legittimo. Nel paragrafo 3 del capitolo VII, focalizzando nell’ugualitarismo as-
soluto il frutto avvelenato dell’orgoglio, sottolinea la ricaduta sul piano delle i-
stituzioni dell’ugualitarismo radicale e metafisico. Obiettivo primario della Ri-
voluzione è l’abolizione dei corpi intermedi, fra cui, in primo luogo, l’aboli-
zione della famiglia, che, nella prospettiva ultima della sua estinzione, dev’esse-
re comunque sminuita, mutilata e vilipesa in tutti i modi, affinché si realizzi
«[...] quell’annullamento dell’individuo e quell’anonimato, che giungono al
massimo nelle grandi concentrazioni urbane della società socialista»27.
Lo Stato, «[...] costituito da un popolo indipendente, che esercita un do-
minio esclusivo su un territorio»28, ha altresì un ruolo fondamentale nel giusto
ordine politico, come istanza superiore che dirige e coordina la partecipazione
distributiva di tutti al bene comune e governa l’adempimento dei doveri di
ciascuno verso il medesimo bene comune.
Corrêa de Oliveira vede nel movimento verso la Repubblica Universale,
ove dovrebbe essere annullata ogni sovranità statale, in una sorta d’ingiusto e
utopistico ugualitarismo nell’ordine internazionale, che fonderebbe indistinta-
mente «tutte le razze, tutti i popoli e tutti gli Stati in una sola razza, in un solo
popolo e in un solo Stato»29, un pericolo gravissimo per il bene comune, contro
cui la Contro-Rivoluzione è chiamata a impegnarsi con tutta l’energia morale e
politica possibile. Il sogno della Repubblica Universale — e il movimento legi-

27
P. Corrêa de Oliveira, op. cit., p. 79.
28
Ibid., p. 80.
29
Ibidem.
46
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

slativo verso la sua realizzazione — rappresenta, infatti, la contraffazione diabo-


lica della Cristianità e, dunque del giusto ordine naturale, perché tende a sosti-
tuire le legittime autorità politiche, che rappresentano i singoli popoli e le
singole nazioni storiche di fronte a Dio, allo stesso tempo rappresentando Dio di
fronte ai loro popoli e nazioni ed esercitando il potere in Suo nome, con poteri
anonimi e oscuri, senza alcun legame con i popoli e con i territori, che pretendo-
no di governare i destini del mondo con la forza del denaro e con le armi della
menzogna, diffusa mass-mediaticamente, e della tecnica, falsamente rappresen-
tata come salvatrice del mondo, nell’oblio o addirittura nel disprezzo dell’unico
Salvatore dell’umanità, Gesù Cristo Nostro Signore.
Senonché, l’unico rimedio contro la progressiva e apparentemente inarre-
stabile costruzione della Repubblica Universale è l’operoso e inflessibile impe-
gno per l’instaurazione dell’unico ordine politico legittimo, cioè della civiltà
cristiana, cioè di una nuova Cristianità. La sovranità piena di ogni nazione, co-
me ricorda Corrêa de Oliveira, «[...] non s’oppone a che i popoli viventi nella
Chiesa, formando una vasta famiglia spirituale, costituiscano, per risolvere i
loro problemi sul piano internazionale, organismi profondamente impregnati di
spirito cristiano [...]. Tali organismi potrebbero anche favorire la collabora-
zione dei popoli cattolici per il bene comune in tutti i suoi aspetti» 30. La Contro-
Rivoluzione, tuttavia, «[...] deve sempre far vedere la terribile lacuna costituita
dalla [...] laicità»31 degli organismi internazionali operanti nel mondo contem-
poraneo, mettendo «[...] in guardia gli spiriti contro il rischio che questi orga-
nismi si trasformino in un germe di Repubblica Universale»32.
Nella Cristianità — conclude magistralmente — ogni paese conserva
«tutte le sane caratteristiche locali, in qualsiasi campo, nella cultura, nei costu-
mi»33. Ma la valorizzazione delle particolarità di ciascuno «[...] non ha il carat-
tere di una svalutazione sistematica di quanto appartiene ad altri, né di una a-
dorazione dei valori della patria come se fossero indipendenti dal grande insie-
me della civiltà cristiana.
«La grandezza che la Contro-Rivoluzione desidera per tutti i paesi è sol-
tanto e può essere soltanto una: la grandezza cristiana, che implica la preser-
vazione dei valori peculiari di ognuno e la convivenza fraterna fra tutti»34.

30
Ibid., p. 139.
31
Ibid., pp. 139-140.
32
Ibid., p. 140.
33
Ibidem.
34
Ibidem.
47
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Il resto

della Verità

La verità non è mai tutta


(proverbio)
Miracolo a Torino. La campagna
«Alleanza Cattolica per Cota»
e le elezioni regionali del 2010
Massimo Introvigne

Il punto di partenza dell’apostolato di Alleanza Cattolica è la regalità so-


ciale di Nostro Signore Gesù Cristo. Il regno di Gesù Cristo non è di questo
mondo (cfr. Gv. 18, 36), nel senso che non trova nel mondo il suo fondamento,
ma si estende su questo mondo, anche nelle sue dimensioni sociali. «Estendere
il regno di Dio»1 nella società — insegna il Concilio Ecumenico Vaticano II
(1963-1965) nel decreto Apostolicam actuositatem — implica assumersi il
compito di «costruire tutto l’ordine temporale e di ordinarlo a Dio per mezzo di
Cristo»2. Secondo lo stesso documento, se «è compito dei pastori enunciare con
chiarezza i princìpi [...] affinché l’ordine temporale venga instaurato in Cri-
sto»3, questa instaurazione spetta in concreto ai laici, così che la regalità sociale
di Gesù Cristo non è una forma di teocrazia, né s’identifica con una presunta
regalità sociale dei preti.
Perché l’ideale della regalità sociale non si riduca alle semplici celebra-
zioni, pure apprezzabili, della festa di Cristo Re, l’instaurazione cristiana del-
l’ordine temporale deve consistere nella realizzazione di una società che rispetti
l’ordine morale del decalogo, il quale — in quanto corrisponde alla legge natu-
rale — s’impone certo a tutti gli uomini dotati di retta ragione, ma per il cattoli-
co è il modo concreto di rispondere all’appello del Signore della storia: «Se mi
amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv. 14, 15). fra le declinazioni del de-
calogo nella vita sociale vengono al primo posto quelli che Papa Benedetto XVI
definisce «valori [...] non negoziabili»4, un’espressione tecnica che nel magiste-
ro pontificio indica la vita, la famiglia e la libertà di educazione.
La tecnicità dell’espressione non significa, naturalmente, che altri princì-
pi non siano importanti. Indica però un ordine di priorità. Come scriveva la

1
Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sull’apostolato dei laici «Apostolicam Ac-
tuositatem», del 18-11-1965, n. 4.
2
Ibid., n. 7.
3
Ibidem.
4
Cfr., per esempio, Benedetto XVI, Discorso ai membri del Movimento per la Vita ita-
liano, del 12-5-2008, in Insegnamenti di Benedetto XVI. IV, 1. 2008. Gennaio-giugno,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, pp. 777-780 (p. 779).
51
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Congregazione per la Dottrina della Fede in una nota trasmessa ai vescovi


americani durante la campagna elettorale statunitense del 2004, ci sono temi su
cui «ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici»5 —
gli esempi indicati concernevano la giustizia e la guerra in Iraq, questioni non
meno gravi di alcune evocate durante l’ultima campagna elettorale in Italia —,
«non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia»6, che sono ap-
punto princìpi non negoziabili.
Accanto ai princìpi non negoziabili — mai prima — dovranno poi essere
presi in esame altri princìpi, alcuni dei quali più importanti di altri. A monte di
essi vi è l’identità della nazione, per l’Europa e per l’Italia collegata alle sue ra-
dici cristiane che devono essere esplicitamente riconosciute. E l’identità cristia-
na richiede anche un governo dell’immigrazione che s’ispiri al principio dell’ac-
coglienza — perché la nostra identità è cristiana — ma anche a quelli della lega-
lità e della difesa dell’integrità culturale del territorio, perché il nostro cristiane-
simo nella storia ha generato appunto un’identità. A valle vi sono poi i diritti
collegati alla proprietà e al lavoro, perché chi non ha sicurezza economica e di-
pende interamente dallo Stato non è neanche in condizione di difendere la vita e
la famiglia. La formula del pensatore cattolico contro-rivoluzionario brasiliano
Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) «tradizione, famiglia, proprietà» sintetiz-
za il collegamento fra i princìpi non negoziabili, riassunti nella famiglia, e le
premesse e conseguenze indispensabili per difenderli: l’identità, anzitutto, fon-
data sulla tradizione e sulle radici, quindi un’economia rispettosa della proprietà
privata che consenta di vivere in libertà7.
Una lunga marcia verso la scristianizzazione, che la scuola cattolica con-
tro-rivoluzionaria cui Alleanza Cattolica s’ispira chiama «Rivoluzione», con ri-
ferimento a un processo plurisecolare e non a un singolo evento, ha ferito l’Oc-
cidente fin dalla rottura fra fede e ragione del XVI secolo, evocata da Papa
Benedetto XVI a Ratisbona nel 20068 e nell’enciclica Spe salvi del 20079. Se-
condo l’espressione di un altro pensatore contro-rivoluzionario del XX secolo,
Jean Ousset (1914-1994), questo processo avanza attraverso truppe regolari,

5
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dignità a ricevere la Santa Comunione.
Princìpi generali, nota trasmessa al cardinale Theodore E. McCarrick, arcivescovo di
Washington, e all’arcivescovo Wilton Gregory, presidente della Conferenza Episcopale
degli Stati Uniti, giugno 2004; trad. it. disponibile sul sito Internet del CESNUR, il Cen-
tro Studi sulle Nuove Religioni, all’indirizzo <http://www.cesnur.org/2004/04_ratzin-
ger.htm>.
6
Ibidem.
7
Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Tradizione, famiglia e proprietà, trad. it., in Cristianità,
anno VI, n. 34-35, febbraio-marzo 1978, pp. 3-5.
8
Benedetto XVI, Discorso ai rappresentanti della scienza, Aula Magna dell’Università
di Regensburg [Ratisbona], del 12-9-2006.
9
Idem, Lettera enciclica Spe salvi sulla speranza cristiana, del 30-11-2007.
52
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

agenti segreti e quinte colonne10. Le truppe regolari sono composte dai sosteni-
tori delle ideologie che esplicitamente negano i princìpi non negoziabili. Gli a-
genti segreti sono le lobby che, per attaccare i princìpi, attaccano la Chiesa con
manovre di cui siamo particolarmente testimoni in questi giorni. Le quinte co-
lonne sono quei cattolici che oggi in linguaggio giornalistico si chiamerebbero
«benaltristi», nel senso che non sempre negano i princìpi non negoziabili ma
sostengono che i problemi principali sono «ben altri»: la legalità, la giustizia so-
ciale — di cui propongono peraltro idee distorte — e magari anche chi occupa
quel tal posto di governo o di sottogoverno.
Il fatto che — per complesse ragioni storiche — siano stati spesso (anche
se non sempre) cattolici di orientamento «benaltrista» a dominare i partiti detti
cattolici ha determinato una certa sfiducia dei cattolici più fedeli al Magistero
verso la forma del partito moderno, e una preferenza per accordi diretti con can-
didati sulla base d’impegni concreti su temi e valori, sul modello del Patto Gen-
tiloni del 191311 e di analoghe esperienze francesi e brasiliane.
La prima repubblica è stata caratterizzata in Italia dalla presenza di partiti
ideologici e di un partito che si presentava come d’ispirazione cattolica, la
Democrazia Cristiana, ampiamente dominato da esponenti della scuola cattoli-
co-democratica, cioè di quella scuola che sui princìpi non negoziabili fa siste-
maticamente prevalere altri valori, a partire dalla democrazia considerata come
un valore in sé e anzi il valore supremo. Alleanza Cattolica non ha mai ritenuto
d’identificare la sua battaglia per la regalità sociale di Nostro Signore Gesù
Cristo con uno dei partiti presenti, dal momento che con ogni evidenza nessuno
presentava dottrine e programmi conformi alla dottrina sociale della Chiesa.
Questo non significa, naturalmente, che i partiti della prima repubblica fossero
tutti uguali: di qui gli appelli di Alleanza Cattolica a «votare anticomunista», ma
anche a non fermarsi al voto, guardando anzitutto alle battaglie di principio. Lo
strumento principale di queste battaglie sembrava essere principalmente negli
anni 1970 e 1980 il referendum, dove appunto non si votavano partiti ma temi.
Così Alleanza Cattolica per prima raccolse le firme in Italia per il referendum
contro il divorzio, poi celebrato nel 197412, e s’impegnò per proporre un serio
referendum contro l’aborto, non mancando di denunciare le incertezze e le com-

10
Cfr. Jean Ousset, Pour qu’Il règne, La Cité Catholique, Parigi 1959, p. 175. Sul punto
cfr. il mio Jean Ousset e La Cité Catholique. A cinquant’anni da «Pour qu’Il règne», in
Cristianità, anno XXXVIII, n. 355, gennaio-marzo 2010, pp. 9-61.
11
Cfr. Marco Invernizzi, L’Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un model-
lo di impegno politico unitario dei cattolici. Con un’appendice documentaria, Cristiani-
tà, Piacenza 1993.
12
Cfr. gli editoriali — non firmati, ma di Giovanni Cantoni — Il referendum per la fa-
miglia, in Cristianità, anno II, n. 3, gennaio-febbraio 1974, p. 1; e 13 milioni di italiani
resistono alla persecuzione laicista, all’aggressione comunista e alla corruzione del
progressismo sedicente cristiano, ibid., anno II, n. 5, maggio-giugno 1974, p. 2.
53
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

plicità di molti cattolici che ebbero un ruolo decisivo nel portare all’esito infau-
sto del 198113.
In Italia i partiti ideologici sono ampiamente — anche se non completa-
mente — venuti meno con il passaggio nel 1994 dalla prima alla seconda repub-
blica. Con i nuovi sistemi elettorali l’adesione a una coalizione e a uno schiera-
mento non aveva più il significato d’ingresso in una famiglia ideologica. Alle-
anza Cattolica ne prendeva atto, indicando in occasione di consultazioni eletto-
rali la coalizione di centro-destra non come nuova famiglia ideologica portatrice
di dottrine integralmente conformi alla dottrina sociale della Chiesa — il che da
una parte non era vero, dall’altra corrispondeva a schemi ormai andati in pen-
sione con la prima repubblica —, ma come spazio in cui, a differenza di quanto
avveniva nel centro-sinistra, i princìpi non negoziabili potevano essere libera-
mente e talora efficacemente difesi. Si apriva anche la strada — sostenuta in
particolare dal card. Camillo Ruini, nella sua lunga stagione di presidente della
Conferenza Episcopale Italiana — di nuovi Patti Gentiloni, cioè della richiesta a
politici che non si presentano come esponenti di un partito cattolico d’impegni
precisi in tema di princìpi non negoziabili, a fronte dei quali i laici cattolici fe-
deli al Magistero offrono pure un sostegno elettorale. La manifestazione anche
visibile di questa nuova presenza politica dei cattolici è stata il Family Day del
2007, cui Alleanza Cattolica ha attivamente partecipato, dalla fase dell’ideazio-
ne alla manifestazione romana del 12 maggio.
Le elezioni regionali del 2010 hanno visto la presentazione da parte del
centro-sinistra di due candidature — Mercedes Bresso in Piemonte ed Emma
Bonino nel Lazio — particolarmente emblematiche per una carriera militante
caratterizzata dalla lotta incessante ai princìpi non negoziabili e dall’esplicito
sostegno a forme di banalizzazione dell’aborto, all’eutanasia e al riconoscimen-
to delle unioni omosessuali, insieme all’ostilità contro le scuole non statali. La
situazione del Piemonte era a sua volta diversa da quella del Lazio per due ra-
gioni: perché il candidato del centro-destra Roberto Cota si presentava esplicita-
mente come cattolico fedele ai princìpi non negoziabili, e perché con la candi-
data del centro-sinistra Bresso era schierato un partito che si dichiara d’ispira-
zione cattolica, l’UDC, l’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro.
Da qui l’iniziativa di Alleanza Cattolica, di Federvita Piemonte — cioè
dell’associazione che riunisce in Piemonte settanta organizzazioni che operano
sul territorio regionale in difesa della vita e contro l’aborto — e di esponenti del
mondo del volontariato cattolico di proporre a Cota un Patto per la vita e per la
famiglia contenente sei impegni concreti in tema di dissuasione nei confronti
dell’aborto e dell’uso della pillola abortiva RU486, esclusione di ogni registro
regionale dei testamenti biologici e delle coppie di fatto, sostegno alle famiglie
13
Cfr. G. Cantoni, Comunque è aborto!, in Cristianità, anno IX, n. 72, aprile 1981, pp.
1-2; e Idem, 17 maggio 1981: la verifica della confusione e della delusione, ibid., anno
IX, n. 73-74, pp. 1-3.
54
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

e restaurazione della piena fruibilità del buono scuola per tutti i genitori pie-
montesi14. Uno degl’impegni assunti da Cota nel Patto sottoscritto il 24 febbraio
2010 con quattro garanti — di cui due di Alleanza Cattolica, il sottoscritto e
Mauro Ronco, reggente regionale dell’associazione in Piemonte, mentre gli altri
garanti sono Marisa Orecchia, presidente di Federvita Piemonte, e Maria Paola
Tripoli, storica esponente del volontariato cattolico torinese — riguarda elemen-
ti concreti di una gestione ragionevole dell’immigrazione, che coniughi l’acco-
glienza, e la tutela della vita e della famiglia anche fra gl’immigrati, con il ne-
cessario rigore. A fronte di critiche spesso rivolte al partito di Cota, la Lega
Nord, per le sue posizioni — o per i suoi toni — sull’immigrazione, l’impegno
appare come particolarmente significativo.
Sulla base di questo patto, Alleanza Cattolica il 25 febbraio ha lanciato
l’appello Per la vita e per la famiglia. Alleanza Cattolica ha scelto Cota15, indi-
cando anche chiaramente come nella regione subalpina votare UDC significas-
se, in concreto, sostenere la Bresso, la quale fra l’altro aveva incluso nella sua
coalizione anche la Lista Bonino-Pannella e la sinistra ultra-comunista, per
conto della quale nel listino della stessa Bresso — cioè nella lista di candidati al
Consiglio Regionale che, in base alla legge elettorale piemontese, sono automa-
ticamente eletti in caso di successo della candidata presidente — era incluso il
consigliere uscente Vincenzo Chieppa, segretario provinciale a Torino del Parti-
to dei Comunisti Italiani, il quale si era segnalato per dichiarazioni particolar-
mente aggressive e offensive nei confronti della Chiesa e del Papa, oltre che per
campagne di sostegno alla Repubblica di Cuba e alla Repubblica Popolare De-
mocratica di Corea, cioè alla Corea del Nord. Per l’ultima settimana delle ele-
zioni, questa messa in guardia rivolta in particolare agli elettori dell’UDC era
reiterata nell’Appello agli elettori di Alleanza Cattolica, del 18 marzo 201016.
Per la diffusione di questi documenti Alleanza Cattolica ha scelto una
strategia di comunicazione diversificata, sia moltiplicando conferenze e incontri
pubblici, sia utilizzando le nuove tecnologie con l’apertura del sito Internet de-
dicato alleanzapercota.org, con l’invio — tramite una società specializzata, che
ha garantito fra l’altro il pieno rispetto delle norme sullo spam e sulla privacy —
di 56.000 messaggi E-mail, con la spedizione di buste con materiale relativo alla
campagna a seimila esponenti del mondo cattolico piemontese, ivi compresi tut-
ti i parroci, con una costante presenza su Facebook e con una campagna di
SMS. I numerosi echi di stampa, e le reazioni furibonde di esponenti della coali-
zione Bresso, dimostrano meglio di ogni altra argomentazione il buon esito del-
la campagna di Alleanza Cattolica.

14
Cfr. Patto per la vita e per la famiglia, del 24-2-2010, in questo numero, pp. 57-58.
15
Cfr. Per la vita e per la famiglia. Alleanza Cattolica ha scelto Cota, del 25-2-2010, al-
l’indirizzo <http://www.alleanzacattolica.org/comunicati/acnews/acnews_2010_02.html>.
16
Cfr. Alleanza Cattolica, Appello agli elettori, del 18-3-2010, in questo numero, pp.
59-60.
55
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Queste reazioni non si sono placate neppure dopo le elezioni, come mo-
stra la manifestazione Contro un patto per la vita che ha sapore di morte orga-
nizzata a Torino il 24 aprile 2010 dall’area della sinistra antagonista, dai centri
sociali e da diverse organizzazioni femministe e omosessuali, al culmine della
quale una versione — peraltro imprecisa e anzi caricaturale — del Patto per la
vita e per la famiglia riprodotta su un grande striscione è stata cosparsa di ben-
zina e pubblicamente bruciata in Piazza Carignano17. Alla manifestazione hanno
partecipato millecinquecento persone secondo gli organizzatori, duecentocin-
quanta secondo il quotidiano La Stampa18. I toni aggressivi e violenti, e lo stes-
so rogo pubblico del Patto per la vita e per la famiglia, confermano peraltro a
loro modo la centralità del documento nella campagna elettorale piemontese.
Nella vittoria di Cota, infatti — come tutti i commentatori hanno ricono-
sciuto —, una parte fondamentale ha avuto l’appoggio del laicato cattolico, che
ha determinato in particolare il crollo dell’UDC, un partito che in Piemonte in
un anno, dalle elezioni europee del 2009, ha perso circa metà dei suoi elettori —
da 147.365 del 2009 a 74.412 del 2010 — e forse più di metà, se si considera
che nel 2010, a differenza del 2009, insieme all’UDC si presentava l’API, l’Al-
leanza per l’Italia, partito guidato da Francesco Rutelli e che presentava in Pie-
monte nelle liste dell’UDC candidati rappresentativi provenienti dalle fila del
Partito Democratico. Considerando l’ampia coalizione messa in campo dalla
Bresso — dai Comunisti Italiani all’UDC — e il vasto sostegno da parte di tutti
i «poteri forti» industriali, bancari, culturali e giornalistici il successo di Cota ha
del miracoloso — come la sconfitta della candidata radicale Emma Bonino nel
Lazio, dove per di più nella circoscrizione provinciale di Roma era stata esclusa
com’è noto la lista del principale partito della coalizione di centro-destra —, ed
è certo dovuto anche al silenzioso impegno di preghiera di tanti cattolici.
I patti come quello siglato con Cota indicano un nuovo modo di fare poli-
tica dei cattolici dopo la fine della prima repubblica, che sceglie non sulla base
di vere o presunte affinità simboliche o ideologiche con un partito ma d’impegni
pubblicamente assunti e suscettibili di altrettanto pubbliche verifiche. Si tratta
certo di una strada faticosa. Ma per chi ha a cuore i princìpi non negoziabili or-
mai non ce ne sono altre.

17
Cfr. video postato dagli organizzatori della manifestazione su YouTube: <http://www.
youtube.com/watch?v=VFZ0m-IXB9o> (consultato il 26-4-2010).
18
«In trecento al corteo, flop del No Lega day», in La Stampa, Torino 25-4-2010.
56
Patto per la vita e per la famiglia
Esprimo apprezzamento per il comunicato pubblicato da Federvita Pie-
monte, che riunisce settanta Movimenti per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita, in
occasione delle elezioni regionali e ho preso atto di appelli sugli stessi temi
provenienti dal Forum delle Associazioni Familiari, da Due Minuti per la Vita e
da altri.
Con tutti sottoscrivo un patto per la vita e per la famiglia: non generico
— perché è facile parlare di vita e di famiglia come concetti astratti, senza
precisare in concreto che si tratta della vita dal concepimento alla morte naturale
e della famiglia monogamica ed eterosessuale, fondata sul matrimonio di un
uomo e di una donna — ma specifico e articolato in impegni precisi.

1. Considerando che un aborto non è mai una vittoria per nessuno ma è


sempre una sconfitta, m’impegno per quanto riguarda le competenze regionali
di applicazione della legge 194 a proporre e sostenere percorsi di aiuto concreto
e fattivo alle donne che, anziché banalizzare l’aborto come soluzione, cerchino
sempre possibili alternative, aprendo le istituzioni regionali anche alla collabo-
razione con il volontariato pro-vita. In applicazione della stessa legge, se in Pie-
monte dovrà essere somministrata la pillola RU486, questo potrà avvenire solo
con un protocollo che preveda il ricovero della donna dalla somministrazione
della pillola fino al completamento del percorso abortivo, escludendo ogni ipo-
tesi di aborto fai da te a casa propria.

2. La vita è veramente e pienamente vita fino alla morte naturale, come


ho cercato di testimoniare con il mio impegno in Parlamento in occasione della
tragica vicenda di Eluana Englaro e nella discussione di progetti di legge sul
fine vita. Per essere ancora più chiaro, il modello virtuoso per me è quello
umile, silenzioso ed eroico del quotidiano impegno delle Suore Misericordine
che hanno assistito Eluana per farla vivere, non quello di chi – per citare il
documento di Federvita – «ha offerto un ospedale piemontese per farla morire».


Testo del patto sottoscritto da Roberto Cota, candidato alla presidenza della Regione
Piemonte, il 24 febbraio 2010 a Torino, con quattro garanti — Massimo Introvigne, vi-
ce-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica, Marisa Orecchia, presidente di Federvi-
ta Piemonte, Mauro Ronco, docente di Diritto Penale, già componente del Consiglio Su-
periore della Magistratura, e Maria Paola Tripoli, fondatrice del Servizio Emergenza
Anziani —, i quali daranno vita a un tavolo di lavoro sulle politiche della nuova ammi-
nistrazione regionale in tema di vita e famiglia.

57
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Respingendo nel modo più deciso ogni ipotesi di eutanasia, la Regione da me


guidata sarà vicina con un sostegno non solo teorico alle famiglie di malati nella
condizione oggi chiamata stato vegetativo persistente, e sosterrà per quanto di
sua competenza le cure palliative.

3. Rifiuto con chiarezza ogni ipotesi di omologazione della famiglia fon-


data sul matrimonio, a norma dell’art.29 della Costituzione, a ogni altra forma
di convivenza anche omosessuale. Sono contrario a cerimonie, registri e altre
iniziative che introducano surrettiziamente un’equiparazione tra unioni omoses-
suali e matrimonio monogamico ed eterosessuale.

4. M’impegno a una politica regionale a favore della famiglia fondata sul


matrimonio di un uomo e di una donna, che riconosco come cellula fondamen-
tale della società, attraverso il sostegno alle giovani coppie che intendono con-
trarre matrimonio e una politica dei servizi che tenga conto del carico familiare
e del numero dei figli.

5. Consapevole in particolare del ruolo unico svolto in Piemonte in oltre


trecento anni di attività dalla scuola cattolica, che ha reso alla nostra regione
servizi inestimabili, praticherò una politica che renda effettiva la libertà di edu-
cazione mediante erogazione di bonus o rimborsi che consentano alle famiglie
la scelta della scuola libera, la quale andrà sostenuta anche quanto all’accoglien-
za di portatori di handicap e di figli di immigrati cui proporre percorsi autentici
d’integrazione, prendendo in esame anche una politica di detrazioni fiscali nel
quadro del federalismo fiscale.

6. La politica a favore della vita e della famiglia andrà a beneficio anche


delle famiglie e in particolare delle donne e delle bambine immigrate. Prenderò
misure regionali, e sosterrò quelle del governo nazionale, che vigilino contro gli
abusi sulle donne e sui minori, non tollerino le mutilazioni genitali femminili,
l’avviamento alla mendicità e alla prostituzione da parte di organizzazioni mala-
vitose, la poligamia e i matrimoni forzati, e prevengano l’imposizione del burqa
e di altre forme di velo integrale a donne e ragazze che non desiderano portarlo.
Di concerto con il governo nazionale, farò il possibile per convincere anche chi
insegue l’utopia di una società aperta all’immigrazione senza regole e senza
limiti che si tutela davvero la vita e la famiglia degli immigrati onesti, venuti da
noi per lavorare, e si pratica la virtù cristiana dell’accoglienza, solo tenendo
conto che il numero d’immigrati che il Piemonte può accogliere non è infinito, e
che le regole e la lotta contro l’immigrazione clandestina vanno a vantaggio an-
che degli immigrati regolari, oltre che della sicurezza di tutti.

Torino, 24 febbraio 2010


58
Appello agli elettori
Rafforzati da un contatto quotidiano con i candidati e con i piemontesi
che hanno seguito con passione la campagna «Alleanza per Cota» di Alleanza
Cattolica, ribadiamo con ancora maggiore convinzione l’invito ai cattolici a
votare Roberto Cota
— perché sui valori non negoziabili della vita, della famiglia, della scuola
il suo programma è in sintonia con quanto ci sta a cuore come cattolici, mentre
la Bresso è per la banalizzazione dell'aborto, per il matrimonio omosessuale, per
tagliare i sostegni alle scuole non statali;
— perché il programma di Cota sull'immigrazione è moderato e ragione-
vole, mentre il Piano Bresso sugli immigrati non protegge dai clandestini, non
tutela i piemontesi e prende dalle tasche dei contribuenti quattro milioni di euro
all’anno per ambigui carrozzoni regionali;
— perché Cota ha costantemente dimostrato il suo sostegno ai valori non
negoziabili in Regione, in Parlamento e in campagna elettorale, mentre la Bres-
so ancora nelle ultime settimane ha firmato per la vendita in farmacia della pil-
lola del giorno dopo senza ricetta e si è dichiarata «assolutamente d’accordo»
con il matrimonio fra due lesbiche «celebrato»» a Torino dal sindaco Chiampa-
rino.
Alcuni ci chiedono che cosa pensiamo della posizione dell’UDC. Per
quanto nell'UDC ci siano certamente brave persone, pensiamo come cattolici di
non potere in alcun modo sostenere l’UDC:
— perché chi fa la croce sull’UDC vota automaticamente il listino della
Bresso, che comprende personaggi come Vincenzo Chieppa, segretario dei Co-
munisti Italiani che inneggia a Cuba e alla Corea del Nord, offre assistenza a chi
stacca i crocefissi dalle aule scolastiche e sul suo sito offende il Papa e la Chie-
sa;
— perché chi fa la croce sull’UDC vota automaticamente la Bresso, le cui
posizioni in materia di aborto, eutanasia, unioni omosessuali sono inaccettabili e
sono al centro del suo programma;
— perché chi fa la croce sull’UDC sostiene una dirigenza dell’UDC che
in Piemonte diffama il cattolico Cota accusandolo in modo assurdo di essere un
adepto di «riti celtici del dio Po» e presentando in modo distorto le posizioni di
Cota sull’immigrazione, che sono invece rispettose sia dei veri diritti degli im-
migrati regolari sia dell’identità cristiana delle nostre terre. Questa dirigenza af-
ferma che la Bresso ha sottoscritto con l’UDC un impegno a difendere «la vita e
la salute», ma non spiega che per la Bresso quella dell’embrione o dei disabili
come Eluana Englaro non è vita, e che la salute per lei comprende l’aborto. Rac-
conta pure che grazie all’UDC la Bresso ha escluso dalla sua coalizione Rifon-
59
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

dazione Comunista e Comunisti Italiani, che invece gli elettori troveranno rego-
larmente sulla scheda tra le liste coalizzate con la Bresso con tanto di falce e
martello, in strana compagnia con lo scudo crociato dell’UDC, e del resto in-
sieme anche alla lista Bonino-Pannella.
L’invito dunque non cambia: resistendo alle sirene dell’astensione, del
voto alle «brave persone» che ignora i principi e i programmi, e ai falsi ―patti‖
con la Bresso che hanno il solo scopo di creare confusione, per la vita, per la fa-
miglia, per la libertà di educazione, per una politica realistica dell’immigrazione
votiamo Roberto Cota.

Torino, 18 marzo 2010 Alleanza Cattolica

60
In memoriam

Beati d’ora in poi, i morti che muoiono


nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno
dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono
(Apocalisse 14, 13)
Bruto Maria Bruti (1954-2010)
Il 6 maggio 2010, ad Ancona, al termine di una lunga malattia, è mancato
il dottor Bruto Maria Bruti, pochi giorni dopo aver rivisto le ultime bozze della
sua opera La nostra sessualità. Felicità, desiderio e piacere nell’essere umano,
edita da Sugarco con una Presentazione del dottor Roberto Marchesini. Era nato
il 29 luglio 1954 a Pedaso — in provincia di Fermo, nelle Marche —, dov’è vis-
suto con la moglie Laura e i figli Carlo Maria, Michele Maria e Raffaele Maria.
Nel 1980 si laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Gabriele D’Annunzio
di Chieti, quindi si specializza in Odontostomatologia all’Università degli Studi
di Ancona e in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale all’Istituto Skinner di
Roma; finalmente si diploma in Terapia Olistica all’Università degli Studi di
Urbino. Dal 2007 professore di Metafisica e Psicologia e di Psicologia e Psico-
patologia dei Comportamenti Sessuali all’Università Europea di Roma, si
dedica allo studio dei rapporti fra psicoterapia e religione, con particolare riferi-
mento alle problematiche sessuali.
Militante di Alleanza Cattolica da oltre trent’anni, collabora alla rivista
Cristianità e al Dizionario del pensiero forte, curato dall’IDIS, l’Istituto per la
Dottrina e l’Informazione Sociale, di Roma. Un suo saggio, Omosessualità: vi-
zio o programmazione biologica?, è stato pubblicato anche sulla rivista organo
ufficiale dell’arcivescovado di Vaduz, nel Principato del Liechtenstein: Homo-
sexualität: Laster oder biologiche Programmierung? (in Vobiscum. Publika-
tionsorgan des Erzbistums Vaduz, (I), anno 3, n. 1, 2001, pp. 22-28, e (II), ibid.
anno 3, n. 2, 2001, pp. 12-17). Il sito cattolico Totus tuus ha pubblicato numero-
si articoli, fra cui L’esistenza dell’anima spirituale e gli errori dello spiritismo e
della reincarnazione, e L’amore coniugale: innamoramento, amore, monoga-
mia, indissolubilità.
Partecipa con entusiasmo fin dall’inizio alle attività dell’associazione O-
biettivo Chaire, fondata da un’équipe multidisciplinare di protagonisti nel cam-
po medico, psicologico, religioso, filosofico che, attraverso incontri periodici, si
propone di salvaguardare il valore della persona umana, ribadendo l’esistenza di
una natura «data» dal Creatore e quindi di un genere maschile e di un genere
femminile, allo scopo di rispondere alle richieste di aiuto di molte persone ferite
nella propria identità sessuale, in particolare per tendenze omosessuali.
Non aveva timore di sostenere pubblicamente verità scomode e politica-
mente scorrette, soprattutto in tema di omosessualità e d’ideologia di genere.
Tutti coloro che lo hanno conosciuto ricordano la sua amabilità, la sua grande
attenzione per i problemi e le sofferenze di chi incontrava e anche la sua capaci-
tà di cogliere in profondità gli aspetti negativi della Rivoluzione Sessuale, pene-
trata nella cultura e nei costumi del mondo occidentale a partire dal 1968.
63
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Bruto Maria Bruti: una bibliografia


pubblicato in Cristianità
1. La donna nell’ordine naturale e cristiano e l’ideologia rivoluzionaria, 186
2. Omosessualità: vizio o programmazione biologica?, 243-244
3. Domande e risposte sul problema dell’omosessualità, 314
4. recensione di Joseph Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio,
con presentazione di Chiara Atzori e postfazione di padre Livio Fanzaga S.P.,
321

pubblicato in www.alleanzacattolica.org
1. Omosessualità

64
Ex libris

Una casa senza biblioteca è come


una fortezza senza armeria
(detto monastico)
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

François Cassingena-Trévedy O.S.B., La bellezza della liturgia,


trad. it., Edizioni Qiqajon, Magnano (Biella) 2003, pp. 118, € 7,00
In diverse occasioni Papa Benedetto XVI ha indicato come modelli della liturgia gli
angeli e, di conseguenza, quanti vivono continuamente alla presenza di Dio — come
queste creature celesti — celebrando incessantemente la liturgia con la loro stessa vita: i
monaci. Ed è proprio un monaco benedettino a mostrarci ciò — anzi, Colui — che allo
stesso tempo si nasconde e si rivela nei divini misteri. L’autore, padre François Cassin-
gena-Trévedy, di nazionalità francese ma nato a Roma nel 1959, si è laureato in Filolo-
gia all’École Normale Supérieure di Parigi nel 1980 e nel medesimo anno ha abbraccia-
to la vita monastica. Ordinato sacerdote nel 1988, l’anno seguente si è laureato in Teolo-
gia presso l’università di Friburgo, in Svizzera. Attualmente risiede nell’abbazia di
Saint-Martin de Ligugé, presso Poitiers, in Francia, dove svolge l’ufficio di maestro dei
novizi. Studioso di discipline liturgiche e patristiche, in particolare dell’opera di san-
t’Efrem il Siro (306-373) — che ha curato per conto delle Sources Chrétiennes —, inse-
gna all’Institut Catholique de Paris ed è autore di numerosi saggi e libri, fra i quali La li-
turgie, art et métier e Te igitur. Autour du Missel de S. Pie V (entrambi editi da Ad So-
lem, Ginevra 2007) e Les Pères de l’Eglise et la liturgie (DDB. Institut Catholique de
Paris, Parigi 2009).
Il saggio Jalons pour un esthétique de la liturgie, apparso nel n. 116, del 2001, della
rivista Liturgie della Commission Francophone Cistercienne, viene pubblicato autono-
mamente in traduzione italiana con il titolo La bellezza della liturgia, che, prima di
qualsiasi ulteriore valutazione, è sostanzialmente la bellezza di Cristo, «il più bello tra i
figli dell’uomo» (Sal. 45 [44], 3).
Già nella Premessa (pp. 7-11) l’autore chiarisce che solo a partire da qui, andando
alla radice della liturgia, possiamo aprirci alla sua vera essenza, superando il soggettivi-
smo e la dittatura del gusto che talvolta accomuna i fautori delle più variegate tipologie
di Messa: «Nell’era dei centri commerciali si va a cercare anche nel supermercato ec-
clesiale ciò che si trova di conveniente. Sottile e perfido ribaltamento dei fini. Quella
che nei primi secoli del cristianesimo veniva chiamata opus Dei, l’opera di Dio, tende a
diventare un genere di consumo tra tanti altri » (p. 9).
Nel primo capitolo emerge il nesso primordiale, essenziale, fra Liturgia e sacramen-
talità (pp. 13-22): la ragion d’essere della liturgia, infatti, «[...] è sempre legata a qual-
che sacramento, ogni volta è un sacramento quello che celebra, che accompagna, al
quale fa da contesto» (p. 13); anche nel caso della liturgia delle ore, il cui stretto legame
con la Messa non fa che continuarne instancabilmente la celebrazione. Ma prima ancora
dei singoli sacramenti vi è la «sacramentalità fondamentale e antecedente» (p. 15), la
«sacramentalità indifferenziata, primitiva» (p. 16) data dalla presenza operante e attiva
di Cristo.
Presenza operante e attiva, dunque, non vaga o parolaia, poiché la liturgia è fatta an-
che di parole, ma mai fini a sé stesse, sempre volte a conseguire un effetto concreto, in
quanto — e siamo al secondo capitolo, Una cristologia del gesto (pp. 23-53) — legate
indissolubilmente ai gesti fondamentali di Colui che è «[...] il Gesto di Dio verso di noi,
Cristo. L’estetica liturgica si fonda su una cristologia del gesto» (p. 27). «Attraverso la
celebrazione liturgica dei sacramenti e l’insieme dei gesti concreti che questa richiede,
la chiesa non fa nient’altro che prolungare, attualizzare i gesti di Cristo» (pp. 28-29).
67
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Pertanto l’autore definisce la liturgia stessa come «[...] un bel gesto di Cristo che coor-
dina a sé i nostri gesti» (p. 30). Il Canone Romano — o prex eucaristica — che parla di
sanctas ac venerabiles manus, «mani sante e venerabili», e di praeclarum calicem,
«glorioso calice», offre un compendio della bellezza e della maestà del gesto supremo di
Cristo. Non si tratta però di una bellezza soltanto plastica, esteriore. «In questo caso
Cristo non sarebbe stato l’unico a fare dei bei gesti. Dopo tutto l’arte statuaria della
Grecia classica ne ha immortalati anch’essa parecchi, e di molto belli» (p. 34). Nei
gesti di Cristo invece si manifesta una bellezza superiore che viene dall’alto — et eleva-
tis oculis in caelum —, l’aisthetòn ultimo «[...] che si chiama Grazia, Salvezza, Amore,
Vita» (p. 36) e non può prescindere dal lògos della croce che — stravolgendo e superan-
do i nostri criteri — opera una vera e propria pasqua estetica: «Il Bello muore sulla cro-
ce, sfigurato, ed è proprio da quella morte che resuscita, paradossale, la vera bellezza;
è proprio in quella morte che si manifesta la bellezza autentica» (p. 39). L’arte stessa
per entrare nel santuario non può aggirare la vera Bellezza che scaturisce dalla croce,
anzi deve lasciarsi permeare dalla logica della Pasqua, la logica suprema dell’Amore
che la Chiesa presenta nella liturgia: «Le mani sono “sante e venerabili” proprio perché
sono quelle dell’Amore, e il calice è “bello” molto semplicemente perché è l’Amore che
lo prende in mano» (p. 45). Dal «bel gesto» di Cristo scaturisce anche un nuovo ordine
per i nostri gesti, il loro tempo, il loro spazio, poiché «la liturgia è tutto lo spazio di cui
Cristo ha bisogno per esprimersi, tutto il tempo che gli serve per raccontare se stesso»
(p. 53).
Argomento del lungo capitolo successivo è L’ordine (pp. 55-108): fin dall’inizio
della creazione vediamo un Dio che mette ordine e tanto nell’Antico quanto nel Nuovo
Testamento viene continuamente ribadito il carattere gerarchico della liturgia, che
realizza la connessione etimologica fra ornare e ordinare, e di cui la regola aurea enun-
ciata da san Paolo offre un efficace compendio: «“Tutto avvenga decorosamente (eu-
schemónos) e con ordine (katà táxin)” (1Cor 14, 40)» (p. 61). Tale principio guiderà
persino la risurrezione dei morti nell’ultimo giorno (cfr. 1 Cor. 15, 22-23), poiché costo-
ro in fondo risorgono al fine di celebrare una liturgia eterna. «Il mondo dei risorti, che si
costituisce attorno a Cristo principio di vita, appare dunque come un mondo ordinato, e
in quanto tale atto a eseguire quella liturgia concentrica, scaglionata in diversi livelli,
che l’Apocalisse descrive» (pp. 62-63). I Padri della Chiesa insisteranno proprio sull’or-
dine e sull’armonia della liturgia, espressi nei ministeri, negli spazi, nei canti, nella dot-
trina. «Naturalmente ci sarà chi vorrà individuare, in questa costante attenzione dei
padri all’ordine, un tratto caratteristico della loro cultura greca: libero di farlo; resta
comunque il fatto che tale elemento si è incontrato con la rivelazione, che la chiesa l’ha
assimilato in profondità, l’ha accolto, e che per noi non è più possibile prenderlo alla
leggera sacrificandolo alle rivendicazioni dell’individualismo moderno, ordinariamente
egualitaristico e anarchico, che del resto si è fatto strada solo in questi ultimi decenni,
anche in ambito liturgico» (p. 73). La liturgia in realtà non fa che ristabilire quell’ordine
primordiale, a cui ogni uomo tende naturalmente poiché è la cifra che lo stesso Creatore
ha iscritto nella creazione.
Essa ordina innanzitutto il tempo, se ne appropria per riempirlo di significato, ripro-
ponendo attraverso i vari cicli — il ciclo delle ore diurne, l’anno liturgico e le feste dei
santi — il mistero multiforme di Cristo e inculcandolo sempre più profondamente in noi
mediante un movimento a spirale che concilia ciclicità e progresso, mediante «una sorta

68
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

di rivoluzione copernicana attorno al mistero di Cristo» (p. 80), che conferisce così un
senso a un tempo altrimenti in balia dell’assurdo.
La liturgia instaura e si appropria di un nuovo ordine anche nello spazio e nelle real-
tà materiali. Nella Gerusalemme celeste ci sono angeli agrimensori e geometri (cfr. Ap.
21, 15ss.): «Che lo Spirito divino [...] sia anche Spirito di geometria?» (p. 83). In fondo
Dio stesso afferma che non Lo si può incontrare nel caos senza forma (cfr. Is. 45, 19) e
la stessa creazione pertanto si configura come un kósmos di cui la chiesa è simbolo:
«[...] essa comprende il divino santuario come un cielo, e in aggiunta a esso è disposto
il corpo centrale dell’edificio (la navata) come una terra» (San Massimo il Confessore
[580-662], cit. pp. 85-86). La liturgia chiama a raccolta e porta a compimento tutta la
creazione, niente in essa ha una funzione puramente decorativa, anzi tutti gli elementi
— pane, vino, acqua, fuoco e così via — del mondo diventano addirittura co-liturghi.
«Altrimenti che senso avrebbero i salmi cosmici che recitiamo ogni giorno a corona-
mento delle lodi? [...] Qui si tocca con mano la facoltà simbolica della liturgia, non so-
lo nel senso che essa utilizza le realtà del mondo sensibile come simboli, ma anche nel
senso che essa “raccoglie” la creazione e la ricapitola» (pp. 88-89). In tal senso la li-
turgia è il vero «ecosistema», che inaugura l’equilibrio escatologico in cui ogni elemen-
to troverà il proprio posto.
A maggior ragione questo nuovo ordine riguarda gli uomini e non è casuale il lega-
me fra vocabolario liturgico e vocabolario militare, poiché il popolo di Dio non è «un
popolo informe e caotico, malgrado le rivendicazioni egualitarie di un certo anarchi-
smo ecclesiale» (pp. 91-92), che non tiene conto della necessità del battesimo e del sa-
cerdozio ordinato, della struttura che Dio stesso ha voluto. «Insomma, la liturgia pre-
suppone il sacramento dell’ordine, o l’ordine come sacramento» (p. 92), e questo si ri-
flette inevitabilmente anche nel cuore del singolo uomo, instaurando un momento di
pace e spostando il centro di gravità dall’io a Dio.
Infine nella liturgia, che è il luogo proprio dell’esegesi biblica, la Sacra Scrittura,
suddivisa, organizzata e «attuata» attorno ai diversi misteri celebrati, rivela il suo misti-
co ordine, quell’ordine che a noi peccatori, lasciati al nostro senso «privato», rimarrebbe
irrimediabilmente nascosto. Così come avviene per il tempo, lo spazio e l’uomo, la litur-
gia «[...] fa emergere la vera struttura e l’elemento formale di tale struttura, che è di or-
dine cristocentrico; essa organizza il corpo della rivelazione scritta attorno al suo asse:
Cristo salvatore» (p. 102). È infatti in ambito liturgico che si è formato il canone della
Scrittura — sia l’Antico sia il Nuovo Testamento —, che non è un libro morto da ana-
lizzare filologicamente dall’inizio alla fine, bensì da leggere in quello che il poeta fran-
cese Paul Claudel (1868-1955) definisce «l’enorme edificio della liturgia» (cit. p. 103)
innalzato dalla Chiesa che, «[...] come un poeta straordinario, ha preso da ogni parte
frammenti dei padri, della Bibbia, dei racconti agiografici, degli scritti poetici, per far-
ne una costruzione viva nella quale sono impiegate armonicamente tutte le ricchezze
dell’universo in un inno di gloria al Creatore» (ibidem). È il risultato di un ordine che
ha a che fare con la bellezza, ma anche con il precetto, poiché «[...] non c’è liturgia au-
tentica senza docilità intelligentemente scrupolosa alle rubriche» (p. 105) e «non esiste
estetica liturgica che possa eludere il carattere normativo della liturgia» (ibidem).
«Ordine infine nel senso di ordinamento a un fine» (p. 106), cioè la perenne liturgia
cui saremo chiamati nella Gerusalemme celeste, che in ultima analisi è l’epifania
dell’Amore di Cristo, dalla cui iniziativa e non dalle nostre invenzioni scaturisce la vera
bellezza. Questa infatti non è una bellezza qualunque, è La bellezza di Dio (pp. 109-
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

114) e il suo splendore è tale da risultare in qualche modo «tremendo» (phriktós), da su-
scitare profonda impressione; e proprio da qui deriva il suo potenziale missionario, in
quanto manifestazione di una Realtà che ci supera, e che tuttavia «[...] proprio allora,
paradossalmente, diventa vicina» (p. 114).
Nelle pagine finali — Dove si intrufolano gli angeli (pp. 115-118) — l’autore racco-
manda un particolare canone estetico che richiama molto da vicino quello spirito «ange-
lico» della liturgia caro a Papa Benedetto XVI: l’ariosità. «Non ci sia nulla, in essa, di
troppo sacrificato o di troppo pesante e opprimente, né i suoni, né la luce, né i protago-
nisti. Lasciamo alla Parola, alla preghiera, alle melodie, ai raggi di luce, all’incenso, il
tempo e lo spazio per arrivare a un’abside e ritornare a un nartece, il tempo e lo spazio
per toccare Dio e toccare l’uomo, il tempo e lo spazio per andare e tornare. Tutta la
liturgia sta in questo va e vieni, in questo spazio aerato, questo respiro, questo intersti-
zio dove s’intrufolano gli angeli» (p. 115).

Stefano Chiappalone

70
La buona

battaglia

Ho combattuto la buona battaglia


(2 Timoteo 4, 7)
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Categorie e attualità politico-culturali


Crotone, 5 novembre 2009. Nell’Aula Magna dell’Istituto Paritario Benedetto XVI si è
tenuto l’incontro d’apertura dell’anno sociale dell’UGCI, l’Unione Giuristi Cattolici Ita-
liani, dal titolo Alla ricerca di un ordine giuridico globale. Il ruolo dei giudici. L’impe-
gno del giurista cattolico. Introdotti dal presidente dell’UGCI, avvocato Giancarlo Cer-
relli, di Alleanza Cattolica, sono intervenuti Domenico Airoma, pure di Alleanza Catto-
lica, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Cosenza, Raffaele Mazzotta, procurato-
re della Repubblica presso il Tribunale, Raffaele Lucente, presidente della Sezione Pe-
nale del Tribunale, Salvatore Iannotta, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvo-
cati, e il vicepresidente dell’UGCI, avvocato Raffaele Campagna, di Alleanza Cattolica.
Ha concluso S. E. mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina.
L’iniziativa è stata annunciata con l’affissione di manifesti e la diffusione di volantini e
ha avuto eco sui mass media locali.

Modena, 3 dicembre 2009. Nella Sala conferenze della Circoscrizione 1, organizzato


dall’associazione studentesca Tertio Millennio, da Giovane Italia e da Alleanza Cattoli-
ca, si è tenuto un incontro sul tema 1989: l’inimmaginabile è accaduto. Dopo l’introdu-
zione dell’ingegner Francesco Baraldi, responsabile culturale di Giovane Italia, presen-
tato dal dottor Lorenzo Benassi di Tertio Millennio, ha trattato l’argomento Giovanni
Cantoni, direttore della rivista Cristianità. L’iniziativa è stata annunciata con la diffu-
sione di volantini. Fra i presenti, l’avvocato Roberto Ricco, presidente della circoscri-
zione ospitante, e i consiglieri regionali avvocato Enrico Aimi e Andrea Leoni.

Roma, 9 dicembre 2009. La trasmissione La vita in diretta, in onda su Rai Uno, condotta
dal giornalista dottor Lamberto Sposini, ha dedicato una puntata al tema Crocifissi e mi-
nareti, in relazione al referendum svizzero sui minareti e alle polemiche sull’esposizione
del crocifisso nelle aule scolastiche. Con altri è intervenuto il dottor Massimo Introvigne,
di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Bergamo, 11 dicembre 2009. Nella Sala degli Angeli della Casa del Giovane, organiz-
zato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro dal titolo I cattolici di fronte alla Co-
stituzione. Tra realismo e ideologia. Presentato da Umberto Reniero, dell’organismo
promotore, ha trattato l’argomento il dottor Marco Invernizzi, presidente dell’ISIIN, l’I-
stituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale.

Portici (Napoli), 12 dicembre 2009. Nella Villa Savonarola, organizzato da Alleanza


Cattolica, si è tenuto un incontro sul tema 1989-2009. Vent’anni dopo la caduta del
Muro di Berlino. Nella Chiesa, in Europa, in Italia. Presentato dall’avvocato Giovanni
Formicola, dell’organismo promotore, ha trattato l’argomento l’ingegner Guido Verna,
pure di Alleanza Cattolica. Durante l’incontro è stato proiettato un documentario sulla
storia del Muro di Berlino. Fra i presenti, il consigliere regionale Pietro Diodato.

Ravenna, 18 dicembre 2009. Presso l’Hotel Romea, organizzato dalla Federazione


Provinciale de La Destra, si è tenuto un incontro dal titolo A destra o di destra? Qual è
lo stato della Destra a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino?. Presentato dalla
dottoressa Patrizia Ricci, coordinatrice provinciale dell’organismo promotore, ha tratta-
73
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

to l’argomento Renato Cirelli, di Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annunciata e ha


avuto eco sui mass media locali.

Portici (Napoli), 21 dicembre 2009. Nella Cappella Reale, organizzato da Alleanza


Cattolica, si è tenuto un concerto del gruppo Napolincanto, guidato da Gianni Aversano,
che ha eseguito un repertorio di canzoni napoletane classiche, popolari e religiose. Fra i
presenti, don Michele Borriello, rettore della Cappella, il consigliere regionale Pietro
Diodato, l’assessore avvocato Aniello Pignalosa e il magistrato Valter Brunetti.

Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), 29 dicembre 2009. Presso il Cenacolo dei Padri
Venturini, la Congregazione di Gesù Sacerdote, organizzato da Alleanza Cattolica, da
Amicizia Cattolica e dall’Associazione «Cristianità»-Centro d’Informazione e Forma-
zione Cattolica, si è tenuto un ritiro di formazione sul tema Il problema dell’ora presen-
te e la risposta dei cattolici. Dopo la recita del Rosario e i saluti di Umberto Bringheli,
di Alleanza Cattolica, che ha introdotto e moderato i vari momenti della giornata, duran-
te la mattina sono stati trattati gli argomenti Introduzione alla spiritualità ignaziana, re-
latore don Giuseppe Zanghì, parroco di Rodì Milici, in provincia di Messina, e, secondo
un percorso diversificato, contemporaneamente, Nel cinquantenario della pubblicazione
di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione: l’attualità di un libro da vivere, relatore Antonino
Teramo, dell’Associazione «Cristianità»-Centro d’Informazione e Formazione Cattoli-
ca, e Interroga la Bellezza: ti risponderà Dio. Itinerario attraverso la via pulchritudinis,
relatore il dottor Daniele Fazio, della medesima associazione. Nel pomeriggio, dopo la
proiezione del filmato Plinio Corrêa de Oliveira: un uomo, un ideale, un’epopea, il
dottor Luca Basilio Bucca, di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento Il mondo, la
Chiesa, il nostro apostolato.

Catanzaro, 14 gennaio 2010. La trasmissione Perfidia in onda su Telespazio, ha dedi-


cato una puntata ai temi dell’immigrazione e delle elezioni regionali. La conduttrice
giornalista Antonella Grippo ha intervistato, fra altri, il dottor Massimo Introvigne, di
Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Lamezia Terme (Catanzaro), 14 gennaio 2010. Nel Teatro Umberto, organizzato dal-
l’associazione Futura. Centro Studi politici, culturali, sociali e giuridici con il patrocinio
della Presidenza del Consiglio Provinciale, si è tenuto un convegno sul tema Immigra-
zione: problema o risorsa? Dopo gl’interventi di Carmelo Cortellaro, dell’associazione
promotrice, del dottor Giuseppe Ruberto, presidente del Consiglio Provinciale, e del-
l’avvocato Pasquale Scaramuzzino, pure dell’associazione promotrice, di fronte a un
pubblico di circa centocinquanta persone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo In-
trovigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Re-
ligioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Lecce, 16 gennaio 2010. Nella sala congressi dell’Hotel President, organizzato da Pro-
getto Osservatorio in collaborazione con Alleanza Cattolica, Fondazione Magna Carta,
Compagnia delle Opere, Fondazione Nuova Italia, Società Aperta e con il patrocinio
dell’Associazione Industriali della Provincia, si è tenuto un incontro sul tema Globaliz-
zazione e sviluppo, la sfida demografica. Introdotto dall’onorevole Alfredo Mantovano,
sottosegretario di Stato agli Interni, ha trattato l’argomento il dottor Ettore Gotti Tede-
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

schi, presidente dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, e del Banco Santander-
Italia. Fra i presenti il pro-vicario monsignor Fernando Filograna, il vice prefetto vicario
dottor Umberto Guidato, la vice-presidente della Provincia avvocato Simona Manca, il
consigliere regionale dottor Saverio Congedo, i consiglieri provinciali Pasquale Gaetani
e professor Raffaele Capone, l’assessore comunale alla Mobilità e Traffico architetto
Giuseppe Ripa, i consiglieri comunali dottor Corrado De Rinaldis e avvocato Luigi Co-
clite, il presidente del consiglio comunale di Surbo Domenico Bianco e il presidente
dell’Associazione Industriali della Provincia dottor Piero Montinari. Nell’occasione soci
di Alleanza Cattolica hanno allestito uno stand librario. L’iniziativa è stata annunciata e
ha avuto eco sui mass media locali.

Soverato (Catanzaro), 16 gennaio 2010. Nel salone parrocchiale don Bosco, organiz-
zato dall’Unione ex allievi/e di don Bosco, si è tenuto un incontro su Le radici cristiane
dell’Europa. Fede, ragione e cultura. Dopo il saluto di don Tobia Carotenuto, direttore
dell’Istituto Salesiano Sant’Antonio da Padova, presentato dall’avvocato Francesco Il-
liano, presidente dell’organismo promotore, di fronte a un pubblico di circa duecento
persone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annun-
ciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Lamezia Terme (Catanzaro), 26 gennaio 2010. Nella Casa del Sacerdote, organizzato
dal Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia, si è tenuto un incontro su Le radici
dell'Europa. Presentato dalla professoressa Maria Josè Sdanganelli, dell’organismo pro-
motore, ha trattato l’argomento il dottor Elia Sgromo, di Alleanza Cattolica.

Ferramonti di Tarsia (Cosenza), 27 gennaio 2010. Nel museo del Campo di prigionia
di Ferramonti, Filippo Salatino, di Alleanza Cattolica, segretario del Centro Studi Marco
Biagi delle ACLI, le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, è stato decorato, con
altri, della medaglia Pro Memoria, in occasione del Giorno della Memoria, per il contri-
buto dato alla divulgazione della storia della Seconda Guerra Mondiale, in particolare
delle vicende riguardanti i cittadini polacchi. Ha partecipato una delegazione polacca
guidata da Jan S tan is ław Ciechanowski, membro del governo della Repubblica di Po-
lonia, viceresponsabile dell’Ufficio per i Veterani di guerra e i perseguitati, e di cui fa-
cevano parte la sen. Dorota Arciszewska, vicepresidente della Commissione esteri del
Senato, e Wojciech Bilinski, capo dell’Ufficio Consolare dell’ambasciata presso l’Italia.
Fra i presenti, il dottor Saverio Sergi, presidente regionale delle ACLI, e Carmelo Cam-
polo, presidente regionale dell’Unione Sportiva ACLI.

San Pancrazio Salentino (Brindisi), 30 gennaio 2010. Presso la Casa della Catechesi,
organizzato dal circolo ACLI, le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, e dall’asso-
ciazione Retinopera Salento si è tenuto un convegno dal titolo Il Lavoro e la Dottrina
Sociale della Chiesa. Sono intervenuti il dottor Ettore Zantonini, di Alleanza Cattolica,
componente della presidenza provinciale ACLI, il dottor Rino Spedicato, presidente
dell’associazione promotrice, Antonio Lamusta, presidente del circolo promotore, Elisa
Vetrugno, delegata del Gruppo Giovani di Retinopera Salento, e don Michele Arcangelo
Martina, parroco della Chiesa Madre San Pancrazio Martire. Fra i presenti, l’assessore

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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

ai Servizi Sociosanitari del comune di Erchie, dottor Giuseppe Polito. L’iniziativa è


stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 8 febbraio 2010. Organizzato dalla parrocchia di San Massimo nei propri
locali, si è tenuto un incontro sul tema La sfida educativa: genitori e figli. Presentata dal
parroco, don Franco Manzo, ha trattato l’argomento la professoressa Silvia Scaranari, di
Alleanza Cattolica.

Uznach (Svizzera), 13 febbraio 2010. Nell’abbazia benedettina St. Otmarsberg, in


Canton San Gallo, nell’ambito dell’assemblea annuale dell’Associazione Medici Cat-
tolici Svizzeri, si è tenuto un convegno su La libertà di coscienza. Presentato dal dottor
Niklaus Zwicky, presidente dell’associazione promotrice, il dottor Ermanno Pavesi,
psichiatra, di Alleanza Cattolica, membro del Comitato direttivo della FIAMC, la Fede-
razione Internazionale Associazioni Medici Cattolici, ha tenuto una relazione sul tema
Libertà di coscienza. Fondamenti e scopi. Fra i presenti, S. E. mons. Marian Eleganti O.
S.B., vescovo ausiliare di Coira e abate dell’abbazia ospitante.

Paternò (Catania), 18 febbraio 2010. Nella sala del palazzo Alessi, organizzato dal
circolo di Azione Giovani e dall’assessorato comunale alla Cultura, si è tenuto un con-
vegno dal titolo Io non dimentico ... e tu? 27 gennaio. 10 febbraio tra Memoria & Ri-
cordo, tra Identità & Storia. Introdotti da Venera Palumbo, presidente del circolo pro-
motore, e dopo il saluto dell’assessore alla Cultura Gianfranco Romano, sono intervenuti
il professor Tino Vittorio, docente di Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Poli-
tiche dell’università di Catania, e il professor Ferdinando Raffaele, di Alleanza Cattolica.

Erba (Como), 28 febbraio 2010. Presso Radio Maria si è tenuta una tavola rotonda sul
tema I princìpi non negoziabili come criterio di discernimento politico. Moderati dal
dottor Marco Invernizzi, sono intervenuti il dottor Fabio Luoni, vice presidente dell’As-
sociazione Nuove Onde, e il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica.

Vercelli, 2 marzo 2010. Nel Piccolo Studio del Sant’Andrea, organizzato da Alleanza
Cattolica e dal gruppo consiliare della Lega Nord al Comune, si è tenuta una Conferenza
sull’immigrazionismo. Contro i luoghi comuni del «politically correct». Presentati da E-
manuele Pozzolo, capogruppo della Lega Nord, sono intervenuti il dottor Massimo Intro-
vigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e
l’on. Roberto Cota. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Vighizzolo di Cantù (Como), 7 marzo 2010. Nel Teatro Fumagalli, organizzato dalla
Comunità Pastorale di Brenna-Cascina Amata Mirabello-Vighizzolo, si è tenuto un in-
contro dal titolo Educazione... mettiamo le basi. Presentato dal dottor Armando Zilioli,
presidente provinciale dell’AGeSC, l’Associazione Genitori Scuole Cattoliche, ha trat-
tato l’argomento il professor Lorenzo Cantoni, di Alleanza Cattolica.

Patti (Messina), 10 Marzo 2010. Nella rubrica La verità vi farà liberi, in onda su Ra-
dio Tindari, il dottor Daniele Fazio ha intervistato Giovanni Cantoni, direttore di Cri-
stianità, su Il rapporto tra i cattolici e la politica alla luce del Magistero della Chiesa.

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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Torino, 13 marzo 2010. Nella sala convegni di Terrazza Solferino, organizzato da Al-
leanza Cattolica, da Giovane Italia e da Movimento Giovani Padani, si è tenuto un in-
contro di presentazione del programma del candidato della coalizione di centrodestra al-
la presidenza della Regione, on. Roberto Cota. Dopo l’introduzione dell’avvocato Car-
melo Leotta, di Alleanza Cattolica, giovani appartenenti alle organizzazioni promotrici
hanno intervistato il sen. Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Popolo della Libertà,
l’on. Elena Maccanti, segretaria cittadina della Lega Nord, e i due candidati del Popolo
della Libertà al Consiglio Regionale, dottoressa Augusta Montaruli e Cristiano Bussola.
Al termine della serata, dopo il saluto del professor Mauro Ronco, di Alleanza Cattolica,
è intervenuto telefonicamente il candidato on. Roberto Cota.

Torino, 14 marzo 2010. Nella Galleria d’Arte Moderna, organizzato da La Destra Pie-
monte, si è tenuto un convegno dal titolo Qual è la ricetta per uscire dalla crisi in
Piemonte? Nel corso del convegno, presentato da Valter Maccanteli, di Alleanza Cattoli-
ca, il dottor Massimo Introvigne, della medesima associazione, direttore del CESNUR, il
Centro Studi sulle Nuove Religioni, ha trattato de La crisi economica e l’enciclica
«Caritas in veritate». L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Venaria Reale (Torino), 18 marzo 2010. Presso il Centro Iqbal Masih, organizzato dal
Comitato Giovanni Baietto sindaco per Venaria Reale, si è tenuto un incontro sul tema
Patto per la vita e per la famiglia, inteso a presentare l’omonimo Patto sottoscritto dal
candidato alla presidenza della Regione, on. Roberto Cota, con quattro garanti, e il ma-
nifesto di Alleanza Cattolica sulle elezioni regionali. Presentato dal dottor Gianpaolo
Cerrini a nome del Comitato promotore, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Intro-
vigne, di Alleanza Cattolica. Ha concluso il candidato Giovanni Baietto. L’iniziativa è
stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Rescaldina (Milano), 24 marzo 2010. Presso l’Oratorio Femminile della parrocchia di


Santa Maria Assunta, organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro dal tito-
lo I princìpi non negoziabili come criterio di discernimento politico. Presentati dal dot-
tor Gabriele Fontana, di Alleanza Cattolica, sono intervenuti il dottor Marco Inverniz-
zi, dell’associazione promotrice, e il dottor Giovanni Fenizia, della medesima associa-
zione e presidente dell’Associazione Nuove Onde.

Sociologia della religione


Torino, 1° dicembre 2009. Presso la Facoltà Teologica di Torino, organizzato dalla
Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo con le Altre Religioni della Conferenza
Episcopale del Piemonte e della Valle d’Aosta, si è tenuto un incontro sul tema Il plura-
lismo religioso in Italia. Dopo un intervento di S. E. mons. Pier Giorgio Debernardi, ve-
scovo di Pinerolo, in provincia di Torino, e presidente della Commissione promotrice, e
un’introduzione del professor don Andrea Pacini, presidente della corrispondente Com-
missione dell’arcidiocesi, ha trattato l’argomento PierLuigi Zoccatelli, di Alleanza Cat-
tolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Rimini, 5-8 dicembre 2009. Presso il Palazzo della Fiera, organizzata dal Rinnovamen-
to nello Spirito Santo per i propri animatori e responsabili, si è tenuta la Conferenza Na-
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

zionale Animatori dal titolo «Rafforzatevi nella potenza del Signore e indossate l’arma-
tura di Dio» (cf Ef 6, 10-11). Il 7, presentato dal giornalista dottor Saverio Gaeta, il dot-
tor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi
sulle Nuove Religioni, ha trattato de «I dominatori di questo mondo tenebroso» (Ef 6,
12). Il male, la storia, la Rivoluzione. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali e nazionali.

Parigi (Francia), 11 dicembre 2009. Nell’aula magna dell’Institut Protestant de Théo-


logie, si è tenuta la discussione pubblica della tesi di dottorato del dottor Francesco Ba-
roni sul tema Tommaso Palamidessi (1917-1983) et l’«Archéosophie». Vie, oeuvre et
postérité d’un ésotériste chrétien italien du XXe siècle, presentata presso l’École Prati-
que des Hautes Études. Dopo un’introduzione del professor Jean-Pierre Brach, direttore
della ricerca, ha discusso della tesi con l’autore PierLuigi Zoccatelli, di Alleanza Catto-
lica, vicedirettore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, per l’occasione
nominato membro della giuria.

Isernia, 6 febbraio 2010. Nell’aula magna dell’Università degli studi del Molise, orga-
nizzato dall’Ufficio Pastorale Giovanile della diocesi, nell’ambito di una serie di confe-
renze su Le ragioni della fede, si è tenuto un incontro dal titolo Buddha, Maometto, Ge-
sù. Chi è la verità?. Presentato da don Enzo Falasco, direttore dell’Ufficio promotore, di
fronte a un pubblico di oltre duecento persone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo
Introvigne, di Alleanza Cattolica. Ha concluso il vescovo, S. E. mons. Salvatore Visco.
L’iniziativa è stata annunciata con l’affissione di manifesti.

Torino, 13 febbraio 2010. Presso Terrazza Solferino, organizzato dalla casa editrice
Arcadia, si è tenuto un incontro di presentazione del romanzo di Marcel Martin — pseudoni-
mo di Marcello Lattuca e Martina Carli —, Abrasax. Complotto in Vaticano, pubblicato dal-
la stessa editrice. Hanno trattato il tema di dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e gli autori.

Trino (Vercelli), 18 febbraio 2010. Nel Teatro Civico, organizzato dall’amministrazio-


ne provinciale, si è tenuto un incontro sul tema Il pericolo del fondamentalismo. Presen-
tato dal dottor Massimo Simion, assessore provinciale all’Istruzione, ha trattato l’argo-
mento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il
Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stato annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.

Ponsacco (Pisa), 26 febbraio 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica e dal gruppo Gio-
vani per un Pensiero Forte, presso l’Auditorium della Mostra del Mobilio, si è tenuto un
incontro dal titolo Risveglio islamico e immigrazione nel declino morale e demografico
dell’Europa. Riflessioni a margine del libro L’ultima rivoluzione dell’Europa del
conservative statunitense Christopher Caldwell. Introdotto dall’architetto Stefano Giobbi,
di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, della medesi-
ma associazione. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Bientina (Pisa), 27 febbraio 2010. Nella sala conferenze dell’oratorio Regina della
Pace, organizzato dalla parrocchia di Santa Maria Assunta in collaborazione con l’asso-
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

ciazione culturale La Compagnia del Lago, si è tenuto un incontro dal titolo Pluralismo
religioso, «sette», moschee: che cosa devono fare lo Stato e la Chiesa? Per la libertà
religiosa, contro il relativismo. Introdotto dal dottor Stefano Banti, dell’associazione
promotrice, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica.
L’iniziativa è stata annunciata sui mass media locali.

Chiesina Uzzanese (Pistoia), 27 febbraio 2010. Nel Centro Civico Lorenzo Mazzocchi,
organizzato dalla Pro Loco con il patrocinio del Comune, si è tenuto un incontro dal titolo
Immigrazione: risorsa o problema? Introdotto dalla dottoressa Mariateresa Parrino,
vicepresidente dell’ente promotore, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne,
di Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Lamezia Terme (Catanzaro), 27 febbraio 2010. Presso l’Aerhotel Phelipe, promosso


dal progetto culturale Cantiere Laboratorio, si è tenuto un incontro sul tema Immigrazio-
ne, Islam e multiculturalismo. Dopo un’introduzione di Vittorio Gigliotti, dell’organi-
smo promotore, ha trattato l’argomento il dottor Elia Sgromo, di Alleanza Cattolica.
L’iniziativa ha avuto eco sui mass media regionali.

Asti, 5 marzo 2010. Nella Sala Consiglio del Palazzo Provinciale si è concluso il ciclo di
lezioni Ai piedi dei grandi maestri, organizzato dall’Università della Terza Età in colla-
borazione con la Provincia, con la presentazione del volume omonimo, a cura del pro-
fessor don Luigi Berzano, ordinario di Sociologia presso l’Università di Torino, edito da
Spettatore Libri, che raccoglie gl’interventi dell’intero corso. Presentati dal dottor Antonio
Baudo, assessore provinciale all’Istruzione, sono intervenuti diversi co-autori, fra cui il
dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi
sulle Nuove Religioni, nonché il curatore dello stesso testo, il professor don Berzano. Nel
corso del ciclo, sempre presso il Palazzo Provinciale, il 22 gennaio PierLuigi Zoccatelli, di
Alleanza Cattolica e del CESNUR, ha tenuto una lezione sul tema Il monachesimo
benedettino; il 19 febbraio la professoressa Silvia Scaranari, pure di Alleanza Cattolica, è
intervenuta su I maestri sufi; e lo stesso 5 marzo il dottor Introvigne ha trattato il tema I
maestri hassidici. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Genova, 12 marzo 2010. Presso la Comunità delle Figlie di San Giuseppe, organizzato
da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro su Islam, libertà religiosa e ruolo delle
moschee. Presentata dal dottor Marco Dufour, dell’organismo promotore, ha trattato il
tema la professoressa Silvia Scaranari, della stessa associazione e del Centro Federico
Peirone di Torino. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco su mass media locali.

Torino, 12 marzo 2010. Nel Salone delle Feste del Circolo Ufficiali, organizzato dal-
l’Associazione Immagine per il Piemonte in collaborazione con il Comando Regione
Militare Nord, si è tenuto un incontro dal titolo Perché Rol affascina sempre? Il mito in-
tramontabile del grande sensitivo rivive nei nuovi libri di Maria Luisa Giordano, cui
hanno partecipato circa quattrocento persone. Dopo il dibattito moderato dal dottor Vit-
torio Giovanni Cardinali, presidente dell’Associazione promotrice, e la proiezione di se-
quenze dal documentario di Nicolò Bongiorno Gustavo Rol, un mondo dietro al mondo,
ha concluso il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR,

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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.

Roma, 17 marzo 2010. Il TG5, in onda su Canale 5, ha trasmesso un’intervista della


giornalista Brunella Matteucci al dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, in tema di nuovi movi-
menti religiosi in occasione di episodi di cronaca relativi al movimento R.E. Maya, di
Roma. Sullo stesso tema Introvigne è stato intervistato da Radio 24, Radio Blu, CNR
Media, mentre PierLuigi Zoccatelli, pure di Alleanza Cattolica, vicedirettore del CESN-
UR, è stato intervistato dal dottor Adriano Gasperetti dell’Agenzia Dire.

Roma, 19 marzo 2010. Nel corso del programma La notte di Radio 1, il giornalista
dottor Sandro Capitani ha intervistato sui nuovi movimenti religiosi, in relazione a
episodi di cronaca, il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Roma, 19 marzo 2010. Il programma Radio Anch’io, condotto dal giornalista dottor
Ruggero Po in onda su Radio 1, ha dedicato una puntata al tema Arcipelago sette. È
intervenuto, con altri, il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Milano, 25 marzo 2010. Nel corso del programma Mattino Cinque, in onda su Canale 5,
i giornalisti dottor Paolo Del Debbio e Federica Panicucci hanno intervistato il dottor Mas-
simo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, sul tema dei nuovi movimenti religiosi, in relazione a episodi di cronaca.

Buona stampa
Ferrara, 10 dicembre 2009. Organizzato nella propria sede dal Circolo di Cristianità, si è te-
nuto un incontro di presentazione della rivista Cristianità. Sono intervenuti il professor Leonar-
do Gallotta, coordinatore del Circolo, e Renato Cirelli, entrambi di Alleanza Cattolica.

Ferrara, 25 marzo 2010. Organizzata da Alleanza Cattolica nella propria sede, si è te-
nuta la presentazione del numero 355 della rivista Cristianità. Le principali tematiche
trattate nel fascicolo sono state illustrate da Renato Cirelli, dell’organismo promotore.

Plinio Corrêa de Oliveira


Palermo, 11 dicembre 2009. Nel teatro dell’Istituto Salesiano Don Bosco, organizzato
da Alleanza Cattolica, dal Circolo Culturale Plinio Corrêa de Oliveira, dall’Associazio-
ne Tradizione Famiglia Proprietà e dall’Associazione Luci sull’Est, si è tenuto un con-
vegno di presentazione dell’opera di Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), Rivoluzione
e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009) con materiali della
«fabbrica» del testo e documenti integrativi, edita da Sugarco. Ha presieduto e introdot-
to S. E. mons. Luigi Bommarito, arcivescovo emerito di Catania. Presentati da Juan Mi-
guel Montes, direttore dell’Ufficio Tradizione Famiglia Proprietà, sono intervenuti l’in-
gegner Nelson Ribeiro Fragelli, presidente dell’Associazione Luci sull’Est, il dottor
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni, e Giovanni Cantoni, direttore di Cristianità. Ha concluso Claudio Accardi,
del Circolo promotore. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Pontremoli (Massa-Carrara), 26 febbraio 2010. Nel salone del Vescovado, organiz-


zato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro su L’origine della crisi contempora-
nea nel 50° di Rivoluzione e Controrivoluzione, un libro da «fare». Introdotto da don
Pietro Cantoni, moderatore dell’OMME, l’Opus Mariae Matris Ecclesiae, e docente
presso l’Istituto Teologico Interdiocesano di Camaiore, in provincia di Lucca, di fronte
a un pubblico di circa cinquanta persone, ha trattato l’argomento il dottor Marco Inver-
nizzi, dell’organismo promotore, docente presso l’Università Europea di Roma. L’ini-
ziativa è stata annunciata sui mass media locali e con l’affissione di manifesti.

Erba (Como), 27 dicembre 2009. Presso Radio Maria si è tenuta una tavola rotonda
dal titolo Il pensiero e l’opera di Plinio Corrêa de Oliveira. Moderati dal dottor Marco
Invernizzi, sono intervenuti Giovanni Cantoni, di Alleanza Cattolica e direttore di Cri-
stianità, il dottor Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuo-
ve Religioni, e il giornalista Marco Respinti.

Napoli, 4 marzo 2010. Nel salone del Circolo Artistico Politecnico, organizzato da Al-
leanza Cattolica in collaborazione con l’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà,
TFP, si è tenuto un convegno inteso a presentare l’opera di Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995), Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-
2009) con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrativi, edita da Sugarco.
Presentati dall’avvocato Giovanni Formicola, dell’organismo promotore, sono interve-
nuti il dottor Julio Loredo de Izque, presidente dell’Associazione Tradizione Famiglia
Proprietà, su «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»: sintesi di una vita, e Giovanni Canto-
ni, reggente nazionale di Alleanza Cattolica, su «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»
cinquant’anni dopo. Fra i presenti, don Marcello Stanzione, parroco della chiesa di San-
ta Maria la Nova di Campagna, in provincia di Salerno, fondatore e responsabile della
Milizia San Michele Arcangelo, e il consigliere regionale della Campania, Pietro Diodato.

Magistero
Torino, 14 dicembre 2009. Nell’Aula Magna dell’Università Pontificia Salesiana, or-
ganizzato dall’UCID, l’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, si è tenuto un convegno su
Politica e sviluppo. La sfida etica della «Caritas in veritate». Dopo i saluti dell’assessore
provinciale all’Agricoltura, dottor Marco Balagna, e della presidente della Regione, profes-
soressa Mercedes Bresso, e l’intervento dell’arcivescovo S. Em. il card. Severino Poletto,
che ha assistito a tutti i lavori del convegno, presentato dal dottor Riccardo Ghidella, presi-
dente provinciale dell’UCID, di fronte a un pubblico di oltre trecento persone, il dottor Mas-
simo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, ha presentato il tema e ha rivolto domande ai partecipanti alle due sessioni: nella
prima, gli onn. Michele Vietti ed Enrico Letta e il sottosegretario al ministero dei Lavori
Pubblici, Infrastrutture e Trasporti, dottor Bartolomeo Giachino; nella seconda, il vicepresi-
dente nazionale di Confindustria dottor Antonio Costato, la presidente di Confindustria Pie-
monte dottoressa Mariella Enoc e il vicepresidente dell’Associazione Bancaria Italiana, dot-
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

tor Camillo Venesio. Presentato dallo stesso dottor Introvigne, ha concluso i lavori il dottor
Giancarlo Abete, vicepresidente nazionale dell’UCID. L’iniziativa è stata annunciata e ha
avuto eco sui mass media locali e nazionali.

Castelletto di Brenzone (Verona), 29 dicembre 2009-2 gennaio 2010. Presso il Cen-


tro Garda Family House delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, organizzato da Alle-
anza Cattolica, si è tenuto un incontro, per soci e amici dell’associazione, dal titolo Il
fare è cieco senza il sapere, il sapere è sterile senza l’amore. La lettera enciclica «Cari-
tas in veritate», al quale hanno partecipato centotrenta persone. Il dottor Marco Inver-
nizzi, di Alleanza Cattolica, ha tenuto una relazione dal titolo La «Caritas in veritate»:
nuovo strumento per la costruzione di una società a misura di uomo e secondo il piano
di Dio; il dottor Massimo Introvigne, pure di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR,
il Centro Studi sulle Nuove Religioni, ha trattato il tema Non solo economia: la «Cari-
tas in veritate» contro il relativismo; il dottor Flavio Peserico, vicepresidente della Fonda-
zione Enzo Peserico, ha trattato di Leadership e lavoro: la Regola di san Benedetto e l’uo-
mo d’oggi; il dottor Agostino Carloni, di Alleanza Cattolica, è intervenuto su Tecnocrazia,
quando la tecnica si sostituisce alla politica; don Pietro Cantoni, moderatore dell’OMME,
l’Opus Mariae Matris Ecclesiae, su La stupefacente esperienza del dono: la sfida di Bene-
detto XVI. Monsignor Giancarlo Grandis, vicario episcopale per la Cultura, ha partecipato
all’incontro tenuto dal dottor Introvigne e ha rivolto un saluto ai presenti. Il 31 dicembre si
è svolta la veglia di preghiera con la recita del Te Deum. L’assistenza spirituale è stata as-
sicurata da don Cantoni e da don Giovanni Poggiali, dell’OMME.

Bergamo, 16 gennaio 2010. Nella Sala degli Angeli della Casa del Giovane, organizza-
to dal Circolo culturale Tradizione e Nuova Evangelizzazione in collaborazione con Al-
leanza Cattolica, Fede e Cultura, il Centro culturale Alle radici della Comunità e Il Ti-
mone, si è tenuto un incontro dal titolo Le prospettive di una «riforma» della riforma
liturgica. Il giornalista dottor Alessandro Gnocchi ha intervistato monsignor Nicola
Bux, consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

Roma, 16 gennaio 2010. Organizzato dal Seminario Teologico «Immacolata Mediatri-


ce» dei Frati Francescani dell'Immacolata nel proprio Auditorium di Boccea, si è tenuta
una giornata di studio sulla dottrina sociale della Chiesa. Presentato da padre Alessan-
dro M. Apollonio F.I., ha trattato de La Chiesa e la storiografia Giovanni Cantoni,
direttore di Cristianità. Fra i presenti padre Stefano M. Manelli, superiore generale dei
Francescani dell’Immacolata.

Villafranca in Lunigiana (Massa), 16 gennaio 2010. Nel Cinema Teatro Città di Vil-
lafranca, organizzato dall’Associazione Scienza & Vita Pontremoli-Lunigiana in collabo-
razione con l’assessorato comunale alle Attività Produttive e con l’Editore Cantagalli di
Siena, si è tenuto un incontro su Lo sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera alla
luce dell’enciclica «Caritas in veritate». Introdotti dall’assessore alle Attività Produttive,
avvocato Umberto Zangani, sono intervenuti il dottor Cristian Ricci, di Alleanza Cattolica,
presidente dell’Associazione promotrice, la dottoressa Ana Cristina Villa-Betancourt, re-
sponsabile della Sezione Donna del Pontificio Consiglio per i Laici, gli onn. Alessandro
Pagano e Massimo Polledri. Fra i presenti, il vicesindaco reggente ingegner Pietro Cerrut-
ti. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Rapallo (Genova) 25 gennaio 2010. Presso l’Hotel Europa, organizzato dall’ALAM,


Associazione Laici Amore Misericordioso, si è tenuto un convegno sul tema Impegno
sociale e politico alla luce del Magistero della Chiesa. Moderati dal dottor Gianrenato
De Gaetani, vicepresidente di Federvita Liguria, sono intervenuti la dottoressa Gabriella
Bairo Puccetti, presidente dell’ALAM, il dottor Roberto Bagnasco, master di Bioetica
presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, e il dottor Marco Invernizzi, di Allean-
za Cattolica, docente presso l’Università Europea di Roma.

Copertino (Lecce), 28 gennaio 2010. Organizzato dalla parrocchia della Beata Vergine
Maria del Rosario nei propri locali, si è tenuto un incontro dal titolo Se vuoi coltivare la
pace, custodisci il Creato: una riflessione sulle tematiche ambientali a partire dal mes-
saggio per la pace 2010. Presentato dal parroco, don Santino Bove-Balestra, ha trattato
l’argomento Cosimo Galasso, di Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annunciata e ha
avuto eco sui mass media locali.

Alatri (Frosinone), 5 febbraio 2010. Nella Biblioteca Comunale, organizzato dal Circolo
culturale Vivarium, si è tenuto un incontro dal titolo Carità contro avidità. Benedetto XVI e
la sfida della «Caritas in veritate». Presentato dall’ingegner Guido Verna, di Alleanza Cat-
tolica, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, della medesima associazione,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. Ha concluso l’avvocato Remo
Costantini, presidente del circolo promotore e assessore al Bilancio. Fra i presenti, il sen.
Oreste Tofani e il dottor Giuseppe Ciuffi, sindaco di Pescosolido, in provincia di Frosinone.
L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Sant’Antonino di Susa (Torino), 12 febbraio 2010. Nella Palestra Comunale, organizzato


dal Centro Culturale Pier Giorgio Frassati e dalla Pastorale Giovanile della diocesi di Susa, si
è tenuto un incontro sul tema Società, economia, politica nella «Caritas in Veritate».
Seguire un giudizio nuovo. Presentati dal professor Carmine La Vecchia, responsabile del
Centro promotore, sono intervenuti il vescovo, S. E. mons. Alfonso Badini Confalonieri, e il
dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi
sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Fermo, 19 febbraio 2010. Nell’Oratorio San Domenico, organizzato da Alleanza Cat-


tolica in collaborazione con la parrocchia di San Domenico, si è tenuto un incontro su
Carità e verità. La crisi economica, la libertà e l’enciclica di Benedetto XVI. Presentato
dal dottor Lorenzo Commodo, dell’associazione promotrice, ha trattato l’argomento il
dottor Massimo Introvigne, pure di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro
Studi sulle Nuove Religioni. Fra i presenti, il consigliere regionale avvocato Franca Ro-
magnoli. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 25 febbraio 2010. Nel Salone Teatro Giulia di Barolo, organizzato dalla par-
rocchia di Santa Giulia, si è tenuto un incontro dal titolo La cultura e la politica si con-
frontano con l’enciclica di Benedetto XVI «Caritas in veritate». Presentati e moderati
dal professor Luca Finatti, di Alleanza Cattolica, sono intervenuti il dottor Massimo In-
trovigne, della medesima associazione, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle
Nuove Religioni, e i consiglieri regionali Davide Gariglio e Giampiero Leo. L’iniziativa
è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Milazzo (Messina), 26 febbraio 2010. Nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, orga-
nizzato dal Rotary Club Milazzo, si è tenuto un incontro dal titolo «Caritas in veritate»
enciclica sociale di Benedetto XVI. Dopo il saluto del professor Biagio Ricciardi, presi-
dente dell’organismo promotore, ha trattato l’argomento Giovanni Cantoni, direttore di
Cristianità, e ha concluso l’avvocato Massimiliano Fabio, assistente del Governatore,
dottor Francesco Arezzo. Nell’occasione soci di Alleanza Cattolica hanno allestito uno
stand librario. Fra i presenti, il professor Dario Caroniti, assessore alle Politiche della
Famiglia, ai Rapporti con le Chiese e alle Politiche per la Sicurezza del Comune di Mes-
sina, e padre Alessio Mandanikiotis, presbitero della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Ita-
lia e Malta ed Esarcato per l’Europa Meridionale. L’iniziativa è stata annunciata con
l’affissione di locandine e sui mass media locali.

Lucca, 27 febbraio 2010. Nella Villa Le Quattro Torri, nell’ambito di un convegno sul-
le problematiche del mondo del lavoro organizzato dal movimento Stella e Corona, il
dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, ha svolto una relazione sull’enciclica
Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto
eco sui mass media locali.

Prato, 28 febbraio 2010. Organizzata da Alleanza Cattolica, nella Villa del Palco, si è
tenuta una giornata di studio dal titolo La bellezza, la Contro-Rivoluzione, Benedetto
XVI. Ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, dell’associazione promotri-
ce. La Messa è stata celebrata da padre Serafino Lanzetta F.I.

Patti (Messina), 3 Marzo 2010. Nella rubrica La verità vi farà liberi, in onda su Radio
Tindari, il dottor Daniele Fazio ha intervistato il dottor Marco Invernizzi, di Alleanza
Cattolica, su Il primo quinquennio del pontificato di Papa Benedetto XVI.

Bergamo, 6 marzo 2010. Nella Sala degli Angeli della Casa del Giovane, organizzato
dal Circolo culturale Tradizione e Nuova Evangelizzazione in collaborazione con Al-
leanza Cattolica, Fede & Cultura, Centro Culturale Alle radici della Comunità e Il Ti-
mone si è tenuto un incontro sul tema Dal discorso alla Curia Romana al Motu Proprio
Summorum Pontificum. Continuità e riforma. Presentato da Giuseppe Beretta, di Al-
leanza Cattolica, ha trattato l’argomento don Pietro Cantoni, moderatore dell’OMME,
l’Opus Mariae Matris Ecclesiae, e docente presso l’Istituto Teologico Interdiocesano di
Camaiore, in provincia di Lucca.

Lamezia Terme (Catanzaro), 7 marzo 2010. Nel Grand Hotel Lamezia, organizzato
dal Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia, si è tenuto un incontro di spiritualità
per le proprie aderenti. Nel corso della sezione mattutina, presentato dalla professoressa
Maria Josè Sdanganelli, dell’organismo promotore, il dottor Elia Sgromo, di Alleanza
Cattolica, ha trattato de La via della bellezza nel magistero di Benedetto XVI. Fra i
presenti la professoressa Anna Canale Parola, vicepresidente nazionale dei Convegni.

Cosenza, 11 marzo 2010. Nella Sala Conferenze dell’Holiday Inn, organizzato dalle
ACLI, le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, e da Alleanza Cattolica, si è tenuto
un incontro dal titolo Benedetto XVI. 5 anni di pontificato: un maestro del nostro tempo.
Dopo il saluto del dottor Saverio Sergi, presidente regionale delle ACLI, e l’introduzio-
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

ne del magistrato Domenico Airoma, di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento Gio-


vanni Cantoni, della medesima associazione. Ha inviato un messaggio S. E. mons. Sal-
vatore Nunnari, arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano. Fra i presenti, il dottor
Dario Granieri, procuratore della Repubblica, il questore, dottor Giovanni Scifo, il dot-
tor Maurizio Napolitano, presidente provinciale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti
ed Esperti Contabili, i consiglieri circoscrizionali Sergio Strazzulli, Iolanda Cuomo e
avvocato Pio Micieli De Biase, il presidente regionale dell’Unione Sportiva ACLI, Car-
melo Campolo, e il vicepresidente provinciale delle ACLI, dottor Antonio Tiberi. L’ini-
ziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Roma, 11 marzo 2010. Presso la Pontificia Università Lateranense, promosso dalla Con-
gregazione per il Clero, si è tenuto un convegno sul tema Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacer-
dote. A conclusione della I sessione — aperta dal prefetto, cardinale Claudio Hummes —,
presentato dal professor Massimo Serretti, docente presso l’ateneo ospitante, il dottor Massi-
mo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, è intervenuto su «Recenti» mutazioni antropologiche. Al convegno hanno parteci-
pato circa mille persone, di cui oltre sessanta fra cardinali, arcivescovi e vescovi. Il 12 marzo
Papa Benedetto XVI ha ricevuto i congressisti e ha salutato ciascun relatore. L’iniziativa è
stata annunciata e ha avuto ampia eco sui mass media italiani e internazionali.

Milano, 13 marzo 2010. Nell’Auditorium dell’Istituto Gonzaga, organizzato dalla Fonda-


zione Enzo Peserico con il patrocinio della Provincia e in collaborazione con l’Associazio-
ne ex alunni dell’Istituto ospitante, si è tenuto un convegno dal titolo Per una società ed u-
na economia a misura d’uomo. Riflessioni intorno alla Lettera Enciclica «Caritas in Veri-
tate». Dopo un saluto della dottoressa Sabrina Pagani Peserico, presidente della Fondazio-
ne, dell’on. Romano La Russa, assessore regionale all’Industria, Piccola e Media Impresa
e Cooperazione, e dell’ingegner Novo Umberto Maerna, vicepresidente e assessore pro-
vinciale alla Cultura, il professor Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio Internazio-
nale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa, ha trattato di Libertà e re-
sponsabilità: l’autentica vocazione dell’attività economica; il professor Stefano Zamagni,
professore ordinario di Economia Politica all’università di Bologna, de Le radici della
crisi e la ricerca dell’armonia perduta; il sociologo delle religioni dottor Massimo Intro-
vigne, di Alleanza Cattolica, di Fede e Ragione, Persona e Comunità. Ha coordinato i la-
vori il dottor Franco Ciccarello, della Fondazione promotrice. Fra i presenti il professor
Armando Tursi, ordinario di Diritto del Lavoro presso la facoltà di Scienze Politiche del-
l’università statale, don Ferdinando Citterio, docente di Etica Sociale presso la Facoltà di
Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e il dottor Ernesto Mainardi, presi-
dente del Forum delle Associazioni familiari della Lombardia.

«La divisione della Cristianità Occidentale»


Ferrara, 15 dicembre 2009. Organizzato nella propria sede dalla Biblioteca Comunale
Ariostea, si è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Christopher Dawson, La
divisione della Cristianità Occidentale, edita da D’Ettoris. Introdotto da Renato Cirelli,
di Alleanza Cattolica, è intervenuto il professor Paolo Mazzeranghi, della medesima
associazione, curatore e traduttore del testo.

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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Pie pratiche
Ferrara, 17 dicembre 2009. Organizzata da Alleanza Cattolica e dal Circolo di Cristia-
nità nella chiesa di Santa Chiara delle Cappuccine, si è tenuta un’ora di adorazione in
preparazione del Natale.

Ferrara, 4 febbraio 2010. Nella sede di Alleanza Cattolica, organizzato dal Circolo di
Cristianità, si è tenuto un incontro di preghiera con meditazioni e recita del Rosario in
preparazione della Giornata per la Vita.

Padova, 23 marzo 2010. Nella chiesa parrocchiale di San Tomaso Becket, organizzata
da Alleanza Cattolica si è svolta una Via Crucis in riparazione dei peccati sociali e per
la Nuova Evangelizzazione in Italia e in Europa. Fra i presenti il parroco, don Luigi
Faggin, che ha portato la Croce per la durata della pia pratica.

Caltanissetta, 25-26-27 marzo 2010. Nella chiesa di Sant’Anna al Testasecca, orga-


nizzato dall’Istituto Testasecca, da Alleanza Cattolica, dalla Mutua Società Cattolica
Maria SS. della Catena, dal Circolo Iustitia, dall’Associazione Nissena Culturale Artisti-
co-Ricreativa, dall’Istituto per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, si so-
no svolti tre giorni di preparazione alla Pasqua. Il percorso spirituale è stato guidato da
don Angelo Gallo.

Portici (Napoli), 31 marzo 2010. Nella Cappella Reale, organizzata da Alleanza


Cattolica, si è svolta una Via Crucis per il Santo Padre.

Agiografia
Roma, 26 dicembre 2009. Nel corso del programma In Europa in onda su Radio 1, il
dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Stu-
di sulle Nuove Religioni, è stato intervistato dalla giornalista dottoressa Tiziana Di Si-
mone sul significato della festa di Santo Stefano nella cultura religiosa europea.

Piacenza 29 gennaio 2010. Nella sala didattica della Galleria d’Arte Moderna Ricci
Oddi, organizzato dal Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia, si è tenuto un in-
contro dal titolo La parabola del Figliuol Prodigo secondo il Vangelo di San Luca. Pre-
sentato da Rossella Beoni Bigli, presidente del Convegno, ha trattato l’argomento il pro-
fessor Giovanni Destri, di Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto
eco sui mass media locali.

Montevarchi (Arezzo), 25 febbraio 2010. Nella sala conferenze della parrocchia di


Sant’Andrea Corsini, organizzata dal Centro San Lodovico e dalla diocesi di Fiesole, si
è tenuto un incontro sul tema Gli angeli oggi: riletture e mistificazioni. Presentato dal
professor Giuseppe Tartaro, del Centro promotore, ha trattato l’argomento PierLuigi
Zoccatelli, di Alleanza Cattolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

In memoriam
Milano, 8 gennaio 2010. Nella parrocchia di san Gioachimo, a richiesta di Alleanza
Cattolica, don Pietro Damian, dell’Opus Mariae Matris Ecclesiae, e don Ferdinando Cit-
terio, docente di etica sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, hanno celebrato
una Messa in suffragio del dottor Enzo Peserico, nell’anniversario della scomparsa.

Ferrara, 11 febbraio 2010. Nella chiesa di Santa Maria della Pietà, detta dei Teatini, a
richiesta di Alleanza Cattolica, padre Riccardo Linares dei Chierici Regolari ha cele-
brato una Messa in suffragio dei defunti dell’associazione e del Circolo di Cristianità.

Lecce, 11 febbraio 2010. Nella chiesa di Santa Maria della Porta, a richiesta di
Alleanza Cattolica, il parroco don Antonio Perrone ha celebrato una Messa in suffragio
dei defunti dell’associazione.

Milano, 11 febbraio 2010, Nella chiesa di San Gottardo, a richiesta di Alleanza


Cattolica, il parroco don Dario Garegnani ha celebrato una Messa in suffragio dei
defunti dell’associazione.

Modena, 11 febbraio 2010. Nella chiesa dello Spirito Santo, a richiesta di Alleanza
Cattolica, il parroco don Giorgio Bellei ha celebrato una Messa in suffragio dei defunti
dell’associazione.

Pisa, 11 febbraio 2010. Nella chiesa di Santa Caterina di Alessandria, a richiesta di Al-
leanza Cattolica, il parroco monsignor Guido Corallini ha celebrato una Messa in
suffragio del professor Marco Tangheroni e dei defunti dell’associazione.

Portici (Napoli), 11 febbraio 2010. Nella Cappella Reale, a richiesta di Alleanza Catto-
lica, il rettore don Michele Borriello ha celebrato una Messa in suffragio dei defunti del-
l’associazione.

Roma, 11 febbraio 2010. Nella Rettoria di Sant’Ivo alla Sapienza, a richiesta di Allean-
za Cattolica, don Dominique Rimaz, del clero di Friburgo, in Svizzera, ha celebrato una
Messa in suffragio dei defunti dell’associazione. Fra i presenti l’on. Alfredo Mantovano,
sottosegretario di Stato all’Interno, e il dottor Mario Cicala, consigliere della Corte di
Cassazione.

Tunisi (Tunisia), 13 febbraio 2010. Nella chiesa di Sainte Jeanne D’Arc, a richiesta di
Alleanza Cattolica, il parroco, don Jawad Alamat, ha celebrato una Messa in lingua
italiana in suffragio dei defunti dell’associazione.

Massoneria
Crotone, 15 gennaio 2010. Nel Salone Sant’Agostino della parrocchia di Santa Rita, or-
ganizzato dall’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, si è tenuto un incontro della Cattedra
Ratzinger dal titolo Massoneria: Dan Brown dice sì, perché la Chiesa dice no. Introdotto
dall’avvocato Giancarlo Cerrelli, di Alleanza Cattolica, di fronte a un pubblico di circa
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Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

duecento persone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, della medesima


associazione, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. Ha presieduto
e concluso il vescovo, S. E. mons. Domenico Graziani. Fra i presenti, don Franco Lonetti,
parroco della chiesa di Santa Rita, e don Raffaele Leto, parroco della chiesa di San Dome-
nico L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Lamezia Terme (Catanzaro), 17 gennaio 2010. Presso la parrocchia di San Giovanni


Battista, organizzata da Alleanza Cattolica, si è tenuta una giornata di studio sul tema
Massoneria: Dan Brown dice sì, perché la Chiesa dice no. Ha trattato l’argomento il
dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro
Studi sulle Nuove Religioni.

Napoli, 20 gennaio 2010. Nell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, organizzato dal
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, in collaborazione con Alleanza Catto-
lica e l’adesione del Master in Studi Storico Religiosi dell’Università L’Orientale, si è
tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Massimo Introvigne Il simbolo ritrova-
to. Massoneria e società segrete: la verità oltre i miti, edita da Piemme. Presentato dal
dottor Alessandro Iovino, referente del CESNUR in Campania, dopo un’introduzione
del professor Giancarlo Rinaldi, ordinario a L’Orientale, e un intervento dell’avvocato
Giovanni Formicola, di Alleanza Cattolica, su Le teorie del complotto, ha trattato l’ar-
gomento lo stesso dottor Introvigne, della medesima associazione, direttore del CES-
NUR. Fra i presenti, il vicequestore Davide Rocco.

Vercelli, 18 febbraio 2010. Presso il Circolo Ricreativo, organizzato dal Lions Club, si
è tenuto un incontro dal titolo Il simbolo ritrovato. I romanzi di Dan Brown — dal «Co-
dice Da Vinci» a «Il simbolo perduto» —, le società segrete e le religioni, volto a pre-
sentare l’opera di Massimo Introvigne Il simbolo perduto. Massoneria e società segrete:
la verità oltre i miti, edita da Piemme. Introdotto dal dottor Pier Giuseppe Raviglione,
presidente del sodalizio promotore, trattato l’argomento lo stesso dottor Introvigne, di
Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’ini-
ziativa ha avuto eco sui mass media locali.

Macerata, 19 febbraio 2010. Nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza, orga-


nizzato da Alleanza Cattolica, dal Centro Culturale Spes e dall’Associazione Centro
Nuova Cultura, si è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Massimo Introvi-
gne Il simbolo perduto. Massoneria e società segrete: la verità oltre i miti, edita da Pi-
emme. Presentato dal dottor Paolo Cotognini, presidente del Centro promotore, ha trat-
tato l’argomento lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESN-
UR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco
sui mass media locali.

Bioetica
Sant’Elpidio a Mare (Fermo), 16 gennaio 2010. Nell’Auditorium Graziano Giusti,
organizzato dall’Associazione Culturale Donne per la Vita, si è tenuto un incontro sul
tema Pillola RU486: la favola dell’aborto facile. Presentati dall’avvocato Franca Roma-
gnoli, presidente dell’associazione promotrice, che ha introdotto e coordinato i lavori,
88
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

sono intervenuti la dottoressa Chiara Mantovani, di Alleanza Cattolica, vice presidente


nazionale dell’AMCI, l’Associazione dei Medici Cattolici Italiani, e il professor Luca
Tosoni, docente di Teologia Morale e di Sociologia della Religione presso l’Istituto
Teologico Marchigiano.

San Cataldo (Caltanissetta), 26 gennaio 2010. Nella sala comunale Paolo Borsellino,
organizzato dall’Associazione Culturale San Giorgio, si è tenuto un incontro in prepara-
zione della Giornata della Vita. Presentato dal professor Francesco Lo Valvo, presidente
del sodalizio promotore, di fronte a un pubblico di circa cento persone, ha trattato l’ar-
gomento il professor Alberto Maira, di Alleanza Cattolica. È seguita la proiezione del
documentario La vita è una cosa meravigliosa.

Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), 6 febbraio 2010. Organizzato nei propri locali
dalla parrocchia di Santa Venera in collaborazione con Alleanza Cattolica, si è tenuto un
incontro dal titolo La cultura della vita contro la cultura della morte in preparazione
della Giornata per la Vita. Dopo la recita del Rosario e la Messa in suffragio di tutte le
vittime degli attacchi alla vita, celebrata dal parroco, don Cosimo Genovese, sono inter-
venuti Umberto Bringheli, di Alleanza Cattolica, su La difesa della vita nel Magistero
della Chiesa e l’impegno dei cattolici, e il dottor Luca Basilio Bucca, della medesima
associazione, su Difendere la vita: ragioni laiche. L’iniziativa è stata annunciata con
l’affissione di locandine.

L’Aquila, 7 febbraio 2010. In località Pettino, nella parrocchia di San Francesco d’As-
sisi, in occasione della Giornata per la Vita, organizzato dal Movimento per la Vita, in
collaborazione con l’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare e con l’Associazione
Scienza & Vita L’Aquila, si è tenuto un incontro dal titolo La vita e il silenzio. La don-
na e la pillola RU486: implicazioni mediche ed antropologiche di un aborto chimico.
Moderati dal diacono dottor Raimondo Dionisio, di Alleanza Cattolica, sono intervenuti
il dottor Arnaldo Foresti, presidente dell’Associazione promotrice, e la psicologa Pia
Saraceni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Portici (Napoli), 7 febbraio 2010. In occasione della Giornata per la Vita, nella Cap-
pella Reale al termine della Messa, il dottor Domenico Airoma, di Alleanza Cattolica,
ha tenuto una meditazione sul significato dell’evento.

San Pietro in Guarano (Cosenza), 10 febbraio 2010. Nella Biblioteca Parrocchiale di


San Pietro, organizzato dalle parrocchie dello Spirito Santo di Redipiano e di Santa Ma-
ria in Gerusalemme, in collaborazione con le ACLI, le Associazioni Cristiane Lavorato-
ri Italiani, Alleanza Cattolica, Azione Cattolica, Forum delle Associazioni Familiari e
Associazione Scienza & Vita Cosenza, si è tenuto un incontro su La forza della vita una
sfida nella povertà. Presentati dal parroco, don Franco Cozza, sono intervenuti il profes-
sor Salvatore Turano, presidente del circolo ACLI Angiolino Napoli, l’ingegner Dario
Turano, presidente dell’Azione Cattolica e il magistrato Domenico Airoma, di Alleanza
Cattolica. Fra i presenti, la presidente dell’Azione Cattolica di Redipiano dottoressa Ka-
tia Bennardo e i presidenti regionali delle ACLI, dottor Saverio Sergi, e dell’Unione
Sportiva ACLI, Carmelo Campolo. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.
89
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Paola (Cosenza), 11 febbraio 2010. Nel Salone Montevergine, organizzato dalla par-
rocchia di Santa Caterina Vergine, in collaborazione con le ACLI, le Associazioni
Cristiane Lavoratori Italiani, Alleanza Cattolica, Forum delle Associazioni Familiari,
Ufficio Migrantes e Associazione Scienza & Vita Cosenza, si è tenuto un incontro di
presentazione del tema della Giornata per la Vita. Dopo i saluti del parroco, don Bruno
Di Domenico, responsabile dell’Ufficio Migrantes, sono intervenuti il magistrato Do-
menico Airoma, di Alleanza Cattolica, il dottor Michele Florio, dirigente dell’Associa-
zione promotrice, e il professor Salvatore Turano, dirigente provinciale delle ACLI. Fra
i presenti, il presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale, Alessandro Perrotta, e i
presidenti regionali delle ACLI, dottor Saverio Sergi, e dell’Unione Sportiva ACLI,
Carmelo Campolo. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Napoli, 19 febbraio 2010. Organizzato dal Comitato Civico Prima Municipalità Napoli
nella sala consiliare di quest’ultima, si è tenuto un incontro sul testamento biologico.
Dopo un intervento del consigliere municipale Francesco Esposito, promotore dell’ini-
ziativa, e del presidente della Municipalità Fabio Chiosi, moderati da Domenico Spena,
responsabile dell’Associazione Luca Coscioni, sono intervenuti il notaio Giuseppe Di
Transo, l’avvocato Giovanni Formicola, di Alleanza Cattolica, il dottor Mariano Mari-
no, consigliere comunale di Casoria, in provincia di Napoli, e Mina Welby, pure del-
l’Associazione Luca Coscioni. Fra i presenti, i consiglieri della Municipalità Ugo Chi-
rico, Vincenzo Serio, Laura Capobianco, Alberto Pierantoni, Diego D’Alessio e Cristina
Caria. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Palermo, 25 febbraio 2010. Presso l’Hotel President, organizzato dalla FILDIS, la Fe-
derazione Italiana Laureate e Diplomate Istituti Superiori, si è tenuto un incontro su Il
testamento biologico. Dopo la relazione del dottor Goffredo Vaccaro, direttore dell'Ho-
spice per le cure palliative ai malati terminali di Salemi, in provincia di Trapani, è inter-
venuta l’avvocato Maria Letizia Russo, presidente regionale dell’IDIS, l’Istituto per la
Dottrina e l’Informazione Sociale.

Napoli, 13 marzo 2010. Organizzato nei propri locali dalla parrocchia del SS. Crocifisso
e di Santa Rita, si è tenuto il secondo di due incontri su temi di bioetica per un gruppo di
fidanzati. Presentata da Antonio Barbato, responsabile decanale per la Pastorale Familiare,
la dottoressa Nunzia Martucci, di Alleanza Cattolica, ha trattato di Sessualità umana: ve-
rità e significato. L’incontro precedente si era tenuto con lo stesso presentatore il 6 su La
paternità responsabile, relatore il dottor Carmine Napolitano, pure di Alleanza Cattolica.

Palermo, 22 marzo 2010. Nella sala conferenze dell’Istituto delle Suore di San Vincen-
zo, organizzato dal Movimento per la Vita, in collaborazione con l’AMCI, l’Associazio-
ne Medici Cattolici Italiani, e con il Centro Metodi Naturali per la Regolazione della
Fertilità, si è tenuta la prolusione al corso di formazione sul tema generale Ai confini
della vita. Sono intervenuti l’on. dottor Nicolò Piccione, presidente regionale dell’AM-
CI, su La riforma sanitaria e il diritto a vivere, e l’avvocato Maria Letizia Russo, presi-
dente regionale dell’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, su Il testamento
biologico.

90
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Famiglia
Torchiarolo (Brindisi), 18 gennaio 2010. Nel Salone della Scuola Materna San Giu-
seppe Suore Salesiane Ss.Cc., organizzato dalla parrocchia di Maria Santissima Assun-
ta, si è tenuto un incontro dal titolo Giovani coppie: crisi del settimo anno o settimo
mese? La famiglia cristiana ai tempi del relativismo. Introdotto dal dottor Nicola Seri-
nelli, responsabile del gruppo coppie della parrocchia, ha trattato l’argomento Cosimo
Galasso, di Alleanza Cattolica. Ha concluso il parroco, don Luigi Greco. L’iniziativa è
stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Storia
Ferrara, 18 febbraio 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica nella propria sede, si è
tenuto un incontro dal titolo Andreas Hofer a duecento anni dalla morte. Presentato da
Leonardo Gallotta, dell’associazione promotrice, ha trattato l’argomento Renato Cirelli,
della stessa associazione. In video-conferenza hanno assistito all’incontro alcuni espo-
nenti della Scuola di Comunità di Casalecchio, in provincia di Bologna.

Portici (Napoli), 20 febbraio 2010. Nella Cappella Reale, organizzato dal rettore don
Michele Borriello, in collaborazione con Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro sul
tema Pio IX e il Risorgimento. Mito e luoghi comuni. Presentato dal dottor Antonio
Mondelli, di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento il dottor Francesco Pappalardo,
della medesima associazione. Ha concluso don Borriello.

Staggia Senese (Siena), 12 marzo 2010. Nella parrocchia di Santa Maria Assunta, or-
ganizzato dal Centro Culturale Amici del Timone, si è tenuto un incontro dal titolo Martiri
cristiani della Guerra di Spagna. Cosa è successo davvero dal 1936 al 1939. Presentato
dalla dottoressa Angela Petraglia, presidente del sodalizio promotore, di fronte a un pub-
blico di circa duecento persone, ha trattato l’argomento l’avvocato Giovanni Formicola, di
Alleanza Cattolica. Ha concluso il viceparroco don Stefano Bimbi. Fra i presenti, il
parroco don Giovanni Rinaldi e il dottor Leonardo Tirabassi, presidente del Circolo dei
Liberi di Firenze, federato alla Fondazione Magna Carta. L’iniziativa è stata annunciata
con l’affissione di locandine e sui mass media locali, sui quali ha pure avuto eco.

Sindone
Torino, 18 febbraio 2010. Presso la parrocchia dei Santi Angeli Custodi, organizzato
dal parroco, don Ettore Maria Cattaneo, si è tenuto un incontro sul tema La prima foto-
grafia della Sindone all’Esposizione di Arte Sacra di Torino 1898. Presentato dal
parroco, ha trattato l’argomento l’architetto Marco Albera, di Alleanza Cattolica, vice-
presidente dell’Accademia di Belle Arti.

Copertino (Lecce), 11 marzo 2010. Organizzato nei propri locali dalla parrocchia della
Beata Vergine del Rosario, si è tenuto un incontro su La sindone e i vangeli. Presentato
dal parroco, don Santino Bove-Balestra, ha trattato l’argomento Cosimo Galasso, di
Alleanza Cattolica.

91
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

Copertino (Lecce), 28 marzo 2010. Nella parrocchia della Beata Vergine del Rosario,
organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro su La Sindone e la verità
storica dei Vangeli. Introdotto dal parroco, don Santino Bove-Balestra, ha trattato l’ar-
gomento Cosimo Galasso, dell’associazione promotrice. L’iniziativa è stata annunciata
e ha avuto eco sui mass media locali.

Satanismo
Lecce, 26 febbraio 2010. Organizzato nei propri locali dalla Libreria Edizioni Paoline in
collaborazione con Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro, con supporto multimediale,
di presentazione dell’opera di Fra Benigno Palilla, dei Frati Minori Rinnovati, Il diavolo
esiste. Io l’ho incontrato, Edizioni Paoline. Presentato dal dottor Roberto Cavallo, di
Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento l’avvocato Vincenzo Scarpello, della medesi-
ma associazione. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 16 marzo 2010. Presso Terrazza Solferino, organizzato da Alleanza Cattolica,


si è tenuto un incontro dal titolo Dobbiamo avere paura dei satanisti?, inteso a presen-
tare l’opera di Massimo Introvigne I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, edita da
Sugarco. Ha trattato l’argomento lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, di-
rettore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annun-
ciata e ha avuto eco su mass media locali.

Sassari, 24 marzo 2010. Organizzato dalla Libreria Internazionale Koiné, dalla Facoltà
di Lettere e Filosofia dell’università, nel proprio Open Space, e dall’Associazione Cul-
turale Larathanos, si è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Massimo Intro-
vigne I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, edita da Sugarco. Presentato a nome
degli organizzatori dal dottor Vincenzo Mangione, ha trattato l’argomento lo stesso dot-
tor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuo-
ve Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Olbia, 25 marzo 2010. Presso Olbia Expo, organizzato dall’Università delle Tre Età, si
è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Massimo Introvigne I satanisti. Sto-
ria, riti e miti del satanismo, edita da Sugarco. Presentato dal dottor Agostino Amucano,
presidente dell’Associazione Culturale Larathanos, ha trattato l’argomento lo stesso dot-
tor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuo-
ve Religioni. Ha concluso don Giovanni Sini, direttore del periodico della diocesi di
Tempio Ampurias Gallura e Anglona. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.

Cagliari, 26 marzo 2010. Organizzato dall’Associazione Culturale Larathanos e dalla


parrocchia di San Paolo nel salone di quest’ultima, si è tenuto un incontro di presenta-
zione dell’opera di Massimo Introvigne I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, edita
da Sugarco. Presentato dal dottor Daniele Gamberini dell’Associazione promotrice, ha
trattato l’argomento lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CES-
NUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto
eco sui mass media locali.

92
Pubblicazioni
delle Edizioni Cristianità
MAGISTERO PONTIFICIO
1. GIOVANNI PAOLO II, Per iscrivere la verità cristiana sull’uomo nella realtà della nazione
italiana. Loreto, 11 aprile 1985, 1985, € 1,55
2. PAOLO VI, La società democratica. Lettera «Les prochaines assises», 1990, € 1,03
3. GIOVANNI PAOLO II, Annunciare il valore religioso della vita umana. Discorso «Sono lieto»,
2a ed. accresciuta, 1993, € 1,55
4. PIO XII, I sommi postulati morali di un retto e sano ordinamento democratico. Radiomessag-
gio natalizio «Benignitas et humanitas», 1991, € 2,07
5. SAN PIO X, La concezione secolarizzata della democrazia. Lettera agli Arcivescovi e ai
Vescovi francesi «Notre charge apostolique», 1993, € 2,07

MAGISTERO EPISCOPALE
2. MONS. HANSLUDVIG MARTENSEN S.J., Vescovo di Copenaghen — Danimarca, Reincarnazio-
ne e dottrina cattolica. La Chiesa di fronte alla dottrina della reincarnazione, 1a ristampa,
1994, € 3,10

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
2. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, Via Crucis. Due meditazioni, con 14 tavole di
Giorgio Fanzini, 1991, € 5,16

LABATTAGLIADELLEIDEE
Dottrina e teoria dell’azione
1. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, con lettere di
encomio di S. E. mons. Romolo Carboni, arcivescovo titolare di Sidone e nunzio
apostolico, e con L’Italia tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Saggio introduttivo
di Giovanni Cantoni, 3a ed. it. accresciuta, 1977, € 10,33
2. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, La libertà della Chiesa nello Stato comunista. La Chiesa, il
decalogo e il diritto di proprietà, con una lettera di encomio della Sacra Congregazione dei
Seminari e delle Università, 1978, € 3,62
3. GIOVANNI CANTONI e MASSIMO INTROVIGNE, Libertà religiosa, «sette» e «diritto di
persecuzione». Con appendici, 1996, € 7,75

Panorami e documenti
1. FABIO VIDIGAL XAVIER DA SILVEIRA, Frei, il Kerensky cileno, con lettere di encomio delle
LL. EE. mons. Alfonso Maria Buteler, arcivescovo di Mendoza, in Argentina, mons. Antonio
de Castro Mayer, vescovo di Campos, in Brasile, e mons. Antonio Corso, vescovo di Mal-
93
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

donado-Punta del Este, in Uruguay, e con prefazione di Plinio Corrêa de Oliveira, 1973, €
7,75
2. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA E SOCIEDAD CHILENA DE DEFENSA DE LA TRADICIÓN, FA-
MILIA Y PROPIEDAD, Il crepuscolo artificiale del Cile cattolico, 1973, € 10,33
3. GIOVANNI CANTONI, La «lezione italiana». Premesse, manovre e riflessi della politica di
«compromesso storico» sulla soglia dell’Italia rossa, con in appendice l’Atto di consacrazio-
ne dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, 1980, € 12,91
4. ALFREDO MANTOVANO, La giustizia negata. L’esplosione della criminalità fra crisi dei valori
ed emergenza istituzionale, con presentazione di Mauro Ronco, 1992, € 7,75
5. GIULIO DANTE GUERRA, La Madonna di Guadalupe. Un caso di «inculturazione»
miracolosa. In appendice «Preghiera per la Vergine di Guadalupe» di Papa Giovanni Paolo
II, 1992, € 1,55
7. MARCO INVERNIZZI, L’Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di
impegno politico unitario dei cattolici. Con un’appendice documentaria, 1993, € 4,13
8. ALFREDO MANTOVANO, Giustizia a una svolta. Verso il ricupero o verso il tramonto della
legalità?, con prefazione di Mario Cicala, 1993, € 10,33
10. LORENZO CANTONI, Il problema della popolazione mondiale e le politiche demografiche.
Aspetti etici, 1994, € 5,16
11. OSCAR SANGUINETTI, Le insorgenze contro-rivoluzionarie in Lombardia nel primo anno
della dominazione napoleonica. 1796, con prefazione di Marco Tangheroni, 1996, € 10,33
12. IDIS. ISTITUTO PER LA DOTTRINA E L’INFORMAZIONE SOCIALE, Voci per un «Dizionario
del Pensiero Forte», a cura di Giovanni Cantoni e con presentazione di Gennaro Malgieri,
1997, € 12,91
13. ERMANNO PAVESI, Follia della Croce o nevrosi? «Funzionari di Dio. Psicogramma di un
ideale» di Eugen Drewermann e la critica della psicologia del profondo alla religione, con
presentazione di S. E. mons. Wolfgang Haas, arcivescovo di Vaduz, in Liechtenstein, e am-
ministratore apostolico di Coira, in Svizzera, e con prefazione di don Pietro Cantoni, 1998, €
9,30

Quaderni di «Cristianità», serie quadrimestrale 1985-1986, disponibili il numero 3 (Paolo Callia-


ri O.M.V., Itinerario dalle cose a Dio ovvero la «dialettica degli Esercizi» secondo padre Pio
Bruno Lanteri [1759-1830]; Estanislao Cantero Núñez, Evoluzione del concetto di democra-
zia; Francesco Pappalardo, 1799: la crociata della Santa Fede; e documenti), e il numero 5
(Enzo Peserico, Gli anni del desiderio e del piombo. Dal Sessantotto al terrorismo; documen-
ti, recensioni e segnalazioni), € 5,16 ciascuno

Distributore esclusivo nelle librerie: Mescat s. r. l. — viale Bacchiglione, 20/A — I-20139 Mila-
no — tel. 02-55.21.08.00 — fax 02-55.21.13.15

Ordinazioni: (a) per posta: Cristianità, C.P. 185, I-29100 Piacenza; (b) per e-mail: info@
alleanzacattolica.org; (c) tramite versamento sul c.c.p. 12837290; (d) per telefono, alle sedi
di Alleanza Cattolica in Torino: 011-53.44. 54 — Milano: 02-73.05.14 — Bergamo: 035-
24.90.73 — Modena: 340-54.82.252— Roma: 06-68.76.738 — Napoli: 081-47.03.57 —
Palermo: 091-6788289 — Caltanissetta: 333-5768518

94
Cristianità in libreria
ABRUZZO
Chieti — Libreria De Luca — via Cesare De Lollis 12-14
L’Aquila — Libreria Colacchi — via Andrea Bafile 17

BASILICATA
Matera — Libreria Di Giulio — via Dante 61
Potenza — Edicola Arcangela Rondella — piazza Vittorio Emanuele II

CALABRIA
Lamezia Terme (Catanzaro) — Libreria Gioacchino Tavella — via Crati 15/17

CAMPANIA
Avellino — Libreria Guida — corso Vittorio Emanuele II 101
Caserta — Libreria Guida — via Caduti sul Lavoro 29/33
Napoli — Libreria Guida — via Port’Alba 20/23
Salerno — Libreria Guida — corso Garibaldi 142/b

EMILIA-ROMAGNA
Ferrara — Libreria Edizioni Paoline — via San Romano 35
Modena — Galleria Incontro Dehoniana— corso Canalchiaro 159
Parma — Libreria Fiaccadori — strada Duomo 8/a
Piacenza — Libreria Berti — via Legnano 1
Reggio Emilia — Libreria S. Paolo — via Emilia Santo Stefano 3/B
Sassuolo (Modena) — Libreria Cefa Galleria — via C. Stazione 30-35

LAZIO
Frosinone — Libreria Il Sagrato — via Mastroianni
Roma — Libreria Coletti a San Pietro — via della Conciliazione 3/A
— Libreria Edizioni Paoline — via della Conciliazione 22
— Libreria Àncora — via della Conciliazione 63

LIGURIA
Genova — Libreria Ed. San Paolo — piazza Matteotti 31/33r

LOMBARDIA
Bergamo — Libreria S. Paolo — via Paglia 2/H
Chiavenna (Sondrio) — Cartolibreria Paiarola — piazza Bertacchi 8
Cremona — Libreria S. Paolo — via Decia 1
Mantova — Libreria S. Paolo — viale Rimembranze 1/A
Milano — Libreria S. Paolo — piazza Duomo 18
— Libreria Àncora Artigianelli — via Larga 7
Pavia — Libreria S. Paolo — via Menocchio 8
Varese — Libreria Ambrosiana — galleria Manzoni 3
Varese — Libreria Don Bosco Elledici — via Cesare Battisti 6
Voghera (Pavia) — Libreria Bottazzi — via Cavour 59

95
Cristianità n. 356, aprile-giugno 2010

MARCHE
San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) — Libreria Nuovi Orizzonti — via Montebello 61

PIEMONTE
Biella — Libreria Paoline — via Seminari 9/a
Cuneo — Libreria Stella Maris — via Statuto 6
Torino — Libreria San Paolo — via Consolata 1 bis
Tortona (Alessandria) — Cartolibreria E. Balbi — corso Montebello 45

PUGLIA
Lecce — Libreria Edizioni Paoline — via S. Lazzaro 19
Taranto — Paoline Libreria — corso Umberto 76

SICILIA
Acireale (Catania) — Libreria Cattolica Veritas — via Genuardi 1
Agrigento — Libreria Edizioni Paoline — via Atenea 143
Caltanissetta — Libreria San Paolo — corso Umberto 125
Catania — Libreria C. Bonaccorso & A. Di Stefano — via Etnea 20/22
Gela (Caltanissetta) — Cartolibreria Miriam — via Cappuccini 26
Messina — Libreria Figlie di S. Paolo — via Garibaldi 59/61
Palermo — Libreria Lombardo-LDC — via Autonomia Siciliana 16/D

TOSCANA
Massa — Libreria Marzocco Paoline — via S. Sebastiano 2
Pisa — Libreria Edizioni Paoline — via Capponi 6
Lucca — Lucca Libri — corso Garibaldi 56

VENETO
Padova — Libreria San Paolo Gregoriana — via Vandelli 8-9
Verona — Libreria Editrice Salesiana — via Rigaste San Zeno 13

***

ARGENTINA
Buenos Aires — Club del Libro Cívico — M. T. de Alvear 1348-Local 147
Buenos Aires — Librería Huemul — Avenida Santa Fe 2237
Villa María (Cordova) — Expolibro — San Martín 85

FRANCIA
Parigi — Duquesne Diffusion — 27 avenue Duquesne

SPAGNA
Barcellona — Librería Balmes — Durán i Bas 11

96
Il sito Internet di Alleanza Cattolica — Cristianità
è raggiungibile all’indirizzo:

www.alleanzacattolica.org
info@alleanzacattolica.org

Le edizioni e la rivista Cristianità


 il catalogo dei libri disponibili, con la possibilità di ordinarli e di
acquistarli on-line
 l’indice completo di tutti i numeri di Cristianità
 il testo di oltre trecentocinquanta articoli
 la versione elettronica integrale dell’ultimo numero di Cristianità,
con la possibilità di farne il download gratuito in formato PDF

Alleanza Cattolica
 la presentazione dell’associazione, lo statuto, le sedi principali
 l’annuncio delle attività, con aggiornamento quotidiano
 i comunicati stampa
 i messaggi dell’agenzia ACNews
 documenti e materiali suddivisi per aree tematiche

«Voci per un Dizionario del Pensiero Forte»


 più di cento «Voci per un ―Dizionario del Pensiero Forte‖»,
un’iniziativa editoriale dell’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e
l’Informazione Sociale, di Roma.

***

Il sito di Alleanza Cattolica – Cristianità viene aggiornato, di norma, ogni


mese.
ACList: un servizio, completamente gratuito, che informa regolarmente,
tramite posta elettronica, sugli aggiornamenti del sito, e invia
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di ACNews. Per iscriversi è sufficiente inviare un messaggio di posta
elettronica a info@alleanzacattolica.org, indicando nel subject:
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Indice del numero 356, aprile-giugno 2010:

1 Fatima e il dramma della modernità. Il viaggio di Papa Benedetto XVI


in Portogallo
Massimo Introvigne

13 Ignazio di Loyola e Filippo Neri


Hugo Rahner S.J.

37 Il diritto e le istituzioni in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione


Mauro Ronco

IL RESTO DELLA VERITÀ


51 Miracolo a Torino. La campagna «Alleanza Cattolica per Cota» e le
elezioni regionali del 2010
Massimo Introvigne

57 Patto per la vita e per la famiglia


59 Appello agli elettori
IN MEMORIAM
63 Bruto Maria Bruti (1954-2010)

EX LIBRIS
67 François Cassingena-Trévedy O.S.B., La bellezza della liturgia, trad. it.,
Edizioni Qiqajon, Magnano (Biella) 2003
Recensione a cura di Stefano Chiappalone

71 LA BUONA BATTAGLIA
grafica: gae@gaecammarata.it

Fascicolo chiuso in redazione l’11 giugno 2010


solennità del Sacro Cuore di Gesù
Cristianità - c.p. 185 - I- 29100 Piacenza (conv. in 27/02/2004 n. 46) art. 1,
spedizione in a.p. d.l. 353/2003 comma 1, DCB Piacenza

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